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L’Impero colpisce ancora: 10 dettagli che nessuno ha notato

L’Impero colpisce ancora: 10 dettagli che nessuno ha notato

Uscito nelle sale nel 1980, L’impero colpisce ancora è il secondo capitolo della prima trilogia di Star Wars e riprende la narrazione tre anni dopo gli eventi di Episodio IV – Una nuova speranza. Solo riguardandolo però emergono alcuni dettagli che forse, dopo una sola visione, potrebbero esserci sfuggiti… Ma di cosa parliamo? Leggete qui sotto:

I titoli di testa de L’Impero colpisce ancora

I titoli di testa de L'Impero colpisce ancoraOgni episodio della saga di Star Wars inizia con una sequenza di titoli di testa a scorrimento che serve a introdurre eventi e personaggi coinvolti nella storia, oltre a contestualizzare il film rispetto a quelli che l’hanno preceduto. E se osservate bene i titoli in L’impero colpisce ancora, noterete un piccolo dettaglio…

Episodio V è infatti il primo del franchise ad avere anche il titolo ufficiale nella schermata, perché all’epoca i dirigenti dello studio chiesero a Lucas di inserire altri riferimenti per non confondere troppo gli spettatori.

L’attacco alla base Echo

L'attacco alla base EchoIn una versione alternativa della sceneggiatura del film, diversi wampas attaccavano la base di Echo insieme agli snowtroopers imperiali, ma a causa di vincoli di bilancio e di una produzione già difficile, niente di ciò è avvenuto. In quella scena sarebbe stato coinvolto anche Mark Hamill insieme ad uno stuntman.

Ciò non significa che nella versione finale non ci siano stati dei riferimenti all’attacco dei Wampa, perché se ci fate caso, sulle pareti del corridoio ci sono dei segnali riguardanti proprio le creature.

Il Millennium Falcon a grandezza naturale

Il Millennium Falcon a grandezza naturaleLa planimetria della base Echo è enorme, e lo dimostra il fatto che il Millennium Falcon può essere parcheggiato comodamente in tutta la sua maestosità. Nessuno sa che la versione a grandezza naturale della nave di Han Solo non era mai stata costruita fino a Episodio V, dove compare in una scena.

Cliff Calven

Cliff CalvenI fan più attenti avranno riconosciuto nella base di Echo i caratteristici baffi di John Ratzenberger, aka Cliff Calven, uno dei più celebri doppiatori della Pixar che nel film rimprovera verbalmente un indignato Han Solo. Il personaggio avverte Han dei rischi del pianeta quando le temperature scendono sotto lo zero: “Allora ci vediamo all’inferno!

Luke in stop-motion

Luke in stop-motionDurante la Battaglia di Hoth Luke Skywalker usa il suo cavo magnetico per collegarsi alla parte inferiore di un AT-AT, ma ad effettuare l’acrobazia non è l’attore ma una figura in stop-motion. Lo stesso procedimento è stato adottato per i Tauntaun su Hoth e gli Wampa.

Gli attori apparsi negli altri film di George Lucas

Due attori comparsi in Episodio V hanno recitato in un altro film di George Lucas, Indiana Jones e l’ultima crociata: parliamo di Julian Glover e Walter Donovan, interpreti dell’ammiraglio Ozzel, Adolf Hitler, generale Veers e uno dei cattivi del Santo Graal.

Asteroidi, scarpe e patate

Asteroidi, scarpe e patateUn campo di asteroidi diventa la trappola perfetta per salvare il Millennium Falcon e distruggere la flotta imperiale dopo la battaglia di Hoth: Han Solo pilota abilmente la nave mentre i caccia stellari si frantumano andando incontro a rocce, scarpe e…patate! Questi e altri oggetti sono stati filmati per la scena dal team del film.

Le manette di Han Solo

Le manette di Han SoloQuando Han Solo viene condotto nella camera di congelamento per essere immerso nella carbonite, le guardie legano le sue mani con delle manette imperiali. Si tratta infatti di una procedura standard per tutti i prigionieri, soprattutto criminali pericolosi e imprevedibili come Han.

Molti discutono ancora sull’idea che il personaggio sia fuggito o meno dalla presa dei polsini prima di iniziare il processo, ma in realtà è stato rivelato che sono gli Ugnaugh a legarlo con bracciali di carbonite nella parte superiore delle braccia.

Boba Fett smascherato

Boba Fett smascheratoL’identità di Boba Fett è rimasta avvolta nel mistero per anni, rivelando che è solo uno dei più famosi cacciatori di taglie della galassia. Il suo attore però – Jeremy Bulloch – compare in carne e ossa nei panni della guardia incaricata di portare la principessa Leia e Chewbacca alla nave di Darth Vader.

Lando pupazzo in L’Impero colpisce ancora

Lando pupazzoQuando Leia sente il segnale di soccorso “telepatico” di Luke mentre fugge da Cloud City con Chewie e Lando, ordina ai piloti di cambiare rotta, ed è allora che Chewie apre un portello per raccogliere l’eroe con Lando che esce per recuperarlo.

Ma invece dell’attore – Billy Dee Williams –  dalla nave esce una sua miniatura versione pupazzo fatta di cartapesta per ingannare il pubblico!

Leggi anche – Star Wars: tutti i riferimenti alla mitologia e alla religione nella saga

Fonte: Screenrant

L’imperatrice: la vera storia dietro la serie Netflix

L’imperatrice: la vera storia dietro la serie Netflix

La serie Netflix L’imperatrice racconta in 6 episodi la storia dei primi anni di vita dell’imperatrice Elisabetta d’Austria. Tutti conoscono Elisabeth per il celebre adattamento cinematografico: la trilogia di Sissi degli anni Cinquanta con protagonista l’affascinante Romy Schneider.

Settant’anni dopo, L’imperatrice fornisce una nuova interpretazione della drammatica storia d’amore tra Elisabeth e Franz. La prima (e per ora unica) stagione della serie è incentrata sul fatidico incontro tra la giovane duchessa bavarese Elisabetta (Devrim Lingnau) e l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe I (Philip Froissant). Come spesso accade con i drammi storici, L’imperatrice mescola fatti storici e fiction.

L’obiettivo non è quello di fornire la massima accuratezza storica, ma piuttosto quello di narrare una storia d’amore avvincente che possa affascinare il pubblico. Tuttavia, la curiosità rimane: chi era davvero Elisabetta e quali lotte ha dovuto affrontare per diventare la leggendaria imperatrice d’Austria?

Realtà e finzione

L'imperatrice Netflix

La duchessa Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach era la terzogenita e la seconda figlia femmina del duca Massimiliano Giuseppe di Baviera e di sua moglie Ludovica. Anche al tempo era nota come Sissi ed era una ragazza affascinante e la libertina che viveva con la sua famiglia nel castello di Possenhofen. Come ogni giovane del tempo, Sissi sognava la felicità e il vero amore. Nel frattempo, alla corte viennese Sofia, la madre autoritaria di Francesco Giuseppe (Melika Foroutan) creava alleanze per trovare in fretta una moglie per il monarca 22enne. La premura era stata scatenata da un tentativo di assassinio a spese di Francesco (il 18 febbraio 1853), fatto che avrebbe potuto lasciare l’Austria senza un erede maschio.

In realtà la duchessa bavarese non era stata la prima scelta di Sofia. Il giovane imperatore Francesco Giuseppe era piuttosto schizzinoso: disprezzava sia la principessa Anna di Prussia che la principessa Sidonia di Sassonia. Alla fine, la decisione era ricaduta sulla figlia della duchessa Ludovica di Baviera, Helena (Elisa Schlott). Francesco, impaziente di vedere la sua promessa sposa, si era messo in viaggio verso Bad Ischl, la piccola città austriaca in cui erano attese la duchessa Ludovica e la figlia. Tuttavia, nel viaggio il giovane imperatore rimane rapito dalla figlia quindicenne della zia, Elisabetta appunto.

La serie Netflix è fedele ai fatti storici?

'imperatrice matrimonio

L’imperatrice è fedele alla realtà solo in una certa misura. Sicuramene, quello a Bad Ischl non è stato il primo incontro tra Francesco e i suoi cugini. In realtà, Elisabetta e Francesco Giuseppe fanno conoscenza nel giugno 1848, quando la duchessa Ludovica va a far visita a Innsbruck alla sorella Sofia. All’epoca, Elisabettaera sicuramente troppo giovane per suscitare l’interesse del futuro imperatore, troppo impegnato ad occuparsi di eventi rivoluzionari che minacciavano di far crollare la monarchia. Inoltre, L’imperatrice mostra una versione romanzata dell’incontro. L’audace mossa dei “due balli di fila” di Francesco Giuseppe (segno rivelatore di un imminente fidanzamento), non è stata un’iniziativa spontanea, ma nasce dal piano di Sofia. La proposta di fidanzamento ufficiale viene fatta in modo molto più formale dall’arciduchessa Sofia, che organizza con la sorella l’accordo tra le famiglie per far sposare Elisabetta e Francesco Giuseppe.

Poco dopo il matrimonio, Elisabetta scopre che la favola d’amore è solo un’illusione. Fin dai primi giorni, la giovane imperatrice si sente costretta in una trappola per topi. L’etichetta rigorosa e gli ordini del tribunale soffocano lo spirito libero di Sissi. Per non parlare delle pressioni della suocera, che controlla costantemente la sua condotta. Seppur romanzati nella serie, gli scontri tra Elisabetta, l’arciduchessa Sofia e il fratello di suo marito (Johannes Nussbaum) – entrambi desiderosi di prendere il trono imperiale – hanno un fondamento reale: Sissi ne parla anche nei suoi diari.

Un altro personaggio di spicco ne L’imperatrice è infatti il fratello minore di Francesco Giuseppe, l’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo. Anche se non ci sono prove dirette delle intenzioni di Massimiliano di rovesciare Francesco Giuseppe, il fatto che il minore appoggiasse le idee liberali e più progressiste costituiva una minaccia dormiente per il maggiore.

L’Imperatrice – stagione 3 si farà? Ecco tutto quello che sappiamo

La popolarissima serie storica di NetflixL’Imperatrice (scopri qui la storia vera su cui si basa) è finalmente tornata per la sua seconda stagione nel 2024, ma questo successo in lingua tedesca sarà rinnovato per una terza stagione? Basata sulla figura storica dell’imperatrice Elisabetta d’Austria, la serie cattura lo spirito ribelle di questa monarca eterodossa che sfida le rigide norme sociali della sua vita reale e tutte le sfide che ha dovuto affrontare come sovrana e come persona. La serie è stata un successo a sorpresa per lo streamer ed è tuttora uno dei maggiori successi di Netflix in una lingua diversa dall’inglese.

Come molti prodotti originali in streaming, c’è stato un grande intervallo tra la prima e la seconda stagione, ma questo non sembra aver diminuito l’impatto del ritorno del period drama. Rispetto a show come BridgertonL’Imperatrice è più fedele alla storia, ma ha tutte le caratteristiche di un dramma in costume accattivante. Queste caratteristiche uniche elevano lo show tedesco al di sopra della solita fiction storica anacronistica che viene diffusa dai principali canali di streaming, e rendono ancora più plausibile una terza stagione. Con molti altri eventi della vita di Elisabetta da esplorare, Netflix potrebbe ordinare presto un’altra serie di episodi.

La terza stagione di L’Imperatrice non è ancora stata confermata

Poiché la seconda stagione è appena uscita, non sorprende che Netflix non abbia ancora comunicato nulla riguardo a una terza stagione. Poiché lo show è una coproduzione tedesca, è probabile che il rinnovo della serie sia più importante di una semplice richiesta da parte di Netflix. Se i lunghi ritardi tra le stagioni 1 e 2 sono indicativi, è chiaro che L’Imperatrice non segue la stessa struttura produttiva di molti programmi americani, che vengono portati sullo schermo il più rapidamente possibile.

