In Miracolo a Le
Havre Marcel Marx un tempo era uno scrittore, ma ha
abbandonato da anni la vita artistica per dedicarsi a una più
modesta attività, quella di lustrascarpe nella città portuale di Le
Havre; Idrissa è un giovanissimo ragazzino africano, sbarcato per
caso in Normandia dentro un container diretto a Londra, dove vive
sua mamma. L’incontro fortuito tra questi due sradicati e l’aiuto
spontaneo che Marcel offre a Idrissa è solo la prima scintilla che
spinge tutta la comunità a darsi da fare per mostrare un po’ di
solidarietà, mentre le autorità lo cercano come fosse un soggetto
pericoloso.
È di pochi saper trattare temi alti
con sincerità e al tempo stesso leggerezza, e in questo sta la
grandezza di Kaurismaki: nel riflettere sull’Europa senza frontiere
e sull’immigrazione clandestina, sull’identità e sulla solidarietà
sociale, rinuncia da subito ai toni predicatori e conferisce a
Miracolo a Le Havre la giocosità di un fumetto. A
questo fanno pensare sia il suo stile di regia, fatto di immagini
quasi sempre fisse ma con colori così netti e vividi, sia la
caratterizzazione dei personaggi, sempre fortemente tipizzati: il
lustrascarpe vietnamita, il rocker Little Bob, il vicino spione,
l’esilarante Commissario Monet che mantiene il suo volto
impassibile anche girando per Le Havre con un ananas in mano. Il
regista finlandese è aiutato in questo da un cast straordinario,
con molti habitué dei suoi film, dei quali asseconda minuziosamente
ogni gesto e mimica facciale.
Oltre alla levità di cui si è detto
c’è un messaggio ottimista di fondo che, se ai più cinici può
apparire forzato nella realtà attuale dell’Unione Europea, è in
realtà sintomo di un umanesimo incrollabile: così come Marcel ha
scelto di fare il lustrascarpe per vivere in mezzo alla gente
(seguendo “i precetti del discorso della montagna” secondo le sue
stesse parole), Kaurismaki racconta il quotidiano
in modo essenziale e mai artificioso, ama tutti i suoi personaggi
indistintamente perché vuole mostrarci come i gesti individuali
abbiano un valore assai più incalcolabile della cecità dei sistemi
e delle autorità costituite. Se la polizia di Le Havre non sa far
altro che accogliere a mitra spianati dei poveracci che muoiono di
fame, Marcel è lì a ribadirci che forse la scelta migliore è farlo
con un panino al formaggio.
Ci sarà anche il nuovo brano dei
Coldplay “Miracles” nella colonna sonora dell’atteso nuovo
film da regista di Angelina Jolie,Unbroken, dramma epico che racconta
l’incredibile storia dell’atleta olimpionico ed eroe di guerra,
Louis “Louie” Zamperini (Jack O’Connell):
Le foto del film [nggallery id=321]
Il Premio
Oscar Angelina Jolie dirige e
produce Unbroken, un dramma epico
che racconta l’incredibile storia dell’atleta olimpionico ed eroe
di guerra, Louis “Louie” Zamperini (Jack
O’Connell), che insieme ad altri due membri
dell’equipaggio, è riuscito a sopravvivere su una zattera per 47
giorni, in seguito ad un disastroso incidente aereo durante la
Seconda Guerra Mondiale, per poi essere catturato dalla Marina
giapponese e spedito in un campo di prigionia.
La regista Jolie ha iniziato
mercoledì 16 ottobre a girare alcune delle scene
più drammatiche e complicate, in alto mare a Moreton Bay in
Australia, che vede Zamperini (O’Connell) ed i
suoi compagni aviatori -Phil (Domhnall Gleeson) e
Mac (Finn Wittrock)- incredibilmente
sopravvissuti, alla deriva nel mezzo del Pacifico per diverse
settimane.
Lavorando con le telecamere
installate su un impianto galleggiante in acque agitate, sfidando
le intemperie, con gli attori messi a dieta per mesi (per avere un
aspetto deperito così come richiesto dai personaggi interpretati),
la Jolie ha completato con successo la prima giornata di riprese,
in luogo che promette essere pieno di sfide ed altamente
impegnativo.
Tratto dal famosissimo libro di
Laura Hillenbrand (la stessa autrice di “Seabiscuit: An American
Legend”), Unbroken porta sul grande schermo l’incredibile e
suggestiva storia vera di Zamperini, e della sua forza d’animo.
Protagonisti al fianco
di O’Connell,
Gleeson e Wittrock,
appaiono Garrett
Hedlund e John
Magaro nelle vesti dei compagni prigionieri di
guerra, che vivono un cameratismo inaspettato durante il loro
internamento; Alex Russell interpreta il
fratello di Zamperini, Pete, mentre recita per la prima volta in
lingua inglese in un lungometraggio, l’attore giapponese Miyavi nei
panni della crudele guardia del campo, nota a tutti come “The
Bird”.
Il film è prodotto dalla stessa
Jolie, insieme a Matthew Baer (di “Colpevole d’Omicidio” – City by
the Sea), Erwin Stoff (di “Ultimatum alla Terra” – The Day the
Earth Stood Still), e Clayton Townsend (di “Questi Sono i 40” –
This Is 40). A guidare lo staff di esperti che lavorano dietro le
quinte, è il Direttore della Fotografia plurinominato agli Oscar®
(ben 10 volte), Roger Deakins (Skyfall).
I Premi
Oscar® Joel ed Ethan
Coen (“Non è un Paese per
Vecchi” – No Country for Old
Men) hanno riscritto la sceneggiatura delle versioni
precedenti di William Nicholson (Les Misérables) e Richard
LaGravenese (Behind the Candelabra della HBO).
Il Dantedì è una
Giornata Nazionale dedicata a
Dante Alighieri, e cade il 25 marzo
di ogni anno: la data corrisponde al giorno dell’anno 1300 in cui,
secondo la tradizione, Dante si perde nella “selva oscura”,
iniziando il viaggio della Divina Commedia.
Per questa importante ricorrenza, il
docufilm Mirabile Visione: Inferno sarà riproposto al cinema in tutta
Italia nella giornata di lunedì 25 marzo 2024, come evento
speciale in 300 sale distribuite in tutta italia la
sera per il pubblico, la mattina per le scuole.
Prodotto da Starway
Multimedia e diretto da Matteo Gagliardi,
Mirabile Visione: Inferno è una rilettura
straordinariamente atttuale e visionaria della Commedia di
Dante Alighieri con le illustrazioni ottocentesche del
pittore parmense Francesco Scaramuzza.
Accompagnati nella discesa agli inferi dalla professoressa Argenti
(Benedetta
Buccellato)
e dalle parole di Padre Guglielmo (Luigi
Diberti),
ogni cerchio dell’Inferno è riadattato alla società odierna,
illustrando con toccante drammaticità i grandi mali della nostra
epoca, ma consegnando al contempo un messaggio di speranza.
Mirabile Visione: Inferno
è il primo capitolo di una trilogia, una per cantica, dedicata al
Sommo Poeta e alla Divina Commedia.
Il film, inserito nel catalogo AGIS SCUOLA ER, ha ricevuto i
patrocini del Ministero della Cultura, della Società Dante
Alighieri ed i Save the Planet, è stato programmato in circa 200
sale cinematografiche ed è già richiestissimo dalle scuole di tutta
Italia, con quasi 11.000 alunni in circa 70 matinées già effettuate
nel 2023.
Le scuole potranno prenotarsi anche anticipatamente e
successivamente al 25 marzo (fino al
termine dell’attuale anno scolastico) presso i cinema più
facili da raggiungere, anche in quelli che non programmeranno il
film per la sera del Dantedì.
Mira Sorvinosi è scagliata contro l’Academy
of Motion Picture Arts and Sciences dopo che suo padre,Paul Sorvino, è stato escluso dal montaggio
di In Memoriam durante la trasmissione
televisiva degli Oscardel 2023. Mira, lei
stessa vincitrice dell’Oscar per “Mighty Aphrodite”, ha definito
“sconcertante oltre ogni immaginazione” che il padre Paul non sia
stato ricordato durante il segmento in
diretta. “È sconcertante oltre ogni
immaginazione che il mio amato padre e molti altri fantastici
attori defunti siano stati esclusi“, ha scritto Mira su
Twitter il giorno dopo la cerimonia del 2023. “Gli Oscar
si sono dimenticati di Paul Sorvino, ma il resto di noi non lo farà
mai!!“
Altre notevoli
omissioni dalla trasmissionesono state quelle di
Anne Heche e Charlbi Dean, una
delle star del candidato al miglior film “Triangle of
Sadness“. L’omaggio In Memoriam durante la cerimonia
televisiva si è concluso con un codice QR che ha portato gli
spettatori al sito web degli
Oscar, che includeva un elenco di nomi più lungo
di quanto mostrato nella trasmissione. Paul Sorvino,
Heche e Dean sono stati tutti inclusi nel sito web dopo
essere stati esclusi dal segmento televisivo.
“Paul non era l’unica anima
meritevole esclusa, e un codice QR non è accettabile“, ha
detto la vedova di Paul Sorvino, Dee Dee,
nella sua dichiarazione
alla rivista People. “L’Academy deve
scusarsi, ammettere l’errore e fare di meglio. Paul Sorvino merita
di meglio, il pubblico merita di meglio. L’Academy è così
stanca da dimenticare le persone che sono amate, che hanno dato il
loro cuore a questo settore?“Vergogna
Academy se questo non viene corretto“, ha continuato Dee Dee.
“Gli errori si fanno, questo è stato grosso. Per favore,
fai qualcosa per sistemare le cose.
L’Academy ha rilasciato la seguente
risposta a tutti i contraccolpi sulle omissioni del montaggio In
Memoriam: “L’Academy riceve centinaia di richieste per
includere persone care e colleghi del settore nel segmento degli
Oscar In Memoriam. Un comitato esecutivo che rappresenta ogni
filiale considera l’elenco ed effettua le selezioni per la
trasmissione televisiva in base al tempo disponibile
limitato. Tutti gli invii sono inclusi
su A.frame e rimarranno
sul sito per tutto l’anno.”
Paul Sorvino
è morto per cause naturali lo scorso luglio all’età di 85 anni. Era
forse meglio conosciuto per il suo ruolo di
sergente. Frank Cerreta in “Law &
Order” della NBC, nei panni del mafioso Pail
Cicero nell’amato film di gangster di Martin Scorsese “Quei
bravi ragazzi” e di Kissinger in “Nixon” di Oliver
Stone.
Una sfilza delle più grandi star
internazionali dei drammi, documentari e spettacoli di
intrattenimento più importanti di Fremantle è arrivata sul tappeto
rosso al party esclusivo di Fremantle al MIPCOM
2022 questa sera. L’icona della moda globale
Cara Delevingne – produttrice e conduttrice della
prossima serie di documentari Planet Sex – si è
unita a
Brian Cox, Melissa George, Edurne Garcia Almago,
Raoul Bova, Antonella Clerici, Marianne James, Eric Antoine,
Jarry e Cyril Chauquet.
Il 2022 è stato un anno incredibilmente positivo per il
produttore e distributore globale e per celebrare Fremantle ha
ospitato un evento esclusivo con A-listers, creativi, acquirenti e
dirigenti senior di tutta l’azienda. La 38a edizione del MIPCOM si
svolgerà a Cannes fino a giovedì 20 maggio.
Fremantle è una delle società
leader a livello mondiale nell’ideazione, produzione e
distribuzione di programmi di intrattenimento, serie tv, film e
documentari che opera in 26 territori. Con una offerta che spazia
dai più famosi format di intrattenimento (Too Hot To Handle, Family
Feud, Game of Talents, Got Talent, X Factor) alle serie tv più
amate a livello internazionale (L’Amica Geniale, The Young Pope,
Mosquito Coast, The Investigation), fino agli imperdibili film e
documentari pluripremiati e acclamati dalla critica (il film del
regista candidato agli Oscar ® E’ stata la mano di Dio, Arctic
Drift, Veleno), Fremantle trasforma contenuti locali in successi
globali. Fremantle è anche leader a livello internazionale
nel digital e branded entertainment, con più di 480 milioni di
follower distribuiti su 1.600 canali social e oltre 40 miliardi di
visualizzazioni all’anno sulle varie piattaforme. Fremantle fa
parte del gruppo internazionale RTL Group, a sua volta divisione
del colosso editoriale Bertelsmann.
