La Scomparsa di Eleanor
Rigby, progetto unico e tre film al tempo stesso,
acclamato all’ultimo Festival di Toronto nella versione
Lei (Her) e Lui
(Him) e presentato al Festival di Cannes nella versione
Loro (Them), uscirà il 26 Marzo in direct
to video sia in DVD che in Blu-Ray.
Un tempo felicemente
sposati, Eleanor (Jessica Chastain) e Connor
(James McAvoy) improvvisamente si
ritrovano come estranei in un rapporto che sta rapidamente mutando
in tragedia. La storia esplora la soggettività dei due caratteri
per descrivere entrambi i lati di una relazione ormai alla deriva
in cui un uomo e una donna cercano di recuperare la vita e l’amore
che prima entrambi conoscevano e condividevano.
La Scomparsa di Eleanor
Rigby è diretto da Ned Benson e vede
protagonisti James McAvoy e Jessica
Chastain.
La serie di documentari true crime
La scomparsa di Amy Bradley di Netflix si
addentra nel mistero persistente della scomparsa di Amy
Bradley, svelando le numerose teorie emerse negli ultimi
27 anni. Attraverso interviste esclusive, prove appena emerse e
un’analisi approfondita di innumerevoli possibilità – dal delitto
alla scomparsa volontaria – la serie offre una nuova prospettiva a
un caso che ha a lungo confuso gli investigatori e tormentato la
famiglia di Amy. Di seguito, una panoramica delle principali teorie
esplorate e gli ultimi sviluppi nella ricerca in corso di Amy, con
il contributo dei registi e produttori esecutivi Phil Lott
e Ari Mark.
Quali sono le teorie su ciò che è
accaduto ad Amy Bradley?
La scomparsa di Amy
Bradley ha generato un groviglio di teorie, alimentato
dalle circostanze uniche della sua scomparsa da una nave da
crociera in movimento piena di potenziali testimoni oculari.
Inoltre, la sua ultima posizione nota, il balcone della cabina
della sua famiglia, è stata ripulita prima che gli investigatori
potessero setacciare la zona alla ricerca di prove.
“Ci sono alcuni dettagli su
alcune delle persone a bordo della nave che sono sempre state solo
teorie”, dice Lott. “Poter incontrare [quelle persone] e
intervistarle a lungo ha reso le storie molto più interessanti,
ricche, profonde e ha sollevato ulteriori domande… non ci sono
risposte facili in questa storia”.
Oltre a rivisitare la possibilità di
vecchia data che Amy sia saltata o sia caduta in mare (dato che le
sue scarpe erano state lasciate sul balcone e il tavolo esterno era
stato spostato), la serie esplora la teoria e le accuse secondo cui
Alister “Yellow” Douglas, un intrattenitore a bordo della
Rhapsody of the Seas durante il viaggio dei Bradley,
sarebbe stato coinvolto nella scomparsa di Amy. Douglas era stato
visto ballare con Amy in discoteca – un dettaglio supportato da
riprese video – la notte della scomparsa di Amy.
Lori Thompson, intervistata nella
docuserie, afferma di aver visto Amy con Douglas la sera prima
della sua scomparsa. Tuttavia, gli agenti dell’FBI hanno indagato
su queste affermazioni e hanno interrogato Douglas, che si è anche
sottoposto volontariamente al test del poligrafo, risultato
inconcludente. L’FBI lo ha rilasciato senza prove per accusarlo
della scomparsa di Amy, e lui continua a dichiararsi innocente.
“Ogni singola persona che ha
lavorato a questo caso era indecisa su cosa fosse successo ad Amy…
quel tipo di sconcerto ha reso la situazione particolarmente
sorprendente”, afferma Mark.
Un’altra cupa possibilità proviene
dal marinaio in pensione della Marina statunitense Bill Hefner, che
crede di aver incontrato una Amy angosciata in un bar dopo l’arrivo
della sua nave a Curaçao nel gennaio 1999, 10 mesi dopo la sua
scomparsa. Il racconto di Hefner, che circolava da anni negli
ambienti del true crime ma che non era mai stato ripreso dalle
telecamere, aggiunge un ulteriore tassello alla teoria secondo cui
Amy sarebbe stata vittima di tratta dopo aver lasciato la nave.
Un’altra teoria suggerisce che Amy
potrebbe aver lasciato la nave di sua spontanea volontà e potrebbe
persino vivere in segreto all’estero. La possibilità è supportata
da nuove prove che riguardano uno schema di indirizzi IP,
riconducibili alle Barbados, che accedono al forum
amybradleyismissing.com in occasione di importanti anniversari
familiari e festività. L’investigatore online Anthony Willis,
anch’egli intervistato, ha lanciato il sito nel 2018, sperando di
creare una piattaforma centralizzata in cui esaminare eventuali
indizi per supportare le ricerche in corso.
“Non credo che l’idea che lei
abbandonasse volontariamente la nave sia mai stata presentata come
una possibilità fino al [documentario]”, afferma Mark. “E
non credo che la testimonianza oculare o le informazioni sulla
proprietà intellettuale siano mai state presentate in alcun modo a
qualcuno”.
Mark e Lott sanno che chi guarda la
docuserie avrà probabilmente forti convinzioni su ciò che pensano
sia successo ad Amy, ma, come hanno spiegato nel podcast You Can’t
Make This Up, questo è un caso unico e sconcertante in cui chiunque
potrebbe avere ragione. “È molto raro che ci siano così tanti
scenari che sembrano possibili”, ha detto Mark alla
conduttrice Rebecca Lavoie. “Sfido chiunque a considerare
questi scenari e a confutarne uno, perché ci sono abbastanza
informazioni per suggerire che uno qualsiasi di essi possa essere
possibile. Ci ha fatto impazzire.”
Ci sono stati nuovi sviluppi nel
caso di Amy Bradley?
Nel 1999, i Bradley hanno intentato
una causa contro la Royal Caribbean. La compagnia di crociere ha
dichiarato di aver agito in modo appropriato e responsabile in ogni
momento. Alla fine, la causa è stata archiviata. Sebbene Amy non
sia ancora stata ritrovata, la sua famiglia non ha mai perso la
speranza che un giorno potesse tornare, secondo i registi.
“Mostrando il gruppo di amici,
le relazioni che ha avuto nella sua vita e l’assenza che si avverte
oggi da ogni singola persona che abbiamo intervistato, si
percepisce una perdita”, dice Lott. “Se vedete quel vuoto
nel cuore di tutti, devo solo credere che anche il pubblico lo
sentirà.”
“Una cosa è parlare del vuoto di
Amy, un’altra è viverlo”, aggiunge Mark. “Questa è una
famiglia che crede profondamente in ciò che dice, e quello che dice
è: ‘È là fuori, la troveremo e siamo pronti'”.
Durante tutta la serie, i registi
hanno voluto onorare la speranza duratura della famiglia, offrendo
al contempo agli spettatori la possibilità di confrontarsi con il
caso in prima persona.
“Siamo stati molto attenti a
mantenere un equilibrio di responsabilità, evitando di far pendere
la bilancia a favore di una teoria rispetto a un’altra”,
afferma Mark. “Ma sentiamo anche la responsabilità nei
confronti della famiglia di garantire che abbia la possibilità di
lanciare un vero e proprio appello all’azione al pubblico, cosa che
in effetti fa”.
Restate sintonizzati per
aggiornamenti sul caso di Amy Bradley non appena saranno
disponibili nuove informazioni. La scomparsa di Amy
Bradley è disponibile su Netflix.
In occasione della presentazione a
Venezia 81, nell’ambito delle Notti Veneziane,
ecco l’intervista a Lino Musella e
Carlo Buccirosso per La Scommessa,
film di Giovanni Dota al cinema dal 12 settembre
al cinema con I Wonder Pictures.
Il nuovo film di Giovanni
Dota (Koza Nostra), prodotto da Fulvio e Federica
Lucisano, è una produzioneItalian International
Film (Gruppo Lucisano) con Rai Cinema e vede un cast
d’eccezione: a fianco dei protagonisti assoluti Carlo
Buccirosso (Song’e Napule, Ammore e malavita) e
Lino Musella (Il bambino nascosto, Favolacce),
Nando Paone (Chi ha rapito Jerry Calà?, Benvenuti
al Sud), Yari Gugliucci (Grazie Lina, Tramite
amicizia), Vittorio Ciorcalo (Romanzo di una
strage), Clotilde Sabatino (A Napoli non piove
mai), Chiarastella Sorrentino (Voglio guardare),
Elvira Zaingone
(Noi e la Giulia) e Iaia Forte (La bella
gente, Nata per te) sono alle prese con una commedia
nerissima in cui è messo a nudo l’animo umano nel più straniante
degli ambienti, la corsia di un ospedale.
Ognuno di noi ha un lato oscuro.
Siamo fatti di luci e ombre, di pregi e difetti. Tuttavia, un
individuo dovrebbe sempre agire per il bene proprio e altrui,
evitando che la propria parte oscura prenda il sopravvento. È
esattamente il contrario di quanto accade ai protagonisti de
La scommessa – Una notte in corsia, la
nuova black comedy firmata da Giovanni
Dota. Presentato in anteprima alle Notti Veneziane,
sezione delle Giornate degli Autori nell’ambito
dell’81esima edizione Mostra
del Cinema di Venezia, il film vede protagonisti
Lino Musella e Carlo Buccirosso,
pronti a strappare risate amare e profonde riflessioni. Distribuito
da I Wonder Pictures, La scommessa – Una notte in corsia arriverà
nelle sale dal 12 settembre.
La trama de La
scommessa – Una notte in corsia
Angelo e Salvatore sono due
infermieri che lavorano svogliatamente in un ospedale di Napoli. In
una calda sera di Ferragosto, particolarmente irritati dal fatto
che tutti siano in vacanza tranne loro, i due sono ossessionati
dall’idea di ottenere le ferie tanto desiderate per Natale e
Capodanno. Ma solo uno di loro potrà averle. L’opportunità si
presenta quando, durante il turno di notte, arriva in corsia il
signor Caputo, un paziente in condizioni critiche. Angelo è
convinto che l’uomo non sopravviverà fino all’alba, mentre
Salvatore crede che resisterà. Spinti dal desiderio di garantirsi i
giorni di ferie, i due lanciano una scommessa: se il signor Caputo
muore, Angelo otterrà le ferie, altrimenti toccherà a Salvatore. Da
quel momento, una serie di eventi rocamboleschi si susseguono,
innescando una spirale di caos che renderà impossibile tornare
indietro.
Restiamo umani
La scommessa – Una
notte in corsia solleva dei precisi interrogativi:
siamo davvero diventati una società eccessivamente opportunista ed
egoista? Cosa ci rende così irrispettosi della vita altrui? La
scommessa – Una notte in corsia esplora queste domande
attraverso la storia di due uomini, stanchi e insofferenti, che si
ritrovano a giocare sulla vita di un paziente senza alcuno
scrupolo. Scommettere sulla vita e sulla morte di qualcuno è
deplorevole, ma lo è ancora di più quando il proprio interesse
personale ne dipende. Eppure, nel mondo di oggi, sembra che nessuno
si ponga più il problema. In una notte calda e soffocante, in un
ospedale deserto, questi due infermieri lasciano che il
loro lato oscuro prenda il controllo, trascinandoli in un
vortice da cui non riescono più a emergere.
La messa in scena della pellicola è
essenziale: poche location, dialoghi diretti e taglienti, un ritmo
incalzante, e personaggi ben caratterizzati. Dota costruisce una
narrazione potente, inserendo nelle maglie della storia diversi
spunti di riflessione, che invitano il pubblico a considerare
quanto sia pericoloso cedere alle tentazioni e perdere se stessi.
“Vi prego, restiamo umani”, implora Angelo in un momento
di caos, offrendo un momento di lucidità e un monito importante:
non permettiamo al nostro lato oscuro di sopraffarci. Per quanto
faccia parte di noi, mantenere l’equilibrio è fondamentale per
convivere con se stessi e con gli altri. Perdersi è questione di un
attimo; ritrovarsi può richiedere tempo. E non è detto che ci si
riesca.
Ecco il trailer in esclusiva di
La Scommessa – Una notte in corsia, il film di
Giovanni Dota con
Carlo Buccirosso, Lino Musella, Nando Paone.
La Scommessa – Una notte in
corsia è la nuova travolgente dark comedy che sarà
presentata in anteprima alla 81° Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica di Venezia all’interno delle Notti Veneziane,
sezione realizzata dalle Giornate degli autori in accordo con Isola
Edipo, e sarà poi nelle sale italiane a partire dal 12 settembre,
distribuita da I Wonder Pictures.
