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Les Misérables (2013) – Teaser Trailer italiano

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Les Misérables (2013) – Teaser Trailer italiano

Il primo teaser ufficiale sottotitolato in italiano de Les Misérables, l’adattamento cinematografico dello spettacolo teatrale più amato dalle platee di tutto il mondo, visto da oltre 60 milioni di persone in 42 paesi e in 21 lingue diverse e che, dopo 27 anni, continua a battere i record ai box-office di tutto il mondo.

Les Misérables – Premiere Londra: video intervista al cast!

Dopo tutte le foto della Word Premiere di Les Misérables ecco a voi le video intervista a ,  ,  

Les miens: recensione del film di e con Roschdy Zem

Les miens: recensione del film di e con Roschdy Zem

Se c’è un tema ricorrente nei film presentatiVenezia 79 è quello delle relazioni familiari: questa volta non si tratta di padri o di figli (come in The SonThe Haunting Sun), ma di fratelliLes Miens è un film fatto di interni domestici: racconta in chiave melodrammatica i bisticci fraterni che, come mostra il regista e sceneggiatore Roschdy Zem (I figli degli altri), sono inevitabili manifestazioni d’affetto.

Les miens: sinossi del film

Nella sua famiglia, Moussa (Sami Bouajila) è considerato il fratello buono e affezionato, mentre Ryad (Roschdy Zem) incarna il familiare ricco e troppo impegnato per pensare ai suoi cari. In realtà, nonostante faccia di tutto per mascherare i suoi sentimenti, Moussa è infelice e oberato dal lavoro. Quando  finalmente decide di concedersi una serata di svago in discoteca, una brutta caduta gli causa un insolito trauma cranico. A causa della botta, Moussa perde tante delle sue qualità positive: parla senza filtri,  è aggressivo e pessimista. Il cambiamento di Moussa crea scompiglio all’interno della famiglia: tutti, dal fratello, ai figli fino alla sorella dell’uomo, devono imparare a prendersi cura di quella che, fino a quel momento, era la figura più premurosa della famiglia.

Battibecchi coinvolgenti, tra l’ironia e l’aggressività

Les miens è un film molto parlato. Le scene conviviali, attorno alla tavola, davanti ad un caffè, trasmettono il calore burrascoso della famiglia di Moussa e Ryad. È impossibile non immedesimarsi nei personaggi: ci sono zie, fratelli, nipoti, archetipi che tutti, almeno una volta, hanno incarnato ad una cena natalizia o ad un pranzo pasquale. Nel film, le discussioni sono frequenti e sono le scene di maggiore azione: i duelli verbali, i monologhi, gli sfoghi sono coinvolgenti e pungenti. Pur senza raggiungere vette estreme, il film è un continuo succedersi di climax e anticlimax e rende perfettamente l’idea degli scontri familiari: per quanto si possa discutere, ci si riappacifica sempre. Come da bambini, così anche da grandi.

Come abbiamo detto però, Les miens è un film abbastanza statico: gli interni domestici sono ricorrenti e ripetuti. Vengono intervallati solo da qualche ambientazione in esterna e dagli uffici di Moussa Ryad. Per un film così riflessivo e introspettivo la scelta si rivela efficace. Certo, un po’ di movimento in più non avrebbe guastato.

Ryad è il riflesso (deformato) di Moussa

Fin dall’inizio, Ryad e Moussa sono personaggi simili e opposti. Entrambi lavorano come matti, il primo è un famoso presentatore sportivo, il secondo è consulente in una banca. E, anche se inizialmente non si direbbe, entrambi si preoccupano per la famiglia, ma in modo diverso. Sarà necessario l’incidente di Moussa per permettere ai due fratelli di scoprire i reciproci tratti comuni e di ripensare il proprio rapporto.

In conclusione, Les miens è un dramma familiare ricercato e riflessivo. Evitando i colpi di scena, Roschdy Zem realizza un film che punta al realismo e che si muove negli spazi domestici, tra persone comuni. Les miens coglie gli aspetti emozionanti dell’ordinario e celebra l’amore fraterno, in tutte le sue sfumature.

Les Italiens: la nuova serie televisiva creata da Nicolas Winding Refn

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Lucisano Media Group, società a capo del noto gruppo italiano di produzione, distribuzione nel settore cinematografico-televisivo e gestione multiplex, comunica che IIF (controllata al 100%) e Space Rocket Nation – casa di produzione di Nicolas Winding Refn – hanno siglato un accordo di co-produzione al 50% per la realizzazione di Les Italiens, un progetto internazionale di lunga serialità televisiva di genere noir.

Ambientata a Parigi, la serie tv avrà come show-runner lo stesso Nicolas Winding Refn, regista di culto già vincitore con Drive del Prix de la mise en scène della 64esima edizione del Festival di Cannes, distribuito in Italia da IIF come il successivo Solo Dio perdona ed il prossimo The Neon Demon. La produzione si svilupperà in 8-10 episodi da 50 minuti l’uno. L’inizio delle riprese è previsto per la fine del 2016.

 

Les hirondelles de Kaboul: recensione del film di Zabou Breitman

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Les hirondelles de Kaboul: recensione del film di Zabou Breitman

Nella selezione di Un Certain Regard de Festival di Cannes 2019, Les hirondelles de Kaboul è un’esperienza visiva ed emotiva coinvolgente, che attira l’attenzione dello spettatore con due storie d’amore che si trovano irrimediabilmente a intrecciarsi, sfruttando la potenza dell’animazione.

L’attrice e regista teatrale Zabou Breitman si cimenta per la prima volta con questo mezzo espressivo, e lo fa con l’aiuto dell’artista Eléa Gobbé-Mévellec, che con la scelta di tonalità chiare e l’utilizzo dell’acquerello e del tratto nero discontinuo contribuisce in maniera determinante a stemperare la drammaticità della storia che segue due coppie nella Kabul governata dal regime talebano.

È il 1998, la vota di Mosheen e della sua bellissima moglie, Zunaira, sono state distrutte dalla guerra. Lui ha dovuto abbandonare per sempre l’idea di fare il diplomatico e persino di insegnare. Lei non può più seguire il suo sogno di diventare un’artista e non può uscire di casa senza burqa. Parallelamente invece incontriamo Atiq, un carceriere incaricato di fare la guardia ai condannati a morte. Anche lui ha subito delle profonde ferite a causa della guerra: una ferita fisica che lo costringe a zoppicare, una ferita emotiva che ha prosciugato la sua anima, anche per causa del lavoro che fa adesso, ovvero sorvegliare persone destinate alla morte (spesso per lapidazione) in una buia prigione. Come se non bastasse, Musarrat, sua moglie, è affetta da un male che i dottori non possono curare.

Questi quattro destini arriveranno a intrecciarsi, in maniera completamente inaspettata, passando attraverso il dolore e il sacrificio, la morte e un amore prorompente.Originariamente, l’idea legata alla storia era quella di realizzarne un live action. Tuttavia è diventato presto chiaro che sarebbe stato un progetto proppo complicato da portare al cinema in location e con attori veri, così si è optato per la scelta dell’animazione che ha dato dei risultati molto interessanti.

L’animazione ha consentito ai due autori dell’opera di avere maggiore libertà, di integrare meglio le emozioni con la scelta soprattutto cromatica del disegno con l’acquerello e potrebbe anche stimolare maggiormente la partecipazione dello spettatore, attraverso soluzioni visive affascinanti, senza mai ricorrere a virtuosismi fini a sestessi.

Les hirondelles de Kaboul, The Swallows of Kabul è il titolo internazionale, è stato doppiato da attori che hanno recitato le loro battute in costume, espediente che ha contribuito a dare spontaneità ed efficacia alle battute, con un risultato davvero realistico e, ancora, coinvolgente. Nel cast figurano Hiam Abbass, Zita Hanrot, Swann Arlaud e Simon Abkarian. La scelta del mezzo narrativo ha contribuito in maniera decisiva a rendere la storia coinvolgente da un punto di vista emotivo e accattivante da quello estetico.

