Si è spento all’età di 87 anni
Orio Caldironsaggista, critico, storico
del cinema.
Titolare di cattedra alla Sapienza,
Caldiron ha guidato il Centro
Sperimentale dal 1996 al 1997 come
Presidente ed è stato direttore
di “Bianco e Nero”.
Numerosi i suoi lavori, sia in
qualità di autore che di curatore tra cui l’antologia della
rivista Cinema in Il lungo viaggio del
cinema italiano (1965), Cinema. 1936-1943: prima
del neorealismo (2002), Il principe
Totò (2002), Pietro Germi, la frontiera e la
legge (2004), Le fortune del
melodramma (2004), Uomo, vieni fuori! Soggetti
per il cinema editi e inediti di Cesare
Zavattini (2006), Giuseppe Rotunno. La verità
della luce (2007).
In particolare, la Redazione di
Cinefilos.it deve al professor Orio
Caldiron parte della sua passione e spinta iniziale per
aver intrapreso la strada che ancora oggi percorriamo.
Il ricordo personale del professor
Caldiron è ormai lontano, ma non per questo meno vivo, riecheggia
nei corridoi della Sapienza, dove lui raccontava con
passione di Luchino e Vittorio, di Anna e di Sophia, con il sorriso
di chi era stato testimone diretto del grande cinema italiano
mentre si faceva.
“Togli Vittorio, lascia solo
Orio… è un vezzo personale”. Arrivederci, Professore.
Quello del
thriller è da sempre uno dei generi più popolari e amati del
cinema. Film appartenenti a questo si sono visti declinati in tutti
i modi possibili, pur mantenendo sempre le stesse caratteristiche
di base. Ci sono poi opere che traggono ispirazione da eventi
realmente accaduti, e tra questi si colloca Formula per un
delitto, diretto nel 2002 da Barbet
Schroeder, regista candidato all’Oscar per il
film Il mistero Von Bulow. Con questo suo film, uno
degli ultimi da lui diretti, si è così confrontato con la storia
scritta da Tony Gayton, incentrata su di un
omicidio apparentemente perfetto ma che, come ogni delitto,
presenta in sé anche le cause del proprio
smascheramento.
Si
esplorano dunque nel film le oscure profondità della mente umana
attraverso la storia di due studenti liceali, Richard
Haywood (interpretato da Ryan Gosling) e Justin
Pendleton (Michael Pitt), che tentano di
commettere il delitto perfetto.La
detective Cassie Mayweather (Sandra
Bullock) e il suo collega Sam Kennedy
(Ben Chaplin) vengono quindi incaricati di
risolvere l’omicidio di una giovane donna trovata in un bosco della
California.Cassie,
dotata di un istinto acuto e di una determinazione incrollabile,
sospetta che dietro l’apparente casualità del crimine si nasconda
un piano ben orchestrato.
La spiegazione del finale di
Formula per un delitto
Nel corso
delle indagini, Cassie scopre che Richard e Justin, annoiati dalla
loro vita privilegiata, hanno deciso di mettere alla prova la loro
intelligenza pianificando e realizzando un omicidio senza movente
apparente, scegliendo una vittima a caso e cercando di far ricadere
la colpa su un innocente.I due
giovani, convinti della loro superiorità intellettuale, credono di
poter sfuggire alla giustizia grazie a un piano meticolosamente
studiato. Il climax
del film si sviluppa dunque quando Cassie, nonostante venga
temporaneamente rimossa dal caso, continua le sue indagini e
raccoglie prove che collegano Richard e Justin
all’omicidio.
Ad
incastrare i due giovani, in particolare, vi è il ritrovamento di
macchie di vomito sul luogo del delitto. L’analisi di esso rivela
inizialmente uova di pesce parzialmente digerite. Inizia così una
ricerca sui ristoranti contenenti caviale nel menù, che sembra non
portare a nulla fino a quando un gestore menziona che Justin una
sera è venuto a ordinare il caviale e se n’è andato entro le 21.00.
L’attenzione di Cassie si rivolge quindi sul ragazzo e sospetta un
legame tra lui e l’amico Richard. In seguito, nel vomito vengono
ritrovate anche tracce di sangue che combaciano con il DNA di
Justin, portando Cassie a convincersi del coinvolgimento dei
due.
Mentre la
tensione aumenta, i due ragazzi, sentendosi braccati, si rifugiano
in una vecchia casa abbandonata.Qui,
Richard propone a Justin di inscenare un doppio suicidio per
sfuggire alle conseguenze delle loro azioni.Tuttavia,
Justin si rende conto che Richard non ha intenzione di suicidarsi
realmente, poiché la sua pistola è scarica.Questo
porta a una violenta colluttazione tra i due, durante la quale
Richard ferisce accidentalmente l’amico. In questo
frangente, Cassie arriva sul luogo e affronta Richard.Ne segue
una lotta intensa che culmina quando Cassie riesce a spingere
Richard oltre il balcone, causandone la morte.Dopo
l’incidente, Justin, ferito ma vivo, aiuta Cassie a risalire dal
pericolante balcone.
Cassie,
inizialmente incline a credere che Justin fosse stato manipolato da
Richard, nota che l’anello indossato da Justin corrisponde ai segni
di strangolamento trovati sul corpo della vittima. La
detective fa a quel punto finta che Sam le stia dando informazioni
su una registrazione video dell’omicidio. Ricorre a questo trucco
perché vede il buco da cui è stato fatto il video di Richard e Lisa
e utilizza questa informazione per inventare una storia “falsa”
sull’esistenza di una registrazione video dell’omicidio.
Messo alle
strette, il ragazzo confessa di aver ucciso la donna come prova di
lealtà verso Richard.
Ryan Gosling e Michael Pitt in Formula per un delitto 2002 Castle
Rock Entertainment. All Rights Reserved.
Il film si
conclude dunque con Cassie che trova il coraggio di testimoniare
contro il suo ex marito violento durante un’udienza per la libertà
vigilata, suggerendo che la risoluzione del caso l’ha aiutata ad
affrontare anche i propri demoni personali. In fin dei
conti, in precedenza nel film Cassie aveva rivelato al collega Sam
che, sebbene sia diventata poliziotta per dimostrare a se stessa di
non essere una vittima, era terrorizzata dalla prospettiva di
rivedere Carl. Risolvendo però il caso e dimostra a sé stessa di
non aver nulla da temere e così facendo riesce a guardare negli
occhi l’ex marito e riportare la sua testimonianza.
Questo
finale sottolinea dunque il tema centrale del film: la lotta
interiore tra il desiderio di giustizia e la necessità di
confrontarsi con il proprio passato per poter andare
avanti. Formula
per un delitto si distingue dunque per la sua esplorazione
profonda della psicologia dei personaggi e per la rappresentazione
di una dinamica complessa tra i due giovani assassini,
ispirata al reale caso di Leopold e Loeb del 1924.La
performance di Sandra Bullock nel ruolo di Cassie Mayweather
offre una rappresentazione convincente di una detective determinata
e tormentata, aggiungendo ulteriore profondità a questo avvincente
thriller
Il trailer di Formula per
un delitto e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di
Formula per un delitto grazie alla sua presenza su
alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten
TV,Google Play, Apple iTunes e
Amazon Prime
Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di
riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un
abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale
comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre
presente nel palinsesto televisivo di sabato 29
marzo alle ore 21:00 sul canale
Iris.
Operation Napoleon,
diretto da Óskar Thór Axelsson, è un film
complesso da interpretare. Guardare questo film è come fare
un’escursione: si attende costantemente la scoperta di un climax
grandioso e impressionante, a prescindere dalla difficoltà del
viaggio. È basato sul libro di Arnaldur
Indridason, Operation Napoleon, che è già un
potboiler di massa di emozioni e cospirazioni internazionali.
Probabilmente il film uò sembrare arido, privo di vita e
affrettato, ma se si resiste oltre un certo punto, si rimarrà
decisamente incuriositi dal mistero che aleggia sul racconto. In
questo articolo, dunque, ripercorriamo la trama e offriamo una
spiegazione del finale del film
La trama di Operation
Napoleon
Il film inizia con uno scorcio di un
incidente aereo a Vatnajökull, in Islanda, nel 1945. Nevica molto
forte e solo una persona – un pastore in una stalla piena di pecore
– è testimone di questo incidente. Poi, è la Washington DC dei
giorni nostri, negli Stati Uniti. William Carr
(interpretato da Iain Glen) sta giocando con i
suoi nipoti quando una telefonata lo informa che alcuni materiali
riemersi di recente in cima a un ghiacciaio islandese hanno una
probabilità dell’80% di essere ciò che stavano cercando. Carr
chiede al chiamante di avviare la Fase Uno. Successivamente, ci
troviamo a Reykjavik, in Islanda. La nostra protagonista,
Kristin (interpretata da Vivian Didriksen
Ólafsdóttir), è in ritardo per una riunione d’ufficio.
Avvocato di uno studio legale, si
dimostra molto brava nel suo lavoro, poiché mette in luce la
fallacia del nuovo schema proposto durante la riunione. In seguito,
riceve una telefonata dal fratello Elias, che la
informa che lui e due suoi amici sono partiti per un piccolo
“viaggio di ricerca” sul ghiacciaio Vatnajökull per alcuni giorni.
Quando Kristin gli chiede perché non è stata invitata a questo
viaggio, Elias le dice che è sempre impegnata con il suo lavoro e
che non può venire comunque. Vediamo Elias e i suoi amici
attraversare il ghiacciaio in velocità, ma sono ostacolati dai
pezzi di un aereo nazista precipitato.
Scavano un’entrata per l’aereo ed
Elias si arrampica all’interno, filmando tutto il tempo mentre
trova persone morte come reliquie. Poco dopo atterra un aereo
americano, dal quale Julie Ratoff (interpretata da
Adesuwa Oni) scende per uccidere due amici di
Elias con una matita affilata e appuntita e portare Elias in
prigione. Scoprono però che lui ha già inviato le foto e i filmati
dell’aereo nazista a sua sorella Kristin e ingaggiano
Simon (interpretato da Wotan Wilke
Mohring) per ucciderla. Tornata a Reykjavik, Kristin
riflette sulla notizia delle proteste contro la ricerca americana
per misurare l’effetto del riscaldamento globale sui ghiacciai
islandesi nel suo appartamento dopo il lavoro.
Jack Fox e Vivian Ólafsdóttir in Operation Napoleon. Foto di
Juliette Rowland
Riceve anche una telefonata di Elias
in preda al panico, ma non lo prende sul serio finché non si
imbatte in tutti i file multimediali che le sono stati inviati. Più
tardi, quella sera, un collega con cui si era scontrata all’inizio
della giornata si presenta alla sua porta con una bottiglia di
vino. Poco dopo, Simon si presenta come parte di un’associazione
religiosa, entra nell’appartamento e uccide il collega di Kristin.
Mentre inizia a fuggire, Kristin viene avvertita di non rivolgersi
alla polizia, altrimenti uccideranno suo fratello. D’altra parte,
Carr riceve un aggiornamento sul fatto che la ricerca iniziale del
relitto non rivela alcuna traccia del “Napoleon” e che si ritiene
che l’aereo avesse sei passeggeri, ma solo cinque corpi sono stati
trovati sepolti.
Si ipotizza che un certo colonnello
Brand, il responsabile del Napoleon, sia
probabilmente riuscito a scappare. Julie chiede quindi più
tecnologia e uomini per continuare l’operazione, mentre Carr ordina
di allargare l’area di ricerca, ma viene accolta con disappunto.
Ancora in fuga, Kristin cerca prima rifugio a casa di
Rosa, una collega di lavoro. Insieme, cercano di
trovare ulteriori informazioni sulla missione nazista in Islanda,
approdando a un certo professore britannico dell’Università
d’Islanda, Steve Rush (interpretato da
Jack Fox), specializzato in questa storia.
Tuttavia, Rosa scopre subito che in tutta la città si sta cercando
la trentaquattrenne Kristin, che si è già messa alla ricerca di
Rush.
Scopriamo che Rush è una vecchia
fiamma di Kristin. I due si incontrano all’Irish Pub, il suo
ritrovo abituale, dove lui le dice che in realtà lei è preoccupata
per una missione nazista “eco di un’eco”, l’Operazione
Napoleone – un volo partito da Berlino e scomparso da
qualche parte, in possesso di un segreto che ha il potere di
cambiare la storia. Ma prima che possano continuare la
conversazione, Simon inizia a inseguirli, sparando e uccidendo i
passanti. Kristin e Steve fuggono, dirigendosi all’Università, dove
Steve insegna, per saperne di più sugli oggetti delle foto che
Elias ha inviato a Kristin. Nel frattempo, Carr ordina ai suoi
uomini di inseguire i due.
La mattina seguente il duo si reca
all’ambasciata americana per ottenere maggiori informazioni sul
possibile elenco di persone che potrebbero avere un’idea
dell’Operazione Napoleone. Sfuggono a Carr e ai suoi uomini e si
dirigono verso l’indirizzo di Leo Stiller, il
caposquadra dell’ultima operazione sul ghiacciaio nel 1988, che
risulta ancora residente in Islanda. Da Leo incontrano la moglie,
che li informa che Leo è morto da tempo e fornisce loro uno
scantinato pieno di reperti e informazioni del loro viaggio sul
ghiacciaio. Queste informazioni rivelano a Steve e Kristin di aver
trovato una pistola e una spilla militare vicino a un piccolo
ruscello sul ghiacciaio, indicando che qualcuno potrebbe essere
sopravvissuto all’incidente aereo.
La moglie di Leo
Stiller informa anche Kristin e Steve sul generale
Timothy Carr, uno degli uomini della terza armata
di Patton. Faceva parte del 21° gruppo britannico
distaccato fuori Berlino durante la Seconda Guerra Mondiale e si
scopre che è la persona dietro le quattro grandi ricerche sul
ghiacciaio islandese. William Carr è il figlio di Timothy e un ex
agente delle forze speciali, attualmente impiegato nella CIA in una
posizione non specificata. È anche la persona responsabile
dell’attuale ricerca sul ghiacciaio e il principale antagonista del
film.
Mentre si scambiano informazioni,
gli uomini di Carr arrivano alla casa. Steve e Kristin (colpita da
un proiettile nella regione addominale) riescono a fuggire, mentre
la moglie di Leo viene uccisa. D’altra parte, Elias cerca di
fuggire dalla sua prigionia ma finisce per essere catturato e
torturato da Julie. Mentre Steve e Rush corrono verso il traguardo
con Carr e i suoi uomini alle spalle, la domanda ci tiene col fiato
sospeso: cos’è l’Operazione Napoleone e perché è così importante
per la conoscenza storica della Seconda Guerra Mondiale?
La spiegazione del finale del film
Operation Napoleon
Ferita e sull’orlo dell’incoscienza,
Kristin viene aiutata da Steve nel tentativo di sfuggire agli
uomini di Carr. Rush si rivolge a Johannes, il
padre di Kristin, che ha lasciato lei ed Elias molto giovani.
Kristen prova evidentemente rancore nei suoi confronti. Carr si
dirige verso l’area in cui è stato ritrovato il relitto dell’aereo
e chiede ai suoi uomini di continuare a indagare sui documenti
ritrovati per cercare una traccia di “Napoleone”. Per prima cosa fa
visita a Einar, il figlio del pastore che abbiamo
visto all’inizio del film. Carr ed Einar sembrano conoscersi dal
loro ultimo incontro nel 1988, l’ultima volta che la missione di
ricerca in quell’area era in corso, e si scambiano alcuni
convenevoli.
Carr gli chiede se ha trovato
qualche oggetto dal ghiacciaio o se qualcuno è venuto a chiedergli
qualcosa. Ma la preparazione di Einar a difendersi con un coltello
tascabile dimostra il suo astio nei confronti di Carr. Quest’ultimo
arriva al ghiacciaio e trova un Elias gravemente ferito e ordina ai
suoi uomini di tenerlo in vita fino al ritrovamento della sorella.
Carr chiede inoltre a Julie di aumentare l’area di ricerca, facendo
intendere che il tempo a disposizione sta per scadere. Kristin si
risveglia nella barca di Johannes (perché è più sicuro e veloce
raggiungere il ghiacciaio in barca), riprendendosi dalla ferita da
proiettile.
Inizialmente è arrabbiata con Rush
per aver coinvolto Johannes in questo caso, soprattutto perché è
sempre stato un padre assente per loro, ma presto condivide con lui
un momento di risate a spese di Steve, dissipando la tensione tra
loro. Arrivano a casa di Einar, chiedendogli di aiutarli su
suggerimento della moglie di Leo, Sarah. Einar
fornisce loro l’abbigliamento invernale adatto e l’attrezzatura da
neve necessaria per affrontare il ghiaccio glaciale, ma se ne tiene
lontano, dicendo loro che suo padre gli ha fatto promettere di non
cercare mai l’aereo o qualcosa che ne derivi. Einar è superstizioso
riguardo a questo aereo, e rivela che suo padre credeva che
portasse solo la morte.
Tuttavia, Einar rivela anche che
sospetta che Carr sia l’uomo dietro la morte di suo padre. Kristin
si dirige da sola verso il punto del ghiacciaio in cui è probabile
che i resti dell’ultimo sopravvissuto dell’Operazione Napoleone
siano stati sepolti dal ghiaccio. Contemporaneamente, Steve chiede
aiuto a Einar per procurarsi un veicolo con cui percorrere il
ghiacciaio. Kristin riesce a raggiungere la grotta che scompare e
trova una valigia piena di documenti riservati sepolti nella neve.
Li fotografa e avverte gli uomini di Carr che si stanno dirigendo
verso di lei.
La donna si arrende, dicendo di
essere in possesso di informazioni preziose sull’Operazione
Napoleone e sull’ubicazione dei documenti, che non condividerà a
meno che suo fratello non venga rilasciato. La trattativa è dura,
ma Carr accetta di lasciare andare Elias, che sale su una
motoslitta e si dirige verso sud per chiedere aiuto. Prima che Carr
possa interrogare Kristin, Steve arriva sul posto e sta per essere
ucciso da Julie quando una pioggia di proiettili uccide lei e gli
uomini di Carr. È Einar che finalmente arriva in loro soccorso.
Carr cerca di fuggire con Julie nel
suo aereo, ma l’aereo si schianta contro il ghiaccio in una resa
dei conti finale. Einar uccide William Carr e Steve salva Kristin.
Anche Elias arriva sul posto con un aiuto. Un mese dopo
l’incidente, i media sono ancora in fibrillazione per l’omicidio e
chiedono un’indagine sul motivo per cui gli americani stavano
conducendo un’operazione su così vasta scala sui ghiacciai
islandesi. Un messaggio di testo rivela che il rapporto tra i
fratelli e il padre è migliorato. La ragazza si reca in un luogo
appartato e nascosto nei boschi, lontano dalla città, per
incontrare Steve ed Einar, dove Steve le rivela il significato
dell’Operazione Napoleone.
La verità sull’Operazione
Napoleone
Il documento che Kristin ha trovato
nella valigetta è datato 14 aprile 1945, 16 giorni prima della
morte di Hitler, avvenuta il 30 aprile 1945. Steve rivela che un
gruppo di americani influenti e non indifferenti a Hitler aveva
deciso di far uscire Hitler da Berlino, insieme alla moglie e al
loro cane, per portarlo su un’isola remota al largo della
Patagonia, in Argentina. I passeggeri dell’aereo erano
principalmente nazisti e americani di alto rango, diretti a
Terranova per concludere segretamente l’accordo con i
rappresentanti statunitensi. I documenti di questo accordo erano
contenuti nella valigetta, che non arrivò mai a destinazione perché
il volo si schiantò in Islanda.
Steve suggerisce anche che gli
americani forse volevano salvare Hitler perché l’accordo avrebbe
consegnato agli americani la mappa (chiamata Napoleon) per la
posizione del favoloso treno Walbrzych, che conteneva tutti gli
oggetti preziosi rubati agli ebrei dai nazisti. Questo treno è
stato nascosto da qualche parte tra le montagne d’Europa e la sua
ubicazione non è ancora stata resa nota al grande pubblico. Una
volta individuato, Timothy Carr (il padre di William) avrebbe
organizzato un’operazione per far fuggire Hitler da Berlino fino in
Argentina attraverso un sottomarino.
Va da sé che si tratta di una
finzione della storia della Seconda Guerra Mondiale. Il film si
conclude con Steve, Kristin ed Einar a bordo di un aereo diretto in
Polonia alla ricerca del treno del tesoro. A questo punto, Kristin
e Steve si sono ormai innamorati. A bordo con loro c’è anche Simon,
l’uomo di Carr, che seguiva Kristin fin dall’inizio. La fine del
film fa presagire un’altra avventura e promette il ritorno del
trio, forse in un sequel di questo film.
Dominic Senaè il regista
di film come
Fuori in 60 secondi,
Whiteout – Incubo biancoe L’ultimo
dei templari. Uno dei suoi film più interessanti, però, è
Codice: Swordfish, un thriller del 2001 ricordato
in particolare per il suo cast composto da attori del calibro di
John Travolta, Hugh Jackman, Halle Berry, Don Cheadle e Sam
Shepard. Il film venne in realtà accolto in modo molto
ostile dalla critica, che lo reputò un film superficiale, mal
concepito e mal diretto. Tuttavia bisogna dare atto a Dominic Sena
di aver concepito una sceneggiatura con colpi di scena continui,
fantasiosa e che tiene vivo il mistero intorno all’identità dei
protagonisti fino alla fine.
La trama di Codice: Swordfish
Il film segue le vicende di
Gabriel Shear (John
Travolta), affascinante e pericolosa spia che agisce
fuori dai limiti della legge per combattere il terrorismo. Per
finanziare le sue missioni, l’agente vuole entrare nel sistema
informatico governativo e rubare miliardi di dollari, destinati
alle operazioni di corruzione. Per potersi impadronire dei fondi
illegali, Gabriel ha però bisogno di un super hacker, qualcuno il
cui talento faccia sembrare i più solidi sistemi di sicurezza del
mondo un gioco da bambini. Ed è qui che entra in campo
Stanley Jobson (Hugh
Jackman), uno dei migliori hacker del pianeta.
Dopo essere stato in carcere per
aver distrutto i sistemi di cyber sorveglianza dell’FBI,
Stanley conduce un’esistenza infelice: vive in libertà vigilata,
non può usare i computer, vive in una roulotte malridotta, senza un
soldo e privo dell’unica cosa che potrebbe dare un senso alla sua
vita, la figlia Holly, che gli è stata tolta dopo
il divorzio. Gabriel e la sua bella partner Ginger
(Halle
Berry) attirano Stanley nella loro rete clandestina,
allettandolo con la possibilità di riunirsi a Holly e iniziare una
nuova vita. Ma una volta entrato nel loro mondo, l’esperto hacker
capisce che niente in questa operazione è come sembra e lui è
diventato la pedina di un complotto pericoloso.
Durante il film
Ginger si rivela a Stanley come
un’agente infiltrata della DEA, che aveva come obiettivo quello di
incastrare Gabriel. Quello che sembrava il super
cattivo si rivela infatti invece essere il capo di
una“Cellula Nera” della
CIA, creata a suo tempo da Edgar
Hoover, incaricata di eseguire attacchi terroristici di
rappresaglia contro nemici dell’America. Proseguendo nel racconto
si apprende di come il Senatore Reisman
(Sam Shepard) sia il supervisore del gruppo e di
come – spaventato dalle indagini dell’FBI – decida di far uccidere
Gabriel senza successo. La sua morte, per mano di Gabriel, rivela
quindi al pubblico il patriottismo che muove il misterioso
personaggio.
