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Wish I Was Here: poster del film con Kate Hudson

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E’ arrivato online il primo poster ufficiale di Wish I Was Here, la nuova commedia drammatica diretta dalla star di Scrubs, Zach Braff. La pellicola, che rappresenta il secondo film da regista dell’attore americano, arriva a dieci anni di distanza dal precedente La mia vita a Garden State con Natalie Portman, e vede questa volta, al fianco di Braff, che ritorna protagonista di un suo film, la bellissima Kate Hudson.

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Wish I Was Here è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival. La pellicola, che annovera nel cast anche Josh Gad e Mandy Patinkin, è stata sceneggiata da Braff insieme al fratello Adam Braff. La storia racconta di un uomo di trentacinque anni, attore frustrato, marito e padre di famiglia, che cerca di trovare, in piena crisi esistenziale, un senso alla sua esistenza.

Fonte: Firstshowing

 

 

 

Wish I Was Here nuovo trailer del film di e con Zach Braff

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Wish I Was Here nuovo trailer del film di e con Zach Braff

Wish I Was HereWish I Was Here, secondo film da regista di Zach Braff (la star di Scrubs) si svela in un nuovo lungo trailer in cui vediamo anche Kate Hudson, Jim Parsons, Mandy Patinkin, Josh Gad, Ashley Greene, Joey King e Pierce Gagnon.

Wish I Was Here è una commedia, che con toni semplici ma efficaci, racconta la vita di Aidan Bloom, un trentenne in preda ad una crisi esistenziale, che deve decidere il suo scopo nella vita.

Wish I Was Here : nuova clip del film di Zach Braff

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Wish I Was Here : nuova clip del film di Zach Braff

La Focus Features ha rilasciato una nuova clip di Wish I Was Here, film scritto, diretto e interpretato dalla star di Scrubs, Zach Braff.

Nel film, lui interpreta un marito e padre in crisi esistenziale, e quindi alla ricerca di uno scopo nella vita.

Questa divertente clip che vi proponiamo  mostra il  protagonista insieme ad un venditore di auto di lusso, interpretato da Donald Faison, amico di Zach Braff, nonché co-star della celebre serie tv Scrubs.

Buona visione:

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Fonte: Collider.com

Wish e i desideri di Jennifer Lee

Wish e i desideri di Jennifer Lee

Prima donna a dirigere un classico Disney e Premio Oscar per Frozen – Il regno di ghiaccio nel 2014, Jennifer Lee è anche la regista donna del film d’animazione col maggiore incasso nella storia del cinema (Frozen II – Il segreto di Arendelle), ma soprattutto la direttrice creativa dei Walt Disney Animation Studios da quando John Lasseter si è dovuto dimettere dalla carica. Il suo nome, insomma, è la garanzia principale per il prossimo Wish, film di Natale che The Walt Disney Company Italia distribuirà al cinema da l 21 dicembre e del quale lei stessa ha presentato in anteprima alcune scene.

Nelle quale già si intuiscono le principali dinamiche tra i personaggi da lei creati, come sceneggiatrice del film (diretto dal suo ex partner in Frozen Chris Buck e la promettente esordiente alla regia Fawn Veerasunthorn) col quale festeggeremo i 100 anni degli Studios di zio Walt. E nel quale la diciassettenne eroina Asha dovrà opporsi alla politica del Re Magnifico, stregone apparentemente pronto ad esaudire i desideri della popolazione del Regno di Rosas, al largo della Penisola Iberica, quanto a anestetizzarne le richieste più scomode per conservare lo Status Quo.

Una premessa che siamo curiosi di vedere come si svilupperà, vista la premura della Lee a sottolineare come non ci sia nulla di politico nella “favola” in questione, una epopea medioevale nella quale – almeno inizialmente – vediamo Asha raccomandata dalla regina Amaya per il ruolo di assistente del potente consorte. Una sorta di ‘Apprendista stregone’ che è solo uno dei tenti espliciti riferimenti alla più volte citata “eredità Disney”, onnipresente in questo Wish, dallo stile – volutamente simile ai tratti e gli acquarelli delle origini – al simbolismo della Stella “tritagonista”, evocata da Asha per aiutarla a salvare il suo paese dall’oscurità e che dona alla capretta in pigiama Valentino (e non solo) la capacità di parlare.

Jennifer Lee
Jennifer Lee a Roma per Wish – Foto di Giulia Parmigiani – © The Walt Disney Company Italia

Insomma: Bambi, Ercole, La Sirenetta, Aladdin e il Re Leone, ma anche Encanto, Biancaneve, La bella addormentata e molti altri. Su tutti, la Cenerentola che per Jennifer Lee ha sempre rivestito una importanza e un significato particolare. “Oggi ho realizzato il mio sogno, anche se non quello di essere una animatrice, ma da bambina ho lottato duramente – ha ricordato la sceneggiatrice. – Sono stata bullizzata e mi hanno aiutato proprio i film Disney, come Cenerentola che guardavo in VHS. Ho seguito lei per andare avanti, e come a lei mi sono successe cose belle. Quello che oggi negli Stati Uniti definirebbero ‘disturbo da deficit di attenzione’, la mia creatività e immaginazione, sono state la mia forza. Anche quando molti non credevano che avrei potuto realizzare granché. Wish è il mio modo per ringraziare i cattivi nella mia testa e la Disney di avermi detto ‘continua a sognare’. Bisogna farlo capire ai bambini, queste storie creano una connessione tra noi, identificandoci in certi personaggi, in un mondo che cerca di dividerci”.

Asha cade, ma si rialza, va avanti…

Spero che mia figlia lo veda, che prima del successo può esserci il fallimento, anche se ci fa sentire in colpa. Qualcosa nel quale i giovani potranno rivedersi, ma anche molti adulti, che volevamo seguissero il percorso di Asha e si facessero le sue stesse domande. Ma anche che continuassero a sognare, senza fermarsi per un errore.

Ad aiutarla, una stellina. Un simbolo di speranza?

Sicuramente. Mi piace ci si veda la speranza, anche se la stella è cambiata molto durante la lavorazione. Nella sua prima versione, cambiava forma, diventava umana e poteva parlare, ma perché a amo pensare che le stelle si siano evolute e abbiano un loro linguaggio. Poi è diventata più semplice, ma solo nella forma, tondeggiante, che abbiamo sviluppato dopo aver visto il video di dei panda che giocavano e ci hanno ispirato per il suo aspetto fisico. In generale, rappresenta quel che ci ha dato Disney, non solo speranza, ma gioia e possibilità.

Dall’altro lato della ideale barricata, il cattivo…

Come altre volte, un cattivo non facile da individuare, come accade nella vita. In questo mondo complicato. Lo avevamo fatto in Frozen, dove il vero ‘villain’ era la paura, e qui volevamo mostrare quali fossero le sue motivazioni. E’ stato divertente lavorarci, scrivendo. Ill mio professore mi diceva che se non capisco perché un personaggio si comporta in un certo modo, non capisco lui, e qui lo abbiamo sviluppato pensando a un pubblico moderno, per il quale i cattivi devono essere interessanti, non prevedibili. Anche Re Magnifico inizialmente sembra buono, vuole custodire i desideri degli altri, quelli tanto difficili da realizzare da fare male, ma quando arrivano scelte più complicate… Con la magia bisogna stare attenti, quando si supera il punto di non ritorno emerge il lato peggiore.

Insomma, un Disney classico per un pubblico moderno?

Ci sono riferimenti a vari livelli, ma non troppi da distrarre, ci stiamo ancora lavorando, perché sia una lettera d’amore al retaggio di cui facciamo parte. La stessa Asha è molto legata a Walt Disney, al suo sogno di voler realizzare Biancaneve anche quando nessuno ci credeva. Lui ci ha creduto. E Wish esiste perché è esistito Walt Disney. Lo stesso stile dell’animazione, rimanda ai disegni fatti a mano degli inizi, ma senza dimenticare che la tecnologia può arricchirci. Per questo lavoriamo con entrambi, e continuiamo a creare ‘a mano’, come nel corto Once Upon a Studio.

Insieme al film, nei cinema verrà proiettato il cortometraggio di 9 minuti Once Upon a Studio, il secondo di una serie realizzata da Trent Correy e Dan Abraham, dopo La storia di Olaf. Combinando live-action, animazione tradizionale e CGI nel breve filmato il defunto disegnatore Disney Burny Mattinson scopre come i personaggi Disney – Olaf di Frozen e il Genio di Aladdin – prendano vita di notte, quando nessuno li osserva.

La trama di Wish

Nell’insulare Regno di Rosas, situato al largo della penisola iberica, Asha, una giovane di 17 anni, deve liberare la città da una tremenda oscurità che nessun altro sente e, per ribellarsi al tirannico Re Magnifico, un malefico stregone, suo odiato ex patrigno, esprime un desiderio alle stelle in un momento di bisogno. Una vera stella dal cielo di nome Star risponde al desiderio di Asha.

Winx Club: The Magic is Back – il ritorno delle fate che hanno conquistato il mondo

Ventun anni dopo il debutto televisivo, Winx Club torna sugli schermi di tutto il mondo con una nuova serie che vuole riportare le spettatrici e gli spettatori “là dove tutto è iniziato”. Winx Club: The Magic is Back è il reboot animato prodotto da Rainbow che rilancia il franchise creato da Iginio Straffi, uno dei più grandi successi dell’entertainment italiano. Lanciata nel 2004, la saga ha conquistato milioni di bambini e ragazzi con le avventure di Bloom, Stella, Flora, Musa, Tecna e Aisha, diventando un fenomeno pop globale capace di attraversare generazioni.

