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Maleficent – Signora del male, recensione del film con Angelina Jolie

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Arriva in sala il 17 ottobre, tra lingue di fuoco verde ed evoluzioni magiche nel cielo, Maleficent – Signora del male, il sequel del film campione di incassi che vede di nuovo Angelina Jolie nei panni della celebre villain Disney, che però tanto cattiva non è.

È stato trai primi live action della grande ondata di remake della Disney, ma è stato anche il primo ad essere completamente rivoluzionato rispetto alla storia originale, trasformando addirittura la strega cattiva in eroina. La Maleficent di Angelina Jolie era colei che scopriva il vero amore, quello materno, e con un casto bacio svegliava la fanciulla dal suo stesso incantesimo. La storia è stata riscritta, e per questo secondo capitolo non si cambia certo rotta, a dispetto di quel titolo così ingannevole. Maleficent non ha niente a che fare con il male puro, ma lotta, come ogni essere vivente, contro le proprie naturali inclinazioni per diventare una creatura migliore.

Un incontro burrascoso con i suoceri

Ma andiamo con ordine. Il primo film si era concluso con Aurora regina della brughiera, che aveva portato la pace tra fate e uomini. Adesso però un nuovo evento arriva a turbarne la quiete. Il coraggioso e gentile Filippo la chiede in moglie, tra la gioia di lei e la diffidenza della madrina. Maleficent, infatti, non si fida ancora degli uomini. Questa sua diffidenza sfocia in un eccesso di ira quando, durante una cena per “conoscere i suoi”, la fata alata scaglia un incantesimo sul padre di Filippo, il re di un regno confinante con la Brughiera. La regina Ingrith , madre di Filippo, non aspettava altro per dichiarare guerra alla strega e alle sue creature incantate, tenendo con sé, quasi prigioniera, la povera Aurora.

Da questo momento in poi la storia si sviluppa in maniere abbastanza prevedibile, con la scoperta della verità da parte della coraggiosa principessa e il ritorno di Maleficent. Effetti visivi pirotecnici e un finale di grande intrattenimento, coronano un film che sarà la gioia dei più piccoli, affascinati dai colori e dalle magie che la storia mette in scena.

Alla regia c’è questa volta Joachim Rønning per la Disney Pictures, che riesce a mettere in scena con suo divertimento non solo l’aspetto action della storia, ma anche il confronto tra le due grandi protagoniste, Angelina Jolie e Michelle Pfeiffer, nei panni della vera villain del film.

Come nel sequel, ma in maniera più marcata e didascalica, anche in Maleficent – Signora del Male il tema fondamentale è quello dell’accettazione del diverso, con tanto di sotto testo ambientalista e di girl power, per una volta declinato in maniere leggermente più raffinata rispetto al solito.

trailer MaleficentMaleficent – Signora del male, tre donne al comando

Il film si costruisce intorno alle tre donne protagoniste: la madre gelosa e iraconda, ma dal cuore d’oro; l’antagonista mossa principalmente dalla paura di chi è diverso da lei, percepito come una minaccia; la saggia e giovane principessa, che senza rinunciare alla sua dolcezza, lotta con grande coraggio per portare l’armonia tra le parti. Ed è proprio nella scelta di essere fedele alla natura di Aurora quale donna gentile e conciliante, non per questo accomodante, che risiede l’elemento vincente del film: per una volta la donna forte non deve scendere in campo armata di spada, ma di grande volontà e coraggio. È un modo bello, giusto e nuovo di rappresentare la forza, un modo che tiene fede alle caratteristiche del personaggio, e probabilmente un bell’esempio per i giovani spettatori che correranno al cinema.

Oltre a questa morale didascalica, però, il film offre ben poco, dal momento che le scelte di regia non brillano per originalità e che la storia tutta è tenuta in piedi da cavilli pretestuosi e risvolti banali. Maleficent – Signora del Male svolge bene il suo compito, ma non si candida certo a diventare un prodotto indimenticabile.

Maleficent – Signora del Male, il trailer italiano

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Maleficent – Signora del Male, il trailer italiano

Ecco il trailer esteso italiano di Maleficent: Mistress of Evil, il sequel del film campione d’incassi del 2014 con Angelina Jolie e Elle Fanning. Il poster ci comunica anche la data d’uscita USA e il titolo ufficiale.

Il film arriverà il 29 maggio 2020, continuando a cavalcare l’onda dei live action dei classici Disney, e si intitolerà Maleficent: Mistress of Evil, da noi Maleficent – Signora del Male.

Maleficent – Signora del Male arriverà il 17  ottobre 2019, continuando a cavalcare l’onda dei live action dei classici Disney. Maleficent – Signora del Male sarà diretto da Joachim Ronning, che collaborerà ancora con Espen Sandberg, come per Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar.

Maleficent – Signora del Male rientra nella nuova politica Disney del revival in live action del classici d’animazione. Dopo il primo capitolo, Cenerentola, La Bella e la Bestia e Il Libro della Giungla, Aladdin, Dumbo e Il Re Leone già arrivati in sala, il film con protagonista la Jolie si aggiunge alla lista di film che riproporranno in carne e ossa i personaggi iconici della Casa di Topolino, insieme a tanti altri confermati e molti che sicuramente arriveranno.

Maleficent – Signora del Male: un nuovo sontuoso poster con le protagoniste

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È stato diffuso un nuovo ricchissimo poster di Maleficent – Signora del Male, in cui compaiono le protagoniste del film. Nella nuova avventura targata Disney, infatti, tornano Angelina Jolie ed Elle Fanning nei panni di Malefica e Aurora, ma a loro si aggiunge anche Michelle Pfeiffer che interpreta la Regina Ingrith.

Ecco il nuovo poster di Maleficent – Signora del Male

Maleficent – Signora del Male arriverà il 17  ottobre 2019, continuando a cavalcare l’onda dei live action dei classici Disney. Maleficent – Signora del Male sarà diretto da Joachim Ronning, che collaborerà ancora con Espen Sandberg, come per Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar.

Maleficent – Signora del Male rientra nella nuova politica Disney del revival in live action del classici d’animazione. Dopo il primo capitolo, Cenerentola, La Bella e la Bestia e Il Libro della Giungla, Aladdin, Dumbo e Il Re Leone già arrivati in sala, il film con protagonista la Jolie si aggiunge alla lista di film che riproporranno in carne e ossa i personaggi iconici della Casa di Topolino, insieme a tanti altri confermati e molti che sicuramente arriveranno.

Maleficent – Signora del Male, il trailer italiano

Maleficent – Signora del Male: interviste a Elle Fanning e al cast

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Uscirà il prossimo 17 ottobre Maleficent – Signora del Male, ed ecco di seguito le interviste al cast del film (Elle Fanning, Ed Skrein, Chiwetel Ejiofor, Harris Dickinson, Sam Riley) e al regista, Joachim Rønning.

Il nuovo film Disney live action Maleficent – Signora del Male, arriverà nelle sale italiane il 17 ottobre distribuito da The Walt Disney Company Italia.

Diretto da Joachim Rønning e interpretato dall’attrice premiata con l’Oscar e tre Golden Globe Angelina Jolie e da Elle Fanning, il nuovo lungometraggio continua a esplorare il complesso rapporto tra Malefica e la futura Regina mentre formano nuove alleanze e affrontano nuovi avversari per proteggere il bosco e le creature magiche che lo abitano. Il cast del film vede inoltre l’attrice premiata con il Golden Globe e candidata a tre premi Oscar® Michelle Pfeiffer nel ruolo della Regina Ingrith, l’attore candidato all’Oscar e al Golden Globe Chiwetel Ejiofor, Ed Skrein e Robert Lindsay, mentre Harris Dickinson interpreta il Principe Filippo. In questa nuova avventura fanno il loro ritorno anche alcuni membri del cast del precedente film Maleficent, tra cui Sam Riley nel ruolo di Fosco, la candidata all’Oscar Imelda Staunton nel ruolo della fatina Giuggiola, Juno Temple nel ruolo della fatina Verdelia e la candidata all’Oscar Lesley Manville nel ruolo della fatina Fiorina.

Maleficent – Signora del Male, la trama:

Il tempo è stato gentile con Malefica e Aurora. Il loro rapporto, originato da un tradimento, dalla vendetta e infine dall’amore, è cresciuto ed è forte. Ciononostante c’è ancora dell’astio tra gli uomini e le creature magiche. Il matrimonio di Aurora con il Principe Filippo è motivo di festeggiamenti in tutto il Regno e nelle terre vicine poiché le nozze uniranno i due mondi. Un incontro inaspettato però darà vita a una nuova potente alleanza: Malefica e Aurora si ritroveranno sui fronti opposti di una Grande Guerra che metterà alla prova la loro lealtà e le porterà a chiedersi se potranno essere davvero una famiglia.

Maleficent – Signora del Male è il sequel di Maleficent, remake/spin-off del Classico Disney La bella addormentata nel bosco (1959).

Maleficent – Signora del Male arriverà il 17  ottobre 2019, continuando a cavalcare l’onda dei live action dei classici Disney. Maleficent – Signora del Male sarà diretto da Joachim Ronning, che collaborerà ancora con Espen Sandberg, come per Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar.

Maleficent – Signora del Male rientra nella nuova politica Disney del revival in live action del classici d’animazione. Dopo il primo capitolo, Cenerentola, La Bella e la Bestia e Il Libro della Giungla, Aladdin, Dumbo e Il Re Leone già arrivati in sala, il film con protagonista la Jolie si aggiunge alla lista di film che riproporranno in carne e ossa i personaggi iconici della Casa di Topolino, insieme a tanti altri confermati e molti che sicuramente arriveranno.

Maleficent – Signora del Male, un nuovo poster con le protagoniste

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Ecco un nuovo poster molto elegante di Maleficent – Signora del Male, il sequel del film campione d’incassi del 2014 con Angelina Jolie e Elle Fanning. Ecco di seguito l’immagine che vede tornare le due protagoniste, accanto a Michelle Pfeiffer che si è unita al cast:

Maleficent – Signora del Male arriverà il 17  ottobre 2019, continuando a cavalcare l’onda dei live action dei classici Disney. Maleficent – Signora del Male sarà diretto da Joachim Ronning, che collaborerà ancora con Espen Sandberg, come per Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar.

Maleficent – Signora del Male rientra nella nuova politica Disney del revival in live action del classici d’animazione. Dopo il primo capitolo, Cenerentola, La Bella e la Bestia e Il Libro della Giungla, Aladdin, Dumbo e Il Re Leone già arrivati in sala, il film con protagonista la Jolie si aggiunge alla lista di film che riproporranno in carne e ossa i personaggi iconici della Casa di Topolino, insieme a tanti altri confermati e molti che sicuramente arriveranno.

Maleficent – Signora del Male su Disney+ dal 29 maggio.

Maleficent – Signora del Male su Disney+ dal 29 maggio.

Dopo il grande successo al box office italiano, il film Disney Maleficent – Signora del Male debutterà su Disney+ dal 29 maggio.

Lo scorso ottobre Roma ha ospitato Angelina Jolie, l’attrice vincitrice di un’Oscar e di tre Golden Globe, e Michelle Pfeiffer, l’attrice vincitrice di un Golden Globe, per presentare l’anteprima europea del film nella città eterna. Per l’occasione, le due attrici hanno sfilato lungo via della Conciliazione su un carpet di 90 metri in black&white, tra Castel Sant’Angelo e la Cupola di San Pietro, incantando i fan italiani.

Iscriviti a Disney+ per guardare Maleficent: Signora del Male e molto altro. Dove vuoi, quando vuoi.

Maleficent – Signora del Male vanta la presenza di un cast stellare come Angelina Jolie, Elle Fanning, Chiwetel Ejiofor, Sam Riley, Harris Dickinson, Ed Skrein, Imelda Staunton, Juno Temple, Lesley Manville e Michelle Pfeiffer nel ruolo della Regina Ingrith ed è diretto da Joachim Rønning. Basato su una storia di Linda Woolverton e scritto da Linda Woolverton e Noah Harpster & Micah Fitzerman-Blue, il film è prodotto da Joe Roth, Angelina Jolie e Duncan Henderson, mentre Matt Smith, Jeff Kirschenbaum e Mike Vieira sono i produttori esecutivi.

