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Venezia 77: Anna Foglietta presenterà l’apertura e la chiusura

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Venezia 77: Anna Foglietta presenterà l’apertura e la chiusura

L’attrice Anna Foglietta condurrà le serate di apertura e di chiusura della 77. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2020, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia. Anna Foglietta aprirà la 77. Mostra di Venezia nella serata di mercoledì 2 settembre 2020, sul palco della Sala Grande (Palazzo del Cinema al Lido) in occasione della cerimonia di inaugurazione, e guiderà la cerimonia di chiusura il 12 settembre, in occasione della quale saranno annunciati i Leoni e gli altri premi ufficiali della 77. Mostra. Anna Foglietta muove i suoi primi passi nella recitazione già al liceo, che rappresenta solo l’inizio di un percorso che passa attraverso la pubblicità, il teatro, la televisione e approda infine al cinema. Arriva alla sua prima esperienza televisiva con La Squadra in cui rimane per quattro anni e a cui seguono due stagioni di Distretto di Polizia. Il primo film per il cinema è Sfiorati di Angelo Orlando e nel 2008 Solo un padre di Luca Lucini. Con il ruolo di Eva in Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno ottiene la candidatura ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento riceve il premio come miglior attrice di commedia per il 2011. Lavora con i fratelli Vanzina in Ex-Amici come prima (2011) e in Mai stati uniti (2013), con Neri Parenti in Colpi di fulmine nel 2012. Per quest’ultimo vince il Cine Ciak d’Oro come miglior attrice comica e le Chiavi d’Oro per gli incassi.

Anna Foglietta 2020Ritorna in televisione con L’oro di Scampia e con Ragion di Stato di Marco Pontecorvo, mentre al cinema, nel 2014, è tra i protagonisti di Confusi e felici di Massimiliano Bruno. Nello stesso anno dà sfoggio delle sue qualità da conduttrice presentando al fianco di Paolo Ruffini il premio David di Donatello.  Nel 2015 è la protagonista femminile del terzo film da regista di Edoardo Leo dal titolo Noi e la Giulia in un ruolo che le vale la nomination ai David di Donatello. Il 2015 è anche l’anno in cui gira il fortunatissimo e pluri-premiato film per la regia di Paolo Genovese (col quale Anna aveva già lavorato nel 2014 in Tutta colpa di Freud) Perfetti sconosciuti, dove è una delle protagoniste femminili: vince il Nastro d’argento speciale e riceve un’altra nomination ai David di Donatello.

Nel 2016, è protagonista della serie tv Rai tratta dall’omonimo film La mafia uccide solo d’estate. Dato il successo della serie in onda su Rai 1, prende parte anche alla seconda stagione, in onda nel 2018. Nello stesso anno la vediamo protagonista nel film Che vuoi che sia, subito dopo il quale gira altri due film sempre da protagonista: Il contagio presentato alla 74esima Mostra di Venezia e Il premio per la regia di Alessandro Gassman. Diretta nuovamente da Alessandro Gassman, il 2016 è l’anno in cui si impegna in teatro nel difficile ruolo della poetessa Alda Merini all’interno dello spettacolo La pazza della porta accanto, fortunato spettacolo che le è valso il Premio Maschere d’oro del teatro 2016.

Il 2018 la vede impegnata nelle riprese di due fortunate opere prime molto diverse tra di loro: la prima è una commedia girata a Milano di Laura Chiossone, Genitori quasi perfetti, la seconda un dramma ambientato a Napoli, Un giorno all’improvviso di Ciro D’Emilio, presentato alla 75esima Mostra di Venezia nella sezione Orizzonti, per il quale ha vinto il Nastro d’argento come miglior attrice protagonista. Durante la stagione 2018/2019 è nuovamente protagonista a teatro nello spettacolo Bella Figura di Yazmina Reza diretto da Roberto Andò, e del toccante monologo Una guerra, scritto da Michele Santeramo. Nel 2019, in occasione della 69esima edizione del Festival di Sanremo firmata da Claudio Baglioni, Anna conduce, insieme a Rocco Papaleo il DopoFestival. Lo stesso anno porta sul piccolo schermo per Rai 1 un’altra grande figura femminile, interpretando Nilde Iotti in Storia di Nilde, che raccoglie numerosi consensi raggiungendo il 16.2% di share.

Nel 2020 è interprete di due commedie cinematografiche: la prima è DNA – Decisamente Non Adatti, con la regia di Lillo e Greg, che a causa dell’emergenza COVID-19 debutta in streaming anziché nei cinema. Proprio per la sua singolare interpretazione che la vede interprete di tutte le protagoniste femminili di questo film, riceve una la candidatura ai Nastri D’Argento 2020 come migliore attrice di una commedia. La seconda è l’atteso film di Carlo Verdone Si vive una volta sola all’interno del quale recita insieme a Max Tortora, Rocco Papaleo e lo stesso Verdone. L’uscita del film è stata sospesa a causa dell’emergenza COVID-19. Anna Foglietta è impegnata attivamente nel sociale con la onlus Every Child Is My Child, di cui è presidente, e che recentemente ha collaborato con Banco Alimentare durante l’emergenza COVID-19 a sostegno dei bambini e delle famiglie più deboli. Di prossima uscita il film di genere e opera prima Il talento del calabrone, all’interno del quale Anna è protagonista femminile al fianco di Sergio Castellitto.

Venezia 77: Ann Hui e Tilda Swinton Leoni d’Oro alla carriera

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Venezia 77: Ann Hui e Tilda Swinton Leoni d’Oro alla carriera

La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia, che ha fatto propria la proposta del Direttore della Mostra Alberto Barbera.

Ann Hui nell’accettare la proposta ha dichiarato: “Sono davvero felice di ricevere questa notizia e sono onorata per il premio! Sono così felice che non riesco a trovare le parole. Spero solo che nel mondo tutto volga presto per il meglio e che ognuno possa sentirsi di nuovo felice come io mi sento in questo momento.”

Tilda Swinton nell’accettare la proposta ha dichiarato: “Porto nel cuore questo grande festival da tre decenni: è con grande umiltà che ricevo questo riconoscimento. Sarà per me una vera gioia venire a Venezia, soprattutto quest’anno, per celebrare l’immortale arte del cinema e la sua ribelle capacità di sopravvivenza di fronte a tutte le sfide che il cambiamento può porre a noi tutti.”

A proposito di questi riconoscimenti, il Direttore Alberto Barbera ha dichiarato: “Ann Hui è una delle registe più apprezzate, prolifiche e versatili del continente asiatico, la cui carriera copre quattro decenni e attraversa tutti i generi cinematografici. Da subito riconosciuta come una delle figure cardine della cosiddetta Hong Kong New Wave – il movimento cinematografico che tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta rivoluzionò il cinema hongkonghese, trasformando la città cosmopolita in uno dei centri creativi più vivaci del decennio – ha diretto film di generi molto diversi, dal melodramma alla ghost story, dal film semi-autobiografico all’adattamento di importanti testi letterari, senza trascurare i drammi familiari, i film di arti marziali e il thriller. È stata anche uno dei primi registi della scena hongkonghese a unire materiale documentario al cinema di finzione. Pur prestando attenzione anche all’aspetto commerciale del cinema e riuscendo a riscuotere ampio successo di pubblico, il cinema di Ann Hui non ha mai abbandonato la prospettiva autoriale. Nel suo cinema ha sempre mostrato particolare interesse per le vicende umane e sociali, raccontando con sensibilità ma anche con la raffinatezza dell’intellettuale, storie individuali che intrecciano temi sociali importanti quali quelli dei rifugiati, degli emarginati e degli anziani. In modo pioneristico, il suo linguaggio e la sua peculiare impronta visiva non solo hanno saputo cogliere gli aspetti più specifici della città e dell’immaginario di Hong Kong ma hanno anche saputo trasporli e tradurli in una prospettiva universale”.

Prosegue Alberto Barbera: “Tilda Swinton è unanimemente riconosciuta come una delle interpreti più originali ed intense affermatesi sul finire del secolo scorso. La sua unicità riposa su una personalità esigente ed eccentrica, una versatilità fuori del comune, la capacità di passare dal cinema d’autore più radicale a grandi produzioni hollywoodiane, senza mai rinunciare al proprio inesausto bisogno di dar vita a personaggi inclassificabili. Ogni sua interpretazione è una sfida temeraria alle convenzioni, siano esse artistiche o sociali, il frutto della necessità di mettersi continuamente in gioco senza mai accontentarsi dei risultati raggiunti, e il desiderio di esplorare risvolti inediti dei comportamenti e delle emozioni umane, che la Swinton non si limita a veicolare ma di cui offre la personificazione più sorprendente e straniante. Ha lavorato con alcuni dei maggiori registi contemporanei, ma è soprattutto fedele ad alcuni autori, di cui è stata una musa più che una semplice attrice prediletta. Esemplare, ad esempio, il sodalizio con Derek Jarman, del quale interpretò tutti i film dal 1985 alla morte del regista inglese avvenuta nel 1994, e quello con Luca Guadagnino, con il quale ha realizzato quattro film, condividendone il progetto di dar vita a un cinema fuori degli schemi. In questo senso, Tilda Swinton si conferma come l’interprete per eccellenza del cinema contemporaneo, che non si accontenta della semplicità e del richiamo delle mode, ma aspira all’inosabile”.

Dopo aver studiato all’Università di Hong Kong e alla London Film School all’inizio degli anni Settanta, Ann Hui entra nella scena cinematografica di Hong Kong come assistente alla regia del maestro del cinema di arti marziali King Hu. Nel 1979 fa il suo esordio alla regia con il thriller The Secret, interpretato da Sylvia Chang e da subito viene riconosciuta come una delle figure cardine della cosiddetta Hong Kong New Wave, il movimento cinematografico di cui fanno parte tra gli altri anche John Woo, Tsui Hark e Patrick Tam. Dal suo esordio, Ann Hui ha diretto 26 film, due documentari, vari cortometraggi ed ha contribuito in qualità di produttore esecutivo ai film di Yim Ho e Xie Jin.

I suoi film sono stati selezionati da tutti i più importanti festival internazionali sin dalle prime fasi della sua carriera con la presentazione a Cannes di Boat People (1982) e Song of the Exile (1990), interpretato da Maggie Cheung.  Summer Snow (1995) e Ordinary Heroes (1999) sono stati presentati in concorso a Berlino e, successivamente, A Simple Life (2011) e The Golden Era (2014) a Venezia. Ann Hui è l’unica regista ad aver ottenuto tutti i principali premi agli Hong Kong Film Awards per ben due volte. Con Summer Snow e A Simple Life ha infatti ricevuto il premio per il miglior film, la miglior regia, il miglior attore, la miglior attrice e la miglior sceneggiatura. Oltre ad aver ricevuto per ben sei volte il premio per la miglior regia agli Hong Kong Film Awards e in vari altri festival, i riconoscimenti alle attrici protagoniste dei suoi film – tra cui Maggie Cheung, Deanie Ip (Coppa Volpi a Venezia per A Simple Life) e Tang Wei tra le altre – hanno confermato l’abilità di Ann Hui di dirigere grandi star e saper scolpire indimenticabili personaggi femminili. La sua intera carriera la conferma come una delle maggiori registe del cinema contemporaneo.

Tilda Swinton ha esordito nel cinema nel 1985 con il film Caravaggio di Derek Jarman. Da quel momento in poi i due gireranno altri sette film assieme, fino alla prematura scomparsa del regista nel 1994. Tra le loro collaborazioni si ricordano Ciò che resta dell’Inghilterra (1987), The Garden (1990), War Requiem (1989), Edoardo II (1991, Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile) e Wittgenstein (1993). Nell’Orlando (1992) di Sally Potter, basato sull’omonimo romanzo di Virginia Woolf, ottiene ampio riconoscimento internazionale per l’incomparabile interpretazione del protagonista.

Tilda Swinton ha stabilito lunghe e importanti collaborazioni con registi quali Jim Jarmusch (Solo gli amanti sopravvivono, 2013; I morti non muoiono, 2019), Joel e Ethan Coen, Lynne Ramsay (…e ora parliamo di Kevin, 2011) e Luca Guadagnino (Io sono l’amore, 2009; A Bigger Splash, 2015; Suspiria, 2018). Ha lavorato inoltre con Bong Joon Ho nei film Snowpiercer (2013) e Okja (2017), entrambi grandi successi internazionali.

Tilda Swinton ha recitato in Un disastro di ragazza (2015), commedia acclamata dalla critica, scritta da Amy Schumer e diretta da Judd Apatow; ha interpretato l’iconica Strega Bianca nella saga di Narnia e l’Antico nel blockbuster dei Marvel Studios Doctor Strange (2016). La parte in Michael Clayton (2007) di Tony Gilroy le è valsa un premio BAFTA e un premio Oscar® come miglior attrice non protagonista.

Tilda Swinton ha recentemente recitato per Wes Anderson nel film The French Dispatch – si tratta della sua quarta collaborazione col regista americano – per Joanna Hogg nel film The Souvenir: Part II e per Apichatpong Weerasethakul nel film Memoria.

Nel 2008 Tilda Swinton ha lanciato, con il co-fondatore Mark Cousins, la 8 ½ Foundation, un’iniziativa cinematografica mondiale rivolta ai bambini. Ha curato la programmazione di numerosi festival cinematografici in varie zone del mondo, nelle Highlands scozzesi, in Thailandia e a Pechino; tra i festival da lei organizzati c’è anche Pilgrimage, una sorta di cinema mobile trainato a piedi attraverso la Scozia.

Ad oggi Tilda Swinton ha prodotto i seguenti film: Derek (2008), un ritratto del regista Derek Jarman; Io sono l’amore; il progetto The Seasons in Quincy (2016) che comprende quattro ritratti dedicati all’amico John Berger (Swinton ne ha diretto uno e sceneggiato un secondo); …e ora parliamo di Kevin; Okja; la serie Women Make Film: A New Road Movie Through Cinema (2018).

Attualmente Tilda Swinton sta lavorando ai nuovi progetti di Pedro Almodóvar e George Miller.

Tilda Swinton vive nelle Highlands in Scozia ed è madre di due gemelli.

Venezia 77: a Terence Blanchard il premio Campari Passion for Film 2020

La Biennale di Venezia e Campari annunciano che è stato attribuito al trombettista e musicista jazz di fama mondiale Terence Blanchard, nominato all’Oscar, sei volte vincitore del Grammy, compositore delle colonne sonore di molti film di Spike Lee, incluso il recente Da 5 Bloods distribuito questa estate da Netflix, il premio Campari Passion for Film della 77. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2 – 12 settembre 2020).