La nuova serie celebra l’eredità delle Winx con 26 episodi realizzati in CGI di altissima qualità, uno stile visivo contemporaneo e un cast di personaggi iconici aggiornato. Senza tradire i temi che hanno reso celebre il brand – amicizia, coraggio, solidarietà, scoperta di sé – The Magic is Back punta a incantare una nuova generazione di spettatori e, insieme, a far emozionare i fan di lunga data. Le canzoni originali, oltre quindici, tra cui “Forever Winx” cantata da Virginia Bocelli e la storica sigla “Nel segno di Winx” reinterpretata da Clara, amplificano l’esperienza, accompagnando trasformazioni mozzafiato e ambientazioni spettacolari come Magixia e il regno di Solaria.

Il nuovo capitolo non è soltanto un’operazione nostalgia: affronta temi attuali come identità, libertà di scelta e potere della diversità, inserendoli in storie che parlano anche al pubblico di oggi. Le protagoniste, ognuna con una personalità complessa, costruiscono e rafforzano legami di amicizia e supporto reciproco, confermando il cuore della saga: la scoperta di sé e la valorizzazione del proprio potenziale evolutivo. È questa capacità di reinventarsi restando fedele ai valori originari che ha reso Winx Club un marchio da oltre 20 miliardi di visualizzazioni su YouTube e più di 35 miliardi su TikTok, con 8 stagioni animate coprodotte con Rai, 3 film per il cinema, 4 film per la TV e 2 serie animate coprodotte con Netflix.

Quando e dove vedere Winx Club: The Magic is Back

L’anteprima esclusiva italiana di Winx Club: The Magic is Back è fissata su Rai 2 dal 1° ottobre, all’interno del nuovo spazio mattutino di Rai Kids: verranno trasmessi i primi 13 episodi (uno al giorno dal lunedì al venerdì), che saranno disponibili anche on demand su RaiPlay. Dal 2 ottobre la serie debutterà in contemporanea su Netflix in tutto il mondo, in 15 lingue diverse, mentre dal 27 ottobre approderà su Rai Yoyo. Al termine della messa in onda, l’intera stagione sarà disponibile in box set digitale su RaiPlay, insieme alla “Winx Club Time Collection”, che raccoglie tutte le stagioni della serie e i film della saga.

Con questo reboot Rainbow e Iginio Straffi vogliono crescere ancora, accompagnando vecchi e nuovi fan in un viaggio all’insegna di amicizia, coraggio, diversità e sogni che brillano, portando avanti i valori che hanno reso Winx Club un’icona dell’animazione italiana nel mondo.

Winx Club: The Magic is Back streaming è disponibile sulle seguenti piattaforme:

Winx Club Il mistero degli Abissi Trailer del film

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Winx Club Il mistero degli Abissi Trailer del film

Guarda il Trailer ufficiale del film Winx Club Il mistero degli Abissi di Iginio Straffi, nuova avventura che arriverà al cinema dal 4 settembre.

Winx Club Il mistero degli AbissiTutto sembra tranquillo ad Alfea, dove le Winx stanno facendo da tutor per le matricole, ma le perfide Trix, storiche antagoniste delle Winx, arrivano nell¹Oceano Infinito con l¹intenzione di sedersi sul trono dell¹Imperatore e di reclamarne il potere. Gli umani stanno infatti inquinando gli oceani mettendo a repentaglio l¹equilibrio dell¹Oceano Infinito, la dimensione che collega tutti i mari di Magix. Quale migliore occasione per le Trix di questa per tentare un colpo di mano e diventare imperatrici?

Ma le Winx sono coraggiose e non si fermeranno. Il loro cuore puro ristabilirà l¹equilibrio dell¹Oceano Infinito contrastando l¹inquinamento e riportando la pace nella Dimensione Magica.

Winx Club Il mistero degli abissi recensione film

Winx Club Il mistero degli abissi recensione film

Winx Club Il mistero degli AbissiL’incuria dell’uomo sta provocando un progressivo inquinamento dell’Oceano Infinito, mettendone a repentaglio l’eco-sistema. Nel caos che ne può derivare il male è sempre pronto ad insinuarsi, ed il male è impersonato dalle terribili sorelle Trix, perfide streghe e nemiche giurate delle Winx. Le Trix vogliono il potere e per farlo decidono di allearsi con la diabolica Politea e di liberare da un precededente incantesimo Tritannus, pericoloso imperatore dell’Oceano. Per riuscire nel loro piano è necessario rapire Sky, giovane principe innamorato di Bloom. Riusciranno le nostre fatine a impedire, per l’ennesima volta, che i perfidi disegni delle Trix vadano a buon fine? E riuscirà Bloom a riabbracciare il suo principe?

Winx club. Il mistero degli abissi è un film animato diretto e prodotto da Iginio Straffi che ha così voluto omaggiare il decennale dalla nascita del Winx Club. La storia vede come protagoniste le solite sei fatine ( Bloom, Stella, Flora, Aisha, Musa e Tecna ) che, impegnate a formare le nuove matricole della scuola di magia di Alfea, sono chiamate a fronteggiare vecchi e buovi nemici intenzionati a minacciare la tranquillità nella Dimensione Magica. Al di là dei loro poteri, e delle singole capacità di ognuna, la loro arma più importante rimarrà l’amicizia e l’unità indissolubile che le tiene insieme e con esse potranno fronteggiare nemici temibilissimi.

Una velata e appena accennata critica all’inquinamento umano e un forte messaggio di amicizia sono i temi portanti del film di Straffi, il quale vuole dimostrare come gelosie, invidie e soprattutto ingordigia non possano che portare a rovinosi risultati. Una storia semplice ma tutto sommato gradevole, con una sua struttura logica che fila e personaggi ben tratteggiati. I dialoghi forse un po’ frivoletti ma immaginiamo perfettamente adatti al pubblico di riferimento.

Ovviamente Winx Club. Il mistero degli abissi è un film per un pubblico ben preciso e definito, ossia le giovani, se non giovanissime fanciulle che da anni stravedono per queste stilosissime fatine molto glamour. Difficile capire i motivi di tanto successo ma considerata l’abissale distanza anagrafico-generazionale onestamente ci rinunciamo trovandolo un esercizio inutile e fatuo. Premesso quindi che il film dovrebbe soddisfare il palato del suo giovanissimo pubblico, ci permettiamo però una piccola critica forse un po’ moralistica: sarà così giusto ed educativo propinare alle nostre figlie modelli simili? Fisici al limite della magrezza ed un esasperante ricerca del glamour sono prototipi che potrebbero rivelarsi pericolosi.

Winter’s Bone con sette nomination agli Spirit Awards

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SpiritAward

Winter’s Bone di Debra Granik ha ottenuto il più alto numero di nomination agli Spirit Award, sette. Due in meno ne ha conquistate I ragazzi stanno bene di Lisa Cholodenko, film con Julianne Moore.

Winter’s Tale: Jessica Brown Findlay e Colin Farrell a cavallo

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Ecco altre foto dal set newyorkese di Winter’s Tale in cui vediamo di nuovo Colin Farrell a cavallo con la dolce compagnia di Jessica Brown Findlay, già vista nel

Winter Sleep, Palma d’Oro a Cannes 2014 in Italia con Lucky Red

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Winter Sleep, Palma d’Oro a Cannes 2014 in Italia con Lucky Red

winter-sleepTrova distribuzione anche in Italia la pellicola vincitrice della  Palma d’Oro a Cannes 2014, Winter Sleep. Il film turco diretto da Nuri Bilge Ceylan sarò distribuito da Parthénos e Lucky Red, che collaborano nuovamente nella distribuzione di un film dopo la prima partnership di Ida di Pawel Pawlikowski. Al momento non c’è ancora una data ufficiale di uscita. 

Winter Sleep racconta di un ex-attore che gestisce un hotel. Lavorano con lui la moglie e la sorella, che da poco ha divorziato. Quando l’inverno arriva, l’hotel diventa il loro rifugio…

Nuri Bilge Ceylan l’ha descritto come un film in cui delle persone dell’Anatolia aspettano e vivono l’inverno.

Ceylan è un habitué di Cannes. In precedenza ha concorso per la Palma d’oro per il miglior cortometraggio nel 1995 con Koza. Poi ha partecipato al concorso ufficiale con 4 film: Uzak (2003, Gran Premio della Giuria); Iklimler (2006, Fipresci); Le tre scimmie(2008, Palma per il miglior regista); C’era una volta in Anatolia (2011, Gran Premio della Giuria).

Winter Ladies: il crowdfounding in favore di Lucha y Siesta

Winter Ladies: il crowdfounding in favore di Lucha y Siesta

Winter Ladies è una raccolta di illustrazioni originali realizzate da venti artiste italiane alle quali è stato chiesto di rappresentare ognuna una figura iconica femminile, reale o di fantasia, in una ambientazione invernale o natalizia. Il progetto nasce per sostenere le attività a sostegno delle donne in difficoltà promosse da Lucha alla Città e, in particolare la Casa delle Donne Lucha Y Siesta, che da 11 anni provvede a dare rifugio e sostegno a donne in difficoltà, che subiscono discriminazioni e violenza di genere.

Un luogo materiale e simbolico di autodeterminazione delle donne, un progetto femminista, nonché punto di incontro tra casa rifugio, casa di semiautonoma e centro antiviolenza.

Sostieni Lucha y Siesta

Se raccolta fondi avrà successo, la parentesi invernale sarà solo la prima parte di un serie in quattro volumi dedicati a tutte le stagioni.

Il progetto dell’artbook è stato ideato e promosso dalla Lovelace  – The Geek Ladies’ Allegiance, associazione femminista sui generis, che si occupa della riscoperta e della promozione della figura femminile nella cultura presente e passata.

