In Time è un film
che ha conquistato una grande fetta di pubblico mondiale grazie
alla sua raffinatezza e alla sua capacità di analisi riguardo il
tempo e il mondo in cui viene usato in un mondo non molto lontano
dal nostro, in grado di riflette in qualche modo il presente.
Uscito nel 2011 e diretto da Andrew Niccol, questo
film rappresenta un mondo distopico in cui il tempo diventa mera
moneta di scambio e in cui le persone lottano per riuscire ad avere
questa valuta che gli permetta di vivere per sempre. Ecco,
allora, dieci cose da sapere su In Time.
In Time film
1. Ci sono riferimento a
personaggi storici. La combinazione per aprire la volta
temporale di Philippe, 12 2 18 09, è la data in cui nacque Charles
Darwin, ovvero il 12 febbraio del 1809. Inoltre, questa è anche la
data in cui nacque Abraham Lincoln.
2. Stipendi in
tempo. In questo
film, ogni giorno i cronometristi ricevono uno stipendio di
tempo dalla sede centrale. Questa forma di pagamento viene chiamata
con il nome di per diem. In latino, per diem significa per ogni
giorno.
3. Un formato temporale
differente. In In Time, il formato dell’ora degli
orologi è in YYYY WW D HH MM SS, ovvero anni, settimane, giorni,
ore, minuti e secondi. Molto diverso da mesi e giorni, come ci si
aspetterebbe e si usa comunemente.
In Time streaming
4. Il film è disponibile in
streaming digitale. Chi volesse vedere o rivedere ancora
questo film, è possibile farlo grazie alla sua presenza sulle
diverse piattaforme di streaming digitale come Chili, Infinity e
Netflix.
In Time cast
5. Attori giovani come i
protagonisti. In un film che riguardano persone che
smetterebbero di invecchiare a 25 anni, molti degli attori, tra cui
Cillian Murphy e Justin Timberlake, avevano tra i 20 e i 30
anni. Amanda Seyfried, tuttavia, aveva davvero 25
durante le riprese.
6. È un film dove si è
corso molto. Secondo gli attori protagonisti del film,
ovvero Justin Timberlake e Amanda Seyfried, pare che in questo film si
corra più che in molte altre pellicole che siano mai state viste.
Le uniche eccezioni al film sarebbero Lola corre (1998) e
Forrest Gump (1994).
7. Justine Timberlake si è
convinto del film dopo qualche incontro. L’attore ha avuto
due o tre incontri con Andrew Niccol, regista del film, prima di
decidere di accettare la parte. Stando alla sue dichiarazioni
“penso che le mie conversazioni con lui siano state la maniera più
utile per scoprire i personaggi. Anche perché pensavo che l’idea
fosse magnifica e che Andrew sia molto prolifico con questa
tipologia di concetti”.
8. Un trailer basato sul
tempo. Prima di guardare il film, potrebbe essere
opportuno vederne il trailer
per capire se In Time possa essere un film adatto ai propri gusti e
capace di soddisfare la propria voglia di cinema.
In Time trama
9. Una vita in cui non si
invecchia.In Time è un film ambientato nel
futuro, più precisamente nel 2169, in cui il gene
dell’invecchiamento è stato isolato e sconfitto. Al fine di evitare
la sovrappopolazione, il tempo è diventato la moneta di scambio con
lui la gente paga per poter acquistare dei beni di qualsiasi tipo,
siano di prima necessità o di lusso.
10. Negoziare per
sopravvivere in eterno. In questa società futuristica ci
sono differenze abbastanza nette da i ricchi, che possono vivere in
eterno, e tutti gli altri che si trovano a dover negoziare per
poter essere immortali. Quando un giovane povero si trova ad
entrare in possesso di una vera fortuna, ma in ritardo per salvare
l’amata madre, si assiste alla sua fuga, inseguito dai guardiani
del tempo, i poliziotti di quel mondo.
In Time è un film del
2011 diretto da Andrew Niccol, con protagonisti Justin Timberlake e
Amanda Seyfried. L’uscita nelle sale
cinematografiche negli Stati Uniti è avvenuta il 28 ottobre 2011.
Il film verrà distribuito nelle sale italiane il 17 febbraio 2012 a
cura della Medusa Film.
Dal Comic-Con ecco il trailer di “In
Time”, il thriller di fantascienza, interpretato da Justin
Timberlake, Amanda Seyfried, Cillian Muphy, Alex
Pettyfer, e Olivia Wilde.
La notizia arriva da Bleeding
Cool, che annuncia un nuovo arrivo nel cast di In
The Vally Of Violence. L’attrice Karen
Gillan, dopo la sua partecipazione ad
Oculus, lavorerà con gli attori già
scritturati, John Travolta e Ethan Hawke. Karen
Gillan interpreterà Ellen, la sorella maggiore del
personaggio che avrà invece il volto di Taissa
Farmiga.
In The Valley of
Violence è prodotto dalla Blumhouse di Jason
Blum e sarà diretto da Ti West. Una storia di
vendetta, ambientata nel West del 1890, nella quale Ethan Hawke
sarà un cacciatore di taglie, mentre John Travolta dovrebbe
interpretare un pittoresco villain. Ricordiamo che Karen
Gillan avrà anche un ruolo in Guardians of The
Galaxy, dove sarà Nebula, figlia adottiva di
Thanos.
Partite a Latina le riprese del
film In The Trap, film di genere horror
psicologico diretto Alessio Liguori e prodotto
dalla DreamWorldMovies di Luigi De
Filippis, in co-produzione con la Mad Rocket
Entertainment.
Il film, che si avvale di un cast
internazionale composto tra gli altri da Jamie Paul, Sonya
Cullingford e David Bailie, insieme
all’attrice italiana Miriam Galanti, ruota intorno
alla storia di Philip, uno schivo correttore di bozze, costretto da
una forza demoniaca a rifugiarsi all’interno del suo appartamento
da oltre due anni.
Il film horror made in Italy
Inthe Trap diretto da
Alessio Liguori e con protagonista tra gli altri
David Bailie, volto già conosciuto grazie alla saga di Pirati dei
Caraibi, e Miriam Galanti, attrice emergente del cinema
italiano, arriverà nelle sale italiane dal 26 marzo 2020.
Dopo il grande successo al Marché
du Film dell’ultimo Festival di Cannes e dopo essere approdato
anche al 76° Festival di Venezia, il film di Liguori, regista
italiano tra le promesse del cinema di genere, è diventato un vero
e proprio caso cinematografico, grazie all’interesse dimostrato da
molti paesi europei, tanto da essere in gara nella sezione
Méliès D’Argent Competition del Festival di Trieste.
In The Trap,
il film
Scritto da Daniele Cosci e
realizzato in larga parte nella scenografia ricostruita all’interno
degli studi della Latina Film Commission, In The Trap,
girato in lingua inglese, è una pellicola prodotta da
Dreamworldmovies e Mad Rocket Entertainment.
Il film racconta la storia di
Philip, un giovane convinto che una forza oscura stia tentando di
impossessarsi di lui e da due anni vive recluso nel proprio
appartamento. Nella sua vita tuttavia irrompe Sonia, una vicina di
casa che lo farà riflettere sulle proprie paure. Da questo momento
in poi, gli eventi prenderanno una piega inaspettata e getteranno
una luce sinistra anche sul passato dello stesso protagonista.
L’intera vicenda si svolge
all’interno della casa di Philip, una vera e propria
prigione-labirinto che, grazie ad un accurato montaggio e ad una
regia claustrofobica, diventa essa stessa protagonista insieme ai
personaggi che ne entrano in contatto.
In The Trap: trama
Il film narra la storia di Philip
(Jamie Paul), un giovane correttore di bozze prigioniero da due
anni nel suo appartamento. Il ragazzo è sicuro che una forza
maligna voglia impossessarsi di lui e non riesce a liberarsi da
questa idea, nemmeno con l’intervento di Padre Andrea, il suo unico
contatto con il mondo esterno. Grazie alla conoscenza di Sonia
(interpretata da Miriam Galanti), una vicina di casa, Philip
inizierà ad aprire gli occhi, rendendosi conto che quello che sta
vivendo è forse frutto solo della sua fantasia. Ma niente è come
sembra e qualcosa o qualcuno ha infatti creato apposta una trappola
mentale per incastrarlo in maniera definitiva.
In the Soop:
Friendcation è la nuova serie coreana in arrivo su
Disney+
In the Soop: Friendcation:
quando esce e dove vederla in streaming
In the Soop: Friendcation
in streamingsarà disponibile in Italia dal 19
ottobre in esclusiva su Disney+.
In the Soop: Friendcation:
trama e cast
Con Park Seo-jun (The
Marvels), il rapper Peakboy, Choi Woo-shik
(Parasite), Park Hyung-sik (Soundtrack #1) e V
dei BTS, In the Soop: Friendcation offre al
pubblico uno sguardo ravvicinato sulla vita di questi cinque amici
famosi, che si allontanano dalla loro quotidianità per staccare la
spina in un rilassante viaggio a sorpresa.
In the Soop:
Friendcation è uno spinoff della serie IN THE SOOP ed è
l’ultima novità che si aggiunge alla library di intrattenimento, in
continua espansione, disponibile su Disney+. I fan del K-Pop possono anche
godersi BTS: PERMISSION TO DANCE ON STAGE – LA, attualmente
disponibile su Disney+. Questo esclusivo film concerto
in 4K presenta l’esibizione live dei BTS al Sofi Stadium di Los
Angeles nel novembre 2021.
In “In
The Mud” (titolo originale: “En El Barro”) di
Netflix, un gruppo di cinque donne si
ritrova in una situazione precaria quando un incidente le lega per
sempre. La serie, creata da Sebastián Ortega, segue Gladys Borges,
Marina Delorsi, Olga Giulani, Yael Rubial e Soledad Rodríguez, il
cui viaggio prende una piega inaspettata quando il mezzo che le sta
trasportando in prigione ha un incidente lungo la strada. Tuttavia,
tutte le donne citate escono illese e le autorità le portano in
prigione. Non appena raggiungono il penitenziario di La Quebrada,
si rendono conto che le loro vite non saranno più le stesse e che,
se vogliono sopravvivere, dovranno restare unite e navigare in un
mondo governato da forze potenti. Man mano che la storia procede,
svelano un terrificante mistero nascosto nelle profondità delle
mura del penitenziario, che coinvolge sparizioni inspiegabili.
Mentre cercano di trovare la
persona responsabile di queste sparizioni, Gladys e le altre donne
del gruppo cambiano personalità per integrarsi nella pericolosa
gerarchia della prigione e adottano comportamenti che le aiutano a
guadagnarsi la fiducia delle altre detenute. La narrazione della
serie si concentra principalmente su come queste donne cercano di
adattarsi e capire come salvarsi da situazioni pericolose. Inoltre,
esplora anche temi come il sistema carcerario, la corruzione e il
traffico di esseri umani per arricchire la storia. Mescolando
questi elementi, la serie mantiene la storia con i piedi per terra
e sfuma il confine tra finzione e realtà, dando l’impressione che
tali eventi potrebbero svolgersi al di là dello schermo.
In The Mud è una storia di
fantasia che mostra il sistema carcerario con autenticità
Sebbene la serie sia di fantasia e
sia uno spin-off della serie del 2016 El Marginal, In The Mud
prende molta ispirazione dal funzionamento del sistema carcerario
in tutto il mondo, in particolare in Sud America. La serie mostra
come le donne affrontano condizioni difficili nella prigione di La
Quebrada, dove celle sovraffollate, risorse scarse e la paura
onnipresente della corruzione rispecchiano le esperienze vissute da
migliaia di donne dietro le sbarre. Nella serie, le donne sono in
carcere per diversi reati, come omicidio, tentato rapimento e altro
ancora. Nella realtà, molte di loro stanno scontando una pena per
reati minori legati alla droga. Le statistiche mostrano che paesi
come l’Argentina, il Brasile e l’Ecuador incarcerano tra il 60% e
l’80% delle detenute per tali reati.