Il premio Campari Passion for Film, istituito due anni fa alla 75. Mostra, si propone di valorizzare lo straordinario contributo che i collaboratori più stretti del regista offrono al compimento del progetto artistico rappresentato da ciascun film. Passion for Film premia a turno una di queste figure (due anni fa il montatore statunitense Bob Murawski, l’anno scorso il direttore della fotografia italiano Luca Bigazzi), non semplici artigiani ma artisti e co-autori delle opere a cui offrono il contributo del loro insostituibile talento.

La consegna del premio a Terence Blanchard avrà luogo lunedì 7 settembre alle ore 22.15 in Sala Grande (Palazzo del Cinema), prima della proiezione Fuori Concorso di One Night in Miami (Usa, 100’) di Regina King con Kingsley Ben-Adir, Eli Goree, Aldis Hodge, Leslie Odom Jr, di cui Terence Blanchard è l’autore della colonna sonora.

A proposito del riconoscimento, Alberto Barbera ha dichiarato: “Oltre a essere uno dei più importanti trombettisti jazz dei nostri tempi, Terence Blanchard è anche il più prolifico e ricercato compositore di colonne sonore per film. Fra gli oltre 40 titoli che portano la sua firma, la maggior parte dei film di Spike Lee dal 1991 in poi, da Jungle Fever a Da 5 Blood-Come fratelli. Un sodalizio tra i più longevi e significativi, che riflette l’impegno costante di Blanchard a sostegno della causa dei diritti civili in America. La sua carriera artistica è contrassegnata da vigorose dichiarazioni musicali che traggono spunto da alcune delle più dolorose tragedie della società statunitense, come la sconvolgente e ciclica epidemia di violenze armate, in particolare contro cittadini di colore. Con la colonna sonora di One Night in Miami, Blanchard aggiunge un nuovo capitolo alla possente architettura del suo contributo alla riflessione sui temi della contemporaneità, che non potrebbe essere più in sintonia con i drammatici avvenimenti ultimi mesi culminati nelle dimostrazioni all’insegna dello slogan Black Lives Matter”.

“Siamo onorati di essere parte di una manifestazione così importante come la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e di aver creato, insieme alla Direzione Artistica, il Premio ufficiale “Campari Passion for Film” – dichiara Clarice Pinto, Senior Marketing Director Campari Group – Per questa edizione abbiamo voluto esaltare il ruolo della Passione come elemento fondamentale di inspirazione per la Creatività. E quale ingrediente è in grado di esprimere meglio la passione se non la musica? Abbiamo così premiato una figura artistica di grande importanza, quella del compositore che, attraverso le proprie melodie, è in grado di regalare agli spettatori emozioni indimenticabili, accompagnando le scene più salienti di un film e scandendone il ritmo con suoni evocativi e di grande impatto, per un viaggio unico e coinvolgente”.

Su Terence Blanchard

E’ un trombettista, compositore, leader di band e cantante per la Blue Note, noto in tutto il mondo. Blanchard è nato e cresciuto a New Orleans dove ha studiato con i fratelli Marsalis presso il celebre New Orleans Center for the Creative Arts. Nel 1980 ha vinto una borsa di studio alla Rutgers University e subito ha cominciato a suonare nella Lionel Hampton Orchestra. Due anni più tardi, è succeduto a Wynton Marsalis nella leggendaria Jazz Messengers prima di formare un suo gruppo. Blanchard ha composto ed eseguito le colonne sonore della maggior parte dei film di Spike Lee, incluso Mo’ Better Blues, nel quale suonava la tromba per il personaggio interpretato da Denzel Washington. Ha ricevuto la prima nomination all’Oscar per BlacKkKlansman di Spike Lee, per il quale è stato anche nominato ai Bafta, vincendo un Grammy per un brano del film. Il suo attuale quintetto The E-Collective ha partecipato alla realizzazione della colonna sonora insieme a un’orchestra di 96 elementi. Fra i molti altri film a cui ha collaborato, Malcolm X, La 25a ora, Inside Man e When the Levees Broke di Spike Lee; Eve’s Bayou, Talk to Me, e Harriet di Kasi Lemmons; Red Tails di George Lucas e  Barbershop di Tim Story.  Per la televisione Blanchard ha scritto le musiche per la serie acclamata dalla critica Perry Mason con Matthew Rhys, con episodi diretti da Tim Van Patten, presentati per la prima volta su HBO nel giugno 2020.

Su One Night in Miami

In un’incredibile notte del 1964, il giovane Cassius Clay (Eli Goree), in seguito noto col nome di Muhammad Ali, diventa il nuovo campione dei pesi massimi al Miami Beach Convention Center. Contro ogni aspettativa, Clay sconfigge Sonny Liston con la sorpresa di tutto il mondo sportivo. Mentre una grande folla si raduna a Miami Beach per festeggiare la vittoria, Clay, che non può restare sull’isola a causa delle leggi di Jim Crow sulla segregazione razziale, trascorre la nottata all’Hampton House Motel in uno storico quartiere nero di Miami. Qui Clay celebra la vittoria assieme a tre dei suoi amici più stretti: l’attivista Malcom X (Kingsley Ben-Adir), il cantante Sam Cooke (Leslie Odom Jr.) e la star del football americano Jim Brown (Aldis Hodge). La mattina seguente, i quattro sono determinati come non mai a costruire un mondo nuovo per se stessi e per la loro comunità.

Venezia 77: a Notturno di Rosi il Green Drop Award 2020

Venezia 77: a Notturno di Rosi il Green Drop Award 2020

Al film “Notturno” di Gianfranco Rosi, in concorso alla 77a mostra del cinema di Venezia, è andato il “Green drop award” 2020 di Green Cross Italia, patrocinato dal ministero dell’Ambiente e dall’Enea. Ha ritirato il premio – la goccia di vetro di Murano realizzata dal maestro Simone Cedese che quest’anno contiene la terra di Forada, a testimonianza della catastrofe climatica che colpì il pianeta cinquantasei milioni di anni fa e monito a non ripeterla – la produttrice Donatella Palermo di Stemal Entertainment.

La cerimonia di premiazione si è svolta stamattina all’hotel Excelsior nella Sala della Fondazione dello Spettacolo, al Lido di Venezia. Sono intervenuti il presidente del Gse Francesco Vetrò, il responsabile documentari Rai Cinema Gabriele Genuino, Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologn, direttore generale ANEC Simone Gialdini, il presidente di Green Cross Italia Elio Pacilio, il direttore del Green drop award Marco Gisotti, il co-ideatore del premio Maurizio Paffetti.

“Secondo Bernard Tavernier, il primo film ad aver ripreso una catastrofe ambientale è un rullo dei fratelli Lumiere girato a Baku in Azerbaigian nel 1896, dove una torre petrolifera veniva avvolta dai suoi stessi fumi – si legge nella motivazione del premio. Nel film ‘Notturno’, in concorso alla 77a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, vediamo sullo sfondo svettare le moderne torri estrattive figlie delle stesse industrie di oltre un secolo fa. Sono solo un paesaggio, ma molte immagini del film in concorso del regista Gianfranco Rosi, insieme alla documentazione diretta del dramma personale e politico dei suoi protagonisti, compongono un’opera la cui urgenza è incarnata nei principi che da sempre ci hanno mosso nell’assegnare il Green Drop Award alla produzione cinematografica che nel corso della Mostra ‘abbia interpretato i valori dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile, con particolare attenzione alla conservazione del pianeta e dei suoi ecosistemi per le generazioni future, agli stili di vita e alla cooperazione fra i popoli’. I giovani di tutto il pianeta invocano giustizia ambientale, giustizia sociale e diritti umani non più procrastinabili. Per vincere questa sfida e aprire gli occhi servono opere come ‘Notturno’ di Gianfranco Rosi. A lui e alla coraggiosa produzione va la nostra gratitudine e per queste ragioni il Green drop award 2020 viene assegnato al film”.

“Ringrazio anche a nome di Gianfranco Rosi per questo importante premio che mette al centro l’umanità. Lo stesso fa Rosi con il suo cinema capace di avvicinarci emotivamente a delle realtà nascoste nelle pieghe della grande Storia”, ha dichiarato Donatella Palermo, produttrice del film, ritirando il Premio.

Come ha affermato lo stesso Rosi – ha osservato il presidente Pacilio -, in ‘Notturno’ è raccontata la quotidianità di chi vive lungo il confine che separa la vita dall’inferno.  Se non agiamo ora contro i cambiamenti climatici, come ci ricorda la terra di Forada contenuta nella goccia di vetro di Murano di quest’anno che abbiamo consegnato alla produttrice del film, il futuro del pianeta potrebbe essere un inferno. Non c’è un piano B: dobbiamo agire tutti ora, per un futuro più sostenibile”.

Della giuria di questa nona edizione del “Green Drop Award” hanno fatto parte, oltre a Green Cross Italia, esponenti dell’Enea, del Gse, dell’Anec e delle Film Commission.

CHE COS’E’ IL GREEN DROP AWARD

Il Green Drop Award è il premio istituito da Green Cross Italia, ONG internazionale fondata da Mikhail Gorbaciov, e assegnato durante la Mostra del Cinema di Venezia al film in gara nella selezione ufficiale del festival che rappresenta meglio i valori ambientali e della cooperazione. La prima “goccia” è stata consegnata nel 2012. Quella 2020 è la nona edizione.

L’edizione 2020 è realizzata con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e di ENEA – Ente per le nuove tecnologia, l’energia e l’ambiente – e la collaborazione della Sardegna Film Commission.

Venezia 77, oggi Never Gonna Snow Again in concorso

Venezia 77, oggi Never Gonna Snow Again in concorso

Arriva domani, lunedì 7 settembre, alla Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, in concorso nella selezione ufficiale Venezia 77, Never Gonna Snow Again, il film diretto dai visionari e pluripremiati Malgorzata Szumowska e Michal Englert e interpretato da Alec Utgoff, (attore ucraino naturalizzato inglese conosciuto a Hollywood e dintorni per vari ruoli tra cui l’ultimo nella serie TV Stranger Things) qui nei panni di un magico massaggiatore del corpo e dell’anima.

Un massaggiatore entra nelle case e nelle vite dei cittadini di un ricco quartiere residenziale, i cui abitanti, a dispetto della loro ricchezza, trasudano tristezza interiore e desiderio. Le mani del misterioso nuovo arrivato hanno proprietà curative, i suoi occhi penetrano le loro anime. Alle loro orecchie, il suo accento russo suona come una melodia del passato, un ricordo di un’infanzia più sicura e protetta. Zhenia, questo è il suo nome, cambierà le loro vite.

Never Gonna Snow Again, che è già stato scelto come film per rappresentare la Polonia ai prossimi Oscar 2021, sarà nelle sale italiane prossimamente con I Wonder Pictures

Never Gonna Snow Again, la trama

Un massaggiatore dell’Est fa il suo ingresso nella vita dei facoltosi abitanti di una comunità scialba e inaccessibile, i quali, a dispetto della loro ricchezza, trasudano tristezza interiore e desiderio. Le mani del misterioso nuovo arrivato hanno proprietà curative, i suoi occhi penetrano le loro anime. Alle loro orecchie, il suo accento russo suona come una melodia del passato, un ricordo di un’infanzia più sicura e protetta. Zhenia, questo è il suo nome, cambierà le loro vite.

Il commento del regista

La parola “neve” può assumere svariati significati ed evocare molteplici emozioni. Se da un lato può essere un elemento pervasivo e pericoloso, dall’altro è fonte di sicurezza e conforto, una coperta che ci riporta alle favole dell’infanzia. Oggi, viene associata alla distruzione del clima del pianeta per mano dell’uomo e, di conseguenza, alla sua lenta sparizione dalla nostra vita. I protagonisti sono concentrati su un piccolo mondo rassicurante, che danno per scontato. Tuttavia, dietro le apparenze, sono alla ricerca di una dimensione più spirituale. I personaggi bramano il contatto, l’intimità, il sesso, la comprensione, la libertà. Finanziariamente ricchi e spiritualmente poveri, sono sopraffatti da una brama inconscia. Proiettano le proprie fantasie su uno sconosciuto che, dopo essere entrato nelle loro vite, agisce come uno specchio. È difficile dire se questa esperienza sia reale o un’illusione. La foresta magica nella quale si trovano con lo sconosciuto è puramente frutto della loro immaginazione, oppure esiste veramente? Il film è avvolto da un’aura di mistero. Vorremmo incoraggiare il pubblico a riflettere sulle condizioni attuali dell’Europa. Il nostro obiettivo è suscitare una serie di domande, sottili, all’insegna dell’umorismo, senza alcun preconcetto da parte nostra.

Venezia 77, oggi fuori concorso Run Hide Fight

Venezia 77, oggi fuori concorso Run Hide Fight

Sarà presentato oggi fuori concorso a Venezia77 Run Hide Fight, il film diretto da Kyle Rankin e prodotta da Dallas Sonnier e Amanda Presmyk. Protagonisti sono Thomas Jane, Radha Mitchell, Isabel May, Eli Brown, Olly Sholotan, Treat Williams, Barbara Crampton, Britton Sear, Cyrus Arnold, Catherine Davis e Joel Michaely.

Ho scritto Run Hide Fight per affrontare la mia paura e impotenza di fronte alle sparatorie di massa. Il mio intento non è mai stato quello di sfruttare il dolore di qualcuno, ma quello di dar vita a un confronto civile sulle armi in America. Il film non è concepito né a favore né contro le armi, in modo da incoraggiare un dialogo anziché una divisione, soprattutto tra amici che hanno visioni opposte su un tema complesso come questo. Spero che guardando il film, il pubblico pensi a quali scelte farebbe e chi vorrebbe essere se si trovasse nella posizione di Zoe. In definitiva, il film vuole essere emotivamente vero e lasciare agli spettatori un ricordo che sembri quasi il loro.

Run Hide Fight, la trama

Zoe Hull, diciassettenne, ha delle questioni irrisolte. Non ha ancora superato la recente morte di sua madre e talvolta le parla come se fosse ancora viva. Non sopporta suo padre, un ex-militare, per la sua apparente mancanza di emozioni, ma ogni giorno indossa la sua giacca dell’esercito come fosse un’armatura. Il suo migliore amico, Lewis, le ha appena chiesto di accompagnarlo al ballo di fine anno, perché vorrebbe che la loro relazione diventasse qualcosa di più di quanto lei sia in grado di gestire. Tutto ciò che Zoe vuole è passare le poche settimane conclusive del suo ultimo anno di scuola e andarsene al college per cominciare una nuova vita. Invece, la sua scuola viene attaccata da quattro studenti nichilisti e armati, che hanno intenzione di trasformare il loro assedio nella peggior sparatoria scolastica della storia. Gli assassini prendono velocemente il controllo della situazione e puntano le armi contro i sopravvissuti per radunarli insieme, trasformando una sparatoria in un sequestro di ostaggi e tenendo la polizia a debita distanza. Il capobanda, Tristan, registra gli eventi in diretta livestream, ottenendo la fama mondiale che desidera. Utilizzando le tecniche che il padre le ha insegnato, Zoe riesce a fuggire, ma rischia la vita per tornare all’interno della scuola. Senza avere un piano, guidata dall’istinto, salva chi può, fino a rendersi conto di essere pronta non solo ad aiutare gli altri a fuggire e nascondersi, ma ad affrontare gli assassini e combattere.

