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Nessuno siamo perfetti: la storia di Tiziano Sclavi al Torino Film Festival 2014

Nessuno siamo perfettiSarà presentato in anteprima al Torino Film Festival, Nessuno siamo perfetti, nuovo documentario di Giancarlo Soldi che racconta la storia di uno degli autori più influenti degli ultimi decenni: Tiziano Sclavi, creatore di Dylan Dog. Un viaggio all’interno dell’universo dell’autore, dagli inizi fino alla sorprendente decisione di ritirarsi da tutto e da tutti. Un film che contiene due emozionanti interviste a Sclavi e i contributi di personaggi del mondo della cultura come Dario Argento, Sergio Castellitto, Grazia Nidasio, Lorenzo Mattotti.

Nessuno siamo perfetti ripercorre, attraverso le parole dello stesso Sclavi, la storia dell’autore, i ricordi di bambino, il rapporto con la famiglia, la vita nella provincia pavese, l’approccio alla scrittura, la vita da fumettista, il successo.

L’autore, schivo, misterioso, ma molto amato, svela i pensieri più profondi della sua visionarietà, rendendo palpabile il suo flirtare con la morte. Sclavi prendeva i luoghi comuni del cinema, della letteratura e del fumetto di paura filtrandoli attraverso la sua sensibilità, complessa e piena di luoghi oscuri, facendolo spudoratamente, fino a farsi male. E’ proprio Tiziano Sclavi a raccontare con sincerità le sue memorie da invisibile. Le sue parole danno vita alle sue visioni che prendono corpo attraverso animazioni evocative. Il mondo che per anni lo ha ispirato, un mondo tutt’altro che rassicurante, si alterna alle sue confessioni, ricomponendo il puzzle del suo ritratto inedito, diretto, sincero e sorprendente.

Arricchiscono il film i contributi di: Grazia Nidasio, Bianca Pitzorno, Lorenzo Mattotti, Dario Argento, Walter de Silva, Sergio Castellitto, Thony, Giovanni Soldini, Mauro Marcheselli e il meraviglioso poster del maestro Aldo Di Gennaro.

Nessuno siamo perfetti sarà presentato al Torino Film Festival,  il 27 novembre.

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Nessuno si salva da solo: tre nuove clip dal film

Nessuno si salva da solo: tre nuove clip dal film

Sono disponibili da oggi tre nuove clip da Nessuno si salva da solo, il nuovo film diretto dall’Riccardo Scamarcio Nessuno si salva da soloattore e regista Sergio Castellitto, il quale si basa nuovamente per la sceneggiatura e storia su un romanzo scritto da sua moglie Margaret Mazzantini. Gli attori protagonisti del film sono Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca, i quali interpretano una coppia con due figli e da poco separata. Il film è prodotto da Indian Fiction Company e il restante cast è costituito da Anna Galiena, Eliana Miglio, Massimo Bonetti, Massimo Ciavarro, Renato Marchetti e Valentina Cenni. Ecco le tre nuove clip tratte dal film:

La sinossi ufficiale di Nessuno si salva da solo è la seguente:

Delia e Gaetano (Gae) sono stati sposati e hanno due figli, Cosmo e Nico. Da poco tempo vivono separati, lei ha tenuto la casa con i bambini, lui vive in un residence. Delia, che in passato ha sofferto di anoressia, è una biologa nutrizionista, Gaetano è uno sceneggiatore di programmi televisivi. Delia e Gae si incontrano per una cena in un ristorante, devono apparentemente discutere dell’organizzazione delle vacanze dei loro figli… ma presto capiamo che quell’incontro servirà ai due protagonisti per compiere un viaggio dentro la loro storia d’amore e scoprirne le ragioni della fine. La cena occupa l’intero svolgimento del film, ma attraverso una serie di flash back, viene ripercorsa la vita di Delia e Gaetano, dall’entusiasmo dei primi anni di vita in comune, l’amore, la passione, ai primi problemi e frustrazioni reciproche che hanno cominciato ad allontanarli, fino alla separazione. Sia Delia che Gae sono stati condizionati dai difficili rapporti avuti con i genitori. Delia ha molto sofferto quando la madre, Viola, ha abbandonato lei e il padre, un medico morto da tempo. Gaetano si è sempre sentito incompreso dal padre, Luigi, che non è riuscito a infondergli autostima. I conflitti tra Delia e Gae hanno un influsso negativo anche sui figli, in particolare su Cosmo, che diventa un bambino molto sensibile e insicuro. Durante una festa organizzata per il compleanno di Cosmo, Gaetano conosce Matilde, una giovane animatrice; Matilde e Gaetano cominciano a frequentarsi e in breve diventano amanti. La relazione viene scoperta nel più tragicomico dei modi: Matilde e Gaetano si baciano in un parco senza curarsi della presenza dei figli di lui, e Nico racconta il fatto alla madre. Un altro episodio che ha fortemente influito sui rapporti tra Delia e Gaetano è stato l’aborto a cui Delia è stata costretta quando era incinta del terzo figlio. Il dentista, all’oscuro della gravidanza, aveva fatto radiografie senza protezione, così si era reso necessario l’aborto per evitare pericoli di malformazioni… Quando Delia e Gaetano decidono di separarsi, la vita continua a essere difficile per entrambi. Delia rischia di ricadere nell’anoressia; è così nervosa che arriva a sfogare la sua ira contro Cosmo, un giorno in cui era irritata dal mancato arrivo di Gaetano che, sommerso dal lavoro, non può venire a prendere i figli per trascorrere con loro la domenica. Al termine della cena Delia e Gaetano vengono avvicinati da una coppia di anziani, Vito e Lea, sorridenti, bizzarri, nonostante l’età ancora innamorati… Vito li ha osservati a lungo durante la cena e ne ha percepito i problemi. Vito confida loro di essere malato di cancro e chiede a Delia e Gae di pregare per lui perché, sostiene, «nessuno si salva da solo»…

Nessuno si salva da solo è uscito nelle sale cinematografiche italiane a partire da ieri giovedì 5 marzo 2015, distribuito da Universal.

Fonte: Universal Pictures International Italy

Nessuno si salva da solo: trailer del nuovo film di Castellitto/Mazzantini

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Torna la premiata ditta Castellitto/Mazzantini con un altro film diretto da Sergio e scritto da Margaret su adattamento di un suo stesso, omonimo, romanzo. Protagonisti di Nessuno si salva da solo sono Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca. Ecco il trailer italiano del film:

https://www.youtube.com/watch?v=AC83vD2b3X4

Di seguito la trama del film: Delia e Gaetano (Gae) sono stati sposati e hanno due figli, Cosmo e Nico. Da poco tempo vivono separati, lei ha tenuto la casa con i bambini, lui vive in un residence. Delia, che in passato ha sofferto di anoressia, è una biologa nutrizionista, Gaetano è uno sceneggiatore di  programmi televisivi.

Riccardo Scamarcio Nessuno si salva da soloDelia e Gae si incontrano per una cena in un ristorante, devono apparentemente discutere dell’organizzazione delle vacanze dei loro figli… ma presto capiamo che quell’incontro servirà ai due protagonisti per compiere un viaggio dentro la loro storia d’amore e scoprirne le ragioni della fine.

La cena occupa l’intero svolgimento del film, ma attraverso una serie di flash back, viene ripercorsa la vita di Delia e Gaetano, dall’entusiasmo dei primi anni di vita in comune, l’amore, la passione, ai primi problemi e frustrazioni reciproche che hanno cominciato ad allontanarli, fino alla separazione.

Sia Delia che Gae sono stati condizionati dai difficili rapporti avuti con i genitori. Delia ha molto sofferto quando la madre, Viola, ha abbandonato lei e il padre, un medico morto da tempo. Gaetano si è sempre sentito incompreso dal padre, Luigi, che non è riuscito a infondergli autostima.

I conflitti tra Delia e Gae hanno un influsso negativo anche sui figli, in particolare su Cosmo, che diventa un bambino molto sensibile e insicuro. Durante una festa organizzata per il compleanno di Cosmo, Gaetano conosce Matilde, una giovane animatrice; Matilde e Gaetano cominciano a frequentarsi e in breve diventano amanti. La relazione viene scoperta nel più tragicomico dei modi: Matilde e Gaetano si baciano in un parco senza curarsi della presenza dei figli di lui, e Nico racconta il fatto alla madre.

Un altro episodio che ha fortemente influito sui rapporti tra Delia e Gaetano è stato l’aborto a cui Delia è stata costretta quando era incinta del terzo figlio. Il dentista, all’oscuro della gravidanza, aveva fatto radiografie senza protezione, così si era reso necessario l’aborto per evitare  pericoli di  malformazioni…

Quando Delia e Gaetano decidono di separarsi, la vita continua a essere difficile per entrambi. Delia rischia di ricadere nell’anoressia; è così nervosa che arriva a sfogare la sua ira contro Cosmo, un giorno in cui era irritata dal mancato arrivo di Gaetano che, sommerso dal lavoro, non può venire a prendere i figli per trascorrere con loro la domenica.

Al termine della cena Delia e Gaetano vengono avvicinati da una coppia di anziani, Vito e Lea, sorridenti, bizzarri, nonostante l’età ancora innamorati… Vito li ha osservati a lungo durante la cena e ne ha percepito i problemi. Vito confida loro di essere malato di cancro e chiede a Delia e Gae di pregare per lui perché, sostiene, «nessuno si salva da solo»…

Nessuno si salva da solo: primi 7 minuti del film di Sergio Castellitto

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Guarda i primim 7 minuti di Nessuno si salva da solo, il nuovo film di Sergio Castellitto e tratto dal romanzo di Margaret Mazzantini, al cinema dal 5 MARZO 2015. Nel cast Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Anna Galiena, Marina Rocco, Massimo Bonetti, Massimo Ciavarro, Renato Marchetti, Valentina Cenni, Eliana Miglio.

Di seguito la trama del film: Delia e Gaetano (Gae) sono stati sposati e hanno due figli, Cosmo e Nico. Da poco tempo vivono separati, lei ha tenuto la casa con i bambini, lui vive in un residence. Delia, che in passato ha sofferto di anoressia, è una biologa nutrizionista, Gaetano è uno sceneggiatore di  programmi televisivi.

Riccardo Scamarcio Nessuno si salva da soloDelia e Gae si incontrano per una cena in un ristorante, devono apparentemente discutere dell’organizzazione delle vacanze dei loro figli… ma presto capiamo che quell’incontro servirà ai due protagonisti per compiere un viaggio dentro la loro storia d’amore e scoprirne le ragioni della fine.

La cena occupa l’intero svolgimento del film, ma attraverso una serie di flash back, viene ripercorsa la vita di Delia e Gaetano, dall’entusiasmo dei primi anni di vita in comune, l’amore, la passione, ai primi problemi e frustrazioni reciproche che hanno cominciato ad allontanarli, fino alla separazione.

Sia Delia che Gae sono stati condizionati dai difficili rapporti avuti con i genitori. Delia ha molto sofferto quando la madre, Viola, ha abbandonato lei e il padre, un medico morto da tempo. Gaetano si è sempre sentito incompreso dal padre, Luigi, che non è riuscito a infondergli autostima.

I conflitti tra Delia e Gae hanno un influsso negativo anche sui figli, in particolare su Cosmo, che diventa un bambino molto sensibile e insicuro. Durante una festa organizzata per il compleanno di Cosmo, Gaetano conosce Matilde, una giovane animatrice; Matilde e Gaetano cominciano a frequentarsi e in breve diventano amanti. La relazione viene scoperta nel più tragicomico dei modi: Matilde e Gaetano si baciano in un parco senza curarsi della presenza dei figli di lui, e Nico racconta il fatto alla madre.

Un altro episodio che ha fortemente influito sui rapporti tra Delia e Gaetano è stato l’aborto a cui Delia è stata costretta quando era incinta del terzo figlio. Il dentista, all’oscuro della gravidanza, aveva fatto radiografie senza protezione, così si era reso necessario l’aborto per evitare  pericoli di  malformazioni…

Quando Delia e Gaetano decidono di separarsi, la vita continua a essere difficile per entrambi. Delia rischia di ricadere nell’anoressia; è così nervosa che arriva a sfogare la sua ira contro Cosmo, un giorno in cui era irritata dal mancato arrivo di Gaetano che, sommerso dal lavoro, non può venire a prendere i figli per trascorrere con loro la domenica.

Al termine della cena Delia e Gaetano vengono avvicinati da una coppia di anziani, Vito e Lea, sorridenti, bizzarri, nonostante l’età ancora innamorati… Vito li ha osservati a lungo durante la cena e ne ha percepito i problemi. Vito confida loro di essere malato di cancro e chiede a Delia e Gae di pregare per lui perché, sostiene, «nessuno si salva da solo»…

Nessuno si salva da solo: due clip del film con Riccardo Scamarcio

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Guarda due cli del film Nessuno si salva da solo di Sergio Castellitto e tratto dal romanzo di Margaret Mazzantini, al cinema dal 5 MARZO 2015. Nel cast Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Anna Galiena, Marina Rocco, Massimo Bonetti, Massimo Ciavarro, Renato Marchetti, Valentina Cenni, Eliana Miglio.

Di seguito la trama del film: Delia e Gaetano (Gae) sono stati sposati e hanno due figli, Cosmo e Nico. Da poco tempo vivono separati, lei ha tenuto la casa con i bambini, lui vive in un residence. Delia, che in passato ha sofferto di anoressia, è una biologa nutrizionista, Gaetano è uno sceneggiatore di  programmi televisivi.

Riccardo Scamarcio Nessuno si salva da soloDelia e Gae si incontrano per una cena in un ristorante, devono apparentemente discutere dell’organizzazione delle vacanze dei loro figli… ma presto capiamo che quell’incontro servirà ai due protagonisti per compiere un viaggio dentro la loro storia d’amore e scoprirne le ragioni della fine.

La cena occupa l’intero svolgimento del film, ma attraverso una serie di flash back, viene ripercorsa la vita di Delia e Gaetano, dall’entusiasmo dei primi anni di vita in comune, l’amore, la passione, ai primi problemi e frustrazioni reciproche che hanno cominciato ad allontanarli, fino alla separazione.

Sia Delia che Gae sono stati condizionati dai difficili rapporti avuti con i genitori. Delia ha molto sofferto quando la madre, Viola, ha abbandonato lei e il padre, un medico morto da tempo. Gaetano si è sempre sentito incompreso dal padre, Luigi, che non è riuscito a infondergli autostima.

I conflitti tra Delia e Gae hanno un influsso negativo anche sui figli, in particolare su Cosmo, che diventa un bambino molto sensibile e insicuro. Durante una festa organizzata per il compleanno di Cosmo, Gaetano conosce Matilde, una giovane animatrice; Matilde e Gaetano cominciano a frequentarsi e in breve diventano amanti. La relazione viene scoperta nel più tragicomico dei modi: Matilde e Gaetano si baciano in un parco senza curarsi della presenza dei figli di lui, e Nico racconta il fatto alla madre.

Un altro episodio che ha fortemente influito sui rapporti tra Delia e Gaetano è stato l’aborto a cui Delia è stata costretta quando era incinta del terzo figlio. Il dentista, all’oscuro della gravidanza, aveva fatto radiografie senza protezione, così si era reso necessario l’aborto per evitare  pericoli di  malformazioni…

Quando Delia e Gaetano decidono di separarsi, la vita continua a essere difficile per entrambi. Delia rischia di ricadere nell’anoressia; è così nervosa che arriva a sfogare la sua ira contro Cosmo, un giorno in cui era irritata dal mancato arrivo di Gaetano che, sommerso dal lavoro, non può venire a prendere i figli per trascorrere con loro la domenica.