Arriva su Miocinema
una rassegna dedicata al cinema del Nord Europa. Una
cinematografia, quella dei paesi nordici (Svezia, Finlandia,
Danimarca, Islanda, Norvegia) che è riuscita a ritagliarsi un ruolo
di rilievo nel panorama cinematografico mondiale. Film spesso
presentati e premiati nei più importanti festival internazionali,
alcuni entrati nell’immaginario collettivo.
Registi come Lars von
Trier e Thomas Vinterberg, come
Roy Andersson (premiato con il Leone d’oro alla
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia) o
Susanne Bier (di cui vengono proposti tre titoli
inediti in Italia) sono solo la punta di diamante di una
generazione di autori che si è fatta spesso conoscere per i suoi
toni aspri e un’analisi pungente delle disfunzioni sociali ed
esistenziali, ma anche capace di esprimere un’ironia sottile
come poco spesso accade. Un cinema inconsueto e con una cifra ben
precisa, cui Miocinema è felice di rendere omaggio.
Di seguito i titoli che entrano nella programmazione di
Miocinema:
Dal 3 agosto:
Family Matters di Susanne Bier (1993)
Credo di Susanne Bier (1997)
Once in a lifetime di Susanne Bier (2000)
Dall’8 agosto:
Il pranzo di Babette di Gabriel Axel (1987)
Gli Innocenti di Per Fly (2005)
Il Grande capo di Lars von Trier (2006)
You, the living – Gioisci dunque, o vivente! di Roy
Andersson (2006)
Una soluzione razionale di Jörgen Bergmark (2009)
Uomini che odiano le donne di Niels Arden Oplev
(2009)
La ragazza che giocava col fuoco di Daniel Alfredson
(2009)
La regina dei castelli di carta di Daniel Alfredson
(2010)
Beyond di Pernilla August (2010)
Melancholia di Lars von Trier (2011)
Il sospetto di Thomas Vinterberg (2012)
Forza maggiore di Ruben Östlund (2014)
In ordine di sparizione di Hans Petter Moland
(2014)
Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza
di Roy Andersson (2014)
La comune di Thomas Vinterberg (2016)
Segreti di famiglia di Joachim Trier (2016)
L’albero del vicino – Under the tree di Hafsteinn
Gunnar Sigurðsson (2017)
Dopo il grande successo al Festival di Berlino nel 2019 e dopo
essere stato presentato in anteprima nazionale allo scorso
Bif&st Bari International Film Festival, l’emozionante film
Il
corpo della sposa arriva su MioCinema.
Come di consueto, la presentazione
potrà essere seguita sul sito e sulla pagina Facebook di
Miocinema, senza alcun bisogno di registrazione. A seguire, il
film sarà disponibile sulla piattaforma a pagamento.
Attraverso la storia di una
donna che arriva persino a mettere a rischio la propria salute per
soddisfare un canone estetico imposto da altri, Il corpo della
sposa, vuole raccontare la complessità del rapporto tra le
donne e i loro corpi su una scala molto più ampia. Fino a che punto
i modelli sociali, spesso costruiti per soddisfare i desideri
maschili, influenzano e condizionano le donne nel mondo? La
Mauritania nel film funziona come un “altrove”, in opposizione al
mondo da cui provengo e vivo, e tuttavia, nella sua paradossale
inversione di una serie di rapporti, si trasforma in uno specchio
che mostra il modo distorto in cui il corpo delle donne viene
sempre percepito.
Michela Occhipinti
SINOSSI de Il corpo della
sposa
Ambientato in un’inedita
Mauritania, Il corpo della sposa – Flesh out racconta la
storia di Verida (l’esordiente Verida Beitta Ahmed Deiche), una
ragazza moderna che lavora in un salone di bellezza, frequenta i
social network, si diverte con le amiche. Quando la famiglia
sceglie per lei un futuro sposo, Verida – come molte sue coetanee –
si vede costretta a prendere peso affrontando il “gavage”, per
raggiungere l’ideale di bellezza e lo status sociale che la
tradizione del suo Paese le impone. Mentre il matrimonio si
avvicina a grandi passi, pasto dopo pasto, Verida mette in
discussione tutto ciò che ha sempre dato per scontato: i suoi cari,
il suo modo di vivere e – non ultimo – il suo stesso corpo.
Arriva oggi
su MioCinema una rassegna speciale
pensata appositamente per i giorni di
festa. Una selezione di commedie di
qualità, dirette da grandi registi, è il
regalo che MioCinema ha pensato di fare al suo
pubblico.
Lo spirito del Natale, in un anno
particolare e difficile come quello che stiamo vivendo, non deve
venir meno ed è con questo intento che sono stati selezionati
dei titoli che trasmettano grandi emozioni regalando
spensieratezza, risate e commozione.
Il Natale è anche il periodo del
Cinema, attendiamo di ritrovarci nelle sale cinematografiche
vedendo e rivedendo splendidi film firmati da registi
come Wes Anderson, Steven Soderbergh, Ang
Lee, Stephen Frears e tanti altri.
Buona visione e Merry Cinema a tutti!
I titoli della rassegna:
Juliet Naked – Tutta un’altra musica di Jesse
Peretz (2018)
Mio padre è un sicario (The Retirement Plan), diretto da
Tim Brown, è un film d’azione e poliziesco uscito
nel 2023. Il cast stellare include
Nicolas Cage,
Ashley Greene, Ron Perlman, Jackie Earle Harly, Ernie Hudson,
Joel David Moore, Lynn Whitefield, Grace Byers e altri
ancora. La trama del film ruota attorno a Matt (Nicholas Cage), che
viene suo malgrado risucchiato in una vita che aveva lasciato alle
spalle molti anni prima per proteggere sua figlia e sua nipote. La
figlia di Matt, Ashley, possiede un hard disk di importanza
cruciale, che la rende il bersaglio del più temibile boss della
droga di Miami. Matt e Ashley si ritrovano coinvolti in una
situazione ad alto rischio man mano che la storia si svolge.
Trame del film Mio
padre è un sicario
Il film inizia con una scena
intensa e avvincente, in cui vediamo Jimmy (Jordan Johnson-Hinds) e
Mitch ferito che spingono con urgenza verso il loro veicolo di
fuga. Ashley (Ashley Greene), la moglie di Jimmy, è al volante e
esorta Jimmy a portare Mitch in ospedale per ricevere aiuto. Mitch
soccombe alle ferite, gettando tragicamente Ashley in un vortice di
emozioni terrificanti. Jimmy, cercando di mantenere la calma,
ordina ad Ashley di guidare fino al molo. Una volta lì, le dice di
salire sulla barca di Mitch mentre lui si allontana per fare una
telefonata veloce. Durante la telefonata, Jimmy informa la persona
all’altro capo del telefono che il lavoro è stato completato e che
ha il disco rigido. Mitch chiede anche protezione per sé e per sua
moglie. La suspense aumenta quando si scopre che Mitch ha rubato un
disco rigido a Donnie.
Il giorno seguente, Donnie (Jackie
Earle Haley) prende il comando e ordina alla sua squadra di
rintracciare Jimmy. Nel frattempo, seguendo il consiglio di Jimmy,
Ashely manda la loro figlia, Sarah (Thalia Campbell), da suo padre,
Matt Robbins (Nicholas Cage). Matt è un vecchio scontroso che ama
affogare i suoi dispiaceri nel whisky e nelle avventure sulla
spiaggia, svegliandosi spesso un po’ spettinato. Sarah incontra
Matt e gli rivela di essere sua nipote.
Tornato a Miami, Donnie interroga
Ashley e Jimmy sulla posizione dell’hard disk. Ma Ashley e Jimmy
rimangono in silenzio, rifiutandosi di condividere qualsiasi
informazione. La rete di intelligence di Donnie entra in azione e
scopre che Sarah si trova alle Isole Cayman. Senza perdere un
secondo, Donnie manda General e Bobo in missione per recuperare
Sarah. Aggiungendo un colpo di scena, incarica Bobo di trovare
l’hard disk e di occuparsi di Ashley e Sarah una volta
recuperato.
Qual era il vero lavoro di
Matt?
Ashley atterra alle Isole Cayman
con Bobo (Ron Perlman) e General (Ronnie James Hughes), tutti
pronti a recuperare l’hard disk. Tuttavia, la fortuna non sembra
essere dalla sua parte: Matt e Sarah sono introvabili. Il rapporto
teso tra Matt e Ashley viene alla luce. Nel corso degli anni hanno
perso i contatti e la dedizione di Matt al suo lavoro per conto del
governo ha lasciato poco spazio a un legame padre-figlia di
qualità. Infatti, Ashley era arrivata al punto di dire a Sarah che
suo nonno non era più vivo, dimostrando quanto fosse profondo il
divario tra loro. Questa mancanza di legame e di sostegno emotivo
ha portato Ashley a tagliare i ponti e a trasferirsi a Miami, alla
ricerca di un nuovo inizio.
D’altra parte, dopo il
pensionamento anticipato, Matt ha cercato conforto nella
tranquillità delle Isole Cayman. Matt torna a casa sua e si trova
di fronte General, che gli chiede dove sia l’hard disk. Confuso,
Matt nega di sapere nulla dell’hard disk, aumentando la
frustrazione di General. La situazione degenera rapidamente e
General punta la pistola contro Ashley. Tuttavia, cogliendo
l’occasione, Matt elimina rapidamente General, salvando sua figlia.
Successivamente, Bobo attacca Matt, ingaggiando una feroce lotta.
Per fortuna, Ashley raccoglie la pistola caduta al Generale e
scatena una raffica di proiettili, costringendo Bobo a fuggire con
il furgone di Matt. Con loro grande sorpresa, Sarah si nasconde nel
furgone e Bobo si rende conto di avere ancora un asso nella
manica.
Il Generale aveva gravemente
sottovalutato Matt, ritenendolo nient’altro che un vecchio
ubriacone scontroso. Non sapeva che Matt era un assassino in
pensione ma ancora molto abile, con un curriculum impressionante.
Matt non era un normale appaltatore del governo, era un killer
esperto con centinaia di omicidi riusciti alle spalle. Il suo
errore di valutazione gli costa caro, causandogli la morte. Matt
contatta il suo vecchio amico Drisdale (Lynn Whitfield), un
contatto dei suoi giorni al servizio del governo federale.
Sa che in una situazione come
questa ha bisogno di tutte le informazioni disponibili su Donnie e
i suoi uomini. I ricordi della loro storia comune cominciano a
riaffiorare. Scopriamo che Drisdale era il responsabile di Matt
durante il periodo in cui lavorava in missioni segrete in tutto il
mondo. Nel frattempo, Donnie non ha intenzione di arrendersi. Manda
altri suoi uomini spietati, determinati a eliminare sia Ashley che
Matt e a recuperare il prezioso hard disk.
I sicari rintracciano i due nella
loro camera d’albergo, minacciando di fare del male a Sarah. Ma
prima che possano dire altro, Matt li elimina tutti. Allo stesso
tempo, Ashley fatica a elaborare il fatto che suo padre, un uomo di
65 anni, abbia appena eliminato due volte diversi sicari senza
alcuno sforzo.
Ashley finalmente scopre la verità
sul vero lavoro di suo padre. Matt non ha mai avuto un normale
lavoro dalle 9 alle 17. Al contrario, ha viaggiato in tutto il
mondo eliminando le minacce al governo. Nel frattempo, Donnie
diventa sempre più agitato dopo aver scoperto che Matt continua a
uccidere gli uomini che lui manda alle Isole Cayman per recuperare
il disco.
Il finale del film Mio
padre è un sicario spiegato:
Matt è riuscito a salvare
Ashley e Sarah?
Matt fa visita al suo vecchio amico
e confidente nel gioco d’azzardo, Joseph (Ernie Hudson),
chiedendogli aiuto per criptare l’hard disk. La tensione palpabile
nei loro sguardi suggerisce che il contenuto del disco sia
incredibilmente prezioso e estremamente pericoloso. Alla ricerca di
risposte, Matt contatta nuovamente Drysdale e la risposta che
riceve dipinge un ritratto agghiacciante di Donnie Iger. Donnie non
è solo un altro criminale, ma un personaggio di spicco nel mondo
del crimine organizzato.
