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L’infanzia di un capo: clip esclusiva dal film con Robert Pattinson

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Guarda la clip esclusiva di L’infanzia di un capo, opera prima di Brady Corbet, interpretato da Bérénice Bejo, Robert Pattinson, Stacy Martin, Liam Cunnnigham e Tom Sweet.

 

Liberamente ispirato ad un racconto di Jean-Paul Sartre e girato in 35mm, il film racconta, in quattro atti, la vita del piccolo Prescott (Tom Sweet) nella villa vicino a Parigi dov’è alloggiato con i suoi genitori. Il papà (Liam Cunningham), consigliere del presidente americano Wilson, lavora alle stressanti trattative di definizione di quello che diventerà il famigerato trattato di Versailles, appena dopo la fine della prima guerra mondiale.

La formazione del carattere di Prescott è segnata da una precoce tensione intellettuale e da frequenti scatti d’ira, che portano inevitabilmente alla continua ridefinizione degli equilibri di potere familiare. Fra le storture e le ipocrisie sociali che avvelenano una coscienza al suo nascere e la preparano ad una sorte colpevole, si consuma lo scontro tra lo sterile e vigliacco mondo maschile dei diplomatici, e dell’ambiguo amico di amiglia Charles Marker (Robert Pattinson), e quello femminile, al contrario vitale e vibrante, che circonda il bambino con le tre profondamente diverse figure di donna che gestiscono la sua vita: l’austera e religiosa mamma (Bérénice Bejo), la dolce governante (Yolande Moreau) e la fragile insegnante di francese (Stacy Martin).

In quella che è una lampante e allo stesso delicata simbologia del male del fascismo che di lì a poco infetterà l’Europa, la consapevolezza auto-affettiva di Prescott si addensa inesorabilmente nel nichilismo del primo dopoguerra, che alzerà appunto il sipario alle tirannie del Ventesimo Secolo.

L’Infanzia Di Un Capo recensione del film di Brady Corbet

L’Infanzia Di Un Capo recensione del film di Brady Corbet

Girato da Brady Corbet in 35mm, L’Infanzia Di Un Capo si ispira liberamente all’omonimo racconto del 1939 di Jean-Paul Sartre e al romanzo ‘Il Mago’ di John Fowles. Il film, interpretato in inglese e francese, racconta la vita del giovane Prescott (Tom Sweet) che vive una vita apparentemente agiata in una villa fuori Parigi appena dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. Il padre (Liam Cunningham), consigliere del presidente americano Wilson, lavora senza sosta ai negoziati per il trattato di Versailles mentre la madre (Bérénice Bejo) vive una vita austera, apatica e solitaria, senza vizi né gioie. La famiglia riceve spesso visite dall’amico di famiglia Charles Marker (Robert Pattinson), un intellettuale liberale e socialista amante della bella vita. Poiché il padre è spesso fuori città  e la madre non ha interesse per le faccende domestiche, la casa è gestita dalla gentile e anziana governante (Yolande Moreau), forse l’unica vera amica del ragazzo.

L’Infanzia Di Un Capo, diviso in quattro capitolo (o ‘scatti d’ira’ del giovane Prescott), è un film volutamente tenebroso e cupo grazie all’eccezionale fotografia di Lol Crawley. L’oscurità è presente in ogni scena del film, molte delle quali si svolgono quasi completamente al buio. I paesaggi sono tetri, gli abiti neri, i volti tristi e severi: tutto lascia pensare che il regista voglia rappresentare un lutto globale causato dai terribili eventi della Prima Guerra Mondiale. Soltanto la giovane insegnante di francese (Stacy Martin) veste di bianco,  come se fosse la sola bellezza rimasta in un mondo triste e distrutto. Tuttavia, l’oscurità mostrata in scena impallidisce  di fronte a quella celata dai protagonisti. La religiosa madre di Prescott, sempre vestita di nero, è colei che più di ogni altro personaggio insegna al figlio la lezione più importante per la formazione del giovane: la giustizia, in verità, è soltanto prevaricazione. Allo stesso tempo, però, la donna cerca di infondere nel figlio i valori e le virtù della fede cristiana. I messaggi contraddittori della madre confondono la giovane mente di Prescott che viene trascinato a messa ogni domenica e dove gli viene insegnato il potere del perdono, della pace e della gentilezza. Nei fatti, però, la donna mostra in più occasioni che il potere si ottiene e si applica facendo soffrire chi è più debole, chi ha commesso un torto e chi ha più bisogno di aiuto e comprensione.

Il film vorrebbe mostrarci come i capricci di un bambino e i conseguenti castighi possano  portare quasi automaticamente un giovane a divenire un leader fascista: in questo il regista fallisce completamente. Seppur Prescott capisca in giovane età quanto il potere possa essere malvagio e indifferente, non bisogna dimenticare che si tratta pur sempre di un bambino e i giovani possono talvolta essere cocciuti, insolenti, arroganti e sessualmente frustrati: fa parte del processo di crescita di ogni adulto. Inoltre, Prescott è circondato da persone che gli vogliono bene, che lo trattano amorevolmente e che lui, a sua volta, tratta inizialmente con rispetto e gentilezza. Il padre, sebbene sempre impegnato in faccende politiche, non dimostra mai d’essere un genitore distante ma, anzi, è molto comprensivo nei riguardi del giovane figlio. La governante difende più volte Prescott dalle severe punizioni della madre. Gli scatti d’ira non rendono necessariamente una persona un dittatore e, in questo senso, il film sembra affrettato nel rivelare il suo messaggio, cioè che un bambino frustrato da una famiglia severa debba per forza volgersi al male: è una conclusione sbrigativa e contraddittoria a cui Corbet dedica troppa poca pazienza e attenzione.

L’Infanzia Di Un Capo è un film ambizioso che, almeno formalmente, trionfa soprattutto grazie all’interpretazione eccezionale di tutto il cast, sempre sobria e contenuta. Tuttavia, l’eccellente regia di Corbet sembra voler manipolare lo spettatore così che accetti alcuni messaggi forzati o talvolta implausibili, grazie anche all’incalzante colonna sonora di Scott Walker, a volte utilizzata maldestramente dal giovane regista per manovrare la comprensione del pubblico.

Il film di Corbet chiede allo spettatore di cercare nel film molti più significati di quelli che sono in realtà presenti, obbligandolo infine ad accettarne uno solo. Seppur egregiamente diretto, L’Infanzia Di Un Capo è un film severo, incontestabile e autoritario come i suoi protagonisti.

L’industriale: recensione del film con Pierfrancesco Favino

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L’industriale: recensione del film con Pierfrancesco Favino

Arriva fuori concorso al Festival Internazionale del Film di Roma 2011, L’industriale il nuovo film diretto da Giuliano Montaldo con protagonisti Pierfrancesco Favino, Carolina Crescentini e Francesco Scianna.

Ne L’industriale Nicola è un industriale torinese che sta affrontando, così come tutto il Paese, un momento molto difficile a livello economico. La sua fabbrica specializzata in produzioni di pannelli solari di nuova tecnologia, non riesce ad ottenere nuovi finanziamenti e l’uomo di trova stretto tra la morsa delle banche e i suoi operai che fanno pressione per avere certezze sul loro futuro e sui loro stipendi. Solo la moglie sembra essere l’unico punto fermo di Nicola, che orgoglioso e volitivo, rifiuta ogni tipo di aiuto, anche da lei, per riuscire a sopravvivere insieme alla sua azienda. Ben presto anche la certezza del matrimonio vacilla, e Nicola diventa sospettoso, tormentato, e tira fuori il peggio di sé.

La caratteristi importante di questa sceneggiatura è che il protagonista, altoborghese industriale, è un uomo corretto e buono, ha a cuore i suoi operai, e cerca di combattere e fare ciò che è giusto per salvare tutti. Caratteristica inusuale per il nostro cinema. Altra particolarità del film è la fotografia: sembra un bianco e nero molto freddo, ma a metà film cambia e i colori si saturano, per poi riprendere i toni monocromatici dell’inizio. Questa scelta è interessante, anche se sembra del tutto scollegata con il film se non addirittura proprio un errore da parte dei tecnici addetti.

L'industrialePierfrancesco Favino ancora una volta ci offre una buona performance, l’attore riesce a portare a casa il ruolo con buona pace dei suoi detrattori anche se in altre performance era stato molto più convincente. Peccato invece per Carolina Crescentini, che interpreta la moglie Laura, che non riesce a dare il giusto spessore al suo personaggio. L’industriale sembra quindi un film a metà, decisamente interessante da un punto di vista narrativo, addirittura può sembrare innovativo ad un certo punto, ma si risolve in un finale che lascia interdetti.

La sofferenza e il male che esplodono alla fine della storia sono del tutto gratuite e un happy end non avrebbe guastato, se non altro per andare contro il pessimismo diffuso nel nostro cinema. Anche i cliché abbondano dalla suocera cattiva al banchiere viscido. In L’industriale anche Francesco Scianna, a suo agio nei panni dell’ambiguo avvocato, e l’ex Iena Elena di Cioccio nei panni della complice amica di Laura, Marcella.

L’Industriale – Trailer

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Il primo trailer ufficiale del film “L’Industriale”, di Giuliano Montaldo, con Pierfrancesco Favino, Carolina Crescentini, Eduard Gabia e Francesco Scianna.

Ecco la nostra recensione

L’incubo di Maggie: la spiegazione del finale del film

L’incubo di Maggie: la spiegazione del finale del film

L’incubo di Maggie (il cui titolo originale è Dangerous Snow Day) è un thriller psicologico per la televisione che rientra pienamente nella tradizione dei Lifetime movies, quei film costruiti attorno a tensioni familiari, minacce latenti e conflitti psicologici intensi, spesso con protagoniste femminili al centro di situazioni drammatiche e pericolose. Diretto da , il film è un esempio classico di domestic thriller, dove la casa – simbolo di sicurezza e protezione – si trasforma nel teatro di un incubo ad occhi aperti. L’atmosfera claustrofobica, alimentata da un’ambientazione invernale e isolata, amplifica il senso di vulnerabilità e sospetto che accompagna la protagonista.

Come in molte storie di questo genere, le apparenze sono ingannevoli e i pericoli più minacciosi arrivano dall’interno delle mura domestiche o dalle persone considerate più vicine. Per questo motivo si può accostare L’incubo di Maggie a titoli simili come Lo stalker della stanza accanto Inganno dal passato. Il film della Underwood, però, utilizza in maniera efficace la dinamica della paranoia e della manipolazione, affrontando temi come la fiducia, l’identità e la protezione della propria famiglia da minacce invisibili ma pervasive.

Nel corso dell’articolo, verrà fornita una dettagliata spiegazione del finale del film, utile a chiarire gli snodi narrativi del terzo atto e a mettere in luce i sottotesti tematici. L’epilogo, come spesso accade in questo tipo di thriller, non si limita a risolvere i conflitti della trama, ma offre anche una riflessione sul percorso della protagonista e sul significato più ampio delle sue scelte. Per chi ha visto il film o è curioso di scoprirne i retroscena, l’analisi del finale rappresenta una chiave di lettura utile per comprendere le implicazioni psicologiche e narrative dell’intera storia.

Nicolette Langley in L'incubo di Maggie
Nicolette Langley in L’incubo di Maggie

La trama di L’incubo di Maggie

Giovane e brillante studentessa, Maggie (Nicolette Langley) viene assunta come tata da una ricca famiglia apparentemente perfetta. Quando inizia a lavorare per Kristen (Kate Watson) e Frederick Cargill (Matthew Pohlkamp), Maggie è entusiasta della possibilità di costruirsi una nuova vita. Tuttavia, l’atmosfera elegante e ben curata della casa comincia presto a mostrare delle crepe. Maggie si accorge infatti che qualcosa non va: strane tensioni tra i coniugi, comportamenti ambigui e la sparizione misteriosa di una tata precedente gettano un’ombra sinistra sulla sua nuova occupazione.

Con il passare dei giorni e l’arrivo di una tempesta di neve che isola la casa dal mondo esterno, Maggie inizia a sentirsi sempre più minacciata. Mentre cerca di scoprire cosa si nasconde dietro il sorriso glaciale di Kristen, diventa chiaro che la famiglia Cargill cela un segreto pericoloso. La situazione precipita quando Frederick viene arrestato e Kristen si mostra per ciò che è veramente: una donna disturbata, gelosa e assetata di controllo. In un crescendo di tensione, Maggie sarà costretta a lottare per la propria sopravvivenza.

La spiegazione del finale

Nel finale, il mistero si svela durante una violenta nevicata che isola la casa dei Cargill: Maggie, la tata, è rimasta a badare ai bambini mentre Kristen, la moglie, è andata a trovare la madre. Proprio quella notte Hannah, l’amica di Maggie, viene investita e gravemente ferita, segno che qualcuno vuol zittire le testimoni. Il marito Frederick viene arrestato come sospetto, ma Maggie è convinta che la verità sia un’altra e inizia. Scatenato, Frederick la accusa del suo arresto e la minaccia in casa. Ma quando pare sia arrivata la svolta, emerge la vera nemica: Kristen.

Harlow Bleu e Kate Watson in L'incubo di Maggie
Harlow Bleu e Kate Watson in L’incubo di Maggie

Dopo aver neutralizzato il marito con una pala, la moglie si rivela come la vera assassina della precedente tata, comprese la scomparsa di Ashley Coleman. Kristen lega entrambi, infligge violenza psicologica e li accusa di tradimento e gelosia, confessando i suoi crimini. In una lotta disperata, Maggie riesce a difendersi, riuscendo a resistere fino all’arrivo delle forze dell’ordine, che arrestano Kristen e Frederick. Il film si chiude così con Maggie in stato di shock mentre la polizia porta via i coniugi in manette. Maggie, insieme allo sceriffo Holden, adottano i loro figli e danno vita alla loro propria famiglia.

Il colpo di scena di L’incubo di Maggie mostra dunque come l’oscurità spesso si nasconda dietro le maschere della quotidianità: Kristen, personaggio fino alla fine percepito come vittima, si rivela invece l’autentica minaccia domestica. Questo tema, caro ai domestic thriller, ribalta le aspettative dello spettatore, invitandolo a riflettere su quanto possa essere sottile il confine tra affetto e perversione all’interno della famiglia. Maggie, da vittima isolata e sfruttata, si trasforma però in sopravvissuta.

Il suo atto finale di difendersi da Kristen rappresenta una liberazione interiore: spezza la dinamica tossica instaurata da una figura di potere materno e padrone. La neve e il freddo, simboli iniziali di quiete e pulizia, diventano così metafore di tensione e sangue, accompagnando il percorso verso la verità e la rinascita della protagonista. Questo epilogo risuona anche sul piano simbolico: l’arresto dei coniugi libera Maggie da una gabbia psicologica, ma il prezzo è l’esperienza traumatica di aver scoperto che il male vero si annida dove meno te lo aspetti.

L’incredibile vita di Norman: trailer ufficiale con Richard Gere

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L’incredibile vita di Norman: trailer ufficiale con Richard Gere

Lucky Red ha diffuso il trailer ufficiale di L’incredibile vita di Norman, il film di JOSEPH CEDAR con protagonisti nel cast Richard GereSteve Buscemi, Charlotte Gainsbourg, Lior Ashkenazi e Michael Sheen.

Se chiedi a Norman Opphennaimer quale sia il suo mestiere la risposta sarà “se le serve qualcosa io gliela trovo!”. Con una delle migliori interpretazioni di sempre, Richard Gere è Norman, un navigato affarista di New York alla disperata ricerca di attenzioni e amicizie che possano cambiargli la vita. La sua è una corsa continua a soddisfare i bisogni degli altri nella speranza di trovare un giorno rispetto e riconoscimento da sempre desiderati. Quando viene eletto Primo Ministro un uomo a cui anni prima Norman aveva fatto un favore, quel giorno che tanto aveva desiderato sembra finalmente arrivato. Ma sarà davvero come lo immaginava?

L’incredibile vita di Norman è una commedia intelligente e profonda sull’importanza delle relazioni e sul bisogno di contare col quale prima o poi tutti nella vita facciamo i conti.

L’incredibile viaggio della Tartaruga, il DOC di Nick Stringer

L’incredibile viaggio della Tartaruga, il DOC di Nick Stringer

L’incredibile viaggio della Tartarug è il documentario diretto da Nick Stringer e presentato al Festival di Roma nella sezione Alice nella Città, racconta la straordinaria avventura di una piccola tartaruga marina che, seguendo il cammino dei suoi antenati, attraversa l’Atlantico per poi tornare sulla spiaggia in cui è nata.

La trama di L’incredibile viaggio della Tartaruga, il DOC di Nick Stringer

Nata su una spiaggia della Florida, la tartaruga protagonista intraprende un percorso epico: segue la Corrente del Golfo fino ai ghiacci del nord, nuota nell’Atlantico del Nord, raggiunge le coste africane e infine ritorna nel luogo natale per deporre le uova. Un viaggio pieno di pericoli e scoperte, tra cui i cambiamenti climatici e l’impatto ambientale provocato dallo scioglimento dei ghiacci. Solo una tartaruga marina su mille riesce a sopravvivere a questa incredibile traversata.

Girato nell’arco di cinque anni e prodotto tra Austria e Regno Unito, L’incredibile viaggio della Tartaruga non è soltanto un documentario naturalistico ma un’opera che combina rigore scientifico, potenza visiva e sensibilità narrativa. Nick Stringer sceglie di adottare un punto di vista intimo e immersivo: non osserviamo il mare da spettatori esterni, ma lo percorriamo insieme alla tartaruga protagonista, accompagnandola in ogni fase della sua esistenza.

Un viaggio tra meraviglia e sopravvivenza

Il film affascina per la bellezza delle immagini, che spaziano dai fondali oceanici alle coste selvagge, ma colpisce anche per la capacità di trasmettere il senso di vulnerabilità e resistenza insito nella vita di queste creature. Ogni incontro – con predatori, correnti, ostacoli ambientali – diventa occasione per riflettere sulla fragilità della natura e sul delicato equilibrio degli ecosistemi marini.

La voce narrante, affidata in Italia a Paola Cortellesi (nell’originale a Miranda Richardson), non si limita a descrivere: accompagna con tono partecipe e al tempo stesso sobrio, evitando di appesantire le immagini con didascalismi. È un racconto che parla tanto agli adulti quanto ai più piccoli, trovando un equilibrio raro tra divulgazione e poesia.

Dal punto di vista estetico, il documentario si distingue per un montaggio che alterna sequenze spettacolari, girate con tecnologie subacquee all’avanguardia, a momenti più intimi e contemplativi. Questa scelta narrativa restituisce sia la dimensione epica del viaggio sia quella quotidiana, fatta di piccoli gesti di sopravvivenza.

Ma l’opera non si limita a incantare: pone interrogativi urgenti sul presente e sul futuro. La tartaruga diventa simbolo della lotta per la vita in un ambiente naturale minacciato dai cambiamenti climatici e dall’impatto dell’uomo. Così, mentre racconta la ciclicità della vita e il ritorno alle origini, L’incredibile viaggio della Tartaruga suggerisce anche la necessità di custodire e proteggere quel fragile equilibrio che rende possibile il ciclo stesso della natura.

In definitiva, il documentario di Nick Stringer è un film che emoziona, informa e fa riflettere. È un viaggio che parla di resistenza, memoria e continuità, e che riesce a rendere universale la vicenda di una piccola tartaruga marina, trasformandola in una metafora del nostro rapporto con il pianeta.

L’incredibile storia di Winter il delfino: recensione

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L’incredibile storia di Winter il delfino: recensione

Il prossimo 13 gennaio preparatevi ad accogliere nei vostri cuori L’incredibile storia di Winter il delfino, una storia vera, una fiaba tanto commovente quanto realistica, capace di avvolgere lo spettatore in un turbinio di emozioni uniche e spingerlo, infine, a guardare al mondo con occhi diversi.

In L’incredibile storia di Winter il delfino  Winter, magistralmente interpretato dal delfino Winter nella parte di se stesso, dopo essere rimasto impigliato in una trappola per granchi viene tratto in salvo e trasportato al Clearwater Marine Hospital. Qui, gravemente ferito, viene assistito dal Dr. Clay Haskett che, pur a malincuore, si ritrova costretto ad amputare la coda del povero esemplare. Ma per Winter l’amputazione è solo l’inizio di una lunga lotta. Una lotta contro la diversità,  la disabilità, una lotta estenuante per la vita. Senza coda il destino di Winter sembra ormai segnato.

Sara così soltanto l’amicizia di Sawyer, bambino timido e dalla grande bontà d’animo, con la sua determinazione ed il suo coraggio, a strappare via Winter dall’abisso del dolore e della solitudine. Grazie all’intervento del Dr. Cameron McCarthy, Sawyer riuscirà a compiere un vero e proprio miracolo, regalando al delfino un nuovo felice epilogo. Con una protesi appositamente studiata Winter tornerà infatti a nuotare, a giocare, ma soprattutto a vivere.

Oggi il vero Winter è diventato per milioni di persone il simbolo della speranza. Il tema della disabilità, che nel film emerge in primo piano con quello dell’amicizia straordinaria tra uomini e animali, si sposa perfettamente con quello della rinascita e di una ritrovata libertà. Ed ecco che allora, quando valicare limiti, spesso autoimposti, diventa qualcosa di realizzabile, la disabilità si tramuta in null’altro che in un’effimera etichetta.

Perché in fondo si può essere liberi e “illimitati” anche in un corpo diverso, perché dopotutto una via c’è sempre. Basta saperla cercare.

L’incredibile storia di Winter il delfino 2 Trailer italiano e data di uscita

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Guarda il primo Trailer del film L’incredibile storia di Winter il delfino 2, sequel diretto Charles Martin Smith con il Premio Oscar Morgan FreemanHarry Connick Jr.Ashley JuddKris Kristofferson e Nathan Gamble. Da Giovedì 25 Settembre al cinema.

L'incredibile storia di Winter il delfino 2Sinossi: Continua la storia di Winter il delfino coraggioso, il cui miracoloso salvataggio e recupero, grazie ad una innovativa protesi alla coda, è diventato un simbolo di speranza e perseveranza per la gente di tutto il mondo, e ha ispirato il film per le famiglie del 2011 “L’Incredibile Storia di Winter il Delfino”.

Sono passati molti anni da quando il giovane Sawyer Nelson (Nathan Gamble ) e il team specializzato dell’Ospedale Marino di Clearwater, diretto dal dottor Clay Haskett (Harry Connick , Jr.), hanno salvato Winter. Con l’aiuto del Dr. Cameron McCarthy (Morgan Freeman), che ha creato una coda prostetica unica per il delfino ferito, sono riusciti a salvargli la vita. Eppure, la loro battaglia non è finita.

L’anziana madre surrogata di Winter, il delfino Panama, è morta, lasciando Winter da sola. Tuttavia, la perdita di Panama ha conseguenze peggiori per Winter, che, secondo le leggi statunitensi non può rimanere in solitudine, in virtù del comportamento sociale dei delfini che impone loro di accompagnarsi ad altri cetacei. Il tempo sta scadendo, e prima che Winter venga trasferita in un altro acquario, il personale del Clearwater dovrà trovarle un altro compagno.

L’incredibile storia di Winter il delfino 2 Nuovo Trailer in italiano

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Guarda il nuovo trailer italiano de L’incredibile storia di Winter il delfino 2 il nuovo film di Charles Martin Smith da Giovedì 25 Settembre al cinema con il Premio Oscar Morgan Freeman, Harry Connick Jr., Ashley Judd, Kris Kristofferson e Nathan Gamble.

L'incredibile storia di Winter il delfino 2Sinossi: Continua la storia di Winter il delfino coraggioso, il cui miracoloso salvataggio e recupero, grazie ad una innovativa protesi alla coda, è diventato un simbolo di speranza e perseveranza per la gente di tutto il mondo, e ha ispirato il film per le famiglie del 2011 “L’Incredibile Storia di Winter il Delfino”.

Sono passati molti anni da quando il giovane Sawyer Nelson (Nathan Gamble ) e il team specializzato dell’Ospedale Marino di Clearwater, diretto dal dottor Clay Haskett (Harry Connick , Jr.), hanno salvato Winter. Con l’aiuto del Dr. Cameron McCarthy (Morgan Freeman), che ha creato una coda prostetica unica per il delfino ferito, sono riusciti a salvargli la vita. Eppure, la loro battaglia non è finita.

L’anziana madre surrogata di Winter, il delfino Panama, è morta, lasciando Winter da sola. Tuttavia, la perdita di Panama ha conseguenze peggiori per Winter, che, secondo le leggi statunitensi non può rimanere in solitudine, in virtù del comportamento sociale dei delfini che impone loro di accompagnarsi ad altri cetacei. Il tempo sta scadendo, e prima che Winter venga trasferita in un altro acquario, il personale del Clearwater dovrà trovarle un altro compagno.

L’Incredibile Storia di Winter il Delfino – Trailer Italiano

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L’Incredibile Storia di Winter il Delfino – Trailer Italiano

L’incredibile storia di Winter il delfino (Dolphin Tale) è un film del 2011 diretto da Charles Martin Smith, basato sulla storia del delfino Winter. Il film è ispirato alla vera e straordinaria storia di Winter, una femmina di delfino che è stata salvata nel dicembre 2005 al largo delle coste della Florida e presa in affidamento dalla “Clearwater Marine Aquarium”. Dopo essersi aggrovigliata ad una corda legata ad una trappola per granchi, ha perso la sua coda, la quale le è stata sostituita con una particolare protesi. La storia di Winter è stata scelta dai produttori perché fonte di ispirazione per migliaia di persone che si trovano ad affrontare un handicap, e che tutt’oggi visitano quotidianamente il delfino al Clearwater Marine Aquarium.

Ulteriori info nella nostra Scheda – Film

L’incredibile storia dell’Isola Delle Rose: trailer del film Netflix di Sydney Sibilia

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Netflix ha diffuso il trailer ufficiale di L’incredibile storia dell’Isola Delle Rose, il nuovo film originale Netflix diretto da Sydney Sibilia con protagonista Elio Germano. Nel cast anche Matilda De Angelis, Fabrizio Bentivoglio, Luca Zingaretti, François Cluzet, Tom Wlaschiha, Leonardo Lidi, Alberto Astorri, Violetta Zironi, Leonardo Santini.

Scritto da Sydney Sibilia, Francesca Manieri L’incredibile storia dell’Isola Delle Rose è prodotto da Matteo Rovere per la sua Groenlandia il film debutterà su Netflix il 9 dicembre.

L’incredibile storia dell’Isola Delle Rose, la trama

La storia dello stato indipendente denominato “L’Isola delle Rose”. Lo stato fu costituito dall’ingegnere Giorgio Rosa nel 1968 al largo della costa riminese, costruito su una piattaforma fuori dalle acque territoriali, con l’esperanto come lingua ufficiale. Le autorità italiane non la presero bene perché la micronazione fu vista come un espediente per non pagare le tasse sui ricavi ottenuti grazie all’arrivo di numerosi turisti e curiosi. Fu disposto una sorta di blocco navale intorno all’Isola delle Rose e dopo varie controversie lo stato italiano ordinò alle forze di polizia di far saltare in aria la piattaforma nel febbraio del 1969. La Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose non fu mai riconosciuta da alcuno stato del mondo nel suo breve periodo di vita. La valuta scelta era il Mill ma non vennero mai prodotte banconote e monete ma solamente alcune emissioni di francobolli, uno di questi mostrava la cartina dell’Italia con in evidenza la posizione in cui si trovava la piattaforma.

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, la recensione del film di Sydney Sibilia

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In un momento in cui i viaggi sono assolutamente fuori discussione, si dovrà rinunciare al cenone di Natale con la famiglia riunita, ai festeggiamenti di Capodanno e alle uscite serali nelle cittadine addobbate a festa dalle luminarie natalizie, su Netflix arriva non solo un film che ci trasporta in un altro tempo e in un altro “stato” (autoproclamato, lo vedremo a breve), ma anche un film che racconta una storia di libertà e autonomia, l’utopia dell’ingegnere Giorgio Rosa e di Sydney Sibilia che ne ha raccolto la vicenda e l’ha trasformata ne L’incredibile storia dell’isola delle Rose.

La trama de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose

Tratto da una storia incredibile, appunto, realmente accaduta, il film racconta di Giorgio Rosa, giovane ingegnere bolognese con la testa tra le nuvole che, nella difficoltà di inserirsi in un contesto sociale e lavorativo che non va certo in contro alle sue attitudini insolite, decide di crearsi una nazione tutta per sé, un’isola fuori dalla giurisdizione dello Stato italiano e di qualunque altro Stato sovrano precostituito. Così, con l’aiuto e i fondi di un suo collega, costruisce a largo delle acque territoriali italiane, a largo della costa adriatica, una piattaforma di 400 metri quadrati che chiama Isola delle Rose.

Era l’estate del 1968, il mondo viveva un periodo di ferventi proteste, mentre la riviera romagnola era affollata di sole e di vacanzieri, e l’Isola delle Rose diventa un’attrazione, qualcosa di molto simile ad una discoteca in mezzo al mare, come farà notare a Giorgio stesso Gabriella, sua indimenticata ex che è pronta a convolare a nozze con un altro. Ma il nostro eroe vuole di più, vuole una nazione in senso proprio, libera e autonoma, con una moneta, un sistema postale, una lingua addirittura, e così comincia la sua battaglia contro i poteri costituiti per dare dignità di Stato alla sua piccola utopia.

Sydney Sibilia è inciampato per caso in questa storia che sembra inventata e con la collaborazione tra la sua Groenlandia (con Matteo Rovere) e Netflix, ha realizzato una commedia leggera che vede Elio Germano interpretare il bolognese Giorgio Rosa. Scritto a quattro mani con Francesca Minieri, L’incredibile storia dell’Isola delle Rose è un invito alla vita, ai sogni in grande, per quanto siano folli o strambi, racconta una persona e le sue strambe attitudini e aspirazioni, ma racconta anche di un Paese in cui sognare così in grande poteva essere possibile e fattibile.

La storia di Giorgio Rosa, ingegnere e utopista

Il film pone lo squinternato eroe Giorgio, con la sua ciurma di separatisti, di fronte ad un nemico inedito, quel Governo guidato da Giovanni Leone, con Franco Restivo agli Interni, che nella storia del nostro Paese è ammantato di un alone di nobiltà e reverenza, se non fosse altro perché era formato da alcuni dei padri costituenti, gli uomini che hanno vergato la nostra costituzione dopo la proclamazione della repubblica. Proprio nella rappresentazione di questi inediti villain che ostacoleranno l’eroe risiede l’aspetto più comico e godibile del film, grazie soprattutto a Luca Zingaretti e Fabrizio Bentivoglio che, interpretando rispettivamente Leone  e Restivo, danno vita a siparietti comici impagabili.

L’ISOLA DELLE ROSA (ROSE ISLAND) (L to R) ELIO GERMANO as GIORGIO and TOM WLASCHIHA as W.R. NEUMANN in L’ISOLA DELLE ROSA (ROSE ISLAND). Cr. COURTESY OF NETFLIX © 2020

Non che il resto del cast sfiguri, perché al netto di un accento bolognese un po’ forzato per alcuni degli interpreti, Germano, Matilda De Angelis, Leonardo Lidi e Tom Wlaschiha (che recita in un comico italiano con forte accento tedesco) riescono a formare un gruppo abbastanza convincente, a tratti grottesco, più che comico.

Dopo il successo della trilogia di Smetto Quando Voglio, ci si aspettavano grandi cose da Sibilia che, scegliendo di raccontare proprio questa storia, conferma che come cineasta è interessato a raccontare storie di singoli, di uomini che misurano il loro potere in rapporto ad un potere costituito. La storia di Giorgio Rosa è coerente con questo concetto, tuttavia si sviluppa con un linguaggio di commedia quasi distaccato. Non sembra esserci troppa intenzione di costruire empatia trai personaggi e lo spettatore e il risultato è soltanto un racconto dei fatti avvenuti tra il ’68 e il ’69, ai quali manca totalmente la dimensione epica ed eroica del compimento dell’impresa impossibile.

L’immaginario pop di Sibilia è intriso di cinema americano, il regista gioca con quei punti di vista, con quello stile, perdendo troppo spesso di vista quello che serve effettivamente alla storia, auto-compiacendosi di voli acrobatici e inquadrature dall’alto. Il risultato è una visione presuntuosamente grandiosa dello spazio raccontato che però perde di vista il cuore della storia. Quello di Giorgio Rosa sembra semplicemente un capriccio, una bravata venduta, a parole più che a fatti, come un atto di ribellione in nome di un sogno, in nome della libertà.

La coraggiosa impresa di Sydney Sibilia

L’incredibile storia dell’isola delle Rose paga anche il prezzo di un budget non sufficiente a permettere la messa in scena di alcuni dei momenti chiave della storia, soprattutto nel finale, lasciando parte dell’azione più spettacolare nel fuori campo, nell’immaginazione dello spettatore, nello sguardo rassegnato di Elio Germano. Nonostante ciò, l’impresa è coraggiosa, portata avanti dall’ambizione di fare cinema con un linguaggio e un appeal che possano essere apprezzati anche fuori dai confini nazionali, possibilità che Netflix offre per sua stessa natura di piattaforma globalizzante, che contribuisce ad abbattere i confini della distribuzione tradizionale.

L’incredibile storia dell’isola delle Rose vincerà l’attenzione e l’approvazione degli spettatori per la storia fuori dall’ordinario che racconta, una storia che era rimasta “sepolta in bella vista” e che la curiosità di Sibilia e del suo team ha riportato alla luce.

L’incredibile storia de L’Isola delle Rose, il racconto di un’utopia attraverso le parole dei protagonisti

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È stato presentato, nelle ormai consuete modalità a distanza, via conference call, il nuovo film di Sydney Sibilia, una co-produzione Netflix e Groenlandia e ispirata ad una storia incredibilmente vera, L’incredibile storia de L’Isola delle Rose, appunto. Il film racconta infatti la vicenda dell’Isola delle Rose, la piattaforma artificiale creata dall’ingegnere Giorgio Rosa, divenuta micronazione il 1º maggio 1968 e demolita nel febbraio del 1969. Una storia di utopie e libertà, raccontata attraverso i volti di Elio Germano, Matilda De Angelis, Luca Zingaretti, Fabrizio Bentivoglio, Violetta Zironi, Tom Wlaschiha e Leonardo Lidi, scritta dallo stesso Sibilia con Francesca Manieri e prodotto da Matteo Rovere per Groenlandia e da Teresa Meneo per Netflix.

I primi a presentare il progetto sono stati appunto i produttori, che si sono confrontati con un lavoro niente affatto semplice. Meneo in particolare ha specificato che il coinvolgimento della piattaforma è stato deciso proprio dalla natura della storia, che nonostante sia legata ad un fatto accaduto in Italia e legato al territorio, ha uno spirito internazionale: “A Netflix ci piacciono le storie che vengono da tutte le parti, e che possono arrivare ovunque. Questa storia ci ha conquistati, nonostante sia molto ‘locale’, riesce a portare sullo schermo tanti elementi che possono avere un’eco internazionale.”

Il fascino della storia vera dietro L’incredibile storia de L’Isola delle Rose

Rovere aggiunge: “Il film è nato da Sydney, Francesca e anche da me, anni fa. Abbiamo subìto il fascino di Giorgio Rosa e della sua volontà di rendere concreto il suo desiderio di libertà utopistico, un desiderio che in fondo non era poi tanto noto come forse merita. Era una storia un po’ folle, come il cinema di Sydney, ma anche radicata nel territorio. Abbiamo trovato in Netflix un partner che ci ha aiutato a pensarlo con questa dimensione internazionale, con un grande aiuto da parte di Teresa.” “E’ stata una produzione complessa – continua Rovere – ma abbiamo cercato di portarla avanti senza sottovalutarne le difficoltà. La cosa bellissima è vedere il cast così variegato che ha partecipato al film. Sono stati tutti bravissimi a restituirci la forza di questa storia vera che è incredibile.”

Sulle complessità realizzative legate alla protagonista assoluta del film, questa piattaforma in mezzo al mare al largo di Rimini, Rovere ha spiegato: “La realizzazione dell’isola è l’elemento produttivo che ci ha spaventato di più. L’abbiamo realizzata nelle Infinity Pool di Malta, ovvero studios grandissimi, delle piscine all’interno delle quali è stata realizzata la struttura che poi è stata implementata dagli effetti visivi. Sydney voleva percorrere la strada più difficile, che ci potesse permettere di ottenere una location con cui si poteva interagire fisicamente in maniera credibile, per cui abbiamo scartato da subito l’idea di farla interamente con gli effetti, e abbiamo ottenuto questo risultato.”

L'incredibile storia de L'Isola delle RoseLa cosa che maggiormente colpisce è che la storia raccontata ne L’incredibile storia de L’Isola delle Rose è effettivamente vera, accaduta, proprio in Italia, o meglio a largo delle acque territoriali italiane. Una storia è nota, incredibile, ma in qualche modo rimasta sommersa. “L’idea nasce nel periodo in cui stavo a cercare storie, come un rabdomante. Stavamo scrivendo Smetto quando voglio 2 e 3, ed erano sceneggiature piene di tecnicismi, quindi stavamo sempre con Wikipedia aperta – esordisce Sydney Sibilia, raccontando la genesi del progetto – E sulla home page del sito, un giorno, c’era un riquadretto che citava proprio la micronazione dell’Isola delle Rose. Allora ci ho cliccato e ho letto questa storia incredibile, di quella che ti chiedi perché nessuno ci abbia mai fatto un film. Poi mi sono ricordato che io i film li faccio e ne ho parlato con Francesca, con cui ci siamo detti che era come un film già fatto, tant’è che ci abbiamo messo solo un anno e mezzo per scriverlo.”

Francesca Minieri continua: “È andata così, la scaletta l’abbiamo scritta mentre stavamo ultimando Smetto quando voglio 3. Credo che la cinematografia di Sydney sia molto chiara, ha a che fare con l’individuo, con il suo potere in rapporto al potere costituito, ed è un tema che viene raccontato nel film. Si parla di libertà. La storia ci sembrava particolarmente giusta per lui, ed aveva tanti trabocchetti e tanti rischi, perché ci sembrava interessante che gli antagonisti fossero alcuni dei padri della patria, gli eroi della Costituzione italiana. Franco Restivo è stato un padre costituente. Dal mio punto di vista di sceneggiatrice è stato interessante arrivare ad un tono di scrittura che si confronta con la commedia che presenta anche toni drammatici, epici, storici.”

Il film racconta un’epoca folle

Ad interpretare l’ingegnere Giorgio Rosa è stato chiamato Elio Germano che così spiega la sua idea di libertà, in questo momento storico: “Oggi l’idea di libertà è declinata al ribasso. Ci sono persone che non hanno libertà di accedere a cure, istruzione, dimore, per cui si può parlare di libertà quando siamo tutti sullo stesso livello. Quindi credo che oggi bisogna prima pensare al diritto di vita delle persone, al diritto di sopravvivenza. Tutto il resto è qualcosa in più. Soprattutto dopo la pandemia, già l’idea di pensare al futuro mi sembra qualcosa di importante. Un film così ci aiuta ad alleggerire gli animi.” Parlando del suo lavoro di ricerca sul personaggio, Elio Germano ha raccontato: “Una delle cose che mi ha colpito di più andando a parlare con i reduci di quell’epoca, a Bologna, anche per studiare l’accento, è uscito fuori che era un periodo in cui si faceva a gara a chi la faceva più strana. Tutto molto diverso dall’omologazione che oggi la fa da padrone. Non è che la sua fosse un’impresa ideologica, ma era solo l’idea di fare una cosa molto grande da soli.”

Nelle figure storiche di Franco Restivo e Giovanni Leone, il film trova i suoi inediti antagonisti, due padri della nostra Costituzione egregiamente e comicamente interpretati da Fabrizio Bentivoglio e Luca Zingaretti, che non hanno nascosto un certo gusto nell’offrire un ritratto così irriverente delle due figure storiche quasi sacre. Così Zingaretti: “Per quelli della mia generazione, Leone è stato un personaggio molto importante. Ovviamente è stato divertente andare a rivisitare quei momenti. Come diceva Elio, quegli anni sono ricordati per il boom economico o per le contestazioni, ma la verità, come racconta questo film, è che sono stati anche anni folli. Oltre a raccontare una storia di libertà, questo film è anche divertente, con tanti spunti di riflessione, proprio uno di quelli che piace andare a vedere a me.”

“Di Franco Restivo si sapeva poco – spiega invece Bentivoglio – non posso dire di aver fatto una grande ricerca per interpretarlo, ho trovato una sua frase che suona ‘ogni qualvolta la democrazia viene minacciata, il Paese reagisce subito, d’istinto’. Questa mi sembra la summa del personaggio, lo racconta molto bene. Perché lui ha fatto parte della costituente, ha scritto realmente la nostra costituzione, anche quel benedetto articolo 11, che dice ‘L’Italia ripudia la guerra’, e quindi racconta come si possa scrivere questo e poi disattenderlo, se non addirittura tradirlo.”

Ma il film nasce principalmente da una negazione, come ha raccontato Sydney Sibilia, la contrarietà del vero Giorgio Rosa a fare della sua impresa un film. E così il regista ha raccontato il suo incontro con l’ingegnere bolognese: “Quando entri in contatto con una storia, non sai se dentro c’è già un film. Quindi avevo bisogno di incontrare Giorgio Rosa, di fargli delle domande, prima tra tutte ‘perché?’, cosa c’era dietro quell’isola. È stato un incontro stupendo e molte cose che ci sono nel film vengono proprio dai racconti che ha fatto lui. Dopo avergli fatto tante domande, ancora non ero convinto di farci un film. Solo alla fine del nostro incontro gli ho chiesto se gli avrebbe fatto piacere se avessimo fatto un film su di lui. E lui mi ha guardato e mi ha detto ‘No’. Allora ho pensato che in quella negazione c’era la motivazione più grande per farlo, il film.”

Quel film, L’incredibile storia de l’Isola delle Rose, arriverà su Netflix a partire dal prossimo 9 dicembre.

L'incredibile storia de L'Isola delle Rose poster

L’incredibile Hulk: un sequel sarebbe troppo costoso secondo Mark Ruffalo

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Da tempo si vocifera di un nuovo film interamente dedicato a Hulk, che andrebbe dunque a configurarsi come un sequel di L’incredibile Hulk, il film del 2008 con Edward Norton nel ruolo del gigante verde, prima che questo venisse assunto da Mark Ruffalo. È proprio Ruffalo a suggerire però ora che tale sequel sarebbe troppo costoso. Parlando con GQ, Ruffalo ha infatti detto di ritenere che “l’espansione della Marvel nello streaming sia stata davvero entusiasmante. Ma il problema dei film Marvel è che bisognava aspettare tre anni e questo creava un alone di mistero“.

Questa attesa è stata in qualche modo diluita dall’ondata di spettacoli rilasciati in streaming, anche se i Marvel Studios stanno ora riducendo drasticamente la quantità di contenuti in uscita ogni anno. Potrebbe dunque essere troppo tardi per pensare ad un sequel di L’incredibile Hulk, ammette Ruffalo, per quanto ammette che gli piacerebbe prendere parte ad un film interamente dedicato al gigante verde, qualora i Marvel Studios lo autorizzino. “Mi piacerebbe fare un Hulk indipendente, ma non credo che accadrà mai“, ha detto l’attore.

Il costo della creazione del personaggio in computer grafica è infatti molto alto, anche se la tecnologia è migliorata nel tempo. “È molto costoso se si fa un intero film, ed è per questo che usano Hulk con tanta parsimonia“. Come noto, dopo Avengers: Endgame l’Hulk di Ruffalo è riapparso nella serie She-Hulk: Attorney at Law, la quale come noto ha però avuto forti problemi per via di un budget andato oltre quanto preventivato, mostrando anche degli effetti speciali ritenuti scadenti. Alla luce di ciò diventa comprensibile che un intero film di Hulk possa rivelarsi un’operazione rischiosa.

Dove rivedremo l’incredibile Hulk?

Kevin Feige sembra comunque stia gettando le basi per un nuovo film su Hulk, da qui il motivo per cui Captain America: Brave New World vedrà la presenza del Generale Ross, del Leader e di Betty Ross. Inoltre, nei momenti finali di She-Hulk: Attorney at Law, il Gigante è tornato sulla Terra e ha presentato alla famiglia suo figlio Skaar. La teoria prevalente è che presto si potrebbe avere il tanto vociferato progetto World War Hulk, anche se resta da vedere come potrebbe inserirsi nei piani della più ampia Saga del Multiverso.

L’incredibile Hulk: tutto quello che c’è da sapere sul film

L’incredibile Hulk: tutto quello che c’è da sapere sul film

Subito dopo l’Iron Man di Jon Favreau e con Robert Downey Jr. protagonista, il secondo supereroe della Marvel a fare il suo ingresso nell’MCU è stato il possente Hulk, protagonista di L’incredibile Hulk. Uscito al cinema nel 2008 per la regia di Louis Leterrier, il film ha dunque riportato sul grande schermo il celebre gigante verde, già protagonista di un film intitolato semplicemente Hulk, diretto nel 2003 da Ang Lee. Questa nuova versione del personaggio, poi modificata nel corso dell’evoluzione del Marvel Cinematic Universe, rimane ancora oggi particolarmente apprezzata per presenza scenica e aspetto complessivo.

Questo nuovo film dedicato al supereroe non ignora del tutto il lungometraggio di Lee, non dilungandosi dunque a raccontare il come il protagonista abbia subito la trasformazione che lo affligge. Si è però cercato di affrontare in modo più esplicito i temi che riguardano la natura del personaggio e le responsabilità che comporta essere dotati di quella forza sovrumana. L’incredibile Hulk introduce così una nuova versione del gigante verde particolarmente scissa tra rabbia totale ed aspetti emotivi, una cosa che sarebbe poi con il tempo stata resa meno evidente dalla Marvel, che ha in anni recenti proposto un Hulk più quieto, interpretato come noto da Mark Ruffalo.

L’incredibile Hulk rappresentò un passo avanti rispetto al suo predecessore, ma anche in questo caso ottenne pareri contrastanti da parte di critica e pubblico. In particolare, si dibatte ancora oggi sul valore dell’azione presente nel film, da alcuni giudicata eccessiva. Se però si apprezzano queste opere dal ritmo esagitato, L’incredibile Hulk è un titolo da recuperare assolutamente. Prima di intraprenderne una visione, però, sarà utile approfondire alcune curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà possibile ritrovare dettagli relativi alla trama, al cast di attori e ai sequel. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L’incredibile Hulk: la trama del film

Protagonista del film è il dottor Bruce Banner, uno scienziato impegnato in un esperimento il cui intento è rendere gli esseri umani immuni alle radiazioni gamma. Per via di un incidente, Banner viene però colpito proprio da questi, che fanno nascere in lui un gigantesco e incontrollabile mostro verde, chiamato Hulk. Scappato e nascostosi dal mondo per evitare di fare del male a qualcuno, Banner cerca di condurre un’esistenza che lo tenga lontana dalla rabbia, elemento che fa uscire allo scoperto Hulk. Quando però viene localizzato dal generale Thaddeus Ross, egli si trova a dover nuovamente fuggire e combattere contro le forze militari. I guai per lui sono però appena iniziati.

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L’incredibile Hulk: il cast del film

Il regista del film avrebbe preferito Mark Ruffalo come protagonista, mentre la Marvel spingeva più per Edward Norton, il quale ottenne poi la parte. Dato l’insuccesso del film, però, l’attore decise di allontanarsi da eventuali sequel. A sostituirlo da The Avengers in poi nei panni di Hulk è dunque stato proprio Ruffallo, ad oggi particolarmente apprezzato per la sua interpretazione del personaggio. Pur non venendo accreditato, Norton ha collaborato alla scrittura del film L’incredibile Hulk, contribuendo in particolare ad approfondire le conseguenze psicologiche derivate dalla trasformazione del protagonista. Per dar vita ad Hulk, inoltre, ebbe modo di sperimentare con la motion capture.

L’attrice Liv Tyler interpreta invece il ruolo di Betty Ross e come noto ha accettato di prendere parte al progetto senza il bisogno di leggere la sceneggiatura. Ad interpretare il generale Ross vi è invece il premio Oscar William Hurt, il quale accettò in quanto grande fan del personaggio. Hurt ha poi ripreso tale ruolo anche per successivi film della Marvel. L’attore Tim Roth, invece, interpreta il soldato Blonsky, che si trasforma poi in Abominio. Egli ha affermato di aver preso parte al progetto solo per far contenti i suoi figli, nutrendo poi un sempre maggior interesse nei confronti del personaggio e dell’uso della motion capture, necessaria per dar vita al mostruoso Abominio.

Il sequel di L’incredibile Hulk, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

Come noto, diversi attori del film avevano già firmato per riprendere i rispettivi ruoli in un sequel di L’incredibile Hulk. Il risultato non del tutto entusiasmante al box office e il fatto che i diritti di distribuzione del personaggio fossero di proprietà della Universal hanno però impedito l’effettiva realizzazione di un sequel, poi cancellato a seguito del disinteresse di Norton. Il personaggio non ha dunque più avuto un film interamente dedicato a sé, ma come noto è in più occasioni stato co-protagonista di altri film della Marvel, da quelli dedicati agli Avengers fino a Thor: Ragnarok e la recente serie She-Hulk.

È possibile fruire di L’incredibile Hulk grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Now, Amazon Prime Video e Netflix. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di lunedì 5 giugno alle ore 21:20 sul canale Italia 1.

Fonte: IMDb

L’incredibile Hulk: Tim Blake Nelson ammette di avere il “cuore spezzato” per il mancato sequel

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Tim Blake Nelson tornerà finalmente a vestire i panni del Leader in Captain America: Brave New World, più di quindici anni dopo aver interpretato la parte ne L’incredibile Hulk. Il film fu il secondo progetto del MCU ma dato il suo modesto incasso i Marvel Studios non sono più tornati sul personaggio per un’altra uscita da solista, e tutte le anticipazioni sul futuro del ruolo di Nelson sembravano destinate a non realizzarsi. Questo è stato un peccato per l’attore, che ha detto di aver avuto il cuore spezzato all’epoca, ma che con il senno di poi (e con la possibilità di continuare il ruolo in un Marvel Cinematic Universe radicalmente diverso), è contento che sia andata come è andata.

Ho imparato dall’attrice Lois Smith, in un momento davvero propizio della mia carriera, che per gli attori caratteristi – e io sono decisamente un attore caratterista, e orgogliosamente un attore caratterista – che alla fine non si tratta di un solo film o di raggiungere un risultato particolare”, ha detto Tim Blake Nelson a The Hollywood Reporter. “Si tratta piuttosto dell’accumulo di personaggi, di quella che mi piace chiamare la mia rogues gallery di strambi disfunzionali che mi è stato permesso di interpretare. I film hanno bisogno di queste persone per far fare bella figura ai protagonisti, e io sono felice di interpretare questo ruolo. Spesso sono i personaggi più interessanti di un film“.

Tim Blake Nelson
Tim Blake Nelson si trasforma ne Il Leader in L’incredibile Hulk

Essere riportato nel MCU dai [produttori Marvel] Kevin [Feige], Nate [Moore] e Kyana [F. Davidson] per essere un cattivo accanto a Giancarlo [Esposito] e Anthony Mackie è stato un grande onore. È stata un’avventura davvero interessante. Mi si è spezzato il cuore quando sembrava che non sarei tornato nel ruolo del Leader, ma ora sono contento che ci siano voluti 16 anni perché ha reso il personaggio più interessante. E in questi 16 anni ho avuto modo di fare molte altre cose belle che forse non mi sarebbero capitate se avessi interpretato il personaggio principale del cattivo in un sequel di Hulk due anni dopo L’incredibile Hulk di Edward Norton.

Ho amato lavorare con Edward e ho avuto modo di dirigere Edward in un film subito dopo [Foglie d’erba, 2009], quindi, per non assumere un atteggiamento panglossiano nei confronti di tutto questo, penso ancora che sia accaduto tutto nel migliore dei modi, anche se c’è stata molta disperazione associata agli anni successivi”. Al momento, i materiali promozionali di Captain America: Brave New World non hanno ancora mostrato il Leader in volto, lasciando dunque vivo il mistero circa il suo aspetto. Un mistero che potrebbe essere svelato con l’avvicinarsi dell’uscita del film.

L’Incredibile Hulk: scena inedita mai realizzata [VIDEO]

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L’Incredibile Hulk: scena inedita mai realizzata [VIDEO]

David E. Duncan, storyboardista che ha lavorato a L’Incredibile Hulk del 2008, ha diffuso un video tramite Vimeo in cui mostra, attraverso i suoi storyboards, una scena del film che non è mai stata realizzata e che non era neanche in sceneggiatura, ma che è frutto esclusivo della sua mente. La scena vede coinvolti Betty Ross (Liv Tyler) e Bruce Banner (Edward Norton) in un incidente aereo che si trasforma in un vero incubo. Ecco il video:

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L'Incredibile HulkL’incredibile Hulk (The Incredible Hulk) è un film del 2008 diretto da Louis Leterrier e basato sul celebre personaggio di Hulk, eroe dei fumetti della Marvel Comics creato da Stan Lee e Jack Kirby. E’ il secondo film del Marvel Cinematic Universe. Il film è un riavvio del franchise, dopo lo scarso successo del precedente Hulk (2003).

Il protagonista è interpretato da Edward Norton, che ha anche contribuito alla stesura della sceneggiatura insieme a Zak Penn; il personaggio è basato principalmente sulla versione Ultimate dove Banner si sottopone all’esperimento di proposito, esattamente come nell’universo Ultimate Marvel e non viene investito dai raggi gamma nel tentativo di salvare Rick Jones come nell’universo Marvel tradizionale. Tuttavia, il personaggio mantiene i tratti del “gigante buono” dell’universo classico che vuole solo essere lasciato in pace dagli uomini e non la bestia assassina che compare nell’universo Ultimate Marvel.

Insieme a Norton il cast comprende Liv Tyler, William Hurt e Tim Roth; quest’ultimo interpreta Emil Blonsky alias Abominio, storico villain del fumetto originale. Norton avrebbe dovuto interpretare Bruce Banner anche in The Avengers (2012) e in vari sequel, ma dopo alcune trattative fu sostituito da Mark Ruffalo.  Il film è uscito negli Stati Uniti d’America il 13 giugno 2008, mentre nelle sale italiane il 18 giugno 2008.

Fonte: CBM

L’incredibile Hulk: lo stuntman rivela che Edward Norton “non era molto presente”

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Il ruolo di Edward Norton in L’incredibile Hulk del 2008 è stato accolto con recensioni contrastanti. Secondo uno stuntman che ha lavorato al film, era difficile lavorare con l’attore. Parlando con Joanna Robinson per il suo libro appena uscito MCU: The Reign of Marvel Studios, lo stuntman Terry Notary ha parlato del tempo trascorso durante le riprese del film del 2008.

Secondo Notary, Edward Norton non ha dedicato molto in termini di impegno quando si è trattato di realizzare il lavoro di motion capture per Hulk. Questo, a sua volta, ha reso il lavoro del team VFX un po’ più difficile. “[Norton] non era veramente impegnato, per quanto riguarda Hulk, a meno che non si stesse trasformando da se stesso in Hulk“, ha detto Notary. “Non è stato molto presente durante tutta la faccenda.”

Terry Notary ha elogiato Tim Roth per la sua professionalità nel film

Keith Roberts, che è stato direttore dell’animazione di L’incredibile Hulk, concorda con i commenti di Notary nel confermare che “Hulk non ha le espressioni di Edward Norton, ma i due sono stranamente simili nei tempi facciali“.

Terry Notary ha poi elogiato Tim Roth, che nel film interpretava Emil Blonsky/Abominio. Secondo Notary, Roth era un “attore per eccellenza” e voleva essere coinvolto in molte cose. [Roth è] uno di quegli attori per eccellenza a cui piace essere coinvolto, vuole assicurarsi che avrà un bell’aspetto e che il suo personaggio abbia un bell’aspetto“, ha detto Notary.

L’incredibile Hulk (The Incredible Hulk) è il film del 2008 diretto da Louis Leterrier e reboot del precedente Hulk del 2003 di Ang Lee e secondo film del Marvel Cinematic Universe. Il protagonista è interpretato da Edward Norton, il quale contribuì anche alla stesura della sceneggiatura insieme a Zak Penn. il supereroe è incentrato principalmente sulla versione Ultimate dove Banner si sottopone all’esperimento di proposito, e non viene investito dai raggi gamma nel tentativo di salvare Rick Jones come nell’universo Marvel tradizionale.

L’incredibile Hulk: il regista rivela i piani scartati per il sequel del MCU

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L’incredibile Hulk è notoriamente uno dei film più controversi dell’MCU: i personaggi, le trame e persino la sua star (Edward Norton) sono stati a lungo esclusi dai successivi film MCU, con Mark Ruffalo che è poi stato chiamato ad assumere il ruolo Bruce Banner / Hulk nel primo film sugli Avengers, sostituendo dunque Norton. Solo ora si stanno riprendendo alcuni dei personaggi di quel film, molti dei quali compariranno in Captain America: Brand New World.

Tuttavia, il regista di L’incredible Hulk, Louis Leterrier, ha rivelato che inizialmente c’erano alcuni piani in atto per un L’incredibile Hulk 2. “Sì, c’era un intero sequel in programma“, ha detto Leterrier a Chris Killian di ComicBook.com durante le interviste per il suo ultimo film, Fast X. Il regista è andato poi più nei dettagli, spiegando che L’incredibile Hulk 2 avrebbe introdotto due note varianti del Hulk verde nell’MCU: “C’erano Hulk Grigio e Hulks Rosso. C’erano molte cose buone che stavamo pianificando“.

Come noto, purtroppo l’MCU non si è mai avventurato molto più a fondo nell’approfondimento di Hulk dopo il film del 2008. Solo grazie alla serie She-Hulk si è avuto qualche dettaglio in più sul personaggio. “Hulk è un personaggio complesso all’interno dell’Universo Marvel“, ha ammesso Leterrier. “Vuoi l’Hulk primordiale … l’Hulk della rabbia. E poi quando vai su Hulk Grigio e Smart Hulk perdi gli aspetti originali e ti ritrovi con qualcosa di più infantile”.

Leterrier ha poi concluso dicendo che l’Hulk che vediamo ora è molto lontano dall’Hulk che lui stava cercando di costruire: “Ma quello era l’aspetto divertente del mio film, l’accesso alla coscienza del personaggio e tutta quella roba. È stato davvero divertente. Ed è quello che intendevo fare. Ma devi prenderti il giusto tempo. Perché ci sono così tanti personaggi che vogliono tutto in fretta. Mi piace She-Hulk, ma poi sai, lo yoga tra Hulk e… ero tipo ‘Okay! Sì, siamo molto lontani dal mio Hulk.’

L’incidente – Stagione 2, la spiegazione del finale

L’incidente – Stagione 2, la spiegazione del finale

Creata da Leonardo Padrón, la seconda stagione della serie Netflix L’incidente (The Accident) porta la saga familiare in un viaggio ancora più straziante rispetto alla prima, mentre tutti si preparano a sporcarsi le mani. È passato un anno dall’incidente che ha causato la morte di tre bambini, eppure le quattro famiglie coinvolte stanno ancora lottando con la perdita. Non riuscendo a superare il dolore e a voltare pagina, ogni personaggio sceglie se intraprendere la strada della vendetta, della redenzione o del perdono, dando vita a una complessa trama di dinamiche interpersonali. La stagione precedente di questa serie thriller drammatica messicana si è conclusa con l’arresto di El Charro, il padre di uno dei bambini deceduti, Gabriel, per duplice omicidio. Nello stesso periodo, il ruolo di Emiliano nell’incidente viene reso pubblico da Carla, portando al suo arresto. Mentre entrambi i padri finiscono dietro le sbarre, altre tragedie li attendono. SPOILER IN ARRIVO.

Cosa succede in L’incidente – Stagione 2

L'incidente - Stagione 2

La seconda stagione di L’incidente riprende esattamente da dove si era interrotta la storia, con Emiliano ed El Charro che si scontrano in prigione. All’udienza finale del processo per duplice omicidio di Charro, questi viene dichiarato colpevole e condannato a 60 anni di carcere. Si scopre che Lupe ha una relazione con l’avvocato di suo marito, Ulisis, e insieme hanno orchestrato una pessima performance in tribunale per assicurarsi che Charro restasse dietro le sbarre. Tuttavia, le cose non vanno come previsto, poiché una misteriosa figura del suo passato, di nome Tamara, organizza un’elaborata fuga dalla prigione. Prima di andarsene, Charro pugnala Emiliano per vendetta, ma quest’ultimo sopravvive miracolosamente. Con un pericoloso criminale ora in libertà, l’intera città è in allerta e tutta l’attenzione è rivolta a Emiliano e alla sua famiglia. Daniela prova un grande sollievo quando suo marito viene rilasciato sulla parola, ma con il suo nemico mortale ancora a caccia, la situazione è tutt’altro che rosea.

Mentre la ricerca di Charro continua, lui, insieme a un complice di nome Dynamite, trova rifugio a casa di Tamara. Qui scopriamo che Tamara è la sua ex compagna, con cui ha anche avuto una relazione. Ci viene anche presentata sua figlia, una bambina di nome Chelita. Tuttavia, questa riunione di famiglia è tutt’altro che piacevole, poiché ci sono molti rischi che circondano il capo della banda. Tuttavia, egli compie la mossa rischiosa di tornare a casa, solo per scoprire la relazione di Lupe con Ulisis. Con questo, il suo obiettivo cambia completamente e diventa determinato a vendicarsi delle persone che hanno cospirato per metterlo in prigione. Ciò non esclude l’animosità che già prova nei confronti di Emiliano, e inizia a prendere forma una battaglia reale su più fronti. Mentre Emiliano viene inizialmente dichiarato paranoico per aver rafforzato la sicurezza della sua casa, i suoi dubbi si rivelano fondati, poiché Daniela evita per un soffio di essere uccisa da Dynamite.

Nello stesso periodo, si verificano numerosi sviluppi nella cerchia familiare più ampia, a cominciare dal peggioramento del rapporto tra Brenda e Jarvis. Quando lei chiama il suo bambino appena nato Mateo, come il figlio defunto, Jarvis sostiene che lei sta trattando il loro bambino come un sostituto, il che provoca frequenti litigi tra la coppia. Altrove, Clara trova finalmente il corpo sepolto di David, che le permette di chiudere con il passato. Presto, trova compagnia in Fabian, che sta lottando per dare un senso alle affermazioni di sua figlia Paula, che sostiene di parlare con il fantasma di Ricardo. Anche il rapporto tra Alex e Lucia peggiora col tempo, soprattutto quando lui scopre che sua madre è la vera colpevole dell’omicidio di Moncho ed Eulogio. Quando Tamara usa un affare come esca per attirare Lupe in un luogo appartato, il vero piano di Charro si concretizza e si prepara il terreno per un confronto culminante.

Il finale della seconda stagione di The Accident: El Charro vive o muore? Lupe viene arrestata?

L'incidente 2

La seconda stagione di “The Accident” si conclude con la morte di El Charro, che viene prima colpito da Emiliano e poi strangolato a morte da Lupe, ponendo fine al ciclo di violenza. Sebbene lui e Tamara abbiano tessuto una rete perfetta per intrappolare Lupe e Ulisis, il piano va in fumo proprio quando sta per ucciderli entrambi. Charro uccide l’avvocato senza rimorsi, ma quando si tratta di uccidere Lupe, esita per due motivi. Non solo è ancora profondamente innamorato di sua moglie, ma ha anche promesso ad Alex di non uccidere sua madre. Questa esitazione infastidisce Tamara, spingendola ad andarsene prima del previsto e a firmare involontariamente la condanna a morte di Charro, poiché, a loro insaputa, la polizia è già in arrivo. Temendo per la vita di sua madre, Alex chiama finalmente Daniela, rivelandole esattamente dove si trova suo padre. Da lì, Daniela trasmette l’informazione a Emiliano, ignara che lui sarebbe stato il primo ad arrivare sul posto e a subire il peso dello scontro finale.

Proprio mentre Emiliano arriva sulla scena e cerca di intervenire per salvare la vita di Lupe, viene messo alle strette da Dynamite, che sembra pronto ad ucciderlo sul posto. Allo stesso tempo, Charro si prepara a uccidere Lupe, ma viene attaccato dalla sua fidata guardia del corpo, che inizia una sparatoria per coprire la fuga di Lupe. Questa distrazione aiuta anche Emiliano a prendere il sopravvento su Dynamite e a tornare alla sua missione originale, vendicarsi di Charro. Altrove, il capo della banda si lancia in un feroce inseguimento, ribaltando l’auto della guardia del corpo e portando Lupe ancora una volta alle porte della morte. Tuttavia, Emiliano arriva appena in tempo, distogliendo l’attenzione di Charro verso di lui. Proprio mentre i due padri in lutto stanno per spararsi a vicenda, Charro si accorge di aver finito i proiettili ed Emiliano coglie l’occasione per sparare al petto del suo acerrimo nemico. Tuttavia, Charro non è ancora morto e la coscienza risvegliata di Emiliano gli impedisce di portare a termine ciò che ha iniziato.

Mentre Emiliano corre a chiedere aiuto alla polizia, che a questo punto è nelle vicinanze, Lupe rimane di nuovo sola con Charro, questa volta con i ruoli invertiti. Prima dello scontro con Emiliano, Charro aveva dichiarato che Lupe era un’influenza tossica sulla famiglia, e in particolare su Alex, il che apparentemente aveva motivato la sua crudele linea di condotta. Tuttavia, i suoi ultimi momenti portano un cambiamento in questa prospettiva, poiché si rende conto che per tutto questo tempo è stato lui a controllare la rete familiare. Di conseguenza, la sua corruzione ha avuto un impatto altrettanto dannoso, se non di più, sulla psiche di Alex, e sia il marito che la moglie riconoscono che il loro ruolo di perpetuatori di un ciclo di odio deve finire con loro. Con questo, lei strangola Charro a morte e viene processata per il doppio omicidio, di cui ha incastrato il marito. È proprio Alex a fornire la testimonianza definitiva contro di lei, che porta alla condanna e a una pena detentiva di 75 anni.

Lupe è morta? Yola l’ha uccisa?

L'incidente 2

Sebbene Lupe sia incarcerata e prometta di espiare i suoi crimini, la sua storia non finisce qui. Nei momenti finali della seconda stagione, si sottintende che Yola abbia avvelenato Lupe, rispecchiando il modo in cui Moncho è stato ucciso nella stagione precedente. Questo contestualizza la presenza di Yola nella storia fino a questo punto, come qualcuno che ha segretamente e attentamente pianificato la sua vendetta per tutto questo tempo. Sebbene il soggiorno di Yola negli Stati Uniti sia stato interrotto a causa di un raid dell’ICE, il suo ritorno alla fine contribuisce a far luce sulla verità sulla morte di Moncho. Più tardi, quando fa visita a Lupe in prigione, porta con sé un cioccolatino, apparentemente per schernire l’assassina di suo marito. Mentre Moncho è stato ucciso da un cioccolatino avvelenato, Yola assicura a Lupe che non è lì per ripetere la stessa strategia, ma si tratta solo di una bugia. Sebbene l’identità dell’assassino di Lupe non sia mai stata confermata esplicitamente, la giustapposizione narrativa delle morti di lei e di Moncho indica chiaramente che si tratta della grande vendetta di Yola.

In particolare, la morte di Lupe rispecchia anche l’altra morte da lei orchestrata, quella di Eulogio, il killer. In questo caso, ha usato una mela avvelenata per portare a termine il lavoro prima di addossare l’intera responsabilità dell’omicidio a Charro. Yola sta usando questo modus operandi contro di lei, il che alimenta ulteriormente il ciclo di odio e violenza, come dimostrano le conseguenze. Mentre lei deve fuggire dalla città con i suoi figli, Alex è probabilmente devastato, avendo perso entrambi i genitori in un breve lasso di tempo. Il fatto che lui sia probabilmente in Spagna in questo momento peggiora le cose, poiché, a differenza di prima, non ha nessuno su cui contare, come Lucia. In particolare, prima di commettere l’omicidio, Yola è anche molto vicina a scoprire l’omicidio di David, poiché si rende conto che la cronologia del cadavere punta verso Charro come possibile sospettato. Ancora una volta, è Lupe a porre fine a questa indagine amatoriale, ma ora che lei non c’è più, Yola potrebbe scoprire verità ancora più grandi su questa contorta saga familiare.

Paula sta davvero parlando con il fantasma di Rodrigo?

Una delle domande scottanti dall’inizio alla fine della seconda stagione di “An Accident” è se Paula stia davvero parlando con il fantasma di Rodrigo. Mentre Fabian sembra convinto che Paula stia avendo delle allucinazioni sul suo amico defunto come risposta al trauma, numerosi altri fattori indicano una svolta soprannaturale nella storia. Il dettaglio più sconcertante di questo mistero è la conoscenza che Paula ha del tatuaggio di Daniela. Poiché la poliziotta sostiene di non aver detto a nessuno di essersi fatta tatuare, sembra probabile che Rodrigo sia un vero fantasma che ha osservato sua madre e ha comunicato con Paula. Il fatto che lei sia in grado di ripetere le sue frasi uniche e alcuni fatti indica questa possibilità, ma l’intero scenario può anche essere attribuito a una coincidenza. È possibile che le allucinazioni di Paula siano causate dalle sue conversazioni passate con Rodrigo e che la sua conoscenza preventiva del tatuaggio sia stata solo un’ipotesi fortunata, confermata e rafforzata dalla fede di Daniela.

Proprio come Daniela, anche Carla crede che le interazioni di Paula con Rodrigo non siano un’illusione psicologica, ma una vera e propria attività spirituale. Data la ricerca che sta conducendo sull’argomento, è possibile che lei e Fabian possano scoprire una spiegazione ragionevole per il fenomeno. Tuttavia, il suo scopo narrativo sembra essere più in linea con il modo in cui i personaggi scelgono di affrontare il loro dolore. Ispirata dalle affermazioni di Paula, Daniela inizia a scrivere lettere a suo figlio, in modo simile a come Emiliano sceglie di parlare a se stesso in modo affermativo. Che queste interazioni siano o meno collegate in modo soprannaturale a Rodrigo è secondario rispetto allo scopo emotivo che hanno per i personaggi. In una serie costruita attorno alla mancanza di comunicazione onesta tra le famiglie, le espressioni astratte di Daniela ed Emiliano aiutano a chiarire la loro dinamica, che è sana indipendentemente dal fatto che Rodrigo stia ascoltando come un fantasma.

Chi finisce insieme e chi no?

Mentre la seconda stagione si conclude con una nota inquietante da un certo punto di vista, segna anche una serie di nuovi inizi da un altro. Dopo aver sopportato il trauma per oltre un anno, molti personaggi trovano finalmente il coraggio di fare il passo successivo nella loro vita. I protagonisti, Daniela ed Emiliano, sono i primi della lista, poiché riaccendono insieme il loro amore reciproco. Anche se Emiliano ha lasciato la casa di famiglia a metà stagione, si capisce che alla fine torna e riprende la sua carriera di avvocato. Daniela, invece, ritrova il suo equilibrio come agente di polizia, dopo aver rovesciato il capo corrotto che ha organizzato la fuga di Charro dalla prigione. Nella sequenza finale, vediamo che sia il marito che la moglie hanno imparato a perdonarsi e a crescere come coppia, compensando a vicenda i propri difetti lungo il percorso. Per la loro figlia, Lucia, tuttavia, la vita ha altri piani.

Dopo un’intera stagione di alti e bassi come coppia, Lucia e Alex decidono di prendersi una pausa dalla relazione, con quest’ultimo che si trasferisce in Spagna. Nella loro ultima conversazione sullo schermo, Alex spiega che la perdita della sua famiglia lo ha lasciato con un turbamento psicologico quasi incontrollabile, e l’unico modo che vede per riprendersi è quello di ricominciare da zero. Anche se i due sono molto innamorati l’uno dell’altra, la decisione di Alex di lasciare temporaneamente il Messico è un passo nella giusta direzione, poiché gli dà l’opportunità di guarire e capire la propria identità. Fabian e Carla, invece, concludono la stagione più vicini che mai. Dopo aver compreso l’errore del suo precedente giudizio errato, Fabian chiede scusa e invita Carla a preparare una torta con Paula. La coppia, che trova la vera gioia nella reciproca compagnia, ribadisce il tema principale della storia, ovvero il ricongiungimento con gli altri di fronte a un trauma.

L’imprevedibile viaggio di Harold Fry: recensione del film con Jim Broadbent

Quanto ci vuole per fare pace con se stessi, per riscoprirsi uomini e donne diversi, per trovare il buono nel mondo che ci circonda? Più o meno quanto serve per percorrere – a piedi – gli 800 chilometri che dividono Kingsbridge nel Devon dalla lontana Berwick-upon-Twed. Questi gli estremi dell’incredibile “pellegrinaggio” affrontato da Jim Broadbent in L’imprevedibile viaggio di Harold Fry di Hettie Macdonald, che BiM Distribuzione porta al cinema a partire dal 5 ottobre. Un’adattamento del bestseller di Rachel Joyce, qui anche sceneggiatrice, nel quale troviamo anche la Penelope Wilton di Downton Abbey.

Chi è Harold Fry, la sua storia

Harold Fry (Jim Broadbent) è un normale cittadino britannico, un uomo qualunque che ha sempre vissuto senza prendere iniziative e oggi passa le sue giornate nella casa al 13 Fossebridge Road di Kingsbridge, South Hams, Devon. Con lui la moglie, Maureen (Penelope Wilton), casalinga silenziosa dedita alle pulizie e alle parole crociate. Una routine consolidata la loro, fino a che un giorno arriva una lettera di Queenie Hennessy (Linda Bassett), una vecchia amica e collega di Harold, molto malata, che dall’hospice nel quale è ricoverata scrive per dirgli addio. È il passato che ritorna e Harold stavolta decide di agire, e di andarla a trovare attraversando a piedi l’Inghilterra, convinto che il suo gesto la terrà in vita.

La trilogia di Harold Fry di Rachel Joyce

Trent’anni fa, sulla Rai (era Tunnel, di Serena Dandini), Vittorio Gassman conquistava le folle leggendo gli ingredienti dei frollini o l’etichetta di un capo delicato, analogamente qualsiasi testo o personaggio si affidi a un Premio Oscar come Jim Broadbent (per altro scelto per leggere l’audiolibro, in occasione dell’uscita del romanzo) non può che acquisire un notevole valore aggiunto. Figurarsi, poi, nel caso del protagonista della trilogia letteraria firmata dalla sceneggiatrice – in passato atrice, drammaturga radiofonica ed eletta come esordiente dell’anno nel dicembre 2012 – e che a “L’imprevedibile viaggio di Harold Fry” ha poi fatto seguire “The love song of Miss Queenie Hennessy” e “Maureen Fry and the angel of the North“.

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Né Forrest Gump, né David Lynch

Un romanzo – il primo, in questo caso – che ha subito conquistato la regista di Normal People, anche per le “enormi potenzialità di narrazione visiva” che il racconto implicava, visto il road movie attraverso l’Inghilterra che fa da cornice all’esplorazione del personaggio e del suo mondo. E che ha fatto pensare a molti al Forrest Gump di Tom Hanks o all’Alvin Straight di Richard Farnsworth in Una storia vera di David Lynch. Due riferimenti citati anche dalla comunicazione ufficiale che rischiano di portare fuori strada…

Presentata come “celebrazione della vita”, come “ritratto dell’amore universale”, l’Odissea dell’anziano inglese interpretato da Broadbent è sì un “viaggio tenero e miracoloso”, ma molto più tormentato e dolente dell’Inno alla gioia che ci si potrebbe aspettare. Dall’inizio alla fine, ché l’elaborazione del senso di colpa e dei limiti della fede, e quanto spesso se ne faccia una stampella cui appoggiarsi a prescindere, sono la vera spina dorsale di una storia che piano sprigiona una forza di coinvolgimento capace di lasciare un senso di speranza e di ottimismo che il percorso non avrebbe lasciato intuire (per quanto, sì, prevedere).

In fuga dalla solitudine

La morte è onnipresente, ma soprattutto il rifiuto di vivere, di accettare le conseguenze di alcune scelte e di farne un’occasione di crescita. La solitudine è il sentimento dominante, nella vita coniugale passata a nascondersi dietro le tende di casa o nella rinuncia a superare la perdita di persone care, ma anche nel bisogno di tanti di seguire il santone di turno in quello che un pellegrinaggio non è (e forse per una volta la scelta della distribuzione italilana di cambiare il titolo originale non risulta incomprensibile).

Intorno a Harold Fry ruotano molte figure, meno coraggiose o meno disperate di lui (a parte il favoloso cagnolino che lo accompagna), ma sono i propri fantasmi a muoverlo, e a ossessionarlo. Il poetico tentativo di rimediare a un errore che lo spinge ad affrontare il suo folle progetto è meno forte, narrativamente, dei pochi momenti in cui l’impulsività prende il sopravvento. E meno confortante delle riflessioni finali di quella che a tratti prende la forma di una sorta di compilation motivazionale. Con la tanto decantata morale di come le cose possano cambiare e rivelare bellezza anche dove non ce lo si aspetta, se si impara a chiedere aiuto e ad offrirne, sembra infatti di intravedere la presa di coscienza di una sconfitta, di quanto sia ancora lungo il percorso che ci divide dal superamento delle nostre debolezze e delusioni. Un nuovo viaggio, o la prosecuzione di quello appena iniziato, stavolta però da fare insieme, grazie all’epifania che la sofferenza per le scelte del marito ispira alla povera Maureen.

L’imprevedibile viaggio di Harold Fry: il trailer ufficiale

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L’imprevedibile viaggio di Harold Fry: il trailer ufficiale

Ecco il trailer ufficiale di L’imprevedibile viaggio di Harold Fry, il nuovo film diretto da Hettie Macdonald con protagonisti Jim Broadbent, Penelope Wilton, Earl Cave, Linda Bassett. Distribuito da BIM Distribution, arriverà in sala il 5 ottobre.

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L’imprevedibile viaggio di Harold Fry, la trama

Harold è un uomo qualunque che ha sempre vissuto senza prendere iniziative e restando in disparte. Un giorno scopre che una vecchia amica è molto malata e decide di andarla a trovare attraversando a piedi l’Inghilterra. Certo che il suo eroico gesto la terrà in vita, Harold Fry intraprende un incredibile viaggio che farà scalpore conquistando tutta la nazione.

Una celebrazione della vita, un ritratto sincero dell’amore universale interpretato dal Premio Oscar® Jim Broadbent e diretto dalla regista Hettie Macdonald (Normale people) sullo sfondo della straordinaria bellezza della campagna inglese.

L’importanza di essere Mastranzo: il ritorno di Ma(i)netti

L’importanza di essere Mastranzo: il ritorno di Ma(i)netti

Anni fa ero in vacanza a Parigi con la mia fidanzata (oggi mia moglie). Eravamo al Musée d’Orsay ad ammirare i quadri degli impressionisti, romanticamente mano nella mano trasportati dalle emozioni che solo l’arte pura sa regalare. A un certo punto entra nella sala un tizio, con la fidanzata. Sono un po’ come noi, ma di molto meno svegli. Si mettono davanti a un quadro, doveva essere ‘Colazione sull’erba’ e lui, riflessivo, e ad alta voce, si pone una delle questioni universali (in italiano): “Ma che differenza c’è tra Manet e Monet?”. Capite? Una domanda che apre una visione del suo sguardo sul mondo. Cosa vuoi rispondere a una domanda del genere, se non che “uno ha il nome con la O, l’altro il nome con la A”?

Per lui era motivo di questione. Era una cosa importante. Non riusciva a considerare che la quasi omonimia fosse casuale. Forse immaginava che fossero lo stesso pittore in due versioni provenienti da due dimensioni parallele, forse che avesse dovuto cambiare nome per qualche motivo, come quel tipo che si chiamava “Felice Mastronzo” e dovette cambiare il nome in “Mastranzo”, anche se gli amici gli mandarono poi biglietti con su scritto “per noi rimani sempre Mastronzo”. Ma ancora più risolutiva fu la risposta della fidanzata: “Che uno è impressionista e l’altro no”. Sbagliata, ovviamente, ma affascinante. Come se il cambio di una vocale nel cognome potesse dettare le regole di uno stile pittorico. Li abbiamo presi per il culo per settimane e ogni tanto ancora lo facciamo. Ma la vita insegna che quello che semini prima o poi lo raccogli, quindi ieri sono stato punito per tutta la mia ridanciana attività contro l’ignoto avventore dell’Orsay. Si fa tanto parlare di rinascita del cinema di genere in Italia, e sti cazzo di registi di genere si chiamano tutti nello stesso modo. Mainetti, Manetti, Minetti. Ah, no. La Minetti è la cantante cieca, ma in finale sticazzi, al giorno d’oggi se fai cinema di genere in Italia poi fà il regista pure se sei cieco, basta che ci metti Giampaolo Morelli, Alessandro Borghi, Claudio Santamaria o Luca Marinelli, il film ha successo pure se li riprendi dalla cintola in giù, forse anche di più.

Comunque, qui al Lido c’erano sia Gabriele Mainetti – noto per Lo chiamavano Jeeg robot ma qui presente per aver prodotto un corto di Claudio Santamaria come regista. Guardacaso proprio Claudio Santamaria – che i Manetti Bros., che invece come vi dicevo ieri portavano il loro film, Ammore e Malavita, con Giampalo Morelli, guardacaso proprio Giampaolo Morelli. Anyway, cosciente dei miei limiti, per tutta la giornata mi sono ripetuto: “Stai seguendo i Manetti, non scrivere Mainetti. Stai seguendo i Manetti, non scrivere Mainetti. Stai seguendo i Manetti, non scrivere Mainetti. Stai seguendo i Manetti, non scrivere Mainetti” come se fosse un mantra. L’ho detto anche in redazione: “Oh ragà, è pazzesco. Mi confondo sempre tra i Manetti e Mainetti, non trovate sia buffo?”. Tutti a ridere. Purtroppo qualcuno ha nominato Gabriele Mainetti mentre stavo concludendo il pezzo e scrivendo il titolo.

Indovinate chi ha fatto passare il titolo ‘Mainetti Bros. e il musical napoletano’ in ogni dove, sul sito, nella newsletter, sui social media, ovunque? E indovinate chi ha bestemmiato la sera tardi, quando se ne è accorto? La verità è che stiamo quasi in chiusura e stiamo tutti cotti, infatti – a parte me – non se ne è accorto quasi nessuno. Probabilmente nemmeno Manetti, i Mainetti, la Minetti, Manet, Monet, Morelli, Marinelli, Mastranzo, Mastronzo, Santamaria e Borghi che ieri sono andati alla festa del film tutti insieme e poi a fare il puttantour del Lido mentre io sono rimasto a casa a crogiolarmi nella vergogna e nello scempio. Non è vero, in realtà ho pensato ‘sticazzi’. Sono rimasto a casa perché avevo voglia – e come vedete, bisogno – di dormire, anche perché oggi devo essere bello e in forma per un evento importante. Presento infatti (spot mode on) il libro ‘Heroes: i piccoli protagonisti degli anni ‘80’ di Chiara Guida (spot mode off). Se siete dei frequentatori abituali di Cinefilos il nome dell’autrice non vi suonerà nuovo, essendo lei uno dei due capi di questa meraviglioso e sfavillante carrozzone. Dicono che Abdellatif Kechiche abbia presentato un film pieno de fregna e de culi – che strano, lui che ha vinto la Palma d’oro a Cannes praticamente con un porno – ma io dovevo prepararmi le domande e quindi nada. Lo recupererò più avanti, magari solo le scene salienti. Vi saluto e vado a farmi intelligente, che più bello di così non posso.

Ang

Sono per l’appunto di ritorno dalla presentazione del libro della nostra cara responsabile editoriale, si Chiara, quella che ce vo’ talmente bene che non ci censura manco quando parliamo di culi e di Marinelli nello stesso post. La presentazione è andata molto bene, anche perché il libro che è bellissimo, è venuta moltissima gente, anzi alla fine eravamo pure troppi, nel senso che senza accorgercene, mentre Chiara e Ang erano alle prese con le domande del pubblico il buffet era stato preso d’assalto da una combriccola de crucchi che ha iniziato a sbocciare pensando che fosse aperto a tutti, e alla fine pareva ‘na festa di Toni Servillo. Io ero un po’ stravolta, come fai non esserlo quando passi la giornata in sala a vedere film e poi ti trascinano a feste assurde in cui la musica è la stessa dei corsi di aerobica che fai in palestra, per cui dopo cinque minuti in cui ancheggi non gliela puoi fare, e ti viene naturale iniziare a fare la stessa sequenza di squat che fai col trainer a tempo di musica, solo che tu sei in pista, in mezzo a gente improponibile.

In più vorrei aggiungere la mia ansia da prestazione legata alla presenza nel locale della festa di Luca Tommassini, noto coreografo ormai di fama internazionale che ha lavorato coi più grandi, per dirvi persone del calibro di Madonna e Rihanna. Io, che sono nota per avere alcune passioni scultissime, appena l’ho visto in pista (è l’autore delle coreografie del film dei Mainetti, Marinelli, Manet… Manetti, imbecille!) ho iniziato a sentirmi male. Mi sono venute le allucinazioni, ho iniziato a vedere apparizioni di Beyoncé e mi sanguinavano glitter dagli occhi. Per cui ho pensato che o dovevo farmi un selfie con lui o dovevo dargli prova della mia immensa bravura dance. Perché diciamocelo, sto lavorando sui movimenti di Shakira essendo costretta per motivi che ora non sto qui a dirvi a seguire un umiliante corso de Zumbademmerda, ma sulla dance, ehi, non ne ho per nessuno. Così ho improvvisato qualche coreografia anni ’90 in pista, ma mentre mi dimenavo col mio solito partner Fantasia mi sono resa conto con la coda dell’occhio che Tommassini era più interessato al buffet che al mio Moonwalk.

Così, umiliata, ho ripiegato sul gin tonic, tornando a casa su una navetta col logo Ammore e Malavita che me sembrava la definizione sul dizionario della mia, di vita. Ammore per il cinema e Malavita alcolica. Ora tutto questo spiegone era solo per dirvi che oggi ci sono volute ore dal truccatore per avere un viso che non sembrasse un angelo caduto dal cielo de faccia, e con le bombe a mano nella capoccia sono andata alla presentazione del libro delle persone a cui tengo di più in questa landa disperata. Nonostante il mio orgoglio amicale, il mio atteggiarmi a ‘ehi, sono miei amici questi fantastici ragazzi che parlano così bene di cinema’, sono riuscita a fare demmerda i primi 10 secondi di diretta Facebook, perché va bene che lavoro col digitale, va bene che so smanettona, ma io dirette Facebook raramente le uso, anche perché con gli stalker alla frutta che me ritrovo avrei seri problemi a geolocalizzarmi così, a cuor leggero. Insomma approfitto di questo spazio per chiedere scusa ai video spettatori, e dire grazie a quel fantastico uomo che mi ha imbruttito, facendomi sentire una cretina digitale mi hai permesso di riprendermi da quella botta di inerzia che ti fa trascinare tra un martedì e un mercoledì come se fosse un lunedì, e sono tornata in me.

Chiudo con una palese marchetta nei confronti di chi mi ospita in questo spazio virtuale (Chiara cazzo non censurarmi), nonché migliore amica che si possa avere. Comprate il libro, fatevi un bellissimo regalo (disponibile dall’8 settembre a questo link).

L’importanza di essere Franco

L’importanza di essere Franco

Genio di un Sorrentino, l’hai fatto apposta. L’altro ieri era il ‘Fertility Day’, ieri la vignetta sui terremotati di Charlie Hebdo. Sono stati giorni talmente pieni per il battagliero popolo della rete che oggi, stremato da questa lunga sequela di scuotimento di neuroni per l’affermazione delle più sofisticate delle posizioni intellettuali (roba complessa, tipo ‘Francia merda’ o ‘fucilateli tutti’) si è giustamente concesso una pausa rilassante sfruttando gli ultimi giorni di bel tempo estivo in attività edificanti come la gara di rutto con citazione di Hegel, il salto della nerchia e gli scherzo al citofono con formule sataniche recitate al contrario – “!Ozzacots”; “?E’ ihc”; “Niiiiiird! Niiiiiiiird!” – e non si è accorto che nel frattempo tu hai fatto appena passare a uno dei più importanti festival di cinema internazionali un film dove il papa non solo è uno stronzo ambiguo, ma fuma pure e dichiara cose atroci sulla Chiesa come se regalasse caramelle. Certo, poi se la cava sempre dicendo “dai, era un sogno”, oppure “dai, scherzavo”. È il famoso metodo Giacobbo: vi ricordate quando durante Voyager, in fissa per il Codice da Vinci le sparavano grosse spacciando il buon Gesù come un precursore hippie di Rocco Siffredi? Ecco, tutte le puntate così. “Il Santo Graal che sarebbe in realtà il figlio illegittimo del Cristo e della Maddalena travestita da Leonardo Da Vinci concepito nella cappella di Rosslyn che in realtà è una macchina del tempo che permette di reincarnarsi in Chubacabras per sterminare i templari e sostituirli con dei bambini Indaco”.

Poi, dopo aver fatto venire un infarto a diverse vecchie devote, aver provocato l’intasamento delle linee del Vaticano a causa delle numerose chiamate richiedenti esorcismi, aver provocato la resurrezione in contemporanea di Giuda Iscariota, Germano Mosconi e Mario Magnotta, immediatamente santificati perché, rispetto a quello che si sentiva in tivvù, le loro venivano considerate solo innocue marachelle, con la faccia sorniona e il sorrisone a trentadue denti di chi ti percula anche se non ti conosce, Giacobbo con un colpo da maestro ritirava tutto. “Abbiamo scherzato! Non c’è alcuna prova di quello che vi abbiamo detto! Lo abbiamo trovato scritto sui cessi dell’Autogrill! Avevate capito Cristo? Abbiamo detto Fristo!” e tutte questo cialtronesco arrampicarsi sugli specchi per evitare di vedere la Rai chiusa, barricata e purificata con le fiamme.

Comunque, il film – sono in realtà i primi due episodi di una serie, ma funzionano da soli anche come un film – mi è piaciuto moltissimo. Il papa è un incrocio tra una rockstar e un super-eroe e Silvio Orlando interpreta un antagonista che manda a casa Jared Leto e Luca Marinelli a fasse almeno ‘na bibbita prima del prossimo giro. Che ogni tanto c’è anche da riposarsi. Heath Ledger no, non esageriamo, che lui già si riposa da tempo.

Festival di Venezia 2016Ma invece c’è gente che la misura non ce l’ha. Per dire, James Franco. Ogni settimana fa un film. E ormai sarà una decina d’anni che non si può avere una Venezia senza James Franco. Che io per carità, gli voglio bene pure perché è narcolettico e si addormenta durante le interviste, quindi ti ci fai i selfie facile che lui neanche se ne accorge, e se hai tempo gli metti pure la cartaccia delle merendine in bocca come facevamo alla gita delle medie quando qualche poraccio si addormentava sull’autobus.

Però dopo che hai fatto Spider-Man e il tuo primo film da regista io la prossima volta che te vojo vedè è ai Migliori Anni con Carlo Conti, non è che ogni dieci minuti poi stà lì a gridà che hai sfornato un nuovo capolavoro. Non fà finta di niente, Mainetti, che stai lì in fondo a fischiettare ma t’avemo sgamato che stasera presenti un altro corto alla sezione ‘Cinema nel giardino’. Lo chiamavano Jeeg Robot c’è piaciuto a tutti, ma mo’ pigliate respiro, guardate il cielo, le montagne, rilassatevi. Non facciamo come con Zerocalcare, che a un certo punto dove mi giravo ci stava lui e il mio strizzacervelli ha dovuto sudare le sette proverbiali camicie – quelle che gli avventori qui al Lido non usano, loro ne hanno una sola per tutta la durata del festival – per convincermi che non mi stava perseguitando.

(Ang)

L’implacabile: rivelata la data di uscita del remake di Stephen King di Glen Powell

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Fresco del suo successo nel rilanciare altri due franchise, Glen Powell è pronto a farlo di nuovo con l’uscita di L’implacabile (The Running Man). Lo sviluppo del nuovo adattamento del romanzo di Stephen King ha preso piede nell’ultimo anno, quando Powell è stato scelto come protagonista del film, diretto da Edgar Wright su una sceneggiatura di Michael Bacall, allievo di Jump Street. Powell aveva già confermato a fine agosto 2024 che le riprese del remake di The Running Man sarebbero iniziate a novembre, anche se non era stata confermata una data precisa.

Ora la Paramount Pictures ha ufficializzato la data di uscita di The Running Man . Il film, che rappresenta il secondo adattamento del romanzo thriller fantascientifico di Stephen King, arriverà nelle sale il 21 novembre 2025. Questo non solo porterà il remake nelle sale poco più di 28 anni dopo l’uscita dell’originale con Arnold Schwarzenegger, ma anche circa un anno dopo l’inizio delle riprese, attualmente previste per il novembre 2024.

Oltre alla data di inizio delle riprese, The Hollywood Reporter ha reso noto che Katy O’Brian si è unita al cast di  L’implacabile (The Running Man). Negli ultimi anni la O’Brian ha avuto un trend di popolarità in ascesa, in particolare con il suo ruolo di supporto in entrambe le stagioni 2 e 3 di The Mandalorian nel ruolo di Elia Kane, seguito dal suo ruolo acclamato dalla critica nel thriller romantico Love Lies Bleeding al fianco di Kristen Stewart e dal ruolo di supporto in Twisters, riunendosi così con Powell del sequel di Legacy 2024. Si dice che O’Brian reciterà in The Running Man nel ruolo di uno dei concorrenti del violento game show del titolo.

L’implacabile (The Running Man) è uno dei tanti film con cui la Paramount sta giocando nel suo calendario di uscite per il 2025, dato che lo studio ha anche fissato il dramma basato su una storia vera , September 5 , a un’uscita limitata per la stagione dei premi il 29 novembre, seguita da un’uscita in sala il 13 dicembre. Tra gli altri titoli spostati, il ritorno dell’horror di Bryan Bertino, Vicious, passa dall’8 agosto al 28 febbraio, il film musicale d’animazione dei Puffi viene spostato dal giorno di San Valentino al 18 luglio e il reboot di Naked Gun, con Liam Neeson, passa dal 18 luglio al 1° agosto.

Cosa significa per L’implacabile (The Running Man)

Sebbene la notizia che il film abbia finalmente una data di uscita sia sicuramente eccitante per coloro che lo hanno atteso con ansia, la data di The Running Man lo pone in un’accesa competizione al botteghino. Sebbene sia un mese tipicamente dedicato ai premi, il novembre 2025 è attualmente caratterizzato da una serie di produzioni di successo, tra cui il reboot di Blade del Marvel Cinematic Universe, da tempo atteso, e Zootopia 2, con il remake di Powell che affronta Wicked Part Two nello stesso fine settimana.

Il 2025 potrebbe essere un periodo molto combattuto per le uscite nelle sale, ma ci sono diverse ragioni per cui The Running Man potrebbe ancora vincere. Uno dei principali è il fatto che Powell ha goduto di una serie di successi consecutivi negli ultimi anni, con Devotion del 2022 che si è distinto per il suo scarso rendimento finanziario, anche se ha ottenuto recensioni entusiastiche. Con i successi combinati di Top Gun: Maverick, Hit Man e il sequel Twisters, la sua leadership sarà sicuramente un’attrazione per gli spettatori.

FOTO DI COPERTINA: Glen Powell arriva al CinemaCon Big Screen Achievement Awards 2022 tenutosi all’Omnia Nightclub at Caesars Palace durante il CinemaCon, la convention ufficiale della National Association of Theatre Owners il 28 aprile 2022 a Las Vegas – Foto by imagepressagency via Depositphoto.com

L’implacabile recensione del film di Paul Michael Glaser

L’implacabile recensione del film di Paul Michael Glaser

L'implacabile recensione poster Anno: 1987

Regia: Paul Michael Glaser

Cast: Arnold Schwarzenegger, Maria Conchita Alonso, Richard Dawson, Yaphet Kotto, Mick Fleetwood, Jim Brown, Jesse Ventura, Charles Klani Jr, Dweezil Zappa.

Trama: In un’america futuribile, diretta da un regime di stampo dittatoriale, la televisione è il principale strumento di controllo delle persone, grazie a giochi televisivi sempre più violenti. In uno di questi, alcuni carcerati condannati a morte possono aspirare alla libertà, diventando le prede di una vera e propria caccia all’uomo senza esclusione di colpi. Un poliziotto, ‘reo’ di aver cercato di impedire la repressione violenta di una protesta, viene obbligato a partecipare al gioco, venendo spacciato per colui che invece ha massacrato i manifestanti; ma stavolta la ‘preda’ si mostrerà molto meno innocua del solito…

Analisi: Tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King (uno di quelli pubblicati con lo pseudonimo di Richard Bachman), L’Implacabile (The Running man nell’originale)  tradisce in gran parte l’originario spirito del romanzo  molto più cupo e triste. La regia, inizialmente affidata, ad Andrew Davis (Il fuggitivo, Reazione a catena, Danni Collaterali), dopo una sola settimana di lavorazione passa nella mani di Paul Michael Glaser (molto più famoso per essere lo Starsky della storica coppia Starsky ed Hutch) per un cambio in corsa che lasciò insoddisfatto in primis il protagonista  Schwarzenegger, che criticò pesantemente le conseguenze della scelta,  in termini di semplificazione della trama e dei temi trattati

L'implacabile recensioneIl film si risolve in una sorta di videogioco, che non va oltre la presenza scenica e le battute di Schwarzy: un prodotto che strizza l’occhio al telespettatore del tempo, con riferimenti più o meno espliciti al wrestling (che all’epoca stava avendo il primo vero momento di popolarità anche qui da noi) o show come “American Gladiators”.

L’esito è poca cosa, per Glaser uno dei pochi e poco memorabili capitoli di una carriera registica mediocre; il film può se non altro destare una certa curiosità grazie all’assortimento del  cast ‘secondario’, in cui si distinguono: Mick Fleetwood, co-fondatore della storica band dei Fleetwood Mac; Dweezil Zappa, figlio del più famoso Frank e musicista anch’esso; la leggenda del football americano Jim Brown. Il conduttore del programma televisivo cui partecipa il protagonista è Richard Dawson, notissimo presentatore di quiz televisivi anche nella realtà; la protagonista femminile è la stella della canzone venezuelana Maria Conchita Alonso, che vanta anche una longeva carriera di apparizioni televisive sugli schermi americani. Ne L’implacabile appaiono inoltre  ben due futuri Governatori degli Stati Uniti: oltre a Schwarzenegger, vi prende parte anche l’ex wrestler Jesse Ventura, in seguito alla guida del Minnesota.

Un film che però per  certi versi può anche divertire, con qualche trovata un tantino truculenta, e che se non si hanno troppe pretese può far passare un’oretta e mezza all’insegna di un sano disimpegno.

L’impero del sole: tutto quello che c’è da sapere sul film di Steven Spielberg

L’imminente uscita in sala del nuovo film di Steven Spielberg, The Fabelmans (qui la recensione), è l’occasione giusta per riscoprire alcuni lungometraggi diretti dal premio Oscar troppo spesso dimenticati in favore di altri come Lo squalo, E.T. – L’extraterrestre o Schindler’s List – La lista di Schindler. Pellicole come Il colore viola, Always – Per sempre o L’impero del sole sono infatti tra le opere meno citate di Spielberg, pur presentando non solo elementi di grande fascino ma anche tematiche particolarmente centrali nella poetica del regista. Proprio l’ultimo di questi tre titoli citati, realizzato nel 1987, è l’occasione per affrontare la Seconda guerra mondiale da un punto di vista inedito.

Spielberg, a partire dalla sceneggiatura di Tom Stoppard e Menno Meyjes, adatta per il grande schermo il romanzo omonimo al film e parzialmente autobiografico scritto da J. G. Ballard, dove l’autore riporta, con alcune variazioni, le esperienze vissute a Shanghai durante l’occupazione Giapponese. Il regista si sentiva particolarmente vicino al giovane protagonista, che perde i genitori nel corso dell’invasione e vive un periodo di smarrimento durante il quale passa drammaticamente dall’infanzia all’adolescenza. Ancora una volta, dunque, Spielberg affronta l’infanzia e la perdita dell’innocenza per parlare sia di sé stesso che dell’intera umanità, realizzando un film tanto epico quanto intimo.

Ben accolto dalla critica e candidato sei premi Oscar, L’impero del sole è dunque un altro dei film di Spielberg da scoprire o riscoprire senza ombra di dubbio, nel quale si possono ritrovare sentimenti, paure e riflessioni assolutamente universali. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e al libro da cui il film è tratto. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il titolo nel proprio catalogo.

L’impero del sole: la trama e il cast del film

La storia si svolge nel 1941, quando il ragazzo inglese Jim Graham, di dieci anni, vive a Shangai in mezzo agli agi con l’hobby immaginifico degli aerei-giocattolo. Quando però si scatena l’invasione della Cina da parte dei Giapponesi, nella confusione della fuga, Jim perde i genitori e tutta la vita a cui era abituato. Dopo lungo vagabondare, deciderà di avventurarsi in bicicletta per la Shangai pattugliata dai Giapponesi. Quasi investito da due spregiudicati americani, Basie e Frank Demerest, Jim si ritrova catturato con loro dai Giapponesi e rinchiuso in un campo di concentramento. Qui vivrà gli anni difficili del passaggio dall’infanzia all’adolescenza, in attesa di conoscere nuovamente la libertà.

Ad interpretare il giovane Jim vi è un dodicenne Christian Bale, qui nel suo primo ruolo da protagonista per il cinema. Bale fu consigliato a Spielberg dalla sua moglie di allora, l’attrice Amy Irving, che aveva lavorato con il giovane attore nel film televisivo Anastasia – L’ultima dei Romanov. Bale batté poi la concorrenza di oltre quattro mila candidati, ottenendo il ruolo che di fatto lo ha reso una celebrità. Proprio per via dell’attenzione della stampa nei suoi confronti, egli sviluppoò poi uno stato emotivo di tale stress che lo portò a decidere di smettere di recitare, tornando poi sui suoi passi due anni dopo.

Accanto a lui, nel film, si ritrovano poi gli attori John Malkovich e Joe Pantoliano, rispettivamente nei ruoli del ladruncolo Basie e del suo tirapiedi Frank. Il primo dei due diventerà una figura paterna per Jim, mentre il secondo nutrirà gelosia nei suoi confronti. L’attore Ben Stiller, anch’egli in una delle sue prime esperienze cinematografiche, ricopre invece il ruolo di Dainty, uno dei ragazzi del campo che stringerà amicizia con Basie. Stiller ha in seguito raccontato di aver avuto l’idea per il suo film Tropic Thunder proprio sul set di L’impero del sole. Completano poi il cast gli attori Nigel Havers nei panni del dottor Rewlins e Masato Ibu in quelli del sergente Nagata, capo dei soldati giapponesi.

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L’impero del sole: il libro e la storia vera dietro il film

Pubblicato nel 1984, L’impero del sole è, come già accennato, un racconto sostanzialmente autobiografico basato sulle esperienze dell’autore, nato e cresciuto a Shanghai, dove il padre era direttore di un’industria tessile. Venne internato insieme alla famiglia in un campo di prigionia in seguito all’attacco di Pearl Harbor. Durante la seconda guerra mondiale Ballard bambino fu internato assieme ai suoi famigliari nel campo di prigionia giapponese di Lunghua dal 1943 al 1945. Uscitone sano e salvo, si trasferì poi in Gran Bretagna, dove iniziò gli studi di medicina all’Università di Cambridge. Lasciati gli studi, Ballard si dedicò alla scrittura e divenne un apprezzato scrittore di opere di fantascienza (suoi sono La mostra delle atrocità e Crash).

Sarà però proprio L’impero del sole a renderlo famoso al di fuori del genere fantascientifico e da quel momento egli si allontanò sempre di più da quel tipo di scrittura. Nello scrivere il romanzo da cui poi Spielberg ha tratto il romanzo, però, Ballard ha ammesso di aver volutamente apportato delle modifiche rispetto alla sua vera vicenda da prigioniero. I suoi genitori e sua sorella non furono inclusi nel nucleo della storia che si svolge nel campo di concentramento per una precisa scelta volta a rendere la scrittura del romanzo più facile, anche dal punto di vista psicologico. Partendo da questo suo racconto, dunque, Spielberg costruisce un film incentrato sulla perdita d’innocenza di un bambino e dell’intera umanità di fronte all’orrore della guerra.

L’impero del sole: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di L’impero del sole grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 21 dicembre alle ore 21:00 sul canale Warner TV.

Fonte: IMDb

L’impero dei lupi: trama e cast sul film con Jean Reno

L’impero dei lupi: trama e cast sul film con Jean Reno

Thriller francese del 2005, L’impero dei lupi è diretto da Chris Nahon, noto per i suoi film d’azione come Kiss of the Dragon e The Last Vampire. Qui al suo secondo lungometraggi, il regista dirige una storia ricca di suspence, omicidi e indizi da seguire in vista della risoluzione finale. Con un cast che vanta il popolare attore Jean Reno e l’italiana Laura Morante, il titolo ha negli anni acquistato un sempre maggior fascino. Motivo di ciò sono la sua atmosfera e l’intrigo della trama.

L’opera è tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore e sceneggiatore francese Jean-Christophe Grangé, già noto per il libro I fiumi di porpora, da cui è a sua volta stato tratto un film. Grangé ha in quest’occasione collaborato anche alla scrittura del film, assicurandosi che questo rispettasse i principali eventi e risvolti del libro. Pur tralasciando alcuni aspetti, infatti, lo scrittore ha affermato che si è in tutti i modi cercato di rimanere il più fedeli possibile al testo letterario da lui pubblicato nel 2003.

Le riprese si sono poi svolte in un diverse location, tra cui la regione asiatica della Cappadocia, a Istanbul e a Parigi, dove si svolgono i principali eventi del film. Con un budget attestato intorno ai 27 milioni di euro, il film non si è poi rivelato il successo economico sperato. Il suo incasso complessivo, infatti, sembra ammontare soltanto intorno agli 11 milioni. Con il tempo però, il film è diventato particolarmente ricercato dai fan del genere, e non manca di essere riproposto anche in televisione, ottenendo buoni ascolti.

L’impero dei lupi: la trama del film

La trama del film ruota intorno ad Anna Heymes, una benestante parigina di circa trent’anni. La sua occupazione principale è quella di essere moglie e donna di casa. L’equilibrio della sua vita perfetta inizia ad entrare in crisi nel momento in cui la donna si trova ad avere una serie di inquietanti incubi relativi ad una serie di brutali omicidi. Incerta su cosa quelle visioni vogliano dire, la donna inizia a rivolgersi ad una psichiatra, la quale cerca di aiutarla nella comprensione di ciò che le sta accadendo. Anna, infatti, sospetta un male al cervello, che potrebbe essere la causa dei suoi dolori come anche della momentanea perdita di memoria.

Parallelamente alla sua storia, si svolge quella dei poliziotti Schiffer e Nerteaux. Il primo particolarmente non ortodosso nei modi, il secondo più ligio al suo ruolo di autorità. I due si trovano a dover risolvere una serie di misteriosi omicidi, che sembrano avere molto in comune con quelli di cui Anna ha fatto esperienza. Le loro strade finiranno presto con l’incrociarsi, e la donna capirà di essere finita al centro di una cospirazione più grande. Lei è l’unica a poter salvare sé stessa, trovando però aiuto nei due poliziotti, che intanto hanno iniziato a prendere sempre più a cuore la sua disperata condizione.

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L’impero dei lupi: il cast del film

Per dar vita ai personaggi protagonisti del film, il regista ha scelto di affidarsi ad un cast composto da attori internazionali. Questi avrebbero infatti potuto portare sul set le loro esperienze diverse. A ricoprire il ruolo della protagonista Anna è infatti l’attrice spagnola Arly Jover, nota per aver recitato anche in Millennium – Uomini che odiano le donne e Il cecchino di Michele Placido. Per lei quello di Anna è stato il primo ruolo importante della sua carriera, e per prepararsi al meglio l’attrice ha condotto diverse ricerche sulle instabilità mentali, come anche sul peso che gli incubi possono avere nella vita di tutti i giorni.

Di particolare prestigio è poi la presenza dell’attore francese Jean Reno. Protagonista di numerosi celebri lungometraggi a livello internazionale, l’interprete non era nuovo al genere crime. L’attore aveva infatti già recitato nel film I fiumi di porpora, tratto dallo stesso autore di L’impero dei lupi. Per dar vita al suo controverso poliziotto, Reno si è preparato lavorando molto sulla sua fisicità, come anche sul suo look. In particolare, l’attore ha affermato di aver ricercato il giusto equilibrio in un personaggio che vive continuamente sul confine tra moralità e immoralità.

Completano poi il cast principale l’attrice e regista italiana Laura Morante, nota in particolare per i film La stanza del figlio e Assolo. Non nuova a recitare per il cinema francese, l’interprete si distingue qui nel ruolo della psichiatra che tenta di aiutare Anna nella sua ricerca. Ne sono poi conseguiti diversi apprezzamenti per la sua performance. Infine, nel film è presente il compianto attore Jocelyn Quivrin, noto per aver recitato anche nel film Syriana con George Clooney, e tristemente scomparso nel 2009 in seguito ad un incidente d’auto. Nel film in questione, Quivrin ha interpretato il poliziotto Nerteaux, impegnato insieme al collega nelle indagini sui misteriosi omicidi.

L’impero dei lupi: le differenze tra il film e il libro

Come è norma, l’adattamento cinematografico di un libro presenta inevitabilmente una serie di differenze, più o meno significative. La necessità è infatti quella di condensare un racconto particolarmente lungo e dettagliato all’interno di un lungometraggio della durata media di circa due ore. Pur avendo partecipato alla scrittura della sceneggiatura, e aver assicurato la maggior fedeltà possibile al testo letterario, Grangé è inevitabilmente dovuto venire a patti con una serie di modifiche. Queste, in realtà, si ritrovano principalmente sul finale del film.

Oltre ad una generale semplificazione psicologica dei personaggi, si è infatti scelto di rivedere le modalità in cui la storia si conclude. Con temi come la perdita dell’identità, la vendetta e il potere del denaro, il libro si conclude infatti in modo decisamente cupo e pessimistico. Per non rischiare di scontentare il pubblico, invece, per il film si è ricorso ad un lieto fine. I protagonisti finiscono con il risolvere l’enigma e avere salva la vita. Ciò ha permesso così di assegnare alla protagonista un finale che le rendesse giustizia, e accontentasse quanti volevano per lei un risultato positivo alla sua ricerca.

L’impero dei lupi: il trailer e dove vedere il film in streaming

Per gli appassionati del film, o per chi desidera vederlo per la prima volta, L’impero dei lupi sarà trasmesso in televisione lunedì 29 agosto , alle ore 21:00 sul canale Iris. Il film però è disponibile anche in alcune delle principali piattaforme streaming oggi disponibili. È infatti presente nei cataloghi di Chili Cinema e Infinity. In base alla piattaforma scelta, sarà possibile noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale al catalogo. In questo modo sarà poi possibile fruire del titolo in tutta comodità e al meglio della qualità video.

Fonte: IMDb

L’Impero Colpisce Ancora: i concept alternativi per il logo

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L’Impero Colpisce Ancora: i concept alternativi per il logo

Nonostante siano passati 17 anni dall’uscita in sala de L’Impero Colpisce Ancora, ci sono ancora materiali inediti che riguardano il film, come i primi concept relativi al logo ufficiale del film, che prima di avere l’aspetto che tutti conosciamo, ovviamente, ha subìto diverse rielaborazioni.

Eccole di seguito:

Guardiani della Galassia Vol. 2: il poster che omaggia L’Impero Colpisce Ancora

Di recente, si è fatto un gran parlare dell’Episodio V perché la maggior parte del pubblico teme che Star Wars Gli Ultimi Jedi, di prossima uscita, sia una “copia” del film mediano della trilogia originale, così come per molti aspetti si è rivelato per Guerre Stellari e Il Risveglio della Forza.

Il film viene considerato all’unanimità il migliore dell’intera saga di Star Wars ed è passato alla storia per la pellicola con il più grande colpo di scena mai raccontato sul grande schermo.

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