Per maggiori informazioni sugli obbiettivi del comitato Lucha alla Città, consultate il sito Luchaysiesta.com.

Per tutte le informazioni necessarie e per partecipare al crowdfounding, clicca qui.

Winston Duke, la star di Black Panther, è interessato a interpretare Batman nel DCU

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L’attore Winston Duke si è affermato come uno dei protagonisti di entrambi i film di Black Panther grazie alla sua memorabile interpretazione di M’Baku, mentre attualmente è al cinema con il film The Fall Guy (qui la recensione). Certo, Duke deve ancora affermarsi come protagonista di Hollywood, ma basterebbe il ruolo giusto per riuscirci e sembra proprio che l’attore abbia messo gli occhi su quella che probabilmente sarà uno dei ruoli più ambiti di Hollywood nei prossimi mesi o anni.

Nel corso di un’intervista con /Film, a Duke è infatti stato chiesto se fosse interessato a vestire i panni del Cavaliere Oscuro nel prossimo reboot del DCU, The Brave and the Bold, dopo essersi già distinto come doppiatore di Bruce Wayne nel podcast Batman Unburied. “Senti, amico, puoi far partire questa campagna a mio favore? Direi che ti sfido ad andare su tutti i social e fare promozione nei miei confronti. Coinvolgi la tua comunità. Mi piacerebbe molto. Mi piacerebbe interpretare Batman“.

Duke chiarisce poi che: “Mi piacerebbe avere l’opportunità di esplorare nuovi personaggi, di cambiare la narrazione di alcune idee radicate su come questi personaggi dovrebbero apparire, parlare e recitare. Sono assolutamente d’accordo“. Winston Duke sarebbe dunque estremamente interessato a ricoprire il ruolo, ma per ora sembra che i lavori su The Brave and the Bold procedano piuttosto a rilento. Bisognerà dunque aspettare che i DC Studios inizino il processo di casting per scoprire quali attori verranno presi in considerazione per il ruolo di Batman.

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Tutto quello che sappiamo su The Brave and the Bold

Parlando l’anno scorso dei piani dei DC Studios per The Brave and the Bold, James Gunn ha detto: “Questa è l’introduzione del Batman del DCU. È la storia di Damian Wayne, il vero figlio di Batman, di cui non conoscevamo l’esistenza per i primi otto-dieci anni della sua vita. È stato cresciuto come un piccolo assassino e assassina. È un piccolo figlio di puttana. È il mio Robin preferito“. “È basato sulla run di Grant Morrison, che è una delle mie run preferite di Batman, e la stiamo mettendo insieme proprio in questi giorni“.

Il co-CEO dei DC Studios, Peter Safran, ha aggiunto: “Ovviamente si tratta di un lungometraggio che vedrà la presenza di altri membri della ‘Bat-famiglia’ allargata, proprio perché riteniamo che siano stati lasciati fuori dalle storie di Batman al cinema per troppo tempo“.

Winona Ryder: vizi e virtù di un’attrice tormentata

Winona Ryder: vizi e virtù di un’attrice tormentata

Winona Ryder – La teenager alienata, la classica “ragazza della porta accanto”, e infine la donna fragile, tormentata, soggetta a continue crisi depressive, attacchi di panico e, non ultimo, manie cleptomani.

Sono molte le immagini che hanno accompagnato la vita e la carriera di Winona Ryder, oggi di nuovo sotto i riflettori grazie al suo prossimo doppiaggio nel remake animato del celebre Frankenweenie di Tim Burton, in cui presterà la voce a Elsa Van Helsing.

Winona Laura Horowitz nasce il 29 ottobre del 1971 in una piccola città del Minnesota, da cui prende il nome. Il padre, Michael Horowitz, è un russo di origine ebraica, ateo, mentre la madre Cynthia Istas ha origini romene e professa la religione buddista. Con la famiglia e il fratellino Yuri, la piccola Winona Ryder si sposta da uno stato all’altro a bordo dell’autobus psichedelico ribattezzato “Veronica” dai genitori, entrambi hippies e attivisti politici vicini alla beat generation.

A causa della sua abitudine di indossare abiti maschili, vive un’infanzia difficile alla Petaluma Kenilwoth Jr. High School, la scuola californiana che frequenta: costantemente presa di mira dagli altri studenti, all’età di 12 anni sarà brutalmente picchiata da due coetanei che la scambiano per un ragazzo dai modi effeminati. L’episodio la porterà a lasciare la scuola e a terminare gli studi privatamente.

Winona Ryder: vizi e virtù di un’attrice tormentata

Ma nel frattempo la giovane Winona Ryder ha già maturato l’amore per il cinema e il desiderio di diventare attrice, ispirata dalle proiezioni che gli Horowitz erano soliti organizzare nel loro fienile. I genitori non perdono tempo e assecondano la verve artistica della figlia, iscrivendola nel 1983 all’American Conservatory Theatre di San Francisco.

È qui che viene notata dalla famosa agente Deborah Lucchesi, grazie alla quale Winona Ryder otterrà il suo primo ruolo cinematografico nella commedia di David Seltzer “Lucas” (1986), accanto a Charlie Sheen. In questa circostanza, decide di cambiare il suo cognome adottando lo pseudonimo di Ryder, in omaggio al cantante rock Mitch Ryder, molto amato dal padre.

Passeranno solo due anni prima che Winona Ryder venga chiamata dal cineasta più controverso di Hollywood, l’allora esordiente Tim Burton, il quale nel 1988 la sceglie per il suo Beetlejuice – Spiritello Porcello, affidandole il ruolo della ragazzina gotica e depressa Lydia Deetz, che trova conforto nel parlare con una novella coppia di sposi appena passati a miglior vita. Un’interpretazione che, insieme al successivo Schegge di follia di Michael Lehman, farà parlare del lato dark e ribelle della giovane e talentuosa attrice.

La collaborazione con Burton riprenderà nel 1990, quando vestirà i panni della dolce e biondissima Kim nella favola noir Edward Mani di Forbice. Qui la 19enne originaria del Minnesota (che per l’occasione vinse il premio “miglior attrice straniera” al Jordi Awards 1992), offrì il commovente ritratto di una teenager che, unica all’interno della gretta società in cui vive, saprà accettare e persino amare lo strano quanto gentile Edward.

Un ruolo fortunato per Winona Ryder, a giudicare dalla love-story nata sul set con l’affascinante protagonista Johnny Deep e, ovviamente, dal successo di botteghino e di critica che il film si portò (meritatamente) a casa. Intanto l’attenzione dei media nei suoi confronti continua a crescere, in parte per la relazione con Deep, in parte per le doti attoriali dell’attrice, ancora una volta messe in luce da Sirene (1990), il film di Richard Benjamin che le valse la nomination al Golden Globe 1991 come miglior attrice non protagonista.

Winona RyderMa se la carriera della graziosa brunetta inizia a decollare proprio in questi anni, lo stesso non si può dire per la sua vita personale: prova ne è la rinuncia al ruolo di Mary Corleone ne Il Padrino – parte III, causa una fortissima influenza probabilmente dovuta allo stress lavorativo e alle crisi depressive cui la Ryder inizia ad essere soggetta. Poco male – Francis Ford Coppola la richiamerà per il suo Dracula di Bram Stoker nel 1992, consacrandola così come nuova diva dello schermo americano.

Nel 1993 la Ryder vedrà realizzarsi un suo grande sogno, scelta dal suo regista prediletto Martin Scorsese per recitare ne L’età dell’innocenza (per il quale fu nominata agli Oscar 1994) insieme a star del calibro di Michelle Pfeifffer e Daniel Day-Lewis. Purtroppo, a tanto successo nel campo cinematografico corrisposero i primi fallimenti sentimentali: dopo 4 anni il suo fidanzamento con Johnny Deep giunge al termine, e gli attacchi d’ansia – misti ad insonnia – inizieranno ad essere sempre più frequenti, tamponati con alcool e farmaci (nonché dalle telefonate notturne con il collega e amico Al Pacino).

La situazione si ristabilisce un anno dopo, quando la Ryder conosce il musicista grunge Dave Pirner, leader della band Soul Asylum, con cui intrattenne una relazione sino al 1997. In quegli anni spingerà il regista Gillian Armstrong a dirigere il remake di Piccole Donne (1994), che l’attrice dedicherà alla piccola Polly Klaas, sua compaesana rapita e brutalmente uccisa da un maniaco.

Qui la Ryder interpreta – e lo fa magistralmente – Jo, il maschiaccio di casa March con una passione sfrenata per la lettura e il desiderio di diventare, un giorno, una scrittrice famosa. Con la sua naturale simpatia, il suo charme e la sua auto-ironia, Winona ritrae al meglio la giovane eroina della Alcott, mettendo in luce l’umanità e la profonda contemporaneità del personaggio (cosa che non era riuscita a fare a suo tempo June Allyson, nel film del ’49 diretto da Mervyn LeRoy). Non a caso, Piccole donne diede alla Ryder la seconda nomination ai Premi Oscar del 1995 come miglior attrice protagonista.

Winona RyderDopo la parentesi di alcuni film di medio successo come l’inusuale Gli anni dei ricordi di Jocelyn Moorhouse (1995), il discusso Ragazze interrotte e il melò drammatico Autumn in New York a fianco di Richard Gere, la carriera della Ryder subirà un crollo improvviso quando, nel 2001, viene sorpresa a rubare nei grandi magazzini Saks Fifth Avenue di Beverly Hills. Nella borsa le furono trovati capi d’abbigliamento per il valore di 4mila e rotti dollari, insieme a numerosi analgesici senza prescrizione. Per questo, la diva fu condannata a tre anni di libertà vigilata, al pagamento di circa 10.000 dollari di multe, 840 ore di volontariato e a sottoporsi a consulenza psichiatrica – il tutto, alla fine di un lungo processo-show ripreso costantemente dalle telecamere americane.

