Lo vedremo prestissimo al Festival di Roma 2014 e conosceremo
finalmente tutti i segreti di L’amore
bugiardo – Gone Girl, Intanto però è stato diffuso un
‘pericolosissimo’ Poster spoileroso per il film di David
Fincher, che svela il twist del film in maniera del tutto
intonata al racconto.
Qui la gallery del film e a seguire
il poster incriminato:
[nggallery id=895]
ATTENZIONE SPOILER: CONTINUATE A VOSTRO
RISCHIO
Il poster è una copertina di uno
dei volumi di Magnifica Amy (Amazing Amy), la collana di
racconti per ragazze che i genitori di Amy Dunne (Rosamund Pike) hanno scritto
ispirandosi e cercando di modificare la vita della loro unigenita
figlia. Ma mentre la Amy dei libri è una campionessa di sport, di
bontà, di bellezza e di intelligenza, la Amy di questo poster…beh,
è proprio come la vera Amy: pericolosa.
La storia di L’amore
bugiardo – Gone Girl analizza il matrimonio di una
coppia, Nick (Ben
Affleck,) ed Amy (Rosamund
Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di
collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A
rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro
quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze
dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della
donna.
Chi scrive è un grande fan dei
Nine Inch Nails, della musica industrial e di
quella elettronica e per questo, da qualche anno a questa parte,
ogni film di David Fincher rappresenta un evento
perchè corrisponde all’uscita di un nuovo album del leader dei Nine
Inch Nails, Trent Reznor (premio Oscar con
The Social Network e Grammy
vinto con Millenium Uomini che Odiano le
Donne), e del suo fidato collaboratore
Atticus Ross.
Oggi è stata pubblicata online la
prima preview della colonna sonora di L’amore
bugiardo – Gone Girl che sarà curata ovviamente
dal duo sopracitato. La composizione ricorda, per ora, il lavoro
fatto per Millenium Uomini che Odiano le Donne, con una base molto
scura a cui si aggiungono tantissimi sampler (la maggior parte
glitch); potete ascoltare l’anteprima qua sotto.
La storia di L’amore
bugiardo – Gone Girl analizza il matrimonio di una
coppia, Nick (Ben
Affleck) ed Amy (Rosamund
Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di
collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A
rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro
quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze
dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della
donna.
Chi scrive è una grande fan dei
Nine Inch Nails, della musica industrial e di
quella elettronica e per questo, da qualche anno a questa parte,
ogni film di David Fincher rappresenta un evento
perchè corrisponde all’uscita di un nuovo album del leader dei Nine
Inch Nails, Trent Reznor (premio Oscar con
The Social Network e Grammy
vinto con Millenium Uomini che Odiano le
Donne), e del suo fidato collaboratore
Atticus Ross. Oggi sono stati pubblicati quattro
brani della colonna sonora di L’amore
bugiardo – Gone Girl che sarà curata ovviamente
dal duo sopracitato.
La composizione ricorda, per ora,
il lavoro fatto per Millenium Uomini che Odiano le Donne per almeno
un paio di tracce, con una base molto scura a cui si aggiungono
tantissimi sampler (la maggior parte glitch), mentre il resto ha un
parte più melodica con il piano a farla da padrone. Potete
ascoltare i quattro brani direttamente nel player sottostante.
La storia di L’amore
bugiardo – Gone Girl analizza il matrimonio di una
coppia, Nick (Ben
Affleck) ed Amy (Rosamund
Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di
collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A
rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro
quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze
dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della
donna.
Ad oggi, L’amore bugiardo – Gone
Girl è l’ultimo film uscito al cinema del regista
David
Fincher. Maestro del thriller, anche in questo caso
l’autore di
The Social Network costruisce un intricato gioco di
inganni e sospetti, con il quale riesce a tenere lo spettatore con
il fiato per oltre due ore e venti. Interpretato dagli attori
Ben
Affleck e Rosamund
Pike, il film si è affermato come uno dei più
acclamati del 2014.
Ecco 10 cose che non sai di
L’amore bugiardo – Gone Girl.
Parte delle cose che non sai sul
film
L’amore bugiardo – Gone Girl: la
trama del film
10. È basato su di
un’inspiegabile scomparsa. Protagonista del film è Nick
Dunne, il quale rientrando in casa il giorno del suo quinto
anniversario scopre che sua moglie, Amy, è scomparsa. Avvertire le
autorità, ben presto queste iniziano a sospettare che il colpevole
sia proprio lo stesso Dunne, e una serie di indizi non fanno che
confermare tale ipotesi. La verità, tuttavia, è molto più complessa
del previsto.
L’amore bugiardo – Gone Girl è
tratto da un libro
9. È la trasposizione di un
noto romanzo. La pellicola è l’adattamento cinematografico
dell’omonimo romanzo thriller pubblicato nel 2012 da
Gillian Flynn. Dato l’ottimo successo, questo
venne da subito selezionato per un adattamento. Per la sua
realizzazione, venne ingaggiata la stessa Flynn, che si occupo di
scrivere la sceneggiatura dal film, debuttando così in tale
ruolo.
L’amore bugiardo – Gone Girl è
disponibile in streaming
8. È presente sulle
principali piattaforme. Per chi desidera vedere, o
rivedere il film, sarà possibile farlo grazie alla sua presenza su
alcune delle più note piattaforme di streaming presenti sul Web.
Tra queste si annoverano Rakuten TV, Chili, Infinity e Tim Vision.
In base a quale di queste si utilizzerà, basterà sottoscrivere un
abbonamento generale o noleggiare il singolo film.
L’amore bugiardo: il finale del
film
7. La vittima è in realtà
il carnefice. Fino alla metà del film, lo spettatore segue
le indagini che incriminano il protagonista maschile come maggior
indiziato della scomparsa della moglie. Esattamente a metà
dell’opera, tuttavia, scopriamo che è la stessa Amy ad aver
inscenato la propria scomparsa, desiderosa di fuggire dal marito e
anzi facendolo diventare il principale sospettato.
6. Il film ha un finale
aperto. Dopo aver rivisto nel marito ciò che la fece
innamorare di lui, Amy decide di tornare a casa. Per non destare
sospetti, fingerà di essere stata rapita da un suo spasimante, poi
ucciso nel tentativo di fuga. Nick scoprirà però la verità, ma per
non peggiorare le cose accetterà di vivere con quel segreto,
consapevole però dell’ambiguità che lo unisce a sua moglie.
Parte delle cose che non sai sul
film
L’amore bugiardo – Gone Girl: il
cast del film
5. Il regista ha scelto
Affleck per una sua qualità. Fincher ha raccontato che al
momento del casting per il ruolo maschile si imbatté in alcune foto
di Ben
Affleck. Ritrovando in ognuna di queste un suo
enigmatico sorriso, il regista pensò che fosse l’attore giusto per
dar vita al misterioso Nick Dunne, affidandogli pertanto il
ruolo.
4. Rosamund Pike è diventata celebre grazie a
questo film. L’attrice Rosamund Pike
venne scelta da Fincher poiché, come Affleck, possiede una qualità
che la rende enigmatica. Secondo il regista, infatti, è impossibile
stabilire con esattezza l’età dell’attrice, che può sembrare allo
stesso tempo una ragazza come anche una donna adulta. Grazie al
ruolo di Amy, la Pike ottenne una nomination all’Oscar, e divenne
da quel momento particolarmente celebre.
3. Vi recita anche un noto
attore televisivo. All’interno del film, con un ruolo di
rilievo, è presente anche l’attore Neil Patrick
Harris. Noto per essere stato Barney in How I Met Your Mother, l’attore interpreta qui Desi
Collings, vecchio spasimante di Amy. Sarà proprio lui ad
accoglierla nella sua casa, cadendo vittima della trappola
archittettata dalla donna.
L’amore bugiardo: film simili
2. Rientra un ampio filone
di thriller. Maestro del thriller, Fincher ha realizzato
diversi altri che, anche solo per la tensione generata, ricordano
L’amore bugiardo. Tra questi vi sono Seven
(1995), con Brad
Pitt,Zodiac (2007),
con Jake
Gyllenhaal, e Millennium
(2011), con Rooney
Mara. Tra gli altri titoli simili si possono citare
anche La ragazza del
treno (2016), Widows (2018) e
Animali notturni
(2016).
L’amore bugiardo: le frasi
migliori del film
1. È ricco di frasi
divenute cult. Riportate nel film, vi sono molte delle
frasi più iconiche del romanzo. Grazie al successo della pellicola,
questa sono poi diventate particolarmente celebri, ricordate e
citate in più occasioni. Ecco alcune delle frasi migliori del
film:
– “Quando penso a mia moglie,
penso sempre alla sua testa. Immagino di aprirle quel cranio perfetto e srotolarle il
cervello in cerca di risposte alle domande principali di ogni
matrimonio. ‘A cosa pensi?’ ‘Come ti senti’ ‘Che cosa ci siamo
fatti?'” (Nick Dunne)
– “Nick amava la ragazza che
fingevo di essere: la “strafica”. Gli uomini dicono sempre cosi,
no? Il complimento assoluto. “…è una strafica!”. La “strafica” è
sexy, la “strafica” è divertente, la “strafica” non si arrabbia mai
col suo uomo, si limita a sorridere, rammaricata e amorevole, e poi
gli offre la bocca da scopare.” (Amy Dunne)
– “Sì, io ti amo ma siamo
riusciti solo ad odiarci e a dominarci a vicenda facendoci molto
male!” – “Si chiama matrimonio!” (Nick e Amy Dunne)
L’amore bugiardo – Gone
Girl, il thriller di David Fincher
del 2014, è uno di quei film
che, per spiegarne appieno il finale, bisogna praticamente
ripercorrere l’intera storia. Dopotutto, la trama dell’adattamento
cinematografico dell’omonimo romanzo di Gillian Flynn è
così complessa, così piena di piccoli colpi di scena che
tralasciare qualche dettaglio sembra quasi criminale.
