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Wind River 2: Jason Clarke aggiorna sul sequel di Taylor Sheridan

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Sebbene siano passati anni dalla sua realizzazione, Wind River 2 sembra stia riprendendo slancio grazie agli aggiornamenti forniti da uno dei suoi protagonisti. Scritto e diretto da Taylor Sheridan, autore di Yellowstone, il primo film Wind River è uscito originariamente nel 2017. Il film vedeva come protagonisti Elizabeth Olsen, Jeremy Renner, Kelsey Asbille e il compianto Graham Greene.

Sebbene il film funzioni come opera a sé stante, un sequel intitolato Wind River: The Next Chapter è stato annunciato nel novembre 2022. Il film sarà anch’esso un poliziesco incentrato su Chip Hanson, un personaggio minore del primo film. Il cast include Martin Sensmeier, Scott Eastwood, Jason Clarke, Alan Ruck, Gil Birmingham e Joshua Odjick.

In un’intervista con ScreenRant per The Last Frontier, Clarke rivela alcuni aggiornamenti sul sequel di Wind River. Secondo l’attore, il film è “in uscita a breve”. Clarke non ha avuto altro che elogi per la qualità di Wind River: The Next Chapter, definendolo “straordinario” e “un film bellissimo”.

Jason Clarke: È straordinario. È ambientato nella comunità nativa. Martin Sensmeier è il protagonista. Ha un cast pazzesco. È un film bellissimo. È stato bloccato da questioni legali, ma ora sta per uscire. Vi sorprenderà, ed è molto più bello. È molto più cinematografico. Questo è quello che ho visto quando l’ho visto circa un anno e mezzo fa.

Cosa vogliono dire le parole di Jason Clarke

La dichiarazione di Clarke conferma in modo definitivo che Wind River 2 è stato completato ed è in fase di post-produzione. In precedenza era stato annunciato che le riprese del film sarebbero terminate nel 2023, ma gli aggiornamenti sono stati lenti. Anche se ci sono state delle modifiche da quando Clarke lo ha visto nel 2024, il processo di post-produzione deve essere abbastanza avanzato.

Le ragioni del ritardo di Wind River 2 non sono mai state dichiarate in modo concreto, ma la mancanza di una data di uscita ha sempre fatto intuire che ci fossero dei problemi dietro le quinte. Clarke sembra confermarlo sottolineando che Wind River 2 era “bloccato da questioni legali”.

Sheridan stesso, incredibilmente impegnato con le sue numerose serie TV di successo, non era l’ostacolo che impediva la realizzazione del film. Sebbene fosse dietro al primo film, il sequel di Wind River ha un regista diverso e non coinvolge Sheridan in alcun ruolo di rilievo.

Qualunque siano state le ragioni legali esatte di questo ritardo, l’aggiornamento di Clarke è un segnale positivo. Un film in uscita “presto” non deve essere confuso con una data di uscita definitiva, ma indica almeno che una data di uscita potrebbe essere annunciata a breve.

Quando il film arriverà finalmente nelle sale, sarà interessante vedere come andrà. Il primo film ha ottenuto un discreto successo al botteghino, incassando oltre 44 milioni di dollari con un budget stimato di 11 milioni. Questo pone l’asticella molto alta per Wind River: The Next Chapter, soprattutto perché la regista Kari Skogland sembra voler essere all’altezza del film di Sheridan.

Wind River 2: aggiornamenti sulla trama del sequel di Taylor Sheridan, a lungo rimandato

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Dopo numerosi ritardi, Wind River: The Next Chapter riceve un aggiornamento dalla star Scott Eastwood. Si tratta del seguito del film western del 2017 di Taylor Sheridan, Wind River, il cui cast era guidato da Jeremy Renner, Elizabeth Olsen e Graham Greene.

Gil Birmingham riprende il ruolo di Martin Hanson dal primo film, e questa volta è affiancato da Eastwood, Martin Sensmeir, Jason Clarke, Chaske Spencer e Alan Ruck. La storia ruota attorno al tracciatore Chip Hanson (Sensmeir) che indaga su una serie di omicidi nella riserva in cui vive.

Il sequel è stato girato nel 2023, ma ci sono state poche notizie sulla uscita di Wind River: The Next Chapter, fino a quando Clarke ha rivelato che il film “uscirà presto”. Non è stata ancora confermata una data o un periodo di uscita più specifici.

Durante l’intervista di ScreenRant a Scott Eastwood per Regretting You, Joe Deckelmeier ha chiesto all’attore della trama del nuovo film Wind River. Eastwood ha anticipato che è simile al film precedente, ma amplia il mondo immaginario creato da Sheridan. Ha anche sottolineato che il sequel approfondisce ciò che sta accadendo nelle riserve indigene. Ecco i suoi commenti:

È fantastico. È emozionante. È sicuramente sulla stessa linea del primo, ma amplia il mondo. Approfondisce un po’ di più ciò che sta accadendo in queste riserve.

Il primo film era ambientato nella riserva indiana di Wind River, nel Wyoming, dove il personaggio di Renner, un tracciatore, e quello di Olsen, un’agente dell’FBI, indagano su un omicidio. Wind River ha contribuito a richiamare maggiore attenzione sulla violenza contro le donne indigene e, stando ai commenti di Eastwood, il sequel sensibilizzerà il pubblico su altre importanti questioni relative alle comunità indigene e alle riserve.

Le differenze tra i film Wind River a cui Eastwood ha alluso sembrano collegate ai precedenti commenti di Birmingham, che descrive il sequel come “più un thriller”. Altre differenze chiave includono il fatto che Sheridan non è coinvolto nel sequel e che Renner e Olsen non torneranno a interpretare i loro ruoli. The Next Chapter è diretto da Kari Skogland, che in precedenza ha lavorato a The Handmaid’s Tale e The Falcon and the Winter Soldier.

C’è la continuazione del personaggio di Birmingham, lo stesso mondo e temi simili. Tuttavia, i commenti di Eastwood aiutano a sottolineare che il film in uscita sarà in gran parte una storia a sé stante piuttosto che un sequel.

Anche se Wind River: The Next Chapter non è un sequel tradizionale in senso stretto, è comunque destinato a beneficiare del successo del primo film e di come si basa su elementi familiari. Dopo gli aggiornamenti di Clarke e Eastwood, il prossimo aggiornamento potrebbe essere una finestra di lancio confermata o una data in cui i fan potranno vedere la nuova storia.

Win or Lose: trailer della nuova serie d’animazione Pixar

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Win or Lose: trailer della nuova serie d’animazione Pixar

Pete Docter dei Pixar Animation Studios ha presentato le novità dello studio di produzione nel corso del D23 a Anaheim. Il premio Oscar ha rivelato la data ufficiale di lancio della prima serie originale Pixar Win or Lose, che debutterà in esclusiva su Disney+ a dicembre 2024.

Diretta e scritta da Carrie Hobson e Michael Yates, che sono anche i produttori esecutivi, e prodotta da David Lally, la nuova serie rivela come ci si sente nei panni di otto diversi personaggi – dei ragazzi insicuri, i loro genitori iperprotettivi, persino un arbitro innamorato – mentre si preparano per una partita del campionato di softball. Will Forte presta la sua voce all’allenatore nella versione originale.

Win or Lose, il trailer

Win or Lose: ecco quando uscirà la serie Pixar

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Win or Lose: ecco quando uscirà la serie Pixar

La nuova serie originale Win or Lose segue le storie intrecciate di diversi personaggi che si preparano alla grande partita del campionato di softball. Otto episodi, ognuno dei quali segue un nuovo personaggio, saranno disponibili su Disney+ a partire dal 19 febbraio 2025.

Win or Lose mostra come ci si sente a stare nei panni di otto diversi personaggi nella settimana che precede la grande partita – dei ragazzi insicuri, i loro genitori iperprotettivi, persino un arbitro innamorato – con prospettive incredibilmente divertenti, molto emozionanti e animate in modo unico. Con la voce, nella versione originale, di Will Forte nel ruolo dell’allenatore, Win or Lose vede Carrie Hobson e Michael Yates nel ruolo di registi, sceneggiatori e produttori esecutivi mentre David Lally è il produttore.

Guarda il trailer di Win or Lose, la nuova serie d’animazione Pixar

Win or Lose, recensione della serie Pixar

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Win or Lose, recensione della serie Pixar

La Pixar ha sempre saputo costruire storie uniche partendo da idee semplici ma affascinanti: e se i giocattoli fossero vivi? E se le emozioni avessero una loro personalità? E se i supereroi fossero anche genitori? Con Win or Lose, la chiarezza dei concept storici della casa di produzione viene meno, e le intenzioni non sono immediatamente chiare.

La serie segue una struttura “a punti di vista”, raccontando l’arco di tempo di una stessa settimana attraverso il punto di vista di più personaggi che, alla fine di ogni episodio, si ritrovano alla stessa partita di softball. Ogni episodio offre uno sguardo unico su un protagonista, personalizzando lo stile d’animazione e le metafore visive per rappresentare il suo mondo interiore.

Al centro di Win or Lose troviamo Laurie (Rosie Foss), figlia dell’allenatore, viene sopraffatta dall’ansia, rappresentata da una gigantesca macchia di sudore che la segue. Frank (Josh Thomson), l’arbitro della partita, utilizza la sua attrezzatura come una corazza emotiva per proteggersi dal dolore di una recente rottura. Rochelle (Milan Elizabeth Ray) si sente costretta a crescere troppo in fretta, e la sua percezione cambia radicalmente quando vediamo la storia dal punto di vista di sua madre, Vanessa (Rosa Salazar), per i primi quattro episodi.

