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Fortunata: una clip dal film di Sergio Castellitto

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Fortunata: una clip dal film di Sergio Castellitto

Ecco una clip da Fortunata, il  film di Sergio Castellitto scritto da Margaret Mazzantini con Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Alessandro Borghi, Edoardo Pesce  e con Hanna Schygulla. Il film sarà presentato nella sezione “Un Certain Regard” del Festival di Cannes 2017 il 21 maggio.

Fortunata racconta la storia di una giovane madre, forte e coraggiosa, con un matrimonio fallito alle spalle, che quotidianamente combatte per conquistare il suo sogno: aprire un negozio di parrucchiera sfidando il suo destino, nel tentativo di emanciparsi e conquistare la sua indipendenza e il diritto alla felicità.

Fortunata: trailer del nuovo film di Sergio Castellitto

Una produzione Indigo Film, in associazione con HT Film. Fortunata sarà distribuito da Universal Pictures in primavera.

Fonte: Universal Pictures International Italy

Fortunata: trailer del nuovo film di Sergio Castellitto

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Fortunata: trailer del nuovo film di Sergio Castellitto

Guarda il trailer ufficiale di Fortunata, il  film di Sergio Castellitto scritto da Margaret Mazzantini con Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Alessandro Borghi, Edoardo Pesce  e con Hanna Schygulla.

http://youtu.be/Cv47a8di5p0

Fortunata racconta la storia di una giovane madre, forte e coraggiosa, con un matrimonio fallito alle spalle, che quotidianamente combatte per conquistare il suo sogno: aprire un negozio di parrucchiera sfidando il suo destino, nel tentativo di emanciparsi e conquistare la sua indipendenza e il diritto alla felicità.

Una produzione Indigo Film, in associazione con HT Film. Fortunata sarà distribuito da Universal Pictures in primavera.

Fortunata: da oggi al cinema, clip e featurette

Fortunata: da oggi al cinema, clip e featurette

Esce oggi al cinema Fortunata, il  film di Sergio Castellitto scritto da Margaret Mazzantini con Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Alessandro Borghi, Edoardo Pesce  e con Hanna Schygulla. Il film sarà presentato nella sezione “Un Certain Regard” del Festival di Cannes 2017 il 21 maggio.

https://www.youtube.com/watch?v=ZDJKjOUejiE&feature=youtu.be

Fortunata racconta la storia di una giovane madre, forte e coraggiosa, con un matrimonio fallito alle spalle, che quotidianamente combatte per conquistare il suo sogno: aprire un negozio di parrucchiera sfidando il suo destino, nel tentativo di emanciparsi e conquistare la sua indipendenza e il diritto alla felicità.

Fortunata: trailer del nuovo film di Sergio Castellitto

Una produzione Indigo Film, in associazione con HT Film. Fortunata sarà distribuito da Universal Pictures in primavera.

Fonte: Universal Pictures International Italy

Fortunata: al via a Roma le riprese del nuovo film di Sergio Castellitto

Sono in corso a Roma le riprese del nuovo film di Sergio Castellitto Fortunata con Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Alessandro Borghi, Edoardo Pesce e con Hanna Schygulla.

Il film, che si gira nella periferia romana, è scritto da Margaret Mazzantini, la fotografia è di Gian Filippo Corticelli. Prodotto da Indigo Film e HT Film in collaborazione con Universal Pictures International, che distribuirà il film in Italia, Fortunata racconta la storia di una giovane madre (Jasmine Trinca) con un matrimonio fallito alle spalle, che quotidianamente combatte per conquistare il suo sogno: aprire un negozio di parrucchiera sfidando il suo destino, nel tentativo di emanciparsi e conquistare la sua indipendenza e il diritto alla felicità.

Così il regista vede la sua protagonista: “Fortunata è un aggettivo qualificativo femminile singolare. Ma è anche il nome di una donna. E soprattutto un destino. E non è detto che quel destino uno se lo meriti. Ci sono uomini in questa storia che non sono d’accordo sulla felicità di Fortunata. Vedremo…” 

Sergio Castellitto

Il cinema di Sergio Castellitto

L’attore e regista è stato visto l’ultima volta sullo schermo in La Buca di Daniele Ciprì, del 2014, mentre la sua ultima regia risale al 2015, con Nessuno si salva da solo, in cui ha diretto Riccardo Scamarcio e ancora Jasmine Trinca.

Fortuna: trailer del film con Valeria Golino

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Fortuna: trailer del film con Valeria Golino

Da oggi disponibile il trailer di Fortuna, l’opera prima di Nicolangelo Gelormini con Valeria Golino, Pina Turco e per la prima volta sullo schermo Cristina Magnotti.

Presentato in Concorso alla Festa del Cinema di Roma 2020 e allo Stockholm International Film Festival Junior, dove ha vinto il premio come Miglior Film, arriva nelle sale per I Wonder Pictures il 27 maggio. Fortuna, che con uno sguardo poetico e sconvolgente racconta la storia della piccola Nancy e del suo segreto, è stato definito dal Times un film dal controllo assoluto ed estremamente sorprendente.

Una produzione DAZZLE COMMUNICATION con INDIGO FILM e con RAI CINEMA con il sostegno di BANCO BPM con il patrocinio ufficiale di SAVE THE CHILDREN Una distribuzione I WONDER PICTURES.

Fortuna: la recensione del film con Valeria Golino #RFF15

Fortuna: la recensione del film con Valeria Golino #RFF15

È il 2014 quando Fortuna Loffredo, una bambina di 6 anni, precipita giù dall’ottavo piano di un edificio a Parco Verde di Caivano, in provincia di Napoli. Per anni tale vicenda rimane avvolta dal mistero, finché la verità non viene a galla. Proprio a partire da tale spunto prende forma il film Fortuna, esordio alla regia di Nicolangelo Gelormini.

Questo è poi stato presentato in anteprima alla 15ᵃ edizione della Festa del Cinema. Egli, insieme allo sceneggiatore Massimiliano Virgilio, costruisce un racconto di formazione che non manca di tingersi di sfumature horror e risvolti surreali, con l’intento di raccontare di un mondo brutale caratterizzato dall’omertà. Il film diventa così una rilettura di quell’evento che sfiora il grottesco, ma che nella sua ambizione formale rischia di distrarre dal vero cuore tematico.

Protagonista è Nancy (Cristina Magnotti), una bambina timida che vive con i genitori in un palazzone di una periferia degradata. Chiusa da qualche tempo in un silenzio che allarma sua madre (Valeria Golino), viene seguita da Gina (Pina Turco, Il vizio della speranza), una psicologa dell’Asl distratta e scostante. La bambina sembra non riconoscersi nel nome con cui gli adulti la chiamano e sente di non appartenere a ciò che la circonda. Come in una favola a cui a volte stenta a credere, pensa di essere una principessa in attesa di tornare sul suo pianeta nello spazio. Sono Anna (Denise Aisler) e Nicola (Leonardo Russo), i suoi amici del cuore, a chiamarla Fortuna. Ed è solo con loro che condivide un segreto indicibile, che appartiene a un mondo nero di adulti senz’anima.

Fortuna: in un mondo di piccoli e giganti

È una creatura strana Fortunata. Sin dalle sue prime scene lascia intendere l’esistenza di un problema, il quale viene però taciuto fino a tempo debito. Si assiste così ad una lunga serie di stranezze, nevrosi, frenesie e situazioni al limite dell’assurdo. Da queste emerge in maniera prepotente il contrasto tra la generazione dei bambini e quella degli adulti. La comunicazione tra loro risulta difficile se non addirittura negata nella maggior parte delle situazioni. Il quasi mutismo della protagonista non fa che sottolineare tale aspetto. Attraverso di lei entriamo dunque in un contesto che appare caratterizzato tanto dalla fantasia dei piccoli quanto dalla squallida realtà dei più grandi, i quali all’occorrenza assumono l’aspetto di spaventosi giganti da cui è bene fuggire.

Questa dualità, tra bambini e adulti ma anche tra indifesi e potenti, diventa in modo sempre più evidente l’elemento caratteristico dell’intero film. Il regista sottolinea ciò attraverso inquadrature dalla composizione spaccata a metà, ma ancor di più dalla struttura stessa del film. Questo si compone di due atti, attraverso i quali possiamo inizialmente scoprire un lato della protagonista, per poi entrare in contatto con il suo opposto, ben meno dedito a fantasiose fughe dalla realtà. Si snoda così un dramma che ha alla base un mondo dell’infanzia che viene distrutto, insieme ai suoi sogni, da una società che l’innocenza l’ha ormai persa da tempo. In entrambe le parti di cui si compone il film si può dunque fare la conoscenza di personaggi misteriosi e sgradevoli. Essi sono evidenti rappresentati di orrori indicibili, con cui Fortuna e i suoi amici sono costretti ad interagire.

Tematiche forti, sempre attuali, ancora troppo spesso veri e propri tabù del nostro mondo. Consapevole della loro gravità, Gelormini tenta di comunicarcele attraverso una cornice che prova a proporle con un approccio quasi sperimentale, giocando sul montaggio, sul sonoro, sull’immagine e sulle sue possibilità. Via via che la realtà dei fatti si intromette nella storia però, anche questi orpelli lasceranno spazio al vero cuore del film. Nel portarlo a questo, lo spettatore è però sottoposto ad una narrazione che facilmente genera un certo distacco emotivo. Non è chiaro se il regista aspirasse in modo consapevole a tale sensazione, volendo forse trasmettere il senso di smarrimento della protagonista. L’impenetrabilità del tutto risulta però in modo eccessivo una pecca del film.

Fortuna Valeria Golino

Fortuna: la recensione

Con Fortuna il regista dimostra il coraggio di portare al cinema una storia difficile. La volontà di non prenderla di petto ma costruirvi intorno qualcosa di diverso è poi a suo modo affascinante. Non lo è più, però, nel momento in cui si viene sottoposti ad un sempre più continuo uso di simbolismi volti a raccontare quanto a viene. Talvolta questi risultano troppo espliciti, altre volte troppo fuori da ogni logica, finendo così con il perdere quel precario equilibrio della credibilità. Arriva infatti un momento in cui si è bombardati da una serie di immagini che dovrebbero comunicare stati d’animo, ma finiscono solo con l’infastidire in modo irrecuperabile. Viene dunque da chiedersi se non ci fossero modi più coinvolgenti e meno sensazionalistici nel raccontare tale storia.

Ciò che però in modo ancor più evidente preoccupa di Fortuna è l’apparente mancanza di un pubblico di riferimento. Troppo forte per i bambini, forse troppo sperimentale per gli adulti. Mancando tale individuazione il film non riesce ad acquisire una propria specificità né un linguaggio adeguato. La commistione dei generi, che vanno dal grottesco al drammatico senza disdegnare alcune caratteristiche da horror, non è qui utilizzata in modo da permettere la comprensione della vera natura del progetto. Tant’è che giunti al finale si rimane quasi spiazzati per le rivelazioni fatte, e che risultano un troppo brusco cambio rispetto a quanto fino a quel momento visto.

Fortuna con Valeria Golino al cinema dal 27 Maggio

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Fortuna con Valeria Golino al cinema dal 27 Maggio

Debutterà al cinema dal 27 Maggio distribuito da I Wonder Pictures Fortuna, il film di Nicolangelo Gelormini con Valeria Golino, Pina Turco, Cristina Magnotti, Giovanni Ludeno, Marcello Romolo, Libero De Rienzo.

Una produzione DAZZLE COMMUNICATION  con INDIGO FILM e con RAI CINEMA con il sostegno di BANCO BPM con il patrocinio ufficiale  di SAVE THE CHILDREN.

Fortuna, la trama

Nancy è una bambina timida che vive con i genitori in un palazzone incastonato come un meteorite in una periferia come tante, con tutte le sue contraddizioni e contrasti. Chiusa da qualche tempo in un silenzio inaspettato per chi le sta intorno, viene portata dalla madre da Gina, una psicologa che si rivelerà distratta e scostante. La bambina sembra non riconoscersi più nel nome con cui gli adulti la chiamano e sente di non appartenere a ciò che la circonda: come in una favola a cui a volte stenta a credere, pensa di essere una principessa in attesa di tornare sul suo pianeta nello spazio. Sono Anna e Nicola, i suoi amici del cuore con cui condivide lunghe giornate di giochi, a chiamarla Fortuna. Ed è solo con loro che condivide anche un segreto molto difficile da raccontare. Una storia liberamente ispirata a fatti realmente accaduti.

Fortress – La fortezza: curiosità sul film con Bruce Willis

Fortress – La fortezza: curiosità sul film con Bruce Willis

Negli ultimi anni della sua carriera, l’attore Bruce Willis si è dedicato senza sosta a partecipare ad una serie di film di genere d’azione e thriller. Tra questi si ritrovano titoli come Detective KnightSurvive the Night, Reprisal o Trauma Center – Caccia al testimone. Tra questi si annovera anche Fortress – La fortezzaappartenente allo stesso genere e diretto da James Cullen Bressack, già regista di un film con Willis dal titolo Survive the Game. Barret e Willis si riuniscono dunque per dar vita ad un film pienamente nelle loro corde, basato su tanta tensione e adrenalina.

Fortress – La fortezza si concentra infatti su una vicenda che vede un’ex spia contrapposta a forze criminali particolarmente agguerrite e pericolose, il tutto mentre deve riallacciare i rapporti con il proprio figlio. Le riprese si sono svolte in pochissimo tempo, iniziate il 3 maggio del 2021 a Porto Rico, si sono poi concluse il 15 dello stesso mese. Un ritmo dunque molto veloce quello che ha caratterizzato il set, ma che non ha impedito di sfruttare al meglio la pressoché unica location prevista per il film e che diventa vera e propria protagonista delle vicende qui narrate.