La sua influenza si estende come
tentacoli oscuri in vari ambiti illeciti, dal riciclaggio di denaro
sporco ai rapimenti, agli omicidi, al traffico di droga e alla
tratta di esseri umani. Tuttavia, Donnie Iger non è che un
ingranaggio di una macchina molto più grande e sinistra. La vera
burattinaia dietro questa rete di criminalità è Hector Garcia
(Grace Byer), una donna famigerata e spietata che non si fida di
nessuno.
La sua diffidenza si estende anche
a coloro che fanno parte della sua cerchia ristretta, soprattutto
quando si tratta di questioni di denaro. Una volta ha affogato il
marito del suo commercialista, tutto per un furto di soli 16.000
dollari. Voleva mandare un messaggio a tutti coloro che osavano
attraversare la sua strada: Hector Garcia non era da sottovalutare
o da prendere alla leggera. Donnie e la sua squadra localizzano
Matt e Ashley sulla barca di Joseph. Ordina ai suoi uomini di
circondare la barca, catturare Matt e Ashley senza far loro del
male e recuperare l’hard disk.
Matt si accorge che gli uomini di
Donnie si stanno avvicinando e nasconde Ashley nella barca. Donnie
dichiara che li lascerà vivere se gli consegneranno l’hard disk.
Matt risponde rifiutando qualsiasi accordo finché Donnie non
rilascerà Sarah. Scoppia una colluttazione e uno degli uomini di
Donnie fa esplodere una granata vicino alla barca. L’acqua inizia a
inondare l’imbarcazione con Ashley ancora all’interno. Nel
frattempo, Sarah inganna Bobo e riesce a localizzare Matt.
Con Sarah ormai al sicuro, Danny
attinge alle sue abilità di assassino e neutralizza rapidamente la
maggior parte degli uomini di Donnie. Sarah arriva appena in tempo
per salvare Ashley, trascinandola in salvo prima che anneghi.
Tuttavia, Donnie alla fine cattura sia la madre che la figlia e
fugge con loro sulla sua barca.
Hector contatta Fitzsimmons (Joel
David Moore), il suo contatto all’interno del governo federale, e
gli lancia un severo ultimatum: o facilita l’uscita dall’isola di
Donnie e della sua squadra, o lei lo esporrà a conseguenze
devastanti. Lo avverte anche delle terribili ripercussioni che
seguirebbero se il contenuto dell’hard disk fosse reso pubblico,
destabilizzando potenzialmente il suo intero impero. Non avendo
altre opzioni valide, Fitzsimmons organizza un aereo cargo ed
evacua con successo Donnie e la sua squadra dall’isola.
Drisdale informa anche Matt che
Donnie è in viaggio verso Miami. All’insaputa degli altri, Drisdale
ha un suo piano. Da anni dà la caccia a Hector, frustrata dal fatto
che lui sembri sempre essere un passo avanti a lei. Tuttavia, ora
Drisdale ha una carta vincente che potrebbe eliminare Hector e
smantellare il suo impero criminale. Matt si infiltra nel complesso
di Hector e inizia a eliminare i suoi uomini come mosche.
D’altra parte, Ashley e Sarah
riescono a fuggire dai loro rapitori. Donnie le cattura nuovamente
e decide di usarle come merce di scambio. Donnie dimostra anche la
sua efficacia catturando Matt e riuscendo a recuperare il suo hard
disk. Con un colpo di scena scioccante, Donnie spara e uccide
Hector dopo aver ottenuto l’hard disk. Tuttavia, l’hard disk di
Matt è falso e lui ha ancora quello vero.
Credendo di avere l’hard disk in
suo possesso, Donnie punta la pistola contro Matt. Ma Drisdale
arriva e uccide Donnie. Drisdale spara anche al suo socio
Fitzsimmons, che lavorava anch’egli per Hector. Una volta eliminati
i cattivi e messe al sicuro Ashey e Sarah, Matt si impossessa della
barca di Hector e se ne va per continuare a vivere il suo piano di
pensionamento.
Cosa c’era sul disco
rigido?
Verso la fine di Mio padre
è un sicario (The Retirement Plan), il mistero che da
tempo circondava il contenuto del disco rigido, che aveva tenuto
Hector e Donnie con il fiato sospeso, viene finalmente svelato. In
realtà, il governo aveva perseguito senza sosta l’organizzazione
criminale di Hector per anni, ma Hector era sempre riuscita a
sfuggire alla giustizia. Hector si era infiltrata in ogni angolo
del governo, assicurandosi di avere sempre il sopravvento quando si
trattava di forze dell’ordine.
Uno di questi traditori che
lavoravano per Hector era Fitzsimmons, che le forniva informazioni
privilegiate cruciali sulle operazioni dell’agenzia. Per quanto
riguarda il contenuto dell’hard disk, probabilmente conteneva prove
incriminanti in grado di smantellare l’impero criminale di Hector.
Alla fine, durante una conversazione tra Christopher e Matt,
quest’ultimo rivela che l’hard disk conteneva informazioni che
avrebbero potuto compromettere la carriera di numerosi politici. È
plausibile che l’hard disk contenesse i nomi e le prove dei
politici che avevano accettato tangenti da Hector in cambio di
chiudere un occhio sulle sue attività criminali.
Alla morte del padre, Tesla e suo
fratello Nik si ritrovano, per un singolare patto successorio, a
dover convivere per un anno sotto lo stesso tetto, pur non
essendosi più visti da più di vent’anni. Nella casa vivono anche i
figli di Tesla: Sebastiano, un violoncellista di grande talento
affetto da schizofrenia ad alto funzionamento, al quale la donna ha
dedicato la vita e un’ossessiva e soffocante protezione, e
Carolina, con la quale invece ha un rapporto difficile e
conflittuale. La convivenza difficile innescherà scontri e continui
battibecchi tra Nik e Tesla, due fratelli agli antipodi, e la
nascita di un inaspettato forte legame tra Nik e suo nipote
Sebastiano. Col tempo tutti troveranno pian piano un equilibrio,
fino a quando una serie di eventi porteranno i personaggi a dover
fare i conti con le proprie paure e segreti, in un difficile
viaggio verso il perdono e l’accettazione di sé stessi e dei loro
legami affettivi e familiari.
E’ disponibile su Netflix dall’8
ottobre 2021 Mio fratello, mia sorella, il nuovo
film di Roberto Capucci (al secondo lungometraggio
dopo Ovunque tu sarai) che è entrato subito nella
top 10 dei titoli più visti in Italia sulla piattaforma.
Mio fratello, mia sorella: figure fantasma permeano una
sceneggiatura debole
Due fratelli, Nik
(Alessandro
Preziosi) e Tesla (Claudia
Pandolfi) si rincontrano dopo la morte del padre per
spartirsi l’eredità. I voleri del padre defunto lasceranno i due
fratelli attoniti, giacché questi non ha lasciato né soldi al
figlio né la casa alla figlia, come era stato precedentemente
pattuito; al contrario, la casa diviene un bene condiviso di cui
entrambi figurano proprietari. Il desiderio del padre è infatti che
i due fratelli vivano per un anno assieme nella casa in cui sono
cresciuti e proprio la nuova convivenza fungerà da spartiacque tra
la vita precedente e futura dei protagonisti, con Nick che dovrà
capire come relazionarsi col nipote Sebastiano
affetto da schizofrenia (Francesco Cavallo),
mentre Tesla imparerà a lasciarsi andare.
Mio fratello, mia sorella riprende
il sodalizio tra Mediaset e Netflix partito dal teen drama Sulla stessa onda, che descrive un’emozionante
traiettoria di formazione di due giovani ragazzi siculi, che
approderanno a una nuova consapevolezza identitaria. Sulla stessa
onda ha saputo adeguarsi perfettamente allo standard dei prodotti
per giovani adulti che circolano su Netflix, configurandosi in
breve tempo come uno dei film in tendenza sulla piattaforma.
Capucci, col supporto della Lotus
Production – Leone Film Group, segue la scia delle
produzioni Mediaset-Netflix, confezionando un dramma familiare che
mira ad abbracciare la nuova dimensione di distribuzione mediale,
pur permanendo intrinsecamente legata agli stilemi e alle leggi
narrative dei prodotti televisivi Mediaset.
Preziosi e Pandolfi prendono le
redini di una storia che, purtroppo, pecca di sovraesposizione
tematica pathos fuori rotta, che non riescono a intercettare in
maniera incisiva l’occhio dello spettatore. Le traversie della
famiglia protagonista vengono inutilmente spettacolarizzate e
quello che puntava ad essere un racconto delicato della sinergica
fratellanza che viene progressivamente abbracciata, risulta una
mistura narrativa di difficile comprensione, in cui la malattia
prende irrimediabilmente i riflettori. Il dosaggio degli elementi
narrativi in Mio fratello, mia sorella, non è
calibrato in maniera ottimale e i due grandi attori protagonisti
faticano a portare sulle spalle il peso di un arco narrativo male
articolato;
I meccanismi di azione-reazione
appaiono sregolati, sanciti da toni patetici che vanno
incanalandosi anche fisicamente, tramite un’interazione aggressiva
e urlata tra i personaggi che suggella un indagine di anatomia dei
rapporti mancata, una reiterazione di topi narrativi estremamente
ridondanti che, purtroppo, rievocano in maniera tangibile la
memoria dei prodotti seriali Mediaset di cui entrambi gli attori
sono stati protagonisti.
Mio fratello, mia sorella: un prodotto ancora legato alle
logiche televisive
Il fantasma della figura paterna
funziona come deus ex-machina che fatichiamo a percepire
chiaramente tra le mura di un’abitazione marchiata dalla malattia
del non detto. Ci sono dialoghi, azione fisiche e mentali che
percepiamo come ingombranti, che attanagliano la psiche dei
protagonisti, eppure la sceneggiatura non andrà mai a sviscerarli.
Certamente bisogna premiare il coraggio di Mediaset che sta
provando a farsi strada nella distribuzione digitale, auspicando
tuttavia che si arriverà ad abbandonare le formule del palinsesto
mediatico, in favore di narrazioni più appetibili per il pubblico
giovanile e più fresche dal punto di vista della scrittura.
A Francesco Cavallo va sicuramente
il merito di aver rielaborato il racconto del male, restituendolo
allo spettatore con un metodo attoriale degno di nota per un
esordiente. Come già avevano confermato i protagonisti di
Sulla stessa onda, il punto di forza di
Mio fratello, mia sorella va profilandosi proprio
seguendo il percorso di Sebastiano, forse unico personaggio per il
quale è possibile provare una forte empatia. La caratterizzazione
dei due fratelli appare invece ormai stantia, forzata, nell’ottica
di un quadro di distribuzione che vive di produzioni mediocri e
incentrate su narrazioni di famiglie disastrate, da cui sicuramente
bisognerebbe cercare di allontanarsi.
Per quanto ben gestita,
l’interpretazione di Francesco Cavallo risulta comunque
estremizzata se inserita all’interno di una logica narrativa
sentimentalista, che ricerca nell’apprensione tematica l’unico
canale di affezione da parte dello spettatore. Risulta quindi
piuttosto arduo gettarsi a capofitto nella mischia di avvenimenti
interni alla pellicola, scanditi da un ritmo narrativo mal gestito,
che trova nella polarizzazione del focus narrativo da parte del
personaggio di Sebastiano una mera via di fuga da rapporti –
personali e narrativi – inafferrabili.
L’occasione mancata di Mio
fratello, mia sorella dispiace perché, ancora una volta,
emerge l’attaccamento assiderato dei prodotti Mediaset alla
commiserazione e sfacciataggine emotiva: ne risulta una pellicola
dimenticabile, che perde di veridicità e affetto sincero nei
confronti della materia narrativa.