Al termine della cena Delia e Gaetano vengono avvicinati da una coppia di anziani, Vito e Lea, sorridenti, bizzarri, nonostante l’età ancora innamorati… Vito li ha osservati a lungo durante la cena e ne ha percepito i problemi. Vito confida loro di essere malato di cancro e chiede a Delia e Gae di pregare per lui perché, sostiene, «nessuno si salva da solo»…

Nessuno si salva da solo: backstage con Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca

Guarda il backstage di Nessuno si salva da solo, un film di Sergio Castellitto, dal romanzo di Margaret Mazzantini con Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Anna Galiena, Marina Rocco, Massimo Bonetti, Massimo Ciavarro, Renato Marchetti, Valentina Cenni, Eliana Miglio.

http://youtu.be/Cqly5aSsMcw

nessuno-si-salva-da-soloLa sinossi ufficiale di Nessuno si salva da solo è la seguente:

Delia e Gaetano (Gae) sono stati sposati e hanno due figli, Cosmo e Nico. Da poco tempo vivono separati, lei ha tenuto la casa con i bambini, lui vive in un residence. Delia, che in passato ha sofferto di anoressia, è una biologa nutrizionista, Gaetano è uno sceneggiatore di programmi televisivi. Delia e Gae si incontrano per una cena in un ristorante, devono apparentemente discutere dell’organizzazione delle vacanze dei loro figli… ma presto capiamo che quell’incontro servirà ai due protagonisti per compiere un viaggio dentro la loro storia d’amore e scoprirne le ragioni della fine. La cena occupa l’intero svolgimento del film, ma attraverso una serie di flash back, viene ripercorsa la vita di Delia e Gaetano, dall’entusiasmo dei primi anni di vita in comune, l’amore, la passione, ai primi problemi e frustrazioni reciproche che hanno cominciato ad allontanarli, fino alla separazione. Sia Delia che Gae sono stati condizionati dai difficili rapporti avuti con i genitori. Delia ha molto sofferto quando la madre, Viola, ha abbandonato lei e il padre, un medico morto da tempo. Gaetano si è sempre sentito incompreso dal padre, Luigi, che non è riuscito a infondergli autostima. I conflitti tra Delia e Gae hanno un influsso negativo anche sui figli, in particolare su Cosmo, che diventa un bambino molto sensibile e insicuro. Durante una festa organizzata per il compleanno di Cosmo, Gaetano conosce Matilde, una giovane animatrice; Matilde e Gaetano cominciano a frequentarsi e in breve diventano amanti. La relazione viene scoperta nel più tragicomico dei modi: Matilde e Gaetano si baciano in un parco senza curarsi della presenza dei figli di lui, e Nico racconta il fatto alla madre. Un altro episodio che ha fortemente influito sui rapporti tra Delia e Gaetano è stato l’aborto a cui Delia è stata costretta quando era incinta del terzo figlio. Il dentista, all’oscuro della gravidanza, aveva fatto radiografie senza protezione, così si era reso necessario l’aborto per evitare pericoli di malformazioni… Quando Delia e Gaetano decidono di separarsi, la vita continua a essere difficile per entrambi. Delia rischia di ricadere nell’anoressia; è così nervosa che arriva a sfogare la sua ira contro Cosmo, un giorno in cui era irritata dal mancato arrivo di Gaetano che, sommerso dal lavoro, non può venire a prendere i figli per trascorrere con loro la domenica. Al termine della cena Delia e Gaetano vengono avvicinati da una coppia di anziani, Vito e Lea, sorridenti, bizzarri, nonostante l’età ancora innamorati… Vito li ha osservati a lungo durante la cena e ne ha percepito i problemi. Vito confida loro di essere malato di cancro e chiede a Delia e Gae di pregare per lui perché, sostiene, «nessuno si salva da solo»…

Nessuno si salva da solo è uscito nelle sale cinematografiche italiane a partire da ieri giovedì 5 marzo 2015, distribuito da Universal.

Nessuno reboot di Batman fino al 2017?

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Nessuno reboot di Batman fino al 2017?

Il Cavaliere Oscuro Il Ritorno ha sancito la fine del fruttuoso matrimonio tra Christopher Nolan e Batman. Tuttavia la Warner Bros ha in programma di continuarea sfruttare l’immagine dell’Uomo Pipistrello senza il regista e senza Chistian Bale. E’ infatti noto che entro il 2015 avremo un nuovo Batman che si unirà alla Justice League, mentre per avere un altro film interamente dedicato all’eroe in nero dovremo aspettare il 2017.

Inutile dirlo, ci sono un sacco di rumors più o meno fondati su chi interpreterà il nuovo Batman. I più insistenti e autorevoli sono quelli che vorrebbero Joseph Gordon-Levitt erede di Bale, cosa che è stata però smentita dallo stesso attore. Non resta quindi che aspettare e vedere quale sarà il fortunato attore a ricevere in eredità la tuta nera di Batman.

Nessuno può scaricare mia figlia: la spiegazione del finale del film

Quella che era iniziata come un’innocente storia d’amore adolescenziale prende una piega devastante in Nessuno può scaricare mia figlia, film thriller prodotto da Lifetime. Tutto inizia con Theresa (Jasmine Vega) e Jimmy Simpson (Aiden Howard) che si innamorano. Tuttavia, il roseo prisma dell’amore svanisce rapidamente, come accade nella maggior parte delle storie d’amore adolescenziali, con Jimmy che rompe con Theresa, lasciandola con il cuore spezzato.

Tuttavia, non solo Theresa è sconvolta dal nuovo sviluppo nella sua vita, ma anche sua madre Mary (Ana Ortiz). La madre ossessiva e manipolatrice della giovane fatica infatti ad accettare che sua figlia abbia perso la verginità con Jimmy. Con il passare del tempo, escogita un piano malvagio per vendicarsi di Jimmy, che senza dubbio influenzerà per sempre la vita di Theresa.

Cosa succede in Nessuno può scaricare mia figlia?

Nel corso del film, Jimmy incontra Theresa dopo aver compreso il suo errore e le chiede perdono per averle spezzato il cuore. Tuttavia, Theresa lo incolpa di averla messa in imbarazzo e di aver tradito la sua fiducia, e il ragazzo si scusa profusamente, sottolineando che non vuole che lei pensi che lui l’abbia sfruttata per il proprio piacere fisico. Le scuse fanno sentire meglio Theresa, ma lei rifiuta la richiesta di Jimmy di incontrarsi il giorno successivo.

Aiden Howard e Jasmine Vega in Nessuno può scaricare mia figlia
Aiden Howard e Jasmine Vega in Nessuno può scaricare mia figlia

In breve, era evidente che la coppia aveva seppellito l’ascia di guerra e che le cose potevano tornare alla normalità. Tuttavia, il giorno dopo, la situazione prende una piega drammatica quando Jimmy viene ucciso a colpi di pistola mentre lava la sua auto, morendo sul colpo. Dall’altra parte, Theresa, che non era a conoscenza della devastante notizia, rimane paralizzata quando viene a sapere della morte del suo amante. Anche quando sua madre Mary cerca di consolarla, lei non riesce a scrollarsi di dosso il dolore per la perdita di Jimmy.

Chi ha ucciso Jimmy Simpson in Nessuno può scaricare mia figlia?

All’inizio delle indagini della polizia, il detective Herandez scopre un biglietto da visita con una macchia di sangue e lo usa per rintracciare il colpevole. Il funerale di Jimmy è un evento emotivamente intenso e quando Theresa torna a casa, litiga con sua madre Mary. Theresa esprime disappunto per il fatto che sua madre non fosse presente al funerale, al che Mary risponde chiedendole perché avrebbe dovuto partecipare al funerale del ragazzo che ha preso la verginità di sua figlia, lasciando Theresa sbalordita.

Non solo, ma l’assicurazione di Mary che la verginità di Theresa sarebbe stata ripristinata quando Jimmy, il ragazzo che l’aveva presa, fosse morto, lascia Theresa senza parole. Nella scena seguente, Hernandez interroga Jeffrey Lopez (Zak Santiago), che inizialmente nega qualsiasi coinvolgimento nel crimine, ma alla fine rivela l’identità di Ana (Sheila E). Ana, altrettanto sconvolta, decide di aiutare le autorità e incontra Mary sotto la supervisione della polizia. Ana chiede che vengano consegnati 500 dollari agli assassini, ma Mary esprime il suo disappunto, aggiungendo che gli assassini potrebbero ricattarli in futuro.

Jasmine Vega e Ana Ortiz in Nessuno può scaricare mia figlia
Jasmine Vega e Ana Ortiz in Nessuno può scaricare mia figlia

Consiglia inoltre di assumere un altro assassino per sbarazzarsi di questi killer, mentre la polizia continua ad ascoltare la loro conversazione. Quando Mary ammette di aver dato dei soldi per coprire l’omicidio, le autorità la arrestano immediatamente. Nella scena seguente, Mary viene incriminata per omicidio e Theresa chiede a suo padre perché non abbiano partecipato all’udienza in tribunale. A questo punto, il padre triste, che sta guardando la foto del fratello defunto di Theresa, ricorda cosa sarebbe potuto accadere se il figlio non fosse morto.

Mary non sarebbe stata una madre ossessiva e Jimmy non sarebbe morto. Nella scena seguente, Theresa va a trovare sua madre in prigione e le chiede la verità, ma la madre delirante continua la sua farsa e sostiene di non aver ucciso Jimmy. Alla fine, Theresa, delusa, se ne va dalla prigione, giurando di non voler più vedere sua madre. Il film si conclude così con Theresa che esprime la sua gratitudine a Jimmy e chiede perdono mentre visita la sua tomba.

Il finale di Nessuno può scaricare mia figlia lascia una riflessione sul confine tra amore, controllo e ossessione. La storia mostra come l’ossessione di Mary e il desiderio di proteggere la “purezza” della figlia abbiano trasformato un normale dolore adolescenziale in una catena di violenza e tragedia. Il film mette in luce le conseguenze devastanti delle manipolazioni familiari e della mancanza di rispetto per le scelte altrui, evidenziando quanto il controllo e la vendetta possano distruggere legami e vite. Alla fine, la crescita emotiva di Theresa emerge come messaggio centrale: imparare a distinguere tra affetto genuino e manipolazione, accettare la perdita e trovare la propria autonomia diventano strumenti per spezzare il ciclo di dolore lasciato dagli adulti intorno a lei.

Scopri anche il finale di altri film simili a Nessuno può scaricare mia figlia:

Nessuno mi può giudicare: recensione del film con Paola Cortellesi

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Arriva nelle sale italiane Nessuno mi può giudicare la nuova commedia diretta da Massimiliano Bruno e con protagonisti assoluti Paola Cortellesi e Raoul Bova.

In Nessuno mi può giudicare Alice è una donna ricca, razzista e un po’ cafona che trascorre la sua vita organizzando feste e dando ordini al suo personale extracomunitario. Quando però il marito imprenditore muore in un incidente, lei rimasta sola con suo figlio, si troverà costretta per la prima volta nella sua vita a lavorare per pagare il debito che suo marito le ha lasciato in eredità.  Venderà tutto e si trasferirà quindi nei quartieri popolari di Roma, e realizzerà che di lavori che possano fruttarle abbastanza da permetterle di pagare il debito evitando le galera e mantenere suo figlio con lei ce ne sono davvero pochi. Così deciderà suo malgrado di fare la escort. La storia in questi termini sembra sicuramente tragica, e nella sua intimità riflette una società del compromesso, la nostra purtroppo, nella quale le persone in difficoltà spesso fanno ciò che non vogliono per riuscire a cavarsela, proprio come Alice.

Ma la forza del film è proprio questa, trattare di argomenti scomodi e di forte impegno sociale con ironico divertimento, senza mai cedere al patetismo, scivolando lievemente e solo di rado nel prevedibile buonismo che è tipico e costitutivo della commedia. In Nessuno mi può giudicare si ride di gusto e con irriverente trasporto: le razze e i razzisti, i ricchi e i poveri, i raffinati e i cafoni, i politici e i loro vizietti, tutto diventa materia di uno sguardo, quello di Massimiliano Bruno alla sua opera prima al cinema, acuto ed intelligente, che lavora sulla battuta con grande cura e con un ottimo risultato. A tenere il timone è una splendida Paola Cortellesi che nei panni succinti della escort Alice rappresenta con la sua consueta ironia un personaggio che invece ha tutte le carte in regola per essere tragico. Accanto a lei Raul Bova, mai così trucido (e bello), che si cala completamente nel ruolo scomposto di Giulio, squattrinato gestore di un call centre.

Nessuno mi può giudicare film recensione

Ma anche Rocco Papaleo il becero razzista, Anna Foglietta escort in carriera dal cuore d’oro, Valerio Aprea depresso di costituzione,  la ‘strana coppia’ Lucia Ocone e Lillo, condomini rozzi ma dal cuore d’oro, ogni singolo personaggio è curato nei dettagli, merito di un lavoro di tornio che da spessore al film, in una commedia trascinante. E gli attori, dai più piccoli ai più grandi, danno un contributo fondamentale; Bruno si diverte e mettere ‘fuori parte’ i suoi, trasformando il bello e pulito Bova in rozzo ‘trucidone’, la divertente Cortellesi in sensuale escort (senza mai scadere nella volgarità!), la raffinata Ocone in pacchiana romanaccia, mantenendo l’armonia e l’equilibrio, senza mai uscire dalle righe e regalando larghi e abbondanti sorrisi. Nessuno mi può giudicare è un film di scrittura, fatto bene, che racconta di personaggi e di temi sociali con il gusto dolce amaro della commedia di una volta.

Nessuno mi può giudicare è la commedia dell’anno

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Nessuno mi può giudicare è la commedia dell’anno

Festa a Taormina per Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno: lo anticipa il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, in occasione della prossima assegnazione dei Nastri d’Argento 2011, il 25 giugno.

Nessuno mi pettina bene come il vento: recensione del film

Nessuno mi pettina bene come il vento: recensione del film

In Nessuno mi pettina bene come il vento una scrittrice solitaria, Arianna (Laura Morante), una bambina problematica, Gea (Andreea Denisa Savin), un gruppo di giovani teppistelli, tra cui Yuri (Jacopo Olmo Antinori). Tre solitudini che s’incontrano d’inverno in una località di mare, tre prospettive sul mondo che cambiano. Una storia di contrapposizioni, di rifiuti e istintive affinità.

Così Peter Del Monte torna alla regia dopo sette anni, parlandoci di esistenze solitarie segnate da una latente disperazione, personaggi che faticano a trovare un posto nel mondo. La trama che inizialmente può apparire contorta, è in realtà semplice, perfino esile, ma sufficiente a far emergere ciò che conta nel film: l’interiorità dei personaggi. Nessuno mi pettina bene come il vento è un film di silenzi più che di parole, come lo definisce lo stesso regista – ma le parole, quando ci sono, portano spesso un contributo alla riflessione, rovesciando prospettive classiche.