C’è stato un aumento significativo
del tasso di incarcerazione femminile in Sud America, soprattutto
in Argentina. Le ragioni principali di questo aumento sono la
povertà, il coinvolgimento in attività illegali e l’esclusione
sociale. Nel frattempo, le carceri femminili violano i diritti
umani, offrono un accesso pericoloso all’assistenza sanitaria e non
forniscono programmi educativi adeguati. Inoltre, la violenza di
genere all’interno delle carceri è un altro elemento fondamentale
della serie, che è stato rappresentato in modo efficace. Un
rapporto del 2024 rivela che molte strutture sottopongono
frequentemente le donne a perquisizioni corporali invasive,
isolamento prolungato e restrizioni senza alcuna valutazione
individuale. Tali pratiche spesso aumentano il rischio di abusi e
violenze. Mettendo in evidenza questi aspetti nella serie, gli
autori hanno voluto mantenere la narrazione realistica e aggiungere
realismo, esplorando al contempo come vivono le donne in condizioni
così sconvolgenti.
Per Sebastián Ortega era molto
importante mostrare come funziona il sistema carcerario in
Argentina e in altri paesi. Per farlo, l’autore ha parlato con
donne che hanno trascorso la loro vita in penitenziari. In
un’intervista,
ha dichiarato: “Ci sono tratti della personalità e motivi di
incarcerazione che sono stati ispirati dalle storie raccontate da
alcune delle donne detenute con cui abbiamo parlato”. Il creatore
ha tratto ispirazione dai racconti di prima mano per dare forma a
personaggi autentici le cui lotte e paure riflettono esperienze
reali. D’altra parte, la serie non si limita a drammatizzare la
lotta delle detenute e le loro condizioni di vita, ma la radica
nella cruda realtà. Questa storia è più di un semplice dramma
carcerario per il creatore della serie.
In The Mud affronta il tema della
tratta di esseri umani
Oltre a concentrarsi sulla vita
delle donne in carcere, “In The Mud” esplora anche il tema della
tratta di esseri umani attraverso i personaggi di Cecilia Moranzón
e del dottor Soriano. Moranzón è la direttrice del penitenziario di
La Quebrada, mentre Soriano lavora come medico della prigione.
Inizialmente, entrambi sembrano lavorare per il miglioramento della
struttura. Tuttavia, le detenute si rendono presto conto che
entrambe queste figure chiave stanno usando il loro potere per
sfruttare le donne, in particolare le giovani madri, per una rete
di traffico che trasforma il carcere in un luogo dove trovare
potenziali vittime. Nella serie, Moranzón sottrae i neonati e i
bambini piccoli alle loro madri e li dà in adozione senza nemmeno
chiedere il permesso ai genitori. Il medico si unisce al suo piano
malvagio, guadagnando un sacco di soldi. Anche se la serie
attribuisce a Moranzón un motivo diverso per gestire un giro di
adozioni illegali, “In The Mud” mostra il Sud America come una
delle regioni più colpite dal traffico di esseri umani.
Nel giugno 2024, un bambino di 5
anni di nome
Loan Danilo Peña è misteriosamente scomparso dalla contea di
Corrientes in Argentina. All’inizio, la sua famiglia credeva che il
bambino fosse solo scappato. Tuttavia, con il passare del tempo, le
autorità investigative si resero conto che il caso poteva essere
collegato al traffico di minori. Perquisirono la zona circostante,
setacciando i campi, ma non trovarono traccia di Loan. Di
conseguenza, non solo le autorità, ma anche la comunità cominciò a
pensare che il bambino potesse essere caduto vittima del mondo
crudele del traffico di minori, dove i bambini vengono strappati
alle loro famiglie e mandati in luoghi lontani prima che i loro
genitori naturali o chiunque altro possa trovarli. Secondo un
rapporto, tra il 2020 e il 2023, un totale di 5.075 persone sono
state liberate dalle reti di traffico di esseri umani.
Secondo Ana Gabiraldi, che
interpreta Gladys Borges nella serie, crimini efferati come il
traffico di esseri umani e il traffico di bambini avvengono nella
vita reale, ed è proprio questo che il titolo intende mettere in
evidenza. In un’intervista, ha
osservato: “Ci sono questi crimini contro i minori e il
traffico di esseri umani. Cosa facciamo? Sì, certo, il traffico di
bambini esiste. Loan è scomparsa e non si è più saputo nulla di
lei. E ce ne saranno molti altri di cui non sappiamo nulla“.
Intrecciando questi parallelismi con il mondo reale nella trama,
”In The Mud” confonde i confini tra realtà e finzione. La serie non
usa il traffico di esseri umani solo come espediente narrativo, ma
rispecchia le inquietanti verità che affliggono le comunità di
tutto il Sud America. Questo approccio non solo aumenta l’impatto
emotivo, ma sensibilizza anche su crimini che spesso rimangono
nascosti.
La serie Netflix esplora le gang
carcerarie con una lente realistica
Quando Gladys e il gruppo entrano
nella prigione di Le Quebrada, si rendono conto che la prigione è
stata divisa in due tribù diverse. Una è guidata da Maria, mentre
l’altra è capeggiata da La Zurda. Tuttavia, le cose cambiano quando
Amparo prende il controllo della banda di Zurda, rendendo la
situazione ancora più terrificante. Queste due tribù sono molto
diverse tra loro e c’è sempre una lotta per il potere e il
controllo, con ciascuna parte che cerca costantemente di affermare
la propria supremazia sulle regole e sulle risorse della prigione.
Quando le cose si fanno difficili, entrambe le fazioni ricorrono
alla violenza, volendo mandare un messaggio chiaro: la supremazia è
la cosa più importante all’interno di una prigione. Questa lotta
costante mostra come operano le vere bande carcerarie, che si
ritagliano territori e impongono i propri codici all’interno delle
mura del penitenziario. Di conseguenza, mette anche in luce come le
fazioni opposte ricorrano alla violenza e instillino paura nelle
menti dei propri avversari.
Le lotte tra due bande rivali sono
una triste realtà delle prigioni e ci sono stati diversi casi in
cui sono scoppiate vere e proprie rivolte all’interno del carcere.
Nel giugno 2023, almeno 46 donne sono morte in una rivolta
scoppiata in un carcere femminile in Honduras. Secondo la BBC, è
scoppiata una rissa tra due bande rivali e la situazione è
degenerata quando una banda ha dato fuoco a una cella per vendetta.
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, un
rapporto suggerisce che le gang carcerarie sono prevalentemente
maschili. Tuttavia, circa il 3-10% di queste fazioni è composto da
donne. “In The Mud” traspone questa brutale realtà nella sua
narrazione, utilizzando la rivalità tra due fazioni per riflettere
le divisioni profonde che spesso caratterizzano la vita dietro le
sbarre. La tensione continua e le improvvise esplosioni di violenza
mostrano come le gang carcerarie reali mantengano il potere e il
controllo. La serie non glorifica la violenza, ma la ritrae in modo
tale da convincere tutti che questo è l’unico modo in cui queste
donne possono sopravvivere a La Quebrada. In questo modo, la serie
traccia un parallelo inquietante con eventi reali, ricordando agli
spettatori che tali lotte di potere sono una realtà nelle carceri
di tutto il mondo.
La serie Netflix In The Mud (titolo originale:
“En El Barro”) è la storia avvincente di cinque donne che cercano
di dare un senso alla propria vita in un penitenziario femminile in
Argentina. La serie in lingua spagnola segue le vite di Gladys
Borges (Ana Garibaldi), Marina Delorsi (Valentina Zanere), Yael
Rubial (Carolina Ramírez), Olga Giuliani (Erika de Sautu Riestra) e
Selodad Rodriguez (Camila Peralta), che si ritrovano in una
situazione terrificante durante il loro trasferimento al carcere di
La Quebrada. Tuttavia, una volta entrate tra le mura del carcere,
il loro legame si rafforza mentre si proteggono a vicenda in un
ambiente pronto a distruggerle. Man mano che la loro storia
procede, si trovano faccia a faccia con diverse fazioni che
controllano la struttura e affermano la propria supremazia sulle
altre. Di conseguenza, scoprono che il direttore del carcere sta
portando avanti un piano orribile che sfrutta le detenute. Ora
spetta a Gladys e al gruppo svelare i bizzarri piani del direttore
mentre affrontano le minacce che sorgono all’interno delle mura
dell’istituto di correzione. SPOILER IN ARRIVO.
Cosa succede in In The Mud
La serie inizia con la polizia che
cattura sette donne per diversi crimini. La polizia sta portando
queste sette donne alla prigione di La Quebrada, dove sconteranno
le rispettive pene. Le donne – Gladys Borges, Olga Giulani, Marina
Delorsi, Amparo Vilches (Ana Rujas), Yael Rubial, Romina Duarte e
Soledad Rodriguez – salgono sul furgone e iniziano a riflettere sul
perché si trovano in una situazione del genere. Tuttavia, le cose
prendono una piega drammatica quando un gruppo di aggressori tende
un’imboscata al furgone, facendolo cadere in uno specchio d’acqua.
Gli assalitori tornano su un gommone e aprono la porta posteriore
del furgone. Ben presto, tutti si rendono conto che il gruppo è
guidato dal fidanzato di Amparo, che vuole tirarla fuori dal
veicolo della prigione. Ci riesce, mentre le altre donne cercano di
salvarsi mentre il furgone affonda lentamente nell’acqua torbida.
Fortunatamente, Gladys riesce a prendere le chiavi delle manette e
inizia a liberare le donne in modo che possano nuotare fuori
dall’acqua. Gladys riesce a salvare quattro donne e cerca di
salvare anche Romina, ma non riesce ad aprire le sue manette in
tempo. Di conseguenza, Romina muore. Tutte le donne rimaste
riescono in qualche modo a raggiungere la riva e la polizia le
porta in prigione.
Quando arrivano nel penitenziario,
capiscono che dovranno restare unite e aiutarsi a vicenda per
sopravvivere. Nessuna di queste donne è mai stata in prigione e
proviene da contesti sociali diversi. Tuttavia, Gladys conosce il
mondo criminale perché è la moglie di Marito Borges, un famoso
criminale argentino, e ha un’idea di come affrontare questa fase
della sua vita. Tuttavia, il gruppo scopre che la prigione è
controllata da due fazioni, entrambe desiderose di affermare il
proprio dominio sulle risorse della prigione. Maria è a capo di una
fazione e Zurda dell’altra. Maria e Zurda sono vicine alla
direttrice della prigione, Cecilia Moranzón (Rita Cortese), ed è
per questo che i loro gruppi ottengono la maggior parte delle
risorse. Tuttavia, quando Maria scopre che sua nipote, Romina, è
morta nell’incidente del furgone della prigione, decide di dare una
lezione a Gladys e al gruppo.
Nel frattempo, Zurda e il suo
gruppo producono contenuti per adulti all’interno della prigione,
il che dà loro la possibilità di usare telefoni e wi-fi. Mentre il
gruppo continua il suo viaggio, incontra situazioni pericolose
mentre cerca di inserirsi nella gerarchia della prigione. Nel
frattempo, la direttrice della prigione sta orchestrando un piano
mortale all’interno delle mura della prigione, sfruttando giovani
madri incinte come parte della sua operazione contorta. Altrove, la
polizia finalmente cattura Amparo e la porta a La Quebrada dopo
aver ucciso il suo fidanzato. Il suo arrivo in prigione sconvolge
tutto e Maria sente che Amparo deve morire, incolpandola della
catena di eventi che ha portato alla morte di sua nipote. Nel
frattempo, Zurda promette di tenere in vita Amparo perché il suo
compagno conosceva Cuervo. Alla fine della stagione, Maria chiede
l’aiuto di Gladys per eliminare Amparo. D’altra parte, Gladys viene
a conoscenza del complotto della direttrice e vuole smascherarla.
Man mano che la situazione diventa sempre più pericolosa, il gruppo
deve trovare un modo per proteggersi e stare un passo avanti ai
propri nemici. Devono decidere di chi possono fidarsi prima che
accada qualcosa di terribile.
Il finale di In The Mud: Moranzón
e Soriano sono stati arrestati per traffico di esseri umani?
Anche se la storia si concentra
principalmente su Gladys e sul gruppo che arriva in prigione dopo
l’incidente, esplora anche un terrificante piano orchestrato dalla
direttrice della prigione, Cecilia Moranzón. La prigione è divisa
in tre parti, una delle quali è l’ala familiare. In quell’ala, le
madri giovani e anziane possono vivere con i propri figli. Inoltre,
le future mamme condividono lo spazio in attesa di partorire.
Moranzón porta le future mamme a una bella cena, dicendo loro come
dovrebbero prendersi cura di sé stesse e mostrando loro affetto.
Tuttavia, si scopre che lei approfitta di queste giovani madri e dà
i loro bambini a coppie benestanti desiderose di avere un figlio.
