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Miracolo a Le Havre: recensione del film di Aki Kaurismäki

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Miracolo a Le Havre: recensione del film di Aki Kaurismäki

In Miracolo a Le Havre Marcel Marx un tempo era uno scrittore, ma ha abbandonato da anni la vita artistica per dedicarsi a una più modesta attività, quella di lustrascarpe nella città portuale di Le Havre; Idrissa è un giovanissimo ragazzino africano, sbarcato per caso in Normandia dentro un container diretto a Londra, dove vive sua mamma. L’incontro fortuito tra questi due sradicati e l’aiuto spontaneo che Marcel offre a Idrissa è solo la prima scintilla che spinge tutta la comunità a darsi da fare per mostrare un po’ di solidarietà, mentre le autorità lo cercano come fosse un soggetto pericoloso.

È di pochi saper trattare temi alti con sincerità e al tempo stesso leggerezza, e in questo sta la grandezza di Kaurismaki: nel riflettere sull’Europa senza frontiere e sull’immigrazione clandestina, sull’identità e sulla solidarietà sociale, rinuncia da subito ai toni predicatori e conferisce a Miracolo a Le Havre la giocosità di un fumetto. A questo fanno pensare sia il suo stile di regia, fatto di immagini quasi sempre fisse ma con colori così netti e vividi, sia la caratterizzazione dei personaggi, sempre fortemente tipizzati: il lustrascarpe vietnamita, il rocker Little Bob, il vicino spione, l’esilarante Commissario Monet che mantiene il suo volto impassibile anche girando per Le Havre con un ananas in mano. Il regista finlandese è aiutato in questo da un cast straordinario, con molti habitué dei suoi film, dei quali asseconda minuziosamente ogni gesto e mimica facciale.

Oltre alla levità di cui si è detto c’è un messaggio ottimista di fondo che, se ai più cinici può apparire forzato nella realtà attuale dell’Unione Europea, è in realtà sintomo di un umanesimo incrollabile: così come Marcel ha scelto di fare il lustrascarpe per vivere in mezzo alla gente (seguendo “i precetti del discorso della montagna” secondo le sue stesse parole), Kaurismaki racconta il quotidiano in modo essenziale e mai artificioso, ama tutti i suoi personaggi indistintamente perché vuole mostrarci come i gesti individuali abbiano un valore assai più incalcolabile della cecità dei sistemi e delle autorità costituite. Se la polizia di Le Havre non sa far altro che accogliere a mitra spianati dei poveracci che muoiono di fame, Marcel è lì a ribadirci che forse la scelta migliore è farlo con un panino al formaggio.

Miracles dei Coldplay nella colonna sonora di Unbroken

Ci sarà anche il nuovo brano dei Coldplay “Miracles” nella colonna sonora dell’atteso nuovo film da regista di Angelina Jolie, Unbroken, dramma epico che racconta l’incredibile storia dell’atleta olimpionico ed eroe di guerra, Louis “Louie” Zamperini (Jack O’Connell):

Le foto del film [nggallery id=321]

UnbrokenIl Premio Oscar Angelina Jolie dirige e produce Unbroken, un dramma epico che racconta l’incredibile storia dell’atleta olimpionico ed eroe di guerra, Louis “Louie” Zamperini (Jack O’Connell), che insieme ad altri due membri dell’equipaggio, è riuscito a sopravvivere su una zattera per 47 giorni, in seguito ad un disastroso incidente aereo durante la Seconda Guerra Mondiale, per poi essere catturato dalla Marina giapponese e spedito in un campo di prigionia.

La regista Jolie ha iniziato mercoledì 16 ottobre a girare alcune delle scene più drammatiche e complicate, in alto mare a Moreton Bay in Australia, che vede Zamperini (O’Connell) ed i suoi compagni aviatori -Phil (Domhnall Gleeson) e Mac (Finn Wittrock)- incredibilmente sopravvissuti, alla deriva nel mezzo del Pacifico per diverse settimane.

Lavorando con le telecamere installate su un impianto galleggiante in acque agitate, sfidando le intemperie, con gli attori messi a dieta per mesi (per avere un aspetto deperito così come richiesto dai personaggi interpretati), la Jolie ha completato con successo la prima giornata di riprese, in luogo che promette essere pieno di sfide ed altamente impegnativo.

Tratto dal famosissimo libro di Laura Hillenbrand (la stessa autrice di “Seabiscuit: An American Legend”), Unbroken porta sul grande schermo l’incredibile e suggestiva storia vera di Zamperini, e della sua forza d’animo.

Protagonisti al fianco di O’Connell, Gleeson e Wittrock, appaiono Garrett Hedlund e John Magaro nelle vesti dei compagni prigionieri di guerra, che vivono un cameratismo inaspettato durante il loro internamento; Alex Russell interpreta il fratello di Zamperini, Pete, mentre recita per la prima volta in lingua inglese in un lungometraggio, l’attore giapponese Miyavi nei panni della crudele guardia del campo, nota a tutti come “The Bird”.

Il film è prodotto dalla stessa Jolie, insieme a Matthew Baer (di “Colpevole d’Omicidio” – City by the Sea), Erwin Stoff (di “Ultimatum alla Terra” – The Day the Earth Stood Still), e Clayton Townsend (di “Questi Sono i 40” – This Is 40). A guidare lo staff di esperti che lavorano dietro le quinte, è il Direttore della Fotografia plurinominato agli Oscar® (ben 10 volte), Roger Deakins (Skyfall).

 I Premi Oscar® Joel ed Ethan Coen (“Non è un Paese per Vecchi” – No Country for Old Men) hanno riscritto la sceneggiatura delle versioni precedenti di William Nicholson (Les Misérables) e Richard LaGravenese (Behind the Candelabra della HBO).

 

Mirabile Visione: Inferno, al cinema solo il 25 marzo per il Dantedì

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Il Dantedì è una Giornata Nazionale dedicata a Dante Alighieri, e cade il 25 marzo di ogni anno: la data corrisponde al giorno dell’anno 1300 in cui, secondo la tradizione, Dante si perde nella “selva oscura”, iniziando il viaggio della Divina Commedia.

Per questa importante ricorrenza, il docufilm Mirabile Visione: Inferno sarà riproposto al cinema in tutta Italia nella giornata di lunedì 25 marzo 2024, come evento speciale in 300 sale distribuite in tutta italia la sera per il pubblico, la mattina per le scuole.

Prodotto da Starway Multimedia e diretto da Matteo Gagliardi, Mirabile Visione: Inferno  è una rilettura straordinariamente atttuale e visionaria della Commedia di Dante Alighieri con le illustrazioni ottocentesche del pittore parmense Francesco Scaramuzza.

Accompagnati nella discesa agli inferi dalla professoressa Argenti (Benedetta Buccellato) e dalle parole di Padre Guglielmo (Luigi Diberti), ogni cerchio dell’Inferno è riadattato alla società odierna, illustrando con toccante drammaticità i grandi mali della nostra epoca, ma consegnando al contempo un messaggio di speranza. Mirabile Visione: Inferno è il primo capitolo di una trilogia, una per cantica, dedicata al Sommo Poeta e alla Divina Commedia. Il film, inserito nel catalogo AGIS SCUOLA ER, ha ricevuto i patrocini del Ministero della Cultura, della Società Dante Alighieri ed i Save the Planet, è stato programmato in circa 200 sale cinematografiche ed è già richiestissimo dalle scuole di tutta Italia, con quasi 11.000 alunni in circa 70 matinées già effettuate nel 2023. Le scuole potranno prenotarsi anche anticipatamente e successivamente  al 25 marzo (fino al termine dell’attuale anno scolastico) presso i cinema più facili da raggiungere, anche in quelli che non programmeranno il film per la sera del Dantedì.

Mira Sorvino contro gli Oscar per aver escluso il padre Paul Sorvino: “Sconcertante oltre ogni immaginazione”

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Mira Sorvino si è scagliata contro l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences dopo che suo padre, Paul Sorvino, è stato escluso dal montaggio di In Memoriam durante la trasmissione televisiva degli Oscar del 2023. Mira, lei stessa vincitrice dell’Oscar per “Mighty Aphrodite”, ha definito “sconcertante oltre ogni immaginazione” che il padre Paul non sia stato ricordato durante il segmento in diretta. È sconcertante oltre ogni immaginazione che il mio amato padre e molti altri fantastici attori defunti siano stati esclusi“, ha scritto Mira su Twitter il giorno dopo la cerimonia del 2023. “Gli Oscar si sono dimenticati di Paul Sorvino, ma il resto di noi non lo farà mai!!

Altre notevoli omissioni dalla trasmissione sono state quelle di Anne Heche e Charlbi Dean, una delle star del candidato al miglior film “Triangle of Sadness“. L’omaggio In Memoriam durante la cerimonia televisiva si è concluso con un codice QR che ha portato gli spettatori al sito web degli Oscar, che includeva un elenco di nomi più lungo di quanto mostrato nella trasmissione. Paul Sorvino, Heche e Dean sono stati tutti inclusi nel sito web dopo essere stati esclusi dal segmento televisivo.

Paul non era l’unica anima meritevole esclusa, e un codice QR non è accettabile“, ha detto la vedova di Paul Sorvino, Dee Dee, nella sua dichiarazione alla rivista People. “L’Academy deve scusarsi, ammettere l’errore e fare di meglio. Paul Sorvino merita di meglio, il pubblico merita di meglio. L’Academy è così stanca da dimenticare le persone che sono amate, che hanno dato il loro cuore a questo settore? Vergogna Academy se questo non viene corretto“, ha continuato Dee Dee. “Gli errori si fanno, questo è stato grosso. Per favore, fai qualcosa per sistemare le cose.

L’Academy ha rilasciato la seguente risposta a tutti i contraccolpi sulle omissioni del montaggio In Memoriam: “L’Academy riceve centinaia di richieste per includere persone care e colleghi del settore nel segmento degli Oscar In Memoriam. Un comitato esecutivo che rappresenta ogni filiale considera l’elenco ed effettua le selezioni per la trasmissione televisiva in base al tempo disponibile limitato. Tutti gli invii sono inclusi su A.frame e rimarranno sul sito per tutto l’anno.”

Paul Sorvino è morto per cause naturali lo scorso luglio all’età di 85 anni. Era forse meglio conosciuto per il suo ruolo di sergente. Frank Cerreta in “Law & Order” della NBC, nei panni del mafioso Pail Cicero nell’amato film di gangster di Martin ScorseseQuei bravi ragazzi” e di Kissinger in “Nixon” di Oliver Stone.

MIPCOM 2022: pioggia di star al party di Fremantle

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MIPCOM 2022: pioggia di star al party di Fremantle

Una sfilza delle più grandi star internazionali dei drammi, documentari e spettacoli di intrattenimento più importanti di Fremantle è arrivata sul tappeto rosso al party esclusivo di Fremantle al MIPCOM 2022 questa sera. L’icona della moda globale Cara Delevingne – produttrice e conduttrice della prossima serie di documentari Planet Sex – si è unita a Brian Cox, Melissa George, Edurne Garcia Almago, Raoul Bova, Antonella Clerici, Marianne James, Eric Antoine, Jarry e Cyril Chauquet.

Il 2022 è stato un anno incredibilmente positivo per il produttore e distributore globale e per celebrare Fremantle ha ospitato un evento esclusivo con A-listers, creativi, acquirenti e dirigenti senior di tutta l’azienda. La 38a edizione del MIPCOM si svolgerà a Cannes fino a giovedì 20 maggio.

Fremantle è una delle società leader a livello mondiale nell’ideazione, produzione e distribuzione di programmi di intrattenimento, serie tv, film e documentari che opera in 26 territori. Con una offerta che spazia dai più famosi format di intrattenimento (Too Hot To Handle, Family Feud, Game of Talents, Got Talent, X Factor) alle serie tv più amate a livello internazionale (L’Amica Geniale, The Young Pope, Mosquito Coast, The Investigation), fino agli imperdibili film e documentari pluripremiati e acclamati dalla critica (il film del regista candidato agli Oscar ® E’ stata la mano di Dio, Arctic Drift, Veleno), Fremantle trasforma contenuti locali in successi globali.  Fremantle è anche leader a livello internazionale nel digital e branded entertainment, con più di 480 milioni di follower distribuiti su 1.600 canali social e oltre 40 miliardi di visualizzazioni all’anno sulle varie piattaforme. Fremantle fa parte del gruppo internazionale RTL Group, a sua volta divisione del colosso editoriale Bertelsmann.