Nel film Disney Maleficent – Signora del Male, sequel del successo mondiale al box office del 2014, Malefica e Aurora devono affrontare la complessità dei legami famigliari quando le loro strade vengono separate da un matrimonio imminente, alleanze inaspettate e dall’ingresso di nuove forze oscure. Il tempo è stato gentile con Malefica e Aurora. Il loro rapporto, nato da un tradimento, dalla vendetta e infine dall’amore, è cresciuto ed è forte. Ciononostante c’è ancora dell’astio tra gli uomini e le creature magiche. Il matrimonio di Aurora con il Principe Filippo è motivo di festeggiamenti in tutto il Regno e nelle terre vicine poiché le nozze uniranno i due mondi. Un incontro inaspettato però darà vita a una nuova potente alleanza: Malefica e Aurora si ritroveranno sui fronti opposti di una Grande Guerra che metterà alla prova la loro lealtà e le porterà a chiedersi se potranno essere davvero una famiglia.

Maleficent – Signora del Male è uscito il 17  ottobre 2019, continuando a cavalcare l’onda dei live action dei classici Disney. Maleficent – Signora del Male sarà diretto da Joachim Ronning, che collaborerà ancora con Espen Sandberg, come per Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar.

Maleficent – Signora del Male rientra nella nuova politica Disney del revival in live action del classici d’animazione. Dopo il primo capitolo, Cenerentola, La Bella e la Bestia e Il Libro della Giungla, Aladdin, Dumbo e Il Re Leone già arrivati in sala, il film con protagonista la Jolie si aggiunge alla lista di film che riproporranno in carne e ossa i personaggi iconici della Casa di Topolino, insieme a tanti altri confermati e molti che sicuramente arriveranno.

Maleficent – Signora del Male al cinema dal 17 Ottobre

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Maleficent – Signora del Male al cinema dal 17 Ottobre

Il nuovo film Disney live action Maleficent – Signora del Male, arriverà nelle sale italiane il 17 ottobre distribuito da The Walt Disney Company Italia.

Diretto da Joachim Rønning e interpretato dall’attrice premiata con l’Oscar e tre Golden Globe Angelina Jolie e da Elle Fanning, il nuovo lungometraggio continua a esplorare il complesso rapporto tra Malefica e la futura Regina mentre formano nuove alleanze e affrontano nuovi avversari per proteggere il bosco e le creature magiche che lo abitano. Il cast del film vede inoltre l’attrice premiata con il Golden Globe e candidata a tre premi Oscar® Michelle Pfeiffer nel ruolo della Regina Ingrith, l’attore candidato all’Oscar e al Golden Globe Chiwetel Ejiofor, Ed Skrein e Robert Lindsay, mentre Harris Dickinson interpreta il Principe Filippo. In questa nuova avventura fanno il loro ritorno anche alcuni membri del cast del precedente film Maleficent, tra cui Sam Riley nel ruolo di Fosco, la candidata all’Oscar Imelda Staunton nel ruolo della fatina Giuggiola, Juno Temple nel ruolo della fatina Verdelia e la candidata all’Oscar Lesley Manville nel ruolo della fatina Fiorina.

Maleficent – Signora del Male, la trama:

Il tempo è stato gentile con Malefica e Aurora. Il loro rapporto, originato da un tradimento, dalla vendetta e infine dall’amore, è cresciuto ed è forte. Ciononostante c’è ancora dell’astio tra gli uomini e le creature magiche. Il matrimonio di Aurora con il Principe Filippo è motivo di festeggiamenti in tutto il Regno e nelle terre vicine poiché le nozze uniranno i due mondi. Un incontro inaspettato però darà vita a una nuova potente alleanza: Malefica e Aurora si ritroveranno sui fronti opposti di una Grande Guerra che metterà alla prova la loro lealtà e le porterà a chiedersi se potranno essere davvero una famiglia.

Maleficent – Signora del Male è il sequel di Maleficent, remake/spin-off del Classico Disney La bella addormentata nel bosco (1959).

Maleficent – Signora del Male, curiosità:

  • Le riprese principali del film sono iniziate il 29 maggio 2018, nei Pinewood Studios in Inghilterra. Si sono concluse il 24 agosto 2018.
  • Nell’aprile 2018, Ed Skrein è stato scelto nel film per interpretare il ruolo principale del cattivo, con Elle Fanning che torna a interpretare la principessa Aurora del film precedente Anche Michelle Pfeiffer si aggiunse come personaggio, descritto come una regina, in seguito chiarita come una regina malvagia di nome Ingrith
  • Il primo teaser trailer è stato diffuso il 14 maggio 2019, sia in versione originale che italiana.
  • Dopo l’uscita del primo film nel maggio 2014, Jolie ha dichiarato che un sequel era possibile. Il progetto è stato ufficialmente annunciato il giugno successivo e Jolie ha firmato nell’aprile 2016. Rønning, che ha co-diretto Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar (2017) per la Disney, è stato assunto per dirigere il film ad ottobre e il resto del cast è stato aggiunto o confermato a maggio 2018.

Maleficent – Signora del Male arriverà il 17  ottobre 2019, continuando a cavalcare l’onda dei live action dei classici Disney. Maleficent – Signora del Male sarà diretto da Joachim Ronning, che collaborerà ancora con Espen Sandberg, come per Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar.

Maleficent – Signora del Male rientra nella nuova politica Disney del revival in live action del classici d’animazione. Dopo il primo capitolo, Cenerentola, La Bella e la Bestia e Il Libro della Giungla, Aladdin, Dumbo e Il Re Leone già arrivati in sala, il film con protagonista la Jolie si aggiunge alla lista di film che riproporranno in carne e ossa i personaggi iconici della Casa di Topolino, insieme a tanti altri confermati e molti che sicuramente arriveranno.

Maledetto Modigliani, recensione del documentario di Valeria Parisi

Ricordato come uno dei più celebri e affascinanti artisti del Novecento, Amedeo Modigliani era consapevole del potere indiscusso degli occhi. Nei suoi ritratti, infatti, questi sono ricolmi di colore. Un particolare capace di turbare, ma che sembra permettere di scrutare l’anima dei suoi personaggi, proprio come vorrebbe il celebre aforisma. Allo stesso modo, con il documentario Maledetto Modigliani, diretto da Valeria Parisi, ci si addentra nella travagliata vita del celebre pittore, scoprendone passioni, affanni e desideri. In sala soltanto dal 12 al 14 ottobre, il film arriva in occasione del centenario della morte di Modigliani, avvenuta nel 1920 per le su precarie condizioni di salute.

La sua vita e le sue opere sono qui narrate con quello stesso impeto che caratterizzava il pittore. A raccontarle è l’inedito punto di vista di Jeanne Hébuterne, l’ultima amante di Modigliani, a cui lui giurò amore eterno. È proprio a partire dalla figura di lei, qui ricostruita anche grazie alla presenza di un’attrice, che prendono forma i principali eventi accaduti all’artista nel corso della sua breve esistenza. Modigliani arriva infatti a Parigi nel 1906, a 22 anni, iniziando a dar sfogo alla propria creatività. Nel giro di breve si guadagnerà il soprannome di “maledetto”, per poi trovare la morte nel 1920 a soli 35 anni, all’apice del successo. La Hébuterne, straziata dal dolore, lo seguirà suicidandosi due giorni dopo, all’età di 21 anni e con il loro figlio in grembo.

Modigliani, tra la vita e l’eccesso

Tentare di mettere ordine riguardo a quanto si sa della vita di Modigliani non è compito facile. Pur avendo avuto una breve esistenza, all’artista sono attribuiti eventi, curiosità ed opere spesso poi smentiti nel tempo. Consapevole di tale difficoltà, la Parisi si affida alla testimonianza dell’amante di lui, certa che tramite i suoi diari sarà possibile comprendere nuove sfumature della vita del pittore. Si scopre così un uomo tutt’altro che “maledetto”, perfettamente conscio della bellezza della vita e desideroso di viverla fino all’ultimo respiro. Per giungere a tale consapevolezza è sì necessario seguire un ordine cronologico, dalla tubercolosi contratta durante la giovane età fino al viaggio verso Parigi; dall’esordio artistico fino al successo postumo. Ma a parlare più di questi fatti, come spesso accade, sono proprio le opere del pittore.

Attraverso l’analisi dei suoi ritratti più conturbanti si può infatti riscoprire l’animo dell’artista. Figure semplici, quasi elementari, caratterizzate dal lungo collo e dagli occhi vacui. In esse sembra racchiudersi l’anima di Modigliani, qui riscoperta pezzo dopo pezzo. A guidare in questo percorso di scoperta vi sono ovviamente preziose immagini e video di repertorio, come anche l’intervento di alcuni dei maggiori esperti d’arte a livello mondiale. Si annovera anche la partecipazione del regista Paolo Virzì, che condivide con Modigliani la città di nascita, Livorno. L’autore di film come Il capitale umano e La pazza gioia svela la sua profonda passione per il pittore, che arriva a definire “artista arcaico e ultra moderno”.

Una modernità tutta racchiusa nella semplicità delle sue forme e nella potenza dell’invisibile. Ed è proprio il discorso sulla semplicità del suo tratto che apre uno dei capitoli più affascinanti del documentario, quello relativo alle copie. Risulta infatti che Modigliani sia uno degli artisti più copiati della storia. Numerosi falsi sono nei decenni stati spacciati per veri, dando vita a numerosi dibattiti circa gli strumenti per riconoscere gli uni dagli altri. Tale curiosità permette una volta di più di comprendere l’influenza nella storia dell’arte di questo autore. Ancora oggi molto di lui rimane un mistero, molte delle sue opere un vero e proprio arcano. Grazie a questo documentario, e ai contributi in esso presenti, un po’ più di luce è certamente stata fatta su Modigliani.

Maledetto Modigliani

Maledetto Modigliani: la recensione

Maledetto Modigliani è così un documentario che gioca con le forme, intrecciando storie e ricercando la loro origine in modo originale. Ciò che ne emerge è un ritratto appassionato, proprio come fosse realizzato dall’artista in questione. La sua vita viene spogliata delle leggende per far spazio all’uomo che dipinse e amò fino alla fine, e che seppe trarre da queste attività risultati ancora oggi insuperati. Il tono si accende dunque di epica, di quell’energia che solo le grandi storie hanno la capacità di possedere. Il documentario della Parisi dà dimostrazione concreta della possibilità di raccontare vicende e vite conosciute in modo originale e sempre nuovo. La regista riesce infatti ad andare oltre la maschera di Modigliani, proprio come egli cercava di andare oltre la maschera dei personaggi ritratti.

Maledetto Modigliani è una vera e propria lettera d’amore. La Parisi ridà vita e voce alla Hébuterne affinché questa possa parlare direttamente al suo amato. A colui che ha promesso di ritrovare anche oltre la morte. Basando il racconto del film su questo amore fortissimo, si costruisce un documentario che ha la capacità non solo di educare e far scoprire elementi nuovi, ma anche di emozionare sinceramente. Si rimane avvolti dalla meraviglia che una vita tanto breve ha saputo muovere, e si rimane quasi delusi nel momento in cui il racconto termina. Ma dove termina il film può iniziare una nuova scoperta. Merito del film è infatti quello di non lasciare indifferenti, ma anzi di suscitare un genuino interesse nei confronti di un artista tanto chiacchierato quanto in realtà misterioso.

 

 

Maledetto Modigliani, al cinema il 30 e 31 marzo e l’1 aprile

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In occasione delle celebrazioni a 100 anni dalla morte di Modigliani, arriva al cinema solo il 30 e 31 marzo e l’1 aprile Maledetto Modigliani, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital. Diretto da Valeria Parisi e scritto con Arianna Marelli su soggetto di Didi Gnocchi, il docufilm racconta la vita e la produzione di Amedeo Modigliani (1884-1920), un artista d’avanguardia diventato un classico contemporaneo amato e imitato in tutto il mondo.