Ma lei non è sola in questo piano; anche il medico della prigione,
Soriano, fa parte di questo complotto. Incredibilmente, le autorità
non dicono mai alle madri cosa è successo ai loro bambini;
sostengono invece che la salute del bambino è delicata e che un
team di medici si sta prendendo cura del piccolo.
In realtà, i bambini non tornano
mai dalle loro madri. I suoi piani vengono alla luce quando due
nuove madri, Noelia e Patricia, muoiono durante il parto. Prima di
partorire, Noelia diventa paranoica e non vuole avere il bambino.
Sente che “loro” (Moranzón e Soriano) le porteranno via il bambino.
Tuttavia, le sue condizioni peggiorano e deve partorire. Dopo il
parto, Moranzón prende il bambino con sé, lasciando la madre in
grande angoscia. Pochi istanti dopo, quando Noelia apre gli occhi,
litiga con Soriano e rivela che lui l’ha violentata. Inoltre, lo
accusa di aver fatto esattamente ciò che aveva pianificato. Per
calmarla, le fa un’iniezione. Tuttavia, Noelia muore, creando
ulteriori problemi al direttore della prigione. Nel frattempo, il
governatore Faccia convoca la direttrice della prigione nel suo
ufficio e la affronta riguardo al traffico illegale di adozioni.
Tuttavia, le promette che non verrà fuori nulla se lei aiuterà lui
e sua moglie ad adottare un bambino di una delle detenute.
Nel frattempo, Sergio Antin, che
conosce Gladys e odia Moranzón, vuole l’aiuto di Gladys per
smascherare il direttore della prigione. Antin lavora per il
governo e vuole diventare il prossimo commissario di pubblica
sicurezza di Buenos Aires. Tuttavia, Moranzón sta cercando di
diventare lo stesso, e se lei aiuta Faccia con l’adozione,
diventerà il nuovo ufficiale di pubblica sicurezza. Mentre cerca di
raccogliere prove contro Moranzón, Gladys entra nel suo ufficio e
prende i fascicoli delle madri a cui Moranzón ha portato via i
figli. Tuttavia, vengono scoperti da Alan, l’agente penitenziario.
Lei gli racconta del complotto e gli mostra un fascicolo che prova
che sua madre naturale è stata costretta a darlo in adozione. Alan
sostiene Gladys e chiede alla sua madre adottiva la stessa cosa.
Lei non esita a dirgli la verità, così tutti i documenti finiscono
nelle mani di Antin. Lui affronta Faccia riguardo alla cospirazione
e lo minaccia, avvertendolo che rivelerà come anche Faccia abbia
ricevuto aiuto da Moranzón.
Dopo aver sentito questo, Faccia
ordina di arrestare Moranzón e il suo complice, Soriano, con
l’accusa di traffico di esseri umani e gestione di un giro di
adozioni illegali. La direttrice della prigione ritiene di non aver
fatto nulla di male perché non ha mai voluto che i neonati
trascorressero la loro vita in prigione. Quando era più giovane, ha
aiutato una madre a ottenere la custodia di suo figlio. Ha detto
alle autorità che la madre del bambino era sobria da due anni e
che, secondo questa logica, il bambino avrebbe dovuto stare con
lei. Tuttavia, la madre continua a essere tossicodipendente e il
bambino muore. Questo particolare incidente l’ha sconvolta e le ha
fatto capire che i bambini non devono stare con genitori
problematici o criminali. Sebbene creda che le sue intenzioni
fossero per la sicurezza dei bambini, le sue azioni hanno superato
il limite morale, trasformando le sue buone intenzioni in
sfruttamento. Allontanando questi bambini dalle loro madri senza il
loro consenso, li priva dei loro diritti e crea un sistema basato
sulla paura e sul controllo. In definitiva, la sua prospettiva
rivela un pericoloso mix di protezione malintesa e abuso di
potere.
Chi ha ucciso Amparo?
La storia di “In The Mud” inizia
con Amparo che esce dal furgone della prigione con l’aiuto del suo
ragazzo. Tuttavia, non aiuta le altre donne presenti nel veicolo e
le lascia morire nel furgone che sta affondando. Fortunatamente,
cinque delle sei donne rimaste riescono a fuggire illese dalla
situazione pericolosa. Mentre tutte e cinque le donne vengono
portate in prigione, Amparo sembra godersi la vita con il suo
fidanzato, Cuervo. Sono entrambi criminali e fanno parte di una
banda. Ben presto, Amparo scopre di essere incinta e non vede l’ora
di dare la buona notizia al suo compagno. Tuttavia, la polizia fa
irruzione nel luogo in cui vivono e uccide Cuervo prima di portarla
a La Quebrada. Entra in prigione, ma non rivela di essere incinta.
Maria scopre che Romina è annegata a causa di Amparo e vuole farla
fuori. Di conseguenza, chiede aiuto a Gladys. La moglie di Marito
Borges ne parla con Antin e gli dice che lo aiuterà solo se lui
aiuterà lei. Escogitano un piano per assumere una ragazza
dall’esterno per uccidere Amparo.
La ragazza riesce a entrare nella
prigione, ma Gladys sa che non sarà facile uccidere Amparo perché
Zurda la protegge. Quindi, creano un diversivo per isolarla. La
ragazza mandata per uccidere la detenuta finalmente la trova e la
attacca. Ma prima che possa fare qualcosa di concreto, Amparo la
uccide. Questo incidente le fa capire che Zurda potrebbe stare
giocando con lei e vuole la sua morte. Mentre Amparo, conosciuta
anche come La Galiziana, continua a scalare la gerarchia
carceraria, subisce un aborto spontaneo. Ora, non avendo più nulla
da perdere, decide di diventare invincibile e inizia il suo
percorso dando una lezione a Maria. La mette alle strette e compra
uno dei soci di Maria, con l’intenzione di ucciderla e di farne un
esempio. Alla fine, Amparo uccide Maria. Di conseguenza, prende il
controllo del blocco di Zurda, afferma la sua autorità e si afferma
rapidamente come una forza inamovibile. Dopo la morte di Maria,
Gladys prende il suo posto e fa un piano per avvelenare la pelle di
Amparo con l’aiuto di Olga, che lavorava come chirurgo estetico nel
mondo esterno.
Le guardie carcerarie portano
Amparo in infermeria e le dicono che Soriano ha dato loro l’ordine
di portarla lì. Le somministreranno una flebo sottocutanea. Olga
aiuta il personale medico e insieme somministrano il liquido ad
Amparo. Tuttavia, la sua pelle inizia a diventare strana e lei
capisce chi le ha fatto questo. Così, Amparo e il suo gruppo
catturano Olga per punirla. Come punizione, Amparo ferisce l’occhio
della chirurgo plastico, inviando un messaggio agghiacciante alle
sue avversarie. Ora crede che sia giunto il momento di eliminare
Gladys e porre fine a tutto questo una volta per tutte. Mentre
mangia nella sala da pranzo dei detenuti, la galiziana dice a uno
dei suoi sostenitori di spegnere l’elettricità in modo da poter
uccidere Gladys. Non appena la luce si spegne, la sala da pranzo si
trasforma in un’arena di combattimento e Amparo attacca la sua
avversaria. Riesce a ferire Gladys alla gamba sinistra e alla
schiena prima di sferrarle dei pugni brutali.
Tuttavia, Gladys non si arrende e
la combatte con la stessa determinazione. Riesce a metterla al
tappeto e la prende a pugni prima di trascinare il suo corpo fuori
dalla sala da pranzo. Antin vede la scena, ma non dice nulla.
Sconfiggendo la galiziana, Gladys capisce di aver finalmente preso
il sopravvento. Sente il peso di ogni combattimento e di ogni
alleato che l’ha aiutata. Nonostante il caos che la circonda, non
ha perso la concentrazione, rifiutandosi di lasciarsi controllare
dalla paura. In quel momento, Gladys capisce il vero costo della
sopravvivenza in prigione ed è pronta a fare tutto il necessario
per proteggere se stessa e gli altri.
Yael Rubial ha dato sua figlia in
adozione?
Delle cinque donne sopravvissute
all’incidente del furgone, solo Yael si è trasferita nell’ala
riservata alle famiglie perché ha una figlia. Ha chiesto
ufficialmente alla direttrice della prigione, Cecilia Moranzón, di
portarle sua figlia in prigione. Dopo una lunga attesa, la figlia
di Yael, Brisa, arriva finalmente in prigione e lei inizia a
trascorrere del tempo con lei. Nel frattempo, il governatore Faccia
e sua moglie Eugenia sono seduti nello studio del medico. Ricevono
la notizia che se provassero di nuovo la fecondazione in vitro,
potrebbe essere pericoloso per la moglie del governatore. Dopo la
visita in clinica, il governatore e sua moglie visitano La Quebrada
per vedere l’ala familiare. Eugenia incontra Brisa e inizia a
legare con lei. La moglie del governatore ha apprezzato Brisa e
vuole passare più tempo con lei. Di conseguenza, le manda dei
regali. Inoltre, Eugenia chiede di vedere Brisa e di portarla fuori
per qualche ora.
Yael accetta e sua figlia trascorre
la giornata con la moglie del governatore. Qualche giorno dopo,
Eugenia chiede di trascorrere il fine settimana con Brisa. Anche se
Yael non voleva, alla fine accetta la richiesta e la bambina
trascorre il fine settimana con lei. Quando Faccia viene a sapere
del giro di adozioni illegali di Moranzón, la ricatta, chiedendole
di aiutare lui e sua moglie ad adottare ufficialmente Brisa. Il
medico della prigione dice che non sarà facile, ma il governatore
sa che lei può portare a termine il compito. Dopo aver trascorso il
fine settimana con Eugenia, Yael nota un cambiamento nel
comportamento di sua figlia, che sembra apprezzare il tempo
trascorso con Eugenia. Da un’altra parte, Moranzón parla con Yael
dell’adozione e le dice che Faccia e sua moglie possono dare una
vita migliore a sua figlia. Lei si rifiuta di firmare i documenti
per l’adozione. La salute di Brisa ha iniziato a peggiorare a causa
della permanenza in prigione e Faccia è arrivato per portarla in
ospedale. Tuttavia, Yael non sapeva che il direttore della prigione
aveva pianificato tutto e voleva che Yael firmasse i documenti per
l’adozione.
Yael sviene e Soriano la porta in
isolamento. Lui e Moranzón progettano di far sparire la madre di
Brisa prima di falsificare la sua firma sui documenti. Quando Antin
viene a sapere del giro di adozioni illegali e del coinvolgimento
di Faccia, minaccia il governatore di rivelare l’intero piano. Dopo
che le autorità arrestano Moranzón e Soriano, la figlia di Yael
torna da lei. Tuttavia, si rende conto che la prigione non è il
posto dove vuole crescerla. Incontra Eugenia, che le dice che sta
divorziando da Faccia dopo aver saputo cosa ha fatto a Yael.
Tuttavia, firmando i documenti per l’adozione, Yael chiede
formalmente a Eugenia di adottare Brisa. Alla fine, Yael mette da
parte i propri bisogni per proteggere il futuro di sua figlia,
sapendo che la prigione non è un posto per una bambina. Sopporta la
paura e il dolore per garantire la sicurezza di Brisa. Chiedendo a
Eugenia di adottarla, dà a Brisa la possibilità di avere una vita
normale e amorevole. Il sacrificio di Yael dimostra che il suo
amore è più forte delle sue difficoltà.
Marina esce di prigione?
Oltre a concentrarsi su Gladys e
Yael, “In The Mud” racconta anche la storia di Marina con grande
profondità. Marina entra in prigione dopo aver presumibilmente
ucciso il suo fidanzato, Martin. Un difensore d’ufficio sta
combattendo il suo caso e ha presentato ricorso per il suo
rilascio. Tuttavia, il tribunale respinge il ricorso perché la
famiglia del fidanzato è ricca e ha agganci. In prigione, incontra
Coca, che le dice che le presenterà un avvocato amico che può
aiutarla. Durante l’udienza, incontra la sua avvocatessa, Luna
Lunati, che le chiede se sta bene. All’udienza, il fratello del
fidanzato, Dario, testimonia e dice alla corte che Marina e lui
erano innamorati. Quando Luna incontra Marina dopo l’udienza, le
chiede di dirle la verità. Lei rivela che Martin era violento e
aveva una relazione strana con suo fratello. Condividevano tutto,
compresa Marina. Luna le dà una pen drive con le registrazioni
fatte a casa di Martin.
