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La Storia: recensione degli ultimi episodi della fiction Rai

La Storia: recensione degli ultimi episodi della fiction Rai

Continua su Rai 1 La Storia, fiction firmata Francesca Archibugi e adattamento dell’omonimo romanzo di Elsa Morante, che con gli ultimi episodi del 22 e 23 gennaio vince per share e telespettatori, consolidando il proprio successo e decretandosi vincitrice della serata sulle reti generaliste. Negli episodi finali (quinto, sesto, settimo e ottavo) subentrano nuovi personaggi, uno fra questi la prostituta Santina di Asia Argento e il nuovo amore di Nino, Patrizia, interpretata da Romana Maggiora Vergano (la Marcella di C’è ancora domani), e si completano gli archi narrativi dei protagonisti, in particolare quelli di Ida, Useppe e Nino. Ricordiamo, inoltre, che per chi non avesse avuto modo di seguirla in diretta, La Storia può essere recuperata sulla piattaforma Rai Play.

La Storia, trama degli ultimi episodi

Nella puntata andata in onda il 15 gennaio, avevamo visto Ida e Useppe abbandonare il caseificio di Pietralata dove hanno trascorso diverso tempo con i Mille. La donna è riuscita a trovare una camera in affitto dalla famiglia Marocco, in zona Testaccio, ma la condizione di povertà in cui riversa le fa patire la fame. Nel mentre, Useppe inizia a manifestare delle assenze, seguite da alcune convulsioni, che portano alla diagnosi di epilessia infantile, stessa patologia che aveva afflitto Ida da piccola. Nel frattempo, lontano da Roma, Nino è impegnato nel contrabbando e inizia a guadagnare soldi sporchi, potendo così permettere alla sua famiglia di trovarsi una casa tutta propria. Sfortuna vorrà che, in un viaggio per trasportare la merce, sarà coinvolto in un incidente e morirà. Intanto, la patologia di Useppe sembra non migliorare…

La Storia

I difetti delle ultime due puntate

In questi ultimi episodi andati in onda di La Storia, si riscontra quasi nell’immediato una maggiore falla all’interno della sceneggiatura e dei piani temporali, qualcosa che avevamo già accennato nella recensione del terzo e quarto episodio, che qui però diventano più evidenti. Alcuni si presentano come dei veri e propri buchi di trama, in cui a essere compromessa è anche un po’ la linearità del racconto. Altri invece sembrano delle disattenzioni in fase di montaggio, con alcune sequenze narrative in cui non si distingue bene il cambiamento in corso e che possono confondere gli spettatori.

Fra queste incrinature a essere più evidente è in primis il tempo che passa su tutti i personaggi tranne che sul piccolo Useppe, un comunque bravissimo Mattia Basciani, che sembra essere graziato dalla giovinezza eterna. Nei volti e nei corpi di Ida e degli altri comprimari è invece ben rappresentato con un considerevole lavoro su trucco e parrucco, il quale chiarisce gli anni che scorrono, e dà un’idea di quanto gli orrori della guerra abbiano segnato e stravolto. Inoltre, gli ultimi episodi appaiono ingolfati di inserti tragici, provocando una reazione a catena che non permette di prendere un respiro e dare la dovuta importanza a quanto sta accadendo, pur riuscendo comunque ad essere emotivamente impattanti. La regia, invece, risulta sempre raffinata ed elegante, improntata a mettere in risalto ogni minimo dettaglio di uno spazio scenografico curato minuziosamente.

Jasmine Trinca in stato di grazia

Al netto di qualche problema strutturale, non si può non lodare ancora una volta la performance di Jasmine Trinca, che raggiunge lo stato di grazia in questi ultimi episodi in cui il livello drammatico si alza enormemente, riempiendo la scena e sorreggendo il racconto, sempre più pesante e complesso, sulle proprie spalle. Trinca ingloba alla perfezione dentro di sé rabbia, preoccupazione, terrore, timori e coraggio di una madre che, se prima doveva proteggere il figlio dai nazifascisti, ora si ritrova a doverne affrontare gli strascichi.

La fame, la povertà e la malattia galoppante di Useppe, traumatizzato e scosso dalla guerra, si fanno sempre più presenti nella narrazione, diventando primari, e servono a risaltare le capacità recitative di Trinca, la quale esprime con il solo uso dello sguardo lo stato d’animo di una donna in frantumi, spezzata dagli agghiaccianti eventi, che cerca in ogni modo possibile di non soccombere al dolore e sollevarsi. Apparsi i titoli di coda dell’ultima puntata, quello che resta da dire è: Jasmine Trinca è stata davvero meravigliosa.

La Storia: recensione degli episodi 3 e 4 della fiction di Rai 1

La Storia: recensione degli episodi 3 e 4 della fiction di Rai 1

Prosegue in prima serata su Rai Uno La Storia, adattamento per la televisione del romanzo omonimo di Elsa Morante, i cui primi due episodi sono stati presentati alla 18esima edizione della Festa del Cinema di Roma. Il debutto ufficiale per il pubblico è però avvenuto l’8 gennaio scorso, il cui successo è stato registrato nell’immediato con il 23.5 % di share, che si è tradotto in 4.5 milioni di telespettatori. Un risultato che, per la tematica portata sullo schermo non sorprende affatto, soprattutto se si considera anche il fenomeno C’è ancora domani di Paola Cortellesi, il quale, a ben rifletterci, si avvicina molto alla serie firmata da Francesca Archibugi, sia per gli argomenti trattati e intenti, sia per la figura femminile scelta per rappresentarli.

Tra l’altro, La Storia, pur mettendo in scena il passato, sembra non essere troppo distante dal nostro presente. Oltre alle guerre che si consumano oggi, è recente la notizia del saluto romano espletato da un gruppo fascista durante la manifestazione a Roma per commemorare i morti di Acca Larentia, un gesto che oltre ad aver turbato e toccato la sensibilità di molti, è stato oggetto di discussione in molti programmi tv, fra cui Tv Talk, dove a essere intervenuta è stata proprio Jasmine Trinca, che presta il volto alla protagonista della serie, Ida. La seconda puntata de La Storia, come vedremo nella recensione dei nuovi due episodi, entra ora nel vivo della narrazione, dopo i primi due preparatori, e segna anche l’ingresso di nuovi personaggi, come Giuseppe Cucchiarelli, il marmista partigiano interpretato da Elio Germano.

La Storia, la trama degli episodi 3 e 4

Dopo aver perso la propria casa per via di un bombardamento Ida, insieme a Useppe, sfolla a Pietralata. Lungo la strada fa la conoscenza di Giuseppe Cucchiarelli, un comunista dall’animo buono, con cui stringe un’amicizia solida. Arrivati a destinazione, entrambi trovano riparo in un caseificio, dove al suo interno c’è una numerosa famiglia napoletana pronta ad accoglierli. Useppe si sente subito a suo agio in quell’ambiente, e passa spesso le giornate insieme a Cucchiarelli, iniziandolo a chiamare teneramente “Eppetondo”. Nel frattempo, Ida è preoccupata per il figlio Nino, che non vede da almeno due mesi e mezzo e non sa se stia bene o addirittura se sia ancora vivo.

Una sera, però, il ragazzo si presenta al portone del casale, in vesti completamente diverse: ha abbandonato gli abiti da fascista per indossare quelli da partigiano. Nell’insurrezione del movimento Nino trascina con se anche Cucchiarelli desideroso di combattere per il suo credo e un altro sfollato, Carlo Vivaldi, un anarchico che da quanto si apprende in seguito è stato testimone di alcune atrocità perpetrate dai tedeschi nei confronti degli ebrei. Ida, intanto, si trova un giorno di fronte a una scena straziante: alla Stazione Tiburtina incontra il treno della morte… gli ebrei sono in partenza verso i ghetti.

 

La Ida di Archibugi come la Delia di Cortellesi

Come abbiamo detto in apertura, in La Storia c’è molto di C’è ancora domani, come in Ida c’è molto da rintracciare di Delia. Sullo sfondo, pur essendo periodi diversi – il primo entra nel vivo della Seconda Guerra Mondiale, il secondo mette in scena il Dopoguerra – c’è un’Italia oppressa, affaticata, che a stento respira. Nella nuova puntata andata in onda, le somiglianze fra Ida e Delia si fanno sempre più evidenti: intanto emerge la stessa determinazione a lottare per sé stesse, per la loro identità e per i loro figli, per un mondo migliore da lasciar loro, nonostante debbano fare di tutto per nasconderlo. Entrambe sempre vigili e mai sopra le righe, per non rischiare di rimetterci la vita e dover abbandonare una missione in cui credono con corpo, anima e cuore.

Vittime, ma al tempo stesso guerriere silenziose. Mai realmente assoggettate, pur essendo etichettate come sbagliate – nel caso di Ida grava su di lei l’essere ebrea – e facente parte di una minoranza. Messe al margine dalla società, dai pregiudizi, da uno Stato fondato su un’ideologia terrificante e totalitaria, alla cui base c’è un sistema patriarcale, ma che pur camminando ai bordi trovano ugualmente il coraggio resistere, scoprendo di non essere sole. Avvicinarsi empaticamente a Ida, legarsi saldamente a lei, è sempre più naturale man mano che le vicende si fanno più decisive e incisive, e il trasporto emotivo diventa più forte, andando di pari passo con il dramma che si compie e si intensifica.

La Storia Jasmine Trinca Elio Germano

Jasmine Trinca, la sua Ida è spiazzante

Se il momento storico raffigurato stringe in una morsa tutti i personaggi di La Storia, a incarnare a pieno una delle ideologie del periodo arriva Giuseppe Cucchiarelli, personaggio più politico, che racconta in particolare il comunismo, o meglio il movimento dei partigiani, con le sue convinzioni, regole e modus operandi. Attraverso le sue parole e il suo animo battaglierlo si concretizza la guerra vissuta, rendendola ancora più presente e percepita nella narrazione. Elio Germano è ben calato nel ruolo, un comprimario di assoluto valore, e le sue scene con il piccolo Useppe, da cui si evince una bella complicità, sono fra i migliori inserti di questi episodi. Ma a splendere, ancora, è Jasmine Trinca, la cui performance drammatica restituisce a pieno l’affresco di una donna provata dal dolore ma che, nonostante la paura, reagisce e si spinge in avanti, attaccandosi alla speranza per non lasciarsi sopraffare.

Volto segnato, sguardo deciso, espressioni accorate che al tempo stesso trasmettono attaccamento alla vita, l’attrice recita in sottrazione e dà il meglio di sé per farci dono di una protagonista integra nell’animo e corazzata, la cui bravura buca lo schermo. Brilla, Jasmine Trinca, come la sua Ida di cui ha colto tutte le sfumature emotive e caratteriali, tanto da poter considerare questa una delle sue migliori interpretazioni. L’unica pecca della nuova serie targata Rai risiede in alcune poco chiare e deboli sezioni di sceneggiatura, che si tramutano in passaggi narrativi a volte frettolosi, i quali si evincono nello specifico nella crescita di Useppe e nel cambio di bandiera di Nino, da fascista a partigiano. Al netto di qualche difetto di scrittura, La Storia si conferma con il terzo e quarto episodio un prodotto valido, che si erge sulle solide basi del romanzo di Elsa Morante, non porgendo il fianco a sentimentalismi o retorica, ma rimanendo lucido nel fotografare, gradualmente, un popolo resistente, una donna resiliente e un’Italia ferita.

La storia vera dietro a Trainwreck: assalto all’Area 51

La storia vera dietro a Trainwreck: assalto all’Area 51

Disponibile dal 29 luglio su Netflix, Trainwreck: assalto all’Area 51 esplora cosa accadde quando i teorici della cospirazione si riunirono in una base militare altamente protetta nelle zone rurali del Nevada, convinti che fosse lì che il governo stesse conducendo ricerche top secret sugli UFO.

L’idea nasce da un evento di Facebook scritto per scherzo. Quando Matty Roberts di Bakersfield, California, creò l’evento pubblico di Facebook “Assalto all’Area 51” per il 20 settembre 2019 alle 3 del mattino, non si aspettavano che diventasse virale. L’evento raccolse milioni di RSVP e si preannunciava come una sorta di disastro per la vicina città di Rachel, in Nevada, e i suoi 56 abitanti. Ma alla fine si presentarono solo poche centinaia di persone, e una celebrazione parallela a Las Vegas attirò più di 10.000 partecipanti. Entrambi gli eventi alla fine furono considerati un successo, nel senso che nessuno perse la vita e i partecipanti si divertirono.

Ecco come “Assalto all’Area 51” ha ispirato innumerevoli meme e cosa è realmente successo all’Area 51 il 20 settembre 2019.

Cos’è l’Area 51?

L’Area 51 è una struttura di test classificata per l’Aeronautica Militare statunitense, costruita nel 1955. Come ha dichiarato alla CNN Annie Jacobsen, autrice di Area 51: An Uncensored History of America’s Top Secret Military Base, la base ha lavorato allo sviluppo e al collaudo di aerei da ricognizione U-2 progettati per spiare l’Unione Sovietica, spesso scambiati dai civili per UFO.

L’esistenza della base è stata in gran parte tenuta segreta durante la Guerra Fredda e il Presidente Barack Obama è stato il primo Presidente degli Stati Uniti a riconoscerne pubblicamente l’esistenza nel 2013, come parte di una battuta durante un discorso al Kennedy Center.

Come “Assalto all’Area 51” è diventato virale

Roberts era un impiegato ventenne di un centro commerciale che viveva a Bakersfield, in California, quando si imbatté in un’intervista di Joe Rogan con qualcuno che lavorava all’Area 51. Roberts si chiese perché l’Area 51 fosse così sorvegliata: il governo poteva nascondere qualcosa?