MIOCINEMA: rassegna “Film dal Nord Europa”

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MIOCINEMA: rassegna “Film dal Nord Europa”

Arriva su Miocinema una rassegna dedicata al cinema del Nord Europa. Una cinematografia, quella dei paesi nordici (Svezia, Finlandia, Danimarca, Islanda, Norvegia) che è riuscita a ritagliarsi un ruolo di rilievo nel panorama cinematografico mondiale. Film spesso presentati e premiati nei più importanti festival internazionali, alcuni entrati nell’immaginario collettivo.

Registi come Lars von Trier e Thomas Vinterberg, come Roy Andersson (premiato con il Leone d’oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia) o Susanne Bier (di cui vengono proposti tre titoli inediti in Italia) sono solo la punta di diamante di una generazione di autori che si è fatta spesso conoscere per i suoi toni aspri e un’analisi pungente delle disfunzioni sociali ed esistenziali, ma anche capace di esprimere un’ironia sottile come poco spesso accade. Un cinema inconsueto e con una cifra ben precisa, cui Miocinema è felice di rendere omaggio.

Di seguito i titoli che entrano nella programmazione di Miocinema:

Dal 3 agosto: 

Family Matters di Susanne Bier (1993)

Credo di Susanne Bier (1997)

Once in a lifetime di Susanne Bier (2000)

 

Dall’8 agosto: 

Il pranzo di Babette di Gabriel Axel (1987)

Gli Innocenti di Per Fly (2005)

Il Grande capo di Lars von Trier (2006)

You, the living – Gioisci dunque, o vivente! di Roy Andersson (2006)

Una soluzione razionale di Jörgen Bergmark (2009)

Uomini che odiano le donne di Niels Arden Oplev (2009)

La ragazza che giocava col fuoco di Daniel Alfredson (2009)

La regina dei castelli di carta di Daniel Alfredson (2010) 

Beyond di Pernilla August (2010)

Melancholia di Lars von Trier (2011)

Il sospetto di Thomas Vinterberg (2012)

Forza maggiore di Ruben Östlund (2014)

In ordine di sparizione di Hans Petter Moland (2014)

Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza di Roy Andersson (2014)

La comune di Thomas Vinterberg (2016)

Segreti di famiglia di Joachim Trier (2016)

L’albero del vicino – Under the tree di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson (2017)

Cosa dirà la gente di Iram Haq (2017)

Borg McEnroe di Janus Metz Pedersen (2017)

Border – Creature di confine di Ali Abbasi (2018)

La donna elettrica di Benedikt Erlinsson (2018)

MioCinema: la rassegna sui documentaristi si apre con Il corpo della sposa

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Dopo il grande successo al Festival di Berlino nel 2019 e dopo essere stato presentato in anteprima nazionale allo scorso Bif&st Bari International Film Festival, l’emozionante film Il corpo della sposa arriva su MioCinema.

Come di consueto, la presentazione potrà essere seguita sul sito e sulla pagina Facebook di Miocinema, senza alcun bisogno di registrazione. A seguire, il film sarà disponibile sulla piattaforma a pagamento.

Attraverso la storia di una donna che arriva persino a mettere a rischio la propria salute per soddisfare un canone estetico imposto da altri, Il corpo della sposa, vuole raccontare la complessità del rapporto tra le donne e i loro corpi su una scala molto più ampia. Fino a che punto i modelli sociali, spesso costruiti per soddisfare i desideri maschili, influenzano e condizionano le donne nel mondo? La Mauritania nel film funziona come un “altrove”, in opposizione al mondo da cui provengo e vivo, e tuttavia, nella sua paradossale inversione di una serie di rapporti, si trasforma in uno specchio che mostra il modo distorto in cui il corpo delle donne viene sempre percepito.

Michela Occhipinti

SINOSSI de Il corpo della sposa

Ambientato in un’inedita Mauritania, Il corpo della sposa – Flesh out racconta la storia di Verida (l’esordiente Verida Beitta Ahmed Deiche), una ragazza moderna che lavora in un salone di bellezza, frequenta i social network, si diverte con le amiche. Quando la famiglia sceglie per lei un futuro sposo, Verida – come molte sue coetanee – si vede costretta a prendere peso affrontando il “gavage”, per raggiungere l’ideale di bellezza e lo status sociale che la tradizione del suo Paese le impone. Mentre il matrimonio si avvicina a grandi passi, pasto dopo pasto, Verida mette in discussione tutto ciò che ha sempre dato per scontato: i suoi cari, il suo modo di vivere e – non ultimo – il suo stesso corpo.

MioCinema: la rassegna speciale per i giorni di festa

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MioCinema: la rassegna speciale per i giorni di festa

Arriva oggi su MioCinema una rassegna speciale pensata appositamente per i giorni di festa. Una selezione di commedie di qualità, dirette da grandi registi, è il regalo che MioCinema ha pensato di fare al suo pubblico.

Lo spirito del Natale, in un anno particolare e difficile come quello che stiamo vivendo, non deve venir meno ed è con questo intento che sono stati selezionati dei titoli che trasmettano grandi emozioni regalando spensieratezza, risate e commozione.

Il Natale è anche il periodo del Cinema, attendiamo di ritrovarci nelle sale cinematografiche vedendo e rivedendo splendidi film firmati da registi come Wes Anderson, Steven Soderbergh, Ang Lee, Stephen Frears e tanti altri.

Buona visione e Merry Cinema a tutti!

I titoli della rassegna:

Juliet Naked – Tutta un’altra musica di Jesse Peretz (2018)

La truffa dei Logan di Steven Soderbergh (2017)

Florence di Stephen Frears (2016)

Sing Street di John Carney (2016)

È arrivata mia figlia di Anna Muylaert (2015)

Gigolò per caso di John Turturro (2013)

Moonrise Kingdom di Wes Anderson (2012)

Racconto di Natale di Arnaud Desplechin (2008)

Il mio miglior amico di Patrice Leconte (2006)

Banchetto di nozze di Ang Lee (1993)

Mio padre è un sicario, la spiegazione del finale

Mio padre è un sicario, la spiegazione del finale

Mio padre è un sicario (The Retirement Plan), diretto da Tim Brown, è un film d’azione e poliziesco uscito nel 2023. Il cast stellare include Nicolas Cage, Ashley Greene, Ron Perlman, Jackie Earle Harly, Ernie Hudson, Joel David Moore, Lynn Whitefield, Grace Byers e altri ancora. La trama del film ruota attorno a Matt (Nicholas Cage), che viene suo malgrado risucchiato in una vita che aveva lasciato alle spalle molti anni prima per proteggere sua figlia e sua nipote. La figlia di Matt, Ashley, possiede un hard disk di importanza cruciale, che la rende il bersaglio del più temibile boss della droga di Miami. Matt e Ashley si ritrovano coinvolti in una situazione ad alto rischio man mano che la storia si svolge.

Trame del film Mio padre è un sicario 

Il film inizia con una scena intensa e avvincente, in cui vediamo Jimmy (Jordan Johnson-Hinds) e Mitch ferito che spingono con urgenza verso il loro veicolo di fuga. Ashley (Ashley Greene), la moglie di Jimmy, è al volante e esorta Jimmy a portare Mitch in ospedale per ricevere aiuto. Mitch soccombe alle ferite, gettando tragicamente Ashley in un vortice di emozioni terrificanti. Jimmy, cercando di mantenere la calma, ordina ad Ashley di guidare fino al molo. Una volta lì, le dice di salire sulla barca di Mitch mentre lui si allontana per fare una telefonata veloce. Durante la telefonata, Jimmy informa la persona all’altro capo del telefono che il lavoro è stato completato e che ha il disco rigido. Mitch chiede anche protezione per sé e per sua moglie. La suspense aumenta quando si scopre che Mitch ha rubato un disco rigido a Donnie.

Il giorno seguente, Donnie (Jackie Earle Haley) prende il comando e ordina alla sua squadra di rintracciare Jimmy. Nel frattempo, seguendo il consiglio di Jimmy, Ashely manda la loro figlia, Sarah (Thalia Campbell), da suo padre, Matt Robbins (Nicholas Cage). Matt è un vecchio scontroso che ama affogare i suoi dispiaceri nel whisky e nelle avventure sulla spiaggia, svegliandosi spesso un po’ spettinato. Sarah incontra Matt e gli rivela di essere sua nipote.

Tornato a Miami, Donnie interroga Ashley e Jimmy sulla posizione dell’hard disk. Ma Ashley e Jimmy rimangono in silenzio, rifiutandosi di condividere qualsiasi informazione. La rete di intelligence di Donnie entra in azione e scopre che Sarah si trova alle Isole Cayman. Senza perdere un secondo, Donnie manda General e Bobo in missione per recuperare Sarah. Aggiungendo un colpo di scena, incarica Bobo di trovare l’hard disk e di occuparsi di Ashley e Sarah una volta recuperato.

Qual era il vero lavoro di Matt?

Mio padre è un sicario (The Retirement Plan)

Ashley atterra alle Isole Cayman con Bobo (Ron Perlman) e General (Ronnie James Hughes), tutti pronti a recuperare l’hard disk. Tuttavia, la fortuna non sembra essere dalla sua parte: Matt e Sarah sono introvabili. Il rapporto teso tra Matt e Ashley viene alla luce. Nel corso degli anni hanno perso i contatti e la dedizione di Matt al suo lavoro per conto del governo ha lasciato poco spazio a un legame padre-figlia di qualità. Infatti, Ashley era arrivata al punto di dire a Sarah che suo nonno non era più vivo, dimostrando quanto fosse profondo il divario tra loro. Questa mancanza di legame e di sostegno emotivo ha portato Ashley a tagliare i ponti e a trasferirsi a Miami, alla ricerca di un nuovo inizio.

D’altra parte, dopo il pensionamento anticipato, Matt ha cercato conforto nella tranquillità delle Isole Cayman. Matt torna a casa sua e si trova di fronte General, che gli chiede dove sia l’hard disk. Confuso, Matt nega di sapere nulla dell’hard disk, aumentando la frustrazione di General. La situazione degenera rapidamente e General punta la pistola contro Ashley. Tuttavia, cogliendo l’occasione, Matt elimina rapidamente General, salvando sua figlia. Successivamente, Bobo attacca Matt, ingaggiando una feroce lotta. Per fortuna, Ashley raccoglie la pistola caduta al Generale e scatena una raffica di proiettili, costringendo Bobo a fuggire con il furgone di Matt. Con loro grande sorpresa, Sarah si nasconde nel furgone e Bobo si rende conto di avere ancora un asso nella manica.

Il Generale aveva gravemente sottovalutato Matt, ritenendolo nient’altro che un vecchio ubriacone scontroso. Non sapeva che Matt era un assassino in pensione ma ancora molto abile, con un curriculum impressionante. Matt non era un normale appaltatore del governo, era un killer esperto con centinaia di omicidi riusciti alle spalle. Il suo errore di valutazione gli costa caro, causandogli la morte. Matt contatta il suo vecchio amico Drisdale (Lynn Whitfield), un contatto dei suoi giorni al servizio del governo federale.

Sa che in una situazione come questa ha bisogno di tutte le informazioni disponibili su Donnie e i suoi uomini. I ricordi della loro storia comune cominciano a riaffiorare. Scopriamo che Drisdale era il responsabile di Matt durante il periodo in cui lavorava in missioni segrete in tutto il mondo. Nel frattempo, Donnie non ha intenzione di arrendersi. Manda altri suoi uomini spietati, determinati a eliminare sia Ashley che Matt e a recuperare il prezioso hard disk.

I sicari rintracciano i due nella loro camera d’albergo, minacciando di fare del male a Sarah. Ma prima che possano dire altro, Matt li elimina tutti. Allo stesso tempo, Ashley fatica a elaborare il fatto che suo padre, un uomo di 65 anni, abbia appena eliminato due volte diversi sicari senza alcuno sforzo.

Ashley finalmente scopre la verità sul vero lavoro di suo padre. Matt non ha mai avuto un normale lavoro dalle 9 alle 17. Al contrario, ha viaggiato in tutto il mondo eliminando le minacce al governo. Nel frattempo, Donnie diventa sempre più agitato dopo aver scoperto che Matt continua a uccidere gli uomini che lui manda alle Isole Cayman per recuperare il disco.

Il finale del film Mio padre è un sicario spiegato:

Matt è riuscito a salvare Ashley e Sarah?