Non è chiaro quando Netflix deciderà esattamente se rinnovare o cancellare la serie. Ci sono voluti quasi due mesi prima che lo streamer ordinasse la seconda stagione, e questo dopo che la prima stagione era stata un successo. Se la seconda stagione di L’Imperatrice non avrà lo stesso successo della precedente, ci sono poche speranze che lo streamer ordini altri episodi o, per lo meno, Netflix non si muoverà con particolare rapidità quando si tratterà di darle il via libera. I drammi in costume sono costosi e rappresentano un grande investimento che deve avere un grande ritorno.

Dettagli sul cast della terza stagione di L’Imperatrice

Sebbene non sia stato ancora annunciato nulla sul cast della terza stagione di L’Imperatrice, è possibile provare a dare qualche indicazione su chi riprenderà sicuramente il proprio ruolo. Innanzitutto, non c’è dubbio che Devrim Lingnau tornerà a vestire i panni della ribelle e amata imperatrice Elisabetta, il cui arco emotivo si è rafforzato nel corso della seconda stagione. Nel frattempo, è probabile che ritorni anche l’imperatore Francesco Giuseppe (Philip Froissant), il quale, stando ai dati storici, è sopravvissuto al suo viaggio in prima linea, come si è visto nel finale della seconda stagione.

Altri ritorni sono meno certi e dipendono dalla direzione che la storia della terza stagione sceglierà di seguire. La storia dell’arciduca Massimiliano (Johannes Nussbaum) ha avuto una svolta drammatica nella seconda stagione, con la spogliazione del titolo da parte del fratello maggiore. Avendo scelto di lasciare l’Austria dopo la sua estromissione, non si sa se l’arciduca estraniato entrerà a far parte della terza stagione, anche se gli sceneggiatori sarebbero negligenti se non raccontassero la storia del suo affascinante (e alla fine tragico) periodo in Messico.

Dettagli sulla trama della terza stagione di L’Imperatrice

Sebbene L’Imperatrice sia molto incentrata sull’esperienza dell’imperatrice Elisabetta a livello personale, intorno a lei sono accaduti molti eventi di portata mondiale che costituiscono l’interessante periferia del racconto. Nel corso della seconda stagione si è ad esempio verificata la ribellione del Lombardo-Veneto, che alla fine è sfociata in guerra. Sentendosi inadeguato, Francesco Giuseppe sceglie di andare in prima linea per sostenere le sue truppe, e il suo destino viene lasciato in sospeso nel finale della seconda stagione. I dati storici rivelano però che Francesco sopravviverà all’incontro.

Sul fronte interno, invece, Elisabetta lotta con la maternità e la pressione irrealistica di produrre un erede maschio per l’impero. La sua salute mentale è uno degli aspetti più interessanti del dramma storico e aggiunge un livello di dimensione alla figura storica che è piuttosto moderna. Ci si aspetta che questo aspetto continui nella terza stagione di L’Imperatrice, quando le cose tra Sisi e Francesco Giuseppe si faranno più pressanti e si ritroveranno nel vortice della storia. Ad ora, però, non resta che attendere l’ufficialità di una terza stagione da parte di Netflix.

L’immortale: una clip da Gomorra annuncia l’uscita il 5 dicembre

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L’immortale: una clip da Gomorra annuncia l’uscita il 5 dicembre

Uscirà il 5 dicembre in sala L’Immortale, il film spin-off di Gomorra – la serie, con protagonista Marco D’Amore nei panni di Ciro Di Marzio, detto, appunto, l’Immortale. La clip di seguito, che annuncia la data d’uscita del film, è tratta dalla fine della seconda stagione della serie. Nella scena vediamo Ciro confrontarsi con Pietro Savastano (Fortunato Cerlino). Sappiamo che il confronto si concluderà con la morte del boss per mano dell’Immortale.

https://www.facebook.com/visionfilmdistribution/videos/623345788192676/

Non abbiamo ancora nessun indizio sul film distribuito da Vision Distribution, ma sappiamo che arriverà in sala il 5 Dicembre e che si tratta del primo Spin-Off di Gomorra. Durante la presentazione a Riccione, si è parlato di un prodotto indefinibile, né sequel né prequel. Staremo dunque a vedere cosa Marco D’Amore, che ha anche diretto il film, e la sua squadra avranno deciso di raccontarci.

L’Immortale: Marco D’Amore annuncia la fine delle riprese

L’Immortale: recensione del film di e con Marco D’Amore

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L’Immortale: recensione del film di e con Marco D’Amore

Ciro L’Immortale è vivo. Lo abbiamo capito ovviamente dall’annuncio del film scritto, diretto e interpretato da Marco D’amore. Ma lo avevamo già intuito (volendo esagerare) da quelle bollicine d’aria che salivano mentre il corpo del boss affondava, nel tragico finale di Gomorra 3. Lo avevamo un po’ sperato, anche, a causa di quel nomignolo che gli conferiva un’aura misteriosa e minacciosa. L’Immortale è tornato, questa volta sul grande schermo, dal 5 dicembre nelle sale italiane, in un’operazione produttiva che si mette in comunicazione diretta con la serie tv.

L’immortale è infatti uno spin-off, una origin story, un’espansione, ma anche un ponte tra la quarta e la quinta stagione di Gomorra – La serie, un film che sposa i tempi, le sonorità, l’aspetto dello show e esalta tutto nel formato cinematografico, raccontandoci di un personaggio che non ha nulla da invidiare ai grandi cattivi della letteratura shakespeariana.

L’Immortale, la storia

La storia segue l’avventura di Ciro Di Marzio, redivivo, ai margini dell’Europa, dove le nuove mafie si affannano per trovare un loro posto nel mercato, dove la malavita russa si scontra con quella locale (siamo in Lettonia a Riga) e dove un nucleo di famiglie napoletane sopravvive alla periferia della città grazie all’”antica arte” dei magliari, contraffattori di grandi marche d’abbigliamento.

L’arrivo di Ciro è come l’avvento di un nobile in un paese di contadini: lui è il boss di Scampia, ritornato in vita e pronto, nonostante i rischi, a dare una nuova vita e una nuova ambizione a queste persone. In questo nucleo partenopeo a Riga, Ciro ritrova Bruno, e da questo incontro la narrazione si biforca, portandoci anche nella Napoli degli anni ’80, dopo il terremoto, in una città ferita ma vitale in cui il piccolo Ciro è cresciuto troppo in fretta insieme ad una banda di scugnizzi, orfani come lui.

Questo doppio binario su cui si muove la storia funge infatti sia da veicolo per raccontarci dell’infanzia di Ciro, per farci capire da dove viene quest’uomo, da dove nasce il suo rapporto con Bruno, fondamentale nello sviluppo della storia, sia da ponte narrativo verso una nuova vita che Ciro stesso deve costruirsi da zero, dopo che la sua esistenza è stata cancellata da un colpo di pistola al torace, esploso da Gennaro Savastano.

L’Immortale, solenne e tragico

La solennità della recitazione di Marco D’Amore va di pari passo con la sua altissima considerazione del personaggio, che a ben vedere merita a pieno titolo di essere inserito nel novero dei grandi cattivi della cultura (che sia storia letteraria o audiovisiva). Ciro è un uomo che ha perso tutto, per sua stessa mano o responsabilità, è un uomo senza paura, è un antieroe e un criminale feroce e tutta la sua storia, nella serie e nel film, lo pone a confine tra una figura che ci vergogniamo di amare e una che il nostro senso morale ci impone di odiare, per via delle efferatezze di cui si macchia.

Quello che è estremamente chiaro, nel film, e che emerge con forza più che in ogni altra vicenda legata al personaggio, è il vero senso del suo nomignolo. Ciro è davvero “Immortale”, ma per la prima volta questa sua identità è spogliata dell’aura eroica per rivelare la sua anima tragica. Il personaggio di Marco D’amore è immortale perché sopravvive a tutto e tutti, e vive la sua condizione come una condanna all’eterna solitudine. Tuttavia riesce a volgere a suo favore la maledizione, diventando il più bravo di tutti, il più forte, ovviamente il più cattivo.

L’Immortale è un ottimo prodotto cinematografico, che sfuma ancora di più i confini tra salotto e sala, ci regala un approfondimento doveroso di un personaggio che amiamo odiare, soprattutto per regia, scrittura, fotografia e musica è un buon esempio di coraggio premiato.

L’Immortale: Marco D’Amore annuncia la fine delle riprese

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L’Immortale: Marco D’Amore annuncia la fine delle riprese

Non avevamo avuto altre notizie dopo quel teaser trailer a sorpresa il giorno della premiere di Gomorra 4, ma adesso L’Immortale è una realtà. Annunciato durante le giornate di Cinema di Riccione, il film, diretto e interpretato da Marco D’Amore ha concluso la fase di riprese, e, ad annunciarlo, è proprio lui, Ciruzzo L’Immortale, con un post su Facebook.

https://www.facebook.com/240806766118570/photos/a.672554409610468/1077599699105935/?type=3&theater

“”It’s wrap! Fine lavorazione!”, grida forte Lorenzo, il mio aiuto regia. Siamo in un enorme slargo. Si fa prima un silenzio surreale intorno, poi parte un applauso deciso che cresce e che si fa potente, interminabile. Mi sbattono le tempie, ho gli occhi lucidi, guardo tutti come in un rallenty venirmi incontro per abbracciarmi. Penso alla mia mamma e ai suoi sacrifici, penso alle mie partenze e i pochi ritorni, penso ai sogni, quelli infranti e quelli che ancora inseguo. Penso agli uomini e alle donne e ai miracoli di cui sono capaci. Tutto mi passa davanti velocissimo. Poi Matteo mi scuote: “Marco abbiamo finito, ti giuro io non piango mai, ma guardami!”. Ora è tutto più nitido intorno. Parlo poco, solo due parole sincere di ringraziamento. Sono tutti davanti a me. Dico che il mio cognome è la mia croce e la mia delizia e che se sono lì e solo una questione d’Amore. Si vedrà tutto in questo film. Tutto. Tutto l’amore che ci abbiamo buttato dentro senza risparmiarci. Il 12 Dicembre in sala questo si andrà a fare. L’amore col Cinema. Qualcuno ride, altri mi guardano e annuiscono. Ma io sono sincero, lo penso davvero. Poi mi giro e torno verso il campo base. Il mio primo film. Ho finito il mio primo film, mi ripeto a mezza voce. Continuo a camminare lento e senza che nessuno mi veda, piango.”

Non abbiamo ancora nessun indizio sul film distribuito da Vision Distribution, ma sappiamo che arriverà in sala il 12 Dicembre e che si tratta del primo Spin-Off di Gomorra. Durante la presentazione a Riccione, si è parlato di un prodotto indefinibile, né sequel né prequel. Staremo dunque a vedere cosa Marco D’Amore e la sua squadra avranno deciso di raccontarci.

L’immortale: la spiegazione del finale del film e del ritorno di Ciro Di Marzio

Quando L’immortale (leggi qui la recensione) arrivò nelle sale nel 2019, il film diretto e interpretato da Marco D’Amore aveva una missione precisa: rispondere alla domanda che i fan di Gomorra – La serie si portavano dietro dalla conclusione della terza stagione. Ciro Di Marzio era davvero morto dopo il colpo di pistola sparato da Genny Savastano? La risposta arriva immediatamente e cambia completamente la prospettiva sulla storia.

Ciro è sopravvissuto e il soprannome che lo accompagna fin dall’infanzia assume ancora una volta un valore quasi mitologico. Tuttavia L’immortale non è semplicemente un ponte narrativo tra una stagione e l’altra della serie. Il film diventa un viaggio dentro l’anima di uno dei personaggi più complessi dell’universo creato da Roberto Saviano. Attraverso continui salti temporali tra la Napoli degli anni Ottanta e la Lettonia contemporanea, il racconto cerca di spiegare come sia nato l’uomo che il pubblico ha imparato a conoscere.

