Home Blog Pagina 1606

La Scomparsa di Eleanor Rigby: in Italia in Home Video

0
La Scomparsa di Eleanor Rigby: in Italia in Home Video

La Scomparsa di Eleanor Rigby, progetto unico e tre film al tempo stesso, acclamato all’ultimo Festival di Toronto nella versione Lei (Her) e Lui (Him) e presentato al Festival di Cannes nella versione Loro (Them), uscirà il 26 Marzo in direct to video sia in DVD che in Blu-Ray.

La Scomparsa di Eleanor RigbyUn tempo felicemente sposati, Eleanor (Jessica Chastain) e Connor (James McAvoy) improvvisamente si ritrovano come estranei in un rapporto che sta rapidamente mutando in tragedia. La storia esplora la soggettività dei due caratteri per descrivere entrambi i lati di una relazione ormai alla deriva in cui un uomo e una donna cercano di recuperare la vita e l’amore che prima entrambi conoscevano e condividevano.

La Scomparsa di Eleanor Rigby è diretto da Ned Benson e vede protagonisti James McAvoy e Jessica Chastain.

La scomparsa di Amy Bradley: le teorie sulla storia raccontata dal documentario Netflix

La serie di documentari true crime La scomparsa di Amy Bradley di Netflix si addentra nel mistero persistente della scomparsa di Amy Bradley, svelando le numerose teorie emerse negli ultimi 27 anni. Attraverso interviste esclusive, prove appena emerse e un’analisi approfondita di innumerevoli possibilità – dal delitto alla scomparsa volontaria – la serie offre una nuova prospettiva a un caso che ha a lungo confuso gli investigatori e tormentato la famiglia di Amy. Di seguito, una panoramica delle principali teorie esplorate e gli ultimi sviluppi nella ricerca in corso di Amy, con il contributo dei registi e produttori esecutivi Phil Lott e Ari Mark.

Quali sono le teorie su ciò che è accaduto ad Amy Bradley?

La scomparsa di Amy Bradley ha generato un groviglio di teorie, alimentato dalle circostanze uniche della sua scomparsa da una nave da crociera in movimento piena di potenziali testimoni oculari. Inoltre, la sua ultima posizione nota, il balcone della cabina della sua famiglia, è stata ripulita prima che gli investigatori potessero setacciare la zona alla ricerca di prove.

“Ci sono alcuni dettagli su alcune delle persone a bordo della nave che sono sempre state solo teorie”, dice Lott. “Poter incontrare [quelle persone] e intervistarle a lungo ha reso le storie molto più interessanti, ricche, profonde e ha sollevato ulteriori domande… non ci sono risposte facili in questa storia”.

Oltre a rivisitare la possibilità di vecchia data che Amy sia saltata o sia caduta in mare (dato che le sue scarpe erano state lasciate sul balcone e il tavolo esterno era stato spostato), la serie esplora la teoria e le accuse secondo cui Alister “Yellow” Douglas, un intrattenitore a bordo della Rhapsody of the Seas durante il viaggio dei Bradley, sarebbe stato coinvolto nella scomparsa di Amy. Douglas era stato visto ballare con Amy in discoteca – un dettaglio supportato da riprese video – la notte della scomparsa di Amy.

Lori Thompson, intervistata nella docuserie, afferma di aver visto Amy con Douglas la sera prima della sua scomparsa. Tuttavia, gli agenti dell’FBI hanno indagato su queste affermazioni e hanno interrogato Douglas, che si è anche sottoposto volontariamente al test del poligrafo, risultato inconcludente. L’FBI lo ha rilasciato senza prove per accusarlo della scomparsa di Amy, e lui continua a dichiararsi innocente.

“Ogni singola persona che ha lavorato a questo caso era indecisa su cosa fosse successo ad Amy… quel tipo di sconcerto ha reso la situazione particolarmente sorprendente”, afferma Mark.

Un’altra cupa possibilità proviene dal marinaio in pensione della Marina statunitense Bill Hefner, che crede di aver incontrato una Amy angosciata in un bar dopo l’arrivo della sua nave a Curaçao nel gennaio 1999, 10 mesi dopo la sua scomparsa. Il racconto di Hefner, che circolava da anni negli ambienti del true crime ma che non era mai stato ripreso dalle telecamere, aggiunge un ulteriore tassello alla teoria secondo cui Amy sarebbe stata vittima di tratta dopo aver lasciato la nave.

Un’altra teoria suggerisce che Amy potrebbe aver lasciato la nave di sua spontanea volontà e potrebbe persino vivere in segreto all’estero. La possibilità è supportata da nuove prove che riguardano uno schema di indirizzi IP, riconducibili alle Barbados, che accedono al forum amybradleyismissing.com in occasione di importanti anniversari familiari e festività. L’investigatore online Anthony Willis, anch’egli intervistato, ha lanciato il sito nel 2018, sperando di creare una piattaforma centralizzata in cui esaminare eventuali indizi per supportare le ricerche in corso.

“Non credo che l’idea che lei abbandonasse volontariamente la nave sia mai stata presentata come una possibilità fino al [documentario]”, afferma Mark. “E non credo che la testimonianza oculare o le informazioni sulla proprietà intellettuale siano mai state presentate in alcun modo a qualcuno”.

Mark e Lott sanno che chi guarda la docuserie avrà probabilmente forti convinzioni su ciò che pensano sia successo ad Amy, ma, come hanno spiegato nel podcast You Can’t Make This Up, questo è un caso unico e sconcertante in cui chiunque potrebbe avere ragione. “È molto raro che ci siano così tanti scenari che sembrano possibili”, ha detto Mark alla conduttrice Rebecca Lavoie. “Sfido chiunque a considerare questi scenari e a confutarne uno, perché ci sono abbastanza informazioni per suggerire che uno qualsiasi di essi possa essere possibile. Ci ha fatto impazzire.”

Ci sono stati nuovi sviluppi nel caso di Amy Bradley?

Nel 1999, i Bradley hanno intentato una causa contro la Royal Caribbean. La compagnia di crociere ha dichiarato di aver agito in modo appropriato e responsabile in ogni momento. Alla fine, la causa è stata archiviata. Sebbene Amy non sia ancora stata ritrovata, la sua famiglia non ha mai perso la speranza che un giorno potesse tornare, secondo i registi.

“Mostrando il gruppo di amici, le relazioni che ha avuto nella sua vita e l’assenza che si avverte oggi da ogni singola persona che abbiamo intervistato, si percepisce una perdita”, dice Lott. “Se vedete quel vuoto nel cuore di tutti, devo solo credere che anche il pubblico lo sentirà.”

“Una cosa è parlare del vuoto di Amy, un’altra è viverlo”, aggiunge Mark. “Questa è una famiglia che crede profondamente in ciò che dice, e quello che dice è: ‘È là fuori, la troveremo e siamo pronti'”. 

Durante tutta la serie, i registi hanno voluto onorare la speranza duratura della famiglia, offrendo al contempo agli spettatori la possibilità di confrontarsi con il caso in prima persona.

“Siamo stati molto attenti a mantenere un equilibrio di responsabilità, evitando di far pendere la bilancia a favore di una teoria rispetto a un’altra”, afferma Mark. “Ma sentiamo anche la responsabilità nei confronti della famiglia di garantire che abbia la possibilità di lanciare un vero e proprio appello all’azione al pubblico, cosa che in effetti fa”.

Restate sintonizzati per aggiornamenti sul caso di Amy Bradley non appena saranno disponibili nuove informazioni. La scomparsa di Amy Bradley è disponibile su Netflix.

La scommessa: intervista a Lino Musella e Carlo Buccirosso

0
La scommessa: intervista a Lino Musella e Carlo Buccirosso

In occasione della presentazione a Venezia 81, nell’ambito delle Notti Veneziane, ecco l’intervista a Lino Musella e Carlo Buccirosso per La Scommessa, film di Giovanni Dota al cinema dal 12 settembre al cinema con I Wonder Pictures.

La scommessa: leggi la recensione

La scommessa – Una notte in corsia: recensione del film di Giovanni Dota

Il nuovo film di Giovanni Dota (Koza Nostra), prodotto da Fulvio e Federica Lucisano, è una produzione  Italian International Film (Gruppo Lucisano) con Rai Cinema e vede un cast d’eccezione: a fianco dei protagonisti assoluti Carlo Buccirosso (Song’e Napule, Ammore e malavita) e Lino Musella (Il bambino nascosto, Favolacce), Nando Paone (Chi ha rapito Jerry Calà?, Benvenuti al Sud), Yari Gugliucci (Grazie Lina, Tramite amicizia), Vittorio Ciorcalo (Romanzo di una strage), Clotilde Sabatino (A Napoli non piove mai), Chiarastella Sorrentino (Voglio guardare), Elvira Zaingone (Noi e la Giulia) e Iaia Forte (La bella gente, Nata per te) sono alle prese con una commedia nerissima in cui è messo a nudo l’animo umano nel più straniante degli ambienti, la corsia di un ospedale.

La scommessa – Una notte in corsia: recensione del film di Giovanni Dota – Venezia 81

Ognuno di noi ha un lato oscuro. Siamo fatti di luci e ombre, di pregi e difetti. Tuttavia, un individuo dovrebbe sempre agire per il bene proprio e altrui, evitando che la propria parte oscura prenda il sopravvento. È esattamente il contrario di quanto accade ai protagonisti de La scommessa – Una notte in corsia, la nuova black comedy firmata da Giovanni Dota. Presentato in anteprima alle Notti Veneziane, sezione delle Giornate degli Autori nell’ambito dell’81esima edizione Mostra del Cinema di Venezia, il film vede protagonisti Lino Musella e Carlo Buccirosso, pronti a strappare risate amare e profonde riflessioni. Distribuito da I Wonder Pictures, La scommessa – Una notte in corsia arriverà nelle sale dal 12 settembre.

La trama de La scommessa – Una notte in corsia

Angelo e Salvatore sono due infermieri che lavorano svogliatamente in un ospedale di Napoli. In una calda sera di Ferragosto, particolarmente irritati dal fatto che tutti siano in vacanza tranne loro, i due sono ossessionati dall’idea di ottenere le ferie tanto desiderate per Natale e Capodanno. Ma solo uno di loro potrà averle. L’opportunità si presenta quando, durante il turno di notte, arriva in corsia il signor Caputo, un paziente in condizioni critiche. Angelo è convinto che l’uomo non sopravviverà fino all’alba, mentre Salvatore crede che resisterà. Spinti dal desiderio di garantirsi i giorni di ferie, i due lanciano una scommessa: se il signor Caputo muore, Angelo otterrà le ferie, altrimenti toccherà a Salvatore. Da quel momento, una serie di eventi rocamboleschi si susseguono, innescando una spirale di caos che renderà impossibile tornare indietro.

La scommessa una notte in corsia

Restiamo umani

La scommessa – Una notte in corsia solleva dei precisi interrogativi: siamo davvero diventati una società eccessivamente opportunista ed egoista? Cosa ci rende così irrispettosi della vita altrui? La scommessa – Una notte in corsia esplora queste domande attraverso la storia di due uomini, stanchi e insofferenti, che si ritrovano a giocare sulla vita di un paziente senza alcuno scrupolo. Scommettere sulla vita e sulla morte di qualcuno è deplorevole, ma lo è ancora di più quando il proprio interesse personale ne dipende. Eppure, nel mondo di oggi, sembra che nessuno si ponga più il problema. In una notte calda e soffocante, in un ospedale deserto, questi due infermieri lasciano che il loro lato oscuro prenda il controllo, trascinandoli in un vortice da cui non riescono più a emergere.

La messa in scena della pellicola è essenziale: poche location, dialoghi diretti e taglienti, un ritmo incalzante, e personaggi ben caratterizzati. Dota costruisce una narrazione potente, inserendo nelle maglie della storia diversi spunti di riflessione, che invitano il pubblico a considerare quanto sia pericoloso cedere alle tentazioni e perdere se stessi. “Vi prego, restiamo umani”, implora Angelo in un momento di caos, offrendo un momento di lucidità e un monito importante: non permettiamo al nostro lato oscuro di sopraffarci. Per quanto faccia parte di noi, mantenere l’equilibrio è fondamentale per convivere con se stessi e con gli altri. Perdersi è questione di un attimo; ritrovarsi può richiedere tempo. E non è detto che ci si riesca.

 

 

La Scommessa – Una notte in corsia: il trailer in esclusiva

0
La Scommessa – Una notte in corsia: il trailer in esclusiva

Ecco il trailer in esclusiva di La Scommessa – Una notte in corsia, il film di Giovanni Dota con Carlo Buccirosso, Lino Musella, Nando Paone.

La Scommessa – Una notte in corsia è la nuova travolgente dark comedy che sarà presentata in anteprima alla 81° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia all’interno delle Notti Veneziane, sezione realizzata dalle Giornate degli autori in accordo con Isola Edipo, e sarà poi nelle sale italiane a partire dal 12 settembre, distribuita da I Wonder Pictures.