Un duro colpo per la Ryder, costretta ad ammettere al mondo intero la sua cleptomania, e ad affrontare seriamente le crisi depressive cui era soggetta. L’episodio la farà stare per un po’ lontana dalla macchina da presa – sino al 2006, quando ricompare nel film digitale presentato a Cannes A Scanner Darkly, e in The Darwin Awards di Finn Taylor, commedia proiettata al Sundance Film Festival di Robert Redford.

Dopo la partecipazione allo Star Trek di J.J. Abrams (2009) e la prova del Cigno Nero nel 2010, la Ryder sembra ormai essere tornata in carreggiata, sia sul grande schermo che nella vita personale. Dopo l’infelice rottura con Matt Damon, che la lasciò nel 2000 poco dopo aver deciso di sposarla, l’attrice si riprese tra le braccia di Page Hamilton, e successivamente con il regista esordiente Henry-Alex Rubin.

Una “creatura affascinante”, Winona, timida di fronte ai riflettori dei media ma al tempo stesso sfrontata e sicura delle proprie idee, da sempre considerata un po’ border-line per la sua volontà-capacità di interpretare personaggi femminili fuori dal comune, attratti dal “diverso” e spesso emotivamente fragili. Una diva sui generis, spaventata dal contatto ossessivo ricercato dai fan, acquafobica in seguito ad un’incidente per il quale rischiò di affogare da bambina. Dopo più di vent’anni, questa strana perla di Hollywood torna a collaborare con uno dei suoi primi ed antichi maestri, Tim Burton, entrando nuovamente a far parte del suo fantastico ed inquietante mondo con Frankenweenie.

Winona Ryder: 10 cose che non sai sull’attrice

Winona Ryder: 10 cose che non sai sull’attrice

Winona Ryder è una delle attrici simbolo degli anni novanta. Celebre per i tanti ruoli che le hanno permesso di sfoggiare il suo talento e la sua personalità, durante gli anni ha saputo rinnovarsi attraverso generi differenti e grandi autori. Tornata poi al successo grazie alla serie Stranger Things, l’attrice sembra oggi vivere una nuova vita, dimostrando di non aver perso il carisma che l’ha sempre connotata.

Ecco dieci cose che non sai di Winona Ryder.

Winona Ryder carriera

1. I film. Il debutto cinematografico dell’attrice avviene nel lungometraggio Lucas, del 1986. Ma è con il film Beetlejuice – Spiritello porcello, diretto da Tim Burton, che raggiunge la notorietà. Burton la vorrà poi anche per il film Edward mani di forbice (1990), dove l’attrice recita accanto a Johnny Depp. Successivamente prende parte a numerosi film, tra cui spiccano Taxisti di notte (1991), di Jim Jarmusch, Dracula di Bram Stoker (1992, di Francis Ford Coppola, L’età dell’innocenza (1993), di Martin Scorsese, Giovani, carini e disoccupati (1994), di Ben Stiller, e ancora nei film Celebrity (1998), Ragazze interrotte (1999), A Scanner Darkly (2006), Star Trek (2009), Il cigno nero (2010), e The Iceman (2012).

2. Le serie TV. Nel corso della sua carriera, l’attrice vanta una partecipazione televisiva alla serie Friends (2001), alla miniserie Show Me a Hero (2015), dove recita accanto all’attore Oscar Isaac, e dal 2016 interpreta il ruolo di Joyce Byers nella serie Netflix Stranger Things.

Winona Ryder in Beetlejuice 2

Nel 2024 tornerà insieme a Tim Burton per riprenderà il ruolo d Lidia Deetz in Beetlejuice 2 che debutterà ad halloween del 2024. 

Winona Ryder vita privata

3. È stata fidanzata con Johnny Depp. L’attrice è celebre anche per essere stata la compagna dell’attore Johnny Depp dal 1989 al 1993. I due avevano condiviso il set di Edward mani di forbice, e nonostante la loro relazione non sia durata molto sono stati indicati come una delle coppie più belle degli anni novanta. L’attore dedicò alla Rider il celebre tatuaggio Winona Forever, che venne però modificato in Wino Forever (ubriaco per sempre) dopo la loro rottura.

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4 Stava per sposarsi. Dal 1998 al 2000 l’attrice ha inoltre una relazione con l’attore Matt Damon, con il quale stava per sposarsi. I due avevano già fissato la data delle nozze, ma poi lui decise di interrompere la relazione. Dopo alcune altre relazioni celebri, la Ryder sembra ora aver trovato una stabilità con lo stilista Scott Mackinlay Hahn, con cui ha una relazione dal 2011.

5 Ha sposato Keanu Reeves sul set. L’attrice lavorò con l’attore Keanu Reeves sul set del film Dracula di Bram Stoker. La Ryder ha rivelato che per la scena del matrimonio tra i loro due personaggi, il regista Francis Ford coppola ingaggiò un vero prete e davanti a lui i due attori pronunciarono il fatidico “Sì”. I due attori da quel giorno scherzano di essere sposati l’un l’altro da ben 27 anni.

Winona Ryder controversie

6 Ha avuto problemi con la legge. Nel dicembre del 2001, l’attrice, che soffriva di cleptomania, venne fermata per taccheggio nei grandi magazzini di Beverly Hills. Nella borsa le trovarono una serie di articoli d’abbigliamento per un totale di 4 mila dollari, oltre ad una grande quantità di analgesici. L’attrice venne condannata a tre anni di libertà vigilata, al pagamento di una multa  e fu obbligata a sottoporsi ad un trattamento di consulenza psichiatrica.

Winona Ryder Stranger Things

7 Sul set piangeva tutti i giorni. L’attrice ha raccontato di quanto sia stato difficile doversi calare nel ruolo di una madre disperata per la scomparsa del figlio. L’attrice, non avendo figli, parlò a lungo di questo ruolo con sua madre, arrivando a spingersi così oltre nell’immedesimazione da non riuscire a smettere di piangere sul set, avvertendo in prima persona il dolore per la scomparsa del figlio Will Buyers.

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Winona Ryder Edward mani di forbice

8 Non gradiva il suo personaggio. L’attrice nel film interpreta Kim, giovane ragazza che si innamorerà infine di Edward. L’attrice ha dichiarato di averci messo diverso tempo ad apprezzare il proprio personaggio nel film, dichiarando che per quanto alla fine Kim sveli un lato umano, per buona parte del film appare come una viziata a cui piace dare fastidio a quelli inferiori a lei. La stessa Ryder aveva problemi con questo tipo di persone a scuola, motivo per cui doverne interpretare una si è reso più difficile del previsto.

Winona Ryder premi e nomination

9 È stata nominata agli Oscar. Nel 1994 riceve la sua prima nomination agli Oscar, come miglior attrice non protagonista, per il film L’età dell’innocenza. Per questo stesso ruolo vinse, nello stesso anno il Golden Globe nella medesima categoria. Nel 1995 viene nominata nuovamente agli Oscar come miglior attrice per il film Piccole donne.  

Winona Ryder età e altezza

10 Winona Ryder è nata a Winona, in Minnesota, Stati Uniti, il 29 ottobre 1971. L’altezza complessiva dell’attrice è di 161 centimetri.

Fonte: IMDb

Winona Ryder rivela di aver perso il ruolo di Clementine in ‘Eternal Sunshine’ a causa dei media

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All’apice della sua fama negli anni Novanta e Novanta, l’attrice veterana Winona Ryder ha dichiarato di aver perso “molte parti”, tra cui un ruolo da protagonista nel dramma romantico e cerebrale di Charlie Kaufman, Eternal Sunshine of the Spotless Mind (andato poi a Kate Winslet), a causa dell’eccessiva attenzione dei tabloid e dei paparazzi. “Era una sceneggiatura così brillante e [il regista Michel Gondry e io] eravamo in questo piccolo ristorante e la gente continuava ad avvicinarsi a me e c’era un paparazzo a caso fuori, cosa piuttosto insolita per me, ma ricordo solo la faccia di [Gondry] e il tentativo di convincerlo che questo non è normale, e io so che non è normale”, ha detto in una recente storia di copertina con Esquire.

L’incontro per il casting è stata solo una delle tante opportunità che la due volte candidata all’Oscar ha detto di aver perso a causa del circo mediatico che ha circonda la sua vita personale, tra cui le sue relazioni sentimentali, la sua salute mentale e l’incidente di taccheggio. “C’era un bagaglio”, ha spiegato Ryder. “Cercare di convincere qualcuno a ignorare il rumore che mi circondava è stato difficile. Lo vedevo nei loro occhi. Ho perso molti pezzi per questo motivo”. Non solo la star di Stranger Things ha ricevuto il feedback che la sua fama travolgente avrebbe sminuito la sua performance in un film, ma anche che le opzioni per i film a sua disposizione si stavano sempre più restringendo, a causa dell’ageismo di Hollywood e del crescente potere degli studios.

Non mi sto lamentando in alcun modo”, ha detto. “Ma c’è stato un periodo in cui ho sentito che sarei stata una distrazione. L’ho capito. Sicuramente, negli anni Novanta, me ne sono resa conto. E c’è stata anche una sensazione di cambio di guardia. Quando si invecchia ci sono queste nuove attrici più giovani. Ci si rende conto di quanto le attrici possano essere usa e getta, della nostra durata di vita. Lo senti dire in continuazione”. Ha aggiunto: “Le cose stavano cambiando. Gli studios stavano diventando molto più potenti. Improvvisamente non si trattava più di lavorare con Jim Jarmusch, ma di numeri, di quanto si guadagnava. Era come se fossi sempre sotto una strana minaccia, che ti faceva sentire molto sotto pressione. E tutto quello che sentivi era che se ti prendevi una pausa non potevi più tornare. Questo ti veniva inculcato”.

