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In Time: 10 cose che non sai sul film

In Time: 10 cose che non sai sul film

In Time è un film che ha conquistato una grande fetta di pubblico mondiale grazie alla sua raffinatezza e alla sua capacità di analisi riguardo il tempo e il mondo in cui viene usato in un mondo non molto lontano dal nostro, in grado di riflette in qualche modo il presente. Uscito nel 2011 e diretto da Andrew Niccol, questo film rappresenta un mondo distopico in cui il tempo diventa mera moneta di scambio e in cui le persone lottano per riuscire ad avere questa valuta che gli permetta di vivere per sempre. Ecco, allora, dieci cose da sapere su In Time.

In Time film

in time

1. Ci sono riferimento a personaggi storici. La combinazione per aprire la volta temporale di Philippe, 12 2 18 09, è la data in cui nacque Charles Darwin, ovvero il 12 febbraio del 1809. Inoltre, questa è anche la data in cui nacque Abraham Lincoln.

2. Stipendi in tempo. In questo film, ogni giorno i cronometristi ricevono uno stipendio di tempo dalla sede centrale. Questa forma di pagamento viene chiamata con il nome di per diem. In latino, per diem significa per ogni giorno.

3. Un formato temporale differente. In In Time, il formato dell’ora degli orologi è in YYYY WW D HH MM SS, ovvero anni, settimane, giorni, ore, minuti e secondi. Molto diverso da mesi e giorni, come ci si aspetterebbe e si usa comunemente.

In Time streaming

4. Il film è disponibile in streaming digitale. Chi volesse vedere o rivedere ancora questo film, è possibile farlo grazie alla sua presenza sulle diverse piattaforme di streaming digitale come Chili, Infinity e Netflix.

In Time cast

in time

5. Attori giovani come i protagonisti. In un film che riguardano persone che smetterebbero di invecchiare a 25 anni, molti degli attori, tra cui Cillian Murphy e Justin Timberlake, avevano tra i 20 e i 30 anni. Amanda Seyfried, tuttavia, aveva davvero 25 durante le riprese.

6. È un film dove si è corso molto. Secondo gli attori protagonisti del film, ovvero Justin Timberlake e Amanda Seyfried, pare che in questo film si corra più che in molte altre pellicole che siano mai state viste. Le uniche eccezioni al film sarebbero Lola corre (1998) e Forrest Gump (1994).

7. Justine Timberlake si è convinto del film dopo qualche incontro. L’attore ha avuto due o tre incontri con Andrew Niccol, regista del film, prima di decidere di accettare la parte. Stando alla sue dichiarazioni “penso che le mie conversazioni con lui siano state la maniera più utile per scoprire i personaggi. Anche perché pensavo che l’idea fosse magnifica e che Andrew sia molto prolifico con questa tipologia di concetti”.

In Time trailer

https://youtu.be/fdadZ_KrZVw

8. Un trailer basato sul tempo. Prima di guardare il film, potrebbe essere opportuno vederne il trailer per capire se In Time possa essere un film adatto ai propri gusti e capace di soddisfare la propria voglia di cinema.

In Time trama

9. Una vita in cui non si invecchia. In Time è un film ambientato nel futuro, più precisamente nel 2169, in cui il gene dell’invecchiamento è stato isolato e sconfitto. Al fine di evitare la sovrappopolazione, il tempo è diventato la moneta di scambio con lui la gente paga per poter acquistare dei beni di qualsiasi tipo, siano di prima necessità o di lusso.

10. Negoziare per sopravvivere in eterno. In questa società futuristica ci sono differenze abbastanza nette da i ricchi, che possono vivere in eterno, e tutti gli altri che si trovano a dover negoziare per poter essere immortali. Quando un giovane povero si trova ad entrare in possesso di una vera fortuna, ma in ritardo per salvare l’amata madre, si assiste alla sua fuga, inseguito dai guardiani del tempo, i poliziotti di quel mondo.

Fonti: IMDb, Collider

In Time – Trailer Italiano

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In Time – Trailer Italiano

In Time è un film del 2011 diretto da Andrew Niccol, con protagonisti Justin Timberlake e Amanda Seyfried. L’uscita nelle sale cinematografiche negli Stati Uniti è avvenuta il 28 ottobre 2011. Il film verrà distribuito nelle sale italiane il 17 febbraio 2012 a cura della Medusa Film.

In Time – il trailer originale

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In Time – il trailer originale

Dal Comic-Con ecco il trailer di “In Time”, il thriller di fantascienza, interpretato da Justin Timberlake, Amanda Seyfried, Cillian Muphy, Alex Pettyfer, e Olivia Wilde.

In The Valley of Violence: Karen Gillan si aggiunge al cast

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La notizia arriva da Bleeding Cool, che annuncia un nuovo arrivo nel cast di In The Vally Of Violence. L’attrice Karen Gillan, dopo la sua partecipazione ad Oculus, lavorerà con gli attori già scritturati, John Travolta e Ethan Hawke. Karen Gillan interpreterà Ellen, la sorella maggiore del personaggio che avrà invece il volto di Taissa Farmiga.

In The Valley of Violence è prodotto dalla Blumhouse di Jason Blum e sarà diretto da Ti West. Una storia di vendetta, ambientata nel West del 1890, nella quale Ethan Hawke sarà un cacciatore di taglie, mentre John Travolta dovrebbe interpretare un pittoresco villain. Ricordiamo che Karen Gillan avrà anche un ruolo in Guardians of The Galaxy, dove sarà Nebula, figlia adottiva di Thanos.

Fonte: Comicbookmovie

In the Trap: al via le riprese, prime foto e teaser poster!

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In the Trap: al via le riprese, prime foto e teaser poster!

Partite a Latina le riprese del film In The Trap, film di genere horror psicologico diretto Alessio Liguori e prodotto dalla DreamWorldMovies di Luigi De Filippis, in co-produzione con la Mad Rocket Entertainment.

Il film, che si avvale di un cast internazionale composto tra gli altri da Jamie Paul, Sonya Cullingford e David Bailie, insieme all’attrice italiana Miriam Galanti, ruota intorno alla storia di Philip, uno schivo correttore di bozze, costretto da una forza demoniaca a rifugiarsi all’interno del suo appartamento da oltre due anni.

 

Alessio Liguori - In The Trap
Alessio Liguori – Regista

In The Trap set

 
In The Trap – Teaser Poster in esclusiva

In The Trap, il film horror al cinema da Marzo

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In The Trap, il film horror al cinema da Marzo

Il film horror made in Italy In the Trap diretto da Alessio Liguori e con protagonista tra gli altri David Bailie, volto già conosciuto grazie alla saga di Pirati dei Caraibi, e Miriam Galanti, attrice emergente del cinema italiano, arriverà nelle sale italiane dal 26 marzo 2020.

Dopo il grande successo al Marché du Film dell’ultimo Festival di Cannes e dopo essere approdato anche al 76° Festival di Venezia, il film di Liguori, regista italiano tra le promesse del cinema di genere, è diventato un vero e proprio caso cinematografico, grazie all’interesse dimostrato da molti paesi europei, tanto da essere in gara nella sezione Méliès D’Argent Competition del Festival di Trieste.

In The Trap, il film

Scritto da Daniele Cosci e realizzato in larga parte nella scenografia ricostruita all’interno degli studi della Latina Film Commission, In The Trap, girato in lingua inglese, è una pellicola prodotta da Dreamworldmovies e Mad Rocket Entertainment.

Il film racconta la storia di Philip, un giovane convinto che una forza oscura stia tentando di impossessarsi di lui e da due anni vive recluso nel proprio appartamento. Nella sua vita tuttavia irrompe Sonia, una vicina di casa che lo farà riflettere sulle proprie paure. Da questo momento in poi, gli eventi prenderanno una piega inaspettata e getteranno una luce sinistra anche sul passato dello stesso protagonista.

L’intera vicenda si svolge all’interno della casa di Philip, una vera e propria prigione-labirinto che, grazie ad un accurato montaggio e ad una regia claustrofobica, diventa essa stessa protagonista insieme ai personaggi che ne entrano in contatto.

In The Trap: trama

Il film narra la storia di Philip (Jamie Paul), un giovane correttore di bozze prigioniero da due anni nel suo appartamento. Il ragazzo è sicuro che una forza maligna voglia impossessarsi di lui e non riesce a liberarsi da questa idea, nemmeno con l’intervento di Padre Andrea, il suo unico contatto con il mondo esterno. Grazie alla conoscenza di Sonia (interpretata da Miriam Galanti), una vicina di casa, Philip inizierà ad aprire gli occhi, rendendosi conto che quello che sta vivendo è forse frutto solo della sua fantasia. Ma niente è come sembra e qualcosa o qualcuno ha infatti creato apposta una trappola mentale per incastrarlo in maniera definitiva.

  • Titolo: In The Trap
  • Release date italiana: 26 marzo 2020
  • Distributore: Zenit Distribution
  • Regia: Alessio Liguori
  • Durata: 90’
  • Genere: Horror psicologico

In the Soop: Friendcation, la nuova serie coreana in arrivo su Disney+

In the Soop: Friendcation è la nuova serie coreana in arrivo su Disney+

In the Soop: Friendcation: quando esce e dove vederla in streaming

In the Soop: Friendcation in streaming sarà disponibile in Italia dal 19 ottobre in esclusiva su Disney+.

In the Soop: Friendcation: trama e cast

Con Park Seo-jun (The Marvels), il rapper Peakboy, Choi Woo-shik (Parasite), Park Hyung-sik (Soundtrack #1) e V dei BTS, In the Soop: Friendcation offre al pubblico uno sguardo ravvicinato sulla vita di questi cinque amici famosi, che si allontanano dalla loro quotidianità per staccare la spina in un rilassante viaggio a sorpresa.

In the Soop: Friendcation è uno spinoff della serie IN THE SOOP ed è l’ultima novità che si aggiunge alla library di intrattenimento, in continua espansione, disponibile su Disney+. I fan del K-Pop possono anche godersi BTS: PERMISSION TO DANCE ON STAGE – LA, attualmente disponibile su Disney+. Questo esclusivo film concerto in 4K presenta l’esibizione live dei BTS al Sofi Stadium di Los Angeles nel novembre 2021.

In the Mud: la serie Netflix è basata su una storia vera?

In the Mud: la serie Netflix è basata su una storia vera?

In “In The Mud” (titolo originale: “En El Barro”) di Netflix, un gruppo di cinque donne si ritrova in una situazione precaria quando un incidente le lega per sempre. La serie, creata da Sebastián Ortega, segue Gladys Borges, Marina Delorsi, Olga Giulani, Yael Rubial e Soledad Rodríguez, il cui viaggio prende una piega inaspettata quando il mezzo che le sta trasportando in prigione ha un incidente lungo la strada. Tuttavia, tutte le donne citate escono illese e le autorità le portano in prigione. Non appena raggiungono il penitenziario di La Quebrada, si rendono conto che le loro vite non saranno più le stesse e che, se vogliono sopravvivere, dovranno restare unite e navigare in un mondo governato da forze potenti. Man mano che la storia procede, svelano un terrificante mistero nascosto nelle profondità delle mura del penitenziario, che coinvolge sparizioni inspiegabili.

Mentre cercano di trovare la persona responsabile di queste sparizioni, Gladys e le altre donne del gruppo cambiano personalità per integrarsi nella pericolosa gerarchia della prigione e adottano comportamenti che le aiutano a guadagnarsi la fiducia delle altre detenute. La narrazione della serie si concentra principalmente su come queste donne cercano di adattarsi e capire come salvarsi da situazioni pericolose. Inoltre, esplora anche temi come il sistema carcerario, la corruzione e il traffico di esseri umani per arricchire la storia. Mescolando questi elementi, la serie mantiene la storia con i piedi per terra e sfuma il confine tra finzione e realtà, dando l’impressione che tali eventi potrebbero svolgersi al di là dello schermo.

In The Mud è una storia di fantasia che mostra il sistema carcerario con autenticità

Sebbene la serie sia di fantasia e sia uno spin-off della serie del 2016 El Marginal, In The Mud prende molta ispirazione dal funzionamento del sistema carcerario in tutto il mondo, in particolare in Sud America. La serie mostra come le donne affrontano condizioni difficili nella prigione di La Quebrada, dove celle sovraffollate, risorse scarse e la paura onnipresente della corruzione rispecchiano le esperienze vissute da migliaia di donne dietro le sbarre. Nella serie, le donne sono in carcere per diversi reati, come omicidio, tentato rapimento e altro ancora. Nella realtà, molte di loro stanno scontando una pena per reati minori legati alla droga. Le statistiche mostrano che paesi come l’Argentina, il Brasile e l’Ecuador incarcerano tra il 60% e l’80% delle detenute per tali reati.

