Michel Gondry ha appena
dichiarato che il trailer del suo The Green Hornet uscirà
questa primavera e lo ha anche spoilerato…..“Nel trailer
vedrete come e perché Kato e Britt Reid decidono di diventare eroi
in lotta contro il crimine, e poi li vedrete in azione. È
abbastanza violento, ma anche molto divertente,” ha detto il
regista.
Michael Shannon si
è costruito la reputazione di essere un personaggio molto franco,
in tutto ciò che espone e dichiara, ma in particolar modo in merito
alla sua esperienza con i blockbuster.
Parlando con Fandango, l’attore ha spiegato i motivi
per cui ha detto di sì a L’Uomo d’Acciaio, in cui
interpretava il generale Zod. “Quando ho fatto L’Uomo d’Acciaio
pensavo fosse interessante, pensavo che fosse rilevante. C’era
questa civiltà che distrugge il proprio pianeta e va in cerca di
qualche altro posto, vi ricorda niente? Questo è quello che ho
fatto. Non l’ho fatto perché sentivo di dover essere un un grande
franchise, pensavo onestamente che fosse una bella
storia.”
A seguire, all’attore è stato anche
chiesto se fosse interessato a uno dei franchise al momento più di
moda (dato che ha già esaurito la sua presenza nel DCEU), come
Star
Wars o Marvel. Shannon ha risposto:
“No, davvero nonc erco nulla del genere. Mi hanno chiamato di
recente per qualche incontro, non dirò di cosa si trattava, ma era
una versione di un film già fatto milioni di volte. Mi avrebbero
dato un sacco di soldi, ma ho rifiutato. Era un film importante. Ma
voglio pensare a una storia interessante, altrimenti non posso
farlo. Non voglio farlo.”
Michael Shannon
sembra quindi molto deciso a non farsi coinvolgere di nuovo in un
grande franchise supereroistico (o affine) e questo si sposa alla
perfezione con il suo personaggio un po’ schivo e senza peli sulla
lingua.
Batman v Superman: Michael Shannon si è
addormentato durante il film
Ricordiamo che l’attore è al momento
in sala con Animali Notturni, il film di Tom Ford presentato alla
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Micheal Fassbender
e Alicia Vikander sono tra gli ospiti
d’onore di questa giornata del Festival di Venezia
73. Di seguito gli scatti della coppia che ha presentato
in concorso al Lido The Light Between
Oceans.
Venezia 73: Michael Fassbender e
Alicia Vikander presentano The Light Between Oceans
Vivere all’ombra di un nome
importante, pesante e ingombrante, il nome di un padre diventato
mito per intere generazioni, non è mai facile soprattutto se hai
intenzione di intraprendere una carriera nel medesimo ambito. Molti
penseranno che per Micheal Douglas essere figlio
del grande Kirk abbia conseguito vantaggi ed
agevolazioni nel raggiungere una certa notorietà, ma rileggendo e
rianalizzando la carriera di quest’uomo, ormai quasi settantenne,
comprendiamo che forse, probabilmente, non è stato proprio così. Al
contrario, Micheal ha dovuto sempre lottare per affermare il
proprio talento e per dimostrare al mondo il proprio valore,
smentendo coloro che lo consideravano solo un raccomandato.
Micheal Douglas, biografia
Micheal Kirk
Douglas nasce a New Brunswick il 25 settembre del 1944; in
realtà il suo rapporto col padre Kirk, famosa ed affermata star di
Hollywood, verrà ben presto ostacolato dalla separazione tra i
genitori (anche la madre Diana Dill era
un’attrice) che costringerà il ragazzo a vedere il padre solo
durante le vacanze comandate.
E’ evidente che il germe della
recitazione è ben radicato nella famiglia Douglas ed il giovane
Micheal non sfugge da questa naturale influenza; si dedicherà da
subito a studi di recitazione arrivando a laurearsi, all’Università
della California, in drammaturgia.
Tornato a New York, Micheal si
getterà a testa china nel lavoro di attore trovando però solo
piccoli ruoli da semplice comparsa. Con l’inizio degli anni ’70
sarà la televisione a dare il via alla sua ascesa nel mondo dello
spettacolo; infatti otterrà ruoli importanti nella serie tv CBS
Playhouse, con Tisha Sterling, e soprattutto
nel mitico poliziesco Le strade di San
Francisco al fianco del grandissimo Karl
Malden. Gli anni ’70 si concludono con un’importantissima
affermazione che Micheal non otterrà però da attore bensì da
produttore; infatti sostituirà proprio il padre Kirk nella
produzione del capolavoro di Milos FormanQualcuno volò sul nido del cuculo del 1975
che gli valse un premio Oscar ed un Golden Globe come miglior
film.
Micheal Douglas, filmografia
Nel decennio seguente, Douglas si
rende protagonista di una serie di film che lo lanceranno
definitivamente come attore affermato e riconosciuto; tra il 1984 e
il 1987 sarà protagonista di tre fortunatissimi lavori che avranno
un grande successo di pubblico: Alla ricerca della
pietra verde e il sequel Il gioiello del
Nilo, di cui è anche produttore e che interpreta
insieme a Kathleen Turner, oltre al riuscitissimo
thriller Attrazione fatale nel quale deve
sfuggire alle pericolose ossessioni della bravissima Glenn
Close. In questi tre film, che rimangono tra i più amati
dal suo pubblico, Micheal Douglas presenta tutto
il suo miglior campionario recitativo nel quale abbina ed alterna
dramma e ironia come solo i bravissimi attori sanno fare.
Il momento più alto della sua
carriera, l’apice assoluto della sua notorietà, arriverà con il
celeberrimo Wall Street di Oliver
Stone (1987) nel quale interpreta la mitica quanto cinica
figura di Gordon Gekko, stereotipo perfetto dello squalo d’alta
finanza. Il ruolo di Gekko gli varrà il più ambito dei
riconoscimenti: l’Oscar come miglior attore protagonista. Intanto
la straordinaria affinità sul set con la bellissima
Kathleen Turner porterà all’idea di un nuovo film
con i due per protagonisti: La guerra dei
Roses, spassosissima commedia sui difficili rapporti
coniugali tra un uomo ed una donna in procinto di separarsi.
Gli anni Novanta sono
caratterizzati da altri due grandi successi di pubblico:
Basic Instict, thriller pregno di sequenze
ardite e alquanto discinte che non fanno che aumentare i “rumors”
relativi ad una sua vita sessuale piuttosto turbolenta e frenetica,
quindi Un giorno di ordinaria follia
bellissimo film drammatico diretto nel 1993 da Joel
Schumacher in cui Douglas interpreta mirabilmente il
personaggio di William “Bill” Foster, un normalissimo impiegato
della middle-class americana che perso famiglia e lavoro decide di
imbracciare un fucile da guerra e spargere il panico per la città.
Un film di denuncia importante in cui Micheal dimostra, come mai in
precedenza, straordinarie capacità recitative anche in ambito
drammatico. Nel corso dell’ultimo decennio la carriera di Micheal
aveva segnato un altro importante tassello con l’interpretazione
nell’ottimo thriller a sfondo politico-sociale
Traffic di Steven
Soderbergh (2000) e solo quattro anni dopo, il mondo del
cinema lo tributa con il Golden Globe alla carriera.
Il 2010 è l’anno in cui Stone gli
chiede di re-indossare gli eleganti e costosissimi abiti di Gordon
Gekko per il sequel di Wall Street – il denaro non dorme
mai; purtroppo è anche l’anno di un’altra e ben più
sconvolgente notizia, rivelata in diretta tv al David Letterman
Show, in cui annuncia di avere un tumore alla gola. Grazie a delle
cure tempestive e all’amorevole aiuto della bellissima seconda
moglie, l’attrice Catherine Zeta-Jones, sposata
nel 2000, Micheal è riuscito a sconfiggere il male dopo sei mesi di
terapie che lo hanno portato a perdere sedici chili. A
dimostrazione di una guarigione ormai completa, ci sono i due film
in prossima uscita in questi mesi: Last
Vegas, commedia diretta da Jon
Turteltaub e il discusso Supermensch: the
legend of Shep Gordon di Mike Myers,
in cui si proporrà in “vesti” quantomeno inedite e particolari.
Particolarmente lieti di ritrovarlo
sul grande schermo chiudiamo ricordando che, sebbene spesso molto
chiaccherato per pettegolezzi più o meno fondati riguardanti le sue
personalissime abitudini sessuali, di Micheal
Douglas si pubblicizza decisamente meno l’impegno
filantropico che, da anni, lo vede impegnato in prima linea. La
“Micheal Douglas Foundation” è un’associazione no-profit che da
molti anni è impegnata in nome della pace, dei diritti umani e del
disarmo nucleare, tanto da aver ricevuto un riconoscimento dallo
stesso ex segretario dell’ONU Kofi Annan.
Presentato a
Orizzonti Extra nell’ambito di Venezia 79, Valeria is getting
married racconta la storia di una ragazza che accetta un
matrimonio combinato pur di avere una vita migliore, ma quando si
allontanerà da casa e comincerà a lavorare e a esse indipendente,
capirà che forse il matrimonio non è l’unica strada per una donna.
Abbiamo incontrato Michal Vinik, regista, che ci
ha parlato della la genesi del film e di quello che aveva
intenzione di raccontare.
Chi è
Valeria?“Una giovane donna ucraina che cerca per sé
una vita migliore. Vede la sorella cercare di far Leo stesso e
cerca di fare lo stesso”.
Da dove è venuta l’ispirazione per la storia?“Ho camminato a lungo con il personaggio di Cristina, la
sorella, ma poi sono incappata in questo fenomeno dei matrimoni
combinati, e mi sono interessata principalmente alle figure
maschili, agli uomini. Ho letto diverse chat di queste persone, ho
anche partecipato a diverse chat di uomini con i quali per me è
stato difficile connettermi. Credo siano persone che non trovano il
loro posto nel mondo e cercano di ottenere ciò che possono. A volte
pensano che prendere una moglie da un altro paese non sia una
cattiva idea. Così la storia ha preso forma.”
Il film si pone
in maniera molto equilibrata rispetto ai fatti che mostra, non
prende le parti di nessuno, giusto?“Ho cercato di non
giudicare nessuno, io scrivo e dirigo. Ho cercato di trovare un
equilibrio, perché nessuno pensa a se stesso come al cattivo della
storia. Per esempio, prendi le persone che mangiano carne, si
vedono come persone buone, ma se chiedi a un maiale magari la
risposta è diversa! Ho cercato di difenderli e mi sono sentita
anche colpevole in merito. Ma volevo dire qualcosa sulle relazione
tra uomo e donna in un mondo governato da uomini”.
Valeria is
getting married si avvale di una grande ricchezza linguistica, come
ha gestito questo aspetto?“Non dirigerò mai più un
film in una lingua che non capisco e parlo fluentemente. È stato
molto complicato per me, c’è l’ucraino, il russo, l’inglese e
l’ebraico. Sono stata molto aiutata dagli attori e dal personale
sul set. Alla fine ci siamo divertiti, perché l’inglese è
universale mentre l’ebraico è la nostra lingua madre, mentre russo
e ucraino sono la lingua delle nostre attrici. E credo che il
risultato sia stato molto autentico.”
Che tipo di
società è quella che si affida ai matrimoni combinati?“I matrimoni combinati si verificano intorno a noi,
continuamente. In tutto il mondo, non è una pratica che non è
illegale. Queste persone si incontrano in rete, su Skype magari,
poi magari il matrimonio fallisce nel 90 % dei casi. Ma non è una
pratica illegale, nessuno viene rapito!”
Nel film c’è un
riferimento ad Anna Karenina, come mai proprio quel
romanzo?“Abbiamo cercato di farlo apparire come un
vecchio film russo, abbiamo usato delle vecchie lenti per le
riprese e tutti i riferimenti culturali dei personaggi sono
riferiti alla cultura russa e ucraina. Tutte le foto nella casa del
film appartengono all’attrice, quando viveva in Ucraina.”
Il film Michael
nasce da un progetto avviato nel 2019 dal produttore Graham
King, già noto per il successo di Bohemian
Rhapsody, con l’obiettivo di portare sul grande schermo la
complessa storia di Michael Jackson. Fin dalle
prime fasi, la produzione ha attirato nomi di primo piano, tra cui
il regista Antoine Fuqua e lo sceneggiatore candidato
all’Oscar John Logan, oltre a un cast ricco di
star. L’intento dichiarato è quello di raccontare non solo
l’artista straordinario, ma anche l’uomo dietro il mito.
Tuttavia, il percorso verso
l’uscita del film — prevista per il 22 aprile — non è stato privo
di ostacoli. Le controversie legate alla vita di Jackson, incluse
le accuse legali che lo hanno accompagnato negli anni, hanno
inevitabilmente influenzato la produzione. Anche la figlia
dell’artista, Paris Jackson, ha espresso critiche
sulla rappresentazione del padre, morto nel 2009 per
un’intossicazione acuta da propofol. Nonostante ciò, il film
promette un ritratto completo e senza filtri, capace di esplorare
luci e ombre di una delle figure più iconiche della musica
mondiale.
