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Marshals: A Yellowstone Story, lo spin-off di Yellowstone aumenta gli episodi nella stagione 2

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Lo spin-off di Yellowstone, Marshals: A Yellowstone Story, continua a rafforzare la sua posizione nella TV tradizionale. La serie con Luke Grimes, che riporta in scena Kayce Dutton, è stata ufficialmente rinnovata per una seconda stagione e, secondo le ultime dichiarazioni, avrà un numero maggiore di episodi.

Il progetto, parte dell’universo creato da Taylor Sheridan, rappresenta una svolta importante per il franchise: è infatti il primo titolo collegato a Yellowstone ad approdare su una rete generalista come CBS, dopo anni di produzioni distribuite tra cable e streaming.

Dopo un debutto solido in termini di ascolti – sia in diretta che su piattaforme digitali – la serie si prepara quindi a espandere il proprio racconto nella stagione 2, prevista per il ciclo televisivo 2026-2027.

Più episodi e formato network: perché Marshals può crescere ancora

Logan Marshall-Green e Luke Grimes in Marshals- A Yellowstone Story (2026)
Foto di Sonja Flemming/CBS – © 2025

Secondo quanto rivelato da Luke Grimes, la seconda stagione potrebbe passare dai 13 episodi iniziali a un ordine compreso tra 18 e 20 episodi, un cambiamento significativo che avvicina la serie alla tradizione dei procedural e dei drama da network.

In un momento in cui molte produzioni streaming riducono il numero di episodi e allungano i tempi tra una stagione e l’altra, Marshals sembra invece abbracciare il modello classico della televisione generalista: stagioni più lunghe, maggiore continuità e sviluppo progressivo dei personaggi.

Gil Birmingham, Sonja Flemming, and Luke Grimes in in Marshals- A Yellowstone Story (2026)
Foto di Sonja Flemming/CBS – © 2025

Questa scelta potrebbe rivelarsi strategica. Più episodi significano più spazio per approfondire Kayce e costruire un mondo narrativo autonomo, svincolato dalla famiglia Dutton ma ancora radicato nell’estetica neo-western del franchise.

Allo stesso tempo, il successo della serie su CBS dimostra che il modello broadcast può ancora funzionare, soprattutto quando supportato da un universo narrativo forte come quello di Yellowstone. Un segnale che potrebbe spingere lo stesso Sheridan a sperimentare ulteriormente con produzioni destinate alla TV tradizionale, affiancandole ai progetti per lo streaming.

Marshals: A Yellowstone Story, guida al cast e personaggi dello spinoff su Kayce Dutton di Yellowstone

Con Marshals: A Yellowstone Story, l’universo narrativo nato da Yellowstone compie un passaggio storico: per la prima volta una storia ambientata nel mondo dei Dutton approda sulla network TV, ampliando il pubblico e cambiando prospettiva. Non più il ranch come centro morale e politico del racconto, ma il sistema federale. Kayce Dutton abbandona la vita nel Montana per entrare in un’unità d’élite degli U.S. Marshals, portando con sé il conflitto identitario che lo ha sempre definito: famiglia contro legge, lealtà contro giustizia.

Il tono resta western, ma filtrato attraverso il crime procedurale. È un cambio di grammatica narrativa che permette di esplorare Kayce non più come figlio di John Dutton, ma come uomo chiamato a rispondere a un’autorità diversa da quella paterna.

Luke Grimes è ancora il cuore della storia nei panni di Kayce Dutton

Luke Grimes in Y: Marshals
© CBS

Classe 1984, Luke Grimes ha costruito la propria carriera tra cinema e televisione, ma è con Yellowstone che ha trovato la consacrazione definitiva. Dopo ruoli in Fifty Shades of Grey e American Sniper, Kayce Dutton è diventato il suo personaggio simbolo: un ex Navy SEAL tormentato, diviso tra istinto e codice morale.

In Marshals: A Yellowstone Story il personaggio evolve. L’ingresso nei U.S. Marshals non è solo un cambiamento professionale, ma un tentativo di ridefinire la propria identità lontano dall’ombra ingombrante della famiglia. È qui che Sheridan può scavare più a fondo nella psicologia di Kayce, trasformandolo da pedina del potere familiare a protagonista autonomo.

Mo porta abbondanza come Mo

Mo porta abbondanza come Mo

Mo Brings Plenty è nato nel South Dakota ed è famoso per il suo impegno nella difesa della cultura, oltre che per la sua carriera di attore e stuntman. Ha interpretato Toro Seduto nella miniserie del 2016 The American West e ha lavorato nel team di stuntman del film vincitore dell’Oscar The Revenant. Tuttavia, è diventato famoso soprattutto per il ruolo ricorrente di Mo in Yellowstone.

Personaggio: Mo è il fedele assistente di Thomas Rainwater a Yellowstone. La sua presenza costante in Marshals garantisce continuità tra la storia di Kayce e la riserva di Broken Rock.

Logan Marshall-Green nel ruolo di Pete Calvin

Logan Marshall-Green nel ruolo di Pete Calvin

La vera novità è Pete Calvin, interpretato da Logan Marshall-Green, volto noto per Prometheus e per serie come The O.C.. Ex militare e legato al passato di Kayce nei Navy SEALs, Calvin promette di essere lo specchio più diretto del lato bellico del protagonista. Non più conflitto familiare, ma trauma condiviso.

Nel cast troviamo anche:

Questa combinazione di volti noti e nuove presenze indica una strategia chiara: Marshals non è un semplice spin-off nostalgico, ma un’espansione strutturata dell’universo narrativo.

Perché Marshals potrebbe essere il vero banco di prova del franchise

Il rischio di ogni spin-off è vivere di riflesso. Ma Marshals ha un vantaggio: Kayce è sempre stato il personaggio più “mobile” di Yellowstone, quello meno legato al potere e più alla coscienza. Portarlo nel mondo federale significa testare se l’universo di Sheridan può sopravvivere fuori dal ranch.

Se funzionerà, dimostrerà che Yellowstone non è solo una saga familiare, ma un ecosistema narrativo capace di attraversare generi e contesti mantenendo intatta la propria identità morale.

Marshals: A Yellowstone Story 2 è ufficialmente in produzione: svelate le prime immagini della nuova stagione

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L’universo di Yellowstone continua a espandersi. Paramount ha annunciato l’inizio ufficiale delle riprese della seconda stagione di Marshals: A Yellowstone Story, lo spin-off guidato da Luke Grimes che segue Kayce Dutton dopo gli eventi della serie madre. In occasione dell’avvio della produzione, sono state diffuse anche le prime immagini dal set, offrendo ai fan un primo sguardo al ritorno del personaggio.

Le riprese sono iniziate a Park City, nello Utah, e la nuova stagione dovrebbe debuttare nel corso dell’autunno. Oltre a Luke Grimes, torneranno anche alcuni volti già noti della prima stagione, tra cui Tatanka Means nel ruolo di Miles e Ash Santos. Le immagini pubblicate da Paramount confermano che il racconto proseguirà direttamente dalle conseguenze degli eventi che hanno chiuso il primo ciclo di episodi.

Il ritorno di Marshals: A Yellowstone Story rappresenta un tassello importante nella strategia di Taylor Sheridan, che continua a costruire un vero e proprio universo televisivo attorno alla famiglia Dutton. Dopo il successo di Yellowstone, 1883, 1923 e del più recente Dutton Ranch, anche Kayce continua il proprio percorso lontano dal ranch di famiglia, affrontando una nuova vita come U.S. Marshal.

La seconda stagione dovrà convincere definitivamente i fan di Yellowstone

Luke Grimes in Marshals: A Yellowstone Story

Se dal punto di vista degli ascolti Marshals si è rivelata un successo, la risposta di pubblico e critica è stata molto più contrastata. Secondo i dati Nielsen, la prima stagione ha raggiunto una media di oltre 20 milioni di spettatori nei suoi primi episodi distribuiti tra le varie piattaforme. Numeri che hanno contribuito a garantire rapidamente il rinnovo della serie.

Tuttavia, lo spin-off è diventato anche uno dei progetti più divisivi dell’universo creato da Taylor Sheridan. Molti spettatori hanno apprezzato l’evoluzione di Kayce Dutton e il passaggio dal mondo dei ranch alle indagini federali, mentre altri hanno criticato il cambio di tono rispetto a Yellowstone, ritenendolo troppo distante dalle atmosfere che avevano reso celebre la saga originale.

La nuova stagione avrà quindi il compito di dimostrare che il personaggio interpretato da Luke Grimes può sostenere una serie autonoma nel lungo periodo. Una delle questioni più attese riguarda inoltre le conseguenze del finale della prima stagione, che aveva lasciato in sospeso il destino di alcuni personaggi chiave dopo un violento attacco armato. Paramount non ha ancora confermato ufficialmente il ritorno di tutti i protagonisti coinvolti negli eventi conclusivi, aumentando ulteriormente la curiosità dei fan.

Nel frattempo, il confronto con Dutton Ranch resta inevitabile. Il nuovo spin-off dedicato a Beth e Rip ha infatti ottenuto un’accoglienza molto più positiva, diventando rapidamente uno dei titoli più apprezzati del franchise. Per questo motivo Marshals: A Yellowstone Story 2 potrebbe rappresentare un momento decisivo per il futuro della serie e per il ruolo di Kayce Dutton all’interno dell’universo di Yellowstone.

Con le riprese ormai avviate e il debutto previsto nei prossimi mesi, i fan scopriranno presto se la seconda stagione riuscirà a trasformare uno degli spin-off più discussi di Sheridan in una delle sue storie più convincenti.

Marshals: A Yellowstone Story – Stagione 2: data di uscita, trama e tutto quello che sappiamo

La storia di Kayce in Montana continua nella seconda stagione di Marshals: A Yellowstone Story. Creata da Spencer Hudnut, la serie di Luke Grimes per la CBS ha debuttato durante la stagione televisiva 2025-2026 ed è diventata subito un successo. Espandere il franchise di Yellowstone in Montana, mentre la storia di Beth e Rip si svolge in Texas, è un ottimo modo per dare continuità all’eredità dei Dutton. Detto questo, sebbene The Marshals sia guidata dal figlio di John III, presenta anche un cast di volti noti e nuovi.

Insieme a suo figlio Tate, Kayce vive ancora a East Camp, lo stesso insediamento che condivideva con Monica verso la fine di Yellowstone, permettendo a Thomas Rainwater e Mo di continuare ad avere un ruolo importante nella loro storia. The Marshals, tuttavia, ha introdotto nuovi personaggi per compensare l’assenza della squadra principale: Logan Marshall-Green, Tatanka Means, Ash Santos e Arielle Kebbel interpretano rispettivamente Pete Calvin, Miles Kittle, Andrea Cruz e Belle Skinner. Con la conclusione della sua prima stagione, cresce l’interesse per il futuro di Marshals al suo ritorno.

La seconda stagione di Marshals è già stata confermata da CBS.

Luke Grimes in Marshals: A Yellowstone Storyl
© Paramount

Essendo il primo spin-off di Yellowstone ambientato ai giorni nostri, il punto di forza iniziale di Marshals è sempre stato Kayce. Nonostante ciò, Hudnut e il suo team sono riusciti ad adattare la serie al formato televisivo di una rete generalista, spostando l’attenzione dai Dutton alle operazioni settimanali della squadra di Calvin. In sostanza, Marshals è ora un poliziesco ambientato nell’universo di Yellowstone. È vero che il cambiamento ha diviso i fan della serie principale, ma ne ha ampliato il pubblico, rendendola una delle serie più viste del ciclo.

