Dopo l’estate dedicata a Superman,
questa settimana Peacemaker ha riunito il DCU di James Gunn per quello che lui definisce un
“momento davvero importante” per il franchise. Il boss della DC
Studios ha recentemente spiegato il significato dell’apparizione di
Lex Luthor (Nicholas
Hoult) nell’episodio della seconda stagione
“Ignorance Is Chris” e come questo influenzi “l’intero
DCU” in vista del prossimo film su Superman,
Man of Tomorrow.
“Questa è stata una delle prime
scene che abbiamo girato. Credo che l’abbiamo girata nel bel mezzo
delle riprese di Superman, mentre stavamo girando le sequenze al
Pentagono. È stato bello, ma anche strano perché, dal punto di
vista del tono, sembrava immediatamente diverso da Superman, che è
così grandioso e sfacciato. Questo show è invece molto realistico e
crudo. E poi c’era anche Nick che imprecava”, ha detto Gunn su
Peacemaker:
The Official Podcast.
“Ma mi è sembrato che anche la
performance di Nick fosse diversa”, ha detto, mentre sua
moglie e star Jennifer Holland ha osservato: “Sembrava un po’
più cupa, era un po’ diversa”. Nell’episodio, Rick Flag Sr.
(Frank
Grillo) fa visita a Lex a Belle Reve per chiedergli
aiuto nel trovare il portale di Peacemaker (John
Cena) verso la dimensione alternativa, dopo che il
cattivo è stato arrestato in Superman per aver gestito il proprio
universo tascabile.
“Quindi, abbiamo un momento
davvero importante, non solo per Peacemaker, ma per l’intero DCU,
in cui Rick Flag, il capo dell’ARGUS, stringe un accordo con Lex
Luthor”, ha spiegato Gunn. “In cambio della scoperta da
parte di Lex Luthor del portale di Peacemaker, lo trasferirà da una
prigione con metaumani a una prigione senza metaumani”. Gunn
ha sottolineato che Flag ha “fatto squadra con Lex Luthor, il
che è spaventoso, un uomo con un potere pari a quello di Flag. Ha
un piano, ed è spaventoso per il nostro ragazzo
Peacemaker”.
Il regista di Superman ha rivelato
in precedenza che Lex collaborerà con il Superman di David Corenswet in
Man of Tomorrow, “contro una minaccia molto, molto
più grande”, aggiungendo: “È più complicato di così. È
tanto un film su Lex quanto un film su Superman”.
Tutto quello che sappiamo della
stagione 2 di Peacemaker
“La gente sta capendo che la
seconda stagione di Peacemaker riguarda due dimensioni, e questo è
davvero il cuore della serie”, ha spiegato Gunn durante una
recente intervista con Rolling Stone. “Ma non è che una di
queste sia la vecchia DCEU e l’altra la DCU. La questione viene
affrontata in modo diverso, in modo molto diretto in una stagione
in cui quasi tutto nella prima stagione è canonico e alcune cose
non lo sono. E infatti ho registrato un podcast con gli attori
Steve Agee e Jen Holland“.
“Abbiamo parlato di ogni
episodio di Peacemaker e in quegli episodi ho spiegato cosa è
canonico e cosa non lo è. In pratica ho eliminato alcune piccole
cose della prima stagione di Peacemaker che non sono canoniche,
come Aquaman. Ma la maggior parte delle cose è canonica“.
Stando a queste parole di Gunn, sarà dunque interessante scoprire
cosa la seconda stagione aggiungerà alla storia di Peacemaker e
come lo renderà a tutti gli effetti un personaggio del DC
Universe.
“Peacemaker esplora la storia
del personaggio che John
Cena riprende all’indomani del film del 2021 del produttore
esecutivo James
Gunn, Suicide Squad – un uomo irresistibilmente
vanaglorioso che crede nella pace ad ogni costo, non importa quante
persone debba uccidere per ottenerla!”, è stato poi riferito.
I dettagli precisi sulla trama della seconda stagione sono ancora
per lo più nascosti, ma sappiamo che Frank Grillo riprenderà il ruolo di Rick Flag
Sr. e cercherà di vendicarsi per l’uccisione da parte di Peacemaker
di suo figlio Rick Jr. (Joel
Kinnaman) avvenuta in The Suicide Squad.
All’inizio di questa settimana, il regista di
Balle Spaziali, Mel Brooks, ha
annunciato che il sequel dell’amata parodia di Star
Wars di cui abbiamo sentito parlare per la prima volta
l’anno scorso aveva fissato la data di uscita ufficiale per il 2027
con un esilarante primo teaser. Abbiamo anche saputo che Brooks
sarebbe tornato nei panni di Yogurt, al fianco di Rick
Moranis – che tornerà dal ritiro per il film – nei panni
di Lord Casco Nero e di Bill Pullman in quelli di
Stella Solitaria.
Ora abbiamo altre importanti novità
sul cast, poiché THR riporta che la star di Thunderbolts*,
Lewis Pullman, affiancherà suo padre nel
sequel nei panni del figlio di Stella Solitaria e della Principessa
Vespa, Starburst. È stato confermato anche il
ritorno di Daphne Zuniga nei panni della
Principessa.
L’annuncio rivela che Keke
Palmer interpreterà un personaggio di nome Destiny e sarà
la protagonista del film insieme a Pullman Jr. e Josh
Gad, che potrebbe interpretare o meno il figlio di Barf
(il defunto John Candy).
I dettagli della trama sono ancora
segreti, ma Amazon ha condiviso una sinossi scherzosa: “Sebbene
il titolo, i dettagli della trama e il resto del cast siano ancora
segreti, il film è stato descritto da coloro che non hanno ancora
letto la sceneggiatura come ‘Un sequel non prequel e non reboot,
parte due’, ma con elementi di espansione del franchise
Reboot”.
Distribuito dalla MGM nel 1987,
Balle Spaziali è una parodia iconica del genere
fantascientifico, che trae ispirazione dal franchise di Star Wars e
da altri classici. La trama ruota attorno al malvagio Casco Nero
(Rick Moranis) e al Presidente Skrocco
(Mel Brooks), che tentano di rubare l’atmosfera
del pacifico pianeta Druidia, solo per essere ostacolati dall’eroe
Stella Solitaria (Pullman), dal suo aiutante Barf (John
Candy) e dalla principessa druisca Vespa (Daphne
Zuniga). Tra gli altri attori del cast figurano Joan
Rivers e Dick Van Patten. Il film ha incassato poco più di 38,1
milioni di dollari in tutto il mondo, ma è rimasto negli anni un
classico di culto.
Ora, in un’intervista con Ash
Crossan di ScreenRant per Il Testamento di Ann Lee, Lewis
Pullman ha parlato del suo ritorno nei panni di Sentry in
Avengers: Doomsday del 2026,
essendo uno dei numerosi membri del cast di Thunderbolts* che partecipano al film.
Mentre i trailer del film dell’MCU vengono proiettati prima di
Avatar: Fuoco e Cenere,
Pullman ha espresso la sua opinione sulla strategia di
marketing.
“Oh mio Dio, non vedo l’ora di
vederlo. Non lo sapevo!”, ha detto, prima di aggiungere:
“Non l’ho visto”. Tuttavia, Pullman ha sottolineato:
“Sono così emozionato. Penso di essere emozionato quanto
chiunque altro”. L’attore che interpreta Sentry ha poi
aggiunto: “È un team incredibile e un ensemble straordinario.
Ci sono molte cose che non vedo l’ora di vedere”.
Entusiasta di far parte del cast di
Avengers: Doomsday, ha concluso dicendo:
“Adoro Sentry e adoro Bob, quindi ero semplicemente affascinato
dall’idea di poter calarmi di nuovo nei suoi panni”. Con
diversi trailer del film in programma nelle prossime due settimane,
questa è una delle più grandi mosse di marketing della Disney. Per
molto tempo, la trama generale è stata tenuta segreta, dato che le
riprese della Fase 6 sono terminate a settembre.
Dal ritorno di diversi attori di
X-Men
all’incontro dei Fantastici Quattro con gli Avengers, il quinto
film di squadra prepara anche il terreno per Avengers:
Secret Wars, che sarà l’ultimo capitolo della Saga del
Multiverso. È stato inoltre confermato che il finale della Fase 6
porterà a un reset della timeline dell’MCU.
La sinossi ufficiale conferma il ritorno di
Robert Downey Jr. all’interno dell’universo
Marvel, questa volta nel ruolo di Doom. La trama resta però al
momento sotto riserbo. Stephen McFeely e
Michael Waldron risultano accreditati come
sceneggiatori.
Il cast di Avengers: Doomsday è stato rivelato per
la prima volta durante una diretta streaming a sorpresa della
Marvel Studios, in cui diverse sedie hanno svelato il ritorno di
numerosi attori. Una delle grandi novità è il ritorno di diversi
attori degli X-Men dell’era Fox-Marvel.
Paramount+
e Levante annunciano oggi l’uscita di “Levante Ventitré –
Anni di voli pindarici”, il racconto su e giù dal
palco di un anno straordinario. Saranno le parole e le immagini,
istantanee del 2023 appena concluso, al centro del racconto che la
cantautrice e scrittrice Levante porterà in esclusiva sul
servizio di streaming in Italia dal 23 febbraio.
Ad accompagnare
l’uscita di “Levante Ventitré – Anni di voli pindarici”
sarà “Mi Manchi” in versione live dall’Arena di Verona
(in uscita il 26 gennaio), uno dei brani più importanti del suo
ultimo album “Opera Futura”, un brano che ha segnato
uno sliding doors nell’ultimo anno dell’artista.
Attraverso documenti
inediti, foto, video, stralci di momenti intimi e preziosi
strappati dal dietro le quinte che raccontano riflessioni,
retroscena, riti scaramantici, momenti di gioia ma anche momenti di
smarrimento, il pubblico potrà ripercorrere gli ultimi 12 mesi
della vita di Levante, un anno che ha segnato in modo indelebile
questa straordinaria artista della parola.
Sarà un viaggio tra
gli stati d’animo che hanno guidato le parole della cantautrice che
si racconterà in una lunga intervista scavando dentro di sé e
raccontando per la prima volta la profonda trasformazione,
esteriore e interiore, che l’ha attraversata, portandola a un nuovo
modo di concepire il futuro, che oggi Levante guarda con occhi
curiosi in attesa di altri traguardi da raggiungere.
Durante la
lavorazione di questo racconto per immagini Levante si è resa conto
di come il numero 23 sia stato così straordinariamente ricorrente
non solo nella sua vita in generale ma soprattutto nell’ultimo
anno.
23 è il giorno
del compleanno di Claudia Lagona. 23 sono i suoi anni di
carriera, dalla prima apparizione pubblica ancora adolescente ad
oggi. L’anno appena concluso, il 2023 è stato un anno di
grandi soddisfazioni, ma anche di terremoti e di nuove
ricostruzioni: ha compreso il significato di essere madre dopo un
inizio avvolto nel buio dopo la nascita di sua figlia Alma Futura,
ha pubblicato un album necessario e complesso che guarda al futuro
(“Opera futura”), ha partecipato per la seconda volta al
Festival di Sanremo arrivando alla posizione n. 23 con un
brano che è stato un rischio ma anche una grande opportunità
(quella “VIVO” che è stata giudicata a volte più
dall’aspetto e dal “nuovo look” della sua autrice, più che dal
brano in sé) è salita per la prima volta sul palco dell’Arena di
Verona per chiudere un cerchio, un decennale importante (segnato da
un altro 23 ossia quello del suo primo Forum di Assago), e
aprire un nuovo capitolo che la porterà questa primavera a calcare
i palchi di 23 teatri italiani. Ma non è tutto: il 23
tornerà in alcuni dei momenti più complessi della vita di Levante
che l’artista siciliana troverà la forza di raccontare in
“Levante Ventitré – Anni di voli
pindarici”.