Michael si propone di offrire un ritratto che abbraccia l’intera vita
dell’artista, ripercorrendo il suo viaggio dalla
scoperta del talento precoce come voce principale dei Jackson 5
fino alla trasformazione in una superstar globale. Il film segue la
sua evoluzione in artista visionario, guidato da un’ambizione
creativa senza limiti e dal desiderio di “diventare il più grande
intrattenitore al mondo”.
La sinossi ufficiale continua: “Evidenziando sia la sua vita fuori
dal palco sia alcune delle esibizioni più iconiche della sua prima
carriera solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila
per vedere Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia
la sua storia.” Una precedente descrizione definiva il progetto “un
ritratto avvincente e onesto dell’uomo brillante e complesso
conosciuto in tutto il mondo come il Re del Pop”, promettendo uno
sguardo ai “trionfi e alle tragedie dell’artista su scala epica e
cinematografica.”
Durante il CinemaCon di Las Vegas del 2024, il produttore
Graham King ha
spiegato che il progetto nasce dalla volontà di raccontare un
personaggio multidimensionale, ricco di conflitti, emozioni e
aspetti inesplorati. “Michael era un enigma, pieno di eccentricità,
talento elettrizzante, probabilmente l’intrattenitore più famoso
mai esistito,” ha dichiarato King. “Eppure, dietro il costante
scrutinio, le accuse e la pressione mediatica, era
semplicemente un uomo. Un uomo che ha vissuto una vita
molto complessa”. Il film, ha sottolineato, affronterà tutto
questo.
A
interpretare Michael Jackson è suo nipote nella
vita reale, Jaafar
Jackson, figlio di Jermaine Jackson. Si
tratta del suo debutto cinematografico, ma è già cantante e
ballerino: la sua somiglianza con lo zio è stata definita
sorprendente dal regista Antoine Fuqua.
L’attore ha raccontato,
in una recente intervista, di aver tenuto segreto il ruolo per
un anno e di aver vissuto l’esperienza come profondamente
trasformativa: “È il tipo di esperienza che ti cambia in
meglio. Riuscire a mettermi nei suoi panni, a sentire in
parte quello che provava lui, a vedere la vita con occhi nuovi come
faceva Michael, era importante per poter partire da una posizione
di verità, piuttosto che cercare di imitare o copiare la forma dei
suoi movimenti.”
Colman
Domingo interpreta Joe
Jackson, figura centrale e controversa nella vita del
cantante, mentre Nia Long
veste i panni della madre Katherine.
Larenz Tate
interpreta il produttore Berry Gordy,
fondamentale nella carriera dei Jackson 5.
Il film include anche numerosi personaggi celebri dell’epoca:
Kat Graham
sarà Diana Ross,
Liv Symone
interpreterà Gladys
Knight, Kevin
Shinick sarà Dick Clark e
Kendrick
Sampson darà volto a Quincy
Jones.
Il trailer di Michael
Il primo trailer ufficiale, pubblicato a febbraio, mette in
evidenza la dinamica familiare dei Jackson, con il patriarca Joe
(Colman
Domingo) che spinge i figli a “lottare” per
il successo ai tempi dei Jackson 5. Le immagini mostrano
poi Michael in studio insieme al suo avvocato e manager
John Branca
(Miles Teller), determinato a
diventare la più grande star del mondo.
Nel trailer emerge anche il ruolo della famiglia: Joe sogna di
sfruttare il successo del figlio per rafforzare il marchio dei
Jackson, mentre la madre Katherine (Nia
Long) riconosce in lui una “luce
speciale” fin dalla nascita. Le sequenze finali esaltano
il lato performativo dell’artista, tra moonwalk, costumi
scintillanti e riferimenti a “Thriller”, accompagnati da un
messaggio potente sulla capacità della musica di diffondere amore,
gioia e pace.
Un secondo trailer, diffuso ad aprile, è più breve ma fortemente
incentrato sulle epoche più iconiche della carriera del cantante.
Questo teaser suggerisce un film che bilancia spettacolo e
nostalgia con un’esplorazione delle difficoltà personali e delle
controversie che hanno segnato la sua vita.
Quando esce Michael?
Il
biopic Michael arriverà
nelle sale il 22 aprile, portando sul grande
schermo uno dei progetti più attesi dedicati alla vita di
Michael Jackson.
L’uscita segna il culmine di anni di sviluppo e rappresenta un
momento cruciale per pubblico e critica, chiamati a confrontarsi
con un racconto ambizioso e inevitabilmente discusso.
Con la regia di
Antoine Fuqua e la
produzione di Graham King, il film
si propone come un’opera capace di unire spettacolo e
introspezione, musica e narrazione. Tra aspettative
elevate e polemiche irrisolte, Michael si prepara così a riaccendere i riflettori su
una figura che, ancora oggi, continua a dividere e affascinare il
mondo intero.
Spike
Lee interviene nel dibattito su
Michael(leggi
qui la nostra recensione), il discusso biopic
diretto da Antoine
Fuqua dedicato alla vita del Re del Pop
Michael
Jackson. Il film, che racconta l’ascesa
dell’artista dagli anni ’60 fino alla fine degli anni ’80, è finito
al centro delle polemiche per l’assenza di riferimenti alle accuse
di abusi emerse negli anni ’90. Una scelta che ha diviso critica e
pubblico, ma che secondo Lee ha una motivazione precisa.
Intervistato da CNN, il regista
ha chiarito che la narrazione del film si interrompe nel 1988, ben
prima delle prime accuse legali risalenti al 1993. Per questo
motivo, includere quegli eventi sarebbe stato, a suo dire, una
forzatura narrativa. Lee è stato diretto: “Ho amato il film. Se
sei un critico cinematografico e ti lamenti per quelle cose [che
mancano], il film finisce nell’88, prima che le accuse avvenissero.
Stai criticando qualcosa che vorresti ci fosse, ma che non ha senso
rispetto alla timeline”.
La questione però è più complessa. Il film, inizialmente, prevedeva
sequenze legate alle indagini su Neverland, poi eliminate per
vincoli legali legati al caso John Chandler vs Michael
Jackson. Questo significa che la scelta non è stata
solo artistica, ma anche produttiva. Il risultato è un biopic che
privilegia il racconto dell’ascesa e del mito, lasciando fuori la
parte più controversa e divisiva della figura di Jackson. Una
decisione che solleva una domanda inevitabile: è possibile
raccontare una figura così complessa senza confrontarsi con le sue
ombre?
Il biopic come costruzione
selettiva: cosa racconta davvero Michael
Il film con Jaafar
Jackson nei panni dello zio si inserisce
nella tradizione dei biopic celebrativi, concentrandosi sul
talento, sulla pressione dell’industria e sul rapporto con il
padre. In questo senso, Michael si allinea a una
narrazione già vista, che privilegia il percorso artistico rispetto
alla dimensione più controversa della vita privata.
La scelta di fermarsi al 1988 definisce chiaramente il perimetro
del racconto: l’epoca dei Jackson 5, il
successo globale, l’icona pop. È un taglio che evita il confronto
con gli anni più problematici, ma che allo stesso tempo rischia di
offrire una visione parziale del personaggio.
Dal punto di vista narrativo, questo approccio trasforma
Michael in un racconto sull’origine del mito, più
che sulla sua decostruzione. La direzione sembra chiara: costruire
un film accessibile e spettacolare, capace di intercettare il
pubblico globale, evitando un terreno che avrebbe potuto spaccare
definitivamente la ricezione.
Resta aperta la possibilità che altri progetti, magari seriali o
documentari, affrontino in modo più diretto la complessità della
figura di Jackson. Questo biopic, invece, sceglie consapevolmente
di raccontare solo una parte della storia, lasciando allo
spettatore il compito di completarla.
Ogni volta, con certe icone
della musica, il dubbio è lo stesso: cosa dovrebbe raccontare un
biopic a loro dedicato? L’ascesa? I segreti dietro la realizzazione
dei brani più famosi? Come il privato si riflette nella vita
pubblica e viceversa? Le zone d’ombra? Un po’ di tutto questo? Il
proliferare negli ultimi anni di un filone di film dedicato a
celebri cantanti della storia (da Freddie
Mercury a Elton John, da
Bob
Dylan a Bruce
Springsteen) ha offerto molteplici risposte a riguardo, con
risultati più convincenti e altri meno compiuti. A metà di questa
scala si colloca ora Michael, il film diretto da Antoine
Fuqua e dedicato al leggendario Michael Jackson.
Un progetto, questo, annunciato
da tempo e che ha subito destato ovvie perplessità e
preoccupazioni. Cosa raccontare del Re del Pop? E come? Parliamo di
una figura tanto amata quanto controversa, con una serie di eventi
legati alla sua vita difficili da ignorare, a prescindere
dall’opinione che si sceglie di averne. Dopo l’anteprima
mondiale a Berlino, in occasione della Global Fan Celebration
organizzata come accompagnamento al film, sappiamo ora che quello
che arriverà in sala è un film che sceglie di non considerare i
tanti elefanti nella stanza, senza per questo venire meno al senso
dello spettacolo, che anzi abbonda.
La trama di Michael
Michael porta dunque
sullo schermo la storia, la carriera e l’eredità di Michael
Jackson (Jaafar Jackson), ripercorrendo tutta la sua
vita, dalle prime esibizioni da bambino nei Jackson 5, passando per
la dura disciplina e gli abusi subiti dal padre Joe Jackson
(Colman
Domingo), fino all’ascesa fulminante che lo ha consacrato
come Re del Pop. La narrazione va così dalle rivoluzionarie
performance soliste degli anni Settanta ai record raggiunti con
Thriller, il tutto attraverso incontri fondamentali con
figure chiave come Quincy Jones (Kendrick Sampson) e
l’avvocato John Branca (Miles
Teller), permettendo di scoprire il dietro le quinte della
sua carriera e dei legami che l’hanno definita.
Originariamente, la trama del
film avrebbe dovuto essere molto diversa. Stando a quanto riportato
da alcune fonti, Michael si sarebbe dovuto aprire con
l’arresto di Jackson avvenuto nel 2003 per presunti abusi sessuali
su minore. Una scelta narrativa che impostava un tono decisamente
più cupo e interessato ad affrontare i momenti più controversi
della vita del Re del Pop. Quella versione del film è però stata
accantonata, in favore di un biopic più classico, agiografico che
affronta l’ascesa e il successo senza appoggiarsi ad una
particolare chiave interpretativa. Un’operazione che, per
intenzioni, si accosta a Bohemian
Rhapsody, con cui condivide la squadra di produttori.
Michael rinuncia così ad
essere un esame sotto lente d’ingrandimento della vita di Jackson
per configurarsi invece come un film assolutamente celebrativo,
pensato per restituire ai fan la grandiosità della musica del Re
del Pop e la forza della sua presenza scenica. Jackson prende così
vita sul grande schermo, passando dal piccolo Michael interpretato
dall’energico Juliano Krue Valdi all’entrata in scena di
Jaafar Jackson (vero nipote del cantante) che lo interpreta
invece dall’adolescenza all’età adulta. I due si fanno cassa di
risonanza per brani come I Want You Back, I’ll be there, Billie
Jean, Beat it, Thriller e Bad.
Ognuno di essi trova il suo
ampio spazio all’interno del film, con sequenze loro dedicate e
dinanzi alle quali risulta difficile non sentirsi conquistati dalla
forza di questa musica. Fuqua, regista dotato di una solida
personalità e padronanza dei mezzi cinematografici (è il regista di
Training Day e The Equalizer), porta in scena nel modo più vigoroso e
coinvolgente possibile l’esecuzione di questi brani sul
palcoscenico (sulla cui necessità, però, permangono dei dubbi),
potendosi affidare con serenità ad un solido comparto tecnico ma
anche all’interpretazione dei suoi protagonisti. Costumi, trucco,
luci, scenografie, ognuno di questi aspetti dimostra infatti un
attento lavoro di ricostruzione che non rinuncia però alla
spettacolarità, per la gioia di chi guarda.
Michael Jackson torna in vita grazie ai suoi
interpreti
Al centro di questa esplosione
di note e virtuosismi, brillano le interpretazioni dei due
interpreti di Michael Jackson. Krue Valdi,
noto per i suoi video in cui balla come Michael, si dimostra in
grado di reggere il peso di una personalità che già negli anni
dell’infanzia possedeva grande carisma e consapevolezza del proprio
talento. Maggior tempo in scena lo ha però Jaafar Jackson,
il quale raggiunge un grado di somiglianza estremo nei movimenti e
nella voce, portando in più occasioni a dimenticarsi che quello che
stiamo guardando è un interprete e non il vero Jackson.