Dopo averle viste, Marina capisce
che entrambi i fratelli la registravano ogni volta che facevano
sesso. Ciò significa che Martin registrava Dario e Marina mentre
facevano sesso, mentre Martin registrava la sua ragazza e Dario
mentre facevano sesso, dimostrando che entrambi lavoravano insieme.
Tuttavia, Dario provava dei sentimenti per lei e ogni volta che
Martin le faceva del male, diceva a suo fratello che era
preoccupato per la sua salute. Nel frattempo, Luna raccoglie le
registrazioni delle telecamere a circuito chiuso della casa di
Martin e scopre che mancano alcune prove cruciali. Controlla e
scopre che la prova fondamentale è in possesso dell’ex avvocato di
Marina, Zarate. L’avvocatessa chiede aiuto a un amico, Miguel, per
recuperare la pen drive. Alla fine lui riesce a impossessarsi della
pen drive e raggiunge il tribunale. Luna dice ai giudici che ha una
prova cruciale che dimostrerebbe l’innocenza del suo cliente. I
giudici le permettono di mostrare un video della notte in cui
Martin è stato ucciso, sperando che riveli la verità.
Il video mostra che Dario era
presente in casa quando è avvenuto l’omicidio e che, quando ha
visto suo fratello maltrattare Marina, è arrivato da dietro e lo ha
ucciso. Di conseguenza, i giudici stabiliscono che le prove video
dimostrano che Dario potrebbe essere l’assassino e decidono di
riesaminare il caso. Così, Marina viene nuovamente incriminata e
finalmente esce di prigione. Grazie alle prove video decisive che
rivelano la verità, Marina ottiene finalmente la libertà dopo una
lunga e straziante prova. La libertà non significa solo lasciarsi
la prigione alle spalle, ma anche la possibilità di vivere senza
paura e a testa alta. Ogni passo fuori le ricorda la resilienza e
la forza che le sono servite per sopravvivere.
Il regista Wong Kar-Wai,
figura anomala del cinema hongkonghese, si è sempre impegnato con i
suoi film a ricercare l’essenza dei sentimenti umani, facendo di
questi il motore portante di racconti che esulano dai canoni
narrativi a cui si è abituati. Kar-Wai, infatti, lavora
primariamente sul potere dell’immagine, utilizzando le possibilità
e i mezzi del cinema per far emergere i contenuti di suo interesse.
Nel suo cinema è dunque fondamentale il fluire del tempo, filtrato
attraverso una percezione sentimentale in grado di isolare e dare
forma anche alle modificazioni più impercettibili della realtà. Il
suo capolavoro, da questo punto di vista, è il film del 2000
In the Mood for Love (qui la recensione).
Questo doveva originariamente essere
uno dei capitoli di un film a episodi dedicato al cibo, che
descrivesse il modo in cui questo influisce sulla vita della
comunità cinese di Hong Kong nel corso del tempo, ma durante la sua
lavorazione l’idea originale si è evoluta progressivamente fino a
prendere la durata di un lungometraggio a sé stante. In
the Mood for Love, tuttavia, non possiede una vera e propria
sceneggiatura, ma è primariamente il frutto di una serie di
suggestioni, immagini,
sentimenti e stati d’animo.
Assolutamente esplicativo è a tal proposito il titolo, che
racchiude il desiderio d’amore dei due
protagonisti. Un desiderio che si manifesta attraverso sguardi,
incontri fugaci, parole non dette, fino a disperdersi nel tempo
senza mai concretizzarsi.
Affinché tutto ciò emerga con
maggior chiarezza e forza, Kar-Wai per In the Mood for
Love non si avvale dell’uso della macchina a mano o di luci
naturali, ma al contrario fa ampio uso di tecniche di
ripresa stranianti come carrellate,
ralenti, frammenti racchiusi fra
dissolvenze al nero e primissimi piani così
ravvicinati da essere quasi astratti, il tutto con luci
particolarmente innaturali. Così facendo egli rende chiara la
dimensione emotiva del film, con una messa in
scena che esteriorizza l’animo dei due protagonisti e costruisce
un’atmosfera di cui lo spettatore diventa parte integrante.
Sentimenti e segreti alla base del racconto vengono così condivisi
con chi guarda, con un impatto emotivo particolarmente forte.
La trama e il cast di In the Mood for Love
In the Mood for Love è
ambientato nel 1962, a Shanghai. Qui il signor Cho
e la signora Chang si scoprono vicini di casa, con
incontri brevi e fugaci, finché, un giorno, il signor Cho non
invita la vicina fuori a cena e i due trovano il coraggio di
ammettere che i rispettivi coniugi portano avanti da mesi una
relazione adulterina. Da questo
momento i due instaurano una relazione parallela: si chiedono cosa
facciano la moglie e il marito quando sono insieme, com’è iniziata,
chi ha fatto il primo passo. Ciò che comincia come un sodalizio e
un gioco malsano, si trasforma ben presto in qualcosa di più. Le
frequenti assenze dei rispetti consorti, portano i due vicini a
sviluppare sentimenti reciproci sempre più, arrivando a un punto in
cui non riescono più a distinguere la realtà dalla fantasia.
Ad interpretare il signor Cho vi è
TonyLeung, tra i più noti attori
asiatici, nonché frequente collaboratore di Kar-Wai e recentemente
visto come villain nel film MarvelShang-Chi e la Leggenda dei
Dieci Anelli. Ad interpretare la signora Chang, invece, vi
è l’attrice Maggie Cheung, a sua volta
frequente collaboratrice di Kar-Wai e tra le più note attrici
asiatiche di sempre. Entrambi, con In the Mood
for Love, si sono trovati a dover improvvisare la gran parte
delle loro scene, su richiesta del regista. L’obiettivo,
coerentemente con l’intento del film, era quello di far emergere
una forte spontaneità nelle interazioni dei loro personaggi. La
Cheung, inoltre, indossa nel film oltre 40 abiti diversi e sfoggia
diverse capigliature. Attraverso questo stratagemma si può infatti
avvertire il cambiare delle stagioni e l’inesorabile trascorrere
del tempo.
La colonna sonora di In the
Mood for Love
Oltre ai sinuosi movimenti di
macchina, alle luci non naturalistiche, agli abiti e alle
interpretazioni dei due protagonisti (Leung è stato premiato per la
Miglior interpretazione maschile al Festival di Cannes)), In the Mood for
Love esprime il suo senso più profondo anche attraverso la
colonna sonora. Questa si fa a sua volta
espressione dei pensieri e degli stati d’animo dei due (non)
amanti, esprimendo quel senso di incertezza e mistero attraverso un
brano come Quizas, Quizas, Quizas, di
Nat King Cole, tra i più noti tra quelli presenti
nel film. Un tango che esprime quel senso di danza perpetua che i
protagonisti compiono senza però giungere mai ad un concretizzarsi
del loro amore. Altrettanto popolare è Yumeji’sTheme, del compositore Shigeru
Umebayashi, che a sua volta sembra descrivere in musica
l’altalena emotiva dei due protagonisti.
Il trailer di In the Mood for
Love e dove vedere il film in streaming e in TV
Attualmente In the Mood
for Love non è presente, in Italia, su nessuna delle
principali piattaforme streaming TVOD (Transactional Video On
Demand) o SVOD (Subriscription Video on
Demand) come Netflixo PrimeVideo. Il film, tuttavia, è presente nel
palinsesto televisivo di mercoledì 15 marzo alle ore
21:10 sul canale Rai Movie. Sarà
dunque poi possibile recuperarlo anche, per un limitato periodo di
tempo, sulla piattaforma Rai
Play.
In the Mood for Love è il film culto del 2000
diretto da Wong Kar-Wai e con protagonisti Tony Leung, Maggie
Cheung, Rebecca Pan, Lai Chen, Gong Li.
La trama di In the Mood for
Love: Un uomo e una donna a Hong Kong, all’inizio degli
anni sessanta: storia dei brevi incontri ritrosi tra il signor Chow
e la signora Chan, vicini di casa che scoprono casualmente che i
rispettivi coniugi sono amanti e inscenano, come in una prova, le
rispettive rivelazioni. Si incontrano, si chiedono cosa staranno
facendo gli altri due, si parlano come se parlassero a loro, si
guardano allontanarsi, e inevitabilmente, senza dirselo mai,
finiscono per amarsi.
In the Mood for Love,
l’analisi
“Fu un momento imbarazzante.
Lei se ne stava timida a testa bassa per dargli l’occasione di
avvicinarsi, ma lui non poteva, non ne aveva il coraggio. Allora
lei si voltò e andò via.”
Nel repertorio di film
sentimentali, In the Mood for Love è
indubbiamente tra i più sofisticati ed evocativi.
I due protagonisti vivono un
rapporto inizialmente discreto, fondato sul riserbo e un comune
dolore, la condivisione implicita di un tradimento: si accorgono
della relazione fra i rispettivi coniugi attraverso piccoli indizi,
una borsa, una cravatta identici. Alla ricerca dell’equilibrio di
una verità da tacere agli altri, il signor Chow e la signora Chan
maturano progressivamente una complicità e un’empatia che diventa
amore inespresso, intrappolato nel non detto eppure intimo e
profondo. Le loro anime si muovono all’unisono, ma i due si
sfiorano appena, imprigionati nelle convenzioni che scandiscono le
loro vite.
Fra brevi incontri, cene,
passeggiate notturne in strade deserte e attese sotto la pioggia,
lo scorrere del tempo è sottolineato dagli eleganti abiti di lei e
da una colonna sonora che si fa espressione dei pensieri dei due
(non) amanti: lo struggente tema ricorrente Yumeji’s theme
dilata gli istanti fra sinuosi ralenti, le note di Quizàs,
quizàs, quizàs danno voce allo struggimento dei due
protagonisti.
Wong Kar-Wai
orchestra poeticamente questo malinconico viaggio di un amore
sospeso e intangibile attraverso una regia pronta a focalizzarsi su
ogni dettaglio, riprendendo i due da originali angolazioni e, con
un suggestivo stratagemma, lasciando sempre sullo sfondo gli
adulteri coniugi: questi ultimi sono solo una voce fuori campo o
talvolta ripresi di spalle, inconsistenti agli occhi degli
spettatori.
Tra spazi angusti in cui vive una
sensualità reticente, la calda fotografia di Christopher
Doyle, spesso soffusa, sottolinea sguardi e gesti di
estremo pudore, immortalando i due perfetti protagonisti: la
leggiadra e raffinata Maggie Cheung e uno
struggente Tony Leung, premiato come migliore
attore al Festival di Cannes per la sua palpitante e
allo stesso tempo delicata interpretazione.
Il sentimentalismo soft di
In the Mood for Love lo rende una
pellicola indimenticabile e una riflessione sulle scelte che
condannano all’abbandono, lasciandoci prigionieri di una
malinconica memoria: “Quando ripensa a quegli anni lontani, è
come se li guardasse attraverso un vetro impolverato: il passato è
qualcosa che può vedere, ma non può toccare; e tutto ciò che vede è
sfocato, indistinto”.
Alimentato da occasioni non colte,
il ricordo è così sublimato nel silenzio e nell’imponenza di un
edificio cambogiano che consegna l’amore irrealizzato
all’immortalità.
Quest’anno, Cannes Classics
celebrerà il 20° anniversario di In the Mood for
Love di Wong Kar-wai, prima della
sua uscita sul grande schermo nell’estate del 2020 in tutto il
mondo!
Presentato nella Selezione Ufficiale
e in Concorso nel 2000, In the Mood for
Love, diretto dal regista di Hong Kong Wong
Kar-wai, ha vinto il Premio Interpretazione maschile al
suo attore protagonista Tony Leung e si è
aggiudicato il Gran Premio della Commissione tecnica superiore.
Il restauro in 4K del film
realizzato dal negativo originale è stato condotto da Criterion e
L’Immagine Ritrovata sotto la supervisione di Wong
Kar-wai.
In the Mood for
Love, presentato per la prima volta il 20 maggio
2000, sarà proiettato al 73 ° Festival di Cannes, con la partecipazione
di Wong Kar-wai.
In the Mood for Love di Wong
Kar-wai con Tony Leung e Maggie Cheung. Direttore della fotografia: Christopher Doyle. Musica: Shigeru Umebayashi.
Restauro 4k dal negativo originale
supervisionato da Wong Kar-wai ed eseguito da Criterion (New-York)
e L’Immagine Ritrovata (Bologna).