Venezia 77, mostra fotografica con le dive dal 2000 a oggi

Venezia 77, mostra fotografica con le dive dal 2000 a oggi

Sabato 29 agosto alle ore 17 verrà inaugurata alla Taverna la Fenice (Campiello la Fenice, 1939 – Venezia) la mostra fotografica “Le Dive” organizzata insieme al Gruppo Bacardi&Martini in occasione della 77esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

Con 12 scatti il giornalista e fotografo Andrea Pattaro – che segue il festival dal 1984 – racconta le dive del cinema internazionale che hanno sfilato sul red carpet del Lido dal 2010 in poi. Da Monica Bellucci a Lady Gaga, da Scarlett Johansson a Penelope Cruz, e ancora Madonna, Kristen Stewart, Giovanna Mezzogiorno, Kate Blanchet, Chiara Ferragni, Milla Jovovich, Nicole Kidman e Natalie Portman.

“La bellezza e la gioia di questi sguardi delle protagoniste del grande cinema, che trova da sempre casa a Venezia, per sconfiggere questo momento di tristezza. Lanciamo così un messaggio di speranza e l’augurio di una ripartenza serena” commenta Pattaro.

Una esposizione che trasforma un luogo storico che ha ospitato Maria Callas, Luciano Pavarotti e i più grandi direttori d’orchestra nella cornice ideale per una installazione d’arte, coniugando il classico con il contemporaneo.

Per l’occasione il bar director Gennaro Florio proporrà 12 ricette speciali ispirate alle foto esposte, alla bellezza e alle donne creando 12 cocktail d’autore con prodotti Bacardi&Martini.

Venezia 77 al via con Lacci di Daniele Luchetti

Venezia 77 al via con Lacci di Daniele Luchetti

Lacci, diretto da Daniele Luchetti (La nostra vita, Mio fratello è figlio unicoIl portaborse) e interpretato da Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini, Linda Caridi è il film di aperturaFuori concorso, della 77. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (2 settembre – 12 settembre 2020) diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia.

“Negli ultimi tempi abbiamo avuto paura che il cinema potesse estinguersi – ha dichiarato Daniele Luchetti – E invece  durante la quarantena ci ha dato conforto, come una luce accesa in una caverna. Oggi abbiamo una consapevolezza in più: i film, le serie, i romanzi, sono indispensabili nelle nostre vite. Lunga vita ai festival, dunque, che permettono  di  celebrare  tutti assieme il senso vero del nostro lavoro. Se qualcuno ha pensato che potesse essere inutile, ora sa che serve a tutti. Con Lacci sono onorato di aprire le danze del primo grande festival di un tempo imprevisto”.

“Da 11 anni, la Mostra del Cinema non veniva aperta da un film italiano – ha dichiarato Alberto Barbera – La felice opportunità è offerta dal bellissimo film di Daniele Luchetti, anatomia della difficile coesistenza di una coppia, alle prese con tradimenti, ricatti emotivi, sofferenze e sensi di colpa, non senza un piccolo giallo che viene svelato solo nel finale.  Sostenuto da un cast eccezionale, il film è anche il segno del felice momento che sta attraversando il nostro cinema, in continuità con la tendenza positiva delle ultime stagioni che la qualità dei film invitati a Venezia quest’anno non potrà che confermare”.

Lacci, il film

Napoli, primi anni ‘80: il matrimonio di Aldo e Vanda entra in crisi quando Aldo si innamora della giovane Lidia. Trent’anni dopo, Aldo e Vanda sono ancora sposati. Un giallo sui sentimenti, una storia di lealtà ed infedeltà, di rancore e vergogna. Un tradimento, il dolore, una scatola segreta, la casa devastata, un gatto, la voce degli innamorati e quella dei disamorati. Dal romanzo di Domenico Starnone, per il “New York Times” uno dei 100 migliori libri del 2017, il nuovo film di Daniele Luchetti.

Lacci sarà proiettato mercoledì 2 settembre, nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia, nella serata di apertura della 77. Mostra. Prodotto da IBC Movie con Rai CinemaLacci è scritto da Domenico StarnoneFrancesco Piccolo e Daniele Luchetti.

Daniele Luchetti nasce a Roma nel 1960. La Sacher Film produce il suo primo film da regista, Domani accadrà (1988), che vince il David di Donatello per il miglior regista esordiente. Il successivo Il portaborse (1991) è il suo primo grande successo di critica, ottiene un’ottima accoglienza al festival di Cannes e vince il David di Donatello per la miglior sceneggiatura e per il miglior attore protagonista. Successivamente dirige La scuola (1995), I piccoli maestri (1998) e Mio fratello è figlio unico (2007), protagonisti Elio Germano e Riccardo Scamarcio, che viene presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard e si aggiudica 5 David di Donatello. Luchetti torna a Cannes nel 2010, questa volta in concorso, con il film La nostra vita interpretato da Elio Germano che sulla Croisette si aggiudica il Premio per la migliore interpretazione maschile. Il film ottiene inoltre tre David di Donatello incluso quello per il miglior regista. Il film più recente di Luchetti è Momenti di trascurabile felicità, realizzato nel 2019.

Venezia 76: una notte da Leone (d’Oro) per Todd Phillips e Joker

Venezia 76: una notte da Leone (d’Oro) per Todd Phillips e Joker

Chi lo avrebbe mai detto, quando venne annunciato il progetto, che quel regista di commedie sopra le righe, tale Todd Phillips, potesse essere in grado di realizzare un film serio su Joker. Eppure, non solo il regista della saga di Una Notte da Leoni ha fatto un gran bel film, ma lo ha anche portato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, vincendo il Leone d’Oro.

Todd Phillips, con la fiducia affidatagli dalla Warner Bros, ha abbattuto un grande muro, realizzando un film che a buon diritto si colloca nella storia del cinema, non solo per alcuni pregi oggettivi che offre, oltre i gusti personali, ma soprattutto perché un “cinecomic” per la prima volta nella storia, ha vinto il premio più importante ad un festival di cinema, ad una mostra d’arte cinematografica.

E così non solo il genere che ha dominato il mercato cinematografico degli ultimi dieci anni è approdato anche ai festival, dopo aver vinto anche agli Oscar con Black Panther (ma molto prima anche con Il Cavaliere Oscuro e con Suicide Squad), ma anche la Mostra si conferma un luogo dove il cinema di genere continua a essere valorizzato e premiato, magari evitando i circuiti di cinema più ricercati e dando uno sguardo privilegiato a un cinema che parla lingue molto note.

Dopo un film di mostri (La forma dell’acqua) e un film prodotto da una piattaforma streaming per la visione domestica (Roma), la Mostra di Venezia premia i fumetti, i suoi cattivi, i suoi incubi ma soprattutto l’archetipo che da sempre fa da base alla grande letteratura, di cui il fumetto fa parte. Perché se è vero che il film di Phillips racconta la storia non detta dietro alle origini di Joker, si presenta prima di tutto come un paradigma, un’oscura storia di discesa nella follia.

La giuria presieduta da Lucrecia Martel, che tanto aveva fatto discutere in apertura di Festival per la questione “morale” legata a Polanski e alla sua presenza nel concorso, ha poi assegnato al regista polacco il premio speciale della giuria Leone d’argento, riconoscimento prestigioso che, oltre ogni scelta “politica”, potrebbe rappresentare anche una vittoria dell’artista sull’uomo Roman.

L’Italia torna a casa con ben due film premiati su tre in concorso, la Coppa Volpi a Luca Marinelli per Martin Eden, di Pietro Marcello, e il premio speciale della Giuria al folle, grottesco e tragico La Mafia non è più quella di una volta, di Franco Maresco. Se nel primo caso il premio sembrava essere stato messo in cassaforte da Phoenix per Joker, il regolamento impedisce al film vincitore del Leone d’Oro di ricevere altri premi, e così si è aperto uno spiraglio per Marinelli, che comunque ha offerto una buona prova d’attore per l’adattamento da Jack London. Forse più misterioso è il premio a Maresco, alla luce del fatto che il documentario, ambientato a Palermo, è strettamente legato alla storia locale/nazionale, e risulta quindi insolito che una giuria internazionale sia riuscita a capirlo ed apprezzarlo, e forse il merito è un pochino anche di Paolo Virzì, che in giuria avrà spezzato più di una lancia in favore del bellissimo film di Franco.

E se è vero che il Palmares di Venezia ha pochi premi da assegnare (otto su 21 film in concorso), è quantomeno misteriosa l’assenza trai film riconosciuti di Storia di un Matrimonio di Noah Baumbach e di Ema di Pablo Larrain, esempi diversissimi di un cinema che guarda alla realtà e la racconta con audacia e autenticità.

Il trionfo di Joker però dice anche un’altra cosa, ovvero che ancora una volta, come accade ormai da diversi anni, la Mostra di Venezia può già preparare i bagagli e partire per Los Angeles, dove, agli Oscar, c’è un posto d’onore destinato a lei e ai film che, in Laguna, ricevono il loro battesimo.

Venezia 76: tutti i vincitori

Venezia 76: tutti i vincitori. Leone d’Oro a Joker

Venezia 76: tutti i vincitori. Leone d’Oro a Joker

La giuria presieduta da Lucrecia Martel per la 76° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha assegnato. Con la Martel, fanno parte della giuria: Piers Handling (Canada), storico e critico, Mary Harron (Canada), regista, Stacy Martin (UK), attrice, Rodrigo Prieto (Messico), direttore della fotografia, Tsukamoto Shinya (Giappone), regista, Paolo Virzì (Italia), regista.

Ecco di seguito tutti i vincitori:

  • Leone d’Oro

Joker di Todd Phillips

  • Leone d’argento gran premio della giuria

Roman Polanski per L’ufficiale e la spia

  • Leone d’argento per la migliore regia

Roy Andersson per About endlessness

  • Coppa Volpi per la Migliore interpretazione femminile

Ariane Ascaride per Gloria Mundi

  • Coppa Volpi per la Migliore interpretazione maschile

Luca Marinelli per Martin Eden

  • Premio alla migliore sceneggiatura

Di Yonfan per No.7 Cherry Lane 

  • Premio Speciale della Giuria

La Mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco

  • Premio Marcello Mastroianni

Toby Wallace per Babyteeth

Venezia 76: tutti i vincitori della 34° settimana della Critica

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Venezia 76: tutti i vincitori della 34° settimana della Critica

La Settimana Internazionale della Critica (SIC), sezione autonoma e parallela organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) nell’ambito della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (28 agosto – 7 settembre 2019) ha assegnato oggi, venerdì 6 settembre, i premi della trentaquattresima edizione.

Gran Premio Settimana Internazionale della Critica – SIAE

Jeedar El Sot / All This Victory di Ahmad Ghossein (Libano, Francia, Qatar)

Sono stati inoltre assegnati:

Premio del Pubblico – Comune di Taranto

Jeedar El Sot / All This Victory di Ahmad Ghossein (Libano, Francia, Qatar)

Premio Circolo del Cinema di Verona

Sayidat Al Bahr / Scales di Shahad Ameen (Emirati Arabi Uniti, Iraq, Arabia Saudita)

Premio Mario Serandrei – Hotel Saturnia & International per il Miglior Contributo Tecnico

Jeedar El Sot / All This Victory di Ahmad Ghossein (Libano, Francia, Qatar)

Inoltre, una giuria composta dai redattori della rivista cinematografica francese La Septième Obsession, guidati da Thomas Aïdan, ha assegnato i seguenti premi ai cortometraggi in concorso alla quarta edizione di SIC@SIC (Short Italian Cinema @ Settimana Internazionale della Critica):

Premio al Miglior Cortometraggio

Veronica non sa fumare di Chiara Marotta (Italia)

Premio alla Migliore Regia

Il nostro tempo di Veronica Spedicati  (Italia)

Premio al Miglior Contributo Tecnico

Los oceanos son los verdaderos continentes di Tommaso Santambrogio (Italia)

Domani sabato 8 settembre, ore 14, in Sala Perla si terranno le proiezioni per pubblico e accreditati del cortometraggio vincitore Veronica non sa fumare e Jeedar El Sot / All This Victory di Ahmad Ghossein film vincitore del Gran Premio Settimana Internazionale della Critica-Siae, del Premio del Pubblico-Comune di Taranto e del Premio Mario Serandrei-Hotel Saturnia per Miglior Contributo Tecnico.

Venezia 76: tutte le foto dei vincitori del Concorso

Venezia 76: tutte le foto dei vincitori del Concorso

Ecco le foto di tutti i vincitori di Venezia 76, insieme agli ospiti della serata per il film di chiusura.

Venezia 76: Timothée Chalamet presente The King

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Venezia 76: Timothée Chalamet presente The King

Presentato Fuori Concorso a Venezia 76, The King (Il Re, Netflix) è il nuovo film di David Michôd che ripropone lo shakespeariano Enrico V. Ad interpretare il giovane sovrano d’Inghilterra è stato chiamato Timothée Chalamet, reso una star internazionale da Luca Guadagnino con Chiamami col tuo nome, che ha partecipato all’incontro con la stampa in compagnia dei suoi co-protagonisti: Joel Edgerton e Lily Rose Depp.

Secondo il giovane attore, il film, come il testo originale, è una rappresentazione del potere, ma anche dell’umanità. “Il mio Enrico non è un combattente come potrebbero esserlo Il gladiatore o un personaggio di Troy. È un personaggio credibile, un guerriero realistico, e penso che sia positivo proporre una figura simile, anche fragile, in un’epoca in cui vediamo il machismo esposto come riferimento anche per i leader del mondo, con una mascolinità tossica.”

Proprio in merito a questi aspetti così sfaccettati e delicati del personaggio, l’attore ha dichiarato: “Penso che la sua umanità (lo renda simile a me). Io recito, ma mi rendo conto che è una posizione molto umana quella del re. Non esiste una “miseria regale”, la miseria è umana, è una condizione in cui ci troviamo tutti. È un giovane con così tanto potere e che non sa cosa sta facendo… oggi ci sono persone che fanno questo lavoro e non hanno per forza le virtù per farlo.”

Proprio questo potere dei re, dei nobili, può essere in qualche modo traslato sui personaggi famosi, le rockstar di oggi. Chalamet replica: “La parabola del mio successo è stata particolare: ho iniziato con film indipendenti che non vedeva nessuno, poi ne ho fatto uno, Chiamami col tuo nome, che è diventato popolarissimo. Noto di avere una grande cassa di risonanza per dire qualcosa di importante: posso dare visibilità a cause importanti.”

