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VIVO, la recensione del film d’animazione Sony – Netflix

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VIVO, la recensione del film d’animazione Sony – Netflix

Arriva direttamente su Netflix VIVO, il film d’animazione co-prodotto dallo streamer con Sony Animation che porterà allegria, colori, e tanta tanta musica nelle case degli abbonati. Il film presenta una cast tecnico di grande pregio, a partire dal regista nominato agli Oscar per I Croods, Kirk DeMicco (guarda la nostra intervista), insieme a Brandon Jeffords. Nome di spicco della produzione è quello di Lin-Manuel Miranda, una vera e propria gallina dalle uova d’oro per Hollywood, negli ultimi anni, e che è in sala con Sognando a New York – In the Heights, film basato sull’omonimo musical da lui creato. 

Anche in questa occasione, Miranda mette il suo talento a servizio di una storia musicale, che racconta appunto la musica come principale tramite per legami fondamentali nella vita di ognuno: che sia quello tra padre e figlia, tra due silenziosi amanti che non hanno mai avuto il coraggio di dichiararsi reciprocamente, o che sia addirittura la sintonia tra uomini e animali, che pur non parlando la stessa lingua si capiscono. 

La trama di VIVO

VIVO è il nome di un simpatico cercoletto (un piccolo abitante delle foreste tropicali), che trascorre le sue giornate suonando musica in una vivace piazza a L’Avana insieme al suo amato padrone/amico Andrés. Sebbene non parlino la stessa lingua, Vivo e Andrés sono un duo perfetto grazie alla passione per la musica che li accomuna. Ma una tragedia li colpisce poco dopo l’arrivo di un invito della celebre Marta Sandoval ad assistere al proprio concerto di addio che si terrà a Miami, con la speranza di rivedere il suo vecchio partner. Toccherà a Vivo consegnare il messaggio che Andrés ha sempre tenuto segreto: una lettera d’amore per Marta, scritta molto tempo fa sotto forma di canzone. Per riuscire a raggiungere Miami, Vivo dovrà accettare l’aiuto di Gabi, un’energica ragazzina con un ritmo tutto suo.

VIVO – (L-R) Ynairaly Simo as Gabi and Lin-Manuel Miranda as Vivo. ©2021 SPAI. All Rights Reserved.

VIVO è un on the road particolare, anarchico per certi versi, perché imbevuto dello spirito di questa simpatica protagonista, Gabi, una ragazzina che non riesce a trovare il suo posto nel mondo, ma che troverà un amico in questo simpatico animaletto. L’elaborazione del lutto, la ricerca di se stessi, la capacità di amare e di ascoltarsi sono i grandi temi che scorrono sotto alla superficie chiassosa, variopinta e spericolata della storia. 

E naturalmente le canzoni del film sono il cuore pulsante della storia. Lin-Manuel Miranda si sbizzarrisce, creando un pastiche musicale che spazia trai generi, adeguandosi non solo alle personalità dei personaggi che di volta in volta cantano e interpretano i brani, ma omaggiando anche i ritmi tipici delle aree geografiche in cui si muove. Il risultato è ricco e vario, curato e originale, proprio come VIVO.

Se da un punto di vista tecnico e visivo il film si assesta su standard molto buoni ma ormai consolidati, senza particolari guizzi, è lo spirito di VIVO a determinarne la bellezza e il carattere. 

Un cast di doppiatori stallare

La versione italiana di VIVO presenta alcune voci d’eccezione: Stash, frontaman della band multiplatino The Kolors (voce e chitarra), cantautore e produttore, interpreta tutte le canzoni dell’originale protagonista Vivo, Massimo Lopez, attore, doppiatore, show man, conduttore televisivo e componente del noto trio “Lopez, Marchesini, Solenghi”, doppia il personaggio di Andrés nelle canzoni e nei dialoghi, mentre Simona Bencini, cantante e storica front woman dei “Dirotta su Cuba”, è l’interprete delle canzoni di Marta Sandoval, a cui è dedicata la canzone di Andrés.

VIVO – (L-R) Ynairaly Simo as Gabi and Lin-Manuel Miranda as Vivo. ©2021 SPAI. All Rights Reserved.

Per quanto riguarda invece la versione originale, Lin-Manuel Miranda la fa invece da padrone, doppiando, canto e voce, il simpatico protagonista peloso, e con lui ci sono Zoe Saldaña (Rosa), Juan de Marcos (Andrés), Brian Tyree Henry (Dancarino), Michael Rooker (Lutador), Nicole Byer (Valentina), Gloria Estefan (Marta) e, per la prima volta sugli schermi, Ynairaly Simo (Gabi).

Ballando e cantando su melodie sudamericane, a ritmo sfrenato, VIVO regala un’esperienza visiva divertente e leggera con una buona dose di cuore, un ottimo modo per stare insieme in famiglia.

Guarda il trailer di VIVO

Vivo, il nuovo film animato di Netflix e Sony Pictures

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Vivo, il nuovo film animato di Netflix e Sony Pictures

Netflix e Sony Pictures Animation presentano Vivo, un’emozionante avventura musicale animata in arrivo il 6 agosto su Netflix con canzoni inedite di Lin-Manuel Miranda, vincitore di Tony, Grammy e Pulitzer, nonché ideatore di Hamilton e In the Heights. Il 31 luglio Vivo sarà presentato in anteprima italiana al Giffoni Film Festival nella sala Alberto Sordi e nella sala Lumière, davanti al pubblico dei giurati della sezione Elements +6.

La versione italiana del film sarà arricchita dalle voci di Stash, frontaman della band multiplatino The Kolors (voce e chitarra), cantautore e produttore, interprete di tutte le canzoni dell’originale protagonista Vivo, e di Massimo Lopez, attore, doppiatore, show man, conduttore televisivo e componente del noto trio “Lopez, Marchesini, Solenghi”, che doppia il personaggio di Andrès nelle canzoni e nei dialoghi.

Vivo è una storia entusiasmante su come dimostrare coraggio, sulla capacità di trovare una famiglia in amici improbabili e su come la musica possa aprire la mente a nuovi mondi.

Il cast originale è composto da Lin-Manuel Miranda (Vivo), Zoe Saldaña (Rosa), Juan de Marcos (Andrés), Brian Tyree Henry (Dancarino),Michael Rooker (Lutador), Nicole Byer (Valentina), Gloria Estefan (Marta) e, per la prima volta sugli schermi, Ynairaly Simo (Gabi).

Il film è diretto dal candidato agli Oscar Kirk DeMicco (I Croods), co-diretto da Brandon Jeffords (Piovono polpette 2 – La rivincita degli avanzi), sceneggiato da Quiara Alegria Hudes (In the Heights) e prodotto da Lisa Stewart (Mostri contro alieni), Michelle Wong (Hotel Transylvania 2) e dal premio Oscar Rich Moore (Zootropolis), con la consulenza visiva del regista premio Oscar Roger Deakins (Blade Runner 2049). Il premio Tony e Grammy Alex Lacamoire (The Greatest Showman) ricopre il ruolo di compositore e produttore esecutivo musicale, mentre la produzione esecutiva è di Lin-Manuel Miranda, del premio Golden Globe Laurence Mark (Dreamgirls) e di Louis Koo Tin Lok (I Mitchell contro le macchine).

Vivien Leigh: in arrivo un biopic sull’attrice di Via Col Vento

Vivien Leigh: in arrivo un biopic sull’attrice di Via Col Vento

La vita dell’attrice Vivien Leigh, celebre per il ruolo di Rossella O’Hara in Via col vento,  sta per diventare un biopic. Il film è scritto da Michael Zam e Jaffe Choen, famosi per la serie Feud: Betty and Joan ed è tratto dal libro Vivien Leigh: A biography scritto da Hugo Vickens.

Il film sarà incentrato sulla vita dell’attrice e sulla sua vita con  con Lawrence Olivier con il quale è stata sposata dal 1940 al 1960. Il film è prodotto e finanziato da Tim MacReady per la MGR Film e da Mira Vucvic con David A. Stern.

Via col vento: grandi attori celebrano le migliori battute-VIDEO

Vivien Leigh ha vinto l’Oscar due volte: la prima per il suo ruolo di Rossella O’Hara e la seconda per la sua interpretazione di Blanche Dubois nel film Un tram chiamato desiderio. Ha preso parte anche ai film Waterloo Brigde e Ship of fools.

Zam e Cohen stanno lavorando anche a un progetto su William Haines, la prima gay star di Hollywood e su un biopic basato sulla vita di Katharine Hepburn.

Fonte: Comingsoon

Viviane recensione del film di Ronit e Shlomi Elkabetz

Viviane recensione del film di Ronit e Shlomi Elkabetz

VivianeUna stanza spartana, una manciata di personaggi, la fine di una storia d’amore che non è mai esistita, una legge assurda. La vita di Vivane Amsalem, di cui possiamo farci un’idea durante il processo per il suo divorzio, ci sembra spoglia e priva di positività come l’aula da tribunale in cui i personaggi agiscono per tutto il film. Da tre anni la donna cerca invano di ottenere il divorzio dal marito Elisha. Siamo nell’Israele del presente, dove il matrimonio civile non esiste, ma vige soltanto la legge religiosa, indipendentemente dalla comunità di appartenenza dei coniugi e del fatto che possano essere o meno laici. Una legge religiosa che attribuisce tutto il potere al coniuge maschile che è anche il solo a poter concedere il divorzio legale e che lo innalza difatti anche dinanzi la legge civile, poichè non ne esiste alcuna che possa costringerlo nella sua decisione.

Viviane completa una trilogia, ed è preceduto da To take a wife e 7 Days, con cui Ronit e Shlomi Elkabetz hanno messo in scena le fasi fondamentali della vita sociale di una donna, in modo a dir poco singolare. I movimenti di macchina, la fotografia, la colonna sonora (quasi inesistente) e la scenografia seguono un minimalismo pieno di rigore. Tutt’altro fanno la regia e la sceneggiatura. I fratelli Elkabetz ci calano in un ambiente innocuo che caricano di significato tramite la scelta di sottomettere lo sguardo dello spettatore a quello dei personaggi. La macchina da presa è sempre posizionata dall’angolazione di uno dei peronaggi mentre osserva un altro. L’occhio dello spettatore non è libero di vagare, ma fastidiosamente dipendente dagli attanti. Ecco che la cattività di cui Viviane cerca di liberarsi, chiedendo disperatamente il divorzio, diventa cifra stilistica e imprigiona anche noi, che sentiamo fisicamente l’impossibilità di muoverci nello spazio del film. La libertà di sguardo ci è negata e ci sentiamo, insieme a lei, prigionieri e dipendenti da decisioni che non possiamo controllare. La sceneggiatura, brillante e arguta, è l’arma che ci allieta la prigionia. I 115 minuti che separano l’inizio dalla fine dell’opera dei fratelli Elkabetz li sentiamo tutti e, stranamente, non è un difetto del film, ma pregio e provocazione. Viviane 2E’ una domanda: come può una donna sopportare la prigionia così a lungo? La sua vita non è un film amaro con una sceneggiatura brillante. Poi ci pensiamo un attimo e capiamo che invece, è proprio così: Viviane si guarda attorno, lotta con tutte le sue forze e ride in faccia all’assurdità della Legge, travestendo la sua tragedia in una commedia.

