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La serie Netflix che sta facendo discutere il mondo: perché Lezioni vere è ancora più controversa di Euphoria

Negli ultimi anni poche serie ambientate nel mondo adolescenziale hanno generato dibattiti accesi quanto Euphoria. La produzione HBO con Zendaya e Sydney Sweeney ha raccontato dipendenze, violenza, sesso e disagio giovanile attraverso una lente volutamente estrema e provocatoria. Eppure, secondo molti osservatori, una nuova serie Netflix è riuscita a spingersi ancora oltre, trasformandosi in uno dei fenomeni più discussi e divisivi del panorama televisivo internazionale.

Si tratta di Lezioni vere (Teach You a Lesson), adattamento live-action del webtoon sudcoreano Get Schooled. La serie segue Na Hwa-jin, un ex ufficiale delle forze speciali incaricato di intervenire nelle scuole più problematiche del Paese attraverso l’Educational Rights Protection Bureau, un’organizzazione governativa creata per contrastare la crescente violenza negli istituti scolastici. A differenza di molte produzioni teen contemporanee, però, il protagonista non utilizza dialogo o mediazione: il suo metodo consiste nell’applicare punizioni fisiche e misure disciplinari estreme per riportare l’ordine.

Il successo globale della serie dimostra ancora una volta la capacità dei K-drama di conquistare il pubblico internazionale, ma evidenzia anche come la controversia continui a essere uno dei più potenti motori dell’attenzione mediatica. Se Euphoria veniva accusata di spettacolarizzare il disagio adolescenziale, Teach You a Lesson è finita al centro delle polemiche per ragioni ancora più profonde, legate al modo in cui rappresenta l’autorità, l’educazione e la violenza istituzionale.

Perché Lezioni vere divide pubblico e critica più di qualsiasi altra serie scolastica recente

Kim Mu-yeol and Jin Ki-joo in Lezioni vere (2026)

La premessa della serie è volutamente provocatoria. In un contesto scolastico rappresentato come fuori controllo, gli insegnanti vengono mostrati come figure impotenti, incapaci di fermare episodi di bullismo sempre più brutali. In questo scenario entra in scena Na Hwa-jin, interpretato da Kim Mu-yeol, che diventa una sorta di giustiziere autorizzato dallo Stato.

La serie costruisce gran parte della propria tensione mostrando situazioni limite: studenti violenti, aggressioni, ricatti e istituti scolastici incapaci di garantire sicurezza. Proprio questa rappresentazione estrema serve a giustificare agli occhi della narrazione i metodi adottati dal protagonista. È qui che nasce il principale punto di frizione con una parte del pubblico e della critica.

Molti osservatori hanno infatti sottolineato come Teach You a Lesson non si limiti a mostrare pratiche disciplinari discutibili, ma finisca per presentarle come una soluzione efficace ai problemi dell’educazione contemporanea. Un approccio che ha inevitabilmente alimentato un acceso dibattito sia in Corea del Sud sia a livello internazionale.

Rispetto a serie come Sex Education o Cobra Kai, che affrontano conflitti generazionali cercando punti di incontro tra adulti e ragazzi, Teach You a Lesson propone una visione molto più rigida e conflittuale, trasformando la scuola in un campo di battaglia dove il dialogo sembra aver completamente fallito.

Le accuse di insegnanti e sindacati che hanno trasformato la serie in un caso mediatico

Lee Sung-min in Lezioni vere (2026)

Le polemiche non sono nate soltanto dopo l’uscita della serie. Già il webtoon originale era stato criticato per alcune rappresentazioni considerate problematiche, comprese accuse di razzismo, sessismo e glorificazione delle punizioni corporali.

Con l’arrivo dell’adattamento Netflix, la discussione si è ulteriormente intensificata. Il sindacato sudcoreano degli insegnanti e dei lavoratori dell’istruzione ha pubblicamente contestato il progetto, sostenendo che la serie rischiasse di semplificare e distorcere problemi educativi estremamente complessi. Secondo l’organizzazione, la violenza non può essere rappresentata come una risposta credibile alle difficoltà vissute quotidianamente nelle scuole.

Questa reazione ha contribuito ad amplificare la visibilità della serie, generando un effetto paradossale. Le critiche hanno infatti aumentato la curiosità del pubblico internazionale, spingendo molti spettatori a guardare il prodotto proprio per capire se le accuse fossero fondate.

Il fenomeno ricorda quanto accaduto con Euphoria. Anche in quel caso le polemiche legate alla rappresentazione della sessualità e delle dipendenze avevano contribuito ad alimentare il successo della serie. La differenza è che, mentre il titolo HBO veniva accusato di esagerare il disagio adolescenziale, Teach You a Lesson viene criticata per il messaggio che sembra trasmettere riguardo all’autorità e all’uso della forza.

Il successo globale dei K-drama dimostra che le storie controverse continuano ad attirare il pubblico

Kim Mu-yeol in Lezioni vere (2026)

Al di là delle polemiche, il dato più interessante resta il successo internazionale della serie. Netflix continua a investire sempre più nel mercato coreano, consapevole della capacità dei K-drama di trasformarsi in fenomeni globali. Negli ultimi anni produzioni come Squid Game, All of Us Are Dead e The Glory hanno dimostrato che il pubblico è disposto ad abbracciare racconti provenienti da contesti culturali molto diversi.

Teach You a Lesson si inserisce perfettamente in questa tendenza, ma aggiunge un elemento ulteriore: la capacità di generare discussione. Nel panorama contemporaneo, spesso una serie non viene giudicata soltanto per la qualità della scrittura o delle interpretazioni, ma anche per la sua capacità di diventare argomento di dibattito sui social media e nei media tradizionali.

Che la si consideri una provocazione intelligente o una rappresentazione problematica dell’educazione, una cosa è certa: Teach You a Lesson è riuscita a fare ciò che poche serie riescono ancora a fare oggi, ovvero dividere profondamente il pubblico. E proprio questa divisione potrebbe essere una delle ragioni principali del suo enorme successo globale.

La serie Netflix “Quella notte” è basata su una storia vera?

La serie Netflix “Quella notte” è basata su una storia vera?

Creata da Jason George, la serie Netflix Quella notte, inizialmente intitolata Esa Noche, racconta la storia di tre sorelle le cui esistenze vengono sconvolte da un unico evento tragico. Dopo la nascita del suo bambino, Elena, la più giovane delle sorelle Arbizu, decide di organizzare una vacanza nella Repubblica Dominicana, dove la sorella Cris lavora come soccorritrice di animali, sperando di dare una svolta alla propria vita.

Il viaggio, però, si trasforma presto in un incubo quando Elena provoca accidentalmente la morte di un uomo nel cuore della notte. Per evitare conseguenze legali, coinvolge le sorelle Cris e Paula, la maggiore, chiedendo loro di aiutarla a gestire la situazione senza avvisare le autorità. Da quel momento si attiva una catena di eventi che, episodio dopo episodio, trascina il trio sempre più a fondo in una spirale di tensione e pericoli. L’unico elemento che resiste è il legame tra le tre sorelle, che viene continuamente messo alla prova.

La serie è tratta dall’omonimo romanzo di Gillian McAllister

La serie trae ispirazione dal romanzo scritto da Gillian McAllister. Pur con possibili adattamenti e aggiunte creative da parte degli sceneggiatori Marian Fernández Pascal, Jason George e Lara Sendim, la storia nasce come opera di finzione.

In un’intervista con Netflix, McAllister ha descritto il libro come una sorta di indagine psicologica articolata su più livelli. Il romanzo si chiede fino a che punto si potrebbe arrivare per proteggere un fratello o una sorella: mentire, commettere un reato, o persino occultare un corpo insieme, esplorando poi le inevitabili conseguenze di tali scelte. Il tema centrale ruota quindi attorno ai confini dell’amore familiare e alla responsabilità morale.

Quella Notte (That Night)

L’autrice non è nuova a storie ricche di colpi di scena e intrecci complessi. Ha spesso dichiarato il suo interesse per le dinamiche familiari e per le relazioni caratterizzate da tensioni emotive profonde. Con Quella notte, l’obiettivo è proprio quello di rimettere in discussione il significato del rapporto tra fratelli.

Per McAllister, la scrittura è un percorso in continua evoluzione, dove ogni revisione può trasformare radicalmente l’impianto della storia. È probabile che questo metodo abbia contribuito anche alla natura sorprendente e non lineare del romanzo. In un’intervista a Writer’s Digest, McAllister ha approfondito il suo approccio ai colpi di scena. Convinta che un twist efficace nasca dalla comprensione delle aspettative del lettore, è solita individuare in anticipo le possibili ipotesi del pubblico per poi ribaltarle strategicamente, costruendo così sviluppi narrativi inattesi.

Questo procedimento emerge chiaramente in Quella notte, in particolare nella struttura della trama, che ruota attorno al tema della colpevolezza o dell’innocenza delle tre sorelle. Anche se i dettagli più specifici possono essere frutto della creatività degli autori, sia nel romanzo sia nella versione televisiva, la comprensione delle dinamiche narrative e della psicologia umana conferisce all’opera ulteriori livelli di profondità.

La storia di Quella notte presenta alcune somiglianze con il caso di Regina e Margaret DeFrancisco

Sebbene il romanzo di Gillian McAllister sia ambientato in Inghilterra e in Italia, l’adattamento Netflix sposta l’azione in Spagna e nella Repubblica Dominicana, anche in virtù della produzione in lingua spagnola. Allo stesso modo, i nomi delle tre protagoniste (Joe, Cathy e Frannie), vengono modificati in Paula, Cris ed Elena. Al di là di questi cambiamenti formali, la serie conserva l’essenza della storia originale, approfondendo ulteriormente il conflitto e le dinamiche tra sorelle. Gran parte della tensione nasce dalle differenti reazioni delle tre protagoniste a un evento traumatico vissuto nell’infanzia, un elemento che trova riscontro anche in studi reali sul trauma e sul lutto.

Quella Notte (That Night)

È inoltre possibile che la storia abbia tratto ispirazione, almeno in parte, da fatti reali analoghi. Nel giugno 2000, le sorelle Regina e Margaret DeFrancisco uccisero il fidanzato di Regina, Oscar Velazquez, tentando poi di incendiare il corpo e l’auto della vittima. Le prime indagini indirizzarono subito i sospetti sulle due donne, che tuttavia riuscirono a fuggire prima dell’arresto.

Secondo le ricostruzioni, le sorelle rimasero latitanti per circa due anni e, quando furono catturate nel 2002, il caso aveva già ottenuto ampia notorietà a livello nazionale. Accusate di omicidio, sostennero la tesi della legittima difesa. Dopo un processo lungo e complesso, Regina fu riconosciuta colpevole nel settembre 2004 e condannata a 35 anni di reclusione. Margaret, inizialmente non condannata a causa del voto contrario di un giurato, fu poi giudicata colpevole in un secondo processo nel dicembre 2004, ricevendo una pena di 46 anni.

Nonostante alcune similitudini tra questo caso e la trama di Quella notte, le differenze restano sostanziali, confermando la natura completamente inventata della storia.

LEGGI ANCHE: Quella Notte, spiegazione del finale: perché Elena non si presenta al processo?

La serie live-action di Hitman cancellata: Hulu abbandona il progetto dopo quasi dieci anni

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Il progetto della serie live-action di Hitman non vedrà più la luce. Dopo quasi un decennio di sviluppo, l’adattamento televisivo che Hulu stava preparando è stato ufficialmente cancellato.

La notizia è arrivata direttamente da Derek Kolstad, sceneggiatore noto per aver creato la saga di John Wick e coinvolto nel progetto come autore del pilot e produttore esecutivo. Durante un’intervista al SXSW con The Direct, Kolstad ha confermato che la serie è ormai definitivamente accantonata.