Non necessariamente questa
ricercata somiglianza è una cosa buona, specialmente se non ne
viene fuori altro che un’emulazione che non fa emergere
l’interiorità del personaggio o non né restituisce una precisa
chiave interpretativa. Jackson – e Fuqua con lui – flirta proprio
con questo rischio, ma ci sono pochi dubbi che la sua
interpretazione sia uno degli aspetti che più catturano
l’attenzione durante la visione. Egli riesce infatti a
restituire l’energia del Re del Pop, tanto nei momenti più intimi
che quando si trova invece protagonista assoluto sul palcoscenico.
Probabilmente, al termine del film, non si sarà avuto modo di
entrare davvero nella testa e nel cuore di Jackson, ma questo
potrebbe non essere di interesse per tutti.
La ricerca di una propria
Neverland
Ma allora cosa ci
racconta Michael di Michael Jackson? Il
film, appunto, si limita a seguire i progressi della sua carriera,
passando rapidamente dalla realizzazione del primo album da solista
al capolavoro Thriller, su cui Fuqua e lo
sceneggiatore John Logan (Il
gladiatore, The Aviator,
Hugo Cabret) si soffermano maggiormente, ma senza
approfondire più di tanto la spinta creativa che lo ha generato.
Tutta questa parte dedicata alla carriera di Michael viene infatti
affrontata senza particolari chiavi di lettura, sostanzialmente
limitandosi a riportarne le tappe. Di maggiore interesse sono
allora i conflitti con il padre e quel senso di malinconia che
sempre Michael avvertirà per un’infanzia a suo modo negata.
Il confronto con il patriarca Joe
Jackson definisce infatti molte delle scelte private e artistiche
del nostro protagonista ed è un conflitto che attraversa così
l’intero film. Un conflitto che porta dunque Michael a sviluppare
quel desiderio di non crescere mai, di poter rimanere un eterno
Peter Pan e vivere nella sua Neverland (e i riferimenti all’iconico
personaggio letterario sono molteplici). Un bambino nel corpo di un
adulto, dunque, che cerca di contrastare la solitudine grazie alla
presenza di amici animali come lo scimpanzé Bubbles.
C’è molta malinconia in queste
sequenze del film, anch’essa ben restituita da Jaafar Jackson, che
permettono di approcciarsi in modo più autentico a Michael. Sono
però momenti poco più che accennati, che non trovano un completo
sviluppo né diventano la vera base del racconto. La sensazione,
come fu per il già citato Bohemian
Rhapsody, è dunque quella di un film pensato per un
pubblico più ampio possibile, che costruisce un omaggio immacolato
del Re del Pop e si configura come una completa celebrazione nei
suoi confronti, magari con l’obiettivo di farlo scoprire anche alle
nuove generazioni.
Un film indubbiamente ricco da un
punto di vista estetico e che farà la gioia dei fan, colmano gli
occhi di luce e riempiendo le orecchie dell’immortale musica di
Jackson. Ma, dovendo giudicare il film per come è arrivato agli
spettatori e non per come era originariamente pensato, resta
indubbio che l’eccessiva edulcorazione di molti aspetti della vita
di Michael abbiano portato ad un racconto che, sebbene sappia come
farsi perdonare, risulta sincero solo in parte.
Il
biopic Michael(leggi
qui la recensione), diretto da
Antoine
Fuqua, nasce con un’ambizione chiara:
raccontare l’ascesa di Michael
Jackson trasformando una delle carriere più
iconiche della musica in un racconto cinematografico accessibile e
spettacolare. Il film segue il percorso del “Re del Pop” dagli
esordi con i Jackson 5 fino alla consacrazione mondiale negli anni
Ottanta, scegliendo deliberatamente un arco narrativo preciso e
limitato, che coincide con il momento di massima costruzione del
mito.
Ma
proprio questa scelta narrativa apre una domanda centrale per lo
spettatore: quanto di ciò che vediamo è storicamente accurato? E
soprattutto,
cosa viene lasciato fuori? Il film si presenta come una
ricostruzione fedele, ma in realtà opera selezioni, semplificazioni
e omissioni che incidono profondamente sulla percezione della
figura di Jackson. Analizzare la storia vera dietro
Michael significa quindi non solo verificare i
fatti, ma comprendere il modo in cui il cinema rielabora una
biografia complessa per adattarla a un racconto coerente e,
inevitabilmente, parziale.
La storia vera di Michael
Jackson: dagli esordi nei Jackson 5 alla nascita di un
fenomeno globale
La base narrativa del film affonda in una storia reale ben
documentata: quella di un bambino prodigio cresciuto in una
famiglia numerosa a Gary, Indiana, che trova nella musica una via
di emancipazione. Michael Jackson inizia
giovanissimo a esibirsi con i fratelli nel gruppo dei
Jackson 5, sotto la guida severa del padre
Joe Jackson, figura controversa che nella realtà
ha sempre oscillato tra il ruolo di manager determinato e quello di
genitore accusato di metodi educativi estremamente duri.
Il successo arriva rapidamente: nel 1969 il gruppo firma con Motown
e conquista il pubblico con hit come “I Want You Back” e
“ABC”, segnando l’inizio di una carriera straordinaria. Il
film riprende correttamente questa fase, mostrando l’intensità
delle prove, la disciplina imposta e il talento fuori scala del
giovane Michael, già capace di distinguersi come performer.
Tuttavia, ciò che emerge nella realtà è ancora più stratificato: il
successo dei Jackson 5 non è solo una storia di talento, ma anche
di industria musicale, strategie di marketing e costruzione
dell’immagine, elementi che il film tende a semplificare per
privilegiare l’impatto emotivo. Questa prima fase è fondamentale
perché definisce il rapporto di Michael con il lavoro, il controllo
e la performance, aspetti che resteranno centrali per tutta la sua
carriera.
Dalla carriera solista al mito:
il successo planetario e i momenti chiave realmente accaduti
Photo Credit: Lionsgate
Il passaggio alla carriera solista rappresenta il vero punto di
svolta nella storia di Michael Jackson, ed è uno degli elementi che
il film mette maggiormente in evidenza. Album come Off the Wall (1979) e soprattutto
Thriller (1982)
trasformano Jackson in un fenomeno globale senza precedenti,
ridefinendo gli standard dell’industria musicale. Il film
ricostruisce alcuni momenti chiave con buona aderenza alla realtà,
come la celebre performance di “Billie Jean” al Motown 25,
in cui Jackson introduce il moonwalk, destinato a diventare il suo
marchio iconico.
Anche episodi come l’incidente durante lo spot Pepsi del 1984, in
cui il cantante subisce ustioni al cuoio capelluto, sono
storicamente accurati e rappresentano snodi importanti per
comprendere la sua successiva dipendenza da farmaci antidolorifici.
Allo stesso modo, la decisione di intraprendere un percorso
artistico autonomo rispetto ai fratelli, culminata nel distacco dai
Jacksons dopo il Victory Tour, è documentata e coerente con la
realtà.
Tuttavia, il film tende a enfatizzare una linearità che nella
realtà non esisteva: la carriera di Jackson è stata fatta anche di
tensioni, conflitti e contraddizioni, sia a livello familiare che
professionale. La narrazione cinematografica, invece, costruisce
una progressione più ordinata, funzionale a trasformare la sua
ascesa in un arco narrativo classico, quasi mitologico.
Quanto è accurato
Michael: tra ricostruzione fedele e
semplificazioni narrative evidenti
Quando si passa dall’elenco dei fatti alla loro rappresentazione,
emergono le prime discrepanze significative. Il film include
elementi reali, ma li riorganizza per esigenze drammaturgiche. Un
esempio evidente riguarda il rapporto con il manager e padre Joe
Jackson: alcune dinamiche vengono accentuate o semplificate, mentre
altre sono costruite per rendere più immediato il conflitto. Allo
stesso modo, alcune decisioni professionali vengono attribuite a
singoli eventi o figure, quando nella realtà sono state il
risultato di processi più complessi.
Anche la timeline subisce adattamenti: il film suggerisce tensioni
o passaggi che nella realtà sono avvenuti in momenti diversi o con
modalità differenti. Non si tratta di errori casuali, ma di scelte
consapevoli che servono a rendere la storia più fluida e
cinematograficamente efficace. Il problema, semmai, è che questa
fluidità può generare un’illusione di completezza che non
corrisponde alla realtà storica.
Inoltre, il film utilizza simboli e suggestioni – come il
riferimento a Peter Pan o la costruzione
dell’immaginario di Neverland – per sintetizzare
aspetti psicologici complessi. Questi elementi hanno una base
reale, ma vengono caricati di significati narrativi che rischiano
di semplificare una personalità molto più contraddittoria e
sfuggente.
Le omissioni più rilevanti: cosa
il film sceglie di non raccontare della vita di Michael
Jackson
L’aspetto più controverso dell’accuratezza di
Michael non riguarda tanto ciò che mostra, quanto
ciò che decide di escludere. Al di là della completa esclusione di
Janet Jackson, sorella di Michael che ha chiesto
di non comparire nel film, il racconto si ferma alla fine
degli anni Ottanta, evitando completamente le fasi più
problematiche della vita del cantante: le accuse legali, i
processi, il progressivo isolamento e le trasformazioni fisiche e
psicologiche che hanno segnato gli ultimi decenni della sua
vita.
Questa scelta non è neutra: costruisce un ritratto che coincide
quasi esclusivamente con la fase ascendente del mito, lasciando
fuori tutto ciò che potrebbe complicarlo o metterlo in discussione.
Dal punto di vista narrativo è una decisione comprensibile, ma dal
punto di vista storico produce un’immagine inevitabilmente
parziale. Anche alcune relazioni personali e familiari vengono
ridimensionate o omesse, contribuendo a una rappresentazione più
controllata e meno conflittuale.
Le critiche mosse al film si concentrano proprio su questo punto:
la sensazione che la storia venga “ripulita” per risultare più
celebrativa che analitica. Non si tratta solo di omissioni
cronologiche, ma di una precisa strategia narrativa che orienta lo
sguardo dello spettatore verso una versione specifica – e più
rassicurante – della realtà.
Tra verità, costruzione narrativa
e il mito impossibile da raccontare per intero
Cortesia Lionsgate
Alla fine, Michael è un esempio perfetto di come
il cinema biografico funzioni più per sintesi che per completezza.
La storia vera c’è, ed è riconoscibile nei suoi momenti
fondamentali: l’infanzia nei Jackson 5, l’ascesa solista, il
successo globale, alcuni eventi chiave della carriera. Ma ciò che
il film costruisce è soprattutto un racconto, non un documento.
L’accuratezza, quindi, va letta in termini relativi: il film è
fedele nei dettagli selezionati, ma parziale nella visione
complessiva. E questa parzialità non è un difetto accidentale,
bensì il risultato di una precisa scelta narrativa e produttiva.
Raccontare davvero Michael Jackson nella sua interezza
significherebbe confrontarsi con contraddizioni difficili da
contenere in un unico film.
In questo senso, Michael funziona come una porta
d’ingresso: offre una versione accessibile e spettacolare di una
storia reale, ma lascia allo spettatore il compito di andare oltre,
distinguendo tra mito e realtà. Ed è proprio in questa distanza tra
ciò che viene mostrato e ciò che viene taciuto che si gioca il vero
interesse critico del film.
Il
biopic Michael
(leggi
qui la nostra recensione) ha scelto con attenzione la
propria colonna sonora, escludendo diversi brani iconici di
Michael
Jackson nonostante la loro popolarità. Il
regista Antoine
Fuqua, il produttore Graham King
e l’attore Colman
Domingo hanno spiegato che la selezione
musicale è stata guidata da esigenze narrative precise, legate alla
timeline del film e alla coerenza emotiva delle scene.
In
un’intervista a ScreenRant, il team creativo ha chiarito che molti
brani celebri sono stati esclusi perché fuori dal periodo
raccontato o difficili da integrare nelle sequenze. King ha
sottolineato come canzoni amate come Man in the
Mirror o quelle degli album Bad e
Dangerous non si adattassero alla struttura del
film, mentre Domingo ha evidenziato momenti chiave della crescita
artistica dei The Jackson
5. Fuqua ha inoltre ricordato brani meno
noti ma fondamentali per la costruzione narrativa, dimostrando un
approccio filologico alla materia.
Questa scelta rivela un aspetto centrale del progetto:
Michael non è una semplice playlist celebrativa,
ma un racconto costruito attorno a una progressione drammaturgica.
Limitare il numero di brani e selezionarli in base al contesto
storico significa privilegiare la narrazione rispetto al fan
service, anche a costo di escludere hit fondamentali. Una decisione
rischiosa, ma coerente con l’ambizione di realizzare un biopic
strutturato e non solo nostalgico.