Tuttavia il patriottismo ha un
prezzo e per recuperare i fondi necessari è necessario compiere
enormi rapine, ed ecco il perché della presenza di Stanley: deve
aiutare Gabriel e gli altri a rapinare una banca sfruttando il worm
da lui concepito. Gabriel si rivela dunque essere un personaggio
ambiguo, animato da una determinazione di ferro e pronto a tutto
per ottenere ciò che desidera, compreso uccidere l’ingombrante ex
moglie di Stanley e usare come ostaggio sua figlia, oppure
accettare la morte degli innocenti clienti della banca o di agenti
della polizia. Il climax è raggiunto quando uccide Ginger, ben
conscio del suo essere una talpa dentro la sua segretissima
squadra.
A questo punto, nel finale di
Codice: Swordfish, dopo che gli ostaggi della
banca (imbottiti di esplosivo) e gli uomini di Gabriel sono a bordo
del pullman, vengono tutti trasportati in elicottero non verso un
aeroporto, ma sopra un grattacielo, dove un elicottero porterà al
sicuro gli spietati agenti. Qui Gabriel lascia andare Stanley e gli
altri ostaggi ma il protagonista, che reputa ormai Gabriel un vero
e proprio mostro, impugna un lanciarazzi e abbatte il velivolo.
Tuttavia, più tardi, di fronte al cadavere durante il
riconoscimento richiesto dall’FBI, Stanley si rende conto che
qualcosa non quadra. Quello che ha di fronte sembra a tutti gli
effetti Gabriel, ma sente alcuni agenti dell’FBI fare uno strano
rapporto.
Ginger, uccisa di fronte a Stanley
nella banca, non è stata trovata. Il suo corpo non è in nessun
obitorio o ospedale. Per di più la DEA ha comunicato che nessun
agente è mai stato messo sotto copertura nel gruppo di Gabriel. È a
questo punto che Stanley si ricorda di quando aveva scoperto Ginger
affianco a un corpo che assomigliava a Gabriel, ma non aveva dato
troppo peso alla cosa, con l’FBI che lo tallonava e i problemi di
sua figlia. Ora capisce che è stato usato da Gabriel come alibi. Lo
spietato agente non è mai salito sull’elicottero, ma si è infilato
su una scala secondaria, scampando alla morte.
Ginger era d’accordo con lui fin
dall’inizio e non è affatto morta. Anzi, Stanly comprende che
probabilmente indossava un giubbotto antiproiettile quando Gabriel
l’ha “giustiziata”, fingendo dunque la propria morte. Gli ultimi
minuti del film infatti mostrano comunque Stanley felice con sua
figlia ma, sopratutto, Ginger che assieme a Gabriel prelevano i
soldi che l’hacker aveva trasferito su un conto protetto durante la
rapina. Saliti su un fuoribordo assistono all’esplosione di un
grande e lussuoso yacht. La voce fuoricampo di un telegiornale
rivela allo spettatore che a bordo vi era un famoso terrorista
antiamericano, il terzo a morire in circostanze misteriose in
quelle settimane, facendo così comprendere che Gabriel e Ginger
sono tornati a lavoro.
Il recente annuncio del casting di
Avengers:
Doomsday da parte della Marvel Studios ha scatenato intense
speculazioni, in particolare per quanto riguarda l’ordine in cui
sono stati rivelati i nomi. La Marvel ha svelato il cast di
Avengers: Doomsday in un evento online a fuoco lento:
ogni 13 minuti, per cinque ore e mezza, è stata rivelata una nuova
sedia del regista, ognuna con il nome di un attore. Questo
approccio metodico non solo ha generato entusiasmo, ma ha anche
sollevato domande intriganti sulle potenziali implicazioni
narrative. L’ordine in cui sono stati rivelati questi nomi potrebbe
suggerire dinamiche dei personaggi, collaborazioni e persino
elementi narrativi generali all’interno dell’MCUAvengers: Doomsday.
Prima di annunciare il
cast di Avengers: Doomsday, la Marvel aveva già confermato il
ritorno di Robert Downey Jr. nei panni del tanto atteso Doctor
Doom. Tuttavia, l’ampio livestream ha introdotto nomi importanti,
vecchi e nuovi,
nella timeline dell’MCU. Molti di questi sono stati rivelati
apparentemente senza alcun ordine logico o raggruppamento. Poiché
l’MCU è nota per la sua meticolosa
attenzione ai dettagli, questo ordine deve essere stato pianificato
in modo molto deliberato e di conseguenza suggerisce alcune
potenziali narrazioni.
Sam Wilson e Bucky Barnes di
nuovo insieme
Uno dei dettagli più emozionanti
della rivelazione del cast è stata la vicinanza di Anthony
Mackie e Sebastian Stan. Mackie, che interpreta Sam Wilson (il
nuovo Capitan America dell’MCU), è stato rivelato per terzo,
con Sebastian Stan, Bucky Barnes (alias il Soldato d’Inverno),
apparso subito dopo. Questa collocazione dei due attori suggerisce
che
Sam e Bucky faranno di nuovo squadra in Avengers:
Doomsday.
La dinamica tra Sam e Bucky è una
delle più divertenti dell’MCU. Sebbene questo sia stato il
fulcro di The Falcon and the Winter
Soldier, c’è ancora spazio per ulteriori sviluppi e sembra
che la Marvel sia pronta a esplorare
questo potenziale. Con il mondo che si sta ancora abituando a
Sam nei panni di Capitan America e Bucky che cerca un rinnovato
senso di scopo tra i Thunderbolts, la loro collaborazione potrebbe
essere un arco emotivo chiave nel film.
Doomsday ci regala una reunion
di Top Gun: Maverick
Un dettaglio inaspettato ma
intrigante nella rivelazione del casting di Avengers:
Doomsday è stato il posizionamento consecutivo di Danny Ramirez
e Lewis Pullman, entrambi protagonisti di Top Gun: Maverick.
Lewis Pulman interpreta un personaggio chiamato semplicemente Bob
in Thunderbolts*, anche se si sospetta
fortemente che sia il supereroe complesso e afflitto della Marvel, Sentry. Ramirez, nel
frattempo, è stato presentato in The Falcon and the Winter
Soldier nel ruolo di Joaquin Torres e ha assunto ufficialmente
il ruolo di Falcon in Captain America: Brave New World.
Il fatto che Ramirez sia stato
rivelato subito dopo suggerisce che i loro personaggi potrebbero
avere una trama comune. Anche se la trama di Bob in Thunderbolts* non è stata confermata, dai
trailer sembra che si unirà all’omonima squadra di antieroi, che è
confermata anche nel cast di Avengers: Doomsday. Allo stesso
modo, la collaborazione di Ramirez con Sam Wilson implica il suo
posto nella nuova squadra di Vendicatori di Cap, il che significa
che gli ex attori di Top Gun: Maverick potrebbero riunirsi
per una battaglia molto diversa, aggiungendo un altro livello di
cameratismo al cast.
Bucky Barnes finalmente
interagisce con Shuri
Una delle più grandi occasioni
mancate in Avengers: Infinity War e
Avengers: Endgame è stata una vera
interazione tra Bucky Barnes e Shuri, nonostante la loro storia in
Wakanda. Tuttavia, nella presentazione del cast di Avengers:
Doomsday, la sedia di Sebastian Stan è stata seguita da quella
di Letitia Wright, il che implica una connessione significativa tra
i loro personaggi nel film. Il tempo trascorso dal Soldato
d’Inverno in Wakanda ha avuto un ruolo cruciale nella sua
riabilitazione, e Shuri è stata responsabile dell’aiuto per
rimuovere la programmazione dell’HYDRA dalla sua mente.
Sfortunatamente, questo è stato
ridotto a una breve scena post-crediti in Black Panther,
anche se è stato rappresentato nel fumetto Avengers: Infinity
War Prelude. Data questa storia, un’interazione sullo
schermo è attesa da tempo. Sarebbe affascinante vedere la loro
relazione e la loro dinamica riguardo alla salute di Bucky o al
loro salto in battaglia insieme a Shuri nei panni di Black Panther.
Indipendentemente da ciò, Avengers: Doomsday mostrerà
finalmente questa affascinante relazione.
L’MCU ci regala una formazione
classica degli X-Men
La rivelazione di più attori degli
X-Men in rapida successione è stato un momento particolarmente
emozionante nell’annuncio di Avengers: Doomsday. Suggerisce
una formazione classica degli X-Men all’interno dell’MCU. Patrick Stewart (Professor X),
Ian McKellen (Magneto), Alan Cumming (Nightcrawler), Rebecca Romijn
(Mystique) e James Marsden (Cyclops) sono stati annunciati in
sequenza, suggerendo che appariranno insieme piuttosto che
in cameo isolati. L’arrivo degli X-Men nell’MCU è stato a lungo atteso e questo
particolare gruppo di attori rappresenta la versione più iconica
della squadra dell’era Fox.
Kelsey Grammer era stato confermato
in precedenza nel cast, avendo già ripreso il ruolo di Bestia in
The
Marvels. Questo cast potrebbe indicare che gli X-Men, temprati
dalla battaglia, stanno entrando nella mischia per aiutare i
Vendicatori contro un Kelsey Grammer è stato confermato in
precedenza nel cast, avendo già ripreso il ruolo di Bestia in
The Marvels. Questo cast potrebbe indicare che gli X-Men,
temprati dalla battaglia, stanno entrando nella mischia per
aiutare i Vendicatori contro una minaccia schiacciante. Che
provengano da un altro universo o facciano ufficialmente parte
della linea temporale dell’MCU, vedere questi personaggi
leggendari riuniti ancora una volta sarà sicuramente uno dei
momenti salienti del film.
Doomsday evita la relazione tra
Sue Storm e Namor
Nei fumetti Marvel, Namor il Sub-Mariner ha una
lunga storia di tensioni romantiche con Sue Storm, che spesso
creano conflitti con Reed Richards. Tuttavia, Avengers:
Doomsday sembra evitare questa dinamica, almeno per ora.
Durante la rivelazione del casting, Vanessa Kirby (Sue Storm) e
Tenoch Huerta (Namor) sono stati posizionati abbastanza distanti
l’uno dall’altro, suggerendo che la loro relazione potrebbe non
essere un punto importante della trama.
Invece, questo potrebbe significare
che Namor ha altre priorità, forse un’alleanza con il Dottor
Destino o anche un’alleanza difficile con il mondo di superficie.
Segnala anche che l’attenzione dei Fantastici Quattro nel film
potrebbe ruotare intorno alla loro rivalità con Destino
piuttosto che a sottotrame romantiche. Mentre i futuri film
dell’MCU potrebbero esplorare la
complicata dinamica tra Sue e Namor, Avengers: Doomsday
sembra enfatizzare i conflitti su scala più ampia rispetto agli
intrecci personali tra questi due personaggi.
Gambit, interpretato da
Channing Tatum, farà parte della squadra degli X-Men
Una delle più grandi sorprese nella
rivelazione del cast di Avengers: Doomsday è stata Channing
Tatum. È risaputo che Tatum ha fatto richiesta per il ruolo per
anni, arrivando vicino a recitare in un film di Gambit in
numerose occasioni. Questo sogno si è finalmente avverato in
Deadpool & Wolverine, che ha rappresentato Gambit,
interpretato da Tatum, in tutto il suo splendore comico, accento
sospetto incluso.
Sebbene fosse sicuramente
emozionante, il suo ruolo è stato piuttosto breve, quindi
un’apparizione successiva in Avengers: Doomsday sarebbe
sicuramente molto gradita.
Il nome di Tatum è apparso accanto
agli attori confermati di X-Men, suggerendo fortemente che farà
parte della classica squadra della Fox piuttosto che essere un
mutante solitario. Il pubblico aspetta da anni che Gambit abbia una
rappresentazione adeguata nell’MCU, e inserirlo in una dinamica di
squadra potrebbe cambiare le carte in tavola. Questa posizione
potrebbe significare che Gambit è un giocatore chiave nella trama
mutante del film, potenzialmente fungendo da jolly nelle battaglie
contro le principali minacce.
La rivalità di Doom con Mr.
Fantastic sarà centrale
Gli ultimi momenti del casting
hanno visto Pedro Pascal (Reed Richards) e Robert Downey Jr.
(Doctor Doom) posizionati uno accanto all’altro, suggerendo la loro
importanza in Avengers: Doomsday. Nei fumetti, la rivalità
tra Reed e Doom è uno dei conflitti più leggendari della Marvel, con Doom che cerca
ossessivamente di dimostrare la sua superiorità su Mr.
Fantastic. Ciò suggerisce che la loro dinamica sarà uno dei
punti focali del film, e forse determinerà l’intera narrazione.
Poiché la Marvel Studios sta posizionando
Doom come antagonista principale, le sue interazioni con Reed
potrebbero guidare gran parte della tensione della storia. Resta da
vedere se Doom sarà il cattivo principale del film o una figura
moralmente più complessa, ma la sua collocazione accanto a Reed
nella rivelazione suggerisce uno scontro diretto. Si
sospetta che queste basi siano state gettate nei film Fantastic
Four dell’MCU, ma è molto speculativo.
Gli Avengers faranno squadra
con i Fantastici Quattro e i Thunderbolts
A differenza dei precedenti film
dell’MCU, in cui le squadre erano
chiaramente divise, la presentazione del cast di Avengers:
Doomsday ha mostrato un interessante mix. Gli attori dei
Vendicatori, dei Fantastici Quattro e dei Thunderbolts erano sparpagliati l’uno accanto
all’altro, piuttosto che raggruppati separatamente. Questo
suggerisce un grande sforzo di collaborazione tra più
fazioni. È possibile che la minaccia incombente in Avengers:
Doomsday, che si tratti di Doom, di una catastrofe multiversale
o di un altro cattivo a sorpresa, costringerà eroi di diversa
provenienza a unire le forze.
Dato che i Fantastici
Quattro sono ancora nuovi nel MCU, questo potrebbe servire
come loro introduzione alla più ampia comunità dei supereroi.
Nel frattempo, i Thunderbolts, che tradizionalmente operano in
aree moralmente grigie, potrebbero avere un ruolo unico da svolgere
in una lotta che richiede tattiche non convenzionali. La
disposizione confusa dei loro nomi implica una storia in cui i
tradizionali confini di squadra non contano più.
Thor sarà il protagonista del
film in qualità di unico Vendicatore originale
Thor, interpretato da
Chris Hemsworth, è stato il primo nome rivelato nell’annuncio
del cast, distinguendosi immediatamente come uno dei protagonisti
di Avengers: Doomsday. Essendo l’ultimo Vendicatore
originale rimasto ancora attivo nel MCU, Thor si trova in una posizione
unica per guidare questa nuova era di eroi. Il fatto che sia
stato rivelato per primo suggerisce che potrebbe avere uno dei
ruoli più significativi nel film.
Date le esperienze di Thor con
minacce cosmiche e avversari potenti, potrebbe fungere da ponte tra
le diverse fazioni che appaiono in Avengers: Doomsday. È
anche il membro principale del cast ad avere una precedente
relazione con Iron Man interpretato da Robert Downey Jr. e quindi
sarà fondamentale nell’esplorare le somiglianze fisiche di
Doom. Che si tratti di radunare i Vendicatori, di lavorare con i
Fantastici Quattro o di affrontare Doom, il ruolo del dio del tuono
sembra cruciale.
Shang-Chi finalmente collabora
con altri eroi dell’MCU
Shang-Chi, interpretato da Simu
Liu, è stato inserito tra i principali eroi nella rivelazione del
cast, indicando che finalmente interagirà con l’MCU più ampio. Nonostante il suo
film solista abbia posto le basi per importanti punti della trama,
in particolare con i Dieci Anelli, Shang-Chi deve ancora
apparire in un crossover importante. Il suo posizionamento
nella rivelazione di Avengers: Doomsday suggerisce che
prenderà parte alla più grande battaglia del gruppo.
Ciò potrebbe significare che le sue
abilità mistiche, così come l’origine dei Dieci Anelli, saranno
ulteriormente esplorate nella narrazione del film. Con così
tanti diversi set di poteri e background che si uniscono, le
abilità nelle arti marziali e le connessioni mistiche di Shang-Chi
potrebbero portare una nuova prospettiva alla lotta. Se
Avengers: Doomsday gli darà un ruolo chiave, potrebbe
preparare il terreno affinché Shang-Chi diventi una forza
importante nelle future collaborazioni dell’MCU.
Dopo l’annuncio dei vincitori della
seconda edizione del premio “David Rivelazioni
Italiane – Italian Rising Stars”, lo
scorso 13 dicembre, al Museo Nazionale del Bargello, al termine
della “50 Giorni”, sabato 29 marzo, nella sede della Regione
Toscana, si è svolta la cerimonia di consegna del prestigioso
riconoscimento cinematografico, nato dalla collaborazione tra la
rassegna di festival internazionali “50 Giorni di Cinema a
Firenze”, a cura di Fondazione Sistema Toscana e l’Accademia del
Cinema Italiano – Premi David di Donatello.
I vincitori della seconda
edizione dei “David Rivelazioni Italiane – Italian Rising
Stars” sono: Federico Cesari, Celeste Dalla Porta,
Carlotta Gamba, Matteo Oscar Giuggioli, Tecla
Insolia e Emanuele Palumbo.
La cerimonia di
premiazione si è tenuta alla presenza del presidente della
Regione Toscana, Eugenio Giani, della presidente e direttrice
artistica dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di
Donatello, Piera Detassis, dell’assessore alla Cultura del
Comune di Firenze, Giovanni Bettarini e di Aldo
Cursano, membro di Giunta della Camera di Commercio di Firenze e
presidente di PromoFirenze.
Ai sei giovani talenti del
cinema italiano, protagonisti di film e serie tv di grande
successo, sono state consegnate le statuette, appositamente
create da Bvlgari, storico partner dei David di
Donatello.
Foto di Francesco Tarantino
I vincitori dell’edizione
2025 dei “David Rivelazioni Italiane – Italian Rising
Stars”, sono stati scelti per la qualità del loro lavoro dalla
Presidenza del David e dal Consiglio Direttivo composto da Nicola
Borrelli, Francesca Cima, Edoardo De Angelis, Giuliana Fantoni,
Francesco Giambrone, Valeria Golino, Giancarlo Leone, Luigi
Lonigro, Mario Lorini, Francesco Ranieri Martinotti, Alessandro
Usai. La preselezione è stata realizzata dall’Unione Italiana
Casting Director U.I.C.D. in dialogo con le associazioni di agenti
A.S.A. e L.A.R.A.
Il premio “David
Rivelazioni Italiane – Italian Rising Stars” è pertanto frutto
della collaborazione tra le varie e importanti professioni
dell’industria del cinema, sotto l’egida del Ministero della
Cultura, avvalendosi della collaborazione della Regione Toscana,
del Comune di Firenze con Fondazione CR Firenze e Camera di
Commercio di Firenze.
I sei attori vincitori,
stanno svolgendo un percorso di formazione con una serie di
“mentori” d’eccezione, che mettono loro a disposizione la propria
esperienza e la professionalità maturata in diversi ambiti
professionali: fra questi, la citata Piera Detassis; la nota
attrice e regista Sonia Bergamasco; Paolo Mereghetti,
critico del Corriere della Sera e autore del celebre “Dizionario
dei film”; Nicoletta Maraschio, presidente onoraria
dell’Accademia della Crusca; Francesca Medolago Albani,
segretaria generale di Anica Academy; Virgilio Sieni,
coreografo e danzatore, creatore Centro Nazionale di
Produzione a lui intitolato.
Grande soddisfazione per
il premio agli attori emergenti del cinema italiano è stata
espressa dal presidente della Regione Toscana Eugenio
Giani. “E’ importante valorizzare i giovani talenti del nostro
cinema e incoraggiare anche attraverso riconoscimenti così
importanti il loro impegno e la loro creatività” – ha
affermato. “La Toscana crede nel cinema, un settore strategico nel
quale investe risorse, come dimostrano i fondi assegnati per
sostenere la produzione di opere cinematografiche e audiovisive o
l’attivazione di corsi di formazione nei mestieri del cinema, che
si svolgeranno nella sede di Manifatture Digitali Cinema Prato,
infrastruttura che fa capo alla nostra Toscana Film Commission. Nel
ribadire il sostegno delle istituzioni toscane al mondo del cinema
e della cultura, auguro ai vincitori del premio un futuro ricco di
successi”.
“Il David Rivelazioni
Italiane – Italian Rising Stars è un’iniziativa straordinaria nata
dalla collaborazione tra l’Accademia del Cinema Italiano – Premi
David di Donatello e Fondazione Sistema Toscana” – ha
dichiarato la presidente e direttrice artistica dell’Accademia del
Cinema Italiano – Premi David di Donatello, Piera
Detassis – . “Un premio già importante,
pensato per sostenere i giovani talenti del nostro cinema che a
Firenze ricevono la preziosa riproduzione in scala del Premio David
di Donatello realizzata in esclusiva da Bvlgari e già ribattezzata
affettuosamente “Il Davidino.”
“Avere in città, per la
seconda volta, un evento rilevante come la consegna del principale
riconoscimento cinematografico italiano, il David di Donatello, ci
riempie d’orgoglio” ha detto l’assessore alla Cultura del
Comune di Firenze, Giovanni Bettarini. “E’ un riconoscimento
prestigioso che nasce dalla collaborazione con la rassegna di
festival internazionali “50 Giorni di Cinema a Firenze” con la
quale come Comune collaboriamo, rendendo il ruolo della nostra
città sempre più centrale nel cinema”.
“E’ un onore partecipare
alla premiazione dei nuovi talenti del cinema italiano” ha
dichiarato Aldo Cursano, membro della giunta della Camera di
commercio di Firenze e presidente della sua azienda speciale
PromoFirenze –. “Ritengo il cinema non solo un caposaldo della
cultura, ma anche un volano dell’economia fiorentina, attraverso le
tante pellicole di alta qualità girate nelle nostre zone, che hanno
alimentato la nascita nell’indotto di una serie di aziende di
servizi. Come Camera di commercio e PromoFirenze vogliamo essere al
fianco della Regione nel promuovere il cinema d’eccellenza”.
Ha inviato il suo saluto
il presidente della Fondazione CR Firenze, Bernabò Bocca, cha
ha dichiarato: “La nostra istituzione sta destinando le sue
migliori energie e ingenti risorse nel campo della didattica e per
la formazione dei giovani, ai vari livelli e nei diversi ambiti.
Questo riconoscimento premia talenti in un campo importante quale è
quello cinematografico che sta incontrando una crescente attenzione
soprattutto nella fascia giovanile. Siamo sempre stati convinti del
forte valore educativo che hanno le arti dello spettacolo e
facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro ai sei giovani
vincitori”.
Dopo un’uscita al cinema deludente
dal punto di vista degli incassi e della critica, The
Flash (qui
la recensione) è finalmente arrivato su Netflix, dove si è piazzato subito in Top 10, a causa
probabilmente della curiosità che il film genera. La storia del
film è stata travagliata, sia per ragioni produttive, sia per le
vicende personali del suo protagonista, Ezra Miller.
La storia del film è complessa per
via delle linee temporali che si ammassano e alla fine deflagrano
in quello che nei fumetti è stato il Flashpoint. Ebbene, ecco di
seguito una spiegazione per il finale di The
Flash.
