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Winston Duke, la star di Black Panther, è interessato a interpretare Batman nel DCU

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L’attore Winston Duke si è affermato come uno dei protagonisti di entrambi i film di Black Panther grazie alla sua memorabile interpretazione di M’Baku, mentre attualmente è al cinema con il film The Fall Guy (qui la recensione). Certo, Duke deve ancora affermarsi come protagonista di Hollywood, ma basterebbe il ruolo giusto per riuscirci e sembra proprio che l’attore abbia messo gli occhi su quella che probabilmente sarà uno dei ruoli più ambiti di Hollywood nei prossimi mesi o anni.

Nel corso di un’intervista con /Film, a Duke è infatti stato chiesto se fosse interessato a vestire i panni del Cavaliere Oscuro nel prossimo reboot del DCU, The Brave and the Bold, dopo essersi già distinto come doppiatore di Bruce Wayne nel podcast Batman Unburied. “Senti, amico, puoi far partire questa campagna a mio favore? Direi che ti sfido ad andare su tutti i social e fare promozione nei miei confronti. Coinvolgi la tua comunità. Mi piacerebbe molto. Mi piacerebbe interpretare Batman“.

Duke chiarisce poi che: “Mi piacerebbe avere l’opportunità di esplorare nuovi personaggi, di cambiare la narrazione di alcune idee radicate su come questi personaggi dovrebbero apparire, parlare e recitare. Sono assolutamente d’accordo“. Winston Duke sarebbe dunque estremamente interessato a ricoprire il ruolo, ma per ora sembra che i lavori su The Brave and the Bold procedano piuttosto a rilento. Bisognerà dunque aspettare che i DC Studios inizino il processo di casting per scoprire quali attori verranno presi in considerazione per il ruolo di Batman.

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Parlando l’anno scorso dei piani dei DC Studios per The Brave and the Bold, James Gunn ha detto: “Questa è l’introduzione del Batman del DCU. È la storia di Damian Wayne, il vero figlio di Batman, di cui non conoscevamo l’esistenza per i primi otto-dieci anni della sua vita. È stato cresciuto come un piccolo assassino e assassina. È un piccolo figlio di puttana. È il mio Robin preferito“. “È basato sulla run di Grant Morrison, che è una delle mie run preferite di Batman, e la stiamo mettendo insieme proprio in questi giorni“.

Il co-CEO dei DC Studios, Peter Safran, ha aggiunto: “Ovviamente si tratta di un lungometraggio che vedrà la presenza di altri membri della ‘Bat-famiglia’ allargata, proprio perché riteniamo che siano stati lasciati fuori dalle storie di Batman al cinema per troppo tempo“.

Winona Ryder: vizi e virtù di un’attrice tormentata

Winona Ryder: vizi e virtù di un’attrice tormentata

Winona Ryder – La teenager alienata, la classica “ragazza della porta accanto”, e infine la donna fragile, tormentata, soggetta a continue crisi depressive, attacchi di panico e, non ultimo, manie cleptomani.

Sono molte le immagini che hanno accompagnato la vita e la carriera di Winona Ryder, oggi di nuovo sotto i riflettori grazie al suo prossimo doppiaggio nel remake animato del celebre Frankenweenie di Tim Burton, in cui presterà la voce a Elsa Van Helsing.

Winona Laura Horowitz nasce il 29 ottobre del 1971 in una piccola città del Minnesota, da cui prende il nome. Il padre, Michael Horowitz, è un russo di origine ebraica, ateo, mentre la madre Cynthia Istas ha origini romene e professa la religione buddista. Con la famiglia e il fratellino Yuri, la piccola Winona Ryder si sposta da uno stato all’altro a bordo dell’autobus psichedelico ribattezzato “Veronica” dai genitori, entrambi hippies e attivisti politici vicini alla beat generation.

A causa della sua abitudine di indossare abiti maschili, vive un’infanzia difficile alla Petaluma Kenilwoth Jr. High School, la scuola californiana che frequenta: costantemente presa di mira dagli altri studenti, all’età di 12 anni sarà brutalmente picchiata da due coetanei che la scambiano per un ragazzo dai modi effeminati. L’episodio la porterà a lasciare la scuola e a terminare gli studi privatamente.

Winona Ryder: vizi e virtù di un’attrice tormentata

Ma nel frattempo la giovane Winona Ryder ha già maturato l’amore per il cinema e il desiderio di diventare attrice, ispirata dalle proiezioni che gli Horowitz erano soliti organizzare nel loro fienile. I genitori non perdono tempo e assecondano la verve artistica della figlia, iscrivendola nel 1983 all’American Conservatory Theatre di San Francisco.

È qui che viene notata dalla famosa agente Deborah Lucchesi, grazie alla quale Winona Ryder otterrà il suo primo ruolo cinematografico nella commedia di David Seltzer “Lucas” (1986), accanto a Charlie Sheen. In questa circostanza, decide di cambiare il suo cognome adottando lo pseudonimo di Ryder, in omaggio al cantante rock Mitch Ryder, molto amato dal padre.

Passeranno solo due anni prima che Winona Ryder venga chiamata dal cineasta più controverso di Hollywood, l’allora esordiente Tim Burton, il quale nel 1988 la sceglie per il suo Beetlejuice – Spiritello Porcello, affidandole il ruolo della ragazzina gotica e depressa Lydia Deetz, che trova conforto nel parlare con una novella coppia di sposi appena passati a miglior vita. Un’interpretazione che, insieme al successivo Schegge di follia di Michael Lehman, farà parlare del lato dark e ribelle della giovane e talentuosa attrice.

La collaborazione con Burton riprenderà nel 1990, quando vestirà i panni della dolce e biondissima Kim nella favola noir Edward Mani di Forbice. Qui la 19enne originaria del Minnesota (che per l’occasione vinse il premio “miglior attrice straniera” al Jordi Awards 1992), offrì il commovente ritratto di una teenager che, unica all’interno della gretta società in cui vive, saprà accettare e persino amare lo strano quanto gentile Edward.

Un ruolo fortunato per Winona Ryder, a giudicare dalla love-story nata sul set con l’affascinante protagonista Johnny Deep e, ovviamente, dal successo di botteghino e di critica che il film si portò (meritatamente) a casa. Intanto l’attenzione dei media nei suoi confronti continua a crescere, in parte per la relazione con Deep, in parte per le doti attoriali dell’attrice, ancora una volta messe in luce da Sirene (1990), il film di Richard Benjamin che le valse la nomination al Golden Globe 1991 come miglior attrice non protagonista.

Winona RyderMa se la carriera della graziosa brunetta inizia a decollare proprio in questi anni, lo stesso non si può dire per la sua vita personale: prova ne è la rinuncia al ruolo di Mary Corleone ne Il Padrino – parte III, causa una fortissima influenza probabilmente dovuta allo stress lavorativo e alle crisi depressive cui la Ryder inizia ad essere soggetta. Poco male – Francis Ford Coppola la richiamerà per il suo Dracula di Bram Stoker nel 1992, consacrandola così come nuova diva dello schermo americano.

Nel 1993 la Ryder vedrà realizzarsi un suo grande sogno, scelta dal suo regista prediletto Martin Scorsese per recitare ne L’età dell’innocenza (per il quale fu nominata agli Oscar 1994) insieme a star del calibro di Michelle Pfeifffer e Daniel Day-Lewis. Purtroppo, a tanto successo nel campo cinematografico corrisposero i primi fallimenti sentimentali: dopo 4 anni il suo fidanzamento con Johnny Deep giunge al termine, e gli attacchi d’ansia – misti ad insonnia – inizieranno ad essere sempre più frequenti, tamponati con alcool e farmaci (nonché dalle telefonate notturne con il collega e amico Al Pacino).

La situazione si ristabilisce un anno dopo, quando la Ryder conosce il musicista grunge Dave Pirner, leader della band Soul Asylum, con cui intrattenne una relazione sino al 1997. In quegli anni spingerà il regista Gillian Armstrong a dirigere il remake di Piccole Donne (1994), che l’attrice dedicherà alla piccola Polly Klaas, sua compaesana rapita e brutalmente uccisa da un maniaco.

Qui la Ryder interpreta – e lo fa magistralmente – Jo, il maschiaccio di casa March con una passione sfrenata per la lettura e il desiderio di diventare, un giorno, una scrittrice famosa. Con la sua naturale simpatia, il suo charme e la sua auto-ironia, Winona ritrae al meglio la giovane eroina della Alcott, mettendo in luce l’umanità e la profonda contemporaneità del personaggio (cosa che non era riuscita a fare a suo tempo June Allyson, nel film del ’49 diretto da Mervyn LeRoy). Non a caso, Piccole donne diede alla Ryder la seconda nomination ai Premi Oscar del 1995 come miglior attrice protagonista.

Winona RyderDopo la parentesi di alcuni film di medio successo come l’inusuale Gli anni dei ricordi di Jocelyn Moorhouse (1995), il discusso Ragazze interrotte e il melò drammatico Autumn in New York a fianco di Richard Gere, la carriera della Ryder subirà un crollo improvviso quando, nel 2001, viene sorpresa a rubare nei grandi magazzini Saks Fifth Avenue di Beverly Hills. Nella borsa le furono trovati capi d’abbigliamento per il valore di 4mila e rotti dollari, insieme a numerosi analgesici senza prescrizione. Per questo, la diva fu condannata a tre anni di libertà vigilata, al pagamento di circa 10.000 dollari di multe, 840 ore di volontariato e a sottoporsi a consulenza psichiatrica – il tutto, alla fine di un lungo processo-show ripreso costantemente dalle telecamere americane.

Un duro colpo per la Ryder, costretta ad ammettere al mondo intero la sua cleptomania, e ad affrontare seriamente le crisi depressive cui era soggetta. L’episodio la farà stare per un po’ lontana dalla macchina da presa – sino al 2006, quando ricompare nel film digitale presentato a Cannes A Scanner Darkly, e in The Darwin Awards di Finn Taylor, commedia proiettata al Sundance Film Festival di Robert Redford.

Dopo la partecipazione allo Star Trek di J.J. Abrams (2009) e la prova del Cigno Nero nel 2010, la Ryder sembra ormai essere tornata in carreggiata, sia sul grande schermo che nella vita personale. Dopo l’infelice rottura con Matt Damon, che la lasciò nel 2000 poco dopo aver deciso di sposarla, l’attrice si riprese tra le braccia di Page Hamilton, e successivamente con il regista esordiente Henry-Alex Rubin.