In questo racconto
non saranno solo le parole al centro ma ci sarà soprattutto la
musica di LEVANTE che, aldilà di quello che sceglie di mostrare
ogni giorno attraverso i suoi social network, aprirà per la prima
volta al pubblico le porte dell’Arena di Verona per raccontare le
paure, le emozioni che hanno avvolto il suo ritorno live
accompagnata da una band che è stata nel tempo una famiglia da
proteggere e una “carovana gipsy” che la accompagna sin dai suoi
esordi, in quella Torino in cui Claudia serviva cappuccini e
caffè per pagarsi la musica, tempi lontani da guardare oggi con un
misto di orgoglio e tenerezza perché la Levante di oggi è il frutto
di quei sacrifici, di quelle serate in studio a comporre e suonare,
di quei sogni in cui credere e a cui aggrapparsi nelle
difficoltà.
Su e giù dal palco
Levante accoglierà il pubblico a braccia aperte camminando insieme
ai suoi fan sulle note di canzoni che sono entrate ormai nel cuore
della gente come “Invincibile”, “Vivo, “Alfonso”, “Alma Futura”
e “Magmamemoria”.
I 4 atti dello
show dell’Arena di Verona (Autunno, inverno, primavera ed estate)
saranno per il pubblico anche l’occasione per rivivere quella
indimenticabile serata e scoprire una Levante nuova, una donna
capace di ridere di sé stessa, guardare con maggiore leggerezza e
spontaneità alla vita e abbracciare l’amore per la sua famiglia in
un modo nuovo, più consapevole.
Levante
Ventitré – Anni di voli pindarici è l’istantanea di un
momento di serenità non intaccato dalla nostalgia, uno degli stati
d’animo che da sempre accompagna Claudia. Alla fine del racconto
che si sviluppa in questi 60 minuti di video, troveremo una
Levante per la prima volta completamente proiettata in avanti,
concentrata sul futuro, senza avere più lo sguardo ancorato al
passato. Un passato che è memoria da non dimenticare ma che non è
più catena che la lega.
Se Levante Ventitré – Anni di
voli pindarici da una parte racconta LEVANTE, dall’altra è
Claudia a farsi strada fino a fare capolino tra le parole, gli
sguardi e le risate.
Claudia è una donna e un artista
volitiva e autodeterminata, consapevole oggi del suo ruolo pubblico
(di cui ha studiato e testato sulla sua pelle le dinamiche e le
gabbie social) e privato, una donna capace di riflettere sui temi
della contemporaneità e sulle sue emozioni, convinta che la musica
debba “emozionare e non impressionare”, un principio che è
alla base anche del suo modo di vivere e di pensare ogni sua
esibizione live. Levante è una cantautrice che ha sicuramente
qualcosa da dire che ha Claudia a guardarle le spalle, a
contagiarla con una risata e una carica di energia positiva fuori
dal comune.
Levante
Ventitré – Anni di voli pindarici è una produzione
VIVO Concerti, in collaborazione con Metatron, TAIGA e Warner Music
Italy; in collaborazione con Paramount+;
la regia e il montaggio sono di Giacomo Triglia; la scrittura è di
Katamashi; la produzione esecutiva è di deAntartica.
Levante
Ventitré – Anni di voli pindarici chiude un cerchio e lascia
spazio ad un nuovo capitolo:il 10 marzo, infatti, sarà il
momento di tornare sul palco con “OPERA FUTURA LIVE NEI TEATRI”, il
tour (prodotto e distribuito da Vivo Concerti) che la porterà nei
principali teatri italiani.
Affermatasi come una delle commedie
sentimentali più brillanti del decennio appena trascorso,
Letters to Juliet ha coniugato una delle
più celebri opere di William Shakespeare ad un
contesto attuale e ricco di spunti di riflessione. Uscito in sala
nel 2010, questo è l’ultimo film diretto da Gary
Winick, regista anche noto per 30 anni in 1 secondo e
La tela di Carlotta. Si tratta però non di una storia
originale, bensì tratta dall’omonimo libro di Lise
e Ceil Friedman, all’interno del quale si racconta
il fenomeno della scrittura di lettere alla più famosa eroina
romantica di Shakespeare, ovvero Giulietta.
Al di là del film e del libro, però,
esiste davvero un gruppo di persone che, sotto il nome di
Il Club di Giulietta, formatosi nel 1972,
rispondono ad ogni lettera indirizzata a Giulietta Capuleti che
arriva loro. Negli anni le attività si sono poi espanse a concorsi,
eventi e feste, che hanno contribuito ad affermare il fenomeno
delle lettere a Giulietta a livello mondiale. Naturalmente, il film
non poteva non essere ambientato anche in Italia, tra la provincia
di Verona, Siena e il Lago di Garda. Tra le sue location si ritrova
anche la famosa loggia di Giulietta, attrazione turistica
particolarmente visitata da persone di ogni dove.
Pur se poco apprezzato dalla
critica, specialmente quella italiana, il film si è affermato come
un buon successo al box office, dove ha incassato circa 80 milioni
di dollari a fronte di un budget di 30. Ancora oggi rimane infatti
un film ideale per chi è in cerca di buoni sentimenti. Prima di
intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama, al
cast di attori e alle frasi più
belle. Infine, si elencheranno anche le principali
piattaforme streaming contenenti il film nel
proprio catalogo.
La trama di Letters to Juliet
Protagonista del film è
Sophie Hall, aspirante giornalista a cui manca un
po’ di coraggio nell’inseguire il suo sogno. A distrarla, inoltre,
c’è in particolare il suo imminente matrimonio con
Victor. Prima di tale evento, i due si concedono
una vacanza a Verona, dove visitano la Loggia di Giulietta. Qui
Sophie scopre dell’esistenza delle Segretarie di Giulietta.
Attratta dalla loro attività, Sophie decide di aiutarle e risponde
a una missiva inviata cinquant’anni prima. Questa appartiene ad una
donna inglese di nome Claire, che da giovane studiava in Italia e
si era innamorata di un ragazzo, Lorenzo
Bartolini, con cui non aveva avuto il coraggio di fuggire
via. Dopo aver infine incontrato l’anziana, Sophie partirà con lei
e lo scontroso nipote Charlie alla volta
dell’Italia per cercare l’amante perduto.
Letters to Juliet: il cast del film
Ad interpretare il ruolo della
protagonista Sophie vi è l’attrice Amanda Seyfried,
divenuta popolare a livello internazionale grazie al film Mamma
mia!. Il suo promesso sposo, Victor, è invece interpretato dal
noto attore messicano Gael Garcia Bernal. Ad
interpretare le quattro Segretarie di Giulietta, Donatella, Maria,
Francesca e Isabella si ritrovano invece le attrici Lidia
Biondi, Milena Vukotic, Marina
Massironi, nota per la sua collaborazione con Aldo,
Giovanni & Giacomo, e Luisa Ranieri, nota
attrice di cinema e televisione, recentemente vista nella serie
Le indagini di Lolita Lobosco. Nel ruolo di Charlie Wyman,
il nipote di Claire, vi è invece Christopher Egan,
noto per le serie Vanished e Dominion.
Nel ruolo dell’anziana Claire si
ritrova l’attrice premio Oscar Vanessa Redgrave,
mentre nei panni dell’amato Lorenzo Bartolini vi è l’attore
italiano Franco Nero. I due attori, oltre ad
essere attualmente marito e moglie nella realtà, vantano una storia
sentimentale molto simile a quella dei loro personaggi. Il loro
primo incontro risale infatti al 1966, quando recitarono insieme
nel film Camelot. Da lì nacque una storia d’amore che li
portò ad avere un figlio, per poi separarsi e continuare ognuno con
la propria vita. Negli anni Duemila, infine, Nero e la Redgrave si
sono ritrovati, arrivando a sposarsi nel 2006 e coronando così il
loro amore.
Le frasi più belle di Letters
to Juliet, il trailer e dove vedere il film in streaming e in
TV
È possibile fruire del film grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete.Letters to
Juliet è infatti disponibile nei cataloghi di
Chili e Now. Per vederlo, una volta scelta la
piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o
sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È
bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite
temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente
nel palinsesto televisivo di mercoledì 25 gennaio alle ore
21:10 sul canale La 5.
Qui di seguito si riportano invece
alcune delle frasi più belle e significative pronunciate dai
personaggi del film. Attraverso queste si potrà certamente
comprendere meglio il tono del film, i suoi temi e le variegate
personalità dei protagonisti. Ecco dunque le frasi più belle del
film:
Cara Claire, ci sono parole “e”
e “se” che da sole non hanno nulla di minaccioso, ma se le metti
insieme una vicina all’altra hanno il potere di tormentarti per
tutta la vita: “e se… e se… e se…”. Non so come sia finita la tua
storia, ma se quello che hai provato a quel tempo era vero amore,
beh non è mai troppo tardi. (Sophie)
Mi spiace essere arrivata
tardi. – No Claire, quando si parla di amore non è mai troppo
tardi. (Claire e Lorenzo)
L’Atlantico non può dividere
due cuori innamorati, insomma se sarà necessario io sarò felice di
lasciare Londra per venire da te per sempre se mi aspetterai lì a
New York. (Charlie)
C’è un posto dove chi soffre
lascia biglietti per chiedere aiuto a Giulietta. (Sophie)
Andrà in onda questa sera
su Italia 1 alle 21:10 il film Letters to Juliet di Gary
Winick con Amanda Seyfried, Marcia DeBonis, Gael GarcÃa
Bernal, Luisa Ranieri, Vanessa Redgrave, Franco Nero, Milena
Vukotic, Marina Massironi. Il film è tratto dal romanzo Lettere
a Giulietta di Lise e Ceil Friedman. Il film è stato
distribuito negli Stati Uniti il 14 maggio 2010 e in Italia il 25
agosto 2010.
Le riprese sono state effettuate tra New York e l’Italia
nell’estate 2009. Le location principali italiane sono state la
provincia di Verona, Siena (dove la maggior parte delle scene sono
state girate nel paese e nei residence vicino a Vagliagli) e il
Lago di Garda. Per far sì che le riprese si svolgessero senza
l’afflusso dei turisti che avrebbero rallentato il regolare lavoro
scenico, l’attrazione turistica più famosa di Verona, la loggia di
Giulietta, fu chiusa al pubblico per ben due giorni.
La pellicola in parte
girata in Italia racconta di una giovane giornalista americana
(Amanda Seyfried) parte in viaggio per Verona e finisce per entrare
a fare parte di un gruppo di volontarie che rispondono alle lettere
indirizzate a Giulietta Capuleti, scritte dai cuori travagliati di
tutto il mondo. Rispondendo ad una lettera datata 1957, convince la
donna che l’aveva scritta 50 anni prima a partire alla volta
dell’Italia, allo scopo di ritrovare il suo amore perduto da tempo.
Regia: Gary Winick – Cast: Amanda Seyfried, Marcia Debonis, Vanessa
Redgrave, Gael García Bernal. DRAMMATICO 105′ – Stati Uniti
D’America, 2010
Sophie, aspirante giornalista, si
reca a Verona col fidanzato. Mentre quest’ultimo è impegnato a
esplorare la gastronomia locale, Sophie fa visita al famoso balcone
di Giulietta, dove donne da tutto il mondo lasciano lettere
raccontando le proprie pene d’amore. Sophie scopre che le lettere
vengono raccolte da un gruppo di signore, che si occupano poi di
rispondere a ogni missiva. Un giorno trova una lettera nascosta nel
muro, lasciata oltre cinquant’anni prima da una certa Claire, e
decide di rispondere di suo pugno.
Letters From the Past (Gelecege
Mektuplaris) di Netflix
è una serie drammatica turca incentrata sulla vita di una ragazza
di nome Elif, alla ricerca della verità su sua madre. La narrazione
segue gli eventi del 2003 che continuano a risuonare nel 2023,
vent’anni dopo che Fatma Ayar, insegnante in un liceo turco,
assegna un compito agli studenti del suo club di letteratura.
Chiede loro di scrivere una lettera al sé stesso del futuro,
vent’anni dopo.