Cosa succede alla fine di The
Flash
The Flash adatta
molto liberamente la storia di Flashpoint della DC Comics e vede
Barry Allen viaggiare indietro nel tempo per salvare sua madre, che
è stata assassinata quando Barry era un bambino. Sebbene abbia
successo, questo cambiamento provoca un effetto a catena nel tempo
che crea una nuova linea temporale insostenibile.
Dopo che Barry principale, Barry
passato, Batman e Supergirl attaccano le forze di Zod, alla fine
vengono sopraffatti dalla potenza dell’esercito kryptoniano. Batman
e Supergirl muoiono entrambi, il che spinge i Barry a tornare
indietro di qualche minuto e fare le cose in modo diverso. Sebbene
il destino originale del loro alleato venga evitato, muoiono ancora
una volta, in modo diverso, e diventa chiaro a Barry principale che
la distruzione di questa Terra è un momento inevitabile nella linea
temporale. L’inutilità di non riuscire a vincere costringe Barry
principale ad accettare che non può cambiare il passato e che deve
lasciare andare sua madre. Il giovane Barry ha difficoltà ad
accettarlo e continua a tornare indietro nel tempo.
I due Barry discutono
nella bolla della Forza della Velocità sui
pericoli e l’inutilità di aggiustare il passato quando appare il
misterioso Flash Oscuro, che in precedenza aveva fatto uscire Barry
dalla Forza della Velocità. L’identità del cattivo viene rivelata
come una versione più anziana e dai capelli grigi del giovane
Barry, che ha trascorso un’intera vita cercando di aggiustare una
linea temporale che mantiene in vita sua madre. Dark Flash cerca di
pugnalare il Barry principale per impedirgli di non salvare sua
madre, ma il giovane Barry salta davanti alla pugnalata, morendo.
Poiché sono la stessa persona, questo significa anche che anche il
vecchio Barry muore.
Il Barry principale torna nel
passato per annullare i cambiamenti che hanno salvato la vita di
sua madre. Le aveva dato una lattina di pomodori che lei aveva
originariamente dimenticato e aveva mandato il padre di Barry a
comprarla, lasciandola sola, quando poi viene uccisa. Con i
pomodori rimossi, la madre di Flash è destinata a morire e Barry
torna al suo presente. Lì, all’ultimo processo di suo padre, viene
rivelato che Barry ha spostato i pomodori su uno scaffale più alto,
facendo sì che suo padre guardasse una telecamera, dandogli un
alibi. Suo padre viene assolto dal crimine.
Fuori, Barry chiama Bruce. Quando si
presenta al tribunale, Bruce è una persona completamente diversa da
quello che Barry conosce. Nonostante abbia ripristinato la morte di
sua madre, spostare i pomodori per provare l’alibi di suo padre ha
comunque alterato la linea temporale. Il film si conclude con Barry
in uno stato di confusione sulla linea temporale in cui si trova e
su cosa potrebbe succedere dopo.
George Clooney è Batman
Quando Barry chiama Bruce alla
fine del film, il Bruce Wayne che si presenta è la versione di
George Clooney del personaggio del famigerato
Batman & Robin. È chiaro che Clooney è in realtà
Bruce, poiché si arrabbia visibilmente quando Barry esclama
comicamente che non è Batman. Le implicazioni di questo colpo di
scena finale non sono ancora chiare, anche se è sicuramente
significativo per il futuro di The Flash
nell’universo DC.
Spiegazione dei finali di Flash
senza il Batman di George Clooney
Sebbene il finale con il Batman di
Clooney si adatti al
considerevole elenco di cameo di Flash, si scopre che non era
il finale originale del film. Infatti, è stato successivamente
rivelato che Flash aveva tre finali, con
George Clooney come scelta finale che è entrata nel
film finito.
Nel finale originale, il Batman di
Michael Keaton appare nella sequenza finale,
sostituendo il Batman di
Ben Affleck nell’universo cinematografico DC
principale per indicare che Flash ha comunque cambiato la linea
temporale. Nel secondo,
Gal Gadot e
Henry Cavill sono apparsi anche nel finale, riunendo
la Justice League originale del DCEU.
Tuttavia, poiché l’imminente riavvio del DCU ha nuovi programmi per Superman e
Batman, questi finali sono stati sostituiti con il finale
di Clooney, per cercare di chiarire che Keaton e Cavill non
avrebbero continuato i rispettivi ruoli.
Cosa è successo al Batman di Ben
Affleck?
Il Bruce Wayne di
Ben Affleck è presente all’inizio di The
Flash e dà a Barry alcuni consigli difficili ma necessari
sull’importanza di accettare il dolore e di non rimanere bloccati
nel passato. Tuttavia, una volta che Barry viaggia nel tempo, il
Batman di Affleck non si vede mai più. Non viene mai confermato
direttamente cosa gli accade, ma dato il finale del film, sembra
che il Bruce di Affleck sia probabilmente ancora nella sua linea
temporale originale mentre Barry è finito in un altro mondo
alternativo.
George Clooney
sarà in The Brave And The Bold?
Flash si conclude con la rivelazione
che il Bruce Wayne della linea temporale attuale di Barry è la
versione di George Clooney, ma il co-CEO dei DC
Studios James
Gunn ha confermato che Clooney non sarà in
The Brave And The Bold. A questo punto, non è chiaro
come funzionerà questa svolta con l’imminente film e chiunque venga
scelto per il suo ruolo di Batman. È possibile che Barry salti
semplicemente di nuovo tra gli universi, o che questo Flash possa
rimanere nell’universo di Clooney mentre un nuovo attore assume il
ruolo nell’universo DC di Gunn e Safran.
Il multiverso DC è salvo
L’atto culminante in Flash mostra
più continuity/universi diversi che si scontrano tra loro e
subiscono danni significativi mentre Dark Flash cerca di impedire a
Barry di ripristinare la linea temporale. Diversi universi, inclusi
cameo di popolari franchise cinematografici DC come quelli con
Superman di Christopher Reeve e Batman di
Adam West, vengono mostrati con lacrime
multiversali. Fortunatamente, ogni universo viene salvato e sembra
tornare al suo stato precedente entro la fine del film.
Il colpo di scena del cattivo di
Flash e Dark Flash spiegati
All’inizio di Flash, una figura
misteriosa attacca Barry nella Forza della
Velocità e lo fa uscire da essa al momento sbagliato. Al
culmine del film, quella figura si rivela essere una versione
futura del Barry alternativo del passato. Questo Barry più anziano
ha trascorso un’intera vita cercando in ogni modo possibile di
salvare la linea temporale in cui è viva sua madre, ma ha fallito
per quello che sembra essere decenni. Ha riportato ferite
significative sotto forma di schegge conficcate nel suo corpo per
aver ripetutamente combattuto le forze di Zod, che gli hanno
conferito la sua sagoma scura e appuntita.
Per impedire al Barry principale di
annullare le sue modifiche alla linea temporale e ripristinare la
versione originale della storia, inclusa la morte di sua madre, il
malvagio Dark Flash cerca di uccidere Barry all’interno della
Forza della Velocità. Il Barry del passato salta
tra i due e viene pugnalato a morte. Poiché è la stessa persona di
Dark Flash, solo più giovane, entrambi muoiono insieme e il Barry
principale annulla le sue modifiche alla linea temporale.
Cosa è successo agli altri
multiversi DC?
Mentre il Barry principale, il
giovane Barry e il futuro Barry (Dark Flash) si scontrano nella
Forza della Velocità, il multiverso inizia a
lacerarsi e diversi universi si scontrano tra loro. Ogni universo è
visualizzato come una sfera composta dal passato, dal presente e
dal futuro di ogni realtà. Tuttavia, quando i due Barry della linea
temporale alternativa muoiono, Flash riavvolge il tempo ancora una
volta e ogni universo viene visto guarire e tornare alla sua
posizione originale. Sembra che gli altri universi DC nel
multiverso siano separati in modo sicuro dall’attuale continuità
dell’universo DC e rimangano illesi.ha almeno un’altra avventura
bloccata. Tuttavia, come Barry, non è ancora chiaro cosa significhi
per la sua inclusione a lungo termine nell’universo DC.
Cosa significa davvero il finale di
The Flash
Mentre il finale di
The Flash mostra che l’interferenza finale di
Barry Allen con la linea temporale originale, ovvero spostare una
telecamera in modo che suo padre possa essere dichiarato innocente
del crimine per cui inizia il film in prigione, funziona, si
dimostra anche che ha comunque influenzato l’universo generale. Ciò
dimostra che Bruce Wayne di Ben Affleck ha ragione
nel suo discorso all’inizio del film, dove dice di non voler
cambiare nemmeno i tragici eventi della sua vita, perché sono parte
integrante di ciò che è sia come persona che come eroe.
L’apparizione finale del Batman di
George Clooney al posto di Affleck rafforza un
fatto: anche piccoli cambiamenti alla linea temporale DC
possono avere effetti drastici, rafforzando il fulcro generale del
film.
Nel finale di “Quando la Vita dà Mandarini”, serie
Netflix
in Top 10, vediamo Gwan-Sik e Ae-Sun nel pieno della loro vita,
intenti a pianificare il futuro che desiderano vivere insieme.
Anche se non riescono a realizzare la maggior parte di quei
progetti nel futuro che immaginavamo per loro, hanno comunque
vissuto una vita piena e felice insieme. Con uno show come questo,
non ci si può aspettare un lieto fine assoluto. Il dramma, che
abbraccia 70 anni della vita di Ae-Sun, lascia lo spettatore
completamente devastato alla fine. Sì, ciò è dovuto alla morte e a
un senso di incombente fatalità, ma anche perché non si tratta solo
della fine della serie, ma della fine di una sensazione.
Perciò, si potrebbe dire dire che lo show si conclude con una nota
triste, ma sarebbe sbagliato. Siamo tristi perché è finito, perché
non possiamo più seguire le generazioni della famiglia di Ae-Sun
nelle loro gioie e difficoltà. Siamo tristi perché non possiamo più
vedere Gwan-Sik dire a Geum-Myeong che può sempre tornare da lui se
mai ne sentirà il bisogno. Siamo tristi perché non possiamo più
vedere Eun-Myeong sentirsi come se fosse sempre in secondo piano
nella sua stessa famiglia. Ma, detto ciò, ricordiamolo per ciò che
ci ha lasciato alla fine.
Come Sopravvive Ae-Sun Dopo la
Morte di Gwan-Sik in Quando la vita ti dà
mandarini?
Si dice che le donne trovino più
facile sopravvivere ai loro partner quando invecchiano. Non sono
sicura che sia del tutto vero, ma credo che lo show ci mostri un
esempio di questa teoria. La madre di Ae-Sun è vissuta più a lungo
di suo padre. Poi sua suocera ha vissuto più a lungo di suo
suocero, e infine Ae-Sun ha dovuto sopravvivere a Gwan-Sik. È
sempre stato Gwan-Sik a prendersi cura di Ae-Sun quando lei ne
aveva bisogno. La proteggeva, la sfamava e la teneva in vita.
Quindi, quando si ritrova sola dopo la sua morte, come può andare
avanti? Portando con sé un pezzo di lui. Certo, Gwan-Sik non è più
lì per darle una pacca sulla spalla ogni volta che ne ha bisogno,
ma lei lo ritrova in tutto ciò che fa. Non sono riusciti ad andare
all’estero insieme o a pagare le lezioni di pianoforte per i loro
figli, ma si sono presi cura di loro come se la loro vita
dipendesse da questo.
L’addio finale di Gwan-Sik è
doloroso perché si trova in un letto d’ospedale e tutto ciò che può
fare è guardare la sua famiglia piangere disperatamente, sapendo di
essere sempre stato il pilastro che li teneva uniti e forti.
Eppure, proprio come Ae-Sun gli aveva promesso, nel momento del suo
ultimo respiro, con gli occhi fissi su di lei, gli regala il
sorriso più grande che riesce a fare, perché così lui desiderava
ricordarla. Dopo la sua morte, Ae-Sun si ritrova a pensare a tutto
ciò che Gwan-Sik aveva sistemato in anticipo per lei: le aveva
detto che avrebbe pianto ogni volta che avrebbe visto degli
involtini di uova, aveva aggiustato la serratura della porta, aveva
persino spostato gli oggetti sui ripiani più alti della cucina in
modo che lei potesse raggiungerli da sola. Era sempre stato attento
nei confronti di Ae-Sun.
Così, anche se Ae-Sun è sola, in
realtà non lo è mai veramente, perché ha i suoi figli (anche se
hanno ormai le loro famiglie) e ha il ricordo di suo marito, che
può raccontare nei suoi versi. Gwan-Sik diceva sempre che Ae-Sun
non era mai diventata una poetessa perché aveva sposato lui. Ma se
non fosse stato per il dolore che hanno condiviso, lei non avrebbe
mai potuto scrivere come fa ora. Col passare dei giorni, la
primavera ritorna e Ae-Sun trova la sua vocazione nell’insegnare
alle donne anziane nelle case di riposo a scrivere poesie. Dopo
tanti anni, viene finalmente chiamata “insegnante”, anche senza una
laurea. Riesce a vivere nella casa di sua madre, perché Geum-Myeong
la riacquista per lei, proprio come aveva fatto suo padre tanti
anni prima.
Cosa Simboleggiano le Mollette per
Capelli?
Nonostante Ae-Sun sia una donna di
mezza età e una nonna, Gwan-Sik non ha mai smesso di comprarle
mollette per capelli. Ogni giorno, sin da quando era bambina, ne
indossa una nuova, ma l’unica volta in cui la vediamo senza è dopo
la sua morte. Tuttavia, come per il resto, con il tempo torna alle
sue vecchie abitudini e ricomincia a indossarle. Inoltre, ne ha
così tante inutilizzate che potrebbero durarle una vita intera. Le
mollette sono il più grande ricordo di Gwan-Sik per Ae-Sun. Più
degli involtini di uova, più del mare e delle barche, persino più
dei loro figli. Gwan-Sik vive nelle mollette per capelli, ed esse
sono la piccola carezza quotidiana di cui Ae-Sun ha bisogno per
alzarsi e affrontare la giornata. Durante i funerali, le figlie
indossano sempre una molletta con un fiocco bianco. Lo show ci
offre un dolce richiamo a Gwan-Sik mostrando Geum-Myeong, sua
figlia maggiore e suo orgoglio, con la molletta del lutto nei
capelli. L’ho trovato davvero commovente, e ora sto piangendo di
nuovo.
Nel finale di “Quando la vita ti dà
mandarini”, i figli inviano le poesie di Ae-Sun a un’editrice di
nome Chloe H. Lee. Questa editrice è la stessa donna che trovò
l’anello di Ae-Sun quando lo gettò via in un momento di rabbia
contro Gwan-Sik. Inoltre, assomiglia esattamente alla madre di
Ae-Sun. Torniamo così all’inizio dello show, quando Ae-Sun guarda
il mare e chiama sua madre. Dice che, dopo tutti quegli anni,
quella è ancora l’unica parola che vorrebbe pronunciare. Dice anche
che sperava che sua madre si reincarnasse e lavorasse a una
scrivania, proprio come sognava per sé stessa. Con la stessa
attrice che interpreta Chloe, possiamo supporre che sia la
reincarnazione della madre, che aiuta Ae-Sun in un modo tutto
suo.
Cosa Significa il Finale della
Serie?
Il finale è una lettera di
ringraziamento di una figlia alla madre. Tangerini possono essere
aspri, ma con essi si possono comunque preparare dolci deliziosi.
La serie è quasi un invito a vivere, qualunque cosa la vita ci
riservi. È un filo invisibile che lega le donne di questa famiglia,
per sempre.
The
Flash, (qui
la recensione) è film stand-alone del Velocista Scarlatto
uscito in sala nel giugno 2023, dopo aver affrontato ritardi e
problemi con il suo protagonista, Ezra Miller. Diretto da Andy Muschietti, il
film funge da ponte fra il vecchio DCEU e il nuovo DCU, e fornisce finalmente una spiegazione
chiara e funzionale del multiverso. Il film traccia infatti la
storia di Barry Allen, il quale nel tentativo di aggiustare il
passato e impedire l’uccisione della madre, altera la linea
temporale, provocando dei danni. Con questo pretesto, The
Flash regala anche al suo pubblico numerosi easter
eggs e riferimenti a personaggi di altri franchise della
DC ma anche alla Warner Bros. stessa, alcuni molto sorprendenti
e altri invece attesi. Di seguito, tutte le reference e i camei
presenti nel film!
Fra i più grandi camei regalati da
The Flash vi è quello della Wonder Woman di
Gal Gadot, contenuto nel primo atto. Diana Prince arriva in
soccorso di Batman nella scena
action iniziale del film, mentre questi è appeso ad un ponte e sta
cercando di reggere un criminale da poco inseguito. Questi ha fra
le mani una sostanza chimica pericolosissima che, qualora cadesse
in acqua, distruggerebbe la città. Batman sta quasi per
cedere, quando all’improvviso il Lazo della Verità lo avvolge e lo
trascina al sicuro. Dopo un breve – e simpatico – siparietto con
Wayne e Barry, che arriva poco dopo, Wonder Woman vola via, pronta ad affrontare una
nuova avventura.
Il riferimento alla sequenza di
Barry e Iris della Snyder’s Cut
Siamo ancora nel primo atto, quando
Barry Allen incontra Iris West. Il primo incontro che il pubblico
vede fra i due viene mostrato in Justice League di Zack Snyder, quando Flash evita che la ragazza
venga investita e muoia. In The Flash, al momento
del loro incontro, è poi la stessa Iris a fare riferimento alla
scena dell’incidente d’auto del film di Snyder, ricordando a Barry
che i due si sono già incontrati brevemente. Tra l’altro questa è
l’unica scena nel
DCEU della Iris di Kiersey Clemons, prima di rivederla nel film
stand-alone.
Iron Heights, il carcere della DC
in cui si trova Henry Allen
Per chi conosce a fondo i fumetti e
la storia di Flash, saprà l’importanza di Iron Heights. In Justice League, alcune immagini avevano mostrato Barry
parlare proprio con il padre in carcere, poiché – come si sa –
accusato della morte della madre. In The Flash,
abbiamo una sequenza nella quale i due dialogano, prima che al
padre venga staccato il collegamento con il figlio. La prigione è,
per l’appunto, Iron Heights Penitentiary, la più famosa dei fumetti
DC. Iron Heights è il carcere in cui, sia nei fumetti che nella
serie tv della CW, Flash rinchiude tutti i malviventi dopo averli
fatti arrestare.
Per conoscere la storia di Barry
basta guardare nella Speed Force
La prima volta in cui Barry finisce
nella Speed Force è quando pensa a sua madre. È lì che The
Flash mostra i più grandi camei ed easter egges, ed è
sempre lì che si può approfondire meglio la sua storia. La Speed
Force si genera quando Barry corre molto velocemente e, attraverso
di essa il supereore può vedere scorci del suo passato, grazie ai
quali si può sapere meglio quale sia il suo trascorso nel
DCEU. Quando Flash entra in questa sorta di regno temporale,
vengono mostrati tutti i momenti del velocista nella
Justice League, e tutti i suoi periodi precedenti prima di
diventare, appunto, l’eroe scarlatto.
All’inizio di The Flash appare il
Superman di Henry Cavill
Sempre nella Speed Force compare
anche il Superman
interpretato da
Henry Cavill e, fra le immagini più memorabili apparse, c’è
quella della battaglia del supereore insieme a tutta la Justice League. Henry Cavill ha oramai
svestito i panni di Kal-El/Clark Kent, eppure in The
Flash appare ugualmente, seppur in un flashback. C’è anche
un’altra scena in cui vediamo Superman, e non appartiene alla Speed
Force. Ad un certo punto, infatti, si vede il kryptoniano salvare
alcune persone da un vulcano attivo, il che suggerisce che quella
potrebbe essere la sua ultima apparizione come Uomo d’acciaio.
Il negozio Grayson
In The Flash
capiamo anche bene dove vive Barry Allen, grazie ad una sequenza in
cui quest’ultimo parla per l’ultima volta con il Bruce Wayne di
Ben Affleck, prima di tornare nel passato. La sua palazzina ha
di fronte un negozio che si chiama “Grayson’s” e che è palesemente
un altro riferimento alla DC
Universe. Infatti, questa è una reference all’omonima famiglia
DC da cui proviene Dick Grayson, un eroe associato
a Batman come primo Robin e poi Nightwing.
La stanza alternativa di Barry
Allen è uno scrigno di easter eggs
Quando Barry Allen viaggia nel tempo
dopo aver cambiato il passato e fatto rivivere la madre, si trova
faccia a faccia con una sua versione alternativa diciottenne. Una
volta andato a casa dell’altro Barry, nella sua camera da letto si
possono vedere appesi alle pareti diversi poster, tutti easter eggs
appartenenti alla storia della Warner Bros. Troviamo infatti
locandine di film come Io sono leggenda, Inception e Pacific Rim, ognuno di questi distribuito proprio
dalla Warner Bros. Pictures.
La reference sul passaggio di James
Gunn alla DC
In The Flash ci
sono palesi riferimenti a James Gunn e, nello specifico, al suo essere a
capo dei
DC Studios con Peter Safran. Sempre nella stanza del Barry
alternativo troviamo infatti il poster del film Scooby-Doo del 2002, uno dei primi film scritti
proprio da
James Gunn e che lo hanno iniziato alla carriera ad Hollywood.
C’è poi anche un flashback in cui il giovane Barry indossa una
maglia che fa riferimento alla Mystery Machine del franchise di
Scooby-Doo, un altro sottile collegamento a
James Gunn.
Il cameo di Temuera Morrison come
Tom Curry
Fra i tanti camei inseriti in
The Flash, uno molto divertente è quello che ha
come protagonista Temuera Morrison, alias Tom
Curry, padre di
Aquaman. Quando Barry torna nel passato, bloccandosi quindi in
una dimensione alternativa, tenta di rintracciare tutti i suoi
compagni della Justice League. Ogni telefonata risulta vana, fino a
quando non prova con Arthur Curry, chiamando così il padre. In
quella versione, però, il padre dell’atlantideo non ha mai
conosciuto Atlanna, è “felicemente” sposato con una semplice umana
e Arthur non è altro che… il suo cane.
In L’uomo d’acciaio Barry Allen è a
Metropolis
Un inserto interessante che
compare in The Flash riguarda l’attacco di Zod a
Metropolis. La scena che viene introdotta all’interno del film non
è rivisitata, come magari si pensava, bensì proviene proprio da
L’uomo d’acciaio e dalla linea temporale del
DCEU. Queste mostrano proprio Barry Allen nella città poco dopo
aver ricevuto i suoi poteri, che si reca a Metropolis per poter
aiutare a sconfiggere Zod. Rendendosi poi conto che la situazione è
troppo complessa da gestire per lui, passando la palla a Superman.
Alcuni classici degli anni ’80
hanno versioni alternative
The Flash gioca
molto con il concetto di multiverso e con le sue linee temporali
alternative. Fra i tanti momenti divertenti, c’è anche quello in
cui Barry Allen scopre che nel mondo del Barry alternativo, alcuni
film cult hanno interpreti diversi rispetto a quelli che lui stesso
e il pubblico tutto conosce. Uno degli esempi è Ritorno al futuro, in cui Marty McFlay non è
interpretato da
Michael J. Fox ma da Eric Stoltz, mentre il primo diventa
protagonista di Footloose.