Les Filles du Soleil: recensione del film di Eva Husson

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Les Filles du Soleil: recensione del film di Eva Husson

Les Filles du Soleil è il secondo lungometraggio della regista francese Eva Husson, che ha esordito nel 2015 con Bang Gang. Il film, selezionato in concorso a Cannes 2018, sembra realizzato esattamente per i “tempi che corrono”, per l’era del Time’s Up e della rivincita femminile sulla scena mondiale.

In Kurdistan, in una zona di guerra non meglio identificata, Bahar, comandante del battaglione “Les Filles du Soleil”, si sta preparando a sferrare un attacco che dovrebbe liberare la sua città natale dalle mani degli estremisti, qui, la donna spera di ritrovare suo figlio che è tenuto in ostaggio. Una giornalista francese, Mathilde, arriva a coprire l’offensiva e testimonia la storia di questi eccezionali guerrieri. Dal momento che le loro vite sono state stravolte, hanno combattuto tutte per la stessa causa: Donne, Vita, Libertà.

Le combattenti curde, diventate il simbolo della resistenza e l’aspetto più “gradevole” di un conflitto sanguinoso, sono le protagoniste di un film che, pur con le migliori intenzioni, banalizza il carattere la grinta e la forza di queste stesse donne, il loro contributo pratico e morale alla guerra, ma anche alla percezione del valore della donna e alla libertà, a cui queste donne aspirano.

La scelta della Husson è quella di concentrare la maggior parte del racconto sui flashback. In passato le donne guerriere erano state schiave sessuali, abusate e maltrattate. Concentrando l’attenzione sulla parte della loro vita in cui le protagoniste sono state vittime, rispetto al presente in cui sono artefici della loro storia, sembra che la regista abbia fatto regredire la ribellione allo status quo di Bahar e compagnia. Il suo occhio continua a vederle come vittime e questo affossa il vitalismo che in realtà queste eroine esprimono.

Questa scelta si accompagna a una serie di ingenuità in fase di scrittura, come il parallelo tra la reporter e la comandante, tra una donna che combatte e rischia la vita come unica soluzione per andare avanti, e un’altra che volontariamente sceglie la guerra e il suo racconto.

Les Combattants trailer del film che ha trionfato ai César

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Les Combattants trailer del film che ha trionfato ai César

Les CombattantsIl 10 aprile uscirà in sala, distribuito da Nomad Film, Les Combattants un film di Thomas Cailley con Kévin Azais e Adèle Haenel.

Tre premi alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes (Label Europa Cinemas, SACD, Art Cinéma Award), il Prix Louis Delluc dell’opera prima, tre César 2015, a coronare l’esordio alla regia di Thomas Cailley. Una variante originale, intrigante ed esuberante del boy meets girl, della commedia romantica e militare, ambientata nello scenario suggestivo delle Landes, in Aquitania.

Ecco il trailer:

Tra gli amici e l’azienda di famiglia, l’estate di Arnaud si preannuncia tranquilla fino al momento in cui incontra Madeleine, tanto bella quanto fragile e appassionata di muscoli e profezie catastrofiche. Arnaud non si aspetta nulla mentre Madeleine si sta preparando al peggio e alla fine del mondo. Tra i due, nasce una storia d’amore e di sopravvivenza (o entrambe…), fuori da ogni canone prestabilito.

Leopardi & Co: il trailer del film con Jeremy Irvine

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Leopardi & Co: il trailer del film con Jeremy Irvine

Leopardi & Co diretto da Federica Biondi con Jeremy Irvine, Denise Tantucci, Whoopi Goldberg, Paolo Calabresi, Paolo Camilli, Aurora CalabresiAurora Moroni e Daniele Fiengo arriva nelle sale italiane da giovedì 14 agosto distribuito da Eagle Pictures. Il film scritto da Mauro Graiani da un’idea originale di Roberto Cipullo e Nicola Barnaba è una co-produzione Camaleo e Eagle Pictures.

Leopardi & Co è una commedia romantica, girata interamente a Recanati, in cui l’amore fra i due giovani protagonisti, David e Silvia, sboccia e cresce nella cittadina marchigiana, ruotando attorno al mito senza tempo di Giacomo Leopardi. Una storia d’amore che si snoda lungo il racconto della realizzazione di un film, che affronta con il tono leggero della commedia sentimentale, temi poetici legati al grande Leopardi e che finisce per legare i due protagonisti l’uno all’altro.

La trama di Leopardi & Co

David (Jeremy Irvine) è un giovane attore americano che sogna un ruolo in grado di consacrarlo come una vera star mondiale. Ma David è talmente superficiale che nemmeno legge i copioni che gli arrivano finché la sua agente Mildred (Whoopi Goldberg) lo costringe ad accettare il ruolo di protagonista in “Giacomo in Love” film diretto dal mitico regista italiano Ruggero Mitri (Paolo Calabresi). David, convinto sia la storia di Casanova, arriva sul set a Recanati totalmente impreparato per cui viene affidato a Silvia (Denise Tantucci) una coach del luogo col compito di spiegare all’americano chi era il Sommo. Tra i due è odio a prima vista…

Leopardi & Co: al via le riprese del film con la partecipazione di Whoopi Goldberg

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Sono partite lo scorso 2 settembre le riprese del film Leopardi & Co una co-produzione Camaleo/Eagle Pictures – il film diretto da Federica Biondi che vede in un ruolo comprimario, accanto a quello dei due protagonisti della commedia romantica, Jeremy Irvine e Denise Tantucci, e agli altri attori del cast Paolo Calabresi e Paolo Camilli, il Premio Oscar Whoopi Goldberg.

La trama di Leopardi & Co

David (Jeremy Irvine) è un giovane attore americano che sogna un ruolo in grado di consacrarlo come una vera star mondiale. Ma David è talmente superficiale che nemmeno legge i copioni che gli arrivano finché la sua agente Mildred (Whoopi Goldberg) lo costringe ad accettare il ruolo di protagonista in “Giacomo in Love” film diretto dal mitico regista italiano Ruggero Mitri (Paolo Calabresi). David, convinto sia la storia di Casanova, arriva sul set a Recanati totalmente impreparato per cui viene affidato a Silvia (Denise Tantucci) una coach del luogo col compito di spiegare all’americano chi era il Sommo. Tra i due è odio a prima vista…

Rettifica del precedente: qui

Leopardi & Co: al via le riprese del film italiano con Whoopi Goldberg e Jeremy Irvine

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Al via le riprese del film Leopardi & Co una co-produzione Camaleo/Eagle Pictures – il film diretto da Federica Biondi vede il debutto in un film italiano del Premio Oscar Whoopi Goldberg. Nel cast Jeremy Irvine (War Horse), Denise Tantucci, Paolo Calabresi e Paolo Camilli. La produzione ha avuto il nulla osta dal SAG per poter iniziare le riprese.

Leopardi & Co. è una commedia romantica, girata interamente a Recanati, in cui l’amore fra i due giovani protagonisti, David e Silvia, sboccia e cresce nella cittadina marchigiana, ruotando attorno al mito senza tempo di Giacomo Leopardi. Il film, che ha ottenuto dal SAG il nulla osta per iniziare le riprese, segna il debutto in un film italiano di Whoopi Goldberg, una delle 18 personalità al mondo che possono vantare di aver raggiunto lo status di EGOT (vincitrice di Emmy, Golden Globe, Oscar e Tony Award).

Diretto dalla talentuosa regista marchigiana Federica Biondi (La Ballata dei Gusci Infranti), il film è interpretato anche da Jeremy Irvine (Mamma Mia! Ci risiamo, War Horse) Denise Tantucci( HotSpot – Amore Senza Rete, Tre Piani), Paolo Calabresi (Trilogia Smetto Quando Voglio, Boris), e Paolo Camilli (The White Lotus).

Il film scritto da Mauro Graiani da un’idea originale di Roberto Cipullo e Nicola Barnaba, è una co-produzione CAMALEO e EAGLE PICTURES. Gabria Cipullo, Ceo di Camaleo, ha commentato: “Per noi si tratta di una nuova ed affascinante sfida: grazie alla fiducia che ci ha dato Eagle siamo riusciti a portare a Recanati un cast stellare al servizio di una storia che siamo sicuri emozionerà il pubblico di tutto il mondo”.