Con un budget ridotto e tempi stretti, il film non ha probabilmente espresso tutte le proprie potenzialità, ma rimane un buon esempio di thriller d’azione, con interpretazioni che vanno a compensare i difetti presenti. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama di Fortress – La fortezza

Protagonista del film è Robert Michaels, ex agente della CIA in pensione che vive in un complesso residenziale per ex spie. La struttura, nascosta tra i boschi e lontana da occhi indiscreti, è una specie di fortezza con un sistema di sicurezza molto sofisticato. Una recinzione praticamente invalicabile e protetta da guardie armate tiene al sicuro gli ospiti di questo resort molto speciale, rendendolo praticamente un bunker imprendibile. E lì, che un giorno si presenta Paul, il figlio di Robert.

Il ragazzo non ha rapporti con il padre da molto tempo, ma la sua attività nel campo delle crypto valute lo ha messo in seri guai, e ora ha disperato bisogno dell’aiuto dell’ex agente segreto. Purtroppo Paul non è l’unico che è riuscito a rintracciare Robert: una sua vecchia conoscenza, Frederick Balzary, vuole dare il ben servito all’ex agente e invade il villaggio con la sua schiera di infallibili sicari. Per Robert e suo figlio ha dunque inizio una vera e propria lotta per la sopravvivenza, potendo però contare su pareti d’acciaio e armi avanzate.

Fortress - La fortezza film

Il cast di Fortress – La fortezza e il suo sequel

Come anticipato, nel ruolo del protagonista Robert Michael si ritrova l’attore Bruce Willis. Come suo solito per gli ultimi film a cui ha preso parte, a causa della malattia che avanzava e che ora lo ha costretto al ritiro, Willis ha ottenuto di poter girare le proprie scene in pochi giorni. Nonostante ciò, ha comunque dovuto prepararsi fisicamente per la parte. Ad interpretare suo figlio Paul, invece, si ritrova l’attore Jesse Metcalf, mentre Frederick Balzary è interpretato da Chad Michael Murray. Fanno poi parte del cast Kelly Greyson nel ruolo di Kate, Ser’Darius Blain in quelli di Ulysses e Katalina Viteri in quelli di Sophia.

Per ottimizzare i tempi, mentre si girava questo film, si sono contemporaneamente svolte anche le riprese del suo sequel, dal titolo Fortress: Snyper Eye, interpretato anch’esso da Willis, Metcalf e il resto del cast del primo film. Questo è ambientato alcune settimane dopo gli eventi del primo film, con Robert Michaels che mette in atto un tentativo di salvataggio della vedova del suo defunto nemico, Frederick Balzary. Tuttavia, Sasha – interpretata da Natali Yura – sembra avere dei piani spietati nei loro confronti. Robert e suo figlio Paul devono dunque lavorare di nuovo insieme per fermarla.

Il trailer di Fortress – La fortezza e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Fortress – La fortezza grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Google Play, Apple TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 3 novembre alle ore 21:20 sul canale Italia 1.

Fortnite: regista di Fast X vuole realizzare il film sul noto videogames!

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Il regista di Fast X, Louis Leterrier, vuole realizzare un film su FortniteIn un panel al Comic-Con di San Diego, Leterrier ha detto di voler realizzare un film basato sul famoso videogioco di Epic Games. “Perché il gioco è incredibile”, ha spiegato Leterrier al collega regista Justin Simien (tramite GamesRadar+ ). “I personaggi… voglio dire, c’è molto di più da raccontare. Sarebbe divertente. Sarebbe pieno di azione e tutto il resto”.

Leterrier ha recentemente diretto Fast X, il decimo film della serie principale di Fast & Furious. È anche pronto a dirigere l’undicesimo film della serie d’azione. Leterrier ha anche diretto film come Now You See Me, The Incredible Hulk, Transporter 2 e Unleashed.

Ci sarà un film su Fortnite?

Donald Mustard, CCO di Epic Games, ha affermato che un film Fortnite dal vivo era una possibilità. Tuttavia, non ci sono piani ufficiali per trasformare questo popolare gioco in un film.

Fortapàsc: recensione del film di Marco Risi

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Fortapàsc: recensione del film di Marco Risi

Fortapàsc è il film del 2009 diretto da Marco Risi e con protagonisti Libero De Rienzo, Ennio Fantastichini, Massimiliano e Gianfranco Gallo, Ernesto Mahieu, Renato Carpentieri, Michele Riondino.

Fortapàsc, la trama

Storia di Giancarlo Siani, giornalista de Il Mattino ucciso solo perché faceva il suo lavoro con devozione e professionalità, raccontando le malefatte della camorra in quel di Torre Annunziata, lavorando per la sede distaccata del giornale a Castellammare di Stabia (lui era del Vomero).

Dovendosi occupare dei fatti di cronaca nera, non si limitò infatti a riportare il nome di chi veniva ucciso, ma anche tutti i vari movimenti interni ai clan, i loro intrecci (tra i Nuvoletta, all’epoca altra grande famiglia di Marano, i Gionta e i Bardellino), i tantissimi omicidi e i loro perché, le relazioni tra Camorra e istituzioni, in particolare con il consiglio comunale di Torre Annunziata. La sua devozione e scrupolosità gli costarono però troppi nemici.

Fortapàsc, il film

Fortapàsc

Fortapàsc del 2009 è diretto da Marco Risi, figlio del celebre Dino, un regista che ha spesso affrontato tematiche scomode, non disdegnando però brillanti virate nella commedia. Fortàpasc racconta la breve esistenza e la tragica fine del giornalista Giancarlo Siani, interpretato da Libero De Rienzo, giovane attore napoletano che ha diviso la propria carriera tra cinema e Tv.

Fortapàsc è tratto da “Mehari” (nome che trae spunto dal modello dell’auto di Siani), un cortometraggio realizzato nel 1999 da Gianfranco De Rosa, che in questo film riveste il ruolo di produttore esecutivo. Il titolo è invece ispirato al modo ironicamente drammatico con cui Siani definiva Torre Annunziata, proprio per la guerra in atto tra clan che funestava il territorio, come all’epoca un po’ tutto il napoletano.

Anche se le tematiche trattate sono impegnative e delicate, questa pellicola scorre con facilità di fruizione, trasmettendo al contempo anche tanta amarezza, e solleticando nello spettatore sete di giustizia e voglia di riscatto civico. Siani, ben interpretato (anche esteticamente) dal succitato De Rienzo, appare come un isolato Don Chisciotte, che a differenza del personaggio di Cervantes non ha neppure il conforto della compagnia del buffo Sancho Panza. Resta di fatti solo nella sua battaglia contro quei feroci mulini a vento, rispetto a questi ultimi tanto più veri quanto atroci, abbandonato anche dalla fidanzata Daniela (Valentina Lodovini) e dal collega Rico (Michele Riondino) il quale sceglie, da involontario profeta, un altro mestiere. Alla fine Giancarlo resta solo con i suoi principi, solo fino alla terribile fine.

Tra gli altri interpreti di Fortapàsc si segnalano: Ennio Fantastichini (nelle vesti del Sindaco di Torre Annunziata), Ernesto Mahieux (nei panni del pittoresco direttore del giornale locale di Torre), i fratelli Massimiliano e Gianfranco Gallo (nei panni dei fratelli Gionta), Renato Carpentieri (Amato Lamberti, direttore de L’Osservatorio sulla camorra) e Gianfelice Imparato (pretore Rosone).

Veniamo ad alcune curiosità, che in realtà sono autentiche gaffe “storiche”. Alcune delle automobili non corrispondono all’epoca dei fatti, ad esempio si nota più di una volta un’Alfa Romeo 33 di seconda serie, prodotta a partire dal 1990, alla quale è stata apposta molto inverosimilmente la targa di colore nero con scritte arancio/bianche, in vigore fino al 1985 (anno dell’ambientazione di Fortapàsc).

Per ben due volte viene indirettamente inquadrata (con l’etichetta al lato opposto, ma nettamente distinguibile) la birra “Corona” come bevanda dell’attore principale, nella prima scena addirittura con uno spicchio di limone, moda molto in voga oggi, ma non nel 1985, infatti in Italia la Corona arriva nel 1989.

Nella scena in cui viene inquadrata la bambina vittima dell’agguato, stesa per terra di fronte al portone della Chiesa, si possono distinguere chiaramente delle monete in Euro. Nella partita di pallavolo della squadra allenata da Siani si vede un pallone tricolore, di quelli usati solo dalla fine degli anni Novanta.

Nella sala del consiglio comunale c’è la foto del presidente Francesco Cossiga, che sarebbe diventato Presidente della Repubblica solo qualche mese dopo, e lo stendardo del comune di Castellammare di Stabia invece di quello di Torre Annunziata. Il fotografo Rico nella realtà non è mai esistito.

La redazione di Torre Annunziata de Il Mattino non esiste. Nella realtà esisteva quella di Castellammare di Stabia, ma gli sceneggiatori l’hanno creata per razionalità narrativa e per essere liberi nella creazione di personaggi di fantasia. Il capo della redazione di Torre Annunziata non esiste nella realtà, ma all’epoca esisteva una tipologia di giornalisti-impiegati.

Anche se esistono i verbali delle testimonianze di Amato Lamberti ex presidente della Provincia di Napoli e all’epoca direttore de L’Osservatorio sulla camorra, con il quale collaborava gratuitamente Siani, non è stato mai provato – perché ritenuto ininfluente dal magistrato inquirente – che Giancarlo Siani gli avesse effettivamente telefonato quel giorno. Le stesse testimonianze di Lamberti sono in contrasto tra loro e hanno confuso non poco le acque nelle fasi iniziali dell’inchiesta.

Degne di nota sono anche due aneddoti: a pochi giorni dal primo ciak, morì il grande regista Dino Risi, padre di Marco, così ci fu uno stop di tre giorni per i funerali. Al termine delle riprese la produzione ha voluto far dedicare la pellicola da Marco Risi alla memoria del padre.

Infine, l’auto Méhari usata per le riprese era la vera auto di Giancarlo Siani nella quale venne ucciso la sera di lunedì 23 settembre 1985, che è stata acquistata da un suo caro amico che non è apparso nel film per sua espressa volontà. Un particolare questo che impreziosisce un film che è riuscito nell’intento di raccontare la vita di un giovane giornalista sacrificatosi per amore della verità.

Forse a Breck Eisner la regia di Stretch Amrstrong

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Potrebbe essere Breck Eisner (Sahara, La città verrà distrutta all’alba) il regista del film dedicato a Stretch Armstrong giocattolo che tra gli anni ’70 e ’80 ebbe un grande successo negli USA (un pò meno qui da noi). L’uscita di Battleship, film dedicato alla battaglia navale ha inaugurato una collaborazione tra la Universal e la Hasbro, uno dei leader mondiali del settore del giocattolo: trai prossimi personaggi a godere di una trasposizione cinematografica potrebbe dunque esservi Stretch Armstrong: il pupazzetto in questione aveva come caratteristica principale quella di essere realizzato in una gomma molto malleabile, che permetteva di allungarne gli arti dismisura.

Il progetto di un film dedicato al giocattolo sembrava essere in realtà stato abbandonato, sebbene fosse stato fatto il nome di Tyalor Lautner come possibile protagonista. Tuttavia a inizio 2012 il film ha attratto l’attenzione della Relativity, che ha affidato a Dean Georgaris (The Manchurian Candidate), il compito di stendere la sceneggiatura. Nulla si sa al momento sui tempi di realizzazione, dato che l’agenda di Eisner, che non ha comunque ancora accettato l’incarico, è al momento occupata dal thriller Manhunt, mentre il suo nome è stato accostato a vari remake, tra cui quelli di Flash Gordon e Fuga da New York.

Fonte: Empire

Forsaken – Il fuoco della giustizia: tutte le curiosità sul film

Forsaken – Il fuoco della giustizia: tutte le curiosità sul film

Quello del western è un genere che nel corso degli anni ha conosciuto un lento ma inesorabile declino, fino ad essere poco o nulla trattato al cinema se non con sporadici e coraggiosi lungometraggi. Negli ultimi anni, tuttavia, il fascino per il western, i suoi paesaggi e i suoi personaggi ha trovato nuova linfa, arrichendosi di titoli come Hostiles – Ostili, Django Unchained e Quel treno per Yuma. Un altro film, inizialmente sottovalutato, appartenente a questo genere è Forsaken – Il fuoco della giustizia, diretto nel 2015 da John Cassar, celebre principalmente come regista di molti episodi della serie 24.

Scritto da Brad Mirman, il film nasce dalla volta di Cassar e dell’attore Kiefer Sutherland (protagonista di 24 con il personaggio di Jack Bauer) di realizzare un western insieme. Nasce così una pellicola che unisce elementi tipici del genere ad un racconto ricco di vendetta, perdono e fortemente incentrato sul rapporto padre-figlio. Presentato al Festival del Cinema di Toronto, Forsaken – Il fuoco della giustizia è in realtà stato accolto in modo piuttosto tiepido, passando, come già detto, quasi in sordina. Sono bastati però solo alcuni anni perché venisse riscoperto e apprezzato, in particolar modo dai fan del genere.

Tra epici colpi di scena e momenti di grande emozione, Forsaken – Il fuoco della giustizia è un western particolarmente affascinante, che rispecchia la volontà dei nuovi film di questo genere di dar vita a storie più complesse e attuali, in un cornice che è però quella ben riconoscibile di quel mondo prima della diffusa civilizzazione. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Forsaken – Il fuoco della giustizia: la trama del film

La vicenda del film si svolge nel 1872 e ha per protagonista il temuto pistolero John Henry Clayton. Questi è un reduce della guerra di secessione americana, al termine della quale si è guadagnato da vivere come assassino e cacciatore di taglie. Stanco però anche di questa vita, decide di far ritorno al suo paese natale, nella speranza di ricucire il rapporto con l’anziano padre, il reverendo Samuel Clayton. Tornato a casa, però, scopre che quella che un tempo era una bellissima terra è ora un luogo di paura e dolore. Il perfido proprietario terriero James McCurdy, infatti, pur di impadronirsi di tutti i terreni della zona ha ingaggiato una banda di criminali.

