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Lex Luthor: la sua apparizione in Peacemaker è “davvero importante” per il DCU

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Dopo l’estate dedicata a Superman, questa settimana Peacemaker ha riunito il DCU di James Gunn per quello che lui definisce un “momento davvero importante” per il franchise. Il boss della DC Studios ha recentemente spiegato il significato dell’apparizione di Lex Luthor (Nicholas Hoult) nell’episodio della seconda stagione “Ignorance Is Chris” e come questo influenzi “l’intero DCU” in vista del prossimo film su Superman, Man of Tomorrow.

Questa è stata una delle prime scene che abbiamo girato. Credo che l’abbiamo girata nel bel mezzo delle riprese di Superman, mentre stavamo girando le sequenze al Pentagono. È stato bello, ma anche strano perché, dal punto di vista del tono, sembrava immediatamente diverso da Superman, che è così grandioso e sfacciato. Questo show è invece molto realistico e crudo. E poi c’era anche Nick che imprecava”, ha detto Gunn su Peacemaker: The Official Podcast.

Ma mi è sembrato che anche la performance di Nick fosse diversa”, ha detto, mentre sua moglie e star Jennifer Holland ha osservato: “Sembrava un po’ più cupa, era un po’ diversa”. Nell’episodio, Rick Flag Sr. (Frank Grillo) fa visita a Lex a Belle Reve per chiedergli aiuto nel trovare il portale di Peacemaker (John Cena) verso la dimensione alternativa, dopo che il cattivo è stato arrestato in Superman per aver gestito il proprio universo tascabile.

Quindi, abbiamo un momento davvero importante, non solo per Peacemaker, ma per l’intero DCU, in cui Rick Flag, il capo dell’ARGUS, stringe un accordo con Lex Luthor”, ha spiegato Gunn. “In cambio della scoperta da parte di Lex Luthor del portale di Peacemaker, lo trasferirà da una prigione con metaumani a una prigione senza metaumani”. Gunn ha sottolineato che Flag ha “fatto squadra con Lex Luthor, il che è spaventoso, un uomo con un potere pari a quello di Flag. Ha un piano, ed è spaventoso per il nostro ragazzo Peacemaker”.

Il regista di Superman ha rivelato in precedenza che Lex collaborerà con il Superman di David Corenswet in Man of Tomorrow, “contro una minaccia molto, molto più grande”, aggiungendo: “È più complicato di così. È tanto un film su Lex quanto un film su Superman”.

GUARDA ANCHE: Peacemaker – Stagione 2: la scena del cameo di Lex Luthor è online!

Tutto quello che sappiamo della stagione 2 di Peacemaker

La gente sta capendo che la seconda stagione di Peacemaker riguarda due dimensioni, e questo è davvero il cuore della serie”, ha spiegato Gunn durante una recente intervista con Rolling Stone. “Ma non è che una di queste sia la vecchia DCEU e l’altra la DCU. La questione viene affrontata in modo diverso, in modo molto diretto in una stagione in cui quasi tutto nella prima stagione è canonico e alcune cose non lo sono. E infatti ho registrato un podcast con gli attori Steve Agee e Jen Holland“.

Abbiamo parlato di ogni episodio di Peacemaker e in quegli episodi ho spiegato cosa è canonico e cosa non lo è. In pratica ho eliminato alcune piccole cose della prima stagione di Peacemaker che non sono canoniche, come Aquaman. Ma la maggior parte delle cose è canonica“. Stando a queste parole di Gunn, sarà dunque interessante scoprire cosa la seconda stagione aggiungerà alla storia di Peacemaker e come lo renderà a tutti gli effetti un personaggio del DC Universe.

Peacemaker esplora la storia del personaggio che John Cena riprende all’indomani del film del 2021 del produttore esecutivo James Gunn, Suicide Squad – un uomo irresistibilmente vanaglorioso che crede nella pace ad ogni costo, non importa quante persone debba uccidere per ottenerla!”, è stato poi riferito. I dettagli precisi sulla trama della seconda stagione sono ancora per lo più nascosti, ma sappiamo che Frank Grillo riprenderà il ruolo di Rick Flag Sr. e cercherà di vendicarsi per l’uccisione da parte di Peacemaker di suo figlio Rick Jr. (Joel Kinnaman) avvenuta in The Suicide Squad.

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Lewis Pullman si unisce al cast di Balle Spaziali 2, torna anche Daphne Zuniga

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All’inizio di questa settimana, il regista di Balle Spaziali, Mel Brooks, ha annunciato che il sequel dell’amata parodia di Star Wars di cui abbiamo sentito parlare per la prima volta l’anno scorso aveva fissato la data di uscita ufficiale per il 2027 con un esilarante primo teaser. Abbiamo anche saputo che Brooks sarebbe tornato nei panni di Yogurt, al fianco di Rick Moranis – che tornerà dal ritiro per il film – nei panni di Lord Casco Nero e di Bill Pullman in quelli di Stella Solitaria.

Ora abbiamo altre importanti novità sul cast, poiché THR riporta che la star di Thunderbolts*, Lewis Pullman, affiancherà suo padre nel sequel nei panni del figlio di Stella Solitaria e della Principessa Vespa, Starburst. È stato confermato anche il ritorno di Daphne Zuniga nei panni della Principessa.

L’annuncio rivela che Keke Palmer interpreterà un personaggio di nome Destiny e sarà la protagonista del film insieme a Pullman Jr. e Josh Gad, che potrebbe interpretare o meno il figlio di Barf (il defunto John Candy).

I dettagli della trama sono ancora segreti, ma Amazon ha condiviso una sinossi scherzosa: “Sebbene il titolo, i dettagli della trama e il resto del cast siano ancora segreti, il film è stato descritto da coloro che non hanno ancora letto la sceneggiatura come ‘Un sequel non prequel e non reboot, parte due’, ma con elementi di espansione del franchise Reboot”.

Distribuito dalla MGM nel 1987, Balle Spaziali è una parodia iconica del genere fantascientifico, che trae ispirazione dal franchise di Star Wars e da altri classici. La trama ruota attorno al malvagio Casco Nero (Rick Moranis) e al Presidente Skrocco (Mel Brooks), che tentano di rubare l’atmosfera del pacifico pianeta Druidia, solo per essere ostacolati dall’eroe Stella Solitaria (Pullman), dal suo aiutante Barf (John Candy) e dalla principessa druisca Vespa (Daphne Zuniga). Tra gli altri attori del cast figurano Joan Rivers e Dick Van Patten. Il film ha incassato poco più di 38,1 milioni di dollari in tutto il mondo, ma è rimasto negli anni un classico di culto.

Lewis Pullman anticipa il ritorno di Sentry in Avengers: Doomsday

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Avengers: Doomsday sarà uno dei capitoli più rivoluzionari del Marvel Cinematic Universe, dato che la Saga del Multiverso è quasi giunta al termine. Il Dottor Destino interpretato da Robert Downey Jr. cambierà per sempre l’MCU, dato che vari eroi vengono riuniti per affrontare Victor von Doom.

Ora, in un’intervista con Ash Crossan di ScreenRant per Il Testamento di Ann Lee, Lewis Pullman ha parlato del suo ritorno nei panni di Sentry in Avengers: Doomsday del 2026, essendo uno dei numerosi membri del cast di Thunderbolts* che partecipano al film. Mentre i trailer del film dell’MCU vengono proiettati prima di Avatar: Fuoco e Cenere, Pullman ha espresso la sua opinione sulla strategia di marketing.

Oh mio Dio, non vedo l’ora di vederlo. Non lo sapevo!”, ha detto, prima di aggiungere: “Non l’ho visto”. Tuttavia, Pullman ha sottolineato: “Sono così emozionato. Penso di essere emozionato quanto chiunque altro”. L’attore che interpreta Sentry ha poi aggiunto: “È un team incredibile e un ensemble straordinario. Ci sono molte cose che non vedo l’ora di vedere”.

Entusiasta di far parte del cast di Avengers: Doomsday, ha concluso dicendo: “Adoro Sentry e adoro Bob, quindi ero semplicemente affascinato dall’idea di poter calarmi di nuovo nei suoi panni”. Con diversi trailer del film in programma nelle prossime due settimane, questa è una delle più grandi mosse di marketing della Disney. Per molto tempo, la trama generale è stata tenuta segreta, dato che le riprese della Fase 6 sono terminate a settembre.

Dal ritorno di diversi attori di X-Men all’incontro dei Fantastici Quattro con gli Avengers, il quinto film di squadra prepara anche il terreno per Avengers: Secret Wars, che sarà l’ultimo capitolo della Saga del Multiverso. È stato inoltre confermato che il finale della Fase 6 porterà a un reset della timeline dell’MCU.

Cosa sappiamo di Avengers: Doomsday

Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars arriveranno in sala rispettivamente il 18 dicembre 2026, e il 17 dicembre 2027. Entrambi i film saranno diretti da Joe e Anthony Russo, che tornano anche nel MCU dopo aver diretto Captain America: The Winter Soldier, Captain America: Civil War, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.

La sinossi ufficiale conferma il ritorno di Robert Downey Jr. all’interno dell’universo Marvel, questa volta nel ruolo di Doom. La trama resta però al momento sotto riserbo. Stephen McFeely e Michael Waldron risultano accreditati come sceneggiatori.

Il cast di Avengers: Doomsday è stato rivelato per la prima volta durante una diretta streaming a sorpresa della Marvel Studios, in cui diverse sedie hanno svelato il ritorno di numerosi attori. Una delle grandi novità è il ritorno di diversi attori degli X-Men dell’era Fox-Marvel.

Sono confermati nel cast del film (per ora): Paul Rudd (Ant-Man), Simu Liu (Shang-Chi), Tom Hiddleston (Loki), Lewis Pullman (Bob/Sentry), Florence Pugh (Yelena), Danny Ramirez (Falcon), Ian McKellen (Magneto), Sebastian Stan (Bucky), Winston Duke (M’Baku), Chris Hemsworth (Thor), Kelsey Grammer Bestia), James Marsden (Ciclope), Channing Tatum (Gambit), Wyatt Russell (U.S. Agent), Vanessa Kirby (Sue Storm), Rebecca Romijn (Mystica), Patrick Stewart (Professor X), Alan Cumming (Nightcrawler), Letitia Wright (Black Panther), Tenoch Huerta Mejia (Namor), Pedro Pascal (Reed Richards), Hannah John-Kamen (Ghost), Joseph Quinn (Johnny Storm), David Harbour (Red Guardian), Robert Downey Jr. (Dottor Destino), Ebon Moss-Bachrach (La Cosa), Anthony Mackie (Captain America).

Levante Ventitré – Anni di voli pindarici: il racconto di un anno su Paramount+

Paramount+ e Levante annunciano oggi l’uscita di “Levante Ventitré – Anni di voli pindarici”, il racconto su e giù dal palco di un anno straordinario. Saranno le parole e le immagini, istantanee del 2023 appena concluso, al centro del racconto che la cantautrice e scrittrice Levante porterà in esclusiva sul servizio di streaming in Italia dal 23 febbraio.

Ad accompagnare l’uscita di “Levante Ventitré – Anni di voli pindarici” sarà “Mi Manchi in versione live dall’Arena di Verona (in uscita il 26 gennaio), uno dei brani più importanti del suo ultimo album Opera Futura, un brano che ha segnato uno sliding doors nell’ultimo anno dell’artista.

Attraverso documenti inediti, foto, video, stralci di momenti intimi e preziosi strappati dal dietro le quinte che raccontano riflessioni, retroscena, riti scaramantici, momenti di gioia ma anche momenti di smarrimento, il pubblico potrà ripercorrere gli ultimi 12 mesi della vita di Levante, un anno che ha segnato in modo indelebile questa straordinaria artista della parola.

Sarà un viaggio tra gli stati d’animo che hanno guidato le parole della cantautrice che si racconterà in una lunga intervista scavando dentro di sé e raccontando per la prima volta la profonda trasformazione, esteriore e interiore, che l’ha attraversata, portandola a un nuovo modo di concepire il futuro, che oggi Levante guarda con occhi curiosi in attesa di altri traguardi da raggiungere.

Durante la lavorazione di questo racconto per immagini Levante si è resa conto di come il numero 23 sia stato così straordinariamente ricorrente non solo nella sua vita in generale ma soprattutto nell’ultimo anno.