Andrea Goretti, Amministratore Delegato di Eagle Pictures, ha commentato: “Quando Roberto Cipullo ci ha proposto questa storia non abbiamo avuto esitazioni. La conferma definitiva sulla bontà del progetto è poi arrivata quando attori di questo livello hanno scelto di prenderne parte”.

La trama di Leopardi & Co

David (Jeremy Irvine) è un giovane attore americano che sogna un ruolo in grado di consacrarlo come una vera star mondiale. Ma David è talmente superficiale che nemmeno legge i copioni che gli arrivano finché la sua agente Mildred (Whoopi Goldberg) lo costringe ad accettare il ruolo di protagonista in “Giacomo in Love” film diretto dal mitico regista italiano Ruggero Mitri (Paolo Calabresi). David, convinto sia la storia di Casanova, arriva sul set a Recanati totalmente impreparato per cui viene affidato a Silvia (Denise Tantucci) una coach del luogo col compito di spiegare all’americano chi era il Sommo. Tra i due è odio a prima vista…

Leonora Addio, film di Paolo Tavani in prima tv su SKY e NOW

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Leonora Addio, film di Paolo Tavani in prima tv su SKY e NOW

Arriva in prima tv su Sky LEONORA ADDIO, film di Paolo Tavani che rende omaggio a Pirandello, vincitore al Festival di Berlino 2022 (premio FIPRESCI), martedì 13 settembre alle 21.15 su Sky Cinema Due, in streaming su NOW e disponibile on demand.

Leonora Addio racconta la rocambolesca avventura delle ceneri di Pirandello e il movimentato viaggio dell’urna da Roma ad Agrigento, fino alla tribolata sepoltura avvenuta dopo quindici anni dalla morte. E a chiudere il film, l’ultimo racconto di Pirandello scritto venti giorni prima di morire: “Il chiodo” dove il giovane Bastianeddu, strappato in Sicilia dalle braccia della madre e costretto a seguire il padre al di là dell’oceano, non riesce a sanare la ferita che lo spinge a un gesto insensato. Nel cast Fabrizio Ferracane, Matteo Pittiruti, Dania Marino, Dora Becker e Claudio Bigagli.

La trama del film

Due storie: una l’avventuroso viaggio delle ceneri di Pirandello da Roma ad Agrigento. Una serie di accidenti, incontri bizzarri, apparizione d’ingombranti personaggi come Mussolini o siciliani allegri che allegramente usano la cassa che contiene il vaso con le ceneri per giocare a tre sette con il morto. Il grottesco delle ceneri sballottate dal caso e dalla stupidità umana pare uscito dalla stessa penna di Pirandello, il paradosso, il ridicolo che scivolano nell’assurdo. Come assurdo è il furore tragico del “Chiodo”, la seconda storia del film ispirata a Pirandello da un fatto di cronaca a Brooklyn: “bambina uccisa da un ragazzo italiano.” Bastianeddu. Strappato in Sicilia dalle braccia della madre e costretto a seguire il padre al di là dell’oceano nel paese della speranza, fascinoso e contraddittorio, Bastianeddu non può sanare la ferita di cui è stato vittima e che lo spinge a un gesto insensato. Nel film la verità della cronaca si fonderà con un’altra verità, quella del film.

Leoni: recensione del film con Neri Marcorè

Leoni: recensione del film con Neri Marcorè

Lo sceneggiatore e regista Pietro Parolin debutta al cinema, in queste settimane, con la sua opera prima, intitolata Leoni: Inserendosi nel solco tradizionale della risata all’italiana e suggestionato da capolavori come Signore e Signori di Pietro Germi, il regista mette in scena- utilizzando il codice stilistico della commedia- uno spaccato lucido e disincantato della realtà italiana, vittima della crisi, delle fortune alterne e dell’illusorio canto delle sirene del successo e della ricchezza.

Leoni vede come protagonista – e mattatore – Neri Marcorè nei panni di Gualtiero Cecchin, un ricco rampollo di una delle più antiche famiglie del veneto. Sbruffone, indolente, egoista e cialtrone, Gualtiero vive delle rendite paterne dispensate dall’anziana e inflessibile matriarca Mara (Piera Degli Esposti); non ha mai lavorato in vita sua né è riuscito a costruire qualcosa a livello personale: ha, infatti, alle spalle un matrimonio fallito e un figlio- Martino (Pierpaolo Spollon)- decisamente più maturo del genitore.

Leoni, il film

Ma le ricchezze non durano in eterno, e all’improvviso la crisi colpisce anche la vita agiata dei Molon – Cecchin: così Gualtiero, costretto a reinventarsi per sopravvivere, fiuta un affare d’oro realizzando crocefissi in plastica riciclata da vendere al vescovo. Ma il PVC utilizzato si rivela esplosivo, e l’ombra della catastrofe è dietro l’angolo, soprattutto perché sono in molti a voler vedere i Molon – Cecchin sull’orlo del lastrico…

L’intento è quello di voler ritrarre uno spaccato dell’Italia attuale attraverso il racconto di una storia particolare: la vicenda personale di un piccolo ex privilegiato che si ritrova ad assaporare l’amara polvere della realtà, ma senza mai perdersi d’animo. E questa sembra essere una dote tutta italiana, insieme alla creatività e a quella “arte di arrangiarsi” che tanto ci hanno reso celebri anche agli occhi del mondo; Gualtiero è un inguaribile cialtrone che nasconde il buon cuore e l’ingenua onestà dietro il cinismo disilluso e il disincanto spaccone: il sorriso di Marcorè ben esprime questa contraddizione, atta ad immortalare una generazione intermedia travolta dalla crisi ed incapace di sostenere sulle proprie spalle il peso del passato, schiacciata tra i vecchi leoni che hanno costruito la propria ricchezza e il proprio benessere mentre adesso ne osservano- con rimpianto- le ceneri e i giovani, nati con lo spettro della crisi e pronti a rimboccarsi le maniche e ripartire da zero dalla radici e dalla semplicità.

Usare il linguaggio della commedia per raccontare delle contraddizioni così accese e degli argomenti – talvolta troppo delicati- poteva essere un’arma a doppio taglio per Parolin, che rischiava di perdere di vista i propri obbiettivi: a sorpresa ne esce invece vincitore realizzando un film fresco, dal gusto fortemente italiano ma dotato di leggerezza, soprattutto grazie ai dialoghi brillanti e mai banali. La colonna sonora con inclinazioni jazz sottolinea il brioso alternarsi delle gag e delle situazioni scoppiettanti – talvolta anche un po’ improbabili – che si susseguono sullo schermo; il veneto non è solo uno sfondo bidimensionale, ma un altro interprete vivo e presente in una storia che trova la sua credibilità proprio in quei luoghi, in quel dialetto e nei volti che li abitano.

Leoni: Neri Marcorè presenta il film a Roma

Leoni: Neri Marcorè presenta il film a Roma

Al cinema Barberini il cast del film Leoni, rappresentato da Neri Marcorè, Piera Degli Esposti, Stefano Pesce, Anna Dalton , Pierpaolo Spollon- citando solo i protagonisti- e il regista Pietro Parolin hanno presentato la pellicola alla presenza della stampa.

Erano presenti anche il direttore del centro sperimentale di cinematografia e la produttrice esecutiva Elisabetta Bruscolini.

LeoniParolin è un ex allievo del Centro Sperimentale, orgoglioso di presentare la sua pellicola d’esordio nel difficile mondo del cinema; l’opportunità, per il regista, è arrivata anche grazie al contributo della Regione veneto, pronta ad investire nelle opere cinematografiche promettenti e dal tema sociale impegnato.

La Bruscolini prende la parola, riconfermando il contributo del bando offerto dalla regione, investendo dei soldi concessi dall’Europa- una rarità per quanto riguarda le regioni italiane- che, dopo essere stato vinto da Parolin, è stato supportato dalla produzione CSC Production, che ha provveduto inoltre al montaggio. Un sostegno fondamentale è venuto anche da Rai Cinema e dal contributo del cast, costituito da eccellenze disposte a mettersi in gioco in un’opera prima, insieme a giovani emergenti e ad altri ex allievi coinvolti nella realizzazione. Inoltre, un altro appoggio forte è stato offerto da un gruppo di imprenditori veneti locali che si sono associati decidendo di produrre- distribuire il film, sostenendolo economicamente attraverso una brillante politica di marketing sul territorio- ma non solo.