La colonna sonora come struttura
narrativa: dalla Motown alla consacrazione solista
Il film copre un arco temporale ben definito: dall’infanzia di
Michael Jackson nei Jackson 5
fino alla consacrazione come superstar globale nei primi anni ’80,
con climax nel Victory Tour del 1984. Questo
vincolo temporale ha inevitabilmente escluso una parte
significativa del catalogo dell’artista, in particolare i brani
successivi all’album Thriller.
All’interno di questa cornice, le canzoni diventano strumenti
narrativi più che momenti iconici. Brani come ABC,
I’ll Be There o Billie Jean non
sono inseriti solo per il loro valore storico, ma perché segnano
passaggi precisi nell’evoluzione del protagonista: dall’infanzia
controllata alla scoperta della propria identità artistica.
Interessante anche il riferimento al passaggio creativo fuori
dall’orbita Motown, quando i Jackson cercano nuove sonorità: un
momento cruciale che, secondo Domingo, rappresenta la transizione
verso l’età adulta. Questo suggerisce che il film potrebbe
soffermarsi più sui cambiamenti interni ed estetici che sui
semplici successi commerciali.
La scelta di includere Bad solo nel finale è altrettanto significativa: non
come parte centrale del racconto, ma come anticipazione simbolica
di ciò che Michael Jackson diventerà oltre il film. In questo
senso, Michael costruisce una narrazione chiusa ma
aperta, lasciando fuori volutamente una parte della leggenda per
concentrarsi sull’origine del mito.
Il prossimo film su Michael
Jackson, intitolato Michael,
non è solo uno dei film più attesi del prossimo anno, ma anche uno
di quelli che la Lionsgate ritiene sarà il suo più grande successo
di sempre.
L’imminente biopic, che vede il
nipote di Jackson, Jaafar Jackson, nel
ruolo di protagonista, uscirà l’anno prossimo, ma la Lionsgate è
già convinta che il film sarà un grande successo. Il presidente
della Lionsgate per la distribuzione televisiva mondiale, Jim
Packer, ha recentemente dichiarato quanto lo studio sia fiducioso
nel film.
“L’entusiasmo che si respira
ogni volta che viene rilasciata una foto è pazzesco. E credo che
sarà il film più grande che abbiamo mai avuto“, ha dichiarato
Packer (via The Hollywood Reporter).
“Michael offrirà al pubblico un
ritratto avvincente e onesto dell’uomo brillante ma complicato che
è diventato noto in tutto il mondo come il Re del Pop”, si legge
nella sinossi del film. Questo film epico e cinematografico
esaminerà i trionfi e le tragedie di Jackson – dal suo lato umano,
alle sue lotte pubbliche e private, alle accuse e al microscopio
mediatico 24 ore su 24, 7 giorni su 7, sotto cui Jackson ha
vissuto, anche al suo apice artistico“. Il team di registi
all-star catturerà anche l’innegabile genio creativo di Michael,
ricreando le sue performance più memorabili e iconiche. Come mai
prima d’ora, il pubblico potrà dare uno sguardo dall’interno a uno
degli artisti più influenti e all’avanguardia che il mondo abbia
mai conosciuto”.
Chi partecipa al film su Michael
Jackson?
Oltre a Jaafar Jackson, il cast do
Michael
comprende anche Colman Domingo nel ruolo di Joe
Jackson, Nia Long nel ruolo di Katherine Jackson, Miles Teller nel ruolo di John Branca,
Laura Harrier nel ruolo di Suzanne de Passe, Jamal R.
Henderson nel ruolo di Jermaine Jackson, Tre
Horton nel ruolo di Marlon Jackson, Joseph
David-Jones nel ruolo di Jackie Jackson, Kat
Graham nel ruolo di Diana Ross, Larenz
Tate nel ruolo di Berry Gordy, Liv Symone
nel ruolo di Gladys Knight, Jessica Sula nel ruolo
di La Toya Jackson, Kevin Shinick nel ruolo di
Dick Clark e Juliano Krue Valdi nel ruolo del giovane Michael
Jackson.
Antoine Fuqua
dirige Michael.
La sceneggiatura è stata scritta da John Logan. Graham King, John
Branca e John McClain producono il film. Sebbene la produzione sia
stata ritardata a causa degli scioperi del 2023, le riprese di
Michael sono iniziate ufficialmente nel gennaio 2024. Michael
uscirà nelle sale statunitensi il 18 aprile 2025, distribuito dalla
Lionsgate.
Il regista Antoine
Fuqua condivide la sua opinione sul film biografico su
Michael Jackson che Lionsgate sta per distribuire.
Michael
uscirà nelle sale e nei cinema Imax il 24 aprile, dopo che la sua
uscita è stata rinviata più volte, l’ultima delle quali
dall’autunno del 2025. Il film segna il debutto cinematografico del
nipote di Jackson, Jaafar Jackson, nel ruolo
dell’icona della musica pop. Lionsgate distribuirà il film a
livello nazionale, mentre Universal si occuperà del lancio
globale.
“Realizzare un film su una
persona come Michael è un viaggio molto spirituale”, afferma
Fuqua in un video pubblicato lunedì dalla Lionsgate. “Michael
ha avuto una grande influenza sulla mia carriera di regista, visto
che si è sempre rifiutato di essere etichettato solo come artista
di colore”. Il film di Fuqua ha debuttato con il
suo ultimo trailer all’inizio di questo mese. Michael vede
anche la partecipazione di Colman Domingo nel ruolo del padre del
cantante, Joe Jackson, e Nia Long in quello della
madre, Katherine.
Completano il cast Miles Teller, Laura Harrier,
Kat Graham, Larenz Tate e
Derek Luke. Graham King,
John Branca e John McClain
producono il film, la cui sceneggiatura è stata scritta da
John Logan. “Michael ha dedicato tutta la sua
vita a regalare alle persone la gioia della sua voce”,
continua Fuqua nel video. “Quando lo guardavo in TV, era sempre
più grande della vita. Per me, come regista, non è stato difficile
vederlo in chiave cinematografica”.
Il regista ha poi aggiunto:
“Non credo che si possa capire Michael Jackson come essere
umano senza tornare indietro e intraprendere un piccolo viaggio.
Era combattuto tra l’amore per la sua famiglia e l’amore per la sua
musica”. The Hollywood Reporter aveva precedentemente riportato
che Michael, inizialmente pensato per coprire
tutta la vita della star e avere una durata piuttosto lunga, aveva
cambiato rotta e sarebbe invece terminato con Jackson che lasciava
il gruppo della sua famiglia, The Jacksons, dopo l’uscita del suo
primo album da solista, Off the Wall del 1979.
Secondo alcune fonti, è ora in fase
di sviluppo un secondo film che si concentrerà sul resto della
carriera e del percorso di Jackson prima della sua morte nel 2009.
Puck ha riferito l’anno scorso che il terzo atto precedentemente
pianificato di Michael ha dovuto essere rielaborato, poiché
includeva la drammatizzazione di un individuo che aveva accusato
Jackson di abusi sessuali su minori. L’accusatore aveva raggiunto
in passato un accordo con gli eredi dell’artista che stabiliva che
non sarebbe mai stato drammatizzato.
“Il motivo per cui ho voluto
realizzarlo è Michael”, ha detto Fuqua durante un panel al San
Diego Comic-Con nel 2024. “Michael è stato una parte importante
della mia vita durante la mia crescita, ha avuto una grande
influenza sulla mia carriera, era un artista incredibile, ma era
anche un essere umano, ed è questo che stiamo esplorando”.
Nia
Long interpreterà Katherine Jackson, la madre
di Michael Jackson, nel prossimo
dramma
biografico del regista Antoine Fuqua sul Re
del Pop. È stato precedentemente annunciato che il nipote di
Jackson, Jaafar Jackson, interpreterà l’omonimo
musicista, mentre Colman Domingo
interpreterà il patriarca della famiglia, Joe Jackson.
“Nia ha offerto performance
iconiche nel corso della sua carriera”, ha detto Fuqua in una
nota. “Sono un suo fan da molto tempo perché i suoi personaggi
ti restano impressi. Sono entusiasta di lavorare ora al suo fianco
mentre riversa il suo talento in Katherine Jackson: una donna che è
stata il collante, la roccia e il cuore della famiglia Jackson
durante i suoi momenti migliori e più turbolenti.”
Si prevede che Michael
racconterà la complicata eredità del cantante. Secondo la trama, la
storia ritrarrà un “uomo brillante ma complicato” che divenne noto
come uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. John
Logan, i cui crediti come sceneggiatore includono
Il Gladiatore, Sweeney Todd e i
film di James
BondSkyfall e Spectre, ha
scritto la sceneggiatura.
“Katherine Jackson è un
incredibile pilastro di forza e grazia per l’intera famiglia
Jackson”, ha detto Long. “Come madre, è stata altruista e
ha sopportato forze al di fuori del suo controllo, riuscendo
comunque a contribuire a costruire un’eredità oltre ogni
misura”.
Michael, la sinossi del
film:
“‘Michael’ offrirà
al pubblico un ritratto avvincente e onesto dell’uomo brillante ma
complicato che è diventato il Re del Pop. Il film presenta i suoi
trionfi e le sue tragedie su una scala epica e cinematografica –
dal suo lato umano e le sue lotte personali al suo innegabile genio
creativo, esemplificato dalle sue performance più iconiche. Come
mai prima d’ora, il pubblico potrà dare uno sguardo dall’interno a
uno degli artisti più influenti e all’avanguardia che il mondo
abbia mai conosciuto“.’
Sebbene Lionsgate non sia
solitamente attiva durante il Super Bowl, lo studio ha fatto di
tutto per promuovere il prossimo film biografico su Michael
Jackson, riservandogli anche un posto al Big Game. Invece
di aspettare la partita per pubblicarlo, Lionsgate ha pubblicato
online il trailer ufficiale di Michael
il lunedì precedente.
Il trailer include numerose nuove
immagini di Jaafar Jackson (il nipote di Michael
Jackson nella vita reale) nei panni dell’icona musicale. Sulle note
di “Don’t Stop ‘til You Get Enough” all’inizio, “Billie Jean”
diventa la canzone scelta per la seconda parte. Il trailer
sottolinea anche la sua ascesa alla fama e i rapporti familiari.
Michael arriverà nei cinema il 24 aprile.
Michael è la rappresentazione
cinematografica della vita e dell’eredità di uno degli artisti più
influenti che il mondo abbia mai conosciuto. Il film racconta la
storia della vita di Michael Jackson al di là della musica,
ripercorrendo il suo percorso dalla scoperta del suo straordinario
talento come leader dei Jackson Five, fino a diventare un artista
visionario la cui ambizione creativa ha alimentato una ricerca
incessante per diventare il più grande performer del mondo.
Mettendo in risalto sia la sua vita fuori dal palcoscenico che
alcune delle performance più iconiche della sua prima carriera da
solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila per
vedere Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia la
sua storia.
Michael vede protagonisti Jaafar
Jackson al suo debutto cinematografico, Nia Long (Empire, la serie
The Best Man), Laura Harrier (BlacKkKlansman, Spider-Man:
Homecoming) e Juliano Krue Valdi (The Loud House, Arco), con
Miles Teller (Top Gun: Maverick, Whiplash) e Colman Domingo (Sing Sing, Rustin), due volte
candidato all’Oscar. Diretto da Antoine Fuqua, pluripremiato
regista di Training Day, Olympus Has Fallen e della serie The Equalizer, con una
sceneggiatura del tre volte candidato all’Oscar John Logan (Il
gladiatore, The Aviator), il film è prodotto dal vincitore
dell’Oscar Graham King (The Departed, Bohemian Rhapsody), John Branca (produttore
esecutivo di This Is It, Thriller 40) e John McClain (produttore
esecutivo di This Is It, Michael Jackson Live at Wembley July 16,
1988).
Le
prime reazioni a Michael, il
biopic dedicato a Michael
Jackson, iniziano a emergere e
restituiscono un quadro complesso ma estremamente interessante. Il
film, diretto da Antoine
Fuqua e interpretato da Jaafar Jackson,
nipote dell’artista, è già al centro di discussioni accese tra chi
lo definisce un’opera potente e chi ne sottolinea alcune criticità
narrative.
Le
reazioni iniziali parlano di una performance molto convincente da
parte di Jaafar Jackson, capace di restituire non solo la fisicità
ma anche l’energia scenica di Michael Jackson. Allo stesso tempo,
però, emergono dubbi sul modo in cui il film affronta gli aspetti
più controversi della vita dell’artista, suggerendo che la
narrazione possa essere sbilanciata verso una rappresentazione più
celebrativa che problematica.
Ed è proprio qui che la notizia diventa davvero rilevante: Michael
non è solo un biopic musicale, ma un terreno delicatissimo dal
punto di vista culturale. Raccontare una figura così iconica
significa inevitabilmente prendere posizione, e le prime reazioni
fanno intuire che il film potrebbe dividere il pubblico tra chi
cerca un omaggio e chi invece pretende un ritratto più critico e
completo.
