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La Sirenetta di Sofia Coppola: la parodia di Funny or Die [VIDEO]

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Ecco una divertentissima parodia dell’appena annunciato film di Sofia Coppola, che si impegnerà questa volta a raccontare le vicende della Sirenetta di Anderson in maniera molto diversa rispetto a come aveva fatto Disney tanti anni fa. Anna Sophia Robb e Evan Peters sono rispettivamente Ariel e Eric in questo divertentissimi video realizzato da Funny or Die.

http://youtu.be/tfHFEgxs9lY

SirenettaIl video prende chiaramente in giro il lavoro precedente della Coppola, ipotizzando un racconto molto simile per temi e ambientazioni ai suoi film realizzati negli anni passati.

Ricordiamo che Evan Peters sarà a breve sul grnade schermo con X-Men Giorni di un Futuro Passato, in cui interpreta una delle news entry più interessanti del film, Quicksilver.

Fonte: HF

La Sirenetta compie 25 anni: 10 fan art per ricordare Ariel

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Anche se in Italia arrivò il 9 novembre del 1990, La Sirenetta (The Little Mermaid) cominciò a cantare sul grande schermo nel novembre del 1989, 25 anni fa.

Ecco di seguito dieci bellissime fan art che ci ricordano la rossa e ribelle Ariel:

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Quello di Ariel è stato, ed è un canto che ancora oggi non si assopisce: considerato da subito uno dei migliori classici della Disney, rientra alla perfezione nel fortunato filone delle ‘Principesse Disney‘ e ha una delle colonne sonore più belle di tutta la storia del cinema, composta da Alan Menken che meritò il Premio Oscar per la migliore colonna sonora originale e che condivise un secondo Oscar con Howard Ashman (autore dei testi delle canzoni) per In fondo al Mar.

Il film riportò nuova linfa agli studi di Walt Disney e fu un vero successo commerciale: La Sirenetta incassò 84 milioni di dollari nel Nord America, e fino ad oggi ha raggiunto un incasso totale di 211 milioni di dollari. È a tutti gli effetti uno dei migliori film dellaWatl Disney Animation Studios, uno dei suoi Classici.

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Se le Principesse Disney fossero reali [FOTO]

Le principesse della Disney vestite come i loro innamorati [FOTO]

Le Principesse Disney diventano Guerriere Sailor!

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Se le principesse Disney fossero interpretate da vere attrici? [FOTO]

Il film vanta un larghissimo numero di riconoscimenti. Eccoli di seguito (fonte Wikipedia):

  • 1990 – Premio Oscar
    • Miglior colonna sonora a Alan Menken
    • Miglior canzone (Under the Sea) a Alan Menken e Howard Ashman
    • Nomination Miglior canzone (Kiss The Girl) a Alan Menken e Howard Ashman
  • 1990 – Golden Globe
    • Miglior colonna sonora a Alan Menken
    • Miglior canzone (Under the Sea) a Alan Menken e Howard Ashman
    • Nomination Miglior film commedia o musicale
    • Nomination Miglior canzone (Kiss The Girl) a Alan Menken e Howard Ashman
  • 1991 – Grammy Award
    • Miglior canzone (Under the Sea) a Alan Menken e Howard Ashman
    • Miglior registrazione per bambini
    • Nomination Miglior canzone (Kiss the Girl) a Alan Menken e Howard Ashman
    • Nomination Miglior composizione strumentale a Alan Menken
  • 1989 – BMI Film & TV Award
    • Miglior colonna sonora a Alan Menken
  • 1989 – Los Angeles Film Critics Association Award
    • Miglior film d’animazione a John Musker e Ron Clements
  • 1991 – Artios Award
    • Nomination Miglior casting per un film commedia a Mary V. Buck e Susan Edelman
  • 1990 – Golden Reel Award
    • Miglior montaggio sonoro in un film d’animazione
  • 1990 – Young Artist Awards
    • Miglior film d’animazione/d’avventura per la famiglia
  • 1990 – Golden Screen
    • Golden Screen

La sinossi ufficiale di Spider-Man: Brand New Day rivela finalmente i dettagli del cattivo

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Stanno finalmente emergendo nuove informazioni sul ritorno di Tom Holland nei panni di Spider-Man in Spider-Man: Brand New Day. Peter Parker è assente dalla timeline del Marvel Cinematic Universe da cinque anni, dopo che Spider-Man: No Way Home del 2021 ha concluso un’era per l’Uomo Ragno, inaugurandone al contempo una nuova. Sebbene nessuno nel suo mondo sappia più chi si nasconda sotto la maschera, il personaggio di Holland rimane un amichevole eroe di quartiere.

L’uscita di Spider-Man: Brand New Day si avvicina e Sony sta finalmente condividendo nuovi dettagli sulla trama del capitolo della Fase 6. Ecco il testo:

“È un NUOVO GIORNO per Peter Parker. Combattere il crimine a tempo pieno nei panni di Spider-Man in un mondo che sembra essersi dimenticato di lui, e la pressione di vedere i suoi vecchi amici andare avanti senza di lui, innescano in Peter un cambiamento che forse non riesce a controllare. Ma questa trasformazione potrebbe anche essere l’unica cosa in grado di fermare una nuova, sconvolgente minaccia per la città e per le persone che ama: un potente criminale invisibile a tutti. Il mondo si è dimenticato di Peter Parker, ma lui non si è dimenticato di loro.”

Quando la sinossi originale fu pubblicata dopo l’uscita del primo trailer di Spider-Man: Brand New Day, la Sony Pictures descrisse inizialmente il film come segue:

“Dopo il successo mondiale da record di Spider-Man: No Way Home, Spider-Man: Brand New Day segna un capitolo completamente nuovo per Peter Parker e Spider-Man. Sono trascorsi quattro anni dagli eventi di No Way Home e Peter è ora un adulto che vive completamente da solo, essendosi volontariamente cancellato dalla vita e dai ricordi di coloro che ama. Combattendo il crimine in una New York che non conosce più il suo nome, si è dedicato interamente alla protezione della sua città – un Spider-Man a tempo pieno – ma con l’intensificarsi delle richieste, la pressione innesca una sorprendente evoluzione fisica che minaccia la sua esistenza, mentre uno strano nuovo schema di crimini dà origine a una delle minacce più potenti che abbia mai affrontato.”

La minaccia che “nessuno può nemmeno vedere” è stata oggetto di numerose speculazioni e si ritiene sia la presunta Jean Grey di Sadie Sink, poiché si vocifera che l’eroina degli X-Men farà il suo debutto nell’MCU nell’avventura estiva. Al momento, Sony Pictures e Marvel Studios non hanno ancora rivelato chi interpreterà la star di Stranger Things nel film.

Quello che è stato mostrato finora sulla trama di Spider-Man: Brand New Day è che il misterioso nemico ha la capacità di prendere il controllo della mente di qualcuno, una delle tante abilità di Jean nei fumetti. Tuttavia, Peter ha diversi nemici nell’universo Marvel che possiedono poteri simili o identici.

Nel primo trailer è apparso un personaggio incappucciato, che si ipotizza essere il personaggio segreto di Sink. Se si trattasse davvero di Jean, avrebbe più senso se stesse cercando di fermare il misterioso controllore mentale dell’MCU.

Il personaggio interpretato da Sink potrebbe essere più un rivale di Spider-Man che un vero e proprio cattivo, dato che ipoteticamente entrambi cercano di fermare la stessa minaccia, ma con metodi diversi. Questo spiegherebbe perché inizialmente si trovino su fronti opposti prima di collaborare.

Potenziali cattivi Marvel Tra i nemici di Peter Parker che potrebbero rientrare nel sequel ci sono Mister Negative e Spider-Queen, ma finora non è stata annunciata la loro partecipazione. Tuttavia, il pubblico vedrà antagonisti di Spider-Man come Tombstone, Boomerang e Tarantula.

Spider-Man: Brand New Day uscirà nelle sale il 29 luglio.

La sinossi di The Twilight Saga: Breaking Dawn

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Ecco onlone il riassunto ufficiale della trama dei due film di The Twilight Saga: Breaking Dawn, con Robert Pattinson e Kristen Stewart. Le riprese inizieranno a breve…

Nell’attesissimo nuovo capitolo della saga blockbuster di Twilight, la serenità coniugale di Bella Swan (Kristen Stewart) e del vampiro Edward Cullen (Robert Pattinson) è spezzata quando una serie di tradimenti e sventure minaccia di distruggere il loro mondo.

Dopo il matrimonio, Bella e Edward vanno in luna di miele a Rio de Janeiro, dove finalmente si abbandonano alla passione. Ben presto Bella scopre di essere incinta; e durante un parto che le è quasi fatale, Edward finalmente esaudisce il suo desiderio di diventare immortale.

Ma l’arrivo della loro straordinaria figlia, Renesmee, mette in moto una pericolosa catena di eventi che oppone i Cullen e i loro alleati ai Volturi, il temibile consiglio dei vampiri, scatenando una battaglia senza quartiere.

Breaking Dawn, pieno di suspence e romanticismo, prosegue l’epico racconto di fantasy soprannaturale e amore appassionato che ha reso la Twilight Saga un fenomeno mondiale.

Il film è attualmente in produzione, e uscirà in Usa per la Summit Entertainment il 18 novembre 2011 e il 16 novembre 2012.

Fonte: Collider

La sinossi di The Twilight Saga: Breaking Dawn

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Ecco online il riassunto ufficiale della trama dei due film di The Twilight Saga: Breaking Dawn, con Robert Pattinson e Kristen Stewart. Le riprese inizieranno a breve…

 

La sindrome di ANTONIO: Al cinema dal 17 novembre

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La sindrome di ANTONIO: Al cinema dal 17 novembre

Arriverà al cinema il 17 Novembre La sindrome di ANTONIO, il film di Claudio Rossi Massimi, con protagonisti BIAGIO IACOVELLI, QUERALT BADALAMENTI,ANTONIO CATANIA e MONI OVADIA.

Un film sul viaggio, sull’amore, sulla ricerca di sé, e ultima interpretazione dell’indimenticabile Giorgio Albertazzi.

“Per capire fino in fondo un uomo e le sue idee bisogna andare nel posto in cui quell’uomo e quelle idee hanno avuto origine”. È questa la convinzione che muoverà Antonio a partire a bordo della sua cinquecento per conoscere quei luoghi della Grecia, dove scoprirà molto di più. La sindrome di Antonio di Claudio Rossi Massimi è un film on the road che racconta, con toni solari, lievi e spesso ironici, i dubbi e i malesseri esistenziali dell’anima, non tanto di una generazione ma di chi decide di misurarsi con il mondo. Un viaggio fatto anche di incontri, paesaggi incantevoli e un romantico amore. Accanto ai due giovani protagonisti – Biagio Iacovelli e Queralt BadalamentiRemo Girone, Moni Ovadia, Antonio Catania e l’indimenticabile Giorgio Albertazzi nella sua ultima interpretazione cinematografica. Prodotto da Lucia Macale di Imago Film e Corrado Azzollini di Draka Production, il film sarà distribuito da Draka Distribution dal 17 novembre.

Il film sarà presentato martedì 18 ottobre alle ore 20:30 all’interno di KINO – PANORAMA ITALIA, linea di programmazione dedicata al cinema italiano contemporaneo curata dal KINO in collaborazione con Alice nella città, che si svolgerà in concomitanza con la Festa del Cinema di Roma

Sinossi

Nel settembre del 1970 Antonio Soris (Biagio Iacovelli) parte da Roma alla volta di Atene, con pochi soldi in tasca, alla ricerca della caverna e dei luoghi che hanno ispirato Platone. Arrivato in Grecia, conosce la bella e divertente Maria (Queralt Badalamenti). Rapito dal fascino della ragazza e dalla bellezza senza tempo dei luoghi che visitano insieme, il giovane si abbandona alla suggestione di un viaggio quasi fuori dalla realtà. In giro tra templi, mare cristallino e coste mozzafiato, i due ragazzi instaureranno un rapporto fatto di allegria e malcelata passione, di scambio sulla vita, sull’amore e sulla politica. Ma nel viaggio di Antonio ci saranno altri incontri: quello con Vassilis (Antonio Catania), il proprietario della locanda in cui alloggia Antonio, quello con Lissa (Chiara Gensini), una donna folle che pone indovinelli sul senso della vita, e ancora quello con Klingsor (Giorgio Albertazzi), il pittore silente che spera nel ritorno della sua compagna scomparsa da anni. Eppure non tutto è come sembra, e per Antonio luci ed ombre assumeranno aspetti e significati inattesi, raccontati dalla voce fuori campo dell’amico Gino (Remo Girone). Sullo sfondo, il sogno della rivoluzione, la liberazione dei costumi e la Grecia dei colonnelli.

La sindrome degli amori passati di Ann Sirot e Raphaël Balboni

La sindrome degli amori passati di Ann Sirot e Raphaël Balboni

L’anno scorso abbiamo potuto vedere La folle vita, comunemente indicato come loro lungometraggio d’esordio e datato ormai 2020, ed è un piacere ritrovare in sala Ann Sirot e Raphaël Balboni. Ce lo avevano promesso ai tempi del Festival di Cannes 2023, dove il film era tra i titoli selezionati per la 62esima Semaine de la Critique, e grazie a Wanted Cinema il loro La sindrome degli amori passati arriva finalmente nei cinema di tutta Italia – dal 5 settembre – dopo alcune anteprime estive.