C’è stato un aumento significativo del tasso di incarcerazione femminile in Sud America, soprattutto in Argentina. Le ragioni principali di questo aumento sono la povertà, il coinvolgimento in attività illegali e l’esclusione sociale. Nel frattempo, le carceri femminili violano i diritti umani, offrono un accesso pericoloso all’assistenza sanitaria e non forniscono programmi educativi adeguati. Inoltre, la violenza di genere all’interno delle carceri è un altro elemento fondamentale della serie, che è stato rappresentato in modo efficace. Un rapporto del 2024 rivela che molte strutture sottopongono frequentemente le donne a perquisizioni corporali invasive, isolamento prolungato e restrizioni senza alcuna valutazione individuale. Tali pratiche spesso aumentano il rischio di abusi e violenze. Mettendo in evidenza questi aspetti nella serie, gli autori hanno voluto mantenere la narrazione realistica e aggiungere realismo, esplorando al contempo come vivono le donne in condizioni così sconvolgenti.

Per Sebastián Ortega era molto importante mostrare come funziona il sistema carcerario in Argentina e in altri paesi. Per farlo, l’autore ha parlato con donne che hanno trascorso la loro vita in penitenziari. In un’intervista, ha dichiarato: “Ci sono tratti della personalità e motivi di incarcerazione che sono stati ispirati dalle storie raccontate da alcune delle donne detenute con cui abbiamo parlato”. Il creatore ha tratto ispirazione dai racconti di prima mano per dare forma a personaggi autentici le cui lotte e paure riflettono esperienze reali. D’altra parte, la serie non si limita a drammatizzare la lotta delle detenute e le loro condizioni di vita, ma la radica nella cruda realtà. Questa storia è più di un semplice dramma carcerario per il creatore della serie.

In The Mud affronta il tema della tratta di esseri umani

Oltre a concentrarsi sulla vita delle donne in carcere, “In The Mud” esplora anche il tema della tratta di esseri umani attraverso i personaggi di Cecilia Moranzón e del dottor Soriano. Moranzón è la direttrice del penitenziario di La Quebrada, mentre Soriano lavora come medico della prigione. Inizialmente, entrambi sembrano lavorare per il miglioramento della struttura. Tuttavia, le detenute si rendono presto conto che entrambe queste figure chiave stanno usando il loro potere per sfruttare le donne, in particolare le giovani madri, per una rete di traffico che trasforma il carcere in un luogo dove trovare potenziali vittime. Nella serie, Moranzón sottrae i neonati e i bambini piccoli alle loro madri e li dà in adozione senza nemmeno chiedere il permesso ai genitori. Il medico si unisce al suo piano malvagio, guadagnando un sacco di soldi. Anche se la serie attribuisce a Moranzón un motivo diverso per gestire un giro di adozioni illegali, “In The Mud” mostra il Sud America come una delle regioni più colpite dal traffico di esseri umani.

Nel giugno 2024, un bambino di 5 anni di nome Loan Danilo Peña è misteriosamente scomparso dalla contea di Corrientes in Argentina. All’inizio, la sua famiglia credeva che il bambino fosse solo scappato. Tuttavia, con il passare del tempo, le autorità investigative si resero conto che il caso poteva essere collegato al traffico di minori. Perquisirono la zona circostante, setacciando i campi, ma non trovarono traccia di Loan. Di conseguenza, non solo le autorità, ma anche la comunità cominciò a pensare che il bambino potesse essere caduto vittima del mondo crudele del traffico di minori, dove i bambini vengono strappati alle loro famiglie e mandati in luoghi lontani prima che i loro genitori naturali o chiunque altro possa trovarli. Secondo un rapporto, tra il 2020 e il 2023, un totale di 5.075 persone sono state liberate dalle reti di traffico di esseri umani.

Secondo Ana Gabiraldi, che interpreta Gladys Borges nella serie, crimini efferati come il traffico di esseri umani e il traffico di bambini avvengono nella vita reale, ed è proprio questo che il titolo intende mettere in evidenza. In un’intervista, ha osservato: “Ci sono questi crimini contro i minori e il traffico di esseri umani. Cosa facciamo? Sì, certo, il traffico di bambini esiste. Loan è scomparsa e non si è più saputo nulla di lei. E ce ne saranno molti altri di cui non sappiamo nulla“. Intrecciando questi parallelismi con il mondo reale nella trama, ”In The Mud” confonde i confini tra realtà e finzione. La serie non usa il traffico di esseri umani solo come espediente narrativo, ma rispecchia le inquietanti verità che affliggono le comunità di tutto il Sud America. Questo approccio non solo aumenta l’impatto emotivo, ma sensibilizza anche su crimini che spesso rimangono nascosti.

La serie Netflix esplora le gang carcerarie con una lente realistica

In The Mud

Quando Gladys e il gruppo entrano nella prigione di Le Quebrada, si rendono conto che la prigione è stata divisa in due tribù diverse. Una è guidata da Maria, mentre l’altra è capeggiata da La Zurda. Tuttavia, le cose cambiano quando Amparo prende il controllo della banda di Zurda, rendendo la situazione ancora più terrificante. Queste due tribù sono molto diverse tra loro e c’è sempre una lotta per il potere e il controllo, con ciascuna parte che cerca costantemente di affermare la propria supremazia sulle regole e sulle risorse della prigione. Quando le cose si fanno difficili, entrambe le fazioni ricorrono alla violenza, volendo mandare un messaggio chiaro: la supremazia è la cosa più importante all’interno di una prigione. Questa lotta costante mostra come operano le vere bande carcerarie, che si ritagliano territori e impongono i propri codici all’interno delle mura del penitenziario. Di conseguenza, mette anche in luce come le fazioni opposte ricorrano alla violenza e instillino paura nelle menti dei propri avversari.

Le lotte tra due bande rivali sono una triste realtà delle prigioni e ci sono stati diversi casi in cui sono scoppiate vere e proprie rivolte all’interno del carcere. Nel giugno 2023, almeno 46 donne sono morte in una rivolta scoppiata in un carcere femminile in Honduras. Secondo la BBC, è scoppiata una rissa tra due bande rivali e la situazione è degenerata quando una banda ha dato fuoco a una cella per vendetta. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, un rapporto suggerisce che le gang carcerarie sono prevalentemente maschili. Tuttavia, circa il 3-10% di queste fazioni è composto da donne. “In The Mud” traspone questa brutale realtà nella sua narrazione, utilizzando la rivalità tra due fazioni per riflettere le divisioni profonde che spesso caratterizzano la vita dietro le sbarre. La tensione continua e le improvvise esplosioni di violenza mostrano come le gang carcerarie reali mantengano il potere e il controllo. La serie non glorifica la violenza, ma la ritrae in modo tale da convincere tutti che questo è l’unico modo in cui queste donne possono sopravvivere a La Quebrada. In questo modo, la serie traccia un parallelo inquietante con eventi reali, ricordando agli spettatori che tali lotte di potere sono una realtà nelle carceri di tutto il mondo.

In The Mud, spiegazione del finale: Moranzón e Soriano sono stati arrestati?

La serie Netflix In The Mud (titolo originale: “En El Barro”) è la storia avvincente di cinque donne che cercano di dare un senso alla propria vita in un penitenziario femminile in Argentina. La serie in lingua spagnola segue le vite di Gladys Borges (Ana Garibaldi), Marina Delorsi (Valentina Zanere), Yael Rubial (Carolina Ramírez), Olga Giuliani (Erika de Sautu Riestra) e Selodad Rodriguez (Camila Peralta), che si ritrovano in una situazione terrificante durante il loro trasferimento al carcere di La Quebrada. Tuttavia, una volta entrate tra le mura del carcere, il loro legame si rafforza mentre si proteggono a vicenda in un ambiente pronto a distruggerle. Man mano che la loro storia procede, si trovano faccia a faccia con diverse fazioni che controllano la struttura e affermano la propria supremazia sulle altre. Di conseguenza, scoprono che il direttore del carcere sta portando avanti un piano orribile che sfrutta le detenute. Ora spetta a Gladys e al gruppo svelare i bizzarri piani del direttore mentre affrontano le minacce che sorgono all’interno delle mura dell’istituto di correzione. SPOILER IN ARRIVO.

Cosa succede in In The Mud

La serie inizia con la polizia che cattura sette donne per diversi crimini. La polizia sta portando queste sette donne alla prigione di La Quebrada, dove sconteranno le rispettive pene. Le donne – Gladys Borges, Olga Giulani, Marina Delorsi, Amparo Vilches (Ana Rujas), Yael Rubial, Romina Duarte e Soledad Rodriguez – salgono sul furgone e iniziano a riflettere sul perché si trovano in una situazione del genere. Tuttavia, le cose prendono una piega drammatica quando un gruppo di aggressori tende un’imboscata al furgone, facendolo cadere in uno specchio d’acqua. Gli assalitori tornano su un gommone e aprono la porta posteriore del furgone. Ben presto, tutti si rendono conto che il gruppo è guidato dal fidanzato di Amparo, che vuole tirarla fuori dal veicolo della prigione. Ci riesce, mentre le altre donne cercano di salvarsi mentre il furgone affonda lentamente nell’acqua torbida. Fortunatamente, Gladys riesce a prendere le chiavi delle manette e inizia a liberare le donne in modo che possano nuotare fuori dall’acqua. Gladys riesce a salvare quattro donne e cerca di salvare anche Romina, ma non riesce ad aprire le sue manette in tempo. Di conseguenza, Romina muore. Tutte le donne rimaste riescono in qualche modo a raggiungere la riva e la polizia le porta in prigione.

Quando arrivano nel penitenziario, capiscono che dovranno restare unite e aiutarsi a vicenda per sopravvivere. Nessuna di queste donne è mai stata in prigione e proviene da contesti sociali diversi. Tuttavia, Gladys conosce il mondo criminale perché è la moglie di Marito Borges, un famoso criminale argentino, e ha un’idea di come affrontare questa fase della sua vita. Tuttavia, il gruppo scopre che la prigione è controllata da due fazioni, entrambe desiderose di affermare il proprio dominio sulle risorse della prigione. Maria è a capo di una fazione e Zurda dell’altra. Maria e Zurda sono vicine alla direttrice della prigione, Cecilia Moranzón (Rita Cortese), ed è per questo che i loro gruppi ottengono la maggior parte delle risorse. Tuttavia, quando Maria scopre che sua nipote, Romina, è morta nell’incidente del furgone della prigione, decide di dare una lezione a Gladys e al gruppo.

Nel frattempo, Zurda e il suo gruppo producono contenuti per adulti all’interno della prigione, il che dà loro la possibilità di usare telefoni e wi-fi. Mentre il gruppo continua il suo viaggio, incontra situazioni pericolose mentre cerca di inserirsi nella gerarchia della prigione. Nel frattempo, la direttrice della prigione sta orchestrando un piano mortale all’interno delle mura della prigione, sfruttando giovani madri incinte come parte della sua operazione contorta. Altrove, la polizia finalmente cattura Amparo e la porta a La Quebrada dopo aver ucciso il suo fidanzato. Il suo arrivo in prigione sconvolge tutto e Maria sente che Amparo deve morire, incolpandola della catena di eventi che ha portato alla morte di sua nipote. Nel frattempo, Zurda promette di tenere in vita Amparo perché il suo compagno conosceva Cuervo. Alla fine della stagione, Maria chiede l’aiuto di Gladys per eliminare Amparo. D’altra parte, Gladys viene a conoscenza del complotto della direttrice e vuole smascherarla. Man mano che la situazione diventa sempre più pericolosa, il gruppo deve trovare un modo per proteggersi e stare un passo avanti ai propri nemici. Devono decidere di chi possono fidarsi prima che accada qualcosa di terribile.

Il finale di In The Mud: Moranzón e Soriano sono stati arrestati per traffico di esseri umani?

In The Mud

Anche se la storia si concentra principalmente su Gladys e sul gruppo che arriva in prigione dopo l’incidente, esplora anche un terrificante piano orchestrato dalla direttrice della prigione, Cecilia Moranzón. La prigione è divisa in tre parti, una delle quali è l’ala familiare. In quell’ala, le madri giovani e anziane possono vivere con i propri figli. Inoltre, le future mamme condividono lo spazio in attesa di partorire. Moranzón porta le future mamme a una bella cena, dicendo loro come dovrebbero prendersi cura di sé stesse e mostrando loro affetto. Tuttavia, si scopre che lei approfitta di queste giovani madri e dà i loro bambini a coppie benestanti desiderose di avere un figlio. Ma lei non è sola in questo piano; anche il medico della prigione, Soriano, fa parte di questo complotto. Incredibilmente, le autorità non dicono mai alle madri cosa è successo ai loro bambini; sostengono invece che la salute del bambino è delicata e che un team di medici si sta prendendo cura del piccolo.

