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L’amore bugiardo – Gone Girl: il pericoloso poster SPOILER

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L’amore bugiardo – Gone Girl: il pericoloso poster SPOILER

Lo vedremo prestissimo al Festival di Roma 2014 e conosceremo finalmente tutti i segreti di L’amore bugiardo – Gone Girl, Intanto però è stato diffuso un ‘pericolosissimo’ Poster spoileroso per il film di David Fincher, che svela il twist del film in maniera del tutto intonata al racconto.

Qui la gallery del film e a seguire il poster incriminato:

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ATTENZIONE SPOILER: CONTINUATE A VOSTRO RISCHIO

Il poster è una copertina di uno dei volumi di Magnifica Amy (Amazing Amy), la collana di racconti per ragazze che i genitori di Amy Dunne (Rosamund Pike) hanno scritto ispirandosi e cercando di modificare la vita della loro unigenita figlia. Ma mentre la Amy dei libri è una campionessa di sport, di bontà, di bellezza e di intelligenza, la Amy di questo poster…beh, è proprio come la vera Amy: pericolosa.

Il film L’amore bugiardo – Gone Girl

Protagonista di L’amore bugiardo – Gone Girl sarà Ben Affleck, al suo fianco troveranno poi posto Rosamund Pike, Neil Patrick HarrisTyler PerryKim DickensPatrick Fugit e Carrie Coon.

La storia di L’amore bugiardo – Gone Girl analizza il matrimonio di una coppia, Nick (Ben Affleck,) ed Amy (Rosamund Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della donna.

L’amore bugiardo – Gone Girl: ecco la preview della colonna sonora di Trent Reznor

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Chi scrive è un grande fan dei Nine Inch Nails, della musica industrial e di quella elettronica e per questo, da qualche anno a questa parte, ogni film di David Fincher rappresenta un evento perchè corrisponde all’uscita di un nuovo album del leader dei Nine Inch Nails, Trent Reznor (premio Oscar con The Social Network e Grammy vinto con Millenium Uomini che Odiano le Donne), e del suo fidato collaboratore Atticus Ross.

Oggi è stata pubblicata online la prima preview della colonna sonora di L’amore bugiardo – Gone Girl che sarà curata ovviamente dal duo sopracitato. La composizione ricorda, per ora, il lavoro fatto per Millenium Uomini che Odiano le Donne, con una base molto scura a cui si aggiungono tantissimi sampler (la maggior parte glitch); potete ascoltare l’anteprima qua sotto.

Il film L’amore bugiardo – Gone Girl

Protagonista di L’amore bugiardo – Gone Girl sarà Ben Affleck, al suo fianco troveranno poi posto Rosamund Pike, Neil Patrick HarrisTyler PerryKim DickensPatrick Fugit e Carrie Coon.

La storia di L’amore bugiardo – Gone Girl analizza il matrimonio di una coppia, Nick (Ben Affleck) ed Amy (Rosamund Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della donna.

L’amore bugiardo – Gone Girl: 4 brani dalla colonna sonora di Trent Reznor

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Chi scrive è una grande fan dei Nine Inch Nails, della musica industrial e di quella elettronica e per questo, da qualche anno a questa parte, ogni film di David Fincher rappresenta un evento perchè corrisponde all’uscita di un nuovo album del leader dei Nine Inch Nails, Trent Reznor (premio Oscar con The Social Network e Grammy vinto con Millenium Uomini che Odiano le Donne), e del suo fidato collaboratore Atticus Ross. Oggi sono stati pubblicati quattro brani della colonna sonora di L’amore bugiardo – Gone Girl che sarà curata ovviamente dal duo sopracitato.

La composizione ricorda, per ora, il lavoro fatto per Millenium Uomini che Odiano le Donne per almeno un paio di tracce, con una base molto scura a cui si aggiungono tantissimi sampler (la maggior parte glitch), mentre il resto ha un parte più melodica con il piano a farla da padrone. Potete ascoltare i quattro brani direttamente nel player sottostante.

 

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Il film L’amore bugiardo – Gone Girl

Protagonista di L’amore bugiardo – Gone Girl sarà Ben Affleck, al suo fianco troveranno poi posto Rosamund Pike, Neil Patrick HarrisTyler PerryKim DickensPatrick Fugit e Carrie Coon.

La storia di L’amore bugiardo – Gone Girl analizza il matrimonio di una coppia, Nick (Ben Affleck) ed Amy (Rosamund Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della donna.

L’amore bugiardo – Gone Girl: 10 cose che non sai sul film

L’amore bugiardo – Gone Girl: 10 cose che non sai sul film

Ad oggi, L’amore bugiardo – Gone Girl è l’ultimo film uscito al cinema del regista David Fincher. Maestro del thriller, anche in questo caso l’autore di The Social Network costruisce un intricato gioco di inganni e sospetti, con il quale riesce a tenere lo spettatore con il fiato per oltre due ore e venti. Interpretato dagli attori Ben Affleck e Rosamund Pike, il film si è affermato come uno dei più acclamati del 2014.

Ecco 10 cose che non sai di L’amore bugiardo – Gone Girl.

Parte delle cose che non sai sul film

L'amore bugiardo finale

L’amore bugiardo – Gone Girl: la trama del film

10. È basato su di un’inspiegabile scomparsa. Protagonista del film è Nick Dunne, il quale rientrando in casa il giorno del suo quinto anniversario scopre che sua moglie, Amy, è scomparsa. Avvertire le autorità, ben presto queste iniziano a sospettare che il colpevole sia proprio lo stesso Dunne, e una serie di indizi non fanno che confermare tale ipotesi. La verità, tuttavia, è molto più complessa del previsto.

L’amore bugiardo – Gone Girl è tratto da un libro

9. È la trasposizione di un noto romanzo. La pellicola è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo thriller pubblicato nel 2012 da Gillian Flynn. Dato l’ottimo successo, questo venne da subito selezionato per un adattamento. Per la sua realizzazione, venne ingaggiata la stessa Flynn, che si occupo di scrivere la sceneggiatura dal film, debuttando così in tale ruolo.

L’amore bugiardo – Gone Girl è disponibile in streaming

8. È presente sulle principali piattaforme. Per chi desidera vedere, o rivedere il film, sarà possibile farlo grazie alla sua presenza su alcune delle più note piattaforme di streaming presenti sul Web. Tra queste si annoverano Rakuten TV, Chili, Infinity e Tim Vision. In base a quale di queste si utilizzerà, basterà sottoscrivere un abbonamento generale o noleggiare il singolo film.

L’amore bugiardo: il finale del film

7. La vittima è in realtà il carnefice. Fino alla metà del film, lo spettatore segue le indagini che incriminano il protagonista maschile come maggior indiziato della scomparsa della moglie. Esattamente a metà dell’opera, tuttavia, scopriamo che è la stessa Amy ad aver inscenato la propria scomparsa, desiderosa di fuggire dal marito e anzi facendolo diventare il principale sospettato.

6. Il film ha un finale aperto. Dopo aver rivisto nel marito ciò che la fece innamorare di lui, Amy decide di tornare a casa. Per non destare sospetti, fingerà di essere stata rapita da un suo spasimante, poi ucciso nel tentativo di fuga. Nick scoprirà però la verità, ma per non peggiorare le cose accetterà di vivere con quel segreto, consapevole però dell’ambiguità che lo unisce a sua moglie.

Parte delle cose che non sai sul film

L'amore bugiardo cast

L’amore bugiardo – Gone Girl: il cast del film

5. Il regista ha scelto Affleck per una sua qualità. Fincher ha raccontato che al momento del casting per il ruolo maschile si imbatté in alcune foto di Ben Affleck. Ritrovando in ognuna di queste un suo enigmatico sorriso, il regista pensò che fosse l’attore giusto per dar vita al misterioso Nick Dunne, affidandogli pertanto il ruolo.

4. Rosamund Pike è diventata celebre grazie a questo film. L’attrice Rosamund Pike venne scelta da Fincher poiché, come Affleck, possiede una qualità che la rende enigmatica. Secondo il regista, infatti, è impossibile stabilire con esattezza l’età dell’attrice, che può sembrare allo stesso tempo una ragazza come anche una donna adulta. Grazie al ruolo di Amy, la Pike ottenne una nomination all’Oscar, e divenne da quel momento particolarmente celebre.

3. Vi recita anche un noto attore televisivo. All’interno del film, con un ruolo di rilievo, è presente anche l’attore Neil Patrick Harris. Noto per essere stato Barney in How I Met Your Mother, l’attore interpreta qui Desi Collings, vecchio spasimante di Amy. Sarà proprio lui ad accoglierla nella sua casa, cadendo vittima della trappola archittettata dalla donna.

L’amore bugiardo: film simili

2. Rientra un ampio filone di thriller. Maestro del thriller, Fincher ha realizzato diversi altri che, anche solo per la tensione generata, ricordano L’amore bugiardo. Tra questi vi sono Seven (1995), con Brad Pitt, Zodiac (2007), con Jake Gyllenhaal, e Millennium (2011), con Rooney Mara. Tra gli altri titoli simili si possono citare anche La ragazza del treno (2016), Widows (2018) e Animali notturni (2016).