Matt fa visita al suo vecchio amico e confidente nel gioco d’azzardo, Joseph (Ernie Hudson), chiedendogli aiuto per criptare l’hard disk. La tensione palpabile nei loro sguardi suggerisce che il contenuto del disco sia incredibilmente prezioso e estremamente pericoloso. Alla ricerca di risposte, Matt contatta nuovamente Drysdale e la risposta che riceve dipinge un ritratto agghiacciante di Donnie Iger. Donnie non è solo un altro criminale, ma un personaggio di spicco nel mondo del crimine organizzato.

La sua influenza si estende come tentacoli oscuri in vari ambiti illeciti, dal riciclaggio di denaro sporco ai rapimenti, agli omicidi, al traffico di droga e alla tratta di esseri umani. Tuttavia, Donnie Iger non è che un ingranaggio di una macchina molto più grande e sinistra. La vera burattinaia dietro questa rete di criminalità è Hector Garcia (Grace Byer), una donna famigerata e spietata che non si fida di nessuno.

La sua diffidenza si estende anche a coloro che fanno parte della sua cerchia ristretta, soprattutto quando si tratta di questioni di denaro. Una volta ha affogato il marito del suo commercialista, tutto per un furto di soli 16.000 dollari. Voleva mandare un messaggio a tutti coloro che osavano attraversare la sua strada: Hector Garcia non era da sottovalutare o da prendere alla leggera. Donnie e la sua squadra localizzano Matt e Ashley sulla barca di Joseph. Ordina ai suoi uomini di circondare la barca, catturare Matt e Ashley senza far loro del male e recuperare l’hard disk.

Matt si accorge che gli uomini di Donnie si stanno avvicinando e nasconde Ashley nella barca. Donnie dichiara che li lascerà vivere se gli consegneranno l’hard disk. Matt risponde rifiutando qualsiasi accordo finché Donnie non rilascerà Sarah. Scoppia una colluttazione e uno degli uomini di Donnie fa esplodere una granata vicino alla barca. L’acqua inizia a inondare l’imbarcazione con Ashley ancora all’interno. Nel frattempo, Sarah inganna Bobo e riesce a localizzare Matt.

Con Sarah ormai al sicuro, Danny attinge alle sue abilità di assassino e neutralizza rapidamente la maggior parte degli uomini di Donnie. Sarah arriva appena in tempo per salvare Ashley, trascinandola in salvo prima che anneghi. Tuttavia, Donnie alla fine cattura sia la madre che la figlia e fugge con loro sulla sua barca.

Hector contatta Fitzsimmons (Joel David Moore), il suo contatto all’interno del governo federale, e gli lancia un severo ultimatum: o facilita l’uscita dall’isola di Donnie e della sua squadra, o lei lo esporrà a conseguenze devastanti. Lo avverte anche delle terribili ripercussioni che seguirebbero se il contenuto dell’hard disk fosse reso pubblico, destabilizzando potenzialmente il suo intero impero. Non avendo altre opzioni valide, Fitzsimmons organizza un aereo cargo ed evacua con successo Donnie e la sua squadra dall’isola.

Drisdale informa anche Matt che Donnie è in viaggio verso Miami. All’insaputa degli altri, Drisdale ha un suo piano. Da anni dà la caccia a Hector, frustrata dal fatto che lui sembri sempre essere un passo avanti a lei. Tuttavia, ora Drisdale ha una carta vincente che potrebbe eliminare Hector e smantellare il suo impero criminale. Matt si infiltra nel complesso di Hector e inizia a eliminare i suoi uomini come mosche.

D’altra parte, Ashley e Sarah riescono a fuggire dai loro rapitori. Donnie le cattura nuovamente e decide di usarle come merce di scambio. Donnie dimostra anche la sua efficacia catturando Matt e riuscendo a recuperare il suo hard disk. Con un colpo di scena scioccante, Donnie spara e uccide Hector dopo aver ottenuto l’hard disk. Tuttavia, l’hard disk di Matt è falso e lui ha ancora quello vero.

Credendo di avere l’hard disk in suo possesso, Donnie punta la pistola contro Matt. Ma Drisdale arriva e uccide Donnie. Drisdale spara anche al suo socio Fitzsimmons, che lavorava anch’egli per Hector. Una volta eliminati i cattivi e messe al sicuro Ashey e Sarah, Matt si impossessa della barca di Hector e se ne va per continuare a vivere il suo piano di pensionamento.

Cosa c’era sul disco rigido?

Verso la fine di Mio padre è un sicario (The Retirement Plan), il mistero che da tempo circondava il contenuto del disco rigido, che aveva tenuto Hector e Donnie con il fiato sospeso, viene finalmente svelato. In realtà, il governo aveva perseguito senza sosta l’organizzazione criminale di Hector per anni, ma Hector era sempre riuscita a sfuggire alla giustizia. Hector si era infiltrata in ogni angolo del governo, assicurandosi di avere sempre il sopravvento quando si trattava di forze dell’ordine.

Uno di questi traditori che lavoravano per Hector era Fitzsimmons, che le forniva informazioni privilegiate cruciali sulle operazioni dell’agenzia. Per quanto riguarda il contenuto dell’hard disk, probabilmente conteneva prove incriminanti in grado di smantellare l’impero criminale di Hector. Alla fine, durante una conversazione tra Christopher e Matt, quest’ultimo rivela che l’hard disk conteneva informazioni che avrebbero potuto compromettere la carriera di numerosi politici. È plausibile che l’hard disk contenesse i nomi e le prove dei politici che avevano accettato tangenti da Hector in cambio di chiudere un occhio sulle sue attività criminali.

Mio Fratello, Mia Sorella: trailer del film Netflix con Alessandro Preziosi

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Netflix ha diffuso il trailer ufficiale di Mio Fratello, Mia Sorella, il nuovo film originale Netflix italiano diretto da Roberto Capucci con protagonisti Alessandro Preziosi, Claudia Pandolfi, Ludovica Martino, Francesco Cavallo, Stella Egitto e Caterina Murino. Un film Netflix in associazione con MEDIASET prodotto da Lotus Production, una società di Leone Film Group. Disponibile su Netflix dall’8 ottobre 2021

Mio Fratello, Mia Sorella, la trama

Alla morte del padre, Tesla e suo fratello Nik si ritrovano, per un singolare patto successorio, a dover convivere per un anno sotto lo stesso tetto, pur non essendosi più visti da più di vent’anni. Nella casa vivono anche i figli di Tesla: Sebastiano, un violoncellista di grande talento affetto da schizofrenia ad alto funzionamento, al quale la donna ha dedicato la vita e un’ossessiva e soffocante protezione, e Carolina, con la quale invece ha un rapporto difficile e conflittuale. La convivenza difficile innescherà scontri e continui battibecchi tra Nik e Tesla, due fratelli agli antipodi, e la nascita di un inaspettato forte legame tra Nik e suo nipote Sebastiano. Col tempo tutti troveranno pian piano un equilibrio, fino a quando una serie di eventi porteranno i personaggi a dover fare i conti con le proprie paure e segreti, in un difficile viaggio verso il perdono e l’accettazione di sé stessi e dei loro legami affettivi e familiari.

Mio fratello, mia sorella: recensione del film Netflix

Mio fratello, mia sorella: recensione del film Netflix

E’ disponibile su Netflix dall’8 ottobre 2021 Mio fratello, mia sorella, il nuovo film di Roberto Capucci (al secondo lungometraggio dopo Ovunque tu sarai) che è entrato subito nella top 10 dei titoli più visti in Italia sulla piattaforma.

Mio fratello, mia sorella: figure fantasma permeano una sceneggiatura debole

Due fratelli, Nik (Alessandro Preziosi) e Tesla (Claudia Pandolfi) si rincontrano dopo la morte del padre per spartirsi l’eredità. I voleri del padre defunto lasceranno i due fratelli attoniti, giacché questi non ha lasciato né soldi al figlio né la casa alla figlia, come era stato precedentemente pattuito; al contrario, la casa diviene un bene condiviso di cui entrambi figurano proprietari. Il desiderio del padre è infatti che i due fratelli vivano per un anno assieme nella casa in cui sono cresciuti e proprio la nuova convivenza fungerà da spartiacque tra la vita precedente e futura dei protagonisti, con Nick che dovrà capire come relazionarsi col nipote Sebastiano affetto da schizofrenia (Francesco Cavallo), mentre Tesla imparerà a lasciarsi andare.

Mio fratello, mia sorella riprende il sodalizio tra Mediaset e Netflix partito dal teen drama Sulla stessa onda, che descrive un’emozionante traiettoria di formazione di due giovani ragazzi siculi, che approderanno a una nuova consapevolezza identitaria. Sulla stessa onda ha saputo adeguarsi perfettamente allo standard dei prodotti per giovani adulti che circolano su Netflix, configurandosi in breve tempo come uno dei film in tendenza sulla piattaforma. Capucci, col supporto della Lotus Production – Leone Film Group, segue la scia delle produzioni Mediaset-Netflix, confezionando un dramma familiare che mira ad abbracciare la nuova dimensione di distribuzione mediale, pur permanendo intrinsecamente legata agli stilemi e alle leggi narrative dei prodotti televisivi Mediaset.

Preziosi e Pandolfi prendono le redini di una storia che, purtroppo, pecca di sovraesposizione tematica pathos fuori rotta, che non riescono a intercettare in maniera incisiva l’occhio dello spettatore. Le traversie della famiglia protagonista vengono inutilmente spettacolarizzate e quello che puntava ad essere un racconto delicato della sinergica fratellanza che viene progressivamente abbracciata, risulta una mistura narrativa di difficile comprensione, in cui la malattia prende irrimediabilmente i riflettori. Il dosaggio degli elementi narrativi in Mio fratello, mia sorella, non è calibrato in maniera ottimale e i due grandi attori protagonisti faticano a portare sulle spalle il peso di un arco narrativo male articolato;

I meccanismi di azione-reazione appaiono sregolati, sanciti da toni patetici che vanno incanalandosi anche fisicamente, tramite un’interazione aggressiva e urlata tra i personaggi che suggella un indagine di anatomia dei rapporti mancata, una reiterazione di topi narrativi estremamente ridondanti che, purtroppo, rievocano in maniera tangibile la memoria dei prodotti seriali Mediaset di cui entrambi gli attori sono stati protagonisti.

Mio fratello, mia sorella: un prodotto ancora legato alle logiche televisive

Il fantasma della figura paterna funziona come deus ex-machina che fatichiamo a percepire chiaramente tra le mura di un’abitazione marchiata dalla malattia del non detto. Ci sono dialoghi, azione fisiche e mentali che percepiamo come ingombranti, che attanagliano la psiche dei protagonisti, eppure la sceneggiatura non andrà mai a sviscerarli. Certamente bisogna premiare il coraggio di Mediaset che sta provando a farsi strada nella distribuzione digitale, auspicando tuttavia che si arriverà ad abbandonare le formule del palinsesto mediatico, in favore di narrazioni più appetibili per il pubblico giovanile e più fresche dal punto di vista della scrittura.

A Francesco Cavallo va sicuramente il merito di aver rielaborato il racconto del male, restituendolo allo spettatore con un metodo attoriale degno di nota per un esordiente. Come già avevano confermato i protagonisti di Sulla stessa onda, il punto di forza di Mio fratello, mia sorella va profilandosi proprio seguendo il percorso di Sebastiano, forse unico personaggio per il quale è possibile provare una forte empatia. La caratterizzazione dei due fratelli appare invece ormai stantia, forzata, nell’ottica di un quadro di distribuzione che vive di produzioni mediocri e incentrate su narrazioni di famiglie disastrate, da cui sicuramente bisognerebbe cercare di allontanarsi.

Per quanto ben gestita, l’interpretazione di Francesco Cavallo risulta comunque estremizzata se inserita all’interno di una logica narrativa sentimentalista, che ricerca nell’apprensione tematica l’unico canale di affezione da parte dello spettatore. Risulta quindi piuttosto arduo gettarsi a capofitto nella mischia di avvenimenti interni alla pellicola, scanditi da un ritmo narrativo mal gestito, che trova nella polarizzazione del focus narrativo da parte del personaggio di Sebastiano una mera via di fuga da rapporti – personali e narrativi – inafferrabili.

L’occasione mancata di Mio fratello, mia sorella dispiace perché, ancora una volta, emerge l’attaccamento assiderato dei prodotti Mediaset alla commiserazione e sfacciataggine emotiva: ne risulta una pellicola dimenticabile, che perde di veridicità e affetto sincero nei confronti della materia narrativa.

