Il 23
agosto arriverà al cinema una nuova versione
di La Casa dei
Fantasmi, il film prodotto da Walt Disney
Pictures e Rideback, secondo adattamento cinematografico
dell’attrazione dei parchi a tema Disney The Haunted
Mansion, dopo l’omonimo film del 2003 con protagonista Eddie Murphy.
Si tratta di una nuova versione molto attesa, che potrebbe in caso
di successo essere il primo capitolo di un nuovo franchise
cinematografico. In effetti, il regista Justin
Simien ha dichiarato a Comicbook.com che il film dà
sicuramente modo di esistere a potenziali sequel e spin-off.
“Sicuramente lascia una porta
aperta per molti altri spazi dove, sai, i fantasmi potrebbero
materializzarsi“, ha dichiarato Simien. Se dunque il film
dovesse ottenere il giusto riscontro da parte del pubblico, è molto
probabile che arrivino ulteriori film in futuro legati a questo
franchise molto amato. Proprio come avvenuto per Pirati dei
Caraibi, anche quello basato su una delle attrazioni più note
dei parchi a tema della Disney, anche La Casa dei Fantasmi
potrebbe dunque rivelarsi un titolo molto fortunato per la
Disney.
La Casa dei Fantasmi, la trama e il cast del film
La Casa dei Fantasmi
racconta di una donna e di suo figlio che si rivolgono a un
variegato gruppo di cosiddetti esperti spirituali per aiutarli a
liberare la loro casa da intrusi soprannaturali. Il film,
presentato in anteprima italiana a #Giffoni53 il 27 luglio,
arriverà nelle sale italiane dal 23 agosto.
Diretto da Justin Simien, La
Casa dei Fantasmi (Haunted
Mansion) è interpretato da un cast stellare che
include LaKeith Stanfield, Tiffany Haddish,
Owen Wilson, Danny DeVito,
Rosario Dawson, Chase W. Dillon e Dan
Levy, con Jamie Lee Curtis e Jared Leto nel ruolo di The Hatbox
Ghost. Il film è prodotto da Dan Lin e Jonathan Eirich,
mentre Nick Reynolds e Tom Peitzman sono i produttori
esecutivi.
La
Casa dei Fantasmi (Haunted
Mansion), la divertente avventura Disney da
brividi ispirata alla classica attrazione del parco a tema,
arriverà il 23 agosto nelle sale italiane. Diretto da
Justin Simien, il film è interpretato da un cast
stellare che include LaKeith Stanfield, Tiffany Haddish,
Owen Wilson, Danny DeVito,
Rosario Dawson, Chase W. Dillon e Dan
Levy, con Jamie Lee Curtis e Jared
Leto nel ruolo di The Hatbox
Ghost.
La
Casa dei Fantasmi (Haunted
Mansion) racconta di una donna e di suo figlio
che si rivolgono a un variegato gruppo di cosiddetti esperti
spirituali per aiutarli a liberare la loro casa da intrusi
soprannaturali. Il film è prodotto da Dan Lin e Jonathan Eirich,
mentre Nick Reynolds e Tom Peitzman sono i produttori
esecutivi.
La
Casa dei Fantasmi (Haunted
Mansion) è il titolo della nuova avventura
Disney che arriverà nelle sale italiane il
prossimo23 agosto ma i
juror di Giffoni, provenienti
da oltre trenta nazioni, potranno vederlo in
anteprima il 27 luglio nell’ambito
della 53esima edizione del festival, in
programma dal 20 al 29.
Sarà un’occasione straordinaria,
destinata non solo ai giurati ma a tutto il pubblico del festival
che avrà la possibilità, con una doppia proiezione, di vivere in
esclusiva questa avventura da brividi.
Ispirato alla classica attrazione
del parco a tema, il film Walt Disney Pictures La Casa dei
Fantasmi racconta di una donna e di suo figlio che si
rivolgono a un variegato gruppo di cosiddetti esperti spirituali
per aiutarli a liberare la loro casa da intrusi soprannaturali.
Diretto da Justin
Simien (Bad Hair, Dear White People) da
una sceneggiatura di Katie Dippold (Corpi da
reato, Ghostbusters), il film è interpretato da
un cast comico d’eccezione che include LaKeith
Stanfield (Cena con delitto – Knives Out),
Tiffany Haddish (Bad Trip),
Owen Wilson (Loki), Danny
DeVito (Jumanji: The Next Level),
Rosario Dawson (Zombieland – Doppio colpo),
Chase W. Dillon (La ferrovia
sotterranea), Dan
Levy (Schitt’s Creek), con i vincitori
dell’Academy Award® Jamie Lee Curtis (Everything
Everywhere All at Once) e Jared
Leto (House of Gucci).
Il regista Justin Simien ha
affermato: “Il nostro team ha lavorato instancabilmente per
realizzare un’avventura cinematografica spaventosa, divertente e
ultraterrena sia per i nuovi fan che per quelli più accaniti! Non
vedo l’ora che il pubblico possa vivere questa versione per il
grande schermo dell’iconica attrazione Disney”.
Il film è prodotto da Dan
Lin e Jonathan Eirich (Aladdin). Nick
Reynolds (Easter Sunday) e Tom
Peitzman (Il re leone) sono i produttori
esecutivi.
La Casa dei Fantasmi,
l’avventura Disney ispirata alla classica attrazione del parco a
tema, arriverà il 23 agosto nelle sale italiane.
La Casa dei Fantasmi racconta
di una donna e di suo figlio che si rivolgono a un variegato gruppo
di cosiddetti esperti spirituali per aiutarli a
liberare la loro casa da intrusi
soprannaturali. Diretto da Justin Simien, il film è
interpretato da un cast stellare che include LaKeith
Stanfield, Tiffany Haddish, Owen Wilson, Danny DeVito, Rosario Dawson, Chase W. Dillon e
Dan
Levy, con Jamie Lee Curtis e Jared Leto nel ruolo di The Hatbox
Ghost.
Il film è prodotto da Dan Lin e
Jonathan Eirich, mentre Nick Reynolds e Tom Peitzman sono i
produttori esecutivi.
Disney ha
annunciato che La
Casa dei Fantasmi, il film di successo ispirato
alla classica attrazione del parco a tema, arriverà l’11 ottobre in
streaming su Disney+ e sarà disponibile
anche in digitale. La divertente avventura da brividi, che ha
debuttato nelle sale italiane il 23 agosto, è diretta da Justin
Simien ed è interpreta da un cast stellare che include
LaKeith Stanfield, Tiffany Haddish,
Owen Wilson,
Danny DeVito,
Rosario Dawson, Chase W. Dillon e Daniel Levy, con
Jamie Lee Curtis e
Jared Leto nel ruolo di The Hatbox Ghost.
L’11 ottobre i fan potranno anche aggiungere il film alla loro
collezione digitale, quando LaCasa dei Fantasmi sarà disponibile
per l’acquisto presso tutti i principali rivenditori digitali,
compresi Prime Video, Apple
TV, Google Play & Rakuten TV, con esclusivi contenuti bonus
dietro le quinte. Casa
dei Fantasmi racconta di una donna e di suo
figlio che si rivolgono a un variegato gruppo di cosiddetti esperti
spirituali per aiutarli a liberare la loro casa da intrusi
soprannaturali. Il film è prodotto da Dan Lin e Jonathan Eirich,
mentre Nick Reynolds e Tom Peitzman sono i produttori
esecutivi.
Prime Video ha svelato oggi il trailer ufficiale
de La casa degli spiriti, il primo
adattamento seriale in lingua spagnola del celebre romanzo di
Isabel Allende. La serie debutterà il 29
aprile con i primi tre episodi, seguiti da nuove puntate ogni
settimana fino al finale di stagione del 13 maggio, in esclusiva su
Prime Video in oltre 240 Paesi e territori nel mondo.
Basata sul romanzo di Isabel
Allende, acclamato a livello internazionale, La casa degli
spiriti è una saga familiare in otto episodi che abbraccia
mezzo secolo, incentrata su tre generazioni di donne – Clara,
Blanca e Alba – in un paese sudamericano conservatore plasmato
dalla lotta di classe, dai tumulti politici e dalla magia.
La casa degli spiriti vede
protagonista Alfonso Herrera (Rebel Moon) nei panni di Esteban
Trueba, insieme a Nicole Wallace (È colpa nostra?) e Dolores
Fonzi (Belén) che interpretano Clara del Valle in diverse fasi
della sua vita. Il cast include, tra gli altri, anche Fernanda
Castillo (The Lord of the Skies) nel ruolo di Férula, Aline
Kuppenheim(Una donna fantastica) in quello di Nivea del Valle,
Eduard Fernández (La pelle che abito) nella parte di Severo del
Valle, Sara Becker (La bambina che raccontava i film) e Fernanda
Urrejola (Cry Macho – Ritorno a casa) nel ruolo di Blanca, Rochi
Hernández come Alba (30 Nights with my Ex), Juan Pablo Raba
(News of a Kidnapping) nella parte di Tío Marcos e Pablo
Macaya (Due vite parallele) e Nicolás Contreras (Baby Bandito) in
quella di Pedro Tercero.
Isabel Allende, Eva
Longoria e Courtney Saladino sono executive producer della
serie insieme agli showrunner Francisca Alegría (The Cow Who
Sang a Song Into the Future), Fernanda Urrejola (Cry Macho –
Ritorno a casa), e Andrés Wood (News of a Kidnapping).
La serie è prodotta da FilmNation
Entertainment, la società pluripremiata agli Oscar che ha
realizzato Anora e Conclave, con il supporto di Fabula, casa di
produzione cilena premio Oscar (A Memoria Infinita, Una donna
fantastica).
Prime Video ha svelato, nell’ambito della 76ª
edizione del Festival del Cinema di Berlino, la data di uscita de
La casa degli spiriti, il primo
adattamento seriale in lingua spagnola del celebre romanzo di
Isabel Allende, che debutterà a livello globale il
29 aprile, in oltre 240 Paesi e territori nel mondo.
Basata sul romanzo di
Isabel Allende, acclamato a livello
internazionale, La casa degli spiriti è una saga familiare in otto
episodi che abbraccia mezzo secolo, incentrata su tre generazioni
di donne – Clara, Blanca e Alba – in un paese sudamericano
conservatore plasmato dalla lotta di classe, dai tumulti politici e
dalla magia.