Il film, ovviamente, pone il re sul campo di battaglia, e quindi in The King ci sono molte scene di guerra: “David (Michôd, il regista, ndr) era ossessionato, sin da prima dell’inizio delle riprese, dal fatto che le battaglie o i duelli risultassero già visti o troppo spettacolari. Pensate che abbiamo lavorato per oltre un mese con i coreografi, salvo poi sentirci dire da David che sembravamo “troppo coreografati”. C’è una scena in cui Joel (Edgerton) rimane immischiato in una folla di soldati: si dice che in quella battaglia siano morte più persone affogando nel fango che per altro.”

Per quanto riguarda i riferimenti artistici di Chalamet, sia per questo Enrico V che per la sua carriera d’attore, il giovane attore ha spiegato di non aver visto prima delle riprese i lavori cinematografici di Branagh o di Olivier, per non farsi influenzare, mentre in riferimento ai suoi modelli: “I miei attori di riferimento sono Joaquin Phoenix e Heath Ledger… ho visto The Master tantissime volte: c’è una scena pazzesca in cui Philip Seymour Hoffman e Phoenix sono seduti uno di fronte all’altro e nessun dei due batte le palpebre, per me è una vera masterclass di recitazione. Ho incontrato Joaquin qui a Venezia e gli ho detto “ciao”, è stato incredibile. Non vedo l’ora di vedere Joker…”

Venezia 76: Tim Robbins e Julie Andrews, ospiti di oggi, 3 settembre

Sono stati Tim Robbins, con 45 Seconds of Laughter, Fuori Concorso, e Julie Andrews, Leone d’Oro alla carriera, i protagonisti di Venezia 76, nel secondo martedì di manifestazione.

Venezia 76: The Burnt Orange Heresy è il film di chiusura

Venezia 76: The Burnt Orange Heresy è il film di chiusura

Il thriller The Burnt Orange Heresy diretto da Giuseppe Capotondi (La doppia ora) è il film di chiusura, fuori concorso, della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (28 agosto – 7 settembre 2019) diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.

The Burnt Orange Heresy sarà proiettato in prima mondiale sabato 7 settembre, nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia, a seguire la cerimonia di premiazione.

Il mondo dell’arte e quello della malavita si scontrano nel thriller neo-noir The Burnt Orange Heresy, ambientato nell’Italia odierna. Il carismatico critico d’arte James Figueras (Claes Bang) seduce l’affascinante turista Berenice Hollis (Elizabeth Debicki). I due nuovi innamorati raggiungono la lussuosa proprietà sul Lago di Como del potente collezionista d’arte Cassidy (Mick Jagger). Questi rivela di essere il mecenate dello schivo Jerome Debney (Donald Sutherland), una sorta di J.D. Salinger del mondo dell’arte, e avanza ai due una strana richiesta: rubare a qualsiasi costo uno dei capolavori di Debney dallo studio dell’artista. Ma appena la coppia inizia a conoscere il leggendario Debney, comprende che nulla di quel personaggio e della loro missione è ciò che sembra.

Diretto da Giuseppe Capotondi, The Burnt Orange Heresy è prodotto da David Zander, David Lancaster, William Horberg. Executive Producers Sienna Aquilini e Peter Touche. Tratto dal romanzo di Charles Willeford ed è sceneggiato da Scott B. Smith. Direttore della fotografia è David Ungaro. International Sales: HanWay Films. Domestic Sales: UTA/CAA.

Venezia 76: The Burnt Orange Heresy chiude la Mostra

Venezia 76: The Burnt Orange Heresy chiude la Mostra

È Giuseppe Capotondi a chiudere con The Burnt Orange Heresy (co-produzione Italia/Regno Unito) la 76° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il film, con protagonisti Claes Bang, Elizabeth Debicki, Mick Jagger, Donald Sutherland, racconta il mondo dell’arte e della malavita, che si scontrano in questo thriller neo-noir, elegante ed erotico.

Nell’Italia dei giorni nostri, il carismatico critico d’arte James Figueras ha una relazione con la provocante e attraente americana Berenice Hollis. Mentre lui è il classico antieroe in fieri con un fascino che nasconde le sue ambizioni, lei è una figura innocente che viaggia attraverso l’Europa, libera di essere chiunque desideri. I due amanti raggiungono l’opulenta tenuta sul lago di Como di Joseph Cassidy, un potente collezionista d’arte. Il loro ospite risulta essere il mecenate di Jerome Debney, il solitario J.D. Salinger del mondo dell’arte, e fa una richiesta molto diretta a James: deve sottrarre a tutti i costi un capolavoro di Debney dallo studio del pittore.

Trascorrendo del tempo con il leggendario artista, la coppia inizia a rendersi conto che, per quel che riguarda sia Debney che la loro missione, nulla è come sembra. Ma James è un uomo di profonde e celate ambizioni disposto a tutto pur di avanzare nella propria carriera: dall’incendio doloso al furto con scasso, fino all’omicidio.

Commento del regista:

The Burnt Orange Heresy è intrinsecamente un racconto faustiano mascherato da giallo neo-noir. Parla dei limiti estremi che siamo disposti a oltrepassare per realizzare le nostre ambizioni e delle menzogne che tramiamo per perseguire i nostri obiettivi; bugie che, alla fine, intaccano il senso stesso della nostra realtà. Parla delle maschere che indossiamo ogni giorno della nostra vita per essere accettati, amati, avere più successo, e di ciò che accade quando ci togliamo la maschera: siamo ancora in grado di riconoscerci? Ci piace quello che vediamo? Questo film tratta dell’inganno e del potere che riflettono l’epoca di ‘Post-Verità’ nella quale viviamo (o, nell’attuale fase storica, dovremmo forse dire ‘Post-Vergogna’?), ma più di tutto è un giallo psicologico che gioca con gli elementi del genere per cercare di dire una piccola verità. O, forse, una piccola bugia.

Venezia 76: Soundtrack Stars Award 2019 a Joker

Venezia 76: Soundtrack Stars Award 2019 a Joker

Va al film di Todd Phillips Joker e alla colonna sonora firmata da Hildur Guðnadóttir il Soundtrack Stars Award 2019. Lo ha deciso la Giuria del Premio – prodotto da Andrea Camporesi (Free Event) – che ha anche assegnato tra i film in concorso (Venezia 76), un premio speciale all’opera prima di Shannon Murphy Babyteeth, per il ruolo che la musica ha nella storia coraggiosa dell’adolescente Milla.

Alla violoncellista islandese che firma le musiche di Joker, il premio “per una colonna sonora che recupera alcuni tra i brani più noti della grande musica americana e per le composizioni originali, una musica atonale che unisce voce e violoncello, capace di rendere anche la colonna sonora protagonista del film con assoluta originalità ma anche con una forte capacità evocativa” .

Un Premio speciale va a Babyteeth, di Shannon Murphy, opera prima della regista australiana che nella storia anche sentimentale dell’adolescente Milla, nel suo destino ineluttabile con la malattia, sottolinea il ruolo speciale proprio nel rapporto conflittuale e insieme  ‘salvifico’ che Milla, nel suo mondo quotidiano, ha con la musica.

La Giuria della settima edizione del SOUNDTRACK STARS AWARD 2019 è presieduta da Laura Delli Colli (Presidente SNGCI), con la cantautrice Nina Zilli per la musica, insieme ai giornalisti  Antonella Nesi (Adnkronos), Marina Sanna (Cinematografo.it, La rivista del Cinematografo), Stefania Ulivi (Corriere della Sera) Alessandra Vitali (Repubblica), Giuseppe Fantasia (Huffington post) con Manola Moslehi e Marco Maccarini, voci di Radio Italia.

Il premio punta a valorizzare il ruolo fondamentale della musica nel mondo del cinema e ogni anno si afferma sempre di più come simbolo di eccellenza culturale internazionale. È un evento speciale tra le iniziative promosse dal SNGCI (che fin dalla prima edizione è stato tra i partner dell’iniziativa), in collaborazione con SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori.

L’edizione 2019 della manifestazione è sostenuta da LABORATOIRES FILORGA PARIS, main partner del premio, insieme a APT servizi Emilia Romagna al media partner Radio Italia.

Venezia 76: Roy Andersson torna al lido con OM DET OÄNDLIGA

Venezia 76: Roy Andersson torna al lido con OM DET OÄNDLIGA

Torna al lido in concorso il Leone d’oro Roy Andersson con il nuovo film OM DET OÄNDLIGA che sarà presentato in sala grande alle 19:15.

Prodotto da Roy Andersson Film Produktion (Pernilla Sandström, Johan Carlsson), Essential Films (Philippe Bober), 4 1⁄2 Fiksjon (Håkon Øverås), nel cast protagonisti Jan-Eje Ferling, Martin Serner, Bengt Bergius, Tatiana Delaunay, Anders Hellström, Thore Flygel.

OM DET OÄNDLIGA SINOSSI

Una riflessione sulla vita umana in tutta la sua bellezza e crudeltà, splendore e banalità. Trasportati in un sogno, siamo guidati dalla gentile voce narrante di una Sherazad. Momenti irrilevanti assumono lo stesso significato degli eventi storici: una coppia fluttua su una Colonia devastata dalla guerra; mentre accompagna la figlia a una festa di compleanno, un padre si ferma per allacciarle le scarpe sotto una pioggia battente; ragazze adolescenti ballano all’esterno di un caffè; un esercito sconfitto marcia verso un campo di prigionia. Ode e lamento al tempo stesso, Om det oändliga è un caleidoscopio di tutto ciò che è eternamente umano, una storia infinita sulla vulnerabilità dell’esistenza.

Commento del regista

La cornucopia è il mitico corno di una capra, ed è ricolma di simboli di ricchezza e abbondanza. Di solito è rappresentata traboccante di prodotti e di frutta di ogni genere: un’abbondanza generosa che, secondo il mito, non diminuisce mai, perché vera e propria rappresentazione dell’inesauribilità infinita. È stato il mito greco a ispirarmi a unire tutte queste scene, tutti questi temi in uno stesso film. Io voglio sottolineare la bellezza di essere vivi e umani, ma per dimostrarlo ci vuole un contrasto, bisogna rivelare anche il lato peggiore. Questo film è sull’infinità dei segni dell’esistenza.

Venezia 76: Roy Andersson presenta About Endlessness

Venezia 76: Roy Andersson presenta About Endlessness

Dopo l’esibizione egotica di Vaclav Marhoul, che si è vantato più volte di essere uno dei pochi a fare vero cinema, grazie all’uso del bianco e nero e della pellicola 35 mm, racconta il suo film, About Endlessness, Roy Andersson, regalando tanta semplicità e una lezione di ironia e rara passione.

Per Roy Andersson la vulnerabilità e la comprensione sono doni che permettono di arricchire la vita. Per gli spettatori rappresentano la possibilità di scavalcare la cornice dei quadri del regista svedese e immergersi nelle sue opere monocromatiche. In About Endlessness la fotografia è spietata, non c’è spazio per le ombre, nessuno deve potersi nascondere, perché la luce non perdona e ogni pennellata serve a svelare un aspetto in più dei soggetti. È questo il solo modo per sfiorare la forza e le debolezze dei personaggi, ma soprattutto per arrivare alla verità. A questo proposito, Andersson ricorda Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, un film che ama molto, proprio per il modo di raccontare una storia mettendo al centro la sincerità, che stimola l’empatia degli spettatori. Nelle atmosfere e nella costruzione delle scene si è ispirato fortemente ai dipinti di Hopper , per l’ impronta personale e intima.

Tatiana Delaunay che nel film interpreta la donna volante, parla del cinema di Andersson come di un lavoro di precisione, che parte da archetipi per arrivare all’essenza delle persone e quindi alla verità. Per prepararsi al ruolo si è concentrata proprio su questo aspetto, spogliando la recitazione dei toni non necessari.

Anders Hellström si è preparato tre anni per questo film, anche se la sua permanenza sul set è stata breve. Dopo aver osservato a lungo il lavoro di Andersson ha imparato a non recitare davanti alla macchina da presa, a spogliarsi del superfluo e delle esagerazioni. Per interpretare l’uomo volante si è soffermato sullo studio delle emozioni e sul concetto di coppia.

I produttori Pernilla SandströmJohan Carlsson raccontano di quanto incredibile sia il mondo di Andersson. L’impianto dei suoi film apparentemente è semplice e lineare, ma in realtà è difficile da realizzare perché deve rispecchiare il pensiero del regista in ogni dettaglio. La preparazione di un film può durare sei mesi come due anni. Ogni scena è a sé e viene descritta in modo minuzioso, la si replica finché non combacia con lo sguardo del regista. Ma se si osserva il suo universo filmico dall’alto, come fa la coppia volante che sembra uscita da un dipinto di Chagall, ci si accorge di come tutte le scene compongano un’opera unica, contenente l’equilibrio crudele e necessario tra oscurità e umanità.

Venezia 76: Roger Waters su Salvini, migranti e i leader del mondo

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Super ospite del penultimo giorno di Venezia 76 è stato Roger Waters, il co-fondatore dei Pink Floyd, che presenta il film concerto Us + Them nel Fuori Concorso.

Waters porta sullo schermo la sua storia dal vivo di Us + Them. Il film include canzoni tratte dai leggendari dischi dei Pink Floyd e dal suo ultimo album: Is This The Life We Really Want? Con la sua musica potente e il suo messaggio di libertà, amore e rispetto dei diritti umani, il film vuole essere una fonte di ispirazione.

Il cantautore ha commentato la situazione politica italiana, l’addio di Salvini al Governo, ma ha anche colto l’occasione per fare un quadro generale della deriva politica dell’Europa intera e del mondo: “Non sono un esperto della nuova coalizione, ma meno male che se n’è andato Matteo Salvini, anche se forse temporaneamente. Anche se in Italia, come nel resto d’Europa, ci potrebbe essere una recrudescenza del neofascismo, basti vedere in Inghilterrra Boris Johnson, ma anche Polonia e Ungheria. Viviamo tempi difficili in cui il potere fa sì che la gente normale sia sempre in guerra, controllano la nostra vita e sembra ci sia volontà di distruzione del nostro pianeta bellissimo. Se non contrastiamo queste forze neofasciste non ci sarà niente da passare alle nuove generazioni”.

Oltre ai leader europei, Waters ha nominato anche Donald Trump e Jair Bolsonaro ripensando alla sua canzone, Pigs del 1977, e a se si possa applicare anche ai politici di oggi: “Boris Johnson è più maiale di Winston Churchill? Forse Churchill era più istruito e dotato di più eloquenza ma fanno entrambi parte di una classe ricca che ha capito come controllare i poveri, mettere in schiavitù la maggior parte della popolazione e lasciare le persone a morire nelle barche del Mediterraneo”.