Il nuovo film di
Giovanni Dota (Koza Nostra), prodotto da Fulvio e
Federica Lucisano, è una produzioneItalian International
Film (Gruppo Lucisano) con Rai Cinema e vede un cast
d’eccezione: a fianco dei protagonisti assoluti Carlo
Buccirosso (Song’e Napule, Ammore e malavita) e
Lino Musella (Il bambino nascosto, Favolacce),
Nando Paone (Chi ha rapito Jerry Calà?, Benvenuti
al Sud), Yari Gugliucci (Grazie Lina, Tramite
amicizia), Vittorio Ciorcalo (Romanzo di una
strage), Clotilde Sabatino (A Napoli non piove
mai), Chiarastella Sorrentino (Voglio guardare),
Elvira Zaingone
(Noi e la Giulia) e Iaia Forte (La bella
gente, Nata per te) sono alle prese con una commedia
nerissima in cui è messo a nudo l’animo umano nel più straniante
degli ambienti, la corsia di un ospedale.
Foto di Chiara Calabrò
La Scommessa – Una notte in
corsia, la trama
Angelo
e Salvatore sono infermieri al Santi Martiri di
Napoli. Non potrebbero essere più diversi: il primo,
infermiere navigato, è un nonno di famiglia che di tanto in tanto
si concede qualche scappatella, mentre il secondo, scapolo e
cocco di mamma, ha un problema col gioco
d’azzardo. La notte di Ferragosto arriva in corsia un paziente
in coma, l’ottantenne signor Caputo. Per combattere l’afa e la noia
della routine burocratica – e anche per guadagnare qualche soldo e
le ferie a Natale – Angelo e Salvatore scommettono sulla vita del
nuovo paziente: 200 euro e l’ambitissima settimana di
ferie tra Natale e Capodanno. I due infermieri scopriranno
così il lato più oscuro di loro stessi e saranno disposti a tutto
pur di vincere la scommessa, anche suggerire terapie sbagliate e
coinvolgere il famigerato Dottor Ceravolo, famoso per i suoi
eccessi e sempre alla ricerca di una “carica” speciale…
LA SCOMMESSA – UNA
NOTTE IN CORSIA, ispirato alla
straordinaria tradizione della commedia italiana che Monicelli
definì “le tragedie che fanno ridere”, è
un film che osa, in cui il gioco sporco e il
politicamente scorretto non hanno paura di
mostrarsi. Nell’arco di una sola notte, i protagonisti
dovranno destreggiarsi tra una moglie sospettosa, un’amante
indispettita, pazienti disturbati e dottori dalle dubbie capacità…
Cosa potrà mai andare storto?
La
Scommessa – Una notte in corsia arriva in sala
dal 12 settembre con I Wonder Pictures.
Arriva al cinema dal 12 settembre
con I Wonder PicturesLa Scommessa – Una
notte in corsia, il nuovo film di Giovanni
Dota con
Carlo Buccirosso e Lino Musella.
Grazie a Cinefilos.it avete la possibilità di partecipare
gratuitamente a una proiezione del film con il cast presente in
sala.
E’ possibile
richiedere un ingresso gratuito per due persone scrivendo una
e-mail all’indirizzo cerimoniale@theculturebusiness.it
inserendo in oggetto “CINEFILOS – LA SCOMMESSA –
CITTA’”.
Nel corpo
dell’e-mail inserite CINEFILOS + LA SCOMMESSA + NOME +
COGNOME + CITTÀ di riferimento e il numero di biglietti.
Le e-mail mancanti di una di queste componenti non saranno prese in
considerazione.
I biglietti
omaggio saranno ritirabili, nel limite dei posti disponibili,
segnalando il proprio nominativo alle casse del cinema il giorno
stesso della proiezione. I biglietti omaggio sono ritirabili e
garantiti fino a 30 minuti prima l’inizio della proiezione.
Di seguito trovate l’elenco dei cinema che partecipano
all’iniziativa:
GIORNO
DATA CINEMA
ORARIO OSPITI
GIOVEDI
12/09/24
ROMA ADRIANO
21:00
DOTA + LINO MUSELLA + BUCCIROSSO + il cast
GIOVEDI
12/09/24
ROMA ANDROMEDA
20:30
SOLO INTRO
DOTA + LINO MUSELLA + BUCCIROSSO + il cast
VENERDI
13/09/24
NAPOLI THE SPACE
20:30
SOLO INTRO
DOTA + LINO MUSELLA + BUCCIROSSO + il cast
VENERDI
13/09/24
NAPOLI MODERNISSIMO
21:15
solo Q&A
DOTA + LINO MUSELLA + BUCCIROSSO + il cast
VENERDI
13/09/24
METROPOLITAN
21:30
solo INTRO
DOTA + LINO MUSELLA + BUCCIROSSO + il cast
SABATO
14/09/24
UCI CINEPOLIS MARCIANISE
20:00
SOLO INTRO
DOTA + LINO MUSELLA + BUCCIROSSO + il cast
SABATO
14/09/24
UCI CASORIA
21:00
SOLO INTRO
DOTA + LINO MUSELLA + BUCCIROSSO + il cast
SABATO
14/09/24
AFRAGOLA HAPPY
21:30
SOLO INTRO
DOTA + LINO MUSELLA + BUCCIROSSO + il cast
In aggiunta a
queste date, sono disponibili anche le seguenti proiezioni con
ospiti CARLO BUCCIROSSO e ELVIRA
ZINGONE:
The Perfect
Neighbor, disponibile su Netflix dal 17 ottobre, è un documentario su
una donna bianca della Florida che nel 2023 ha sparato e ucciso la
sua vicina, una madre nera di quattro figli, ricostruito
utilizzando le riprese delle telecamere indossate dagli agenti di
polizia.
Non ci sono interviste, solo due
anni di registrazioni delle interazioni della polizia con la
responsabile della sparatoria, la sessantenne Susan Lorincz, che
spesso si lamentava dei rumori causati dai bambini del quartiere
mentre giocavano in un terreno libero vicino alla sua casa di
Ocala, in Florida, e filmati delle telecamere indossate dagli
agenti durante le interviste ai vicini. Nel 2024, Lorincz è stata
giudicata colpevole di omicidio colposo con arma da fuoco e sta ora
scontando una pena detentiva di 25 anni.
Ecco come una disputa tra vicini si
è trasformata in una tragedia mortale.
Una vicina
“spaventata”
Lorincz ha chiamato ripetutamente
la polizia per segnalare dei bambini rumorosi del quartiere che,
secondo lei, stavano “violando la sua proprietà”, urlandole
continuamente contro, dicendole di stare zitta e minacciando di
ucciderla. Lorincz diceva alla polizia che era stata aggredita e
che “temeva per la sua vita”. Nel film, gli spettatori vedranno le
registrazioni che lei faceva dei bambini che giocavano per poterle
mostrare alla polizia. Il titolo del film, The Perfect
Neighbor (Il vicino perfetto), deriva da un commento fatto da
Lorincz alla polizia: “Sono come il vicino perfetto”.
Il filmato rivela che gli agenti
hanno ripetutamente risposto con scetticismo alle chiamate di
Lorincz perché era l’unica residente a presentare queste lamentele.
I bambini non stavano tecnicamente giocando nella proprietà della
Lorincz, ma nel giardino del suo vicino di casa. Quest’ultimo li
incoraggiava a venire da lui e insegnava loro a giocare a calcio.
La Lorincz aveva chiesto al suo padrone di casa di mettere un
cartello con la scritta “vietato l’accesso” sul suo prato per
dividere l’area tra la sua proprietà e il giardino del vicino.
I vicini hanno affermato che la
Lorincz urlava parolacce ai loro figli e si sono sentiti disturbati
nell’apprendere che lei li stava registrando. I bambini hanno detto
alla polizia che stavano solo giocando a nascondino nel terreno e
che la Lorincz li molestava, insultandoli e brandendo un ombrello o
una pistola contro di loro.
Una volta, i bambini hanno detto
che lei aveva persino lanciato loro dei pattini a rotelle, anche se
la Lorincz sostiene di aver restituito un paio di pattini lasciati
sul suo prato. Dicono che la Lorincz li abbia accusati di aver
cercato di rubare il suo furgone. “Abbiamo 11 anni!”, si sente dire
uno dei bambini nel documentario. Hanno soprannominato la Lorincz
“Karen”, slang che indica donne bianche di mezza età arrabbiate che
possono essere razziste nelle loro lamentele.
Dalle telefonate alla
tragedia
Il film è incentrato su un
incidente avvenuto il 2 giugno 2023, quando Lorincz ha affermato
che dei ragazzi stavano violando la sua proprietà e, quando lei ha
detto loro di andarsene, hanno risposto che avrebbero chiamato la
madre. Lorincz ha chiamato la polizia e un operatore ha detto che
gli agenti sarebbero arrivati a breve.
Poi Lorincz sostiene di essere
stata dentro casa sua quando Ajike Owens, una manager di McDonald’s
che viveva nel suo quartiere, si è presentata e ha iniziato a
bussare alla sua porta. Così ha preso una pistola e ha sparato
attraverso la porta, senza rendersi conto che il figlio di Owens
era proprio accanto a lei. “Pensavo che mi avrebbe ucciso”, ha
detto Lorincz alla polizia, insistendo ripetutamente che non si è
trattato di un atto intenzionale e premeditato. Quando la polizia
le ha dato la possibilità di scrivere una lettera di scuse dopo
essere stata interrogata, lei ha accettato l’offerta, scusandosi
con i bambini e spiegando che aveva “agito per paura”, temendo che
la loro madre la avrebbe uccisa.
Le leggi della Florida “Stand Your
Ground” consentono l’uso della forza letale se sussiste un presunto
stato di paura. Gli omicidi che coinvolgono tiratori bianchi e
vittime di colore sono più facilmente giudicati giustificabili
rispetto a quelli che coinvolgono tiratori di colore e vittime
bianche. Il caso più famoso è quello di George Zimmerman, un uomo
bianco che nel 2013 è stato assolto per aver sparato a Trayvon
Martin, un ragazzo di colore di 17 anni disarmato.
Tuttavia, nel filmato
dell’interrogatorio della polizia a Lorincz, gli investigatori
dicono di non capire perché abbia estratto una pistola solo due
minuti dopo che un operatore del 911 aveva detto che la polizia
stava arrivando sul posto. Come ha detto uno di loro, “le decisioni
che prendi non sono ragionevoli”. Durante la sentenza del 2024, il
giudice che presiedeva ha sostenuto che Lorincz ha agito più per
rabbia che per paura.
Il documentario presenta alcuni
frammenti della copertura televisiva nazionale del caso. Lorincz e
il reverendo Al Sharpton hanno persino tenuto l’elogio funebre al
funerale della Owens, lodando le sue azioni e rivolgendosi
direttamente ai suoi figli: “Se lei avesse permesso alle persone di
umiliarvi, sareste cresciuti con la sensazione di essere qualcosa
che può essere umiliato”.
Il messaggio da trarre da
The Perfect Neighbor
“Se non testimoniamo crimini come
questo, se distogliamo lo sguardo, se non li portiamo alla luce,
continueranno a rimanere nell’ombra”, dice la regista Geeta
Gandbhir a TIME.
Esaminando due anni di filmati
delle telecamere indossate dai poliziotti, Gandbhir sperava di
trasformare uno strumento destinato a proteggere la polizia in uno
strumento che ne smascherasse i difetti.
Gandbhir, la cui famiglia era
vicina agli Owens, si chiede perché la polizia non abbia chiamato
un assistente sociale o un altro tipo di mediatore per placare la
situazione.
E pensa che la polizia avrebbe
dovuto intervenire prima contro Lorincz, vista la presenza di armi
nella sua casa e le numerose chiamate ai servizi di emergenza per
situazioni non urgenti.
“La polizia non deve
necessariamente arrivare sparando e picchiando le persone per aver
comunque deluso la comunità”, sostiene. “Se sei in grado di
impugnare una pistola per risolvere una banale disputa con il tuo
vicino, di cos’altro sei capace?”
I
Fantastici Quattro: Gli Inizi ha ripetutamente
confermato l’esistenza di Latveria, ma non ha rivelato se la Prima
Famiglia Marvel abbia mai incontrato il
Dottor Destino.
Nella scena a metà dei titoli di
coda del film, girata sul set di Avengers:
Doomsday dai Fratelli Russo, siamo stati trasportati
cinque anni nel futuro, con il Dottor Destino che si teletrasporta
nel Baxter Building. Inginocchiato di fronte al giovane
Franklin Richards, il cattivo teneva la maschera
in una mano e sembrava toccare delicatamente il braccio del ragazzo
con l’altra, dopo aver sollevato la mano di Franklin verso,
presumibilmente, il suo volto sfregiato.
Ci ha lasciato con più domande che
risposte e non sarà completamente spiegato finché non sarà
contestualizzato da Avengers:
Doomsday il prossimo dicembre. Tuttavia, potremmo
avere ulteriori informazioni oggi, per gentile concessione dello
scooper @MyTimeToShineH.