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Cortesia di Prime
Video
Cortesia di Prime
Video
Cortesia di Prime
Video
La casa degli spiriti vede
Alfonso Herrera (Rebel Moon) nei
panni di Esteban Trueba, insieme a Nicole Wallace
(È colpa nostra?) e Dolores Fonzi
(Belén) che interpretano Clara del Valle in
diverse fasi della sua vita. Il cast include, tra gli altri, anche
Fernanda Castillo (The Lord of the
Skies) nel ruolo di Férula, Aline
Kuppenheim (Una donna fantastica) in
quello di Nivea del Valle, Eduard Fernández
(La pelle che abito) nella parte di Severo del
Valle, Sara Becker (La bambina che
raccontava i film) e Fernanda Urrejola
(Cry Macho – Ritorno a casa) nel ruolo di Blanca,
Rochi Hernández come Alba (30 Nights
with my Ex), Juan Pablo Raba
(News of a Kidnapping) nella parte di Tío
Marcos, Pablo Macaya (Due vite
parallele) e Nicolás Contreras
(Baby Bandito) in quella di Pedro
Tercero.
Isabel Allende, Eva
Longoria e Courtney Saladino sono executive producer della
serie insieme agli showrunner Francisca Alegría
(The Cow Who Sang a Song Into the
Future), Fernanda Urrejola
(Cry Macho – Ritorno a casa), e
Andrés Wood (News of a
Kidnapping).
La serie è prodotta da FilmNation
Entertainment, la società pluripremiata agli Oscar che ha
realizzato Anora e Conclave, con
il supporto di Fabula, casa di produzione cilena premio Oscar
(A Memoria Infinita, Una donna
fantastica)
È un esordio delicato, dolente ma
ricco di speranza quello di Luca
Zingaretti con La casa degli
sguardi. Presentato nella sezione Grand
Public della Festa del Cinema di Roma,
il film – liberamente ispirato all’omonimo romanzo
di Daniele Mencarelli – è infatti
un’esplorazione delle varie sfumature possibili del dolore,
compresa quella di luogo dell’anima da cui ripartire per ritrovare
una dimensione di felicità. Ed è proprio questo il fulcro
dell’opera, che – come afferma lo stesso Zingaretti – “parla
del dolore, ma non in termini negativi, ma come ingrediente
necessario per la felicità, perché dolore e gioia sono fatti della
stessa materia“.
Scritto insieme
a Gloria
Malatesta e Stefano Rulli, il
neo regista (che in realtà ha già compiuto il passaggio dietro la
macchina da presa per alcuni episodi di Il commissario
Montalbano, ma che si cimenta ora per la prima volta con
un lungometraggio) sceglie dunque un racconto molto intimo,
sussurrato, dove – come il titolo suggerisce – contano di più gli
sguardi che non le parole. Sono questi, quelli sostenuti, evitati,
temuti e sperati, a portare avanti il racconto, a raccontarci i
personaggi e i loro complesso e agitato mondo interiore.
La trama di La casa
degli sguardi
Marco (Gianmarco Franchini) ha 20 anni e
una grande capacità di sentire, avvertire ed empatizzare con il
dolore del mondo, scrive poesie, e cerca nell’alcool e nelle droghe
“la dimenticanza”, quello stato di incoscienza impenetrabile anche
all’angoscia di esistere e di vivere. Beve tanto Marco, beve
troppo. È in fuga dal dolore ma soprattutto da se stesso. Per
vivere si deve anestetizzare, dice. È incapace di “stare” nelle
cose, a meno che il tasso alcolico del suo sangue non sia
altissimo, e si è allontanato da tutti, amici e fidanzata,
spaventati dalla sua voglia di distruggersi.
Anche il padre (Luca
Zingaretti) testimone di questo lento suicidio, è
incapace di gestire tanta sofferenza ma tenta almeno di “esserci”,
la madre è mancata da qualche anno e ha lasciato un grande vuoto.
Per cercare di rimediare alla situazione del figlio, gli trova un
lavoro come addetto alle pulizie del Bambin Gesù. Il ragazzo, però,
è convinto che questa esperienza, a contatto con i bambini malati,
lo ucciderà. Per sua fortuna, in questo nuovo lavoro troverà una
squadra, capitana
da Giovanni (FedericoTocci)
grazie al quale riscoprirà l’amore per la vita.
Disagio giovanile in formato
liquido
Chi è mai stato ad un reading di
poesia? A quanto pare nessuno, non in La casa degli
sguardi almeno, ma Marco il protagonista ce li
descrive da subito come un qualcosa di terrificante. Un qualcosa
che sembra necessitare di diversi bicchieri di vino per poter
essere affrontato. Come scopriremo, però, quello dell’alcol è un
vizio che Marco pratica anche lontano dalle letture pubbliche delle
proprie poesie. Un problema piuttosto grave, particolarmente
diffuso tra i giovani ma non sempre affrontato – tanto meno al
cinema – con le giuste attenzioni.
Zingaretti e Gianmarco
Franchini – già fattosi apprezzare in Adagio –
ci portano invece ad affrontare di petto il problema, facendoci
quasi sentire in gola il bruciore dei vari alcolici che Marco butta
giù con una disinvoltura spaventosa. È la manifestazione più
evidente del suo disagio, dietro la quale si nascondono dolori mai
realmente elaborati (la morte della madre) e paure mai davvero
affrontate (l’incertezza del futuro). Marco ha il sogno di
diventare un poeta, ma è davvero possibile campare con una
professione simile nell’Italia di oggi? Poeta o un qualunque altro
tipo di artista, la domanda non cambia.
Ecco allora subentrare l’alcol, ma
il regista non giudica di certo il suo protagonista per questo.
Anzi, molto più impietoso sembra essere lo sguardo nei confronti di
chi quell’alcol a Marco lo vende, rivolgendogli sguardi di
disapprovazione ma senza minimamente cercare di porre un freno al
suo vizio. In ogni caso, parte da questo senso di disagio il film
per offrire un racconto sulla ricerca di una redenzione e sulla
riscoperta delle bellezze della vita per cui vale la pena
continuare a lottare contro le difficoltà, lasciandosi alle spalle
tutto ciò che invece uccide lentamente.
Luca Zingaretti realizza un’opera
equilibrata e con il giusto tatto
Con un protagonista così
sofferente, il film potrebbe facilmente scadere nello strazio, ma
Zingaretti riesce invece a dosare bene gli ingredienti del suo
lungometraggio, infondendo in Marco anche tanta speranza e trovando
ora il modo di far appassionare ai personaggi, ora quello di
intenerire e infine anche le occasioni per divertire. Ben costruiti
sono ad esempio il rapporto tra Marco e il suo padre biologico e
quello con il “padre adottivo” Giovanni, altro personaggio che
nasconde il proprio dolore dietro ad una maschera.
Perché in fondo a soffrire, per un
motivo o per un altro, sono un po’ tutti i personaggi
di La casa degli sguardi, ma ognuno di loro
riesce anche ad essere la manifestazione di come si può convivere
con questo stato d’animo. Va detto che in alcuni momenti si ha la
sensazione che si abbia tra le mani troppe sottotrame, che per
quanto contribuiscono ai messaggi di fondo, sembrano talvolta far
prendere troppe direzioni diverse al film, che su diversi punti non
raggiunge dunque una conclusione soddisfacente, anzi lasciando
alcuni elementi fin troppo in sospeso.
Ma questo non oscura quanto di
buono c’è in tutto il racconto e che Zingaretti porta in scena
senza mai strafare, non commettendo l’errore in cui molti attori
che debuttano alla regia cadono, ovvero quello di mettersi
eccessivamente in mostra. L’attore-regista si ritaglia invece qui
un ruolo secondario, memorabile più per i suoi silenzi, e lascia a
Franchini e al suo sguardo dolente il compito di portare avanti il
racconto. È così che, giunti al finale, ci si sente legati a Marco
e alle sue (dis)avventure, essendoci interessati più a lui e a chi
gli sta intorno che non tanto alle vicende che li vedono
protagonisti.
Iniziano oggi le riprese
del film La
casa degli Sguardi, esordio alla regia cinematografica
di Luca Zingaretti e tratto dal libro di Daniele
Mencarelli, “La casa degli sguardi”. Il film
prodotto da ANGELO BARBAGALLO, GABRIELLA BUONTEMPO
e MASSIMO MARTINO perBIBI FILM,
CLEMART con RAI CINEMA e STAND BY
ME. Nel cast protagonisti Gianmarco Franchini,
Federico Tocci, Riccardo Lai, Alessio Moneta, Chiara Celotto, Marco
Felli, Cristian Di Sante.
Marco ha 20 anni e una grande
capacità di sentire, avvertire ed empatizzare con il dolore del
mondo, scrive poesie, e cerca nell’alcool e nelle droghe “la
dimenticanza”, quello stato di incoscienza impenetrabile anche
all’angoscia di esistere e di vivere. Beve tanto Marco, beve
troppo. È in fuga dal dolore ma soprattutto da se stesso. Per
vivere si deve anestetizzare, dice. È incapace di “stare” nelle
cose, a meno che il tasso alcolico del suo sangue non sia
altissimo, e si è allontanato da tutti, amici e fidanzata,
spaventati dalla sua voglia di distruggersi. Anche il padre,
testimone di questo lento suicidio, è incapace di gestire tanta
sofferenza ma tenta almeno di “esserci”, la madre è mancata da
qualche anno e ha lasciato un grande vuoto. Quando dovrà andare a
lavorare nella cooperativa di pulizie del Bambin Gesù è convinto
che questa esperienza, a contatto con i bambini malati, lo
ucciderà.
