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Venezia 76: oggi Lan Xin Da Ju Yuan con Gong Li

Venezia 76: oggi Lan Xin Da Ju Yuan con Gong Li

A quattro giorni dalla cerimonia di chiusura di Venezia 76 arriva in concorso Lan Xin Da Ju Yuan, film diretto dal regista cinese Ye Lou e che vede protagonista l’attrice Gong Li. Tratto dal  dal romanzo Death of Shanghai di Hong Ying, Lan Xin Da Ju Yuan è prodotto da Yingfilms (Ma Yingli), Qianyi Times, Lou Ye, Bai An Films, Tianyi Movie & Tv e interpretato da  Mark Chao, Joe Odagiri, Pascal Greggory, Tom Wlaschiha, Huang Xiangli.

Lan Xin Da Ju Yuan, la trama

1941: sin dall’occupazione giapponese, la Cina è terreno di una guerra di intelligence tra gli Alleati e le potenze dell’Asse. La celebre attrice Jean Yu ritorna a Shanghai, apparentemente per recitare in Saturday Fiction, diretta dal suo ex amante. Ma qual è il suo vero scopo? Liberare l’ex marito? Carpire informazioni segrete per le forze alleate? Lavorare per il padre adottivo? O fuggire dalla guerra con il suo amato? Nel momento in cui intraprende la sua missione e diventa sempre più difficile distinguere gli amici dagli agenti sotto copertura, mentre tutto sembra sfuggire al controllo, Jean Yu inizia a chiedersi se rivelare ciò che ha scoperto sull’imminente attacco di Pearl Harbor.

COMMENTO DEL REGISTA

Quando ero bambino, seguivo i miei genitori che lavoravano dietro le quinte del Teatro Lyceum di Shanghai. Lì ho trascorso molti momenti interessanti; mi mescolavo agli attori in costume e li osservavo recitare nei ruoli più disparati, mettere in scena l’amore e l’odio, le separazioni, la vita e la morte. Poi li vedevo uscire di scena e chiacchierare nei camerini. Li seguivo anche in quei momenti, quando lasciavano il teatro per ritornare alla vita reale, monotona e scialba. Fu un’esperienza fantastica vivere il passaggio continuo tra finzione e realtà. Molti anni più tardi, la lettura di La donna vestita di rugiada di Hong Ying (un romanzo sul periodo di ‘isola solitaria’ di Shanghai) suscitò in me le stesse sensazioni. La prima settimana del dicembre 1941 cambiò la storia del mondo, sebbene le persone allora non lo sapessero. Inconsapevoli del loro futuro, vivevano la propria vita come sempre, calate nella routine quotidiana e inseguendo i propri obiettivi. Durante quel periodo, dentro e fuori dal teatro, sul palcoscenico e lontano dal palcoscenico, le persone si stavano lentamente avvicinando all’ignoto ‘sabato’ che avrebbe segnato il loro destino. Questo film parla del destino di diverse persone negli anni di una complessa crisi mondiale. È anche un dialogo con la cosiddetta Scuola del ‘sabato’, un’importante corrente nella storia della letteratura contemporanea cinese.

Venezia 76: Monica Bellucci sul nuovo montaggio di Irreversible, di Gaspar Noé

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Monica Bellucci è stata la protagonista di un incontro a Venezia 76 in occasione della riedizione di Irreversible, film di Gaspar Noé del 2002 che ha girato insieme all’allora marito Vincent Cassell. Alla Mostra il film viene presentato in un nuovo montaggio, che ricostruisce in senso cronologico le vicende della versione originale della pellicola che fece scandalo diciassette anni fa.

“Questo nuovo montaggio mette più in evidenza il contrasto tra la bellezza e la violenza, è chiaro che sono temi polemici ma credo che ora questi temi vadano affrontati – ha dichiarato la Bellucci – Io ho fatto questo film 17 anni fa e la differenza è che oggi, con dei figli, vedo le loro generazioni che sono diverse, c’è più apertura sono più preparati rispetto a noi. Bisogna quindi trovare un terreno di comunicazione per tutti perché anche la brutalità dell’abuso può toccare chiunque e secondo me e credo secondo tutti non si tratta di fare una guerra ma trovare argomenti che possano far evolvere il rapporto uomo-donna”.

Ha poi proseguito, in merito alla famosa scena di violenza nel tunnel: “All’epoca, nel girare sotto quel tunnel, mi sentivo tutelata dalla presenza di mio marito Vincent Cassel, protagonista del film. Ma le attrici dentro il loro cuore hanno tante fate: dentro ne avevo una adatta per quella scena. Ma prima della scena, per un giorno, non volli vedere nessuno. Ora quando mi chiedono di fare un film penso molto a come possono reagire le mie figlie, loro e i compagni di scuola, quindi pensi che se fai una cosa un po’ scabrosa o scottante poi chissà che impatto avrà, forse quindi ci rifletterei due volte prima di accettare una cosa così potente e forse ne parlerei prima con loro”.

Sono passati degli anni e ora che il dibattito sulla violenza sulle donne è così vivo a livello internazionale, Monica Bellucci spiega che molte donne non riescono a guardarlo, oggi: “Sono passati tanti anni e tante lotte per la condizione della donna, forse per questo qui a Venezia dopo la proiezione e dopo quella scena di 9 minuti di massacro alcune donne mi guardavano perplesse e mi hanno chiesto: perché ho fatto quel film…” Ma l’attrice è convinta, a ragione, che quella violenza finta, sullo schermo, possa aiutare ancora a tenere alto l’interesse sull’argomento.

Venezia 76: Mio fratello rincorre i dinosauri vince il premio Sorriso Diverso Venezia 2019

Mio fratello rincorre i dinosauri di Stefano Cipani, tratto dall’omonimo bestseller di Giacomo Mazzariol, vince il premio “Sorriso Diverso Venezia” 2019. Il riconoscimento è istituito dal Festival dei Tulipani di Seta Nera.

Il Premio, che quest’anno vede la collaborazione di Paranormaltv e L’Oro di Bacco Piacere di perle dorate, è istituito dal Festival dei Tulipani di Seta Nera e ogni viene consegnato all’opera cinematografica presentata al Festival di Venezia che meglio valorizza i temi sociali e umani.

Il Film è stato presentato come Evento Speciale alle Giornate degli Autori della 76ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Ecco la motivazione al premio:

Per aver saputo raccontare con un “sorriso diverso” che saper comunicare non significa solo esprimere pensieri e sentimenti attraverso messaggi verbali o scritti ma anche attraverso gesti, espressioni, comportamenti e con il linguaggio universale della musica. E per aver indicato che la vera accettazione e la vera integrazione si ottengono attraverso un percorso fatto di accettazione, comprensione e amore. Opera prima di Stefano Cipani, che, con una efficace regia istintiva ed una eccellente direzione di attori in gran forma, ha il merito di far conoscere al grande pubblico una bella storia di integrazione sociale, edificante, meritevole e meritoria. Un inno alla diversità, vissuta dal protagonista prima come condanna poi come meravigliosa occasione di arricchimento interiore e integrazione sociale.
Hanno ritirato il premio Stefano Cipani e Lorenzo Sisto.

MENZIONE SPECIALE per Lorenzo Sisto, attore con sindrome di Down del film Mio fratello rincorre i dinosauri: Alla bravura e alla spontaneità di Lorenzo, che attraverso il cinema si è fatto voce e volto della diversità. Il suo sorriso è un dono prezioso, di quelli che fanno bene al cuore, e che desideriamo ricambiare con il nostro.

La Giuria che ha decretato il vincitore è presieduta da Catello Masullo, critico cinematografico e presidente Cinecircolo Romano, ed è composta da: Paola Dei, psicologa dell’arte e giornalista critico cinematografico; Ira Fronten, attrice, direttrice dell’Italian Black Movie Awards (IBMA) e presidente della Associazione delle donne Latinoamericane in Itala (ASDLI); Stefano Giussani, Associazione Amici del Poldi Pezzoli; Armando Lostaglio, critico cinematografico, vicepresidente Cinit Cineforum Italiano e fondatore CineCLub “V. De Sica”; Franco Mariotti, regista, giornalista, saggista e critico cinematografico; Massimo Nardin, docente universitario, regista, sceneggiatore e critico cinematografico; Rossella Pozza, critico cinematografico e direttore responsabile della rivista QUI CINEMA Cinecircolo Romano; Roberta Rabino, Associazioneamica arte e cultura; Marcello Zeppi, presidente e direttore artistico del MISFF Montecatini e presidente giuria Bridge of Art.

Alla cerimonia di premiazione, condotta da Cinzia Profita, hanno partecipato tanti giornalisti, critici cinematografici e personalità del mondo della cultura: Diego Righini (Presidente di Tulipani di Seta Nera), Leonardo Jannitti Piromallo (Produttore di Tulipani di Seta Nera), Luca La Bella (Co-produttore), Alessia Di Fiore (archeologa), Angelica Bianca, Christian Carapezza, Katya Cimmino (Staff di Paranormal), Ilaria Mallardi (Premio Sorriso Diverso Venezia 2019 e assistente di produzione).

Il premio “Sorriso Diverso Venezia” 2019 si inserisce nell’ambito della ‘mission’ del Festival Tulipani di Seta Nera – manifestazione istituita da L’Università Cerca Lavoro con il sostegno di Regione Lazio e Roma Lazio Film Commission – che vede in prima linea il Presidente Diego Righini, il Direttore artistico Paola Tassone, il produttore Leonardo Jannitti Piromallo e la presidente UCL Ilaria Battistelli: la kermesse da anni si occupa di utilizzare lo strumento cinema come valorizzatore di tematiche sociali, portando all’attenzione del pubblico prodotti cinematografici interessanti con messaggi di vita vera che forniscano grandi momenti di riflessione, speranza, rispetto e capacità di ascolto.

Venezia 76: Meryl Streep e il New Pope di Paolo Sorrentino

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Venezia 76: Meryl Streep e il New Pope di Paolo Sorrentino

Dopo il delirio portato al Lido dal Joker di Joaquin Phoenix, arriva a Venezia 76 Olivier Assayas che, dopo il delizioso Non Fiction, uscito nelle nostre sale con il titolo di Il Gioco delle Coppie (!), torna nel concorso principale con Wasp Network, con protagonisti Penelope Cruz e Edgar Ramirez.