Roger Waters ha un’opinione precisa anche sull’emergenza migranti, che interessa in modo particolare il nostro Paese: “È gente povera che ha fame e scappa da zone di guerra e pericolo, flottano verso un posto dove poter vivere un po’ meglio con le loro famiglie. Noi europei abbiamo un dovere nei loro confronti, per quel che ne sappiamo l’homo sapiens ha meno di 200000 anni, siamo tutti africani. Da lì veniamo e ci ritroviamo divisi da queste tecniche nazionalistiche. Capisco che in Italia è facile creare paura dell’altro dicendo che in centinaia di migliaia ci invaderanno, ruberanno il lavoro e le nostre donne, ma noi dovremmo poter andare al di là di questo non c’è futuro per questa mentalità. Sono persone che hanno perso il controllo della propria vita per colpa dei signori della guerra come è successo in Siria. Per questo vengono, non certo per rubare la nostra pizza”.

Venezia 76: Roberto Saviano e Stefano Sollima presentano Zero Zero Zero

Alla conferenza stampa di Zero Zero Zero sono presenti Roberto Saviano e Stefano Sollima, i produttori Riccardo Tozzi e Nicola Maccanico e gli interpreti Andrea Riseborough, Dane DeHaan, Harold Torres, Adriano Chiaramida.

Roberto Saviano, autore del libro inchiesta dall’omonimo titolo e Stefano Sollima, il regista, raccontano la lunga filiera del narcotraffico. Il viaggio della cocaina, così come suggerito dai titoli iniziali, nasce in Colombia, si snoda per le arterie del mondo, solca l’oceano e approda in Aspromonte dove i boss vivono arroccati in bunker impenetrabili e nella diffidenza più assoluta verso tutti, compresi loro stessi. Il decalogo di vita viene recitato nell’incipit della prima puntata da Gabriel Byrne: “Se credi nella vita, la vita finisce, se credi nell’amore, il cuore cessa di battere.” L’etica mafiosa coincide con il guadagno e l’affermazione del potere.”

Il lavoro di adattamento è stato complesso. Nei mesi precedenti le riprese, gli autori hanno avuto modo di compiere un’accurata ricerca nei principali paesi coinvolti (Messico, Africa, Stati Uniti), per tracciare una mappa dei luoghi che riuscisse a collegare le rotte commerciali ai volti degli uomini coinvolti. Sollima dice di aver mantenuto sempre uno sguardo distaccato e di essersi introdotto nel profondo delle trame di questo intricato tessuto, indagando tutti gli aspetti della storia con meticolosità.

Andrea Riseborough e Dane DeHaan hanno apprezzato molto i precedenti lavori di Stefano Sollima, per loro il regista è stato un punto di riferimento. Quello che ha colpito maggiormente Harold Torres è stata la cura sulla documentazione e la raccolta di testimonianze che hanno permesso di toccare in profondità l’aspetto umano dei tanti personaggi e le sfumature narrative.

Di particolare intensità è stato l’intervento di Roberto Saviano, che ha raccontato con semplicità e chiarezza, il fenomeno del narcotraffico, citando con precisione numeri, quotazioni e guadagni. Ha paragonando il potere della cocaina a quello del petrolio, accostando la logica della droga a quella religiosa.

Venezia 76: presentato The King, di David Michôd

Venezia 76: presentato The King, di David Michôd

Joel Edgerton ha firmato la sceneggiatura insieme al regista David Michôd e nel film interpreta John Falstaff. Chiarisce il rapporto con l’opera shakespeariana da cui è tratto The King, ovvero l’Enrico V. I due hanno creato qualcosa di nuovo e insolito, mescolando elementi del mondo reale a quelli della drammaturgia elisabettiana, attualizzando il periodo e proponendone una loro personalissima rivisitazione.

Per Timothée Hal Chalamet interpretare Enrico V è stata una vera e propria sfida, che è riuscito a sostenere grazie al supporto di Edgerton e Michôd e alla presenza di un cast di alto livello. Questa esperienza è stata formativa, come lui stesso l’ha definita e lo ha aiutato ad apprendere e a migliorarsi, anche inconsapevolmente, cosa che ha arricchito la sua interpretazione. Il concetto di potere è l’aspetto che viene maggiormente esplorato. In passato era naturale per molti giovani ereditarlo grazie alla linea di successione. Nelle opere di Shakespeare era impensabile attribuire un’autorità simile a personaggi così giovani, ma in The King diventa una chiave di lettura primaria e il motore narrativo.

Tom Glynn-Carney che veste i panni di Henry Percy, racconta, a proposito del concetto di potere, come il suo personaggio sia guidato da una miscela esplosiva di rabbia e ribellione. Sentimenti che la sua inesperienza non gli permette di incanalare e domare.

Lily Rose Depp interpreta il ruolo di Caterina di Valois. Nel suo caso il potere è basato sulla parola e sulla fermezza. In un’epoca in cui le donne non potevano decidere della propria vita, il suo personaggio trova il modo per imporre la propria opinione e far aprire gli occhi a Enrico V.

Il Delfino di Francia (interpretato da Robert Pattinson che non è presente al Lido) è il risultato di uno dei tanti “ritocchi” apportati alla storia e alla fisicità dei suoi protagonisti. David Michôd ha raccontato di come il versatile Pattinson abbia caratterizzato il Delfino con atteggiamenti impacciati e un accento ridicolo.

Una delle scene più impegnative è stata quella della battaglia, girata in meno di tre settimane nel nord dell’Ungheria con un caldo soffocante, indossando armature molto pesanti, gestendo una settantina di cavalli e numerose comparse in una palude di fango. La coreografia della battaglia prevedeva scene di massa, ma anche immagini molto dettagliate. Joel la definisce un’esperienza faticosa ed estremamente positiva, ricordandosi di quando era giovane e sognava di far parte di un progetto cinematografico.

Venezia 76: presentato L’ufficiale e la spia, ma senza Roman Polanski

Peccato che in una conferenza stampa affollata ed entusiasta non sia stato presente Roman Polanski, autore del riuscito e toccante L’ufficiale e la spia, trasposizione del caso Dreyfus, una vicenda di spionaggio militare avvenuta negli ultimi anni del diciannovesimo secolo. Parlare del film senza l’autore presente diviene riduttivo e fa perdere importanza a un incontro che poteva rappresentare un prezioso momento di confronto e di approfondimento.

Ma i fatti ben noti e le polemiche di questi giorni hanno reso impossibile la sua presenza, si è così chiesto di concentrarsi sul film e di evitare discussioni e domande che esulassero da questo.

Erano presenti gli attori Louis Garrel, Jean Dujardin, Emmanuelle Seigner, il musicista Alexandre Desplat, il produttore francese Alain Goldman e i produttori italiani Luca Barbareschi e Paolo Del Brocco.

Sono stati i produttori a rompere il ghiaccio, chiedendo di non alimentare polemiche e parlando della genesi del film, raccontando che era un progetto difficile e fortemente attuale a cui Polanski lavorava da tanti anni.

Jean Dujardin dice di aver sempre sentito parlare di questa storia e di averne dei ricordi confusi. Poi leggendo lo script e facendo ricerche si è appassionato, arrivando a provare pudore nell’interpretare il suo personaggio e capendo che la vera star era la storia. Dopo aver girato il film gli rimane dentro la fierezza del personaggio che ha interpretato.

Ha poi raccontato del lavoro sul set e di come Polanski dirige gli attori. Di come sia pignolo e meticoloso nella composizione della scena e riveda sempre tutto nei minimi dettagli. Pone la verità sempre davanti a ogni cosa, ti scava dentro, fin nel profondo, rendendo molto difficile il rapporto regista-attore. E alla fine, quando ti ostini e non capisci, lui ti ripete all’infinito “Non fare il coglione e segui quello che dico!”

Emmanuelle Seigner ammette anche lei che conosceva molto poco della storia, ma che la lettura della sceneggiatura è stata illuminante rivelando che non è un film storico ma un thriller politico, intricato e avvincente. Non ha fatto nessuna ricerca particolare, ma ha affrontato il ruolo in maniera onesta e precisa.

Ha ricordato che oggi è il trentesimo anniversario di matrimonio con Roman Polanski e che è felice di essergli accanto da tanti anni, nella vita e sul set. Confessa che è sempre difficile capire cosa veramente vuole e di affidarsi a lui, sapendo che poi tutto andrà nel migliore dei modi.

Louis Garrel, in perfetto italiano, oltre a ribadire che anche per lui è stato un modo per conoscere la vera storia di Dreyfus, ha raccontato di aver conosciuto una sua discendente e di aver appreso con dolore che la sua famiglia fu deportata e trucidata durante le persecuzioni contro gli ebrei, nel corso della seconda guerra mondiale.

Poi per dare una vena d’ironia scherza sul aver recitato con i capelli rasati, cosa che per lui è stato un grande trauma durante tutto il corso delle riprese.

I produttori Goldman e Barbareschi hanno sottolineato l’importanza di mostrare al cinema storie come questa, perché i film sono anche uno strumento importante per conoscere e riflettere e permettono di combattere l’ignoranza. L’arte deve permettere agli uomini di fare del bene.

Venezia 76: presentato il programma di Giornate degli Autori

Venezia 76: presentato il programma di Giornate degli Autori

Venezia 76 – Come accade dal 2004, nell’ambito della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia si svolgono le Giornate degli Autori (28 agosto – 7 settembre), dirette da Giorgio Gosetti e quest’anno per la prima volta presiedute da Andrea Purgatori: 11 i film in concorso, 8 gli eventi speciali compresi i “Miu Miu Women’s Tales” e il film di chiusura Les chevaux voyageurs dedicato al “Re dei cavalli”, il poliedrico e carismatico Bartabas, 7 le “Notti Veneziane” alla Villa degli Autori, cui si aggiungono gli incontri, gli omaggi, i progetti
speciali promossi dalle due associazioni ANAC e 100autori.

“L’impegno che le associazioni degli autori italiani mettono nell’organizzazione – scrive Andrea Purgatori – è ripagato ogni anno dal successo della selezione e dal dibattito che ruota attorno alle Giornate, sui diritti degli spettatori, sulla tutela del diritto d’autore e lo stato della produzione, sul confronto costante con le altre cinematografie.”

18 sono le nazionalità rappresentate quest’anno, dall’Asia agli Stati Uniti, dall’Africa al Sud America fino all’Europa e all’Italia; 4 le opere prime in concorso, 6 le donne dietro alla macchina da presa. Una selezione che conferma la voluta sobrietà di titoli a vantaggio di una speciale promozione della creatività più libera e indipendente da tutto il mondo. E se si volesse, fin dal programma, individuare un “filo rosso” capace di collegare la maggior parte delle scelte, parleremmo di uno scontro di culture che mette a nudo le fragilità del mondo contemporaneo, conteso tra una tendenza all’omologazione e la vitalità di radici ancestrali che non si piegano alla massificazione. L’altro elemento distintivo è una vocazione alla ricerca di linguaggi “pop” che stimolino la curiosità di pubblici diversi, convinti come siamo che il cinema debba oggi parlare a comunità distinte di spettatori, ma sempre avendo come stella polare la volontà di farsi capire, di suscitare emozioni e passioni, di ristabilire un dialogo diretto tra l’artista e lo spettatore a prescindere dai modi del consumo. Ne sono perfetto esempio l’esordio del giovanissimo sudanese Amjad Abu Alala (You Will Die at
20), un autodidatta ventenne destinato a stupire, e il quasi coetaneo americano Phillip Youmans, vincitore al Tribeca di New York e che debutta a Venezia, in accordo tra i due festival, con Burning Cane (evento fuori concorso).

Nella selezione competitiva delle Giornate (20.000 euro di premio per il miglior film giudicato da 28 giovani spettatori provenienti da tutti i paesi dell’Unione Europea), non mancano nomi cari a chi ama il grande cinema come Dominik Moll (il suo Only the Animals aprirà il programma mercoledì 28 agosto), Jayro Bustamante (con La Llorona, inedito esempio di cinema civile in cui fantasmi e morti viventi si prendono la scena), la grande star giapponese Jō Odagiri (con They Say Nothing Stays the Same alla sua prima prova nel
lungometraggio), Fabienne Berthaud (che ritorna dopo Sky con un suggestivo viaggio iniziatico in Mongolia di Cécile de France in Un monde plus grand). E se è difficile leggere come un semplice esordio quello del maestro della graphic novel Igort (5 è il numero perfetto con Toni Servillo, Carlo Buccirosso, Valeria Golino), si può scommettere che non passerà inosservato Mio fratello rincorre i dinosauri di Stefano Cipani dal romanzo di Giacomo Mazzariol (evento speciale fuori concorso).

A completare la selezione il polacco Corpus Christi di Jan Komasa, oggi interprete di temi cari al maestro Kieslowski, il norvegese Beware of Children di Dag Johan Haugerud con una saga familiare che diventa spaccato sociale e politico, il travolgente Un divan à Tunis di Manele Labidi, con un’inedita e bellissima Golshifteh Farahani al centro di una commedia destinata a far innamorare, il debutto del Laos alla Mostra con la ghost story The Long Walk di Mattie Do, l’inedita coproduzione tra Stati Uniti e Filippine Lingua Franca di Isabel Sandoval che riafferma i diritti del gender nell’America di Trump.

Tra gli eventi speciali, i due nuovi corti d’autore della serie “Miu Miu Women’s Tales” firmati da Hailey Gates e Lynne Ramsay, la cantata/memoriale di Gianfranco Pannone e Ambrogio Sparagna Scherza con i fanti dedicata a Ugo Gregoretti, il provocatorio viaggio di Mario Sesti nel Mondo Sexy del cinema ero/esotico italiano degli anni ’60, il corto di Federico Olivetti Il prigioniero, la serata speciale dedicata a House of Cardin di David Ebersole & Todd Hughes, il magnifico ritratto della Milano di Guido Crepax in Cercando Valentina di Giancarlo Soldi (nelle “Notti Veneziane”).