Il nuovo film di Giovanni Dota (Koza Nostra), prodotto da Fulvio e Federica Lucisano, è una produzione  Italian International Film (Gruppo Lucisano) con Rai Cinema e vede un cast d’eccezione: a fianco dei protagonisti assoluti Carlo Buccirosso (Song’e Napule, Ammore e malavita) e Lino Musella (Il bambino nascosto, Favolacce), Nando Paone (Chi ha rapito Jerry Calà?, Benvenuti al Sud), Yari Gugliucci (Grazie Lina, Tramite amicizia), Vittorio Ciorcalo (Romanzo di una strage), Clotilde Sabatino (A Napoli non piove mai), Chiarastella Sorrentino (Voglio guardare), Elvira Zaingone (Noi e la Giulia) e Iaia Forte (La bella gente, Nata per te) sono alle prese con una commedia nerissima in cui è messo a nudo l’animo umano nel più straniante degli ambienti, la corsia di un ospedale.

Foto di Chiara Calabrò

La Scommessa – Una notte in corsia, la trama

Angelo e Salvatore sono infermieri al Santi Martiri di Napoli. Non potrebbero essere più diversi: il primo, infermiere navigato, è un nonno di famiglia che di tanto in tanto si concede qualche scappatella, mentre il secondo, scapolo e cocco di mamma, ha un problema col gioco d’azzardo. La notte di Ferragosto arriva in corsia un paziente in coma, l’ottantenne signor Caputo. Per combattere l’afa e la noia della routine burocratica – e anche per guadagnare qualche soldo e le ferie a Natale – Angelo e Salvatore scommettono sulla vita del nuovo paziente: 200 euro e l’ambitissima settimana di ferie tra Natale e Capodanno. I due infermieri scopriranno così il lato più oscuro di loro stessi e saranno disposti a tutto pur di vincere la scommessa, anche suggerire terapie sbagliate e coinvolgere il famigerato Dottor Ceravolo, famoso per i suoi eccessi e sempre alla ricerca di una “carica” speciale…

LA SCOMMESSA – UNA NOTTE IN CORSIA, ispirato alla straordinaria tradizione della commedia italiana che Monicelli definì “le tragedie che fanno ridere”, è un film che osa, in cui il gioco sporco e il politicamente scorretto non hanno paura di mostrarsi. Nell’arco di una sola notte, i protagonisti dovranno destreggiarsi tra una moglie sospettosa, un’amante indispettita, pazienti disturbati e dottori dalle dubbie capacità… Cosa potrà mai andare storto?

La Scommessa – Una notte in corsia arriva in sala dal 12 settembre con I Wonder Pictures.

La Scommessa – Una notte in corsia: al cinema gratis con Cinefilos. Scopri come!

0

Arriva al cinema dal 12 settembre con I Wonder Pictures La Scommessa – Una notte in corsia, il nuovo film di Giovanni Dota con Carlo Buccirosso e Lino Musella. Grazie a Cinefilos.it avete la possibilità di partecipare gratuitamente a una proiezione del film con il cast presente in sala.

Leggi la recensione di La Scommessa

E’ possibile richiedere un ingresso gratuito per due persone scrivendo una e-mail all’indirizzo cerimoniale@theculturebusiness.it inserendo in oggetto “CINEFILOS – LA SCOMMESSA – CITTA’”.

Nel corpo dell’e-mail inserite CINEFILOS + LA SCOMMESSA + NOME + COGNOME + CITTÀ di riferimento e il numero di biglietti. Le e-mail mancanti di una di queste componenti non saranno prese in considerazione.

I biglietti omaggio saranno ritirabili, nel limite dei posti disponibili, segnalando il proprio nominativo alle casse del cinema il giorno stesso della proiezione. I biglietti omaggio sono ritirabili e garantiti fino a 30 minuti prima l’inizio della proiezione.

Di seguito trovate l’elenco dei cinema che partecipano all’iniziativa:

GIORNO      DATA           CINEMA                    ORARIO     OSPITI

GIOVEDI 12/09/24 ROMA ADRIANO 21:00 DOTA + LINO MUSELLA + BUCCIROSSO + il cast
GIOVEDI 12/09/24 ROMA ANDROMEDA 20:30
SOLO INTRO
DOTA + LINO MUSELLA + BUCCIROSSO + il cast
VENERDI 13/09/24 NAPOLI THE SPACE 20:30
SOLO INTRO
DOTA + LINO MUSELLA + BUCCIROSSO + il cast
VENERDI 13/09/24 NAPOLI MODERNISSIMO 21:15
solo Q&A
DOTA + LINO MUSELLA + BUCCIROSSO + il cast
VENERDI 13/09/24 METROPOLITAN 21:30
solo INTRO
DOTA + LINO MUSELLA + BUCCIROSSO + il cast
SABATO 14/09/24 UCI CINEPOLIS MARCIANISE 20:00
SOLO INTRO
DOTA + LINO MUSELLA + BUCCIROSSO + il cast
SABATO 14/09/24 UCI CASORIA 21:00
SOLO INTRO
DOTA + LINO MUSELLA + BUCCIROSSO + il cast
SABATO 14/09/24 AFRAGOLA HAPPY 21:30
SOLO INTRO
DOTA + LINO MUSELLA + BUCCIROSSO + il cast  

 

In aggiunta a queste date, sono disponibili anche le seguenti proiezioni con ospiti CARLO BUCCIROSSO e ELVIRA ZINGONE:

  • LUNEDì 16/09/24 – UCI MATERA – h.20.15
  • MARTEDì 17/09/24 –  UCI GIOIA DEL COLLE – h.20.15

 La Scommessa – Una notte in corsia, ecco l’intervista ai protagonisti

La scioccante storia vera dietro al film documentario Netflix The Perfect Neighbor

The Perfect Neighbor, disponibile su Netflix dal 17 ottobre, è un documentario su una donna bianca della Florida che nel 2023 ha sparato e ucciso la sua vicina, una madre nera di quattro figli, ricostruito utilizzando le riprese delle telecamere indossate dagli agenti di polizia.

Non ci sono interviste, solo due anni di registrazioni delle interazioni della polizia con la responsabile della sparatoria, la sessantenne Susan Lorincz, che spesso si lamentava dei rumori causati dai bambini del quartiere mentre giocavano in un terreno libero vicino alla sua casa di Ocala, in Florida, e filmati delle telecamere indossate dagli agenti durante le interviste ai vicini. Nel 2024, Lorincz è stata giudicata colpevole di omicidio colposo con arma da fuoco e sta ora scontando una pena detentiva di 25 anni.

Ecco come una disputa tra vicini si è trasformata in una tragedia mortale.

Una vicina “spaventata”

Lorincz ha chiamato ripetutamente la polizia per segnalare dei bambini rumorosi del quartiere che, secondo lei, stavano “violando la sua proprietà”, urlandole continuamente contro, dicendole di stare zitta e minacciando di ucciderla. Lorincz diceva alla polizia che era stata aggredita e che “temeva per la sua vita”. Nel film, gli spettatori vedranno le registrazioni che lei faceva dei bambini che giocavano per poterle mostrare alla polizia. Il titolo del film, The Perfect Neighbor (Il vicino perfetto), deriva da un commento fatto da Lorincz alla polizia: “Sono come il vicino perfetto”.

Il filmato rivela che gli agenti hanno ripetutamente risposto con scetticismo alle chiamate di Lorincz perché era l’unica residente a presentare queste lamentele. I bambini non stavano tecnicamente giocando nella proprietà della Lorincz, ma nel giardino del suo vicino di casa. Quest’ultimo li incoraggiava a venire da lui e insegnava loro a giocare a calcio. La Lorincz aveva chiesto al suo padrone di casa di mettere un cartello con la scritta “vietato l’accesso” sul suo prato per dividere l’area tra la sua proprietà e il giardino del vicino.

I vicini hanno affermato che la Lorincz urlava parolacce ai loro figli e si sono sentiti disturbati nell’apprendere che lei li stava registrando. I bambini hanno detto alla polizia che stavano solo giocando a nascondino nel terreno e che la Lorincz li molestava, insultandoli e brandendo un ombrello o una pistola contro di loro.

Una volta, i bambini hanno detto che lei aveva persino lanciato loro dei pattini a rotelle, anche se la Lorincz sostiene di aver restituito un paio di pattini lasciati sul suo prato. Dicono che la Lorincz li abbia accusati di aver cercato di rubare il suo furgone. “Abbiamo 11 anni!”, si sente dire uno dei bambini nel documentario. Hanno soprannominato la Lorincz “Karen”, slang che indica donne bianche di mezza età arrabbiate che possono essere razziste nelle loro lamentele.

Dalle telefonate alla tragedia

Il film è incentrato su un incidente avvenuto il 2 giugno 2023, quando Lorincz ha affermato che dei ragazzi stavano violando la sua proprietà e, quando lei ha detto loro di andarsene, hanno risposto che avrebbero chiamato la madre. Lorincz ha chiamato la polizia e un operatore ha detto che gli agenti sarebbero arrivati a breve.

Poi Lorincz sostiene di essere stata dentro casa sua quando Ajike Owens, una manager di McDonald’s che viveva nel suo quartiere, si è presentata e ha iniziato a bussare alla sua porta. Così ha preso una pistola e ha sparato attraverso la porta, senza rendersi conto che il figlio di Owens era proprio accanto a lei. “Pensavo che mi avrebbe ucciso”, ha detto Lorincz alla polizia, insistendo ripetutamente che non si è trattato di un atto intenzionale e premeditato. Quando la polizia le ha dato la possibilità di scrivere una lettera di scuse dopo essere stata interrogata, lei ha accettato l’offerta, scusandosi con i bambini e spiegando che aveva “agito per paura”, temendo che la loro madre la avrebbe uccisa.

Le leggi della Florida “Stand Your Ground” consentono l’uso della forza letale se sussiste un presunto stato di paura. Gli omicidi che coinvolgono tiratori bianchi e vittime di colore sono più facilmente giudicati giustificabili rispetto a quelli che coinvolgono tiratori di colore e vittime bianche. Il caso più famoso è quello di George Zimmerman, un uomo bianco che nel 2013 è stato assolto per aver sparato a Trayvon Martin, un ragazzo di colore di 17 anni disarmato.

Tuttavia, nel filmato dell’interrogatorio della polizia a Lorincz, gli investigatori dicono di non capire perché abbia estratto una pistola solo due minuti dopo che un operatore del 911 aveva detto che la polizia stava arrivando sul posto. Come ha detto uno di loro, “le decisioni che prendi non sono ragionevoli”. Durante la sentenza del 2024, il giudice che presiedeva ha sostenuto che Lorincz ha agito più per rabbia che per paura.

Il documentario presenta alcuni frammenti della copertura televisiva nazionale del caso. Lorincz e il reverendo Al Sharpton hanno persino tenuto l’elogio funebre al funerale della Owens, lodando le sue azioni e rivolgendosi direttamente ai suoi figli: “Se lei avesse permesso alle persone di umiliarvi, sareste cresciuti con la sensazione di essere qualcosa che può essere umiliato”.

Il messaggio da trarre da The Perfect Neighbor

“Se non testimoniamo crimini come questo, se distogliamo lo sguardo, se non li portiamo alla luce, continueranno a rimanere nell’ombra”, dice la regista Geeta Gandbhir a TIME.

Esaminando due anni di filmati delle telecamere indossate dai poliziotti, Gandbhir sperava di trasformare uno strumento destinato a proteggere la polizia in uno strumento che ne smascherasse i difetti.

Gandbhir, la cui famiglia era vicina agli Owens, si chiede perché la polizia non abbia chiamato un assistente sociale o un altro tipo di mediatore per placare la situazione.

E pensa che la polizia avrebbe dovuto intervenire prima contro Lorincz, vista la presenza di armi nella sua casa e le numerose chiamate ai servizi di emergenza per situazioni non urgenti.

“La polizia non deve necessariamente arrivare sparando e picchiando le persone per aver comunque deluso la comunità”, sostiene. “Se sei in grado di impugnare una pistola per risolvere una banale disputa con il tuo vicino, di cos’altro sei capace?”

La scena post-credits del Dottor Destino ne I Fantastici Quattro finalmente spiegata (e cosa significa per Doomsday)

0

I Fantastici Quattro: Gli Inizi ha ripetutamente confermato l’esistenza di Latveria, ma non ha rivelato se la Prima Famiglia Marvel abbia mai incontrato il Dottor Destino.

Nella scena a metà dei titoli di coda del film, girata sul set di Avengers: Doomsday dai Fratelli Russo, siamo stati trasportati cinque anni nel futuro, con il Dottor Destino che si teletrasporta nel Baxter Building. Inginocchiato di fronte al giovane Franklin Richards, il cattivo teneva la maschera in una mano e sembrava toccare delicatamente il braccio del ragazzo con l’altra, dopo aver sollevato la mano di Franklin verso, presumibilmente, il suo volto sfregiato.

Ci ha lasciato con più domande che risposte e non sarà completamente spiegato finché non sarà contestualizzato da Avengers: Doomsday il prossimo dicembre. Tuttavia, potremmo avere ulteriori informazioni oggi, per gentile concessione dello scooper @MyTimeToShineH.