Grandi star in arrivo dalla parte anglofona del globo, con Meryl Streep e Gary Oldman protagonisti di The Laundromat, il progetto che era nato con il titolo di Panama Paper e che racconta proprio l’omonimo scandalo, ovvero la raccolta di oltre 11 milioni di documenti confidenziali dello studio legale di Panama Mossack Fonseca, che contiene informazioni dettagliate su oltre 214.000 società offshore, fatta arrivare nel 2015 prima alla Süddeutsche Zeitung e poi al Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi. Alla regia il geniale Steven Soderberg.

Il Fuori Concorso, invece, presenta l’evento speciale legato a Paolo Sorrentino. Il regista premio Oscar che due anni fa portò al Lido The Young Pope, torna con due episodi di The New Pope, serie sequel. Nel cast Jude Law e John Malkovich.

Venezia 76: Meryl Streep e Gary Oldman presentano The Laundromat

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Venezia 76: Meryl Streep e Gary Oldman presentano The Laundromat

Meryl Streep, trai protagonisti di The Laundromat, in concorso a Venezia 76, descrive così il film diretto da Steven Soderberg: “Il film racconta di un messicano e un tedesco che prendono dei soldi dai cinesi, dai presidenti di Islanda e Malta, da Bruce Lee”. “Ma anche Kubrick…” le fa eco Gary Oldman, altro protagonista, insieme ad Antonio Banderas assente, del film che racconta dello scandalo dei Panama Papers.

Il film si apre e si chiude con due piano sequenza, lunghe inquadrature senza stacchi che vedono protagonisti in apertura Oldman e in chiusura la Streep, che offre un altro saggio, l’ennesimo, della sua grande bravura.

Gary Oldman: “Nel mio caso è stato più semplice, perché io rimango nel mio personaggio per tutta la scena, un unico piano sequenza senza tagli. L’unica difficoltà di una scena così è il testo, da attori il minimo da fare è imparare le battute, e in film come questi ci sono intere pagine di battute da imparare a memoria. Il regista chiede sempre cose diverse, rigirando la stessa scena, e quindi è importante sapere tutto a memoria.”

Meryl Streep: “Il mio piano sequenza finale è stata una delle scene più difficili del film. Non lo sapevo fino alla sera prima: le mie scene erano tutte concentrate in un unico blocco e solo la sera prima ho scoperto che avremmo fatto questa parte in questo modo. L’aspetto più difficile è stato il fatto che ho recitato la lettera John Doe: è la vera lettera, scritta dalla gola profonda dei Panama Papers, ed è scritta nel linguaggio scritto, che non è colloquiale. Mi sono dovuta impegnare a renderlo tale ma sforzandomi di non cambiare nulla, e nel frattempo dovevo trasformarmi. Non è stato affatto semplice. L’abbiamo rigirata tantissime volte, volevo che fosse perfetta, che non ci fosse nemmeno una parola fuori posto, perché erano le parole di una persona coraggiosissima che ha cambiato il mondo.”

Il personaggio della Streep ricorda tutte le persone comuni che, colpite da un fatto personale, cercano di fare qualcosa per cambiare il mondo. “Penso che tutti noi quando vediamo persone appassionate tendiamo a fidarci – ha detto Meryl StreepIo stessa beneficio delle leggi che hanno dato la possibilità a queste persone di perpetrare questi crimini, ma non mi interessa conservare questo diritto. Spesso, le persone che alimentano e sostengono questo sistema sono le più povere, e c’è dell’ironia in questo. Il mio personaggio non è diverso da mia madre, o dalla gente del posto in cui sono nata: persone che vivono la loro vita, vanno in chiesa, pensano ci sia giustizia, e quando vedono che non c’è, non si sa con quale forza cercano di cambiare il mondo. Ma il mio è un personaggio creato da Soderbergh e Scott Z. Burns.”

Entrambi gli attori si sono distinti per le trasformazioni nei loro ruoli. Ed entrambi hanno dei canoni molto precisi in base ai quali scelgono i copioni che vengono loro proposti.

Meryl Streep: “Non vedo il mio lavoro come un compito a casa o una prescrizione medica. Ovviamente amo la sfida, amo mantenere la mente aperta e imparare a pensarla diversamente. Invecchiando qualcuno pensa di aver imparato tutto, di sapere tutto, e invece a me piace aprire la mia mente.”

Gary Oldman: “Vi rendete conto che avete davanti due primi ministri inglesi! Il punto è che nell’interpretazione l’elemento fisico è uno degli aspetti più difficili. Quando mi trovo davanti a un rischio, quello che penso è: se cadrò, precipiterò e sarà una caduta lunghissima e quando arriverò al suolo mi farò molto male. Ma questo fa parte del rischio che ci prendiamo quando accettiamo un ruolo difficile.”

Venezia 76: Marriage Story di Noah Baumbach, tra autobiografia e universalità

Il delicato equilibrio che si cerca di mantenere per il bene dei figli, quando una storia finisce, la sofferenza che questa rottura provoca, il dolore e il senso di fallimento sono il cuore sanguinante ma anche consapevole di Marriage Story, che Noah Baumbach ha presentato a Venezia 76 insieme ai suoi attori, Adam Driver, Scarlett Johansson e Laura Dern.

Incontrati tutti nell’ambito della promozione del film, attori e regista si sono profusi in commenti e spiegazioni relativi ad un film che tocca le sfere private di ognuno, in maniera diversa (sia la Johansson che Baumbach hanno affrontato separazioni dopo i figli) e che in maniera travolgente può interessare anche lo spettatore.

Rompe il ghiaccio la Johansson, che nel film interpreta Nicole, una donna che prende coscienza della fine del suo matrimonio e per prima, rispetto al marito con una visione meno lucida, mette le carte in tavola. “Si parla di due persone colte alla fine della loro relazione, del loro rapporto di intimità, sono a un punto di rottura.” Quello che però ha catturato l’attenzione dell’attrice, nello script di Baumbach, è “la perfetta coscienza che entrambi i due protagonisti nutrono un fortissimo amore reciproco, che comunque li tiene legati e li rende reciprocamente compassionevoli. Il loro obbiettivo comune è il bene di Henry, il bambino nato dal loro amore, e questo li spinge, nonostante qualche difficoltà, a remare comunque nella stessa direzione. Ed è questo l’elemento più reale possibile della storia.”

Per Baumbach si tratta, come accennato, di una storia che nasce dall’autobiografia, ma che nel lavoro con gli attori si sviluppa poi su un percorso autonomo ed universale: “I miei genitori hanno divorziato quando ero un ragazzino, io a mia volta ho divorziato. Ma quando ho cominciato a pensare a questa storia, mi sono venuti in mente subito gli attori e li ho coinvolti nella scrittura. È una storia ampia, che coinvolge tante persone, e poi ovviamente ho fatto delle ricerche, ho parlato con avvocati e mediatori, e questo ha contribuito ad allargare la storia. Si tratta di una famiglia che deve rimanere tale nonostante non lo sia più, deve trasformarsi, per il bene del bambino. Poi la storia si evolve, diventa un procedurale, un thriller, una commedia romantica, quasi un musical ad un certo punto, non avrei mai immaginato che potesse raggiungere una tale vastità”.

Adam Driver, versatile protagonista del film nei panni di Charlie, ha invece rievocato un momento particolare delle riprese, quello della grossa lite che i due personaggi hanno nella seconda metà del film, una scena dolorosa e furibonda, che porta con se sicuramente molte conseguenze emotive e un pesante strascico sullo spettatore.

“La scena della litigata è stata girata in ben due giorni di lavorazione, avevamo un sacco di tempo, quindi. Sapevamo che sarebbe stata una scena fondamentale e l’abbiamo sezionata in modo tale da avere saldi in mente i cardini degli scambi di battute, così da percepire la presenza del figlio, anche se non c’era. Era una scena di impianto teatrale, tutta in una sola ripresa, molto difficile. Ma le scene difficili ci sono in molti film, in questo caso, invece, tutte sembravano una vera sfida, proprio perché sono scritte così bene.”

Oltre ai due protagonisti, alla presentazione del film era presente anche Laura Dern, che nel film interpreta la divorzista assunta da Nicole: “Noah ha creato per me un personaggio spietato, manipolativo e determinato. Una grandissima professionista che può anche sembrare amica di Nicole, ma che alla fine presenta sempre il conto. È un personaggio importante per la Johansson, la quale durante il film è volubile e cambia spesso la sua strategia per raggiungere l’obiettivo. Penso che abbia assolutamente ragione in merito alle sue decisioni.”

In conclusione, Baumbach ha commentato le reazioni dei suoi personaggi: “Nessuno dei due si aspettava questo esito. Per entrambi è importantissimo che abbiano la loro felicità individuale, ma è altrettanto importante che ne trovino una generale, un equilibrio tra le due. La protagonista aveva già intrapreso questo un percorso, era stata la prima a prendere coscienza della situazione, e mette lui in condizioni di fare lo stesso.”

Marriage Story è una produzione Netflix e partecipa, in Concorso ufficiale, a Venezia 76.

Venezia 76: Mario Martone porta Eduardo De Filippo al cinema con Il Sindaco del Rione Sanità

Dopo Capri Revolution dello scorso anno, Mario Martone torna in Concorso a Venezia 76 con Il Sindaco del Rione Sanità, adattamento per il cinema dell’omonimo testo teatrale di Eduardo De Filippo. Il testo, scritto a cavallo tra i ’50 e i ’60, aveva naturalmente necessità di un adattamento che lo rendesse contemporaneo, nelle scelte di Martone, e da questo il regista è partito. “La prima intuizione per riproporre al cinema il testo di Eduardo De Filippo è stata quella di abbassare drasticamente l’età del protagonista. Nel testo originale, Antonio Barracano ha oltre 70 anni e noi abbiamo scelto Francesco Di Leva, un attore di 38 anni. Da questa decisione ne sono scaturite altre che ci hanno portati a misurarci con il testo di Eduardo con una grande fedeltà, anche drammaturgica, ma con una profonda reinvenzione in chiave contemporanea.”