Alla morte del padre, Tesla e suo
fratello Nik si ritrovano, per un singolare patto successorio, a
dover convivere per un anno sotto lo stesso tetto, pur non
essendosi più visti da più di vent’anni. Nella casa vivono anche i
figli di Tesla: Sebastiano, un violoncellista di grande talento
affetto da schizofrenia ad alto funzionamento, al quale la donna ha
dedicato la vita e un’ossessiva e soffocante protezione, e
Carolina, con la quale invece ha un rapporto difficile e
conflittuale. La convivenza difficile innescherà scontri e continui
battibecchi tra Nik e Tesla, due fratelli agli antipodi, e la
nascita di un inaspettato forte legame tra Nik e suo nipote
Sebastiano. Col tempo tutti troveranno pian piano un equilibrio,
fino a quando una serie di eventi porteranno i personaggi a dover
fare i conti con le proprie paure e segreti, in un difficile
viaggio verso il perdono e l’accettazione di sé stessi e dei loro
legami affettivi e familiari.
Il cinema è sempre stato un ottimo
strumento per raccontare la diversità. La sua capacità di
raggiungere numerosi spettatori lo rende ovviamente un mezzo ideale
per proporre storie che aprano gli occhi su argomenti come,
appunto, la naturale presenza di diversità nella specie umana, e di
come questa non debba essere vista come un male. Tra i titoli più
recenti che hanno riflettutto su tali tematiche vi è Wonder, ma anche in Italia è
stato realizzato un film simile, che racconta la diversità quale
possibile fonte di nuovi possibili punti di vista sul mondo. Si
tratta di Mio fratello rincorre i
dinosauri, opera prima del regista
Stefano Cipiani, poi
distintosi anche con la serie
Fedeltà e il film Educazione
fisica.
Con Mio fratello rincorre i dinosauri, scritto da
Fabio Bonifacci e Giacomo
Mazzariol, si porta dunque sul grande schermo una storia
molto delicata, affrontata con tatto e umorismo, la tematica
relativa alla sindrome di Down, cercando di smontare tutti i
pregiudizi esistenti a riguardo. Similmente a quanto avviene in
Wonder, si propongono anche qui diversi punti di vista
sulla vicenda, così da restituire un ritratto completo di tutte le
parti coinvolte. Non solo quindi il giovane protagonista affetto
dalla sindrome, ma anche i suoi coetanei, i genitori e il fratello
e altre personalità che gravitano intorno a lui.
Mio fratello rincorre i dinosauri si è poi affermato
come uno dei maggiori successi della sua stagione, ricevendo
un’accoglienza di pubblico e critica generalmente positiva. In ogni
caso, si tratta di una storia che ha molto da insegnare e che non
dovrebbe essere sottovalutata. Prima di intraprendere una visione
del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle
principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno
anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel
proprio catalogo.
La trama di Mio fratello
rincorre i dinosauri
Protagonista del film è
Giacomo, che fin da piccolo ha creduto alla tenera
bugia che i suoi genitori gli hanno raccontato, ovvero che
Giovanni, suo fratello, fosse un bambino
“speciale”, dotato di superpoteri. Con il passare del tempo
Giovanni, affetto dalla sindrome di Down, per suo fratello diventa
però un segreto da non svelare. Quando però Giacomo conosce
Arianna, di cui si innamora, le cose si
complicano. La presenza di Giovanni, con i suoi bizzarri e
imprevedibili comportamenti, diventa a quel punto per lui un
fardello tanto pesante da arrivare a negare ad Arianna e ai nuovi
amici del liceo la sua esistenza. Ma non ci vorrà molto prima che
la cosa venga allo scoperto, insegnando a Jack una lezione molto
importante.
Il cast di Mio fratello
rincorre i dinosauri
Ad interpretare Giacomo vi è il
giovane Francesco Ghenghi, mentre Giovanni è
interpretato da Lorenzo Sisto. Nei panni dei loro
genitori, Davide e Katia, si ritrovano invece gli attori Alessandro Gassmann e Isabella Ragonese. Arianna è interpretata da
Arianna Bacheroni, mentre Roberto
Nocchi è Vittorio, amico di Giacomo. Recitano poi nel film
anche Gea Dall’Orto nel ruolo di Dalila Mazzariol
e Mariavittoria Dallastra in quelli di Alice
Mazzariol. L’attore Saul Nanni interpreta Brune,
mentre si può ritrovare nel film anche la celebre Rossy de
Palma, l’attrice spagnola nota per la sua collaborazione
con Pedro Almodovar, qui nel ruolo di zia
Dolores.
Il libro e la vera storia dietro
Mio fratello rincorre i dinosauri
Come già accennato, quella di
Mio fratello rincorre i dinosauri è una storia vera,
quella di Giacomo Mazzariol e di suo fratello
Giò, affetto da sindrome di Down. I due si sono
fatti conoscere nel 2015 con il video The Simple
Interview, pubblicato su YouTube in occasione della giornata
mondiale della Sindrome di Down. Nella clip si vede Giò, in giacca
e cravatta con tanto di valigetta, recarsi a quello che sembra a
tutti gli effetti un colloquio di lavoro. Dall’altra parte della
scrivania, però, c’è suo fratello maggiore che utilizza le domande
per svelare al pubblico la vita allegra e colorata di Giò, cercando
così di far decadere tutti gli stereotipi legati alle persone
affette da questo tipo di sindrome.
Il video ebbe molto successo e
Giacomo e Giò vennero contattati da diverse trasmissioni
televisive, fino a quando Giacomo non riceve la proposta da parte
di una casa editrice di scrivere un libro sul rapporto tra lui e
suo fratello. Nasce così Mio fratello rincorre i dinosauri, divenuto un vero e
proprio caso editoriale, nel quale Giacomo racconta di come da
bambino provasse vergogna per quel fratello così strano, arrivando
appunto a negarne l’esistenza. Crescendo, però, Giacomo ha imparato
ad allinearsi al particolare modo di agire o di osservare le cose
di Giò, riuscendo da quel momento a sviluppare con lui un legame
divenuto poi sempre più solido.
Il trailer di Mio fratello
rincorre i dinosauri e dove vedere il film in streaming e in
TV
È possibile fruire di Mio fratello rincorre i dinosauri
grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei
cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple
TV, Prime Video, Now e
Netflix. Per vederlo, una volta scelta la
piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o
sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il
film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
mercoledì 17 gennaio alle ore
21:25 sul canale Italia 1.
Con Mio fratello è un vichingo – The Last
Viking, presentato Fuori Concorso alla Mostra del
Cinema di Venezia, Anders Thomas Jensen conferma
la sua abilità nel muoversi tra i registri più disparati: commedia
nera, slapstick, noir da rapina e riflessione sui legami familiari.
Nessun altro regista europeo contemporaneo sembra capace di
giostrarsi con tanta naturalezza tra ironia, violenza e tenerezza.
A rendere il tutto ancora più memorabile c’è l’ennesima prova
d’attore di Mads Mikkelsen, che qui presta volto e corpo a un
personaggio fragile e surreale, ma anche sorprendentemente
umano.
Una coppia di
fratelli fuori dall’ordinario
Il film si apre con una
sequenza rapida e decisiva: Anker (interpretato da Nikolaj
Lie Kaas) commette una rapina, nasconde il bottino e
affida al fratello Manfred il compito di occultarne la chiave in un
luogo segreto. Pochi istanti dopo, la storia compie un salto
temporale di quindici anni: Anker è appena uscito di prigione e
Manfred non è più lo stesso. O, meglio, non è più Manfred:
convinto di essere John Lennon, rifiuta persino di
rispondere al suo vero nome e reagisce con gesti estremi a chi
prova a richiamarlo alla realtà.
Questa premessa dà
subito il tono della pellicola: un racconto che intreccia
situazioni paradossali, un umorismo nero e un sottotesto
malinconico. Anker cerca disperatamente di recuperare il denaro
nascosto, ma deve fare i conti con l’instabilità del fratello e con
un mondo che sembra popolato da figure altrettanto eccentriche.
Il cuore pulsante del
film è proprio il rapporto tra i due fratelli.
Jensen costruisce una relazione fatta di contrasti: da un lato
Anker, pragmatico, ruvido e talvolta brutale; dall’altro Manfred,
fragile, visionario e apparentemente disancorato dal reale. Kaas
riesce a restituire tutta la durezza e la segreta vulnerabilità di
Anker, mentre Mikkelsen offre una delle sue interpretazioni più
sottili, donando dignità e grazia a un uomo psicologicamente
instabile, ma capace di una devozione assoluta.
Accanto a loro si muove
una galleria di personaggi secondari che arricchiscono la trama di
situazioni assurde e irresistibili. La coppia proprietaria
dell’Airbnb in cui i fratelli si rifugiano, ad esempio, sembra
uscita da una farsa domestica; il medico Lothar porta con sé due
pazienti psichiatrici con l’idea folle di mettere in piedi una
cover band dei Beatles, convinto che ciò possa “guarire” Manfred.
Ma al di là delle gag e dei paradossi, il film non cade mai nel
ridicolo: al contrario, mostra come ciascuno, con le proprie
stranezze, viva una forma di scollamento dalla normalità.
Una giostra di
generi e atmosfere
Come già in Riders of
Justice o in Men & Chicken, Jensen dimostra una
straordinaria abilità nel cambiare tono senza mai perdere coerenza.
In Mio fratello è un vichingo – The Last
Viking si passa dalla comicità slapstick
alla violenza cruda in modo fluido, senza strappi. Alcune scene
sono autentici momenti di farsa, altre virano al thriller più cupo,
altre ancora si tingono di malinconia grazie ai flashback
dell’infanzia dei fratelli, quando Manfred sognava di essere un
vichingo e veniva bullizzato per questo.
Il titolo del film trova
proprio lì la sua radice simbolica: nel bambino che non si arrende
alla crudeltà del mondo e sceglie di resistere con l’immaginazione.
Questi ricordi, che emergono gradualmente, donano al film un
sottotesto emotivo potente e rivelano quanto il
legame familiare, pur segnato da ferite e incomprensioni, sia il
vero collante della narrazione.
La scelta di aprire e
chiudere la pellicola con una sequenza animata è un’altra
dimostrazione della ricchezza di registri dell’autore. La parabola
del re che ordina ai sudditi di mutilarsi per eguagliare il figlio
storpio, inizialmente enigmatica, acquista un significato toccante
solo alla fine, illuminando retrospettivamente il percorso dei due
protagonisti.
Ciò che rende Mio fratello è un vichingo – The Last
Viking così riuscito è la sua capacità di
essere, contemporaneamente, un racconto grottesco e una riflessione
universale. Jensen non deride mai la fragilità dei suoi personaggi,
ma la abbraccia. E così facendo restituisce allo spettatore una
visione del mondo in cui la normalità è un’illusione e ciò che
conta davvero sono i legami.
Mio fratello
è un vichingo – The Last Viking è una commedia nera
brillante, violenta e allo stesso tempo umana. Grazie a un cast
affiatato e a una regia che non teme i salti di registro, il film
riesce a intrattenere e commuovere, spesso nello stesso momento. È
una riflessione sull’amore fraterno, sulla resilienza e sulla
capacità di sopravvivere al caos della vita, anche quando ci si
sente fuori posto come un vichingo o come un Beatle fuori dal
tempo.
Dopo
l’accoglienza entusiastica all’ultima Mostra d’arte cinematografica
di Venezia, dove ha conquistato pubblico e critica con una lunga
standing ovation, Mio fratello è un vichingo – The Last
Viking si prepara ad arrivare nelle sale italiane
come uno dei titoli europei più attesi della stagione. Distribuita
da Plaion Pictures e nei cinema dal 26 marzo,
l’irresistibile commedia si presenta con il poster ufficiale e il
trailer italiano.
Scritto e diretto
dal regista danese Anders Thomas Jensen (Le
mele di Adamo), il film vede protagonista Mads Mikkelsen (Un altro giro, la serie
Hannibal) accanto a Nikolaj Lie Kaas
(Frankenstein di Guillermo del Toro), interpreti di una
dark comedy davvero sorprendente. Ironico, spiazzante, profondo e
commovente, Mio fratello è un vichingo – The Last
Viking è un viaggio tra identità, memoria e legami di
sangue.
Anker esce di
prigione dopo quindici anni per una rapina il cui bottino è stato
sepolto dal fratello Manfred. Il problema? Manfred soffre di un
disturbo della personalità ed è convinto di essere nientemeno che
John Lennon. I due fratelli intraprendono così un viaggio
imprevedibile alla ricerca del denaro – e inevitabilmente di sé
stessi – in un racconto che alterna umorismo, scene brillanti,
malinconia e improvvisi momenti di tenerezza.