Il finale, con la testa mozzata di don Aniello e il ricongiungimento con Genny, non rappresenta soltanto un colpo di scena destinato a preparare il futuro della saga. È soprattutto la conclusione simbolica di un percorso che porta Ciro a liberarsi dei propri padroni e ad accettare definitivamente la propria natura.

GUARDA ANCHE: Marco D’Amore, intervista all’interprete e regista de L’Immortale

recensione L'immortale marco d'amore

Come L’immortale completa la storia di Ciro Di Marzio collegando il passato di Gomorra alle sue origini criminali

Fin dalle prime sequenze appare evidente che Marco D’Amore non vuole raccontare soltanto ciò che è accaduto dopo il finale della terza stagione di Gomorra. Il film sceglie una struttura circolare che mette continuamente in dialogo il presente con il passato. Da una parte c’è il Ciro adulto, sopravvissuto alla morte e costretto a lavorare in Lettonia per conto di don Aniello Pastore. Dall’altra c’è il bambino uscito vivo dalle macerie del terremoto dell’Irpinia del 1980, un sopravvissuto che cresce senza famiglia e senza punti di riferimento.

In questo senso il film si inserisce perfettamente nel percorso narrativo della serie. Se Gomorra aveva mostrato l’ascesa e la caduta di Ciro come uomo di potere, L’immortale prova a spiegare perché quel destino fosse inevitabile. La figura di Bruno, che per il giovane Ciro rappresenta quasi un padre adottivo, anticipa infatti molte delle dinamiche che caratterizzeranno la sua vita adulta. Fiducia, tradimento, ammirazione e disillusione diventano elementi destinati a ripetersi ciclicamente.

Anche il ritorno di personaggi come Attilio ‘o Trovatello e i riferimenti a Pietro Savastano contribuiscono a costruire un ponte ideale tra il film e la serie principale. Il risultato è un racconto che amplia il mito di Ciro e trasforma il personaggio in qualcosa di più di un semplice gangster: una figura tragica destinata a sopravvivere a tutto, compresi i propri errori.

Cosa succede davvero nel finale tra il tradimento di Bruno, la morte dei boss e il ritorno di Genny Savastano

La parte conclusiva del film concentra tutte le tensioni accumulate durante il racconto. Dopo l’agguato al capannone e la perdita del carico di droga, Ciro comprende che qualcuno lo ha tradito dall’interno. I sospetti si concentrano rapidamente su Bruno, e il confronto tra i due rappresenta uno dei momenti più importanti dell’intera storia.

Durante il viaggio in auto, Bruno confessa finalmente la verità. È stato lui a organizzare il tradimento e a favorire i lettoni. La sua motivazione non è economica né strategica. Bruno è consumato dall’invidia. Per tutta la vita ha osservato Ciro diventare l’uomo che lui avrebbe voluto essere. L’ammirazione si è trasformata lentamente in rancore, fino a sfociare nella volontà di eliminarlo.

La reazione di Ciro sorprende. In un film dominato dalla vendetta e dalla violenza, il protagonista sceglie di non uccidere Bruno. Lo abbandona al proprio destino, consapevole che convivere con il peso delle sue azioni rappresenti una condanna peggiore della morte. Subito dopo arriva la resa dei conti con i russi. Ciro elimina Yuri Dobeshenko e pronuncia una frase destinata a sintetizzare tutto il significato del film: “Nessun padrone”.

Negli ultimi minuti compare poi il misterioso pacco contenente la testa mozzata di don Aniello Pastore. Poco dopo arriva Genny Savastano. I due si guardano senza parlare. È uno scambio di sguardi carico di dolore, rabbia e nostalgia. In quell’istante il film chiude il proprio racconto e contemporaneamente apre il capitolo successivo della saga.

Marco D'Amore in L'immortale

Il significato del finale: Ciro smette di appartenere a qualcuno e diventa davvero l’Immortale

La frase “Nessun padrone” rappresenta la vera chiave interpretativa del finale. Per tutta la sua esistenza Ciro ha vissuto sotto l’influenza di qualcuno. Prima Bruno, poi Pietro Savastano, successivamente Genny e infine don Aniello. Ogni fase della sua vita è stata definita da un rapporto di dipendenza, fedeltà o subordinazione.

La conclusione del film mostra invece un uomo che decide finalmente di interrompere questo schema. L’eliminazione di Dobeshenko e la morte di don Aniello simboleggiano la distruzione delle ultime figure autoritarie che esercitavano un controllo sulla sua vita. Ciro non agisce più come soldato o luogotenente. Agisce come individuo autonomo.

Anche la scelta di risparmiare Bruno assume un valore simbolico. Da bambino Ciro aveva subito quel tradimento senza avere alcun potere. Da adulto potrebbe vendicarsi facilmente, ma decide di non farlo. È il segnale di una maturazione inattesa per un personaggio costruito attorno alla violenza e alla vendetta.

L’immortalità evocata dal titolo non riguarda quindi soltanto la sopravvivenza fisica. Ciro continua a vivere perché riesce continuamente a reinventarsi. Sopravvive ai nemici, ai tradimenti e persino alla morte apparente. Ogni volta emerge dalle macerie di una vita precedente, esattamente come accadde durante il terremoto che gli diede il soprannome.

La testa nella scatola e il ricongiungimento con Genny come simboli della fine di un’epoca criminale

L’immagine della testa mozzata di don Aniello richiama volutamente il cinema gangster più classico. Tuttavia il suo significato va oltre la semplice dimostrazione di forza. Don Aniello rappresentava il passato di Ciro dopo la terza stagione di Gomorra, l’uomo che lo aveva salvato e contemporaneamente utilizzato per i propri interessi.

La sua morte certifica la chiusura definitiva di quel capitolo. Quando Genny arriva poco dopo, il film suggerisce che i vecchi equilibri sono ormai saltati. Restano soltanto loro due, gli ultimi superstiti di una guerra che ha distrutto amici, famiglie e alleanze.

Lo sguardo che si scambiano è importante proprio perché evita qualsiasi dialogo esplicativo. Non servono parole per comprendere il peso emotivo di quel momento. Genny è l’uomo che ha sparato a Ciro. Ciro è l’uomo che per anni ha rappresentato contemporaneamente un fratello, un rivale e una figura paterna per Genny. Ritrovarsi significa riaprire ferite che non si sono mai rimarginate.

In questa prospettiva il finale assume una dimensione quasi epica. Due uomini sopravvissuti a tutto si ritrovano davanti alle conseguenze delle proprie scelte. Il loro incontro non celebra una riconciliazione, ma l’impossibilità di spezzare un legame costruito nel sangue.

Marco D'Amore nel film L'immortale

Cosa significa davvero il finale de L’immortale e come prepara il futuro di Gomorra

Il finale de L’immortale funziona perfettamente come conclusione e come nuovo inizio. Da una parte completa il ritratto psicologico di Ciro Di Marzio, mostrando le origini del suo carattere e il percorso che lo ha trasformato nell’uomo visto nella serie. Dall’altra prepara direttamente gli eventi della quinta stagione di Gomorra.

L’aspetto più importante riguarda però la riflessione sul destino del personaggio. Fin dall’inizio della saga Ciro viene definito un sopravvissuto. Sopravvive al terremoto, alle guerre di camorra, alla perdita della moglie, alla morte della figlia e persino a un colpo di pistola al petto. Ogni volta paga un prezzo altissimo per continuare a vivere.

Il film suggerisce che questa immortalità sia in realtà una maledizione. Ciro continua ad andare avanti mentre tutte le persone che ama scompaiono. È costretto a portare sulle spalle il peso dei propri ricordi e delle proprie colpe. Quando incontra nuovamente Genny, non sta semplicemente tornando a Napoli. Sta tornando verso il proprio destino.

Per questo il finale resta uno dei momenti più significativi dell’intero universo narrativo di Gomorra. Non racconta la rinascita di un eroe, ma il ritorno di un uomo che non riesce a sfuggire alla propria natura. Ciro Di Marzio è sopravvissuto ancora una volta, ma la vera domanda che il film lascia aperta è se esista davvero una vita possibile per chi è condannato a essere immortale.

LEGGI ANCHE: L’Immortale, per Marco D’Amore è “una storia piena di conflitti”

L’immortale: il teaser trailer del film di e con Marco D’Amore

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L’immortale: il teaser trailer del film di e con Marco D’Amore

Uscirà il 5 dicembre in sala L’Immortale, il film spin-off di Gomorra – la serie, con protagonista Marco D’Amore nei panni di Ciro Di Marzio, detto, appunto, l’Immortale. QUi potete vedere il teaser trailer del film.

Non abbiamo ancora nessun indizio sul film distribuito da Vision Distribution, ma sappiamo che arriverà in sala il 5 Dicembre e che si tratta del primo Spin-Off di Gomorra. Durante la presentazione a Riccione, si è parlato di un prodotto indefinibile, né sequel né prequel. Staremo dunque a vedere cosa Marco D’Amore, che ha anche diretto il film, e la sua squadra avranno deciso di raccontarci.

L’Immortale: Marco D’Amore annuncia la fine delle riprese

L’Immortale: a Natale il film spin off di Gomorra, con Marco D’Amore

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A sorpresa Vision Distribution annuncia con un teaser trailer l’uscita, prevista per Natale 2019, de L’Immortale, il film che vedrà protagonista Marco D’Amore, che torna nei panni di Ciro Di Marzio, il personaggio che ha interpretato in Gomorra – la serie, e che credevamo morto alla fine della terza stagione per mano di Genny Savastano (Salvatore Esposito).

Di seguito il teaser trailer che annuncia il ritorno del personaggio, noto proprio con il nickname di Immortale:

https://www.facebook.com/visionfilmdistribution/videos/815847138814661/UzpfSTEzNzY3MzYxNTIzNjk3OTA6MjI5OTgwMDU0NjczMDAwOA/

A diffonde il video è Vision Distribution. La casa di distribuzione però non dà alcun dettaglio sul film. Possiamo solo ipotizzare che si tratterà di uno spin off di Gomorra, che Marco D’Amore tornerà a essere Ciro Di Marzio che in qualche modo è sopravvissuto al colpo di pistola infertogli da Genny, e che è pronto per altre avventure.

L’Immortale, per Marco D’Amore è “una storia piena di conflitti”

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L’Immortale, per Marco D’Amore è “una storia piena di conflitti”

“Una storia piena di conflitti, miserie, paure, soprattutto di paura.” Così Marco D’Amore parla de L’Immortale, il film in cui torna ad essere quel Ciro Di Marzio di Gomorra – La Serie, che il pubblico aveva imparato ad amare e odiare nel corso di tre stagioni dello show in onda su Sky e al quale credeva di aver detto addio alla fine del terzo ciclo di episodi, per mano di Gennaro Savastano (Salvatore Esposito).

Ma, come ci insegna il suo nomignolo, che si porta dietro sin da quando era uno scugnizzo senza famiglia, Ciro non può veramente morire, e così D’Amore ha colto l’occasione per raccontare di nuovo il suo personaggio, non solo attraverso l’interpretazione, ma anche nella scrittura e nella regia. L’Immortale è infatti il suo esordio dietro alla macchina da presa.

Un lavoro nuovo e faticoso, ma che gli ha già dato molta soddisfazione, al netto di quello che è il suo background e di quello che lo ha formato come artista: “Faccio molta fatica a parlare delle ispirazioni, ciascuno di noi è il frutto di tutto quello che ha amato nella vita. De Sica lo cito spesso, sia per rendere giustizia a uno dei più grandi del nostro cinema, sia perché ha saputo coniugare innovazione e capacità di parlare sempre al pubblico. Credo che questo film unisca la sperimentazione tecnologica e il fatto di essere anche popolare e poter parlare a tutti”.