Viviane veste di leggerezza una questione di fondamentale importanza. Spoglia di retorica una denuncia necessaria. Ci fa vivere un’esperienza cinematografica diversa.

Vivere: trailer del film di Francesca Archibugi

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Vivere: trailer del film di Francesca Archibugi

È stato diffuso il trailer di Vivere, il nuovo film di Francesca Archibugi che sarà presentato in anteprima mondiale alla Mostra d’Arte cinematografica di Venezia nella selezione ufficiale, Fuori Concorso.

Trasportati dalle note magiche della canzone Il cuore è uno zingaro ci immergiamo nell’intreccio di storie ed emozioni raccontate da Vivere. Diretto da Francesca Archibugi, con Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini, Marcello Fonte, Roisin O’Donovan, Andrea Calligari, Elisa Miccoli, Valentina Cervi econ la partecipazione straordinaria di Enrico Montesano.

Distribuito da 01 Distribution, Vivere arriverà in sala il 26 settembre 2019.

Vivere, che rischio, recensione del documentario su Cesare Maltoni

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Si intitola Vivere, che rischio il documentario che Michele Mellara e Alessandro Rossi hanno dedicato alla vita e all’operato di Cesare Maltoni, uno dei più brillanti scienziati di questo secolo: un pioniere nell’ambito della cancerogenesi ambientale e industriale, della prevenzione oncologica, della chemio prevenzione. Un uomo di scienza noto in tutto il mondo e dalle cui ricerche si è stabilita una prassi e una metodologia scientifica ancora oggi insuperata.

I due registi adottano il racconto in prima persona, utilizzando una voce fuori campo, che si fa portavoce di Maltoni stesso, e così facendo conferiscono una certa vitalità al prodotto e innescano un rapporto di fiducia con lo spettatore che è invitato ad entrare nella storia, proprio dal tono colloquiale e diretto che assume il voice over.

Il ritratto che ne viene fuori è quello di uno scienziato instancabile, curioso e moderno, che si scontra contro un sistema rigoroso e passatista per portare alla luce le sue scoperte e soprattutto la sua ricerca sul cancro. Un pioniere della biologia, dunque, più noto all’estero che nel nostro Paese, e la cui figura questo documentario potrebbe aiutare a sdoganare anche tra gli italiani che, ignari, tanto gli devono.

Vivere, che rischio racconta la vita di un pioniere

È stato infatti lui a mettere a punto l’ormai comunissimo pap test per la prevenzione del tumore al collo dell’utero, un controllo preventivo che è diventato routine ma che per prendere piede ha dovuto affrontare pregiudizi, timori, mentalità, tutti muri contrari affinché tale pratica venisse applicata. Soprattutto, Maltoni si è battuto perché il concetto di prevenzione venisse applicato proprio alle malattie come il cancro, da cui la sua battaglia per rendere accessibili gli screening periodici (tra cui il pap test, appunto).

Suo grande merito, e punto nevralgico del documentario, è il lavoro di Cesare Maltoni contro le industrie e la scoperta della cancerosità di sostanze utilizzate nell’industria e a cui l’uomo cominciava ad essere esposto per via del progresso industriale. Tra questi materiali dannosi c’è l’amianto, ad esempio, che come sappiamo rilascia nel corso di diverse decadi il suo potenziale mortale.

Una vita da scienziato che però non era chiuso tra le pareti del suo laboratorio. Maltoni è stato un uomo curioso e avventato che non ha mai voltato le spalle a un principio o ad una causa se questa poteva portare beneficio ad un paziente. E questa sua passione per il lavoro si riversava anche in una condotta tumultuosa per quello che riguarda la vita privata, aspetto che pure il documentario affronta.

Cesare Maltoni, affamato di verità

Il ritratto che i registi scelgono di dipingere e che sembra essere molto vicino alla verità, stando alle numerose testimonianze dirette raccolte nel film, è quello di un uomo diretto e ligio, passionale ma devoto al suo lavoro, soprattutto devoto alla parte umana da curare e preservare da malattie che si sono palesate e trasformate con il cambiamento e la modernizzazione della vita dell’uomo, un campo inesplorato in cui Cesare Maltoni ha fatto scuola.

Vivere, che rischio racconta di un uomo difensore del diritto pubblico alla salute, coraggioso pioniere nella ricerca sulla sostanze chimiche e inquinanti dannose per la salute, promotore di screening importantissimi come il pap test e creatore del primo hospice in Italia per l’assistenza ai pazienti con cancro in fase avanzata. Uno scienziato che ha precorso i tempi, un uomo eccezionale che ha lottato per la difesa della salute pubblica e dell’ambiente con tutte le sue straordinarie capacità.

Vivere, che rischio è prodotto con il supporto di Istituto Ramazzini, in associazione con I Wonder Pictures, in collaborazione con RAI Cinema e con il contributo di MIBAC (Direzione generale Cinema), Fondo Audiovisivo della Regione Emilia Romagna. Il documentario è stato inoltre insignito di numerosi premi, tra cui il Premio del pubblico, Storie italiane (2019), al Biografilm Festival di Bologna.

Vivere non è un gioco da ragazzi con Stefano Fresi in onda dal 15 maggio su Rai 1

Debutterà dal 15 maggio su Rai 1 Vivere non è un gioco da ragazzi, la nuova Fiction RAI diretta da Rolando Ravello con Stefano Fresi, Nicole Grimaudo e  con la partecipazione di Claudio Bisio. Una coproduzione Rai Fiction – PICOMEDIA.

Dove vedere Vivere non è un gioco da ragazzi

Vivere non è un gioco da ragazzi sarà messa in onda in tre serate da 100’ in prima visione su Rai 1 lunedì 15 maggio alle 21.25, lunedì 22 maggio alle ore 21.25 emartedì 23 maggio alle ore 21.25. Vivere non è un gioco da ragazzi  in streaming dal 12 maggio in anteprima su RaiPlay.

La trama della fiction Vivere non è un gioco da ragazzi

Il 18enne Lele, bravo ragazzo di umili origini, frequenta il liceo con i figli dell’élite bolognese ed è innamorato di Serena, bellissima, intelligente e perfetta reginetta della scuola. Invitato una sera in discoteca da Serena e dal suo gruppo di amici, Lele per fare colpo su di lei prende una pasticca di Mdma. Risucchiato nel mondo delle discoteche e della droga, Lele rimane però presto senza soldi e, per continuare a frequentare Serena, si ritrova a comprare le pasticche nel suo quartiere e a rivenderle in discoteca al doppio del prezzo. Una sera vende una pasticca al suo amico Mirco, che viene trovato morto il giorno dopo proprio a causa della droga. Per Lele, corroso dai sensi di colpa perché convinto di essere l’assassino di Mirco, inizia un calvario che stravolge il rapporto con Pigi, suo migliore amico, con Serena e con i genitori. Anche il resto del gruppo, legato da un patto di omertà volto a custodire il segreto sull’uso di droghe, vive una profonda crisi che porta ciascun membro a fare i conti con la verità e con i propri fantasmi interiori. Dopo molte vicissitudini, dolori e scoperte, Lele decide di liberarsi dal peso delle menzogne e del senso di colpa. Perciò confessa tutto prima al padre e poi al poliziotto Saguatti. La sua confessione scatenerà una sorta di “epidemia di verità” che porta tutti i principali personaggi a fare i conti con i propri segreti.

NOTA DELLO SCENEGGIATORE

La storia ha la forma di un sassolino che rotola e diventa valanga. Un gesto percepito come innocente da molti adolescenti – passare una pasticca a un amico – spezza una giovane vita e un’altra resta schiacciata sotto il peso della colpa. Il dramma si allarga alle famiglie, agli amici e a tutto il piccolo mondo intorno, rivelando la coralità di un disagio che in qualche modo contagia tanti, tra i ragazzi ma anche tra gli adulti. Un grande tema è quella della responsabilità, il giovane Lele ha fatto una cosa orribile ma nessuno lo sa, quindi si trova di fronte a una scelta adulta, con grandi implicazioni etiche: è meglio pagare per le proprie colpe o tentare di nasconderle?

È l’inizio di un gioco spietato, in cui Lele e il suo gruppo di amici si trovano stretti fra forze troppo grandi per loro: le indagini di un poliziotto ambiguo, le minacce di una banda criminale, le ansie delle famiglie, i tormenti della coscienza. Dallo scontro di queste forze nasce un gioco di mosse e contromosse, a volte scompigliato dal vento imprevedibile dell’adolescenza, che finirà per far uscire segreti e contraddizioni di tutti i personaggi, non solo i ragazzi. Nella storia sono coinvolti fin dall’inizio i genitori che, sotto la corazza da adulti, rivelano spesso fragilità non troppo diverse da quelle dei loro figli. Il filo conduttore è il tema molto attuale della droga ricreativa, quella ormai percepita come “quasi normale”. Ma il vero tema è quello della fuga da sé stessi e dalle proprie emozioni, la storia mostrerà che la droga è solo un mezzo ma ce ne sono molti altri e chiunque può trovare il suo.

Fuga, colpa, responsabilità, segreti: sono i termini-chiave di una storia di formazione che dai giovani si allarga agli adulti, con la stessa domanda che incombe su tutti. Si può davvero fuggire da sé stessi? O per diventare grandi, a qualunque età, è necessario accettare la verità delle proprie azioni e delle proprie emozioni? La serie ha svolte e colpi di scena, ma sempre ispirate alla verità della vita quotidiana, nella speranza che possano riconoscersi molti figli e molti genitori. Magari -sognare non è vietato- anche per vederla insieme. Il tono è quello di un viaggio drammatico nel dolore e nella colpa, che però incrocia spesso la leggerezza dell’adolescenza e la naturale commedia della vita, con un finale aperto alla speranza: se non scappi da ciò che sei, se stai lì e affronti quel che devi, ce la puoi fare. Fabio Bonifacci

Le clip

Sinossi prima serata 

Vivere non è un gioco da ragazzi – EPISODIO 1

Lele ha 17 anni, è un bravo ragazzo, vive a Bologna in periferia ma va in un liceo del centro coi figli dei ricchi. Il padre artigiano è appena stato truffato da un imprenditore senza scrupoli e la paghetta di Lele è bassa. Ma è innamorato di Serena, che gli sfugge per un suo problema segreto, per uscire con lei Lele sperimenta le droghe e inizia a vendere una pasta a settimana perché non ha i soldi per le serate. Ma una sera dà una “pasta” all’amico Mirco che viene trovato morto.

