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Mood Indigo: il prossimo film di Michel Gondry

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Michel Gondry ritorna alle sue origini eccentriche e da bambino, con il film Mood Indigo. Audrey Tatou sarà la protagonista e il film è la trasposizione

Mood Indigo a settembre al cinema il nuovo film di Michael Gondry

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audrey-tautou-romain-duris-mood-indigoUscirà il 12 settembre al cinema il prossimo romantico e visionario film di Michael Gondry, Mood Indigo (La schiuma dei Giorni), che vede nel cast Romain Duris, Audrey Tautou, Gad Elmaleh, Omar Sy, Aissa Maiga e Charlotte Le Bon.

 Mood Indigo-film-Michel-GondryMood Indigo: la Schiuma dei Giorni, il nuovo, romantico e visionario film del maestro Michel Gondry, tratto dal celebre romanzo di Boris Vian. Protagonisti l’incantevole Audrey Tautou e Romain Duris. Un cast tutto francese di cui fanno parte anche Omar Sy, attore rivelazione di Quasi Amici e Gad Elmaleh.

Colin (Duris), facoltoso parigino, si innamora della graziosa Chloé (Tautou), incarnazione di una canzone di Duke Ellington. I due convolano presto a nozze, ma durante la luna di miele una ninfea inizia a crescere nei polmoni della ragazza, mettendola in serio pericolo. L’unico modo per mantenerla in vita sarà circondarla di fiori freschi e l’uomo, disposto a tutto pur di salvarla, finirà così sul lastrico. Mood Indigo è una storia d’amore poetica, dolce ma tragica, di luce e ombra, raccontata con leggerezza visionaria e un po’ nostalgica sulle note del jazz di Ellington, in cui il regista dà ancora una volta prova della sua grande immaginazione e di riuscire a trascinare lo spettatore in un mondo magico, ai limiti del surreale, ma senza per questo risultare stucchevole o inverosimile.

Mood Indigo : nuovo trailer del film di Michael Gondry

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audrey-tautou-romain-duris-mood-indigo

StudioCanal ha reso pubblico un nuovo trailer del film di Michael Gondry, Mood Indigo , con Audrey Tautou, Romain Duris, Omar Sy, Gad Elmaleh, Philippe Torreton, Aïssa Maïga e Charlotte le Bon.

Nel film Duris è un inventore che si innamora della Tautou, che interpreta una reincarnazione di una canzone di Duke Ellington. Quando lei si ammala, lui vuole a tutti i costi trovare un modo per salvarla.

 

Fonte: comingsoon.net

Mood Indigo – La schiuma dei giorni: recensione del film

Mood Indigo – La schiuma dei giorni: recensione del film

Michel Gondry ritorna alla regia in Mood Indigo – La schiuma dei giorni Colin adattando il libro di Boris Vian, un classico della letteratura francese, in cui ritrova le radici surrealistiche e favolose che hanno segnato i suoi film più belli.

In Mood Indigo – La schiuma dei giorni Colin, giovane ricco e idealista vive sognando di incontrare il grande amore. Ad una festa il suo desiderio si avvera e conosce Chloe una giovane donna che sembra l’incarnazione della melodia di Duke Ellington, Mood Indigo. Si innamora e si sposano ma, poco dopo le nozze la loro felicità si trasforma, Chloe scopre di essere malata a causa di una ninfea che le cresce nei polmoni.

Mood Indigo – La schiuma dei giorni, il film

La sceneggiatura di Mood Indigo – La schiuma dei giorni è costruita per richiamare le diverse situazioni assurde e fantasiose, i personaggi si muovono tra invenzioni e oggetti quasi animati di vita propria diventando dei veri è propri protagonisti all’interno del film – come il campanello/insetto – restituendo così un mondo bizzarro da esplorare e conoscere grazie agli occhi di un ricco ma ingenuo protagonista che vive di idee e d’arte. Gondry partendo da queste basi, come un architetto, utilizza tutto ciò che gli consente la regia per entrare in questa Parigi simile a un “Paese delle meraviglie” sradicato dal suo tempo e collocandolo in un epoca non definita, che richiama gli anni ’40 per la forte componente jazzista e gli anni ’70 per le numerose lotte di contestazione. Per inquadrare questo mondo e trasformarlo di pari passo al film, utilizza tecniche quali la stop-motion, rallenty, reverse ma anche diversi tipi di obiettivi, che insieme alla scenografia molto complessa e dettagliata e a una fotografia studiata per passare da brillante e vivace, fino a colori plumbei per arrivare ad un bianco e nero opaco, fornisce al film quella grande continuità visiva e il pathos necessario che nel cinema di Gondry riesce a catturare e ammaliare lo spettatore.