Per questo motivo, per CBS è stato scontato dare il via libera alla seconda stagione di Marshals fin da subito. Il rinnovo è stato annunciato molto prima che la serie entrasse nella sua fase finale, il che ha permesso agli sceneggiatori di creare un finale senza il timore di non riuscire a concludere la storia con un colpo di scena nel caso in cui la serie fosse stata cancellata.

Quando uscirà la seconda stagione di Marshals?

Nonostante il debutto previsto a fine stagione 2025-2026, la rete ha deciso di anticipare la seconda stagione di Marshals. Invece di debuttare a metà stagione, la serie poliziesca ambientata a Yellowstone tornerà in onda, come confermato dal palinsesto completo autunnale 2026 della CBS. Non è stata ancora annunciata una data di uscita ufficiale, ma la serie manterrà l’attuale orario della domenica sera, il che non sorprende, visto il successo di Marshals e della coppia formata da Tracker.

Quale potrebbe essere la trama della seconda stagione di Marshals?

La prima stagione di Marshals si è concentrata principalmente sul nuovo percorso di Kayce e sulle dinamiche della squadra. Sebbene all’inizio alcuni membri fossero scettici nei suoi confronti, ora è riuscito a conquistare la loro fiducia. Per questo motivo, è probabile che la seconda stagione di Marshals approfondisca il loro cameratismo, affrontando al contempo i casi settimanali. La trama che si sta sviluppando riguardo alla proprietà dell’East Camp sarà un altro punto cruciale della seconda stagione, soprattutto man mano che Kayce si avvicinerà a Tom Weaver e a sua figlia, Dolly.

Marshals: A Yellowstone Story – stagione 2 riceve importanti aggiornamenti sulla produzione e sul potenziale episodio crossover

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Logan Marshall-Green, protagonista della seconda stagione di Marshals: A Yellowstone Story, ha dichiarato che la serie riprenderà alla grande dal finale della prima. Marshals, il primo sequel/spin-off del franchise di Yellowstone creato da Taylor Sheridan, è la serie televisiva più vista in assoluto, sia in chiaro che in streaming. Con una media di 26,5 milioni di spettatori a settimana su CBS e su Paramount+, Marshals registra un’audience media di 26,5 milioni di telespettatori.

Il penultimo episodio della prima stagione ha gettato le basi per importanti cambiamenti per Kayce Dutton (Luke Grimes) e la sua squadra di U.S. Marshals in Montana. Kayce valuta la possibilità di vendere la sua casa, East Camp, l’ultimo legame con l’eredità della famiglia Dutton a Yellowstone. Nel frattempo, il vice sceriffo Pete “Cal” Calvin, interpretato da Marshall-Green, rivela finalmente la sua grave diagnosi.

L’attore ha aggiunto che le riprese della seconda stagione di Marshals inizieranno questa settimana e che “stiamo lavorando a ritmo serrato, fin da subito, con un ritmo di sette o otto pagine al giorno”. Il cast di Marshals: A Yellowstone Story aveva già anticipato un finale ricco di suspense, ma Marshall-Green afferma che la seconda stagione “riprenderà esattamente da dove ci eravamo interrotti, letteralmente e figurativamente. Non c’è pace per i malvagi”. Per quanto riguarda il finale, Marshall-Green dice di non averlo mai previsto.

Logan Marshall-Green e Luke Grimes in Marshals- A Yellowstone Story (2026)
Foto di Sonja Flemming/CBS – © 2025

È un’ottima notizia che la produzione della seconda stagione di Marshals: A Yellowstone Story sia iniziata senza indugi. Il palinsesto autunnale 2026 della CBS, annunciato durante la presentazione dei palinsesti, ha riportato Marshals: A Yellowstone Story nella sua fascia oraria della domenica alle 20:00, in coppia con un altro successo, Tracker.

Essendo una serie poliziesca prodotta da una rete televisiva, Marshals: A Yellowstone Story viene girata più velocemente di una serie in streaming come Dutton Ranch, il nuovo spin-off di Yellowstone di Paramount+. “Sette, otto pagine al giorno” è un ritmo di produzione serrato, e Marshall-Green non scherza quando dice che “non c’è pace per i malvagi”.

Come anticipato da Logan Marshall-Green, il futuro di Cal è incerto. Cal ha rivelato alla sua compagna di squadra, Belle Skinner (Arielle Kebbel), di aver ricevuto una diagnosi di tumore di Pancoast al polmone. La storia di Cal, alle prese con una malattia potenzialmente fatale che spesso affligge i soldati, è una storia che lo showrunner di Marshals, Spencer Hudnut, “voleva raccontare”, afferma Marshall-Green.

Beth e Rip in Dutton Ranch

La seconda stagione di Marshals potrebbe potenzialmente includere un crossover con Dutton Ranch. Hudnut e Reilly hanno già anticipato una reunion tra Kayce Dutton, sua sorella Beth (Kelly Reilly) e suo marito Rip Wheeler (Cole Hauser). Hauser ha già dichiarato di preferire tornare in Montana, dove è ambientata Marshals, piuttosto che far arrivare Kayce a Dutton Ranch, in Texas.

Per quanto riguarda la sopravvivenza di Pete Calvin al tumore, gli spettatori dovranno guardare la seconda stagione di Marshals per scoprirlo, ma è difficile immaginare che Cal non sarà a capo di Kayce e della loro squadra di U.S. Marshals nella seconda stagione e in quelle a venire.

Marshals: A Yellowstone Story – Episodio 1, spiegazione del finale: Perché Kayce uccide [SPOILER]

L’episodio 1 di Marshals: A Yellowstone Story si conclude con una serie di eventi che anticipano il futuro di Kayce Dutton. La CBS aggiunge il franchise di Yellowstone alla sua programmazione 2025-2026, mentre la serie neo-western di Taylor Sheridan arriva sulla TV nazionale. Nel sequel spin-off con Luke Grimes, l’eredità dei Dutton continua con Kayce, ma sebbene Marshals: A Yellowstone Story presenti alcuni personaggi familiari e ambientazioni riconoscibili, si discosta dal dramma familiare che ha reso popolare la serie originale.

In “Piya Wiconi”, Kayce intraprende un nuovo inizio entrando a far parte della squadra degli U.S. Marshals. Vivendo ancora a East Camp, l’insediamento che ha scelto alla fine di Yellowstone quando ha rivenduto il ranch alla riserva indiana di Broken Rock, il figlio minore di John III è l’unico membro della famiglia Dutton che vive ancora nella zona. Ritrovandosi con il suo ex compagno di squadra dei SEAL in una missione, Kayce decide di unirsi ufficialmente alla squadra per ricominciare da capo.

Il destino di Monica e come questo influenzerà il futuro di Kayce e Tate

Logan Marshall-Green e Luke Grimes in Marshals- A Yellowstone Story (2026)
Foto di Sonja Flemming/CBS – © 2025

L’assenza di Kelsey Asbille dal cast ufficiale di Marshals quando è stato annunciato ha sollevato dubbi sul destino di Monica dopo gli eventi della serie madre. Era semplicemente impossibile che la coppia si separasse, soprattutto dopo tutto quello che avevano passato. Il primo episodio di Marshals: A Yellowstone Story suggerisce chiaramente cosa è successo a Monica. Sebbene l’episodio non spieghi completamente i dettagli della questione, è stato stabilito fin dall’inizio che lei è morta tra gli eventi di Yellowstone e Marshals: A Yellowstone Story.

Dopo l’emozionante conversazione di Kayce con Tate sul trovare entrambi un nuovo inizio, la scena finale dell’episodio 1 di Marshals mostra il personaggio di Grimes che visita la tomba di Monica. Ammette di sentire la sua mancanza e di come la sua morte abbia reso la sua vita molto più difficile. Le parla anche del suo cambiamento di rotta, dell’entrata ufficiale nei Marshals degli Stati Uniti come modo per trovare una nuova strada. A questo punto, Marshals non ha ancora rivelato come sia morta esattamente Monica, e si può dire con certezza che la serie lo rivelerà gradualmente nel corso della stagione.

Comprensibilmente, la morte di Monica è tragica, forse anche più di quella di John III nella quinta stagione di Yellowstone. Almeno, l’uscita molto discussa di Kevin Costner dal neo-western di Sheridan è servita da avvertimento per il destino finale del suo personaggio, poiché non c’era altro modo per spiegare la sua assenza dalla serie. La perdita di Monica, tuttavia, è particolarmente devastante a causa della tempistica degli eventi. Per anni, Kayce ha lottato per la vita che avevano una volta venduto il ranch, eppure non hanno avuto molto tempo per godersela.

Per quel che vale, la storia di Marshals: A Yellowstone Story non sarebbe stata possibile senza la morte di Monica. Se fosse stata viva, Kayce non avrebbe avuto alcun interesse a cambiare la vita tranquilla che avrebbe avuto con lei e Tate a East Camp. Mentre il futuro del più giovane dei Dutton è già tracciato, Tate continua a cercare il suo. In “Piya Wiconi”, sembra che stia agendo in modo automatico, svolgendo le faccende perché devono essere fatte. Dice che forse non vuole la vita a East Camp e Kayce lo sostiene. Di questo passo, si può dire con certezza che è solo questione di tempo prima che anche il futuro di Tate sia tracciato.

Cosa significa per Marshals l’uccisione del lupo da parte di Kayce

Gil Birmingham, Sonja Flemming, and Luke Grimes in in Marshals- A Yellowstone Story (2026)
Foto di Sonja Flemming/CBS – © 2025

L’ultima scena dell’episodio 1 di Marshals si svolge dopo la visita di Kayce alla tomba di Monica. Mentre scende dalla collina dove si trova la tomba e torna al suo cavallo, la telecamera inquadra un lupo all’orizzonte. Chi ha visto Yellowstone sa quanto questo animale sia importante per la storia di Kayce, dato che è apparso più volte davanti a lui nel corso della serie. Durante un incontro memorabile con uno di essi, Kayce ha stretto un patto con un lupo, promettendo di non fargli del male se non avesse disturbato loro nelle pianure. Questo è rimasto vero fino a quando Kayce non ha preso il fucile e gli ha sparato con decisione alla fine di “Piya Wiconi”.

La mossa di Kayce è indicativa del suo futuro in Marshals: A Yellowstone Story. Dopo anni passati a cercare di mantenere la pace senza causare danni, è pronto ad assumere un ruolo più attivo come protettore. Il finale dell’episodio si ricollega a una conversazione precedente che Kayce ha avuto quando ha fatto visita a Rainwater, in convalescenza. Il figlio di John III ha confessato le sue preoccupazioni di trovarsi sempre dalla parte sbagliata dopo il precedente incidente che ha portato il capo della riserva indiana di Broken Rock in ospedale. Rainwater lo ha confortato, dicendogli che mentre tutti i Dutton hanno un istinto killer, Kayce è un protettore.

Qualsiasi dubbio nella mente di Kayce riguardo all’entrare nei Marshals: A Yellowstone Story degli Stati Uniti è stato efficacemente spazzato via dalle successive parole di Mo: “Con tutti i lupi là fuori, abbiamo bisogno di cani da pastore più che mai”. Questo lo convinse ad assumere un ruolo più importante nella protezione, non solo per qualcosa che aveva menzionato durante la conversazione, ma per qualcuno. Con un nuovo obiettivo che ora è più grande di lui e della sua famiglia, Kayce intraprende questa strada nei Marshals per fare qualcosa di utile per il bene comune.