“È morta sul nascere. È come una pugnalata al petto”, ha dichiarato lo sceneggiatore, spiegando che non ci sono più sviluppi in corso nonostante il suo entusiasmo per il personaggio e per il mondo narrativo del gioco.

Un progetto annunciato nel 2017 che non è mai decollato

La serie era stata annunciata nel 2017, quando Hulu e Fox 21 Television Studios avevano avviato lo sviluppo di un adattamento televisivo della celebre saga videoludica creata da IO Interactive.

Il franchise, nato nel 2000, ruota attorno al personaggio di Agent 47, un assassino geneticamente modificato specializzato in missioni di infiltrazione. Nel corso degli anni la serie di videogiochi è diventata una delle più celebri nel genere stealth, culminando nella trilogia World of Assassination pubblicata tra il 2016 e il 2021.

Nonostante l’interesse iniziale, il progetto televisivo non è mai entrato realmente in produzione. Inoltre Fox 21 Television Studios è stato successivamente riorganizzato e trasformato in Touchstone Television, senza che la serie venisse mai realizzata.

Gli adattamenti cinematografici di Hitman non hanno convinto

Il franchise di Hitman aveva già provato a conquistare Hollywood con due film live-action, ma entrambi sono stati accolti negativamente dalla critica.

Il primo, Hitman, vedeva protagonista Timothy Olyphant nel ruolo di Agent 47, ma ricevette recensioni molto dure. Ancora peggiore fu la ricezione di Hitman: Agent 47 con Rupert Friend, che ottenne un punteggio estremamente basso su Rotten Tomatoes.

Per questo motivo il futuro del personaggio al di fuori dei videogiochi rimane incerto. IO Interactive ha confermato che nuovi giochi della saga sono in sviluppo, ma un grande capitolo della serie potrebbe arrivare solo intorno al 2028.

Con la cancellazione della serie Hulu, dunque, le possibilità di vedere Agent 47 tornare presto in una produzione live-action sembrano al momento piuttosto remote.

La serie live-action di Assassin’s Creed per Netflix ha bisogno di una sola cosa per funzionare secondo la star originale del franchise

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L’universo di Assassin’s Creed si prepara a fare il salto sul piccolo schermo con una nuova serie live-action targata Netflix. Dopo il film del 2016 con Michael Fassbender, accolto in modo piuttosto tiepido da critica e pubblico, il celebre franchise videoludico di Ubisoft avrà una nuova opportunità per conquistare gli spettatori. Ma quale sarà l’elemento fondamentale per evitare gli errori del passato?

Secondo Abubakar Salim, interprete di Bayek nel videogioco Assassin’s Creed Origins, la risposta è sorprendentemente semplice: rispettare ciò che ha reso grande la saga fin dall’inizio.

Abubakar Salim: “Non serve reinventare Assassin’s Creed”

Intervistato da ScreenRant, l’attore ha spiegato che Netflix dispone già di tutto il materiale necessario per costruire una grande serie televisiva senza stravolgere la formula originale.

Per Salim, il rischio maggiore sarebbe cercare di innovare a tutti i costi, perdendo di vista gli elementi che hanno conquistato milioni di giocatori nel corso degli ultimi vent’anni.

“Bisogna pensare alla community che ha dato vita al franchise. Devi dare ai fan ciò che hanno amato fin dall’inizio. Quando si parla di narrazione televisiva è diverso dai videogiochi, ma con una saga come Assassin’s Creed, che vive nel mondo dei videogame da così tanti anni, devi ascoltare i fan e rendere omaggio a ciò che l’ha resa speciale.”

L’attore ritiene che il cuore della serie debba restare immutato.

“È molto facile cercare di innovare qualcosa che in realtà non ha bisogno di essere reinventato. Ha bisogno del suo nucleo centrale: il Credo degli Assassini, gli elementi storici e anche la componente ambientata nel presente.”

L’ambientazione storica resta il vero punto di forza della saga

Tra tutti gli aspetti del franchise, Salim individua nelle ricostruzioni storiche il tratto distintivo che ha sempre differenziato Assassin’s Creed da qualsiasi altra saga action.

Dall’Italia rinascimentale di Ezio Auditore all’Antico Egitto di Bayek, passando per la Rivoluzione Americana, la Grecia classica e il Giappone feudale, il fascino della serie è sempre stato legato alla possibilità di vivere grandi eventi storici attraverso gli occhi degli Assassini.

“Penso che l’aspetto più importante sia proprio quello storico, il vivere nei panni di un Assassino nel passato. È qualcosa di davvero affascinante. Se riusciranno a rispettare questo elemento e a rendergli giustizia, allora saremo a cavallo.”

Le sue parole sembrano suggerire che Netflix dovrebbe concentrarsi più sulla fedeltà all’identità del franchise che sulla ricerca di nuove formule narrative.

La lunga durata di una serie TV può essere un vantaggio

Un altro elemento che rende Salim ottimista riguarda proprio il formato seriale. A differenza di un film, una serie televisiva permette di sviluppare i personaggi con maggiore profondità e di costruire archi narrativi più articolati.

“I fan vivono questi personaggi per centinaia di ore. Respirano questo universo. Bisogna entusiasmarli ma allo stesso tempo raccontare una grande storia.”

Secondo l’attore, il linguaggio televisivo si adatta perfettamente a una saga come Assassin’s Creed.

“Nei videogiochi trascorri ore e ore con questi personaggi. In una serie televisiva succede la stessa cosa. È per questo che può funzionare così bene: c’è il tempo necessario per far respirare la storia, senza dover correre.”

Quando potrebbe arrivare la serie di Assassin’s Creed su Netflix

Al momento Netflix non ha ancora annunciato una data d’uscita ufficiale per la serie. Tuttavia, diverse indiscrezioni suggeriscono che il debutto potrebbe avvenire tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.

Dopo anni di tentativi non sempre riusciti di adattare i videogiochi in live-action, il successo recente di produzioni come Fallout e The Last of Us ha dimostrato che il pubblico è pronto ad accogliere questo tipo di progetti quando vengono realizzati con rispetto per il materiale originale.

Se Netflix saprà seguire il consiglio di Abubakar Salim e mettere al centro il Credo degli Assassini, le ambientazioni storiche e i personaggi che hanno reso celebre il franchise, la nuova serie potrebbe finalmente offrire l’adattamento che i fan aspettano da anni.

La serie di Star Wars su Lando diventa un film!

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La serie di Star Wars su Lando diventa un film!

Abbiamo appreso per la prima volta dei piani per una serie TV di Lando nel dicembre 2020. All’epoca, la Lucasfilm annunciò che Justin Simien sarebbe stato showrunner del progetto, con Donald Glover di Solo: A Star Wars Story pronto a riprendere il personaggio di Lando Calrissian. Sfortunatamente, a quell’annuncio per molto tempo non sono seguite notizie concrete sullo show e Glover ha spesso eluso domande sulla possibilità di riprendere il ruolo reso famoso per la prima volta da Billy Dee Willaims.

Per quanto riguarda Simien, la serie è stata ripetutamente menzionata nelle interviste mentre stava facendo il giro per promuovere il film Disney La Casa dei Fantassmi. Ammettendo di non aver sentito nulla della serie da quando è stata annunciata, il regista ha infine affermato che lo studio gli aveva comunicato che dovevano valutare la disponibilità di tutti. Tuttavia, poco dopo che questi commenti sono stati diffusi, si è scoperto che Glover e suo fratello Stephen hanno assunto il compito di scrivere la serie, mentre Simien era ufficialmente uscito dal progetto.

Da quando ciò è stato ufficializzato, nuove informazioni hanno iniziato a circolare riguardo Lando e a fornire un importante aggiornamento è ora proprio Stephen Glover, il quale ha rivelato che il progetto non è più pensato come serie bensì come film! “Non è nemmeno uno show… l’idea in questo momento è quella di fare un film“, ha confermato durante un’intervista (tramite SFFGazette.com). La notizia sembra coerente con la volontà del CEO della Disney, Bob Iger, di riportare Star Wars nei cinema e spendere meno per lo streaming. Alla luce di ciò, non resta che attendere maggiori notizie riguardanti questo film su uno dei personaggi secondari più famosi del franchise.

La serie Batman di Matt Reeves rilancia una delle idee migliori di The Batman nella stagione 2

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L’universo di The Batman continua ad espandersi e, in attesa dell’arrivo di The Batman – Part II nel 2027, un’altra produzione legata a Matt Reeves è pronta a tornare. Batman: Caped Crusader debutterà infatti con la sua seconda stagione il 31 luglio su Prime Video, e il nuovo trailer lascia già intravedere una scelta narrativa che richiama uno degli elementi più apprezzati del film con Robert Pattinson.

Come accaduto in The Batman, anche la serie animata non si limiterà a puntare su un solo antagonista, ma costruirà una Gotham popolata da numerosi villain iconici. Una strategia che aveva contribuito al successo del film del 2022 e che sembra destinata a tornare anche nella nuova stagione.

L’Enigmista sarà il volto principale della stagione, ma Gotham sarà ancora una volta popolata da molti nemici di Batman

Batman: Caped Crusader

Il trailer conferma che l’Enigmista (The Riddler) avrà un ruolo centrale nella seconda stagione di Batman: Caped Crusader.

Una scelta che richiama inevitabilmente The Batman, dove il personaggio interpretato da Paul Dano rappresentava il principale antagonista della storia. Anche in quel caso, però, il film non ruotava esclusivamente attorno a lui.

Matt Reeves aveva infatti costruito una Gotham viva e pericolosa, popolata da personaggi come Pinguino, Carmine Falcone, Catwoman e perfino un fugace Joker, lasciando intendere un universo criminale molto più ampio rispetto alla trama principale.

La seconda stagione di Batman: Caped Crusader sembra voler seguire la stessa filosofia.

Accanto all’Enigmista torneranno infatti numerosi celebri avversari dell’Uomo Pipistrello, tra cui Harley Quinn, Poison Ivy, Mad Hatter e diversi altri criminali dell’universo DC.

Più che raccontare un singolo scontro tra Batman e un nemico, la serie sembra quindi voler continuare a costruire una Gotham ricca di minacce, proprio come aveva fatto il film di Reeves.

Anche Joker potrebbe avere un ruolo molto più importante di quanto mostri il trailer

Batman: Caped Crusader

Se l’Enigmista appare come il principale antagonista della nuova stagione, molti fan stanno già osservando con attenzione un altro personaggio.

Joker compare infatti solo brevemente nelle nuove immagini diffuse da Prime Video, ma il finale della prima stagione aveva già preparato il terreno per il suo debutto.

Questa versione del Principe Pagliaccio del Crimine si era presentata con un approccio decisamente inquietante, sperimentando una tossina capace di provocare una risata mortale nelle vittime e mostrando un tono molto più cupo rispetto ad altre incarnazioni recenti.

Proprio per questo motivo non è escluso che il trailer stia semplicemente evitando di mostrare troppo del suo coinvolgimento nella storia.

Una strategia che ricorda ancora una volta The Batman, dove il Joker interpretato da Barry Keoghan compariva soltanto nelle sequenze finali, lasciando intuire un ruolo più importante per il futuro della saga senza rubare la scena all’Enigmista.

Con Batman: Caped Crusader già rinnovata per una seconda stagione prima ancora del debutto dei nuovi episodi, Prime Video e Warner Bros. sembrano intenzionate a trasformare la serie in uno dei pilastri dell’universo animato dedicato al Cavaliere Oscuro. E riprendere una delle intuizioni più riuscite di The Batman potrebbe rivelarsi la scelta giusta per consolidarne il successo.