A prendere la parola in un secondo momento è Piera Degli Esposti, interprete di Mara, matriarca della famiglia ed infelice donna di potere alla quale rimane solo quest’ultimo; un ruolo insolito, visto che il suo personaggio non si alza mai dal letto, governando però le sorti di un’intera famiglia e garantendone sempre l’integrità. Si è trattato di un ruolo speciale e non facile: ha accettato di interpretarla dopo aver incontrato Parolin, definito come una giovane promessa dolce e disponibile; altre parole di elogio sono dedicate a Marcorè, un comico nato anche sul set, un vero intrattenitore.

Quest’ultimo, prendendo la parola, riconferma la splendida esperienza vissuta sul set; La Dalton e Spollon sono entrambi veneti, quindi per loro è stato come tornare a casa: sentire il loro dialetto, ritrovare quell’aria familiare, ha contribuito alla riuscita del film; oltretutto Spollon si è iscritto al Centro Sperimentale dopo aver partecipato al film, che ha contribuito ad arricchire la sua esperienza con una serie di “trucchi” che nelle scuole non vengono spesso insegnati ma si acquisiscono col tempo e l’esperienza.

Il regista Parolin è l’ultimo a prendere la parola, dichiarando di essere prima di tutto uno sceneggiatore e poi un regista, che si è ritrovato ad avere la sua occasione d’oro, grazie pure alla presenza di un cast ricco e completo, composto da attori pronti a portare- letteralmente- il “cinema in un posto”, rilanciando la regione veneto ma muovendosi su due fronti diversi (soprattutto Roma , dove hanno svolto altri casting); Parolin ammette che c’è molto di autobiografico nella scrittura del film, nei vari personaggi raccontati (figli di emigranti, piccoli imprenditori cialtroni e falliti, giovani pronti a ripartire dalle radici): secondo la sua visione, la vera chiave di volta è nel futuro, nella giovane generazione pronta a rimboccarsi le maniche.

La prima domanda riguarda Marcorè: l’attore afferma che, per scegliere un film, deve essere coinvolto dalla sceneggiatura, dalla storia, e in seguito dagli stimoli che fornisce il suo personaggio, elemento che lo spinge quindi a variare generi e stili; il suo “treno” della svolta è stato Pupi Avati, quando lo scritturò per Il Cuore Altrove, regalandogli un posto “d’onore” nel cinema italiano.

Riguardo al suo personaggio, riconferma la natura cialtrona e futile di Gualtiero Cecchin, cercando però di compiere un percorso di crescita durante l’intero arco narrativo del film, ma senza mai perdere la natura stessa del personaggio;

Il regista ha scelto- in modo studiato- un linguaggio ben preciso: anche in fase di scrittura, non voleva assolutamente creare delle macchiette, provando quindi a mantenere solo il “colore” l’inflessione” dialettale, legata comunque anche al ruolo sociale ricoperto dai singoli personaggi.

Parolin, avendo una formazione da sceneggiatore che lo ha portato ad ispirarsi sempre alla realtà prima di procedere nella fase di scrittura, ha “trasportato” nel piano della commedia delle tematiche forti e d’attualità (come il suicidio o le infiltrazioni mafiose al nord) adattandole ad un tono più leggero e sornione.

Una fonte d’ispirazione molto forte- nonché una suggestione stilistica- l’ha fornita il film di Pietro Germi Signori e Signore, soprattutto col suo percorso dal particolare all’universale.

Ma quale Italia è raffigurata nel film?

Di sicuro, il ritratto fornito della provincia è comune a molte altre province, non solo quella veneta; sarebbero cambiati dei parametri, dei dialetti, ma la sostanza sarebbe rimasta la stessa. Il ritratto dei personaggi, allo stesso tempo, evoca un paese “furbetto” che vive di ombre e cose losche, come ci ha insegnato la realtà degli ultimi anni; nonostante la risata e le battute che alleggeriscono il tono, la finalità è anche quella di mettere in luce una morale latente e nascosta; la Degli Esposti stessa riconferma la tesi proposta da Marcorè, del ritratto di un’Italia “ladruncola”, in certi casi, attaccata agli averi materiali, alla “roba”, che cerca però di lasciarsi alle spalle questo passato e di ricominciare: quindi se la madre (Mara) ha vinto sul versante “fisso”, il figlio (Gualtiero) ha vinto sul “piano mobile”, mutevole, improntato ad un rinnovamento degli affari.

Sembra quasi che a salvarsi sia solo chi ritorna alle origini, magari anche grazie ad un sostegno esterno: ma non è così come sembra, le nuove generazioni- anche se lottando- possono resistere e rilanciarsi da sole, resistendo e partendo di nuovo da zero, dalle origini di tutto, rinunciando ai privilegi forniti dalla stabilità familiare.

Il film non ha un messaggio finale vero e proprio: la finalità è piuttosto quella di fare un’analisi lucida di una situazione attuale, senza giudicare o valutare, senza fornire un giudizio.

La pellicola uscirà il 5 Febbraio a Roma e nel Veneto, e a partire dal 12 sul territorio nazionale.

Leones – recensione

Leones – recensione

Anno: 2012

Regia: Jazmin Lopez

Analisi: Jazmin Lopez, nata nel 1984 in Argentina, è regista, sceneggiatrice e pure coproduttrice del suo film d’esordio Leones, presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione Orizzonti.

Leone d’Argento per “Balada Triste de Trompeta”

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Leone d’Argento per “Balada Triste de Trompeta”

venezia

Se il verdetto finale ha visto trionfare Sofia Coppola con il suo delicato “Somewhere”, l’esperienza veneziana si conclude in bellezza anche per il cineasta spagnolo Alex De La Iglesia che ottiene due premi: il Leone d’Argento per la regia e l’Osella per la sceneggiatura. “Balada Triste de Trompeta” è una storia d’“amore, humor e orrore”, come sintetizza il regista. Siamo nel 1937 – guerra civile spagnola. La milizia fa irruzione in un circo e arruola contro il suo volere un pagliaccio.

Leone d’Argento per “Balada Triste de Trompeta”

Leone d’Argento per “Balada Triste de Trompeta”

venezia

Se il verdetto finale ha visto trionfare Sofia Coppola con il suo delicato “Somewhere”, l’esperienza veneziana si conclude in bellezza anche per il cineasta spagnolo Alex De La Iglesia che ottiene due premi: il Leone d’Argento per la regia e l’Osella per la sceneggiatura. “Balada Triste de Trompeta” è una storia d’“amore, humor e orrore”, come sintetizza il regista. Siamo nel 1937 – guerra civile spagnola. La milizia fa irruzione in un circo e arruola contro il suo volere un pagliaccio.

Leone D’oro alla Carriera a John Lasseter

”Le emozioni prima di tutto” a questo risponde la legge della Pixar, oggi Disney Pixar, secondo John Lasseter. Il papa’ della Pixar ricevera’ oggi, con i colleghi Peter Docter, Andrew Stenton, Lee Unkrich e Brad Bird, i Leoni d’oro alla carriera. ‘Importa chi sei, non come usi la tecnica, ed e’ questo che fa la differenza’, ha detto Lasseter sostenendo di ‘amare ogni tecnica d’animazione’, ma ‘la tecnologia e’ uno strumento al servizio della storia, non viceversa’.

 

 

Leoncino d’Oro, vincono The Whale e Athena a Venezia 79

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Leoncino d’Oro, vincono The Whale e Athena a Venezia 79

Si è tenuta venerdì 9 settembre alle ore 17.00 presso la Sala degli Stucchi dell’Hotel Excelsior la cerimonia di premiazione del Leoncino d’Oro istituito da AGISCUOLA e promosso da A.G.I.S., A.N.E.C. e David di Donatello – Accademia del Cinema Italiano, alla presenza di Roberto Cicutto (Presidente La Biennale), Alberto Barbera (Direttore della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica), Andrea Del Mercato (Direttore Generale La Biennale), Luigi Lonigro (Presidente Unione Editori e Distributori Cinematografici).
Hanno fatto gli onori di casa: Piera Detassis (Presidente Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello), Mario Lorini (Vicepresidente AGIS e Presidente ANEC), Carmela Pace (Presidente Unicef Italia), Simone Gialdini (Direttore Generale Anec).