Secondo l’insider, Franklin ricorda a Destino “suo figlio”. Sebbene si possa affermare con certezza che Victor Von Destino sia lì per rapire Franklin – i suoi poteri di creare nuove realtà promettono di essere fondamentali nel piano del cattivo di governare il Multiverso – questo spiega in gran parte perché il momento fosse tanto toccante quanto sinistro.

Possiamo solo fare delle ipotesi su cosa questo significhi per Avengers: Doomsday, ma è comunque piuttosto strano che Destino mostri il suo volto orribilmente sfregiato a un bambino. Tuttavia, visto che Franklin non sembra turbato, e se Destino fosse lì in cerca dell’aiuto dei Fantastici Quattro? E se la maschera fosse solo cerimoniale e il suo volto non fosse sfregiato in questa fase?

Robert Downey Jr.
Robert Downey Jr. sarà Dottor Destino in Avengers: Doomsday. Gentile Concessione Disney – (Photo by Jesse Grant/Getty Images for Disney)

Se la variante Terra-828 del personaggio governa la Latveria con la moglie e il figlio al suo fianco, potrebbe essere per questo che tratta Franklin con tanta cura. Tuttavia, se dovesse seguire uno scontro con i Fantastici Quattro, insieme alla distruzione di questa realtà in un evento di Incursione, allora potremmo teorizzare che questo sia il momento in cui Destino si ritroverà con le sue cicatrici e, in definitiva, con il costume e la maschera molto diversi che abbiamo visto nelle immagini promozionali.

Qualcosa del genere dà anche a Destino un motivo per odiare Reed Richards, dato che la loro relazione nell’MCU non è stata ancora minimamente affrontata. Sebbene questa voce chiarisca alcuni dei nostri più grandi interrogativi riguardanti I Fantastici Quattro: Gli Inizi, è chiaro che c’è ancora molto che non sappiamo con l’avvicinarsi di Avengers: Doomsday.

All’inizio di quest’anno, al regista Matt Shakman è stato chiesto perché il suo film non si collegasse all’anticipazione dei Fantastici Quattro di Thunderbolts*. “Anche quella scena dei titoli di coda è stata creata, sai, relativamente tardi nel mio processo creativo, quindi non era qualcosa che conoscevo perché non era ancora stata creata quando stavo lavorando alla sceneggiatura, capisci?”

Ha aggiunto: “Uso spesso la metafora di una staffetta, sai, giusto? Passi il testimone, percorri la tua parte il più velocemente e con più impegno possibile, fai del tuo meglio con la tua versione dei Fantastici Quattro – Terra 828, questo mondo – e poi passi il testimone, in questo caso ai fratelli Russo.”

Avengers: Doomsday vede ufficialmente la partecipazione di Robert Downey Jr., Pedro Pascal, Vanessa Kirby, Joseph Quinn, Ebon Moss-Bachrach, Anthony Mackie, Xochitl Gomez, Iman Vellani, Dominique Thorne e molti altri.

I Fantastici Quattro: Gli Inizi, con Pedro Pascal, Vanessa Kirby, Joseph Quinn, Ebon Moss-Bachrach, Ralph Ineson, Julia Garner, Natasha Lyonne e John Malkovich.

Avengers: Doomsday uscirà il 18 dicembre 2026, mentre Avengers: Secret Wars è previsto per il 17 dicembre 2027.

La scena dei titoli di coda di I Fantastici Quattro: Gli Inizi non funziona a causa di un errore fatale

Per la maggior parte, I Fantastici Quattro: Gli Inizi (qui la nostra recensione)  è separato dal resto dell’MCU, fino alla scena post-crediti. Come molte scene post-crediti dell’MCU, ha suscitato un certo entusiasmo in molti fan, ma se ci pensate bene, alla fine la scena non ha raggiunto l’obiettivo che avrebbe dovuto raggiungere.

I Fantastici Quattro: Gli Inizi si svolge in un universo diverso dalla maggior parte dei progetti MCU, il che significa che non era collegato a nient’altro. Tuttavia, la scena post-crediti ha segnato l’arrivo dell’attesissimo Doctor Doom, che sarà il principale antagonista in Avengers: Doomsday. Tuttavia, poiché non hanno fatto una cosa specifica, questa scena non mi ha convinto.

Non mostrare Doctor Doom è stato un errore

Il momento clou della scena post-crediti di I Fantastici Quattro: Gli Inizi mostra il giovane Franklin avvicinato da un uomo con un cappuccio verde e una maschera di metallo in mano. Si tratta chiaramente di Doctor Doom, che sarà l’antagonista nel film Avengers: Doomsday in uscita il prossimo anno. A prima vista, si tratta di un’anteprima entusiasmante per quel film.

Tuttavia, la decisione di non mostrare Doom ha reso questa scena piuttosto vuota. Tutti sanno che il Dottor Destino è interpretato da Robert Downey Jr., quindi non c’è un senso di mistero che circonda il personaggio. Una semplice inquadratura di Doom che si gira e ci mostra per la prima volta RDJ nel ruolo sarebbe stata perfetta.

Non mostrare Doom indebolisce la scena e fa sembrare che sia stata aggiunta in un momento in cui RDJ non era disponibile o sul set, anche se in realtà lo era. Ciò è particolarmente frustrante poiché sappiamo che molte di queste scene post-crediti sono girate in un momento diverso rispetto al film vero e proprio.

Infatti, la scena post-crediti di Thunderbolts* è stata girata sul set di Avengers: Doomsday. Avrebbero potuto fare la stessa cosa con Downey per I Fantastici Quattro: Gli Inizi, e non avendolo fatto, la scena perde molto del suo fascino. Anche se sono ancora entusiasta di Avengers: Doomsday, questo avrebbe potuto aggiungere molto al film.

La struttura confusa di Avengers: Doomsday non ha aiutato

Uno dei motivi principali per cui la scena post-crediti di I Fantastici Quattro: Gli Inizi non ha funzionato è la struttura complessivamente confusa di Avengers: Doomsday. Una cosa per cui l’MCU è stato spesso elogiato è il modo in cui ha costruito tutto nel corso degli anni, in particolare in vista dei progetti Avengers.

Tutto ciò che ha portato a The Avengers del 2012 ha preparato il terreno, dalle motivazioni di Loki al modo in cui ci sono stati presentati gli eroi. Ha anche preparato la motivazione di Tony per la creazione di Ultron in Avengers: Age of Ultron. Naturalmente, ci sono stati anche diversi teaser e apparizioni di Thanos prima di Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.

Anche se non avevamo bisogno di una serie di anticipazioni su Doctor Doom prima di Avengers: Doomsday, la preparazione al film è stata incoerente. Per cominciare, tutti sanno che Kang era il piano iniziale per i film, ma la controversia che ha circondato Jonathan Majors e il debutto cinematografico poco brillante del personaggio hanno cambiato le cose, rendendo quelle apparizioni piuttosto discutibili.

C’è anche il problema di chi apparirà in Avengers: Doomsday. Personaggi come Shang-Chi sono in lista, ma lui è apparso solo in un progetto cinque anni fa. Questo rende difficile per il pubblico e per me stesso collegarci e interessarci alla cosa. Inoltre, non si è quasi mai fatto riferimento ai classici personaggi degli X-Men che sono in Avengers: Doomsday.

Serie TV e film come Moon Knight, Eternals e Shang-Chi: The Legend of the Ten Rings sono solo alcuni di quelli che sembrano non avere alcuna attinenza con Avengers: Doomsday. In realtà, Thunderbolts* e I Fantastici Quattro: Gli Inizi sono i primi film che sembrano preparare il terreno per Avengers: Doomsday.

Dato che questi due film sono usciti solo un anno prima di Avengers: Doomsday, sembra che le cose siano state un po’ affrettate. Il fatto di non vedere Doctor Doom non fa che aumentare questa sensazione. Vederlo avrebbe reso la scena post-crediti ancora più emozionante e mi avrebbe fatto desiderare ancora di più Avengers: Doomsday.

Avengers: Doomsday potrebbe ancora essere ciò che serve all’MCU

Non è un segreto che la qualità dell’MCU abbia avuto alti e bassi dall’uscita di Avengers: Endgame. Se ne parla anche in Deadpool & Wolverine, dove si nota che Deadpool entra a far parte dell’MCU come un “punto debole”. Nonostante i problemi e la costruzione poco brillante, Avengers: Doomsday potrebbe raddrizzare la situazione.

Spider-Man: No Way Home, WandaVision, Black Panther: Wakanda Forever, Loki, Guardians of the Galaxy Vol. 3, Thunderbolts* e The Fantastic Four: First Steps sono tra i successi. Nel frattempo, Eternals, Thor: Love and Thunder, Ant-Man and the Wasp: Quantumania e Captain America: Brave New World hanno mancato l’obiettivo, solo per citarne alcuni.

Nonostante tutti i problemi che il franchise sta attraversando, l’MCU non ha sbagliato con i suoi film degli Avengers. Considerando la sua storia di successi, il ritorno di Robert Downey Jr. e il cast coinvolto, è molto probabile che Avengers: Doomsday sarà fantastico. Potrebbe essere proprio ciò di cui l’MCU ha bisogno.

Se questo film sarà all’altezza delle aspettative di molti di noi, allora il franchise che sembra lasciare in sospeso molte questioni, come tutto ciò che riguarda Eternals, l’apparizione di Hercules, il figlio di Hulk e altro, sarà probabilmente dimenticato e perdonato. Giocare sulla nostalgia ha avuto successo per molti franchise e l’MCU può puntare su questo con Avengers: Doomsday.

Avengers: Doomsday, se sarà un grande film, potrà dare il tono a Avengers: Secret Wars, entusiasmare nuovamente il pubblico e forse segnare una svolta per l’MCU, riportandolo sulla strada giusta. Ci farà anche dimenticare la delusione provata dalla scena post-crediti di The Fantastic Four: First Steps.

La scelta: trailer del nuovo film di Michele Placido

0
La scelta: trailer del nuovo film di Michele Placido

Arriva il 2 aprile al cinema il nuovo film diretto da Michele Placido e ispirato a L’Innesto di Luigi Pirandello. Il film si ititola La scelta e vede protagonisti Ambra Angiolini e Raoul Bova, affiancati da Valeria Solarino e dallo stesso Michele Placido.

Ecco il trailer:

“Io so che in me, in questo mio corpo, quando fu il fatto, in questa mia carne, doveva esserci amore. E per chi? Se amore c’era, non poteva che essere per lui, per mio marito!”.

Laura e Giorgio si amano intensamente e sono desiderosi di un figlio che non arriva. Ma solo un grande amore può superare la dolorosa prova che devono affrontare. Una prova che impone una scelta. Da una parte, un uomo offeso nella sua morale, che cerca una soluzione al dilemma; dall’altra, una donna che sente la necessità di diventare madre. Quale scelta fare per essere ancora felici?

La Scelta: recensione del film con Raoul Bova

La Scelta: recensione del film con Raoul Bova

In La Scelta Laura e Giorgio si amano intensamente e sono desiderosi di un figlio che non arriva. Ma solo un grande amore può superare la dolorosa prova che devono affrontare. Una prova che impone una scelta. Da una parte, un uomo offeso nella sua morale; dall’altra, una donna che sente la necessità di diventare madre. Quale scelta fare per essere ancora felici?

Ispirato al testo teatrale L’innesto di Luigi Pirandello, La Scelta di Michele Placido è un’opera intimamente drammatica che veicola il suo messaggio attraverso l’espressività degli interpreti, facendo leva più sulle emozioni generate da un gesto o da uno sguardo che dalle parole; quelle parole che Laura e Giorgio vorrebbero dirsi ma che restano lì, imprigionate dentro di loro dalla paura di quello che è stato e di quello che potrebbe essere. Il tormentato percorso sentimentale messo in scena da Placido vede i due protagonisti trasformarsi a poco a poco da certezza in qualcosa di meno limpido e più complicato, cambiare in seguito agli eventi che li travolgono e che li porteranno a camminare su due binari diversi.

La Scelta, il film

Ambra Angiolini, nei panni di Laura, accetta la sfida che Placido le lancia e regala la sua migliore interpretazione ad oggi, rivestendo il ruolo complesso e maturo di una donna che sceglie volontariamente di non essere più identificata come vittima. Una donna spaventosamente coraggiosa che, scontrandosi con il comune perbenisimo, vede nella tragedia un’occasione per ricominciare a sperare, facendo appello a tutta la sua forza (e anche a tutta la sua femminilità) per ricostruire il legame che la tiene unita al marito, per riuscire a mantenere ancora vivo il loro amore.