23 è il giorno del compleanno di Claudia Lagona. 23 sono i suoi anni di carriera, dalla prima apparizione pubblica ancora adolescente ad oggi. L’anno appena concluso, il 2023 è stato un anno di grandi soddisfazioni, ma anche di terremoti e di nuove ricostruzioni: ha compreso il significato di essere madre dopo un inizio avvolto nel buio dopo la nascita di sua figlia Alma Futura, ha pubblicato un album necessario e complesso che guarda al futuro (“Opera futura”), ha partecipato per la seconda volta al Festival di Sanremo arrivando alla posizione n. 23 con un brano che è stato un rischio ma anche una grande opportunità (quella “VIVO” che è stata giudicata a volte più dall’aspetto e dal “nuovo look” della sua autrice, più che dal brano in sé) è salita per la prima volta sul palco dell’Arena di Verona per chiudere un cerchio, un decennale importante (segnato da un altro 23 ossia quello del suo primo Forum di Assago), e aprire un nuovo capitolo che la porterà questa primavera a calcare i palchi di 23 teatri italiani. Ma non è tutto: il 23 tornerà in alcuni dei momenti più complessi della vita di Levante che l’artista siciliana troverà la forza di raccontare in “Levante Ventitré – Anni di voli pindarici”.

In questo racconto non saranno solo le parole al centro ma ci sarà soprattutto la musica di LEVANTE che, aldilà di quello che sceglie di mostrare ogni giorno attraverso i suoi social network, aprirà per la prima volta al pubblico le porte dell’Arena di Verona per raccontare le paure, le emozioni che hanno avvolto il suo ritorno live accompagnata da una band che è stata nel tempo una famiglia da proteggere e una “carovana gipsy” che la accompagna sin dai suoi esordi, in quella Torino in cui  Claudia serviva cappuccini e caffè per pagarsi la musica, tempi lontani da guardare oggi con un misto di orgoglio e tenerezza perché la Levante di oggi è il frutto di quei sacrifici, di quelle serate in studio a comporre e suonare, di quei sogni in cui credere e a cui aggrapparsi nelle difficoltà.

Su e giù dal palco Levante accoglierà il pubblico a braccia aperte camminando insieme ai suoi fan sulle note di canzoni che sono entrate ormai nel cuore della gente come “Invincibile”, “Vivo, “Alfonso”, “Alma Futura” e “Magmamemoria”.

I 4 atti dello show dell’Arena di Verona (Autunno, inverno, primavera ed estate) saranno per il pubblico anche l’occasione per rivivere quella indimenticabile serata e scoprire una Levante nuova, una donna capace di ridere di sé stessa, guardare con maggiore leggerezza e spontaneità alla vita e abbracciare l’amore per la sua famiglia in un modo nuovo, più consapevole.

Levante Ventitré – Anni di voli pindarici è l’istantanea di un momento di serenità non intaccato dalla nostalgia, uno degli stati d’animo che da sempre accompagna Claudia. Alla fine del racconto che si sviluppa in questi 60 minuti di video, troveremo una Levante per la prima volta completamente proiettata in avanti, concentrata sul futuro, senza avere più lo sguardo ancorato al passato. Un passato che è memoria da non dimenticare ma che non è più catena che la lega.

Se Levante Ventitré – Anni di voli pindarici da una parte racconta LEVANTE, dall’altra è Claudia a farsi strada fino a fare capolino tra le parole, gli sguardi e le risate.

Claudia è una donna e un artista volitiva e autodeterminata, consapevole oggi del suo ruolo pubblico (di cui ha studiato e testato sulla sua pelle le dinamiche e le gabbie social) e privato, una donna capace di riflettere sui temi della contemporaneità e sulle sue emozioni, convinta che la musica debba “emozionare e non impressionare”, un principio che è alla base anche del suo modo di vivere e di pensare ogni sua esibizione live. Levante è una cantautrice che ha sicuramente qualcosa da dire che ha Claudia a guardarle le spalle, a contagiarla con una risata e una carica di energia positiva fuori dal comune.

Levante Ventitré – Anni di voli pindarici  è una produzione VIVO Concerti, in collaborazione con Metatron, TAIGA e Warner Music Italy; in collaborazione con Paramount+; la regia e il montaggio sono di Giacomo Triglia; la scrittura è di Katamashi; la produzione esecutiva è di deAntartica.

Levante Ventitré – Anni di voli pindarici chiude un cerchio e lascia spazio ad un nuovo capitolo: il 10 marzo, infatti, sarà il momento di tornare sul palco con “OPERA FUTURA LIVE NEI TEATRI”, il tour (prodotto e distribuito da Vivo Concerti) che la porterà nei principali teatri italiani.

 

Letters to Juliet: trama, cast e le frasi più belle del film

Letters to Juliet: trama, cast e le frasi più belle del film

Affermatasi come una delle commedie sentimentali più brillanti del decennio appena trascorso, Letters to Juliet ha coniugato una delle più celebri opere di William Shakespeare ad un contesto attuale e ricco di spunti di riflessione. Uscito in sala nel 2010, questo è l’ultimo film diretto da Gary Winick, regista anche noto per 30 anni in 1 secondo e La tela di Carlotta. Si tratta però non di una storia originale, bensì tratta dall’omonimo libro di Lise e Ceil Friedman, all’interno del quale si racconta il fenomeno della scrittura di lettere alla più famosa eroina romantica di Shakespeare, ovvero Giulietta.

Al di là del film e del libro, però, esiste davvero un gruppo di persone che, sotto il nome di Il Club di Giulietta, formatosi nel 1972, rispondono ad ogni lettera indirizzata a Giulietta Capuleti che arriva loro. Negli anni le attività si sono poi espanse a concorsi, eventi e feste, che hanno contribuito ad affermare il fenomeno delle lettere a Giulietta a livello mondiale. Naturalmente, il film non poteva non essere ambientato anche in Italia, tra la provincia di Verona, Siena e il Lago di Garda. Tra le sue location si ritrova anche la famosa loggia di Giulietta, attrazione turistica particolarmente visitata da persone di ogni dove.

Pur se poco apprezzato dalla critica, specialmente quella italiana, il film si è affermato come un buon successo al box office, dove ha incassato circa 80 milioni di dollari a fronte di un budget di 30. Ancora oggi rimane infatti un film ideale per chi è in cerca di buoni sentimenti. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alle frasi più belle. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama di Letters to Juliet

Protagonista del film è Sophie Hall, aspirante giornalista a cui manca un po’ di coraggio nell’inseguire il suo sogno. A distrarla, inoltre, c’è in particolare il suo imminente matrimonio con Victor. Prima di tale evento, i due si concedono una vacanza a Verona, dove visitano la Loggia di Giulietta. Qui Sophie scopre dell’esistenza delle Segretarie di Giulietta. Attratta dalla loro attività, Sophie decide di aiutarle e risponde a una missiva inviata cinquant’anni prima. Questa appartiene ad una donna inglese di nome Claire, che da giovane studiava in Italia e si era innamorata di un ragazzo, Lorenzo Bartolini, con cui non aveva avuto il coraggio di fuggire via. Dopo aver infine incontrato l’anziana, Sophie partirà con lei e lo scontroso nipote Charlie alla volta dell’Italia per cercare l’amante perduto.

Letters to Juliet: il cast del film

Ad interpretare il ruolo della protagonista Sophie vi è l’attrice Amanda Seyfried, divenuta popolare a livello internazionale grazie al film Mamma mia!. Il suo promesso sposo, Victor, è invece interpretato dal noto attore messicano Gael Garcia Bernal. Ad interpretare le quattro Segretarie di Giulietta, Donatella, Maria, Francesca e Isabella si ritrovano invece le attrici Lidia Biondi, Milena Vukotic, Marina Massironi, nota per la sua collaborazione con Aldo, Giovanni & Giacomo, e Luisa Ranieri, nota attrice di cinema e televisione, recentemente vista nella serie Le indagini di Lolita Lobosco. Nel ruolo di Charlie Wyman, il nipote di Claire, vi è invece Christopher Egan, noto per le serie Vanished e Dominion.

Nel ruolo dell’anziana Claire si ritrova l’attrice premio Oscar Vanessa Redgrave, mentre nei panni dell’amato Lorenzo Bartolini vi è l’attore italiano Franco Nero. I due attori, oltre ad essere attualmente marito e moglie nella realtà, vantano una storia sentimentale molto simile a quella dei loro personaggi. Il loro primo incontro risale infatti al 1966, quando recitarono insieme nel film Camelot. Da lì nacque una storia d’amore che li portò ad avere un figlio, per poi separarsi e continuare ognuno con la propria vita. Negli anni Duemila, infine, Nero e la Redgrave si sono ritrovati, arrivando a sposarsi nel 2006 e coronando così il loro amore.

Letters to Juliet cast

Le frasi più belle di Letters to Juliet, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Letters to Juliet è infatti disponibile nei cataloghi di Chili e Now. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 25 gennaio alle ore 21:10 sul canale La 5.

Qui di seguito si riportano invece alcune delle frasi più belle e significative pronunciate dai personaggi del film. Attraverso queste si potrà certamente comprendere meglio il tono del film, i suoi temi e le variegate personalità dei protagonisti. Ecco dunque le frasi più belle del film:

  • Cara Claire, ci sono parole “e” e “se” che da sole non hanno nulla di minaccioso, ma se le metti insieme una vicina all’altra hanno il potere di tormentarti per tutta la vita: “e se… e se… e se…”. Non so come sia finita la tua storia, ma se quello che hai provato a quel tempo era vero amore, beh non è mai troppo tardi. (Sophie)
  • Mi spiace essere arrivata tardi. – No Claire, quando si parla di amore non è mai troppo tardi. (Claire e Lorenzo)
  • L’Atlantico non può dividere due cuori innamorati, insomma se sarà necessario io sarò felice di lasciare Londra per venire da te per sempre se mi aspetterai lì a New York. (Charlie)
  • C’è un posto dove chi soffre lascia biglietti per chiedere aiuto a Giulietta. (Sophie)

Fonte: IMDb

Letters to Juliet: in Tv il film con Amanda Seyfried

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Letters to Juliet: in Tv il film con Amanda Seyfried
Letters to JulietAndrà in onda questa sera su Italia 1 alle 21:10 il film Letters to Juliet di  Gary Winick con Amanda Seyfried, Marcia DeBonis, Gael García Bernal, Luisa Ranieri, Vanessa Redgrave, Franco Nero, Milena Vukotic, Marina Massironi. Il film è tratto dal romanzo Lettere a Giulietta di Lise e Ceil Friedman. Il film è stato distribuito negli Stati Uniti il 14 maggio 2010 e in Italia il 25 agosto 2010.

Le riprese sono state effettuate tra New York e l’Italia nell’estate 2009. Le location principali italiane sono state la provincia di Verona, Siena (dove la maggior parte delle scene sono state girate nel paese e nei residence vicino a Vagliagli) e il Lago di Garda. Per far sì che le riprese si svolgessero senza l’afflusso dei turisti che avrebbero rallentato il regolare lavoro scenico, l’attrazione turistica più famosa di Verona, la loggia di Giulietta, fu chiusa al pubblico per ben due giorni.

 La pellicola in parte girata in Italia racconta di una giovane giornalista americana (Amanda Seyfried) parte in viaggio per Verona e finisce per entrare a fare parte di un gruppo di volontarie che rispondono alle lettere indirizzate a Giulietta Capuleti, scritte dai cuori travagliati di tutto il mondo. Rispondendo ad una lettera datata 1957, convince la donna che l’aveva scritta 50 anni prima a partire alla volta dell’Italia, allo scopo di ritrovare il suo amore perduto da tempo. Regia: Gary Winick – Cast: Amanda Seyfried, Marcia Debonis, Vanessa Redgrave, Gael García Bernal. DRAMMATICO 105′ – Stati Uniti D’America, 2010
Sophie, aspirante giornalista, si reca a Verona col fidanzato. Mentre quest’ultimo è impegnato a esplorare la gastronomia locale, Sophie fa visita al famoso balcone di Giulietta, dove donne da tutto il mondo lasciano lettere raccontando le proprie pene d’amore. Sophie scopre che le lettere vengono raccolte da un gruppo di signore, che si occupano poi di rispondere a ogni missiva. Un giorno trova una lettera nascosta nel muro, lasciata oltre cinquant’anni prima da una certa Claire, e decide di rispondere di suo pugno.

Letters From the Past: la serie Netflix è basata su una storia vera?