In realtà, i bambini non tornano mai dalle loro madri. I suoi piani vengono alla luce quando due nuove madri, Noelia e Patricia, muoiono durante il parto. Prima di partorire, Noelia diventa paranoica e non vuole avere il bambino. Sente che “loro” (Moranzón e Soriano) le porteranno via il bambino. Tuttavia, le sue condizioni peggiorano e deve partorire. Dopo il parto, Moranzón prende il bambino con sé, lasciando la madre in grande angoscia. Pochi istanti dopo, quando Noelia apre gli occhi, litiga con Soriano e rivela che lui l’ha violentata. Inoltre, lo accusa di aver fatto esattamente ciò che aveva pianificato. Per calmarla, le fa un’iniezione. Tuttavia, Noelia muore, creando ulteriori problemi al direttore della prigione. Nel frattempo, il governatore Faccia convoca la direttrice della prigione nel suo ufficio e la affronta riguardo al traffico illegale di adozioni. Tuttavia, le promette che non verrà fuori nulla se lei aiuterà lui e sua moglie ad adottare un bambino di una delle detenute.

Nel frattempo, Sergio Antin, che conosce Gladys e odia Moranzón, vuole l’aiuto di Gladys per smascherare il direttore della prigione. Antin lavora per il governo e vuole diventare il prossimo commissario di pubblica sicurezza di Buenos Aires. Tuttavia, Moranzón sta cercando di diventare lo stesso, e se lei aiuta Faccia con l’adozione, diventerà il nuovo ufficiale di pubblica sicurezza. Mentre cerca di raccogliere prove contro Moranzón, Gladys entra nel suo ufficio e prende i fascicoli delle madri a cui Moranzón ha portato via i figli. Tuttavia, vengono scoperti da Alan, l’agente penitenziario. Lei gli racconta del complotto e gli mostra un fascicolo che prova che sua madre naturale è stata costretta a darlo in adozione. Alan sostiene Gladys e chiede alla sua madre adottiva la stessa cosa. Lei non esita a dirgli la verità, così tutti i documenti finiscono nelle mani di Antin. Lui affronta Faccia riguardo alla cospirazione e lo minaccia, avvertendolo che rivelerà come anche Faccia abbia ricevuto aiuto da Moranzón.

Dopo aver sentito questo, Faccia ordina di arrestare Moranzón e il suo complice, Soriano, con l’accusa di traffico di esseri umani e gestione di un giro di adozioni illegali. La direttrice della prigione ritiene di non aver fatto nulla di male perché non ha mai voluto che i neonati trascorressero la loro vita in prigione. Quando era più giovane, ha aiutato una madre a ottenere la custodia di suo figlio. Ha detto alle autorità che la madre del bambino era sobria da due anni e che, secondo questa logica, il bambino avrebbe dovuto stare con lei. Tuttavia, la madre continua a essere tossicodipendente e il bambino muore. Questo particolare incidente l’ha sconvolta e le ha fatto capire che i bambini non devono stare con genitori problematici o criminali. Sebbene creda che le sue intenzioni fossero per la sicurezza dei bambini, le sue azioni hanno superato il limite morale, trasformando le sue buone intenzioni in sfruttamento. Allontanando questi bambini dalle loro madri senza il loro consenso, li priva dei loro diritti e crea un sistema basato sulla paura e sul controllo. In definitiva, la sua prospettiva rivela un pericoloso mix di protezione malintesa e abuso di potere.

Chi ha ucciso Amparo?

La storia di “In The Mud” inizia con Amparo che esce dal furgone della prigione con l’aiuto del suo ragazzo. Tuttavia, non aiuta le altre donne presenti nel veicolo e le lascia morire nel furgone che sta affondando. Fortunatamente, cinque delle sei donne rimaste riescono a fuggire illese dalla situazione pericolosa. Mentre tutte e cinque le donne vengono portate in prigione, Amparo sembra godersi la vita con il suo fidanzato, Cuervo. Sono entrambi criminali e fanno parte di una banda. Ben presto, Amparo scopre di essere incinta e non vede l’ora di dare la buona notizia al suo compagno. Tuttavia, la polizia fa irruzione nel luogo in cui vivono e uccide Cuervo prima di portarla a La Quebrada. Entra in prigione, ma non rivela di essere incinta. Maria scopre che Romina è annegata a causa di Amparo e vuole farla fuori. Di conseguenza, chiede aiuto a Gladys. La moglie di Marito Borges ne parla con Antin e gli dice che lo aiuterà solo se lui aiuterà lei. Escogitano un piano per assumere una ragazza dall’esterno per uccidere Amparo.

La ragazza riesce a entrare nella prigione, ma Gladys sa che non sarà facile uccidere Amparo perché Zurda la protegge. Quindi, creano un diversivo per isolarla. La ragazza mandata per uccidere la detenuta finalmente la trova e la attacca. Ma prima che possa fare qualcosa di concreto, Amparo la uccide. Questo incidente le fa capire che Zurda potrebbe stare giocando con lei e vuole la sua morte. Mentre Amparo, conosciuta anche come La Galiziana, continua a scalare la gerarchia carceraria, subisce un aborto spontaneo. Ora, non avendo più nulla da perdere, decide di diventare invincibile e inizia il suo percorso dando una lezione a Maria. La mette alle strette e compra uno dei soci di Maria, con l’intenzione di ucciderla e di farne un esempio. Alla fine, Amparo uccide Maria. Di conseguenza, prende il controllo del blocco di Zurda, afferma la sua autorità e si afferma rapidamente come una forza inamovibile. Dopo la morte di Maria, Gladys prende il suo posto e fa un piano per avvelenare la pelle di Amparo con l’aiuto di Olga, che lavorava come chirurgo estetico nel mondo esterno.

Le guardie carcerarie portano Amparo in infermeria e le dicono che Soriano ha dato loro l’ordine di portarla lì. Le somministreranno una flebo sottocutanea. Olga aiuta il personale medico e insieme somministrano il liquido ad Amparo. Tuttavia, la sua pelle inizia a diventare strana e lei capisce chi le ha fatto questo. Così, Amparo e il suo gruppo catturano Olga per punirla. Come punizione, Amparo ferisce l’occhio della chirurgo plastico, inviando un messaggio agghiacciante alle sue avversarie. Ora crede che sia giunto il momento di eliminare Gladys e porre fine a tutto questo una volta per tutte. Mentre mangia nella sala da pranzo dei detenuti, la galiziana dice a uno dei suoi sostenitori di spegnere l’elettricità in modo da poter uccidere Gladys. Non appena la luce si spegne, la sala da pranzo si trasforma in un’arena di combattimento e Amparo attacca la sua avversaria. Riesce a ferire Gladys alla gamba sinistra e alla schiena prima di sferrarle dei pugni brutali.

Tuttavia, Gladys non si arrende e la combatte con la stessa determinazione. Riesce a metterla al tappeto e la prende a pugni prima di trascinare il suo corpo fuori dalla sala da pranzo. Antin vede la scena, ma non dice nulla. Sconfiggendo la galiziana, Gladys capisce di aver finalmente preso il sopravvento. Sente il peso di ogni combattimento e di ogni alleato che l’ha aiutata. Nonostante il caos che la circonda, non ha perso la concentrazione, rifiutandosi di lasciarsi controllare dalla paura. In quel momento, Gladys capisce il vero costo della sopravvivenza in prigione ed è pronta a fare tutto il necessario per proteggere se stessa e gli altri.

Yael Rubial ha dato sua figlia in adozione?

In The Mud

Delle cinque donne sopravvissute all’incidente del furgone, solo Yael si è trasferita nell’ala riservata alle famiglie perché ha una figlia. Ha chiesto ufficialmente alla direttrice della prigione, Cecilia Moranzón, di portarle sua figlia in prigione. Dopo una lunga attesa, la figlia di Yael, Brisa, arriva finalmente in prigione e lei inizia a trascorrere del tempo con lei. Nel frattempo, il governatore Faccia e sua moglie Eugenia sono seduti nello studio del medico. Ricevono la notizia che se provassero di nuovo la fecondazione in vitro, potrebbe essere pericoloso per la moglie del governatore. Dopo la visita in clinica, il governatore e sua moglie visitano La Quebrada per vedere l’ala familiare. Eugenia incontra Brisa e inizia a legare con lei. La moglie del governatore ha apprezzato Brisa e vuole passare più tempo con lei. Di conseguenza, le manda dei regali. Inoltre, Eugenia chiede di vedere Brisa e di portarla fuori per qualche ora.

Yael accetta e sua figlia trascorre la giornata con la moglie del governatore. Qualche giorno dopo, Eugenia chiede di trascorrere il fine settimana con Brisa. Anche se Yael non voleva, alla fine accetta la richiesta e la bambina trascorre il fine settimana con lei. Quando Faccia viene a sapere del giro di adozioni illegali di Moranzón, la ricatta, chiedendole di aiutare lui e sua moglie ad adottare ufficialmente Brisa. Il medico della prigione dice che non sarà facile, ma il governatore sa che lei può portare a termine il compito. Dopo aver trascorso il fine settimana con Eugenia, Yael nota un cambiamento nel comportamento di sua figlia, che sembra apprezzare il tempo trascorso con Eugenia. Da un’altra parte, Moranzón parla con Yael dell’adozione e le dice che Faccia e sua moglie possono dare una vita migliore a sua figlia. Lei si rifiuta di firmare i documenti per l’adozione. La salute di Brisa ha iniziato a peggiorare a causa della permanenza in prigione e Faccia è arrivato per portarla in ospedale. Tuttavia, Yael non sapeva che il direttore della prigione aveva pianificato tutto e voleva che Yael firmasse i documenti per l’adozione.

Yael sviene e Soriano la porta in isolamento. Lui e Moranzón progettano di far sparire la madre di Brisa prima di falsificare la sua firma sui documenti. Quando Antin viene a sapere del giro di adozioni illegali e del coinvolgimento di Faccia, minaccia il governatore di rivelare l’intero piano. Dopo che le autorità arrestano Moranzón e Soriano, la figlia di Yael torna da lei. Tuttavia, si rende conto che la prigione non è il posto dove vuole crescerla. Incontra Eugenia, che le dice che sta divorziando da Faccia dopo aver saputo cosa ha fatto a Yael. Tuttavia, firmando i documenti per l’adozione, Yael chiede formalmente a Eugenia di adottare Brisa. Alla fine, Yael mette da parte i propri bisogni per proteggere il futuro di sua figlia, sapendo che la prigione non è un posto per una bambina. Sopporta la paura e il dolore per garantire la sicurezza di Brisa. Chiedendo a Eugenia di adottarla, dà a Brisa la possibilità di avere una vita normale e amorevole. Il sacrificio di Yael dimostra che il suo amore è più forte delle sue difficoltà.

Marina esce di prigione?

Oltre a concentrarsi su Gladys e Yael, “In The Mud” racconta anche la storia di Marina con grande profondità. Marina entra in prigione dopo aver presumibilmente ucciso il suo fidanzato, Martin. Un difensore d’ufficio sta combattendo il suo caso e ha presentato ricorso per il suo rilascio. Tuttavia, il tribunale respinge il ricorso perché la famiglia del fidanzato è ricca e ha agganci. In prigione, incontra Coca, che le dice che le presenterà un avvocato amico che può aiutarla. Durante l’udienza, incontra la sua avvocatessa, Luna Lunati, che le chiede se sta bene. All’udienza, il fratello del fidanzato, Dario, testimonia e dice alla corte che Marina e lui erano innamorati. Quando Luna incontra Marina dopo l’udienza, le chiede di dirle la verità. Lei rivela che Martin era violento e aveva una relazione strana con suo fratello. Condividevano tutto, compresa Marina. Luna le dà una pen drive con le registrazioni fatte a casa di Martin.

Dopo averle viste, Marina capisce che entrambi i fratelli la registravano ogni volta che facevano sesso. Ciò significa che Martin registrava Dario e Marina mentre facevano sesso, mentre Martin registrava la sua ragazza e Dario mentre facevano sesso, dimostrando che entrambi lavoravano insieme. Tuttavia, Dario provava dei sentimenti per lei e ogni volta che Martin le faceva del male, diceva a suo fratello che era preoccupato per la sua salute. Nel frattempo, Luna raccoglie le registrazioni delle telecamere a circuito chiuso della casa di Martin e scopre che mancano alcune prove cruciali. Controlla e scopre che la prova fondamentale è in possesso dell’ex avvocato di Marina, Zarate. L’avvocatessa chiede aiuto a un amico, Miguel, per recuperare la pen drive. Alla fine lui riesce a impossessarsi della pen drive e raggiunge il tribunale. Luna dice ai giudici che ha una prova cruciale che dimostrerebbe l’innocenza del suo cliente. I giudici le permettono di mostrare un video della notte in cui Martin è stato ucciso, sperando che riveli la verità.