L’amore bugiardo: le frasi migliori del film

1. È ricco di frasi divenute cult. Riportate nel film, vi sono molte delle frasi più iconiche del romanzo. Grazie al successo della pellicola, questa sono poi diventate particolarmente celebri, ricordate e citate in più occasioni. Ecco alcune delle frasi migliori del film:

“Quando penso a mia moglie, penso sempre alla sua testa.
Immagino di aprirle quel cranio perfetto e srotolarle il cervello in cerca di risposte alle domande principali di ogni matrimonio. ‘A cosa pensi?’ ‘Come ti senti’ ‘Che cosa ci siamo fatti?'” (Nick Dunne)

“Nick amava la ragazza che fingevo di essere: la “strafica”. Gli uomini dicono sempre cosi, no? Il complimento assoluto. “…è una strafica!”. La “strafica” è sexy, la “strafica” è divertente, la “strafica” non si arrabbia mai col suo uomo, si limita a sorridere, rammaricata e amorevole, e poi gli offre la bocca da scopare.” (Amy Dunne)

“Sì, io ti amo ma siamo riusciti solo ad odiarci e a dominarci a vicenda facendoci molto male!” – “Si chiama matrimonio!” (Nick e Amy Dunne)

Fonte: IMDb

L’amore bugiardo – Gone Girl, la spiegazione del finale: Come fa Amy a tornare?

L’amore bugiardo – Gone Girl, il thriller di David Fincher del 2014, è uno di quei film che, per spiegarne appieno il finale, bisogna praticamente ripercorrere l’intera storia. Dopotutto, la trama dell’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Gillian Flynn è così complessa, così piena di piccoli colpi di scena che tralasciare qualche dettaglio sembra quasi criminale.

Inizialmente, la storia sembra essere piuttosto semplice: Nick Dunne (Ben Affleck), scrittore fallito e proprietario di un bar, torna nella sua casa nel Missouri il giorno del suo anniversario di matrimonio e trova il salotto in disordine e la moglie scomparsa. Chiama la polizia e, non appena iniziano le indagini, cominciano a spuntare dappertutto indizi che fanno pensare che Nick abbia davvero ucciso la moglie.

C’è una polizza assicurativa che è stata recentemente aumentata, schizzi di sangue mal puliti sul pavimento della cucina, debiti con la carta di credito per oggetti che la povera Amy Dunne (Rosamund Pike) non avrebbe mai comprato per sé e, naturalmente, una relazione. Sebbene Nick ribadisca spesso di non aver ucciso la moglie, le sue azioni cominciano a sembrare sempre più sospette e i media utilizzano momenti selezionati, come il suo sorriso accanto al poster della moglie scomparsa, per creare l’immagine perfetta di un mostro.

Come se non bastasse, Amy non è una normale casalinga. Durante la sua infanzia a New York, è servita da ispirazione ai suoi genitori per creare Amazing Amy, un personaggio di una serie di libri per bambini che ha conquistato il cuore di milioni di persone. Per anni Amy è stata messa in ombra da questa versione migliorata di lei, che ha preso un cane quando non le era permesso e si è sposata prima ancora che Nick le facesse la domanda.

Pertanto, tutti sono più che propensi a credere che la stessa Amazing Amy sia stata vittima di un marito terribile e forse violento, e questi sospetti acquistano credibilità solo quando la polizia scopre un diario semi-bruciato scritto da Amy nella casa del padre di Nick. In esso, l’ex musa dell’infanzia descrive una relazione in crisi con un marito crudele che la picchia quando lei accenna alla possibilità di avere un figlio. Quando la detective Rhonda Boney (Kim Dickens) scopre che un test di gravidanza positivo è stato recentemente aggiunto alla cartella clinica di Amy, Nick sembra essere piuttosto condannato.

Durante questo calvario, l’unica persona che Nick ha veramente al suo fianco è la sorella gemella Margo (Carrie Coon). Insieme, iniziano a sospettare che Amy possa aver falsificato la propria morte con l’unico scopo di distruggere la vita del marito. Sembra una forzatura, un’idea nata dal fatto che a Margo non piaceva Amy e Nick era sul punto di chiedere il divorzio. Tuttavia, tutto diventa abbastanza plausibile quando l’annuale caccia al tesoro per l’anniversario di Amy conduce Nick a un capanno in cui sono nascosti tutti gli oggetti che lui avrebbe comprato con la loro carta di credito, insieme a un paio di bambole di Punch e Judy, personaggi di una tradizionale rappresentazione di marionette in cui un marito uccide la moglie e il bambino.

Amy finge la sua morte in L’amore bugiardo – Gone Girl

L'amore bugiardo - Gone Girl Rosamund Pike

Tutto questo accade intorno alla soglia dell’ora, ed è proprio qui che avviene la grande rivelazione del film. Il film taglia improvvisamente su Amy che guida una vecchia auto lungo una strada, con il braccio sinistro che mostra una fasciatura su una ferita recente.

Pronunciando il suo ormai famoso monologo da “ragazza figa”, un punto fermo dell’universo cinematografico di Good for Her, Amy spiega come ha falsificato la scena del crimine a casa sua e come ha attirato Nick per fargli aumentare la polizza assicurativa e ha comprato cose che solo a lui sarebbero piaciute per farlo sembrare un marito succhiasangue.

Stanca di aver passato la vita a dare spettacolo, prima come Amazing Amy e poi come fidanzata e moglie perfetta di un uomo che l’ha ripagata solo con disprezzo e una relazione, Amy ha deciso di riprendere il controllo della sua esistenza. Oppure ha deciso di vendicarsi di Nick a qualunque costo.

Nel monologo, parla di uccidersi in modo che la polizia trovi il suo corpo e lo riconduca a Nick, ma in seguito la vediamo rimuovere il post-it “Ucciditi” dalla sua agenda, suggerendo che vedere il marito distrutto sulla televisione nazionale è troppo bello per lasciarselo scappare.

Ma la nuova, meravigliosa vita di Amy non sta andando esattamente come previsto. Nascosta in un motel da quattro soldi, fingendo di essere una donna scappata e maltrattata, alla fine viene picchiata e derubata dai suoi cosiddetti amici, mentre Nick si costituisce avvocato e cerca di trovare altri uomini nel passato di Amy che possano aiutarlo a dimostrare che sua moglie non è quella che la gente crede.

Trova un uomo, Tommy (Scoot McNairy), che sostiene che Amy lo abbia accusato ingiustamente di stupro dopo la loro rottura, ma non ha la stessa fortuna con un altro ex fidanzato di lei: il suo amore del liceo, Desi Collings (Neil Patrick Harris). Accusato da Amy di essere uno stalker, Desi è ancora molto attaccato alla sua ex e corrisponde regolarmente con lei. Quando Nick gli chiede aiuto, lui si limita a voltargli le spalle e a chiudere la porta.

Ora Amy sa di avere un alleato in Desi. Così, con un occhio nero autoinflitto, va a cercarlo, implorando aiuto. Desi la accoglie, naturalmente, portandola nella sua casa sul lago super-sicura, con tutti gli ingressi protetti da telecamere. Amy è evidentemente a disagio con lui, ma non sa cos’altro fare per uscire dalla sua situazione.

Non può semplicemente fare le valigie e andarsene, perché non sarebbe corretto: è una donna maltrattata che ha disperatamente bisogno di un rifugio sicuro, questa è la sua storia, ed è meglio che abbia un aspetto adeguato. Tuttavia, le cose prendono una svolta quando Amy vede Nick in televisione, che rilascia un’intervista in cui riconosce la relazione e tutti i suoi errori. Ovviamente fa tutto parte della strategia mediatica del suo avvocato, ma ad Amy non importa. Nick ha detto tutte le cose che lei voleva che dicesse e ora è arrivato il momento di tornare a casa. C’è solo un problema: Desi.

Amy uccide Desi per tornare a casa in L’amore bugiardo – Gone Girl

Lascerebbe un buco nel suo piano perfettamente architettato di tornare semplicemente dal marito violento dopo tutto quello che ha detto a Desi su di lui. Cosa penserebbe Desi di lei? Peggio ancora, cosa direbbe di lei e cosa farebbe pensare agli altri? Per uscire da questo enigma, la brillante mente criminale di Amy escogita un nuovo piano.

Quando Desi è fuori casa, si lega le gambe e finge di disperarsi davanti alla sua porta, facendo credere a chiunque guardi i filmati di sicurezza che si tratta di una donna rapita che cerca di sfuggire alla prigionia. Si masturba con una bottiglia di vino per creare lesioni simili a quelle di uno stupro nella sua vagina e poi seduce Desi. Mentre fanno sesso, estrae un taglierino e taglia la gola a Desi. Ricoperta del suo sangue, lascia la casa sul lago e torna da Nick.

Nick, Margo e il detective Boney hanno una miriade di domande su cosa sia successo esattamente ad Amy, la più pressante delle quali è come sia riuscita a procurarsi un taglierino per uccidere Desi. Ma, ancora una volta, Amy usa l’ottica contro di loro. Mentre Nick viene criticato per non essere abbastanza felice che sua moglie sia tornata a casa, Boney viene accusato di essere troppo incompetente per gestire il caso. Con facilità, Amy si rituffa nella sua vecchia vita. Spaventato da ciò che gli altri potrebbero pensare di lui, Nick si trova incapace di lasciare la moglie, con grande disperazione di Margo.

E c’è anche la questione del bambino. Il test di gravidanza scoperto dal detective Boney all’inizio del film poteva essere falso, ma questa volta Amy è davvero incinta. O, almeno, così dice lei. Questo è un ulteriore motivo per Nick di rimanere con lei, perché cosa penserebbe la società di un uomo che abbandona la moglie incinta appena tornata dalla prigionia di un ex fidanzato geloso? Inoltre, come suggerito dalla conversazione con Margo, Nick vuole restare con Amy. Vuole dare un’altra possibilità al loro matrimonio. Indosserà una maschera e reciterà un ruolo per lei, a patto che anche lei mantenga la sua maschera da “ragazza cool”.

Che cosa ha da dire L’amore bugiardo – Gone Girl sul matrimonio?