Nessuno mi pettina bene come il vento, il film

Proprio per la sua natura intimista, fatta di emozioni trattenute o poco espresse verbalmente, il film ha bisogno di interpreti abili a definire mondi interiori con la profondità delle espressioni e dei gesti. Di questi vive, grazie all’ottima scelta degli attori: con indiscussi punti fermi  – Laura Morante, da sempre efficace nel tratteggiare donne fragili e insicure che sanno però trovare al momento opportuno una loro forza – gradite conferme – un altro ruolo da introverso per Jacopo Olmo Antinori, già in Io e te di Bernardo Bertolucci – e buoni esordi – Andreea Denisa Savin, dodicenne.

Nessuno mi pettina bene come il vento rende bene quell’inspiegabile istintiva affinità che porta a volte a fidarsi degli sconosciuti più che di chi ci è da sempre vicino, quell’alchimia misteriosa che prescinde da ogni regola – età, contesto di provenienza – e determina un immediato legame tra estranei (qui sia tra Gea e Arianna, che tra Gea e Yuri). La capacità di aprirsi a ciò che non si conosce, esemplificata nell’aforisma di Alda Merini che dà il titolo al lavoro. Capacità che spesso gli adulti perdono, mentre i giovani più facilmente posseggono – è la bambina a “insegnarla” alla scrittrice, adulta curiosa e intelligente, che sa mettersi in discussione. La parte più viva è, dunque, la contrapposizione tra questo elemento vitalistico e spontaneo e la natura fondamentalmente oscura dei personaggi, che trova corrispondenza nell’ambientazione cupa.

Lo sguardo del regista non giudica i protagonisti, ma è disincantato. Sulla famiglia: lontana dall’essere un nucleo in cui trovare comprensione e appoggio, appare invece come luogo di disgregazione e lontananza, non priva di affetti, ma incapace di essere punto di riferimento. Come sull’universo dei ragazzi: portatori di nuove benefiche prospettive, ma anche concentrati di aggressività e rabbia più o meno espresse. Un viaggio introspettivo con momenti anche emozionanti, un invito a recuperare un po’ d’istinto e a lasciarsi, ogni tanto, pettinare dal vento.

      

Nessuno ha detto a Wes Bentley che Ben Affleck è Batman?

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Wes Bentley non è nuovo ai cinecomics. Nella sua carriera, l’attore di Interstellar ha partecipato a ben due film tratti da fumetto: Jonah Hex e Ghost Rider, ma ha confessato che non gli dispiacerebbe interpretare un altro personaggio, molto più famoso.

Ospite al Larry King Now, Bentley ha dichiarato che avrebbe piacere a interpretare Batman. La speranza è l’ultima a morire e si sa che l’attore potrebbe anche aver detto una cosa del genere perché semplicemente ama il personaggio, ma è piuttosto improbabile che riesca a realizzare il suo sogno. Ben Affleck, nuovo Batman per la Warner e DC, sembra destinato a rimanere nel mantello del Crociato Incappucciato almeno per i prossimi cinque anni, e questo imfrangerebbe le speranze di Bentley.

Comic Book Movie ha però giustamente avanzato la proposta: e se l’attore vestisse i panni di Batman/Bruce Wayne per l’universo televisivo della DC? Magari comparendo in una delle due serie tv Arrow o The Flash?

Che ne pensate?

Nessuno dei due può vivere se l’altro sopravvive …

Nessuno dei due può vivere se l’altro sopravvive …

Nessuno dei due può vivere se l’altro sopravvive. Alla luce di questa profezia ci avviamo alla conclusione di un percorso. Badate bene, Harry Potter è un fenomeno mondiale, è l’infanzia di molti ragazzini che con lui sono cresciuti, ed è il ritorno all’infanzia di chi credeva di essere passato indenne attraverso un periodo importantissimo della propria vita. Harry Potter ricorda l’infanzia e accompagna il suo lettore/spettatore verso la giovinezza, la responsabilità, la scelta. Giunti alla conclusione di questo viaggio magico non si può non guardarsi indietro e chiedersi: quanto sono stati lunghi questi 10 anni cinematografici di Harry Potter? Cosa mai ci sarà adesso da aspettare dopo che “tutto finisce”? Sembra ieri che un bel gufo grigio recapitò al numero 4 di Privet Drive una lettera d’ammissione, quella che parecchi bambini di 11 anni hanno aspettato, ma che era indirizzata solo a lui: Harry James Potter.

Nessuno dei due può vivere se l’altro sopravvive, la profezia

Il piccoletto spettinato, in una camicia più grande di lui di diverse taglie, apprende da un mezzo-gigante dalla faccia simpatica che è un mago, e la sua vita cambia per sempre. Harry va a scuola, a Hogwarts, che diventerà la sua vera casa, e così comincerà il suo percorso nel mondo magico, alla scoperta di cose delle quali nemmeno sospettava l’esistenza (come le scale a cui piace cambiare o i fantasmi che allegramente fluttuano nei corridoi della scuola intrattenendo gli studenti). Scoprirà che ci sono tante cose da imparare per un giovane mago di 11 anni, e soprattutto capirà che “non tutti i maghi sono buoni”. Saprà presto riconoscere gli amici dai nemici (da subito preferisce un Weasley ad un Malfoy) e scoprirà che, suo malgrado, è famoso!

Nel mondo magico Harry è un eroe, ha sconfitto il più grande mago oscuro di tutti i tempi, Colui Che Non Deve Essere Nominato, e grazie a lui la paura ha abbandonato maghi e streghe. Ma Tu Sai Chi non è morto, tenterà molte volte di ritornare in vita, ed Harry sarà sempre pronto, anche se inesperto, ma armato di coraggio (è un Grifondoro) e soprattutto di amici, i migliori che si possano immaginare. Non è uno studente modello, se la cava come Ron grazie all’aiuto di Hermione (che forse poteva finire anche in Corvonero) che passa loro i compiti, e probabilmente anche grazie ad un ascendente che scopre di avere sul Preside, il professor Silente, il più grande mago che la storia ricordi. Imparerà cosa vuol dire essere fedeli alle proprie scelte, e soprattutto cosa vuol dire soffrire tanto da non poter sopportare il dolore. La sua grande capacità di amare lo rende speciale, incorruttibile e alla fine di tutto imbattibile.

Crescendo prenderà le proprie decisioni e a mano a mano che Voldemort eliminerà quelli che lo proteggono per arrivare a lui, Harry prenderà coscienza di sé e delle proprie forze. Così capirà che la soluzione è combattere e abbattere per sempre il male ed il desiderio di potere.

La grande mente dietro a questa infinita operazione letterario – cinematografica è una donna, che in difficoltà economiche, scrive un libro e poi un altro, fino a scriverne sette ed a diventare la persona più ricca del Regno Unito dopo la Regina. J.K. Rowling è la madre di Harry e quella di una intera generazione di uomini e donne di tutte le età che sono rimaste con il mago con la cicatrice a forma di saetta fino alla fine. E’ una saga piena di passione, quella di Harry Potter, che riesce a toccare temi attuali trasfigurandoli attraverso il linguaggio della magia e rendendoli ancora più realistici: la paura del diverso, il vero valore della vita divisa tra bene e male, l’importanza delle scelte, la paura della morte come passaggio verso l’ignoto. Nessuna generazione prima di questa ha avuto il privilegio di approcciarsi attraverso una realistica finzione a questi temi che seppure inseriti in un testo apparentemente semplice hanno una potenza ed un’universalità senza precedenti. La Rowling è riuscita a creare su carta una realtà incredibile, permettendo ad ogni Babbano di affezionarsi ad ogni persona, locale, negozio, professore, aula o cortile che Harry incontra nel suo viaggio.

Che dire della famiglia magica più bella di sempre, i rossi Weasley? E del Quiddich? I maghi hanno per questo sport lo stesso fanatismo che i babbani hanno per il calcio! Per non parlare delle Apifrizzole, dei Cioccalderoni, delle caramelle Tutti i Gusti +1, delle piume di zucchero, del succo di zucca e della magnifica Burrobirra (chi non si è mai chiesto di cosa sa la Burrobirra?). E poi professori terribili e severi, simpatici e pasticcioni, fannulloni e cialtroni, misteriosi e sfortunati, esami, voti ed esaminatori. Un mondo che tutti vorrebbero vivere in prima persona e che ricompare con la stessa vibrante bellezza ogni volta che si ci ficca con il naso in questi straordinari ‘libri di favole’.

Harry Potter è un ragazzino irascibile

Harry non è un eroe senza macchia, è un ragazzino irascibile che urla contro il mondo, un bambino che si lascia guidare, la sua vera forza comparirà con il tempo, attraverso le situazioni che si troverà ad affrontare dimostrando che la fedeltà verso la propria natura è l’unica arma che possediamo per orientarci nel mondo e non cadere vittime del male. La Rowling non ha lasciato il nostro da solo, lo ha circondato di simpatizzanti, ammiratori ed amici, e lo ha accerchiato di invidiosi, accusatori e acerrimi e spietati nemici. Alla sua destra e alla sua sinistra però ci sono sempre Ron e Hermione, sin dal primo anno, da quel piccolo incidente nel bagno delle ragazze… Halloween, un troll di montagna e la bacchetta sporca di caccole del mostro.

Harry Potter e la pietra filosofaleLui è l’ultimo di sei fratelli, se non si conta l’ultimogenita unica femmina, indossa sempre le toghe di qualcun’altro, i libri usati e i gufi rincitrulliti. E’ di buon cuore e di innegabile simpatia, tiene alto l’umore ma con il tempo imparerà a fare i conti con il suo essere sempre secondo nei confronti del grande Harry Potter, poi però diventerà il ‘re di Grifondoro’ e capirà, forse con un po’ di ritardo, che non è poi secondo in tutto, almeno non per Hermione! Lei è il cervello del gruppo, brillante, precisina, volitiva, finirà per caricarsi sulle spalle i due amici quando la situazione diventerà difficile, conducendoli in avanti quando la loro rabbia e la loro frustrazione li spingeranno a guardare solo indietro. Non è bella Hermione, anche se l’immagine di Emma Watson che la interpreta fa credere il contrario, ma è una forza della natura, più matura dei compagni di avventura è capace di prendere coscienza dei suoi sentimenti e di guardarli in maniera lucida. Anche lei, come Ron, è fedelmente legata ad Harry. Ginny, ultima arrivata della famiglia Weasley, è la passione, la solidità dei sentimenti, l’unica donna che può stare al fianco di Harry, perché è potente, ma ha anche un cuore saldo.

Harry Potter e i suoi amici

Neville Paciock, timidissimo e imbranato compagno Grifondoro, poteva essere lui il prescelto, poteva avere lui una cicatrice sulla fronte a forma si saetta, invece è solo Neville, che cresce e impara ad avere fiducia nelle sue capacità. Qualche volta lo Smistamento (cerimonia che assegna gli studenti alle Case di Hogwarts) avviene troppo presto per i giovani maghi, almeno secondo Silente, ma nel caso di Paciock il Cappello Parlante ci ha visto giusto: “Grifondoro, culla dei coraggiosi di cuore!”. Proprio quello che si rivelerà Neville, imtrepido, coraggioso, anche lui legato da un profondo amore per Harry e per i suoi amici, pronto ad agire se la circostanza lo richiede, pronto a sacrificarsi per gli altri. Luna Lovegood, Luna Lunatica, sincera e brillante, bistrattata per la sua stramberia, anche lei incontaminata nonostante la sofferenza della sua vita, troverà nei nostri amici veri e rimarrà a combattere quando in molti scapperanno. Albus Silente, il più grande mago di tutti i tempi, è il mentore di Harry, colui che gli insegna ad aver fiducia, colui che lo istruisce ma gli lascia il tempo di capire e di dedurre, lo conduce senza sopraffarlo e al momento opportuno, sarà felice di farsi condurre dal suo discepolo, che considera la migliore speranza che il mondo abbia.

Le donne in Harry Potter

Ogni carattere descritto dalla Rowling ha il suo punto di forza, la sua rilevanza, il suo posto nel cuore dei fan: i malandrini (James, Sirius, Remus e Peter), la professoressa McGrannit, il professor Piton, i gemelli Weasley, Bellatrix Lestrange, Lucius e Draco Malfoy. J.K. ci offre dei fantastici ritratti di madri: Molly, Lily e Narcissa. Donne spaventante ma coraggiose, poiché il coraggio non è l’assenza di paura. Donne che farebbero di tutto per salvare i propri figli, che combattono, che uccidono, che tradiscono e che muoiono per salvarli. Tutti i personaggi della Rowling sono profondamente umani, alcuni si ergono come figure eroiche senza nessun corrispettivo nel mondo reale, figure troppo nobili per essere vere, altri strisciano sul fondo della storia, infimi e vigliacchi, debitori dei loro stessi nemici, troppo bassi per muovere a simpatia, ma talmente meschini da suscitare pietà. Ognuno di loro è mosso da sentimenti elementari che nella storia assumono una potenza così radicale da sembrare concetti lontani da ogni percezione umana. L’amore, l’amicizia, la paura, la vendetta, la brama di potere, sono emozioni affrontate con una tale immediatezza che si spogliano di qualunque senso retorico possibile e diventano granitiche e autentiche, più vere sulla carta che nel mondo babbano in cui viviamo.

Voldemort, il bambino solo

E poi c’è lui, Voldemort, il male assoluto, colui che rifiuta ogni consorzio umano, razzista, alimentato dall’odio e dal potere. Non a caso la sua storia è così simile a quello di Harry. Entrambi orfani, entrambi soli, entrambi troveranno una casa a Hogwarts. Tuttavia “non sono le nostre capacità che dimostrano chi siamo davvero, ma le nostre scelte” e questo lo scopriamo presto. Il valore delle scelte, della volontà personale, l’accettazione del sacrificio e la volontà perversa di perseguire un obbiettivo malefico. Le loro scelte li rendono così lontani, l’incapacità di concepire la propria finitezza e l’accettazione della morte come unica via di salvezza per i tutti condurrà i due allo scontro finale, al loro ultimo confronto e alla fine di tutto. Harry e Voldemort sono speculari, uguali e contrari, e nessuno dei due può vivere se l’altro sopravvive. E questa profezia li condurrà all’epilogo, a quello che abbiamo letto tra le lacrime e  che aspettiamo ancora di vedere con gli occhi già lucidi.

Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 2 sarà un evento epico, chiuderà un’era e  metterà fine ad un enorme esperimento cinematografico, costellato da successi e da insuccessi (L’Ordine della Fenice), che si è avvalso del più grande insieme di straordinari attori che il cinema ricordi in un solo film (tutti inglesi, tutti sublimi). Si è puntato su tre piccoli undicenni che sono cresciuti davanti agli occhi del mondo e sono diventati il pallido e sorridente Harry (Daniel Radcliffe), il muscoloso e dolce Ron (Rupert Grint) e la bellissima e brillante Hermione (Emma Watson). Forse nessuno dei tre sarà poi un grande attore, probabilmente saranno per sempre il Trio, gli inseparabili amici che hanno insegnato ad una generazione il vero amore, il coraggio e il valore di un’anima incorrotta. Come è accaduto per l’uscita dell’ultimo libro, il prossimo 13 luglio ci saranno lacrime e rivelazioni, dubbi chiariti e amori finalmente palesati. E se qualcuno dovesse avere ancora incertezze o perplessità può sempre ritornare a Hogwarts. Poiché quello che ha dato così tante emozioni la prima volta, continuerà a farlo per sempre, e leggere quelle parole o guardare quelle immagini non perderà mai il suo valore. L’appuntamento è per il 13 luglio, ma nel cuore dei potteriani veri, l’appuntamento sarà per sempre e per tutti quelli che hanno seguito Harry fino alla fine.