Aveva un account Facebook con 40 follower dove pubblicava meme, satire e altri pensieri casuali, e durante un attacco di insonnia una notte, creò un evento pubblico su Facebook chiamato “Assalto all’Area 51” per le 3 del mattino di tre mesi con lo slogan “Non possono fermarci tutti“. “Mi sembrava un’idea esilarante“, dice Roberts nel documentario. “Non pensavo che sarebbe andata da nessuna parte“.

Quando si svegliò la mattina dopo, migliaia di persone avevano già confermato la loro partecipazione all’evento. Nel giro di un mese, oltre un milione di persone confermarono la loro presenza e la gente iniziò a creare meme sugli alieni per l’evento. Roberts si divertiva un mondo a rilasciare interviste televisive, raccontando di aver creato l’evento come uno scherzo mentre giocava ai videogiochi.

Matty Roberts, che ha creato l’evento Assalto all’Area 51 su Facebook – Netflix

Mi sentivo come se fossi sulla soglia della fama, e tutto ciò che dovevi fare era suonare il campanello“, racconta Roberts nel documentario.

Roberts chiese aiuto a un promoter noto come Disco Donnie per trasformare l’evento Facebook in un vero e proprio festival a Rachel, la città più vicina all’Area 51. Fu soprannominato “Alienstock”, un gioco di parole sul famoso festival musicale di Woodstock del 1969. Ma era una situazione da “missione impossibile”; l’area intorno all’Area 51 era completamente deserta e tutto avrebbe dovuto essere spedito.

La logistica divenne troppo impegnativa per Roberts. Come disse lui stesso, “Non posso permettere che il mio nome venga associato a qualcosa che potrebbe essere un Fyre Fest 2.0”. Lui e Disco Donnie si dedicarono all’organizzazione di una “celebrazione dell’Area 51” a Las Vegas e lasciarono la gestione logistica nell’area di Rachel ai commercianti locali, che erano indignati e si sentivano abbandonati. Ma molte persone si presentarono nell’area di Rachel, in Nevada, il 20 settembre 2019.

La scena all’Area 51

Durante il tragitto verso l’evento, gli YouTuber si erano recati all’Area 51 per seguire l’autobus che portava i dipendenti alla base, trasmettendo la scena in streaming sui loro canali. L’esercito spese circa 11 milioni di dollari per proteggere l’Area 51, nell’ambito della più grande difesa nella storia della base.

Le autorità si aspettavano che la gente iniziasse a correre verso la base alle 3 del mattino. La gente corse verso il cancello, ma finì per fermarsi prima e scattare foto. Alla fine, alcune centinaia di persone, rispetto ai 3,5 milioni previsti, si riversarono nell’area di Rachel come scusa per ballare e vestirsi da alieni sexy. Gli influencer dei social media hanno trasmesso l’evento in diretta streaming, e più persone hanno seguito le dirette streaming rispetto a quelle presenti all’evento. La battuta ricorrente era che c’erano più bagni chimici che persone.

Uno sceriffo locale ha fermato un uomo che si stava dirigendo all’evento con diverse armi in auto e le ha sequestrate. Tuttavia, nel complesso, la folla all’Area 51 era pacifica, chiassosa, ma non violenta.

Le riprese dell’evento in tempo reale mostrano un’influencer dei social media nota come Unicole Unicron che guida una preghiera per gli alieni. Nel documentario, afferma di aver considerato l’evento un successo, spiegando: “Mi sentivo come se gli alieni stessero ballando con noi”.

Roberts afferma nel documentario che la scena vicino all’Area 51 “sembrava piuttosto bella” e corrispondeva a ciò che aveva originariamente in mente per l’evento. È tornato a lavorare in un centro commerciale e ricorda i suoi 15 minuti di fama come “il momento più surreale ed emozionante della mia vita.”

Trainwreck: assalto all’Area 51 è disponibile su Netflix.

La storia vera di Braveheart e tutto ciò che il film di Mel Gibson ha di giusto e di sbagliato

Braveheart è un film emozionante, ma è uno dei film meno accurati dal punto di vista storico mai realizzati. “Potranno toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà!“. Il discorso di William Wallace è uno dei più famosi della storia del cinema. Per una generazione di spettatori, il film Braveheart di Mel Gibson ha cementato il posto di William Wallace come uno dei più grandi leader militari di tutti i tempi. Il film di Gibson ritrae William Wallace come un eroe riluttante che sfodera la spada per vendicarsi dopo l’assassinio dell’amata moglie. Il film racconta la storia della sua vita, esplorando alcune delle sue battaglie più importanti, e alla fine si conclude con una nota tragica: Wallace viene tradito e messo a morte dagli inglesi. La conclusione di Braveheart è tuttavia ottimista, in quanto presenta il protagonista come l’ispiratore di Robert the Bruce, che alla fine avrebbe condotto la Scozia alla libertà.

Purtroppo, per quanto il film possa essere emozionante, in realtà è generalmente considerato uno dei film meno accurati dal punto di vista storico. Ciò è dovuto in gran parte al fatto che il regista e protagonista di Braveheart, Mel Gibson, si è basato sul racconto di un bardo di nome Blind Harry, un narratore che sosteneva di aver utilizzato fonti primarie per scrivere il suo resoconto su Wallace, ma probabilmente non lo fece. Blind Harry scrisse di William Wallace circa 100 anni dopo che gli eventi della sua vita si erano verificati, e non si sa quanto dei suoi resoconti fosse reale. Tutto ciò significa che Braveheart deve essere visto come un film basato su un racconto di fantasia liberamente ispirato a eventi storici, e non sorprende che il film sia storicamente inaccurato.

William Wallace non era affatto “Braveheart

Mel Gibson come William Wallace in Bravehearth
© 1995 Paramount Pictures

Braveheart si rallegra delle sue imprecisioni, e le possiede fin dall’inizio, perché persino il titolo è sbagliato. La maggior parte degli spettatori penserà naturalmente che “Braveheart” si riferisca a William Wallace, ma in realtà il nome è associato a Robert the Bruce. Secondo lo scrittore del XIV secolo John Barbour, Robert the Bruce si pentì sempre di non aver partecipato a una crociata. Fece giurare a uno dei suoi cavalieri di portare il suo cuore in Spagna in un astuccio d’argento dopo la sua morte, in modo da trovare un modo per partecipare a una crociata. Nella foga della battaglia, questo cavaliere lanciò l’urna contenente il cuore contro l’esercito avversario, gridando: “Avanti cuore coraggioso, ti seguirò!”. Il titolo di Braveheart non ha nulla a che fare con William Wallace, né il motivo del nome viene mai mostrato nel film (per fortuna).

È interessante notare che anche altre scene che coinvolgono Robert the Bruce nel film sono storicamente inaccurate. Robert the Bruce viene ritratto come un nobile che tradisce William Wallace più di una volta nelle sue battaglie contro gli inglesi, ma ciò non accadde. Questo è dovuto soprattutto al fatto che Robert the Bruce inizialmente non era affatto coinvolto nella ribellione scozzese contro gli inglesi. Il clan Bruce aveva una legittima pretesa al trono scozzese, ma il Paese era talmente in subbuglio che non fece pressioni per rivendicare il trono, ma attese fino a quando non ci fu un sufficiente sostegno scozzese per la ribellione. Per questo si dice che Robert the Bruce sia stato “ispirato” da Wallace e che abbia sposato la causa dopo la morte di quest’ultimo.

La storia di William Wallace in Braveheart è completamente inventata

Mel Gibson interpreta bene il ruolo di William Wallace, aprendo con un racconto degli anni formativi di Wallace pensato per renderlo simpatico. Purtroppo, si tratta di un racconto in gran parte astorico, perché in realtà Wallace era un nobile minore; suo padre e suo fratello non sono certo morti in battaglia contro gli inglesi. Infatti, quando il conflitto con gli inglesi giunse al culmine, William Wallace era già adulto, non un bambino che guardava i suoi familiari più anziani andare in battaglia.

Sebbene Blind Harry racconti della morte della moglie di Wallace in circostanze simili a quelle del film, la sua versione di Wallace è già un leader sanguinario. È interessante notare che Blind Harry non sembra aver mai nominato la moglie di Wallace: il nome “Miranda” è stato aggiunto da studiosi successivi che hanno copiato i suoi manoscritti e “Marion” è stato usato da altri, ma non viene utilizzato nel film per non sembrare simile alla leggenda di Robin Hood. Braveheart sceglie un nome più tradizionale: Murron.

Braveheart inventa il motivo della guerra di William Wallace contro gli inglesi

Mel Gibson e Catherine McCormack in Braveheart - Cuore impavido (1995)
© 1995 Paramount Pictures

La guerra di William Wallace contro gli inglesi non aveva nulla a che fare con la vendetta nel mondo reale e di certo non aveva a che fare con il “diritto nobiliare” dello Jus Primae Noctis, il diritto di un nobile di andare a letto con una sposa locale durante la prima notte di nozze. Sebbene le testimonianze sullo Jus Primae Noctis risalgano all’Epopea di Gilgamesh di circa 4.000 anni fa, in realtà non ci sono prove storiche che sia mai stato praticato in nessuna parte del mondo, compresa la Scozia medievale. Il motivo di Wallace era infatti politico: si opponeva all’invasione della Scozia da parte di Edoardo I dopo la morte del re scozzese Alessandro III. Il primo atto di ribellione noto di Wallace fu l’assassinio di un alto sceriffo inglese nel 1297, ben prima della leggendaria morte della moglie.

Braveheart ignora l’abbigliamento e le armi dell’epoca di William Wallace

Braveheart non è più storicamente accurato quando si tratta di rappresentare l’abbigliamento e le armi degli scozzesi o degli inglesi. I soldati inglesi non avrebbero indossato per secoli il tipo di uniformi standardizzate che si vedono in Braveheart di Mel Gibson, mentre i kilt degli scozzesi sono altrettanto antistorici. I tartan di famiglia sarebbero stati stabiliti, ma i kilt con cintura non sarebbero stati usati in battaglia per altre centinaia di anni. Wallace non avrebbe mai indossato una vernice blu per il viso; è associata ai Picti. “Picti” è il nome che i soldati romani davano ai soldati tribali scozzesi con cui si scontravano quando cercavano di invadere la Scozia. La pittura facciale blu sarebbe passata di moda circa 1.000 anni prima del suo tempo.

Anche la leggendaria lama di William Wallace è sbagliata, sebbene ispirata alla Wallace Sword esposta nel National Wallace Monument di Stirling. Come ha dichiarato lo storico David Caldwell alla BBC:

La cosiddetta Spada di Wallace è in realtà un tipo di spada scozzese che risale alla fine del XVI secolo. Questa spada fu vista al Castello di Dumbarton dal famoso poeta William Wordsworth e da sua sorella Dorothy quando visitarono la Scozia nel 1803. Uno dei soldati della guarnigione disse loro che era quella di Wallace. È la prima volta che la spada viene associata all’eroe scozzese: il soldato stava deliberatamente raccontando una storia ai visitatori inglesi?

In realtà, però, questo particolare elemento di imprecisione storica è del tutto comprensibile. La Spada di Wallace può anche non essere autentica, ma ha un’enorme importanza simbolica.

Il film Braveheart di Mel Gibson sbaglia persino le sue battaglie

Braveheart sbaglia persino le battaglie. La più eclatante è la battaglia di Stirling Bridge; per prima cosa, nel film non c’è traccia di un ponte. Nel mondo reale, la genialità delle tattiche di William Wallace non risiedeva nell’uso di lunghe lance – una tattica comune – ma piuttosto nella scelta del campo di battaglia. L’esercito di Wallace era posizionato su un lato di un ponte e gli inglesi erano costretti ad attraversarlo. Il ponte fungeva da imbuto, neutralizzando la superiorità numerica. Ironia della sorte, questa non fu la strategia di Wallace, ma è accreditata ad Andrew de Moray, un altro capo militare scozzese che morì poco dopo la battaglia di Stirling Bridge a causa delle ferite riportate sul posto. Questa figura non compare mai in Braveheart, ma il suo contributo alla ribellione scozzese contro gli inglesi fu altrettanto importante di quello di Wallace.

La battaglia di Falkirk è invece più interessante, con alcuni dettagli che corrispondono a quelli di Braveheart. La cavalleria scozzese ha effettivamente disertato durante questo conflitto inaspettato, ma non ci sono prove che i nobili siano stati corrotti; piuttosto, è probabile che siano stati demoralizzati e abbiano semplicemente abbandonato la battaglia piuttosto che affrontare l’inevitabile sconfitta.

La morte di William Wallace

mel gibson Braveheart

La morte di William Wallace è una delle parti più storicamente accurate di Braveheart, anche se resa molto meno macabra. Gibson sceglie di accennare soltanto agli orrori che Wallace subisce: viene impiccato, poi sventrato fuori campo, prima di essere decapitato. Alcuni aspetti più raccapriccianti della tortura, come l’intestino di Wallace che viene bruciato davanti a lui, sono comprensibilmente tagliati. Tuttavia, è strano che un film come Braveheart, che non è particolarmente apprezzato per la sua accuratezza storica, gestisca le scene di morte in modo abbastanza accurato.

La storia infinita: recensione del film di Wolfgang Petersen

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La storia infinita: recensione del film di Wolfgang Petersen

La storia infinita è il film cult del 1984 diretto da Wolfgang Petersen e con protagonisti Noah Hathaway, Barret Oliver, Tami Stronach, Patricia Hayes, Gerald Mc Raney e Moses Gunn.

  • Anno: 1984
  • Regia: Wolfgang Petersen
  • Cast Noah Hathaway (Atreiu), Barret Oliver (Bastian), Tami Stronach (Imperatrice), Patricia Hayes (Urgl), Sidney Bromley (Engywook), Gerald Mc Raney (il papà di Bastian), Moses Gunn (Cairon)

La storia infinitaLa storia infinita trama: Il piccolo Bastian, oppresso da una triste situazione familiare e dal bullismo dei compagni di scuola, si rifugia un giorno in una libreria antiquaria, dove trova un libro misterioso e antico, La storia infinita.