Kevin Bacon, invece, interpreta Maverick in Top Gun al posto di
Tom Cruise, e tutte queste notizie fanno rendere conto a Barry
di aver danneggiato l’intero universo, cambiando completamente le
cose.
Nel film è presente la colonna
sonora di Batman del 1989
Il ritorno di Michael Keaton nei panni dell’eroe pipistrello
è stato un epico momento in The Flash, tra l’altro
molto atteso da tutti i fan dei film su Batman di Tim Burton. Con
Keaton non è però soltanto tornato il personaggio amato, ma anche
la colonna sonora della pellicola dell’ ’89 di
Danny Elfman che con Tim Burton ha lavorato parecchie volte. La
musica si sente più volte all’interno del film, e abbraccia molte
scene particolarmente entusiasmanti, come quella in cui si vede la
Batcaverna o ancora la sequenza del combattimento di Batman, che
fanno sciogliere il cuore a tutti coloro che si sono appassionati
al
Bruce Wayne di Keaton.
La risata del Jocker: altra
reference da Batman del 1989
I riferimenti a Batman
di Tim Burton dell’89 non finiscono qui. Infatti, ad un certo
punto, da un sacchetto si sente udire una risata riconoscibile fra
mille. Questa è infatti la risata del
Joker, quella che compare all’interno dello storico film. Nella
storia raccontata da Burton c’è un momento in cui Batman ferma Joker, il
quale fa risuonare la sua ultima risata da un sacchetto proveniente
dal suo taschino. Questo stesso sacchetto viene mostrato in
The Flash e a trovarlo è il Barry alternativo,
proprio nella Batcaverna di Keaton.
Il riferimento a Flashpoint
E’ da subito chiaro che la premessa
di The Flash si basi sul fumetto
Flashpoint. Il film, però, al suo interno, ha proprio una
scena specifica in cui è inserito un riferimento diretto a quello
che succede nella origin story. In The Flash, dopo
aver perso i suoi poteri nel tentativo di farli avere alla sua
versione alternativa, Barry decide di provare a riacquisirli con
l’aiuto di Bruce Wayne. Si lega perciò a una sedia, per lasciarsi
fulminare. Nel fumetto originale, Barry prova a fare esattamente la
stessa cosa, con la differenza che accanto a lui c’è la versione di
Thomas Wayne di Batman.
La reference all’Imperatore
Palpatine di Star Wars
Nel terzo atto, nel momento della
battaglia con Zod, in cui si unisce anche
Supergirl, l’altra versione di Barry ha imparato a usare e
gestire meglio i suoi poteri, fra questi accumulare l’energia e
incanalarla per sparare fulmini. C’è una sequenza in cui Barry dice
al suo io alternativo che i kryptoniani non possono essere uccisi
da loro, e così quest’ultimo domanda: “E se lo emettessi come
Imperatore?”, e subito ne lancia uno contro un soldato. La sua
frase è un evidente riferimento all’Imperatore Palpatine di
Star
Wars, che usa il fulmine della Forza come arma
principale.
La battaglia con Superman in
Justice League
Sempre l’altra versione di Barry ad
un certo punto, nella battaglia con Zod, dice che i kryptoniani
sono troppo veloci. Barry però gli conferma che loro due lo sono
molto di pù, riferendosi alla scena presente in Justice League quando Flash, mentre
cercano di combattere contro Superman, si dimostra essere
effettivamente più veloce di lui. Seppur di poco.
La citazione del multiverso sferico
della DC
Una delle scene più epiche
all’interno di The Flash riguarda la
rappresentazione dei vari universi della
DC nella Speed Force. Essi vengono mostrati come sfere
multicolori, e si riferiscono al modo in cui la DC rappresenta il
suo multiverso. Se si consulta la mappa del multiverso di
DC.com, si può notare come il film abbia rappresentato in
maniera minuziosa l’aspetto del multiverso, soprattutto nella scena
della collisione delle enormi sfere.
L’apparizione Christopher Reeve
come Superman
Nella sequenza in cui le sfere si
scontrano, The Flash mostra il più alto numero di
camei, con apparizioni decisamente toccanti per i fan più
incalliti. Sono personaggi che hanno fatto parte della
DC del passato e che in quel momento subiscono la conseguenza
dell’intromissione di Barry nella linea temporale. Fra questi
troviamo
Christopher Reeve, l’iconico Superman del 1978, ricostruito interamente in CGI, che
guarda alla distruzione del multiverso.
L’apparizione di Helen Slater come
Supergirl
Accanto al Superman di Christopher Reeve, il pubblico può incontrare
un altro volto storico e noto, ossia la Supergirl di Helen
Slater. L’attrice ha vestito i panni della kryptoniana per
la prima volta nell’omonimo film del 1984, spin-off del
Superman di Reeve. Anche lei – riprodotta in CGI – guarda gli
universi distruggersi, prima che Barry riesca a correggere gli
errori ripristinando il multiverso.
La colonna sonora di Superman del
1978
L’omaggio a Batman, con la colonna
sonora risuonante in alcune sequenze, non è l’unico. Infatti,
The Flash ne contiene anche un altro, questa volta
per celebrare il Superman del 1978. La colonna sonora
è quella di John Williams, e la sentiamo nel momento in cui
compaiono proprio il Superman e la Supergirl di
Christopher Reeve e Helen Slater.
L’apparizione di Nicolas Cage
Ancor prima che The
Flash uscisse nelle sale,
Andy Muschietti aveva fatto correre la voce del cameo di
Nicolas Cage nelle vesti di Superman. La storia dell’attore nei
panni del kryptoniano risale al film Superman Lives di Tim Burton, alla fine mai uscito.
Cage, infatti, era stato scelto per interpretare Clark Kent, ma
dopo una lunga pre-produzione, riscritture varie e disaccordi fra
lo studio e creativi, la pellicola fu cancellata. Nel film di
Muschietti, però, si può finalmente vedere l’attore nei panni del
suo Superman eliminato, il che rende le immagini ancora più
emozionanti e impattanti.
Il Batman di Adam West
Non finiscono i camei sugli Batman del passato e, in
The Flash, un’altra sorpresa che molti
apprezzeranno ha come protagonista Adam West nei
panni della serie televisiva e del film Batman del 1960.
Quest’ultimo lo si intravede per un lasso di tempo molto breve, ma
questo cameo è forse uno fra i più belli del film, perché rende
omaggio a uno degli attori originali del Cavaliere Oscuro.
Il cameo di George Reeves
Nella Speed Force c’è un ultimo
interessante cameo su Superman, ossia la versione di George
Reeves. Reeves è famoso principalmente per essere stato
uno dei primi attori della storia a interpretare Superman in
live-action, nella serie televisiva del 1950 Adventures of
Superman.
La versione di Flash di Teddy
Sears
Nella scena finale della Speed Force
in The Flash, l’ultimo cameo importante è
quello di Teddy Sears. L’attore ha interpretato Hunter Zoloman/Zoom
nella serie televisiva della CW. Seppur interpreti un villain – a
causa del quale muore la madre di Barry Allen – Zoloman ad un certo
punto diventa stufo dei suoi modi di fare, cambia nome in Jay
Garrick e diventa Flash nel suo universo, indossando il casco alato
dei fumetti.
Il cameo di Andy Muschietti
Alla fine del film, Barry ripristina
la linea temporale e aggiusta il passato, causando inevitabilmente
la morte della madre. Tornato nel presente – nel quale tutto sembra
essere di nuovo normale anche se così non è – Barry si deve
sbrigare per arrivare all’udienza del padre, il quale verrà poi
assolto. Mentre si veste e scappa, ruba un hot dog a un giornalista
fuori dal tribunale, che altri non è che
Andy Muschietti, regista del film. Questo è il
penultimo cameo di The Flash.
George Clooney come Batman?
L’ultimo, sorprendete, cameo di
The Flash risiede nella scena finale.
Uscito dal tribunale, Barry è convinto di essere tornato nella sua
linea temporale e che le cose siano andate tutte nel verso giusto.
A quel punto riceve una chiamata da Bruce Wayne che lo ha già
raggiunto con la sua auto. Ma quando quest’ultimo scende e gli si
avvicina, il pubblico non vede
Ben Affleck bensì…
George Clooney. L’attore riprende così il ruolo di
Batman tanto
criticato in Batman & Robin, lasciando tutti spiazzati e increduli.
Il film termina poco dopo l’apparizione di Clooney, e saluta lo
spettatore con una grossa e importante domanda: Clooney diventerà
il nuovo Batman del DCU? Lo rivedremo
ancora?
Torna Aquaman nella scena
post-credits
The Flash
contiene una scena post-credits, nella quale fa ritorno uno degli
eroi della Justice League, che fra l’altro ha un sequel in uscita
proprio a fine 2023:
Aquaman. L’apparizione di Jason Momoa nei panni dell’atlantideo è
l’unico cameo post-credits, in cui si vede Arthur – ubriaco –
uscire da un bar insieme a Barry. Essendo completamente stordito –
ad un certo punto cade addirittura in una pozzanghera – Aquaman non capisce la storia che Barry gli sta
raccontando, ma sicuramente con quest’ultima scena molte domande
lasciate in sospeso in The Flash avranno
risposta in Aquaman e il Regno
Perduto, in cui dovrebbe spiegarsi come quello che abbiamo
visto nel film – quindi camei, reference ed easter eggs – cambierà
il futuro della
DC.
“Manuale per
Signorine“ è una coinvolgente commedia romantica
spagnola in Top 10 su Netflix,
ambientata nella Madrid degli anni 1880, in cui una protagonista
audace – per la quale la quarta parete è più un suggerimento che un
limite – guida la narrazione. Elena Bianda è alla ricerca di un
nuovo impiego come dama di compagnia, una figura incaricata di
gestire la vita sociale della sua pupilla, compresi i suoi
pretendenti e le prospettive matrimoniali. Per questo motivo, la
famiglia di Don Pedro Mencia, con tre giovani figlie, rappresenta
un’opportunità lavorativa ideale. Tuttavia, solo dopo aver assunto
la responsabilità di sorvegliare Cristina, Sara e Carlota, Elena si
rende conto di quanto siano difficili da gestire le tre
ragazze.
A complicare ulteriormente le cose,
il figlioccio di Pedro, Santiago, un giovane affascinante, ha
sempre nutrito un interesse per la maggiore delle sorelle Mencia,
ma il suo sentimento viene messo alla prova dalla crescente
attrazione – forse reciproca – verso Elena. Così, invece di un
impiego tranquillo e a lungo termine, la dama di compagnia si
ritrova intrappolata in un triangolo amoroso e in una rete di bugie
che potrebbero distruggere il suo mondo – e il suo cuore – se
venissero alla luce.
Elena Bianda è eccellente nel suo
lavoro come dama di compagnia. Tuttavia, ogni volta che porta a
termine con successo un matrimonio, si ritrova a dover cercare un
nuovo impiego. Stavolta, decide di proporsi come chaperon nella
casa di Don Pedro Mencia. La famiglia ha recentemente subito la
tragica perdita della matriarca, lasciando le tre sorelle,
Cristina, Sara e Carlota, senza una madre. Per Elena, questa è
un’occasione d’oro nel suo mestiere. Determinata a ottenere il
posto, utilizza metodi discutibili, come tangenti e storie
strappalacrime sui suoi genitori defunti, per guadagnarsi la
fiducia di Pedro. Alla fine ottiene il lavoro, suscitando l’ira
della sua rivale Alicia, che giura di farla licenziare.
Nonostante ciò, Elena ha altre
priorità: conquistare la fiducia delle sorelle Mencia. Se con
Carlota, undicenne morbosamente curiosa e amante degli scherzi, il
compito è semplice, con Cristina e Sara la situazione è più
complicata. Elena riesce a convincere Cristina, ancora in lutto, a
uscire e partecipare a un ricevimento cittadino con il suo
possibile pretendente, Eduardo. Tuttavia, la giovane prende fin
troppo sul serio il consiglio e finisce per avere un incontro
intimo con Eduardo nella sua carrozza. Quando Elena scopre
l’accaduto, Eduardo promette di dimostrare il suo amore chiedendo
formalmente la mano di Cristina.
Un mese dopo, però, il giovane non
si presenta alla tenuta Mencia per la proposta di matrimonio.
Invece, manda una lettera in cui informa Cristina di aver cambiato
idea e di essere partito per Parigi. La notizia è devastante, non
solo per il suo cuore spezzato, ma anche perché Cristina è rimasta
incinta da quella sola notte trascorsa insieme. Elena si affretta a
trovare un nuovo pretendente per evitare che la ragazza finisca
emarginata come madre nubile. La soluzione arriva con Santiago, il
figlioccio di Pedro e amico stretto delle sorelle Mencia.
Santiago nutre da tempo un affetto
per Cristina, anche se non sembra essere ricambiato. Tuttavia,
quando la giovane inizia a notare i suoi piccoli gesti di affetto,
si rende conto di poter costruire un futuro con lui. Nel frattempo,
però, Santiago comincia a sviluppare sentimenti per Elena, attratto
dalla sua ironia e dal suo spirito anticonformista. Come se non
bastasse, la comparsa di un vecchio amore di Elena, Gabriel,
complica ulteriormente la situazione. Santiago si trova in
difficoltà quando Pedro viene a conoscenza della sua relazione con
Cristina ed è entusiasta di vederlo come futuro genero. Ma la
situazione si complica ulteriormente con il ritorno di Eduardo,
deciso a riconquistare Cristina.
Finale di Manuale per
Signorine
La storia d’amore tra Elena e
Santiago è tesa fin dall’inizio. La donna, con il suo sarcasmo e il
suo atteggiamento disincantato, ha un passato misterioso e
problematico. L’arrivo di Gabriel e la rivelazione che sia stata
lei a porre fine alla loro relazione aggiungono un ulteriore strato
di complessità. Per questo, Elena non si illude sulla possibilità
di un lieto fine con Santiago, che per giunta è il principale
pretendente di Cristina e la sua unica speranza di evitare lo
scandalo. D’altra parte, Santiago, idealista e sognatore, crede
ancora di poter avere un futuro con Elena.
Man mano che la storia si avvicina
alla conclusione, i ruoli tra i due si invertono. Santiago, tradito
dalla scoperta che Elena stava manipolando la situazione per
spingerlo a sposare Cristina, rinuncia definitivamente a lei. Nel
frattempo, Cristina, delusa dalle bugie di Elena, la licenzia.
Tuttavia, dopo aver letto l’operetta su cui Santiago stava
lavorando, Cristina capisce che i sentimenti del giovane per Elena
erano autentici e la incoraggia a inseguirlo se prova lo stesso per
lui.
Così, Elena si lancia in un
inseguimento disperato per fermare Santiago prima che parta per un
viaggio di lavoro a Lisbona. Nella sua testa, ha preparato il
discorso perfetto per dichiarargli il suo amore. Ma, nonostante il
suo desiderio di un lieto fine, la carrozza di Santiago non si
ferma, lasciandola indietro. Il loro amore, per ora, finisce in
modo amaro, anche se non è esclusa una seconda possibilità in
futuro.
Cristina si trova di fronte a una
difficile scelta sentimentale. Inizialmente innamorata di Eduardo,
il suo cuore si spezza quando lui la abbandona. Decide quindi di
cercare conforto in Santiago, che però non ha mai considerato un
vero pretendente. Col tempo, però, inizia a vedere in lui un futuro
solido e sicuro. Tuttavia, quando Eduardo torna deciso a
riconquistarla e disposto a rinunciare alla sua famiglia per lei,
Cristina comprende che il suo amore per lui non si è mai spento.
Alla fine, confessa tutto a Santiago e a suo padre, scegliendo di
sposare Eduardo.
Il futuro di Elena e della
famiglia Mencia
Dopo essere stata licenziata, Elena
si ritrova senza casa e senza lavoro. Al suo posto, la sua rivale
Alicia assume il ruolo di dama di compagnia delle sorelle Mencia.
Questo cambia drasticamente la dinamica della famiglia e lascia
molte incognite sul futuro delle giovani ragazze. Intanto, Elena
deve affrontare la realtà della sua situazione e trovare un nuovo
scopo nella sua vita. Riuscirà mai a riconquistare Santiago? La
risposta resta sospesa, lasciando spazio alla possibilità di un
secondo capitolo nella loro storia d’amore.
Il dramma
romantico di Netflix, La lista dei miei
desideri, lavora per un finale soddisfacente che risponde
alla domanda se Alex (Sofia
Carson) completerà la sua lista entro il nuovo anno.
Adattato dal libro di Lori Nelson Spielman, il
film segue una donna di nome Alex che accetta di esaudire l’ultimo
desiderio di sua madre: completare la “lista della vita” che aveva
fatto quando aveva 13 anni. Se riuscirà a completare tutti i dodici
punti della lista entro Capodanno, Alex otterrà la sua eredità.
Tuttavia, gli obiettivi non saranno
così facili come la ragazza si aspetta. Inizia a cercare di portare
a termine i suoi compiti, ma continua a incontrare ostacoli, come
la scoperta che sua madre ha avuto una relazione, che ha portato al
suo concepimento. Per fortuna, Brad
(KyleAllen), l’avvocato
incaricato di redigere il testamento di
Elizabeth (Connie Britton),
interviene per sostenerla durante il viaggio di un anno. Come in
tutte le migliori commedie romantiche, Alex e Brad si innamorano
quando meno se lo aspettano. Questo porta a un finale romantico che
mostra la crescita di Alex come persona e come partner
romantico.
Sebbene il film includa una
sottotrama romantica, la trama principale di La lista dei
miei desideri è il viaggio di Alex per
completare la sua lista di vita da quando aveva 13 anni – l’ultimo
desiderio di sua madre. Alcuni obiettivi, come fare la stand-up
comedy e farsi un tatuaggio, si rivelano più semplici di altri.
Molti dei punti della sua lista, come riconciliarsi con il padre e
diventare una brava insegnante, si rivelano invece quasi
impossibili. Dopo un anno, grazie all’aiuto di
Brad e dei suoi fratelli, riesce a raggiungere
tutti gli obiettivi, tranne quello di trovare il vero amore.
Brad interviene per sostenerla
durante tutto il percorso, presentandosi al comedy club, offrendole
un lavoro di insegnante presso il centro di accoglienza per donne e
portandola a conoscere il suo padre biologico. Nel frattempo, i
suoi fratelli la sorprendono con un campeggio nel cortile della
casa della madre sotto la luna piena. Durante questo pigiama party,
Julian le fornisce una visione che le permette di
riconciliarsi con il padre. Fortunatamente, la madre pensa che
innamorarsi in un anno non sia giusto, e quindi ha pianificato che
Alex riceva la sua eredità se fa tutto tranne quell’unico punto
della lista.
La spiegazione dell’eredità che
Alex riceve
Poiché Alex ha completato tutte le
voci della sua lista di vita, tranne quella di trovare il vero
amore, le viene consegnata una busta con all’interno la sua
eredità, che è rimasta un mistero. Si scopre così che Alex ha
ottenuto esattamente ciò che voleva fin dall’inizio: la casa di sua
madre e tutto ciò che contiene. La madre ha persino preso
l’iniziativa di creare un fondo fiduciario per coprire le spese e
le riparazioni, riconoscendo che un lavoro da insegnante non
avrebbe necessariamente dato ad Alex il reddito necessario per
coprire i costi di una casa.
Questa scelta di eredità dimostra
che Elizabeth conosceva e capiva Alex. Aveva capito che lei era la
più sentimentale dei suoi figli e che avrebbe apprezzato la casa
più di chiunque altro. Tuttavia, imponendole di terminare la lista
prima di ricevere la casa, Elizabeth ha impedito alla figlia di
chiudersi in se stessa e di seppellirsi nel dolore. La decisione di
tenere segrete le specifiche dell’eredità fino alla fine permette
inoltre ad Alex di fare dei passi per finire la lista per onorare
l’ultimo desiderio della madre, invece di completarla per ottenere
la casa. L’intuizione di ciò che Alex vuole e di cui ha bisogno
potrebbe derivare dal fatto che Elizabeth e Alex sono sempre stati
i membri più vicini della famiglia.
Alex e Brad si mettono insieme alla
fine di La lista dei miei desideri
L’unico obiettivo che Alex pensa di
non aver raggiunto alla fine dell’anno è “trovare il vero amore”.
Rompe quindi con il suo fidanzato, Finn. Anche se
all’inizio sembra affascinante e gentile, neanche
Garrett apprezza mai veramente Alex, vedendola per
come si inserisce nella sua vita. Poiché questi sono gli unici due
uomini con cui è stata coinvolta sentimentalmente durante l’anno,
la convinzione che non si sia innamorata del vero amore ha senso.
In realtà, però, durante l’anno si innamora anche di
Brad, perché lui le offre tutto ciò che manca agli
altri due uomini e soddisfa tutti e quattro i criteri delle domande
di sua madre.
È gentile?
Puoi dirgli tutto quello che hai nel cuore?
Ti aiuta a diventare la versione migliore di te stessa?
Riesci a immaginarlo come padre dei tuoi figli?
A differenza di Finn, Brad non si
aspetta che lei sostenga i suoi sogni a scapito dei propri,
incoraggiandola a seguire la sua passione per l’insegnamento.
Inoltre, si impegna con lei a un livello intellettuale che Finn non
raggiunge mai. Inoltre, Brad non rispecchia l’atteggiamento di
Garrett. Si preoccupa della sua vita e della sua famiglia per tutta
la durata del film, aiutando persino a rintracciare il padre
biologico usando il suo stesso denaro quando lei non può
permetterselo. Brad non sembra preoccuparsi di come lei si
inserisca nella sua vita.
Il perché del rapporto difficile di
Alex con suo padre
Fin dall’inizio di La lista
dei miei desideri, Alex stabilisce che ha avuto un
rapporto teso con suo padre da quando aveva almeno 13 anni.
All’inizio del film, sembra che incolpi il genitore per il divorzio
dalla madre, dicendo che “l’ha lasciata” invece di essere
reciproco. Ciò potrebbe indubbiamente causare tensioni tra un
genitore e un figlio. Questo probabilmente era amplificato dal
fatto che lei idolatrava sua madre e si sentiva protettiva nei suoi
confronti. Tuttavia, in base alla scena della cena, il problema è
molto più profondo.
Alex non si sente supportata
emotivamente da suo padre, e questo la fa sentire arrabbiata nei
suoi confronti. Dice di sentirsi come se lo stesse sempre
deludendo, ricordando la sua reazione quando ha lasciato
l’insegnamento. L’uomo si è rifiutato di confortare la figlia dopo
il suo licenziamento, affermando che era la madre a dover ricoprire
quel ruolo per lei. Tuttavia, la ragazza riesce a riconciliarsi con
lui dopo che il padre biologico e i suoi fratelli le offrono una
prospettiva diversa.
La vera ragione per cui il fratello
di Alex ce l’ha con lei
All’inizio di La lista dei
miei desideri, appare chiaro che il fratello di Alex,
Julian, ce l’ha con lei. È sintetico, sprezzante e
non sembra prenderla sul serio. L’esatta ragione di ciò non diventa
evidente fino a quando non si accampano nel cortile di casa sotto
la luna piena. Si scopre così che Julian era geloso di Alex. Dice
di aver sempre pensato a lei e alla loro mamma come a un club
super-segreto a cui nessun altro poteva aderire. Julian si sentiva
isolato dalla madre e triste per il trattamento preferenziale
riservato alla sorella. Anche se il suo comportamento nei confronti
di lei non è dei più gentili, questa spiegazione lo svela quale
persona fragile, umanizzandolo.