 

 

Mio fratello, mia sorella: intervista ai protagonisti

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Mio fratello, mia sorella: intervista ai protagonisti

Ecco la nostra intervista a Alessandro Preziosi, Claudia Pandolfi, Ludovica Martino, Francesco Cavallo e Roberto Capucci, protagonisti e regista di Mio fratello, mia sorella, film Netflix disponibile dall’8 ottobre sulla piattaforma.

Mio Fratello, Mia Sorella, la trama

Alla morte del padre, Tesla e suo fratello Nik si ritrovano, per un singolare patto successorio, a dover convivere per un anno sotto lo stesso tetto, pur non essendosi più visti da più di vent’anni. Nella casa vivono anche i figli di Tesla: Sebastiano, un violoncellista di grande talento affetto da schizofrenia ad alto funzionamento, al quale la donna ha dedicato la vita e un’ossessiva e soffocante protezione, e Carolina, con la quale invece ha un rapporto difficile e conflittuale. La convivenza difficile innescherà scontri e continui battibecchi tra Nik e Tesla, due fratelli agli antipodi, e la nascita di un inaspettato forte legame tra Nik e suo nipote Sebastiano. Col tempo tutti troveranno pian piano un equilibrio, fino a quando una serie di eventi porteranno i personaggi a dover fare i conti con le proprie paure e segreti, in un difficile viaggio verso il perdono e l’accettazione di sé stessi e dei loro legami affettivi e familiari.

Mio fratello, mia sorella trailer

Mio fratello rincorre i dinosauri: trama, cast e la vera storia dietro al film

Il cinema è sempre stato un ottimo strumento per raccontare la diversità. La sua capacità di raggiungere numerosi spettatori lo rende ovviamente un mezzo ideale per proporre storie che aprano gli occhi su argomenti come, appunto, la naturale presenza di diversità nella specie umana, e di come questa non debba essere vista come un male. Tra i titoli più recenti che hanno riflettutto su tali tematiche vi è Wonder, ma anche in Italia è stato realizzato un film simile, che racconta la diversità quale possibile fonte di nuovi possibili punti di vista sul mondo. Si tratta di Mio fratello rincorre i dinosauri, opera prima del regista Stefano Cipiani, poi distintosi anche con la serie Fedeltà e il film Educazione fisica.

Con Mio fratello rincorre i dinosauri, scritto da Fabio Bonifacci e Giacomo Mazzariol, si porta dunque sul grande schermo una storia molto delicata, affrontata con tatto e umorismo, la tematica relativa alla sindrome di Down, cercando di smontare tutti i pregiudizi esistenti a riguardo. Similmente a quanto avviene in Wonder, si propongono anche qui diversi punti di vista sulla vicenda, così da restituire un ritratto completo di tutte le parti coinvolte. Non solo quindi il giovane protagonista affetto dalla sindrome, ma anche i suoi coetanei, i genitori e il fratello e altre personalità che gravitano intorno a lui.

Mio fratello rincorre i dinosauri si è poi affermato come uno dei maggiori successi della sua stagione, ricevendo un’accoglienza di pubblico e critica generalmente positiva. In ogni caso, si tratta di una storia che ha molto da insegnare e che non dovrebbe essere sottovalutata. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Mio fratello rincorre i dinosauri storia vera

La trama di Mio fratello rincorre i dinosauri

Protagonista del film è Giacomo, che fin da piccolo ha creduto alla tenera bugia che i suoi genitori gli hanno raccontato, ovvero che Giovanni, suo fratello, fosse un bambino “speciale”, dotato di superpoteri. Con il passare del tempo Giovanni, affetto dalla sindrome di Down, per suo fratello diventa però un segreto da non svelare. Quando però Giacomo conosce Arianna, di cui si innamora, le cose si complicano. La presenza di Giovanni, con i suoi bizzarri e imprevedibili comportamenti, diventa a quel punto per lui un fardello tanto pesante da arrivare a negare ad Arianna e ai nuovi amici del liceo la sua esistenza. Ma non ci vorrà molto prima che la cosa venga allo scoperto, insegnando a Jack una lezione molto importante.

Il cast di Mio fratello rincorre i dinosauri

Ad interpretare Giacomo vi è il giovane Francesco Ghenghi, mentre Giovanni è interpretato da Lorenzo Sisto. Nei panni dei loro genitori, Davide e Katia, si ritrovano invece gli attori Alessandro Gassmann e Isabella Ragonese. Arianna è interpretata da Arianna Bacheroni, mentre Roberto Nocchi è Vittorio, amico di Giacomo. Recitano poi nel film anche Gea Dall’Orto nel ruolo di Dalila Mazzariol e Mariavittoria Dallastra in quelli di Alice Mazzariol. L’attore Saul Nanni interpreta Brune, mentre si può ritrovare nel film anche la celebre Rossy de Palma, l’attrice spagnola nota per la sua collaborazione con Pedro Almodovar, qui nel ruolo di zia Dolores.

Mio fratello rincorre i dinosauri

Il libro e la vera storia dietro Mio fratello rincorre i dinosauri

Come già accennato, quella di Mio fratello rincorre i dinosauri è una storia vera, quella di Giacomo Mazzariol e di suo fratello Giò, affetto da sindrome di Down. I due si sono fatti conoscere nel 2015 con il video The Simple Interview, pubblicato su YouTube in occasione della giornata mondiale della Sindrome di Down. Nella clip si vede Giò, in giacca e cravatta con tanto di valigetta, recarsi a quello che sembra a tutti gli effetti un colloquio di lavoro. Dall’altra parte della scrivania, però, c’è suo fratello maggiore che utilizza le domande per svelare al pubblico la vita allegra e colorata di Giò, cercando così di far decadere tutti gli stereotipi legati alle persone affette da questo tipo di sindrome.

Il video ebbe molto successo e Giacomo e Giò vennero contattati da diverse trasmissioni televisive, fino a quando Giacomo non riceve la proposta da parte di una casa editrice di scrivere un libro sul rapporto tra lui e suo fratello. Nasce così Mio fratello rincorre i dinosauri, divenuto un vero e proprio caso editoriale, nel quale Giacomo racconta di come da bambino provasse vergogna per quel fratello così strano, arrivando appunto a negarne l’esistenza. Crescendo, però, Giacomo ha imparato ad allinearsi al particolare modo di agire o di osservare le cose di Giò, riuscendo da quel momento a sviluppare con lui un legame divenuto poi sempre più solido.

Il trailer di Mio fratello rincorre i dinosauri e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Mio fratello rincorre i dinosauri grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple TV, Prime Video, Now e Netflix. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 17 gennaio alle ore 21:25 sul canale Italia 1.

Mio fratello è un vichingo – The Last Viking: recensione del film di Anders Thomas Jensen – Venezia 82

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Con Mio fratello è un vichingo – The Last Viking, presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, Anders Thomas Jensen conferma la sua abilità nel muoversi tra i registri più disparati: commedia nera, slapstick, noir da rapina e riflessione sui legami familiari. Nessun altro regista europeo contemporaneo sembra capace di giostrarsi con tanta naturalezza tra ironia, violenza e tenerezza. A rendere il tutto ancora più memorabile c’è l’ennesima prova d’attore di Mads Mikkelsen, che qui presta volto e corpo a un personaggio fragile e surreale, ma anche sorprendentemente umano.

Una coppia di fratelli fuori dall’ordinario

Il film si apre con una sequenza rapida e decisiva: Anker (interpretato da Nikolaj Lie Kaas) commette una rapina, nasconde il bottino e affida al fratello Manfred il compito di occultarne la chiave in un luogo segreto. Pochi istanti dopo, la storia compie un salto temporale di quindici anni: Anker è appena uscito di prigione e Manfred non è più lo stesso. O, meglio, non è più Manfred: convinto di essere John Lennon, rifiuta persino di rispondere al suo vero nome e reagisce con gesti estremi a chi prova a richiamarlo alla realtà.

Questa premessa dà subito il tono della pellicola: un racconto che intreccia situazioni paradossali, un umorismo nero e un sottotesto malinconico. Anker cerca disperatamente di recuperare il denaro nascosto, ma deve fare i conti con l’instabilità del fratello e con un mondo che sembra popolato da figure altrettanto eccentriche.

Mio fratello è un vichingo – The Last Viking: commedia nera e tenerezza inattesa

Il cuore pulsante del film è proprio il rapporto tra i due fratelli. Jensen costruisce una relazione fatta di contrasti: da un lato Anker, pragmatico, ruvido e talvolta brutale; dall’altro Manfred, fragile, visionario e apparentemente disancorato dal reale. Kaas riesce a restituire tutta la durezza e la segreta vulnerabilità di Anker, mentre Mikkelsen offre una delle sue interpretazioni più sottili, donando dignità e grazia a un uomo psicologicamente instabile, ma capace di una devozione assoluta.

Accanto a loro si muove una galleria di personaggi secondari che arricchiscono la trama di situazioni assurde e irresistibili. La coppia proprietaria dell’Airbnb in cui i fratelli si rifugiano, ad esempio, sembra uscita da una farsa domestica; il medico Lothar porta con sé due pazienti psichiatrici con l’idea folle di mettere in piedi una cover band dei Beatles, convinto che ciò possa “guarire” Manfred. Ma al di là delle gag e dei paradossi, il film non cade mai nel ridicolo: al contrario, mostra come ciascuno, con le proprie stranezze, viva una forma di scollamento dalla normalità.

Una giostra di generi e atmosfere

Come già in Riders of Justice o in Men & Chicken, Jensen dimostra una straordinaria abilità nel cambiare tono senza mai perdere coerenza. In Mio fratello è un vichingo – The Last Viking si passa dalla comicità slapstick alla violenza cruda in modo fluido, senza strappi. Alcune scene sono autentici momenti di farsa, altre virano al thriller più cupo, altre ancora si tingono di malinconia grazie ai flashback dell’infanzia dei fratelli, quando Manfred sognava di essere un vichingo e veniva bullizzato per questo.

Il titolo del film trova proprio lì la sua radice simbolica: nel bambino che non si arrende alla crudeltà del mondo e sceglie di resistere con l’immaginazione. Questi ricordi, che emergono gradualmente, donano al film un sottotesto emotivo potente e rivelano quanto il legame familiare, pur segnato da ferite e incomprensioni, sia il vero collante della narrazione.

La scelta di aprire e chiudere la pellicola con una sequenza animata è un’altra dimostrazione della ricchezza di registri dell’autore. La parabola del re che ordina ai sudditi di mutilarsi per eguagliare il figlio storpio, inizialmente enigmatica, acquista un significato toccante solo alla fine, illuminando retrospettivamente il percorso dei due protagonisti.

Ciò che rende Mio fratello è un vichingo – The Last Viking così riuscito è la sua capacità di essere, contemporaneamente, un racconto grottesco e una riflessione universale. Jensen non deride mai la fragilità dei suoi personaggi, ma la abbraccia. E così facendo restituisce allo spettatore una visione del mondo in cui la normalità è un’illusione e ciò che conta davvero sono i legami.

Mio fratello è un vichingo – The Last Viking è una commedia nera brillante, violenta e allo stesso tempo umana. Grazie a un cast affiatato e a una regia che non teme i salti di registro, il film riesce a intrattenere e commuovere, spesso nello stesso momento. È una riflessione sull’amore fraterno, sulla resilienza e sulla capacità di sopravvivere al caos della vita, anche quando ci si sente fuori posto come un vichingo o come un Beatle fuori dal tempo.

Mio fratello è un vichingo – The Last Viking: il trailer del film dal 26 marzo al cinema

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Dopo l’accoglienza entusiastica all’ultima Mostra d’arte cinematografica di Venezia, dove ha conquistato pubblico e critica con una lunga standing ovation, Mio fratello è un vichingo – The Last Viking si prepara ad arrivare nelle sale italiane come uno dei titoli europei più attesi della stagione. Distribuita da Plaion Pictures e nei cinema dal 26 marzo, l’irresistibile commedia si presenta con il poster ufficiale e il trailer italiano.

Scritto e diretto dal regista danese Anders Thomas Jensen (Le mele di Adamo), il film vede protagonista Mads Mikkelsen (Un altro giro, la serie Hannibal) accanto a Nikolaj Lie Kaas (Frankenstein di Guillermo del Toro), interpreti di una dark comedy davvero sorprendente. Ironico, spiazzante, profondo e commovente, Mio fratello è un vichingo – The Last Viking è un viaggio tra identità, memoria e legami di sangue.