Il video mostra che Dario era presente in casa quando è avvenuto l’omicidio e che, quando ha visto suo fratello maltrattare Marina, è arrivato da dietro e lo ha ucciso. Di conseguenza, i giudici stabiliscono che le prove video dimostrano che Dario potrebbe essere l’assassino e decidono di riesaminare il caso. Così, Marina viene nuovamente incriminata e finalmente esce di prigione. Grazie alle prove video decisive che rivelano la verità, Marina ottiene finalmente la libertà dopo una lunga e straziante prova. La libertà non significa solo lasciarsi la prigione alle spalle, ma anche la possibilità di vivere senza paura e a testa alta. Ogni passo fuori le ricorda la resilienza e la forza che le sono servite per sopravvivere.

In the Mood for Love: sentimenti e segreti nel capolavoro di Wong Kar-Wai

Il regista Wong Kar-Wai, figura anomala del cinema hongkonghese, si è sempre impegnato con i suoi film a ricercare l’essenza dei sentimenti umani, facendo di questi il motore portante di racconti che esulano dai canoni narrativi a cui si è abituati. Kar-Wai, infatti, lavora primariamente sul potere dell’immagine, utilizzando le possibilità e i mezzi del cinema per far emergere i contenuti di suo interesse. Nel suo cinema è dunque fondamentale il fluire del tempo, filtrato attraverso una percezione sentimentale in grado di isolare e dare forma anche alle modificazioni più impercettibili della realtà. Il suo capolavoro, da questo punto di vista, è il film del 2000 In the Mood for Love (qui la recensione).

Questo doveva originariamente essere uno dei capitoli di un film a episodi dedicato al cibo, che descrivesse il modo in cui questo influisce sulla vita della comunità cinese di Hong Kong nel corso del tempo, ma durante la sua lavorazione l’idea originale si è evoluta progressivamente fino a prendere la durata di un lungometraggio a sé stante. In the Mood for Love, tuttavia, non possiede una vera e propria sceneggiatura, ma è primariamente il frutto di una serie di suggestioni, immagini, sentimenti e stati d’animo. Assolutamente esplicativo è a tal proposito il titolo, che racchiude il desiderio d’amore dei due protagonisti. Un desiderio che si manifesta attraverso sguardi, incontri fugaci, parole non dette, fino a disperdersi nel tempo senza mai concretizzarsi.

Affinché tutto ciò emerga con maggior chiarezza e forza, Kar-Wai per In the Mood for Love non si avvale dell’uso della macchina a mano o di luci naturali, ma al contrario fa ampio uso di tecniche di ripresa stranianti come carrellate, ralenti, frammenti racchiusi fra dissolvenze al nero e primissimi piani così ravvicinati da essere quasi astratti, il tutto con luci particolarmente innaturali. Così facendo egli rende chiara la dimensione emotiva del film, con una messa in scena che esteriorizza l’animo dei due protagonisti e costruisce un’atmosfera di cui lo spettatore diventa parte integrante. Sentimenti e segreti alla base del racconto vengono così condivisi con chi guarda, con un impatto emotivo particolarmente forte.

La trama e il cast di In the Mood for Love

In the Mood for Love è ambientato nel 1962, a Shanghai. Qui il signor Cho e la signora Chang si scoprono vicini di casa, con incontri brevi e fugaci, finché, un giorno, il signor Cho non invita la vicina fuori a cena e i due trovano il coraggio di ammettere che i rispettivi coniugi portano avanti da mesi una relazione adulterina. Da questo momento i due instaurano una relazione parallela: si chiedono cosa facciano la moglie e il marito quando sono insieme, com’è iniziata, chi ha fatto il primo passo. Ciò che comincia come un sodalizio e un gioco malsano, si trasforma ben presto in qualcosa di più. Le frequenti assenze dei rispetti consorti, portano i due vicini a sviluppare sentimenti reciproci sempre più, arrivando a un punto in cui non riescono più a distinguere la realtà dalla fantasia.

Ad interpretare il signor Cho vi è Tony Leung, tra i più noti attori asiatici, nonché frequente collaboratore di Kar-Wai e recentemente visto come villain nel film Marvel Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli. Ad interpretare la signora Chang, invece, vi è l’attrice Maggie Cheung, a sua volta frequente collaboratrice di Kar-Wai e tra le più note attrici asiatiche di sempre. Entrambi, con In the Mood for Love, si sono trovati a dover improvvisare la gran parte delle loro scene, su richiesta del regista. L’obiettivo, coerentemente con l’intento del film, era quello di far emergere una forte spontaneità nelle interazioni dei loro personaggi. La Cheung, inoltre, indossa nel film oltre 40 abiti diversi e sfoggia diverse capigliature. Attraverso questo stratagemma si può infatti avvertire il cambiare delle stagioni e l’inesorabile trascorrere del tempo.

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La colonna sonora di In the Mood for Love

Oltre ai sinuosi movimenti di macchina, alle luci non naturalistiche, agli abiti e alle interpretazioni dei due protagonisti (Leung è stato premiato per la Miglior interpretazione maschile al Festival di Cannes)), In the Mood for Love esprime il suo senso più profondo anche attraverso la colonna sonora. Questa si fa a sua volta espressione dei pensieri e degli stati d’animo dei due (non) amanti, esprimendo quel senso di incertezza e mistero attraverso un brano come Quizas, Quizas, Quizas, di Nat King Cole, tra i più noti tra quelli presenti nel film. Un tango che esprime quel senso di danza perpetua che i protagonisti compiono senza però giungere mai ad un concretizzarsi del loro amore. Altrettanto popolare è Yumeji’s Theme, del compositore Shigeru Umebayashi, che a sua volta sembra descrivere in musica l’altalena emotiva dei due protagonisti.

Il trailer di In the Mood for Love e dove vedere il film in streaming e in TV

Attualmente In the Mood for Love non è presente, in Italia, su nessuna delle principali piattaforme streaming TVOD (Transactional Video On Demand) o SVOD (Subriscription Video on Demand) come Netflix o Prime Video. Il film, tuttavia, è presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 15 marzo alle ore 21:10 sul canale Rai Movie. Sarà dunque poi possibile recuperarlo anche, per un limitato periodo di tempo, sulla piattaforma Rai Play.

Fonte: IMDb

In the Mood for Love: recensione del film di Wong Kar-Wai

In the Mood for Love: recensione del film di Wong Kar-Wai

In the Mood for Love è il film culto del 2000 diretto da Wong Kar-Wai e con protagonisti Tony Leung, Maggie Cheung, Rebecca Pan, Lai Chen, Gong Li.

La trama di In the Mood for Love: Un uomo e una donna a Hong Kong, all’inizio degli anni sessanta: storia dei brevi incontri ritrosi tra il signor Chow e la signora Chan, vicini di casa che scoprono casualmente che i rispettivi coniugi sono amanti e inscenano, come in una prova, le rispettive rivelazioni. Si incontrano, si chiedono cosa staranno facendo gli altri due, si parlano come se parlassero a loro, si guardano allontanarsi, e inevitabilmente, senza dirselo mai, finiscono per amarsi.

In the Mood for Love, l’analisi

“Fu un momento imbarazzante. Lei se ne stava timida a testa bassa per dargli l’occasione di avvicinarsi, ma lui non poteva, non ne aveva il coraggio. Allora lei si voltò e andò via.”

Nel repertorio di film sentimentali, In the Mood for Love è indubbiamente tra i più sofisticati ed evocativi.

I due protagonisti vivono un rapporto inizialmente discreto, fondato sul riserbo e un comune dolore, la condivisione implicita di un tradimento: si accorgono della relazione fra i rispettivi coniugi attraverso piccoli indizi, una borsa, una cravatta identici. Alla ricerca dell’equilibrio di una verità da tacere agli altri, il signor Chow e la signora Chan maturano progressivamente una complicità e un’empatia che diventa amore inespresso, intrappolato nel non detto eppure intimo e profondo. Le loro anime si muovono all’unisono, ma i due si sfiorano appena, imprigionati nelle convenzioni che scandiscono le loro vite.

Fra brevi incontri, cene, passeggiate notturne in strade deserte e attese sotto la pioggia, lo scorrere del tempo è sottolineato dagli eleganti abiti di lei e da una colonna sonora che si fa espressione dei pensieri dei due (non) amanti: lo struggente tema ricorrente Yumeji’s theme dilata gli istanti fra sinuosi ralenti, le note di Quizàs, quizàs, quizàs danno voce allo struggimento dei due protagonisti.

Wong Kar-Wai orchestra poeticamente questo malinconico viaggio di un amore sospeso e intangibile attraverso una regia pronta a focalizzarsi su ogni dettaglio, riprendendo i due da originali angolazioni e, con un suggestivo stratagemma, lasciando sempre sullo sfondo gli adulteri coniugi: questi ultimi sono solo una voce fuori campo o talvolta ripresi di spalle, inconsistenti agli occhi degli spettatori.

Tra spazi angusti in cui vive una sensualità reticente, la calda fotografia di Christopher Doyle, spesso soffusa, sottolinea sguardi e gesti di estremo pudore, immortalando i due perfetti protagonisti: la leggiadra e raffinata Maggie Cheung e uno struggente Tony Leung, premiato come migliore attore al Festival di Cannes per la sua palpitante e allo stesso tempo delicata interpretazione.

Il sentimentalismo soft di In the Mood for Love lo rende una pellicola indimenticabile e una riflessione sulle scelte che condannano all’abbandono, lasciandoci prigionieri di una malinconica memoria: “Quando ripensa a quegli anni lontani, è come se li guardasse attraverso un vetro impolverato: il passato è qualcosa che può vedere, ma non può toccare; e tutto ciò che vede è sfocato, indistinto”.

Alimentato da occasioni non colte, il ricordo è così sublimato nel silenzio e nell’imponenza di un edificio cambogiano che consegna l’amore irrealizzato all’immortalità.

In the mood for Love: Cannes 2020 celebra i 20 anni del film

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In the mood for Love: Cannes 2020 celebra i 20 anni del film

Quest’anno, Cannes Classics celebrerà il 20° anniversario di In the Mood for Love di Wong Kar-wai, prima della sua uscita sul grande schermo nell’estate del 2020 in tutto il mondo!

Presentato nella Selezione Ufficiale e in Concorso nel 2000, In the Mood for Love, diretto dal regista di Hong Kong Wong Kar-wai, ha vinto il Premio Interpretazione maschile al suo attore protagonista Tony Leung e si è aggiudicato il Gran Premio della Commissione tecnica superiore.

Il restauro in 4K del film realizzato dal negativo originale è stato condotto da Criterion e L’Immagine Ritrovata sotto la supervisione di Wong Kar-wai.

In the Mood for Love, presentato per la prima volta il 20 maggio 2000, sarà proiettato al 73 ° Festival di Cannes, con la partecipazione di Wong Kar-wai.

In the Mood for Love di Wong Kar-wai con Tony Leung e Maggie Cheung.
Direttore della fotografia: Christopher Doyle.
Musica: Shigeru Umebayashi.

Restauro 4k dal negativo originale supervisionato da Wong Kar-wai ed eseguito da Criterion (New-York) e L’Immagine Ritrovata (Bologna).

Il film sarà distribuito in tutto il mondo grazie a Janus Films (USA, Regno Unito, Australia / Nuova Zelanda), The Jokers Films (territori di lingua francese), Koch Films (territori di lingua tedesca), Avalon DA (Spagna), Leopando Filmes ( Portogallo), Inoekino (CIS), Asmik Ace (Giappone), Catchplay Inc. (Taiwan), NK Contents (Corea del Sud).

In the Mood for Love torna al cinema dal 28 aprile

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In the Mood for Love torna al cinema dal 28 aprile

Le sale cinematografiche italiane riaprono le porte e riaccendono gli schermi. Una notizia talmente bella, talmente attesa, che merita di accompagnarsi a una notizia altrettanto forte: mercoledì 28 aprile sarà infatti In the Mood for Love, il capolavoro di Wong Kar Wai, a segnare la storica ripartenza! Il racconto più romantico di sempre, oggi nella meravigliosa versione 4K, per una data che non è un semplice numero sul calendario…

In the Mood for Love, distribuito dalla Tucker Film, è stato restaurato da L’Immagine ritrovata di Bologna e dalla Criterion di New York, partendo dal negativo originale, e Wong Kar Wai ha supervisionato tutte le operazioni. Wong Kar Wai, d’altronde, non è un regista qualunque: è il geniale capofila della new wave cinese. E la Tucker Film porterà al cinema anche le sue prime due opere, As Tears Go By e Days of Being Wild, e le versioni 4K di Angeli perduti, Hong Kong Express e Happy Together. Un prezioso percorso monografico intitolato Una questione di stile e inaugurato, appunto, da In the Mood for Love.