Giunto alla 34° edizione, il Leoncino è divenuto nel tempo uno dei premi collaterali più importanti e significativi della Mostra del Cinema di Venezia. Anche quest’anno il gruppo di giovani giurati provenienti da tutta Italia ha assegnato – in seguito ad un accordo siglato con il Comitato Italiano per l’UNICEF – il prestigioso premio Segnalazione Cinema For UNICEF, riconoscimento istituito dal Comitato Italiano per l’UNICEF presso la Mostra sin dal 1980.

Nel corso della cerimonia di premiazione, è stato assegnato il Premio Leoncino d’Oro della 79. Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia al film The Whale” di Darren Aronofsky alla presenza di Andrea Romeo, CEO di I Wonder Pictures, con la seguente motivazione:

“Un’umanità strabordante, magistralmente interpretata, affronta il disperato tentativo di riscatto, tanto straziante quanto necessario. Amicizia, religione, morte e amore vengono messi in scena attraverso la tormentata ricerca della sincerità in un’atmosfera claustrofobica ispirata dall’omonima opera teatrale. Una pellicola spietata che rappresenta un accorato invito alla riconciliazione con gli altri e soprattutto con sé stessi. Per queste motivazioni, il Leoncino d’Oro della 79esima edizione del cinema di Venezia va a “The Whale” di Darren Aronofsky.”

La giuria ha assegnato la Segnalazione Cinema For UNICEF al film Athena di Romain Gavras con la seguente motivazione:

“Una moderna tragedia che si concretizza in un potente crescendo di violenza, dove diventa impossibile stabilire le reali responsabilità. L’esecuzione di un bambino innocente diviene pretesto per la rivolta. L’odio e la devastazione lacerano un tessuto sociale già fragile, in cui sono proprio i giovani ad imbracciare le armi. Discriminazione, ghettizzazione e, soprattutto assenza di tutela dei più basilari diritti umani, degenerano in una realtà ben più vicina di quanto mai avremmo potuto immaginare. Per queste ragioni la Segnalazione Cinema for Unicef della 79esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia va a “Athena” di Romain Gavras.”

Leoncino d’Oro di Venezia 82 assegnato a The Voice Of Hind Rajab

Leoncino d’Oro di Venezia 82 assegnato a The Voice Of Hind Rajab

Il 5 settembre, penultima giornata dell’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, alle ore 17.30 all’Hotel Excelsior presso la sala Tropicana2, si è svolta la cerimonia di premiazione del Leoncino d’Oro istituito da AGISCUOLA e promosso da A.G.I.S., A.N.E.C. e Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola promosso da MIC e MIM.

La Giuria del Leoncino d’oro composta da giovani studenti e studentesse, uno per Regione rappresentanti della scuola italiana, si è svolta alla presenza di Mauro Antonelli, Capo Segreteria Tecnica del Ministro dell’Istruzione e del MeritoGiuseppe Pierro, Direttore Generale della Comunicazione e delle Relazioni Istituzionali del MIM, Luigi Lonigro, Presidente Unione Editori e Distributori Cinematografici.

Sono intervenuti all’evento Lucia BorgonzoniSottosegretario di Stato al Ministero della CulturaVincenzo ManninoConsigliere del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Piera Detassis, Presidente e Direttore Artistico Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, Mario Lorini, Presidente ANEC e Vicepresidente AGIS, Simone Gialdini, Direttore Generale ANEC, e Stefania Radoccia, Vicepresidente dell’UNICEF Italia.

Alla sua 37ª edizione, il Leoncino è diventato nel tempo uno dei premi collaterali più rilevanti e significativi della Mostra del Cinema di Venezia proprio perché ad assegnarlo sono i giovani studenti e studentesse delle scuole secondarie di II grado rappresentanti dei migliaia di giovani partecipanti alle Giurie territoriali del David Giovani sparse in tutta Italia e dei progetti CIPS promossi nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola promosso da MIC e MIM.

Leggi la nostra recensione di The Voice Of Hind Rajab

A seguito dell’accordo con il Comitato Italiano per l’UNICEF, inoltre, la Giuria ha assegnato anche la Segnalazione Cinema For UNICEF, presente alla Mostra sin dal 1980.

Nel corso della cerimonia di premiazione, è stato assegnato il Premio Leoncino d’Oro della 82ª Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia al film The Voice Of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania con la seguente motivazione:

“Un film che non si limita a raccontare una storia, ma che la vive, la respira. Un’opera che ci rende inevitabilmente testimoni consapevoli e impotenti di fronte alla straziante rappresentazione dell’inutile scorrere del tempo. L’utilizzo di voci e immagini autentiche, condensate in scene di realismo tagliente, rendono l’immediatezza e la sincerità del sentimento vissuto, che non è solo un elemento narrativo, ma un riverbero emotivo che ci scava dentro, restituendo tutto il peso dell’esperienza che ci viene mostrata. Una magistrale interpretazione degli attori che si mettono a servizio della realtà, rendendo il legame con la recitazione indistinguibile. Una pretesa di umanità, un urlo necessario che desta le coscienze assopite. Per queste ragioni il Leoncino d’oro della 82esima edizione della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia va a The Voice Of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania.”

«Gaza non ha più voce, ma Hind ne è una»: Kaouther Ben Hania ci racconta The Voice of Hind Rajab, in concorso a Venezia 82

La giuria ha assegnato la Segnalazione Cinema For UNICEF al film The Voice Of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania con la seguente motivazione:

“Per aver saputo trasformare la straziante verità nella voce di una bambina, che si fa grido di dolore di ogni infanzia tradita, di ogni innocenza rubata e massacrata dall’abominio di questa guerra. Per averci costretto a guardare oltre lo schermo, misurando in quel silenzio assordante il vero confine della nostra umanità e intimandoci di agire, perché ogni giorno di silenzio è un giorno in più di sofferenza. Per queste ragioni, la Segnalazione Cinema for UNICEF dell’82esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia va a The voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania.”

The Voice of Hind Rajab

Leonardo van Dijl racconta Julie Keeps Quiet: “La mia Julie è una moderna Amleto”

Presentato in concorso alla Semaine de la Critique, nel contesto del Festival di Cannes, il film Julie Keeps Quiet (qui la recensione) propone il racconto di una ragazza – la Julie del titolo, interpretata da Tessa Van den Broeck – che ha nel tennis la sua principale ragione di vita. Quando però il suo coach viene accusato di alcuni rapporti inappropriati con le sue allieve, venendo pertanto sospeso dal ruolo, a Julie viene chiesto di offrire la sua testimonianza. Lei, però, preferisce chiudersi nel silenzio, cercando di elaborare a suo modo quanto sta accadendo intorno a lei. Regista del film è il belga Leonardo van Dijl, che compie così il suo debutto alla guida di un lungometraggio.

Julie Keeps Quiet propone dunque il punto di vista di chi sceglie di rimanere in silenzio dinanzi a situazioni di violenza o abusi, cercando di approfondirne le motivazioni offrendo così un ritratto sincero e privo di giudizio di tale atteggiamento. Il regista racconta che nel concepire il film: “Ho avuto come una visione. In mezzo ai tanti discorsi su questo tema, una storia come questa non era ancora stata raccontata. Ho dunque  iniziato a concepire il personaggio di Julie e a dialogare con lei per sei anni. Nel realizzare questo film, non mi sono mai chiesto cosa volevo io come regista, ma di cosa lei aveva bisogno come personaggio“.

Per cercare di capirla – continua van Dijl – sono andato a parlare con terapeuti, con avvocati, con persone che nella realtà potrebbero incrociare la propria strada con ragazze come Julie e che potrebbero aiutarle in qualche modo. Ma non ho voluto parlare con ragazze che hanno vissuto esperienze simili, non volevo rubare la storia di nessuno per questo film. Credo che vicissitudini tanto drammatiche e personali non dovrebbero essere la base per un film, perché rivedersi in questo modo può essere piuttosto traumatico“.