Una commedia romantica piuttosto sui generis e a suo modo sorprendente con la quale Ann Sirot e Raphaël Balboni hanno cercato di “esplorare la sessualità al di fuori della coppia“, come quella di Sandra (interpretata da Lucie Debay) e Rémy (Lazare Gousseau), addolorati di non riuscire ad avere figli e pronti a tutto per avere un bambino. Anche a seguire la terapia del luminare che diagnostica alla coppia la “sindrome degli amori passati” e prescrive loro di andare a letto, ancora una volta, con ognuno dei loro precedenti amanti per ritrovare l’equilibrio… Una serie di infedeltà programmate con le quali il film si diverte a sfidare convenzioni e tabù della società in cui viviamo – oltre a suggerire modi nuovi e diversi di concepire le relazioni e la sessualità – creando situazioni surreali, ma a partire da esperienze molto comuni…

La sindrome degli amori passati, intervista ai protagonisti

“Abbiamo molti amici che hanno avuto problemi ad avere figli. Fa parte della nostra esperienza personale” – racconta la Sirot, convinta che il film possa essere di consolazione o dare speranza a tanti…

La lotta fa parte della vita. E tu puoi accettare la tua vita così com’è o usare le risorse in tuo possesso, quello che ti sta accadendo, per reagire. È interessante che ci sia una sindrome reale che ha ispirato quella del film, quella che in francese si chiama ‘Syndrome du lâcher-prise’, che è quello che dici a qualcuno che si sta aggrappando alle cose, che deve lasciare andare… Per esempio, quando le persone che stanno cercando di avere un figlio da molto tempo, ormai esaurite, finiscono per lasciarsi, capita che rimangano incinte l’ultima volta che fanno sesso prima della rottura. Quando smettono di sentirlo come un obbligo, insomma, come per molte cose nella vita, che succedono quando smetti di rincorrerle.

A Cannes avete sottolineato i significati che il film potrebbe veicolare, relativamente al  capitalismo e al patriarcato, è importante o vi basta che il pubblico si diverta?

SIROT: Penso che il pubblico delle commedie romantiche si divertirà e insieme vorrei che il nostro settore diventasse un luogo più aperto e sicuro. Con in sala molta gente che faceva parte dell’industria cinematografica e che finanzia il cinema è stato anche un appello a cercare insieme di reinventare i nostri processi e a condividere la responsabilità di rendere il mondo del cinema più ampio e più inclusivo.

Avete cambiato il film nel suo iter? Ci sono state molte riscritture?

BALBONI: Abbiamo un modo particolare di girare, e una ripresa può richiedere anche 10 o 15 minuti, perché facciamo molte prove. Così facendo, al montaggio c’è molta scelta. Abbiamo avuto bisogno di riscrivere il film, vista questa modalità, ma abbiamo scritto molto prima e dopo le riprese, ma non è stato un film diverso, non credo sia cambiato, anzi, credo sia il film che volevamo girare sin dall’inizio.

SIROT: È assolutamente il film che volevamo girare, ma è come se avessimo una tela, una griglia nella quale le linee si avvicinano sempre di più e vanno riempiendosi. All’inizio lavoriamo sulle linee principali, quando con gli attori abbiamo iniziato a disegnare le cose in modo più preciso. Non partiamo subito con le riprese, proviamo e giriamo le nostre prove, e le modifichiamo, abbiamo una bozza e cerchiamo di rendere questa bozza sempre migliore. E quando una scena non va bene, la rifacciamo e inseriamo la nuova scena nella nostra bozza. Così quando arriviamo alle riprese abbiamo questa bozza su cui abbiamo lavorato, poco alla volta.

Tanto lavoro devono aver richiesto gli intermezzi sui rapporti sessuali

SIROT: Sì, è stato un processo piuttosto lungo, perché abbiamo fatto diversi workshop, che abbiamo chiamato “le metafore”. Abbiamo lavorato con il coreografo, in particolare, ma anche con gli altri membri della troupe – dal DOP al costumista con i ballerini o con il cast – esplorando le idee che avevamo, cercando di provarle, e ci è voluto tempo per trovare l’atmosfera giusta per delle scene sessuali metaforiche che dovevano rappresentare lo spazio mentale dei personaggi, i territori interiori inesplorati che Sandra e Rémy stanno per aprire e scoprire. In queste scene, la sessualità è sempre rappresentata in modo simbolico, la nudità è affrontata in modo umile e giocoso.

BALBONI: Avevamo idee divertenti per ogni scena, una diversa dall’altra, perché volevamo sempre collegarci a ciò che accadeva nella storia e continuare a giocare con il pubblico. Come per esempio, quando stanno gonfiando la ruota della bicicletta tutto si trasforma e c’è questa gomma gigante, o quando lei sta appendendo i vestiti dietro e inizia la scena in cui ci sono vestiti argentati appesi dappertutto. Avevamo molto materiale, intere coreografie, ma per la dinamica del film poi abbiamo dovuto montare una porzione molto piccola di ciò che avevamo girato, abbiamo fatto delle scelte.

Tra i tanti membri della troupe, c’era anche un coordinatore dell’intimità?

SIROT: Abbiamo chiesto al coreografo di farlo e gli attori sono stati d’accordo. Lui è un ballerino, si esibisce spesso e ha molta esperienza nell’esibirsi nudi, quindi era una persona molto adatta, anche a rapportarsi con gli attori. Ma anche in questo caso il nostro processo è stato molto graduale. Togliendo i vestiti un po’ alla volta. Facendo le scene con tutti i vestiti addosso, all’inizio, la volta successiva in biancheria intima e così via. La chiave è stato il sentirsi sicuri con le persone che hai intorno, loro avevano già lavorato insieme due o tre volte e conoscevano il coreografo, per cui erano a loro agio l’uno con l’altro.

La Sindacalista, recensione del film di Jean-Paul Salomé con Isabelle Huppert

Isabelle Huppert torna nei panni di una forzuta protagonista, tanto nella mente quanto nello spirito, con La Sindacalista, film presentato nella sezione Orizzonti a Venezia 79, di Jean-Paul Salomè. Solo lo scorso anno, la Huppert aveva interpretato un personaggio similare nel film La promessa – Il prezzo del potere di Thomas Kruithof e presentato sempre nell’ambito di Orizzonti. Nel cast Grégory Gadebois, François-Xavier Demaison, Pierre Deladonchamps, Alexandra Maria Lara, Gilles Cohen, con la partecipazione di Marina Foïs e Yvan Atta.

Nonostante l’attrice francese si confermi un’interprete straordinaria, capace di trainare l’intera narrazione, La Sindacalista risulta un film fin troppo didascalico e senza un tono preciso, quando dovrebbe giocare attentamente con il concetto di dubbio e le differenti prospettive sorte attorno a una vicenda contorta e inspiegabile: l’attacco alla sindacalista Maureen Kearney.

La Sindacalista: Isabelle Huppert è Maureen Kearney

La Sindacalista è la storia vera di Maureen Kearney, la principale rappresentante sindacale di una multinazionale nucleare francese e che diventò un’informatrice segreta, denunciando accordi top-secret che sconvolsero il settore nucleare del Paese. Sola contro il mondo, ha combattuto con le unghie e con i denti contro i ministri del governo e i leader dell’industria per portare alla luce lo scandalo e difendere più di 50.000 posti di lavoro. La sua vita è stata sconvolta quando è stata violentemente aggredita nella sua stessa casa, aggressione a cui è seguita un’indagine discutibilissima, pur trattandosi di un caso davvero delicato. Improvvisamente, nuovi elementi arrivarono a creare dubbi ne perplessità nella mente degli investigatori: è così che, da vittima, Maureen diventa sospettata.

La storia di Kearney è, prima di tutto, la storia di un’eroina: Salomé vuole approcciarsi al tribolato racconto di una vicenda sconcertante in questo modo, rendendo Isabelle Huppert padrona dello schermo a tutti gli effetti. Anche nei frangenti meno coinvolgenti, riusciamo quanto meno a cogliere sul volto e tramite la fisicità dell’Huppert, la sofferenza di una donna che non può raccontare la sua verità.

Isabelle Huppert in La Sindacalista

Un film “televisivo” e senza un ritmo coerente

Maureen Kearney non è una “vittima” facile, ed è per questo che la polizia non tarderà a dubitare della sua dichiarazione: è scaltra, determinata e integerrima, ma nasconde una personalità molto più sfaccettata. Sono proprio le fragilità di Maureen a renderla un personaggio femminile interessante sullo schermo; Salomè riesce a rendere giustizia a una vittima reale e riesce sicuramente a creare un personaggio coerente sulla carta. Il difetto principale de La sindacalista sta però nella gestione del ritmo e del tempo del racconto: il dubbio si insinua nella sfera professionale e famigliare di Maureen, e il cambio di prospettive – vero fulcro drammatico del film – arriva soltanto quando l’attenzione dello spettatore è ormai già persa. Manca una giusta direzione degli attori, che non riescono a seguire Maureen nelle sue implausibili divagazioni, uno stato mentale concettualmente intricato, ma banalizzato in una visione complessiva da “racconto di cronaca” che forse sarebbe stato più agevole per il formato televisivo.

Maureen è sola contro uomini che fanno parte dell’élite, vengono dalla grande école, ma lei è semplicemente una sindacalista che appartiene al popolo e vuole viverci, per questo viene punita. Il confronto di genere viene messo in chiaro fin da subito da Salomè, in realtà non in maniera totalmente bilanciata, poiché intuiamo che la cinepresa è sempre a favore di Huppert, anche quando il suo personaggio inizia a nutrire dubbi rispetto alle confessioni precedentemente fatte. Un messaggio forte, convalidato da un’attrice pioniera di ruoli femminili vigorosi, non sempre positivi, ma che hanno segnato dei momenti importanti nella storia del cinema – pensiamo a La Pianista, di Michael Haneke (2001) ed Elle, di Paul Verhoeven (2016). Il confronto, in questo caso, non regge, benché Huppert rimanga Huppert e tenti di raccontare la verità del suo personaggio in ogni modo, ma non è seguita da una sceneggiatura che permette di farci conoscere la storia di Maureen Kearney nel modo in cui il film si proponeva.

Sempre con la volontà di farle interpretari personaggi ancorati alla realtà, Salomè si affida completamente all’interpretazione di Huppert per sostenere una storia che vorrebbe essere un thriller paranoico, ma finisce per limitare parecchio un film in cui la parola delle donne, il loro posto nelle sfere di potere e la loro insinuata natura manipolatrice, avrebbe potuto dare molto di più.

La Signora in Giallo: in lavorazione un film alla Universal

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La Signora in Giallo: in lavorazione un film alla Universal

La Universal Pictures ha messo in cantiere un film su La Signora in Giallo, che sarà scritto da Lauren Schuker Blum e Rebecca Angelo di Dumb Money e prodotto da Amy Pascal. La notizia è confermata da Variety.

Blum e Angelo si sono uniti al progetto prima dello sciopero degli sceneggiatori e non riprenderanno il lavoro sulla sceneggiatura finché la Writers Guild of America e l’Alliance of Motion Picture and Television Producers non avranno raggiunto un accordo. Il film in questione è tra i prossimi progetti degli sceneggiatori, come hanno confermato alla rivista i rappresentanti degli sceneggiatori.

La serie originale La Signora in Giallo vedeva Angela Lansbury nei panni della scrittrice di gialli e detective dilettante Jessica Fletcher, che risolve gli omicidi che avvengono con grande frequenza nella città immaginaria di Cabot Cove, nel Maine. La serie poliziesca è andata in onda sulla CBS per 12 stagioni dal 1984 al 1996. Lansbury ha ottenuto una nomination agli Emmy per ogni stagione, ma non ha mai vinto il premio. La Signora in Giallo è stato creato da Peter S. Fischer, Richard Levinson e William Link. La Universal Television ha prodotto la serie di lunga durata.

Blum e Angelo hanno co-scritto la sceneggiatura del film drammatico biografico Dumb Money, con Paul Dano, Seth Rogen, Pete Davidson, Sebastian Stan, Shailene Woodley, America Ferrera, Nick Offerman, Anthony Ramos, Dane DeHaan e Vincent D’Onofrio.

Basato sul libro di Ben Mezrich del 2021 The Antisocial Network, Dumb Money segue la storia vera di un gruppo di investitori coinvolti nello short squeeze di GameStop. Il film, diretto da Craig Gillespie, uscirà negli USA in sale limitate il 15 settembre.

Pascal è l’ex co-direttrice della Sony Pictures che ha trasferito il suo banner Pascal Pictures alla Universal nel 2019. I suoi crediti di produzione includono la serie di film Spider-Man: Un nuovo universo, Piccole donne di Greta Gerwig e Molly’s Game.

La Signora in Giallo: cast, trama, libri e dove vederla in streaming

Oggi facciamo insieme un salto indietro nel tempo fino ai gloriosi anni ottanta e parliamo di una delle serie che ha fatto la storia della televisione prima statunitense e poi italiana. Se è vero che da dieci anni a questa parte sul piccolo schermo non può mai mancare una puntata di Law & Order, a cavallo tra gli anni ottanta e novanta a farla da padrona è invece La Signora in Giallo.