Nessuno come noi: recensione del film di Volfango De Biasi

Nessuno come noi: recensione del film di Volfango De Biasi

Esce al cinema il 18 ottobre Nessuno come noi, il nuovo film di Volfango De Biasi con nel cast Alessandro Preziosi e Sarah Felberbaum, nei panni dei due protagonisti.

Nessuno come noi, la trama

Torino, anni Ottanta. Vince (Vincenzo Crea) è innamorato della sua migliore amica Cate (Sabrina Martina). È timido e secchione, con la passione per la scrittura. Quando in classe arriva Romeo (Leonardo Pazzagli), che al contrario non ha voglia di studiare, è estroverso e ama divertirsi, i due diventano subito amici. Betty (Sarah Felberbaum), la loro insegnante di italiano, è una donna delusa dagli uomini, che preferisce una vita da single. Almeno fino a quando non conosce Umberto (Alessandro Preziosi), il padre di Romeo, noto professore universitario, affascinante quanto narciso, fin troppo sicuro di sé, sposato con Ludovica (Christiane Filangieri), a cui lo lega ormai solo la routine quotidiana di un rapporto freddo e distaccato. Betty e Umberto intrecciano una relazione che si fa sempre più importante per entrambi. Nel frattempo, anche Vince, Romeo e Cate sono protagonisti di un triangolo amoroso.

Dopo il documentario Crazy for Football, dopo aver diretto e scritto tre film di Natale – altri due li ha sceneggiati per Neri ParentiVolfango De Biasi dirige Nessuno come noi,  commedia romantica e racconto di formazione – quella del giovane Vince, futuro scrittore alle prese col primo amore. Il lavoro è liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Luca Bianchini, ma la sceneggiatura si deve anche a De Biasi stesso, con Tiziana Martini e Marco Ponti. Ed è proprio nella scrittura che il film sembra carente.

L’amore – qui il classico triangolo (doppio) – è il tema dei temi, mille volte trattato. Il rischio di banalità è dietro l’angolo, ma il regista sembra non preoccuparsene. Anzi, la cavalca e racconta una vera e propria favola: quella del principe azzurro che va dove lo porta il cuore, anziché dove lo portano le convenzioni. Quella dei buoni sentimenti, in cui, anche se ogni tanto sbagliano, anche se sporcati da un velo di egoismo o strafottenza, tutti alla fine fanno la cosa giusta e si assumono la responsabilità delle proprie azioni. Cosa che assai raramente accade nella realtà. Racconta che l’amore, come la vita, vale sempre la pena di essere vissuto, anche quando fa soffrire e che c’è solo una cosa più importante dell’amore: l’amicizia.

La narrazione procede attraverso una serie di stereotipi. C’è l’uomo burbero e assertivo che, innamorato, si scopre fragile; c’è la donna emancipata e indipendente che infondo aspetta il principe azzurro, soddisfatta del ruolo di amante, ma poi pronta a lamentare l’assenza dell’amato, quando questi è occupato con la famiglia. Ci sono balli in mezzo alla strada perché “siamo liberi” e corse a perdifiato alla stazione per fermare l’amata in partenza. Questo repertorio abusato, anziché rendere l’intensità del rapporto tra i due, la raffredda e allontana il pubblico. Betty e Umberto sono disposti a mettere in discussione tutto l’uno per l’altra.

Allo spettatore dovrebbe arrivare la forza emotiva del sentimento che li lega, la sua profondità spiazzante, sostenuta da un maggiore scavo nelle personalità e nel vissuto dei due. Invece, dopo un inizio intrigante, coi due opposti che si attraggono e un buon mix di ironia e seduzione, il film scivola senza spunti originali fino all’epilogo, tra primi piani di maniera e dialoghi spesso scontati. Se Preziosi riesce a tratti a dare vita al suo personaggio, grazie alla sua solidità attoriale, e  Sarah Felberbaum ben incarna la tipica bellezza anni Ottanta, stile Debbie Harry, questo però non basta.

Neanche l’intreccio riguardante i tre ragazzi, protagonista Vincenzo Crea (I figli della notte) porta un po’ di freschezza. L’unico  elemento davvero efficace resta proprio l’ambientazione eighties ben ricreata. Una colonna sonora che va dagli A-ha agli Spandau Ballet, ascoltati rigorosamente su cassetta; il rimando a Top Gun; una sequenza sulla neve che ricorda il video di Last Christmas degli Wham! L’abbigliamento: camperos, giubbotti imbottiti e maglioni dai colori sgargianti; i primi telefoni cellulari. Il film appare, dunque, una scatola il cui contenuto non è all’altezza della confezione, curata e accattivante.

Nessuno come noi – trailer italiano

Nessuno ci ha visti partire, la spiegazione del finale: Valeria ha riavuto i suoi figli?

Il finale di Nessuno ci ha visti partire (No One Saw Us Leave) di Netflix vedeva Valeria riottenere la custodia dei figli Isaac e Tamara, dopo che il marito Leo era fuggito con loro e li aveva tenuti lontani da lei per due anni. Il motivo? Leo aveva scoperto che Valeria aveva una relazione con suo cognato Carlos. Ne aveva parlato con sua sorella Gabriela, che lo aveva aiutato a portare via i figli dalla madre adultera. La destinazione finale di Leo era Israele, ma invece di seguire un percorso diretto, ha portato i bambini in un bizzarro giro del mondo che li ha portati prima in Francia, poi in Italia, poi in Sudafrica, prima di raggiungere finalmente la loro “patria”. Valeria ha deciso di inseguirli e Carlos ha abbandonato Gabriela e i loro figli per accompagnare il suo nuovo amore.

Erano sempre un passo indietro rispetto a Leo e ai bambini, ma solo dopo che si sono stabiliti in un “kibbutz” Valeria è riuscita a rintracciare il suo ex marito e i figli. Ha detto che ci sarà un processo a Gerusalemme contro Leo perché ciò che ha fatto è chiaramente illegale. Tuttavia, dato che Leo aveva passato gli ultimi due anni a riempire le menti di Isaac e Tamara di propaganda anti-Valeria, anche se avesse vinto la causa contro Leo, sarebbe stato difficile convincere i bambini ad andare con lei. Beh, Valeria ci è riuscita o ha fallito? Scopriamolo.

Valeria ha portato Leo in tribunale

Nel finale di Nessuno ci ha visti partire (No One Saw Us Leave), un avvocato che lavora presso l’Alta Corte di Gerusalemme ha spiegato a Valeria ed Elias, un collaboratore di Valeria che era stato incredibilmente utile nella ricerca di Leo e dei bambini, di aver redatto un documento molto dettagliato sulle scappatelle di Leo fino a quel momento. Il documento descriveva i numerosi modi in cui Leo aveva messo in pericolo Tamara e Isaac, come era fuggito pur sapendo che l’Interpol lo stava cercando e che era un alcolizzato. Valeria considerava quest’ultimo punto non solo falso, ma anche un colpo basso, perché Leo era molte cose, ma non un alcolizzato. Elias cercò di convincere Valeria che era giusto dipingere Leo come un alcolista perché lui e suo padre, Samuel, avevano sfruttato il potere della stampa per dipingere Valeria come una donna pazza. Tuttavia, Valeria si rifiutò di abbassarsi al suo livello. Oltre a tutto ciò, l’avvocato consigliò a Valeria di dire a Carlos di tornare in Messico, perché i giudici non si sarebbero schierati dalla sua parte se avessero visto l’uomo con cui aveva una relazione extraconiugale. Valeria riferì tutte queste informazioni a Carlos.

Nel frattempo, Leo confessò a Isaac e Tamara di aver mentito loro sul fatto che la madre li odiasse e che avrebbe dovuto affrontare un processo per averli praticamente rapiti, al termine del quale i giudici avrebbero deciso chi avrebbe ottenuto la custodia di Isaac e Tamara. Isaac disse che voleva vivere con Leo, mentre Tamara disse che voleva andare con Valeria. Leo disse che, indipendentemente dalla sentenza finale del tribunale, sarebbe venuto a prendere i suoi figli, perché li amava più di qualsiasi altra cosa al mondo. Il giorno del processo, prima di entrare in aula, Leo disse a Valeria che aveva detto ai bambini la verità su di lei e ammise loro di aver mentito sul suo amore per i figli. In risposta a ciò, Valeria rivelò che, anche se sapeva che Leo non era un alcolista, aveva testimoniato che lo era per rafforzare la sua causa. La risposta di Leo a quella rivelazione fu che gli dispiaceva che Valeria avesse avuto un aborto spontaneo dopo essere rimasta incinta di Carlos. Su questa nota, entrarono in aula e il processo non fu molto lungo.

Valeria ha ottenuto la custodia dei bambini

I giudici che presiedevano il caso intentato da Valeria contro Leo hanno semplicemente affermato che entrambe le parti avrebbero dovuto presentarsi davanti a un tribunale in Messico, poiché entrambi erano messicani, e sottoporsi a processo in quel Paese. Al fine di proteggere i bambini dal trauma del processo, sarebbe stato loro permesso di rimanere nel kibbutz Ein Tamar fino alla fine dell’anno scolastico. Ma poi i bambini sono andati comunque in Messico con Leo, violando l’ordinanza dei giudici. Dopo che Valeria, i suoi genitori e Carlos sono tornati a casa, Elias ha comunicato l’informazione a Valeria. Dato che non era riuscito a rintracciare Leo e i bambini dopo il loro atterraggio in Messico, Valeria ha iniziato a dare di matto perché pensava che Leo avesse rapito di nuovo i bambini. Ma dove erano? Erano a casa di Gabriela. Perché? Perché Samuel aveva detto loro di stare lì, permettendo così a Leo di rimanere con i bambini fino al processo.

Nel finale di Nessuno ci ha visti partire (No One Saw Us Leave), Carlos ha ricevuto una telefonata anonima sulla posizione di Isaac e Tamara. Moishe, il padre di Valeria, si è presentato a casa di Samuel e gli ha chiesto di rivelare dove fossero i bambini. Dato che Samuel era troppo spaventato per affrontare Moishe, sua moglie Galya lo ha incontrato e gli ha semplicemente detto che non avevano idea di dove fossero i bambini. E anche se Samuel avesse avuto qualche informazione, non era disposto a condividerla con Galya. Pochi istanti dopo, Elias, Carlos, Valeria e la polizia si sono presentati a casa di Gabriela. Tutti si aspettavano che Leo facesse qualcosa di drastico, ma lui ha semplicemente consegnato i bambini a Valeria. I titoli di testa prima dei titoli di coda rivelano che Isaac e Tamara non hanno più visto Leo per i successivi 20 anni. Valeria e Carlos hanno vissuto insieme e si sono presi cura dei bambini. Nel 1997 Carlos è morto. Tamara è diventata una scrittrice e nel 2020 ha pubblicato il romanzo su cui è basata questa miniserie. Bene, ottimo. Ma qual era il senso di tutta questa serie?

Aveva ragione Valeria o Leo?

Beh, suppongo che il principale punto di contesa che emergerà dal conflitto tra Valeria e Leo sia chi avesse ragione. Il problema tra Valeria e Leo è iniziato quando si sono sposati. Non si amavano. I loro genitori pensavano che fossero una coppia perfetta. Non erano abbastanza grandi per opporsi alla volontà dei genitori. Quindi si sono sposati e hanno avuto dei figli. Con il passare degli anni, Valeria e Leo si sono allontanati e Valeria si è sentita attratta proprio da Carlos. Invece di capire che un matrimonio senza amore non era una scusa per una relazione extraconiugale, Valeria ha tradito Leo con Carlos. Carlos era ugualmente responsabile del tradimento subito da Leo. Oltre a tutto ciò, sia Valeria che Carlos erano colpevoli di aver ferito Gabriela e i loro figli. Non mi interessa quanto la società diventi “progressista” e “moderna”; non giustificherò mai il tradimento, soprattutto quando si ha la possibilità di divorziare. In alcuni paesi arretrati, il divorzio o la separazione non sono così comuni. Quindi, avere una relazione extraconiugale sembra l’unica opzione praticabile. Tuttavia, se le persone vengono ferite nel processo, vale davvero la pena di amare? Non lo so.

Tornando alla trama, se la reazione di Valeria al suo matrimonio senza amore, ovvero la relazione extraconiugale, può essere considerata irrazionale, suppongo che la decisione di Leo di scappare con i figli per darle una lezione debba essere vista come una decisione altrettanto irrazionale. Insomma, sono ore che mi scervello su questo aspetto della trama e non riesco a capirlo. Ma che diavolo gli è saltato in mente? Che a un certo punto Valeria avrebbe semplicemente rinunciato e lui avrebbe potuto crescere i bambini come voleva? Non poteva restare in Messico, usare l’influenza che Samuel aveva lì e lottare per la custodia dei bambini in modo diretto? Cosa ha guadagnato da quella complicata avventura? Certo, Valeria non pensava ai bambini quando ha intrapreso quella relazione extraconiugale. E sembrava che l’unica cosa che importasse a Leo fossero i figli, motivo per cui li teneva vicini a sé ovunque andasse. Tuttavia, cosa deve essere stato più sconcertante per Tamara e Isaac? La relazione extraconiugale o la serie di shock culturali causati da quel viaggio intorno al mondo? Lascio a voi il giudizio.

Lezioni da imparare

Ora, qual è la lezione da imparare da tutto questo? Cosa dovremmo imparare noi spettatori dalla storia di Tamara Trottner? Non so se il punto centrale del romanzo non sia stato trasmesso molto bene fin dall’inizio o se sia andato perso durante l’adattamento di Maria Camila Arias, ma quello che ho capito è che le persone dovrebbero imparare ad agire in modo razionale prima di compiere passi importanti come sposarsi e avere figli. Il matrimonio e l’avere figli sono considerati così importanti per la sopravvivenza della civiltà che ogni singola cosa che facciamo sembra essere al servizio di questi due atti. Le persone costruiscono imperi e si spezzano la schiena per ottenere i beni di prima necessità, ma mentre fanno tutto questo, non si educano abbastanza per diventare persone ragionevoli. Anche adesso, alle persone tra i 20 e i 30 anni viene detto che stanno riflettendo troppo sul matrimonio e che dovrebbero semplicemente buttarsi a capofitto e tutto andrà bene. Nel frattempo, hanno davanti agli occhi una montagna di prove che dimostrano che questo approccio è profondamente sbagliato, ma che scelgono convenientemente di ignorare perché il peso del progresso della civiltà umana ricade apparentemente su di loro. Una “civiltà” deve prima essere “civilizzata”, altrimenti come possiamo essere migliori dei ratti e dei conigli che si riproducono all’infinito?