Il biopic Michael tra
celebrazione e controversie: cosa racconta davvero e cosa sceglie
di evitare
Il nodo centrale del film riguarda l’equilibrio tra mito e realtà.
Michael Jackson resta
una delle figure più influenti della storia della musica, ma anche
una delle più controverse. Un biopic su di lui non può limitarsi
alla dimensione artistica senza confrontarsi con il peso mediatico
e giudiziario che ha segnato la sua vita.
Le prime impressioni suggeriscono che Antoine Fuqua abbia
scelto una direzione fortemente emotiva e spettacolare, puntando su
sequenze musicali e ricostruzioni iconiche della carriera. Questo
approccio potrebbe funzionare sul piano cinematografico, ma rischia
di lasciare in secondo piano le zone d’ombra, creando una
narrazione parziale.
In questo senso, il film si inserisce in una tendenza recente dei
biopic musicali, sempre più orientati verso l’esperienza immersiva
e meno verso l’analisi critica. La vera sfida per Michael sarà
quindi quella di trovare un equilibrio credibile: se riuscirà a far
convivere spettacolo e complessità, potrà diventare un punto di
riferimento del genere; in caso contrario, rischia di essere
ricordato più per ciò che non racconta che per quello che
mostra.
Il Re del Pop è sul palco nella
prima immagine del biopic di Antoine Fuqua, Michael.
Il nipote del defunto artista, Jaafar Jackson,
interpreterà lo zio durante gli anni della giovinezza e la prima immagine condivisa dalla
Lionsgate, casa produttrice del film, mostra quanto il giovane
interprete assomigli a Michael Jackson. Con i
lunghi capelli tirati indietro in una coda di cavallo, nella foto
Jackson si trova al centro del palco, esibendosi davanti a quello
che possiamo solo presumere essere un pubblico gremito. Con la
camicia bianca aperta e uno scollo a V sotto, la foto anticipa uno
di quelli che saranno sicuramente molti look iconici della popstar
durante la sua carriera sotto i riflettori.
Your first look at
#MichaelMovie. Starring Jaafar Jackson – in theaters April
2025.
Photograph by the renowned photographer Kevin Mazur, who
documented Michael’s final rehearsal, and is now the first to
photograph Jaafar in character as Michael. pic.twitter.com/NhYZblaIgk
In uscita nelle sale il 18
aprile 2025, Michael è il nuovo progetto di
Fuqua, il regista di Training Day e della trilogia di
The Equalizer. Secondo la
sinossi ufficiale il film “offrirà al pubblico un ritratto
avvincente e onesto dell’uomo brillante ma complicato che è
diventato il Re del Pop. Il film presenta i suoi trionfi e le sue
tragedie su una scala epica e cinematografica – dal suo lato umano
e le sue lotte personali al suo innegabile genio creativo,
esemplificato dalle sue performance più iconiche. Come mai prima
d’ora, il pubblico potrà dare uno sguardo dall’interno a uno degli
artisti più influenti e all’avanguardia che il mondo abbia mai
conosciuto“.
Il team creativo dietro
Michael si propone dunque di fare luce sull'”uomo
brillante ma complicato” dietro successi come “Thriller” e
“Billie Jean”. La storia coprirà sia il suo personaggio nel mondo
dello spettacolo che la sua vita familiare, mostrando probabilmente
il suo rapporto instabile con alcune delle persone a lui più vicine
– in particolare suo padre, Joe Jakson, che sarà interpretato dal
candidato all’Oscar Colman Domingo (Rustin). Oltre a Domingo e
Jackson, Michael vedrà anche la partecipazione dell’esordiente
Juliano Krue Valdi nel ruolo di una versione più
giovane del Re del Pop, Nia Long (Boyz n the Hood)
nel ruolo della madre di Michael, Katherine Jackson, e
Miles Tellernel ruolo di uno degli avvocati di
Jackson.
Il
biopic Michael (leggi
qui la nostra recensione), dedicato alla vita di
Michael
Jackson, riceve un endorsement significativo
proprio dalla famiglia del cantante. Il produttore
Graham King
ha rivelato che Katherine
Jackson, madre dell’artista, è rimasta
profondamente colpita dalla trasformazione di Jafaar
Jackson nel ruolo principale, arrivando
a riconoscere nel nipote il figlio scomparso. Un segnale importante
per un progetto che, nelle ultime settimane, ha affrontato anche
reazioni critiche e divisioni interne alla famiglia.
Nel corso di un’intervista a ScreenRant, King ha raccontato di aver
mostrato a Katherine Jackson alcune immagini di Jafaar in costume e
trucco. La reazione è stata immediata e intensa: “È stato
incredibile. Uno dei momenti più importanti della mia carriera… si
è emozionata molto e mi ha detto: ‘Quello è Michael’”.
Un’impressione condivisa anche vedendo Juliano Krue
Valdi, interprete della versione giovane del
cantante. La fonte è quindi diretta e affidabile, proveniente dallo
stesso team produttivo del film.
Al di là dell’aneddoto, questa dichiarazione ha un peso strategico:
in un contesto in cui il biopic Michael è sotto
osservazione per il modo in cui racconterà una figura tanto
complessa quanto controversa, l’approvazione della madre
rappresenta una forma di legittimazione emotiva. Tuttavia, non
elimina le tensioni narrative: il film dovrà comunque confrontarsi
con le ambiguità della figura di Jackson, bilanciando celebrazione
e analisi critica.
L’eredità dei Jackson tra
rappresentazione e memoria: il biopic punta sull’autenticità
emotiva
Il progetto Michael si muove infatti su un terreno
delicato, cercando di ricostruire non solo la carriera artistica
del Re del Pop, ma anche la dimensione familiare e personale che ha
segnato la sua crescita, a partire dall’esperienza nei The Jackson 5. In
questo senso, la scelta di affidare il ruolo a Jafaar
Jackson non è solo estetica, ma simbolica: il legame di
sangue diventa strumento per restituire autenticità.
La presenza di Juliano Krue Valdi come giovane
Michael amplia ulteriormente questa prospettiva, essendoci una
narrazione che copre diverse fasi della vita del cantante.
L’entusiasmo di Katherine Jackson indica dunque che almeno una
parte della famiglia riconosce nel progetto un ritratto fedele, ma
il pubblico potrebbe chiedere un livello di complessità
maggiore.
In questo senso, Michael si gioca tutto
sull’equilibrio tra omaggio e interpretazione. Se la somiglianza
fisica conquisterà emotivamente il pubblico, il film potrebbe
diventare uno dei biopic musicali più discussi degli ultimi anni.
C’è però anche il rischio che resti un’operazione celebrativa,
forte sul piano iconico ma più fragile su quello narrativo,
come discusso nella nostra recensione.
Jaafar Jackson
interpreterà suo zio Michael Jackson nel prossimo film biografico
della Lionsgate Michael, diretto da
Antoine Fuqua. Ad annunciarlo è lo stesso regista
via Instagram.
Michael
dovrebbe rappresentare la complicata eredità dell’uomo che divenne
noto come il Re del Pop. Secondo lo studio, il film esplorerà tutti
gli aspetti della sua vita, “comprese le interpretazioni più
iconiche che lo hanno portato a diventare il più grande
intrattenitore di tutti i tempi”.
Il film è stato realizzato con la
collaborazione della Michael Jackson estate, che potrebbe
influenzare il modo in cui Michael
descrive le molteplici accuse di abusi sessuali su minori che sono
state mosse contro Jackson durante la sua carriera e dopo la sua
morte. Jackson ha negato le accuse di abusi sessuali su minori ed è
stato processato e dichiarato non colpevole di molestie su minori
nel 2003. Jackson è morto nel 2009 all’età di 50 anni e ha sempre
sostenuto la sua innocenza, ma le affermazioni continuano a
offuscare la sua eredità.
Il biopic segnerà l’esordio da
attore per Jaafar Jackson, il secondogenito del
cantautore, produttore e membro dei Jackson 5Jermaine Jackson, fratello di Michael
Jackson. “Jaafar incarna mio figlio. È così
meraviglioso vederlo portare avanti l’eredità dei Jackson di
intrattenitori e artisti”, ha detto la madre del cantante
Katherine Jackson.
Il produttore Graham
King, i cui crediti includono Bohemian Rhapsody, afferma che il team ha
condotto una ricerca di casting in tutto il mondo prima di trovare
l’attore che avrebbe interpretato Jackson.
“Ho incontrato Jaafar più di due
anni fa e sono rimasto sbalordito dal modo in cui incarna
organicamente lo spirito e la personalità di Michael”, ha
detto King.“Era qualcosa di così potente che
anche dopo aver condotto una ricerca in tutto il mondo, era chiaro
che era l’unica persona che poteva interpretare questo ruolo. Sono
oltremodo entusiasta che sia salito a bordo per interpretare suo
zio e non vedo l’ora che il mondo lo veda sul grande schermo nei
panni di Michael Jackson”.
“È incredibilmente emozionante
vedere Jaafar dare vita a Michael”, ha detto il regista del
film, Fuqua. “C’è stata una tale connessione spirituale quando
ho incontrato Jaafar per la prima volta, ha una capacità naturale
di emulare Michael e una grande chimica con la macchina da
presa”. Le riprese di Michael inizieranno nel 2023.
John Logan, che ha scritto Il
Gladiatore, Skyfall e
Spectre, sta scrivendo la sceneggiatura.
Jaafar Jackson ha
condiviso una nuova foto di Michael,
il prossimo biopic su Michael Jackson diretto da
Antoine Fuqua.
Condivisa su Instagram, la
didascalia di Jackson recita: “Il viaggio inizia lunedì”.
All’inizio del mese è stato annunciato che la produzione di
Michael
inizierà ufficialmente lunedì 22 gennaio 2024, mentre il film
arriverà nelle sale nel 2025.
Juliano Krue Valdi
interpreterà un giovane Michael Jackson nel biopic
di Fuqua. Mentre Jaafar Jackson, nipote di
Michael Jackson, interpreterà principalmente
l’artista nel film Michael
di Fuqua. La Lionsgate ha annunciato il 18 gennaio 2024 che Juliano
Krue Valdi, di nove anni, è stato scritturato per interpretare una
versione più giovane del Re del Pop durante gli anni in cui faceva
parte dei Jackson 5.
“Quando Michael era molto
giovane – undici anni – ha stupito il mondo, possedendo lo spirito
e il talento di un adulto. Era davvero un’anima antica. Lui e
Juliano hanno questo in comune“, ha dichiarato Graham King,
produttore del film. “Oltre ad essere un giovane talento
fenomenale, Juliano è profondamente ispirato da Michael e dalla sua
musica, ed è riuscito a tradurre questa ispirazione in una presenza
e in una performance che catturano la vera magia del giovane
Michael Jackson“.
Fuqua ha aggiunto:
“Se non altro, il ruolo del giovane Michael è stato più
difficile di quello dell’adulto, perché dove si può trovare un
attore bambino con le capacità del più grande intrattenitore mai
esistito? Alla fine, il nostro obiettivo era il talento, e abbiamo
cercato in lungo e in largo un attore che potesse incarnare lo
spirito di Michael attraverso la sua voce, il suo carisma e le sue
abilità nella danza. L’innegabile talento grezzo di Juliano lo ha
messo in cima alla nostra lista“.
Valdi ha dichiarato a proposito
della partecipazione al film: “Questa opportunità è davvero
importante per me perché Michael Jackson è il Re del Pop ed è molto
speciale nel mio cuore. Sono cinque anni che ballo sulle sue
canzoni. Mi fa sentire davvero speciale e mi fa sentire bene con me
stessa. Amo l’energia di Michael Jackson“.
Michael
è scritto da John Logan, mentre John Branca e John
McClain sono anche i produttori. Il film uscirà nelle sale
statunitensi il 18 aprile 2025.
Diffuso il trailer italiano
ufficiale di Michael,
il film diretto da Antoine Fuqua con
Jaafar Jackson, Nia Long, Juliano Krue Valdi,
Colman Domingo,
Miles Teller.
La trama di Michael
Michael è la rappresentazione
cinematografica della vita e dell’eredità di uno degli artisti più
influenti che il mondo abbia mai conosciuto. Il film racconta la
storia della vita di Michael Jackson al di là della musica,
ripercorrendo il suo percorso dalla scoperta del suo straordinario
talento come leader dei Jackson Five, fino a diventare un artista
visionario la cui ambizione creativa ha alimentato una ricerca
incessante per diventare il più grande performer del mondo.