In America, se
abbastanza persone firmano una petizione, questa, di qualunque cosa
si tratti, può essere mandata alla Casa Bianca e il governo degli
US ha il dovere
Cinque ragazzi. Una baita isolata
in mezzo al bosco. Un Libro dei Morti. Vi ricorda qualcosa? Per
coloro che non sono proprio a digiuno di cinema horror sarà subito
venuto in mente un titolo: La
Casa (Evil Dead), pietra
miliare del genere e opera prima del grande Sam Raimi, un
autore che avrebbe ben presto fatto parlare molto di sé. Ma non
siamo qui per elogiare il capolavoro datato 1981, bensì per
introdurre il suo omonimo ed attesissimo remake firmato
dall’esordiente Fede Alvarez, la cui uscita statunitense è
programmata per il 5 aprile, mentre i fans italiani dovranno
aspettare il 9 maggio per farsi travolgere da una vera e propria
ondata di sangue. La fortunata serie, ideata da Raimi ancora
adolescente in 8 mm e in seguito trasportata nell’opera che tutti
noi conosciamo, ha potuto vantare una un successo planetario, oltre
che due seguiti (La Casa 2, L’armata delle
tenebre) in cui la componente umoristica ha finito per
soffocare del tutto la vena orrorifica originale.
Dunque l’idea di un possibile
rifacimento era già da molti anni nelle intenzioni di Raimi, il
quale si è però dedicato ad altri lavori di successo come la
trilogia di Spiderman, Drag Me to Hell
(dove le contaminazioni sono evidenti), fino a Il Grande e
potente Oz. Ma è solo con la comunicazione della Warner
Bros, avvenuta nel marzo 2012, che le aspettative dei fans si sono
concretizzate. Le riprese sono durate tre mesi e mezzo, e già alla
fine di luglio Raimi e lo storico amico Bruce Campbell
(l’Ash della trilogia de La Casa)
avevano già rilasciato alcune succulente indiscrezioni riguardo al
progetto che avevano mandato letteralmente in fibrillazione i
cinefili di tutto il mondo. La prima rivelazione è stata il nome
del regista, il giovane e misconosciuto Fede Alvarez, qui alla sua
opera prima e con alle spalle una solida carriera di video musicali
e spot. La seconda notizia shock ha riguardato invece la scelta di
sostituire l’eroe del film originale, l’indimenticabile Ash
con il suo alter ego femminile Mia, ex tossicodipendente che
decide di passare un week-end tranquillo (si fa per dire!) in una
baita isolata nel mezzo di un bosco. Il ritrovamento di un antico
libro maledetto darà inizio ad una vera e propria infestazione
demoniaca che si diffonderà come un morbo, a suon di sangue,
frattaglie e liquami di ogni sorta. Anche il cast si affida a volti
nuovi, in cui spicca la convincete Jane Levy nel ruolo di
Mia, affiata dai giovani Jessica Lucas, Shiloh
Fernandez, Lou Taylor Pucci e Elizabeth
Blackmore.
La prima proiezione
ufficiale si è svolta al South by Southwest di Austin nel
Texas, suscitando nei fans e nei critici una vera e propina
spaccatura. Alcuni giornalisti, come Russ Fischer hanno
elogiato sia la scelta del cast che la grande fedeltà alla trama
originale, affermando addirittura che “si tratta di un’opera
nuova, ancora migliore della sua matrice. La vena umoristica è del
tutto scomparsa, e ci troviamo nei territori dell’horror più
puro”. Altri invece, come Eric Kohn, condannano la
politica commerciale delle scelte registiche, affermando che
“Siamo alla sagra delle frattaglie. Il regista e il suo team
sono più concentrati a farci venire il voltastomaco”. Fin dal
rilascio, alla fine di marzo, del trailer internazionale vietato ai
minori, la censura americana si è subito dibattuta se affibbiare al
film il divieto PG-13 (minori di 13 anni) o il temutissimo
X-rated (minori di 17 anni).
Tutto ciò non fa altro che giovare
alla campagna pubblicitaria di Raimi e di Cabpell, che in qualità
di co-produttori hanno assicurato che lo script di Alvarez e
Diablo Cody sarà letteralmente elettrizzante. Non resta
dunque che attendere il 9 maggio, e nel frattempo i fans saranno
contenti di sapere non solo che è in programma un sequel del remake
de La Casa, ma che oltretutto Raimi potrebbe tornare per
firmare un secondo capitolo de L’armata delle Tenebre.
Il leggendario franchise horror
ideato da Sam Raimi è pronto a tornare con Evil
Dead Burn, un nuovo capitolo che promette
atmosfere ancora più cupe e violente. Il primo
trailer, presentato da Warner Bros. durante il
CinemaCon, ha offerto un’anteprima ricca di scene
disturbanti in vista dell’uscita prevista per il 24 luglio
2026. Il trailer è stato descritto così:
“Una donna apre la
lavastoviglie e sente un forte rumore. Entra nella stanza accanto e
vede Alice, poi un uomo entra dalla porta principale ansimando
pesantemente. Si sente bussare alla porta. Aprono. Una persona
entra: le mancano delle dita e lascia gocce di sangue sul tappeto.
Un’inquadratura sul suo volto mostra un poggiatesta d’auto che le
attraversa la faccia; lei lo estrae. Poi vediamo il classico libro
di Evil Dead, seguito da immagini rapide di mostri e combattimenti.
Una voce fuori campo dice che “tutta la famiglia può essere
riunita” grazie al libro. Il personaggio con il poggiatesta prende
una candela accesa e la beve. L’uomo ansimante cade sulle posate
nella lavastoviglie e la donna lo spinge ancora più a fondo su
coltelli e forchette.”
Trama e futuro del franchise
La trama segue un gruppo di
personaggi che, loro malgrado, finiscono per evocare il Demone
Kandarian e i Deadite attraverso il Libro dei Morti. Tuttavia, il
trailer lascia intendere anche un elemento narrativo particolare:
il tentativo di “riunire” una famiglia grazie ai poteri oscuri del
Necronomicon Ex-Mortis. Il cast include Hunter Doohan, Souheila
Yacoub, Lucianne Buchanan, Tandi
Wright e George Pullar.
Diretto da Sébastien Vaniček e prodotto dal creatore
della saga Sam Raimi, Evil Dead Burn è un nuovo capitolo
standalone del celebre franchise. Il film segue Evil
Dead Rise (2023) di Lee Cronin, Evil
Dead (2013) di Fede Álvarez e la trilogia originale di
Raimi con Ash Williams (Bruce Campbell), composta
da La casa (1981), La casa 2 (1987) e L’armata delle tenebre
(1992). Arriva anche dopo la conclusione di Ash vs Evil Dead, la serie TV di tre stagioni
terminata nel 2018.
Il nuovo capitolo è già stato
descritto come il più “selvaggio e terrificante” dell’intera serie,
un’affermazione che alza le aspettative dopo le scene
particolarmente crude viste nel film precedente.
Oltre a Evil Dead Burn, è già in arrivo un altro spin-off:
Evil Dead Wrath, diretto da Francis
Galluppi e prodotto sempre da Sam Raimi. Le riprese sono
iniziate a febbraio 2026 e l’uscita è prevista nel 2027.
Dopo il successo di Evil Dead Rise, che ha incassato oltre
147 milioni di dollari a livello globale a fronte
di un budget di circa 15 milioni, diventando il capitolo di maggior
incasso della saga, le aspettative per Evil Dead Burn sono molto
alte: questo nuovo film si prepara a essere uno dei principali
horror dell’anno.
Il
franchise di Evil Dead non
ha mai smesso di esercitare un forte fascino sugli appassionati di
horror sin dai tempi del cult diretto da Sam Raimi,
ma negli ultimi anni ha vissuto una vera rinascita. Il successo
critico e commerciale di Evil Dead Rise (2023) ha rilanciato
con forza l’universo dei Deadites, aprendo la strada a una nuova
fase creativa.
Questa estate toccherà a Evil Dead Burn, il
nuovo capitolo diretto da Sébastien Vaniček (Infested), pronto a terrorizzare il pubblico
con una nuova variazione sul mito del Necronomicon. Ma l’entusiasmo
non si ferma qui: il futuro del franchise sembra già scritto.
Un nuovo film di Evil Dead è già in fase di casting
Secondo quanto riportato da Deadline, il film successivo a
Evil Dead Burn è già
entrato ufficialmente in fase di casting. Alla regia ci sarà
Francis
Galluppi, autore di The Last Stop in Yuma County, e sono già stati
confermati sette nuovi interpreti, tutti volti inediti per il
franchise.
Una mossa che lascia intuire un altissimo livello di fiducia da
parte di New Line Cinema, Sony e Warner Bros. nella qualità di
Evil Dead Burn. Non è
comune che uno studio pianifichi con tanto anticipo un nuovo
capitolo, soprattutto per un franchise horror tradizionalmente a
budget contenuto. Eppure, proprio i risultati degli ultimi film
dimostrano come Evil
Dead sia riuscito a evolversi, abbandonando in parte il tono
grottesco delle origini per abbracciare un horror più cupo, diretto
e viscerale.
Un altro elemento chiave è la struttura stessa della saga:
Evil Dead non è mai
stata davvero vincolata a una continuità rigida. Ogni film propone
nuovi protagonisti, nuovi contesti e un diverso “Libro dei Morti”,
lasciando ampia libertà creativa ai registi coinvolti. Questo
approccio rende possibile lo sviluppo parallelo di più progetti e
rafforza l’idea di un universo horror in continua espansione.
Se l’annuncio del prossimo film è già realtà, il messaggio è
chiaro: Evil Dead Burn
non è solo un nuovo capitolo, ma il tassello centrale di una fase
estremamente ambiziosa per uno dei franchise horror più iconici di
sempre.
Il nuovo film diretto da Sébastien
Vanicek, La Casa – Il rogo del male (Evil
Dead Burn), arriva sul grande
schermo con la produzione di Sam Raimi, nome di riferimento nel cinema di
genere e per il franchise di riferimento. La storia prende vita
attraverso le interpretazioni di Luciane Buchanan, Hunter
Doohan e Souheila Yacoub, protagonisti di
un racconto intenso e coinvolgente. L’appuntamento è fissato per
l’8 luglio al cinema, con la distribuzione di
Universal.
La trama di La Casa – Il rogo del male
La casa: Il rogo del Male porta
sul grande schermo un nuovo capitolo di ferocia e follia demoniaca
diventando l’esperienza più selvaggia e terrificante del franchise
fino ad oggi. Dopo la perdita del marito, una donna cerca conforto
presso i suoceri nella loro isolata casa di famiglia. Mentre uno
dopo l’altro vengono trasformati in “Deadites” – rendendo
l’incontro un infernale riunione di famiglia – lei scoprirà che i
voti pronunciati in vita… continuano a vivere anche oltre la
morte.