“Fin dall’immagine dell’anno, realizzata grazie all’amichevole disponibilità di due registi legati alle Giornate come Alice Rohrwacher (per la cortesia di Fabio Lovino) ed Edoardo De Angelis, appare chiara la vocazione autoriale e sbarazzina insieme della nostra proposta – dice Giorgio Gosetti. Abbiamo il desiderio di condividere lo spettacolo dell’intelligenza e la vivacità creativa che oggi attraversa il mondo del cinema, con un soffio giovane e irriverente che cerchiamo di riprodurre nel programma, nell’incrocio delle offerte e degli
appuntamenti. Così teniamo in primo luogo al valore dei film scelti, ma altrettanto ai progetti che, dopo la Mostra, ci impegneranno in un’attività costante fino al prossimo anno: il rilancio del progetto speciale ‘100+1’ che, grazie al programma ‘Cinema e Storia’ della Regione Lazio, Istituto Luce – Cinecittà e Roma Lazio Film Commission, festeggia i suoi primi 10 anni nel cruciale settore dell’educazione all’immagine; il recupero di una storica eredità come quella dei ‘Ladri di Cinema’ ideata nel 1982 da Stefano Consiglio, Daniele Costantini e Marco Melani; il progetto formativo sui nuovi linguaggi delle immagini e dei suoni ideato da Roberto Perpignani. Tutti aspetti di un’attività di ricerca tra passato e futuro che sono il senso del nostro lavoro, ben oltre la vetrina festivaliera”.

Anche nel 2019 le Giornate degli Autori cominceranno prima della Mostra con la quinta edizione di Laguna Sud con un omaggio al cinema italiano scelto o amato dalle Giornate, un laboratorio di corti aperto alla cittadinanza e il nuovo concorso internazionale Lagune il cui vincitore verrà premiato alla Villa degli Autori.

Si concluderanno invece dopo la Mostra con la ripresa della selezione a Milano e Roma e infine a Palermo in collaborazione con la Sede siciliana del CSC e la Sicilia Film Commission.
Alla Villa degli Autori, dove non mancherà quel particolarissimo clima conviviale e talvolta situazionista che ci ha resi un polo di riferimento nel panorama del Lido durante la Mostra, sono molti i momenti da segnalare, cominciando dall’ormai tradizionale collaborazione con Bookciak Azione! che apre la Villa già martedì 27 agosto. E ancora: la serata evento intorno all’anteprima del film Great Green Wall di Jared P. Scott con la presenza della grande cantante maliana Inna Modja; il film-documento di Tomaso Pessina Emilio Vedova: dalla parte del naufragio narrato da Toni Servillo; l’ultimo lavoro ideato da Giorgio Pressburger, La legge degli spazi bianchi diretto da Mauro Caputo; la serata in compagnia di Riccardo
Sinigallia (musicista) e Dario Albertini (regista) con i loro nuovi lavori; il viaggio nel cuore giovane del documentario italiano rappresentato da Costanza Quatriglio, la sede siciliana del CSC e la Sicilia Film Commission; la masterclass di Marco Bellocchio (premio SIAE 2019) e quella di Margarethe Von Trotta (premio alla carriera Isola Edipo).

È proprio la collaborazione con Isola Edipo una delle novità di quest’anno. La realtà che quest’associazione ha portato alla Mostra, fatta di sensibilità per grandi temi civili ma anche di socialità e aggregazione, ha costituito un’alternativa giovane e vitale sulla scena del Lido ed era naturale che i nostri due mondi venissero a contatto come già anticipato nel 2018 in occasione della lezione di un maestro come Raymond Depardon. In questo senso i programmi delle due iniziative si interfacciano e dialogano portando alle Notti Veneziane una rarità d’autore da poco restaurata come Bless Their Little Hearts di Billy Woodberry (anima della L.A. Rebellion e del cinema indie afro-americano).

Tra gli altri incontri in programma: le giornate del programma del Parlamento europeo “28 Times Cinema” e del Lux Film Prize alla presenza dei registi finalisti e dei parlamentari europei; la presentazione dei corsi della New York Film Academy con la masterclass del mago degli effetti speciali Craig Caton, direttore del dipartimento di 3D Animation, Special Effects e VR; l’esperienza VR di Elio Germano con La mia battaglia; l’anteprima del film collettivo Frammenti coordinato da Paolo Bianchini e realizzato grazie ai fondi congiunti MiBAC/Miur destinati all’educazione all’immagine dei giovani; i corti vincitori a Laguna Sud e al Pigneto Film Festival e una piccola gemma come Sufficiente di Maddalena Stornaiuolo e Antonio Ruocco; il progetto di Chiara Nano su Alberto Grimaldi, mitico produttore di Leone, Pasolini, Fellini, Bertolucci, Scorsese; il grande omaggio che la città di Parma dedicherà, dalla fine dell’anno, a Bernardo Bertolucci.

Come da tradizione, i film della selezione ufficiale concorrono al Label di Europa Cinemas, al Premio del pubblico BNL – Gruppo BNP Paribas, al GdA Director’s Award assegnato dalla giuria delle Giornate. Oltre ai premi collaterali della Mostra e, per gli esordienti, al Leone del Futuro.

A rendere possibili le Giornate degli Autori sono anche quest’anno la Direzione Cinema del MiBAC, il main sponsor BNL – Gruppo BNP Paribas, con rinnovato impegno la SIAE e Miu Miu per le giornate di “Women’s Tales”; la Commissione Cultura del Parlamento europeo per il Lux Film Prize e il progetto “28 Times Cinema”; i media partner tra cui salutiamo per la prima volta la piattaforma MUBI con cui condivideremo durante la Mostra un programma antologico di film e i nostri tradizionali technical partner; la Regione Veneto e il Comune di Chioggia per “Laguna Sud” e le attività a Venezia. Oltre naturalmente alla Fondazione
La Biennale di Venezia e alla Direzione della Mostra del Cinema cui ci lega, anno dopo anno, una leale e costante collaborazione.

“Ciò che abbiamo disegnato con i film, i protagonisti, le iniziative di quest’anno – osserva Giorgio Gosetti – è un mosaico di tessere strettamente intrecciate: uno sguardo sul mondo che se da un lato restituisce speranza per la forza – che è propria del miglior cinema – di interpretare la realtà, dall’altro dipinge una terra assediata da crudeli memorie, fantasmi inquietanti, deserti fisici e ideali. Questo mare in tempesta abbiamo voluto attraversare come moderni corsari alla ricerca del tesoro. E pensiamo di averlo trovato nel coraggio, nel sorriso, nella forza delle straordinarie donne che incontrerete alle Giornate”.

SELEZIONE UFFICIALE – IN CONCORSO

Un assassinio, tre sospetti e il Caso
SEULES LES BETES (ONLY THE ANIMALS) di Dominik Moll – Film d’apertura
Francia/Germania, 2019, 113′, prima mondiale
Con: Laure Calamy, Denis Ménochet, Valeria Bruni Tedeschi, Damien Bonnard
Produzione: Haut et Court, Razor Film Produktion
Vendite estere: The Match Factory
Una donna scompare: dopo un’intensa nevicata di lei restano poche tracce, la macchina abbandonata sul ciglio di una strada di montagna, una casa vuota. Cinque persone sono collegate dalla polizia al mistero. Ciascuna di loro nasconde un segreto, ma la soluzione sta ben lontana dal villaggio alpino, addirittura in un altro continente. Al sesto film dopo i successi a Cannes e a Berlino, Dominik Moll ritorna con una storia a incastri in cui solo il Caso dirige le vite delle persone e nulla può sfuggire al cerchio dell’assurdo. Dal romanzo di Colin Niel uno smagliante mystery d’autore scritto da Dominik Moll e Gilles Marchand.

Il deserto, una profezia di morte e la scoperta della vita
YOU WILL DIE AT 20 di Amjad Abu Alala – opera prima
Sudan/Francia/Egitto/Germania/Norvegia, 2019, 103’, prima mondiale
Con: Islam Mubark, Mahmoud Elsaraj, Bunna Khalid
Produzione: Andolfi, Transit Films, DUOFilm AS, Die Gesellschaft DGS
Vendite estere: Pyramide Films
Appena nato, Muzamil è segnato dal destino: lo stregone del villaggio predice la sua morte allo scoccare dei vent’anni. Suo padre non regge alla notizia e abbandona la famiglia. Sakina lo cresce da ragazza madre, ma allo scoccare dei 19 anni la profezia minaccia di diventare realtà… Ambientato nella regione sudanese di El-Gezira ai giorni nostri, il folgorante esordio di questo giovanissimo regista e produttore, formatosi negli Emirati Arabi, viene dopo una serie di cortometraggi presentati in diversi festival internazionali e spesso realizzati con la supervisione di Abbas Kiarostami. Con il suo film il Sudan arriva per la prima volta alla Mostra di Venezia.

Una storia d’amore che va oltre il confine della ragione
UN MONDE PLUS GRAND (A BIGGER WOLRD) di Fabienne Berthaud
Francia/Belgio, 2019, 100’, prima mondiale
Con: Cécile de France, Narantsetseg Dash, Tserendarizav Dashnyam, Ludivine Sagnier
Produzione: Haut et Court, 3×7 production
Vendite estere: WaZabi Films
Dopo la morte del suo grande amore, Corine parte per la Mongolia per proseguire il suo lavoro di antropologa. L’incontro con la sciamana Oyun le cambierà la vita e la guiderà lungo i sentieri incerti, tra realtà e spiritualità, della ricerca interiore. Tornata in Francia, la donna comprende di dover accettare la propria iniziazione e che il suo “mondo più grande” è là dove si è ritrovata. Dal libro autobiografico di Corine Sembrun. “Lei non si vede mai in tutto film, ma è ovunque – dice la regista – Corine è lo spirito del film e Cécile restituisce sullo schermo il valore universale di questo viaggio iniziatico che, per parte mia, ho narrato senza tradire il mio cinema, tra invenzione e realismo documentario”.

Quando è un fantasma a fare giustizia
LA LLORONA (THE WEEPING WOMAN) di Jayro Bustamante
Guatemala/Francia, 2019, 97’, prima mondiale
Con: Maria Mercedes Coroy, Sabrina De La Hoz, Margarita Ke’nefic
Produzione: La Casa de Producción, Les Films du Volcan
Vendite estere: Film Factory Entertainment
Il mito della Piangente appartiene a una tradizione antica e risuona degli echi della tragedia classica. In questo racconto riprende forma ai tempi della guerra civile del Guatemala che ha portato ad atroci violenze e a un vero genocidio. Asserragliato nella sua lussuosa villa, il Generale attende il verdetto del tribunale che deve giudicarlo per i suoi crimini. “La ricerca di giustizia e di vendetta della Piangente – dice Bustamante che ha scritto la sceneggiatura insieme a Lisandro Sanchez – può ricordare il revisionismo romantico dei ‘Bastardi’ di Quentin Tarantino o la follia di Medea”. Per il secondo anno consecutivo il Guatemala figura nella selezione delle Giornate degli Autori.

Quando i fantasmi si impossessano delle nostre vite
BOR MI VANH CHARK (THE LONG WALK) di Mattie Do
Laos/Spagna/Singapore, 2019, 116′, prima mondiale
Con: Yannawoutthi Chanthalungsy, Por Silatsa, Noutnapha Soydara, Vilouna Phetmany
Produzione: Lao Art Media, Screen Division, Aurora Media
Vendite estere: 108 Media
Un vecchio solitario, un po’ forastico e un po’ stregone, si imbatte nelle tracce di un ormai dimenticato incidente stradale. A fargli da guida verso la verità è il fantasma della vittima, ma l’uomo scoprirà che quel viaggio oltre la soglia della morte può riportarlo a 50 anni prima, alla dolorosa fine di sua madre. Una ghost story nella più limpida tradizione asiatica, ma con forti implicazioni con il presente e una struttura narrativa tra genere e lo stile inconfondibile di Mattie Do che accompagna lo spettatore oltre i confini della razionalità. La prima volta della cinematografia del Laos alla Mostra di Venezia.

Chi è senza peccato…
BARN (BEWARE OF CHILDREN) di Dag Johan Haugerud
Norvegia/Svezia, 2019, 157’, prima mondiale
Con: Henriette Steenstrup, Jan Gunnar Röise, Thorbjörn Harr
Produzione: Motlys A/S
Vendite estere: Picture Tree International
Durante la ricreazione la tredicenne Lykke, figlia di un uomo politico del Partito Laburista, ferisce il suo compagno di classe Jamie, a sua volta figlio di un esponente del Partito Conservatore. Quando il ragazzo muore in ospedale le contraddittorie versioni dell’accaduto rischiano di peggiorare la posizione della ragazzina. Chi è innocente, chi colpevole, chi complice? “Cosa accade in una piccola comunità, come questo quartiere borghese di Oslo – scrive il regista -, quando la morte colpisce e coinvolge due ragazzini? Quando la tragedia ci tocca – osserva il regista – ciascuno di noi scopre la sua vera identità”.

Totò e Peppino all’ultima crociata
5 È IL NUMERO PERFETTO di Igort – opera prima
Italia/Belgio/Francia, 2019, 100’, prima mondiale
Con: Toni Servillo, Valeria Golino, Carlo Buccirosso, Iaia Forte
Produzione: Propaganda Italia e Jean Vigo con Rai Cinema
Vendite estere: Playtime
Distribuzione italiana: 01 Distribution
Napoli, anni Settanta. Peppino Lo Cicero, camorrista di seconda classe in pensione, torna in pista dopo l’omicidio di suo figlio. Questo avvenimento tragico innesca una serie di azioni e reazioni violente ma è anche la scintilla per cominciare una nuova vita. Un piccolo affresco napoletano nell’Italia anni Settanta, con i colori survoltati, i rimandi cinefili e lo stile inconfondibile del suo autore. 5 è il numero perfetto è la storia di un’amicizia tradita, ma anche di una seconda opportunità e di una rinascita. Dalla graphic novel omonima di Igort.

La fede trasforma davvero gli uomini?
BOŻE CIAŁO (CORPUS CHRISTI) di Jan Komasa
Polonia/Francia, 2019, 116’, prima mondiale
Con: Bartosz Bielenia, Eliza Rycembel, Aleksandra Konieczna
Produzione: Aurum Film
Vendite estere: New Europe Film Sales
Il ventenne Daniel, durante la reclusione in riformatorio, scopre una vocazione spirituale che si scontra con il suo passato, i suoi compagni di prigione e la sua fedina penale. Uscito dall’istituto trova lavoro come carpentiere in un piccolo centro ma al suo arrivo, per un equivoco, viene preso dal parroco locale per il nuovo prete che dovrà aiutarlo. Il suo segreto si incrocia con i sensi di colpa di una piccola comunità segnata da un’inconfessata tragedia. Al suo terzo film dopo gli studi alla Film School di Lodz e il suo esordio alla Cinéfondation di Cannes, Jan Komasa è ormai una delle voci più originali e affermate del cinema polacco. Da una storia realmente accaduta.