A quale pubblico è rivolta Win or Lose?

Questo approccio narrativo solleva anche una questione fondamentale: a chi è destinata la serie? Alcuni elementi possono risultare troppo infantili per gli adulti, mentre altri potrebbero risultare complessi per i bambini. L’equilibrio tra leggerezza e profondità a volte si perde, rendendo l’esperienza altalenante. Tuttavia, man mano che la serie procede, il quadro generale diventa più chiaro e coinvolgente, migliorando episodio dopo episodio.

Dal punto di vista tecnico, la Pixar mantiene la sua eccellenza nell’animazione. Le metafore visive utilizzate per mettere in scena le emozioni si inserisce in quel percorso, per chi scrive problematico, che prosegue ormai da diverso tempo e che ha l’effetto di una ridondante esigenza di spiegare il contesto, quello che succede e quello che si vede, aggirando proprio la metafora narrativa più raffinata, sfidante per lo spettatore. La struttura episodica fa sì che ogni puntata si concluda con un cliffhanger, rendendo la visione frammentata se non affrontata come un’unica maratona.

Win or Lose
Win or Lose

L’arrivo di Win or Lose su Disney+ si inserisce in un momento in cui la Pixar sta ancora cercando di definire il proprio ruolo nella serialità televisiva. Con precedenti esperimenti come Dreams Production, lo studio ha trovato modi interessanti per espandere i suoi universi, ma senza mai raggiungere la stessa rilevanza dei suoi film. In questo contesto, Win or Lose rappresenta un passo avanti, dimostrando che la serialità può offrire opportunità narrative che un film non permetterebbe.

Win or Lose tratta temi complessi

Uno dei punti di forza della serie è proprio la sua capacità di trattare temi complessi in modo accessibile: le pressioni genitoriali, gli appuntamenti online, la gestione dei social media, le difficoltà finanziarie e le sfide della moralità quotidiana. Nonostante qualche incertezza, questi elementi conferiscono a Win or Lose una profondità inaspettata, rendendola un passatempo per molti versi “impegnato”.

Win or Lose non è un trionfo assoluto, ma nemmeno un fallimento. È una serie con momenti di grande impatto emotivo. La Pixar potrebbe non aver ancora trovato la formula perfetta per la tv a episodi, ma questo esperimento è sicuramente un passo nella giusta direzione.

Wimbledon 2014 Finale: parata di star per Federer Vs Novak

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Si è svolta ieri la finale del prestigioso torneo di Tennis, Wimbledon 2014, e per celebrare lo scontro tra due campionissimi come Roger FedererNovak Djokovic, sugli spalti si è vista una parata di star: Hugh Jackman, Chris Hemsworth, Kate Middleton,  Principe William, Samuel L. Jackson, David Beckhamn.

Il Torneo di Wimbledon 2014 è stata la 128ª edizione dei Championships, torneo di tennis giocato sull’erba e terza prova stagionale dello Slam per il2014; si è disputata tra il 23 giugno e il 6 luglio 2014 sui 19 campi dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, comprendendo per la categoriaSeniors i tornei di singolare maschile e femminile, e di doppio maschile, femminile e misto. I campioni in carica dei singolari maschile e femminile erano rispettivamente Andy Murray e Marion Bartoli, anche se quest’ultima non ha difeso il titolo in quanto si è ritirata nel corso del 2013.

Wim Wenders, quando il cinema diventa poesia

Wim Wenders nasce a Dusseldorf il 14 agosto 1945; il suo primo nome fu quasi una forzatura in quanto Wim, nome scelto dalla madre di origine olandese, era considerato dalle autorità…poco tedesco.

Sin da bambino mostra un particolare interesse per la fotografia: a sette anni scatta le prime foto e a dodici ha già una propria camera oscura, a diciassette la prima Leica.

Wim Wenders, biografia

Figlio di un medico anche Wim Wenders inizia gli studi in medicina per poi spostare i suoi interessi di studente verso la filosofia prima e la pittura poi; sarà proprio l’arte che lo porterà a  Parigi dove, nel quartiere di Montparnasse, lavorerà come incisore presso lo studio dell’artista statunitense John Friedlander.

Nella capitale francese Wim Wenders inizierà ad approcciarsi con trasporto e passione verso il cinema, l’arte che lo renderà celebre. Inizia a frequentare corsi presso l’Institute des hautes etudès cinèmatographiques ( IDHEC) e trascorre intere giornate a visionare film al Cinèmatheque dove è capace di vedere anche cinque film di seguito, con particolare attenzione verso i classici tedeschi.

Nel 1967 torna in Germania dove si iscrive presso l’Accademia del cinema di Monaco, ormai ha ben chiaro in testa quale strada percorrere. I primi cortometraggi arrivano per l’appunto tra il 1967 e il 1970: Scenari è il primo lavoro del ’67 mentre Alabama 2000 anni luce del ’69 segna l’inizio della collaborazione con Robbie Muller per quanto concerne la fotografia. Questi primi corti rivelano una forte influenza della “Nouvelle Vague” francese e del “New American Cinema” nello stile di Wahrol in cui si susseguono lunghe scene prive di eventi significativi e con una narrazione aperta.

Wim Wenders, quando il cinema diventa poesia

Ma Wim Wenders è sopratutto sempre più convinto di voler perseguire un prototipo di cinema nuovo, indipendente e libero dalle convenzioni tradizionali; così decide di unirsi ad un gruppo di 15 registi e sceneggiatori tedeschi con i quali fonda nel 1971 la Film Verlag der Autoren, con lo scopo di autogestire produzione, diritti e distribuzione dei propri films.

Wim Wenders, film e filmografia

Il primo lungometraggio è datato 1970, Estate in città, seguito da La paura del portiere prima del calcio di rigore, 1971, primo film sceneggiato in collaborazione con Peter Handke con cui lavorerà anche in seguito. A inizio anni ’70 Wim Wenders dirigerà tre lungometraggi accomunati dalla tematica del viaggio che li porterà ad essere riconosciuti come “la trilogia della strada”: Alice nella città, 1973, ancora oggi considerato uno dei suoi lavori migliori, Falso movimento e Nel corso del tempo film per il quale Wim Wenders otterrà i primi riconoscimenti internazionali. Nel 1975 Wim Wenders, oltre a fondare la casa di produzione “Road Movies”, dirige L’amico americano film tratto dal romanzo di Patricia Highsmith “Ripley’s Game”. Il film, che vede come interpreti protagonisti Dennis Hooper e Bruno Ganz, può essere associato alla “trilogia della strada” in considerazione di tematiche comuni quali il misurarsi con il grande cambiamento sociale in atto nel suo paese oltre ad uno spiccato amore verso la musica rock.

Con L’amico americano Wim Wenders vede accresciuta la sua fama negli Stati Uniti, tanto che il film attirerà l’attenzione persino di Francis Ford Coppola il quale vorrà essere coinvolto nella co-produzione. Nel 1982 Wim Wenders gira Lo stato delle cose un film maturato dopo la difficile lavorazione di un progetto precedente incentrato sul giallista americano Dashiell Hammet; il film illustra con spietata schiettezza le difficoltà nel fare cinema a cui il regista dedica un’amara riflessione. Lo stato delle cose avrà un grande successo di pubblico e critica tanto da vincere il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia. Gli anni ’80 non hanno finito di serbare importanti riconoscimenti per il regista tedesco, infatti con Paris Texas del 1985, arriva anche la Palma d’oro al Festival di Cannes. Il film, scritto in collaborazione con Sam Shepard, è ambientato nel deserto americano dove un uomo apparentemente senza memoria cerca un collegamento con il suo passato.

Solo due anni dopo Wim Wenders presenta quello che, probabilmente, è uno dei suoi lavori più famosi, celebrati e commoventi: Il cielo sopra Berlino. Per la sceneggiatura si torna alla collaborazione con Peter Handke mentre per il ruolo principale, l’angelo che rinuncia alla sua immortalità per amore di una donna, riecco Bruno Ganz. Il film vincerà, sempre a Cannes, il premio per la migliore regia. Gli anni ’90 si aprono con la realizzazione di un progetto a cui Wenders lavorava da diversi anni, Fino alla fine del mondo, 1990, un film dal budget molto alto, circa venti milioni di dollari, e girato in quattro continenti. In questo ambizioso romanzo fantascientifico riaffiora per l’ennesima volta il tema del viaggio e dell’amore, in questo caso inseriti in un contesto di progresso tecnologico. La meravigliosa colonna sonora impreziosita da pezzi degli U2, dei REM, dei Talking Heads, Lou Reed e Nick Cave, conferma il ruolo fondamentale della musica nei film del regista tedesco. Per rispettare contratti e accordi presi con la società di distribuzione al film Wenders dovrà apportare numerosi tagli.

Il 1993 è l’anno di Così lontano, così vicino! Sequel de Il cielo sopra Berlino. Nel cast ritroviamo Bruno Ganz, Peter Falk e Otto Sander già protagonisti nel film precedente; la storia è questa volta ambientata nella Germania unificata e ha ancora nella figura dell’angelo il suo protagonista principale. Nel corso del decennio Wenders si fa notare anche per una collaborazione con il maestro italiano Michelangelo Antonioni, con cui dirige nel 1995 Al di là delle nuvole, e per sedere a capo dell’European Film Academy di cui ancora oggi è presidente.