Ricercare la poesia in ciò che non è poetico

“La prima scena che ho scritto su carta era il finale. La fine era, in realtà, l’inizio. Questo finale simboleggia un nuovo inizio. Lasciamo che il viaggio di Julie ci ispiri a interrogarci su ciò che possiamo fare per le generazioni future. Facciamo sentire la voce di Julie e la sua storia, perché un mondo migliore per Julie è un mondo migliore per tutti noi. Lavoriamo insieme per far uscire Julie, e noi stessi, da questo labirinto. Insomma, – aggiunge van Dijl – io e la mia co-sceneggiatrice Ruth Becquart volevamo riportare la poesia in qualcosa che in realtà è profondamente poco poetico

La cosiddetta ordinarietà – Julie è a un punto in cui non riesce a trovare dentro di sé la capacità di amare ciò che è, ma concentrandosi sui piccoli dettagli della vita e scoprendo la bellezza nascosta in essi, inizia a riconnettersi con il mondo che la circonda. L’amore che Julie nutre per il suo cane, la recita scolastica a cui partecipa, le sedute dal suo chiropratico. Queste sono state, per noi, la chiave perpermetterle di riconnettersi con se stessa”, spiega Leonardo van Dijl.

Julie Keeps Quiet Tessa Van den Broeck
Tessa Van den Broeck è Julie in Julie Keeps Quiet. Foto di Nicolas Karakatsanis ©

Dal dilemma di Amleto alle ragioni del tennis

Il regista è poi passato a raccontare del modo in cui ha immaginato la protagonista del film, affermando che: “Julie è un po’ una moderna Amleto. L’essere o non essere in questo caso è il parlare o il non parlare. Nella situazione in cui si trova entrambe le scelte implicano una sconfitta e credo che tutti prima o poi ci confrontiamo con un dilemma simile. Nel corso della storia, Julie emerge come un’eroina dei giorni nostri, facendo luce sulle pressioni e le ingiustizie nascoste che stanno plasmando il nostro tempo. Come Antigone, Julie osa dire “no”. In un mondo che la spinge a parlare, lei tace, costringendo il mondo ad ascoltare davvero.

Per lo sport alla base del film, ho scelto il tennis perché lo ritengo una forma di meditazione. – spiega Leonardo van DijlI giocatori devono essere estremamente concentrati e focalizzarsi esclusivamente sulla palla. Anche gli avversari in un certo senso passano in secondo piano, perché la sola cosa che conta è cosa farà quella palla. Normalmente, nei film lo sport è raccontato in modo tossico o con personaggi così ambiziosi che vengono poi puniti per questo. Io invece volevo fare esattamente l’opposto, volevo che il tennis fosse per Julie l’unica cosa che la riconnette con sé stessa e con il mondo.

Leonardo van Dijl rivela cosa Julie può insegnarci

Il regista conclude poi affermando che: “Julie mi ha insegnato che tutti portiamo del silenzio in noi e che in questo mondo ci sono molte più cose che ci uniscono di quelle che ci dividono. Eppure ci perdiamo in questi discorsi, c’è troppa polarizzazione. Dovremmo smetterla di pensare in termini di protagonista e antagonista e pensare più al senso di comunità. Il film vuole però trasmettere anche un senso di speranza. Credo che oggi il mondo sia un luogo molto oscuro e deprimente. Molte cose orribili accadono ogni giorno e quindi in un certo senso abbiamo bisogno più che mai di storie di speranza. Il che è un po’ triste, il fatto che ne abbiamo così bisogno. Ci dice quanto poca ne troviamo nella quotidianità”.

Leonardo Pieraccioni torna sul set

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Iniziano oggi a Forte Village Resort (Cagliari) le riprese di FINALMENTE LA FELICITÀ il nuovo film di Leonardo Pieraccioni, nelle sale a Natale distribuito da Medusa Film.

Leonardo Pieraccioni presenta Se Son Rose, la sua nuova commedia

Se Son Rose, il nuovo film di Leonardo Pieraccioni uscirà nelle sale giovedì 29 novembre, e noi abbiamo incontrato eccezionalmente l’intero cast della pellicola.

Una storia semi-autobiografica, quella di Se Son Rose, che ha portato il regista a tirare un po’ le somme di tutte le sue precedenti storie d’amore, analizzandone le falle e dipingendo ritratti di donne diverse.

“Il film in origine doveva intitolarsi Gli Evitanti – spiega Pieraccioni – e parlare di coloro che cessano di credere alla favola romantica della ricerca dell’amore. Evidenziando invece come l’unico vero amore infinito che esista sia quello per i propri figli, perché è l’unico che dura per tutta la vita”.

“Ho scelto di narrare una storia quasi vera – prosegue il regista toscano – per cercare di alzare il livello di qualità dello spettacolo. Le ex fidanzate che porto sullo schermo sono esistite realmente e ognuna di loro simbolizza i motivi latenti per i quali ci siamo lasciati, ovvero IL motivo, cioè io, le mie colpe. Benedetta (Caterina Murino) rappresenta la noia che rovina il rapporto; Elettra (Gabriella Pession) pone l’accento sui forti contrasti e le litigate che inevitabilmente ledono la storia d’amore; Fioretta (Antonia Truppo) la superficialità che mi ha fatto rovinare i legami; e infine Angelica (Micaela Andreozzi) simbolo del tradimento, un germe che una volta entrato nella coppia non va più via”.

se son rose
©_ANGELO_TRANI

Non solo ex, le altre donne che popolano Se Son Rose rappresentano situazioni ben precise, come la Signora Coscia (Nunzia Schiano) “personificazione delle mie domande e dei miei dubbi, rivolti ad amici come fossero un oracolo di Delfi, per cercare di capire le mie insicurezze” prosegue Leonardo Pieraccioni.

Il regista toscano rivela anche una chicca sui suoi progetti futuri: “Vista la grande alchimia vissuta sul set di Se Son Rose con Vincenzo Salemme (che vediamo in un breve ma incisivo cameo, ndr) ho già espresso il mio desiderio di fare un film insieme. Stavolta magari con un cast tutto al maschile, così da fare da parallelo a questo dove sono le donne a farla da padrone –  prosegue il comico toscano – e sarà la volta buona che abbandonerò finalmente la commedia romantica, visto che ormai l’ho declinata in tutte le soluzioni possibili. Quindi forse parlerò di cinquantenni, uomini che arrivati alla mezza età credono meno al sentimentalismo e guardano più al rapporto con i figli, anche perché quelle sono dinamiche che ora – con la mia figliola di otto anni – comincio a conoscere bene”.

Ma state pure certi, tranquillizza il regista, i suoi prossimi lavori saranno sempre delle commedie.

“È il genere che trovo più variegato. Mi hanno proposto, negli ultimi vent’anni, di trattare altri generi. Ma io non ho la “sindrome del David di Donatello”. Io sono nato cabarettista e tale rimango. Piuttosto il mio lato malinconico ho preferito riversarlo nello scritto, e nei tre libri che ho pubblicato. Nei miei film accenno soltanto al mio lato malinconico, come  nel caso di Se Son Rose, dove emerge nei ricordi della fidanzatina del liceo, quella con cui si “bigiava” a scuola per andare nei giardini di Boboli a baciarsi sulle pachine ghiacce”.

La parola poi passa al nutrito cast femminile, che si ritrova particolarmente coeso e d’accordo nel descrivere con piacere l’esperienza vissuta sul set del film di Pieraccioni. Alcune di loro hanno già lavorato al fianco di Leonardo, come Micaela Andreozzi e Nunzia Schitano.

Caterina Murino in particolare ricorda che era stata scartata per ben due volte per due film precedenti del regista toscano, e che quando finalmente ha deciso di ingaggiarla per questo film “mi ha dato il ruolo di suora laica. A me. E invece si è rivelato perfetto. E mi sono preparata a dovere!”

“Leonardo è quello che avete visto nel film – spiega Elena Cucci, che nel film interpreta Ginora detta Quarantotto – positivo, calmo, e questo suo essere così lo irradia sul set che ne trae automaticamente beneficio e diventa automaticamente armonico”.

Se Son Rose uscirà nei cinema il 29 novembre inaugurando ufficialmente la stagione cinematografica di Natale.