Il vero significato del finale di
La lista dei miei desideri
La lista dei miei
desideri di Netflix è dunque una lezione di crescita
personale, passione e amore. All’inizio del film, Alex sta
trascinando la vita, facendo ciò che è facile invece di ciò che è
appagante. Ha rinunciato ai suoi sogni perché la vita l’ha stancata
e presa a calci troppe volte. L’ultima richiesta di Elizabeth
costringe però Alex a riflettere sugli obiettivi che un tempo
sognava di raggiungere.
Alla fine del film, Alex impara
dunque a conoscere meglio chi è lei come persona, ricollegandosi
con quella che era prima che la vita la logorasse. Compie così un
viaggio di maturazione che la porta a raggiungere la felicità e il
vero amore. In La lista dei miei desideri Alex si
rende quindi finalmente conto che alcune delle cose migliori della
vita richiedono duro lavoro e resilienza, una lezione che tutti
abbiamo bisogno di ricordare di tanto in tanto.
Dal punto di vista professionale,
Bertrand Cantat ha segnatola scena musicale
francese e internazionale insieme al suo gruppo Noir Désir, di cui
era frontman. Il suo nome però è rimasto legato al feroce delitto
che ha commesso nel 2003. Il documentario di Netflix è
in questi giorni in Top 10 sulla piattaforma e racconta questa
storia tragica e scioccante. Ecco la storia vera dietro
Da rockstar ad assassino – Il caso Cantat.
Bertrand Cantat e Marie
Trintignant
L’evento che ha segnato per sempre
la vita di Bertrand Cantat (e non solo la sua) si
verificò nel luglio del 2003. Durante una notte a Vilnius, in
Lituania, la sua relazione con l’attrice Marie
Trintignant – figlia del celebre attore Jean-Louis
Trintignant – culminò in una tragedia irreparabile. Nel
corso di un violento litigio all’interno di una stanza d’albergo,
Cantat aggredì la donna con estrema brutalità, provocandole lesioni
gravi, tra cui una frattura del setto nasale, gravi danni interni e
un esteso edema cerebrale. Queste ferite la portarono rapidamente a
uno stato di coma. Nonostante la gravità delle sue condizioni, il
cantante non richiese immediatamente soccorso, lasciando
trascorrere del tempo prezioso senza intervenire.
Nel cuore della notte, Cantat
contattò Vincent Trintignant, fratello di Marie,
confessandogli di averla colpita. I racconti su quanto accaduto
successivamente divergono, ma è certo che Vincent, resosi conto
della gravità della situazione solo al mattino, chiamò i soccorsi e
la sorella fu trasferita d’urgenza all’ospedale universitario di
Vilnius. Nel disperato tentativo di sottrarsi alle conseguenze,
Cantat tentò di togliersi la vita ingerendo una combinazione di
farmaci sedativi e antidepressivi. Nonostante i tentativi dei
medici, Marie Trintignant fu trasportata in Francia, dove morì a
causa delle complicazioni legate alle ferite subite.
Le indagini, condotte con la
collaborazione delle autorità francesi e lituane, portarono alla
luce prove mediche che confermarono la compatibilità tra le
dichiarazioni di Cantat e le lesioni riscontrate nell’autopsia. I
referti medici evidenziarono chiaramente la violenza
dell’aggressione subita dalla donna. Il processo, celebrato a
Vilnius nel marzo del 2004, si concluse con la condanna di Cantat a
otto anni di reclusione per “omicidio commesso con intento
indiretto e indeterminato”, un capo d’imputazione che non
riconosceva l’intenzionalità diretta di uccidere, ma sanciva la
responsabilità per condotta violenta e negligente che aveva portato
alla morte della vittima.
L’opinione pubblica rimase
profondamente scossa dalla vicenda, e il caso generò accesi
dibattiti per anni. La pena, le successive misure di controllo e il
possibile reinserimento sociale e artistico di Cantat divisero la
popolazione. Nonostante la scarcerazione anticipata nel 2007 per
buona condotta, il peso della tragedia di Vilnius continuò a
incombere su ogni apparizione pubblica e sulla carriera del
cantante. Numerosi commentatori hanno sottolineato come questo
tragico episodio abbia rappresentato uno spartiacque nella vita di
Cantat, ma anche nel dibattito sulla violenza di genere e sui
diritti umani nel panorama culturale e mediatico europeo.
Bertrand Cantat e il suicidio della
moglie
Come se la sua esistenza non fosse
già segnata da tragedie, un altro drammatico evento sconvolse la
vita di Bertrand Cantat. L’artista conobbe Krisztina Rády al Sziget
Festival di Budapest nel 1993, e insieme ebbero due figli, Milo e
Alice. Nonostante la separazione avvenuta nel 2003, la donna rimase
al fianco di Cantat durante il processo per l’omicidio di Marie
Trintignant e, dopo il suo rilascio, i due tornarono a vivere
insieme. Tuttavia, il 10 gennaio 2010, Krisztina Rády si tolse la
vita impiccandosi nella loro abitazione a Bordeaux mentre Cantat
dormiva.
L’autopsia confermò il suicidio,
senza evidenziare segni di violenza fisica da parte del cantante.
Tuttavia, negli anni successivi, emersero accuse e controversie su
presunti comportamenti violenti da parte di Cantat nei confronti
della donna. Nonostante ciò, le indagini non trovarono prove che
collegassero direttamente le sue azioni al tragico gesto di
Krisztina Rády.
Il nuovo film di Netflix, La lista dei miei
desideri (il titolo originale è The Life
List), include alcune grandi star che guidano un cast di
incredibili attori emergenti, costruendo la famiglia e la comunità
che circonda l’Alex di Sofia Carson. Basato sull’omonimo
libro del 2013 di Lori Nelson Spielman, La
lista dei miei desideri racconta la storia di una giovane
di nome Alex che deve riesaminare il suo percorso di vita mentre
termina la “Life List” che ha creato quando aveva 13 anni
– un compito lasciatogli dalla madre defunta,
Elizabeth. Fortunatamente, può contare sull’aiuto
di Brad, l’esecutore testamentario della
madre.
Come si può intuire da questa breve
descrizione della trama, si tratta di un film particolarmente
emozionante. La storia combina elementi da grande commedia
romantica con il processo di crescita della protagonista,
includendo anche però un dramma familiare che si fa decisamente
sentire. Con Sofia Carson come protagonista, il
film è dunque destinato ad avere successo. Tuttavia, anche gli
altri protagonisti e i personaggi secondari offrono ottime
interpretazioni che migliorano la storia nel suo complesso.
Scopriamo in questo articolo chi sono e dove li abbiamo già
visti!
Il cast di attori protagonisti di La lista dei miei
desideri
Sofia Carson nel
ruolo di Alex
Sofia Carson è nata
a Fort Lauderdale, in Florida, e ha avuto la sua grande occasione
interpretando Evie, la figlia della Regina Cattiva, nei film
Descendants. Sebbene abbia iniziato come attrice di Disney
Channel, Carson è poi passata a film e programmi televisivi più
adulti, tra cui il film d’azione di successo di NetflixCarry-On. Ha poi recitato anche in Pretty
Little Liars: The Perfectionist nel ruolo Ava Jalali, nel
thriller del 2020 Songbird nel
ruolo di Sara e ha interpretato Cassie in Purple
Hearts.
In La lista dei miei
desideri, il suo ruolo è dunque quello di
Alex, una giovane donna che sembra aver smarrito
la bussola nella sua vita, lavorando per l’azienda di trucchi della
madre. La donna, dunque, la manda all’avventura per completare una
“Lista della vita”, che Alex aveva scritto quando aveva 13 anni ma
rimasta irrealizzata.
L’attore Kyle Allen
è nato a Livermore, in California, e si è fatto notare
interpretando Hawk Lane nella serie televisiva di Hulu The
Path. Da quando ha invece interpretato Skylar in The In
Between al fianco di Joey King, ha dimostrato
di essere in grado di interpretare un protagonista romantico, il
che si presta al suo ruolo in La lista dei miei
desideri. Tra gli altri suoi ruoli di spicco si annoverano
quello di Balkan nel film di
Steven SpielbergWest
Side Story, quello di Alex McAllister in Space
Oddity e quello di Maxime Gerard in Assassinio
a Venezia.
In La lista dei miei
desideri, Allen interpreta Brad, un
giovane avvocato incaricato di eseguire il testamento di Elizabeth
dopo la sua morte. Sebbene lui e Alex non partano con il piede
giusto, Brad la sosterrà durante l’esecuzione dei punti della sua
lista. Con il tempo, i due svilupperanno anche un certo legame.
Connie Britton nel
ruolo di Elizabeth
L’attrice più nota di La
lista dei miei desideri è senza dubbio Connie
Britton, nata a Boston, nel Massachusetts, che si è fatta
notare interpretando Tami Taylor nel dramma sportivo Friday
Nights Lights dal 2006 al 2011. Da allora, ha assunto molti
ruoli di rilievo in serie televisive drammatiche, come quello di
Vivien Harmon in American Horror Story e quello di
Rayne Jaymes in Nashville. Ha poi recitato anche in
Cercasi amore per la fine del mondo e This Is
Where I Leave You. Di recente ha interpretato Nicole
Mossbacher in The White
Lotus.
In La lista dei miei
desideri, Britton interpreta dunque
Elizabeth, la madre di Alex, Julian e Lucas.
Sebbene muoia all’inizio del film, continua a svolgere un ruolo
importante, apparendo attraverso i DVD che ha registrato prima di
morire, motivando la figlia ad andare avanti con il proprio
percorso e a ritrovare la gioia nella sua vita facendo quello che
fino ad oggi non ha avuto il coraggio di fare.
Il cast dei personaggi di supporto
di La lista dei miei desideri
Sebastian de Souza
nel ruolo di Garrett
In La lista dei miei
desideri, Sebastian de Souza interpreta
Garrett, lo psicologo di un rifugio per donne.
Souza ha ottenuto la sua grande occasione interpretando Matty Levan
dal 2011 al 2012 in Skins. L’attore si è fatto conoscere
soprattutto in opere d’epoca, tra cui I Borgia
(2012-2013), Ophelia (2018), Medici (2018-2019) e The
Great (2020).
José Zúñiga nel
ruolo di Samuel
Zúñiga interpreta
Samuel in La lista dei miei
desideri di Netflix. L’attore si è nel tempo costruito un
solido portfolio di ruoli minori e ricorrenti per tutti gli anni
’90 e 2000. Tra i suoi ruoli più noti figurano Fraga il meccanico
in Alive (1993), il signor Molina in Twilight (2008), Bull il capo delle operazioni di
Tycho in The Expanse (2020-2021) e il dottor Hotchkiss in
La
torre nera (2017).
Jordi Mollà nel
ruolo di Johnny
Nella seconda metà di La
lista dei miei desideri, Jordi Mollà interpreta
Johnny, il musicista di una band. Mollà è un nome
importante della TV e del cinema spagnolo dopo essersi formato
all’Istituto di Teatro di Barcellona e ha avuto la sua grande
occasione interpretando El Niñato in Prosciutto,
prosciutto al fianco di Penélope Cruz nel 1992. Tra i suoi film più
noti ricordiamo Criminal (2016), Bad Boys II (2003) e Riddick
(2013).
In La lista dei miei
desideri di Netflix, Dario Ladani Sanchez
interpreta Lucas, il fratello di Alex, un ruolo
minore ma di forte importanza per la protagonista. L’attore
emergente ha all’attivo solo otto progetti prima di questo film. I
suoi ruoli più importanti sono Sam in Dear Edward (2023) e
Nate Shepherd in Paper Trail (2014-2015).
Federico Rodriguez
nel ruolo di Julian
In La lista dei miei
desideri, Federico Rodriguez interpreta
Julian, l’altro fratello di Alex, che ha però con
lei un rapporto conflittuale. Oltre questo film, Rodriguez ha
all’attivo 21 ruoli da attore: la sua grande occasione è arrivata
nel 2021, quando ha interpretato Alejandro Ferreiras nel cast di
American Rust, ruolo che ha portato avanti fino al
2024. Altri suoi ruoli importanti sono Noah in Which Brings Me
to You (2023) e Robert in Past
Lives (2023), il celebre film candidato a due premi
Oscar.
Maria Jung nel
ruolo di Nina
Infine, c’è Maria
Jung, che in La lista dei miei desideri
interpreta Nina, la fidanzata di Brad. Ad oggi
Jung è poco più che un’attrice emergente, che potrebbe conoscere
maggiore popolarità proprio grazie a questo film. Prima di aver
recitato, qui, altri suoi ruoli di rilievo sono quelli in
Elsbeth (2024) e The Equalizer (2024).
Le recensioni di Mr. Morfina (qui la recensione), prodotto da
Paramount Pictures e arrivato in Italia il 27 marzo con Eagle
Pictures sono abbastanza d’accordo sul fatto che il film sia un
esperimento riuscito. Il duo di registi Dan Berk e
Robert Olsen lavora per la quinta volta insieme
dirigendo Jack Quaid nel ruolo di Nathan Caine, un
mite impiegato di una cooperativa di credito la cui disabilità
unica gli impedisce di provare dolore fisico.
Questo film vede la coppia lavorare
su una sceneggiatura di Lars Jacobson, anche se
hanno spiegato che Mr. Morfina ha subito alcuni
importanti cambiamenti dalla sua incarnazione originale sulla
pagina.
ScreenRant ha incontrato i
registi per discutere di come il progetto si è evoluto da allora e
di come la svolta da star di Jack Quaid abbia contribuito ad ammorbidire
l’oscurità del concept originale. La combinazione di sangue e
fascino carismatico rende Mr. Morfina uno dei film
più strani dell’anno, una commedia romantica virtuosa con al centro
una scena di tortura esilarante che sfida ogni descrizione.
L’inebriante miscela di violenza e
commedia di Mr. Morfina è stata la chiave del
pitch originale
“Il punto del gore non è quello di
scioccare e stupire”
Mr. Morfina è una specie di
commedia romantica?
Dan Berk:Sì,
certo, quelle cose si sono sicuramente incastrate in modo molto
naturale per noi. Sapevamo che, nel film, c’è un personaggio che
non può provare dolore, che sta entrando in un film d’azione in un
modo molto improbabile. Verrà preso a calci, ci sarà un sacco di
sangue. Sapevamo che sarebbe successo. Ma non abbiamo mai voluto
che fosse gratuito o sgradevole. Il punto del gore non è quello di
scioccare e stupire, è solo un prodotto della storia.
Ma la nostra speranza, quando lo
stavamo progettando, questo è ciò che stavamo cercando di ottenere,
è che tutto quell’umorismo e tutto quel cuore che sono così parte
integrante del tono, lo addolciscano e facciano sì che tu possa
ridere nonostante il sangue. Quindi, anche le persone che di solito
sono a disagio per il sangue, o per vedere un braccio spezzato a
metà, c’è [o] un momento divertente simultaneo a un battito di
orribile violenza o, un secondo dopo, l’elemento scherzoso, così
non sei [scoraggiato].
Robert Olsen:Quella miscela di toni è necessaria perché, se non ce l’avessi,
se questo film fosse stato mortalmente serio, e lui fosse stato
solo mutilato, qualcuno avrebbe detto, va bene, devo
andare.
Dan Berk:Sì,
si vira nel territorio del torture porn, che è l’opposto del tipo
di film che vogliamo fare. Abbiamo un approccio molto gioioso al
cinema. Vogliamo che i nostri film facciano sentire meglio le
persone riguardo all’umanità alla fine, quando escono dal cinema,
rispetto a quando sono entrate. E quindi, per noi era davvero
importante assicurarci che la violenza e il gore fossero
contestualizzati da tutto il cuore e l’umorismo in essi
contenuti.
Jack Quaid Mr. Morfina
La scena della tortura, che
è una specie di fulcro del film, rimanda al franchise di
Hostel.
Robert Olsen:Sì. E se Hostel fosse divertente?È un po’ verso la
seconda parte del film, ma penso che sia probabilmente la nostra
scena preferita. E penso che sia anche la scena che, quando abbiamo
letto la versione originale della sceneggiatura, era fantastica,
aveva questo concetto incredibile, ma non era così divertente. Era
un film d’azione un po’ più serio. E così, eravamo tipo… Ottimo
concept, ma dovevamo renderlo divertente. E questa è stata la prima
cosa a cui abbiamo pensato. Doveva esserci una scena in cui viene
torturato e finge di provare dolore. Quello è lo spazio
tonale.
E, onestamente, una parte
importante del nostro pitch come registi era quella scena. Dire
loro, immagina questa scena. E la proponi a una stanza di
produttori, e tutti si sbellicano dalle risate. In ogni fase del
processo, quella scena era divertente. Era divertente quando la
proponevamo. Quando la scrivevamo, ci sbellicavamo dalle risate.
Quando la provavamo, ci sbellicavamo dalle risate. E poi quando la
giravamo, facevamo saltare le riprese perché i membri della troupe
ridevano. Era così divertente.
Ricordo la prima volta che
abbiamo visto un pubblico di prova che guardava quella scena, e il
cinema era in fermento. E lo sapevamo e basta. Eravamo tipo, quella
scena è ciò che è il film. È un microcosmo del perché questo film
funziona. È cruento, ma stai ridendo. Stai rabbrividendo e lo stai
guardando attraverso le dita, ma ti stai divertendo mentre lo fai.
Ed è questa la salsa speciale di questo film.
Dan Berk:Si
appoggia anche perfettamente al tipo di umorismo di Jack [Quaid].
Quindi, siamo stati molto fortunati in questo senso perché, quando
abbiamo scritto quella scena, non avevamo ancora Jack nel film, ma
è capitato che fosse il suo target, il tipo di risate che ama
ottenere.
E quella scena, abbiamo dovuto
davvero uccidere i nostri beniamini con quella. Potrebbe essere una
scena di 20 minuti, c’era così tanto materiale incredibile. Perché,
dopo aver fatto la parte sceneggiata, Jack stava solo migliorando
tutte queste reazioni folli, e c’è così tanta roba buona tagliata
in montaggio.Ma sì, Jack è una componente fondamentale
del successo di quella scena.
Il film del 2008 Io vi
troverò(Taken) – diretto da
Pierre Morel – segue
Bryan Mills (Liam
Neeson), agente della CIA in pensione e padre
ferocemente protettivo della figlia diciassettenne
Kim. Quando la ragazza insiste per andare a Parigi
con la sua amica Amanda, Bryan esita, tormentato
dalle preoccupazioni per la sua sicurezza. Le sue peggiori paure si
avverano quando un gruppo di trafficanti di esseri umani albanesi
rapisce Kim. Armato delle sue particolari abilità, Bryan si imbarca
in una missione implacabile per rintracciarla, scoprendo
un’intricata rete di crimini e corruzione che coinvolge un
ufficiale dei servizi segreti francesi e lo spietato signore del
crimine Saint-Clair. Ma riuscirà a salvare Kim
entro 96 ore prima che scompaia per sempre?
Bryan Mills è un ex agente della CIA
che tiene molto a sua figlia Kim e desidera partecipare attivamente
alla sua vita. La sua capacità di farlo, però, è ostacolata dalla
rottura con Lenore e dal suo matrimonio con il benestante Stuart
St. John. Kim vive con la madre e il patrigno e Bryan si sente un
estraneo. Tuttavia, cerca di rimanere coinvolto e di aiutare Kim al
meglio delle sue possibilità. Bryan desidera compiacere Kim ed
esprimere il suo amore attraverso atti di cura. Come regalo di
compleanno, le compra un apparecchio per il karaoke, dimostrando di
conoscere la sua aspirazione a diventare una cantante. Ma Stuart le
ruba la scena regalandole un cavallo, e il regalo di Bryan appare
inutile al confronto.
Questa scena identifica il dilemma
di Bryan: non può eguagliare le risorse finanziarie di Stuart e i
suoi sforzi per impressionare Kim si rivelano infruttuosi.
Tuttavia, l’impegno definitivo di Bryan si trova nel suo
comportamento coraggioso e non attraverso regali tangibili. Come
consulente di sicurezza privata, salva la cantante pop Sheerah da
un’aggressione. Come ringraziamento, Sheerah promette di assistere
Kim assumendo una valutazione canora professionale e mettendola in
contatto con un agente. Bryan ne approfitta, dimostrando che non si
limita a favorire gli obiettivi di Kim con dei regali, ma le apre
vere e proprie porte professionali.
Perché Bryan è riluttante a
lasciare che Kim vada a Parigi?
Bryan Mills esita a lasciare che sua
figlia Kim si rechi a Parigi perché è molto preoccupato per la sua
sicurezza. Essendo un agente della CIA in pensione, conosce i
pericoli del mondo più di chiunque altro. L’idea che due ragazze di
17 anni viaggino da sole lo mette a disagio, perché sa che
potrebbero essere vulnerabili a minacce che non sono preparate a
gestire. Il suo scetticismo ha radici nell’esperienza piuttosto che
nella semplice iperprotettività. Quando Kim chiede il permesso,
Bryan inizialmente rifiuta, ritenendo che non sia sicuro. Tuttavia,
alla fine cede dopo aver visto quanto lei sia turbata. La sua
decisione non è dettata dalla fiducia, ma piuttosto dalla volontà
di evitare ulteriori conflitti e di mantenere il rapporto con
lei.
Nonostante la firma del modulo di
consenso, rimane cauto, cosa che si giustifica in seguito quando
scopre che Kim ha mentito sullo scopo del viaggio. All’aeroporto,
Bryan scopre che Kim e Amanda non stanno facendo un tour artistico,
ma intendono seguire gli U2 in Europa. Questo tradimento rafforza i
suoi timori. Si rende anche conto che Lenore era a conoscenza della
menzogna ma non è intervenuta. Lenore sostiene che Kim ha dovuto
ingannare Bryan a causa del suo carattere severo. Questa
rivelazione frustra Bryan, perché conferma la sua convinzione che
Kim sia ingenua sui pericoli del mondo e che l’indulgenza di Lenore
metta a rischio la figlia.
Cosa succede a Kim a Parigi?
L’entusiasmo di Kim per il viaggio
si trasforma in un incubo. All’aeroporto di Parigi, Kim e Amanda si
imbattono in Peter, un giovane di bell’aspetto che si offre di
dividere il taxi con loro, visto che i taxi a Parigi costano molto.
Kim esita ma accetta. Peter sembra amichevole e scatta persino una
foto alle ragazze usando il telefono di Kim. Tuttavia, le sue
intenzioni si rivelano diverse quando fa una telefonata,
annunciando la loro posizione ad alcuni gruppi non identificati.
Non appena raggiungono l’appartamento, Kim diventa apprensiva. Sa
che Amanda ha mentito sulla presenza dei cugini a Parigi e che
quindi sono completamente soli.
Questo non va giù a Kim, ma Amanda
non pensa che abbiano già mentito sul viaggio a Bryan. La
spensierata e spericolata Amanda è desiderosa di fare festa e di
vivere la vita, trascinando Kim con sé, completamente ignara del
pericolo in agguato. Mentre Kim parla al telefono con Bryan, dei
ladri si introducono nell’appartamento e rapiscono Amanda. Bryan,
prevedendo la minaccia, non reagisce nervosamente ma ordina a Kim
di nascondersi sotto il letto. Registra anche la loro
conversazione, consapevole che il tempo è fondamentale.