Nel decennio che apre al nuovo millennio Wim Wenders esordisce con uno dei suoi lavori migliori e più apprezzati: Buena Vista Social Club. Il film è un documentario intenso ed emozionante in cui il regista esprime tutto il suo legame con la musica e l’importanza che essa ha sempre ricoperto nella sua vita artistica. Il film è un viaggio alla riscoperta della musica cubana attraverso l’incontro con personaggi del calibro di Ry Cooder, Ibrahim Ferrer, Ruben Gonzales e Company Segundo di cui il regista stila un affettuoso ritratto. Il film sarà anche candidato all’Oscar. Nel 2000, solo un anno dopo, Wim Wenders decide di lavorare sulla sceneggiatura tragicomica scritta e ideata da Bono Vox, cantante e leader degli U2; il film, che ha per protagonisti Milla Jovovich e Mel Gibson, è Million Dollar Hotel, una storia di amore, tradimento e amicizia incondizionati. Vincerà l’Orso d’oro al Festival di Berlino.

Nel corso dell’ultimo decennio, il lavoro di maggior rilievo è sicuramente Palermo Shooting, 2008, in cui il regista riprende il tema a lui tanto caro del viaggio, della ricerca di sé e la scoperta delle diversità. Il film, che ha come protagonista Dennis Hooper, è ambientato in Sicilia e narra la storia di un uomo tedesco di mezza età il quale per rompere con un passato che vuole dimenticare in preda ad una crisi esistenziale, si recherà in Italia e più precisamente a Palermo. In questa realtà tanto diversa dalla sua avrà modo di conoscere una giovane donna e di vivere una vita completamente nuova. Anche qui la musica, la musica intesa come elemento chiave della sceneggiatura e che si esprime attraverso le note di famosi cantanti come Lou Reed e Patti Smith. Wim Wenders insegna cinema alla Scuola di Belle Arti di Amburgo dal 2003, ha ricevuto dottorati onorari vari tra cui quello della Sorbonne di Parigi e dal 2006 è il primo cineasta ad essere insignito dall’Ordine “Puor le Mèrite” per la Scienza e l’Arte. Attualmente ha una sua casa di produzione, la “Neue Road Movies”.

L’ultimissimo lavoro del grande regista tedesco è Pina. Balliamo, balliamo altrimenti siamo perduti. Il film-documentario, attualmente nelle sale, è il compimento di un lungo progetto artistico che Wenders ha potuto realizzare, purtroppo, solo un anno dopo la morte dell’amica e grande coreografa Pina Baush, figura centrale del film stesso. Per poter presentarci al meglio l’arte e la poetica che sprigionano gli spettacoli della Baush, Wenders ha fatto ricorso alla tecnologia 3D, unico modo, secondo il regista, di coinvolgere lo spettatore con la magia del teatro danzante, un modo per creare un contatto di grande intensità. Pina è il primo caso di tecnologia tridimensionale applicata ad un film d’autore, l’ennesima riprova che lo spirito pionieristico e sperimentale di Wim Wenders non si è certo esaurito con il passare degli anni e questo, se permettete, è da considerarsi una fortuna.

Wim Wenders presiederà la giuria del Festival di Berlino

Wim Wenders presiederà la giuria del Festival di Berlino

Il celebre regista tedesco Wim Wenders presiederà la giuria del 76° Festival di Berlino a febbraio. Il regista pionieristico, uno dei pionieri del movimento del Nuovo Cinema Tedesco, ha lavorato sia nel cinema di finzione che in quello documentaristico nel corso della sua carriera sessantennale. Il suo film narrativo più recente, “Perfect Days”, ha ottenuto una nomination all’Oscar come miglior lungometraggio internazionale.

Anche i documentari di Wenders “Buena Vista Social Club” (1999), “Pina” (2011) e “Il sale della terra” (2014) sono stati candidati all’Oscar nella categoria miglior documentario. Tra le sue opere di narrativa più note figurano “Paris, Texas”, che vinse la Palma d’Oro a Cannes nel 1984; la trilogia Road Movie composta da “Alice nelle città” (1974), “The Wrong Move” (1975) e “Kings of the Road” (1976); e il fantasy romantico ambientato a Berlino “Il cielo sopra Berlino” (1987).

“Wim Wenders è una delle voci più influenti del cinema internazionale. Per sei decenni ha realizzato film che ci commuovono e ci deliziano con la loro umanità e il loro senso di meraviglia”, ha dichiarato la direttrice della Berlinale Tricia Tuttle in una nota. “La sua insaziabile curiosità e la sua profonda padronanza del linguaggio cinematografico sono evidenti in ogni sua opera, sia che esplori i doni di altri artisti sia che illumini la nostra ricerca di significato e connessione. Dire che siamo orgogliosi di questo poliedrico artista giapponese è un eufemismo, e non vediamo l’ora di vedere dove il presidente della giuria Wim Wenders guiderà la nostra giuria nella scelta dei vincitori dell’Orso d’Oro e dell’Orso d’Argento della 76a Berlinale”.

Wenders ha aggiunto: “Non mi era mai passato per la testa di pensare di essere presidente di giuria nella mia città natale finché Tricia Tuttle non me l’ha chiesto. E poi ho pensato: Wow! Sarà un modo completamente nuovo di vedere i film alla Berlinale, per una volta guardare tutti i film in concorso e discuterne approfonditamente con un gruppo di persone intelligenti e amanti del cinema. Quanto può essere bello? Sono grato a Tricia per avermi invitato a questa rara esperienza”.

Nel 2003, Wenders è stato uno dei membri fondatori della Deutsche Filmakademie ed è anche co-fondatore della European Film Academy, di cui è stato presidente dal 1996 al 2020. Nel 2015, ha ricevuto l’Orso d’Oro alla carriera della Berlinale.

La Berlinale di quest’anno si terrà dal 12 al 22 febbraio.

Wim Wenders e Werner Herzog infiammano Berlino!

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wim wenders

Il Festival di Berlino è iniziato da un po’ di giorni, ma fino ad ora nulla di rilevante era accaduto. Sino a che due vecchie volpi come  Wim Wenders e Werner Herzog non sono arrivati con le loro opere.

Nella giornata di ieri hanno presentato due documentari, ed entrambi in 3D. Il primo si intitola Pina, che il Berlino ha dedicato all’amica Pina Bausch, una delle più importanti coreografe della Storia recente, nome di punta di quel teatro-danza che, a partire dagli anni Settanta, ha rivoluzionato la concezione della danza contemporanea; il secondo è Cave of the Forgotten Dreams, film che partendo sulle  caverna nel sud della Francia dove, nel 1994, sono state scoperte le più antiche pitture ruperstri mai pervenute, prosegue il modello che Herzog sta portando avanti con sempre maggiore coerenza. A quanto pare entrambi i film sono di altissimo livello.

Wim Wenders America: la mostra fotografica a Varese del regista tedesco

Si chiama Wim Wenders. America la mostra fotografica composta da trentaquattro opere realizzate dal regista e fotografo Wim Wenders tra la fine degli anni Settanta e il 2003, opere che rendono omaggio all’amico Dennis Hopper e all’artista Edwars Hopper. L’evento sarà aperto dal 16 gennaio al 29 marzo 2015 villa e Collezione Panza, a Varese

Gli scatti di Wenders, realizzati interamente negli Stati Uniti, immortalano ambienti, paesaggi, architetture, strade con uno sguardo personale e talmente acuto da riuscire a cogliere, con profondità, la maestosità della natura e l’enorme potenza sprigionata dalla luce. Ogni opera, riesce a cogliere, quindi, il suo personale punto di vista sull’America e la sua cultura. Maestro del Nuovo Cinema Tedesco, quest’anno Wenders verrà premiato con l’Orso d’Oro per settant’anni di carriera durante il Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Inoltre ha appena ricevuto la nomination all’Oscar per “Il sale della terra”.

Lo stesso regista ha commentato la mostra: “I paesaggi danno forma alle nostre vite, formano il nostro carattere, definiscono la nostra condizione umana e se sei attento acuisci la tua sensibilità nei loro confronti, scopri che hanno storie da raccontare e che sono molto più che semplici luoghi. L’allestimento segue un percorso alla scoperta della personale lettura dell’America di Wim Wenders. L’intera mostra è un omaggio all’amico Dennis Hopper (1936-2010) e a Edward Hopper (1882-1967), suo riferimento artistico. Il negozio vuoto di Las Vegas in Entire Family, il Drive – in a Marfa, il supermarket di Safeway in Texas, l’architettura avveniristica del palazzo di Houston in Entrance, e tanti altri scatti cercano di immortalare un’umanità transitata altrove, sottraendola allo scorrere del tempo; mentre in Cowboy Bar, esposto per la prima volta, in Western World Development e in Near Four Corners, risulta evidente la funzione letteraria e narrativa dell’immagine. Il percorso si conclude nelle Scuderie di Villa Panza con l’opera in cinque ‘atti’ New York, November 8, 2001 dedicata a Ground Zero: una preghiera forte e commovente che cond

“Wim Wenders. America”, mostra a cura di Anna Bernardini, Direttore di Villa e Collezione Panza, racconta lo sguardo acuto e profondo del noto regista e fotografo tedesco, teso alla contemplazione dell’immensità della natura e alla potenza della luce. Ambienti, paesaggi, architetture, strade: è l’occhio europeo che incontra, sente, vede e registra la cultura americana. Così come Giuseppe Panza di Biumo, a partire dagli anni Cinquanta, ha visitato, percepito e compreso lo spirito americano attraverso l’arte realizzando la sua collezione.

Wim Wenders a Roma per il suo «Il volo»

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“Il volo” è l’ultimo film di Wim Wenders, nel quale mette in scena alcune delle realtà dei paesi della Calabria simbolo di accoglienza ed integrazione sociale.