Questi, capitanati da Dave Turner, seminano il terrore tra gli abitanti, spingendoli a lasciare quelle terre in cerca di luoghi più sicuri. Profondamente turbato, John Henry si trova dunque costretto a dover sopportare le provocazioni dei criminali che circolano nel villaggio, come d’altronde tutti gli altri cittadini. Anche Mary-Alice, la donna un tempo amata da John Henry e ormai sposata, deve sottostare alle prepotenze degli uomini di Turner. Quando però l’ex pistolero viene quasi assassinato dagli uomini di McCurdy, decide di mettere da parte i suoi buoni propositi di non uccidere più e riprende le armi in spalla per fare giustizia.

Forsaken - Il fuoco della giustizia cast

Forsaken – Il fuoco della giustizia: il cast del film

Ad interpretare John Henry Clayton vi è l’attore Kiefer Sutherland, che come anticipato spinse molto affinché questo film si realizzasse. L’attore, infatti, desiderava realizzare un film che avrebbe potuto fare con suo padre Donald Sutherland, qui presente nel ruolo del reverendo Samuel Clayton. Kiefer ha affermato di aver aspettato anni prima che arrivasse la sceneggiatura giusta, ma con Donald che si avvicinava agli 80 sentivano che il film che li avrebbe visti recitare insieme avrebbe dovuto essere girato il prima possibile. Al momento di girare la loro prima scena insieme, Kiefer era così agitato da non essere riuscito a dormire la notte prima. Giunto sul set, scoprì che anche suo padre non aveva dormito per lo stesso motivo.

Kiefer Sutherland, inoltre, ha affermato che le riprese di questo film hanno rappresentato la quantità di tempo più lunga che egli aveva trascorso insieme a suo padre in tutta la sua vita. Sutherland ha aggiunto che è stato estremamente soddisfacente e gratificante poter passare del tempo con suo padre a recitare, cosa che entrambi amano e di cui sono appassionati. Accanto a loro, nei panni di Mary Alice Watson vi è l’attrice Demi Moore, mentre il celebre attore Brian Cox interpreta James McCurdy, proprietario terriero senza scrupoli. Sono infine presenti gli attori Michael Wincott nel ruolo di Dave Turner, il criminale a capo della banda che terrorizza la città.

Forsaken – Il fuoco della giustizia: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Forsaken – Il fuoco della giustizia grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 21 febbraio alle ore 21:00 sul canale Iris.

Fonte: IMDb

Forrest Whitaker sarà M.L.King in Memphis?

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Dopo aver già sperimentato di recente l’immedesimazione di una figura storica realmente esistita in The Butler e, molto prima, con The Bird di Clint Eastwood, ora il poliedrico Forrest Whitaker sembra destinato a dover dare volto e anima al celebre Martin Luther King nel nuovo progetto biografico di Paul Greengrass intitolato Memphis. Pare infatti che l’attore americano sia in piena fase di colloqui per decidere se partecipare o meno al cast di questa ambiziosa pellicola, la cui gestazione ha seguito un percorso lungo e travagliato, a partire già dal 2010 quando Greengrass aveva già cercato di ottenere finanziamenti ed appoggi produttivi, sfumati però già all’inizio dell’anno successivo con il ritiro della Universal e la partecipazione del regista al film di pirati Capitan Philip scon Tom Hanks.

Eppure, alla fine del 2012, Greengrass e il produttore Scott Rudin hanno ricevuto nuove offerte di supporto indipendente da due società – Veritas Films e Wild Bunch – potendo dunque concretizzare il progetto. La storia, scritta in parte dallo stesso Greengrass, dovrebbe trattare del celebre assassinio del predicatore afroamericano, avvenuto il 4 aprile del 1968 durante la famosa visita alla città di Menphis per sostenere lo sciopero degli spazzini. Ora, con Whitaker seriamente in pole position per il ruolo, le cose sembrano essere di nuovo in pista, e Greengrass annuncia di voler usare un formato docu-stile in sitile United 93.

Fonte: empire

Forrest Whitaker maggiordomo alla Casa Bianca?

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Il vincitore dell’Oscar per L’ultimo Re di Scozia conferma la propria predisposizione a interpretare personaggi storicamente esistiti: è di qualche settimana fa la notizia che lo dà come probabile del biopic dedicato all’Archivescovo sudafricano Desmond Tutu diretto da Roland Joffe, mentre il prossimo ruolo potrebbe essere quello di Eugene Allen, il maggiordomo che ha servito presso la Casa Bianca tra il 1952 e il 1986, mettendosi a disposizione di ben  otto Presidenti USA.

Il film, diretto da Lee Daniels, è tatto da un lungo articolo scritto da Wil Haygood nel 2008 per il Washigton Post, intitolato  A Butler Well Served By This Election. Daniels stare assemblando un cast del quale tra gli altri farebbero parte Oprah Winfrey, Hugh Jackman, John Cusack e David Oyelowo, recitando ruoli di primo piano o semplici cameo. La Winfrey dovrebbe avere il ruolo della moglie di Allen, Oyelowo recitare la parte del figlio. Per quanto riguarda Whitaker, due sono i progetti in dirittura di  arrivo: Pawn e  The Last Stand, entrambi acrion thriller ed entrambi in fase di post-produzione; il primo uscirà entro l’anno, il secondo nel 2013. The Paperboy, altro thriller, è invece il titolo del prossimo film firmato da Daniels.

Fonte: Empire

Forrest Gump: Tom Hanks ha respinto l’idea di un sequel

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Forrest Gump: Tom Hanks ha respinto l’idea di un sequel

Uno dei più importanti e noti film degli anni ’90 è senza ombra di dubbio Forrest Gump, vincitore di ben 6 premi Oscar tra cui quello per il miglior film e il miglior attore protagonista, ovvero Tom Hanks. Questo è stato infatti uno dei film che più di altri ha contribuito alla definitiva consacrazione dell’interprete nel panorama mondiale. Nonostante quello che Forrest Gump rappresenti per lui, o forse proprio per via di ciò, Hanks ha di recente affermato di aver respinto l’idea di realizzare un sequel del film.

Ospite di una puntata del podcast Happy Sad Confused, l’attore ha infatti confermato di come in seguito al successo del film si è effettivamente discusso della possibilità di realizzare un seguito: Abbiamo parlato per circa 40 minuti riguardo l’ipotesi di dar vita ad un altro Forrest Gump, ma dopo un po’ ci siamo detti “ragazzi, andiamo…”. Una cosa intelligente che ho fatto è che non ho mai firmato un contratto che presentasse anche un obbligo contrattuale per un sequel. Ho sempre detto “ragazzi, se c’è un motivo per farlo, facciamolo. Ma non potete costringermi”.

L’attore ritiene infatti che non c’è era motivo per dar vita ad un sequel, poiché tutto ciò che contava era stato già raccontato con quel film. Un seguito di quel racconto, in realtà, esiste ma non è cinematografico bensì letterario. Come noto, il film con Hanks è tratto dall’omonimo romanzo di Winston Groom, il quale nel 1995, in seguito al successo del lungometraggio, ha scritto il libro Gump & Co., che racconta nuove vicende vissute dall’omonimo protagonista. Sembra però che tale nuovo romanzo non avrà mai un adattamento per il grande schermo.

Fonte: ScreenRant

Forrest Gump: Tom Hanks ha pagato di tasca sua per una scena iconica

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Oltre ad essere una delle pellicole più iconiche del cinema degli anni ’90, Forrest Gump è anche annoverato tra i ruoli più amati di Tom Hanks, che di fatto riuscì a conquistare per quell’interpretazione il suo secondo Oscar come migliore attore protagonista nel 1995, eguagliando un record detenuto nella storia soltanto dall’iconico Spencer Tracy: riuscire a vincere due Oscar al migliore attore consecutivamente (già l’anno precedente infatti, nel 1994, Hanks era stato premiato per Philadelphia). 

Adesso, è stato lo stesso attore a rivelare un dettaglio alquanto particolare sul film di Robert Zemeckis, a dimostrazione di quanto il progetto fosse davvero importante per entrambi. Il dettaglio in questione fa riferimento ad una memorabile scena del film: svegliatosi e resosi conto della fuga della sua amata Jenny, Forrest si alza ed inizia a correre, partendo da casa sua e arrivando fino alla fine della strada, poi della città, poi dell’Alabama; corre quindi fino all’oceano Pacifico e poi indietro fino a quello Atlantico, suscitando l’attenzione mediatica e l’ammirazione della gente.

Ebbene, come rivelato da Tom Hanks in una recente intervista con Graham Bensinger, quella scena non sarebbe neanche dovuta esistere. A quanto pare la Paramount Pictures non aveva intenzione di stanziare fondi per la sua realizzazione, mentre Zemeckis riteneva che la scena in questione fosse di vitale importanza ai fini della storia. Per questo motivo – come spiegato proprio da Hanks -, sono stati lui e Zemeckis a mettere a disposizione dei soldi per realizzare la sequenza. Di seguito le dichiarazioni complete dell’attore:

“Lo studio disse semplicemente: ‘Non possiamo affrontare economicamente la corsa interstatale, non puoi girarla’. E Bob Zemeckis disse: ‘È una parte del film troppo importante, non posso toglierla. Dobbiamo trovare un modo per far funzionare la cosa economicamente’. Ma loro continuavano a dire di no. Venni a sapere della cosa e rimasi spiazzato, perché Bob mi disse: ‘C’è questa corsa che costerà X dollari. Io e te ci accolleremo la spesa e la recupereremo’. Dicemmo allo studio che avremmo recuperato la cifra, ma che loro dovevano condividere con noi una porzione maggiore dei profitti. Lo studio accettò. Durante le riprese, però, si presentò una situazione analoga. Ci dissero: ‘Non possiamo assicurarci la copertura dell’assicurazione per via delle condizioni meteo. Non potete girarla’. E io e Bob ci accollammo tutto. Alla fine fu tutto molto più facile.”

Forrest Gump: la storia vera dietro il film con Tom Hanks

Forrest Gump: la storia vera dietro il film con Tom Hanks

Mentre Forrest Gump racconta la vita del personaggio interpretato da Tom Hanks, Forrest si ritrova coinvolto in alcuni dei più grandi eventi storici degli anni ’60 e ’70. Tuttavia, la storia del film è tutt’altro che vera, ed è proprio in questa deliberata mancanza di accuratezza storica che il film trova il suo fascino. Il film è uscito nel 1994 con grande successo di critica, vincendo infine l’Oscar come miglior film. Da allora, Forrest Gump ha polarizzato il pubblico: alcuni lo considerano una vuota glorificazione del XX secolo, mentre altri lo vedono come un racconto avvincente di divisioni e passioni nella storia americana.

Il personaggio di Hanks è essenzialmente una guida turistica attraverso la seconda metà del XX secolo, coinvolto in alcuni degli eventi storici più controversi e notevoli senza avere un’opinione ben definita sulla loro politica. Mentre la tragica figura di Jenny diventa vittima di alcuni dei fenomeni significativi, Forrest viene trascinato in questa avventura senza avere alcuna voce in capitolo né consapevolezza della loro importanza. Forrest Gump utilizza eventi storici reali come espediente per presentare Forrest e i suoi conoscenti come prodotti della turbolenta narrazione americana, ma molti degli avvenimenti reali sono stati modificati per adattarsi alla presenza di Forrest e per ottenere un effetto drammatico.

I passi di danza di Elvis

Nella storia vera di Forrest Gump, quando Forrest è ancora un bambino, un Elvis Presley non ancora famoso viene a soggiornare a casa sua. Un giorno, Forrest inizia a ballare mentre Elvis suona la chitarra e canta nella sua stanza. I passi di danza che Forrest si trova a eseguire sono proprio quei movimenti di anche che sarebbero diventati il marchio di fabbrica del vero Elvis. L’Elvis del film canta anche una versione grezza di quella che sarebbe diventata la sua grande hit “Hound Dog”. Poco dopo, Forrest e sua madre vedono Elvis esibirsi con quella canzone e quel ballo in TV, cosa che lascia la madre di Forrest mortificata.

La storia vera non fornisce una data esatta di quando Elvis soggiornò in quella casa, ma la cronologia della sua esibizione la colloca intorno al 1956. Il programma in cui Forrest e sua madre videro esibirsi Elvis era The Milton Berle Show del 5 giugno 1956. A quel tempo, Elvis era già in tour da circa un anno e mezzo, aveva fatto diverse apparizioni televisive ed era ovunque alla radio con “Heartbreak Hotel”. Sebbene si stesse già facendo un nome, furono proprio questa apparizione e la sua danza scandalosa a trasformarlo in una star.

L’aspetto comico dell’inclusione di Elvis negli eventi storici di Forrest Gump è che Forrest e la sua goffa danza, dovuta ai tutori alle gambe, ispirarono la controversa danza pelvica di Elvis. Sfortunatamente per l’accuratezza del film, si dice che Elvis abbia iniziato a muovere i fianchi nel 1954 durante il suo primo concerto a pagamento in Tennessee, nel tentativo di nascondere il nervoso tremolio delle gambe. Inoltre, dato che Elvis era in tour da molto prima della sua esibizione di “Hound Dog”, è curioso il motivo per cui avrebbe dovuto soggiornare a casa dei Gump invece che in un hotel.