Mettendo in risalto sia la sua vita
fuori dal palcoscenico che alcune delle performance più iconiche
della sua prima carriera da solista, il film offre al pubblico un
posto in prima fila per vedere Michael Jackson come mai prima
d’ora. È qui che inizia la sua storia. Michael vede
protagonisti Jaafar Jackson al suo debutto cinematografico, Nia
Long (Empire, la serie The Best Man), Laura
Harrier (BlacKkKlansman, Spider-Man: Homecoming) e
Juliano Krue Valdi (The Loud House, Arco), con
Miles Teller (Top Gun: Maverick, Whiplash) e
Colman Domingo (Sing Sing,
Rustin), due volte candidato all’Oscar®.
Diretto da Antoine Fuqua,
pluripremiato regista di Training Day, Olympus Has Fallen e della
serie The Equalizer, con una
sceneggiatura del tre volte candidato all’Oscar® John Logan (Il
gladiatore, The Aviator), il film è prodotto dal vincitore
dell’Oscar® Graham King (The Departed, Bohemian Rhapsody), John Branca (produttore
esecutivo di This Is It, Thriller 40) e John McClain (produttore
esecutivo di This Is It, Michael Jackson Live at Wembley July 16,
1988).
Il Re del Pop sta
per riconquistare il suo trono sul grande schermo. La Lionsgate ha
pubblicato un nuovo trailer di Michael,
l’attesissimo film biografico che ripercorre il percorso di
Michael Jackson dagli esordi con i Jackson
5 alla sua ascesa a superstar mondiale. Il film mira a
catturare sia lo spettacolo che le contraddizioni dell’artista che
è diventato noto come il Re del Pop.
A interpretare il ruolo principale
è Jaafar Jackson, nipote di Michael, alla sua
prima grande interpretazione cinematografica. Il progetto è diretto
da Antoine Fuqua (“Training Day”, “The Equalizer”) da una
sceneggiatura di John Logan (“Il Gladiatore”,
“Rango”). Fuqua ha espresso grande fiducia nell’interpretazione del
suo protagonista. “Ma soprattutto, è Jaafar che incarna
Michael”, ha detto Fuqua a People. “Va oltre la
somiglianza fisica. È lo spirito di Michael che si manifesta in
modo magico. Bisogna viverlo per crederci.”
Il film presenta un cast corale con
Colman Domingo nel ruolo del patriarca Joe Jackson,
Nia Long in quello della matriarca Katherine
Jackson,
Miles Teller in quello dell’avvocato dello spettacolo
John Branca e Laura Harrier in quello della
produttrice musicale Suzanne de Passe. Include anche Kat
Graham nel ruolo di Diana Ross e Larenz
Tate in quello del fondatore della Motown Berry Gordy. I
fratelli di Jackson sono interpretati da Jamal R.
Henderson nel ruolo di Jermaine, Tre’
Horton in quello di Marlon, Rhyan Hill in
quello di Tito, Joseph David-Jones in quello di
Jackie e Jessica Sula in quello di La Toya.
La trama di Michael
Michael è la rappresentazione
cinematografica della vita e dell’eredità di uno degli artisti più
influenti che il mondo abbia mai conosciuto. Il film racconta la
storia della vita di Michael Jackson al di là della musica,
ripercorrendo il suo percorso dalla scoperta del suo straordinario
talento come leader dei Jackson Five, fino a diventare un artista
visionario la cui ambizione creativa ha alimentato una ricerca
incessante per diventare il più grande performer del mondo.
Mettendo in risalto sia la sua vita
fuori dal palcoscenico che alcune delle performance più iconiche
della sua prima carriera da solista, il film offre al pubblico un
posto in prima fila per vedere Michael Jackson come mai prima
d’ora. È qui che inizia la sua storia. Michael vede
protagonisti Jaafar Jackson al suo debutto cinematografico, Nia
Long (Empire, la serie The Best Man), Laura
Harrier (BlacKkKlansman, Spider-Man: Homecoming) e
Juliano Krue Valdi (The Loud House, Arco), con
Miles Teller (Top Gun: Maverick, Whiplash) e
Colman Domingo (Sing Sing,
Rustin), due volte candidato all’Oscar®.
Il pubblico cinematografico potrà
presto vedere per la prima volta il film biografico su
Michael Jackson, poiché sono stati rivelati i
dettagli relativi al primo trailer di Michael,
in uscita il 24 aprile 2026. Come riportato da Puck, il trailer del biopic sarà
presentato in anteprima a novembre, in concomitanza con le
proiezioni di Wicked: For Good, che uscirà nelle sale
cinematografiche il 21 novembre. Non è però chiaro se il trailer
sarà disponibile online prima di allora.
Il film biografico su
Michael Jackson vede protagonista il nipote di
Jackson, Jaafar Jackson, nel ruolo del Re del Pop,
con Colman Domingo, Miles Teller, Kat Graham,
Laura Harrier e Nia Long a
completare il cast. Il film è diretto da Antoine
Fuqua (The
Equalizer,
Southpaw), con una sceneggiatura di John
Logan.
Il debutto del trailer segnerà così
la fase finale del lungo percorso del film verso il grande schermo.
Michael era inizialmente previsto per l’uscita nelle sale il 18
aprile 2025, ma i ritardi nella produzione hanno portato a un
rinvio del film all’ottobre 2025. Sono poi sorti problemi legali
che hanno costretto a rielaborare il film e a rinviare la sua
uscita all’attuale data del 2026.
Michael sarà diviso in due film
Sempre secondo un articolo di Puck,
la questione relativa alla rielaborazione forzata riguarda
l’inclusione del caso che coinvolge Jordan
Chandler, il quale ha affermato che Michael Jackson
avrebbe abusato di lui quando Chandler aveva 13 anni. Jackson alla
fine ha pagato un risarcimento di 20 milioni di dollari al ragazzo,
ma secondo Puck c’è anche un accordo che vieta ai registi di
drammatizzare la storia dei Chandler.
Per questo motivo, è stato deciso di
dividere Michael in due film separati. Il primo
film, che sarà il trailer mostrato al pubblico a novembre, si
concentra sull’ascesa alla fama di Jackson, che ha raggiunto
l’apice negli anni ’80. Il secondo film coprirebbe l’ultima parte
della vita e della carriera di Jackson, compresi i suoi scandali
legali. Tuttavia, non è scontato che il secondo film verrà mai
distribuito.
Sebbene le riprese che verrebbero
utilizzate nella seconda parte siano state girate, con ulteriori
riprese ancora necessarie, l’approvazione della seconda parte
dipenderà dall’accoglienza che Michael riceverà
dal pubblico. Se il secondo film non verrà approvato, Puck afferma
che i produttori semplicemente “distruggeranno” tutte le riprese
inutilizzate. Si aggiunge che la Jackson Estate si sta occupando di
tutti i costi associati a queste questioni di produzione.
Ciò significa che i primi segnali
del parere del pubblico nei confronti del film biografico su
Michael Jackson arriveranno con l’uscita del primo trailer. Sulla
base dell’attesa per Wicked: For Good, il sequel di
Wicked del 2024 che ha incassato 756 milioni di dollari,
molte persone vedranno indubbiamente il trailer quando verrà
proiettato nei cinema e ciò stabilirà già una prima ricezione nei
confronti del biopic.
Il
biopic Michael
(leggi
qui la nostra recensione), dedicato a Michael
Jackson e
interpretato dal nipote Jaafar Jackson, non includerà né scene
mid-credit né post-credit. La conferma chiarisce una delle
curiosità più diffuse tra i fan in vista dell’uscita del film e
definisce con precisione la natura autoconclusiva del progetto.
Secondo quanto riportato da fonti legate alla distribuzione e
ribadito nelle informazioni diffuse dopo la
première di Berlino del 10 aprile 2026, il film diretto da
Antoine Fuqua si
chiude senza contenuti extra dopo i titoli di coda. Tuttavia, viene
segnalata una scelta narrativa particolare: prima dei titoli appare
una schermata nera con la frase “His story will continue”,
senza però alcun riferimento ufficiale a sequel o espansioni
narrative già pianificate.
La
scelta è significativa perché colloca Michael in
una zona ibrida tra biopic tradizionale e possibile costruzione di
universo narrativo, ma senza confermare ancora un sequel. L’assenza
di scene post-credit rafforza l’idea di un racconto chiuso sulla
fase classica della carriera di Jackson, mentre la frase finale
apre a una suggestione più simbolica che industriale: non un
seguito, ma la persistenza del mito oltre la forma del film.
Una biografia autoconclusiva che
lascia spazio solo alla mitologia di Michael Jackson
Il film, diretto da Antoine Fuqua e prodotto da Graham King, ripercorre la parabola
di Michael Jackson dagli esordi con i Jackson 5 fino all’avvio della sua
carriera solista. Il protagonista è interpretato da
Jaafar Jackson,
affiancato da Colman
Domingo nel ruolo di Joseph Jackson e
Nia Long in
quello di Katherine Jackson, mentre il giovane Michael è
interpretato da Juliano
Krue Valdi.
La struttura narrativa, così come delineata dalle informazioni
ufficiali, conferma una precisa delimitazione temporale: il film si
concentra sull’ascesa dell’artista, evitando le fasi successive
della sua carriera. In questo senso, la scelta di non inserire
scene post-credit appare coerente con una volontà di chiusura
biografica, anche se la frase finale “His story will
continue” introduce un livello interpretativo ulteriore, più
vicino alla costruzione mitologica del personaggio che a una reale
pianificazione di sequel.
Questa impostazione riflette una tendenza sempre più frequente nei
biopic contemporanei: non tanto l’espansione narrativa, quanto la
compressione simbolica di un’intera carriera in un arco coerente e
autoconclusivo. La frase finale funziona quindi come dispositivo
evocativo, non come promessa industriale, e sposta l’attenzione dal
possibile “seguito” alla persistenza culturale della figura di
Michael Jackson.
Michael Jackson
tornerà ufficialmente sul grande schermo nel 2025 con
“Michael“, un biopic diretto da
Antoine Fuqua (Training Day, The
Equalizer,
Emancipation) e interpretato dal nipote del defunto
Re del Pop, Jaafar Jackson. La Lionsgate, che
distribuirà il film in patria – mentre sarà la Universal ad
occuparsi della distribuzione all’estero – ha infatti annunciato
che la produzione del film inizierà il 22 gennaio
e che l’uscita mondiale è prevista per il 18 aprile
2025. Come riportato da Variety, il film prodotto da
Graham King di Bohemian
Rhapsody e sceneggiato da John Logan
(sceneggiatore di
Il gladiatore, The Aviator,
Hugo Cabret) , la sinossi ufficiale del film recita:
“‘Michael’ offrirà al pubblico
un ritratto avvincente e onesto dell’uomo brillante ma complicato
che è diventato il Re del Pop. Il film presenta i suoi trionfi e le
sue tragedie su una scala epica e cinematografica – dal suo lato
umano e le sue lotte personali al suo innegabile genio creativo,
esemplificato dalle sue performance più iconiche. Come mai prima
d’ora, il pubblico potrà dare uno sguardo dall’interno a uno degli
artisti più influenti e all’avanguardia che il mondo abbia mai
conosciuto“.
John Branca e
John McClain, i co-esecutori dell’eredità di
Michael Jackson, produrranno anche il film. Precedentemente,
Fuqua aveva rivelato il modo in cui si stava approcciando al
progetto: “Mostreremo di lui gli aspetti buoni, quelli
cattivi e quelli brutti. Racconteremo Michael basandoci sui fatti
di cui siamo in possesso, così come li conosciamo, e spetterà al
pubblico prendere una decisione su cosa provano per lui”. Con
l’inizio delle riprese a breve, è lecito aspettarsi che nelle
prossime settimane possano arrivare anche nuove notizie relative al
film, a partire dal resto del cast che andrà a comporre il
lungometraggio.
Il film biografico su
Michael Jackson,Michael,
uscirà nei cinema standard e in IMAX in tutto il mondo il
24 aprile, posticipando la data di uscita prevista
per ottobre. Lionsgate distribuirà il film negli Stati Uniti,
mentre Universal si occuperà della distribuzione nel resto del
mondo, ad eccezione del Giappone, affidata a Kino Films.
Antoine Fuqua
dirige, John Logan è sceneggiatore e
Jaafar Jackson interpreta il suo defunto zio.
Graham King, premio Oscar per “The
Departed – Il bene e il male“, è produttore.
“Michael
esplora il percorso della superstar mondiale per diventare nota al
mondo come il Re del Pop, offrendo uno sguardo
intimo alla vita e all’eredità duratura di uno degli artisti più
influenti e pionieristici che il mondo abbia mai conosciuto”,
si legge nella sinossi.
A maggio, l’amministratore delegato
di Lionsgate, Jon Feltheimer, aveva dichiarato che
era “probabile” che il film sarebbe stato spostato al
2026. Sebbene la produzione si fosse conclusa a maggio 2024, il
progetto ha subito delle riprese aggiuntive ed è arrivato con un
lungo montaggio iniziale. In precedenza, si era discusso di
distribuire il film in due parti. Secondo le ultime notizie, il
film avrebbe avuto un budget di produzione di 155 milioni di
dollari.