Una “creatura affascinante”, Winona, timida di fronte ai riflettori dei media ma al tempo stesso sfrontata e sicura delle proprie idee, da sempre considerata un po’ border-line per la sua volontà-capacità di interpretare personaggi femminili fuori dal comune, attratti dal “diverso” e spesso emotivamente fragili. Una diva sui generis, spaventata dal contatto ossessivo ricercato dai fan, acquafobica in seguito ad un’incidente per il quale rischiò di affogare da bambina. Dopo più di vent’anni, questa strana perla di Hollywood torna a collaborare con uno dei suoi primi ed antichi maestri, Tim Burton, entrando nuovamente a far parte del suo fantastico ed inquietante mondo con Frankenweenie.

Winona Ryder: 10 cose che non sai sull’attrice

Winona Ryder: 10 cose che non sai sull’attrice

Winona Ryder è una delle attrici simbolo degli anni novanta. Celebre per i tanti ruoli che le hanno permesso di sfoggiare il suo talento e la sua personalità, durante gli anni ha saputo rinnovarsi attraverso generi differenti e grandi autori. Tornata poi al successo grazie alla serie Stranger Things, l’attrice sembra oggi vivere una nuova vita, dimostrando di non aver perso il carisma che l’ha sempre connotata.

Ecco dieci cose che non sai di Winona Ryder.

Winona Ryder carriera

1. I film. Il debutto cinematografico dell’attrice avviene nel lungometraggio Lucas, del 1986. Ma è con il film Beetlejuice – Spiritello porcello, diretto da Tim Burton, che raggiunge la notorietà. Burton la vorrà poi anche per il film Edward mani di forbice (1990), dove l’attrice recita accanto a Johnny Depp. Successivamente prende parte a numerosi film, tra cui spiccano Taxisti di notte (1991), di Jim Jarmusch, Dracula di Bram Stoker (1992, di Francis Ford Coppola, L’età dell’innocenza (1993), di Martin Scorsese, Giovani, carini e disoccupati (1994), di Ben Stiller, e ancora nei film Celebrity (1998), Ragazze interrotte (1999), A Scanner Darkly (2006), Star Trek (2009), Il cigno nero (2010), e The Iceman (2012).

2. Le serie TV. Nel corso della sua carriera, l’attrice vanta una partecipazione televisiva alla serie Friends (2001), alla miniserie Show Me a Hero (2015), dove recita accanto all’attore Oscar Isaac, e dal 2016 interpreta il ruolo di Joyce Byers nella serie Netflix Stranger Things.

Winona Ryder in Beetlejuice 2

Nel 2024 tornerà insieme a Tim Burton per riprenderà il ruolo d Lidia Deetz in Beetlejuice 2 che debutterà ad halloween del 2024. 

Winona Ryder vita privata

3. È stata fidanzata con Johnny Depp. L’attrice è celebre anche per essere stata la compagna dell’attore Johnny Depp dal 1989 al 1993. I due avevano condiviso il set di Edward mani di forbice, e nonostante la loro relazione non sia durata molto sono stati indicati come una delle coppie più belle degli anni novanta. L’attore dedicò alla Rider il celebre tatuaggio Winona Forever, che venne però modificato in Wino Forever (ubriaco per sempre) dopo la loro rottura.

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4 Stava per sposarsi. Dal 1998 al 2000 l’attrice ha inoltre una relazione con l’attore Matt Damon, con il quale stava per sposarsi. I due avevano già fissato la data delle nozze, ma poi lui decise di interrompere la relazione. Dopo alcune altre relazioni celebri, la Ryder sembra ora aver trovato una stabilità con lo stilista Scott Mackinlay Hahn, con cui ha una relazione dal 2011.

5 Ha sposato Keanu Reeves sul set. L’attrice lavorò con l’attore Keanu Reeves sul set del film Dracula di Bram Stoker. La Ryder ha rivelato che per la scena del matrimonio tra i loro due personaggi, il regista Francis Ford coppola ingaggiò un vero prete e davanti a lui i due attori pronunciarono il fatidico “Sì”. I due attori da quel giorno scherzano di essere sposati l’un l’altro da ben 27 anni.

Winona Ryder controversie

6 Ha avuto problemi con la legge. Nel dicembre del 2001, l’attrice, che soffriva di cleptomania, venne fermata per taccheggio nei grandi magazzini di Beverly Hills. Nella borsa le trovarono una serie di articoli d’abbigliamento per un totale di 4 mila dollari, oltre ad una grande quantità di analgesici. L’attrice venne condannata a tre anni di libertà vigilata, al pagamento di una multa  e fu obbligata a sottoporsi ad un trattamento di consulenza psichiatrica.

Winona Ryder Stranger Things

7 Sul set piangeva tutti i giorni. L’attrice ha raccontato di quanto sia stato difficile doversi calare nel ruolo di una madre disperata per la scomparsa del figlio. L’attrice, non avendo figli, parlò a lungo di questo ruolo con sua madre, arrivando a spingersi così oltre nell’immedesimazione da non riuscire a smettere di piangere sul set, avvertendo in prima persona il dolore per la scomparsa del figlio Will Buyers.

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Winona Ryder Edward mani di forbice

8 Non gradiva il suo personaggio. L’attrice nel film interpreta Kim, giovane ragazza che si innamorerà infine di Edward. L’attrice ha dichiarato di averci messo diverso tempo ad apprezzare il proprio personaggio nel film, dichiarando che per quanto alla fine Kim sveli un lato umano, per buona parte del film appare come una viziata a cui piace dare fastidio a quelli inferiori a lei. La stessa Ryder aveva problemi con questo tipo di persone a scuola, motivo per cui doverne interpretare una si è reso più difficile del previsto.

Winona Ryder premi e nomination

9 È stata nominata agli Oscar. Nel 1994 riceve la sua prima nomination agli Oscar, come miglior attrice non protagonista, per il film L’età dell’innocenza. Per questo stesso ruolo vinse, nello stesso anno il Golden Globe nella medesima categoria. Nel 1995 viene nominata nuovamente agli Oscar come miglior attrice per il film Piccole donne.  

Winona Ryder età e altezza

10 Winona Ryder è nata a Winona, in Minnesota, Stati Uniti, il 29 ottobre 1971. L’altezza complessiva dell’attrice è di 161 centimetri.

Fonte: IMDb

Winona Ryder rivela di aver perso il ruolo di Clementine in ‘Eternal Sunshine’ a causa dei media

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All’apice della sua fama negli anni Novanta e Novanta, l’attrice veterana Winona Ryder ha dichiarato di aver perso “molte parti”, tra cui un ruolo da protagonista nel dramma romantico e cerebrale di Charlie Kaufman, Eternal Sunshine of the Spotless Mind (andato poi a Kate Winslet), a causa dell’eccessiva attenzione dei tabloid e dei paparazzi. “Era una sceneggiatura così brillante e [il regista Michel Gondry e io] eravamo in questo piccolo ristorante e la gente continuava ad avvicinarsi a me e c’era un paparazzo a caso fuori, cosa piuttosto insolita per me, ma ricordo solo la faccia di [Gondry] e il tentativo di convincerlo che questo non è normale, e io so che non è normale”, ha detto in una recente storia di copertina con Esquire.

L’incontro per il casting è stata solo una delle tante opportunità che la due volte candidata all’Oscar ha detto di aver perso a causa del circo mediatico che ha circonda la sua vita personale, tra cui le sue relazioni sentimentali, la sua salute mentale e l’incidente di taccheggio. “C’era un bagaglio”, ha spiegato Ryder. “Cercare di convincere qualcuno a ignorare il rumore che mi circondava è stato difficile. Lo vedevo nei loro occhi. Ho perso molti pezzi per questo motivo”. Non solo la star di Stranger Things ha ricevuto il feedback che la sua fama travolgente avrebbe sminuito la sua performance in un film, ma anche che le opzioni per i film a sua disposizione si stavano sempre più restringendo, a causa dell’ageismo di Hollywood e del crescente potere degli studios.

Non mi sto lamentando in alcun modo”, ha detto. “Ma c’è stato un periodo in cui ho sentito che sarei stata una distrazione. L’ho capito. Sicuramente, negli anni Novanta, me ne sono resa conto. E c’è stata anche una sensazione di cambio di guardia. Quando si invecchia ci sono queste nuove attrici più giovani. Ci si rende conto di quanto le attrici possano essere usa e getta, della nostra durata di vita. Lo senti dire in continuazione”. Ha aggiunto: “Le cose stavano cambiando. Gli studios stavano diventando molto più potenti. Improvvisamente non si trattava più di lavorare con Jim Jarmusch, ma di numeri, di quanto si guadagnava. Era come se fossi sempre sotto una strana minaccia, che ti faceva sentire molto sotto pressione. E tutto quello che sentivi era che se ti prendevi una pausa non potevi più tornare. Questo ti veniva inculcato”.

Tutto quello che sappiamo sul nuovo film di Winona Ryder, Beetlejuice Beetlejuice

Il visionario filmmaker Tim Burton e l’attore candidato all’Oscar Michael Keaton tornano a fare squadra per Beetlejuice Beetlejuice. Keaton torna nel suo ruolo iconico accanto alla candidata all’Oscar Winona Ryder(Stranger Things, Piccole donne) nel ruolo di Lydia Deetz, e alla vincitrice di due Emmy Catherine O’Hara (Schitt’s Creek, La sposa cadavere) nel ruolo di Delia Deetz. Si aggiungono al cast le new entry Justin Theroux (Star Wars: Episodio VIII – Gli ultimi Jedi, The Leftovers), Monica Bellucci (Spectre, i film di Matrix), Arthur Conti (House of the Dragon) al suo debutto in un lungometraggio, la candidata agli Emmy Jenna Ortega (Mercoledì, Scream VI) nel ruolo della figlia di Lydia, Astrid, e il candidato all’Oscar Willem Dafoe (Povere Creature!, Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità).

La sinossi del film recita: “Beetlejuice è tornato! Dopo un’inaspettata tragedia familiare, tre generazioni della famiglia Deetz tornano a casa a Winter River. Ancora perseguitata da Beetlejuice, la vita di Lydia viene sconvolta quando la figlia adolescente e ribelle, Astrid, scopre il misterioso modellino della città in soffitta e il portale per l’Aldilà viene accidentalmente aperto. Con i problemi che si stanno creando in entrambi i regni, è solo questione di tempo prima che qualcuno pronunci tre volte il nome di Beetlejuice e il demone dispettoso ritorni per scatenare il suo marchio di caos”.

Burton dirige il film da una sceneggiatura di Alfred Gough & Miles Millar(Mercoledì). La squadra creativa di Burton che ha lavorato dietro le quinte include il direttore della fotografia Haris Zambarloukos (Shark 2 – L’abisso, Assassinio sull’Orient Express) e diversi suoi collaboratori storici come lo scenografo Mark Scruton (Mercoledì), il montatore Jay Prychidny (Mercoledì), la costumista premio Oscar Colleen Atwood (Alice in Wonderland, Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street). 