Vivere non è un gioco da ragazzi – EPISODIO 2

Lele si sente un assassino, vorrebbe confessare ma il suo amico del cuore Pigi, figlio di un penalista, lo convince a non farlo. Iniziano i tormenti della sua coscienza, uniti a pericoli più concreti: un poliziotto ambiguo sospetta di lui e vuole farlo confessare, gli spacciatori da cui ha comprato la pasticca minacciano di ucciderlo se parla. E due genitori già alle prese con mille guai vedono sparire il loro figlio in un tunnel di angosce di cui nulla è dato sapere.

Sinossi seconda serata

Vivere non è un gioco da ragazzi – EPISODIO 3

Su Lele aumenta la pressione di polizia e spacciatori che cercano di tirarlo in direzioni opposte. Crescono anche i rimorsi perché la madre del ragazzo morto si rivolge a lui per sapere chi fosse davvero suo figlio. Intanto i vari genitori, dopo la tragedia, vogliono sapere se anche i loro figli si drogano. I ragazzi negano e si discute in ogni casa, soprattutto in quella di Lele, dove il padre ha reagito alla truffa facendo una sciocchezza che aggrava la sua situazione e fa infuriare la moglie.

Vivere non è un gioco da ragazzi – EPISODIO 4

Un anonimo avverte le famiglie che tutti i ragazzi del gruppo al sabato si drogavano:  la bomba esplode nelle case, iniziando a rivelare le ferite segrete di qualche genitore e facendo esplodere la crisi fra quelli di Lele. Lele riallaccia i rapporti con Serena ma il poliziotto ha fatto una scoperta  su di lui e lo costringe a fare i nomi della banda di quartiere da cui compra.  Ma i criminali lo intuiscono e lo sequestrano: Lele ha pochi minuti per convincerli che non sta parla alla polizia.

Sinossi terza serata

Vivere non è un gioco da ragazzi – EPISODIO 5

Il gioco di mosse e contromosse delle varie forze in campo (ragazzi, genitori, scuola, polizia, criminali), genera una sorta di “epidemia di verità” che fa saltare maschere e uscire segreti, sia tra i ragazzi che tra gli adulti.  Lele, per amore di Serena si decide ad affrontare le sue responsabilità e scopre il fine dell’ambiguo poliziotto che lo indaga. Ma l’amore per Serena ha un nuovo, imprevedibile ostacolo, e la minaccia dei criminali diventa una vera minaccia di morte.

Vivere non è un gioco da ragazzi – EPISODIO 6

I diversi personaggi sono costretti a regolare i conti sospesi con gli altri e con sé stessi, affrontando dolorose ma necessarie trasformazione o continuando a fuggire. Il finale però si apre alla speranza, la storia dimostra che crescere è difficile per tutti, non solo per i giovani: però se non scappi da ciò che sei, se stai lì e affronti quel che devi, ce la puoi fare.

PERSONAGGI

Il gruppo di ragazzi

  • Lele (Riccardo De Rinaldis Santorelli): È di umili origini, studioso, sportivo, solo un pò sgangherato dall’adolescenza. Ama l’irraggiungibile Serena e, come spesso accade alla sua età, si butta nelle cose senza pensare troppo alle conseguenze.
  • Serena (Matilde Benedusi): Bella, simpatica, intelligente, empatica,  è la ragazza perfetta ma nasconde un male oscuro che solo lei conosce.
  • Pigi (Pietro De Nova): È il Sancho Panza di Lele, l’amico fedele. Secchione e poco popolare, di fronte a dure prove rivelerà carattere e umanità. Ne avrà bisogno anche in casa sua.
  • Mirco (Tommaso Donadoni): È l’inquieto che alterna vitalità estrema e cupezza. Sfugge con la trasgressione a fragilità che non sa affrontare, forse nemmeno vedere.
  • Spinoza (Luca Geminiani): è il comico della classe, scherza su tutto e odia i discorsi pesanti. Ma le risate nascondono paure che pesano come macigni.
  • Patti (Alessia Cosmo): È l’amica del cuore di Serena: insicura, non crede nel proprio valore e va a caccia di conquiste per certificarlo. Scoprirà che esistono strade diverse.
  • Ruggine (Simone Baldasseroni): è il trapper della scuola, rivale in amore di Lele. È il cattivo, o forse solo quello che vuol fare la parte. Ma troverà qualcuno molto più cattivo di lui.

Gli adulti

  • Saguatti (Claudio Bisio): È la scheggia impazzita della storia. Poliziotto ruspante e popolare, con metodi poco ortodossi e finalità ambigue. Entra in scena come nemico di Lele, pronto a incastrarlo con ogni mezzo. Ma rivelerà risvolti imprevedibili e ferite non troppo diverse da ciò su cui indaga. Il suo braccio destro è Paternò (Antonio Perna), grande umanità e cervello non sempre reattivo.
  • Anna (Nicole Grimaudo) e Marco (Stefano Fresi) (genitori Lele): Famiglia di periferia che arranca sul filo del fine mese. Marco è idraulico, gli hanno rubato un anno di lavoro devastando i conti di casa. Di cuore ma impulsivo, in crisi di mezza età, Marco si sente superato dai tempi e guarda tutte le partite. Anna, ex stella di periferia, fa la barista e ama la lettura. Più sofisticata del marito, subisce un ricatto che potrebbe risolvere i problemi economici a casa, anche lei avrà di fronte una dura scelta. La vicenda del figlio Lele farà deflagrare le contraddizioni della coppia. Ma in famiglia c’è anche la piccola Linda (Ginevra Culini), che soffre i conflitti.
  • Sonia (Lucia Mascino): Madre di Serena e donna di successo: imprenditrice e candidata Sindaca, una vita di battaglie illuminate per la parità. Ma mentre si candida a guidare una città, scopre di non sapere cosa accade nella stanza e nel cuore di sua figlia.
  • Claudio (Fausto Sciarappa): È il padre di Serena, se n’è andato quando lei era piccola e poi ha sbagliato tutto quel che si poteva sbagliare. Per la figlia è l’origine di tutti i suoi mali, l’ex moglie non lo vuole vedere. Ma anche gli uomini sbagliati amano i propri figli.
  • La banda dei cattivi: i delinquenti del quartiere, che insieme al poliziotto Saguatti stringono Lele tra due fuochi. Il capo è Caminito (Francesco Mastrorilli), studia i Samurai e ha fatto il master in galera, è uno che quando serve sa far male. Spazzola (Samuele Brighi) è il braccio armato, a lui far male piace, attende goloso l’ordine. Pizzi (Francesco Morelli) è il ragazzo di bottega, era alle medie con Lele che una volta lo salvò dai bulli, quindi forse sta dalla sua parte, o forse no.
  • Angela (Fabrizia Sacchi): È la madre di Mirco, una donna sola che deve confrontarsi col dramma più terribile. Anche nel dolore più estremo riesce a mantenere la dignità e in qualche modo, con fatica, forse persino a crescere.
  • Renzo (Jerry Mastrodomenico): Padre di Pigi, avvocato prestigioso e di grande rigore morale: è il mito del figlio ma si sgretolerà in malo modo nel corso della storia.
  • Renata (Carlotta Miti): Madre di Pigi, sul lavoro ha l’occhio infallibile della chirurga ma in casa ha finto per troppo tempo di non vedere. Saprà stimolare il figlio a superare lo shock.
  • Madre Patti (Francesca Castaldi): Ha fatto figli quando non era pronta e commesso errori. È dura doverci fare i conti insieme a una figlia che te li rinfaccia con la spietatezza della gioventù.
  • Magnani (Stefano Pesce): Elegante costruttore edile. Ha fregato il padre di Lele fingendosi fallito e le sue mire sulla famiglia non sono finite.
  • Prof Palmieri (Anna Redi): La Prof di italiano che chiunque vorrebbe avere, quella che ha letto tutti i libri ma, quando ti parla, parla ai tuoi 17 anni, alle tue paure, sogni, debolezze.

Viva la Sposa: recensione del film di Ascanio Celestini #Venezia72

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Viva la Sposa è la storia di Nicola (Ascanio Celestini), un alcolista che passa il tempo fingendo sempre di voler smettere. È la storia di Anna (Veronica Cruciani), una prostituta con un figlio, Salvatore, di cui non sa chi sia il padre, che cerca di imparare come fare piccole truffe da Sasà (Salvatore Striano). È la storia di Sofia (Alba Rohrwacher), chiamata così dal padre perché avrebbe voluto che fosse come la Loren nei film di De Sica, che vuole scappare da Roma alla volta della Spagna, ma alla fine resta a Cinecittà. È la storia della madre di Nicola (Barbara Valmorin), che prima di morire vorrebbe vedere suo figlio sposato con Sofia. È la storia del carrozziere Abruzzese, dal quale Nicola nasconde Anna, dopo che lei ha sparato al suo protettore.

Tutte queste storie ritratte da Celestini sono abitate da personaggi senza speranza, emarginati, che nella loro condizione quasi disperata, non riescono immaginare una ribellione possibile e si lasciano, quindi, trascinare dal caso.

Viva la Sposa

Viva la Sposa generalmente è un’espressione usata come buon augurio, ma in questo film indica, invece, un’altra storia, che sta al di sopra di tutte le altre, quella di un’attrice americana che, dopo essersi svegliata dal coma si sposa e fa un lungo viaggio di nozze girando l’Italia. I personaggi la seguono attraverso la televisione e i giornali: la vedono che passeggia tra le rovine dell’Aquila piuttosto che in gondola a Venezia o in giro per Roma, sempre con il suo vestito da sposa e ogni volta gli italiani che la vedono applaudono dicendo “Viva la sposa! Viva la sposa!”. In realtà ‘la sposa’ è una storia di cornice che incrocia la strada con i personaggi del film, che sembrano marionette senza nessuna possibilità di attaccarsi ad un filo. Tutti quanti vivono in un flusso continuo e casuale di eventi, a cui nessuno sembra in grado di opporsi; la loro visione fatalistica della vita li porta ad accettare passivamente le loro vite senza mai tentare di modificare lo status quo.