La serie “Harry Potter” della HBO includerà una scena non canonica con Hagrid che era stata tagliata dal primo film

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La nuova serie HBO di Harry Potter continuerà a espandere l’universo della saga con materiale inedito, ma una novità sorprendente riguarda una scena già esistente… e mai vista. La serie includerà infatti una sequenza con Rubeus Hagrid originariamente girata per Harry Potter e la Pietra Filosofale, ma poi eliminata dal montaggio finale.

Secondo quanto mostrato nei materiali dietro le quinte e nel primo sguardo alla serie, la scena vede Hagrid e Harry viaggiare nella metropolitana londinese, offrendo un passaggio narrativo che nel film originale era solo suggerito. Il nuovo Hagrid, interpretato da Nick Frost, accompagna Harry verso il Paiolo Magico e Diagon Alley, inserendo dialoghi e momenti completamente inediti.

La notizia arriva da contenuti ufficiali HBO e materiali promozionali della serie, che mostrano come gli autori stiano lavorando su un equilibrio tra fedeltà ai libri di J. K. Rowling e nuove aggiunte narrative. E proprio questa scena rappresenta un caso unico: nasce dal film, non dal romanzo, ma viene reinventata per la TV.

Questa scelta è significativa perché mostra chiaramente la direzione della serie: non un semplice remake, ma una rilettura che recupera, espande e rielabora anche ciò che era stato scartato.

La scena di Hagrid nella metro cambia il viaggio di Harry: perché non è canon ma è importante

Nel romanzo originale, il viaggio di Harry verso Diagon Alley viene solo accennato, senza una vera rappresentazione visiva. Il film del 2001 aveva girato una scena nella metropolitana, poi tagliata, mentre la serie HBO decide di recuperarla e ampliarla.

La differenza fondamentale è che questa nuova versione introduce dialoghi completamente non canon, come il racconto di Hagrid sui genitori di Harry — James Potter e Lily Potter — descritti come persone “coraggiose e giuste”. Un’aggiunta che non esiste nei libri, ma che rafforza subito il legame emotivo tra Harry e il suo passato.

Allo stesso tempo, la scena ha una funzione narrativa precisa: rendere più credibile il passaggio tra il mondo dei Babbani e quello magico. Mostrare Hagrid in un contesto quotidiano come la metro serve a radicare la storia nella realtà, rendendo il contrasto con il mondo magico ancora più forte.

In questo senso, la serie HBO sembra voler fare qualcosa di diverso rispetto ai film: non limitarsi a raccontare la storia, ma riempire gli spazi vuoti, anche a costo di uscire dal canone originale.

La sera Leone, la mattina… (considerazioni, premi, saluti)

La sera Leone, la mattina… (considerazioni, premi, saluti)

Ed eccomi qui, a scrivervi dall’acquabus per il più plebeo dei rientri. Perché sì, mi si prende per il culo che sono una star e di solito mi aspetta una Lancia. Ma purtroppo per i miei fan devo confessare per onestà intellettuale che la Lancia non è mia, è dell’azienda per cui lavoro che se vado alla stazione a prendere il treno verso Roma mi dà un passaggio, se no m’attacco ar cazzo. Anche comprensibilmente. AndreaPer cui, dato che come vi dicevo sono diretto verso Madrid a farmi incornare da un toro, quest’anno Alilaguna a gogò. Che poi mi fa piacere in finale. Il lento ondeggiare oltre al vomito, stima la concentrazione e mi dà modo di riflettere su come sia andata a finire tutta la storia. Quindi, il Leone lo ha preso Lav Diaz. Un Leone controverso tra chi esultava dalla gioia in lacrime come se poi i soldi glie li dessero a lui – no, non è questione di tifo. Io così non reagirei nemmeno se il Leone lo vincesse Sam Raimi. Io reagirò così quando potrò finalmente andare da un punto A a un punto B senza incontrare dodicimila persone che mi vogliono portare verso C, quando potrò dormì nel letto de casa, iscrivermi in piscina e magari andarci e riconoscere il mio viso la mattina quando mi sveglio – e polemiconi dell’ultima ora che dicono ‘ah, ma tanto del film non glie ne frega niente a nessuno. Perché premiano sta roba che tanto nessuno la distribuisce eccetera…’. Intendiamoci, nemmeno a me me ne frega niente. Nel senso più assoluto.

Venezia 73, tutti i vincitori: Leone d’Oro a The Woman Who Left di Lav Diaz

Ieri tante persone mi hanno detto ‘mi dispiace per te, ha vinto Lav’. Ma per me, ragà, bella pè lui. L’importante è che io il film non sia costretto a vederlo, poi se vogliamo dare una mano al popolo filippino ben venga. Pago pure il biglietto, guarda, se qualche coraggioso lo porta in sala. Magari Lucky Red, che du anni fa s’è spennata pure ‘Un piccione seduto su un ramo…’ e in finale avrà già pronto ‘Lo chiamavano Mazinga Z’ per recuperare. Onore agli eroi. Però non lo vedo, il film, m’ò raccontate, dai, tanto me fido. Per il resto più o meno quello che ci si aspettava, a parte i classici premi troll, che ci devono stare che se nessuno si incazza non fa ride, in questo caso ai cannibali e al polipone. Evabbè. Piuttosto, da segnalare l’euforia che ha colpito gli avventori della sala conferenze stampa – noi compresi, lo ammettiamo – durante la cerimonia, che senza nessun motivo apparente si è iniziato a ridere sguaiatamente alla comparsa del povero Roberto Andò, presidente giuria del ‘Pannolino d’oro’ (abbiate pazienza, i nomi veri delle sezioni non me li ricordo, è come uscire da un esame e sorbirsi le classiche ‘che ti ha chiesto?’), che si impappinava causa emozione. Comunque a noi dei premi ufficiali ci fotte sega. A noi interessano i premi paralleli, che in effetti regalano molte conferme.

lav diaz leoni d'oroIl premio GCCMNF (Gran Cazzo Che Me ne Frega), assegnato ad autori di film di portata impegnativa e dai temi profondi e particolarmente lontani dalla praticità del quotidiano vivere viene meritatamente consegnato proprio a Lav Diaz “per aver realizzato un film di cui non frega e non fregherà mai una sega e nessuno spettatore che non abbia mai messo piede in un Festival, in bianco e nero, dalla durata spropositata e indistribuibile senza immaginare forti tagli al personale di qualsiasi sala cinematografica per limitare le spese, ed essersene bellamente sbattuto il cazzo di tutte queste sottigliezze, aver vinto il Leone d’oro con pernacchia e triplo carpiato dopo aver sottoposto a Rohypnol la giuria a sua insaputa e aver pure bellamente gozzovigliato alla faccia di tutti i curiosi dell’ultima ora che sono entrati in sala pagando il biglietto per la proiezione di chiusura senza sapere minimanente cosa li aspettava.”

Il premio ICEFAC (prestigioso riconoscimento la cui sigla sta per In Culo e Fòco ai Capelli), concepito assieme a Cristiana Paternò e tradizionalmente assegnato a individui dalle capigliature particolarmente significative, viene consegnato all’intero cast del film Jackie per le bizzarre acconciature d’epoca. Negli anni passati l’ICEFAC è stato consegnato tra le varie edizioni di Mostra di Venezia, Festival di Cannes e Berlinale a: Sean Penn (il primo ICEFAC, per This Must Be The Place), Monica Bellucci (per Irreversible), Tilda Swinton/Tom Hiddleston/Jim Jarmush (presentatisi alla conferenza del film Only Lovers Left Alive con medesimo taglio di capelli), Lav Diaz/Gianfranco Rosi (Berlinale 66, come rappresentanti di due estremi).

Il premio Tardo d’oro per il più rincoglionito del Lido va ai gestori del supermercatino dove tutti andiamo (non c’è bisogno di specificare qual è). Sono bravi, eh, ma bisogna avere pazienza e tempo libero.

(Ang)

E poi a chiudere i premi paralleli c’è il premio Colloammare, riconoscimento assegnato a registi, sceneggiatori, artisti vari – ma anche semplici astanti – che si distinguono per le particolari fattezze del collo. La storia del premio risale alla Berlinale 2016, la leggenda narra che durante la lunghissima e noiosissima conferenza stampa di Berlino, durante premiazione del regista Rosi per il magnifico Fuocoammare, qualcuno si chiedesse ‘ma il collo di Rosi dov’è?’.

Nel silenzio, una voce rispose ‘l’ha perduto a Lampedusa’. Da allora, in omaggio a questo grandissimo artista e al suo non collo, si è deciso di istituire un premio che celebrasse l’unico momento di ilarità durante una conferenza stampa di 14 ore e mezzo (ci addestravano a sopportare Lav Diaz). Il primo Colloammare è stato appunto assegnato a Gianfranco Rosi. La celebre statuetta, che riporta le fattezze del primo premiato, è stata attribuita durante la Mostra di Venezia al collo di Gabriele Muccino.Gabriele Muccino Leone

Colgo l’occasione per salutarvi anche io, perché i preparativi pre partenza sono stati lunghi e complicati e non si è trovato il tempo. Innanzi tutto ho visto i premi con Ang, e per me questo è il momento più bello visto che ridiamo sempre come due cretini e ci vengono in mente tante cazzate, come ‘il polpo e in polposition’ o ‘e Roberto consegnato il premio, se ne Andò’. Capite bene che per noi le cerimonie sono bei momenti. Insomma, di Lav, dei premi, vi ha detto Ang. Anche a me sostanzialmente fottesega delle accuse di chi si sente di dover difendere il Leone d’oro, non l’ho visto ma mica per boicottare il film. Che quando leggo stronzate di questo tipo mi viene voglia di cancellare le persone che le scrivono, io a Lav voglio bene, ho persino personificato in una foto The women who left nel momento in cui, finito il festival, ho gettato il badge e me ne so annata affanculo. E comunque voglio più bene io al regista se preferisco vedermelo al cinema in un momento in cui mi rode il culo di meno, perché magari ho dormito, pranzato e le quattro ore di Lav Diaz me parono pure poche. Per il resto grande Lav, hai fatto bene a vincere tu, così tutte quelle che se so comprate il biglietto per vedere il film vincitore so rimasti bloccati in sala fino alle due e noi siamo riusciti a trovare posto al ristorante persino l’ultima sera (pensa che presa a male, poveri). Grazie per averci letto anche quest’anno, se vi va ci si rivede al Festival di Roma, portate pazienza e fateci riposà per un mesetto, ritrovare l’analista, magnà sano, bere meno. Prendiamo insomma la giusta distanza per un po’. Chissà se per la Festa del Cinema rimarrà almeno il Campidoglio a Roma.Valentina

(Vì)

La Selezione Ufficiale della Festa del Cinema di Roma 2022

La Selezione Ufficiale della Festa del Cinema di Roma 2022

E’ stata annunciata la selezione ufficiale della Festa del cinema di Roma 2022. Ovviamente il festival risente della nuova architettura che comprende un concorso internazionale, una sezione Freestyle e una sezione per il grande pubblico. Nel concorso troviamo i grandi titoli APPLE TV+ della stagione tra cui Causeway, con Jennifer Lawrence e Raymond & Ray con Ewan McGregor, Ethan Hawke.

Da segnalare tanti titolo in arrivo come AMSTERDAM di David O. Russell, THE LOST KING di Stephen Frears, gli italiani LA STRANEZZA di Roberto Andò, ASTOLFO, e WAR – LA GUERRA DESIDERATA di Gianni Zanasi. Spazio anche alle serie nella sezione Freestyle con ROMULUS II – LA GUERRA PER ROMA, SONO LILLO e THE LAST MOVIE STARS di Ethan Hawke

Concorso internazionale

Concorso internazionale specializzato composto da 16 titoli, senza distinzione tra film di finzione, documentari e film in animazione.