Gli amanti del genere crime e delle serie tv investigative vecchio stile, conoscono di certo l’iconica Jessica Fletcher, una mite scrittrice con uno speciale talento da detective. E’ lei la protagonista de La Signora in Giallo (titolo originale Murder, She Wrote), serie ideata da Peter S. Fischer, Richard Levinson e William Link per la CBS e andata in onda dal 1984 al 1996.

La Signora in Giallo cast e trama

La serie racconta la storia di Jessica B. Fletcher (Angela Lansbury), un’insegnante d’inglese in pensione che, vedova da molti anni, ha intrapreso la carriera di scrittrice. Specializzata in libri gialli, Jessica vive nella tranquilla Cabot Cove, una fittizia cittadina del Maine ispirata molto probabilmente alla californiana Mendocino. E’ questa, infatti, la location scelta per le riprese, piccola cittadina che ospita ancora la casa vittoriana della protagonista, usata per la serie.

Nonostante Cabot Cove sia un piccolo centro urbano, negli anni Jessica ha instaurato e coltivato moltissime amicizie che la portano spesso a viaggiare per gli Stati Uniti e non solo. Quando però la Fletcher non è in giro per il mondo per lavoro o per piacere, si rende utile nella risoluzione dei più intricati casi d’omicidio che si verificano in città. Si perché, strano a dirsi, ovunque Jessica metta piede, prima o poi qualcuno ci lascia le penne!

In ogni episodio c’è sempre Jessica alle prese con le indagini di un omicidio che di solito coinvolgono suoi amici e conoscenti o addirittura membri della sua famiglia. Che la scena del crimine di trovi a Cabot Cove oppure oltre oceano, niente e nessuno riesce a fermare la corsa di Jessica verso la verità.

Non sempre, tuttavia, trova membri delle forze dell’ordine disposti ad accettare il suo aiuto nelle indagini. Nella sua città natale, entrambi gli sceriffi Amos Tupper (Tom Bosley) e Mort Metzger (Ron Masak), si sono ormai piegati all’insistenza della Fletcher che viene spesso impiegata per la risoluzione dei crimini più complessi. Non sono però dello stesso avviso la Polizia di New York e l’inglese Scotland Yard che vedono nella Fletcher un inutile ostacolo.

Ma nessuno può fermare Jessica Fletcher che troverà sempre il modo di sbrogliare la matassa e assicurare il colpevole alla giustizia.

La Signora in Giallo personaggi e guest star

Essendo una delle serie più longeve della tv statunitense degli anni ottanta e novanta, La Signora in Giallo ha ospitato negli anni un numero enorme di personaggi e guest star. Nel corso delle sue 12 stagioni e 263 episodi circa, il cast ha subito vari stravolgimenti anche se alcuni personaggi sono rimasti più o meno stabili all’interno della serie.

Oltre a Jessica e ai suoi fidati sceriffi di Cabot Cove, uno dei personaggi chiave della serie è il medico Seth Hazlitt (William Windom), il migliore amico della Fletcher. Considerato da tutti un grande professionista nel suo mestiere, Seth è all’apparenza un uomo assai brontolone ma che nasconde un cuore tenero. E’ sempre pronto ad aiutare il prossimo ed è di grande conforto per Jessica che può sempre contare su di lui quando la situazione precipita. Non a caso, infatti, il caro Seth è spesso complice/aiutate della Fletcher nelle sue talvolta pericolose indagini.

Della famiglia di Jessica si conoscono davvero pochissimi dettagli. Dopo la morte prematura del marito Frank, la Fletcher si è allontanata parecchio dagli affetti familiari che comunque restano sempre nesi suoi pensieri. Una delle persone a cui Jessica non riesce proprio a rinunciare è suo nipote Grady Fletcher (Michael Horton), personaggio ricorrente nella serie. Giovane impulsivo e combinaguai, Grady paga spesso a caro prezzo il suo status di ‘nipote preferito’ perché spesso si trova coinvolto come indiziato nelle indagini della zia Jessica.

Grady è l’ultimo dei romantici ma non ha una grande fortuna in campo amoroso. Il ragazzo, infatti, si trova sempre a scegliere la fidanzata sbagliata, collezionando così fallimenti su fallimenti. Solo dopo tantissime delusioni amorose, Grady riuscirà a trovare l’amore della sua vita.

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Oltre ai personaggi più o meno ricorrenti, La Signora in Giallo è famosa per essere una delle serie tv con il maggior numero di guest star mai viste. Attiva per ben dodici anni, a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, moltissimi attori e attrici della nuova e vecchia generazione sono stati ‘ospiti’ di uno o più episodi.

I trentenni di oggi che amano il cinema e la tv riconosceranno molti miti del mondo dello spettacolo e della Hollywood degli anni d’oro. Stiamo parlando di miti come Tippi Hedren, Eli Wallach, Dick Van Dyke, Martin Landau, Tomas Milian, Vera Miles, Janet Leigh, Tom Selleck e molti altri ancora. Parlando invece dei personaggi di un’epoca più recente, nella serie spiccano i nomi di attori come George Clooney, Neil Patrick Harris, Courteney Cox, Andy Garcia, Marcia Cross, Joseph Gordon-Levitt, Cynthia Nixon e tantissimi altri ancora.

La maggior parte di questi attori e attrici finisce con l’essere uno dei personaggi coinvolti nei crimini su cui Jessica Fletcher investiga. Durante le indagini, in alcuni casi le guest star si rivelano essere i primi sospettati o a volte i capri espiatori che la protagonista cerca di scagionare.

La Signora in Giallo libri: le avventure di Jessica Fletcher

L’enorme successo televisivo de La Signora in Giallo ha spinto l’ideatore della serie a trasformare le avventure di Jessica Fletcher in un’enorme saga letteraria. I libri, scritti da Donald Bain, sono stati pubblicati tutti dalla Paperback e dalla Sperling & Kupfer e sono disponibili anche in italiano.

Ecco qui si seguito tutti i titoli de La Signora in Giallo:

  1. Gin & Pugnali – 1989
  2. Manhattan & Omicidi – 1994
  3. Rum & Delitti – 1995
  4. Brandy & Pallottole – 1995
  5. Martini & Follia – 1995
  6. A deadly judgment -1996
  7. A palette for murder – 1996
  8. Omicidi & Fantasmi – 1997
  9. Assassinio a bordo – 1997
  10. Murder in Moscow – 1998
  11. A Little Yuletide Murder – 1998
  12. Murder at the Powderhorn Ranch – 1999
  13. Omicidio in primo piano – 1999
  14. Delitto in maschera – 2000
  15. Assassinio nel vigneto – 2001
  16. Murder in a Minor Key – 2001
  17. Delitto à la carte – 2002
  18. Scommessa con il morto – 2002
  19. Delitto cum laude – 2003
  20. Assassinio in prima classe – 2003
  21. Cocktail letale – 2004
  22. Dinner party con cadavere – 2004
  23. The Maine Mutiny – 2005
  24. Long Drink con delitto – 2005
  25. Una recita quasi perfetta – 2006

Tutti i romanzi de La Signora in Giallo

  1. Three Strikes and You’re Dead – 2006
  2. Caffè, tè e il delitto è servito – 2007
  3. Panning For Murder – 2007
  4. Fuochi d’artificio con cadavere – 2008
  5. Capodanno con delitto – 2008
  6. La morte è in scena – 2009
  7. Ospite Inatteso a Cabot Cove – 2009
  8. Una fatale melodia – 2010
  9. I gioielli della regina – 2010
  10. Omicidio sul ghiaccio – 2011
  11. Un delitto a regola d’arte – 2011
  12. Assassinio sull’Isola – 2012
  13. Domestic Malice – 2012
  14. Ricetta per un delitto – 2013
  15. Primo piano di un delitto – 2013
  16. Omicidio alle Hawaii – 2014
  17. Omicidi e buone maniere – 2014
  18. Menù con delitto – 2015
  19. Una morte annunciata – 2015
  20. Omicidio in grande stile – 2016
  21. Un assassino all’amo – 2016
  22. Appuntamento con la morte – 2018
  23. Assassinio tra le pagine – 2018
  24. Omicidio in corsia – 2019
  25. Lezioni Pericolose – 2019

Solo negli States, inoltre, nel 2020 sono stati pubblicati altri due romanzi, The Murder of Twelve e Murder in Season, purtroppo ancora inediti in Italia.

La Signora in Giallo film

La serie, andata in onda per oltre un decennio, conta più di duecentocinquanta episodi autoconclusivi, di circa un’ora ciascuno. A parte alcuni casi isolati di storie divise i più parti e quindi in più episodi, ogni puntata de La Signora in Giallo si dedica a una singola storia con personaggi e guest star sempre differenti.

Con la fine della serie, che ha ottenuto un successo incredibile worldwide, in molti sentivano la mancanza delle avventure di Jessica Fletcher e compagni. Ecco perché gli autori, a partire dal 1997 – cioè un anno dopo la fine della serie -, hanno deciso di produrre ben quattro film, sempre con la famosa scrittrice detective nei panni della protagonista.

I film in questione sono 4 e della durata di circa 2 ore ciascuno, in cui Jessica si trova invischiata in strani delitti e indagini entusiasmanti.

Ecco tutti i film de La Signora in Giallo:

  1. Vagone letto con omicidio (South by Southwest) – 1997 USA, 1999 Italia
  2. Appuntamento con la Morte (A Story to Die For) – 2000 USA, 2005 Italia
  3. L’ultimo Uomo Libero (The Last Free Man) – 2001 USA, 2005 Italia
  4. La Ballata del Ragazzo Perduto (The Celtic Riddle) – 2003 USA, 2005 Italia

La Signora in Giallo, la serie completa in streaming: dove vederla

Tutte le stagioni de La Signora in Giallo sono disponibili in streaming sulla piattaforma a pagamento di Amazon Prime Video. Vi ricordiamo inoltre che la serie con Angela Lansbury è da anni parte integrante della programmazione Mediaset; ogni giorno, infatti, dalle 13,00 alle 14,00 va in onda su Rete 4 un episodio de La Signora in Giallo.

Se siete, invece, interessati ai romanzi della stessa serie, trovate la maggior parte dei titoli in vendita sul sito ufficiale della IBS.

 

Fonte: Wiki, IMDB, IBS

La signora in giallo, il reboot con Jamie Lee Curtis, rinvia l’uscita per evitare la concorrenza al botteghino

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Universal Pictures ha deciso di posticipare l’uscita del suo prossimo film La signora in giallo, con protagonista Jamie Lee Curtis. I dettagli sulla trama del nuovo adattamento non sono ancora stati resi noti, ma è probabile che segua fedelmente il concept originale. La serie classica raccontava le vicende di Jessica Fletcher, una scrittrice di romanzi gialli con un talento straordinario per risolvere omicidi, spesso coinvolta in indagini complesse che riusciva a risolvere prima delle autorità.

Inizialmente previsto per il periodo tra il 22 dicembre 2027 e il 4 febbraio 2028, il film è stato rinviato senza una spiegazione ufficiale da parte dello studio. Tuttavia, secondo diverse indiscrezioni, la decisione sarebbe legata alla volontà di evitare uno scontro diretto con altri grandi titoli in uscita nello stesso periodo. Tra questi figurano produzioni molto attese come Avengers: Secret Wars e The Lord of the Rings: Hunt for Gollum, entrambe destinate a dominare il box office natalizio.

Un ritorno iconico

La Signora in Giallo

Jamie Lee Curtis interpreterà Jessica Fletcher, ruolo reso celebre da Angela Lansbury nella serie televisiva originale. Ambientata nella cittadina immaginaria di Cabot Cove, nel Maine, la storia seguiva Fletcher mentre risolveva casi di omicidio, sia nella sua comunità che in altre parti degli Stati Uniti e all’estero.

Il reboot è diretto da Jason Moore, già noto per Pitch Perfect, con una sceneggiatura firmata da Lauren Schuker Blum e Rebecca Angelo. Alla produzione partecipano anche Phil Lord e Christopher Miller, già coinvolti in L’ultima missione: Project Hail Mary, proseguendo la loro collaborazione con Universal.

Il film si basa sulla serie TV originale La signora in giallo, creata da Peter S. Fischer, Richard Levinson e William Link. Nel cast della serie figuravano anche Tom Bosley, William Windom e Ron Masak.

L’interpretazione di Angela Lansbury in La signora in giallo è stata acclamata dalla critica durante tutta la messa in onda della serie. Ha ricevuto dieci nomination ai Golden Globe, vincendone quattro, ed è stata candidata a 12 Emmy Awards, stabilendo il record per il maggior numero di nomination come Miglior attrice protagonista in una serie drammatica.

Nonostante il rinvio, il progetto resta molto atteso, forte di un personaggio iconico e di una base di fan consolidata.

La Signora in giallo, con protagonista Jamie Lee Curtis, ha trovato un regista

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Nonostante una carriera di successi e riconoscimenti, Angela Lansbury è passata alla storia nell’immaginario popolare per il suo ruolo di Jessica Fletcher in La Signora in Giallo, personaggio che rivivrà sullo schermo con le fattezze di Jamie Lee Curtis.

Il progetto che vede protagonista l’attrice premio Oscar e figlia d’arte è in fase di organizzazione e finalmente ha trovato un regista che possa cimentarsi nell’impresa. Jason Moore, regista del franchise di lancio Pitch Perfect e dell’imminente serie prequel di La rivincita delle bionde, Elle, è al lavoro sul progetto presso la Universal. Moore dirigerà una sceneggiatura di Lauren Schuker Blum e Rebecca Angelo. Amy Pascal e Lord Miller saranno i produttori.