Volevo
raccontare una storia sull’identità e su quanto siamo più di
un’unica definizione – dichiara Anders Thomas Jensen –
Siamo il risultato di come ci vedono gli altri, ma anche di chi
vorremmo essere. Se accettiamo di contenere molte versioni di noi
stessi, forse diventiamo più indulgenti, più liberi. E anche più
capaci di amare.
Dopo il passaggio
a Venezia, il messaggio poetico del film ha già rapito il cuore
degli spettatori in Danimarca, dove il film ha stabilito un record
registrando in poche settimane oltre 700.000 spettatori, risultando
il film di Jensen più visto di sempre. In equilibrio tra una
comicità intelligente e una potente carica emotiva, Mio
fratello è un vichingo – The Last Viking tratteggia personaggi
fragili con uno sguardo ironico e profondamente umano, con tutta la
grazia per cui la penna di Jensen è ormai nota. Premio Oscar® per
il cortometraggio Election Night, Jensen è infatti anche
famoso per il suo lavoro di sceneggiatore al servizio di altri
grandi registi. Tra questi, ha firmato molti dei lungometraggi di
Susanne Bier, incluso In un mondo migliore, eletto miglior
film straniero agli Oscar del 2011.
A dare vita agli
irresistibili personaggi delineati da Jensen è un cast di grandi
attori capitanato da Mads Mikkelsen, che regala un’interpretazione
formidabile nei panni di Manfred, un uomo con disturbi mentali
dovuti a un’infanzia difficile, condivisa con suo fratello Anker
(Nikolaj Lie Kaas). I due attori tornano a collaborare con Jensen
dopo essere apparsi in tutti i precedenti lungometraggi del
regista, dimostrando una chimica esplosiva in ogni momento
condiviso dai due fratelli protagonisti, che tra vicissitudini dal
ritmo esilarante e vertiginoso, tenteranno di ricostruire un legame
perduto ormai da tempo.
Accanto a
Mikkelsen e Lie Kaas, il film vanta un cast corale e sorprendente,
tra cui Sofie Gråbøl, Bodil Jørgensen e
Lars Brygmann.
Prodotto da
Zentropa, Mio fratello è un vichingo – The Last
Viking arriverà nelle sale italiane dal 26 marzo grazie a
Plaion Pictures.
L’autismo o la
Sindrome di Asperger sono malattie su cui troppo
spesso vige un certo silenzio, quando invece un maggior dibattito
potrebbe aiutare a conoscere meglio tali patologie e i modi con cui
potervisi opporre. Ecco allora che il cinema in più occasioni ha
cercato di proporre storie che affrontano tali tematiche, con
titoli come i classici Rain Man – L’uomo della pioggia o
Buon compleanno Mr. Grape, fino agli italiani Quanto
basta e Tutto il mio folle amore. Anche il cinema turco si è
interessato all’argomento con Mio figlio.
Diretto da Bora
Egemen, il film affronta in particolare il rapporto che un
genitore tenta di instaurare con il proprio figlio affetto da tali
problematiche. Si sviluppa così un racconto particolarmente
toccante, che non nasconde i momenti più difficili che questa
situazione presenta ma li fa diventare motore per la voglia di
superarli e raggiungere una nuova felicità. Dopo aver ottenuto un
grande successo in patria, Mio figlio arriva ora
finalmente in Italia grazie ad un passaggio televisivo.
Gli appassionati di questo genere e
i fan dell’attore Kıvanç Tatlıtuğ potranno dunque
ritrovare in questo film un’opera meritevole di essere conosciuta.
In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali
curiosità relative a Mio figlio. Proseguendo qui
nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama, al cast di
attori e alla sua possibile ispirazione ad una
storia vera. Infine, si elencheranno anche le
principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
La trama di Mio
figlio
Ali Kaptan è un
pescatore che ha dedicato la sua vita a suo figlio
Efe, che è diverso dagli altri bambini. Egli è
infatti affetto da un disturbo della comunicazione che gli rende
difficile rapportarsi con gli altri. Efe, dunque, non ha mai
parlato e non ha mai guardato negli occhi nessuno. Ali si sforza di
raggiungere suo figlio e di legare con lui, ma non importa quanto
ci provi, non riceve risposta. Il suo desiderio più grande rimane
però quello di sapere che suo figlio lo capisce e tenterà in ogni
modo di stabilire questo legame.
Il cast di attori
Ad interpretare Ali Kaptan vi è
l’attore Kıvanç Tatlıtuğ, celebre in Italia anche
per il film Ultima chiamata per Istanbul e per le serie Gümüş,
La ragazza e l’ufficiale, Brave and Beautiful e The
Family. Accanto a lui, nel ruolo di suo figlio Efe Kaptan vi è
il giovane Alihan Türkdemir, noto per aver
interpretato il ruolo di Bulut Kaya nella serie Bitter Sweet –
Ingredienti d’amore. Accanto a loro, nel ruolo di Leyla recita
invece l’attrice Büşra Develi.
Recitano poi nel film altri attori
turchi, probabilmente più noti in patria ma meritevoli di essere
scoperti anche da noi. Completano infatti il cast Feridun
Düzağac nel ruolo di Feridun, Yücel Erten
in quello di Haşmet, Yıldız Kültür in quello di
Güner e Sezai Aydın in quello di Kamil. Il ruolo
di Sertuğ è interpretato da İlkay Akdağlı, quello
di Murat è interpretato da Cem Zeynel Kılıç e
Mehmet è interpretato da Durul Bazan.
Mio figlio è
tratto da una storia vera?
In molti vedendo il film si sono
chiesti se quella narrata in Mio figlio sia una
storia vera o meno. Il regista e gli sceneggiatori, però, non
sembrano essersi ispirati a nessuna vicenda in particolare, facendo
dunque di questo un racconto originale. C’è però stata una lunga
ricerca riguardante i sintomi e le caratteristiche dell’autismo,
cosa che ha permesso di offrire una rappresentazione quanto più
possibile realistica di questa condizione.
Dove vedere Mio
figlio in streaming e in TV
Sfortunatamente il film non è
presente su nessuna delle piattaforme streaming attualmente attive
in Italia. È però presente nel palinsesto televisivo di
venerdì 19 luglio alle ore 21:20
su Canale 5. Di conseguenza, per un limitato
periodo di tempo sarà presente anche sulla piattaforma
Mediaset Infinity, dove quindi lo si potrà vedere
anche oltre il momento della sua messa in onda. Basterà accedere
alla piattaforma, completamente gratuita, per trovare il film e far
partire la visione.
Grazie ad una collaborazione tra
Lucky Red, Circuito Cinema e My Movies, nasce Mio
Cinema, un nuovo modo di distribuire il grande cinema
d’autore, che sostiene gli esercenti, i distributori e gli
spettatori che, in tempo di lockdown, vogliono ancora, più che mai,
“andare” al cinema.
Cliccando su www.miocinema.itdal 18
maggio tutti gli appassionati di cinema d’autore avranno a
disposizione una piattaforma a loro dedicata, focalizzata sul
grande cinema di qualità.
Non una semplice piattaforma on
demand, ma uno strumento dinamico per chi ama andare al cinema in
grado di offrire oltre alla visione in sala, film in streaming,
promozioni, contenuti originali, servizi, informazioni,
masterclass, anteprime esclusive e altro.
Due gli obiettivi primari di
MioCinema: creare la prima comunità del cinema d’autore in
Italia, diventando un punto di riferimento per il vasto
pubblico di appassionati, e contestualmente
lavorare insieme alle sale ad un sistema integrato di
offerta e comunicazione, che ribadisca il ruolo centrale
del cinema come punto di riferimento sociale e culturale sul
territorio.
«L’accelerazione dei processi di
digitalizzazione a cui abbiamo assistito in queste settimane non ha
lasciato indifferenti i cinema, luogo nevralgico di tutta la
filiera cinematografica grazie al colloquio diretto con i propri
spettatori. Oggi con MioCinema quelle attenzioni, cura e
calore – inestimabili virtù di chi gestisce una sala
cinematografica – possono essere amplificate e trovare valore
finalmente anche online: MioCinema, con la sua rete di sale
dislocate su tutto il territorio, si prefigge lo scopo di arrivare
alle persone con un colloquio prossimo e diretto, che la rende
ineguagliabile tra tutte le altre offerte attualmente
online».
Gianluca Guzzo, MYmovies.it
«Vorrei dire subito una cosa:
senza la presenza delle sale cinematografiche la
piattaforma MioCinema non esisterebbe, non avrebbe motivo
di esistere. Fin dall’inizio noi tutti abbiamo sentito la necessità
di mantenere aperto il dialogo fra le nostre sale ed il nostro
pubblico, accompagnandolo in questi mesi difficili – che noi
consideriamo solo transitori – e soprattutto accompagnandolo al
momento della riapertura delle sale. MioCinema è per noi
un luogo privilegiato dove coltivare la propria passione per il
buon cinema, dove prepararsi per quando potremo nuovamente e
finalmente dire “questa sera andiamo al cinema”».
Antonio Medici, Circuito Cinema
«MioCinema nasce con l’idea
di portare in rete le persone che amano il buon cinema visto sul
grande schermo. Sembra un paradosso ma non lo è. Queste persone
sono oggi private di questa esperienza a causa dell’emergenza che
stiamo vivendo. Vogliamo offrire loro la possibilità di vedere i
grandi film che sarebbero andati in sala, attraverso una
piattaforma digitale. Uno strumento che serva anche a tenere
informato il pubblico sui film che usciranno quando le sale
riapriranno. L’auspicio è che la piattaforma diventi, quando la
situazione sarà tornata normale, un’estensione digitale del cinema,
dove poter trovare tutto quello che non è più in sala, nel rispetto
delle finestre di sfruttamento».
Oltre ad essere un grande regista,
Steven Spielberg è anche un grande
produttore e spesso si dedica con particolare successo alla
televisione. A tal proposito oggi arriva la notizia che il regista
tre volte premio Oscar è al lavoro sull’adattamento seriale di uno
dei suoi recenti successi cinematografici, Minority
Report, tratto
dall’omonimo racconto di Philip K. Dick, noto in italiano come Rapporto di minoranza.
Secondo quanto apprendiamo da
The Wrap, il regista
si è affidato allo sceneggiatore Max Borenstein (Godzilla) per sviluppare la serie televisiva che
sarà prodotta dalla Amblin Television di
Spielberg. Al momento non ci sono ulteriori
notizie, dunque per capire se il progetto avrà il via libera
definitivo bisognerà aspettare un annuncio ufficiale.
Trama del film:
Nel 2054 la città
di Washington ha cancellato gli omicidi grazie a un
sistema chiamato “precrimine”. Basandosi sulle premonizioni di tre
individui dotati di poteri
extrasensoriali di precognizione amplificati,
detti precog, la polizia riesce a impedire gli omicidi
prima che essi avvengano e ad arrestare i “colpevoli”. In questo
modo non viene punito il fatto (che non avviene), bensì
l’intenzione di compierlo e che porterebbe a concretizzarlo: è un
sistema delicato, osteggiato da molti, che però sembra funzionare
senza intoppi. Almeno questo è quello che pensa il capitano John
Anderton, responsabile della sezione precrimine. Impeccabile sul
lavoro, nella vita privata Anderton è invece dedito all’uso di
droghe per superare il trauma della perdita del figlio Sean,
scomparso anni prima senza lasciare traccia.
Il sistema
“precrimine” sta per essere utilizzato su scala nazionale, ma si
deve prima dimostrare che sia assolutamente perfetto. Per questo
motivo viene inviato sul posto l’ispettore federale Danny Witwer,
alla ricerca di eventuali difetti del sistema. Anderton,
consigliato dal suo capo Lamar Burgess, fa buon viso a cattivo
gioco, ma poco dopo fa un’inquietante scoperta: il prossimo
omicidio “intercettato” dai precog, verrà commesso
proprio da lui. Non conoscendo la propria vittima e nemmeno un
possibile movente, Anderton si convince di essere preda di una
macchinazione ordita dal detective Witwer per sabotare il sistema,
e si dà alla fuga mettendosi in cerca della sua vittima, Leo
Crow.