Le lettere del passato vengono
ritrovate da Elif, la figlia adottiva di Fatma, che era stata
abbandonata in tenera età da uno degli studenti del club. La
protagonista, Elif, cerca di scoprire il suo passato e il motivo
per cui sua madre l’ha abbandonata. A causa della riapparizione
delle lettere, anche gli adulti che un tempo facevano parte del
club di letteratura si ritrovano in una situazione drammatica in
cui devono confrontarsi con il proprio passato. L’opera di Rana
Denizer approfondisce temi quali la memoria, l’amore, l’amicizia, i
legami familiari, il passato, il presente e il rapporto tra tempo e
prospettive.
Letters From the Past intreccia il
passato e il presente in modo intricato
Sebbene “Letters From the Past” sia
una storia completamente immaginaria, approfondisce in modo
toccante i concetti di passato e presente. Rana Denizer, che è
anche l’autrice, intreccia un intricato filo di ricordi ed emozioni
che collegano il passato dei personaggi al loro futuro. Gli
studenti del club di letteratura di Fatma Ayar promettono di
leggersi le loro lettere nello stesso posto dopo 20 anni, il che
porta alla luce due decenni di questioni emotive che plasmano il
loro futuro.
L’accordo apparentemente semplice
tra i giovani amici si trasforma in un catalizzatore emotivo per un
complesso intreccio di eventi e relazioni che portano alla ribalta
questioni emotive irrisolte da tempo. Nella realtà, soprattutto nel
mondo moderno, la memoria è diventata un concetto complesso,
modellato principalmente dalle entità digitali. La narrazione
esplora gradualmente le complessità del tempo, dimostrando come le
esperienze passate, anche quelle apparentemente dimenticate o
ignorate perché ritenute irrilevanti, continuino a risuonare e a
influenzare il percorso delle vite individuali nel futuro.
Nel mondo moderno è diventato
difficile lasciarsi alle spalle il passato, poiché le nostre vite
sono costantemente sotto l’occhio vigile dei social media, ma in
un’interessante interpretazione del concetto di memoria, la serie
rende nuovamente rilevanti le lettere. La bellezza delle lettere
scritte a mano risiede nel fatto che sono scritte senza
interferenze digitali, il che le rende più sincere e autentiche
sotto molti aspetti. Nell’era tecnologica degli schermi è diventato
più facile falsificare le menzogne, ma la serie mostra come le
lettere scritte in passato e conservate per il futuro possano
portare a turbolenze emotive o catarsi per gli individui.
La trama esplora le complessità
dell’identità nel mondo moderno
La ricerca di Elif della madre è il
nucleo emotivo della serie. Mentre cerca gli studenti di Fatma per
entrare nel passato di sua madre, si ritrova in un viaggio emotivo
che coinvolge non solo lei, ma anche coloro che cerca. Le
conversazioni con gli studenti di sua madre la avvicinano alla
verità, ma la mettono anche alla prova in modi che non avrebbe mai
immaginato. Attraverso un viaggio fatto di conversazioni intime con
coloro che conoscevano meglio la sua madre biologica, Elif non si
limita a raccogliere informazioni, ma intraprende una difficile
esplorazione della propria identità e della realtà familiare. Ogni
studente che incontra, direttamente o indirettamente, le offre una
prospettiva diversa e le fornisce un altro pezzo del grande puzzle
che sta cercando di decifrare.
Nel mondo reale, spesso è difficile
comprendere veramente se stessi senza l’aiuto degli altri. Poiché
Elif ha affrontato per tutta la vita una domanda persistente sulla
sua identità, deve affidarsi alle prospettive degli altri per
capire chi è veramente. Il viaggio della protagonista tocca
probabilmente il cuore di molte persone nel mondo che hanno domande
difficili sulla propria identità, soprattutto perché il loro
passato è stato loro sottratto. I giovani trovano sempre più
difficile formare un’identità senza sapere da dove vengono.
La serie descrive in modo
realistico le insicurezze dei giovani, ma guarda anche a come
generazioni diverse possano avere prospettive diverse sulla stessa
cosa. La narrazione approfondisce anche il modo in cui gli eventi
del passato e i traumi personali vengono trasmessi attraverso le
generazioni, illustrando meticolosamente come individui di
generazioni diverse interpretano determinati incidenti o fatti.
Questo porta a un racconto sfumato della comunicazione tra due
generazioni che hanno affrontato realtà sociali diverse e un
sistema di valori in evoluzione. Inoltre, la serie esamina in modo
profondo il potere dei segreti e dei traumi irrisolti, che vengono
tramandati di generazione in generazione, spesso senza rendersi
conto di come possano portare a gravi conseguenze.
La narrazione trasmette un
messaggio di indipendenza
Un messaggio importante che collega
la serie al mondo reale è quello dell’indipendenza e
dell’autosufficienza. Quella che inizia come una ricerca della
madre diventa un commento significativo sull’atto di lasciarsi
andare al passato e formare la propria identità. Elif scopre la
verità sui suoi genitori, ma si rende conto che probabilmente è
troppo tardi per ricostruire la sua vita, aspettando che gli adulti
cambino e la accettino. Lascia andare l’idea di un rapporto
madre-figlia felice e accetta che Fatma Ayar, la donna che l’ha
cresciuta, è la sua vera madre, nonostante la verità biologica sia
diversa. Questo è un commento ispiratore su come funziona il mondo
reale.
Gli individui possono crescere solo
quando accettano il passato e vanno avanti. Il più alto atto di
gentilezza che chiunque possa fare per se stesso non è cercare di
cambiare il passato, ma affidarsi alla propria anima per cambiare
il presente e il futuro. Questo elemento di liberazione risuona
probabilmente con molte persone nel mondo che crescono senza il
sostegno o l’appoggio di una famiglia. La protagonista, Elif, è un
ottimo esempio di come una giovane donna possa plasmare il proprio
futuro e trovare la propria felicità senza dipendere dalla pietà,
dall’amore o dalla misericordia di coloro che l’hanno
abbandonata.
Mentre Elif trova la sua felicità,
anche gli adulti che hanno commesso diversi errori in gioventù
ammettono le proprie colpe e fanno scelte migliori nel presente.
Banu e Mert scelgono l’amore invece del compromesso, Murat sceglie
la famiglia e Zuhal sceglie l’autenticità invece dei social media.
Le scelte indipendenti fatte da tutti i personaggi principali
risuonano con temi della vita reale come imparare dai propri errori
e prendere decisioni migliori. Nonostante si occupi di singoli
personaggi, la serie offre un commento toccante sulle comunità e
sul modo in cui a volte trovano difficile lasciarsi alle spalle il
passato, ma devono farlo se vogliono sopravvivere in un mondo in
continua evoluzione.
Ecco una clip dall’ultimo film di
Zhang Yimou, Lettere di uno
sconosciuto, con protagonista Gong
Li.
Presentato fuori concorso all’ultimo
Festival di Cannes, il film è la storia di
Lu Yanshi (Chen Daoming) e Feng Wanyu
(Gong Li), una coppia unita costretta a separarsi
quando lui viene arrestato e mandato in un campo di lavoro come
prigioniero politico. Rilasciato nel corso degli ultimi giorni
della Rivoluzione Culturale, Lu riesce finalmente a tornare a casa
ma lì scopre che la moglie che tanto ama è affetta da amnesia e
ricorda poco del suo passato. Incapace di riconoscerlo, Feng
continua ad attendere pazientemente il ritorno del marito.
Cina, anni ’60. Lu Yanshi
(Chen Daoming) è un professore da anni confinato
nei campi di prigionia e rieducazione del nord, la sua colpa essere
un oppositore politico. Riuscito ad evadere tenterà di rivedere
l’amata moglie Feng Wanyu (Gong Li) ma per colpa
di Dan Dan (Zhang Huiwen), una figlia ambiziosa e
fedelissima al partito, i due non potranno ritrovarsi e Lu viene
nuovamente arrestato. Passano alcuni anni, la Rivoluzione Culturale
di Mao sta per volgere al termine, Lu viene riabilitato e può
tornare a casa dall’amata Feng. La donna però non riconosce il
marito.
Dopo un decennio speso a dirigere e
produrre prodotti di cassetta, Zhang Yimou, uno
dei registi più importanti e famosi al mondo, torna all’antico,
torna alle storie da raccontare. Appartenente a pieno titolo alla
scuola della cosìdetta “quinta generazione”, a cui fanno parte i
più stimati e influenti registi cinesi, Yimou in questo film,
poetico e romantico, mette da parte effetti speciali, combattimenti
e samurai volanti, per farci vivere una storia d’amore tormentata,
sfortunata e carica di malinconia.
Il volto dei due sfortunati amanti è
quello di due icone del cinema cinese, Chen
Daoming e Gong Li attrice di fama
mondiale e molto apprezzata sia in Europa che a Hollywood.
Due attori straordinari che
interpretano ruoli diufficili e complessi reggendo di fatto, tutto
il film sulle proprie spalle; soprattutto Feng, il personaggio
interpretato da Gong Li, è un banco di prova
durissimo, un esame che l’attrice supera magistralmente. Feng è una
donna prima decisa e determinata poi, in seguito alla malattia,
sperduta e stralunata e qui la Li mostra tutta la sua eccezionale
bravura. Decisamente encomiabile
anche l’interpretazione di Chen Daoming, capace per tutto il film
di affrontare la sequela di stati d’animo diversi quanto intensi
racchiusi nel suo personaggio, quello di un uomo prima braccato e
poi, una volta libero, disperato nel non riuscire a farsi
riconoscere dalla donna amata. Tra questi due mostri sacri del
cinema cinese, si fa notare per fascino e bravura la giovanissima
Zhang Huiwen.
Lettere di uno
sconosciuto è un film di grande delicatezza, di
grande intensità emotiva e che sa trasmettere emozioni coinvolgendo
e commuovendo; l’unica critica che ci sentiamo di fare riguarda la
marginalità in cui rimane l’interessantissimo contesto storico e
culturale, quello della Cina maoista, che forse avrebbe meritato
maggiore approfondimento. Perchè Li ha scontato quasi venti anni di
prigionia? Cosa pensa, da intellettuale, della cosidetta
Rivoluzione Culturale di Mao? Perchè non dedicare qualche sequenza
anche a questi aspetti di inetersse politico e storico? Il dubbio
che un film troppo impegnato avrebbe incontrato l’ostracismo delle
attuali autorità cinesi viene e sorge spontaneo. Accontentiamoci di
una bella storia d’amore senza velleità storico-ideologiche, quello
che, in genere, interessa di più.
Lettere dal
Passato (Gelecege Mektuplaris) è una serie
drammatica turca di Netflix che segue la vita di una ragazza di
nome Elif, che intraprende un viaggio che le cambierà la vita alla
ricerca dell’identità della sua madre biologica. La serie segue la
protagonista mentre cerca di svelare la storia del club di
letteratura, un gruppo studentesco gestito vent’anni fa dalla sua
madre adottiva, Fatma Ayar. Tuttavia, Fatma, a cui è stato
diagnosticato l’Alzheimer, non riesce a ricordare il passato.
Con solo i vecchi diari di sua madre
e le lettere scritte dai membri del club di letteratura in suo
possesso, Elif si impegna a cercare la verità, che mette alla prova
non solo lei, ma anche gli adulti che incontra nel suo viaggio.
Quando la narrazione giunge al termine, Elif si trova in una
posizione difficile, dovendo scegliere tra forgiare il proprio
destino e inseguire il passato. Il suo passato, il presente e il
futuro convergono in un momento profondamente emozionante. SPOILER
IN ARRIVO.
Cosa succede in Lettere
dal Passato
La storia inizia con una ragazza
adolescente di nome Elif che si prende cura di sua madre, Fatma
Ayar, un’insegnante in pensione affetta da Alzheimer. Mentre
sfoglia il vecchio diario di sua madre e i documenti del passato,
una lettera anonima le rivela la sconvolgente verità: lei non è la
figlia biologica di Fatma, ma è stata data in adozione dalla sua
madre naturale vent’anni fa, intorno al 2003. Elif scopre anche
delle lettere mai spedite che rimandano a un club di letteratura
gestito da sua madre quando era insegnante al liceo Sanver di
Istanbul. La protagonista deduce che uno degli studenti dell’ex
club è il suo vero genitore e intraprende un viaggio alla scoperta
di sé stessa.