Jason Moore ha dato il via a un’incredibile serie di successi per il multiverso di Pitch Perfect di Elizabeth Banks quasi 15 anni fa. La serie ha incassato quasi 600 milioni di dollari al botteghino mondiale, a fronte di costi di produzione per l’intera trilogia di appena 100 milioni di dollari. Tra i suoi film ricordiamo “Sisters“, con Amy Poehler, Tina Fey e Maya Rudolph, e “Nozze a sorpresa“, con Jennifer Lopez e Josh Duhamel.

La signora Harris va a Parigi: trailer del nuovo film

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La signora Harris va a Parigi: trailer del nuovo film

Universal Pictures Italia ha diffuso il trailer ufficiale di La signora Harris va a Parigi, la nuova commedia di Anthony Fabian che sarà presentata alla Festa del cinema di Roma 2022. Dal 17 novembre al cinema!

La trama di La signora Harris va a Parigi

La Signora Harris va a Parigi è l’incantevole storia di una comune governante britannica il cui sogno di possedere un abito da sera firmato Christian Dior la condurrà verso una straordinaria avventura a Parigi.

La signora dello zoo di Varsavia: tutte le curiosità sul film

La signora dello zoo di Varsavia: tutte le curiosità sul film

La Seconda guerra mondiale fornisce da sempre al cinema numerosi spunti per racconti diversi, il più dei quali avvenuti realmente. Tra i più recenti e affascinanti vi è quello di La signora dello zoo di Varsavia, pellicola del 2017 diretta da Niki Caro, regista neozelandese recentemente tornata sul grande schermo con Mulan. Ispirato ad una storia vera, il film si basa anche sul libro Gli ebrei dello zoo di Varsavia, scritto da Diane Ackerman e a sua volta ispirato ai diari di Antonina Żabiński, la protagonista nel film interpretata da Jessica Chastain. Se in Schindler’s List Oscar Schindler si impegnava a salvare vite umane dai campi di sterminio, in questo film la protagonista si occupa di salvare quanti più animali possibili dalla furia devastatrice dell’esercito nazista.

Il racconto si concentra dunque sulla necessità da parte dell’uomo di proteggere il mondo animale, essenziale per la salvaguardia dell’intero pianeta. Accolto in modo positivo da critica e pubblico, La signora dello zoo di Varsavia è dunque un titolo da recuperare se si è appassionati di questa tipologia di storie. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla storia vera dietro il film. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il titolo nel proprio catalogo.

La signora dello zoo di Varsavia: la trama e il cast del film

Il film è ambientato durante i primi anni della Seconda guerra mondiale. Antonina Żabiński e suo marito Jan dirigono insieme lo zoo di Varsavia. Questo è popolato da numerose specie animali, tra cui molte rare ed esotiche. L’incombere della guerra e l’invazione tedesca in Polonia rischiano però di minacciare questo fragile ecosistema. Ben presto, Antonina si trova a doversi relazionare con l’alto ufficiale nazista e capo zoologo Lutz Heck, il quale decide di appropriarsi di molti degli animali per condurre degli esperimenti. Allo stesso tempo, egli nutre un profondo interesse per Antonina, che dovrà saper sfruttare tale situazione per poter salvare quanti più animali possibile.

Per interpretare Antonina è stata scelta la candidata all’Oscar Jessica Chastain, nota per i film Zero Dark Thirty e Molly’s Game. Accanto a lei, nel ruolo del marito Jan vi è Johan Heldenberg, mentre Daniel Bruhl è Lutz Heck. Quest’ultimo è noto principalmente per film come Rush e Captain America: Civil War. Compaiono poi anche Michael McElhattonn nei panni di Jerzyk e Iddo Goldberg in quelli di Maurycy Fraenkel. L’attrice Shira Haas, divenuta celebre grazie alla miniserie Unorthodox, è infine Urszula. Tutti gli animali che si possono vedere nel film, inoltre, sono veri. La regista ha infatti deciso di non avvalersi di CGI, permettendo così agli attori di interagire con veri animali.

La signora dello zoo di Varsavia storia vera

La signora dello zoo di Varsavia: il libro e la vera storia dietro il film

La signora dello zoo di Varsavia è basato sull’omonimo libro di saggistica di Diane Ackerman, che si basava molto sui diari di Antonina Żabińska, pubblicati in Polonia come Ludzie i zwierzęta (tradotto come: Persone e animali), nel 1968. La sceneggiatura del film segue dunque da vicino la storia di Antonina e di suo marito Jan. Entrambi hanno lavorato allo zoo di Varsavia, di cui lui era direttore. Durante l’occupazione nazista della Polonia, lo zoo fu però gravemente colpito dai bombardamenti e molti degli animali furono uccisi o fuggirono. Antonina e suo marito Jan, tuttavia, riuscirono a trasferire molti esemplari, salvando dunque loro la vita.

Trasformarono poi lo zoo in un rifugio per ebrei perseguitati, nascondendoli e fornendo loro documenti falsi. Riuscirono a salvare la vita di circa 300 persone durante il periodo dell’Olocausto. Durante quel periodo buio, offrirono però rifugio non solo agli ebrei, ma anche a persone in fuga. Antonina e Jan agirono in modo discreto e coraggioso, rischiando la loro vita per salvare gli altri. Dopo la guerra, Antonina continuò ad essere coinvolta nella gestione dello zoo, poi ripopolatosi, e dedicò parte della sua vita alla conservazione degli animali. Nel 1968, ricevette la medaglia dei Giusti tra le nazioni, un riconoscimento conferito da Israele a coloro che hanno aiutato a salvare gli ebrei durante l’Olocausto.

La devastazione provocata dall’attacco a Varsavia e dal successivo saccheggio dello zoo è ben documentata all’interno del film, come anche le azioni di Lutz Heck e i suoi esperimenti di allevamento di animali sono a loro volta comprovate da documentazione storica, sebbene l’intima relazione tra la protagonista, Antonina, e l’antagonista, Heck, sia nel film esagerata rispetto alla realtà. Tuttavia, la sfida all’occupazione nazista e, infine, il salvataggio di oltre 300 ebrei dal ghetto di Varsavia sono stati descritti con precisione.

La signora dllo Zoo di Varsavia: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È comunque possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. La signora dello zoo di Varsavia è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Infinity+, Apple TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 20 gennaio alle ore 21:25 sul canale Rete 4.

Fonte: IMDb

La signora dello zoo di Varsavia: il trailer italiano ufficiale

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La signora dello zoo di Varsavia: il trailer italiano ufficiale

M2 Pictures ha diffuso il trailer ufficiale italiano di La signora dello Zoo di Varsavia (The Zookeeper’s wife) con Jessica Chastain. Il film è basato sul bestseller di Diane Ackerman.

Ad affiancare Jessica Chastain ci sono Johan HeldenberghDaniel BrühlMichael McElhatton (Il Trono di Spade), Iddo Goldberg (Defiance), Goran Kostic, Shira Haas Efrat Dor.

Il film è un adattamento di “Gli ebrei dello zoo di Varsavia” di Diane Ackerman e di seguito potete leggere la trama del romanzo:

“Ho fatto solo il mio dovere. Se puoi salvare la vita di qualcuno, è tuo dovere provarci.” Con questa semplicità disarmante Jan Zabiriski, direttore dello zoo di Varsavia negli anni della seconda guerra mondiale, ha parlato della straordinaria impresa grazie alla quale lui e la moglie Antonina sottrassero alla furia nazista più di trecento ebrei. È il 1939, i bombardamenti tedeschi devastano lo storico zoo della capitale polacca: Jan e Antonina reagiscono allo sgomento e salvano gli animali superstiti. Ma ben presto il razzismo nazista si accanisce sugli uomini: quando iniziano i pogrom contro gli ebrei, i due coniugi non esitano a trasformare lo zoo in un rifugio per i perseguitati, creando un mondo alla rovescia in cui gli “ospiti” segreti vengono chiamati con il nome in codice degli animali di cui occupano la gabbia vuota, mentre le bestie portano nomi di persona. Al disprezzo per chi è diverso e alla follia di voler imporre alla natura un disegno mitomane, Jan e Antonina oppongono il rispetto per gli esseri viventi, che siano animali in pericolo o ebrei polacchi, “uomini in via d’estinzione”. Basandosi sul diario di Antonina e su molte altre fonti storiche, l’autrice ha recuperato dall’oblio una storia vera di coraggio e compassione.

La due volte candidata all’Oscar Jessica Chastain è Antonina Żabińska, moglie, madre e lavoratrice che per molti, durante la Seconda Guerra Mondiale, divenne, insieme al marito Jan, un barlume di speranza nella Varsavia occupata dai nazisti. Dal 16 novembre al cinema.

La signora delle rose: tutto quello che c’è da sapere sul film

La signora delle rose: tutto quello che c’è da sapere sul film

In molte occasioni i fiori sono stati protagonisti o oggetti primari di film, spesso utilizzati come metafore per raccontare la bellezza che ci circonda. Da un’opera insolita come Il ladro di orchidee fino al recente Il maestro giardiniere, i fiori hanno dunque spesso trovato il proprio spazio ideale sul grande schermo. Un altro film che recentemente li ha resi protagonisti è il francese La signora delle rose, diretto nel 2021 dal regista , qui al suo secondo lungometraggio a 9 anni di distanza dal precendete Parlez-moi de vous (2012).

Anche in questo caso, come si accennava, i fiori e in particolare le rose sono portatori di una specifica metafora. Pinaud ha infatti raccontato che l’idea per il film è nata dopo aver scoperto come nascono gli innesti floreali, creati prendendo i migliori esemplari tra stami e pistilli per dar vita a un nuovo fiore in grado di partecipare ai concorsi esistenti a riguardo. Il regista ha raccontato di aver visto in ciò una metafora dell’ipercompetitività della società moderna, sviluppando dunque il desiderio di costruire un racconto incentrato su tale tema.

Oltre a ciò, il film è anche una deliziosa commedia ricca di buoni sentimenti e quel gradito grado di leggerezza, attraverso cui si racconta quella necessità di non arrendersi davanti alle difficoltà ma di imparare a trovare la soluzione anche nei luoghi più inaspettati. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a La signora delle rose. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla spiegazione del finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La signora delle rose cast

La trama di La signora delle rose

Protagonista del film è Eve Vernet, una delle più grandi e famose creatrici di rose. Nonostante la fama mondiale, la sua società sta però per fallire ed essere acquistata dalla concorrenza. Tutti i sogni di Eve sembrano dunque destinati a finire, ma la sua segretaria Vera crede di aver trovato la soluzione ai loro problemi e assume tre dipendenti molto particolari e senza alcuna conoscenza di giardinaggio. Saranno proprio loro a risollevare le sorti dell’azienda, ma dovranno essere guidati dalle conoscenze di Eve, che dovrà a sua volta fidarsi di loro.

Il cast di attori del film

Protagonista del film, nel ruolo di Eve Vernet, vi è l’attrice Catherine Frot, celebre per la sua partecipazione a commedie come La cena dei cretini (1998), Una relazione al femminile – La Nouvelle Ève (1999) e, più recentemente, in film come La cuoca del presidente (2012), Quello che so di lei (2017) e Sotto le stelle di Parigi (2020). Nel ruolo della sua assistente Véra vi è invece l’attrice Olivia Côte, vista invece in Pupille – In mani sicure (2018). Gli attori Manuel Foulgoc, Fatsah Bouyahmed e Marie Petiot recitano invece nei ruoli di Fred, Samir e Nadège. Vincent Dedienne, infine, interpreta Lamarzelle, l’acquirente dell’azienda di Eve.

La signora delle rose finale

Il finale di La signora delle rose

Per cercare di risolvere la propria situazione, Eve vuole creare un nuovo ibrido da una rosa eccezionale, di cui Lamarzelle possiede uno dei pochissimi esemplari. Poiché quest’ultimo si rifiuta di collaborare, contrariamente alle abitudini della professione, decide di sfruttare l’esperienza delinquenziale di Fred, uno dei suoi tre nuovi dipendenti, andando a rubare la rosa tanto agognata. Il furto va a buon fine ed Eve si rende conto in quell’occasione che Fred ha un olfatto eccezionale che avrebbe potuto aprirle le porte di una carriera in profumeria. Eve può a quel punto realizzare l’ibridazione su cui si basano tutte le sue speranze di salvare l’attività.

Per poter avere dei ritorni economici per tirare avanti fino alla fioritura degli ibridi, manda Samir e Nadège a vendere rose porta a porta. Una terribile grandinata, però, causa molti danni alle sue coltivazioni e quando anche l’ibridazione non dà i risultati sperati, Eve si rassegna a dover vendere la sua attività a Lamarzelle. Proprio mentre si appresta a firmare il contratto di vendita, però, Nadège si accorge che uno degli ibridi che lei, Samir e Fred, hanno realizzato ha dato un risultato pratico, una rosa eccezionale che può essere premiata. Eve quindi la mette in vendita e la nuova rosa vince la medaglia d’oro al concorso Bagatelle. Eve può così salvare la sua attività e Fred inizia la sua formazione per lavorare in profumeria.

Il trailer di La signora delle rose e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di La signora delle rose grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Apple TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 9 aprile alle ore 21:30 sul canale Rai 1.