Inizialmente, la storia sembra
essere piuttosto semplice: Nick Dunne (Ben
Affleck), scrittore fallito e proprietario di
un bar, torna nella sua casa nel Missouri il giorno del suo
anniversario di matrimonio e trova il salotto in disordine e la
moglie scomparsa. Chiama la polizia e, non appena iniziano
le indagini, cominciano a spuntare dappertutto indizi che fanno
pensare che Nick abbia davvero ucciso la moglie.
C’è una polizza assicurativa che è
stata recentemente aumentata, schizzi di sangue mal puliti sul
pavimento della cucina, debiti con la carta di credito per oggetti
che la povera Amy Dunne (Rosamund
Pike) non avrebbe mai comprato per sé e, naturalmente,
una relazione. Sebbene Nick ribadisca spesso di non aver ucciso la
moglie, le sue azioni cominciano a sembrare sempre più sospette e i
media utilizzano momenti selezionati, come il suo sorriso accanto
al poster della moglie scomparsa, per creare l’immagine perfetta di
un mostro.
Come se non bastasse, Amy non è una
normale casalinga. Durante la sua infanzia a New York, è servita da
ispirazione ai suoi genitori per creare Amazing Amy, un
personaggio di una serie di libri per bambini che ha conquistato il
cuore di milioni di persone. Per anni Amy è stata messa in ombra da
questa versione migliorata di lei, che ha preso un cane quando non
le era permesso e si è sposata prima ancora che Nick le facesse la
domanda.
Pertanto, tutti sono più che
propensi a credere che la stessa Amazing Amy sia stata vittima di
un marito terribile e forse violento, e questi sospetti acquistano
credibilità solo quando la polizia scopre un diario semi-bruciato
scritto da Amy nella casa del padre di Nick. In esso, l’ex musa
dell’infanzia descrive una relazione in crisi con un marito crudele
che la picchia quando lei accenna alla possibilità di avere un
figlio. Quando la detective Rhonda Boney (Kim
Dickens) scopre che un test di gravidanza positivo è stato
recentemente aggiunto alla cartella clinica di Amy, Nick sembra
essere piuttosto condannato.
Durante questo calvario, l’unica
persona che Nick ha veramente al suo fianco è la sorella gemella
Margo (Carrie Coon). Insieme, iniziano a
sospettare che Amy possa aver falsificato la propria morte con
l’unico scopo di distruggere la vita del marito. Sembra una
forzatura, un’idea nata dal fatto che a Margo non piaceva Amy e
Nick era sul punto di chiedere il divorzio. Tuttavia, tutto diventa
abbastanza plausibile quando l’annuale caccia al tesoro per
l’anniversario di Amy conduce Nick a un capanno in cui sono
nascosti tutti gli oggetti che lui avrebbe comprato con la loro
carta di credito, insieme a un paio di bambole di Punch e Judy,
personaggi di una tradizionale rappresentazione di marionette in
cui un marito uccide la moglie e il bambino.
Amy finge la sua morte in L’amore
bugiardo – Gone Girl
Tutto questo accade intorno alla
soglia dell’ora, ed è proprio qui che avviene la grande rivelazione
del film. Il film taglia improvvisamente su Amy che guida una
vecchia auto lungo una strada, con il braccio sinistro che mostra
una fasciatura su una ferita recente.
Pronunciando il suo ormai
famoso monologo da “ragazza figa”, un punto fermo
dell’universo cinematografico di Good for Her, Amy spiega
come ha falsificato la scena del crimine a casa sua e come ha
attirato Nick per fargli aumentare la polizza assicurativa e ha
comprato cose che solo a lui sarebbero piaciute per farlo sembrare
un marito succhiasangue.
Stanca di aver passato la vita a
dare spettacolo, prima come Amazing Amy e poi come fidanzata e
moglie perfetta di un uomo che l’ha ripagata solo con disprezzo e
una relazione, Amy ha deciso di riprendere il controllo della sua
esistenza. Oppure ha deciso di vendicarsi di Nick a qualunque
costo.
Nel monologo, parla di uccidersi in
modo che la polizia trovi il suo corpo e lo riconduca a Nick, ma in
seguito la vediamo rimuovere il post-it “Ucciditi” dalla sua
agenda, suggerendo che vedere il marito distrutto sulla televisione
nazionale è troppo bello per lasciarselo scappare.
Ma la nuova, meravigliosa vita di
Amy non sta andando esattamente come previsto. Nascosta in un motel
da quattro soldi, fingendo di essere una donna scappata e
maltrattata, alla fine viene picchiata e derubata dai suoi
cosiddetti amici, mentre Nick si costituisce avvocato e
cerca di trovare altri uomini nel passato di Amy che possano
aiutarlo a dimostrare che sua moglie non è quella che la gente
crede.
Trova un uomo, Tommy (Scoot
McNairy), che sostiene che Amy lo abbia accusato
ingiustamente di stupro dopo la loro rottura, ma non ha la stessa
fortuna con un altro ex fidanzato di lei: il suo amore del liceo,
Desi Collings (Neil
Patrick Harris). Accusato da Amy di essere uno
stalker, Desi è ancora molto attaccato alla sua ex e corrisponde
regolarmente con lei. Quando Nick gli chiede aiuto, lui si limita a
voltargli le spalle e a chiudere la porta.
Ora Amy sa di avere un alleato in
Desi. Così, con un occhio nero autoinflitto, va a cercarlo,
implorando aiuto. Desi la accoglie, naturalmente, portandola nella
sua casa sul lago super-sicura, con tutti gli ingressi protetti da
telecamere. Amy è evidentemente a disagio con lui, ma non sa
cos’altro fare per uscire dalla sua situazione.
Non può semplicemente fare le
valigie e andarsene, perché non sarebbe corretto: è una donna
maltrattata che ha disperatamente bisogno di un rifugio sicuro,
questa è la sua storia, ed è meglio che abbia un aspetto adeguato.
Tuttavia, le cose prendono una svolta quando Amy vede Nick in
televisione, che rilascia un’intervista in cui riconosce la
relazione e tutti i suoi errori. Ovviamente fa tutto parte della
strategia mediatica del suo avvocato, ma ad Amy non importa. Nick
ha detto tutte le cose che lei voleva che dicesse e ora è arrivato
il momento di tornare a casa. C’è solo un problema: Desi.
Amy uccide Desi per tornare a casa
in L’amore bugiardo – Gone Girl
Lascerebbe un buco nel suo piano
perfettamente architettato di tornare semplicemente dal marito
violento dopo tutto quello che ha detto a Desi su di lui. Cosa
penserebbe Desi di lei? Peggio ancora, cosa direbbe di lei e cosa
farebbe pensare agli altri? Per uscire da questo enigma, la
brillante mente criminale di Amy escogita un nuovo
piano.
Quando Desi è fuori casa, si lega
le gambe e finge di disperarsi davanti alla sua porta, facendo
credere a chiunque guardi i filmati di sicurezza che si tratta di
una donna rapita che cerca di sfuggire alla prigionia. Si masturba
con una bottiglia di vino per creare lesioni simili a quelle di uno
stupro nella sua vagina e poi seduce Desi. Mentre fanno sesso,
estrae un taglierino e taglia la gola a Desi.
Ricoperta del suo sangue, lascia la casa sul lago e torna da
Nick.
Nick, Margo e il detective Boney
hanno una miriade di domande su cosa sia successo esattamente ad
Amy, la più pressante delle quali è come sia riuscita a procurarsi
un taglierino per uccidere Desi. Ma, ancora una volta, Amy usa
l’ottica contro di loro. Mentre Nick viene criticato per non essere
abbastanza felice che sua moglie sia tornata a casa, Boney viene
accusato di essere troppo incompetente per gestire il caso. Con
facilità, Amy si rituffa nella sua vecchia vita. Spaventato da ciò
che gli altri potrebbero pensare di lui, Nick si trova incapace di
lasciare la moglie, con grande disperazione di Margo.
E c’è anche la questione del
bambino. Il test di gravidanza scoperto dal detective Boney
all’inizio del film poteva essere falso, ma questa volta
Amy è davvero incinta. O, almeno, così dice lei.
Questo è un ulteriore motivo per Nick di rimanere con lei, perché
cosa penserebbe la società di un uomo che abbandona la moglie
incinta appena tornata dalla prigionia di un ex fidanzato geloso?
Inoltre, come suggerito dalla conversazione con Margo, Nick vuole
restare con Amy. Vuole dare un’altra possibilità al loro
matrimonio. Indosserà una maschera e reciterà un ruolo per lei, a
patto che anche lei mantenga la sua maschera da “ragazza cool”.
Che cosa ha da dire L’amore
bugiardo – Gone Girl sul matrimonio?
Alla fine, è quello che vuole Amy.
Ha trascorso anni a mettere in scena una facciata per Nick, vuole
che lui le faccia la stessa cortesia. Vuole che si comportino
insieme come se fossero una facciata. Ed è proprio qui che si trova
il vero significato di Gone Girl. Fincher e Flynn
dipingono il quadro più contorto possibile di una relazione per
criticare il matrimonio tradizionale e il modo in cui trattiamo le
nostre cosiddette relazioni romantiche.