Hong Kong, 1962. Un uomo e una donna, il signor Chow e la signora Chan. Due dirimpettai che si trovano a vivere un amore casto e clandestino. Due attori meravigliosi, Maggie Cheung e Tony Leung Chiu-wai, che hanno spalancato le porte dell’Occidente agli splendori del nuovo cinema asiatico (Tony Leung Chiu-wai, ricordiamo, è stato incoronato al Festival di Cannes nel 2000). Ecco In the Mood for Love. Un melodramma intenso e raffinatissimo che ha davvero fatto epoca. Non tanto love story, come spiega lo stesso Wong Kar Wai, quanto «l’analisi dei possibili sviluppi di una vicenda sentimentale».

«I protagonisti – sono ancora parole di Wong Kar Wai – passano gradualmente dalla posizione iniziale di vittime, entrambi traditi dai rispettivi coniugi, a quella opposta di amanti. Non è quindi solo un film su una relazione extraconiugale, o sul matrimonio, bensì sulle condizioni che un amore si trova a vivere con il passare del tempo. Possiamo dire che In the Mood for Love è un film che parla di segreti…».

Pochi sanno descrivere gli stati d’animo come li descrive Wong Kar Wai, traducendoli in pura essenzialità, e questo immenso cult (scandito dall’ormai celebre colonna sonora di Michael Galasso) rimane un modello inimitabile. Dopo vent’anni.

In the Mood for Love nei cinema italiani

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In the Mood for Love nei cinema italiani

In the Mood for Love nei cinema italiani! L’eterno capolavoro di Wong Kar Wai, restaurato in 4K e distribuito dalla Tucker Film, uscirà in 27 sale (il dato è aggiornato al momento in cui scriviamo), segnando simbolicamente la grande e attesissima ripartenza. Del resto, ora che il bisogno di bellezza è più urgente che mai, In the Mood for Love rappresenta davvero il titolo perfetto…

Hong Kong, 1962. Un uomo e una donna, il signor Chow e la signora Chan. Due dirimpettai che si trovano a vivere un amore casto e clandestino. Due attori meravigliosi, Maggie Cheung e Tony Leung Chiu-wai, che hanno spalancato le porte dell’Occidente agli splendori del nuovo cinema asiatico (Tony Leung Chiu-wai, ricordiamo, è stato incoronato al Festival di Cannes nel 2000). Ecco In the Mood for Love. Un melodramma intenso e raffinatissimo che ha davvero fatto epoca. Non tanto love story, come spiega lo stesso Wong Kar Wai, quanto «un film che parla di segreti…».

La Tucker Film , porterà al cinema anche le sue prime due opere, As Tears Go By e Days of Being Wild (mai uscite in Italia!) e le versioni 4K di Angeli perdutiHong Kong Express e Happy Together. Un prezioso percorso monografico intitolato Una questione di stile e inaugurato, appunto, da In the Mood for Love.

Tutte le sale:

  • Ancona – Azzurro (dal 28 aprile)
  • Bassano del Grappa – Metropolis (dal 29 aprile)
  • Belluno – Italia (solo 28 aprile)
  • Bologna – Lumière (dal 29 aprile)
  • Cremona – Po spazioCinema (dal 29 aprile)
  • Genova – Corallo (dal 29 aprile)
  • La Spezia – Controluce (dal 29 aprile)
  • Mestre – Dante (dal 29 aprile)
  • Milano – Anteo, Beltrade e Cinemino (dal 28 aprile)
  • Monza – Capitolo spazioCinema (dal 29 aprile)
  • Napoli – Corallo (dal 1° maggio)
  • Padova – Multiastra (dal 29 aprile)
  • Parma – Astra (solo 28 aprile)
  • Pordenone – Cinemazero (dal 28 aprile)
  • Reggio Emilia – Rosebud (solo 3 e 5 maggio)
  • Rimini – Tiberio (solo 3 e 4 maggio)
  • Roma – Greenwich e Nuovo Olimpia (dal 29 aprile)
  • Spoleto – Sala Frau (dal 29 aprile)
  • Torino – Massimo (dal 29 aprile)
  • Trento – Astra (dal 29 aprile)
  • Treviglio – Anteo spazioCinema (dal 29 aprile)
  • Trevignano Romano – Palma (dal 30 aprile)
  • Udine – Visionario (dal 28 aprile)
  • Trieste – Ariston (dal 26 aprile)

In the Mood for Love di Wong Kar-wai

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In the Mood for Love di Wong Kar-wai

In the Mood for Love – Anno: 2000 – Regia: Wong Kar-wai – Sceneggiatura: Wong Kar-wai – Cast: Tony Leung, Maggi Cheung

È il 1962 e a Shanghai, il signor Cho (Tony Leung) e la signora Chang (Maggi Cheung) si scoprono vicini di casa, i loro incontri sono brevi e fugaci finché, un giorno, il signor Cho non invita la vicina fuori a cena e i due trovano il coraggio di ammettere che i rispettivi coniugi portano avanti da mesi una relazione adulterina. Da questo momento i due instaurano una relazione parallela: si chiedono cosa facciano la moglie e il marito quando sono insieme, com’è iniziata, chi ha fatto il primo passo.

Ciò che comincia come un sodalizio e un gioco malsano, si trasforma ben presto in qualcosa di più. Le frequenti assenze dei rispetti consorti, portano i due vicini a fare sempre di più affidamento l’uno sull’altra. La recita, a un certo punto, cessa di essere tale e i due protagonisti si trovano sempre di più invischiati nei loro sentimenti e arrivano a un punto in cui non riescono più a distinguere la realtà dalla fantasia.

Sin dall’inizio sembra che le loro vite siano destinate a incrociarsi. L’attenzione della macchina da presa si concentra sui due protagonisti, inquadrando i rispettivi coniugi e i caratteri che gli gravitano intorno di sfuggita, sono dei particolari che arricchiscono la pellicola; il signor Cho e la signora Chang, sembrano due anime affini dall’inizio. Il loro modo nel vestire, impeccabile, li isola e li esalta, evidenziandoli l’uno all’occhio dell’altra. Eppure, il loro incontro è sofferto e trepidato, vi è un valzer fuori sincrono che li porta sempre a sfiorarsi e mai a toccarsi, il regista gioca su un ritmo esasperante di campi e controcampi, fino al momento in cui si trovano uno di fianco all’altro in un taxi, decisi a passare almeno una notte insieme.

Ciononostante il loro amore non è destinato a concretizzarsi, rimane sospeso a mezz’aria, tutto ciò che resta è un’impressione, una sensazione, un segreto sussurrato nella cavità di un albero. Spettacolare è il montaggio di William Chung che restituisce piccole schegge di comportamenti abituali e gesti rituali che si ripetono senza perdere la purezza e la perfezione con la quale vengono compiuti. Di rilievo anche la colonna sonora di Michael Galasso e Shigeru Umebayashi che asseconda i toni della narrazione.

Acclamato alla 53° edizione del Festival di Cannes per l’interpretazione di Tony Leung, In the mood for love è considerato dalla critica una delle pellicole più importanti del 21° secolo.

In The Mandalorian & Grogu debutterà ufficialmente il primo Jedi mandaloriano

Questa nuova teoria fa pensare a The Mandalorian & Grogu, il prossimo film di Star Wars, che porterà per la prima volta in live-action il primo Jedi mandaloriano, Tarre Vizsla. The Mandalorian & Grogu sarà un enorme passo avanti sia per il franchise di Star Wars che per quello di The Mandalorian, ampliando la portata della storia di Din Djarin e Grogu come mai prima d’ora, senza perdere di vista questi due amati personaggi. Un filone sarà particolarmente importante per l’avanzamento della storia di The Mandalorian, soprattutto per ciò che preannuncia sul futuro di Din e Grogu.

L’Armaiola parlò per la prima volta della profezia del Mitosauro ne The Book of Boba Fett, quando disse a Din Djarin che “le canzoni degli eoni passati predicevano il sorgere del Mitosauro per annunciare una nuova era di Mandalore”. Questo Mitosauro è stato visto per la prima volta nella terza stagione de I Mandaloriani da Bo-Katan Kryze nelle Acque vive di Mandalore e, in seguito, Grogu ha percepito la stessa creatura nello stesso luogo, presumibilmente attraverso la Forza. Poiché questa profezia sarà senza dubbio vista nella storia di The Mandalorian, Star Wars dovrà tornare dove tutto è iniziato: l’antica Mandalore.
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L’antica Mandalore (e i Mandaloriani) non sono mai stati visti prima

L’Armaiola descrive la profezia di cui sopra come risalente a “eoni”, anche se i Mandaloriani esistono solo da circa 10.000 anni – cosa che conferma anche ne Il libro di Boba Fett. Nonostante la storia dei Mandaloriani, dell’antica Mandalore si è visto ben poco. A parte alcune illustrazioni, come quella qui sopra, delle proprietà di Star Wars Legends, l’antica Mandalore è esistita quasi solo nel folklore. Mostrando l’antica Mandalore e i Mandaloriani, questa profezia potrebbe diventare ancora più significativa.

La cosa più vicina a mostrare l’aspetto degli antichi Mandaloriani nel canone di Star Wars è Tarre Vizsla, il primo Jedi mandaloriano e il creatore della Darksaber. L’aspetto di Tarre Vizsla è stato finora visto solo nelle rappresentazioni artistiche realizzate per Star Wars Rebels, ma ci sono differenze significative tra l’armatura di Vizsla e quella dei Mandaloriani moderni. L’elmo di Vizsla ha la stessa visiera a forma di T, anche se non nasconde completamente il viso, facendolo assomigliare più a un elmo da cavaliere del mondo reale. Tuttavia, c’è un accenno all’aspetto che il pianeta poteva avere nell’antichità.

La terza stagione ha accennato all’aspetto dell’antica Mandalore

The Mandalorian Bo-Katan

Il momento in cui il pubblico di Star Wars si è avvicinato di più all’antico Mandalore è stato nella terza stagione di The Mandalorian . C’è un momento con il verde del pianeta nel finale della terza stagione che deve essere significativo, poiché è stato mantenuto nel montaggio finale per un motivo, anche se si tratta di una scena piuttosto veloce che sembra non avere alcuno scopo reale per l’episodio nel suo complesso, a parte continuare l’idea tematica della speranza e della vita che persiste di fronte alla distruzione. Questa scena avrebbe potuto preparare il primo vero sguardo del pubblico all’antica Mandalore in The Mandalorian & Grogu.

Molto tempo fa, tutta Mandalore aveva questo aspetto, ma dopo continue guerre contro avversari come i Jedi, l’intera superficie è stata distrutta, lasciando dietro di sé solo sabbia. Una vita del genere, come dice Bo-Katan nella terza stagione di The Mandalorian, poteva essere promossa e sostenuta solo nelle città a cupola di Mandalore, come il centro civico di Sundari. Dopo che la Grande Epurazione ha distrutto anche queste città, si pensava che anche tutta la vegetazione precedente di Mandalore fosse stata distrutta. Questa scena della terza stagione, tuttavia, dimostra il contrario e rimanda ai tempi antichi di Mandalore.

Il film potrebbe contenere un flashback di Tarre Vizsla

Questo accenno all’esplorazione dell’antica Mandalore in The Mandalorian & Grogu, insieme all’importanza di questa antica profezia e al concept art di Tarre Vizsla già esistente in Rebels , suggeriscono che il più famoso guerriero antico di Mandalore potrebbe essere visto in un flashback nel prossimo film. Vizsla sarebbe la figura mandaloriana perfetta su cui concentrarsi quando si guarda all’antica Mandalore, vista l’influenza che ha avuto nella storia mandaloriana che si è poi vista in tutto Star Wars. Inoltre, ha un legame unico con i personaggi principali.

Come Din Djarin e Grogu si legano alla storia di Tarre Vizsla

Il motivo principale per mostrare un flashback di Tarre Vizsla, in particolare in The Mandalorian & Grogu, è il modo in cui la sua storia si collega a quella di Din e Grogu. Din Djarin ha impugnato la Darksaber per un certo periodo di tempo dopo averla vinta dal Moff Gideon e, sebbene Din Djarin non abbia mai padroneggiato la Darksaber, è comunque parte integrante della storia dell’arma. Quanto a Grogu, tecnicamente è ancora un Jedi mandaloriano, poiché continuerà a usare le vie della Forza anche quando si addestrerà come apprendista mandaloriano sotto gli insegnamenti e la supervisione di Din Djarin.