Proprio sull’attualizzazione dei personaggi, Francesco Di Leva, interprete del protagonista, ha raccontato di come ha cercato di cambiare il personaggio a partire dal look, eliminando la vestaglia in cui si presentava nelle rappresentazioni originali e optando per un abbigliamento da pugile, tanto che ha inserito, di sua volontà, anche una panca per addominali, che effettivamente usa nel film. “Nel testo è molto importante la separazione tra la Napoli per bene e quella criminale. La zona grigia che accomuna le due zone è abitata da due personaggi, il dottore, che è un professore che non si sa come vive con Barracano, in un rapporto pinteriano di prigionia e amore, e dall’altra parte Santaniello, il vero antagonista che gli getta in faccia la sua onestà, come a volerlo umiliare. Peccato che da questo gesto deriveranno conseguenze pericolose.” Ha spiegato Martone.

L’attualizzazione del testo è stata semplice, secondo Massimiliano Gallo, interprete di Santaniello, perché come i grandi testi parla di cose universali. Questi temi ci hanno aiutati nel percorso attoriale in quanto appartenenti all’essere umano in ogni suo momento. L’indicazione agli attori di Mario Martone per Il Sindaco del Rione Sanità è stata quella di tenersi in una via di mezzo tra Cassavetes e Mario Merola, per ottenere un risultato teatrale ma allo stesso tempo di grande intimità trai personaggi nelle loro interazioni.

Venezia 76: Lucrecia Martel presidente di Giuria

Sarà la regista argentina Lucrecia Martel (Zama, La mujer sin cabeza) a presiedere la Giuria internazionale del Concorso di Venezia 76, la 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (28 agosto – 7 settembre 2019), che assegnerà il Leone d’oro per il miglior film e gli altri premi ufficiali.

La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, che ha fatto propria la proposta del Direttore della Mostra Alberto Barbera.

Lucrecia Martel nell’accettare la proposta ha dichiarato: “E’ un onore, una responsabilità e un piacere far parte di questa celebrazione del cinema, dell’immenso desiderio dell’umanità di capire se stessa”.

Alberto Barbera ha dichiarato: “Quattro lungometraggi e una manciata di corti, in poco meno di vent’anni, sono bastati a fare di Lucrecia Martel la più importante regista latino americana, e una delle maggiori al mondo. Nei suoi film, l’originalità della ricerca stilistica e il rigore della messa in scena sono al servizio di una visione del mondo esente da compromessi, dedita all’esplorazione dei misteri della sessualità femminile, delle dinamiche di gruppo e di classe. Le siamo grati per aver accettato con entusiasmo di mettere il suo sguardo esigente ma tutt’altro che privo di umanità al servizio dell’impegno che le viene richiesto”.

I premi da assegnare

La Giuria internazionale di Venezia 76, che sarà presieduta da Lucrecia Martel e che sarà composta complessivamente da 9 personalità del cinema e della cultura di diversi Paesi, è chiamata a individuare i lungometraggi in Concorso ai quali saranno assegnati i seguenti premi ufficiali:

  • Leone d’Oro per il miglior film
  • Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria
  • Leone d’Argento – Premio per la migliore regia
  • Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile
  • Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile
  • Premio per la migliore sceneggiatura
  • Premio Speciale della Giuria
  • Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente

La premiazione avrà luogo nella serata conclusiva (7 settembre 2019) della prossima 76. Mostra Internazionale d’Arte  Cinematografica della Biennale di Venezia.

Venezia 76: le giurie della selezione ufficiale sono al femminile

Concorso, Orizzonti, Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”, Venice Virtual Reality, Venezia Classici prevedono quest’anno, per Venezia 76, una formazione al femminile.

Si parte con la giuria del Concorso ufficiale, che come sappiamo è presieduta da Lucrecia Martel, insieme a Piers Handling (Canada), storico e critico, Jennifer Kent (Australia), regista, Stacy Martin (UK), attrice, Rodrigo Prieto (Messico), direttore della fotografia, Tsukamoto Shinya (Giappone), regista, Paolo Virzì (Italia), regista.

In Orizzonti invece la giuria sarà presieduta da Susanna Nicchiarelli, che vinse nella categoria due anni fa e che è affiancata da Mark Adams (UK), direttore artistico, Rachid Bouchareb (Francia), regista, Mary Harron (Canada), regista, Eva Sangiorgi (Italia), direttore artistico.

La Giuria Internazionale del premio Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” è composta da Emir Kusturica – Presidente (Serbia), regista, Antonietta De Lillo (Italia), regista, Hend Sabry (Tunisia), attrice, Michael J. Werner (USA), produttore, e da un componente ancora da annunciare.

La Giuria internazionale della sezione Venice Virtual Reality vede: Laurie Anderson – Presidente (USA), compositrice, artista, regista, Francesco Carrozzini (Italia), fotografo, e Alysha Naples (Italia), designer.

La giuria di Venezia Classici è composta da 22 studenti dei corsi di cinema delle università italiane, dei DAMS e della veneziana Ca’ Foscari, e assegnerà, senza possibilità di ex aequo, il Premio Venezia Classici per il Miglior film restaurato. La Giuria è guidata da Costanza Quatriglio (regista) e premierà anche il Miglior documentario sul cinema presentato all’interno della Sezione.

Venezia 76: La vérité di Kore-eda Hirokazu film d’apertura

Venezia 76: La vérité di Kore-eda Hirokazu film d’apertura

La vérité (The Truth), diretto da Kore-eda Hirokazu (Un affare di famiglia; The Third Murder; Like Father, Like Son) e interpretato da Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke, è il film di apertura, in Concorso, della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (28 agosto – 7 settembre 2019) diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.

“Apprendo con gioia immensa  – ha dichiarato il regista Kore-eda Hirokazu – che il mio nuovo film La vérité è stato selezionato in apertura del concorso della Mostra di Venezia. Sono estremamente onorato. Desidero esprimere la mia sincera gratitudine a tutto lo staff della Mostra. Le riprese si sono svolte lo scorso autunno a Parigi in dieci settimane. Come già è stato ufficialmente annunciato, il cast è prestigioso, e il film racconta una piccola storia di famiglia che si sviluppa principalmente in una casa. È all’interno di questo piccolo universo che ho provato a far vivere i miei personaggi con le loro menzogne, orgogli, rimpianti, tristezze, gioie e riconciliazioni. Spero sinceramente che il film vi piaccia”.

“Per il primo film realizzato al di fuori del suo Paese – ha dichiarato il direttore Alberto Barbera – Kore-eda ha avuto il privilegio di poter lavorare con due grandi star del cinema francese. L’incontro fra l’universo personale dell’autore giapponese più significativo del momento, e due attrici tanto amate come Catherine Deneuve e Juliette Binoche, ha dato vita a una  poetica riflessione sul rapporto madre-figlia e il complesso mestiere d’attrice, che sarà un piacere presentare in apertura alla prossima edizione della Mostra del Cinema di Venezia“.

La vérité sarà proiettato in prima mondiale mercoledì 28 agosto nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia.

Venezia 76: la preapertura con Extase Gustav Machatý restaurato

Venezia 76: la preapertura con Extase Gustav Machatý restaurato

Il film-scandalo della II Mostra del Cinema di Venezia del 1934, Extase (Estasi, 1932) scritto e diretto da Gustav Machatý, con Hedy Kiesler (poi Hedy Lamarr, come fu ribattezzata a Hollywood), è il film scelto per la serata di Pre-apertura di martedì 27 agosto della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, che si terrà nella Sala Darsena (Palazzo del Cinema) al Lido.

Extase sarà proiettato al Lido presentando in prima mondiale il restauro digitale del film in 4K. Il restauro è realizzato dal Národní filmový archiv (Cineteca di Praga) grazie al sostegno di Milada Kučerová e Eduard Kučera e alla collaborazione con Film Servis Festival Karlovy Vary. Le lavorazioni sono state effettuate presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata di Bologna. L’obiettivo del restauro era quello di ricostruire una versione del film che fosse il più possibile fedele all’originale in lingua ceca, cioè quella presentata a Venezia nel 1934. Poiché nessun elemento di questa versione originale si è conservato, il Národní filmový archiv ha dovuto ricorrere a versioni in altre lingue e in lingua ceca successive. I partner che hanno contribuito al restauro sono British Film Institute, Cinémathèque16, Cinémathèque suisse, CNC, Danish Film Institute, Filmarchiv Austria, Gaumont e Slovak Film Institute.

Extase è l’ultimo film realizzato dal regista ceco Gustav Machatý in patria, prima dell’emigrazione che lo portò a lavorare in Austria, in Italia e infine tra Stati Uniti e Germania. Il film deve la propria notorietà a un insieme di contingenze: l’esibizione del corpo della nemmeno ventenne Hedy Kiesler (prima di assumere a Hollywood il nome di Hedy Lamarr), primo nudo integrale nel cinema maggiore per la scena in cui lei nuota nuda; lo scandalo provocato alla II Mostra del Cinema di Venezia nel 1934, anche per la prima scena di un atto sessuale, suggerito dai volti in primo piano dei due amanti; i tentativi inutili del marito, il mercante d’armi Fritz Mandl, sposato poco dopo dall’attrice, di acquisire tutte le copie circolanti; una generalizzata tendenza nei vari Paesi a censurare il film per l’aspetto erotico troppo pronunciato per l’epoca.

Al Lido Extase, proiettato il 7 agosto 1934, fu premiato per la regia con la Coppa Città di Venezia, insieme agli altri tre film cecoslovacchi presenti a quell’edizione della Mostra. Nel referendum fra il pubblico, Extase fu giudicato il miglior film straniero e Gustav Machatý il miglior regista. Il giovane Michelangelo Antonioni, alla Mostra in veste di critico, scriveva: «Nel giardino dell’Excelsior, quella sera, si udiva il respiro degli spettatori attentissimi, si udiva un brivido correre per la platea».

Il film – sonoro – è strutturato sul linguaggio del muto e si distingue per espressività grazie al sapiente uso del montaggio, simbolico e allusivo. Tragico e fatalista, secondo la didascalia di un manifesto d’epoca Extase venne definito “una sinfonia d’amore”.

La 76. Mostra del Cinema di Venezia si terrà al Lido dal 28 agosto al 7 settembre 2019 diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

Venezia 76: Kristen Stewart super star di Seberg

Venezia 76: Kristen Stewart super star di Seberg

Kristen Stewart è stata la star della conferenza stampa di Seberg, il film Fuori Concorso, diretto da Benedict Andrews, presentato oggi a Venezia 76. Il film si ispira alla vita reale dell’attrice Jean Seberg, divenuta icona della Nuovelle Vague come protagonista di Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard, presa di mira dal FBI, alla fine degli anni ’60, per il suo simpatizzare per le Pantere Nere, oltre che per il suo coinvolgimento romantico con l’attivista per i diritti civili Hakim Jamal.