Tutto quello che sappiamo sul nuovo film di Winona Ryder, Beetlejuice Beetlejuice

Il visionario filmmaker Tim Burton e l’attore candidato all’Oscar Michael Keaton tornano a fare squadra per Beetlejuice Beetlejuice. Keaton torna nel suo ruolo iconico accanto alla candidata all’Oscar Winona Ryder(Stranger Things, Piccole donne) nel ruolo di Lydia Deetz, e alla vincitrice di due Emmy Catherine O’Hara (Schitt’s Creek, La sposa cadavere) nel ruolo di Delia Deetz. Si aggiungono al cast le new entry Justin Theroux (Star Wars: Episodio VIII – Gli ultimi Jedi, The Leftovers), Monica Bellucci (Spectre, i film di Matrix), Arthur Conti (House of the Dragon) al suo debutto in un lungometraggio, la candidata agli Emmy Jenna Ortega (Mercoledì, Scream VI) nel ruolo della figlia di Lydia, Astrid, e il candidato all’Oscar Willem Dafoe (Povere Creature!, Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità).

La sinossi del film recita: “Beetlejuice è tornato! Dopo un’inaspettata tragedia familiare, tre generazioni della famiglia Deetz tornano a casa a Winter River. Ancora perseguitata da Beetlejuice, la vita di Lydia viene sconvolta quando la figlia adolescente e ribelle, Astrid, scopre il misterioso modellino della città in soffitta e il portale per l’Aldilà viene accidentalmente aperto. Con i problemi che si stanno creando in entrambi i regni, è solo questione di tempo prima che qualcuno pronunci tre volte il nome di Beetlejuice e il demone dispettoso ritorni per scatenare il suo marchio di caos”.

Burton dirige il film da una sceneggiatura di Alfred Gough & Miles Millar(Mercoledì). La squadra creativa di Burton che ha lavorato dietro le quinte include il direttore della fotografia Haris Zambarloukos (Shark 2 – L’abisso, Assassinio sull’Orient Express) e diversi suoi collaboratori storici come lo scenografo Mark Scruton (Mercoledì), il montatore Jay Prychidny (Mercoledì), la costumista premio Oscar Colleen Atwood (Alice in Wonderland, Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street). 

Vi sono poi il supervisore creativo degli effetti delle creature e del trucco speciale vincitore del Premio Oscar Neal Scanlan(Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street, Charlie e la fabbrica di cioccolato), il compositore Danny Elfman (Big Fish, The Nightmare Before Christmas, Batman), e il Premio Oscar per le acconciature e il trucco Christine Blundell (Topsy-Turvy Sotto-sopra).

Winona Ryder per Ron Howard

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Winona Ryder, che vedremo presto in Black Swan di Darren Aronofsky, è entrata a far parte del cast di Cheaters, la commedia di Ron Howard che ha come interpreti Vince Vaughn e Kevin James, nel ruolo di due amici e soci di vecchia data.

Winona Ryder parteciperà a The Iceman

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Winona Ryder sembra essere tornata a lavoro con una certa costanza. Dopo la sua partecipazione a Il Cigno Nero e al Dilemma, l’attrice sarà la moglie di Michael Shannon in The Iceman.

Winona Ryder è grata che gli effetti pratici si siano evoluti dai tempi di Beetlejuice

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Una delle cose più impressionanti di Beetlejuice, nel 1988, è stato il modo in cui Tim Burton e il suo team sono riusciti a giocare con le nostre nozioni di ciò che è possibile fare al cinema attraverso il trucco e gli effetti pratici. Più di 30 anni dopo, Burton ha deciso di rimanere fedele alle sue radici utilizzando un’abbondanza di effetti pratici in Beetlejuice Beetlejuice. Durante le interviste con Collider, i membri del cast Winona Ryder (Stranger Things) e Justin Theroux (The Mosquito Coast) hanno parlato di come questa decisione abbia influenzato la produzione.

Theroux ha parlato di quanto sia impressionante che Burton sia in grado di realizzare un progetto così ambizioso e di quanto sia necessario per tutti coloro che sono coinvolti per portarlo in vita. L’attore ha anche sottolineato una delle creazioni di pupazzi che lo ha colpito di più e come i dettagli lo abbiano colpito. Ha dichiarato a Collider:

“Penso che la cosa incredibile degli effetti di questo film sia che solo una persona come Tim può avere tutto questo a portata di mano a questo punto della sua carriera, perché devi assemblare… È quasi come se dovessi avere un cervello che deve avere accordi collegati con il cervello di tutti gli altri in modo che tutti pensino esattamente negli stessi termini. La cosa che mi ha colpito di più è stato il bambino, Bob – tutti i Bob – tutti i restringitori di testa, e la marionetta coinvolta in questo e la meccanica coinvolta in questo. Ogni singola testa di Bob poteva fare delle espressioni, i loro occhi ovviamente potevano muoversi, e tutto questo è stato montato sopra un interprete acrobatico. Se si trattasse di un regista meno bravo, credo che staresti lì tutto il giorno a cercare di farlo bene”.

Gli effetti pratici di Beetlejuice Beetlejuice sono “strabilianti”, dice Winona Ryder

Inoltre, la Ryder ha sottolineato come l ‘ingegneria degli effetti pratici si sia evoluta negli ultimi trent’anni. L’attore ha commentato che nel 1988 l’imbracatura che ha usato in una particolare scena di galleggiamento “era molto vecchia e non aiutava la circolazione del corpo”. In Beetlejuice Beetlejuice, invece, definisce gli effetti pratici “strabilianti”. Ha spiegato:

“Nel primo, ho fatto la fluttuazione. Ricordo che indossavo un’imbracatura che era stata indossata da Debbie Reynolds e che tutti quelli che l’avevano indossata avevano firmato, ma era molto vecchia e non aiutava la circolazione del corpo. [Ma sembrava molto selvaggio e divertente. Non mi è mai capitato di entrare nell’aldilà, ma questa volta l’ho fatto ed è stato incredibile. Voglio dire, strabiliante. E sapere che ci sono persone sotto tutte queste cose è un sogno. Al giorno d’oggi tutto è in CGI, e poi con l’IA, quindi vedere che questo può accadere e funziona, e può sembrare così bello e miracoloso e strano e unico. Voglio dire, bisogna avere questi burattinai incredibilmente talentuosi. È stimolante”.

Beetlejuice Beetlejuice riunirà la famiglia Deetz dopo che la tragedia ha colpito e il portale dell’aldilà si è aperto ancora una volta. Michael Keaton (The Flash) riprende il ruolo del protagonista e nel cast figurano anche Jenna Ortega (Wednesday), Catherine O’Hara (Schitt’s Creek), Willem Dafoe (Kinds of Kindness), Monica Bellucci (Mafia Mamma) e Danny DeVito (It’s Always Sunny in Philadelphia).

Winona Ryder canta per Frankenweenie!

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Winona Ryder canta per Frankenweenie!

Frankenweenie, lungometraggio di Tim Burton in arrivo ad ottobre negli Usa, vanta nomi di spicco anche per quanto riguarda la colonna sonora, Winona Ryder infatti canterà una delle tracce dell’album intitolato “Frankenweenie Unleashed!”. Quest’ultimo, che contiene 14 tracce ispirate al film e che uscirà il 25 settembre, ha visto anche la partecipazione di Robert Smith dei The Cure e Karen O degli Yeah Yeah Yeah. Frankenweenie, una commovente favola su un ragazzo ed il suo cane, arriverà nelle sale italiane il 18 gennaio 2013.

 

Winning Time: L’ascesa della dinastia dei Lakers, la recensione

Winning Time: L’ascesa della dinastia dei Lakers, la recensione

Dal 2 giugno su Sky, arriva Winning Time: L’ascesa della dinastia dei Lakers. Il basket è probabilmente, tra gli sport maggiormente seguiti in tutto il mondo, quello che ha avuto più difficoltà a essere “trasportato” sul grande o piccolo schermo. A pensarci bene soltanto He Got Game di Spike Lee è un film sul basket totalmente riuscito, e anche questo adopera la palla a spicchi e i canestri per mettere al centro della storia non la competizione ma il rapporto conflittuale tra un padre e suo figlio.

Winning Time, come nasce un mito

Winning Time: L’ascesa della dinastia dei Lakers, la serie sulla nascita della grande dinastia cestistica dei Los Angeles Lakers degli anni ‘80, ha imparato talmente bene la lezione che di parquet e di basket giocato lo spettatore ne vede davvero poco, almeno nelle prime puntate. Lo show capitanato da Adam McKay sceglie infatti di raccontare lo stile di vita, le idee e le decisioni che portarono alla creazione di una squadra senza eguali. Insomma, lo show targato HBO nella prima parte tende maggiormente a restituire il ritratto sfolgorante di un’epoca che raccontare una storia sportiva.

E questo in fondo va anche bene, perché McKay e tutti quelli che hanno partecipato al progetto lo fanno con enorme lucidità e più di un pizzico di astuzia. L’assunto principale su cui Winning Time si poggia – giustamente, aggiungiamo noi – è che dietro quel fenomeno chiamato Los Angeles Lakers c’erano uomini con il loro genio ma anche con i propri difetti, debolezze e demoni personali. E così l’artefice primario Jerry Buzz (John C. Reilly) viene rappresentato nel pilot come un playboy incallito che non esita a tradire, mentire, rigirare le carte in tavola seguendo sempre il suo istinto geniale. Il solito ritratto del giocatore d’azzardo che dovresti odiare ma che alla fine non puoi non amare. McKay adopera il suo solito stile comico-documentaristico (personaggi che parlano in camera, didascalie sfrontate, montaggio sincopato) per confezionare un primo episodio frizzante e ottimamente orchestrato, impregnato di quella frivola gioiosa libertà che era alla base del progetto Lakers di Buzz.