George Wallace e il suo “Stand in the Schoolhouse Door”

Forrest, in qualità di studente dell’Università dell’Alabama, era presente al famigerato “Stand in the Schoolhouse Door” del governatore George Wallace, in cui questi tentò di impedire l’ingresso a scuola a due studenti neri ammessi. L’evento ebbe luogo l’11 giugno 1963, mentre la desegregazione veniva attuata nel Sud che opponeva resistenza. Ciò che il film di Robert Zemeckis non ha rappresentato è stato il decreto presidenziale di John F. Kennedy che inviò la Guardia Nazionale dell’Alabama a rimuovere fisicamente Wallace. Alla fine si spostò dopo aver continuato a sputare ideali razzisti, e Vivian Malone e James Hood si iscrissero con successo come i primi due studenti neri all’Università dell’Alabama.

Il film alterna la scena in cui Forrest assiste fisicamente all’incidente tra la folla con i notiziari reali sull’evento. Il film alla fine fonde i due punti di vista quando Forrest viene inserito digitalmente sullo sfondo delle trasmissioni televisive reali. Forrest si rende conto delle tendenze razziste dei suoi allenatori di football quando questi guardano il telegiornale e vedono Forrest raccogliere e restituire gentilmente il quaderno che Vivian Malone aveva fatto cadere entrando. In realtà Malone non ha mai fatto cadere nulla e il video reale la mostra con una borsa in mano invece che con un quaderno, ma il montaggio è stato un modo intelligente per includere direttamente Forrest Gump negli eventi storici.

Forrest Gump Elvis Presley

 

Forrest incontra JFK

Come giocatore di successo dell’Università dell’Alabama, Forrest Gump viaggia con la squadra di football All-American per incontrare il presidente John F. Kennedy alla Casa Bianca nel 1963. Nel raccontare la maggior parte degli eventi storici, Forrest Gump alterna le immagini di Forrest nei notiziari fittizi alla sua presenza fisica all’evento. Forrest è stupito da tutto il cibo e le bevande gratuite all’evento, bevendo almeno 15 bottiglie di Dr Pepper.

Quando la squadra di football incontra il presidente, Forrest riesce a dire solo “devo fare pipì” mentre stringe la mano a JFK. Racconta poi come, poche settimane dopo, il presidente sia stato assassinato a Dallas, in Texas. Sebbene il film Forrest Gump volesse una motivazione narrativa semplice per far incontrare Forrest e JFK nella storia vera, l’evento in cui si sarebbero incontrati non è mai avvenuto. La squadra di football universitario All-American fu annunciata il 6 dicembre 1963, mentre JFK fu assassinato il 22 novembre. Di conseguenza, è impossibile che Forrest e JFK si siano incontrati in quell’occasione.

Guerra del Vietnam

Molti degli eventi storici del film sono presentati come brevi frammenti della vera storia di Forrest Gump, mentre la guerra del Vietnam occupa una parte consistente della vita di Forrest negli anni ’60 e ’70. Forrest si arruolò nella guerra del Vietnam nel 1967 con il 47° Reggimento di Fanteria, che è un vero reggimento degli Stati Uniti risalente alla Prima Guerra Mondiale.

Forrest crede che la sua divisione stia cercando un uomo di nome “Charlie”, che in realtà è il soprannome dato dagli Stati Uniti ai nordvietnamiti. Stringe amicizia con gli altri uomini del suo battaglione, in particolare con Bubba, un uomo del Sud neurodivergente che chiede a Forrest di entrare con lui nel business della pesca dei gamberetti. Bubba viene tragicamente ucciso sul campo di battaglia e Forrest, ferito, viene mandato in un centro medico dell’esercito.

Molti veterani della guerra del Vietnam hanno elogiato le scene di battaglia di Forrest Gump per l’accuratezza di ciò che hanno vissuto. L’unico aspetto che molti hanno criticato è la sua corsa attraverso il campo, che sarebbe estremamente improbabile da compiere con successo sul campo di battaglia a meno che non si fosse un corridore straordinario come Forrest. Alcuni veterani della guerra del Vietnam hanno anche elogiato il film per la sua accuratezza storica riguardo all’esperienza dei veterani del Vietnam. Sebbene non sia specifico della guerra del Vietnam, la vera storia di Forrest Gump affronta anche il difficile ritorno dalla guerra di veterani gravemente feriti come l’amico di Forrest, il tenente Dan.

Tom Hanks in Forrest Gump

Marcia contro la guerra al Pentagono

Durante un periodo di licenza dall’esercito nella storia vera di Forrest Gump, il protagonista torna negli Stati Uniti e visita Washington D.C. Mentre passeggia scattando foto, una donna lo scambia per un membro dei “Veterani del Vietnam contro la guerra in Vietnam”. Marcia insieme al gruppo fino al palco centrale della manifestazione contro la guerra al Pentagono.

Un uomo con una maglietta con la bandiera americana che continua a dire parolacce lo porta sul palco davanti a una folla enorme per parlare. Un soldato stacca la spina degli altoparlanti e interrompe l’intero discorso di Forrest. Dopo aver annunciato il suo nome, Jenny, una manifestante controcorrente presente alla manifestazione, attraversa di corsa la Reflecting Pool per ricongiungersi con Forrest nel film con Tom Hanks. Tuttavia, un’informazione importante della vera storia di Forrest Gump tralasciata dal film è il nome dell’uomo con la maglietta con la bandiera americana: Abbie Hoffman.

Hoffman era un noto attivista tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, interpretato da Sacha Baron-Cohen in Il processo ai 7 di Chicago. La partecipazione di Forrest all’evento è interamente fittizia: nessuna donna ha attraversato di corsa la Reflecting Pool per raggiungere l’oratore, i veterani del Vietnam non hanno tenuto discorsi e le spine degli altoparlanti non sono state staccate intenzionalmente. Ciò che il film ha reso correttamente è stata la dimensione mostruosa della folla e il suo entusiasmo: oltre 50.000 manifestanti provenienti da contesti diversi, tra cui hippy, veterani di guerra, professionisti della classe media e attivisti neri, hanno partecipato alla manifestazione.

La diplomazia del ping-pong

Mentre si riprende dalla ferita nell’ospedale militare, Forrest diventa un talentuoso giocatore di ping-pong nella versione di Forrest Gump della storia. Passa dal battere gli altri soldati a giocare contro se stesso, finendo per essere inviato dal presidente Richard Nixon a giocare nella squadra nazionale americana di ping-pong in Cina. L’evento divenne noto come “diplomazia del ping-pong” per il suo ruolo fondamentale nel ricucire i rapporti tra Stati Uniti e Cina. Forrest faceva parte di uno dei primi gruppi statunitensi a entrare in Cina in oltre 20 anni e tornò a casa come maestro internazionale di ping-pong e celebrità.

La rappresentazione della diplomazia del ping-pong in Forrest Gump, basata sulla storia vera, è piuttosto accurata se si sostituisce Forrest con Glenn Cowan, che in realtà si aggiudicò il titolo di celebrità del ping-pong. La Cina e gli Stati Uniti erano in conflitto da 20 anni, con un embargo cinese sugli americani, finché non si resero conto che il ping-pong internazionale poteva unire le nazioni.

Il giocatore statunitense Glenn Cowan incontrò in modo positivo il giocatore cinese Zhuang Zedong ai Campionati mondiali di ping-pong del 1971 in Giappone, consentendo alle due nazioni di trovare un terreno comune come modo per ricucire le loro relazioni diplomatiche. L’evento a cui Forrest partecipò ebbe luogo nell’aprile 1971 dopo che Mao Zedong e Richard Nixon acconsentirono a permettere alla squadra statunitense All-American Ping-Pong di giocare delle partite per una settimana in Cina.

forrest gump

Intervista a John Lennon al The Dick Cavett Show

Le abilità di Forrest nel ping-pong lo trasformano in una celebrità nazionale nel corso della storia vera di Forrest Gump, garantendogli un posto come ospite nel programma The Dick Cavett Show insieme a John Lennon dei Beatles. Il film inserisce Forrest nell’intervista reale, montandola in modo tale che le osservazioni di Forrest, John e Dick ispirino il testo della canzone di successo di Lennon “Imagine”.

L’intervista reale ebbe luogo l’8 settembre 1971 e al posto di Forrest c’era la moglie di Lennon, Yoko Ono, con cui discussero del motivo per cui i Beatles si erano sciolti. Nella versione di Forrest Gump dell’intervista di Dick Cavett, Dick pone domande sul servizio militare e sul periodo trascorso da Forrest in Vietnam, che furono registrate insieme a Tom Hanks nel 1994 e inserite digitalmente nell’intervista a John Lennon del 1971.

Lo scandalo Watergate

Forrest racconta di come la squadra statunitense di ping-pong sia stata invitata alla Casa Bianca per incontrare il presidente Richard Nixon, dove Nixon lo manda personalmente in un hotel “più carino” nel complesso del Watergate nella storia vera di Forrest Gump. Quella notte, Forrest vede degli uomini in un altro edificio che perquisiscono un ufficio con delle torce elettriche. Pensando che gli uomini stiano cercando di trovare un quadro elettrico, Forrest telefona all’hotel per informarli e far intervenire la manutenzione. La scena successiva di Forrest Gump passa direttamente al discorso televisivo di dimissioni di Nixon, indicando che Forrest è stato responsabile della segnalazione dello scandalo Watergate.

Lo scandalo Watergate è un famigerato scandalo politico che ha coinvolto un’irruzione nella sede del Comitato Nazionale Democratico a Washington D.C., presente tra gli eventi storici di Forrest Gump. Un’indagine sul Watergate e su Nixon fu condotta poco dopo che alcuni informatori fornirono informazioni ai giornali nazionali, e Nixon si dimise dalla carica. Sebbene Forrest Gump descriva in modo ingenuo il coinvolgimento di Forrest nel Watergate, la rivelazione dello scandalo non provenne da un osservatore che soggiornava in hotel. Inoltre, la squadra statunitense di ping-pong non soggiornò mai al Watergate Hotel né incontrò il presidente Nixon alla Casa Bianca nel giugno 1972.

Quali personaggi reali hanno ispirato il personaggio di Tom Hanks in Forrest Gump

Secondo People, il personaggio di Forrest Gump è stato in parte ispirato dagli amici di lunga data di Winston Groom: George Radcliff e Jimbo Meador. Groom ha dedicato il suo romanzo del 1986 a Radcliff e Meador, e molti sostengono che essi siano stati anche la base per il personaggio di Forrest. Si ritiene che Meador sia la fonte di ispirazione più importante dietro questa figura iconica. Tuttavia, nonostante queste affermazioni, lo stesso Groom ha dichiarato in precedenza che non c’era un’unica fonte di ispirazione per Forrest. L’autore ha dichiarato a Garden & Gun: “Non esiste un vero personaggio di Forrest Gump di cui io sia a conoscenza, anche se il mio amico Jimbo Meador viene accusato di questo continuamente”.

Forrest Gump: in arrivo il remake di Bollywood

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Il film del 1994 del regista Robert Zemeckis, Forrest Gump – con Tom Hanks nei panni del protagonista – sarà oggetto di un remake di Bollywood. Mentre come ogni film, Forrest Gump ha i suoi detrattori, l’adattamento di Zemeckis dell’omonimo romanzo del 1986 di Winston Groom è riuscito a catturare il cuore degli spettatori al momento della sua uscita.

Realizzato con un budget di $ 55 milioni, Forrest Gump è arrivato fino a quasi $ 700 milioni al botteghino mondiale, un totale sbalorditivo per un film che pochi si aspettavano essere un successo.

Forrest Gump è stato anche uno dei film preferiti della critica, andando a vincere sei premi Oscar, incluso il miglior film. Molti sostengono che Le ali della libertà o Pulp Fiction meritassero di più il premio, ma c’è anche chi arriva a dire che Forrest Gump è proprio un brutto film. Inoltre, il film di Zemeckis è stato selezionato per la conservazione nella Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti nel 2011, un onore dato solo a meno di 1000 film, fino ad oggi.

Anche considerando l’enorme successo di Forrest Gump nel 1994, è improbabile che molti si aspettassero di leggere oggi le notizie di THR che il film drammatico di Zemeckis sarà rifatto da Bollywood, l’industria cinematografica indiana in lingua hindi. Come ormai molti dei fan del cinema sanno, l’India produce effettivamente più film di qualsiasi altro mercato, a volte anche 2000 all’anno. Ora, Bollywood si prepara a una nuova versione del film la cui battuta più famosa recita “la vita è come una scatola di cioccolatini“.

A interpretare la versione indiana di Forrest ci sarà Aamir Khan, il cui curriculum vanta già dozzine di film. La pellicola si intitolerà Lal Singh Chadha e sarà diretta da Advait Chandan. Chissà cosa ne pensavo Zemeckis e Tom Hanks!

Forrest Gump: 10 cose che non sai sul film

Forrest Gump: 10 cose che non sai sul film

Uno dei più celebri e premiati film degli anni Novanta è Forrest Gump, diretto dal regista Robert Zemeckis. Questi segnò profondamente il decennio, ripercorrendo gli ultimi trenta, intensi, anni di storia americana, portando in scena situazioni, personaggi o battute divenute iconiche. Inoltre, è stato caldamente apprezzato per le novità introdotte in materia di CGI, contribuendo al perfezionamento di tali effetti speciali. Delicato e toccante, il film è oggi considerato a livello mondiale come un grande classico.

Ecco 10 cose che non sai di Forrest Gump.

