Sono cominciate da
poco le riprese di Wilson, adattamento
cinematografico diretto da Craig Johnson della
famosa graphic novel omonima di Daniel Clowes.
Arriva oggi da THR la novità che Judy Greer, sul
grande schermo in questi giorni in Jurassic
World, si è aggiunta al cast già formato da
Woody Harrelson e Laura
Dern.
Harrelson interpreta il misantropo
protagonista che fa un ultimo sforzo per riallacciare i rapporti
con la sua tossicodipendente ex-moglie, interpretata da
Laura Dern, e con la figlia teenager, che non ha
mai incontrato.
Non si hanno ancora dettagli sul
ruolo della Greer. Clowes si è occupato anche della sceneggiatura
del film, prodotto da Alexander Payne, Sam Raimi e
Josh Donen.
Produttore di Harry
Potter e di Animali Fantastici e Dove
Trovarli, David Heyman potrebbe avere
in cantiere un nuovo importante progetto legato al mondo del
fantastico: un film su Willy Wonka.
Parlando con /Film, Heyman ha
raccontato qualche nuovo dettaglio sul progetto, spiegando che non
sarà l’ennesimo film sulla Fabbrica di Cioccolato:
“Non è un remake. Ne hanno fatti due molto diversi. Potrebbe
essere una storia d’origine. Siamo nelle primissime fasi a lavoro
con lo sceneggiatore, Simon Rich, il che è magnifico. Sono un
grande fan di Roald Dahl. Ho cercato di lavorare per moltissimo
tempo su materiale di Dahl, ma molto spesso tutto era già
opzionato. Quindi, quando mi è stato suggerito questo tipo di
progetto, non ci ho nemmeno pensato e ho detto sì (…) Si tratta di
una sfida, perché non abbiamo libri su cui basarci ma solo il
personaggio. Ma credo che ci siano tanti suggerimenti e dettagli
che ci spiegano chi fosse e come era stata la sua infanzia o
adolescenza. Quindi esploreremo questo.”
Il personaggio è stato interpretato
da Gene Wilder e da Johnny Depp, e proprio il secondo, con la regia
di Tim
Burton, ha tracciato un abbozzo di quella che poteva essere
stata la vita di Willy Wonka prima di aprire la sua fabbrica. Non
sappiamo se il progetto partirà dal presupposto immaginato da
Burton.
La Warner Bros. sarebbe molto
vicina alla scelta dell’attore che interpreterà il giovane
Willy Wonka nell’annunciato
prequel de La fabbrica di cioccolato. Il film, in
lavorazione ormai da parecchio tempo, racconterà la storia dei
primi anni del famoso produttore di dolciumi, divenuto celebre non
soltanto grazie al romanzo di Roald Dahl, ma anche
grazie all’interpretazione di Gene Wilder nel film
del 1971.
Al momento la data di uscita del
prequel è stata fissata per il 17 marzo 2023. Il film, il cui
titolo dovrebbe essere semplicemente Wonka,
sarà diretto da Paul King e prodotto da
David Heyman, che avevano già lavorato insieme per
l’acclamato Paddington.
Ora, secondo quanto riportato da Collider, pare che siano due gli
attori in lista per ottenere l’iconica parte: stiamo parlando di
Tom Holland, il ben noto Spider-Man del
MCU, e di Timothée Chalamet, protagonista di
Chiamami col tuo nome e dell’attesissimo Dune.
In passato l’iconico ruolo di Willy
Wonka è
stato interpretato anche da Johnny Depp nel remake del classico degli anni
’70 ad opera di Tim Burton. Come specificato dalla fonte, a
nessuno dei due attori è stato ancora offerto ufficialmente il
ruolo, ma pare che la Warner Bros. sia fortemente interessata ad
uno dei due.
La “problematica” eredità di Willy Wonka
Indipendentemente da chi finirà per
interpretare il mitico pasticcere, la Warner dovrà fare i conti con
la complita eredità razziale legata alla storia de La fabbrica
di cioccolato. Al centro di quest’eredità si trovano i
famosissimi Oompa-Loompa che lavorano nella fabbrica di Wonka,
descritti nelle prime edizioni del libro di Dahl come “pigmei
africani” che Wonka “scoprì” e portò a lavorare nella
sua fabbrica. Anche quando questo linguaggio direttamente
colonialista venne modificato, il problema degli Oompa Loompas
rimase ugualmente, portando avanti tradizioni altamente
problematiche di imperialismo e caricatura razzista.
In passato Ryan Gosling aveva espresso interesse nei
confronti del ruolo di Willy Wonka, mentre all’inizio, quando il
progetto era ancora in uno stato embrionale, si era parlato di
Ezra Miller e di Donald Glover come possibile candidati al
ruolo.
Si torna a parlare dello spin off
su Willy Wonka, film
che si concentrerà esclusivamente sul proprietario della
Fabbrica di Cioccolato, reso celebre da
Gene Wilder e poi da Johnny Depp.
Tramite Collider, sappiamo che il
progetto continua la fase di sviluppo e si stanno facendo i primi
nomi relativi all’interprete principale, tanto che esiste già una
short list di nomi papabili per la Warner Bros.
Trai nomi celebri presenti nella
lista, riconosciamo Ryan Gosling, che già in passato aveva
detto di essere interessato al ruolo;
Ezra Miller, noto al grande pubblico per il ruolo
di Flash in Justice League; Donald
Glover, al momento in sala nei panni del giovane
Lando in Solo: A Star
Wars Story.
Willy Wonka è
stato originariamente interpretato da Gene Wilder
nel 1971. Successivamente Johnny Depp ne ha
vestito i panni in Charlie e la Fabbrica di
Cioccolato, film del 2005 diretto da Tim
Burton. Il reboot di Burton ricevette
opinioni contrastanti ma nel 2016 Warner. ha
annunciato lo spin-off su Willy Wonka.
In quanto alla trama,
Warner sta mantenendo il più assoluto segreto sul
prequel ma è probabile che si tratterà di una origin story. Il film
verrà prodotto da David Heyman (Animali Fantastici e Dove
Trovarli) e scritto da Simon Rich
(Pets – Vita
da Animali).
Netflix ha ufficialmente svelato il suo
nuovo progetto dedicato a Willy Wonka,
annunciando un film animato intitolato Charlie vs. the Chocolate Factory. Il progetto
vedrà Taika
Waititi dare voce al celebre eccentrico
cioccolataio, con uscita prevista nel 2027 sulla piattaforma
Netflix.
Il
film, diretto da Jared Stern ed Elaine Bogan,
rappresenta una nuova rilettura del mondo creato da Roald Dahl, ma con
un’impostazione narrativa inedita: la storia si svolgerà dopo gli
eventi del celebre concorso del Golden Ticket. In questa versione,
Wonka torna alla fabbrica dopo aver scontato una pena, trovandola
però occupata da Charlie e un gruppo di ragazzi pronti a mettere in
atto un colpo per salvare le proprie famiglie.
Ma
non si tratta di un semplice remake. Il film propone una visione
completamente nuova del rapporto tra Wonka e Charlie, trasformando
il racconto in una sorta di heist story ambientata nella fabbrica
più iconica della letteratura per ragazzi. Una scelta che segna una
rottura netta con le versioni precedenti e punta a rinnovare
profondamente il materiale originale.
Il nuovo Willy Wonka tra reboot e
reinvenzione: perché Netflix cambia le regole della storia
Il progetto nasce dopo l’acquisizione della Roald Dahl Story
Company da parte di Netflix, che ha aperto la strada a una nuova
fase di adattamenti più liberi e sperimentali. Charlie vs. the Chocolate Factory
sembra incarnare perfettamente questa strategia: non una
trasposizione fedele, ma una reinterpretazione che espande
l’universo narrativo.
La scelta di ambientare la storia in una Londra contemporanea e di
ribaltare i ruoli tra Wonka e Charlie suggerisce un approccio più
moderno, capace di dialogare con il pubblico attuale. Allo stesso
tempo, il coinvolgimento di uno studio come Sony Pictures
Imageworks garantisce un livello tecnico elevato, in linea con le
ambizioni del progetto.
Il ruolo di Taika Waititi è centrale in questa
operazione. La sua sensibilità tra ironia e eccentricità potrebbe
ridefinire il personaggio di Wonka, rendendolo più ambiguo e meno
fiabesco rispetto al passato. Un cambiamento che potrebbe dividere
il pubblico, ma anche rilanciare il franchise in una direzione più
audace.
Se il film riuscirà a bilanciare rispetto per l’opera originale e
innovazione narrativa, Netflix potrebbe aver trovato un modo
efficace per riportare Willy Wonka al centro dell’immaginario
contemporaneo. Perché, in questo caso, la sfida non è raccontare di
nuovo la stessa storia, ma dimostrare che può ancora
sorprendere.