Con la sua ambientazione nel Quadrato, quartiere periferico romano, amato, indagato e filmato da Pier Paolo Pasolini, il riferimento al poeta-regista risulta immediato e le storie di vita che racconta Celestini ricordano vagamente quelle pasoliniane.

Con la sua performance Celestini dà l’ennesima prova di essere un attore straordinario e, per seconda volta dietro la macchina da presa dopo il suo debutto nel 2010 con La Pecora Nera, si dimostra bravissimo sia nella veste di regista cinematografico che in quella di sceneggiatore, in quanto il film è ben costruito anche nella narrazione.

Vanno inoltre menzionate le interpretazioni del bravo Salvatore Striano e di Alba Rohrwacher, sempre magnifica in ogni ruolo.

Viva la libertà: recensione del film di Roberto Andò

Viva la libertà: recensione del film di Roberto Andò

Dopo le torbide ossessioni di Viaggio Segreto e la parentesi documentaristica sul Maestro Francesco Rosi, Roberto Andò torna al cinema con il film Viva la libertà, tratto dal suo romanzo Il trono vuoto. Enrico Olivieri, leader del principale partito politico di opposizione, a ridosso delle elezioni, in seguito a numerosi contestazioni fugge a Parigi da una vecchia fiamma conosciuta durante la sua gioventù nel mondo del cinema. L’assistente e la moglie decidono allora di ingaggiare come sostituto il fratello gemello di Olivieri, un eccentrico filoso dimesso da poco da una clinica psichiatrica, il quale ben presto, grazie alle sue idee anticonformiste, intraprenderà una sfavillante carriera politica.

In un clima di forte contestazione come quello attuale, il film di Andò ha il merito di trattare con spensieratezza e intelligenza la tematica dell’insicurezza delle istituzioni, senza rinunciare ad una cinica e profonda riflessione sui ruoli del potere e del desidero individuale. Straordinaria e poliedrica prova d’attore per Toni Servillo, il quale riesce perfettamente nel caratterizzare la duplice psicologia dei due fratelli, così diversi tra loro, regalandoci anche una serie di gustose gag comiche che servono però a nascondere una provocazione di fondo molto pesante, incarnata dal fratello filosofo. In un cast di tutto rispetto troviamo anche un Valerio Mastandrea leggermente impacciato e una dolcissima Valeria Bruni Tedeschi, i quali vengono ovviamente eclissati dalla mastodontica performance di Servillo.

Pregevole e ricercatissima la fotografia desaturata di Maurizio Calvesi, la quale scava nel profondo della psicologia doppelganger del protagonista, creando delle fortissime distinzioni cromatiche che differenziano le esistenze dei due gemelli. Il lavoro più grande è comunque quello di sceneggiatura compiuto da Andò, il quale non a caso si focalizza sulle coalizioni politiche di una fittizia Sinistra italiana che però risulta paurosamente simile a quella attuale, rigirando più volte il coltello nella piaga riguardo la mancanza di unità e di forza da parte dei suoi rappresentati. Pare quasi che il regista voglia dirci che solo una mente folle, quella del filosofo, è in grado di dare una scossa e di procedere su di una strada libera da preconcetti e dagli interessi.

Andò compie inoltre un pregevole lavoro metacinematografico, in quanto paragona la politica ad un film dove in entrambi i casi la realtà e la bugia finiscono per coesistere e confondersi tra loro. Se un politico decide di diventare regista, può allora un filosofo pazzo diventare leader di un paese?

Viva l’Italia: recensione del film con Raul Bova

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Viva l’Italia: recensione del film con Raul Bova

Dopo il bel lavoro svolto in Nessuno Mi Può Giudicare, Massimiliano Bruno torna con Viva l’Italia, un’altra commedia sociale che racconta di politica, corruzione, bugie e precariato, in poche parole fa un ritratto fedele del nostro paese.

In Viva L’Italia, il politico Michele Spagnolo (Michele Placido) ha tre figli: Riccardo (Raul Bova), medico integerrimo e socialmente impegnato; Susanna (Ambra Angiolini), attrice di fiction senza alcun talento; Valerio (Alessandro Gassman), un buono a nulla in carriera che deve tutto al padre. In oltre trent’anni di carriera Michele ha sempre anteposto i suoi interessi personali a quelli della collettività ed è passato indenne attraverso i mille scandali che hanno flagellato il paese. L’ultima cosa al mondo che dovrebbe succedere ad un uomo del genere è dire la verità… Eppure, dopo una notte trascorsa con una “promettente” soubrette televisiva, Michele viene colto da un malore, si salva, ma non senza conseguenze. L’apoplessia ha colpito proprio la parte del cervello che controlla i freni inibitori ed ora il politico dice tutto ciò che gli passa per la testa, fa tutto quello che gli va e non ha la minima cognizione della gravità delle sue azioni.

Viva L’Italia, il film

Viva l'Italia

In un crescendo di confessioni scomode e pericolose, per quanto anche esilaranti, il politico mette a nudo la sua stessa classe, l’incapacità dei propri figli di affrontare i problemi della vita e la sua colpevolezza di fronte alla società con candore disarmante. Massimiliano Bruno mette insieme un buon cast ed una buona sceneggiatura, scritta a quattro mani con Edoardo Falcone, realizzando un buon film, che partendo in quarta come una commedia brillante, trascinata anche da un Michele Placido particolarmente calato nel ruolo, si trasforma poi in un’occhiata acuta e amara su quello che è il nostro “sistema Paese”.

Parole coraggiose e situazioni ai limiti dell’inverosimile che però si sono rivelate, nella realtà, possibili e mentalità tristemente italiana finiscono però nel film di Bruno, in una classica redenzione collettiva, in cui, sì è vero, non tutti vincono, ma neanche tutti perdono, né tantomeno rimane fino alla fine quel senso di sincerità schietta e pura che aveva aleggiato per tutta la prima parte del film. Tecnicamente Bruno si conferma invece un bravo regista, capace di raccontare i suoi personaggi, senza lasciarsi trascinare dalla storia ma scrivendola con ogni inquadratura. Buona prova collettiva del cast che oltre ai citati comprende anche Edoardo Leo, Maurizio Mattioli, il bravissimo Rocco Papaleo e tra le tante partecipazioni, anche una bellissima particina per Lucia Ocone.

Viva L’Italia è un film divertente ma a tratti molto forte, soprattutto nell’ultima parte che potrebbe ricordare la vera commedia all’italiana che fu, se non fosse per quell’indulgere nel lieto fine del quale sembra, almeno al cinema, non sappiamo fare a meno.

Viva L’Italia: il trailer italiano

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Ecco il trailer ufficiale di Viva L’Italia pubblicato da ComingSoon.it, il socondo film di Massimiliano Bruno dopo Nessuno mi Può Giudicare, che ancora una

Vittorio Veneto Film Festival: Miglior Film a Krokodyle!

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Vittorio Veneto Film Festival: Miglior Film a Krokodyle!

Cala il sipario sul Vittorio Veneto Film Festival sabato 21 aprile col Gran Galà di premiazione a cui hanno partecipato le autorità istituzionali, gli ospiti che hanno preso parte alle tre giornate della manifestazione,

Vittorio Taviani, morto il regista a 88 anni

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Si è spento a Roma a 88 anni il regista Vittorio Taviani, che con il fratello Paolo ha firmato alcuni dei capolavori della storia del cinema italiano da Padre Padrone (Palma d’oro a Cannes nel ’77) a La Notte di San Lorenzo a Caos fino a Cesare deve morire (Orso d’oro a Berlino).

Ad annunciare la morte del regista, malato da tempo, è stata Giovanna, una delle sue figlie. La famiglia ha deciso che per Vittorio Taviani non ci sarà camera ardente pubblica, né funerale, solo una cerimonia di cremazione riservata ai familiari.

Vittoria Puccini: 10 cose che non sai sull’attrice

Vittoria Puccini: 10 cose che non sai sull’attrice

Divisa tra cinema e televisione, l’attrice Vittoria Puccini è tra le più apprezzate interpreti del panorama italiano. Protagonista di alcuni celebri film, come anche di note serie televisive, la Puccini ha infatti potuto affermare la propria persona presso il grande pubblico, ottenendo apprezzamenti per la sua scelta di progetti innovativi e al di fuori dai soliti schemi. Ecco 10 cose che non sai di Vittoria Puccini.

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Vittoria Puccini: i suoi film e le serie televisive

10. Ha recitato in celebri lungometraggi italiani. Il debutto cinematografico dell’attrice risale al 2000, quando recita nel film Tutto l’amore che c’è, di Sergio Rubini. Successivamente recita nei film Paz! (2002), Operazione Appia Antica (2003) e Ma quando arrivano le ragazze? (2005), che le fa ottenere maggior popolarità. Si consolida prendendo parte ai film Colpo d’occhio (2008), Baciami ancora (2010), di Gabriele Muccino, dove recita accanto agli attori Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino e Claudio Santamaria. Negli anni seguenti è tra i protagonisti di film come La vita facile (2011), Acciaio (2012), Magnifica presenza (2012), Tutta colpa di Freud (2014), con Marco Giallini e Anna Foglietta, Meraviglioso Boccaccio (2015), Tiramisù (2016), The Place (2017), Cosa fai a Capodanno (2018) e 18 regali (2020), dove recita accanto a Benedetta Porcaroli e Edoardo Leo.

9. È nota per i ruoli televisivi. La Puccini si fa scoprire come interprete recitando nel ruolo di protagonista nella miniserie Elisa di Rivombrosa (2003-2004). Con il successo conseguito prende poi parte alle serie Imperium: Nerone (2004), Elisa di Rivombrosa 2 (2005), Le ragazze di San Frediano (2006), Tutta la verità (2009), C’era una volta la città dei matti… (2010), Violetta (2011), Anna Karenina (2013), L’Oriana (2015), romanzo famigliare (2018), Mentre ero via (2019) e Il processo (2019).

8. Ha partecipato al doppiaggio di un film Disney. L’attrice ha partecipato al doppiaggio italiano del film Disney La bella e la bestia (2017), con Emma Watson. Qui ha dato voce alla maga Agata, colei che trasforma il principe protagonista in una bestia per punirlo della sua arroganza.