Secondo l’insider, Franklin ricorda
a Destino “suo figlio”. Sebbene si possa affermare con certezza che
Victor Von Destino sia lì per rapire Franklin – i suoi poteri di
creare nuove realtà promettono di essere fondamentali nel piano del
cattivo di governare il Multiverso – questo spiega in gran parte
perché il momento fosse tanto toccante quanto sinistro.
Possiamo solo fare delle ipotesi su
cosa questo significhi per Avengers:
Doomsday, ma è comunque piuttosto strano che Destino
mostri il suo volto orribilmente sfregiato a un bambino. Tuttavia,
visto che Franklin non sembra turbato, e se Destino fosse lì in
cerca dell’aiuto dei Fantastici
Quattro? E se la maschera fosse solo cerimoniale e il
suo volto non fosse sfregiato in questa fase?
Se la variante Terra-828 del
personaggio governa la Latveria con la moglie e il figlio al suo
fianco, potrebbe essere per questo che tratta Franklin con tanta
cura. Tuttavia, se dovesse seguire uno scontro con i Fantastici
Quattro, insieme alla distruzione di questa realtà in un evento di
Incursione, allora potremmo teorizzare che questo sia il momento in
cui Destino si ritroverà con le sue cicatrici e, in definitiva, con
il costume e la maschera molto diversi che abbiamo visto nelle
immagini promozionali.
Qualcosa del genere dà anche a
Destino un motivo per odiare Reed Richards, dato che la loro
relazione nell’MCU non è stata ancora minimamente affrontata.
Sebbene questa voce chiarisca alcuni dei nostri più grandi
interrogativi riguardanti I
Fantastici Quattro: Gli Inizi, è chiaro che c’è ancora
molto che non sappiamo con l’avvicinarsi di Avengers:
Doomsday.
All’inizio di quest’anno, al
regista Matt Shakman è stato chiesto perché il suo film non si
collegasse all’anticipazione dei Fantastici Quattro di
Thunderbolts*. “Anche quella scena
dei titoli di coda è stata creata, sai, relativamente tardi nel mio
processo creativo, quindi non era qualcosa che conoscevo perché non
era ancora stata creata quando stavo lavorando alla sceneggiatura,
capisci?”
Ha aggiunto: “Uso spesso la
metafora di una staffetta, sai, giusto? Passi il testimone,
percorri la tua parte il più velocemente e con più impegno
possibile, fai del tuo meglio con la tua versione dei Fantastici
Quattro – Terra 828, questo mondo – e poi passi il testimone, in
questo caso ai fratelli Russo.”
Per la maggior parte, I
Fantastici Quattro: Gli Inizi (qui
la nostra recensione) è separato dal resto dell’MCU, fino alla scena post-crediti.
Come molte scene post-crediti dell’MCU, ha suscitato un certo
entusiasmo in molti fan, ma se ci pensate bene, alla fine la scena
non ha raggiunto l’obiettivo che avrebbe dovuto raggiungere.
I Fantastici Quattro: Gli
Inizi si svolge in un universo diverso dalla maggior parte dei
progetti MCU, il che significa che non era collegato a nient’altro.
Tuttavia, la scena post-crediti ha segnato l’arrivo
dell’attesissimo Doctor Doom, che sarà il principale antagonista in
Avengers: Doomsday. Tuttavia, poiché
non hanno fatto una cosa specifica, questa scena non mi ha
convinto.
Non mostrare Doctor Doom è
stato un errore
Il momento clou della
scena post-crediti di I Fantastici Quattro: Gli
Inizi mostra il giovane Franklin avvicinato da un uomo con
un cappuccio verde e una maschera di metallo in mano. Si tratta
chiaramente di Doctor Doom, che sarà l’antagonista nel film
Avengers: Doomsday in uscita il prossimo anno. A prima
vista, si tratta di un’anteprima entusiasmante per quel film.
Tuttavia, la decisione di non
mostrare Doom ha reso questa scena piuttosto vuota. Tutti sanno
che il Dottor Destino è interpretato da Robert Downey Jr., quindi non c’è un senso
di mistero che circonda il personaggio. Una semplice inquadratura
di Doom che si gira e ci mostra per la prima volta RDJ nel ruolo
sarebbe stata perfetta.
Non mostrare Doom indebolisce la
scena e fa sembrare che sia stata aggiunta in un momento in cui
RDJ non era disponibile o sul set, anche se in realtà lo era.
Ciò è particolarmente frustrante poiché sappiamo che molte di
queste scene post-crediti sono girate in un momento diverso
rispetto al film vero e proprio.
Infatti,
la scena post-crediti di Thunderbolts* è stata girata
sul set di Avengers: Doomsday. Avrebbero potuto fare la
stessa cosa con Downey per I Fantastici Quattro: Gli
Inizi, e non avendolo fatto, la scena perde molto del
suo fascino. Anche se sono ancora entusiasta di Avengers:
Doomsday, questo avrebbe potuto aggiungere molto al film.
La struttura confusa di
Avengers: Doomsday non ha aiutato
Uno dei motivi principali per cui
la scena post-crediti di I Fantastici Quattro: Gli Inizi
non ha funzionato è la struttura complessivamente confusa di
Avengers: Doomsday. Una cosa per cui l’MCU è stato spesso
elogiato è il modo in cui ha costruito tutto nel corso degli anni,
in particolare in vista dei progetti Avengers.
Tutto ciò che ha portato a The
Avengers del 2012 ha preparato il terreno, dalle motivazioni di
Loki al modo in cui ci sono stati presentati gli eroi. Ha anche
preparato la motivazione di Tony per la creazione di Ultron in
Avengers: Age of Ultron.
Naturalmente, ci sono stati anche diversi teaser e apparizioni di
Thanos prima di Avengers: Infinity War e
Avengers: Endgame.
Anche se non avevamo bisogno di una
serie di anticipazioni su Doctor Doom prima di Avengers:
Doomsday, la preparazione al film è stata incoerente.
Per cominciare, tutti sanno che Kang era il piano iniziale per i
film, ma la controversia che ha circondato Jonathan Majors e il
debutto cinematografico poco brillante del personaggio hanno
cambiato le cose, rendendo quelle apparizioni piuttosto
discutibili.
C’è anche il problema di chi
apparirà in Avengers: Doomsday. Personaggi come Shang-Chi sono in
lista, ma lui è apparso solo in un progetto cinque anni fa. Questo
rende difficile per il pubblico e per me stesso collegarci e
interessarci alla cosa. Inoltre, non si è quasi mai fatto
riferimento ai classici personaggi degli X-Men
che sono in Avengers: Doomsday.
Serie TV e film come Moon
Knight, Eternals e Shang-Chi: The Legend of the Ten
Rings sono solo alcuni di quelli che sembrano non avere alcuna
attinenza con Avengers: Doomsday. In realtà, Thunderbolts* e I Fantastici Quattro:
Gli Inizisono i primi film che sembrano preparare
il terreno per Avengers: Doomsday.
Dato che questi due film sono
usciti solo un anno prima di Avengers: Doomsday, sembra che
le cose siano state un po’ affrettate. Il fatto di non vedere
Doctor Doom non fa che aumentare questa sensazione. Vederlo avrebbe
reso la scena post-crediti ancora più emozionante e mi avrebbe
fatto desiderare ancora di più Avengers: Doomsday.
Avengers: Doomsday potrebbe
ancora essere ciò che serve all’MCU
Non è un segreto che la qualità
dell’MCU abbia avuto alti e bassi dall’uscita di Avengers:
Endgame. Se ne parla anche in Deadpool & Wolverine, dove si
nota che Deadpool entra a far parte dell’MCU come un “punto
debole”. Nonostante i problemi e la costruzione poco brillante,
Avengers: Doomsday potrebbe raddrizzare la situazione.
Nonostante tutti i problemi che il
franchise sta attraversando, l’MCU non ha sbagliato con i suoi
film degli Avengers. Considerando la sua storia di
successi, il ritorno di Robert Downey Jr. e il cast coinvolto, è
molto probabile che Avengers: Doomsday sarà fantastico.
Potrebbe essere proprio ciò di cui l’MCU ha bisogno.
Se questo film sarà all’altezza
delle aspettative di molti di noi, allora il franchise che sembra
lasciare in sospeso molte questioni, come tutto ciò che riguarda
Eternals, l’apparizione di Hercules, il figlio di Hulk e
altro, sarà probabilmente dimenticato e perdonato. Giocare sulla
nostalgia ha avuto successo per molti franchise e l’MCU può puntare
su questo con Avengers: Doomsday.
Avengers: Doomsday, se
sarà un grande film, potrà dare il tono a Avengers: Secret Wars, entusiasmare
nuovamente il pubblico e forse segnare una svolta per l’MCU,
riportandolo sulla strada giusta. Ci farà anche dimenticare la
delusione provata dalla scena post-crediti di The Fantastic
Four: First Steps.
Arriva il 2 aprile al cinema il
nuovo film diretto da Michele Placido e ispirato a
L’Innesto di Luigi Pirandello. Il film si
ititola La scelta e vede protagonisti
Ambra Angiolini e Raoul Bova,
affiancati da Valeria Solarino e dallo stesso
Michele Placido.
Ecco il trailer:
“Io so che in me, in questo mio
corpo, quando fu il fatto, in questa mia carne, doveva esserci
amore. E per chi? Se amore c’era, non poteva che essere per lui,
per mio marito!”.
Laura e Giorgio si amano
intensamente e sono desiderosi di un figlio che non arriva. Ma solo
un grande amore può superare la dolorosa prova che devono
affrontare. Una prova che impone una scelta. Da una parte, un uomo
offeso nella sua morale, che cerca una soluzione al dilemma;
dall’altra, una donna che sente la necessità di diventare madre.
Quale scelta fare per essere ancora felici?
In La Scelta Laura
e Giorgio si amano intensamente e sono desiderosi di un figlio che
non arriva. Ma solo un grande amore può superare la dolorosa prova
che devono affrontare. Una prova che impone una scelta. Da una
parte, un uomo offeso nella sua morale; dall’altra, una donna che
sente la necessità di diventare madre. Quale scelta fare per essere
ancora felici?
Ispirato al testo teatrale
L’innesto di Luigi Pirandello,
La Scelta di Michele Placido è un’opera intimamente
drammatica che veicola il suo messaggio attraverso l’espressività
degli interpreti, facendo leva più sulle emozioni generate da un
gesto o da uno sguardo che dalle parole; quelle parole che Laura e
Giorgio vorrebbero dirsi ma che restano lì, imprigionate dentro di
loro dalla paura di quello che è stato e di quello che potrebbe
essere. Il tormentato percorso sentimentale messo in scena da
Placido vede i due protagonisti trasformarsi a poco a poco da
certezza in qualcosa di meno limpido e più complicato, cambiare in
seguito agli eventi che li travolgono e che li porteranno a
camminare su due binari diversi.
La Scelta, il film
Ambra Angiolini, nei panni di Laura, accetta
la sfida che Placido le lancia e regala la sua migliore
interpretazione ad oggi, rivestendo il ruolo complesso e maturo di
una donna che sceglie volontariamente di non essere più
identificata come vittima. Una donna spaventosamente coraggiosa
che, scontrandosi con il comune perbenisimo, vede nella tragedia
un’occasione per ricominciare a sperare, facendo appello a tutta la
sua forza (e anche a tutta la sua femminilità) per ricostruire il
legame che la tiene unita al marito, per riuscire a mantenere
ancora vivo il loro amore.
Ed è proprio sulle dinamiche di
questa coppia che si conosce e si ama da dieci anni, ma che muta a
causa di un evento tragico, che Placido e Giulia Calenda
(co-autrice della sceneggiatura) fanno il lavoro migliore. Perché
ne La Scelta non viene presentato solo il
punto di vista di una vittima dal comportamento inusuale che
sceglie di reagire di fronte alla violazione e all’umiliazione, ma
anche quello dell’uomo costretto a doversi confrontare con il più
grande dei castighi che possa essere inflitto a una donna. È un
piacere (e quasi un sollievo) vedere Raoul Bova calarsi nei panni di un personaggio
che, seppur schiacciato dalla controparte femminile, cresce e si
evolve incredibilmente, riuscendo, al di là dell’egoismo e
dell’orgoglio, a superare certi limiti intrinseci della figura
maschile.
Pur lasciando nell’ombra i
personaggi secondari e servendosi talvolta di soluzioni registiche
piuttosto discutibili, La Scelta rimane un
film potente con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, che nello
spingere il pubblico alla riflessione inevitabilmente lo dividerà.
Un film in cui anche l’elemento musicale assume un valore
specifico, contribuendo a rendere ancora più importante una storia
già di per sè significativa.
È stato presentato questa mattina
alla stampa italiana La Scelta, il nuovo
film scritto, diretto e interpretato da Michele
Placido con protagonisti Ambra Angiolini
e Raoul Bova. Il film, ispirato al testo teatrale
L’innesto di Luigi Pirandello,
racconta la storia di Laura e Giorgio, una coppia che si ama
intensamente, desiderosa di un figlio che non arriva. Un giorno, il
loro grande amore viene messo in discussione da una dolorosa prova
che i due si trovano a dover affrontare. Una prova che impone una
scelta: da una parte, un uomo offeso nella sua morale, che cerca
una soluzione al dilemma; dall’altra, una donna che sente la
necessità di diventare madre.