Rifugiatosi nella soffitta della scuola, inizia ad immergersi nel mondo di Fantàsia, magico Regno minacciato dal Nulla, seguendo le avventure del prode Atreiu, in cerca di una cura per ridare la salute all’Infanta Imperatrice.

Man mano che la storia va avanti, e passano le ore, Bastian si sente sempre più avvolto da una storia, di cui ad un certo punto capisce di essere parte integrante: è lui e solo lui che può dare un futuro a Fantàsia, con i suoi sogni, contro il potere del Nulla che tutto distrugge.

 

La storia infinita, fantasy anni 80′

Analisi: Alla base di tutto c’è uno dei libri culto del genere fantastico e non solo degli anni Ottanta, La storia infinita di Michael Ende, che a detta di molti il film non rispetta in pieno, visto che adatta solo la prima parte della vicenda, soffermandosi sul potere della fantasia e non sulla necessità di farla interagire con la vita reale, e dando poi spazio per due seguiti decisamente mediocri che rispetteranno ancora meno il testo originale.

Detto questo, La storia infinita resta un film interessante e ben fatto, e non solo per la colonna sonora di Giorgio Moroder, con tanto di hit ballabile di Limahl, e i belli effetti speciali di Brian Johnson, ma per il sense of wonder che avvolge il tutto, per le creature fantastiche da libro di fiaba che presenta, a cominciare dal Fortunadrago Falcor, per l’esaltazione della fantasia e della lettura, per il discorso mai abbastanza scontato che viene fatto ad un certo punto “è molto più facile dominare chi non crede in niente”, apologo contro ogni totalitarismo politico ma anche contro ogni avvizzimento dello spirito.

La storia infinita recensione 2Novanta minuti adorati dai bambini e adolescenti (e non solo degli anni Ottanta), e che comunque restano un esempio di film realizzato con tecniche più antiche ma in maniera impeccabile. E se la visione di questo film prelude inevitabilmente ad una lettura del libro (che comunque il film rispetta, sia pure fermandosi a metà), comunque resta un titolo da avere se si ama il cinema di genere fantastico di tutti i tempi, non solo quello degli ultimi anni.

Interessante anche l’assenza di volti noti (se si escludono i due veterani della televisione Gerald Mc Raney e Moses Gunn): così non si è distratti da altro in questo viaggio nella terra di Fantàsia, partendo dal compagno più antico di tutti, il libro. E esaltare il libro come canale privilegiato di sogno, è senz’altro la cosa più interessante e importante del film.La storia infinita recensione

La storia infinita: quello che forse non sai sul film cult di Wolfgang Petersen

Cult del genere Fantasy, trai più amati della generazione degli anni ’80, La Storia Infinita è un classico per tutte le stagioni e le età. Nonostante le tecniche di animazione in CGI abbiano reso desueti molti degli effetti del film, speciali e visivi, l’atmosfera nel racconto di Wolfgang Petersen, presa in prestito dal capolavoro di Michael Ende, rimane inattaccabile nel corso degli anni.

Ma sappiamo davvero tutto del film che porta sullo schermo l’avventura di Atreyu e Bastian? Scopriamo insieme quello che forse non sapete su La Storia Infinita.

Le ferite di Atreyu

Noah Hathaway, che nel film interpreta Atreyu, ha quasi perso un occhio durante la scena di combattimento contro Gmork (Mork in italiano). Uno degli artigli sulle sue zampe giganti lo colpì in faccia. Il robot era così pesante da togliere il fiato al ragazzo, che doveva tenerlo sul petto durante la scena di colluttazione.

Oltre a questo incidente, Hathaway ha subito un altro infortunio sul set, che poteva costargli molto più di un occhio! Infatti le scene con il cavallo sono state altrettanto rischiose per lui. Durante l’addestramento, un cavallo lo calpestò, dopo che era caduto perché ancora inesperto. Durante la famosa scena delle Paludi della tristezza, invece, rimase impigliato con una gamba in un cavo, che lo trascinò sotto il livello dell’acqua. Era incosciente quando fu portato in superficie.

Il budget infinito

Era il film più costoso mai prodotto in Germania al momento della sua realizzazione, oltre al film più costoso al mondo dopo quelli di produzione statunitense e sovietica. È stato un impegno produttivo enorme a fronte, poi, di un grande successo commerciale.

Tentativi di fedeltà al romanzo

Nel bellissimo romanzo di Michael Ende, Atreyu è il cacciatore designato dalla tribù dei Pelleverde, un nomignolo non casuale, visto che tutti gli appartenenti a quel popolo avevano la pelle verde. In fase di preparazione, si tentò per un make up che riproducesse questa pigmentazione, ma ci si rese presto conto che non avrebbe reso giustizia al personaggio a schermo.

Le misure di Falkor

Falkor (Fucur nella versione italiana) è in realtà una creatura motorizzata lunga 13 metri, con 6.000 squame di plastica e pelliccia di piume rosa. Il prop del film originale è “cavalcabile” presso il Bavaria Filmplatz di Monaco, in Germania. Di recente, Atreyu/Hathaway è tornato a cavalcarlo per uno spot televisivo.

L’Auryn

Nel film è l’oggetto misterioso e potente intorno al quale ruota la vicenda, è il simbolo del film per antonomasia ed è il gadget più desiderato e ricercato dai fan di libro e film. L’Auryn è, nella storia, un oggetto potentissimo. L’originale Auryn, utilizzato per le riprese, è ora esposto in bella vista e al sicuro, in una teca, nell’ufficio di Steven Spielberg. Che uomo fortunato!

La furia di Ende

L’autore Michael Ende decise che il film non gli piaceva affatto. Infatti si rifiutò categoricamente di apparire nei credits del film, chiedendo che il suo nome fosse tolto e che il film cambiasse addirittura titolo, facendo causa alla produzione. Tuttavia perse la causa, e adesso compare comunque nei titoli di testa della versione originale. A quanto pare, stando a quanto scritto dal giornalista Der Spiegel nel 1984, lo scrittore aveva sperato che questo film fosse diretto da Andrzej Wajda o Akira Kurosawa.

I denti dell’Imperatrice

Tami Stronach, interprete dell’Imperatrice Bambina, aveva 11 anni al momento delle riprese. Proprio alla vigilia del primo ciak, la bambina perse entrambi gli incisivi, cosa che costrinse il reparto dei prop di scena a farle indossare denti finti. Stronach ebbe non poche difficoltà a familiarizzare con la protesi, ma alla fine la sua interpretazione fu comunque impeccabile.

Una storia a metà

Nonostante la nota origine letteraria del film, non tutti sanno che la storia di Petersen si conclude esattamente a metà della storia di Ende. Il film infatti ripercorre solo la prima metà del romanzo. Esistono altri due film, però, due sequel, di cui il primo racconta maldestramente la seconda parte del romanzo, mentre il secondo racconta una storia completamente originale che si svolge nel nostro mondo e utilizza il libro con l’Auryn stampato sopra come device narrativo. Entrambi sono trascurabili.

La parolacce censurate

All’inizio del film, quando si presenta con gli altri messaggeri nella foresta, l’Incubino pronuncia una parolaccia, che però viene coperta dal rumore assordante che produce il Mordiroccia. Questa parolaccia non viene naturalmente ripresa in nessun doppiaggio, ed è oscurata dal suono del veicolo del Mordiroccia. Trattandosi di un film per bambini, era impensabile che la parolaccia rimanesse, udibile, nel film.

La lunga estate calda

Gran parte del film è stato girato in Germania nell’estate del 1983. È stata l’estate più calda nella storia della Germania in 25 anni. Durante le riprese, date le altissime temperature, una delle statue della Torre d’Avorio si è effettivamente sciolta. In altri giorni, la crew è stata costretta a interrompere la produzione perché gli sfondi blu per il lavoro di computer grafica e per gli effetti speciali non funzionavano correttamente, mandati in tilt dalle temperature elevate.

Il nome

Secondo il libro, il nuovo nome dell’Imperatrice Bambina assegnatole da Bastian che lo urla nella notte è “Moonchild”. Nel film Bastiano ripete alla tempesta il nome “Moonchild”, ma nella versione italiana sembra che il bambino urli “Mamma, ti chiamo Eva”, un richiamo al nome della madre che Bastiano ha perso.

La Storia Infinita in Streaming

Il film è disponibile in streaming su Netflix, un ottimo modo per passare fare un tuffo in un mondo che non c’è, che rischia di scomparire, ma che viene salvato dalla forza di due piccoli eroi.

La Storia Infinita: in esposizione le creature del film

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La Storia Infinita: in esposizione le creature del film

L’Oracolo del Sud, Piornakzak il mordipietra e la vecchia Morla, ma anche la lumaca da corsa del minuscolino Ukuk e il fortuna drago Falcor. Sono tanti i personaggi de La Storia Infinita che si possono incontrare ai Bavaria Films, un museo del cinema a Monaco in cui sono esporte le creature utilizzate per il film di Wolfgang Petersen e basato sulla prima parte dell’omonimo romanzo di Michael Ende. Ecco di seguito qualche scatto!

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Il film è diventato un piccolo culto, ed è entrato nella storia del cinema tedesco perché si tratta del film più costoso mai realizzato fino a quel momento, il 1984, in Germania. Il film fu seguito da altri due film che non ne replicarono la qualità e la capacità di riportare sullo schermo la magia immortale di Fantasia e delle pagine di Ende.

Fonte

La Storia Infinita: in arrivo un nuovo adattamento del libro di Michael Ende

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La Storia Infinita, l’amato romanzo fantasy dell’autore tedesco Michael Ende – già adattato nel film di culto del 1984 (qui la recensione) – sta per essere riproposto sul grande schermo con un nuovo adattamento (dunque non un remake del film già esistente). Il progetto è frutto di una nuova joint-venture tra la Michael Ende Productions e la casa di produzione di prestigio See-Saw Films, che riporterà dunque il mondo di Fantàsia nelle sale cinematografiche attraverso – stando a quanto riportato da Variety – molteplici film in live-action.

La notizia pone fine alla corsa per una delle proprietà fantasy più interessanti ancora da sfruttare per il pubblico moderno. Secondo Variety, negli ultimi anni la proprietà di Ende ha ricevuto interesse da tutto il mondo, compresi studios e streamer. Già nel settembre del 2022 era stata riportata la notizia per cui i diritti del libro erano pronti per andare all’asta, cosa che faceva presuppore la possibile realizzazione di un nuovo film.

See-Saw – che non è nuova all’adattamento per il grande schermo di opere letterarie famose, avendo realizzato lungometraggi come LionIl potere del cane, oltre ai recenti successi televisivi Heartstopper e Slow Horses – si è dunque ora unita alla Michael Ende Productions per sviluppare e produrre i film. La nuova partnership ha ottenuto i diritti per La Storia Infinita dall’esecutore testamentario di Ende, il dottor Wolf-Dieter von Granau. Iain Canning ed Emile Sherman produrranno per See-Saw insieme a Roman Hocke e Ralph Gassmann per Michael Ende Productions.

La storia è attuale e senza tempo, e ha davvero l’opportunità di essere raccontata in modo nuovo“, ha dichiarato Canning. “E parte della particolarità del libro è che si può tornare ad esso in diverse età della vita e trovare diversi livelli di significato. Perciò è meraviglioso avere l’opportunità di dare una nuova prospettiva che avrà nuovi strati e significati. Crediamo che ogni generazione meriti il proprio viaggio a Fantàsia“. “Il viaggio, per molti versi, inizia ora“, ha detto Canning. “C’è stata molta attesa da parte delle persone che amano questa storia su quali sarebbero stati i prossimi passi. Per noi, ora dobbiamo parlare con scrittori e registi che nutrono una passione per questo racconto“.

Abbiamo bisogno di storie come abbiamo bisogno dell’aria per respirare e dell’acqua per sopravvivere. Danno qualità ai nostri mondi interiori e con questa qualità prendiamo decisioni di qualità. Le storie rendono il mondo migliore“, ha detto invece Hocke. “E ‘La Storia Infinita’ è la storia di tutte le storie“. Gran parte dei dettagli della produzione, compreso il numero esatto di film da realizzare, dipenderà dai creativi che verranno coinvolti. Ma Canning ha detto che i luoghi descritti da Ende ne La Storia Infinita – tra cui la cosiddetta Torre d’Avorio, Goab il Deserto dei Colori, le Montagne d’Argento, la Città Spettrale, il Lago d’Argento e le Paludi della Tristezza – permetteranno al film di essere una “produzione globale internazionale“.

Di cosa parla La Storia Infinita?

Pubblicato per la prima volta nel 1979, La Storia Infinita è stato tradotto in 45 lingue, vendendo milioni di copie in tutto il mondo. Al centro della storia c’è l’impacciato ma fantasioso bambino Bastian Balthasar Bux che, mentre scappa dai bulli, scopre il misterioso libro La Storia Infinita, che racconta dell’eroico Atréyu e della sua missione di salvare il magico regno di Fantàsia – un mondo di draghi, giganti, vasti regni e paludi mortali – e la sua sovrana, l’Imperatrice Bambina, dalla distruzione da parte di una forza nota come “Il Nulla”. Ma più legge, più Bastian si rende conto di non essere semplicemente uno spettatore non coinvolto, ritrovandosi ben presto trasportato lui stesso in Fantàsia, volando in cima al drago portafortuna Falkor per cercare di fermare le forze del male.

La Storia Infinita: i concept che sarebbe bello vedere realizzati in un remake

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E’ uno dei pochi classici rimasti invariati nel tempo e per fortuna, ancora oggi, nessuno parla di remake. Si tratta de La Storia Infinita, film tratto dall’omonimo romanzo di Michael Ende e diretto da Wolfgang Petersen (prima del deragliamento hollywoodiano). Di seguito vi mostriamo dei concept del film, realizzati dal famoso artista Nicolas Francoeur, che ci piacerebbe vedere realizzati in un futuro ed eventuale remake.