 

Wilson: Judy Greer raggiunge Woody Harrelson

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judygreerSono cominciate da poco le riprese di Wilson, adattamento cinematografico diretto da Craig Johnson della famosa graphic novel omonima di Daniel Clowes. Arriva oggi da THR la novità che Judy Greer, sul grande schermo in questi giorni in Jurassic World, si è aggiunta al cast già formato da Woody Harrelson e Laura Dern.

Harrelson interpreta il misantropo protagonista che fa un ultimo sforzo per riallacciare i rapporti con la sua tossicodipendente ex-moglie, interpretata da Laura Dern, e con la figlia teenager, che non ha mai incontrato.

Non si hanno ancora dettagli sul ruolo della Greer. Clowes si è occupato anche della sceneggiatura del film, prodotto da Alexander Payne, Sam Raimi e Josh Donen.

Fonte: THR

Willy Wonka: un film potrebbe esplorarne le origini

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Willy Wonka: un film potrebbe esplorarne le origini

Produttore di Harry Potter e di Animali Fantastici e Dove Trovarli, David Heyman potrebbe avere in cantiere un nuovo importante progetto legato al mondo del fantastico: un film su Willy Wonka.

Parlando con /Film, Heyman ha raccontato qualche nuovo dettaglio sul progetto, spiegando che non sarà l’ennesimo film sulla Fabbrica di Cioccolato: “Non è un remake. Ne hanno fatti due molto diversi. Potrebbe essere una storia d’origine. Siamo nelle primissime fasi a lavoro con lo sceneggiatore, Simon Rich, il che è magnifico. Sono un grande fan di Roald Dahl. Ho cercato di lavorare per moltissimo tempo su materiale di Dahl, ma molto spesso tutto era già opzionato. Quindi, quando mi è stato suggerito questo tipo di progetto, non ci ho nemmeno pensato e ho detto sì (…) Si tratta di una sfida, perché non abbiamo libri su cui basarci ma solo il personaggio. Ma credo che ci siano tanti suggerimenti e dettagli che ci spiegano chi fosse e come era stata la sua infanzia o adolescenza. Quindi esploreremo questo.”

Le origini di Willy Wonka

Il personaggio è stato interpretato da Gene Wilder e da Johnny Depp, e proprio il secondo, con la regia di Tim Burton, ha tracciato un abbozzo di quella che poteva essere stata la vita di Willy Wonka prima di aprire la sua fabbrica. Non sappiamo se il progetto partirà dal presupposto immaginato da Burton.

Voi che ne pensate?

Willy Wonka: Tom Holland e Timothée Chalamet in lizza per il prequel

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La Warner Bros. sarebbe molto vicina alla scelta dell’attore che interpreterà il giovane Willy Wonka nell’annunciato prequel de La fabbrica di cioccolato. Il film, in lavorazione ormai da parecchio tempo, racconterà la storia dei primi anni del famoso produttore di dolciumi, divenuto celebre non soltanto grazie al romanzo di Roald Dahl, ma anche grazie all’interpretazione di Gene Wilder nel film del 1971.

Al momento la data di uscita del prequel è stata fissata per il 17 marzo 2023. Il film, il cui titolo dovrebbe essere semplicemente Wonka, sarà diretto da Paul King e prodotto da David Heyman, che avevano già lavorato insieme per l’acclamato Paddington. Ora, secondo quanto riportato da Collider, pare che siano due gli attori in lista per ottenere l’iconica parte: stiamo parlando di Tom Holland, il ben noto Spider-Man del MCU, e di Timothée Chalamet, protagonista di Chiamami col tuo nome e dell’attesissimo Dune

In passato l’iconico ruolo di Willy Wonka è stato interpretato anche da Johnny Depp nel remake del classico degli anni ’70 ad opera di Tim Burton. Come specificato dalla fonte, a nessuno dei due attori è stato ancora offerto ufficialmente il ruolo, ma pare che la Warner Bros. sia fortemente interessata ad uno dei due.

La “problematica” eredità di Willy Wonka

Indipendentemente da chi finirà per interpretare il mitico pasticcere, la Warner dovrà fare i conti con la complita eredità razziale legata alla storia de La fabbrica di cioccolato. Al centro di quest’eredità si trovano i famosissimi Oompa-Loompa che lavorano nella fabbrica di Wonka, descritti nelle prime edizioni del libro di Dahl come “pigmei africani” che Wonka “scoprì” e portò a lavorare nella sua fabbrica. Anche quando questo linguaggio direttamente colonialista venne modificato, il problema degli Oompa Loompas rimase ugualmente, portando avanti tradizioni altamente problematiche di imperialismo e caricatura razzista.

In passato Ryan Gosling aveva espresso interesse nei confronti del ruolo di Willy Wonka, mentre all’inizio, quando il progetto era ancora in uno stato embrionale, si era parlato di Ezra Miller e di Donald Glover come possibile candidati al ruolo.

Willy Wonka: Ezra Miller, Ryan Gosling e Donald Glover nella shortlist

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Si torna a parlare dello spin off su Willy Wonka, film che si concentrerà esclusivamente sul proprietario della Fabbrica di Cioccolato, reso celebre da Gene Wilder e poi da Johnny Depp.

Tramite Collider, sappiamo che il progetto continua la fase di sviluppo e si stanno facendo i primi nomi relativi all’interprete principale, tanto che esiste già una short list di nomi papabili per la Warner Bros.

Trai nomi celebri presenti nella lista, riconosciamo Ryan Gosling, che già in passato aveva detto di essere interessato al ruolo; Ezra Miller, noto al grande pubblico per il ruolo di Flash in Justice League; Donald Glover, al momento in sala nei panni del giovane Lando in Solo: A Star Wars Story.

Willy Wonka è stato originariamente interpretato da Gene Wilder nel 1971. Successivamente Johnny Depp ne ha vestito i panni in Charlie e la Fabbrica di Cioccolato, film del 2005 diretto da Tim Burton. Il reboot di Burton ricevette opinioni contrastanti ma nel 2016 Warner. ha annunciato lo spin-off su Willy Wonka.

In quanto alla trama, Warner sta mantenendo il più assoluto segreto sul prequel ma è probabile che si tratterà di una origin story. Il film verrà prodotto da David Heyman (Animali Fantastici e Dove Trovarli) e scritto da Simon Rich (Pets – Vita da Animali).

Willy Wonka torna su Netflix: Taika Waititi protagonista del nuovo remake animato con uscita nel 2027

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Netflix ha ufficialmente svelato il suo nuovo progetto dedicato a Willy Wonka, annunciando un film animato intitolato Charlie vs. the Chocolate Factory. Il progetto vedrà Taika Waititi dare voce al celebre eccentrico cioccolataio, con uscita prevista nel 2027 sulla piattaforma Netflix.

Il film, diretto da Jared Stern ed Elaine Bogan, rappresenta una nuova rilettura del mondo creato da Roald Dahl, ma con un’impostazione narrativa inedita: la storia si svolgerà dopo gli eventi del celebre concorso del Golden Ticket. In questa versione, Wonka torna alla fabbrica dopo aver scontato una pena, trovandola però occupata da Charlie e un gruppo di ragazzi pronti a mettere in atto un colpo per salvare le proprie famiglie.

Ma non si tratta di un semplice remake. Il film propone una visione completamente nuova del rapporto tra Wonka e Charlie, trasformando il racconto in una sorta di heist story ambientata nella fabbrica più iconica della letteratura per ragazzi. Una scelta che segna una rottura netta con le versioni precedenti e punta a rinnovare profondamente il materiale originale.

Il nuovo Willy Wonka tra reboot e reinvenzione: perché Netflix cambia le regole della storia

Il progetto nasce dopo l’acquisizione della Roald Dahl Story Company da parte di Netflix, che ha aperto la strada a una nuova fase di adattamenti più liberi e sperimentali. Charlie vs. the Chocolate Factory sembra incarnare perfettamente questa strategia: non una trasposizione fedele, ma una reinterpretazione che espande l’universo narrativo.

La scelta di ambientare la storia in una Londra contemporanea e di ribaltare i ruoli tra Wonka e Charlie suggerisce un approccio più moderno, capace di dialogare con il pubblico attuale. Allo stesso tempo, il coinvolgimento di uno studio come Sony Pictures Imageworks garantisce un livello tecnico elevato, in linea con le ambizioni del progetto.

Il ruolo di Taika Waititi è centrale in questa operazione. La sua sensibilità tra ironia e eccentricità potrebbe ridefinire il personaggio di Wonka, rendendolo più ambiguo e meno fiabesco rispetto al passato. Un cambiamento che potrebbe dividere il pubblico, ma anche rilanciare il franchise in una direzione più audace.

Se il film riuscirà a bilanciare rispetto per l’opera originale e innovazione narrativa, Netflix potrebbe aver trovato un modo efficace per riportare Willy Wonka al centro dell’immaginario contemporaneo. Perché, in questo caso, la sfida non è raccontare di nuovo la stessa storia, ma dimostrare che può ancora sorprendere.

FOTO DI COPERTINA: Il regista Taika Waititi arriva alla première di Los Angeles di “Last Night In Soho” della Focus Features. Foto di Image Press Agency via DepositPhotos.com

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato: tutte le curiosità sul film

Tutti conoscono il film del 2005 La fabbrica di cioccolato, diretto da Tim Burton e con Johnny Depp nei panni dell’iconico Willy Wonka, proprietario della stravagante fabbrica di cioccolato del titolo. Le generazioni di spettatori più giovani probabilmente non sanno però che già nel 1971 era stato portato sul grande schermo un adattamento del celebre romanzo omonimo di Roald Dahl. Con il titolo Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, questo presenta grossomodo la medesima vicenda, seppur con alcune significative differenze. Diretto da Mel Stuart e interpretato dall’attore Gene Wilder, il film è oggi considerato un vero e proprio cult.