Sui motivi che l’hanno spinto a
dirigere questo progetto, Michele Placido ha
rivelato: “La cosa che più di tutte mi affascinava del testo
originale pirandelliano erano i due protagonisti. Mi sono
appassionato a loro e al percorso che compiono, soprattutto la
protagonista. Anche Giulia (Calenda) è rimasta molto colpita da
questi personaggi, e così abbiamo deciso di scrivere il film
apportando delle piccole modifiche. L’abbiamo ambientato ai giorni
nostri perché volevo che il film fosse più vicino al pubblico,
anche se abbiamo valutato l’idea di girarlo in costume. In merito
al personaggio di Laura, volevo fortemente che fosse un’insegnante,
perché volevo che questo suo desiderio di maternità venisse fuori
anche nel legame che la univa ai bambini ai quali insegna. C’è
tanto misticismo legato a questa storia e forse è questo l’aspetto
che mi affascina di più del film. Molti probabilmente si
concentreranno sull’aspetto legato alla violenza fisica, ma il
personaggio di Laura è un personaggio nuovo, che compie una scelta
diversa. La scelta di andare avanti, nonostante tutto”.
Sul personaggio di Laura,
Ambra Angiolini ha detto: “Quando ho letto la
sceneggiatura, non ho visto una vittima. E questo credo che sia un
messaggio molto importante per le donne. Laura ad un certo punto
smette di subire e, soprattutto, di far subire agli altri. Da
vittima diventa quasi carnefice. È una donna coraggiosa, nuova,
libera, che coglie come al volo l’occasione di non rimanere vittima
di ciò che l’è capitato. Inizia a porsi delle domande, domande che
non appartengono agli altri o al mondo che la circonda. E mette
anche Giorgio in condizione di farsi altre domande, uscendo dal
cliché di un certo tipo di figura maschile alla quale sia abituati
da troppo tempo. Laura è una donna che sceglie di non essere
identificata con quello che l’è successo. Non si fa mangiare la
vita e il futuro da questo tragico evento”.
Sul personaggio di Giorgio, invece,
Raoul Bova ha dichiarato: “Sono veramente
grato a Michele per avermi offerto questa parte. Avere la
possibilità di interpretare un personaggio del genere è veramente
raro. Ti invita a crescere e a misurarti con le difficoltà e le
paure che un ruolo del genere comporta. È stata una sfida per me:
una sorta di lotta per una storia bellissima e importante da
raccontare. La commedia mi diverte, è chiaro, ma questo film è
un’altra cosa. In generale, penso che non sia facile per un uomo
trovarsi in una situazione del genere. Michele ci ha lasciato molto
liberi, ma prima di iniziare le riprese abbiamo lavorato tantissimo
sui personaggi e sulle loro intenzioni. Li abbiamo sentiti
veramente tanto. E con Ambra, sul set, si respirava davvero questa
difficoltà nel gestire il rapporto di coppia. Eravamo completamente
dentro quello che stavamo facendo, sia fuori che dentro il set. La
cosa che ho amato di più di Giorgio sono state le sue infinite
sfumature. È un personaggio che cambia dall’inizio alla fine del
film. Ho amato il suo dolore ma soprattutto la sua
fragilità”.
Interviene anche Valeria
Solarino, che nel film interpreta Francesca, la sorella di
Laura: “Credo che il mio personaggio rappresenti quel giudizio
che viene dato senza un’attenta riflessione. Il pregiudizio,
potremmo dire. È apparentemente felice, ma non gode veramente di
tutto l’amore che la circonda. I consigli che dà alla sorella sono
lo specchio di un modo di pensare abbastanza comune. La cosa che
più di tutte mi ha colpito di questa storia è il tema che affronta.
Alla fine, si parla di amore assoluto. Amore per qualcosa di
realmente profondo. Laura, al contrario del mio personaggio,
cancella quello che c’è stato e vede solo quello che potrebbe
succedere. Vede il miracolo della vita”.
La Scelta
uscirà il 2 aprile distribuito in 230 copie da
Lucky Red.
Discostandosi totalmente dal
documentario poetico di Werner Herzog e dalla visionarietà
di Wim Wenders, il regista Christian Petzold, uno
degli autori più influenti del nuovo cinema tedesco contemporaneo,
in La scelta di Barbara tesse una storia intensa
ed introspettiva, dove il realismo e le emozioni divengono i punti
focali di una vicenda in cui gli eventi storici vengono
sapientemente e volutamente tenuti sullo sfondo, permettendo alla
psicologia e ai rapporti dei personaggi di emergere e di
svilupparsi.
In La scelta di
Barbara nella Germania Est del 1980 Barbara è un medico
pediatra che, a causa di una richiesta di espatrio, viene mandata
per punizione in un piccolo ospedale di campagna, sotto controllo
della Stasi, la polizia segreta. Mentre il fidanzato Jörg organizza
la sua fuga verso l’Ovest, Barbara intraprende rapporti freddi e
distaccati con i colleghi dell’ospedale, fino a quando l’incontro
con André, giovane medico collaborazionista delle forze segrete,
metterà in crisi le sue certezze e la sua vita. Mentre il giorno
della fuga si avvicina, Barbara è divisa tra i sentimenti per André
e le cure per una giovane ragazza incinta, fuggita da un campo di
rieducazione.
La scelta di Barbara, il film
Praticamente sconosciuto al grande
pubblico, ma molto apprezzato in patria e nei festival maggiori,
Petzold, supportato dalla sceneggiatura di Harun
Farocki, dirige con garbo una storia in cui la lentezza e la
dilatazione temporale degli eventi inducono a riflettere e ad
interrogarsi su tematiche molto complesse che vanno dalla
persecuzione politica fino ai rapporti interpersonali e alle
conseguenze delle proprie scelte. Ed è proprio questa tecnica
narrativa estremamente diluita e pacata che purtroppo a volte
può risultare difficile da assimilare per un pubblico abituato ai
frenetici ritmi del cinema americano. Pesantemente influenzato da
Acque del sud di Howard Hawsk e dal ciclo di
Germania in autunno, La scelta di
Barbara è un quadro reale e fedele di una Germania spaccata
in due, sia topograficamente che socialmente, dove sono proprio i
singoli personaggi a diventare archetipi di un intero popolo.
Straordinaria performance di Nina Hoss che riesce
a rendere mirabilmente il carattere freddo e controllato di
Barbara, per poi lasciar scoprire il suo lato umano celato.
Oltremodo superbo è Ronald Zehfeld, che nei panni di André
si torva a dover impersonare un ruolo di voltafaccia mosso in
realtà da profondi sentimenti d’amore. La fotografia di Hans
Fromm, estremamente vivida e luminosa, si discosta totalmente
dalla fredda estetica anni ’80 del cinema politico di Klüge,
Von Trotta e Fassbinder, concedendo all’opera il tono
di una fiaba per adulti. Il commento musicale di Stefan Will
è minimale, lasciando spazio ai lunghi silenzi eloquenti e alle
sonorità poetiche dell’ambiente. Le scenografie estremamente
realistiche ed essenziali di Kade Gruber e i costumi di
Anette Guther testimoniano un massiccio e maniacale lavoro
di ricostruzione storica, che non fa altro che aggiungere lode ad
un film intelligente e riflessivo, dove appunto è la scelta di
Barbara l’unica a poter cambiare veramente le cose.
Europictures ha
diffuso il trailer italiano di La Scelta di Anne –
L’Événement, il
LEONE D’ORO COME MIGLIOR FILM alla Mostra Internazionale
d’Arte Cinematografica di Venezia 78. L’Italia sarà il primo
paese a portare il film nelle sale, dal prossimo giovedì 4
novembre, con Europictures.
Il film diretto
da Audrey Diwan ed interpretato da Anamaria Vartolomei e
Pio Marmai, oltre al Leone D’oro si è aggiudicato altri premi
collaterali, tra cui Il FIPRESCI AWARD (assegnato dalla stampa
estera) e il Premio Arca Cinema Giovani 2021, ed è tratto dal
romanzo autobiografico di Annie Ernaux.
Dichiara Lucy De
Crescenzo, CEO di Europictures: “Sono molto felice di questo
importante riconoscimento ed orgogliosa come donna di distribuire
questo film così potente, che difende un diritto importante per le
donne che fino a poche decine di anni fa era negato anche nel
nostro paese. Sembra incredibile ma ancora in 16 paesi l’aborto è
considerato un crimine e quello che sta succedendo in Texas ci fa
capire come la battaglia è ancora lunga. Grazie alla regista per
aver realizzato un film così necessario. Non vediamo l’ora di farlo
vedere al pubblico in sala, orgogliosi di essere i primi nel
mondo”.
Ambientato nella
Francia del 1963, La Scelta di Anne – L’Événement
racconta il viaggio della battaglia fisica ed emotiva di Anne, una
giovane donna che decide di abortire per completare i suoi studi e
sfuggire al destino sociale della sua famiglia proletaria, in un
mondo che condanna il desiderio delle donne, e il sesso in
generale. Ma sarà una lotta contro il tempo….
Scritto e diretto da Audrey
Diwan (meglio nota come attrice in film come
French Connection e Il coraggio di Blanche), il film francese La
scelta di Anne – L’Événement si è affermato come il
Vincitore del Leone d’Oro per il miglior Film al Festival
di Venezia 2021. Una vittoria che ha suscitato grande
entusiasmo ma anche numerose polemiche per via dell’argomento
trattato: l’aborto.
Adattamento del romanzo
autobiografico di Annie Ernaux, L’evento,
il film offre infatti un racconto ambientato negli anni Sessanta in
Francia, periodo nel quale nel Paese l’aborto era una pratica
illegale. Pur parlando di un periodo passato, La scelta di
Anne – L’Événement affronta in realtà una tematica ancora
molto attuale e dibattuta al giorno d’oggi. Il film cerca proprio
di inserirsi in questi discorsi, nel tantivo di offrire ulteriori
spunti su cui riflettere.
In questo articolo, approfondiamo
dunque alcune delle principali curiosità relative a La
scelta di Anne – L’Événement. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama, al cast di
attori e alla storia vera dietro il film.
Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il titolo nel proprio catalogo.
La trama e il cast di La scelta di Anne –
L’Événement
Ambientato nella Francia del 1963,
La scelta di Anne – L’Événement racconta la storia
di Anne, una giovane donna dedita allo studio e
che sogna un brillante futuro, che le permetta di costruirsi una
vita diversa da quella proletaria condotta dalla sua famiglia.
Peccato che il suo sogno nel cassetto rischia di andare in mille
pezzi, quando la ragazza rimane incinta. È a questo punto che Anne
si ritrova di fronte a una scelta: tenere o no il bambino?
Ma il rischio di vedere il futuro da
lei desiderato sparire per sempre tra pannolini e biberon, la
spinge verso quella che per lei è l’unica opzione fattibile,
abortire. Con gli esami finali alle porte, la giovane deve
liberarsi il prima possibile del suo problema, ma nella Francia dei
primi anni Sessanta l’aborto è ancora illegale e Anne si vede
costretta ad agire contro la legge. La donna non rischia solo la
prigione, ma anche la condanna e giudizi da parte della
società.
Ad interpretare la protagonista,
Anne Duchesne, vi è l’attrice rumena naturalizzata francese
Anamaria Vartolomei, divenuta celebre proprio
grazie a questo film e poi vista anche in L’impero e
Maria. Accanto a lei, recitano Kacey Mottet
Klein nel ruolo di Jean, Luàna
Bajrami in quello di Hélène, Louise
Orry-Diquero nel ruolo di Brigitte e Louise
Chevillotte in quello di Olivia. Completano il cast
Pio Marmaï nel ruolo del Professor Bornec,
Sandrine Bonnaire in quello di Gabrielle e
Anna Mouglalis in quello di Claire.
Il libro di Annie Ernaux e la storia vera di cui
narra
Nel 2000 Annie
Ernaux, oggi Premio Nobel per la Letteratura, pubblica il
libro L’evento, in cui affronta il tema dell’aborto in
Francia negli anni Sessanta, quando tale pratica era ancora
illegale. La scrittrice, però, basa il racconto su un fatto
realmente accadutole e che l’ha portata a scontrarsi con questa
tematica. Nel 1964, a ventitré anni, studentessa di Lettere
prossima a laurearsi, Ernaux si ritrova incinta a seguito di una
breve relazione con uno studente di Scienze Politiche, ma non ha
intenzione di tenere il bambino.