Michael
vede anche la partecipazione di
Colman Domingo e Nia Long nei
panni dei capifamiglia Joe e Katherine Jackson.
Miles Teller interpreta John Branca, avvocato e
consigliere di Jackson. Larenz Tate interpreta il
fondatore della Motown Records, Berry Gordy, con Laura
Harrier nei panni della dirigente musicale Suzanne de
Passe e Kat Graham apparirà nei panni di Diana
Ross. Altri membri del cast includono Jessica Sula nel ruolo di La
Toya Jackson, la sorella maggiore di Michael; Liv Symone in quello
di Gladys Knight; Kevin Shinick in quello di Dick Clark; KeiLyn
Durrel Jones nel ruolo di Bill Bray, ex agente di sicurezza di
Jackson, ora amico fidato e confidente; e Kendrick Sampson nel
ruolo di Quincy Jones, che incontrò Michael Jackson per la prima
volta quando aveva solo 12 anni.
Al panel “Directors on
Directing” di
Collideral SDCC sono emerse molte cose interessanti.
Uno dei partecipanti sta dirigendo uno dei film che più ci
entusiasmano del 2025: Michael,
il biopic su Michael Jackson. Durante il
panel, Antoine Fuqua (trilogia
diThe Equalizer ) ha
parlato a Collider del progetto e di ciò che possiamo aspettarci da
esso.
Fuqua ha confermato che Michael ha
terminato
le riprese un paio di mesi fa, il che significa che il
progetto si sta avviando verso le fasi finali della produzione.
Tuttavia, dal momento che dobbiamo ancora aspettare più di sei mesi
per vederlo e che non è ancora uscito un trailer, il regista può
rivelare solo poche cose al momento. Ma Fuqua è stato chiaro
sul motivo per cui ha voluto realizzare il film:
“Perché ho voluto farlo?È Michael.In questo momento sono nelle prime fasi di
montaggio del film.Abbiamo finito il 30 maggio.Sono
molto emozionato.Sono molto soddisfatto di ciò che abbiamo
realizzato.Come ho detto, è ancora presto per il montaggio,
quindi non voglio parlarne troppo.Michael è stato una parte
importante della mia vita quando sono cresciuto, ha avuto una
grande influenza sulla mia carriera, è stato un artista
incredibile, ma era un essere umano e lo stiamo esplorando.Sono molto emozionato”.
Michael può diventare il biopic
dell’anno
Michael
ha il potenziale per diventare il tipo di biopic che attira milioni
di persone nelle sale cinematografiche. Jackson è stato uno degli
artisti più popolari che il mondo abbia mai visto, e non a caso
è stato soprannominato Re del Pop. Jafaar
Jackson assomiglia moltissimo a Michael,
ed è per questo che l’attore è stato scelto per interpretare il suo
defunto zio nel film.
Nel cast di Michael figurano
anche Colman Domingo (Rustin)
nel ruolo del prepotente padre di Jackson, Joe Jackson, Nia
Long (You People) nel ruolo della madre di
Jackson, Katherine Jackson, Kat
Graham (The Vampire Diaries) nel ruolo della
leggendaria cantante Diana Ross,
Kendrick Sampson (Insecure) nel ruolo di
Quincy Jones, Derek Luke (13
Reasons Why) nel ruolo del controverso avvocato Johnnie
Cochran e Miles Teller (Top Gun: Maverick) nel ruolo di
John Branca – il co-esecutore del patrimonio di Michael Jackson. La
prima di Michael è
prevista per il 18 aprile 2025.
Di cosa parla Michael?
“Michael offrirà al pubblico un
ritratto avvincente e onesto dell’uomo brillante ma complicato che
è diventato noto in tutto il mondo come il Re del Pop”, si
legge nella sinossi del film. Questo film epico e cinematografico
esaminerà i trionfi e le tragedie di Michael
Jackson – dal suo lato umano, alle sue lotte pubbliche
e private, alle accuse e al microscopio mediatico 24 ore su 24, 7
giorni su 7, sotto cui Jackson ha vissuto, anche quando era al suo
apice artistico”. Il team di registi all-star catturerà anche
l’innegabile genio creativo di Michael,
ricreando le sue performance più memorabili e iconiche. Come mai
prima d’ora, il pubblico potrà dare uno sguardo dall’interno a uno
degli artisti più influenti e all’avanguardia che il mondo abbia
mai conosciuto”.
Jaafar Jackson,
nipote di Michael Jackson, interpreterà il Re del
Pop nel film di prossima uscita. Il cast comprende anche Colman Domingo nel ruolo di Joe Jackson,
Nia Long nel ruolo di Katherine Jackson, Miles Teller nel ruolo di John Branca,
Laura Harrier nel ruolo di Suzanne de Passe,
Jamal R. Henderson nel ruolo di Jermaine Jackson,
Tre Horton nel ruolo di Marlon Jackson,
Joseph David-Jones nel ruolo di Jackie Jackson,
Kat Graham nel ruolo di Diana Ross, Larenz
Tate nel ruolo di Berry Gordy, Liv Symone
nel ruolo di Gladys Knight, Jessica Sula nel ruolo
di La Toya Jackson, Kevin Shinick nel ruolo di
Dick Clark e Juliano Krue Valdi nel ruolo del
giovane Michael Jackson.
La sceneggiatura di Michael è
stata scritta da John Logan. Graham King, John Branca e
John McClain producono il film. Sebbene la produzione sia
stata ritardata a causa degli scioperi del 2023, le riprese di
Michael sono iniziate ufficialmente nel gennaio 2024. Michael uscirà
nelle sale statunitensi il 18 aprile 2025, distribuito da
Lionsgate.
Michael,
il prossimo biopic su Michael Jackson diretto da
Antoine Fuqua, ha terminato la produzione. Secondo
un post su Instagram della casa di produzione GK Films,
Michael ha ufficialmente terminato le riprese. Il
post recita: “Grazie al miglior cast e alla migliore troupe che
potessimo mai chiedere! Ci vediamo presto, Moonwalkers!”.
“Michael offrirà al pubblico un
ritratto avvincente e onesto dell’uomo brillante ma complicato che
è diventato noto in tutto il mondo come il Re del Pop”, si
legge nella sinossi del film. Questo film epico e cinematografico
esaminerà i trionfi e le tragedie di Michael
Jackson – dal suo lato umano, alle sue lotte pubbliche
e private, alle accuse e al microscopio mediatico 24 ore su 24, 7
giorni su 7, sotto cui Jackson ha vissuto, anche quando era al suo
apice artistico”. Il team di registi all-star catturerà anche
l’innegabile genio creativo di Michael,
ricreando le sue performance più memorabili e iconiche. Come mai
prima d’ora, il pubblico potrà dare uno sguardo dall’interno a uno
degli artisti più influenti e all’avanguardia che il mondo abbia
mai conosciuto”.
Jaafar Jackson,
nipote di Michael Jackson, interpreterà il Re del
Pop nel film di prossima uscita. Il cast comprende anche Colman Domingo nel ruolo di Joe Jackson,
Nia Long nel ruolo di Katherine Jackson, Miles Teller nel ruolo di John Branca,
Laura Harrier nel ruolo di Suzanne de Passe,
Jamal R. Henderson nel ruolo di Jermaine Jackson,
Tre Horton nel ruolo di Marlon Jackson,
Joseph David-Jones nel ruolo di Jackie Jackson,
Kat Graham nel ruolo di Diana Ross, Larenz
Tate nel ruolo di Berry Gordy, Liv Symone
nel ruolo di Gladys Knight, Jessica Sula nel ruolo
di La Toya Jackson, Kevin Shinick nel ruolo di
Dick Clark e Juliano Krue Valdi nel ruolo del
giovane Michael Jackson.
La sceneggiatura di Michael è
stata scritta da John Logan. Graham King, John Branca e
John McClain producono il film. Sebbene la produzione sia
stata ritardata a causa degli scioperi del 2023, le riprese di
Michael sono iniziate ufficialmente nel gennaio 2024. Michael uscirà
nelle sale statunitensi il 18 aprile 2025, distribuito da
Lionsgate.
Il cast del
biopic Michael continua ad
arricchirsi! Dopo che una ricerca a livello mondiale ha portato a
scegliere il nipote di Michael Jackson,
Jaafar Jackson, per il ruolo del Re del Pop, e
Juliano Krue Valdi, di 9 anni, per quello del
Michael più giovane, i fan hanno atteso con ansia di vedere chi
avrebbe completato il resto della famiglia Jackson. Recentemente si
è appreso che il candidato all’Oscar Colman Domingo assumerà il ruolo del patriarca
della famiglia Joe Jackson, mentre l’attrice Nia
Long quello della madre Katherine Jackson e
Miles Teller quello dell’avvocato John
Branca.
Ora, come riportato da Variety, sono invece stati
rivelati gli otto attori che interpreteranno i quattro fratelli di
Jackson, che come noto formarono il popolarissimo gruppo canoro
noto come Jackson 5: Jamal R.
Henderson interpreta Jermaine Jackson
negli ultimi anni del film, mentre Jayden Harville
interpreta la sua versione più giovane. Tre Horton
e Jaylen Lyndon Hunter condividono il ruolo di
Marlon Jackson; Rhyan Hill e Judah
Edwards sono Tito; Joseph David-Jones e
Nathaniel Logan McIntyre interpretano
rispettivamente la versione anziana e quella giovane di Jackie
Jackson.
“La natura veramente epica di
questo film richiedeva un totale di dieci attori con il talento
necessario per ritrarre i Jackson 5 attraverso gli anni“, ha
dichiarato il produttore GrahamKing annunciando il casting. “Sono entusiasta
di portare questo straordinario gruppo di attori e interpreti al
pubblico mondiale con questo film“. Come noto, il film sarà
diretto da Antoine Fuqua (Training Day,
The
Equalizer, Emancipation)
e le riprese sarebbero attualmente in corso.
Tutto quello che sappiamo su Michael
In uscita nelle sale il 18
aprile 2025, Michael è il nuovo progetto di
Fuqua, il regista di Training Day e della trilogia di
The Equalizer. Secondo la
sinossi ufficiale il film “offrirà al pubblico un ritratto
avvincente e onesto dell’uomo brillante ma complicato che è
diventato il Re del Pop. Il film presenta i suoi trionfi e le sue
tragedie su una scala epica e cinematografica – dal suo lato umano
e le sue lotte personali al suo innegabile genio creativo,
esemplificato dalle sue performance più iconiche. Come mai prima
d’ora, il pubblico potrà dare uno sguardo dall’interno a uno degli
artisti più influenti e all’avanguardia che il mondo abbia mai
conosciuto“.
Il team creativo dietro
Michael si propone dunque di fare luce sull’”uomo
brillante ma complicato” dietro successi come “Thriller” e
“Billie Jean”. La storia coprirà sia il suo personaggio nel mondo
dello spettacolo che la sua vita familiare, mostrando probabilmente
il suo rapporto instabile con alcune delle persone a lui più vicine
– in particolare suo padre, Joe Jakson, che sarà interpretato dal
candidato all’Oscar Colman Domingo (Rustin). Oltre a Domingo e
Jackson, Michael vedrà anche la partecipazione dell’esordiente
Juliano Krue Valdi nel ruolo di una versione più
giovane del Re del Pop, Nia Long (Boyz n the Hood)
nel ruolo della madre di Michael, Katherine Jackson, e
Miles Tellernel ruolo di uno degli avvocati di
Jackson.
Il
biopic Michael
(leggi
qui la nostra recensione) del 2026 non è semplicemente uno dei
progetti più ambiziosi mai dedicati a una popstar: è anche uno dei
casi produttivi più complessi e rivelatori degli ultimi anni. Nato
come un racconto ampio e stratificato della vita di Michael
Jackson, il film ha subito una trasformazione radicale in
corso d’opera, al punto da riscrivere non solo il suo finale ma
anche il suo asse tematico principale. Ciò che doveva essere un
ritratto completo – inclusivo delle zone d’ombra – si è
progressivamente riconfigurato in una narrazione più selettiva,
centrata sull’ascesa artistica e sul mito.
Al
centro di questa metamorfosi ci sono i reshoot, costati tra i 10 e
i 15 milioni di dollari e durati settimane, che hanno imposto una
revisione sostanziale della struttura narrativa. Capire cosa è
cambiato non significa solo analizzare differenze tra versioni del
film, ma entrare nelle logiche industriali, legali e culturali che
determinano oggi il racconto delle icone pop.
Michael diventa così un caso studio: un film che,
nel tentativo di controllare la propria eredità narrativa, finisce
per ridefinire il proprio stesso significato.