FOTO DI COPERTINA: Il regista
Taika Waititi arriva alla première di Los Angeles di “Last Night In
Soho” della Focus Features. Foto di Image Press Agency via DepositPhotos.com
Tutti conoscono il film del 2005
La fabbrica di
cioccolato, diretto da Tim Burton e
con Johnny Depp nei
panni dell’iconico Willy Wonka, proprietario della stravagante
fabbrica di cioccolato del titolo. Le generazioni di spettatori più
giovani probabilmente non sanno però che già nel 1971 era stato
portato sul grande schermo un adattamento del celebre romanzo
omonimo di Roald Dahl. Con il titolo
Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato,
questo presenta grossomodo la medesima vicenda, seppur con alcune
significative differenze. Diretto da Mel Stuart e
interpretato dall’attore Gene Wilder, il film è
oggi considerato un vero e proprio cult.
A far scoprire il romanzo di Dahl a
Stuart fu sua figlia, che avendo appena letto il libro gli chiese
di farne un film. Ben presto, il racconto divenne oggetti di forte
interesse, presentandosi sulla carta come un film adatto alle
famiglie sulla scia di titoli come Il mago di Oz e
Mary Poppins. La sceneggiatura che ne venne scritta,
firmata da David Seltzer, lasciò però
particolarmente scontento proprio Dahl, il quale affermò che questo
adattamento aveva completamente perso di vista il cuore narrativo
del racconto, dando inoltre maggior enfasi a Wonka piuttosto che a
Charlie, il vero protagonista del romanzo.
Distintosi per dei buoni incassi e
per una nomination agli Oscar per la miglior colonna sonora,
Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato è ad ogni modo
divenuto un classico del cinema fantastico, guadagnando sempre più
popolarità anche a distanza di tempo dalla sua uscita. Prima di
intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama e al
cast di attori. Infine, si elencheranno anche le
principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
Willy Wonka e la fabbrica di
cioccolato: la trama e il cast del film
Protagonista del film è il giovane
Charlie Bucket, il quale vive in estrema povertà
insieme ai genitori e ai quattro nonni. La sua vita cambia
improvvisamente quando trova uno dei cinque biglietti d’oro che
permettono ad altrettanti fortunati di fare una visita nella
misteriosa fabbrica di cioccolato di proprietà dell’ancor più
misterioso Willy Wonka. Accompagnato dal nonno
Joe, Charlie ha così modo di conoscere tanto gli
altri bambini vincitori quanto una realtà imprevedibile, che si
svelerà sempre più ai suoi occhi come l’inizio di qualcosa di
magico nella sua vita.
Come anticipato, ad interpretare
Willy Wonka vi è l’attore Gene Wilder,
celebre anche per il film Frankenstein
Junior. Questi accettò la parte solo a condizione
che la prima apparizione di Wonka sullo schermo lo avesse visto
uscire dalla fabbrica zoppicando claudicante con un bastone, per
poi perderlo lungo il tragitto, e fare una capriola rivelando di
essere sanissimo. Tale sua volontà è stata poi esaudita e questo è
proprio il modo in cui Wonka compare per la prima volta nel film.
L’attore, inoltre, contribuì a definire il look del personaggio, in
particolar modo per quanto riguarda l’abbigliamento.
Accanto a lui, nei panni del giovane
Charlie Bucket, vi è Peter Ostrum. Per lui si
trattò del primo film come attore e rimase anche l’unico, in quanto
in seguito Ostrum decise di abbandonare la recitazione per
diventare un veterinario. L’attore premio Oscar Jack
Albertson interpreta il ruolo del nonno Joe, mentre gli
attori Julie Dawn Cole, Denise
Nickerson, Paris Themmen e
Michael Bollner interpretano rispettivamente
Verusca Salt, Violet Beauregarde, Mike Travis e Augustus Gloop, gli
altri bambini vincitori del concorso. Questi ultimi e Ostrum hanno
dichiarato di essere rimasti in contatto dopo il film e ancora oggi
partecipano insieme ad occasioni dedicate a questo.
Willy Wonka e la fabbrica di
cioccolato: le differenze tra il libro e il film
Un romanzo come quello di Dahl era
particolarmente complesso da adattare, in particolare per la grande
quantità di ambienti e situazioni bizzarre. Si dovette pertanto
ricorre ad una serie di modifiche, che trasformarono però il
racconto a tal punto da non renderlo gradito allo scrittore. La
prima sostanziale differenza è quella di aver reso Willy Wonka il
protagonista, riportandolo come tale già nel titolo del film. Oltre
ciò, differenze si possono ritrovare nella descrizione della
famiglia di Charlie. Nel film questa è infatti molto meno povera
rispetto a quanto riportato nel libro. Un elemento che il film
amplifica rispetto al libro è inoltre quello delle canzoni.
Nel libro queste vengono eseguite
solo dagli Oompa Loompa, mentre nel film vi sono diversi personaggi
che si esibiscono nel canto. Anche gli stessi Oompa Lumpa sono
stati raffigurati in modo diverso rispetto al libro. In questo,
sono personaggi grandi come bambole e continuamente intenti a
ridere. Nel film sono invece di dimensioni maggiori e si
caratterizzano per la pelle arancione e i capelli verdi. In ultimo,
il personaggio di Wonka acquista nel film dei connotati molto più
inquietanti e da sociopatico. Di conseguenza, molte situazioni nel
corso del film acquistano un tono più cupo.
Willy Wonka e la fabbrica di
cioccolato: il trailer e dove vedere il film in streaming e in
TV
È possibile fruire di
Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato
grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei
cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple
iTunes, Now e Amazon Prime Video. Per vederlo, una
volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il
singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così
modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
venerdì 10 giugno alle ore 21:10
sul canale TwentySeven.
Dopo ben 44 anni al Today Show della
NBC c’è stata la reunion del cast di Willy Wonka e la
fabbrica di cioccolato, il film culto del 1971
con protagonista Gene Wilder. Ecco tutto il
cast, compreso i cinque vincitori del biglietto d’ro e uno degli
Oompa Loompa riuniti per l’occasione:
A circa due mesi dalla scomparsa di
Gene Wilder,
indimenticabile interprete – tra gli altri – di Willy
Wonka e
la Fabbrica di Ciccolato, arriva la notizia che la Warner
Bros. è al lavoro su un prequel dedicato al personaggio nato
dalla penna di Roald Dahl.
Il film non sarà un nuovo
adattamento del romanzo uscito nel 1964 o del suo
seguito Il grande ascensore di cristallo, né
una storia di origini, ma racconterà bensì un’avventura vissuta da
Willy Wonka in età giovanile. Nel nuovo film non saranno neanche
presenti personaggi storici come Charlie
Bucket, che probabilmente appariranno in altri film se si
deciderà di dare il via ad un vero e proprio franchise. La nuova
pellicola Wonka sarà
prodotta da David Heyman (la saga di
Harry Potter), mentre la
sceneggiatura porterà la firma di Simon Rich.
La fabbrica di cioccolato è
tra i più famosi libri per ragazzi scritti da Roald Dahl. Il
racconto è ispirato alla giovinezza di Dahl: quando frequentava la
Repton School, la famosa ditta produttrice di cioccolato Cadbury
spediva ai collegiali delle scatole piene di nuovi tipi di dolci e
un foglietto per votare. I dolci preferiti venivano quindi immessi
nel mercato.
Da questa storia sono stati tratti
due film: Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato di Mel
Stuart e La fabbrica di cioccolato di Tim
Burton.
Screen
Junkies ha pubblicato il trailer divertente trailer onesto
di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, il
film di Mel Stuart con protagonista lo
straordinario Gene Wilder.
Il film è ispirato ad un romanzo di
Roald Dahl, La fabbrica di cioccolato, nuovamente
portato sullo schermo nel 2005 da Tim Burton ne La
fabbrica di cioccolato, con Johnny Depp nel ruolo già ricoperto da
Gene Wilder.
Con il passare degli anni,
Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato ha
acquisito nuova popolarità e un particolare status di “cult movie”
per diverse generazioni, grazie in larga parte ai ripetuti passaggi
televisivi (specialmente sotto le festività natalizie) di cui è
stato fatto oggetto nel corso degli anni. Nella classifica dei
migliori 50 cult movies stilata nel 2003 dalla rivista statunitense
Entertainment Weekly, il film viene piazzato alla
posizione numero 25.
Willow è il film del 1988 diretto
da Ron Howard con Warwick Davies, Val Kilmer, Joanne Whalley, Jeam
Marsh In Willow Il nano contadino Willow lascia le sue
abituali occupazioni per aiutare la piccola Elora, abbandonata
sulle rive di un fiume a riconquistare il trono usurpatole
dalla strega Bavmorda, ricevendo l’aiuto di un variegato gruppo di
compagni di strada.
Analisi: Concepito
da George Lucas fin dai primi anni ’70, questo
tipico esempio di fantasy pre-Signore degli Anelli trova finalmente
la realizzazione nella seconda metà degli anni ’80; impegnato nella
parte produttiva (assieme Joe Johnston e
Nigel Wooll), Lucas ne affida la direzione a
Ron Howard, qui alla sua terza regia dopo i
successi di Splash e
Cocoon. Il film mescola la consueta
ispirazione tolkeniana ad elementi favolistico – biblici (con echi
che vanno da Biancaneve a Mosè).