Livornese dalla vita breve e tormentata, Dedo o Modì, come fu soprannominato, viene qui narrato da un punto di vista originale: quello di Jeanne Hébuterne, l’ultima giovane compagna, che si suicidò due giorni dopo la morte dell’amato, avvenuta all’Hôpital de la Charité di Parigi il 24 gennaio del 1920. All’epoca Jeanne era incinta e lasciava una figlia di un anno. È proprio a partire dalla sua figura e dalla lettura di un passo dai “Canti di Maldoror”, il libro che Modigliani teneva sempre con sé, che si apre il nuovo docufilm della stagione 2020 della Grande Arte al Cinema. Il docufilm trae ispirazione anche dalla mostra “Modigliani – Picasso. The Primitivist Revolution” curata da Marc Restellini che aprirà all’Albertina di Vienna nel settembre del 2020 ed è arricchito dalle immagini di opere esposte sia all’Albertina, sia alla National Gallery of Art di Washington, nei musei e nelle collezioni di Parigi e nella grande mostra “Modigliani e l’avventura di Montparnasse” del Museo della Città di Livorno.

Per comprendere Modigliani, quarto figlio di una famiglia di origini ebraiche sull’orlo di una crisi finanziaria, bisogna partire proprio dalla sua Livorno e da una provincia italiana che sin dagli albori gli è troppo stretta. Modigliani decide di partire e andare in cerca di altro. Va a Firenze, poi a Venezia. Arriva a Parigi nel 1906, a 21 anni. Sembrerebbe un approdo. È qui che nasce la sua leggenda: tombeur de femmes, alcolista, artista maledetto. In realtà è un uomo che maschera una malattia, che si aggrappa alla vita e alla propria arte. Ha una verità da trasmettere: valori universali racchiusi nella semplicità di linee e volti che ne fanno uno dei maggiori esponenti di primo Novecento e un classico del XXI secolo.

Nel docufilm sono proprio i suoi dipinti ripresi in set dedicati, da “La Filette en Bleu” al ritratto di Jeanne Hébuterne, a parlarci. Giocando tra riprese della città di oggi e foto e filmati d’archivio in bianco e nero, la voce narrante di Jeanne racconta di quella Parigi di inizio secolo: la ville lumière, la metropoli, il centro della modernità, già mercato d’arte e polo d’attrazione per pittori e scultori da tutta Europa. Quelli che allora facevano la fame e oggi valgono milioni, primo fra tutti proprio Modigliani. Durante il suo errare da un alloggio di fortuna all’altro, Amedeo Modigliani, povero, affamato, ma pieno di entusiasmo, incontra un’aspirante poetessa russa, la ventenne Anna Achmatova, e la giornalista e femminista inglese Beatrice Hastings. Tutte donne che raffigura e i cui volti, tra cariatide e ritratto, diventano icone stesse della sua arte. Il suo orizzonte immaginativo – comune a Pablo Picasso, a Constantin Brancusi e a molti altri – è del resto quello del primitivismo: l’interesse per le culture extraeuropee e antiche, un altrove nello spazio e nel tempo in cui gli artisti delle avanguardie cercano il ritorno alla natura, minacciata dalla modernità. Ma Modigliani declina il primitivismo in una maniera unica, fondendolo con la tradizione classica e rinascimentale.

Il docufilm percorre le tracce dell’artista nei suoi luoghi più tipici: le strade, le piazze, il quartiere livornese della Venezia Nuova, la sinagoga, il mercato centrale, le montagne vicine e la campagna in cui aveva imparato il mestiere di pittore coi macchiaioli e dove trova poi materia per le sue statue, l’arenaria e il marmo. Scopriamo poi Modigliani nel confronto con le opere degli altri artisti a lui coevi, primi fra tutti proprio Brancusi e Picasso raccontati attraverso opere e spazi (l’Atelier Brancusi del Centre Pompidou e il Musée Picasso Paris). Tra i pittori dell’École de Paris, c’è anche Soutine, ebreo come lui, con il quale per un periodo condivide una casa-studio ancora rimasta inalterata. Ritroviamo Modigliani anche al caffè La Rotonde con Jean Cocteau che ne fissa per sempre la presenza sulla “terrace” insieme a Picasso, André Salmon e Max Jacob. Di nuovo riusciamo a individuare tracce di Modigliani nella Parigi di oggi: il vagare notturno scendendo le scalinate di Montmartre verso Montparnasse nuovo centro di aggregazione, le passeggiate intorno al Pantheon, le cancellate chiuse del Jardin du Luxembourg. E poi i carri immaginifici della nuit blanche parigina che rappresentano possibili allucinazioni provocate dalle droghe – l’hashish, l’oppio e l’assenzio – che aprono le porte della visione. Ci sono poi i suoi mercanti e collezionisti: Paul Alexandre, il medico mecenate; Paul Guillaume il dandy parvenu ritratto più volte; Léopold Zborowski, l’ultimo mercante dell’artista, un poeta avventuriero, capace – grazie alla conoscenza del collezionista Jonas Netter – di garantirgli un piccolo salario mensile.

Modigliani, però, morirà povero e non riconosciuto. Solo in seguito diventerà uno degli artisti più quotati al mondo. E tra i più copiati. Il suo stile sembra facile, ma è solo apparenza. Lo scopriremo al porto franco di Ginevra, nel laboratorio di Marc Restellini, tra i maggiori esperti al mondo di Modigliani che nel docufilm racconta la cifra dell’arte di Modigliani e la sua evoluzione. E a Londra, tra le fiere d’arte e lo studio di un pittore – falsario dichiarato – che ora firma le sue opere d’imitazione alla luce del sole. Solo pochi decenni fa – nel 1984, a 100 anni dalla nascita dell’artista – le teste ripescate nei fossi livornesi hanno sconvolto il mondo con una delle truffe più celebri che la storia dell’arte ricordi.

Tra gli interventi del docu-film, oltre a quelli dello storico dell’arte e specialista di Amedeo Modigliani Marc Restellini, quelli di Ann L. Ardis, professoressa e Dean al College of Humanities and Social Sciences della George Mason University, esperta di letteratura modernista inglese; Chloe Aridjis, scrittrice e studiosa di poesia francese dell’Ottocento; Harry Bellet, giornalista di Le Monde, studioso e critico d’arte; Giovanni Bertazzoni, Co-Chairman Impressionist and Modern Art Department Christie’s; Laura Dinelli, responsabile Musei Civici di Livorno; Pier Francesco Ferrucci, Direttore Unità di Bioterapia dei Tumori, IEO che da studente è stato tra gli autori della famosa “beffa delle teste” del 1984 a Livorno; l’ebraista Paolo Edoardo Fornaciari; lo scrittori Simone Lenzi, attualmente assessore alla Cultura del Comune di Livorno; il gallerista David Lévy; la pittrice Mira Maodus; lo stilista, costumista e artista Antonio Marras; la pittrice Isabelle Muller; la curatrice del Musée d’Art Moderne de Paris Jacqueline Munck; l’artista John Myatt che grazie al suo talento per l’imitazione, tra il 1986 e il 1995 ha falsificato e collocato sul mercato – insieme al suo complice John Drewe – 200 opere di maestri moderni; il collezionista Gérard Netter; l’artista Jan Olsson; la curatrice del Musée Picasso Paris Emilia Philippot; il Direttore Generale dell’Albertina di Vienna Klaus Albrecht Schröder; il Vicepresidente della Comunità Ebraica di Livorno, Guido Servi; il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico Paolo Virzì.

La Grande Arte al Cinema è un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital.

Nel 2020 la Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con i media partner Radio Capital, Sky Arte, MYmovies.it, Arte.it e in collaborazione con Abbonamento Musei.

Maledetta primavera: dal cast alle location, tutte le curiosità sul film

Dopo aver diretto il documentario Chiara Ferragni – Unposted, la regista Elisa Amoruso ha nel 2020 dato vita al suo primo film di fiction, Maledetta primavera (qui la recensione).   La vicenda, liberamente ispirata al romanzo Sirley scritto dalla stessa regista, si costruisce a partire da una serie di ricorrdi della Amoruso che, in una primavera della sua gioventù, si trasferì con la sua famiglia nella periferia di Roma.

Un film d’esordio nostalgico e appassionato, dunque, a cui sono poi seguiti titoli come Time Is Up, Time Is Up 2 e le serie Fedeltà e The Good Mothers. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a Maledetta primavera. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alle location dove si sono svolte le riprese. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme contenenti il film nel proprio catalogo.

Maledetta primavera cast

La trama di Maledetta primavera

Ambientato alla fine degli anni ’80, il film racconta la storia di Nina, una quattordicenne che si ritrova da un momento all’altro costretta a traslocare insieme alla sua famiglia in un quartiere nella periferia di Roma. La giovane però non è entusiasta di questo trasferimento nella caotica città, fatta di palazzi grigi, poca natura e tanti rumori. I suoi familiari non sono d’aiuto: il padre non è esattamente quello che si definirebbe un genitore esemplare e suo fratello minore è un bambino problematico. Neanche la presenza della nonna, una vecchina sorridente e grande giocatrice di carte, sembra risollevare il suo umore.

Un giorno, però, Nina farà un incontro che cambierà per sempre la sua vita, quello con Sirley, una giovane poco più grande di lei di origine brasiliana. Le due ragazze frequentano la stessa scuola e vivono l’una nel palazzo di fronte all’altra, cosa che permette loro di vedersi spesso. Nina e Sirley stringeranno un’amicizia così forte che la prima riuscirà – grazie alla seconda – finalmente ad apprezzare quello che ha intorno e insieme troveranno il loro posto nel mondo.

Maledetta primavera location

Il cast e le location del film

Ad interpretare Nina vi è l’attrice Emma Fasano, mentre i genitori Laura ed Enzo sono interpretati da Micaela Ramazzotti  e Giampaolo Morelli. Il fratello Lorenzo, invece, ha il volto di Federico Ielapi. Recitano poi nel film Sara Franchetti nel ruolo di nonna Adriana, Fabrizia Sacchi in quello di Nadia e Claudio Bigagli nel ruolo del prete. Ad interpretare Sirley, invece, vi è l’attrice Manon Bresch, recentemente vista anche nel film Netflix Le ladre.

Per quanto riguarda le location del film, il nuovo ambiente in cui Nina si vede catapultata si ritrova nella periferia romana, a Cinecittà est, una zona senza negozi caratterizzata solo da palazzi alveare che confinano con la campagna. Una parte del film è poi girata al mare, sulla spiaggia tra Sabaudia e San Felice Circeo, all’ombra della Torre Paola, posta a difesa di quel tratto di costa che, nel Cinquecento, era oggetto di incursioni saracene.

Il trailer del film e dove vederlo in streaming e in TV

È possibile fruire di Maledetta primavera grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Apple TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 10 settembre alle ore 21:20 sul canale Rai 3.

Maledetta Primavera, recensione del film di Elisa Amoruso #RFF15

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Maledetta Primavera, recensione del film di Elisa Amoruso #RFF15

Documentarista dagli esiti altalenanti, che non vede corrispondenza tra qualità e successo del suo lavoro, Elisa Amoruso esordisce al lungometraggio di finzione con Maledetta Primavera, un evento speciale della Festa del Cinema di Roma 2020, in collaborazione tra la Selezione Ufficiale di Antonio Monda e la sezione autonoma e parallela Alice nella Città.

Dopo il bellissimo e acuto Strane Straniere, passato in sordina, e Chiara Ferragni Unposted, uno spot pubblicitario sulla fashion blogger e imprenditrice milanese che ha fatto il giro del mondo, avevamo visto Amoruso tornare a progetti più piccoli e interessanti con Bellissime, il film documentario presentato l’anno scorso sempre alla Festa di Roma, che in quest’anno strano ha deciso di ospitare l’opera prima di fiction della regista romana.

La trama di Maledetta Primavera

Maledetta primavera e un teen movie ambientato negli anni ’80 (1989) che racconta di tre donne. Nina (Emma Fasano) adolescente che si trapianta con la famiglia in un nuovo quartiere e in una nuova scuola, non conosce nessuno, non riesce a fare amicizia con nessuno se non con la bellissima vicina, dalla quale è irrimediabilmente attratta. Sirley (Manon Bresch), quella vicina consapevolmente conturbante, diversa, inquieta, troppo consapevole per la sua età, per la sua scuola, per chi la circonda, strana, diversa, che addirittura parla un’altra lingua e la parlerà soltanto con Nina, unica che sembra capirla. Laura (Micaela Ramazzotti), giovane moglie e madre che non riesce a capire la figlia adolescente, ma che per prima non riesce a comprendere se stessa, vivendo in un costante stato di agitazione e insoddisfazione. La storia racconta un pezzetto delle loro vite, dei loro desideri semplici eppure irrealizzabili.