La psicanalisi tra Freud e la Fratellanza musulmana
UN DIVAN A TUNIS (ARAB BLUES) di Manele Labidi – opera prima
Tunisia/Francia, 2019, 87′, prima mondiale
Con: Golshifteh Farahan, Hichem Yacoubi, Majd Mastoura, Aïsha Ben Miled
Produzione: Kazak Productions
Vendite estere: MK2
Distribuzione italiana: BIM
A 35 anni Selma Derwish scopre la nostalgia di casa. Cresciuta in Francia, laureata in psicoanalisi, la donna arriva a Tunisi con la fiera determinazione di aprire il suo studio in città, sul tetto della casa di famiglia, in un quartiere periferico. Sull’onda delle primavere arabe si illude di aver a che fare con un contesto moderno e occidentalizzato. Scoprirà ben presto di vivere in un paese schizofrenico, ammalato di pregiudizi, di burocrazia, capace di confondere Freud con la Fratellanza Musulmana. Con il passo della commedia degli equivoci, spesso irresistibile nel mostrare le contraddizioni di due civiltà a confronto, il film rivela un talento brillante fin qui sconosciuto di Golshifteh Farahan, la più famosa attrice iraniana di questi anni.

Il grande fiume che non muta e le piccole realtà che cambiano la vita
ARU SENDO NO HANASHI (THEY SAY NOTHING STAYS THE SAME) di Jō Odagiri – opera prima
Giappone, 2019, 137’, prima mondiale
Con: Akira Emoto, Ririka Kawashima, Nijiro Murakami
Produzione: Kinoshita Group
Vendite estere: Kino International
Toichi traghetta da tutta la vita i paesani che vivono sul suo lato del fiume verso la città sorta sull’altra riva. A parte i suoi occasionali passeggeri, non ha contatti con nessuno salvo il giovane Genzo. Intanto a pochi passi dal suo traghetto si costruisce il ponte che è destinato a porre fine al suo lavoro. Un giorno sulla riva del fiume appare una misteriosa
ragazza senza tetto né legge. Toichi la ospita nella sua baracca ma l’incontro cambierà per sempre la sua vita. Esordio nel lungometraggio a soggetto della star giapponese di Kurosawa Kyoshi, Seijun Suzuki, Kim Ki-duk, Yu Lik-wai, qui affiancato dall’insuperabile creatore delle luci Christopher Doyle.

Davvero l’amore può superare ogni barriera?
LINGUA FRANCA di Isabel Sandoval
Stati Uniti/Filippine, 2019, 89′, prima mondiale
Con: Isabel Sandoval, Lynn Cohen, Eamon Farren
Produzione: 7107 Entertainment
A Brighton Beach (il quartiere ebreo-russo di New York), un’immigrata filippina minacciata di espulsione dagli Stati Uniti si innamora di un ragazzo di origine russa, che però ignora la vera natura della donna, in realtà transgender. Il terzo film di Isabel Sandoval, rivelatasi a Locarno con Senorita, è il primo film americano scritto, diretto e interpretato da una immigrata transgender, con attori americani, polemicamente realizzato nel cuore dell’America di Donald Trump. Citando la sua “pacata, serena estetica” il MoMA ha definito la regista “una autentica rarità tra le voci più forti del giovane cinema filippino”.

FUORI CONCORSO
LES CHEVAUX VOYAGEURS (TIME OF THE UNTAMED) di Bartabas – Film di chiusura
Francia, 2019, 93’, prima mondiale
Con: Bartabas e il teatro equestre
Produzione: La Compagnie des Indes
Vendite estere: MK2
35 anni in compagnia di Zingaro, il maestoso e nero cavallo frisone che ha dato il nome al suo circo teatrale e ha creato la sua leggenda. Il “Re dei Cavalli” Bartabas (al secolo Clément Marty) ripercorre la sua opera artistica con un viaggio iniziatico tra passato e presente che riassume la sua poetica, le coreografie, un’idea del teatro e dell’arte che sono vita e pensiero, forma e bellezza sublimati nel rapporto tra l’uomo e l’animale. Presente a Venezia anche con un’esperienza VR, Bartabas ha accettato di chiudere quest’edizione delle Giornate con un luminoso spettacolo cinematografico che attraversa le culture del mondo al passo, al trotto, al galoppo in una danza ammaliante, ora riflessiva, ora frenetica, comica e dolorosa con pagine ogni volta diverse.

MIU MIU WOMEN’S TALES
#17 SHAKO MAKO di Hailey Gates
Italia, USA, 2019, 16’48’’, prima italiana
Con Alia Shawkat
Produzione: Hi Production, Ways&Means
Farah, una venditrice di pane, cammina per le strade di una città mediorientale, mentre un veicolo militare americano circondato da soldati le sfila lentamente accanto. Un breve momento di silenzio. Poi un’esplosione devastante. Civili feriti, sanguinanti. L’orrore della guerra. Farah si guarda intorno atterrita, in lacrime. Ma niente è come sembra. Farah
in realtà è un personaggio interpretato da un’aspirante attrice di nome Laila. E non ci troviamo in Iraq, ma in un villaggio fittizio ricostruito nella base militare di Fort Irwin, in California, dove i soldati americani venivano addestrati prima di essere spediti in missione. Laila teme che il suo talento per la recitazione sia sprecato in questa arida simulazione, in cui le interpreti femminili sono relegate al ruolo di mute comparse. È abituata a prendere le cose molto più sul serio. Sta studiando una via di fuga.

“Mi sono interessata alla situazione delle persone che recitano nella vita reale”, dichiara la regista “e all’effetto che questo ha sulla loro psiche e sul loro stato emotivo. Una nuova esercitazione militare ideata da un produttore televisivo. Mi sembrava molto interessante che spedissimo i soldati in Iraq dopo averli addestrati in un contesto hollywoodiano”.

#18 BRIGITTE di Lynne Ramsay
Italia, UK, prima mondiale
Con Brigitte Lacombe
Produzione: Hi Production, Somesuch
Un cortometraggio in stile documentario di Lynne Ramsay sulla fotografa Brigitte Lacombe.
L’ultimo film di Lynne Ramsay è stato You Were Never Really Here con Joaquin Phoenix, premiato a Cannes nel 2017 per la miglior sceneggiatura e il miglior attore. …e ora parliamo di Kevin è stato l’unico film britannico nominato per la Palma d’Oro in una competizione ufficiale nel 2011. Tilda Swinton è stata nominata per un Golden Globe per la sua interpretazione. Il film ha ricevuto diverse nomination ai BAFTA e ha vinto il premio come miglior regista al British Independent Film Awards, miglior film al London Film Festival e miglior sceneggiatura alla Writers Guild of Great Britain.

EVENTI SPECIALI

MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI (MY BROTHER CHASES DINOSAURS) di Stefano Cipani
Italia/Spagna, 2019, 100’, prima mondiale
Con: Alessandro Gassman, Isabella Ragonese, Francesco Gheghi, Gea Dall’Orto, Rossy De Palma
Produzione: Paco Cinematografica, Neo Art Producciones con Rai Cinema
Distribuzione italiana: Eagles Pictures
Jack ha sempre desiderato un fratello maschio con cui giocare e quando nasce Gio, i suoi genitori gli raccontano che suo fratello è un bambino “speciale”. Da quel momento, nel suo immaginario, Gio diventa un supereroe, dotato di poteri incredibili, come un personaggio dei fumetti. Con il passare del tempo Jack scopre che in realtà il fratellino ha la sindrome di Down e per lui diventa un segreto da non svelare. Quando Jack arriva al liceo e si innamora di Arianna, decide di nascondere alla ragazza e ai nuovi amici l’esistenza del fratello. Ma non si può pretendere di essere amati nascondendo una parte così importante di sé. “Il romanzo di Giacomo Mazzariol – scrive il regista – ha avuto un forte impatto sulla mia immaginazione e quando ho conosciuto Jack e Gio e la loro famiglia mi sono reso conto di essere di fronte a qualcosa di davvero unico: una storia importante”.

HOUSE OF CARDIN di P. David Ebersole, Todd Hughes
Stati Uniti, 2019, 95’, prima mondiale
Vendite estere: Doc & Film International
Distribuzione italiana: I Wonder
Al tramonto della sua luminosa carriera, uno dei più creativi e rivoluzionari creatori di moda del XX secolo, Pierre Cardin, ha aperto per questo film il suo archivio privato, frugato nella memoria per ripercorrere le tappe di una carriera che non è difficile definire unica, dando conto di una vita che in molti passaggi viene narrata dai suoi amici e collaboratori. Il film è un ritratto vivo e colorato in cui si riflette la società contraddittoria e raffinata che Cardin ha
attraversato, da Parigi all’Asia, dal Veneto (in cui Pietro Cardin è nato 96 anni fa) all’Asia e fino…alla Luna. Grazie alla collaborazione di I Wonder e di Doc&Film le Giornate rendono omaggio all’uomo e all’artista.

IL PRIGIONIERO di Federico Olivetti
Italia, 2019, 16’, prima mondiale
Con: Paolo Musio, Sabrina Impacciatore, Franco Ravera
Produzione: Kama Productions
Paolo e Maria sono due sposini ordinari che vivono alle porte del paese. Una mattina Paolo esce di casa per comprare del pesce e non torna più. Giù in paese, in piazza, una donna è stata derubata di una preziosa collanina da un malandrino sedicenne che riesce a scappare dopo il misfatto. Paolo, incrociandosi con la donna e la gente del paese, viene additato dalla vittima e accusato del furto.

SCHERZA CON I FANTI di Gianfranco Pannone
Italia, 2019, 72’, prima mondiale
Produzione: Istituto Luce Cinecittà
Italiani brava gente? Discutibile. Ma certo il nostro non è mai stato realmente un popolo guerriero, anche perché la millenaria storia del Paese ha visto fin troppe guerre, violenze, pestilenze per potersi affidare al solo amor patrio. Partendo da questa particolare condizione storica, Scherza con i fanti vuol essere sia un viaggio tragicomico nella
recente storia d’Italia sia un universale inno alla pace, ma soprattutto si propone con un percorso lungo più di cent’anni che prova a scandagliare il difficile e anche sofferto e ironico rapporto del popolo con il mondo militare e più in generale con il potere, in cui agisce fortemente una pietas di matrice cristiana. Tutto questo attraverso i canti popolari, le immagini d’archivio dell’Istituto Luce e quattro diari di guerra di ieri e oggi.

MONDO SEXY di Mario Sesti
Italia, 2019, 75’, prima mondiale
Produzione: Augustuscolor
Attraverso una fitta e incalzante costruzione di sequenze tratte dai documentari erotici degli anni ‘60, il cosiddetto genere “mondo”, il film propone un viaggio nella vita notturna degli anni ‘60 di città come Parigi, Londra, New York, Hong Kong, Tokyo e altre località esotiche, mappate dall’immaginario popolare di questo cinema che nella forma del
reportage evocava l’universo del proibito, del nudo, del desiderio. Il critico Mario Sesti costruisce un percorso visuale e “virtuale” intorno al tema del corpo femminile, chiamando idealmente al suo fianco Bataille e Barthes per creare un corto circuito tra il valore del corpo e un cinema seriale che per alcuni anni, con la complicità di registi come Mino Loy
e produttori come Renato Libassi, ha connotato un vero “filone” di successo.

BURNING CANE di Phillip Youmans – In collaborazione con il Tribeca Film Festival
Stati Uniti, 2019, 77’, prima internazionale
Con Wendell Pierce, Karen KaiaLivers, Dominique McClellan
Vendite estere: Untitled Entertainment
Una madre spaventata dalla vita e lasciata sola a occuparsi del figlio, alcolista e senza lavoro; una moglie che cerca di salvare il suo uomo dal disastro; un prete che, dopo la morte di sua moglie, cerca la fede nella bottiglia piuttosto che nella chiesa: sono alcuni dei disperati che vivono nella parte più desolata della Louisiana a contatto con una natura di
bellezza abbacinante e apparentemente indifferente alla brutalità degli uomini. Le “canne brucianti” del giovanissimo autore (finiva le riprese mentre prendeva la licenza liceale) hanno conquistato la critica americana, vinto il massimo premio del Tribeca Film Festival e cominciano da Venezia una promettente carriera internazionale. Il produttore esecutivo è Benh Zeitlin (il regista de Re della terra selvaggia) e proprio il suo stile, così come lo sguardo sulla natura di Terrence Malik appaiono i riferimenti estetici di questo nuovo talento del cinema indie americano.

NOTTI VENEZIANE alla Villa degli Autori

LA LEGGE DEGLI SPAZI BIANCHI di Mauro Caputo
Italia, 2019, 61’, prima mondiale
Produzione: VOX Produzioni con Istituto Luce-Cinecittà
dall’omonimo racconto di Giorgio Pressburger
Tutto è scritto negli spazi bianchi, tra una lettera e l’altra. Il resto non conta. Una fredda mattina d’inverno, il dottor Fleischmann (letteralmente uomo di carne), si trova ad affrontare l’inizio di una progressiva perdita di memoria. Inizia così l’apologo, in un’atmosfera onirica dove realtà e finzione sembrano intrecciarsi e a tratti confondersi. Il
protagonista, un uomo di scienza, si ritrova immerso suo malgrado in un universo, quello della malattia, dominato da misteriosi rapporti tra il destino e le vicende biologiche e fisiologiche che regolano la vita. Il film è tratto dall’omonimo racconto di Giorgio Pressburger.

EMILIO VEDOVA. DALLA PARTE DEL NAUFRAGIO di Tomaso Pessina
Italia, 2019, 68’, prima mondiale
Produzione: Twin Studio
Un ritratto della figura e del valore artistico del più importante pittore veneziano del XX secolo nel centenario della nascita. Sono i suoi diari, le sue parole ritrovate negli archivi, i ricordi dei suoi amici e degli artisti che ne hanno misurata la grandezza a guidare per mano lo spettatore in questo viaggio. Ed è la voce di Toni Servillo a prestare a Emilio Vedova quel suono che oggi ci permette di entrare nel suo emozionante mondo interiore.

THE GREAT GREEN WALL di Jared P. Scott
Gran Bretagna, 2019, 91’, prima mondiale
Produzione: Make Waves in associazione con The United Nations Convention to Combat Desertification
Vendite estere: Seville International
Grazie a un produttore esecutivo da sempre innamorato della causa ambientalista come Fernando Meirelles e alla passione della musicista maliana Inna Modja, il sogno della Muraglia Verde, concepito fin dal 2009 dall’Unione Panafricana e oggi sostenuto anche dalle Nazioni Unite e dalla Banca Mondiale, diviene una realtà visibile. Un muro di alberi, da Dakar a Gibuti; un muro opposto ad ogni altro perché fatto di realtà viva com’è un albero; una barriera contro la desertificazione, la carestia, i mutamenti climatici. “Inna – racconta l’autore – ha scritto la sua musica mentre scopriva e faceva sua questa realtà. Il film è come un diario organico scritto al presente da una cantante che crede nell’ecologia e conosce la terra che scopre insieme a noi”.