La sfida delle mogli: la storia vera dietro al film

La sfida delle mogli: la storia vera dietro al film

Molto spesso si tende, comprensibilmente, a raccontare la dura vita degli uomini chiamati a prestare servizio in territori di guerra, dimenticandosi però di un altro confilitto che si combatte più silenziosamente: quello di chi resta a casa sapendo il proprio caro lontano e potenzialmente in pericolo. Film come The Hurt Locker e American Sniper – tanto per citarne due – offrono frammenti di come la vita famigliare dei soldati venga scossa dalla loro lontananza e di come le mogli dei protagonisti accusino questa situazione. Proprio a loro, alle mogli dei militari, è stato nel 2020 dedicato il film La sfida delle mogli.

Il film, il cui titolo originale è appunto Military Wives, è stato diretto da Peter Cattaneo (regista anche del cult Full Monty – Squattrinati organizzati) a partire da una sceneggiatura di Rachel Tunnard e Rosanne Flynn basata su una storia vera. Si cerca dunque qui di raccontare il dramma di chi resta e di quanto importante sia cercare di impegnare il tempo nel tentativo di distrarsi da pensieri negativi e angosciosi. La sfida delle mogli vuole dunque celebrare il coraggio e la pazienza di queste donne, dimostrando anche il valore e gli effetti positivi che il fare gruppo può avere in queste circostanze.

Per chi è dunque in cerca di un film tenero e a tratti divertente su un tema invece assai delicato, La sfida delle mogli è il titolo giusto, grazie al quale poter anche conoscere meglio la vera storia che si nasconde dietro di esso. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La sfida delle mogli cast

La trama e il cast di La sfida delle mogli

Il film racconta la storia di alcune donne, mogli di soldati, che si ritrovano a trascorrere la loro vita in una base militare a causa del lavoro dei loro mariti. Spesso sole, quando gli uomini sono in servizio, conducono la loro esistenza tra monotonia, tanta pazienza e attesa. Tra queste c’è Kate, presidente di vecchia data del Comitato Sociale, che viene sostituita dalla nuova arrivata Lisa. Kate, però, non riesce ad allontanarsi dal suo precedente ruolo e non accetta la nuova linea di condotta intrapresa da Lisa. La veterana del Comitato, infatti, vorrebbe che il gruppo continui gli appuntamenti del club del libro e il lavoro in comunità.

Al contrario, la nuova presidentessa, è più interessata a condividere un bicchiere di vino che non a praticare le suddette attività. Solo un progetto sembra metterle tutte d’accordo, quello di fondare un coro militare femminile. Inizialmente l’idea non sembra però doversi concretizzare, ma quando si dà inizio alle prove e la gioia del canto contagia tutte le donne, nasce ufficialmente il primo coro di mogli, che porta le ragazze a fare sempre più affidamento l’una sull’altra e a stringere legami di amicizia, accomunate tutte dalle stessa angoscia: un partner in guerra e l’incertezza di un destino.

Ad interpretare Kate vi è la candidata all’Oscar Kristin Scott Thomas, celebre per i film Il paziente inglese, Quattro matrimoni e un funeraleTi amerò per sempre. L’attrice Sharon Horgan, nota per le serie Pulling, Catastrophe e la recente Bad Sisters, interpreta invece Lisa. Completano poi il cast le attrici Amy James-Kelly nel ruolo di Sarah, Sophie Dix in quello di Beatrice, Gaby French in quello di Jess e Emma Lowndes in quello di Annie. Gli attori Jason FlemyngGreg Wise, invece, recitano rispettivamente nel ruolo di Crooks e Richard.

La sfida delle mogli storia vera

La storia vera dietro La sfida delle mogli

Come anticipato, il film è ispirato alla storia vera dei Military Wives Choirs, oggi rete di 75 cori nelle basi militari britanniche in tutto il Regno Unito e all’estero, che ebbe origine a partire dal coro formatosi nell’aprile 2010 al Catterick Garrison. Questo è nato da un’idea di due mogli delle Guardie scozzesi che, mentre i loro mariti erano impegnati in Afghanistan nel 2009, hanno deciso di affiggere dei manifesti presso la guarnigione per incoraggiare e cercare attivamente donne interessate a cantare insieme, per sostenersi mentre i loro mariti erano impegnati in missione.

Il gruppo ha poi ingaggiato un noto insegnante di musica locale e hanno iniziato a mettere insieme un coro composto da mogli, fidanzate e donne di servizio: così è nato il primo coro. Fu poi scritta una lettera al noto maestro di coro Gareth Malone per richiedere il suo aiuto e supporto per il coro. In quel periodo, Malone stava ricevendo consensi per il suo programma televisivo della BBC The Choir e ritenne interessante l’idea di dedicare un’intera stagione di questo programma a questi particolari cori. Nacque così la quarta stagione della serie intitolata The Choir: Military Wives.

L’obiettivo era quello di aiutare le mogli e le fidanzate dei militari attualmente schierati in Afghanistan a esprimersi attraverso il canto. Nel corso della serie, venne formato un coro presso la RMB Chivenor e un altro presso la Royal Citadel di Plymouth. Il culmine della serie televisiva è stata l’esecuzione di Wherever You Are al Festival of Remembrance alla Royal Albert Hall il 12 novembre 2011, alla presenza della Regina Elisabetta II. La canzone è stata ideata da Paul Mealor a partire da estratti di lettere inviate tra le mogli dei militari e i loro partner in servizio. L’organizzazione continua ancora oggi a operare come ente di beneficenza e vanta oltre duemila membri.

Il trailer di La sfida delle mogli e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di La sfida delle mogli grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di lunedì 26 febbraio alle ore 21:10 sul canale La 5.

La sfida delle mogli: la spiegazione del finale del film

La sfida delle mogli: la spiegazione del finale del film

La sfida delle mogli, diretto da Peter Cattaneo, racconta una storia che va ben oltre il classico film britannico ispirato a fatti reali. Dietro la formula “gruppo di donne, conflitti personali, tragedia che si trasforma in trionfo”, si cela un’indagine sottile sulle dinamiche del lutto, della solitudine e della resilienza femminile in un contesto militare. Il film, con un cast che annovera Kristin Scott Thomas e Sharon Horgan, prende avvio da un presupposto semplice ma potente: cosa succede quando donne di età e classi sociali diverse sono costrette a trovare uno spazio proprio, in un ambiente che le considera marginali ma che al contempo dipende dalla loro presenza? Fin dalle prime scene, tra case militari identiche e saluti dolorosi, la pellicola instaura un meccanismo narrativo che intreccia tensione emotiva, ironia e trasformazione personale.

La sfida delle mogli non è un racconto di eroismo spettacolare o di conflitti esterni, ma un dramma intimista che usa la musica come catalizzatore di cambiamento. Il film ci invita a osservare come l’arte, in questo caso il canto corale, diventi strumento di autoaffermazione, di connessione e di guarigione. Dietro ogni nota, dietro ogni prova del coro, emergono desideri repressi, solitudini inespresse e tensioni familiari mai affrontate, trasformando un semplice club di canto in un microcosmo che riflette le complessità della vita militare e delle relazioni affettive. Il messaggio sotteso è chiaro: la forza collettiva nasce dall’ascolto reciproco, dall’empatia e dalla capacità di superare pregiudizi e barriere sociali.

La trama come riflesso delle emozioni: la spiegazione del finale del film

Il cuore narrativo di La sfida delle mogli si sviluppa attorno alla formazione di un coro femminile su una base militare britannica, apparentemente destinato a sollevare lo spirito dei mariti in missione. La storia prende avvio con Kate (Kristin Scott Thomas), moglie del colonnello, che affronta l’ennesimo distacco dal marito in partenza per l’Afghanistan. Kate, abituata a strutturare la propria vita attorno al rigore e all’ordine, si scontra subito con Lisa (Sharon Horgan), moglie del nuovo sergente maggiore, la quale incarna uno spirito più libero e disorganizzato.

La sfida delle mogli storia vera

L’iniziale conflitto tra le due donne non è semplicemente comico o superficiale: rappresenta la collisione di mondi interiori, di modi diversi di affrontare l’assenza e la paura, e anticipa la necessità di trovare un terreno comune per affrontare il dolore. Le tensioni iniziali del film, tra battute pungenti e attriti quotidiani nei caffè della base e nelle prove corali, riflettono una lotta sotterranea di potere e controllo emotivo. Kate desidera disciplina e concentrazione, quasi a controllare l’angoscia delle altre mogli con ordine e routine; Lisa, invece, cerca leggerezza, connessione e divertimento, una strategia opposta per affrontare l’incertezza e la solitudine.

Quando il coro comincia a prendere forma, il processo non è lineare: litigi, fraintendimenti e malintesi mettono in luce fragilità e traumi personali. Ogni personaggio, dalle giovani Sarah e Jess a Ruby, donna in attesa del ritorno della moglie militare, trova il proprio spazio espressivo solo attraverso la partecipazione collettiva, e ogni progresso musicale è al contempo progresso emotivo. La narrazione intreccia così conflitto e armonia, mostrando come la collaborazione emerga dal confronto delle diversità e dalla condivisione del dolore.

La musica come specchio delle emozioni

Più che un semplice espediente narrativo, il coro in La sfida delle mogli funziona come simbolo di trasformazione personale e collettiva. Le prove del coro rappresentano un rito di passaggio: dalla solitudine alla connessione, dalla rassegnazione alla resilienza. La scelta delle canzoni, alternando inni tradizionali e brani pop noti, non è casuale: gli inni evocano stabilità e ordine, mentre i pezzi popolari incarnano libertà e spontaneità.

Questo dualismo rispecchia le due anime del film, quella di Kate e quella di Lisa, ma anche la tensione generale tra rigidità militare e necessità di espressione emotiva. Il coro diventa inoltre uno strumento di riscatto emotivo. Kate, pur rigida e apparentemente fredda, trova attraverso la musica un mezzo per confrontarsi con il dolore per la perdita del figlio, mostrando al pubblico la complessità del lutto materno in un contesto militare.

Lisa, con il suo approccio più giocoso, permette alle altre donne di sentirsi accolte e comprese, trasformando la base in una comunità emotiva. Il film utilizza così il canto corale come metafora di crescita e guarigione, dove le singole voci, pur diverse, si fondono in un’armonia che supera barriere generazionali, di classe e di status. In questa prospettiva, la musica diventa una strategia narrativa che permette di esplorare i temi della perdita, della resilienza e della solidarietà femminile senza ricorrere a soluzioni melodrammatiche o artificiose.

La sfida delle mogli cast

Contesto autoriale e cinematografico

Peter Cattaneo, noto per il successo internazionale di Full Monty, porta in La sfida delle mogli la stessa sensibilità nel raccontare comunità marginali e dinamiche sociali delicate, ma con un registro più intimista e meno ironico. La scelta di raccontare una storia ispirata a fatti reali conferisce al film uno spessore aggiuntivo, pur senza indulgere nel documentarismo: Cattaneo utilizza la finzione per esplorare verità emotive, concentrandosi sulle microdinamiche dei rapporti tra donne e sulle tensioni generate dall’assenza dei mariti militari.

Il film si inserisce in una tradizione di cinema britannico che valorizza le storie di comunità femminili, dall’uso dell’umorismo alla drammaturgia quotidiana fino alla celebrazione della resilienza. Rispetto a pellicole simili, la novità sta nell’approfondimento psicologico dei personaggi principali: ogni gesto, ogni sguardo di Kate o Lisa rivela frustrazioni personali, lutti non risolti e un bisogno urgente di connessione. Il contesto della base militare, con regole rigide, routine impersonali e sicurezza opprimente, funziona come microcosmo che amplifica le emozioni e costringe le protagoniste a trovare strategie creative di autoaffermazione.

Implicazioni e riflessioni sul finale

La sfida delle mogli non è solo un racconto di crescita personale o di solidarietà femminile: invita a riflettere sul ruolo invisibile delle mogli militari nella gestione del trauma e dell’assenza. Il coro diventa un’allegoria della costruzione di comunità e del superamento delle barriere sociali e psicologiche. In un’epoca in cui le storie femminili rischiano di essere marginalizzate o banalizzate, il film sottolinea come l’arte, la collaborazione e la resilienza possano trasformare il dolore in forza.

La pellicola lascia inoltre aperta una riflessione più ampia sulle relazioni intergenerazionali e sull’importanza di creare spazi emotivamente sicuri: le giovani, come Sarah e Jess, imparano a esprimersi grazie alle donne più esperte, mentre Ruby mostra come la diversità dei ruoli e delle esperienze possa arricchire la collettività. In definitiva, La sfida delle mogli è un esempio di come il cinema possa intrecciare intrattenimento, dramma e analisi sociale, offrendo una lettura complessa delle dinamiche umane senza rinunciare a leggerezza e speranza.

La sfida delle mogli, il trailer del film di Peter Cattaneo

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La sfida delle mogli, il trailer del film di Peter Cattaneo

La sfida delle moglitratto da una storia vera e diretto dal regista di “Full Monty” Peter Cattaneo, sarà disponibile in streaming dal 25 aprile, e per quattro settimane, sulle principali piattaforme digitali: SKY PRIMAFILA PREMIERE, TIMVISION, CHILI, HUAWEI VIDEO, RAKUTEN TV e INFINITY. Dopo Un figlio di nome Erasmus, Eagle Pictures contribuisce alla campagna #iorestoacasa con una nuova commedia in prima visione.