Vi sono poi il supervisore creativo degli effetti delle creature e del trucco speciale vincitore del Premio Oscar Neal Scanlan(Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street, Charlie e la fabbrica di cioccolato), il compositore Danny Elfman (Big Fish, The Nightmare Before Christmas, Batman), e il Premio Oscar per le acconciature e il trucco Christine Blundell (Topsy-Turvy Sotto-sopra).

Winona Ryder per Ron Howard

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Winona Ryder, che vedremo presto in Black Swan di Darren Aronofsky, è entrata a far parte del cast di Cheaters, la commedia di Ron Howard che ha come interpreti Vince Vaughn e Kevin James, nel ruolo di due amici e soci di vecchia data.

Winona Ryder parteciperà a The Iceman

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Winona Ryder sembra essere tornata a lavoro con una certa costanza. Dopo la sua partecipazione a Il Cigno Nero e al Dilemma, l’attrice sarà la moglie di Michael Shannon in The Iceman.

Winona Ryder è grata che gli effetti pratici si siano evoluti dai tempi di Beetlejuice

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Una delle cose più impressionanti di Beetlejuice, nel 1988, è stato il modo in cui Tim Burton e il suo team sono riusciti a giocare con le nostre nozioni di ciò che è possibile fare al cinema attraverso il trucco e gli effetti pratici. Più di 30 anni dopo, Burton ha deciso di rimanere fedele alle sue radici utilizzando un’abbondanza di effetti pratici in Beetlejuice Beetlejuice. Durante le interviste con Collider, i membri del cast Winona Ryder (Stranger Things) e Justin Theroux (The Mosquito Coast) hanno parlato di come questa decisione abbia influenzato la produzione.

Theroux ha parlato di quanto sia impressionante che Burton sia in grado di realizzare un progetto così ambizioso e di quanto sia necessario per tutti coloro che sono coinvolti per portarlo in vita. L’attore ha anche sottolineato una delle creazioni di pupazzi che lo ha colpito di più e come i dettagli lo abbiano colpito. Ha dichiarato a Collider:

“Penso che la cosa incredibile degli effetti di questo film sia che solo una persona come Tim può avere tutto questo a portata di mano a questo punto della sua carriera, perché devi assemblare… È quasi come se dovessi avere un cervello che deve avere accordi collegati con il cervello di tutti gli altri in modo che tutti pensino esattamente negli stessi termini. La cosa che mi ha colpito di più è stato il bambino, Bob – tutti i Bob – tutti i restringitori di testa, e la marionetta coinvolta in questo e la meccanica coinvolta in questo. Ogni singola testa di Bob poteva fare delle espressioni, i loro occhi ovviamente potevano muoversi, e tutto questo è stato montato sopra un interprete acrobatico. Se si trattasse di un regista meno bravo, credo che staresti lì tutto il giorno a cercare di farlo bene”.

Gli effetti pratici di Beetlejuice Beetlejuice sono “strabilianti”, dice Winona Ryder

Inoltre, la Ryder ha sottolineato come l ‘ingegneria degli effetti pratici si sia evoluta negli ultimi trent’anni. L’attore ha commentato che nel 1988 l’imbracatura che ha usato in una particolare scena di galleggiamento “era molto vecchia e non aiutava la circolazione del corpo”. In Beetlejuice Beetlejuice, invece, definisce gli effetti pratici “strabilianti”. Ha spiegato:

“Nel primo, ho fatto la fluttuazione. Ricordo che indossavo un’imbracatura che era stata indossata da Debbie Reynolds e che tutti quelli che l’avevano indossata avevano firmato, ma era molto vecchia e non aiutava la circolazione del corpo. [Ma sembrava molto selvaggio e divertente. Non mi è mai capitato di entrare nell’aldilà, ma questa volta l’ho fatto ed è stato incredibile. Voglio dire, strabiliante. E sapere che ci sono persone sotto tutte queste cose è un sogno. Al giorno d’oggi tutto è in CGI, e poi con l’IA, quindi vedere che questo può accadere e funziona, e può sembrare così bello e miracoloso e strano e unico. Voglio dire, bisogna avere questi burattinai incredibilmente talentuosi. È stimolante”.

Beetlejuice Beetlejuice riunirà la famiglia Deetz dopo che la tragedia ha colpito e il portale dell’aldilà si è aperto ancora una volta. Michael Keaton (The Flash) riprende il ruolo del protagonista e nel cast figurano anche Jenna Ortega (Wednesday), Catherine O’Hara (Schitt’s Creek), Willem Dafoe (Kinds of Kindness), Monica Bellucci (Mafia Mamma) e Danny DeVito (It’s Always Sunny in Philadelphia).

Winona Ryder canta per Frankenweenie!

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Winona Ryder canta per Frankenweenie!

Frankenweenie, lungometraggio di Tim Burton in arrivo ad ottobre negli Usa, vanta nomi di spicco anche per quanto riguarda la colonna sonora, Winona Ryder infatti canterà una delle tracce dell’album intitolato “Frankenweenie Unleashed!”. Quest’ultimo, che contiene 14 tracce ispirate al film e che uscirà il 25 settembre, ha visto anche la partecipazione di Robert Smith dei The Cure e Karen O degli Yeah Yeah Yeah. Frankenweenie, una commovente favola su un ragazzo ed il suo cane, arriverà nelle sale italiane il 18 gennaio 2013.

 

Winning Time: L’ascesa della dinastia dei Lakers, la recensione

Winning Time: L’ascesa della dinastia dei Lakers, la recensione

Dal 2 giugno su Sky, arriva Winning Time: L’ascesa della dinastia dei Lakers. Il basket è probabilmente, tra gli sport maggiormente seguiti in tutto il mondo, quello che ha avuto più difficoltà a essere “trasportato” sul grande o piccolo schermo. A pensarci bene soltanto He Got Game di Spike Lee è un film sul basket totalmente riuscito, e anche questo adopera la palla a spicchi e i canestri per mettere al centro della storia non la competizione ma il rapporto conflittuale tra un padre e suo figlio.

Winning Time, come nasce un mito

Winning Time: L’ascesa della dinastia dei Lakers, la serie sulla nascita della grande dinastia cestistica dei Los Angeles Lakers degli anni ‘80, ha imparato talmente bene la lezione che di parquet e di basket giocato lo spettatore ne vede davvero poco, almeno nelle prime puntate. Lo show capitanato da Adam McKay sceglie infatti di raccontare lo stile di vita, le idee e le decisioni che portarono alla creazione di una squadra senza eguali. Insomma, lo show targato HBO nella prima parte tende maggiormente a restituire il ritratto sfolgorante di un’epoca che raccontare una storia sportiva.

E questo in fondo va anche bene, perché McKay e tutti quelli che hanno partecipato al progetto lo fanno con enorme lucidità e più di un pizzico di astuzia. L’assunto principale su cui Winning Time si poggia – giustamente, aggiungiamo noi – è che dietro quel fenomeno chiamato Los Angeles Lakers c’erano uomini con il loro genio ma anche con i propri difetti, debolezze e demoni personali. E così l’artefice primario Jerry Buzz (John C. Reilly) viene rappresentato nel pilot come un playboy incallito che non esita a tradire, mentire, rigirare le carte in tavola seguendo sempre il suo istinto geniale. Il solito ritratto del giocatore d’azzardo che dovresti odiare ma che alla fine non puoi non amare. McKay adopera il suo solito stile comico-documentaristico (personaggi che parlano in camera, didascalie sfrontate, montaggio sincopato) per confezionare un primo episodio frizzante e ottimamente orchestrato, impregnato di quella frivola gioiosa libertà che era alla base del progetto Lakers di Buzz.

A livello emotivo la serie entra però nel vivo grazie al secondo episodio in cui protagonista è il coach ed ex-leggenda del parquet Jerry West (Jason Clarke), un uomo ossessionato dall’idea della sconfitta, dal terrore di non essere all’altezza del compito più importante, ovvero quello della vittoria dell’anello. Un personaggio tragico nella grandezza del suo carattere autodistruttivo, che rende la seconda puntata di un livello emotivo superiore alla precedente. Lo stesso vale quando nella quarta puntata la scena è dominata da Jack McKinney (Tracy Letts), nuovo allenatore della squadra che, dopo essere stato assistente per fin troppi anni, vede finalmente avverarsi la possibilità di sviluppare i suoi schemi di gioco innovativi. Insomma, Winning Time nei suoi primi episodi è un alternarsi di personaggi quasi comici con altri decisamente più corposi, il cui tono leggero ad essere onesti non sempre rende giustizia. Rimangono infatti troppo in superficie, se non addirittura vagamente parodiate, le figure di Magic Johnson (Quincy Isaiah) e in particolar modo Pat Riley (Adrien Brody), le quali speriamo trovino la loro dimensione nelle puntate successive.

Winning Time è uno spaccato d’epoca

Tratto dal libro Showtime di Jeff Pearlman, Winning Time in realtà lo adopera soltanto come base per mettere in scena alcune vicende, stravolgendone in larga parte il tono della narrazione. I creator Max Borenstein e Jim Hetch drammatizzano le vicende dei vari personaggi con sottotrame proprio non presenti nel testo originale, e viene lecito chiedersi se la fonte primaria per tali avvenimenti non sia stata proprio Jeannie Buzz, figlia di Jerry e attuale proprietario dei Los Angeles Lakers. Poco importa, in quanto il risultato non cambia poi di molto: Winning Time è molto divertente da gustare come spaccato d’epoca, una commedia do costume che mostra come un grande miracolo sportivo come quella strada sia nato per mano di una serie di figure contraddittorie e tra loro difficilmente amalgamabili: ma lo sport spesso fa miracoli, si sa…

Vedendo le varie puntate si ha l’impressione che se non proprio tutti, sicuramente la maggior parte degli artisti che hanno partecipato al progetto Winning Time siano tifosi dei Lakers, e questo non davvero non guasta. Lo è di sicuro Jonah Hill, che ha diretto il secondo episodio. Tra gli altri nomi famosi che vedrete nello show meritano citazione anche la due volte premio Oscar Sally Field, Jason Segel, Gaby Hoffman, Rob Morgan.

Winning Time Season 2, parlano gli esecutori

Winning Time Season 2, parlano gli esecutori

Dopo il notevole successo della prima stagione, Winning Time torna con i nuovi episodi della seconda dedicati alla dinastia dei grandi Los Angeles Lakers degli anni ‘80. Lo show che vede coinvolto Adam McKay come produttore esecutivo si concentra stavolta sulla stagione che portò o gialloviola a scontrarsi finalmente con i rivali storici Boston Celtics nelle NBA Finals del 1984, una delle serie più ricordate della storia del basket NBA.