Anker esce di prigione dopo quindici anni per una rapina il cui bottino è stato sepolto dal fratello Manfred. Il problema? Manfred soffre di un disturbo della personalità ed è convinto di essere nientemeno che John Lennon.  I due fratelli intraprendono così un viaggio imprevedibile alla ricerca del denaro – e inevitabilmente di sé stessi – in un racconto che alterna umorismo, scene brillanti, malinconia e improvvisi momenti di tenerezza.

Volevo raccontare una storia sull’identità e su quanto siamo più di un’unica definizione – dichiara Anders Thomas Jensen – Siamo il risultato di come ci vedono gli altri, ma anche di chi vorremmo essere. Se accettiamo di contenere molte versioni di noi stessi, forse diventiamo più indulgenti, più liberi. E anche più capaci di amare.

Dopo il passaggio a Venezia, il messaggio poetico del film ha già rapito il cuore degli spettatori in Danimarca, dove il film ha stabilito un record registrando in poche settimane oltre 700.000 spettatori, risultando il film di Jensen più visto di sempre. In equilibrio tra una comicità intelligente e una potente carica emotiva, Mio fratello è un vichingo – The Last Viking tratteggia personaggi fragili con uno sguardo ironico e profondamente umano, con tutta la grazia per cui la penna di Jensen è ormai nota. Premio Oscar® per il cortometraggio Election Night, Jensen è infatti anche famoso per il suo lavoro di sceneggiatore al servizio di altri grandi registi. Tra questi, ha firmato molti dei lungometraggi di Susanne Bier, incluso In un mondo migliore, eletto miglior film straniero agli Oscar del 2011.

A dare vita agli irresistibili personaggi delineati da Jensen è un cast di grandi attori capitanato da Mads Mikkelsen, che regala un’interpretazione formidabile nei panni di Manfred, un uomo con disturbi mentali dovuti a un’infanzia difficile, condivisa con suo fratello Anker (Nikolaj Lie Kaas). I due attori tornano a collaborare con Jensen dopo essere apparsi in tutti i precedenti lungometraggi del regista, dimostrando una chimica esplosiva in ogni momento condiviso dai due fratelli protagonisti, che tra vicissitudini dal ritmo esilarante e vertiginoso, tenteranno di ricostruire un legame perduto ormai da tempo.

Accanto a Mikkelsen e Lie Kaas, il film vanta un cast corale e sorprendente, tra cui Sofie Gråbøl, Bodil Jørgensen e Lars Brygmann.

Prodotto da Zentropa, Mio fratello è un vichingo – The Last Viking arriverà nelle sale italiane dal 26 marzo grazie a Plaion Pictures.

Mio figlio: dal cast alla storia vera, tutto quello che c’è da sapere sul film turco

L’autismo o la Sindrome di Asperger sono malattie su cui troppo spesso vige un certo silenzio, quando invece un maggior dibattito potrebbe aiutare a conoscere meglio tali patologie e i modi con cui potervisi opporre. Ecco allora che il cinema in più occasioni ha cercato di proporre storie che affrontano tali tematiche, con titoli come i classici Rain Man – L’uomo della pioggia o Buon compleanno Mr. Grape, fino agli italiani Quanto basta e Tutto il mio folle amore. Anche il cinema turco si è interessato all’argomento con Mio figlio.

Diretto da Bora Egemen, il film affronta in particolare il rapporto che un genitore tenta di instaurare con il proprio figlio affetto da tali problematiche. Si sviluppa così un racconto particolarmente toccante, che non nasconde i momenti più difficili che questa situazione presenta ma li fa diventare motore per la voglia di superarli e raggiungere una nuova felicità. Dopo aver ottenuto un grande successo in patria, Mio figlio arriva ora finalmente in Italia grazie ad un passaggio televisivo.

Gli appassionati di questo genere e i fan dell’attore Kıvanç Tatlıtuğ potranno dunque ritrovare in questo film un’opera meritevole di essere conosciuta. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a Mio figlio. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla sua possibile ispirazione ad una storia vera. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Mio figlio cast

La trama di Mio figlio

Ali Kaptan è un pescatore che ha dedicato la sua vita a suo figlio Efe, che è diverso dagli altri bambini. Egli è infatti affetto da un disturbo della comunicazione che gli rende difficile rapportarsi con gli altri. Efe, dunque, non ha mai parlato e non ha mai guardato negli occhi nessuno. Ali si sforza di raggiungere suo figlio e di legare con lui, ma non importa quanto ci provi, non riceve risposta. Il suo desiderio più grande rimane però quello di sapere che suo figlio lo capisce e tenterà in ogni modo di stabilire questo legame.

Il cast di attori

Ad interpretare Ali Kaptan vi è l’attore Kıvanç Tatlıtuğ, celebre in Italia anche per il film Ultima chiamata per Istanbul e per le serie Gümüş, La ragazza e l’ufficiale, Brave and Beautiful e The Family. Accanto a lui, nel ruolo di suo figlio Efe Kaptan vi è il giovane Alihan Türkdemir, noto per aver interpretato il ruolo di Bulut Kaya nella serie Bitter Sweet – Ingredienti d’amore. Accanto a loro, nel ruolo di Leyla recita invece l’attrice Büşra Develi.

Recitano poi nel film altri attori turchi, probabilmente più noti in patria ma meritevoli di essere scoperti anche da noi. Completano infatti il cast Feridun Düzağac nel ruolo di Feridun, Yücel Erten in quello di Haşmet, Yıldız Kültür in quello di Güner e Sezai Aydın in quello di Kamil. Il ruolo di Sertuğ è interpretato da İlkay Akdağlı, quello di Murat è interpretato da Cem Zeynel Kılıç e Mehmet è interpretato da Durul Bazan.

Mio figlio storia vera

Mio figlio è tratto da una storia vera?

In molti vedendo il film si sono chiesti se quella narrata in Mio figlio sia una storia vera o meno. Il regista e gli sceneggiatori, però, non sembrano essersi ispirati a nessuna vicenda in particolare, facendo dunque di questo un racconto originale. C’è però stata una lunga ricerca riguardante i sintomi e le caratteristiche dell’autismo, cosa che ha permesso di offrire una rappresentazione quanto più possibile realistica di questa condizione.

Dove vedere Mio figlio in streaming e in TV

Sfortunatamente il film non è presente su nessuna delle piattaforme streaming attualmente attive in Italia. È però presente nel palinsesto televisivo di venerdì 19 luglio alle ore 21:20 su Canale 5. Di conseguenza, per un limitato periodo di tempo sarà presente anche sulla piattaforma Mediaset Infinity, dove quindi lo si potrà vedere anche oltre il momento della sua messa in onda. Basterà accedere alla piattaforma, completamente gratuita, per trovare il film e far partire la visione.

Mio Cinema: la nuova piattaforma digitale per gli appassionati di cinema d’autore

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Grazie ad una collaborazione tra Lucky Red, Circuito Cinema e My Movies, nasce Mio Cinema, un nuovo modo di distribuire il grande cinema d’autore, che sostiene gli esercenti, i distributori e gli spettatori che, in tempo di lockdown, vogliono ancora, più che mai, “andare” al cinema.

Cliccando su www.miocinema.it dal 18 maggio tutti gli appassionati di cinema d’autore avranno a disposizione una piattaforma a loro dedicata, focalizzata sul grande cinema di qualità.

Non una semplice piattaforma on demand, ma uno strumento dinamico per chi ama andare al cinema in grado di offrire oltre alla visione in sala, film in streaming, promozioni, contenuti originali, servizi, informazioni, masterclass, anteprime esclusive e altro.

Due gli obiettivi primari di MioCinema: creare la prima comunità del cinema d’autore in Italia, diventando un punto di riferimento per il vasto pubblico di appassionati, e contestualmente lavorare insieme alle sale ad un sistema integrato di offerta e comunicazione, che ribadisca il ruolo centrale del cinema come punto di riferimento sociale e culturale sul territorio.

«L’accelerazione dei processi di digitalizzazione a cui abbiamo assistito in queste settimane non ha lasciato indifferenti i cinema, luogo nevralgico di tutta la filiera cinematografica grazie al colloquio diretto con i propri spettatori. Oggi con MioCinema quelle attenzioni, cura e calore – inestimabili virtù di chi gestisce una sala cinematografica – possono essere amplificate e trovare valore finalmente anche online: MioCinema, con la sua rete di sale dislocate su tutto il territorio, si prefigge lo scopo di arrivare alle persone con un colloquio prossimo e diretto, che la rende ineguagliabile tra tutte le altre offerte attualmente online».

Gianluca Guzzo, MYmovies.it

«Vorrei dire subito una cosa: senza la presenza delle sale cinematografiche la piattaforma MioCinema non esisterebbe, non avrebbe motivo di esistere. Fin dall’inizio noi tutti abbiamo sentito la necessità di mantenere aperto il dialogo fra le nostre sale ed il nostro pubblico, accompagnandolo in questi mesi difficili – che noi consideriamo solo transitori – e soprattutto accompagnandolo al momento della riapertura delle sale. MioCinema è per noi un luogo privilegiato dove coltivare la propria passione per il buon cinema, dove prepararsi per quando potremo nuovamente e finalmente dire “questa sera andiamo al cinema”».

Antonio Medici, Circuito Cinema

«MioCinema nasce con l’idea di portare in rete le persone che amano il buon cinema visto sul grande schermo. Sembra un paradosso ma non lo è. Queste persone sono oggi private di questa esperienza a causa dell’emergenza che stiamo vivendo. Vogliamo offrire loro la possibilità di vedere i grandi film che sarebbero andati in sala, attraverso una piattaforma digitale. Uno strumento che serva anche a tenere informato il pubblico sui film che usciranno quando le sale riapriranno. L’auspicio è che la piattaforma diventi, quando la situazione sarà tornata normale, un’estensione digitale del cinema, dove poter trovare tutto quello che non è più in sala, nel rispetto delle finestre di sfruttamento».

Andrea Occhipinti, Lucky Red

Minority Report: Steven Spielberg al lavoro sulla serie TV

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Minority Report: Steven Spielberg al lavoro sulla serie TV

Oltre ad essere un grande regista, Steven Spielberg è anche un grande produttore e spesso si dedica con particolare successo alla televisione. A tal proposito oggi arriva la notizia che il regista tre volte premio Oscar è al lavoro sull’adattamento seriale di uno dei suoi recenti successi cinematografici, Minority Reporttratto dall’omonimo racconto di Philip K. Dick, noto in italiano come Rapporto di minoranza.

Secondo quanto apprendiamo da The Wrap, il regista si è affidato allo sceneggiatore Max Borenstein (Godzilla) per sviluppare la serie televisiva che sarà prodotta dalla Amblin Television di Spielberg. Al momento non ci sono ulteriori notizie, dunque per capire se il progetto avrà il via libera definitivo bisognerà aspettare un annuncio ufficiale.

Trama del film:

Nel 2054 la città di Washington ha cancellato gli omicidi grazie a un sistema chiamato “precrimine”. Basandosi sulle premonizioni di tre individui dotati di poteri extrasensoriali di precognizione amplificati, detti precog, la polizia riesce a impedire gli omicidi prima che essi avvengano e ad arrestare i “colpevoli”. In questo modo non viene punito il fatto (che non avviene), bensì l’intenzione di compierlo e che porterebbe a concretizzarlo: è un sistema delicato, osteggiato da molti, che però sembra funzionare senza intoppi. Almeno questo è quello che pensa il capitano John Anderton, responsabile della sezione precrimine. Impeccabile sul lavoro, nella vita privata Anderton è invece dedito all’uso di droghe per superare il trauma della perdita del figlio Sean, scomparso anni prima senza lasciare traccia.

Il sistema “precrimine” sta per essere utilizzato su scala nazionale, ma si deve prima dimostrare che sia assolutamente perfetto. Per questo motivo viene inviato sul posto l’ispettore federale Danny Witwer, alla ricerca di eventuali difetti del sistema. Anderton, consigliato dal suo capo Lamar Burgess, fa buon viso a cattivo gioco, ma poco dopo fa un’inquietante scoperta: il prossimo omicidio “intercettato” dai precog, verrà commesso proprio da lui. Non conoscendo la propria vittima e nemmeno un possibile movente, Anderton si convince di essere preda di una macchinazione ordita dal detective Witwer per sabotare il sistema, e si dà alla fuga mettendosi in cerca della sua vittima, Leo Crow.