L'amore bugiardo - Gone Girl

Alla fine, è quello che vuole Amy. Ha trascorso anni a mettere in scena una facciata per Nick, vuole che lui le faccia la stessa cortesia. Vuole che si comportino insieme come se fossero una facciata. Ed è proprio qui che si trova il vero significato di Gone Girl. Fincher e Flynn dipingono il quadro più contorto possibile di una relazione per criticare il matrimonio tradizionale e il modo in cui trattiamo le nostre cosiddette relazioni romantiche.

Siamo tutti, come Nick e Amy, ad indossare i costumi di versioni più felici di noi stessi? Tutte le coppie felici fingono di essere felici, non per il bene dei bambini o altro, ma solo per le apparenze? “Apparenza” è la parola chiave di Gone Girl. Il film è tutto incentrato su come veniamo percepiti e su quanto ci spingiamo in là per rimanere dalla parte della società. Dopo tutto, l’ostracismo che potrebbe derivare dall’apparire cattivi è semplicemente insopportabile.

Il tutto si ricollega al monologo iniziale di Nick, in cui, mentre accarezza i capelli della moglie, si chiede cosa stia pensando e fantastica di aprirle il cranio. È un pensiero vendicativo, ovviamente: teme che lei stia progettando qualcos’altro contro di lui e vorrebbe letteralmente poterla uccidere dopo quello che ha fatto. Tuttavia, vuole anche sapere cosa si nasconde sotto la facciata di Amazing Amy, vuole aprire il suo costume e vedere la verità che nasconde. Ahimè, questo non è possibile: tutto ciò che possiamo conoscere dell’altro sono le nostre maschere.

Gone Girl in streaming è disponibile sulle seguenti piattaforme:

L’amore all’improvviso – Larry Crowne esce in sala

Il 28 ottobre esce nelle sale italiane Larry Crowne, tradotto per il pubblico italiano con il solito accattivante titolo con “amore” nel mezzo: L’amore all’improvviso, per la precisione.

L’amore all’improvviso – Larry Crowne: recensione

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L’amore all’improvviso – Larry Crowne: recensione

Arriva al cinema L’amore all’improvviso – Larry Crowne il film scritto, diretto, prodotto ed interpretato da Tom Hanks.

Larry Crowne è un impiegato modello, ha vinto otto volte il premio come impiegato del mese e, quando viene convocato dal consiglio direttivo del supermarket dove lavora ad un colloquio privato, crede di essere arrivato a quota nove. Invece della promozione però arriva la doccia fredda: per la sua mancanza di titolo universitario, Larry viene licenziato, perché impossibilitato a fare carriera.

Comincia così per lui un periodo di riassestamento, deve di nuovo cambiare la sua vita (dopo il divorzio e i 20 anni trascorsi in Marina come cuoco) e così si iscrive all’università, sperando di colmare le lacune che l’hanno portato al licenziamento. Nuova vita, nuovi amici e nuovi amori, Larry Crowne rinascerà e tornerà a sorridere.

L’amore all’improvviso – Larry Crowne, il film

L’amore all’improvviso – Larry Crowne vede tornare dietro la macchina da presa Tom Hanks, qui in veste di tutto fare (attore protagonista, regista, sceneggiatore e produttore), e porta al cinema una storia legata all’attualità, alla crisi e alla capacità di adattamento che le persone devono ingegnarsi a tirar fuori in momenti in cui tutto ci abbandona. Il film però alterna momenti comici ad altri imbarazzanti, regalandoci una delle peggiori performance di Tom Hanks, accompagnato da una Julia Roberts, professoressa frustrata, in splendida forma ma incapace ultimamente di scegliersi i ruoli (si ricordi il recente Mangia Prega Ama).

Il brio di alcuni dialoghi riesce ad alzare parzialmente un risultato altrimenti devastante e il risultato è una commedia romantica ma anche comica, che lascia spazio a poca riflessione ed a un’ora e mezza di evasione. Interessanti alcuni personaggi secondari, come il leader della gang di scooteristi, gli studenti e compagni di corso di Hanks/Crowne e il marito della Roberts, interpretato da Bill Cranston, gretto e volgare scrittore decaduto a blogger.

Per il gusto dell’ovvio si sottolinea come il marketing italiano abbia trasformato una (tentata) storia di cambiamento e crescita in una storia d’amore (neanche a dirlo!), a partire dalla modifica del titolo, fino alla locandina scelta per la promozione del film.

L’amore all’improvviso – Larry Crowne: curiosità sul film di e con Tom Hanks

Tom Hanks dirige L’amore all’improvviso – Larry Crowne di cui è anche protagonista, al fianco di Julia Roberts. La coppia di divi aveva già lavorato in La guerra di Charlie Wilson

La trama di L’amore all’improvviso – Larry Crowne

Larry Crowne è un uomo gentile e stimato, che da anni lavora come responsabile in una grande catena di negozi in franchising, dove era approdato dopo il congedo dalla marina. La sua vita subisce però una svolta improvvisa quando, nonostante la dedizione al lavoro, viene licenziato. Oltre al trauma della perdita del posto, Larry deve affrontare le difficoltà economiche legate al mutuo e la totale incertezza su come gestire il tempo libero che si ritrova improvvisamente. Su consiglio degli amici, decide di iscriversi all’East Valley Community College, alla ricerca di una nuova opportunità. Qui entra a far parte di un vivace gruppo di studenti accomunati dalla passione per lo scooter e dal desiderio di costruirsi un futuro migliore. L’esperienza scolastica prende una piega inaspettata quando Larry resta affascinato dalla sua insegnante di oratoria, una donna disillusa, priva di entusiasmo per il lavoro e intrappolata in un matrimonio infelice.

Le curiosità su L’amore all’improvviso – Larry Crowne

  • Questo film è basato sulla vita di un amico di Tom Hanks, Jim Chandler.
  • Dopo aver ricevuto la notizia che sarebbe stato scelto per il ruolo del marito del personaggio di Julia Roberts, Bryan Cranston ha iniziato un regime di allenamento e dieta accelerati. Si è anche sbiancato i denti. Cranston ha affermato che si trattava di un tentativo di convincere il più possibile la gente che il suo personaggio si sarebbe sposato con una come la Roberts, presentando un personaggio dall’aspetto più giovane.
  • Il cognome della signora in banca è Gammelgaard. Questo è un riferimento a That Thing You Do! (1996) (sempre con Tom Hanks). È lo stesso cognome del ragazzo che ha baciato “decentemente” Faye (Liv Tyler). Questa è una delle ultime battute del film.
  • Chet Hanks, figlio di Rita Wilson e Tom Hanks, appare in una piccola parte come fattorino delle pizze. Rita ha anche un ruolo secondario.
  • In questo film Tom Hanks interpreta un cuoco di fast food. Nella vita reale suo padre, Amos Medford Hanks, era un cuoco.
  • Con tre premi Oscar (Tom Hanks, Julia Roberts e Rami Malek) e tre candidati all’Oscar (Bryan Cranston, Taraji P. Henson e Nia Vardalos).
  • Ci sono molti riferimenti al fatto che il cognome di Larry (Tom Hanks) sia Crowne (loghi con la corona, ecc.), incluso il suo alias, Lance Corona, poiché Corona in spagnolo significa “corona”.
  • Julia Roberts aveva appena iniziato le riprese di Mangia Prega Ama (2010) a Roma, quando le è stata offerta per la prima volta la sceneggiatura di questo film.
  • Tom Hanks è un grande fan della serie TV originale di Star Trek (1966-1969) e dei film successivi, da qui la scelta di George Takei per questo film. In effetti, Hanks era pronto a realizzare un’ambizione personale quando gli fu chiesto di interpretare un personaggio nel film Star Trek: Primo contatto (1996), ma dovette rifiutare a malincuore perché coincideva con le date delle riprese del suo debutto alla regia, That Thing You Do (1996).
  • Il personaggio di Malcolm Barrett parla di “Star Trek”. George Takei, famoso per il suo ruolo di Mr. Sulu nella serie originale di “Star Trek (1966)”, ha un ruolo in questo film.
  • Verso la fine del film, Talia sta per mangiare del sushi da asporto. Esamina l’etichetta della salsa di soia e cerca di controllare la sua schiena il più possibile, poiché in precedenza nel film Larry aveva rivelato che il suo tatuaggio in realtà significa salsa di soia.

L’Amore a domicilio: trailer del film con Miriam Leone

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L’Amore a domicilio: trailer del film con Miriam Leone

Adler ha diffuso il trailer ufficiale di L’Amore a domicilio, il film diretto da Emiliano Corapi con Miriam Leone e Simone Liberati.

L’amore a domicilio prodotto da Andrea Petrozzi per la World Video Production, con Rai Cinema e in collaborazione con Frame by Frame e Marvin Film, si avvale di un cast tecnico d’eccezione, con la direzione della fotografia di Vladan Radovic (David di Donatello per Anime Nere), i costumi di Nicoletta Taranta (vincitrice di un David di Donatello e due Nastri d’Argento), la presa diretta di Maricetta Lombardo (due David di Donatello e tre Nastri d’Argento), le musiche di Giordano Corapi, il montaggio di Marco Costa, le scenografie di Luisa Iemma.

L’amore a domicilio: la trama del film

Sentimentalmente pavido, Renato si è sempre tenuto lontano da relazioni che lo coinvolgessero davvero. Ma quando scopre che Anna, conosciuta per caso, è reclusa agli arresti domiciliari, decide di lasciarsi andare ai sentimenti sempre temuti. In quella casa, dove è l’unico uomo, è convinto di poter controllare la situazione. In amore, però, non esistono vie sicure e ben presto la situazione si complica…

L’amore a domicilio: dal 10 giugno su Amazon Prime Video

L’amore a domicilio: dal 10 giugno su Amazon Prime Video

Da domani, distribuito da Adler Entertainment e in esclusiva direttamente su Prime Video, L’amore a domicilio, commedia del regista Emiliano Corapi, già autore del pluripremiato Sulla strada di casa, con un ricco cast formato da Miriam Leone, Simone Liberati, Fabrizio Rongione, Anna Ferruzzo, Antonio Milo, Valeria Perri, Eleonora Russo e con la partecipazione di Renato Marchetti e Luciano Scarpa.