Presentato nel corso dell’ultima edizione della Festa del Cinema di RomaLa sfida delle mogli nasce da una sceneggiatura scritta da due donne, Rosanne Flynn e Rachel Tunnard, ispirata al grande fenomeno, nato nel 2011, dei Military Wives Choirs, i cori formati dalle mogli dei militari al fronte.

Un cast di eccellenza per un film irresistibile, che vanta la presenza di Kristin Scott Thomas (Il Paziente inglese, Ti amerò per sempre, Quattro matrimoni e un funerale) e dell’attrice e sceneggiatrice Sharon Horgan.

SINOSSI

La vita della moglie di un militare al fronte può essere ingrata, ma non per Kate (Kristin Scott Thomas), che affronta lo stress e la monotonia della sua condizione con grazia e perseveranza. Kate infatti trova la sua libertà espressiva nel canto, al punto da riuscire a convincere un gruppo di mogli nella sua stessa condizione, a formare un coro: il Military Wives Choir che avrà un grande e inaspettato successo.

Ispirato ad una storia vera, la pellicola e il suo incredibile cast ci ricorda che è sempre possibile superare le proprie paure e affrontare le avversità della sorte creando un fronte di solidarietà comune.

La sfida delle mogli di Peter Cattaneo in streaming

La sfida delle mogli di Peter Cattaneo in streaming

La sfida delle mogli, tratto da una storia vera e diretto dal regista di “Full Monty” Peter Cattaneo, sarà disponibile in streaming dal 25 aprile, e per quattro settimane, sulle principali piattaforme digitali: SKY PRIMAFILA PREMIERE, TIMVISION, CHILI, HUAWEI VIDEO, RAKUTEN TV e INFINITY. Dopo Un figlio di nome Erasmus, Eagle Pictures contribuisce alla campagna #iorestoacasa con una nuova commedia in prima visione.

Presentato nel corso dell’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, La sfida delle mogli nasce da una sceneggiatura scritta da due donne, Rosanne Flynn e Rachel Tunnard, ispirata al grande fenomeno, nato nel 2011, dei Military Wives Choirs, i cori formati dalle mogli dei militari al fronte.

Un cast di eccellenza per un film irresistibile, che vanta la presenza di Kristin Scott Thomas (Il Paziente inglese, Ti amerò per sempre, Quattro matrimoni e un funerale) e dell’attrice e sceneggiatrice Sharon Horgan.

La sfida delle mogli: la trama

La vita della moglie di un militare al fronte può essere ingrata, ma non per Kate (Kristin Scott Thomas), che affronta lo stress e la monotonia della sua condizione con grazia e perseveranza. Kate infatti trova la sua libertà espressiva nel canto, al punto da riuscire a convincere un gruppo di mogli nella sua stessa condizione, a formare un coro: il Military Wives Choir che avrà un grande e inaspettato successo.

Ispirato ad una storia vera, la pellicola e il suo incredibile cast ci ricorda che è sempre possibile superare le proprie paure e affrontare le avversità della sorte creando un fronte di solidarietà comune.

La sfida delle mogli: la trailer

La Sezione Occhio sul Mondo | Focus omaggia Satoshi Kon e lo Studio Ghibli

La Sezione Occhio sul Mondo | Focus omaggia Satoshi Kon

e presenta una retrospettiva sullo Studio Ghibli al Festival Internazionale del Film di Roma

OCCHIO-SUL-MONDO-FOCUSOcchio sul Mondo | Focus, forse la più trasversale ed eclettica tra le sezioni del Festival Internazionale del Film di Roma, per questa quinta edizione (che si terrà dal 28 Ottobre al 5 Novembre) punta i riflettori sul Giappone, inquadrandone con taglio contemporaneo alcuni frammenti significativi. “Il Giappone ha il grande merito di avere una straordinaria contemporaneità che si sposa perfettamente con la tradizione. Ci proponiamo di fornire qualche frammento significativo, che possa aiutare a comprendere questa cultura così vasta e complessa, molto distante dalla nostra. Lavorando molto al Focus ho avuto modo di constatare che, rispetto al Giappone, continuiamo a marciare per stereotipi: sappiamo pochissimo di questo singolare mondo”, afferma la responsabile del Focus Gaia Morrione.  

La Seyfried per Cappuccetto Rosso

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Ad agosto la regista Catherine Hardwicke era stata scelta dalla Warner Bros e dalla Appian Way per dirigere un nuovo film su Cappuccetto Rosso, intitolato The girl with the Red Riding Hood, descritto come una rilettura gotica della celebre fiaba dei fratelli Grimm.
Da allora del progetto si sono perse le tracce, ma non per questo la regista di Twilight ha smesso di lavorarci, e anzi i produttori hanno addocchiato la protagonista perfetta per il film, ovvero Amanda Seyfried.

Dopo il successo di Mamma Mia! è un momento davvero d’oro per la giovane attrice, che di recente ha conquistato a sorpresa il primo posto al box-office americano con il film Dear John.
Il Los Angeles Times riporta che lo sceneggiatore David Johnson ha terminato una nuova versione dello script, che viene descritta come un mix di Twilight e Shutter Island, connubbio che sinceramente non è semplice capire. Quel che sappiamo è che il nuovo Cappuccetto Rosso sarà un film di lupi mannari con elementi dark, romantici ma anche horror. Potrebbe quindi essere un film adatto al target di Twilight, ma anche con sfumature più adulte.

La settima musa: trailer dell’horror di Jaume Balaguerò

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La settima musa: trailer dell’horror di Jaume Balaguerò

Adler Entertainment ha diffuso il trailer italiani di La settima musa, l’horror firmato  dal regista spagnolo di fama internazionale Jaume Balaguerò, autore tra gli altri di Nameless e di [REC], franchising spagnola più redditizia di sempre, LA SETTIMA MUSA.

Nelle sale italiane dal 22 agosto, La settima musa è l’adattamento cinematografico del romanzo bestseller La dama numero tredici di José Carlos Somoza: questa rivisitazione cinematografica mescola intrigo e mistero in una serie di crimini irrisolti che solo un uomo, segnato dal suo dramma personale, sarà capace di risolvere, il professor Samuel Solomon (interpretato da Elliot Cowan).

Con LA SETTIMA MUSA, Jaume Balaguerò offre ancora una volta il suo originale punto di vista sul genere horror e la sua visione sofisticata ed elegante di questo mondo fantastico, in cui i concetti di bellezza e amore vengono trasformati in qualcosa di minaccioso e terrificante.

La settima musa

Può qualcosa di così bello come l’arte essere fonte di tanto dolore? Samuel Solomon, un professore di letteratura, non lavora ormai da un anno dopo la tragica morte della sua ragazza; ha infatti un incubo ricorrente in cui una donna viene brutalmente uccisa durante un rituale. Improvvisamente, la stessa donna che gli appare in sogno viene trovata morta in circostanze strane. Samuel riesce a intrufolarsi sul luogo dell’omicidio dove incontra una ragazza, Rachel, che ha avuto il suo identico sogno. Insieme cercheranno di fare di tutto per conoscere l’identità della misteriosa donna uccisa e scopriranno un mondo terrificante controllato da figure che nei secoli hanno ispirato gli artisti: le Muse.

LA SETTIMA MUSA è incentrato su una storia di crimini irrisolti, ma lontana dai tipici gialli a cui siamo abituati. In La settima musa, il mistero può nascondersi nei luoghi più impensabili, dalle antiche biblioteche ai caffè lungo la strada, e solo un uomo, segnato dal suo dramma personale, sarà capace di risolvere l’enigma: il professor Samuel Solomon.

La settima musa è l’adattamento cinematografico del romanzo bestseller “La dama numero tredici” di José Carlos Somoza che è considerato uno dei riformatori della letteratura fantasy e mistery, con titoli attraverso i quali ha cercato di superare i limiti del genere. Somoza ha ricevuto il più importante premio di crime-fiction al mondo, il Gold Dagger Award per il miglior romanzo; il Fernando Lara Award e il Dashiel Hammet Award dall’International Association of Crime Writers. I suoi romanzi sono stati tradotti in più di 30 lingue rendendo José Carlos Somoza un autore bestseller in tutto il mondo.

“La prima volta che ho letto il libro che ha ispirato questo progetto sapevo di aver trovato qualcosa di molto speciale. – ha commentato José Carlos Somoza “Non capita spesso di ritrovarsi a leggere un racconto così bello, terrificante e allo stesso tempo affascinante. Non avevo mai pensato alla figura della musa come qualcosa di minaccioso o che la bellezza e la poesia potessero avere un aspetto pericoloso, abietto, nascondendo nelle parole e nei versi l’orrore. Il modo in cui questi elementi sono così legati insieme con cura crea un intrigo talmente misterioso da essere quasi ipnotico… tenere il lettore sulle spine fino all’ultima pagina, mantenendo alta la tensione, scena dopo scena, in un vortice di paura profondamente inquietante. In quel romanzo tutto è singolare e spaventoso, bello eppure così terribile, una storia originale e inaspettata. Ho iniziato a lasciar correre la mia immaginazione. Stavo già iniziando a concepire il film, un gioiello terrificante per gli spettatori e così l’orrore di quelle pagine ha preso vita sullo schermo”.

La settima musa, recensione del film di Jaume Balaguerò

La settima musa, recensione del film di Jaume Balaguerò

Il 22 agosto arriverà nei cinema italiani il nuovo lavoro di Jaume Balaguerò, regista spagnolo di fama internazionale votato per lo più al genere horror. L’ascesa del regista catalano iniziò nei primissimi anni duemila, quando si fece notare anche a Hollywood con Darkness, e raggiunse un certo apice grazie a REC, zombie movie del 2007 amatissimo in tutto il mondo e divenuto presto una saga composta da quattro film e un remake americano (Quarantena, 2008). Non stupisce quindi che per il suo ultimo lavoro Balaguerò abbia preso spunto da un romanzo dark di Josè Carlos Somoza, La Dama Numero 13.

Il professore di letteratura Samuel Solomon (Elliot Cowan), traumatizzato dalla morte violenta della fidanzata, comincia ad indagare su una serie di efferati omicidi che gli si preannunciano tramite oscure visioni. Con l’aiuto di Rachel (Ana Ularu), scoprirà che esiste un legame tra le morti e i versi dei poeti più importanti di tutti i tempi. E che le Muse che li hanno ispirati sono esseri tutt’altro che amichevoli.

La Settima Musa è un thriller/horror che parla di cultura. E non si limita a farlo sciorinando qualche versetto in rima, ma ne impregna gesti e immagini. A partire dai titoli di apertura, un lampante omaggio al Museo della Specola di Firenze, il primo, l’unico e il più antico repertorio di anatomie umane che nell’intro del film vengono riprodotte in 3D mentre scorrono i nomi di cast e crew. Ma le citazioni fiorentine non finiscono qui, e Balaguerò decide che le prime parole del film siano quelle lette da Dante all’entrata dell’Inferno (Canto III). Splendide, lapidarie, profetiche. Il monito del Vate serve in un certo senso a riassumere l’atmosfera della storia che si viene narrando su pellicola, laddove nell’ “etterno dolore” i protagonisti scendono in un viaggio nell’inferno senza ritorno.

E poi Blake, Byron, Milton, Keats, Yates. Il film dissemina i versetti dei grandi poeti che possono, a seconda del caso, portare amore, pace, morte e distruzione. Perché l’ispirazione è tormento e sofferenza. Il genere horror ci ha fatto assistere a vhs che uccidono, fluidi mortali, pupazzi killer e persino pomodori assassini. Ne La Settima Musa sono i versi immortali che portano guai. E questo espediente risulta stranamente credibile (e nostalgicamente romantico).

Tuttavia la pellicola tende a perdersi nel secondo tempo, dove il plot twist tarda ad arrivare e molte parti sono pleonastiche, colpa anche dello stile di Balaguerò che non ama i tagli netti di scena. Eppure la Settima Musa risulta un film godibile, dove persino il piccolo cameo di Christopher Lloyd è pienamente inserito in una trama in fin dei conti accattivante.

In un panorama cinematografico dove il cinema indipendente, soprattutto quello di genere horror, si fa sempre più celebrato e auto-compiaciuto, il lavoro di Balaguerò si distingue per essere molto personale e originale. Un’opera che sembra quasi non aspettarsi nulla, un sussurro che parla attraverso parole poetiche, croce e delizia di chi le ha composte e di chi le ascolta.

La sesta stagione di This Is Us uscirà a gennaio

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La sesta stagione di This Is Us uscirà a gennaio

La sesta stagione della serie drammatica di successo della NBC This Is Us è stata fissata per gennaio 2022. La popolare serie è andata in onda per la prima volta nel settembre 2016, con un cast corale che include Milo Ventimiglia, Mandy Moore, Justin Hartley, Chrissy Metz e Sterling K. Brown, e segue le vite di due genitori e dei loro tre figli attraverso diversi anni e periodi storici. La serie è andata in onda per cinque stagioni, ottenendo un grande successo commerciale e di critica e vincendo diversi premi, tra cui un Golden Globe e un Emmy Award per Brown.

This Is Us è stata elogiata per il suo impegno a favore della diversità, nonché per la forte narrazione e lo sviluppo dei personaggi. Secondo quanto riportato da EW, la serie tornerà con una sesta e ultima stagione di 18 episodi che andrà in onda a partire dal 4 gennaio.