Il film sarà distribuito in tutto il
mondo grazie a Janus Films (USA, Regno Unito, Australia / Nuova
Zelanda), The Jokers Films (territori di lingua francese), Koch
Films (territori di lingua tedesca), Avalon DA (Spagna), Leopando
Filmes ( Portogallo), Inoekino (CIS), Asmik Ace (Giappone),
Catchplay Inc. (Taiwan), NK Contents (Corea del Sud).
Le sale cinematografiche italiane
riaprono le porte e riaccendono gli schermi. Una notizia talmente
bella, talmente attesa, che merita di accompagnarsi a una notizia
altrettanto forte: mercoledì 28 aprile sarà infatti In the
Mood for Love, il capolavoro di Wong Kar
Wai, a segnare la storica ripartenza! Il racconto più
romantico di sempre, oggi nella meravigliosa versione 4K, per una
data che non è un semplice numero sul calendario…
In the Mood for
Love, distribuito dalla Tucker Film, è stato restaurato da
L’Immagine ritrovata di Bologna e dalla Criterion di New York,
partendo dal negativo originale, e Wong Kar Wai ha supervisionato
tutte le operazioni. Wong Kar Wai, d’altronde, non è un regista
qualunque: è il geniale capofila della new wave cinese. E la Tucker
Film porterà al cinema anche le sue prime due opere, As Tears Go By
e Days of Being Wild, e le versioni 4K di Angeli perduti, Hong Kong
Express e Happy Together. Un prezioso percorso monografico
intitolato Una questione di stile e inaugurato, appunto, da In the
Mood for Love.
Hong Kong, 1962. Un uomo e una
donna, il signor Chow e la signora Chan. Due dirimpettai che si
trovano a vivere un amore casto e clandestino. Due attori
meravigliosi, Maggie Cheung e Tony Leung Chiu-wai, che hanno
spalancato le porte dell’Occidente agli splendori del nuovo cinema
asiatico (Tony Leung Chiu-wai, ricordiamo, è stato incoronato al
Festival di Cannes nel 2000). Ecco In the
Mood for Love. Un melodramma intenso e raffinatissimo che ha
davvero fatto epoca. Non tanto love story, come spiega lo stesso
Wong Kar Wai, quanto «l’analisi dei possibili sviluppi di una
vicenda sentimentale».
«I protagonisti – sono ancora
parole di Wong Kar Wai – passano gradualmente dalla posizione
iniziale di vittime, entrambi traditi dai rispettivi coniugi, a
quella opposta di amanti. Non è quindi solo un film su una
relazione extraconiugale, o sul matrimonio, bensì sulle condizioni
che un amore si trova a vivere con il passare del tempo. Possiamo
dire che In the Mood for Love è un film che parla di
segreti…».
Pochi sanno descrivere gli stati
d’animo come li descrive Wong Kar Wai, traducendoli in pura
essenzialità, e questo immenso cult (scandito dall’ormai celebre
colonna sonora di Michael Galasso) rimane un modello inimitabile.
Dopo vent’anni.
In the Mood for
Love nei cinema italiani! L’eterno capolavoro
di Wong Kar Wai, restaurato in 4K e
distribuito dalla Tucker Film, uscirà
in 27 sale (il dato è aggiornato al momento in cui
scriviamo), segnando simbolicamente la grande e attesissima
ripartenza. Del resto, ora che il bisogno di bellezza è più urgente
che mai, In the Mood for
Love rappresenta davvero il titolo perfetto…
Hong Kong, 1962. Un uomo e una
donna, il signor Chow e la signora Chan. Due dirimpettai che
si trovano a vivere un amore casto e clandestino. Due attori
meravigliosi, Maggie
Cheung e Tony Leung Chiu-wai,
che hanno spalancato le porte dell’Occidente agli splendori del
nuovo cinema asiatico (Tony Leung Chiu-wai,
ricordiamo, è stato incoronato al Festival di Cannes nel 2000).
Ecco In the Mood for Love. Un
melodramma intenso e raffinatissimo che ha davvero fatto epoca. Non
tanto love story, come spiega lo stesso Wong Kar
Wai, quanto «un film che parla di segreti…».
La Tucker
Film , porterà al cinema anche le sue prime
due opere, As Tears Go
By e Days of Being
Wild (mai uscite in Italia!) e le
versioni 4K di Angeli
perduti, Hong Kong
Express e Happy
Together. Un prezioso percorso monografico
intitolato Una questione di
stile e inaugurato, appunto,
da In the Mood for
Love.
Tutte le sale:
Ancona – Azzurro (dal 28 aprile)
Bassano del Grappa – Metropolis (dal 29 aprile)
Belluno – Italia (solo 28 aprile)
Bologna – Lumière (dal 29 aprile)
Cremona – Po spazioCinema (dal 29 aprile)
Genova – Corallo (dal 29 aprile)
La Spezia – Controluce (dal 29 aprile)
Mestre – Dante (dal 29 aprile)
Milano – Anteo, Beltrade e Cinemino (dal 28 aprile)
In the Mood for Love
–Anno: 2000 – Regia:
Wong Kar-wai – Sceneggiatura: Wong Kar-wai –
Cast: Tony Leung, Maggi Cheung
È il 1962 e a Shanghai, il signor
Cho (Tony Leung) e la signora Chang (Maggi Cheung) si scoprono
vicini di casa, i loro incontri sono brevi e fugaci finché, un
giorno, il signor Cho non invita la vicina fuori a cena e i due
trovano il coraggio di ammettere che i rispettivi coniugi portano
avanti da mesi una relazione adulterina. Da questo momento i due
instaurano una relazione parallela: si chiedono cosa facciano la
moglie e il marito quando sono insieme, com’è iniziata, chi ha
fatto il primo passo.
Ciò che comincia come un sodalizio
e un gioco malsano, si trasforma ben presto in qualcosa di più. Le
frequenti assenze dei rispetti consorti, portano i due vicini a
fare sempre di più affidamento l’uno sull’altra. La recita, a un
certo punto, cessa di essere tale e i due protagonisti si trovano
sempre di più invischiati nei loro sentimenti e arrivano a un punto
in cui non riescono più a distinguere la realtà dalla fantasia.
Sin dall’inizio sembra che le loro
vite siano destinate a incrociarsi. L’attenzione della macchina da
presa si concentra sui due protagonisti, inquadrando i rispettivi
coniugi e i caratteri che gli gravitano intorno di sfuggita, sono
dei particolari che arricchiscono la pellicola; il signor Cho e la
signora Chang, sembrano due anime affini dall’inizio. Il loro modo
nel vestire, impeccabile, li isola e li esalta, evidenziandoli
l’uno all’occhio dell’altra. Eppure, il loro incontro è sofferto e
trepidato, vi è un valzer fuori sincrono che li porta sempre a
sfiorarsi e mai a toccarsi, il regista gioca su un ritmo
esasperante di campi e controcampi, fino al momento in cui si
trovano uno di fianco all’altro in un taxi, decisi a passare almeno
una notte insieme.
Ciononostante il loro amore non è
destinato a concretizzarsi, rimane sospeso a mezz’aria, tutto ciò
che resta è un’impressione, una sensazione, un segreto sussurrato
nella cavità di un albero. Spettacolare è il montaggio di William
Chung che restituisce piccole schegge di comportamenti abituali e
gesti rituali che si ripetono senza perdere la purezza e la
perfezione con la quale vengono compiuti. Di rilievo anche la
colonna sonora di Michael Galasso e Shigeru Umebayashi che
asseconda i toni della narrazione.
Acclamato alla 53° edizione del
Festival di Cannes per l’interpretazione
di Tony Leung, In the mood for love è considerato dalla
critica una delle pellicole più importanti del 21° secolo.
Questa nuova teoria fa pensare a
The Mandalorian & Grogu, il prossimo film di
Star
Wars, che porterà per la prima volta in live-action il
primo Jedi mandaloriano, Tarre Vizsla. The Mandalorian & Grogu sarà un
enorme passo avanti sia per il franchise di Star Wars che
per quello di The
Mandalorian, ampliando la portata della storia di Din
Djarin e Grogu come mai prima d’ora, senza perdere di vista questi
due amati personaggi. Un filone sarà particolarmente importante per
l’avanzamento della storia di The Mandalorian, soprattutto
per ciò che preannuncia sul futuro di Din e Grogu.
L’Armaiola parlò per la prima volta
della profezia del Mitosauro ne The
Book of Boba Fett, quando disse a Din Djarin che “le
canzoni degli eoni passati predicevano il sorgere del Mitosauro per
annunciare una nuova era di Mandalore”. Questo Mitosauro è
stato visto per la prima volta nella terza stagione de I
Mandaloriani da Bo-Katan Kryze nelle Acque vive di Mandalore
e, in seguito, Grogu ha percepito la stessa creatura nello stesso
luogo, presumibilmente attraverso la Forza. Poiché questa profezia
sarà senza dubbio vista nella storia di The Mandalorian,
Star Wars
dovrà tornare dove tutto è iniziato: l’antica Mandalore. Correlato
L’antica Mandalore (e i
Mandaloriani) non sono mai stati visti prima
L’Armaiola descrive la profezia di
cui sopra come risalente a “eoni”, anche se i Mandaloriani
esistono solo da circa 10.000 anni – cosa che conferma anche ne
Il libro di Boba Fett. Nonostante la storia dei
Mandaloriani, dell’antica Mandalore si è visto ben poco. A parte
alcune illustrazioni, come quella qui sopra, delle proprietà di
Star Wars Legends, l’antica Mandalore è esistita
quasi solo nel folklore. Mostrando l’antica Mandalore e i
Mandaloriani, questa profezia potrebbe diventare ancora più
significativa.
La cosa più vicina a mostrare
l’aspetto degli antichi Mandaloriani nel canone di Star
Wars è Tarre Vizsla, il primo Jedi mandaloriano e il creatore
della Darksaber. L’aspetto di Tarre Vizsla è stato finora visto
solo nelle rappresentazioni artistiche realizzate per Star Wars
Rebels, ma ci sono differenze significative tra l’armatura di
Vizsla e quella dei Mandaloriani moderni. L’elmo di Vizsla ha la
stessa visiera a forma di T, anche se non nasconde completamente il
viso, facendolo assomigliare più a un elmo da cavaliere del mondo
reale. Tuttavia, c’è un accenno all’aspetto che il pianeta poteva
avere nell’antichità.
La terza stagione ha accennato
all’aspetto dell’antica Mandalore
Il momento in cui il pubblico di
Star Wars si è avvicinato di più all’antico Mandalore è
stato nella terza stagione di The Mandalorian . C’è un
momento con il verde del pianeta nel finale della terza stagione
che deve essere significativo, poiché è stato mantenuto nel
montaggio finale per un motivo, anche se si tratta di una scena
piuttosto veloce che sembra non avere alcuno scopo reale per
l’episodio nel suo complesso, a parte continuare l’idea tematica
della speranza e della vita che persiste di fronte alla
distruzione. Questa scena avrebbe potuto preparare il primo vero
sguardo del pubblico all’antica Mandalore in The Mandalorian &
Grogu.
Molto tempo fa, tutta
Mandalore aveva questo aspetto, ma dopo continue guerre contro
avversari come i Jedi, l’intera superficie è stata
distrutta, lasciando dietro di sé solo sabbia. Una vita
del genere, come dice Bo-Katan nella terza stagione di The
Mandalorian, poteva essere promossa e sostenuta solo nelle
città a cupola di Mandalore, come il centro civico di Sundari. Dopo
che la Grande Epurazione ha distrutto anche queste città, si
pensava che anche tutta la vegetazione precedente di Mandalore
fosse stata distrutta. Questa scena della terza stagione, tuttavia,
dimostra il contrario e rimanda ai tempi antichi di Mandalore.
Il film potrebbe contenere un
flashback di Tarre Vizsla
Questo accenno all’esplorazione
dell’antica Mandalore in The Mandalorian & Grogu, insieme
all’importanza di questa antica profezia e al concept art di Tarre
Vizsla già esistente in Rebels , suggeriscono che il più
famoso guerriero antico di Mandalore potrebbe essere visto in un
flashback nel prossimo film. Vizsla sarebbe la figura
mandaloriana perfetta su cui concentrarsi quando si guarda
all’antica Mandalore, vista l’influenza che ha avuto nella
storia mandaloriana che si è poi vista in tutto Star Wars.
Inoltre, ha un legame unico con i personaggi principali.