Letters From the Past (Gelecege Mektuplaris) di Netflix è una serie drammatica turca incentrata sulla vita di una ragazza di nome Elif, alla ricerca della verità su sua madre. La narrazione segue gli eventi del 2003 che continuano a risuonare nel 2023, vent’anni dopo che Fatma Ayar, insegnante in un liceo turco, assegna un compito agli studenti del suo club di letteratura. Chiede loro di scrivere una lettera al sé stesso del futuro, vent’anni dopo.

Le lettere del passato vengono ritrovate da Elif, la figlia adottiva di Fatma, che era stata abbandonata in tenera età da uno degli studenti del club. La protagonista, Elif, cerca di scoprire il suo passato e il motivo per cui sua madre l’ha abbandonata. A causa della riapparizione delle lettere, anche gli adulti che un tempo facevano parte del club di letteratura si ritrovano in una situazione drammatica in cui devono confrontarsi con il proprio passato. L’opera di Rana Denizer approfondisce temi quali la memoria, l’amore, l’amicizia, i legami familiari, il passato, il presente e il rapporto tra tempo e prospettive.

Letters From the Past intreccia il passato e il presente in modo intricato

Sebbene “Letters From the Past” sia una storia completamente immaginaria, approfondisce in modo toccante i concetti di passato e presente. Rana Denizer, che è anche l’autrice, intreccia un intricato filo di ricordi ed emozioni che collegano il passato dei personaggi al loro futuro. Gli studenti del club di letteratura di Fatma Ayar promettono di leggersi le loro lettere nello stesso posto dopo 20 anni, il che porta alla luce due decenni di questioni emotive che plasmano il loro futuro.

L’accordo apparentemente semplice tra i giovani amici si trasforma in un catalizzatore emotivo per un complesso intreccio di eventi e relazioni che portano alla ribalta questioni emotive irrisolte da tempo. Nella realtà, soprattutto nel mondo moderno, la memoria è diventata un concetto complesso, modellato principalmente dalle entità digitali. La narrazione esplora gradualmente le complessità del tempo, dimostrando come le esperienze passate, anche quelle apparentemente dimenticate o ignorate perché ritenute irrilevanti, continuino a risuonare e a influenzare il percorso delle vite individuali nel futuro.

Nel mondo moderno è diventato difficile lasciarsi alle spalle il passato, poiché le nostre vite sono costantemente sotto l’occhio vigile dei social media, ma in un’interessante interpretazione del concetto di memoria, la serie rende nuovamente rilevanti le lettere. La bellezza delle lettere scritte a mano risiede nel fatto che sono scritte senza interferenze digitali, il che le rende più sincere e autentiche sotto molti aspetti. Nell’era tecnologica degli schermi è diventato più facile falsificare le menzogne, ma la serie mostra come le lettere scritte in passato e conservate per il futuro possano portare a turbolenze emotive o catarsi per gli individui.

La trama esplora le complessità dell’identità nel mondo moderno

Letters From the Past

La ricerca di Elif della madre è il nucleo emotivo della serie. Mentre cerca gli studenti di Fatma per entrare nel passato di sua madre, si ritrova in un viaggio emotivo che coinvolge non solo lei, ma anche coloro che cerca. Le conversazioni con gli studenti di sua madre la avvicinano alla verità, ma la mettono anche alla prova in modi che non avrebbe mai immaginato. Attraverso un viaggio fatto di conversazioni intime con coloro che conoscevano meglio la sua madre biologica, Elif non si limita a raccogliere informazioni, ma intraprende una difficile esplorazione della propria identità e della realtà familiare. Ogni studente che incontra, direttamente o indirettamente, le offre una prospettiva diversa e le fornisce un altro pezzo del grande puzzle che sta cercando di decifrare.

Nel mondo reale, spesso è difficile comprendere veramente se stessi senza l’aiuto degli altri. Poiché Elif ha affrontato per tutta la vita una domanda persistente sulla sua identità, deve affidarsi alle prospettive degli altri per capire chi è veramente. Il viaggio della protagonista tocca probabilmente il cuore di molte persone nel mondo che hanno domande difficili sulla propria identità, soprattutto perché il loro passato è stato loro sottratto. I giovani trovano sempre più difficile formare un’identità senza sapere da dove vengono.

La serie descrive in modo realistico le insicurezze dei giovani, ma guarda anche a come generazioni diverse possano avere prospettive diverse sulla stessa cosa. La narrazione approfondisce anche il modo in cui gli eventi del passato e i traumi personali vengono trasmessi attraverso le generazioni, illustrando meticolosamente come individui di generazioni diverse interpretano determinati incidenti o fatti. Questo porta a un racconto sfumato della comunicazione tra due generazioni che hanno affrontato realtà sociali diverse e un sistema di valori in evoluzione. Inoltre, la serie esamina in modo profondo il potere dei segreti e dei traumi irrisolti, che vengono tramandati di generazione in generazione, spesso senza rendersi conto di come possano portare a gravi conseguenze.

La narrazione trasmette un messaggio di indipendenza

Un messaggio importante che collega la serie al mondo reale è quello dell’indipendenza e dell’autosufficienza. Quella che inizia come una ricerca della madre diventa un commento significativo sull’atto di lasciarsi andare al passato e formare la propria identità. Elif scopre la verità sui suoi genitori, ma si rende conto che probabilmente è troppo tardi per ricostruire la sua vita, aspettando che gli adulti cambino e la accettino. Lascia andare l’idea di un rapporto madre-figlia felice e accetta che Fatma Ayar, la donna che l’ha cresciuta, è la sua vera madre, nonostante la verità biologica sia diversa. Questo è un commento ispiratore su come funziona il mondo reale.

Gli individui possono crescere solo quando accettano il passato e vanno avanti. Il più alto atto di gentilezza che chiunque possa fare per se stesso non è cercare di cambiare il passato, ma affidarsi alla propria anima per cambiare il presente e il futuro. Questo elemento di liberazione risuona probabilmente con molte persone nel mondo che crescono senza il sostegno o l’appoggio di una famiglia. La protagonista, Elif, è un ottimo esempio di come una giovane donna possa plasmare il proprio futuro e trovare la propria felicità senza dipendere dalla pietà, dall’amore o dalla misericordia di coloro che l’hanno abbandonata.

Mentre Elif trova la sua felicità, anche gli adulti che hanno commesso diversi errori in gioventù ammettono le proprie colpe e fanno scelte migliori nel presente. Banu e Mert scelgono l’amore invece del compromesso, Murat sceglie la famiglia e Zuhal sceglie l’autenticità invece dei social media. Le scelte indipendenti fatte da tutti i personaggi principali risuonano con temi della vita reale come imparare dai propri errori e prendere decisioni migliori. Nonostante si occupi di singoli personaggi, la serie offre un commento toccante sulle comunità e sul modo in cui a volte trovano difficile lasciarsi alle spalle il passato, ma devono farlo se vogliono sopravvivere in un mondo in continua evoluzione.

Lettere di uno sconosciuto: una clip dal film di Zhang Yimou

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Lettere di uno sconosciuto: una clip dal film di Zhang Yimou

Ecco una clip dall’ultimo film di Zhang Yimou, Lettere di uno sconosciuto, con protagonista Gong Li.

Presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes, il film è la storia di Lu Yanshi (Chen Daoming) e Feng Wanyu (Gong Li), una coppia unita costretta a separarsi quando lui viene arrestato e mandato in un campo di lavoro come prigioniero politico. Rilasciato nel corso degli ultimi giorni della Rivoluzione Culturale, Lu riesce finalmente a tornare a casa ma lì scopre che la moglie che tanto ama è affetta da amnesia e ricorda poco del suo passato. Incapace di riconoscerlo, Feng continua ad attendere pazientemente il ritorno del marito.

Lettere di uno sconosciuto recensione del film con Gong Li

Lettere di uno sconosciuto recensione del film con Gong Li

Cina, anni ’60. Lu Yanshi (Chen Daoming) è un professore da anni confinato nei campi di prigionia e rieducazione del nord, la sua colpa essere un oppositore politico. Riuscito ad evadere tenterà di rivedere l’amata moglie Feng Wanyu (Gong Li) ma per colpa di Dan Dan (Zhang Huiwen), una figlia ambiziosa e fedelissima al partito, i due non potranno ritrovarsi e Lu viene nuovamente arrestato. Passano alcuni anni, la Rivoluzione Culturale di Mao sta per volgere al termine, Lu viene riabilitato e può tornare a casa dall’amata Feng. La donna però non riconosce il marito.

Dopo un decennio speso a dirigere e produrre prodotti di cassetta, Zhang Yimou, uno dei registi più importanti e famosi al mondo, torna all’antico, torna alle storie da raccontare. Appartenente a pieno titolo alla scuola della cosìdetta “quinta generazione”, a cui fanno parte i più stimati e influenti registi cinesi, Yimou in questo film, poetico e romantico, mette da parte effetti speciali, combattimenti e samurai volanti, per farci vivere una storia d’amore tormentata, sfortunata e carica di malinconia.

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Il volto dei due sfortunati amanti è quello di due icone del cinema cinese, Chen Daoming e Gong Li attrice di fama mondiale e molto apprezzata sia in Europa che a Hollywood.

Due attori straordinari che interpretano ruoli diufficili e complessi reggendo di fatto, tutto il film sulle proprie spalle; soprattutto Feng, il personaggio interpretato da Gong Li, è un banco di prova durissimo, un esame che l’attrice supera magistralmente. Feng è una donna prima decisa e determinata poi, in seguito alla malattia, sperduta e stralunata e qui la Li mostra tutta la sua eccezionale bravura. Lettere di uno sconosciutoDecisamente encomiabile anche l’interpretazione di Chen Daoming, capace per tutto il film di affrontare la sequela di stati d’animo diversi quanto intensi racchiusi nel suo personaggio, quello di un uomo prima braccato e poi, una volta libero, disperato nel non riuscire a farsi riconoscere dalla donna amata. Tra questi due mostri sacri del cinema cinese, si fa notare per fascino e bravura la giovanissima Zhang Huiwen.

Lettere di uno sconosciuto è un film di grande delicatezza, di grande intensità emotiva e che sa trasmettere emozioni coinvolgendo e commuovendo; l’unica critica che ci sentiamo di fare riguarda la marginalità in cui rimane l’interessantissimo contesto storico e culturale, quello della Cina maoista, che forse avrebbe meritato maggiore approfondimento. Perchè Li ha scontato quasi venti anni di prigionia? Cosa pensa, da intellettuale, della cosidetta Rivoluzione Culturale di Mao? Perchè non dedicare qualche sequenza anche a questi aspetti di inetersse politico e storico? Il dubbio che un film troppo impegnato avrebbe incontrato l’ostracismo delle attuali autorità cinesi viene e sorge spontaneo. Accontentiamoci di una bella storia d’amore senza velleità storico-ideologiche, quello che, in genere, interessa di più.

Lettere dal Passato, spiegazione del finale: Elif e Banu vivranno insieme?

Lettere dal Passato (Gelecege Mektuplaris) è una serie drammatica turca di Netflix che segue la vita di una ragazza di nome Elif, che intraprende un viaggio che le cambierà la vita alla ricerca dell’identità della sua madre biologica. La serie segue la protagonista mentre cerca di svelare la storia del club di letteratura, un gruppo studentesco gestito vent’anni fa dalla sua madre adottiva, Fatma Ayar. Tuttavia, Fatma, a cui è stato diagnosticato l’Alzheimer, non riesce a ricordare il passato.

Con solo i vecchi diari di sua madre e le lettere scritte dai membri del club di letteratura in suo possesso, Elif si impegna a cercare la verità, che mette alla prova non solo lei, ma anche gli adulti che incontra nel suo viaggio. Quando la narrazione giunge al termine, Elif si trova in una posizione difficile, dovendo scegliere tra forgiare il proprio destino e inseguire il passato. Il suo passato, il presente e il futuro convergono in un momento profondamente emozionante. SPOILER IN ARRIVO.

Cosa succede in Lettere dal Passato

La storia inizia con una ragazza adolescente di nome Elif che si prende cura di sua madre, Fatma Ayar, un’insegnante in pensione affetta da Alzheimer. Mentre sfoglia il vecchio diario di sua madre e i documenti del passato, una lettera anonima le rivela la sconvolgente verità: lei non è la figlia biologica di Fatma, ma è stata data in adozione dalla sua madre naturale vent’anni fa, intorno al 2003. Elif scopre anche delle lettere mai spedite che rimandano a un club di letteratura gestito da sua madre quando era insegnante al liceo Sanver di Istanbul. La protagonista deduce che uno degli studenti dell’ex club è il suo vero genitore e intraprende un viaggio alla scoperta di sé stessa.