Siamo tutti, come Nick e Amy, ad
indossare i costumi di versioni più felici di noi stessi? Tutte le
coppie felici fingono di essere felici, non per il bene dei bambini
o altro, ma solo per le apparenze? “Apparenza” è la parola chiave
di Gone Girl. Il film è tutto incentrato su come veniamo
percepiti e su quanto ci spingiamo in là per rimanere
dalla parte della società. Dopo tutto, l’ostracismo che potrebbe
derivare dall’apparire cattivi è semplicemente insopportabile.
Il tutto si ricollega al monologo
iniziale di Nick, in cui, mentre accarezza i capelli della moglie,
si chiede cosa stia pensando e fantastica di aprirle il cranio. È
un pensiero vendicativo, ovviamente: teme che lei stia progettando
qualcos’altro contro di lui e vorrebbe letteralmente poterla
uccidere dopo quello che ha fatto. Tuttavia, vuole anche sapere
cosa si nasconde sotto la facciata di Amazing Amy, vuole aprire il
suo costume e vedere la verità che nasconde. Ahimè, questo non è
possibile: tutto ciò che possiamo conoscere dell’altro sono le
nostre maschere.
Gone Girl in streaming è
disponibile sulle seguenti piattaforme:
Il 28 ottobre esce nelle sale italiane
Larry Crowne, tradotto per il pubblico
italiano con il solito accattivante titolo con “amore” nel mezzo:
L’amore all’improvviso, per la
precisione.
Arriva al cinema L’amore all’improvviso – Larry
Crowne il film scritto, diretto, prodotto ed
interpretato da Tom
Hanks.
Larry Crowne è un
impiegato modello, ha vinto otto volte il premio come impiegato del
mese e, quando viene convocato dal consiglio direttivo del
supermarket dove lavora ad un colloquio privato, crede di essere
arrivato a quota nove. Invece della promozione però arriva la
doccia fredda: per la sua mancanza di titolo universitario, Larry
viene licenziato, perché impossibilitato a fare carriera.
Comincia così per lui un periodo di
riassestamento, deve di nuovo cambiare la sua vita (dopo il
divorzio e i 20 anni trascorsi in Marina come cuoco) e così si
iscrive all’università, sperando di colmare le lacune che l’hanno
portato al licenziamento. Nuova vita, nuovi amici e nuovi amori,
Larry Crowne rinascerà e tornerà a sorridere.
L’amore all’improvviso – Larry Crowne, il film
L’amore all’improvviso –
Larry Crowne vede tornare dietro la macchina da presa
Tom Hanks, qui in veste
di tutto fare (attore protagonista, regista, sceneggiatore e
produttore), e porta al cinema una storia legata all’attualità,
alla crisi e alla capacità di adattamento che le persone devono
ingegnarsi a tirar fuori in momenti in cui tutto ci abbandona. Il
film però alterna momenti comici ad altri imbarazzanti, regalandoci
una delle peggiori performance di Tom Hanks, accompagnato da una Julia Roberts, professoressa frustrata, in
splendida forma ma incapace ultimamente di scegliersi i ruoli (si
ricordi il recente Mangia Prega Ama).
Il brio di alcuni dialoghi riesce
ad alzare parzialmente un risultato altrimenti devastante e il
risultato è una commedia romantica ma anche comica, che lascia
spazio a poca riflessione ed a un’ora e mezza di evasione.
Interessanti alcuni personaggi secondari, come il leader della gang
di scooteristi, gli studenti e compagni di corso di Hanks/Crowne e
il marito della Roberts, interpretato da Bill Cranston, gretto e
volgare scrittore decaduto a blogger.
Per il gusto dell’ovvio si
sottolinea come il marketing italiano abbia trasformato una
(tentata) storia di cambiamento e crescita in una storia d’amore
(neanche a dirlo!), a partire dalla modifica del titolo, fino alla
locandina scelta per la promozione del film.
Tom Hanks dirige L’amore
all’improvviso – Larry Crowne di cui è anche protagonista,
al fianco di Julia Roberts. La coppia di divi aveva già
lavorato in La guerra di Charlie
Wilson.
La trama di L’amore
all’improvviso – Larry Crowne
Larry Crowne è un uomo gentile e stimato, che da anni lavora come
responsabile in una grande catena di negozi in franchising, dove
era approdato dopo il congedo dalla marina. La sua vita subisce
però una svolta improvvisa quando, nonostante la dedizione al
lavoro, viene licenziato. Oltre al trauma della perdita del posto,
Larry deve affrontare le difficoltà economiche legate al mutuo e la
totale incertezza su come gestire il tempo libero che si ritrova
improvvisamente. Su consiglio degli amici, decide di iscriversi
all’East Valley Community College, alla ricerca di una nuova
opportunità. Qui entra a far parte di un vivace gruppo di studenti
accomunati dalla passione per lo scooter e dal desiderio di
costruirsi un futuro migliore. L’esperienza scolastica prende una
piega inaspettata quando Larry resta affascinato dalla sua
insegnante di oratoria, una donna disillusa, priva di entusiasmo
per il lavoro e intrappolata in un matrimonio infelice.
Le curiosità su
L’amore all’improvviso – Larry Crowne
Questo film è basato sulla vita di
un amico di Tom
Hanks, Jim Chandler.
Dopo aver ricevuto la notizia che
sarebbe stato scelto per il ruolo del marito del personaggio di
Julia Roberts, Bryan Cranston ha iniziato un regime di
allenamento e dieta accelerati. Si è anche sbiancato i denti.
Cranston ha affermato che si trattava di un tentativo di convincere
il più possibile la gente che il suo personaggio si sarebbe sposato
con una come la Roberts, presentando un personaggio dall’aspetto
più giovane.
Il cognome della signora in banca è
Gammelgaard. Questo è un riferimento a That Thing You Do! (1996)
(sempre con Tom Hanks). È lo stesso cognome del ragazzo che ha
baciato “decentemente” Faye (Liv
Tyler). Questa è una delle ultime battute del film.
Chet Hanks, figlio di Rita Wilson e
Tom Hanks, appare in una piccola parte come fattorino delle pizze.
Rita ha anche un ruolo secondario.
In questo film Tom Hanks interpreta
un cuoco di fast food. Nella vita reale suo padre, Amos Medford
Hanks, era un cuoco.
Con tre premi Oscar (Tom Hanks,
Julia Roberts e Rami
Malek) e tre candidati all’Oscar (Bryan Cranston, Taraji P.
Henson e Nia Vardalos).
Ci sono molti riferimenti al fatto
che il cognome di Larry (Tom Hanks) sia Crowne (loghi con la
corona, ecc.), incluso il suo alias, Lance Corona, poiché Corona in
spagnolo significa “corona”.
Julia Roberts aveva appena iniziato
le riprese di Mangia Prega Ama (2010) a Roma, quando le è stata
offerta per la prima volta la sceneggiatura di questo film.
Tom Hanks è un grande fan della
serie TV originale di Star Trek (1966-1969) e dei film successivi,
da qui la scelta di George Takei per questo film. In effetti, Hanks
era pronto a realizzare un’ambizione personale quando gli fu
chiesto di interpretare un personaggio nel film Star Trek: Primo
contatto (1996), ma dovette rifiutare a malincuore perché
coincideva con le date delle riprese del suo debutto alla regia,
That Thing You Do (1996).
Il personaggio di Malcolm Barrett
parla di “Star Trek”. George Takei, famoso per il suo ruolo di Mr.
Sulu nella serie originale di “Star Trek (1966)”, ha un ruolo in
questo film.
Verso la fine del film, Talia sta
per mangiare del sushi da asporto. Esamina l’etichetta della salsa
di soia e cerca di controllare la sua schiena il più possibile,
poiché in precedenza nel film Larry aveva rivelato che il suo
tatuaggio in realtà significa salsa di soia.
Adler ha diffuso
il trailer ufficiale di L’Amore a domicilio, il
film diretto da Emiliano Corapi con Miriam Leone e Simone
Liberati.
L’amore
a domicilio prodotto da Andrea
Petrozzi per la World Video Production, con Rai Cinema e
in collaborazione con Frame by Frame e Marvin Film, si avvale di un
cast tecnico d’eccezione, con la direzione della fotografia di
Vladan Radovic (David di Donatello per Anime Nere), i costumi di Nicoletta
Taranta (vincitrice di un David di Donatello e due Nastri
d’Argento), la presa diretta di Maricetta Lombardo
(due David di Donatello e tre Nastri d’Argento), le musiche di
Giordano Corapi, il montaggio di Marco
Costa, le scenografie di Luisa Iemma.
L’amore a domicilio: la trama del film
Sentimentalmente pavido, Renato si
è sempre tenuto lontano da relazioni che lo coinvolgessero davvero.
Ma quando scopre che Anna, conosciuta per caso, è reclusa agli
arresti domiciliari, decide di lasciarsi andare ai sentimenti
sempre temuti. In quella casa, dove è l’unico uomo, è convinto di
poter controllare la situazione. In amore, però, non esistono vie
sicure e ben presto la situazione si complica…
Da domani, distribuito da Adler
Entertainment e in esclusiva direttamente su Prime Video, L’amore a
domicilio, commedia del regista Emiliano
Corapi, già autore del pluripremiato Sulla strada di casa,
con un ricco cast formato da Miriam Leone, Simone Liberati, Fabrizio
Rongione, Anna Ferruzzo, Antonio Milo, Valeria Perri, Eleonora
Russo e con la partecipazione di Renato
Marchetti e Luciano Scarpa.