Vittoria Puccini e Alessandro Preziosi

7. Ha avuto una relazione con l’attore. Il set di Elisa di Rivombrosa non ha significato solo grade popolarità per l’attrice, ma è anche dove conosce l’attore Alessandro Preziosi, che nella miniserie ricopre il ruolo del Conte Fabrizio Ristori di Rivombrosa. I due intraprenderanno una relazione, dalla quale nel 2006 nascerà la prima figlia dell’attrice. Nel 2010 tuttavia annunciano la separazione, indicando come causa la mancata alchimia di coppia.

Vittoria Puccini e Fabrizio Lucci

6. Ha un nuovo compagno. Durante le riprese della miniserie Anna Karenina, l’attrice conosce il direttore della fotografia Fabrizio Lucci, con il quale avrà modo di convididere nuovamente il set per i film Tutta colpa di Freud e The Place. La coppia si è negli anni dimostrata particolarmente legata, e sul profilo Instagram di Lucci vengono spesso pubblicate foto di loro momenti insieme.

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Vittoria Puccini è su Instagram

5. Ha un account personale. L’attrice è presente sul social network Instagram con un profilo seguito da 109 mila persone. All’interno di questo l’attrice è solita condividere fotografie ritraenti momenti quotidiani della sua vita, ma anche di servizi realizzati per riviste di moda. Particolarmente presenti, infine, sono anche le immagini o i video promozionali dei suoi progetti da interprete.

Vittoria Puccini in Elisa di Rivombrosa

4. La serie era la sua ultima possibilità. L’attrice ha dichiarato che per seguire il mondo della recitazione ha rinunciato alla carriera universitaria. I suoi genitori acconsentirono a tale cambiamento, con la promessa che se entro due anni non fosse successo nulla avrebbe ripreso gli studi. Fortunatamente, le venne proposto il ruolo della protagonista nella miniserie, che le permise di ottenere il successo sperato.

3. Ha vinto un importante premio. Per il suo ruolo nella miniserie l’attrice ottiene una nomination ai Telegatti come personaggio femminile dell’anno, in categoria con Maria De Filippi e Simona Ventura. L’attrice infine vinse il premio, e afferma che da quel momento per la sua carriera si sono aperte porte inaspettate.

Vittoria Puccini in Il Processo

2. Le sembrava di essere tornata a casa. Nel girare la miniserie Il processo, l’attrice ha affermato di essersi sentita come a casa in mezzo a tutti quei discorsi sulla legge, avvocati e pubblici ministeri. I suoi genitori sono infatti avvocati, e la stessa Puccini prima di diventare attrice aveva intrapreso gli studi presso la facoltà di Giurisprudenza.

Vittoria Puccini: età e altezza

1. Vittoria Puccini è nata a Firenze, Italia, il 18 novembre 1979. L’attrice è alta complessivamente 171 centimetri.

Fonte: IMDb

Vittoria e Abdul: una nuova clip dal film – “A pranzo con la Regina”

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Il canale Youtube di Universal Pictures International Italy ha pubblicato una nuova clip di Vittoria e Abdul, il nuovo film con Judi Dench nei panni della Regina Vittoria, presentato al Festival di Venezia 2017.

Vittoria e Abdul recensione del film di Stephen Frears

La straordinaria storia vera di un’inaspettata amicizia nata durante gli ultimi anni dell’incredibile regno della Regina Vittoria (interpretata dal premio Oscar (R) Judi Dench). Quando il giovane commesso Abdul Karim (Ali Fazal) si mette in viaggio dall’India per partecipare al Giubileo d’oro della Regina, si ritrova sorprendentemente nelle grazie della Regina stessa.

Mentre quest’ultima si interroga sulle costrizioni della sua antica posizione, i due instaurano un’improbabile e devota alleanza, mostrando una lealtà reciproca che la famiglia e la cerchia ristretta della Regina cercano di distruggere. Mentre la loro amicizia si intensifica, Vittoria comincia a vedere un mondo in evoluzione con occhi diversi, rivendicando con gioia la sua umanità.

Diretto da Stephen Frears e interpretato da Judi Dench, Ali Fazal, Adeel Akhtar, Simon Callow, Michael Gambon, Eddie Izzard, Ruth McCabe, Tim Pigott-Smith, Julian Wadham, Olivia Williams, Fenella Woolgar, Vittoria e Abdul arriverà in Italia il 26 ottobre.

Vittoria e Abdul: una clip dal film con Judi Dench

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Vittoria e Abdul: una clip dal film con Judi Dench

La  Universal Pictures International Italy ha diffuso una clip da Vittoria e Abdul, il nuovo film con Judi Dench nei panni della Regina Vittoria, presentato al Festival di Venezia 2017.

Vittoria e Abdul recensione del film di Stephen Frears

La straordinaria storia vera di un’inaspettata amicizia nata durante gli ultimi anni dell’incredibile regno della Regina Vittoria (interpretata dal premio Oscar (R) Judi Dench). Quando il giovane commesso Abdul Karim (Ali Fazal) si mette in viaggio dall’India per partecipare al Giubileo d’oro della Regina, si ritrova sorprendentemente nelle grazie della Regina stessa. Mentre quest’ultima si interroga sulle costrizioni della sua antica posizione, i due instaurano un’improbabile e devota alleanza, mostrando una lealtà reciproca che la famiglia e la cerchia ristretta della Regina cercano di distruggere. Mentre la loro amicizia si intensifica, Vittoria comincia a vedere un mondo in evoluzione con occhi diversi, rivendicando con gioia la sua umanità.

Diretto da Stephen Frears e interpretato da Judi Dench, Ali Fazal, Adeel Akhtar, Simon Callow, Michael Gambon, Eddie Izzard, Ruth McCabe, Tim Pigott-Smith, Julian Wadham, Olivia Williams, Fenella Woolgar, Vittoria e Abdul arriverà in Italia il 26 ottobre.

Vittoria e Abdul: trailer del film con Judi Dench

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Vittoria e Abdul: trailer del film con Judi Dench

Ecco il trailer italiano diffuso da Universal Pictures International Italy di Vittoria e Abdul, con Judi Dench nei panni della sovrana d’Inghilterra.

Di seguito il poster italiano del film:

La trama di Vittoria e Abdul

La straordinaria storia vera di un’inaspettata amicizia nata durante gli ultimi anni dell’incredibile regno della Regina Vittoria (interpretata dal premio Oscar® Judi Dench).

Quando il giovane commesso Abdul Karim (Ali Fazal) si mette in viaggio dall’India per partecipare al Giubileo d’oro della Regina, si ritrova sorprendentemente nelle grazie della Regina stessa.

Mentre quest’ultima si interroga sulle costrizioni della sua antica posizione, i due instaurano un’improbabile e devota alleanza, mostrando una lealtà reciproca che la famiglia e la cerchia ristretta della Regina cercano di distruggere. Mentre la loro amicizia si intensifica, Vittoria comincia a vedere un mondo in evoluzione con occhi diversi, rivendicando con gioia la sua umanità.

Vittoria e Abdul: nuova clip “Tutto è ruvido in Scozia”

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Vittoria e Abdul: nuova clip “Tutto è ruvido in Scozia”

Ecco una nuova buffa clip di Vittoria e Abdul, il nuovo film con Judi Dench nei panni della Regina Vittoria, presentato al Festival di Venezia 2017.

Vittoria e Abdul recensione del film di Stephen Frears

La straordinaria storia vera di un’inaspettata amicizia nata durante gli ultimi anni dell’incredibile regno della Regina Vittoria (interpretata dal premio Oscar (R) Judi Dench). Quando il giovane commesso Abdul Karim (Ali Fazal) si mette in viaggio dall’India per partecipare al Giubileo d’oro della Regina, si ritrova sorprendentemente nelle grazie della Regina stessa. Mentre quest’ultima si interroga sulle costrizioni della sua antica posizione, i due instaurano un’improbabile e devota alleanza, mostrando una lealtà reciproca che la famiglia e la cerchia ristretta della Regina cercano di distruggere. Mentre la loro amicizia si intensifica, Vittoria comincia a vedere un mondo in evoluzione con occhi diversi, rivendicando con gioia la sua umanità.

Diretto da Stephen Frears e interpretato da Judi Dench, Ali Fazal, Adeel Akhtar, Simon Callow, Michael Gambon, Eddie Izzard, Ruth McCabe, Tim Pigott-Smith, Julian Wadham, Olivia Williams, Fenella Woolgar, il film arriverà in Italia il 26 ottobre.

Vittoria e Abdul: due nuove clip dal film

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Vittoria e Abdul: due nuove clip dal film

La Universal Pictures International Italy ha pubblicato una nuova clip di Vittoria e Abdul, il nuovo film di Stephen Frears con Judi Dench nei panni della Regina Vittoria, presentato al Festival di Venezia 2017.

Vittoria e Abdul recensione del film di Stephen Frears

La straordinaria storia vera di un’inaspettata amicizia nata durante gli ultimi anni dell’incredibile regno della Regina Vittoria (interpretata dal premio Oscar (R) Judi Dench). Quando il giovane commesso Abdul Karim (Ali Fazal) si mette in viaggio dall’India per partecipare al Giubileo d’oro della Regina, si ritrova sorprendentemente nelle grazie della Regina stessa.

Mentre quest’ultima si interroga sulle costrizioni della sua antica posizione, i due instaurano un’improbabile e devota alleanza, mostrando una lealtà reciproca che la famiglia e la cerchia ristretta della Regina cercano di distruggere. Mentre la loro amicizia si intensifica, Vittoria comincia a vedere un mondo in evoluzione con occhi diversi, rivendicando con gioia la sua umanità.

Diretto da Stephen Frears e interpretato da Judi Dench, Ali Fazal, Adeel Akhtar, Simon Callow, Michael Gambon, Eddie Izzard, Ruth McCabe, Tim Pigott-Smith, Julian Wadham, Olivia Williams, Fenella Woolgar, Vittoria e Abdul arriverà in Italia il 26 ottobre.

Vittima degli eventi: prima clip del film su Dylan Dog

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È online la clip ufficiale “Nella casa di Dylan” di Vittima degli Eventi, il fan movie ispirato a Dylan Dog! In questa scena totalmente inedita, Groucho (Luca Vecchi) fa da cicerone ad Adele (Sara Lazzaro), la protagonista femminile della nostra storia. Siamo a casa di Dylan Dog, diretti al suo studio. Nel corridoio, incontri, presenze, spiriti. Benvenuti nel mondo dell’Indagatore dell’Incubo!

https://www.youtube.com/watch?v=dp-cCTffnMU

Regista del film è Claudio Di Biagio. Luca Vecchi, oltre a essere interprete, è anche lo sceneggiatore. Nel cast: Valerio Di Benedetto (Dylan Dog), Sara Lazzaro (Adele), Milena Vukotic (Madame Trelkovski), Alessandro Haber (Ispettore Bloch) e Massimo Bonetti (Hamlin).

vittima degli eventiVittima degli Eventi  – la trama: Adele è succube d’un agghiacciante sogno ricorrente; un sogno che spesso sconfina nella realtà tramutandosi in atroci visioni che raggiungono il proprio culmine passeggiando una sera per il centro di Roma. Dagli accertamenti medici non emerge nulla degno di nota e al fratello, che era con lei quella sera, diagnosticano un semplice attacco epilettico. Scontratasi brutalmente con lo scetticismo generale ad Adele non resta che la via non convenzionale; decide così di rivolgersi a Dylan Dog. Professione: indagatore dell’incubo.