Parte delle cose che non sai sul film

Forrest Gump corsa

Forrest Gump: la trama del film

10. Viene narrata l’incredibile vita del protagonista. La pellicola segue la storia di Forrest Gump (Tom Hanks), un uomo dotato di uno sviluppo cognitivo inferiore alla norma. Durante il corso della sua ricca vita, questi si ritroverà coinvolto in alcuni dei principali eventi della storia statunitense, dalla guerra in Vietnam alla cultura hippy, dal diventare una stella del ping-pong al conoscere personaggi come Elvis Presley, John Lennon e Richard Nixon. In mezzo a tutto ciò, non dimenticherà mai la donna di cui è innamorato: Jenny (Robin Wright).

9. La storia è tratta da un romanzo. L’idea per il film nasce nel momento in cui si decide di realizzare una trasposizione dell’omonimo romanzo pubblicato nel 1986 da Winston Groom. Tuttavia, la pellicola finì con l’essere soltanto “liberamente ispirata”, poiché molti degli eventi presenti nel libro vengono riadattati, e la sua struttura viene pressoché modificata in favore del linguaggio cinematografico.

Forrest Gump: i premi vinti dal film

8. Ha vinto numerosi premi Oscar. Il film risultò essere il più premiato del 1995, ed in particolare arrivò a vincere sei premi Oscar a fronte di tredici nomination. Tra questi si annoverano quelli per il miglior film, la miglior regia, il miglior attore protagonista e i migliori effetti speciali. In tutto, Forrest Gump arrivò a vincere ben 44 premi su 74 nomination in diverse cerimonie da tutto il mondo.

Forrest Gump: la colonna sonora del film

7. È ricca di grandi successi. All’interno del film, che ripercorre oltre trent’anni di storia americana, sono presenti alcuni tra i brani più celebri di quegli anni, come Hound Dog, di Elvis Presley, All Along the Watchtower, di Jimi Hendrix, People are Strange, dei The Doors, Fortunate Son, dei Creedence Clearwater Revival, Mrs. Robinson, di Simon & Garfunkel e Blowin in the wind, di Bob Dylan. La colonna sonora del film fu inoltre uno tra gli album più venduti di sempre negli Stati Uniti, con oltre 12 milioni di copie.

Forrest Gump: la celebre corsa del protagonista

6. È una delle sequenze più celebri del cinema. Verso la fine del film, il protagonista inizia a correre semplicemente per il desiderio di farlo. Questa sua voglia si trasforma inaspettatamente in una corsa ininterrotta della durata di oltre tre anni. Divenuta estremamente celebre, la sequenza è oggi ricordata come una delle più affascinanti metafore sull’America, ed è stata presa come filosofia di vita, venendo citata in diversi contesti e occasioni.

Parte delle cose che non sai sul film

Forrest Gump cast

Forrest Gump: il cast del film

5. È il film che ha reso Tom Hanks una star. A dar volto all’iconico protagonista, è l’attore Tom Hanks, all’epoca ancora poco conosciuto. Proprio per questo motivo, Hanks non percepì un vero e proprio compenso, ma solo una percentuale degli incassi. Ciò gli permise alla fine di guadagnare circa 40 milioni di dollari, all’epoca una cifra notevolmente alta.

4. Ha improvvisato una celebre battuta. Nella sceneggiatura non vi è traccia della frase “il mio nome è Forrest Gump. La gente mi chiama Forrest Gump”. Questa fu infatti improvvisata dall’attore, e al regista piacque a tal punto che decise di tenerla all’interno del film. In seguito, sarebbe divenuta una delle battute più celebri del film.

3. Hanks ha richiesto un requisito fondamentale per il film. Prima di accettare il ruolo, l’attore ha espressamente richiesto al regista e ai produttori che la ricostruzione storica narrata avvenisse in modo estremamente preciso. Per far ciò, si è dunque operata una lunga ricerca sugli eventi previsti da sceneggiatura. Solo a quel punto, Hanks accettò il ruolo.

Forrest Gump: non è mai stato realizzato il sequel

2. Si è a lungo tentato di riportare il personaggio al cinema. Dato il successo del film, l’autore del romanzo decise di scrivere un seguito alla sua storia. Si cercò allora di adattare anche questa in un lungometraggio, ma il progetto morì in seguito al rifiuto di Hanks di riprendere il ruolo. Per la produzione, sostituire l’attore era impensabile, e si decise pertanto di abbandonare il progetto.

Forrest Gump: le frasi migliori del film

1. È ricco di frasi divenute celebri. Tutti almeno una volta nella vita hanno recitato una delle tante celebri battute del film. In Forrest Gump sono infatti contenute alcune della frasi più note del cinema. Ecco le migliori:

– “Perché non mi ami Jenny, non sono un uomo intelligente, ma so che cos’è l’amore.” (Forrest Gump)

“Mamma diceva sempre: la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita” (Forrest Gump)

“Stupido è chi lo stupido fa” (Forrest Gump)

“Da quel giorno stemmo sempre insieme, Jenny e io, come il pane e il burro.” (Forrest Gump)

“Quel giorno, non so proprio perché decisi di andare a correre un po’, perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta li pensai di correre fino la fine della città, pensai di correre attraverso la contea di greenbow, poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell’ Alabama, e cosi feci.” (Forrest Gump)

Fonte: IMDb

Formula per un delitto: trama, cast e la vera storia dietro il film

Quello del thriller è da sempre uno dei generi più popolari e amati del cinema. Film appartenenti a questo si sono visti declinati in tutti i modi possibili, pur mantenendo sempre le stesse caratteristiche di base. Ci sono poi opere che traggono ispirazione da eventi realmente accaduti, e tra questi si colloca Formula per un delitto, diretto nel 2002 da Barbet Schroeder, regista candidato all’Oscar per il film Il mistero Von Bulow. Con questo suo film, uno degli ultimi da lui diretti, si è così confrontato con la storia scritta da Tony Gayton, incentrata su di un omicidio apparentemente perfetto ma che, come ogni delitto, presenta in sé anche le cause del proprio smascheramento.

Come accennato, la vicenda qui narrata è ispirata ad un fatto di cronaca realmente accaduto negli anni Venti del Novecento, ovvero l’omicidio perpetrato dagli studenti Leopold e Loeb. Un evento che ha avuto un grande impatto nella cultura di massa, divenendo in più occasioni oggetto di rielaborazione per opere cinematografiche. Tra le più celebri si ricordano Nodo alla gola, diretto dal maestro Alfred Hitchcock, e Funny Games di Michael Haneke. Con il film del 2002 si riporta dunque al cinema tale storia, adattata ovviamente al proprio tempo. Presentato fuori concorso al Festival di Cannes, Formula per un delitto non ottenne da subito un particolare favore di critica e pubblico, passando in sordina al suo debutto in sala.

Con gli anni ha però acquisito lo status di cult, ed è divenuta un’opera che tutti gli amanti del genere riguardano con piacere, ritrovandovi tutti gli elementi più classici relativi all’omicidio e alle relative indagini. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla vera storia che ha ispirato il film. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Formula per un delitto cast

La trama di Formula per un delitto

Protagonisti del film sono Richard Haywood e Justin Pendleton, compagni di scuola i quali nutrono il desiderio di mettere in pratica le regole per commettere l’omicidio perfetto, quello che nessun potrà mai risolvere. Dopo aver studiato e preparato tutto nei dettagli, i due giovani passano così al rapire un’innocente e casuale vittima. Per evitare che il delitto possa essere ricondotto a loro, fanno in modo che la colpa ricada sul bidello Ray Feathers, il quale non è nuovo allo spaccio di marijuana tra gli studenti. Quando il corpo della vittima viene ritrovato in un sacco, le indagini hanno inizio.

Per i due ragazzi, convinti dell’accuratezza di quanto fatto, sorge così il più grande degli imprevisti. A gestire il caso è infatti la detective Cassie Mayweather, esperta e assolutamente non disposta a scedere a compromessi. Questa, infatti, individua da subito una serie di tracce che farebbero ricadere la colpa sui due ragazzi, sopravvalutatisi nelle rispettive capacità. A causa dell’influenza dei genitori di Richard, però, Cassie si vede privata del caso. Dovrà a questo punto operare in autonomia, trovando il modo di smascherare quelli che ritiene i veri colpevoli del caso.

Formula per un delitto: il cast del film

Ad interpretare la determinata detective Cassie Mayweather vi è l’attrice premio Oscar Sandra Bullock. Questa non era nuova a film di questo genere, ma era prevalentemente conosciuta per diverse commedie romantiche. Con questo ruolo contribuì dunque una volta di più a dimostrare le proprie capacità anche con personaggi e storie diverse da quelle a cui era solita partecipare. L’attrice dovette inoltre raggiungere una notevole forma fisica, necessaria per poter eseguire alcune delle scene più complesse previste per lei. Nel ruolo del suo collega, il detective Sam Kennedy vi è invece l’attore Ben Chaplin, noto per film come La sottile linea rossa, The New World e The Water Horse. Chris Penn, noto per Le iene e America oggi, interpreta qui il bidello Ray Feathers.

Nei panni dei due ragazzi omicidi, Justin Pendleton e Richard Haywood, si ritrovano rispettivamente gli attori Michael Pitt e Ryan Gosling. Pitt, noto per film come The Dreamers e Last Days, ha poi avuto modo qualche anno dopo di recitare in un altro dei film ispirati al reale omicidio, ovvero il già citato Funny Games. Gosling, invece, era qui ad uno dei suoi primi ruoli cinematografici, e raccontò in seguito di aver avuto molta difficoltà ad interpretare alcune scene del film. In particolare, quella in cui i due protagonisti commettono l’omicidio lo ha portato ad uno stato di stress tale da culminare nel vomito. Il set fu però per lui anche un nido d’amore, dato che proprio qui conobbe la Bullock, con cui ebbe poi una relazione per circa un anno.

Formula per un delitto

La vera storia che ha ispirato il film Formula per un delitto

Come anticipato, il film è ispirato ad un reale caso di cronaca verificatosi nel 1924, e che ha visto protagonisti gli studenti Nathan Freudenthal Leopold Jr. e Richard A. Loeb. Ricchi e provenienti da agiate famiglie dell’alta borghesia, i due si conobbero nel 1919, e trovarono da subito nel proprio status, nella passione per i crimini e nel disprezzo per le donne i loro interessi in comune. Da subito iniziarono a commettere alcuni furti e vandalismi per spezzare la noia delle loro vite borghesi. Con il passare del tempo, però, iniziarono a diventare sempre più ambiziosi, fino a progetterare quello che consideravano il piano perfetto per un delitto.

I due studiarono per mesi ogni dettaglio affinché non potessero essere identificati e catturati. Il 21 maggio del 1924 misero infine in atto il loro piano, rapendo e uccidendo il quattordicenne Bobby Frank, figlio di un ricco imprenditore. Dopo averlo deturpato con l’acido, si sbarazzarono del corpo gettandolo in un canale. Successivamente, inviarono una lettera ai genitori di Bobby con la richiesta di riscatto. A tradirli, tuttavia, fu un semplice paio di occhiali. Rinvenuti sul luogo del ritrovamento del cadavere, questi presentavano una speciale montatura, indossata da sole tre persone a Chicago.

Leopold, il proprietario di questi, venne così interrogato, e con l’emergere di ulteriori indizi questi fu costretto a confessare. Grazie ad un esperto avvocato i due ragazzi riuscirono ad evitare la pena di morte, venendo però condannati all’ergastolo. Il delitto scosse l’opinione pubblica del periodo per vari motivi: per l’efferatezza dell’omicidio, per lo status sociale dei ragazzi, e per l’aver ucciso un innocente per tedio e per il solo gusto di farlo e provare le proprie abilità. La cosa sollevò dunque accesi dibattiti, spingendo a riflettere sul ruolo delle nuove generazioni.

Il trailer di Formula per un delitto e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Formula per un delitto grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple TV e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 24 febbraio alle ore 21:00 sul canale Iris.

Fonte: IMDb

Formula per un delitto, la spiegazione del finale del film con Ryan Gosling

Uscito nel 2002 e diretto da Barbet Schroeder, Formula per un delitto (Murder by Numbers in originale) è un thriller psicologico che intreccia indagine poliziesca, ritratto adolescenziale e ossessioni personali. Interpretato da Sandra Bullock, Ryan Gosling e Michael Pitt, il film riprende l’archetipo del “delitto perfetto” – caro a Hitchcock – aggiornandolo alla sensibilità dei primi Duemila: giovani brillanti e disturbati mettono in scena un omicidio per dimostrare di essere più furbi della legge.

Quello che a prima vista sembra il classico “whodunit” è in realtà un racconto sulla manipolazione, la fragilità dell’identità e la ricerca ossessiva di controllo. La sceneggiatura si muove avanti e indietro nel tempo, rivelando gradualmente i legami tra assassini e investigatori e mantenendo viva l’attenzione fino all’epilogo.

In questo approfondimento ripercorriamo la trama di Formula per un delitto in ordine cronologico, analizziamo i temi principali e spieghiamo nel dettaglio il finale, chiarendo le ambiguità che hanno fatto discutere gli spettatori. Attenzione: seguono spoiler sul finale.

Gli assassini e la vittima

Al centro della storia ci sono Richard Haywood (Ryan Gosling) e Justin Pendleton (Michael Pitt), due studenti liceali che architettano un omicidio per dimostrare di essere abbastanza intelligenti da farla franca. Richard è il classico ragazzo ricco, viziato e carismatico, figlio di genitori influenti; Justin è il complice introverso, con velleità intellettuali e un malessere latente. A scuola fingono di detestarsi per depistare eventuali sospetti, ma in realtà sono uniti da un legame di dipendenza reciproca e da un’oscura sfida narcisistica.

La vittima scelta è Olivia, una ragazza senza legami con i due, proprio per evitare qualsiasi traccia che porti agli assassini. Richard e Justin mettono in scena un delitto elaborato, pianificano alibi e cercano di incastrare Ray Feathers, bidello della scuola e loro fornitore di marijuana, disseminando prove nella sua casa.