Il primo episodio di Winning Time stagione 2 si apre con una delle sequenze più forti e spettacolari viste di recente: “Tutti gli amanti di questo sport ricordano quel famoso 27 maggio 1984 – spiega la regista dell’episodio e produttrice esecutiva Salli Richardson-Whitfield – Sono molto fiera di come abbiamo iniziato la seconda stagione, dopo aver fatto il pitch iniziale di come volevo girare la sequenza ho avuto un team di professionisti encomiabili che ha messo in scena magnificamente la mia idea. L’energia che abbiamo sprigionato è notevole, col mio partner in crime Tood Banhazi, direttore della fotografia e regista del terzo episodio, abbiamo fatto un gran lavoro.”” Volevamo farne un action-movie – conferma proprio Banhazi – un film di zombie in cui i giocatori dei Lakers vengono inseguiti dai mostri assetati di vendetta appena escono dal campo da gioco. Per questa sequenza ci siamo davvero spinti al limite, sconfinando idealmente nell’horror.”

Una delle chiavi del successo di Winning Time sta nella notevole ricostruzione d’epoca fatta dalla costumista Emma Potter e dal set designer Richard Toyon, il quale ha dichiarato: “Sono dovuto partire dall’idea di dover costruire, non ricreare un universo. Questo mi ha aiutato a lavorare cercando una coerenza interna non soltanto al mio lavoro, ma anche nella coordinazione con Emma. Nella seconda stagione poi esploriamo maggiormente il lato privato dei protagonisti, soprattutto di Jerry Buss. La ricostruzione della sua abitazione, la famosa villa che Douglas Fairbanks regalò a Mary Pickford, ci ha impegnato moltissimo.” “Anche a livello di costumi Jerry ha rappresentato una nuova sfida – commenta Emma Potter – perché appunto ne scopriamo una seconda versione: oltre alla solita pubblica, altisonante, con le camicie sbottonate e gli abiti sportivi costosissimi, nei nuovi episodi esploriamo anche la dimensione privata dall’imprenditore, il suo lato casalingo in cui può in qualche modo abbassare la guardia, soprattutto adesso che ha un interesse sentimentale. Ecco quindi le tute in poliestere, abiti più confortevoli e capaci di esplicitare l’aspetto nascosto del personaggio. Jeanie Buss vedendo le nuove puntate ci ha scritto dicendo di sentirsi più vicina a suo padre, di averlo rivisto negli episodi. È stata una bella soddisfazione.”

Uno degli aspetti fondamentali per la riuscita di Winning Time era ovviamente quello di riproporre scene di famosi match di basket nel modo più spettacolare e insieme accurato. Di questo si è occupato il Basketball Producer Idan Ranvin: “Volevamo evitare una ricostruzione effettiva del gioco, per quello gli spettatori possono andare su Youtube e vedere i vecchi filmati. Abbiamo preferito concentrarci su quello che non si vede, sugli sguardi tra avversari acerrimi come Magic e Larry Bird. Le sensazioni, le tensioni, i duelli fisici e psicologici che si combattono durante una partita di basket, questo regala al pubblico Winning Time. Altro aspetto fondamentale per la riuscita era far muovere gli attori col linguaggio del corpo che sul parquet possedevano gli atleti che interpretano. Quincy Isaiah per esempio ha un passato di atleta al college che ne ha sviluppato un tipo di fisico e di qualità in grado di esprimere potenza. Abbiamo dovuto rimodellare il suo modo di essere atleta, renderlo più sfumato ed elegante, fare in modo che possedesse quelle qualità cestistiche che gli permettessero anche di improvvisare durante le riprese. Col modo di giocare iconico che Magic Johnson possedeva, ogni  movimento doveva sembrare autentico, e allo stesso tempo efficace per essere filmato, cinematico. Una volta lette le sceneggiature, siamo andati in palestra per ricostruire i momenti richiesti dei vari match, cercando di anticipare da che angolazione sarebbero state girate.”

Winning Time possiede poi una colonna sonora d’epoca in grado di coprire ogni genere di musica prodotta in quel periodo. La selezione principale è opera del Music Supervisor Gabe Hilfer: “Noi del dipartimento musica abbiamo avuto la fortuna di vedere il girato, la sua forza propositiva grezza, quasi corrosiva: abbiamo subito capito che dovevamo puntare in alto, adoperare il meglio della musica anni ‘80. Per la scena iniziale del primo episodio ad esempio Prince è stata immediatamente la prima opzione, la sua musica si sposava perfettamente con le immagini e il montaggio. Non voglio spoilerare altre grandi canzoni che abbiamo inserito nel corso delle nuove puntate ma voglio citare una scelta controcorrente per il gran finale: abbiamo ottenuto una canzone dei Led Zeppelin che non credo sia mai stata adoperata in nessuna serie o film, si tratta di un gioiello di musica raro e potentissimo, perfetto per costruire un grande spettacolo. Sono davvero entusiasta sia della scelta che dell’uso che ne abbiamo fatto. Sono un band notoriamente restia a far adoperare la propria musica in qualsiasi tipo di show. Avere Prince all’inizio e i Led Zeppelin alla fine è una specie di grande cerchio di musica che si chiude.”

L’ultima parola su Winning Time spetta infine a Kevin Messick, uno degli Executive Producer dello show: “Posso assicurare che non era assolutamente facile realizzare una serie in costume sul basketball, su giocatori iconici come Johnson, Bird, Kareem. Rendere credibile questo sport sul piccolo schermo è stato uno sforzo enorme, anche produttivo. Voglio rendere il doveroso tributo alla nostra casting director Francine Maisler, che ha messo insieme un cast incredibile di attori da Oscar con altri alla prima vera grande esperienza mainstream. Penso che se non avessi scovato Quincy non avremmo potuto fare lo show. È un attore e un uomo speciale, ha incarnato perfettamente lo spirito e l’anima nascosta di Magic Johnson.”

Winning Time – L’ascesa della dinastia dei Lakers, trailer della nuova stagione in arrivo su SKY

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I Lakers hanno fatto sognare milioni di tifosi, grazie a una storia fatta di gesta (sportive e non), di grandi rivalità, di competizioni ai massimi livelli e ambizione: torna per la seconda stagione la serie targata HBO che racconta il magico decennio in cui i Los Angeles Lakers entrarono nella leggenda del basket mondiale. Il nuovo capitolo di Winning Time – L’ascesa della dinastia dei Lakers, la serie Sky Exclusive di cui oggi viene rilasciato il trailer ufficiale, è in arrivo dal 28 agosto in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW.

Ideata e prodotta, fra gli altri, da Adam McKay (Don’t Look Up, Succession), la serie esplora la vita professionale e personale dei Los Angeles Lakers, questa volta nel periodo appena successivo alle finali del 1980 e del 1984, raccontando la grande rivalità che c’era a quel tempo sia tra squadre (Lakers VS Celtics) sia tra giocatori (Magic Johnson VS Larry Bird).

https://www.youtube.com/watch?v=4plZL3ZmXM4&pp=ygUxV2lubmluZyBUaW1lIC0gTCdhc2Nlc2EgZGVsbGEgZGluYXN0aWEgZGVpIExha2Vycw%3D%3D

Winning Time – L’ascesa della dinastia dei Lakers, trama e cast

Ricchissimo il cast dei nuovi sette episodi: John C. Reilly nei panni del proprietario della squadra, Jerry Buss; Quincy Isaiah, Solomon Hughes e Sean Patrick Small in quelli, rispettivamente, di Magic Johnson, Kareem Abdul-Jabbar e Larry Bird; Jason Clarke a interpretare il campione NBA e dirigente dei Lakers Jerry West; Jason Segel (How I Met Your Mother) nei panni di Paul Westhead, professore di lettere trasformatosi in assistente coach della squadra; Adrien Brody interpreta il coach Pat Riley; Michael Chiklis nei panni del coach dei Boston Celtics Red Auerbach.

Nel cast anche Gaby Hoffmann, Hadley Robinson, DeVaughn Nixon, Tamera Tomakili, Brett Cullen, Stephen Adly Guirgis, Spencer Garrett, Molly Gordon, Joey Brooks, Delante Desouza, Jimel Atkins, Austin Aaron, McCabe Slye, Thomas Mann, Gillian Jacobs, Rob Morgan.

Winning Time – L’ascesa della dinastia dei Lakers è tratta dal libro Showtime: Magic, Kareem, Riley, and the Los Angeles Lakers Dynasty of the 1980s dello scrittore sportivo Jeff Pearlman. Produttori esecutivi Adam McKay e Kevin Messick per Hyperobject Industries; showrunner, produttore esecutivo, scrittore e co-creatore Max Borenstein; produttore esecutivo Scott Stephens; produttore esecutivo, scrittore e co-creatore Jim Hecht; produttore esecutivo e scrittore Rodney Barnes; produttore esecutivo e regista degli episodi 1, 6 e 7 Salli Richardson-Whitfield; produttore esecutivo Jason Shuman.

Winnie the Pooh: recensione del film

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Winnie the Pooh: recensione del film

Arriva al cinema la seconda avventura di Winnie the Pooh targata Disney. Inventato da A. A. Milne nel 1926  e già portato sullo schermo da Walt Disney in persona nel 1977, ora Winnie ricompare in compagnia dei suoi amici Tigro, Tappo, Pimpi, Kangu, Ro e Ih-Oh, nella più classica tecnica di animazione Disney.

In Winnie the Pooh, nella quale compare anche Mr Pixar Jhon Lasseter in veste di produttore esecutivo, Pooh dovrà aiutare Ih- Oh a trovare la sua coda smarrita, ma poi la sua attenzione verrà indirizzata sulla ricerca del suo amico, il bambino Christopher Robin, rapito da un tremendo mostro, e pensare che Pooh era uscito di casa solo per cercare del miele. Non c’è nulla da fare, Winnie the Pooh è un tenero orsetto che piacerà quasi per forza ai più piccoli, le sue avventure sono tremendamente banali ma viste attraverso i suoi occhi, e quelli di Christopher Robin, diventano imprese epiche che solo lui, improbabile ed affamato eroe può compiere.

Proprio il bambino è l’artefice delle loro avventure, lui che immagina questo fantastico Bosco dei 100 Acri, ideale ‘set’ della vicenda, e ancora lui che da un’anima ad ogni cosa, da un peluche ad un palloncino rosso (Palloncino appunto), e non riesce ad immaginare altro come grande nefandezza che un mostro può compiere se non quella di bucare i calzini. Un’immagine di purezza e bellezza che sembra del tutto inattuale, ma che casa Disney, nonostante l’impero digitale che ci circonda, non esita a raccontarci, probabilmente senza farsi troppi conti in tasca, e regalando ai piccoli un po’ di magia della vecchia animazione, ed ai grandi un film dal sapore dell’infanzia.

Winnie the Pooh: La Disney sviluppa il remake in live-action

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Winnie the Pooh: La Disney sviluppa il remake in live-action

Winnie the PoohLa Disney continua a pianificare remake in live-action dal suo storico repertorio e oggi Deadline rivela che lo studios sta sviluppando una nuova versione di Winnie the Pooh proprio in live-action, e a quanto pare il film dovrebbe raccontare la storia di un adulto Christopher Robin che fa ritorno al Hundred Acre Woods.