CERCANDO VALENTINA di Giancarlo Soldi
Italia, 2019, 76’, prima mondiale
Produzione: Bizef produzione srl, Laser digitalsrl, Rai com
Un’affascinante odissea biografica fra sogni, desideri e ossessioni per scoprire il mondo di Guido Crepax attraverso la sua creatura Valentina (in cui l’autore si è identificato). Un ritratto dell’artista tra narrazione e visionarietà. Sono gli anni in cui a Milano, Parigi e Londra esplode un’effervescenza culturale, una rivoluzione estetica e narrativa che
contamina il mondo artistico e Crepax ne è uno dei protagonisti. Il film è un viaggio alla ricerca di Valentina, elegante e sofisticato sogno erotico per gli uomini e simbolo di indipendenza, fascino e seduzione per le donne, dove il passato si confonde col presente.

SUFFICIENTE di Maddalena Stornaiuolo, Antonio Ruocco
Italia, 2019, 10’, prima mondiale
In una scuola della periferia nord di Napoli, un quindicenne si presenta agli esami di licenza media. I professori lo accolgono con lo scetticismo riservato ai ripetenti. Lui non si perde d’animo e racconta la sua tesina che parte dalla storia, la sua storia, segnata da un fatto drammatico, per arrivare a parlare del corpo umano e del Cristo Velato. I professori rimarranno ad ascoltarlo. A lui basterà aver strappato la sufficienza.

Venezia 76: Pedro Almodóvar riceverà il Leone d’oro alla carriera

Pedro Almodóvar riceverà il Leone d’oro alla carriera durante la 76a Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia (in programma dal 28 agosto al 7 settembre). La decisione è stata confermata dal presidente della Biennale Paolo Baratta in seguito alla proposta del direttore Alberto Barbera.

Il regista, che poche settimane fa presentava il suo ultimo lavoro Dolor y Gloria al Festival di Cannes, ha reagito così all’annuncio ufficiale:

Sono molto emozionato e onorato per il dono di questo Leone d’oro. Ho dei bei ricordi legati alla Mostra di Venezia, come il mio debutto internazionale nel 1983 con L’indiscreto fascino del peccato. Per la prima volta uno dei miei film viaggiava fuori dai confini della Spagna, ed è stato un po’ il mio battesimo internazionale oltre che un’esperienza meravigliosa. Tornai al Lido cinque anni dopo con Donne sull’orlo di una crisi di nervi. Quindi questo premio diventerà il mio animale domestico, insieme ai due gatti con cui vivo. Grazie dal profondo del mio cuore“.

Questo invece il commento di Barbera:

Almodóvar non è solo il più grande e influente regista spagnolo dopo Buñuel, ma l’autore che è stato capace di offrire della Spagna post-franchista il ritratto più articolato, controverso e provocatorio. I temi della trasgressione, del desiderio e dell’identità sono il terreno d’elezione dei suoi lavori, intrisi di corrosivo umorismo e ammantati di uno splendore visivo che conferisce inediti bagliori all’estetica camp e della pop-art a cui si rifà esplicitamente. Il mal d’amore, lo struggimento dell’abbandono, l’incoerenza del desiderio e le lacerazioni della depressione, confluiscono in film a cavallo fra il melodramma e la sua parodia, attingendo a vertici di autenticità emotiva che ne riscattano gli eventuali eccessi formali. Senza dimenticare che Almodóvar eccelle soprattutto nel dipingere ritratti femminili incredibilmente originali, in virtù della rara empatia che gli consente di rappresentarne la forza, la ricchezza emotiva e le inevitabili debolezze con un’autenticità rara e toccante“.

Fonte: La Biennale

Venezia 76: Paolo Sorrentino presenta The New Pope

Venezia 76: Paolo Sorrentino presenta The New Pope

Dopo la proiezione di due episodi di The New Pope, il secondo è il settimo, Paolo Sorrentino incontra la stampa insieme ai tanti produttori e agli attori Jude Law, John Malkovich, Silvio Orlando, Cécile de France, Javier Cámara, Ludivine Sagnier.

I produttori sottolineano la grandezza e l’importanza del progetto internazionale di questa serie, che travalica i confini territoriali, sia per i contenuti e la ricerca espressiva che per le professionalità che vi hanno partecipato e anche per il cast. Volevano creare una serie televisiva rilevante, che riunisse altissima qualità e popolarità. Sono fieri di esserci riusciti grazie all’estro di Paolo Sorrentino. E sono anche orgogliosi di aver spostato il linguaggio cinematografico sulla televisione, usufruendo di grandi star del cinema e di essere oggi a Venezia per mostrare in ambito cinematografico il frutto di tale lavoro.

Ludivine Sagnier crede che nella prima stagione della serie il suo personaggio fosse più innocente, fatto di purezza e fede. Ma ora si è trasformato in qualcosa di più cupo e misterioso. Javier Cámara, è grato a Sorrentino per averlo voluto nel progetto e si sente ancora eccitato di aver girato a Roma, a poca distanza deal Vaticano e soprattutto di essere stato a Cinecittà nel Teatro 5, dove era ricostruita la Cappella Sistina e dove aveva girato i suoi film Federico Fellini ; per lui era come essere in cielo, in paradiso. Cécile de France invece descrive il suo personaggio e la sua evoluzione. Prima era una figura semplice, poco sviluppata, anche se fondamentale per la storia, ma ora è diventata certamente più complessa e intricato, con una vita amorosa, una sessualità che lo caratterizza e con un entusiasmo che piace molto al Vaticano.

Orfeo Orlando scherza sul fatto di sentirsi un intruso entrato clandestinamente in un cast internazionale. Anche lui ritiene che il suo Cardinale Voiello abbia avuto una grande evoluzione e che sia sbocciato, con le sue corde che vanno dal drammatico al comico. Si è sentito come uno Stradivari del 700 nelle mani del più virtuoso dei violinisti.

Jude Law trova che l’ambientare parte della serie a Venezia sia stata un’idea geniale, che arricchisce e vela di mistero e malinconia la complessità della situazione del suo personaggio. Dice di essere stato diretto magnificamente, anche quando la difficoltà di capire le sfumature si palesava e per questo ringrazia Paolo Sorrentino. Scherza sull’aver indossato in alcune scene degli slip microscopici e di averne girata una dove nascondeva le parti intime con un tovagliolo.

John Malkovich , elemento nuovo al progetto, entrato in questa seconda stagione, racconta di aver visto e studiato con grande attenzione la prima parte e anche tutti i film di Sorrentino. Gli piace il suo modo di raccontare, di girare di come inserisce i personaggi nell’ambiente con grande meticolosità. Si è sentito stimolato di interrogarsi sulla religione e su tematiche profonde e trovato a proprio agio nel lavorare per il formato televisivo.

Paolo Sorrentino infine, sottolinea l’importanza del lavoro collettivo e di uno sforzo produttivo enorme. È soddisfatto e onorato di avere un cast di attori buoni, docili e anche bravi. Cita Carmelo Bene con una sua frase “Non servono attori bravi, ma fuori di sé.”

Venezia 76: Pablo Larrain presenta la sua Ema

Venezia 76: Pablo Larrain presenta la sua Ema

“Se vuoi fare un film sulle persone di oggi, devi fare un film con il reggaeton, mi hanno consigliato, e io ho fatto così, ma non perché mi piaccia questo tipo di musica.” A parlare è Pablo Larrain, regista cileno di Ema, in concorso a Venezia 76, che ha realizzato il suo ultimo film fotografando la generazione cilena successiva alla sua, proprio immersa in questo panorama musicale.

Nel film dirige Gael Garcia Bernal, che aveva già diretto in Neruda, e Mariana Di Girolamo, che interpreta proprio la protagonista, Ema: “Non mi piace ascoltare il reggaeton, ma mi piace molto ballarlo, lo trovo sensuale, vitale e contagioso, e il mio personaggio ha avuto il suo primo incontro con la musical con il reggaeton. È un ritmo atavico e primitivo, ed Ema lo usa per sedurre ma anche per liberarsi. Sento che è un ritmo proprio di questa generazione.”

Per Larrain, che spesso ambienta le sue storie in Cile, questa è la prima volta in cui guarda il Paese nella sua contemporaneità. “Questo film è ambientato nel presente, ma è comunque realizzato dalla generazione passata, la mia, che comunque proviene dal secolo scorso. E raccontare quest’altra generazione è stato davvero un processo interessante, ho imparato molto. La loro generazione ha un codice molto preciso, sono rispettosi e capiscono la realtà in un modo che a noi è precluso, sono responsabili di ciò che fanno e di ciò che desiderano.”

“Quando lavori sul passato cerchi di ricostruire il ritmo di una mondanità che non c’è più, e non hai questa necessità quando lavori nel presente. In questo caso abbiamo cercato di capire situazioni che sono diverse dal passato e diverse da quello che saranno. Viviamo in un mondo che ha bisogno di nuovi modi per costruirsi il futuro, il passato non ha più posto in questo mondo.” Ha dichiarato Gael Garcia Bernal, protagonista della pellicola.

Venezia 76: Olivier Assayas presenta Wasp Network

Venezia 76: Olivier Assayas presenta Wasp Network

Per Olivier Assayas, Cuba è il cuore pulsante di Wasp Network. Oggi il regista francese, presente in conferenza stampa con i protagonisti del suo ultimo thriller politico, ha raccontato di quanto sia stato complicato conoscere le molteplici sfaccettature de La Havana. Certamente è stato un processo di scoperta lungo e complicato, ma fondamentale per arricchire e perfezionare la sceneggiatura e lo spessore dei personaggi. All’inizio erano tutti sospettosi nei confronti di un regista francese che voleva parlare di quello che era successo ai Cinque eroi di Cuba, di qualcosa che non apparteneva alla sua storia.

Superate le prime ritrosie la troupe non ha mai incontrato grossi ostacoli, il lavoro è stati monitorato ma mai compromesso e la pellicola è quella che Assayas voleva realizzare fin dall’inizio. Durante la lavorazione di Wasp, i rapporti tra USA e Cuba si sono fatti ancora più turbolenti e oggi non sarebbe possibile avere accesso a quei luoghi per effettuare delle riprese. Assayas non ha mai incontrato Fernando Morais, autore de Los ultimos soldados de la guerra fria da cui il film è tratto, ma ha usato il materiale riservato che il giornalista ha raccolto nel corso degli anni e ciò gli ha permesso di approfondire gli aspetti più controversi della vicenda e sottolineare la posizione ambivalente degli Stati Uniti.

Penélope Cruz ha scelto di lavorare con Assayas per la passione e l’onestà che il regista mette nel raccontare una storia. Ha parlato con molti cubani per identificarsi meglio con il personaggio di Olga, fare propri i suoi valori e comprendere il suo estremismo. È stato difficile ricevere informazioni concrete e condividere il loro punto di vista sugli avvenimenti degli ultimi decenni. Trova assurdo che nel 2019 non si possa esprimere liberamente il proprio pensiero. Una delle paure più grandi dell’attrice è vedere il mondo sempre più diviso e mosso da un cieco individualismo, in balia della tecnologia che toglie tempo alla comunicazione vera, ai rapporti personali.

Per Edgar Ramírez non esiste più l’idea romantica del patriottismo. Le spie compiono un vero e proprio sdoppiamento di personalità. Si calano nei panni di qualcun altro come fanno gli attori, con la differenza che gli attori lo fanno per finzione, mentre le spie azionando dei meccanismi reali, rischiano di pagare i loro sbagli con la vita. Nascondersi e ingannare le persone che ami è devastante, questo è l’aspetto che lo ha commosso maggiormente. Gael García Bernal allontana ancora di più dal film il concetto di patriottismo, che secondo lui potrebbe risultare semplicistico e riduttivo. Quello che fanno i personaggi non è spionaggio; con il loro operato cercano di fermare la violenza. Il loro atto d’amore li porta a lasciare le loro famiglie, a sacrificarsi e paradossalmente vengono puniti al posto dei terroristi.

Venezia 76: oggi Timothée Chalamet presenta The King

Venezia 76: oggi Timothée Chalamet presenta The King

E’ il grande giorno del nominato all’Oscar Timothée Chalamet che arriva al lido per presentare The King, il film originale Netflix fuori concorso al Venezia 76. The King è prodotto da Plan B (Brad Pitt, Dede Gardner), Porchlight Films (Liz Watts), Yoki (David Michôd), Blue-Tongue Films (Joel Edgerton) e Netflix. Alla regia il regista di Animal Kingdom David Michôd. Nel cast anche Joel Edgerton, Sean Harris, Tom Glynn-Carney, Lily-Rose Depp, Thomasin McKenzie, Robert Pattinson, Ben Mendelsohn.

The King, il film

Principe ribelle e riluttante erede al trono d’Inghilterra, Hal ha voltato le spalle alla vita di corte e vive tra il popolo. Ma quando il tirannico padre muore, Hal è incoronato re con il nome di Enrico V e si trova costretto ad abbracciare la vita alla quale aveva cercato di sfuggire fino ad allora. Il giovane re si trova ora a destreggiarsi tra la politica di palazzo, il caos, le guerre che il padre si è lasciato alle spalle, e le vicende emotive della sua vita passata, incluso il rapporto con l’intimo amico e mentore, l’anziano cavaliere alcolista John Falstaff.

COMMENTO DEL REGISTA

Prima che io e Joel Edgerton decidessimo di ripercorrere la storia di Enrico V, non avevo mai pensato che un giorno mi sarei ritrovato a girare un film ambientato nel Medioevo. Non mi sono mai sentito molto vicino a spade e cavalli. Ma più ne parlavamo e approfondivo le ricerche, più mi entusiasmavo all’idea di ritrarre il Medioevo – con le sue ombre, la sua brutalità, la precarietà tra la vita e la morte, il suo misticismo – in modo crudo e umano allo stesso tempo. Volevo realizzare il tipo di film medievale che avevo in mente, ossia privo della retorica nazionalista normalmente associata alla storia di Enrico V. Un film che potesse fare luce su come la guerra può emergere dalle paludi del potere e della paranoia, dell’avidità e dell’arroganza, della paura e della famiglia.

Venezia 76: oggi Polanski e Martone animano il Concorso

Venezia 76: oggi Polanski e Martone animano il Concorso

Arrivano oggi a Venezia 76 Mario Martone e Roman Polanski, o meglio il suo film nel caso del regista polacco che sarà però presente in conferenza stampa in collegamento skype dalla Francia.

Il regista italiano, primo dei tre “di casa” in Concorso a venire presentato in Mostra, porta al cinema Il Sindaco del Rione Sanità, il testo di Eduardo De Filippo, mentre Polanski, in quello che forse sarà il suo ultimo film, racconta affare Dreyfus, con un punto di vista che sarà sicuramente interessante.

L’aspetto glamour del Festival, vede oggi protagonista Kristen Stewart, che sarà la protagonista del Fuori Concorso Seberg, diretto da Benedict Andrews.