Ed è proprio sulle dinamiche di questa coppia che si conosce e si ama da dieci anni, ma che muta a causa di un evento tragico, che Placido e Giulia Calenda (co-autrice della sceneggiatura) fanno il lavoro migliore. Perché ne La Scelta non viene presentato solo il punto di vista di una vittima dal comportamento inusuale che sceglie di reagire di fronte alla violazione e all’umiliazione, ma anche quello dell’uomo costretto a doversi confrontare con il più grande dei castighi che possa essere inflitto a una donna. È un piacere (e quasi un sollievo) vedere Raoul Bova calarsi nei panni di un personaggio che, seppur schiacciato dalla controparte femminile, cresce e si evolve incredibilmente, riuscendo, al di là dell’egoismo e dell’orgoglio, a superare certi limiti intrinseci della figura maschile.

Pur lasciando nell’ombra i personaggi secondari e servendosi talvolta di soluzioni registiche piuttosto discutibili, La Scelta rimane un film potente con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, che nello spingere il pubblico alla riflessione inevitabilmente lo dividerà. Un film in cui anche l’elemento musicale assume un valore specifico, contribuendo a rendere ancora più importante una storia già di per sè significativa.

La Scelta: conferenza stampa del film con Raoul Bova

La Scelta: conferenza stampa del film con Raoul Bova

È stato presentato questa mattina alla stampa italiana La Scelta, il nuovo film scritto, diretto e interpretato da Michele Placido con protagonisti Ambra Angiolini e Raoul Bova. Il film, ispirato al testo teatrale L’innesto di Luigi Pirandello, racconta la storia di Laura e Giorgio, una coppia che si ama intensamente, desiderosa di un figlio che non arriva. Un giorno, il loro grande amore viene messo in discussione da una dolorosa prova che i due si trovano a dover affrontare. Una prova che impone una scelta: da una parte, un uomo offeso nella sua morale, che cerca una soluzione al dilemma; dall’altra, una donna che sente la necessità di diventare madre.

Sui motivi che l’hanno spinto a dirigere questo progetto, Michele Placido ha rivelato: “La cosa che più di tutte mi affascinava del testo originale pirandelliano erano i due protagonisti. Mi sono appassionato a loro e al percorso che compiono, soprattutto la protagonista. Anche Giulia (Calenda) è rimasta molto colpita da questi personaggi, e così abbiamo deciso di scrivere il film apportando delle piccole modifiche. L’abbiamo ambientato ai giorni nostri perché volevo che il film fosse più vicino al pubblico, anche se abbiamo valutato l’idea di girarlo in costume. In merito al personaggio di Laura, volevo fortemente che fosse un’insegnante, perché volevo che questo suo desiderio di maternità venisse fuori anche nel legame che la univa ai bambini ai quali insegna. C’è tanto misticismo legato a questa storia e forse è questo l’aspetto che mi affascina di più del film. Molti probabilmente si concentreranno sull’aspetto legato alla violenza fisica, ma il personaggio di Laura è un personaggio nuovo, che compie una scelta diversa. La scelta di andare avanti, nonostante tutto”.

la-scelta-1Sul personaggio di Laura, Ambra Angiolini ha detto: “Quando ho letto la sceneggiatura, non ho visto una vittima. E questo credo che sia un messaggio molto importante per le donne. Laura ad un certo punto smette di subire e, soprattutto, di far subire agli altri. Da vittima diventa quasi carnefice. È una donna coraggiosa, nuova, libera, che coglie come al volo l’occasione di non rimanere vittima di ciò che l’è capitato. Inizia a porsi delle domande, domande che non appartengono agli altri o al mondo che la circonda. E mette anche Giorgio in condizione di farsi altre domande, uscendo dal cliché di un certo tipo di figura maschile alla quale sia abituati da troppo tempo. Laura è una donna che sceglie di non essere identificata con quello che l’è successo. Non si fa mangiare la vita e il futuro da questo tragico evento”.

Sul personaggio di Giorgio, invece, Raoul Bova ha dichiarato: “Sono veramente grato a Michele per avermi offerto questa parte. Avere la possibilità di interpretare un personaggio del genere è veramente raro. Ti invita a crescere e a misurarti con le difficoltà e le paure che un ruolo del genere comporta. È stata una sfida per me: una sorta di lotta per una storia bellissima e importante da raccontare. La commedia mi diverte, è chiaro, ma questo film è un’altra cosa. In generale, penso che non sia facile per un uomo trovarsi in una situazione del genere. Michele ci ha lasciato molto liberi, ma prima di iniziare le riprese abbiamo lavorato tantissimo sui personaggi e sulle loro intenzioni. Li abbiamo sentiti veramente tanto. E con Ambra, sul set, si respirava davvero questa difficoltà nel gestire il rapporto di coppia. Eravamo completamente dentro quello che stavamo facendo, sia fuori che dentro il set. La cosa che ho amato di più di Giorgio sono state le sue infinite sfumature. È un personaggio che cambia dall’inizio alla fine del film. Ho amato il suo dolore ma soprattutto la sua fragilità”.

Interviene anche Valeria Solarino, che nel film interpreta Francesca, la sorella di Laura: “Credo che il mio personaggio rappresenti quel giudizio che viene dato senza un’attenta riflessione. Il pregiudizio, potremmo dire. È apparentemente felice, ma non gode veramente di tutto l’amore che la circonda. I consigli che dà alla sorella sono lo specchio di un modo di pensare abbastanza comune. La cosa che più di tutte mi ha colpito di questa storia è il tema che affronta. Alla fine, si parla di amore assoluto. Amore per qualcosa di realmente profondo. Laura, al contrario del mio personaggio, cancella quello che c’è stato e vede solo quello che potrebbe succedere. Vede il miracolo della vita”.

La Scelta uscirà il 2 aprile distribuito in 230 copie da Lucky Red.

La scelta di Barbara: recensione del film

La scelta di Barbara: recensione del film

Discostandosi totalmente dal documentario poetico di Werner Herzog e dalla visionarietà di Wim Wenders, il regista Christian Petzold, uno degli autori più influenti del nuovo cinema tedesco contemporaneo, in La scelta di Barbara tesse una storia intensa ed introspettiva, dove il realismo e le emozioni divengono i punti focali di una vicenda in cui gli eventi storici vengono sapientemente e volutamente tenuti sullo sfondo, permettendo alla psicologia e ai rapporti dei personaggi di emergere e di svilupparsi.

In La scelta di Barbara nella Germania Est del 1980 Barbara è un medico pediatra che, a causa di una richiesta di espatrio, viene mandata per punizione in un piccolo ospedale di campagna, sotto controllo della Stasi, la polizia segreta. Mentre il fidanzato Jörg organizza la sua fuga verso l’Ovest, Barbara intraprende rapporti freddi e distaccati con i colleghi dell’ospedale, fino a quando l’incontro con André, giovane medico collaborazionista delle forze segrete, metterà in crisi le sue certezze e la sua vita. Mentre il giorno della fuga si avvicina, Barbara è divisa tra i sentimenti per André e le cure per una giovane ragazza incinta, fuggita da un campo di rieducazione.

La scelta di Barbara, il film

Praticamente sconosciuto al grande pubblico, ma molto apprezzato in patria e nei festival maggiori, Petzold, supportato dalla sceneggiatura di  Harun Farocki, dirige con garbo una storia in cui la lentezza e la dilatazione temporale degli eventi inducono a riflettere e ad interrogarsi su tematiche molto complesse che vanno dalla persecuzione politica fino ai rapporti interpersonali e alle conseguenze delle proprie scelte. Ed è proprio questa tecnica narrativa estremamente  diluita e pacata che purtroppo a volte può risultare difficile da assimilare per un pubblico abituato ai frenetici ritmi del cinema americano. Pesantemente influenzato da Acque del sud di Howard Hawsk e dal ciclo di Germania in autunno, La scelta di Barbara è un quadro reale e fedele di una Germania spaccata in due, sia topograficamente che socialmente, dove sono proprio i singoli personaggi a diventare archetipi di un intero popolo.

La scelta di BarbaraStraordinaria performance di Nina Hoss che riesce a rendere mirabilmente il carattere freddo e controllato di Barbara, per poi lasciar scoprire il suo lato umano celato. Oltremodo superbo è Ronald Zehfeld, che nei panni di André si torva a dover impersonare un ruolo di voltafaccia mosso in realtà da profondi sentimenti d’amore. La fotografia di Hans Fromm, estremamente vivida e luminosa, si discosta totalmente dalla fredda estetica anni ’80 del cinema politico di Klüge, Von Trotta e Fassbinder, concedendo all’opera il tono di una fiaba per adulti. Il commento musicale di Stefan Will è minimale, lasciando spazio ai lunghi silenzi eloquenti e alle sonorità poetiche dell’ambiente. Le scenografie estremamente realistiche ed essenziali di Kade Gruber e i costumi di Anette Guther testimoniano un massiccio e maniacale lavoro di ricostruzione storica, che non fa altro che aggiungere lode ad un film intelligente e riflessivo, dove appunto è la scelta di Barbara l’unica a poter cambiare veramente le cose.

La Scelta di Anne – L’Événement: trailer del film Leone d’Oro a Venezia 78

0

Europictures ha diffuso il trailer italiano di La Scelta di Anne – L’Événement, il LEONE D’ORO COME MIGLIOR FILM alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 78.  L’Italia sarà il primo paese a portare il film nelle sale, dal prossimo giovedì 4 novembre, con Europictures.

Il film diretto da Audrey Diwan ed interpretato da Anamaria Vartolomei e Pio Marmai, oltre al Leone D’oro si è aggiudicato altri premi collaterali, tra cui Il FIPRESCI AWARD (assegnato dalla stampa estera) e il Premio Arca Cinema Giovani 2021, ed è tratto dal romanzo autobiografico di Annie Ernaux.

Dichiara Lucy De Crescenzo, CEO di Europictures: “Sono molto felice di questo importante riconoscimento ed orgogliosa come donna di distribuire questo film così potente, che difende un diritto importante per le donne che fino a poche decine di anni fa era negato anche nel nostro paese. Sembra incredibile ma ancora in 16 paesi l’aborto è considerato un crimine e quello che sta succedendo in Texas ci fa capire come la battaglia è ancora lunga. Grazie alla regista per aver realizzato un film così necessario. Non vediamo l’ora di farlo vedere al pubblico in sala, orgogliosi di essere i primi nel mondo”.

Ambientato nella Francia del 1963, La Scelta di Anne – L’Événement racconta il viaggio della battaglia fisica ed emotiva di Anne, una giovane donna che decide di abortire per completare i suoi studi e sfuggire al destino sociale della sua famiglia proletaria, in un mondo che condanna il desiderio delle donne, e il sesso in generale. Ma sarà una lotta contro il tempo….

La scelta di Anne – L’Événement: la storia vera dietro il film

La scelta di Anne – L’Événement: la storia vera dietro il film

Scritto e diretto da (meglio nota come attrice in film come French Connection e Il coraggio di Blanche), il film francese La scelta di Anne – L’Événement si è affermato come il Vincitore del Leone d’Oro per il miglior Film al Festival di Venezia 2021. Una vittoria che ha suscitato grande entusiasmo ma anche numerose polemiche per via dell’argomento trattato: l’aborto.

Adattamento del romanzo autobiografico di Annie Ernaux, L’evento, il film offre infatti un racconto ambientato negli anni Sessanta in Francia, periodo nel quale nel Paese l’aborto era una pratica illegale. Pur parlando di un periodo passato, La scelta di Anne – L’Événement affronta in realtà una tematica ancora molto attuale e dibattuta al giorno d’oggi. Il film cerca proprio di inserirsi in questi discorsi, nel tantivo di offrire ulteriori spunti su cui riflettere.

In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a La scelta di Anne – L’Événement. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla storia vera dietro il film. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il titolo nel proprio catalogo.

La scelta di Anne - L'Événement trama

La trama e il cast di La scelta di Anne – L’Événement

Ambientato nella Francia del 1963, La scelta di Anne – L’Événement racconta la storia di Anne, una giovane donna dedita allo studio e che sogna un brillante futuro, che le permetta di costruirsi una vita diversa da quella proletaria condotta dalla sua famiglia. Peccato che il suo sogno nel cassetto rischia di andare in mille pezzi, quando la ragazza rimane incinta. È a questo punto che Anne si ritrova di fronte a una scelta: tenere o no il bambino?

Ma il rischio di vedere il futuro da lei desiderato sparire per sempre tra pannolini e biberon, la spinge verso quella che per lei è l’unica opzione fattibile, abortire. Con gli esami finali alle porte, la giovane deve liberarsi il prima possibile del suo problema, ma nella Francia dei primi anni Sessanta l’aborto è ancora illegale e Anne si vede costretta ad agire contro la legge. La donna non rischia solo la prigione, ma anche la condanna e giudizi da parte della società.

Ad interpretare la protagonista, Anne Duchesne, vi è l’attrice rumena naturalizzata francese Anamaria Vartolomei, divenuta celebre proprio grazie a questo film e poi vista anche in L’impero e Maria. Accanto a lei, recitano Kacey Mottet Klein nel ruolo di Jean, Luàna Bajrami in quello di Hélène, Louise Orry-Diquero nel ruolo di Brigitte e Louise Chevillotte in quello di Olivia. Completano il cast Pio Marmaï nel ruolo del Professor Bornec, Sandrine Bonnaire in quello di Gabrielle e Anna Mouglalis in quello di Claire.