A far scoprire il romanzo di Dahl a Stuart fu sua figlia, che avendo appena letto il libro gli chiese di farne un film. Ben presto, il racconto divenne oggetti di forte interesse, presentandosi sulla carta come un film adatto alle famiglie sulla scia di titoli come Il mago di Oz e Mary Poppins. La sceneggiatura che ne venne scritta, firmata da David Seltzer, lasciò però particolarmente scontento proprio Dahl, il quale affermò che questo adattamento aveva completamente perso di vista il cuore narrativo del racconto, dando inoltre maggior enfasi a Wonka piuttosto che a Charlie, il vero protagonista del romanzo.

Distintosi per dei buoni incassi e per una nomination agli Oscar per la miglior colonna sonora, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato è ad ogni modo divenuto un classico del cinema fantastico, guadagnando sempre più popolarità anche a distanza di tempo dalla sua uscita. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato: la trama e il cast del film

Protagonista del film è il giovane Charlie Bucket, il quale vive in estrema povertà insieme ai genitori e ai quattro nonni. La sua vita cambia improvvisamente quando trova uno dei cinque biglietti d’oro che permettono ad altrettanti fortunati di fare una visita nella misteriosa fabbrica di cioccolato di proprietà dell’ancor più misterioso Willy Wonka. Accompagnato dal nonno Joe, Charlie ha così modo di conoscere tanto gli altri bambini vincitori quanto una realtà imprevedibile, che si svelerà sempre più ai suoi occhi come l’inizio di qualcosa di magico nella sua vita.

Come anticipato, ad interpretare Willy Wonka vi è l’attore Gene Wilder, celebre anche per il film Frankenstein Junior. Questi accettò la parte solo a condizione che la prima apparizione di Wonka sullo schermo lo avesse visto uscire dalla fabbrica zoppicando claudicante con un bastone, per poi perderlo lungo il tragitto, e fare una capriola rivelando di essere sanissimo. Tale sua volontà è stata poi esaudita e questo è proprio il modo in cui Wonka compare per la prima volta nel film. L’attore, inoltre, contribuì a definire il look del personaggio, in particolar modo per quanto riguarda l’abbigliamento.

Accanto a lui, nei panni del giovane Charlie Bucket, vi è Peter Ostrum. Per lui si trattò del primo film come attore e rimase anche l’unico, in quanto in seguito Ostrum decise di abbandonare la recitazione per diventare un veterinario. L’attore premio Oscar Jack Albertson interpreta il ruolo del nonno Joe, mentre gli attori Julie Dawn Cole, Denise Nickerson, Paris Themmen e Michael Bollner interpretano rispettivamente Verusca Salt, Violet Beauregarde, Mike Travis e Augustus Gloop, gli altri bambini vincitori del concorso. Questi ultimi e Ostrum hanno dichiarato di essere rimasti in contatto dopo il film e ancora oggi partecipano insieme ad occasioni dedicate a questo.

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato film

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato: le differenze tra il libro e il film

Un romanzo come quello di Dahl era particolarmente complesso da adattare, in particolare per la grande quantità di ambienti e situazioni bizzarre. Si dovette pertanto ricorre ad una serie di modifiche, che trasformarono però il racconto a tal punto da non renderlo gradito allo scrittore. La prima sostanziale differenza è quella di aver reso Willy Wonka il protagonista, riportandolo come tale già nel titolo del film. Oltre ciò, differenze si possono ritrovare nella descrizione della famiglia di Charlie. Nel film questa è infatti molto meno povera rispetto a quanto riportato nel libro. Un elemento che il film amplifica rispetto al libro è inoltre quello delle canzoni.

Nel libro queste vengono eseguite solo dagli Oompa Loompa, mentre nel film vi sono diversi personaggi che si esibiscono nel canto. Anche gli stessi Oompa Lumpa sono stati raffigurati in modo diverso rispetto al libro. In questo, sono personaggi grandi come bambole e continuamente intenti a ridere. Nel film sono invece di dimensioni maggiori e si caratterizzano per la pelle arancione e i capelli verdi. In ultimo, il personaggio di Wonka acquista nel film dei connotati molto più inquietanti e da sociopatico. Di conseguenza, molte situazioni nel corso del film acquistano un tono più cupo.

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Now e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 10 giugno alle ore 21:10 sul canale TwentySeven.

Fonte: IMDb, Looper

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato: reunion del cast dopo 44 anni

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Dopo ben 44 anni al Today Show della NBC c’è stata la reunion del cast di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, il film culto del 1971 con protagonista Gene Wilder. Ecco tutto il cast, compreso i cinque vincitori del biglietto d’ro e uno degli Oompa Loompa riuniti per l’occasione:

Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato: in arrivo il prequel

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Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato: in arrivo il prequel

A circa due mesi dalla scomparsa di Gene Wilder, indimenticabile interprete – tra gli altri – di Willy Wonka e la Fabbrica di Ciccolato, arriva la notizia che la Warner Bros. è al lavoro su un prequel dedicato al personaggio nato dalla penna di Roald Dahl.

Il film non sarà un nuovo adattamento del romanzo uscito nel 1964 o del suo seguito Il grande ascensore di cristallo, né una storia di origini, ma racconterà bensì un’avventura vissuta da Willy Wonka in età giovanile. Nel nuovo film non saranno neanche presenti personaggi storici come Charlie Bucket, che probabilmente appariranno in altri film se si deciderà di dare il via ad un vero e proprio franchise. La nuova pellicola Wonka sarà prodotta da  David Heyman (la saga di Harry Potter), mentre la sceneggiatura porterà la firma di Simon Rich.

Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato: reunion del cast dopo 44 anni

La fabbrica di cioccolato è tra i più famosi libri per ragazzi scritti da Roald Dahl. Il racconto è ispirato alla giovinezza di Dahl: quando frequentava la Repton School, la famosa ditta produttrice di cioccolato Cadbury spediva ai collegiali delle scatole piene di nuovi tipi di dolci e un foglietto per votare. I dolci preferiti venivano quindi immessi nel mercato.

Da questa storia sono stati tratti due film: Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato di Mel Stuart e La fabbrica di cioccolato di Tim Burton.

Fonte: CS

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato: il trailer onesto

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Screen Junkies ha pubblicato il trailer divertente trailer onesto di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, il film di Mel Stuart con protagonista lo straordinario Gene Wilder.

Il film è ispirato ad un romanzo di Roald Dahl, La fabbrica di cioccolato, nuovamente portato sullo schermo nel 2005 da Tim Burton ne La fabbrica di cioccolato, con Johnny Depp nel ruolo già ricoperto da Gene Wilder.

Con il passare degli anni, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato ha acquisito nuova popolarità e un particolare status di “cult movie” per diverse generazioni, grazie in larga parte ai ripetuti passaggi televisivi (specialmente sotto le festività natalizie) di cui è stato fatto oggetto nel corso degli anni. Nella classifica dei migliori 50 cult movies stilata nel 2003 dalla rivista statunitense Entertainment Weekly, il film viene piazzato alla posizione numero 25.

Willow: recensione del film di Milcho Manchevski #RomaFF14

Willow: recensione del film di Milcho Manchevski #RomaFF14

Celebre per il suo Prima della pioggia, Leone d’Oro alla 51ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il regista macedone Micho Manchevski presenta ora alla Festa del Cinema di Roma il suo nuovo film, intitolato Willow. Girato tra la Macedonia del Nord e l’Ungheria, la pellicola è suddivisa in tre storie, ognuna delle quali con protagonista una donna. Tre storie agrodolci che esplorano i temi dell’amore, della fiducia e della maternità.

La prima di queste è ambientata nel Medioevo, dove un’anziana donna si offre di aiutare una giovane coppia che non riesce a concepire. In cambio chiederà tuttavia il loro primogenito. Nelle due storie successive, ambientate in epoca contemporanea, si affronteranno invece le questioni riguardanti la fecondazione assistita e l’interruzione della gravidanza, il tutto attraverso gli occhi di due sorelle.

Willow, il desiderio di maternità

“Willow” è il termine inglese per la pianta salice, il cui significato più comune è quello di dolore e lacrime. Non a caso, dunque, è un elemento così ricorrente all’interno del film. Questo attraversa le storie messe in scena nel film, le congiunge spazialmente e tematicamente. E numerosi oltre a questo sono i richiami presenti tra i tre episodi, oggetti o avvenimenti che ritornano e si ripresentano sotto differenti declinazioni, ma tutti mirati a narrare della medisima cosa, ovvero del desiderio di maternità, di come questo germogli e si sviluppi, di cosa renda davvero “madri”.

Si parte da un primo episodio ambientato in un indefinito periodo medievale, dove si parla di maledizioni, rituali da eseguire e forte devozione nel divino. Un episodio visivamente affascinante, che cattura inizialmente per i suoi spazi e per i sentimenti primordiali che animano i personaggi, capaci di macchiarsi di terribili peccati pur di preservare ciò amano. Da qui si viene bruscamente catapultati per le strade di una città di oggi, dove quei peccati sembrano ricadere sui discendenti di chi li ha commessi. Sono cambiati i tempi, ma il desiderio di maternità rimane invariato, costretto tuttavia ad affrontare nuove sfide.