Minority Report è il film del 2002 di Steven Spielberg
con Tom
Cruise,
Colin Farrell, Samantha Morton, Max von Sydow, Patrick
Kilpatrick, Lois Smith, Peter Stormare, Tim Blake
Nelson.
La trama di Minority Report
In un futuro prossimo, nella città
di Washinghton, il crimine pare essere stato finalmente debellato
grazie ad un sistema di previsione dei reati, chiamato
precrimine, messo in atto da tre individui, i
precong, dotati di capacità di precognizione in grado di
prevedere lo svolgersi di un delitto e permettere così alla polizia
di arrestare il colpevole prima del fatto. Il sistema deve però
essere ancora testato, e durante questo periodo di prova, il
detective Anderton, chiamato a sovrintendere il progetto, scopre
che una delle previsioni lo indica come uno dei prossimi omicidi.
Non capacitandosi di questa eventualità, Anderton viene a
conoscenza del fatto che non sempre i precong sono affidabili,
poiché uno di loro, la veggente Agatha, molto spesso ha delle
visioni opposte, definite rapporto di minoranza. Basandosi
su questa flebile speranza di errore, Anderson inizia una
roccambolesca fuga per trovare il rapporto e provare così la sua
innocenza, sventando una possibile macchinazione del governo.
Il film
Tratto da uno dei più famosi e
visionari romanzi del guru della fantascienza P.K.Dick,
Minority Report ci propone una visione futura da
cortocircuito, in cui si può essere arrestati non per l’atto, ma
per l’intenzione di commettere un delitto (gli echi di 1984
di Orwell urlano chiaramente vendetta), rappresentando in chiave
fantascientifica uno dei più pesanti abomini della tradizione
cattolica: il peccato d’intenzione.
La tecnologia e l’evoluzione
vengono qui fatti regredire ad una condizione quasi magica e
atavica, dove non sono le macchine ma bensì i poteri
parapsicologici dell’uomo a dettare la legge, in una forma alquanto
distorta di estetica stempunk. A suo agio con il terreno del
futuribile e della fantasia tecnologica, Spielberg orchestra un
colossal hollywoodiano dei tempi moderni, condendolo con gli
strabilianti (anche se non del tutto credibili) effetti speciali
della ILM dell’amico George Lucas e la memorabile
colonna sonora di John Williams (miscelata a
grandi classici come Moon River), il tutto in una
commistione corale che è una vera benedizione per occhi, orecchie e
cuore dello spettatore. Senza preoccuparsi troppo dell’attinenza al
romanzo originario e ad alcuni scivoloni narrativi, Spielberg si
affida al talento atletico di Tom Cruise che, bissando le sue performance in
Mission Impossibile al top della sua forma, ci
catapulta in un turbinio di inseguimenti, esplosioni e
combattimenti da far impallidire il Neo di Matrix.
Altri grandi attori prestano la
loro fisicità all’universo pop del film, a cominciare da Colin Farrell passando per Samantha Morton, Patrick
Kilpatrick, fino ad arrivare al buon, vecchio Max Von
Sydow, perfetto nel ruolo dell’ambiguo direttore Burgess. Non
mancano numerosi cammei che comprendono Paul Thomas
Anderson, Cameron Crowe e addirittura Cameron Diaz, come in un red carpet per la serata degli
Oscar.
I precong, ognuno con un nome che rimanda ad un
famoso scrittore giallo (Agata, Arthur e Dashiell) sono delle
orga-macchine tenute prigioniere, i cui poteri di preveggenza
vengono sfruttati da una società dedita all’abolizione del crimine
su base preventiva, sfruttando un sistema del tutto antitetico che
il nostro eroe cercherà di smascherare. Grazie alla collaborazione
di esperti del MIT, Spielberg ha condito il suo immaginario futuro
di oggetti, ambienti e tecnologie del tutto surreali ma in un certo
senso possibili, dando maggior spessore al racconto di Dick e allo
stesso tempo attualizzandolo (non dimentichiamoci però che il
rumore dei velivoli del film è stato ottenuto dal cestello di una
lavatrice!). Un fanta-action con tutti i sacri crismi del genere,
perfettamente diretto e con un cast di punta, per un prodotto che,
seppur non privo di imperfezioni, ha dato una svolta decisiva al
panorama fantascientifico nel cinema.
La fantascienza è notoriamente uno
dei generi preferiti del regista Steven Spielberg, che nel corso
della sua carriera ha realizzato attraverso questa alcuni dei suoi
più memorabili capolavori. Nel 2002 dirige Minority
Report (qui la recensione),
che si dimostra essere più attuale di quello che potrebbe sembrare.
Arrivato nel complicato periodo post 11 settembre, il film è
infatti un inquietante riflessione sul controllo e sulla perdita di
libertà in favore della sicurezza.
Basato sul racconto breve
Rapporto di minoranza, del celebre autore fantascientifico
Philip K. Dick, il film si dimostra in realtà
essere soltanto ispirato ad esso. Spielberg decise infatti di
riadattare la trama affinché potesse risultare particolarmente
contemporanea, nello specifico esaltando il concetto di
precrimine. Su tale elemento si basa l’intero film e
questo diventa il vero anello di congiunzione tra il racconto e la
realtà vissuta al momento della produzione.
Nella realizzazione del film,
inoltre, Spielberg decide di avvalersi della collaborazione di
alcuni prestigiosi futurologi, i quali immaginarono per lui un 2054
credibile. Poiché le vicende del film si svolgono in quell’anno, il
regista desiderava poter dar vita a qualcosa che, seppur
fantascientifico, risultasse facilmente comprensibile e accettabile
per gli spettatori. Il risultato fu infine proprio questo, ed oggi
il film è divenuto parte dell’immaginario comune, dando vita ad un
vero e proprio franchise transmediale.
Minority Report: la trama e le
differenze con il racconto
La vicenda narrata nel film si
svolge nel 2054, quando grazie al sistema del precrimine è
possibile arrestare in anticipo il potenziale criminale. Il
capitano John Anderton, responsabile di questa divisione, è il più
abile a individuare i luoghi e le modalità dei delitti, impedendo
perciò che questi avvengano. Nel momento in cui viene però indicato
egli stesso come responsabile di un omicidio, si ritrova a dover
fuggire con la sola speranza di scoprire la verità. La sua ricerca
lo porta a conoscenza del rapporto di minoranza, svelando così le
falle di un sistema che egli credeva infallibile.
Nell’adattare il racconto di Dick,
Spielberg affermò di aver praticamente dovuto far scrivere da zero
un storia ispirata ai temi trattati dallo scrittore. Il racconto
originario, infatti, non possiede un vero e proprio arco narrativo,
necessario invece al cinema. Ciò ha portato alla necessità di
operare diversi cambiamenti tanto nella trama quanto nei suoi
protagonisti. Il personaggio di Anderton, ad esempio, passa
dall’essere un anziano ad un atletico quarantenne, che meglio
poteva dar vita alle sequenze d’azione presenti. Ulteriori
differenze si ritrovano nel finale. Se nel racconto Anderton
previene la chiusura delle divisione sul precrimine, nel film porta
invece alla sua disfatta.
Tale finale evidenzia ulteriormente
il tema centrale del film, ovvero quello riguardante il dibattito
tra libero arbitrio e determinismo. Anderton, infatti, pur
conoscendo il suo futuro non si abbandona a questo, ma impiega
tutte le sue forze per cambiarlo, imponendo la propria volontà.
Molti degli elementi presenti nello scritto, inoltre, sono stati
aggiornati alla tecnologia presente all’epoca delle riprese. Il
principale aggiornamento è quello relativo alle visioni che
consentono di individuare i crimini in anticipo. Spielberg decise
infatti di dar vita a questi attraverso l’utilizzo di un
interfaccia per la realtà virtuale, cosa che ha conferito ulteriore
caratteristica fantascientifica al film.
Minority Report: il cast del
film
Prima che Spielberg subentrasse
nella produzione, il film era originariamente pensato per essere un
sequel di Atto di forza, film del 1990 ispirato sempre ad
un racconto di Dick. Per l’occasione, Arnold Schwarzenegger avrebbe
dovuto riprendere il proprio ruolo. Tuttavia, con l’ingresso alla
regia di Spielberg, le cose cambiarono. Questi desiderava infatti
lavorare con l’attore Tom
Cruise, e affidò a lui la parte del protagonista,
riadattandolo per poter essere conforme alle capacità dell’attore.
Cruise si è poi sottoposto a diverse settimane di allenamento
fisico, volte a prepararlo al meglio per le dinamiche sequenze
d’azione.
Per il ruolo dell’ispettore
federale Danny Witwer vennero invece considerati gli attori
Matt
Damon e Javier
Bardem. In seguito al loro rifiuto, la parte fu
affidata a Colin
Farrell. Per permettere a questi di assumere il ruolo,
furono cambiate le origini del personaggio da americane a
irlandesi, poiché Spielberg non credeva che l’attore potesse
nascondere il suo accento. L’attore svedese Max von
Sydow è invece stato scelto per dar volto a Lamar
Burgess, antagonista del film. Per onorare la presenza del celebre
interprete, Spielberg decise di strutturare la scena del confronto
tra questi e Cruise come quella iniziale di Il settimo
sigillo, uno dei film più famosi in cui Sydow ha recitato.
Minority Report: la serie, il
trailer e dove vedere il film in streaming
Dato il suo successo di critica e
pubblico, il film ha dato vita negli anni ad alcune opere rifacenti
all’universo descritto da Spielberg. Oltre a diversi videogiochi,
nel 2015 viene realizzata una serie televisiva, intitolata sempre
Minority
Report, e ambientata a dieci anni di distanza dagli eventi
del film. Pur con personaggi ed eventi inediti, questa non ha
tuttavia ottenuto risultati entusiasmanti, spingendo la produzione
ad ordinarne la cancellazione dopo una sola stagione.
Per chi invece ha amato il film, o
per chi non l’avesse ancora visto e desidera poter recuperare tale
titolo, è possibile fruirne grazie alla sua presenza in alcune tra
le principali piattaforme streaming oggi presenti in rete.
Minority Report è infatti disponibile su Amazon Prime Video, Chili Cinema, e
Google Play. Per vederlo, in base alla piattaforma prescelta,
basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento
generale. Ciò permetterà di riprodurlo in modo pratico e al meglio
della qualità video.
Il network americano della FOX ha
diffuso promo e featurette di Minority
Report, la nuova serie televisiva in arrivo
basata sul film di Steven Spielberg, a sua volta
tratto da un racconto di Philip K. Dick.
https://youtu.be/LxKmYaWLOrI
Minority Report è una
serie televisiva statunitense di fantascienza ideata da Max
Borenstein, che sarà trasmessa dalla Fox dal 21 settembre
2015. Ispirata dal film del 2002 Minority Report,
diretto da Steven Spielberg, è ambientata nel 2065, a dieci anni di
distanza dagli eventi narrati nel film.
Nel 2065, a Washington, il
dipartimento precrimine della polizia, il quale sfruttava le
capacità precognitive di tre bambini, definiti precogs,
per cercare di impedire il verificarsi di crimini futuri, è ormai
chiuso da dieci anni. Uno dei precogs, Dash, tuttavia,
ancora tormentato dalle visioni, decide di ritornare a collaborare
con la polizia per cercare di impedire gli omicidi di cui viene a
conoscenza. Inizia quindi a collaborare con la detective Lara Vega,
anche se le sue visioni sono solo frammentarie, essendo la sua
abilità condivisa con quella del fratello gemello Arthur, anche lui
precog, con il quale non è più in contatto da tempo.
Il
thriller
fantascientificoMinority Report di Steven Spielberg del 2002 svela un intricato
mistero di omicidio che mantiene viva la suspense fino alla fine.
Basato sull’omonimo racconto di Philip K. Dick, il
film vede Tom Cruise nei panni di John Anderton, capo
dell’unità Precrime in una visione futuristica di Washington, DC.
Grazie a tre sensitivi chiamati “precog”, Precrime è in grado di
prevedere gli omicidi prima che avvengano e di prevenirli. I
colpevoli vengono arrestati, condannati e incarcerati sulla base
del fatto che avrebbero sicuramente ucciso qualcuno se non fossero
stati fermati.