Non solo, ma il duo fa anche parte di un gruppo di Mandaloriani che ha tra i suoi discendenti diretti Tarre Vizsla. Sebbene Paz Vizsla sia morto in nome del salvataggio dei suoi compagni mandaloriani, ha un figlio, Ragnar Vizsla, ed è probabile che Paz non fosse l’unico Vizsla tra i Figli della Guardia. Tornare a colui che è forse il Vizsla più famoso e mostrarlo di più nel suo periodo di massimo splendore sarebbe una decisione saggia, che sembra particolarmente probabile considerando che anche il regista Jon Favreau è un Vizsla.

Il legame più significativo con Tarre Vizsla, tuttavia, è il fatto che l’Armiere tira fuori la profezia solo dopo aver raccontato la storia e l’eredità del Jedi mandaloriano. Tornare al momento in cui questa profezia è stata predetta per la prima volta, forse ai tempi di Tarre Vizsla, le darebbe molto più peso quando alla fine la si vedrà nelle storie future di The Mandalorian, tra cui The Mandalorian & Grogu. Anche se è ancora da vedere se The Mandalorian & Grogu mostrerà effettivamente l’antica Mandalore e Tarre Vizsla o meno, è certamente una possibilità eccitante.

In the Lost Lands: trailer ufficiale del film tratto da una storia di George R.R. Martin

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È finalmente online il trailer ufficiale di In the Lost Lands, il nuovo film fantasy tratto da una storia di George R.R. Martin, celebre autore della saga Il Trono di Spade. Diretto da Paul W.S. Anderson (Resident Evil, Event Horizon) e con protagonisti Milla Jovovich e Dave Bautista, il film si preannuncia un’avventura epica, oscura e visivamente potente.

La trama di In the Lost Lands

Ambientato in un mondo brutale e magico, In the Lost Lands segue le gesta della potente e temuta strega Gray Alys (Jovovich), assunta da una regina disperata per compiere un viaggio impossibile attraverso le misteriose e pericolose “Terre Perdute”. Ad accompagnarla in questa missione c’è Boyce (Bautista), un vagabondo dal passato ambiguo. Insieme dovranno affrontare creature mostruose, forze sovrannaturali e scelte morali laceranti, in un racconto che mescola azione, magia e introspezione.

La penna di Martin, che ha reinventato il genere fantasy con la sua visione adulta e realistica in Game of Thrones, torna qui a dettare il ritmo di un’avventura dalle forti tinte dark, dove nessun personaggio è al sicuro e il confine tra bene e male è più sfumato che mai.

Il trailer svela sequenze spettacolari e ambientazioni suggestive, tra deserti pietrosi, castelli in rovina e dimensioni oniriche. Non mancano scontri all’arma bianca, incantesimi arcani e riflessioni sull’ambizione, il destino e il prezzo del potere.

In the Lost Lands sarà presentato in anteprima a festival internazionali e uscirà al cinema il 25 settembre con Eagle Pictures. Gli appassionati di fantasy e i fan di George R.R. Martin hanno ora una nuova storia da attendere con impazienza.

In The Lost Lands: trailer del nuovo film con Dave Bautista e Milla Jovovich in arrivo al cinema

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Nelle terre perdute, solo chi osa sopravvivere potrà reclamare la sua vendetta. Dave Bautista e Milla Jovovich sono i protagonisti del trailer ufficiale di In The Lost Lands, dall’autore de Il Trono di Spade. Dal 25 settembre solo al cinema distribuito da Eagle Pictures.

Sta per arrivare sul grande schermo una nuova e oscura avventura fantasy: In the Lost Lands, il film diretto da Paul W.S. Anderson e ispirato a un racconto breve di George R.R. Martin, autore del celebre universo di Game of Thrones. Con un cast d’eccezione composto da Milla Jovovich e Dave Bautista, il film promette di trascinare il pubblico in un mondo spietato e magico, dove sopravvivere è una sfida e la vendetta è l’unica redenzione.

Nel cuore delle “terre perdute”, un regno selvaggio e desolato, una regina senza eredi si affida alla potente e temuta strega Gray Alys (Jovovich) per ottenere ciò che nessun altro ha mai osato cercare. Al suo fianco, l’enigmatico guerriero Boyce (Bautista), pronto a rischiare tutto in una missione che li condurrà oltre i confini del possibile. Tra creature leggendarie, magia ancestrale e scelte morali devastanti, In the Lost Lands racconta un viaggio tanto fisico quanto interiore, dove ogni passo può essere l’ultimo.

Il film si distingue per l’atmosfera cupa e visivamente affascinante, una cifra stilistica che richiama l’immaginario già caro ai fan di Martin. Il trailer, appena rilasciato, mostra sequenze ricche d’azione, scenografie imponenti e uno scontro tra potere, destino e volontà.

Prodotto da Constantin Film e distribuito in Italia da Eagle Pictures, In the Lost Lands arriverà nelle sale il 25 settembre 2025. Un appuntamento imperdibile per tutti gli amanti del fantasy, dell’azione e delle grandi epopee cinematografiche.

In the Lost Lands, recensione del film di Paul W.S. Anderson

In the Lost Lands, recensione del film di Paul W.S. Anderson

Da quando ha realizzato il primo Mortal Kombat ormai trent’anni fa, Paul W.S. Anderson è diventato in un modo o nell’altro il paladino principale di quello che una volta era il cosiddetto “B-Movie”. La sua intera carriera di cineasta si è dipanata declinando tale tipo di produzione, con diversi tipi di budget e altrettanto eterogenei risultati, sia artistici che al botteghino.

Ultimo “nato” da questa idea di fare cinema che sembra sempre più sul viale del tramonto – ormai scissa tra chi realizza film a bassissimo budget quasi mai destinati allo streaming e chi invece tenta la via dell’autorialità all’interno del divertimento di genere – arriva In the Lost Lands, che vede protagonisti Dave Bautista e la sempre presente Milla Jovovich, “musa” di Anderson davanti al macchina da presa quanto nella vita.

La trama di In the Lost Lands

Il canovaccio del film non potrebbe essere più funzionale: un un mondo post-apocalittico dominato da sette religiose nelle metropoli e forze oscure fuori dalle mura delle stesse, la strega Gray Alys (Jovovich) ingaggia il pistolero Boyce (Bautista) per condurla nella tana di un mutaforma, al fine di ucciderlo e carpirne i poteri da consegnare alla regina della città. Il viaggio dei due sarà denso di pericoli, rappresentati principalmente dalla sacerdotessa (Arly Jover) che vuole a tutti i costi impiccare la donna considerata eretica.

Ispirato dall’omonimo racconto scritto niente meno che dal “papà” di Game of Thrones George R.R. Martin, In The Lost Lands è un lungometraggio che rispecchia la filosofia di cinema del suo creatore, forse anche troppo: soprattutto nella prima parte della storia si ha la sensazione che Anderson abbia girato e montato il tutto infischiandosene degli enormi buchi di trama e, ancor peggio, di messa in scena. Molti momenti del film infatti accadono fuori campo o vengono raccontati, magari a causa della stringatezza del budget o per altri motivi. Per un film che punta praticamente tutto sull’effetto estetico che ambientazioni ed effetti speciali possono avere sul pubblico, appare una scelta fin troppo rischiosa.

È un peccato perché a livello di sviluppo delle ambientazioni post-apocalittiche, In the Lost Lands funziona eccome: visivamente gli scenari seppur non nuovissimi rimangono comunque affascinanti da vedere, e costituiscono un teatro efficace in cui i vari personaggi si muovono. Anche il ritmo impresso alla narrazione è quello giusto per questo tipo di produzioni, accelerato senza mai diventare inutilmente forzato. E poi ci sono i due protagonisti, che si divertono un mondo a interpretare quel tipo di ruolo per cui sono tagliati. In particolar modo Dave Bautista mescola carisma  e ironia nel ruolo do Boyce, diventando scena dopo scena la cosa migliore di In the Lost Land.

In un frullatore post-apocalittico

Questo nuovo film di fantascienza diretto da Paul W.S. Anderson è una sorta di frullatore cinematografico dove sono stati triturati insieme molti capisaldi del genere, in particolar modo l’universo post-apocalittico di Mad Max e lo Stephen King della serie di libri dedicati alla Torre Nera. Una volta che si capisce di dover sottostare alle regole di questo tipo di cinema – e soprattutto di produzione – lo spettacolo diventa piuttosto godibile, con momenti “cafoni” che regalano allo spettatore la giusta dose di azione e adrenalina. Il finale è forse meno riuscito rispetto alla costruzione che porta al climax, ma nel complesso non rovina quanto costruito in precedenza.

Se in passato si è ammirato o quanto meno apprezzato il cinema fracassone di Paul W.S. Anderson, adesso che i fasti della saga di Resident Evil sono passati e non ha più a disposizione il budget (già a suo tempo non enorme) di quegli action/horror, si deve accettare il fatto che lo spettacolo da lui offerto punta a giocare con lo spettatore, stesso, deve per forza di cose puntare sulla sua volontà di divertirsi con il pacchiano, ancor più che in precedenza. E In the Lost Lands chiede al proprio pubblico proprio di accettare le regole del gioco. Perché proprio di questo si tratta, anzi si è sempre trattato con Anderson, e lui non ha mai fatto nulla per nasconderlo. A noi salire sul suo carrozzone cinematografico tutto sommato fa piacere, anche quando talvolta scricchiola come nel caso di questo film. Ma alla fine la corsa sulla giostra, tutto sommato, raramente delude…

In The Lost Lands, la spiegazione del finale: analisi dei colpi di scena assurdi del finale

L’adattamento cinematografico di Paul W.S. Anderson del racconto fantasy di George R.R. Martin In the Lost Lands è rimasto piuttosto fedele al materiale originale, ma alcune modifiche rendono necessario approfondire leggermente il finale. Il racconto breve originale di Martin con lo stesso titolo è stato pubblicato per la prima volta nel 1982 come parte di un’antologia e riprende alcuni dei tropi fantasy più diffusi dell’epoca. L’adattamento cinematografico di Anderson vede Milla Jovovich nei panni di Gray Alys, una strega ribelle che vive nell’ultima grande città umana in un paesaggio infernale post-apocalittico, e Dava Bautista nel ruolo del misterioso cacciatore vagabondo Boyce.

In the Lost Lands (la nostra recensione), attualmente nelle sale di tutto il paese, inizia con Gray Alys braccata dalla Chiesa, i fanatici religiosi che opprimono il popolo della Città sotto la Montagna guidati dalla figura simile a un vescovo chiamata il Patriarca (Fraser Jones) e dal capo delle forze dell’ordine religiose, Ash (Arly Jover). Lei riesce ancora una volta a sfuggire ai suoi inseguitori, rafforzando la sua reputazione di “strega che non verrà impiccata”, simbolo della ribellione contro la Chiesa da parte dei contadini della Città. Viene quindi avvicinata dalla Regina dell’Overlord, l’alta sovrana della Città, per esaudire un suo desiderio.

La regina desidera il potere di trasformarsi in una bestia, per ragioni note solo a lei, ma si intuisce che brama il potere. Gray Alys, che non rifiuta mai chi le chiede un desiderio, accetta di cercare questo potere nelle Terre Perdute, le terre da incubo infestate dai demoni al di fuori della Città. Recluta un cacciatore vagabondo di nome Boyce (che si rivela essere il consorte principale della Regina) per accompagnarla, data la sua conoscenza delle Terre Perdute, e i due combattono per uscire dalla Città con Ash e gli esecutori della Chiesa alle calcagna.

I due attraversano le Terre Perdute fino al Fiume del Teschio, dove si sa che vive un lupo mannaro ultra potente, in modo che Gray Alys possa estrarre il suo potere per la Regina. Lungo il percorso, viene rivelata la natura della magia di Gray Alys: lei è essenzialmente una Monkey’s Paw ambulante, che esaudisce i desideri, ma raramente a vantaggio di chi li esprime. Il loro viaggio culmina con una resa dei conti finale a Skull River, dopo la quale Gray Alys esaudisce i desideri che ha concesso con effetti diversi.

I colpi di scena finali di The Lost Lands Le storie di Gray Alys, Boyce e della Regina

Una volta arrivati al fiume Skull e al sorgere della luna piena, si scopre che Boyce era in realtà il lupo mannaro che avevano cercato per tutto il tempo. Alys lo sapeva e, mentre gli curava la ferita da arma da fuoco, vi inserì dell’argento, che entrò nel suo flusso sanguigno indebolendolo gravemente. Questo le permise di combatterlo e ucciderlo, o almeno di strappargli la pelle da lupo mannaro, che portò alla Regina affinché anche lei potesse diventare un lupo mannaro.