Pur tremando per la paura, Kim
obbedisce alle sue istruzioni e fornisce importanti informazioni
sui rapitori, tra cui un uomo barbuto, alto un metro e ottanta, con
un tatuaggio a forma di luna e stella sulla mano destra. Uno dei
rapitori afferra il telefono di Kim. Bryan, senza mezzi termini, lo
minaccia di lasciare andare Kim o di affrontare conseguenze
mortali. Il rapitore lo deride: “Buona fortuna”, non rendendosi
conto delle capacità e della determinazione di Bryan. Questo è
l’inizio della missione di Bryan, che ha una sola mente, per
salvare sua figlia.
Cosa scopre Bryan sul rapimento di
Kim?
Bryan scopre presto la macabra
realtà del rapimento di Kim. Con l’aiuto del suo amico della CIA
Sam, esamina la telefonata registrata durante il rapimento di Kim.
Riconosce i rapitori come una banda albanese guidata da Marko, che
gestisce un traffico di esseri umani. Sam avverte Bryan che, in
base ai casi precedenti, se Kim non verrà salvata entro 96 ore,
sarà perduta per sempre. Questo spinge Bryan a proseguire senza
sosta. Quando Bryan arriva a Parigi, rintraccia l’ultimo luogo
conosciuto di Kim. Guardando una foto sul suo telefono, vede il
riflesso di Peter. Seguendo Peter all’aeroporto, Bryan lo sorprende
mentre cerca di adescare un’altra vittima.
Cerca di ottenere informazioni con
la forza, ma viene interrotto e si scatena un inseguimento ad alta
velocità. Prima che Bryan riesca ad arrestarlo, Peter viene
investito da un camion e ucciso, interrompendo una pista
fondamentale. Bryan si rivolge al suo contatto, Jean-Claude, un ex
agente dei servizi segreti diventato ufficiale di polizia.
Jean-Claude lo avverte di non farsi coinvolgere, ma gli fornisce un
indirizzo collegato ai trafficanti albanesi. Fingendosi un cliente,
Bryan piazza un dispositivo di ascolto su un protettore, che lo
conduce a un bordello improvvisato in un cantiere. Lì trova una
ragazza drogata che indossa la giacca di jeans di Kim.
Dopo un violento scontro e un
inseguimento ad alta velocità, salva la ragazza e la aiuta a
riprendersi dalla droga. In seguito, la ragazza rivela il luogo in
cui Kim è stata tenuta prigioniera per l’ultima volta. Travestito
da Jean-Claude, Bryan si infiltra in un rifugio albanese con la
scusa di rinegoziare la tangente della polizia. Con l’inganno,
Marko si rivela facendogli ripetere le parole “buona fortuna”, una
frase che aveva sentito durante il rapimento di Kim. Ne segue una
lotta brutale che provoca la morte di diversi trafficanti.
Perquisendo la casa, Bryan scopre il
corpo senza vita di Amanda, morta per overdose, una tragica
conseguenza delle operazioni della banda. Deciso a ottenere
risposte, Bryan tortura Marko con l’elettricità. Marko confessa che
Kim, essendo vergine, è stata subito venduta al mercato nero.
Identifica l’acquirente come Patrice Saint-Clair, un potente leader
del crimine. Lasciando Marko a morire fulminato, Bryan ha ora il
suo prossimo obiettivo.
La spiegazione del finale di
Io vi troverò(Taken): Come è
coinvolto Jean-Claude nel racket?
Jean-Claude, un ex agente dei
servizi segreti francesi diventato ufficiale della polizia
nazionale, è segretamente coinvolto nel traffico di esseri umani.
Invece di fermare la banda di albanesi, fornisce loro protezione in
cambio di tangenti. La sua corruzione permette a criminali come
Marko e Saint-Clair di operare liberamente, rendendo Parigi un
centro di traffico. Dopo aver appreso del coinvolgimento di
Saint-Clair, Bryan si rende conto che Jean-Claude sa più di quanto
abbia ammesso. Bryan lo affronta nel suo appartamento, chiedendo
informazioni.
Quando Jean-Claude si rifiuta di
collaborare, Bryan adotta un’azione drastica, sparando a sua moglie
nel braccio. Questa mossa violenta ma calcolata costringe
Jean-Claude a rivelare la posizione di Saint-Clair. Una volta
ottenute le informazioni necessarie, Bryan fa perdere i sensi a
Jean-Claude, assicurandosi che non sia più una minaccia. Bryan si
infiltra poi in un’asta clandestina di traffico sessuale nella
villa di Saint-Clair, dove Kim è l’ultima ragazza in vendita.
Sapendo di dover agire in fretta, costringe un offerente, Ali, ad
acquistare Kim. Tuttavia, prima di poter fuggire con lei, Bryan
viene sopraffatto e catturato.
Saint-Clair, resosi conto
dell’identità di Bryan, ordina ai suoi uomini di giustiziarlo. Ma
Bryan, abile e implacabile, riesce a liberarsi, uccidendo tutti gli
scagnozzi che gli si parano davanti. Un Saint-Clair in fin di vita,
desideroso di salvarsi, rivela che Kim è stato portato su uno yacht
di proprietà dello sceicco Raman. Senza esitare, Bryan giustizia
Saint-Clair e punta allo yacht. Bryan rintraccia lo yacht e si
lancia in un assalto solitario, abbattendo sistematicamente tutte
le guardie del corpo di Raman, compreso Ali.
Alla fine raggiunge la cabina
principale, dove Raman tiene Kim sotto la minaccia di un coltello.
Lo sceicco cerca di contrattare per la sua vita, ma Bryan non
negozia. Uccide rapidamente Raman, garantendo la sicurezza di Kim.
Dopo aver salvato Kim, Bryan torna negli Stati Uniti e la sorprende
portandola a conoscere la pop star Sheerah, mantenendo la promessa
fatta in precedenza di sostenere i suoi sogni di cantante.
Nonostante il trauma, l’incessante ricerca di Bryan dimostra quindi
che farà di tutto per proteggere sua figlia.
In stile vecchia scuola come un film
d’azione può essere, Section 8 non punta in alto
con la complessità dei personaggi, ma fa quello che si propone di
fare e lo fa bene. Christian Sesma ha
dimostrato talento nel soddisfare gli appassionati di questo
genere. Con un budget e delle risorse limitate, Sesma gioca quindi
d’astuzia, non si prende troppi impegni e mantiene ciò che promette
con questo film incentrato sulla vendetta. Pur mantenendo tutto il
più semplice e lineare possibile, Section 8 è però
spesso una corsa sfrenata con un colpo di scena dopo l’altro. E
anche se i colpi di scena non sono particolarmente imprevedibili,
sembrano possedere una duplice qualità, poiché ogni colpo di scena
può portare in più direzioni.
La trama di Section
8
Cinque anni prima, a Mosul, in
Afghanistan, un gruppo di soldati cadde in un’imboscata mentre
cercava di eliminare una base talebana. Proprio mentre il
protagonista, il soldato delle forze speciali Jake
(Ryan Kwanten), sta per disinnescare una bomba,
viene attaccato dai terroristi con le armi spianate. Mentre la
maggior parte del gruppo perde la battaglia contro i nemici, la
vita di Jake viene salvata dal colonnello Tom
Mason (Dolph Lundgren). La storia torna
poi ai giorni nostri e si vede Jake vivere una vita tranquilla dopo
il suo congedo onorario dall’esercito. L’ex soldato ora lavora
nell’officina dello zio Earl (Mickey
Rourke) e guadagna a malapena.
Affogato nelle bollette e
preoccupato per la moglie e il figlio, Jake si reca al lavoro con
molti pensieri e si imbatte in un gruppo di teppisti e nel loro
capo, Fresh (Robert LaSardo), che
vuole soldi dallo zio. Jake si scontra con il gruppo e li picchia,
riuscendo a cavarsela senza nemmeno un graffio. Quello che sembrava
un incontro relativamente innocuo per un uomo abile nel
combattimento come Jake si è rivelato la cosa peggiore che gli sia
mai capitata. Jake torna a casa e trova moglie e figlio uccisi a
sangue freddo. È troppo pieno di rabbia per parlare con i detective
e abbandona la scena del crimine. Spara quindi a tutti i membri
della banda, compreso Fresh, e si vendica.
Mickey Rourke in Section 8
Mentre sconta l’ergastolo per gli
omicidi, la vita di Jake consiste ora in una dolorosa rievocazione
dei ricordi della sua famiglia e nel vivere i suoi giorni senza
speranza in prigione. Quando Mason va a trovarlo in prigione,
incontra solo l’ostilità di Jake in lutto e la sfacciata
dichiarazione della sua mancanza di rimpianti. Appena Mason se ne
va, Jake riceve un’altra visita, uno sconosciuto di nome
Ramsey (Dermot Mulroney), che gli
offre la libertà in cambio del servizio come soldato nel suo gruppo
di operazioni speciali segrete. Jake, tuttavia, rifiuta l’offerta
e, con suo grande shock, viene rapito dagli uomini di Ramsey.
Ramsey lo aggiorna sulla visione
della loro organizzazione. Jake è ora consapevole dell’esistenza di
un’organizzazione governativa segreta che si occupa delle minacce
al Paese con mezzi estremamente severi. Ramsey lo porta
nell’ufficio della Sezione 8, un gruppo composto da ex soldati
delle forze speciali. Jake viene fatto entrare nel gruppo e gli
viene assegnato una sorta di supervisore, Mueller
(Tracy Perez).
Jake, che già sospetta di Ramsey e
dell’intera Sezione 8, si trova di fronte a un dilemma morale
estremo quando gli viene chiesto di uccidere senza pensarci due
volte; dopo aver esitato a uccidere un senatore dello Stato, Jake
viene braccato dal gruppo e chiede aiuto a Mason. Ramsey mette
sulle tracce di Jake il suo spietato killer assicurativo
Locke (Scott Adkins). Durante il
suo nascondiglio, Jake scopre informazioni sulla morte della sua
famiglia. Essendo ora a conoscenza del possibile coinvolgimento
della Sezione 8 nei brutali omicidi di sua moglie e suo figlio, la
vendetta di Jake si scatena ancora una volta ed è ora in missione
per sconfiggere Ramsey.
Dolph Lundgren in Section 8
La spiegazione del finale di
Section8: chi c’è dietro
l’omicidio della famiglia di Jake?
La girandola di colpi di scena
inizia quando gli uomini di Ramsey trovano Jake. Con grande
sorpresa, Mueller tradisce Ramsey e salva la vita di Jake.
Tuttavia, nulla è come sembra nella folle corsa di Jake verso la
vendetta. Proprio quando inizia a fidarsi di Mueller, lei lo
consegna a Ramsey. Rinchiuso e sorvegliato a casa di Ramsey, Jake
desidera che la sua vita finisca. La scena successiva rivela poi
che il colonnello Mason ha collaborato con Ramsey per sconvolgere
la vita di Jake. Apprendere che la persona di cui si fidava e che
rispettava di più è coinvolta nell’omicidio della sua famiglia
colpisce Jake come un treno.
I colpi di scena non però sono
ancora finiti, perché si scopre che Mason sta facendo il suo stesso
gioco, cercando di far fuori Ramsey. In un’accesa lotta con
quest’ultimo, Mason finisce però per perdere la vita. Jake è ormai
sicuro che Ramsey lo abbia preso in giro per molto tempo. È stato
lui a pagare Fresh per uccidere la sua famiglia. Ha distrutto la
vita di Jake per manipolarlo affinché si unisse alla Sezione 8 e
diventasse la sua pedina.
Qual è la verità dietro la Sezione
8?
Dopo aver ucciso Ramsey e aver
compiuto la sua vendetta finale, a Jake rimane solo la sua vita,
che viene nuovamente minacciata quando Locke lo raggiunge. Jake lo
elimina ma, proprio mentre sta per andare avanti con la sua vita,
incontra il Procuratore Generale degli Stati Uniti, che gli rivela
la realtà della Sezione 8. Si scopre che la salvezza del Paese è
solo una copertura utilizzata per attirare Jake quando hanno
venduto informazioni riservate ai nemici del Paese. A Jake viene
nuovamente chiesto di unirsi alla loro operazione, ma non ha più
alcuna motivazione per combattere.
Tuttavia, cambia idea quando vede
una madre con il suo bambino sull’autobus. Probabilmente gli viene
in mente la sua famiglia e ritrova la sua grinta. Allo stesso
tempo, è anche possibile che la vista di madre e figlio gli abbia
fatto capire che proteggere gli innocenti del suo Paese è qualcosa
che la sua famiglia avrebbe voluto che facesse. Durante l’ultima
scena, sentiamo una conversazione tra il Procuratore Generale e
Jake, che lascia intendere la possibilità di un sequel con Jake che
viene accolto nella Sezione 9.
Secondo quanto riferito, il costo
totale di Citadel
per Amazon, compresi gli spin-off, è stato rivelato in un nuovo
rapporto. Creata da Josh Appelbaum, Bryan Oh e David Weil, con Joe
e Anthony Russo come produttori esecutivi, la serie di spionaggio
Prime Video vede come protagonisti Richard Madden
e Priyanka Chopra Jonas nei panni rispettivamente di Mason Kane e
Nadia Sinh, due spie dell’agenzia Citadel che cercano di recuperare
la memoria mentre combattono contro il malvagio sindacato
Manticore. La serie ha avuto una strada notoriamente accidentata
fino al completamento e ha sofferto di un budget gonfiato e di
recensioni poco brillanti, ma alla Citadel – stagione 2 è stato comunque dato il via
libera, oltre agli spin-off.
Matthew Belloni ora condivide un
nuovo aggiornamento su Citadel nella sua newsletter Puck mentre la direttrice degli Amazon MGM Studios
Jennifer Salke, che ha dato il via libera alla serie e l’ha
rinnovata per la stagione 2, lascia l’azienda. Belloni riferisce
che Salke ha speso 250 milioni di dollari per realizzare lo show di
punta, che alla fine ha risentito di due tagli concorrenti e
disaccordi tra i fratelli Russo e Appelbaum e Oh. Tenendo conto del
dramma dietro le quinte, del rinnovo di Salke di Citadel per
la seconda stagione e degli spin-off internazionali, Belloni
riferisce che lo show è costato ad Amazon ben 500 milioni di
dollari, secondo una fonte interna all’azienda.
La seconda stagione di
Citadel non ha ancora una data di uscita.
Cosa significa per
Citadel
Le recensioni della prima stagione
di Citadel sono state decisamente
contrastanti, con i critici apparentemente d’accordo sul fatto che
il budget gigantesco dello show non potesse compensare la sua trama
familiare e i personaggi stereotipati. Su Rotten Tomatoes, la
prima stagione ha ottenuto solo il 51% dei voti dei critici,
mentre il punteggio del Popcornmeter, basato sul pubblico, è solo
leggermente migliore, al 62%, senza che nessuno dei due sia un
risultato ottimale, dato il prezzo dello show. In termini di
audience, il quadro è meno chiaro. Lo show non ha avuto un grande
successo nelle classifiche di ascolto Nielsen, ma Salke ha affermato
che ha debuttato al primo posto su Prime Video come parte di un
post celebrativo su Instagram:
Citadel, il titolo numero 1 su
Prime! Al suo debutto nella serie, questo show ha attirato uno dei
più grandi pubblici globali nella storia di Prime Video: una
performance incredibile per un IP nuovo e originale!
Oltre al rinnovo della seconda
stagione, è stato dato il via libera anche a due spin-off di
Citadel. Citadel: Diana, uno spin-off italiano, è
uscito nell’ottobre 2024, mentre Citadel: Honey Bunny, uno
spin-off indiano, è uscito nel novembre 2024. Entrambi hanno
ottenuto recensioni più positive rispetto allo show di punta e
hanno avuto un buon successo a livello internazionale, anche se in
Nord America sembra essere stato limitato. Dato che il franchise è
costato ad Amazon una somma enorme e ora che Salke se n’è andato,
è possibile che la seconda stagione diCitadel segnerà la fine del franchise.
Le riprese della seconda stagione
di Paradise sono
iniziate con un’immagine del dietro le quinte condivisa dal
creatore dello show. Riunendo il creatore di This Is Us Dan
Fogelman e la star Sterling K. Brown, il thriller politico di Hulu
segue l’agente dei servizi segreti Xavier Collins mentre svela il
mistero dietro l’assassinio del Presidente, che si svolge in un
vasto bunker sotterraneo in Colorado tre anni dopo un evento
catastrofico. Oltre a Brown nel ruolo principale, il cast di
Paradise
include anche James Marsden nel ruolo del Presidente, insieme a
Julianne Nicholson, Sarah Shahi, Nicole Brydon Bloom e altri.
Ora, come annunciato da un’immagine
del dietro le quinte condivisa dal creatore dello show Dan
Fogelman su X, ex Twitter, la seconda stagione di
Paradise è ufficialmente iniziata.
L’immagine è quella del ciak dello show, che riporta Glenn Ficarra
e John Requa come registi, che hanno diretto quattro episodi della
prima stagione, e Yasu Tanida come direttore della fotografia, che
è stato il direttore della fotografia per tutti gli otto episodi
della prima stagione. Fogelman ha scritto nella didascalia della
foto: “Siamo tornati”. Guarda il suo post completo qui
sotto:
Cosa significa l’inizio delle
riprese della seconda stagione di Paradise per la serie
Paradise è andata in onda
per la prima volta all’inizio di quest’anno, il 26 gennaio, e ha
rilasciato episodi settimanalmente su Hulu fino al finale della
prima stagione, andato in onda il 4 marzo. Ora, le riprese della
seconda stagione di Paradise sono ufficialmente iniziate più
tardi nello stesso mese, il che rappresenta un’incredibile
rapidità per la serie, soprattutto in un’epoca in cui molti
programmi, come Stranger Things, Euphoria, Rings of Power, House of the Dragon e The Last of Us, spesso impiegano anni tra
una stagione e l’altra. L’ultimo show di Dan Fogelman, This Is
Us della NBC, ha sempre avuto tempi di realizzazione rapidi,
rilasciando una stagione all’anno dal 2016 al 2022.
Anche se la data di uscita della
seconda stagione di Paradise non è ancora stata annunciata
ufficialmente, Fogelman ha precedentemente dichiarato che la
produzione dovrebbe iniziare nella primavera del 2025, con una
potenziale prima visione all’inizio del 2026.
Le riprese sono iniziate nei tempi
previsti, forse anche prima di quanto previsto da Fogelman, dato
che è ancora lo stesso mese in cui è andato in onda il finale della
prima stagione. A sua volta, la seconda stagione potrebbe essere
presentata in anteprima prima di quanto inizialmente previsto
da Fogelman, forse entro la fine dell’anno. Tuttavia, il creatore
ha sicuramente mantenuto la promessa di evitare lunghi ritardi tra
una stagione e l’altra.
Il finale della seconda stagione di
1923
avrà una durata enorme, rivela un nuovo report. La serie
Paramount+ di Taylor Sheridan, il secondo
grande spin-off di Yellowstone,
è stata trasmessa per la prima volta nel 2022, prima di tornare per
la sua seconda puntata a febbraio. A differenza della prima
stagione, che comprendeva 8 episodi, la stagione 2 del 1923 ne conterà solo 7, il che significa
che la storia di Jacob (Harrison Ford) e Cara Dutton (Helen Mirren)
e dei loro familiari terminerà (per ora) domenica 6 aprile.
TV Insider rivela ora nuovi dettagli sul finale della
seconda stagione del 1923, confermando che si intitolerà “A Dream and
a Memory” e che durerà quasi due ore. Il report include anche
una sinossi dell’episodio, che anticipa ciò che accadrà a Jacob e
ad altri personaggi chiave della famiglia Dutton e non solo:
“Jacob e la sua squadra attendono con impazienza il ritorno
di Spencer [Brandon Sklenar] alla stazione ferroviaria. Teonna
[Aminah Nieves] ha un fatidico incontro. Alexandra [Julia
Schlaepfer] sfida il freddo.”
Il reportage include anche alcune
informazioni sul prossimo episodio 6 della stagione 2 di
1923, che uscirà domenica 30 marzo, intitolato “I denti
di montagna dei mostri”. Il riassunto anticipa una storia
incentrata sui viaggi di Alexandra e Teonna:
“Alexandra ha un colpo di fortuna durante il suo viaggio;
Teonna si riunisce a un volto del suo passato.”
Cosa significa per il finale
della seconda stagione di 1923
Chi ha seguito l’universo più ampio
di Yellowstone saprà che la serie non è nuova a
finali molto lunghi. Il
finale della serie Yellowstone, ad esempio, ha concluso
la serie principale a dicembre ed è durato quasi due ore. Questo
potrebbe essere un segno che il finale della seconda stagione di
1923 è stato posizionato come la fine dello show, ma
potrebbe anche essere una compensazione per il numero ridotto di
episodi di questa stagione.
La stagione 3 di 1923 non è
ancora stata confermata, ma la stagione 2 ha ottenuto recensioni
entusiastiche da parte della critica, ottenendo un raro punteggio
del 100% su Rotten Tomatoes.
La stagione 2 ha avuto anche un grande successo in termini di
audience, con Paramount Global (tramite Deadline Hollywood) che ha rivelato all’inizio di questo
mese che l’audience della seconda stagione sta superando quella
della prima stagione di un enorme 56%. Quindi, solo dal punto
di vista dei numeri, sembra probabile che lo spin-off di
Yellowstone continui dopo il prolungato finale della seconda
stagione, almeno finché Ford, Mirren e altri membri chiave del cast
del 1923 vorranno tornare.
Innanzitutto, il rigido clima
invernale della seconda stagione ha creato una sorta di stallo tra
le parti in conflitto.
Sklenar aveva precedentemente
dichiarato a THR nel maggio 2023 che la seconda stagione di
1923 era la seconda metà di una storia in due parti. “La
vedo come un unico pezzo, c’è solo una divisione nel mezzo”, ha
detto alla pubblicazione. “Si concluderà”. La storia della
seconda stagione, tuttavia, mette in dubbio questa ipotesi. Per
prima cosa, il rigido clima invernale della seconda stagione ha
creato una sorta di stallo tra le parti in conflitto. Ciò significa
che personaggi come Donald Whitfield (Timothy Dalton) e Banner
Creighton (Jerome Flynn) non sono stati in grado di mobilitarsi
contro i Dutton, prolungando potenzialmente il conflitto in
un’altra stagione.
Pedro Pascal e Bella Ramsey discutono della dolorosa frattura
tra i loro personaggi nella seconda stagione di The Last
of Us. Adattato dal popolare videogioco omonimo, la
prima stagione ha esplorato la relazione tra Joel (Pascal) ed Ellie
(Ramsey) in un mondo post-apocalittico. Nonostante il forte legame
che si è sviluppato tra i due personaggi, la loro relazione cambia
per sempre dopo la
fine della prima stagione di The Last of Us, in cui
Joel uccide tutte le Lucciole per salvare Ellie, solo per
mentirle su ciò che è realmente accaduto.
Durante una conferenza stampa per
la seconda stagione di The Last of Us a cui ha partecipato
ScreenRant, Pascal e Ramsey spiegano perché si forma una
frattura tra Joel ed Ellie, oltre ad affrontare le sfide della
rappresentazione di questa nuova dinamica. Ramsey spiega che parte
della frattura è dovuta al fatto che Ellie ha cinque anni in più e
si trova in una fase diversa della sua vita, ma che ci sono anche
“ragioni più profonde per la loro piccola frattura”. Gli
attori discutono anche di come il fatto di essere felici di
riunirsi nella vita reale abbia reso più difficile rappresentare la
tensione tra Joel ed Ellie. Leggi i loro commenti qui sotto:
Bella Ramsey: Dovevamo semplicemente non
piacerci per un po’.