Proveniente da un famiglia di
condizioni modeste, Ernaux spera attraverso gli studi di
discostarsi da quel contesto sociale per vedersi aprire le porte
verso un futuro più promettente e libero. Un figlio, in quel
preciso momento della sua vita, però, rappresenta un ostacolo a
riguardo. Sapendo che nessun medico si sarebbe offerto di aiutarla,
andando di fatto contro la legge, la futura scrittrice decise
dunque di ricorrere a pratiche
abortive illegali.
Questa “auto-socio-biografia” è
stata scritta da Annie Ernaux usando il diario che
teneva all’epoca (1963-1964), ed è punteggiata dalle sue
riflessioni su quanto accadeva a livello personale e sociale. La
memoria di quegli eventi fissata sulle pagine del diario diventa
per la scrittirce uno strumento di conoscenza del reale. Dalla
cronistoria di un avvenimento individualmente e politicamente
trasformativo sorge così una voce esattissima, irrefutabile, che
apre uno spazio letterario di testimonianza per generazioni di
donne escluse dalla Storia.
Il trailer di La scelta di
Anne – L’Événement e dove vedere il film in streaming e in
TV
È possibile fruire di La
scelta di Anne – L’Événement grazie alla sua presenza su
alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di
Apple
TV e Prime Video. Per vederlo, una volta
scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo
film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film
è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 29
agosto alle ore 21:20 sul canale
Rai 3.
Pochi autori della letteratura hanno
avuto successo al cinema tanto quanto Nicholas
Sparks. Celebre per le sue storie incentrate sull’amore
eterno e il destino, questi ha negli anni visto ben 11 dei suoi
romanzi trasposti sul grande schermo, e ognuno di questi film si è
poi rivelato un grande successo. Tra i più celebri si ricordano
Le pagine della nostra vita,The Last Song e Ho cercato il tuo nome. Tra questi si inserisce anche
La scelta – The Choice, diretto nel 2016 da
Ross Katz su sceneggiatura di Bryan
Sipe.
Come anticipato, si tratta anch’esso
dell’adattamento di uno dei romanzi di Sparks, La
scelta, pubblicato nel 2007. Per la precisione, è
l’undicesimo libro dell’acclamato scrittore a diventare un film, e
anche se è forse uno dei suoi lavori meno noti, la sua
trasposizione si è comunque rivelata un buon successo. Ciò è merito
naturalmente anche della capacità di Sparks di affrontare tematiche
universali come l’amore eterno e il destino, ripresentando questi
con storie sempre diverse ma sempre emotivamente potenti agli occhi
dei lettori o spettatori.
Per tutti gli appassionati di
Sparks, La scelta – The Choice è dunque un altro
imperdibile film tratto dalle sue opere, che non manca ancora oggi
di appassionare fino alle lacrime gli amanti del genere. In questo
articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità
relative a La scelta – The Choice. Proseguendo qui
nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama, al cast di
attori e ad altro ancora. Infine, si elencheranno anche le
principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
Protagonista del film è
Travis Parker è un giovane veterinario convinto di
non essere destinato alle relazioni a lungo termine. Le sue
convinzioni decadono però nel momento in cui incontra Gabbi
Holland, un’affascinante pediatra con tutte le carte in
regola per fargli cambiare idea. Dopo un primo, burrascoso
incontro, pian piano i due si innamorano e capiscono di non poter
fare a meno l’uno dell’altra. Ad ostacolarli, però, ci sono le
rispettive vite e relazioni. Nulla però potrà far dimenticare loro
il sentimento ormai nato. La loro vita si complicherà ulteriormente
quando un drammatico e inaspettato evento si verificherà.
Il cast del film
Ad interpretare il ruolo di Travis
Shaw era stato inizialmente scelto l’attore Scott Eastwood, poi sostituito con
Benjamin Walker. Questo era diventato inizialmente
popolare grazie al suo ruolo da protagonista nel film La leggenda del cacciatore di vampiri, ottenendo poi
rinnovata popolarità proprio con La scelta – The
Choice. L’attrice Teresa Palmer, celebre per Point Break e La battaglia di Hacksaw Ridge, interpreta invece Gabbi
Holland. Vi è poi Alexandra Daddario, nota per la serie
True Detective e il film Baywatch,
qui nei panni di Monica, fidanzata di Travis. Tom
Welling, invece, è Ryan McCarthy, fidanzato di Gabbi.
La scelta – The Choice è ispirato ad una
storia vera?
Come confermato anche dallo stesso
Sparks, La scelta – The Choice non è ispirato ad
alcuna storia vera e il racconto proposto è dunque frutto della
fantasia dell’autore. Sparks, tuttavia, ha rivelato di essersi
ispirato a suo fratello – prima che si sposasse – per il
personaggio di Travis. La maggior fonte d’ispirazione, però, è
stato un precedente libro dello stesso Sparks, il celebre
The Notebook (in Italia noto come Le pagine
della nostra vita). Lo scrittore si è infatti basato sugli ostacoli che dividevano i due
protagonisti del romanzo per dar vita alla difficile storia
d’amore tra Travis e Gabbi.
Il finale nel film e nel libro
Il film e il libro di Sparks
presentano naturalmente alcune differenze, ma riguardo al finale si
è deciso di rimanere fedeli rispetto a quanto scritto da Sparks, in
quanto la conclusione da lui concepita ribadisce ulteriormente
tutti i temi alla base del racconto. Se dunque nel libro Travis
decide di correre il rischio e di trasferire Gabbi in un centro di
assistenza a lungo termine, dove tre mesi dopo si risveglia dal
coma e torna a vivere nella loro casa, allo stesso modo nel film il
protagonista sceglie la speranza e viene ripagato con il risveglio
della sua amata e della vita che ora possono trascorrere
insieme.
Il trailer di La scelta –
The Choice e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire del film grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. La scelta – The
Choice è infatti disponibile nei cataloghi di
Apple
TV+, Prime Video e Now. Per
vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà
noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo
di martedì 2 luglio alle ore
21:20 su Canale 5.
Due dischi d’oro Univideo per i
migliori prodotti del mercato dell’Home Entertainment e
costantemente tra i DVD più venduti in Italia quest’anno.
Queste sono le misure del successo
della serie animata Masha e Orso che,
dopo aver conquistato il cuore di grandi e piccini, si veste di
nuovo e arriva in una versione inedita tutta da scoprire!
La Scatola Delle Soprese Di Masha E
Orso, ideata e prodotta da Koch Media, contiene infatti il DVD con
i migliori episodi della prima stagione, contenuti extra
interattivi e un divertente gioco da tavolo prodotto in esclusiva
assoluta da Lisciani Giochi.
Cristina Cri si definisce la regina
dei film romantici e ha lanciato una sfida
strappalacrime. Sul suo Blog scrive di cinema
ed emozioni direttamente dal suo divano.
La Santa
di Cosimo Alemà è stato presentato al
Festival Internazionale del Film di Roma 2013
nella categoria “fuori concorso”.
Quattro persone, differenti per età,
carattere, abitudini, si recano in un paesino della Puglia per
rubare la statua della santa patrona, di grande valore, convinti
che sia un gioco da ragazzi. Ci riescono, ma non hanno fatto i
conti con il paese: dopo meno di un minuto, tutti i cittadini sanno
cosa i quattro hanno rubato e che stanno scappando. Comincia la
caccia, senza pietà.
Con un cast non altisonante
(intendiamoci, parliamo di nomi), dove spicca il più giovane
Gianluca Di Gennaro e talvolta la protagonista
femminile Marianna Di Martino, La
Santa parte da un’idea interessante, sviluppando una
trama originale e riuscendo a mantenere sempre viva l’attenzione,
seguendo quattro storie distinte, visto che il gruppo si separa,
pur figlie di una stessa madre. Dentro c’è un po’ di tutto:
dall’azione alla drammaticità, ad una piccola dose di humour
“scuro”, con un tocco di noir, specie nel raccontarsi dei
personaggi.
Il furto della santa colpisce
l’animo del paese, non certo per il presunto valore economico che
dovrebbe avere, quanto per una profonda ferita nell’orgoglio, un
discorso di “principio”, doversi riprendere ciò che è proprio a
qualsiasi costo, fucili compresi. Una violenza inaspettata,
diabolica, talmente eccessiva da risultare alla fine veritiera e
una delle cose più riuscite del film.
Alemà però si rifugia troppo dentro
una citazione che pronuncia uno dei suoi attori nei minuti
iniziali: “È un film, per forza deve andare così”, riferendosi ad
un’altra pellicola, in una stravagante conversazione tra i
personaggi. Come a dire che nei film qualcosa deve succedere per
forza ed è normale che alcuni passaggi servano per arrivare ad
altri. Difficile non essere d’accordo in senso assoluto e
ragionando solo in quest’ottica è possibile giustificarli
tutto. Ma il discorso vale solo quando non se ne sente il peso.
Uscendo dallo schema, o almeno prendendolo con le molle, si tocca
con mano uno script forzato e uno svilupparsi dei personaggi che
sembra costruito ad hoc per arrivare a determinate conclusioni,
anche fini a se stesse. Così, si accelera e si frena a seconda del
momento e sembra che la frase citata sia un espediente per
giustificare e mettere le mani avanti su ciò che arriverà.
Non mancano frecciatine al mondo
religioso, a partire dal furto della santa, ma anche immagini
visuali più o meno sacre e sequenze in compagnia di suore e scuole
cattoliche.
Alemà ha creato un prodotto dove
l’azione risulta anche avvincente e mai noiosa, aiutata dalle
quattro storie che si alternano; ma si avverte il peso di una
sceneggiatura troppo indirizzata, rinchiusa dentro al concetto: “è
un film, per forza deve andare così”.
La santa
piccola è Annaluce, la giovanissima Sofia
Guastaferro che sin dalla prima sequenza si prende di
forza la scena, dopo il titolo e fino alla conclusione del film di
Silvia Brunelli. Una storia minima, esemplare
senza avere la pretesa di esserlo, ma insieme piuttosto diretta e
smaccata nei temi scelti da non poter passare agli annali come
originale o unica. Che questa sia stata o meno una preoccupazione
della esordiente regista, sicuramente poco importa che prima di lei
siano arrivati Matteo Garrone e Alice Rohrwacher a raccontare la
realtà periferica e quotidiana della Napoli di oggi.
Dove e con chi vive la
Santa piccola
Tutto si svolte in – e
intorno a – un rione del capoluogo campano, dove tutti si
conoscono. E dove ogni giorno è uguale, per tutti. Anche per gli
inseparabili Mario e Lino, fratello di Annaluce, costretto a
respingere le incursioni del violento padrone di casa e occuparsi
della sorellina e della madre, affetta da depressione e poco
presente a sé stessa. A ogni costo. Anche approfittando delle
serate di svago con l’amico per raggranellare qualche euro
concedendo le sue grazie a questo o quella vizioso pagante in un
crescendo di incontri sempre più espliciti (e sempre più spogli e
freddi, anche quando la passione si fa narrativa).
Tutto cambia quando
Annaluce rianima una colomba data per morta, facendo gridare al
miracolo. Ma è solo la prima delle prove che la ragazzina dà di una
supposta santità. Cambiando completamente l’atteggiamento del rione
nei confronti della sua famiglia. Una soluzione, una via di fuga o
nulla di tutto ciò?
Dalla Mostra di Venezia
al Roma International Film Festival
Lo scorso giovedì 18
novembre, La santa piccola ha aperto la XX edizione del
RIFF – Rome Independent Film Festival diretto da
Fabrizio Ferrari, ma il suo viaggio inizia nel
2019. Quando, come recita la biografia della stessa regista, la
sceneggiatura del film ha partecipato alla Biennale College Cinema,
vincendo come unico titolo italiano. E venendo segnalato per il
fondo Eurimages, dalla stessa Biennale, al Consiglio Europeo, che
ha individuato nella Brunelli la regista europea esordiente del
2020.
Ancora prima, la storia
nasce sulla carta. Quella del romanzo omonimo di Vincenzo Restivo
del 2017 però è leggermente diversa. Forse più onesta, più
realistica, di quella che Silvia Brunelli e Francesca Scanu hanno
riadattato nel soggetto e nella sceneggiatura della produzione Rain
Dogs, in collaborazione con Mosaicon Film, TVCO, Minerva Pictures e
Antracine. Eppure…
La Santa piccola, tra
miracoli e delusioni
Probabilmente proprio in
questo tradimento sta molto del fascino del film. Ingenuo e
sregolato, i cui personaggi continuano a confrontarsi immutabili e
a offrirsi al pubblico in maniera molto diretta. Nel loro sogno di
andare via dal rione, nell’illusione che i soldi portino la
felicità, nell’idealizzazione di un amore che è molto più terreno e
senza speranza di quello che ci piacerebbe sperare e in definitiva
nel sottolineare l’assurdità che sia ancora la superstizione a
unire e muovere folle di disperati.