Arrivata alla fama internazionale molto giovane, la Stewart ha subito un cambiamento davvero radicale sotto gli occhi del mondo, da quando, protagonista di Twilight, era l’idolo delle teenager, fino a trasformarsi in una donna e un’attrice molto più completa, amatissima dal cinema francese.

Tuttavia la sua maturazione personale e professionale le ha regalato una sicurezza che traspare anche dal fatto che ora la Stewart dice che “è fantastico avere questa posizione di privilegio in cui posso essere totalmente aperta nel comunicare con le persone”. Cosa che non si è verificata con la Seberg, che invece ha pagato la sua posizione così schierata nella vita sociale e politica del suo Paese nel suo tempo.

“Facendo l’attrice quello che cerchi è una sorta di legame con la gente e la sfida sta nel mantenere la propria onestà. Jean Seberg aveva una fame diversa, però, quella di connettersi più di altri, più a fondo, con le persone. Era anche spinta da una forte vocazione umanitaria, in un momento in cui le persone non volevano vedere, capire. Quella che racconta il film è una storia molto importante, e lo è soprattutto oggi. Perché sacrificarsi per un’idea, per gli altri, è raro. Ed è giusto che Jean Seberg non venga ricordata solamente per il suo taglio di capelli”. 

Continua la Stewart“C’era qualcosa di naturalistico nella sua recitazione, emergeva qualcosa di splendente. Il fatto che fosse bene accolta nel suo paese e anche in Francia le ha consentito di correre dei rischi, sicuramente è stata identificata in questo modo. Ho lavorato su questa cosa, ho cercato di essere me stessa, ho percepito questo desiderio da parte sua, di essere accettata lavorando in questo modo, quasi gridando ‘guardatemi, sono vera!’. E proprio per questo ha trovato terreno fertile in Francia, immagino”.

Venezia 76: Julie Andrews ritira il Leone d’Oro alla Carriera

Julie Andrews ha ritirato il Leone d’Oro alla Carriera a Venezia 76. L’attrice ha dichiarato: “Ancora mi meraviglio, sono stata una ragazza fortunata che ha potuto recitare ruoli bellissimi”.

Una standing ovation di 10 minuti ha accompagnato l’attrice sul palco della sala Grande per ricevere il premio dalle mani del presidente Paolo Baratta, dopo un’appassionata lode rivoltale da Luca Guadagnino.

Sempre elegante, l’attrice indossava un tailleur pantalone celeste e ha rievocati alcuni ricordi d’infanzia, tra cui la sua abitudine di cantare arie d’opera in italiano, delle quali, però, non conosceva il significato.

Omaggiando lei stessa il Festival di Venezia come “il primo Festival del mondo”, Julie Andrew ha dedicato il premio ai giovani attori: “Chiedo loro di rimanere fedeli ai loro sogni e alla loro visione”.

Venezia 76: Johnny Depp presenta Waiting for the barbarians

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Venezia 76: Johnny Depp presenta Waiting for the barbarians

Jhonny Depp, Mark Rylance e Ciro Guerra sono arrivati al Lido per presentare Waiting for the barbarians, l’ultimo film del concorso di Venezia 76. Il divo protagonista della saga di Pirati dei Caraibi non è il primo Depp a sfilare al Lido, infatti già la figlia Lily Rose è arrivata nei giorni scorsi a presentare The King.

L’attore si è dimostrato un normalissimo padre orgoglioso, quando gli è stato chiesto di lei: “È bellissimo (che sia qui anche lei), l’unica reazione è un sorriso. Quando era più piccola veniva spesso a Venezia con me e ora è una gioia vedere questa giovane donna che si presenta con grande dignità, grazie alle scelte che ha fatto. Avrebbe potuto fare film dove si guadagna molto ma non fa parte di lei, ha iniziato con un film con Natalie Portman e poi ha realizzato due o tre film francesi. Sono molto orgoglioso di lei, è la mia bambina. Lei e mio figlio sono i miei dèi”.

Nel film di Guerra, Depp interpreta un personaggio che al confronto con quello di Rylance è senza dubbio il cattivo della storia: “La cosa più interessante dei cattivi è il fatto che anche loro sono persone che la mattina si svegliano, si lavano, si radono e di certo non lo fanno pensato sarò il più cattivo del mondo. Il mio protagonista non è solo un cattivo, pensate a come si diventa un uomo così, come è arrivato in quel luogo, mi sono chiesto è un uomo senza emozioni oppure in quell’uomo c’è una persona che nasconde un bambino spezzato? Per me il colonnello Joel ha eretto muri di protezione intorno a sé per allontanare le emozioni, per sfuggire ai sentimenti. C’è molto dietro a questo personaggio ero pronto ad aggredire qualsiasi cosa che penetrasse la sua armatura perché è anche lui una vittima.”

Sulla sua esperienza veneziana, Johnny Depp si conferma spiritoso e di ottimo umore: “È un sogno arrivare a Venezia poi con un film così; essere qui attorno a questo tavolo è una grande onore, sono stato fortunato. Certo mi è costato molto, ho dovuto pagarli per farmi scritturare, chissà se mi hanno tagliato. Io il film lo vedrò stasera”.

Venezia 76: Joaquin Phoenix è il nuovo Joker

Venezia 76: Joaquin Phoenix è il nuovo Joker

Dopo la proiezione di Joker, la giornata dedicata al villain della DC è proseguita in sala stampa. Erano presenti Todd Phillips, Joaquin Phoenix, Zazie Beetz e la produttrice Emma Tillinger Koskoff.  Le fonti di ispirazione per Phillips e Silver durante la stesura della storia sono stati gli anni Settanta e i film di quel periodo, ma Joker rimane una pellicola a sé, con un approccio del tutto diverso e libero.

L’aspetto che più interessava Todd era approfondire la storia di un personaggio così complesso e interessante come quello di Arthur Fleck, partendo da pochissimi riferimenti e contando sulla presenza di un attore fantastico. Seppur ispirati da The man who laughs, Todd Phillips e Joaquin Phoenix tengono a precisare che il lungo percorso di costruzione del personaggio è stato unico e non dettato da alcuna regola. Hanno dato vita ad Arthur senza appigliarsi a elementi precisi, partendo da zero, affinché potessero imprimere alla smorfia del comico fallito un passato e un presente, e un’aura di mistero senza intaccarlo con elementi già visti.

La mutazione continua di Arthur ha il suo fulcro nella ricerca di identità, si distorce nel susseguirsi delle vicende in un impatto devastante con la malattia. Il personaggio è stato modificato fino all’ultimo giorno delle riprese. Regista e attore hanno lavorato moltissimo sugli aspetti fisici e psichici: la voce, i vestiti, i capelli, e tutti quei dettagli che potevano arricchire il personaggio. Avrebbero persino rigirato alcune scene per continuare ad approfondire la loro ricerca. Joaquin Phoenix ha detto di aver studiato a lungo il tema della perdita e letto, su consiglio di Todd Phillips, un libro che classificava le malattie mentali ma che non ha voluto legare ad Arthur nessun disturbo preciso per non confinarlo in qualcosa di già esistente. Non era sicuro che sarebbe riuscito a creare la famigerata risata. Dopo vari tentativi fallimentari però, con la supervisione di Phillips, è riuscito a incanalare il dolore di Arthur in quattro tipologie di risata: ciascuna è attribuibile a una particolare scena e a uno stato d’animo. Quella finale è uno scoppio di felicità.

La versatilità di Zazie Beetz ha fatto in modo di rendere reale e indefinito allo stesso tempo il personaggio di Sophie Dumond. Anche lei ha subito modifiche continue per catalizzare, amplificare e sostenere le azioni deflagranti di Arthur e ciò ha permesso all’attrice di sfruttare tutta la sua capacità di improvvisazione. La pellicola oltre a contenere colori e atmosfere degli anni Settanta/Ottanta, racchiude ovviamente molti aspetti contemporanei, ma non è un film politico. Nel suo personalissimo approccio al personaggio Joaquin Phoenix non ha scorto in Arthur solo un personaggio tormentato e negativo ma ha visto in lui un uomo pieno di luce, alla ricerca della propria identità e della propria realizzazione: far ridere la gente. Arthur vuole essere apprezzato, non veder bruciare la città. Ma alcune scelte sbagliate lo porteranno a diventare un simbolo sovversivo.

New York è stata la città dove si sono svolte la maggior parte delle riprese: grazie alla produttrice Emma Tillinger Koskoff è stato possibile per la troupe sfruttare tutti quei luoghi simbolo, come la metropolitana ad esempio, che imprimono alla mappatura del film un’identità precisa e dove si svolgono le azioni più sanguinose. Todd Phillips pensa che il suo Joker non sia un film violento, al contrario di John Wick che lo è sicuramente di più. La violenza del suo film è realistica e per questo colpisce spiazzando. Anche la musica ha avuto un ruolo decisivo: subito dopo le prime riprese sono state inviate a Hildur Guðnadóttir  le immagini realizzate, affinché musica e film potessero crescere insieme. Il ballo e la musica sanciscono in Arthur il cambiamento e fanno defluire con le sue movenze tutta la follia del Joker nelle arterie di Gotham City.

Venezia 76: intervista a Pietro Marcello e Luca Marinelli su Martin Eden

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Il regista Pietro Marcello e l’attore Luca Marinelli hanno parlato d Martin Eden, il film adattamento dall’omonimo romanzo di Jack London, presentato in Concorso a Venezia 76.

Venezia 76: intervista a Pablo Larraín per Ema

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Venezia 76: intervista a Pablo Larraín per Ema

Il regista cileno, Pablo Larraín, ha presentato in Concorso a Venezia 76 il suo ultimo film, Ema, con protagonisti Mariana Di Girolamo e Gael Garcia Bernal. Ecco la nostra intervista:

 

Venezia 76: intervista a Francesca Archibugi per Vivere

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Venezia 76: intervista a Francesca Archibugi per Vivere

In occasione della presentazione a Venezia 76 Fuori Concorso del suo ultimo film, Vivere, ecco la nostra intervista a Francesca Archibugi.