Come Din Djarin e Grogu si
legano alla storia di Tarre Vizsla
Il motivo principale per mostrare
un flashback di Tarre Vizsla, in particolare in The Mandalorian
& Grogu, è il modo in cui la sua storia si collega a quella di
Din e Grogu. Din Djarin ha impugnato la Darksaber per un certo
periodo di tempo dopo averla vinta dal Moff Gideon e, sebbene Din
Djarin non abbia mai padroneggiato la Darksaber, è comunque parte
integrante della storia dell’arma. Quanto a Grogu, tecnicamente è
ancora un Jedi mandaloriano, poiché continuerà a usare le vie della
Forza anche quando si addestrerà come apprendista mandaloriano
sotto gli insegnamenti e la supervisione di Din Djarin.
Non solo, ma il duo fa
anche parte di un gruppo di Mandaloriani che ha tra i suoi
discendenti diretti Tarre Vizsla. Sebbene Paz Vizsla sia
morto in nome del salvataggio dei suoi compagni mandaloriani, ha un
figlio, Ragnar Vizsla, ed è probabile che Paz non fosse l’unico
Vizsla tra i Figli della Guardia. Tornare a colui che è forse il
Vizsla più famoso e mostrarlo di più nel suo periodo di massimo
splendore sarebbe una decisione saggia, che sembra particolarmente
probabile considerando che anche il regista Jon
Favreau è un Vizsla.
Il legame più significativo con
Tarre Vizsla, tuttavia, è il fatto che l’Armiere tira fuori
la profezia solo dopo aver raccontato la storia e l’eredità del
Jedi mandaloriano. Tornare al momento in cui questa
profezia è stata predetta per la prima volta, forse ai tempi di
Tarre Vizsla, le darebbe molto più peso quando alla fine la si
vedrà nelle storie future di The Mandalorian, tra cui
The Mandalorian & Grogu. Anche se è ancora da vedere se
The Mandalorian & Grogu mostrerà
effettivamente l’antica Mandalore e Tarre Vizsla o meno, è
certamente una possibilità eccitante.
È
finalmente online il trailer ufficiale di In the Lost Lands, il nuovo film fantasy
tratto da una storia di George R.R. Martin,
celebre autore della saga Il Trono di Spade. Diretto da Paul W.S.
Anderson (Resident Evil,
Event Horizon) e con
protagonisti
Milla Jovovich e Dave Bautista, il film si preannuncia
un’avventura epica, oscura e visivamente potente.
La trama di In the Lost
Lands
Ambientato in un mondo brutale e magico, In the Lost Lands segue le gesta della potente
e temuta strega Gray Alys (Jovovich), assunta da una regina
disperata per compiere un viaggio impossibile attraverso le
misteriose e pericolose “Terre Perdute”. Ad accompagnarla in questa
missione c’è Boyce (Bautista), un vagabondo dal passato ambiguo.
Insieme dovranno affrontare creature mostruose, forze
sovrannaturali e scelte morali laceranti, in un racconto che
mescola azione, magia e introspezione.
La penna di Martin, che ha reinventato il genere fantasy con la sua
visione adulta e realistica in Game of Thrones, torna qui a dettare il
ritmo di un’avventura dalle forti tinte dark, dove nessun
personaggio è al sicuro e il confine tra bene e male è più sfumato
che mai.
Il trailer svela sequenze spettacolari e ambientazioni suggestive,
tra deserti pietrosi, castelli in rovina e dimensioni oniriche. Non
mancano scontri all’arma bianca, incantesimi arcani e riflessioni
sull’ambizione, il destino e il prezzo del potere.
In the Lost Lands sarà
presentato in anteprima a festival internazionali e
uscirà al cinema il 25
settembre con Eagle Pictures. Gli appassionati di fantasy
e i fan di George R.R. Martin hanno ora una nuova storia da
attendere con impazienza.
Nelle terre perdute, solo chi osa
sopravvivere potrà reclamare la sua vendetta. Dave Bautista
e
Milla Jovovich sono i protagonisti del trailer
ufficiale di In
The Lost Lands, dall’autore de Il Trono di Spade. Dal 25 settembre solo al
cinema distribuito da Eagle Pictures.
Sta
per arrivare sul grande schermo una nuova e oscura avventura
fantasy: In the Lost
Lands, il film diretto da Paul W.S. Anderson e ispirato a un
racconto breve di George R.R. Martin, autore del celebre universo
di Game of Thrones. Con un cast d’eccezione
composto da Milla Jovovich e Dave Bautista, il
film promette di trascinare il pubblico in un mondo spietato e
magico, dove sopravvivere è una sfida e la vendetta è l’unica
redenzione.
Nel cuore delle “terre perdute”, un regno selvaggio e desolato, una
regina senza eredi si affida alla potente e temuta strega Gray Alys
(Jovovich) per ottenere ciò che nessun altro ha mai osato cercare.
Al suo fianco, l’enigmatico guerriero Boyce (Bautista), pronto a
rischiare tutto in una missione che li condurrà oltre i confini del
possibile. Tra creature leggendarie, magia ancestrale e scelte
morali devastanti, In the
Lost Lands racconta un viaggio tanto fisico quanto interiore,
dove ogni passo può essere l’ultimo.
Il film si distingue per l’atmosfera cupa e visivamente
affascinante, una cifra stilistica che richiama l’immaginario già
caro ai fan di Martin. Il trailer, appena rilasciato, mostra
sequenze ricche d’azione, scenografie imponenti e uno scontro tra
potere, destino e volontà.
Prodotto da Constantin Film e distribuito in Italia da
Eagle Pictures,
In the Lost Lands
arriverà nelle sale il 25
settembre 2025. Un appuntamento imperdibile per tutti gli
amanti del fantasy, dell’azione e delle grandi epopee
cinematografiche.
Da quando ha realizzato
il primo Mortal Kombat ormai trent’anni fa,
Paul W.S. Anderson è diventato in un modo o
nell’altro il paladino principale di quello che una volta era il
cosiddetto “B-Movie”. La sua intera carriera di cineasta si è
dipanata declinando tale tipo di produzione, con diversi tipi di
budget e altrettanto eterogenei risultati, sia artistici che al
botteghino.
Ultimo “nato” da questa
idea di fare cinema che sembra sempre più sul viale del tramonto –
ormai scissa tra chi realizza film a bassissimo budget quasi mai
destinati allo streaming e chi invece tenta la via dell’autorialità
all’interno del divertimento di genere – arriva In the Lost
Lands, che vede protagonisti Dave
Bautista e la sempre presente
Milla Jovovich, “musa” di Anderson davanti al macchina
da presa quanto nella vita.
La trama di In the Lost
Lands
Il canovaccio del film
non potrebbe essere più funzionale: un un mondo post-apocalittico
dominato da sette religiose nelle metropoli e forze oscure fuori
dalle mura delle stesse, la strega Gray Alys (Jovovich) ingaggia il
pistolero Boyce (Bautista) per condurla nella tana di un mutaforma,
al fine di ucciderlo e carpirne i poteri da consegnare alla regina
della città. Il viaggio dei due sarà denso di pericoli,
rappresentati principalmente dalla sacerdotessa (Arly
Jover) che vuole a tutti i costi impiccare la donna
considerata eretica.
Ispirato dall’omonimo
racconto scritto niente meno che dal “papà” di Game of Thrones George R.R.
Martin, In
The Lost Lands è un lungometraggio che rispecchia la
filosofia di cinema del suo creatore, forse anche troppo:
soprattutto nella prima parte della storia si ha la sensazione che
Anderson abbia girato e montato il tutto infischiandosene degli
enormi buchi di trama e, ancor peggio, di messa in scena. Molti
momenti del film infatti accadono fuori campo o vengono raccontati,
magari a causa della stringatezza del budget o per altri motivi.
Per un film che punta praticamente tutto sull’effetto estetico che
ambientazioni ed effetti speciali possono avere sul pubblico,
appare una scelta fin troppo rischiosa.
È un peccato perché a
livello di sviluppo delle ambientazioni post-apocalittiche,
In the Lost Lands funziona eccome: visivamente gli
scenari seppur non nuovissimi rimangono comunque affascinanti da
vedere, e costituiscono un teatro efficace in cui i vari personaggi
si muovono. Anche il ritmo impresso alla narrazione è quello giusto
per questo tipo di produzioni, accelerato senza mai diventare
inutilmente forzato. E poi ci sono i due protagonisti, che si
divertono un mondo a interpretare quel tipo di ruolo per cui sono
tagliati. In particolar modo Dave Bautista mescola
carisma e ironia
nel ruolo do Boyce, diventando scena dopo scena la cosa migliore di
In the Lost Land.
In un frullatore
post-apocalittico
Questo nuovo film di
fantascienza diretto da Paul W.S. Anderson è una
sorta di frullatore cinematografico dove sono stati triturati
insieme molti capisaldi del genere, in particolar modo l’universo
post-apocalittico di Mad Max e lo Stephen King della serie di libri
dedicati alla Torre Nera. Una volta che si capisce di dover
sottostare alle regole di questo tipo di cinema – e soprattutto di
produzione – lo spettacolo diventa piuttosto godibile, con momenti
“cafoni” che regalano allo spettatore la giusta dose di azione e
adrenalina. Il finale è forse meno riuscito rispetto alla
costruzione che porta al climax, ma nel complesso non rovina quanto
costruito in precedenza.
Se in passato si è
ammirato o quanto meno apprezzato il cinema fracassone di
Paul W.S. Anderson, adesso che i fasti della saga
di Resident Evil sono passati e non ha più a
disposizione il budget (già a suo tempo non enorme) di quegli
action/horror, si deve accettare il fatto che lo spettacolo da lui
offerto punta a giocare con lo spettatore, stesso, deve per forza
di cose puntare sulla sua volontà di divertirsi con il pacchiano,
ancor più che in precedenza. E In the Lost Lands
chiede al proprio pubblico proprio di accettare le regole del
gioco. Perché proprio di questo si tratta, anzi si è sempre
trattato con Anderson, e lui non ha mai fatto nulla per
nasconderlo. A noi salire sul suo carrozzone cinematografico tutto
sommato fa piacere, anche quando talvolta scricchiola come nel caso
di questo film. Ma alla fine la corsa sulla giostra, tutto sommato,
raramente delude…
L’adattamento cinematografico di
Paul W.S. Anderson del racconto fantasy di
George R.R. Martin In
the Lost Lands è rimasto piuttosto fedele al
materiale originale, ma alcune modifiche rendono necessario
approfondire leggermente il finale. Il racconto breve originale di
Martin con lo stesso titolo è stato pubblicato per la prima volta
nel 1982 come parte di un’antologia e riprende alcuni dei tropi
fantasy più diffusi dell’epoca. L’adattamento cinematografico di
Anderson vede Milla Jovovich nei panni di Gray
Alys, una strega ribelle che vive nell’ultima grande città umana in
un paesaggio infernale post-apocalittico, e Dava Bautista nel ruolo
del misterioso cacciatore vagabondo Boyce.
In the Lost Lands (la
nostra recensione), attualmente nelle sale di tutto il
paese, inizia con Gray Alys braccata dalla Chiesa, i fanatici
religiosi che opprimono il popolo della Città sotto la Montagna
guidati dalla figura simile a un vescovo chiamata il Patriarca
(Fraser Jones) e dal capo delle forze dell’ordine religiose, Ash
(Arly Jover). Lei riesce ancora una volta a sfuggire ai suoi
inseguitori, rafforzando la sua reputazione di “strega che non
verrà impiccata”, simbolo della ribellione contro la Chiesa da
parte dei contadini della Città. Viene quindi avvicinata dalla
Regina dell’Overlord, l’alta sovrana della Città, per esaudire un
suo desiderio.
La regina desidera il potere di
trasformarsi in una bestia, per ragioni note solo a lei, ma si
intuisce che brama il potere. Gray Alys, che non rifiuta mai chi le
chiede un desiderio, accetta di cercare questo potere nelle Terre
Perdute, le terre da incubo infestate dai demoni al di fuori della
Città. Recluta un cacciatore vagabondo di nome Boyce (che si rivela
essere il consorte principale della Regina) per accompagnarla, data
la sua conoscenza delle Terre Perdute, e i due combattono per
uscire dalla Città con Ash e gli esecutori della Chiesa alle
calcagna.
I due attraversano le Terre Perdute
fino al Fiume del Teschio, dove si sa che vive un lupo mannaro
ultra potente, in modo che Gray Alys possa estrarre il suo potere
per la Regina. Lungo il percorso, viene rivelata la natura della
magia di Gray Alys: lei è essenzialmente una Monkey’s Paw
ambulante, che esaudisce i desideri, ma raramente a vantaggio di
chi li esprime. Il loro viaggio culmina con una resa dei conti
finale a Skull River, dopo la quale Gray Alys esaudisce i desideri
che ha concesso con effetti diversi.