La casa: Il rogo del Male (Evil
Dead Burn) ha appena infranto una
tradizione della saga. Diretto da Sébastien
Vanicek, il nuovo film horror di Warner Bros. e
Sony sarà il sesto capitolo del
franchise. Gran parte della storia è ancora avvolta nel
mistero, ma il primo
trailer di Evil Dead
Burn è stato mostrato nei cinema prima delle proiezioni di
La mummia di Lee Cronin (2026)
di Blumhouse. La casa: Il rogo del Male (Evil
Dead Burn)
Ora
Warner Bros. ha pubblicato online il teaser, che
rivela una intensa sequenza di assedio dei Deadite all’interno di
una casa. Dopo diverse baite nei boschi e un complesso di
appartamenti in Evil Dead Rise (2023), questa volta
la storia si svolge in una casa tradizionale, una
novità assoluta per il franchise.
La
trama di La casa: Il rogo del Male (Evil
Dead Burn) e il futuro del
franchise
Insieme al teaser è stata pubblicata anche la prima sinossi
ufficiale del film, che rivela maggiori dettagli sul
personaggio principale interpretato da Souheila
Yacoub, Alice, mentre affronta un soggiorno terrificante
con i suoceri. Ecco la sinossi completa:
“ELa casa: Il rogo del Male
(Evil Dead Burn)
scatena il viaggio più brutale e terrificante del franchise fino ad
oggi, arrivando nei cinema con un nuovo capitolo di
carneficina e caos demoniaco. Dopo la perdita del marito,
una donna cerca conforto presso i suoceri nella loro casa di
famiglia isolata. Quando uno dopo l’altro vengono trasformati in
Deadite — trasformando l’incontro in una riunione di famiglia
dall’inferno — scopre che i voti presi in vita…
sopravvivono anche alla morte.”
Nel teaser, Alice è al centro della scena: riprende conoscenza dopo
una ferita e cerca di strisciare verso la salvezza mentre i Deadite
attaccano chi la circonda. A differenza dei primi film della saga,
qui scompare quasi del tutto la componente comica:
Vanicek punta su un horror più cupo, grintoso e realistico.
Il cast include anche Luciane Buchanan,
Hunter Doohan, Tandi Wright,
Erroll Shand, Keanu Karim,
Victory Ndukwe e George
Pullar.
La casa: Il rogo del Male (Evil
Dead Burn) arriva dopo il successo
di Evil Dead Rise, che ha ottenuto
l’85% su Rotten Tomatoes e incassato 147 milioni di
dollari nel mondo, rilanciando la saga dopo dieci anni. Un
altro capitolo, Evil Dead Wrath, è
già previsto per il 7 aprile 2028.
Con uscita fissata per
il 10 luglio, Evil Dead Burn si prepara a essere uno degli episodi
più intensi e viscerali del franchise.
Il film Evil Dead Rise diretto da Lee
Cronin, che arriverà al cinema dal 20 aprile
2023, è il quinto film della serie iniziata da Sam Raimi
nel 1981 con Evil Dead, da noi noto
come La casa. Sin da quel primo
capitolo, la serie si è distinta per le sue grandi quantità di
sangue utilizzato, in modo più o meno realistico. Questo nuovo
film, che abbandonerà la solita ambientazione nella foresta per
sposterà l’orrore in città, sembra non sarà da meno. In una recente
intervista con Cronin ha infatti rivelato l’esatto volume di sangue
usato sul set dell’atteso nuovo film horror.
Alyssa Sutherland (The Mist,
Vikings) e Lily
Sullivan (Picnic at Hanging Rock, Jungle) interpreteranno
i ruoli principali. L’originale a microbudget di Sam Raimi è
ancora considerato uno dei migliori film horror di tutti i tempi,
con i sequel diretti Evil Dead
2 e Army of
Darkness, nonché la recente serie tv
Ash vs Evil Dead. Il ben accolto remake del 2013
è stato un affare molto più redditizio, ma non siamo ancora sicuri
di cosa aspettarci da Rise dal punto di vista del
tono.
Ora che La casa – Il risveglio del male
(qui la recensione) è arrivato al
cinema, la star del film Alyssa Sutherland, ha
rivelato quale è stata per lei la scena più disgustosa tra quelle
previste nell’ultimo capitolo dell’amato franchise horror La casa. Nel corso di
un’intervista, la Sutherland ha infatti affermato che: “la cosa
più disgustosa per me è stata il vomito. Ho avuto molti problemi
con quella scena. Era disgustoso. Odio
vomitare.A chi non fa schifo? Non credo di
essere l’unica“. Quella descritta dall’attrice è certamente
una scena controversa, che però per molti potrebbe non essere la
più disturbante del film.
La casa – Il risveglio del
male vede infatti la Sutherland nei panni di Ellie, una mamma
single che si riunisce con la sua sorella Beth, interpretata da
Lily Sullivan, dopo che quest’ultima scopre di
essere incinta e si rivolge alla famiglia per chiedere aiuto.
Quando un terremoto fa crollare le fondamenta del condominio di Los
Angeles in cui vive Ellie, una nuova versione dell’iconico
Necronomicon, meglio conosciuto come il Libro dei Morti, viene alla
luce. Da questo si sprigiona un demone malvagio che trasforma gli
umani in mostri immortali decisi a uccidere chiunque si trovi sul
loro cammino.
Nel corso di questa follia horror
sono molte le scene disgustose con cui lo spettatore deve
confrontarsi. Naturalmente, per sua sensibilità alla cosa, per la
Sutherland girare scene che includono vomito è stato
particolarmente ostico. In generale, il film non è adatto ai deboli
di stomaco ma sta trovando ampio successo tra i fan della saga.
Come già anticipato, se La casa – Il risveglio del male
dovesse ottenere buoni risultati al box office, il regista
Lee Cronin ha già pronte delle idee per dei sequel con cui
portare avanti il racconto.
Con La casa – Il risveglio del male
(qui la recensione) attualmente
al cinema, il regista Lee Cronin ha ora condiviso
alcune idee piuttosto ambiziose per degli eventuali sequel. Il
nuovo film, come noto, passa dall’ambientazione nei boschi dei
quattro film precedenti a un contesto cittadino, proponendo la
storia di due sorelle il cui ricongiungimento viene brutalmente
interrotto dalla fuoriuscita di un demone da un libro maledetto.
Evento che scatena un’ondata di violenza, sangue e morte.
Quando, intervistato
da SlashFilm, al regista è stato chiesto del
futuro del franchise, Cronin ha dunque rivelato alcune potenziali
storie, una delle quali include un prequel che vede un prete
combattere contro un’ondata di massa di Deadites in stile
John
Wick. “Ciò che mi ha guidato è l’idea che le forze del
male non possono davvero essere distrutte. Quindi quelle forze
possono prevalere e continuare ad andare avanti. Questo è un
possibile percorso. Ma c’è anche una seconda trama, cento anni nel
passato, con un prete che combatte cento morti, in stile John
Wick“, ha raccontato Cronin.
“La sfida che mi era stata posta
era spostare il quadrante con questo mondo, – ha continuato
poi il regista – aprire il mondo in un modo diverso. Spero di
aver avuto successo nel farlo. In realtà ho lasciato alcune porte
aperte per tornare in quel contesto. Ma volevo mostrare ai fan che
capisco questo mondo narrativo, capisco dove è stato, ma anche qui
c’è il cambiamento, ecco la goccia dell’ago, ecco dove andremo.
Andremo da qualche altra parte“. Cronin ha poi condiviso anche
circa quattro idee più specifiche per dei sequel, la maggior parte
delle quali si collega specificamente al nuovo film.
I suoi due follow-up diretti
sarebbero storie che seguono Beth e Kassie in viaggio dopo
gli eventi del nuovo film, così come una che spiega le conseguenze
della furia dei Deadites nel condominio stesso, con protagonista un
squadra di pulizie che tenta di ripulire il sangue e i corpi e si
imbatte in nuovi demoni. Le altre due idee sono invece più
autonome, con una storia che esplora la storia del Libro dei Morti,
rivelando l’esistenza di tre volumi del Naturom Demonto.
L’ultima, invece, vedrebbe il male tornare nei boschi,
ambientazione ormai iconica dei primi film. Non resta che attendere
per scoprire quale di queste storie si concretizzerà sul grande
schermo, portando avanti la saga di La casa.
New Line Cinema e
Renaissance Pictures presentano il ritorno dell’iconico franchise
horror, “La
Casa – Il Risveglio del Male“, dello sceneggiatore e
regista Lee Cronin (“Hole – L’abisso”). Il film è
interpretato da Lily Sullivan (“I Met a Girl”,
“Pronti a Tutto”), Alyssa Sutherland (“The Mist”,
“Vikings”), Morgan Davies (“Storm Boy – Il Ragazzo
che Sapeva Volare”, “The End”), Gabrielle Echols
(“Frammenti dal Passato – Reminiscence”) e Nell
Fisher (“Northspur”).
Spostando l’azione
dai boschi alla città, “La
Casa – Il Risveglio del Male” racconta l’intricata
vicenda di due sorelle intente a riavvicinarsi tra loro,
interpretate da Sutherland e Sullivan, il cui ricongiungimento
viene interrotto dall’ascesa di demoni in carne e ossa, che le
spingono a una battaglia primordiale per la sopravvivenza mentre
affrontano il loro incubo peggiore.
“La Casa – Il Risveglio del Male” è prodotto da
Rob Tapert (“Ash vs Evil Dead”, “Man in the Dark”) e prodotto
esecutivamente dal creatore della serie e icona dell’horror Sam
Raimi e dalla leggenda di culto e “Ash” stesso, Bruce Campbell,
insieme a John Keville, Macdara Kelleher, Richard Brener, Dave
Neustadter, Romel Adam e Victoria Palmieri.
Cronin è affiancato
dietro la macchina da presa dal direttore della fotografia Dave
Garbett (“Z for Zachariah”, “Underworld: La Ribellione dei
Lycans”), dal production designer Nick Bassett (“Guns Akimbo”,
“Sweet Tooth”), dal montatore Bryan Shaw (“Ash vs Evil Dead”,
“Spartacus”) e dalla costumista Sarah Voon (“Chasing Great”,
“Inside”), con una colonna sonora di Stephen McKeon (“Hole –
L’Abisso “, “Primeval”).