Il termine ‘famiglia’ proviene dal latino familia: gruppo di servi e schiavi patrimonio del capo della casa. Secoli dopo, il nostro Pater familias è Luca Attorre, giornalista freelance, confezionatore di articoli di colore che piazza a stento sui giornali. In una periferia decorosa fatta di villette a schiera, non riesce a mantenere Susi, ballerina ridotta a insegnare danza a signore sovrappeso e Lucilla, la loro bimba di sei anni, quieta e fantasiosa, ma affetta da asma bronchiale severa. Li soccorre economicamente Pierpaolo, il figlio diciassettenne di Luca, avuto da una precedente relazione. Il ragazzo vive in un villino liberty con la madre e il nonno, importante avvocato di celebri processi legati alla politica e che fattura svariati milioni di euro all’anno. Dentro una Roma magnifica e incomprensibile, materna e matrigna, casca nel mezzo Mary Ann, irlandese molto cattolica e studentessa di storia dell’arte, ragazza alla pari per la piccola Lucilla. Nel fondersi con gli Attorre, in un anno di permanenza denso di legami di amicizia e d’amore, leciti e illeciti, Mary Ann scopre che nell’Italia che aveva studiato e idealizzato il bene e il male hanno confini negoziabili.

COMMENTO DELLA REGISTA

La mia ambizione è annullare la macchina da presa: la storia deve sembrare raccontata da sé stessa. Incalzato da una televisione di qualità sempre maggiore, sembra che il cinema, per avere la legittimità di esistere, debba magnificare la grandezza dello schermo con immagini extra-ordinarie. Sempre più raramente si vedono film di grandiosa semplicità, che sprigionino la complessità dell’esistenza senza averne l’aria. Con un po’ di testardaggine difendo questa idea di cinema. Nessuno rapina, nessuno ammazza, nessuno vola, nessuno muore di overdose. Eppure vivere non fa meno male.

Venezia 76: intervista a Adriano Giannini e Micaela Ramazzotti per Vivere

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In occasione della presentazione Fuori Concorso a Venezia 76 di Vivere di Francesca Archibugi, ecco l’intervista ai protagonisti Adriano Giannini e Micaela Ramazzotti.

Il termine ‘famiglia’ proviene dal latino familia: gruppo di servi e schiavi patrimonio del capo della casa. Secoli dopo, il nostro Pater familias è Luca Attorre, giornalista freelance, confezionatore di articoli di colore che piazza a stento sui giornali. In una periferia decorosa fatta di villette a schiera, non riesce a mantenere Susi, ballerina ridotta a insegnare danza a signore sovrappeso e Lucilla, la loro bimba di sei anni, quieta e fantasiosa, ma affetta da asma bronchiale severa. Li soccorre economicamente Pierpaolo, il figlio diciassettenne di Luca, avuto da una precedente relazione. Il ragazzo vive in un villino liberty con la madre e il nonno, importante avvocato di celebri processi legati alla politica e che fattura svariati milioni di euro all’anno. Dentro una Roma magnifica e incomprensibile, materna e matrigna, casca nel mezzo Mary Ann, irlandese molto cattolica e studentessa di storia dell’arte, ragazza alla pari per la piccola Lucilla. Nel fondersi con gli Attorre, in un anno di permanenza denso di legami di amicizia e d’amore, leciti e illeciti, Mary Ann scopre che nell’Italia che aveva studiato e idealizzato il bene e il male hanno confini negoziabili.

COMMENTO DELLA REGISTA

La mia ambizione è annullare la macchina da presa: la storia deve sembrare raccontata da sé stessa. Incalzato da una televisione di qualità sempre maggiore, sembra che il cinema, per avere la legittimità di esistere, debba magnificare la grandezza dello schermo con immagini extra-ordinarie. Sempre più raramente si vedono film di grandiosa semplicità, che sprigionino la complessità dell’esistenza senza averne l’aria. Con un po’ di testardaggine difendo questa idea di cinema. Nessuno rapina, nessuno ammazza, nessuno vola, nessuno muore di overdose. Eppure vivere non fa meno male.

Venezia 76: in anteprima mondiale il film concerto Roger Waters Us + Them

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Si svolgerà il prossimo 6 settembre alla 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella spettacolare sala Darsena alle 21.00, l’anteprima mondiale del film concerto Roger Waters Us + Them. Subito dopo la proiezione Rogers Waters converserà con Liv Tørres, Direttrice Nobel Peace Center di Oslo. Waters parlerà del film, della sua carriera, della sua visione politica.

Per Roger Waters Us + Them – Waters ha collaborato ancora una volta con Sean Evans, visionario regista dell’acclamato Roger Waters The Wall, per realizzare un film creativo e pionieristico, capace di ispirare con la sua musica potente un messaggio sui diritti umani, la libertà e l’amore.  Guidando lo spettatore in un intenso viaggio emotivo, il film propone canzone leggendarie dei Pink Floyd, The Dark Side of the Moon, The Wall, Animals and Wish You Were Here, così come pezzi dall’ultimo album di Waters, Is This The Life We Really Want? 

Liv Tørres è Direttrice del Nobel Peace Center di Oslo. È stata Segretario Generale del Norwegian People’s Aid, organizzazione per lo sviluppo umanitario e il disarmo che opera in oltre 40 paesi in tutto il mondo, molti dei quali in conflitto. Ricopre inoltre diverse altre cariche come consigliere politico del Norwegian Minister of Labour and Social Inclusion and manager del primo National Labour Force Survey del Dipartimento del lavoro del Sudafrica. Tørres è una voce attiva in molte aree del dibattito contemporaneo norvegese.

Dopo l’anteprima veneziana, Roger Waters Us + Them sarà proiettato nei cinema del mondo e arriverà in Italia solo dal 7 al 9 ottobre (elenco sale su nexodigital.it).

Venezia 76: in Ad Astra, Brad Pitt affronta il moderno concetto di “mascolinità”

In Concorso a Venezia 76 con Ad Astra di James Gray, Brad Pitt è la star che oggi ha catalizzato l’attenzione al Lido. L’attore, da sempre “gravato” del titolo di sex symbol, si è trovato ad affrontare, secondo quanto dichiarato in conferenza, il moderno concetto di “mascolinità”.

“Quello a cui James e io stavamo pensando era una definizione di mascolinità”, ha detto Pitt, insieme a Gray e alla co-protagonista Liv Tyler“Siamo entrambi cresciuti in un’era in cui ci è stato chiesto di essere forti… e c’è un valore in questo, ma anche una barriera perché ci viene chiesto di nascondere alcune di quelle cose di cui ti vergogni. Tutti nascondiamo e portiamo dentro un dolore e ferite personali.”

Pitt ha aggiunto: “Ci chiedevamo: ‘Esiste una migliore definizione [di mascolinità] per noi … una migliore relazione con i propri cari, con i propri figli e con noi stessi?” L’attore ha inoltre affermato che lui e Gray non hanno una “normale relazione” reciproca, visto che non molto “aperti a condividere sentimenti, fallimenti o passi falsi” in reciprocità, cosa che esula dalla definizione magari più arcaica ma anche più diffusa di mascolinità.

Pitt ha anche affermato che Ad Astra è stato “uno dei film più stimolanti su cui abbia mai lavorato”, ma non perché il film fosse ambientato nello spazio – sebbene abbia ammesso di aver “condiviso alcune storie di disagio” con George Clooney, che ha recitato in Gravity.

“La storia è così delicata e sapevamo che qualsiasi espediente avrebbe potuto cambiare il film, renderlo troppo ovvio, quindi è stato uno sforzo costante cercare di mantenere un equilibrio e raccontare questa storia in modo molto sottile e delicato” ha proseguito l’attore. “Il film mi ha ispirato come uomo, come padre, come figlio”.

Alla domanda che proietta il film verso la stagione dei premi e gli Oscar, Brad Pitt ha detto che era prima ansioso di vedere il film “uscire” e “curioso di vedere come viene accolto” perché “ha qualcosa da dire su chi siamo… sul nostro scopo”. Per poi aggiungere: “Ogni anno vedo un talento straordinario venire riconosciuto e un altro non essere riconosciuto… Quando il tuo nome viene fuori è fantastico e quando non succede, di solito viene nominato un amico, quindi sono contento”, ha detto Brad Pitt.

Di seguito le foto dal photocall di Pitt, in compagnia di Ruth Negga, James Gray e Liv Tyler:

Venezia 76: il red carpet di Chiara Ferragni

Venezia 76: il red carpet di Chiara Ferragni

Ecco le foto dal red carpet di Chiara Ferragni – Unposted, il film documentario sulla carriera e la vita della fashion blogger italiana più famosa nel mondo. Per la serata di gala, Chiara Ferragni ha scelto un abito romantico blu notte, firmato Dior.

C’è qualcosa che ancora non sappiamo su Chiara Ferragni? Questo film è un’immersione a 360° nella sua sfera pubblica e interiore: per osservare la posizione che ha conquistato nei mercati della moda e del lusso attraverso i social media, per decodificare ciò che rimane incomprensibile per il pubblico dei social e per indagare come le strategie di marketing e i metodi di intrattenimento siano cambiati nell’ultimo decennio. Ferragni è la più potente influencer della moda nel mondo secondo Forbes. È un’icona contemporanea di self made woman attenta ai diritti delle donne e ai diritti alla diversità. Rappresenta una storia di successo femminile, che continua a sedurre e conquistare milioni di fan ogni giorno, in tutto il mondo. Ma chi è la donna dietro l’immagine pubblica? Quali sono i segreti dietro alle sue imprese multimilionarie?

COMMENTO DELLA REGISTA

La rivoluzione digitale sta cambiando il modo in cui comunichiamo e i rapporti tra le persone. Le piattaforme social hanno stravolto il mondo del lavoro, del business e dell’economia: un fenomeno globale che ha ristabilito regole e abbattuto barriere.

Chiara Ferragni è stata una pioniera di questo mutamento: a trentadue anni è a capo di due aziende – una delle quali, The Blonde Salad, è diventata un case study della Business School di Harvard – e ha 17 milioni di follower.