Mentre Elif inizia a svelare il segreto, la narrazione si alterna tra diversi eventi del 2003 e del presente, il 2023. Il club letterario del 2003 era composto da Banu, Mert, Murat, Seda, Zuhal e Ahmet. Il gruppo è caotico e selvaggio, con differenze individuali ma un senso di unità. Emerge una complessa situazione amorosa in cui le ragazze, Zuhal e Ban, amano entrambe Mert, un ragazzo dal carattere difficile, che ha perso la testa per Seda. Murat ha difficoltà a nascondere il suo amore per Zuhal. Fatma Ayar chiede agli studenti di scrivere delle lettere al futuro come parte del loro programma scolastico.

Nonostante l’iniziale riluttanza, tutti iniziano a scrivere lettere, spesso a se stessi, da ricevere in futuro. A causa di una rivelazione in una delle lettere, secondo cui Seda vomitava, Elif inizia a pensare che lei sia la sua vera madre. Tuttavia, Pelin, la sorella di Seda, rivela che è morta nel 2003 e che non era sua madre. In passato, una festa di compleanno si trasforma in un momento romantico e disperato, quando Banu e Murat fanno l’amore, senza sentirsi insicuri per l’intimità tra Zuhal e Mert. In passato, Mert ha cercato di diventare un giocatore di basket, ma si è ritrovato ad essere solo un allenatore nel presente.

Murat, che da studente era ricco, ora lavora come autista di Banu. I sospetti di Elif la portano verso Zuhal, che ora è un’influencer, ma nega di essere la madre della protagonista. Al momento, Mert e Banu si legano emotivamente nonostante vivano in paesi diversi. Mentre Banu e Mert si avvicinano nel presente, Zuhal dice a Elif che è sua madre biologica. Banu mostra problemi di intimità con Mert e Zuhal cerca di avvicinare Elif a lei, ma mente sul fatto che la sua famiglia fosse felice in passato. Murat cerca di riconnettersi con la sua ex moglie Nevra, che non vede da tempo.

Nel presente, Murat rivela le sue insicurezze sulla paternità a Banu, un’amica di cui si fida ancora. Sviluppa anche un legame con Elif, grazie alle lettere del passato, e le regala un libro in memoria della sua insegnante Fatma. Con la morte di Fatma, il conflitto emotivo di Elif si intensifica, ma viene confortata dalla sua badante Rahat e da Zuhal. L’influencer chiede a Elif di trasferirsi da lei e di vivere davvero come madre e figlia. Banu visita la casa di Fatma Ayar in segno di rispetto e ha una conversazione emotiva con Rahat. Mentre i membri del club di letteratura organizzano una piccola riunione, vengono rivelate verità nascoste.

Lettere dal passato – Finale: Elif e Banu vivranno insieme?

La ricerca di Elif della madre biologica perduta da tempo è il nucleo emotivo della narrazione. Il giorno del suo compleanno, quando scopre che Zuhal le ha mentito e che Banu è la sua vera madre, invita misteriosamente entrambe le donne in un ristorante per avere una conversazione seria. Banu, che ancora non sa che Elif è a conoscenza della verità, presume che si tratti di un incontro per discutere di Fatma Ayar e della sua vita. Elif non affronta la madre biologica, ma continua a celebrare la vita di sua madre, Fatma Ayar, una donna che si è davvero presa cura di lei. Si può presumere che Elif e Banu non vivranno mai insieme come madre e figlia, perché Elif supera la fase della ricerca del passato.

Elif smette di ossessionarsi per le cose che non può cambiare, ma impara invece ad accettare la sua realtà e i suoi punti di forza come ragazza indipendente. Banu ha le sue insicurezze sul passato, che le rendono difficile accettare Elif come figlia. Non è solo l’aver abbandonato sua figlia in passato, ma anche le conseguenze di questo gesto che fanno sentire Banu incapace di essere madre. La sua gravidanza è stata il risultato della disperazione e dell’ubriachezza durante una festa, che all’epoca non significava molto per lei dal punto di vista emotivo, tranne che per il senso di colpa di aver dato una bambina in adozione e le insicurezze di essere una ragazza incinta.

Banu sceglie di non avere figli con il suo ex marito Sami, perché non è attratta dal concetto di maternità. Elif è diventata una persona matura e si rende conto che non può cambiare chi è Banu. Si può presumere che le strade della madre e della figlia non si incroceranno mai più, poiché entrambe hanno fatto pace con se stesse e non sentono il bisogno emotivo della compagnia dell’altra. Elif probabilmente proseguirà la sua carriera e la sua vita secondo i propri termini, mentre Banu cercherà di condurre una vita felice senza dipendere da nessuno.

Alla fine, entrambi i personaggi si avvicinano a un senso di liberazione, senza dipendenza emotiva o turbamenti. Non è nemmeno lontanamente possibile che Banu ed Elif vivranno insieme, poiché Banu non sa che Elif conosce la verità ed Elif ha una vita propria da costruire. Nonostante la possibilità che le loro strade si incrocino di nuovo, si può affermare con convinzione che non parleranno del loro legame biologico né prenderanno in considerazione l’idea di stare insieme.

Banu e Mert si sposeranno?

Banu e Mert condividono una storia complessa fatta di amore, insicurezze e ambizioni. In passato, Banu si è innamorata di Mert quando lui l’ha confortata fingendo di essere il suo ragazzo davanti ai bulli che la insultavano perché era sovrappeso. Da quel momento, Banu è ossessionata da Mert, nonostante i suoi difetti e il suo continuo disinteresse nei suoi confronti. A causa delle sue insicurezze come figura “alfa” del gruppo, Mert trascura Banu e a volte si comporta in modo scortese con lei. Tuttavia, le sue ambizioni fallite di diventare un giocatore di basket non si realizzano a causa dell’infortunio subito dopo essere stato aggredito da Levent.

Attualmente, Mert è un allenatore di basket che riprende i contatti con Banu tramite messaggi. Si reca a Istanbul per accompagnare la sua squadra e riconnettersi con il suo passato. È evidente che ora è una persona cambiata, senza alcuna traccia dei suoi comportamenti discutibili da adolescente; ora è diventato un uomo rispettoso. Banu e Mert si avvicinano quando iniziano a vedersi a Istanbul, ma la situazione è complicata perché Banu sta divorziando da Sami. Iniziano a legare a livello emotivo, ricordando il passato e riflettendo su come sono cambiati come persone. È sicuramente possibile che i due si sposino, dato che non devono più affrontare i fardelli del passato.

Banu è innamorata di Mert sin dall’adolescenza e Mert capisce che lei continuerà ad amarlo per sempre. Nella parte finale della serie, i due vengono visti con le valigie, in viaggio insieme verso una destinazione sconosciuta, a significare che intraprenderanno un viaggio insieme nella vita. Inizialmente Banu mostra problemi di intimità con Mert a causa delle sue esperienze passate di sesso non pianificato con Murat e della gravidanza che ha cambiato la sua visione emotiva.

Mert è abbastanza maturo da darle lo spazio e il tempo di cui ha bisogno per risolvere i suoi problemi psicologici e la sosterrà in questo percorso. Grazie alla profonda comprensione reciproca, si può presumere che in futuro prenderanno sicuramente in considerazione l’idea di sposarsi. È anche possibile che non si sposino e che continuino a vivere insieme come partner per molto tempo, ma la situazione e le loro personalità indicano che il matrimonio è l’esito più probabile.

Elif perdona Banu? Perché non rivela la verità?

Dopo un lungo e difficile percorso, Elif scopre che Banu è la sua madre biologica. Quando invita Zuhal e Banu al ristorante per parlare, sembra che voglia affrontarle. Tuttavia, una volta che inizia a parlare, dice di essere la figlia di Fatma Ayar, nonostante abbia una madre biologica diversa. Non rivela la verità a Banu perché capisce che il passato non può aiutarla e la renderebbe solo più dipendente emotivamente e più debole come persona. La protagonista si rende conto che deve forgiare il proprio destino e non dipendere dall’amore di una donna che non ha mai cercato di entrare in contatto con lei nel corso degli anni.

Sebbene non sia esplicitamente mostrato nella narrazione, si può presumere che Elif abbia perdonato Banu con tutto il cuore. Più che il perdono, Elif non dà troppo valore a Banu, poiché ha capito che Banu non è la soluzione ai suoi problemi, ma solo la sua anima. Sceglie di non rivelare la verità perché porterebbe solo a ulteriori complicazioni emotive in futuro, che non farebbero altro che abbattere entrambe. Quando chiede a Banu se ha figli, lei risponde di no, e Elif capisce che Banu non ha accettato la sua identità di madre, che è una sua scelta indipendente. In realtà, Elif non ha nulla da perdonare, poiché la questione non sembra più rilevante per lei.

Il nuovo senso di indipendenza di Elif le fa accettare anche le scelte di Banu, il che è un messaggio complesso sulla liberazione femminile dai vincoli della biologia e della società. Banu ed Elif sono anche due persone che si trovano in situazioni di vita estremamente diverse e cercano cose diverse, senza nulla in comune tra loro, tranne la loro verità biologica. Elif dice con orgoglio di essere la figlia di Fatma Ayar, poiché è stata lei a svolgere il ruolo di madre con un cuore sincero. Imporre la scelta a Banu renderebbe entrambe risentite e tossiche, il che non sarebbe l’ideale per il loro futuro. La scelta di Elif di non rivelare la verità a Banu e il suo perdono sono una decisione che è stata plasmata da una serie di pensieri emotivi, pratici, maturi e indipendenti.

Come scopre Elif la verità su Banu?

La ricerca di Elif della sua madre biologica giunge al termine quando Zuhal le mente dicendole di essere sua madre. Purtroppo, poco dopo, Fatma Ayar muore, lasciando Elif con il cuore spezzato. La giovane ragazza viene vista al funerale da lontano da Banu, la sua vera madre biologica. Vedere sua figlia triste commuove Banu, spingendola a recarsi a casa di Fatma per rendere omaggio alla sua ex insegnante. Si ritrova sola in casa con Rahat, la tata di Elif. Sopraffatta dal senso di colpa per aver abbandonato sua figlia da bambina e dalla gravità della situazione, rivela a Rahat di essere la madre di Elif, commuovendosi molto mentre parla.

Rahat è scioccata nello scoprire che la ragazza è stata tenuta all’oscuro della verità per così tanto tempo. Quando Elif si prepara a lasciare la casa per andare a stare con Zuhal, che la protagonista crede essere sua madre, nota che Rahat è molto turbata. Quando la spinge a dirle perché, il custode rivela che Banu è la madre di Elif, e non Zuhal. Questo segna un importante punto di svolta nella trama, in cui la difficile e emotiva ricerca della protagonista finalmente giunge al termine, portando a un momento catartico di accettazione e liberazione.

Lettere da Iwo Jima: il film di Clint Eastwood

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Lettere da Iwo Jima: il film di Clint Eastwood

Lettere da Iwo Jima è il film del 2006 diretto da Clint Eastwood e con Ken Watanabe e Kazunari Ninomiya.

Lettere da Iwo Jima: trama del film

Giorni nostri. Un gruppo di archeologi giapponesi che sta eseguendo degli scavi nelle grotte dell’isola di Iwo Jima, ritrova una sacca militare sotterrata nella sabbia che contiene decine di lettere. Appartiene ai soldati giapponesi che con coraggio, fanatismo ed eccessivo zelo, hanno difeso una piccola isola, irrilevante per le sorti del conflitto mondiale, ma, come tante, fondamentale per l’orgoglio nazionale e per gli strateghi militari. Torniamo così all’epoca dei fatti, durante la Seconda Guerra Mondiale e ripercorriamo la storia di quelle persone che scrissero quelle lettere.

Lettere da Iwo Jima, il film

Il generale Tadamichi Kuribayashi viene inviato a comandare il piccolo contingente giapponese sull’isola di Iwo Jima, dove si è da poco spostata la linea del fronte dopo la perdita dei domini giapponesi nel sud del Pacifico. Del contingente fanno parte molti giovani soldati, la maggior parte dei quali arruolati con la forza e senza quasi nessuna esperienza di combattimento; tra questi ci sono il soldato Saigo, un giovane panettiere che ha lasciato a casa la moglie incinta, e il suo amico Kashiwara.