Maledetta Primavera recensioneUn teen movie raccontato a distanza

Elisa Amoruso riesce con grazie a raccontare l’adolescenza, lo fa con attenzione, sia da un punto di vista della messa in scena, con oggetti e costumi, sia per quanto riguarda il tratteggiare caratteri e personaggi, in maniera precisa, realistica. Riesce un po’ meno a dare tridimensionalità agli adulti, ad un padre scapestrato e assente interpretato da Giampaolo Morelli, a Laura, che offre a Ramazzotti un ruolo che replica alla perfezione quanto portato al cinema dall’attrice fino a questo momento.

Tuttavia questo racconto delicato dell’adolescenza e dei suoi drammi insormontabili, proprio perché vissuti in quegli anni, Amoruso non riesce a cancellare il distacco che esiste tra macchina da presa e soggetto. Il suo incedere trai personaggi è quello di un occhio estraneo, indagatore, quasi giudicante, superiore su personaggi che invece hanno solo bisogno di essere mostrati ed accolti.

Maldamore: recensione del film con Luca Zingaretti

Maldamore è una commedia sentimentale che analizza i rapporti di coppia e le crisi coniugali, rovesciando la concezione classica di tradimento così come la maggior parte delle persone, innamorate e non, la concepisce; ossia, come la cosa più brutta che possa capitare in una relazione. Il regista Angelo Longoni (Facciamo fiesta, Non aver paura) tenta di infrangere questa barriera, analizzando le diverse dinamiche e le diverse convinzioni delle due storie che porta sullo schermo, cercando di far emergere quanto, in realtà, sia il tempo, e non l’infedeltà, ad essere il più grande nemico – ma al tempo stesso anche il più grande amico – di due persone che vogliono condividere la vita e che inciampano continuamente nel provare a non abbandonarsi alla quotidianità e alla monotonia, ma anche alla passione e all’irrazionalità.

In Maldamore Una sera Marco (Luca Zingaretti), sposato con Veronica (Ambra Angiolini), rivela al fratello di lei, il musicista Paolo (Alessio Boni), di aver tradito la moglie con una ragazza più giovane; in vena di confessioni, ma in realtà costretto da Marco, anche Paolo rivela al cognato di aver tradito la sua compagna, Sandra (Luisa Ranieri), durante una trasferta di lavoro. Nello stesso momento purtroppo, a causa di un interfono per bambini lasciato acceso per sbaglio, le due mogli hanno ascoltato le confessioni dei loro coniugi infedeli. Lo scoppio sarà inevitabile…

Maldamore

Maldamore, il film

Un’idea affascinante e, per certi aspetti, originale nel suo presupposto, ma che nei fatti viene sviluppata nella maniera sbagliata. Il problema più grande di Maldamore si trova nella mano del suo regista.

L’esperienza televisiva di Longoni si irradia a tutto spiano nel ritmo della narrazione, mentre un forte impianto teatrale si riflette sia nella messa in scena (vedi l’inizio del film, ad esempio), sia nella costruzione dell’apparato drammatico di tutta la vicenda. A Maldamore mancano vere idee di cinema, manca un assetto cinematografico che sia davvero capace di coinvolgere lo spettatore; non c’è vivacità nell’andatura della storia, i tempi sono eccessivamente allungati e i dialoghi mancano di arguzia. Perfino gli attori – tutti e quattro molto bravi se immaginati in qualsiasi altro contesto – risultano artefatti e molto poco spontanei, restituendo a chi guarda, con le loro urla, le loro peripezie, i loro drammi, la percezione di un mondo quasi finto, o comunque di una realtà lontana rispetto alle tradizionali commedie brillanti.

In definitiva, a parte qualche battuta esilarante e il cameo di Claudia Gerini che dona un po’ di colore ad una pellicola altrimenti spenta, Maldamore, prodotto da Maria Grazia Cucinotta e distribuito dalla Bolero Film, è un film caotico in cui tutto sembra essere sopra le righe, con più di una crepa a livello di sceneggiatura. L’uscita nelle sale è fissata per il 13 Marzo.

Maldamore: due clip del film con Ambra Angiolini

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Maldamore: due clip del film con Ambra Angiolini

Guarda le clip del film Maldamore di Angelo Longoni con Ambra Angiolini, Luca Zingaretti, Luisa Ranieri, Alessio Boni.

Leggi anche: Maldamore recensione del film con Luca Zingaretti

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Maldamore 2“Maldamore” è una storia di amori incrociati, una storia di tradimenti e riconciliazioni nel tipico filone della commedia all’italiana. Traditori e traditi, però, più che cinici e votati all’infedeltà si rivelano fragili, inadeguati ad affrontare e risolvere i problemi che la vita di coppia inevitabilmente pone. La relazione extraconiugale diventa lo specchio di questa fragilità, analizzata nelle vicende di due coppie tra i trentacinque e i quarant’anni: Marco (Luca Zingaretti) e Veronica (Ambra Angiolini), Paolo (Alessio Boni) e Sandra (Luisa Ranieri). La loro vita, solo in apparenza serena, verrà sconvolta in seguito a un banale incidente… Dal 13 marzo al cinema.

Maldamore la conferenza stampa con il regista Angelo Longoni

È stato presentato oggi, alla Casa del Cinema, Maldamore, la nuova commedia del regista Angelo Longoni, prodotta da Maria Grazia Cucinotta e distribuita dalla Bolero Film. Presenti alla conferenza stampa del film, oltre al regista e alla produttrice sopracitati, anche l’intero cast del film, tra cui i protagonisti Ambra Angiolini, Luisa Ranieri, Alessio Boni e Luca Zingaretti.

L’incontro si è aperto con una spiegazione da parte di Angelo Longoni circa la scelta della frase di Platone che accompagna la fine del film: “…soltanto l’amante può giurare e avere il perdono dagli dei, se trasgredisce un giuramento: dicono infatti che un giuramento d’amore non ha valore.”

“La frase di Platone che viene citata nel film, in chiusura, è molto significativa. Nel momento in cui la maggior parte delle persone fa un giuramento d’amore, si trova in uno stato emotivo che gli permette di credere che quel giuramento avrà valore per sempre. In realtà quel giuramento è considerato da tutti senza valore, perfino dagli dei, perché nel tempo le cose cambiano, la vita affettiva delle coppie stabili si trasforma e solo grazie ad una certa maturità si riesce ancora a stare insieme e ad avere una vita affettiva adulta e matura. Ho scritto questo film insieme a Massimo Sgorbani un po’ perché volevo parlare di cose che tutti noi viviamo quotidianamente, un po’ perché ho visto vivere l’esplosione di tantissime coppie. Nel momento in cui una persona soffre terribilmente, per amore, all’interno di una coppia, vista da fuori quella situazione è commedia, è ridicola. Da sempre i rapporti che si instaurano all’interno di una coppia, i conflitti d’amore in generale, generano la commedia. Da qui, dunque, sono nate le nostre considerazioni intorno alla frase di Platone”.

È intervenuta subito Maria Grazia Cucinotta, la produttrice del film, che parlato del motivo che l’ha spinta a scegliere di produrre Maldamore:

“Abbiamo ritrovato nel film, insieme a Silvia Natili e Giovanna Emidi, un pezzo di noi, un pezzo della nostra vita, qualcosa che ci apparteneva. È uno di quei film che vorresti fare, nonostante ci sia voluto un po’ perché il progetto diventasse una realtà. Per questo motivo devo ringraziare tutte le persone che hanno fatto sì che il film potesse uscire al cinema, inclusi gli attori, che non hanno voluto far il film semplicemente per soldi, ma perché era un progetto nel quale credevano fortemente”.

Agli attori protagonisti è stato chiesto: è necessario il tradimento nel matrimonio? È qualcosa che aiuta il matrimonio ad andare avanti? 

“Non credo nella contrattualizzazione di un amore – dichiara Alessio Boni – Non credo, allo stesso tempo, che sia necessario tradirsi per far sì che un matrimonio continui. Quello che succede nel film non è detto che debba per forza corrispondere alla realtà. Quando ho letto la sceneggiatura, mi ha subito colpito. Mi piace molto la comicità scritta, che diventa poi leggera grazie all’attore che la porta sullo schermo. Non sarei in grado di far ridere con delle battute o con una smorfia, ma se queste sono scritte bene, allora puoi essere in grado di far ridere ancora di più”.

“Non credo che i rapporti debbano per forza passare per il tradimento – continua Luisa Ranieri – Credo, però, che sia molto difficile tenere in piedi un rapporto dopo tanti anni. Bisogna reinventarsi, perché tra alti e bassi può succedere che qualcuno si possa distrarre all’interno della coppia. Ciò che mi piace di questo film è la chiave di lettura che viene offerta del perdono, e anche la frase che recito riguardo al “2%”, che non vuol dire necessariamente concedersi il lusso di poter tradire, ma vuol dire liberarsi, non concedersi totalmente, e quindi annullandosi, in un rapporto, ma lasciarsi una piccola quota di libertà, anche solo di pensiero, di fantasia. In questo senso, trovo intelligente, nel rapporto, lasciarsi una libertà di respiro, che poi alla fine è quella che, nei fatti, ti impedisce di tradire”.

“Le coppie vivono una vita molto quotidiana – afferma Ambra Angiolini – A parte i perbenismi che ci offrono la tv e i giornali, io conosco tante persone che vivono, anche in maniera dolorosa, ma comunque normale. Fa parte della vita. È ammesso, è concesso. È assurdo, invece, non considerarlo il tradimento”.

Maldamore“In una coppia non credo che il tradimento sia la cosa peggiore che possa capitare – prosegue Luca ZingarettiQuando c’è una reale condivisione, un affetto vero, credo che sia più grave non aver nulla da raccontarsi la sera o stare insieme fisicamente, ma non essere davvero presenti con la mente. Credo che sia questo oggi il problema più grande della maggior parte delle persone che stanno insieme”.

Quanto si è prestata una location come il Trento per una commedia del genere?

“Il Trento è stata un’esperienza straordinaria – rivela Angelo Longoni – E’ una città a misura d’uomo, estremamente ecologica. Se non ci fosse stata Trento, sarebbe stato impossibile realizzare il film in 6 settimane. Ci siamo trovati benissimo dal punto di vista organizzativo, anche grazie alla vivibilità della città. È un luogo dove ci si sposta facilmente, dove è facile ottenere la possibilità di girare in luoghi diversi. Se l’avessimo girato a Roma, probabilmente non ce l’avremmo fatta. Trento ha anche una sua caratteristica narrativa all’interno del film. Volevo fare una commedia assolutamente non localizzata, cioè senza una comicità dialettale o contestualizzata in una regione specifica. La comicità che abbiamo cercato di creare è una comicità che può essere assolutamente riconoscibile in altre città. È stato molto importante per me riuscire a mettere insieme un cast che avesse una portata italiana e non locale. Trento, in questo senso, si è prestata perfettamente, non avendo una tradizione comica dal punto di vista del linguaggio. Per fare quindi una commedia italiana e non regionale, era la location ideale”.

Come sono stati scelti gli attori protagonisti del film?

“Gli attori protagonisti di questo film fanno tutti teatro – continua Longoni – Credo che un attore che non si metta in gioco con il teatro, soffra di un caso grave di verginità. Chiunque non affronti il teatro, vale sia per gli attori ma anche per i registi, è incompleto. Le penso fermamente. La scelta degli attori è stata, dunque, dovuta a questo. Sono attori, indipendentemente da quello che hanno fatto in altri ambiti. Non volevo comici; volevo attori che potessero interpretare questi ruoli cercando nella verità dei personaggi e non nella caratteristica dell’attore, la possibilità di far ridere. Un attore si differenzia dal comico perché interpreta il ruolo cercando di assecondare la verità di quello che già di comico esiste; il comico deve aiutare questa realtà, la deve forzare, deve mettere qualcosa di se stesso per scatenare l’ilarità. Questo era quello che non volevo. L’idea quindi di avere attori veri, che fanno teatro, che fanno cinema, che fanno tutto, era la mia prerogativa”.