La Disney ha inoltre ingaggiato il regista Alex Ross Perry (Listen Up Philip) per scrivere il film e dirigerlo. Dunque questo film si aggiunge ai già annunciati e in lavorazione, Il libro della giungla di Jon Favreau in arrivo ad 15 aprile 2016, La bella e la bestia (17 marzo 2017) e, attualmente, senza una data di uscita, Dumbo di Tim Burton e Mulan.

Winnie the Pooh: in arrivo il live action Disney

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Winnie the Pooh: in arrivo il live action Disney

Winnie-The-Pooh-live-actionLa Disney non si ferma più. Anche l’orsetto Winnie the Pooh sarà protagonista di un film live action ispirato all’universo creato da A.A. Milne. La compagnia ha, infatti, incaricato Alex Ross Perry, autore e regista dell’indipendente Listen Up Philip (presentato con successo al Sundance) di sviluppare la sceneggiatura. La storia dovrebbe essere incentrata sul personaggio di Christopher Robin adulto, di ritorno nel Bosco dei Cento Acri.

Le avventure di Winnie the Pooh (1977) e Winnie the Pooh – Nuove avventure nel Bosco dei 100 Acri (2011) sono rispettivamente il 22° e il 51° classico Disney in base al canone ufficiale, ma l’orsetto amante del miele e gli altri personaggi animali hanno divertito generazioni anche con diversi prodotti per l’home video.

CÈ il secondo progetto di recupero del “repertorio” Disney affidato a un regista indipendente. Al lavoro sul remake di Elliott il drago invisibile, le cui riprese sono appena iniziate in Nuova Zelanda per una release prevista per il 2016, c’è David Lowery (regista di Ain’t Them Bodies Saints), responsabile anche dello script. Solo pochi giorni fa è stato annunciato il live action di Mulan, che andrà ad arricchire l’ormai prolifico filone delle rivisitazioni Disney, di cui faranno parte anche il Dumbo di Tim Burton, Il libro della giungla di Jon Favreau e La bella e la bestia di Bill Condon con Emma Watson, Dan Stevens e Luke Evans.

Fonte: Deadline

Winnie the Pooh: il live-action Disney ha un regista

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Winnie the Pooh: il live-action Disney ha un regista

Sulla scia di Cenerentola, Il Libro della Giungla e del prossimo La Bella e la Bestia, la Disney è a lavoro su un nuovo adattamento in live-action, quello di Winnie the Pooh.

Marc Foster dirigerà il live action su Winnie the Pooh

Al timore del film è stato chiamato Marc Foster, stando a quanto dichiara THR, già regista di Monster’s Ball e World War Z. Il regista è anche colui che ha firmato Neverland – un sogno per la vita, film con protagonisti Johnny Depp e Kate Winslet che ha raccontato le origini letterarie di Peter Pan attraverso la storia del suo autore, J.M. Barry. Il film, un racconto profondamente commovente e trascinante, conquistò pubblico e critica e anche 7 nomination agli Oscar.

Per quanto possa sembrare complicata l’idea di un live action su Winnie the Pooh, considerato che i protagonisti sono giocattoli animati, il film avrà un orientamento ben preciso, ovvero si focalizzerà su un aduito Christopher Robin e si intitolerà proprio Robin. La storia sarà quella di un uomo che pone il lavoro davanti alla moglie e alla figlia, che ha abbandonato la sua immaginazione e le tante avventure con Winnie e i suoi amici nel Bosco dei Cento Acri.

Oltre a La Bella e la Bestia, il cui trailer ha infranto i record di visualizzazioni su Youtube nelle prime 24 ore, la Disney ha in programma altri live action tra cui quello de La Sirenetta, di Mulan, de Il Re Leone e di Dumbo.

Il biopic sullo scrittore di Winnie the Pooh

Al momento è in produzione anche un biopic sullo scrittore che ha inventato Winnie the Pooh, A.A. Milne, dal titolo Goodbye Christopher Robin in cui compariranno come protagonisti Domnhall Gleeson e Margot Robbie nei panni dei coniugi Milne.

Fonte: ScreenRant

Winnie the Pooh bandito in Polonia, ecco perchè

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Winnie the PoohLa città di Tuszyn, in Polonia, ha bandito il personaggio della Disney Winnie the Pooh perchè rappresenta un chiaro esempio di ‘mancata definizione sessuale e propensione alla nudità’. Sarebbe a dire che l’orsacchiotto immaginario goloso di miele non è chiaramente maschio o femmina e non porta i pantaloni.

Ufficialmente l’orsetto è stato definito di “dubbia sessualità” e di andare in giro “vestito inappropriatamente” per essere un riferimento per i più piccoli, tanto da essere definito “mezzo nudo“.

Il problema con l’orsetto è che non ha un abbigliamento completo. È mezzo nudo, cosa che per i bambini è completamente inappropriata.” ha dichiarato uno dei partecipanti al cincilio cittadino.

Un’altra dichiarazione ufficiale riporta: “Winnie the Pooh non indossa mutande perchè non ha sesso. È un ermafrodito.”

Ancora, Hanna Jachimska, cittadina di Tuszyn, ha criticato addirittura l’autore e ideatore di Winnie the Pooh, A.A. Milne, per aver “tagliato i testicoli all’orso a causa dei suoiproblemi con la sessualità“.

Adesso, il grande problema dei cittadini di Tuszyn sarà trovare un personaggio per sostituire le immagini di Winnie al parco giochi per bambini. Sicuramente Paperino, in quanto privo di pantaloni, non verrà preso in considerazione!

Fonte: CT

Windows: anche Robert Duvall per Steve McQueen

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Windows: anche Robert Duvall per Steve McQueen

Anche la leggenda Robert Duvall è entrata a far parte del cast di Windows, film che segna il ritorno alla regista di Steve McQueen dopo l’Oscar per 12 Anni Schiavo.

Duvall si unisce a un cast di stelle, già composto da Viola Davis, Colin Farrell, Michelle Rodriguez, Liam Neeson e Cynthia Erivo.

Il progetto nasce dall’adattamento dell’omonima miniserie britannica del 1983. A firmare la sceneggiatura con McQueen c’è Gillian Flynn che ricordiamo per aver scritto il romanzo e la sceneggiatura di Gone Girl – L’Amore Bugiardo diretto da David Fincher.

In Windows, tre donne decidono di rilevare l’attività criminale dei loro defunti mariti, rapinatori a cui l’ultimo colpo è andato decisamente male.

Fonte: Variety

Wind River: la spiegazione del finale, chi ha ucciso Natalie?

Wind River: la spiegazione del finale, chi ha ucciso Natalie?

Taylor Sheridan potrebbe essere conosciuto soprattutto per Yellowstone, ma si è fatto un nome con le sue brillanti sceneggiature di Sicario e Hell or High Water, e ha dimostrato di essere un regista con il suo debutto alla regia nel 2017, Wind River. Come molti progetti di Sheridan, Wind River mescolava l’attualità politica con un elemento di mistero neo-noir, in modo da essere allo stesso tempo molto divertente e sorprendentemente riflessivo. Sebbene il mistero che Sheridan presenta in Wind River sia un mistero, le sue motivazioni più serie per il film sono evidenti dalle statistiche sui crimini reali che incorpora alla fine.

Di cosa parla Wind River di Taylor Sheridan?

Wind River è un giallo ambientato nella riserva indiana Wind River del Wyoming. Dopo che il corpo dell’adolescente indigena Natalie Hanson (Kelsey Asbille) viene ritrovato congelato in mezzo alla natura selvaggia, l’FBI invia l’agente Jane Banner (Elizabeth Olsen) per scoprire il colpevole della sua morte. L’unico problema è che l’area della riserva è enorme e solo pochi agenti delle forze dell’ordine sono in grado di pattugliarla. Sarebbe quasi impossibile per un’estranea come Jane fare una ricerca adeguata da sola, quindi decide di lavorare con l’agente locale del Servizio Pesca e Fauna Selvatica Cory Lambert (Jeremy Renner). Lambert è un esperto segugio e ha vissuto nella riserva per tutta la vita; tuttavia, le motivazioni che lo spingono a seguire il caso sono più personali di quanto Jane non creda inizialmente.

Lambert è un amico intimo del padre di Natalie, Martin (Gil Birmingham), e promette all’uomo in lutto che troverà giustizia per l’omicidio della figlia. Sebbene l’empatia di Lambert nei confronti di Martin sia in qualche modo intrinseca, gli viene anche ricordata una tragedia simile nella sua vita. Anche la figlia di Lambert è stata uccisa solo pochi anni prima; forse, aiutare Jane a risolvere l’omicidio di Natalie gli permetterà di superare il dolore che prova per aver deluso sua figlia. Lambert e Jane sono vigili nella loro ricerca, ma il giovane agente dell’FBI comincia a rendersi conto che i problemi della riserva sono più complessi di alcuni omicidi irrisolti; si tratta di una crisi che minaccia la vita di innumerevoli donne indigene la cui morte non è mai stata indagata adeguatamente dalle autorità legali.

Durante la ricerca di indizi su Natalie, Lambert e Jane scoprono il cadavere in decomposizione del fidanzato più anziano di Natalie, Matt (Jon Bernthal). Matt lavorava come guardia di sicurezza presso un sito di trivellazione locale e, sebbene fosse molto più vecchio di Natalie, non sembra essere responsabile del suo omicidio. Tuttavia, questo non impedisce a Lambert e Jane di recarsi dall’ex datore di lavoro di Matt per cercare ulteriori indizi. Questo li porta a un confronto con gli amici di Matt, tra cui il suo inquietante collega Pete Mickens (James Jordan). Quando i colleghi di Matt chiariscono che non hanno intenzione di andare giù senza combattere, Jane e Lambert devono difendersi usando la forza letale.

Natalie riceve giustizia in Wind River?

wind river elizabeth olsen

Mentre lo stallo tra Lambert, Jane e i colleghi di Matt è il culmine dell’azione di Wind River, Sheridan utilizza una sequenza di flashback per rivelare i dettagli della morte di Natalie. Dopo una discussione con Matt, Natalie era tornata nella sua roulotte. Questo purtroppo ha attirato l’attenzione degli altri colleghi di Matt, tra cui Pete. Ubriachi e pronti alla violenza, Pete e gli altri trivellatori hanno violentato Natalie prima di picchiare Matt a morte. Natalie era riuscita a fuggire, ma non era in grado di farlo per molto tempo. Natalie ha tentato di attraversare la gelida natura selvaggia da sola, finendo per morire congelata prima che le autorità potessero trovarla.