A livello emotivo la serie entra però nel vivo grazie al secondo episodio in cui protagonista è il coach ed ex-leggenda del parquet Jerry West (Jason Clarke), un uomo ossessionato dall’idea della sconfitta, dal terrore di non essere all’altezza del compito più importante, ovvero quello della vittoria dell’anello. Un personaggio tragico nella grandezza del suo carattere autodistruttivo, che rende la seconda puntata di un livello emotivo superiore alla precedente. Lo stesso vale quando nella quarta puntata la scena è dominata da Jack McKinney (Tracy Letts), nuovo allenatore della squadra che, dopo essere stato assistente per fin troppi anni, vede finalmente avverarsi la possibilità di sviluppare i suoi schemi di gioco innovativi. Insomma, Winning Time nei suoi primi episodi è un alternarsi di personaggi quasi comici con altri decisamente più corposi, il cui tono leggero ad essere onesti non sempre rende giustizia. Rimangono infatti troppo in superficie, se non addirittura vagamente parodiate, le figure di Magic Johnson (Quincy Isaiah) e in particolar modo Pat Riley (Adrien Brody), le quali speriamo trovino la loro dimensione nelle puntate successive.

Winning Time è uno spaccato d’epoca

Tratto dal libro Showtime di Jeff Pearlman, Winning Time in realtà lo adopera soltanto come base per mettere in scena alcune vicende, stravolgendone in larga parte il tono della narrazione. I creator Max Borenstein e Jim Hetch drammatizzano le vicende dei vari personaggi con sottotrame proprio non presenti nel testo originale, e viene lecito chiedersi se la fonte primaria per tali avvenimenti non sia stata proprio Jeannie Buzz, figlia di Jerry e attuale proprietario dei Los Angeles Lakers. Poco importa, in quanto il risultato non cambia poi di molto: Winning Time è molto divertente da gustare come spaccato d’epoca, una commedia do costume che mostra come un grande miracolo sportivo come quella strada sia nato per mano di una serie di figure contraddittorie e tra loro difficilmente amalgamabili: ma lo sport spesso fa miracoli, si sa…

Vedendo le varie puntate si ha l’impressione che se non proprio tutti, sicuramente la maggior parte degli artisti che hanno partecipato al progetto Winning Time siano tifosi dei Lakers, e questo non davvero non guasta. Lo è di sicuro Jonah Hill, che ha diretto il secondo episodio. Tra gli altri nomi famosi che vedrete nello show meritano citazione anche la due volte premio Oscar Sally Field, Jason Segel, Gaby Hoffman, Rob Morgan.

Winning Time Season 2, parlano gli esecutori

Winning Time Season 2, parlano gli esecutori

Dopo il notevole successo della prima stagione, Winning Time torna con i nuovi episodi della seconda dedicati alla dinastia dei grandi Los Angeles Lakers degli anni ‘80. Lo show che vede coinvolto Adam McKay come produttore esecutivo si concentra stavolta sulla stagione che portò o gialloviola a scontrarsi finalmente con i rivali storici Boston Celtics nelle NBA Finals del 1984, una delle serie più ricordate della storia del basket NBA.

Il primo episodio di Winning Time stagione 2 si apre con una delle sequenze più forti e spettacolari viste di recente: “Tutti gli amanti di questo sport ricordano quel famoso 27 maggio 1984 – spiega la regista dell’episodio e produttrice esecutiva Salli Richardson-Whitfield – Sono molto fiera di come abbiamo iniziato la seconda stagione, dopo aver fatto il pitch iniziale di come volevo girare la sequenza ho avuto un team di professionisti encomiabili che ha messo in scena magnificamente la mia idea. L’energia che abbiamo sprigionato è notevole, col mio partner in crime Tood Banhazi, direttore della fotografia e regista del terzo episodio, abbiamo fatto un gran lavoro.”” Volevamo farne un action-movie – conferma proprio Banhazi – un film di zombie in cui i giocatori dei Lakers vengono inseguiti dai mostri assetati di vendetta appena escono dal campo da gioco. Per questa sequenza ci siamo davvero spinti al limite, sconfinando idealmente nell’horror.”

Una delle chiavi del successo di Winning Time sta nella notevole ricostruzione d’epoca fatta dalla costumista Emma Potter e dal set designer Richard Toyon, il quale ha dichiarato: “Sono dovuto partire dall’idea di dover costruire, non ricreare un universo. Questo mi ha aiutato a lavorare cercando una coerenza interna non soltanto al mio lavoro, ma anche nella coordinazione con Emma. Nella seconda stagione poi esploriamo maggiormente il lato privato dei protagonisti, soprattutto di Jerry Buss. La ricostruzione della sua abitazione, la famosa villa che Douglas Fairbanks regalò a Mary Pickford, ci ha impegnato moltissimo.” “Anche a livello di costumi Jerry ha rappresentato una nuova sfida – commenta Emma Potter – perché appunto ne scopriamo una seconda versione: oltre alla solita pubblica, altisonante, con le camicie sbottonate e gli abiti sportivi costosissimi, nei nuovi episodi esploriamo anche la dimensione privata dall’imprenditore, il suo lato casalingo in cui può in qualche modo abbassare la guardia, soprattutto adesso che ha un interesse sentimentale. Ecco quindi le tute in poliestere, abiti più confortevoli e capaci di esplicitare l’aspetto nascosto del personaggio. Jeanie Buss vedendo le nuove puntate ci ha scritto dicendo di sentirsi più vicina a suo padre, di averlo rivisto negli episodi. È stata una bella soddisfazione.”

Uno degli aspetti fondamentali per la riuscita di Winning Time era ovviamente quello di riproporre scene di famosi match di basket nel modo più spettacolare e insieme accurato. Di questo si è occupato il Basketball Producer Idan Ranvin: “Volevamo evitare una ricostruzione effettiva del gioco, per quello gli spettatori possono andare su Youtube e vedere i vecchi filmati. Abbiamo preferito concentrarci su quello che non si vede, sugli sguardi tra avversari acerrimi come Magic e Larry Bird. Le sensazioni, le tensioni, i duelli fisici e psicologici che si combattono durante una partita di basket, questo regala al pubblico Winning Time. Altro aspetto fondamentale per la riuscita era far muovere gli attori col linguaggio del corpo che sul parquet possedevano gli atleti che interpretano. Quincy Isaiah per esempio ha un passato di atleta al college che ne ha sviluppato un tipo di fisico e di qualità in grado di esprimere potenza. Abbiamo dovuto rimodellare il suo modo di essere atleta, renderlo più sfumato ed elegante, fare in modo che possedesse quelle qualità cestistiche che gli permettessero anche di improvvisare durante le riprese. Col modo di giocare iconico che Magic Johnson possedeva, ogni  movimento doveva sembrare autentico, e allo stesso tempo efficace per essere filmato, cinematico. Una volta lette le sceneggiature, siamo andati in palestra per ricostruire i momenti richiesti dei vari match, cercando di anticipare da che angolazione sarebbero state girate.”

Winning Time possiede poi una colonna sonora d’epoca in grado di coprire ogni genere di musica prodotta in quel periodo. La selezione principale è opera del Music Supervisor Gabe Hilfer: “Noi del dipartimento musica abbiamo avuto la fortuna di vedere il girato, la sua forza propositiva grezza, quasi corrosiva: abbiamo subito capito che dovevamo puntare in alto, adoperare il meglio della musica anni ‘80. Per la scena iniziale del primo episodio ad esempio Prince è stata immediatamente la prima opzione, la sua musica si sposava perfettamente con le immagini e il montaggio. Non voglio spoilerare altre grandi canzoni che abbiamo inserito nel corso delle nuove puntate ma voglio citare una scelta controcorrente per il gran finale: abbiamo ottenuto una canzone dei Led Zeppelin che non credo sia mai stata adoperata in nessuna serie o film, si tratta di un gioiello di musica raro e potentissimo, perfetto per costruire un grande spettacolo. Sono davvero entusiasta sia della scelta che dell’uso che ne abbiamo fatto. Sono un band notoriamente restia a far adoperare la propria musica in qualsiasi tipo di show. Avere Prince all’inizio e i Led Zeppelin alla fine è una specie di grande cerchio di musica che si chiude.”

L’ultima parola su Winning Time spetta infine a Kevin Messick, uno degli Executive Producer dello show: “Posso assicurare che non era assolutamente facile realizzare una serie in costume sul basketball, su giocatori iconici come Johnson, Bird, Kareem. Rendere credibile questo sport sul piccolo schermo è stato uno sforzo enorme, anche produttivo. Voglio rendere il doveroso tributo alla nostra casting director Francine Maisler, che ha messo insieme un cast incredibile di attori da Oscar con altri alla prima vera grande esperienza mainstream. Penso che se non avessi scovato Quincy non avremmo potuto fare lo show. È un attore e un uomo speciale, ha incarnato perfettamente lo spirito e l’anima nascosta di Magic Johnson.”

Winning Time – L’ascesa della dinastia dei Lakers, trailer della nuova stagione in arrivo su SKY

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I Lakers hanno fatto sognare milioni di tifosi, grazie a una storia fatta di gesta (sportive e non), di grandi rivalità, di competizioni ai massimi livelli e ambizione: torna per la seconda stagione la serie targata HBO che racconta il magico decennio in cui i Los Angeles Lakers entrarono nella leggenda del basket mondiale. Il nuovo capitolo di Winning Time – L’ascesa della dinastia dei Lakers, la serie Sky Exclusive di cui oggi viene rilasciato il trailer ufficiale, è in arrivo dal 28 agosto in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW.