Mentre Elif inizia a svelare il
segreto, la narrazione si alterna tra diversi eventi del 2003 e del
presente, il 2023. Il club letterario del 2003 era composto da
Banu, Mert, Murat, Seda, Zuhal e Ahmet. Il gruppo è caotico e
selvaggio, con differenze individuali ma un senso di unità. Emerge
una complessa situazione amorosa in cui le ragazze, Zuhal e Ban,
amano entrambe Mert, un ragazzo dal carattere difficile, che ha
perso la testa per Seda. Murat ha difficoltà a nascondere il suo
amore per Zuhal. Fatma Ayar chiede agli studenti di scrivere delle
lettere al futuro come parte del loro programma scolastico.
Nonostante l’iniziale riluttanza,
tutti iniziano a scrivere lettere, spesso a se stessi, da ricevere
in futuro. A causa di una rivelazione in una delle lettere, secondo
cui Seda vomitava, Elif inizia a pensare che lei sia la sua vera
madre. Tuttavia, Pelin, la sorella di Seda, rivela che è morta nel
2003 e che non era sua madre. In passato, una festa di compleanno
si trasforma in un momento romantico e disperato, quando Banu e
Murat fanno l’amore, senza sentirsi insicuri per l’intimità tra
Zuhal e Mert. In passato, Mert ha cercato di diventare un giocatore
di basket, ma si è ritrovato ad essere solo un allenatore nel
presente.
Murat, che da studente era ricco,
ora lavora come autista di Banu. I sospetti di Elif la portano
verso Zuhal, che ora è un’influencer, ma nega di essere la madre
della protagonista. Al momento, Mert e Banu si legano emotivamente
nonostante vivano in paesi diversi. Mentre Banu e Mert si
avvicinano nel presente, Zuhal dice a Elif che è sua madre
biologica. Banu mostra problemi di intimità con Mert e Zuhal cerca
di avvicinare Elif a lei, ma mente sul fatto che la sua famiglia
fosse felice in passato. Murat cerca di riconnettersi con la sua ex
moglie Nevra, che non vede da tempo.
Nel presente, Murat rivela le sue
insicurezze sulla paternità a Banu, un’amica di cui si fida ancora.
Sviluppa anche un legame con Elif, grazie alle lettere del passato,
e le regala un libro in memoria della sua insegnante Fatma. Con la
morte di Fatma, il conflitto emotivo di Elif si intensifica, ma
viene confortata dalla sua badante Rahat e da Zuhal. L’influencer
chiede a Elif di trasferirsi da lei e di vivere davvero come madre
e figlia. Banu visita la casa di Fatma Ayar in segno di rispetto e
ha una conversazione emotiva con Rahat. Mentre i membri del club di
letteratura organizzano una piccola riunione, vengono rivelate
verità nascoste.
Lettere dal
passato – Finale: Elif e Banu vivranno insieme?
La ricerca di Elif della madre
biologica perduta da tempo è il nucleo emotivo della narrazione. Il
giorno del suo compleanno, quando scopre che Zuhal le ha mentito e
che Banu è la sua vera madre, invita misteriosamente entrambe le
donne in un ristorante per avere una conversazione seria. Banu, che
ancora non sa che Elif è a conoscenza della verità, presume che si
tratti di un incontro per discutere di Fatma Ayar e della sua vita.
Elif non affronta la madre biologica, ma continua a celebrare la
vita di sua madre, Fatma Ayar, una donna che si è davvero presa
cura di lei. Si può presumere che Elif e Banu non vivranno mai
insieme come madre e figlia, perché Elif supera la fase della
ricerca del passato.
Elif smette di ossessionarsi per le
cose che non può cambiare, ma impara invece ad accettare la sua
realtà e i suoi punti di forza come ragazza indipendente. Banu ha
le sue insicurezze sul passato, che le rendono difficile accettare
Elif come figlia. Non è solo l’aver abbandonato sua figlia in
passato, ma anche le conseguenze di questo gesto che fanno sentire
Banu incapace di essere madre. La sua gravidanza è stata il
risultato della disperazione e dell’ubriachezza durante una festa,
che all’epoca non significava molto per lei dal punto di vista
emotivo, tranne che per il senso di colpa di aver dato una bambina
in adozione e le insicurezze di essere una ragazza incinta.
Banu sceglie di non avere figli con
il suo ex marito Sami, perché non è attratta dal concetto di
maternità. Elif è diventata una persona matura e si rende conto che
non può cambiare chi è Banu. Si può presumere che le strade della
madre e della figlia non si incroceranno mai più, poiché entrambe
hanno fatto pace con se stesse e non sentono il bisogno emotivo
della compagnia dell’altra. Elif probabilmente proseguirà la sua
carriera e la sua vita secondo i propri termini, mentre Banu
cercherà di condurre una vita felice senza dipendere da
nessuno.
Alla fine, entrambi i personaggi si
avvicinano a un senso di liberazione, senza dipendenza emotiva o
turbamenti. Non è nemmeno lontanamente possibile che Banu ed Elif
vivranno insieme, poiché Banu non sa che Elif conosce la verità ed
Elif ha una vita propria da costruire. Nonostante la possibilità
che le loro strade si incrocino di nuovo, si può affermare con
convinzione che non parleranno del loro legame biologico né
prenderanno in considerazione l’idea di stare insieme.
Banu e Mert si sposeranno?
Banu e Mert condividono una storia
complessa fatta di amore, insicurezze e ambizioni. In passato, Banu
si è innamorata di Mert quando lui l’ha confortata fingendo di
essere il suo ragazzo davanti ai bulli che la insultavano perché
era sovrappeso. Da quel momento, Banu è ossessionata da Mert,
nonostante i suoi difetti e il suo continuo disinteresse nei suoi
confronti. A causa delle sue insicurezze come figura “alfa” del
gruppo, Mert trascura Banu e a volte si comporta in modo scortese
con lei. Tuttavia, le sue ambizioni fallite di diventare un
giocatore di basket non si realizzano a causa dell’infortunio
subito dopo essere stato aggredito da Levent.
Attualmente, Mert è un allenatore di
basket che riprende i contatti con Banu tramite messaggi. Si reca a
Istanbul per accompagnare la sua squadra e riconnettersi con il suo
passato. È evidente che ora è una persona cambiata, senza alcuna
traccia dei suoi comportamenti discutibili da adolescente; ora è
diventato un uomo rispettoso. Banu e Mert si avvicinano quando
iniziano a vedersi a Istanbul, ma la situazione è complicata perché
Banu sta divorziando da Sami. Iniziano a legare a livello emotivo,
ricordando il passato e riflettendo su come sono cambiati come
persone. È sicuramente possibile che i due si sposino, dato che non
devono più affrontare i fardelli del passato.
Banu è innamorata di Mert sin
dall’adolescenza e Mert capisce che lei continuerà ad amarlo per
sempre. Nella parte finale della serie, i due vengono visti con le
valigie, in viaggio insieme verso una destinazione sconosciuta, a
significare che intraprenderanno un viaggio insieme nella vita.
Inizialmente Banu mostra problemi di intimità con Mert a causa
delle sue esperienze passate di sesso non pianificato con Murat e
della gravidanza che ha cambiato la sua visione emotiva.
Mert è abbastanza maturo da darle lo
spazio e il tempo di cui ha bisogno per risolvere i suoi problemi
psicologici e la sosterrà in questo percorso. Grazie alla profonda
comprensione reciproca, si può presumere che in futuro prenderanno
sicuramente in considerazione l’idea di sposarsi. È anche possibile
che non si sposino e che continuino a vivere insieme come partner
per molto tempo, ma la situazione e le loro personalità indicano
che il matrimonio è l’esito più probabile.
Elif perdona Banu? Perché non
rivela la verità?
Dopo un lungo e difficile percorso,
Elif scopre che Banu è la sua madre biologica. Quando invita Zuhal
e Banu al ristorante per parlare, sembra che voglia affrontarle.
Tuttavia, una volta che inizia a parlare, dice di essere la figlia
di Fatma Ayar, nonostante abbia una madre biologica diversa. Non
rivela la verità a Banu perché capisce che il passato non può
aiutarla e la renderebbe solo più dipendente emotivamente e più
debole come persona. La protagonista si rende conto che deve
forgiare il proprio destino e non dipendere dall’amore di una donna
che non ha mai cercato di entrare in contatto con lei nel corso
degli anni.
Sebbene non sia esplicitamente
mostrato nella narrazione, si può presumere che Elif abbia
perdonato Banu con tutto il cuore. Più che il perdono, Elif non dà
troppo valore a Banu, poiché ha capito che Banu non è la soluzione
ai suoi problemi, ma solo la sua anima. Sceglie di non rivelare la
verità perché porterebbe solo a ulteriori complicazioni emotive in
futuro, che non farebbero altro che abbattere entrambe. Quando
chiede a Banu se ha figli, lei risponde di no, e Elif capisce che
Banu non ha accettato la sua identità di madre, che è una sua
scelta indipendente. In realtà, Elif non ha nulla da perdonare,
poiché la questione non sembra più rilevante per lei.
Il nuovo senso di indipendenza di
Elif le fa accettare anche le scelte di Banu, il che è un messaggio
complesso sulla liberazione femminile dai vincoli della biologia e
della società. Banu ed Elif sono anche due persone che si trovano
in situazioni di vita estremamente diverse e cercano cose diverse,
senza nulla in comune tra loro, tranne la loro verità biologica.
Elif dice con orgoglio di essere la figlia di Fatma Ayar, poiché è
stata lei a svolgere il ruolo di madre con un cuore sincero.
Imporre la scelta a Banu renderebbe entrambe risentite e tossiche,
il che non sarebbe l’ideale per il loro futuro. La scelta di Elif
di non rivelare la verità a Banu e il suo perdono sono una
decisione che è stata plasmata da una serie di pensieri emotivi,
pratici, maturi e indipendenti.
Come scopre Elif la verità su
Banu?
La ricerca di Elif della sua madre
biologica giunge al termine quando Zuhal le mente dicendole di
essere sua madre. Purtroppo, poco dopo, Fatma Ayar muore, lasciando
Elif con il cuore spezzato. La giovane ragazza viene vista al
funerale da lontano da Banu, la sua vera madre biologica. Vedere
sua figlia triste commuove Banu, spingendola a recarsi a casa di
Fatma per rendere omaggio alla sua ex insegnante. Si ritrova sola
in casa con Rahat, la tata di Elif. Sopraffatta dal senso di colpa
per aver abbandonato sua figlia da bambina e dalla gravità della
situazione, rivela a Rahat di essere la madre di Elif,
commuovendosi molto mentre parla.
Rahat è scioccata nello scoprire che
la ragazza è stata tenuta all’oscuro della verità per così tanto
tempo. Quando Elif si prepara a lasciare la casa per andare a stare
con Zuhal, che la protagonista crede essere sua madre, nota che
Rahat è molto turbata. Quando la spinge a dirle perché, il custode
rivela che Banu è la madre di Elif, e non Zuhal. Questo segna un
importante punto di svolta nella trama, in cui la difficile e
emotiva ricerca della protagonista finalmente giunge al termine,
portando a un momento catartico di accettazione e liberazione.
Lettere da Iwo
Jima è il film del 2006 diretto da Clint Eastwood e
con Ken Watanabe e Kazunari Ninomiya.
Lettere da Iwo Jima: trama del
film
Giorni nostri. Un gruppo di
archeologi giapponesi che sta eseguendo degli scavi nelle grotte
dell’isola di Iwo Jima, ritrova una sacca militare sotterrata nella
sabbia che contiene decine di lettere. Appartiene ai soldati
giapponesi che con coraggio, fanatismo ed eccessivo zelo, hanno
difeso una piccola isola, irrilevante per le sorti del conflitto
mondiale, ma, come tante, fondamentale per l’orgoglio nazionale e
per gli strateghi militari. Torniamo così all’epoca dei fatti,
durante la Seconda Guerra Mondiale e ripercorriamo la storia di
quelle persone che scrissero quelle lettere.