Il film ricerca il segreto del suo successo rapido e dirompente, con uno sguardo che non vuole essere giudicante, quanto piuttosto indagatore. Chiara Ferragni è anche la persona che sta dietro al suo personaggio, con le sue fragilità e le sue radici. Proprio queste contribuiscono a spiegare il suo successo in un mondo, quello dei social, che non ha leggi, ma è universale e può offrire una chiave di lettura del nostro presente e del nostro futuro.

Venezia 76: il programma di Venezia Classici

Venezia 76: il programma di Venezia Classici

Sarà la regista e sceneggiatrice Costanza Quatriglio (Sembra mio figlio, Terramatta, Con il fiato sospeso) a presiedere la Giuria di studenti di cinema che – per l’ottavo anno – assegnerà i PREMI VENEZIA CLASSICI per i rispettivi concorsi, MIGLIOR FILM RESTAURATO e MIGLIOR DOCUMENTARIO SUL CINEMA.

La 76. Mostra del Cinema di Venezia si terrà al Lido dal 28 agosto al 7 settembre 2019, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

Venezia Classici è la sezione che dal 2012 presenta alla Mostra in anteprima mondiale, con crescente successo, una selezione dei migliori restauri di film classici realizzati nel corso dell’ultimo anno da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo. Curata da Alberto Barbera con la collaborazione di Stefano Francia di Celle, Venezia Classici presenta inoltre una selezione di documentari sul cinema e i suoi autori. La Giuria presieduta da Costanza Quatriglio è composta da 22 studenti, ognuno indicato dai docenti dei diversi corsi di cinema delle università italiane, dei DAMS e della veneziana Ca’ Foscari.

Tra i restauri di Venezia Classici, si vedranno ad esempio al Lido: Lo sceicco bianco di Federico Fellini, che ebbe la première alla Mostra di Venezia del 1952, oggi presentato in vista del centenario della nascita del regista nel 2020; un “doppio” Bernardo Bertolucci con La commare secca, esordio del regista alla Mostra del 1962, e Strategia del ragno, presentato alla Mostra del 1970; il sorprendente esordio di Giuliano Montaldo, Tiro al piccione, che ebbe la sua prima alla Mostra del 1961; un grande film da riscoprire prodotto dalla Rai, Maria Zef (1981) di Vittorio Cottafavi; il capolavoro di Manoel de Oliveira, Francisca (1981); Out of the Blue (1980) di Dennis Hopper; New York, New York (1977) di Martin Scorsese, in una nuova copia 35mm appositamente stampata per la Mostra in occasione del 100° anniversario della United Artists. Al termine della proiezione di quest’ultimo film, seguirà una master class del celebre produttore Irvin Winkler (Toro Scatenato; Quei bravi ragazzi; New York, New York, i cinque film della serie di Rocky).

 

Questo l’elenco completo dei restauri di Venezia Classici selezionati per la 76. Mostra:

 

VENEZIA CLASSICI

 

THE INCREDIBLE SHRINKING MAN [RADIAZIONI BX: DISTRUZIONE UOMO]

di JACK ARNOLD (USA, 1957, 81’, B/N)

restauro: Universal Pictures

 

LA COMMARE SECCA (THE GRIM REAPER)

di BERNARDO BERTOLUCCI (Italia, 1962, 92’, B/N)

restauro: CSC-Cineteca Nazionale in collaborazione con RTI-Mediaset

 

STRATEGIA DEL RAGNO (THE SPIDER’S STRATAGEM)

di BERNARDO BERTOLUCCI (Italia,1970, 110’, Colore)

restauro: Fondazione Cineteca di Bologna e Massimo Sordella in collaborazione con Compass Film

 

ENSAYO DE UN CRIMEN (THE CRIMINAL LIFE OF ARCHIBALDO DE LA CRUZ) [ESTASI DI UN DELITTO]

di LUIS BUÑUEL (Messico, 1955, 92’, B/N)

restauro: Cineteca Nacional México in collaborazione con Sindicato de Trajadores de la Producción Cinematográfica

 

LE PASSAGE DU RHIN (THE CROSSING OF THE RHINE) [IL PASSAGGIO DEL RENO]

di ANDRÉ CAYATTE (Francia, Germania, Italia, 1960, 125’, B/N)

restauro: Gaumont

 

MARIA ZEF

di VITTORIO COTTAFAVI (Italia, 1981, 122’, Colore)

restauro: Rai Teche in collaborazione con Cineteca del Friuli, Fuori Orario (Rai3) e Museo Nazionale del Cinema di Torino

 

CRASH

di DAVID CRONENBERG (Canada, 1996, 100’, Colore)

restauro: Recorded Picture Company e Turbine Media Group (supervisione del restauro di David Cronenberg e del direttore della fotografia Peter Suschitzky)

 

FRANCISCA

di MANOEL DE OLIVEIRA (Portogallo, 1981, 167’, Colore)

restauro: Cinemateca Portuguesa – Museu do Cinema

 

Khaneh siah ast (the house is black)

di FOROUGH FARROKHZAD (Iran, 1962, 21’, B/N)

restauro: Fondazione Cineteca di Bologna e Ecran Noir productions, in collaborazione con Ebrahim Golestan. Con il sostegno di Genoma Films e Mahrokh Eshaghian.

 

LO SCEICCO BIANCO (THE WHITE SHEIK)

di FEDERICO FELLINI (Italia, 1952, 86’, B/N)

restauro: Fondazione Cineteca di Bologna nell’ambito del progetto “Fellini 100” in collaborazione con RTI-Mediaset e Infinity

 

SODRÁSBAN (CURRENT) [NELLA CORRENTE]

di ISTVÁN GAÁL (Ungheria, 1963, 85’, B/N)

restauro: Hungarian National Film Fund – Film Archive

 

Tappe-Haye Marlik (The Hills of Marlik)

di EBRAHIM GOLESTAN (Iran, 1964, 15’, Colore)

restauro: Ecran Noir productions e Fondazione Cineteca di Bologna in collaborazione con Ebrahim Golestan e il National Film Archive of Iran. Con il sostegno di Mahrokh Eshaghian e Genoma Films

 

LA MUERTE DE UN BURÒCRATA (DEATH OF A BUREAUCRAT) [LA MORTE DI UN BUROCRATE]

di TOMÁS GUTIÉRREZ ALEA (Cuba, 1966, 85’, B/N)

restauro: Academy of Motion Picture Arts and Sciences (Archive) e Cinemateca de Cuba

 

OUT OF THE BLUE

di DENNIS HOPPER (Canada, USA, 1980, 94’, Colore)

restauro: Discovery Productions (John Alan Simon e Elizabeth Karr)

 

EXTASE (ECSTASY) [ESTASI]

di GUSTAV MACHATÝ (Cecoslovacchia, 1932, 87’, B/N)

restauro: Národní filmový archiv (Cineteca di Praga) con il sostegno di Milada Kučerová e Eduard Kučera e la collaborazione di Film Servis Festival Karlovy Vary

 

MAURI

di MERATA MITA (Nuova Zelanda, 1988, 100’, Colore)

restauro: New Zealand Film Commission

 

TIRO AL PICCIONE (PIGEON SHOOT)

di GIULIANO MONTALDO (Italia, 1961, 115’, B/N)

restauro: CSC-Cineteca Nazionale in collaborazione con Surf Film

 

NEW YORK, NEW YORK

di MARTIN SCORSESE (USA, 1977, 163’, Colore)

Nuova copia 35mm realizzata da Metro Goldwyn Mayer (MGM), in occasione del 100° anniversario della United Artists

 

KALINA KRASNAYA (THE RED SNOWBALL TREE) [VIBURNO ROSSO]

di VASILIY SHUKSHIN (URSS, 1973, 107’, Colore)

restauro: Mosfilm Cinema Concern (produttore del restauro Karen Shakhnazarov)

 

WAY OF A GAUCHO [IL GRANDE GAUCHO]

di JACQUES TOURNEUR (USA, 1952, 91’, Colore )

restauro: Twentieth Century Fox e The Film Foundation

 

A completamento della sezione Venezia Classici, verrà presentata una selezione di documentari sul cinema e i suoi autori. L’elenco completo della sezione sarà reso noto nel corso della conferenza stampa di presentazione del programma della Mostra di Venezia, che si terrà a Roma domani giovedì 25 luglio alle ore 11.00 (Cinema Moderno).

Venezia 76: il primo giorno è all’insegna di Kore-eda Hirokazu

Venezia 76: il primo giorno è all’insegna di Kore-eda Hirokazu

Sarà Kore-eda Hirokazu ad aprire Venezia 76, con il suo primo film europeo, La vérité (The Truth). In controtendenza con le passate edizioni sotto l’egida di Alberto Barbera, la Mostra non sceglie un titolo americano ma dà spazio a uno degli ultimi vincitori della Palma d’Oro (nel 2018 con Un affare di famiglia), per incantare, emozionare ed intrattenere il Lido nel giorno di apertura.

La vérité (The Truth), diretto da Kore-eda Hirokazu (Un affare di famiglia; The Third Murder; Like Father, Like Son), è interpretato da Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke. Il film farà parte del Concorso ufficiale e quindi è candidato ai Leoni che verranno assegnati a fine festival, nella serata del 7 settembre prossimo.

“Apprendo con gioia immensa  – ha dichiarato il regista Kore-eda Hirokazu all’annucnio che il suo film avrebbe aperto Venezia 76 – che il mio nuovo film La vérité è stato selezionato in apertura del concorso della Mostra di Venezia. Sono estremamente onorato. Desidero esprimere la mia sincera gratitudine a tutto lo staff della Mostra. Le riprese si sono svolte lo scorso autunno a Parigi in dieci settimane. Come già è stato ufficialmente annunciato, il cast è prestigioso, e il film racconta una piccola storia di famiglia che si sviluppa principalmente in una casa. È all’interno di questo piccolo universo che ho provato a far vivere i miei personaggi con le loro menzogne, orgogli, rimpianti, tristezze, gioie e riconciliazioni. Spero sinceramente che il film vi piaccia”.

Venezia 76: i film che potrebbero arrivare al Lido

Venezia 76: i film che potrebbero arrivare al Lido

A meno di un mese dalla conferenza stampa ufficiale di presentazione di Venezia 76, Deadline ha pubblicato una lista di titoli che potrebbero arrivare al Lido per la Mostra Internazionale d’arte cinematografica (in programma dal 28 agosto al 7 settembre).