Vittima Degli Eventi recensione del fan movie su Dylan Dog

Vittima degli Eventi Vittima Degli Eventi è il primo fan-movie italiano ispirato al personaggio storico di casa Bonelli Dylan Dog, completamente prodotto dai fan tramite contributi versati sulla piattaforma di crowdfunding indiegogo.com. L’idea del progetto nasce da Claudio Di Biagio e Luca Vecchi, il primo regista e il secondo sceneggiatore ed interprete del mediometraggio. Entrambi sono due stelle del web, due youtuber che vantano al loro attivo prodotti come le web series The Pills e Freaks!

Il fan movie vanta nel cast, oltre a Vecchi, Valerio Di Benedetto e Sara Lazzaro e una parata di volti noti del nostro universo cinematografico come Milena Vukotic, Alessandro Haber e Massimo Bonetti che recitano in piccoli, ma fondamentali ruoli.

Per ovvie ragione di diritti (in mano alle majors americane) le avventure di Dylan Dog, investigatore dell’incubo, si trasferiscono da Londra a Roma: nella città eterna, dove si mescolano leggende locali, suggestioni antiche e fantasmi del passato, Dylan deve indagare sulle inquietanti visioni che perseguitano la sua nuova cliente, Adele, vessata da forze sconosciute e oscure che non riesce a dominare. Dylan, insieme al suo fidato- e logorroico- Groucho dovrà far luce su questo mistero grazie anche alla collaborazione della medium Madame Trelkovski, l’ispettore Bloch e il misterioso proprietario di una inquietante libreria che appare e scompare nel centro di Roma.

VVittima degli Eventiittima Degli Eventi ha il potere di far immergere completamente lo spettatore- profano o meno- nell’universo Dylan Dog: grazie ad una regia forte di un’estetica da fumetto, Di Biagio restituisce all’indagatore dell’incubo i suoi colori originali- un ossimoro, se si pensa che gli albi sono in bianco e nero!- allontanando i fantasmi patinati dell’ultima versione a stelle e strisce passata sul grande schermo. Qui, il personaggio di Dylan conserva la sua magnifica inquietudine visionaria, i suoi tormenti si uniscono alla complessità della trama man mano che si infittisce, e proprio quest’ultima- pur essendo dislocata a Roma- mantiene un tocco coerente e vicino alle tradizionali narrazioni del creatore Sclavi. L’ambientazione capitolina disorienta, però, l’appassionato spettatore della pellicola, abituato ad un gusto gotico e noir fortemente internazionale che non coincide propriamente con la storia narrata qui; il piacere visivo sta nel veder ricreato, per la prima volta, in modo pop ed iperrealistico un mondo cartaceo popolato da ombre in nero di china, che qui prendono corpo e si muovono sulla scena, tra i dedali di una Roma prevalentemente notturna, immortalata da una fotografia caratterizzata da ombre, luci e sprazzi di colore.

Vittima Degli Eventi ha dalla sua la verosimiglianza profonda col fumetto d’autore al quale si ispira; ma il prodotto finale risulterà di buona qualità agli occhi dello spettatore medio, e un semplice piacere visivo ed evocativo agli occhi dell’appassionato lettore dylaniano.

Vittima degli Eventi final trailer del fan movie su Dylan Dog

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Ecco il final trailer di Vittima degli Eventi, il fan movie no profit movie ispirato a Dylan Dog diretto da Claudio Di Biagio e sceneggiato e interpretato da Luca Vecchi.

Vittima degli Eventi: il progetto – Vittima degli Eventi è un fan movie, quindi assolutamente no profit. Presto verrà distribuito online, fino ad allora Claudio Di Biagio, Luca Vecchi e tutta la crew del progetto si impegneranno per portarlo in giro per l’Italia in proiezioni ASSOLUTAMENTE GRATUITE.

Vittima degli EventiVittima degli Eventi: il primo esperimento italiano – Vittima degli Eventi è il primo esperimento italiano di finanziamento dal basso per un film: un mediometraggio dalla qualità e dai contenuti competitivi, benché sostanzialmente un fan movie. Su indiegogo.com è partita la raccolta di fondi che si è conclusa dopo diversi goals (obiettivi, ndt) assicurando al pubblico che ha partecipato perks ed esclusivi inviti all’anteprima di Vittima degli Eventi.

Vittima degli Eventi: la trama – Sono sette mesi che Dylan non ha un caso. Vive a Roma, insieme a Groucho, quando all’improvviso gli fa visita una ragazza, Adele. Gli racconterà il suo sogno e da allora nulla sarà più lo stesso: l’Indagatore dell’Incubo dovrà prepararsi alla sua più grande avventura. Insieme a lui, i personaggi più famosi della saga creata da Tiziano Sclavi: Madame Trelkovsi, l’ispettore Bloch e Hamlin.

Credits – Regia di Claudio Di Biagio. Sceneggiatura di Luca Vecchi, che è anche interprete (Groucho). Cast: Valerio Di Benedetto nella parte di Dylan Dog; Sara Lazzaro, che nel film è Adele; Milena Vukotic come Madame Trelkovski; Alessandro Haber, l’ispettore Bloch e Massimo Bonetti, interprete di Hamlin. Direzione della fotografia di Matteo Bruno. Montaggio di Giovanni Santonocito. Helio Di Nardo e Francesco Catitti alle musiche. Color, sound design e missaggio audio della Frame by Frame. VFX: Luca della Grotta. Distribuzione web: the Jackal.

La canzone dei titoli di coda è dei Velvet!

Prossime uscite e distribuzione – Il 24 Ottobre il film verrà presentato in anteprima al WIRED NEXT FEST (ore 18.00, sala MAXXI, Roma). Il 31 Ottobre, invece, verrà proiettato gratuitamente a Cinecittà World (ore 18.00) e il giorno dopo, 1 Novembre, sarà al Lucca Comics ‘n’ Games (ore 19.00).

Vite vendute: la spiegazione del finale del film Netflix

Vite vendute: la spiegazione del finale del film Netflix

Il film del 1953 dal titolo Vite vendute (in originale The Wages of Fears), diretto da Henri-Georges Clouzot è considerato un capolavoro della storia del cinema, ed una delle opere di maggiore tensione mai realizzate. Tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore francese Georges Arnaud, questo ha influenzato una lunga schiera di film successivi basati su premesse simili, ovvero con missioni suicide da far compiere a personaggi apparentemente senza nulla da perdere, nel bel mezzo di un deserto tanto vasto quanto ricco di pericoli. Nel 1977 è stato realizzato un remake statunitense diretto da William Friedkin (regista di Il braccio violento della legge e L’esorcista), mentre è di quest’anno un terzo adattamento realizzato ad opera di Netflix.

Anch’esso intitolato Vite vendute, è diretto dal regista francese Julien Leclercq, distintosi per i film Rapinatori, The Bouncer – L’infiltrato e La terra e il sangue. Questo nuovo film riporta dunque all’attenzione degli spettatori un racconto estremamente avvincente, dove grandi rischi si mescolano a profonde emozioni e la tensione è un continuo crescere fino all’esplosivo finale. Un titolo decisamente da non perdere, divenuto in breve tra i più visti del momento su Netflix. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a Vite vendute. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla spiegazione del finale, ma anche ad alcune differenze con il film del 1953.

La trama di Vite vendute e il cast di attori

Un pozzo di petrolio prende fuoco in mezzo al deserto mettendo in pericolo le vite degli abitanti di un vicino campo profughi. La società che gestisce il pozzo invia alcuni esperti sul posto ma appare subito chiaro che per evitare la catastrofe l’unica soluzione è quella di far esplodere il pozzo con la nitroglicerina entro ventiquattr’ore. In cambio di un’ingente somma di denaro, la squadra composta dall’ex criminale Fred si metterà in viaggio per trasportare a bordo di due camion 200 chili di esplosivo a 800 chilometri di distanza. Una missione suicida, da compiere attraversando una zona controllata da ribelli armati e campi minati, prima che sia troppo tardi.

Vite vendute cast
Sofiane Zermani in Vite vendute. Credits: Reda Laaroussi/Netflix. © 2023 Netflix, Inc.

 

Ad interpretare il protagonista Fred vi è l’attore Franck Gastambide, visto anche in Il testimone misterioso e Asterix & Obelix – Il regno di mezzo. Accanto a lui, nel ruolo del fratello Alex, esperto di demolizioni, vi è l’attore Alban Lenoir, mentre Ana Girardot è Clara, una trasportatrice di vaccini per la World Wide Health, una ONG. Astrid Whettnall ricopre il ruolo di Anne Marchand, responsabile della sicurezza della compagnia petrolifera, mentre Sofiane Zermani è Gauthier, la sua guardia del corpo. Completano il cast Bakary Diombera nel ruolo di Djibril, compagno di squadra di Clara alla World Wide Health, Sarah Afchain nel ruolo di Assia, moglie di Alex e Alka Matewa nel ruolo di Alka, collega di Gauthier.

La spiegazione del finale del film e le differenze con l’originale

Lungo il percorso, dunque, i personaggi di Vite vendute si trovano a dover sopravvivere agli attacchi dei ribelli, ai colpi di un cecchino e a una miriade di altri pericoli prima di arrivare a destinazione. Solo Fred, suo fratello Alex e Clara, la dottoressa che ama Fred, ce la fanno. Purtroppo, ferito mortalmente, a Fred non resta che guidare lui stesso l’ultimo camion rimasto nel pozzo di petrolio, che esplode prontamente sigillando così il pozzo. Fred è il protagonista imperfetto del film, a capo del convoglio che trasporta gli esplosivi. I flashback a lui dedicati, inoltre, rivelano il suo senso di colpa nei confronti del fratello, da lui coinvolto in una rapina apparentemente sicura ma conclusasi con l’arresto di Alex e il suo allontanamento dalla sua famiglia, con la quale desidera ora farlo ricongiungere.