Oppio dei popoli, diceva
uno, tanto tempo fa, e l’effetto sembra essere ancora quello, in
molti casi. Quello che ci raccontiamo è che credere che la bontà
esista, che ci sia un futuro migliore, ci avvicina a quel
traguardo, o ci fa essere migliori in vista di esso, ma il
risultato è solo quello di prendere per buona ogni panzana o di
assecondare i propri bisogni, che siano di evasione, di guadagno o
di risposte che abbiamo paura di ricavare da quello che ci
circonda.
Folklore, dramma e favola
sono in ogni momento. Contrappuntati da una musica dura e rock che
fortunatamente contiene il rischio di confusioni liriche. Come
regia e riprese, a tratti scomposte o fin troppo semplici,
sicuramente per scelta, ma forse non solo. Conferma ne siano certe
monotone linee di dialogo, alternate a scambi tanto distanti dai
soggetti coinvolti da stridere. Più che rappresentare come sia la
vita stessa, con i suoi “schiaffi”, a spingerci verso la nostra via
o ad aprircene di nuove, a emergere da questo scontro di
generazioni e interpretazioni sono i personaggi. Non gli adulti,
vittime dell’ignoranza, non i giovanissimi, ancora troppo piccoli
per sapere quando smettere di ‘giocare’, quanto semmai Lino,
l’unico a vedere la realtà, volente o nolente, e Mario, l’unico a
‘sentire’ davvero, abbandonandosi alle fantasie senza cedere alle
illusioni.
Grande festa ieri sera, 20
aprile 2022, al cinema Farnese per La Santa piccola, il film di Silvia Brunelli
uscito da Biennale College e già vincitore del Riff come Miglior
Film Italiano. Festa per il folto pubblico che affollava la sala,
malgrado il periodo, ma soprattutto per l’arrivo di una splendida
notizia: La Santa Piccola, infatti, è stato
selezionato, unico film italiano, al Tribeca Film Festival, evento
piuttosto raro per il celeberrimo appuntamento newyorkese con il
cinema.
Così le parole dell’invito dal
Tribeca: “We were thrilled to discover Blessed Boysamong
the submissions and found it to be a bold, insightful and intimate
film… Silvia Brunelli’s beautifully written and lovingly crafted
film.”
“Siamo sicuramente felicissimi per
questa splendida occasione per la quale dobbiamo sicuramente
ringraziare Minerva e TVCO per l’appassionato lavoro con il quale
sta accompagnando questo film” hanno dichiarato i produttori
Valentina Quarantini e Marco Luca Cattaneo (Rain Dogs Production).
“Una notizia che ci ha sicuramente emozionate – ha dichiarato la
regista Silvia Brunelli parlando a nome proprio e della
cosceneggiatrice Francesca Scanu. Venire a sapere proprio stasera –
ha proseguito – questa splendida notizia carica l’avvio del tour in
sala della Santa piccola di uno splendido ottimismo.”Ricordiamo che
La Santa Piccola parte proprio con questa anteprima al
Farnese per un tour – in collaborazione con Emera Film -x che
attraverserà tutta l’Italia per approdare, ultima cappa la dove è
stato girato: a Napoli. Fra le prossime tappe Ragusa, Iglesias,
Bologna, Caserta. E poi – dopo uno splendido su e giù per l’Italia
Napoli, là dove – a La Sanità – il film è partito.
Realizzato col grant di 150.000€ di
Biennale College Cinema, il laboratorio di alta
formazione della Biennale di Venezia che sostiene
dal 2012 la produzione di opere prime e seconde, il film racconta
la storia della fraterna amicizia di Lino e Mario che si incrina
quando Mario scopre di provare per Lino qualcosa che va oltre la
pura amicizia. Una storia di formazione e identità che si intreccia
con l’imprevedibilità della vita all’interno del palcoscenico, a
tratti surreale, delle credenze e superstizioni popolari di una
Napoli colorata e variopinta. Sullo sfondo un’umanità piccola e
delicata prigioniera della propria quotidianità, ancora legata a
superstizioni e credenze religiose.
Il film prodotto da Rain
Dogs vede l’aiuto sul territorio di Mosaicon
Film, Antracine, Nuovo Teatro
Sanità e dell’Accademia di Belle Arti di
Napoli. La distribuzione internazionale è stata affidata a
Minerva Pictures Group e TVCO mentre quella italiana sarà curata
direttamente dai produttori in collaborazione con Emera film.
Oltre alla partecipazione alla
Mostra Internazionale del cinema di Venezia, il film ha vinto come
Miglior Lungometraggio Italiano al RIFF- Rome independent film
festival e si è aggiudicato il Premio del Pubblico (Fuori dal giro)
al Festival del Cinema di Porretta Terme. E’ stato selezionato
all’IFFK International Film Festival of Kerala, al Roze Filmdagen
Amsterdam LGBTQ+ Film Festival. Sarà, inoltre, fra i selezionati al
Pink Apple Film Festival (Aprile 2022)e a all’Italian Film Festival
in Scotland (Maggio 2022).
Tra
i film europei più discussi degli ultimi anni, La sala professori (Das Lehrerzimmer, 2023) di İlker Çatak si
distingue per la sua capacità di trasformare una vicenda
apparentemente ordinaria in un thriller morale soffocante.
Ambientato quasi interamente all’interno di una scuola, il film
segue la giovane insegnante Carla Nowak mentre cerca di risolvere
una serie di furti che stanno minando la fiducia tra docenti,
studenti e famiglie. Quello che inizialmente sembra un semplice
caso disciplinare si trasforma però in una riflessione molto più
ampia sui limiti della giustizia, sull’autorità e
sull’impossibilità di controllare le conseguenze delle proprie
azioni.
Il
finale ha lasciato molti spettatori con numerose domande. La
signora Kuhn era davvero colpevole? Oskar stava deliberatamente
cercando di distruggere Carla? E soprattutto, qual è il messaggio
che il regista vuole trasmettere attraverso un epilogo tanto amaro
quanto ambiguo? Per comprendere davvero La sala professori (la
nostra recensione) bisogna andare oltre la semplice
ricostruzione degli eventi e leggere il film come una parabola
contemporanea sulla crisi delle istituzioni e sul fallimento delle
buone intenzioni.
Perché il tentativo di Carla
Nowak di trovare la verità finisce per distruggere l’equilibrio
dell’intera scuola
Fin dall’inizio Carla Nowak si presenta come una figura animata da
principi etici solidi. È contraria alle accuse senza prove, rifiuta
i metodi aggressivi adottati da alcuni colleghi e difende il
diritto degli studenti a non essere trattati come sospettati.
Tuttavia proprio questa posizione apparentemente equilibrata la
conduce a commettere l’errore che innesca l’intera tragedia.
Convinta di poter gestire la situazione in modo più corretto degli
altri, decide di agire autonomamente e registra segretamente la
collega Kuhn mentre qualcuno sottrae del denaro dal suo
portafoglio.
Da quel momento il film mostra come ogni tentativo di controllare
la verità generi conseguenze imprevedibili. Carla non vuole creare
un conflitto, ma finisce per provocarlo. Non vuole alimentare
sospetti, ma li moltiplica. Non vuole danneggiare gli studenti, ma
è proprio il figlio della presunta colpevole a subirne il peso
maggiore. La scuola diventa progressivamente un luogo dominato
dalla sfiducia, dove ogni gruppo costruisce la propria versione dei
fatti e nessuno è più disposto ad ascoltare l’altro.
Il finale rappresenta l’esito inevitabile di questo processo.
Oskar, devastato dall’umiliazione pubblica della madre e
dall’isolamento che ne deriva, reagisce trasformando Carla nel
bersaglio della propria rabbia. Quando il ragazzo arriva a
distruggere il computer dell’insegnante e provoca il caos che porta
all’intervento della polizia, il film suggerisce che ormai la
ricerca della verità è diventata secondaria. Ciò che conta non è
più stabilire chi abbia rubato, ma osservare come un’intera
comunità sia stata corrotta dalla paura, dai sospetti e dalle
interpretazioni contrapposte degli stessi eventi.
Il vero significato del finale:
La sala professori racconta il fallimento dell’idealismo in un
mondo dominato dal conflitto
La lettura più interessante del finale riguarda proprio Carla. Per
gran parte del film lo spettatore è portato a identificarla come la
figura più razionale e giusta della storia. Eppure İlker Çatak
costruisce gradualmente una prospettiva più complessa. Carla non è
vittima soltanto delle azioni degli altri; è anche vittima delle
proprie illusioni.
L’insegnante crede che sia possibile risolvere ogni conflitto
attraverso il dialogo, l’empatia e la comprensione reciproca. Crede
che i ragazzi reagiscano sempre in modo razionale se vengono
ascoltati. Crede che la verità possa ricomporre le fratture invece
di approfondirle. Il film smonta progressivamente tutte queste
convinzioni. Oskar non si comporta come il bambino che Carla
immagina. Non cerca mediazione. Non cerca comprensione. Cerca
vendetta.
Per questo la scena finale assume un valore simbolico molto forte.
Carla tenta ancora una volta di isolarsi con Oskar per parlargli,
convinta di poter raggiungere la sua parte migliore. Ma il ragazzo
ha ormai scelto un’altra strada. L’intervento della polizia
sancisce la sconfitta definitiva della sua visione del mondo. Non è
soltanto Oskar a essere portato via: è l’idea stessa che la scuola
possa rappresentare uno spazio protetto e separato dalle tensioni
della società contemporanea.
In questa prospettiva, La
sala professori diventa una riflessione sul clima culturale
del nostro tempo, dove ogni conflitto tende a radicalizzarsi e dove
le istituzioni faticano sempre più a costruire consenso. Il film
suggerisce che spesso non esistono soluzioni perfette e che anche
le persone animate dalle migliori intenzioni possono contribuire
involontariamente ai problemi che cercano di risolvere.
Il dubbio sulla colpevolezza
della signora Kuhn e l’ambiguità morale voluta dal regista
Una delle domande più frequenti riguarda la signora Kuhn. Era
davvero la responsabile dei furti? Il film evita volutamente di
fornire una risposta definitiva, ma lascia numerosi indizi che
sembrano puntare nella sua direzione. Carla registra infatti una
persona con un abbigliamento identico a quello della collega mentre
prende del denaro dal suo portafoglio, e diversi elementi
successivi sembrano confermare il sospetto.
Tuttavia il regista introduce un dubbio fondamentale. A un certo
punto Carla stessa immagina tutti i colleghi con la stessa
camicetta indossata dalla donna quel giorno. Non si tratta di una
semplice fantasia visiva, ma di una rappresentazione della sua
crescente incertezza. La protagonista inizia a chiedersi se non
abbia commesso lo stesso errore degli altri insegnanti che aveva
criticato all’inizio del film: formulare conclusioni sulla base di
prove incomplete.
È
proprio questa ambiguità a rendere La sala professori così potente. Il film non vuole
raccontare un mistero da risolvere, ma mostrare quanto sia fragile
la nostra fiducia nei giudizi che formuliamo sugli altri. La
questione della colpevolezza della signora Kuhn diventa quindi
secondaria rispetto alla domanda centrale dell’opera: cosa succede
quando una comunità smette di fidarsi di se stessa?
Come La sala professori si
inserisce nella tradizione del cinema europeo sulle istituzioni in
crisi
Il film di İlker Çatak appartiene a una lunga tradizione del cinema
europeo che utilizza spazi apparentemente ordinari per raccontare
tensioni sociali più ampie. La scuola di La sala professori non è soltanto una scuola.
È una miniatura della società contemporanea, attraversata dagli
stessi conflitti che caratterizzano il dibattito pubblico:
diffidenza, polarizzazione, accuse reciproche, paura di sbagliare e
difficoltà nel distinguere i fatti dalle interpretazioni.
In questo senso l’opera richiama il miglior cinema sociale europeo
degli ultimi anni, capace di trasformare ambienti quotidiani in
luoghi di tensione quasi thriller. La scelta di ambientare gran
parte della storia tra aule, corridoi e sale insegnanti accentua
ulteriormente il senso di claustrofobia, facendo percepire allo
spettatore come ogni gesto e ogni parola possano avere conseguenze
enormi.
È
anche per questo che il finale lascia un senso di inquietudine
duraturo. Non offre una soluzione rassicurante, ma costringe a
confrontarsi con una verità scomoda: la buona volontà, da sola, non
basta sempre a risolvere i conflitti. E talvolta il desiderio di
fare la cosa giusta può produrre effetti opposti a quelli
sperati.
Una congrega di ansia e odio che
aumenta di intensità con il passare del tempo e disattiva
gradualmente il pensiero razionale delle persone coinvolte,
trasformandosi in una guerra aperta in cui le strategie più sporche
e ingannevoli sono all’ordine del giorno. È così che si potrebbe
riassumere The
Teacher’s Lounge(La sala
Professori), film diretto da Ilker
Catak, presentato al Festival del
Cinema di Berlino 2023 e candidato all’Oscar nella
categoria del miglior film internazionale.