Quindi, sì, anche se non è questo il punto di Nessuno ci ha visti partire (No One Saw Us Leave), suggerisco comunque di guardare attentamente agli eventi presentati nella miniserie, di riflettere se possiamo essere fedeli in un matrimonio, di discutere con la nostra potenziale metà che la lealtà non sarà un problema, di avere figli dopo un’altra lunga discussione e poi di assicurarci che i suddetti figli abbiano la vita che meritano. Se questo è troppo complicato per voi, non dovreste sposarvi e non dovreste avere figli. Se pensate che la vostra eredità possa essere perpetuata solo se estendete la vostra discendenza e trasmettete loro la vostra ricchezza, vi sbagliate, e la lente attraverso cui guardate la vita è incredibilmente classista e casteista. Ci sono innumerevoli bambini orfani e sfollati là fuori; date loro la vostra ricchezza e la vostra eredità sarà immortalata. Inoltre, l’istruzione e il miglioramento delle condizioni di vita dei bambini orfani e sfollati gioveranno alla civiltà umana più che aumentare incautamente il numero della popolazione solo perché potete farlo. Comunque, questi sono solo i miei pensieri sul finale di Nessuno ci ha visti partire (No One Saw Us Leave). Se avete opinioni in merito, sentitevi liberi di condividerle nella sezione commenti qui sotto.

Nessuna verità: spiegazione del finale e significato del film di Ridley Scott

Uscito nel 2008, Nessuna verità (Body of Lies) è uno dei film più complessi e sottovalutati di Ridley Scott. Scritto da William Monahan — già sceneggiatore di The Departed — e tratto dal romanzo di David Ignatius, il film mette in scena un intrigo internazionale ambientato nel cuore della guerra al terrorismo, dove il confine tra verità e manipolazione diventa sempre più labile. Protagonisti due volti del cinema americano contemporaneo: Leonardo DiCaprio nel ruolo dell’agente della CIA Roger Ferris e Russell Crowe in quello del suo superiore Ed Hoffman, simbolo del potere a distanza e della spregiudicatezza morale dell’intelligence americana.

Ridley Scott affronta il tema dello spionaggio in chiave morale e visiva, intrecciando geopolitica e introspezione personale. Non è soltanto un film d’azione o un thriller politico, ma una riflessione sul ruolo dell’informazione e sulla perdita di umanità in un mondo dominato dalla tecnologia e dal controllo remoto. Il regista costruisce un racconto che alterna l’immediatezza del campo di battaglia in Medio Oriente con la distanza emotiva di chi, come Hoffman, coordina tutto da una casa nei sobborghi americani, mentre porta i figli a scuola.

Nessuna verità è anche un film sull’inganno sistemico. Ogni personaggio, dal protagonista agli alleati locali, vive immerso in una rete di menzogne, di verità parziali, di compromessi che si travestono da scelte etiche. Scott usa la forma del thriller per interrogare il nostro rapporto con la realtà: in un mondo dove le immagini — come quelle dei droni o delle telecamere satellitari — sembrano dirci tutto, la verità resta un’ombra sfuggente, manipolata da chi ha il potere di raccontarla.

Cosa succede nel film Nessuna verità

Il film si apre con una sequenza cruda e immediata che stabilisce subito il tono realistico dell’opera: un attentato suicida in Medio Oriente, seguito da un’operazione della CIA per rintracciare il mandante. Roger Ferris (Leonardo DiCaprio) è un agente operativo che agisce sul campo, abituato a muoversi tra città devastate, mercati affollati e campi profughi. Il suo superiore, Ed Hoffman (Russell Crowe), coordina invece le missioni dalla sicurezza del suo salotto in Virginia, tra una colazione in famiglia e una partita di golf. Questo contrasto diventa il cuore del film: l’azione sporca e reale contro la guerra virtuale combattuta attraverso satelliti e telefonate.

Ferris si muove tra Iraq, Giordania e altri teatri di guerra, cercando di infiltrarsi nelle reti terroristiche per scoprire la posizione di Al-Saleem, un leader jihadista responsabile di numerosi attentati. Durante la missione entra in contatto con Hani Salaam (Mark Strong), capo dei servizi segreti giordani, un uomo elegante, colto e ambiguo che impone una sola regola: «Mai mentirmi». Ferris, invece, è costretto a farlo continuamente, seguendo le istruzioni di Hoffman e costruendo false piste per manipolare gli avversari. Questa tensione fra lealtà personale e manipolazione politica diventa sempre più insostenibile.

Per smascherare Al-Saleem, Ferris e Hoffman inventano un piano rischioso: creare un finto terrorista, Al-Khalid, e simulare un’organizzazione rivale, diffondendo notizie false sui media e online. È un inganno su larga scala che coinvolge anche innocenti e che mette in discussione il concetto stesso di verità nel mondo della guerra d’informazione. Ma il piano sfugge presto di mano, e Ferris si ritrova solo, braccato da tutti, mentre le alleanze si sgretolano e la fiducia viene tradita da entrambe le parti.

Nel frattempo, Ferris si lega sentimentalmente ad Aisha (Golshifteh Farahani), un’infermiera giordana che incarna per lui una possibilità di redenzione, un contatto umano autentico in mezzo al caos. Ma anche questa relazione verrà sfruttata come leva di potere: Aisha verrà rapita per spingerlo a confessare, e Ferris capirà fino a che punto Hoffman sia disposto a sacrificare tutto pur di ottenere risultati. L’ultima parte del film si muove tra il disincanto e la rivelazione, fino a un finale in cui il protagonista dovrà scegliere tra continuare a servire un sistema corrotto o salvare ciò che resta della propria umanità.

Spiegazione del finale di Nessuna verità

Leonardo Di Caprio in Nessuna verità

Nelle sequenze finali di Nessuna verità, Roger Ferris si ritrova completamente isolato. Dopo che il suo piano per creare un falso terrorista è crollato, l’agente della CIA viene catturato da un gruppo jihadista legato ad Al-Saleem. Scott costruisce questa parte con un ritmo serrato ma essenziale, privando Ferris di ogni protezione: non c’è più copertura, non c’è più tecnologia che possa salvarlo. Le immagini si stringono, la camera si fa instabile, e la violenza della tortura diventa metafora visiva del crollo delle illusioni — personali e politiche — che hanno sostenuto la guerra al terrorismo.

Mentre Ferris è prigioniero, Hoffman continua a muovere i fili da Washington, convinto di poter controllare la situazione attraverso satelliti e microspie. Ma questa volta il potere della tecnologia non basta: Hani, il capo dei servizi giordani, scopre la doppiezza della CIA e decide di intervenire per salvare Ferris, non per lealtà, ma per dimostrare la superiorità della sua intelligenza e del suo metodo. In una delle scene più emblematiche, Hani organizza un’operazione di salvataggio che si conclude con un messaggio tagliente: la verità non può essere manipolata senza conseguenze.

Dopo la liberazione, Ferris comprende che non può più fidarsi né di Hoffman né del sistema che rappresenta. Ferito, esausto e moralmente disilluso, rifiuta di tornare negli Stati Uniti. Chiede invece di restare in Giordania, lontano dalla CIA, e di iniziare una nuova vita, forse al fianco di Aisha, l’infermiera che ama. La scena finale lo mostra camminare in un mercato, circondato dal rumore della vita quotidiana. Hoffman lo osserva da lontano, attraverso lo schermo di un computer, e prova ancora una volta a impartirgli ordini via telefono. Ferris spegne il cellulare e si allontana: un gesto semplice ma potentissimo, con cui taglia i fili che lo legavano alla rete di menzogne in cui aveva vissuto.

Il significato del finale di Nessuna verità

Il finale di Nessuna verità rappresenta il momento in cui Roger Ferris si libera, per la prima volta, da ogni forma di controllo. Il suo gesto di spegnere il telefono, dopo essere sopravvissuto a torture e tradimenti, è una dichiarazione d’indipendenza morale. Non è un atto eroico nel senso classico, ma un rifiuto della menzogna sistemica su cui si fondano le istituzioni che lo hanno manipolato. Ferris sceglie la realtà — con tutto il suo dolore, la sua imprevedibilità, la sua umanità — al posto della verità filtrata dai monitor e dai rapporti di intelligence. In quel momento smette di essere un soldato e diventa un uomo.

Ridley Scott costruisce questa liberazione in chiave visiva e simbolica. L’ultima immagine, quella di Ferris che cammina tra la folla, contrasta con le inquadrature fredde e controllate che dominano la prima parte del film. Dove prima c’era distanza e sorveglianza, ora c’è prossimità e vita. È un ritorno alla terra, alla materia, alla verità fisica che nessuna tecnologia può sostituire. Lo sguardo del regista diventa quasi umanista: la macchina da presa non osserva più da lontano, ma accompagna Ferris nel suo cammino, come a riconsegnargli la libertà di essere parte del mondo e non più un suo osservatore mediato.

A livello tematico, Nessuna verità è una riflessione sulla crisi dell’informazione e sulla perdita di fiducia nelle strutture del potere. Hoffman, con la sua capacità di dirigere operazioni militari mentre porta i figli a scuola, incarna la disumanizzazione del controllo. È l’archetipo del potere moderno: onnipresente ma invisibile, capace di decidere la vita e la morte con un clic. Ferris, invece, attraversa la parabola opposta: dal cinismo operativo alla consapevolezza morale. La sua scelta finale mette in discussione il principio su cui si fonda la guerra al terrorismo — quello della verità come arma — e lo sostituisce con la verità come scelta personale.

Scott non offre un messaggio consolatorio. Il film termina con un equilibrio fragile: Ferris è vivo, ma il sistema resta intatto. Tuttavia, il regista suggerisce che la resistenza individuale è ancora possibile, anche dentro un mondo che ha trasformato la verità in merce e la moralità in algoritmo. Nessuna verità diventa così non solo un thriller di spionaggio, ma una parabola sul nostro tempo, sull’impossibilità di distinguere tra giustizia e propaganda, e sul bisogno umano — forse disperato — di ritrovare un significato autentico dentro un mondo costruito sulle menzogne.

Ridley Scott e la verità come ossessione del potere

Ridley Scott
Foto di Luigi de Pompeis © Cinefilos.it

Con Nessuna verità, Ridley Scott affronta uno dei nodi centrali del suo cinema: la tensione costante tra verità e potere, tra individuo e sistema. Fin dagli anni di Blade Runner, il regista ha interrogato la percezione della realtà e il modo in cui essa viene costruita o distorta dal potere — che sia politico, tecnologico o ideologico. In Body of Lies, questa riflessione assume una forma contemporanea e terribilmente concreta: la guerra al terrorismo come teatro di manipolazione globale, dove l’informazione sostituisce l’esperienza diretta e l’immagine diventa più vera della realtà stessa.

Ferris è, in questo senso, un discendente ideale dei protagonisti di Scott: uomini divisi tra dovere e coscienza, tra ciò che il sistema chiede loro di essere e ciò che vorrebbero diventare. Come il Rick Deckard di Blade Runner o il Massimo Decimo Meridio de Il gladiatore, anche Ferris è un personaggio in cerca di una verità interiore, costretto a combattere un nemico invisibile — il meccanismo stesso del potere. La sua ribellione non consiste nel vincere, ma nel sottrarsi. Spegnere il telefono, alla fine del film, equivale a spegnere la macchina del controllo: un gesto piccolo, ma rivoluzionario.

Dal punto di vista registico, Scott utilizza lo spazio e la tecnologia come strumenti narrativi per parlare di alienazione. I droni, i satelliti, i computer che osservano tutto rappresentano la modernità disumanizzante che trasforma la vita in dati. Ma allo stesso tempo, il regista lascia spazio all’emozione, al corpo, alla materia: la sabbia, il sangue, il sudore. È in questi elementi fisici che Nessuna verità trova la sua dimensione più autentica, ricordandoci che la verità, come l’etica, non può essere filtrata attraverso uno schermo.

In ultima analisi, Nessuna verità è un film di guerra senza eroi, ma con una profonda tensione morale. Ridley Scott mette in scena un mondo in cui tutti mentono — governi, terroristi, agenti, amanti — ma suggerisce che proprio nella consapevolezza della menzogna si può intravedere un barlume di libertà. È un’opera che parla al nostro presente, dominato dall’informazione istantanea e dalla propaganda digitale, e ci ricorda che la verità, oggi più che mai, è una scelta.

Se ti stai chiedendo quanto di reale ci sia nella storia raccontata da Ridley Scott, leggi anche Nessuna verità: il film di Ridley Scott è tratto da una storia vera? per scoprire le origini del racconto e quanto il film si ispiri a fatti verosimili.

Nessuna verità: il film di Ridley Scott è tratto da una storia vera?

Quando nel 2008 uscì Nessuna verità (Body of Lies), molti spettatori si chiesero quanto ci fosse di autentico nella storia raccontata da Ridley Scott. Il film, con Leonardo DiCaprio e Russell Crowe, racconta le operazioni segrete della CIA in Medio Oriente durante la guerra al terrorismo, alternando azione, politica e morale. La precisione dei dettagli, i riferimenti alla realtà geopolitica e la rappresentazione verosimile dei metodi di spionaggio indussero molti a credere che fosse ispirato a fatti realmente accaduti.

In effetti, Nessuna verità è un film che dialoga costantemente con la realtà. Scott adotta un linguaggio documentaristico, fatto di colori polverosi, immagini satellitari e un ritmo narrativo che imita la complessità del mondo post-11 settembre. Ma, nonostante la sensazione di verità, la storia di Roger Ferris non è mai esistita davvero. Il film nasce invece da un romanzo di finzione — scritto da un autore che conosce però da vicino le dinamiche del potere e dell’intelligence americana. Se vuoi scoprire come la vicenda si conclude e cosa significa davvero il gesto finale del protagonista, leggi la spiegazione del finale di Nessuna verità.

Questa ambiguità, tra realtà e finzione, è il cuore stesso del progetto. Nessuna verità non racconta una storia vera, ma utilizza un contesto autentico per porre domande vere: fino a che punto possiamo fidarci delle informazioni che riceviamo? Quanto la verità politica è manipolata da chi la produce? E cosa resta dell’etica personale in un sistema che vive di inganno e segretezza?

L’origine della storia e il romanzo di David Ignatius

Nessuna verità è tratto dal romanzo omonimo di David Ignatius, giornalista del Washington Post con una lunga esperienza nel campo della politica internazionale e dei servizi segreti. Ignatius ha seguito per anni la CIA e la diplomazia americana in Medio Oriente, costruendo trame di finzione che riflettono fedelmente il modo in cui l’informazione e la disinformazione operano nelle guerre contemporanee. Il suo romanzo, pubblicato nel 2007, non racconta fatti realmente accaduti, ma si ispira a situazioni verosimili e a pratiche effettivamente utilizzate nelle operazioni sotto copertura.

Ridley Scott, attratto dal realismo del materiale, decide di adattarlo in chiave cinematografica accentuando la dimensione morale. Pur mantenendo la struttura di spionaggio e l’intreccio politico, il regista concentra la narrazione sul conflitto interiore del protagonista, Roger Ferris, e sulla sua progressiva disillusione nei confronti del potere. Scott e lo sceneggiatore William Monahan — già vincitore dell’Oscar per The Departed — lavorano insieme per trasformare un racconto di intelligence in una riflessione universale sulla verità.

È in questo intreccio di realtà e finzione che il film trova la sua forza. Non c’è un “caso Ferris” documentato, né un’operazione realmente condotta con le modalità descritte, ma ogni elemento del film risuona di autenticità. Il linguaggio, i protocolli militari, le tensioni tra CIA e servizi locali, persino il modo in cui vengono pianificate le azioni terroristiche, derivano da fonti giornalistiche e testimonianze dirette. Persino il finale del film, in cui Ferris sceglie di spegnere il telefono e tagliare ogni legame con la CIA, diventa un gesto profondamente realistico: non un atto di eroismo, ma una ribellione morale plausibile dentro un sistema che vive di menzogne e compromessi.