  • ALAM di Firas Khoury, Francia, Tunisia, Palestina, Arabia Saudita, Qatar, 2022, 110’ | Opera prima
  • EL CASO PADILLA | THE PADILLA AFFAIR di Pavel Giroud, Spagna, Cuba, 2022, 78’ | Doc |
  • CAUSEWAY di Lila Neugebauer, Stati Uniti, 2022, 92’ | Opera prima |
  • LA CURA di Francesco Patierno, Italia, 2022, 87’
  • FOUDRE | THUNDER di Carmen Jaquier, Svizzera, 2022, 92’ | Opera prima |
  • HOURIA di Mounia Meddour, Francia, 2022, 104’
  • IN EINEM LAND, DAS ES NICHT MEHR GIBT | IN A LAND THAT NO LONGER EXISTS
    di Aelrun Goette, Germania, 2022, 101’
  • JANVĀRIS | JANUARY
    di Viesturs Kairišs, Lettonia, Lituania, Polonia, 2022, 94’
  • JEONG-SUN di Jeong Ji-hye, Corea del Sud, 2022, 105’ | Opera prima |
  • LV GUAN | THE HOTEL di Wang Xiaoshuai, Hong Kong, 2022, 112’
  • I MORTI RIMANGONO CON LA BOCCA APERTA di Fabrizio Ferraro, Italia, Spagna, 2022, 84’
  • RAMONA di Andrea Bagney, Spagna, 2022, 80’ | Opera prima |
  • RAYMOND & RAY di Rodrigo García, Stati Uniti, 2022, 100’
  • SANCTUARY di Zachary Wigon, Stati Uniti, 2022, 96’
  • SHTTL di Ady Walter, Francia, Ucraina, 2022, 109’ | Opera prima |
  • LA TOUR | LOCKDOWN TOWER di Guillaume Nicloux, Francia, 2022, 89’

FREESTYLE

Sezione non competitiva composta da 25 titoli di formato e stile liberi, dalle serie ai video clip, dai film alla videoarte.

  • 75 – BIENNALE RONCONI VENEZIA di Jacopo Quadri, Italia, 2022, 84’ | Doc |
  • AMATE SPONDE di Egidio Eronico, Italia, 2022, 78’ | Doc |
  • BASSIFONDI di Francesco Pividori, Italia, 2022, 94’ | Opera prima |
  • LA CALIFORNIA di Cinzia Bomoll, Italia, Cile, 2022, 100’
  • DANIEL PENNAC: HO VISTO MARADONA! di Ximo Solano, Spagna, Italia, 2022, 82’ | Doc |
  • DARIO FO: L’ULTIMO MISTERO BUFFO di Gianluca Rame, Italia, 2022, 90’ | Doc |
  • DREI FRAUEN UND DER KRIEG | TRAINED TO SEE – THREE WOMAN AND THE WAR di Luzia Schmid, Germania, Italia, 2022, 106’ | Doc |
  • LA DIVINA COMETA di Mimmo Paladino, Italia, 2022, 96’
  • DJANGO – LA SERIE di Francesca Comencini, Italia, Francia, 2022, 2 episodi, 100’ | Serie
  • ENRICO CATTANEO / RUMORE BIANCO di Francesco Clerici, Ruggero Gabbai, Italia, 2021, 32’ | Doc |
  • ER GOL DE TURONE ERA BONO di Francesco Miccichè, Lorenzo Rossi Espagnet, Italia, 2022, 85’ | Doc |
  • JANE CAMPION, LA FEMME CINÉMA | JANE CAMPION, THE CINEMA WOMAN di Julie Bertuccelli, Francia, 2022, 100’ | Doc |
  • JAZZ SET di Steve Della Casa, Caterina Taricano, Italia, 2022, 73’ | Doc |
  • THE LAST MOVIE STARS di Ethan Hawke, Stati Uniti, 2022, 6 episodi, 441’ | Serie | Doc
  • LIFE IS (NOT) A GAME di Antonio Valerio Spera, Italia, Spagna, 2022, 90’ | Doc |
  • LOLA di Andrew Legge, Irlanda, Regno Unito, 2022, 80’ | Opera prima |
  • LOUIS ARMSTRONG’S BLACK & BLUES di Sacha Jenkins, Stati Uniti, 2022, 104’ | Doc
  • LYNCH / OZ di Alexandre O. Philippe, Stati Uniti, 2022, 108’ | Doc |
  • IL MALEDETTO di Giulio Base, Italia, 2022, 112’
  • NINO MIGLIORI. VIAGGIO INTORNO ALLA MIA STANZA di Elisabetta Sgarbi, Italia, 2022, 42’| Doc |
  • LA PAZ DEL FUTURO di Francesco Clerici, Luca Previtali, Italia, Regno Unito, 2022, 80’ | Doc |
  • ROMULUS II – LA GUERRA PER ROMA di Matteo Rovere (ep. 1), Enrico Maria Artale (ep. 2), Italia, 2022, 2 episodi, 100’ | Serie |
  • SELF–PORTRAIT AS A COFFEE POT di William Kentridge, Sudafrica, Stati Uniti, 2022, 3 episodi, 110’ | Serie | Doc |
  • SONO LILLO di Eros Puglielli, Italia, 2022, 3 episodi, 84’ | Serie |
  • SOUVENIR D’ITALIE di Giorgio Verdelli, Italia, 2022, 94’ | Doc |

GRAND PUBLIC

Sezione non competitiva dedicata al cinema per il grande pubblico, per un totale di 16 titoli.

  • IL COLIBRÌ di Francesca Archibugi, Italia, Francia, 2022, 126′ Il film sarà preceduto dalla proiezione del cortometraggio: LUCIANO PAVAROTTI, LA STELLA
  • AMSTERDAM di David O. Russell, Stati Uniti, 2022, 134’
  • ASTOLFO di Gianni Di Gregorio, Italia, 2021, 97’
  • BROS di Nicholas Stoller, Stati Uniti, 2022, 115’
  • BUTCHER’S CROSSING di Gabe Polsky, Stati Uniti, 2022, 105’
  • ERA ORA di Alessandro Aronadio, Italia, 2022, 109’
  • THE LOST KING di Stephen Frears, Regno Unito, 2022, 108’
  • THE MENU di Mark Mylod, Stati Uniti, 2022, 107’
  • MRS. HARRIS GOES TO PARIS | LA SIGNORA HARRIS VA A PARIGI di Anthony Fabian, Regno Unito, Ungheria, 2022, 115’
  • L’OMBRA DI CARAVAGGIO di Michele Placido, Italia, Francia, 2022, 120’
  • IL PRINCIPE DI ROMA di Edoardo Falcone, Italia, 2022, 92’
  • RAPINIAMO IL DUCE di Renato De Maria, Italia, 2022, 98’
  • RHEINGOLD di Fatih Akın, Germania, Paesi Bassi, Marocco, Messico, 2022, 140’
  • LA STRANEZZA di Roberto Andò, Italia, 2022, 103’
  • WAR – LA GUERRA DESIDERATA di Gianni Zanasi, Italia, Francia, 2022, 130’
  • WHAT’S LOVE GOT TO DO WITH IT? di Shekhar Kapur, Regno Unito, 2022, 109’

PROIEZIONI SPECIALI

Sezione non competitiva per un totale di 11 titoli.

  • LES ANNEES SUPER-8 | THE SUPER 8 YEARS di Annie Ernaux, David Ernaux-Briot, Francia, 2022, 60’ | Doc |
  • A COOLER CLIMATE di James Ivory, Giles Gardner, Regno Unito, 2022, 75’ | Doc
  • GOOD MORNING TEL AVIV di Giovanna Gagliardo, Italia, 2022, 91’ | Doc |
  • KILL ME IF YOU CAN di Alex Infascelli, Italia, 2022, 90’ | Doc |
  • КОРДОН KORDON (CONFINE) di Alice Tomassini, Italia, 2022, 67’ | Doc |
  • ORA TOCCA A NOI – STORIA DI PIO LA TORRE di Walter Veltroni, Italia, 2022, 102’ | Doc |
  • POLAŃSKI, HOROWITZ. HOMETOWN di Mateusz Kudła, Anna Kokoszka-Romer, Polonia, 2021, 75’ | Doc |
  • RITRATTO DI REGINA di Fabrizio Ferri, Italia, 2022, 77’ | Doc |
  • RULES OF WAR di Guido Hendrikx, Paesi Bassi, 2022, 53’ | Doc |
  • UMBERTO ECO – LA BIBLIOTECA DEL MONDO di Davide Ferrario, Italia, 2022, 80’ | Doc |
  • VIA ARGINE 310 di Gianfranco Pannone, Italia, 2022, 70’ | Doc |

BEST OF 2022

Sezione non competitiva composta da 11 film provenienti da altri festival internazionali, considerati tra i migliori della stagione.

ALL THAT BREATHES di Shaunak Sen, India, Stati Uniti, Regno Unito, 2022, 94’ | Doc |

LES AMANDIERS di Valeria Bruni Tedeschi, Francia, 2022, 126’

AS BESTAS di Rodrigo Sorogoyen, Spagna, Francia, 2022, 137’

CORSAGE di Marie Kreutzer, Austria, Lussemburgo, Germania, Francia, 2022, 112’

COUPEZ! | CUT! ZOMBI CONTRO ZOMBI di Michel Hazanavicius, Francia, Giappone, 2021, 112’

L’ENVOL | LE VELE SCARLATTE di Pietro Marcello, Francia, Italia, Germania, 2022, 99’

L’INNOCENT di Louis Garrel, Francia, 2022, 99’

KLONDIKE di Maryna Er Gorbach, Ucraina, Turchia, 2022, 100’

RABIYE KURNAZ GEGEN GEORGE W. BUSH | MAMMA CONTRO G. W. BUSH di Andreas Dresen, Germania, Francia, 2022, 119’

TRIANGLE OF SADNESS di Ruben Östlund, Svezia, Germania, Francia, Regno Unito, 2022, 142’

WALAD MIN AL JANNA | BOY FROM HEAVEN di Tarik Saleh, Svezia, Francia, Finlandia, Danimarca, 2022, 126’

STORIA DEL CINEMA

Sezione non competitiva dedicata agli omaggi, ai film in versione restaurata e all’approfondimento della storia del cinema italiano e internazionale con 23 titoli.