Il film, prodotto da Andrea
Petrozzi per la World Video Production, con Rai Cinema e
in collaborazione con Frame by Frame e Marvin Film, si avvale di un
cast tecnico d’eccezione, con la direzione della fotografia di
Vladan Radovic (David di Donatello per
Anime Nere), i costumi di Nicoletta
Taranta (vincitrice di un David di Donatello e due Nastri
d’Argento), la presa diretta di Maricetta Lombardo
(due David di Donatello e tre Nastri d’Argento), le musiche di
Giordano Corapi, il montaggio di Marco
Costa, le scenografie di Luisa Iemma.
Sentimentalmente pavido, Renato si è
sempre tenuto lontano da relazioni che lo coinvolgessero davvero.
Ma quando scopre che Anna, conosciuta per caso, è reclusa agli
arresti domiciliari, decide di lasciarsi andare ai sentimenti
sempre temuti. In quella casa, dove è l’unico uomo, è convinto di
poter controllare la situazione. In amore, però, non esistono vie
sicure e ben presto la situazione si complica…
Esce il 10 giugno
prossimo, distribuito da Adler Entertainment in
esclusiva direttamente su Prime
Video,
L’amore a domicilio, commedia del regista
Emiliano Corapi, già autore del pluripremiato
Sulla strada di casa, con un ricco cast formato da
Miriam Leone, Simone Liberati, Fabrizio Rongione, Anna
Ferruzzo, Antonio Milo, Valeria Perri, Eleonora Russo e
con la partecipazione di Renato Marchetti e
Luciano Scarpa.
L’amore a domicilio prodotto da Andrea
Petrozzi per la World Video Production, con Rai Cinema e
in collaborazione con Frame by Frame e Marvin Film, si avvale di un
cast tecnico d’eccezione, con la direzione della fotografia di
Vladan Radovic (David di Donatello per Anime Nere), i costumi di Nicoletta
Taranta (vincitrice di un David di Donatello e due Nastri
d’Argento), la presa diretta di Maricetta Lombardo
(due David di Donatello e tre Nastri d’Argento), le musiche di
Giordano Corapi, il montaggio di Marco
Costa, le scenografie di Luisa Iemma.
L’amore a domicilio: la trama del film
Sentimentalmente pavido, Renato si
è sempre tenuto lontano da relazioni che lo coinvolgessero davvero.
Ma quando scopre che Anna, conosciuta per caso, è reclusa agli
arresti domiciliari, decide di lasciarsi andare ai sentimenti
sempre temuti. In quella casa, dove è l’unico uomo, è convinto di
poter controllare la situazione. In amore, però, non esistono vie
sicure e ben presto la situazione si complica…
L’amore a domicilio: le note del regista
Credo che la capacità di mettersi
in gioco nelle relazioni affettive e sentimentali sia un tema che
tocchi la vita di gran parte delle persone; qualcosa con cui tutti
si trovino a fare i conti prima o poi, nel bene e nel male. Quando
ho avuto l’idea de “L’amore a domicilio” ho pensato che questa
potesse esplorare in maniera originale e divertente proprio questo
tema e il suo dilemma fondamentale, vale a dire se sia meglio
lasciarsi andare, rischiando di soffrire, o tenersi alla larga da
ogni coinvolgimento, rinunciando però a una parte fondamentale
della vita.
La storia, infatti, si incentra
sull’impresa maldestra di una persona convinta di poter aggirare
quest’antitesi, approfittando della reclusione domiciliare della
donna di cui si è invaghito. Avendone la piena disponibilità ed
essendo l’unica presenza maschile nella sua casa, pensa di poter
superare angosce e insicurezze profonde, che in un contesto normale
lo avrebbero fatto fuggire. Ovviamente l’idea, oltre che meschina,
è ingenua sino a rasentare l’idiozia. Anche perché – e non è un
caso – la donna in cui si è imbattuto è pericolosa, non solo
socialmente, ma anche sentimentalmente, avendo risolto il problema
in questione con un atteggiamento autarchico che la rende
impermeabile agli affetti.
Proprio per la presenza di questi
elementi, ho pensato che il film potesse mescolare bene dramma e
commedia attraverso una rappresentazione tra favola metropolitana e
realtà, dove personaggi pronti a tutto, si muovono, giocando
vigliaccamente i propri opportunismi e le proprie debolezze, salvo
poi trovarsi a fare i conti con la loro parte migliore, risvegliata
proprio da quei sentimenti che pensavano di poter gestire. Nei
rapporti, infatti, non ci sono scorciatoie, e una volta che si è
deciso di giocare, non è possibile tornare indietro.
Regista ed antropologo
nato a Pesaro, dopo anni di cortometraggi premiati e documentari,
Davide Lomma sarà prossimamente sullo schermo con
il suo primo lungometraggio, L’amor Fuggente.
Prodotto da Play Entertainment e A.B. Film, attraverso il racconto
di coppie in crisi, della scoperta di primi amori molto diversi,
passioni cocenti e fugaci, il film mette in scena un catalogo di
situazioni che raccontano le relazioni di oggi a partire dalla
proposta di matrimonio di Fil e Mia, che innesca una specie di
reazione a catena.
Nella quale cadono anche
Antonio e Didier, sullo schermo interpretati da Emanuele
Vezzoli e Andrea Pennacchi, rispettivamente ex marito e
miglior amico della sessantenne Teresa (la madre di Mia), che dopo
tanti anni si scoprono attratti e decidono di vivere liberamente la
propria omosessualità. Una esperienza della quale ci hanno parlato
sul set i due attori, alla vigilia della fine delle riprese.
Che amore è quello di Antonio e Didier?
V: Tardivo
P: Come il radicchio!
Seriamente…
V: Il loro è un amore a sorpresa. E per il mio
personaggio è una scoperta un po’ tardiva – come dicevo
– della propria
natura. Un modo per toccare un tema non così infrequente, con il
sorriso sulle labbra. Io stesso ho esperienza di persone che hanno
deciso di fare una scelta come questa a metà del corso della loro
vita. Anche con figli già grandi.
P: Didier invece è più risolto, è consapevole da
sempre della propria sessualità, ma incontra questo amore e lo ruba
alla sua amica. Il ché diventa il suo piccolo tormento. Un costante
senso di colpa.
V: Quelli non mancano mai, in qualsiasi coppia.
Quando finisce un amore e ci son di mezzo anche i figli, te li
porti appresso per sempre. Ma devi imparare a conviverci.
per gentile concessione di Echo Group
Un tema che spesso nelle commedie abbiamo visto
macchiettizzato
V: Quando ero ragazzino era un tabù, le persone erano
costrette a nascondere la propria natura. Ma finalmente i ragazzi
di oggi, e lo vedo con i miei figli, sono diversi. Lo vedo sui loro
volti e nei loro discorsi. Fa ben sperare. In film come Il vizietto
si giocava sulla novità, sull’esotico, un folclore che oggi può
offendere. Ma la bellezza di questo film è che prende in
considerazione tipi diversi di rapporto, a coppie.
P: E la nostra è la coppia più tradizionalista.
Un rischio nel quale avete siete riusciti a non
cadere, quindi?
V: Dovevamo tenere sotto controllo l’equilibrio,
evitare gli eccessi. Ma la difficoltà maggiore è stata nei momenti
in cui si racconta la realtà, pur trattandosi di una commedia. Per
me la scena più drammatica è stata quella con la figlia Mia.
P: Era importante mantenere la misura, non superare
certi limiti. Cresci con negli occhi certi esempi, e verrebbe
facile riprodurre certi cliché. La cosa più difficile però, per me,
è stata quella di girare e allo stesso tempo non mancare al saggio
di danza di mia figlia! Ho dovuto viaggiare di notte.
Come, o quando, avete sentito esser diventati
davvero una coppia?
P: Secondo me quando abbiamo girato la scena del
ballo. Siccome Il mio personaggio apre una scuola di tango, io e
lui abbiamo dovuto imparare, ovviamente in modo superficiale, un
po’ di tango. E mentre ballavamo abbiamo costruito questo rapporto
di passione, di sguardi, che non volevamo fosse un cliché.
V: E’ stata la seconda scena che abbiamo fatto, e
provare quel tango ci ha dato la possibilità di trovare la misura
giusta… Quando si gira, poi, le pause sono tante, abbiamo avuto
tempo di chiacchierare e conoscerci meglio. Io comasco, lui veneto,
siamo sicuramente uniti dal tempo che abbiamo dedicato a questo
mestiere. Non siamo più giovincelli.
Nel film, come se non bastasse, vi hanno anche
aumentato gli anni!
V: Ma va bene, perché poi ti dicono che ne dimostri
meno e che sembri più giovane
Antonio e Didier cambiano molto nel corso del
film?
P: A differenza di Antonio, Didier non ha un arco in
cui si sviluppa, è un personaggio abbastanza definito, e poi alla
fine ha una svolta, di cui sicuramente non posso
parlare.
V: Avevamo indicazioni differenti dal regista, su
come giocare con i nostri personaggi… Anche se non sveliamo nulla
dicendo che sicuramente le scene più difficili son state quelle di
sesso.
P: Sesso rovente!
Un regista esordiente, come vi ha
convinto?