Cosa c’è di vero in Nessuna verità

Nessuna verità

Sebbene Nessuna verità non sia tratto da una storia vera, molti dei suoi elementi derivano da pratiche realmente adottate nel mondo dell’intelligence dopo l’11 settembre. L’uso di droni e sistemi di sorveglianza satellitare, la creazione di reti di informatori, le alleanze precarie con i servizi segreti locali e la manipolazione delle informazioni mediatiche sono aspetti documentati della guerra al terrorismo. Scott e Monahan li intrecciano in una trama di finzione, ma ogni dettaglio — dal linguaggio dei briefing alla burocrazia dei rapporti di missione — restituisce un realismo che va oltre la cronaca.

Il personaggio di Ed Hoffman, interpretato da Russell Crowe, rappresenta in forma quasi simbolica un’intera generazione di analisti e dirigenti CIA che, grazie alle tecnologie di sorveglianza, conducevano operazioni globali senza mai spostarsi dai propri uffici. Il suo modo di gestire la guerra come un videogioco, alternando una telefonata a Ferris con la vita domestica americana, non è fantasia: è una caricatura lucida di un potere che ha smaterializzato la distanza etica dal conflitto. Al contrario, Ferris, immerso sul campo tra le macerie e i mercati del Medio Oriente, incarna l’altra faccia del sistema: quella degli uomini che ancora mettono a rischio la propria vita per un’idea di missione che non comprendono più fino in fondo.

Anche il finale del film si inserisce in questo quadro di verosimiglianza. La scelta di Ferris di spegnere il telefono e abbandonare la CIA, rifiutando la logica del controllo, non è solo la conclusione di un arco narrativo: è il gesto realistico di un uomo che decide di sottrarsi a un potere invisibile ma totalizzante. In un mondo dove le verità vengono costruite e distrutte in tempo reale, Ridley Scott suggerisce che l’unico atto autentico possibile è quello del rifiuto. Non esiste un “fatto vero” dietro Nessuna verità, ma il film riflette una realtà in cui la menzogna è diventata linguaggio quotidiano del potere.

Ridley Scott e il realismo del potere

Ridley Scott ha sempre mostrato un’attenzione particolare per il rapporto tra individuo e potere, e Nessuna verità ne è una delle espressioni più coerenti. Anche se la storia non nasce da fatti realmente accaduti, il regista la mette in scena come se lo fosse: adotta lo stile di un reportage, alternando l’iperrealismo delle immagini digitali alla durezza della guerra sul campo. Il suo obiettivo non è raccontare “una storia vera”, ma mostrare come la verità — in politica come nei media — sia diventata un terreno di scontro, manipolabile e negoziabile a seconda di chi la possiede.

In questo senso, Nessuna verità appartiene alla stessa linea etica e visiva di film come Black Hawk Down o American Gangster, dove Scott affronta il potere istituzionale smascherandone le contraddizioni. La sua regia non idealizza mai i protagonisti: Ferris non è un eroe, ma un uomo costretto a riconoscere la propria impotenza dentro un sistema che usa la verità come arma. La sua decisione finale — spegnere il telefono e allontanarsi — diventa il gesto simbolico di un regista che invita lo spettatore a guardare oltre la superficie, a dubitare delle versioni ufficiali, a cercare un senso umano in un mondo dominato dall’informazione.

Proprio per questo, la domanda se Nessuna verità sia o meno una storia vera finisce per essere secondaria. La forza del film non risiede nella fedeltà ai fatti, ma nella sua capacità di restituire la verità del presente: quella di una società che vive connessa, sorvegliata e informata, ma sempre più distante dalla realtà. Ridley Scott trasforma la finzione in uno specchio del reale, e ci ricorda che, anche quando una storia non è vera, può comunque raccontare la verità più profonda del nostro tempo.

Per un’analisi più approfondita del significato morale e visivo della conclusione del film, leggi anche Nessuna verità, la spiegazione del finale.

Nessuna certezza per Kick-Ass II

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Nessuna certezza per Kick-Ass II

kickass

L’attore Aaron Johnson ha parlato sulla potenziale data di inizio delle riprese del sequel  Kick-Ass II ,della pellicola di Mattheuw Vaughn ispirata ai fumetti di Mark Miller.

Nessun Rimorso per Christopher McQuarrie

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Dopo Jack Reacher, protagonista Tom Cruise, la Paramount sembra aver deciso di tenere tra le proprie fila Christopher McQuarrie, pensando di affidargli l’adattamento di Without Remorse, romanzo firmato da Tom Clancy. Protagonista della storia, John Kelly (meglio conosciuto come Mr Clark), impegnato in una missione per la liberazione di alcuni prigionieri nel Vietnam, che assume i contorni di una vendetta personale. Il compito più arduo per McQuarrie sarà quello di rendere adatta a tutti una storia originariamente molto cruda e violenta.

La vicenda non vede trai protagonisti Jack Ryan, il principale eroe uscito dalla penna di Clancy e portato più volte sul grande schermo col volto di Harrison Ford. John Kelly d’altra parte, è stato protagonista di altri libri di Clancy ed anche lui ha già avuto delle versioni cinematografiche, interpretate da Willem Dafoe e Liev Schreiber. McQuarrie è conosciuto più come sceneggiatore che come regista: un titolo su tutti, I soliti sospetti; firmerà inoltre il prossimo Wolverine.

Fonte: Empire

Nessun problema in vista per il sequel di Prometheus

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Nessun problema in vista per il sequel di Prometheus

Ci sono problemi nel team creativo di Promethus? Damon Lindelof smentisce le dichiarazioni che il tabloid Bloody Digusting ha fatto trapelare in rete. Ridley Scott che è attualmente a lavoro nella scrittura della sceneggiatura del sequel di Promethues, senza la vicinanza di Damon Lindelof, sarebbe sull’orlo di una crisi di nervi perché non riesce a scrivere un film all’altezza dell’originale.

L’ex sceneggiatore scende quindi in campo per smentire le accuse, affermando che Ridley Scott è perfettamente in grado di lavorare da solo e di portare a termine il progetto, soprattutto Lindelof afferma che il buon Scott  non sta “impazzando” come molti credono. La dichiarazione è stata estrapolata in un contesto più ampio, dove lo stesso Damon, spiega il perché ha abbandonato il progetto Prometheus

Nessun Posto al Mondo: la recensione del documentario di Vanina Lappa

È sempre una buona notizia quando un documentario esce nelle sale: è il caso, martedì 7 maggio, di Nessun posto al mondo, il secondo lavoro di Vanina Lappa dopo l’esordio Sopra il fiume, premiato al Filmmaker Festival di Milano nel 2016. Un documentario non è un’impresa reddituale e veder approdare sullo schermo la tenacia e la pazienza con cui l’autrice ha documentato un mondo che sta per scomparire rappresenta una speranza di vedere altri produttori interessarsi a progetti difficili o non televisivi che dir si voglia. In tempi di cinema consumato velocemente, Nessun posto al mondo ci permette di riconquistare il piacere della lentezza: quella della visione che si inoltra in profondità consentite solo dall’indugio della macchina da presa e quella di una persistenza fatta di fede e tenacia che solo i documentaristi conoscono. I sei anni dedicati da Lappa a questo progetto vincitore del 64esimo Festival dei Popoli la elevano a pieno titolo tra quelli più appassionati. 

Nessun posto al mondo pone alla stessa altezza uomini, animali e santi

Nessun posto al mondo è un racconto di suoni e silenzi, di cieli stellati che sovrastano allo stesso modo uomini, animali e santi legati alla terra da una ritualità millenaria.  Siamo nel Cilento, sul monte Cervati, dove la transumanza è un ritualità che si consuma fin dal XVII secolo tra la Basilicata e la Campania. Qui un lungo cammino vede ancora oggi i pastori condurre le proprie mandrie a piedi attraverso i boschi e lungo pendii scoscesi alla ricerca del pascolo migliore: è il tempo immoto di questa tradizione, quello che la regista cerca di fermare con inquadrature di qualità pittorica, espressione della sua formazione visiva all’Accademia di Belle Arti. 

Lappa ha seguito i pastori nei loro spostamenti, fermandone gesti e pensieri che risultano sempre più in contrasto con l’avanzare di un mondo diverso, segnato dai confini, dove le vacche transumanti sono tassate in misura importante per i pastori non residenti nel comune di pascolo. Le leggi moderne si sovrappongono a quelle ataviche per svuotare la montagna e consegnarla ai percorsi degli uomini attraverso Parchi Nazionali che preservano una montagna-cartolina. “Che montagna è mai questa senza il suono dei campanacci delle vacche?” si chiede Antonio Pellegrino, sociologo e co-fondatore della Cooperativa Terre di Resilienza di Caselle in Pittari, che si è prestato a guidare l’autrice nel suo cammino di scoperta della terra cilentana. “Che montagna è senza transumanza?” si chiede Pellegrino.

Il suo volto asciugato dal sole e dal vento è il volto della terra che percorre da sempre ma che ora sente in pericolo come non mai. La sua voce, tanto sicura quando parla la lingua degli animali per richiamarli, ammansirli, instradarli, si fa gonfia di smarrimento di fronte a un silenzio nuovo che racconta il vuoto e la mattanza di armenti ‘non controllati’ uccisi da norme per lui incomprensibili. “Vogliono pulire la montagna e invece l’hanno inondata del sangue che ritengono infetto, senza contare che uccidere gli animali che si vanno ad abbeverare è sbagliato”, commentano i pastori, ed è in quella forma di rispetto che li pone sullo stesso piano degli animali che accudiscono che comincia l’ascolto del sacro.

Nessun posto al mondoIl racconto dei legami forti della tradizione

Quello che qui si racconta con lirico realismo è uno spazio che oggi è sempre più ristretto dall’erosione della modernità fatta di auto, televisione e smartphone ma che trova ancora, tuttavia, la forza dei propri legami nella preservazione delle tradizioni legate alla natura. Sono legami forti che trovano radice in questa dimensione a spingere i pastori a distruggere la recinzione di un pascolo comune di ostacoli alla transumanza e allo scorrere del tempo come lo hanno sempre conosciuto. Lo stesso senso di appartenenza che spinge centinaia di persone ad accompagnare la statua della Madonna della Neve di Sanza in una processione notturna che arriva fino a duemila metri.

Alla regista sono occorsi tre anni per seguire il rito con l’attenzione dovuta e raccogliere il materiale poi confluito nel montaggio che lei stessa ha curato. E non è con minor senso di sacralità che Lappa filma l’incedere quasi a passo di danza delle vacche attraverso il paese, quasi fosse possibile aspettarsi di vederle avanzare fino al bordo dello schermo e oltre, per riconquistare la libertà che la storia ha riservato loro in nessun posto al mondo, appunto, come nel Cilento.

Nessun nome nei titoli di coda di Simone Amendola su Prime Video

Nessun nome nei titoli di coda di Simone Amendola su Prime Video

Fresco di un prestigioso premio internazionale, assegnatogli dall’’Associazione dei registi e delle registe della Catalogna per ‘il suo contributo alla valorizzazione di tutti quelli che fanno del cinema la propria vita’, il documentario Nessun nome nei titoli di coda di Simone Amendola arriva su Prime Video (Italia, Usa e UK) proprio a ridosso del periodo natalizio, con lo spirito di una nuova vita dopo la brusca interruzione della distribuzione in sala a causa dell’emergenza sanitaria.

Lanciato con successo dalla 14. Festa del Cinema di Roma, circuitato e premiato sia in Italia che all’estero, Nessun nome nei titoli di coda è un racconto vivo e intriso di tenerezza che fa di una comparsa un protagonista. Il film s’immerge nella vita del re senza nome di Cinecittà, Antonio Spoletini (cercatore di facce, tra i tantissimi, di Federico Fellini) immortalandolo nel momento in cui vorrebbe lasciare ‘un nome nei titoli di coda’.

Un documentario apprezzato da pubblico e critica, che ha fatto innamorare personalità del cinema come il direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli: ‘Un bel ritratto di uno che il cinema l’ha fatto. Mi è molto piaciuto’ e il regista Pupi Avati: ‘Un lavoro prezioso, mi ha molto colpito, a tratti commosso. Mi auguro lo vedano in tanti’

Nessun nome nei titoli di coda, la trama

Da che il cinema è cinema se dici ‘comparse’, dici Spoletini. Cinque fratelli che hanno cercato le facce giuste per tutto il cinema italiano e internazionale passato da Roma. Dei cinque, Antonio, a 80 anni suonati, è ancora lì, sul suo campo di battaglia, Cinecittà. All’approssimarsi dell’idea di una fine, come ogni uomo, vorrebbe lasciare un nome nei titoli di coda.

Nessun nome nei titoli di coda: il trailer

 

Nessun nome nei titoli di coda (Trailer) – Simone Amendola from BLUE DESK on Vimeo.

NOTA DI REGIA

C’è una sequenza, i funerali di Fellini, che è in qualche modo la chiave del documentario. Mentre monta la commozione negli occhi dei presenti (da Gassman alla Vitti ci sono tutti) la regia si sofferma qualche istante su un gruppo di uomini di mezza età, una decina circa. Paolo Frajese emozionato ce li racconta: ‘Questi che vedete sono gli artigiani che hanno fatto il cinema, volti a me e a voi sconosciuti ma che a ognuno Fellini aveva dato un soprannome affettuoso’.

Al centro del gruppo, commosso, c’è Antonio Spoletini.

A Cinecittà Antonio ha fatto un pezzo di strada con tutti, che siano lo scenografo da Oscar Dante Ferretti, o il suo ex figurante (ormai star) Marcello Fonte, ma c’è un luogo dove le emozioni lo tradiscono ancora: il Teatro 5.

Nel film il rapporto di Antonio con ‘Federico’ è il filo drammaturgico che salda il presente e la memoria: Antonio si mette alla ricerca di una copia in pellicola di un film di Fellini cui ha lavorato e cui è profondamente legato.

E questa ricerca diventa l’anima del film.

Simone Amendola (Roma, 1975) è cineasta e drammaturgo. Nel 2010 si fa conoscere con il pluripremiato ‘Alisya nel paese delle meraviglie’, che ha contribuito a far emergere il mondo delle seconde generazioni. Nel 2013 realizza con l’attore Valerio Malorni lo spettacolo ‘L’uomo nel diluvio’, considerato tra i lavori più significativi della nuova drammaturgia, nel 2014 è premiato al Premio Solinas e nel 2016 il suo documentario breve ‘Zaza, Kurd’ è presentato nella sezione MigrArti al 73° Festival di Venezia. Nel 2019 Editoria & Spettacolo raccoglie in volume i suoi copioni teatrali.