L’Immortale, l’esordio alla regia di Marco D’Amore

Per quanto riguarda il suo passaggio alla regia, sembra che Marco D’Amore non abbia mai pensato di essere soltanto un attore, nonostante la lunghissima gavetta teatrale e il successo con Gomorra – La Serie: “Le scelte hanno a che fare con i percorsi, io non mi sono mai sentito un attore tout court, non ho mai sognato i personaggi, mi ossessionano le storie e soprattutto i temi, ho sentito che c’era una parte da raccontare di molto profondo in lui ed è un personaggio che alza l’asticella della mia professionalità.”

Il film non è un vero e proprio sequel della serie, ma ne è un’espansione, nel linguaggio attuale diremmo che è uno spin off che però ci proietta nel futuro dello show, una operazione ambiziosa e importante per una serie tv che l’Italia ama ed esporta. Ma a D’Amore le sfide non spaventano, soprattutto quando si tratta di lavorare con i migliori: “Sono molto competitivo, se giocavo a pallone con quelli scarsi facevo pena, ma coi più bravi mi esaltavo, qua ho lavorato solo con quelli bravi e questa competizione mi ha eccitato, ero e sono consapevole dei conflitti che possono nascere intorno a un progetto del genere, io ho sentito una grande vertigine legata alla narrazione che poteva emozionare, far riflettere, spero che questa competizione duri a lungo e che il film rimanga due anni nelle sale e diventi, appunto, immortale”.

L’Immortale esce al cinema il prossimo 5 dicembre, distribuito da Vision Distribution.

L’Immensità: trailer del nuovo film di Emanuele Crialese con Penélope Cruz

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Warner Bros Italia ha diffuso il trailer de L’Immensità, nuovo film di Emanuele Crialese con Penélope Cruz che verrà presentato in concorso alla 79. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e dal 15 SETTEMBRE AL CINEMA. L’Immensità è un film diretto da Emanuele Crialese, soggetto Emanuele Crialese, sceneggiatura Emanuele Crialese, Francesca Manieri, Vittorio Moroni, fotografia Gergely Pohárnok, montaggio Clelio Benevento, aiuto regia Ciro Scognamiglio, musiche Rauelsson, scenografia Dimitri Capuani, arredamento Alessia Anfuso, costumi Massimo Cantini Parrini, casting Chiara Polizzi, Davide Zurolo, fonico Pierre-Yves Lavoué, production supervisor Saverio Guarascio, Mandella Quilici, colorist Red.

Prodotto da Mario Gianani e Lorenzo Gangarossa, coprodotto da Dimitri Rassam, Ardavan Safaee, produttore esecutivo Olivia Sleiter, organizzatore generale Erik Paoletti.Una produzione Wildside (una società del gruppo Fremantle), Warner Bros. Entertainment Italia, Chapter 2, Pathé, France 3 Cinema, con la partecipazione di  Canal+, Ciné+, France Televisions. Distribuzione italiana Warner Bros. Pictures. Vendite internazionali Pathé

La trama del film L’Immensità

Roma, anni 70: un mondo sospeso tra quartieri in costruzione e varietà ancora in bianco e nero, conquiste sociali e modelli di famiglia ormai superati. Clara e Felice si sono appena trasferiti in un nuovo appartamento. Il loro matrimonio è finito: non si amano più, ma non riescono a lasciarsi. A tenerli uniti, soltanto i figli su cui Clara riversa tutto il suo desiderio di libertà.

Adriana, la più grande, ha appena compiuto 12 anni ed è la testimone attentissima degli stati d’animo di Clara e delle tensioni crescenti tra i genitori. Adriana rifiuta il suo nome, la sua identità, vuole convincere tutti di essere un maschio e questa sua ostinazione porta il già fragile equilibrio familiare ad un punto di rottura. Mentre i bambini aspettano un segno che li guidi, che sia una voce dall’alto o una canzone in tv, intorno e dentro di loro tutto cambia.

Il commento del regista

Come tutti i miei lavori, anche L’immensità è prima di tutto un film sulla famiglia: sull’innocenza dei figli, e sulla loro relazione con una madre che poteva prendere vita solo nell’incontro, artistico e umano, con Penélope Cruz, la sua sensibilità, la sua straordinaria capacità di interazione con tre giovanissimi non attori. Luana, Patrizio e Maria Chiara sono rimasti bambini sempre e, come tali, sempre intensamente e immensamente veri. Emanuele Crialese

L’immensità: le foto dal red carpet di Penelope Cruz, Emanuele Crialese e…

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E’ stato presentato in concorso a 79. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, L’immensità, il nuovo film del regista Emanuele Crialese che sarà accompagnato con la sua protagonista, la bellissima Penelope Cruz. Il film, prodotto da Wildside (Mario Gianani, Lorenzo Gangarossa), Chapter 2 (Dimitri Rassam), Warner Bros. Entertainment Italia, Pathé, (Ardavan Safaee), France 3 Cinema, vede nel cast anche Luana Giuliani, Vincenzo Amato, Patrizio Francioni, Maria Chiara Goretti.

Ecco tutte le foto dal red de L’immensità

La trama del film L’Immensità

Roma, anni Settanta: un mondo sospeso tra quartieri in costruzione e varietà televisivi ancora in bianco e nero, conquiste sociali e modelli di famiglia ormai superati. Clara e Felice si sono appena trasferiti in un nuovo appartamento. Il loro matrimonio è finito: non si amano più, ma non riescono a lasciarsi. A tenerli uniti, soltanto i figli, su cui Clara riversa tutto il proprio desiderio di libertà. Adriana, la più grande, ha appena compiuto dodici anni ed è la testimone attentissima degli stati d’animo di Clara e delle tensioni crescenti tra i genitori. La ragazza rifiuta il suo nome, la sua identità, vuole convincere tutti di essere un maschio e questa ostinazione porta il già fragile equilibrio familiare a un punto di rottura. Mentre i bambini aspettano un segno che li guidi, che sia una voce dall’alto o una canzone in tv, intorno e dentro di loro tutto cambia.

Il commento del regista

L’Immensità è il film che inseguo da sempre: è sempre stato ‘il mio prossimo film’, ma ogni volta lasciava il posto a un’altra storia, come se non mi sentissi mai abbastanza pronto, maturo, sicuro. È un film sulla memoria che aveva bisogno di una distanza maggiore, di una consapevolezza diversa. Come tutti i miei lavori, in fondo è prima di tutto un film sulla famiglia: sull’innocenza dei figli, e sulla loro relazione con una madre che poteva prendere vita solo nell’incontro, artistico e umano, con Penélope Cruz, con la sua sensibilità e la sua straordinaria capacità di interazione con tre giovanissimi non attori che non avevano mai recitato prima. Luana, Patrizio e Maria Chiara sono rimasti bambini sempre, e come tali sempre intensamente e immensamente veri.

L’immensità di Emanuele Crialese in concorso alla 79. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

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Sarà presentato in concorso alla 79. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia L’immensità, il nuovo film di Emanuele Crialese con protagonista Penelope Cruz. Warner Bros. Pictures presenta una produzione Wildside (una società del gruppo Fremantle), Warner Bros. Entertainment Italia, Chapter 2, Pathé, France 3 Cinema con la partecipazione di Canal+, Ciné+, France Televisions. L’immensità è il film che inseguo da sempre: è sempre stato “il mio prossimo film”, ma ogni volta lasciava il posto a un’altra storia, come se non mi sentissi mai abbastanza pronto, maturo, sicuro.

È un film sulla memoria che aveva bisogno di una distanza maggiore, di una consapevolezza diversa. Come tutti i miei lavori, in fondo è prima di tutto un film sulla famiglia: sull’innocenza dei figli, e sulla loro relazione con una madre che poteva prendere vita solo nell’incontro, artistico e umano, con Penelope Cruz, con la sua sensibilità e la sua straordinaria capacità di interazione con tre giovanissimi non attori che non avevano mai recitato prima. Luana, Patrizio e Maria Chiara sono rimasti bambini sempre e come tali sempre intensamente e immensamente veri.
Emanuele Crialese

L’immensità è un film diretto da Emanuele Crialese, soggetto Emanuele Crialese, sceneggiatura Emanuele Crialese, Francesca Manieri, Vittorio Moroni, fotografia Gergely Pohárnok, montaggio Clelio Benevento, aiuto regia Ciro Scognamiglio, musiche Rauelsson, scenografia Dimitri Capuani, arredamento Alessia Anfuso, costumi Massimo Cantini Parrini, casting Chiara Polizzi, Davide Zurolo, fonico Pierre-Yves Lavoué, production supervisor Saverio Guarascio, Mandella Quilici, colorist Red.

Prodotto da Mario Gianani e Lorenzo Gangarossa, coprodotto da Dimitri Rassam, Ardavan Safaee, produttore esecutivo Olivia Sleiter, organizzatore generale Erik Paoletti. Una produzione Wildside (una società del gruppo Fremantle), Warner Bros. Entertainment Italia, Chapter 2, Pathé, France 3 Cinema, con la partecipazione di Canal+, Ciné+, France Televisions. Distribuzione italiana Warner Bros. Pictures. Vendite internazionali Pathé

L’immensità trama

Roma, anni 70: un mondo sospeso tra quartieri in costruzione e varietà ancora in bianco e nero, conquiste sociali e modelli di famiglia ormai superati. Clara e Felice si sono appena trasferiti in un nuovo appartamento. Il loro matrimonio è finito: non si amano più, ma non riescono a lasciarsi. A tenerli uniti, soltanto i figli su cui Clara riversa tutto il suo desiderio di libertà. Adriana, la più grande, ha appena compiuto 12 anni ed è la testimone attentissima degli stati d’animo di Clara e delle tensioni crescenti tra i genitori. Adriana rifiuta il suo nome, la sua identità, vuole convincere tutti di essere un maschio e questa sua ostinazione porta il già fragile equilibrio familiare ad un punto di rottura. Mentre i bambini aspettano un segno che li guidi, che sia una voce dall’alto o una canzone in tv, intorno e dentro di loro tutto cambia.

L’immagine e la parola: il 13 marzo chiude con Werner Herzog

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L’immagine e la parola: il 13 marzo chiude con Werner Herzog

Ha preso il via ieri giovedì 10 marzo la quarta edizione de L’immagine e la parola (Locarno, 10-13 marzo), l’evento primaverile del Festival del Film Locarno.

La chiusura domenica 13 marzo sarà con l’imperdibile anteprima internazionale del nuovo film di Werner Herzog, Lo and Behold, Reveries of the Connected World (in allegato un’immagine tratta dal film). L’opera, che dopo essere stata al Sundance arriva in Europa, è suddivisa in dieci capitoli, e propone una geniale e umanissima riflessione sulla tecnologia e internet. A questo proposito Justin Chang di Variety ha scritto: “Il futuro virtuale potrà anche essere adesso, ma Lo and Behold con la sua raffica di intuizioni e idee ha una sensazione persistente e provocatoriamente umana”. L’anteprima si svolge in collaborazione con Biografilm Festival | International Celebration of Lives (Bologna, 10-20 giugno 2016) e I Wonder Pictures, la società di distribuzione cinematografica nata dall’esperienza del Festival, che ha acquisito i diritti per l’Italia.

Concentrato quest’anno sul rapporto tra cinema e graphic novel, L’immagine e la parola a cura del direttore artistico Carlo Chatrian con la collaborazione di Daniela Persico, prevede che i film che compongono il programma siano stati scelti dai due ospiti, Lorenzo Mattotti e Blutch, per delineare il modo in cui il cinema si è interfacciato con la loro arte e per approfondire i numerosi legami tra cinema e graphic novel.