La storia della famiglia Pearson, raccontata su più linee temporali, ha conquistato il cuore e la mente degli americani per anni, e l’attesissima sesta stagione di This is Us andrà finalmente in onda dopo la pausa più lunga finora, con il finale della quinta stagione trasmesso a maggio.

L’intero cast principale dovrebbe tornare per l’ultima stagione, che cercherà di concludere le varie trame. Sembra logico che la sesta stagione riprenderà da dove si era interrotta la precedente, e il creatore Dan Fogelman è rimasto molto riservato su come finirà la serie, limitandosi a twittare: “Sono molto emozionato. Sono anche incredibilmente triste. Siamo piuttosto avanti e la sesta stagione mi sta sconvolgendo.

#ThisIsUs.” Quindi, anche se sembra che i fan non avranno molte anticipazioni su come andrà a finire, è probabile che This Is Us avrà un finale strappalacrime.

La serie tv “Harry Potter”: tutto ciò che sappiamo sul cast, l’uscita e altro – In aggiornamento

Annunciata per la prima volta all’evento dello streaming Max nell’aprile 2023, Warner Bros. Discovery ha confermato che una nuova era sta arrivando per i fan di Harry Potter. La società ha annunciato una serie TV basata su tutti e sette i libri sul maghetto scritti da JK Rowling. Vedi sotto per le risposte più attuali alle domande più importanti sul progetto.

Di cosa parla la serie TV Harry Potter?

Questa nuova serie Max Original approfondirà ciascuno dei libri iconici che i fan hanno continuato ad apprezzare in tutti questi anni“, ha affermato  Casey Bloys, Presidente e CEO di HBO & Max Content riguardo al progetto, assicurando inoltre che i fan lo avrebbero fatto. essere “un fedele adattamento”.

I primi resoconti prevedevano che ogni stagione della serie si concentrasse su un libro della serie di libri di Harry Potter, che consiste di sette romanzi, ma Bloys ha detto che il progetto durerà “10 anni consecutivi“, il che sembrerebbe non rispecchiare la formula una stagione, un libro. Per coloro che sostengono che Animali Fantastici potrebbe essere sfruttato per fornire 10 stagioni in 10 anni, i vertici della WBD hanno detto specificamente durante l’annuncio che l’altra serie di libri non farà parte della serie.

In ogni caso, Bloys ha promesso che, mentre la società si imbarca nella sua nuova avventura di Harry Potter, “lo facciamo con tutta la cura e la maestria di questo franchise“.

Chi sta creando la serie di Harry Potter?

Ci è voluto un po’, dato che l’annuncio iniziale era nell’aprile 2023, ma negli ultimi mesi Warner Bros. ha invitato un gruppo selezionato di creativi a proporre idee su come potrebbe essere la serie. Erano Martha Hillier, Kathleen Jordan, Tom Moran e Michael Lesslie. Ora, secondo alcune fonti il servizio di streaming e la Warner Bros. Television hanno ristretto il team ai soli Jordan, Moran e con la nuova aggiunta Francesca Gardiner, come suggerito qualche mese fa

In questi giorni è arrivata la notizia che la scrittrice di Succession Francesca Gardiner potrebbe aver vinto la sfida ed essere stata ingaggiata come showrunner unico. Gardiner è stato produttore consulente delle stagioni 3 e 4 di Succession della HBO. Prima di lavorare alla creazione di Jesse Armstrong, è stata produttrice esecutiva della coproduzione fantasy della HBO e della BBC His  Dark Materials  ed è stata coproduttrice esecutiva di  Killing Eve di AMC. Ha anche scritto in spettacoli tra cui The Rook di Starz  e The Man In The High Castle di Amazon .

Jordan ha creato la serie Netflix Teenage Bounty Hunters. Jordan sta anche lavorando con lo streamer Orange Is The New Black su The Decameron, che ha ricevuto un ordine per la serie nel 2022.

È un interessante mix di inglesi e americani, la maggior parte dei quali ha una certa esperienza di lavoro con gli streamer e molti dei quali hanno guidato progetti nello di fantascienza/fantasy.

Abbiamo sentito che Max ha incaricato il gruppo di scrittori di creare proposte per una serie che riflettesse la loro interpretazione della proprietà intellettuale. Si ritiene che la Rowling sia coinvolta in questo processo di presentazione. Il trio sarà in grado di affinare le proprie proposte per i prossimi due mesi, con una decisione su chi otterrà il lavoro prevista per giugno. 

Quando uscirà la serie di Harry Potter?

La serie dovrebbe andare in onda nel 2026, secondo il CEO di Warner Bros. Discovery David Zaslav.

“Non siamo stati timidi riguardo al nostro entusiasmo per Harry Potter“, ha detto Zaslav agli analisti di Wall Street durante la conferenza sugli utili del quarto trimestre della società. “Ero a Londra qualche settimana fa con Casey [Bloys, CEO di HBO] e Channing [Dungey, presidente della Warner Bros Television] e abbiamo trascorso del tempo reale con JK e il suo team”, ha dichiarato entusiasta. “Entrambe le parti sono semplicemente entusiaste di rilanciare questo franchise. Le nostre conversazioni sono state fantastiche. Visti i risultati di quella chiamata sugli utili, WBD ha bisogno della magia di Harry Potter il prima possibile.

Idem JK Rowling, la cui società di produzione ha registrato un calo dei profitti del 74% nel 2022. La società ha registrato una certa ripresa dopo che la versione teatrale di Harry Potter  e la maledizione dell’erede  si è rivelata un gradimento del pubblico post-pandemia. L’autrice ha ricevuto uno stipendio di 10,5 milioni di dollari nel 2023.

Il successo dello spettacolo teatrale dimostra che c’è ancora interesse per i contenuti relativi a Hogwarts. Lo stesso vale per il grande successo di Hogwarts Legacy, diventato il videogioco più venduto del 2023, con 22 milioni di unità vendute. (È fantastico, ma per fare un confronto, i sette libri più venduti di Harry Potter della Rowling  hanno venduto 600 milioni di copie in tutto il mondo.)

In una conferenza di Goldman Sachs lo scorso anno, il CEO di Warner Bros. Discovery, David Zaslav, ha sottolineato esplicitamente la necessità di più magia di Hogwarts. Ignorando i film Animali fantastici senza Harry, il CEO ha insistito sul fatto che il maghetto rappresenta un’enorme opportunità, sostenendo che l’IP è stato “sottoutilizzato” negli ultimi tempi.

Non abbiamo fatto nulla con Harry Potter per più di un decennio“, ha detto, prima di proseguire osservando che quando si esamina la performance della Warner Bros. negli ultimi 20 anni senza tenere conto dei suoi tre grandi: Harry Potter, Il signore degli Anelli e della DC: la performance della compagnia è “relativamente piatta”.

Zaslav ha definito questo tipo di IP di grande valore “uno dei grandi elementi di differenziazione di questa azienda”. E sembra contare su questo per fare una grande differenza.

Quando aggiungi questi franchise, è lo studio con le migliori prestazioni al mondo. Dobbiamo impiegare il nostro miglior capitale e dobbiamo farlo con le migliori persone creative del mondo”, ha affermato.

Dove guardare la serie

Ovviamente la serie tv debutterà negli USA su Max una volta che la serie sarà pronta. Il servizio ha tre livelli di prezzo: Max Ad Light, che costa $ 9,99 al mese o $ 99,99 all’anno e consente due flussi simultanei; Max Ad Free avrà un prezzo di $ 15,99 al mese o $ 149,99 all’anno e consentirà anche due flussi simultanei; e Max Ultimate Ad Free che costa $ 19,99 al mese o $ 199,99 all’anno e consente l’accesso a quattro flussi simultanei.

 La serie Potter seguirà l’esempio di House of the Dragon, secondo i dirigenti. Quindi sarà trattato come un programma HBO e avrà la stessa diffusione World Wide, il che vuol dire che con ogni probabilità in Italia la serie tv su Harry Potter sarà distribuita da SKY e in streaming da NOW.

Quali attori saranno i protagonisti della serie? Alcune delle star originali di Harry Potter torneranno?

Ci saranno nuovi attori che interpreteranno i personaggi principali della serie, ma nessuno è stato ancora scelto. Il presidente del gruppo Warner Bros. TV, Channing Dungey, ha recentemente affermato che il casting avverrà dopo aver trovato uno showrunner.

Per quanto riguarda questo, la Warner Bros. sta probabilmente cercando di ingaggiare attori giovani, dato che stanno procedendo attraverso i libri della Rowling in ordine. “La parte difficile sono i primi due libri, in cui i ragazzi sono più giovani, intorno agli 11 o 12 anni“, ha detto Dungey del processo di casting.

Abbiamo cercato di essere molto vicini all libro“, ha detto Bloys. “Non siamo andati alle agenzie. Abbiamo il nostro processo interno in cui pensiamo alle persone ma non vogliamo uscire nel mondo. Ora che la notizia è di dominio pubblico… inizieremo a occuparci del business.”

Per quanto riguarda il ritorno di una qualsiasi delle star del franchise cinematografico – come Daniel Radcliffe, Emma Watson o Rupert Grint – mai dire mai. Sarebbe sicuramente un aumento dell’attesa per la serie e, mentre nuovi attori verranno scelti per i ruoli principali, ci sono sempre flashforward o lo stratagemma della trama del multiverso attualmente in voga che potrebbe creare spazio per volti più familiari nella serie.

Ma Daniel Radcliffe ha detto che sta bene seduto in disparte. “Quello che ho capito è che stanno cercando di ricominciare da capo e sono sicuro che chiunque li stia realizzando vorrà lasciare il proprio segno e probabilmente non vorrà dover capire come far fare un cameo al vecchio Harry in questo film.” da qualche parte”, ha detto Radcliffe. “Quindi sicuramente non lo cercherò in alcun modo. Ma auguro loro, ovviamente, tutta la fortuna del mondo e sono molto entusiasta che il testimone sia passato. Ma non penso che sia necessario che io lo passi fisicamente”.

Un altro protagonista di Harry Potter che probabilmente non sarà coinvolto è David Yates, che ha diretto gli ultimi quattro film,  Harry Potter e l’Ordine della Fenice  (2007),  Harry Potter e il Principe Mezzosangue  (2009) e  I Doni della Morte Parte Uno. e Due  (2010 e 2011). Inoltre, Yates ha preso parte alla  trilogia spin-off Animali fantastici. Il regista ha rivelato non c’è stata alcuna conversazione sul suo coinvolgimento nella serie. E sembra che a lui vada bene così.

“Un affetto enorme e un gruppo adorabile di persone con cui ho lavorato”, ha detto Yates a Deadline . “Ma non abbiamo avuto una conversazione da quando l’abbiamo finito.” “Si trattava di ‘parcheggiamo e basta per un po””, ha detto del franchise di Harry Potter.

JK Rowling sarà coinvolta nella nuova serie TV di Harry Potter?

SÌ. Un accordo per il coinvolgimento di JK Rowling nella serie è stato l’ostacolo più grande nel suo percorso verso lo schermo: l’autrice ha il controllo creativo su qualsiasi sfruttamento del suo lavoro. Tale accordo è stato finalizzato nel 2023.

Rowling e i suoi colleghi di lunga data Neil Blair e Ruth Kenley-Letts sono i produttori esecutivi, quindi ci si aspetta che lei sia coinvolta nel processo decisionale sulla serie. David Heyman, che ha sviluppato i film, farà dovuto fare lo stesso. La Brontë Film and TV della Rowling sta producendo con la Warner Bros. Television. Brontë Film and TV è stata fondata dalla Rowling e dal suo agente letterario, Neil Blair, nel 2012.

L’impegno di Max nel preservare l’integrità dei miei libri è importante per me, e non vedo l’ora di far parte di questo nuovo adattamento che consentirà un grado di profondità e dettaglio offerto solo da una serie televisiva di lunga durata“, ha rivelato la Rowling in una dichiarazione.

Da quando Warners ha lanciato il suo servizio di streaming, c’è sempre stato l’obiettivo di sfruttare il più grande franchise della Warner per lo streaming. David Zaslav, CEO della Warner Bros Discovery, che ha assunto la guida della società dopo la fusione lo scorso anno, ha incontrato la Rowling diverse volte nel Regno Unito. Si è anche espresso a sostegno dell’autrice, che è stata coinvolta in una controversia in corso sui suoi commenti sulle questioni transgender. Alla domanda sull’evento in streaming su quelle controversie, Bloys ha esitato.

No, non penso che questo sia il forum [per discuterne]“, ha detto. “È una conversazione molto online, molto sfumata e complicata e non è qualcosa in cui entreremo.”

La nostra priorità è ciò che appare sullo schermo“, ha continuato Bloys. “Ovviamente, la storia di Harry Potter è incredibilmente affermativa e positiva e parla di amore e accettazione di sé. Questa è la nostra priorità: cosa c’è sullo schermo”.

Per quanto riguarda quanto l’autore sarà vicino alla serie, Bloys ha detto: “[Rowling] sarà coinvolta. È una produttrice esecutiva dello show. Le sue intuizioni saranno utili a questo riguardo.

Era chiaro, tuttavia, che la WBD non dipendeva interamente dalla Rowling per il progetto. “Lo show televisivo è nuovo e ne siamo entusiasti. Ma ricorda, siamo nel settore Potter da 20 anni. Questa non è una decisione nuova per noi, ci sentiamo molto a nostro agio nel business di Potter.”