Marshals continua un’importante tradizione di Taylor Sheridan, iniziata con Yellowstone, che dura da otto anni

Con Marshals: A Yellowstone Story, l’universo narrativo di Yellowstone continua ad espandersi, ma senza perdere uno dei suoi elementi più distintivi: l’attenzione alla rappresentazione autentica della cultura nativa americana e delle lotte legate alla terra e alla sovranità. Questo non è un dettaglio secondario, ma una vera e propria linea guida narrativa che attraversa l’intero franchise, e che lo spinoff riesce a mantenere con coerenza.

Una tradizione che continua: autenticità e rispetto

A garantire questa continuità è ancora una volta Mo Brings Plenty, che oltre a essere parte del cast ha avuto un ruolo chiave anche dietro le quinte come consulente per gli affari dei nativi americani.

Già durante Yellowstone, lavorando a stretto contatto con Taylor Sheridan, Brings Plenty aveva contribuito a costruire una rappresentazione credibile e rispettosa delle comunità indigene. Questo lavoro prosegue anche in Marshals, grazie alla collaborazione con lo showrunner Spencer Hudnut.

L’obiettivo è chiaro: raccontare queste storie senza oltrepassare una linea sottile, quella tra rappresentazione e appropriazione. Brings Plenty stesso ha sottolineato quanto sia importante non trasformare tradizioni e cerimonie in semplice spettacolo, ma trattarle con il rispetto dovuto a pratiche che, fino a pochi decenni fa, erano addirittura vietate.

Marshals- A Yellowstone Story
Fred Hayes/©CBS/Courtesy Everett Collection

Un passato recente che pesa ancora oggi

Un passaggio fondamentale per comprendere questo approccio è il riferimento all’American Indian Religious Freedom Act, firmato dal presidente Jimmy Carter. Prima del 1976, molte cerimonie tradizionali dei nativi americani erano illegali.

Brings Plenty ha raccontato di aver vissuto personalmente quel periodo di transizione, ricordando la paura legata alla partecipazione a rituali culturali, anche negli anni immediatamente successivi alla legge. Questo contesto storico conferisce alla serie un peso specifico diverso: ciò che viene mostrato non è folklore, ma memoria viva.

Il ruolo di Marshals: rappresentazione e responsabilità

All’interno di Marshals, queste tematiche continuano ad essere centrali. La comunità della Broken Rock Reservation e il suo leader Thomas Rainwater restano il fulcro del discorso su terra, identità e autodeterminazione.

La serie non si limita a raccontare conflitti territoriali, ma cerca di dare voce a una prospettiva spesso ignorata o semplificata nei media mainstream. In questo senso, il lavoro di consulenza culturale diventa parte integrante della narrazione, non un semplice elemento accessorio.

Tate e la profezia: il futuro dell’universo Yellowstone

Un elemento particolarmente interessante riguarda la continuità narrativa tra le diverse serie del franchise. In 1883, viene menzionata una profezia secondo cui, dopo sette generazioni, la terra sarebbe tornata ai nativi.

Questa linea narrativa trova un possibile sviluppo nel personaggio di Tate, figlio di Kayce e Monica. Essendo di discendenza mista, Tate rappresenta simbolicamente un punto di incontro tra due mondi e potrebbe incarnare quella “settima generazione” destinata a ristabilire un equilibrio.

Non si tratta solo di una suggestione narrativa, ma di un modo per legare il destino dei personaggi a una visione storica e culturale più ampia.

Un impatto che va oltre la fiction

Uno degli aspetti più significativi emersi dalle parole di Brings Plenty è l’impatto reale della serie. Secondo l’attore, Yellowstone ha già contribuito a riavvicinare molti giovani alle proprie radici culturali, spingendoli a riscoprire tradizioni e cerimonie. Marshals sembra voler proseguire su questa strada, utilizzando la popolarità del franchise per amplificare una narrazione spesso marginalizzata. Non è solo intrattenimento, ma anche uno strumento di rappresentazione e, in parte, di educazione culturale.

Marshals dimostra che è possibile espandere un universo narrativo senza perdere la propria identità. Continuando il lavoro iniziato da Yellowstone, lo spinoff mantiene viva una tradizione che unisce storytelling e responsabilità culturale. In un panorama televisivo dove la rappresentazione è sempre più centrale, questa attenzione ai dettagli e al contesto storico non è solo un valore aggiunto: è ciò che rende il franchise davvero rilevante.

Marshals 1×04: il promo di “The Gathering Storm” anticipa una missione di salvataggio per Kayce

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La nuova serie Marshals continua a sviluppare la sua prima stagione con un episodio carico di tensione. Il promo dell’episodio 1×04, intitolato “The Gathering Storm”, anticipa una missione estremamente pericolosa che coinvolgerà direttamente Kayce e il resto della squadra.

La serie, spin-off ambientato nell’universo narrativo di Yellowstone, segue le operazioni di un gruppo di agenti federali impegnati in missioni ad alto rischio nel territorio americano. Il quarto episodio sembra destinato a portare i protagonisti al limite, tra operazioni di soccorso e problemi legali che potrebbero mettere in discussione la carriera di uno dei membri chiave del team.

Kayce e Cal cercano i sopravvissuti a un incidente in elicottero

Nel promo di “The Gathering Storm”, Kayce e Cal vengono inviati sul luogo di un grave incidente: un elicottero si è schiantato in un’area isolata e i due agenti devono trovare eventuali sopravvissuti prima che sia troppo tardi.

La missione si trasforma rapidamente in una corsa contro il tempo, con condizioni ambientali difficili e poche informazioni su ciò che è realmente accaduto. Il salvataggio potrebbe rivelarsi molto più complicato del previsto, soprattutto se emergeranno nuove circostanze legate allo schianto.

Questa operazione rappresenta uno dei momenti più intensi della stagione finora, mettendo alla prova le capacità operative dei protagonisti.

Il team cerca di difendere Kayce da un’accusa sull’uso della forza

Mentre Kayce è impegnato nella missione di ricerca, il resto della squadra affronta un problema altrettanto delicato. Un reclamo ufficiale sull’uso della forza da parte dell’agente rischia infatti di compromettere la sua posizione.

I colleghi cercheranno quindi di raccogliere prove e testimonianze per dimostrare che l’intervento di Kayce era giustificato. Questa storyline introduce una dimensione più politica e legale nella serie, mostrando le conseguenze che le operazioni sul campo possono avere sulla carriera degli agenti federali.

Con “The Gathering Storm”, Marshals prosegue quindi la sua prima stagione alternando azione e tensioni interne alla squadra.

Il nuovo episodio della serie andrà in onda prossimamente su Paramount Network.

Marsden, Argentero e Facchinetti raccontano Hop

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Marsden, Argentero e Facchinetti raccontano Hop

hop

Qual è il vostro rapporto con il coniglietto pasquale? Comincia con questa domanda un po’ infatile la conferenza stampa di Hop, che questa mattina ha visto il protagonista, James Marsden, e i doppiatori italiani, Francesco Facchinetti (C.P.) e Luca Argentero (Fred), confrontarsi con le domande dei giornalisti, che sono stati sommersi da montagne di dolci e caramelle.

Mars e Avril recensione

Mars e Avril poster Anno: 2012

Regia: Martin Villeneuve

Cast: Jacques Languirand, Caroline Dhavernas, Paul Ahmarani, Robert Lepage, Stéphane Demers

Trama: In un mondo futuro all’alba del XXX° secolo, dove natura,scienza,musica e magia si trovano in perfetta simbiosi, l’anziano musicista Jacob Obus (Jaques Languirand) è una delle personalità più celebri e discusse del suo tempo. Egli è in grado di creare strabilianti melodie attraverso strumenti antropomorfi progettati dal fido compagno Arthr (Paul Ahmarani) e realizzati da Eugene, padre del ragazzo a metà strada fra un uomo e un ologramma. Sullo sfondo del primo viaggio dell’uomo dalla Luna a Marte, l’arrivo improvviso della giovane fotografa April (Caroline Davhetnas), mette in competizione Jacob e Arthir, fino a portarli alle soglie dell’immaginazione, in un universo dove tutto, anche i pianeti, si esprimono attraverso la musica.

Analisi: La fantascienza è forse l’unico genere narrativo in cui chiunque può dar sfogo alle proprie fantasie, un terreno a metà strada fra il sogno e una realtà anch’essa simulacro di un qualcosa che nessuno saprà mai identificare con certezza. Sembra proprio aver imparato la lezione il giovane Martin Villeneuve (fratello minore del più celebre Denis, autore de La ragazza che canta), regista canadese che con questa sua opera crea un universo talmente visionario ed estremo che pare un libro di fiabe trasportato su celluloide, dove un universo di strabilianti personaggi e ambienti pirotecnici creano una bulimia visiva tale da estasiare l’ignaro spettatore, il quale finisce col perdersi nella bellezza della visione come in un labirinto di luci e colori, mentre gli occhi si imbevono, inquadratura dopo inquadratura, di una realtà caotica e ridondante. Ci si potrebbe fermare ore solo a spulciare i singoli frames, nel tentativo di ricostruire la bizzarra flora e fauna che adornano questo fantastico mondo. Come in un cortocircuito metanarrativo, il film si dipana attraverso universi da sogno, resi grazie ad una bellissima fotografia che occhieMars e Avrilggia alla graphic novel (riprendendo fedelmente l’opera omonima illustrata dello stesso regista) e sa dosare con sapienza gli ottimi effetti speciali creati ad hoc dal celebre Carlos Monzon di Avatar, tirato in causa per creare i bellissimi ambienti ibridi tra un universo liquido e gassoso. La storia, seppur con qualche ricaduta adolescenziale (senza per latro nascondere il target di pubblico a cui aspira) finisce per essere molto più complessa di come appaia, un’opera transmediale che tira in ballo le teorie cosmologiche di Keplero, l’armonia musicale dell’universo e una sana dose di filosofia orientale riguardo al ruolo della simbiosi dell’anima., senza disdegnare nemmeno un simpatico riferimento alle teorie cospirative dei viaggi spaziali (qui riguardati Marte, come in un futuristico Capricorn One). Molti sono i riferimenti al cinema delle origini, primo fra tutti al grande Geroge Meliés, padre del cinema di finzione e primo grande visionario, a metà fra un regista ed un illusionista. Ed in effetti il film pare essere un inno all’immaginazione e alla fantasia, così come dimostrano gli strabi ed affascinati strumenti musicali di forme umane che vengono suonati da Jacob, modellati sulla base di modelle che prestano il loro corpo come fosse una cassa armonica. Il cast comprende alcuni nomi per di più sconosciti al grande pubblico, ma ben rodati nel circuito di nicchia, come quello di Jaques Languirand, celebre scrittore e commediografo canadese qui prestato ai panni del timido Obus, per non parlare di Paul Ahmarani, famoso caratterista che qui impersona il futuristico nerd Artur, personaggio ambiguo e inafferrabile (così come d’altronde tutti i personaggi appaiono dotati di una psicologia muntevelo ed appena abbozzata, impenetrabile e disorientante). Il volto forse più noto è sicuramente quello di Caroline Dhavernas (la dottoressa Lily Brenner della serie Off the Map), qui chiamata ad impersonare la romantica e camaleontica Avril, ragazza fragile e capace di un amore immenso, tanto da non poter essere contenuto in una sola persona. La grande prova a cui Villeneuve viene chiamato ha dell’incredibile: girare un film progettato per un budget di 30 milioni di dollari con meno della metà dei fondi disponibili, impiegando più di sette anni per realizzare un progetto che definire visionario è dir poco. Un’opera fortemente stratificata, ricca di suggestioni e di livelli interpretativi che possono essere apprezzati visione dopo visione, come il piacere che prova un bambino nel rileggere di nuovo il suo libro preferito o nel guardare più a fondo un magnifico disegno.