Kuribayashi, uomo di grande levatura morale e con un profondo rispetto tanto del nemico quanto della vita dei suoi uomini, è consapevole del fatto che ormai la guerra è perduta, ma da soldato dell’imperatore è determinato a difendere l’isola il più a lungo possibile, così da dare modo alle retrovie di fortificare l’arcipelago in vista di una probabile, imminente invasione americana del Giappone. Il fulcro delle operazioni giapponesi sull’isola sarà il monte Suribachi, che viene pesantemente fortificato e della difesa del quale viene incaricato, tra gli gli altri, anche Saigo, che nel frattempo vede il suo amico Kashiwara morire a causa della dissenteria. Il comando dell’artiglieria, per la maggior parte vecchi carri armati mezzi sgangherati, viene affidato al carismatico tenente colonnello Takeichi Nishi, che aveva precedentemente informato Kuribayashi che la marina, uscita distrutta dalle recenti battaglie, non ha alcuna intenzione di inviare a Iwo Jima i rinforzi che il generale aveva richiesto.

Il 19 febbraio del 1945 inizia la battaglia. La tattica di Kuribayashi inizialmente sembra funzionare, ma alla lunga però la superiorità numerica degli americani e l’incessante bombardamento aeronavale finiscono per logorare le difese giapponesi, specialmente sul Suribachi, cuore pulsante della macchina difensiva giapponese. Il generale ordina ai pochi soldati rimasti a difesa della montagna di ritirarsi, ma il comandante della divisione e molti suoi uomini rifiutano di arretrare e compiono il “seppuku” facendosi esplodere con delle granate. Saigo e Shimizu non si suicidano e si riuniscono con la maggior parte delle restanti forze giapponesi per provare ancora disperatamente a combattere.

Lettere da Iwo Jima, distribuito nel 2006 e diretto dall’instancabile Clint Eastwood, può essere considerato la risposta cinematografica a Pearl Harbor; in fondo la stessa battaglia sull’isola giapponese lo è stata. Stessi nemici, stessa guerra assurda, stesso palcoscenico tanto insignificante per le sorti della guerra mondiale quanto importante per i gerarchi militari, che in modo eccessivamente zelante ed esaltato difendevano anche isolette sperdute, pagando con migliaia di vite umane un prezzo altissimo.

Il regista americano, leggenda di Hollywood, ci fa vivere in prima persona quei drammatici istanti; ci fa entrare nella psiche dei personaggi, nelle loro ansie, paure, speranze, convinzioni. Non condanna i soldati e il loro credo patriottico, ma si limita a raccontarlo ed esaltarlo; il giovanissimo Saigo, protagonista del film, ci viene presentato come uno dei tanti agnelli sacrificati di una lunga e terribile guerra, ad oggi la più devastante che l’umanità abbia conosciuto.

Sebbene la pellicola duri quasi 2 ore e mezza, non finisce mai “per pesare” allo spettatore, dato l’alto carico di emozioni e azioni che ogni sequenza porta con sé, messe l’una dopo l’altra con la consueta arte cinematografica di Eastwood.

Molto particolare la scelta di iniziare romanticamente il racconto proprio dal ritrovamento delle lettere che quei soldati avevano scritto ma che non sono mai giunte a destinazione; un fatto comunque realmente accaduto, giacché solo qualche decennio più tardi vennero ritrovate sull’isola di Iwo Jima centinaia di lettere mai spedite dei combattenti giapponesi. Il film è comunque tratto dal libro Picture Letters from Commander in Chief, di Tadamichi Kuribayashi ed è complementare alla sua precedente opera Flags of Our Fathers, che tratta la stessa battaglia dal punto di vista americano.

Il film è quasi interamente girato in lingua giapponese, ma è di produzione statunitense; anche in Italia, come negli Stati Uniti, è stato distribuito con i sottotitoli, mentre solo nella versione DVD è stato aggiunto il doppiaggio in italiano.

La colonna sonora, intitolata Letters from Iwo Jima e che ben accompagna le scene cariche di emozioni, è stata pubblicata il 7 gennaio 2007 dalla Milan Records ed è composta da Kyle Eastwood (figlio di Clint) e Michael Stevens.

La pellicola ha fatto anche incetta di premi tra il 2006 e il 2007, anche i “nostri” David di Donatello e Nastri d’argento.

Lettere da Berlino: recensione del film di Vincent Perez

Lettere da Berlino: recensione del film di Vincent Perez

Arriva al cinema il prossimo 13 ottobre, Lettere da Berlino, di Vincent Perez. Berlino, 1940. Otto e Anna Quangel (Brendan Gleeson ed Emma Thompson) sono una coppia di berlinesi, dei buoni tedeschi che appoggiano senza troppa convinzione il regime hitleriano. Quando, Hans, il loro unico ed amatissimo figlio, rimane ucciso sul fronte occidentale, la loro vita non sarà più la stessa, i loro occhi non vedranno più nello stesso modo.

Lettere da Berlino è l’ultimo film diretto da Vincent Perez (La regina Margot) che riadatta per il grande schermo il bestseller di Hans Fallada Ognuno muore solo, uno dei primi grandi romanzi sulla resistenza tedesca al nazismo. Tratto da una storia vera, questo intenso dramma storico ci riporta nei terribili anni del regime hitleriano, proponendoci un interessante punto di vista. La forza di questa storia si racchiude proprio nella dimostrazione di come anche due persone perfettamente anonime e normali, possano diventare uno straordinario strumento di ribellione, resistenza e dissenso.

Lettere da Berlino è intenso, appassionante e coinvolgente.

Otto e Anna sono due eroi, ma lo sono senza imbracciare armi o quant’altro ma grazie alla potente forza delle parole e delle idee. In una città blindata, in una città presidiata in ogni angolo di strada da oscuri agenti sempre pronti a scovare sobillatori, i coniugi Quangel sfidano il pericolo con coraggio e soprattutto con la forza della disperazione, quella che li ha travolti dopo la perdita del figlio. Lettere da Berlino è anche e soprattutto una bellissima storia d’amore, quella tra due persone che insieme da una vita, vedono riaccendersi i propri sentimenti proprio grazie a questa missione disperata che risveglia in loro un affetto che la grigia quotidianità stava spegnendo.

Lettere da Berlino è intenso, appassionante e coinvolgente, ben diretto e con un ottima ricostruzione scenografica. Perfetti gli interpreti, sia i due ottimi protagonisti, cui carriera parla per loro, che il giovane ma ormai affermatissimo Daniel Bruhl (Rush, Good bye Lenin) che veste con grande bravura i panni del cinico ispettore della Gestapo, un personaggio complesso in quanto combattuto e dilaniato tra il suo senso del dovere e i sensi di colpa che non sarà più in grado di gestire. Come detto, solo conferme per gli straordinari Brendan Gleeson ed Emma Thompson, al solito intensi e convincenti nel ruolo di due persone drammaticamente normali cui amore semplice e sincero commuove e intenerisce sino all’ultima sequenza. Lettere da Berlino è un film che consigliamo di vedere, un film che ci racconta la vera storia di due persone a loro modo straordinarie, due persone che provarono, a rischio della propria vita, a scalfire le coscienze dei tedeschi, a cambiare in modo non violento una drammatica realtà.

Lettere d’Amore

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Stanley Everett Cox fa il cuoco in una mensa aziendale ed è analfabeta. Questa sua carenza sarà causa del suo licenziamento, ed Stanley, non vendo più un lavoro e non potendo più mantenere le spese del padre che ha a carico, fa chiudere il vecchio in una casa di riposo. Il padre presto ne morirà facendo cadere Stanley in un profondo stato di depressione, dal quale riemergerà solo grazie all’aiuto di Iris, una collega, che gli insegnerà, non senza difficoltà a leggere e scrivere.

Raramente Hollywood si è occupata della classe operaia e dei suoi problemi. A parte qualche gratuita scena strappalacrime, il film lancia un bel messaggio di solidarietà e speranza, forse nascosto da intermezzi eccessivamente smielati. Attraverso gli schemi del classico film romantico all’americana, il film indaga un tema sociale molto delicato: l’analfabetismo. In Usa, negli anni ’80, si contavano di fatti oltre 27milioni di analfabeti. Ottima l’interpretazione, manco a dirlo, dei due attori protagonisti: Robert De Niro e Jane Fonda.

Lettere d’Amore è stato l’ultimo film per Martin Ritt (morto l’anno seguente), regista votato ad un cinema impegnato tendenzialmente didattico. Ritt attaccò la borghesia e la società, affrontando i problemi razziali e la crisi generazionale dei suoi tempi, quando i giovani iniziavano a ribellarsi ai valori dei genitori, cercando sempre di dare un peso morale ai temi trattati e al loro impatto sulla vita quotidiana della gente.

Molto attivo nella Tv, tra i suoi lungometraggi più noti si ricordano Nel fango della periferia, film di contenuto antirazzista del 1957; nello stesso anno realizzò l’ottimo Un urlo nella notte. Seguirono film più commerciali, dal dittico faulkneriano La lunga estate calda (1958, con P. Newman) e L’urlo e la furia (1959) a Orchidea nera (1959) e Jovanka e le altre (1960); ai western sempre con Newman Hud il selvaggio (1963), Hombre (1967); e Molly Maguire (1968), pellicola di intensa critica sociale. Riprese tuttavia il tema della violenza e intolleranza con Per salire più in basso e I cospiratori (1970), sulle lotte dei minatori irlandesi in Pennysilvana, Sounder (1971), Conrack (1974), Il prestanome (1976), che evocava le esperienze proprie e dei compagni d’arte al tempo del maccartismo, e Norma Rae (1979), su una battaglia per i diritti sindacali. Tra i film successivi: La foresta silenziosa (1983), Pazza (1987), e appunto Lettere d’amore (1989).

Per quest’ultimo lungometraggio si è affidato alla bravura di due mostri sacri del cinema americano moderno: Robert De Niro e Jane Fonda. Il loro affiatamento è palpabile e coinvolgente, ed offre uno spunto interessante in più per vedere il film (oltre al succitato forte messaggio sociale che lancia ovviamente).

Lettera a Franco: recensione del film di Alejandro Amenábar

Lettera a Franco: recensione del film di Alejandro Amenábar

Lettera a Franco (Mientres dure la guerra) è un dramma storico che parla della generi di uno degli eventi che più hanno segnato il destino della Spagna: la guerra civile (1936-1939) e l’instaurazione del governo franchista. Il regista Alejandro Amenábar (Apri gli occhi, Regression) sceglie di ripercorrere la storia del suo paese attraverso il punto di vista di un intellettuale. Non si trattai di un uomo politico o di un malcapitato della strada: al centro del film c’è lo scrittore Miguel de Unamuno, figura emblematica del suo tempo.

Di cosa parla Lettera a Franco?

Nel 1936, un gruppo di militari ribelli mette in piedi un colpo di Stato contro il governo della Repubblica spagnola. Tra i militari nazionalisti c’è in prima liena il generale Francisco Franco (Santi Prego).

Le azioni politiche non lasciano indifferenti gli intellettuali. Tra questi, lo scrittore e rettore dell’università di Salamanca Miguel de Unamuno (Karra Elejalde), si schiera inizialmente dalla parte dei nazionalisti. Con il passare dei giorni però, diventa sempre più difficile sposare la causa del colpo di Stato. Vedendo le ingiustizie, le violenze e sentendo la pressione di un ruolo ideologico non indifferente, Unamuno tenta di creare un dialogo con Franco e i nazionalisti, impresa che non si rivela affatto semplice.

Tre grandi personaggi al centro del film

Lettera a Franco recensione film

Lettera a Franco è un film storico ma, più che raccontare i fatti del colpo di Stato, si concentra sulle personalità che hanno fatto la storia. Il regista sceglie di indagare in profondità all’interno del protagonista Miguel de Unamuno, mettendolo in contrapposizione con altri due personaggi non indifferenti: il generale Millan Astray (Eduard Fernández) e Francisco Franco (Santi Prego). Il primo è stato il fondatore della Legione spagnola, nonché il ministro della propaganda nella prima Spagna franchista. Il secondo è, nella storia, colui che ha dato il via alla guerra civile, diventando poi il Capo di stato spagnolo.

Nel film, queste tre figure si alternano continuamente sulla scena. Unamuno è un uomo anziano e influente. L’interpretazione di Karra Elejalde rende bene l’idea di un personaggio colto, a tratti sensibile a tratti saccente, in grado di intimorire e di rassicurare. Il peso dell’età, come quello delle responsabilità, si accalcano sulle spalle di Elejalde, che si mostra scena dopo scena sempre più affaticato a livello fisico e psicologico. In Lettere a Franco, il capo di stato viene decisamente depotenziato: il personaggio di Prego è principalmente una marionetta mossa dal chiassoso e arrogante  Millan Astray (Eduard Fernández), il vero antagonista del film.