Lettere da Iwo Jima, il
film
Il generale Tadamichi Kuribayashi
viene inviato a comandare il piccolo contingente giapponese
sull’isola di Iwo Jima, dove si è da poco spostata la linea del
fronte dopo la perdita dei domini giapponesi nel sud del Pacifico.
Del contingente fanno parte molti giovani soldati, la maggior parte
dei quali arruolati con la forza e senza quasi nessuna esperienza
di combattimento; tra questi ci sono il soldato Saigo, un giovane
panettiere che ha lasciato a casa la moglie incinta, e il suo amico
Kashiwara.
Kuribayashi, uomo di grande
levatura morale e con un profondo rispetto tanto del nemico quanto
della vita dei suoi uomini, è consapevole del fatto che ormai la
guerra è perduta, ma da soldato dell’imperatore è determinato a
difendere l’isola il più a lungo possibile, così da dare modo alle
retrovie di fortificare l’arcipelago in vista di una probabile,
imminente invasione americana del Giappone. Il fulcro delle
operazioni giapponesi sull’isola sarà il monte Suribachi, che viene
pesantemente fortificato e della difesa del quale viene incaricato,
tra gli gli altri, anche Saigo, che nel frattempo vede il suo amico
Kashiwara morire a causa della dissenteria. Il comando
dell’artiglieria, per la maggior parte vecchi carri armati mezzi
sgangherati, viene affidato al carismatico tenente colonnello
Takeichi Nishi, che aveva precedentemente informato Kuribayashi che
la marina, uscita distrutta dalle recenti battaglie, non ha alcuna
intenzione di inviare a Iwo Jima i rinforzi che il generale aveva
richiesto.
Il 19 febbraio del 1945 inizia la
battaglia. La tattica di Kuribayashi inizialmente sembra
funzionare, ma alla lunga però la superiorità numerica degli
americani e l’incessante bombardamento aeronavale finiscono per
logorare le difese giapponesi, specialmente sul Suribachi, cuore
pulsante della macchina difensiva giapponese. Il generale ordina ai
pochi soldati rimasti a difesa della montagna di ritirarsi, ma il
comandante della divisione e molti suoi uomini rifiutano di
arretrare e compiono il “seppuku” facendosi esplodere con delle
granate. Saigo e Shimizu non si suicidano e si riuniscono con la
maggior parte delle restanti forze giapponesi per provare ancora
disperatamente a combattere.
Lettere da Iwo
Jima, distribuito nel 2006 e diretto dall’instancabile
Clint
Eastwood, può essere considerato la risposta
cinematografica a Pearl Harbor; in fondo la stessa battaglia
sull’isola giapponese lo è stata. Stessi nemici, stessa guerra
assurda, stesso palcoscenico tanto insignificante per le sorti
della guerra mondiale quanto importante per i gerarchi militari,
che in modo eccessivamente zelante ed esaltato difendevano anche
isolette sperdute, pagando con migliaia di vite umane un prezzo
altissimo.
Il regista americano, leggenda di
Hollywood, ci fa vivere in prima persona quei drammatici istanti;
ci fa entrare nella psiche dei personaggi, nelle loro ansie, paure,
speranze, convinzioni. Non condanna i soldati e il loro credo
patriottico, ma si limita a raccontarlo ed esaltarlo; il
giovanissimo Saigo, protagonista del film, ci viene presentato come
uno dei tanti agnelli sacrificati di una lunga e terribile guerra,
ad oggi la più devastante che l’umanità abbia conosciuto.
Sebbene la pellicola duri quasi 2
ore e mezza, non finisce mai “per pesare” allo spettatore, dato
l’alto carico di emozioni e azioni che ogni sequenza porta con sé,
messe l’una dopo l’altra con la consueta arte cinematografica di
Eastwood.
Molto particolare la scelta di
iniziare romanticamente il racconto proprio dal ritrovamento delle
lettere che quei soldati avevano scritto ma che non sono mai giunte
a destinazione; un fatto comunque realmente accaduto, giacché solo
qualche decennio più tardi vennero ritrovate sull’isola di Iwo Jima
centinaia di lettere mai spedite dei combattenti giapponesi. Il
film è comunque tratto dal libro Picture Letters from Commander in
Chief, di Tadamichi Kuribayashi ed è complementare alla sua
precedente opera
Flags of Our Fathers, che tratta la stessa battaglia
dal punto di vista americano.
Il film è quasi interamente girato
in lingua giapponese, ma è di produzione statunitense; anche in
Italia, come negli Stati Uniti, è stato distribuito con i
sottotitoli, mentre solo nella versione DVD è stato aggiunto il
doppiaggio in italiano.
La colonna sonora, intitolata
Letters from Iwo Jima e che ben accompagna le
scene cariche di emozioni, è stata pubblicata il 7 gennaio 2007
dalla Milan Records ed è composta da Kyle Eastwood
(figlio di Clint) e Michael Stevens.
La pellicola ha fatto anche incetta
di premi tra il 2006 e il 2007, anche i “nostri” David di Donatello
e Nastri d’argento.
Arriva al cinema il prossimo 13
ottobre, Lettere da Berlino, di
Vincent Perez. Berlino, 1940. Otto e Anna Quangel
(Brendan Gleeson ed Emma Thompson) sono una coppia di berlinesi,
dei buoni tedeschi che appoggiano senza troppa convinzione il
regime hitleriano. Quando, Hans, il loro unico ed amatissimo
figlio, rimane ucciso sul fronte occidentale, la loro vita non sarà
più la stessa, i loro occhi non vedranno più nello stesso modo.
Lettere da
Berlino è l’ultimo film diretto da Vincent Perez
(La regina
Margot) che riadatta per il grande schermo il
bestseller di Hans Fallada Ognuno muore
solo, uno dei primi grandi romanzi sulla resistenza
tedesca al nazismo. Tratto da una storia vera, questo intenso
dramma storico ci riporta nei terribili anni del regime hitleriano,
proponendoci un interessante punto di vista. La forza di questa
storia si racchiude proprio nella dimostrazione di come anche due
persone perfettamente anonime e normali, possano diventare uno
straordinario strumento di ribellione, resistenza e dissenso.
Lettere da
Berlino è intenso, appassionante e coinvolgente.
Otto e Anna sono due eroi, ma lo
sono senza imbracciare armi o quant’altro ma grazie alla potente
forza delle parole e delle idee. In una città blindata, in una
città presidiata in ogni angolo di strada da oscuri agenti sempre
pronti a scovare sobillatori, i coniugi Quangel sfidano il pericolo
con coraggio e soprattutto con la forza della disperazione, quella
che li ha travolti dopo la perdita del figlio. Lettere
da Berlino è anche e soprattutto una bellissima
storia d’amore, quella tra due persone che insieme da una vita,
vedono riaccendersi i propri sentimenti proprio grazie a questa
missione disperata che risveglia in loro un affetto che la grigia
quotidianità stava spegnendo.
Lettere da
Berlino è intenso, appassionante e coinvolgente, ben
diretto e con un ottima ricostruzione scenografica. Perfetti gli
interpreti, sia i due ottimi protagonisti, cui carriera parla per
loro, che il giovane ma ormai affermatissimo
Daniel Bruhl (Rush, Good bye Lenin) che veste con
grande bravura i panni del cinico ispettore della Gestapo, un
personaggio complesso in quanto combattuto e dilaniato tra il suo
senso del dovere e i sensi di colpa che non sarà più in grado di
gestire. Come detto, solo conferme per gli straordinari
Brendan Gleeson ed Emma Thompson, al solito intensi e convincenti
nel ruolo di due persone drammaticamente normali cui amore semplice
e sincero commuove e intenerisce sino all’ultima sequenza.
Lettere da Berlino è un film che
consigliamo di vedere, un film che ci racconta la vera storia di
due persone a loro modo straordinarie, due persone che provarono, a
rischio della propria vita, a scalfire le coscienze dei tedeschi, a
cambiare in modo non violento una drammatica realtà.
Stanley Everett Cox fa il cuoco in
una mensa aziendale ed è analfabeta. Questa sua carenza sarà causa
del suo licenziamento, ed Stanley, non vendo più un lavoro e non
potendo più mantenere le spese del padre che ha a carico, fa
chiudere il vecchio in una casa di riposo. Il padre presto ne
morirà facendo cadere Stanley in un profondo stato di depressione,
dal quale riemergerà solo grazie all’aiuto di Iris, una collega,
che gli insegnerà, non senza difficoltà a leggere e scrivere.
Raramente Hollywood si è occupata
della classe operaia e dei suoi problemi. A parte qualche gratuita
scena strappalacrime, il film lancia un bel messaggio di
solidarietà e speranza, forse nascosto da intermezzi eccessivamente
smielati. Attraverso gli schemi del classico film romantico
all’americana, il film indaga un tema sociale molto delicato:
l’analfabetismo. In Usa, negli anni ’80, si contavano di fatti
oltre 27milioni di analfabeti. Ottima l’interpretazione, manco a
dirlo, dei due attori protagonisti: Robert De Niro e Jane Fonda.
Lettere d’Amore è stato l’ultimo
film per Martin Ritt (morto l’anno seguente), regista votato ad un
cinema impegnato tendenzialmente didattico. Ritt attaccò la
borghesia e la società, affrontando i problemi razziali e la crisi
generazionale dei suoi tempi, quando i giovani iniziavano a
ribellarsi ai valori dei genitori, cercando sempre di dare un peso
morale ai temi trattati e al loro impatto sulla vita quotidiana
della gente.
Molto attivo nella Tv, tra i suoi
lungometraggi più noti si ricordano Nel fango della periferia, film
di contenuto antirazzista del 1957; nello stesso anno realizzò
l’ottimo Un urlo nella notte. Seguirono film più commerciali, dal
dittico faulkneriano La lunga estate calda (1958, con P. Newman) e
L’urlo e la furia (1959) a Orchidea nera (1959) e Jovanka e le
altre (1960); ai western sempre con Newman Hud il selvaggio (1963),
Hombre (1967); e Molly Maguire (1968), pellicola di intensa critica
sociale. Riprese tuttavia il tema della violenza e intolleranza con
Per salire più in basso e I cospiratori (1970), sulle lotte dei
minatori irlandesi in Pennysilvana, Sounder (1971), Conrack (1974),
Il prestanome (1976), che evocava le esperienze proprie e dei
compagni d’arte al tempo del maccartismo, e Norma Rae (1979), su
una battaglia per i diritti sindacali. Tra i film successivi: La
foresta silenziosa (1983), Pazza (1987), e appunto Lettere d’amore
(1989).
Per quest’ultimo lungometraggio si
è affidato alla bravura di due mostri sacri del cinema americano
moderno: Robert De Niro e Jane Fonda. Il loro affiatamento è
palpabile e coinvolgente, ed offre uno spunto interessante in più
per vedere il film (oltre al succitato forte messaggio sociale che
lancia ovviamente).
Lettera a
Franco (Mientres dure la guerra) è un
dramma
storico che parla della generi di uno degli eventi che
più hanno segnato il destino della Spagna: la guerra civile
(1936-1939) e l’instaurazione del governo franchista. Il regista
Alejandro Amenábar (Apri
gli occhi, Regression) sceglie di ripercorrere la storia del suo
paese attraverso il punto di vista di un intellettuale. Non si
trattai di un uomo politico o di un malcapitato della strada: al
centro del film c’è lo scrittore Miguel de
Unamuno, figura emblematica del suo tempo.
Di cosa parla Lettera a
Franco?
Nel 1936, un gruppo di militari
ribelli mette in piedi un colpo di Stato contro il governo della
Repubblica spagnola. Tra i militari nazionalisti c’è in prima liena
il generale Francisco Franco (Santi
Prego).
Le azioni politiche non lasciano
indifferenti gli intellettuali. Tra questi, lo scrittore e rettore
dell’università di Salamanca Miguel de Unamuno (Karra
Elejalde), si schiera inizialmente dalla parte dei
nazionalisti. Con il passare dei giorni però, diventa sempre più
difficile sposare la causa del colpo di Stato. Vedendo le
ingiustizie, le violenze e sentendo la pressione di un ruolo
ideologico non indifferente, Unamuno tenta di creare un
dialogo con Franco e i nazionalisti, impresa che non si
rivela affatto semplice.