Al centro della trama di La
sala Professori vi è un incidente scolastico
particolare, che mette in scena una complessa e terrificante
radiografia sociale, in cui il diritto alla privacy, la
responsabilità accademica e la stigmatizzazione sociale vengono
passati al microscopio, con una sapiente critica all’idiosincrasia
e alle politiche di tolleranza zero prevalenti in Germania.
La sala
Professori, la trama: caccia al colpevole
Nella scuola dove
Carla insegna matematica ed educazione fisica, gli
insegnanti e il personale sono preoccupati. Da qualche tempo si
verificano una serie di furti di denaro che non riescono a
risolvere e cominciano a diventare paranoici. A modo loro, cercano
di convincere gli studenti a collaborare, ma questa richiesta li
trasforma in qualche modo in potenziali informatori, cosa che
Carla trova eticamente problematica. Ma come
risolvere il problema?
Le autorità scolastiche e
l’insegnante hanno opinioni diverse sulla situazione. Non esitano a
entrare in classe e a chiedere agli studenti di mostrare il
contenuto dei loro portafogli, cosa di cui Carla è
inorridita. Allo stesso tempo, la scuola deve mantenere un fronte
unito e non mostrare alcuna esitazione di fronte a potenziali
“ladri”. Come affronteranno la situazione? Ben presto la stessa
insegnante inizia a dubitare di tutti, ma se a rubare fossero gli
insegnanti o il personale anziché i ragazzi?
Per verificare se ha ragione,
Carla (Leonie Benesch) prenderà
una decisione difficile. Dopo averlo messo in bella vista nella
sala del personale, lascerà il portafoglio con i soldi nella tasca
del cappotto e se ne andrà in classe. Farà un’altra cosa,
altrettanto o più complicata: lascerà il computer aperto, affinchè
la webcam possa riprendere tutto ciò che accade. Quando torna dalla
lezione, come sospettava, è stata derubata. Gli indizi a cui risale
dalla registrazione della webcam – un braccio, una felpa dal design
preciso – le bastano per arrivare a una presunta soluzione e, senza
troppi problemi, va ad accusare quella che ritiene essere la
diretta interessata: è qui che iniziano i veri problemi.
Un’indagine sul sistema scolastico con ribaltamento di
ruoli
La sala Professori
immagina una situazione complessa in cui non esistono soluzioni o
vie d’uscita facili. Dalla denuncia in poi, le cose si
complicheranno ulteriormente in tutta la scuola: è etico riprendere
il personale con una webcam all’insaputa di tutti? È possibile
accusare qualcuno con avendo un indumento come unica prova? Quali
sono le principali conseguenze di questo modo di lavorare con gli
studenti e di educarli a un sistema di denuncia?
Ben presto, tutto diventa una sorta
di guerra. Da un lato, tra studenti e insegnanti, soprattutto con
Carla. Per quanto si sforzi di essere
“comprensiva”, peggio la situazione diventa per lei. Dall’altro,
tra insegnanti e autorità, che non riescono a trovare un accordo
sull’atteggiamento da tenere nei confronti della situazione. Non
compaiono né i soldi né i colpevoli e l’accusata non solo assicura
che non si tratta di lei, ma si rivolge aggressivamente contro i
suoi accusatori, coinvolgendo altre persone. Persone che forse non
hanno tanti elementi per gestire la situazione.
Çatak riesce a
dare al film un’interessante ambiguità. Non ci sono eroi o cattivi,
almeno non in termini assoluti. Ci sono diversi gruppi di persone
che adottano atteggiamenti discutibili ma, allo stesso tempo,
comprensibili per la loro specifica situazione nell’ecosistema
scolastico. I bambini iniziano a ribellarsi all’autorità, gli
insegnanti non hanno le idee chiare su cosa fare (e non riescono a
mettersi d’accordo tra loro) e quella bella scuoletta che abbiamo
visto all’inizio in cui si canta una canzone del “buongiorno” si
trasforma in un luogo dove dove botte, spintoni, urla, vetri rotti
e minacce aggressive sono all’ordine del giorno.
L’immagine in tensione di La sala
Professori
Con echi di altri film a sfondo
scolastico come Essere
e avere, L’onda e La classe – Entre les
murs, il racconto di The Teacher’s Lounge, che si svolge
interamente all’interno dell’edificio scolastico, presenta
un’escalation di controversie la cui vittima principale non è tanto
l’insegnante accusata o Carla – affiancata contemporaneamente dalla
pressione irriverente dei ragazzi e dall’intransigenza dogmatica
dei colleghi – ma la verità.
Ilker Catak
ambienta il suo nuovo film in una scuola per analizzare nel
dettaglio non solo il comportamento dei bambini, ma anche quello
degli adulti che li educano. Piano piano, La sala
Professori rivela la sua natura di thriller con uno
spirito da mitragliatrice, che spara continui dilemmi morali allo
spettatore senza dargli il tempo di digerirli. Gli insegnanti si
tolgono presto le maschere di cordialità con cui nascondono il loro
turpiloquio, la loro profonda mancanza di umanità, il loro egoismo
e la loro scarsa capacità di educare gli alunni; i genitori fanno
di tutto per ripulire la buona immagine dei figli, anche a costo di
negare le loro colpe; i più giovani replicano il comportamento dei
più anziani con inquietante cattiveria.
Per questo motivo,
Catak opta per una messa in scena di tipo
documentaristico che utilizza la camera a mano, i movimenti veloci
e i primi piani soffocanti come strumenti per mettere in tensione
l’immagine, fino ai titoli di coda, fino a trasformare lo schermo
nel più spaventoso degli incubi; fino a trasformare, insomma, la
sala cinematografica in una cantina di tortura.
Quando un
film riesce a rappresentare con tanta precisione le tensioni, le
paure e le contraddizioni della società contemporanea, è naturale
chiedersi quanto ci sia di vero dietro la sua storia. È esattamente
ciò che accade con La sala professori (Das
Lehrerzimmer), il film del regista İlker Çatak che nel 2024 ha
ottenuto una candidatura agli Oscar come Miglior Film
Internazionale. La vicenda della giovane insegnante Carla Nowak e
della crisi che travolge una scuola tedesca appare infatti così
realistica da sembrare ispirata a fatti realmente accaduti.
La forza del
film non deriva soltanto dalla credibilità dei personaggi o dalla
tensione quasi thriller che attraversa ogni scena, ma soprattutto
dalla sua capacità di raccontare dinamiche che molti spettatori
riconoscono immediatamente come autentiche. Il sospetto, la ricerca
della verità, il peso delle accuse, la difficoltà di comunicare e
il conflitto tra principi morali e realtà quotidiana sono elementi
che sembrano appartenere alla cronaca più che alla finzione. E in
effetti, pur non raccontando una storia vera nel senso stretto del
termine, La sala
professori (la
nostra recensione) nasce da una serie di esperienze reali
che hanno influenzato profondamente la scrittura del film.
Le vere esperienze vissute dal
regista e dallo sceneggiatore che hanno dato origine alla
storia
Sebbene la
trama di La sala professori sia frutto dell’invenzione
degli sceneggiatori Johannes Duncker e İlker Çatak, il punto di
partenza del racconto affonda le radici in episodi realmente
vissuti dai due autori durante l’infanzia. I due, amici nella vita
reale, frequentarono la stessa scuola a Istanbul e ricordavano un
episodio che li aveva particolarmente colpiti: una serie di piccoli
furti che si verificavano all’interno dell’istituto.
Secondo
quanto raccontato dagli stessi autori, gli studenti conoscevano
perfettamente l’identità dei responsabili, ma nessuno era disposto
a denunciarli. La situazione andò avanti per diverso tempo fino a
quando la scuola organizzò una sorta di trappola per individuare i
colpevoli. Gli insegnanti separarono gli studenti e controllarono
il denaro presente nei loro portafogli, riuscendo infine a
smascherare i responsabili. Anni dopo, ricordando quell’episodio,
Çatak e Duncker compresero che quella situazione conteneva già il
seme di una storia molto più ampia. Non era tanto il furto a
interessarli, quanto il modo in cui una comunità reagisce quando la
fiducia viene meno e tutti iniziano a sospettare degli altri.
Da
quell’esperienza nacque l’idea iniziale del film. Tuttavia gli
autori non si limitarono a trasporre il ricordo sullo schermo.
Utilizzarono quell’episodio come punto di partenza per costruire
una riflessione molto più complessa sui meccanismi sociali che si
attivano quando emerge un conflitto all’interno di una
comunità.
Come un vero caso di furto in una
scuola tedesca ha ispirato il personaggio di Carla Nowak
Un secondo
elemento reale contribuì in modo decisivo alla costruzione della
sceneggiatura. La sorella di Johannes Duncker lavora infatti come
insegnante di matematica in una scuola tedesca e raccontò agli
autori un episodio verificatosi nel suo istituto. Anche in quel
caso vi era stata una vicenda legata a un furto e ai sospetti che
si erano diffusi all’interno del personale scolastico.
Questo
racconto fornì agli sceneggiatori l’occasione per sviluppare la
figura di Carla Nowak e soprattutto per approfondire le tensioni
tra colleghi che occupano un ruolo centrale nel film. Pur
modificando eventi, personaggi e conseguenze, gli autori trovarono
in questa esperienza reale una base credibile su cui costruire la
complessa rete di rapporti che caratterizza la storia.
È importante
sottolineare che Carla non è il ritratto diretto di una persona
esistente. Piuttosto rappresenta una sintesi di diverse
osservazioni raccolte dagli autori nel mondo scolastico. La sua
visione idealista dell’insegnamento, la fiducia nel dialogo e la
convinzione che ogni conflitto possa essere risolto attraverso la
comprensione reciproca diventano strumenti narrativi attraverso cui
il film esplora i limiti delle buone intenzioni quando si scontrano
con la complessità della realtà.
Perché la scuola di La sala
professori è una metafora della società contemporanea
L’aspetto più
interessante riguarda però il modo in cui gli autori hanno
trasformato questi episodi reali in qualcosa di più universale.
Durante la scrittura, Çatak e Duncker compresero rapidamente che la
scuola poteva diventare una perfetta rappresentazione in miniatura
della società contemporanea. Al suo interno convivono infatti
gruppi diversi, gerarchie, conflitti di interesse, forme di potere
e differenti visioni del mondo.
Gli studenti,
gli insegnanti, i dirigenti scolastici e persino il giornale della
scuola finiscono per rappresentare le stesse dinamiche che
caratterizzano il dibattito pubblico contemporaneo. Ognuno possiede
una propria interpretazione dei fatti, ognuno rivendica la propria
verità e sempre meno persone sembrano realmente interessate ad
ascoltare la posizione dell’altro. È proprio questa osservazione ad
aver trasformato La sala professori da semplice racconto
scolastico a una delle opere europee più significative degli ultimi
anni.
Il film non
vuole infatti raccontare soltanto un caso di furto. Vuole mostrare
come una comunità reagisce quando il dialogo si interrompe e quando
la ricerca della verità lascia spazio alla necessità di avere
ragione. In questo senso la scuola diventa una metafora
estremamente efficace delle tensioni sociali, culturali e politiche
che attraversano il nostro tempo.
La sala professori è una storia
vera o una finzione ispirata alla realtà?
La risposta
più corretta è che La sala professori non racconta una
storia vera specifica, ma nasce dall’unione di diverse esperienze
realmente vissute dai suoi autori e dalle persone a loro vicine. I
personaggi, gli eventi e il
drammatico finale sono opere di finzione, ma il contesto
emotivo e sociale da cui prendono forma affonda le radici nella
realtà.
È probabilmente questa combinazione
tra invenzione e autenticità a rendere il film così efficace. Gli
spettatori non riconoscono necessariamente gli eventi raccontati,
ma riconoscono le emozioni, i conflitti e le dinamiche umane che li
alimentano. Ed è proprio qui che risiede la forza di La sala
professori: nella capacità di utilizzare una vicenda
apparentemente semplice per raccontare qualcosa di molto più
grande, trasformando una scuola in uno specchio delle fragilità
della società contemporanea.
La saga letteraria Reviver
scritta da Seth Patrick, che presto debutterà
nelle librerie di tutto il mondo ha già trovato una grande Major
che ne ha opzionato i diritti.
Star
Wars: La Saga Completa, sarà disponibile a partire dal 13
settembre in Italia in un unico cofanetto Blu-ray da collezione,
distribuito da Lucasfilm Ltd. e 20th Century Fox Home
Entertainment, per condividere con tutta la famiglia l’avventura
più amata della storia del cinema!
Il
franchise di Game of Thrones torna
a segnare un risultato storico. A Knight of the Seven
Kingdoms, secondo spin-off ufficiale
targato HBO, ha appena conquistato un primato che mancava dai tempi
della serie madre.
L’episodio “Seven” entra nella storia del franchise
L’episodio 4 della prima stagione, intitolato “Seven”, è diventato
l’episodio di Game of
Thrones con il punteggio più alto degli ultimi nove anni,
registrando 9,7 su 10 su
IMDb. L’ultimo episodio ad aver raggiunto questo traguardo
risaliva al 2017: “Spoils
of War”, episodio 4 della settima stagione della serie
originale.