Mars Attacks!: tutte le curiosità sul film di Tim Burton

Mars Attacks!: tutte le curiosità sul film di Tim Burton

Il regista Tim Burton è oggi celebrato per i suoi racconti dark, vere e proprie fiabe gotiche dove prendono vita personaggi emarginati, dimenticati dalla società eppure provvisti di un cuore grande e gentile. Diversi sono però anche i casi in cui, a modo suo, Burton si è dedicato ad opere parzialmente differenti e uno dei casi più esemplari è quello di Mars Attacks!. Uscito al cinema nel 1996, il film è un omaggio esplicito a tutte quelle pellicole di fantascienza degli anni Cinquanta, soprattutto per i B Movie dell’epoca. Con questo lungometraggio, anche Burton dà dunque vita alla propria personalissima invasione della terra da parte degli extraterrestri.

Il film è largamente basato sugli effetti speciali (curati dalla Industrial Light & Magic, fondata da George Lucas per Star Wars). Inizialmente i marziani dovevano essere animati con la tecnica della stop motion, di gran lunga prediletta da Burton, ma la produzione decise per la computer grafica, che in quegli anni era divenuta sempre più popolare dopo il successo di Jurassic Park. Al di là degli effetti speciali, Burton usò la storia scritta da Jonathan Gems non solo per dar vita ad innumerevoli omaggi dei suoi film di fantascienza preferiti, ma anche per mettere alla berlina l’umanità, dando dunque vita ad una vera e propria commedia nera, ricca di satira, cinismo ed elementi grotteschi.

Costato 70 milioni di dollari, Mars Attacks! fu un cocente insuccesso, oscurato in particolare da un concorrente come Independence Day. Negli anni, tuttavia, è stato rivalutato da critica e pubblico, ed è oggi considerato un vero e proprio cult. Per gli amanti del cinema di Burton, si tratta dunque di un titolo da non perdere assolutamente. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama di Mars Attacks!

Il film ha inizio con Stati Uniti d’America che vengono invasi da UFO alieni provenienti da Marte. Il Presidente James Dale è certo di poter trovare un accordo con gli extra-terrestri e l’evento è seguito con partecipazione da diversi personaggi, la cui vita sarà stravolta dagli effetti più o meno diretti dell’invasione. Tra loro c’è il giovane fornaio Richie Norris, un ragazzo molto sfortunato in amore e ossessionato dal paragone con suo fratello Billy Glenn. Anche i telecronisti Jason Stone e Nathalie Lake seguono la vicenda, poiché certi di poter diventare famosi grazie agli invasori partecipando all’incontro organizzato in Nevada. Tutto prende però una piega drammatica quando il presidente ordina di liberare una colomba in segno di pace davanti ai marziani.

Questi travisano il gesto, interpretandolo come una dichiarazione di guerra, e si scagliano contro la folla con i loro tecnologici raggi laser. Nel disperato tentativo di rimediare al fraintendimento, il presidente chiede al professor Donald Kessler di inviare un messaggio di pace tramite il suo traduttore universale ma i marziani non sembrano aver intenzione di risparmiare gli umani. Mentre gli invasori riescono a far infiltrare un loro agente nella Casa Bianca e Billy compie un gesto estremo per salvare la sua famiglia, Richie chiede consiglio alla nonna Florence che, in maniera del tutto casuale, scova il punto debole degli alieni.

Mars Attacks! cast

Il cast e gli alieni del film

Uno dei motivi per cui Mars Attacks! è noto è il cast all star di attori che vi hanno recitato, il più dei quali ricoprono qui ruoli per loro inediti. Si parte con Jack Nicholson, il quale ricopre qui il ruolo del presidente Dale e di Art Land. L’attore accettò di partecipare senza neanche voler prima leggere la sceneggiatura, memora della bellissima esperienza avuta con Burton sul set di Batman. Glenn Close interpreta Marsha Dale, moglie del presidente, mentre Annette Bening è Barbara Land, moglie di Art. Una giovanissima Natalie Portman interpreta Taffy Dale, la figlia del presidente. Michael J. Fox e Sarah Jessica Parker interpretano i telecronisti Jason Stone e Nathalie Lake, mentre Danny De Vito è un giocatore d’azzardo.

I fratelli Richie e Billy Norris sono invece interpretati da Lukas Haas e Jack Black. È poi presente Pierce Brosnan nei panni del Professore Donald Kessler, mentre completano il cast il cantante Tom Jones nei panni di sé stesso e gli attori Jim Brown e Pam Grier nei panni dei coniugi Byron Williams e Louise Williams. L’attrice Sylvia Sidney, qui al suo ultimo ruolo prima della scomparsa avvenuta nel 1999, recita nei panni della Nonna Florence. Per quanto riguarda gli alieni, come noto, la loro fisionomia degli alieni è basata su una vecchia celebre serie di figurine, in omaggio con un tipo di caramelle in voga negli anni sessanta

Il trailer di Mars Attacks! e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Mars Attacks! grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Apple iTunes, Now, Amazon Prime Video e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 7 ottobre alle ore 21:10 sul canale TwentySeven.

Fonte: IMDb

Mars Attacks!, la spiegazione del finale del film

Mars Attacks!, la spiegazione del finale del film

Mars Attacks! segna uno dei momenti più eccentrici e ironici nella filmografia di Tim Burton, noto per il suo stile gotico e surreale. Diretto nel 1996, il film si colloca dopo successi come Edward mani di forbice e Batman Il ritorno, ma mostra un lato del regista più caustico e parodico. Burton prende qui le distanze dal tono drammatico e poetico dei suoi lavori precedenti, abbracciando un approccio comico e demenziale, pur mantenendo la cura estetica che contraddistingue la sua visione visiva e l’attenzione ai dettagli grotteschi e caricaturali.

Il film si ispira alle celebre serie di carte collezionabili e ai B-movie di fantascienza anni ’50, caratterizzati da effetti speciali rudimentali, invasioni aliene e un senso di minaccia tanto ridicola quanto reale. Burton, con la sceneggiatura di Jonathan Gems, gioca sul contrasto tra il kitsch dei marziani e la serietà dei personaggi umani, creando una commistione tra commedia nera, fantascienza e parodia del cinema catastrofico. L’opera si distingue anche per l’enorme ensemble cast, che richiama il modello delle grandi produzioni hollywoodiane e dei film di satira collettiva.

Nel cuore di Mars Attacks! troviamo temi ricorrenti nella produzione di Burton: l’alienazione, il caos improvviso e la critica alla superficialità della società contemporanea. Attraverso la follia della trama, il regista mette in scena la fragilità dell’umanità di fronte a minacce incomprensibili, usando l’umorismo e la violenza grottesca per accentuare l’assurdità delle convenzioni sociali. Nel resto dell’articolo si proporrà una spiegazione del finale del film e dei temi che Burton sviluppa attraverso la conclusione della storia, rivelando come la satira si trasformi in una riflessione più profonda.

Mars Attacks! cast

La trama di Mars Attacks!

Il film ha inizio con Stati Uniti d’America che vengono invasi da UFO alieni provenienti da Marte. Il Presidente James Dale è certo di poter trovare un accordo con gli extra-terrestri e l’evento è seguito con partecipazione da diversi personaggi, la cui vita sarà stravolta dagli effetti più o meno diretti dell’invasione. Tra loro c’è il giovane fornaio Richie Norris, un ragazzo molto sfortunato in amore e ossessionato dal paragone con suo fratello Billy Glenn. Anche i telecronisti Jason Stone e Nathalie Lake seguono la vicenda, poiché certi di poter diventare famosi grazie agli invasori partecipando all’incontro organizzato in Nevada.

Tutto prende però una piega drammatica quando il presidente ordina di liberare una colomba in segno di pace davanti ai marziani. Questi travisano il gesto, interpretandolo come una dichiarazione di guerra, e si scagliano contro la folla con i loro tecnologici raggi laser. Nel disperato tentativo di rimediare al fraintendimento, il presidente chiede al professor Donald Kessler di inviare un messaggio di pace tramite il suo traduttore universale ma i marziani non sembrano aver intenzione di risparmiare gli umani. Mentre gli invasori riescono a far infiltrare un loro agente nella Casa Bianca e Billy compie un gesto estremo per salvare la sua famiglia, Richie chiede consiglio alla nonna Florence che, in maniera del tutto casuale, scova il punto debole degli alieni.

La spiegazione del finale del film

Nel terzo atto di Mars Attacks!, i marziani intensificano la loro invasione su scala globale. Dopo aver sterminato la maggior parte dei rappresentanti politici e delle autorità militari, tra cui generali e membri del Congresso, gli alieni seminano il caos nelle città principali, compresa Washington, D.C., mentre distruggono edifici simbolici e uccidono civili. Il presidente Dale tenta inutilmente negoziazioni e discorsi pacificatori. Nel frattempo, Byron Williams guida un piccolo gruppo di sopravvissuti attraverso Las Vegas, affrontando i marziani con coraggio e astuzia, tentando di salvare se stessi mentre l’invasione si estende e la disperazione cresce tra la popolazione mondiale.

Il climax narrativo si concentra sulla scoperta che i marziani sono vulnerabili alla canzone Indian Love Call di Slim Whitman. Richie e Florence utilizzano questa conoscenza per eliminare gran parte degli alieni, mentre le trasmissioni radio amplificano l’effetto su scala globale. Questo stratagemma porta all’abbattimento della nave madre e alla sconfitta del leader marziano. Parallelamente, Byron sopravvive alla sua battaglia contro un gruppo di marziani, riuscendo a salvare i suoi compagni e riunirsi con la famiglia. La sequenza finale mostra l’umanità che ricomincia a riprendersi dalle devastazioni.

Mars Attacks! film

Il finale, oltre a risolvere la crisi principale, svolge una funzione satirica e ironica. La sconfitta dei marziani attraverso una canzone country sottolinea l’assurdità dell’intero conflitto, tipica del tono parodico di Burton. La scelta di un metodo apparentemente ridicolo per salvare il mondo riflette la critica ai modi convenzionali del cinema di fantascienza e ai film di invasione aliena, mostrando come l’ingegno e l’imprevisto possano ribaltare situazioni apparentemente impossibili, sottolineando il contrasto tra la serietà dei personaggi e la follia degli eventi.

Dal punto di vista tematico, il finale porta a compimento l’esplorazione di Burton sulle fragilità umane di fronte a minacce incomprensibili e alla superficialità della politica e delle istituzioni. La distruzione dei simboli di potere e il ruolo determinante di personaggi comuni suggeriscono che il coraggio, l’astuzia e la cooperazione tra individui possono prevalere sulle crisi più assurde. La conclusione amplifica l’ironia del regista, trasformando la satira in riflessione sulla resilienza umana, l’inventiva e la capacità di affrontare l’assurdo.