Ciò in cui perde il film Mood Indigo – La schiuma dei giorni è l’estrema lunghezza nel citarsi e ribadire dei concetti già sviluppati, interropendo così gli elementi trainanti del film con parentesi collaterali, oppure con denunce molto delicate su tutte quelle componenti reali e materiali, quali la violenza, i soldi e le passioni smodate. Ci si allontana così da una storia il cui fulcro è estremante delicato e intinto in numerose allegorie e simboli che restituiscono una poetica davvero originale. Gli attori sono molto bravi nell’interpretare le peculiarità dei loro personaggi Romain Duris è un Colin che vive in un mondo incantato che pian piano muta con il sopraggiungere della malattia di Cholé che lo schiacciano e lo portano in una cruda realtà. Audrey Tauou interpreta il personaggio che rievoca una gentilezza e una delicatezza quasi fanciullesca, non avendo nessuna zona d’ombra ed emanando una sorta di disarmante fragilità. Gad Elmaleh ed Omar Sy contribuiscono in maniera opposta e con percorsi inversi ad essere amici della coppia, nei loro drammi. E se il primo diventa una vittima del sistema, il secondo sembra sopravvivere per una forte componente morale.

Mood Indigo – La schiuma dei giorni è una storia d’amore che esplora la perdita della persona amata e contemporaneamente mostra una panoramica di un passaggio insidioso, da un idillio a una sofferenza umana. Il film viene attraversato da numerosi sentimenti che strutturano la storia facendola diventare in alcuni punti leziosa e articolata, perdendo di vista lo sviluppo originale, ossia, un ragazzo che si innamora della sua anima gemella.

Monuments Men: un nuovo trailer

Monuments Men: un nuovo trailer

The-Monuments-MenLa 20th Century Fox e la Sony Pictures hanno pubblicato un nuovo trailer per Monuments Men nello stile di un cinegiornale della seconda guerra mondiale. Per coloro che non hanno familiarità con il film, si basa su una storia vera di soldati che devono andare in Germania durante la seconda guerra mondiale per salvare capolavori artistici prima che vengano distrutti dai nazisti. Cliccate di seguito per guardare il nuovo trailer del film:

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Il film è interpretato da George Clooney, Matt Damon, Cate Blanchett, Jean Dujardin, Hugh Bonneville, John Goodman, Bob Balaban, Bill Murray . Monuments Men sarà in sala a partire dal 7 febbraio 2014 .

Fonte: Collider

Monuments Men: Trailer italiano del film di George Clooney

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Monuments Men: Trailer italiano del film di George Clooney

Guarda il Trailer italiano del nuovo film da regista di George Clooney, l’atteso Monuments Men che vede protagonisti Matt DamonCate BlanchettJean Dujardin, John GoodmanHugh BonnevilleBill Murray e Bob Balaban.

Basato sul romanzo The Monuments Men: Allied Heroes, Nazi Thieves and the Greatest Treasure Hunt in History di Robert M. Edsel, il film racconta le vicende di un gruppo Allied composto da direttori di museo ed esperti d’arte che viene incaricato dal governo statunitense di localizzare e recuperare una serie di opere d’arte rubate da Hitler nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Oltre Clooney e Dujardin, il cast di The Monuments Men comprende Matt DamonCate BlanchettJohn GoodmanHugh BonnevilleBill Murray e Bob Balaban.

Il film uscirà negli Stati Uniti a dicembre e il 30 gennaio 2014 in Italia.