  • OMAGGIO A JAMES IVORY PREMIO ALLA CARRIERA 2022
  • MAURICE di James Ivory, Regno Unito, 1987, 140’ | Versione restaurata
  • Retrospettiva Ms. Woodward and Mr. Newman
  • MR. & MRS. BRIDGE di James Ivory, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, 1990, 126’
  • THE REMAINS OF THE DAY | QUEL CHE RESTA DEL GIORNO di James Ivory, Stati Uniti, Regno Unito, 1993, 134’
  • A ROOM WITH A VIEW | CAMERA CON VISTA di James Ivory, Regno Unito, 1985, 117’
  • OMAGGIO A MARISA PAREDES Giurata del Premio “Ugo Tognazzi” alla Miglior commedia
  • TACONES LEJANOS | TACCHI A SPILLO di Pedro Almodovar, Spagna, Francia, 1991, 112’
  • OMAGGIO A JEAN-LUC GODARD Scelto e presentato da Michel Hazanavicius
  • UNE FEMME MARIÉE | UNA DONNA SPOSATA di Jean-Luc Godard, Francia, 1964, 95’

RESTAURI

  • L’ANATRA ALL’ARANCIA di Luciano Salce, Italia, 1975, 105’
  • A NOI! di Umberto Paradisi, Italia, 1922, 55’ | Doc |
  • AMORI DI MEZZO SECOLO – EP. 3 “DOPOGUERRA 1920” di Mario Chiari, Italia, 1954, 15’
  • LA GRANDE BOUFFE | LA GRANDE ABBUFFATA di Marco Ferreri, Francia, Italia, 1973, 130’
  • IL LADRO DI BAMBINI di Gianni Amelio, Italia, Francia, 1992, 134’ |
  • LA PORTA DEL CIELO di Vittorio De Sica, Italia, 1945’, 88’ |

DOCUMENTARI

In occasione della proiezione de La porta del cielo sarà presentato:

  • ARGENTO PURO di Matteo Ceccarelli, Italia, 2022, 42’ | Doc |
  • C’ERA UNA VOLTA IL CINEMA AZZURRO SCIPIONI di Lorenzo Negri, Italia, 2022, 95’ | Doc |
  • CLAUDIA di Franck Saint-Cast, Francia, 2022, 75’ | Doc |
  • L’ESTATE DI JOE, LIZ E RICHARD di Sergio Naitza, Italia, 2022, 86’ | Doc |
  • I MAGNIFICI 4 DELLA RISATA di Mario Canale, Italia, 2022, 90’ | Doc |
  • PASOLINI, CRONOLOGIA DI UN DELITTO POLITICO di Paolo Fiore Angelini, Italia, 2022, 120’ | Doc |
  • IL SOGNO DI UNA COSA di Leonardo Ferrari Carissimi, Italia, 2021, 46’ | Doc |
  • STENO di Raffaele Rago, Italia, 2022, 75’ | Doc |
  • I VESTITI DEI SOGNI di Luan Amelio, Italia, 2022, 20’ | Doc |
  • VIRNA LISI – LA DONNA CHE RINUNCIÒ A HOLLYWOOD di Fabrizio Corallo, Italia, 2022, 82’ | Doc |

La segretaria dei Beatles: solo per il 27 maggio al cinema

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Arriva al cinema, solo per il 27 maggio, La segretaria dei Beatles, il film-evento che narra la storia delle mitica band vista dagli occhi di Freda Kelly –cuore pulsante del fanclub internazionale.La proiezione sarà preceduta da un’esclusiva masterclass, l’introduzione della stessa Freda trasmessa via satellite nelle sale italiane.

Freda Kelly era solo una giovane e timida adolescente di Liverpool quando Brian Epstein le chiese di lavorare per una band locale nella speranza di “renderla grande”, seguendo tutti gli aspetti del neonato fan club ufficiale. Il nome di quella band? The Beatles naturalmente. E’ stato così che un lavoro apparentemente ordinario si è trasformato in un’avventura senza precedenti. Sin da subito Freda, una delle pochissime figure femminili nell’entourage del gruppo, ha avuto fiducia nei Beatles e i Beatles hanno avuto fiducia in Freda, rendendola parte della loro famiglia, dei loro segreti più intimi, delle loro paure, delle loro gioie.

I Fab Four sono stati insieme per 10 anni, ma Freda ha lavorato per loro per 11 diventando il riferimento assoluto del fanclub più importante della storia del rock: gestito da lei, coordinato da lei, di fatto inventato da lei. In tanti sono entrati e usciti dalla cerchia della band, in quello che è il frenetico mondo dello star system. Ma Freda è rimasta, con la sua fedeltà incrollabile e discreta, con tutta la sua dedizione e la sua professionalità, senza mai concessioni al mondo dei gossip e dei tabloid. Come segretaria e amica di Paul, George, Ringo e John, Freda è stata accanto a loro mentre tutto si svolgeva, testimone dell’evoluzione, delle battute d’arresto, delle scoperte, delle sfide dei Beatles. Come una di famiglia insomma.

LA SEGRETARIA DEI BEATLESCosì oggi, dopo 50 anni, il regista Ryan White ha deciso di lasciare la parola proprio a Freda perché potesse raccontare per la prima volta la storia dei Beatles sotto una prospettiva nuova: perché potesse narrare tutta la sua eccezionale storia nel film La Segretaria dei Beatles. Il racconto straordinario di questa testimone d’eccezione sarà al cinema solo per un giorno, martedì 27 maggio alle 20.30, preceduto da un’esclusiva masterclass: l’introduzione della stessa Freda Kelly –accompagnata dal giornalista e critico musicale Gino Castaldo- trasmessa via satellite nelle sale italiane del network gestito da Open Sky Cinema.

La Segretaria dei Beatles è uno dei pochi film che ha avuto il pieno sostegno dei Beatles tanto da essere accompagnato dalle musiche originali dei quattro, probabilmente proprio perché in un mondo in cui la celebrità conta più di ogni altra cosa, Freda Kelly è una personalità rara a cui la band è sempre stata molto legata.

Con il suo film Ryan White (già regista del pluripremiato documentario Pelada che narra attraverso il gioco del calcio un viaggio in 25 paesi del mondo) è stato capace di offrire una prospettiva insider sulla band che più di ogni altra ha segnato la storia della musica e dell’industria musicale mondiale. L’uscita del suo film, solo per un giorno il 27 maggio, è un appuntamento importante che precede di pochi giorni anche il ritorno su grande schermo in versione restaurata in 4K e con audio rimasterizzato di A Hard Day’s Night dei Beatles, lo storico film firmato da Richard Lester che sarà nelle sale solo per 3 giorni, dal 9 all’11 giugno proprio a 50 anni dall’uscita USA.

La Segretaria dei Beatles è distribuita al cinema da Nexo Digital e Feltrinelli con i media partner Radio DEEJAY, Radio Capital e MYmovies.it.

L’evento fa parte di “Masterclass Live”, la nuova collana di contenuti al cinema firmata Nexo Digital che nasce in collaborazione con Eventidigitali, con il supporto tecnologico di Open Sky Cinema.

La sedia della felicità: recensione del film di Carlo Mazzacurati

Nell’ultima opera che Carlo Mazzacurati lascia, La sedia della felicità ha voluto con sé Valerio Mastandrea – sempre più padrone di un ormai supercollaudato personaggio dimesso e ironico – e una grintosa Isabella Ragonese, assieme a Giuseppe Battiston (padre Weiner), eroi involontari di una vicenda tragicomica. Ma anche gli attori diretti negli anni cui era più legato: Katia Ricciarelli, Milena Vukotic, Antonio Albanese, Roberto Citran, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando. Si  sono divertiti, lui e loro, con ruoli improbabili, spingendo sul registro comico-grottesco – caratterizzazioni godibilissime, alcune superbe, che fanno perdonare anche eccessi come Citran pescivendolo e Marzocca indiano.

In La sedia della felicità Dino (Valerio Mastandrea) e Bruna (Isabella Ragonese) lavorano uno di fronte all’altra, tra mille difficoltà. L’occasione della loro vita è un tesoro nascosto in una sedia. Per trovarlo andranno incontro a rocambolesche avventure in compagnia di un bislacco prete e tanti animali.

La sedia della felicità, il film

Con gli sceneggiatori Pettenello e Leondeff, il regista ha giocato coi riferimenti al suo cinema e non solo, in questa pellicola dall’ironia travolgente e scanzonata, ma con un’àncora alla realtà. Rispetto ai precedenti La lingua del santo e La passione, questo lavoro è sintesi ed evoluzione: se il primo non era ancora così francamente comico e grottesco, ma conservava un’anima più cupa, mentre il secondo lo era forse troppo e qualcosa sfuggiva al controllo del regista, qui sorprende la disinvoltura  con cui Mazzacurati tiene le redini di tutta la materia che inserisce e fa girare con ritmo incalzante. Fa funzionare il meccanismo della sospensione volontaria dell’incredulità nelle parti più grottesche o fiabesche – con riferimenti alle storie per bambini e al mondo dei cartoon – catturando anche chi preferirebbe un maggior bilanciamento fra comico-grottesco e visione più oscura e facendosi perdonare perfino un orso un po’ troppo umano.

A controbilanciare, l’altra faccia di La sedia della felicità, l’Italia che conosciamo: si parla di Chiesa, dell’uomo e delle sue debolezze, delle difficoltà economiche di chi lavora, di certa indolenza nostrana, dell’arrabattarsi o vivere di piccole furfanterie, di immigrazione e integrazione. Un paese sbandato, ma vivo e che non ha perso la speranza.  Un viaggio inaspettato, esilarante, in alcuni momenti geniale, sulle miserie di un paese che resta nella sua disarmante verità. Al contempo, un invito alla leggerezza, a recuperare uno spirito fanciullesco, non ingenuo ma semplice, per guardare la vita da un’altra prospettiva, scoprire strade ancora da percorrere e possibilità da sfruttare. Ché accettare l’ineluttabilità di certi eventi – come la morte, su cui pure la riflessione è lieve: nel film si muore “simpaticamente”, come avrebbe  detto Giorgio Gaber, o magari si usufruisce di una seconda vita – non significa avallare sterili immobilismi, ma poter cambiare, invece, ciò che è modificabile.

La sedia della felicità Trailer italiano del film di Mazzacurati

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Guarda il Trailer italiano del film La sedia della felicità di Carlo Mazzacurati con Valerio Mastandrea, Isabella RagoneseGiuseppe Battiston.

Un tesoro nascosto in una sedia, un’estetista e un tatuatore che, dandogli la caccia, si innamorano, un misterioso prete che incombe su di loro come una minaccia. Dapprima rivali, poi alleati, i tre diventano protagonisti di una rocambolesca avventura che, tra equivoci e colpi di scena, li vedrà lanciati all’inseguimento dai colli alla pianura, dalla laguna veneta alle cime nevose delle Dolomiti, dove in una sperduta valle vivono un orso e due fratelli.…

La-sedia-della-felicita-trailer

La sedia della felicità arriva al cinema l’ultimo film di Carlo Mazzacurati

La-sedia-della-felicita-trailerL’estetista in bolletta Bruna (Isabella Ragonese) riceve da una cliente galeotta in punto di morte la confessione che potrebbe segnare una svolta nella propria vita: la donna ha nascosto nel salotto della propria casa, e più precisamente all’interno di una delle otto sedie, un vero e proprio patrimonio in gioielli. La scoperta del sequestro e della messa all’asta dei beni della donna morta, coinvolgerà Bruna in una corsa contro il tempo nel disperato tentativo di recuperare il malloppo, accompagnata nell’avventura dal tatuatore Dino (Valerio Mastrandrea) anch’egli rimasto fortuitamente coinvolto nelle vicende.

Questo è il plot da cui parte La sedia della felicità, ultimo lavoro registico del recentemente scomparso e compianto Carlo Mazzacurati. Ambientata nel suo Veneto, il regista ci offre la storia di due perdenti alla ricerca di riscatto, tratteggiando con i linguaggi tipici della commedia un ritratto veritiero dell’Italia contemporanea. In un viaggio tra i paesaggi tipici del Bel Paese, le vicende assurde e surreali in cui rimarranno coinvolti i due nemici-amici, condurrà il dittico sulla strada dell’amore, vera ricchezza dello stato umano. Il film ironizza sui difficili tempi moderni offuscati dal fantasma della crisi, il tutto narrato con leggerezza tramite un gioco di equivoci che porterà alla svolta finale.

La sedia della felicitàPer definizione dello stesso Mazzacurati questo rappresenta il film più comico e divertente da lui girato all’interno della propria carriera., in cui il regista si sbizzarrisce nel creare situazioni comiche ed assurde rimanendo ancorato ad un contesto reale e veritiero, dipingendo l’Italia che è tramite l’ambientazione scherzosa ed esasperata in un Veneto cinico e razzista. Presentato in anteprima al Torino Film Festival 2013, il film postumo del regista padovano    si presenta come un perfetto mix di leggera comicità a carattere sentimentale, finalizzata ad una più profonda riflessione sulla ricchezza per come la si intende ai giorni d’oggi.

Fotografata da Luca Bigazzi e scritta dallo stesso Carlo Mazzacurati, la pellicola vede nel cast oltre che i due protagonisti Isabella Ragonese e Valerio Mastrandrea, anche altri volti noti della cinematografia e comicità italiana quali Giuseppe Battiston, Katia Ricciarelli, Raul Cremona, Marco Mazzocca, Milena Vukotic, Natalino Balasso, Silvio Orlando ed Antonio Albanese.