Minority Report: recensione del film di Steven Spielberg

Minority Report è il film del 2002 di Steven Spielberg con Tom Cruise, Colin Farrell, Samantha Morton, Max von Sydow, Patrick Kilpatrick, Lois Smith, Peter Stormare, Tim Blake Nelson.

La trama di Minority Report

In un futuro prossimo, nella città di Washinghton, il crimine pare essere stato finalmente debellato grazie ad un sistema di previsione dei reati, chiamato precrimine, messo in atto da tre individui, i precong, dotati di capacità di precognizione in grado di prevedere lo svolgersi di un delitto e permettere così alla polizia di arrestare il colpevole prima del fatto. Il sistema deve però essere ancora testato, e durante questo periodo di prova, il detective Anderton, chiamato a sovrintendere il progetto, scopre che una delle previsioni lo indica come uno dei prossimi omicidi. Non capacitandosi di questa eventualità, Anderton viene a conoscenza del fatto che non sempre i precong sono affidabili, poiché uno di loro, la veggente Agatha, molto spesso ha delle visioni opposte, definite rapporto di minoranza. Basandosi su questa flebile speranza di errore, Anderson inizia una roccambolesca fuga per trovare il rapporto e provare così la sua innocenza, sventando una possibile macchinazione del governo.

Il film

Tratto da uno dei più famosi e visionari romanzi del guru della fantascienza P.K.Dick, Minority Report ci propone una visione futura da cortocircuito, in cui si può essere arrestati non per l’atto, ma per l’intenzione di commettere un delitto (gli echi di 1984 di Orwell urlano chiaramente vendetta), rappresentando in chiave fantascientifica uno dei più pesanti abomini della tradizione cattolica: il peccato d’intenzione .

La tecnologia e l’evoluzione vengono qui fatti regredire ad una condizione quasi magica e atavica, dove non sono le macchine ma bensì i poteri parapsicologici dell’uomo a dettare la legge, in una forma alquanto distorta di estetica stempunk. A suo agio con il terreno del futuribile e della fantasia tecnologica, Spielberg orchestra un colossal hollywoodiano dei tempi moderni, condendolo con gli strabilianti (anche se non del tutto credibili) effetti speciali della ILM dell’amico George Lucas e la memorabile colonna sonora di John Williams (miscelata a grandi classici come Moon River), il tutto in una commistione corale che è una vera benedizione per occhi, orecchie e cuore dello spettatore. Senza preoccuparsi troppo dell’attinenza al romanzo originario e ad alcuni scivoloni narrativi, Spielberg si affida al talento atletico di Tom Cruise che, bissando le sue performance in Mission Impossibile al top della sua forma, ci catapulta in un turbinio di inseguimenti, esplosioni e combattimenti da far impallidire il Neo di Matrix.

Altri grandi attori prestano la loro fisicità all’universo pop del film, a cominciare da Colin Farrell passando per Samantha Morton, Patrick Kilpatrick, fino ad arrivare al buon, vecchio Max Von Sydow, perfetto nel ruolo dell’ambiguo direttore Burgess. Non mancano numerosi cammei che comprendono Paul Thomas Anderson, Cameron Crowe e addirittura Cameron Diaz, come in un red carpet per la serata degli Oscar.

Minority Report recensione colin farrellI precong, ognuno con un nome che rimanda ad un famoso scrittore giallo (Agata, Arthur e Dashiell) sono delle orga-macchine tenute prigioniere, i cui poteri di preveggenza vengono sfruttati da una società dedita all’abolizione del crimine su base preventiva, sfruttando un sistema del tutto antitetico che il nostro eroe cercherà di smascherare. Grazie alla collaborazione di esperti del MIT, Spielberg ha condito il suo immaginario futuro di oggetti, ambienti e tecnologie del tutto surreali ma in un certo senso possibili, dando maggior spessore al racconto di Dick e allo stesso tempo attualizzandolo (non dimentichiamoci però che il rumore dei velivoli del film è stato ottenuto dal cestello di una lavatrice!). Un fanta-action con tutti i sacri crismi del genere, perfettamente diretto e con un cast di punta, per un prodotto che, seppur non privo di imperfezioni, ha dato una svolta decisiva al panorama fantascientifico nel cinema.

Minority Report: quello che non sai sul film di Steven Spielberg

Minority Report: quello che non sai sul film di Steven Spielberg

La fantascienza è notoriamente uno dei generi preferiti del regista Steven Spielberg, che nel corso della sua carriera ha realizzato attraverso questa alcuni dei suoi più memorabili capolavori. Nel 2002 dirige Minority Report (qui la recensione), che si dimostra essere più attuale di quello che potrebbe sembrare. Arrivato nel complicato periodo post 11 settembre, il film è infatti un inquietante riflessione sul controllo e sulla perdita di libertà in favore della sicurezza.

Basato sul racconto breve Rapporto di minoranza, del celebre autore fantascientifico Philip K. Dick, il film si dimostra in realtà essere soltanto ispirato ad esso. Spielberg decise infatti di riadattare la trama affinché potesse risultare particolarmente contemporanea, nello specifico esaltando il concetto di precrimine. Su tale elemento si basa l’intero film e questo diventa il vero anello di congiunzione tra il racconto e la realtà vissuta al momento della produzione.

Nella realizzazione del film, inoltre, Spielberg decide di avvalersi della collaborazione di alcuni prestigiosi futurologi, i quali immaginarono per lui un 2054 credibile. Poiché le vicende del film si svolgono in quell’anno, il regista desiderava poter dar vita a qualcosa che, seppur fantascientifico, risultasse facilmente comprensibile e accettabile per gli spettatori. Il risultato fu infine proprio questo, ed oggi il film è divenuto parte dell’immaginario comune, dando vita ad un vero e proprio franchise transmediale.

Minority Report: la trama e le differenze con il racconto

La vicenda narrata nel film si svolge nel 2054, quando grazie al sistema del precrimine è possibile arrestare in anticipo il potenziale criminale. Il capitano John Anderton, responsabile di questa divisione, è il più abile a individuare i luoghi e le modalità dei delitti, impedendo perciò che questi avvengano. Nel momento in cui viene però indicato egli stesso come responsabile di un omicidio, si ritrova a dover fuggire con la sola speranza di scoprire la verità. La sua ricerca lo porta a conoscenza del rapporto di minoranza, svelando così le falle di un sistema che egli credeva infallibile.

Nell’adattare il racconto di Dick, Spielberg affermò di aver praticamente dovuto far scrivere da zero un storia ispirata ai temi trattati dallo scrittore. Il racconto originario, infatti, non possiede un vero e proprio arco narrativo, necessario invece al cinema. Ciò ha portato alla necessità di operare diversi cambiamenti tanto nella trama quanto nei suoi protagonisti. Il personaggio di Anderton, ad esempio, passa dall’essere un anziano ad un atletico quarantenne, che meglio poteva dar vita alle sequenze d’azione presenti. Ulteriori differenze si ritrovano nel finale. Se nel racconto Anderton previene la chiusura delle divisione sul precrimine, nel film porta invece alla sua disfatta.

Tale finale evidenzia ulteriormente il tema centrale del film, ovvero quello riguardante il dibattito tra libero arbitrio e determinismo. Anderton, infatti, pur conoscendo il suo futuro non si abbandona a questo, ma impiega tutte le sue forze per cambiarlo, imponendo la propria volontà. Molti degli elementi presenti nello scritto, inoltre, sono stati aggiornati alla tecnologia presente all’epoca delle riprese. Il principale aggiornamento è quello relativo alle visioni che consentono di individuare i crimini in anticipo. Spielberg decise infatti di dar vita a questi attraverso l’utilizzo di un interfaccia per la realtà virtuale, cosa che ha conferito ulteriore caratteristica fantascientifica al film.

Minority Report cast

Minority Report: il cast del film

Prima che Spielberg subentrasse nella produzione, il film era originariamente pensato per essere un sequel di Atto di forza, film del 1990 ispirato sempre ad un racconto di Dick. Per l’occasione, Arnold Schwarzenegger avrebbe dovuto riprendere il proprio ruolo. Tuttavia, con l’ingresso alla regia di Spielberg, le cose cambiarono. Questi desiderava infatti lavorare con l’attore Tom Cruise, e affidò a lui la parte del protagonista, riadattandolo per poter essere conforme alle capacità dell’attore. Cruise si è poi sottoposto a diverse settimane di allenamento fisico, volte a prepararlo al meglio per le dinamiche sequenze d’azione.

Per il ruolo dell’ispettore federale Danny Witwer vennero invece considerati gli attori Matt Damon e Javier Bardem. In seguito al loro rifiuto, la parte fu affidata a Colin Farrell. Per permettere a questi di assumere il ruolo, furono cambiate le origini del personaggio da americane a irlandesi, poiché Spielberg non credeva che l’attore potesse nascondere il suo accento. L’attore svedese Max von Sydow è invece stato scelto per dar volto a Lamar Burgess, antagonista del film. Per onorare la presenza del celebre interprete, Spielberg decise di strutturare la scena del confronto tra questi e Cruise come quella iniziale di Il settimo sigillo, uno dei film più famosi in cui Sydow ha recitato.

Minority Report: la serie, il trailer e dove vedere il film in streaming

Dato il suo successo di critica e pubblico, il film ha dato vita negli anni ad alcune opere rifacenti all’universo descritto da Spielberg. Oltre a diversi videogiochi, nel 2015 viene realizzata una serie televisiva, intitolata sempre Minority Report, e ambientata a dieci anni di distanza dagli eventi del film. Pur con personaggi ed eventi inediti, questa non ha tuttavia ottenuto risultati entusiasmanti, spingendo la produzione ad ordinarne la cancellazione dopo una sola stagione.

Per chi invece ha amato il film, o per chi non l’avesse ancora visto e desidera poter recuperare tale titolo, è possibile fruirne grazie alla sua presenza in alcune tra le principali piattaforme streaming oggi presenti in rete. Minority Report è infatti disponibile su Amazon Prime Video, Chili Cinema, e Google Play. Per vederlo, in base alla piattaforma prescelta, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Ciò permetterà di riprodurlo in modo pratico e al meglio della qualità video.

Fonte: IMDb

Minority Report: promo della nuova serie sul film di Steven Spielberg

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Il network americano della FOX ha diffuso promo e featurette di Minority Report, la nuova serie televisiva in arrivo basata sul film di Steven Spielberg, a sua volta tratto da un racconto di Philip K. Dick.

https://youtu.be/LxKmYaWLOrI

Minority Report è una serie televisiva statunitense di fantascienza ideata da Max Borenstein, che sarà trasmessa dalla Fox dal 21 settembre 2015. Ispirata dal film del 2002 Minority Report, diretto da Steven Spielberg, è ambientata nel 2065, a dieci anni di distanza dagli eventi narrati nel film.

Nel 2065, a Washington, il dipartimento precrimine della polizia, il quale sfruttava le capacità precognitive di tre bambini, definiti precogs, per cercare di impedire il verificarsi di crimini futuri, è ormai chiuso da dieci anni. Uno dei precogs, Dash, tuttavia, ancora tormentato dalle visioni, decide di ritornare a collaborare con la polizia per cercare di impedire gli omicidi di cui viene a conoscenza. Inizia quindi a collaborare con la detective Lara Vega, anche se le sue visioni sono solo frammentarie, essendo la sua abilità condivisa con quella del fratello gemello Arthur, anche lui precog, con il quale non è più in contatto da tempo.

Minority Report: nuovo promo della serie dal film di Steven Spielberg

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Guarda il nuovo promo inedito di Minority Report, l’atteso annunciata serie tratta dall’omonimo film di Steven Spielberg:

Minority Report: la spiegazione del finale del film

Minority Report: la spiegazione del finale del film

Il thriller fantascientifico Minority Report di Steven Spielberg del 2002 svela un intricato mistero di omicidio che mantiene viva la suspense fino alla fine. Basato sull’omonimo racconto di Philip K. Dick, il film vede Tom Cruise nei panni di John Anderton, capo dell’unità Precrime in una visione futuristica di Washington, DC. Grazie a tre sensitivi chiamati “precog”, Precrime è in grado di prevedere gli omicidi prima che avvengano e di prevenirli. I colpevoli vengono arrestati, condannati e incarcerati sulla base del fatto che avrebbero sicuramente ucciso qualcuno se non fossero stati fermati.