Pedro Pascal: Dovevi non piacerti di me, il che
è stato facile.
Ramsey:Così facile. Sì, ovviamente molto è
cambiato in questi cinque anni. Ellie aveva 14 anni e ora ne ha 19.
Penso che nella vita di ogni adolescente questi siano sempre gli
anni formativi, quindi questo ha sicuramente influito. Ma ci sono
ovviamente ragioni più profonde per la loro piccola rottura. Non mi
è piaciuto sentirmi estraniata da Pedro all’interno di una scena.
Non è stata una bella sensazione.
Pascal: Quando le telecamere stavano
girando.
Ramsey: Quando le telecamere stavano girando.
Nella vita reale, ci piacciamo ancora, più o meno. È stato
decisamente interessante.
Pascal: A livello pratico, il mio primo giorno
sul set, mi sembra che sia stato un bellissimo allestimento di
Craig e Neil che la prima cosa che ho dovuto girare comunque è
stata solo [Bella] e io e in un ambiente un po’ intimo.E
c’è una distanza incredibilmente dolorosa tra loro due nella
recitazione della scena, ma siamo comunque riusciti a stare sul set
e a scherzare, ridere e cose del genere, ed è stato incredibilmente
confortante. È stato come tornare a casa.
Ero grato di essere tornato. Eppure, allo stesso tempo, è
questa esperienza, più di ogni altra che ho avuto, che mi rende
difficile separare ciò che i personaggi stanno vivendo e come mi fa
sentire. In un modo che non è molto sano. E quindi, in un certo
senso sento il loro dolore e suppongo che avessi una mentalità
malsana.
Anche se la dinamica distante
tra Joel ed Ellie sembrerà nuova, i commenti di Pascal e Ramsey
evidenziano come la relazione dei loro personaggi sarà ancora al
centro della storia della seconda stagione di The Last
of Us. Non mancano le storie post-apocalittiche, ma è
lo sviluppo emotivo della relazione tra Joel ed Ellie che aiuta
The Last of Us a distinguersi dalle altre storie dello
stesso genere. La loro relazione sarà diversa nella seconda
stagione a causa del naturale passare del tempo e delle bugie che
Joel ha detto a Ellie.
Ellie inevitabilmente scoprirà
la verità a un certo punto della seconda stagione, causando un
confronto che metterà ulteriormente alla prova il suo rapporto con
Joel. Questo dramma caratteriale alimenterà una parte integrante
del conflitto della nuova stagione e si preannuncia ancora più
avvincente delle nuove varianti di infetti che verranno introdotte.
Anche l’introduzione del personaggio di Kaitlyn Dever, Abby, e
l’impatto che avrà su Joel ed Ellie complicheranno ulteriormente la
storia.
La terza stagione di Yellowjackets,
episodio 8, “A Normal, Boring Life” si conclude con Shauna (Melanie
Lynskey) che affronta il suo stalker in modo brutale. Nell’episodio
7 sembrava che lo stalker di Shauna fosse la figlia di Hannah
(Ashley Sutton), che minacciava le Yellowjackets per il ruolo che avevano avuto
nella morte della madre. Shauna si intrufola nella casa della
figlia di Hannah, ma scopre che non è lei, ma sua moglie, che
Shauna affronta.
La figlia di Hannah è sposata con
Melissa (Hilary Swank), che viene vista per la prima volta nella
linea temporale attuale di Yellowjackets.Melissa
spiega di aver inviato il nastro a Shauna dopo aver saputo
della morte di Natalie (Juliette Lewis) e Keyn (Alex Wyndham)
avvenuta durante il
finale della seconda stagione di Yellowjackets. Melissa
nega di aver lasciato il telefono in bagno, di aver tagliato i
freni, di averla intrappolata nel congelatore o di aver ucciso
Lottie (Simone Kessell). Shauna non è convinta e crede che Melissa
stia mentendo, il che la porta a intraprendere un’azione
drastica.
Perché Shauna costringe Melissa
a mangiare un pezzo del suo braccio
Shauna immobilizza Melissa sul
pavimento e le strappa un pezzo di pelle dal braccio. Poi le fa
penzolare la pelle sul viso e le dà un ultimatum: o la mangia o
Shauna dirà alla moglie e alla figlia di Melissa chi è veramente.
Shauna lo fa per sentirsi potente e per smettere di reprimere le
parti di sé che sono state forgiate nella natura selvaggia. Non le
piace sentirsi in svantaggio rispetto a Melissa, e la situazione è
peggiorata dai suoi commenti sul disordine che è la vita di
Shauna.
Cannibalizzare il braccio di
Melissa e poi ricattare Melissa per costringerla a
cannibalizzare se stessa cambia la dinamica di potere e dà a
Shauna il controllo che stava cercando. Cede ai suoi desideri
carnali e al suo io selvaggio che ha dovuto reprimere. Shauna può
anche risentirsi con Melissa per avere una famiglia che non conosce
il suo lato oscuro e che la ama senza scrupoli morali, un lusso che
Shauna non ha mai avuto e non avrà mai.
Perché Melissa ha finto la
propria morte?
Melissa ha finto la propria morte
lasciando un biglietto d’addio e, anche se non è stato ritrovato
alcun cadavere, il biglietto è stato sufficiente a convincere la
polizia della sua morte. C’è stato persino un funerale, a cui
Shauna ha detto di aver partecipato. Per quanto riguarda il motivo
per cui ha finto la propria morte, Melissa dice “Dopo il
nostro ritorno, non ero più una di voi” e che Shauna la
terrorizzava. Sentiva di non avere scelta e che fingere la sua
morte era l’unico modo per salvarsi da Shauna e dagli altri
sopravvissuti.
Il motivo per cui sentiva di non
appartenere più a quel gruppo non è ancora stato rivelato, anche se
nell’ottavo episodio ci sono già degli indizi. L’adulta Melissa
spiega che non è mai stata innamorata di Shauna e che il loro
rapporto è sempre stato basato sulla sopravvivenza e
l’autoconservazione. Nelle scene nella natura selvaggia,
l’adolescente Melissa (Jenna Burgess) è concentrata sul tornare a
casa e lasciarsi la natura selvaggia alle spalle, mentre
l’adolescente Shauna (Sophie Nélisse), Lottie (Courtney Eaton) e
l’“Altra” Taissa (Jasmin Savoy Brown) insistono per restare.
La morte finale di Hannah
farà sentire Melissa ancora più divisa dal resto del
gruppo.
Shauna, Lottie e Tai sono tre degli
altri personaggi che sopravviveranno, ma mentre loro si abituano
alla vita selvaggia, Melissa non ci riesce mai, e questo la rende
un’estranea. Il fatto che Tai (Tawny Cypress), ormai adulta, abbia
detto che Melissa si era avvicinata a Hannah è un altro motivo per
cui potrebbe sentirsi esclusa. Mentre Shauna e gli altri personaggi
vedono Hannah come una minaccia o semplicemente come un mezzo per
raggiungere un fine, sembra che Melissa si affezionerà sinceramente
a lei. La morte di Hannah farà sentire Melissa ancora più divisa
dal resto del gruppo.
Perché Lottie, Shauna e Tai
insistono per rimanere nella natura selvaggia
Anche se Hannah e Kodiak (Joel
McHale) offrono un mezzo di salvataggio, Lottie, Shauna e Tai
rifiutano questa opportunità e insistono che il gruppo debba
rimanere nella natura selvaggia. Ogni personaggio ha le proprie
ragioni per voler rimanere, ma insieme formano un fronte unito e la
loro influenza minaccia di sabotare la migliore possibilità di
salvataggio del gruppo. Lottie ha ucciso Edwin (Nelson Franklin)
perché non vuole tornare a casa, dove è sottoposta a terapia
elettroconvulsivante e le viene detto che è malata di mente.
Nella natura selvaggia, Lottie è
considerata saggia e potente e non è disposta a rinunciare a
questo. Shauna non vuole tornare a casa perché perderà il potere
che ha acquisito.
Prima dell’incidente aereo di
Yellowjackets, Shauna si sentiva impotente e viveva
all’ombra di Jackie (Ella Purnell). Non vuole più sentirsi così, né
vuole confrontarsi con il ruolo che ha avuto nella morte di Jackie.
Per quanto riguarda Tai, non è lei a scegliere di restare, ma il
suo “altro” sé che è legato alla natura selvaggia.
L’ultima visione di Jackie di
Shauna
L’ottavo episodio mostra la terza
visione di Jackie di Shauna in questa stagione. La prima è nella
terza stagione di Yellowjackets, nel finale dell’episodio 3,
dove l’adolescente Shauna vede Jackie come parte della visione che
ha mentre è nelle caverne. La seconda è nell’episodio 4, con
l’adulta Shauna che vede Jackie mentre è intrappolata nel
congelatore. Il terzo caso, che si svolge nell’episodio 8,
coinvolge la Shauna adulta che fa un sogno in cui lei adolescente e
Jackie interagiscono in un negozio di alimentari, dove uno sciame
di vespe giganti è intrappolato in una luce.
Le vespe simboleggiano Shauna
e le scelte autodistruttive che fa.
Jackie fa un commento su come le
vespe siano attratte dalla luce, anche se dovrebbero saperlo. Le
vespe simboleggiano Shauna e le scelte autodistruttive che fa da
adolescente e da adulta. Le vespe dovrebbero sapere che non è il
caso di volare verso la luce, ma lo fanno comunque. Allo stesso
modo, Shauna prende la pessima decisione di insistere a rimanere
nella natura selvaggia e ad attaccare Melissa anche se dovrebbe
saperlo.
Jeff pensa davvero che Shauna
sia “una fottuta pazza”?
Quando Jeff (Warren Kole) cerca di
convincere Joel (Jesse Moss) e Nathan (Jag Bal) a dargli un’altra
possibilità per una collaborazione nel settore dell’arredamento,
sottolinea che è stata sua moglie Shauna a rovinare la loro
precedente cena, e non lui. Jeff dice che Shauna non è stata
“clinicamente diagnosticata come una fottuta pazza”, ma
potrebbe anche esserlo. Continua a prendere in giro Joel e Nathan
dicendo che sono sempre stati con donne noiose.
Chiamare Shauna “fottutamente
pazza” è parte del disperato tentativo di Jeff di convincere
Joel e Nathan a cambiare idea e a collaborare con lui, ma una parte
di Jeff crede che Shauna sia disturbata.
Ha letto i suoi diari e
probabilmente sa più di chiunque altro cosa hanno fatto Shauna e
gli altri per sopravvivere nella natura selvaggia. Ama sinceramente
Shauna e ha fatto del suo meglio per sostenerla, soprattutto dopo
che lei ha scoperto che era lui il ricattatore nella prima
stagione. Tuttavia, nemmeno Jeff può più negare la realtà della
natura instabile e pericolosa di Shauna.
Perché Tai non riesce a entrare
nella stanza d’ospedale di Van
Quando Tai entra nella stanza
d’ospedale dove è ricoverata Van (Lauren Ambrose), un’altra
versione di lei è intrappolata dall’altra parte della porta e non
può entrare. Questo viene fatto per confermare che l’Altra Tai ha
il controllo e lo ha da un po’ di tempo. L’Altra Tai è convinta di
essere l’unica che può salvare Van ora e che solo lei è disposta a
fare i sacrifici necessari per la natura selvaggia.
Tai non è letteralmente su due lati
opposti della porta, ma è così che la sua mente la percepisce,
con l’Altra Tai che la riduce a poco più di una spettatrice
impotente mentre controlla il suo corpo e prende il controllo della
sua vita. Data la gravità delle condizioni di salute di Van, non è
chiaro per quanto tempo ancora sarà in grado di rimanere in vita.
Se Van dovesse morire prima della fine della terza stagione di
Yellowjackets, si spera che possa riunirsi con la
vera Tai un’ultima volta.
L’ultima versione della tecnologia
di generazione di immagini di OpenAI ha portato a
un’ondata di utenti che condividono immagini sui social media
trasformate nello stile di Studio Ghibli, il
leggendario studio di animazione giapponese.
Martedì, OpenAI ha lanciato quello
che ha definito il suo “generatore di immagini più avanzato
finora“, integrato in GPT-4o. Questo presenta un “modello
multimodale nativo in grado di produrre output precisi, accurati e
fotorealistici“. A quanto pare, il generatore di immagini è
anche molto bravo a replicare lo stile anime di Studio
Ghibli, la società dietro capolavori d’animazione come
“La città incantata“, “Il mio vicino
Totoro” e “Il ragazzo e l’airone“.
Sam Altman, CEO di
OpenAI, è intervenuto sulla trend virale in un post su X, indicando
che lui stesso è stato Studio Ghibli-ficato. Altman ha
scritto, “> sii me / > sgobba per un decennio cercando di
aiutare a creare una superintelligenza per curare il cancro o altro
/ > per lo più a nessuno importa per i primi 7 anni e mezzo, poi
per 2 anni e mezzo tutti ti odiano per tutto / > ti svegli un
giorno con centinaia di messaggi: “guarda, ti ho trasformato in un
twink in stile Ghibli haha”. Altman ha anche cambiato la sua immagine del profilo
su X con un’immagine in stile Ghibli.
I rappresentanti dello
Studio Ghibli in Nord America hanno rifiutato di
commentare. Tuttavia, Hayao Miyazaki, il
co-fondatore dello Studio Ghibli, aveva già
precedentemente espresso una forte disapprovazione per l’animazione
generata dall’intelligenza artificiale. In un incontro del 2016 in cui gli è stata
mostrata una demo di animazione AI, Miyazaki ha detto, “Sono
completamente disgustato. Se vuoi davvero fare cose inquietanti
puoi andare avanti e farle. Non vorrei mai incorporare questa
tecnologia nel mio lavoro”. Ha anche detto, “Sento
fortemente che questo è un insulto alla vita stessa”.
Più di recente, attori di Hollywood
e altri creativi hanno espresso preoccupazioni circa gli sforzi di
OpenAI e di altre aziende di intelligenza
artificiale per “indebolire o eliminare” le protezioni
sulle opere protette da copyright per l’addestramento di sistemi di
intelligenza artificiale. Nei commenti depositati presso l’Office
of Science and Technology Policy dell’amministrazione Trump
all’inizio di questo mese, oltre 400 registi, attori, musicisti e
altri hanno contestato quella che hanno definito una pressione
esercitata da OpenAI e Google “per
un’esenzione governativa speciale in modo che possano sfruttare
liberamente le industrie creative e della conoscenza
americane”.
Giovedì, un giudice federale ha
stabilito che il New York Times, insieme ad altri gruppi di
giornali, è autorizzato a procedere con una causa per violazione
del copyright contro OpenAI e Microsoft in cui
cercano di costringere le aziende di intelligenza artificiale a
smettere di utilizzare i loro contenuti per addestrare chatbot come
ChatGPT. In una dichiarazione,
OpenAI ha affermato di non vedere l’ora di
“chiarire che costruiamo i nostri modelli di intelligenza
artificiale utilizzando dati disponibili al pubblico, in un modo
basato sul fair use e a supporto dell’innovazione”.
Bloodshot
della Sony è l’adattamento dei fumetti Valiant
Comics con Vin Diesel nel ruolo di Ray
Garrison, un soldato americano che muore in un momento
imprecisato della sua carriera e viene poi resuscitato dalla
Rising Spirit Technologies. L’azienda biomedica è
specializzata nella guerra e produce super-soldati da mettere
letteralmente in vendita, con Ray che viene trasformato in un
killer quasi immortale grazie a un’esclusiva tecnologia di naniti.
Ray può dunque rigenerare parti del corpo, guarire istantaneamente
da ferite da arma da fuoco ed è dotato di forza, velocità e agilità
sovrumane, rendendolo in pratica un esercito di un solo uomo.
Tuttavia, nel finale Ray si rivolta contro i suoi responsabili di
Rising Spirit dopo aver capito che lo stavano armando per i motivi
sbagliati.
Ray ha ucciso le persone che pensava
avessero ucciso sua moglie, ma era tutta una simulazione gestita
dal boss di Rising Spirit, il dottor Emil Harting
(Guy
Pearce). Egli ha ingannato Ray per fargli assassinare
gli ex colleghi e ha incasinato la sua mente impiantandogli falsi
ricordi. Alla fine, il corpo di Ray viene temporaneamente liberato
grazie all’hacker Wilfred Wigans (Lamorne
Morris), durante un incarico mal riuscito, ma il veterano
di guerra viene catturato dai teppisti di Emil dopo una rissa in
strada. Viene quindi ibernato e destinato al disarmo, mentre la sua
“babysitter” KT (Eiza
González) dà la caccia a Wilfred, che potrebbe
rovinare i piani di Emil per la commercializzazione.
KT si dirige quindi in Inghilterra,
elimina gli scagnozzi di Wilfred e mette fuori combattimento
l’hacker, ma quando torna alla base ha ormai una coscienza e vuole
liberare Ray, dispiaciuta per le torture subite. KT, quindi, mente
e dice che Wilfred è riuscito a scappare, mentre in realtà si è
nascosto nel loro complesso europeo, lavorando al processo di
smantellamento. A quel punto libera Ray e, con l’aiuto di KT,
impedisce lo scrub mentale, permettendo a Ray di dare la caccia a
Emil. KT fa poi esplodere i server per bruciare tutti i dati,
mentre Wilfred si assicura che i naniti di Ray non siano stati
manomessi. Sfortunatamente, il processo ha lasciato Ray in un
disperato bisogno di una ricarica, che non è però in grado di
ottenere.
Nel tentativo di portare a termine
il più rapidamente possibile la missione, si lancia contro
Jimmy Dalton (Sam Heughan), un
soldato rancoroso dotato di protesi meccaniche, e contro il
Tibbs (Alex Hernandez), un tipo
alla Bullseye, e quando entrambi vengono uccisi, Ray si dirige
verso Emil, che si sta precipitando per sfuggire alle macerie
dell’edificio. Ray contribuisce a distruggere il posto, ma mentre
affronta Emil al piano di sotto, fracassando i veicoli intorno a
lui, il super-soldato inizia a indebolirsi al tre per cento. Emil
fa a quel punto esplodere Ray con un paio di bombe speciali,
avvertendolo che una volta arrivato a zero, sarà la fine.
Verso un lieto fine
Wilfred, intanto, è in preda al
panico perché non pensa di poter ricaricare i naniti morti, ma Ray
procede comunque, incassando i colpi prima che Emil, che ha una
potente mano robotica dopo aver perso il braccio a causa del
cancro, lo soffochi. Ray, che fatica a respirare, ha però un ultimo
asso nella manica e lancia una granata, facendo saltare in aria
entrambi. Fortunatamente, la sequenza finale rivela che Ray non è
morto, poiché KT ha salvato il suo corpo quando si è ricomposto in
un ultimo tentativo di sopravvivenza. Lei e Wilfred lo hanno tenuto
in vita, curandolo e modificando i suoi naniti. Wilfred confessa di
aver risolto il problema della ricarica così che Ray non debba più
farla.
Ha tutti i suoi poteri, senza le
debolezze, e mentre si nascondono e si mettono in viaggio nella
campagna europea in una roulotte, KT diventa il partner ufficiale
di Ray. Sanno che saranno braccati dal resto di Rising Spirit,
dalle corporazioni rivali e da altri governi, ma almeno sono
liberi. Poco prima che Bloodshot si concluda,
tuttavia, si sente la voce di Wigans che mette in dubbio la
validità di questo finale. Poco prima che il film si concluda,
Wigans esclama infatti: “Un po’ troppo perfetto, secondo me. Ma
siete seri? Dritto verso il tramonto? Siamo sicuri che non sia
tutta una finzione…”. Da un lato, questa battuta si adatta al
Wigans per lo più pessimista e autoironico ed è proprio il suo
stile umoristico.
La gag potrebbe essere semplicemente
il modo in cui rompe il ghiaccio dopo aver capito il suo nuovo
ruolo di terzo incomodo rispetto a Ray e KT. Detto questo, le sue
preoccupazioni potrebbero essere fondate. In teoria, è possibile
che tutto in Bloodshot sia una simulazione e che,
in modo simile a Inception, la cospirazione scoperta da Garrison
nascondesse semplicemente un’altra cospirazione volta a distruggere
la RST incastrandoli come cattivi – cosa in cui Ray ha creduto
pienamente. Poiché questa particolare teoria renderebbe l’intero
film privo di significato, è improbabile che sia vera; Ma che solo
la scena finale di Bloodshot possa essere una
simulazione, invece, è molto più plausibile.
La spiegazione del finale di Bloodshot: sogno
o realtà?
Il pubblico non vede mai cosa
succede a Ray dopo essersi fatto esplodere per uccidere il dottor
Harting, e se Wigans è riuscito a rimettere insieme il
supersoldato, anche un altro supergenio potrebbe essere in grado di
farlo, sottoponendolo allo stesso tipo di realtà simulata di RST.
La cosa curiosa è la consapevolezza di Wilfred che il viaggio verso
il tramonto potrebbe essere una simulazione. Se fosse vero, ciò
significherebbe che Ray, KT e Wilfred sono tutti collegati insieme
a un’unica memoria condivisa, poiché un falso Wilfred non sarebbe
programmato per destare sospetti. L’idea delle simulazioni
condivise, d’altronde, è un’idea che Bloodshot ha
già messo in atto nel corso del film.
Quando KT decide di ribellarsi alla
RST e di salvare Ray, entra nella sua missione marina simulata per
portarlo fuori, introducendo l’idea che altre coscienze possono
entrare in queste realtà oniriche. Per quanto riguarda il motivo
per cui questo ipotetico nemico misterioso dovrebbe catturare Ray,
KT e Wilfred e mettere il trio in una realtà simulata, forse questa
losca organizzazione vede il valore delle loro nuove acquisizioni
come squadra. Un sequel di Bloodshot risponderebbe
definitivamente a questo mistero, ma se il seguito non si farà, i
fan dovranno solo pensare che Wilfred stesse scherzando, come quasi
certamente stava facendo.
Anche se Jack Reacher non è facile da sconfiggere, Alan
Ritchson è comunque un essere umano. La star di
Reacher (qui
la recensione della terza stagione) ha infatti recentemente
rivelato di aver perso i sensi durante le riprese della scena di
combattimento con il mastodontico Paulie per il finale della terza
stagione della sua serie Prime Video, ora disponibile in streaming sulla
piattaforma. “Ad un certo punto l’attore di Paulie (Olivier
Richters) mi ha sbattuto contro il tavolo così forte che l’ho
sfondato e sono finito nel settimo girone dell’inferno“, ha
detto Alan Ritchson a Entertainment Weekly. “E mi
sono svegliato un giorno e mezzo dopo.
“Quando ho ripreso i sensi, ho
dovuto dire ai miei figli che mi sentivo benissimo, perché erano
sul set e non volevo che pensassero che papà fosse morto e che non
sarebbe stato bene. Sono stati i peggiori minuti della mia
vita“. “Il punto è che guardi Reacher che viene massacrato
per cinque minuti di fila. E io ero tipo, ‘Questo è divertente. Mi
piace questa idea.’ E ho avuto la brillante trovata di girare
personalmente la scena senza uno stuntman, perché volevo che il
pubblico sapesse che ero io a fare quelle cose. Volevo che la
telecamera si alzasse e rimanesse sul mio viso per tutto il tempo.