Il film, prodotto da Andrea Petrozzi per la World Video Production, con Rai Cinema e in collaborazione con Frame by Frame e Marvin Film, si avvale di un cast tecnico d’eccezione, con la direzione della fotografia di Vladan Radovic (David di Donatello per Anime Nere), i costumi di Nicoletta Taranta (vincitrice di un David di Donatello e due Nastri d’Argento), la presa diretta di Maricetta Lombardo (due David di Donatello e tre Nastri d’Argento), le musiche di Giordano Corapi, il montaggio di Marco Costa, le scenografie di Luisa Iemma.

Sentimentalmente pavido, Renato si è sempre tenuto lontano da relazioni che lo coinvolgessero davvero. Ma quando scopre che Anna, conosciuta per caso, è reclusa agli arresti domiciliari, decide di lasciarsi andare ai sentimenti sempre temuti. In quella casa, dove è l’unico uomo, è convinto di poter controllare la situazione. In amore, però, non esistono vie sicure e ben presto la situazione si complica…

L’amore a domicilio con Miriam Leone su Prime Video

L’amore a domicilio con Miriam Leone su Prime Video

Esce il 10 giugno prossimo, distribuito da Adler Entertainment in esclusiva direttamente su Prime Video, L’amore a domicilio, commedia del regista Emiliano Corapi, già autore del pluripremiato Sulla strada di casa, con un ricco cast formato da Miriam Leone, Simone Liberati, Fabrizio Rongione, Anna Ferruzzo, Antonio Milo, Valeria Perri, Eleonora Russo e con la partecipazione di Renato Marchetti e Luciano Scarpa.

L’amore a domicilio prodotto da Andrea Petrozzi per la World Video Production, con Rai Cinema e in collaborazione con Frame by Frame e Marvin Film, si avvale di un cast tecnico d’eccezione, con la direzione della fotografia di Vladan Radovic (David di Donatello per Anime Nere), i costumi di Nicoletta Taranta (vincitrice di un David di Donatello e due Nastri d’Argento), la presa diretta di Maricetta Lombardo (due David di Donatello e tre Nastri d’Argento), le musiche di Giordano Corapi, il montaggio di Marco Costa, le scenografie di Luisa Iemma.

L’amore a domicilio: la trama del film

Sentimentalmente pavido, Renato si è sempre tenuto lontano da relazioni che lo coinvolgessero davvero. Ma quando scopre che Anna, conosciuta per caso, è reclusa agli arresti domiciliari, decide di lasciarsi andare ai sentimenti sempre temuti. In quella casa, dove è l’unico uomo, è convinto di poter controllare la situazione. In amore, però, non esistono vie sicure e ben presto la situazione si complica…

L’amore a domicilio: le note del regista

Credo che la capacità di mettersi in gioco nelle relazioni affettive e sentimentali sia un tema che tocchi la vita di gran parte delle persone; qualcosa con cui tutti si trovino a fare i conti prima o poi, nel bene e nel male. Quando ho avuto l’idea de “L’amore a domicilio” ho pensato che questa potesse esplorare in maniera originale e divertente proprio questo tema e il suo dilemma fondamentale, vale a dire se sia meglio lasciarsi andare, rischiando di soffrire, o tenersi alla larga da ogni coinvolgimento, rinunciando però a una parte fondamentale della vita.

La storia, infatti, si incentra sull’impresa maldestra di una persona convinta di poter aggirare quest’antitesi, approfittando della reclusione domiciliare della donna di cui si è invaghito. Avendone la piena disponibilità ed essendo l’unica presenza maschile nella sua casa, pensa di poter superare angosce e insicurezze profonde, che in un contesto normale lo avrebbero fatto fuggire. Ovviamente l’idea, oltre che meschina, è ingenua sino a rasentare l’idiozia. Anche perché – e non è un caso – la donna in cui si è imbattuto è pericolosa, non solo socialmente, ma anche sentimentalmente, avendo risolto il problema in questione con un atteggiamento autarchico che la rende impermeabile agli affetti.

Proprio per la presenza di questi elementi, ho pensato che il film potesse mescolare bene dramma e commedia attraverso una rappresentazione tra favola metropolitana e realtà, dove personaggi pronti a tutto, si muovono, giocando vigliaccamente i propri opportunismi e le proprie debolezze, salvo poi trovarsi a fare i conti con la loro parte migliore, risvegliata proprio da quei sentimenti che pensavano di poter gestire. Nei rapporti, infatti, non ci sono scorciatoie, e una volta che si è deciso di giocare, non è possibile tornare indietro.

 

L’amor Fuggente, il primo amore della coppia Vezzoli e Pennacchi

L’amor Fuggente, il primo amore della coppia Vezzoli e Pennacchi

Regista ed antropologo nato a Pesaro, dopo anni di cortometraggi premiati e documentari, Davide Lomma sarà prossimamente sullo schermo con il suo primo lungometraggio, L’amor Fuggente. Prodotto da Play Entertainment e A.B. Film, attraverso il racconto di coppie in crisi, della scoperta di primi amori molto diversi, passioni cocenti e fugaci, il film mette in scena un catalogo di situazioni che raccontano le relazioni di oggi a partire dalla proposta di matrimonio di Fil e Mia, che innesca una specie di reazione a catena.

Nella quale cadono anche Antonio e Didier, sullo schermo interpretati da Emanuele Vezzoli e Andrea Pennacchi, rispettivamente ex marito e miglior amico della sessantenne Teresa (la madre di Mia), che dopo tanti anni si scoprono attratti e decidono di vivere liberamente la propria omosessualità. Una esperienza della quale ci hanno parlato sul set i due attori, alla vigilia della fine delle riprese.

Che amore è quello di Antonio e Didier?

V: Tardivo

P: Come il radicchio!

Seriamente…

V: Il loro è un amore a sorpresa. E per il mio personaggio è una scoperta un po’ tardiva – come dicevo –  della propria natura. Un modo per toccare un tema non così infrequente, con il sorriso sulle labbra. Io stesso ho esperienza di persone che hanno deciso di fare una scelta come questa a metà del corso della loro vita. Anche con figli già grandi.

P: Didier invece è più risolto, è consapevole da sempre della propria sessualità, ma incontra questo amore e lo ruba alla sua amica. Il ché diventa il suo piccolo tormento. Un costante senso di colpa.

V: Quelli non mancano mai, in qualsiasi coppia. Quando finisce un amore e ci son di mezzo anche i figli, te li porti appresso per sempre. Ma devi imparare a conviverci.

per gentile concessione di Echo Group

Un tema che spesso nelle commedie abbiamo visto macchiettizzato

V: Quando ero ragazzino era un tabù, le persone erano costrette a nascondere la propria natura. Ma finalmente i ragazzi di oggi, e lo vedo con i miei figli, sono diversi. Lo vedo sui loro volti e nei loro discorsi. Fa ben sperare. In film come Il vizietto si giocava sulla novità, sull’esotico, un folclore che oggi può offendere. Ma la bellezza di questo film è che prende in considerazione tipi diversi di rapporto, a coppie.

P: E la nostra è la coppia più tradizionalista.

Un rischio nel quale avete siete riusciti a non cadere, quindi?

V: Dovevamo tenere sotto controllo l’equilibrio, evitare gli eccessi. Ma la difficoltà maggiore è stata nei momenti in cui si racconta la realtà, pur trattandosi di una commedia. Per me la scena più drammatica è stata quella con la figlia Mia.

P: Era importante mantenere la misura, non superare certi limiti. Cresci con negli occhi certi esempi, e verrebbe facile riprodurre certi cliché. La cosa più difficile però, per me, è stata quella di girare e allo stesso tempo non mancare al saggio di danza di mia figlia! Ho dovuto viaggiare di notte.

Come, o quando, avete sentito esser diventati davvero una coppia?

P: Secondo me quando abbiamo girato la scena del ballo. Siccome Il mio personaggio apre una scuola di tango, io e lui abbiamo dovuto imparare, ovviamente in modo superficiale, un po’ di tango. E mentre ballavamo abbiamo costruito questo rapporto di passione, di sguardi, che non volevamo fosse un cliché.

V: E’ stata la seconda scena che abbiamo fatto, e provare quel tango ci ha dato la possibilità di trovare la misura giusta… Quando si gira, poi, le pause sono tante, abbiamo avuto tempo di chiacchierare e conoscerci meglio. Io comasco, lui veneto, siamo sicuramente uniti dal tempo che abbiamo dedicato a questo mestiere. Non siamo più giovincelli.

Nel film, come se non bastasse, vi hanno anche aumentato gli anni!

V: Ma va bene, perché poi ti dicono che ne dimostri meno e che sembri più giovane

Antonio e Didier cambiano molto nel corso del film?

P: A differenza di Antonio, Didier non ha un arco in cui si sviluppa, è un personaggio abbastanza definito, e poi alla fine ha una svolta, di cui sicuramente non posso parlare. 

V: Avevamo indicazioni differenti dal regista, su come giocare con i nostri personaggi… Anche se non sveliamo nulla dicendo che sicuramente le scene più difficili son state quelle di sesso.

P: Sesso rovente!

Un regista esordiente, come vi ha convinto?