Ed è finalmente qui, con il secondo e terzo episodio che il regista può spalancare le porte allo spettatore, permettendogli di entrare nel suo mondo. Di scontrarsi con le vite apparentemente normali di due donne, le quali portano tuttavia su di loro i segni di quell’antico peccato, costrette a vivere le incertezze date dal complesso mondo della fertilità oggi.

Il regista cerca allora di raffigurare nella maniera più semplice e fedele possibile i drammi di chi si trova a vivere una tale situazione, e lo fa mettendosi al servizio della storia, senza forzare la mano dell’autore ma lasciando che siano i personaggi a lasciar trasparire la storia. Il risultato è uno struggente ritratto che scava alle radici del desiderio di essere madre, portando alla luce una verità rintracciabile anche nel tematicamente simile Un affare di famiglia, il film del regista giapponese Hirokazu Kore’eda vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes 2018.

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Willow: cosa fa di una donna una madre?

Pur trattando temi attuali come la fecondazione assistita, l’aborto, l’adozione e quant’altro sia legato al fragile mondo della maternità, il film si concede il piacere di non apportare un giudizio morale a tutto ciò. Al contrario sempre più appare chiaro quello che sembra essere il cuore del film, racchiuso nell’ultimo breve ma intenso episodio del film. Il regista compie un lungo percorso per arrivarvi, talvolta rischiando di depistare lo spettatore, ma arriva infine a porre, senza pronunciarla esplicitamente, la domanda su cosa faccia di una donna una madre. È sufficiente avere un figlio per diventare tale? La risposta sembrerebbe negativa, ed è tutt’altro che scontata.

Quella che appare come l’unica vera madre del film è anche l’unica che non lo è di sangue. L’essere madre allora sembra derivare non esclusivamente dall’atto di generare, ma anche dal rapporto che si costruisce con il proprio figlio. Dal dolore e dagli affanni, dalle preoccupazioni e dai sacrifici che si compiono in suo nome. È proprio per questo che nel chiudersi con un campo e controcampo del sorriso reciproco di madre e figlio, il film trova un suo compimento naturale, ed emotivamente toccante.

Willow: la serie Lucasfilm cancellata dopo una sola stagione

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Willow: la serie Lucasfilm cancellata dopo una sola stagione

Non ci sarà una seconda stagione di Willow, la serie originale live-action di Disney+ basata sul film fantasy del 1988 diretto da Ron Howard. La notizia arriva due mesi dopo che la prima stagione di otto episodi, che era un sequel del film originale, si è conclusa sulla piattaforma di streaming.

La serie non ha avuto l’impatto culturale che ha invece avuto all’epoca dell’uscita il film originale ma è stato ben accolto dalla critica, ottenendo un 83% su Rotten Tomatoes. Anche se la serie non continuerà, Willow rimane un IP importante nella libreria di Lucasfilm, quindi potrebbe essere rivisitato in futuro.

La notizia arriva mentre Lucasfilm ha rivalutato la sua lista di film, prendendosi del tempo per identificare il prossimo film del franchise di Star Wars. Nel frattempo, la società ha costruito una considerevole impronta televisiva con Star Wars su Disney+ grazie a serie come il successo live-action The Mandalorian e le imminenti Ahsoka, Acolyte e Skeleton Crew, oltre ai programmi animati.

La cancellazione arriva anche a seguito di un maggiore controllo da parte delle società di media, tra cui Disney, che hanno frenato la spesa per i contenuti in streaming in cerca di redditività.

Willow ha introdotto nuovi personaggi ed è stato ambientato in un mondo in cui prosperano brownies, stregoni, troll e altre creature mistiche. Un improbabile gruppo di eroi parte per una pericolosa ricerca in luoghi lontani dalla loro casa, dove devono affrontare i loro demoni interiori e unirsi per salvare il loro mondo.

Ellie Bamber, Ruby Cruz, Erin Kellyman, Amer Chadha-Patel e Tony Revolori hanno recitato al fianco di Warwick Davis, che ha ripreso il ruolo di Willow Ufgood. Jonathan Kasdan ha scritto il pilot ed è stato co-showrunner insieme a Wendy Mericle; Howard e lo scrittore Bob Dolman. Kathleen Kennedy e Michelle Rejwan sono state anche produttrici esecutive.

Willow: in che modo la serie è stata influenzata da Il Risveglio della Forza

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In una recente intervista con Deadline, Jonathan Kasdan ha spiegato come Star Wars: Episode VII – Il Risveglio della Forza abbia influenzato la serie sequel di Willow. Lo showrunner ha ammesso che attraverso il suo legame con il film di Star Wars – un film a cui suo padre Lawrence Kasdan ha contribuito come sceneggiatore – ha imparato il valore degli effetti pratici durante la creazione di immagini fantastiche per lo spettacolo.

Il Risveglio della Forza ha avuto una grande influenza su questo show perché è stata un’esperienza così formativa sia per Michelle [Rejwan] che per me in termini di capire cosa funziona e cosa no e quanto vuoi provare a portare avanti le cose e quanto vuoi dare alle persone ciò che si aspettano. Ci sono stati giorni in cui avevamo 30 troll completamente protesizzati… Sembrava che la dichiarazione d’intenti fosse: come rendere tutto il più reale possibile? E come ti facciamo porre la domanda, cosa hanno fatto veramente e cosa è digitale?”

Il risultato, in Willow, è davvero sorprendente. La serie è disponibile su Disney+, con un nuovo episodio a settimana.

Willow: i Funko Pop! ufficiali per celebrare i 35 anni del film

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Willow: i Funko Pop! ufficiali per celebrare i 35 anni del film

In occasione dei 35 anni di Willow, FUNKO Pop! ha realizzato una serie di statuine dedicate ai personaggio del film di Ron Howard. Le nuove figure presentano il trio principale incaricato di salvare la piccola Elora Danan dal malvagio Bavmorda, più uno degli scagnozzi della strega cattiva.

La prima delle figure è il film di Willow Ufgood, interpretato da Warwick Davis, con lo stregone Nelwyn che culla la piccola Elora tra le braccia. Poi arriva Sorsha (interpretata da Joanne Whalley), la figlia di Bavmorda diventata brava grazie all’amore di Madmartigan. Viene fornita completa della sua armatura da caccia e della sua spada, e la collezione presenta anche una variante dell’inseguimento della principessa nel suo elmo da guerriero.

Per i fan che hanno subito il fascino dello spadaccino Madmartigan (Val Kilmer), anche lui fa parte della collezione, nella sua famosa armatura d’oro del finale del film, così come la sua iconica spada. A completare le figure c’è l’incombente generale Kael, braccio destro di Bavmorda, minaccioso nella sua armatura e nell’elmo a forma di teschio.

La serie sequel del film, distribuita su Disney+ nel 2022, è stata cancellata dopo un solo ciclo.

Willow: cosa rivela il trailer della serie Disney+

Willow: cosa rivela il trailer della serie Disney+

Il 26 maggio è stato rilasciato il primo trailer di Willow, la serie prodotta dalla Lucasfilm e basata sull’omonimo film del 1988 di Ron Howard (Solo, Pavarotti). In attesa dell’uscita delle otto puntate su Disney+ – prevista a partire dal 30 novembre – vediamo le principali curiosità suscitate dal teaser dello show.

Una nuova ricerca

Willow Trailer 1In una scena del trailer, vediamo un gruppo di eroi che guardano il mare in una giornata burrascosa. Appare chiaro fin da subito che il mago Willow dovrà affrontare una nuova missione, probabilmente in nuovi luoghi e accanto a nuovi personaggi.

I nuovi arrivati sono Graydon (Tony Revolori), Boorman (Amar Chadha-Patel), Dove (Ellie Bamber), Kit (Ruby Cruz) e Jade (Erin Kellyman). Nel trailer di Willow, sembra esserci Elora Danan, anche se non è stata nominata ancora nessuna attrice per il ruolo. Non mancano però i personaggi già noti: primo fra tutti, il protagonista sarà interpretato come nel film originale da Warwick Davis.

Rovine sconosciute

Città in Rovina Willow trailerIl gruppo che vediamo nel trailer di Willow arriva di fronte alle rovine di quella che dev’essere stata una grande città. Due statue fanno da guardia alle porte di questo luogo che sembra estendersi per chilometri. Per ora è difficile comprendere di che città potrebbe trattarsi, ma forse le tracce di questo luogo si trovano nella trilogia scritta da George Lucas e Chris Claremont.

Cronache della guerra dell’ombra è una serie di romanzi ambientata quindici anni dopo il film di Ron Howard. Nella storia, un misterioso evento distrugge la maggior parte del mondo, tra cui la città di Tir Asleen. Se i libri sono l’ispirazione della serie, la città vista nel trailer potrebbe essere proprio Tir Asleen.

Un Willow potenziato

WillowNel film originale, Willow Ufgood (Warwick Davis) è inizialmente un contadino che aspira a diventare mago ma che non crede di averne le potenzialità. Nel corso del lungometraggio, Willow impara a conoscere il mondo magico e a gestire i poteri.

Diversamente, già dal trailer della serie conosciamo un Ufgood skillato. Willow cammina con un possente bastone di legno che ha una gemma verde incandescente incastonata nella parte superiore. Inoltre, lo stregone utilizza l’arma abilmente in un duello con un nemico sconosciuto.

Il ritorno di Sorsha

Sorsha-in-Willow-trailerStando al trailer, Willow Ufgood non sarà l’unico personaggio del film originale a tornare per la serie. Joanne Whalley riprenderà il ruolo di Sorsha e sembra che sarà la regina del restaurato regno di Tir Asleen.