Con Precrime sul punto di diventare un programma nazionale, un investigatore federale di nome Danny Witwer (Colin Farrell) arriva sulla scena per cercare difetti nel sistema. Poco dopo, i precog hanno una visione di John che uccide un uomo di nome Leo Crow (Mike Binder), che non ha mai incontrato. Convinto che Witwer gli abbia teso una trappola, John fugge nel tentativo di guadagnare tempo per dimostrare la sua innocenza. La sua ricerca della verità lo porta allo strano caso di una donna di nome Anne Lively (Jessica Harper), salvata da un omicidio per annegamento dai poliziotti di Precrime, ma scomparsa subito dopo.

John viene anche a conoscenza di un insabbiamento all’interno di Precrime. A volte, una delle visioni dei precog è in disaccordo con le altre due, generando un cosiddetto “rapporto di minoranza” che viene cancellato in modo che non ci siano dubbi sulla certezza del futuro di Precrime. Convinto di avere un rapporto di minoranza, John torna alla Precrime e rapisce la più forte dei precog, Agatha (Samantha Morton). Con il tempo che scorre inesorabile verso il suo presunto omicidio di Leo Crow, John non ha ancora idea di chi sia la sua vittima o perché dovrebbe volerlo uccidere… almeno fino a quando non raggiunge l’appartamento di Crow.

Minority Report cast

Come (e perché) John è stato incastrato per l’omicidio di Leo Crow

L’omicidio di Leo Crow da parte di John era effettivamente premeditato, ma non da John. È stato orchestrato da Lamar Burgess (Max von Sydow), uno dei fondatori di Precrime e amico intimo di John. Lamar ha pianificato l’omicidio dopo che John è andato da lui per chiedergli di Anne Lively e del motivo per cui la visione di Agatha sulla morte di Lively non era presente nel sistema. Sapendo che John si era avvicinato troppo a una verità oscura che avrebbe potuto distruggere Precrime proprio prima che il programma diventasse nazionale, Lamar ha usato contro di lui quella che sapeva essere la sua più grande debolezza: la scomparsa di suo figlio Sean (Tyler Patrick Jones) a Baltimora sei anni prima.

Lamar ha fatto in modo che un criminale di nome Leo Crow fosse rilasciato dal carcere e gli ha promesso che, se avesse accettato di essere ucciso da John, la sua famiglia sarebbe stata ben assistita. Ha ordinato a Leo di stare in un appartamento con quella che Witwer definisce una “orgia di prove” sparse sul letto: centinaia di foto di bambini, comprese foto false di Leo con Sean. Quando John lo ha pressato, Leo ha anche fornito dettagli agghiaccianti su come Sean fosse morto – annegato in un barile appesantito – e ha lasciato intendere di aver abusato sessualmente di Sean prima di ucciderlo. Tutto questo è sufficiente per convincere John che il suo destino è uccidere Leo Crow. Tuttavia, John alla fine lascia scadere il termine per l’omicidio e cerca invece di arrestare Leo.

Leo, disperato, rivela di essere stato pagato per mentire sull’omicidio di Sean e usa la pistola di John per uccidersi. L’omicidio di Leo Crow crea un paradosso predestinato, poiché l’unico modo in cui John sapeva di dover cercare un uomo chiamato Leo Crow era perché aveva già avuto una visione di se stesso che lo uccideva, ed era riuscito a trovare l’appartamento solo grazie agli indizi che aveva visto nella visione. Anche se John non ha un rapporto di minoranza, la sua decisione di non uccidere Leo Crow mina l’affidabilità di Precrime in un modo diverso: conoscendo il suo futuro, John è stato in grado di cambiarlo. Se lui è stato in grado di prendere quella decisione, allora molti dei criminali che ha arrestato nel corso degli anni avrebbero potuto fare lo stesso.

Samantha-Morton-Minority-Report

Cosa è successo davvero al figlio di John

Con la rivelazione che Leo Crow era un falso, gli spettatori potrebbero chiedersi cosa sia successo davvero a Sean. Minority Report lascia deliberatamente questa domanda senza risposta, così che alla fine del film non ne sappiamo più di John: stava trattenendo il respiro sott’acqua in una piscina pubblica e quando è riemerso Sean era scomparso. Non sappiamo chi abbia rapito Sean, come sia morto, né se sia ancora vivo da qualche parte. In un’intervista del 2002 con Roger Ebert, Spielberg ha spiegato che alcune domande in Minority Report sono state lasciate deliberatamente senza risposta:

Avevo John Huston nelle orecchie. Sono tornato indietro e ho guardato Il mistero del falco e Il grande sonno di [Howard] Hawks, per vedere come venivano risolti alcuni di quei misteri noir. Non mettevano i puntini sulle i e le barre sulle t. Cercavano di tenerti in bilico. In quei giorni ponevano più domande di quante potessero rispondere”.

All’interno della storia, il fatto che la scomparsa di Sean rimanga un mistero è di vitale importanza, perché il trauma di aver perso suo figlio è ciò che alimenta la fiducia di John nel Precrime. Il programma mostra visioni di omicidi che possono essere riprodotte, messe in pausa e migliorate in modo che John possa concentrarsi su di esse e trovare le risposte, cosa che non è riuscito a fare per Sean. Alla fine del film, l’accettazione da parte di John che Precrime debba morire è anche un simbolo del suo accettare che non saprà mai cosa è successo a Sean e del suo essere finalmente pronto ad andare avanti.

Tom Cruise e Colin Farrell in Minority Report

Come (e perché) Anne Lively è stata uccisa

La storia di Minority Report incomincia in realtà sei anni prima dell’inizio del film, quando Lamar ha trovato un modo per fare l’impossibile: commettere un omicidio in un mondo in cui la polizia può vedere gli omicidi prima che avvengano. Lamar uccise Anne Lively per lo stesso motivo per cui in seguito incastrò John per l’omicidio di Leo Crow: per proteggere Precrime. Sebbene i precog siano pubblicamente considerati un dono miracoloso per l’umanità, la dottoressa Hineman (Lois Smith) rivela a John che in realtà sono figli di madri dipendenti da una versione precedente del neuroin, la stessa droga che usa John. L’esposizione al neuroin in utero ha causato terribili danni cerebrali ai bambini, la maggior parte dei quali è morta in tenera età.

Tuttavia, quelli che sono sopravvissuti hanno avuto visioni di omicidi che non erano ancora avvenuti e sono diventati la base di Precrime. Anne Lively era la madre di Agatha, una tossicodipendente da neuroin che è andata in una struttura di riabilitazione ed è riuscita a sconfiggere la sua dipendenza. Dopo essersi disintossicata, voleva riavere la sua bambina. Lamar non poteva permettere ad Anne di portare via Agatha, poiché i precog funzionano come una mente collettiva e gli altri due – i fratelli gemelli Arthur (Michael Dickmann) e Dashiell (Matthew Dickmann) – non “funzionano” senza Agatha.  Non poteva nemmeno rischiare che Anne chiedesse pubblicamente la restituzione di sua figlia, poiché ciò avrebbe attirato l’attenzione sul benessere dei precog.

Un display all’esterno del quartier generale di Precrime fornisce ai turisti una serie di bugie sulle condizioni di vita dei precog, chiarendo che la loro tortuosa reclusione nella piscina è solo uno dei tanti segreti di Precrime. Per portare a termine l’omicidio di Anne Lively, Lamar ha utilizzato un fenomeno chiamato “eco”, in cui i precog rivivono le visioni passate. Ha detto ad Anne di incontrarlo al lago e ha pagato un vagabondo tossicodipendente per cercare di annegarla. Dopo aver visto la visione della sua morte, Lamar conosceva tutti i dettagli di come si sarebbe svolto l’omicidio originale. Ha quindi aspettato in riva al lago che il vagabondo venisse arrestato dalla Precrime e, dopo che se ne furono andati, ha ucciso Anne Lively lui stesso esattamente nello stesso modo. I precog hanno inviato anche una visione di quell’omicidio, ma è stata liquidata come un semplice eco e cancellata.

Tom Cruise in Minority Report

Perché la scelta finale di Lamar Burgess distrugge l’Unità Precrime

Nel finale di Minority Report, Lamar Burgess si trova di fronte allo stesso dilemma di John Anderton nella storia originale di Philip K. Dick: può commettere un omicidio e condannare se stesso, ma salvare l’Unità Precrime; oppure può scegliere di non commettere l’omicidio previsto, rivelando così un difetto fatale in Precrime e distruggendo la sua stessa creazione. Con l’omicidio già previsto e gli agenti del Precrime che si avvicinano, Lamar sceglie di spararsi al petto. All’inizio del film aveva detto a Witwer: “Non voglio che John Anderton si faccia male” e, nonostante tutte le sue bugie, sembra che questa affermazione fosse completamente sincera. Rendendosi conto di avere una scelta, Lamar decide di togliersi la vita piuttosto che uccidere John, perché non sopporta di vedere la sua eredità andare in pezzi.

Se Lamar avesse scelto di sparare a John, sarebbe stato arrestato per l’omicidio (insieme all’omicidio di Anne Lively), ma avrebbe anche dimostrato che Precrime funziona. Il presunto omicidio di Leo Crow è stato interpretato come un “difetto umano” di Precrime, dovuto al fatto che gli agenti non sono riusciti ad arrivare sul posto in tempo, e la morte di John Anderton sarebbe stata trattata allo stesso modo. Precrime avrebbe potuto comunque diventare nazionale e l’eredità di Lamar sarebbe stata preservata. Scegliendo di non sparare a John, Lamar dimostra pubblicamente ciò che John aveva già scoperto all’inizio del film: che una persona che conosce il proprio futuro è in grado di cambiarlo e quindi le visioni dei precog non sono certe. Questo porta allo scioglimento di Precrime e al rilascio dei precog.

Il vero significato del finale di Minority Report

Come molte altre storie sui viaggi nel tempo e sulle visioni futuristiche, Minority Report pone la domanda se il futuro, una volta conosciuto, possa essere cambiato. Terminator – Destino Oscuro ha risposto a questa stessa domanda suggerendo che certe cose sono inevitabili e accadranno nonostante gli sforzi per evitarle; dopo che Sarah Connor ha impedito l’ascesa di Skynet, un altro sistema informatico chiamato Legion ha preso il suo posto e ha portato a una simile caduta dell’umanità. Quando Leo Crow muore quasi esattamente nel modo previsto dalla visione, nonostante John abbia scelto di non ucciderlo, sembra che Minority Report possa giungere a una conclusione simile.

Tom Cruise in una scena di Minority Report

Danny Witwer critica Precrime all’inizio di Minority Report, chiedendo come si possa essere certi che un omicidio sarebbe sicuramente avvenuto. In risposta, John fa rotolare una palla verso di lui. Quando Witwer la prende per impedirle di cadere, John sostiene che il fatto che lui l’abbia presa non cambia il fatto che sarebbe sicuramente caduta. A differenza della palla che rotola, tuttavia, John e Lamar possono scegliere di non cadere (metaforicamente parlando). L’elemento dell’azione umana nell’equazione è ciò che rende le visioni dei precog non del tutto certe ed è anche responsabile della creazione dei rapporti di minoranza.

Nel corso della trama, Minority Report mette anche in discussione l’eticità di punire qualcuno per qualcosa che avrebbe fatto ma che non ha ancora fatto. Un argomento preferito del dibattito etico è se sia giustificabile o meno tornare indietro nel tempo e uccidere Adolf Hitler quando era ancora un bambino. L’azione è generalmente considerata errata sotto due aspetti: in primo luogo, uccidere il piccolo Hitler non garantisce che qualcun altro non prenderà il suo posto nella storia, con lo stesso risultato.

In secondo luogo, anche se uccidere il piccolo Hitler impedisse l’Olocausto, si ucciderebbe comunque un bambino innocente. In Minority Report, l’Unità Precrime affronta lo stesso dilemma e giustifica la detenzione dei futuri assassini sulla base del fatto che non vi è alcun ragionevole dubbio che non avrebbero ucciso la loro vittima. Il finale, tuttavia, dimostra che tale ragionevole dubbio esiste, sostenendo che il percorso di vita di nessuno è completamente predeterminato e che le persone possono scegliere diversamente anche quando sembra che non ci sia modo di tornare indietro.