Tutti dicevano, ‘Ti farai uccidere, ti farà troppo male, fallo fare
ad uno stuntman’ E io ero tipo, ‘No, lasciatemi fare.’“
A riguardo Ritchson ricorda di aver
avuto una “grossa discussione” con la sua squadra per la
realizzazione di questo particolare stunt. “Io dicevo: “Lo
faccio. Lo facciamo“”, racconta. “E ho vinto. A
malincuore, mi hanno detto: ‘È meglio che tu non muoia perché ti
abbiamo avvisato che morirai e abbiamo cercato di
avvertirti’”. L’attore ha poi detto che ci sono volute
“tre settimane” per girare la sequenza di combattimento,
aggiungendo: “Si trattava di un momento di tre secondi in 28
minuti di contenuti, tanto per darvi un esempio di come è stata la
mia vita in quelle tre settimane. È stato uno spasso”.
Dopo la recente indiscrezione
secondo cui Thunderbolts*
dei Marvel Studios avrebbe una durata di circa 120
minuti, abbiamo ora la conferma che il prossimo film del MCU avrà una durata abbastanza
standard di 2 ore e 6 minuti. È stata inoltre fornita anche una
prima previsione degli incassi tramite BoxOfficeTheory.com. Per ora, il
sito stima che Thunderbolts*
incasserà tra i 67 e gli 82 milioni di dollari nel corso del suo
weekend di apertura. Bisogna però tenere presente che manca ancora
più di un mese all’uscita, quindi si avrà una previsione molto più
accurata una volta che il film avrà raggiunto il tracking.
In ogni caso, non sarebbe un cattivo
risultato per un film con un budget (relativamente) modesto di 180
milioni di dollari (al netto dei costi aggiuntivi), soprattutto se
si tiene conto del fatto che Thunderbolts* è un film piuttosto
particolare, senza star di primo piano (Florence
Pugh e Sebastian Stan sono di gran lunga i nomi più
importanti). Il cast principale del film (tranne Olga Kurylenko) è poi stato confermato per
Avengers: Doomsday
durante il recente
annuncio di 5 ore della Marvel.
Tutto quello che c’è da sapere su
Thunderbolts*
Diretto da Jake
Schreier (Paper Towns), il cast di Thunderbolts*
comprende Sebastian Stan nel ruolo di Bucky Barnes,
Hannah John-Kamen nel ruolo di Ava Starr alias
Ghost, Wyatt Russell nel ruolo di John Walker,
David Harbour nel ruolo di Alexei Shostakov
alias Red Guardian, Olga Kurylenko nel ruolo di Antonia Dreykov
alias Taskmaster, Harrison Ford nel ruolo del Generale Thaddeus
‘Thunderbolt’ Ross e Lewis Pullman nel ruolo di
Bob alias Sentry.
In Thunderbolts*,
i Marvel Studios
riuniscono una insolita squadra di antieroi: Yelena Belova, Bucky
Barnes, Red Guardian, Ghost, Taskmaster e John Walker. Dopo essersi
ritrovati nel mezzo di una trappola mortale orchestrata da
Valentina Allegra de Fontaine, questi emarginati disillusi devono
affrontare una missione pericolosa che li costringerà a
confrontarsi con gli aspetti più oscuri del loro passato. Questo
gruppo disfunzionale si distruggerà dall’interno o riuscirà a
trovare redenzione, unendosi e trasformandosi in qualcosa di più
grande, prima che sia troppo tardi?
Florence Pugh riprende il ruolo di Yelena
Belova, sorella di Vedova Nera (e una delle parti migliori della
serie MarvelDisney+ Occhio di Falco). Inoltre, Julia
Louis-Dreyfus interpreta Valentina Allegra de Fontaine,
con Geraldine Viswanathan nei panni di Mel, la sua assistente (che
sostituisce una Ayo Edebri estremamente impegnata e piena di
impegni).
Lo sceneggiatore di Black
WidoweThor:
Ragnarok Eric Pearson si unisce agli sceneggiatori di
Beef Lee Sung Jin e Joanna Calo. Un trailer è stato mostrato a
porte chiuse al San Diego Comic-Con. Thunderbolts*
arriverà nelle sale il 30 aprile 2025, in ritardo
rispetto alla precedente data di uscita del 20 dicembre 2024 a
causa degli scioperi della WGA e della SAG-AFTRA. Nel frattempo,
restate aggiornati sul MCU con la nostra
guida alla storia della Fase 5 della Marvel e con uno
sguardo a ciò che deve ancora venire nella Fase 6 della Marvel.
Thunderbolts*
è diretto da Jake Schreier e Kevin
Feige è il produttore. Louis D’Esposito, Brian
Chapek, Jason Tamez e Scarlett
Johansson sono i produttori esecutivi.
Cosa fa ridere Alessandro
Ciacci, Geppi Cucciari, Andrea Pisani, Federico Basso, Raul
Cremona, Flora Canto e Valeria Graci? Ce
lo hanno raccontato in occasione della promozione di LOL 5: Chi ride è fuori! disponibile dal
27 marzo su Prime Video con i primi 5 episodi e dal 3 aprile
con l’ultimo!
Il regista Edgar
Wright ha rivelato che le riprese del suo adattamento di
The Running Man sono terminate. Il romanzo
distopico di Stephen King è già stato adattato in
un film nel 1987 con Arnold Schwarzenegger diretto da Paul
Michael Glaser. La storia segue Ben Richards (interpretato
nella nuova versione da Glen Powell) mentre compete in un gioco a
premi gestito dal governo che mette a rischio la sua vita, il tutto
per cercare di guadagnare soldi per la sua famiglia. Il film uscirà
il 7 novembre 2025. Wright ha dunque ora pubblicato su Instagram un’immagine del dietro le
quinte che lo ritrae insieme a Powell.
L’immagine vede i due sorridere con
una lavagna che rivela il nuovo logo e l’annuncio della fine delle
riprese di The Running Man. La lavagna contiene le
firme del cast e della troupe che hanno lavorato al film. Al centro
dell’immagine c’è un disegno del Ben Richards di Powell con un
balloon di parole che recita “Richard vive”. Wright scrive
nel post “Con quest’immagine annunciamo la fine delle riprese
di “The Running Man”. Tutto il mio amore e il mio apprezzamento
vanno al nostro incredibile cast e alla nostra troupe, che hanno
lavorato senza sosta. Non vedo l’ora di farvi vedere cosa abbiamo
girato… C’è molto di più in arrivo!”
Edgar Wright ha già
detto che il suo adattamento si avvicinerà al romanzo originale di
Stephen King. Il film con Schwarzenegger, pur
essendo molto divertente, aveva invece cambiato in più modi la
storia, discostandosi dunque in modi molto netti da quella di King.
Poiché Schwarzenegger era una delle più grandi star d’azione degli
anni ’80, il film era infatti stato costruito tutto sulla sua
presenza larger than life.
Nel romanzo, Richards per aiutare la
sua famiglia entra nel game show dove se riuscirà a resistere per
30 giorni ad una battuta di caccia all’uomo, vincerà una grossa
somma di denaro. In un’ambientazione brutale da reality show, il
pubblico assiste e può vincere denaro fornendo suggerimenti sulla
sua posizione. Sebbene Powell sia una stella nascente e abbia un
aspetto più tradizionale rispetto a quello descritto nel romanzo,
il nuovo adattamento promette di essere senza dubbio più vicino a
ciò che King ha scritto.
La terza stagione di
Reacher (qui
la recensione) si conclude con una nota positiva, in cui il
protagonista affronta una delle sue più grandi sfide ma ne esce
comunque vittorioso. A differenza delle prime due stagioni
(qui
la recensione della prima e
qui della seconda) della serie poliziesca di Prime Video, la terza stagione inizia
con una nota strana: il personaggio di Alan Ritchson non
sembra il solito. Tuttavia, un colpo di scena rivela ben presto che
Jack Reacher è sotto copertura per la DEA e ha
messo in scena un inganno per conquistare la fiducia di un
venditore di tappeti sospetto, Zachary Beck.
I flashback rivelano che ha
accettato di unire le forze con la DEA solo perché questa missione
sotto copertura gli permetterebbe di eliminare Xavier
Quinn, l’uomo che ha ucciso la sua collega del MP,
Dominique Kohl. Poiché Quinn controlla il traffico
segreto di armi di Beck, Reacher spera quindi di catturarlo e
ucciderlo attraverso la sua operazione segreta. Tuttavia, Quinn si
rivela uno degli avversari più pericolosi per il nostro eroe.
Tuttavia, nonostante le numerose sfide affrontate nel corso della
terza stagione, Reacher, Neagley e la DEA riescono a sconfiggere i
cattivi prima che sia troppo tardi.
Come Reacher e la sua squadra
salvano Teresa e uccidono Quinn nel finale della terza
stagione
Dopo gli eventi della terza stagione
di Reacher, nell’episodio 7, il personaggio
principale si rende conto che Quinn li ha
ingannati facendogli credere che la vendita di armi avvenisse al
deposito di armi. Tuttavia, Jack Reacher e i suoi
due alleati della DEA, Duffy e
Villanueva, continuano a gestire la situazione
approfittando del fuoco incrociato tra gli uomini di Quinn e gli
agenti dell’ATF. In seguito, prendono addirittura il controllo di
due camion diretti alla villa di Beck ed entrano
senza problemi nel complesso della casa senza destare i sospetti di
Paulie.
Tuttavia, l’arco finale della
stagione inizia quando Paulie diventa sempre più
sospettoso del parcheggio di uno dei camion e si dirige verso di
esso. Rendendosi conto che solo lui può gestire Paulie, Reacher
chiede a Neagley e agli agenti della DEA di
recarsi alla casa mentre si prepara per la resa dei conti finale
con il gigante. Nella casa, Neagley si traveste da cameriere,
mentre Duffy va a salvare Teresa. Nel frattempo,
Villanueva si reca nella stanza di Richard Beck
per salvarlo.
Poco dopo che Duffy si trova nella
stanza di Teresa, si presenta l’acquirente di Quinn,
Nasser, che spera di sfruttare al meglio il tempo
trascorso con Teresa. Inizialmente Duffy sembra preoccupata di
aggredirlo perché potrebbe dare l’allarme e allertare i suoi
uomini. Tuttavia, alla fine getta al vento la sua prudenza e uccide
l’uomo. Dopo una battaglia finale tra gli eroi e i cattivi, Reacher
riesce quasi a catturare Quinn. Tuttavia, i mafiosi russi a cui
Quinn aveva prestato dei soldi compaiono all’improvviso e cercano
di portarlo via.
Neagley li costringe a
restituirglielo non solo offrendo i soldi che Quinn avrebbe
guadagnato dai suoi acquirenti, ma anche usando una granata diffusa
per minacciarli. In questo modo, i mafiosi accettano di abbandonare
Quinn. Mentre Neagley e gli agenti della DEA risolvono i problemi
rimasti, Reacher vendica la morte di Dominique
Kohl facendo prima ricordare a Quinn come l’ha uccisa e
poi sparandogli con un fucile da caccia, ponendo così fine una
volta per tutte alla sua nemesi.
Reacher sconfigge Paulie nel finale
della terza stagione
Una delle scene più attese e
avvincenti del finale della terza stagione di
Reacher è quella in cui il Jack Reacher di
Alan Ritchson si accinge a sconfiggere il
Paulie di Olivier Richters. Dopo
aver preparato la scena del combattimento per quasi tutta la durata
della stagione, nel finale di Reacher si offre una
sequenza di combattimento in cui il protagonista quasi muore dopo
essere stato picchiato da un titano di due metri. Durante il
combattimento, i due personaggi finiscono addirittura per cadere
nella fossa di roccia che in precedenza era stata usata dagli
uomini di Quinn per gettare i corpi nell’oceano.
Reacher sembra voler annegare Paulie
in mare prima di dirigersi verso la villa, ma, con sua grande
sorpresa, Paulie ne esce vivo. Nella guardiola della villa si
svolge allora una battaglia finale tra i due personaggi. Paulie
mette di nuovo in mostra la sua forza e cerca di sopraffare
Reacher. Tuttavia, egli estrae abilmente il proiettile dalla
cintura della pistola e ne ottura la canna mentre combatte contro
Paulie. Poi fa credere a Paulie di avere il sopravvento facendolo
stare dietro la pistola. Non appena Paulie tenta di sparare, però,
la canna della pistola gli esplode in faccia e lo uccide. “Tu
sarai anche più grande e più forte, ma io sono più
intelligente”, sono le ultime parole di Reacher a Paulie.
Cosa intende la Neagley quando dice
che Reacher “odia i pezzi grossi”?
Dopo che Reacher e la squadra hanno
salvato la situazione, Neagley dice di aver finalmente capito
perché fa quello che fa. Sostiene che non combatte il crimine solo
per sistemare le cose e proteggere i piccoli. Lo fa invece perché
odia “i grandi e potenti figli di puttana che pensano di farla
franca”. In Persuader di Lee Child,
da cui è stata tratta la terza stagione di
Reacher, Jack Reacher cita la stessa frase quando
Duffy gli pone la stessa domanda. Facendo in modo che Neagley rubi
la frase di Reacher dai libri, lo show sembra cercare di stabilire
che lei lo conosce più di quanto lui conosca se stesso.
La battuta di Neagley sottolinea
anche che il senso di giustizia di Reacher potrebbe non essere
sempre guidato dalle cose giuste. Come risponde Duffy nel libro,
“produce i risultati giusti per le ragioni sbagliate”.
Anche Reacher non lo nega, spiegando perché chiede a Neagley come
mai ci abbia messo così tanto a capirlo. La citazione dimostra che
Reacher non è il tipico eroe che mette sempre le cose a posto
facendo ciò che è moralmente corretto. È piuttosto un antieroe
moralmente grigio, che lascia dietro di sé un’enorme scia di sangue
ed è spesso spinto da motivazioni oscure. Tuttavia, anche se le sue
ragioni sono spesso sbagliate, Reacher finisce sempre per servire
il bene comune punendo i cattivi.
Perché Duffy si separa da Reacher
prima che possa farlo lui
Nel finale della prima stagione di
Reacher, il personaggio di Alan
Ritchson ha avuto una difficile conversazione con
Roscoe, in cui ha dovuto spiegarle che il suo
stile di vita non gli avrebbe mai permesso di avere una relazione a
lungo termine. La donna allora lo lascia andare ma gli scrive il
suo numero sulla confezione di una barretta Clark, sperando che si
incontrino di nuovo. Anche la Dixon della seconda
stagione di Reacher era affezionata al personaggio verso la fine,
ma lo lascia andare perché capisce che lui ama la strada aperta e
la sua libertà più di ogni altra cosa.
Fortunatamente per Reacher,
Duffy non cerca di complicargli le cose. Prima che
lui possa chiudere la storia con lei su una nota positiva, lei gli
si avvicina e gli dice che non è il tipo di persona che “si
attacca a te, lo fa durare”. In questo modo stabilisce che è
molto simile a Reacher, soprattutto per quanto riguarda il modo in
cui percepisce le relazioni sentimentali. Reacher è quindi
sollevato dal fatto che lei gli rivolga lo stesso discorso di
commiato che di solito rivolge alle donne con cui ha una relazione
sentimentale.
La spiegazione dei consigli di
Reacher a Richard Beck
Richard Beck si
sente perso e senza idee dopo la morte del padre. Mentre osserva le
forze dell’ordine sciamare nella villa paterna, si rende conto che
sta per perdere tutto. Tuttavia, Reacher gli indica la strada,
consegnandogli le chiavi di un’auto e incoraggiandolo a fare
l’unica cosa a cui aveva sempre pensato: “prendere un mazzo di
chiavi d’auto, oltrepassare il cancello e sparire”. Gli chiede
anche di prendere tutti i soldi dalla casa e di andarsene prima che
i federali ne trovino qualcuno.
Prima di seguire il consiglio di
Reacher, Richard si confida di sentirsi in colpa per non aver visto
di più il lato buono di suo padre quando era ancora vivo. Reacher,
come sempre, dice molto condividendo solo poche parole di
consiglio: “Secondo la mia esperienza, se passi molto tempo a
pensare al tuo passato… beh, probabilmente non è una buona
cosa”. Quando Richard gli chiede cosa fa quando non riesce a
dimenticare cose terribili del passato, Reacher risponde che trova
la cosa “terribile” e la uccide. In questo modo, gli insegna una
lezione preziosa: bisogna dimenticare le cose che non si possono
controllare e agire per cambiare quelle che si possono.
Tutte le morti nel finale della
terza stagione di Reacher
Molti cattivi muoiono nel finale
della terza stagione di Reacher. Fortunatamente,
anche se sembrava che questa stesse prefigurando la morte di
Villanueva, questi sopravvive alla battaglia finale e si ritira
felicemente dalla DEA. Personaggi della terza stagione come
Paulie, Quinn e
Naseer incontrano invece il destino che meritavano
dopo che gli eroi li hanno uccisi. Purtroppo, anche Zachary
Beck non ne esce vivo. Verso la fine della terza stagione,
Beck si riscatta accettando di aiutare gli eroi e dicendo a suo
figlio che lo rende orgoglioso.
Tuttavia, l’uomo incontra un tragico
destino quando mette a rischio la sua vita per salvare suo figlio
Richard. Sebbene Richard Beck fosse inizialmente considerato uno
dei cattivi della terza stagione, il suo legame con il figlio e il
suo desiderio di cambiare lo hanno reso positivo. Per questo
motivo, la sua tragica fine nella terza stagione di
Reacher è triste quanto quella di Russo nella
seconda stagione.
Come la Stagione 3 di
Reacher prepara la Stagione 4
Come i suoi predecessori, la terza
stagione di Reacher adatta completamente la storia standalone di un
intero romanzo di Lee Child. Ripercorrendo tutte
le tappe della storia di Persuader di Child, la terza
stagione termina dunque con una nota conclusiva senza aprire
direttamente la strada a un’altra stagione. Il finale, in cui Jack
Reacher torna ad abbracciare la strada aperta, promette solo che il
personaggio di Alan Ritchson finirà in una città. Come sempre, i
guai lo troveranno e si troverà in qualche modo nel mirino di
un’altra serie di criminali.
Anche se solo il tempo ci dirà quale
libro verrà adattato alla quarta stagione di
Reacher, è probabile che il protagonista si unisca
a una nuova serie di eroi nel prossimo arco della serie. Poiché la
Neagley è sempre apparsa in tutte le stagioni di Reacher, gli
spettatori possono aspettarsi un suo ritorno anche nella quarta
stagione. Dal momento che è stata confermata anche la serie spinoff
con la Neagley, il pubblico ha dunque ancora molto da aspettarsi
dal franchise.
L’adattamento cinematografico
live-action del franchise di videogiochi Legend
of Zelda ha fissato una data di uscita nelle sale.
Sony Pictures presenterà il film d’avventura, co-prodotto da Sony e
Nintendo, il 26 marzo 2027.
La data di uscita è stata svelata
sulla nuova app di Nintendo, Nintendo Today, quasi un anno e mezzo
dopo che il film
era stato annunciato per la prima volta nel novembre 2023.
All’epoca, il creatore della serie “Zelda”
Shigeru Miyamoto ha confermato i piani per il film
live-action sui social media, condividendo che il film sarebbe
stato prodotto da lui e Avi Arad.
Wes Ball, il regista della trilogia
“The Maze Runner” e di
Il Regno del Pianeta delle Scimmie della scorsa
estate, rimane a bordo per dirigere l’adattamento. Ball è anche uno
dei produttore, insieme a Joe Hartwick Jr., sotto la loro bandiera
Oddball Entertainment. L’annuncio iniziale rivelava anche che il
film sarebbe stato cofinanziato da Sony Pictures Entertainment e
Nintendo, con Nintendo che forniva la maggior parte del sostegno
finanziario. I dettagli del casting e della storia sono ancora in
lavorazione.
“Qui è Miyamoto che parla. Ho
lavorato al film live-action di ‘The Legend of Zelda’ per molti
anni con Avi Arad-san, che ha prodotto molti film di grande
successo”, scrisse Miyamoto all’epoca.
“Ho chiesto ad Avi-san di produrre questo film con me e ora
abbiamo ufficialmente iniziato lo sviluppo del film con la stessa
Nintendo fortemente coinvolta nella produzione. Ci vorrà del tempo
prima che sia completato, ma spero che non vediate l’ora di
vederlo”.
I piani per un film di
“Zelda” hanno preso slancio dopo che Nintendo ha
collaborato con Universal Pictures e Illumination Entertainment per
Super Mario
Bros. Uscito nell’aprile 2023, la commedia animata è
stata un successo al botteghino, incassando più di 1,3 miliardi di
dollari in tutto il mondo e classificandosi come la 18a uscita
globale con il maggior incasso di tutti i tempi.
Jack Quaid ha condiviso il suo entusiasmo per
un eventuale sequel di Mr. Morfina (qui la recensione), aprendosi
alla possibilità di un seguito per il thriller d’azione. Il film è
uscito lo scorso weekend negli USA e ha ricevuto un forte punteggio
dell’82% su Rotten Tomatoes, guadagnandosi elogi per il suo
umorismo nero, la scrittura tagliente e la straordinaria
interpretazione di Quaid. Da noi è arrivato il 27 marzo con Eagle
Pictures e sta performando già molto bene.
Durante l’episodio 2 di Coffee Chats di
ScreenRant, Jack Quaid ha discusso del potenziale per un
sequel, rivelando che lui e i registi Dan Berk e Robert
Olson hanno già idee entusiasmanti per un ipotetico
Mr. Morfina2. Sebbene nulla sia stato ufficialmente
approvato, i suoi commenti indicano un forte desiderio di
continuare la storia di Nathan Caine. “Mi piacerebbe. Ci sono
così tante idee che ho, ci sono così tante idee che so che Dan e
Bobby hanno. Sarebbe davvero fantastico. Quindi, non lo so,
pregheremo gli dei del cinema affinché ciò accada.”
Mr. Morfina ha avuto un buon
riscontro dalla critica e ha debuttato in cima al botteghino il
giorno dell’apertura USA, guadagnando 3,9 milioni di dollari. Il
film d’azione aveva un budget di produzione di 18 milioni di
dollari e le proiezioni degli incassi sono promettenti. Il
punteggio dell’82% della critica su Rotten
Tomatoes e un punteggio dell’88% del pubblico indicano una
forte approvazione della critica e del pubblico, il che significa
che potrebbe esserci interesse nel continuare la storia.
Data la passione di Quaid per il
progetto e l’entusiasmo del team creativo, sembra che ci sia
energia creativa dietro l’idea di Mr. Morfina 2. Un sequel potrebbe
esplorare cosa succede nella vita di Nathan dopo l’inaspettato
colpo di scena nel finale. Il potenziale sequel potrebbe esplorare
come la sua incapacità di provare dolore influisce sulle sue
relazioni e decisioni morali e dare seguito alla sua dinamica con
il suo interesse amoroso, Sherry Margrave (Amber
Midthunder). Se il sequel dovesse realizzarsi, potrebbe
capitalizzare il successo del suo predecessore continuando a
offrire una nuova interpretazione dei thriller d’azione che
mantiene il pubblico coinvolto.
Uno degli altri motivi principali
per cui Mr. Morfina2 ha una forte possibilità di essere realizzato è
il crescente interesse del pubblico per i film d’azione con un solo
uomo, in particolare quelli che coinvolgono eroi non convenzionali.
Violent Night di David Harbour è
diventato un successo di critica e commerciale e ha un sequel in
lavorazione, mentre l’attesa cresce in modo simile per
Nobody 2 di Bob Odenkirk.