Nel film, Sorsha si presenta inizialmente come un guerriero spietato che dà la caccia a Willow, per poi rivoltarsi contro la madre Bavmorda. Sorsha cambia atteggiamento dopo essersi innamorata di Madmarigan (Val Kilmer), il guerriero che aiuta Willow ed Elora Danan nel loro viaggio.

Sorsha sfodera di nuovo la spada

Sorsha Willow teaserCiò che rende Sorsha un grande personaggio nel film fantasy originale è la sua spada. Questa abilità di Sorsha la eleva in cima alle file dell’esercito di Bavmord e le permette l’accesso alla classe dei migliori guerrieri del suo mondo.

Stando al trailer di Willow, il personaggio continuerà ad usare l’arma anche nella serie. Non a caso, una rapida inquadratura del video mostra Sorsha mentre disegna una spada in quello che potrebbe essere il suo palazzo.

La principessa guerriera

Kit Ruby CruzSembra che sia la principessa Kit (Ruby Cruz) a muovere il gruppo di personaggi principali per la ricerca di suo fratello dopo che il ragazzo è stato rapito.

Kit appare più volte nel teaser di Willow, ha in mano una spada e combatte contro nemici sconosciuti e mascherati. Qual è la storia del personaggio? Se Kit è una principessa, potrebbe essere figlia della regina Sorsha. Inoltre, visto che Sorsha e Madmartigan hanno adottato Elora Danan, potrebbe trattarsi della stessa persona, magari chiamata nella serie con uno pseudonimo.

Dov’è Elora Danan?

Willow Elora DananCi sono nel trailer di Willow alcuni indizi che suggeriscono che Elora e Kit non sono la stessa persona. Prima di tutto, nel film Elora ha i capelli rossi e ricci, tratto distintivo che manca a Kit. Inoltre, il film è uscito più di trent’anni fa e la stessa quantità di tempo sembra essere passata all’interno della storia. Elora dovrebbe quindi avere trent’anni nella serie, un’età certamente maggiore a quella che dimostra Kit. Viene da chiedersi: che fine ha fatto Elora da adulta?

Elora è il nemico in Willow?

Willow TrailerIn un punto del trailer, Willow e il team si trovano costretti ad affrontare una misteriosa minaccia dotata di una bacchetta simile a quella di Raziel. Data l’assenza di Elora per tutto il resto del video, forse è lei il cattivo che si vede?

Elora ha giocato un ruolo principalmente eroico e positivo nel film originale, ma la serie potrebbe allontanarsi in modo significativo dalle aspettative dei fan. Lo show Disney+ potrebbe rivelare che Elora crescendo è diventata una potente maga come Bavmorda, una delle streghe più potenti mai viste al cinema.

Madmartigan non torna in Willow

val kilmer in willowIl trailer non mostra alcuna traccia di uno dei personaggi principali del film Willow: Madmartigan, interpretato da Val Kilmer. L’Hollywood Reporter ha rivelato che la salute dell’attore gli ha impedito di prendere parte alle riprese della serie.

In ogni caso, il produttore esecutivo e scrittore Jonathan Kasdan ha dichiarato che lo ”lo spirito di Madmartigan è vivo’‘ anche nello show. Va detto che l’assenza potrebbe anche essere determinata dalla storia della serie, aprendo la possibilità per un ritorno di Madmartigan nella seconda stagione.

Willow, recensione della serie Disney+ con Warwick Davis

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Willow, recensione della serie Disney+ con Warwick Davis

Se ne è parlato per decenni (dal 2005 circolano voci di un sequel) e adesso, in forma di serie tv per Disney+, arriva Willow, che riporta al pubblico affezionato e a potenziali nuovi fan le avventure dello stregone con il volto di Warwick Davis. A promuovere l’idea dello show alle alte sfere Disney è stato Jonathan Kasdan, che infatti compare in veste di ideatore e sceneggiatore dello show, dopo che, sul set di Solo: A Star Wars Story, aveva bombardato Davis con domande, suggestioni e idee per quella che poi sarebbe diventato questo nuovo ciclo di 8 episodi che riprende la storia del film, raccontandoci le sorti di Elora Danan, la bambina, ora giovane donna, destinata a diventare imperatrice di tutta Andowyne.

Willow, la trama

Come ci aveva già suggerito il finale del film del 1988, Elora cresce sotto falso nome alla corte di Madmartigan e Sorsha, sovrani di Tir Asleen. Sorsha, rimasta senza il suo Madmartigan, deve fare i conti con due figli gemelli che proprio non ne vogliono sapere nulla di abbracciar eil loro destino di futuri regnanti. La tempestosa Kit preferisce tirare di scherma con la sua amica Jade, aspirante guardia di palazzo, mentre l’affascinante Airk è molto più preso dalle fanciulle che dal suo ruolo di futuro re. Quando però le forze del male si risvegliano e rapiscono Airk, una strampalata compagnia viene incaricata di liberare il principe, purché si avvalga dell’aiuto dello stregone Willow. 

Riesumare un franchise

Sembrava complicato riportare in vita un franchise sepolto da così tanto tempo. Certo, sepolto per modo di dire, dal momento che il film di Ron Howard è un cult al pari di Labirynth e La storia fantastica, ma la macchina produttiva Disney+ è riuscita a far gemmare l’unica PI Lucasfilm che non fosse gravata dalla “maledizione” che invece sembra pesare su Star Wars (che non riesce a trovare una strada dopo la conclusione, molto criticata, della terza trilogia).

Il pretesto narrativo è semplice, lo sviluppo estremamente canonico, ma anche un grande classico come Willow si aggiorna ai tempi, concentrandosi principalmente sulle individualità e sui caratteri dei singoli personaggi. Se già il film originale vantava una inclusività inedita per l’epoca, il ventaglio della rappresentazione in Willow – la serie si moltiplica e offre la possibilità di raccontare molti più punti di vista, anche perché “la compagnia” di eroi chiamarti all’azione è più numerosa rispetto all’armata di due, formata da Davis e Val Kilmer nel film del 1988.

Meno epicità e più introspezione

Questo significa che la storia nel complesso perde di epicità, ma che si arricchisce di introspezione e probabilmente parla meglio all’oggi e a ciò che interessa adesso alle giovani generazioni, le quali dovrebbero essere il principale pubblico dello show, dal momento che la storia è comunque un’avventura di formazione. Certo, c’è grande rispetto e fedeltà verso ciò che è stato e anche la giusta quantità di riferimenti; molti luoghi sono gli stessi e la storia è chiaramente un sequel diretto.Per cui i fan hardcore che hanno superato i 40, saranno appagati.

Continuità visiva tra vecchio e nuovo

Dal punto di vista formale, si è optato per l’utilizzo di effetti speciali e visivi che apparissero in continuità con il film. Chiaramente si vede che gli anni sono passati e che l’aspetto della serie è moderno rispetto a Willow 1988, ma è innegabile una rassicurante affinità visiva trai due prodotti. 

Oltre al ritrovato Warwick Davis che sembra maturato dentro al costume dello stregone, il cast di giovani interpreti rivela una ricerca davvero intelligente nello scovare visi particolari con tratti riconoscibili. Erin Kellyman, già vista in The Falcon and the Winter Soldier, è forse l’esempio migliore di questa caratterizzazione somatica degli interpreti che riporta un quadro vivace dei partecipanti alla quest eroica. Naturalmente ci sono interpreti più e meno in parte, tuttavia l’impressione generale è che il tono squisitamente favolistico della storia sia in grado di far perdonare qualche ingenuità interpretativa. 

Willow è l’iconico Warwick Davis

Chi invece sembra non perdere neanche un colpo è l’iconico Warwick Davis, che con Lucasfilm ha costruito gran parte della sua carriera e che è, a oggi, uno dei volti più riconoscibili per gli spettatori nerd di vecchia e nuova generazione. Il suo Willow è esattamente quello di 34 anni fa, forse leggermente attempato e con molta esperienza in più, soprattutto in fatto di magia, ma ha sempre lo stesso cuore grande e lo stesso sfrenato desiderio di compiere il bene. E forse è questo l’elemento di maggiore pregio di tutta l’operazione. 

Willow, la serie: l’incontro con Warwick Davis e Jonathan Kasdan

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Willow, la serie: l’incontro con Warwick Davis e Jonathan Kasdan

Figlio d’arte e già sceneggiatore di Solo: A Star Wars Story, Jonathan Kasdan si fa carico di riportare in auge, dopo diversi decenni, uno dei marchi più cari alla Lucasfilm, quello di Willow, film del 1988 con Warwick Davis che adesso diventa una serie omonima, che dà seguito ai fatti raccontati in quella rocambolesca avventura.

In occasione della conferenza stampa mondiale di presentazione della serie, disponibile su Disney+ a partire dal 30 novembre, Kasdan in persona ha parlato del progetto che ha visto di nuovo coinvolto nell’iconico ruolo Davis. “C’era da tanto tempo tra me, Ron (Howard, regista del film, ndr) e Warwick l’impulso di continuare questa storia e tornare in questo mondo. Io ci sono arrivato come fan, loro invece c’erano già dentro ​​entrambi come creatori, e hanno trovato un campione in me. Ho continuato a lottare e sperare che avremmo avuto la possibilità di tornare in quel mondo, e il mio asso nella manica era ovviamente Warwick che aveva detto che sarebbe tornato e che sarebbe stato così attraente che l’America – e il mondo – sarebbero caduti in ginocchio ai suoi piedi. Penso che tutti lo abbiano capito, e tutti lo abbiano apprezzato, che c’era qualcosa di veramente speciale nell’opportunità di riportare questo personaggio sullo schermo.”