Il ruolo del
protagonista è affidato a Warwick Davies, volto
notissimo agli appassionati del genere, ai tempi reduce da
Labyrinth e che in seguito avrebbe
interpretato la serie di Leprechaun per poi avere il ruolo
fisso del Professor Filtwick nella saga di Harry
Potter. Il resto del cast principale vede la presenza
di Val Kilmer (in un periodo abbastanza complicato
della carriera, dopo il successo di Top
Gun e prima del controverso biopic dedicato da
Oliver Stone ai Doors di qualche anno dopo), nel
ruolo di Madmartigan, il classico lestofante che dapprima agisce
per puro opportunismo, per poi dedicarsi pienamente alla causa;
Joanne Whalley, voto noto del cinema degli anni
’80 (che di Kilmer sarebbe in seguito diventata la moglie) è la
figlia della strega che si schiererà contro la madre, anche mossa
dall’amore per Madmartigan; Jeanne Marsh è la
cattiva della situazione, attrice conosciuta soprattutto agli
spettatori della tv britannica.
Più che all’abilità della regia
(per Howard si tratta di un passo indietro rispetto alle precedenti
prove) o alla perizia degli interpreti,
Willow è affidato soprattutto alla
potenza degli effetti speciali, a cura naturalmente della
Industrial Light & Magic, che lanciano definitivamente la
tecnica del morphing, fino ad allora solo sperimentata solo
in modo occasionale. Il resto è affidato a panoramiche ed
ambientazioni riprese su e giù per il globo, dall’Inghilterra alla
Cina, passando per la Nuova Zelanda, in un’altra anticipazione del
Signore degli Anelli.
Critica divisa, ma per lo più
tiepida, pubblico più convinto, che sancisce il successo al
botteghino (ma il film ha goduto di buona longevità anche sul
mercato dell’home video), ma l’esito resta comunque al di sotto
delle aspettative: si voleva un blockbuster all’altezza di altri
giganti lucasiani, si ottiene un film che subisce la concorrenza di
Crocodile Dundee II, Rambo III e
Big, e che perde la corsa all’Oscar per
il sonoro e gli effetti visivi contro il caterpillar
Roger Rabbitt.
Celebre per il suo
Prima della pioggia, Leone d’Oro alla 51ª
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il regista
macedone Micho
Manchevski presenta ora alla Festa del Cinema di Roma il
suo nuovo film, intitolato Willow. Girato
tra la Macedonia del Nord e l’Ungheria, la pellicola è suddivisa in
tre storie, ognuna delle quali con protagonista una donna. Tre
storie agrodolci che esplorano i temi dell’amore, della fiducia e
della maternità.
La prima di queste è ambientata nel
Medioevo, dove un’anziana donna si offre di aiutare una giovane
coppia che non riesce a concepire. In cambio chiederà tuttavia il
loro primogenito. Nelle due storie successive, ambientate in epoca
contemporanea, si affronteranno invece le questioni riguardanti la
fecondazione assistita e l’interruzione della gravidanza, il tutto
attraverso gli occhi di due sorelle.
Willow, il desiderio di
maternità
“Willow” è il termine inglese per
la pianta salice, il cui significato più comune è quello di dolore
e lacrime. Non a caso, dunque, è un elemento così ricorrente
all’interno del film. Questo attraversa le storie messe in scena
nel film, le congiunge spazialmente e tematicamente. E numerosi
oltre a questo sono i richiami presenti tra i tre episodi, oggetti
o avvenimenti che ritornano e si ripresentano sotto differenti
declinazioni, ma tutti mirati a narrare della medisima cosa, ovvero
del desiderio di maternità, di come questo germogli e si sviluppi,
di cosa renda davvero “madri”.
Si parte da un primo episodio
ambientato in un indefinito periodo medievale, dove si parla di
maledizioni, rituali da eseguire e forte devozione nel divino. Un
episodio visivamente affascinante, che cattura inizialmente per i
suoi spazi e per i sentimenti primordiali che animano i personaggi,
capaci di macchiarsi di terribili peccati pur di preservare ciò
amano. Da qui si viene bruscamente catapultati per le strade di una
città di oggi, dove quei peccati sembrano ricadere sui discendenti
di chi li ha commessi. Sono cambiati i tempi, ma il desiderio di
maternità rimane invariato, costretto tuttavia ad affrontare nuove
sfide.
Ed è finalmente qui, con il secondo
e terzo episodio che il regista può spalancare le porte allo
spettatore, permettendogli di entrare nel suo mondo. Di scontrarsi
con le vite apparentemente normali di due donne, le quali portano
tuttavia su di loro i segni di quell’antico peccato, costrette a
vivere le incertezze date dal complesso mondo della fertilità
oggi.
Il regista cerca allora di
raffigurare nella maniera più semplice e fedele possibile i drammi
di chi si trova a vivere una tale situazione, e lo fa mettendosi al
servizio della storia, senza forzare la mano dell’autore ma
lasciando che siano i personaggi a lasciar trasparire la storia. Il
risultato è uno struggente ritratto che scava alle radici del
desiderio di essere madre, portando alla luce una verità
rintracciabile anche nel tematicamente simile Un affare di
famiglia, il film del regista giapponese
Hirokazu Kore’eda vincitore della Palma d’Oro al
Festival di Cannes 2018.
Willow: cosa fa di una donna una
madre?
Pur trattando temi attuali come la
fecondazione assistita, l’aborto, l’adozione e quant’altro sia
legato al fragile mondo della maternità, il film si concede il
piacere di non apportare un giudizio morale a tutto ciò. Al
contrario sempre più appare chiaro quello che sembra essere il
cuore del film, racchiuso nell’ultimo breve ma intenso episodio del
film. Il regista compie un lungo percorso per arrivarvi, talvolta
rischiando di depistare lo spettatore, ma arriva infine a porre,
senza pronunciarla esplicitamente, la domanda su cosa faccia di una
donna una madre. È sufficiente avere un figlio per diventare tale?
La risposta sembrerebbe negativa, ed è tutt’altro che scontata.
Quella che appare come l’unica vera
madre del film è anche l’unica che non lo è di sangue. L’essere
madre allora sembra derivare non esclusivamente dall’atto di
generare, ma anche dal rapporto che si costruisce con il proprio
figlio. Dal dolore e dagli affanni, dalle preoccupazioni e dai
sacrifici che si compiono in suo nome. È proprio per questo che nel
chiudersi con un campo e controcampo del sorriso reciproco di madre
e figlio, il film trova un suo compimento naturale, ed emotivamente
toccante.
Non ci sarà una seconda stagione di
Willow, la serie originale live-action di
Disney+ basata sul film fantasy del
1988 diretto da Ron Howard. La notizia arriva due
mesi dopo che la prima stagione di otto episodi, che era un sequel
del film originale, si è conclusa sulla piattaforma di
streaming.
La serie non ha avuto l’impatto
culturale che ha invece avuto all’epoca dell’uscita il film
originale ma è stato ben accolto dalla critica, ottenendo un 83% su
Rotten Tomatoes. Anche se la serie non continuerà, Willow rimane un IP importante nella libreria
di Lucasfilm, quindi potrebbe essere rivisitato in futuro.
La notizia arriva mentre Lucasfilm
ha rivalutato la sua lista di film, prendendosi del tempo per
identificare il prossimo film del franchise di Star
Wars. Nel frattempo, la società ha costruito una
considerevole impronta televisiva con Star
Wars su Disney+ grazie a serie come il successo
live-action The Mandalorian e le imminenti
Ahsoka, Acolyte e Skeleton
Crew, oltre ai programmi animati.
La cancellazione arriva anche a
seguito di un maggiore controllo da parte delle società di media,
tra cui Disney, che hanno frenato la spesa per i contenuti in
streaming in cerca di redditività.
Willow ha introdotto nuovi personaggi ed è
stato ambientato in un mondo in cui prosperano brownies, stregoni,
troll e altre creature mistiche. Un improbabile gruppo di eroi
parte per una pericolosa ricerca in luoghi lontani dalla loro casa,
dove devono affrontare i loro demoni interiori e unirsi per salvare
il loro mondo.
Ellie Bamber, Ruby Cruz,
Erin Kellyman, Amer Chadha-Patel e Tony
Revolori hanno recitato al fianco di Warwick Davis, che ha ripreso il ruolo di
Willow Ufgood. Jonathan Kasdan ha scritto il pilot
ed è stato co-showrunner insieme a Wendy Mericle;
Howard e lo scrittore Bob Dolman. Kathleen
Kennedy e Michelle Rejwan sono state
anche produttrici esecutive.
In una recente intervista con
Deadline, Jonathan Kasdan ha spiegato come
Star Wars: Episode VII – Il Risveglio della
Forza abbia influenzato la serie sequel di
Willow. Lo showrunner ha ammesso che attraverso il suo
legame con il film di Star
Wars – un film a cui suo padre Lawrence Kasdan
ha contribuito come sceneggiatore – ha imparato il valore degli
effetti pratici durante la creazione di immagini fantastiche per lo
spettacolo.
“Il
Risveglio della Forza ha avuto una grande influenza su
questo show perché è stata un’esperienza così formativa sia per
Michelle [Rejwan] che per me in termini di capire cosa funziona e
cosa no e quanto vuoi provare a portare avanti le cose e quanto
vuoi dare alle persone ciò che si aspettano. Ci sono stati giorni
in cui avevamo 30 troll completamente protesizzati… Sembrava che la
dichiarazione d’intenti fosse: come rendere tutto il più reale
possibile? E come ti facciamo porre la domanda, cosa hanno fatto
veramente e cosa è digitale?”