Non ci auguriamo certo che qualcuno possa osare rimettere mano ad un classico senza tempo, ma se mai dovesse accadere, sarebbe bello che Atreyu, l’Infanta Imperatrice e tutti gli altri amati personaggi avessero queste sembianze. Che ve ne pare?

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La Storia Infinita

La Storia Infinita: Atreyu torna a volare con Falkor

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La Storia Infinita: Atreyu torna a volare con Falkor

Noah Hathaway, indimenticabile Atreyu de La Storia Infinita, è tornato in groppa al FortunaDrago Falkor pr uno spot musicale per Spotify dopo 32 anni.

Nel promo, che potete vedere a seguire, Hathaway veste i panni di un Atreyu invecchiato con barba e capelli lunghi, che non riesce a credere che “dopo tutti questi anni (ben 32, ndr), la gente ascolta ancora questa canzone”.

Chicca davvero imperdibile dello spot è la voce di Falkor, ancora una volta “offerta” da Alan Oppenheimer, a oggi 86 anni.

Il leit motiv in sottofondo è l’inconfondibile canzone di Limahl “The NeverEnding Story”.

Ecco lo spot e il making of:

https://www.youtube.com/watch?v=zuOiNjpkEFY

https://www.youtube.com/watch?v=R0b5cvMeRZQ

Per calarsi nuovamente nel ruolo del giovane eroe destinato a salvare Fantasia, l’attore 44enne ha dovuto coprire i tatuaggi “aggiunti” nel corso di questi 32 anni e ha indossato barba e capelli finti.

la storia infinita

La storia infinita: all’asta i diritti del libro, ci sarà un reboot del film?

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Il film tedesco in lingua inglese La storia infinita, diretto dal recentemente scomparso Wolfgang Petersen, segue Bastian, un ragazzo vittima di bullismo che trova un libro misterioso che lo trasporta in un luogo magico chiamato Fantasia. Mentre procede con il racconto, Bastian capirà di dover impedire a una forza oscura chiamata Il Niente di conquistare quel luogo magico. Distribuito nel 1984 con grande successo e un guadagno di oltre 100 milioni di dollari in tutto il mondo, La storia infinita è ancora oggi un cult del cinema mondiale e rimane rilevante nella cultura pop odierna.

La popolarità ottenuta dal film ha poi permesso di dar vita a due sequel negli anni ’90: La storia infinita 2 e La storia infinita 3. Tuttavia, questi due sequel non hanno eguagliato il successo o il plauso del primo e sebbene ci siano stati alcuni tentativi nel corso dei decenni di riavviare la saga, non ne è venuto fuori nulla a causa di problemi con i diritti. Ora, tuttavia, sembra che i tempi siano maturi per un vero e proprio ritorno di La storia infinita. Secondo Deadline diverse piattaforme streaming e studios stanno facendo offerte multimilionarie per acquistare i diritti del romanzo di Michael Ende, su cui si basava il film del 1984.

Secondo quanto riferito, gli eredi dell’autore sarebbero aperti a delle trattative, le quali sarebbero però ancora soltanto a delle fasi iniziali e dunque poco c’è di certo al momento. Con la recente ritorno in auge del fantasy anni ’80, omaggiato in modo più o meno evidente, ha dunque perfettamente senso che diverse aziende produttrici siano interessate a dar vita ad una nuova versione del film. Come sempre, però, un’operazione di questo tipo può rivelarsi rischiosa, specialmente considerando il valore che La storia infinita ha presso gli spettatori di ogni età e ogni dove.

Fonte: Deadline

La storia fantastica: Sophie Turner è Westley nel trailer del remake home made

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Abbiamo già detto che da oggi sarà disponibile in puntate su Quibi un remake home made de La storia fantastica, a cui hanno partecipato tantissime star che hanno ricreato piccoli pezzi del film mentre erano in quarantena, utilizzando solo oggetti e materiali che potevano reperire nelle loro case. Oggi arriva il primo esilarante trailer del remake casalingo collettivo in cui compaiono Tiffany Haddish con Common, Hugh Jackman e il figlio, Jennifer Garner, Sophie Turner (visibilmente incinta!) con Joe Jonas. Ecco il trailer:

Naturalmente tutta l’operazione non è solo un simpatico divertimento, ma anche un modo per raccogliere fondi e fornire pasti gratuiti a chi non può permetterseli negli Stati Uniti ancora attanagliati dall’emergenza COVID-19.

La storia fantastica: l’esilarante trailer onesto

Questa versione de La Storia Fantastica vedrà esibirsi molte altre famose coppie di Hollywood, tra cui Common e Tiffany Haddish, Neil Patrick Harris e David Burtka, Chris Pine e Annabelle Wallis. Ma anche nomi del calibro di Hugh Jackman, Jennifer Garner, Elijah Wood e avranno un ruolo.

Andre The Giant: in arrivo il biopic sul gigante de La Storia Fantastica

Fonte

La Storia Fantastica: reunion del cast per l’arrivo su Disney+

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La Storia Fantastica: reunion del cast per l’arrivo su Disney+

La Storia Fantastica, il film diretto nel 1987 da Rob Reiner (Stand By Me, Misery non deve morire), è uno dei fantasy più amati di sempre. Il prossimo 1 maggio il film sarà disponibile su Disney+, la piattaforma di streaming della casa di Topolino che ha debuttato in Italia ormai da quasi un mese.

Per celebrare l’arrivo in VOD del film, le star Cary Elwes e Robin Wright, protagonisti della pellicola originale nei panni rispettivamente di Westley e Bottondoro, si sono ritrovati in un bellissimo e nostalgico video diffuso attraverso i canali social ufficiali di Disney+. Sono ormai trascorsi 33 anni da quando La Storia Fantastica debuttò nelle sale americane. Per molti anni si è parlato di un possibile reboot, ma ad oggi non esistono ancora notizia ufficiali in merito.

Di recente, Elwes ha recitato nella terza stagione di Stranger Things; la Wright, invece, ha goduto negli ultimi anni del successo di House of Cards, e ha recitato in film quali Wonder Woman e Blade Runner 2049. Potete godervi il video della reunion Elwes/Wright cliccando sullo screenshot di seguito:

La Storia Fantastica disponibile dal 1 maggio su Disney+

La Storia Fantastica (The Princess Bride) è un film fantasy del 1987 diretto da Rob Reiner, tratto dal romanzo “La principessa sposa” di William Goldman del 1973, adattato per il cinema dall’autore stesso.

Il film è diventato un vero cult anni ottanta e, in un certo senso, può essere considerato film parodia dei classici fantasy e fiabe. È stato candidato ai Premi Oscar 1988 per la miglior canzone con Storybook Love” di Willy De Ville. Nel 2016 venne scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso negli Stati Uniti.

Latrama del film ruota intorno al piccolo Jimmy, che a causa di una noiosa influenza, è costretto a rimanere a letto a giocare con i videogame o a guardare i programmi sportivi in televisione: a fargli compagnia arriva il nonno che però non viene accolto molto affettuosamente. Questi inizia a leggere al ragazzino una storia fantastica che man mano coinvolge sempre più il piccolo malato. E’ la vicenda dolceamara della bella principessa Bottondoro che si innamora, ricambiata, del suo servo Westley. A turbare la loro armonia giunge la partenza del giovane per terre lontane: entrambi si giurano eterno amore. Dopo cinque lunghi anni, Bottondoro viene a sapere che Westley è stato trucidato dal crudele pirata Roberts e pertanto lei pensa che non potrà amare più nessun altro uomo. Nonostante ciò il superbo e cinico principe Humperdinck la vuole sposare. Ella viene rapita da tre loschi figuri: Vizzini, il capo, Iñigo Montoya, uno spagnolo abilissimo spadaccino, e Fezzik, un gigante dalla forza sovrumana…

La storia fantastica: l’esilarante trailer onesto

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Screen Junkies ha diffuso l’esilarante trailer onesto de La Storia Fantastica, film diretto da Rob Reiner (Stand By Me) che ha stregato una generazione, la stessa che è cresciuta con i film culto degli anni ’80. Nel film La Storia Fantastica ha visto l’esordio al cinema di Robin Wright affiancata dall’allora molto affascinante Cary Elwes.

Ecco il trailer onesto de La storia fantastica

La storia fantastica (The Princess Bride) è un film fantasy del 1987 diretto da Rob Reiner, tratto dal romanzo La principessa sposa di William Goldman del 1973, adattato per il cinema dall’autore stesso.

La storia fantastica, il film

Il film è diventato un vero cult anni ottanta e, in un certo senso, può essere considerato film parodia dei classici fantasy e fiabe. È stato candidato ai Premi Oscar 1988 per la miglior canzone con Storybook Love di Willy De Ville.

Nel 2016 venne scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso negli Stati Uniti.

La trama del film ruota intorno al piccolo Jimmy, che a causa di una noiosa influenza, è costretto a rimanere a letto a giocare con i videogame o a guardare i programmi sportivi in televisione: a fargli compagnia arriva il nonno che però non viene accolto molto affettuosamente. Questi inizia a leggere al ragazzino una storia fantastica che man mano coinvolge sempre più il piccolo malato. E’ la vicenda dolceamara della bella principessa Bottondoro che si innamora, ricambiata, del suo servo Westley. A turbare la loro armonia giunge la partenza del giovane per terre lontane: entrambi si giurano eterno amore. Dopo cinque lunghi anni, Bottondoro viene a sapere che Westley è stato trucidato dal crudele pirata Roberts e pertanto lei pensa che non potrà amare più nessun altro uomo. Nonostante ciò il superbo e cinico principe Humperdinck la vuole sposare. Ella viene rapita da tre loschi figuri: Vizzini, il capo, Iñigo Montoya, uno spagnolo abilissimo spadaccino, e Fezzik, un gigante dalla forza sovrumana…

 

La Storia Fantastica: il toccante ricordo di Mandy Patinkin/Inigo Montoya

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Sono passati 35 anni dall’uscita de La Storia Fantastica, il film del 1987 diretto da Rob Reiner, tratto dal romanzo The Princess Bride di William Goldman del 1973, adattato per il cinema dall’autore stesso.

In un’intervista dedicata a questo anniversario, Mandy Patinkin, che nel film interpreta Inigo Montoya, lo spadaccino in cerca di vendetta, ha ricordato un momento delle riprese, con particolare commozione. Si tratta della scena in cui Inigo combatte contro quello che crediamo essere il Pirata Roberts, il loro primo incredibile duello, prima della rivelazione che il pirata di nero vestito è invece l’eroe romantico Westley (Cary Elwes).

Nel video, Patinkin spiega che alla fine delle riprese della scena, Rob Reiner aveva proposto di fare un unico take dell’intera scena di combattimento con le camere sul soffitto, e sia lui che Elwes avevano detto di sì con grande entusiasmo. Quando, alla fine della ripresa che andò liscia come l’olio, Reiner chiamò lo stop, Patinkin si sentì stringere il petto, perché sapeva che non avrebbe più ripetuto quella straordinaria coreografia. Ecco il video:

La storia fantastica: il remake “a casa” con Sophie Turner!

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La storia fantastica: il remake “a casa” con Sophie Turner!

La storia fantastica, il film fantasy del 1987, quest’estate sarà oggetto di un remake casalingo contro la pandemia. Il film originale è interpretato da Cary Elwes, Robin Wright, Mandy Patinkin e altri, tra cui un irriconoscibile Billy Crystal, e segue gli eroi protagonisti, uno squinternato improbabile terzetto, in una missione mentre cercano di salvare la principessa Bottondoro, mentre la storia è in realtà la rappresentazione di una fiaba che un nonno legge a suo nipote malato.

Variety riferisce che il remake del film sarà distribuito in capitoli sulla piattaforma video mobile Quibi, a partire da lunedì 29 giugno. Nuovi capitoli del film saranno condivisi ogni giorno per due settimane. Il film è stato realizzato dagli stessi membri del cast a casa usando i loro telefoni. Il remake mostrerà molti aspetti del film originale che sono stati reinventati, tra cui Sophie Turner e Joe Jonas che fanno un cambio di ruolo e lei interpreta Westley e lui la principessa Bottondoro.

La storia fantastica: l’esilarante trailer onesto

Questa versione de La Storia Fantastica vedrà esibirsi molte altre famose coppie di Hollywood, tra cui Common e Tiffany Haddish, Neil Patrick Harris e David Burtka, Chris Pine e Annabelle Wallis. Ma anche nomi del calibro di Hugh Jackman, Jennifer Garner, Elijah Wood e avranno un ruolo. Nel frattempo, il regista originale Rob Reiner interpreterà “Il nonno” e Fred Savage interpreterà “Il nipote”, riprendendo il suo ruolo dal film originale.

Andre The Giant: in arrivo il biopic sul gigante de La Storia Fantastica

La storia fantastica

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La storia fantastica

Anno: 1987

Regia: Rob Reiner

Cast Cary Elwes (Westley), Robin Wright (la principessa Bottondoro), Mandy Patinkin (Inigo Montoya), André the giant (Fezzik), Peter Falk (il nonno), Chris Sarandon (il principe Humperdink), Billy Crystal (Max dei miracoli)

Sinossi:

Il piccolo Jimmy ha l’influenza e deve stare a letto, e non è molto contento di ricevere la visita del suo nonno, che vuole raccontargli una fiaba sottraendolo agli adorati videogiochi. Ma il nonno inizia a raccontargli la storia di un regno magico e lontano, in cui vivono il garzone Westley e la capricciosa principessa Bottondoro, che scoprono di amarsi. Lui parte per cercare fortuna e viene catturato e ucciso dal perfido pirata Roberts, o almeno questo è quello che crede Bottondoro, che accetta di sposare il perfido Humperdink che vuole ucciderla la prima notte di nozze.