Gli investigatori

A indagare sull’omicidio sono la detective Cassie Mayweather (Sandra Bullock) e il suo nuovo partner Sam Kennedy (Ben Chaplin), sotto la supervisione del capitano Rod Cody (R.D. Call). Cassie porta con sé un trauma profondo: anni prima, con il nome di Jessica Hudson, era stata quasi uccisa dal marito violento Carl. Sopravvissuta, ha cambiato identità e si è arruolata in polizia, ma continua a vedere l’ombra del suo aggressore in ogni uomo. Questo passato irrisolto alimenta la sua ossessione per i casi di violenza e per la manipolazione del potere maschile.

Formula per un delitto: spiegazione della trama

Ryan Gosling e Michael Pitt in Formula per un delitto (2002)
© 2002 Castle Rock Entertainment. All Rights Reserved.

Visto in ordine cronologico, Formula per un delitto mostra il meticoloso piano dei due ragazzi. Richard denuncia il furto delle sue scarpe per creare un falso indizio, ruba fibre di moquette e peli di babbuino dalla casa di Ray per poi depositarli sul corpo della vittima. Il giorno del delitto Olivia viene rapita, immobilizzata e uccisa nel seminterrato di Richard. Justin inizialmente esita, ma alla fine infligge lui il colpo mortale per dimostrare di essere all’altezza dell’amico.

Le indagini di Cassie e Sam partono dalle prove forensi: impronte di stivali, fibre, peli, tracce di vomito con caviale digerito. Seguendo la pista dei ristoranti e incrociando gli indizi, Cassie inizia a sospettare di Justin, mentre Sam incastra Ray come possibile colpevole. In realtà Ray è solo un capro espiatorio: manipolato da Richard, finirà ucciso in un finto suicidio.

La tensione cresce man mano che Cassie avvicina i due studenti. Lisa, una compagna di classe invaghita di Justin, diventa inconsapevolmente pedina nelle mani di Richard, che la seduce e la ricatta per umiliare l’amico. Gli indizi scientifici – il vomito con tracce di sangue, il DNA – stringono il cerchio attorno ai due, ma l’avvocato di Richard interrompe ogni confronto ufficiale. Cassie deve allora ricorrere a un gioco psicologico per far emergere la verità.

I temi del film

Il cuore di Formula per un delitto non è solo la cronaca di un omicidio, ma la dinamica di potere tra i personaggi. Richard incarna l’arroganza del privilegio e l’attrazione per il rischio; Justin è il discepolo che cerca emancipazione attraverso l’imitazione. Il loro rapporto – a metà tra amicizia tossica e competizione – richiama celebri casi reali come quello di Leopold e Loeb, studenti di Chicago che negli anni Venti uccisero un ragazzo per il gusto di commettere il delitto perfetto.

Parallelamente, Cassie rappresenta la vittima sopravvissuta che cerca di riappropriarsi del controllo. Il suo trauma la rende lucida e ossessiva, ma anche vulnerabile. Il film gioca continuamente con i ruoli di predatore e preda: gli assassini si credono cacciatori ma finiscono per essere braccati; Cassie sembra in difficoltà ma usa la propria esperienza per smascherarli.

Un altro tema centrale è la manipolazione delle prove e delle percezioni. Richard e Justin orchestrano depistaggi, creano falsi alibi, sfruttano stereotipi (il bidello spacciatore come sospetto perfetto) per sfruttare i pregiudizi della polizia. Schroeder mostra come l’intelligenza senza etica possa trasformarsi in un’arma distruttiva e come il potere possa essere esercitato anche da adolescenti privilegiati.

Il finale di Formula per un delitto spiegato

Nell’atto conclusivo Richard e Justin, ormai scoperti, si danno appuntamento per un ultimo gesto estremo. Richard consegna a Justin una pistola scarica, fingendo un suicidio reciproco, ma in realtà spera che l’amico si uccida lasciandolo libero di scappare come semplice complice. Justin capisce l’inganno e lo minaccia.

Cassie interviene, Justin abbassa l’arma e corre verso di lei. Richard raccoglie la pistola e spara: Justin si frappone e viene ferito. Richard fugge al piano superiore, Cassie lo insegue. Sul balcone rotto nasce una colluttazione: Richard tenta di strangolarla, ma Cassie riesce a spingerlo oltre la balaustra. Il balcone cede e Cassie rimane appesa: è Justin, nonostante tutto, a salvarla.

La detective nota però i segni dello strangolamento sul proprio collo: non coincidono con quelli presenti sul corpo di Olivia. L’anello di Richard non ha lasciato tracce sulla vittima. Cassie intuisce così che è stato Justin a infliggere il colpo mortale. Ricorre allora a uno stratagemma: finge che esista una registrazione video dell’omicidio girata attraverso lo spioncino che Richard usava per spiare Lisa. Justin abbocca e confessa, dichiarando di aver ucciso per provare di essere libero da ogni vincolo morale. La confessione permette di arrestarlo.

Il film si chiude con Cassie – tornata Jessica – che finalmente trova la forza di affrontare Carl all’udienza per la libertà vigilata. È il segno che ha iniziato a superare il trauma e a riprendere il controllo della sua vita, specchio del percorso che ha guidato l’indagine.

Formula per un delitto non è solo un thriller con due giovani assassini: è un racconto sulla seduzione del potere, sull’illusione del controllo e sulla possibilità di riscatto. Richard e Justin volevano dimostrare di essere al di sopra della legge, ma finiscono intrappolati dalle loro stesse menzogne. Cassie, sopravvissuta alla violenza, usa la propria esperienza per smascherare il delitto perfetto e, nel farlo, affronta finalmente il proprio passato.

Il finale ribalta i ruoli: il “gioco” dei due ragazzi si ritorce contro di loro, mentre la detective ritrova se stessa. Pur con qualche incongruenza narrativa (la confessione estorta senza prove concrete), l’epilogo restituisce il senso morale del film: nessuno è davvero intoccabile e il trauma può diventare strumento di verità.

Formula One: il film con Brad Pitt ha finalmente una data d’uscita

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Notizie entusiasmanti per gli appassionati di drammi sportivi ad alto numero di giri: Abbiamo appreso che il prossimo film di Formula Uno di Brad Pitt, ancora senza titolo, sarà proiettato in IMAX per due settimane a partire dal 27 giugno 2025, anche se Apple non ha ancora rivelato quale sarà lo studio che distribuirà il film.

L’attesissimo film, che vede Brad Pitt nei panni di un pilota anziano e in pensione che torna a fare da mentore a un pilota alle prime armi, promette di offrire un’esperienza adrenalinica sul grande schermo. Il film vedrà la partecipazione di Damson Idris (Snowfall) nel ruolo del giovane pilota che riceve l’addestramento dal personaggio di Brad Pitt. La storia ruota attorno al rapporto mentore-allievo e al loro viaggio per raggiungere il successo sulla pista. Dato che Gran Turismo della Sony ha già suscitato scalpore con una premessa simile alla sua uscita l’anno scorso, sarà affascinante vedere come i fan risponderanno a quest’ultima aggiunta al genere dei drammi sportivi.

Il film è diretto da Joseph Kosinski, noto per il suo amore per gli effetti pratici e le acrobazie reali, come dimostrato in Top Gun: Maverick. Kosinski ha sottolineato l’importanza di catturare la fotografia reale e gli effetti pratici nel film, dichiarando:

È quasi buffo per me vedere persone che sono così innamorate della fotografia reale. I giovani non ne hanno viste molte. Sono così abituati alla CGI (immagini generate al computer) come strumento dei grandi film che quando si gira qualcosa di vero, sembra innovativo. Questo è esattamente l’approccio per la Formula Uno… girare le vere gare e le vere auto e catturarle. Sarà una sfida enorme ma entusiasmante per me“.

Chi farà il film sulla Formula Uno?

Il team di produzione dietro al film è una potenza del settore. Kosinski produrrà il film insieme a Jerry Bruckheimer e Chad Oman della Jerry Bruckheimer Films, segnando una riunione del team dietro Top Gun: Maverick. Inoltre, il sette volte campione di Formula Uno Sir Lewis Hamilton produrrà attraverso la sua Dawn Apollo e Plan B, mentre Penni Thow, CEO di Copper, sarà il produttore esecutivo. La sceneggiatura è firmata da Ehren Kruger, noto per il suo lavoro su Top Gun: Maverick e Dumbo.

È stato confermato che il film debutterà nelle sale cinematografiche americano in IMAX il 27 giugno prima di approdare in esclusiva su Apple TV+, anche se non è stata fissata una data per l’arrivo del film su Apple. La collaborazione tra Kosinski e Bruckheimer, insieme alla potenza delle star Pitt e Idris, rende questo film uno dei più attesi dell’anno. Restate sintonizzati per ulteriori aggiornamenti sul film senza titolo di Brad Pitt sulla Formula Uno e sulla sua uscita in IMAX. Gli appassionati di corse e di drammi ad alta velocità non vorranno perdersi questo esilarante evento cinematografico.

Forma e contenuto: Michael Winterbottom

Analisi approfondita, impegno, temi mai scontati e uno stile registico che punta alla semplicità e all’immediatezza. Queste le qualità che lo hanno reso un regista apprezzato in tutto il mondo, spesso presente in festival internazionali, senza però perdere quello zoccolo duro di appassionati che ne fanno un regista di culto ancor prima che una star. È l’inglese Michael Winterbottom, nato a Blackburn (Lancashire) il 29 marzo 1961. In vent’anni di attività, prima per la tv e poi per il cinema, ha dimostrato di non aver nulla da invidiare a più blasonati colleghi suoi connazionali: uno per tutti, Ken Loach. Anzi, forse per questioni anagrafiche, Winterbottom allarga il suo campo d’azione e interesse oltre quello dell’analisi socio-politica – di cui pure si occupa- toccando altri temi caldi e nervi scoperti dell’ultima generazione: il disagio esistenziale, l’inaridimento dei rapporti umani, la malattia mentale e fisica, le perversioni, la violenza. Perciò la sua produzione è quanto mai eclettica e sempre interessante, curiosa della realtà e che incuriosisce.

Dopo gli studi di cinema e televisione alla Bristol University e al Polytechnic di Londra, si occupa di montaggio alla Thames Television. Non fa mistero di riconoscersi nel lavoro di grandi maestri del cinema europeo: Godard, Wenders Truffaut e Bergman. È proprio con un documentario su quest’ultimo che esordisce dietro la macchina da presa alla fine degli anni ’80: Ingmar BergmanThe Magic Lantern (1989). Al contempo, firma  alcuni lavori televisivi (Rosie The Great –’89- Forget about me –’90- Under the sun –’92). In questi anni inizia la sua prolifica collaborazione con lo sceneggiatore Frank Cottrell Boyce. Nel 1994 dirige per la BBC la serie Family, prodotta da Andrew Eaton, con cui nello stesso anno fonda la sua casa di produzione: la Revolution Films. Tutto è pronto per l’esordio sul grande schermo, che avviene con Butterfly Kiss. Ci sono tutte le caratteristiche del cinema del regista inglese in questo drammatico racconto del rapporto intenso, ma distruttivo, tra due donne: una forte, decisa, violenta (Eunice/Amanda Plummer), l’altra remissiva (Miriam/Saskia Reeves), accomunate da un disagio che è insieme esistenziale, mentale e fisico. Un viaggio nel nord dell’Inghilterra a caccia di vittime da uccidere. E anche tra le due protagoniste, un rapporto “carnefice-vittima” o se si preferisce, sadomasochistico, in cui Miriam alternativamente subisce la furia cieca di Eunice e ne diventa complice, nell’illusione che quella possa essere per entrambe la via d’uscita da un’esistenza mortificante e senza alcuno sbocco. C’è lo squallore dei sobborghi industriali inglesi, perfetta cornice del dramma, ma c’è anche la natura, l’acqua che accompagna l’ultimo gesto violento, l’unico possibile, che riporta pace ed equilibrio in una sequenza finale in bianco e nero. C’è la musica (Cramberries, Bjork, New Order), che si fonde con l’immagine e l’azione, adattissima, come sempre quando a sceglierla è qualcuno che ama questo mezzo espressivo, forse al pari della macchina da presa. Il film non ottiene un grandissimo successo, ma colpisce i giovani, che ne fanno una pellicola di culto, e mette senz’altro in luce il talento di Winterbottom: la forza e al contempo la delicatezza con cui riesce a trattare temi complessi e inusuali e a muoversi su terreni impervi.

Forma e contenuto: Michael Winterbottom

Nel ’96 torna alla tv, dirigendo ancora per la BBC uno straordinario Robert Carlyle in Go now. Anche qui si pone al centro l’individuo e si affrontano temi spinosi e delicati: Carlyle interpreta infatti un operaio inglese che si scopre affetto da sclerosi multipla. L’irrompere di questo dramma sconvolge la normalissima vita di Nick/Carlyle, i suoi rapporti umani, ma lui, con straordinaria forza e grazie anche all’aiuto di chi caparbiamente gli resta vicino, riesce a non darsi per vinto, e a compiere il duro percorso verso l’accettazione della malattia e il raggiungimento di un nuovo equilibrio. Tuttavia, non è un film “patetico”, giocato sulla compassione e sulla commozione, è anzi fiero e battagliero, come il suo protagonista. Inoltre, il film è stato scritto da chi ha vissuto in prima persona l‘esperienza (Paul Henry Powell, assieme a Jimmy McGovern). Si manifesta dunque qui la passione documentale di Winterbottom e la sua determinazione a non cadere in facili stereotipi.