I colpi di scena finali di The
Lost Lands Le storie di Gray Alys, Boyce e della Regina
Una volta arrivati al fiume Skull e
al sorgere della luna piena, si scopre che Boyce era in realtà il
lupo mannaro che avevano cercato per tutto il tempo. Alys lo sapeva
e, mentre gli curava la ferita da arma da fuoco, vi inserì
dell’argento, che entrò nel suo flusso sanguigno indebolendolo
gravemente. Questo le permise di combatterlo e ucciderlo, o almeno
di strappargli la pelle da lupo mannaro, che portò alla Regina
affinché anche lei potesse diventare un lupo mannaro.
La regina era affranta, rivelando
che voleva solo diventare una bestia per poter stare insieme a
Boyce, ma a causa dei poteri contorti di Alys, l’unico modo per
diventare una bestia era uccidere Boyce. Il ritorno di Alys scatena
una rivolta nella città e la regina non indossa mai la pelle di
lupo mannaro. Boyce, nel frattempo, torna per affrontare Alice,
essendo sopravvissuto allo scuoiamento da parte del suo lato lupo
mannaro. Si scopre che Alys sapeva che sarebbe sopravvissuto e ha
esaudito il suo desiderio permettendo loro di andarsene
insieme.
Grazie alla sua lungimiranza,
l’antica strega era in grado di prevedere tutti gli eventi che
sarebbero accaduti dopo che la regina le si fosse avvicinata, e
quindi era in grado di manipolare tutto per assicurarsi di esaudire
tutti i desideri che le venivano richiesti. Tuttavia, così facendo,
si assicurò anche che si verificasse il risultato che desiderava,
con i contadini che si ribellavano per rovesciare sia la Chiesa che
il Signore/la Regina. È un altro racconto ammonitore sui potenziali
pericoli dell’ambizione e del desiderio, in un vero e proprio
scenario del tipo “stai attento a ciò che desideri”, incarnato
dalla stessa Gray Alys.
Perché il Patriarca voleva che
Gray Alys tornasse
Il Patriarca e Ash cercavano Gray
Alys come l’eretica definitiva; la sua magia non solo offendeva la
morale religiosa permissiva della Chiesa, ma Gray Alys era anche un
parafulmine per la rivoluzione. La sua sfida alla Chiesa ispirava i
contadini a ribellarsi contro i loro oppressori, quindi impiccare
Alys era un modo per assicurarsi che rimanessero sotto il controllo
della Chiesa. Inoltre, Gray Alys poteva confermare le voci
sull’infedeltà della regina, il che avrebbe contribuito a eliminare
la sua autorità sul popolo e avrebbe permesso alla Chiesa di
rovesciare finalmente il Signore Supremo e governare legittimamente
la città.
I poteri di Gray Alys e cosa sono
realmente spiegati in modo esauriente
Sebbene Gray Alys sembri avere una
miriade di poteri, tra cui la manipolazione delle fiamme, la
metamorfosi e la telecinesi, i suoi veri poteri sono molto più
semplici. È in grado di prevedere il futuro, il che le permette di
manipolare gli eventi nel presente secondo i suoi desideri. È anche
in grado di creare illusioni, che costituiscono la maggior parte
della sua cosiddetta “magia”; le sue vittime vedono ciò che lei
desidera che vedano se incrociano il suo sguardo. È anche un’abile
combattente corpo a corpo, probabilmente grazie alla sua vita
estremamente lunga e alla grande esperienza acquisita combattendo
contro i suoi inseguitori.
Cosa ha detto George R.R. Martin
su In The Lost Lands
Il regista Paul W.S. Anderson ha
dichiarato in un’intervista a
GamesRadar che George R.R. Martin, autore del racconto
originale In the Lost Lands oltre che della serie di
romanzi fantasy Il Trono di Spade, ha assistito a una
proiezione in anteprima del film. Sebbene fosse comprensibilmente
nervoso a causa dello status di scrittore di fama mondiale, è stato
sollevato nel ricevere una recensione positiva da Martin. Come ha
spiegato Anderson:
Ma alla fine gli è piaciuto molto.
Ha detto che secondo lui ero riuscito a catturare la sua voce
meglio di chiunque altro in un adattamento, il che mi ha fatto
sentire benissimo.
I critici e gli spettatori sono
stati molto meno gentili con l’adattamento di Anderson. In the
Lost Lands ha ottenuto un punteggio pessimo su Rotten
Tomatoes, poiché i critici hanno stroncato la CGI scadente, la
tavolozza dei colori, i personaggi e la trama mal sviluppati e le
scelte recitative frustranti.
Come In The Lost Lands prepara il
terreno per un sequel
In the Lost Lands ha un
finale piuttosto definitivo, poiché copre l’intera storia breve
originale di Martin e termina con la morte di molti dei personaggi
principali. Le recensioni terribili del film, unite a quello che si
prevede sarà un incasso deludente al botteghino nonostante il
potere delle star Bautista e Jovovich e l’associazione con George
R.R. Martin, indicano che nessuno studio si metterà in fila per
produrre un sequel nel prossimo futuro. Tuttavia, con Gray Alys e
Boyce sopravvissuti agli eventi del film e fuggiti insieme, la loro
storia potrebbe teoricamente continuare in un sequel.
Il vero significato di In the Lost
Lands
La mancanza di profondità sia nella
trama che nei personaggi di In the Lost Lands rende
difficile ricavare un significato simbolico da questo film d’azione
fantasy. Tuttavia, lo status di Gray Alys come contorto esauditore
di desideri fornisce un’idea dell’importanza di stare attenti a ciò
che si desidera, affinché le conseguenze non siano più grandi di
quanto si sia in grado di sopportare. Il film mette in guardia
contro gli estremi a cui alcuni sono disposti ad arrivare per amore
e ambizione, poiché il prezzo da pagare non sempre vale il
risultato ottenuto.
Non c’è molto da ricavare da In the
Lost Lands, che passa troppo rapidamente da un punto all’altro
della trama per sviluppare un significato più profondo.
Il ruolo della Chiesa si addentra
anche in un commento sull’ipocrisia della religione. Il fanatismo
che guida la Chiesa post-apocalittica è ancora pieno di simbolismo
cristiano, con la caccia alle streghe, le invettive contro
l’eresia, i vestiti ricoperti di croci, ecc. Sono le persone più
brutali e violente nel mondo di In the Lost Lands, mentre
allo stesso tempo predicano devozione e fede, in quello che è un
riflesso diretto del passato oscuro e violento del cristianesimo
stesso. Tuttavia, non c’è molto altro da ricavare da In the Lost
Lands, che passa troppo rapidamente da un punto all’altro della
trama per sviluppare un significato più profondo.
Questa è la seconda collaborazione
di Liam
Neeson con Robert Lorenz dopo
The Marksman nel 2019 e il primo ruolo da
protagonista importante di Kerry Condon dalla sua
nomination all’Oscar come migliore attrice non protagonista per
Gli Spiriti dell’Isola.
In the Land of Saints and
Sinners, la trama
Irlanda, anni ’70. Desideroso di
lasciarsi alle spalle il suo oscuro passato, Finbar Murphy (Liam
Neeson) conduce una vita tranquilla nella remota città costiera di
Glen Colm Cille, lontano dalla violenza politica che attanaglia il
resto del paese. Quando arriva una minacciosa banda di terroristi,
guidata da una donna spietata di nome Doireann (Kerry Condon),
Finbar scopre presto che uno di loro ha abusato di una giovane
ragazza del posto. Coinvolto in un gioco sempre più feroce del
gatto col topo, Finbar deve scegliere tra rivelare la sua identità
segreta o difendere i suoi amici e vicini.
François Ozon è uno
dei registi francesi che dopo Patrice Leconte è
considerato come uno dei massimi esponenti del cinema romantico
contemporaneo, così come ha dimostrato il suo Ptiche,
splendida antologia sull’amore femminile. Eppure non possiamo non
notare come di recente l’autore si diverta a giocare con i
turbamenti e le angosce dell’uomo, come se si trovasse a suo agio
nel ruolo di un moderno Buñuel.
Gia nel 2003 con Swimming
Pool il regista ci proponeva un torbido dramma sulla
sessualità repressa, ed oggi con il nuovo lungometraggio
In the Hose, Ozon torna
a parlarci delle aberranti relazioni omosessuali che si instaurano
tra una un’insegnante di letteratura di un liceo ed un suo allievo
brillante che aspira a diventare scrittore. Tratta dall’opera
teatrale del drammaturgo spagnolo Juan Mayorga
intitolata Il ragazzo dell’ultimo banco, la pellicola
presenta un cast di eccezione che comprende nomi del calibro di
Kristin Scott Thomas,
Emmanuelle Seigner, Fabrice Luchini e
Denis Menochet. Il film ha già fatto la sua figura a
Cannes e a Venezia, uscendo in Francia in ottobre e programmato per
il prossimo 29 marzo nelle sale americane. Ecco di seguito il primo
poster ufficiale della versione internazionale rilasciato dalla
Mandarin Cinéma. Una versione surreale e grottesca de
Il laureato.
Ecco
il teaser trailer di In The Heart of the
Sea, film interpretato da Chris Hemsworth che ritrova alla
regia Ron Howard, che già lo aveva brillantemente
diretto in Rush.
Nell’inverno del 1820, la baleniera del New England viene
attaccata da una creatura incredibile: una balena dalle dimensioni
e la forza elefantiache, ed un senso quasi umano di vendetta. Il
disastro marittimo, realmente accaduto, avrebbe ispirato Herman
Melville a scrivere Moby Dick. Ma l’autore ha descritto solo una
parte della storia. “In the Heart of the Sea” rivela le conseguenze
di quella straziante aggressione, di come i superstiti
dell’equipaggio della nave vengono spinti oltre i loro limiti e
costretti a compiere l’impensabile per poter sopravvivere. Sfidando
le intemperie, la fame, il panico e la disperazione, gli uomini
mettono in discussione le loro convinzioni più radicate: dal valore
della vita alla moralità delle loro spedizioni, mentre il capitano
cerca di riprendere la rotta in mare aperto, ed il primo ufficiale
tenta di sconfiggere il capodoglio.
I
protagonisti di “In the Heart of the Sea” sono Chris
Hemsworth (“The Avengers”; “Rush”) nei panni del veterano
primo ufficiale della nave, Owen Chase; Benjamin
Walker (“La Leggenda del Cacciatore di Vampiri”) è
l’inesperto capitano, George Pollard; Cillian Murphy (“Il Cavaliere Oscuro: Il
Ritorno”) ritrae il secondo ufficiale, Matthew Joy; e
Ben Whishaw (“Skyfall”) è il romanziere Herman
Melville, le cui indagini sul caso hanno contribuito a portare alla
luce gli eventi a distanza di 30 anni.
Ecco il teaser poster italiano di
In the Heart of the Sea, prossimo film
diretto da Ron Howard che vede protagonista
Chris Hemsworth. Regista e attore
hanno rinnovato la loro collaborazione dopo il fortunato incontro
con Rush.
Nell’inverno del 1820, la baleniera
del New England viene attaccata da una creatura incredibile: una
balena dalle dimensioni e la forza elefantiache, ed un senso quasi
umano di vendetta. Il disastro marittimo, realmente accaduto,
avrebbe ispirato Herman Melville a scrivere Moby Dick. Ma l’autore
ha descritto solo una parte della storia. “In the Heart of the Sea”
rivela le conseguenze di quella straziante aggressione, di come i
superstiti dell’equipaggio della nave vengono spinti oltre i loro
limiti e costretti a compiere l’impensabile per poter sopravvivere.
Sfidando le intemperie, la fame, il panico e la disperazione, gli
uomini mettono in discussione le loro convinzioni più radicate: dal
valore della vita alla moralità delle loro spedizioni, mentre il
capitano cerca di riprendere la rotta in mare aperto, ed il primo
ufficiale tenta di sconfiggere il capodoglio.
I protagonisti di “In the Heart of
the Sea” sono Chris Hemsworth (“The Avengers”;
“Rush”) nei panni del veterano primo ufficiale della nave, Owen
Chase; Benjamin Walker (“La Leggenda del
Cacciatore di Vampiri”) è l’inesperto capitano, George Pollard;
Cillian Murphy (“Il Cavaliere Oscuro: Il
Ritorno”) ritrae il secondo ufficiale, Matthew Joy; e
Ben Whishaw (“Skyfall”) è il romanziere Herman
Melville, le cui indagini sul caso hanno contribuito a portare alla
luce gli eventi a distanza di 30 anni.