Con Precrime sul punto di diventare
un programma nazionale, un investigatore federale di nome Danny
Witwer (Colin
Farrell) arriva sulla scena per cercare difetti nel
sistema. Poco dopo, i precog hanno una visione di John che uccide
un uomo di nome Leo Crow (Mike Binder), che non ha
mai incontrato. Convinto che Witwer gli abbia teso una trappola,
John fugge nel tentativo di guadagnare tempo per dimostrare la sua
innocenza. La sua ricerca della verità lo porta allo strano caso di
una donna di nome Anne Lively (Jessica Harper),
salvata da un omicidio per annegamento dai poliziotti di Precrime,
ma scomparsa subito dopo.
John viene anche a conoscenza di un
insabbiamento all’interno di Precrime. A volte, una delle visioni
dei precog è in disaccordo con le altre due, generando un
cosiddetto “rapporto di minoranza” che viene cancellato in modo che
non ci siano dubbi sulla certezza del futuro di Precrime. Convinto
di avere un rapporto di minoranza, John torna alla Precrime e
rapisce la più forte dei precog, Agatha (Samantha
Morton). Con il tempo che scorre inesorabile verso il suo
presunto omicidio di Leo Crow, John non ha ancora idea di chi sia
la sua vittima o perché dovrebbe volerlo uccidere… almeno fino a
quando non raggiunge l’appartamento di Crow.
Come (e perché) John è stato
incastrato per l’omicidio di Leo Crow
L’omicidio di Leo Crow da parte di
John era effettivamente premeditato, ma non da John. È stato
orchestrato da Lamar Burgess (Max von Sydow), uno
dei fondatori di Precrime e amico intimo di John. Lamar ha
pianificato l’omicidio dopo che John è andato da lui per chiedergli
di Anne Lively e del motivo per cui la visione di Agatha sulla
morte di Lively non era presente nel sistema. Sapendo che John si
era avvicinato troppo a una verità oscura che avrebbe potuto
distruggere Precrime proprio prima che il programma diventasse
nazionale, Lamar ha usato contro di lui quella che sapeva essere la
sua più grande debolezza: la scomparsa di suo figlio Sean
(Tyler Patrick Jones) a Baltimora sei anni
prima.
Lamar ha fatto in modo che un
criminale di nome Leo Crow fosse rilasciato dal carcere e gli ha
promesso che, se avesse accettato di essere ucciso da John, la sua
famiglia sarebbe stata ben assistita. Ha ordinato a Leo di stare in
un appartamento con quella che Witwer definisce una “orgia di
prove” sparse sul letto: centinaia di foto di bambini, comprese
foto false di Leo con Sean. Quando John lo ha pressato, Leo ha
anche fornito dettagli agghiaccianti su come Sean fosse morto –
annegato in un barile appesantito – e ha lasciato intendere di aver
abusato sessualmente di Sean prima di ucciderlo. Tutto questo è
sufficiente per convincere John che il suo destino è uccidere Leo
Crow. Tuttavia, John alla fine lascia scadere il termine per
l’omicidio e cerca invece di arrestare Leo.
Leo, disperato, rivela di essere
stato pagato per mentire sull’omicidio di Sean e usa la pistola di
John per uccidersi. L’omicidio di Leo Crow crea un paradosso
predestinato, poiché l’unico modo in cui John sapeva di dover
cercare un uomo chiamato Leo Crow era perché aveva già avuto una
visione di se stesso che lo uccideva, ed era riuscito a trovare
l’appartamento solo grazie agli indizi che aveva visto nella
visione. Anche se John non ha un rapporto di minoranza, la sua
decisione di non uccidere Leo Crow mina l’affidabilità di Precrime
in un modo diverso: conoscendo il suo futuro, John è stato in grado
di cambiarlo. Se lui è stato in grado di prendere quella decisione,
allora molti dei criminali che ha arrestato nel corso degli anni
avrebbero potuto fare lo stesso.
Cosa è successo davvero al figlio
di John
Con la rivelazione che Leo Crow era
un falso, gli spettatori potrebbero chiedersi cosa sia successo
davvero a Sean. Minority Report lascia deliberatamente questa
domanda senza risposta, così che alla fine del film non ne sappiamo
più di John: stava trattenendo il respiro sott’acqua in una piscina
pubblica e quando è riemerso Sean era scomparso. Non sappiamo chi
abbia rapito Sean, come sia morto, né se sia ancora vivo da qualche
parte. In un’intervista del 2002 con Roger Ebert, Spielberg ha
spiegato che alcune domande in Minority Report sono state lasciate
deliberatamente senza risposta:
“Avevo John Huston nelle
orecchie. Sono tornato indietro e ho guardato Il mistero del falco
e Il grande sonno di [Howard] Hawks, per vedere come venivano
risolti alcuni di quei misteri noir. Non mettevano i puntini sulle
i e le barre sulle t. Cercavano di tenerti in bilico. In quei
giorni ponevano più domande di quante potessero
rispondere”.
All’interno della storia, il fatto
che la scomparsa di Sean rimanga un mistero è di vitale importanza,
perché il trauma di aver perso suo figlio è ciò che alimenta la
fiducia di John nel Precrime. Il programma mostra visioni di
omicidi che possono essere riprodotte, messe in pausa e migliorate
in modo che John possa concentrarsi su di esse e trovare le
risposte, cosa che non è riuscito a fare per Sean. Alla fine del
film, l’accettazione da parte di John che Precrime debba morire è
anche un simbolo del suo accettare che non saprà mai cosa è
successo a Sean e del suo essere finalmente pronto ad andare
avanti.
Come (e perché) Anne Lively è stata
uccisa
La storia di Minority
Report incomincia in realtà sei anni prima dell’inizio del
film, quando Lamar ha trovato un modo per fare l’impossibile:
commettere un omicidio in un mondo in cui la polizia può vedere gli
omicidi prima che avvengano. Lamar uccise Anne Lively per lo stesso
motivo per cui in seguito incastrò John per l’omicidio di Leo Crow:
per proteggere Precrime. Sebbene i precog siano pubblicamente
considerati un dono miracoloso per l’umanità, la dottoressa Hineman
(Lois Smith) rivela a John che in realtà sono
figli di madri dipendenti da una versione precedente del neuroin,
la stessa droga che usa John. L’esposizione al neuroin in utero ha
causato terribili danni cerebrali ai bambini, la maggior parte dei
quali è morta in tenera età.
Tuttavia, quelli che sono
sopravvissuti hanno avuto visioni di omicidi che non erano ancora
avvenuti e sono diventati la base di Precrime. Anne Lively era la
madre di Agatha, una tossicodipendente da neuroin che è andata in
una struttura di riabilitazione ed è riuscita a sconfiggere la sua
dipendenza. Dopo essersi disintossicata, voleva riavere la sua
bambina. Lamar non poteva permettere ad Anne di portare via Agatha,
poiché i precog funzionano come una mente collettiva e gli altri
due – i fratelli gemelli Arthur (Michael Dickmann)
e Dashiell (Matthew Dickmann) – non “funzionano”
senza Agatha. Non poteva nemmeno rischiare che Anne chiedesse
pubblicamente la restituzione di sua figlia, poiché ciò avrebbe
attirato l’attenzione sul benessere dei precog.
Un display all’esterno del quartier
generale di Precrime fornisce ai turisti una serie di bugie sulle
condizioni di vita dei precog, chiarendo che la loro tortuosa
reclusione nella piscina è solo uno dei tanti segreti di Precrime.
Per portare a termine l’omicidio di Anne Lively, Lamar ha
utilizzato un fenomeno chiamato “eco”, in cui i precog rivivono le
visioni passate. Ha detto ad Anne di incontrarlo al lago e ha
pagato un vagabondo tossicodipendente per cercare di annegarla.
Dopo aver visto la visione della sua morte, Lamar conosceva tutti i
dettagli di come si sarebbe svolto l’omicidio originale. Ha quindi
aspettato in riva al lago che il vagabondo venisse arrestato dalla
Precrime e, dopo che se ne furono andati, ha ucciso Anne Lively lui
stesso esattamente nello stesso modo. I precog hanno inviato anche
una visione di quell’omicidio, ma è stata liquidata come un
semplice eco e cancellata.
Perché la scelta finale di Lamar
Burgess distrugge l’Unità Precrime
Nel finale di Minority
Report, Lamar Burgess si trova di fronte allo stesso
dilemma di John Anderton nella storia originale di Philip K. Dick:
può commettere un omicidio e condannare se stesso, ma salvare
l’Unità Precrime; oppure può scegliere di non commettere l’omicidio
previsto, rivelando così un difetto fatale in Precrime e
distruggendo la sua stessa creazione. Con l’omicidio già previsto e
gli agenti del Precrime che si avvicinano, Lamar sceglie di
spararsi al petto. All’inizio del film aveva detto a Witwer: “Non
voglio che John Anderton si faccia male” e, nonostante tutte le sue
bugie, sembra che questa affermazione fosse completamente sincera.
Rendendosi conto di avere una scelta, Lamar decide di togliersi la
vita piuttosto che uccidere John, perché non sopporta di vedere la
sua eredità andare in pezzi.
Se Lamar avesse scelto di sparare a
John, sarebbe stato arrestato per l’omicidio (insieme all’omicidio
di Anne Lively), ma avrebbe anche dimostrato che Precrime funziona.
Il presunto omicidio di Leo Crow è stato interpretato come un
“difetto umano” di Precrime, dovuto al fatto che gli agenti non
sono riusciti ad arrivare sul posto in tempo, e la morte di John
Anderton sarebbe stata trattata allo stesso modo. Precrime avrebbe
potuto comunque diventare nazionale e l’eredità di Lamar sarebbe
stata preservata. Scegliendo di non sparare a John, Lamar dimostra
pubblicamente ciò che John aveva già scoperto all’inizio del film:
che una persona che conosce il proprio futuro è in grado di
cambiarlo e quindi le visioni dei precog non sono certe. Questo
porta allo scioglimento di Precrime e al rilascio dei precog.
Il vero significato del finale di
Minority Report
Come molte altre storie sui viaggi
nel tempo e sulle visioni futuristiche, Minority
Report pone la domanda se il futuro, una volta conosciuto,
possa essere cambiato. Terminator
– Destino Oscuro ha risposto a questa stessa domanda
suggerendo che certe cose sono inevitabili e accadranno nonostante
gli sforzi per evitarle; dopo che Sarah Connor ha impedito l’ascesa
di Skynet, un altro sistema informatico chiamato Legion ha preso il
suo posto e ha portato a una simile caduta dell’umanità. Quando Leo
Crow muore quasi esattamente nel modo previsto dalla visione,
nonostante John abbia scelto di non ucciderlo, sembra che Minority
Report possa giungere a una conclusione simile.
Danny Witwer critica Precrime
all’inizio di Minority Report, chiedendo come si
possa essere certi che un omicidio sarebbe sicuramente avvenuto. In
risposta, John fa rotolare una palla verso di lui. Quando Witwer la
prende per impedirle di cadere, John sostiene che il fatto che lui
l’abbia presa non cambia il fatto che sarebbe sicuramente caduta. A
differenza della palla che rotola, tuttavia, John e Lamar possono
scegliere di non cadere (metaforicamente parlando). L’elemento
dell’azione umana nell’equazione è ciò che rende le visioni dei
precog non del tutto certe ed è anche responsabile della creazione
dei rapporti di minoranza.
Nel corso della trama,
Minority Report mette anche in discussione
l’eticità di punire qualcuno per qualcosa che avrebbe fatto ma che
non ha ancora fatto. Un argomento preferito del dibattito etico è
se sia giustificabile o meno tornare indietro nel tempo e uccidere
Adolf Hitler quando era ancora un bambino. L’azione è generalmente
considerata errata sotto due aspetti: in primo luogo, uccidere il
piccolo Hitler non garantisce che qualcun altro non prenderà il suo
posto nella storia, con lo stesso risultato.
In secondo luogo, anche se uccidere
il piccolo Hitler impedisse l’Olocausto, si ucciderebbe comunque un
bambino innocente. In Minority Report, l’Unità
Precrime affronta lo stesso dilemma e giustifica la detenzione dei
futuri assassini sulla base del fatto che non vi è alcun
ragionevole dubbio che non avrebbero ucciso la loro vittima. Il
finale, tuttavia, dimostra che tale ragionevole dubbio esiste,
sostenendo che il percorso di vita di nessuno è completamente
predeterminato e che le persone possono scegliere diversamente
anche quando sembra che non ci sia modo di tornare indietro.