P: Io mi sono convinto leggere la parte, era interessante e divertente, e offriva la sfida di recitarla proprio evitando i cliché che dicevamo. Davide mi ha fatto una ottima impressione da subito, poi ci siamo incontrati con gli altri e abbiamo fatto subito delle prove.

V: Quando ho ricevuto la proposta, ho letto la sceneggiatura e solo dopo mi sono accorto che lo conoscevo già perché anni fa feci un film in cui Davide era aiuto regista. Mi conobbe lì e quando ha scritto questo personaggio ha pensato a me e me lo ha proposto. Per questa mia seriosità, un carattere lievemente burbero, che poi in realtà è da ‘burbero benefico’ di Goldoni.

Grazie a lui se finalmente vi siete incontrati dopo tanti anni di carriera, insomma?

P: Sì, e non sarà l’ultima.

V: Almeno questo è l’auspicio.

Cosa portate via da questo set, a parte le camicette di seta?

P: Vorrei tanto, ho anche chiesto se fosse possibile, ma temo mi toccherà restituirle!

V: A me piacerebbe che alla fine di tutta questo operazione restasse il ricordo di un bel lavoro, fatto bene. E con successo, ci auguriamo, incrociamo le dita. E poi chissà… di questi tempi continuano a fare serie, vai a sapere…

L’Amica Geniale: recensione della serie tratta dal romanzo di Elena Ferrante

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Sembra una storia figlia di questi mesi di fermento “femminista”, quella de L’Amica Geniale, eppure, Elena Ferrante aveva già da tempo acceso un bellissimo faro su una storia di donne, di amiche, di menti brillanti che trovano la loro strada verso la libertà e l’emancipazione, prima di tutto da loro stesse e dal loro bagaglio di nascita. Come ogni grande storia, anche questa di Lila e Lenu ha un inizio, trai banchi di scuola, dove le due bambine vengono aperte al mondo dalla maestra Oliviero.

La trama de L’Amica Geniale

Comincia così la prima puntata de L’Amica Geniale, la serie co-prodotta da Rai, HBO e Wildside e diretta da Saverio Costanzo, presentata, con la proiezione dei primi due episodi, alla Mostra del Cinema di Venezia, edizione 75. La serie è l’adattamento della tetralogia firmata da Elena Ferrante e racconta, appunto di un un’amicizia femminile, nata in un rione di Napoli negli anni ’50 e che si concluderà ai nostri giorni, nel 2016 per la precisione. Le protagonista sono Elena Greco e Raffaella Cerullo, Lenu e Lila, ma intorno a loro Costanzo ha riportato sullo schermo il brulicante mondo del rione: fratelli, genitori, vicini, compagni di classe. Un ritratto commovente di un mondo che non c’è più, una replica perfetta, nei più piccoli dettagli, di ciò che la Ferrante ha creato su carta.

Elisa Del Genio e Ludovica Nasti sono le piccole protagoniste assolute delle prime due puntate proiettate alla Mostra. Le interpretazioni genuine delle bambine restituiscono tutta l’energia dei personaggi del romanzo, in cui da una parte c’è la dolcezza di Elena e dall’altra la cattiveria di Lila, due estremi che si incontrano per caso e che non si lasceranno mai più. Intorno a loro una serie di interpreti relativamente poco noti, che si rivelano scelte perfette per le intenzioni del regista. Costanzo infatti non solo rende onore e fede all’originale, ma lo trasforma in una storia sua, conservando intatto lo spirito delle pagine, riportandone gli avvenimenti in maniera più o meno fedele, ma soprattutto avendo un profondo rispetto per il lavoro della Ferrante, con la quale ha avuto una fitta corrispondenza di email durante la lavorazione, e che ha sorvegliato la produzione e custodito i suoi personaggi.

Saverio Costanzo presenta L’Amica Geniale, la serie tratta da Elena Ferrante

Quello che Costanzo sceglie come fuoco del suo racconto, laddove nel romanzo i fili narrativi erano più ingarbugliati e numerosi, è l’educazione: la diligenza di Elena e l’intelligenza di Lila offrono a entrambe la possibilità di ambire a continuare gli studi, avvenimento insolito nella Napoli povera degli anni ’50. Così, comincia un’avventura quotidiana che nessuno aveva mai letto (né visto) prima.

Dopo The Young Pope, un altro autore italiano si cimenta con la grande serialità, in un progetto impegnativo e rischioso, che mette sul tavolo ambizioni e competenze e che, produttivamente parlando, testimonia l’apertura della RAI alle co-produzioni internazionali, presentando un biglietto da visita ragguardevole.

L’Amica Geniale è una storia epica, che attraversa la Storia e le storie e sembra che il lavoro di Costanzo e della sua squadra sia riuscito a creare qualcosa di davvero prezioso, in attesa di poter vedere, da ottobre, gli altri episodi della serie.

L’amica Geniale: la prima foto ufficiale della quarta stagione

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L’amica Geniale: la prima foto ufficiale della quarta stagione

Sono in corso le riprese della quarta e ultima stagione della serie Rai-HBO L’AMICA GENIALE. La quarta stagione si basa su “Storia della bambina perduta,” il quarto libro che chiude la tetralogia della Ferrante, edito in Italia da Edizioni E/O. Una produzione di Fandango, The Apartment, Fremantle Italy e Wildside con Lorenzo Mieli che produce per Fremantle Italy, The Apartment e Wildside (entrambe società del gruppo Fremantle) e Domenico Procacci per Fandango, in collaborazione con Rai Fiction e HBO Entertainment.

Completamente rinnovato il cast che vede protagonisti Alba Rohrwacher nel ruolo di Elena Greco (Lenù), Irene Maiorino nel ruolo di Lila Cerullo e Fabrizio Gifuni nel ruolo di Nino Sarratore.

Il soggetto e le sceneggiature di sono di Elena Ferrante, Francesco Piccolo, Laura Paolucci e Saverio Costanzo. Questa stagione è diretta da Laura Bispuri, e i produttori esecutivi sono Saverio Costanzo, Paolo Sorrentino, Jennifer Schuur, Elena Recchia e Guido De Laurentiis. Fremantle è il distributore internazionale in associazione con RAI Com.

L’amica Geniale – storia della bambina perduta: il primo trailer

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L’amica Geniale – storia della bambina perduta: il primo trailer

Dopo un breve sguardo nel promo di HBO per la prossima stagione televisiva, ecco un teaser esteso di L’amica Geniale – Storia della bambina perduta, la quarta e ultima stagione della serie che porta in tv la tetralogia dell’Amica Geniale di Elena Ferrante. Ecco di seguito il video:

Completamente rinnovato il cast che vede protagonisti Alba Rohrwacher nel ruolo di Elena Greco (Lenù), Irene Maiorino nel ruolo di Lila Cerullo e Fabrizio Gifuni nel ruolo di Nino Sarratore.

Il soggetto e le sceneggiature di sono di Elena Ferrante, Francesco Piccolo, Laura Paolucci e Saverio Costanzo. Questa stagione è diretta da Laura Bispuri, e i produttori esecutivi sono Saverio Costanzo, Paolo Sorrentino, Jennifer Schuur, Elena Recchia e Guido De Laurentiis. Fremantle è il distributore internazionale in associazione con RAI Com.

L’Amica Geniale – Storia del nuovo cognome: recensione della serie

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Arriverà il 10 febbraio su Rai Uno il primo di quattro appuntamenti con L’Amica Geniale – Storia del nuovo cognome, la seconda stagione della serie di successo tratta dall’omonima tetralogia scritta da Elena Ferrante. Per chi fosse impaziente, i primi due episodi, già presentati alla stampa, saranno proiettati al cinema il 27, 28 e 29 gennaio, prima che lo show arrivi sulla rete ammiraglia.

La storia prende le mosse esattamente dal finale della prima stagione. Troviamo Lila alle prese con la nuova condizione di Signora Carracci, con un marito dal quale sente di essere stata ingannata, dopo che ha scoperto il suo accordo, in complicità con il fratello e il padre, con i boss dei rione, quei fratelli Solara, che lei tanto ha cercato di allontanare, rifiutando persino la mano di uno dei due. Dal canto suo, Elena sembra vivere un periodo di smarrimento, la lontananza di Lila e la divergenza delle loro scelte di vita la fa sentire smarrita, tanto che persino lo studio sembra non interessarle più. Chi invece continua a coinvolgerla è Nino Sarratore, che continua a vedere a scuola e ad ammirare da lontano.

L’Amica Geniale – Storia del nuovo cognome è fedele al romanzo

Il lavoro di adattamento, anche questa volta portato avanti dal team di sceneggiatori formato da Francesco Piccolo, Laura Paolucci e da Saverio Costanzo, a tutti gli effetti ideatore della serie e regista di quasi tutti gli episodi, continua ad essere supervisionato dal “fantasma amico” della Ferrante, secondo una definizione dello stesso Costanzo. Quest’opera di supervisione si avverte profondamente, soprattutto considerando la grande fedeltà alla pagina che almeno nei primi due episodi si respira a pieno. Dopotutto anche nella prima stagione immagini e parole procedevano di pari passo, con un fisiologico impoverimento del testo nella trasposizione in video.

In questo secondo capitolo della storia dell’amicizia tra Lenù e Lila non siamo più di fronte a due bambine o ad adolescenti timide o turbolente. Le due protagoniste sono diventate due giovani donne e in quanto tali cominciano a scoprirsi non solo pensieri e interessi, sogni e ambizioni, ma anche corpo. La scoperta del corpo, desiderato e violato, è un passaggio fondamentale per questo capitolo della storia delle due protagoniste, che vivono in maniera così differente, ma sempre solitaria, un rapporto intimo e travagliato con il loro essere donne.