La scelta di Anne - L'Événement cast

Il libro di Annie Ernaux e la storia vera di cui narra

Nel 2000 Annie Ernaux, oggi Premio Nobel per la Letteratura, pubblica il libro L’evento, in cui affronta il tema dell’aborto in Francia negli anni Sessanta, quando tale pratica era ancora illegale. La scrittrice, però, basa il racconto su un fatto realmente accadutole e che l’ha portata a scontrarsi con questa tematica. Nel 1964, a ventitré anni, studentessa di Lettere prossima a laurearsi, Ernaux si ritrova incinta a seguito di una breve relazione con uno studente di Scienze Politiche, ma non ha intenzione di tenere il bambino.

Proveniente da un famiglia di condizioni modeste, Ernaux spera attraverso gli studi di discostarsi da quel contesto sociale per vedersi aprire le porte verso un futuro più promettente e libero. Un figlio, in quel preciso momento della sua vita, però, rappresenta un ostacolo a riguardo. Sapendo che nessun medico si sarebbe offerto di aiutarla, andando di fatto contro la legge, la futura scrittrice decise dunque di ricorrere a pratiche abortive illegali. 

Questa “auto-socio-biografia” è stata scritta da Annie Ernaux usando il diario che teneva all’epoca (1963-1964), ed è punteggiata dalle sue riflessioni su quanto accadeva a livello personale e sociale. La memoria di quegli eventi fissata sulle pagine del diario diventa per la scrittirce uno strumento di conoscenza del reale. Dalla cronistoria di un avvenimento individualmente e politicamente trasformativo sorge così una voce esattissima, irrefutabile, che apre uno spazio letterario di testimonianza per generazioni di donne escluse dalla Storia.

Il trailer di La scelta di Anne – L’Événement e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di La scelta di Anne – L’Événement grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Apple TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 29 agosto alle ore 21:20 sul canale Rai 3.

La scelta – The Choice: dal cast al finale, tutte le curiosità sul film

Pochi autori della letteratura hanno avuto successo al cinema tanto quanto Nicholas Sparks. Celebre per le sue storie incentrate sull’amore eterno e il destino, questi ha negli anni visto ben 11 dei suoi romanzi trasposti sul grande schermo, e ognuno di questi film si è poi rivelato un grande successo. Tra i più celebri si ricordano Le pagine della nostra vita, The Last Song e Ho cercato il tuo nome. Tra questi si inserisce anche La scelta – The Choice, diretto nel 2016 da Ross Katz su sceneggiatura di Bryan Sipe.

Come anticipato, si tratta anch’esso dell’adattamento di uno dei romanzi di Sparks, La scelta, pubblicato nel 2007. Per la precisione, è l’undicesimo libro dell’acclamato scrittore a diventare un film, e anche se è forse uno dei suoi lavori meno noti, la sua trasposizione si è comunque rivelata un buon successo. Ciò è merito naturalmente anche della capacità di Sparks di affrontare tematiche universali come l’amore eterno e il destino, ripresentando questi con storie sempre diverse ma sempre emotivamente potenti agli occhi dei lettori o spettatori.

Per tutti gli appassionati di Sparks, La scelta – The Choice è dunque un altro imperdibile film tratto dalle sue opere, che non manca ancora oggi di appassionare fino alle lacrime gli amanti del genere. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a La scelta – The Choice. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e ad altro ancora. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La scelta - The Choice finale
Benjamin Walker e Teresa Palmer in La scelta – The Choice. Foto di Dana Hawley – © 2016 – Lionsgate

La trama di La scelta – The Choice

Protagonista del film è Travis Parker è un giovane veterinario convinto di non essere destinato alle relazioni a lungo termine. Le sue convinzioni decadono però nel momento in cui incontra Gabbi Holland, un’affascinante pediatra con tutte le carte in regola per fargli cambiare idea. Dopo un primo, burrascoso incontro, pian piano i due si innamorano e capiscono di non poter fare a meno l’uno dell’altra. Ad ostacolarli, però, ci sono le rispettive vite e relazioni. Nulla però potrà far dimenticare loro il sentimento ormai nato. La loro vita si complicherà ulteriormente quando un drammatico e inaspettato evento si verificherà.

 

Il cast del film

Ad interpretare il ruolo di Travis Shaw era stato inizialmente scelto l’attore Scott Eastwood, poi sostituito con Benjamin Walker. Questo era diventato inizialmente popolare grazie al suo ruolo da protagonista nel film La leggenda del cacciatore di vampiri, ottenendo poi rinnovata popolarità proprio con La scelta – The Choice. L’attrice Teresa Palmer, celebre per Point Break e La battaglia di Hacksaw Ridge, interpreta invece Gabbi Holland. Vi è poi Alexandra Daddario, nota per la serie True Detective e il film Baywatch, qui nei panni di Monica, fidanzata di Travis. Tom Welling, invece, è Ryan McCarthy, fidanzato di Gabbi.

La scelta - The Choice cast
Benjamin Walker e Teresa Palmer in La scelta – The Choice. Foto di Dana Hawley – © 2016 – Lionsgate

La scelta – The Choice è ispirato ad una storia vera?

Come confermato anche dallo stesso Sparks, La scelta – The Choice non è ispirato ad alcuna storia vera e il racconto proposto è dunque frutto della fantasia dell’autore. Sparks, tuttavia, ha rivelato di essersi ispirato a suo fratello – prima che si sposasse – per il personaggio di Travis. La maggior fonte d’ispirazione, però, è stato un precedente libro dello stesso Sparks, il celebre The Notebook (in Italia noto come Le pagine della nostra vita). Lo scrittore si è infatti basato sugli ostacoli che dividevano i due protagonisti del romanzo per dar vita alla difficile storia d’amore tra Travis e Gabbi.

Il finale nel film e nel libro

Il film e il libro di Sparks presentano naturalmente alcune differenze, ma riguardo al finale si è deciso di rimanere fedeli rispetto a quanto scritto da Sparks, in quanto la conclusione da lui concepita ribadisce ulteriormente tutti i temi alla base del racconto. Se dunque nel libro Travis decide di correre il rischio e di trasferire Gabbi in un centro di assistenza a lungo termine, dove tre mesi dopo si risveglia dal coma e torna a vivere nella loro casa, allo stesso modo nel film il protagonista sceglie la speranza e viene ripagato con il risveglio della sua amata e della vita che ora possono trascorrere insieme.

Il trailer di La scelta – The Choice e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. La scelta – The Choice è infatti disponibile nei cataloghi di Apple TV+, Prime Video e Now. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 2 luglio alle ore 21:20 su Canale 5.

La scatola delle sorprese di Masha e Orso

0
La scatola delle sorprese di Masha e Orso

Due dischi d’oro Univideo per i migliori prodotti del mercato dell’Home Entertainment e costantemente tra i DVD più venduti in Italia quest’anno.

Queste sono le misure del successo della serie animata Masha e Orso che, dopo aver conquistato il cuore di grandi e piccini, si veste di nuovo e arriva in una versione inedita tutta da scoprire!

La Scatola Delle Soprese Di Masha E Orso, ideata e prodotta da Koch Media, contiene infatti il DVD con i migliori episodi della prima stagione, contenuti extra interattivi e un divertente gioco da tavolo prodotto in esclusiva assoluta da Lisciani Giochi.

La Scatola delle Emozioni: la sfida di Cristina Cri

0
La Scatola delle Emozioni: la sfida di Cristina Cri

Cristina Cri si definisce la regina dei film romantici e ha lanciato una sfida strappalacrime. Sul suo Blog scrive di cinema ed emozioni direttamente dal suo divano.

La Santa recensione del film di Cosimo Alemà

La Santa recensione del film di Cosimo Alemà

la santa recensione

La Santa di Cosimo Alemà è stato presentato al Festival Internazionale del Film di Roma 2013 nella categoria “fuori concorso”.

Quattro persone, differenti per età, carattere, abitudini, si recano in un paesino della Puglia per rubare la statua della santa patrona, di grande valore, convinti che sia un gioco da ragazzi. Ci riescono, ma non hanno fatto i conti con il paese: dopo meno di un minuto, tutti i cittadini sanno cosa i quattro hanno rubato e che stanno scappando. Comincia la caccia, senza pietà.

Con un cast non altisonante (intendiamoci, parliamo di nomi), dove spicca il più giovane Gianluca Di Gennaro e talvolta la protagonista femminile Marianna Di MartinoLa Santa parte da un’idea interessante, sviluppando una trama originale e riuscendo a mantenere sempre viva l’attenzione, seguendo quattro storie distinte, visto che il gruppo si separa, pur figlie di una stessa madre. Dentro c’è un po’ di tutto: dall’azione alla drammaticità, ad una piccola dose di humour “scuro”, con un tocco di noir, specie nel raccontarsi dei personaggi.

Il furto della santa colpisce l’animo del paese, non certo per il presunto valore economico che dovrebbe avere, quanto per una profonda ferita nell’orgoglio, un discorso di “principio”, doversi riprendere ciò che è proprio a qualsiasi costo, fucili compresi. Una violenza inaspettata, diabolica, talmente eccessiva da risultare alla fine veritiera e una delle cose più riuscite del film.

Alemà però si rifugia troppo dentro una citazione che pronuncia uno dei suoi attori nei minuti iniziali: “È un film, per forza deve andare così”, riferendosi ad un’altra pellicola, in una stravagante conversazione tra i personaggi. Come a dire che nei film qualcosa deve succedere per forza ed è normale che alcuni passaggi servano per arrivare ad altri. Difficile non essere d’accordo in senso assoluto e ragionando solo in quest’ottica è possibile giustificarli tutto. Ma il discorso vale solo quando non se ne sente il peso. Uscendo dallo schema, o almeno prendendolo con le molle, si tocca con mano uno script forzato e uno svilupparsi dei personaggi che sembra costruito ad hoc per arrivare a determinate conclusioni, anche fini a se stesse. Così, si accelera e si frena a seconda del momento e sembra che la frase citata sia un espediente per giustificare e mettere le mani avanti su ciò che arriverà.

Non mancano frecciatine al mondo religioso, a partire dal furto della santa, ma anche immagini visuali più o meno sacre e sequenze in compagnia di suore e scuole cattoliche.

Alemà ha creato un prodotto dove l’azione risulta anche avvincente e mai noiosa, aiutata dalle quattro storie che si alternano; ma si avverte  il peso di una sceneggiatura troppo indirizzata, rinchiusa dentro al concetto: “è un film, per forza deve andare così”.

La nostra foto gallery del Festival:

[nggallery id=325]

 

La Santa Piccola, recensione del film di Silvia Brunelli

La Santa Piccola, recensione del film di Silvia Brunelli

La santa piccola è Annaluce, la giovanissima Sofia Guastaferro che sin dalla prima sequenza si prende di forza la scena, dopo il titolo e fino alla conclusione del film di Silvia Brunelli. Una storia minima, esemplare senza avere la pretesa di esserlo, ma insieme piuttosto diretta e smaccata nei temi scelti da non poter passare agli annali come originale o unica. Che questa sia stata o meno una preoccupazione della esordiente regista, sicuramente poco importa che prima di lei siano arrivati Matteo Garrone e Alice Rohrwacher a raccontare la realtà periferica e quotidiana della Napoli di oggi.

Dove e con chi vive la Santa piccola

Tutto si svolte in – e intorno a – un rione del capoluogo campano, dove tutti si conoscono. E dove ogni giorno è uguale, per tutti. Anche per gli inseparabili Mario e Lino, fratello di Annaluce, costretto a respingere le incursioni del violento padrone di casa e occuparsi della sorellina e della madre, affetta da depressione e poco presente a sé stessa. A ogni costo. Anche approfittando delle serate di svago con l’amico per raggranellare qualche euro concedendo le sue grazie a questo o quella vizioso pagante in un crescendo di incontri sempre più espliciti (e sempre più spogli e freddi, anche quando la passione si fa narrativa).

Tutto cambia quando Annaluce rianima una colomba data per morta, facendo gridare al miracolo. Ma è solo la prima delle prove che la ragazzina dà di una supposta santità. Cambiando completamente l’atteggiamento del rione nei confronti della sua famiglia. Una soluzione, una via di fuga o nulla di tutto ciò?

Dalla Mostra di Venezia al Roma International Film Festival

Lo scorso giovedì 18 novembre, La santa piccola ha aperto la XX edizione del RIFF – Rome Independent Film Festival diretto da Fabrizio Ferrari, ma il suo viaggio inizia nel 2019. Quando, come recita la biografia della stessa regista, la sceneggiatura del film ha partecipato alla Biennale College Cinema, vincendo come unico titolo italiano. E venendo segnalato per il fondo Eurimages, dalla stessa Biennale, al Consiglio Europeo, che ha individuato nella Brunelli la regista europea esordiente del 2020.