Il network americano della FOX ha
diffuso un nuovo contributo video dell’annunciata serie
televisiva Minority Report, adattamento dell’omonimo romanzo
che ha dato vita al film di Steven Spielberg:
https://www.youtube.com/watch?v=_fLl-DMzxrk
Il network ha anche diffuso un dietro le quinte dello show:
Il network americano della FOX ha
diffuso le foto promozionali di Minority
Report, la nuova serie televisiva tratta dall’omonimo
film di Steven Spielberg e a sua volta
basato sull’omonimo racconto di Philip K. Dick, noto in italiano
come Rapporto di minoranza.
[nggallery id=1997]
Minority Report è una
serie televisiva statunitense di fantascienza ideata da Max
Borenstein, che sarà trasmessa dalla Fox dal 21 settembre 2015.
Nel 2065, a Washington, il
dipartimento precrimine della polizia, il quale sfruttava le
capacità precognitive di tre bambini, definiti precogs, per
cercare di impedire il verificarsi di crimini futuri, è ormai
chiuso da dieci anni. Uno dei precogs, Dash, tuttavia,
ancora tormentato dalle visioni, decide di ritornare a collaborare
con la polizia per cercare di impedire gli omicidi di cui viene a
conoscenza. Inizia quindi a collaborare con la detective Lara Vega,
anche se le sue visioni sono solo frammentarie, essendo la sua
abilità condivisa con quella del fratello gemello Arthur, anche lui
precog, con il quale non è più in contatto da tempo.
Ecco due nuovi promo che la Fox ha
diffuso per la pubblicità a Minority
Report, serie tv realizzata sulle basi dell’omonimo
film sci-fi diretto da Steven Spielberg e interpretato da
Tom
Cruise.
Si intitolerà Mr. Nice
Guy, Minority Report
1×02, la seconda puntata della prima stagione
della nuova serie televisiva FOX basata sull’omonimo film di
Steven Spielberg.
In Minority Report
1×02 Dash e Vega decidono di
unire nuovamente le forze per dare la caccia ad un killer che al
momento potrebbe essere più vulnerabile in quanto è innamorato; nel
frattempo, Dash continua a cercare i suoi fratelli
perchè si rende conto di aver bisogno anche delle loro capacità per
poter riuscire nel suo intento.
[nggallery id=1997]
Minority Report è una
serie televisiva statunitense di fantascienza ideata da Max
Borenstein, che sarà trasmessa dalla Fox dal 21 settembre 2015.
Nel 2065, a Washington, il
dipartimento precrimine della polizia, il quale sfruttava le
capacità precognitive di tre bambini, definiti precogs, per
cercare di impedire il verificarsi di crimini futuri, è ormai
chiuso da dieci anni. Uno dei precogs, Dash, tuttavia,
ancora tormentato dalle visioni, decide di ritornare a collaborare
con la polizia per cercare di impedire gli omicidi di cui viene a
conoscenza. Inizia quindi a collaborare con la detective Lara Vega,
anche se le sue visioni sono solo frammentarie, essendo la sua
abilità condivisa con quella del fratello gemello Arthur, anche lui
precog, con il quale non è più in contatto da tempo.
Continua lo sviluppo della serie
televisiva della FOX basata sul film di Steven Spielberg, Minority Report, tratto dall’omonimo
libro di Philip K. Dick, vedeva come protagonista Tom
Cruise nei panni del Detective John Anderton.
Ebbene, oggi il network americano ha ufficialmente ordinato la
puntata pilota di quello che sembra essere a tutti gli effetti un
sequel della pellicola.
Lo show si svolgerà dieci anni dopo
gli eventi narrati nella pellicola, quando l’unità Precrimine è
ormai un lontano ricordo. Tuttavia i tre vegenti sono ancora in
vita e uno di loro ossessionato dalle visioni del futuro fa squadra
con un detective, a sua volta in conflitto con il proprio
passato.
La serie avrà come produttori
esecutivi Justin Falvey e Darryl
Frank per la Amblin Television, divisione della casa
di produsione del regista Steven Spielberg. L’autore Max
Borenstein (Godzilla) firma invece lo script.
Minnie è uno dei
personaggi Disney più famosi in assoluto. Insieme agli altri suoi
colleghi, e soprattutto con il fidanzato Topolino, ha fatto
compagnia a milioni di bambini e ragazzini (ma anche di adulti) con
le sue avventure.
Pur avendo 90 anni, Minnie non ha
mai perso le sue energia, il suo spirito è rimasto sempre uguale,
così come il suo carattere e le sue passioni.
Ecco, allora, tutto quello
che c’è da sapere su Minnie.
Minnie Mouse
Minnie è da sempre
conosciuta come la storica compagna di
Topolino, ma di lei si dovrebbe sapere molto di più.
Chiamata anche con il nome di Minni, Minnie o Minnie
Mouse (il suo nome originale), si contraddistingue subito
dagli altri personaggi Disney per il suo essere una sognatrice e
una gran romanticona, per la sua allegria e determinazione.
È sensibile ai problemi
sociali della sua città, la sempre cara Topolinia, ed è molto
attenta al mondo della moda, che lei ama seguire (e tutti
i suoi cambi di outfit nel corso degli anni non sono passati
inosservati).
Tuttavia, durante i primi tempi
della sua esistenza, Minnie era stata creata come contraltare di
Topolino, sin dalla sua prima apparizione cinematografica in
L’aereo impazzito (1928): insomma, per diverso tempo ha
vissuto all’ombra del suo fidanzato, tanto da essere anche
erroneamente chiamata Topolina.
Nel corso degli anni, però, a
Minnie è stata riconosciuta una perfetta autonomia del personaggio,
con i tratti del suo carattere delineati e anche un con background,
datole da Floyd Gottfredson durante le strisce di
Mickey Mouse (la sua prima apparizione nei fumetti risale
nelle strisce di Lost in a desert island di
Walt Disney, Ub Iwerks e Win Smith,
pubblicate sui quotidiani americani nei primi mesi del 1930).
Se fisicamente Minnie risalta per
la sua spiccata femminilità, date da lunghe ciglia, dagli abiti che
indossa e dall’inseparabile rossetto sulle labbra, anagraficamente
e genealogicamente il suo nome completo è Minerva
Mouse, figlia di Marcus Mouse e sua
moglie (della qualche non è conosciuto il nome), entrambi contadini
per nulla benestanti e, anzi, con diversi debiti, perciò figlia
anche del periodo della grande depressione americana. Tra i suoi
parenti, i più conosciuti sono lo zio Mortimer e
le nipotine Millie e Melody Mouse.
Minnie e Topolino
Minnie e Topolino sono
insieme da più di 90 anni e la loro relazione non ha mai conosciuto
crisi, tanto da essere diventata simbolo di amore eterno.
I due, infatti, hanno debuttato insieme nel cortometraggio animato
intitolato L’aereo impazzito, uscito nel maggio del 1928:
in questo film, Topolino costruisce un aeroplano con materiali di
fortuna, poiché il primo che aveva costruito era andato distrutto,
e chiede a Minnie di fare con lui il primo, in quando lei gli
aveva regalato un ferro di cavallo portafortuna.
Una volta saliti sul veivolo,
Topolino cerca di baciare Minnie più volte, fino a che, dopo averla
gettata fuori dall’aereo e ripresa al volo per rubarle un bacio, la
stessa Minnie si paracaduta con i suoi calzoncini, mentre Topolino
perde il controllo del mezzo e si schianta contro un albero. Oltre
a questo corto, i due sono apparsi insieme anche nei corti animati
successivi, come Topolino gaucho e Steamboat
Willie (entrambi del 1928).
Ma se all’inizio sembra che tra i
due non ci sia una vera e propria relazione, lo status di coppia
arriva con il corpo Le follie di Topolino (1929), in cui
Topolino dedica a lei una canzone, stabilendo che i due siano
fidanzati. Rispetto alla loro relazione, non è mai stato
chiaro se i suoi siano solo fidanzati o se si siano
sposati, dato che sia nei film animati che nei fumetti non
si sono mai viste scene di matrimonio, o non sono mai state nemmeno
menzionate.
Ebbene, a ciò ha pensato lo
stesso Walt Disney: pare, intatti, che in
un’intervista da lui rilasciata nel 1933, abbia rivelato che i due
topi più famosi del mondo non erano altro che una coppia
sposata.
Minnie anni
A vederla non lo si direbbe, eppure
Minnie, così come il suo fidanzato topolino, ha 90 anni tondi
tondi. In questi anni non ha dato mai a vedere di essere
invecchiata, soprattutto nello spirito che è rimasto quello della
Minnie carina e civettuola.
Amante della moda, Minnie è
diventata essa stessa un’icona, tanto da ispirare nuove
collezione di abiti, borse e accessori in tutti questi anni che la
separano dal suo esordio (soprattutto negli ultimi), diventando un
personaggio di tendenza tra i più giovani e i meno giovani.
Sì, perché Minnie Mouse ha
accompagnato tante generazioni, milioni di bambini in tutto il
mondo che hanno riso con lei e insieme a lei si sono visti
protagonisti di molte avventure. E finalmente, 90 dopo il suo
debutto, questo personaggio ha avuto la soddisfazione di ricevere
la sua preziosa stella sulla Walk of Fame di Hollywood.
Cartoni di Minnie
Dopo aver debuttato nel 1928
insieme a Topolino con L’aereo impazzito, Minnie
continuerà ad apparire in altri cortometraggi animati insieme al
suo fidanzato e, spesso e volentieri, apparendo anche come la
protagonista contesa tra Topolino e Pietro
Gambadilegno.
Tra i cartoni da ricordare vi sono
The Barn Dance (o I due cavalieri di Minni,
1929), Le follie di Topolino (1929), Il treno di
Topolino (1929), Topolino ballerino (1930), The
Grocery Boy (1932) e Puppy Love (1933), per poi
apparire sempre meno dalla metà degli anni ’30 in poi. In seguito,
infatti, appare negli anni ’40 in film come The Little
Whirlwind (1941), Pluto’s Sweater (1949) e negli anni
’50 in Pluto and the Gopher (1950) e Pluto’s Christmas
Tree (1952).
Per tornare sullo schermo, Minnie
dovrà aspettare 30 anni, quando riappare in Canto di Natale di
Topolino (1983) e poi in Topolino e il cervello in
fuga (1995), Topolino e la magia del Natale (1999),
Il bianco Natale di Topolino – È festa in casa Disney
(2001), Topolino e i Cattivi Disney (2002), Topolino,
Paperino, Pippo: I tre moschettieri (2004) e Topolino:
Strepitoso Natale! (2004).
Inoltre, Minni appare anche, con
altri personaggi Disney, nelle serie televisive come Il club di
Topolino, Mickey Mouse Works, House of Mouse – Il Topoclub e
La casa di Topolino.
Ecco una nuova clip italiana di
Minions, con protagonista Scarlet
Sterminator, doppiata in originale da Sandra Bullock mentre nella versione
italiana con la voce di Luciana Littizzetto.
La storia
di Minions di Universal Pictures e
Illumination Entertainment inizia all’alba dei tempi. Partendo da
organismi gialli unicellulari,
i Minion si evolvono attraverso i
secoli, perennemente al servizio del più spregevole dei padroni.
Continuamente senza successo nel preservare questi maestri,
dal T-Rex a Napoleone,
i Minion si sono ritrovati senza
qualcuno da servire e sono caduti in una profonda depressione.
Ma
un Minion di nome Kevin ha un piano, e
lui – insieme all’adolescente ribelle Stuart e all’adorabile
piccolo Bob – decide di avventurarsi nel mondo per trovare un nuovo
capo malvagio da seguire per sé e i suoi fratelli.
Il trio si imbarca in un viaggio
emozionante che li condurrà alla loro prossima potenziale
padrona, Scarlet Overkill (il
Premio Oscar@ Sandra Bullock), la prima super-cattiva al
mondo. Un viaggio che li porterà dalla gelida Antartide alla New
York City del 1960, fino ad arrivare a Londra, dove dovranno
affrontare la loro sfida più grande: salvare tutti i Minion …
dall’annientamento.