Come ogni franchise che ha radici profonde nel cuore dei fan e che viene riproposto anche ad un pubblico moderno, la via giusta dovrebbe essere quella di riuscire a tenersi in equilibrio tra ciò che i fan di lunga data si aspettano e quello che invece vuole il pubblico nuovo e che esige la storia. “Quella è la sfida – ha spiegato Jonathan Kasdansempre, con ogni episodio che stai attraversando il confine, tra renderlo familiare e soddisfare ciò che i fan si aspettano dal marchio “Willow”, e poi provare a spingerlo avanti e raccontare una storia sorprendente e inaspettata. E sai, la grande arma che avevamo con noi era Warwick, che ha dato credibilità alla serie, e nel momento in cui lo vedi sullo schermo, improvvisamente credi che questi altri sei ragazzini possano in qualche modo inserirsi in quel mondo, e abitarlo davvero. E lo hanno fatto in modo così bello e con tanto gusto ed entusiasmo. E sono stati così bravi a farlo che la serie è davvero sia un omaggio al film che una progressione naturale della sua storia.”

Willow, il ritorno di Warwick Davis

Ma, come ha detto Kasdan, non ci sarebbe stata una serie sequel del film senza Willow in persona, quel Warwick Davis a cui tanto deve la comunità cinematografica nerd, lui che in tanti anni di carriera ha portato sullo schermo tantissimi personaggi fantastici, spaziando trai franchise e nell’immaginazione dei fan. Secondo Davis, la serie arriva al termine di un lunghissimo periodo di proposte e incertezze: “Per anni se ne è parlato, non da fonti ufficiali, ma tra i fan. Mi hanno costantemente interpellato, chiedendomi quando si sarebbe realizzato un sequel del film. Ed è una domanda a cui non avrei mai potuto rispondere. Fino a quando non ho incontrato Jon Kasdan, che ho capito essere anche lui un fan del film. Eravamo sul set di Solo, e c’era questa persona che non smetterà di parlare di Willow, e io pensavo che avremmo dovuto occuparci di raccontare questa storia di Star Wars, no? Ma lui insisteva, è stato davvero il catalizzatore del progetto. In termini di sviluppo, non ci sono voluti molti anni. Prima che me ne rendessi conto ero seduto sul set, in Galles, per il primo giorno di riprese. Ancora una volta sembra “Willow”, ma una versione leggermente più vecchia, più matura e più bella. Più sexy.”

“E’ stato interessato tornare in quel mondo, per me è stato bellissimo ogni volta che il mio personaggio faceva riferimento agli avvenimenti del film, è stato un modo davvero divertente di guardare indietro, e certamente penso che i fan si divertiranno. Ma siamo tornati anche in quei luoghi e ambienti in cui eravamo già stati per il film. In particolare, Nockmaar era uno di quei posti particolari, che mi ha sempre dato i brividi. Sai, eccomi lì in piedi o seduto da qualche parte in cui Bavmorda si sarebbe seduta, e sentivo ancora la sua presenza in quel posto. Questo ti mostra quanto fosse potente il film, e quelle ambientazioni, e anche la performance di Jean Marsh.”

Oltre al ritorno di Willow, delle location e dei posti incredibili che avevano già reso emozionante il film, la serie si arricchisce di tanti volti nuovi, come quello marcato e intenso di Amar Chadha-Patel, che interpreta Boorman, o dei giovani Dempsey Bryk e Ruby Cruz, che danno vita ai gemelli Kit e Airk, eredi al regno di Tir Asleen, o ancora dell’intensa Erin Kellyman, irresistibile volto di cinema e televisione che dà vita a Jade, coraggiosa guerriera con un sogno. Del cast fa parte anche Tony Revoloni, che abbiamo visto nel ruolo di Flash Thompson negli Spider-Man con Tom Holland e che qui offre una performance per sottrazione che davvero dà giustizia alla sua fisicità così particolare e memorabile. Tra tutti loro spicca la delicata Dove, interpretata da Ellie Bamber, che per quanto apparentemente fanciulla indifesa e impacciata, riserverà molte sorprese al gruppo di avventurieri che si imbarca per una missione importantissima (e che non riveliamo per non fare spoiler!).

L’appuntamento con Willow – la serie, è su Disney+ a partire dal 30 novembre, giusto in tempo per le vacanza di natale in famiglia, per godersi questa nuova avventura del grande mago Willow Ufgood.

Willow recensione del film di Ron Howard

Willow recensione del film di Ron Howard

willow recensione posterAnno: 1988

Regia: Ron Howard

Cast: Warwick Davies, Val Kilmer, Joanne Whalley, Jeam Marsh

Trama: Il nano contadino Willow lascia le sue abituali occupazioni per aiutare la piccola Elora, abbandonata sulle rive di un fiume  a riconquistare il trono usurpatole dalla strega Bavmorda, ricevendo l’aiuto di un variegato gruppo di compagni di strada.

Analisi: Concepito da George Lucas fin dai primi anni ’70, questo tipico esempio di fantasy pre-Signore degli Anelli trova finalmente la realizzazione nella seconda metà degli anni ’80; impegnato nella parte produttiva (assieme Joe Johnston e Nigel Wooll), Lucas ne affida la direzione a Ron Howard, qui alla sua terza regia dopo i successi di Splash e Cocoon. Il film mescola la consueta ispirazione tolkeniana ad elementi favolistico – biblici (con echi che vanno da Biancaneve a Mosè).

willow recensione Kilmer DavisIl ruolo del protagonista è affidato a Warwick Davies, volto notissimo agli appassionati del genere, ai tempi reduce da Labyrinth e che in seguito avrebbe interpretato la serie di Leprechaun per poi avere il ruolo fisso del Professor Filtwick nella saga di Harry Potter. Il resto del cast principale vede la presenza di Val Kilmer (in un periodo abbastanza complicato della carriera, dopo il successo di Top Gun e prima del controverso biopic dedicato da Oliver Stone ai Doors di qualche anno dopo), nel ruolo di Madmartigan, il classico lestofante che dapprima agisce per puro opportunismo, per poi dedicarsi pienamente alla causa; Joanne Whalley, voto noto del cinema degli anni ’80 (che di Kilmer sarebbe in seguito diventata la moglie) è la figlia della strega che si schiererà contro la madre, anche mossa dall’amore per Madmartigan; Jeanne Marsh è la cattiva della situazione, attrice conosciuta soprattutto agli spettatori della tv britannica.

Più che all’abilità della regia (per Howard si tratta di un passo indietro rispetto alle precedenti prove) o alla perizia degli interpreti, Willow è affidato soprattutto alla potenza degli effetti speciali, a cura naturalmente della Industrial Light & Magic, che lanciano definitivamente la tecnica del morphing, fino ad allora solo  sperimentata solo in modo occasionale. Il resto è affidato a panoramiche ed ambientazioni riprese su e giù per il globo, dall’Inghilterra alla Cina, passando per la Nuova Zelanda, in un’altra anticipazione del Signore degli Anelli.

Critica divisa, ma per lo più tiepida, pubblico più convinto, che sancisce il successo al botteghino (ma il film ha goduto di buona longevità anche sul mercato dell’home video), ma l’esito resta comunque al di sotto delle aspettative: si voleva un blockbuster all’altezza di altri giganti lucasiani, si ottiene un film che subisce la concorrenza di Crocodile Dundee II, Rambo III e Big, e che perde la corsa all’Oscar per il sonoro e gli effetti visivi contro il caterpillar Roger Rabbitt.

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Willow fuori da Disney+, per Warwick Davis è “imbarazzante”

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Willow fuori da Disney+, per Warwick Davis è “imbarazzante”

Warwick Davis è il volto del franchise di Willow, iniziato nel 1988 con il film fantasy di Ron Howard e proseguito con la serie sequel di Disney+ nel 2022. La Disney ha cancellato la serie televisiva dopo solo una stagione di otto episodi, e poi ha ritirato lo show dalla piattaforma per misure di riduzione dei costi. Davis ha ora chiamato in causa la Disney via X (ex Twitter), chiedendo allo studio di rispondere ai molti fan che si chiedono perché non possono più guardare la serie in streaming.

“Incontro quotidianamente persone adorabili che sono fan di ‘Willow’, e che sono il motivo per cui è stata realizzata la serie Disney+, ha scritto su X Warwick Davis. “Per favore dimmi [Walt Disney Company], cosa devo dire a questi abbonati quando chiedono perché non possono più guardare la serie? #imbarazzante.”

Willow è stato uno dei quasi 50 titoli che Disney+ ha ritirato dalla sua libreria di streaming a maggio. Altri titoli includevano la serie The Mysterious Benedict Society e il film The One and Only Ivan. La CFO della Disney, Christine McCarthy, ha spiegato che la Disney si aspettava di effettuare una svalutazione nel trimestre di giugno di 1,5-1,8 miliardi di dollari rimuovendo i contenuti dalle sue piattaforme di streaming. Svalutando il valore dei contenuti, la Disney può rimuoverlo dal suo bilancio e ridurre le tasse.

La serie Willow ha ricevuto recensioni per lo più positive dalla critica, con la prima (e unica) stagione che ha ottenuto un punteggio di approvazione critica dell’83% su Rotten Tomatoes.

Willis, Norton, Swinton e Murray per Wes Anderson

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Wes_Anderson

Il regista Wes Anderson sta mettendo insieme un cast d’eccezione per il suo prossimo film, intitolato Moon Rise Kingdom: Bruce Willis, Edward Norton, Tilda Swinton e Bill Murray sono in trattative