Tra questi spiccano sicuramente Joker, il cinecomic con Joaquin Phoenix, Ad Astra di James Gray con Brad Pitt, il biopic Judy con Renée Zellweger e Fonzo, la pellicola su Al Capone con Tom Hardy.

Di seguito trovate tutti i papabili di quest’anno:

Joker

joaquin phoenix

Joker è il nuovo film diretto da Todd Phillips (Una notte da leoni) che riporta sul grande schermo il clown principe del crimine dopo vari adattamenti. Protagonista del cinecomic Joaquin Phoenix al fianco di Zazie BeetzFrances ConroyBrett CullenDante Pereira-OlsonDouglas Hodge e Josh Pais.

Contrariamente alle altre apparizioni del personaggio nei Batman di Tim Burton, nella trilogia del Cavaliero Oscuro di Christopher Nolan e in Suicide SquadJoker sarà ambientato nel 1980 e racconterà l’evoluzione di un uomo ordinario e la sua trasformazione nel criminale che tutti conosciamo.

Il film ruota attorno all’iconico arcinemico di Batman ed è una storia originale e autonoma mai vista sul grande schermo. L’esplorazione di Arthur Fleck, un uomo trascurato dalla società, non sarà solo lo studio di un personaggio grintoso, ma anche il racconto di un tema molto più ampio.

About Endlessness

Potrebbe tornare al Lido dopo il Leone d’oro del 2014 assegnato a Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza lo svedese Roy Andersson, con la sua nuova opera intitolata About Endlessness.

Il film è stato descritto come una sovrapposizione poetica di quadri che catturano momenti diversi della vita, alcuni con personaggi noti come Adolf Hitler, altri con figure generali come una direttrice marketing, una donna che ama lo champagne e un prete. La narrazione verrà guidata dalla voce di una donna, che racconterà la storia dell’umanità invitando gli spettatori a riflettere sulla preziosità e la bellezza della nostra esistenza.

Ad Astra

Atteso a Venezia anche Ad Astra, il nuovo film diretto da James Gray (I padroni della notte, C’era una volta a New York), che racconta la storia di Roy McBride, un ingegnere spaziale e astronauta leggermente autistico, e del suo viaggio senza ritorno alla volta di Nettuno: il suo scopo è capire perché suo padre abbia tempo addietro fallito una missione per trovare segni di vita intelligente.

Nel cast Brad Pitt, Tommy Lee Jones, Liv Tyler, Donald Sutherland e Ruth Negga.

Against All Enemies

Il thriller politico Against All Enemies, diretto da Benedict Andrews (Una) e sceneggiato da Joe Shrapnel e Anna Waterhouse, figura tra i candidati per il concorso di Venezia 76 e vede protagonisti Kristen Stewart, Jack O’Connell, Anthony Mackie, Margaret Qualley, Colm Meaney, Zazie Beetz e Vince Vaughn.

Un cast d’eccellenza per questo intrigante film che racconta l’attacco all’attrice Jean Seberg lanciato dal programma di sorveglianza dell’F.B.I. COINTELPRO a causa del suo legame con Hakim Jamal.

The Pope

Diretto da Fernando Meirelles e basato sulla sceneggiatura di Anthony McCarten, The Pope vede protagonisti Jonathan Pryce e Anthony Hopkins rispettivamente nei panni di Papa Francesco e Benedetto XVI, gli ultimi due pontefici della chiesa cattolica.

Il film è stato prodotto da Netflix e arriverà sulla piattaforma streaming il prossimo anno.

The Aerounauts

Tratto da una storia vera, The Aeronauts è il film diretto da Tom Harper con il premio oscar Eddie Redmayne che ritrova Felicity Jones dopo La teoria del Tutto insieme a Phoebe Fox, Himesh Patel, Vincent Perez e Anne Reid.

La vicenda segue la pilota Amelia Wren e lo scienziato James Glaisher durante un viaggio in mongolfiera dove si ritroveranno a lottare per la sopravvivenza.

Fonzo

Scritto e diretto da Josh Trank (Fantastici 4, Chronicle), Fonzo porta sullo schermo il personaggio di Al Capone e gli eventi che seguirono la sua condanna a unidici anni di carcere federale.

Protagonista assoluto Tom Hardy, qui all’ennesima prova di trasformazione fisica.

Bad Education

Cast di stelle anche per Bad Education, il dramma diretto da Cory Finley e scritto da Mike Makowsky che vede protagonisti Hugh Jackman, Allison Janney, Ray Romano, Geraldine Viswanathan, Alex Wolff, Kayli Carter e Rafael Casal.

Il film è basato su eventi di vita reale accaduti durante gli anni del liceo dello stesso Makowsky.

Ema

Potrebbe tornare al Lido anche Pablo Larrain, presente due edizioni fa con Jackie. Stavolta il regista cileno si presenterebbe con Ema, film drammatico sceneggiato da Guillermo Calderón e Alejandro Moreno con Gael Garcia Bernal, Mariana Di Girolamo, Cristian Suares, Paola Giannini e Santiago Cabrera.

Bernal interpreterà il coreografo di una compagnia di danza mentre laDi Girolamo – al suo debutto cinematografico – vestirà i panni di sua moglie, un’insegnante di ballo. Tutto ruoterà intorno alle conseguenze di un’adozione andata male mentre questa famiglia va in pezzi.

The Irishman

Prendete uno dei più grandi registi della storia del cinema, Martin Scorsese, e due attori, Robert De Niro e Joe Pesci, che insieme a lui hanno creato capolavori come Toro scatenato, Quei bravi ragazzi e Casino. Aggiungete altri due premi Oscar come Al Pacino, alla sua prima collaborazione con Scorsese, e lo sceneggiatore Steven Zaillan (Schindler’s List, Gangs of New York e L’arte di vincere). Avrete alcuni degli ingredienti che hanno fatto di THE IRISHMAN il titolo più ambìto del Marché di Cannes.

Non poteva essere altrimenti, per un progetto da 100 milioni di dollari che già si annuncia come un nuovo capolavoro del “gangster movie”: per Scorsese, un nuovo affresco sulla criminalità americana, tratto dal romanzo L’Irlandese: Ho ucciso Jimmy Hoffa di Charles Brandt.

The King

Adattamento cinematografico di diverse opere teatrali dell’Henriad shakespeariano, The King è il nuovo film diretto da David Michôd (The Rover) da una sceneggiatura di Joel Edgerton e Michôd stesso. Protagonisti sullo schermo Timothée Chalamet, Robert Pattinson, Ben Mendelsohn, Sean Harris e Thomasin McKenzie.

An officer and a spy

ZURICH, SWITZERLAND – OCTOBER 02: Roman Polanski attends the ‘D’apres une histoire vraie’ premiere at the 13th Zurich Film Festival on October 2, 2017 in Zurich, Switzerland. The Zurich Film Festival 2017 will take place from September 28 until October 8. (Photo by Andreas Rentz/Getty Images)

An Officer and a Spy è il titolo del nuovo lavoro di Roman Polanski, altro nome molto atteso al Lido, che dirige la moglie Emmanuelle Seigner insieme a Jean Dujardin, Louis Garrel, Mathieu Amalric e Melvil Poupaud.

La storia del film si rifà all’affare Dreyfus: nel dicembre del 1894 il capitano Alfred Dreyfus viene accusato di tradimento dall’esercito francese di cui faceva parte e condannato dalla corte marziale a scontare la pena nell’Isola del Diavolo.

Jojo Rabbit

Dal regista di Thor: Ragnarok arriva Jojo Rabbit (attualmente in post-produzione), adattamento cinematografico del romanzo di Christine Leunens e satira sul Adolf Hitler.

Ambientato durante la seconda guerra mondiale, il film è la storia di un giovane soldato nell’esercito di Hitler che scopre che sua madre sta nascondendo un bambino ebreo in casa. Nel cast del film compaiono lo stesso Taika Waititi, Sam RockwellRebel Wilson e Scarlett Johansson.

The Laundromat

Pioggia di stelle anche in The Laundromat di Steven Soderbergh, che vede nel cast Meryl Streep, Gary Oldman e Antonio Banderas.

Il film segue un gruppo di giornalisti che lavora per riesumare 11,5 milioni di file collegando le figure politiche più potenti del mondo a conti bancari segreti usati per evitare le tasse.

The Last Thing He Wanted

Dopo l’acclamato Mudbound la regista americana Dee Rees torna dietro la macchina da presa con il thriller intitolato The Last Thing He Wanted e basato sull’omonimo libro di Joan Didion. Nel cast Anne Hathaway, Willem Dafoe, Ben Affleck, Toby Jones e Rosie Perez.

La storia segue Elena McMahon, una giornalista del Washington Post che lascia la copertura delle primarie presidenziali del 1984 per prendersi cura di suo padre dopo la morte della madre. Grazie ad una girandola di eventi la donna diventa una trafficante d’armi per il governo degli Stati Uniti in America Centrale.

Judy

Renée Zellweger è la protagonista del biopic dedicato a Judy Garland e diretto da Rupert Goold che ripercorre gli ultimi anni di vita della cantante americana.

Nell’inverno del 1968 la leggenda dello showbiz Judy Garland arriva nella Swinging London per esibirsi alla Talk of the Town. Sono passati trent’anni dalla sua interpretazione ne Il mago di Oz. La sua voce è debole ma la sua intensità drammatica è cresciuta. Mentre si prepara per lo show, tra management, affascinati musicisti, amici e fan adoranti, il suo calore svanisce. Quando Mickey Deans, il suo futuro marito cinquantenne, comincia a corteggiarla, tutti i suoi sogni di una storia romantica non sembrano svanire. Judy è fragile. Dopo aver lavorato per 45 anni, all’età di 47 anni è esausta: i ricordi di un’infanzia perduta per Hollywood e il desiderio di tornare a casa dai suoi bambini la tormentano. Avrà la forza di superare tutto?

Fonte: Deadline

Venezia 76: Hirokazu Kore-eda apre il Concorso con Le verità

Venezia 76: Hirokazu Kore-eda apre il Concorso con Le verità

Lo abbiamo visto in sala con il bellissimo Un affare di Famiglia, vincitore della Palma d’Oro a Cannes 2018 e arrivato in sala a settembre dello stesso anno, adesso Hirokazu Kore-eda apre il concorso di Venezia 76 con il suo ultimo film, l’esordio in una produzione non giapponese, Le verità (Le verite), con Catherine Deneuve, Juliette Binoche e Ethan Hawke.