Lambert, Jane e il capo tribù locale Ben Shoyo (Graham Greene) guidano le loro forze in uno scontro a fuoco con i colleghi di Matt, compreso il suo capo Curtis (Hugh Dillon). L’ingaggio non è privo di conseguenze: Shoyo e molti dei suoi uomini vengono uccisi. Tuttavia, Lambert riesce a salvare Jane all’ultimo minuto, eliminando senza pietà i restanti scagnozzi di Curtis. Pete rimane l’unico sopravvissuto del gruppo e, da codardo qual è, tenta di fuggire nella natura. Intuendo un’opportunità, Lambert lo segue per fare un po’ di giustizia di frontiera.

Lambert segue Pete nella natura selvaggia e lo costringe a sopravvivere nello stesso modo in cui è sopravvissuta Natalie: in mezzo al freddo e con solo abiti leggeri per proteggersi. Lambert osserva che questo è il modo in cui Natalie e sua figlia sono state uccise e che Pete non possiede la stessa forza d’animo che avevano loro. Pete fa un tentativo di contrattare per la propria vita, ma non è interessato a Lambert. Anche se Lambert è soddisfatto che la morte di Natalie sia stata risolta, questo non rende la situazione meno cupa. Il film è chiuso da una struggente scena finale in cui Lambert e Martin piangono insieme. Entrambi gli uomini possono aver trovato giustizia alla fine, ma vivranno il resto della loro vita senza i figli a cui tenevano di più.

Wind River è basato su una storia vera?

Wind River basato su una storia vera

Sheridan utilizza questo momento per accennare ad alcuni dei temi più importanti del film. Sebbene la storia di Wind River sia originale, è ispirata a una crisi reale che non ha ricevuto l’attenzione necessaria. In una scheda del titolo viene rivelato che le donne native americane scomparse sono l’unico gruppo demografico che non viene registrato nei registri ufficiali. Il numero di donne native americane scomparse non è noto, ma la crisi è diventata particolarmente pericolosa nei siti delle riserve come quella del Wyoming, che sono poco protetti dalla polizia e dagli ufficiali della difesa federale.

Wind River è uno dei film più cupi di Sheridan, ma anche uno dei suoi più importanti. Il film ha dimostrato che, oltre a creare un mistero avvincente, Sheridan poteva usare il suo potere di narratore per sensibilizzare su una crisi in corso che colpiva in modo sproporzionato una popolazione selezionata. A volte può non essere facile da guardare, ma Wind River è una visione assolutamente indispensabile sia per i fan di Sheridan che per i detrattori.

Wind River è disponibile sulle seguenti piattaforme:

Wind River: Jeremy Renner nel nuovo poster

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Wind River: Jeremy Renner nel nuovo poster

È stato presentato al Festival di Cannes 2017 nella sezione Un Certain Regard, Wind River, il nuovo film di Taylor Sheridan con protagonisti Elizabeth Olsen e Jeremy Renner. Proprio quest’ultimo è protagonista del poster del film che potete vedere di seguito:

Completano il cast di Wind River anche Jon Bernthal (Sicario), Graham Greene (Thunderheart), Julia Jones (Twilight) e Gil Birmingham (The Lone Ranger). Nel film Wind River, la Olsen interpreterà un giovane agente dell’FBI che fa squadra con un veterano, Renner, per investigare su un omicidio.

Harvey Weinstein ha dichiarato: “Siamo eccitati all’idea di lavorare di nuovo con Jeremy Renner, questa volta di fronte alla MDP con Elizabeth Olsen e l’intero cast del debutto alla regia di Taylor”. Elizabeth Olsen e Jeremy Renner hanno già lavorato insieme in Avengers Age of Ultron e in Captain America Civil War, film del franchise Marvel in cui interpretano Occhio di Falco e Scarlet Witch. I due torneranno nei rispettivi ruoli in Avengers Infinity War.

Wind River 2: Jason Clarke aggiorna sul sequel di Taylor Sheridan

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Sebbene siano passati anni dalla sua realizzazione, Wind River 2 sembra stia riprendendo slancio grazie agli aggiornamenti forniti da uno dei suoi protagonisti. Scritto e diretto da Taylor Sheridan, autore di Yellowstone, il primo film Wind River è uscito originariamente nel 2017. Il film vedeva come protagonisti Elizabeth Olsen, Jeremy Renner, Kelsey Asbille e il compianto Graham Greene.

Sebbene il film funzioni come opera a sé stante, un sequel intitolato Wind River: The Next Chapter è stato annunciato nel novembre 2022. Il film sarà anch’esso un poliziesco incentrato su Chip Hanson, un personaggio minore del primo film. Il cast include Martin Sensmeier, Scott Eastwood, Jason Clarke, Alan Ruck, Gil Birmingham e Joshua Odjick.

In un’intervista con ScreenRant per The Last Frontier, Clarke rivela alcuni aggiornamenti sul sequel di Wind River. Secondo l’attore, il film è “in uscita a breve”. Clarke non ha avuto altro che elogi per la qualità di Wind River: The Next Chapter, definendolo “straordinario” e “un film bellissimo”.

Jason Clarke: È straordinario. È ambientato nella comunità nativa. Martin Sensmeier è il protagonista. Ha un cast pazzesco. È un film bellissimo. È stato bloccato da questioni legali, ma ora sta per uscire. Vi sorprenderà, ed è molto più bello. È molto più cinematografico. Questo è quello che ho visto quando l’ho visto circa un anno e mezzo fa.

Cosa vogliono dire le parole di Jason Clarke

La dichiarazione di Clarke conferma in modo definitivo che Wind River 2 è stato completato ed è in fase di post-produzione. In precedenza era stato annunciato che le riprese del film sarebbero terminate nel 2023, ma gli aggiornamenti sono stati lenti. Anche se ci sono state delle modifiche da quando Clarke lo ha visto nel 2024, il processo di post-produzione deve essere abbastanza avanzato.

Le ragioni del ritardo di Wind River 2 non sono mai state dichiarate in modo concreto, ma la mancanza di una data di uscita ha sempre fatto intuire che ci fossero dei problemi dietro le quinte. Clarke sembra confermarlo sottolineando che Wind River 2 era “bloccato da questioni legali”.

Sheridan stesso, incredibilmente impegnato con le sue numerose serie TV di successo, non era l’ostacolo che impediva la realizzazione del film. Sebbene fosse dietro al primo film, il sequel di Wind River ha un regista diverso e non coinvolge Sheridan in alcun ruolo di rilievo.

Qualunque siano state le ragioni legali esatte di questo ritardo, l’aggiornamento di Clarke è un segnale positivo. Un film in uscita “presto” non deve essere confuso con una data di uscita definitiva, ma indica almeno che una data di uscita potrebbe essere annunciata a breve.

Quando il film arriverà finalmente nelle sale, sarà interessante vedere come andrà. Il primo film ha ottenuto un discreto successo al botteghino, incassando oltre 44 milioni di dollari con un budget stimato di 11 milioni. Questo pone l’asticella molto alta per Wind River: The Next Chapter, soprattutto perché la regista Kari Skogland sembra voler essere all’altezza del film di Sheridan.

Wind River 2: aggiornamenti sulla trama del sequel di Taylor Sheridan, a lungo rimandato

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Dopo numerosi ritardi, Wind River: The Next Chapter riceve un aggiornamento dalla star Scott Eastwood. Si tratta del seguito del film western del 2017 di Taylor Sheridan, Wind River, il cui cast era guidato da Jeremy Renner, Elizabeth Olsen e Graham Greene.

Gil Birmingham riprende il ruolo di Martin Hanson dal primo film, e questa volta è affiancato da Eastwood, Martin Sensmeir, Jason Clarke, Chaske Spencer e Alan Ruck. La storia ruota attorno al tracciatore Chip Hanson (Sensmeir) che indaga su una serie di omicidi nella riserva in cui vive.

Il sequel è stato girato nel 2023, ma ci sono state poche notizie sulla uscita di Wind River: The Next Chapter, fino a quando Clarke ha rivelato che il film “uscirà presto”. Non è stata ancora confermata una data o un periodo di uscita più specifici.

Durante l’intervista di ScreenRant a Scott Eastwood per Regretting You, Joe Deckelmeier ha chiesto all’attore della trama del nuovo film Wind River. Eastwood ha anticipato che è simile al film precedente, ma amplia il mondo immaginario creato da Sheridan. Ha anche sottolineato che il sequel approfondisce ciò che sta accadendo nelle riserve indigene. Ecco i suoi commenti:

È fantastico. È emozionante. È sicuramente sulla stessa linea del primo, ma amplia il mondo. Approfondisce un po’ di più ciò che sta accadendo in queste riserve.

Il primo film era ambientato nella riserva indiana di Wind River, nel Wyoming, dove il personaggio di Renner, un tracciatore, e quello di Olsen, un’agente dell’FBI, indagano su un omicidio. Wind River ha contribuito a richiamare maggiore attenzione sulla violenza contro le donne indigene e, stando ai commenti di Eastwood, il sequel sensibilizzerà il pubblico su altre importanti questioni relative alle comunità indigene e alle riserve.

Le differenze tra i film Wind River a cui Eastwood ha alluso sembrano collegate ai precedenti commenti di Birmingham, che descrive il sequel come “più un thriller”. Altre differenze chiave includono il fatto che Sheridan non è coinvolto nel sequel e che Renner e Olsen non torneranno a interpretare i loro ruoli. The Next Chapter è diretto da Kari Skogland, che in precedenza ha lavorato a The Handmaid’s Tale e The Falcon and the Winter Soldier.

C’è la continuazione del personaggio di Birmingham, lo stesso mondo e temi simili. Tuttavia, i commenti di Eastwood aiutano a sottolineare che il film in uscita sarà in gran parte una storia a sé stante piuttosto che un sequel.

Anche se Wind River: The Next Chapter non è un sequel tradizionale in senso stretto, è comunque destinato a beneficiare del successo del primo film e di come si basa su elementi familiari. Dopo gli aggiornamenti di Clarke e Eastwood, il prossimo aggiornamento potrebbe essere una finestra di lancio confermata o una data in cui i fan potranno vedere la nuova storia.

Win or Lose: trailer della nuova serie d’animazione Pixar

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Win or Lose: trailer della nuova serie d’animazione Pixar

Pete Docter dei Pixar Animation Studios ha presentato le novità dello studio di produzione nel corso del D23 a Anaheim. Il premio Oscar ha rivelato la data ufficiale di lancio della prima serie originale Pixar Win or Lose, che debutterà in esclusiva su Disney+ a dicembre 2024.

Diretta e scritta da Carrie Hobson e Michael Yates, che sono anche i produttori esecutivi, e prodotta da David Lally, la nuova serie rivela come ci si sente nei panni di otto diversi personaggi – dei ragazzi insicuri, i loro genitori iperprotettivi, persino un arbitro innamorato – mentre si preparano per una partita del campionato di softball. Will Forte presta la sua voce all’allenatore nella versione originale.