Marchand, rappresentante della società, e i suoi scagnozzi tengono ora sotto tiro la famiglia di Alex. Il loro tentativo di ricattarlo per indurlo a guidare fin dentro il pozzo viene però sventato da Fred, che spara a Marchand e ai suoi uomini da lontano e decide di compiere egli stesso l’eroico gesto di guidare il camion, poiché il pozzo è destinato a esplodere da un momento all’altro. Per Fred la missione non è però solo l’occasione per una redenzione personale, poiché sa che l’incendio del petrolio finirà per distruggere anche un villaggio vicino. Successivamente al suo sacrificio, il film si conclude dunque con le immagini degli abitanti del villaggio che esultano quando l’incendio viene spento, dimostrando che il sacrificio di Fred ha effettivamente salvato la situazione.

Vite vendute trama
Alban Lenoir e Franck Gastambide in Vite vendute. © 2023 Netflix, Inc.

Proprio come nella versione originale del 1953 e nel remake omonimo del 1977 di William Friedkin, anche in questo film la squadra deve necessariamente trasportare gli esplosivi con un camion. Gli spettatori più attenti potrebbero pensare che la compagnia petrolifera potrebbe più semplicemente trasportare la nitroglicerina su un elicottero, risparmiando tempo e denaro, ma viene sottolineato che trasportare gli esplosivi in elicottero è ancora più pericoloso in quanto la nitroglicerina è così imprevedibile che farla oscillare in un elicottero è probabilmente un rischio maggiore rispetto al semplice trasporto. C’è anche la possibilità che i banditi o i ribelli aprano il fuoco sull’elicottero, abbattendolo.

Il Vite vendute di Netflix sembrerebbe dunque riutilizzare le stesse dinamiche del film originale, ma i toni sono molto diversi. Ciò si nota soprattutto nei rispettivi finali. Nella versione del 1953, l’unico sopravvissuto, Mario, riceve la sua paga e, felicissimo di aver portato a termine una missione quasi impossibile, guida spericolatamente lungo una strada di montagna, fino a quanto non perde il controllo del mezzo e finisce fuori strada, morendo. Questo remake, invece, opta per una conclusione molto più aperta alla speranza. Fred muore, ma lo fa per salvare un villaggio e suo fratello Alex, che è libero di uscire di prigione e riunirsi alla sua famiglia.

Il trailer di Vite vendute e come vederlo in streaming su Netflix

Come anticipato, è possibile fruire di Vite vendute unicamente grazie alla sua presenza nel catologo di Netflix, dove attualmente è al 2° posto della Top 10 dei film più visti sulla piattaforma in Italia. Per vederlo, basterà dunque sottoscrivere un abbonamento generale alla piattaforma scegliendo tra le opzioni possibili. Si avrà così modo di guardare il titolo in totale comodità e al meglio della qualità video, avendo poi anche accesso a tutti gli altri prodotti presenti nel catalogo.

Vita privata: il trailer del nuovo film con Jodie Foster

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Vita privata: il trailer del nuovo film con Jodie Foster

Europictures è lieta di annunciare l’uscita italiana di Vita privata (qui la nostra recensione), il nuovo film della regista francese Rebecca Zlotowski, dopo il debutto mondiale al Festival di Cannes e la partecipazione come alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Gran Public. Il film, che segna il ritorno di Jodie Foster al cinema francese a vent’anni da Una lunga domenica di passioni, sarà distribuito nelle sale italiane da Europictures dall’11 dicembre.

Quando la celebre psichiatra Lilian Steiner (Jodie Foster) scopre la morte improvvisa di una sua paziente, la tranquillità borghese della sua vita viene scossa dalle fondamenta. Convinta che non si tratti di suicidio, Lilian si lascia trascinare – anche grazie all’inatteso ritorno dell’ex marito (Daniel Auteuil)– in un’indagine che diventa presto una discesa nel proprio inconscio. Tra tensione psicologica e ironia malinconica, Vita privata si muove con eleganza tra thriller psicologico e commedia sentimentale, indagando i confini fragili tra responsabilità, desiderio e senso di colpa.

Per Rebecca Zlotowski, una delle voci più raffinate del nuovo cinema francese (Planetarium, I figli degli altri), Vita privata, girato a Parigi e tra le coste normanne, è “una riflessione sul limite tra la vita intima e quella pubblica, tra ciò che mostriamo e ciò che nascondiamo, dove la psicanalisi diventa una forma di indagine interiore e anche di messa in scena”. Accanto a Jodie Foster, che definisce il suo ruolo nel film come “uno dei più ricchi e intellettualmente stimolanti della mia carriera”, un cast straordinario del calibro di: Daniel Auteuil, Virginie Efira, Mathieu Amalric, Vincent Lacoste, Luàna Bajrami e Noam Morgensztern.

Vita privata sarà nelle sale italiane grazie ad Europictures dall’11 dicembre.

Vita nella banlieue 3: la spiegazione del finale del film

Vita nella banlieue 3: la spiegazione del finale del film

Con Vita nella banlieue 3, disponibile da oggi mercoledì 4 marzo su Netflix – si chiude il percorso narrativo dedicato ai fratelli Traoré, una trilogia che ha raccontato senza sconti l’equilibrio instabile tra ambizione personale, lealtà familiare e leggi non scritte della strada. Questo capitolo conclusivo spinge ogni conflitto al punto di non ritorno, mettendo i protagonisti di fronte a decisioni irreversibili. Il quartiere non è più soltanto uno sfondo sociale, ma diventa un organismo vivo che reagisce, punisce, trattiene o espelle.

Il film drammatico e thriller intreccia tre traiettorie diverse – quella criminale, quella politica e quella artistica – mostrando come, nella banlieue, nessun percorso sia davvero isolato. Musica, consenso elettorale e traffici illeciti convivono nello stesso ecosistema, alimentandosi a vicenda. L’illusione di poter separare questi ambiti si infrange progressivamente, fino a un finale che non concede consolazioni facili. L’ultimo capitolo della saga è costruito attorno a un concetto centrale: la scelta. Non una scelta astratta, ma concreta, dolorosa, spesso tardiva. Restare fedeli ai codici della strada o tentare di emanciparsene significa accettare un prezzo. E non sempre quel prezzo riguarda solo chi decide.

La trama di Vita nella Banlieue 3

All’inizio del film il quartiere sembra immutabile, ma in realtà è già cambiato. Le gerarchie sono più fragili, le alleanze meno solide, la tensione più palpabile. I fratelli Traoré si muovono in un contesto dove ogni passo falso può avere conseguenze collettive. Noumouké è ormai lanciato nel mondo della musica. Il suo rap, nato come espressione autentica della strada, diventa un simbolo identitario per i giovani della banlieue. Il successo però lo riporta pericolosamente vicino agli affari di famiglia, che Demba aveva cercato di lasciarsi alle spalle. Attraverso il cugino Doums, Noumouké rientra in un sistema che inizialmente crede di poter controllare.

Ma il confine tra industria musicale e economia criminale è sottile: favori, protezioni e rivalità si intrecciano fino a rendere impossibile distinguere arte e sopravvivenza. Demba, dal canto suo, tenta una trasformazione radicale. Cerca stabilità accanto a Djenaba, costruisce un progetto di vita lontano dallo spaccio e arriva persino al matrimonio. Il film suggerisce per un attimo che la redenzione sia possibile. Tuttavia, il passato riemerge sotto forma di un’accusa per frode fiscale che lo conduce all’arresto. Non è un ritorno volontario al crimine, ma la dimostrazione che le conseguenze delle scelte precedenti continuano a inseguirlo. La sua identità resta legata a ciò che è stato, agli occhi della legge e del quartiere. Souleyman rappresenta invece la via istituzionale.

Foto di Helene Hadjiyianni/Netflix

Avvocato affermato, decide di candidarsi alle elezioni municipali con l’obiettivo di offrire una rappresentanza autentica alla comunità. La sua campagna non è priva di ostacoli: le resistenze arrivano tanto dalle istituzioni quanto dall’interno della stessa banlieue, divisa da sospetti e rivalità. Il film mostra con lucidità quanto sia complesso trasformare la rabbia sociale in progetto politico. A incrinare definitivamente l’equilibrio familiare è la morte della madre. La sua scomparsa priva i fratelli dell’unico collante emotivo capace di tenere insieme le loro differenze. Senza quella figura centrale, le tensioni esplodono e le decisioni diventano irrevocabili.

La spiegazione del finale del film

Il finale del film non è costruito come una tradizionale vittoria o sconfitta, ma come una resa dei conti morale. Demba scivola progressivamente verso il fallimento. In carcere perde lo status che un tempo lo definiva; non è più un leader, ma un uomo percepito come superato. Il tentativo di restare fuori dai traffici si incrina quando accetta di aiutare Doums e, successivamente, quando libera un vecchio compagno di prigione in cambio di denaro. Ogni decisione è giustificata come temporanea, ma in realtà lo riaggancia a quel sistema da cui voleva emanciparsi. La frattura con Djenaba è il colpo più duro: lei, incinta, gli chiede una vita semplice e sicura. Demba non riesce ad accettare una dimensione priva di potere simbolico.

La sua è la tragedia di chi non sa ridefinire la propria dignità fuori dai codici della strada. Il film lo conduce verso una caduta coerente, priva di romanticismo. Souleyman, al contrario, riesce a ottenere un risultato concreto: diventa Vice Sindaco. Non è un trionfo spettacolare, ma un segnale politico forte. La sua ascesa dimostra che è possibile trasformare l’esperienza della marginalità in rappresentanza istituzionale. La sua vittoria è simbolica: incrina l’idea che il quartiere sia destinato a riprodurre sempre gli stessi schemi. Non risolve tutto, ma apre uno spazio di possibilità.

Vita nella banlieue 3 cast film
Foto di Helene Hadjiyianni/Netflix

Il percorso più significativo è forse quello di Noumouké. Un attentato destinato a lui ferisce gravemente Sofia e lo costringe a confrontarsi con le conseguenze reali della violenza che racconta nelle sue canzoni. L’arte smette di essere narrazione estetizzata della strada e diventa responsabilità. La scena cruciale è l’uccisione di Lamine davanti ai suoi occhi. Noumouké resta immobile, coperto dal sangue dell’amico, incapace di reagire. Non c’è un discorso enfatico, ma una presa di coscienza silenziosa e devastante: nella guerra interna alla banlieue, le vittime appartengono sempre allo stesso mondo.