La regina era affranta, rivelando che voleva solo diventare una bestia per poter stare insieme a Boyce, ma a causa dei poteri contorti di Alys, l’unico modo per diventare una bestia era uccidere Boyce. Il ritorno di Alys scatena una rivolta nella città e la regina non indossa mai la pelle di lupo mannaro. Boyce, nel frattempo, torna per affrontare Alice, essendo sopravvissuto allo scuoiamento da parte del suo lato lupo mannaro. Si scopre che Alys sapeva che sarebbe sopravvissuto e ha esaudito il suo desiderio permettendo loro di andarsene insieme.

Grazie alla sua lungimiranza, l’antica strega era in grado di prevedere tutti gli eventi che sarebbero accaduti dopo che la regina le si fosse avvicinata, e quindi era in grado di manipolare tutto per assicurarsi di esaudire tutti i desideri che le venivano richiesti. Tuttavia, così facendo, si assicurò anche che si verificasse il risultato che desiderava, con i contadini che si ribellavano per rovesciare sia la Chiesa che il Signore/la Regina. È un altro racconto ammonitore sui potenziali pericoli dell’ambizione e del desiderio, in un vero e proprio scenario del tipo “stai attento a ciò che desideri”, incarnato dalla stessa Gray Alys.

Perché il Patriarca voleva che Gray Alys tornasse

Il Patriarca e Ash cercavano Gray Alys come l’eretica definitiva; la sua magia non solo offendeva la morale religiosa permissiva della Chiesa, ma Gray Alys era anche un parafulmine per la rivoluzione. La sua sfida alla Chiesa ispirava i contadini a ribellarsi contro i loro oppressori, quindi impiccare Alys era un modo per assicurarsi che rimanessero sotto il controllo della Chiesa. Inoltre, Gray Alys poteva confermare le voci sull’infedeltà della regina, il che avrebbe contribuito a eliminare la sua autorità sul popolo e avrebbe permesso alla Chiesa di rovesciare finalmente il Signore Supremo e governare legittimamente la città.

I poteri di Gray Alys e cosa sono realmente spiegati in modo esauriente

In the Lost Lands film

Sebbene Gray Alys sembri avere una miriade di poteri, tra cui la manipolazione delle fiamme, la metamorfosi e la telecinesi, i suoi veri poteri sono molto più semplici. È in grado di prevedere il futuro, il che le permette di manipolare gli eventi nel presente secondo i suoi desideri. È anche in grado di creare illusioni, che costituiscono la maggior parte della sua cosiddetta “magia”; le sue vittime vedono ciò che lei desidera che vedano se incrociano il suo sguardo. È anche un’abile combattente corpo a corpo, probabilmente grazie alla sua vita estremamente lunga e alla grande esperienza acquisita combattendo contro i suoi inseguitori.

Cosa ha detto George R.R. Martin su In The Lost Lands

Il regista Paul W.S. Anderson ha dichiarato in un’intervista a GamesRadar che George R.R. Martin, autore del racconto originale In the Lost Lands oltre che della serie di romanzi fantasy Il Trono di Spade, ha assistito a una proiezione in anteprima del film. Sebbene fosse comprensibilmente nervoso a causa dello status di scrittore di fama mondiale, è stato sollevato nel ricevere una recensione positiva da Martin. Come ha spiegato Anderson:

Ma alla fine gli è piaciuto molto. Ha detto che secondo lui ero riuscito a catturare la sua voce meglio di chiunque altro in un adattamento, il che mi ha fatto sentire benissimo.

I critici e gli spettatori sono stati molto meno gentili con l’adattamento di Anderson. In the Lost Lands ha ottenuto un punteggio pessimo su Rotten Tomatoes, poiché i critici hanno stroncato la CGI scadente, la tavolozza dei colori, i personaggi e la trama mal sviluppati e le scelte recitative frustranti.

Come In The Lost Lands prepara il terreno per un sequel

In the Lost Lands ha un finale piuttosto definitivo, poiché copre l’intera storia breve originale di Martin e termina con la morte di molti dei personaggi principali. Le recensioni terribili del film, unite a quello che si prevede sarà un incasso deludente al botteghino nonostante il potere delle star Bautista e Jovovich e l’associazione con George R.R. Martin, indicano che nessuno studio si metterà in fila per produrre un sequel nel prossimo futuro. Tuttavia, con Gray Alys e Boyce sopravvissuti agli eventi del film e fuggiti insieme, la loro storia potrebbe teoricamente continuare in un sequel.

Il vero significato di In the Lost Lands

La mancanza di profondità sia nella trama che nei personaggi di In the Lost Lands rende difficile ricavare un significato simbolico da questo film d’azione fantasy. Tuttavia, lo status di Gray Alys come contorto esauditore di desideri fornisce un’idea dell’importanza di stare attenti a ciò che si desidera, affinché le conseguenze non siano più grandi di quanto si sia in grado di sopportare. Il film mette in guardia contro gli estremi a cui alcuni sono disposti ad arrivare per amore e ambizione, poiché il prezzo da pagare non sempre vale il risultato ottenuto.

Non c’è molto da ricavare da In the Lost Lands, che passa troppo rapidamente da un punto all’altro della trama per sviluppare un significato più profondo.

Il ruolo della Chiesa si addentra anche in un commento sull’ipocrisia della religione. Il fanatismo che guida la Chiesa post-apocalittica è ancora pieno di simbolismo cristiano, con la caccia alle streghe, le invettive contro l’eresia, i vestiti ricoperti di croci, ecc. Sono le persone più brutali e violente nel mondo di In the Lost Lands, mentre allo stesso tempo predicano devozione e fede, in quello che è un riflesso diretto del passato oscuro e violento del cristianesimo stesso. Tuttavia, non c’è molto altro da ricavare da In the Lost Lands, che passa troppo rapidamente da un punto all’altro della trama per sviluppare un significato più profondo.

In the Land of Saints and Sinners: il trailer del film con Liam Neeson

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In occasione della presentazione alla 80esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, ecco il trailer originale di In the Land of Saints and Sinners, il film diretto da Robert Lorenz e presentato nella sezione Orizzonti Extra. Nel cast del film Liam Neeson, Kerry Condon, Jack Gleeson, Colm Meaney e Ciarán Hinds.

Questa è la seconda collaborazione di Liam Neeson con Robert Lorenz dopo The Marksman nel 2019 e il primo ruolo da protagonista importante di Kerry Condon dalla sua nomination all’Oscar come migliore attrice non protagonista per Gli Spiriti dell’Isola.

In the Land of Saints and Sinners, la trama

Irlanda, anni ’70. Desideroso di lasciarsi alle spalle il suo oscuro passato, Finbar Murphy (Liam Neeson) conduce una vita tranquilla nella remota città costiera di Glen Colm Cille, lontano dalla violenza politica che attanaglia il resto del paese. Quando arriva una minacciosa banda di terroristi, guidata da una donna spietata di nome Doireann (Kerry Condon), Finbar scopre presto che uno di loro ha abusato di una giovane ragazza del posto. Coinvolto in un gioco sempre più feroce del gatto col topo, Finbar deve scegliere tra rivelare la sua identità segreta o difendere i suoi amici e vicini.

In the House, ecco il nuovo poster

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In the House, ecco il nuovo poster

François Ozon è uno dei registi francesi che dopo Patrice Leconte è considerato come uno dei massimi esponenti del cinema romantico contemporaneo, così come ha dimostrato il suo Ptiche, splendida antologia sull’amore femminile. Eppure non possiamo non notare come di recente  l’autore si diverta a giocare con i turbamenti e le angosce dell’uomo, come se si trovasse a suo agio nel ruolo di un moderno Buñuel.

Gia nel 2003 con Swimming Pool il regista ci proponeva un torbido dramma sulla sessualità repressa, ed oggi con il nuovo lungometraggio In the Hose, Ozon torna a parlarci delle aberranti relazioni omosessuali che si instaurano tra una un’insegnante di letteratura di un liceo ed un suo allievo brillante che aspira a diventare scrittore. Tratta dall’opera teatrale del drammaturgo spagnolo Juan Mayorga intitolata Il ragazzo dell’ultimo banco, la pellicola presenta un cast di eccezione che comprende nomi del calibro di Kristin Scott Thomas, Emmanuelle Seigner, Fabrice Luchini e Denis Menochet. Il film ha già fatto la sua figura a Cannes e a Venezia, uscendo in Francia in ottobre e programmato per il prossimo 29 marzo nelle sale americane. Ecco di seguito il primo poster ufficiale della versione internazionale rilasciato dalla Mandarin Cinéma. Una versione surreale e grottesca de Il laureato.

 

 

 

 

 

In The Heart of the Sea: teaser trailer italiano del film con Chris Hemsworth

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Ecco il teaser trailer di In The Heart of the Sea, film interpretato da Chris Hemsworth che ritrova alla regia Ron Howard, che già lo aveva brillantemente diretto in Rush.

in-the-heart-of-the-sea-chris-hemsworthNell’inverno del 1820, la baleniera del New England viene attaccata da una creatura incredibile: una balena dalle dimensioni e la forza elefantiache, ed un senso quasi umano di vendetta. Il disastro marittimo, realmente accaduto, avrebbe ispirato Herman Melville a scrivere Moby Dick. Ma l’autore ha descritto solo una parte della storia. “In the Heart of the Sea” rivela le conseguenze di quella straziante aggressione, di come i superstiti dell’equipaggio della nave vengono spinti oltre i loro limiti e costretti a compiere l’impensabile per poter sopravvivere. Sfidando le intemperie, la fame, il panico e la disperazione, gli uomini mettono in discussione le loro convinzioni più radicate: dal valore della vita alla moralità delle loro spedizioni, mentre il capitano cerca di riprendere la rotta in mare aperto, ed il primo ufficiale tenta di sconfiggere il capodoglio.

I protagonisti di “In the Heart of the Sea” sono Chris Hemsworth (“The Avengers”; “Rush”) nei panni del veterano primo ufficiale della nave, Owen Chase; Benjamin Walker (“La Leggenda del Cacciatore di Vampiri”) è l’inesperto capitano, George Pollard; Cillian Murphy (“Il Cavaliere Oscuro: Il Ritorno”) ritrae il secondo ufficiale, Matthew Joy; e Ben Whishaw (“Skyfall”) è il romanziere Herman Melville, le cui indagini sul caso hanno contribuito a portare alla luce gli eventi a distanza di 30 anni.

Fonte: WB Italia

In the Heart of the Sea: teaser poster italiano del film con Chris Hemsworth

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Ecco il teaser poster italiano di In the Heart of the Sea, prossimo film diretto da Ron Howard che vede protagonista Chris Hemsworth. Regista e attore hanno rinnovato la loro collaborazione dopo il fortunato incontro con Rush.In the heart of the sea

Nell’inverno del 1820, la baleniera del New England viene attaccata da una creatura incredibile: una balena dalle dimensioni e la forza elefantiache, ed un senso quasi umano di vendetta. Il disastro marittimo, realmente accaduto, avrebbe ispirato Herman Melville a scrivere Moby Dick. Ma l’autore ha descritto solo una parte della storia. “In the Heart of the Sea” rivela le conseguenze di quella straziante aggressione, di come i superstiti dell’equipaggio della nave vengono spinti oltre i loro limiti e costretti a compiere l’impensabile per poter sopravvivere. Sfidando le intemperie, la fame, il panico e la disperazione, gli uomini mettono in discussione le loro convinzioni più radicate: dal valore della vita alla moralità delle loro spedizioni, mentre il capitano cerca di riprendere la rotta in mare aperto, ed il primo ufficiale tenta di sconfiggere il capodoglio.

I protagonisti di “In the Heart of the Sea” sono Chris Hemsworth (“The Avengers”; “Rush”) nei panni del veterano primo ufficiale della nave, Owen Chase; Benjamin Walker (“La Leggenda del Cacciatore di Vampiri”) è l’inesperto capitano, George Pollard; Cillian Murphy (“Il Cavaliere Oscuro: Il Ritorno”) ritrae il secondo ufficiale, Matthew Joy; e Ben Whishaw (“Skyfall”) è il romanziere Herman Melville, le cui indagini sul caso hanno contribuito a portare alla luce gli eventi a distanza di 30 anni.