Win or Lose, il trailer

Win or Lose: ecco quando uscirà la serie Pixar

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Win or Lose: ecco quando uscirà la serie Pixar

La nuova serie originale Win or Lose segue le storie intrecciate di diversi personaggi che si preparano alla grande partita del campionato di softball. Otto episodi, ognuno dei quali segue un nuovo personaggio, saranno disponibili su Disney+ a partire dal 19 febbraio 2025.

Win or Lose mostra come ci si sente a stare nei panni di otto diversi personaggi nella settimana che precede la grande partita – dei ragazzi insicuri, i loro genitori iperprotettivi, persino un arbitro innamorato – con prospettive incredibilmente divertenti, molto emozionanti e animate in modo unico. Con la voce, nella versione originale, di Will Forte nel ruolo dell’allenatore, Win or Lose vede Carrie Hobson e Michael Yates nel ruolo di registi, sceneggiatori e produttori esecutivi mentre David Lally è il produttore.

Guarda il trailer di Win or Lose, la nuova serie d’animazione Pixar

Win or Lose, recensione della serie Pixar

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Win or Lose, recensione della serie Pixar

La Pixar ha sempre saputo costruire storie uniche partendo da idee semplici ma affascinanti: e se i giocattoli fossero vivi? E se le emozioni avessero una loro personalità? E se i supereroi fossero anche genitori? Con Win or Lose, la chiarezza dei concept storici della casa di produzione viene meno, e le intenzioni non sono immediatamente chiare.

La serie segue una struttura “a punti di vista”, raccontando l’arco di tempo di una stessa settimana attraverso il punto di vista di più personaggi che, alla fine di ogni episodio, si ritrovano alla stessa partita di softball. Ogni episodio offre uno sguardo unico su un protagonista, personalizzando lo stile d’animazione e le metafore visive per rappresentare il suo mondo interiore.

Al centro di Win or Lose troviamo Laurie (Rosie Foss), figlia dell’allenatore, viene sopraffatta dall’ansia, rappresentata da una gigantesca macchia di sudore che la segue. Frank (Josh Thomson), l’arbitro della partita, utilizza la sua attrezzatura come una corazza emotiva per proteggersi dal dolore di una recente rottura. Rochelle (Milan Elizabeth Ray) si sente costretta a crescere troppo in fretta, e la sua percezione cambia radicalmente quando vediamo la storia dal punto di vista di sua madre, Vanessa (Rosa Salazar), per i primi quattro episodi.

A quale pubblico è rivolta Win or Lose?

Questo approccio narrativo solleva anche una questione fondamentale: a chi è destinata la serie? Alcuni elementi possono risultare troppo infantili per gli adulti, mentre altri potrebbero risultare complessi per i bambini. L’equilibrio tra leggerezza e profondità a volte si perde, rendendo l’esperienza altalenante. Tuttavia, man mano che la serie procede, il quadro generale diventa più chiaro e coinvolgente, migliorando episodio dopo episodio.

Dal punto di vista tecnico, la Pixar mantiene la sua eccellenza nell’animazione. Le metafore visive utilizzate per mettere in scena le emozioni si inserisce in quel percorso, per chi scrive problematico, che prosegue ormai da diverso tempo e che ha l’effetto di una ridondante esigenza di spiegare il contesto, quello che succede e quello che si vede, aggirando proprio la metafora narrativa più raffinata, sfidante per lo spettatore. La struttura episodica fa sì che ogni puntata si concluda con un cliffhanger, rendendo la visione frammentata se non affrontata come un’unica maratona.

Win or Lose
Win or Lose

L’arrivo di Win or Lose su Disney+ si inserisce in un momento in cui la Pixar sta ancora cercando di definire il proprio ruolo nella serialità televisiva. Con precedenti esperimenti come Dreams Production, lo studio ha trovato modi interessanti per espandere i suoi universi, ma senza mai raggiungere la stessa rilevanza dei suoi film. In questo contesto, Win or Lose rappresenta un passo avanti, dimostrando che la serialità può offrire opportunità narrative che un film non permetterebbe.

Win or Lose tratta temi complessi

Uno dei punti di forza della serie è proprio la sua capacità di trattare temi complessi in modo accessibile: le pressioni genitoriali, gli appuntamenti online, la gestione dei social media, le difficoltà finanziarie e le sfide della moralità quotidiana. Nonostante qualche incertezza, questi elementi conferiscono a Win or Lose una profondità inaspettata, rendendola un passatempo per molti versi “impegnato”.

Win or Lose non è un trionfo assoluto, ma nemmeno un fallimento. È una serie con momenti di grande impatto emotivo. La Pixar potrebbe non aver ancora trovato la formula perfetta per la tv a episodi, ma questo esperimento è sicuramente un passo nella giusta direzione.

Wimbledon 2014 Finale: parata di star per Federer Vs Novak

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Si è svolta ieri la finale del prestigioso torneo di Tennis, Wimbledon 2014, e per celebrare lo scontro tra due campionissimi come Roger FedererNovak Djokovic, sugli spalti si è vista una parata di star: Hugh Jackman, Chris Hemsworth, Kate Middleton,  Principe William, Samuel L. Jackson, David Beckhamn.

Il Torneo di Wimbledon 2014 è stata la 128ª edizione dei Championships, torneo di tennis giocato sull’erba e terza prova stagionale dello Slam per il2014; si è disputata tra il 23 giugno e il 6 luglio 2014 sui 19 campi dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, comprendendo per la categoriaSeniors i tornei di singolare maschile e femminile, e di doppio maschile, femminile e misto. I campioni in carica dei singolari maschile e femminile erano rispettivamente Andy Murray e Marion Bartoli, anche se quest’ultima non ha difeso il titolo in quanto si è ritirata nel corso del 2013.

Wim Wenders, quando il cinema diventa poesia

Wim Wenders nasce a Dusseldorf il 14 agosto 1945; il suo primo nome fu quasi una forzatura in quanto Wim, nome scelto dalla madre di origine olandese, era considerato dalle autorità…poco tedesco.

Sin da bambino mostra un particolare interesse per la fotografia: a sette anni scatta le prime foto e a dodici ha già una propria camera oscura, a diciassette la prima Leica.

Wim Wenders, biografia

Figlio di un medico anche Wim Wenders inizia gli studi in medicina per poi spostare i suoi interessi di studente verso la filosofia prima e la pittura poi; sarà proprio l’arte che lo porterà a  Parigi dove, nel quartiere di Montparnasse, lavorerà come incisore presso lo studio dell’artista statunitense John Friedlander.

Nella capitale francese Wim Wenders inizierà ad approcciarsi con trasporto e passione verso il cinema, l’arte che lo renderà celebre. Inizia a frequentare corsi presso l’Institute des hautes etudès cinèmatographiques ( IDHEC) e trascorre intere giornate a visionare film al Cinèmatheque dove è capace di vedere anche cinque film di seguito, con particolare attenzione verso i classici tedeschi.

Nel 1967 torna in Germania dove si iscrive presso l’Accademia del cinema di Monaco, ormai ha ben chiaro in testa quale strada percorrere. I primi cortometraggi arrivano per l’appunto tra il 1967 e il 1970: Scenari è il primo lavoro del ’67 mentre Alabama 2000 anni luce del ’69 segna l’inizio della collaborazione con Robbie Muller per quanto concerne la fotografia. Questi primi corti rivelano una forte influenza della “Nouvelle Vague” francese e del “New American Cinema” nello stile di Wahrol in cui si susseguono lunghe scene prive di eventi significativi e con una narrazione aperta.

Wim Wenders, quando il cinema diventa poesia

Ma Wim Wenders è sopratutto sempre più convinto di voler perseguire un prototipo di cinema nuovo, indipendente e libero dalle convenzioni tradizionali; così decide di unirsi ad un gruppo di 15 registi e sceneggiatori tedeschi con i quali fonda nel 1971 la Film Verlag der Autoren, con lo scopo di autogestire produzione, diritti e distribuzione dei propri films.

Wim Wenders, film e filmografia

Il primo lungometraggio è datato 1970, Estate in città, seguito da La paura del portiere prima del calcio di rigore, 1971, primo film sceneggiato in collaborazione con Peter Handke con cui lavorerà anche in seguito. A inizio anni ’70 Wim Wenders dirigerà tre lungometraggi accomunati dalla tematica del viaggio che li porterà ad essere riconosciuti come “la trilogia della strada”: Alice nella città, 1973, ancora oggi considerato uno dei suoi lavori migliori, Falso movimento e Nel corso del tempo film per il quale Wim Wenders otterrà i primi riconoscimenti internazionali. Nel 1975 Wim Wenders, oltre a fondare la casa di produzione “Road Movies”, dirige L’amico americano film tratto dal romanzo di Patricia Highsmith “Ripley’s Game”. Il film, che vede come interpreti protagonisti Dennis Hooper e Bruno Ganz, può essere associato alla “trilogia della strada” in considerazione di tematiche comuni quali il misurarsi con il grande cambiamento sociale in atto nel suo paese oltre ad uno spiccato amore verso la musica rock.

Con L’amico americano Wim Wenders vede accresciuta la sua fama negli Stati Uniti, tanto che il film attirerà l’attenzione persino di Francis Ford Coppola il quale vorrà essere coinvolto nella co-produzione. Nel 1982 Wim Wenders gira Lo stato delle cose un film maturato dopo la difficile lavorazione di un progetto precedente incentrato sul giallista americano Dashiell Hammet; il film illustra con spietata schiettezza le difficoltà nel fare cinema a cui il regista dedica un’amara riflessione. Lo stato delle cose avrà un grande successo di pubblico e critica tanto da vincere il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia. Gli anni ’80 non hanno finito di serbare importanti riconoscimenti per il regista tedesco, infatti con Paris Texas del 1985, arriva anche la Palma d’oro al Festival di Cannes. Il film, scritto in collaborazione con Sam Shepard, è ambientato nel deserto americano dove un uomo apparentemente senza memoria cerca un collegamento con il suo passato.

Solo due anni dopo Wim Wenders presenta quello che, probabilmente, è uno dei suoi lavori più famosi, celebrati e commoventi: Il cielo sopra Berlino. Per la sceneggiatura si torna alla collaborazione con Peter Handke mentre per il ruolo principale, l’angelo che rinuncia alla sua immortalità per amore di una donna, riecco Bruno Ganz. Il film vincerà, sempre a Cannes, il premio per la migliore regia. Gli anni ’90 si aprono con la realizzazione di un progetto a cui Wenders lavorava da diversi anni, Fino alla fine del mondo, 1990, un film dal budget molto alto, circa venti milioni di dollari, e girato in quattro continenti. In questo ambizioso romanzo fantascientifico riaffiora per l’ennesima volta il tema del viaggio e dell’amore, in questo caso inseriti in un contesto di progresso tecnologico. La meravigliosa colonna sonora impreziosita da pezzi degli U2, dei REM, dei Talking Heads, Lou Reed e Nick Cave, conferma il ruolo fondamentale della musica nei film del regista tedesco. Per rispettare contratti e accordi presi con la società di distribuzione al film Wenders dovrà apportare numerosi tagli.