Ideata e prodotta, fra gli altri, da Adam McKay (Don’t Look Up, Succession), la serie esplora la vita professionale e personale dei Los Angeles Lakers, questa volta nel periodo appena successivo alle finali del 1980 e del 1984, raccontando la grande rivalità che c’era a quel tempo sia tra squadre (Lakers VS Celtics) sia tra giocatori (Magic Johnson VS Larry Bird).

https://www.youtube.com/watch?v=4plZL3ZmXM4&pp=ygUxV2lubmluZyBUaW1lIC0gTCdhc2Nlc2EgZGVsbGEgZGluYXN0aWEgZGVpIExha2Vycw%3D%3D

Winning Time – L’ascesa della dinastia dei Lakers, trama e cast

Ricchissimo il cast dei nuovi sette episodi: John C. Reilly nei panni del proprietario della squadra, Jerry Buss; Quincy Isaiah, Solomon Hughes e Sean Patrick Small in quelli, rispettivamente, di Magic Johnson, Kareem Abdul-Jabbar e Larry Bird; Jason Clarke a interpretare il campione NBA e dirigente dei Lakers Jerry West; Jason Segel (How I Met Your Mother) nei panni di Paul Westhead, professore di lettere trasformatosi in assistente coach della squadra; Adrien Brody interpreta il coach Pat Riley; Michael Chiklis nei panni del coach dei Boston Celtics Red Auerbach.

Nel cast anche Gaby Hoffmann, Hadley Robinson, DeVaughn Nixon, Tamera Tomakili, Brett Cullen, Stephen Adly Guirgis, Spencer Garrett, Molly Gordon, Joey Brooks, Delante Desouza, Jimel Atkins, Austin Aaron, McCabe Slye, Thomas Mann, Gillian Jacobs, Rob Morgan.

Winning Time – L’ascesa della dinastia dei Lakers è tratta dal libro Showtime: Magic, Kareem, Riley, and the Los Angeles Lakers Dynasty of the 1980s dello scrittore sportivo Jeff Pearlman. Produttori esecutivi Adam McKay e Kevin Messick per Hyperobject Industries; showrunner, produttore esecutivo, scrittore e co-creatore Max Borenstein; produttore esecutivo Scott Stephens; produttore esecutivo, scrittore e co-creatore Jim Hecht; produttore esecutivo e scrittore Rodney Barnes; produttore esecutivo e regista degli episodi 1, 6 e 7 Salli Richardson-Whitfield; produttore esecutivo Jason Shuman.

Winnie the Pooh: recensione del film

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Winnie the Pooh: recensione del film

Arriva al cinema la seconda avventura di Winnie the Pooh targata Disney. Inventato da A. A. Milne nel 1926  e già portato sullo schermo da Walt Disney in persona nel 1977, ora Winnie ricompare in compagnia dei suoi amici Tigro, Tappo, Pimpi, Kangu, Ro e Ih-Oh, nella più classica tecnica di animazione Disney.

In Winnie the Pooh, nella quale compare anche Mr Pixar Jhon Lasseter in veste di produttore esecutivo, Pooh dovrà aiutare Ih- Oh a trovare la sua coda smarrita, ma poi la sua attenzione verrà indirizzata sulla ricerca del suo amico, il bambino Christopher Robin, rapito da un tremendo mostro, e pensare che Pooh era uscito di casa solo per cercare del miele. Non c’è nulla da fare, Winnie the Pooh è un tenero orsetto che piacerà quasi per forza ai più piccoli, le sue avventure sono tremendamente banali ma viste attraverso i suoi occhi, e quelli di Christopher Robin, diventano imprese epiche che solo lui, improbabile ed affamato eroe può compiere.

Proprio il bambino è l’artefice delle loro avventure, lui che immagina questo fantastico Bosco dei 100 Acri, ideale ‘set’ della vicenda, e ancora lui che da un’anima ad ogni cosa, da un peluche ad un palloncino rosso (Palloncino appunto), e non riesce ad immaginare altro come grande nefandezza che un mostro può compiere se non quella di bucare i calzini. Un’immagine di purezza e bellezza che sembra del tutto inattuale, ma che casa Disney, nonostante l’impero digitale che ci circonda, non esita a raccontarci, probabilmente senza farsi troppi conti in tasca, e regalando ai piccoli un po’ di magia della vecchia animazione, ed ai grandi un film dal sapore dell’infanzia.

Winnie the Pooh: La Disney sviluppa il remake in live-action

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Winnie the Pooh: La Disney sviluppa il remake in live-action

Winnie the PoohLa Disney continua a pianificare remake in live-action dal suo storico repertorio e oggi Deadline rivela che lo studios sta sviluppando una nuova versione di Winnie the Pooh proprio in live-action, e a quanto pare il film dovrebbe raccontare la storia di un adulto Christopher Robin che fa ritorno al Hundred Acre Woods.

La Disney ha inoltre ingaggiato il regista Alex Ross Perry (Listen Up Philip) per scrivere il film e dirigerlo. Dunque questo film si aggiunge ai già annunciati e in lavorazione, Il libro della giungla di Jon Favreau in arrivo ad 15 aprile 2016, La bella e la bestia (17 marzo 2017) e, attualmente, senza una data di uscita, Dumbo di Tim Burton e Mulan.

Winnie the Pooh: in arrivo il live action Disney

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Winnie the Pooh: in arrivo il live action Disney

Winnie-The-Pooh-live-actionLa Disney non si ferma più. Anche l’orsetto Winnie the Pooh sarà protagonista di un film live action ispirato all’universo creato da A.A. Milne. La compagnia ha, infatti, incaricato Alex Ross Perry, autore e regista dell’indipendente Listen Up Philip (presentato con successo al Sundance) di sviluppare la sceneggiatura. La storia dovrebbe essere incentrata sul personaggio di Christopher Robin adulto, di ritorno nel Bosco dei Cento Acri.

Le avventure di Winnie the Pooh (1977) e Winnie the Pooh – Nuove avventure nel Bosco dei 100 Acri (2011) sono rispettivamente il 22° e il 51° classico Disney in base al canone ufficiale, ma l’orsetto amante del miele e gli altri personaggi animali hanno divertito generazioni anche con diversi prodotti per l’home video.

CÈ il secondo progetto di recupero del “repertorio” Disney affidato a un regista indipendente. Al lavoro sul remake di Elliott il drago invisibile, le cui riprese sono appena iniziate in Nuova Zelanda per una release prevista per il 2016, c’è David Lowery (regista di Ain’t Them Bodies Saints), responsabile anche dello script. Solo pochi giorni fa è stato annunciato il live action di Mulan, che andrà ad arricchire l’ormai prolifico filone delle rivisitazioni Disney, di cui faranno parte anche il Dumbo di Tim Burton, Il libro della giungla di Jon Favreau e La bella e la bestia di Bill Condon con Emma Watson, Dan Stevens e Luke Evans.

Fonte: Deadline

Winnie the Pooh: il live-action Disney ha un regista

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Winnie the Pooh: il live-action Disney ha un regista

Sulla scia di Cenerentola, Il Libro della Giungla e del prossimo La Bella e la Bestia, la Disney è a lavoro su un nuovo adattamento in live-action, quello di Winnie the Pooh.

Marc Foster dirigerà il live action su Winnie the Pooh

Al timore del film è stato chiamato Marc Foster, stando a quanto dichiara THR, già regista di Monster’s Ball e World War Z. Il regista è anche colui che ha firmato Neverland – un sogno per la vita, film con protagonisti Johnny Depp e Kate Winslet che ha raccontato le origini letterarie di Peter Pan attraverso la storia del suo autore, J.M. Barry. Il film, un racconto profondamente commovente e trascinante, conquistò pubblico e critica e anche 7 nomination agli Oscar.

Per quanto possa sembrare complicata l’idea di un live action su Winnie the Pooh, considerato che i protagonisti sono giocattoli animati, il film avrà un orientamento ben preciso, ovvero si focalizzerà su un aduito Christopher Robin e si intitolerà proprio Robin. La storia sarà quella di un uomo che pone il lavoro davanti alla moglie e alla figlia, che ha abbandonato la sua immaginazione e le tante avventure con Winnie e i suoi amici nel Bosco dei Cento Acri.

Oltre a La Bella e la Bestia, il cui trailer ha infranto i record di visualizzazioni su Youtube nelle prime 24 ore, la Disney ha in programma altri live action tra cui quello de La Sirenetta, di Mulan, de Il Re Leone e di Dumbo.

Il biopic sullo scrittore di Winnie the Pooh

Al momento è in produzione anche un biopic sullo scrittore che ha inventato Winnie the Pooh, A.A. Milne, dal titolo Goodbye Christopher Robin in cui compariranno come protagonisti Domnhall Gleeson e Margot Robbie nei panni dei coniugi Milne.

Fonte: ScreenRant

Winnie the Pooh bandito in Polonia, ecco perchè

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Winnie the PoohLa città di Tuszyn, in Polonia, ha bandito il personaggio della Disney Winnie the Pooh perchè rappresenta un chiaro esempio di ‘mancata definizione sessuale e propensione alla nudità’. Sarebbe a dire che l’orsacchiotto immaginario goloso di miele non è chiaramente maschio o femmina e non porta i pantaloni.

Ufficialmente l’orsetto è stato definito di “dubbia sessualità” e di andare in giro “vestito inappropriatamente” per essere un riferimento per i più piccoli, tanto da essere definito “mezzo nudo“.