Da
allora, né gli episodi successivi di Game of Thrones né quelli di House of the
Dragon erano riusciti a toccare lo
stesso livello di consenso. Un risultato che conferma l’impatto
immediato dello spin-off dedicato alle avventure del cavaliere
errante Dunk e del suo giovane scudiero Egg.
Dunk ed Egg: una storia più intima, ma centrale per Westeros
Ambientata decenni prima degli eventi della serie madre,
A Knight of the Seven
Kingdoms segue le vicende di Dunk (Peter
Claffey) e del suo scudiero
Egg
(Dexter Sol Ansell). Il
racconto, volutamente più raccolto, permette di esplorare Westeros
dal punto di vista della “gente comune”, mettendo al centro temi
come onore, giustizia e
responsabilità morale.
In “Seven”, Dunk deve affrontare le conseguenze di aver difeso
Tanselle (Tanzyn Crawford) dal crudele principe Aerion (Finn
Bennett). Accusato, è costretto a organizzare un
processo per
combattimento, cercando sei cavalieri disposti a
combattere al suo fianco. Il momento più potente dell’episodio
arriva quando Lyonel
Baratheon (Danien Ings) arma cavaliere Raymun Fossoway
all’ultimo istante e il
principe Baelor Targaryen (Bertie
Carvel) decide di schierarsi con Dunk contro
la propria famiglia.
Il discorso finale di Dunk, che denuncia l’ipocrisia dei nobili di
Westeros mentre riecheggia il tema musicale iconico del franchise,
ha colpito profondamente il pubblico, rendendo l’episodio uno dei
momenti più memorabili dell’intero universo narrativo.
Un confronto inevitabile con gli episodi cult della serie
originale
Nel canone di Game of
Thrones, solo pochi episodi hanno superato o eguagliato il
punteggio di “Seven”. Tra questi figurano The Rains of Castamere, Battle of the Bastards e The Winds of Winter. Lo stesso “Spoils of War”
resta celebre per la devastante battaglia in cui
Daenerys
Targaryen (Daenerys
Targaryen) annientava i Lannister con il
drago Drogon, una sequenza ormai iconica.
La forza di A Knight of the
Seven Kingdoms sta però nel ribaltare la scala dello
spettacolo: meno draghi e grandi battaglie, più conflitti morali e
scelte individuali che definiscono cosa significhi davvero essere
un cavaliere.
Il futuro del franchise HBO
Con un piano narrativo che potrebbe estendersi tra le 12 e le 15 stagioni, lo
spin-off ha ancora molto spazio per consolidare la propria
identità. Intanto, gli ultimi due episodi della prima stagione di
A Knight of the Seven
Kingdoms arriveranno su HBO e HBO
Maxil 15 e il 22
febbraio 2026.
Nel frattempo,
House of the Dragon
tornerà con la terza stagione in estate. Resta da vedere se
riuscirà a superare il punteggio record di “Seven”. Per ora, però,
il trono degli episodi più amati di Westeros appartiene a Dunk ed
Egg.
Dopo aver concluso il suo giro di
film girati in alcune capitali europee, il regista premio Oscar
Woody Allen ha realizzato una serie di opere
particolarmente incentrate sullo studio psicologico dei suoi
protagonisti. Da Blue Jasmine a Irrational Man, da
Café Society fino al film
del 2017 La ruota delle meraviglie
(qui la recensione). Con
quest’ultimo, in particolare, Allen è tornato per la seconda volta
ad utilizzare il digitale, avvalendosi della fotografia del tre
volte premio Oscar Vittorio Storaro per dar vita
ad un esaltazione di colori che sono tanto l’esteriorizzazione dei
sentimenti dei personaggi quanto lo svelamento dell’artificio che
regge le loro esistenze.
Allo stesso tempo, la luce e i
colori del film non fanno che evidenziare la natura teatrale del
racconto, che si svolge quasi interamente nella bizzarra casa della
protagonista. Qui lei è attrice per eccellenza nell’esporre la sua
vita tanto malandata quanto sofferta. Nell’avvicinarsi a lei, Allen
ricerca da lei motivazioni, giustificazioni e spiegazioni, in
quella che è però una vita destinata a ripetersi ciclicamente. La
ruota delle meraviglie permette di assistere a panorami
straordinari, di acquisire una nuova prospettiva sulle cose. Il
giro, tuttavia, finisce presto e riporta sempre al punto di
partenza. Su questa metafora, dunque, si costruisce l’intero
film.
Nonostante i suoi elementi di
interesse, il film ha mancato di ottenere un particolare
riconoscimento di critica o pubblico. Eppure, a qualche anno di
distanza, si dimostra ancora essere uno dei titoli più interessanti
tra gli ultimi realizzati dal regista newyorkese. Prima di
intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama e al
cast di attori. Infine, si elencheranno anche le
principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
La ruota delle meraviglie: la trama del film
La storia si svolge nella colorata e
vivace penisola di Coney Island, situata nella zona meridionale di
New York. Qui ha luogo la vicenda di Ginny
Rannell, ex attrice malinconica ed emotivamente instabile,
ora invecchiata e costretta a lavorare come cameriera. L’infelicità
della donna è accentuata dalla presenza di un marito,
Humpty Rannell, particolarmente rozzo e incline
all’alcol, il quale passa la maggior parte del suo tempo a lavorare
come manovratore di giostre nel parco giochi lì presente. A
complicare il tutto, infine, vi è il figlio di Ginny, avuto da un
precedente matrimonio, con tendenze alla piromania.
La routine di tutti loro è stravolta
ulteriormente dall’improvvisa ricomparsa di
Carolina, la figlia che Humpty non ha visto per
molto tempo e che ora è costretta a nascondersi nell’appartamento
del padre per sfuggire ad alcuni gangster. Sentendosi sempre più
oppressa, Ginny finisce per trovare una via di fuga nel giovane e
affascinante bagnino Mickey Rubin, con il
quale intraprende una relazione segreta. Mantenere nascosta la cosa
al pericoloso Humpty diventerà però sempre più difficile, spingendo
la donna a dover fare i conti con le proprie insicurezze e
paure.
La ruota delle meraviglie: il cast del film
Nei panni di Ginny Rannell vi è
l’attrice premio Oscar Kate Winslet.
Allen cercava da anni di lavorare con lei, inizialmente scelta
per Match Point ma poi costretta a rinunciare per via
di altri impegni. Con La ruota delle meraviglie i due
hanno infine trovato il loro progetto ideale. L’attrice rimase
infatti particolarmente entusiasta del personaggio e della sua
complessità psicologica, ottenendo poi numerose lodi per la sua
interpretazione. Tuttavia, nel 2020, in seguito alla popolarità del
movimento MeToo, la Winslet ha dichiarato di essersi
pentita di aver lavorato con Allen, rinnegando tale lavoro. Nel
ruolo di Richie, il figlio piromane, vi è il giovane Jack
Gore.
Nei panni di Humpty Rannell,
violento marito di Ginny, vi è invece l’attore Jim
Belushi, noto per la serie La vita secondo Jim,
con il quale Allen desiderava lavorare da tempo. Ad interpretare
sua figlia Carolina vi è invece l’attrice Juno Temple, divenuta
nota grazie ai film Il cavaliere oscuro – Il ritorno e
I tre moschettieri. Allen la scelse per la parte dopo aver
visto un suo breve video provino, trovandola estremamente
convincente e intensa a livello attoriale. Nei panni di Mickey
Rubin, l’affascinante bagnino con cui Ginny intraprende una
relazione, vi è invece il cantante Justin Timberlake, a
sua volta apprezzato per la sua interpretazione.
La ruota delle meraviglie: il trailer e dove vedere il
film in streaming e in TV
È possibile fruire del film grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. La ruota delle
meraviglie è infatti disponibile nel catalogo di
Rakuten TV, Chili, Google Play, Apple
iTunes, Tim Vision e Amazon Prime Video. Per
vederlo, basterà noleggiare il singolo film, avendo così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È
bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite
temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente
nel palinsesto televisivo di giovedì 3 febbraio
alle ore 21:20 sul canale Rai
2.
La Lucky
Red ha diffuso il primo trailer italiano del nuovo film di
Woody Allen, La Ruota delle
Meraviglie (Wonder Wheel), con
protagonista Kate Winslet.
Ecco invece il poster italiano del film:
Nel cast sono presenti Kate
Winslet, Jim Belushi, Justin Timberlake e Juno
Temple.
Di seguito potete leggere la prima
sinossi di La Ruota delle Meraviglie:
La Ruota delle Meraviglie
racconta la storia di quattro personaggi che intrecciano le loro
esistenze nel parco di diverimemti di Coney Island negli anni ’50:
Ginny (Kate Winslet), un’ex attrice emotivamente volubile che
lavora come cameriera presso un ristorante di pesce; Humpty (Jim
Belushi), un ispido giostraio; Mickey (Justin Timberlake), un
bellissimo e giovane bagnino che sogna di diventare un
commediografo; e Carolina (Juno temple), la figlia ribelle di
Humpty, che ora si nasconde dai gangster nell’appartamento del
padre.
Dopo Cafè
Society e la parentesi seriale, Crisis in six
scenes, Woody Allen torna al racconto per
il grande schermo con La Ruota delle Meraviglie
(Wonder Wheel, sempre prodotto da
Amazon, che questa volta distribuisce anche), film
drammatico, ma con toni esagitati, che fanno pensare più alla
commedia sopra le righe che a un vero e proprio dramma
familiare.
Il film è ambientato negli anni ’50
e racconta la storia di Ginny, una ex attrice che
le circostanze della vita hanno portato a sposare il gestore di una
giostra a Coney Island. La donna si strugge tra
una famiglia scombussolata (marito alcolista, figlio da primo
matrimonio piromane, figliastra inseguita dal suo marito ex
gangster) e un amore clandestino per un bagnino, bellimbusto con
aspirazioni da scrittore e drammaturgo.
Gli elementi per un film di
Woody Allen sono tutti presenti: un cast di volti
noti, capeggiato da Kate Winslet; una
storia corale, che intreccia la commedia al crimine, con tocchi di
surreale ironia; la confezione (dai titoli di testa e di coda, alla
musica onnipresente e ridondante); l’atmosfera rassicurante che
sembra creare un mondo a parte una bolla all’interno della quale si
è davvero “in un film di Woody Allen”, quasi come se il suo cinema
fosse un luogo in cui il regista newyorkese trasporta, in media una
volta all’anno, i suoi spettatori fidati.
La Ruota delle Mervaglie,
la recensione del film di Woody Allen
Woody Allen
colleziona un altro film “mancino”, cosa che gli si perdona, dato
il prolifico periodo artistico che ormai attraversa da anni. Questo
però non vuol dire che La Ruota delle Mervaglie
sia privo di fascino o di spunti, a partire dal cast. Allen si
affida a una grande attrice, intorno alla quale costruisce la sua
storia; Kate Winslet si mostra in tutta la sua
bellezza naturale, struccata, spettinata, dimostra comunque molto
più fascino, carisma, bellezza autentica di tante giovani
attricette, nonostante la fragilità e l’ipocrisia della sua Ginny.
Uomo fortunato, al suo fianco, è Jim Belushi, che
Allen ripesca da non si sa dove e mette nella sua inquadratura,
perfettamente in grado di fare da spalla alla straordinaria
Winslet.
Juno Temple, figliastra di Ginny, spicca per
il suo aspetto adatto al tempo e al personaggio, una Lolita un po’
cresciuta, ammiccante e tenera allo stesso tempo, una perfetta
rappresentazione della donzella in difficoltà. Con lei troviamo
Justin Timberlake; il suo bagnino Mickey è il
narratore della storia, quello che ha una prospettiva privilegiata
sugli eventi, che conosce l’evoluzione delle cose, forse anche
grazie (metaforicamente parlando) alla sua posizione sulla torretta
di guardia del lotto numero 7 della spiaggia di Coney Island. Il
cantante/attore dimostra delle doti sempre più solide di
interprete, e si rivela un perfetto personaggio alleniamo.
Personaggio protagonista
de La Ruota delle Meraviglie è senz’altro la luce.
Allen torna a lavorare con Vittorio
Storaro, che per l’occasione costruisce
un’illuminazione da fiaba per l’intera storia, un bagno aranciato
in cui affondano i personaggi, ma che allo stesso tempo cambia
repentinamente con l’umore della protagonista, a imitare la luce da
palcoscenico, che sfuma, sfugge, cambia colore e si riduce in un
baleno.
Nella confezione rassicurante de
La Ruota delle Meraviglie, Woody
Allen realizza un prodotto affaticato, senza il suo
guizzo, tuttavia regala sempre personaggi affascinanti, specchio
perfetto delle debolezze dello spettatore, affascinanti figure in
balia del destino e dei loro errori.