All’inizio, prima dell’esplosione dei personaggi, i protagonisti urlano, gridano, forse troppo. Dopo, paradossalmente, si scende di tono e tutto diventa più leggero. All’inizio sembra tutto molto esagitato. Si tratta di una scelta voluta?

“All’inizio vige una calma apparente – spiega il regista – Poi, nel momento in cui le radioline emettono la catastrofe … ecco, da quel momento esplode tutto. Finché non si chiude quella nottata, i personaggi si trovano ad un livello alto di tensione, di nervosismo. Da lì in poi la storia ha un altro andamento. C’è sempre il doppiopesismo che rientra, un doppiopesismo nell’amore che è un caratteristica degli italiani. Quello che facciamo subire è meno grave di quello che subiamo, e questa cosa fa parte del nervosismo iniziale del film”.

In chiusura, è stato chiesto al regista cosa rappresenta per lui l’amore.

“In amore la forma più alta di intelligenza è la bonta. È questo quello che mi ha insegnato mia moglie ed è questa la caratteristica principale che dobbiamo ritrovare nei rapporti”.

Maldamore sarà distribuito al cinema in 250 copie a partire dal prossimo 13 Marzo.

Malcolm: Che vita!, nuovo trailer del revival con Frankie Muniz e Bryan Cranston

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Hulu ha pubblicato il trailer ufficiale di Malcolm: Che vita!, la cui prima è prevista per il 10 aprile. Il revival della popolare sitcom vedrà il ritorno di quasi tutto il cast originale, compreso Frankie Muniz, che riprende il ruolo di Malcolm. Tornano anche Jane Kaczmarek nei panni di Lois e Bryan Cranston in quelli di Hal. Il revival riporta in scena anche Chris Masterson nel ruolo di Francis, Justin Berfield in quello di Reese ed Emy Coligado nel ruolo di Piama, la moglie di Francis.

Il trailer appena pubblicato di Malcolm: Che vita! inizia con una scena esilarante e imbarazzante in cui Lois rade il corpo di Hal mentre lui è in videochiamata sul suo portatile. Dopo quell’inizio scioccante, Malcolm prepara il terreno per il revival parlando direttamente alla telecamera e ammettendo che “tutto di me è diverso”. Ha una ragazza e la “cosa migliore del mondo” è sua figlia, Leah. La sua vita è fantastica in questo momento, ma per assicurarsi che non cambi, tutto ciò che deve fare è “stare completamente lontano” dalla sua famiglia.

Lois va però nel panico quando si rende conto che suo figlio ha evitato intenzionalmente i suoi parenti per anni. Reese sostiene invece che suo fratello li abbia traditi. Malcolm si scaglia quindi contro la sua famiglia per il loro “comportamento antisociale incessante e le priorità miopi e insensate” che si sono rivelate troppo tossiche. La sua ragazza lo esorta a fare pace con la sua famiglia prima di scoprire che Malcolm ha dei fratelli, cosa che a quanto pare non le aveva mai detto. Dopo una serie di clip ricche di comicità, il trailer si conclude con Leah che incontra la famiglia di suo padre in una videochiamata.

Malcolm: che vita!, ci sarà una stagione 2? Tutto quello che sappiamo

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Il ritorno di Malcolm in the Middle con il revival Malcolm: che vita! (leggi la nostra recensione) riporta ufficialmente in scena la famiglia Wilkerson, ma lascia aperto un interrogativo centrale: la serie continuerà oltre i quattro episodi previsti? Il progetto, distribuito in streaming su Disney+, segna il rientro di Frankie Muniz nei panni di Malcolm, ora adulto e con una vita costruita lontano dalla sua famiglia… almeno fino al ritorno del caos domestico.

Secondo quanto riportato da Screen Rant, il revival è stato concepito come una miniserie evento, ma il suo futuro dipenderà interamente dai dati di ascolto. Il creatore Linwood Boomer ha infatti spiegato che una possibile continuazione sarebbe legata a soglie di performance non meglio specificate dalla piattaforma. Il cast storico è tornato quasi al completo, con Bryan Cranston e Jane Kaczmarek nuovamente nei panni di Hal e Lois, mentre nuovi personaggi — tra cui la figlia di Malcolm, Leah — aprono a possibili sviluppi futuri.

Il punto chiave, però, non è solo industriale ma narrativo. Il finale del revival suggerisce infatti una chiusura solo apparente: la riunione familiare per il 40° anniversario di Hal e Lois diventa il pretesto per rimettere in moto dinamiche irrisolte, tra segreti, distanza emotiva e nuove responsabilità. Il fatto che Malcolm abbia nascosto la sua famiglia e viceversa introduce un conflitto strutturale che non si esaurisce nei quattro episodi, ma sembra progettato per evolvere ulteriormente.

Malcolm- che vita!Il personaggio di Leah potrebbe guidare il futuro della serie

Uno degli elementi più significativi emersi è la possibile centralità di Leah, la figlia di Malcolm. Il personaggio viene già indicato dal team creativo come potenziale fulcro di un’eventuale nuova iterazione della serie, in linea con strategie narrative già viste in altri revival generazionali. L’idea sarebbe quella di spostare progressivamente il baricentro della storia: da Malcolm figlio a Malcolm padre, fino a una possibile terza fase incentrata su Leah. Questo approccio consentirebbe di mantenere il legame con la serie originale, pur introducendo una prospettiva nuova e più contemporanea.

Allo stesso tempo, il ritorno dei personaggi storici come Francis, Reese e Jamie garantirebbe continuità emotiva e narrativa, mentre figure come Hal e Lois resterebbero il perno comico e drammatico della famiglia. In questo equilibrio tra nostalgia e rinnovamento si gioca il futuro del progetto. Se il successo di Malcolm: che vita! sarà sufficiente, il revival potrebbe quindi trasformarsi da evento limitato a vero e proprio nuovo capitolo seriale, con potenziali spin-off o estensioni narrative. Per ora, però, tutto resta sospeso: come la famiglia di Malcolm, anche la serie vive in un costante stato di caos… e possibilità.

Malcolm: che vita! la recensione del revival con Frankie Muniz

Malcolm: che vita! la recensione del revival con Frankie Muniz

Il tanto atteso e chiacchierato revival di una delle sitcom di culto di inizio millennio può essere purtroppo catalogato come “tiepido”. Se infatti l’originale – la prima stagione è andata in onda negli Stati Uniti nel 2000 – metteva gioiosamente in discussione dall’interno i fondamenti dell’istituzione familiare americana, nelle nuove quattro puntate da mezz’ora di Malcolm: che vita! tale impeto viene riprodotto in maniera tutto sommato appiccicata, in particolar modo nei due episodi finali.

Malcolm: che vita! a che punto siamo?

La premessa del revival vede adesso Malcolm (Frankie Muniz) possedere una vita quasi del tutto indipendente dalla sua squinternata famiglia: ha un lavoro nella beneficenza che lo tiene costantemente occupato, e sua figlia adolescente Leah (Keeley Karsten) possiede il suo stesso altissimo quoziente intellettivo, con i conseguenti problemi che ciò comporta. Ma l’occupazione principale di Malcolm è quella di tenersi il più possibile lontano dagli altri membri del gruppo familiare, in particolar modo da sua madre Lois (Jane Kaczmarek) impegnata a organizzare la festa di anniversario di matrimonio con il sempre estroso Hal (Bryan Cranston). Ed è proprio questo avvenimento immancabile che costringerà Malcolm a fare i conti con il rimosso del proprio passato…

Non era nemmeno partito male questo Malcolm: che vita!, in quanto l’idea di vedere il protagonista a suo agio dentro l’ambiente “sano” che si è costruito eppure costantemente terrorizzato dall’idea di avvicinarsi al resto della famiglia funziona benone. Munitz garantisce la giusta dose di simpatia e recitazione sopra le righe, creando un personaggio con cui ci si può identificare, come del resto succedeva nella serie originale. Gli altri invece sono rimasti più o meno gli stessi “tipi fissi” che avevamo conosciuto più di venticinque anni fa, e questo non giova troppo alla definizione del loro arco narrativo. Va anche detto che sole quattro puntate rappresentano una sorta di ibrido temporale non facilmente gestibile quando si tratta di una sitcom: il fatto è che le puntate si sviluppano secondo un unicum narrativo che le lega forse anche troppo.

Lo show è alla resa dei conti un unico, enorme episodio infarcito di gag e trovate comiche per non sgonfiare la tenuta sul pubblico, ma alla lunga questo accade principalmente perché invece di calcare la mano forzando i lati più impazziti delle figure in scena, gli sceneggiatori scelgono invece di smussare gli angoli più spigolosi, e ottenendo gli effetti di annacquare l’intera operazione. ecco allora che Malcolm: che vita! va purtroppo in calando, fino a un finale consolatorio e francamente noiosetto. A poco servono le prove sempre volenterose degli attori: come scritto Munitz è il migliore in scena, seguito da vicino da sua “figlia” Keely Karsten. Del vecchio gruppo Bryan Cranston è come sempre istrionico e capace di irretire lo spettatore, ma siamo lontani dal livello di divertimento che Hal garantiva nella serie originale. Lo stesso vale per il resto dei personaggi storici e degli attori che li interpretano.

Una miniserie che doveva essere un film

A quanto pare all’inizio questo progetto di revival avrebbe dovuto essere, per volere di Bryan Cranston, un lungometraggio per il cinema. Verosimilmente avrebbe avuto una costruzione narrativa diversa, magari con un senso maggiore rispetto a quello che poi è il risultato finale. A parte infatti il solito discorso sulla frenesia del vivere contemporaneo, inquadrato all’interno di un nucleo familiare e soltanto apparentemente disfunzionale, Malcolm: che vita! non ha davvero molto altro da offrire agli affezionati della serie televisiva originale. Nei molti anni della sua gestazione qualcosa dev’essere andato perso, e quello che ne è scaturito a parte un paio di momenti di caustico divertimento ri rivela soltanto una copia sbiadita rispetto a tutto quello che avevamo apprezzato più di un quarto di secolo fa. Peccato davvero.

Malcolm: che vita! il trailer ufficiale della serie revival

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Malcolm: che vita! il trailer ufficiale della serie revival

È disponibile il trailer ufficiale di Malcolm: che vita!, la serie revival che debutterà con tutti e quattro gli episodi il 10 aprile su Disney+ a livello internazionale e su Hulu negli Stati Uniti.

Dopo aver protetto se stesso e la figlia dalla sua famiglia per oltre un decennio, Malcolm viene trascinato nuovamente nella loro orbita quando Hal e Lois richiedono la sua presenza alla festa per il loro quarantesimo anniversario.

La serie riunisce Bryan Cranston (Hal), Frankie Muniz (Malcolm), Jane Kaczmarek (Lois), Christopher Kennedy Masterson (Francis), Justin Berfield (Reese) ed Emy Coligado (Piama). A loro si aggiungono i nuovi membri del cast Keeley Karsten (Leah, la figlia di Malcolm), Vaughan Murrae (Kelly, la sorella minore di Malcolm), Kiana Madeira (Tristan, la ragazza di Malcolm) e Caleb Ellsworth-Clark (nel ruolo di Dewey).

Prodotta da Disney Branded Television, la serie è prodotta da 20th Television, parte di Disney Television Studios, e New Regency. Linwood Boomer, creatore della serie originale, torna come sceneggiatore ed executive producer. Bryan Cranston, Tracy Katsky Boomer e Gail Berman sono gli executive producer assieme ad Arnon Milchan, Yariv Milchan e Natalie Lehmann di New Regency. Ken Kwapis dirige tutti e quattro gli episodi e ne è anche executive producer. Jimmy Simons e Laura Delahaye sono co-executive producer.

Tutti i 151 episodi di Malcolm sono disponibili in streaming su Disney+ e Hulu.

Malcolm: che Vita! Come mai il revival si è fatto aspettare tanto?