La Storia è la serie dell’anno, le nomination ai Nastri d’Argento Grandi Serie 202a

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La Storia di Francesca Archibugi, dal romanzo di Elsa Morante, con una straordinaria Jasmine Trinca, Elio Germano, Asia Argento, i giovani Lorenzo Zurzolo, Francesco Zenga e con Valerio Mastandrea è la ‘Serie dell’anno’ 2024. Lo annunciano i Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI) che per la quarta volta a Napoli consegneranno i Nastri d’Argento ai titoli vincitori nei ‘generi’ più seguiti e ai protagonisti più amati dal pubblico. Scritta da Giulia Calenda, Ilaria Macchia, Francesco Piccolo, Francesca Archibugi e prodotta da Picomedia, in collaborazione con Rai Fiction, in collaborazione con Thalie Images, La Storia riceverà i premi per la regia di Francesca Archibugi, anche sceneggiatrice, per la sceneggiatura, per la produzione e per i protagonisti sabato 1° Giugno a Napoli nella serata finale dell’evento dei Giornalisti Cinematografici con la Film Commission Regione Campania, con il sostegno del MiC – Direzione Generale Cinema e audiovisivo, main  sponsor SIAE.

Saranno oltre cento i giornalisti cinematografici a votare nei prossimi giorni i migliori tra i titoli finalisti in cinque diversi ‘generi’ narrativi: Commedia, Crime, Drama, Dramedy e Film Tv. Per ogni serie, con la produzione, regia e sceneggiatura, sarà considerato anche il valore del cast artistico e tecnico nella sua coralità.

Come tradizione dei Nastri d’Argento, quattro le ‘cinquine’ di attrici e attori protagonisti e non che entrano in voto nei prossimi giorni. E nel racconto della grande fiction, i Giornalisti sceglieranno anche le ‘icone’ dell’anno, personalità che hanno siglato la stagione con l’eccellenza e l’originalità delle loro interpretazioni, cui si aggiungeranno i premi per i talenti più giovani.

Le candidature

Con i vincitori scelti dai Giornalisti tra i titoli candidati (serie andate in onda su reti e piattaforme dal 1° maggio 2023 al 30 aprile 2024), ancora una volta il meglio della serialità sarà protagonista della serata di gala che concluderà l’evento a Palazzo Reale, sul palcoscenico del Teatro di Corte.

I 23 titoli in gara selezionati che concorrono nelle cinque categorie (Disney+, Netflix, Paramount+, Prime Video, Rai e Sky) sono, in ordine alfabetico, nella Commedia’: Call My Agent – Italia – seconda stagione, Gigolò per caso, Non ci resta che il crimine – La serie, Questo mondo non mi renderà cattivo, Vita da Carlo – seconda stagione. Nel Crime’ sono in cinquina I Bastardi di Pizzofalcone – quarta stagione, Il Clandestino – Un investigatore a Milano, Il metodo Fenoglio – L’estate fredda, Il Re – seconda stagione, Monterossi La serie – seconda stagione. Nel Drama’ si sfidano A casa tutti bene – seconda stagione, I Leoni di Sicilia, La Lunga Notte – La caduta del Duce, Supersex, Un’Estate Fa. Nel ‘Dramedy’ sono candidati Antonia, Doc – Nelle tue mani – terza stagione, Studio Battaglia – seconda stagione, Un amore, Un Professore – seconda stagione. Tre infine i titoli che concorrono al Nastro d’Argento per il miglior ‘Film Tv’: Margherita delle stelle, Napoli milionaria e Raul Gardini.

Ed ecco le attrici che hanno regalato al pubblico particolari interpretazioni: nella cinquina delle protagoniste in gara ci sono Giusy Buscemi (Vanina – Un vicequestore a Catania), Miriam Leone (I Leoni di Sicilia), Claudia Pandolfi (Un’Estate Fa, Un Professore), Isabella Ragonese (Il Re), Micaela Ramazzotti (Un amore). Per le non protagoniste concorrono invece Linda Caridi (Supersex), Michela Cescon (Blanca), Ludovica Martino (Vita da Carlo), Ottavia Piccolo (Un amore), Carla Signoris (Monterossi La serie).

Per gli attori i protagonisti sono: Stefano Accorsi (Un amore), Alessio Boni (Il metodo Fenoglio – L’estate fredda, La Lunga Notte – La caduta del Duce), Edoardo Leo (Il Clandestino – Un investigatore a Milano), Michele Riondino (I Leoni di Sicilia), Luca Zingaretti (Il Re). Per i non protagonisti Giovanni Ludeno (Le indagini di Lolita Lobosco), Giorgio Marchesi (Studio Battaglia, Vanina – Un vicequestore a Catania), Vincenzo Nemolato (Supersex), Pierpaolo Spollon (Blanca, Doc – Nelle tue mani), Thomas Trabacchi (Studio Battaglia, Un Professore).

A Napoli con Film Commission Regione Campania

I Nastri Grandi Serie, evento dei Giornalisti Cinematografici Italiani realizzato con il sostegno del MiC – Direzione Generale Cinema e audiovisivo – main sponsor SIAE – in collaborazione con la Film Commission Regione Campania – sottolinea a nome del Direttivo Nazionale dei Giornalisti Cinematografici la Presidente Laura Delli Colli continuano, unici nel panorama dei grandi premi istituzionali, ad accendere un riflettore sulla produzione che in pochi anni in Italia, come nel mondo, ha cambiato storytelling e pubblico di una serialità che nasce dalla grande professionalità artistica e tecnica del cinema. Un fenomeno che ha reso protagonista l’industria e il talento italiani sul mercato internazionale e che non a caso ha portato i premi per le Serie nella Regione che vanta il fermento più interessante della fiction nazionale, in competizione non solo per la popolarità ma anche  per originalità e innovazione”.

“Anche quest’anno siamo lieti di partecipare con il Sindacato Giornalisti Cinematografici alla realizzazione di questo prestigioso evento” – dichiara Titta Fiore, Presidente della Film Commission Regione Campania. “Il numero e la qualità delle grandi serie realizzate in Campania indicano che la domanda di contenuti fortemente identitari si è andata efficacemente saldando con l’azione della nostra Film Commission e della Regione Campania che mette l’audiovisivo e l’innovazione digitale al centro delle politiche regionali di sviluppo, promozione culturale e turistica, con sensibili ricadute sull’occupazione. Napoli e la Campania si confermano ancora una volta protagoniste dell’audiovisivo, non solo nazionale, per la ricchezza dei talenti, il fascino dei luoghi, il fermento creativo e produttivo che continua a dare vita ad alcuni fra i maggiori successi della grande serialità delle ultime stagioni. Lo testimoniano il ritorno di titoli consolidati come “L’amica geniale”,  “I Bastardi di Pizzofalcone” e il ciclo sul teatro di Eduardo, l’arrivo di nuovi e importanti progetti in una stagione da record, con 15 serie realizzate nel 2023, e l’approccio alla serialità di un settore in costante crescita qual è l’animazione”.

La selezione

Del Direttivo Nazionale che ha selezionato i titoli, con la Presidente Laura Delli Colli, fanno parte Fulvia Caprara (Vicepresidente), Oscar Cosulich, Maurizio di Rienzo, Susanna Rotunno, Paolo Sommaruga, Stefania Ulivi, Romano Milani (Segretario Generale).

SERIE DELL’ANNO 

LA STORIA (RAI)

Regia Francesca ARCHIBUGI

Protagonisti Jasmine TRINCA, Elio GERMANO, Asia ARGENTO, Lorenzo ZURZOLO, Francesco ZENGA

e con Valerio MASTANDREA

Una produzione PICOMEDIA in collaborazione con RAI FICTION in collaborazione con THALIE IMAGES

Sceneggiatura Giulia CALENDA, Ilaria MACCHIA, Francesco PICCOLO, Francesca ARCHIBUGI

LE CANDIDATURE 2024

Per ogni Serie, con la Produzione, Regia e Sceneggiatura, si considera anche il valore del Cast artistico e tecnico nella sua coralità

MIGLIOR SERIE ‘COMMEDIA’

  • CALL MY AGENT – ITALIA | SECONDA STAGIONE (SKY)

Regia Luca RIBUOLI

Prodotta da SKY STUDIOS e PALOMAR

Sceneggiatura Lisa NUR SULTAN con Federico BACCOMO e Dario D’AMATO

  • GIGOLÒ PER CASO (PRIME VIDEO)

Regia EROS PUGLIELLI

Una produzione LUCKY RED

Sceneggiatura Tommaso RENZONI, Daniela DELLE FOGLIE

  • NON CI RESTA CHE IL CRIMINE – LA SERIE (SKY)

Regia Massimiliano BRUNO e Alessio Maria FEDERICI

Una produzione SKY STUDIOS e ITALIAN INTERNATIONAL FILM, una società LMG

Sceneggiatura Massimiliano BRUNO (head writer), Andrea BASSI, Gianluca BERNARDINI,

Herbert Simone PARAGNANI

  • QUESTO MONDO NON MI RENDERÀ CATTIVO (NETFLIX)

Scritta e diretta da ZEROCALCARE

Prodotta da MOVIMENTI PRODUCTION, società del gruppo BANIJAY, in collaborazione con BAO PUBLISHING

  • VITA DA CARLO | SECONDA STAGIONE (PARAMOUNT+)

Regia Carlo VERDONE, Valerio VESTOSO

Prodotta da Luigi e Aurelio DE LAURENTIIS

Creata da Carlo VERDONE, NICOLA GUAGLIANONE, MENOTTI

Sceneggiatura Carlo VERDONE, Pasquale PLASTINO, Ciro ZECCA, Luca MASTROGIOVANNI

MIGLIOR SERIE ‘CRIME’ 

  • I BASTARDI DI PIZZOFALCONE | QUARTA STAGIONE (RAI)

Regia Monica VULLO e Riccardo MOSCA

Una coproduzione RAI FICTION – CLEMART

Sceneggiatura Salvatore BASILE, Angelo PETRELLA, Paolo TERRACCIANO, Massimiliano GOVERNI

  • IL CLANDESTINO – UN INVESTIGATORE A MILANO (RAI)

Regia Rolando RAVELLO

Una coproduzione RAI FICTION – ITALIAN INTERNATIONAL FILM, una società LMG

Creata da Ugo RIPAMONTI, Renato SANNIO

Sceneggiatura Ugo RIPAMONTI, Renato SANNIO, Michele PELLEGRINI

  • IL METODO FENOGLIO – L’ESTATE FREDDA (RAI)

Regia Alessandro CASALE

Una coproduzione RAI FICTION – CLEMART

Sceneggiatura Gianrico CAROFIGLIO, Doriana LEONDEFF, Antonio LEOTTI, Oliviero DEL PAPA

  • IL RE | SECONDA STAGIONE (SKY)

Regia Giuseppe GAGLIARDI

Una produzione SKY STUDIOS con THE APARTMENT e WILDSIDE, entrambe società del gruppo FREMANTLE,

in collaborazione con ZOCOTOCO

Sceneggiatura Alessandro FABBRI e Peppe FIORE, Federico GNESINI (ep. 5 e 6) 

  • MONTEROSSI LA SERIE | SECONDA STAGIONE (PRIME VIDEO)

Regia Roan JOHNSON

Una produzione PALOMAR in collaborazione con PRIME VIDEO

Sceneggiatura Roan JOHNSON, Davide LANTIERI, Alessandro ROBECCHI

MIGLIOR SERIE ‘DRAMA’

  • A CASA TUTTI BENE | SECONDA STAGIONE (SKY)

Regia Gabriele MUCCINO

Prodotta da SKY STUDIOS e LOTUS PRODUCTION, società di LEONE FILM GROUP

Sceneggiatura Gabriele MUCCINO, Barbara PETRONIO (head writer e produttrice creativa), Camilla BUIZZA, Gabriele GALLI, Andrea NOBILE

Regia Paolo GENOVESE

Una produzione COMPAGNIA LEONE CINEMATOGRAFICA – LOTUS PRODUCTION,

una società di LEONE FILM GROUP

Sceneggiatura Ludovica RAMPOLDI, Stefano SARDO

  • LA LUNGA NOTTE – LA CADUTA DEL DUCE (RAI)

Regia Giacomo CAMPIOTTI

Una coproduzione RAI FICTION – ÈLISEO ENTERTAINMENT

Da un’idea di Franco BERNINI

Sceneggiatura Franco BERNINI, Bernardo PELLEGRINI 

  • SUPERSEX (NETFLIX)

Regia Matteo ROVERE, Francesco CARROZZINI, Francesca MAZZOLENI

Prodotta da THE APARTMENT, una società del gruppo FREMANTLE e GRØENLANDIA,

società del gruppo BANIJAY

Creata e scritta da Francesca MANIERI

  • UN’ESTATE FA (SKY)

Regia Davide MARENGO e Marta SAVINA

Prodotto da SKY STUDIOS e FABULA PICTURES

Creata da Michele ALBERICO e Massimo BACCHINI

Sceneggiatura Valerio CILIO, Federico FAVOT, Michele ALBERICO, Massimo BACCHINI

MIGLIOR SERIE ‘DRAMEDY’   

  • ANTONIA (PRIME VIDEO)

Regia Chiara MALTA

Una produzione FIDELIO e GRØENLANDIA, società del gruppo BANIJAY, in collaborazione con PRIME VIDEO

in collaborazione con RAI FICTION

Sceneggiatura Elisa CASSERI, Carlotta CORRADI, Chiara MARTEGIANI

  • DOC – Nelle tue mani | TERZA STAGIONE (RAI)

Regia Jan Maria MICHELINI (ep. 1-4), Nicola ABBATANGELO (ep. 5-10), Matteo OLEOTTO (ep. 11-16)

Una produzione LUX VIDE, una società del gruppo FREMANTLE, in collaborazione con RAI FICTION