Nessun Evil Dead 4, ma L’armata delle Tenebre 2

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Nessun Evil Dead 4, ma L’armata delle Tenebre 2

Negli ultimi giorni era circolata la notizia che, oltre ad essere in cantiere un possibile sequel di Evil Dead (remake de La Casa del 1981), il regista Sam Raimi stesse anche pianificando la possibilità di un nuovo capitolo della saga originale, dal titolo Evil Dead 4. In realtà però lo stesso Raimi ha voluto precisare che non si tratterebbe di un quarto capitolo delle avventure di Ash Williams (Bruce Cambell), ma di un sequel de L’armata delle Tenebre. La rivelazione del regista dimostrerebbe non solo l’ intenzione di creare una sorta di nuova saga parallela a quella di Evil Dead, ma di voler in qualche modo aumentare il franchising attorno alla figura dei morti viventi. Infatti il produttore associato Rob Tapet afferma che nessuno ha mai parlato di un Evil Dead 4,  poiché:

Sarebbe L’armata delle Tenebre 2. Tutti lo chiama Evil Dead 4, ma L’armata delle Tenebre non è stato chiamato Evil Dead da nessuno, eccetto  dai fans dei film di Raimi“.

Sul possibile coinvolgimento di Cambell e dei vecchi attori non è ancora stato detto nulla, ma lo stesso Ash del primo capitolo ha dichiarato che sarebbe favorevole ad un passaggio di consegna verso una nuova generazione di giovani interpreti.

Sam minaccia ogni sei mesi di richiamare il  vecchio cast“, ha detto Campbell nel corso di un’intervista. “L’ho sentito migliaia di volte, perché in fondo alla sua mente, non vuole lasciarsi andare a novità, perché amava e ma tutt’ora fare questi film. Ci è piaciuto farli insieme. Erano un incubo, molto difficili, ma durano alla prova del tempo

Restiamo in attesa di comunicazioni da parte del “maestro” Sam.

Fonte: comingsoon.net

Neslihan Atagül: tutto quello che c’è da sapere sull’attrice di Endless Love

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Neslihan Atagül è in onda in questo momento su Mediaset nella serie di successo Endless Love, ma chi è l’attrice che interpreta Nihan Sezin nello show turco del 2017 che è arrivato in Italia solo nel 2024 distribuito da Mediaste.

Le origini di Neslihan Atagül

Neslihan Atagül è un’attrice turca, nota per alcune serie turche di successo. È nota soprattutto per il suo ruolo in Kara Sevda (2015-2017), serie venduta in oltre 110 Paesi e unica serie televisiva turca vincitrice dell’International Emmy Award (2017). Ha avuto ruoli da protagonista nella serie Fatih Harbiye (2013-2014) e nei film Araf e Senden Bana Kalan. Nel corso della sua carriera di attrice ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui l’Oscar come “Miglior attrice” al Tokyo International Film Festival.

Atagül ha deciso di diventare attrice a soli 8 anni. Nel 2005, all’età di 13 anni, ha trovato il numero dell’agenzia Erberk, di proprietà di Neşe Erberk; ha ottenuto l’indirizzo dell’agenzia Erberk ed è andata con la madre a registrarsi. Un mese dopo ha recitato nel suo primo spot pubblicitario.

Il matrimonio di Neslihan Atagül

Neslihan Atagül è sposata con la sua co-star Kadir Doğulu Neslihan ha iniziato a frequentare la sua co-star di Fatih HarbiyeKadir Doğulu, nell’ottobre 2013. Si sono fidanzati nel novembre 2015 e si sono sposati nel luglio 2016.

Il debutto sul piccolo schermo

Nel 2006 ha debuttato come attrice nel film İlk Aşk, per il quale ha vinto il primo premio della sua carriera come “Giovane attrice promettente”. Tra il 2006 e il 2010 ha avuto un ruolo nella serie Yaprak Dökümü, basata sull’omonimo romanzo. Negli anni successivi è apparsa in altre serie come Canım Babam, Kalbim Seni Seçti, Hayat Devam Ediyor. Nel 2012 si è fatta notare per il suo ruolo da protagonista nel film Araf, per il quale ha vinto l’Oscar come “Miglior Attrice” al prestigioso Tokyo International Film Festival.

Il successo di Neslihan Atagül

Nel 2015 sarebbe arrivato uno dei ruoli più importanti e più amati della sua carriera, quello di Nihan Sezin nel melodramma Kara Sevda, che è diventata la prima serie turca ad essere premiata con l’International Emmy Award come miglior telenovela nel 2017. La serie ha ricevuto anche il premio speciale della giuria ai Seoul International Drama Awards.

Kara Sevda è diventata una delle serie turche più seguite al mondo, essendo stata tradotta in più di 50 lingue e trasmessa in oltre 110 Paesi come Russia, Iran, Slovenia, Uruguay e Grecia. Durante la sua trasmissione negli Stati Uniti per la comunità ispanica, è diventata la serie non spagnola più vista sul canale Univision.

Grazie alla sua interpretazione in questa serie, Atagül ha vinto quattro premi e la sua popolarità e il suo riconoscimento sono saliti alle stelle, non solo in Turchia ma anche a livello internazionale, soprattutto nei Paesi arabi.

Neslihan Atagül è su instagram

L’attrice ha un profilo instagram molto aggiornato. Rispetto ad altre attrici ci tiene a condividere la sua vita, i suoi impegni e i suoi viaggi con i fan.

 

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Cosa fa adesso l’attrice?

Attualmente, Neslihan Atagül  è immersa in un nuovo progetto professionale, Hadsiz Magazine, che porterà fotografie impressionanti, interviste esclusive con grandi ospiti. È stata recentemente in ITALIA come possiamo vedere dal suo profilo instagram.

 

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Neruda: trailer italiano del biopic di Pablo Larrain

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Neruda: trailer italiano del biopic di Pablo Larrain

Arriva online, in occasione dell’uscita il prossimo 13 ottobre, il trailer italiano del biopic Neruda diretto da Pablo Larrain (NO – I Giorni dell’Arcobaleno, Jackie).

Eccolo di seguito:

Gael Garcia Bernal e il regista Pablo Larrain tornano a lavorare insieme dopo NO – I Giorni dell’Arcobaleno. La pellicola, sceneggiata dal cileno Guillermo Calderon, racconterà la vita del celebre poeta, politico e premio Nobile per la letteratura Pablo Neruda, interpretato da Luis Gnecco.

Cannes 2016: Pablo racconta Pablo, Larrain e il suo Neruda

nerudaGael Garcia Bernal vestirà i panni del commissario Oscar Peluchonneau, coinvolto nella fuga del poeta (divenuto senatore indipendente del Partito Comunista del Cile tra il 1946 e il 1948) in seguito alla accuse mosse dall’uomo al governo per aver incarcerato dei minatori in sciopero. Il film uscirà nel 2016.

Pablo Larrain è stato da poco ospite al Festival di Venezia dove ha presentato in Concorso il suo ultimo film, Jackie, con protagonista Natalie Portman nei panni della vedova Kennedy.

Neruda: trailer del biopic di Pablo Larrain

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Neruda: trailer del biopic di Pablo Larrain

Arriva online, in occasione della presentazione nella giornata di oggi a Cannes 2016, il trailer del biopic Neruda diretto da Pablo Larrain (NO – I Giorni dell’Arcobaleno). Potete vederlo di seguito:

Gael Garcia Bernal e il regista Pablo Larrain tornano a lavorare insieme dopo NO – I Giorni dell’Arcobaleno. La pellicola, sceneggiata dal cileno Guillermo Calderon, racconterà la vita del celebre poeta, politico e premio Nobile per la letteratura Pablo Neruda, interpretato da Luis Gnecco.

Gael Garcia Bernal vestirà i panni del commissario Oscar Peluchonneau, coinvolto nella fuga del poeta (divenuto senatore indipendente del Partito Comunista del Cile tra il 1946 e il 1948) in seguito alla accuse mosse dall’uomo al governo per aver incarcerato dei minatori in sciopero. Il film uscirà nel 2016.

Neruda: recensione del film diretto da Pablo Larraìn

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Neruda: recensione del film diretto da Pablo Larraìn

Dopo la presentazione ufficiale al Festival di Cannes 2016, arriva anche nelle nostre sale Neruda, il nuovo filmdi Pablo Larraìn che, reduce dagli applausi al Festival di Venezia per Jackie, fa “un passo indietro” e ci narra di una vita straordinaria e insolita, con il suo tocco personale, costruendo un anti-biopic sulla figura culturale e politica più famosa e amata del Cile: Pablo Neruda.

Pablo che racconta Pablo, quindi, con un approccio reverenziale e confidenziale allo stesso tempo, dal momento che la biografia che rende omaggio al personaggio si mescola con eleganza, sfumando i confini, con una storia di fantasia che rasenta il road movie, con tocco leggero e delicato.

Nel 1948 la Guerra Fredda si fa sentire anche in Cile e il senatore Pablo Neruda accusa il governo di tradire il partito comunista. Questo gli costa un mandato d’arresto la cui esecuzione è affidata al prefetto Oscar Peluchonneau. Il cacciatore e la preda si trovano così a rincorrersi, sfiorarsi e corteggiarsi quasi. Nella sua caccia all’uomo, Peluchonneau infonde la sua ostinazione di un nome altisonante (si ritiene figlio illegittimo quell’Olivier Pelluchoneau, che aveva fondato la polizia cilena, divenendone un’icona), mentre Neruda coglie al volo la condizione di rifugiato e profugo, trasformando il disagio di tale stato in ispirazione poetica militante. Il risultato è il Canto General, la sua opera più importante per la storia del Cile.

Pablo Larraìn e il suo Neruda, poeta e politico di un tempo che non c’è più

Per Larraìn, spettatore emotivamente coinvolto, il racconto si dipana naturalmente, trasformandosi gradatamente ma inevitabilmente in un sogno a occhi aperti. L’introduzione prevalentemente storica si trasforma, da metà film in poi, in un accavallamento non solo di piani narrativi ma anche di personaggi che si rincorrono e si confondono, mescolando le proprie identità. Ed è in questo gioco di personaggio che Pablo Larraìn si insinua, con il suo tocco lucido e sognante, con la sua personalità riverente eppure ben presente nella scelta di angolazioni e toni.

nerudaProtagonisti ineffabili di questo road movie sui generis sono Luis Gnecco, nei panni di un pingue poeta, amante della vita, asservito agli appetiti del corpo ma anche a quelli dello spirito, alla libertà di pensiero e all’arte. Suo antagonista è Gael Garcia Bernal, alla seconda volta con Larraìn dopo No – I giorni dell’arcobaleno, che regala con grande generosità il ritratto di un uomo che insegue non solo un ricercato, Neruda appunto, ma anche un ideale e un’affermazione di sé che sembra inarrivabile.

Nel suo ritratto appassionato, Pablo Larraìn ci consegna un Neruda inedito, che si trasforma in ideale e sogno, in tutti coloro che rincorrono se stessi e che si prendono abbastanza sul serio da sapersi prendere in giro. Con tocco lieve, con guizzi d’artista, come la neve che cade sulle invalicabili Ande.

Neruda: trailer italiano del biopic di Pablo Larrain

Néro, la spiegazione del finale: Perché Perla si sacrifica?

Néro, la spiegazione del finale: Perché Perla si sacrifica?

La serie drammatica d’azione francese di Netflix Néro (Néro the Assassin) racconta una storia di coraggio, magia, fede e famiglia. Ambientata nella città di Lamartine, nel sud della Francia del XVI secolo, la serie segue Néro, un assassino, mentre viene coinvolto in un conflitto. Mentre lavora per un importante personaggio locale di nome Rochemort, la vita di Néro viene sconvolta dalla figlia quattordicenne Perla, da cui è separato, che si ritiene essere “l’ultima discendente del Diavolo”. Mentre le forze del male cercano di catturare Perla a causa del suo “sangue corrotto”, Néro si trova di fronte a un dilemma tra la sopravvivenza e l’amore. Avendo sempre vissuto come un assassino solitario e libero, la responsabilità di prendersi cura di una figlia ricercata stravolge completamente la sua esistenza.

Il protagonista e sua figlia viaggiano attraverso il sud della Francia colpito dalla siccità, incontrando vari individui e gruppi pericolosi alle prese con le proprie crisi. La serie sviluppa un’intensa narrazione del difficile viaggio di un uomo attraverso paesaggi insidiosi, incorporando elementi soprannaturali lungo il percorso. Mentre la stagione volge al termine, Perla e Néro si trovano ad affrontare minacce esistenziali nella città di Ségur. Mentre varie forze convergono per conquistare il vuoto di potere a Ségur, il destino dei personaggi principali è in bilico.

Néro l’assassino Sinossi della trama

La narrazione introduce Néro, un assassino che lavora per Rochemort, vice console di Lamartine, durante una siccità in corso nella Francia del XVI secolo. Egli uccide la fidanzata di Hortense, figlia del vice console, in modo che lei possa essere data in sposa al principe di Ségur. Il capo console di Lamartine viene ucciso da Touissaint, un altro assassino che lavora per Rochemort, con l’aiuto della Strega Tassella. Quando il vice viene promosso alla carica di console, rivela che la strega vuole Néro come pagamento per la sua stregoneria. Lei intende sacrificare il protagonista, credendolo l’“ultimo discendente del Diavolo”. Tuttavia, quando scopre che Néro ha segretamente una figlia, interrompe il sacrificio e ordina agli uomini di Rochemort di cercarla.

Néro chiede aiuto a Horace, un uomo religioso che gestisce un orfanotrofio, dove Perla, la figlia, viene accudita. Il protagonista, nonostante sia controllato da una collana magica legata al collo dalla strega, fugge da Lamartine con sua figlia e l’uomo religioso. Tuttavia, la fuga comporta il dirottamento della carrozza reale che trasporta Hortense a Ségur. Con la principessa rapita, il convoglio si dirige verso la sua destinazione, ma viene fermato dai soldati. Per distrarre i soldati, Néro pugnala la propria figlia, senza però ucciderla. I soldati e il convoglio incrociano i Penitenti, un gruppo di estremisti religiosi, che li catturano. Uno dei Penitenti taglia i capelli di Hortense come penitenza.

Il gruppo sfugge alla morsa dei Penitenti distraendoli. Rochemort si reca a Ségur per finalizzare l’alleanza matrimoniale con il principe e chiede alcuni accordi commerciali e diritti minerari. L’arcivescovo di Ségur esercita un’influenza sul principe e controlla le decisioni. Horace affronta delle difficoltà con i suoi pensieri su Perla a causa delle sue credenze religiose e propone che lei venga portata a Ségur, in modo che l’arcivescovo possa decidere il suo destino. Quando viene rivelato che Horace vuole portare Perla a Ségur per farla uccidere, Néro lo abbandona e fugge con sua figlia e Hortense. A Ségur, Rochemort viene processato mentre l’esercito dei Penitenti marcia verso la città. Il principe di Ségur salva Perla e Hortense, ma lasciano Néro in mezzo al nulla a causa del suo precedente tentativo di sfuggire ai fuorilegge senza di loro.

Néro, legato e in fin di vita, viene avvicinato dalla Strega Tassella, che gli rivela che Perla non è la discendente del Diavolo, ma l’unica speranza per la salvezza del mondo. Gli rivela anche che Perla è sua discendente e gli toglie la collana, guarendo le sue ferite. Un mago, inviato dalla Chiesa cattolica, dà la caccia a Perla. La Strega Tassella dice che il Diavolo è una finzione inventata dalla Chiesa per colpire i suoi nemici. Il mago viene ucciso dal protagonista e dalla Strega Tassella, che poi si dirigono a Ségur insieme a Horace per salvare Perla. Néro ha una conversazione con Perla e cerca di convincerla a fuggire da Ségur.