Foto

Leonardo Pieraccioni

Se son rose, la recensione del film

Leonardo DiCaprio: tutti i suoi film in 7 minuti e mezzo

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Leonardo DiCaprio: tutti i suoi film in 7 minuti e mezzo

Every Leonardo DiCaprio Movie. Ever è il video pubblicato su YouTube da Burger Fiction che ripercorre la carriera dell’attore poliedrico in sette minuti e mezzo: dagli esordi con Critters 3 (1991), Voglia di ricominciare (1993) e Buon compleanno Mr. Grape (1993) con il quale ottenne la sua prima nomination agli Oscar a 19 anni, passando per Romeo + Juliet (1996), Titanic (1997), Prova a prendermi (2002), The Departed (2006), The Great Gatsby (2013) e tanti altri, sino al suo ultimo lavoro Revenant – Redivivo per il quale ha vinto un Golden Globe, un BAFTA, un SAG e un Critic’s Choice Award ed è candidato agli Oscar.

Dopo Buon Compleanni Mr. Grape, The Aviator e Blood Diamond, sarà questa la volta buona? Intanto il web si scatena con battute, meme, giochi.

GUARDA ANCHE: Leonardo DiCaprio: Oscar sì o no? Lo decide un simpatico video

Fai vincere l’Oscar a Leonardo DiCaprio con Leo’s Red Carpet Rampage!

L’esito lo scopriremo domani sera. Nell’attesa godetevi il video.

Leonardo DiCaprio: the movie, la carriera di Leo in un video

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leonardo-dicaprioIl blog cinepatico di Mauro Donzelli ha condiviso oggi un interessante video che ripercorre la carriera di Leonardo DiCaprio, che tutti aspettiamo con grande ansia nel suo prossimo impegno con Martin Scorsese, The Wolf of Wall Street.

Il video ripercorre in maniera tematica piuttosto che cronologica la carriera di Leo, dagli inizi di Buon Compleanno Mr. Grape, film per il quale l’allora 19enne Leo ricevette la sua prima nomination agli Academy Awards, fino a The Wolf of Wall Street, passando ovviamente per Titanic e tutte le altre straordinarie interpretazioni dell’attore.

Ecco il video, dal titolo Leo: The Movie, pubblicato dal canale Youtube “Official Comedy“:

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Di seguito una gallery con le foto di Leonardo DiCaprio:

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Leonardo DiCaprio: Oscar sì o no? Lo decide un simpatico video

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Leonardo DiCaprio: Oscar sì o no? Lo decide un simpatico video

Ecco un video davvero divertente realizzato dalla pagina Facebook Collettivo Blue&Berry che mira a prendere in giro, in maniera simpatica e davvero ben aritcolata, l’eterna querelle che circonda Leonardo DiCaprio e il premio Oscar, che probabilemtne quest’anno riuscirà a vincere grazie a Revenant Redivivo.

Ecco il video:

Dopo la tavola rotonda "Hollywood VS Checco Zalone", ad una settimana da La Notte degli Oscar 2016,ci è sembrato giusto…

Pubblicato da Collettivo Blue&Berry su Domenica 21 febbraio 2016

Raccontano gli amici di Leo:
” Non doveva fare Titanic…come si fa ad accettare un ruolo del genere? ” Daniel Day-Lewis
” Era diventato l’idolo di milioni e milioni di ragazzine…ci voleva un miracolo! ” Steven Spielberg
” È ‘nu burdell’! ” Alejandro González Iñárritu
” Ce pensi se lo vinco solo io, l’Oscar? ” Tom Hardy
Solamente Papa Francesco non ha rilasciato dichiarazioni sull’argomento.

“Con le voci di Nick Russo, Fabrizio Colica, Antonio Spagnuolo e con il contributo amoroso di Fanni Wrochna e Martina Querini, tutto orchestrato da Ludovico Di Martino.”

Leonardo DiCaprio: Most Wanted! su Arte Tv

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Leonardo DiCaprio: Most Wanted! su Arte Tv

Il successo planetario a 23 anni grazie al ruolo dell’artista squattrinato Jack Dawson interpretato in Titanic (1997) fu, per sua stessa ammissione, “una secchiata d’acqua gelida” e diede il via a quel delirio collettivo ribattezzato all’epoca “Leomania”. Oggi Leonardo DiCaprio si conferma una tra le stelle più fulgenti, chiacchierate e “ricercate” del firmamento di Hollywood.

Così, mentre il suo volto compare sui tabloid di tutto il mondo che cercano di capire se con Camila Morrone arriverà all’altare, e mentre il pubblico lo aspetta in Don’t Look Up di Adam McKay insieme a Jennifer Lawrence e nei nuovi progetti del suo mentore Martin Scorsese, sulla piattaforma di ARTE.TV in italiano, in streaming gratuito e sottotitolato in italiano, arriva il nuovo documentario “Leonardo DiCaprio: Most Wanted!.

Con la regia di Henrike Sandner (Germania, 2020) e coprodotto da ARTE e Broadview TV, il documentario ripercorre la carriera di un giovane attore diventato non soltanto un mostro sacro della settima arte ma anche un cittadino impegnato nella lotta contro i cambiamenti climatici.

Attraverso estratti di film, filmati e interviste d’archivio, approfondimenti con critici cinematografici e giornalisti come Katja Nicodemus, Tim Cogshell e Brigitte Steinmetz e registi che lo hanno diretto come Michael Caton-Jones e Agnieszka Holland, Henrike Sandner dipinge un vero e proprio ritratto di Leonardo DiCaprio, a partire dai suoi esordi.

Incoraggiato dai suoi genitori, Leonardo DiCaprio è apparso in giovane età in diverse serie americane e, poco più che ventenne, già affiancava Robert De Niro sul set di This Boy’s Life, diretto da Michael Caton-Jones. Il ruolo secondario accanto a Johnny Depp in What’s eating Gilbert Grape gli è valso immediatamente la sua prima nomination agli Oscar. 

Ma il successo mondiale arriva sulla prua del Titanic, film cult di James Cameron, con cui a 23 anni Leo acquisisce lo status di superstar: addirittura, i parrucchieri in Afghanistan offrono ai clienti l’acconciatura ispirata a quella del protagonista Jack Dawson.

Ma DiCaprio non vuole essere solo una meteora, vuole affermarsi e mostrare il suo talento: per questo ricerca ruoli più maturi e registi classici, sta lontano dai vizi in cui tutti si aspettano che cada un artista così giovane e di successo e proprio in quest’ottica vieta la circolazione di Don’s plum, un cortometraggio in bianco e nero in cui compare anche Tobey Maguire, girato nel 1995 e ambientato in un sudicio diner della periferia di Los Angeles.

Arriva così all’incontro e al sodalizio con i suoi maestri, Martin Scorsese in primis, di cui diventa l’attore preferito negli anni 2000: per lui interpreta l’irlandese Amsterdam Vallon (Gangs of New York), l’imprenditore e aviatore Howard Hughes (Aviator), lo spregiudicato broker Jordan Belfort (The Wolf of Wall Street). Si getta a capofitto nelle scene, con tempismo e controllo, abilità e tecniche impeccabili, e conquista i più grandi registi, da Steven Spielberg a Quentin Tarantino, passando per Christopher Nolan. Nel 2016, il suo lavoro viene finalmente premiato con l’Oscar al miglior attore protagonista per The Revenant di Alejandro González Iñárritu, in cui viene messo al centro il complesso rapporto tra uomo e natura. 

Un tema che a DiCaprio è decisamente caro: dal 1998, anno in cui fonda la Leonardo DiCaprio Foundation, la superstar si impegna infatti in difesa dell’ambiente, scendendo in piazza per protestare per la politica climatica devastante degli Stati Uniti, cercando alleati forti per la tutela del clima, producendo documentari a proposito della salvaguardia dell’ambiente. Nel 2014 è diventato ambasciatore ONU e più recentemente si è rivolto al nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, con una lettera, firmata anche da Mark Ruffalo e Natalie Portman, in cui pone al centro dell’attenzione il problema ambientale.