Tre grandi personaggi al centro del
film
Lettera a Franco è
un
film storico ma, più che raccontare i fatti del colpo di Stato,
si concentra sulle personalità che hanno fatto la storia. Il
regista sceglie di indagare in profondità all’interno del
protagonista Miguel de Unamuno, mettendolo in
contrapposizione con altri due personaggi non indifferenti: il
generale Millan Astray (Eduard
Fernández) e Francisco Franco (Santi
Prego). Il primo è stato il fondatore della Legione
spagnola, nonché il ministro della propaganda nella prima Spagna
franchista. Il secondo è, nella storia, colui che ha dato il via
alla guerra civile, diventando poi il Capo di stato spagnolo.
Nel film, queste tre figure si
alternano continuamente sulla scena. Unamuno è un
uomo anziano e influente. L’interpretazione di Karra
Elejalde rende bene l’idea di un personaggio colto, a
tratti sensibile a tratti saccente, in grado di intimorire e di
rassicurare. Il peso dell’età, come quello delle responsabilità, si
accalcano sulle spalle di Elejalde, che si
mostra scena dopo scena sempre più affaticato a livello fisico e
psicologico. In Lettere a Franco, il capo di stato
viene decisamente depotenziato: il personaggio di
Prego è principalmente una marionetta mossa dal
chiassoso e arrogante Millan
Astray (Eduard
Fernández), il vero antagonista del film.
Poca realtà storia e molta
individualità
Quello che viene mostrato
in Lettera a Franco è lo scontro ideologico tra le
varie correnti politiche presenti in Spagna allo scoppio della
guerra civile: ci sono i comunisti convinti, i socialisti
assopiti, i nazionalisti dei vertici e i giovani simpatizzanti. E
poi c’è Unamuno, l’uomo confuso che incarna un po’ tutti i
fronti ma che fatica a schierarsi realmente con qualcuno. In un
certo senso, il protagonista rappresenta l’intero paese e la
condizione di disordine e di pressione vissuta in quel periodo
storico.
Tutti i personaggi principali
incarnano una delle ideologie descritte qui sopra e vengono nel
film costantemente comparati e contrapposti. Ogni uomo è mostrato
nella sfera pubblica e privata, con la famiglia, in chiesa, in
piazza. Questi individui hanno tratti comuni, percorrono le stesse
strade e abitano negli stessi luoghi, ma non riescono a non
scontrarsi.
Un elogio alla forza della
parola
Se volessimo paragonare il
lungometraggio ad un film storico, sicuramente sarebbe Churchill, altra opera intimista anche se tratta dal
vero storico. Se invece consideriamo le visioni oniriche, il tema
del ricordo e i deliri dell’anziano protagonista, allora
Lettera a Franco ha delle nette tinte bergmaniane che ricordano
Il posto delle
Fragole.
Lettera a
Franco invita alla cultura, a portare avanti le
proprie idee attraverso la parola e l’intelletto. Il film ha un
chiaro messaggio al suo interno e lascia la verità storica come
sfondo per dare spazio al dramma vissuto dai personaggi. La scelta
del regista ha una giustificazione, ma, trascurando notevolmente
l’azione, Amenábar
rende il film un po’ troppo piatto e decisamente poco
avvincente.
I Wonder Pictures e Unipol
Biografilm Collection sono liete di annunciare che il documentario
LETIZIA BATTAGLIA – SHOOTING THE MAFIA di Kim
Longinotto, dopo aver preso parte a numerosi festival nazionali e
internazionali, arriverà nei cinema italiani a partire dal 16
luglio, data in cui ricorre l’anniversario della Strage di via
D’Amelio a Palermo nel 1992 in cui perse la vita il giudice Paolo
Borsellino.
LETIZIA BATTAGLIA – SHOOTING
THE MAFIA è un ritratto personale e intimo di Letizia
Battaglia – fotografa palermitana, fotoreporter per il quotidiano
L’Ora e pioniera del fotogiornalismo simbolo della lotta contro la
mafia. Nota come la “Fotografa della mafia” e testimone della vita
e della società del nostro Paese, Battaglia è riconosciuta come una
delle figure più importanti della fotografia contemporanea per i
suoi scatti saldamente presenti nell’immaginario collettivo e per
il valore civile ed etico da lei attribuito al fare fotografia. Una
vita vissuta senza schemi: dalla fotografia di strada, per
documentare i morti di mafia, all’impegno in politica, Letizia
Battaglia è stata una figura fondamentale nella Palermo e
nell’Italia tra gli anni Settanta e Novanta. Intrecciando
interviste e testimonianze d’archivio, Kim Longinotto racconta la
vita di un’artista passionale e coraggiosa, mostrando non solo
un’esistenza straordinaria e anticonformista, ma anche uno spaccato
di storia italiana. In cerca di una libertà che passa per il sogno
di una Sicilia sciolta dalle catene della mafia. LETIZIA BATTAGLIA
– SHOOTING THE MAFIA sarà distribuito in Italia dal 16 luglio da I
Wonder Pictures all’interno delle I Wonder Stories.
Sembra che Shuri, interpretato da
Letitia Wright in Black Panther, possa essere il
prossimo personaggio preferito dei fan. La giovanissima scienziata
del Marvel Cinematic Universe
più intelligente di Tony
Stark potrebbe addirittura essere la protagonista di uno spin
off tutto suo.
Di fronte a questa eventualità la
giovane Wright sembra non essersi tirata indietro. Soprattutto
vorrebbe tornare almeno nel sequel del film: “Spero, se i tempi
dovessero essere giusti, se dovesse accadere, di poter tornare. Ma
non si può avere un film di Shuri senza T’Challa o un film di Shuri
senza Ramonda e Nakia e il resto del Dora Milaje e Okoye. Quindi la
domanda è: quando arriverà Black Panther 2?”
Nei fumetti, Shuri eredita il regno
di Wakanda e diventa la nuova Black Panther. I
Marvel Studios e Kevin Feige hanno sempre menti con piani
a lungo termine in testa ed è possibile che vogliano fare una cosa
del genere nei film futuri. In realtà la Wright ha anche affermato
che tutto il cast vorrebbero vedere altro di Chadwick
Boseman:
“Quando la incontriamo nel
Marvel Cinematic Universe, è giovane, sta studiando, è preso dalla
tecnologia, sta creando, si diverte ed è focalizzata su questo.
Quindi, se questo dovesse succedere, allora ok, ma al momento,
ragazzi, Chadwick è un Black Panther assurdo! Sono felice di creare
gadget per lui, al momento. Se dovesse essere, allora sarà, ma lui
è un magnifico Black Panther.”
Di seguito la prima sinossi del
film: Black Panther segue T’Challa che, dopo gli eventi di
Captain America Civil War, torna a casa, nell’isolata e
tcnologicamente ultra avanzata nazione africana, Wakanda, per
prendere il suo posto in qualità di nuovo re. Tuttavia, un vecchio
nemico ricompare sui radar e il doppio ruolo di T’Challa di sovrano
e di Black Panther è messo alla prova, quando viene trascinato in
un conflitto che mette l’intero fato di Wakanda e del mondo in
pericolo.
Ryan
Coogler scriverà e dirigerà Black
Pantherche seguirà la storia di T’Challa, il re
guerriero di Wakanda, da dove era stata interrotta in Captain America Civil
War.
Non è ancora chiaro quali altri
personaggi parteciperanno alla storia, anche se sembra una buona
possibilità che nel film ci sia anche Ulysses Klaw, che ha esordito
in Avengers Age of Ultron con il volto
di Andy
Serkis. Inoltre sembra ci possa essere spazio anche
per Everett Ross, visto sempre in Civil
War con il volto di Martin Freeman.
Chadwick
Bosemaninterpreta il protagonista, T’Challa, già
visto in Captain America Civil War. Nei ruoli
principali del film ci saranno, oltre a Boseman,
Michael B. Jordan, Lupita Nyong’O, Danai Gurira, Martin Freeman, Daniel Kaluuya,
Angela Basset, Forest Whitaker e Andy
Serkis. Nei ruoli di comprimari compariranno
invece Letitia Wright, Winston Duke, Florence Kasumba,
Sterling K. Brown e John
Kani.
Black
Pantherarriverà al cinema il 16 Febbraio del
2018.
Come annunciato lo scorso
Marzo da Kevin Feige, i Marvel Studios lavoreranno per
portare sul grande schermo il sequel di Black
Panther e ci sono tutte le ragioni per credere che
Letitia Wright, interprete di
Shuri, tornerà in azione insieme a
Chadwick Boseman.
L’attrice ha avuto modo
di parlare del suo futuro nel MCU in un’intervista dove si è
mostrata entusiasta e disposta a riprendere un ruolo ancora più
importante nei prossimi capitoli ambientati nel Wakanda. Magari
raccogliendo l’eredità di T’Challa e diventando la
nuova Pantera Nera:
“Se ci
fosse l’opportunità, perché no? Sarebbe un riferimento ai fumetti
davvero accurato e, ovviamente, fantastico. Il che significherebbe
più lavoro, più allenamento, insomma l’inizio di un’avventura
incredibile.”
Black Panther segue T’Challa che, dopo gli
eventi di Captain America Civil War, torna a casa, nell’isolata e
tecnologicamente ultra avanzata nazione africana, Wakanda, per
prendere il suo posto in qualità di nuovo re. Tuttavia, un vecchio
nemico ricompare sui radar e il doppio ruolo di T’Challa di sovrano
e di Black Panther è messo alla prova, quando viene trascinato in
un conflitto che mette l’intero fato di Wakanda e del mondo in
pericolo.
La sceneggiatura del film è firmata
da Ryan Coogler e Joe Robert Cole, mentre Louis D’Esposito,
Victoria Alonso, Nate Moore, Jeffrey Chernov e Stan Lee sono i
produttori esecutivi.
Letitia Wright, interprete di Shuri nel MCU,
crede che prima o poi i Marvel Studios realizzeranno un
film dedicato agli Avengers tutto al femminile. Durante i primi
anni, una delle critiche più comuni che venivano mosse all’universo
condiviso era proprio la mancanza di supereroi femminili.
Nonostante l’importanza del personaggio di Vedova Nera all’interno
del franchise, il primo film in solitaria con protagonista una
donna è arrivato soltanto nel 2019, con l’uscita di Captain
Marvel.
Diversi supereroi femminili sono
stati introdotti durante la Saga dell’Infinito, e alla fine tutte si
sono riunite nella memorabile battaglia finale di Avengers: Endgame. Proprio quel momento ha
riacceso le discussioni su un ipotetico film sugli Avengers al
femminile. Attrici come Scarlett Johansson e Brie Larson hanno già espresso la loro circa
tale possibilità, ma ad oggi i Marvel Studios non hanno ancora
annunciato nulla di ufficiale al riguardo. Con così tanto interesse
nei confronti del potenziale film, anche un’altra star del MCU è
piuttosto fiduciosa che il film verrà realizzato prima o poi.
Letitia Wright ha fatto il suo debutto nel MCU
nel 2018 nei panni di Shuri in Black
Panther ed stata protagonista anche dell’ormai celebre
scena tutta al femminile vista nell’atto finale di
Avengers: Endgame. In una nuova intervista con
Yahoo, a Wright è stato chiesto della possibilità che la Marvel
realizzi in futuro il tanto agognato film dedicato alla
A-Force. Stando alle parole della Wright, sembra che la Casa
delle Idee sia intenzionata a rendere il progetto una realtà; si
tratta solo di una questione di tempo…
“Non credo che sia qualcosa per
la quale dobbiamo più lottare”, ha spiegato Letitia Wright. “Victoria Alonso crede
fortemente nel progetto, così come Kevin Feige. È solo questione di tempo prima che
lo facciano.”