Dopo due decenni di tentativi, voci e nostalgia mai davvero sopita, Malcolm in the Middle torna con Malcolm: che Vita! (qui la nostra recensione), ma la vera notizia non è il revival in sé: è il motivo per cui esiste. In un’epoca dominata da reboot spesso opportunistici, questa operazione nasce da un processo opposto, quasi controintuitivo: non dal mercato, ma da un’idea.

Il coinvolgimento costante di Bryan Cranston e la resistenza creativa di Linwood Boomer raccontano una dinamica rara: un ritorno che ha aspettato di avere qualcosa da dire. Ed è proprio questa lunga attesa a definire il senso profondo del revival, trasformandolo in un’estensione coerente — e potenzialmente più adulta — della serie originale.

Perché il revival Malcolm: che Vita! è arrivato solo ora: una storia di idee, non di nostalgia

Per anni, il ritorno di Malcolm in the Middle è stato evocato come inevitabile. Il cast era disponibile, il pubblico lo chiedeva, e soprattutto Bryan Cranston non ha mai smesso di spingere per una reunion. Tuttavia, ciò che emerge chiaramente è che nulla si è concretizzato finché non è arrivata una vera intuizione narrativa.

Linwood Boomer, ormai ritirato e senza alcuna necessità industriale di tornare, ha scelto di scrivere solo quando ha trovato un’idea all’altezza. Questo ribalta completamente la logica del revival contemporaneo: non si parte dal brand per costruire una storia, ma dalla storia per giustificare il ritorno del brand. Il fatto che gran parte del progetto fosse già scritto prima ancora di essere proposto agli studios indica un controllo autoriale molto raro.

In questo contesto, la perseveranza di Cranston assume un valore diverso. Non è solo entusiasmo nostalgico, ma una forma di pressione creativa continua, fatta di proposte, suggestioni e contributi concreti. Il revival nasce quindi da una tensione tra insistenza e selezione: tante idee, ma solo una davvero necessaria.

Il vero significato del ritorno: Malcolm raccontato da un punto di vista adulto e disilluso

Life’s Still Unfair non si limita a riprendere i personaggi: cambia il punto di osservazione. Malcolm non è più il bambino geniale intrappolato in una famiglia caotica, ma un adulto che ha preso le distanze da quel caos — salvo esserne inevitabilmente risucchiato di nuovo.

Questo spostamento è cruciale perché trasforma la serie da coming-of-age a riflessione sul fallimento (o almeno sull’incompletezza) della crescita. Il ritorno alla famiglia per il 40° anniversario dei genitori non è solo un espediente narrativo, ma un dispositivo simbolico: il passato non è mai davvero superato, soprattutto quando è così identitario.

Anche il personaggio di Hal, interpretato da Cranston, sembra destinato a evolversi in questa direzione. Le anticipazioni su una possibile “crisi” suggeriscono che il tono comico continuerà a convivere con elementi più esistenziali, in linea con la traiettoria della carriera dell’attore dopo Breaking Bad. Il risultato è un equilibrio potenzialmente più maturo, dove l’assurdo non cancella il disagio, ma lo amplifica.

Dal caos anarchico degli anni 2000 alla consapevolezza di oggi: cosa cambia davvero nella serie

La serie originale era definita da un’energia anarchica, quasi punk: regole infrante, quarta parete spezzata, dinamiche familiari portate all’estremo. Il revival, pur mantenendo questo DNA, sembra volerlo filtrare attraverso una maggiore consapevolezza del tempo passato.

Il fatto che la nuova storia sia limitata a quattro episodi indica una scelta precisa: evitare la diluizione e puntare su una narrazione compatta, quasi chirurgica. Non si tratta di ricreare indefinitamente il passato, ma di osservarlo da una distanza critica. In questo senso, Malcolm: che Vita! si avvicina più a un epilogo che a una vera ripartenza.

Anche il metodo di lavoro riflette questa evoluzione. La collaborazione tra Boomer e Cranston — fatta di scambi continui, idee sviluppate e rielaborate — suggerisce un approccio più stratificato rispetto alla scrittura seriale tradizionale. È una costruzione che integra esperienza, memoria e nuove prospettive.

Le implicazioni del revival: quando tornare ha senso (e quando no)

Il caso di Malcolm: che Vita! apre una riflessione più ampia sul significato stesso dei revival. Non basta il desiderio del pubblico o la disponibilità del cast: serve una ragione narrativa forte. Senza, il rischio è quello di svuotare l’identità originale.

Qui, invece, il lungo ritardo diventa un valore. Vent’anni permettono non solo di accumulare distanza, ma anche di cambiare prospettiva. Il revival non cerca di ricatturare ciò che era, ma di capire cosa ne resta.

In questo senso, Malcolm: che Vita! potrebbe rappresentare un modello virtuoso: un ritorno che non si limita a celebrare il passato, ma lo mette in discussione. E proprio per questo, paradossalmente, riesce a rimanere fedele allo spirito originale della serie.

Malcolm torna dopo quasi 20 anni: ecco il trailer del revival Life’s Still Unfair

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A quasi vent’anni dall’addio, Malcolm (Malcolm in the Middle) è pronto a tornare con un revival attesissimo. Disney+ e Hulu hanno infatti diffuso il primo trailer ufficiale di Malcolm in the Middle: Life’s Still Unfair, nuova miniserie evento che riporta sullo schermo la famiglia Wilkerson.

Lo sviluppo di un seguito della sitcom cult è in corso da diversi anni: già nel 2016 Frankie Muniz aveva espresso il desiderio di riunire il cast, iniziativa poi sostenuta anche da Bryan Cranston. Oggi il progetto è finalmente realtà.

Il ritorno della famiglia Wilkerson

Il revival sarà composto da quattro episodi e vedrà il ritorno di gran parte del cast originale. L’unica assenza rilevante è quella di Erik Per Sullivan, storico interprete di Dewey, che ha scelto di dedicarsi al percorso accademico e sta conseguendo un master ad Harvard.

Alla scrittura ritroviamo il creatore originale Linwood Boomer, mentre la regia di tutti gli episodi è affidata a Ken Kwapis, già produttore e regista della serie madre.

Di cosa parla Life’s Still Unfair

Nel trailer, Malcolm sembra aver finalmente raggiunto una vita stabile e serena, con una nuova famiglia tutta sua. L’equilibrio viene però sconvolto quando i suoi genitori, Lois e Hal, costringono tutti a riunirsi per celebrare il 40º anniversario di matrimonio, trascinando la nuova famiglia di Malcolm nel caos tipico dei Wilkerson.

Il video mostra come la serie mantenga intatto lo spirito originale: dalle rotture della quarta parete di Malcolm, alle dinamiche familiari sopra le righe, fino a Lois e Hal, ancora più ingestibili di quanto li ricordassimo.

I misteri del nuovo corso

Il trailer lascia volutamente irrisolti alcuni interrogativi. In particolare, non viene spiegato quando e con chi Malcolm abbia avuto sua figlia Leah, considerando che il finale della serie del 2006 lo vedeva diretto ad Harvard, senza una relazione stabile. Un nodo narrativo che il revival sembra intenzionato ad affrontare, soprattutto alla luce della relazione con il personaggio interpretato da Kiana Madeira.

Il filmato offre anche un primo sguardo a Kelly, la figlia più giovane di Lois e Hal, interpretata da Vaughan Murrae, già anticipata nel finale della serie originale. Il suo ruolo e la sua personalità restano per ora un mistero.

Data di uscita

Malcolm in the Middle: Life’s Still Unfair debutterà il 10 aprile su Disney+ e Hulu, riportando sullo schermo una delle sitcom più amate degli anni Duemila.

Malcolm torna con Malcolm: che vita!: come cambia la serie 20 anni dopo

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Il ritorno di Malcolm in the Middle con il revival Malcolm: che vita! segna una svolta significativa per una delle sitcom più amate degli anni 2000. A distanza di oltre vent’anni, Frankie Muniz riprende il ruolo di Malcolm, ora adulto, padre e lontano dalla sua famiglia disfunzionale — almeno finché un evento speciale non lo costringe a confrontarsi nuovamente con il passato.

Secondo quanto riportato da Screen Rant, la nuova miniserie in quattro episodi per Disney+ riunisce gran parte del cast originale, tra cui Bryan Cranston e Jane Kaczmarek. La storia ruota attorno al 40° anniversario di matrimonio di Hal e Lois, evento che riporta Malcolm a casa e mette in collisione due mondi: quello della sua nuova famiglia — inclusa la figlia e la compagna Tristan — e quello caotico delle sue origini. Il progetto è guidato ancora una volta dal creatore Linwood Boomer.

Leggi la nostra recensione di Malcolm: che vita!

Ma il vero punto centrale del revival è l’evoluzione del tono. Boomer ha chiarito che replicare esattamente lo spirito della serie originale non sarebbe stato possibile — né desiderabile. Il passare del tempo, sia per i personaggi che per gli autori, impone un aggiornamento: alcune gag del passato oggi non funzionerebbero più, e la nuova versione punta a un equilibrio tra comicità irriverente e maggiore consapevolezza. È un cambiamento che riflette non solo l’evoluzione della televisione, ma anche quella culturale del pubblico.

Malcolm- che vita!Malcolm adulto e padre: il revival ridefinisce la famiglia e il caos originale

Il cuore narrativo di Malcolm: che vita! è il contrasto tra il Malcolm adulto e il ragazzo geniale e nevrotico che il pubblico ricordava. Ora impegnato a costruire una vita stabile, il personaggio si trova costretto a confrontarsi con ciò da cui era fuggito: una famiglia imprevedibile e ancora profondamente disfunzionale.

Questo scontro generazionale — tra passato e presente, tra vecchie dinamiche e nuove responsabilità — diventa il motore della storia. L’introduzione di nuovi personaggi, come la figlia Leah e la compagna Tristan, amplia ulteriormente il racconto, creando un parallelo tra il Malcolm figlio e il Malcolm padre.

Allo stesso tempo, il revival recupera elementi lasciati in sospeso nel finale originale, come il personaggio di Dewey (ora reinterpretato) e l’introduzione della sorella minore Kelly, anticipata anni fa ma mai esplorata davvero. Il risultato è una serie che non si limita alla nostalgia, ma prova a rielaborare il proprio DNA per un pubblico contemporaneo.

In questo senso, Malcolm: che vita! potrebbe rappresentare un caso raro di revival riuscito: capace di mantenere l’identità originale, ma anche di interrogarsi su cosa significhi davvero “crescere” — sia per i personaggi che per chi li guarda.

Malcolm McDowell contro il Babbo Natale assassino

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Dopo aver partecipato ai due horror firmati Rob Zombie, Malcom McDowell torna in un remake, stavolta per la regia di Stephen C. Miller (che dopo aver diretto qualche horror poco memorabile sarà presto sugli schermi col più ambizioso The Aggression Scale) : quello di Silent Night, Deadly Night, il cui originale risale al 1984. Il film originale vdeva protagonista Billy, un giovane traumatizzato da bambino dopo aver visto il padre assassinato da un uomo vestito da Babbo Natale;

Billy finirà per lui stesso per diventare un serial killer con lo stesso travestimento, andando in giro ad uccidere coloro che lui giudica ‘cattivi’. All’epoca il film venne praticamente bandito e ritirato velocemente dalle sale per il modo in cui demoliva il concetto di ‘spirito natalizio’… il caso volle che nel primo weekend di programmazione, Silent Night superò un altro ‘piccolo’ film appena uscito, intitolato A Nightmare On Elm Street… Tuttavia ciò non impedì l’uscita di alcuni sequel, dei quali il terzo fu diretto da Monte Hellman. Nel remake, McDowell avrà la parte del poliziotto che si metterà a caccia del maniaco; il titolo del film dovrebbbe essere semplicemente Silent Night.

Fonte: Empire

Malcolm & Marie: John David Washington difende la differenza d’età con Zendaya

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John David Washington ha difeso la sua relazione con Zendaya in Malcolm & Marie, dopo le critiche nate in merito alla loro differenza d’età. Zendaya, 24 anni, e Washington, 36, recitano insieme nel nuovo film di Sam Levinson, creatore della serie Euphoria, acquisito da Netflix lo scorso settembre per 30 milioni di dollari. Girato durante la pandemia, il film è stato uno dei primi ad essere interamente girato secondo i protocolli di sicurezza implementati a causa del Coronavirus.