Dal documentario di Sandner emerge così un Leonardo DiCaprio che sa farsi “medium” e lasciar entrare lo spirito dei suoi personaggi. Solo loro, però: il Leo privato è come un territorio inesplorato, inaccessibile. Star del cinema da oltre 35 anni, DiCaprio preferisce far parlare di sé per i suoi ruoli e per il suo impegno ambientale. Puntando all’immortalità.

Leonardo DiCaprio: le 10 migliori performance

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Leonardo DiCaprio: le 10 migliori performance

Leonardo DiCaprio è universalmente riconosciuto come uno dei migliori interpreti del cinema contemporaneo, nonché l’attore che più di tutti ha mancato troppo volte un Oscar come miglior protagonista. Ebbene, oggi proviamo a riassumere in 10 posizioni la sua brillante carriera.

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Leonardo DiCaprio: intervista al protagonista de Il Grande Gatsby

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Leggi l’intervista a Leonardo DiCaprio, protagoniste del film Il Grande Gatsby, adattamento dell’omonimo romanzo che aprirà il Festival di Cannes 2013 il 15 Maggio 2013, il testo integrale sarà su Best Movie di maggio: «Il mio Gatsby? Folle, sognatore… e più vicino agli spettatori, grazie a un 3D voyeuristico»

Dietro le quinte dell’adattamento firmato da Baz Luhrmann del grande romanzo di F. Scott Fitzgerald Il Grande Gatsby, che vede protagonisti oltre a Leonardo DiCaprio anche Tobey Maguire e Carey Mulligan.

Ecco un estratto dell’intervista a DiCaprio, pubblicata su Best Movie di maggio, all’interno della cover story dedicata a Il grande Gatsby:

Come hai reagito quando Baz Luhrmann te l’ha proposto?
«Conosco Baz da quando mi chiese di reinventare insieme a lui Romeo e Giulietta di Shakespeare. Lo ammiro per la sua capacità di sognare in grande. Un entusiasmo che ti travolge e sa aprirti gli occhi in modo nuovo su capolavori letterari iconici come questi. Nonostante sia attuale e apprezzato ancor oggi a livello mondiale, non è facile affrontare il più grande romanzo americano, proprio perché profondamente intessuto di America: di quell’America “embrionale” che poi si sarebbe trasformata in superpotenza. È uno di quei libri che apre a nuove interpretazioni ogni volta che lo si (ri)legge: chi è Gatsby? Un sognatore senza speranza, un romantico o un folle?».

Leonardo DiCaprio cosa risponde? Chi è Gatsby?
«Mi ricordo che alle superiori, oltre a leggere il libro, ci fecero anche vedere il film con Redford e allora non mi coinvolse. Mi sentivo distante da quel mondo di cui non avevo mai sentito parlare e c’erano parecchi elementi che non avevo capito. Poi un giorno Baz mi lasciò sul tavolo una vecchia copia de Il grande Gatsby, dicendomi: «Ho ottenuto i diritti per la trasposizione cinematografica, la voglio fare con te». Quando l’ho riletto, ho avuto una specie di epifania, anche se riconosco che ci sono infiniti modi di interpretarlo. Ed è questo che mi ha guidato».

Nick è l’unico che riesce a vedere Gatsby in maniera diversa. Perché?
«Nick è il suo unico vero amico. L’unico che capisce che tutto quello che Gatsby fa, lo fa per amore e per il bisogno di essere accettato. Credo anche che Nick subisca il fascino del Gatsby eterno sognatore».

INOLTRE, SUL NUOVO NUMERO DI BEST MOVIE

Controcover: tutti i segreti della terza avventura (alcolica) del trio più pazzo del mondo, riunito in Una notte da leoni 3, e l’intervista al protagonista dell’ultimo episodio Zach Galifianakis; Approfondimenti: la 66esima edizione del Festival, in una ricca anticipazione. Tante – e per tutti i gusti –, infine, le preview del numero: dal nuovo Superman de L’Uomo d’acciaio a Captain America: Winter Soldier, da The Rover con Robert PattinsonDon Jon, esordio alla regia di Joseph Gordon-Levitt con protagonista Scarlett Johansson.

Best Movie di maggio 2013 è in edicola dal 26 aprile.

Il Grande Gatsby, il film

Il Grande Gatsby è diretto da Baz Luhrmann e vede nel cast Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire e Carey Mulligan e che vedremo in apertura al Festival di Cannes 2013.

Il Grande Gatsby uscirà il prossimo 16 maggio al cinema. Tutte le info sul film le trovate nella nostra scheda: Il Grande Gatsby. Il sito ufficiale del film qui.

Il film racconta la storia di un aspirante scrittore, Nick Carraway che lasciato il Midwest Americano, arriva a New York nella primavera del 1922, un’epoca in cui regna la dubbia moralità, la musica jazz e la delinquenza. In cerca del suo personale Sogno Americano, Nick si ritrova vicino di casa di un misterioso milionario a cui piace organizzare feste, Jay Gatsby, ed a sua cugina Daisy che vive sulla sponda opposta della baia con il suo amorevole nonché nobile marito, Tom Buchanan. E’ allora che Nick viene catapultato nell’accattivante mondo dei super-ricchi, le loro illusioni, amori ed inganni. Nick è quindi testimone, dentro e fuori del suo mondo, di racconti di amori impossibili, sogni incorruttibili e tragedie ad alto tasso di drammaticità.

Leonardo DiCaprio: il matrimonio, le donne, la fama

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Leonardo DiCaprio sarà trai protagonisti della season awards con la sua intensa interpretazione in Revenant – Redivivo e di conseguenza è anche una delle star più ricercate dai magazine di tutto il mondo. Durante un’intervista con Parade Magazine, l’attore ha condiviso il suo pensiero sul matrimonio, sulle donne e sulla fama, il “prezzo” da pagare per il suo magnifico lavoro.

Sul matrimonio: “Quando arriva arriva. La verità è che non puoi predire il matrimonio, non lo puoi pianificare. Accadrà quando accadrà”.

Sulle donne che ricoprono un ruolo così piccolo nel film: “Il film rappresenta una cultura selvaggia e crudele. Le donne sono sempre state le più vessate nel corso della storia, più delle persecuzioni razziali o religiose”.

Sul “prezzo” della fama e sulla possibilità di lasciare la recitazione: “La fama per la fama? No. Ma se avessi voluto lasciare la recitazione l’avrei già fatto da tempo. Amo fare film, mi sento fortunato a farli e vale assolutamente il sacrificio di parte della tua vita privata. Non penso che nessuna delle persone famose si abitui davvero alla fama, è sempre una cosa surreale. Alla fine, ci sono persone che sacrificano molto di più per fare il loro lavoro, tipo i militari. Non voglio lamentarmi per la difficoltà dell’essere famosi, perché ho avuto la possibilità di fermarmi prima se l’avessi voluto”.

Leonardo DiCaprio: i fan gli costruiscono un Oscar, lui ringrazia su Instagram

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leonardo dicaprioPrima ancora che l’Academy decidesse di consacrare con un Oscar la carriera di Leonardo DiCaprio, un gruppo di fan russi aveva annunciato di volerne costruire uno da consegnare all’attore in risarcimento a tutte le “vittorie mancate”.

Nonostante poi l’attore abbia vinto il premio per Revenant Redivivo, i devoti fan di Leo hanno mantenuto la loro promessa e il The Washington Post ha rivelato che la statuetta è stata effettivamente consegnata a DiCaprio. Si tratta di un’imitazione dell’Oscar in oro e argento, che, al posto di impugnare una spada, tiene in mano un calice a tre piedi, il Choron, che simboleggia la pace.

Leonardo DiCaprio ha ringraziato sul suo profilo Instagram i fan russi. Ecco lo scatto pubblicato dall’attore:

Grazie alle persone della Jacuzia per questo straordinario dono, specialmente a tutte le donne che si sono riunite e hanno donato i loro preziosi da utilizzare come materiale per realizzare la statua. Come hanno scritto nella loro lettera, la Jacuzia è il luogo abitato più freddo non solo in Russia ma su tutta la Terra, e la regione è estremamente vulnerabile ai cambiamenti climatici. L’aumento delle temperature è una minaccia per la popolazione, il suo stile di vita e l’habitat naturale.