Un ulteriore motivo di interesse la presenza del regista Bruno Podalydès che accompagna il suo nuovo film Comme un avion, protagonisti lo stesso regista e Agnés Jaoui candidata al Cesar per questa interpretazione. Ad arricchire la manifestazione, il 10 marzo viene inaugurata la mostra Rotella e il cinema allestita presso la Pinacoteca Comunale Casa Rusca di Locarno (fino al 14 agosto 2016).

L’immagine del Suono Contest – Cinevox di Bixio!

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Presentato a Roma il contest internazionale della Cinevox di Bixio che concede le proprie musiche e grosse opportunità per i giovani autori di cortometraggi. Dagli storici archivi musicali della Cinevox Record nasce un ambizioso progetto che darà la possibilità ai giovani film maker di talento di realizzare dei cortometraggi utilizzando, senza limiti di diritto, alcune delle più belle colonne sonore del passato, presenti nell’archivio digitale.

L’immaginario: recensione del nuovo film Netflix

L’immaginario: recensione del nuovo film Netflix

Catapultando lo spettatore in un mondo in cui la fervida fantasia infantile incontra la realtà, L’immaginario è il nuovo adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di A.F. Harrold. Prodotto dallo Studio Ponoc e diretto da Yoshiyuki Momose (Porco Rosso, La città incantata) e scritto da Yoshiaki Nishimura (Il castello errante di Howl) , il film riprende marcatamente lo stile dello Studio Ghibli e di Miyazaki stesso. Presentato  al festival di animazione di Annecy, L’immaginario è il secondo lungometraggio realizzato dallo Studio Ponoc, dopo Mary e il fiore della strega. La distribuzione, originariamente programmata per l’estate del 2022, è stata successivamente rimandata al 15 maggio 2024 per il Giappone e al  5 luglio in piattaforma.

L’immaginario: un amico speciale

Amanda è una bambina come tante: va a scuola, gioca, ha una madre amorevole. Ciò che però la contraddistingue è una forte immaginazione, più potente di quella di altri bambini. Lei ha dato vita al suo amico Rudger, il quale vive con lei tante avventure nel mondo della sua immaginazione.

THE IMAGINARY – Studio Ponoc’s The Imaginary will premiere on Netflix later this year. Cr: Netflix © 2023 Ponoc

Tutto però inizia a cambiare nel momento in cui uno strano signore, il signor Bunting si presenta alla porta della libreria della madre di Amanda. Bunting porta con se il suo immaginario: una terrificante figura di una bambina, vestita di nero e dalla carnagione grigiastra. Pur di mantenere viva la sua immaginazione anche da adulto, il signore si nutre di anime di amici immaginari ed è alla ricerca di Rudger.

La madre di Amanda continua a non credere alla presenza di Rudger e questo porta a una lite tra le due: Amanda finirà  per respingere il suo amico. I due si separeranno il giorno dopo in seguito a un incidente. Nonostante le nuove avventure vissute con gli altri immaginari, Rudger farà di tutto per ritornare dalla sua amica.

Il  miracolo dell’immaginazione

 L’elemento chiave de L’immaginario è proprio il potere del fantastico, del saper vedere oltre la semplice realtà davanti ai nostri occhi. Questa è una caratteristica tanto affascinante quanto affrontata nel cinema e nella letteratura: nel vedere il film risulta chiaro allo spettatore più attento un parallelismo con il concetto stesso del Fanciullino pascoliano. Amanda, con la sua fervida fantasia, non riesce solo a creare mondi diversi dalla realtà, ma anche a  vedere cose e persone che sono invisibili per gli adulti. Allo stesso modo il fanciullino ideato da Giovanni Pascoli è parte di tutti noi, e permette di scoprire il mondo con una meraviglia e immaginazione differente. Col tempo, però, ogni persona cresce e matura, e il fanciullino resta solamente una parte recondita e dimenticata; allo stesso modo, ne L’immaginario, ogni bambino finisce per dimenticarsi degli amici immaginari e smette di vedere la magia nel mondo.

THE IMAGINARY – Studio Ponoc’s The Imaginary will premiere on Netflix later this year. Cr: Netflix © 2024 Ponoc

Ma ciò che cade nel dimenticatoio non ci resta necessariamente per sempre: la spensierata immaginazione dei bambini può tornare anche da adulti e con essa gli amici immaginari dell’infanzia. Un chiaro esempio è proprio il ritorno di Frigo, immaginario della madre di Amanda: nel momento in cui la donna lo ricorda, il suo amico fedele fa ritorno da lei.

Un immaginario con sentimenti reali

Una delle cose che affascina maggiormente del modo in cui gli amici immaginari sono rappresentati nel film è proprio la loro realisticità. Un amico nato  dal solo frutto dell’immaginazione di un bambino dovrebbe rispecchiarne al massimo il carattere e il modo di pensare, proprio perché non si tratta di un’entità individuale ma dipendente dal suo amico umano. Rudger invece, pur essendo fortemente legato a Amanda, ha le sue idee e il suo carattere, alle volte contrastante con quello della bambina. A rafforzare questo elemento è anche la scelta di utilizzare come voce narrante all’inizio del film proprio quella di Rudger.

THE IMAGINARY – Studio Ponoc’s The Imaginary will premiere on Netflix later this year. Cr: Netflix © 2023 Ponoc

La fantasia come evasione

Fin da subito, il signor Bunting afferma di voler divorare Rudger perché lo considera un immaginario speciale, ma fino alla fine non è ben chiaro il motivo della sua particolarità. Rudger, a differenza di molti altri come lui, non viene creato dalla sola gioia e fantasia, ma anche dalla tristezza di Amanda. Non riuscendo ad affrontare da sola la triste realtà, Amanda crea Rudger per colmare il dolore della sua perdita, come una sorta di meccanismo di difesa psicologico.

L’immaginario si presenta come una pellicola di animazione con diversi livelli di comprensione e interpretazione. Agli occhi di un bambino il film incanta con la fantasia, ma la visione da parte di uno spettatore adulto permette di ricavare vari spunti di riflessione.

L’Illusionista: recensione del film di Sylvain Chomet

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L’Illusionista: recensione del film di Sylvain Chomet

A pochi registi capita di vedere realizzato un proprio lavoro post mortem. E’ questo quello che è capitato con una sceneggiatura sepolta di Jacques Tati, L’Illusionista, disegnata e portata sullo schermo da Sylvain Chomet il regista nominato agli Oscar per Appuntamento a Belville.

L’Illusionista, il film

La storia è quella di un vecchio Illusionista che asta perdendo il suo pubblico a causa delle nuove generazioni che scoprono il rock e perdono la fascinazione per i trucchi di magia In un mondo in cui anche i bambini vogliono che il trucco sia svelato, l’illusionista incontra Alice, una ragazzina che lo seguirà e che crederà sempre, fino alla fine, che la sua magia è vera. Si tratta di un cartone animato old-fashion per una generazione abituato alla perfezione dell’animazione digitalizzata e ai colori sgargianti, ma il regista vuole dare esattamente l’effetto di animazione anni ’60, imperfetta e imprecisa ma per questo poetica.

Tuttavia il film scivola nella banalità e per quanto le premesse fossero nobili (si tratta infatti di una sceneggiatura che Tati scrisse pensando al difficile rapporto con la figlia) la storia non decolla, trasmettendo solo una profonda tristezza per le sorti del vecchio illusionista e un astio non troppo velato verso la ragazza che si dimostra ingrata e stupida. Unica cifra distintiva in un film noioso sono i personaggi di contorno, nostalgici clown reduci da un mondo che ha smesso di esistere.

L’Illusionista uscirà nei cinema italiani il 29 ottobre distribuito dalla Sacher Distribution.

L’Illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t: il poster ufficiale

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Ecco il poster ufficiale di L’Illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t, il terzo capitolo della saga di prestigiatori più amata del cinema con la regia di Ruben Fleischer con Jesse Eisenberg, Woody Harrelson, Dave Franco, Isla Fisher, Justice Smith, Dominic Sessa, Ariana Greenblatt con Rosamund Pike e Morgan Freeman.

La trama di L’Illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t

I maghi del crimine sono tornati! Al loro fianco, una nuova generazione di illusionisti riscrive le regole dello spettacolo con numeri mozzafiato, colpi di scena e sorprese che sfidano l’immaginazione. Un’esperienza visiva che sul grande schermo si trasforma in spettacolo puro.

L’Illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t

L’illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t, recensione del film con Jesse Eisenberg e Isla Fisher

A dieci anni dal loro ultimo spettacolo, i Quattro Cavalieri tornano sul palco e sul grande schermo. L’illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t, in uscita il 13 novembre, riporta in scena i celebri illusionisti della trilogia Now You See Me, con un nuovo capitolo che unisce azione, mistero e spettacolo. J. Daniel Atlas (Jesse Eisenberg), Henley Reeves (Isla Fisher), Merritt McKinney (Woody Harrelson) e Jack Wilder (Dave Franco) tornano insieme, affiancati da un nuovo trio di artisti dell’inganno: Charlie (Justice Smith), Bosco (Dominic Sessa) e June (Ariana Greenblatt).

“It takes a village to make magic” (“Per fare magia serve un intero villaggio”), una delle prime frasi del film, ne definisce subito l’impronta corale: la magia non è più performance individuale, ma un processo condiviso, che a tratti assume persino la forza di un gesto politico.

Jesse Eisenberg in Now You See Me 3 Recensione
Crediti Katalin Vermes

L’illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t – L’Occhio che vede tutto

Dietro il ritorno dei Cavalieri si muove “The Eye” (“L’Occhio”), l’enigmatica società segreta che continua a orchestrare eventi su scala mondiale. È “The Eye” a reclutare il gruppo di esperti di arti magiche per indagare su Veronika Vanderberg (Rosamund Pike), spietata imprenditrice sudafricana a capo di un impero di diamanti. Da Bushwick, quartiere di New York, ad Anversa, passando per Abu Dhabi e Johannesburg, la trama si sviluppa come un mosaico di colpi di scena, indizi e illusioni che si inseguono fino all’ultimo frame.

Al centro, il misterioso Heart Diamond, pietra leggendaria capace di riflettere la luce – e la verità – da ogni angolo. Simbolo perfetto dell’illusione stessa, il diamante diventa metafora della doppiezza del mondo che i Cavalieri tentano di smascherare.

Magia e inganno: oltre lo spettacolo in L’illusione perfetta

Il film si muove costantemente tra illusione e rivelazione, costruendo una riflessione sul potere della magia come linguaggio di resistenza. Come nei capitoli precedenti, il trucco diventa lo strumento per svelare la realtà, e i Cavalieri si trasformano in eroi contemporanei: rubano ai corrotti per restituire verità a un pubblico stanco di menzogne.

La regia alterna scene d’azione spettacolari e momenti di introspezione, mantenendo l’equilibrio tra il divertimento e la critica sociale. Il montaggio frenetico, le location internazionali e le illusioni costruite con grande cura visiva restituiscono l’idea di un mondo dove ogni apparenza è un inganno, e ogni inganno nasconde un messaggio.

Rosamund Pike in Now You See Me 3 Recensione
Crediti Katalin Vermes

L’illusione perfetta: un cast affiatato e una storia che convince

Il ritorno di Isla Fisher è uno dei punti di forza del film: la sua Henley Reeves ritrova la brillantezza del primo film della trilogia, bilanciando l’ironia e la tensione emotiva. Eisenberg, Franco e Harrelson confermano la loro intesa perfetta, mentre i nuovi ingressi Smith, Sessa e Greenblatt – danno energia e freschezza, portando una prospettiva più giovane e più disincantata sulla magia.