Ancora prima, la storia nasce sulla carta. Quella del romanzo omonimo di Vincenzo Restivo del 2017 però è leggermente diversa. Forse più onesta, più realistica, di quella che Silvia Brunelli e Francesca Scanu hanno riadattato nel soggetto e nella sceneggiatura della produzione Rain Dogs, in collaborazione con Mosaicon Film, TVCO, Minerva Pictures e Antracine. Eppure…

La Santa piccola, tra miracoli e delusioni

Probabilmente proprio in questo tradimento sta molto del fascino del film. Ingenuo e sregolato, i cui personaggi continuano a confrontarsi immutabili e a offrirsi al pubblico in maniera molto diretta. Nel loro sogno di andare via dal rione, nell’illusione che i soldi portino la felicità, nell’idealizzazione di un amore che è molto più terreno e senza speranza di quello che ci piacerebbe sperare e in definitiva nel sottolineare l’assurdità che sia ancora la superstizione a unire e muovere folle di disperati.

Oppio dei popoli, diceva uno, tanto tempo fa, e l’effetto sembra essere ancora quello, in molti casi. Quello che ci raccontiamo è che credere che la bontà esista, che ci sia un futuro migliore, ci avvicina a quel traguardo, o ci fa essere migliori in vista di esso, ma il risultato è solo quello di prendere per buona ogni panzana o di assecondare i propri bisogni, che siano di evasione, di guadagno o di risposte che abbiamo paura di ricavare da quello che ci circonda.

Folklore, dramma e favola sono in ogni momento. Contrappuntati da una musica dura e rock che fortunatamente contiene il rischio di confusioni liriche. Come regia e riprese, a tratti scomposte o fin troppo semplici, sicuramente per scelta, ma forse non solo. Conferma ne siano certe monotone linee di dialogo, alternate a scambi tanto distanti dai soggetti coinvolti da stridere. Più che rappresentare come sia la vita stessa, con i suoi “schiaffi”, a spingerci verso la nostra via o ad aprircene di nuove, a emergere da questo scontro di generazioni e interpretazioni sono i personaggi. Non gli adulti, vittime dell’ignoranza, non i giovanissimi, ancora troppo piccoli per sapere quando smettere di ‘giocare’, quanto semmai Lino, l’unico a vedere la realtà, volente o nolente, e Mario, l’unico a ‘sentire’ davvero, abbandonandosi alle fantasie senza cedere alle illusioni. 

La Santa Piccola selezionato per il Tribeca Film Festival

0
La Santa Piccola selezionato per il Tribeca Film Festival

Grande festa ieri sera, 20 aprile 2022, al cinema Farnese per La Santa piccola, il film di Silvia Brunelli uscito da Biennale College e già vincitore del Riff come Miglior Film Italiano. Festa per il folto pubblico che affollava la sala, malgrado il periodo, ma soprattutto per l’arrivo di una splendida notizia: La Santa Piccola, infatti, è stato selezionato, unico film italiano, al Tribeca Film Festival, evento piuttosto raro per il celeberrimo appuntamento newyorkese con il cinema.

Così le parole dell’invito dal Tribeca: “We were thrilled to discover Blessed Boysamong the submissions and found it to be a bold, insightful and intimate film… Silvia Brunelli’s beautifully written and lovingly crafted film.”

“Siamo sicuramente felicissimi per questa splendida occasione per la quale dobbiamo sicuramente ringraziare Minerva e TVCO per l’appassionato lavoro con il quale sta accompagnando questo film” hanno dichiarato i produttori Valentina Quarantini e Marco Luca Cattaneo (Rain Dogs Production). “Una notizia che ci ha sicuramente emozionate – ha dichiarato la regista Silvia Brunelli parlando a nome proprio e della cosceneggiatrice Francesca Scanu. Venire a sapere proprio stasera – ha proseguito – questa splendida notizia carica l’avvio del tour in sala della Santa piccola di uno splendido ottimismo.”Ricordiamo che La Santa Piccola parte proprio con questa anteprima al Farnese per un tour – in collaborazione con Emera Film -x che attraverserà tutta l’Italia per approdare, ultima cappa la dove è stato girato: a Napoli. Fra le prossime tappe Ragusa, Iglesias, Bologna, Caserta. E poi – dopo uno splendido su e giù per l’Italia Napoli, là dove – a La Sanità – il film è partito.

Realizzato col grant di 150.000€ di Biennale College Cinema, il laboratorio di alta formazione della Biennale di Venezia che sostiene dal 2012 la produzione di opere prime e seconde, il film racconta la storia della fraterna amicizia di Lino e Mario che si incrina quando Mario scopre di provare per Lino qualcosa che va oltre la pura amicizia. Una storia di formazione e identità che si intreccia con l’imprevedibilità della vita all’interno del palcoscenico, a tratti surreale, delle credenze e superstizioni popolari di una Napoli colorata e variopinta. Sullo sfondo un’umanità piccola e delicata prigioniera della propria quotidianità, ancora legata a superstizioni e credenze religiose.

Il film prodotto da Rain Dogs vede l’aiuto sul territorio di Mosaicon Film, Antracine, Nuovo Teatro Sanità e dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.  La distribuzione internazionale è stata affidata a Minerva Pictures Group e TVCO mentre quella italiana sarà curata direttamente dai produttori in collaborazione con Emera film.

Oltre alla partecipazione alla Mostra Internazionale del cinema di Venezia, il film ha vinto come Miglior Lungometraggio Italiano al RIFF- Rome independent film festival e si è aggiudicato il Premio del Pubblico (Fuori dal giro) al Festival del Cinema di Porretta Terme. E’ stato selezionato all’IFFK International Film Festival of Kerala, al Roze Filmdagen Amsterdam LGBTQ+ Film Festival. Sarà, inoltre, fra i selezionati al Pink Apple Film Festival (Aprile 2022)e a all’Italian Film Festival in Scotland (Maggio 2022).

 

La sala professori: spiegazione del finale e del vero significato del film candidato agli Oscar

Tra i film europei più discussi degli ultimi anni, La sala professori (Das Lehrerzimmer, 2023) di İlker Çatak si distingue per la sua capacità di trasformare una vicenda apparentemente ordinaria in un thriller morale soffocante. Ambientato quasi interamente all’interno di una scuola, il film segue la giovane insegnante Carla Nowak mentre cerca di risolvere una serie di furti che stanno minando la fiducia tra docenti, studenti e famiglie. Quello che inizialmente sembra un semplice caso disciplinare si trasforma però in una riflessione molto più ampia sui limiti della giustizia, sull’autorità e sull’impossibilità di controllare le conseguenze delle proprie azioni.

Il finale ha lasciato molti spettatori con numerose domande. La signora Kuhn era davvero colpevole? Oskar stava deliberatamente cercando di distruggere Carla? E soprattutto, qual è il messaggio che il regista vuole trasmettere attraverso un epilogo tanto amaro quanto ambiguo? Per comprendere davvero La sala professori (la nostra recensione) bisogna andare oltre la semplice ricostruzione degli eventi e leggere il film come una parabola contemporanea sulla crisi delle istituzioni e sul fallimento delle buone intenzioni.

Perché il tentativo di Carla Nowak di trovare la verità finisce per distruggere l’equilibrio dell’intera scuola

Fin dall’inizio Carla Nowak si presenta come una figura animata da principi etici solidi. È contraria alle accuse senza prove, rifiuta i metodi aggressivi adottati da alcuni colleghi e difende il diritto degli studenti a non essere trattati come sospettati. Tuttavia proprio questa posizione apparentemente equilibrata la conduce a commettere l’errore che innesca l’intera tragedia. Convinta di poter gestire la situazione in modo più corretto degli altri, decide di agire autonomamente e registra segretamente la collega Kuhn mentre qualcuno sottrae del denaro dal suo portafoglio.

Da quel momento il film mostra come ogni tentativo di controllare la verità generi conseguenze imprevedibili. Carla non vuole creare un conflitto, ma finisce per provocarlo. Non vuole alimentare sospetti, ma li moltiplica. Non vuole danneggiare gli studenti, ma è proprio il figlio della presunta colpevole a subirne il peso maggiore. La scuola diventa progressivamente un luogo dominato dalla sfiducia, dove ogni gruppo costruisce la propria versione dei fatti e nessuno è più disposto ad ascoltare l’altro.

Il finale rappresenta l’esito inevitabile di questo processo. Oskar, devastato dall’umiliazione pubblica della madre e dall’isolamento che ne deriva, reagisce trasformando Carla nel bersaglio della propria rabbia. Quando il ragazzo arriva a distruggere il computer dell’insegnante e provoca il caos che porta all’intervento della polizia, il film suggerisce che ormai la ricerca della verità è diventata secondaria. Ciò che conta non è più stabilire chi abbia rubato, ma osservare come un’intera comunità sia stata corrotta dalla paura, dai sospetti e dalle interpretazioni contrapposte degli stessi eventi.

Il vero significato del finale: La sala professori racconta il fallimento dell’idealismo in un mondo dominato dal conflitto

La Sala professori finale

La lettura più interessante del finale riguarda proprio Carla. Per gran parte del film lo spettatore è portato a identificarla come la figura più razionale e giusta della storia. Eppure İlker Çatak costruisce gradualmente una prospettiva più complessa. Carla non è vittima soltanto delle azioni degli altri; è anche vittima delle proprie illusioni.

L’insegnante crede che sia possibile risolvere ogni conflitto attraverso il dialogo, l’empatia e la comprensione reciproca. Crede che i ragazzi reagiscano sempre in modo razionale se vengono ascoltati. Crede che la verità possa ricomporre le fratture invece di approfondirle. Il film smonta progressivamente tutte queste convinzioni. Oskar non si comporta come il bambino che Carla immagina. Non cerca mediazione. Non cerca comprensione. Cerca vendetta.

Per questo la scena finale assume un valore simbolico molto forte. Carla tenta ancora una volta di isolarsi con Oskar per parlargli, convinta di poter raggiungere la sua parte migliore. Ma il ragazzo ha ormai scelto un’altra strada. L’intervento della polizia sancisce la sconfitta definitiva della sua visione del mondo. Non è soltanto Oskar a essere portato via: è l’idea stessa che la scuola possa rappresentare uno spazio protetto e separato dalle tensioni della società contemporanea.

In questa prospettiva, La sala professori diventa una riflessione sul clima culturale del nostro tempo, dove ogni conflitto tende a radicalizzarsi e dove le istituzioni faticano sempre più a costruire consenso. Il film suggerisce che spesso non esistono soluzioni perfette e che anche le persone animate dalle migliori intenzioni possono contribuire involontariamente ai problemi che cercano di risolvere.

Il dubbio sulla colpevolezza della signora Kuhn e l’ambiguità morale voluta dal regista

Una delle domande più frequenti riguarda la signora Kuhn. Era davvero la responsabile dei furti? Il film evita volutamente di fornire una risposta definitiva, ma lascia numerosi indizi che sembrano puntare nella sua direzione. Carla registra infatti una persona con un abbigliamento identico a quello della collega mentre prende del denaro dal suo portafoglio, e diversi elementi successivi sembrano confermare il sospetto.

Tuttavia il regista introduce un dubbio fondamentale. A un certo punto Carla stessa immagina tutti i colleghi con la stessa camicetta indossata dalla donna quel giorno. Non si tratta di una semplice fantasia visiva, ma di una rappresentazione della sua crescente incertezza. La protagonista inizia a chiedersi se non abbia commesso lo stesso errore degli altri insegnanti che aveva criticato all’inizio del film: formulare conclusioni sulla base di prove incomplete.

È proprio questa ambiguità a rendere La sala professori così potente. Il film non vuole raccontare un mistero da risolvere, ma mostrare quanto sia fragile la nostra fiducia nei giudizi che formuliamo sugli altri. La questione della colpevolezza della signora Kuhn diventa quindi secondaria rispetto alla domanda centrale dell’opera: cosa succede quando una comunità smette di fidarsi di se stessa?

Come La sala professori si inserisce nella tradizione del cinema europeo sulle istituzioni in crisi

Il film di İlker Çatak appartiene a una lunga tradizione del cinema europeo che utilizza spazi apparentemente ordinari per raccontare tensioni sociali più ampie. La scuola di La sala professori non è soltanto una scuola. È una miniatura della società contemporanea, attraversata dagli stessi conflitti che caratterizzano il dibattito pubblico: diffidenza, polarizzazione, accuse reciproche, paura di sbagliare e difficoltà nel distinguere i fatti dalle interpretazioni.

In questo senso l’opera richiama il miglior cinema sociale europeo degli ultimi anni, capace di trasformare ambienti quotidiani in luoghi di tensione quasi thriller. La scelta di ambientare gran parte della storia tra aule, corridoi e sale insegnanti accentua ulteriormente il senso di claustrofobia, facendo percepire allo spettatore come ogni gesto e ogni parola possano avere conseguenze enormi.

È anche per questo che il finale lascia un senso di inquietudine duraturo. Non offre una soluzione rassicurante, ma costringe a confrontarsi con una verità scomoda: la buona volontà, da sola, non basta sempre a risolvere i conflitti. E talvolta il desiderio di fare la cosa giusta può produrre effetti opposti a quelli sperati.