P: Io mi sono convinto leggere la parte, era
interessante e divertente, e offriva la sfida di recitarla proprio
evitando i cliché che dicevamo. Davide mi ha fatto una ottima
impressione da subito, poi ci siamo incontrati con gli altri e
abbiamo fatto subito delle prove.
V: Quando ho ricevuto la proposta, ho letto la
sceneggiatura e solo dopo mi sono accorto che lo conoscevo già
perché anni fa feci un film in cui Davide era aiuto regista. Mi
conobbe lì e quando ha scritto questo personaggio ha pensato a me e
me lo ha proposto. Per questa mia seriosità, un carattere
lievemente burbero, che poi in realtà è da ‘burbero benefico’ di
Goldoni.
Grazie a lui se finalmente vi siete incontrati
dopo tanti anni di carriera, insomma?
P: Sì, e non sarà l’ultima.
V: Almeno questo è l’auspicio.
Cosa portate via da questo set, a parte le
camicette di seta?
P: Vorrei tanto, ho anche chiesto se fosse possibile,
ma temo mi toccherà restituirle!
V: A me piacerebbe che alla fine di tutta questo
operazione restasse il ricordo di un bel lavoro, fatto bene. E con
successo, ci auguriamo, incrociamo le dita. E poi chissà… di questi
tempi continuano a fare serie, vai a sapere…
Sembra una storia figlia di questi
mesi di fermento “femminista”, quella de L’Amica
Geniale, eppure, Elena Ferrante aveva già
da tempo acceso un bellissimo faro su una storia di donne, di
amiche, di menti brillanti che trovano la loro strada verso la
libertà e l’emancipazione, prima di tutto da loro stesse e dal loro
bagaglio di nascita. Come ogni grande storia, anche questa di Lila
e Lenu ha un inizio, trai banchi di scuola, dove le due bambine
vengono aperte al mondo dalla maestra Oliviero.
La trama de L’Amica Geniale
Comincia così la prima puntata de
L’Amica Geniale, la serie co-prodotta da
Rai, HBO e Wildside e diretta da Saverio
Costanzo, presentata, con la proiezione dei primi due
episodi, alla Mostra del Cinema di Venezia, edizione 75. La serie è
l’adattamento della tetralogia firmata da Elena Ferrante e
racconta, appunto di un un’amicizia femminile, nata in un rione di
Napoli negli anni ’50 e che si concluderà ai nostri giorni, nel
2016 per la precisione. Le protagonista sono Elena Greco e
Raffaella Cerullo, Lenu e Lila, ma intorno a loro Costanzo ha
riportato sullo schermo il brulicante mondo del rione: fratelli,
genitori, vicini, compagni di classe. Un ritratto commovente di un
mondo che non c’è più, una replica perfetta, nei più piccoli
dettagli, di ciò che la Ferrante ha creato su carta.
Elisa Del Genio e
Ludovica Nasti sono le piccole protagoniste
assolute delle prime due puntate proiettate alla Mostra. Le
interpretazioni genuine delle bambine restituiscono tutta l’energia
dei personaggi del romanzo, in cui da una parte c’è la dolcezza di
Elena e dall’altra la cattiveria di Lila, due estremi che si
incontrano per caso e che non si lasceranno mai più. Intorno a loro
una serie di interpreti relativamente poco noti, che si rivelano
scelte perfette per le intenzioni del regista. Costanzo infatti non
solo rende onore e fede all’originale, ma lo trasforma in una
storia sua, conservando intatto lo spirito delle pagine,
riportandone gli avvenimenti in maniera più o meno fedele, ma
soprattutto avendo un profondo rispetto per il lavoro della
Ferrante, con la quale ha avuto una fitta corrispondenza di email
durante la lavorazione, e che ha sorvegliato la produzione e
custodito i suoi personaggi.
Saverio Costanzo presenta L’Amica Geniale, la
serie tratta da Elena Ferrante
Quello che Costanzo sceglie come
fuoco del suo racconto, laddove nel romanzo i fili narrativi erano
più ingarbugliati e numerosi, è l’educazione: la diligenza di Elena
e l’intelligenza di Lila offrono a entrambe la possibilità di
ambire a continuare gli studi, avvenimento insolito nella Napoli
povera degli anni ’50. Così, comincia un’avventura quotidiana che
nessuno aveva mai letto (né visto) prima.
Dopo
The Young Pope, un altro autore italiano si cimenta
con la grande serialità, in un progetto impegnativo e rischioso,
che mette sul tavolo ambizioni e competenze e che, produttivamente
parlando, testimonia l’apertura della RAI alle co-produzioni
internazionali, presentando un biglietto da visita
ragguardevole.
L’Amica Geniale è
una storia epica, che attraversa la Storia e le storie e sembra che
il lavoro di Costanzo e della sua squadra sia riuscito a creare
qualcosa di davvero prezioso, in attesa di poter vedere, da
ottobre, gli altri episodi della serie.
Sono in corso le
riprese della quarta e ultima stagione della serie Rai-HBO
L’AMICA GENIALE. La quarta stagione si basa su
“Storia della bambina perduta,” il quarto libro che chiude la
tetralogia della Ferrante, edito in Italia da Edizioni E/O. Una
produzione di Fandango, The Apartment, Fremantle Italy e Wildside
con Lorenzo Mieli che produce per Fremantle Italy, The Apartment e
Wildside (entrambe società del gruppo Fremantle) e Domenico
Procacci per Fandango, in collaborazione con Rai Fiction e HBO
Entertainment.
Completamente
rinnovato il cast che vede protagonisti Alba Rohrwacher nel ruolo di Elena Greco
(Lenù), Irene Maiorino nel ruolo di Lila Cerullo e
Fabrizio Gifuni nel ruolo di Nino
Sarratore.
Il soggetto e le
sceneggiature di sono di Elena Ferrante, Francesco Piccolo, Laura
Paolucci e Saverio Costanzo. Questa stagione è diretta da Laura
Bispuri, e i produttori esecutivi sono Saverio Costanzo, Paolo
Sorrentino, Jennifer Schuur, Elena Recchia e Guido De Laurentiis.
Fremantle è il distributore internazionale in associazione con RAI
Com.
Dopo un breve sguardo nel promo di
HBO per la prossima stagione televisiva, ecco un teaser esteso di
L’amica Geniale – Storia della bambina perduta, la
quarta e ultima stagione della serie che porta in tv la tetralogia
dell’Amica Geniale di Elena
Ferrante. Ecco di seguito il video:
Completamente
rinnovato il cast che vede protagonisti Alba Rohrwacher nel ruolo di Elena Greco
(Lenù), Irene Maiorino nel ruolo di Lila Cerullo e
Fabrizio Gifuni nel ruolo di Nino
Sarratore.
Il soggetto e le
sceneggiature di sono di Elena Ferrante, Francesco Piccolo, Laura
Paolucci e Saverio Costanzo. Questa stagione è diretta da Laura
Bispuri, e i produttori esecutivi sono Saverio Costanzo, Paolo
Sorrentino, Jennifer Schuur, Elena Recchia e Guido De Laurentiis.
Fremantle è il distributore internazionale in associazione con RAI
Com.
Arriverà il 10 febbraio su
Rai Uno il primo di quattro appuntamenti con
L’Amica Geniale – Storia del nuovo cognome, la
seconda stagione della serie di successo tratta dall’omonima
tetralogia scritta da Elena Ferrante. Per chi
fosse impaziente, i primi due episodi, già presentati alla
stampa, saranno proiettati al cinema il 27, 28 e 29 gennaio,
prima che lo show arrivi sulla rete ammiraglia.
La storia prende le mosse
esattamente dal finale della prima stagione. Troviamo Lila alle
prese con la nuova condizione di Signora Carracci, con un marito
dal quale sente di essere stata ingannata, dopo che ha scoperto il
suo accordo, in complicità con il fratello e il padre, con i boss
dei rione, quei fratelli Solara, che lei tanto ha cercato di
allontanare, rifiutando persino la mano di uno dei due. Dal canto
suo, Elena sembra vivere un periodo di smarrimento, la lontananza
di Lila e la divergenza delle loro scelte di vita la fa sentire
smarrita, tanto che persino lo studio sembra non interessarle più.
Chi invece continua a coinvolgerla è Nino Sarratore, che continua a
vedere a scuola e ad ammirare da lontano.
L’Amica Geniale – Storia del nuovo cognome è
fedele al romanzo
Il lavoro di adattamento, anche
questa volta portato avanti dal team di sceneggiatori formato da
Francesco Piccolo, Laura Paolucci
e da Saverio Costanzo, a tutti gli effetti
ideatore della serie e regista di quasi tutti gli episodi, continua
ad essere supervisionato dal “fantasma amico” della Ferrante,
secondo una definizione dello stesso Costanzo. Quest’opera di
supervisione si avverte profondamente, soprattutto considerando la
grande fedeltà alla pagina che almeno nei primi due episodi si
respira a pieno. Dopotutto anche nella prima stagione immagini e
parole procedevano di pari passo, con un fisiologico impoverimento
del testo nella trasposizione in video.
In questo secondo capitolo della
storia dell’amicizia tra Lenù e Lila non siamo più di fronte a due
bambine o ad adolescenti timide o turbolente. Le due protagoniste
sono diventate due giovani donne e in quanto tali cominciano a
scoprirsi non solo pensieri e interessi, sogni e ambizioni, ma
anche corpo. La scoperta del corpo, desiderato e violato, è un
passaggio fondamentale per questo capitolo della storia delle due
protagoniste, che vivono in maniera così differente, ma sempre
solitaria, un rapporto intimo e travagliato con il loro essere
donne.