Il regista si dedicherà ancora ad indagare la sfera dei rapporti umani, all’interno della coppia e nel nucleo familiare in special modo, in alcune pellicole successive: I want you  (1998) e With or without you: il primo su un rapporto d’amore ossessivo, il secondo riguardante un triangolo amoroso (1999); Wonderland (1999), quadro di famiglia moderna dai rapporti inariditi, in cui i problemi si moltiplicano, perché le tre figlie (Molly/Molly Parker, Nadia/Gina McKee, Debbie/Shirley Anderson) sono a loro volta alle prese con la difficile gestione delle loro vite di relazione e con la genitorialità; 9 songs (2004), storia di sesso senza amore tra due giovani, scandita dalla musica e dalla frequentazione di concerti, da cui il titolo. Tenta la riflessione su una sessualità che allontana anziché avvicinare, accomunando la sensazione che ne deriva alla solitudine che prova il protagonista, anni dopo, in una spedizione scientifica tra i ghiacci.

A dimostrazione del suo eclettismo, delle tante passioni che lo portano in territori sempre diversi – qui di certo gioca l’amore per la letteratura inglese, studiata a Oxford- nel ’96 inaugura anche un altro filone del suo cinema: quello delle trasposizioni su grande schermo di opere letterarie. È infatti alle prese con Giuda l’oscuro di Thomas Hardy, che diventa Jude. Proseguirà su questa direttrice nel 2000 con Le bianche tracce della vita (The claim), ancora tratto da Hardy, e poi forse con la sua scommessa più azzardata in campo di trasposizioni letterarie: Tristram Sandy – A cock and bull story (2005), tratto dal romanzo di Laurence Sterne, già di per sé al di fuori di ogni regola narrativa, trasgressivo e rivoluzionario all’epoca – siamo nel ‘700. Insomma, le caratteristiche adatte per interessare il fondatore della Revolution Films.

Nel 1997 intraprende un altro cammino, quello più spiccatamente impegnato e politico del suo cinema. Con Benvenuti a Sarajevo affronta infatti per la prima volta il tema della guerra – qui quella in ex Jugoslavia – e degli effetti devastanti di questa sulla vita di chi abita i territori del conflitto. Anche qui c’è una fonte documentale da cui è tratto lo spunto della storia: il racconto da parte del giornalista britannico Michael Henderson della sua esperienza a Sarajevo e del tentativo di portare l’attenzione del mondo sulla condizione di un gruppo di bambini in un orfanotrofio, lasciati sotto i bombardamenti nell’indifferenza generale. È dunque la storia di una presa di coscienza da parte del giornalista, che agisce oltre i limiti del suo mestiere, ma si spende in prima persona per salvare delle vite. Ed è insieme una critica a tutte le forze impegnate nel conflitto, che non si curano dei possibili “danni collaterali”. Ma è anche una denuncia forte contro chi vi assiste senza far nulla: la comunità internazionale, i mezzi di comunicazione e pure i comuni cittadini di tutto il mondo, che assistono alla spettacolarizzazione del tutto, senza più neppure un barlume d’indignazione. È proprio una reazione emotiva forte da parte di chi guarda, quella che Winterbottom cerca, invece, chiamando tutti alle proprie responsabilità. Tuttavia, la pellicola è forse troppo scopertamente a tesi e non riesce a sfuggire a una certa quota di retorica. Ciò che invece non accade in Cose di questo mondo  (2002). Nel frattempo c’è stato l’11 settembre, la guerra in Afghanistan e quella in Iraq sono in corso e il tema della popolazione in fuga dal conflitto è attualissimo. In questa pellicola – ancora una volta e assai più delle precedenti, dal piglio documentaristico – girata in digitale nei luoghi raccontati, assistiamo alle peregrinazioni di due giovani (Enayat e Jamal) da Peshawar  verso l’Inghilterra, in un viaggio a tappe dove rischiano la vita e sopravvivono con mezzi di fortuna, passando per il Kurdistan, poi Istanbul e finalmente l’Europa: prima l’Italia, poi Parigi e infine Londra. L’approccio documentaristico quasi fa dimenticare che si tratta di un film ed è efficacissimo nel mostrare tutto il necessario senza cedere a sentimentalismi e retorica. Il regista lascia parlare l’azione e il risultato è di grande forza. Il film, selezionato per vari festival internazionali, come spesso accade a Winterbottom, gli vale l’Orso d’Oro al Festival di Berlino e il Premio come Miglior Film non in inglese ai BFTA. Non contento, il regista inglese continuerà ad esplorare l’universo dell’umanità in guerra e delle atrocità cui gli uomini si trovano sottoposti in queste circostanze in altre due pellicole, sempre attualissime. The road to Guantanamo (2006), premiato ancora a Berlino con l’Orso d’Argento, tocca un nervo tuttora scoperto riguardo gli USA e la loro gestione dei prigionieri di guerra. È la storia di quattro ragazzi pakistani che nel 2001 tornano nel loro paese d’origine perché uno di loro sta per sposarsi. Decidono poi di andare a portare aiuto in Afghanistan alla popolazione vittima dei bombardamenti e lì, in tre vengono arrestati con l’accusa di terrorismo e portati a Guantanamo, dove subiscono torture. Saranno liberati e completamente scagionati due anni dopo. Anche in questo caso Winterbottom fonde documentario e film: ci sono le testimonianze dei ragazzi coinvolti e la ricostruzione della vicenda da parte del regista. E se la parte iniziale, che riguarda il viaggio e le vicende precedenti all’arresto rimanda al precedente Cose di questo mondo, il racconto della detenzione a Guantanamo non potrebbe essere più efficace e costringe ad una riflessione sul significato delle parole “democrazia” e “civiltà”. Ultima pellicola firmata dal regista inglese sui temi guerra/terrorismo è A mighty heart – Un cuore grande (2007), dove sceglie Angelina Jolie come protagonista per interpretare il ruolo di Mariane, moglie del giornalista Daniel Pearl, inviato dal Pakistan del Wall Street Journal, rapito e ucciso dai terroristi. Il film è tratto dal libro di Mariane che ricostruisce la vicenda. Ancora una volta lo stile è documentaristico, la direzione mira a restituire l’atmosfera concitata creatasi intorno alla donna nei frenetici giorni che seguono il sequestro. Il fulcro della vicenda qui è proprio Mariane/Jolie. In secondo piano, stavolta, le riflessioni di carattere generale sul contesto socio-politico. Riflessioni socio-politiche che invece non possono mancare, assieme a quelle economiche, nel più recente documentario sul sistema capitalistico e  le sue storture The shock doctrine (2009), in cui Michael Winterbottom, che dirige insieme a Mat Whitecross, si avvale della collaborazione di Naomi Klein.

Abbiamo però parlato dell’eclettismo del regista di Blackburn. Ebbene, nella sua carriera non si è fatto mancare un’incursione nella fantascienza con Codice 46 (2003), in cui ha diretto Tim Robbins e Samantha Morton. Così come, da appassionato di musica quale è, nonché conoscitore dell’Inghilterra, non poteva farsi sfuggire l’occasione di realizzare un film sulla scena punk e post-punk di Manchester e più esattamente sull’etichetta discografica che ha tenuto a battesimo molti dei suoi protagonisti: Joy Division, New Order, Happy Mondays tra gli altri, e ha gestito il locale simbolo dell’epoca, che ha ospitato negli anni anche Chemical Brothers e Moby. Si tratta della Factory Records e del suo fondatore Tony Wilson (Steve Coogan). Il film è 24 Hour Party People (2002) e ricostruisce le gesta del vulcanico produttore, oltre ai suoi rapporti con i gruppi in questione, cercando al tempo stesso di rendere l’atmosfera della Manchester degli anni ’80 e ’90, altrimenti eloquentemente detta “Madchester”.

E sempre da amante della musica, nonché amico dei Coldplay, Michael Winterbottom ha diretto anche il loro primo video: quello del brano Bigger Stronger, in cui ritroviamo la sua passione per l’elemento acquatico.

Per tornare alle produzioni più recenti, infine, due anni fa il regista ha scelto Colin Firth per il suo Genova, pellicola di ambientazione italiana ancora sul tema dei legami affettivi e familiari, messi alla prova da eventi estremi. Infine, e siamo a quest’anno, l’ultima sfida: ha diretto Casey Affleck nel thriller The killer inside me, in cui l’attore interpreta Lou Ford, vicesceriffo psicopatico nel profondo sud degli Stati Uniti, negli anni ’50.

Forever Young: recensione del film di Fausto Brizzi

Forever Young: recensione del film di Fausto Brizzi

La sindrome di Peter Pan che da sempre sembra preoccupare Fausto Brizzi, ritorna prepotentemente in questa sua ultima opera, Forever Young, scritta dal regista e dal suo ormai abituale sceneggiatore Marco Martani. Come d’abitudine, la pellicola è una commedia corale nella quale si intrecciano diverse storie parallele, molte delle quali forse pleonastiche e poco incisive (si veda la vicenda di TeocoliFresi, che manca di mordente e originalità).

Ma il fulcro principale si può individuare nelle vicende di Giorgio (Fabrizio Bentivoglio), neo cinquantenne che, non badando troppo agli anni che porta, tira tardi in discoteca e si diletta, poi lamentandosene, in prestazioni amorose con la fidanzata ventenne. Attorno a lui si svolgono le vicende dei personaggi di Lillo (all’anagrafe Pasquale Petrolo), di Sabrina Ferilli e di Luisa Ranieri, tutti impegnati nel dimostrare ostinatamente la propria (ormai passata) giovinezza.

Forever Young, il film

Il mondo piccolo borghese di Brizzi pare costituito esclusivamente di problemi di cuor “leggero”, dove l’ipocrisia dilagante delle persone è sottolineata dall’uso di termini perbenisti (“Non siamo vecchi, siamo maturi!” – esclama Bentivoglio ad inizio film). Ciò che più irrita è la stereotipizzazione dell’essere umano, dove i “vecchi” amano i film di Woody Allen mentre una gioventù odiosa e poco realistica è rappresentata da una massa di inetti che non conosce l’esistenza della pasta fatta in casa o di classici musicali senza tempo.

Eppure nel complesso la commedia di Brizzi risulta un godibile divertissement, dove anche allo spettatore più restio viene strappata una risata in virtù di quell’inclinazione al luogo comune tipica della cultura italiana, aiutata per altro da una colonna sonora scontata ma che colpisce nel segno (da Bonnie Tyler ai Supergrass, dai The Buggles fino ad arrivare alla Forever Young degli Alphaville che dà il titolo al film e qui rivisitata da Nina Zilli).

E se tra un cliché e l’altro si inserisce anche la piacevole visione di una Roma da cartolina, la pellicola fa centro anche grazie ad una messa in scena azzeccata e alla buona resa recitativa degli attori sui quali spiccano gli spassosi camei di Nino Frassica e Riccardo Rossi.

Forever Young: le clip del film con Sabrina Ferilli

Forever Young: le clip del film con Sabrina Ferilli

Guarda le clip di FOREVER YOUNG, la nuova commedia di Fausto Brizzi con (in ordine alfabetico) Fabrizio Bentivoglio, Sabrina Ferilli, Stefano Fresi, Lorenza Indovina, Lillo, Luisa Ranieri, Teo Teocoli e Claudia Zanella.

Il film sarà al cinema da domani 10 marzo distribuito da Medusa.

Sinossi

Oggi nessuno insegue più un sogno, un ideale o banalmente il denaro, tutti sono alla ricerca della giovinezza perduta. Se sei giovane sei “in”, se sei vecchio sei “out”. Questa è la storia di un gruppo di amici “Forever Young”, ambientata nell’Italia di oggi. L’avvocato FRANCO (Teo Teocoli) è un adrenalinico settantenne, appassionato praticante di sport e di maratona in particolare. La sua vita cambia quando scopre che sta per diventare nonno grazie a sua figlia MARTA (Claudia Zanella) e a suo genero LORENZO (Stefano Fresi) e che il suo fisico non è poi così indistruttibile. ANGELA (Sabrina Ferilli), un’estetista di 49 anni, ha una storia d’amore con LUCA (Emanuel Caserio), 20 anni, osteggiata dalla madre di lui, SONIA (Luisa Ranieri), sua amica. DIEGO (Lillo), DJ radiofonico di mezz’età, deve fare i conti con gli anni che passano e con un nuovo, giovanissimo e agguerrito, rivale (Francesco Sole). GIORGIO (Fabrizio Bentivoglio) ha 50 anni e una giovanissima compagna (Pilar Fogliati), ma la tradisce con una coetanea di 50 (Lorenza Indovina). Chi sceglierà quando si troverà messo alle strette?

 

Forever Young: la conferenza stampa del film di Valeria Bruni Tedeschi

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Oggi a Roma è stato presentato il settimo lungometraggio di Valeria Bruni Tedeschi dal titolo Forever Young. Il film riporta lo spettatore indietro nel tempo fino al 1986 quando Patrice Chéreau e Pierre Romans creano la scuola Les Amandiers. Il lavoro fatto dalla regista e dal team di co-sceneggiatrici composto da Noémie Lvovsky e Agnès De Sacy è quello di aver preso i loro ricordi e metterli nero su bianco attraverso la macchina da presa. Lungo la chiacchierata con la stampa, oggi in conferenza stampa la regista e il coproduttore, Angelo Barbagallo hanno spiegato il processo creativo che ha portato alla realizzazione del film.

Forever Young, la trama

Francia, 1986. Stella, Adèle, Victor e Frank sono nel pieno della propria esplosiva giovinezza. Entrati nella prestigiosa scuola teatrale Les Amandiers creata da Patrice Chéreau e Pierre Romans sentono di avere il mondo nelle mani. Lanciati a piena velocità nelle proprie passioni, vivranno insieme l’entusiasmo, le paure, gli amori, ma anche le loro prime grandi tragedie.