Netflix ha pubblicato di recente il primo trailer ufficiale del film, che verrà distribuito a partire dal prossimo 5 febbraio. Il film è stato girato interamente in bianco e nero, in una sola location, e si svolge nell’arco di una sola notte. I personaggi di Malcolm e Marie discutono della loro relazione dopo che un evento sconosciuto innesca in loro una serie di frustrazioni. Grazie al trailer, si è già parlato di possibili nomination all’Oscar per la coppia, in particolare per Zendaya, che lo scorso anno ha già ottenuto un Emmy grazie al suo ruolo nella sopracitata Euphoria.

Tuttavia, ci sono stati alcuni detrattori che hanno trovato un po’ sconcertante la differenza di età di 12 anni tra Zendaya e John David Washington . Ora, la star di Tenet ha pubblicamente difeso la sua relazione professionale con Zendaya in una nuova intervista con Variety. Washington ha ammesso di non essere mai stato preoccupato per la differenza di età durante le riprese, proprio perché Zendaya è una donna adulta. Inoltre, ha affermato che tutto avrà maggiore senso quando le persone vedranno il film, sottolineando che ha imparato di più da Zendaya sul set di quanto lei abbia imparato da lui.

“Non me ne preoccupavo, perché è una donna. Le persone vedranno in questo film quanto sia donna. Ha molta più esperienza di me nel settore. Io ci sono dentro solo da sette anni. Lei è lì da più tempo, quindi ho imparato molto da lei. Sono io il novellino, in questo caso. Mi sono appoggiato tantissimo a lei durante le riprese.”

Di cosa parla Malcolm & Marie?

In Malcolm & Marie, un regista  (Washington) torna a casa assieme alla fidanzata (Zendaya) dopo il trionfo dell’anteprima di un suo film, sicuro dell’imminente successo finanziario e di critica.  La serata subisce però una svolta imprevista quando iniziano a emergere alcune rivelazioni sulla coppia, che ne mettono a dura prova la solidità dell’amore. Sam Levinson dà vita a un film di un’originalità rara, un’ode alle straordinarie storie d’amore hollywoodiane e un’espressione commovente della fiducia nel futuro del settore cinematografico.

Malcolm & Marie, la recensione del film con Zendaya

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Malcolm & Marie, la recensione del film con Zendaya

La recensione di Malcolm & Marie non può non cominciare con una considerazione importante: il film di Sam Levinson, disponibile su Netflix dal 5 febbraio, è stato girato in piena pandemia, e potrebbe a tutti gli effetti appartenere ad una specie di sottogenere che definiremo “cinema pandemico”, ovvero un cinema fatto di pochi attori, location uniche interne, troupe ridotta al minimo e basato principalmente su una sceneggiatura lineare e dei dialoghi fitti. Si parla tanto in Malcolm & Marie, e sembra che con i due episodi speciali di Euphoria arrivati nelle scorse settimane, Levinson abbia offerto ai suoi spettatori una specie di antipasto, per concludere con questa elegante portata principale in bianco e nero.

La trama di Malcolm & Marie

È l’una di notte, siamo in una lussuosa villa di Hollywood, Malcolm e Marie rientrano da una serata di gala, lo capiamo dai loro abiti eleganti. Man mano che li spiamo nella loro casa, attraverso le grandi finestre che danno sul giardino, veniamo messi a conoscenza della situazione: lui è un regista, lei la sua compagna, ex attrice, sono di ritorno dalla premiere del nuovo film di lui, un vero e proprio trionfo. Lui infatti balla per tutta la casa, bevendo e parlando senza sosta, carico di adrenalina. Lei, con fare meccanico, prepara la cena, maccheroni al formaggio, lo fa con gesti rapidi, palesando un malcelato nervosismo che di lì a poco esploderà.

Malcolm & Marie è la storia di un litigio, una discussione furiosa, una conversazione che vede due persone che si amano profondamente confrontarsi con le reciproche mancanze, con le proprie paure, una notte che li vede spogliarsi a poco a poco di ogni barriera. Certo, non c’è sempre da entrambe le parti la voglia di confrontarsi e la violenza verbale che ne consegue è una spia, da una parte e dall’altra in momenti differenti, un segnale che la tentazione di lasciarsi alle spalle i non detti è forte, ma i nostri protagonisti vanno avanti, affondano la lingua e i pensieri nelle loro idiosincrasie e cercano, in tutti i modi, di farlo insieme.

Un litigio lungo un film

Così come i due speciali di Euphoria già citati, anche in questo caso Levinson ha ridotto all’osso il suo progetto narrativo, tanto che sia il film in questione che gli episodi sembrano essere stati costruiti intorno alle esigenze pandemiche, per così dire. Il risultato, come accennato, è un lunghissimo flusso di coscienza a due voci in cui i due protagonisti affrontano qualsiasi tipo di argomento possa in qualche modo toccare, anche solo di sfuggita, la loro vita e l’esperienza personale. Ecco che la conversazione parte da una quasi “canonico” sentirsi dati per scontati, toccando in punta di piedi questioni razziali, questioni di genere, discorsi sull’importanza dell’ego per un artista, sull’influenza che la presenza dell’altro ha nella propria vita e nella propria arte, sui rapporti di co-dipendenza, sul passato e sul futuro. Insomma sulla vita stessa e la natura più intima di una storia d’amore. 

Splendidamente fotografato da Marcell Rév (lo stesso di Euphoria), Malcolm & Marie è anche un bellissimo film da un punto di vista puramente estetico. Non c’è un altro termine per definirlo, perché in ogni momento, in ogni inquadratura, in ogni costume e espressione dei suoi protagonisti, il film è bello, nell’eccezione più superficiale del termine. Talmente tanto bello che quando sono uscite le prime immagini del film, sembravano fotogrammi di uno spot di lusso, uno di quelli che sembrano mini film e promuovono brand di alta moda. Invece no, invece Sam Levinson usa di nuovo una confezione extra-lusso per raccontare, provarci almeno, la profondità dell’animo umano.

Malcolm & Marie recensione

E proprio qui, cade. Il regista, attraverso il suo discorso fitto e incessante, che replica una partita serrata di ping pong, non riesce ad aggiungere nulla al dialogo vivace e costruttivo su tutti i temi che tocca. Sembra non avere altra utilità se non quella di una vetrina dove i due interpreti si mettono in mostra. E, intendiamoci, anche se fosse solo questo il senso del film, una vetrine, un esercizio estetico, si tratterebbe comunque di un’ora e 46 minuti ben spesi. 

Due interpreti straordinari

Anche trai produttori, Zendaya e John David Washington sono dei fenomeni assoluti. Entrambi mettono in gioco ogni goccia del loro talento, da quello puramente fisico della presenza scenica, che in entrambi abbonda, a quello più intimo ed emotivo, delle inflessioni vocali, delle espressioni facciali, dei silenzi e dei momenti di ira. 

Zendaya, giovanissima reginetta del cinema e della tv, conferma un talento smagliante, che ha già messo al servizio dei Blockbuster, del cinema d’autore, della serialità di altissimo livello, dimostrando di poter passare dall’essere una ragazzina fragile e problematica, a un’adolescente sarcastica e cinica, fino ad apparire come una donna fatta e finita, elegante e raffinata, diventando la più giovane attrice della storia ad aver vinto un Emmy da protagonista. 

John David Washington, affascinante scoperta di Spike Lee, che lo ha fatto protagonista di BlacKkKlansman, si cimenta qui in un ruolo molto interessante, perché lo vede utilizzare il suo corpo con un approccio prima giocoso, poi molto intenso, una performance che si distacca da quanto ci ha fatto vedere fino a questo momento nel citato film di Lee o in Tenet, per esempio, e ci offre ancora un’altra faccia del suo talento, che, in questo caso, immaginiamo sia anche una questione di sangue, dato che suo padre è Denzel. 

Cinema da pandemia mascherato da prodotto indie

Malcolm & Marie paga forse il prezzo di un’urgenza narrativa che non sembra esserci sedimentata, ma è spinta più dalla pancia che da un ragionamento sistematico e compiuto, relativo a ciò che il regista stesso voleva raccontare. Superficiale quasi involontariamente, il film lascia l’impressione di aver sbirciato dentro casa di una coppia che gioca ad essere in crisi ma che in fondo è troppo bella, troppo ricca, troppo innamorata per avere davvero dei problemi. E forse la chiave del racconto è tutta qui, in questa magnifica apparenza che offusca ogni ragionamento e fa apparire Malcolm & Marie come grande cinema indie, quando invece siamo di fronte ad un buon esempio di cinema “pandemico”.

Malcolm & Marie: trailer del film Netflix con Zendaya

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Malcolm & Marie: trailer del film Netflix con Zendaya

Netflix ha diffuso il trailer italiano di Malcolm & Marie, il nuovo film originale in arrivo con protagonisti Zendaya e John David Washington. Dal 5 febbraio 2021 su Netflix.

Malcolm & Marie è scritto e diretto da SAM LEVINSON e prodotto da KEVIN TUREN, ASHLEY LEVINSON, SAM LEVINSON, ZENDAYA & JOHN DAVID WASHINGTON

In Malcolm & Marie in questo dramma romantico toccante di Sam Levinson con Zendaya e John David Washington, un regista  (Washington) torna a casa assieme alla fidanzata (Zendaya) dopo il trionfo dell’anteprima di un suo film, sicuro dell’imminente successo finanziario e di critica.  La serata subisce però una svolta imprevista quando iniziano a emergere alcune rivelazioni sulla coppia, che ne mettono a dura prova la solidità dell’amore. In collaborazione con il direttore della fotografia Marcell Rév, Levinson dà vita a un film di un’originalità rara, un’ode alle straordinarie storie d’amore hollywoodiane e un’espressione commovente della fiducia nel futuro del settore cinematografico.

Malavoglia: recensione del film

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Malavoglia: recensione del film

Come si legge nella cartella stampa, Pasquale Scimeca affronta una prova non facile: mettere in scena uno dei romanzi basilari della nostra cultura, lo abbiamo studiato tutti infatti e soprattutto doversi confrontare con una messa in scena precedente di grande prestigio: quella che ha dato alla storia del cinema La Terra trema di Luchino Visconti. La storia della famiglia Malavoglia che vive in un paese della provincia di Ragusa, è però attualizzata ai giorni nostri, e Ntoni è un ragazzo che vorrebbe fare il dj, Lia si innamora di un uomo sospetto che guida un Suv, mentre Mena intreccia una relazione con un ragazzo immigrato, Alef che viene ribattezzato Alfio una volta arrivato sul suolo italico.

La famiglia cade in disgrazia dopo che la barca con la quale si procuravano il pesce da vendere affonda portandosi in mare il capofamiglia, Bastianazzo. I Malavoglia si indebitano, riparano la barca, ma la sorte avversa gliela distrugge. La famiglia deve così affrontare diverse difficoltà  per sopravvivere. Scimeca decide di affrontare la storia in modo decisamente sperimentale, pensando un po’ forse ad altri film che hanno affrontato i classici della letteratura con un piglio moderno.

Notevole è la resa fotografica della pellicola, il film è stato girato con telecamere RED, che quindi consentono di avere una qualità full hd, ma che permettono anche di lavorare con altri contributi in digitale come le immagini degli sbarchi di clandestini e l’introduzione, girata in qualità diversa. Ma segue le tracce di Visconti sulla scelta del cast, che è composto da veri pescatori o giovani al primo film, fatta esclusione per l’attore protagonista, già presente in un altro lavoro del regista Rosso Malpelo. Il tema universale della storia di Verga, ossia che le vicissitudini della vita sono sempre le stesse in qualsiasi epoca si viva, vengono inserite nel contesto dell’Italia contemporanea, con le sue difficoltà e contraddizioni.

A collaborare con Scimeca alla stesura della sceneggiatura c’è anche Tonino Guerra, storico sceneggiatore di Michelangelo Antonioni, e la sua mano si avverte in più punti. Aldilà di una certa difficoltà in alcune rappresentazioni dei “giovani d’oggi”, il film si regge in bilico tra poesia e racconto filmico, di cui restano delle emozionanti immagini del mare in tempesta, a simbolo dell’imprevedibiltà degli eventi. Malavoglia esce il prossimo 29 Aprile, è stato riconosciuto di interesse nazionale ed è distribuito da Cinecittà Luce.