Monuments Men: recensione del film di e con George Clooney

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Monuments Men: recensione del film di e con George Clooney

Tratto dal libro “Monuments Men. Eroi alleati, ladri nazisti e la più grande caccia al tesoro della storia”  di Robert M. Edsel, George Clooney rimuove quei toni più cinici e seriosi che avevano contraddistinto i suoi ottimi ultimi film da regista (Good Night, and Good Luck e Le Idi di Marzo) per cercare un alchimia tra le sue star che renda la confezione divertente, appetibile e al servizio di un messaggio nobile; il gioco funziona ma non sempre è efficace o duraturo ed è proprio quando si vedono queste lacune che ci si accorge di quanto il film Monuments Men sia allungato e non curato quanto dovrebbe.

In Monuments Men durante la seconda guerra mondiale un gruppo di atipici “soldati” (scultori, direttori di musei, imprenditori ecc) ottiene il permesso dal governo americano per organizzare una spedizione che rintracci e porti in salvo le opere d’arte trafugate dai nazisti, opere che poi sarebbero passate sotto il giudizio del Fuhrer per essere approvate e inserite nel grande museo del Reich a Berlino o bruciate perché non considerate degne (e parliamo di Picasso, Dali, Klimt e molti altri). Per molti membri dei Monuments Men questa sarà un’occasione per riscattare una vita o renderla memorabile, mettendo la propria vita al servizio dell‘arte e salvando così il patrimonio culturale di un intero continente.

Monuments Men, comicità a suon di opere

Matt Damon e Cate Blanchett in Monuments Men (2014)
Foto di Claudette Barius – © 2013 – Columbia Pictures Industries, Inc. and Twentieth Century Fox Film Corporation.

La sceneggiatura in particolare è il punto focale di tutta l’operazione; scritta a quattro mani proprio da Clooney e dall’amico fraterno Grant Heslov (vincitore dell’Oscar per Argo come produttore con Clooney, e nominato alla statuetta dorata altre volte grazie proprio a Le Idi di Marzo e Good Night, and Good Luck) la scrittura ha un certo grado di discontinuità e poca uniformità nel raccontare le vicende, dislocando a coppie i suoi protagonisti (che funzionano meglio quando invece sono uniti), alternando momenti (poco) drammatici, umoristici e lasciando cadere qua e là qualche goccia di flirt rosa.

Nonostante questo, il cast merita una menzione a parte, se Cate Blanchett è come sempre ottima e affascinante, più sopra le righe vi sono John Goodman e Bill Murray, a loro sono affidati i momenti più divertenti e iconici. Svolgono bene il compito Matt Damon (molto efficace il siparietto sul suo francese), Bob Balaban e Jean Dujardin, mentre fra tutti il più sottotono sembra proprio George Clooney. Accompagna le vicende la colonna sonora del plurinominato Alexandre Desplat con un componimento molto variegato che, per quanto riesca ad essere un abito perfetto per quello che viene mostrato sullo schermo, a volte tende ad enfatizzare troppo certe situazioni.

Bill Murray e Bob Balaban in Monuments Men (2014)
Foto di Claudette Barius – © 2013 – Columbia Pictures Industries, Inc. and Twentieth Century Fox Film Corporation.

La sensazione finale che ti lascia Monuments Men è quella che Clooney abbia girato un film tra amici, in cui si nota un certo divertimento e affiatamento tra tutti i membri, ma che eccede nello sdrammatizzare i fatti e risponde vagamente alla (valida) domanda che ricorre per tutta la pellicola: conta di più la difesa della cultura o il sacrificio di una vita umana?

Monuments Men: prima immagine dal film di e con George Clooney

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Monuments Men: prima immagine dal film di e con George Clooney

Arriva da Entertainment Weekly la prima foto ufficiale di Monuments Men, il nuovo dramma co-sceneggiato, prodotto, interpretato e diretto da George Clooney. Basato sul romanzo The Monuments Men: Allied Heroes, Nazi Thieves and the Greatest Treasure Hunt in History di Robert M. Edsel, il film racconta le vicende di un gruppo Allied composto da direttori di museo ed esperti d’arte che viene incaricato dal governo statunitense di localizzare e recuperare una serie di opere d’arte rubate da Hitler nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Al fianco di George Clooney troviamo Matt Damon, Cate Blanchett, John Goodman, Bill Murray, Jean Dujardin, Hugh Bonneville e Bob Balaban. La sceneggiatura è opera di Clooney insieme a Grant Heslov, con cui l’attore e regista collabora dai tempi di Good Night, and Good Luck. La pellicola verrà rilasciata nei cinema americani il prossimo 18 dicembre, mentre in Italia arriverà il 30 gennaio 2014.