Pronta per esordire nelle sale il prossimo 24 aprile 2014, La sedia della felicità rappresenta l’addio del regista, ed un saluto simbolico e divertito che va dall’autore a tutti gli estimatori di Carlo Mazzacurati.

La seconda via, la recensione del film di Alessandro Garilli

La seconda via, la recensione del film di Alessandro Garilli

Con una distribuzione mirata e una uscita non casuale, arriva nelle sale italiane La seconda via, lungometraggio d’esordio di Alessandro Garilli, qui anche sceneggiature di una storia che si annuncia come il primo film sugli alpini nella ritirata di Russia. Dopo l’uscita nei cinema dal 26 gennaio (distribuito da RS Productions, che lo presenta con QualityFilm e Angelika Vision in collaborazione con Rai Cinema), la vita produttiva di questo progetto dovrebbe continuare poi con un percorso pensato per le scuole medie, inferiori e superiori.

La seconda via, l’obbiettivo del film

L’obiettivo, quello di ricordare una storia che ha toccato molte famiglie italiane in occasione dell’ottantesimo anniversario della ritirata di Russia e della Prima Giornata Nazionale della Memoria e del Sacrificio Alpino (stabilita dalla legge n. 44 del 5 maggio 2022, approvata all’unanimità dal Parlamento). Una data scelta perché quella della battaglia di Nikolajewka, combattuta nel 1943 dagli Alpini durante la ritirata dal fronte russo, che è anche alla base della vicenda che vediamo sullo schermo.

La battaglia di Nikolajewka e il Sacrificio Alpino

Gennaio 1943, fronte russo. La compagnia 604 si trova costretta ad attraversare la steppa per sfuggire all’accerchiamento nemico. Quando sopraggiunge la notte, però, di tutta la 604 non rimangono che sei alpini, più un mulo, che avanzano in silenzio sotto una neve incessante mentre la temperatura tocca i 40 gradi sottozero. L’esasperante cammino, compiuto in quel deserto bianco, spinge gli uomini a perdere la percezione del tempo e, passo dopo passo, li porta a rifugiarsi in una dimensione onirica dove esiste una “seconda via ” fatta di sogni, incubi e ricordi. Una lunga notte di guerra e un viaggio nell’umano, fra balke, boschi, laghi di montagna, villaggi infuocati, spiagge innevate e campi di grano.

Una fotografia d’altri tempi, troppo moderna

I produttori insistono sul fatto che “in un’epoca dominata dall’audiovisivo non possedere un’immagine è come cancellare un ricordo”, e per il regista corrispondeva a “una urgenza umana” il poter “asciugare le lacrime delle 100.000 madri che non han visto tornare i loro figli dalla Russia”. Una pagina di storia che anche Olmi – pare – avesse voluto trattare all’esordio e che qui e lì torna in film di altro genere (come il Letto a tre piazze di Steno con Totò protagonista), ma che anche in questo caso – esaurito il valore documentarle e la citazione – non sembra potersi dire raccontata compiutamente.

In parte per le difficoltà oggettive incontrate, sia per quanto riguarda le riprese nella neve sia per la mancanza di documentazione storica o immagini alle quali rifarsi, ma anche per alcune scelte di regia e narrative. Il viaggio a ritroso dei nostri soldati – allora alleati dei nazisti e inseguiti dalle truppe sovietiche – rende sicuramente la “perdita della concezione del tempo” e la ‘Seconda via‘ di ricordi e speranze che questi esuli si trovarono a percorrere oltre a quella durissima nel gelo, ma il film risulta più un risarcimento – apprezzato, a sentire le prime testimonianze – per gli eredi di quei caduti che qualcosa di diverso.

Fotograficamente, le immagini del deserto bianco che ci accolgono e accompagnano sono la cornice perfetta per lo sviluppo della ritirata dei sei protagonisti, ma tutto resta fin troppo patinato, senza mai rendere davvero la sofferenza, la durezza di quei momenti, di quella “naja balorda“. Tanti dettagli (le divise integre, le sciarpe intonse, le contadine depilate) e una rappresentazione parziale, se privata delle necessarie premesse, ne fanno qualcosa di più simile a una ricostruzione da reportage televisivo che a una cronaca credibile, nonostante l’impegno profuso, evidente anche nella ricerca linguistica e delle musiche (spesso dominanti, visto i lunghi silenzi).

La seconda stagione di L’estate dei segreti perduti riceve aggiornamenti ottimistici

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Il boss di Amazon Vernon Sanders ha dato un aggiornamento incoraggiante sulle prospettive di un rinnovo della seconda stagione di L’estate dei segreti perduti.

Secondo Variety, Sanders ha discusso di come il finale della prima stagione contenesse un grande riferimento al secondo libro della serie, prima di rivelare che la seconda stagione è attualmente in fase di scrittura. Ha confermato che non è stato ancora annunciato ufficialmente alcun rinnovo, ma che è entusiasta per il futuro del drama di Julie Plec e Carina Adly Mackenzie.

Sì, c’è stata una piccola anticipazione. Stiamo lavorando con gli sceneggiatori di “We Were Liars” alla seconda stagione. Non abbiamo ancora annunciato il rinnovo, ma siamo entusiasti dei risultati che abbiamo visto in quella serie, così come di ‘Motorheads’ e “Overcompensating”.

Ogni serie ha un pubblico di fan davvero appassionato e siamo molto soddisfatti dei tassi di completamento di “Motorheads” e “Overcompensating”, quindi discuteremo con tutti e tre. Tutte e tre le serie stanno lavorando alla seconda stagione e speriamo di poter annunciare presto il rinnovo di alcune, se non di tutte.

La seconda chance: tutto quello che c’è da sapere sul film

La seconda chance: tutto quello che c’è da sapere sul film

Negli ultimi anni sono diversi i film italiani che hanno affrontato il tema della genitorialità, affidandosi il più delle volte alla commedia ma senza rinunciare talvolta anche ad elementi fantasy. Titoli come 10 giorni senza mamma o Tre di troppo sono solo due esempi, ma ad essi si può ora accostare anche La seconda chance, il nuovo film di Umberto Riccioni Carteni, già regista anche di Diverso da chi?, Divorzio a Las Vegas e Quasi orfano.

La seconda chance – dice il regista Umberto Carteni – affronta la tematica genitori-figli con leggerezza, ma trattando in modo sincero le dinamiche che si creano all’interno di un nucleo famigliare. Il film vuole divertire, ma senza tradire l’autenticità dei personaggi, le loro inquietudini, le distanze che si creano tra i genitori e i figli. È così che il racconto ci porta a riflettere su quanto noi genitori non conosciamo le vite dei nostri ragazzi: spesso troppo presi dalle nostre vite, rivolgiamo a loro uno sguardo superficiale e disattento”.

In mezzo alla sua leggerezza, La seconda chance mira dunque anche a sollevare riflessioni quanto mai importanti che, tra risate ed emozioni, permettono di interrogarsi sui propri rapporti famigliari e su quanto davvero conosciamo le persone a cui siamo legati. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La seconda chance cast

La trama di La seconda chance

Protagonisti del film sono Max e Anna Mancini, una coppia insieme da ben venticinque anni e con due figli gemelli adolescenti, Tina e Nico. I due ragazzi hanno però caratteri opposti: Tina è una giovane ribelle, poco dedita allo studio, mentre suo fratello Nico, invece, è un ragazzo tranquillo e solitario, con una gran passione per i videogames. Anche per via di queste differenze, da sempre tra Max e Anna e i ragazzi ci sono tensioni. L’apice di questa costante battaglia tra genitori e figli viene però toccato il giorno del diciottesimo compleanno dei gemelli, quando Max e Anna concedono loro di organizzare una festa a casa, che degenererà totalmente.

È a quel punto che i due genitori si renderanno conto di non sapere nulla dei loro figli e si chiedono se non abbiano sbagliato qualcosa nella loro educazione, ricordando con nostalgia quel tempo in cui Tina e Nico non erano altro che due adorabili bambini bisognosi di protezione. Quando la disastrosa serata di compleanno giunge a termine, viene allora data a Max e Anna una seconda chance per far chiarezza nel rapporto con Tina e Marco e provare, se mai possibile, a non ripetere gli stessi errori ma anzi a recuperare quel rapporto sempre più incrinato.

La seconda chance trama

 

Il cast di La seconda chance

Ad interpretare Max vi è l’attore Max Giusti, noto per la sua attività televisiva ma anche per aver recitato nei film Ladri si nasce, Famosi in 7 giorni e Appena un minuto. Giusti è però anche noto per essere il doppiatore italiano di Gru nella trilogia animata di Cattivissimo me. Accanto a lui, nel ruolo della moglie Anna vi è l’attrice Gabriella Pession, recentemente vista nella serie La porta rossa nel ruolo di Anna Meyer, ma anche nel film Una commedia pericolosa. Vittoria Gallione e Fabio Bizzarro sono invece gli interpreti di Tina e Nico. L’attore Maurizio Mattioli interpreta invece nonno Fausto.

Il trailer di La seconda chance e dove vedere il film in streaming e in TV

Sfortunatamente il film non è presente su nessuna delle piattaforme streaming attualmente attive in Italia. È però presente nel palinsesto televisivo di sabato 29 giugno alle ore 21:10 sul canale Rai Movie. Di conseguenza, per un limitato periodo di tempo sarà presente anche sulla piattaforma Rai Play, dove quindi lo si potrà vedere anche oltre il momento della sua messa in onda. Basterà accedere alla piattaforma, completamente gratuita, per trovare il film e far partire la visione.

La Scure e il Fulmine: in fumetteria il numero zero del crossover tra Zagor e Flash

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Debutta in fumetteria e sullo shop online di Sergio Bonelli Editore il team-up tra Zagor e Flash, che ci condurrà nel cuore della foresta di Darkwood in una prospettiva del tutto inedita.

“La Scure e il Fulmine”, questo il titolo dell’albo, sarà composto di 32 pagine a colori in formato 16×21 cm, con una storia scritta da Giovanni Masi & Mauro Uzzeo e disegnata da Davide Gianfelice con i colori di Luca Saponti. Lo speciale numero 0 a tiratura limitata sarà presentato con due copertine interconnesse tra loro, entrambe firmate da Carmine Di Giandomenico.

Ad arricchire l’albo – che vede faccia a faccia lo Spirito con la Scure, creato da Guido Nolitta e realizzato graficamente da Gallieno Ferri, e The Flash, creato da Gardner Fox e Harry Lamper – ci saranno anche tante curiosità e dietro le quinte del nuovo capitolo dell’eccezionale progetto di crossover in cui gli Eroi bonelliani incontrano quelli dell’universo DC.

Dopo “Relazioni pericolose”, l’albo che aveva testimoniato il primo incontro tra Dylan Dog e Batman (o meglio: tra Joker e Xabaras), ora è il momento di Barry Allen e Zagor, due eroi che da oltre sessant’anni intrattengono lettori di ogni età con storie ricche di colpi di scena, disegni mozzafiato e incredibili misteri.

Ecco il book trailer de La Scure e il Fulmine

La scuola più pazza del mondo Trailer del film d’animazione

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La scuola più pazza del mondoGuarda il trailer del film La scuola più pazza del mondo, pellicola d’animazione del regista giapponese Hitoshi Takekiyo, uscirà il 27 febbraio al cinema, distribuito da Microcinema.