In The Heart of the Sea: nuovo trailer con Chris Hemsworth

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Ecco il nuovo teaser trailer originale di In The Heart of the Sea, film interpretato da Chris Hemsworth che ritrova alla regia Ron Howard, che già lo aveva brillantemente diretto in Rush.

in-the-heart-of-the-sea-chris-hemsworthNell’inverno del 1820, la baleniera del New England viene attaccata da una creatura incredibile: una balena dalle dimensioni e la forza elefantiache, ed un senso quasi umano di vendetta. Il disastro marittimo, realmente accaduto, avrebbe ispirato Herman Melville a scrivere Moby Dick. Ma l’autore ha descritto solo una parte della storia. “In the Heart of the Sea” rivela le conseguenze di quella straziante aggressione, di come i superstiti dell’equipaggio della nave vengono spinti oltre i loro limiti e costretti a compiere l’impensabile per poter sopravvivere. Sfidando le intemperie, la fame, il panico e la disperazione, gli uomini mettono in discussione le loro convinzioni più radicate: dal valore della vita alla moralità delle loro spedizioni, mentre il capitano cerca di riprendere la rotta in mare aperto, ed il primo ufficiale tenta di sconfiggere il capodoglio.

I protagonisti di “In the Heart of the Sea” sono Chris Hemsworth (“The Avengers”; “Rush”) nei panni del veterano primo ufficiale della nave, Owen Chase; Benjamin Walker (“La Leggenda del Cacciatore di Vampiri”) è l’inesperto capitano, George Pollard; Cillian Murphy (“Il Cavaliere Oscuro: Il Ritorno”) ritrae il secondo ufficiale, Matthew Joy; e Ben Whishaw (“Skyfall”) è il romanziere Herman Melville, le cui indagini sul caso hanno contribuito a portare alla luce gli eventi a distanza di 30 anni.

Fonte

In The Heart of the Sea: nuovo trailer con Chris Hemsworth

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Rilasciato un nuovo trailer di In The Heart of the Sea, il prossimo film di Ron Howard con Chris Hemsworth. Diamogli uno sguardo.

In the heart of the seaNell’inverno del 1820, la baleniera del New England viene attaccata da una creatura incredibile: una balena dalle dimensioni e la forza elefantiache, ed un senso quasi umano di vendetta. Il disastro marittimo, realmente accaduto, avrebbe ispirato Herman Melville a scrivere Moby Dick. Ma l’autore ha descritto solo una parte della storia. “In the Heart of the Sea” rivela le conseguenze di quella straziante aggressione, di come i superstiti dell’equipaggio della nave vengono spinti oltre i loro limiti e costretti a compiere l’impensabile per poter sopravvivere. Sfidando le intemperie, la fame, il panico e la disperazione, gli uomini mettono in discussione le loro convinzioni più radicate: dal valore della vita alla moralità delle loro spedizioni, mentre il capitano cerca di riprendere la rotta in mare aperto, ed il primo ufficiale tenta di sconfiggere il capodoglio.

I protagonisti di “In the Heart of the Sea” sono Chris Hemsworth (“The Avengers”; “Rush”) nei panni del veterano primo ufficiale della nave, Owen Chase; Benjamin Walker (“La Leggenda del Cacciatore di Vampiri”) è l’inesperto capitano, George Pollard; Cillian Murphy (“Il Cavaliere Oscuro: Il Ritorno”) ritrae il secondo ufficiale, Matthew Joy; e Ben Whishaw (“Skyfall”) è il romanziere Herman Melville, le cui indagini sul caso hanno contribuito a portare alla luce gli eventi a distanza di 30 anni.

Fonte: CS

In The Heart of the Sea: ecco la data d’uscita italiana

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In The Heart of the Sea, la nuova avventurosa collaborazione tra Ron Howard e Chris Hemsworth arriverà in Italia il prossimo 17 dicembre 2015 distribuito da Warner Bros.

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In the heart of the sea Chris Hemsworth Nell’inverno del 1820, la baleniera del New England viene attaccata da una creatura incredibile: una balena dalle dimensioni e la forza elefantiache, ed un senso quasi umano di vendetta. Il disastro marittimo, realmente accaduto, avrebbe ispirato Herman Melville a scrivere Moby Dick. Ma l’autore ha descritto solo una parte della storia. “In the Heart of the Sea” rivela le conseguenze di quella straziante aggressione, di come i superstiti dell’equipaggio della nave vengono spinti oltre i loro limiti e costretti a compiere l’impensabile per poter sopravvivere. Sfidando le intemperie, la fame, il panico e la disperazione, gli uomini mettono in discussione le loro convinzioni più radicate: dal valore della vita alla moralità delle loro spedizioni, mentre il capitano cerca di riprendere la rotta in mare aperto, ed il primo ufficiale tenta di sconfiggere il capodoglio.

I protagonisti di “In the Heart of the Sea” sono Chris Hemsworth (“The Avengers”; “Rush”) nei panni del veterano primo ufficiale della nave, Owen Chase; Benjamin Walker (“La Leggenda del Cacciatore di Vampiri”) è l’inesperto capitano, George Pollard; Cillian Murphy (“Il Cavaliere Oscuro: Il Ritorno”) ritrae il secondo ufficiale, Matthew Joy; e Ben Whishaw (“Skyfall”) è il romanziere Herman Melville, le cui indagini sul caso hanno contribuito a portare alla luce gli eventi a distanza di 30 anni.

Il fillm diretto da Ron Howard uscirà il 17 dicembre 2015.

In the Heart of the Sea: Brendan Gleeson nel cast

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In the Heart of the Sea: Brendan Gleeson nel cast

Dopo Cillian Murphy, Chris Hemsworth, Tom Holland e Benjamin Walker, anche Brendan Gleeson è entrato nel cast di In the Heart of the Sea, avventura in alto mare diretta da Ron Howard.

Il film sarà ispirato a una storia vera e racconterà l’affondamento della baleniera Essex nel XIX secolo, evento che ha ispirato Moby Dick di Herman Melville; la ciurma della nave rimase alla deriva per ben  novanta giorni in tre piccole barche prima di soccombere.

La sceneggiatura sarà firmata da Charles Leavitt e le riprese inizieranno a Londra a metà settembre. Ron Howard tornerà in sala a settembre con Rush, pellicola ispirata alla rivalità fra i piloti Niki Lauda(Daniel Bruhl) e James Hunt(Chris Hemsworth).

fonte: Empire

In the Hand of Dante: recensione del film di Julian Schnabel – Venezia 82

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Julian Schnabel torna al Lido con In the Hand of Dante, presentato fuori concorso a Venezia 82, portando con sé un film che ha già acceso discussioni e ironie. L’artista-regista, che nel 2018 aveva convinto la critica con At Eternity’s Gate, la sua rilettura della vita di Van Gogh interpretata da Willem Dafoe, sceglie questa volta di misurarsi con una sfida ancora più ambiziosa: portare al cinema Dante Alighieri. Non la sua opera in sé, ma un intreccio ardito tra la vicenda umana del poeta trecentesco e una narrazione contemporanea basata sul romanzo di Nick Tosches.

Il risultato è una sorta di lettera d’amore confusa e sghemba al sommo poeta. Un film che alterna sequenze grottesche e involontariamente comiche a momenti di alto lirismo visivo, senza però trovare una vera compattezza narrativa. È difficile stabilire se In the Hand of Dante sia un pasticcio o un esperimento radicale: probabilmente entrambe le cose, e proprio questa ambiguità ne fa un oggetto curioso e, a tratti, persino affascinante.

In the Hand of Dante: due epoche, due film

La struttura narrativa procede su due binari paralleli. Da una parte, un segmento in costume, girato con colori accesi e un gusto volutamente pacchiano, che ricostruisce episodi della vita di Dante: il conflitto con Bonifacio VIII, il matrimonio con Gemma Donati, la distanza dall’amata Beatrice, le figure femminili che avrebbero ispirato la Commedia. Questo blocco, apparentemente il più “alto”, risulta però spesso artificioso, come una teatralità che non trova mai equilibrio.

(Credits Alex Majoli)

In parallelo, Schnabel mette in scena la vicenda contemporanea di Nick Tosches, scrittore che entra in possesso di un presunto manoscritto originale della Divina Commedia. Tentato di venderlo, Tosches si ritrova in un percorso che lo porta a contatto con la mafia siciliana, un assassino imprevedibile di nome Louie, e un’umanità di malviventi senza scrupoli. Questo secondo filone è più movimentato, a tratti persino divertente nella sua sfrontatezza pulp, anche se non meno confuso.

Il regista giustifica questo sdoppiamento con la sua visione filosofica del tempo: tutto accade simultaneamente, e Dante stesso può reincarnarsi in uno scrittore borderline del XXI secolo. L’idea, sulla carta, è suggestiva; sullo schermo, diventa una giostra narrativa che spesso gira a vuoto, ma non senza qualche lampo visivo di potenza.

Ambizione, eccessi e momenti felici

Ciò che salva In the Hand of Dante dal naufragio totale è proprio la mano visiva di Schnabel. L’artista trasforma la macchina da presa in un pennello: colori saturi, inquadrature ardite, improvvisi slanci di poesia. Ci sono momenti in cui il film sembra davvero incarnare l’aspirazione del regista a “diventare la poesia”, come lui stesso dichiara. Ma a queste folgorazioni fanno da contraltare cadute clamorose, sequenze che scivolano nel ridicolo involontario, e un tono che cambia continuamente registro senza preavviso.

(Credits Alex Majoli)

Schnabel non è nuovo a questo tipo di oscillazioni, ma se con la pittura – nel suo Van Gogh – aveva trovato una corrispondenza tra forma e contenuto, con la letteratura il discorso funziona meno. La Commedia, con la sua struttura complessa e stratificata, richiede una mano più rigorosa; il film invece si disperde, incapace di domare la materia che vuole celebrare.

Eppure, nonostante i difetti, In the Hand of Dante resta un’opera di ricerca. Nella sua sgraziata ambizione, rappresenta un tentativo radicale di far dialogare cinema e letteratura. È un film che divide, che provoca ilarità e fastidio, ma che regala anche momenti imprevisti di grazia. Non sorprende che sia stato accolto con ironia e sarcasmo, ma chi ama Dante troverà forse sprazzi di emozione autentica, persino nelle sue goffaggini.

Un esperimento imperfetto ma con un suo fascino

In the Hand of Dante è un’opera che non lascia indifferenti, che incarna fino in fondo lo spirito di una Mostra del Cinema come luogo di sperimentazione.

Julian Schnabel, con i suoi eccessi e le sue ingenuità, consegna al pubblico un film che non funziona come racconto compiuto, ma che resta come gesto artistico. Un’opera che cerca di toccare la poesia e, pur non riuscendoci del tutto, ci ricorda che il cinema, come la Commedia, è anche fatto di tentativi imperfetti e di fallimenti luminosi.

In the Hand of Dante di Julian Schnabel trapelato online a poche settimane dalla première a Venezia

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Julian Schnabel torna alla Mostra del Cinema di Venezia con In the Hand of Dante, che verrà presentato Fuori Concorso nella sua versione integrale e senza tagli. Il film epico di 150 minuti, con Oscar Isaac, sarà presentato in anteprima mondiale al Lido, e nelle ultime ore una notizia abbastanza preoccupante ha fatto il suo giro on-line, in concomitanza con la diffusione della prima immagine di Martin Scorsese nei panni del Mentore di Dante Alighieri nel film.

L’immagine di Scorsese sarebbe dovuta essere il titolo di questa notizia, se non fosse che, come dicevano più su, quello che è successo nelle ultime ore fa molto più scalpore. Ieri sera, In the Hand of Dante di Schnabel è trapelato online.

In the Hand of Dante, che Schnabel sta cercando di realizzare da oltre un decennio, ha subito pressioni da parte dei finanziatori per ridurre la sua notevole durata. La première era prevista per l’anno scorso, ma una lunga battaglia sulla durata e sul formato ne ha ritardato l’uscita. Schnabel aveva contrattualmente accettato di consegnare un lungometraggio a colori di due ore. Invece, ha consegnato un lungometraggio di due ore e mezza, in parte in bianco e nero. Il tira e molla che ne è seguito è durato più di un anno, ma alla fine Schnabel ha avuto la meglio. La versione presentata a Venezia è quella che aveva previsto, senza tagli.

Girato a Roma, In the Hand of Dante adatta il romanzo di Nick Tosches, un viaggio nel tempo che intreccia due trame: una storia del XIV secolo con Dante stesso e la storia moderna di uno studioso che sfida la mafia mentre viene coinvolto in un pericoloso affare di manoscritti.

Il cast è uno dei più eclettici dell’anno: Oscar Isaac, Gal Gadot, Jason Momoa, John Malkovich, Gerard Butler, Al Pacino e Martin Scorsese, il quale potrebbe avere anche solo un piccolo ruolo o un cameo.