La scoperta del corpo
Se nelle pagine scritte dalla Ferrante questo rapporto
tra l’essere donna e corpo è argomentato nelle pieghe della mente
di Elena, dal cui punto di vista è raccontato il romanzo, nella
serie assume la forma a volte un po’ fredda e didascalica della
voce (sempre di Elena) fuoricampo. Se da una parte questa scelta è
comprensibile, dato che la voce fuori campo è lo strumento
cinematografico adatto a trasporre la prima persona letteraria,
dall’altro l’effetto didascalico è inevitabile e l’impoverimento
concettuale una diretta conseguenza.
L’aspetto di questa grande
produzione che più è efficace, in questa stagione come nella
precedente, è la scelta del cast, ancora guidato da
Margherita Mazzucco e Gaia Girace, nei panni di Elena e Lila. I
volti, i tratti, i gesti dei giovani interpreti dei ragazzi e delle
ragazze del rione sembrano portarci indietro nel tempo, raccontano
preoccupazioni e saggezza spicciola, passioni e paure, con un
risultato di incredibile bellezza, soprattutto nelle sequenze
d’insieme.
Un ingente sforzo produttivo
L’Amica Geniale –
Storia del nuovo cognome è prodotta da The
Apartment e Wildside, parte di
Fremantle, e da Fandango in
collaborazione con Rai Fiction, in collaborazione
con HBO Entertainment e in co-produzione con
Umedia. Si comprende subito che il grande sforzo
economico e la destinazione internazionale del prodotto ne fanno
uno dei progetti più impegnativi mai realizzati nella serialità
italiana. Saverio Costanzo ha portato per mano
Lina e Lenù durante la loro infanzia e adolescenza e ora, con nuovi
cognomi e ruoli da indossare, si fa aiutare da Alice Rohrwacher, a cui è stata affidata la
regia degli episodi 3 e 4, quelli che saranno completamente
ambientati ad Ischia, “una storia dentro la storia” come
ha detto la regista, e che racconteranno di eventi che cambieranno
per sempre il rapporto tra le due protagoniste.
Con l’ambizione del grande romanzo
di formazione, che non risparmia squarci sulla società che cambia e
si trasforma, L’Amica Geniale – Storia del nuovo
cognome si conferma un buon adattamento del romanzo (come
era già accaduto per la prima stagione) che però tende a
semplificarne i conflitti e le criticità, in virtù di una
narrazione più fruibile al pubblico.
I romanzi polizieschi di
Florencia Etcheves riscuotono un buon
successo, non solo in Argentina, e il primo film,
Perdida – Scomparsa, che
Alejandro Montiel trasse da uno di questi nel 2018
fu piuttosto apprezzato. Si seguivano le vicende di una giovane
agente di polizia, Emanuela Pelari, interpretata
da Luisana Lopilato. A distanza di due anni, il
regista tenta di bissare il successo con
L’amica – titolo originale La
Corazonada – tratto dal romanzo La virgen de tus ojos
di Etcheves, un’altra produzione originale Netflix come il precedente, disponibile on demand dal
28 maggio.
Qui si ritorna indietro nel tempo,
protagonista una Emanuela alle prime armi, alle prese con un caso
non facile e con il suo capo: Francisco Juanez, Joaquín
Furriel. Tre sono i casi che si intrecciano: quello delle
vergini di Luján, due ragazze scomparse; l’omicidio della
diciannovenne Gloriana, Delfina Chaves, le cui
indagini coinvolgono la sua migliore amica, e la morte di un
ragazzo in bicicletta in uno scontro con una macchina. Per
quest’ultimo caso, però, i sospetti cadono proprio sul commissario
Juanez, poiché il ragazzo era appena uscito di prigione, dove aveva
scontato la sua pena per l’assassinio della moglie del poliziotto.
Emanuela allora è chiamata ad indagare sul suo superiore. Una
figura enigmatica, che nasconde un segreto.
Le aspettative per un
prequel come L’amica e una sceneggiatura
sciatta
Cosa è lecito aspettarsi da un
prequel? Che approfondisca le tematiche legate al personaggio
principale, che lo scandagli facendo scoprire allo spettatore
qualcosa di nuovo su di lui, o su di lei, in questo caso la
poliziotta Emanuela Pelari, detta “Pipa”. Qui, invece, si sceglie
di concentrarsi di più sull’affascinante quanto oscura figura del
commissario Juanez, interpretato con innegabile physique du
rôle da Joaquín Furriel (Il
segreto di una famiglia di Pablo Trapero), che sembra assumere più
rilevanza della vera protagonista, ridotta al ruolo di semplice
comprimaria.
La sceneggiatura di Mili
Roque Pitt, del regista Alejandro Montiel
e di Florencia Etcheves si perde poi in ben tre
indagini e dunque su tre piani diversi. Sfrutta meccanismi assai
noti del genere poliziesco per cercare di interessare lo
spettatore, come quello di presentare la vicenda che ruota attorno
al commissario Juanez in maniera che di volta in volta chi guarda
sia indotto a cambiare opinione su di lui e a credere di essere
vicino alla soluzione dell’enigma, per poi ricredersi. I personaggi
coinvolti sono molti, molte le storie, troppo il materiale. Se si
fosse affollata meno la scena, si sarebbe forse potuto dire
qualcosa di più sulla protagonista ed in modo più efficace.
Più che un film, la puntata
di una serie tv
Nonostante il tanto
materiale messo in campo, il noir risulta piatto, non riesce a
sorprendere, non ci sono colpi di scena degni di questo nome.
Dunque, il film scorre lento e poco avvincente, piuttosto noioso.
Sembra quasi di essere di fronte ad una puntata di una serie
televisiva, in cui ci si concentra più sui casi da risolvere,
lasciando che lo sviluppo del personaggio principale sia sospeso,
in attesa che venga ripreso nelle puntate successive e si dipani,
centellinandolo, lungo tutta la durata della serie. Ma qui,
purtroppo, siamo di fronte a un film.
Ad uscirne peggio è proprio quella
che avrebbe dovuto essere la protagonista, Luisana
Lopilato, attrice e modella argentina – nonché moglie di
Michael Bublé – che non riesce ad emergere in un
ruolo scialbo e inconsistente. Gli attori non possono dunque
esprimere il loro potenziale, pur avendo buone capacità.
Un’opportunità persa dunque
per Montiel, che costruisce un film lento e senza mordente,
lasciando deluse le aspettative del pubblico. De L’amica
resta ben poco, se non il fascino di Furriel e dei suoi magnetici
occhi chiari.
Sarà trasmesso in
autunno sul canale Diva Universal (Sky canale 128) il
cortometraggio di Maurizio Rigatti “L’amante
Sjogren”, scritto dalla stesso regista ed Alessandra
Arcieri, che aveva collaborato anche al precedente corto, sempre
con lo scopo di sensibilizzare il pubblico su di una tematica
riguardante una malattia rara, “L’agnellino con le
trecce”, trasmesso l’anno scorso sullo stesso canale, che
sta appunto sviluppando un ramo dedicato al sociale. Argomento di
questo cortometraggio interpretato da Daniela Poggi e Gabriele
Rossi, è la Sindrome Sjogren, malattia rara, ma non riconosciuta
tale dal sistema sanitario nazionale, autoimmune e debilitante per
la quale la ricerca va ancora molto a rilento.
Nel corto, una madre (Daniela Poggi)
nasconde al figlio (Rossi) di avere la malattia che,
riscontrata anni prima, ora la costringe a limitare molto gli
sforzi e le azioni a causa di una disidratazione progressiva che
negli anni porta ad una vera “disattivazione” degli organi,
intaccando quelli principali, primo fra tutti lo stomaco. Il
figlio non sapendo cosa sta succedendo, immagina che la madre possa
avere un amante, fatto che ai suoi occhi potrebbe giustificarne il
comportamento vago e riservato.
L’intepretazione, la scrittura e la
messa in scena rendono il corto molto toccante soprattutto nel
sottolineare come molto spesso una malattia devastante si possa
nascondere dietro ad uno stile di vita che continua ad essere
apparentemente normale. Il film è stato girato lo scorso Febbraio
tra Roma e Frascati utilizzato una telecamera Red Mysterium, che
gli ha quindi permesso una risoluzione altissima a livello di
qualità di immagine, arrivando ai 4k.
Le iniziative Diva Social, il brand
della Universal dedicato appunto a questi argomenti sono ovviamente
dedicati a temi riguardanti l’utilità sociale e in particolare
all’universo femminile, ai bambini e alla famiglia.
Attraverso un intreccio di
fotografie, filmati d’epoca e paesaggi soleggiati dell’Italia del
sud, Raffaele Brunetti, regista e produttore di questo
documentario, insieme a Piergiorgio Curzi, ritrae
una parte dell’esistenza del grande scrittore Maksim Gorkij: il suo
periodo a Capri. E’ qui che passerà il suo esilio, dopo i forti
disordini verificatisi in Russia contro il potere autocratico dello
Zar, e sarà letteralmente incantato e rapito dalla bellezza
dell’isola. Gorkij si circonderà di eminenti compatrioti anche loro
in esilio. Bodganov, altro importante esponente del partito
bolscevico, soggiorna a Capri. L’attività dei due suscita un
turbamento nei pensieri del giovane Lenin, il quale si recherà
sull’isola per un confronto diretto sia con Gorkij sia con
Bogdanov, immortalato poi in una celebre fotografia durante una
partita a scacchi, dalla quale il futuro leader Lenin uscirà
sconfitto.