Una presentazione
New Line Cinema / Renaissance Pictures di una produzione Pacific
Renaissance e Wild Atlantic Pictures, ” La Casa – Il Risveglio del
Male” è stato distribuito nelle sale cinematografiche italiane da
Warner Bros. Pictures.
È il 1981 quando Sam
Raimi (recentemente tornato alla regia con Doctor Strange nel Multiverso
della Follia) porta cinque ragazzi in uno chalet di
montagna per farli scontrare con uno spietato demone maligno. Nasce
così La casa, uno dei più celebri cult del cinema
horror, capace di prendere le regole del genere e farne qualcosa di
nuovo. 42 anni, due sequel, un remake e una serie televisiva dopo,
ci spostiamo ora dal bosco alla città con La casa – Il risveglio del male,
diretto da Lee Cronin e prodotto
dallo stesso Raimi. Un cambio di location che aggiorna dunque la
saga, in quello che è a tutti gli effetti un quinto capitolo
reboot.
Nuova location, sì, ma anche
ulteriori altri elementi che, in linea con la politica dei reboot,
hanno l’obiettivo di far sintonizzare questo nuovo film con le
attuali tendenze e sensibilità, del cinema ma non solo. Inutile
girarci però intorno, La casa – Il risveglio del
male è concepito per spaventare e di paura riesce a
suscitarne, tanta. Lo fa già a partire dal nuovo contesto: un
lugubre condominio di Los Angeles. Qui, tra corridoi caratterizzati
dalla semi oscurità e da ampi spazi aperti e abbandonati, vive
Ellie (Alyssa Sutherland), tatuatrice e madre di
tre figli, che riceve la visita di sua sorella Beth (Lily
Sullivan), tecnica del suono per una rock band e da poco
scopertasi incinta.
Una famiglia senza padri, dunque,
che può contare solo sulla forza della propria unione. Il
ricongiungimento delle due sorelle è però compromesso dal
ritrovamento di un antico libro, ricco di inquietanti illustrazioni
realizzate col sangue. Un ritrovamento che, di suo, aggiunge
ulteriore tensione al racconto. Basta poi l’ascolto di alcune
registrazioni di quanto in esso scritto per scatenare un demone in
carne e ossa sulla famiglia. Ed è qui che subentra l’orrore
definitivo: impossessatosi di Ellie, il demone costringerà i
restanti protagonisti ad una crudele, violenta e primordiale
battaglia per la sopravvivenza.
La casa – Il risveglio del male è pura follia
orrorifica
Se il remake del 2013 ha
sconvolto gli spettatori per l’elevato livello di atrocità e
sangue, La casa – Il risveglio del male è pronto a
scioccare ancor di più quanti avranno il coraggio di affrontare la
sua visione. Nel corso dei suoi 97 minuti di durata, il film offre
infatti un continuo alternarsi tra semplice stato di allerta a
momenti di puro orrore. Non ci sono pause, non c’è possibilità di
tirare sospiri di sollievo. Proprio come quando si va sulle
montagne russe, che finché non se ne scende si vive un continuo
senso di terrore (ma anche eccitazione, per i più coraggiosi), così
La casa – Il risveglio del male da quando inizia e fino ai
suoi titoli di coda costringe a confrontarsi con scioccanti
mutilazioni, elementi splatter, jumpscare, sangue a non finire e
molto altro ancora.
Quanto visto nel trailer, già di suo
particolarmente impressionante, è solo parte di ciò che il film ha
da offrire. Il che farà certamente piacere agli appassionati del
genere dallo stomaco forte, che davanti a sequenze come quella in
cui viene adoperata una grattugia o ancora quelle che prevedono lo
smembramento dei corpi, ritroveranno soluzioni visive e idee di
messa in scena realizzate con un certo gusto. Senza dimenticare la
mamma demoniaca interpretata dalla Sutherland: una presenza
memorabile, spaventosa già solo per il trucco che la caratterizza.
Elementi, questi, che fanno di La casa – Il risveglio del
male un horror decisamente convincente che, anche riprendendo
inquadrature tipiche dell’estetica di Raimi o fornendo omaggi ai
classici horror, centra in pieno l’obiettivo di fare paura. Forse
facendone anche troppa.
Quella certa paura di una scrittura più ambiziosa
Tanto orrore, dunque, che è
indubbiamente ciò che un film come La casa – Il risveglio del
male deve offrire ai propri spettatori, ma carente è stata
l’attenzione riposta nella sua scrittura. Certo, abbiamo un cambio
di location che “svecchia” la saga (in modo molto simile a quanto
avvenuto con ScreamVI),
due madri emancipate e attuali riflessioni legate al tema della
maternità e della famiglia non tradizionale. Eppure, Cronin (anche
sceneggiatore del film oltre che suo regista) sembra non aver avuto
il coraggio di usare tali elementi in modo più ambizioso. La paura
generata ad esempio dagli spazi in cui si muovono i protagonisti è
merito più di una regia attenta a valorizzare tali ambienti, che
non di una scrittura che invece si limita ad utilizzarli nel modo
più canonico.
Naturalmente l’aspetto visivo in un
horror ha la precedenza e come già riportato La casa – Il
risveglio del male in questo eccelle. Ma il mancato sostegno
di una sceneggiatura meno prevedibile, meno canonica, si fa sentire
in più momenti. Viene così a mancare, ad esempio, un maggior
approfondimento dei personaggi protagonisti, che avrebbe invece
potuto conferire ulteriore valore tanto alla loro presenza nel film
quanto al film stesso. Conseguenza più evidente di questa carenza è
però la mancanza di un senso di imprevedibilità, attraverso il
quale si sarebbe potuto iniettare nello spettatore un terrore
capace di continuare anche oltre l’uscita dalla sala. La casa –
Il risveglio del male regala invece un shock temporaneo, ma
considerando il livello di questo shock probabilmente va bene anche
così.
New Line Cinema e Renaissance
Pictures presentano il ritorno dell’iconico franchise horror, La Casa
– Il Risveglio del Male, dello sceneggiatore e regista
Lee Cronin (“Hole – L’abisso”). Il film è interpretato da
Lily Sullivan (“I Met a Girl”, “Pronti a Tutto”),
Alyssa Sutherland (“The Mist”, “Vikings”),
Morgan Davies (“Storm Boy – Il Ragazzo che Sapeva
Volare”, “The End”), Gabrielle Echols (“Frammenti
dal Passato – Reminiscence”) e Nell Fisher
(“Northspur”).
Spostando l’azione dai boschi alla
città, “La Casa
– Il Risveglio del Male” racconta l’intricata vicenda
di due sorelle intente a riavvicinarsi tra loro, interpretate da
Sutherland e Sullivan, il cui ricongiungimento viene interrotto
dall’ascesa di demoni in carne e ossa, che le spingono a una
battaglia primordiale per la sopravvivenza mentre affrontano il
loro incubo peggiore.
La Casa
– Il Risveglio del Male è prodotto da Rob Tapert
(“Ash vs Evil Dead”, “Man in the Dark”), tra i produttori esecutivi
il creatore della serie e icona dell’horror Sam Raimi e la leggenda
Bruce Campbell, interprete di “Ash” nei film di culto della serie.
Insieme a loro anche John Keville, Macdara Kelleher, Richard
Brener, Dave Neustadter, Romel Adam e Victoria Palmieri.
Cronin è affiancato dietro la
macchina da presa dal direttore della fotografia Dave Garbett (“Z
for Zachariah”, “Underworld: La Ribellione dei Lycans”), dallo
scenografo Nick Bassett (“Guns Akimbo”, “Sweet Tooth”), dal
montatore Bryan Shaw (“Ash vs Evil Dead”, “Spartacus”) e dalla
costumista Sarah Voon (“Chasing Great”, “Inside”), con una colonna
sonora di Stephen McKeon (“Hole – L’Abisso “, “Primeval”).
New Line Cinema e Renaissance
Pictures presentano, una produzione Pacific Renaissance e Wild
Atlantic Pictures: ” La Casa – Il Risveglio del Male”, nelle sale
italiane a partire dal 20 aprile 2023 distribuito da Warner Bros.
Pictures.
Il
futuro della saga di Evil
Dead continua a prendere forma, ma una delle domande più
frequenti tra i fan riguarda il possibile coinvolgimento di Lee
Cronin in un eventuale La casa – Il risveglio del male 2. Dopo aver rilanciato il
franchise con il successo del 2023, il regista ha finalmente
commentato la possibilità di tornare dietro la macchina da presa
per un nuovo capitolo.
Intervistato da ScreenRant durante la promozione dell’uscita
digitale del suo nuovo film The Mummy, Cronin ha spiegato di
non sapere se dirigerà ancora un film della saga creata da Sam
Raimi. Il filmmaker ha però sottolineato quanto sia stato
importante per lui lavorare su La casa – Il risveglio del male, ricordando che il
franchise appartiene prima di tutto ai suoi creatori storici: Sam
Raimi, Rob Tapert e Bruce Campbell.
“Mi sento molto, molto fortunato ad aver custodito quel
franchise per un periodo della mia vita e ad aver realizzato Evil
Dead Rise. Credo che queste siano domande a cui debbano rispondere
Sam, Rob e Bruce, perché questo è davvero il loro mondo e io ho un
enorme rispetto per questo.”
La dichiarazione non chiude del tutto la porta a un ritorno, ma
conferma che le decisioni sul futuro della serie sono ancora nelle
mani del team creativo originale. Una notizia che arriva dopo il
record al botteghino ottenuto da Evil Dead Rise, diventato il capitolo di maggior
successo commerciale dell’intera saga.
Il successo di Evil Dead Rise ha
aperto una nuova fase per il franchise horror
Pur senza confermare un sequel diretto, Cronin ha ribadito di
essere felice che l’universo di Evil Dead continui ad espandersi.
“Sono davvero contento che ci siano altri film in
arrivo, perché ho sempre pensato che esistesse l’opportunità di
raccontare altre storie in questo mondo. Anche da semplice
spettatore, sono curioso di vedere come verranno
accolti.”
Il regista ha inoltre rivelato un dettaglio interessante: prima che
The Mummy assorbisse
completamente le sue energie, stava valutando proprio la
possibilità di realizzare un nuovo film di Evil Dead. Parallelamente stava sviluppando
anche un progetto horror basato su una vera storia di
investigazione paranormale ambientata nell’Irlanda degli anni
Ottanta.