Il 1993 è l’anno di Così lontano, così vicino! Sequel de Il cielo sopra Berlino. Nel cast ritroviamo Bruno Ganz, Peter Falk e Otto Sander già protagonisti nel film precedente; la storia è questa volta ambientata nella Germania unificata e ha ancora nella figura dell’angelo il suo protagonista principale. Nel corso del decennio Wenders si fa notare anche per una collaborazione con il maestro italiano Michelangelo Antonioni, con cui dirige nel 1995 Al di là delle nuvole, e per sedere a capo dell’European Film Academy di cui ancora oggi è presidente.

Nel decennio che apre al nuovo millennio Wim Wenders esordisce con uno dei suoi lavori migliori e più apprezzati: Buena Vista Social Club. Il film è un documentario intenso ed emozionante in cui il regista esprime tutto il suo legame con la musica e l’importanza che essa ha sempre ricoperto nella sua vita artistica. Il film è un viaggio alla riscoperta della musica cubana attraverso l’incontro con personaggi del calibro di Ry Cooder, Ibrahim Ferrer, Ruben Gonzales e Company Segundo di cui il regista stila un affettuoso ritratto. Il film sarà anche candidato all’Oscar. Nel 2000, solo un anno dopo, Wim Wenders decide di lavorare sulla sceneggiatura tragicomica scritta e ideata da Bono Vox, cantante e leader degli U2; il film, che ha per protagonisti Milla Jovovich e Mel Gibson, è Million Dollar Hotel, una storia di amore, tradimento e amicizia incondizionati. Vincerà l’Orso d’oro al Festival di Berlino.

Nel corso dell’ultimo decennio, il lavoro di maggior rilievo è sicuramente Palermo Shooting, 2008, in cui il regista riprende il tema a lui tanto caro del viaggio, della ricerca di sé e la scoperta delle diversità. Il film, che ha come protagonista Dennis Hooper, è ambientato in Sicilia e narra la storia di un uomo tedesco di mezza età il quale per rompere con un passato che vuole dimenticare in preda ad una crisi esistenziale, si recherà in Italia e più precisamente a Palermo. In questa realtà tanto diversa dalla sua avrà modo di conoscere una giovane donna e di vivere una vita completamente nuova. Anche qui la musica, la musica intesa come elemento chiave della sceneggiatura e che si esprime attraverso le note di famosi cantanti come Lou Reed e Patti Smith. Wim Wenders insegna cinema alla Scuola di Belle Arti di Amburgo dal 2003, ha ricevuto dottorati onorari vari tra cui quello della Sorbonne di Parigi e dal 2006 è il primo cineasta ad essere insignito dall’Ordine “Puor le Mèrite” per la Scienza e l’Arte. Attualmente ha una sua casa di produzione, la “Neue Road Movies”.

L’ultimissimo lavoro del grande regista tedesco è Pina. Balliamo, balliamo altrimenti siamo perduti. Il film-documentario, attualmente nelle sale, è il compimento di un lungo progetto artistico che Wenders ha potuto realizzare, purtroppo, solo un anno dopo la morte dell’amica e grande coreografa Pina Baush, figura centrale del film stesso. Per poter presentarci al meglio l’arte e la poetica che sprigionano gli spettacoli della Baush, Wenders ha fatto ricorso alla tecnologia 3D, unico modo, secondo il regista, di coinvolgere lo spettatore con la magia del teatro danzante, un modo per creare un contatto di grande intensità. Pina è il primo caso di tecnologia tridimensionale applicata ad un film d’autore, l’ennesima riprova che lo spirito pionieristico e sperimentale di Wim Wenders non si è certo esaurito con il passare degli anni e questo, se permettete, è da considerarsi una fortuna.

Wim Wenders presiederà la giuria del Festival di Berlino

Wim Wenders presiederà la giuria del Festival di Berlino

Il celebre regista tedesco Wim Wenders presiederà la giuria del 76° Festival di Berlino a febbraio. Il regista pionieristico, uno dei pionieri del movimento del Nuovo Cinema Tedesco, ha lavorato sia nel cinema di finzione che in quello documentaristico nel corso della sua carriera sessantennale. Il suo film narrativo più recente, “Perfect Days”, ha ottenuto una nomination all’Oscar come miglior lungometraggio internazionale.

Anche i documentari di Wenders “Buena Vista Social Club” (1999), “Pina” (2011) e “Il sale della terra” (2014) sono stati candidati all’Oscar nella categoria miglior documentario. Tra le sue opere di narrativa più note figurano “Paris, Texas”, che vinse la Palma d’Oro a Cannes nel 1984; la trilogia Road Movie composta da “Alice nelle città” (1974), “The Wrong Move” (1975) e “Kings of the Road” (1976); e il fantasy romantico ambientato a Berlino “Il cielo sopra Berlino” (1987).

“Wim Wenders è una delle voci più influenti del cinema internazionale. Per sei decenni ha realizzato film che ci commuovono e ci deliziano con la loro umanità e il loro senso di meraviglia”, ha dichiarato la direttrice della Berlinale Tricia Tuttle in una nota. “La sua insaziabile curiosità e la sua profonda padronanza del linguaggio cinematografico sono evidenti in ogni sua opera, sia che esplori i doni di altri artisti sia che illumini la nostra ricerca di significato e connessione. Dire che siamo orgogliosi di questo poliedrico artista giapponese è un eufemismo, e non vediamo l’ora di vedere dove il presidente della giuria Wim Wenders guiderà la nostra giuria nella scelta dei vincitori dell’Orso d’Oro e dell’Orso d’Argento della 76a Berlinale”.

Wenders ha aggiunto: “Non mi era mai passato per la testa di pensare di essere presidente di giuria nella mia città natale finché Tricia Tuttle non me l’ha chiesto. E poi ho pensato: Wow! Sarà un modo completamente nuovo di vedere i film alla Berlinale, per una volta guardare tutti i film in concorso e discuterne approfonditamente con un gruppo di persone intelligenti e amanti del cinema. Quanto può essere bello? Sono grato a Tricia per avermi invitato a questa rara esperienza”.

Nel 2003, Wenders è stato uno dei membri fondatori della Deutsche Filmakademie ed è anche co-fondatore della European Film Academy, di cui è stato presidente dal 1996 al 2020. Nel 2015, ha ricevuto l’Orso d’Oro alla carriera della Berlinale.

La Berlinale di quest’anno si terrà dal 12 al 22 febbraio.

Wim Wenders e Werner Herzog infiammano Berlino!

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wim wenders

Il Festival di Berlino è iniziato da un po’ di giorni, ma fino ad ora nulla di rilevante era accaduto. Sino a che due vecchie volpi come  Wim Wenders e Werner Herzog non sono arrivati con le loro opere.

Nella giornata di ieri hanno presentato due documentari, ed entrambi in 3D. Il primo si intitola Pina, che il Berlino ha dedicato all’amica Pina Bausch, una delle più importanti coreografe della Storia recente, nome di punta di quel teatro-danza che, a partire dagli anni Settanta, ha rivoluzionato la concezione della danza contemporanea; il secondo è Cave of the Forgotten Dreams, film che partendo sulle  caverna nel sud della Francia dove, nel 1994, sono state scoperte le più antiche pitture ruperstri mai pervenute, prosegue il modello che Herzog sta portando avanti con sempre maggiore coerenza. A quanto pare entrambi i film sono di altissimo livello.

Wim Wenders America: la mostra fotografica a Varese del regista tedesco

Si chiama Wim Wenders. America la mostra fotografica composta da trentaquattro opere realizzate dal regista e fotografo Wim Wenders tra la fine degli anni Settanta e il 2003, opere che rendono omaggio all’amico Dennis Hopper e all’artista Edwars Hopper. L’evento sarà aperto dal 16 gennaio al 29 marzo 2015 villa e Collezione Panza, a Varese

Gli scatti di Wenders, realizzati interamente negli Stati Uniti, immortalano ambienti, paesaggi, architetture, strade con uno sguardo personale e talmente acuto da riuscire a cogliere, con profondità, la maestosità della natura e l’enorme potenza sprigionata dalla luce. Ogni opera, riesce a cogliere, quindi, il suo personale punto di vista sull’America e la sua cultura. Maestro del Nuovo Cinema Tedesco, quest’anno Wenders verrà premiato con l’Orso d’Oro per settant’anni di carriera durante il Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Inoltre ha appena ricevuto la nomination all’Oscar per “Il sale della terra”.

Lo stesso regista ha commentato la mostra: “I paesaggi danno forma alle nostre vite, formano il nostro carattere, definiscono la nostra condizione umana e se sei attento acuisci la tua sensibilità nei loro confronti, scopri che hanno storie da raccontare e che sono molto più che semplici luoghi. L’allestimento segue un percorso alla scoperta della personale lettura dell’America di Wim Wenders. L’intera mostra è un omaggio all’amico Dennis Hopper (1936-2010) e a Edward Hopper (1882-1967), suo riferimento artistico. Il negozio vuoto di Las Vegas in Entire Family, il Drive – in a Marfa, il supermarket di Safeway in Texas, l’architettura avveniristica del palazzo di Houston in Entrance, e tanti altri scatti cercano di immortalare un’umanità transitata altrove, sottraendola allo scorrere del tempo; mentre in Cowboy Bar, esposto per la prima volta, in Western World Development e in Near Four Corners, risulta evidente la funzione letteraria e narrativa dell’immagine. Il percorso si conclude nelle Scuderie di Villa Panza con l’opera in cinque ‘atti’ New York, November 8, 2001 dedicata a Ground Zero: una preghiera forte e commovente che cond

“Wim Wenders. America”, mostra a cura di Anna Bernardini, Direttore di Villa e Collezione Panza, racconta lo sguardo acuto e profondo del noto regista e fotografo tedesco, teso alla contemplazione dell’immensità della natura e alla potenza della luce. Ambienti, paesaggi, architetture, strade: è l’occhio europeo che incontra, sente, vede e registra la cultura americana. Così come Giuseppe Panza di Biumo, a partire dagli anni Cinquanta, ha visitato, percepito e compreso lo spirito americano attraverso l’arte realizzando la sua collezione.

Wim Wenders a Roma per il suo «Il volo»

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“Il volo” è l’ultimo film di Wim Wenders, nel quale mette in scena alcune delle realtà dei paesi della Calabria simbolo di accoglienza ed integrazione sociale.