I figli dei poveri finiscono per distruggersi tra loro, mentre il sistema resta sullo sfondo, intatto. Le apparizioni della madre, che ricorrono nei momenti chiave, non hanno una funzione soprannaturale ma simbolica: incarnano la memoria e l’identità originaria dei fratelli, ciò che precede la logica del dominio e della sopravvivenza. Sono richiami alla possibilità di un “noi” diverso da quello imposto dalla strada. Il film si chiude con tre esiti differenti ma complementari: la caduta, l’ascesa e la trasformazione. Nessuno è gratuito, nessuno è casuale. Ognuno è la conseguenza diretta delle scelte compiute.

Vita nella banlieue 3 conclude così la trilogia restando fedele alla sua visione realista e disincantata. Demba incarna l’impossibilità di sottrarsi ai codici interiorizzati quando mancano strumenti alternativi di riconoscimento. Souleyman rappresenta la scommessa politica, fragile ma concreta, di cambiare le regole dall’interno. Noumouké diventa il simbolo di una generazione che può ancora decidere se perpetuare la spirale o interromperla. Il messaggio finale è netto: la strada offre identità e appartenenza immediate, ma presenta un conto altissimo. E quando si comprende che quel prezzo coinvolge anche chi si ama, la scelta smette di essere un concetto astratto e diventa l’unica vera linea di confine tra condanna e possibilità.

Vita di Pi: una clip

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Vita di Pi: una clip

È Moviefone a pubbicare in anteprima una nuova clip dell’attesissimo nuovo lavoro di Ang Lee Vita di Pi.

La clip si intitola

Vita di Pi: trama, cast e curiosità sul film di Ang Lee

Vita di Pi: trama, cast e curiosità sul film di Ang Lee

Affermatosi come uno dei più importanti registi di livello mondiale, il taiwanese Ang Lee si è costruito una carriera fondata sulle sue prodezze tecniche e sulla sua capacità di esprimere sentimenti forti. Film dopo film è arrivato alla conquista di Hollywood, dove ha realizzato titoli come Hulk, I segreti di Brokeback Mountain e Billy Lynn – Un giorno da eroe. Tra questi si annovera anche Vita di Pi (qui la recensione), uscito nel 2012 e tra i più apprezzati e premiati film di quell’anno. All’interno di un racconto che mescola dramma e avventura, Lee ha costruito un mondo tanto esteticamente sbalorditivo quanto tematicamente forte.

Il film è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Yann Martel. Pubblicato nel 2001, questo è stato insignito di prestigiosi premi, con il Booker Prize. Dopo che per anni si era tentato di dar vita ad una trasposizione di tale acclamato romanzo, l’arrivo in cabina di regia di Lee permise finalmente la sua realizzazione. Il regista, inoltre, decise di sfruttare al massimo le ambientazioni del racconto per dar vita ad effetti speciali particolarmente complessi e affascinanti. Ricorrendo all’uso del 3D e ad una fotografia estremamente funzionale a tale resa estetica, Vita di Pi è oggi ricordato principalmente per la sua componente visiva.

Il film fu infatti un grandissimo successo di critica e pubblico, raggiungendo un incasso globale di oltre 600 milioni di dollari. Ai premi Oscar del 2013 vinse inoltre ben quattro premi, ovvero quello per la miglior regia, la miglior fotografia, i migliori effetti speciali e la miglior colonna sonora. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla storia vera. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Vita di Pi: la trama e il cast del film

Protagonista del film è il giovane Piscine Molitor Patel, il quale adotta il soprannome di Pi in quanto sa a memoria numerose cifre decimali del Pi greco. La sua vita prende una piega inaspettata quando suo padre Adil, proprietario di uno zoo, gli comunica che dovranno emigrare in Canada, con tutti gli animali a loro seguito. Durante il viaggio su di un mercantile, una tempesta affonda però la nave e Pi si ritrova unico superstite su di una scialuppa, dove però si sono rifugiati anche una zebra, un orango, una iena e la pericolosa tigre chiamata Richard Parker. Per Pi, ha inizio una duplice lotta per la sopravvivenza che lo cambierà per sempre.

Per trovare il giusto interprete di Pi, Lee incontrò oltre tremila ragazzi nell’arco di diversi mesi. La scelta, infine, ricadde sull’allora diciassettenne Suraj Sharma, il quale non aveva nessuna esperienza pregressa nella recitazione. Ad interpretare Pi da adulto, invece, vi è il celebre attori Irrfan Khan, visto anche in film come The Millionaire e Jurassic World. Altri attori presenti nel film sono invece Gérard Depardieu, il quale compare brevemente nei panni del cuoco francese della nave, Tabu, nei panni della madre di Pi e Adil Hussain in quelli del padre. Per interpretare lo scrittore Yann Martel era stato inizialmente scelto Tobey Maguire, ma Lee preferì poi affidare la parte a Rafe Spall.

Per quanto riguarda gli animali presenti nel film, a lungo ci si è chiesti se il giovane Sharma si fosse davvero trovato su di una scialuppa faccia a faccia con una tigre. Benché sul set fosse davvero presente un esemplare di tigre, quella sulla piccola imbarcazione era una ricostruzione particolarmente realistica in CGI dell’animale. Anche la maggior parte degli altri animali presenti nel film sono stati realizzati con la medesima tecnica, permettendo dunque una maggior libertà in fase di riprese. In seguito all’uscita del film, tuttavia, sono circolati anche filmati che mostravano maltrattamenti ai veri animali sul set, cosa ha poi portato ad una serie di denunce.

Vita di Pi storia vera

Vita di Pi: il libro e la vera storia dietro al film

Il film si apre su di un adulto Pi che racconta la sua storia allo scrittore Martel, il quale avrebbe poi scritto il libro Vita di Pi. Ciò ha portato in molti a credere che il racconto del giovane naufrago trovatosi da solo con una tigre fosse basato su eventi reali. Il racconto è però soltanto frutto dell’immaginazione dello scrittore, il quale si è anche lasciato ispirare dalla novella del 1981 Max and the Cats, scritta dal brasiliano Moacyr Scliar e incentrata su un giovane rifugiato ebreo che attraversa l’oceano Atlantico dividendo un’imbarcazione con un giaguaro.

A contribuire al realismo che Vita di Pi trasmette e che ha dunque portato a credere all’esistenza di una storia vera di tale racconto, vi è anche il fatto che Lee si avvalse della collaborazione di un vero naufrago nel corso delle riprese. Il regista si è infatti affidato a Steven Callahan, un uomo ritrovatosi naufrago nei primi anni Ottanta. La sua imbarcazione, colpita da una balena, iniziò ad affondare e lui si ritrovò dunque a dover tentare di sopravvivere unicamente rimanendo su di una zattera di salvataggio. Bevendo acqua piovana e mangiando pesce crudo, Callahan fu infine tratto in salvo dopo 76 giorni in mare.

Vita di Pi: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Vita di Pi grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Disney+, Amazon Prime Video e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 5 aprile alle ore 21:00 sul canale Iris.

Fonte: IMDb, RepublicWorld

Vita di Pi: recensione del film di Ang Lee

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Vita di Pi: recensione del film di Ang Lee

A sette anni dal suo ultimo successo internazionale, I Segreti di Brokeback Mountain, il regista di Taiwan Ang Lee torna al cinema con Vita di Pi, un’avventura affascinante, epica e straziante, con un gran finale a sorpresa e un apparato visivo straordinario.

In Vita di Pi, Pi è un giovane indiano che, per seguire i genitori e il loro zoo in Canada, si imbarca su una nave mercantile per attraversare il Pacifico. In prossimità della fossa delle Marianne, una tremenda tempesta si abbatte sulla possente imbarcazione,  e la fa colare a picco. Il povero Pi sarà l’unico superstite del naufragio, lui e una tigre del Bengala di nome Richard Parker. Ma si sa, convivere con una gigantesca tigre affamata nell’angusto spazio di una scialuppa di salvataggio di trenta posti non è proprio il massimo, e così Pi dovrà industriarsi per sopravvivere, permettendo anche all’animale di rimanere in vita.

Un film affascinante e coinvolgente

Vita di Pi è un film affascinante e coinvolgente, con una scenografia mozzafiato e un 3D, nato in casa Cameron, che toglie il fiato. Ang Lee sembra andare molto d’accordo con la tecnica, rivelandosi perfettamente in grado di gestire spazi, movimenti e personaggi all’interno dell’inquadratura, senza perdere mai di vista l’aspetto spettacolare della vicenda. Forte di una buona sceneggiatura, basata sull’omonimo romanzo di successo di Yann Martel, il film si basa su una struttura di racconto in prima persona: è lo stesso Pi che, dopo le sue avventure, racconta ciò che gli capitò durante il periodo che visse da naufrago anni prima ad uno scrittore in crisi che cerca una storia interessante di cui scrivere.

La dimensione del racconto, l’atmosfera terribilmente reale eppure favolistica che conservano le immagini, la presenza quasi ancestrale di una tigre che impara a convivere con un ragazzo di appena 16 anni, sono questi gli elementi che conferiscono al film un’aura di magia, che ne aumenta il fascino e restituisce allo spettatore un grandioso racconto di crescita e di sopravvivenza dell’uomo contro la natura. Gli effetti digitali del film si distinguono per lo straordinario uso della luce e dei colori, vivide macchie dalle infinite sfumature che si fondono nei tramonti più luminosi e nelle notti più splendenti di stelle. Straordinarie sono le scene, ben visibili nel trailer del film, del salto della megattera e del tramonto sul mare piatto come una tavola, mentre Pi affida alla corrente un messaggio in un barattolo.

Vita di Pi è un film profondamente poetico, che nel finale regala una rivelazione inaspettata e brutale, che si infrange contro la disponibilità dello spettatore a credere nelle favole. Straordinario film a ragione considerato uno dei favoriti per la stagione dei premi 2013.

Vita di Pi: ecco il nuovo trailer internazionale!

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Vita di Pi: ecco il nuovo trailer internazionale!

è stato diffuso online il nuovo trailer internazionale per vita di Pi, attesissimo film in 3D diretto da Ang Lee.

Nel film, che vanta nel cast anche Gerard Depardieu, Adil Hussain e Irrfan Khan, si narrerà la storia di un ragazzo rimasto bloccato  bloccato per 227 giorni su una barca insieme ad una tigre, una iena, una zebra e un orango.

Potete vedere il trailer qui sotto:

http://www.youtube.com/watch?v=5IKKVxJS5AQ&feature=player_embedded

fonte: badtaste.it

Vita di Pi: due nuove featurette!

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Vita di Pi: due nuove featurette!

Sono state diffuse due nuove featurette per Vita di Pi, ultima fatica di Ang Lee. La prima è dedicata all’uso della tecnologia 3D nella pellicola, mentre