Si traccia uno scorcio di storia
segnato da nettissime contraddizioni. Ambiguità, assenza di
democrazia, creazione di burocrati terribili e inutili al vero
sviluppo di un Paese. Tutto questo segnerà la nascita e la morte
dell’Unione Sovietica. Forse un po’ troppo didascalico, ma comunque
un bell’esempio di lavoro documentaristico. Preciso, esatto, non
lascia nulla d’irrisolto. Un grande lavoro durato tre anni, in cui
sono stati raccolti documenti dagli archivi di tutto il mondo,
fotografie, e un esclusivo filmato di pochi secondi che riproduce
il grande scrittore russo in una delle ville di Capri datato
1906.
Il potere dell’immagine è correlato
alla forte suggestione che hanno ancora i suoi protagonisti. Questo
documentario ha il merito di aver riportato alla luce una vicenda
di rilevanza storica, ma anche quello di aver testimoniato lo
straordinario fascino che il depositarsi del tempo concede alle
immagini, concedendogli ancora vita. Brunetti afferma che questo
documentario è un “risarcimento nel passato”, rievoca storie in
parte dimenticate, ridando vita a personaggi straordinari che
avevano abitato nelle sue stanze di ragazzo.
Guarda il trailer di L’altra
metà della storia, il film tratto dal bestseller
di Julian Barnes “Il Senso di una Fine”,
e con protagonisti Jim Broadbent, Charlotte Rampling e
Michelle Dockery.
«La nostra vita non è la nostra
vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato», scrive
Julian Barnes nel bestseller Il Senso di una Fine –
edito in Italia da Einaudi – da cui è tratto
L’altra metà della storia. Apprezzato a
livello internazionale e in Italia, lo scrittore ha ricevuto
il Man Booker Prize per il romanzo che è diventato un film,
diretto da Ritesh Batra (Lunchbox, Le nostre
anime di notte) con grandi interpreti come il Premio Oscar
Jim Broadbent, il premio Coppa Volpi
Charlotte Rampling, Michelle
Dockery, amata dal pubblico per la serie TV
Downton Abbey, Harriet
Walter ed Emily Mortimer.
Nelle sale dal 12
ottobre con Bim,L’altra metà
della storia racconta di Tony Webster, pensionato
dalla vita tranquilla. Una lettera lo porta a ricordare il passato
e a mettere in discussione la sua intera esistenza. I propri
ricordi, spesso ingannevoli, possono far affiorare una verità
lontana da quella che si immaginava. Rivede, quindi, la
propria vita sotto un altro punto di vista. Come fosse un’altra
storia, l’altra metà della storia.
“È una storia sulla scoperta di
alcuni lati di sé – ha dichiarato l’attrice Charlotte
Rampling, parlando del film – con cui forse non si ha mai la
possibilità di entrare in contatto. Ciò accade quando certe cose
riemergono all’improvviso dal passato, come nel caso della lettera,
e fanno riaffiorare una serie di eventi che non erano stati
importanti prima di quel momento”.
L’altra metà della storia,
trama
Tony Webster (Jim Broadbent),
divorziato e ormai in pensione, conduce una vita solitaria e
relativamente tranquilla. Un giorno viene a sapere che la madre
della ragazza con cui stava ai tempi dell’università, Veronica
(Freya Mavor), gli ha lasciato, nelle sue volontà testamentarie, il
diario tenuto dal suo migliore amico dell’epoca- che si era messo
con Veronica dopo che lei e Tony si erano lasciati. Il tentativo di
recuperare il diario, ora nelle mani di una Veronica più anziana,
ma egualmente enigmatica (Charlotte Rampling), lo costringe a
rivisitare i suoi ricordi degli anni giovanili. Scavando sempre più
in profondità nel suo passato, iniziano a riaffiorare tutti i
dettagli di quel periodo: il primo amore, il cuore infranto, gli
inganni, i rimpianti, il senso di colpa… Tony sarà in grado di
trovare il coraggio di affrontare la verità e di assumersi la
responsabilità delle devastanti conseguenze dei gesti che ha
compiuto tanti anni prima?
Ieri si è svolta a Roma
un’inquietante e divertente anteprima de L’altra faccia del
diavolo, film Horror diretto da William Brent Bell che ha già
raccolto oltre 60 milioni di dollari in tutto il mondo dopo essere
costato solamente 1 milione. L’evento si è svolto al cinema Farnese
Persol di Roma, con un’atmosfera da brivi. Ecco tutte le foto
dell’evento.
Ecco il video dell’inquietante
e sorprendente anteprima tenutasi a Roma de L’altra faccia del
diavolo, Horror americano girato in parte proprio a Roma. L’evento
organizzato dalla Universal Italia ha suscitato molto interesse fra
i curiosi. Inoltre rappresenta un’interessante iniziativa di
marketing. Per vedere il video:
In Italia una donna
viene coinvolta in una serie di esorcismi non autorizzati mentre
tenta di scoprire cosa è accaduto alla madre, che involontariamente
ha ucciso tre persone nel corso di un suo esorcismo.
L’alienista, tratta dall’omonimo romanzo
del 1994 di Caleb Carr, mette in scena le vicende legate ad alcuni
misteriosi omicidi che a partire da quello del tredicenne Giorgio
Santorelli, vede coinvolti bambini dediti alla prostituzione. in
una New York del 1896, caratterizzata da una coltre nebbiosa in cui
sembra che la verità rimanga imprigionata, si muove l’ambigua
figura dell’alienista (Daniel
Brühl), che nell’epoca in cui è ambientata la serie si
occupa del trattamento di malattie mentali (o presunte tali).
Guardato spesso con sospetto, il
personaggio del Dr. Laszlo Kreizler sembra essere l’unico in grado
di combattere contro una spietata criminalità organizzata e la
corruzione della polizia. Stando alle premesse, la serie dovrebbe
immettersi nel redditizio filone che nel recente passato ha visto
imporsi opere dimostratesi valide nella disamina di rinomati
crimini storici (Peaky
Blinders, American Crime Story), così come nel seguire
da vicino le gesta e soprattutto i ragionamenti portati avanti da
investigatori tutt’altro che ordinari (True
Detective,
Mindhunter).
Ma se è vero che con tutta probabilità è questo uno dei migliori
periodi per lanciare prodotti del genere, proprio alla luce del
successo che riscontrano, va altrettanto considerato che lo
spettatore è oggi più attento ed esigente di fronte ad un prodotto
di questo tipo, il cui standard qualitativo ha raggiunto livelli
degni di nota.
Forse è anche per questi termini di
paragone che L’alienista fatica ad essere incisiva. Tra i
personaggi principali oltre a quello dell’alienista Laszlo
Kreizler, troviamo quello dell’illustratore John Moore (Luke
Evans) e della segretaria della polizia Sara Howard
(Dakota
Fanning). Un primo punto di debolezza è proprio
rappresentato dal personaggio dell’alienista, che risulta forse
dotato di una caratterizzazione non abbastanza complessa da
renderlo, come dovrebbe essere, il carismatico motore degli eventi.
Prevale piuttosto lo stereotipo dell’investigatore che per
individuare il colpevole deve riuscire ad immedesimarsi nella sua
realtà, entrargli nella mente per comprenderne il disegno. L’aura
di saggezza che lo circonda sembra sin troppo caricata, finendo
così paradossalmente ad inficiare la credibilità e il fascino del
personaggio stesso.
Questa tendenza
all’eccessiva enfatizzazione la si ritrova spesso anche su altri
livelli della messa in scena, ben esemplificata già nella prima
sequenza con un complesso movimento di macchina che, partendo
dall’alto, arriva fin dentro un’orbita oculare di un corpo
tragicamente mutilato. Si tratta di espedienti che anziché
accrescere la tensione e lo sdegno favoriscono esattamente
l’effetto opposto, rivelando la finzione di cui sono costituiti.
Ciò non toglie che, seppur con qualche accento di troppo,
complessivamente la serie risulti godibile.
Diverse sono le tematiche
affrontate che rendono variegata la narrazione. Si parla di una
società in cui è vivo lo scontro fra tradizione e nuove tendenze,
di cui l’alienista stesso si erge come rappresentante, così come il
personaggio interpretato da Dakota Fanning, prima donna a lavorare per il
corpo di polizia della città. John Moore è invece colui che
maggiormente rimane vittima di ciò che accade, sopraffatto dai
sentimenti e la cui visione del mondo, coincide con quella dello
spettatore.
Ogni supereroe è legato al suo
simbolo, gli artigli fannopensare immediatamente a Wolverine, il
pipistrello a Batman, le ragnatele a Spider-Man. Simon
Koay, designer per “Superbets”, è un digital designer nato
a Hong Kong e che lavora in Australia e ha deciso che i supereroi
si possono chiaramente identificare anche dalle lettere del loro
nome.
Ecco l’alfabeto dei supereroi (e di
quale villain):
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Certo, alcune scelte sono state
dolorose, come la sconfitta di Superman, per mano di
Spider-Man, per la conquista della S, oppure la stessa sorte
toccata a Wonder Woman con Wolverine per il possesso della W, ma fa
parte del gioco, e anche i supereroi sanno che qualche volta si può
anche perdere. Ovviamente c’è spazio anche per qualche villain,
come sanno bene la J e la R, scelte per rappresentare il Joker e
Riddle (da noi l’Enigmista).