Il risultato, in
Willow, è davvero sorprendente. La serie è disponibile
su Disney+, con un nuovo episodio a
settimana.
In occasione dei 35 anni di Willow, FUNKO Pop! ha
realizzato una serie di statuine dedicate ai personaggio del film
di Ron Howard. Le nuove figure presentano il trio
principale incaricato di salvare la piccola Elora Danan dal
malvagio Bavmorda, più uno degli scagnozzi della strega
cattiva.
La prima delle figure è il film di
Willow Ufgood, interpretato da Warwick Davis, con lo stregone Nelwyn che
culla la piccola Elora tra le braccia. Poi arriva Sorsha
(interpretata da Joanne Whalley), la figlia di
Bavmorda diventata brava grazie all’amore di Madmartigan. Viene
fornita completa della sua armatura da caccia e della sua spada, e
la collezione presenta anche una variante dell’inseguimento della
principessa nel suo elmo da guerriero.
Per i fan che hanno subito il
fascino dello spadaccino Madmartigan (Val Kilmer),
anche lui fa parte della collezione, nella sua famosa armatura
d’oro del finale del film, così come la sua iconica spada. A
completare le figure c’è l’incombente generale Kael, braccio destro
di Bavmorda, minaccioso nella sua armatura e nell’elmo a forma di
teschio.
Il 26 maggio è
stato rilasciato il primo trailer di Willow, la
serie prodotta dalla Lucasfilme
basata sull’omonimo
film del 1988 di Ron Howard (Solo,
Pavarotti).
In attesa dell’uscita delle otto puntate su Disney+ –
prevista a partire dal 30 novembre – vediamo le
principali curiosità suscitate dal teaser dello show.
Una nuova ricerca
In una scena del trailer,
vediamo un gruppo di eroi che guardano il mare in una giornata
burrascosa. Appare chiaro fin da subito che il
mago Willow dovrà affrontare una nuova missione,
probabilmente in nuovi luoghi e accanto a nuovi personaggi.
I nuovi arrivati sono
Graydon (Tony
Revolori), Boorman (Amar
Chadha-Patel), Dove (Ellie
Bamber), Kit (Ruby
Cruz) e Jade (Erin
Kellyman). Nel trailer di Willow, sembra
esserci EloraDanan, anche se non è stata
nominata ancora nessuna attrice per il ruolo. Non mancano però i
personaggi già noti: primo fra tutti, il protagonista sarà
interpretato come nel film originale da Warwick Davis.
Rovine sconosciute
Il gruppo che vediamo nel
trailer di Willow arriva di fronte alle rovine di
quella che dev’essere stata una grande città. Due statue fanno da
guardia alle porte di questo luogo che sembra estendersi per
chilometri. Per ora è difficile comprendere di che città potrebbe
trattarsi, ma forse le tracce di questo luogo si trovano nella
trilogia scritta da George Lucas e Chris
Claremont.
Cronache della guerra
dell’ombra è una serie di romanzi ambientata quindici anni
dopo il film di Ron Howard. Nella storia, un
misterioso evento distrugge la maggior parte del mondo, tra cui la
città di Tir Asleen. Se i libri sono l’ispirazione
della serie, la città vista nel trailer potrebbe essere
proprio Tir Asleen.
Un Willow potenziato
Nel film originale,
Willow Ufgood (Warwick
Davis) è inizialmente un contadino che aspira a
diventare mago ma che non crede di averne le potenzialità. Nel
corso del lungometraggio, Willow impara a conoscere il
mondo magico e a gestire i poteri.
Diversamente, già dal trailer della
serie conosciamo un Ufgood skillato. Willow
cammina con un possente bastone di legno che ha una gemma verde
incandescente incastonata nella parte superiore. Inoltre, lo
stregone utilizza l’arma abilmente in un duello con un nemico
sconosciuto.
Il ritorno di Sorsha
Stando al trailer,
Willow Ufgood non sarà l’unico personaggio del film
originale a tornare per la serie. Joanne
Whalley riprenderà il ruolo di Sorsha e
sembra che sarà la regina del restaurato regno di Tir
Asleen.
Nel film, Sorsha si
presenta inizialmente come un guerriero spietato che dà la caccia a
Willow, per poi rivoltarsi contro la
madre Bavmorda. Sorsha cambia
atteggiamento dopo essersi innamorata di
Madmarigan (Val
Kilmer), il guerriero che aiuta Willow
ed Elora Danan nel loro viaggio.
Sorsha sfodera di nuovo la
spada
Ciò che rende
Sorsha un grande personaggio nel film fantasy originale è
la sua spada. Questa abilità di Sorsha la eleva in
cima alle file dell’esercito di Bavmord e le permette
l’accesso alla classe dei migliori guerrieri del suo mondo.
Stando al trailer di
Willow, il personaggio continuerà ad usare l’arma
anche nella serie. Non a caso, una rapida inquadratura del video
mostra Sorsha mentre disegna una spada in quello che
potrebbe essere il suo palazzo.
La principessa guerriera
Sembra che sia la
principessa Kit (Ruby Cruz) a muovere il
gruppo di personaggi principali per la ricerca di suo fratello dopo
che il ragazzo è stato rapito.
Kit appare più volte nel
teaser di Willow, ha in mano una spada e combatte
contro nemici sconosciuti e mascherati. Qual è la storia del
personaggio? Se Kit è una principessa, potrebbe essere
figlia della regina Sorsha. Inoltre, visto che
Sorsha e Madmartigan hanno adottato Elora
Danan, potrebbe trattarsi della stessa persona, magari
chiamata nella serie con uno pseudonimo.
Dov’è Elora Danan?
Ci sono nel trailer di
Willow alcuni indizi che suggeriscono che
Elora e Kit non sono la stessa persona. Prima di
tutto, nel film Elora ha i capelli rossi e ricci, tratto
distintivo che manca a Kit. Inoltre, il film è uscito
più di trent’anni fa e la stessa quantità di tempo sembra essere
passata all’interno della storia. Elora dovrebbe quindi
avere trent’anni nella serie, un’età certamente maggiore a quella
che dimostra Kit. Viene da chiedersi: che fine ha
fatto Elora da adulta?
Elora è il nemico in
Willow?
In un punto del trailer,
Willow e il team si trovano costretti ad affrontare una
misteriosa minaccia dotata di una bacchetta simile a quella di
Raziel. Data l’assenza di Elora per tutto il
resto del video, forse è lei il cattivo che si vede?
Elora ha giocato un ruolo
principalmente eroico e positivo nel film originale, ma la serie
potrebbe allontanarsi in modo significativo dalle aspettative dei
fan. Lo show Disney+ potrebbe rivelare che
Elora crescendo è diventata una potente maga
come Bavmorda, una delle streghe più potenti mai viste al
cinema.
In ogni caso, il produttore
esecutivo e scrittore Jonathan Kasdan ha dichiarato che lo ”lo
spirito di Madmartigan è vivo’‘ anche nello show. Va detto che
l’assenza potrebbe anche essere determinata dalla storia della
serie, aprendo la possibilità per un ritorno di
Madmartigan nella seconda stagione.
Se ne è parlato per
decenni (dal 2005 circolano voci di un sequel) e adesso, in forma
di serie tv per Disney+, arriva Willow, che
riporta al pubblico affezionato e a potenziali nuovi fan le
avventure dello stregone con il volto di Warwick Davis. A promuovere l’idea dello show
alle alte sfere Disney è stato Jonathan Kasdan,
che infatti compare in veste di ideatore e sceneggiatore dello
show, dopo che, sul set di Solo: A Star Wars Story, aveva bombardato
Davis con domande, suggestioni e idee per quella che poi sarebbe
diventato questo nuovo ciclo di 8 episodi che riprende la storia
del film, raccontandoci le sorti di Elora Danan, la bambina, ora
giovane donna, destinata a diventare imperatrice di tutta
Andowyne.
Willow, la trama
Come ci aveva già
suggerito il finale del film del 1988, Elora cresce sotto falso
nome alla corte di Madmartigan e Sorsha, sovrani di Tir Asleen.
Sorsha, rimasta senza il suo Madmartigan, deve fare i conti con due
figli gemelli che proprio non ne vogliono sapere nulla di
abbracciar eil loro destino di futuri regnanti. La tempestosa Kit
preferisce tirare di scherma con la sua amica Jade, aspirante
guardia di palazzo, mentre l’affascinante Airk è molto più preso
dalle fanciulle che dal suo ruolo di futuro re. Quando però le
forze del male si risvegliano e rapiscono Airk, una strampalata
compagnia viene incaricata di liberare il principe, purché si
avvalga dell’aiuto dello stregone
Willow.
Riesumare un franchise
Sembrava complicato
riportare in vita un franchise sepolto da così tanto tempo. Certo,
sepolto per modo di dire, dal momento che il film di Ron
Howard è un cult al pari di Labirynth e La storia fantastica, ma la macchina
produttiva Disney+ è riuscita a far
gemmare l’unica PI Lucasfilm che non fosse gravata
dalla “maledizione” che invece sembra pesare su Star
Wars (che non riesce a trovare una strada dopo la
conclusione, molto criticata, della terza trilogia).