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Trama: Nella scuola elementare St. Claire arrivano in visita tre simpatiche bambine: la Super Peste Mako, la Super Vanitosa Miko e la Super Secchiona Mutsuko. Gironzolando per la scuola, si intrufolano nell’aula di scienze, dove trovano un modello anatomico che battezzano Signor Nudo, per loro un giocattolo da truccare e disegnare.  Ma il Signor Kun, come si chiama realmente, prende vita di notte e, infuriato per l’accaduto, decide di vendicarsi con l’aiuto del suo assistente, lo scheletro Goth, e della Coniglio Mafia, tre coniglietti tutto pepe e pistola. L’occasione sarà “La festa di mezzanotte della scuola St. Claire”, che porterà le bambine a giocare con tante strampalate creature, partecipando a tre difficili sfide piene di emozione e avventura.

ll divertimento è assicurato e la festa è appena cominciata!

La scuola piu pazza del mondo

La scuola più bella del mondo: tutte le clip con Rocco Papaleo

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Continua il successo al box office ITA del film La scuola più bella del mondo di Luca Miniero con protagonisti Cristian De Sica e Rocco Papaleo, ed ecco tutte le clip del film:

la scuola più bella del mondo

La scuola più bella del mondo è prodotto da Cattleya e distribuito dalla Universal Pictures Italia.

Sinossi: La scuola più bella del mondo è un’irresistibile commedia degli equivoci che, come suggerisce il titolo, è ambientata nel mondo della scuola. Christian De Sica è il preside puntiglioso di una scuola media toscana nella quale giunge in visita una classe di studenti napoletani accompagnati da un eccentrico professore (Rocco Papaleo). Non tutto però sembra corrispondere al programma.

Perché quando la tecnologia inganna – in questo caso basta solo che Accra, in Ghana, diventi… Acerra Napoli – si genera l’equivoco che porterà confusione e tanto scompiglio. Ma sicuramente risate a non finire, divertimento assicurato.

La scuola più bella del mondo: featurette dal film di Luca Miniero

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Ecco una featurette da La scuola più bella del mondo, prossimo film di Luca Miniero. Il video si intitola “Primo giorno di scuola” e ci porta dietro le quinte del progetto che ha per protagonisti Christian De Sica, Rocco Papaleo, Angela Finocchiaro e Miriam Leone.

Ecco il video:

La trama di La scuola più bella del mondo: La scuola più bella del mondo è un’irresistibile commedia degli equivoci che, come suggerisce il titolo, è ambientata nel mondo della scuola. Christian De Sica è il preside puntiglioso di una scuola media toscana nella quale giunge in visita una classe di studenti napoletani accompagnati da un eccentrico professore (Rocco Papaleo). Non tutto però sembra corrispondere al programma. Perché quando la tecnologia inganna – in questo caso basta solo che Accra, in Ghana, diventi… Acerra Napoli – si genera l’equivoco che porterà confusione e tanto scompiglio. Ma sicuramente risate a non finire, divertimento assicurato.

La scuola più bella del mondo: due clip dal film con Christian De Sica

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Ecco due clip da La scuola più bella del mondo, film di Luca Miniero al cinema dal 13 novembre. Nel cast del film ci sono Christian De Sica, Rocco Papaleo, Angela Finocchiaro e Miriam Leone.

La trama di La scuola più bella del mondo: La scuola più bella del mondo è un’irresistibile commedia degli equivoci che, come suggerisce il titolo, è ambientata nel mondo della scuola. Christian De Sica è il preside puntiglioso di una scuola media toscana nella quale giunge in visita una classe di studenti napoletani accompagnati da un eccentrico professore (Rocco Papaleo). Non tutto però sembra corrispondere al programma. Perché quando la tecnologia inganna – in questo caso basta solo che Accra, in Ghana, diventi… Acerra Napoli – si genera l’equivoco che porterà confusione e tanto scompiglio. Ma sicuramente risate a non finire, divertimento assicurato.

La scuola più bella del mondo: clip dal film con Christian De Sica e Rocco Papaleo

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Ecco tre clip da La scuola più bella del mondo, film di Luca Miniero al cinema dal 13 novembre. Nel cast del film ci sono Christian De Sica, Rocco Papaleo, Angela Finocchiaro e Miriam Leone.

La trama di seguito: La scuola più bella del mondo è un’irresistibile commedia degli equivoci che, come suggerisce il titolo, è ambientata nel mondo della scuola. Christian De Sica è il preside puntiglioso di una scuola media toscana nella quale giunge in visita una classe di studenti napoletani accompagnati da un eccentrico professore (Rocco Papaleo). Non tutto però sembra corrispondere al programma. Perché quando la tecnologia inganna – in questo caso basta solo che Accra, in Ghana, diventi… Acerra Napoli – si genera l’equivoco che porterà confusione e tanto scompiglio. Ma sicuramente risate a non finire, divertimento assicurato.

La scuola più bella del mondo: clip con Rocco Papaleo

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La scuola più bella del mondo è al è al primo posto per incassi del weekend.  In soli quattro giorni ha ottenuto oltre due milioni di euro (€ 2.494.280), e ha registrato il più alto numero di presenze pari a 374.043. Per l’occasione eccovi una clip del film:

la scuola più bella del mondoIl regista Luca Miniero torna sul set reduce dai grandi successi di Benvenuti al sud, Benvenuti al nord e il più recente Un boss in salotto, primo incasso italiano della stagione.

La scuola più bella del mondo è prodotto da Cattleya e distribuito dalla Universal Pictures Italia.

Sinossi: La scuola più bella del mondo è un’irresistibile commedia degli equivoci che, come suggerisce il titolo, è ambientata nel mondo della scuola. Christian De Sica è il preside puntiglioso di una scuola media toscana nella quale giunge in visita una classe di studenti napoletani accompagnati da un eccentrico professore (Rocco Papaleo). Non tutto però sembra corrispondere al programma.

Perché quando la tecnologia inganna – in questo caso basta solo che Accra, in Ghana, diventi… Acerra Napoli – si genera l’equivoco che porterà confusione e tanto scompiglio. Ma sicuramente risate a non finire, divertimento assicurato.

La Scuola più bella del mondo: a Roma anteprima di beneficenza

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la scuola più bella del mondoQuesta sera alla 20.00 al cinema Barberini di Piazza Barberini (Roma) ci sarà l’anteprima di beneficenza del film La Scuola Più Bella del Mondo. Gli incassi della serata saranno devoluti all’AssociazionePorta del Cielo.

Sul red carpet del cinema Barberini di Roma sfilerà tutto il cast della Scuola più bella del mondo, dai docenti (il preside Christian De Sica, i professori Rocco Papaleo, Angela FinocchiaroMiriam Leone, il dirigente scolastico Lello Arena) ai loro 60 alunni toscani e napoletani.

A fare da apertura alla proiezione una performance del principe del nuovo neapoletan sound, Nico e i suoi Desideri, il trio rap dal beat dance melodico, una vera famiglia in scena guidata dal padre Nico e i due giovani figli Salvatore e Giuliano.

Al Barberini si esibiranno col brano guida del film, Made in Napoli, al quale ha collaborato il super rapper deejay Clementino.

Una vasta platea di personalità del mondo dello spettacolo, scientifico e istituzionale, del volontariato sanitario ed associazionismo sociale, partecipa alla serata di beneficienza organizzata da Universal Pictures International Italy e Cattleya con l’onlus Porta del Cielo presieduta da Giovanni Luca Zenga.

La scuola più bella del mondo teaser trailer

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Ecco il teaser trailer de La scuola più bella del mondo l’ultimo film di Luca Miniero con Christian De Sica, Rocco Papaleo, Angela Finocchiaro e Miriam Leone.

La scuola più bella del mondoLa scuola più bella del mondo è un’irresistibile commedia degli equivoci che, come suggerisce il titolo, è ambientata nel mondo della scuola. Christian De Sica è il preside puntiglioso di una scuola media toscana nella quale giunge in visita una classe di studenti napoletani accompagnati da un eccentrico professore (Rocco Papaleo). Non tutto però sembra corrispondere al programma.

Perché quando la tecnologia inganna – in questo caso basta solo che Accra, in Ghana, 
diventi… Acerra Napoli – si genera l’equivoco che porterà confusione e tanto scompiglio.
Ma sicuramente risate a non finire, divertimento assicurato.

Il regista Luca Miniero torna sul set reduce dai grandi successi di Benvenuti al sud, Benvenuti al nord e il più recente Un boss in salotto, primo incasso della stagione.

La scuola più bella del mondo è prodotto da Cattleya e distribuito dalla Universal Pictures Italia

La scuola cattolica: la recensione del film con Benedetta Porcaroli

Nella notte tra il 29 e il 30 settembre del 1975 si svolge il massacro del Circeo, un evento che scuote profondamente l’Italia, il quale è però solo uno dei tanti picchi di violenza di un decennio estremamente cupo della storia di questo Paese. Gli anni Settanta, anni di piombo, dove agguati, sparatorie, sequestri, scontri di piazza e stragi di Stato non fanno altro che consolidare una strategia del terrore ancora oggi ineguagliata. A quel massacro oggi Stefano Mordini, già regista di Acciaio, Pericle il nero Il testimone invisibile, dedica il suo nuovo film, presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Si intitola La buona scuola, ed è l’adattamento cinematografico dell’omonimo libro di Edoardo Albinati, vincitore nel 2016 del Premio Strega.

Il film, che per i personaggi adulti vanta la presenza di attori come Valeria Golino, Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca, è ambientato in un quartiere residenziale di Roma. Qui sorge una nota scuola cattolica maschile, dove i ragazzi dell’alta borghesia vengono educati. Le loro famiglie sono convinte che in quel contesto i figli potranno crescere protetti dai tumulti che stanno attraversando la società e che la rigida educazione potrà spalancare loro le porte di un futuro luminoso. Il delitto del Circeo rompe però per sempre quella fortezza di valori apparentemente inattaccabili. I responsabili sono infatti tre ex studenti di quella scuola e il film cerca di capire da dove tanta cieca violenza si sia generata.

Ripercorrere gli anni di piombo

Sugli eventi più drammatici degli anni Settanta si è detto e scritto molto. Ancora oggi ci si interroga sulle responsabilità di determinati episodi e la comprensione di questi è sempre più risultata complessa e ricca di punti di vista. Nel suo romanzo, Albinati si concentra in particolare sul ruolo che il cattolicesimo e l’insegnamento di questo ha avuto nel dar vita alle degenerazioni oggi note. Per lo scrittore, le rigide regole della scuola cattolica hanno impedito ai giovani di dotarsi degli strumenti necessari per comprendere la società che li circondava. Il film di Mordini segue questa pista, senza dimenticare di contestualizzare la provenienza di quelli che sono qui i giovani protagonisti.

Il film, costruito per salti temporali, punta dunque a ricordare i retroscena di eventi come il massacro del Circeo. Al di fuori della scuola, i giovani protagonisti vivono divisi tra vani divertimenti e la totale assenza di figure genitoriali valide. Ad oggi è evidente che le colpe dietro molti degli orrori di quel decennio sono da ricondursi alla Chiesa, alle famiglie, ma anche alla politica, allo stesso Stato e ad altri soggetti di questo tipo. La scuola cattolica non nasconde tutto ciò, ma anzi lo ribadisce in più occasioni nel corso della sua durata. Non si tratta infatti di un film sul delitto del Circeo, quanto piuttosto su ciò che ha portato al verificarsi di un episodio di quel tipo.

La scuola cattolica recensione

La scuola cattolica: la recensione del film

Ancora oggi gli anni Settanta sono un argomento piuttosto delicato, quasi tabù, che il cinema italiano affronta poco e sempre con la massima attenzione ad evitare certi argomenti. Il film di Mordini poteva dunque essere un’ottima opportunità per spezzare una volta di più questo silenzio, ma il risultato di La scuola cattolica non contribuisce invece a dire nulla di particolarmente rilevante. I suoi personaggi e gli eventi sono continuamente ostacolati da una lunga serie di cliché e le accuse che vengono mosse risultano sterili. Non basta far dire ad uno dei protagonisti, nonché narratore del film, che gli episodi di violenza mostrati sono frutto di anni di “polvere nascosta sotto al tappeto”.