Malavita: Robert De Niro sul Set!

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Iniziate le riprese di Malavita, il nuovo film di Luc Besson, ecco arrivare la prima foto dal set che vede Robert De Niro dialogare con lo stesso regista.

Il film racconterà la storia della famiglia Manzonis, trasferitasi in Francia grazie a un programma di protezione testimoni, che avrà grosse difficoltà a lasciarsi indietro il proprio passato. Nel cast, anche Michelle Pfeiffer, Tommy Lee Jones, Paul Borghese e Dianna Agron.

Malavia: recensione del nuovo film di Nunzia De Stefano – #RoFF20

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Con Malavia, presentato e visto in anteprima alla 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Freestyle, Nunzia De Stefano torna dietro la macchina da presa dopo l’apprezzato Nevia (2019). Ancora una volta, la regista sceglie di raccontare il margine, le vite sospese in bilico tra sogno e sopravvivenza, tra rabbia e speranza.

Prodotto da Matteo Garrone e distribuito prossimamente da Fandango, Malavia è una produzione Archimede e Rai Cinema, e conferma la sensibilità di De Stefano nel catturare il reale attraverso uno sguardo empatico ma mai indulgente. Il film segue la storia di Sasà (Mattia Francesco Cozzolino), tredicenne della periferia napoletana che sogna di diventare rapper e di riscattare se stesso e la madre Rusè (Daniela De Vita) da una quotidianità fatta di precarietà e disillusione. Ma il percorso verso la luce non è lineare: la caduta nella criminalità sembra inevitabile, finché l’incontro con il mentore Yodi (Giuseppe “PeppOh” Sica) apre uno spiraglio verso un nuovo inizio.

Foto Credits Gianni Fiorito

Realismo e poesia nel racconto della periferia

Ciò che colpisce immediatamente in Malavia è l’autenticità dello sguardo. De Stefano, che conosce profondamente le dinamiche dei luoghi e dei corpi che racconta, non costruisce mai un racconto filtrato da pietismo o retorica. La sua Napoli è viva, aspra, fatta di voci e sguardi, di un’energia pulsante che attraversa ogni fotogramma.

Il film si nutre di un linguaggio diretto, quasi documentaristico, in cui la camera segue i personaggi da vicino, restituendo la sensazione di trovarsi dentro le loro vite. Non c’è artificio, ma una verità visiva e umana che si percepisce in ogni dettaglio, dai volti dei protagonisti alle strade sconnesse dei quartieri popolari.

In questa dimensione cruda e autentica, De Stefano riesce comunque a inserire una poesia sottile, fatta di piccoli gesti e momenti sospesi, di grande tenerezza. La musica, in particolare, diventa non solo strumento narrativo ma anche elemento simbolico: il ritmo e la parola diventano veicoli di liberazione, un modo per affermare la propria identità quando tutto intorno sembra negarla.

Foto Credits Gianni Fiorito

Il potere salvifico della musica e dell’arte

Il tema del riscatto attraverso l’arte non è nuovo nel cinema contemporaneo, ma Malavia riesce a renderlo fresco e sincero, abbracciando anche le trappole della prevedibilità, senza scappare dai luoghi comuni ma dando loro sostanza e autenticità. La musica rap, linguaggio delle periferie e mezzo di espressione spontaneo, diventa per Sasà un atto di sopravvivenza.

Il giovane protagonista, interpretato con una naturalezza disarmante da Mattia Francesco Cozzolino, vive la musica come un sogno e una promessa. Il suo percorso – dall’entusiasmo ingenuo alla caduta, fino alla rinascita – segue le tappe di una formazione emotiva e morale che non ha nulla di artificioso. Accanto a lui, la figura di Yodi, interpretato da Giuseppe “PeppOh” Sica, rappresenta la possibilità di una guida, di una mano tesa che non giudica ma accompagna.

In questo senso, Malavia è anche un film sull’importanza dell’incontro, sulla capacità di riconoscere nell’altro una possibilità di cambiamento. L’arte, nel mondo di De Stefano, non è mai evasione, ma strumento concreto di resistenza, un modo per riappropriarsi della propria voce e, con essa, del proprio destino.

Un cast giovane e sorprendente per un racconto di verità

Foto Credits Gianni Fiorito

Uno degli elementi che più contribuiscono alla forza del film è la scelta del cast. De Stefano affida i ruoli principali a giovani interpreti non professionisti, trovando in loro una verità recitativa che attori più strutturati difficilmente avrebbero potuto restituire. Mattia Francesco Cozzolino è una rivelazione: intenso, istintivo, capace di esprimere la fragilità e la rabbia di Sasà con uno sguardo che dice più di mille parole. Accanto a lui, Daniela De Vita nel ruolo della madre offre un ritratto di struggente umanità: una donna ferita ma non vinta, simbolo di una generazione intrappolata tra sogni infranti e desiderio di riscatto.

Il film si arricchisce poi delle presenze di Junior Rodriguez, Francesca Gentile, Ciro Esposito, Artem e Nicola Siciliano, che contribuiscono a costruire un mosaico corale e credibile. Tutti i personaggi, anche quelli minori, vivono di una propria luce, grazie a una scrittura che non giudica ma osserva, con rispetto e compassione.

La regia di De Stefano, sostenuta da una fotografia vibrante e da un uso sapiente del suono, riesce a fondere realismo e lirismo, offrendo un’esperienza sensoriale che colpisce lo spettatore sul piano emotivo. La colonna sonora, curata con attenzione, diventa parte integrante del racconto, amplificando il battito vitale del film.

Con Malavia, Nunzia De Stefano conferma di essere una delle voci più autentiche e necessarie del nuovo cinema italiano. Il suo è uno sguardo che non ha paura di sporcarsi di realtà, ma che sa trovare la bellezza anche nel dolore.

Il film parla di sogni, cadute e rinascite, ma soprattutto di identità: di come l’arte possa restituire dignità e speranza a chi la società tende a dimenticare. Intenso, vibrante e profondamente umano, Malavia è un film che tocca corde universali, ricordandoci che, anche nei luoghi più difficili, la bellezza può ancora salvare.

Malavia: il trailer del film di Nunzia De Stefano

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Malavia: il trailer del film di Nunzia De Stefano

Una storia intensa di crescita, musica e seconde possibilità. È questo Malavia, il nuovo film di Nunzia De Stefano (Nevia), prodotto da Matteo Garrone, presentato in anteprima alla 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma, nella sezione Freestyle. Disponibile da oggi il trailer ufficiale del film, una produzione Archimede e Rai Cinema, e arriverà dal 26 marzo al cinema con Fandango Distribuzione.

Il film racconta la storia di Sasà (Mattia Francesco Cozzolino), tredicenne della periferia napoletana con il sogno di diventare rapper, cerca di riscattare sé stesso e la madre Rusè (Daniela De Vita) attraverso la musica, ma dopo la disillusione e la caduta nella criminalità, solo l’incontro con il suo mentore Yodi (Giuseppe “PeppOh” Sica) gli restituisce la speranza di un nuovo inizio.

Nunzia De Stefano e Matteo Garrone presentano Malavia alla Festa del Cinema di Roma

Nel cast anche Junior Rodriguez, Francesca Gentile, Ciro Esposito, Artem e Nicola Siciliano. Ricordiamo che Il brano “Malavia”, che accompagna i titoli di coda, è scritto da Speaker Cenzou (Vincenzo Artigiano), Giuseppe “PeppOh” Sica e Mattia Cozzolino, che è anche protagonista del film, che lo interpreta insieme a Speaker Cenzou. Il videoclip è diretto daNunzia De Stefano e vede comparire il cast di giovani attori del film insieme a PeppOh.

Scritto da Nunzia De Stefano e Giorgio Caruso, Malavia sarà nei cinema dal 26 marzopreceduto da alcune anteprime nazionali: Napoli (17 marzo), Roma (18 marzo), Milano (19 marzo) e Bologna (23 marzo).

Malarazza: dal 9 novembre 2017 al cinema

Malarazza: dal 9 novembre 2017 al cinema

Sulla scia di uno dei filoni cinematografici più rappresentativi del cinema italiano degli ultimi anni, la periferia torna ad essere al centro del dibattito con Malarazza (Una storia di periferia), opera seconda del regista e produttore Giovanni Virgilio (stimato per La bugia bianca, 2014, e per i suoi cortometraggi), al cinema dal 9 novembre distribuito da Mariposa Cinematografica e prodotto da Movie Side e Xenon Produzioni Cinematografiche in collaborazione con Studi Cinematografici Siciliani.

Il film racconta la storia di una giovane madre (interpretata da Stella Egitto, talento emergente) e suo figlio Antonino (Antonino Frasca Spada) che, assieme al fratello della donna (Paolo Briguglia nei panni del transessuale Franco), sono vittime di un sistema di potere malavitoso rappresentato dal boss in declino Tommasino Malarazza (David Coco) e Pietro (Cosimo Coltraro), detto U Porcu. Per queste tragiche esistenze non sembra esserci speranza per un riscatto sociale.

Ambientato a Catania, nei disagiati sobborghi (Librino) e nei quartieri degradati del centro (San Berillo), Malarazza è un film che ci porta dritti nel mondo della periferia tout court, non tanto (o non solo) in quella siciliana. Rosaria e suo figlio, infatti, divengono metafore di tutti quelle vite che abitano i quartieri periferici più degradati e mortificati, completamente dimenticati dal nostro Paese. La periferia come simbolo di sogni di gioventù traditi e trappole dalle quali, troppo spesso, diventa impossibile liberarsi. E Librino, il quartiere a sud ovest di Catania o San Berillo, quartiere della città vecchia, non fanno eccezione.

Malarazza è il classico esempio di un cinema d’autore che non vuole essere solo spettacolo, ma offrire spunti di riflessione quanto mai necessari su uno dei tanti luoghi al margine, il cui sogno di rinnovamento culturale, la cosiddetta “new town” è stato completamente infranto per mere ragioni politico-economiche. Ciò che resta di quella tanto agognata voglia di rinascita, non è altro che un agglomerato di casermoni in cui la disoccupazione giovanile (specie quella femminile) raggiunge percentuali senza pari, dove la coesione sociale sta svanendo in fretta e ogni strada può essere un confine tra ultimi e penultimi. Cosa sapremo in più e meglio dalla Commissione parlamentare che da un anno indaga sulle periferie e a dicembre presenterà la sua relazione finale?

In questo ritratto di un’umanità disperata, la colonna sonora gioca un ruolo fondamentale. Il mix di generi (si va dal rap, alla bossanova, per giungere fino al neomelodico, la musica più ascoltata nelle periferie di Catania) composto da Giuliano Fondacaro, infatti, detta i tempi e il ritmo all’incedere narrativo, amalgamandosi anche con la voce della popolarissima Arisa che – dopo essere stata pluripremiata al Festival di Sanremo ed aver presentato numerosi successi internazionali – per la prima volta canta in portoghese con il brano O pensamento de você.

Il film” – spiega il regista – “ci fa riflettere su quanto le periferie siano parte integrante delle città e che lo stato di degrado in cui sono lasciate non fa altro che aumentare ingiustizie e microcriminalità. Malarazza è una denuncia delle condizioni delle periferie urbane al fine di riflettere sulla crisi della legalità nelle aree più marginali dei territori, anche se spesso localizzate nei quartieri più centrali. Territori che domandano bellezza, giustizia e sicurezza per garantire un futuro e una speranza ai cittadini che vogliono affrancarsi dalla criminalità e dall’esclusione che logorano le loro vite. Sulla base della mia diretta esperienza ritengo che le amministrazioni locali facciano molto per ricucire gli strappi fra le periferie e il resto della città, ma purtroppo molte altre istituzioni restano a guardare. Come scriveva Italo Calvino, anche le più drammatiche e le più infelici tra le città hanno sempre qualcosa di buono. Quel qualcosa, però, dobbiamo scoprirlo e alimentarlo. Solo così avremo città migliori”.