Minority Report: il futuro ha inizio nel nuovo trailer della serie

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Il network americano della FOX ha diffuso un nuovo contributo video dell’annunciata serie televisiva Minority Report, adattamento dell’omonimo romanzo che ha dato vita al film di Steven Spielberg:

https://www.youtube.com/watch?v=_fLl-DMzxrk

Il network ha anche diffuso un dietro le quinte dello show:

https://www.youtube.com/watch?v=OKU8RWUxVZk

Minority Report: foto promozionali della serie tratta dal film di Steven Spielberg

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Il network americano della FOX ha diffuso le foto promozionali di Minority Report, la nuova serie televisiva tratta dall’omonimo film di Steven Spielberg e a sua volta basato sull’omonimo racconto di Philip K. Dick, noto in italiano come Rapporto di minoranza.

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Minority Report è una serie televisiva statunitense di fantascienza ideata da Max Borenstein, che sarà trasmessa dalla Fox dal 21 settembre 2015.

Nel 2065, a Washington, il dipartimento precrimine della polizia, il quale sfruttava le capacità precognitive di tre bambini, definiti precogs, per cercare di impedire il verificarsi di crimini futuri, è ormai chiuso da dieci anni. Uno dei precogs, Dash, tuttavia, ancora tormentato dalle visioni, decide di ritornare a collaborare con la polizia per cercare di impedire gli omicidi di cui viene a conoscenza. Inizia quindi a collaborare con la detective Lara Vega, anche se le sue visioni sono solo frammentarie, essendo la sua abilità condivisa con quella del fratello gemello Arthur, anche lui precog, con il quale non è più in contatto da tempo.

Minority Report: due nuovi promo della serie Fox

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Minority Report: due nuovi promo della serie Fox

Ecco due nuovi promo che la Fox ha diffuso per la pubblicità a Minority Report, serie tv realizzata sulle basi dell’omonimo film sci-fi diretto da Steven Spielberg e interpretato da Tom Cruise.

https://youtu.be/aVb0rwltJ98

https://youtu.be/WcVPysBsuQ4

Minority Report 1×02: anticipazioni e promo

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Minority Report 1×02: anticipazioni e promo

Si intitolerà Mr. Nice GuyMinority Report 1×02, la seconda puntata della prima stagione della nuova serie televisiva FOX basata sull’omonimo film di Steven Spielberg.

In Minority Report 1×02 Dash e Vega decidono di unire nuovamente le forze per dare la caccia ad un killer che al momento potrebbe essere più vulnerabile in quanto è innamorato; nel frattempo, Dash continua a cercare i suoi fratelli perchè si rende conto di aver bisogno anche delle loro capacità per poter riuscire nel suo intento.

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Minority Report è una serie televisiva statunitense di fantascienza ideata da Max Borenstein, che sarà trasmessa dalla Fox dal 21 settembre 2015.

Nel 2065, a Washington, il dipartimento precrimine della polizia, il quale sfruttava le capacità precognitive di tre bambini, definiti precogs, per cercare di impedire il verificarsi di crimini futuri, è ormai chiuso da dieci anni. Uno dei precogs, Dash, tuttavia, ancora tormentato dalle visioni, decide di ritornare a collaborare con la polizia per cercare di impedire gli omicidi di cui viene a conoscenza. Inizia quindi a collaborare con la detective Lara Vega, anche se le sue visioni sono solo frammentarie, essendo la sua abilità condivisa con quella del fratello gemello Arthur, anche lui precog, con il quale non è più in contatto da tempo.

Minority Repor: la FOX ordina il pilot della serie

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Minority Repor: la FOX ordina il pilot della serie

Continua lo sviluppo della serie televisiva della FOX basata sul film di Steven Spielberg, Minority Report, tratto dall’omonimo libro di Philip K. Dick, vedeva come protagonista Tom Cruise nei panni del Detective John Anderton. Ebbene, oggi il network americano ha ufficialmente ordinato la puntata pilota di quello che sembra essere a tutti gli effetti un sequel della pellicola.

Lo show si svolgerà dieci anni dopo gli eventi narrati nella pellicola, quando l’unità Precrimine è ormai un lontano ricordo. Tuttavia i tre vegenti sono ancora in vita e uno di loro ossessionato dalle visioni del futuro fa squadra con un detective, a sua volta in conflitto con il proprio passato.

La serie avrà come produttori esecutivi Justin Falvey e Darryl Frank  per la Amblin Television, divisione della casa di produsione del regista Steven Spielberg. L’autore Max Borenstein (Godzilla) firma invece lo script.

Minnie: tutto quello che non sai sul personaggio Disney

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Minnie: tutto quello che non sai sul personaggio Disney

Minnie è uno dei personaggi Disney più famosi in assoluto. Insieme agli altri suoi colleghi, e soprattutto con il fidanzato Topolino, ha fatto compagnia a milioni di bambini e ragazzini (ma anche di adulti) con le sue avventure.

Pur avendo 90 anni, Minnie non ha mai perso le sue energia, il suo spirito è rimasto sempre uguale, così come il suo carattere e le sue passioni.

Ecco, allora, tutto quello che c’è da sapere su Minnie.

Minnie Mouse

minnie

Minnie è da sempre conosciuta come la storica compagna di Topolino, ma di lei si dovrebbe sapere molto di più. Chiamata anche con il nome di Minni, Minnie o Minnie Mouse (il suo nome originale), si contraddistingue subito dagli altri personaggi Disney per il suo essere una sognatrice e una gran romanticona, per la sua allegria e determinazione.

È sensibile ai problemi sociali della sua città, la sempre cara Topolinia, ed è molto attenta al mondo della moda, che lei ama seguire (e tutti i suoi cambi di outfit nel corso degli anni non sono passati inosservati).

Tuttavia, durante i primi tempi della sua esistenza, Minnie era stata creata come contraltare di Topolino, sin dalla sua prima apparizione cinematografica in L’aereo impazzito (1928): insomma, per diverso tempo ha vissuto all’ombra del suo fidanzato, tanto da essere anche erroneamente chiamata Topolina.

Nel corso degli anni, però, a Minnie è stata riconosciuta una perfetta autonomia del personaggio, con i tratti del suo carattere delineati e anche un con background, datole da Floyd Gottfredson durante le strisce di Mickey Mouse (la sua prima apparizione nei fumetti risale nelle strisce di Lost in a desert island di Walt Disney, Ub Iwerks e Win Smith, pubblicate sui quotidiani americani nei primi mesi del 1930).

Se fisicamente Minnie risalta per la sua spiccata femminilità, date da lunghe ciglia, dagli abiti che indossa e dall’inseparabile rossetto sulle labbra, anagraficamente e genealogicamente il suo nome completo è Minerva Mouse, figlia di Marcus Mouse e sua moglie (della qualche non è conosciuto il nome), entrambi contadini per nulla benestanti e, anzi, con diversi debiti, perciò figlia anche del periodo della grande depressione americana. Tra i suoi parenti, i più conosciuti sono lo zio Mortimer e le nipotine Millie e Melody Mouse.

Minnie e Topolino

minnie

Minnie e Topolino sono insieme da più di 90 anni e la loro relazione non ha mai conosciuto crisi, tanto da essere diventata simbolo di amore eterno. I due, infatti, hanno debuttato insieme nel cortometraggio animato intitolato L’aereo impazzito, uscito nel maggio del 1928: in questo film, Topolino costruisce un aeroplano con materiali di fortuna, poiché il primo che aveva costruito era andato distrutto, e chiede a Minnie di fare con  lui il primo, in quando lei gli aveva regalato un ferro di cavallo portafortuna.

Una volta saliti sul veivolo, Topolino cerca di baciare Minnie più volte, fino a che, dopo averla gettata fuori dall’aereo e ripresa al volo per rubarle un bacio, la stessa Minnie si paracaduta con i suoi calzoncini, mentre Topolino perde il controllo del mezzo e si schianta contro un albero. Oltre a questo corto, i due sono apparsi insieme anche nei corti animati successivi, come Topolino gaucho e Steamboat Willie (entrambi del 1928).

Ma se all’inizio sembra che tra i due non ci sia una vera e propria relazione, lo status di coppia arriva con il corpo Le follie di Topolino (1929), in cui Topolino dedica a lei una canzone, stabilendo che i due siano fidanzati. Rispetto alla loro relazione, non è mai stato chiaro se i suoi siano solo fidanzati o se si siano sposati, dato che sia nei film animati che nei fumetti non si sono mai viste scene di matrimonio, o non sono mai state nemmeno menzionate.

Ebbene,  a ciò ha pensato lo stesso Walt Disney: pare, intatti, che in un’intervista da lui rilasciata nel 1933, abbia rivelato che i due topi più famosi del mondo non erano altro che una coppia sposata.

Minnie anni

A vederla non lo si direbbe, eppure Minnie, così come il suo fidanzato topolino, ha 90 anni tondi tondi. In questi anni non ha dato mai a vedere di essere invecchiata, soprattutto nello spirito che è rimasto quello della Minnie carina e civettuola.

Amante della moda, Minnie è diventata essa stessa un’icona, tanto da ispirare nuove collezione di abiti, borse e accessori in tutti questi anni che la separano dal suo esordio (soprattutto negli ultimi), diventando un personaggio di tendenza tra i più giovani e i meno giovani.

Sì, perché Minnie Mouse ha accompagnato tante generazioni, milioni di bambini in tutto il mondo che hanno riso con lei e insieme a lei si sono visti protagonisti di molte avventure. E finalmente, 90 dopo il suo debutto, questo personaggio ha avuto la soddisfazione di ricevere la sua preziosa stella sulla Walk of Fame di Hollywood.

Cartoni di Minnie

Dopo aver debuttato nel 1928 insieme a Topolino con L’aereo impazzito, Minnie continuerà ad apparire in altri cortometraggi animati insieme al suo fidanzato e, spesso e volentieri, apparendo anche come la protagonista contesa tra Topolino e Pietro Gambadilegno.

Tra i cartoni da ricordare vi sono The Barn Dance (o I due cavalieri di Minni, 1929), Le follie di Topolino (1929), Il treno di Topolino (1929), Topolino ballerino (1930), The Grocery Boy (1932) e Puppy Love (1933), per poi apparire sempre meno dalla metà degli anni ’30 in poi. In seguito, infatti, appare negli anni ’40 in film come The Little Whirlwind (1941), Pluto’s Sweater (1949) e negli anni ’50 in Pluto and the Gopher (1950) e Pluto’s Christmas Tree (1952).

Per tornare sullo schermo, Minnie dovrà aspettare 30 anni, quando riappare in Canto di Natale di Topolino (1983) e poi in Topolino e il cervello in fuga (1995), Topolino e la magia del Natale (1999), Il bianco Natale di Topolino – È festa in casa Disney (2001), Topolino e i Cattivi Disney (2002), Topolino, Paperino, Pippo: I tre moschettieri (2004) e Topolino: Strepitoso Natale! (2004).

Inoltre, Minni appare anche, con altri personaggi Disney, nelle serie televisive come Il club di Topolino, Mickey Mouse Works, House of Mouse – Il Topoclub e La casa di Topolino.

Fonti: IMDb, topolino, The Walt Disney Company

Minions: una nuova clip italiana

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Minions: una nuova clip italiana

Ecco una nuova clip italiana di Minions, con protagonista Scarlet Sterminator, doppiata in originale da Sandra Bullock mentre nella versione italiana con la voce di Luciana Littizzetto.

LEGGI LA RECENSIONE DEL FILM

La storia di Minions di Universal Pictures e Illumination Entertainment inizia all’alba dei tempi. Partendo da organismi gialli unicellulari, i Minion si evolvono attraverso i secoli, perennemente al servizio del più spregevole dei padroni. Continuamente senza successo nel preservare questi maestri, dal T-Rex a Napoleone, i Minion si sono ritrovati senza qualcuno da servire e sono caduti in una profonda depressione.

Ma un Minion di nome Kevin ha un piano, e lui – insieme all’adolescente ribelle Stuart e all’adorabile piccolo Bob – decide di avventurarsi nel mondo per trovare un nuovo capo malvagio da seguire per sé e i suoi fratelli.

Il trio si imbarca in un viaggio emozionante che li condurrà alla loro prossima potenziale padrona, Scarlet Overkill (il Premio Oscar@ Sandra Bullock), la prima super-cattiva al mondo. Un viaggio che li porterà dalla gelida Antartide alla New York City del 1960, fino ad arrivare a Londra, dove dovranno affrontare la loro sfida più grande: salvare tutti i Minion … dall’annientamento.