Il messaggio finale di Mars Attacks! unisce comicità e riflessione sociale: la sopravvivenza e il successo non derivano dalla forza o dal potere istituzionale, ma dall’ingegno, dalla collaborazione e dall’astuzia dei singoli. Burton celebra l’eroismo quotidiano dei cittadini comuni, mettendo in ridicolo le autorità tradizionali incapaci di affrontare l’invasione. La fusione tra assurdo e eroismo sottolinea come la società sia spesso impreparata a eventi imprevisti, ma anche come l’inventiva e la determinazione possano trasformare il caos in una possibilità di rinascita, pur con tono ironico e grottesco.

LEGGI ANCHE: Mars Attacks!: tutte le curiosità sul film di Tim Burton

Marry Me – Sposami: Jennifer Lopez in un contenuto speciale

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Impreziosito da brani inediti di Jennifer Lopez eseguiti in coppia con Maluma, star della musica latina conosciuta a livello mondiale,Marry Me – Sposami” annovera nel cast proprio Jennifer Lopez, che interpreta la parte della superstar Kat Valdez, e Owen Wilson nel ruolo di Charlie Gilbert, un insegnante di matematica due estranei che decidono di sposarsi prima e di conoscersi meglio poi.

Un’ improbabile storia d’amore che parla di due persone diverse alla ricerca di qualcosa di vero in un mondo dove il valore di ciascuno è dettato dalla quantità di “mi piace” e numero di follower, Marry Me – Sposami” è una commedia romantica moderna su celebrità, matrimonio e social media.

Marry Me – Sposami, il trailer della nuova commedia romantica con Jennifer Lopez

Kat Valdez (Lopez) fa parte della power couple più sexy al mondo assieme alla nuova stella della musica Bastian (interpretato da Maluma, al suo debutto cinematografico). Mentre la hit eseguita da Kat e Bastian, intitolata “Marry Me”, sale inesorabile in vetta alle classifiche, i due stanno per unirsi in matrimonio dinnanzi ad una folla di fan, in una cerimonia che verrà trasmessa contemporaneamente su più piattaforme.

Docente di matematica al liceo, il divorziato Charlie Gilbert (Owen Wilson) viene trascinato al concerto dei due cantanti da sua figlia Lou (Chloe Coleman, già nel cast della serie HBO “Big Little Lies Piccole grandi bugie”) e dalla sua migliore amica (Sarah Silverman). Quando Kat, a pochi secondi dall’inizio della cerimonia, scopre che Bastian l’ha tradita con la sua assistente, la sua vita prende una piega imprevista e, mentre ha un tracollo sul palco, comincia a mettere in discussione amore, verità e fedeltà. Mentre il suo mondo ovattato va lentamente in pezzi, dal palco fissa lo sguardo su uno sconosciuto un viso tra la folla.

Se quello che conosci ti delude, magari la risposta è in ciò che non conosci, e quindi, in un momento di follia, Kat decide di sposare Charlie. Ciò che inizia da una reazione impulsiva si trasforma in una storia d’amore inaspettata. Ma mentre alcuni cospirano affinché i due si separino, la domanda di tutti è: due persone provenienti da universi così diversi possono appianare le differenze e crearsi un posto unico nel mondo al quale appartenere?

“Marry Me Sposami” è diretto da Kat Coiro (regista della serie “C’è sempre il sole a Philadelphia” trasmessa da Fox e della serie targata Netflix “Amiche per la morte Dead to Me”), la sceneggiatura è di John Rogers (autore di “The Librarians”, trasmessa da TNT) e Tami Sagher (autrice di “30 Rock”, NBC) e Harper Dill (autrice della serie “The Mick”, Fox) ed è basata sul romanzo di Bobby Crosby. Il film è prodotto da Elaine Goldsmith Thomas (che ha già prodotto “Le ragazze di Wall Street Business Is Business” e “Un amore a 5 stelle”), Jennifer Lopez, Benny Medina (produttore di “Le ragazze di Wall Street Business Is Business”, e di “Willy, il principe di Bel Air”, NBC) e John Rogers. I produttori esecutivi della pellicola sono Alex Brown, Willie Mercer, Pamela Thur e J.B. Roberts.

Marry me – Sposami: recensione del film con Jennifer Lopez

Marry me – Sposami: recensione del film con Jennifer Lopez

Marry me – Sposami è il nuovo film della newyorkese Kat Coiro, con protagonisti Jennifer Lopez e Owen Wilson. La regista ha all’attivo sei episodi di She Hulk d’imminente uscita su Disney+, le puntate pilota (e non solo) di diverse serie tv, tra cui Modern Family e Shameless, e tre lungometraggi presentati per tre anni di fila al Tribeca Film Festival: di questi, And while we are here del 2012, girato interamente a Ischia. Una carriera piuttosto prolifica, dunque, e per lo più orientata verso storie sentimentali o, comunque, dove senza dubbio l’emotività la fa da padrone, in maniera più o meno gestita.

Marry me – Sposami, la trama

Marry me – Sposami è tratto da un romanzo a fumetti dello scrittore Bobby Crosby, che l’aveva pubblicato la bellezza di quindici anni fa e che già poco tempo dopo sembra che avesse ricevuto fior di proposte per una trasposizione su grande schermo. Perché, a volerla dire tutta, la graphic novel si prestava perfettamente alla traduzione in immagini filmiche, per un motivo ben preciso. Proprio secondo le parole del suo stesso creatore, infatti, Marry me è fortemente influenzato da quella dolcezza di film diretto nel 1999 dal compianto Roger Michel: Notting Hill. E non ci vuole gran sforzo per scorgerlo dalla trama e, forse, solo da quella.

Kat Valdez (Jennifer Lopez) e Bastian (il cantante colombiano Maluma al suo debutto cinematografico) sono una delle coppie di cantanti più famose del mondo: belli, glamour, tamarri al punto giusto, ricchi sfondati, e che hanno deciso di sposarsi in diretta planetaria durante un loro concerto sulle note della loro hit Marry me. Se non che, proprio pochi attimi prima della performance nuziale, la povera e indiamantata Kat scopre che Bastian l’ha tradita tramite un video pubblicato in quell’istante su un social network.

Così inizia l’avvincente – e molto prevedibile – rivoluzione nella vita della protagonista perché, proprio in quel momento, ritta in piedi con un abito carico di tessuti dorati e gemme luccicanti, decide di sposare uno del pubblico (Owen Wilson) che stringe in mano un cartello con scritto “marry me”, appunto. Quel qualcuno è niente meno che un professore di matematica, divorziato, con una figlioletta dodicenne distaccata, fragile ma, all’occorrenza, matura e consapevole di ciò che muove l’animo umano.

Un monumento a Jennifer Lopez

Marry me – Sposami, prodotto, tra gli altri, dalla stessa Jennifer Lopez, tenta di essere una rom-com con accenni di saggezza e riflessioni sull’amore e la vita di coppia, ma scivola di continuo o, ad essere precisi, segue con una rigidità maniacale ciò che probabilmente sarà sul serio una giornata tipo della cantante latina. La scrittura stessa dei personaggi e delle loro interazioni è sviluppata con superficialità, in maniera sbrigativa, per portare a casa, più che altro, un massiccio carico di sex appeal – per quanto indiscusso, per carità.

Il professor Charlie Gilbert (Owen Wilson) accetta di buon grado ogni mossa di tutti i personaggi femminili che gli ruotano attorno con accondiscendenza, anche quando tenta di contrastarli verbalmente. Ciò che sicuramente funziona, se non altro, è la leggerezza unita alla totale assenza d’impegno con cui vengono affrontati i vari sviluppi della storia e annessi ragionamenti dei personaggi. Il vero problema, però, è che le implicazioni a monte raccontano faccende ben più gravose che la vita ha loro imposto, e che quindi li fanno sembrare degli adolescenti superficiali, se non ridicoli.

Il tema di fondo è chiaramente spinto sulla fantasia di una vita lontana dai riflettori e da internet, sommata alla possibilità di integrarla con lo stile tecnologicamente preistorico del professor Gilbert, ma non attecchisce, risulta forzato. E alla fine è soprattutto la maturità professionale della Lopez ad invadere poderosamente il campo, quasi a voler raccontare un po’ a se stessa stralci della sua vita reale. Ma gettando ombra su tutto, anche sulla credibilità del racconto.

Marry Me – Sposami: Jennifer Lopez al cinema dal 10 febbraio

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Marry Me – Sposami: Jennifer Lopez al cinema dal 10 febbraio

Impreziosito da brani inediti di Jennifer Lopez eseguiti in coppia con Maluma, star della musica latina conosciuta a livello mondiale,Marry Me – Sposami” annovera nel cast proprio Jennifer Lopez, che interpreta la parte della superstar Kat Valdez, e Owen Wilson nel ruolo di Charlie Gilbert, un insegnante di matematica due estranei che decidono di sposarsi prima e di conoscersi meglio poi.

Un’ improbabile storia d’amore che parla di due persone diverse alla ricerca di qualcosa di vero in un mondo dove il valore di ciascuno è dettato dalla quantità di “mi piace” e numero di follower, Marry Me – Sposami” è una commedia romantica moderna su celebrità, matrimonio e social media.

Marry Me – Sposami, il trailer della nuova commedia romantica con Jennifer Lopez

Kat Valdez (Lopez) fa parte della power couple più sexy al mondo assieme alla nuova stella della musica Bastian (interpretato da Maluma, al suo debutto cinematografico). Mentre la hit eseguita da Kat e Bastian, intitolata “Marry Me”, sale inesorabile in vetta alle classifiche, i due stanno per unirsi in matrimonio dinnanzi ad una folla di fan, in una cerimonia che verrà trasmessa contemporaneamente su più piattaforme.

Docente di matematica al liceo, il divorziato Charlie Gilbert (Owen Wilson) viene trascinato al concerto dei due cantanti da sua figlia Lou (Chloe Coleman, già nel cast della serie HBO “Big Little Lies Piccole grandi bugie”) e dalla sua migliore amica (Sarah Silverman). Quando Kat, a pochi secondi dall’inizio della cerimonia, scopre che Bastian l’ha tradita con la sua assistente, la sua vita prende una piega imprevista e, mentre ha un tracollo sul palco, comincia a mettere in discussione amore, verità e fedeltà. Mentre il suo mondo ovattato va lentamente in pezzi, dal palco fissa lo sguardo su uno sconosciuto un viso tra la folla.

Se quello che conosci ti delude, magari la risposta è in ciò che non conosci, e quindi, in un momento di follia, Kat decide di sposare Charlie. Ciò che inizia da una reazione impulsiva si trasforma in una storia d’amore inaspettata. Ma mentre alcuni cospirano affinché i due si separino, la domanda di tutti è: due persone provenienti da universi così diversi possono appianare le differenze e crearsi un posto unico nel mondo al quale appartenere?

“Marry Me Sposami” è diretto da Kat Coiro (regista della serie “C’è sempre il sole a Philadelphia” trasmessa da Fox e della serie targata Netflix “Amiche per la morte Dead to Me”), la sceneggiatura è di John Rogers (autore di “The Librarians”, trasmessa da TNT) e Tami Sagher (autrice di “30 Rock”, NBC) e Harper Dill (autrice della serie “The Mick”, Fox) ed è basata sul romanzo di Bobby Crosby. Il film è prodotto da Elaine Goldsmith Thomas (che ha già prodotto “Le ragazze di Wall Street Business Is Business” e “Un amore a 5 stelle”), Jennifer Lopez, Benny Medina (produttore di “Le ragazze di Wall Street Business Is Business”, e di “Willy, il principe di Bel Air”, NBC) e John Rogers. I produttori esecutivi della pellicola sono Alex Brown, Willie Mercer, Pamela Thur e J.B. Roberts.