Sceneggiatura Francesco ARLANCH, Viola RISPOLI

  • STUDIO BATTAGLIA | SECONDA STAGIONE (RAI)

Regia Simone SPADA

Una produzione PALOMAR con TEMPESTA in collaborazione con RAI FICTION

Sceneggiatura Lisa NUR SULTAN, Federico BACCOMO (ep. 1 e 3)

  • UN AMORE (SKY)

Regia Francesco LAGI

Prodotta da SKY STUDIOS e CATTLEYA

Creata da Stefano ACCORSI e Enrico AUDENINO

Sceneggiatura Enrico AUDENINO, Giordana MARI, Teresa GELLI, Francesco LAGI, Stefano ACCORSI

  • UN PROFESSORE | SECONDA STAGIONE (RAI)

Regia Alessandro CASALE

Una coproduzione RAI FICTION, BANIJAY STUDIOS ITALY

Sceneggiatura Sandro PETRAGLIA (ep. 1-12), Valentina GADDI (ep. 4, 6, 8, 10),

Sebastiano MELLONI (ep. 4, 6, 8, 10), Fidel SIGNORILE (ep. 3, 5, 7, 9) 

MIGLIOR ‘FILM TV’

  • MARGHERITA DELLE STELLE (RAI)

Regia Giulio BASE

Una coproduzione RAI FICTION – MINERVA PICTURES

Sceneggiatura Monica ZAPELLI con Federico TADDIA

  • NAPOLI MILIONARIA (RAI)

Regia Luca MINIERO

Una produzione PICOMEDIA in collaborazione con RAI FICTION

Sceneggiatura Massimo GAUDIOSO, Filippo GILI 

  • RAUL GARDINI (RAI)

Regia Francesco MICCICHÈ

Una coproduzione RAI FICTION – AURORA TV

Sceneggiatura Giovanni FILIPPETTO, Francesco MICCICHÈ, Denise PARDO

ATTRICE PROTAGONISTA

  • Giusy BUSCEMI  Vanina – Un vicequestore a Catania
  • Miriam LEONE  I Leoni di Sicilia
  • Claudia PANDOLFI  Un’estate fa, Un Professore
  • Isabella RAGONESE  Il Re
  • Micaela RAMAZZOTTI  Un amore

ATTORE PROTAGONISTA

  • Stefano ACCORSI  Un amore
  • Alessio BONI  Il metodo Fenoglio – L’estate fredda, La lunga notte – La caduta del Duce
  • Edoardo LEO  Il Clandestino – Un investigatore a Milano
  • Michele RIONDINO  I Leoni di Sicilia
  • Luca ZINGARETTI  Il Re

ATTRICE NON PROTAGONISTA

  • Linda CARIDI  Supersex
  • Michela CESCON  Blanca
  • Ludovica MARTINO  Vita da Carlo
  • Ottavia PICCOLO  Un amore
  • Carla SIGNORIS  Monterossi La serie  

ATTORE NON PROTAGONISTA

  • Giovanni LUDENO  Le indagini di Lolita Lobosco
  • Giorgio MARCHESI  Studio Battaglia, Vanina – Un vicequestore a Catania
  • Vincenzo NEMOLATO  Supersex
  • Pierpaolo SPOLLON  Blanca, Doc – Nelle tue mani
  • Thomas TRABACCHI  Studio Battaglia,  Un Professore

La storia dietro il cattivo di Dungeons & Dragons – L’onore dei ladri

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Dungeons & Dragons – L’onore dei ladri è uno di qui adattamenti che attirerà sia gli spettatori occasionali che i giocatori più legati a Dungeons & Dragons. Il suo mix di umorismo, cuore e azione fantasy ha suscitato elogi, così come il modo in cui i registi/co-sceneggiatori John Francis Daley e Jonathan Goldstein sono riusciti a utilizzare la ricca mitologia di Dungeons & Dragons. I fan del gioco terranno senza dubbio i tanti Easter eggs  sparse per tutto il film (credeteci, ce ne sono molte) ma uno dei più grandi si presenta sotto forma di un personaggio la cui presenza guida la trama. Quel personaggio è il negromante Szass Tam (Ian Hanmore).

  • Il seguente articolo contiene spoiler per Dungeons & Dragons

La storia di Szass Tam

La storia di Szass Tam Dungeons & Dragons - L'onore dei ladriSzass Tam era un membro dei Maghi Rossi che governavano il paese di Thay. Faceva parte del Consiglio di Zulkirs, che consisteva di otto dei più potenti Maghi Rossi mai esistiti. E come la maggior parte dei Maghi Rossi, Tam ricercava la conoscenza arcana, indipendentemente dal prezzo che doveva pagare per ottenerla. Quel prezzo arrivava spesso sotto forma dei suoi vari apprendisti, così come degli avventurieri che gli portavano oggetti incantati. Alla fine, ha incontrato la sua fine durante un tentativo di invadere la terra di Rashemen… o almeno così sembrava.

In realtà, Tam è stato resuscitato come un lich, una creatura che camminava in uno stato tra la vita e la morte. Ha continuato a conquistare un posto di potere a Thay, il che lo ha messo in conflitto con la società segreta nota come Harpers. Alla fine, ci riuscì lanciando un incantesimo noto come Morte che fa cenno, che trasformò il popolo di Thay nei suoi servitori non morti. Questi servitori costituirono la base delle Dread Legions, consolidando il dominio di Tam. Tuttavia, gli è stato impedito di estendere il suo potere quando il corno rosso che ha usato per lanciare l’incantesimo è stato rubato.

La presenza di Tam alimenta la trama di Dungeons & Dragons – L’onore dei ladri

Sebbene Tam appaia solo in poche scene di Dungeons & Dragons – L’onore dei ladri, le sue azioni finiscono per avere una grande influenza sulla trama. Uno dei suoi compagni maghi rossi, Sofina (Daisy Head) è riuscito a rubare il corno rosso e ha cercato di infliggere la morte del richiamo alla città di Netherwinter. A tal fine, unisce le forze con il canaglia Forge Fitzwilliam (Hugh Grant). Forge riavvia la competizione nota come Highsun Games, che porterà persone da tutti i Forgotten Realms a Netherwinter e darà a Sofina le vittime di cui ha bisogno per il suo esercito. In cambio, riesce a fuggire con le ricchezze che gli altri signori stanno portando.

I loro piani vengono sconvolti da Edgin Darvis (Chris Pine) e dal suo eterogeneo gruppo di ladri, che riescono a dare i guadagni illeciti di Forge alla gente di Netherwinter e sconfiggono Sofina in battaglia. Edgin aveva delle ruggini personali con la coppia di cattivi: era un ex Harper che finì in prigione dopo essere stato sconfitto da Forge e Sofina. Non solo, sua moglie è stata uccisa dai Maghi Rossi! Ma Edgin non è l’unica persona la cui vita è stata influenzata dalle macchinazioni di Tam. Il paladino Xenk Yandar (Rege Jean-Page) era uno dei pochi cittadini sopravvissuti di Thay che riuscì a fuggire dalla terra prima che Tam la conquistasse. Yandar aiuta Edgin ei suoi amici a recuperare l’Elmo della Disgiunzione, che gioca un ruolo importante nella loro vittoria su Sofina, e consegna Forge alla giustizia.

Tam potrebbe avere un ruolo nei futuri film di Dungeons & Dragons

Anche se Neverwinter è salva, la minaccia di Tam persiste. Edgin lo nasconde persino, dicendo che lui ei suoi amici affronteranno il negromante quando sarà il momento. E questo potrebbe arrivare prima piuttosto che dopo, dato che Goldstein e Daley hanno recentemente firmato un accordo di prima visione con la Paramount. Anche una serie televisiva di Dungeons & Dragons è in lavorazione alla Paramount+, e mentre i dettagli rimangono pochi, Tam potrebbe rivelarsi una formidabile minaccia nelle future storie e sequel di Dungeons & Dragons – L’onore dei ladri.

La storia di Olaf: dal 23 ottobre il nuovo corto su Disney+

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La storia di Olaf: dal 23 ottobre il nuovo corto su Disney+

Cosa è successo a Olaf dal momento in cui Elsa lo ha creato mentre cantava “All’Alba Sorgerò” e costruiva il suo palazzo di ghiaccio e quando Anna e Kristoff l’hanno incontrato per la prima volta nella foresta? E come ha imparato ad amare l’estate? Le inedite origini di Olaf, l’innocente e profondo pupazzo di neve amante dell’estate che ha fatto sciogliere i cuori nel film di animazione premio Oscar del 2013 Frozen – Il Regno di Ghiaccio e nel suo acclamato sequel del 2019, vengono rivelate nel nuovissimo cortometraggio dei Walt Disney Animation Studios, La Storia di Olaf.

Il corto segue i primi passi di vita di Olaf, alla ricerca della sua identità sulle montagne innevate nei pressi di Arendelle. La Storia di Olaf è diretto da Trent Correy (animation supervisor di Olaf in Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle) e Dan Abraham (story artist veterano, autore degli storyboard della sequenza musicale di “Da Grande” di Olaf in Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle) e prodotto da Nicole Hearon (associate producer di Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle e Oceania) con Peter Del Vecho (produttore di Frozen – Il Regno di Ghiaccio, Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle).

“È un’idea che ha iniziato a prendere forma quando lavoravo come animatore del primo Frozen”, ha detto il regista Trent Correy. “Io e Dan Abraham siamo così grati ed entusiasti di aver avuto l’opportunità di dirigere questo corto, lavorando con i nostri incredibili colleghi dei Walt Disney Animation Studios”.

Nella versione italiana del corto l’attore e regista Enrico Brignano presta ancora una volta la propria voce a Olaf, mentre l’attrice e cantante Serena Autieri e l’attrice, cantante e conduttrice televisiva Serena Rossi tornano ad interpretare rispettivamente le sorelle Elsa e Anna.

Il corto animato dei Walt Disney Animation Studios La Storia di Olaf arriva in esclusiva su Disney+ dal 23 ottobre 2020.

La storia di Olaf, il trailer del nuovo corto Disney+

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La storia di Olaf, il trailer del nuovo corto Disney+

Disney+ ha rilasciato il trailer de La Storia di Olaf, il nuovissimo cortometraggio dei Walt Disney Animation Studios che sarà disponibile in esclusiva su Disney+ da venerdì 23 ottobre e verrà proiettato ad Alice nella Città sabato 24 ottobre.

Cosa è successo a Olaf dal momento in cui Elsa lo ha creato mentre cantava “All’Alba Sorgerò” e costruiva il suo palazzo di ghiaccio e quando Anna e Kristoff l’hanno incontrato per la prima volta nella foresta? E come ha imparato ad amare l’estate? Le inedite origini di Olaf, l’innocente e profondo pupazzo di neve amante dell’estate che ha fatto sciogliere i cuori nel film di animazione premio Oscar del 2013 Frozen – Il Regno di Ghiaccio e nel suo acclamato sequel del 2019, vengono rivelate nel nuovissimo cortometraggio dei Walt Disney Animation Studios, La Storia di Olaf. Il corto segue i primi passi di vita di Olaf, alla ricerca della sua identità sulle montagne innevate nei pressi di Arendelle. La Storia di Olaf è diretto da Trent Correy (animation supervisor di Olaf in Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle) e Dan Abraham (story artist veterano, autore degli storyboard della sequenza musicale di “Da Grande” di Olaf in Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle) e prodotto da Nicole Hearon (associate producer di Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle e Oceania) con Peter Del Vecho (produttore di Frozen – Il Regno di Ghiaccio, Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle).

Nella versione italiana del corto l’attore e regista Enrico Brignano presta ancora una volta la propria voce a Olaf, mentre l’attrice e cantante Serena Autieri e l’attrice, cantante e conduttrice televisiva Serena Rossi tornano ad interpretare rispettivamente le sorelle Elsa e Anna.

La storia di Google diventa un film

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La storia di Google diventa un film

Mentre sta per uscire The Social Network di David Fincher che vede protagonisti i fondatori di Facebook, un’altra coppia d’oro del mondo del web starebbe per diventare oggetto di un film.

La storia di Fratelli demolitori 2 con Jason Momoa e Dave Bautista risolverà “molte questioni lasciate in sospeso”

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Diversi filoni narrativi possono essere ripresi dopo la fine del nuovo e tumultuoso film d’azione di successo di Prime VideoFratelli demolitori (leggi qui la recensione). Il film ha debuttato il 28 gennaio, con Jason Momoa e Dave Bautista nei panni di due fratellastri separati che vengono riuniti dalla morte sospetta del padre, e ha immediatamente riscosso un enorme successo in streaming. Il film è al primo posto su Prime Video dal 5 febbraio e, con un ammirevole punteggio del 77% su Rotten Tomatoes, molti si chiedono se ci sarà un sequel di Fratelli demolitori e quale potrebbe essere la trama.

La scorsa settimana, lo sceneggiatore Jonathan Tropper ha fornito un aggiornamento su un possibile sequel, dicendo in generale che vogliono realizzare un altro film e hanno “un’idea piuttosto chiara”, ma che potrebbero dover aspettare che Bautista si liberi. Ora, in un’intervista con Variety, il regista Ángel Manuel Soto ha anticipato quali potrebbero essere le trame più specifiche di Fratelli demolitori 2.

Abbiamo lasciato molti momenti in sospeso di proposito, in modo da poterli risolvere con un sequel. Tutti vogliono che questo accada“, ha detto Soto. Ad esempio, un momento di risoluzione potrebbe non esserlo affatto. ”È un momento bellissimo sulla spiaggia in cui bruciano il foglio perché è come se stessero lasciando andare il passato, ma è impossibile che Jonny [Momoa] lasci libero l’assassino di sua madre. Penso che abbia memorizzato il nome“.