Quanto costerà produrre la serie?

Sapete che realizziamo spettacoli su questa scala con House of the Dragon e Game of Thrones “, ha detto Bloys. “Immagino che sarà di quella scala o superiore. La risposta più breve è tutto ciò che serve per realizzare uno spettacolo di qualità.

Secondo quanto riportato da Deadline, House of the Dragon è costato quasi 200 milioni di dollari ed è stato oggetto della più grande campagna di marketing di sempre della HBO, valutata oltre 100 milioni di dollari in spesa mediatica (una combinazione di valore dello spot pubblicitario e denaro sonante sborsato). Quindi i fan possono aspettarsi un esborso simile per la serie Potter “o superiore”, secondo il capo di HBO/Max Bloys.

Ci saranno altri progetti legati a Harry Potter?

Siamo liberi di fare tutto ciò che vogliamo“, ha detto Zaslav, prima di esitare un po’. “In alcune aree dobbiamo intervenire con JK, in altre aree abbiamo la piena capacità di andare avanti. Questa è una distribuzione completa su Max di Harry Potter. Possiamo ancora sviluppare altre proprietà”.

Non è chiaro dove si trovino questi confini, ma è chiaro che la Warner Bros. Discovery vorrebbe più Potter. Da quando ha preso il controllo della società risultante dalla fusione, Zaslav ha sottolineato più volte la sua attenzione ai franchise, identificando l’estrazione  dell’IP di Harry Potter come una priorità assoluta.

Deadline comprende che potrebbe esserci anche l’opportunità di coinvolgere più di uno degli scrittori sopra menzionati e che Max è aperto alla possibilità di sviluppare più di un’idea basata su Harry Potter.

La serie thriller con Michael Fassbender conquista Paramount+: perché The Agency è diventata il nuovo fenomeno dello streaming

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The Agency continua a macinare numeri su Paramount+. La serie thriller di spionaggio con Michael Fassbender è diventata uno dei titoli più seguiti della piattaforma dopo il debutto della seconda stagione, conquistando le classifiche internazionali e imponendosi come una delle alternative più apprezzate per gli amanti del genere spy.

Complice l’assenza dei film di James Bond, ancora in fase di rilancio sotto la guida di Denis Villeneuve, il pubblico sembra aver trovato in The Agency una nuova serie capace di mescolare tensione psicologica, intrighi internazionali e azione. Un mix che ricorda da vicino le atmosfere delle saghe di 007 e Jason Bourne, pur mantenendo una propria identità.

The Agency è già tra le serie più viste di Paramount+ in tutto il mondo

A pochi giorni dall’uscita della seconda stagione, The Agency è rapidamente salita ai vertici delle classifiche globali di Paramount+.

Secondo i dati raccolti da FlixPatrol, la serie occupa attualmente il secondo posto tra gli show più visti sulla piattaforma a livello mondiale, preceduta soltanto da Dutton Ranch, lo spin-off di Yellowstone recentemente rinnovato per una seconda stagione.

Il successo è particolarmente evidente anche fuori dagli Stati Uniti. La serie è infatti entrata nella Top 10 di 27 Paesi, arrivando addirittura al primo posto in mercati come Italia, Germania, Australia, Austria e Svizzera. Anche negli Stati Uniti mantiene risultati molto solidi, confermandosi stabilmente tra i contenuti più seguiti della piattaforma.

Numeri che testimoniano come Paramount+ abbia trovato un’altra produzione capace di attirare il pubblico internazionale, andando oltre il dominio delle serie create da Taylor Sheridan.

La seconda stagione cambia strategia e punta tutto sul binge watching

Una delle principali novità riguarda anche il modello di distribuzione.

Se la prima stagione era stata pubblicata con il classico rilascio settimanale dopo il doppio episodio iniziale, la seconda stagione è arrivata interamente disponibile fin dal debutto, con tutti i dieci episodi pubblicati contemporaneamente.

Una scelta che favorisce il binge watching e che sembra adattarsi perfettamente alla struttura narrativa della serie. Gli intrecci di spionaggio, le doppie identità e le continue svolte di trama acquistano infatti ancora più forza quando vengono seguiti senza lunghe attese tra un episodio e l’altro.

Al centro della storia torna Martian, interpretato da Michael Fassbender, impegnato in una missione sempre più complessa nella quale sentimenti personali, dovere professionale e giochi di potere finiscono continuamente per scontrarsi.

Perché The Agency piace agli appassionati di James Bond e Jason Bourne

Gran parte del successo della serie deriva dalla sua capacità di fondere due approcci molto diversi al genere spy.

Da una parte ritroviamo l’aspetto più psicologico e identitario tipico della saga di Jason Bourne, dove il protagonista è costretto a muoversi in un continuo conflitto tra ciò che è e ciò che deve diventare. Dall’altra emergono gli intrighi geopolitici, le organizzazioni internazionali e le operazioni sotto copertura che richiamano inevitabilmente l’universo di James Bond.

Michael Fassbender si conferma uno degli interpreti più credibili del genere, forte anche dell’esperienza maturata recentemente con il thriller Black Bag, e costruisce un protagonista molto diverso dalle classiche spie d’azione: più freddo, riflessivo e costantemente diviso tra la missione e la propria vita privata.

Con la seconda stagione già protagonista delle classifiche di Paramount+, The Agency si conferma così come una delle serie di spionaggio più interessanti del momento e una scelta ideale per chi cerca un thriller adulto, ricco di tensione e colpi di scena.

La serie spin-off di Tell Me Lies anticipata dal dirigente della Disney TV

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Il successo di Tell Me Lies potrebbe non essersi concluso con il finale della terza stagione. A poche settimane dalla chiusura ufficiale della serie su Hulu, un importante dirigente Disney ha lasciato intendere che l’universo narrativo potrebbe proseguire con uno spinoff.

A parlare è stato Craig Erwich, presidente del Disney Television Group, che in un’intervista a The Hollywood Reporter ha confermato che internamente sono già in corso discussioni: l’idea sarebbe quella di sviluppare una nuova serie ambientata nello stesso universo, ma con un “nuovo set di personaggi”.

Uno spinoff con personaggi inediti

La serie, adattamento del romanzo di Carola Lovering, non ha mai avuto un sequel letterario. Questo significa che un eventuale spinoff sarebbe una storia completamente originale per la televisione.

La showrunner Meaghan Oppenheimer avrebbe già alcune idee iniziali, anche se al momento è impegnata nello sviluppo di un’altra serie – descritta come una nuova esplorazione delle dinamiche familiari – prodotta nell’ambito del suo accordo generale con 20th Television. Prima di vedere concretamente uno spinoff di Tell Me Lies, dunque, bisognerà attendere che questo progetto parallelo prenda forma.

Un successo costruito nel tempo

Erwich ha sottolineato come Tell Me Lies non sia stata una hit immediata al debutto nel 2022. La prima stagione non esplose subito in termini di ascolti, ma crebbe gradualmente grazie al passaparola e a una strategia digitale mirata. Clip condivise su TikTok, contenuti pensati per il pubblico social e un podcast dedicato hanno contribuito a trasformare la serie in un fenomeno “addictive”, capace di generare conversazione costante online.

La terza stagione ha segnato un salto impressionante: +150% di spettatori rispetto alla prima, con 5 milioni di visualizzazioni per il debutto nell’arco della prima settimana e 3,5 milioni per il finale già nel giorno di uscita. Numeri definiti dallo stesso Erwich “piuttosto rari” nel panorama seriale contemporaneo.

Un ulteriore impulso è arrivato dal casting di Grace Van Patten – protagonista della serie nel ruolo di Lucy Albright – nella miniserie true crime The Twisted Tale of Amanda Knox, che le ha garantito una visibilità ancora più ampia pochi mesi prima dell’ultima stagione.

Un universo narrativo che può continuare

Tell Me Lies raccontava la relazione tossica tra Lucy Albright (Grace Van Patten) e Stephen DeMarco (Jackson White) durante gli anni al college, con un cast che includeva anche Catherine Missal, Spencer House, Sonia Mena, Branden Cook, Benjamin Wadsworth, Alicia Crowder, Tom Ellis e Costa D’Angelo. La terza stagione era stata annunciata come conclusiva poche ore prima del finale, e la stessa Oppenheimer aveva dichiarato che la storia era stata concepita per chiudersi in quel punto.

L’ipotesi di uno spinoff non rappresenterebbe dunque una riapertura della trama principale, ma un’espansione tematica: nuove relazioni complesse, nuovi intrecci emotivi, forse un diverso contesto sociale, mantenendo però lo stesso DNA narrativo che ha reso la serie un titolo di culto tra il pubblico young adult.

Per Disney e Hulu, il caso Tell Me Lies dimostra come una strategia di community building possa trasformare una partenza lenta in un successo solido e duraturo. E se la conversazione online continuerà a rimanere viva, è probabile che lo stesso universo torni presto a raccontare nuove storie di amore, manipolazione e dipendenza emotiva.

La serie spin-off di Superman con Jimmy Olsen potrebbe introdurre un importante villain DC

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Il regista di Superman e co-CEO di DC Studios, James Gunn, ha confermato che ci sono diversi progetti DCU, sia in varie fasi di sviluppo che ancora in fase di ideazione, che non sono stati nominati durante l’annuncio iniziale di “Gods and Monsters“, e un recente rapporto ha affermato di rivelare su quali personaggi si concentreranno due di questi.

Secondo un articolo del Wall Street Journal, e come riportato anche da Cinefilos.it, sono “in fase di valutazione” serie spin-off di Superman incentrate su Mr. Terrific (Edi Gathegi) e Jimmy Olsen (Skyler Gisondo). Più di recente, abbiamo sentito dire che la serie di Olsen assumerà in realtà la forma di una serie antologica poliziesca, con il giornalista del Daily Planet che indaga su diversi supercriminali.

Nella sua newsletter, Jeff Sneider menziona che uno di questi villain non sarà altro che Gorilla Grodd.

Sebbene questo segnerebbe il debutto di Grodd nel DCU in live-action, il personaggio è apparso brevemente nella serie animata Creature Commandos. Nexus Point News ha poi dato il suo parere, e sembra che il piano sia quello di far comparire il cattivo scimmiesco nel primo episodio.

Sebbene si sia scontrato con Superman in diverse occasioni, Grodd è generalmente considerato un cattivo di Flash, il che potrebbe indicare che questa serie, se mai vedrà la luce, servirà da introduzione a diversi altri personaggi metaumani della DC Comics.

La serie poliziesca britannica in tre parti di Netflix, ispirata a una storia vera, è perfetta per una maratona serale

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Netflix ha trovato un nuovo fenomeno tra le serie crime. Si tratta di The Witness, una miniserie britannica di appena tre episodi che, a pochi giorni dal debutto sulla piattaforma, è già diventata uno dei titoli più visti in diversi Paesi e sta conquistando critica e pubblico grazie alla sua intensa storia vera.

Disponibile dal 4 giugno, The Witness racconta le conseguenze dell’omicidio di Rachel Nickell, una giovane donna uccisa nel 1992 a Wimbledon Common, a Londra. La serie è basata sul memoir Letting Go di Alex Hanscombe, figlio della vittima, e sceglie un approccio diverso rispetto a molti prodotti true crime contemporanei. Piuttosto che concentrarsi sull’assassino o sui dettagli del delitto, la narrazione segue il compagno di Rachel e il piccolo Alex, mostrando come una famiglia abbia cercato di ricostruire la propria vita dopo una tragedia devastante.

Secondo i dati riportati negli Stati Uniti, la miniserie è già entrata tra i contenuti più visti su Netflix, confermando ancora una volta il forte interesse del pubblico verso le storie true crime basate su eventi reali. Il successo arriva inoltre accompagnato da recensioni molto positive, che hanno premiato soprattutto l’approccio sobrio e rispettoso adottato dagli autori nel raccontare una vicenda tanto dolorosa.

Perché The Witness sta conquistando gli appassionati di true crime su Netflix

The Witness serie

Uno degli elementi che distingue The Witness da molte altre produzioni simili è la sua struttura estremamente compatta. La serie è composta da soli tre episodi della durata compresa tra 47 e 57 minuti, rendendola perfetta per una maratona in una sola serata.

Ma il vero punto di forza è la scelta narrativa. Invece di trasformare l’omicidio di Rachel Nickell in uno spettacolo, la serie si concentra sulle persone che sono rimaste indietro e sugli errori investigativi che hanno segnato il caso per anni. Al centro della storia c’è infatti anche il clamoroso errore giudiziario che portò all’arresto di Colin Stagg, successivamente riconosciuto innocente, mentre il vero responsabile venne identificato soltanto molti anni dopo grazie alle nuove tecnologie del DNA.

Per chi desidera approfondire ulteriormente la vicenda, Netflix propone anche un altro titolo dedicato allo stesso caso: il documentario The Murder of Rachel Nickell. A differenza della serie, il documentario utilizza filmati d’archivio, interviste e materiali originali per ricostruire nel dettaglio l’indagine e gli errori commessi dalle autorità.

La combinazione tra la forza emotiva di The Witness e l’approccio documentaristico di The Murder of Rachel Nickell offre così una visione completa di uno dei casi di cronaca più discussi della storia britannica. Ed è probabilmente proprio questo equilibrio tra dramma umano, verità storica e rispetto per le persone coinvolte ad aver trasformato The Witness in uno dei titoli Netflix più chiacchierati delle ultime settimane.