“C’era un altro film che volevo realizzare e stavo
prendendo in considerazione anche un sequel di Evil Dead. Poi The
Mummy ha preso il sopravvento. A volte questi progetti ti entrano
sotto pelle ed è difficile distogliere lo
sguardo.”
Le sue parole suggeriscono che un ritorno non sia impossibile, ma
che al momento le priorità creative del regista siano altrove.
Il contesto, però, è particolarmente favorevole. Evil Dead Rise ha incassato circa 147
milioni di dollari a livello mondiale, stabilendo un nuovo record
per il franchise e ottenendo anche ottime recensioni dalla critica.
Un risultato che ha convinto Raimi, Campbell e Tapert ad accelerare
l’espansione della saga, con Evil Dead Burn in arrivo il 10 luglio e
Evil Dead Wrath già
fissato per il 2028.
Anche se Evil Dead Rise
2 non è stato ancora annunciato ufficialmente, è evidente che
il franchise stia vivendo una nuova età dell’oro. E se Cronin
dovesse decidere di tornare, troverebbe un universo narrativo più
vivo che mai e pronto a esplorare nuove incarnazioni dei
terrificanti Deadite.
Per essere definito il degno erede
della commedia italiana, Paolo Virzì ha percorso
un lungo itinerario. Nato a Livorno nel 1964, già da ragazzo
manifesta la passione per la recitazione e la stesura di
sceneggiature, tanto da dirigere e scrivere rappresentazioni
teatrali nella città natale.
La sua passione è tale da voler
diventare il mestiere di tutta una vita, così frequenta il corso di
sceneggiatura nel Centro sperimentale di cinematografia, dove si
diplomerà nel 1987. Un passo importante, che gli aprirà le porte al
mondo del cinema, iniziando proprio da due suoi insegnanti molto
importanti: Gianni Amelio e Furio
Scarpelli. Con quest’ultimo, in particolare, collaborerà
alla sceneggiatura di Tempo di uccidere (1989) di Giuliano
Montaldo. Altre sue collaborazioni iniziali si riconoscono in
Turnè (1990) di Gabriele Salvatores,
Condominio (1991) di Felice Farina e
Centro storico di Roberto Giannelli.
Arriva l’ora di camminare con le
proprie gambe e muovere i primi passi verso il cinema indipendente.
Il suo vero debutto arriva nel 1994 con La bella vita. I
protagonisti sono Sabrina Ferilli e
Massimo Ghini, interpreti di una coppia di coniugi
che si avvia verso una crisi irreversibile. La pellicola, che
prende ispirazione dal film Romanzo popolare di
Mario Monicelli, porta sullo schermo la realtà
provinciale italiana degli anni ’80: il marito, un ex operaio, non
riesce a uscire dalla depressione dopo aver perso il lavoro, mentre
la moglie spinta dall’aspirazione di una vita economicamente
migliore si infatua di un uomo che lavora in una piccola
televisione.
Virzì costruisce le basi su cui
fonderà la sua filmografia: in primo piano c’è la realtà italiana
tra la miseria, l’ignoranza e l’incertezza politica, ben lontana da
un vero e proprio sviluppo. Il talento del regista viene premiato
con il Ciak d’Oro, il Nastro d’Argento e il David di Donatello
nella categoria “Miglior Regista Esordiente”.
Nell’anno successivo Ferie
d’agosto, basato sul conflitto ideologico – politico tra due
famiglie sull’isola di Ventotene, gli vale il David di Donatello
come miglior film dell’anno. Ancora una volta il teatro della
vicenda è l’Italia fuorviata dagli schieramenti politici e dalla
superficialità.
Il regista riesce ad azzeccare un
film dopo l’altro, tanto che nel 1997 arriva Ovosodo,
storia di un ragazzo cresciuto nell’omonimo quartiere di Livorno,
tra amori, illusioni e dolori. Al film va il Gran Premio della
Giuria alla mostra di Venezia nel 1997.
Nel 1999 Virzì torna con Baci e
abbracci, pellicola fondata sull’equivoco dello scambio di
persona basata su L’Ispettore generale, opera satirica del
drammaturgo Gogol. Il clima grottesco dominato dalla corruzione e
dall’opportunismo, aderisce alla nostra Italia. L’attore esordiente
Corrado Fortuna è il protagonista di My name
is Tanino (2002), storia di un giovane siciliano che vuole
diventare sceneggiatore. Una pellicola che presenta il “sogno
americano” in chiave moderna, proprio perché il ragazzo fuggirà
negli Stati Uniti. Durante la realizzazione, il film ha
attraversato delle difficoltà dovute al budget ristretto a causa di
problemi economici della casa di produzione di Vittorio Cecchi
Gori.
Nel 2003 è la volta di Caterina
va in città. Caterina va ad abitare a Roma dopo che il padre,
insegnante di ragioneria, ha chiesto il trasferimento dal paesino
dove lavorava. Nella capitale la bambina, nonostante frequenti la
terza media, viene già a contatto con le ideologie politiche che
dividono la sua classe.
Ritorna la protagonista preferita
dal regista: l’Italia, con una situazione politica in grado di
influenzare persino le vite di giovani adolescenti e con egoismo e
falsità dilaganti.
Nel 2006 il regista si cimenta in
un film storico per l’adattamento del romanzo N di
Ernesto Ferrero. Recluta come attori
Elio Germano, Daniel
Auteil e Monica Bellucci in N (Io e
Napoleone), per narrare le vicende che interessarono Napoleone
durante il suo esilio sull’isola d’Elba.
Evidentemente Virzì non vuole
rinunciare all’attualità che domina i suoi film e con Tutta la
vita davanti (2008) si concentra sullo spietato mondo del
lavoro. Isabella Ragonese è la protagonista di
nome Marta, laureata con lode che, mentre aspetta di ottenere un
posto come ricercatrice, trova lavoro in un call center. La sua
storia si intreccia con quella di Sonia (Micaela
Ramazzotti), ragazza madre, e Daniela, interpretata da
Sabrina Ferilli nell’insolito ruolo dell’arpia. La pellicola ha
avuto successo ottenendo il Ciack d’Oro come miglior film e regia,
il Nastro d’Argento e il Globo d’Argento come miglior film. Per
quanto riguarda le attrici, a Isabella Ragonese è andato il Premio
Braghi come rivelazione dell’anno; Sabrina Ferilli ha ottenuto il
Ciack D’Oro, il Nastro d’Argento e il Globo d’Oro, mentre il Premio
Kinéo come miglior attrice non protagonista è andato a Micaela
Ramazzotti.
La carriera di Virzì è ormai
all’apice e nello stesso anno riceve il Premio Sergio Leone al
“Festival di Annecy, Cinema Italien”. Micaela
Ramazzotti e Valerio Mastandrea
seguiranno il regista in La prima cosa bella (2010). Bruno
(Valerio Mastandrea) e Valeria (Claudia Pandolfi)
sono due fratelli che si trovano al capezzale della madre Anna, in
fin di vita a causa del cancro. Di qui i flashback mostreranno le
vicende della famiglia Michelucci agli inizi degli anni Settanta,
quando Anna dopo aver vinto un concorso come “mamma più bella”,
getterà nel caos l’intero nucleo familiare in una spirale di
ricordi tristi e gioiosi.
Il film ha ottenuto tre David di
Donatello per l’attrice protagonista (Micaela Ramazzotti), l’attore
protagonista (Valerio Mastandrea) e per la sceneggiatura. Per il
Nastro d’Argento ha vinto il premio come miglior film, miglior
sceneggiatura e attrici protagoniste (oltre alla Ramazzotti anche
Stefania Sandrelli che interpreta Anna da anziana)
e i costumi.
A distanza di due anni Paolo Virzì
torna con una nuova commedia intitolata Tutti i santi
giorni. È la storia di Guido (Luca Marinelli) e Antonia
(Federica Victoria Caiozzo) due ragazzi dal
carattere completamente diverso, che vivono la loro storia d’amore
esilarante e tormentata insieme. A complicare le cose ci si mette
il desiderio di avere un figlio. Il film ci aspetta nelle sale l’11
ottobre 2012.
Primo dell’anno all’insegna del
classico dell’animazione per la prima serata.
Infatti, è La Carica dei 101, il
film che vi segnaliamo per l’01 Gennaio 2014, in programmazione su
Rai 1 alle 21:00.
La carica dei
101 (One Hundred and One
Dalmatians) è un film d’animazione Disney, tratto dal
romanzo di Dodie Smith I cento e una dalmata. È considerato il 17º
classico Disney secondo il canone ufficiale.
Curiosità e differenze dal libro
originale:
Nell’edizione italiana del film,
Roger è ribattezzato Rudy (nome rimasto invariato nella traduzione
italiana del libro). Nel libro, inoltre, Roger di cognome fa
“Dearly”, mentre nel film è stato cambiato in “Radcliff”.
Nel libro, è molto più evidente
come i cani siano in realtà i padroni degli uomini.
Il personaggio di Peggy che appare
nel film è la fusione fra due diverse femmine di dalmata che
appaiono nel libro: una è Missis (vera madre dei quindici cuccioli
e compagna di Pongo), mentre la seconda è una cagnetta di nome
Perdita che viene adottata da Anita e Roger per allattare i
quindici cuccioli di Pongo. Dopo la partenza di Pongo e Missis alla
ricerca dei cuccioli, Perdita resta ad accudire gli umani. Questa
scena è assente nel film, infatti Pongo e Peggy scappano di casa
per andare in cerca dei cuccioli senza che Rudy e Anita se ne
accorgano.
Nel libro, Crudelia De Mon è di carnagione più scura ed è
sposata. Suo marito, infatti, è un pellicciaio dal carattere molto
più fragile del suo. Infatti, è lui il responsabile del rapimento
dei cuccioli.
“Golden” è il suono perfetto di una
canzone pop, ma non è il brano che meglio cattura il messaggio di
KPop
Demon Hunters. Questo fine settimana sono andato a una
proiezione con karaoke di KPop Demon Hunters (Netflix ha riportato il film nelle sale per
Halloween, due mesi dopo una distribuzione già storica), che mi ha
permesso di rivedere il film con un pubblico che conosceva ogni
canzone a memoria.