La scoperta del corpo

L'amica geniale: storia del nuovo cognome 1x02Se nelle pagine scritte dalla Ferrante questo rapporto tra l’essere donna e corpo è argomentato nelle pieghe della mente di Elena, dal cui punto di vista è raccontato il romanzo, nella serie assume la forma a volte un po’ fredda e didascalica della voce (sempre di Elena) fuoricampo. Se da una parte questa scelta è comprensibile, dato che la voce fuori campo è lo strumento cinematografico adatto a trasporre la prima persona letteraria, dall’altro l’effetto didascalico è inevitabile e l’impoverimento concettuale una diretta conseguenza.

L’aspetto di questa grande produzione che più è efficace, in questa stagione come nella precedente, è la scelta del cast, ancora guidato da Margherita Mazzucco e Gaia Girace, nei panni di Elena e Lila. I volti, i tratti, i gesti dei giovani interpreti dei ragazzi e delle ragazze del rione sembrano portarci indietro nel tempo, raccontano preoccupazioni e saggezza spicciola, passioni e paure, con un risultato di incredibile bellezza, soprattutto nelle sequenze d’insieme.

Un ingente sforzo produttivo

L’Amica Geniale – Storia del nuovo cognome è prodotta da The Apartment e Wildside, parte di Fremantle, e da Fandango in collaborazione con Rai Fiction, in collaborazione con HBO Entertainment e in co-produzione con Umedia. Si comprende subito che il grande sforzo economico e la destinazione internazionale del prodotto ne fanno uno dei progetti più impegnativi mai realizzati nella serialità italiana. Saverio Costanzo ha portato per mano Lina e Lenù durante la loro infanzia e adolescenza e ora, con nuovi cognomi e ruoli da indossare, si fa aiutare da Alice Rohrwacher, a cui è stata affidata la regia degli episodi 3 e 4, quelli che saranno completamente ambientati ad Ischia, “una storia dentro la storia” come ha detto la regista, e che racconteranno di eventi che cambieranno per sempre il rapporto tra le due protagoniste.

Con l’ambizione del grande romanzo di formazione, che non risparmia squarci sulla società che cambia e si trasforma, L’Amica Geniale – Storia del nuovo cognome si conferma un buon adattamento del romanzo (come era già accaduto per la prima stagione) che però tende a semplificarne i conflitti e le criticità, in virtù di una narrazione più fruibile al pubblico.

L’amica – recensione del film Netflix con Luisana Lopilato

L’amica – recensione del film Netflix con Luisana Lopilato

I romanzi polizieschi di Florencia Etcheves  riscuotono un buon successo, non solo in Argentina, e il primo film, Perdida – Scomparsa, che Alejandro Montiel trasse da uno di questi nel 2018 fu piuttosto apprezzato. Si seguivano le vicende di una giovane agente di polizia, Emanuela Pelari, interpretata da Luisana Lopilato. A distanza di due anni, il regista tenta di bissare il successo con L’amica – titolo originale La Corazonada – tratto dal romanzo La virgen de tus ojos di Etcheves, un’altra produzione originale Netflix come il precedente, disponibile on demand dal 28 maggio.

Qui si ritorna indietro nel tempo, protagonista una Emanuela alle prime armi, alle prese con un caso non facile e con il suo capo: Francisco Juanez, Joaquín Furriel. Tre sono i casi che si intrecciano: quello delle vergini di Luján, due ragazze scomparse; l’omicidio della diciannovenne Gloriana, Delfina Chaves, le cui indagini coinvolgono la sua migliore amica, e la morte di un ragazzo in bicicletta in uno scontro con una macchina. Per quest’ultimo caso, però, i sospetti cadono proprio sul commissario Juanez, poiché il ragazzo era appena uscito di prigione, dove aveva scontato la sua pena per l’assassinio della moglie del poliziotto. Emanuela allora è chiamata ad indagare sul suo superiore. Una figura enigmatica, che nasconde un segreto.

Le aspettative per un prequel come L’amica e una sceneggiatura sciatta

Cosa è lecito aspettarsi da un prequel? Che approfondisca le tematiche legate al personaggio principale, che lo scandagli facendo scoprire allo spettatore qualcosa di nuovo su di lui, o su di lei, in questo caso la poliziotta Emanuela Pelari, detta “Pipa”. Qui, invece, si sceglie di concentrarsi di più sull’affascinante quanto oscura figura del commissario Juanez, interpretato con innegabile physique du rôle da Joaquín Furriel (Il segreto di una famiglia di Pablo Trapero), che sembra assumere più rilevanza della vera protagonista, ridotta al ruolo di semplice comprimaria.

La sceneggiatura di Mili Roque Pitt, del regista Alejandro Montiel e di Florencia Etcheves si perde poi in ben tre indagini e dunque su tre piani diversi. Sfrutta meccanismi assai noti del genere poliziesco per cercare di interessare lo spettatore, come quello di presentare la vicenda che ruota attorno al commissario Juanez in maniera che di volta in volta chi guarda sia indotto a cambiare opinione su di lui e a credere di essere vicino alla soluzione dell’enigma, per poi ricredersi. I personaggi coinvolti sono molti, molte le storie, troppo il materiale. Se si fosse affollata meno la scena, si sarebbe forse potuto dire qualcosa di più sulla protagonista ed in modo più efficace.

Più che un film, la puntata di una serie tv

Nonostante il tanto materiale messo in campo, il noir risulta piatto, non riesce a sorprendere, non ci sono colpi di scena degni di questo nome. Dunque, il film scorre lento e poco avvincente, piuttosto noioso. Sembra quasi di essere di fronte ad una puntata di una serie televisiva, in cui ci si concentra più sui casi da risolvere, lasciando che lo sviluppo del personaggio principale sia sospeso, in attesa che venga ripreso nelle puntate successive e si dipani, centellinandolo, lungo tutta la durata della serie. Ma qui, purtroppo, siamo di fronte a un film.

Ad uscirne peggio è proprio quella che avrebbe dovuto essere la protagonista, Luisana Lopilato, attrice e modella argentina – nonché moglie di Michael Bublé – che non riesce ad emergere in un ruolo scialbo e inconsistente. Gli attori non possono dunque esprimere il loro potenziale, pur avendo buone capacità.

Un’opportunità persa dunque per Montiel, che costruisce un film lento e senza mordente, lasciando deluse le aspettative del pubblico. De L’amica resta ben poco, se non il fascino di Furriel e dei suoi magnetici occhi chiari.

L’amante Sjogren-Diva Universal e l’impegno nel sociale

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L’amante Sjogren-Diva Universal e l’impegno nel sociale

Lamante-SjogrenSarà trasmesso in autunno sul canale Diva Universal (Sky canale 128) il cortometraggio di Maurizio Rigatti “L’amante Sjogren”,  scritto dalla stesso regista ed Alessandra Arcieri, che aveva collaborato anche al precedente corto, sempre con lo scopo di sensibilizzare il pubblico su di una tematica riguardante una malattia rara,  “L’agnellino con le trecce”, trasmesso l’anno scorso sullo stesso canale, che sta appunto sviluppando un ramo dedicato al sociale. Argomento di questo cortometraggio interpretato da Daniela Poggi e Gabriele Rossi, è la Sindrome Sjogren, malattia rara, ma non riconosciuta tale dal sistema sanitario nazionale, autoimmune e debilitante per la quale la ricerca va ancora molto a rilento.

Nel corto, una madre (Daniela Poggi) nasconde al figlio (Rossi) di avere la  malattia  che, riscontrata anni prima, ora la costringe a limitare molto gli sforzi e le azioni a causa di una disidratazione progressiva che negli anni porta ad una vera “disattivazione” degli organi, intaccando quelli principali,  primo fra tutti lo stomaco. Il figlio non sapendo cosa sta succedendo, immagina che la madre possa avere un amante, fatto che ai suoi occhi potrebbe giustificarne il comportamento vago e riservato.

L’intepretazione, la scrittura e la messa in scena rendono il corto molto toccante soprattutto nel sottolineare come molto spesso una malattia devastante si possa nascondere dietro ad uno stile di vita che continua ad essere apparentemente normale. Il film è stato girato lo scorso Febbraio tra Roma e Frascati utilizzato una telecamera Red Mysterium, che gli ha quindi permesso una risoluzione altissima a livello di qualità di immagine, arrivando ai 4k.

Le iniziative Diva Social, il brand della Universal dedicato appunto a questi argomenti sono ovviamente dedicati a temi riguardanti l’utilità sociale e in particolare all’universo femminile, ai bambini e alla famiglia.

L’altra rivoluzione: recensione del film

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Attraverso un intreccio di fotografie, filmati d’epoca e paesaggi soleggiati dell’Italia del sud, Raffaele Brunetti, regista e produttore di questo documentario, insieme a Piergiorgio Curzi, ritrae una parte dell’esistenza del grande scrittore Maksim Gorkij: il suo periodo a Capri. E’ qui che passerà il suo esilio, dopo i forti disordini verificatisi in Russia contro il potere autocratico dello Zar, e sarà letteralmente incantato e rapito dalla bellezza dell’isola. Gorkij si circonderà di eminenti compatrioti anche loro in esilio. Bodganov, altro importante esponente del partito bolscevico, soggiorna a Capri. L’attività dei due suscita un turbamento nei pensieri del giovane Lenin, il quale si recherà sull’isola per un confronto diretto sia con Gorkij sia con Bogdanov, immortalato poi in una celebre fotografia durante una partita a scacchi, dalla quale il futuro leader Lenin uscirà sconfitto.