La sala Professori: recensione del film tedesco candidato all’Oscar

Una congrega di ansia e odio che aumenta di intensità con il passare del tempo e disattiva gradualmente il pensiero razionale delle persone coinvolte, trasformandosi in una guerra aperta in cui le strategie più sporche e ingannevoli sono all’ordine del giorno. È così che si potrebbe riassumere The Teacher’s Lounge (La sala Professori), film diretto da Ilker Catak, presentato al Festival del Cinema di Berlino 2023 e candidato all’Oscar nella categoria del miglior film internazionale.

Al centro della trama di La sala Professori vi è un incidente scolastico particolare, che mette in scena una complessa e terrificante radiografia sociale, in cui il diritto alla privacy, la responsabilità accademica e la stigmatizzazione sociale vengono passati al microscopio, con una sapiente critica all’idiosincrasia e alle politiche di tolleranza zero prevalenti in Germania.

La sala Professori, la trama: caccia al colpevole

Nella scuola dove Carla insegna matematica ed educazione fisica, gli insegnanti e il personale sono preoccupati. Da qualche tempo si verificano una serie di furti di denaro che non riescono a risolvere e cominciano a diventare paranoici. A modo loro, cercano di convincere gli studenti a collaborare, ma questa richiesta li trasforma in qualche modo in potenziali informatori, cosa che Carla trova eticamente problematica. Ma come risolvere il problema?

Le autorità scolastiche e l’insegnante hanno opinioni diverse sulla situazione. Non esitano a entrare in classe e a chiedere agli studenti di mostrare il contenuto dei loro portafogli, cosa di cui Carla è inorridita. Allo stesso tempo, la scuola deve mantenere un fronte unito e non mostrare alcuna esitazione di fronte a potenziali “ladri”. Come affronteranno la situazione? Ben presto la stessa insegnante inizia a dubitare di tutti, ma se a rubare fossero gli insegnanti o il personale anziché i ragazzi?

Per verificare se ha ragione, Carla (Leonie Benesch) prenderà una decisione difficile. Dopo averlo messo in bella vista nella sala del personale, lascerà il portafoglio con i soldi nella tasca del cappotto e se ne andrà in classe. Farà un’altra cosa, altrettanto o più complicata: lascerà il computer aperto, affinchè la webcam possa riprendere tutto ciò che accade. Quando torna dalla lezione, come sospettava, è stata derubata. Gli indizi a cui risale dalla registrazione della webcam – un braccio, una felpa dal design preciso – le bastano per arrivare a una presunta soluzione e, senza troppi problemi, va ad accusare quella che ritiene essere la diretta interessata: è qui che iniziano i veri problemi.

Un’indagine sul sistema scolastico con ribaltamento di ruoli

La sala Professori immagina una situazione complessa in cui non esistono soluzioni o vie d’uscita facili. Dalla denuncia in poi, le cose si complicheranno ulteriormente in tutta la scuola: è etico riprendere il personale con una webcam all’insaputa di tutti? È possibile accusare qualcuno con avendo un indumento come unica prova? Quali sono le principali conseguenze di questo modo di lavorare con gli studenti e di educarli a un sistema di denuncia?

Ben presto, tutto diventa una sorta di guerra. Da un lato, tra studenti e insegnanti, soprattutto con Carla. Per quanto si sforzi di essere “comprensiva”, peggio la situazione diventa per lei. Dall’altro, tra insegnanti e autorità, che non riescono a trovare un accordo sull’atteggiamento da tenere nei confronti della situazione. Non compaiono né i soldi né i colpevoli e l’accusata non solo assicura che non si tratta di lei, ma si rivolge aggressivamente contro i suoi accusatori, coinvolgendo altre persone. Persone che forse non hanno tanti elementi per gestire la situazione.

Çatak riesce a dare al film un’interessante ambiguità. Non ci sono eroi o cattivi, almeno non in termini assoluti. Ci sono diversi gruppi di persone che adottano atteggiamenti discutibili ma, allo stesso tempo, comprensibili per la loro specifica situazione nell’ecosistema scolastico. I bambini iniziano a ribellarsi all’autorità, gli insegnanti non hanno le idee chiare su cosa fare (e non riescono a mettersi d’accordo tra loro) e quella bella scuoletta che abbiamo visto all’inizio in cui si canta una canzone del “buongiorno” si trasforma in un luogo dove dove botte, spintoni, urla, vetri rotti e minacce aggressive sono all’ordine del giorno.

The Teacher's Kounge, Oskar

L’immagine in tensione di La sala Professori

Con echi di altri film a sfondo scolastico come Essere e avere, L’onda e La classe – Entre les murs, il racconto di The Teacher’s Lounge, che si svolge interamente all’interno dell’edificio scolastico, presenta un’escalation di controversie la cui vittima principale non è tanto l’insegnante accusata o Carla – affiancata contemporaneamente dalla pressione irriverente dei ragazzi e dall’intransigenza dogmatica dei colleghi – ma la verità.

Ilker Catak ambienta il suo nuovo film in una scuola per analizzare nel dettaglio non solo il comportamento dei bambini, ma anche quello degli adulti che li educano. Piano piano, La sala Professori rivela la sua natura di thriller con uno spirito da mitragliatrice, che spara continui dilemmi morali allo spettatore senza dargli il tempo di digerirli. Gli insegnanti si tolgono presto le maschere di cordialità con cui nascondono il loro turpiloquio, la loro profonda mancanza di umanità, il loro egoismo e la loro scarsa capacità di educare gli alunni; i genitori fanno di tutto per ripulire la buona immagine dei figli, anche a costo di negare le loro colpe; i più giovani replicano il comportamento dei più anziani con inquietante cattiveria.

Per questo motivo, Catak opta per una messa in scena di tipo documentaristico che utilizza la camera a mano, i movimenti veloci e i primi piani soffocanti come strumenti per mettere in tensione l’immagine, fino ai titoli di coda, fino a trasformare lo schermo nel più spaventoso degli incubi; fino a trasformare, insomma, la sala cinematografica in una cantina di tortura.

La sala professori è tratto da una storia vera? Le reali ispirazioni dietro il film candidato agli Oscar

Quando un film riesce a rappresentare con tanta precisione le tensioni, le paure e le contraddizioni della società contemporanea, è naturale chiedersi quanto ci sia di vero dietro la sua storia. È esattamente ciò che accade con La sala professori (Das Lehrerzimmer), il film del regista İlker Çatak che nel 2024 ha ottenuto una candidatura agli Oscar come Miglior Film Internazionale. La vicenda della giovane insegnante Carla Nowak e della crisi che travolge una scuola tedesca appare infatti così realistica da sembrare ispirata a fatti realmente accaduti.

La forza del film non deriva soltanto dalla credibilità dei personaggi o dalla tensione quasi thriller che attraversa ogni scena, ma soprattutto dalla sua capacità di raccontare dinamiche che molti spettatori riconoscono immediatamente come autentiche. Il sospetto, la ricerca della verità, il peso delle accuse, la difficoltà di comunicare e il conflitto tra principi morali e realtà quotidiana sono elementi che sembrano appartenere alla cronaca più che alla finzione. E in effetti, pur non raccontando una storia vera nel senso stretto del termine, La sala professori (la nostra recensione) nasce da una serie di esperienze reali che hanno influenzato profondamente la scrittura del film.

Le vere esperienze vissute dal regista e dallo sceneggiatore che hanno dato origine alla storia

Sebbene la trama di La sala professori sia frutto dell’invenzione degli sceneggiatori Johannes Duncker e İlker Çatak, il punto di partenza del racconto affonda le radici in episodi realmente vissuti dai due autori durante l’infanzia. I due, amici nella vita reale, frequentarono la stessa scuola a Istanbul e ricordavano un episodio che li aveva particolarmente colpiti: una serie di piccoli furti che si verificavano all’interno dell’istituto.

Secondo quanto raccontato dagli stessi autori, gli studenti conoscevano perfettamente l’identità dei responsabili, ma nessuno era disposto a denunciarli. La situazione andò avanti per diverso tempo fino a quando la scuola organizzò una sorta di trappola per individuare i colpevoli. Gli insegnanti separarono gli studenti e controllarono il denaro presente nei loro portafogli, riuscendo infine a smascherare i responsabili. Anni dopo, ricordando quell’episodio, Çatak e Duncker compresero che quella situazione conteneva già il seme di una storia molto più ampia. Non era tanto il furto a interessarli, quanto il modo in cui una comunità reagisce quando la fiducia viene meno e tutti iniziano a sospettare degli altri.

Da quell’esperienza nacque l’idea iniziale del film. Tuttavia gli autori non si limitarono a trasporre il ricordo sullo schermo. Utilizzarono quell’episodio come punto di partenza per costruire una riflessione molto più complessa sui meccanismi sociali che si attivano quando emerge un conflitto all’interno di una comunità.

Come un vero caso di furto in una scuola tedesca ha ispirato il personaggio di Carla Nowak

La Sala Professori (2023)

Un secondo elemento reale contribuì in modo decisivo alla costruzione della sceneggiatura. La sorella di Johannes Duncker lavora infatti come insegnante di matematica in una scuola tedesca e raccontò agli autori un episodio verificatosi nel suo istituto. Anche in quel caso vi era stata una vicenda legata a un furto e ai sospetti che si erano diffusi all’interno del personale scolastico.

Questo racconto fornì agli sceneggiatori l’occasione per sviluppare la figura di Carla Nowak e soprattutto per approfondire le tensioni tra colleghi che occupano un ruolo centrale nel film. Pur modificando eventi, personaggi e conseguenze, gli autori trovarono in questa esperienza reale una base credibile su cui costruire la complessa rete di rapporti che caratterizza la storia.

È importante sottolineare che Carla non è il ritratto diretto di una persona esistente. Piuttosto rappresenta una sintesi di diverse osservazioni raccolte dagli autori nel mondo scolastico. La sua visione idealista dell’insegnamento, la fiducia nel dialogo e la convinzione che ogni conflitto possa essere risolto attraverso la comprensione reciproca diventano strumenti narrativi attraverso cui il film esplora i limiti delle buone intenzioni quando si scontrano con la complessità della realtà.

Perché la scuola di La sala professori è una metafora della società contemporanea

L’aspetto più interessante riguarda però il modo in cui gli autori hanno trasformato questi episodi reali in qualcosa di più universale. Durante la scrittura, Çatak e Duncker compresero rapidamente che la scuola poteva diventare una perfetta rappresentazione in miniatura della società contemporanea. Al suo interno convivono infatti gruppi diversi, gerarchie, conflitti di interesse, forme di potere e differenti visioni del mondo.

Gli studenti, gli insegnanti, i dirigenti scolastici e persino il giornale della scuola finiscono per rappresentare le stesse dinamiche che caratterizzano il dibattito pubblico contemporaneo. Ognuno possiede una propria interpretazione dei fatti, ognuno rivendica la propria verità e sempre meno persone sembrano realmente interessate ad ascoltare la posizione dell’altro. È proprio questa osservazione ad aver trasformato La sala professori da semplice racconto scolastico a una delle opere europee più significative degli ultimi anni.

Il film non vuole infatti raccontare soltanto un caso di furto. Vuole mostrare come una comunità reagisce quando il dialogo si interrompe e quando la ricerca della verità lascia spazio alla necessità di avere ragione. In questo senso la scuola diventa una metafora estremamente efficace delle tensioni sociali, culturali e politiche che attraversano il nostro tempo.

La sala professori è una storia vera o una finzione ispirata alla realtà?

La risposta più corretta è che La sala professori non racconta una storia vera specifica, ma nasce dall’unione di diverse esperienze realmente vissute dai suoi autori e dalle persone a loro vicine. I personaggi, gli eventi e il drammatico finale sono opere di finzione, ma il contesto emotivo e sociale da cui prendono forma affonda le radici nella realtà.

È probabilmente questa combinazione tra invenzione e autenticità a rendere il film così efficace. Gli spettatori non riconoscono necessariamente gli eventi raccontati, ma riconoscono le emozioni, i conflitti e le dinamiche umane che li alimentano. Ed è proprio qui che risiede la forza di La sala professori: nella capacità di utilizzare una vicenda apparentemente semplice per raccontare qualcosa di molto più grande, trasformando una scuola in uno specchio delle fragilità della società contemporanea.

La saga letteraria Reviver opzionata dalla Legendary Pictures!

0

La saga letteraria Reviver scritta da Seth Patrick, che presto debutterà nelle librerie di tutto il mondo ha già trovato una grande Major che ne ha opzionato i diritti.

La saga di Star Wars completa in Blu-ray!

0
La saga di Star Wars completa in Blu-ray!

Star Wars: La Saga Completa, sarà disponibile a partire dal 13 settembre in Italia in un unico cofanetto Blu-ray da collezione, distribuito da Lucasfilm Ltd. e 20th Century Fox Home Entertainment, per condividere con tutta la famiglia l’avventura più amata della storia del cinema!