A quanto dichiarato dallo stesso regista, la scelta di questo film come esordio fuori dai confini domestici è stata casuale, in quanto è dal 2011 che Juliette Binoche lo ha invitato a collaborare con lei e il testo teatrale da cui è tratto il film è stato il prescelto per attuare questa collaborazione.

Per Juliette Binoche “girare con Kore-eda era un sogno, sono 14 anni che aspetto di stare in un film con lui. Sono stata felicissima di incontrarlo e lavorare con lui, è stata la realizzazione di tutti i miei sogni. Poi per me Catherine è il simbolo della femminilità, ero piccolissima quando mi innamorai di lei. Con questo film ho realizzato i miei sogni più remoti e lontani. Per me è una consacrazione viva e preziosa.”

E Catherine Deneuve ha ricambiato la curiosità e il desiderio di lavorare con la collega: “Anche io ho sempre voluto lavorare con Juliette ma non ci eravamo mai incontrate prima. Questa occasione è stata una grossa sorpresa.”

Come molti dei film del maestro Kore-eda, anche Le verità parla di famiglia, insolita, disfunzionale, traumatizzata e sgangherata, ma non per questo meno affettuosa verso i suoi membri. Per Kore-eda però si tratta più di una storia di due donne che di quella di una famiglia: “L’elemento family drama è presente e importante, ma in questo film in realtà volevo raccontare una storia tra madre e figlia, che non trovano una risposta ai loro problemi, e che mantengono una loro esistenza accettandosi a vicenda. È una storia di due donne, e intorno a loro si muovono altre donne e degli uomini, non per forza legati dal sangue, e così che si crea una magia, ma anche la bugia di questi stessi rapporti. E così si evolve la mia storia, ed è esattamente questo che volevo raccontare.”

Venezia 76: Gabriele Salvatores presenta Tutto il mio folle amore

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Gabriele Salvatores ha presentato a Venezia 76 il suo ultimo film, Tutto il mio folle amore, nella sezione Fuori Concorso. Il regista ha partecipato alla conferenza stampa del film in compagnia dei protagonisti Claudio Santamaria, Valeria Golino e l’esordiente Giulio Pranno.

Sono passati sedici anni dal giorno in cui Vincent è nato e non sono stati anni facili per nessuno. Né per Vincent, immerso in un mondo tutto suo, né per sua madre Elena e per il suo compagno Mario, che lo ha adottato. Willi, che voleva fare il cantante, senza orario e senza bandiera, è il padre naturale del ragazzo; una sera qualsiasi trova finalmente il coraggio di andare a conoscere quel figlio che non ha mai visto e scopre che non è come se lo immaginava. Non può sapere che quel piccolo gesto di responsabilità è solo l’inizio di una grande avventura, che porterà padre e figlio ad avvicinarsi, conoscersi e volersi bene, durante un viaggio in cui avranno modo di scoprirsi a vicenda, fuori dagli schemi, in maniera istintiva. E anche Elena e Mario, che si sono messi all’inseguimento del figlio, riusciranno a dirsi quello che, forse, non si erano mai detti.

Salvatores ha effettuato le riprese a Triste, per la terza volta consecutiva: “Sono nato a Napoli e la prima volta che sono andato a Trieste ho pensato che somigliasse molto a Napoli. Ha molte più cose in comune con la mia città di quello che si può immaginare, ma per questo film avevamo anche bisogno di un confine e in Italia l’unico confine che abbiamo è ad est, verso la Croazia. Poi i Balcani hanno in comune con Napoli una malinconia e una visione fatalista della vita che mi piacevano molto. Trieste è l’unica città dove vorrei trasferirmi, se non stessi benissimo dove sono a Milano.”

Il film è un road movie, genere che Salvatores ha dimostrato di apprezzare: “Non è importante la meta, ma il viaggio, nel viaggio siamo tutti più indifesi, aperti e vulnerabili, ed è per quello che mi piace. non so se tornerò a fare film di viaggi, ci sono anche viaggi interiori che sono meno faticosi ma non meno impegnativi.”

Giulio Pranno è il giovane protagonista del film, e Gabriele Salvatores è arrivato a lui attraverso un metodo insolito: “Non avevo mai visto all’opera Pranno, e devo ringraziare Francesco Vedovati. Ha deciso di andare al centro sperimentale e di vedere quali studenti non avevano superato l’ultimo esame, tra questi c’era lui che aveva rinunciato del tutto a fare l’attore. Lui aveva una grande predisposizione e poi, visto che per me gli attori sono autori del film, per me Giulio Pranno ha scritto il film quanto gli altri attori.”

Venezia 76: Franco Maresco e Johnny Depp per il Concorso

Venezia 76: Franco Maresco e Johnny Depp per il Concorso

Al penultimo giorno di Venezia 76, sono due i film presentati in concorso. Da una parte sfila quest’oggi l’ultimo italiano in gara, Franco Maresco, che presenta La mafia non è più quella di una volta. Con lui c’è il colombiano Ciro Guerra, che invece presenta Waiting for the barbarians, con Johnny Depp e Mark Rylance.

La mafia non è più quella di una volta

Nel 2017, a 25 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, Franco Maresco decide di realizzare un nuovo film. Per farlo, trova impulso in un suo recente lavoro dedicato a Letizia Battaglia, fotografa ottantenne che con i suoi scatti ha raccontato le guerre di mafia, definita dal New York Times una delle “undici donne che hanno segnato il nostro tempo”. Il regista sente il bisogno di affiancare a Letizia una figura proveniente dall’altra parte della barricata: Ciccio Mira, ‘mitico’ organizzatore di feste di piazza, già protagonista nel 2014 di Belluscone. Una storia siciliana.
Nei pochi anni che separano i due film, Mira sembra cambiato. Forse cerca un riscatto, come uomo e come manager, al punto da organizzare un singolare evento allo Zen di Palermo: i neomelodici per Falcone e Borsellino. Eppure le sue parole tradiscono ancora una certa nostalgia per “la mafia di una volta”. Intanto, assistendo alle celebrazioni dei martiri dell’antimafia, il disincanto di Maresco si confronta con la passione di Battaglia.

Commento del regista

Questo film è l’inevitabile seguito di Belluscone. Una storia siciliana, presentato a Venezia nel 2014. Devo ammettere che non è stato per niente facile, cinque anni dopo, tornare a raccontare una storia con dentro, ancora una volta, i cantanti neomelodici e la mafia. La mia sensazione, però, è di essermi spinto oltre rispetto al film precedente. In un territorio in cui la distinzione tra bene e male, tra mafia e antimafia, si è azzerata e tutto, ormai, è precipitato in uno spettacolo senza fine e senza alcun senso.

Waiting for the barbarians

Un magistrato, amministratore di un isolato avamposto di frontiera al confine di un impero senza nome, aspetta con impazienza la tranquillità della pensione, fino all’arrivo del colonnello Joll. Incaricato di riferire sulle attività dei barbari e sulla sicurezza al confine, Joll conduce una serie di spietati interrogatori. Il trattamento dei barbari per mano del colonnello e la tortura di una giovane donna barbara spingono il magistrato a una crisi di coscienza che lo porterà a compiere un atto di ribellione donchisciottesco.

Commento del regista

Quando abbiamo incominciato a lavorare all’adattamento del romanzo di J. M. Coetzee, pensavo che la vicenda fosse ambientata in un mondo e in un’epoca lontani. Tuttavia, mentre le riprese del film procedevano, la distanza nel tempo e nello spazio si è ridotta sempre più. Ora che abbiamo concluso, la trama si è trasformata in una storia sulla contemporaneità.

Venezia 76: ecco le giurie internazionali

Nella Giuria internazionale del Concorso di Venezia 76, la regista canadese Mary Harron, già invitata nella Giuria Orizzonti, subentra alla regista australiana Jennifer Kent, impossibilitata a venire a Venezia. Nella Giuria di Orizzonti, subentra a Mary Harron il regista uruguayano Álvaro Brechner. Questa la composizione definitiva delle Giurie della 76. Mostra:

Venezia 76

  • Lucrecia MartelPresidente (Argentina), regista
  • Piers Handling (Canada), storico e critico
  • Mary Harron (Canada), regista
  • Stacy Martin (UK), attrice
  • Rodrigo Prieto (Messico), direttore della fotografia
  • Tsukamoto Shinya (Giappone), regista
  • Paolo Virzì (Italia), regista

Orizzonti

  • Susanna NicchiarelliPresidente (Italia), regista
  • Mark Adams (UK), direttore artistico
  • Rachid Bouchareb (Francia), regista
  • Álvaro Brechner (Uruguay), regista
  • Eva Sangiorgi (Italia), direttore artistico

Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”

  • Emir KusturicaPresidente (Serbia), regista
  • Antonietta De Lillo (Italia), regista
  • Terence Nance (Usa), regista
  • Hend Sabry (Tunisia), attrice
  • Michael J. Werner (Hong Kong – Usa), produttore

Venice Virtual Reality

  • Laurie AndersonPresidente (USA), compositrice, artista, regista
  • Francesco Carrozzini (Italia), fotografo
  • Alysha Naples (Italia), designer

Venezia Classici

Costanza Quatriglio (Italia), regista

Venezia 76: è il giorno del Joker di Joaquin Phoenix

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Venezia 76: è il giorno del Joker di Joaquin Phoenix

Dopo tanta attesa, aspettative, congetture e domande, è arrivato a Venezia 76 il giorno di Joker. Una storia di origine, un dramma metropolitano, l’ascesa di uno dei più grandi cattivi della cultura pop e del fumetto, si sono sprecate le definizioni intorno a questo progetto, nato nella tempesta degli studi della Warner Bros, e adesso Todd Phillips e il suo protagonista, Joaquin Phoenix, hanno la possibilità di mostrarlo al mondo.

Ma non è solo la giornata di Joker, perché oggi, il Concorso ufficiale prevede anche la presentazione di Ema, di Pablo Larrian, il regista cileno che aveva presentato al Lido, appena due anni fa, Jackie.

Il Fuori Concorso prevede invece la presentazione di Adults in the room, il nuovo film di Costa-Gavras, al quale verrà assegnato il premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker.