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Io, Leonardo, da oggi al cinema

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Io, Leonardo, da oggi al cinema

Debutta al cinema oggi, mercoledì 2 ottobre, in oltre 300 sale in tutta Italia IO, LEONARDO, il nuovo film d’arte prodotto da Sky con Progetto Immagine e distribuito da Lucky Red.

Realizzato a 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, descrive il genio toscano con un punto di vista inedito e non convenzionale, accompagnando lo spettatore alla scoperta della mente più complessa e affascinante che l’umanità abbia mai conosciuto

Ad interpretare Leonardo è Luca Argentero, impegnato per la prima volta in un film d’arte biografico, con la voce narrante di Francesco Pannofino. Nel cast sono presenti anche Angela Fontana nei panni Cecilia Gallerani e Massimo De Lorenzo che interpreta Ludovico il Moro. La regia è affidata a Jesus Garces Lambert, già regista di “Caravaggio – l’anima e il sangue”.

Io, Leonardo in anteprima al Giffoni Film Festival

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Io, Leonardo in anteprima al Giffoni Film Festival

Prima dell’uscita nelle sale italiane il prossimo 26 settembre, IO, LEONARDO – il nuovo film d’arte prodotto da Sky con Progetto Immagine e distribuito da Lucky Red – sbarca al Giffoni Film Festival.

In occasione della 49ª edizione del festival in programma dal 19 al 27 luglio, saranno proiettati a Giffoni alcuni minuti in anteprima tratti dal backstage del film, a cui seguirà una Masterclass dal titolo “Io, Leonardo, alla scoperta degli effetti speciali del film”. Appuntamento il giorno d’apertura – venerdì 19 luglio – con la speciale lezione dove interverranno il regista di “Io, Leonardo” Jesus Garces Lambert (già regista anche di “Caravaggio – l’anima e il sangue”), il produttore esecutivo per Sky Dimitri Cioffi, il supervisor della post produzione Valentina Corti e gli art director, per Sky Vincenzo Cilurzo e per Galactus Giuseppe Squillaci (candidato ai David di Donatello per il film “Michelangelo – Infinito”).

Nel film “Io, Leonardo” molte invenzioni e disegni di Leonardo vengono messi in scena grazie agli effetti speciali: tra queste, le macchine da guerra, gli studi anatomici e il monumentale cavallo progettato per Ludovico il Moro. Grazie alle avanzate tecniche di modellazione, sculpting digitale e animazione 2d e 3d sono stati riprodotti i vari elementi. A Giffoni il team di Sky e di Galactus, accompagnati dal regista Jesus Garces Lambert, racconteranno ai ragazzi come sono stati creati i vari linguaggi visivi e di come la tecnologia e l’arte abbiano potuto prendere vita e accompagnare lo spettatore in un’esperienza visiva unica ed inedita.

Il film

“IO, LEONARDO” è un affascinante racconto alla scoperta dell’uomo, dell’artista, dello scienziato e dell’inventore che accompagnerà lo spettatore in un’esperienza inedita e coinvolgente nella mente di Leonardo da Vinci, con un sguardo nuovo e molto lontano dagli stereotipi.

Nel cast, oltre ad un sorprendente Luca Argentero, impegnato per la prima volta in un film d’arte biografico, ci saranno Angela Fontana nei panni Cecilia Gallerani e Massimo De Lorenzo che interpreta Ludovico il Moro. La voce narrante è di Francesco Pannofino.

La consulenza scientifica del film è affidata a Pietro C. Marani, professore ordinario di Storia dell’Arte Moderna e Museologia al Politecnico di Milano. La direzione artistica è di Cosetta Lagani, la sceneggiatura è di Sara Mosetti e Marcello Olivieri. La regia è affidata a Jesus Garces Lambert, già regista di “Caravaggio – l’anima e il sangue” (il documentario d’arte più visto al cinema in Italia nel 2018 e vincitore del Globo d’Oro).

Il film “Io, Leonardo” ha ricevuto il Patrocinio del Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci e del Comitato Scientifico del Palinsesto Milano Leonardo 500, nonché il Riconoscimento dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale. Ha ottenuto anche i Patrocini del Comune di Firenze, del Comune di Milano e del Comune di Vinci ed è prodotto con la partecipazione di Bosch e la collaborazione con Artech Digital Cinema, Bottega Tifernate e il Museo Leonardo da Vinci Experience. Media partner RTL 102.5.

Io vivo altrove! recensione del film di e con Giuseppe Battiston

Io vivo altrove! recensione del film di e con Giuseppe Battiston

Io vivo altrove! è l’esordio alla regia di  Giuseppe Battiston, uno degli attori italiani più talentuosi e capaci. Negli anni ha lavorato sia in teatro che al cinema, dove è stato diretto da Soldini, Segre, Genovese, Zanasi. Ha avuto anche un fortunato sodalizio con Carlo Mazzacurati. L’attore, regista e sceneggiatore, assieme a Marco Pettenello, trae qui liberamente ispirazione da un romanzo di Gustave Flaubert, Bouvard e Pécuchet, adattandolo al contesto nostrano. Ambientato nella campagna friulana, Io vivo altrove! è stato presentato alla stampa l’11 gennaio scorso, in anteprima in sala ad Udine il 16 gennaio, mentre arriva nei cinema di tutta Italia dal 19 gennaio.

Da Flaubert a Io vivo altrove!

Giuseppe Battiston e Marco Pettenello, assieme autori del soggetto e della sceneggiatura di Io vivo altrove!, rielaborano l’ultimo romanzo scritto da Flaubert, rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 1881. L’autore di Madame Bovary, mettendo alla berlina i protagonisti Bouvard e Pécuchet, portava avanti una dura critica al sapere enciclopedico. Qui invece, la loro storia assume tutt’altro sapore. Nascono così Biasutti e Perbellini: due solitudini che si incontrano e tra le quali nasce una solida amicizia.

La trama di Io vivo altrove!

Biasutti, Giuseppe Battiston, e Perbellini, Rolando Ravello, si conoscono per caso ad un incontro per appassionati di fotografia. Sono due uomini di mezza età con lo stesso nome, Fausto. Perbellini è ancora succube della madre, Ida Marinelli, mentre Biasutti è un bibliotecario che vive di ricordi. I due scoprono presto di essere stufi delle proprie vite in città e iniziano a coltivare il sogno di trasferirsi in campagna. Sogno che sembra concretizzarsi quando Biasutti riceve in eredità la vecchia casa della nonna, in un piccolo paesino nelle campagne friulane. Lui e Perbellini lasciano il lavoro, la città, e si trasferiscono, convinti che vivranno del frutto delle proprie fatiche. All’arrivo, però, non tardano ad accorgersi che la situazione è più complessa di quel che credevano e l’accoglienza da parte dei locali non è delle migliori.

Una fiaba sulle orme di Mazzacurati

Io vivo altrove! può essere considerata come una fiaba con elementi tragicomici e grotteschi. Ha un incedere che ricorda lavori di Carlo Mazzacurati, come La sedia della felicità e La passione. Battiston stesso afferma che era suo intento omaggiare questo maestro del nostro cinema, con cui ha lavorato nei due film succitati e ne La giusta distanza. L’inguaribile ottimismo che anima i protagonisti può apparire da “deficienti”, come dice la signora Gina, interpretata da Ariella Reggio, ha del surreale. L’insistere di Biasutti e Perbellini, convinti, nonostante i fallimenti, che le cose si sistemeranno e saranno, per una volta, a loro favore, delinea una vera e propria poetica dell’ottimismo, che vede le relazioni umane come salvezza dal dolore perpetuo e da un’esistenza squallida.

Bene o male che vada, alla fine, sicuramente resta la salda amicizia dei protagonisti. Restano i legami che, nonostante tutto, sono riusciti ad instaurare con la gente del paese, come la farmacista Seraphine, interpretata da Diane Fleri e il parroco, padre Walter, che ha il volto di Teco Celio. Il vivo altrove! mette anche in guardia dai falsi miti. Primo tra tutti, il mito della campagna, che si rivela fallace. La realtà della campagna, però, seppure dura, è comunque migliore per i due protagonisti, rispetto a quella che vivevano nelle loro esistenze cittadine.

Io vivo altroveBuone caratterizzazioni con un filo narrativo esile

Non è una commedia da risate a crepapelle questo esordio da regista di Giuseppe Battiston. Si sorride piuttosto, più inteneriti che esilarati. Il film è pervaso da un velo di malinconia, da un senso di solitudine e dalla consapevolezza della vita che scorre veloce. Biasutti e Perbellini, però, cercano e riescono ad esorcizzare tutto ciò con la forza vitale che li contraddistingue, come due moderni Don Chisciotte, animati dal leitmotiv: non accontentiamoci.

Io vivo altrove! si sviluppa su una traccia narrativa piuttosto esile, e chiede al pubblico di entrare nel gioco di una fiaba per adulti, cosa che non tutti sono inclini a fare. Si avvale comunque delle efficaci interpretazioni dei protagonisti, Battiston e Ravello, e di buone caratterizzazioni, che danno vita a una godibile galleria di paesani: da Teco Celio, Padre Walter, a Diane Fleri, Seraphine, ad Ariella Reggio, la signora Gina, fino al cameo di Roberto Citran. Da citare anche le scenografie di Maja Moravec, che rendono bene gli ambienti, soprattutto quello della vecchia casa di campagna di Biasutti.

Un esordio alla regia senza urgenza espressiva 

Forse Io vivo altrove! non è tanto un esordio alla regia frutto di un’urgenza espressiva e creativa, quanto della volontà di riunire un gruppo di lavoro. Battiston ritrova qui Marco Pettenello, con cui aveva già lavorato. Forse l’attore e regista ha bisogno di altro tempo per trovare il progetto giusto, che faccia emergere un racconto davvero appassionato, nato da una necessità di raccontare. Il film resta tutto sommato godibile. I protagonisti fanno tenerezza e alla fine il pubblico si affeziona, come spesso accade coi sognatori. Io vivo altrove! è una favola leggera, che ricorda e omaggia Carlo Mazzacurati, con due buone prove di attori e un guizzo sarcastico nel tratteggiare quell’umanità friulana che il regista di Udine conosce bene, divertendosi a metterla in burla in una versione un po’ sopra le righe.

Quando e dove vederlo

Io vivo altrove! è prodotto da Rosamont con Rai Cinema e Staragara, in collaborazione con Minimum Fax Media e Tucker Film e distribuito da Adler Entertainment. Arriva al cinema il 19 gennaio 2023.

Io Vivo Altrove! intervista al regista e protagonista Giuseppe Battiston

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Ecco la nostra intervista a Giuseppe Battiston che esordisce alla regia con Io Vivo Altrove! Nel film, che vedremo in sala dal 19 gennaio, insieme allo stesso Battiston, c’è Rolando Ravello. Il film è distribuito da Adler Entertainment.

Biasutti, Giuseppe Battiston, e Perbellini, Rolando Ravello, si conoscono per caso ad un incontro per appassionati di fotografia. Sono due uomini di mezza età con lo stesso nome, Fausto. Perbellini è ancora succube della madre, Ida Marinelli, mentre Biasutti è un bibliotecario che vive di ricordi. I due scoprono presto di essere stufi delle proprie vite in città e iniziano a coltivare il sogno di trasferirsi in campagna. Sogno che sembra concretizzarsi quando Biasutti riceve in eredità la vecchia casa della nonna, in un piccolo paesino nelle campagne friulane. Lui e Perbellini lasciano il lavoro, la città, e si trasferiscono, convinti che vivranno del frutto delle proprie fatiche. All’arrivo, però, non tardano ad accorgersi che la situazione è più complessa di quel che credevano e l’accoglienza da parte dei locali non è delle migliori.

Io vi troverò: trama, cast e sequel del film con Liam Neeson

Io vi troverò: trama, cast e sequel del film con Liam Neeson

Quello del revenge movie è da sempre un filone di film particolarmente popolari e acclamati, dove l’eroe intraprende una spedizione punitiva nei confronti di quanti hanno ucciso o rapito dei suoi cari. Negli anni sono diversi i titoli che hanno riconfermato la fortuna di questo genere, da Vendetta finale a Io sono vendetta. Uno dei più importanti e riconosciuti a livello internazionale è però Io vi troverò, titolo italiano di Taken, film scritto dal regista francese Luc Besson e diretto da Pierre Morel. Oggi considerato un vero e proprio cult, questo fu anche il primo di una fortuna trilogia.

L’idea alla base del film è delle più semplici, con un padre disposto a tutto pur di ritrovare e proteggere sua figlia. Nelle mani di Besson e Morel, però, tale progetto si trasforma in qualcosa di più grande, con tanta adrenalinica azione e molta emotività. Il merito dei due autori sta proprio nel dosare al meglio questi ingredienti, dando vita ad un’opera intelligente, capace di intrattenere ed emozionare. A conferma di ciò vi è il grandissimo successo ottenuto dal film, che a fronte di un budget di 25 milioni di dollari è arrivato a guadagnarne 226 in tutto il mondo.

Divenuto oggi parte della cultura di massa per alcune sue celebri sequenze o frasi, Io vi troverò è uno splendido esempio di thriller d’azione, che ha non a caso dato vita ad una lunga serie di imitatori. Sono però molteplici i fattori che rendono questo film un titolo unico, assolutamente da non perdere. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo nella lettura sarà possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e ai suoi sequel. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Io vi troverò film

La trama di Io vi troverò

Protagonista del film è Bryan Mills, un ex agente della CIA residente a Los Angeles, grande esperto di arti marziali e uso delle armi, dotato di una impressionante capacità di uccidere e torturare persone a sangue freddo senza il minimo rimorso. Ormai in pensione, svolge piccoli lavori saltuari come addetto alla sicurezza negli eventi e guardia del corpo delle star. Bryan è inoltre un uomo divorziato, che fatica a vedere con maggior frequenza la figlia diciassettenne Kim. Il giorno in cui questa gli esprime il desiderio di poter andare a Parigi, egli è da prima dubbioso, salvo poi concederle il suo permesso.

Bryan non poteva immaginare che, giunta in Francia, sua figlia sarebbe stata presa di mira da una banda di criminali albanesi, che finirà con il sequestrare la giovane. Saputo del rapimento, l’uomo userà tutta la sua esperienza, i suoi contatti e il suo letale addestramento per ritrovare la figlia, lasciando dietro di sé una lunga scia di cadaveri. Una volta che la sua ricerca ha avuto inizio, i rapitori capiranno in breve tempo di essersi messi contro una forza che non sono in grado di controllare. È solo questione di tempo prima che Bryan trovi e uccida quanti gli hanno fatto torto.

Io vi troverò: il cast del film

Come noto, ad interpretare Bryan Mills vi è l’attore Liam Neeson. Questi ha dichiarato di aver accettato il ruolo perché gli permetteva di misurarsi con una prova particolarmente fisica. Egli però credeva che il film avrebbe avuto una distribuzione direttamente in home-video, e rimase particolarmente sorpreso del successo che questo ottenne invece. Per prepararsi al ruolo, Neeson è stato addestrato soldato Mick Gould, ex Special Air Service (SAS), nel combattimento corpo a corpo e nell’uso delle armi. Egli ha inoltre praticato il Nagasu Do. Si tratta uno stile di arte marziale ibrido che prende in prestito mosse dal Judo, Aikido e Ju Jitsu.

Accanto a lui, nei panni di sua figlia Kim vi è l’attrice Maggie Grace, nota per essere stata Shannon Rutherford nella serie televisiva Lost. Nei panni della sua amica Amanda, con cui si reca in Francia, vi è invece Katie Cassidy. Ad interpretare l’ex moglie di Bryan, Lenore, vi è invece l’attrice Famke Janssen, nota per essere stata Jean Grey nella prima trilogia di X-Men. Girare questo film ha spinto l’attrice ad agire nella vita reale contro la corruzione. Oggi la Janssen e è Ambasciatrice dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine.

Io vi troverò sequel

 

Io vi troverò: i sequel del film… ci sarà un Taken 4?

Dato il grandissimo successo del film, Besson decise di produrre anche un secondo ed un terzo capitolo. Il primo di questi sequel, Taken – La vendetta, è uscito nel 2012 e vede nuovamente Neeson nei panni di Bryan Mills impegnato a difendere la moglie e la figlia da alcuni criminali albanesi in cerca di vendetta. Nel 2015 è invece uscito l’ultimo capitolo della trilogia, intitolato Taken 3 – L’ora della verità. In questo il protagonista, nuovamente interpretato da Neeson, si trova a doversi difendere dalle accuse di omicidio, nel disperato tentativo di ricercare il vero colpevole. Con questo terzo capitolo si è dunque apparentemente conclusa la trilogia e a quasi dieci anni di distanza sembra proprio che i film siano destinati a rimanere solo tre.

Lo stesso Neeson ha infatti in più occasioni dichiarato che non ci sarà un Taken 4 o che in ogni caso lui non è interessato a riprendere il ruolo di Bryan Mills. Senza l’attore, risulta allora improbabile la realizzazione di un nuovo film, considerando che la serie realizzata nel 2017, Taken, strutturata come una origin story per Mills, è stata cancellata dopo solo una stagione per lo scarso interesse dimostrato dai fan nei confronti di un interprete diverso da Neeson per il ruolo. Nulla è mai certo ad Hollywood e un quarto film potrebbe sempre essere realizzato prima o poi, ma per ora non sembra esserci alcun tipo di piano a riguardo.

Il trailer di Io vi troverò e dove vedere il film in streaming e in TV

In attesa di vedere tali sequel, è possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Io vi troverò è infatti disponibile nel catalogo di Rakuten TV, Google Play, Apple TV, Prime Video Disney+. Per vederlo, basterà sottoscrivere un abbonamento generale alla piattaforma in questione o noleggiare il singolo film. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà a disposizione soltanto un dato periodo temporale entro cui vedere il titolo. In alternativa, il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 14 febbraio alle ore 21:20 sul canale Italia 1.

Fonte: IMDb

Io vi troverò: quanta storia vera c’è nel rapimento del film con Liam Neeson

Nel film Io vi troverò (Taken), Bryan Mills, interpretato da Liam Neeson, permette alla figlia di fare un viaggio a Parigi con la sua amica. Appena scese dall’aereo, le due ragazze fanno amicizia con un giovane affascinante che propone loro di condividere un taxi per il centro di Parigi. È un viaggio fatale, poiché le ragazze non solo rivelano di essere in viaggio da sole, ma anche dove alloggeranno.

Il giovane, Peter, non perde tempo e passa queste informazioni a una banda di trafficanti di sesso albanesi, che si presentano all’appartamento delle ragazze e le rapiscono con violenza. Poco prima di essere rapita, la figlia di Mills (Maggie Grace) riesce a telefonare al padre, ex agente della CIA. In una breve conversazione con uno dei rapitori, Mills giura di rintracciare la banda e di ucciderla.

Il resto del film Io vi troverò (Taken) è un’avventura d’azione dal ritmo serrato, in cui Mills rintraccia la banda, uccide la maggior parte delle persone coinvolte e alla fine scopre che l’amico della figlia è morto e che la sua stessa figlia è stata venduta a un’esclusiva asta sessuale a un ricco sceicco. Tutto finisce bene: padre e figlia si ricongiungono e sia i trafficanti che i clienti ottengono ciò che spetta loro.

La storia del film Io vi troverò (Taken)

Per molti anni si è creduto che la storia fosse basata su eventi reali che coinvolgevano William G. Hillar, che sosteneva di essere un agente delle Forze Speciali in pensione la cui figlia era stata rapita, tenuta come schiava sessuale e poi uccisa. Hillar è stato in seguito smascherato come un impostore, che ha guadagnato enormi somme di denaro raccontando la sua storia nel circuito delle conferenze, dopo che è stato rivelato che non era stato nell’esercito né aveva perso la figlia a causa dei trafficanti di esseri umani. Questo ci porta a chiederci: quanto della storia di Io vi troverò (Taken) si basa su fatti e non sulla finzione?

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La realtà in Io vi troverò (Taken)

Sebbene gran parte della trama del film sia stata inventata per creare una grande avventura d’azione, ci sono alcuni aspetti della storia che purtroppo riflettono la vita reale.

Il Traffico di esseri umani

La tratta di esseri umani è in aumento. Secondo il Dipartimento di Stato americano, ogni anno vengono trafficate attraverso i confini internazionali dalle 600.000 alle 800.000 persone, di cui l’80% sono donne e la metà bambini. I bambini vengono trafficati per una serie di motivi diversi: lavoro forzato, lavoro domestico, come bambini soldato, cammellieri, per l’accattonaggio, per l’edilizia e l’industria mineraria e per il lavoro agricolo.

Tuttavia, la stragrande maggioranza delle donne e delle ragazze viene trafficata a scopo di sfruttamento sessuale. Molte ragazze, inizialmente trafficate per il lavoro forzato o domestico, finiscono per essere sfruttate sessualmente a causa della loro vulnerabilità. Le ragazze giovani sono una facile preda per i trafficanti, poiché possono essere facilmente manipolate e hanno un alto potenziale di guadagno.

Come molti crimini organizzati, l’ascesa della tratta di esseri umani è stata guidata da semplici ragioni economiche. La tratta di esseri umani è la terza più grande industria criminale internazionale (dopo il traffico illegale di droga e di armi). Si tratta di un’industria da 32 miliardi di dollari l’anno, di cui 15,5 miliardi di profitti sono realizzati nei Paesi industrializzati.

Adescamento

Come la maggior parte dei predatori sessuali, i trafficanti sono esperti nella manipolazione. La situazione delle ragazze nel film inizia quando incontrano un giovane uomo affascinante. I trafficanti sanno che le ragazze sono meno diffidenti nei confronti di giovani uomini belli e affascinanti. Nel film, il personaggio di Peter usa sapientemente lo stratagemma di essere un giovane turista per conquistare la fiducia delle ragazze. Questo è coerente con la vita reale della tratta: la maggior parte delle vittime è stata adescata o si è impegnata volontariamente con gli autori del reato all’inizio.

Liam Neeson in Io vi troverò (taken)

Un territorio sconosciuto

I trafficanti di esseri umani prendono di mira le persone vulnerabili. In realtà, questo significa che la maggior parte delle vittime sono bambini svantaggiati provenienti da Paesi poveri, fuggiaschi o senzatetto. Tuttavia, il fatto che i giovani turisti si trovino in un territorio sconosciuto, senza la loro abituale rete di supporto o persone che si prendono cura di loro, li rende facili prede. Non esistono statistiche sul numero di ragazze che cadono vittime dei trafficanti in questo modo, ma qualsiasi forma di vulnerabilità rende le ragazze un bersaglio.

Legame con l’Albania e coinvolgimento di alti funzionari

Il film descrive i rapitori come una banda di trafficanti albanesi. È probabile che questa non sia stata una scelta casuale dei registi. Le Nazioni Unite hanno rilevato che il traffico di bambini dall’Europa dell’Est è un problema significativo, poiché la povertà e l’inazione delle autorità hanno permesso a questo traffico di prosperare.

Anche la rappresentazione di un funzionario corrotto nel film non è un caso isolato. Nei Paesi poveri, dove la maggior parte delle vittime viene presa di mira, i funzionari possono spesso essere corrotti o intimiditi per chiudere un occhio su ciò che accade.

I miti

Vittima occidentale benestante

Sebbene qualsiasi giovane possa essere vittima della tratta e dello sfruttamento sessuale, l’agiata adolescente americana protagonista del film rappresenta sicuramente una piccola minoranza. È molto più probabile che i trafficanti prendano di mira le persone più vulnerabili: cercano ragazze in affidamento, scappate di casa o senza fissa dimora, immigrate clandestine o tossicodipendenti.

Chiunque non abbia una famiglia o una rete sociale forte che si prenda cura di lui è una facile preda. I trafficanti sfruttano le vulnerabilità per adescare le loro vittime; spesso offrono loro qualcosa che non hanno, come denaro, rifugio o affetto. Inoltre, la maggior parte delle persone trafficate proviene da Paesi poveri, dove la promessa di un lavoro o di una vita migliore li attira nelle braccia dei trafficanti.

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Rapimento violento

La rappresentazione del rapimento violento nel film  Io vi troverò (Taken) non è il metodo abituale utilizzato dai trafficanti di esseri umani. Il rapimento aggiunge un altro crimine a quello già grave della tratta di esseri umani e rappresenta un rischio aggiuntivo per le bande criminali. Adescare e adescare è un modo molto più semplice e sicuro per prendere di mira le vittime a scopo di sfruttamento sessuale. Se una persona è stata rapita, dovrà anche essere tenuta prigioniera e questo richiede sforzi e denaro da parte dei rapitori. È molto più facile tenere una persona che è stata manipolata emotivamente per farla restare con sé, piuttosto che tenerla sotto chiave.

Aste di schiavi

Non è così comune che i trafficanti di esseri umani “vendano” le loro vittime. Il semplice fatto è che è più redditizio costringere le vittime a prostituirsi, dove possono essere “vendute” più e più volte.

Il lieto fine di Io vi troverò (Taken)

Il film Io vi troverò (Taken) si conclude con Bryan Mills che salva sua figlia prima che le venga fatto del male. Purtroppo, la maggior parte delle vittime della tratta di esseri umani nel mondo reale non può aspettarsi un tale lieto fine.

Anche se gli orrori mostrati nel film Io vi troverò (Taken) non sono per molti versi realistici, dato che il tasso di traffico di esseri umani è in aumento a livello globale, vale la pena di essere vigili e di far conoscere ai nostri figli, soprattutto alle nostre ragazze, come operano i trafficanti di esseri umani.

Io vi troverò: la spiegazione del finale del film

Io vi troverò: la spiegazione del finale del film

Quello del revenge movie è da sempre un filone di film particolarmente popolari e acclamati, dove l’eroe intraprende una spedizione punitiva nei confronti di quanti hanno ucciso o rapito dei suoi cari. Negli anni sono diversi i titoli che hanno riconfermato la fortuna di questo genere, da Vendetta finale a Io sono vendetta. Uno dei più importanti e riconosciuti a livello internazionale è però Io vi troverò, titolo italiano di Taken, film scritto dal regista francese Luc Besson e diretto da Pierre Morel. Oggi considerato un vero e proprio cult, questo fu anche il primo di una fortuna trilogia.

L’idea alla base del film è delle più semplici, con un padre disposto a tutto pur di ritrovare e proteggere sua figlia. Nelle mani di Besson e Morel, però, tale progetto si trasforma in qualcosa di più grande, con tanta adrenalinica azione e molta emotività. Il merito dei due autori sta proprio nel dosare al meglio questi ingredienti, dando vita ad un’opera intelligente, capace di intrattenere ed emozionare. In questo approfondimento, andiamo alla scoperta di ciò che accade nel suo finale.

La trama di Io vi troverò (Taken)

Bryan Mills (Liam Neeson) è un ex agente della CIA che tiene molto a sua figlia Kim (Maggie Grace) e desidera partecipare attivamente alla sua vita. La sua capacità di farlo, però, è ostacolata dalla rottura con Lenore (Famke Janssen) e dal suo matrimonio con il benestante Stuart St. John. Kim vive con la madre e il patrigno e Bryan si sente un estraneo. Tuttavia, cerca di rimanere coinvolto e di aiutare Kim al meglio delle sue possibilità. Bryan desidera compiacere Kim ed esprimere il suo amore attraverso atti di cura. Come regalo di compleanno, le compra un apparecchio per il karaoke, dimostrando di conoscere la sua aspirazione a diventare una cantante. Ma Stuart le ruba la scena regalandole un cavallo, e il regalo di Bryan appare inutile al confronto.

Questa scena identifica il dilemma di Bryan: non può eguagliare le risorse finanziarie di Stuart e i suoi sforzi per impressionare Kim si rivelano infruttuosi. Tuttavia, l’impegno definitivo di Bryan si trova nel suo comportamento coraggioso e non attraverso regali tangibili. Come consulente di sicurezza privata, salva la cantante pop Sheerah da un’aggressione. Come ringraziamento, Sheerah promette di assistere Kim assumendo una valutazione canora professionale e mettendola in contatto con un agente. Bryan ne approfitta, dimostrando che non si limita a favorire gli obiettivi di Kim con dei regali, ma le apre vere e proprie porte professionali.

Perché Bryan è riluttante a lasciare che Kim vada a Parigi?

Bryan Mills esita a lasciare che sua figlia Kim si rechi a Parigi perché è molto preoccupato per la sua sicurezza. Essendo un agente della CIA in pensione, conosce i pericoli del mondo più di chiunque altro. L’idea che due ragazze di 17 anni viaggino da sole lo mette a disagio, perché sa che potrebbero essere vulnerabili a minacce che non sono preparate a gestire. Il suo scetticismo ha radici nell’esperienza piuttosto che nella semplice iperprotettività. Quando Kim chiede il permesso, Bryan inizialmente rifiuta, ritenendo che non sia sicuro. Tuttavia, alla fine cede dopo aver visto quanto lei sia turbata. La sua decisione non è dettata dalla fiducia, ma piuttosto dalla volontà di evitare ulteriori conflitti e di mantenere il rapporto con lei.

Nonostante la firma del modulo di consenso, rimane cauto, cosa che si giustifica in seguito quando scopre che Kim ha mentito sullo scopo del viaggio. All’aeroporto, Bryan scopre che Kim e Amanda non stanno facendo un tour artistico, ma intendono seguire gli U2 in Europa. Questo tradimento rafforza i suoi timori. Si rende anche conto che Lenore era a conoscenza della menzogna ma non è intervenuta. Lenore sostiene che Kim ha dovuto ingannare Bryan a causa del suo carattere severo. Questa rivelazione frustra Bryan, perché conferma la sua convinzione che Kim sia ingenua sui pericoli del mondo e che l’indulgenza di Lenore metta a rischio la figlia.

Cosa succede a Kim a Parigi?

L’entusiasmo di Kim per il viaggio si trasforma in un incubo. All’aeroporto di Parigi, Kim e Amanda si imbattono in Peter, un giovane di bell’aspetto che si offre di dividere il taxi con loro, visto che i taxi a Parigi costano molto. Kim esita ma accetta. Peter sembra amichevole e scatta persino una foto alle ragazze usando il telefono di Kim. Tuttavia, le sue intenzioni si rivelano diverse quando fa una telefonata, annunciando la loro posizione ad alcuni gruppi non identificati. Non appena raggiungono l’appartamento, Kim diventa apprensiva. Sa che Amanda ha mentito sulla presenza dei cugini a Parigi e che quindi sono completamente soli.

Questo non va giù a Kim, ma Amanda non pensa che abbiano già mentito sul viaggio a Bryan. La spensierata e spericolata Amanda è desiderosa di fare festa e di vivere la vita, trascinando Kim con sé, completamente ignara del pericolo in agguato. Mentre Kim parla al telefono con Bryan, dei ladri si introducono nell’appartamento e rapiscono Amanda. Bryan, prevedendo la minaccia, non reagisce nervosamente ma ordina a Kim di nascondersi sotto il letto. Registra anche la loro conversazione, consapevole che il tempo è fondamentale.

Pur tremando per la paura, Kim obbedisce alle sue istruzioni e fornisce importanti informazioni sui rapitori, tra cui un uomo barbuto, alto un metro e ottanta, con un tatuaggio a forma di luna e stella sulla mano destra. Uno dei rapitori afferra il telefono di Kim. Bryan, senza mezzi termini, lo minaccia di lasciare andare Kim o di affrontare conseguenze mortali. Il rapitore lo deride: “Buona fortuna”, non rendendosi conto delle capacità e della determinazione di Bryan. Questo è l’inizio della missione di Bryan, che ha una sola mente, per salvare sua figlia.

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Cosa scopre Bryan sul rapimento di Kim?

Bryan scopre presto la macabra realtà del rapimento di Kim. Con l’aiuto del suo amico della CIA Sam, esamina la telefonata registrata durante il rapimento di Kim. Riconosce i rapitori come una banda albanese guidata da Marko, che gestisce un traffico di esseri umani. Sam avverte Bryan che, in base ai casi precedenti, se Kim non verrà salvata entro 96 ore, sarà perduta per sempre. Questo spinge Bryan a proseguire senza sosta. Quando Bryan arriva a Parigi, rintraccia l’ultimo luogo conosciuto di Kim. Guardando una foto sul suo telefono, vede il riflesso di Peter. Seguendo Peter all’aeroporto, Bryan lo sorprende mentre cerca di adescare un’altra vittima.

Cerca di ottenere informazioni con la forza, ma viene interrotto e si scatena un inseguimento ad alta velocità. Prima che Bryan riesca ad arrestarlo, Peter viene investito da un camion e ucciso, interrompendo una pista fondamentale. Bryan si rivolge al suo contatto, Jean-Claude, un ex agente dei servizi segreti diventato ufficiale di polizia. Jean-Claude lo avverte di non farsi coinvolgere, ma gli fornisce un indirizzo collegato ai trafficanti albanesi. Fingendosi un cliente, Bryan piazza un dispositivo di ascolto su un protettore, che lo conduce a un bordello improvvisato in un cantiere. Lì trova una ragazza drogata che indossa la giacca di jeans di Kim.

Dopo un violento scontro e un inseguimento ad alta velocità, salva la ragazza e la aiuta a riprendersi dalla droga. In seguito, la ragazza rivela il luogo in cui Kim è stata tenuta prigioniera per l’ultima volta. Travestito da Jean-Claude, Bryan si infiltra in un rifugio albanese con la scusa di rinegoziare la tangente della polizia. Con l’inganno, Marko si rivela facendogli ripetere le parole “buona fortuna”, una frase che aveva sentito durante il rapimento di Kim. Ne segue una lotta brutale che provoca la morte di diversi trafficanti.

Perquisendo la casa, Bryan scopre il corpo senza vita di Amanda, morta per overdose, una tragica conseguenza delle operazioni della banda. Deciso a ottenere risposte, Bryan tortura Marko con l’elettricità. Marko confessa che Kim, essendo vergine, è stata subito venduta al mercato nero. Identifica l’acquirente come Patrice Saint-Clair, un potente leader del crimine. Lasciando Marko a morire fulminato, Bryan ha ora il suo prossimo obiettivo.

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La spiegazione del finale di Io vi troverò (Taken): Come è coinvolto Jean-Claude nel racket?

Jean-Claude, un ex agente dei servizi segreti francesi diventato ufficiale della polizia nazionale, è segretamente coinvolto nel traffico di esseri umani. Invece di fermare la banda di albanesi, fornisce loro protezione in cambio di tangenti. La sua corruzione permette a criminali come Marko e Saint-Clair di operare liberamente, rendendo Parigi un centro di traffico. Dopo aver appreso del coinvolgimento di Saint-Clair, Bryan si rende conto che Jean-Claude sa più di quanto abbia ammesso. Bryan lo affronta nel suo appartamento, chiedendo informazioni.

Quando Jean-Claude si rifiuta di collaborare, Bryan adotta un’azione drastica, sparando a sua moglie nel braccio. Questa mossa violenta ma calcolata costringe Jean-Claude a rivelare la posizione di Saint-Clair. Una volta ottenute le informazioni necessarie, Bryan fa perdere i sensi a Jean-Claude, assicurandosi che non sia più una minaccia. Bryan si infiltra poi in un’asta clandestina di traffico sessuale nella villa di Saint-Clair, dove Kim è l’ultima ragazza in vendita. Sapendo di dover agire in fretta, costringe un offerente, Ali, ad acquistare Kim. Tuttavia, prima di poter fuggire con lei, Bryan viene sopraffatto e catturato.

Saint-Clair, resosi conto dell’identità di Bryan, ordina ai suoi uomini di giustiziarlo. Ma Bryan, abile e implacabile, riesce a liberarsi, uccidendo tutti gli scagnozzi che gli si parano davanti. Un Saint-Clair in fin di vita, desideroso di salvarsi, rivela che Kim è stato portato su uno yacht di proprietà dello sceicco Raman. Senza esitare, Bryan giustizia Saint-Clair e punta allo yacht. Bryan rintraccia lo yacht e si lancia in un assalto solitario, abbattendo sistematicamente tutte le guardie del corpo di Raman, compreso Ali.

Alla fine raggiunge la cabina principale, dove Raman tiene Kim sotto la minaccia di un coltello. Lo sceicco cerca di contrattare per la sua vita, ma Bryan non negozia. Uccide rapidamente Raman, garantendo la sicurezza di Kim. Dopo aver salvato Kim, Bryan torna negli Stati Uniti e la sorprende portandola a conoscere la pop star Sheerah, mantenendo la promessa fatta in precedenza di sostenere i suoi sogni di cantante. Nonostante il trauma, l’incessante ricerca di Bryan dimostra quindi che farà di tutto per proteggere sua figlia.

LEGGI ANCHE: Io vi troverò: quanta storia vera c’è nel rapimento del film con Liam Neeson

Io vi troverò con Liam Neeson in Tv

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Io vi troverò con Liam Neeson in Tv

Io vi troveròAndrà in onda in prima serata Io vi troverò (Taken), il film campione d’incassi USA del 2008 scritto e prodotto da Luc Besson, diretto da Pierre Morel e con protagonista assoluto Liam Neeson. La pellicola inizierà a partire dalle 21:00. Nel cast anche due note attrici americane: Maggie GraceFamke Janssen.

Trama: Bryan (Liam Neeson) è un ex agente della CIA, divorziato e ormai in pensione che si ritrova con una figlia diciassettenne (Maggie Grace) che vuol andare a Parigi e un’ex moglie (Famke Janssen) che spinge affinché l’uomo dia il suo consenso. La figlia alla fine partirà, ma giunta in Francia verrà presa di mira da una banda di criminali albanesi che la sequestrerà. Bryan saputo del rapimento userà tutta la sua esperienza, i suoi contatti e il suo letale addestramento per ritrovare la figlia, lasciando dietro di se una lunga scia di cadaveri.

Le curiosità:

– Girare questo film ha spinto Famke Janssen ad agire nella vita reale contro la corruzione. L’attrice è Ambasciatrice dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine.

– Il soldato Mick Gould, ex Special Air Service (SAS), ha addestrato Liam Neeson nel combattimento corpo a corpo e nell’uso delle armi.

– Lo stile di arte marziale usata da Liam Neeson nel film è il Nagasu Do. E’ uno stile di arte marziale ibrido che prende in prestito mosse dal Judo, Aikido e Ju Jitsu.

– Nel film il personaggio di Katie Cassidy (Amanda) ha 19 anni e il personaggio di Maggie Grace (Kim) ne ha 17. Nella vita reale Maggie è di 3 anni più grande di Katie.

– Il coltello ricurvo utilizzato nella lotta finale è un Karambit. E’ un’arma indonesiano / malese e i fori per le dita nell’impugnatura la rende molto difficile da disarmare, cosa evidente nella scena di lotta.

– Liam Neeson ha dichiarato di aver accettato questo ruolo perché credeva che il film avrebbe avuto una distribuzione direttamente in home-video.

– Il film è stato parodiato nel ventesimo episodio della decima stagione della serie televisiva d’animazione I Griffin.

– Il film ha fruito di un sequel dal titolo Taken – La vendetta ancora scritto e prodotto da Luc Besson, ma stavolta diretto da Olivier Megaton (Transporter 3).

– Nel corso del film Bryan per riavere sua figlia uccide 35 persone.

– Il film costato 25 milioni di dollari ne ha incassati worldwide oltre 226.

Io vengo ogni giorno: al cinema dal 7 agosto l’irriverente commedia teen

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io vengo ogni giornoIl 7 agosto arriva nelle sale, distribuita da Eagle Pictures, la goliardica commedia Io vengo ogni giorno. Rob Crabbe sta per vivere una giornata grandiosa: ha in programma un colloquio per l’ammissione all’università e un appuntamento con la bellona della scuola, che spera possa concludersi nel migliore dei modi. Peccato che tutto vada a rotoli: al colloquio fa una figuraccia, ed è talmente eccitato di essere accanto alla bella Angela da concludere ‘l’appuntamento’ in men che non si dica. La performance da centometrista di Rob gli regala però la possibilità di ricominciare tutto da capo e, come per magia, rivivere di continuo la sua giornata, tornando indietro ogni volta che arriverà troppo presto al “traguardo”.

Si prospettano tempi molto duri per Rob e chissà se riuscirà a risolvere il suo appiccicoso problema e ad andare avanti con la sua vita. Inaspettatamente sarà Arthur, il secchione dodicenne della classe, a provare ad aiutarlo a trovare una soluzione. Commedia teen che strizza l’occhio a Ricomincio da capo, Io vengo ogni giorno racconta con dissacrante ironia un problema che tutti gli adolescenti prima o poi si troveranno ad affrontare. Diretto da Dan Beers, Io vengo ogni giorno vede nel cast, tra gli altri, John Karna, Katie Findlay, Alan Tudyk, Craig Roberts e Adam Riegler.

Io Vengo Ogni Giorno trailer italiano della commedia con Katie Findlay e Alan Tudyk

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io vengo ogni giornoIl 7 agosto arriva nelle sale, distribuita da Eagle Pictures, la goliardica commedia Io vengo ogni giornoRob Crabbe sta per vivere una giornata grandiosa: ha in programma un colloquio per l’ammissione all’università e un appuntamento con la bellona della scuola, che spera possa concludersi nel migliore dei modi. Peccato che tutto vada a rotoli: al colloquio fa una figuraccia, ed è talmente eccitato di essere accanto alla bella Angela da concludere ‘l’appuntamento’ in men che non si dica. La performance da centometrista di Rob gli regala però la possibilità di ricominciare tutto da capo e, come per magia, rivivere di continuo la sua giornata, tornando indietro ogni volta che arriverà troppo presto al “traguardo”.

Si prospettano tempi molto duri per Rob e chissà se riuscirà a risolvere il suo appiccicoso problema e ad andare avanti con la sua vita. Inaspettatamente sarà Arthur, il secchione dodicenne della classe, a provare ad aiutarlo a trovare una soluzione. Commedia teen che strizza l’occhio a Ricomincio da capo, Io vengo ogni giorno racconta con dissacrante ironia un problema che tutti gli adolescenti prima o poi si troveranno ad affrontare. Diretto daDan Beers, Io vengo ogni giorno vede nel cast, tra gli altri, John Karna, Katie Findlay, Alan Tudyk, Craig Roberts e Adam Riegler.

Di seguito potete vedere il trailer

Io speriamo che me la cavo: recensione del film di Lina Wertmuller

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Io speriamo che me la cavo è il film del 1992 di Lina Wertmuller con Paolo Villaggio, Isa Danieli, Sergio Solli, Adriano Pantaleo e Ciro Esposito.

Io speriamo che me la cavo – trama: Per un errore del computer del Ministero della Pubblica Istruzione, il maestro Marco Tullio Sperelli (Paolo Villaggio), viene mandato invece cha a Corsano in Liguria, a Corzano, un paesino in provincia di Napoli. Si trova subito in una condizione piuttosto tragica: la classe assegnatagli sarebbe costituita da una ventina di bambini, ma lui al suo arrivo ne trova solo tre. Deve andare a cercare il quarto a casa, mentre gli altri li trova per le strade della città, tra storie di povertà e di microcriminalità.

Il maestro ha notevoli problemi ad adattarsi alla vita tipica del sobborgo meridionale. Ad esempio, la preside è la moglie di un politico e non fa nulla nel suo istituto; il bidello è il vero capo della scuola e vende agli alunni gesso e carta igienica intascando grosse somme; il sindaco favorisce il lavoro minorile clandestino; i bambini sono totalmente ignoranti e lasciati a se stessi. Dopo un primo naturale astio tra il maestro e i suoi alunni-scugnizzi, le cose tra loro cominciano a funzionare.

Io speriamo che me la cavo (1992) è ispirato a un libro omonimo pubblicato due anni prima, che riporta sessanta temi di bambini di una scuola elementare della città di Arzano, in provincia di Napoli, raccolti dal maestro Marcello D’Orta nella forma di una raccolta di temi. Temi che raccontano con innocenza, umorismo, dialettismi (e infiniti errori grammaticali, appositamente non corretti) storie di vita quotidiana di bambini che vedono in prima persona fenomeni come la camorra, il contrabbando, la prostituzione, tutte situazione che dovrebbero essere tenute lontane dagli occhi dei ragazzini.

Questo libro, anomalo nel suo genere, ha venduto più di un milione di copie diventando un bestseller. Il titolo del libro, e del film, è dato dalla frase con cui un alunno, il più scalmanato di tutti, conclude il tema sulla sua storia evangelica preferita, ossia l’Apocalisse, ribattezzata in quel caso “la fine del mondo”.

Di film sui pregi e i difetti di Napoli ne sono stati girati tanti, specie negli anni ’80, grazie alla splendida messa in scena di personaggi come Massimo Troisi e Luciano De Crescenzo. Questi lavori hanno raffigurato una Napoli dalle tante contraddizioni e difficoltà, ma anche creativa, orgogliosa e ingenua, e anche Io speriamo che me la cavo rientra in questo filone.

Io speriamo che me la cavo  rispecchia in pieno lo stile di Lina Wertmüller, apprezzatissima regista fattasi conoscere grazie ai numerosi film grotteschi degli anni ’70 aventi come attore-protagonista Giancarlo Giannini. Senza dubbio questo lungometraggio estremizza e calca la mano sui problemi di Napoli, portandoli più che al grottesco, alla loro drammatizzazione. Ciò su cui punta la Wertmüller è soprattutto l’ironia, la capacità di sdrammatizzare che caratterizza il popolo napoletano.

Io speriamo che me la cavo

Ad addolcire un’amarissima pillola ci pensano i piccoli protagonisti, gli alunni disastrati del maestro Sperelli. In fondo vittime di un sistema che gli nega quei diritti di cui dovrebbero beneficiare in modo innato.

Tra quei piccoli scugnizzi, così graziosi quanto compassionevoli, spiccano: Vincenzino, interpretato da Adriano Pantaleo, il famoso Spillo della serie Amico Mio, Raffaele, interpretato da Ciro Esposito (altro attore che ha proseguito la carriera con la fiction televisiva), il più turbolento della, piccole bambine ormai già cresciute, come Rosinella e Tommasina, interpretate rispettivamente da Maria Esposito e Carmela Pecoraro, Salvatore, che non sa il suo cognome, interpretato da Salvatore Terracciano. Intorno a loro ruotano altri personaggi che incarnano ottimamente varie sfumature partenopee: la Preside lassiva, interpretata dalla magistrale Isa Danieli; il Custode accattone interpretato da Gigio Morra; il cartonaio, genitore di uno degli alunni, interpretato dal caratterista Sergio Solli.

E poi c’è lui, Paolo Villaggio, il maestro Marco Tullio Sperelli. L’attore genovese, dopo un ventennio passato a interpretare soprattutto il buffo Ragionier Ugo Fantozzi, viene restituito ad un ruolo molto più vicino alle proprie caratteristiche naturali. Villaggio interpreta bene il ruolo dello spaesato maestro del Nord “calato dall’alto” in una realtà così distante dalla propria. Toccante, infine, il finale, nel quale si contrappone la lettera del più discolo di tutti, Raffaele, con le note della famosa canzone What a wonderful world, cantata dall’inconfondibile Louis Armstrong.

Io sono: Celine Dion, l’atteso documentario dal 25 giugno su Prime Video

Diretto dalla regista nominata all’Oscar Irene Taylor, Io sono: Celine Dion offre uno sguardo crudo e onesto nel dietro le quinte della lotta che l’iconica superstar ha intrapreso contro una malattia che le ha cambiato la vita. Come una lettera d’amore ai suoi fan, questo documentario mette in luce la musica che ha guidato la sua vita, mostrando anche la resilienza dello spirito umano.

Io sono: Celine Dion è presentato da Amazon MGM Studios ed è una produzione Vermilion Films in collaborazione con Sony Music Vision e Sony Music Entertainment Canada.

  • Diretto da Irene Taylor
  • Prodotto da Stacy Lorts, Tom Mackay, Julie Begey Seureau e Irene Taylor
  • Executive producer Dave Platel, Denis Savage, Shane Carter, Krista Wegener
  • Durata: 102 minuti

Io Sono Vera, regista e cast parlano dello sci-fi in uscita il 17 febbraio

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Arriva il 17 febbraio in sala Io Sono Vera, il film diretto da Beniamino Catena, una produzione Macaia Film, Atomica, 17 Films, prodotto da Simone Gandolfo, Manuel Stefanolo, Karina Jury e distribuito da No.Mad Entertainment. Il progetto originale nel suo genere, mescola i toni del thriller e della fantascienza, un ibrido a cui Catena teneva molto, principalmente per la libertà produttiva che ha caratterizzato tutto il progetto.

“Sono amante della fantasy cinema, e volevo fare un film che rispecchiasse le mie passioni e i miei interessi – ha detto Beniamino CatenaL’ho girato in totale libertà. Mi interessava gestire la fantascienza in maniera imperialistica. Mi interessava più le reazioni al fenomeno quantico che il fenomeno stesso. Il modo migliore era girarlo come un documentario con una piccola troupe, con una libertà assoluta, soprattutto da un punto di vista produttivo. Infatti ci siamo presi la libertà di porci più domande che darci risposte.”

Protagonista del film è Marta Gastini, che interpreta una Vera tornata nel mondo, dopo un’assenza di due anni e profondamente cambiata, nel corpo e nello spirito. “È stata una sfida importante, ma molto bella – ha detto Gastini – Da un punto di vista professionale ho avuto modo di confrontarmi con materiale che non avevo ancora indagato. La costruzione del personaggio era sia più livelli, il primo era quello del corpo. Abbiamo pensato da subito che fosse importante che avesse un’immagine forte e non fosse immediatamente identificabile. Da qui il taglio dei capelli e la decisione di lavorare sul fisico cercando di renderlo più ibrido possibile. Poi c’è il livello interpretativo che racchiude diversi personaggi. Lei è una bambina, una donna, porta con sé l’identità di Elias, e ha una componente magica. Per cercare di rendere tutto ciò, un personaggio che solleva risposte ma non dà risposte, l’idea è stata quella di riportare tutto al concreto e alla realtà dei sentimenti e delle relazioni.”

Io Sono VeraQuando Vera torna nel mondo, ad accoglierla trova un padre diffidente, interpretato da Paolo Pierobon, ed una madre (Anita Caprioli) che, al contrario, si dimostra aperta più che a credere al suo ritorno, ad accogliere quella sensazione di familiarità, di fronte a questa sconosciuta. “In scrittura veniva raccontata una donna che nonostante la realtà che si trova davanti, riesce ad accettare e riesce ad andare oltre questo primo limite esteriore – spiega Caprioli – Istintivamente si affida al pensiero che quella persona che si trova di fronte, anche se diversa, era dentro di lei. È qualcosa che non è sicuramente razionale, ha a che fare con la maternità, una cosa ancestrale che non si può spiegare. E amo questo del personaggio, perché ha un pensiero diverso, estremamente lontano da ciò che può essere il pensiero razionale corrente. Nella visione del film questo è il personaggio che ne avalla il senso ultimo.”

Un altro adulto che ha un ruolo fondamentale nella storia di Vera è Claudio, colui a cui la bambina era stata affidata il giorno in cui scomparve. Davide Iacopini, che lo interpreta, ha ragionato sul concetto di senso di colpa, verso se stessi e in rapporto alla società che lo accusa di un crimine che pensa di non aver commesso ma del quale, tuttavia, si sente responsabile: “Mi sono confrontato sul senso di colpa, che è un sentimento molto complesso e interessante – ha dichiarato Iacopini – In un mondo “normale” il mio personaggio sarebbe il colpevole. In questo caso abbiamo una persona che si confronta con un grande dramma che sceglie di isolarsi per trovare poi una soluzione che potesse rendere la situazione sostenibile.”

Distribuito da No.Mad Entertainment, Io Sono Vera esce al cinema dal 17 febbraio.

Io Sono Vera, recensione del film con Marta Gastini

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Io Sono Vera, recensione del film con Marta Gastini

Presentato al Festival di Torino 2020, arriva il 17 febbraio in sala Io Sono Vera, il film diretto da Beniamino Catena, una produzione Macaia Film, Atomica, 17 Films, prodotto da Simone Gandolfo, Manuel Stefanolo, Karina Jury e distribuito da No.Mad Entertainment. Il progetto originale nel suo genere, mescola i toni del thriller e della fantascienza, per un risultato decisamente affascinante che però sembra non avere il coraggio di rischiare fino in fondo.

Io Sono Vera, la trama

Vera, una bambina di undici anni, scompare senza lasciare traccia. Due anni dopo ritorna ma invece di essere adolescente è una giovane donna. Non ricorda niente. I genitori sono sconvolti ma l’esame del DNA conferma che è davvero lei. Quando i ricordi riaffiorano alla memoria, Vera capisce di aver vissuto la vita di un uomo cileno, clinicamente morto, che dall’altra parte del mondo si era risvegliato nello stesso istante in cui lei era svanita nel nulla.

Nel panorama cinematografico italiano, che (anche se in maniera incostante) continua a fare passi in avanti, esplorando generi, stili e dando voce a molti registi che riescono ad esprimersi con le loro opere prime, arriva in sala Io Sono Vera, un film che a tutti gli effetti si colloca tra gli esempi più interessanti di racconto cinematografico contemporaneo. Mescolando il thriller con la fantascienza e il dramma familiare, Beniamino Catena cerca di portare sullo schermo una visione particolare e insolita del genere, aggirando tutto ciò che può essere effetto visivo artificiale, ambientazioni spaziali o futuristiche e rifuggendo nella messa in scena iperrealista.

Io Sono VeraIn equilibrio tra ciò che si mostra e ciò che si sente

Per questo il cast ha svolto un lavoro eccellente, lavorando sul confine tra contemporaneità e quell’iperrealismo di cui sopra, cercando sempre un equilibrio tra ciò che si poteva mostrare e ciò che invece si doveva sentire. A questo ha contribuito anche la colonna sonora particolarmente immersa, firmata dai Marlene Kuntz, e la regia, quasi rarefatta, di Catena.

Su tutti però spicca il lavoro di Marta Gastini, che interpreta Vera da adulta. L’attrice si è letteralmente spogliata di ogni velleità, cercando di trasformarsi il più possibile in una creatura ermafrodita, a metà tra i generi, così come Vera è a metà tra le esistenze. Accanto a lei, Davide Iacopini interpreta Claudio, colui che in qualche modo viene accusato, prima di tutto da se stesso, della sparizione di Vera, un uomo che vive la colpa come una costante e che in qualche modo viene cambiato dall’evento e dal ritorno, sotto altre forme, della ragazza.

Anita Caprioli e Paolo Pierobon interpretano i genitori di Vera, entrami spezzati dalla scomparsa della figlia. Reagiscono diversamente alla riapparizione di questa misteriosa ragazza, e mentre il padre rimane scettico e non riconosce in questa giovane donna la sua bambina, la madre, forse perché sente di più il legame generatore con la figlia, la riconosce immediatamente e l’accoglie nel suo cuore e in casa. Due reazioni contrarie a quello che può essere definito il mistero della storia, che possono rappresentare benissimo le reazioni più comuni dell’essere umano di fronte al mistero.

Una deriva da dramma domestico

Tuttavia, questa dimensione emotiva e familiare annacqua il potenziale narrativo di Io Sono Vera, trasformandolo nel finale in un dramma domestico e depotenziando l’intuizione iniziale che lascia più domande che risposte. Certo, potrebbe essere senza dubbio un risultato ricercato e voluto, tuttavia confondere così tanto le acque e non dare ai detriti il tempo di depositarsi per tornare a vedere attraverso l’acqua limpida sembra più una mossa infantile che un gesto studiato e consapevole.

Io Sono Vera, il trailer del film al cinema dal 17 febbraio

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Io Sono Vera, il trailer del film al cinema dal 17 febbraio

Ecco il trailer di Io Sono Vera, il film diretto da Beniamino Catena, con Marta Gastini, Davide Iacopini, Anita Caprioli, Paolo Pierobon, Manuela Martelli, Caterina Bussa con la partecipazione straordinaria di Marcelo Alonso. Il film arriva al cinema il 17 febbraio, una produzione Macaia Film, Atomica, 17 Films prodotto da Simone Gandolfo, Manuel Stefanolo, Karina Jury.

Io sono vera, la trama

Vera, una bambina di undici anni, scompare senza lasciare traccia. Due anni dopo ritorna ma invece di essere adolescente è una giovane donna. Non ricorda niente. I genitori sono sconvolti ma l’esame del DNA conferma che è davvero lei. Quando i ricordi riaffiorano alla memoria, Vera capisce di aver vissuto la vita di un uomo cileno, clinicamente morto, che dall’altra parte del mondo si era risvegliato nello stesso istante in cui lei era svanita nel nulla.

Io sono vendetta: trama e cast del film con John Travolta

Io sono vendetta: trama e cast del film con John Travolta

Sono molti i film che affrontano il tema della giustizia e della vendetta personale. Titoli come Vendetta finale, Il giustiziere della notte o Giustizia privata sono solo alcuni dei titoli più recenti a riguardo, che esplorano ciò che può accadere nel momento in cui lo Stato e la legge fallisce nel proprio dovere di garantire l’ordine e la sicurezza. Un altro film di questo filone è Io sono vendetta, diretto nel 2016 da Chuck Russell, regista noto per diversi film horror. Anche in questo, come nei succitati, vi è un uomo solo costretto ad ottenere da sé la propria vendetta dinanzi alle ingiustizie subite.

Il titolo del film fa riferimento ad un verso del Libro di Geremia, facente parte del Vecchio Testamento della Bibbia. Nel sesto capitolo viene infatti riportata la frase “Sono pieno dell’ira del Signore e non posso trattenerla“, la quale diventa particolarmente simbolica nel descrivere il personaggio protagonista. Ha così luogo una vicenda certamente già vista sul grande schermo, ma qui carica di elementi e risvolti tali da renderla a suo modo originale. Oltre al revenge movie, si possono infatti ritrovare anche elementi relativi alla crisi spirituale e al cosiddetto buddy movie, incarnato dall’unione tra il protagonista e un suo complice.

Io sono vendetta non ricevette una buona accoglienza di critica al momento della sua uscita, ma non mancò di trovare un proprio pubblico di riferimento. Gli appassionati di tale genere possono infatti qui ritrovare una storia perfettamente aderente al suo genere principale. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Io sono vendetta: la trama del film

Protagonista del film è l’ex membro delle forze speciali Stanley Hill, il quale vede la sua vita distruggersi davanti ai suoi occhi nel momento in cui l’amata moglie viene uccisa durante un tentativo di rapina in un parcheggio. Riponendo speranza nella giustizia, Stanley vede infrangere anche quell’ultima speranza in seguito al rilascio del colpevole, poiché giudicato in tribunale da un testimone inaffidabile. Pieno di rabbia e di rancore, Stanley decide allora che l’unica cosa rimastagli da fare è farsi giustizia da sé. Nel pieno di una crisi esistenziale, la vendetta sembra infatti l’unica cosa che può aiutarlo in quel momento.

Contattato il suo ex socio Dennis, Stanley inizia così ad indagare sull’omicidio e sui colpevoli, arrivando a scoprire verità spaventose. Si trova così a dover guardare da una prospettiva diversa e più ampia quanto accaduto, comprendendo di essere finito al centro di un complotto più grande di quanto immaginava. Trovandosi dunque a lottare contro nemici più potenti del previsto, Stanley dovrà necessariamente agire nell’ombra e nell’illegalità. Vendicare sua moglie non gli permetterà di riaverla tra le sue braccia, ma gli permetterà senza dubbio di estirpare dal mondo personalità che non meritano di farvi parte. La sua vendetta, dunque, sarà inarrestabile.

Io sono vendetta: il cast del film

Ad interpretare Stanley Hill, il vendicativo protagonista del film, vi è l’attore John Travolta. Celebre negli anni Settanta e Ottanta per tutt’altro genere di film, questi si è negli ultimi tempi dedicato più volte al thriller, recitando in titoli come Pelham 123 – Ostaggi in metropolitana, Le belve e Killing Season. Originariamente, però, ad interpretare il protagonista avrebbe dovuto esserci l’attore Nicolas Cage, il quale però si tirò fuori dal progetto in seguito al dilungarsi dei tempi di produzione di questo. Per assumere i panni del problematico Stanley, Travolta ha raccontato di aver guardato molti film su temi simili, come anche l’aver cercato di esaltare i sentimenti più profondi e complessi del personaggio.

Accanto a lui, nei panni del collega Dennis, vi è l’attore Christopher Meloni. Questi è particolarmente noto per aver interpretato il sociopatico Chris Keller nella serie televisiva Oz. L’attrice Amanda Schull è invece presente nei panni di Abbie Hill, la figlia del protagonista. L’interprete è stata scelta dopo essersi fatta notare grazie a serie come Pretty Little Liars e Suits. Rebecca De Mornay è invece la moglie di Stanley, Vivian. Patrick St. Esprit interpreta il Governatore dello Stato, mentre Sam Trammell è il detective Gibson. Nel film è inoltre presente uno dei due sceneggiatori, Paul Sloan, che ricopre il ruolo di Lamuel “Lemi K”, boss criminale. Luis Da Silva, infine, è Charley “Fly” Lawes.

Io sono vendetta: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Io sono vendetta è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Infinity, Apple iTunes e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 21 aprile alle ore 23:00 sul canale Premium Cinema.

Fonte: IMDb

Io sono vendetta: la spiegazione del finale del film

Io sono vendetta: la spiegazione del finale del film

Io sono vendetta, diretto da Chuck Russell nel 2016, segna un ritorno del regista a un cinema d’azione crudo e diretto, dopo i grandi successi degli anni ’90 come The Mask e Il re scorpione. Russell porta sullo schermo un thriller d’azione dall’impianto classico, incentrato su un protagonista che cerca giustizia personale in un contesto urbano corrotto e violento. Il film sfrutta la capacità del regista di combinare tensione narrativa e scene di combattimento fisico, valorizzando la figura di John Travolta, qui protagonista di un ruolo oscuro e vendicativo che ricorda le atmosfere dei suoi thriller precedenti.

Il film si inserisce nel genere vigilante contemporaneo, con sfumature noir e motivazioni morali legate alla giustizia privata. La trama ruota attorno a Frank Valera, ex agente dei servizi segreti, che intraprende una crociata personale dopo la morte della figlia, affrontando criminali spietati e una polizia spesso inefficace. I temi principali – vendetta, corruzione e perdita – si intrecciano a un’azione calibrata e a un ritmo incalzante, collocando il film nel filone di produzioni simili come John Wick e The Equalizer, dove il protagonista solitario diventa arbitro di giustizia in un mondo violento e caotico.

Nel contesto della carriera recente di John Travolta, Io sono vendetta rappresenta un ritorno a ruoli fisicamente intensi e oscuri, lontano dalle commedie e dai ruoli più leggeri che lo hanno caratterizzato negli anni 2010. La performance di Travolta richiama il suo impegno in film come Killing Season e Gotti, dove il carisma dell’attore viene messo al servizio di storie di tensione e conflitto morale. Nel resto dell’articolo si proporrà una spiegazione dettagliata del finale, analizzando come la chiusura della vicenda di Frank Valera suggelli i temi della vendetta e della redenzione personale.

La trama di Io sono vendetta

Protagonista del film è l’ex membro delle forze speciali Stanley Hill, il quale vede la sua vita distruggersi davanti ai suoi occhi nel momento in cui l’amata moglie viene uccisa durante un tentativo di rapina in un parcheggio. Riponendo speranza nella giustizia, Stanley vede infrangere anche quell’ultima speranza in seguito al rilascio del colpevole, poiché giudicato in tribunale da un testimone inaffidabile. Pieno di rabbia e di rancore, Stanley decide allora che l’unica cosa rimastagli da fare è farsi giustizia da sé. Nel pieno di una crisi esistenziale, la vendetta sembra infatti l’unica cosa che può aiutarlo in quel momento.

Contattato il suo ex socio Dennis, Stanley inizia così ad indagare sull’omicidio e sui colpevoli, arrivando a scoprire verità spaventose. Si trova così a dover guardare da una prospettiva diversa e più ampia quanto accaduto, comprendendo di essere finito al centro di un complotto più grande di quanto immaginava. Trovandosi dunque a lottare contro nemici più potenti del previsto, Stanley dovrà necessariamente agire nell’ombra e nell’illegalità. Vendicare sua moglie non gli permetterà di riaverla tra le sue braccia, ma gli permetterà senza dubbio di estirpare dal mondo personalità che non meritano di farvi parte. La sua vendetta, dunque, sarà inarrestabile.

Il significato del finale del film

Il terzo atto di Io sono vendetta si apre con Stanley, ormai completamente trasformato in vendetta, deciso a portare giustizia per la morte di Vivian. Dopo aver raccolto informazioni dai contatti di Dennis, Stanley rintraccia i complici dell’omicidio e li elimina uno a uno, seguendo una precisa sequenza di vendetta. La tensione cresce quando scopre che il mandante dell’omicidio è Lemi K, collegato al governatore Meserve, e che il crimine ha radici nella corruzione politica. La situazione si complica quando i criminali rapiscono la figlia di Stanley, costringendolo a una resa dei conti personale e violenta.

La vendetta raggiunge il culmine durante lo scontro finale con Meserve nella sua villa. Stanley affronta il governatore dopo aver eliminato i complici e manipolato la polizia per arrivare a lui. Meserve ammette le sue colpe e tenta di uccidere Stanley, ma lui prevale, uccidendolo. La scena mostra il caos del confronto tra giustizia privata e istituzioni corrotte, con l’intervento dei poliziotti che amplifica il senso di pericolo costante. Stanley indossa un giubbotto antiproiettile, sopravvive a un colpo di cecchino e inizia a riprendersi, segnando la chiusura del conflitto diretto.

Io sono vendetta film

Il film si chiude con Stanley che riesce a fuggire dall’ospedale grazie all’aiuto della figlia Abbie e di Dennis. Walker, poliziotto corrotto e nemico di Stanley, viene eliminato grazie a un colpo di pistola passato segretamente dalla figlia. Stanley parte per São Paulo, lontano dal controllo delle autorità, trovando un nuovo inizio dopo la vendetta. La conclusione mostra un equilibrio fragile tra giustizia privata e leggi ufficiali, chiudendo l’arco narrativo del protagonista senza ambiguità, ma lasciando intendere che la violenza e la corruzione continueranno a esistere nel mondo circostante.

Il finale evidenzia come la vendetta di Stanley sia anche una riflessione sul fallimento delle istituzioni e sul limite della legge a garantire giustizia. La lotta personale del protagonista diventa simbolo della frustrazione nei confronti della corruzione e della manipolazione politica, mostrando come l’azione privata emerga quando quella pubblica fallisce. La sopravvivenza di Stanley, pur dopo un confronto mortale, sottolinea il peso morale e fisico della vendetta, mentre l’inevitabile violenza necessaria per completare la giustizia privata conferma il tono oscuro e realistico del racconto.

Il confronto finale con Meserve porta a compimento i temi principali del film: giustizia, vendetta e responsabilità personale. Il protagonista incarna la determinazione di chi non può fare affidamento sulle regole, agendo come giudice, giuria e carnefice. Il film mostra le conseguenze della corruzione e dell’avidità politica, mentre il protagonista deve affrontare scelte estreme per proteggere i propri cari. La sequenza conclusiva lega l’arco emotivo di Stanley alla sua trasformazione, consolidando l’idea che la vendetta è un atto necessario in un contesto dove la giustizia tradizionale è inefficace.

Il messaggio lasciato dal film riguarda il prezzo personale della vendetta e l’inadeguatezza delle istituzioni di fronte a crimini sistemici. Il percorso di Stanley dimostra come la perdita e l’ingiustizia possano trasformare una persona ordinaria in un agente di giustizia estrema. L’azione estrema, pur moralmente discutibile, viene presentata come risposta coerente a un sistema corrotto. Il film invita a riflettere sul confine tra giustizia e vendetta, sull’impatto della violenza sulle relazioni familiari e sulla possibilità di trovare speranza e sopravvivenza anche dopo aver attraversato traumi profondi e ingiustizie apparentemente insormontabili.

Io sono Valentina Nappi, il trailer del documentario

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Io sono Valentina Nappi, il trailer del documentario

Ecco il trailer di Io sono Valentina Nappi, il documentario che ha come protagonista la pornostar italiana, diretto da Monica Stambrini e in sala già dal 29 maggio.

ISVN segue Valentina Nappi nel corso di una notte apparentemente come tante: rimasta sola in una città che non è la sua, ospite per una notte nello studio di un artista, Valentina manda un messaggio a Lorenzo e, nell’attesa che la raggiunga, si spoglia, mette su un disco, curiosa in giro, aspetta. Quando Lorenzo arriva, deve ancora cenare. Chiacchierano mentre lui mangia il suo hamburger. Hanno opinioni diverse sulla complicità tra sesso e cibo. Poi finalmente si spogliano, si baciano, ridono. Si sono mancati. Sono amanti, hanno vent’anni, fanno l’amore a lungo fino ad addormentarsi.

Io sono un po’ matto… e tu?: la clip in esclusiva dal film di Dario D’ambrosi

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Ecco “Un affetto da insonnia”, una clip esclusiva da Io sono un po’ matto… e tu?, scritto e diretto da Dario D’ambrosi, fondatore del Teatro Patologico, e realizzato anche grazie alla collaborazione dell’Accademia di Cinema Griffith di Roma. Distribuito da Notorious Pictures, il film arriverà nei cinema italiani 7, 8 e 9 ottobre.

Parte dell’incasso andrà in beneficenza a Teatro Patologico Onlus per supportare la ricerca scientificae dare speranza a molti ragazzi disabili psichici e fisici attraverso la teatro-terapiadimostrandone i benefici non solo a livello emotivo ma anche cerebrale.

Il film vede la partecipazione di un cast d’eccezione: Claudio Santamaria, Raul Bova, Stefano Fresi, Claudia Gerini, Edoardo Leo, Vinicio Marchioni, Marco Bocci, Stefania Rocca, Riccardo Ballerini, Domenico Iannacone e lo stesso Dario D’Ambrosi lavorano insieme ai ragazzi della Compagnia Stabile del Teatro Patologico per creare un’opera unica nel cinema italiano.

Nel film i ragazzi disabili, immedesimandosi con il proprio direttore, cercano di risolvere ansie e paure di personaggi noti che si rivolgono a loro, cercandoli nei più diversi luoghi della città, dalle scuole alle palestre. Può capitare così ad esempio di vedere Claudio Santamaria in preda all’ossessione, oppure Raoul Bova insonne, o Claudia Gerini vestire i panni di una ludopatica… Gli attori professionisti confessano con ironia e sincerità i propri tic e le proprie manie sperando che questi “tutor psichiatrici” riescano a risolverli, affrontando così problemi e disturbi che riguardano la vita quotidiana di ognuno di noi.

Il regista e autore Dario D’ambrosi ha fondato nel 1992 il Teatro Patologico per aiutare le persone con disabilità mentale a trovare il modo di comunicare e di uscire dall’isolamento proprio attraverso la teatro-terapia, per cercare di integrarsi e vivere una vita simile a qualsiasi normodotato. Il film ha come obiettivo primario quello di sensibilizzare il pubblico su questo tema, spesso trascurato o stigmatizzato.

La trama di Io sono un po’ matto… e tu?

Il Teatro Patologico a Roma è un luogo dove, grazie alla teatro-terapia, ragazzi e ragazze con disabilità mentale e le loro famiglie tentano di uscire dall’isolamento della loro condizione per vivere una quotidianità normale. Nel film gli attori e le attrici della compagnia, immedesimandosi con il proprio direttore, cercano di risolvere ansie e paure di personaggi famosi che si rivolgono a loro cercandoli in vari luoghi della città. Gli attori professionisti confessano con ironia e sincerità i propri tic e le proprie manie sperando che questi “tutor psichiatrici” riescano a risolverli.

Io sono un po’ matto… e tu?, trailer del film in arrivo al cinema il 7, 8 e 9 ottobre

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Notorious Pictures annuncia che Io sono un po’ matto… e tu? in arrivo nei cinema italiani il 7, 8 e 9 ottobre e per l’occasione ne svela poster e trailer ufficiali. Scritto e diretto da Dario D’ambrosi, fondatore del Teatro Patologico, e realizzato anche grazie alla collaborazione dell’Accademia di Cinema Griffith di Roma, il film vede la partecipazione di un cast d’eccezione: Claudio Santamaria, Raoul Bova, Stefano Fresi, Claudia Gerini, Edoardo Leo, Vinicio Marchioni, Marco Bocci, Stefania Rocca, Riccardo Ballerini, Domenico Iannacone e lo stesso Dario D’Ambrosi lavorano insieme ai ragazzi della Compagnia Stabile del Teatro Patologico per creare un’opera unica nel cinema italiano.

Nel film i ragazzi disabili, immedesimandosi con il proprio direttore, cercano di risolvere ansie e paure di personaggi noti che si rivolgono a loro, cercandoli nei più diversi luoghi della città, dalle scuole alle palestre. Può capitare così ad esempio di vedere Claudio Santamaria in preda all’ossessione, oppure Raoul Bova insonne, o Claudia Gerini vestire i panni di una ludopatica… Gli attori professionisti confessano con ironia e sincerità i propri tic e le proprie manie sperando che questi “tutor psichiatrici” riescano a risolverli, affrontando così problemi e disturbi che riguardano la vita quotidiana di ognuno di noi.

Il regista e autore Dario D’ambrosi ha fondato nel 1992 il Teatro Patologico per aiutare le persone con disabilità mentale a trovare il modo di comunicare e di uscire dall’isolamento proprio attraverso la teatro-terapia, per cercare di integrarsi e vivere una vita simile a qualsiasi normodotato. “L’unicità del film non risiede solo nei suoi nomi di spicco – afferma il regista Dario D’ambrosi – ma anche nella partecipazione di 30 attori disabili membri della Compagnia Stabile del Teatro Patologico. Questa combinazione di talento e inclusione rende il progetto un esempio straordinario di come l’arte possa servire a scopi sociali e terapeutici. Io sono un po’ matto… e tu? non è solo un film; è un’opera che solleva questioni fondamentali sul modo in cui percepiamo e trattiamo la disabilità psichica. Il film ha come obiettivo primario quello di sensibilizzare il pubblico su questo tema, spesso trascurato o stigmatizzato”.

Sinossi: Il Teatro Patologico a Roma è un luogo dove, grazie alla teatro-terapia, ragazzi e ragazze con disabilità mentale e le loro famiglie tentano di uscire dall’isolamento della loro condizione per vivere una quotidianità normale. Nel film gli attori e le attrici della compagnia, immedesimandosi con il proprio direttore, cercano di risolvere ansie e paure di personaggi famosi che si rivolgono a loro cercandoli in vari luoghi della città. Gli attori professionisti confessano con ironia e sincerità i propri tic e le proprie manie sperando che questi “tutor psichiatrici” riescano a risolverli.

Io sono un po’ matto… e tu? arriverà nei cinema italiani con Notorious Pictures il 7, 8 e 9 ottobre. Parte dell’incasso andrà in beneficenza a Teatro Patologico Onlus per supportare la ricerca scientifica e dare speranza a molti ragazzi disabili psichici e fisici attraverso la teatro-terapia dimostrandone i benefici non solo a livello emotivo ma anche cerebrale.

 

Io sono un po’ matto… e tu? a cinema da oggi fino al 9 ottobre!

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Io sono un po’ matto… e tu? a cinema da oggi fino al 9 ottobre!

Distribuito da Notorious Pictures, scritto e diretto da Dario D’ambrosi, fondatore del Teatro Patologico, e realizzato anche grazie alla collaborazione dell’Accademia di Cinema Griffith di Roma, Io sono un po’ matto… e tu? è in arrivo nei cinema italiani il 7, 8 e 9 ottobre in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale.

Il film vede la partecipazione di un cast d’eccezione composto da Claudio Santamaria, Raul Bova, Stefano Fresi, Claudia Gerini, Edoardo Leo, Vinicio Marchioni, Marco Bocci, Stefania Rocca, Riccardo Ballerini, Domenico Iannacone e lo stesso Dario D’Ambrosi.

Grandi artisti che hanno lavorato insieme ai ragazzi della Compagnia Stabile del Teatro Patologico per creare un’opera unica nel cinema italiano e che invitano il pubblico ad andare al cinema a vedere questo Io sono un po’ matto… e tu? in una divertente clip corale appena diffusa.

Nel film i ragazzi disabili, immedesimandosi con il proprio direttore, cercano di risolvere ansie e paure di personaggi noti che si rivolgono a loro, cercandoli nei più diversi luoghi della città, dalle scuole alle palestre. Può capitare così ad esempio di vedere Claudio Santamaria in preda all’ossessione, oppure Raoul Bova insonne, o Claudia Gerini vestire i panni di una ludopatica… Gli attori professionisti confessano con ironia e sincerità i propri tic e le proprie manie sperando che questi “tutor psichiatrici” riescano a risolverli, affrontando così problemi e disturbi che riguardano la vita quotidiana di ognuno di noi.

Io sono un po’ matto… e tu? è nei cinema italiani con Notorious Pictures il 7, 8 e 9 ottobre. Parte dell’incasso andrà in beneficenza a Teatro Patologico Onlus per supportare la ricerca scientifica e dare speranza a molti ragazzi disabili psichici e fisici attraverso la teatro-terapia dimostrandone i benefici non solo a livello emotivo ma anche cerebrale.

Il regista e autore Dario D’ambrosi ha fondato nel 1992 il Teatro Patologico per aiutare le persone con disabilità mentale a trovare il modo di comunicare e di uscire dall’isolamento proprio attraverso la teatro-terapia, per cercare di integrarsi e vivere una vita simile a qualsiasi normodotato. “L’unicità del film non risiede solo nei suoi nomi di spicco – afferma il regista Dario D’ambrosi – ma anche nella partecipazione di 30 attori disabili membri della Compagnia Stabile del Teatro Patologico. Questa combinazione di talento e inclusione rende il progetto un esempio straordinario di come l’arte possa servire a scopi sociali e terapeutici. Io sono un po’ matto… e tu? non è solo un film; è un’opera che solleva questioni fondamentali sul modo in cui percepiamo e trattiamo la disabilità psichica. Il film ha come obiettivo primario quello di sensibilizzare il pubblico su questo tema, spesso trascurato o stigmatizzato”.

Sinossi: Il Teatro Patologico a Roma è un luogo dove, grazie alla teatro-terapia, ragazzi e ragazze con disabilità mentale e le loro famiglie tentano di uscire dall’isolamento della loro condizione per vivere una quotidianità normale. Nel film gli attori e le attrici della compagnia, immedesimandosi con il proprio direttore, cercano di risolvere ansie e paure di personaggi famosi che si rivolgono a loro cercandoli in vari luoghi della città. Gli attori professionisti confessano con ironia e sincerità i propri tic e le proprie manie sperando che questi “tutor psichiatrici” riescano a risolverli.

Io sono tuo padre: trailer del film, al cinema dal 24 Agosto

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Io sono tuo padre: trailer del film, al cinema dal 24 Agosto

Film di apertura del Festival di Cannes 2022 | Un Certain RegardIo sono tuo padre di Mathieu Vadepied arriva dal 24 agosto nei cinema italiani con un titanico Omar Sy, attore e produttore, affiancato dal coprotagonista Alassane Diong. Il film, una produzione Unitè e Korokoro, prodotto da Bruno Nahon e Omar Sy è distribuito da Altre Storie con Minerva Pictures.

Il film è ambientato nel 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, quando truppe ‘senegalesi’ formate da soldati provenienti dal Senegal e dal resto dell’Africa combattevano al fianco dell’esercito francesce.  È la storia di un padre, il senegalese Bakary Diallo (Omar Sy) e del figlio Thierno (Alassane Diong) costretti ad affrontare una guerra che metterà a dura prova il loro forte legame. Un film che racconta un evento storico, poco conosciuto,  che ha segnato molte generazioni anche in Africa dove interi villaggi furono  privati della loro linfa vitale e allo stesso tempo un film intimista, un racconto privato ma ‘universale’, sull’amore di un padre verso suo figlio. 

Io sono tuo padre è il progetto di una vita. – ha affermato il regista –  Senza riconoscere il nostro il nostro passato comune, non possiamo andare avanti e creare insieme una società basata sul rispetto. Abbiamo cercato di raccontare una storia di un padre e un figlio, di esseri umani, con tutte le loro emozioni e i problemi, molti dei quali sono gli stessi di oggi: rapporti con l’autorità, dominazione, rivolta, ambizione. Lo scopo è riuscire a trasformare la visione che abbiamo della nostra società. Il film vuole creare curiosità. Arrivare, spero, a coloro che sono intrappolati nelle paure. Parlare della bellezza delle diverse culture, dei modi di vita, delle lingue e della loro accettazione. Perché questo desiderio di differenza è una forza”.  

Io sono tuo padre– aggiunge Omar Sy – racconta la vita privata degli uomini sullo sfondo della guerra. Una guerra raccontata dal punto di vista umano. Credo che questo sia praticamente l’unico modo per raccontarla. Non c’è altro modo per trasmettere il suo pieno significato, per vedere le sue orribili conseguenze”. 

La trama

1917, Prima Guerra Mondiale. Il senegalese Bakary Diallo si arruola nell’esercito francese per raggiungere Thierno, il figlio diciassettenne reclutato contro la sua volontà. Inviati al fronte, padre e figlio dovranno affrontare insieme la guerra. Animato dall’ardore del suo capitano che vuole condurlo nel cuore della battaglia, Thierno dovrà emanciparsi e diventare un uomo. Ma Bakary farà di tutto per evitare che suo figlio combatta e per riportarlo a casa sano e salvo…

Io sono tuo padre, la recensione del film storico con Omar Sy

Io sono tuo padre, la recensione del film storico con Omar Sy

Dopo aver inaugurato l’Un Certain Regard del Festival di Cannes 2022, arriva nei cinema italiani il secondo film di Mathieu Vadepied, Io sono tuo padre, distribuito da Altre Storie con Minerva Pictures. Dal 24 agosto avremo dunque l’occasione di ritrovare l’Omar Sy di Quasi amici in un ruolo inusuale per quanti fossero abituati a vederlo in commedie o avventure di vario tipo, fino all’ultimo Jurassic World – Il dominio. E’ lui il genitore disposto all’estremo sacrificio in una storia dalle radici tanto drammatiche quanto reali, che rende ancora più discutibile l’avventura coloniale francese del XIX secolo.

Io sono tuo padre: una guerra di famiglia

Al centro della vicenda che si svolge nel 1917, in piena Prima Guerra Mondiale, il senegalese Bakary Diallo (Omar Sy), arruolatosi nell’esercito francese per raggiungere Thierno (Alassane Diong), il figlio diciassettenne reclutato contro la sua volontà. Inviati al fronte, padre e figlio dovranno affrontare insieme la guerra. Bakary farà di tutto per evitare che suo figlio combatta per riportarlo a casa sano e salvo, ma l’ardore del tenente Chambreau (Jonas Bloquet) spinge per condurlo nel cuore della battaglia e allontanarsi dal genitore. Thierno sarà diviso tra il rispetto per il padre, l’onore di combattente e l’obbedienza agli ordini. La sua emancipazione lo renderà un uomo, ma a quale prezzo?

Niente di nuovo sul fronte occidentale

Come nel premiatissimo film di Edward Berger dell’anno scorso, si torna sul fronte simbolo dell’assurdità della guerra, in questo caso la Prima “mondiale”, per raccontarne un crimine nel crimine, quello perpetrato ai danni dei duecentomila soldati africani chiamati a combattere per la Francia, molti dei quali (trentamila, pare) non tornarono affatto. E che il regista ricorda e omaggia nella storia esemplare del tirailleur protagonista.

Io sono tuo padreCon questo termine, scelto per il titolo originale, si indicavano i fucilieri della fanteria indigena che l’esercito francese reclutava nelle colonie per far loro combattere le proprie guerre, ancora nella Seconda Guerra, quando furono addirittura centocinquantamila. Un peccato che nella traduzione si perda la radice storico-politica del film a favore della vicenda raccontata e del dramma di un padre e un figlio, meno avvincente per quanto forte nel suo far leva sull’umanità e la capacità di empatizzare dello spettatore.

Eppure lo stesso regista (già Direttore artistico proprio di Quasi amici)) aveva dedicato il suo film d’esordio La vie en grand a un’altra storia di un giovane di origine senegalese, e il protagonista ha voluto partecipare al budget di 14 milioni di euro con la sua compagnia di produzione Korokoro, al fianco della Unité di Bruno Nahon, Gaumont e France 3 Cinéma. Una condivisione ideale in primis, che potrebbe aver distratto i realizzatori dal risultato finale, nonostante la cura nella costruzione delle scene e non solo (le musiche sono di Alexandre Desplat).

E la narrazione stessa nel suo complesso, nei suoi snodi, nei conflitti dai quali dovrebbe essere costituita, fino alla risoluzione finale, poco sorprendente e accompagnato da un epilogo ancor più didascalico, per quanto interessante, tra il cronachistico e l’elegiaco. Nonostante un ritmo altalenante e delle carenze nel bilanciamento generale, tutto concorre a rendere il film meritevole di esser visto, per il tema trattato e per i momenti affidati ai due protagonisti, chiamati a confrontarsi in conflitti mai realmente esplosi. E forse la parte più interessante di questo lungo racconto di dolore e disumanità è proprio il rimando al sacrificio dei tanti che ancora oggi sono costretti dalla disperazione – e dall’amore per i figli – ad assumersi a rischiare la morte.

Io sono tu: la commedia con Melissa McCarthy diventa una Hit su Netflix

La commedia del 2013 Io sono tu, con Melissa McCarthy, è tornata in auge ed è ora tra i dieci film più visti su Netflix. Il film segue la storia di Sandy Patterson (Jason Bateman), che si mette sulle tracce di una donna di nome Diana (McCarthy) dopo che questa gli ha rubato l’identità, nel tentativo di consegnarla alla giustizia e ripulire il proprio nome e il proprio credito.

Il film fu un successo commerciale negli USA, incassando 175,4 milioni di dollari a fronte di un budget di 35 milioni, ma fu stroncato dalla critica al momento della sua uscita. Attualmente detiene un punteggio di 35 su 100 su Metacritic e un ancora più basso 19% su Rotten Tomatoes.

Nella classifica settimanale di Netflix dei 10 film più visti, Io sono tu, nonostante i più di dieci anni trascorsi dalla sua uscita, si è guadagnato un posto accanto a successi contemporanei della piattaforma.

La carriera di Melissa McCarthy è molto cambiata da Io sono tu

Ci sono diverse ragioni per cui Io sono tu è diventato un successo su Netflix nonostante la sua pessima reputazione critica. Il principale motivo è probabilmente il fascino del duo di protagonisti.

Jason Bateman è ormai una presenza familiare per gli spettatori di Netflix grazie alla serie di successo Ozark, recentemente conclusa, mentre Melissa McCarthy ha vissuto una vera e propria trasformazione professionale dai tempi di Io sono tu.

Nel 2013, infatti, McCarthy era reduce dal grande successo di Le amiche della sposa, che le era valso una nomination all’Oscar. Tuttavia, negli anni successivi, le sale cinematografiche si erano riempite di commedie con lei protagonista, e la critica iniziò a snobbare i suoi film che non fossero diretti da Paul Feig, il regista di Le amiche della sposa.

Le collaborazioni con Feig ebbero infatti un discreto riscontro — Corpi da reato (66%), Spy (95%) e Ghostbusters (74%) — mentre le altre sue pellicole non andarono altrettanto bene: Io sono tu ottenne valutazioni basse, simili a Tammy (24%) e The Boss (22%).

Melissa McCarthy oggi: dal comico al drammatico

Negli anni successivi, McCarthy ha saputo reinventarsi, esplorando ruoli lontani dalla pura commedia. Tra questi spicca la sua interpretazione drammatica nel biopic del 2018 Copia originale (Can You Ever Forgive Me?), che le valse una seconda nomination agli Oscar. Più di recente, ha vestito i panni della villain Ursula nel remake live-action Disney de La sirenetta (2023), dimostrando ancora una volta la sua versatilità, ed è stata guest in Only Murders in the Building – Stagione 4.

Ora che il pubblico si è un po’ allontanato dal periodo delle commedie anni 2010 che l’hanno resa celebre, sembra esserci un rinnovato interesse anche per i suoi film di quel periodo — compreso Io sono tu — nonostante le recensioni negative dell’epoca.

Io sono tu sta vivendo una seconda vita su Netflix, trainato dalla popolarità attuale dei suoi interpreti e da una nuova generazione di spettatori curiosi di riscoprire le commedie che hanno lanciato la carriera di Melissa McCarthy.

Io sono tu, la storia vera dietro al “furto d’identità”

Io sono tu, la storia vera dietro al “furto d’identità”

Io sono tu è stato un successo al botteghino USA e ora un film da Top 10 su Netflix, ma il furto d’identità è un’esperienza che nessuno vorrebbe provare nella vita reale. Si tratta a tutti gli effetti di un crimine e può essere tutt’altro che divertente quando si diventa improvvisamente vittime. Ecco cosa c’è da sapere sul furto d’identità dopo aver visto la versione hollywoodiana.

Nel film Io sono tu, Jason Bateman interpreta la vittima di un furto d’identità, causato dalle bizzarrie di un personaggio interpretato da Melissa McCarthy.

Il furto d’identità nella vita reale

Nella vita reale, una volta che i criminali ottengono l’accesso ad alcune informazioni che ti identificano, potrebbero venderle, aprire nuovi conti a tuo nome e persino iniziare una nuova vita con te. Sebbene Hollywood si prenda spesso delle libertà quando gira un film, ecco alcuni spunti tratti dal film che tutti dovrebbero conoscere nel caso in cui si diventasse vittime di furto d’identità.

Giurisdizione: Il personaggio di Bateman vive in Colorado, mentre il personaggio di McCarthy sta formulando false accuse in Florida. La giurisdizione è un ostacolo per il personaggio di Bateman, perché crede che McCarthy debba recarsi in Colorado per essere processata. Tuttavia, gli esperti affermano che, se il colpevole viene trovato, viene solitamente arrestato nella zona in cui vive e tutta la documentazione locale, statale e federale viene inviata a quel tribunale.

“Tenete presente che la giurisdizione si basa sull’area in cui è avvenuto il reato, non su quella in cui vive la vittima”, ha affermato Raul Vargas, responsabile delle operazioni antifrode presso IDentity Theft 911.

Statistiche: Nel film, la polizia informa il personaggio di Bateman che i ladri vengono catturati nel 5-10% dei casi. In realtà, meno di un ladro di identità su 1.000 viene perseguito con successo, afferma Vargas.“E il crimine è molto più diffuso di quanto mostri questo film”, ha affermato. “Nel mondo reale, 20 persone sono vittime di furto di identità ogni minuto. Si tratta di una nuova vittima ogni tre secondi”.

Io sono tu: la commedia con Melissa McCarthy diventa una Hit su Netflix

Logistica: Dopo aver parlato con la polizia, il personaggio di Bateman rintraccia McCarthy, a più di 3.200 chilometri di distanza da dove vive. “Nella vita reale, è estremamente complicato, poiché il furto di identità si verifica sempre più spesso online e oltre i confini nazionali”, ha affermato Vargas.

Sofisticazione: Con la crescente attenzione rivolta al furto d’identità, è diventato anche più sofisticato. Sebbene le frodi al dettaglio continuino a verificarsi, la tendenza è verso le frodi negli acquisti online e nelle banche, dove i criminali possono rubare il portafoglio senza mai lasciare il portatile, ha affermato Vargas.

Nel film, il personaggio di McCarthy si dedica a shopping sfrenato, trascorrendo diversi giorni a Orlando. “Quando si verificano frodi al dettaglio, le carte vengono rubate, utilizzate e spesso gettate via”, ha affermato. “I ladri raramente si spacciano per vittime per un periodo di tempo prolungato”.

Motivazione: Sebbene il personaggio di McCarthy risulti divertente e amabile, i ladri d’identità sono tutt’altro. Se c’è una lezione da imparare da questo film, è questa: il furto d’identità riguarda sempre il furto e non l’entrare a far parte della vita di una persona. “Non fraintendetemi”, ha detto Vargas. “I ladri d’identità sono alla ricerca di una cosa sola: i vostri soldi”.

Fonte

Io sono Tempesta: trama, cast e curiosità sul film con Marco Giallini

Autore di celebri film del panorama internazionale, tra cui i recenti Momenti di trascurabile felicità e Lacci, Daniele Luchetti si è sempre dimostrato interessato a raccontare aspetti dell’Italia e della sua storia attraverso le sue pellicole. Prima di dirigere i titoli poc’anzi citati, si è infatti cimentato nella regia di Io sono Tempesta, uscito in sala nel 2018, e incentrato su un personaggio che racchiude un modo di pensare e agire particolarmente diffuso nel Paese, sfortunatamente non in senso positivo. Pur raccontando dunque la caduta di un losco finanziere, il regista scegli di utilizzare la chiave della commedia, attraverso la quale lasciar trasparire l’ironia delle situazioni.

Il suo intento era infatti quello di raccontare una storia normalmente drammatica ribaltando però il punto di vista. Il personaggio negativo viene dunque affrontato con simpatia, senza che gli sia riservato un giudizio negativo. Anche sceneggiatore del film, Luchetti ha infatti come sempre lasciato che il film si arricchisse di suggestioni diverse, assumendo dunque forme sempre nuove e impreviste. Inizialmente pensato per essere girato a Milano, ma poi realizzato a Roma, il film si è così arricchito del caos e della comicità della capitale, riuscendo a raccontare ancor meglio il divario esistente tra ricchezza e povertà.

Accolto in modo positivo dalla critica e dal pubblico, Io sono Tempesta è arrivato a guadagnare circa 1,7 milioni di euro al box office, vincendo inoltre diversi premi nazionali. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alle sue location. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Io sono Tempesta: la trama del film

Protagonista del film è Numa Tempesta, un finanziere che gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro e abita da solo nel suo immenso hotel deserto, pieno di letti in cui lui non riesce a chiudere occhio. Tempesta ha soldi, carisma, fiuto per gli affari e pochi scrupoli. Un giorno, mentre è intento ad avviare un grande progetto immobiliare in Kazakistan, la legge gli presenta il conto. Proprio al momento di chiudere le trattative con gli investitori internazionali, infatti, i suoi avvocati lo informano che dovrà scontare una condanna per frode fiscale: non in carcere, che gli avvocati sono riusciti ad evitargli, ma prestando servizi sociali presso un centro di accoglienza.

E così, il potente Numa dovrà mettersi a disposizione di chi non ha nulla, degli ultimi. Nel centro a cui viene affidato si trova a svolgere i lavori più impensabili, dal tenere puliti i bagni all’assistere i più poveri. Tra questi c’è Bruno, un giovane padre che frequenta il centro con il figlio, in seguito ad un tracollo economico. L’incontro sembrerebbe offrire ad entrambi l’occasione per una rinascita all’insegna dei buoni sentimenti e dell’amicizia. A favorire un potenziale cambiamento di Tempesta vi è anche Angela, la titolare della cooperativa. Ma cambiare non sarà facile per l’incorreggibbile Numa, sempre pronto a fiutare l’affare a discapito degli altri.

Io sono Tempesta cast

Io sono Tempesta: il cast del film

Mattatore assoluto del film è l’attore Marco Giallini nei panni di Numa Tempesta. L’attore, già celebre per film come Perfetti sconosciuti e Non ci resta che il crimine, si è trovato qui per la prima volta a collaborare con Luchetti, affrontando un tipo di commedia per lui nuovo. Giallini ha infatti descritto il film come una fiaba ispirata alla realtà ma con ben poca volontà di realismo. Proprio per adeguarsi a questo particolare tono, l’attore si è così cimentato in una recitazione particolarmente sopra le righe, attraverso la quale ha potuto dar vita agli aspetti più buffi, ma anche quelli meno apprezzabili del suo personaggio.

Accanto a lui, nei panni del senzatetto Bruno, vi è invece Elio Germano. Questi aveva già collaborato con Luchetti per i film Mio fratello è figlio unico e La nostra vita, grazie al quale aveva vinto il premio come miglior interpretazione maschile al Festival di Cannes. L’attore ha a sua volta raccontato di essere rimasto affascinato dall’atmosfera del film, e di aver cercato di dar vita al suo personaggio puntando tutto sulla spensieratezza che lo contraddistingue nonostante i suoi problemi. Eleonora Danco, invece, nota per essere stata regista dell’apprezzato N-Capace, interpreta invece Angela, la direttrice della cooperativa. Marcello Fonte, celebre protagonista di Dogman, è invece Il Greco.

Io sono Tempesta: le location, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

Come anticipato, il film è stato prevalentemente girato nella città di Roma. In particolare, tra le location più celebri viste in questo, si ricordano l’hotel di lusso Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Hotel, dove vive inizialmente il protagonista. Da questo si passa poi all’Ex Dogana del quartiere San Lorenzo, dove si sono svolte le scene dedicate alla cooperativa per bisognosi. La scena finale ambientata nella sala slot è invece ambientata nella sala Bingo Dubai Palace, in via Tiburtina. Per le scene ambientate in Kazakistan, dove il protagonista sta svolgendo delle trattative, sono invece state scelte delle particolari location dell’Abruzzo. Si tratta infatti del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, terza riserva natura più grande d’Italia.

È possibile fruire di Io sono Tempesta grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 16 giugno alle ore 21:20 sul canale Rai 2.

Fonte: IMDb

Io Sono Rosa Ricci: teaser trailer del film

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Io Sono Rosa Ricci: teaser trailer del film

È disponibili il teaser trailer di Io Sono Rosa Ricci di Lyda Patitucci con Maria Esposito, Andrea Arcangeli e con Raiz.

Io Sono Rosa Ricci è prodotto da Picomedia con Rai Cinema in collaborazione con Netflix e uscirà nelle sale il 30 ottobre distribuito da 01 Distribution. L’opera è stata realizzata con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura.

La trama di Io Sono Rosa Ricci

Napoli, 2020. Rosa Ricci ha quindici anni e un’eredità ingombrante: è figlia di uno dei boss più temuti della città. È una ragazzina schiva, che vive in una gabbia dorata protetta da Don Salvatore e del suo clan. Quando viene rapita da un narcotrafficante intenzionato a colpire suo padre, Rosa si ritrova prigioniera su un’isola remota. Minacciata e costantemente in pericolo, durante la sua prigionia, intraprende però un percorso di crescita e stringe un legame profondo che le darà forza e una nuova consapevolezza.Mentre il padre scatena una guerra per salvarla, Rosa non aspetta di essere salvata: progetta la sua fuga. Quando finalmente torna a Napoli, non è più la ragazza di prima: ora è pronta a riprendersi la sua vita. E a scegliere, da sola, il suo destino. Anche se questo significa trovare vendetta.

Il soggetto e la sceneggiatura sono firmati da Maurizio Careddu e Luca Infascelli. La fotografia è a cura di Valerio Azzali, il montaggio di Valeria Sapienza, la scenografia di Carmine Guarino e i costumi di Rossella Aprea.

Io Sono Rosa Ricci: online il trailer del film di Lyda Patitucci con Maria Esposito

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È stato rilasciato oggi il trailer ufficiale di Io Sono Rosa Ricci, il nuovo film diretto da Lyda Patitucci che sarà presentato in anteprima alla 20ª Edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public. La pellicola, attesissima dal pubblico, segna il debutto sul grande schermo del personaggio di Rosa Ricci, interpretata da Maria Esposito, già icona amatissima grazie al successo della serie Mare Fuori.

Accanto a lei nel cast figurano Andrea Arcangeli e Raiz, confermando un ensemble di grande richiamo per una storia che unisce radici televisive a un progetto cinematografico ambizioso.

Ad accompagnare le immagini del trailer c’è il brano “Vàttere”, scritto e interpretato da Gennaro “Raiz” Della Volpe e Silvia Uras, con musica di Paolo Baldini DubFiles. Il singolo sarà presto disponibile sulle principali piattaforme musicali, arricchendo ulteriormente l’impatto emotivo della campagna di lancio.

Prodotto da Picomedia con Rai Cinema in collaborazione con Netflix, e distribuito da 01 Distribution, Io Sono Rosa Ricci uscirà nelle sale italiane il 30 ottobre. Il film è stato realizzato con il sostegno del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura e con la collaborazione della Regione Campania – FCRC, a conferma dell’attenzione istituzionale verso un progetto capace di coniugare radicamento territoriale e potenzialità di pubblico.

Il soggetto e la sceneggiatura portano la firma di Maurizio Careddu e Luca Infascelli, mentre il comparto tecnico vede la partecipazione di professionisti affermati: Valerio Azzali alla fotografia, Valeria Sapienza al montaggio, Carmine Guarino alla scenografia e Rossella Aprea ai costumi.

Ispirato all’universo narrativo di Mare Fuori — ideato da Cristiana Farina e scritto da Farina e Careddu — il film si propone di esplorare in chiave cinematografica le sfide, i dolori e la forza di Rosa Ricci, trasformando un personaggio televisivo di culto in protagonista di un viaggio emozionante e universale.

Io Sono Rosa Ricci si annuncia così come uno degli appuntamenti più attesi del cinema italiano d’autunno.

Io sono Rosa Ricci: la spiegazione del finale del film e cosa significa per Mare Fuori

Il film Io sono Rosa Ricci, diretto da Lyda Patitucci, si chiude con un finale denso di simboli e ambiguità. Dopo un racconto dominato dal dolore, dalla prigionia e dalla ricerca di libertà, la protagonista interpretata da Maria Esposito arriva a una trasformazione profonda. Ma cosa rappresenta davvero quell’ultimo gesto? E in che modo il finale si collega alla serie Mare Fuori di cui il film è prequel e spin-off ideale?

Il significato della fuga: rinascita o condanna?

Nel finale di Io sono Rosa Ricci (la nostra recensione), dopo essere riuscita a liberarsi dalla prigionia sull’isola, Rosa affronta il suo rapitore in una sequenza tesa e viscerale. L’azione è fisica, ma anche profondamente simbolica: non è solo la lotta tra vittima e carnefice, ma la battaglia di una ragazza contro il destino che altri hanno scelto per lei. Quando Rosa prende in mano l’arma e decide di reagire, non agisce per vendetta ma per affermare la propria volontà. È l’atto che segna la nascita della Rosa che incontreremo in Mare Fuori: una giovane donna capace di sopravvivere, ma segnata per sempre dal trauma.

La sua fuga finale, tra la luce dell’alba e l’eco del mare, racchiude questa ambivalenza. Da un lato è libertà, la conquista di un corpo e di una voce. Dall’altro è la fine dell’innocenza. Rosa non esce davvero da una prigione: ne abbandona una per entrare in un’altra, invisibile, fatta di colpa e rabbia. È qui che il film abbandona il tono del thriller per trasformarsi in un racconto di formazione interiore.

L’incontro con il padre: l’origine della maschera

Io sono Rosa Ricci
Maria Esposito in Io sono Rosa Ricci – Foto Credits Sabrina Cirillo

Uno dei momenti più potenti del finale è il confronto tra Rosa e suo padre, Don Salvatore Ricci. L’uomo, boss camorrista temuto e rispettato, appare improvvisamente fragile di fronte alla figlia. La sequenza non mostra un abbraccio né un perdono: solo silenzio, distanza e uno sguardo che dice più di mille parole.

Rosa capisce che il padre non potrà mai proteggerla davvero. La violenza del mondo da cui proviene è la stessa che l’ha resa prigioniera. È in quel momento che la protagonista smette di essere “figlia di” e diventa qualcos’altro. La scena in cui si volta e si allontana, lasciandosi alle spalle la villa e il potere paterno, rappresenta la nascita della sua autonomia, ma anche della sua solitudine.

Quell’istante segna la costruzione della maschera che conosceremo in Mare Fuori: la Rosa che non mostra emozioni, che ha imparato a sopravvivere nascondendo la paura dietro lo sguardo di ghiaccio. La fragilità che vediamo nel film diventerà, nella serie, la sua corazza.

Il mare come simbolo del destino

Il titolo della serie Mare Fuori trova nel film una radice metaforica. In Io sono Rosa Ricci il mare è sempre presente, anche quando non si vede: lo si percepisce come suono, come promessa e come minaccia. È la linea che separa la vita dalla morte, la libertà dalla prigionia. Nel finale, quando Rosa si avvicina alla riva e guarda l’orizzonte, il mare diventa il suo interlocutore silenzioso.

Non è un mare accogliente, ma inquieto, capace di restituire e di inghiottire. È la stessa immagine che domina la serie, dove l’acqua è insieme sogno e condanna. Per questo la fuga di Rosa non è davvero una liberazione: è l’inizio di un viaggio verso un altro tipo di prigionia, quella dell’IPM di Napoli, dove la ritroveremo all’inizio di Mare Fuori. Il film costruisce così un ponte perfetto tra le due opere: la Rosa che si allontana verso il mare è già la ragazza che, poco dopo, verrà arrestata e rinchiusa.

L’ambiguità morale del finale

Il film evita di dare risposte nette. Non ci sono vincitori né redenti. Rosa sopravvive, ma a quale prezzo? Il finale suggerisce che la violenza che ha subito si è ormai radicata in lei. L’atto con cui si libera dal rapitore non è solo difesa: è anche iniziazione. Per la prima volta Rosa sperimenta il potere, la possibilità di decidere del destino di un altro. È un gesto che la segna e la spaventa allo stesso tempo.

La regista Lyda Patitucci costruisce questo momento con una regia sobria e intensa: la macchina da presa resta sul volto di Maria Esposito, lasciando che siano i suoi occhi a raccontare il conflitto interiore. Non c’è catarsi, non c’è redenzione, solo consapevolezza. Il film termina quando Rosa comprende di non poter più tornare indietro. Da quel momento la sua vita sarà segnata da un confine invisibile: quello tra la vittima e la carnefice, tra chi subisce e chi reagisce.

Un finale che riscrive il mito di Mare Fuori

Guardando Io sono Rosa Ricci come parte dell’universo Mare Fuori, il finale assume un valore quasi mitologico. Nella serie, Rosa è una figura tragica, sospesa tra l’amore e la violenza, tra il senso di colpa e la voglia di rinascita. Il film spiega da dove proviene tutto questo: non da un semplice contesto criminale, ma da un trauma personale che la costringe a scegliere tra sopravvivere o soccombere.

La decisione finale – reagire, fuggire, non voltarsi più indietro – diventa così il primo passo di quel lungo viaggio che la porterà fino al carcere minorile e oltre. È un atto fondativo, quasi archetipico: il momento in cui il personaggio nasce davvero, come se la serie avesse trovato nel film la sua “genesi segreta”.

In questo senso, il film non è un semplice prequel, ma un racconto che amplifica il mito. Rosa diventa la rappresentazione di un’intera generazione cresciuta tra paura e desiderio di riscatto, tra il peso delle origini e la voglia di affermare la propria voce.

Il tono finale: silenzio, dolore e consapevolezza

L’ultima immagine di Io sono Rosa Ricci è volutamente sospesa. La protagonista cammina verso l’orizzonte, il mare alle spalle, il vento che le attraversa il volto. Non c’è musica trionfale, solo un silenzio quasi religioso. È la quiete dopo la tempesta, ma anche il preludio a un’altra tempesta che arriverà presto.

Quel silenzio è ciò che definisce Rosa: una ragazza che ha imparato a non chiedere aiuto, a non cercare comprensione, a non mostrare debolezza. È il prezzo della sopravvivenza. La macchina da presa la segue per qualche passo, poi si ferma. Lo schermo sfuma nel bianco: non un finale chiuso, ma un passaggio di consegne verso Mare Fuori.

È un finale che non consola, ma lascia lo spettatore con una sensazione di malinconia e inquietudine. Rosa ha vinto la sua battaglia, ma ha perso l’innocenza. Ha ritrovato se stessa, ma a un prezzo altissimo. È il paradosso della libertà: poter scegliere, ma solo dopo aver perso tutto.

Cosa significa davvero il finale

La forza del finale di Io sono Rosa Ricci sta nel suo doppio significato. Sul piano narrativo, conclude la vicenda del film e apre la strada alla serie. Sul piano simbolico, rappresenta la nascita di una coscienza: la presa di consapevolezza che il male non si eredita, ma si può trasformare. Rosa non si libera dal suo passato, ma lo accetta come parte di sé. È questa accettazione, dolorosa e necessaria, a farne una protagonista tragica e moderna.

In definitiva, il finale non parla solo di vendetta o di libertà, ma di identità. Racconta il momento in cui una ragazza smette di essere definita dagli altri e pronuncia per la prima volta il proprio nome. «Io sono Rosa Ricci» non è una frase di sfida: è una dichiarazione di esistenza.

Con quel gesto, la protagonista chiude un cerchio e ne apre un altro, portando lo spettatore esattamente dove tutto comincia: sulle rive di Mare Fuori, dove la sua storia continuerà a interrogare, commuovere e dividere.

Io Sono Rosa Ricci: l’importanza del ruolo di Andrea Arcangeli nel film

Io sono Rosa Ricci (la nostra recensione) è nelle sale. Il nuovo film di Lyda Patitucci con Maria Esposito, Andrea Arcangeli e Raiz, presentata in anteprima alla 20ª Edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public, segna il ritorno di uno dei personaggi più amati della serie Mare Fuori, raccontandone le origini e l’evoluzione emotiva.

Prodotto da Picomedia con Rai Cinema in collaborazione con Netflix, e distribuito da 01 Distribution, Io Sono Rosa Ricci è frutto di una sceneggiatura firmata da Maurizio Careddu e Luca Infascelli. Alla fotografia c’è Valerio Azzali, al montaggio Valeria Sapienza, alle scenografie Carmine Guarino e ai costumi Rossella Aprea. Il film è stato realizzato con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura e in collaborazione con la Regione Campania – FCRC.

Il ritorno alle origini di Rosa Ricci

Il film si colloca narrativamente tra la prima e la seconda stagione di Mare Fuori e funziona come una sorta di genesi del personaggio di Rosa Ricci, interpretata da Maria Esposito. All’inizio la ritroviamo mentre fa visita al fratello Ciro all’IPM (Istituto Penale Minorile), ma ben presto viene coinvolta in una serie di eventi che la metteranno di fronte a scelte dolorose e a un percorso di crescita forzata.

Il cast di Io sono Rosa Ricci sul Red Carpet della Festa del Cinema di Roma 2025 – Foto di Aurora Leone © Cinefilos.it

La regia di Lyda Patitucci scava nelle contraddizioni di Rosa: una ragazza divisa tra il senso di appartenenza alla famiglia criminale dei Ricci e il desiderio di autodeterminarsi, di capire chi è davvero al di là del cognome che porta.

Il rapporto con il personaggio di Andrea Arcangeli

Centrale nel racconto è anche il rapporto con il personaggio interpretato da Andrea Arcangeli, che diventa un punto di riferimento affettivo e umano nel viaggio di Rosa.
Attraverso di lui, il film mostra come la protagonista, pur immersa in un contesto di violenza e sopraffazione, non perda mai del tutto la capacità di amare.
Questa dimensione più intima e fragile anticipa ciò che vedremo poi nella serie, quando Rosa intreccerà la complessa storia d’amore con Carmine Di Salvo, il ragazzo del clan rivale.

Io sono Rosa Ricci
Maria Esposito in Io sono Rosa Ricci – Foto Credits Sabrina Cirillo

Spiegazione del finale di Io Sono Rosa Ricci

Nel finale del film, dopo la sua drammatica esperienza di prigionia e le prove affrontate nel corso della storia, Rosa riceve la notizia della morte di Ciro. È il momento di svolta: da quel dolore nasce la consapevolezza di sé. La Rosa che vediamo nell’ultima scena — fredda, determinata, capace di nascondere la propria vulnerabilità — è la stessa che ritroveremo in Mare Fuori.

Il film rappresenta dunque il rito di passaggio di Rosa Ricci: l’abbandono dell’innocenza e l’assunzione di un’identità nuova, costruita sul lutto, sulla rabbia ma anche su una forza interiore che la renderà protagonista delle stagioni successive della serie. Nel suo sguardo finale, quando promette vendetta e giura di uccidere Carmine Di Salvo, si intravede già il conflitto che diventerà il cuore della sua storia d’amore e della sua lotta personale tra odio e perdono.