Rosamund Pike, nel ruolo dell’antagonista, regala una performance elegante e glaciale, incarnando con credibilità la doppia natura del potere e della ricchezza. Morgan Freeman, nei panni di Thaddeus Bradley, torna come figura di raccordo, memoria viva dell’illusione e custode del segreto che lega i Cavalieri all’Occhio.

Luci, ombre e illusioni

L’illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t è un film che intrattiene e sorprende, ma che non rinuncia a interrogarsi sul significato della verità in un mondo dominato dalle apparenze. La magia, ancora una volta, non è fuga ma rivelazione: un modo per ribaltare le regole del potere, svelando ciò che si cela dietro lo sfarzo e il controllo.

Visivamente ricco e dal ritmo serrato, il film alterna adrenalina e introspezione, offrendo allo spettatore la sensazione che la magia, forse, non sia mai solo finzione. Con un cast brillante e una narrazione che intreccia mistero, ironia e riflessione, questo terzo capitolo convince: meno ingenuo del primo, più ambizioso del secondo, riesce a mantenere viva la meraviglia e ad ampliare la mitologia dei Cavalieri dell’Illusione.

La regia bilancia l’effetto spettacolare con una costruzione più matura del racconto, esplorando il prezzo del talento e il sottile confine tra verità e inganno. Dietro ogni colpo di scena affiora la domanda che attraversa l’intera saga: è davvero possibile cambiare il mondo attraverso l’illusione? O la magia è solo un altro modo di raccontare la realtà?

Harrelson and Freeman in Now You See Me 3 Recensione
Crediti Katalin Vermes

L’illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t chiude (o forse rilancia) il cerchio con energia e consapevolezza, confermando la serie come una delle saghe più curiose e vitali del cinema mainstream contemporaneo. Uno spettacolo intelligente e dal fascino visivo innegabile, che invita a credere ancora – almeno per due ore – che la magia esista davvero.

L’Illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t, il trailer!

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È stato reso disponibile il trailer ufficiale di L’Illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t, il sequel che chiude la trilogia dei Cavalieri che tornano in azione. Il film diretto da Ruben Fleischer vede protagonisti alcuni volti nuovi e altri di ritorno. Tra di essi: Jesse Eisenberg, Woody Harrelson, Dave Franco, Isla Fisher, Justice Smith, Dominic Sessa, Ariana Greenblatt, con Rosamund Pike e Morgan Freeman

L’Illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t uscirà al cinema il 13 novembre 2025, distribuito in esclusiva per l’Italia di Leone Film Group in collaborazione
con Rai Cinema.

La trama di L’Illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t

I maghi del crimine sono tornati! Al loro fianco, una nuova generazione di illusionisti riscrive le regole dello spettacolo con numeri mozzafiato, colpi di scena e sorprese che sfidano l’immaginazione. Un’esperienza visiva che sul grande schermo si trasforma in spettacolo puro.

L’illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t, il trailer del film

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Ecco il nuovo trailer ufficiale di L’Illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t, il sequel che chiude la trilogia dei Cavalieri che tornano in azione. Il film diretto da Ruben Fleischer vede protagonisti alcuni volti nuovi e altri di ritorno. Tra di essi: Jesse Eisenberg, Woody Harrelson, Dave Franco, Isla Fisher, Justice Smith, Dominic Sessa, Ariana Greenblatt, con Rosamund Pike e Morgan Freeman

L’Illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t uscirà al cinema il 13 novembre 2025, distribuito in esclusiva per l’Italia di Leone Film Group in collaborazione
con Rai Cinema.

La trama di L’Illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t

I maghi del crimine sono tornati! Al loro fianco, una nuova generazione di illusionisti riscrive le regole dello spettacolo con numeri mozzafiato, colpi di scena e sorprese che sfidano l’immaginazione. Un’esperienza visiva che sul grande schermo si trasforma in spettacolo puro.

L’IKEA omaggia Shining nello spot per Halloween

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L’IKEA omaggia Shining nello spot per Halloween

Per Halloween l’IKEA ha deciso di aprire le sue porte fino a tarda serata, e per promuovere l’evento ha realizzato un geniale e breve spot che omaggia chiaramente uno dei film, classificati come horror, più belli e famosi di tutti i tempi. Riuscite ad indovinare di quale film si tratta?

Ecco il video:

https://www.youtube.com/watch?v=cqsonfSQk2I

Si tratta di Shining di Stanely Kubrick, celeberrimo film ambientato nell’Overlook Hotel con protagonisti Jack Nicholson e Shelley Duvall. Che ve ne pare?

L’identità dello spaventapasseri in Wicked & Origin prima di Il mago di Oz spiegata

Il fenomeno musicale Wicked include molti colpi di scena per portare i personaggi classici dove devono essere per Il mago di Oz, compreso l’amato Spaventapasseri di Dorothy. Wicked descrive Elphaba (Cynthia Erivo), la futura Strega Malvagia dell’Ovest, che frequenta la Shiz University, dove incontra e viene costretta a dividere la stanza con Galinda (Ariana Grande), destinata a diventare Glinda la Buona. Il cast di Wicked comprende molti altri personaggi pittoreschi che influenzano la vita di Elphaba e Glinda alla Shiz e oltre, come la potente preside Madame Morrible (Michelle Yeoh) e il compagno di studi Fiyero (Jonathan Bailey).

Fiyero, un principe ribelle che è stato espulso da diverse scuole prima di arrivare alla Shiz, stravolge la vita degli studenti e spinge sia Elphaba che Glinda a rivalutare i propri desideri e le proprie priorità. Probabilmente, il personaggio di Bailey in Wicked è una copia carbone di Anthony Bridgerton, ma svolge un ruolo narrativo importante mostrando il profondo effetto che Elphaba ha sulle persone che la ascoltano e aumentando le tensioni tra lei e Glinda. Inoltre, come quasi tutti i personaggi di Wicked, la storia di Fiyero torna a Dorothy, anche se cambiando completamente la sua controparte in Il mago di Oz.

L’incantesimo di Elphaba trasforma Fiyero in uno spaventapasseri in Wicked

Elphaba trasforma accidentalmente Fiyero in uno spaventapasseri, cercando di salvarlo durante la canzone “No Good Deed”

Verso la fine della Wicked, Fiyero minaccia Glinda per costringere le guardie del Mago (Jeff Goldblum) a rilasciare Elphaba, permettendole di sfuggire nuovamente alla cattura. Fiyero viene successivamente catturato e trascinato nei campi vicino a Munchkinland per essere interrogato sulla posizione di Elphaba. Altrove, Elphaba inizia a cercare disperatamente di realizzare un incantesimo che protegga Fiyero dal dolore e dalla morte, creando parte della cupa canzone “No Good Deed”. Oltre a recitare un incantesimo nella lingua del libro degli incantesimi Grimmerie, Elphaba dice:

“Che la sua carne non sia lacerata

Che il suo sangue non lasci macchie

Anche se lo picchiano

Che non provi dolore

Che le sue ossa non si spezzino mai

E per quanto cerchino di distruggerlo

Che non muoia mai […]”

Elphaba tecnicamente riesce a realizzare tutto questo, con l’effetto collaterale che Fiyero diventa lo Spaventapasseri.

È assodato che la magia è inaffidabile in Wicked, ed Elphaba ha già avuto problemi simili con gli incantesimi in passato. Ad esempio, prima di rubare il Grimmerie al Mago e recitare “Defying Gravity”, cerca di far levitare il suo servitore scimmia e per errore gli dà delle ali fisiche. Dopo questo incidente, realizza l’incantesimo come previsto con la sua caratteristica scopa. Molti personaggi del Mago di Oz che compaiono in Wicked hanno storie di origine piuttosto bizzarre come questa, a dimostrazione dell’imprevedibilità della magia e rendendo interessante il discorso sul potere in questo mondo.

La relazione di Elphaba con Fiyero e lo Spaventapasseri spiegata

Elphaba e Fiyero si innamorano mentre lui ha una relazione con Glinda

Elphaba e Fiyero si incontrano a Shiz, prima che Elphaba e Glinda diventino amiche e Elphaba sia ancora trattata male dalla maggior parte degli altri studenti. Fiyero è un principe del Paese di Winkie, la cui storia familiare non è completamente esplorata né particolarmente rilevante per la trama principale di Wicked. Si innamora immediatamente di Glinda, i due diventano i capi del gruppo dei popolari e invitano tutti a partecipare a una festa con loro. Fiyero e Glinda iniziano anche una relazione, comportandosi come se fosse scontata perché entrambi sono “perfetti”.

Tuttavia, Fiyero ed Elphaba sviluppano un legame innegabile dopo aver entrambi recitato un ruolo nella storia delle origini del Leone Codardo. Lei lo ispira a essere più riflessivo, ma nella canzone “Not That Girl” esprime la convinzione che non ci sarà mai nulla tra loro, dato che lui ha scelto Glinda, il suo opposto. Tuttavia, qualche tempo dopo, quando tutti hanno lasciato la scuola ed Elphaba è in fuga, Fiyero è molto meno disposto a stare a guardare, mentre tutti demonizzano Elphaba, rispetto a Glinda.

Elphaba e Fiyero fuggono quindi insieme, lasciando Glinda arrabbiata e devastata e creando conseguenze che tutti dovranno affrontare.

C’è, ovviamente, l’ulteriore tensione dovuta al fatto che sia Elphaba che Fiyero provano almeno un po’ di lealtà e affetto per Glinda e sanno che i loro sentimenti reciproci le spezzerebbero il cuore. Tuttavia, le cose culminano quando Elphaba torna alla Città di Smeraldo e Fiyero dichiara apertamente la sua dedizione nei suoi confronti. Elphaba e Fiyero fuggono quindi insieme, lasciando Glinda arrabbiata e devastata e creando molte conseguenze con cui tutti dovranno fare i conti.

Cosa succede a Fiyero dopo che diventa lo Spaventapasseri

Fiyero viene trovato da Dorothy come spaventapasseri prima di ricongiungersi con Elphaba

Presumibilmente, dopo che Fiyero diventa improvvisamente uno Spaventapasseri, le guardie che lo torturano sono completamente sconcertate e concludono che non otterranno alcuna informazione da lui e lo lasciano inchiodato nel campo di grano. Potrebbero anche essersene andati prima della sua trasformazione, credendolo morto. Dorothy arriva poco dopo, poiché la sorella di Elphaba, Nessarose (Marissa Bode), la Malvagia Strega dell’Est, è già morta durante lo scontro tra Fieryo, Elphaba, Glinda e le guardie.

La maggior parte delle persone penserebbe quindi che Fiyero reciti la trama del Mago di Oz, durante la quale diventa particolarmente amato da Dorothy. Dopo questa avventura e l’incontro con il Mago, Fiyero torna sul luogo della “morte” di Elphaba e scopre che lei ha inscenato la sua scomparsa. I due decidono di lasciare Oz insieme; Fiyero in particolare sottolinea che non possono dire a Glinda della loro sopravvivenza per proteggersi. Wicked si conclude con una nota agrodolce, poiché Elphaba non realizza mai il suo programma politico e si separa dalla sua migliore amica, ma riesce a stare con l’amore della sua vita.

Come l’origine dello Spaventapasseri in Wicked cambia Il mago di Oz

Le motivazioni dello Spaventapasseri sono particolarmente intriganti alla luce del suo passato malvagio

L’arco narrativo di Fiyero/lo Spaventapasseri in Wicked è molto confuso per quanto riguarda gli eventi de Il mago di Oz. Almeno con la storia delle origini malvagie dell’Uomo di Latta, è plausibile che Boq (Ethan Slater) desideri davvero un cuore dopo essere stato presumibilmente trattato ingiustamente da Elphaba. Tuttavia, le motivazioni di Fiyero per accompagnare Dorothy, come descritto in Il mago di Oz, sono presumibilmente più complicate. Ad esempio, Fiyero conosce il Mago a livello personale, poiché ha servito come Capitano della Guardia nella Città di Smeraldo mentre era con Glinda.