Il team A-Force “perfetto” secondo Letitia Wright
Sulla base della risposta di Wright,
sembra che Victoria Alonso, produttrice di
Avengers: Endgame ed vice-presidente esecutivo
della produzione dei Marvel Studios, sia particolarmente
concentrata nel realizzare un film sugli Avengers tutto al
femminile. Inoltre, il presidente dei Marvel Studios Kevin Feige è
sempre stato un grande sostenitore delle eroine sul grande schermo
e della possibilità di dare loro un maggior spazio, che si tratti
di film in solitaria o di gruppo. Quando a Wright è stato chiesto
chi avrebbe voluto vedere al suo fianco nell’ipotetico film,
l’attrice ha menzionato personaggi del calibro di Valkyria, Captain
Marvel, Okoye e Nakia.
Letitia Wright
tornerà nei panni di Shuri per Avengers:
Doomsday e le è stato chiesto se avrebbe ripreso
il ruolo della nuova Black Panther nel prossimo grande film evento
dell’MCU. La star di Wakanda
Forever ha confermato di aver iniziato a girare le sue
scene e che avrà “più cose da fare” nei panni di Shuri in
Doomsday rispetto ai precedenti film di Avengers. “È
semplicemente un cast grandioso, quindi ero davvero entusiasta di
farne parte. Ne avevo già fatto parte in passato, ma in modo più
limitato. Ora, ho un po’ più di tempo.”
Questo tempo in più avrà
forse a che fare con una trama che prevede il debutto di una nuova
Black Panther? Letitia Wright è rimasta a bocca
cucita quando le è stato chiesto delle voci secondo cui Doomsday
introdurrà una nuova Black Panther sotto forma di una versione più
matura del nipote di Shuri, alias T’Challa II, presentato nella
scena a metà dei titoli di coda di Wakanda
Forever.
Non sorprende che l’attrice abbia
rifiutato di parlare di questo (potenziale) punto della trama, ma
diverse fonti attendibili hanno riportato che una seconda Pantera
Nera – che si riveli essere il figlio originale di T’Challa
(Chadwick Boseman) o meno – farà il suo debutto
nell’MCU in Doomsday.
Un terzo film di Black
Panther deve ancora ricevere il via libera ufficiale, ma
Nate Moore della Marvel ha praticamente confermato
che il progetto è in fase di pianificazione con il ritorno del
regista Ryan Coogler per prenderne il timone,
quindi diremmo che è solo questione di tempo prima di un
annuncio.
Anche Letitia
Wright ha condiviso il suo tributo a Chadwick
Boseman, a ormaicinque giorni dall’annuncio della
sua prematura morte a causa di un cancro al colon. L’attrice,
che in Black Panther interpreta Shuri, la
geniale sorella minore di T’Challa, ha condiviso un video molto
toccante, in cui parla del suo dolore di sorella per la perdita di
un fratello.
Ecco di seguito il video:
https://www.instagram.com/p/CEnRJPMBPT6/
Al di là della bellezza e
delicatezza di questo ricordo, Wright potrebbe essere al centro di
un rinnovato interesse per i Marvel Studios, visto che potrebbe
essere proprio lei ad occupare il posto lasciato vuoto da Boseman.
Di fronte al rifiuto di scegliere un nuovo attore per il ruolo, lo
Studio potrebbe infatti rivolgersi proprio a Letitia/Shuri, visto
che nei fumetti è lei che ad un certo punto assume il ruolo di
Regina del Wakanda e Black Panther del suo popolo.
Al momento possiamo immaginare che
la produzione del sequel di Black Panther sia
stata messa completamente in fermo, con un lavoro di riscrittura
che sarà necessario alla luce delle tristi novità.
Il film concerto sulla leggendaria
doppia performance della band al Wrigley Field di
Chicago.Diretto da Danny
Clinch, con i brani più noti dei Pearl Jam,
interviste esclusive e speciali dietro le
quinte. Nelle sale Italiane solo per un
giorno GIOVEDI’ 30
NOVEMBRE.
Per
celebrare i leggendari concerti sold out che i PEARL JAM tennero il
20 e il 22 agosto del 2016 in omaggio alla storica stagione
delleWorld Series Championship di baseball vinta
dai Chicago Cubs, arriva al cinema il documentario “LET’S PLAY
TWO”.
“LET’S PLAY
TWO”, diretto dal regista e fotografo Danny
Clinch, sarà infatti nelle sale italiane distribuito da
Nexo Digital solo giovedì 30 novembre (elenco sale
a breve su www.nexodigital.it).
Chicago è la città natale di Eddie
Vedder e i Pearl Jam hanno instaurato una relazione duratura con la
città e con la squadra di baseball dei Chicago Cubs: un rapporto
unico per il mondo dello sport e della musica celebrato nel 2016
con due straordinari concerti al Wrigley Field, lo stadio cittadino
altresì definito “Cubs park”, in occasione dei festeggiamenti per
la vittoria della World Series avvenuta dopo il più lungo digiuno
della storia del baseball, ben 108 anni di distanza dal precedente
titolo.
Così, a partire da
“TEN” fino a “LIGHTNING
BOLT”, il film concerto spazia attraverso tutto il
catalogo di brani originali e cover che hanno
caratterizzato la carriera 25ennale della band. All’interno
interviste esclusive e un dietro le quinte che
mostra i passaggi spontanei, nel quartiere di Wrigleyville,
dall’atmosfera di una vittoria dei Cubs all’anticipazione e alla
preparazione dei live della band. Attraverso gli occhi di
Danny Clinche la voce dei Pearl Jam (Eddie
Vedder Stone Gossard, Mike McCready, Matt Cameron, Jeff
Ament), il film mostra il passato e il presente sia della
band che dei Chicago Cubs e tramite la musica, il
sudore e le speranze eterne che accumunano i fan dei Cubs e dei
Pearl Jam, viene svelato il viaggio che ha creato questa speciale
relazione.
“Nei miei film e nelle mie
fotografie mi piace esplorare la relazione esistente tra una band,
i suoi fan e la location” racconta il regista di “Let’s Play
Two” Danny Clinch. “Quando succede che i
personaggi principali del tuo film sono i Pearl Jam, i Chicago
Cubs, i loro fan e lo stadio Wringley Field durante un momento
storico, sai per certo che sarà epico. Abbiamo fatto bene a seguire
i nostri istinti che ci hanno portato alla storica partita 7 delle
World Series, la quale ha chiuso per la squadra un periodo di magra
lungo 108 anni. Ho imparato ad accettare l’inaspettato e quando si
è pronti, tutto ciò ripaga sempre”.
Il regista Danny
Clinch e il produttore esecutivo Lindha
Narvaez con Milkt sono stati team di
produzione di progetti cinematografici per più di 15 anni. Hanno
lavorato insieme anche per il film del concerto live dei Pearl Jam
“Immagine in Cornice” (2007) e negli anni hanno lavorato a tanti
altri EPKs della band.
Danny e Lindha, insieme ai
direttori della fotografia di “LET’S PLAY
TWO” Vance Burberry e Josh Goleman
ed al direttore tecnico Taryn Gould, hanno
collaborato con i Pearl Jam alla produzione dei contenuti di
“Lightning Bolt” (2013) e al
cortometraggio e video musicale di “Mind Your
Manners”.
Il fotografo/regista Bruce
Weber segue Chet Baker in quella che si
rivelerà essere la sua ultima tournèe, nel 1988. Nel documentario,
oltre che al viso rugoso ma affascinante del trombettista jazz, ci
sono le testimonianze della terza moglie, di alcuni compagni di
viaggio e dello stesso musicista, oltre che alcune performance di
grande intensità.
Presentato nella sezione Classici
dell’ultimo Festival di Venezia, il documentario Let’s
Get Lost di Bruce Weber su
Chet Baker è di fatto una di quelle perle che
poche volte si ha la fortuna di incrociare. Un regista/fotografo
tra i più importanti che riesce a cogliere le testimonianze di un
suo amico, che è anche però uno dei musicisti che hanno
rivoluzionato la storia del jazz, insieme a Charles
Mingus e Miles Davis.
Let’s get
lost è un’opera d’arte, ed è un’emozione unica
vederlo. A parte la cura delle immagini, montate e scelte in base a
quello che era lo stile ed il gusto del cinema sperimentale degli
anni in cui Baker esordì, gli anni ’50 del primo cinema
indipendente americano di Stan Brakhage e della Beat generation.
Alcune sequenze, funzionali come vettore per la testimonianza
audio, si sorreggono su di un video che punta più all’emozione.
Ad esempio, mentre si raccontano i
dettagli della vita senza posa di Chet Baker, che
arriva al suo culmine per poi essere distrutta, come i suoi denti,
in una rissa a San Francisco, le parole vengono coperte con degli
anarchici gattini, ripiego a cui Chet Baker
aveva costretto Weber e la sua troupe nel momento in cui non si era
presentato all’appuntamento per le riprese.
Chet Baker muore a
59 anni cadendo da un balcone mentre si trovava in tournèe in
Olanda. Giovane, ma irriconoscibile, un involucro invecchiato che
conteneva uno spirito indolente che non voleva essere diverso dal
se stesso di trenta anni prima, quando con Gerry
Mulligan iniziava a suonare in un quartetto che cambiò la
storia del jazz.
Il James Dean del
jazz venne definito, per l’aspetto attraente e sfuggente allo
stesso tempo, ma a differenza dell’attore, la cui indole lo portò
presto alla distruzione, il musicista, nella migliore tradizione
del più fumoso e intenso dei generi musicali, usa la musica per
curarsi dalla distruzione che porta avanti con l’abuso di alcol e
barbiturici.
Due ore di meraviglia che saranno
disponibili in dvd dal 17 Dicembre in una versione restaurata.
Arriva da Twitch il primo
violentissimo trailer per Let Us Pray di
Brian O’Malley con protagonista Liam
Cunningham, meglio conosciuto al grande pubblico per il
personaggio di Davos Seaworth ne Il Trono di Spade.
Il film parla di un enigmatico straniero tenuto rinchiuso in una
cella dentro a una remota stazione di polizia.
Da questa cella però il prigioniero riuscirà a controllare le menti
dei suoi compagni e quelle degli agenti di polizia, scatenando i
demoni interiori di ogni uomo in una folle carneficina dove il caos
regna sovrano.
Ecco una parodia di Let it
Go da Frozen il regno di ghiaccio
che non avevamo ancora visto. Il video, realizzato da Rob Manion, ci mostra, sulle note del brano premio
Oscar, una serie di situazioni da film dove “lasciar andare” (in
inglese appunto “let it go”) non è proprio una cosa auspicabile. Il
video infatti si intitola When it’s NOT OKAY let it go (quando
non va bene lasciar andare).
Nel video riconosciamo alcuni dei
film più celebri della storia del fantasy, come Il
Signore degli Anelli La Compagnia dell’anello,
Harry Potter e il Principe Mezzosangue o
addirittura La Storia Infinita; pellicle
che hanno fatto la storia del cinema
(Titanic) e del cinema d’animazione
(Il Re Leone), e ancora altri momenti
drammatici tratti da film di ogni genere, compreso il recente
Gravity.
Frozen il regno di
ghiaccio è stato il primo film della Walt Disney
Animation Studios a portare a casa un Oscar per il miglior film
d’animazione, oltre ad aver vinto lo stesso premio per la migliore
canzone originale.
Diretto da
Chris Buck (Tarzan, Surf’s
Up) e Jennifer Lee (sceneggiatrice
di Ralph Spaccatutto), autrice anche
della sceneggiatura, e prodotto da Peter Del Vecho
(Winnie the Pooh, La principessa e il
ranocchio) Frozen – Il regno di
ghiaccio ha vinto un Golden Globes® 2013 come
Miglior film d’animazione, ed gli Oscar per Miglior film
d’animazione e Migliore canzone originale con il brano “Let it
go”.
Ispirato alla fiaba di Hans
Christian Andersen “La regina delle nevi” (pubblicata per
la prima volta nel 1845), Frozen – Il regno di
ghiaccio trasporta grandi e piccini in un’epica avventura
ricca di magia, divertimento e musica.