Da tutti che urlavano “Fit check
for my Napalm era” durante “How It’s Done” all’intero cinema che
muoveva le spalle al ritornello di “Soda Pop”, è incredibile quanto
KPop Demon Hunters abbia risuonato con persone di tutte le età. Ma
mentre tutte le canzoni del film sono orecchiabili e si collegano
alla storia in modo intelligente, “Golden” è il campione indiscusso
quando si tratta di popolarità.
Dopo che “Golden” ha raggiunto il
primo posto nella Billboard Global 200, è diventato chiaro che
anche HUNTR/X stavano salendo, salendo, salendo nel nostro mondo.
La canzone è diventata il simbolo di KPop Demon Hunters, con
le voci di Rumi, Mira e Zoey che l’hanno persino eseguita dal vivo
al The Tonight Show. Tuttavia, per quanto “Golden” sia fantastica
ed emozionante, c’è un’altra canzone degli HUNTR/X che merita lo
stesso amore.
“What It Sounds Like” è il vero
cuore dei KPop Demon Hunters
Se ‘Golden’ è la canzone che
avrebbe suggellato l’Honmoon, “What It Sounds Like” è la canzone
che ha creato la nuova versione migliorata di cui parlava Rumi. In
“Golden”, Rumi canta di lasciarsi alle spalle gli schemi e
diventare la ragazza che tutti vedono. Nel contesto della storia,
“Golden” non è mai stata una canzone sull’accettazione.
Si può sentire la voce di Celine
nelle parole di ‘Golden’: Rumi, Mira e Zoey sono cacciatrici, hanno
voci forti e i loro difetti e le loro paure non devono mai essere
visti. Le ragazze dovevano essere perfette, anche se questo
significava non affrontare mai i propri demoni. È solo in “What It
Sounds Like” che finalmente sentiamo le loro vere voci. È la
canzone che non sono riuscite a scrivere, dopotutto.
“What It Sounds Like” è
un’esperienza catartica, sia per il pubblico che per le Huntrix.
Rumi ha passato tutta la sua vita pensando che ci fosse qualcosa di
sbagliato in lei che doveva essere corretto. Ma in “What It Sounds
Like” finalmente vede la bellezza nel vetro rotto. Anche Mira e
Zoey accettano chi sono, indipendentemente dai loro difetti.
Ammetto che “What It Sounds Like”
non è la canzone più commerciale, soprattutto se paragonata a
‘Golden’ o “Soda Pop”. A differenza di queste due, “What It Sounds
Like” funziona solo nel contesto del film. Il testo e la melodia
sono direttamente legati a ciò che accade sullo schermo, e la
canzone perde il suo impatto senza momenti visivi chiave come
l’abbraccio di gruppo o il sacrificio di Jinu.
“Golden” è diventata più grande
di KPop Demon Hunters
Anche se mi sarebbe piaciuto vedere
“What It Sounds Like” diventare un successo ancora più grande,
‘Golden’ merita assolutamente il suo successo. Nonostante la
dolceamarezza del testo, “Golden” è una bellissima canzone che
parla di trovare la forza di tracciare la propria strada,
indipendentemente dal proprio passato o dalle avversità che si sono
affrontate.
EJAE, che ha co-scritto la canzone
e ha prestato la sua voce a Rumi, ha parlato di quanto “Golden” sia
speciale e personale per lei. Con “Golden”, l’ex tirocinante K-pop
ha trasformato alcune delle sue difficoltà in un inno che ora sta
raggiungendo persone di tutto il mondo.
Anche se Rumi, come personaggio,
aveva bisogno di crescere oltre il messaggio di “Golden” nella
storia, il testo della canzone non potrebbe essere più stimolante.
‘Golden’ è per KPop Demon Hunters ciò che “Let It Go”
è per Frozen: una canzone che forse non definisce
completamente il personaggio principale, ma con cui il film sarà
per sempre associato.
C’è qualcosa di profondamente
necessario in La camera di consiglio, il
nuovo film di Fiorella Infascelli, presentato
nella sezione Freestyle della Festa del Cinema
di Roma e in uscita il 20 novembre
con Notorious Pictures. Dopo anni di cinema che ha
guardato alla mafia come a un tema di superficie, Infascelli
sceglie di tornare al cuore della questione: la
responsabilità. Non quella del criminale, ma
quella di chi deve giudicarlo. Il film racconta la camera di
consiglio più lunga della storia giudiziaria: trentasei
giorni di isolamento in cui otto giurati,
chiusi in un appartamento-bunker all’interno del carcere
dell’Ucciardone di Palermo, dovettero decidere condanne e
assoluzioni per 470 imputati del Maxiprocesso.
Ambientato alla fine degli anni
Ottanta, La camera di consiglio si muove
dentro una dimensione sospesa, dove la tensione storica del
Maxiprocesso si intreccia con la dimensione privata, umana e morale
dei protagonisti. È un film che lavora sul tempo e
sull’immobilità, sull’eco delle decisioni e sul peso della
parola “giustizia”.
La sceneggiatura, firmata dalla
stessa Infascelli insieme a Mimmo Rafele e con la
collaborazione di Francesco La Licata, si avvale
della consulenza di Pietro Grasso, che di quella
camera di consiglio fu testimone diretto come giudice a latere del
Maxiprocesso. Il risultato è un racconto che possiede il rigore
della ricostruzione storica e la tensione del dramma morale. Non un
film “di mafia”, ma un film sulla democrazia,
sull’atto più difficile del vivere civile: giudicare.
La camera di consiglio, un teatro
chiuso dove si decide il destino
Girato interamente in interni,
La camera di consiglio adotta un’impostazione scenica
quasi teatrale, nella quale i confini dello spazio
coincidono con i confini della coscienza. La macchina da presa
esplora ogni angolo dell’appartamento-bunker, restituendone la
pesantezza e l’aria satura, mentre la luce filtra come un respiro
difficile, mai completamente libero. In questa cornice, gli attori
si muovono come figure costrette a confrontarsi non solo con la
legge, ma con sé stesse. Ed è in questo secondo faccia a faccia che
la regista riesce a trovare anche della leggerezza.
Sergio Rubini, nei panni del
Presidente della giuria, è il fulcro del racconto:
il suo personaggio incarna la lucidità, il rispetto per il
principio di legalità, la resistenza alla tentazione emotiva. Il
suo sguardo è quello di chi cerca di rimanere fedele alla ragione
in un contesto dove la pancia, l’istinto e la rabbia potrebbero
sembrare vie più facili e in qualche modo giustificate. È
inevitabile il rimando a La parola ai
giurati: come Henry Fonda, anche
Rubini porta sullo schermo un’idea di giustizia che non è vendetta,
ma responsabilità. Accanto a lui, Massimo
Popolizio nel ruolo del Giudice a latere
rappresenta il contraltare, la voce della legge che deve restare
ferma anche quando la pressione morale diventa insostenibile.
Il film si nutre della forza del
suo cast corale: Betti Pedrazzi,
Roberta Rigano, Anna Della
Rosa, Stefania Blandeburgo,
Rosario Lisma e Claudio Bigagli
danno vita a un gruppo eterogeneo di giurati, ciascuno portatore di
una propria storia, di un proprio conflitto interiore. L’opera di
Infascelli non li usa come funzioni narrative, ma come
coscienze in movimento, che si osservano e si
scontrano in un continuo processo di ridefinizione.
Ciò che colpisce è la
precisione della regia: la macchina da presa non
invade mai, osserva, ascolta, accompagna accentuando l’impianto
teatrale del film. L’isolamento è palpabile e il tempo si dilata,
diventando quasi un personaggio. Infascelli costruisce un ritmo
ipnotico, dove la tensione non esplode, ma cresce per
stratificazione. Le pareti dell’Ucciardone
diventano una prigione fisica e mentale, e il fuori mondo, con le
sue urla e i suoi fantasmi, resta solo evocato. Tuttavia, in questo
spazio chiuso, la regista riesce a inserire momenti di
respiro poetico: la ricerca del
cielo da una finestra che non si apre mai, o la comparsa
di un gatto sulle alte mura del carcere, presenze
simboliche che aprono brecce nel realismo e suggeriscono la
speranza di un altrove. In questi momenti, i giurati respirano, si
aprono al futuro, fanno entrare l’ironia e la leggerezza che vanno
di pari passo con il senso di responsabilità.
Infascelli scava con delicatezza
dentro le paure dei suoi personaggi. Ogni dialogo pesa come una
testimonianza, ogni silenzio contiene la fatica del giudizio. La
scelta di alternare toni realistici a momenti sospesi, quasi
metafisici, arricchisce il film di una dimensione ulteriore, dove
la storia collettiva si intreccia con la ricerca di senso
individuale.
Giustizia, memoria e
umanità
Ciò che rende La camera di
consiglio interessante è la sua capacità di unire il
rigore civile all’intimità del dubbio umano. In quei
trentasei giorni di isolamento, Infascelli trova il laboratorio
perfetto per interrogare il rapporto tra individuo e istituzione,
tra emozione e legge, tra giustizia e verità. Ogni personaggio
porta con sé la propria misura di paura e di fede, e la regia sa
restituirla con pudore, senza proclami.
Il film parla di una
democrazia sotto pressione, di uno Stato che deve
riconoscere la propria forza senza perdere la propria umanità. La
condanna collettiva di Cosa Nostra, che nel Maxiprocesso segnò una
svolta storica, diventa metafora di una nazione che finalmente
sceglie di guardare in faccia il male, di riconoscerlo come sistema
e non come eccezione. Ma il merito di Infascelli è quello di
riportare questo passaggio epocale su una scala umana: otto
persone, chiuse in una stanza, che devono scegliere tra giustizia e
vendetta, tra dovere e compassione.
Nel linguaggio asciutto e nel ritmo
contenuto, La camera di consiglio ritrova
quella tradizione del cinema civile italiano che
sapeva essere politico senza mai rinunciare alla sensibilità
narrativa. È un film che non cerca l’applauso, ma il confronto, che
si rivolge allo spettatore come a un cittadino, chiedendogli di
partecipare, di ricordare, di prendere posizione.
Rubini e Popolizio offrono due
interpretazioni complementari e magnetiche, sostenute da un
ensemble coeso che restituisce la coralità del racconto. E mentre
l’ambientazione chiusa potrebbe sembrare una limitazione, in realtà
diventa la chiave per capire il senso più profondo dell’opera:
la giustizia nasce sempre in uno spazio ristretto, in un
luogo interiore dove si deve imparare a scegliere.