Ecco il nuovo teaser trailer
originale di In The Heart of the Sea,
film interpretato da Chris Hemsworth che ritrova alla
regia Ron Howard, che già lo aveva brillantemente
diretto in Rush.
Nell’inverno del 1820, la baleniera del New England viene
attaccata da una creatura incredibile: una balena dalle dimensioni
e la forza elefantiache, ed un senso quasi umano di vendetta. Il
disastro marittimo, realmente accaduto, avrebbe ispirato Herman
Melville a scrivere Moby Dick. Ma l’autore ha descritto solo una
parte della storia. “In the Heart of the Sea” rivela le conseguenze
di quella straziante aggressione, di come i superstiti
dell’equipaggio della nave vengono spinti oltre i loro limiti e
costretti a compiere l’impensabile per poter sopravvivere. Sfidando
le intemperie, la fame, il panico e la disperazione, gli uomini
mettono in discussione le loro convinzioni più radicate: dal valore
della vita alla moralità delle loro spedizioni, mentre il capitano
cerca di riprendere la rotta in mare aperto, ed il primo ufficiale
tenta di sconfiggere il capodoglio.
I protagonisti di “In the Heart of
the Sea” sono Chris Hemsworth (“The Avengers”;
“Rush”) nei panni del veterano primo ufficiale della nave, Owen
Chase; Benjamin Walker (“La Leggenda del
Cacciatore di Vampiri”) è l’inesperto capitano, George Pollard;
Cillian Murphy (“Il Cavaliere Oscuro: Il
Ritorno”) ritrae il secondo ufficiale, Matthew Joy; e
Ben Whishaw (“Skyfall”) è il romanziere Herman
Melville, le cui indagini sul caso hanno contribuito a portare alla
luce gli eventi a distanza di 30 anni.
Rilasciato un nuovo trailer di In The
Heart of the Sea, il prossimo film di Ron
Howard con Chris Hemsworth. Diamogli uno
sguardo.
Nell’inverno del 1820, la
baleniera del New England viene attaccata da una creatura
incredibile: una balena dalle dimensioni e la forza elefantiache,
ed un senso quasi umano di vendetta. Il disastro marittimo,
realmente accaduto, avrebbe ispirato Herman Melville a scrivere
Moby Dick. Ma l’autore ha descritto solo una parte della storia.
“In the Heart of the Sea” rivela le conseguenze di quella
straziante aggressione, di come i superstiti dell’equipaggio della
nave vengono spinti oltre i loro limiti e costretti a compiere
l’impensabile per poter sopravvivere. Sfidando le intemperie, la
fame, il panico e la disperazione, gli uomini mettono in
discussione le loro convinzioni più radicate: dal valore della vita
alla moralità delle loro spedizioni, mentre il capitano cerca di
riprendere la rotta in mare aperto, ed il primo ufficiale tenta di
sconfiggere il capodoglio.
I protagonisti di “In the Heart of
the Sea” sono Chris Hemsworth (“The Avengers”;
“Rush”) nei panni del veterano primo ufficiale della nave, Owen
Chase; Benjamin Walker (“La Leggenda del
Cacciatore di Vampiri”) è l’inesperto capitano, George Pollard;
Cillian Murphy (“Il Cavaliere Oscuro: Il
Ritorno”) ritrae il secondo ufficiale, Matthew Joy; e
Ben Whishaw (“Skyfall”) è il romanziere Herman
Melville, le cui indagini sul caso hanno contribuito a portare alla
luce gli eventi a distanza di 30 anni.
In The Heart of the
Sea, la nuova avventurosa collaborazione tra
Ron Howard e Chris Hemsworth arriverà in Italia
il prossimo 17 dicembre 2015 distribuito da Warner Bros.
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Nell’inverno del 1820, la
baleniera del New England viene attaccata da una creatura
incredibile: una balena dalle dimensioni e la forza elefantiache,
ed un senso quasi umano di vendetta. Il disastro marittimo,
realmente accaduto, avrebbe ispirato Herman Melville a scrivere
Moby Dick. Ma l’autore ha descritto solo una parte della storia.
“In the Heart of the Sea” rivela le conseguenze di quella
straziante aggressione, di come i superstiti dell’equipaggio della
nave vengono spinti oltre i loro limiti e costretti a compiere
l’impensabile per poter sopravvivere. Sfidando le intemperie, la
fame, il panico e la disperazione, gli uomini mettono in
discussione le loro convinzioni più radicate: dal valore della vita
alla moralità delle loro spedizioni, mentre il capitano cerca di
riprendere la rotta in mare aperto, ed il primo ufficiale tenta di
sconfiggere il capodoglio.
I protagonisti di “In the Heart of
the Sea” sono Chris Hemsworth (“The Avengers”;
“Rush”) nei panni del veterano primo ufficiale della nave, Owen
Chase; Benjamin Walker (“La Leggenda del
Cacciatore di Vampiri”) è l’inesperto capitano, George Pollard;
Cillian Murphy (“Il Cavaliere Oscuro: Il
Ritorno”) ritrae il secondo ufficiale, Matthew Joy; e
Ben Whishaw (“Skyfall”) è il romanziere Herman
Melville, le cui indagini sul caso hanno contribuito a portare alla
luce gli eventi a distanza di 30 anni.
Il fillm diretto da Ron
Howard uscirà il 17 dicembre 2015.
Il film sarà ispirato a una storia
vera e racconterà l’affondamento della baleniera Essex nel XIX
secolo, evento che ha ispirato Moby Dick di Herman Melville; la
ciurma della nave rimase alla deriva per ben novanta giorni
in tre piccole barche prima di soccombere.
La sceneggiatura sarà firmata da
Charles Leavitt e le riprese inizieranno a Londra a metà settembre.
Ron Howard tornerà in sala a settembre con Rush,
pellicola ispirata alla rivalità fra i piloti Niki
Lauda(Daniel Bruhl) e James Hunt(Chris
Hemsworth).
Julian
Schnabel torna al Lido con In the Hand of
Dante, presentato fuori concorso a Venezia 82,
portando con sé un film che ha già acceso discussioni e ironie.
L’artista-regista, che nel 2018 aveva convinto la critica con
At Eternity’s Gate, la sua rilettura della vita di Van
Gogh interpretata da
Willem
Dafoe, sceglie questa volta di misurarsi con una sfida
ancora più ambiziosa: portare al cinema Dante
Alighieri. Non la sua opera in sé, ma un intreccio ardito
tra la vicenda umana del poeta trecentesco e una narrazione
contemporanea basata sul romanzo di Nick Tosches.
Il risultato è una sorta
di lettera d’amore confusa e sghemba al sommo poeta. Un film che
alterna sequenze grottesche e involontariamente comiche a momenti
di alto lirismo visivo, senza però trovare una vera compattezza
narrativa. È difficile stabilire se In the Hand of
Dante sia un pasticcio o un esperimento radicale:
probabilmente entrambe le cose, e proprio questa ambiguità ne fa un
oggetto curioso e, a tratti, persino affascinante.
In the Hand of
Dante: due epoche, due film
La struttura narrativa
procede su due binari paralleli. Da una parte, un segmento in
costume, girato con colori accesi e un gusto volutamente pacchiano,
che ricostruisce episodi della vita di Dante: il conflitto con
Bonifacio VIII, il matrimonio con Gemma Donati, la distanza
dall’amata Beatrice, le figure femminili che avrebbero ispirato la
Commedia. Questo blocco, apparentemente il più “alto”, risulta però
spesso artificioso, come una teatralità che non trova mai
equilibrio.
(Credits Alex Majoli)
In parallelo, Schnabel
mette in scena la vicenda contemporanea di Nick Tosches, scrittore
che entra in possesso di un presunto manoscritto originale della
Divina Commedia. Tentato di venderlo, Tosches si ritrova in
un percorso che lo porta a contatto con la mafia siciliana, un
assassino imprevedibile di nome Louie, e un’umanità di malviventi
senza scrupoli. Questo secondo filone è più movimentato, a tratti
persino divertente nella sua sfrontatezza pulp, anche se non meno
confuso.
Il regista giustifica
questo sdoppiamento con la sua visione filosofica del tempo: tutto
accade simultaneamente, e Dante stesso può reincarnarsi in uno
scrittore borderline del XXI secolo. L’idea, sulla carta, è
suggestiva; sullo schermo, diventa una giostra narrativa che spesso
gira a vuoto, ma non senza qualche lampo visivo di
potenza.
Ambizione, eccessi e
momenti felici
Ciò che salva
In the Hand of Dante dal naufragio totale è
proprio la mano visiva di Schnabel. L’artista trasforma la macchina
da presa in un pennello: colori saturi, inquadrature ardite,
improvvisi slanci di poesia. Ci sono momenti in cui il film sembra
davvero incarnare l’aspirazione del regista a “diventare la
poesia”, come lui stesso dichiara. Ma a queste folgorazioni fanno
da contraltare cadute clamorose, sequenze che scivolano nel
ridicolo involontario, e un tono che cambia continuamente registro
senza preavviso.
(Credits Alex Majoli)
Schnabel non è nuovo a
questo tipo di oscillazioni, ma se con la pittura – nel suo Van
Gogh – aveva trovato una corrispondenza tra forma e contenuto, con
la letteratura il discorso funziona meno. La
Commedia, con la sua struttura complessa e
stratificata, richiede una mano più rigorosa; il film invece si
disperde, incapace di domare la materia che vuole celebrare.
Eppure, nonostante i
difetti, In the Hand of Dante resta
un’opera di ricerca. Nella sua sgraziata ambizione,
rappresenta un tentativo radicale di far dialogare cinema e
letteratura. È un film che divide, che provoca ilarità e
fastidio, ma che regala anche momenti imprevisti di grazia. Non
sorprende che sia stato accolto con ironia e sarcasmo, ma chi ama
Dante troverà forse sprazzi di emozione autentica, persino nelle
sue goffaggini.
Un esperimento
imperfetto ma con un suo fascino
In the Hand of
Dante è un’opera che non lascia indifferenti, che
incarna fino in fondo lo spirito di una Mostra del Cinema come
luogo di sperimentazione.
Julian
Schnabel, con i suoi eccessi e le sue ingenuità, consegna
al pubblico un film che non funziona come racconto compiuto, ma che
resta come gesto artistico. Un’opera che cerca di toccare la poesia
e, pur non riuscendoci del tutto, ci ricorda che il cinema, come la
Commedia, è anche fatto di tentativi imperfetti e di fallimenti
luminosi.
Julian Schnabel
torna alla Mostra del Cinema di Venezia con In the Hand
of Dante, che verrà presentato Fuori Concorso nella sua
versione integrale e senza tagli. Il film epico di 150 minuti, con
Oscar Isaac, sarà presentato in anteprima
mondiale al Lido, e nelle ultime ore una notizia abbastanza
preoccupante ha fatto il suo giro on-line, in concomitanza con la
diffusione della prima
immagine di Martin Scorsese nei panni del Mentore di
Dante Alighieri nel film.
L’immagine di Scorsese sarebbe
dovuta essere il titolo di questa notizia, se non fosse che, come
dicevano più su, quello che è successo nelle ultime ore fa molto
più scalpore. Ieri sera, In the Hand of Dante di Schnabel è
trapelato online.
In the Hand of
Dante, che Schnabel sta cercando di realizzare da oltre un
decennio, ha subito pressioni da parte dei finanziatori per ridurre
la sua notevole durata. La première era prevista per l’anno scorso,
ma una lunga battaglia sulla durata e sul formato ne ha ritardato
l’uscita. Schnabel aveva contrattualmente accettato di consegnare
un lungometraggio a colori di due ore. Invece, ha consegnato un
lungometraggio di due ore e mezza, in parte in bianco e nero. Il
tira e molla che ne è seguito è durato più di un anno, ma alla fine
Schnabel ha avuto la meglio. La versione presentata a Venezia è
quella che aveva previsto, senza tagli.
Girato a Roma, In the Hand
of Dante adatta il romanzo di Nick
Tosches, un viaggio nel tempo che intreccia due trame: una
storia del XIV secolo con Dante stesso e la storia moderna di uno
studioso che sfida la mafia mentre viene coinvolto in un pericoloso
affare di manoscritti.