Il team di Let It
Be, il film originale del 1970 sui
Beatles del regista Michael Lindsay-Hogg
meticolosamente restaurato dal team di Peter
Jackson alla Park Road Post Production, ha partecipato a
una proiezione speciale a New York che si è tenuta ieri al Lincoln
Square Cinema di AMC. Michael Lindsay-Hogg e Jonathan Clyde di
Apple Corps Ltd. erano presenti al Q&A moderato dal giornalista
e autore musicale Alan Light insieme agli ospiti dell’evento, tra
cui Sean Lennon ed Elvis Costello.
Let it Be debutterà l’8
maggio in esclusiva su
Disney+. È la prima volta che il film torna disponibile dopo
oltre 50 anni.
Uscito nel maggio del 1970, nel
pieno dello scompiglio per lo scioglimento dei
Beatles, Let It Be occupa ora il posto che gli
spetta nella storia della band. Visto in passato attraverso
una lente più oscura, il film viene ora riportato alla luce
grazie al restauro e nel contesto delle rivelazioni fatte
in The Beatles: Get Back di Peter Jackson.
Uscita su Disney+ nel 2021, la docuserie
vincitrice di diversi Emmy Award® mostra il calore e l’affiatamento
dell’iconico quartetto, catturando un momento cruciale della storia
della musica.
Let It Be contiene filmati
non inclusi in The Beatles: Get Back, portando gli
spettatori negli studi e sul tetto della Apple Corps a Londra nel
gennaio 1969. Qui, i Beatles, insieme a Billy Preston, scrivono e
registrano l’album Let It Be, vincitore del GRAMMY Award®, e la
canzone omonima, premiata con l’Oscar®. È anche il momento
dell’ultima esibizione dal vivo del gruppo. Con l’uscita di
The Beatles: Get Back, i fan hanno
manifestato un forte desiderio di vedere il film
originale Let It Be. Con il pieno sostegno di
Lindsay-Hogg, la Apple Corps ha incaricato la Park Road Post
Production di Peter Jackson di eseguire un meticoloso restauro del
film dal negativo originale in 16 mm. Questo processo ha incluso la
rimasterizzazione del suono utilizzando la stessa tecnologia di
de-mix MAL applicata alla docuserie The Beatles: Get Back di Peter
Jackson.
Let It Be, diretto da
Michael Lindsay-Hogg, ha come protagonisti John Lennon, Paul
McCartney, George Harrison e Ringo Starr, con un’apparizione
speciale di Billy Preston. Il film è stato prodotto da Neil
Aspinall con i Beatles in qualità di produttori esecutivi. Il
direttore della fotografia è Anthony B Richmond. Let It Be
debutterà in esclusiva su
Disney+ l’8 maggio 2024.
Disney+ ha annunciato che Let It
Be, il film originale del 1970 sui Beatles del
regista Michael Lindsay-Hogg, debutterà l’8 maggio in esclusiva su
Disney+. È la prima volta che questo
film torna disponibile dopo oltre 50 anni.
Uscito nel maggio del 1970, nel
pieno dello scompiglio per lo scioglimento dei Beatles, Let It
Be occupa ora il posto che gli spetta nella storia della
band. Visto in passato attraverso una lente più oscura,
il film viene ora riportato alla luce grazie al restauro e nel
contesto delle rivelazioni fatte in The
Beatles: Get Back di Peter Jackson. Uscita
su Disney+ nel 2021, la docuserie
vincitrice di diversi Emmy Award® mostra il calore e l’affiatamento
dell’iconico quartetto, catturando un momento cruciale della storia
della musica.
Let It Be contiene
filmati non inclusi in The Beatles:Get
Back, portando gli spettatori negli studi e sul tetto della
Apple Corps a Londra nel gennaio 1969. Qui, i Beatles, insieme a
Billy Preston, scrivono e registrano l’album Let It Be, vincitore
del GRAMMY Award®, e la canzone omonima, premiata con l’Oscar®. È
anche il momento dell’ultima esibizione dal vivo del gruppo. Con
l’uscita di The Beatles: Get Back, i fan hanno
manifestato un forte desiderio di vedere il film
originale Let It Be. Con il pieno sostegno di
Lindsay-Hogg, la Apple Corps ha incaricato la Park Road Post
Production di Peter Jackson di eseguire un meticoloso restauro del
film dal negativo originale in 16 mm. Questo processo ha incluso la
rimasterizzazione del suono utilizzando la stessa tecnologia di
de-mix MAL applicata alla docuserie Get Back.
Michael Lindsay-Hogg ha raccontato:
“Let It Be era pronto per l’ottobre/novembre
1969, ma uscì solo nell’aprile 1970. Un mese prima dell’uscita, i
Beatles si sciolsero ufficialmente. Così la gente andò a
vedere Let It Be con la tristezza nel cuore,
pensando: “Non vedrò mai più i Beatles insieme. Non avrò mai
più quella gioia“, e questo rese molto più cupa la percezione
del film. Ma, in realtà, quante volte capita di vedere artisti di
questa levatura lavorare insieme per trasformare in canzoni ciò che
sentono nella loro testa? E poi si arriva al momento sul
tetto, e si vede il loro entusiasmo, il senso di amicizia e la pura
gioia di suonare di nuovo insieme come gruppo e di sapere, come
facciamo ora, che era l’ultima volta, e lo vediamo con la piena
comprensione di chi erano e sono ancora e con un po’ di commozione.
Sono rimasto sbalordito da quello che Peter è riuscito a fare
con Get Back, utilizzando tutte le riprese che avevo
fatto 50 anni prima“.
“Sono assolutamente entusiasta
che il film di Michael, Let It Be, sia stato
restaurato e venga finalmente riproposto dopo essere stato non
disponibile per decenni“, ha affermato Peter Jackson.
“Sono stato così fortunato ad aver avuto accesso agli outtakes
di Michael per Get Back e ho sempre pensato
che Let It Be fosse necessario per completarne
la storia. In tre parti, abbiamo mostrato Michael e i Beatles
mentre giravano un nuovo documentario innovativo, e Let
It Be è proprio quel documentario, il film che uscì nel
1970. Ora penso a tutto questo come a una storia epica, finalmente
completata dopo cinque decenni. I due progetti si sostengono e si
valorizzano a vicenda: Let It Be è il culmine
di Get Back, mentre Get
Back fornisce un contesto vitale mancante
per Let It Be. Michael Lindsay-Hogg è stato
immancabilmente disponibile e gentile mentre
realizzavo Get Back, ed è giusto che il suo film
originale abbia l’ultima parola… con un aspetto e un suono di gran
lunga migliori rispetto a quelli del 1970“.
Let It Be, diretto da
Michael Lindsay-Hogg, ha come protagonisti John Lennon, Paul
McCartney, George Harrison e Ringo Starr, con un’apparizione
speciale di Billy Preston. Il film è stato prodotto da Neil
Aspinall con i Beatles in qualità di produttori esecutivi. Il
direttore della fotografia è Anthony B Richmond. Let It
Be debutterà in esclusiva su Disney+ l’8 maggio 2024.
Molte star del mondo del cinema e dell’intrattenimento si sono
attivamente pronunciate a favore di Let Girls
Learn, nuovo sforzo da parte del governo degli Stati
Uniti e dalla USAID (United States Agency for International
Development) a favore dell’educazione femminile. Let Girls Learn si
basa sul dato estremamente preoccupante che in tutto il mondo ben
62 milioni dibambinenon vanno a scuola e
che altri milioni di bambine stanno ancora lottandoper poterci
andare a scuola.
Tra
le personalità famose che hanno partecipato al video in favore di
Let Girl Learn: Alicia Keys, Jennifer Garner, Anne Hathaway, Denise Richards, Kelly Osbourne,
Julie Delpy Nick Cannon e Susan Sarandon. Eccolo qui
sotto:
Let Girls Learnèuna nuova
campagnada parte del governodegli Stati Uniti, eguidata daUSAID, perfornire al pubblicomodi
significativiper aiutaretutte le ragazze ad ottenereun’istruzione di
qualità.A sostegnodello sforzo, USAIDha anche annunciato230
milioni di dollariper i nuovi
programmiper sostenerel’istruzionein tutto il
mondo.
Il video è stato prodotto da Burkle
Global Impact Initiative e prodotto da UCLA e Prime Content in
partnership con Jim Henson Company. La musica originale presente
nel video è opera di Ryan Perez-Daple.
L’attrice Leslie
Mann si è distinta negli anni per i suoi ruoli in celebri
film comici, non mancando tuttavia di sfoggiare anche delle buone
qualità drammatiche. Apprezzata da critica e pubblico, la Mann sa
conquistare grazie alla sua presenza scenica e ad i suoi
irresistibili tempi comici.
Ecco 10 cose che non sai di
Leslie Mann.
Leslie Mann e i suoi film
1. È celebre come attrice
comica. La carriera dell’attrice ha inizio nel 1996 con il
film Le cose che non ti ho mai detto. Successivamente
inizia ad acquisire popolarità con i film Il rompiscatole
(1996), Big Daddy – Un papà speciale (1999) e Orange
County (2002). Nel 2005 ottiene nuova notorietà grazie al film
40 anni vergine. Inizia così a comparire in una serie di
popolari commedie come Molto incinta (2007), Colpo di
fulmine – Il mago della truffa (2009), 17 Again – Ritorno
al liceo (2009), Funny People (2009), Questi sono
i 40 (2012) e in film come Bling Ring
(2013), Single ma non troppo (2016), The Comedian
(2016), Benvenuti a
Marwen (2018) e Motherless Brooklyn –
I segreti di una città (2019) accanto agli attori Edward
Norton e Bruce
Willis.
2. Ha recitato anche in
televisione. Nel corso della sua carriera l’attrice ha
ricoperto ruoli anche per il piccolo schermo, apparendo in
Birdland (1994), Hercules (1998), Freaks and
Geeks (2000), Modern Family (2011), Allen
Gregory (2011), e prossimamente sarà tra i protagonisti della
serie The Power.
3. È stata anche
doppiatrice. Negli anni la Mann ha lavorato anche come
doppiatrice, prestando la sua voce ai film d’animazione
Rio (2011), ParaNorman (2012), Mr. Peabody e
Sherman (2014) e Rio 2 – Missione Amazzonia
(2014).
Leslie Mann è su Instagram
4. Ha un account
personale. L’attrice è presente sul social network
Instagram con un proprio profilo, seguito da 541 mila persone.
All’interno di questo è possibile trovare numerose foto scattate in
momenti di svago, ma anche immagini promozionali dei progetti
dell’attrice.
Leslie Mann ha un marito e dei
figli
5. È sposata con un celebre
regista. L’attrice è sposata dal 1997 con il regista e
sceneggiatore Judd Apatow, autore di celebri
commedie, conosciuto grazie al film Il rompiscatole, di
cui Apatow era produttore. La Mann ha recitato in diversi dei film
del marito, come 40 anni vergine, Molto incinta e
Questi sono i 40.
6. Ha dei figli.
L’attrice ha avuto con Apatow due figlie, di nome Iris e Maude. Le
due ragazze sono inoltre apparse nel film Questi sono i
40, diretto dal padre e interpretato dalla madre.
Leslie Mann: la filmografia
7. Ha iniziato recitando in
spot pubblicitari. All’età di 17 anni l’attrice inizia a
recitare in svariati spot pubblicitari. Per cercare di dare una
svolta alla sua carriera, ed inserirsi nel mondo del cinema, si
presenta alle audizioni per il film Il rompiscatole,
superando oltre 500 aspiranti per la parte della fidanzata
dell’attore Matthew Broderick.
8. Ha recitato più volte con
Steve Carell. L’attrice si è trovata a
recitare con l’attore e amico Steve Carell in più
di un’occasione. La prima è stata per il film 40 anni
vergine. I due hanno poi recitato nuovamente insieme per il
film Benvenuti a Marwen.
9. È tra i protagonisti di
Motherless Brooklyn. Nel nuovo film diretto da
Edward Norton, basato sull’omonimo
romanzo di Jonathan Lethem, l’attrice ricopre il
ruolo di Julia Minna, moglie di Frank Minna, interpretato da
Bruce Willis.
Leslie Mann: età e altezza
10. Leslie Mann è nata a San
Francisco, California, Stati Uniti, il 26 marzo 1972.
L’altezza complessiva dell’attrice è di 169 centimetri.