Jonny e James (Bautista) hanno anche ucciso Nakamura (Miyavi), un membro di una importante famiglia mafiosa giapponese, cosa che secondo Soto avrà delle conseguenze. “Non è il boss”, dice Soto. “È il figlio del boss. Probabilmente ha mandato la pecora nera della sua famiglia alle Hawaii per occuparsi di alcune faccende, perché è un tipo problematico. Ma, amico, se uccidi il figlio del boss, non credo che le cose ti andranno bene“.

Entrambi i punti sono solide premesse per la trama del sequel. Il cast di Fratelli demolitori include anche Temuera Morrison, Claes Bang, Jacob Batalon, Roimata Fox, Frankie Adams, Stephen Root e Morena Baccarin. Per quanto riguarda i progetti che potrebbero dover girare o promuovere prima di realizzare un sequel, Momoa è confermato per Dune – Part Tre, Fast & Furious 11 e Minecraft 2, mentre Bautista ha fissato Road House 2 e il reboot di Highlander.

Mentre Fratelli demolitori si consolida come uno dei migliori film originali di Prime Video, le due iconiche star offriranno nuovi contenuti e il regista e lo sceneggiatore continueranno a lavorare al sequel. Potrebbe volerci un po’ di tempo prima che gli impegni lo consentano, ma il sequel sarà probabilmente un altro successo con gli stessi protagonisti e una trama avvincente.

La storia della Principessa Splendente: due nuove clip

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Sono disponibili due nuovissime clip del film  La storia della Principessa Splendente, di Isao Takahata, nei cinema ancora solo per oggi 5 Novembre.

La storia della principessa splendenteDopo il grande successo di Si alza il vento, ultimo film del maestro Miyazaki, un altro capolavoro dello Studio Ghibli arriva nelle sale distribuito da Lucky Red. Un evento imperdibile per tutti gli appassionati dello Studio Ghibli che potranno così vedere sul grande schermo l’attesissimo nuovo film del regista culto de La Tomba delle Lucciole, di ritorno alla regia dopo I miei vicini Yamada, che risale al 1999.

La storia della principessa splendente: 3, 4 e 5 novembre al cinema

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La storia della principessa splendenteDa oggi 3 novembre fino al 5 sarà al cinema La storia della principessa splendente, film d’animazione diretto dal maestro Isao Takahata.

LEGGI LA RECENSIONE

Un vecchio tagliatore di bambù scorge una luce insolita provenire da una gemma appena sbocciata. Vi scoprirà una minuscola creatura, giunta sulla terra dalla luna, che il vecchio tagliatore, insieme alla moglie, si preoccuperà di far crescere ed accudire. Col passare degli anni questa bellissima creatura, Kaguya, diventerà una splendida fanciulla dalle qualità straordinarie. Portata nella capitale per essere introdotta nell’alta società, Kaguya diviene immediatamente oggetto del desiderio di tutti i principi del Giappone, sino ad arrivare all’Imperatore stesso. Ma la vita in città, nel chiuso del suo palazzo, intristisce la bella principessa che ogni giorno rimpiange la vita libera e felice che aveva assaporato nei suoi primi anni di vita tra le montagne. E intanto dalla luna…

La storia della principessa splendente recensione

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La recensione del film d’Animazione La storia della principessa splendente di Isao Takahata.

La storia della principessa splendenteUn vecchio tagliatore di bambù scorge una luce insolita provenire da una gemma appena sbocciata. Vi scoprirà una minuscola creatura, giunta sulla terra dalla luna, che il vecchio tagliatore, insieme alla moglie, si preoccuperà di far crescere ed accudire. Col passare degli anni questa bellissima creatura, Kaguya, diventerà una splendida fanciulla dalle qualità straordinarie. Portata nella capitale per essere introdotta nell’alta società, Kaguya diviene immediatamente oggetto del desiderio di tutti i principi del Giappone, sino ad arrivare all’Imperatore stesso. Ma la vita in città, nel chiuso del suo palazzo, intristisce la bella principessa che ogni giorno rimpiange la vita libera e felice che aveva assaporato nei suoi primi anni di vita tra le montagne. E intanto dalla luna…

La storia della principessa splendente è un lungo racconto dal forte carattere fiabesco

La storia della principessa splendente è un lungo racconto dal forte carattere fiabesco che trae le sue origini dall’antica tradizione popolare giapponese. La storia della principessa splendenteIl maestro Isao Takahata, guru dell’animazione nipponica e autore e regista di grandissimi successi del passato (Lupin III e Heidi) ha deciso di sviluppare un progetto artistico molto particolare per questo suo film in cui si proponessero tecniche d’animazione nuove e all’avanguardia e che riuscissero a conferire all’immagine una percezione di movimento completamente nuova. Il risultato tecnico è eccellente; La storia della principessa splendente impressiona proprio per la bellezza dei suoi disegni, dai quali trasuda talento e lavoro artigianale, e per il movimento stesso che i personaggi hanno in relazione allo sfondo, proprio quello che il maestro cercava. La storia di Kaguya ci permette di entrare nell’antico e misterioso mondo della tradizione giapponese: nella prima parte con i suoi meravigliosi boschi di bambù, i suoi ciliegi in fiore, la semplice ed arcaica vita degli uomini di montagna, mentre nella seconda con i suoi splendidi palazzi, gli abiti di seta e dai colori sgargianti, i rigidi rituali a cui le donne d’alto rango dovevano sottostare. La storia è quella di una fiaba dai numerosissimi spunti di riflessione, dai profondi messaggi intrinsechi. La breve vita della principessa sulla nostra terra è rappresentata come il percorso riconducibile all’esistenza di ognuno: la vita ha il dovere di essere vissuta e apprezzata, i dolori e le lacrime sono parte della vita stessa così come le gioie e i momenti felici.

La storia della principessa splendenteLa storia della principessa splendente non è un film adatto ad un pubblico troppo giovane, sia per la profondità dei suoi contenuti che per i ritmi non certo tambureggianti della sua narrazione. Un film intenso sì, ma eccessivamente lungo e dispersivo in alcuni frangenti, una fiaba richiede tempi più concisi, un evolversi più dinamico ed essenziale. Indubbiamente il film colpisce per la sua delicatezza, poesia e raffinatezza stilistica ma non diremmo il vero se negassimo che in più di qualche occasione strappa, ahinoi, qualche sbadiglio di troppo.

La storia della principessa splendente uscirà nelle sale come evento unico, i prossimi 3-4-5 novembre.

La storia del Frank e della Nina, gratis al cinema con Cinefilos.it

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Cinefilos.it offre la possibilità di vedere al cinema gratis La storia del Frank e della Nina di Paola Randi, con Gabriele Monti, Ludovica Nasti, Samuele Teneggi. Il film arriva in sala dal 3 ottobre distribuito da Fandango. Ecco di seguito l’elenco delle città, dei cinema, dei giorni e degli orari disponibili:

ROMA 

CINEMA LUX

  • giovedì 3 ottobre – 10 biglietti
  • venerdì 4 ottobre – 10 biglietti
  • sabato 5 ottobre – 10 biglietti
  • domenica 6 ottobre – 10 biglietti

MILANO

ANTEO PALAZZO DEL CINEMA

  • giovedì 3 ottobre – 10 biglietti
  • venerdì 4 ottobre – 10 biglietti
  • sabato 5 ottobre – 10 biglietti
  • domenica 6 ottobre – 10 biglietti

Tutti i biglietti assegnati saranno validi per qualsiasi spettacolo della giornata scelta. Gli orari degli spettacoli saranno consultabili esclusivamente e direttamente sul sito dei cinema a partire da giovedì 3 ottobre.

I biglietti potranno essere richiesti inviando una email a [email protected] entro e non oltre il prossimo martedì 2 ottobre. Non verranno, quindi, prese in considerazione le richieste pervenute oltre tale data.

La conferma di assegnazione dei biglietti verrà data attraverso email.  Una volta ricevuta la conferma, non sarà più possibile modificare la data di validità dei biglietti e non verrà data risposta alle richieste che verranno effettuate in tal senso.

Il trailer del film

La trama di La storia del Frank e della Nina

Il film vede protagonisti tre adolescenti che vivono una storia d’amore e di amicizia. Carlo è un graffitista sotto il nome di “Gollum”. La sua vita e quella del suo amico Frank cambia all’improvviso quando i due si imbattono in Nina, mamma a soli 15 anni che sta fuggendo da un matrimonio forzato. Per stare vicino a Nina, Frank si unisce alla gang dell’ex marito della ragazza, alla fine, però, i tre ragazzi decidono di scappare tutti insieme da Milano per formare un nuova famiglia fuori dal comune.

La storia del Frank e della Nina
La storia del Frank e della Nina protagonisti – Cortesia di Fandango

La Stop-motion allo IED di Roma

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La Stop-motion allo IED di Roma

Si è appena concluso il mio workshop di primo livello di animazione stop-motion presso la sede romana dello IED Istituto Europeo del Design, inserito nell’ambito di “CRew – IED Factory” un laboratorio di idee e progetti, una settimana intensiva di workshop trasversali aperti agli studenti IED Roma del secondo anno con artisti, fotografi, designer, registi ed esperti della comunicazione.

La stop-motion è una particolare tecnica di animazione che consiste di riprendere oggetti inanimati o burattini un fotogramma alla volta, conferendogli così un illusione di vita alla normale velocità di proiezione.

Questa disciplina, antica quanto l’invenzione del cinema stesso, è rimasta relegata a misconosciuta tecnica espressiva o a supporto nel campo degli effetti speciali fino alla metà degli anni novanta, quando grazie a Tim Burton, inizia una vera e propria rinascita.

Oggi la stop-motion non è semplicemente un modo di raccontare al cinema storie fantastiche, al pari dell’animazione tradizionale o della più moderna animazione 3D, ma diviene un valido strumento espressivo  ampiamente utilizzato nella pubblicità, nei videoclip, nella comunicazione sociale, nel web, nella realizzazione di contenuti educativi o multimediali.

La Stoffa dei Sogni: Gianfranco Cabiddu presenta il film a Roma

La Stoffa dei Sogni: Gianfranco Cabiddu presenta il film a Roma

La Stoffa dei Sogni è l’imponente – ed elegante – opera scritta (insieme a Ugo Chiti e Salvatore De Mola) e diretta dal regista Gianfranco Cabiddu, che ha deciso di imbarcarsi – con uno sparuto gruppo di fidati collaboratori, colleghi, attori e non solo – nella titanica impresa di adattare, per il grande schermo, La Tempesta di William Shakespeare, l’adattamento in napoletano antico ed aulico che ne fece Eduardo De Filippo e la pièce teatrale di quest’ultimo L’Arte della Commedia: la presentano alla stampa il regista, gli attori Sergio Rubini, Ennio Fantastichini, Renato Carpentieri, Teresa Saponangelo, I due produttori Isabella Cocuzza e Arturo Paglia per la Paco Cinematografica (in collaborazione con Rai Cinema) e il delegato di Microcinema Distribuzione.

La prima domanda viene rivolta proprio a Cabiddu, per scrutare un po’ nell’oscuro iter produttivo e distributivo intrapreso da questo film presentato durante la Festa del Cinema di Roma 2015 e che approderà solo adesso in sala, il prossimo 1 Dicembre.

Il regista conferma che la sua più grande fortuna è stata quella di collaborare, in gioventù, proprio con De Filippo mentre stave traducendo ed adattando La Tempesta: si occupava delle riprese, mentre un già malato Eduardo cercava di rendere al meglio le mille sfaccettature dei singoli personaggi coinvolti nella pièce e tutti interpretati da lui stesso. Solo anni dopo quest’evento, scoprendo che l’isola dell’Asinara era diventata un parco protetto, si è reso effettivamente conto della magnifica bellezza incantata del luogo e delle sue infinite possibilità per ospitare I fatti narrati all’interno dell’opera shakespeariana.

Come incipit si è orientato, invece, verso un’altra opera scritta da De Filippo: la commedia L’Arte della Commedia, che vede proprio in scena – fin dall’incipit – un gruppo di guitti (attori girovaghi) che perdono il loro teatro, andato a fuoco: il prefetto al quale si rivolgono si rifiuta di aiutarli, ma da quel momento in poi perde completamente il senso del confine tra realtà e finzione, con personaggi che si avvicendano sulle scena e che sembrano tutti attori, incarnazione di una finzione.

L’intento di Cabiddu, insieme soprattutto a Chiti, era quello di restitutire – attraverso la scrittura – quella leggerezza tipica del teatro trasferendola sul grande schermo, muovendosi in bilico tra la lievità e la soavità che appartiene tipicamente al linguaggio teatrale. Ovviamente, trattandosi di un adattamento tratto anche da De Filippo, non poteva mancare un piccolo cameo, all’inizio del film, del figlio Luca De Filippo (nei panni del capitano del traghetto diretto verso l’Asinara) e morto un anno dopo la fine delle riprese: l’esperienza di questo grande maestro e uomo di teatro ha insegnato a tutti (soprattutto a Cabiddu stesso) a concentrarsi su un messaggio più ampio che fosse veicolato dal film, ovvero che bisogna sempre riferirsi e dialogare con le nostre tradizioni senza perdere la nostra natura, concentrandosi soprattutto sulle nostre tradizioni culturali e, nello specifico, teatrali.

Una nuova domanda riguarda, invece, lo stretto rapporto tra la parola e lo spazio (entrambe protagoniste assolute ne La Stoffa dei Sogni): quale dialogo si è creato tra queste due “entità”, in particolare in relazione allo spazio fisico del paesaggio?