La saga di Game of Thrones torna al TOP: A Knight of the Seven Kingdoms mette a segno l’episodio più acclamato dai tempi della battaglia epica del 2017

0

Il franchise di Game of Thrones torna a segnare un risultato storico. A Knight of the Seven Kingdoms, secondo spin-off ufficiale targato HBO, ha appena conquistato un primato che mancava dai tempi della serie madre.

L’episodio “Seven” entra nella storia del franchise

L’episodio 4 della prima stagione, intitolato “Seven”, è diventato l’episodio di Game of Thrones con il punteggio più alto degli ultimi nove anni, registrando 9,7 su 10 su IMDb. L’ultimo episodio ad aver raggiunto questo traguardo risaliva al 2017: “Spoils of War”, episodio 4 della settima stagione della serie originale.

Da allora, né gli episodi successivi di Game of Thrones né quelli di House of the Dragon erano riusciti a toccare lo stesso livello di consenso. Un risultato che conferma l’impatto immediato dello spin-off dedicato alle avventure del cavaliere errante Dunk e del suo giovane scudiero Egg.

Dunk ed Egg: una storia più intima, ma centrale per Westeros

A Knight of the Seven Kingdoms 1x05

Ambientata decenni prima degli eventi della serie madre, A Knight of the Seven Kingdoms segue le vicende di Dunk (Peter Claffey) e del suo scudiero Egg (Dexter Sol Ansell). Il racconto, volutamente più raccolto, permette di esplorare Westeros dal punto di vista della “gente comune”, mettendo al centro temi come onore, giustizia e responsabilità morale.

In “Seven”, Dunk deve affrontare le conseguenze di aver difeso Tanselle (Tanzyn Crawford) dal crudele principe Aerion (Finn Bennett). Accusato, è costretto a organizzare un processo per combattimento, cercando sei cavalieri disposti a combattere al suo fianco. Il momento più potente dell’episodio arriva quando Lyonel Baratheon (Danien Ings) arma cavaliere Raymun Fossoway all’ultimo istante e il principe Baelor Targaryen (Bertie Carvel) decide di schierarsi con Dunk contro la propria famiglia.

Il discorso finale di Dunk, che denuncia l’ipocrisia dei nobili di Westeros mentre riecheggia il tema musicale iconico del franchise, ha colpito profondamente il pubblico, rendendo l’episodio uno dei momenti più memorabili dell’intero universo narrativo.

Un confronto inevitabile con gli episodi cult della serie originale

Nel canone di Game of Thrones, solo pochi episodi hanno superato o eguagliato il punteggio di “Seven”. Tra questi figurano The Rains of Castamere, Battle of the Bastards e The Winds of Winter. Lo stesso “Spoils of War” resta celebre per la devastante battaglia in cui Daenerys Targaryen (Daenerys Targaryen) annientava i Lannister con il drago Drogon, una sequenza ormai iconica.

La forza di A Knight of the Seven Kingdoms sta però nel ribaltare la scala dello spettacolo: meno draghi e grandi battaglie, più conflitti morali e scelte individuali che definiscono cosa significhi davvero essere un cavaliere.

Il futuro del franchise HBO

Con un piano narrativo che potrebbe estendersi tra le 12 e le 15 stagioni, lo spin-off ha ancora molto spazio per consolidare la propria identità. Intanto, gli ultimi due episodi della prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms arriveranno su HBO e HBO Max il 15 e il 22 febbraio 2026.

Nel frattempo, House of the Dragon tornerà con la terza stagione in estate. Resta da vedere se riuscirà a superare il punteggio record di “Seven”. Per ora, però, il trono degli episodi più amati di Westeros appartiene a Dunk ed Egg.

La ruota delle meraviglie: trama, cast e curiosità sul film di Woody Allen

Dopo aver concluso il suo giro di film girati in alcune capitali europee, il regista premio Oscar Woody Allen ha realizzato una serie di opere particolarmente incentrate sullo studio psicologico dei suoi protagonisti. Da Blue Jasmine a Irrational Man, da Café Society fino al film del 2017 La ruota delle meraviglie (qui la recensione). Con quest’ultimo, in particolare, Allen è tornato per la seconda volta ad utilizzare il digitale, avvalendosi della fotografia del tre volte premio Oscar Vittorio Storaro per dar vita ad un esaltazione di colori che sono tanto l’esteriorizzazione dei sentimenti dei personaggi quanto lo svelamento dell’artificio che regge le loro esistenze.

Allo stesso tempo, la luce e i colori del film non fanno che evidenziare la natura teatrale del racconto, che si svolge quasi interamente nella bizzarra casa della protagonista. Qui lei è attrice per eccellenza nell’esporre la sua vita tanto malandata quanto sofferta. Nell’avvicinarsi a lei, Allen ricerca da lei motivazioni, giustificazioni e spiegazioni, in quella che è però una vita destinata a ripetersi ciclicamente. La ruota delle meraviglie permette di assistere a panorami straordinari, di acquisire una nuova prospettiva sulle cose. Il giro, tuttavia, finisce presto e riporta sempre al punto di partenza. Su questa metafora, dunque, si costruisce l’intero film.

Nonostante i suoi elementi di interesse, il film ha mancato di ottenere un particolare riconoscimento di critica o pubblico. Eppure, a qualche anno di distanza, si dimostra ancora essere uno dei titoli più interessanti tra gli ultimi realizzati dal regista newyorkese. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La ruota delle meraviglie: la trama del film

La storia si svolge nella colorata e vivace penisola di Coney Island, situata nella zona meridionale di New York. Qui ha luogo la vicenda di Ginny Rannell, ex attrice malinconica ed emotivamente instabile, ora invecchiata e costretta a lavorare come cameriera. L’infelicità della donna è accentuata dalla presenza di un marito, Humpty Rannell, particolarmente rozzo e incline all’alcol, il quale passa la maggior parte del suo tempo a lavorare come manovratore di giostre nel parco giochi lì presente. A complicare il tutto, infine, vi è il figlio di Ginny, avuto da un precedente matrimonio, con tendenze alla piromania.

La routine di tutti loro è stravolta ulteriormente dall’improvvisa ricomparsa di Carolina, la figlia che Humpty non ha visto per molto tempo e che ora è costretta a nascondersi nell’appartamento del padre per sfuggire ad alcuni gangster. Sentendosi sempre più oppressa, Ginny finisce per trovare una via di fuga nel giovane e affascinante bagnino Mickey Rubin, con il quale intraprende una relazione segreta. Mantenere nascosta la cosa al pericoloso Humpty diventerà però sempre più difficile, spingendo la donna a dover fare i conti con le proprie insicurezze e paure.

La ruota delle meraviglie cast

La ruota delle meraviglie: il cast del film

Nei panni di Ginny Rannell vi è l’attrice premio Oscar Kate Winslet. Allen cercava da anni di lavorare con lei, inizialmente scelta per Match Point ma poi costretta a rinunciare per via di altri impegni. Con La ruota delle meraviglie i due hanno infine trovato il loro progetto ideale. L’attrice rimase infatti particolarmente entusiasta del personaggio e della sua complessità psicologica, ottenendo poi numerose lodi per la sua interpretazione. Tuttavia, nel 2020, in seguito alla popolarità del movimento MeToo, la Winslet ha dichiarato di essersi pentita di aver lavorato con Allen, rinnegando tale lavoro. Nel ruolo di Richie, il figlio piromane, vi è il giovane Jack Gore.

Nei panni di Humpty Rannell, violento marito di Ginny, vi è invece l’attore Jim Belushi, noto per la serie La vita secondo Jim, con il quale Allen desiderava lavorare da tempo. Ad interpretare sua figlia Carolina vi è invece l’attrice Juno Temple, divenuta nota grazie ai film Il cavaliere oscuro – Il ritorno e I tre moschettieri. Allen la scelse per la parte dopo aver visto un suo breve video provino, trovandola estremamente convincente e intensa a livello attoriale. Nei panni di Mickey Rubin, l’affascinante bagnino con cui Ginny intraprende una relazione, vi è invece il cantante Justin Timberlake, a sua volta apprezzato per la sua interpretazione.

La ruota delle meraviglie: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. La ruota delle meraviglie è infatti disponibile nel catalogo di Rakuten TV, Chili, Google Play, Apple iTunes, Tim Vision e Amazon Prime Video. Per vederlo, basterà noleggiare il singolo film, avendo così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 3 febbraio alle ore 21:20 sul canale Rai 2.

Fonte: IMDb

La Ruota delle Meraviglie: trailer e poster del film di Woody Allen

0

La Lucky Red ha diffuso il primo trailer italiano del nuovo film di Woody Allen, La Ruota delle Meraviglie (Wonder Wheel), con protagonista Kate Winslet.

Ecco invece il poster italiano del film:

Nel cast sono presenti Kate Winslet, Jim Belushi, Justin Timberlake e Juno Temple.

Di seguito potete leggere la prima sinossi di La Ruota delle Meraviglie:

La Ruota delle Meraviglie racconta la storia di quattro personaggi che intrecciano le loro esistenze nel parco di diverimemti di Coney Island negli anni ’50: Ginny (Kate Winslet), un’ex attrice emotivamente volubile che lavora come cameriera presso un ristorante di pesce; Humpty (Jim Belushi), un ispido giostraio; Mickey (Justin Timberlake), un bellissimo e giovane bagnino che sogna di diventare un commediografo; e Carolina (Juno temple), la figlia ribelle di Humpty, che ora si nasconde dai gangster nell’appartamento del padre.

La ruota delle Meraviglie: recensione del film di Woody Allen

0
La ruota delle Meraviglie: recensione del film di Woody Allen

Dopo Cafè Society e la parentesi seriale, Crisis in six scenes, Woody Allen torna al racconto per il grande schermo con La Ruota delle Meraviglie (Wonder Wheel, sempre prodotto da Amazon, che questa volta distribuisce anche), film drammatico, ma con toni esagitati, che fanno pensare più alla commedia sopra le righe che a un vero e proprio dramma familiare.

Il film è ambientato negli anni ’50 e racconta la storia di Ginny, una ex attrice che le circostanze della vita hanno portato a sposare il gestore di una giostra a Coney Island. La donna si strugge tra una famiglia scombussolata (marito alcolista, figlio da primo matrimonio piromane, figliastra inseguita dal suo marito ex gangster) e un amore clandestino per un bagnino, bellimbusto con aspirazioni da scrittore e drammaturgo.

Gli elementi per un film di Woody Allen sono tutti presenti: un cast di volti noti, capeggiato da Kate Winslet; una storia corale, che intreccia la commedia al crimine, con tocchi di surreale ironia; la confezione (dai titoli di testa e di coda, alla musica onnipresente e ridondante); l’atmosfera rassicurante che sembra creare un mondo a parte una bolla all’interno della quale si è davvero “in un film di Woody Allen”, quasi come se il suo cinema fosse un luogo in cui il regista newyorkese trasporta, in media una volta all’anno, i suoi spettatori fidati.

La Ruota delle Mervaglie, la recensione del film di Woody Allen

Woody Allen colleziona un altro film “mancino”, cosa che gli si perdona, dato il prolifico periodo artistico che ormai attraversa da anni. Questo però non vuol dire che La Ruota delle Mervaglie sia privo di fascino o di spunti, a partire dal cast. Allen si affida a una grande attrice, intorno alla quale costruisce la sua storia; Kate Winslet si mostra in tutta la sua bellezza naturale, struccata, spettinata, dimostra comunque molto più fascino, carisma, bellezza autentica di tante giovani attricette, nonostante la fragilità e l’ipocrisia della sua Ginny. Uomo fortunato, al suo fianco, è Jim Belushi, che Allen ripesca da non si sa dove e mette nella sua inquadratura, perfettamente in grado di fare da spalla alla straordinaria Winslet.

Juno Temple, figliastra di Ginny, spicca per il suo aspetto adatto al tempo e al personaggio, una Lolita un po’ cresciuta, ammiccante e tenera allo stesso tempo, una perfetta rappresentazione della donzella in difficoltà. Con lei troviamo Justin Timberlake; il suo bagnino Mickey è il narratore della storia, quello che ha una prospettiva privilegiata sugli eventi, che conosce l’evoluzione delle cose, forse anche grazie (metaforicamente parlando) alla sua posizione sulla torretta di guardia del lotto numero 7 della spiaggia di Coney Island. Il cantante/attore dimostra delle doti sempre più solide di interprete, e si rivela un perfetto personaggio alleniamo.

Personaggio protagonista de La Ruota delle Meraviglie è senz’altro la luce. Allen torna a lavorare con Vittorio Storaro, che per l’occasione costruisce un’illuminazione da fiaba per l’intera storia, un bagno aranciato in cui affondano i personaggi, ma che allo stesso tempo cambia repentinamente con l’umore della protagonista, a imitare la luce da palcoscenico, che sfuma, sfugge, cambia colore e si riduce in un baleno.

Nella confezione rassicurante de La Ruota delle Meraviglie, Woody Allen realizza un prodotto affaticato, senza il suo guizzo, tuttavia regala sempre personaggi affascinanti, specchio perfetto delle debolezze dello spettatore, affascinanti figure in balia del destino e dei loro errori.