Il pretesto narrativo è
semplice, lo sviluppo estremamente canonico, ma anche un grande
classico come Willow si aggiorna ai tempi,
concentrandosi principalmente sulle individualità e sui caratteri
dei singoli personaggi. Se già il film originale vantava una
inclusività inedita per l’epoca, il ventaglio della
rappresentazione in Willow – la serie si
moltiplica e offre la possibilità di raccontare molti più punti di
vista, anche perché “la compagnia” di eroi chiamarti all’azione è
più numerosa rispetto all’armata di due, formata da Davis e
Val Kilmer nel film del 1988.
Meno epicità e più
introspezione
Questo significa che la
storia nel complesso perde di epicità, ma che si arricchisce di
introspezione e probabilmente parla meglio all’oggi e a ciò che
interessa adesso alle giovani generazioni, le quali dovrebbero
essere il principale pubblico dello show, dal momento che la storia
è comunque un’avventura di formazione. Certo, c’è grande rispetto e
fedeltà verso ciò che è stato e anche la giusta quantità di
riferimenti; molti luoghi sono gli stessi e la storia è chiaramente
un sequel diretto.Per cui i fan hardcore che hanno superato i 40,
saranno appagati.
Continuità visiva tra
vecchio e nuovo
Dal punto di vista
formale, si è optato per l’utilizzo di effetti speciali e visivi
che apparissero in continuità con il film. Chiaramente si vede che
gli anni sono passati e che l’aspetto della serie è moderno
rispetto a
Willow 1988, ma è innegabile una rassicurante affinità
visiva trai due prodotti.
Oltre al ritrovato
Warwick Davis che sembra maturato dentro al
costume dello stregone, il cast di giovani interpreti rivela una
ricerca davvero intelligente nello scovare visi particolari con
tratti riconoscibili. Erin Kellyman, già vista in
The Falcon and the Winter
Soldier, è forse l’esempio migliore di questa
caratterizzazione somatica degli interpreti che riporta un quadro
vivace dei partecipanti alla quest eroica. Naturalmente ci
sono interpreti più e meno in parte, tuttavia l’impressione
generale è che il tono squisitamente favolistico della storia sia
in grado di far perdonare qualche ingenuità
interpretativa.
Willow è l’iconico Warwick
Davis
Chi invece sembra non
perdere neanche un colpo è l’iconico Warwick Davis, che con
Lucasfilm ha costruito gran parte della sua
carriera e che è, a oggi, uno dei volti più riconoscibili per gli
spettatori nerd di vecchia e nuova generazione. Il suo
Willow è esattamente quello di 34 anni fa, forse
leggermente attempato e con molta esperienza in più, soprattutto in
fatto di magia, ma ha sempre lo stesso cuore grande e lo stesso
sfrenato desiderio di compiere il bene. E forse è questo l’elemento
di maggiore pregio di tutta l’operazione.
Figlio d’arte e già
sceneggiatore di Solo: A Star Wars Story,Jonathan Kasdan si fa carico di
riportare in auge, dopo diversi decenni, uno dei marchi più cari
alla Lucasfilm, quello di Willow, film del 1988
con Warwick Davis
che adesso diventa una serie omonima, che dà seguito ai fatti
raccontati in quella rocambolesca avventura.
In occasione della
conferenza stampa mondiale di presentazione della serie,
disponibile su Disney+ a partire dal 30 novembre,
Kasdan in persona ha parlato del progetto che ha visto di nuovo
coinvolto nell’iconico ruolo Davis. “C’era da tanto tempo tra
me, Ron (Howard, regista del film, ndr) e Warwick l’impulso di
continuare questa storia e tornare in questo mondo. Io ci sono
arrivato come fan, loro invece c’erano già dentro entrambi come
creatori, e hanno trovato un campione in me. Ho continuato a
lottare e sperare che avremmo avuto la possibilità di tornare in
quel mondo, e il mio asso nella manica era ovviamente Warwick che
aveva detto che sarebbe tornato e che sarebbe stato così attraente
che l’America – e il mondo – sarebbero caduti in ginocchio ai suoi
piedi. Penso che tutti lo abbiano capito, e tutti lo abbiano
apprezzato, che c’era qualcosa di veramente speciale
nell’opportunità di riportare questo personaggio sullo
schermo.”
Come ogni franchise che
ha radici profonde nel cuore dei fan e che viene riproposto anche
ad un pubblico moderno, la via giusta dovrebbe essere quella di
riuscire a tenersi in equilibrio tra ciò che i fan di lunga data si
aspettano e quello che invece vuole il pubblico nuovo e che esige
la storia. “Quella è la sfida – ha spiegato
Jonathan Kasdan – sempre, con ogni episodio
che stai attraversando il confine, tra renderlo familiare e
soddisfare ciò che i fan si aspettano dal marchio “Willow”, e poi
provare a spingerlo avanti e raccontare una storia sorprendente e
inaspettata. E sai, la grande arma che avevamo con noi era Warwick,
che ha dato credibilità alla serie, e nel momento in cui lo vedi
sullo schermo, improvvisamente credi che questi altri sei ragazzini
possano in qualche modo inserirsi in quel mondo, e abitarlo
davvero. E lo hanno fatto in modo così bello e con tanto gusto ed
entusiasmo. E sono stati così bravi a farlo che la serie è davvero
sia un omaggio al film che una progressione naturale della sua
storia.”
Willow, il ritorno di Warwick
Davis
Ma, come ha detto
Kasdan, non ci sarebbe stata una serie sequel del film senza Willow
in persona, quel Warwick Davis a cui tanto deve la comunità
cinematografica nerd, lui che in tanti anni di carriera ha portato
sullo schermo tantissimi personaggi fantastici, spaziando trai
franchise e nell’immaginazione dei fan. Secondo Davis, la serie
arriva al termine di un lunghissimo periodo di proposte e
incertezze: “Per anni se ne è parlato, non da fonti ufficiali,
ma tra i fan. Mi hanno costantemente interpellato, chiedendomi
quando si sarebbe realizzato un sequel del film. Ed è una domanda a
cui non avrei mai potuto rispondere. Fino a quando non ho
incontrato Jon Kasdan, che ho capito essere anche lui un fan del
film. Eravamo sul set di Solo, e c’era questa persona che non
smetterà di parlare di Willow, e io pensavo che avremmo dovuto
occuparci di raccontare questa storia di Star
Wars, no? Ma lui insisteva, è stato davvero il catalizzatore
del progetto. In termini di sviluppo, non ci sono voluti molti
anni. Prima che me ne rendessi conto ero seduto sul set, in Galles,
per il primo giorno di riprese. Ancora una volta sembra “Willow”,
ma una versione leggermente più vecchia, più matura e più bella.
Più sexy.”
“E’ stato
interessato tornare in quel mondo, per me è stato bellissimo ogni
volta che il mio personaggio faceva riferimento agli avvenimenti
del film, è stato un modo davvero divertente di guardare indietro,
e certamente penso che i fan si divertiranno. Ma siamo tornati
anche in quei luoghi e ambienti in cui eravamo già stati per il
film. In particolare, Nockmaar era uno di quei posti particolari,
che mi ha sempre dato i brividi. Sai, eccomi lì in piedi o seduto
da qualche parte in cui Bavmorda si sarebbe seduta, e sentivo
ancora la sua presenza in quel posto. Questo ti mostra quanto fosse
potente il film, e quelle ambientazioni, e anche la performance di
Jean Marsh.”
Oltre al ritorno di
Willow,
delle location e dei posti incredibili che avevano già reso
emozionante il film, la serie si arricchisce di tanti volti nuovi,
come quello marcato e intenso di Amar
Chadha-Patel, che interpreta Boorman, o dei giovani
Dempsey Bryk eRuby Cruz, che
danno vita ai gemelli Kit e Airk, eredi al regno di Tir Asleen, o
ancora dell’intensa Erin Kellyman, irresistibile
volto di cinema e televisione che dà vita a Jade, coraggiosa
guerriera con un sogno. Del cast fa parte anche Tony
Revoloni, che abbiamo visto nel ruolo di Flash Thompson
negli
Spider-Man con Tom Holland e che qui offre una performance
per sottrazione che davvero dà giustizia alla sua fisicità così
particolare e memorabile. Tra tutti loro spicca la delicata Dove,
interpretata da Ellie Bamber, che per quanto
apparentemente fanciulla indifesa e impacciata, riserverà molte
sorprese al gruppo di avventurieri che si imbarca per una missione
importantissima (e che non riveliamo per non fare spoiler!).
L’appuntamento con
Willow –
la serie, è su Disney+ a partire dal 30
novembre, giusto in tempo per le vacanza di natale in famiglia, per
godersi questa nuova avventura del grande mago Willow
Ufgood.