A prendere la parola è sempre Cabiddu, che conferma ancora una volta come l’isola dell’Asinara sia già, di per sé, un personaggio vero è proprio: si tratta infatti di un luogo dal sapore incantato dove può avvenire davvero tutto, un posto dove il turismo non è la risorsa principale, permettendo in tal modo agli attori di restare lontani da alcune comodità della vita moderna (acqua calda, cellulari etc.) e facendoli immergere in una simbiosi totale tra uomo e natura, regalando un’esperienza di andata, ritorno ma soprattutto approdo. Inoltre, sempre parlando dell’apporto fondamentale che ha avuto la precisa scelta della location, nessun membro della crew si può esimere dal considerare l’isola come un luogo che ha conferito loro concentrazione durante il periodo delle riprese, restituendo uno spazio dall’ampio respiro. Ogni luogo, ogni set naturale era assolutamente lontano dal concetto stesso di claustrofobia: la caratteristica era l’ampiezza sconfinata, evocate dal mare, dal palco ricostruito nel carcere, dalla natura incontaminata della vegetazione selvaggia, evocando una natural “empatia scenografica”.la stoffa DEI SOGNI

Dopo il regista, a prendere la parola, sono i due protagonisti e mattatori, gli attori Sergio Rubini ed Ennio Fantastichini: entrambi riconfermano il clima incline al cameratismo che si era creato sul set e il forte legame creato con la natura incontaminata e pericolosa che li circondava: quest’ultima ha regalato a tutto il cast la possibilità di maturare un nuovo impatto con lo spazio, riflettendo sulla sua natura intrinseca che lo rende unico, puro ed incontaminato, fedele solo a sé stesso.

Anche gli altri due membri del cast, Teresa Saponangelo e Renato Carpentieri, condividono il pensiero dei colleghi e sottolineano – ancora una volta – quelle che sono state le caratteristiche chiave della loro avventura shakespeariana: il cameratismo e il ruolo portante della natura, vera “mattatrice” sulla scena, che ha permesso di definire lo spazio della narrazione conferendo un nuovo respiro al film.

La Stoffa dei Sogni: Gianfranco Cabiddu presenta il film a Roma

Dopo aver parlato strettamente del film e della sua essenza, alcune domande spostano il discorso intavolato durante la conferenza dal piano del “realismo magico” de La Stoffa dei Sogni alla realtà effettiva, nuda e cruda: qual è la condizione del cinema italiano oggi e cosa ne pensano I protagonisti del film, regista, produttori e distributore incluso?

Ognuno di loro ha in cantiere nuovi progetti: alcuni ambiziosi (come il film che sta girando Fantastichini, il biopic The Music of Silence su Andrea Bocelli diretto da Michael Radford), altri indipendenti e rischiosi, altri “multitasking” (come Rubini che approderà a teatro, in TV e al cinema) oppure più nel solco della tradizione (una fiction targata Rai per la Saponangelo oppure esperienze di ricerca ed insegnamento teatrale per Carpentieri), ma non sono comunque esenti dalla polemica nei confronti dell’industria del cinema italiano: secondo Ennio Fantastichini, il più coinvolto, oggi tutto si è trasformato, focalizzando l’attenzione non sulla qualità di un film quanto sul numero di copie distribuite, vendute o sul totale degli incassi durante la prima settimana. Più si cerca di piacere a tutti – aggiunge – più ci si limita, puntando in basso. Il rapporto conflittuale tra produzione e distribuzione è così complesso solo in Italia: perfino gli esercenti sono concentrate soprattutto sull’incasso e non sulla bontà della poesia, una caratteristica che invece va difesa a qualunque costo; e questo istinto dovrebbe partire proprio dalle istituzioni, che dovrebbero fornire il buon esempio non solo dimostrando “simpatia” per l’industria dell’audiovisivo ma procedendo con una serie di azioni concrete per migliorare proprio gli aspetti più difficili, sostenendo tutti coloro che, nel settore, cercano di «combattere il sistema, non di assecondarlo».

Sergio Rubini, invece, è pronto a lanciare una nuova polemica rivolta proprio alla stampa e al rapporto conflittuale che spesso intercorre tra gli organi di comunicazione e l’industria della quale dovrebbero parlare: dopo aver citato il commediografo Aristofane con la sua opera Le Rane, concentra la sua attenzione sul problema della percezione collettiva che si ha di un film come La Stoffa dei Sogni che “scomoda” due icone del teatro mondiale come William Shakespeare ed Eduardo De Filippo: «non sono loro il vero problema» , sottolinea Rubini.

Anche il produttore Arturo Paglia ricorda le varie difficoltà incontrate: il montaggio complesso, la ricerca degli sponsor, la partecipazione di Rai Cinema e la regione Sardegna che si sono impegnate a livello produttivo, oltre a Microcinema Distribuzione per la diffusione in sala.

Ed è proprio il delegato della Microcinema a raccontare, dal punto di vista della distribuzione, la sua avventura sia umana ma soprattutto lavorativa: il problema nei confronti dell’industria audiovisiva è ben più ramificato, e si “infittisce” soprattutto nelle aree provinciali dove manca, alla base, una sorta di “educazione al gusto” verso prodotti diversi, ricercati e raffinati del mercato; ovviamente questo problema non è preso in considerazione dalle istituzioni che se ne dovrebbero occupare. A livello umano, invece, il suo percorso è coinciso con quello di Cabiddu sovrapponendosi in più punti: da ragazzo di provincia in cerca di fortuna a Roma a giovane assistente di Ferruccio Marotti, diviso tra dipartimenti vari incentrati sullo spettacolo, questo iter è sembrato riemergere solo davanti alla lettura del copione di La Stoffa dei Sogni, spingendolo in tal modo a percepire che quello era davvero il momento giusto per investire su questo ambizioso progetto, visto che «se possiamo sognare, perché non farlo dopo aver letto la poesia?»

È Rubini a chiudere il discorso prima di approfondirne un altro, sottolineando il fatto che, oggi come oggi, è impossibile pensare al “Cinema d’Autore” vincolandolo solo al circuito delle sale: oggi il vero luogo promettente è la TV (nonostante le discussioni in merito), come mostrano spesso I risultati oltreoceano è l’ultimo avamposto dov’è ancora possibile pensare alla qualità della scrittura, in modo tale da preservare gli autori; si tratta di una scrittura vicina alla modernità che può raccogliere più soldi permettendo anche di allargare lo spettro degli ipotetici supporti di distribuzione e fruizione di un’opera. E sempre l’attore pugliese viene accostato, nella domanda successive, alla figura immortale di Eduardo De Filippo: quanto il suo personaggio nel film, il capocomico Oreste Campese, è un omaggio alle tante maschere del grande Maestro, come ha interpretato il ruolo meta – teatrale di Prospero (se sempre con questo modello in mente), e come ha reagito di fronte al ruolo?

la stoffa dei sogniL’attore si è definite subito entusiasta nei confronti del film: voleva farne parte, per cui ha aspettato con pazienza le innumerevoli difficoltà superate dalla produzione e da Cabiddu. Per quanto riguarda il confronto con De Filippo, oltre ad una vaga (e velata) somiglianza fisica ha cercato di staccarsi assolutamente da quel modello di partenza e da qualunque suggestione in merito, lavorando piuttosto sull’empatia immediata che ha provato, leggendo, nei confronti del personaggio, liberandosi da ogni tipo di cliché che aveva in mente.

E Fantastichini, invece, come ha visto e percepito il personaggio del direttore del carcere, il vero Prospero del film?

Il film – commenta l’attore – è una sorta di doppio racconto incrociato, che procede lungo due binari paralleli tra la vita, le situazioni che accadono e nel quale si ritrovano coinvolti I personaggi: sono queste circostanze che spingono il direttore del carcere ad identificarsi con Prospero, uno dei protagonisti de La Tempesta di Shakespeare. Il copione l’ha coinvolto da subito, spingendolo a prendere parte al progetto nonostante le innumerevoli difficoltà che sapeva avrebbe incontrato lungo il percorso; un ulteriore elemento che l’ha spinto a decidere è stato proprio il fattore determinante del rapporto tra il direttore e sua figlia, Miranda: anche Fantastichini nella vita è un padre e gli sta a cuore il tema della libertà, che è la forma più alta d’amore, la semplice possibilità di poter lasciar andare I propri figli per vederli crescere liberi e felici, alla ricerca del loro posto nel mondo.

Anche la Saponangelo e Carpentieri intervengono nella questione: la prima era emozionata di fronte alla sola possibilità di poter adattare un testo di Shakespeare in una lingua così nobile come il napoletano antico, un dialetto così aulico: questa opportunità, insieme a quella di aver condiviso il set con altri attori del genere, l’ha fatta sentire orgogliosa di essersi lasciata coinvolgere; Carpentieri, invece, è rimasto positivamente colpito dalla delicatezza di certi momenti narrate da Cabiddu nel corso del film (come il legame tra i giovani Miranda e Ferdinando), dove ogni piccolo gesto si trasforma in un grane atto d’amore o di libertà nonostante la nostra società sia immerse nell’epoca della velocità, dove tutto è così rapido: qui in questa storia, al contrario, il tempo e il respiro rallentano recuperando il loro ritmo natural e la dimensione del sogno. L’attore confessa inoltre di sognare da sempre di interpretare La Tempesta nella rilettura di Eduardo: quando, sul set, lo confesso al figlio Luca De Filippo, la sua replica fu lapidaria e, ironicamente, basata su un discorso di incassi e ritorno economico: «ma quella non fa soldi!»

A chiudere la ricca conversazione è, ancora una volta, Cabiddu stesso che parafrasa Eduardo per parlare del lavoro sul set: “Nel tetro vero, se non ascolti gli altri non ascolti te stesso”, e infatti la forza de La Stoffa dei Sogni sono stati anche i suoi attori che sono stati in grado di collaborare tra loro ascoltandosi ed escludendo le suggestioni del mondo esterno dal processo creative (complice anche al natura impervia del luogo) realizzando, alla fine, un prodotto collettivo dove ognuno di loro ha trovato qualcosa di sé nel testo e ha contribuito con un proprio, forte, apporto personale.

L’ultimo pensiero va proprio a Luca De Filippo, e al ricordo che Cabiddu ha del suo coinvolgimento nelle riprese: avevano collaborato insieme, a teatro, innumerevoli volte, e per entrambi questo film rappresentava la possibilità di rendere omaggio ad un modo tradizionale di fare – e vedere – il teatro: a maggior ragione nell’ultimo periodo (prima della sua prematura scomparsa), le preoccupazioni maggiori che aveva erano legate alla sorte della propria compagnia una volta che non ci sarebbe stato più. Ma, come accade sulla scena, anche nella vita è la tradizione che permette al tempo di aggiustare tutto e di poter continuare, incessante, a scorrere.

La Stoffa dei Sogni recensione del film di Gianfranco Cabiddu

La Stoffa dei Sogni recensione del film di Gianfranco Cabiddu

Arriva il primo dicembre al cinema La Stoffa dei Sogni, film diretto da Gianfranco Cabiddu con Sergio Rubini e Ennio Fantastichini.

Un naufragio. Un’isola splendida ma selvaggia, inospitale e struggente nella sua crudele bellezza; i destini incrociati di vari personaggi che si incontrano, si perdono, si confondono e scontrano definitivamente restando sempre in bilico in una dimensione onirica sospesa tra reale e immaginario.

Inizia con queste premesse La Tempesta di William Shakespeare; ma sono anche le stesse che muovono l’adattamento in napoletano aulico curato da Eduardo De Filippo, e sempre quest’ultime muovono il meccanismo narrativo alla base de La Stoffa dei Sogni, l’ultima fatica firmata dal regista Gianfranco Cabiddu che ha esordito durante la decima edizione della Festa di Roma 2015 e che adesso, finalmente, debutta nelle sale italiane con il suo delicato connubio tra stili diversi, influenze culturali e letterarie (nello specifico), citazioni e giochi di specchi meta – teatrali che si rincorrono tra loro per creare un ricamo unico e prezioso, raro nella sua unicità.

La Stoffa dei Sogni recensione

Oreste Campese (Sergio Rubini), sua moglie Maria (Teresa Saponangelo), la figlioletta e il suggeritore della loro piccola compagnia teatrale, dopo il naufragio di un traghetto, approdano su una misteriosa isola selvaggia e – apparentemente – disabitata. Qui incontrano i tre camorristi Don Vincenzo (Renato Carpentieri), Andrea e Saverio che avevano ucciso il capitano del traghetto, e adesso vogliono copertura dalla compagnia Campese. Ricattati, i sette vengono trovati dalle guardie carcerarie che lavorano lì sull’isola al servizio del direttore De Caro (Ennio Fantastichini), integerrimo tutore della legge che vuole scovare i tre evasi ad ogni costo e tutelare la figlia Miranda (Gaia Bellugi) che, nel frattempo, vive una storia d’amor fou con un giovane naufrago trovato sulla spiaggia, che non ricorda nulla del suo passato e della sua identità, nemmeno il fatto di essere il figlio di Don Vincenzo, Ferdinando.

La Stoffa dei Sogni riesce in un’impresa solitamente difficile ai più, ovvero rendere Shakespeare fruibile per tutti, permettere alle immortali parole lasciate dal Bardo di raggiungere le sottili corde degli animi degli spettatori facendole vibrare: è De Filippo il mago che ha reso possibile questo gioco di prestigio, valicando gli inviolabili confini della sterile traduzione e regalando ulteriori tocchi di poesia alla Poesia stessa; Cabiddu riesce a cogliere queste trame sottili nascoste tra le pieghe delle parole e, con sapienza e maestria (con la collaborazione di Ugo Chiti e Salvatore De Mola) orchestra questa sinfonia onirica e visiva, dove il sogno procede di pari passo con la realtà in un luogo – l’ex carcere dell’Asinara – dove i comuni concetti di spazio tempo sono aboliti, e proprio l’isola assurge al ruolo di protagonista maestosa ed incontrastata: misteriosa e remota, lontana dal mondo, sembra osservare in silenzio le vite dei suoi abitanti (temporanei) coinvolte in un gioco di riferimenti meta – teatrali: la vita stessa è una finzione perché tutti siamo portati a mentire, e solo la menzogna sulle assi di un palcoscenico sembra riportare un po’ d’ordine nel caotico valzer degli addii, delle partenze e degli approdi orchestrati in scena.