Il problema con l’orsetto è che non ha un abbigliamento completo. È mezzo nudo, cosa che per i bambini è completamente inappropriata.” ha dichiarato uno dei partecipanti al cincilio cittadino.

Un’altra dichiarazione ufficiale riporta: “Winnie the Pooh non indossa mutande perchè non ha sesso. È un ermafrodito.”

Ancora, Hanna Jachimska, cittadina di Tuszyn, ha criticato addirittura l’autore e ideatore di Winnie the Pooh, A.A. Milne, per aver “tagliato i testicoli all’orso a causa dei suoiproblemi con la sessualità“.

Adesso, il grande problema dei cittadini di Tuszyn sarà trovare un personaggio per sostituire le immagini di Winnie al parco giochi per bambini. Sicuramente Paperino, in quanto privo di pantaloni, non verrà preso in considerazione!

Fonte: CT

Windows: anche Robert Duvall per Steve McQueen

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Windows: anche Robert Duvall per Steve McQueen

Anche la leggenda Robert Duvall è entrata a far parte del cast di Windows, film che segna il ritorno alla regista di Steve McQueen dopo l’Oscar per 12 Anni Schiavo.

Duvall si unisce a un cast di stelle, già composto da Viola Davis, Colin Farrell, Michelle Rodriguez, Liam Neeson e Cynthia Erivo.

Il progetto nasce dall’adattamento dell’omonima miniserie britannica del 1983. A firmare la sceneggiatura con McQueen c’è Gillian Flynn che ricordiamo per aver scritto il romanzo e la sceneggiatura di Gone Girl – L’Amore Bugiardo diretto da David Fincher.

In Windows, tre donne decidono di rilevare l’attività criminale dei loro defunti mariti, rapinatori a cui l’ultimo colpo è andato decisamente male.

Fonte: Variety

Wind River: la spiegazione del finale, chi ha ucciso Natalie?

Wind River: la spiegazione del finale, chi ha ucciso Natalie?

Taylor Sheridan potrebbe essere conosciuto soprattutto per Yellowstone, ma si è fatto un nome con le sue brillanti sceneggiature di Sicario e Hell or High Water, e ha dimostrato di essere un regista con il suo debutto alla regia nel 2017, Wind River. Come molti progetti di Sheridan, Wind River mescolava l’attualità politica con un elemento di mistero neo-noir, in modo da essere allo stesso tempo molto divertente e sorprendentemente riflessivo. Sebbene il mistero che Sheridan presenta in Wind River sia un mistero, le sue motivazioni più serie per il film sono evidenti dalle statistiche sui crimini reali che incorpora alla fine.

Di cosa parla Wind River di Taylor Sheridan?

Wind River è un giallo ambientato nella riserva indiana Wind River del Wyoming. Dopo che il corpo dell’adolescente indigena Natalie Hanson (Kelsey Asbille) viene ritrovato congelato in mezzo alla natura selvaggia, l’FBI invia l’agente Jane Banner (Elizabeth Olsen) per scoprire il colpevole della sua morte. L’unico problema è che l’area della riserva è enorme e solo pochi agenti delle forze dell’ordine sono in grado di pattugliarla. Sarebbe quasi impossibile per un’estranea come Jane fare una ricerca adeguata da sola, quindi decide di lavorare con l’agente locale del Servizio Pesca e Fauna Selvatica Cory Lambert (Jeremy Renner). Lambert è un esperto segugio e ha vissuto nella riserva per tutta la vita; tuttavia, le motivazioni che lo spingono a seguire il caso sono più personali di quanto Jane non creda inizialmente.

Lambert è un amico intimo del padre di Natalie, Martin (Gil Birmingham), e promette all’uomo in lutto che troverà giustizia per l’omicidio della figlia. Sebbene l’empatia di Lambert nei confronti di Martin sia in qualche modo intrinseca, gli viene anche ricordata una tragedia simile nella sua vita. Anche la figlia di Lambert è stata uccisa solo pochi anni prima; forse, aiutare Jane a risolvere l’omicidio di Natalie gli permetterà di superare il dolore che prova per aver deluso sua figlia. Lambert e Jane sono vigili nella loro ricerca, ma il giovane agente dell’FBI comincia a rendersi conto che i problemi della riserva sono più complessi di alcuni omicidi irrisolti; si tratta di una crisi che minaccia la vita di innumerevoli donne indigene la cui morte non è mai stata indagata adeguatamente dalle autorità legali.

Durante la ricerca di indizi su Natalie, Lambert e Jane scoprono il cadavere in decomposizione del fidanzato più anziano di Natalie, Matt (Jon Bernthal). Matt lavorava come guardia di sicurezza presso un sito di trivellazione locale e, sebbene fosse molto più vecchio di Natalie, non sembra essere responsabile del suo omicidio. Tuttavia, questo non impedisce a Lambert e Jane di recarsi dall’ex datore di lavoro di Matt per cercare ulteriori indizi. Questo li porta a un confronto con gli amici di Matt, tra cui il suo inquietante collega Pete Mickens (James Jordan). Quando i colleghi di Matt chiariscono che non hanno intenzione di andare giù senza combattere, Jane e Lambert devono difendersi usando la forza letale.

Natalie riceve giustizia in Wind River?

wind river elizabeth olsen

Mentre lo stallo tra Lambert, Jane e i colleghi di Matt è il culmine dell’azione di Wind River, Sheridan utilizza una sequenza di flashback per rivelare i dettagli della morte di Natalie. Dopo una discussione con Matt, Natalie era tornata nella sua roulotte. Questo purtroppo ha attirato l’attenzione degli altri colleghi di Matt, tra cui Pete. Ubriachi e pronti alla violenza, Pete e gli altri trivellatori hanno violentato Natalie prima di picchiare Matt a morte. Natalie era riuscita a fuggire, ma non era in grado di farlo per molto tempo. Natalie ha tentato di attraversare la gelida natura selvaggia da sola, finendo per morire congelata prima che le autorità potessero trovarla.

Lambert, Jane e il capo tribù locale Ben Shoyo (Graham Greene) guidano le loro forze in uno scontro a fuoco con i colleghi di Matt, compreso il suo capo Curtis (Hugh Dillon). L’ingaggio non è privo di conseguenze: Shoyo e molti dei suoi uomini vengono uccisi. Tuttavia, Lambert riesce a salvare Jane all’ultimo minuto, eliminando senza pietà i restanti scagnozzi di Curtis. Pete rimane l’unico sopravvissuto del gruppo e, da codardo qual è, tenta di fuggire nella natura. Intuendo un’opportunità, Lambert lo segue per fare un po’ di giustizia di frontiera.

Lambert segue Pete nella natura selvaggia e lo costringe a sopravvivere nello stesso modo in cui è sopravvissuta Natalie: in mezzo al freddo e con solo abiti leggeri per proteggersi. Lambert osserva che questo è il modo in cui Natalie e sua figlia sono state uccise e che Pete non possiede la stessa forza d’animo che avevano loro. Pete fa un tentativo di contrattare per la propria vita, ma non è interessato a Lambert. Anche se Lambert è soddisfatto che la morte di Natalie sia stata risolta, questo non rende la situazione meno cupa. Il film è chiuso da una struggente scena finale in cui Lambert e Martin piangono insieme. Entrambi gli uomini possono aver trovato giustizia alla fine, ma vivranno il resto della loro vita senza i figli a cui tenevano di più.

Wind River è basato su una storia vera?

Wind River basato su una storia vera

Sheridan utilizza questo momento per accennare ad alcuni dei temi più importanti del film. Sebbene la storia di Wind River sia originale, è ispirata a una crisi reale che non ha ricevuto l’attenzione necessaria. In una scheda del titolo viene rivelato che le donne native americane scomparse sono l’unico gruppo demografico che non viene registrato nei registri ufficiali. Il numero di donne native americane scomparse non è noto, ma la crisi è diventata particolarmente pericolosa nei siti delle riserve come quella del Wyoming, che sono poco protetti dalla polizia e dagli ufficiali della difesa federale.

Wind River è uno dei film più cupi di Sheridan, ma anche uno dei suoi più importanti. Il film ha dimostrato che, oltre a creare un mistero avvincente, Sheridan poteva usare il suo potere di narratore per sensibilizzare su una crisi in corso che colpiva in modo sproporzionato una popolazione selezionata. A volte può non essere facile da guardare, ma Wind River è una visione assolutamente indispensabile sia per i fan di Sheridan che per i detrattori.

Wind River è disponibile sulle seguenti piattaforme:

Wind River: Jeremy Renner nel nuovo poster

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Wind River: Jeremy Renner nel nuovo poster

È stato presentato al Festival di Cannes 2017 nella sezione Un Certain Regard, Wind River, il nuovo film di Taylor Sheridan con protagonisti Elizabeth Olsen e Jeremy Renner. Proprio quest’ultimo è protagonista del poster del film che potete vedere di seguito:

Completano il cast di Wind River anche Jon Bernthal (Sicario), Graham Greene (Thunderheart), Julia Jones (Twilight) e Gil Birmingham (The Lone Ranger). Nel film Wind River, la Olsen interpreterà un giovane agente dell’FBI che fa squadra con un veterano, Renner, per investigare su un omicidio.

Harvey Weinstein ha dichiarato: “Siamo eccitati all’idea di lavorare di nuovo con Jeremy Renner, questa volta di fronte alla MDP con Elizabeth Olsen e l’intero cast del debutto alla regia di Taylor”. Elizabeth Olsen e Jeremy Renner hanno già lavorato insieme in Avengers Age of Ultron e in Captain America Civil War, film del franchise Marvel in cui interpretano Occhio di Falco e Scarlet Witch. I due torneranno nei rispettivi ruoli in Avengers Infinity War.