Warwick Davis è il volto del franchise di
Willow, iniziato
nel 1988 con il film fantasy di Ron Howard e
proseguito con la
serie sequel di Disney+ nel 2022. La
Disney ha
cancellato la serie televisiva dopo solo una stagione di otto
episodi, e poi ha ritirato lo show dalla piattaforma per misure di
riduzione dei costi. Davis ha ora chiamato in causa la Disney via X
(ex Twitter), chiedendo allo studio di rispondere ai molti fan che
si chiedono perché non possono più guardare la serie in
streaming.
“Incontro quotidianamente
persone adorabili che sono fan di ‘Willow’, e che sono il motivo
per cui è stata realizzata la serie Disney+”, ha scritto su X Warwick Davis. “Per favore dimmi [Walt
Disney Company], cosa devo dire a questi abbonati quando chiedono
perché non possono più guardare la serie? #imbarazzante.”
Willow è stato uno
dei quasi 50 titoli che
Disney+ ha ritirato dalla sua libreria di streaming a maggio.
Altri titoli includevano la serie The Mysterious Benedict
Society e il film The One and Only Ivan.
La CFO della Disney, Christine McCarthy, ha
spiegato che la Disney si aspettava di effettuare una svalutazione
nel trimestre di giugno di 1,5-1,8 miliardi di dollari rimuovendo i
contenuti dalle sue piattaforme di streaming. Svalutando il valore
dei contenuti, la Disney può rimuoverlo dal suo bilancio e ridurre
le tasse.
La serie Willow ha
ricevuto recensioni per lo più positive dalla critica, con la prima
(e unica) stagione che ha ottenuto un punteggio di approvazione
critica dell’83% su Rotten Tomatoes.
Il regista Wes Anderson sta
mettendo insieme un cast d’eccezione per il suo prossimo film,
intitolato Moon Rise Kingdom: Bruce Willis, Edward Norton, Tilda Swinton e Bill Murray sono in
trattative
Bruce Willis parteciperà al film di fantascienza
e paradossi temporali Looper, interpretando una versione più
anziana del protagonista, Joseph Gordon-Levitt (500 days of
Summer, Inception).
Indipendentemente dall’epoca, dalla
nazione o dagli eventi, i
film storici epici sono sempre piacevoli da guardare,
specialmente se sono belli come William Tell di Nick Hamm,
ambientato nella Svizzera medievale, che racconta la violenta
rivolta degli svizzeri contro il dominio asburgico austriaco sotto
la guida del leggendario Guglielmo Tell. Inutile
dire che ci sono alcune evidenti inesattezze storiche, poiché i
realizzatori si sono presi alcune libertà creative per soddisfare
il pubblico moderno. A parte la caratterizzazione stereotipata dei
personaggi e il trattamento narrativo poco originale, il film
potrebbe infastidire gli appassionati di storia. Tuttavia, c’è un
innegabile fattore di intrattenimento che garantisce agli
spettatori due ore di coinvolgimento.
Qual è stato il ruolo di
Baumgarten nella rivolta svizzera?
La dinastia asburgica d’Austria (di
origine svizzera) iniziò a governare la parte centrale e
settentrionale della Svizzera durante l’XI secolo e, quando Alberto
I salì al trono nell’ultima fase del XIII secolo, i cantoni
agricoli del paese cominciarono a soffrire sotto l’oppressione
della famiglia reale. All’epoca, i signori della guerra e i baroni
svizzeri non avevano la forza militare o economica per opporre
resistenza agli invasori e, con il sostegno del re Alberto, il
temuto viceré Gessler si era costruito una reputazione piuttosto
famigerata. I nobili svizzeri come il barone Attinghausen volevano
che suo nipote Rudenz unisse il popolo per formare un’alleanza di
cantoni contro gli oppressori stranieri. Tuttavia, Rudenz è
innamorato di Bertha e, con grande disappunto di lei, ha giurato
fedeltà agli Asburgo nella speranza di conquistare la sua mano. La
madre di Bertha appartiene alla nobiltà svizzera e vuole che il suo
amante combatta per la sua terra e il suo popolo. Alberto ha
pianificato di dare Bertha in sposa a Gessler contro la sua
volontà.
Il film inizia con Wolfshot, un
esattore delle tasse che lavora per Gessler, in visita a una
comunità di contadini nell’Unterwalden. Ubriaco del potere e del
controllo che deriva dagli Asburgo, Wolfshot stupra e uccide la
moglie di un contadino locale, Baumgarten, e per vendetta il
contadino lo uccide brutalmente per ottenere la sua sanguinosa
vendetta. Questo episodio è realmente accaduto e non è un
espediente narrativo inventato per dare il via alla trama.
Baumgarten fugge per salvarsi la vita e incontra Guglielmo Tell, un
abile cacciatore con la balestra ed ex crociato, che accetta di
aiutarlo nella fuga, rischiando di attirare l’ira dell’esercito di
Gessler, che ha già iniziato a saccheggiare i villaggi nel
tentativo di dare la caccia al fuggitivo.
La notizia dell’azione di
Baumgarten giunge al re Alberto, che teme che l’incidente possa
fungere da scintilla per innescare una possibile ribellione
svizzera contro la sua dinastia. La storia del coraggio di un
contadino contro un governo tirannico si stava già diffondendo
rapidamente nelle valli dei cantoni svizzeri, e intraprendere una
rivolta su larga scala nel difficile territorio svizzero non era
mai stata un’opzione praticabile per i governanti. Alberto invia
Gessler ad affrontare la situazione prima che le cose sfuggano di
mano.
Perché Guglielmo non voleva
entrare in guerra contro gli Asburgo?
William porta Baumgarten a Svitto,
a casa del suo fidato collaboratore Werner Stauffacher e di sua
moglie Gertrude, per nascondersi per un po’. Seguendo le tracce di
Baumgarten, anche Gessler arriva lì e, anche se il viceré non
riesce a identificare il suo obiettivo, tiene d’occhio William come
possibile sospettato di collusione con Baumgarten.
Gertrude e Stauffacher vogliono che
Guglielmo guidi una ribellione contro gli Asburgo, ma avendo
sperimentato l’orrore della guerra, Guglielmo è consapevole della
sua futilità, di come essa porti sempre allo spargimento di sangue
di innocenti. Durante la crociata, il giovane Guglielmo aveva
cercato di salvare vite umane e aveva protetto Suna, una donna che
apparteneva alla fede contro cui combattevano i suoi compagni.
Guglielmo aveva preso le armi contro i propri compagni per
proteggere Suna. In preda al senso di colpa, ha lasciato la sua
vita passata per condurre un’esistenza tranquilla, sposando Suna e
crescendo il loro figlio, Walter. È quindi comprensibile che
William detesti la guerra e sia disposto a tutto pur di evitarla,
nonostante sia consapevole della miserabile situazione del popolo
svizzero. Tuttavia, porta Stauffacher e Baumgarten ad Altdorf,
occupata dagli austriaci, per chiedere aiuto al sacerdote Furst,
che sta già usando il suo ordine per incitare segretamente il
popolo contro gli Asburgo.
Come è diventato Guglielmo il
volto della ribellione?
La famiglia di Guglielmo, sua
moglie e suo figlio, arriva ad Altendorf e Gessler decide di
giocare un gioco crudele per infliggere un colpo devastante alle
forze ribelli in crescita. Gessler fa piantare un palo con sopra
l’elmo degli Asburgo al centro della piazza del paese, dove i
cittadini devono rendere omaggio inginocchiandosi. Poiché William
si rifiuta di inchinarsi e di partecipare a questa beffa, viene
costretto a sparare a una mela posizionata sulla testa di suo
figlio Walter, in cambio della sua vita. Baumgarten, che era stato
una fonte di ispirazione per i ribelli, si arrende per salvare il
suo salvatore da un destino così crudele. Ma Gessler lo giustizia
in pubblico e continua con la sua farsa. Questo incidente rafforza
immediatamente la determinazione di Guglielmo, che si prepara a
fare tutto il necessario per ribellarsi alla tirannia degli
Asburgo.
William riesce a colpire la mela
con una precisione incredibile e confessa di aver pianificato di
uccidere Gessler se le cose fossero andate diversamente, il che
fornisce al viceré una scusa per imprigionarlo. Tuttavia, William
sa di aver già fatto ciò che doveva, poiché gli abitanti del paese
iniziano a ribellarsi contro le forze degli Asburgo. Va detto che
Bertha e Rudenz hanno assistito alle azioni vili di Gessler. Rudenz
finalmente rinsavisce e rinuncia alla sua fedeltà agli Asburgo, il
che gli costa l’imprigionamento. Tuttavia, Rudenz riesce a fuggire
e torna dal barone Attinghausen per scusarsi delle sue azioni, solo
per rendersi conto che è troppo tardi, poiché suo zio esala
l’ultimo respiro. Rudenz unisce il suo popolo per affrontare gli
invasori. D’altra parte, Bertha viene imprigionata dopo aver
respinto le avance di Gessler.
William è riuscito a condurre
il suo paese alla libertà?