Poca realtà storia e molta individualità 

Lettera a Franco recensione filmQuello che viene mostrato in Lettera a Franco è lo scontro ideologico tra le varie correnti politiche presenti in Spagna allo scoppio della guerra civile: ci sono i comunisti convinti, i socialisti assopiti, i nazionalisti dei vertici e i giovani simpatizzanti. E poi c’è Unamuno, l’uomo confuso che incarna un po’ tutti i fronti ma che fatica a schierarsi realmente con qualcuno. In un certo senso, il protagonista rappresenta l’intero paese e la condizione di disordine e di pressione vissuta in quel periodo storico.

Tutti i personaggi principali incarnano una delle ideologie descritte qui sopra e vengono nel film costantemente comparati e contrapposti. Ogni uomo è mostrato nella sfera pubblica e privata, con la famiglia, in chiesa, in piazza. Questi individui hanno tratti comuni, percorrono le stesse strade e abitano negli stessi luoghi, ma non riescono a non scontrarsi.

Un elogio alla forza della parola

Se volessimo paragonare il lungometraggio ad un film storico, sicuramente sarebbe Churchill, altra opera intimista anche se tratta dal vero storico. Se invece consideriamo le visioni oniriche, il tema del ricordo e i deliri dell’anziano protagonista, allora Lettera a Franco ha delle nette tinte bergmaniane che ricordano Il posto delle Fragole.

Lettera a Franco invita alla cultura, a portare avanti le proprie idee attraverso la parola e l’intelletto. Il film ha un chiaro messaggio al suo interno e lascia la verità storica come sfondo per dare spazio al dramma vissuto dai personaggi. La scelta del regista ha una giustificazione, ma, trascurando notevolmente l’azione, Amenábar rende il film un po’ troppo piatto e decisamente poco avvincente.

Letizia Battaglia – Shooting the mafia, dal 16 luglio al cinema

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Letizia Battaglia – Shooting the mafia, dal 16 luglio al cinema

I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection sono liete di annunciare che il documentario LETIZIA BATTAGLIA – SHOOTING THE MAFIA di Kim Longinotto, dopo aver preso parte a numerosi festival nazionali e internazionali, arriverà nei cinema italiani a partire dal 16 luglio, data in cui ricorre l’anniversario della Strage di via D’Amelio a Palermo nel 1992 in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino.

LETIZIA BATTAGLIA – SHOOTING THE MAFIA è un ritratto personale e intimo di Letizia Battaglia – fotografa palermitana, fotoreporter per il quotidiano L’Ora e pioniera del fotogiornalismo simbolo della lotta contro la mafia. Nota come la “Fotografa della mafia” e testimone della vita e della società del nostro Paese, Battaglia è riconosciuta come una delle figure più importanti della fotografia contemporanea per i suoi scatti saldamente presenti nell’immaginario collettivo e per il valore civile ed etico da lei attribuito al fare fotografia. Una vita vissuta senza schemi: dalla fotografia di strada, per documentare i morti di mafia, all’impegno in politica, Letizia Battaglia è stata una figura fondamentale nella Palermo e nell’Italia tra gli anni Settanta e Novanta. Intrecciando interviste e testimonianze d’archivio, Kim Longinotto racconta la vita di un’artista passionale e coraggiosa, mostrando non solo un’esistenza straordinaria e anticonformista, ma anche uno spaccato di storia italiana. In cerca di una libertà che passa per il sogno di una Sicilia sciolta dalle catene della mafia. LETIZIA BATTAGLIA – SHOOTING THE MAFIA sarà distribuito in Italia dal 16 luglio da I Wonder Pictures all’interno delle I Wonder Stories.

Letitia Wright vorrebbe un film da solista per Shuri

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Letitia Wright vorrebbe un film da solista per Shuri

Sembra che Shuri, interpretato da Letitia Wright in Black Panther, possa essere il prossimo personaggio preferito dei fan. La giovanissima scienziata del Marvel Cinematic Universe più intelligente di Tony Stark potrebbe addirittura essere la protagonista di uno spin off tutto suo.

Di fronte a questa eventualità la giovane Wright sembra non essersi tirata indietro. Soprattutto vorrebbe tornare almeno nel sequel del film: “Spero, se i tempi dovessero essere giusti, se dovesse accadere, di poter tornare. Ma non si può avere un film di Shuri senza T’Challa o un film di Shuri senza Ramonda e Nakia e il resto del Dora Milaje e Okoye. Quindi la domanda è: quando arriverà Black Panther 2?”

Nei fumetti, Shuri eredita il regno di Wakanda e diventa la nuova Black Panther. I Marvel Studios e Kevin Feige hanno sempre menti con piani a lungo termine in testa ed è possibile che vogliano fare una cosa del genere nei film futuri. In realtà la Wright ha anche affermato che tutto il cast vorrebbero vedere altro di Chadwick Boseman:

“Quando la incontriamo nel Marvel Cinematic Universe, è giovane, sta studiando, è preso dalla tecnologia, sta creando, si diverte ed è focalizzata su questo. Quindi, se questo dovesse succedere, allora ok, ma al momento, ragazzi, Chadwick è un Black Panther assurdo! Sono felice di creare gadget per lui, al momento. Se dovesse essere, allora sarà, ma lui è un magnifico Black Panther.”

Black Panther trailer ufficiale

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Black Panther, la trama del film

Di seguito la prima sinossi del film: Black Panther segue T’Challa che, dopo gli eventi di Captain America Civil War, torna a casa, nell’isolata e tcnologicamente ultra avanzata nazione africana, Wakanda, per prendere il suo posto in qualità di nuovo re. Tuttavia, un vecchio nemico ricompare sui radar e il doppio ruolo di T’Challa di sovrano e di Black Panther è messo alla prova, quando viene trascinato in un conflitto che mette l’intero fato di Wakanda e del mondo in pericolo.

Ryan Coogler scriverà e dirigerà Black Panther che seguirà la storia di T’Challa, il re guerriero di Wakanda, da dove era stata interrotta in Captain America Civil War.

Non è ancora chiaro quali altri personaggi parteciperanno alla storia, anche se sembra una buona possibilità che nel film ci sia anche Ulysses Klaw, che ha esordito in Avengers Age of Ultron con il volto di Andy Serkis. Inoltre sembra ci possa essere spazio anche per Everett Ross, visto sempre in Civil War con il volto di Martin Freeman.

Chadwick Boseman interpreta il protagonista, T’Challa, già visto in Captain America Civil War. Nei ruoli principali del film ci saranno, oltre a Boseman, Michael B. Jordan, Lupita Nyong’O, Danai Gurira, Martin Freeman, Daniel Kaluuya, Angela Basset, Forest Whitaker e Andy Serkis. Nei ruoli di comprimari compariranno invece Letitia Wright, Winston Duke, Florence Kasumba, Sterling K. Brown e John Kani.

Black Panther arriverà al cinema il 16 Febbraio del 2018.

Letitia Wright vorrebbe Shuri come prossima Black Panther

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Letitia Wright vorrebbe Shuri come prossima Black Panther

Come annunciato lo scorso Marzo da Kevin Feige, i Marvel Studios lavoreranno per portare sul grande schermo il sequel di Black Panther e ci sono tutte le ragioni per credere che Letitia Wright, interprete di Shuri, tornerà in azione insieme a Chadwick Boseman.

L’attrice ha avuto modo di parlare del suo futuro nel MCU in un’intervista dove si è mostrata entusiasta e disposta a riprendere un ruolo ancora più importante nei prossimi capitoli ambientati nel Wakanda. Magari raccogliendo l’eredità di T’Challa e diventando la nuova Pantera Nera:

Se ci fosse l’opportunità, perché no? Sarebbe un riferimento ai fumetti davvero accurato e, ovviamente, fantastico. Il che significherebbe più lavoro, più allenamento, insomma l’inizio di un’avventura incredibile.”

Letitia Wright vorrebbe un film da solista per Shuri

Di seguito la sinossi del primo film:

Black Panther segue T’Challa che, dopo gli eventi di Captain America Civil War, torna a casa, nell’isolata e tecnologicamente ultra avanzata nazione africana, Wakanda, per prendere il suo posto in qualità di nuovo re. Tuttavia, un vecchio nemico ricompare sui radar e il doppio ruolo di T’Challa di sovrano e di Black Panther è messo alla prova, quando viene trascinato in un conflitto che mette l’intero fato di Wakanda e del mondo in pericolo.

Chadwick Boseman interpreta il protagonista, T’Challa, già visto in Captain America Civil War. Nei ruoli principali del film ci saranno, oltre a Boseman, Michael B. Jordan, Lupita Nyong’O, Danai Gurira, Martin Freeman, Daniel Kaluuya, Angela Basset, Forest Whitaker e Andy Serkis.

La sceneggiatura del film è firmata da Ryan Coogler e Joe Robert Cole, mentre Louis D’Esposito, Victoria Alonso, Nate Moore, Jeffrey Chernov e Stan Lee sono i produttori esecutivi.

Black Panther: intervista a Letitia Wright e Daniel Kaluuya

Letitia Wright sul film dedicato alla A-Force: “È solo questione di tempo”

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Letitia Wright, interprete di Shuri nel MCU, crede che prima o poi i Marvel Studios realizzeranno un film dedicato agli Avengers tutto al femminile. Durante i primi anni, una delle critiche più comuni che venivano mosse all’universo condiviso era proprio la mancanza di supereroi femminili. Nonostante l’importanza del personaggio di Vedova Nera all’interno del franchise, il primo film in solitaria con protagonista una donna è arrivato soltanto nel 2019, con l’uscita di Captain Marvel.

Diversi supereroi femminili sono stati introdotti durante la Saga dell’Infinito, e alla fine tutte si sono riunite nella memorabile battaglia finale di Avengers: Endgame. Proprio quel momento ha riacceso le discussioni su un ipotetico film sugli Avengers al femminile. Attrici come Scarlett Johansson e Brie Larson hanno già espresso la loro circa tale possibilità, ma ad oggi i Marvel Studios non hanno ancora annunciato nulla di ufficiale al riguardo. Con così tanto interesse nei confronti del potenziale film, anche un’altra star del MCU è piuttosto fiduciosa che il film verrà realizzato prima o poi.

Letitia Wright ha fatto il suo debutto nel MCU nel 2018 nei panni di Shuri in Black Panther ed stata protagonista anche dell’ormai celebre scena tutta al femminile vista nell’atto finale di Avengers: Endgame. In una nuova intervista con Yahoo, a Wright è stato chiesto della possibilità che la Marvel realizzi in futuro il tanto agognato film dedicato alla A-Force. Stando alle parole della Wright, sembra che la Casa delle Idee sia intenzionata a rendere il progetto una realtà; si tratta solo di una questione di tempo

“Non credo che sia qualcosa per la quale dobbiamo più lottare”, ha spiegato Letitia Wright. “Victoria Alonso crede fortemente nel progetto, così come Kevin Feige. È solo questione di tempo prima che lo facciano.”

Il team A-Force “perfetto” secondo Letitia Wright

Sulla base della risposta di Wright, sembra che Victoria Alonso, produttrice di Avengers: Endgame ed vice-presidente esecutivo della produzione dei Marvel Studios, sia particolarmente concentrata nel realizzare un film sugli Avengers tutto al femminile. Inoltre, il presidente dei Marvel Studios Kevin Feige è sempre stato un grande sostenitore delle eroine sul grande schermo e della possibilità di dare loro un maggior spazio, che si tratti di film in solitaria o di gruppo. Quando a Wright è stato chiesto chi avrebbe voluto vedere al suo fianco nell’ipotetico film, l’attrice ha menzionato personaggi del calibro di Valkyria, Captain Marvel, Okoye e Nakia.

Letitia Wright riferisce che avrà “più cose da fare” in Avengers: Doomsday

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Letitia Wright tornerà nei panni di Shuri per Avengers: Doomsday e le è stato chiesto se avrebbe ripreso il ruolo della nuova Black Panther nel prossimo grande film evento dell’MCU. La star di Wakanda Forever ha confermato di aver iniziato a girare le sue scene e che avrà “più cose da fare” nei panni di Shuri in Doomsday rispetto ai precedenti film di Avengers. “È semplicemente un cast grandioso, quindi ero davvero entusiasta di farne parte. Ne avevo già fatto parte in passato, ma in modo più limitato. Ora, ho un po’ più di tempo.”