Laurence Fishburne dirigerà
Idris
Elba nell’adattamento cinematografico de
L’Alchimista, il famosissimo romanzo di
Paulo Coelho. A produrre The Weinstein
Company.
Il progetto vede coinvolto Fishburne
dal 2007/2008 e lo vede alle prese con uno dei libri più letti e
amati del mondo, con 65mila copie vendute e una traduzione in 56
lingue.
La storia è quella di Santiago,
un pastore dell’Andalusia che, una notte, sogna un magnifico tesoro
ai piedi delle Piramidi. Travolto da questo sogno e dall’incontro
con Melchisedek, un mago, decide di intraprendere un’avventura
straordinaria alla ricerca del proprio tesoro. Sulla strada
incontrerà ostacoli, amici e soprattutto l’amore, ma imparerà a
leggere i segni e a capire il linguaggio dell’universo, fino
all’epilogo inaspettato e magico.
Secondo quanto riporta Deadline, la
TriStar, appartenente al gruppo Sony
Pictures, sarebbe a lavoro su un adattamento
cinematografico de L’Alchimista, il più
famoso, e forse il milgiore, romanzo di Paulo
Coelho.
Laurence Fishburne, con la sua Cinema
Gypsy, intende da tempo portare al cinema il romanzo, e lo farà,
pare, con l’aiuto di Kevin Frakes della PalmStar
Media e la presidente della TriStar Hannah
Minghella. Ecco cosa ha dichiarato Fishburne in merito:
“Sono elettrizzato all’idea che questo progetto faccia ora un
passo in avanti dopo tutti questi anni“. Mentre altrettanto
entusiaste sono le dichiarazioni di Frakes: “L’Alchimista mi ha
cambiato la vita quando l’ho letto, quasi 20 anni fa. Mi ha
dato la fiducia necessaria per andare avanti e seguire i miei
sogni. Già dalle prime conversazioni con Hannah mi sono reso conto
di come anche lei avesse compreso l’impatto del romanzo, e sapevo
già da allora di voler fare questo film con la TriStar. È l’inizio
di un bel viaggio insieme.“
L’Alchimista ha venduto oltre 65
milioni di copie ed è stato tradotto in 56 lingue. La storia è
l’avventura di Santiago, un pastore dell’Andalusia che, in seguito
a un sogno, vende il suo gregge di pecore e intraprende un viaggio
avventuroso, pericoloso e di formazione per cercare il tesoro che
lui aveva sognato essere sepolto sotto le piramidi d’Egitto.
John Fusco è l’autore dello script
più recente tratto dal romanzo, ma non sappiamo se si tratta di
quello definitivo.
A distanza di sette anni
dall’ultima notizia
a riguardo, Variety informa che è in
lavorazione un adattamento del famoso romanzo di formazione di
Paolo Coelho, L’Alchimista. Legendary
Entertainment ha acquisito i diritti cinematografici, televisivi e
accessori dell’acclamato libro e guiderà lo sviluppo di un
adattamento cinematografico insieme a TriStar
Pictures e Palmstar di Sony.
Jack Thorne
scriverà il film. Lo sceneggiatore ha firmato Enola Holmes di Netflix, The Swimmers e The Aeronauts. Recentemente
ha anche sviluppato l’adattamento in serie di His Dark Materials. In teatro, è noto per aver
scritto “Harry Potter e la maledizione dell’erede” e “The
Motive and the Cue”. Ha vinto numerosi BAFTA e un Olivier e
Tony Award.
Secondo la descrizione ufficiale,
L’Alchimista racconta la storia di Santiago,
“un giovane che desidera viaggiare alla ricerca di un tesoro.
La storia dei tesori che Santiago trova lungo la strada ci insegna,
come solo poche storie sanno fare, la saggezza essenziale di
ascoltare il nostro cuore, imparare a leggere i presagi disseminati
lungo il percorso della vita e, soprattutto, seguire i nostri
sogni”.
Il libro è stato originariamente
pubblicato nel 1988 in portoghese. È diventato un bestseller
internazionale ed è il libro di un autore vivente più tradotto al
mondo. Questo non è il primo tentativo di adattare il libro per lo
schermo. Ci sono stati vari tentativi nel corso degli anni, il più
recente con i Westbrook Studios di Will
Smith e Jada Pinkett Smith in veste
di produttori.
Il primo film di Sara
Petraglia, L’albero, in concorso alla Festa di Roma
nella sezione Progressive Cinema, è un viaggio di formazione
assieme duro e poetico, tragico e leggero, un coming of age romano,
che prende corpo nelle strade del Pigneto. La regista e
sceneggiatrice, figlia di uno dei più noti sceneggiatori italiani,
Sandro Petraglia, sceglie una storia di amicizia, amore e
dipendenza per il suo esordio sul grande schermo.
La trama de
L’albero
Bianca, Tecla Insolia, è
una ventenne che si trasferisce a Roma per frequentare
l’università. Trova un appartamento al Pigneto assieme alla sua
amica Angelica, Carlotta Gamba. Dalla finestra di casa si vede un
maestoso albero al di là della ferrovia. Lontane dalle loro
famiglie e con quella voglia spregiudicata e adolescenziale di
sperimentare tutto senza pensare alle conseguenze, le due ragazze
sprofondano nella dipendenza da cocaina. Una gita a Napoli non
cambia le cose. Insieme sperimentano amore e morte, finché per
ciascuna arriva il momento di scegliere cosa fare della propria
vita.
Un modo diverso di
raccontare la dipendenza
Raccontare la dipendenza
in modo non convenzionale era uno degli obiettivi dichiarati di
Sara Petraglia. La regista lo fa innanzitutto senza giudizio, ma
solo descrivendo. Non ci sono enfasi ed estremizzazione eccessiva,
ma neppure la volontà di edulcorare. Petraglia affida il suo
racconto a due “insospettabili”, due ragazze dalla faccia pulita,
apparentemente lontane anni luce dal mondo delle sostanze, da chi
lo popola, da chi vi gravita attorno. Mai come in questo caso,
l’apparenza inganna. Si mettono così in discussione pregiudizi e
visioni precostituite. In modo realistico e non immaginifico o
fantasioso, il film mostra anche come si possa superare la
dipendenza, senza sconti o scorciatoie.
Un film
sull’adolescenza e il male di vivere
Tuttavia,
L’albero non è, o non è solo, un film sulla dipendenza. Le
famiglie delle protagoniste non compaiono mai. C’è solo il gruppo
dei pari, amiche e amici. Ventenni come tanti ma, come nota Bianca
in una scena emblematica del film, tutti molto tristi. La
protagonista per prima si rifugia nell’uso di sostanze, non solo
cocaina, per dare spallate a questa tristezza, al dolore che da
sempre la accompagna. Quello leopardiano – non per nulla
un’immagine del poeta di Recanati campeggia nel salotto di casa –
che scaturisce dalla consapevolezza della caducità della vita,
della natura effimera della felicità, sempre fugace. Bianca non
sopporta tutto ciò e la vita, così com’è le sembra troppo difficile
da affrontare.
Preferisce rifugiarsi
nei libri e nei diari che lei stessa scrive, nell’immaginazione,
anziché vivere la realtà. Sembra quasi che, con l’incoscienza della
loro età, le due amiche siano disposte perfino a rinunciare alla
vita stessa. La regista le mostra in questo momento di spericolata
leggerezza e nel percorso che porterà in particolare Bianca, su cui
si sofferma maggiormente lo sguardo di Petraglia, a fare i conti
con questa sofferenza, questa sorta di malinconia, che è parte di
sé.
L’albero,
opera prima semplice ed efficace
L’albero ha una
costruzione semplice, con pochi elementi, messi ben a fuoco. La
sceneggiatura è lineare e questo consente alla regista, che l’ha
curata, di tenere la materia del film efficacemente sotto
controllo. Petraglia riesce a tenere insieme nella sua visione
disincanto e poesia, affrontando con levità temi intimi e profondi.
Una leggerezza che certo non è sinonimo di superficialità. La
regista rende anche con vivida immediatezza la vita del quartiere
che descrive, sembra conoscerlo bene. Anche nell’inserto
napoletano, che sposta l’azione in altro luogo, lo spettatore vede
una Napoli insolita per il nostro cinema, né da cartolina, né da
cronaca nera. Le sue strade di notte, come l’umanità che le abita,
somigliano a quelle del Pigneto, ma potrebbero trovarsi in
qualsiasi altra parte del mondo.
Le interpretazioni
di Tecla Insolia e Carlotta Gamba
Tecla Insolia – L’arte
della gioia – e Carlotta Gamba – Gloria!, Vermiglio, Dostoevski –
offrono interpretazioni sentite e coinvolgenti, mai sopra le righe.
Così vuole la regista, che le dipinge come due ragazze
normalissime, invitando anche lo spettatore a riflettere su quanto
il tipo di malessere presente nel film possa essere diffuso.
L’albero è un esordio convincente, che mescola un dolore
esistenziale profondo all’incoscienza e all’ingenuità dei
vent’anni. Un film sulla difficoltà di raggiungere un equilibrio
nella vita, per viverla senza farsene rovinosamente travolgere.
Questo equilibrio sembra essere come l’albero del titolo: bello,
maestoso, ma apparentemente irraggiungibile. Spesso però, basta
cambiare strada per arrivarci, magari optando per un percorso meno
lineare, meno immediato, forse più lungo, più tortuoso, ma che
porta proprio lì.