Wicked è una narrazione complessa dall’inizio alla fine, che richiede ai fan di analizzare le motivazioni dei personaggi in ogni momento.

Forse Fiyero pensava che viaggiare con Dorothy fosse il modo più discreto per attraversare Oz, dato che ora è un noto collaboratore della Malvagia Strega dell’Ovest. Forse chiedere al Mago un cervello era un piano stravagante per costringerlo ad ammettere di non avere poteri magici. Forse Fiyero, descritto come una brava persona, era sinceramente preoccupato per una ragazzina che vagava da sola per Oz. Tuttavia, qualsiasi affetto provasse per Dorothy è complicato dal fatto che Elphaba in seguito imprigiona e terrorizza la ragazza.

Le canzoni di Fiyero in Wicked

Accompagnato da Contesto

“Dancing Through Life”

Glinda, Boq, Nessarose e il cast di Wicked

Fiyero arriva a Shiz e incoraggia tutti a essere più spensierati e a uscire quella sera.

“Thank Goodness” (solo parte parlata)

Glinda, Madame Morrible e il cast di Wicked

Mentre circolano voci sul terrificante potere di Elphaba, Glinda cerca di distrarre tutti con la buona notizia del suo fidanzamento con Fiyero.

“As Long As Your Mine”

Elphaba

Dopo che Fiyero ed Elphaba lasciano insieme la Città di Smeraldo, trascorrono una notte romantica nel bosco.Tuttavia, Wicked è una narrazione complessa dall’inizio alla fine, che richiede ai fan di analizzare le motivazioni dei personaggi in ogni momento. Il personaggio di Fiyero è inizialmente definito dalla superficialità e dal desiderio di ottenere le stesse cose di Glinda: mantenere la sua reputazione e divertirsi. L’arco narrativo di Glinda riguarda il modo in cui il suo amore per l’adorazione del pubblico e il contatto con le persone si scontra con la lealtà verso la sua amica e il fare ciò che è giusto. Allo stesso modo, Fiyero viene cambiato per sempre da Elphaba, diventando qualcuno che sembra accettare di essere uno Spaventapasseri.

L’idea originale della trama di Scream 7 svelata dai registi dei precedenti capitoli

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Scream 7 (leggi qui la recensione) avrebbe potuto avere un aspetto molto diverso. Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett sono entrati a far parte del franchise di Scream nel 2022 con il sequel omonimo, inaugurando una nuova era per Ghostface. Sebbene il loro seguito, Scream 6 del 2023, sia stato un grande successo, il duo di registi, che costituisce i due terzi del team di produzione Radio Silence, ha infine lasciato il franchise per realizzare Abigail (2023).

In un’intervista con EW, Bettinelli-Olpin e Gillett rivelano però di aver avuto alcuni progetti iniziali per Scream 7 prima di decidere di concentrare i loro sforzi altrove. Il duo chiarisce di non essere arrivato al punto di contattare gli sceneggiatori, ma dipinge un quadro di un film che avrebbe portato il franchise in una direzione cupa e particolarmente intensa. Come spiega Bettinelli-Olpin: “Non abbiamo mai letto una bozza di nessuna versione di Scream 7 che avremmo realizzato perché prima avevamo lasciato il progetto per dedicarci ad Abigail“.

L’idea che avevamo in mente per Scream 7 era più o meno questa: ‘Fino a che punto possiamo spingerci?’. Ne abbiamo parlato molto. Per noi, l’idea era sempre questa: se Scream VI è come un film segreto che ti fa stare bene, Scream 7 ti distruggerà. Questo è tutto ciò che abbiamo potuto fare”. Gillett aggiunge poi ulteriori dettagli sull’approccio che avevano immaginato in termini di portata, spiegando che avrebbero reso il film più contenuto e immediato rispetto al più vasto Scream 6, ambientato a New York City.

Dato che abbiamo ampliato la portata della storia andando a New York, l’altra cosa di cui avevamo parlato – solo Matt e io, tra l’altro, non era una conversazione con gli sceneggiatori – era: ‘Come si fa il contrario per il 7?’. Ad esempio, ridurlo e renderlo ultra-contenuto, quasi continuo, come una cosa minuto per minuto. Ma al di là della nostra stupida idea, non eravamo a conoscenza di alcun piano oltre al semplice ‘Ce ne sarà un altro’“.

Sia Scream del 2022 che il suo seguito del 2023 sono stati accolti favorevolmente dalla critica e hanno avuto successo al botteghino. I due film di Radio Silence hanno introdotto una manciata di nuovi personaggi, tra cui le sorelle Sam e Tara Carpenter, interpretate rispettivamente da Melissa Barrera e Jenna Ortega, pronte a portare avanti il franchise. Dopo che Bettinelli-Olpin e Gillett hanno deciso di perseguire Abigail invece di un’altra uscita di Ghostface, il regista Christopher Landon è stato coinvolto per continuare la storia delle sorelle Carpenter.

Questa versione di Scream 7 è però fallita dopo che Barrera è stata licenziata per i suoi tweet provocatori sul conflitto tra Israele e Hamas e Ortega ha lasciato il progetto a causa di conflitti di programmazione, il che a sua volta ha portato all’abbandono di Landon. Il film ha quindi subito un’altra svolta, con il ritorno dello sceneggiatore originale di Scream, Kevin Williamson, alla serie per scrivere e dirigere il settimo capitolo. Dopo aver saltato il film precedente a causa di una disputa salariale, Neve Campbell torna nei panni di Sidney Prescott per affrontare un nuovo Ghostface che ha preso di mira sua figlia adolescente.

Scream 8 è già in lavorazione, ma Bettinelli-Olpin e Gillett non sembrano avere piani immediati per tornare al franchise. Il prossimo film del duo è Finché morte non ci separi 2, che uscirà nelle sale il 20 marzo. Anche se la loro visione originale per Scream 7 probabilmente non vedrà mai la luce, è chiaro che avrebbe portato il franchise in una direzione diversa.

LEGGI ANCHE: Scream 7, spiegazione del finale e dell’identità del killer Ghostface

L’hotel degli amori smarriti: trailer ufficiale

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L’hotel degli amori smarriti: trailer ufficiale

Officine UBU ha diffuso il trailer di L’hotel degli amori smarriti, (titolo originale: Chambre 212) di Christophe Honoré, nei cinema a partire dal 20 febbraio.

Presentato con successo al 72° Festival di Cannes, il film è valso alla protagonista Chiara Mastroianni il Premio per la Miglior Interpretazione nella sezione Un Certain Regard. Un riconoscimento che ha fatto da apripista all’uscita in Francia, dove il film ha totalizzato ad oggi più di 400.000 spettatori.

La talentuosa attrice e figlia d’arte Chiara Mastroianni interpreta Maria, docente universitaria attorno alla quale ruota una vicenda ricca di colpi di scena, dove i ricordi della protagonista prendono vita e la portano a riflettere sul suo matrimonio, sui saliscendi della vita di coppia, sull’infedeltà, sulla persistenza del desiderio e sul divenire. Una commedia “coniugale” che affronta le problematiche di coppia con romanticismo e originalità.

L’hotel degli amori smarriti: la trama

Dopo vent’anni di matrimonio, Richard scopre che Maria lo tradisce. Lei decide di lasciare il domicilio coniugale e di trasferirsi nell’hotel di fronte, dal quale avrà una vista privilegiata sul suo appartamento, su Richard e sul loro matrimonio. Nella stanza 212 Maria riceverà delle visite inattese dal suo passato, con le quali rivivrà i ricordi di amori sognati e perduti in una magica notte che le cambierà la vita.

L’hotel degli amori smarriti di Christophe Honoré arriverà nei cinema italiani a partire dal 20 febbraio distribuito da Officine UBU.

 

L’hotel degli amori smarriti: Al cinema dal 20 febbraio

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L’hotel degli amori smarriti: Al cinema dal 20 febbraio

Officine UBU annuncia all’interno della cornice della 42ᵃ edizione delle Giornate Professionali di Cinema in corso a Sorrento, l’uscita al cinema il 20 febbraio di L’hotel degli amori smarriti (titolo originale: Chambre 212) di Christophe Honoré. Presentato con successo al 72° Festival di Cannes, il film è valso alla protagonista Chiara Mastroianni il Premio per la Miglior Interpretazione nella sezione Un Certain Regard. Un riconoscimento che ha fatto da apripista all’uscita in Francia, dove il film ha totalizzato ad oggi più di 400.000 spettatori.

La talentuosa attrice e figlia d’arte Chiara Mastroianni interpreta Maria, docente universitaria attorno alla quale ruota una vicenda ricca di colpi di scena, dove i ricordi della protagonista prendono vita e la portano a riflettere sul suo matrimonio, sui saliscendi della vita di coppia, sull’infedeltà, sulla persistenza del desiderio e sul divenire. Una commedia “coniugale” che affronta le problematiche di coppia con romanticismo e originalità.

L’hotel degli amori smarriti: la trama

Dopo vent’anni di matrimonio, Richard scopre che Maria lo tradisce. Lei decide di lasciare il domicilio coniugale e di trasferirsi nell’hotel di fronte, dal quale avrà una vista privilegiata sul suo appartamento, su Richard e sul loro matrimonio. Nella stanza 212 Maria riceverà delle visite inattese dal suo passato, con le quali rivivrà i ricordi di amori sognati e perduti in una magica notte che le cambierà la vita.

L’hotel degli amori smarriti, il film

L’anticamera svizzera

Come spesso accade, anche L’hotel degli amori smarriti proviene da un altro film che non è mai stato girato, a malapena è stato scritto, ma che è la sua fonte segreta. L’avevo intitolato Les Fleurs (I fiori). La storia era ambientata durante l’occupazione e fino agli anni ’50. C’era un pittore immaginario, un pianoforte, la regione della Picardia, l’Opéra Garnier e due personaggi femminili che custodivano un segreto inaccessibile. Ho rinunciato a quel progetto dopo l’uscita di Plaire, Aimer et Courir vite, per paura che mi portasse a un livello eccessivamente solenne. Sono sempre più diffidente nei confronti di soggetti autoriali che alcuni film impongono al cinema stesso. Sono diffidente nei confronti di soggetti autorevoli e di registi pretenziosi. In poche parole, non volevo impegnarmi in questo progetto eccessivamente elevato. Era l’inizio dell’estate, ero al lago di Ginevra e mi ero sistemato al Vidy Theatre per provare “Les Idoles”, uno spettacolo che chiudeva un progetto autobiografico di narrativa in tre parti. Non avevo fretta di scrivere il prossimo film, e onestamente mi sentivo quasi libero di non avere alcuna idea in mente, quando una sera mi sono ritrovato a guardare L’orribile verità di Leo Mc Carey: Irene Dunne e Cary Grant interpretavano una coppia perfetta anche dopo il divorzio. “Da quanto tempo sei in una relazione?”, ho iniziato a chiedermi. E subito dopo: quanti cineasti si sono interessati al tema della conversazione coniugale? Quella stessa notte ho iniziato a scrivere con impazienza e gioia.