Proprio mentre il principe di Ségur e Hortense stanno per sposarsi, l’arcivescovo rivela alla folla che Perla è l’ultima discendente del diavolo. La strega con un occhio solo arriva a Ségur per aiutare Néro con la sua magia, mentre Hortense e Rochemort aspettano la caduta dell’arcivescovo per mano dei Penitenti invasori. Con grande stupore di tutti, si scopre che è l’arcivescovo a orchestrare le azioni dei Penitenti e del loro capo, “Fratello Penitenza”. La strega dice a Perla che lei è l’unica che può salvare il mondo. I Penitenti uccidono la donna magica, mentre lei aiuta Néro e gli altri a fuggire dal castello. Quando Perla si rende conto di possedere poteri magici, deve fare una scelta.

Néro l’Assassina Finale: perché Perla si pugnala? La siccità è finita?

Mentre i Penitenti e l’arcivescovo assumono il controllo totale di Ségur, la città precipita nel caos e nella violenza. Néro, Hortense e gli altri si rendono conto di essere tutti in pericolo. Di fronte a una situazione disperata, si confidano con alcuni soldati fedeli di Ségur e pianificano una rivolta contro l’autorità dei Penitenti. Perla intuisce che sono tutti in pericolo e che probabilmente dovrebbe ispirarsi alle parole della Strega Tassella, che le ha consegnato un pugnale prima di morire. I Penitenti radunano civili innocenti e ordinano loro di dare la caccia a Perla, la discendente del Diavolo. Mentre Fratello Penance, il leader del culto dei Penitenti, sacrifica Horace decapitandolo, Perla viene individuata da uno dei cultisti.

Perla viene inseguita dai membri del culto attraverso i vicoli di Ségur e viene salvata da Néro. Grazie alla confessione di Horace che Perla non è la figlia del Diavolo, lei capisce che potrebbe avere un ruolo importante nel salvare il mondo. I soldati fedeli di Ségur propongono di andare avanti con una rivolta popolare, ma il castello è occupato dall’Arcivescovo, che rimprovera Fratello Penance per aver lasciato scappare Perla. Rochemort viene catturato dall’amico di Néro, Lothar, un soldato di Lamartine, che dice di conoscere un passaggio segreto che può aiutarli a raggiungere l’arcivescovo e fratello Penance e ucciderli. Hortense si proclama principessa di Ségur e accetta di essere il volto della rivolta contro l’arcivescovo. La rivolta ha inizio, provocando caos e violenza in tutta la città.

Rendendosi conto che non possono assassinare l’arcivescovo e fratello Penance, Néro chiede a Hortense di fuggire dalla città con Perla e Rochemort. Mentre i Penitenti si scatenano per le strade all’inseguimento di Perla, Néro capisce che deve fare qualcosa di folle per salvare sua figlia e dare a Hortense il tempo sufficiente per fuggire. Attacca fratello Penance e lo smaschera davanti ai suoi seguaci, mentre Perla cerca di scappare. I Penitenti catturano Néro, dopodiché Fratello Penance ordina la sua esecuzione. Perla continua a correre e si rifugia in un’alta struttura simile a una torre di guardia, che le permette di vedere cosa sta succedendo a suo padre. Quando vede suo padre impiccato a testa in giù, ricorda le parole della Strega Toccata, che le aveva detto che lei era l’unica in grado di salvare tutti.

È in questo momento che Perla compie il sacrificio definitivo. Estrae il pugnale della strega e si pugnala, cadendo dalla struttura. Lo fa nonostante Néro la veda e la supplichi di non sacrificarsi. Non appena il corpo di Perla tocca terra, si verifica un evento magico. Il cielo soleggiato si oscura e le nuvole iniziano a convergere su Ségur. Una pioggia piacevole cade su tutti, placando la loro sete e ponendo fine al periodo di siccità. Il sacrificio di Perla permette a Néro di fuggire, poiché Fratello Penance e gli altri vengono distratti dalla pioggia. La pioggia gentile rinfresca nuovamente la Terra e la vita ricomincia a crescere, anche se Perla giace morta a terra.

Perla è viva o morta? È una strega?

Nero Perla

Dopo essersi sacrificata per il bene del mondo e la vita di suo padre, Perla cade a terra, morta tra le braccia di Néro. Il suo ultimo desiderio per il mondo viene trasmesso agli spettatori attraverso una voce fuori campo. Dice che, nonostante non sia cresciuta con una famiglia, questi giorni con Néro le hanno dato uno scopo e le hanno fatto capire per la prima volta il significato della famiglia. Dice che vorrebbe essere ricordata come Perla, la figlia di un assassino e di una prostituta. Mentre Néro continua a piangere, guardando il volto della sua bambina morta, accade qualcosa di inaspettato. Viene colpito con violenza da un tronco di legno da un individuo mascherato. L’aggressore porta via il corpo di Perla e si allontana da Ségur. È in questo momento che viene fatta una rivelazione scioccante.

Perla si rivela viva quando apre gli occhi. Viene portata fuori dalla città dallo sconosciuto, mentre guarda Néro che è stato aggredito. Nonostante si sia sacrificata per il bene superiore, il destino interviene e permette a Perla di continuare la sua vita. La serie si conclude con una sola frase, che segna la fine della voce fuori campo. Perla dice: “Era l’ultima strega”. Questo indica che la Strega Tassella ha perseguitato Perla fin dall’inizio perché possiede il potere della stregoneria.

Le azioni di Perla durante la rivolta e i suoi poteri magici vengono rivelati anche quando si taglia e il suo sangue cambia la natura del terreno. Una delle prove più significative a favore della stregoneria di Perla è il fatto che ha posto fine alla siccità nel paese sacrificandosi. Così, Perla, nonostante fosse vista come una persona debole, diventa il personaggio più importante della stagione, salvando la vita a migliaia di persone.

Perché fratello Penance uccide l’arcivescovo?

Quando la siccità finisce grazie al sacrificio di Perla, fratello Penance e il suo fedele esercito di cultisti si calmano e si godono la pioggia dopo aver sofferto a lungo per la siccità. L’arcivescovo è scioccato nel vedere la pioggia che calma tutti e comincia a chiedersi cosa sia successo. Fratello Penance si avvicina all’arcivescovo e gli dice che Dio li ha perdonati, poiché la siccità è finita. Il leader della setta riconosce che la sua penitenza è stata finalmente esaudita. Questo fa arrabbiare l’arcivescovo, che rimprovera Fratello Penance per aver parlato in quel modo. Egli sostiene che la pioggia è caduta grazie al sacrificio della bambina e non per intervento divino. Quando fratello Penance ribatte all’arcivescovo, dicendo che è stata la penitenza della setta a causare la pioggia, l’uomo religioso lo schiaffeggia.

L’arcivescovo definisce fratello Penance un “lebbroso” e un idiota che non sa nulla. Il leader della setta dice di aver sempre dedicato la sua vita a Dio e si rende conto che l’uomo religioso ha controllato lui e i suoi uomini per il proprio tornaconto. È a questo punto che fratello Penance prende una decisione audace. Spinge senza pietà l’arcivescovo dalla cima del castello, causandone la morte istantanea quando questi colpisce il suolo con un tonfo. Sebbene l’arcivescovo fosse inizialmente riuscito a controllare il comportamento e le menti dei membri della setta, ha avuto ciò che si meritava quando i suoi stessi seguaci si sono rivoltati contro di lui. L’uccisione dell’arcivescovo, nonostante sia stata compiuta da un pericoloso leader della setta, riequilibra la bilancia della moralità e della giustizia.

Néro è vivo o morto? Chi lo ha attaccato?

Néro è vivo o morto? Chi lo ha attaccato?

Mentre Néro guarda il volto ferito di Perla, crede che lei sia morta. Mentre piange la sua sorte, viene improvvisamente colpito violentemente con un tronco di legno da un individuo mascherato sconosciuto. Lo sconosciuto porta via Perla, lasciando Néro da solo. Sebbene la narrazione non riveli esplicitamente il destino di Néro dopo l’incidente, si può presumere che probabilmente sia sopravvissuto all’attacco. Uno degli indizi essenziali in questo caso è il fatto che l’aggressore voleva solo mettere Néro fuori combattimento per un breve periodo e non ucciderlo. Se l’aggressore avesse voluto uccidere Néro, sarebbe stato facile. Tuttavia, Néro viene colpito solo con un ceppo e non con delle armi. Ciò rende molto probabile che Néro sia sopravvissuto all’aggressione e che sia stato probabilmente scortato in un luogo sicuro dalla popolazione di Ségur.

Ora che Ségur è stata liberata dalle grinfie dell’arcivescovo, si può presumere che il principe tornerà a governare la città e si occuperà della guarigione di Néro. La probabilità che Néro muoia è minima, poiché non ci sono prove che suggeriscano il contrario. Néro riceverà molto probabilmente cure nel castello di Ségur e continuerà a essere un assassino, al servizio del principe o tornando a Lamartine per ricongiungersi con Hortense. Per quanto riguarda l’identità dell’aggressore, non ci sono rivelazioni nella narrazione che la confermino. Si può presumere che l’aggressore sia probabilmente una strega che cerca di salvare Perla e di introdurla nella comunità delle streghe. Poiché Perla è una figura essenziale nel mondo, è sicuramente possibile che altri esseri magici siano a conoscenza dei suoi poteri.

È anche possibile che l’individuo mascherato lavori per diverse forze politiche del paese che vogliono usare le sue capacità per raggiungere le proprie ambizioni. Poiché l’identità di Perla è probabilmente nota in segreto a persone importanti, queste potrebbero aver assunto la persona mascherata per rapirla da Ségur. Ma, in conclusione, si può dire che la persona mascherata è molto probabilmente una strega che cerca di salvare Perla dai pericoli del mondo. Perla diventerà presumibilmente più potente man mano che scoprirà la piena portata della sua magia.

Se vuoi scoprire quanto di reale c’è dietro la storia raccontata in Néro, leggi anche Néro: l’assassino di Netflix è basato su una storia vera?.

Néro l’assassino di Netflix è basato su una storia vera?

Néro l’assassino di Netflix è basato su una storia vera?

La serie drammatica d’azione francese di Netflix Néro (Néro the Assassin) è una storia di coraggio, magia, fede e famiglia. Creata da Martin Douaire, Allan Mauduit, Jean-Patrick Benes e Nicolas Digard, la serie segue le avventure di Néro, un assassino che lavora in una città del XVI secolo nel sud della Francia chiamata Lamartine. Mentre è al servizio di un uomo importante di nome Rochemort, il protagonista viene coinvolto in un conflitto a causa della figlia Perla, una quattordicenne che si ritiene essere “l’ultima discendente del diavolo”. Mentre le forze del male cercano di catturare Perla a causa del suo sangue corrotto, Néro si trova diviso tra la sopravvivenza e l’amore.

Avendo vissuto tutta la sua vita come un assassino solitario e libero, le sfide legate alla cura di una figlia ricercata gli stravolgono la vita. Attraversando il territorio della Francia meridionale afflitta dalla siccità, il protagonista e sua figlia incontrano diversi individui e gruppi pericolosi che affrontano le proprie crisi. La serie racconta l’intensa storia del viaggio di un uomo attraverso terreni insidiosi, affrontando anche elementi soprannaturali. SPOILER IN ARRIVO.

Se invece vuoi capire il senso della scelta finale di Perla e il significato simbolico del film, leggi Néro, la spiegazione del finale: perché Perla si sacrifica.

Néro l’assassino è un racconto di fantasia ambientato nella Francia del XVI secolo

Sebbene “Néro l’assassino” sia un racconto di fantasia che coinvolge la magia e altri elementi fantastici, riflette le emozioni umane reali attraverso l’esplorazione del viaggio di Néro. Scritta dai suddetti creatori insieme a Raphaëlle Richet, la storia approfondisce gli intrighi che circondano i miti nella Francia meridionale del XVI secolo. Uno dei principali elementi della trama della serie è la caccia all’“ultimo discendente del Diavolo”. Sebbene non ci siano prove storiche concrete che suggeriscano che il mito sia basato su una credenza storica reale, esso riflette la paura provata dalle persone a causa delle loro forti credenze religiose nel periodo in cui è ambientata la serie.

Perla è braccata da varie forze, in particolare dalla Strega con un occhio solo, che pensa che il sangue di Perla sia il sangue del Diavolo e che lei sia in grado di evocare il Diavolo sulla Terra per scatenare l’Apocalisse. La paura del Diavolo e di eventi di estinzione di massa come l’Apocalisse è stata un fattore determinante nella vita religiosa delle persone nel corso della storia. La Strega con un occhio solo è una figura importante nella serie, poiché rappresenta la percezione culturale delle streghe, in particolare nel periodo medievale e nel primo Rinascimento in Francia.

Secondo la Biblioteca del Congresso, prima della rivoluzione scientifica, le persone si rivolgevano alla Chiesa per spiegare misteri mondani come la paralisi, le convulsioni o i difetti congeniti. Ciò significava anche che non c’erano risposte facili in termini medici o scientifici. Alcuni elementi all’interno della Chiesa attribuivano la responsabilità di questi problemi all’esistenza del Diavolo. Questo spesso portava i fedeli ad attribuire le condizioni di salute al Diavolo. Il viaggio di Perla e Néro diventa estremamente pericoloso a causa della convinzione di alcune frange della Chiesa che esse portino il sangue del Diavolo. Tra il 1550 e il 1700, in Francia si svolsero circa 2.000 processi alle streghe. La maggior parte delle donne negò le accuse, anche se alcune confessarono di avere presunti poteri.

Sebbene non sia esplicitamente dichiarato, lo spettacolo utilizza questi fenomeni storico-culturali per mostrare come donne indipendenti come la Strega Toccata e ragazze adolescenti libere pensatrici come Perla siano soggette all’ira sociale a causa dei loro presunti poteri negativi. Il legame padre-figlia tra Perla e Néro diventa estremamente importante quando quest’ultimo cerca di salvare sua figlia dalle forze che cercano di controllare il suo destino. In conclusione, si può dire che la serie, nonostante abbia come protagonista un assassino maschio, affronta in modo toccante le prospettive femminili su questioni sociali storiche.

La narrazione commenta il fondamentalismo religioso

Néro è vivo o morto? Chi lo ha attaccato?

La storia descrive il fervore religioso di un gruppo di persone chiamato “Penitenti”. Il gruppo è guidato da un uomo conosciuto solo come “Fratello Penitenza” e crede nella resa assoluta a Dio. Prende di mira Perla perché crede che lei abbia il sangue del diavolo. Il gruppo viaggia attraverso il paese, terrorizzando gli abitanti dei piccoli centri e biasimandoli per la loro mancanza di fede nel divino. Sebbene esistano prove che indicano l’esistenza di gruppi reali chiamati Penitenti nel passato europeo, questi sono completamente diversi dai Penitenti visti nella serie.

I veri Penitenti erano divisi in diverse categorie o confraternite, che credevano principalmente in idee come il digiuno e la ricerca della disciplina per compiacere Dio. Nella serie, i Penitenti sono descritti come un gruppo violento che aderisce a credenze fondamentaliste e all’idea di salvare l’umanità dal diavolo. Credono fermamente che fenomeni naturali come la siccità siano il risultato dell’ira di Dio verso le persone irreligiose e che la penitenza sia necessaria per placare l’eterno divino. Sebbene la serie sia ambientata nel XVI secolo e coinvolga elementi fantastici e soprannaturali, essa getta una luce significativa su questioni socio-religiose reali.

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