Marry Me – Sposami: dal cast alle canzoni, tutto quello che c’è da sapere sul film

Nota come una delle celebrità più poliedriche del panorama statunitense, Jennifer Lopez è stata anche protagonista di film di vario genere e di buon successo. Tra questi si annoverano titoli come Le ragazza di Wall Street, Ricomincio da me, Il ragazzo della porta accanto e Shall We Dance?. Dopo di questi, nel 2022, è arrivato Marry Me – Sposami (qui la recensione), commedia romantica ricca di musica diretta da Kat Coiro (regista poi fattasi notare anche con la serie Marvel She-Hulk: Attorney at Law). In questo film la Lopez ha dunque modo di cimentarsi non solo come attrice ma anche come cantante.

 Il film è liberamente basato sulla serie di fumetti e graphic novel Keenspot di Bobby Crosby e Remy “Eisu” Mokhtar. Al di là dell’idea di una pop star che sposa spontaneamente un insegnante che non ha mai conosciuto, i personaggi e le situazioni sono però molto diversi e sono stati riadattati affinché potessero essere più adeguatamente interpretati dalla Lopez e dal suo co-protagonista Owen Wilson. Lopez, in particolare, ha anche prodotto il film è si attivamente dedicata alla scelta dei costumi del suo personaggio (il suo abito da sposa pesava circa 95 chili e ha procurato all’attrice una lesione all’anca).

Al di là di queste piccole curiosità, è questo un film che piacerà agli appassionati del genere, che possono qui ritrovare non solo originali alternative ai classici canoni delle rom-com ma anche tanti piacevoli e orecchiabili brani cantati dalla Lopez e da celebre Maluma. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a Marry Me – Sposami. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alle canzoni della colonna sonora. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Marry Me - Sposami trama film

La trama e il cast di Marry Me – Sposami

Kat Valdez è una famosa cantante che sta per convolare a nozze con il fidanzato rockstar Bastian, con una cerimonia pubblica. Poco prima di questa, però, Kat scopre di essere stata tradita e per ripicca decide comunque di sposarsi, scegliendo, però, un uomo a caso tra il pubblico. La scelta ricade su Charlie Gilbert, un divorziato e timido insegnante di matematica, che si trova lì solo perché ha accompagnato sua figlia Lou. I due si ritrovano così da perfetti sconosciuti ad essere improvvisamente marito e moglie, chiamati a cercare di far funzionare ciò che è nato come un atto istintivo.

Ad interpretare la cantante Kat vi è Jennifer Lopez, che di recente è stata protagonista anche di Un matrimonio esplosivo (2023) e The Mother (2023). Accanto a lei, nel ruolo del neo-marito Charlie si ritrova invece il celebre attore Owen Wilson, noto per film come 2 single a nozze e Zoolander. Il cantante colombiano Maluma interpreta invece Bastian, l’iniziale compagno di Kat, mentre Chloe Coleman è Lou, figlia di Charlie. Recitano poi nel film Sarah Silverman nel ruolo di Parker Debbs, amica di Charlie, e John Bradley in quelli di Colin.

Le canzoni presenti nel film

Marry Me – Sposami è pieno di musica che diventa parte della narrazione. La maggior parte della colonna sonora del film è infatti costituita da canzoni eseguite da Lopez e Maluma per il film, compresa la title track. Nonostante avesse già recitato in film in cui aveva a che fare con il canto, Marry Me – Sposami è il primo film in cui Jennifer Lopez canta canzoni dal vivo usando la sua stessa voce. Innanzitutto, il brano portante del film non può che essere “Marry Me”, cantata da Kat e Bastian. Viene suonata per tutto l’inizio del film per dimostrare la sua popolarità.

Il brano che viene eseguito durante i preparativi per il matrimonio è invece “Pa Ti (For You)”, sempre di Jennifer Lopez & Maluma. Segue poi “Church”, cantata durante il concerto di nozze di Kat e Bastian e che vede Kat esibirsi subito prima di lasciare il palco per cambiarsi con l’abito da sposa. Il testo della canzone paragona l’amore alla sensazione di essere in paradiso. “1 en 1 Millón” di Maluma, è il brano che Bastian la canta durante il concerto di nozze di lui e Kat, dopo che lei ha lasciato il palco per prepararsi alle promesse.

Marry Me - Sposami canzoni

Love of My Life” è invece il brano che Kat canta durante il montaggio della prima conversazione tra lei e Charlie senza telecamere, assistenti e social media. È la prima volta che sono veramente soli e si conoscono. Vi è poi “Perfect Combination” di Hael, canzone che si può ascoltare mentre Kat e Charlie sono al loro primo “appuntamento” in una pista da bowling. “Just Got Paid” di Ella Eyre & Meghan Trainor ft. French Montana è invece la canzone che suona quando Kat visita il club di matematica della scuola media di Charlie.

Swing” di PMGRNT è la canzone che si sente durante il ballo scolastico, poco prima che Kat salga sul palco per cantare la sua nuova canzone.,“After Love (Part 1)”, eseguita dalla Lopez. “If I Ever Were to Leave You” di Robert Goulet è invece la canzone che Charlie mette dopo il ballo in quanto è una delle sue preferite. La canzone diventa anche il primo brano che Charlie e Kat ballano insieme. “Marry Me – Ballad” è invece la versione ballata di “Marry Me” è cantata in duetto da Kat e Bastian.

Altri brani presenti nel film sono “Segundo”, canzone che parla di seconde possibilità cantata da Maluma, lasciando intendere che lui e Kat ne avranno una, mentre “On My Way” di Jennifer Lopez è la canzone che Kat non riusciva a finire, fino a quando Charlie non l’ha lasciata e lei ha trovato l’ispirazione per farlo. La canzone viene completata e viene riprodotta su un montaggio che mostra come sia lei che Charlie stiano cercando di andare avanti. Infine, “Nobody’s Watching”, sempre di Jennifer Lopez, è la canzone finale di Marry Me – Sposami e suona sui titoli di coda.

Il trailer di Marry Me – Sposami e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Marry Me – Sposami grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Apple TVGoogle PlayInfinity+ e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 25 maggio alle ore 21:20 su Canale 5.

Marry Me – Sposami, il trailer della nuova commedia romantica con Jennifer Lopez

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Impreziosito da brani inediti di Jennifer Lopez eseguiti in coppia con Maluma, star della musica latina conosciuta a livello mondiale, Marry Me Sposami annovera nel cast proprio Jennifer Lopez, che interpreta la parte della superstar Kat Valdez, e Owen Wilson nel ruolo di Charlie Gilbert, un insegnante di matematica due estranei che decidono di sposarsi prima e di conoscersi meglio poi.

Un’ improbabile storia d’amore che parla di due persone diverse alla ricerca di qualcosa di vero in un mondo dove il valore di ciascuno è dettato dalla quantità di “mi piace” e numero di follower, Marry Me Sposami è una commedia romantica moderna su celebrità, matrimonio e social media.

La trama di Marry Me Sposami

Kat Valdez (Lopez) fa parte della power couple più sexy al mondo assieme alla nuova stella della musica Bastian (interpretato da Maluma, al suo debutto cinematografico). Mentre la hit eseguitada Kat e Bastian, intitolata “Marry Me”, sale inesorabile in vetta alle classifiche, i due stanno per unirsi in matrimonio dinnanzi ad una folla di fan, in una cerimonia che verrà trasmessa contemporaneamente su più piattaforme.

Docente di matematica al liceo, il divorziato Charlie Gilbert (Owen Wilson) viene trascinato al concerto dei due cantanti da sua figlia Lou (Chloe Coleman, già nel cast della serie HBO “Big Little Lies Piccole grandi bugie”) e dalla sua migliore amica (Sarah Silverman). Quando Kat, a pochi secondi dall’inizio della cerimonia, scopre che Bastian l’ha tradita con la sua assistente, la sua vita prende una piega imprevista e, mentre ha un tracollo sul palco, comincia a mettere in discussione amore, verità e fedeltà. Mentre il suo mondo ovattato va lentamente in pezzi, dal palco fissa lo sguardo su uno sconosciuto un viso tra la folla.

Se quello che conosci ti delude, magari la risposta è in ciò che non conosci, e quindi, in un momento di follia, Kat decide di sposare Charlie. Ciò che inizia da una reazione impulsiva si trasforma in una storia d’amore inaspettata. Ma mentre alcuni cospirano affinché i due si separino, la domanda di tutti è: due persone provenienti da universi così diversi possono appianare le differenze e crearsi un posto unico nel mondo al quale appartenere?

Marry Me Sposami è diretto da Kat Coiro (regista della serie “C’è sempre il sole a Philadelphia” trasmessa da Foxe della serie targata Netflix “Amiche per la morte Dead to Me”), la sceneggiatura è di John Rogers (autore di “The Librarians”, trasmessa da TNT) e Tami Sagher (autrice di “30 Rock”, NBC) e Harper Dill (autrice della serie “The Mick”, Fox) ed è basata sul romanzo di Bobby Crosby. Il film è prodotto da Elaine Goldsmith Thomas (che ha già prodotto “Le ragazze di Wall Street Business Is Business” e “Un amore a 5 stelle”), Jennifer Lopez, Benny Medina (produttore di “Le ragazze di Wall Street Business Is Business”, e di “Willy, il principe di Bel Air”, NBC) e John Rogers. I produttori esecutivi della pellicola sono Alex Brown, Willie Mercer, Pamela Thur e J.B. Roberts.

Married 1×02: anticipazioni e promo

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Si intitolerà The Shower, Married 1×02, il secondo episodio della serie televisiva targata Fox.

Married 1×02In Married 1×02,  AJ e Jess stringeranno un’improbabile alleanza e grazie alle loro azioni combinate, la serata romantica di Russ e Lina lontano dai figli e da dedicare solo a loro viene totalmente rovinata ed i due si ritroveranno a vivere una notte che riserverà loro parecchie sorprese e non tutte saranno particolarmente piacevoli e gradite.

Married 1×01: anticipazioni e promo

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Debutta la nuova serie Married 1×01, il nuovo show targato Fox

Married 1×01In Married 1×01 conosceremo Russ e Lina Bowman, una coppia che sta insieme da molto tempo e che litiga molto spesso per le questioni più disparate, ma grazie ad un gruppo di amici particolarmente bizzarri, riescono sempre a ricordare i motivi che li hanno fatti innamorare l’uno dell’altra; nel frattempo, Russ conoscerà un’estetista, con la quale instaurerà una relazione particolarmente inappropriata che non renderà felice Lina.

Marriage Story: due teaser trailer del nuovo film di Noah Baumbach

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Sono online i primi due teaser trailer di Marriage Story, il nuovo film scritto e diretto da Noah Baumbach (Frances Ha, Mistress America, Il calamaro e la balena) che sarà presentato in anteprima e in concorso alla 76ma Mostra del Cinema di Venezia.

Protagonisti della pellicola, disponibile su Netflix in autunno, Adam Driver (che aveva già collaborato con Baumbach in Giovani si diventa) e Scarlett Johansson. Nel cast figurano anche Laura Dern, Alan Alda e Ray Liotta.