Fiorella
Infascelli firma un film sobrio, intenso, profondamente
civile, capace di parlare al presente senza perdere il legame con
la Storia. La camera di consiglio non
urla, ma lascia un’eco lunga, fatta di silenzi, di sguardi e di
coscienze in conflitto. È un cinema che crede ancora nella memoria
come forma di resistenza, nella giustizia come gesto umano, e nella
responsabilità come atto d’amore verso il Paese.
La camera di consiglio è il nuovo film di
Fiorella Infascelli che realizza una specie di
sequel per Era d’estate, e dirige un
gruppo di otto attori guidati da Sergio Rubini e Massimo
Popolizio. Il film è stato presentato nella sezione
Freestyle della Festa del Cinema
di Roma 2025 ed è in sala dal 20 novembre con
Notorious Pictures.
Prodotto da
Armosia e Master Five
Cinematografica con Rai Cinema, il film
racconta la camera di consiglio più lunga della storia giudiziaria
italiana: 36 giorni in cui 8 giurati, blindati in un
appartamento-bunker nel carcere dell’Ucciardone, dovettero decidere
condanne e assoluzioni per 470 imputati del
Maxiprocesso di Palermo.
Il Maxiprocesso, celebrato alla
fine degli anni ’80, rappresenta una delle pagine più decisive
della storia della Repubblica: per la prima volta lo Stato riuscì a
infliggere una condanna collettiva a Cosa Nostra, riconoscendo
l’esistenza dell’organizzazione mafiosa come struttura unitaria. Un
momento di svolta giudiziaria e civile che ha cambiato per sempre
la storia del Paese.
Un racconto corale con al centro il
Presidente della giuria (Sergio Rubini) e il Giudice a latere
(Massimo Popolizio), affiancati da Betti
Pedrazzi, Roberta Rigano, Anna Della
Rosa, Stefania Blandeburgo,
Rosario Lisma e con Claudio
Bigagli.
La sceneggiatura, firmata
da Fiorella Infascelli e Mimmo
Rafele con la collaborazione di Francesco La
Licata, è stata sviluppata con la consulenza di
Pietro Grasso, giudice a latere del
Maxiprocesso.
Girato interamente in interni,
La
camera di consiglio adotta un’impostazione scenica
teatrale, che restituisce la tensione e l’isolamento di quei
giorni. L’opera si distingue inoltre per l’utilizzo dei materiali
di repertorio, capaci di collocare le vicende dei giurati dentro un
quadro storico e civile più ampio.
Non semplicemente un film “sulla
mafia”, ma un’opera che riflette sul concetto di legge e giustizia,
sull’esperienza umana e civile di chi fu chiamato a decidere il
destino di centinaia di imputati, in una delle prove più alte e
drammatiche della democrazia italiana.
Dopo essere stato presentato in
anteprima alla Festa del Cinema di Roma (qui
la nostra recensione), uscirà al cinema il 20
novembre distribuito da Notorious
Pictures, La camera di
consiglio, il nuovo film di Fiorella
Infascelli con protagonisti Sergio Rubini e Massimo
Popolizio accanto a un cast corale.
Prodotto da
Armosia e Master Five
Cinematografica con Rai Cinema, il film
racconta la camera di consiglio più lunga della storia giudiziaria
italiana: 36 giorni in cui 8 giurati, blindati in un
appartamento-bunker nel carcere dell’Ucciardone, dovettero decidere
condanne e assoluzioni per 470 imputati del
Maxiprocesso di Palermo.
Il Maxiprocesso, celebrato alla
fine degli anni ’80, rappresenta una delle pagine più decisive
della storia della Repubblica: per la prima volta lo Stato riuscì a
infliggere una condanna collettiva a Cosa Nostra, riconoscendo
l’esistenza dell’organizzazione mafiosa come struttura unitaria. Un
momento di svolta giudiziaria e civile che ha cambiato per sempre
la storia del Paese.
Un racconto corale con al centro il
Presidente della giuria (Sergio Rubini) e il
Giudice a latere (Massimo Popolizio), affiancati
da Betti Pedrazzi, Roberta
Rigano, Anna Della Rosa, Stefania
Blandeburgo, Rosario Lisma e con
Claudio Bigagli.
La sceneggiatura, firmata da
Fiorella Infascelli e Mimmo
Rafele con la collaborazione di Francesco La
Licata, è stata sviluppata con la consulenza di
Pietro Grasso, giudice a latere del
Maxiprocesso.
Girato interamente in interni,
La camera di consiglio adotta un’impostazione scenica
teatrale, che restituisce la tensione e l’isolamento di quei
giorni. L’opera si distingue inoltre per l’utilizzo dei materiali
di repertorio, capaci di collocare le vicende dei giurati dentro un
quadro storico e civile più ampio.
Non semplicemente un film “sulla
mafia”, ma un’opera che riflette sul concetto di legge e giustizia,
sull’esperienza umana e civile di chi fu chiamato a decidere il
destino di centinaia di imputati, in una delle prove più alte e
drammatiche della democrazia italiana.
Cinefilos.it offre
la possibilità di vedere al cinema, gratis, La
California film di Cinzia Bomoll con Silvia e
Giulia Provvedi (Le Donatella) e Andrea Roncato. Gli
spettacoli a disposizione sono due su Roma e Milano.
La prima di Roma si terrà giovedì
24 novembre alle ore 21,00 (con photocall alle 20,30)
al Cinema Adriano, con la presenza della regista Cinzia
Bomoll e degli interpreti Silvia e Giulia Provvedi (Le
Donatella) e Andrea Roncato.
La prima di Milano si terrà, invece,
venerdì 25 novembre alle ore 21,45 (con photocall alle
21,15) all’Anteo Palazzo del Cinema con la presenza della
regista Cinzia Bomoll e degli
interpreti Silvia e Giulia Provvedi (Le Donatella), Nina
Zilli ed Eleonora Giovanardi.
Per ognuna di queste due proiezioni
posso mettervi a disposizione n° 5 (cinque) inviti per
una persona da richiedere, inviando una email a [email protected]. I biglietti saranno da
considerarsi assegnati solo se si riceverà risposta alla email
di richiesta.
Con il titolo di
La Caja, Lorenzo Vigas torna al Lido di Venezia,
presentandolo in concorso alla 78esima Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica, dopo che nel 2015 era stato premiato con il Leone
d’oro al miglior film per Ti guardo, facendolo
diventare la prima opera di nazionalità sudamericana a ricevere il
riconoscimento. I colleghi che lo seguiranno, saranno
Guillermo del Toro nel 2017 con La forma
dell’acqua (anche se, a onor del vero, concorreva con la
bandiera degli Stati Uniti) e Alfonso Cuaròn
l’anno successivo con Roma.
Ai tempi Vigas era
esordiente: Ti guardo era il suo primo
lungometraggio e parlava di un rapporto morboso dai tratti
omoerotici tra un uomo di mezza età e un giovane appartenente a una
gang di Caracas. Ne La Caja – la cui traduzione è
“la cassa” – la questione è molto diversa, ma ad avere séguito è la
relazione sbilanciata che s’instaura tra un uomo sulla cinquantina
e un ragazzo adolescente.
La Caja, la trama
Hatzín (interpretato da
Hatzín Mendoza) sta viaggiando in treno diretto al
nord del Messico per recuperare i resti del padre che son stati
trovati in una fossa comune. Solo e apparentemente abbandonato a se
stesso, l’unico contatto che ha è quello con la sua nonna, a cui
telefona periodicamente, rassicurandola e aggiornandola sui suoi
spostamenti.
La cassa del titolo è
quella dentro la quale ad Hatzín vengono finalmente consegnate le
spoglie del papà, e che lui tiene in braccio portandola
sommessamente su un autobus di ritorno verso casa della nonna.
Fintanto che, durante il viaggio, non nota dal finestrino un uomo
che gli pare fortemente familiare (Hernán
Navarrete), e che decide d’iniziare a seguire ad ogni
costo, anche quello di cambiare definitivamente rotta.
Sì, perché le tematiche
che Vigas fa emergere da La Caja, affondano le
radici in tanta della cultura e dell’immaginario sudamericani. Una
ferita e un dolore profondi e penetranti, che gridano gli effetti
di un’orfanezza così diffusa, da essere diventata una condizione
sociale.
Ed è di questa fame
continua che narra il film, prodotto ancora una volta da
Michel Franco, a sua volta presente a Venezia per
il film Sundown. Un vuoto appartenente ad un
popolo intero, che accomuna talmente tanto da generare un
incessante bisogno di giustizia.
L’uomo che Hatzín segue è
un personaggio semplice e ambiguo, per quanto non troppo calcato
nelle sue sfumature. E la resa che fanno entrambi gli attori della
loro relazione, è sempre su una linea vagamente tratteggiata, che
non regala mai prove degne di reale profondità, che raccontino per
davvero il dramma in corso.
Una storia che “gronda sangue”
Probabilmente è anche un
bene che sia così, perché, nell’essere certamente un’occasione
mancata, agevola nell’adoperare il giusto distacco a seguire una
storia che, in realtà, gronda sangue da ogni lato.
Perché Hatzín interpreta
lo smarrimento e l’estenuante ricerca di un padre che riguardano
Paesi interi. La necessità di sentire di appartenere a qualcuno, e
da questo qualcuno provenire, è così inscritta nell’uomo, da
generare una mancanza di senso rispetto alla propria stessa vita,
che è proprio quello contro cui dovrà iniziare a combattere il
giovane protagonista.
Ma se è vero che chi ci
genera ci spiega la nostra sorgente, è altrettanto vero che non ci
determina. Così può addirittura accadere di essere in grado di
prendere una posizione di netto distacco da qualcosa che
decisamente non si condivide, rifiutare di seguire le orme del
proprio padre, e da lì scegliere per la vita.
Perché, di fronte alle
sofferenze subite da una situazione politico sociale in cui Hatzín
è nato e per la quale non può fare niente, il potere che gli resta
in mano ha molta più forza di quella che gli può essere imposta
dalla sua storia. Ed è a partire da questo che può scegliere
davvero l’esempio da seguire.