Si traccia uno scorcio di storia segnato da nettissime contraddizioni. Ambiguità, assenza di democrazia, creazione di burocrati terribili e inutili al vero sviluppo di un Paese. Tutto questo segnerà la nascita e la morte dell’Unione Sovietica. Forse un po’ troppo didascalico, ma comunque un bell’esempio di lavoro documentaristico. Preciso, esatto, non lascia nulla d’irrisolto. Un grande lavoro durato tre anni, in cui sono stati raccolti documenti dagli archivi di tutto il mondo, fotografie, e un esclusivo filmato di pochi secondi che riproduce il grande scrittore russo in una delle ville di Capri datato 1906.

Il potere dell’immagine è correlato alla forte suggestione che hanno ancora i suoi protagonisti. Questo documentario ha il merito di aver riportato alla luce una vicenda di rilevanza storica, ma anche quello di aver testimoniato lo straordinario fascino che il depositarsi del tempo concede alle immagini, concedendogli ancora vita. Brunetti afferma che questo documentario è un “risarcimento nel passato”, rievoca storie in parte dimenticate, ridando vita a personaggi straordinari che avevano abitato nelle sue stanze di ragazzo.

L’altra metà della storia: trailer del film con Charlotte Rampling

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Guarda il trailer di L’altra metà della storia, il film tratto dal  bestseller di Julian Barnes “Il Senso di una Fine”, e con protagonisti Jim Broadbent, Charlotte Rampling e Michelle Dockery.

«La nostra vita non è la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato», scrive Julian Barnes nel  bestseller Il Senso di una Fine – edito in Italia da Einaudi –  da cui è tratto L’altra metà della storia. Apprezzato a livello internazionale e in Italia,  lo scrittore ha ricevuto il Man Booker Prize per il romanzo  che è diventato un film, diretto da Ritesh Batra (Lunchbox, Le nostre anime di notte) con grandi interpreti come il Premio Oscar Jim Broadbent, il premio Coppa Volpi Charlotte Rampling, Michelle Dockery, amata dal pubblico per la serie TV Downton Abbey, Harriet Walter ed Emily Mortimer.

Nelle sale dal 12 ottobre con Bim, L’altra metà della storia racconta di Tony Webster, pensionato dalla vita tranquilla. Una lettera lo porta a ricordare il passato e a mettere in discussione la sua intera esistenza. I propri ricordi, spesso ingannevoli, possono far affiorare una verità lontana da quella che si immaginava.  Rivede, quindi, la propria vita sotto un altro punto di vista. Come fosse un’altra storia, l’altra metà della storia. 

“È una storia sulla scoperta di alcuni lati di sé – ha dichiarato l’attrice Charlotte Rampling, parlando del film – con cui forse non si ha mai la possibilità di entrare in contatto. Ciò accade quando certe cose riemergono all’improvviso dal passato, come nel caso della lettera, e fanno riaffiorare una serie di eventi che non erano stati importanti prima di quel momento”. 

L’altra metà della storia, trama

Tony Webster (Jim Broadbent), divorziato e ormai in pensione, conduce una vita solitaria e relativamente tranquilla. Un giorno viene a sapere che la madre della ragazza con cui stava ai tempi dell’università, Veronica (Freya Mavor), gli ha lasciato, nelle sue volontà testamentarie, il diario tenuto dal suo migliore amico dell’epoca- che si era messo con Veronica dopo che lei e Tony si erano lasciati. Il tentativo di recuperare il diario, ora nelle mani di una Veronica più anziana, ma egualmente enigmatica (Charlotte Rampling), lo costringe a rivisitare i suoi ricordi degli anni giovanili. Scavando sempre più in profondità nel suo passato, iniziano a riaffiorare tutti i dettagli di quel periodo: il primo amore, il cuore infranto, gli inganni, i rimpianti, il senso di colpa… Tony sarà in grado di trovare il coraggio di affrontare la verità e di assumersi la responsabilità delle devastanti conseguenze dei gesti che ha compiuto tanti anni prima?

L’altra faccia del diavolo: inquietante anteprima a Roma!

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Ieri si è svolta a Roma un’inquietante e divertente anteprima de L’altra faccia del diavolo, film Horror  diretto da William Brent Bell che ha già raccolto oltre 60 milioni di dollari in tutto il mondo dopo essere costato solamente 1 milione. L’evento si è svolto al cinema Farnese Persol di Roma, con un’atmosfera da brivi. Ecco tutte le foto dell’evento.

L’altra faccia del diavolo – video dell’inquietante anteprima a Roma!

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Ecco il video dell’inquietante e sorprendente anteprima tenutasi a Roma de L’altra faccia del diavolo, Horror americano girato in parte proprio a Roma. L’evento organizzato dalla Universal Italia ha suscitato molto interesse fra i curiosi. Inoltre rappresenta un’interessante iniziativa di  marketing.  Per vedere il video:

L’altra faccia del diavolo – Trailer italiano

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L’altra faccia del diavolo – Trailer italiano

In Italia una donna viene coinvolta in una serie di esorcismi non autorizzati mentre tenta di scoprire cosa è accaduto alla madre, che involontariamente ha ucciso tre persone nel corso di un suo esorcismo.

L’altra faccia del diavolo – Full Trailer Italiano

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L’altra faccia del diavolo – Full Trailer Italiano

L’altra faccia del diavolo (The Devil Inside) è un film del 2012 diretto da e girato in stile falso documentario.

Ulteriori info nella nostra scheda film: L’altra faccia del diavolo

 

L’alienista: recensione della serie Netflix con Luke Evans

L’alienista: recensione della serie Netflix con Luke Evans

L’alienista, tratta dall’omonimo romanzo del 1994 di Caleb Carr, mette in scena le vicende legate ad alcuni misteriosi omicidi che a partire da quello del tredicenne Giorgio Santorelli, vede coinvolti bambini dediti alla prostituzione. in una New York del 1896, caratterizzata da una coltre nebbiosa in cui sembra che la verità rimanga imprigionata, si muove l’ambigua figura dell’alienista (Daniel Brühl), che nell’epoca in cui è ambientata la serie si occupa del trattamento di malattie mentali (o presunte tali).

Guardato spesso con sospetto, il personaggio del Dr. Laszlo Kreizler sembra essere l’unico in grado di combattere contro una spietata criminalità organizzata e la corruzione della polizia. Stando alle premesse, la serie dovrebbe immettersi nel redditizio filone che nel recente passato ha visto imporsi opere dimostratesi valide nella disamina di rinomati crimini storici (Peaky Blinders, American Crime Story), così come nel seguire da vicino le gesta e soprattutto i ragionamenti portati avanti da investigatori tutt’altro che ordinari (True Detective, Mindhunter). Ma se è vero che con tutta probabilità è questo uno dei migliori periodi per lanciare prodotti del genere, proprio alla luce del successo che riscontrano, va altrettanto considerato che lo spettatore è oggi più attento ed esigente di fronte ad un prodotto di questo tipo, il cui standard qualitativo ha raggiunto livelli degni di nota.

Forse è anche per questi termini di paragone che L’alienista fatica ad essere incisiva. Tra i personaggi principali oltre a quello dell’alienista Laszlo Kreizler, troviamo quello dell’illustratore John Moore (Luke Evans) e della segretaria della polizia Sara Howard (Dakota Fanning). Un primo punto di debolezza è proprio rappresentato dal personaggio dell’alienista, che risulta forse dotato di una caratterizzazione non abbastanza complessa da renderlo, come dovrebbe essere, il carismatico motore degli eventi. Prevale piuttosto lo stereotipo dell’investigatore che per individuare il colpevole deve riuscire ad immedesimarsi nella sua realtà, entrargli nella mente per comprenderne il disegno. L’aura di saggezza che lo circonda sembra sin troppo caricata, finendo così paradossalmente ad inficiare la credibilità e il fascino del personaggio stesso.

L'alienistaQuesta tendenza all’eccessiva enfatizzazione la si ritrova spesso anche su altri livelli della messa in scena, ben esemplificata già nella prima sequenza con un complesso movimento di macchina che, partendo dall’alto, arriva fin dentro un’orbita oculare di un corpo tragicamente mutilato. Si tratta di espedienti che anziché accrescere la tensione e lo sdegno favoriscono esattamente l’effetto opposto, rivelando la finzione di cui sono costituiti. Ciò non toglie che, seppur con qualche accento di troppo, complessivamente la serie risulti godibile.

Diverse sono le tematiche affrontate che rendono variegata la narrazione. Si parla di una società in cui è vivo lo scontro fra tradizione e nuove tendenze, di cui l’alienista stesso si erge come rappresentante, così come il personaggio interpretato da Dakota Fanning, prima donna a lavorare per il corpo di polizia della città. John Moore è invece colui che maggiormente rimane vittima di ciò che accade, sopraffatto dai sentimenti e la cui visione del mondo, coincide con quella dello spettatore.

 

L’alfabeto dei supereroi (e di quale villain)

L’alfabeto dei supereroi (e di quale villain)

Ogni supereroe è legato al suo simbolo, gli artigli fannopensare immediatamente a Wolverine, il pipistrello a Batman, le ragnatele a Spider-Man. Simon Koay, designer per “Superbets”, è un digital designer nato a Hong Kong e che lavora in Australia e ha deciso che i supereroi si possono chiaramente identificare anche dalle lettere del loro nome.

Ecco l’alfabeto dei supereroi (e di quale villain): 

Certo, alcune scelte sono state dolorose, come la sconfitta di Superman, per mano di Spider-Man, per la conquista della S, oppure la stessa sorte toccata a Wonder Woman con Wolverine per il possesso della W, ma fa parte del gioco, e anche i supereroi sanno che qualche volta si può anche perdere. Ovviamente c’è spazio anche per qualche villain, come sanno bene la J e la R, scelte per rappresentare il Joker e Riddle (da noi l’Enigmista).