I due prigionieri William e Bertha
vengono inviati in Austria attraverso le vie navigabili, ma
entrambi riescono a fuggire dopo essersi liberati quando la nave si
capovolge a causa del maltempo. Mentre William si prepara a
sconfiggere Gessler dopo aver scoperto la sua possibile ubicazione,
Bertha gli consiglia di non agire per vendetta personale e di
cercare invece un modo per unificare il popolo e lottare per la
libertà. Mentre si separano, William chiede a Bertha di trovare un
modo per impedire ad Albert di inviare ulteriori forze a Gessler,
altrimenti la possibilità di una ribellione verrà stroncata sul
nascere.
D’altra parte, sotto la guida di
Suna e Gertrude, vari leader cantonali si uniscono e anche Rudenz
si unisce alla loro coalizione per infiltrarsi ad Alterdorf in
assenza di Gessler. Tuttavia, un traditore finisce per rivelare il
loro piano a Gessler, il che porta alla scoperta dei ribelli e, nel
conflitto che ne segue, Gertrude perde la vita. William perde
l’occasione di sconfiggere Gessler e, dopo essersi riunito con le
forze ribelli, viene a conoscenza della tragica notizia. Il
sacrificio di Gertrude alimenta lo spirito guerriero di William,
che, liberandosi finalmente dei suoi dubbi, raduna i ribelli per
sollevarsi contro le forze di Gessler. Tuttavia, sapendo che un
furfante come Gessler userà gli abitanti svizzeri di Alterdorf come
ostaggi, William manda Furst e un paio di alleati a infiltrarsi
nell’insediamento attraverso un passaggio segreto per
destabilizzare l’opposizione.
Nel frattempo, gli sforzi di Bertha
per dissuadere suo zio dal lanciare un attacco totale contro i
ribelli falliscono e lei viene imprigionata per tradimento contro
la famiglia reale. Bertha riesce a fuggire dalla prigionia con
l’aiuto di uno dei suoi cugini e assassina il re Alberto. Mentre la
guerra tra le forze di Gessler e i ribelli ha inizio ad Alterdorf,
Rudenz e Stauffacher trovano la morte per mano di Gessler. Ancora
una volta, Gessler cerca di assicurarsi la sua posizione tenendo in
ostaggio le donne della città e Walter, e sembra che la fortuna gli
sorrida, dato che le truppe di Alberto si radunano intorno alla
città. Tuttavia, grazie alle azioni di Bertha, le truppe decidono
di ritirarsi dopo aver appreso la notizia della morte del re e,
vedendo le forze aggiuntive ritirarsi, l’esercito di Gessler lo
abbandona immediatamente. William, avendo finalmente il tiranno
alla sua mercé, decide di giustiziarlo in pubblico come atto di
vendetta, ma Walter ferma suo padre. Durante la fase iniziale del
film, William aveva insegnato a suo figlio la differenza tra un
cacciatore e un selvaggio durante una lezione di caccia, e lo
stesso consiglio viene ora ribadito da Walter quando chiede a suo
padre di non seguire quella strada. Sono abbastanza sicuro che
questa moralità idealistica non si applichi alla guerra, e nella
vita reale William uccise effettivamente Gessler per incoraggiare
il morale dei ribelli svizzeri, ma i realizzatori hanno deciso di
prendersi delle libertà creative nel film per soddisfare il
pubblico, immagino.
Qualche giorno dopo, mentre
Guglielmo piange la morte dei suoi compagni caduti, Bertha gli si
avvicina per comunicargli che, dopo la morte di Alberto, sua
figlia, la neoincoronata regina Agnese, ha giurato vendetta contro
i ribelli. Ciò significa che la lotta per la libertà continuerà,
con Guglielmo che guiderà i suoi compatrioti alla conquista della
tirannica Casa d’Asburgo. In realtà, le leggendarie azioni di
Guglielmo Tell portarono alla creazione della Confederazione
Svizzera, che riprese il controllo dalla Casa d’Asburgo attraverso
diverse guerre che durarono fino alla fine del XV secolo.
In seguito alla
recente scomparsa di Leonard Nimoy, il web e la
comunità fantascientifica si sta mobilitando per unirsi nel
cordoglio di uno dei personaggi più iconici dello spazio
moderno.
Non si fa attendere a lungo il
ricordo del Capitano Kirk, William Shatner, che
per anni ha condiviso “la plancia” con Nimoy e che grazie alla
serie tv di Star Trek hanno potuto
lanciare le rispettive carriere artistiche.
“L’ho amato come un fratello.
Noi tutti perdiamo il suo umorismo, il suo talento e la sua
capacità di amare ” ha dichiarato Shatner in una
dichiarazione alla JustJared.com.
William e Leonard hanno continuato a
promuovere la serie nel corso degli anni, frequentando numerosi
convegni e celebrazioni del franchise sempre insieme.
William Shatner,
l’originale Capitano James T. Kirk di Star Trek ha solo grandi
elogi per Chris Pine e Paul Wesley, che
hanno assunto il ruolo di Kirk nel film di JJ
Abrams e Star Trek: Strange New
Worlds. Shatner rimane
incredibilmente prolifico anche se si avvicina al suo 93esimo
compleanno, e gli oltre 70 anni di carriera nel mondo
dell’intrattenimento sono raccontati nel nuovo affascinante
documentario, William Shatner: You Can Call Me
Bill. Diretto da Alexandre O. Philippe
(The People Vs. George Lucas), il film ovviamente,
approfondisce i suoi pensieri e sentimenti riguardo al Capitano
Kirk, il suo ruolo più famoso.
In un’intervista esclusiva con
Screen Rant per promuovere
You Can Call Me Bill e le sue proiezioni a partire
dal 20 marzo, a William Shatner è stato chiesto
cosa pensasse di Chris Pine e Paul Wesley, i
suoi successori nel ruolo di James T. Kirk. “Sono
meravigliosi. Vorrei solo avere un bell’aspetto come loro, e quelli
del loro genere, come attori. Sono entrambi meravigliosi.” ha
detto.
William Shatner si
è unito al cast di Masters of the Universe:
Revolution, il prossimo seguito di Revelation di Netflix. Sequel spirituale di He-Man and the
Masters of the Universe, Masters of the Universe:
Revelation di Kevin Smith è arrivato sul servizio di
streaming lo scorso anno suscitando molto clamore e dibattito.
La serie animata è stata
distribuita in due parti. Smith ha preso la controversa decisione
di concentrarsi maggiormente sul personaggio di Teela piuttosto che
su He-Man, il che ha suscitato una grande reazione da parte di una
certa parte della fan base di Masters of the
Universe. Tuttavia, Revelation ha comunque ottenuto
recensioni positive.
In Masters of the Universe:
Revelation, Teela corre contro il tempo per prevenire
l’imminente distruzione dell’universo mentre cerca di svelare il
mistero dietro la scomparsa della Spada del Potere. Con il
progredire della serie, i segreti del Castello di Grayskull vengono
rivelati e il finale si conclude con un climax emozionante che vede
Motherboard, un membro dell’Orda di She-Ra, assimilare Skeletor.
Una seconda stagione sembrava molto probabile, ma è stato
confermato che questa adotterà un approccio leggermente diverso.
Smith e il suo team creativo torneranno per la serie sequel
Masters of the Universe: Revolution, che riporterà
l’attenzione sulla battaglia tra He-Man e Skeletor.
Durante il Masters of the
Universe 40th Anniversary Panel al Comic-Con di San Diego,
a cui ha partecipato Screen Rant, è stato annunciato
che William Shatner si è unito al cast di Masters
of the Universe: Revolution. Non sono stati forniti ulteriori
dettagli sul ruolo del vincitore dell’Emmy, né è stato confermato
se Shatner sarebbe apparso come un personaggio regolare della serie
o in un ruolo ricorrente.
L’attore William
Shatner ci va giù pesante nel commentare la notizia che
J.J. Abrams oltre a dirigere la saga
di Star Trek, si appresti a ridare vita anche a
Star Wars – Episodio 7.
Si è spento a 89 anni lo scrittore e
sceneggiatore William Peter Blatty, autore del
romanzo da cui lui stesso ha tratto la sceneggiatura de
L’Esorcista, film culto diretto da William
Friedkin.
Ed è proprio il regista ad
annunciare su Twitter la perdita dell’amico e collega,
avvenuta il 12 gennaio.
William Peter Blatty, dear friend and
brother who created The Exorcist passed away yesterday
Blatty era nato il
7 gennaio del 1928, aveva appena spento le 89 candeline, ed era
figlio di immigrati libanesi.
Oltre a
L’Esorcista, che rimane la sua opera migliore, sia
per la letteratura che per la scrittura per il cinema,
William Peter Blatty ha scritto 12 romanzi, 4
libri e 12 sceneggiature, due delle quali dirette proprio da lui.
Il lavoro con L’Esorcista gli ha fatto conquistare
un premio Oscar per la migliore sceneggiatura adattata e il suo
primo Golden Globes per la sceneggiatura, mentre
il secondo è arrivato con La Nona Configurazione,
adattamento dal suo stesso romanzo Twinkle, Twinkle, “Killer”
Kane.
Ha continuato a scrivere fino alla
fine dei suoi giorni.
Lo sceneggiatore Premio Oscar per The
Departed William Monahan ha rilasciato alcune dichiarazioni a
Collider in merito al suo lavoro in Sin City 2 di Robert
Rodriguez.