Questo tempo in più avrà forse a che fare con una trama che prevede il debutto di una nuova Black Panther? Letitia Wright è rimasta a bocca cucita quando le è stato chiesto delle voci secondo cui Doomsday introdurrà una nuova Black Panther sotto forma di una versione più matura del nipote di Shuri, alias T’Challa II, presentato nella scena a metà dei titoli di coda di Wakanda Forever.

Non sorprende che l’attrice abbia rifiutato di parlare di questo (potenziale) punto della trama, ma diverse fonti attendibili hanno riportato che una seconda Pantera Nera – che si riveli essere il figlio originale di T’Challa (Chadwick Boseman) o meno – farà il suo debutto nell’MCU in Doomsday.

Un terzo film di Black Panther deve ancora ricevere il via libera ufficiale, ma Nate Moore della Marvel ha praticamente confermato che il progetto è in fase di pianificazione con il ritorno del regista Ryan Coogler per prenderne il timone, quindi diremmo che è solo questione di tempo prima di un annuncio.

Cosa sappiamo di Avengers: Doomsday

Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars arriveranno in sala rispettivamente il 18 dicembre 2026, e il 17 dicembre 2027. Entrambi i film saranno diretti da Joe e Anthony Russo, che tornano anche nel MCU dopo aver diretto Captain America: The Winter Soldier, Captain America: Civil War, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.

Sono confermati nel cast del film (per ora): Paul Rudd / Ant-Man, Simu Liu / Shang-Chi, Tom Hiddleston / Loki, Lewis Pullman / Bob-Sentry, Florence Pugh / Yelena, Danny Ramirez / Falcon, Ian McKellen / Magneto, Sebastian Stan / Bucky, Winston Duke / M’Baku, Chris Hemsworth / Thor, Kelsey Grammer / Beast, James Marsden / Cyclops, Channing Tatum / Gambit, Wyatt Russell / U.S. Agent, Vanessa Kirby / Sue Storm, Rebecca Romijn / Mystique, Patrick Stewart / Professor X, Alan Cumming / Nightcrawler, Letitia Wright / Black Panther, Tenoch Huerta Mejia / Namor, Pedro Pascal / Reed Richards, Hannah John-Kamen / Ghost, Joseph Quinn / Johnny Storm, David Harbour / Red Guardian, Robert Downey Jr. / Doctor Doom, Ebon Moss-Bachrach / La Cosa, Anthony Mackie / Captain America.

Letitia Wright dice addio a Chadwick Boseman, sarà lei la nuova Black Panther?

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Anche Letitia Wright ha condiviso il suo tributo a Chadwick Boseman, a ormaicinque giorni dall’annuncio della sua prematura morte a causa di un cancro al colon. L’attrice, che in Black Panther interpreta Shuri, la geniale sorella minore di T’Challa, ha condiviso un video molto toccante, in cui parla del suo dolore di sorella per la perdita di un fratello.

Ecco di seguito il video:

https://www.instagram.com/p/CEnRJPMBPT6/

Al di là della bellezza e delicatezza di questo ricordo, Wright potrebbe essere al centro di un rinnovato interesse per i Marvel Studios, visto che potrebbe essere proprio lei ad occupare il posto lasciato vuoto da Boseman. Di fronte al rifiuto di scegliere un nuovo attore per il ruolo, lo Studio potrebbe infatti rivolgersi proprio a Letitia/Shuri, visto che nei fumetti è lei che ad un certo punto assume il ruolo di Regina del Wakanda e Black Panther del suo popolo.

Al momento possiamo immaginare che la produzione del sequel di Black Panther sia stata messa completamente in fermo, con un lavoro di riscrittura che sarà necessario alla luce delle tristi novità.

Let’s Play Two: il film del concerto dei Pearl Jam al cinema

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Let’s Play Two: il film del concerto dei Pearl Jam al cinema

Il film concerto sulla leggendaria doppia performance della band al Wrigley Field di Chicago. Diretto da Danny Clinch, con i brani più noti dei Pearl Jam, interviste esclusive e speciali dietro le quinte. Nelle sale Italiane solo per un giorno GIOVEDI’ 30 NOVEMBRE.

 Per celebrare i leggendari concerti sold out che i PEARL JAM tennero il 20 e il 22 agosto del 2016 in omaggio alla storica stagione delle World Series Championship di baseball vinta dai Chicago Cubs, arriva al cinema il documentario “LET’S PLAY TWO”.

LET’S PLAY TWO, diretto dal regista e fotografo Danny Clinch, sarà infatti nelle sale italiane distribuito da Nexo Digital solo giovedì 30 novembre (elenco sale a breve su www.nexodigital.it).

Chicago è la città natale di Eddie Vedder e i Pearl Jam hanno instaurato una relazione duratura con la città e con la squadra di baseball dei Chicago Cubs: un rapporto unico per il mondo dello sport e della musica celebrato nel 2016 con due straordinari concerti al Wrigley Field, lo stadio cittadino altresì definito “Cubs park”, in occasione dei festeggiamenti per la vittoria della World Series avvenuta dopo il più lungo digiuno della storia del baseball, ben 108 anni di distanza dal precedente titolo.

Così, a partire da “TEN” fino a “LIGHTNING BOLT”, il film concerto spazia attraverso tutto il catalogo di brani originali e cover che hanno caratterizzato la carriera 25ennale della band. All’interno interviste esclusive e un dietro le quinte che mostra i passaggi spontanei, nel quartiere di Wrigleyville, dall’atmosfera di una vittoria dei Cubs all’anticipazione e alla preparazione dei live della band. Attraverso gli occhi di Danny Clinche la voce dei Pearl Jam (Eddie Vedder Stone Gossard, Mike McCready, Matt Cameron, Jeff Ament), il film mostra il passato e il presente sia della band che dei Chicago Cubs e tramite la musica, il sudore e le speranze eterne che accumunano i fan dei Cubs e dei Pearl Jam, viene svelato il viaggio che ha creato questa speciale relazione.

Nei miei film e nelle mie fotografie mi piace esplorare la relazione esistente tra una band, i suoi fan e la location” racconta il regista di “Let’s Play Two” Danny Clinch.Quando succede che i personaggi principali del tuo film sono i Pearl Jam, i Chicago Cubs, i loro fan e lo stadio Wringley Field durante un momento storico, sai per certo che sarà epico. Abbiamo fatto bene a seguire i nostri istinti che ci hanno portato alla storica partita 7 delle World Series, la quale ha chiuso per la squadra un periodo di magra lungo 108 anni. Ho imparato ad accettare l’inaspettato e quando si è pronti, tutto ciò ripaga sempre”.

Il regista Danny Clinch e il produttore esecutivo Lindha Narvaez con Milkt sono stati team di produzione di progetti cinematografici per più di 15 anni. Hanno lavorato insieme anche per il film del concerto live dei Pearl Jam “Immagine in Cornice” (2007) e negli anni hanno lavorato a tanti altri EPKs della band.

Danny e Lindha, insieme ai direttori della fotografia di “LET’S PLAY TWOVance Burberry e Josh Goleman ed al direttore tecnico Taryn Gould, hanno collaborato con i Pearl Jam alla produzione dei contenuti di “Lightning Bolt” (2013) e al cortometraggio e video musicale di “Mind Your Manners”.

Let’s get lost recensione del film di Bruce Weber

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Il fotografo/regista Bruce Weber segue Chet Baker in quella che si rivelerà essere la sua ultima tournèe, nel 1988. Nel documentario, oltre che al viso rugoso ma affascinante del trombettista jazz, ci sono le testimonianze della terza moglie, di alcuni compagni di viaggio e dello stesso musicista, oltre che alcune performance di grande intensità.

Presentato nella sezione Classici dell’ultimo Festival di Venezia, il documentario Let’s Get Lost di Bruce Weber su Chet Baker è di fatto una di quelle perle che poche volte si ha la fortuna di incrociare. Un regista/fotografo tra i più importanti che riesce a cogliere le testimonianze di un suo amico, che è anche però uno dei musicisti che hanno rivoluzionato la storia del jazz, insieme a Charles Mingus e Miles Davis.

Let’s get lost è un’opera d’arte, ed è un’emozione unica vederlo. A parte la cura delle immagini, montate e scelte in base a quello che era lo stile ed il gusto del cinema sperimentale degli anni in cui Baker esordì, gli anni ’50 del primo cinema indipendente americano di Stan Brakhage e della Beat generation. Alcune sequenze, funzionali come vettore per la testimonianza audio, si sorreggono su di un video che punta più all’emozione.

Ad esempio, mentre si raccontano i dettagli della vita senza posa di Chet Baker, che arriva al suo culmine per poi essere distrutta, come i suoi denti, in una rissa a San Francisco, le parole vengono coperte con degli anarchici gattini, ripiego a cui Chet Baker aveva costretto Weber e la sua troupe nel momento in cui non si era presentato all’appuntamento per le riprese.

Chet Baker muore a 59 anni cadendo da un balcone mentre si trovava in tournèe in Olanda. Giovane, ma irriconoscibile, un involucro invecchiato che conteneva uno spirito indolente che non voleva essere diverso dal se stesso di trenta anni prima, quando con Gerry Mulligan iniziava a suonare in un quartetto che cambiò la storia del jazz.

Il James Dean del jazz venne definito, per l’aspetto attraente e sfuggente allo stesso tempo, ma a differenza dell’attore, la cui indole lo portò presto alla distruzione, il musicista, nella migliore tradizione del più fumoso e intenso dei generi musicali, usa la musica per curarsi dalla distruzione che porta avanti con l’abuso di alcol e barbiturici.

Due ore di meraviglia che saranno disponibili in dvd dal 17 Dicembre in una versione restaurata.

Let Us Pray il violento trailer dell’horror con Liam Cunningham

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let-us-preyArriva da Twitch il primo violentissimo trailer per Let Us Pray di Brian O’Malley con protagonista Liam Cunningham, meglio conosciuto al grande pubblico per il personaggio di Davos Seaworth ne Il Trono di Spade.
Il film parla di un enigmatico straniero tenuto rinchiuso in una cella dentro a una remota stazione di polizia.
Da questa cella però il prigioniero riuscirà a controllare le menti dei suoi compagni e quelle degli agenti di polizia, scatenando i demoni interiori di ogni uomo in una folle carneficina dove il caos regna sovrano.

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Fonte: Bloody Disgusting

Let me in in Italia si chiamerà Blood Story!

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Let me in in Italia si chiamerà Blood Story!

L’Italia nostrana ci riprova. Dopo alcuni mesi di pausa ecco arrivare l’ultima storipiatura in ordine di tempo.

Let it go parodia: “Quando non va bene lasciar andare” [VIDEO]

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Let it go parodia: “Quando non va bene lasciar andare” [VIDEO]

Ecco una parodia di Let it Go da Frozen il regno di ghiaccio che non avevamo ancora visto. Il video, realizzato da Rob Manion, ci mostra, sulle note del brano premio Oscar, una serie di situazioni da film dove “lasciar andare” (in inglese appunto “let it go”) non è proprio una cosa auspicabile. Il video infatti si intitola When it’s NOT OKAY let it go (quando non va bene lasciar andare).

Nel video riconosciamo alcuni dei film più celebri della storia del fantasy, come Il Signore degli Anelli La Compagnia dell’anello, Harry Potter e il Principe Mezzosangue o addirittura La Storia Infinita; pellicle che hanno fatto la storia del cinema (Titanic) e del cinema d’animazione (Il Re Leone), e ancora altri momenti drammatici tratti da film di ogni genere, compreso il recente Gravity.

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Frozen il regno di ghiaccio è stato il primo film della Walt Disney Animation Studios a portare a casa un Oscar per il miglior film d’animazione, oltre ad aver vinto lo stesso premio per la migliore canzone originale.

let it goDiretto da Chris Buck (Tarzan, Surf’s Up) e Jennifer Lee (sceneggiatrice di Ralph Spaccatutto), autrice anche della sceneggiatura, e prodotto da Peter Del Vecho (Winnie the Pooh, La principessa e il ranocchio) Frozen – Il regno di ghiaccio ha vinto un Golden Globes® 2013 come Miglior film d’animazione, ed gli Oscar per Miglior film d’animazione e Migliore canzone originale con il brano “Let it go”.