Si accennano molte riflessioni interessanti all’interno del film, ma nessuna riesce a rendere giustizia ad un periodo storico forse troppo complesso per essere narrato in modo soddisfacente. Quando infine si giunge alla rappresentazione del delitto (dove nel ruolo di Donatella, una delle due ragazze torturate, si ritrova Benedetta Porcaroli) il tutto appare privo di forza, probabilmente perché non si è prima costruito un sufficiente clima di tensione. Le lunghe scene all’interno della casa, per quanto non risparmino in nudità, violenza e sangue, non hanno lo stesso impatto di altri film con situazioni simili. Mancando tanto di essere una brillante riflessione sociale quanto un racconto coinvolgente, La scuola cattolica risulta piuttosto un’occasione sprecata.

La Scuola Cattolica: iniziate le riprese del film con Riccardo Scamarcio

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Sono in corso le riprese de La Scuola Cattolica, il nuovo film di Stefano Mordini che torna alla regia assieme ad alcuni dei più grandi nomi del cinema italiano e a una nuova, promettente, generazione di giovani attori per portare sul grande schermo la storia tratta dall’omonimo romanzo di Edoardo Albinati edito da Rizzoli, vincitore del Premio Strega 2016.

Protagonisti di La Scuola Cattolica sono Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Benedetta Porcaroli, Ludovico Tersigni e con Valentina Cervi, Fausto Russo Alesi, Fabrizio Gifuni nel ruolo di Golgota. Prodotto da Roberto Sessa per Picomedia e Warner Bros. Entertainment Italia. Distribuito da Warner Bros. Pictures. La Scuola Cattolica si basa su una sceneggiatura di Massimo Gaudioso, Luca Infascelli e Stefano Mordini. Le riprese hanno una durata di otto settimane e si svolgeranno a Roma e a San Felice Circeo.

La Scuola Cattolica: la trama

In un quartiere residenziale di Roma sorge una nota scuola cattolica maschile dove vengono educati i ragazzi della migliore borghesia. Le famiglie sentono che in quel contesto i loro figli possono crescere protetti dai tumulti che stanno attraversando la società e che quella rigida educazione potrà spalancare loro le porte di un futuro luminoso. Nella notte tra il 29 e il 30 settembre del 1975 qualcosa si rompe e quella fortezza di valori inattaccabili crolla sotto il peso di uno dei più efferati crimini dell’epoca: il delitto del Circeo. I responsabili sono infatti ex studenti di quella scuola frequentata anche da Edoardo, che prova a raccontare cosa ha scatenato tanta cieca violenza in quelle menti esaltate da idee politiche distorte e un’irrefrenabile smania di supremazia.

La Scuola Cattolica vietato ai minori di 18 anni

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La Scuola Cattolica vietato ai minori di 18 anni

Nella giornata di ieri il film di Stefano Mordini, La Scuola Cattolica, tratto dal libro omonimo di Edoardo Albinati Premio Strega nel 2016 e nelle sale da giovedì 7 ottobre, è stato vietato ai minori di diciotto anni.

La censura viene operata su un film che racconta una storia vera, una storia di omicidio e di stupro. Quella di una grave violenza perpetrata ai danni di due donne, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, un crimine che sconvolse l’intero Paese, ancora vivo nella coscienza collettiva: il delitto del Circeo.

Un divieto, che viene imposto per un film che ripercorre i fatti che hanno segnato la storia dell’ordinamento giuridico italiano, aprendo nel 1975 un dibattito che si sarebbe concluso solamente nel 1996, quando per la legge italiana la violenza sessuale passò dall’essere considerata un reato contro la morale a un crimine contro la persona.

Il film era già stato presentato fuori concorso all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, lo scorso settembre, e in quella circostanza era stato classificato come vietato ai minori di 14 anni.

La Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche incaricata dalla Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura ha così motivato la sua decisione:

“Il Film presenta una narrazione filmica che ha come suo punto centrale la sostanziale equiparazione della vittima e del carnefice. In particolare i protagonisti della vicenda pur partendo da situazioni sociali diverse, finiscono per apparire tutti incapaci di comprendere la situazione in cui si trovano coinvolti. Questa lettura che appare dalle immagini, assai violente negli ultimi venti minuti, viene preceduta nella prima parte del film, da una scena in cui un professore, soffermandosi su un dipinto in cui Cristo viene flagellato, fornisce assieme ai ragazzi, tra i quali gli omicidi del Circeo, un’interpretazione in cui gli stessi, Gesù Cristo e i flagellanti vengono sostanzialmente messi sullo stesso piano. Per tutte le ragioni sopracitate la Commissione a maggioranza ritiene che il film non sia adatto ai minori di anni diciotto.”

L’intervista ai protagonisti de La Scuola Cattolica

Le motivazioni del divieto imposto vertono dunque tutte attorno a elementi tematici del film o a valutazioni di tipo artistico-espressivo, limitando di fatto la stessa libertà artistica e di espressione degli autori.

Questo è accaduto sebbene il DPR 11/11/1963 n. 2029 (Regolamento  di  esecuzione della Legge 21/4/62 n. 161 sulla revisione dei film e dei lavori teatrali) all’articolo 9 elenchi in modo chiaro gli elementi scenico/narrativi che possono determinare l’applicazione del divieto di visione ai minori, e tra i quali non è di certo inclusa la tematica di un film (anche quando la stessa risulti incentrata su valutazioni teologiche o filosofiche).

Una decisione in netta contrapposizione con quanto affermato lo scorso aprile dal Ministro Franceschini che, alla firma del decreto che istituì la nuova Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche, commentò: “Abolita la censura cinematografica, definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti”.

Non riesco a trovare delle ragioni valide per questa censura e se mi sforzo di trovarle, mi inquietano.” commenta così Stefano Mordini “Nella motivazione della commissione censura si lamenta il fatto che le vittime e i carnefici siano equiparati, con particolare riferimento a una lezione di un professore di religione, ma questo è esattamente il contrario di quello che racconta il film, e cioè che, provenendo dalla stessa cultura, è sempre possibile compiere una scelta e non deviare verso il male. Una delle due vittime, all’epoca, era minorenne e il nostro è un film di adolescenti interpretato da adolescenti. Trovo assurdo che oggi si vieti ai ragazzi anche solo di vedere, attraverso un libero mezzo di espressione, quello che due ragazze come loro anni fa hanno subito, questo atto censorio priva una generazione di una possibile presa di coscienza che potrebbe essere loro utile per difendersi da quella violenza spesso protagonista nella nostra cronaca.  E questo perché alcune delle ragioni di quella tragedia sono purtroppo ancora attuali.”

I miei assistiti sono, rispettivamente, sorella di Rosaria Lopez e fratello di Donatella Colasanti, e ne sono anche eredi mortis causa.” Così dichiara l’avvocato Stefano Chiriatti. “Hanno visionato, unitamente al sottoscritto scrivente, il film La Scuola Cattolica. Il loro evidente coinvolgimento, personale e affettivo, nella vicenda narrata, per la parte che li riguarda, ha indotto in Letizia e Roberto il risvegliarsi di traumi e dolori profondi, legati a quanto patito nel 1975 e negli anni successivi.  Malgrado l’enorme sacrificio, umano ed emotivo, legato alla rievocazione vivida, visiva e sonora, di quanto accaduto alle rispettive sorelle, hanno, tuttavia, apprezzato la volontà di tramandare, anche in chiave di ammonimento per il futuro, la memoria della loro tragedia, soprattutto alle giovani generazioni. Hanno, pertanto, appreso con grande sorpresa della decisione del Ministero della Cultura di vietare la visione del film ai minori degli anni diciotto.”

La Scoperta: trailer del film Netflix con Robert Redford

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Netflix ha diffuso il trailer e la locandina di La Scoperta, il film con Robert Redford, Rooney Mara, Jason Segel, Riley Keough e Jesse Plemons che debutterà in tutti i Paesi in cui il servizio è attivo il 31 marzo 2017.

La Scoperta trama

La Scoperta filmUn anno dopo che l’esistenza dell’aldilà è stata verificata scientificamente, milioni di persone di ogni parte del mondo hanno posto fine alla propria vita per arrivarci. Un uomo e una donna s’innamorano mentre affrontano il proprio tragico passato e la vera natura della vita dopo la morte.

La Scoperta, diretto da Charlie McDowell e scritto da McDowell stesso e Justin Lader, il film è stato prodotto da Alex Orlovsky of A-LO Films e James D. Stern of Endgame Entertainment e co-finanziato da Endgame Entertainment e Protagonist Pictures.
I produttori esecutivi sono Julie Goldstein, Lucas Smith, Mike Goodridge, Dimitra Tsingou, Hunter Gray, McDowell e Erika Hampson ha contribuito come co-produttore.

La scoperta dell’alba: recensione del film di Susanna Nicchiarelli

Con La scoperta dell’alba la regista Susanna Nicchiarelli è al suo secondo lungometraggio, tratto dall’omonimo romanzo con cui Walter Veltroni ha fatto il suo esordio nel mondo della narrativa.

In La scoperta dell’alba il Professor Mario Tessandori viene ucciso con sette colpi di rivoltella da due brigatisti, nel cortile dell’università e sotto gli occhi di tutti. Muore tra le braccia di Lucio Astengo, suo amico e collega. Poche settimane dopo, Lucio Astengo scompare nel nulla. Siamo nel 2011. Caterina e Barbara Astengo, che avevano sei e dodici anni quando è scomparso il padre, mettono in vendita la casetta al mare della famiglia, oramai abbandonata da tempo. La casa è piena di ricordi di un’infanzia interrotta dalla sparizione del papà, di una famiglia spezzata e mai più ricomposta. In un angolo, c’è un vecchio telefono ancora attaccato alla presa. È uno di quei telefoni con la rotella, che fa nostalgia solo a guardarlo: Caterina solleva la cornetta e scopre che dà segnale di libero. Il fenomeno è inspiegabile, la linea è staccata, prova a fare dei numeri ma il telefono rimane muto… poi, quasi per gioco, le viene in mente di provare a fare il numero della loro casa di città di trent’anni prima. Questa volta, dall’altra parte sente squillare: le risponde una voce di bambina…

La scoperta dell’alba, il film

Dopo Cosmonauta, la Nicchiarelli adatta e riscrive il romanzo di Veltroni, trasformando il protagonista maschile in una donna priva dei cliché di cui soffriva il personaggio del libro che però trova un grande sbarramento nell’assenza di ritmo e nella capacità di rapire l’attenzione dello spettatore, inversamente proporzionale all’infittirsi del mistero. Sebbene la Nicchiarelli metta insieme un cast di attori che non hanno bisogno di mettersi alla prova, come la sempre ottima Margherita Buy o Sergio Rubini, che riesce a dare quel tono di leggerezza anche nei momenti più drammatici, poco felice risulta la scelta di cambiare la prospettiva della Buy, tendenzialmente ingabbiata nel ruolo della moglie depressa e tradita ribaltando l’asse e trasformandola di fatto in compagna traditrice e depressa. Così come poco vincente risulta l’inserimento di svariate storyline oltre a quello principale di dubbio interesse per il pubblico e per lo svolgimento stesso della narrazione.

Nota di merito va comunque alla regista che si riserva anche la parte di attrice, nel tentativo di portare una serie di elementi atipici per il cinema italiano in una pellicola dal soggetto interessante che purtroppo si scontra con il solito già visto di certo non aiutato da una sceneggiatura a volte banale o implausibile. Un esperimento riuscito a metà che non riesce a far empatizzare il pubblico con i personaggi ma che va comunque lodato per la prova a cui la regista sottopone il genere, nel tentativo maldestro di portare una ventata di novità.