William Hurt, l’attore Premio Oscar per “Il
bacio della donna ragno” è morto domenica per cause naturali.
Aveva 71 anni. La morte di Hurt è stata confermata a
Variety dal suo amico, Gerry Byrne.
Suo
figlio Will ha dichiarato in una dichiarazione: “È con grande
tristezza che la famiglia Hurt piange la scomparsa di William Hurt,
amato padre e attore vincitore di un Oscar, il 13 marzo 2022, una
settimana prima del suo 72esimo compleanno. È morto serenamente, in
famiglia, per cause naturali”.
Hurt è
stato nominato per quattro Oscar nel corso della sua lunga
carriera, ottenendo due nomination come miglior attore per ”
Broadcast News ” e “Children of a Lesser God” e una nomination ce
non protagonista per meno di 10 minuti sullo schermo in “A History
of Violenza.” È stato uno degli artisti più acclamati degli anni
’80, diventando una sorta di sex symbol cerebrale e una star del
cinema indipendente. Hurt in seguito ha continuato a regalare
notevoli interpretazioni negli anni ’90 e ha alternato ruoli con
successo progetti per il grande schermo e la televisione, ottenendo
nomination agli Emmy per il suo lavoro come informatore in
“Damages” e per la sua interpretazione del Segretario al Tesoro
Henry Paulson in “Too Big to Fail”.
Più
recentemente, Hurt è diventato famoso tra le giovani generazioni di
amanti del cinema con il suo ritratto del generale Thaddeus Ross
nel 2008 “L’incredibile Hulk”. In seguito ha ripreso il ruolo in
“Captain
America: Civil War” e “Avengers:
Infinity War“, “Avengers:
Endgame” e “Black Widow”.
Affermatosi come uno dei più
interessanti interpreti degli anni Ottanta, William
Hurt ha guadagnato celebrità ruolo dopo ruolo, arrivando
ad ottenere alcuni dei più prestigiosi riconoscimenti
dell’industria statunitense. Negli anni non ha mai smesso di
prendere parte a quelli che si sono rivelati grandi successi
cinematografici, mettendo continuamente in mostra la sua duttilità
d’interprete. Ecco 10 cose che non sai di William
Hurt.
Parte delle cose che non sai
sull’attore
William Hurt: i suoi film e le
serie TV
10. Ha recitato in celebri
lungometraggi. L’attore debutta al cinema nel 1980 con il
film Stati di allucinazione, con cui ottiene una prima
notorietà. Si afferma poi come interprete grazie a pellicole come
Brivido caldo (1981), Il grande freddo (1983),
Il bacio della donna ragno (1985), Dentro la
notizia (1987) e Alice (1990). Successivamente recita
anche in La peste (1992), Jane Eyre (1996),
Dark City (1998), Sunshine (1999), A.I. –
Intelligenza artificiale (2001), Ipotesi di reato
(2002), A History of Violence (2005), con Viggo
Mortensen, Syriana (2005), Into the
Wild (2007), di Sean
Penn, L’incredibile Hulk (2008), Robin Hood
(2010), Captain America:
Civil War (2016), con Chris
Evans e Robert Downey
Jr., Avenger: Infinity
War (2018), Avengers:
Endgame (2019) e Black
Widow (2020), con Scarlett
Johansson.
9. Ha preso parte a
produzioni televisive. Nel corso della sua carriera Hurt
non ha mancato di recitare anche per il piccolo schermo, comparendo
ad esempio in film come Varian Fry – Un eroe dimenticato
(2001) e Too Big to Fail – Il crollo dei giganti (2011),
con anche l’attore Paul
Giamatti. Negli ultimi anni ha invece recitato nelle
serie Frankenstein (2004), Incubi e deliri
(2006), Damages (2009), Moby Dick (2011),
Bonnie & Clyde (2013), Humans (2015),
Golia (2016) e Beowulf: Return to the Shieldlands
(2016).
8. È stato più volte
nominato all’Oscar. Ad oggi Hurt vanta ben quattro
nomination al premio Oscar. Alla sua prima candidatura, nel 1986,
ha vinto il prestigioso premio come miglior attore per Il bacio
della donna ragno. Viene nominato nella medesima categoria
anche nel 1987 per Figlio di un dio minore, e nel 1988 per
Dentro la notizia. Nel 2006 viene invece nominato come
miglior attore non protagonista per A History of
Violence.
William Hurt: i figli
dell’attore
7. Ha avuto diversi figli da
più relazioni. L’attore diventa padre per la prima volta
nel 1982, quando dà alla luce un bambino dalla relazione avuta con
la sceneggiatrice Sandra Jennings. Successivamente, dal matrimonio
con Heidi Henderson, diventa padre di altri due figli, nati
rispettivamente nel 1989 e nel 1991. Nel 1994 nasce l’ultima
figlia, avuta dalla sua relazione con l’attrice Sandrine Bonnaire,
conosciuta sul set del film La peste.
William Hurt: il suo 2019
6. Ha recitato in diversi
film. Il 2019 è stato un anno particolarmente ricco per
l’attore. Non solo questi è apparso sul grande schermo nuovamente
nei panni del Generale Ross in Avengers:
Endgame, ma ha anche preso parte alle riprese del film
Black
Widow, con Scarlett Johansson, dove
comparirà nuovamente nei panni del personaggio.
Parte delle cose che non sai
sull’attore
William Hurt in L’incredibile
Hulk
5. Ha interpretato un
celebre personaggio. L’attore diventa noto all’interno del
Marvel Cinematic Universe per aver
dato vita al Generale Ross, uno dei principali opponenti di Bruce
Banner e Hulk. Originariamente l’attore Sam
Elliott chiese di poter ricoprire nuovamente il ruolo,
avendolo interpretato nell’Hulk del 2003, ma la produzione
preferì assegnarlo ad un nuovo volto, scegliendo quello di
Hurt.
4. Si è ispirato ad un
celebre personaggio della letteratura. Per dar vita al suo
Generale Ross, l’attore ha affermato di essersi ispirato al celebre
capitano Achab, che nel romanzo Moby Dick dà la caccia
alla celebre balena bianca. Per Hurt, Ross dà vita allo stesso modo
ad un’ossessiva caccia al celebre gigante verde.
3. È l’unico attore del film
ad aver ripreso il suo ruolo. Del cast del film, composto
tra gli altri dall’attore Edward
Norton, Hurt è l’unico che avrebbe ripreso il proprio
ruolo anche per successivi film Marvel. È infatti poi ricomparso in
Captain America: Civil War,
in Avengers: Infinity War e
Avengers: Endgame.
William Hurt in Avengers
2. I registi lo hanno voluto
nel film. Dopo essere comparso in L’incredibile
Hulk, Hurt torna a vestire i panni del Generale Ross soltanto
dopo diversi anni. I registi Anthony e Joe Russo hanno
infatti espresso il desiderio di poter includere l’attore nei film
Marvel da loro diretti, poiché pensavano che il personaggio fosse
stato ingiustamente dimenticato.
William Hurt: età e altezza
1. William Hurt è nato a
Washington, Stati Uniti, il 20 marzo 1950. L’attore è alto
complessivamente 188 centimetri.
Il regista William
Friedkin, meglio conosciuto per il suo premio Oscar
Il braccio violento della legge e per il
blockbuster L’Esorcista, è morto lunedì a Los
Angeles. Aveva 87 anni. La sua dipartita è stata
confermata dal preside della Chapman University Stephen
Galloway, un amico della moglie di Friedkin,
Sherry Lansing. Il suo ultimo film, The
Caine Mutiny Court-Martial, con Kiefer
Sutherland, sarà presentato in anteprima al
Festival di Venezia.
Insieme a Peter
Bogdanovich, Francis Ford Coppola e
Hal Ashby, Friedkin è arrivato al successo negli
anni ’70, parte di una nuova generazione di registi vivaci e
audaci. Combinando la sua esperienza in televisione, in particolare
nei documentari, con uno stile di montaggio all’avanguardia,
Friedkin ha dato nuova vitalità ai generi horror e thriller
poliziesco.
Dopo il trionfo critico di
Il braccio violento della legge, che gli valse
l’Oscar alla regia, è arrivato L’Esorcista del
1973, che ha incassato l’incredibile cifra di 500 milioni di
dollari in tutto il mondo e, insieme a Il Padrino,
ha dato inizio all’era dei successi cinematografici. Adattato dal
romanzo di William Peter Blatty sulla possessione demoniaca di una
ragazzina, L’Esorcista era un thriller fortemente
stilizzato, che ha influenzato tanto il genere horror quanto il
film precedente ha fatto con il genere poliziesco.
Nato a Chicago, Friedkin ha
frequentato la Senn High School, dove non era uno studente modello,
ma ha cercato di sviluppare la sua abilità nel basket a livello
professionale. Dal momento che non è mai cresciuto più di un metro
e ottanta, tuttavia, ha cambiato il suo percorso professionale in
giornalismo.
Il regista che aveva passato anni a
lavorare nella forma del documentario è apparso in molti di essi su
film e registi nel corso degli anni. E’ stato sposato con la
giornalista Kelly Lange e le attrici
Lesley-Anne Down e Jeanne Moreau.
Lascia la quarta moglie Lansing e due figli.