La stanza verde

Proust ha detto che “Gli scrittori che ammiriamo non possono servirci da guide, perché dentro di noi abbiamo qualcosa con un ago calamitato o un piccione viaggiatore che rappresentano il nostro senso dell’ orientamento”. Credo che sia lo stesso con i registi. Non è così facile deviare dal nostro percorso personale. Potremmo pensare che una sequenza girata in uno stile preso in prestito da altri, darà l’idea di un film costruito da più persone, ma non è così. Un’ondata solitaria, tenace e travolgente, porta via il film e noi stessi, in una terra promessa e inaspettata. I film di altre persone sono spesso paesaggi con cui si incrociano e su cui si lanciano occhiate a destra e a sinistra, sentendosi sorpresi e rassicurati nel trovare la stessa idea, lo stesso movimento con il quale stai girando. Ed è una dolce gioia sentirsi meno soli nelle proprie ossessioni, nei propri vicoli ciechi, per constatare poi che altri prima di noi hanno cercato di esprimere la stessa sensazione, lo stesso sentimento. Continuiamo sulla nostra strada, un po’ meno preoccupati, accompagnati dalla speranza di finire un po’ più universali di quanto pensassimo. Scrivendo e girando L’hotel degli amori smarriti, ho guardato diversi film di Sacha Guitry, Ingmar Bergman, Woody Allen e ognuno di loro, senza saperlo, e con un senso di fratellanza che ero l’unico a sentire, mi ha permesso di dare un’identità a questo nuovo film.

La stanza con vista

Volevo che L’hotel degli amori smarriti esprimesse, in modo sentimentale e testardo, il mio attaccamento al cinema di finzione dove il “facciamo finta” ha più valore del “facciamo così com’è”. Qui intendo “finzione” nel senso di “incantesimo”. Mi sono lasciato trascinare in una danza dai passi dimenticati, affascinata da questo incantesimo. E a poco a poco mi è sembrato che non ci fosse niente che reclamasse, in questo giorno e in questa epoca, i preziosi strumenti di recitazione, di metafora, che favorissero la magia del backstage, dei trucchi, in un’opera che mirasse a creare la vita durante un film. Nabokov ha scritto: “Definire una storia  -una vera storia- è un insulto all’arte e alla verità.” Sin dall’inizio, volevo che la mia storia assomigliasse più a un racconto coniugale che a un resoconto sulla vita di coppia. 

La stanza dell’amore

“Non dovresti dimenticare che avevo venticinque anni e che mi amavi follemente quando avevo quell’età!”. Durante gli anni ho imparato molto dalle storie d’amore che hanno punteggiato la mia vita. “Era quando stavo con X o quando stavo con Y”, le mie storie di un anno, un mese o una notte sembravano essere i punti più alti della mia esistenza… Poi ho iniziato a fare film, e i film hanno sostituito le relazioni amorose, almeno come indicatori del tempo. “Prima o dopo Les Chansons d’amour?” … “Durante la post-produzione di Non ma fille, tu n’iras pas danser o durante la preparazione di Homme au bain?” …ho notato che più giravo, più le mie storie duravano nel tempo. Come se le relazioni romantiche mi permettessero di moltiplicare i progetti. Sono consapevole che è alquanto arbitrario e forse irrilevante sollevare queste due parole, veridicità e film. Eppure, sono piuttosto tentato di affermare che amare lungamente (oh, che avverbio atroce) mi ha certamente permesso di girare più spesso.

 

L’hotel degli amori smarriti da 25 maggio sulle piattaforme digitali

Officine UBU ha annunciato che il film L‘hotel degli amori smarriti di Christophe Honoré, la cui uscita nei cinema lo scorso 20 febbraio era stata bruscamente interrotta a causa dell’emergenza Covid-19, sarà dal 25 maggio disponibile per la visione web on demand sulle principali piattaforme digitali.

L’hotel degli amori smarriti  arriva on demand dopo essere stato presentato con successo al 72° Festival di Cannes, dove la protagonista Chiara Mastroianni ha ottenuto il Premio per la Miglior Interpretazione nella sezione Un Certain Regard, e dopo essere stato designato FILM DELLA CRITICA dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI, che lo ha definito una commedia sentimentale irresistibile e ironica, piena di spunti narrativi audaci, che si offre anche come una candida riflessione esistenziale. Trasportato dalla superba energia di Chiara Mastroianni, Christophe Honoré intreccia melodramma e favola fantastica sognando orizzonti sentimentali ed erotici tutti da sperimentare.

Officine UBU supporta il cinema anche in versione online e lo fa distribuendo il film L’hotel degli amori smarriti  dal 25 maggio sulle principali piattaforme digitali, tra cui MioCinema e #iorestoinSALA, entrambe fortemente volute e gestite dagli esercenti cinematografici colpiti dalla fase emergenziale che ha imposto la chiusura delle sale. MioCinema è la piattaforma di prossimità dedicata al cinema d’autore che aggiornerà ogni 15 giorni il suo catalogo, permettendone l’acquisto legato alla propria sala cinematografica “reale” e “di fiducia”, la quale avrà una percentuale (40%) del biglietto. La visione web replicherà per quanto possibile il posto in sala e gli utenti potranno interagire tramite chat (info al sito http://miocinema.it). #iorestoinSALA è la nuova iniziativa digitale nata dalla volontà comune di un gruppo di Esercenti cinematografici che gestiscono circa 70 strutture per un totale di circa 170 schermi e che – in attesa di poter tornare a riempire fisicamente le sale, hanno deciso di creare una soluzione on-line per soddisfare le necessità dei propri spettatori. La visione online di entrambe queste piattaforme verrà garantita dalla piattaforma nazionale Mymovies del gruppo GEDI, che raccoglierà i film nelle categorie “current o catalogo”. La visione web sarà affiancata da una serie di attività collaterali quali presentazioni, dibattiti e promozioni.

Dopo vent’anni di matrimonio, Richard scopre che Maria lo tradisce. Lei decide di lasciare il domicilio coniugale e di trasferirsi nell’hotel di fronte, dal quale avrà una vista privilegiata sul suo appartamento, su Richard e sul loro matrimonio. Nella stanza 212 Maria riceverà delle visite inattese dal suo passato, con le quali rivivrà i ricordi di amori sognati e perduti in una magica notte che le cambierà la vita.

l’Horror Fairytale al Florence Fantastic Festival!

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l’Horror Fairytale al Florence Fantastic Festival!

fairytaleSarà presentato nell’ambito del Florence Fantastic Festival l’Horror Fairytale, nella sezione cinema indipendente curata da noi di Cinefilos.it. La pellicola diretta da Christian Bisceglia

L’ex Supergirl Laura Vandervoort smentisce il ritorno

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L’ex Supergirl Laura Vandervoort smentisce il ritorno

Laura Vandervoor, protagonista di Bitten e ex Supergirl in Smalville, ha smentito il ritorno al personaggio, passato adesso a Melissa Benoist, e soprattutto alla sua eventuale partecipazione alla serie CBS. Di seguito un affascinante servizio fotografico dell’attrice realizzato per Felix Magazine.

L’ex interprete di Harvey Dent, Misha Collins, reagisce al casting di Sebastian Stan in The Batman – Parte II

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Misha Collins, attore che in passato ha interpretato l’iconico cattivo di Batman, Due Facce, risponde alle voci sul casting di Sebastian Stan nel ruolo di Harvey Dent/Due Facce in The Batman – Parte II di Matt Reeves. Collins, che ha ricoperto il ruolo nella serie Gotham Knights del 2023, ha infatti suggerito che sarebbe disponibile a interpretare nuovamente il supercattivo se le cose con Stan non andassero in porto.

In una recente sessione di domande e risposte a Las Vegas (tramite YouTube), Collins ha infatti definito Due Facce: un ruolo da sogno”. Ha poi aggiunto: Sebastian Stan è appena stato scritturato per interpretare Due Facce nel prossimo film di Batman, cosa che non mi ha reso affatto geloso. Ero tipo, grrrr, e se dovesse avere un incidente e avessero bisogno di trovare un sostituto… libererei sicuramente la mia agenda per rendermi disponibile”.

Stan è già famoso per aver interpretato un altro supereroe, Bucky Barnes/Il Soldato d’Inverno, in tutti i film del MCU. L’attore è noto anche per i ruoli in A Different Man, Pam & Tommy, I, Tonya e The Martian, e l’anno scorso ha ottenuto la sua prima nomination all’Oscar per la sua interpretazione di Donald Trump in The Apprentice, al fianco di Jeremy Strong (anch’egli candidato all’Oscar).

Harvey Dent/Due Facce è invece stato interpretato in precedenza da Aaron Eckhart in Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, comunemente considerato uno dei migliori film di supereroi mai realizzati, e da Harry Lawtey nel famigerato flop del 2024 Joker: Folie à Deux. The Batman, tuttavia, è una versione completamente diversa dei vari personaggi DC associati a Batman.

Il film, uscito ormai quattro anni fa, vede Robert Pattinson nei panni del Cavaliere Oscuro, in quell’occasione impegnato a scontrarsi con L’Enigmista. Il film è stato accolto con grande successo dalla critica, ottenendo attualmente un punteggio dell’85% su Rotten Tomatoes, e ha riscosso un enorme successo al botteghino, incassando 772 milioni di dollari in tutto il mondo. Il sequel è stato annunciato poco dopo. Misha Collins, che riprende il ruolo di Due Facce avrebbe potuto avere il suo perché, ma il team sembra puntare a dare al film una propria identità con attori diversi in questi ruoli iconici.

Tutto quello che sappiamo su The Batman – Parte II

The Batman – Parte II è uno dei film più attesi del nuovo panorama DC, ma il suo percorso produttivo non è stato privo di ostacoli. Inizialmente previsto per ottobre 2025, il sequel diretto da Matt Reeves è stato rinviato al 1° ottobre 2027. I ritardi sono stati giustificati da esigenze legate alla scrittura della sceneggiatura e al calendario riorganizzato della DC sotto la nuova guida di James Gunn e Peter Safran, che stanno ristrutturando l’intero universo narrativo. Nonostante ciò, Reeves ha confermato che le riprese inizieranno nella primavera 2026 e Gunn ha recentemente letto la sceneggiatura, definendola “grandiosa”, un segnale incoraggiante per i fan.

Sul fronte del cast, è confermato il ritorno di Robert Pattinson nei panni di Bruce Wayne/Batman, all’interno dell’universo narrativo alternativo noto come “Elseworlds”, separato dal DCU principale. Dovrebbero tornare anche Jeffrey Wright come il commissario Gordon e Andy Serkis nel ruolo di Alfred. I rumor più insistenti ruotano attorno alla possibile introduzione di Hush e Clayface (che avrà inoltre un film tutto suo) come villain principali, anche se nulla è stato ancora ufficializzato. C’è chi ipotizza un ampliamento del focus sulla corruzione sistemica di Gotham, riprendendo i toni noir e investigativi del primo capitolo, con Batman sempre più immerso in un mondo in cui la linea tra giustizia e vendetta si fa sottile.

Per quanto riguarda la trama, le indiscrezioni suggeriscono un’evoluzione psicologica per Bruce Wayne, alle prese con le conseguenze delle sue azioni e un Gotham sempre più caotica, anche dopo gli eventi della serie spin-off The Penguin con Colin Farrell (anche lui probabile membro del cast). Alcune fonti parlano di un possibile scontro morale con Harvey Dent, figura ambigua per eccellenza, o di un Batman costretto a confrontarsi con i limiti del suo metodo. Al momento, tutto è però ancora avvolto nel riserbo, ma la conferma della sceneggiatura completa e approvata lascia ben sperare per l’inizio delle riprese entro l’autunno e per un sequel che promette di essere ancora più cupo, ambizioso e introspettivo.

Reeves spera naturalmente che il suo prossimo film su Batman abbia lo stesso successo del primo. The Batman del 2022 ha avuto un’ottima performance al botteghino, incassando oltre 772 milioni di dollari in tutto il mondo e ottenendo un ampio consenso da parte della critica. Queste recensioni entusiastiche sono state portate avanti nella stagione dei premi, visto che il film ha ottenuto quattro nomination agli Oscar. Nel frattempo, Reeves ha espanso la serie DC Elseworld con la già citata serie spin-off di Batman, The Penguin, disponibile su Sky e NOW, per l’Italia.

L’uscita di The Batman – Parte II è ora prevista per il 1 ottobre 2027.