La storia del film: dall’ascesa
alla costruzione del mito musicale
Nella sua versione definitiva, Michael si
configura come un classico biopic musicale, ma con una precisa
direzione narrativa: raccontare l’ascesa di Michael Jackson fino al
culmine del suo successo globale. Il film segue il percorso del
giovane artista dagli esordi nei Jackson 5 fino
all’affermazione come solista, costruendo un arco che privilegia il
talento, la pressione familiare e il perfezionismo ossessivo che lo
hanno reso un’icona.
Uno degli elementi centrali è il rapporto con il padre Joe
Jackson (interpretato da Colman Domingo), figura dominante e
conflittuale che rappresenta sia la spinta iniziale verso il
successo sia una fonte costante di tensione. Questo conflitto
diventa il vero motore drammatico del film, sostituendo altri
elementi più controversi che inizialmente erano previsti nella
sceneggiatura. Parallelamente, il racconto si concentra sulla
costruzione dell’identità artistica di Michael, mostrando il
passaggio da giovane talento a performer totale, capace di
ridefinire il linguaggio del pop.
Un altro asse narrativo rilevante è quello legato all’incidente del
1984 durante uno spot pubblicitario, che causò gravi ustioni al
cantante e segnò l’inizio di una dipendenza da antidolorifici.
Questo episodio introduce una dimensione più fragile e umana del
personaggio, senza però deviare verso territori troppo oscuri. Il
film mantiene infatti un equilibrio attentamente calibrato tra
dramma e celebrazione, culminando in una sequenza finale ambientata
durante il tour di Bad,
dove Michael è ancora al massimo della sua potenza scenica.
L’impostazione generale privilegia dunque la spettacolarità e la
musica, con una struttura quasi “jukebox”, in cui le performance
diventano momenti chiave della narrazione. Più che una dissezione
critica della figura di Jackson, il film si propone come
un’esperienza immersiva nel suo universo artistico, costruendo una
mitologia coerente e accessibile al grande pubblico.
Cosa è cambiato con i reshoot:
eliminazione delle accuse e riscrittura del terzo atto
Le modifiche apportate attraverso i reshoot non sono state
marginali, ma strutturali. Nella versione originale della
sceneggiatura, il film includeva uno dei momenti più controversi
della vita di Michael Jackson: le accuse di abuso su minori emerse
nel 1993. Il terzo atto era in gran parte dedicato a questo
capitolo, con una rappresentazione diretta delle indagini e
dell’impatto mediatico e personale dello scandalo.
Questa impostazione è stata completamente eliminata. Le scene che
mostravano l’arrivo della polizia a Neverland, così come ogni
riferimento esplicito alle accuse, sono state rimosse. Il risultato
è una riscrittura totale del finale: invece di chiudersi su una
fase di crisi e declino, il film ora termina in un momento di
trionfo artistico.
Questo cambiamento ha un effetto profondo sulla struttura
narrativa. Il film perde la sua dimensione di parabola completa –
ascesa, crisi, conseguenze – per trasformarsi in un racconto
focalizzato esclusivamente sull’ascesa e sul mantenimento del mito.
La tensione drammatica non deriva più da un evento esterno
devastante, ma da conflitti interni e relazionali già presenti
nella prima parte della storia.
In termini di storytelling, si tratta di una vera e propria
rifocalizzazione del punto di vista. Il film non vuole più
interrogarsi sulle contraddizioni della figura di Jackson, ma
piuttosto consolidarne l’immagine pubblica. Questo comporta anche
una modifica del tono complessivo, che diventa più lineare e meno
ambivalente, privilegiando una narrazione emotivamente coinvolgente
ma meno problematica.
Perché sono state realizzate le
riprese aggiuntive: vincoli legali e controllo dell’immagine
La decisione di intervenire con reshoot così massicci non nasce da
esigenze puramente creative, ma da una necessità legale molto
precisa. Durante la produzione, gli avvocati legati all’eredità di
Michael Jackson hanno individuato una clausola in un accordo con
uno degli accusatori che impediva esplicitamente qualsiasi
rappresentazione o menzione della vicenda in un’opera
cinematografica.
Questo vincolo ha reso impossibile mantenere intatto il terzo atto
originale, costringendo i produttori a rivedere completamente il
film. In questo senso, Michael diventa un esempio
emblematico di come il diritto possa intervenire direttamente sulla
forma narrativa di un’opera, imponendo limiti che vanno ben oltre
la semplice consulenza.
A
questo si aggiunge una questione più ampia di gestione
dell’immagine. L’eredità di Michael Jackson, coinvolta direttamente
nella produzione e nel finanziamento del film, ha un interesse
evidente nel promuovere una rappresentazione positiva e controllata
della figura dell’artista. La scelta di eliminare gli elementi più
controversi non è quindi solo una conseguenza legale, ma anche una
strategia comunicativa coerente.
Un ulteriore fattore è rappresentato dal successo recente di
prodotti come il musical teatrale dedicato a Jackson, che ha
dimostrato come il pubblico sia ancora disposto ad accogliere una
narrazione empatica e celebrativa. Questo ha probabilmente
rafforzato la convinzione che un approccio meno problematico
potesse essere più efficace anche dal punto di vista
commerciale.
Come si sono svolte le riprese
aggiuntive e quali altri elementi sono stati modificati
Le riprese aggiuntive si sono svolte nell’arco di circa 22 giorni e
hanno coinvolto nuovamente il cast principale, segnando una fase
produttiva intensa e logisticamente complessa. A differenza delle
riprese originali, effettuate in gran parte a Santa Barbara, questa
nuova fase si è svolta a Los Angeles, con costi significativamente
più elevati anche a causa della mancata accessibilità agli
incentivi fiscali.
Il budget complessivo del film, già elevato, è stato ulteriormente
appesantito da questi interventi, con un incremento stimato tra i
10 e i 15 milioni di dollari. È significativo che questi costi
siano stati sostenuti direttamente dall’eredità di Jackson, segno
di quanto fosse prioritario correggere la direzione del
progetto.
Dal punto di vista creativo, i reshoot non si sono limitati al
nuovo finale, ma hanno anche ampliato e rifinito alcune sequenze
precedenti. Questo suggerisce un tentativo di rendere più coerente
la nuova struttura narrativa, evitando che il cambiamento del terzo
atto risultasse dissonante rispetto al resto del film.
Un altro elemento interessante riguarda il materiale scartato. Si
parla di una quantità significativa di scene eliminate, pari a
circa il 30% del girato, che potrebbe essere riutilizzata per
eventuali sequel. Questo apre la possibilità che il progetto
Michael si trasformi in una narrazione più ampia e
serializzata, capace di affrontare in futuro anche le fasi più
controverse della vita dell’artista, magari con un approccio
diverso.
Un film trasformato tra esigenze
narrative e controllo dell’eredità
Alla fine del processo, Michael emerge dunque come
un film profondamente trasformato rispetto alla sua concezione
iniziale. Quello che doveva essere un ritratto completo e
potenzialmente controverso si è evoluto in un’opera più
controllata, focalizzata sulla celebrazione e sulla costruzione del
mito.
Questa trasformazione non è necessariamente un limite, ma definisce
chiaramente la natura del progetto. Il film sceglie consapevolmente
di raccontare una versione specifica della storia, rinunciando a
una parte significativa della complessità biografica in favore di
una narrazione più accessibile e coerente con le aspettative del
pubblico mainstream.
Allo stesso tempo, il caso di Michael solleva
interrogativi più ampi sul rapporto tra cinema biografico, verità
storica e controllo dell’immagine. Quando un’opera è così
strettamente legata agli interessi di un’eredità o di un brand,
fino a che punto può permettersi di essere davvero esplorativa o
critica?
In definitiva, i reshoot non hanno semplicemente modificato un
film: hanno ridefinito il suo senso. Michael non è
più il racconto di una figura complessa attraversata da luci e
ombre, ma la costruzione di una leggenda, calibrata per resistere
nel tempo e nel mercato. E proprio in questa tensione tra racconto
e controllo si gioca il suo vero interesse critico.
La storia di Michael
Jackson arriva sul grande schermo con il
biopic Michael,
ma la domanda principale è: chi interpreterà il leggendario Re del
Pop? Il film, prodotto da Lionsgate e
diretto da Antoine
Fuqua, è atteso nelle sale il 22
aprile 2026 e promette di raccontare la vita dell’artista in modo ampio
e dettagliato.
Nel cast figurano diversi volti
noti di Hollywood, tra cui Colman
Domingo, Nia
Long, Miles Teller e
Laura Harrier,
ma la scelta più cruciale riguardava proprio chi
avrebbe interpretato Michael Jackson. Serviva qualcuno capace di
somigliare all’icona, riprodurne la voce e incarnarne la presenza
scenica. Invece di puntare su una grande star, la produzione ha
scelto una strada diversa.
Il nipote di Michael Jackson,
Jaafar Jackson, è il protagonista
Il protagonista di Michael è infatti Jaafar
Jackson, nipote nella vita reale della
popstar. Il 29enne cantante, ballerino e attore è figlio di
Jermaine Jackson, uno
dei fratelli maggiori di Michael e membro originario dei Jackson
5.
Per Jaafar si tratta del
debutto cinematografico, dopo alcune apparizioni
in reality legati alla famiglia Jackson. La sua scelta è legata
anche al coinvolgimento diretto della famiglia nel progetto: il
film è realizzato con la collaborazione dell’eredità ufficiale di
Michael Jackson. Il casting è stato approvato dalla
nonnaKatherine Jackson,
che ha dichiarato: “Jaafar incarna mio figlio. È meraviglioso
vederlo portare avanti la tradizione artistica della famiglia
Jackson.”
Nonostante una ricerca globale per il ruolo, non sono emersi altri
grandi nomi. Il produttore Graham King
ha spiegato di essere rimasto colpito dalla capacità naturale di
Jaafar di rappresentare lo spirito e la personalità di Michael,
definendolo la scelta ideale.
Nel film, però, non sarà l’unico a interpretare il cantante: nelle
scene dedicate all’infanzia e ai Jackson 5, il giovane Michael è
interpretato da Juliano Krue
Valdi.
Quanto Jaafar Jackson somiglia davvero a Michael?
Il materiale promozionale del film
ha già mostrato quanto Jaafar Jackson sia simile allo zio,
soprattutto per quanto riguarda l’aspetto, la voce e i movimenti.
In alcune inquadrature, la somiglianza è
sorprendente, anche se non perfettamente identica in ogni
dettaglio.
Per quanto riguarda la
voce, Jaafar sembra molto simile a Michael nel
parlato, anche se il film dovrebbe utilizzare le
registrazioni originali delle canzoni più celebri, sulle quali
l’attore farà lip-sync, pur avendo anche occasione di cantare in
alcune parti.
Per quanto riguarda la
danza, invece, Jaafar sembra perfettamente a suo
agio: moonwalk, piroette e movimenti iconici sono
riprodotti con grande precisione. Se anche la sua interpretazione
attoriale sarà convincente, Michael potrebbe aver trovato il protagonista perfetto
per raccontare la leggenda del Re del Pop.
Il lavoro di Jaafar Jackson
nell’interpretare Michael
Jaafar Jackson partecipa alla prima mondiale per i fan del film
“Michael” all’Uber Eats Music Hall il 10 aprile 2026 a Berlino, in
Germania. (Foto di Andreas Rentz/Getty Images per Universal
Pictures). 2026 Getty Images
Jaafar Jackson,
in una recente intervista, ha raccontato di aver mantenuto il
ruolo segreto per un anno: “Non lo dissi a nessuno della mia
famiglia per un anno intero. Solo quando mi sentii pronto iniziai a
parlarne. La reazione di mia madre è stata molto emotiva: era
incredula nel vedermi nei panni di Michael”.
Parlando del lavoro sul set, ha fornito ulteriori dettagli sulla
sua preparazione intensa: “Ho vissuto nella casa di famiglia e ho
trasformato alcune stanze in spazi di studio e allenamento.
Ho passato anni a ripetere i movimenti, anche
quelli più difficili come le rotazioni. Alcuni gesti sembrano
semplici, ma in realtà richiedono un’ossessione totale”.
Ha anche ricordato il lavoro con gli altri attori: “Quando ho
lavorato con Colman Domingo e Nia Long nei panni dei miei
nonni, è stato molto emotivo. C’erano ricordi reali della mia
famiglia in quelle scene e questo ha reso tutto ancora più
intenso”.
Infine, Jaafar ha espresso cosa spera che il pubblico porti a casa
dal film: “Voglio che le persone possano vedere Michael da
una prospettiva più umana, anche nei momenti più
tranquilli. Tutti conoscono le performance iconiche, ma c’è un lato
emotivo che non è mai stato mostrato davvero”.
E conclude: “Questo film
mi ha fatto nascere il desiderio di recitare. Non so cosa verrà
dopo, ma sono pronto per qualcosa di completamente diverso”.