MARRIAGE STORY è una storia d’amore che si rivela proprio durante la sua crisi” scrive il regista in una nota ufficiale. “Con questi due trailer volevo mostrare la relazione attraverso gli occhi di entrambi i personaggi. In ogni storia ci sono molti aspetti e il film abbraccia questi diversi punti di vista al fine di trovare la verità condivisa”.

Marnie di Alfred Hitchcock in edizione blu-ray

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marnieIn occasione del 50° Anniversario dell’uscita nelle sale di Marnie, il thriller psicologico di Alfred Hitchcock con Tippi Hedren e Sean Connery, Universal Pictures Italia è lieta di annunciare l’uscita di un’edizione speciale Blu-ray del film.

Sempre dal 18 giugno saranno disponibili per la prima volta singolarmente in Blu-ray altri tre capolavori del Maestro del Brivdo: L’Uomo che Sapeva Troppo, Nodo alla Gola, Topaz.

Marnie, basato sul romanzo di Winston Graham e sceneggiato da Jay Presson Allen, è uno dei film più psicanalitici di Alfred Hitchcock e coniuga la fascinazione per la psiche umana con il romanticismo e la suspense. Per interpretare il personaggio della protagonista Marnie, una cleptomane psicologicamente fragile e dalla bellezza algida, il regista corteggiò a lungo la principessa di Monaco Grace Kelly, la quale però dovette rifiutare proprio in virtù del suo ruolo istituzionale. La scelta di Hitchcock ricadde, dunque, su Tippi Hedren già protagonista de Gli Uccelli.

Sinossi

L’industriale Mark Rutland sposa Marnie, una ragazza affetta da cleptomania e dalla personalità complessa a causa di un trauma radicato nel suo subconscio. Mark cerca in tutti i modi di ricucire lo strappo psicologico che ha così tanto segnato la moglie e decide così di recarsi con lei a casa della madre per trovare la spiegazione del suo strano comportamento.

Info Tecniche

Inglese DTS-HD Master Audio 2.0; Italiano, Francese, Spagnolo, Tedesco, Giapponese, Portoghese, Spagnolo Latino Americano DTS Digital Surround 2.0 con sottotitoli in Inglese n/u, Italiano, Francese, Tedesco, Spagnolo, Giapponese, Brasiliano, Danese, Olandese, Finlandese, Spagnolo Latino Americano, Norvegese, Russo, Svedese.

 Contenuti Extra

Documentario, Foto di Scena, Trailer.

Prezzo consigliato al pubblico: 12,99 €

Marlowe, recensione del film di Neil Jordan

Marlowe, recensione del film di Neil Jordan

Ha il sapore di un film arrivato fuori tempo massimo, quest’ultimo, Marlowe, del sempre amato Neil Jordan. E forse proprio per questo non si riesce a non volergli bene. Fin dalle prime scene, l’idea portante di Marlowe sembra essere quella di un gruppo di artisti che si sono uniti, decisi a creare qualcosa che piacesse prima di tutto a loro, un prodotto con un sapore retrò che abbracciasse un modo passato di intendere storia, personaggi e messa in scena.

Ed ecco allora che già partendo dalla sceneggiatura firmata dallo stesso Jordan insieme a William Monahan – si tratta dell’adattamento del romanzo the Black-Eyed Blonde: A Philip Marlowe Novel scritto da Benjamin Black – si capisce chiaramente quanto questo noir sia un qualcosa che non appartiene al cinema contemporaneo, che vuole rendere omaggio non soltanto al personaggio creato dal genio letterario di Raymond Chandler ma anche a quella stagione cinematografica che lo rese celeberrimo.

Marlowe, un omaggio revisionista

Certo, ci sono evidenti strizzate d’occhio al revisionismo degli anni ‘70 – ad esempio si trovano sparsi nel film almeno un paio di riferimenti espliciti a un altro capolavoro quale Chinatown di Roman Polanski – ma l’anima di Marlowe appartiene in tutto e per tutto agli anni ‘40, a quel mondo in cui il detective privato pur col suo cinismo manteneva comunque intatto il suo codice morale che ne faceva un eroe capace di battersi contro la decadenza di una società allo sbando.

Sotto questo punto di vista perfetto si rivela immediatamente Liam Neeson nel ruolo principale, un attore che si compiace in maniera evidente nel riabbracciare il lato umano, addirittura malinconico di questo tipo di ruolo. Col suo sguardo pacato, il tono della voce profondo e sussurrato, un linguaggio del corpo che sottolinea la fatica psicologica ed emotiva del suo lavoro, Neeson si trasforma in un Marlowe gentile, magari un po’ stanco ma comunque implacabile nel voler portare a termine il suo incarico. In un paio di momenti poi Jordan riesce a farci arrivare tutto il dramma, il dolore di un uomo che assiste impotente ad atti criminosi capaci di ferire la sua anima.

Il cast asseconda l’anima del film

Accanto a lui un cast che comprende benissimo e asseconda con classe l’anima del film: Diane Kruger e Jessica Lange lavorano con efficacia ai rispettivi ruoli di figlia e madre che sono troppo simili per non detestarsi. Il vero valore aggiunto di marlowe sono però i caratteristi a supporto, un gruppo di attori britannici “rispolverati” da Jordan per aiutarlo e divertirsi insieme e lui.

Nelle scene in cui recitano insieme a Neeson Ian Hart, Colm Meaney e soprattutto un istrionico Alan Cumming elevano questo noir calandosi perfettamente nei rispettivi ruoli. A completare l’equazione di un lungometraggio in fin dei conti riuscito ci pensa poi Neil Jordan, il quale certamente non possiede più la vena creativa degli anni ‘80 e soprattutto ‘90, ma con altrettanta certezza sa ancora come si gira un film, e riesce a comporre alcune scene di sicuro impatto estetico e densità emotiva. Un bell’aiuto arriva anche dal direttore della fotografia Xavi Giménez, intelligente ad operare alcune dominanti cromatiche per definire spazi e ambientazioni in sintonia con l’evoluzione narrativa della storia.

Marlowe è il tipo di film che ci sentiamo di consigliarvi se avete voglia di fare un tuffo nel passato in maniera intelligente ed elegante. Chia ancora oggi ricorda con affetto il detective privato interpretato tra gli altri da Humphrey Bogart (Il grande sonno) o Elliott Gould (Il lungo addio), non rimarrà deluso dalla nuova versione che Neil Jordan e Liam Neeson ne propongono.

Se invece il noir classico non fa per voi e cercate un tipo di intrattenimento maggiormente “contemporaneo”, allora questo lungometraggio può rappresentare un qualcosa di vetusto e noioso. A noi ha divertito, pur con tutte le sue imperfezioni. E una volta tanto vedere un film di genere in cui non ci sono eroi che fanno stragi di cattivi, o effetti speciali strabordanti che producono spettacolo inutile per la storia, è un discreto toccasana…

Marlon Brando: 11 anni dalla morte, il video del primo provino

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Marlon Brando: 11 anni dalla morte, il video del primo provino

Undici anni fa moriva Marlon Brando, attore versatile, affascinante, dotato di grande talento e metodo, icona hollywoodiana. Di seguito vi mostriamo il suo primo provino, che sostenne nel 1947 per Gioventù Bruciata. Brando rifiutò il ruolo che invece consegnò James Dean all’immortalità e esordì poi con Uomini conosciuto anche come Il mio corpo ti appartiene. Per prepararsi al ruolo di un paraplegico reduce dalla seconda guerra mondiale Marlon rimase un mese in un letto d’ospedale.

Aveva già brillato a teatro con Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams, ma la trasposizione cinematografica della piece lo proiettò definitivamente, e per sempre, nell’Olimpo di Hollywood.

Ecco il video:

https://www.youtube.com/watch?v=j2lRdkNGDcY

Fonte

Marlon Brando: 10 cose che non sai sull’attore

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Marlon Brando: 10 cose che non sai sull’attore

Marlon Brando è uno degli attori che ha fatto la storia del cinema. Conosciuto per il suo carattere ribelle, grande difensore dei nativi americani, Brando ha dato vita a ruoli cinematografici indimenticabili, sia in gioventù che in vecchiaia. Ancora oggi è uno degli attori più intensi che si siano mai visti sul grande schermo o sul palcoscenico.

Ecco dieci cose che, forse, non sapevate di Marlon Brando.

Marlon Brando: film

1. Ha recitato in capolavori del cinema. Brando debutta sul grande schermo in Il mio corpo di appartiene (1950), per poi recitare in Un tram che si chiama Desiderio (1951), Viva Zapata! (1952), Giulio Cesare (1953), Il selvaggio (1953) e Fronte del porto (1954), con cui si consacra. Successivamente reciterà in celebri film come Bulli e pupe (1955), Pelle di serpente (1960), Gli ammutinati del Bounty (1962) e La contessa di Hong Kong (1967). Dopo un periodo di stallo, torna poi alla ribalta grazie a film come Il padrino (1972), con Al Pacino, Ultimo tango a Parigi (1972), Superman (1978), e Apocalypse Now (1979). Tra i suoi ultimi film si annoverano Don Juan De Marco – Maestro d’amore (1995), Il coraggioso (1997), di Johnny Depp, e The Score (2001), con Robert De Niro.

2. Ha diretto anche un suo film. Oltre ad essere uno dei più importanti attori di sempre, Brando decise in un’occasione di cimentarsi anche con la regia. Nel 1961, infatti, debutto dietro la macchina da presa con I due volti della vendetta, il cui titolo originale è One-Eyed Jack. Si tratta di un western che vede Brando anche come principale protagonista, il quale era anche il detentore dei diritti del romanzo dal quale il film è tratto, The Authentic Death of Hendry Jones di Charles Neider. Originariamente, secondo alcune fonti, alla regia doveva esserci uno tra Stanley Kubrick e Sam Peckinpah, ma non essendo soddisfatto di loro Brando decise di dirigerlo egli stesso.

3. Ha vinto due Oscar. Naturalmente Brando è anche uno degli attori più premiati della storia. Egli vanta infatti ben 6 Golden Globe e tre Bafta Awards a fronte di diverse altre nomination ricevute ai due premi. In particolare, però, Brando è stato nominato per ben 8 volte al premio Oscar, vincendolo in due occasioni per i film Fronte del porto e Il padrino. Gli altri film per cui ha ricevuto una nomination sono Un tram che si chiama Desiderio, Viva Zapata!, Giulio Cesare, Sayonara, Ultimo Tango a Parigi e Un’arida stagione bianca.

marlon brando

Marlon Brando: Il Padrino

4. Fu fortemente voluto dal regista. Nel 1972 Brando venne scelto per interpretare Vito Corleone in Il Padrino di Francis Ford Coppola. Egli venne scelto su volere di Coppola stesso, ma la Paramount Pictures però aveva molti timori a riguardo, in quanto la carriera di Brando all’epoca era in forte declino e l’attore era noto per il suo comportamento imprevedibile e ingestibile. Per acconsentire alla sua assunzione, lo studios decise di fargli firmare un contratto dove l’attore si impegnava a garantire una buona condotta dentro e fuori dal set, evitando ogni possibile eccesso.