Ispirato alla fiaba di Hans Christian Andersen “La regina delle nevi” (pubblicata per la prima volta nel 1845), Frozen – Il regno di ghiaccio trasporta grandi e piccini in un’epica avventura ricca di magia, divertimento e musica.

Let It Be: il trailer della versione restaurata del film

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Let It Be: il trailer della versione restaurata del film

Il team di Let It Be, il film originale del 1970 sui Beatles del regista Michael Lindsay-Hogg meticolosamente restaurato dal team di Peter Jackson alla Park Road Post Production, ha partecipato a una proiezione speciale a New York che si è tenuta ieri al Lincoln Square Cinema di AMC. Michael Lindsay-Hogg e Jonathan Clyde di Apple Corps Ltd. erano presenti al Q&A moderato dal giornalista e autore musicale Alan Light insieme agli ospiti dell’evento, tra cui Sean Lennon ed Elvis Costello.

Let it Be debutterà l’8 maggio in esclusiva su Disney+. È la prima volta che il film torna disponibile dopo oltre 50 anni.

Uscito nel maggio del 1970, nel pieno dello scompiglio per lo scioglimento dei Beatles, Let It Be occupa ora il posto che gli spetta nella storia della band. Visto in passato attraverso una lente più oscura, il film viene ora riportato alla luce grazie al restauro e nel contesto delle rivelazioni fatte in The Beatles: Get Back di Peter Jackson. Uscita su Disney+ nel 2021, la docuserie vincitrice di diversi Emmy Award® mostra il calore e l’affiatamento dell’iconico quartetto, catturando un momento cruciale della storia della musica.

Let It Be contiene filmati non inclusi in The Beatles: Get Back, portando gli spettatori negli studi e sul tetto della Apple Corps a Londra nel gennaio 1969. Qui, i Beatles, insieme a Billy Preston, scrivono e registrano l’album Let It Be, vincitore del GRAMMY Award®, e la canzone omonima, premiata con l’Oscar®. È anche il momento dell’ultima esibizione dal vivo del gruppo. Con l’uscita di The Beatles: Get Back, i fan hanno manifestato un forte desiderio di vedere il film originale Let It Be. Con il pieno sostegno di Lindsay-Hogg, la Apple Corps ha incaricato la Park Road Post Production di Peter Jackson di eseguire un meticoloso restauro del film dal negativo originale in 16 mm. Questo processo ha incluso la rimasterizzazione del suono utilizzando la stessa tecnologia di de-mix MAL applicata alla docuserie The Beatles: Get Back di Peter Jackson.

Let It Be, diretto da Michael Lindsay-Hogg, ha come protagonisti John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr, con un’apparizione speciale di Billy Preston. Il film è stato prodotto da Neil Aspinall con i Beatles in qualità di produttori esecutivi. Il direttore della fotografia è Anthony B Richmond. Let It Be debutterà in esclusiva su Disney+ l’8 maggio 2024.

Let It Be: il film originale del 1970 finalmente su Disney+

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Let It Be: il film originale del 1970 finalmente su Disney+

Disney+ ha annunciato che Let It Be, il film originale del 1970 sui Beatles del regista Michael Lindsay-Hogg, debutterà l’8 maggio in esclusiva su Disney+. È la prima volta che questo film torna disponibile dopo oltre 50 anni.

Uscito nel maggio del 1970, nel pieno dello scompiglio per lo scioglimento dei Beatles, Let It Be occupa ora il posto che gli spetta nella storia della band. Visto in passato attraverso una lente più oscura, il film viene ora riportato alla luce grazie al restauro e nel contesto delle rivelazioni fatte in The Beatles: Get Back di Peter Jackson. Uscita su Disney+ nel 2021, la docuserie vincitrice di diversi Emmy Award® mostra il calore e l’affiatamento dell’iconico quartetto, catturando un momento cruciale della storia della musica.

Let It Be contiene filmati non inclusi in The Beatles: Get Back, portando gli spettatori negli studi e sul tetto della Apple Corps a Londra nel gennaio 1969. Qui, i Beatles, insieme a Billy Preston, scrivono e registrano l’album Let It Be, vincitore del GRAMMY Award®, e la canzone omonima, premiata con l’Oscar®. È anche il momento dell’ultima esibizione dal vivo del gruppo. Con l’uscita di The Beatles: Get Back, i fan hanno manifestato un forte desiderio di vedere il film originale Let It Be. Con il pieno sostegno di Lindsay-Hogg, la Apple Corps ha incaricato la Park Road Post Production di Peter Jackson di eseguire un meticoloso restauro del film dal negativo originale in 16 mm. Questo processo ha incluso la rimasterizzazione del suono utilizzando la stessa tecnologia di de-mix MAL applicata alla docuserie Get Back.

Michael Lindsay-Hogg ha raccontato: Let It Be era pronto per l’ottobre/novembre 1969, ma uscì solo nell’aprile 1970. Un mese prima dell’uscita, i Beatles si sciolsero ufficialmente. Così la gente andò a vedere Let It Be con la tristezza nel cuore, pensando: “Non vedrò mai più i Beatles insieme. Non avrò mai più quella gioia“, e questo rese molto più cupa la percezione del film. Ma, in realtà, quante volte capita di vedere artisti di questa levatura lavorare insieme per trasformare in canzoni ciò che sentono nella loro testa? E poi si arriva al momento sul tetto, e si vede il loro entusiasmo, il senso di amicizia e la pura gioia di suonare di nuovo insieme come gruppo e di sapere, come facciamo ora, che era l’ultima volta, e lo vediamo con la piena comprensione di chi erano e sono ancora e con un po’ di commozione. Sono rimasto sbalordito da quello che Peter è riuscito a fare con Get Back, utilizzando tutte le riprese che avevo fatto 50 anni prima“.

Sono assolutamente entusiasta che il film di Michael, Let It Be, sia stato restaurato e venga finalmente riproposto dopo essere stato non disponibile per decenni“, ha affermato Peter Jackson. “Sono stato così fortunato ad aver avuto accesso agli outtakes di Michael per Get Back e ho sempre pensato che Let It Be fosse necessario per completarne la storia. In tre parti, abbiamo mostrato Michael e i Beatles mentre giravano un nuovo documentario innovativo, e Let It Be è proprio quel documentario, il film che uscì nel 1970. Ora penso a tutto questo come a una storia epica, finalmente completata dopo cinque decenni. I due progetti si sostengono e si valorizzano a vicenda: Let It Be è il culmine di Get Back, mentre Get Back fornisce un contesto vitale mancante per Let It Be. Michael Lindsay-Hogg è stato immancabilmente disponibile e gentile mentre realizzavo Get Back, ed è giusto che il suo film originale abbia l’ultima parola… con un aspetto e un suono di gran lunga migliori rispetto a quelli del 1970“.

Let It Be, diretto da Michael Lindsay-Hogg, ha come protagonisti John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr, con un’apparizione speciale di Billy Preston. Il film è stato prodotto da Neil Aspinall con i Beatles in qualità di produttori esecutivi. Il direttore della fotografia è Anthony B Richmond. Let It Be debutterà in esclusiva su Disney+ l’8 maggio 2024.

Let Girls Learn: le star a favore dell’educazione femminile [Video]

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Molte star del mondo del cinema e dell’intrattenimento si sono attivamente pronunciate a favore di Let Girls Learn, nuovo sforzo da parte del governo degli Stati Uniti  e dalla USAID (United States Agency for International Development) a favore dell’educazione femminile. Let Girls Learn si basa sul dato estremamente preoccupante che in tutto il mondo ben 62 milioni di bambine non vanno a scuola e che altri milioni di bambine stanno ancora lottando per poterci andare a scuola.

Tra le personalità famose che hanno partecipato al video in favore di Let Girl Learn: Alicia Keys, Jennifer Garner, Anne Hathaway, Denise Richards, Kelly Osbourne, Julie Delpy Nick Cannon e Susan Sarandon. Eccolo qui sotto:

Let Girls Learn è una nuova campagna da parte del governo degli Stati Uniti, e guidata da USAID, per fornire al pubblico modi significativi per aiutare tutte le ragazze ad ottenere un’istruzione di qualità. A sostegno dello sforzo, USAID ha anche annunciato 230 milioni di dollari per i nuovi programmi per sostenere l’istruzione in tutto il mondo.

Il video è stato prodotto da Burkle Global Impact Initiative e prodotto da UCLA e Prime Content in partnership con Jim Henson Company. La musica originale presente nel video è opera di Ryan Perez-Daple.

Fonte: USAID

Leslie Mann: 10 cose che non sai sull’attrice

Leslie Mann: 10 cose che non sai sull’attrice

L’attrice Leslie Mann si è distinta negli anni per i suoi ruoli in celebri film comici, non mancando tuttavia di sfoggiare anche delle buone qualità drammatiche. Apprezzata da critica e pubblico, la Mann sa conquistare grazie alla sua presenza scenica e ad i suoi irresistibili tempi comici.

Ecco 10 cose che non sai di Leslie Mann.

Leslie Mann e i suoi film

1. È celebre come attrice comica. La carriera dell’attrice ha inizio nel 1996 con il film Le cose che non ti ho mai detto. Successivamente inizia ad acquisire popolarità con i film Il rompiscatole (1996), Big Daddy – Un papà speciale (1999) e Orange County (2002). Nel 2005 ottiene nuova notorietà grazie al film 40 anni vergine. Inizia così a comparire in una serie di popolari commedie come Molto incinta (2007), Colpo di fulmine – Il mago della truffa (2009), 17 Again – Ritorno al liceo (2009), Funny People (2009), Questi sono i 40 (2012) e in film come Bling Ring (2013), Single ma non troppo (2016), The Comedian (2016), Benvenuti a Marwen (2018) e Motherless Brooklyn – I segreti di una città (2019) accanto agli attori Edward Norton e Bruce Willis.

2. Ha recitato anche in televisione. Nel corso della sua carriera l’attrice ha ricoperto ruoli anche per il piccolo schermo, apparendo in Birdland (1994), Hercules (1998), Freaks and Geeks (2000), Modern Family (2011), Allen Gregory (2011), e prossimamente sarà tra i protagonisti della serie The Power.

3. È stata anche doppiatrice. Negli anni la Mann ha lavorato anche come doppiatrice, prestando la sua voce ai film d’animazione Rio (2011), ParaNorman (2012), Mr. Peabody e Sherman (2014) e Rio 2 – Missione Amazzonia (2014).

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Leslie Mann è su Instagram

4. Ha un account personale. L’attrice è presente sul social network Instagram con un proprio profilo, seguito da 541 mila persone. All’interno di questo è possibile trovare numerose foto scattate in momenti di svago, ma anche immagini promozionali dei progetti dell’attrice.

Leslie Mann ha un marito e dei figli

5. È sposata con un celebre regista. L’attrice è sposata dal 1997 con il regista e sceneggiatore Judd Apatow, autore di celebri commedie, conosciuto grazie al film Il rompiscatole, di cui Apatow era produttore. La Mann ha recitato in diversi dei film del marito, come 40 anni vergine, Molto incinta e Questi sono i 40.

6. Ha dei figli. L’attrice ha avuto con Apatow due figlie, di nome Iris e Maude. Le due ragazze sono inoltre apparse nel film Questi sono i 40, diretto dal padre e interpretato dalla madre.

Leslie Mann: la filmografia

7. Ha iniziato recitando in spot pubblicitari. All’età di 17 anni l’attrice inizia a recitare in svariati spot pubblicitari. Per cercare di dare una svolta alla sua carriera, ed inserirsi nel mondo del cinema, si presenta alle audizioni per il film Il rompiscatole, superando oltre 500 aspiranti per la parte della fidanzata dell’attore Matthew Broderick.

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8. Ha recitato più volte con Steve Carell. L’attrice si è trovata a recitare con l’attore e amico Steve Carell in più di un’occasione. La prima è stata per il film 40 anni vergine. I due hanno poi recitato nuovamente insieme per il film Benvenuti a Marwen.

9. È tra i protagonisti di Motherless Brooklyn. Nel nuovo film diretto da Edward Norton, basato sull’omonimo romanzo di Jonathan Lethem, l’attrice ricopre il ruolo di Julia Minna, moglie di Frank Minna, interpretato da Bruce Willis.

Leslie Mann: età e altezza

10. Leslie Mann è nata a San Francisco, California, Stati Uniti, il 26 marzo 1972. L’altezza complessiva dell’attrice è di 169 centimetri.

Fonte: IMDb