Che ve ne pare?

L’Alchimista: Laurence Fishburne e Idris Elba per Paulo Coelho

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L’Alchimista: Laurence Fishburne e Idris Elba per Paulo Coelho
L'Alchimista
L’Alchimista

Laurence Fishburne dirigerà Idris Elba nell’adattamento cinematografico de L’Alchimista, il famosissimo romanzo di Paulo Coelho. A produrre The Weinstein Company.

Il progetto vede coinvolto Fishburne dal 2007/2008 e lo vede alle prese con uno dei libri più letti e amati del mondo, con 65mila copie vendute e una traduzione in 56 lingue.

La storia è quella di Santiago, un pastore dell’Andalusia che, una notte, sogna un magnifico tesoro ai piedi delle Piramidi. Travolto da questo sogno e dall’incontro con Melchisedek, un mago, decide di intraprendere un’avventura straordinaria alla ricerca del proprio tesoro. Sulla strada incontrerà ostacoli, amici e soprattutto l’amore, ma imparerà a leggere i segni e a capire il linguaggio dell’universo, fino all’epilogo inaspettato e magico.

Fonte: CS

L’Alchimista di Paulo Coelho diventerà un film prodotto dalla TriStar

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Secondo quanto riporta Deadline, la TriStar, appartenente al gruppo Sony Pictures, sarebbe a lavoro su un adattamento cinematografico de L’Alchimista, il più famoso, e forse il milgiore, romanzo di Paulo Coelho.

Laurence Fishburne, con la sua Cinema Gypsy, intende da tempo portare al cinema il romanzo, e lo farà, pare, con l’aiuto di Kevin Frakes della PalmStar Media e la presidente della TriStar Hannah Minghella. Ecco cosa ha dichiarato Fishburne in merito: “Sono elettrizzato all’idea che questo progetto faccia ora un passo in avanti dopo tutti questi anni“. Mentre altrettanto entusiaste sono le dichiarazioni di Frakes: “L’Alchimista mi ha cambiato la vita quando l’ho letto, quasi 20 anni fa. Mi ha dato la fiducia necessaria per andare avanti e seguire i miei sogni. Già dalle prime conversazioni con Hannah mi sono reso conto di come anche lei avesse compreso l’impatto del romanzo, e sapevo già da allora di voler fare questo film con la TriStar. È l’inizio di un bel viaggio insieme.

L’Alchimista ha venduto oltre 65 milioni di copie ed è stato tradotto in 56 lingue. La storia è l’avventura di Santiago, un pastore dell’Andalusia che, in seguito a un sogno, vende il suo gregge di pecore e intraprende un viaggio avventuroso, pericoloso e di formazione per cercare il tesoro che lui aveva sognato essere sepolto sotto le piramidi d’Egitto.

John Fusco è l’autore dello script più recente tratto dal romanzo, ma non sappiamo se si tratta di quello definitivo.

L’Alchimista di Paolo Coelho diventerà un film

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L’Alchimista di Paolo Coelho diventerà un film

A distanza di sette anni dall’ultima notizia a riguardo, Variety informa che è in lavorazione un adattamento del famoso romanzo di formazione di Paolo Coelho, L’Alchimista. Legendary Entertainment ha acquisito i diritti cinematografici, televisivi e accessori dell’acclamato libro e guiderà lo sviluppo di un adattamento cinematografico insieme a TriStar Pictures e Palmstar di Sony.

Jack Thorne scriverà il film. Lo sceneggiatore ha firmato Enola Holmes di Netflix, The Swimmers e The Aeronauts. Recentemente ha anche sviluppato l’adattamento in serie di His Dark Materials. In teatro, è noto per aver scritto “Harry Potter e la maledizione dell’erede” e “The Motive and the Cue”. Ha vinto numerosi BAFTA e un Olivier e Tony Award.

Secondo la descrizione ufficiale, L’Alchimista racconta la storia di Santiago, “un giovane che desidera viaggiare alla ricerca di un tesoro. La storia dei tesori che Santiago trova lungo la strada ci insegna, come solo poche storie sanno fare, la saggezza essenziale di ascoltare il nostro cuore, imparare a leggere i presagi disseminati lungo il percorso della vita e, soprattutto, seguire i nostri sogni”.

Il libro è stato originariamente pubblicato nel 1988 in portoghese. È diventato un bestseller internazionale ed è il libro di un autore vivente più tradotto al mondo. Questo non è il primo tentativo di adattare il libro per lo schermo. Ci sono stati vari tentativi nel corso degli anni, il più recente con i Westbrook Studios di Will Smith e Jada Pinkett Smith in veste di produttori.

L’albero: recensione del film di Sara Petraglia #RoFF19

L’albero: recensione del film di Sara Petraglia #RoFF19

Il primo film di Sara Petraglia, L’albero, in concorso alla Festa di Roma nella sezione Progressive Cinema, è un viaggio di formazione assieme duro e poetico, tragico e leggero, un coming of age romano, che prende corpo nelle strade del Pigneto. La regista e sceneggiatrice, figlia di uno dei più noti sceneggiatori italiani, Sandro Petraglia, sceglie una storia di amicizia, amore e dipendenza per il suo esordio sul grande schermo.

La trama de L’albero

Bianca, Tecla Insolia, è una ventenne che si trasferisce a Roma per frequentare l’università. Trova un appartamento al Pigneto assieme alla sua amica Angelica, Carlotta Gamba. Dalla finestra di casa si vede un maestoso albero al di là della ferrovia. Lontane dalle loro famiglie e con quella voglia spregiudicata e adolescenziale di sperimentare tutto senza pensare alle conseguenze, le due ragazze sprofondano nella dipendenza da cocaina. Una gita a Napoli non cambia le cose. Insieme sperimentano amore e morte, finché per ciascuna arriva il momento di scegliere cosa fare della propria vita.

Un modo diverso di raccontare la dipendenza 

Raccontare la dipendenza in modo non convenzionale era uno degli obiettivi dichiarati di Sara Petraglia. La regista lo fa innanzitutto senza giudizio, ma solo descrivendo. Non ci sono enfasi ed estremizzazione eccessiva, ma neppure la volontà di edulcorare. Petraglia affida il suo racconto a due “insospettabili”, due ragazze dalla faccia pulita, apparentemente lontane anni luce dal mondo delle sostanze, da chi lo popola, da chi vi gravita attorno. Mai come in questo caso, l’apparenza inganna. Si mettono così in discussione pregiudizi e visioni precostituite. In modo realistico e non immaginifico o fantasioso, il film mostra anche come si possa superare la dipendenza, senza sconti o scorciatoie.

Un film sull’adolescenza e il male di vivere

Tuttavia, L’albero non è, o non è solo, un film sulla dipendenza. Le famiglie delle protagoniste non compaiono mai. C’è solo il gruppo dei pari, amiche e amici. Ventenni come tanti ma, come nota Bianca in una scena emblematica del film, tutti molto tristi. La protagonista per prima si rifugia nell’uso di sostanze, non solo cocaina, per dare spallate a questa tristezza, al dolore che da sempre la accompagna. Quello leopardiano – non per nulla un’immagine del poeta di Recanati campeggia nel salotto di casa – che scaturisce dalla consapevolezza della caducità della vita, della natura effimera della felicità, sempre fugace. Bianca non sopporta tutto ciò e la vita, così com’è le sembra troppo difficile da affrontare.

Preferisce rifugiarsi nei libri e nei diari che lei stessa scrive, nell’immaginazione, anziché vivere la realtà. Sembra quasi che, con l’incoscienza della loro età, le due amiche siano disposte perfino a rinunciare alla vita stessa. La regista le mostra in questo momento di spericolata leggerezza e nel percorso che porterà in particolare Bianca, su cui si sofferma maggiormente lo sguardo di Petraglia, a fare i conti con questa sofferenza, questa sorta di malinconia, che è parte di sé.

L’albero, opera prima semplice ed efficace

L’albero ha una costruzione semplice, con pochi elementi, messi ben a fuoco. La sceneggiatura è lineare e questo consente alla regista, che l’ha curata, di tenere la materia del film efficacemente sotto controllo. Petraglia riesce a tenere insieme nella sua visione disincanto e poesia, affrontando con levità temi intimi e profondi. Una leggerezza che certo non è sinonimo di superficialità. La regista rende anche con vivida immediatezza la vita del quartiere che descrive, sembra conoscerlo bene. Anche nell’inserto napoletano, che sposta l’azione in altro luogo, lo spettatore vede una Napoli insolita per il nostro cinema, né da cartolina, né da cronaca nera. Le sue strade di notte, come l’umanità che le abita, somigliano a quelle del Pigneto, ma potrebbero trovarsi in qualsiasi altra parte del mondo.

Le interpretazioni di Tecla Insolia e Carlotta Gamba

Tecla Insolia – L’arte della gioia – e Carlotta Gamba – Gloria!, Vermiglio, Dostoevski – offrono interpretazioni sentite e coinvolgenti, mai sopra le righe. Così vuole la regista, che le dipinge come due ragazze normalissime, invitando anche lo spettatore a riflettere su quanto il tipo di malessere presente nel film possa essere diffuso. L’albero è un esordio convincente, che mescola un dolore esistenziale profondo all’incoscienza e all’ingenuità dei vent’anni. Un film sulla difficoltà di raggiungere un equilibrio nella vita, per viverla senza farsene rovinosamente travolgere. Questo equilibrio sembra essere come l’albero del titolo: bello, maestoso, ma apparentemente irraggiungibile. Spesso però, basta cambiare strada per arrivarci, magari optando per un percorso meno lineare, meno immediato, forse più lungo, più tortuoso, ma che porta proprio lì.