5. Ideò personalmente la caratterizzazione del suo personaggio. Per risultare convincente al provino, Brando si truccò per apparire più anziano. Diede inoltre al suo personaggio un aspetto da bulldog, mettendo del cotone in bocca per appesantire le guance. Lo stratagemma impressionò così tanto Coppola da fargli decide di lasciare questa caratterizzazione anche nel film. Venne dunque realizzata una speciale dentiera che permetteva all’attore di ottenere lo stesso effetto sulle guance. Ancora oggi è il tratto più distintivo del Don Vito Corleone di Brando.

Marlon Brando in Apocalipse Now

6. Richiese che le sue scene fossero girate in penombra. Un altro dei ruoli più iconici nella carriera di Brando è quello di Walter E. Kurtz in Apocalypse Now. Come noto, però, egli diede non pochi problemi sul set del film. Quando si presentò per la prima volta, infatti, tutti si accorsero della quantità di peso acquisita dall’attore e per nascondere ciò Brando richiese che le sue scene venissero girate in penombra, al fine di nascondere il suo fisico. Molte scene vennero tuttavia eliminate proprio per via del suo peso eccessivo. Brando, inoltre, improvvisò la gran parte delle sue battute, tra cui il celebre monologo pronunciato dal suo personaggio.

Marlon Brando e Michael Jackson

7. Marlon Brando era molto amico di Michael Jackson. I due si conobbero in quanto il figlio di Brando, Miko, divenne una delle guardie del corpo del re del pop, e diventarono molto amici. Brando prese parte anche al videoclip di You Rock My World, brano di Michael Jackson del 2001; il realtà il videoclip è un vero e proprio cortometraggio. Oltre a varie storie presunte, come quella che rivela che Jackson abbia chiesto a Brando di donargli il suo sperma e che, quindi, Brando sia il padre biologico di Prince Jackson, c’è una vera e propria leggenda metropolitana che li riguarda. Pare che il giorno dopo l’attacco dell’11 settembre 2001, Jackson, Brando ed Elizabeth Taylor siano fuggiti insieme da New York a bordo di una macchina affittata, arrivando fino in Ohio.

Marlon Brando: i suoi figli

8. Ha avuto numerosi figli. Nel corso della sua vita l’attore sembra aver avuto ben undici figli, di cui tre adottati. Dal primo matrimonio del 1957 con l’attrice Anna Kashfi ha avuto il figlio Christian Devi (1958). Nel 1960 Brando si risposò con l’attrice messicana Movita Castaneda, da cui ebbe due figli: Miko Castaneda (1961) e Rebecca Brando Kotlizky (1966). Nel 1962 Brando convolò a terze nozze con l’attrice polinesiana Tarita Teriipia, con la quale ebbe due figli: Simon Tehotu e Tarita Cheyenne (1970). Dalla relazione con la sua cameriera Christina Maria Ruiz, Brando ebbe poi tre figli: Ninna Priscilla (1989), Myles Jonathan (1992) e Timothy Gahan (1994). L’attore ebbe infine altri quattro figli da donne sconosciute: Stephen (1967), Michael (1967), Dylan (1968) e Angelique. Adottò poi Petra Brando-Corval, Maimiti (1977) e Raiatua (1982).

9. Il suo primo figlio è stato coinvolto in un terribile evento. Come noto, nel 1990 il primo figlio di Brando, Christian Devi, il quale ebbe un’infanzia tutt’altro che tranquilla, divenne tristemente noto nel 1990 per aver ucciso con un colpo di pistola Dag Drollet, il fidanzato della sorellastra Cheyenne. L’omicidio, secondo alcune ricostruzioni, fu premeditato in seguito alla scoperta di alcuni abusi fisici perpretrati da Dag su Cheyenne. In tribunale Christian cercò di difendersi, ma la sua versione non resse. Anche Marlon Brando fu coinvolto nel processo, tenendo un discorso di circa un’ora a sua difesa. Il figlio dell’attore, infine, fu condannato a 10 anni di prigione, scontandone però solo 5.

Marlon Brando: età e altezza dell’attore

10. Marlon Brando è nato il 3 aprile del 1924 a Omaha, nel Nebraska, ed è deceduto il 1° luglio del 2004 all’età di 80 anni. L’attore era alto complessivamente 1.75 metri.

Fonti: IMDb, biography

Marlon Brando, 100 anni dalla nascita del leggendario attore

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Marlon Brando, 100 anni dalla nascita del leggendario attore

Ricorre oggi il centenario di Marlon Brando, il “selvaggio” di Hollywood che attraversò a testa alta il passaggio dal cinema classico al cinema moderno senza restarne schiacciato, ma anzi contribuendo attivamente alla rivoluzione in corso. Vincitore di due premi Oscar (nel 1955 per Fronte del porto e nel 1973 per Il padrino), Brando si distinse infatti per un approccio estremamente fisico, quasi animalesco, ai suoi personaggi, rifuggendo da ogni teatralità per andare alla ricerca  della loro vera anima e psicologia.

Ma Brando è ricordato non solo per i suoi ruoli quanto anche per le tante vicissitudini personali che hanno contribuito alla formazione del suo mito. Dalle numerose cause umanitarie sostenute alla turbolenta vita sentimentale e fino alle tragedie legate ai figli. Ma mentre questi sono aspetti che appunto non fanno che confermare la natura di “genio e sregolatezza” di Brando, è sul suo lascito artistico che oggi ha più che mai senso interrogarsi.

Interpretazioni come quelle in Un tram chiamato Desiderio, Fronte del porto, Il selvaggio, Il padrino, Ultimo tango a Parigi e Apocalypse Now – tanto per citare le più celebrate – sono ancora oggi considerate tra le più memorabili interpretazioni della storia della recitazione. Brando ha infatti dato vita ad uno scarto enorme rispetto alla generazione precedente di attori, segnando nuovi standard per quella venuta in seguito e che avrà proprio lui come nume tutelare.

Marlon Brando protagonista del manifesto del 42° Torino Film Festival

Scomparso ormai da 20 anni, Brando continua dunque ad essere una figura di riferimento imprescindibile, a cui la prossima edizione del Torino Film Festival dedicherà come noto una rassegna celebrativa proprio in occasione del suo centenario, con 24 titoli che ne ripercorrono la carriera dagli esordi del 1950 fino a una delle ultime interpretazioni del 1996. Sarà dunque l’ennesima occasione per riscoprire questo gigante della recitazione.

Marlon Brando protagonista del manifesto del 42° Torino Film Festival

È dedicato a Marlon Brando – protagonista della retrospettiva di questa edizione – il manifesto del 42° Torino Film Festival, diretto per la prima volta da Giulio Base.

“Tra le tantissime immagini di Marlon Brando, trovo che questa meglio rappresenti questa edizione del Torino Film Festival – sottolinea Giulio Base. È una delle rare foto in cui guarda direttamente dentro l’obiettivo, non per esigenze di scena ma per cercare complicità, ti sorride sornione, si mette a posto la cravatta, ti seduce. È uno scatto che non ti aspetti: Brando è di una bellezza inarrivabile, immerso in una luce parigina che sembra tanto Torino, per ricordare a tutti che c’è un festival che li aspetta, c’è lui che li aspetta”.

La foto è stata scattata nel 1972 a Parigi durante le riprese di “Ultimo tango a Parigi”. Ph. Eva Sereny / Iconic Images

Marley: recensione del film di Kevin Macdonald

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Marley: recensione del film di Kevin Macdonald

Raccontare la carriera, la vita e gli affetti del più grande artista nella storia del reggae. Questa l’impresa del regista britannico Kevin Macdonald in Marley, lungo documentario in cui si ripercorrono le tappe che portarono il cantante giamaicano dai timidi esordi al successo internazionale.

Marley, il film

Realizzato con la piena collaborazione della famiglia Marley, che per la prima volta ha autorizzato l’uso dei suoi archivi privati, il film mescola sapientemente sequenze di repertorio ad un’ottima carrellata d’interviste, testimonianze e ricordi di coloro che lo conobbero meglio durante la sua breve vita. Frammenti di un’esistenza scandita da un amore profondo per la musica e dalla devozione verso il Rastafarianesimo, la religione cui Marley si convertì nel ’66.

Tra le voci principali, spicca quella del mentore e amico Neville “Bunny” Livingston, colui che lo iniziò alla musica nel paesino di Nine Mile, dove Robert nacque nel ‘45 da madre nera e padre bianco di origine inglese. Una relazione per l’epoca scandalosa, e che ebbe ripercussioni non indifferenti sull’infanzia di Bob, per il quale l’essere di razza mista comportò una continua emarginazione. Ecco allora che la musica si erge progressivamente a strumento di ricerca dell’idea di fratellanza, di pace – unico mezzo per arrivare ad una nuova spiritualità.

Dopo la fase iniziale con “The Teenagers”, Bob fonderà insieme a Bunny e a Peter Tosh il gruppo “The Wailers”. Le parole di Bunny, occhiali scuri e cappello bombato giamaicano in testa, restituiscono senza fronzoli il decennio che va dal ‘64 al ’73, quando il gruppo si sciolse dopo l’uscita di Tosh e dello stesso Bunny per divergenze artistiche interne.

Ma il talento di Marley continuerà ad esprimersi nell’arco di una fortunata carriera da solista, accanto alla moglie Rita (corista delle “I Three”), inseguendo le maggiori case discografiche (a partire dalla Island Records di Chris Blackwell) e conquistando i palcoscenici inglesi e americani. Per arrivare ad esibirsi nell’amata Africa, chiamato a festeggiare l’indipendenza dello Zimbabwe.

Al discorso di Bunny si affiancano le memorie di Neville Garrick, direttore artistico dei The Wailers che fu vicino a Bob sino alla morte prematura nell’81, le testimonianze dei figli Ziggy e Cedella, le parole mai ascoltate del cugino Peter, che ricorda la sofferenza di Bob di fronte al rifiuto di uno zio bianco. Commovente la sequenza in cui Costance, sorellastra dell’artista, ascolta la canzone “Cornerstone”, scritta da Bob proprio in seguito a quello spiacevole incontro.  E non si può restare indifferenti di fronte alla scena in cui, durante il concerto “Smile Giamaica” del ’73, Bob unisce sul palco le mani del primo ministro Manley e del capo dell’opposizione.

Un personaggio rivoluzionario, che si distinse per la straordinaria capacità di parlare ad un pubblico senza confini, andando oltre barriere linguistiche, religiose e culturali. Quello di McDonald è un ritratto completo che vuole andare oltre la semplice leggenda, quella di Marley divo del reggae, disegnando i contorni dell’uomo che una volta disse: “La mia ricchezza è la vita”.

Marley: arriva il primo documentario sul mito di Bob

Si intitola semplicemente Marley il primo film-documentario dedicato al grande Bob Marley e autorizzato dalla famiglia del re del reggae e autentico mito per intere generazioni. Presentato al Festival di Berlino il film arriverà nelle sale cinematografiche italiane il prossimo 26 giugno distribuito dalla Lucky Red; negli Stati Uniti Marley è stato presentato solo in pochi cinema selezionati.

Marley: al cinema il 26 giugno e in home video da ottobre

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Il documentario Marley sarà visibile nelle sale italiane per un evento di un solo giorno, il 26 giugno, distribuito da Lucky Red

Marley – Trailer ufficiale del film su Bob Marley!

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Marley – Trailer ufficiale del film su Bob Marley!

Unico evento 26 giugno 2012 – Bob Marley. La sua musica e il suo messaggio di amore e redenzione sono conosciuti in tutto il mondo e la sua storia è stata finalmente riportata in vita grazie al lavoro e al talento di Kevin Macdonald.