Questa breve trama che fa da base per il lavoro fatto in Forever Young racconta invece molto di più: “Io e le mie co-sceneggiatrici abbiamo lavorato in modo schematico. Abbiamo preso del materiale autobiografico, e ci siamo divertite a cambiarlo con la nostra immaginazione. Lo abbiamo adattato costruendoci attorno le nostre idee creative. Prendiamo il caos della realtà e ne facciamo una finzione”, dichiara Valeria Bruni Tedeschi. La sua pellicola è stata presentata a Cannes e in Francia ha già avuto il suo debutto avvicinando anche i commenti positivi del pubblico. In Italia, invece, il film uscirà il 1° dicembre per Lucky Red, in 120 sale.

In Forever Young in particolare vediamo questa messa in scena di due figure contrapposte: da una parte gli allievi e dall’altra i registi, che hanno ispirato proprio il film: “Les Amandiers non era una scuola convenzionale. ne ho voluto fare un film perché volevo raccontare questa strana scuola, questa esperienza che questi registi hanno fatto insieme a noi allievi. Les Amandiers non era una scuola teatrale convenzionale come il conservatorio, per esempio, era una scuola dove ci hanno il gusto di cancellare la frontiera tra la vita e la scena. Di poter dare sulla scena e ai nostri personaggi le nostre verità, di non recitare ma di essere. Questa frontiera cancellata però metteva noi studenti un po’ in pericolo”.

Forever Young (Les Amandiers)

Fred Buscaglione, Bertolucci e tanti altri riferimenti

Ho un particolare attaccamento a Fred Buscoglione. Avevo già preso un’altra sua canzone per un altro film. Ho avuto l’intuizione di mettere la canzone Guarda che luna su una scena molto particolare perché avevamo voglia con la montatrice di dare un contrasto tra il dramma e questa canzone che ha tinte allegre”, afferma la regista. “Il contrasto fa parte della vita e io vedo la vita così e la racconto così. Poi questa canzone ci è ritornata in mente nella scena finale e quasi alla fine del mix Sandy Notarianni ha avuto l’idea di farla cantare al personaggio di Etienne [interpretato da Sofianne Bennacer] come se fosse un modo supplementare di convocarlo”.

Chereau, interpretato da Louis Garrel, è stato il mentore di Valeria Bruni Tedeschi, l’ha lanciata al teatro ed è stato un maestro: “È stato un mio amico, Thierry De Peretti, a darmi l’idea per il film. Dare a qualcuno un’idea è un bel regalo. Poi io e le mie colleghe abbiamo iniziato a lavorare alla sceneggiatura, non senza difficoltà. In particolare, dovevamo scegliere che cosa raccontare di questa scuola – che nella realtà dura due anni, molto di più rispetto alla rappresentazione nel film. In quegli anni abbiamo lavorato tantissimo ma nel film volevamo raccontare la stranezza di questa scuola ma semplificarla per portarla allo spettatore“.

Ha continuato dicendo: “Un altro problema era proprio il personaggio di Chereau perché io ero intimidita e rispettosa nel portarlo in scena. Abbiamo proprio preso alcune sue frasi nei dialoghi per essere fedeli il più possibile. Lui era un genio e quello che mi ha aiutato a mettere tutto in disordine è stato il pensiero che lui leggesse le sceneggiature. In questo disordine Louis Garrel è stato un interprete fantastico: “Quando è arrivato nel film mi ha detto che era scritto male e gli ho chiesto di improvvisare. Ha portato nel film il suo Chereau perché sapevo che era dentro di lui, un personaggio con cui sognava di lavorare”.

In Forever Young c’è un riferimento a Bernardo Bertolucci:Io ho fatto un cortometraggio con Bernardo Bertolucci in passato. Di questo cortometraggio mi resta l’incontro con lui. È una persona che è stata decisiva nel mio lavoro e nella mia vita. Sono stata felice di riportarlo in scena a modo mio. il film ha la sua valenza proprio il fatto che mette in scena queste personalità così forti, che ormai non ci sono più”.

Valeria Bruni Tedeschi: “Preferisco fare la regista che l’attrice”

Il settimo film come regista non è davvero una cosa da poco per Valeria Bruni Tedeschi che durante la conferenza stampa di Forever Young ammette cosa sceglierebbe se potesse: “Il mio lavoro da attrice è molto più spensierato. quasi una vacanza. Oggi sto facendo un film con Valeria Golino in Sicilia e il mio personaggio è un po’ particolare. Sono felicissima sul set, non mi sentivo così felice da tanto ma il mio personaggio è duro e doloroso. Invece, fare un film è una responsabilità più grande. Se dovessi scegliere, preferirei osservare gli altri, fare la regista. Questo perché quando faccio i film lo uso come un pretesto per stare insieme alle persone che amo”.

Nel suo modo di fare la regista il suo obiettivo è la costante ricerca della verità: “Un personaggio che ha ispirato il mio film è la mia coach che ha scritto un libro che si intitola The Truth, La verità. Questo è quello che io ho sempre chiesto ai miei attori dei miei film. Io avevo voglia di filmare loro e non volevo filmare delle imitazioni dei miei ricordi o me stessa. Volevo filmare i miei attori in questo ambiente della scuola negli anni 80 e volevo guardare le loro anime”.

Forever Young (Les Amandiers): trailer del nuovo film di Valeria Bruni Tedeschi

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Lucky Red ha diffuso il trailer di Forever Young (Les Amandiers), il nuovo film di Valeria Bruni Tedeschi, che dopo essere stato presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes, uscirà in sala il 1 dicembre in Italia. Protagonisti Nadia Tereszkiewicz, Sofiane Bennacer, Louis Garrel, Micha Lescot, Clara Bretheau, Noham Edje, Vassili Schneider, Eva Danino, Liv Henneguier, Baptiste Carrion-Weiss, Léna Garrel, Sarah Henochsberg, Oscar Lesage, Alexia Chardard, Suzanne Lindon, Franck Demules, Isabelle Renauld, Sandra Nkake, Bernard Nissille.

prodotto da ALEXANDRA HENOCHSBERG e PATRICK SOBELMANcoprodotto da ANGELO BARBAGALLO una co-produzione AD VITAM PRODUTION, AGAT FILMS, ARTE FRANCE CINÉMA e BIBI FILM con LUCKY RED, RAI CINEMA, CANAL+, CINÉ+ e ARTE FRANCE distribuito da LUCKY RED

Francia, 1986. Stella, Adèle, Victor e Frank sono nel pieno della propria esplosiva giovinezza. Entrati nella prestigiosa scuola teatrale Les Amandiers creata da Patrice Chéreau e Pierre Romans sentono di avere il mondo nelle mani. Lanciati a piena velocità nelle proprie passioni, vivranno insieme l’entusiasmo, le paure, gli amori, ma anche le loro prime grandi tragedie.

Forever Young – Les Amandiers, la recensione del film di Valeria Bruni Tedeschi

Valeria Bruni Tedeschi, la celebre attrice italo-francese torna a dirigere un film, tra l’altro, da lei stessa sceneggiato (con Noémie Lvovsky e Agnès de Sacy): Forever Young (Les Amandiers). Dopo I villeggianti (2018), questa volta vediamo Bruni Tedeschi solo alla camera di regia. Paradossalmente, in un film estremamente autobiografico, sceglie di non comparire sulla scena: attraverso una giovane e abilissima protagonista, Valeria Bruni Tedeschi realizza un’opera evocativa e nostalgica che affronta la giovinezza con estrema intensità emotiva.

La trama di Forever Young

forever young les amandiers

Stella (Nadia Tereszkiewicz) è una ragazza benestante che sogna di fare l’attrice. Insieme ad altri dodici giovani, viene presa nella celebre scuola di recitazione teatrale diretta da Patrice Chéreau (Louis Garrel), l’École des Amandiers a Nanterre. All’interno degli spazi teatrali, le gioie e i tormenti degli aspiranti attori si liberano e si mescolano alle ambizioni. Amori, passioni carnali e droghe sono insiti negli spiriti di questi giovani artisti: se da un lato sono aspetti essenziali per dare profondità alla recitazione, dall’altro causano grandi drammi. Così, dentro e fuori dal teatro, gioia e dramma sono essenziali per vivere (e recitare) appieno. Croce e delizia.

Passioni carnali, passioni artistiche

Forever Young è una storia autobiografica: Valeria Bruni Tedeschi sceglie di raccontare i suoi esordi, quando era allieva del celebre regista Patrice Chéreau. Oltre al tema della recitazione, nel film vengono affrontati quello della droga e dell’AIDS, problematiche intrinseche al mondo dell’arte e alla gioventù.

C’è chi si droga per avvicinarsi all’arte, chi si buca per evadere dalla realtà, chi fa sesso spensieratamente e chi ha il vizio di tradire. In Forever Young anche i temi più impegnativi sono approcciati attraverso quel mix di drammaticità e spensieratezza tipici della giovinezza. All’interno del gruppo di ragazzi, la promiscuità regna sovrana e i problemi di uno diventano quelli di tutti, non solo in senso spirituale e metaforico. La condivisione delle passioni e delle difficoltà è un aspetto enfatizzato nel film e dona profondità sia ai momenti allegri che a quelli drammatici. Il gruppo è una necessità in Forever Young, una dipendenza e un’ancora di salvezza allo stesso tempo.

Un cast giovanissimo

Forever Young (Les Amandiers)

Forever Young. Giovani per sempre. Così ci si sente a vent’anni e così si sente la regista facendo rivivere la sua gioventù sul grande schermo. Probabilmente, anche il freschissimo cast scelto da Bruni Tedeschi condivide questo sentimento: al di là del grande Louis Garrel (che ha da poco recitato nei panni di Godard), il resto degli interpreti di Forever Young sono ventenni pressoché sconosciuti a livello internazionale. Nonostante ciò, tutti recitano perfettamente la propria parte. Un film così meta-narrativo ha bisogno di attori in grado di percepire l’emotività dei personaggi. Nadia Tereszkiewicz, la protagonista, ha relativamente poche battute perché Stella comunica sé stessa attraverso il volto ed il corpo. Estremamente comunicativi sono anche i grandi occhi di Sofiane Bennacer nei panni di Étienne o i capelli rosso fuoco e il sorriso di Clara Bretheau.

I personaggi di Forever Young sono belli e dannati, il prototipo degli artisti, ma non solo: esprimono esattamente come ci si sente a vent’anni, quando si è allo stesso tempo egocentrici (si pensa alla carriera) e pronti a darsi totalmente a quell’altro significativo.

Densità e stratificazione

Forever Young è un film denso e intenso: autobiografico, meta-narrativo, teatrale, drammatico. Lo spettatore segue il lavoro che gli artisti fanno su sé stessi e può condividere i loro sentimenti. La profondità narrativa è espressa molto bene sia dalla colonna sonora che dalle immagini. Le scelte musicali di François Waledisch sono tutte significative. In particolare, Guarda che luna di Fred Buscaglione riecheggia come canzone di scena e come musica extra-dietetica.

Le inquadrature strette, intime, insieme alla grana della pellicola delle immagini danno l’idea di un’opera realizzata per essere condivisa tra amici. L’aspetto vintage, gli anni Ottanta fatti di auto a scatolette colorate e di cappotti ampi, possono solo accompagnare. Forever Young è come un filmino realizzato dietro le quinte, è onesto e sporco, impreciso e quindi perfettamente vero e vivo.

Forever Love trailer del film con Mila Kunis e James Franco

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Forever Love trailer del film con Mila Kunis e James Franco

Ecco il trailer di Forever Love con James Franco, Mila Kunis, Jessica Chastain e Zack Braff.

Forever LoveIl film, presentato nella seziona CinemaXXI al Festival Internazionale del Film di Roma del 2012 con il titolo di Tar, è un film del 2012 scritto e diretto da registi vari, con protagonista James Franco, nelle vesti di Charles Kenneth Williams, vincitore di numerosi premi letterari, tra cui il National Book Award per la poesia nel 1999 ed il Premio Pulitzer per la poesia nel 2000. Il primo trailer viene diffuso online l’11 novembre 2013.

Il film viene presentato in anteprima mondiale il 16 novembre 2012 alla 7ª edizione del Festival internazionale del film di Roma, dove partecipa in concorso nella sezione CinemaXXI. Successivamente viene presentato al South by Southwest nel marzo 2013.

L’anteprima statunitense avviene il 7 agosto 2013 a New York, mentre nel resto delle sale cinematografiche statunitensi viene distribuito a partire dal 1º dicembre dello scorso anno. Il trailer internazionale che vi abbiamo mostrato è stato diffuso in occasione dell’uscita del film nel Regno Unito.

Forever 1×22: promo del finale “The Last Death of Henry Morgan”

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Il network americano della ABC ha diffuso il promo ufficiale di Forever 1×22, il ventiduesimo e ultimo episodio che si intitolerà “The Last Death of Henry Morgan”:

Forever è una serie televisiva statunitense trasmessa dal 22 settembre 2014 dal network ABC. Il 7 novembre 2014 è stata confermata dal network ABC una prima stagione completa di 22 episodi.

Il dottor Henry Morgan è un brillante medico legale di New York, dalle straordinarie capacità deduttive e larghe conoscenze acquisite durante la sua lunga vita; ha oltre duecento anni ed è immortale. Ogni qual volta muore, infatti, il suo corpo scompare per riemergere in non lontane acque naturali. Non immune alle sofferenze fisiche, considera la sua caratteristica un’afflizione, avendo assistito alla morte di tutte le persone a lui care, e porta avanti da anni ricerche sulla morte sperando un giorno di ottenerla. Pensa di essere l’unico in tale condizione fino a quando non viene contattato da una persona che afferma di essere anch’egli immortale. Una detective del dipartimento per il quale lavora, Jo Martinez, impressionata dalle sue capacità, decide di farne un assistente per le sue indagini.