Vi ricordiamo che prima di The Monuments Men, vedremo George Clooney sugli schermi italiani il 3 ottobre con Gravity, sci-fi di Alfonso Cuaron in cui l’attore premio Oscar recita al fianco di Sandra Bullock. Il film aprirà l’imminente nuova edizione del Festival del Cinema di Venezia.

Fonte: Coming Soon

Monuments Men: la vera storia dietro il film di George Clooney

Monuments Men: la vera storia dietro il film di George Clooney

Sono innumerevoli le vicende svoltesi nel contesto della Seconda guerra mondiale che si possono raccontare. C’è il punto di vista di chi ha vissuto direttamente sul campo di battaglia e le ogni scontro armato ha avuto le proprie caratteristiche e specificità; c’è quello di chi ha portato avanti la guerra dalle stanze del potere; e c’è quello dei civili che hanno patito gli orrori in cui si sono ritrovati involontariamente coinvolti. C’è però anche il punto di vista di chi ha cercato di proteggere dalla brutalità della guerra la bellezza che c’è nel mondo. Se si parla di bellezza artistica, quel compito è stato ricoperto dai valorosi Monuments Men, a cui è stato dedicato nel 2014 un film intitolato proprio Monuments Men (qui la recensione).

A dirigere il film vi è George Clooney, che torna così alla regia dopo gli apprezzati Good Night and Good Luck e Le idi di marzo. Interessatosi all’argomento dopo aver letto il libro omonimo del 2009 scritto da Robert Edse, di cui Monuments Men è però solo un libero adattamento. Pur se semplificata e riadattata, a Clooney interessava però portare al cinema questa storia in quanto perfetto esempio di una serie di valori da conservare e tramandare. Si offre così un vero e proprio elogio di chi sacrificò la vita per proteggere un patrimonio collettivo, la cui fruizione permette di arricchirsi spiritualmente ed elevarsi al di là del male.

Le intenzioni del film sono dunque quantomai nobili e per raggiungerle Clooney chiama a raccolta un gruppo di attori amici con i quali dar vita ad un film appassionante che offre un nuovo avvincente racconto di guerra. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla storia vera. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Monuments Men

La trama e il cast di Monuments Men

Durante la Seconda Guerra Mondiale, lo studioso d’arte Frank Stokes viene a sapere che Hitler sta rubando tutte le grandi opere d’arte per il suo museo personale. Con il permesso del presidente Roosevelt, Stokes recluta allora sei uomini esperti d’arte che si recano con lui in Europa con il pretesto di essere soldati per scoprire dove si trovano le opere d’arte rubate e salvarle da un destino incerto. Le cose iniziano però a mettersi male quando ai tedeschi viene ordinato di bruciare le opere d’arte e i russi iniziano invece a prenderle per sé. A quel punto, salvare quel patrimonio diventerà questione di vita o di morte.

Per dar vita a questa storia, Clooney, anche interprete di Frank Stokes, ha chiamato accanto a sé numerosi celebri attori, a partire dall’amico Matt Damon nel ruolo di James Granger. Recitano poi nel film anche Cate Blanchett nei panni di Claire Simòne, Bill Murray in quelli di Rich Campbell e John Goodman  in quelli di Walter Garfield. Il premio Oscar Jean Dujardin interpreta Jean-Claude Clermont, mentre Hugh Bonneville è Donald Jeffries e Bob Balaban è Preston Savitz. Infine, l’anziano Frank Stokes che si può vedere alla fine del film non è George Clooney con del trucco, bensì Nick Clooney, padre dell’attore.

La vera storia dietro Monuments Men

Matt Damon e Cate Blanchett in Monuments Men (2014)
Foto di Claudette Barius – © 2013 – Columbia Pictures Industries, Inc. and Twentieth Century Fox Film Corporation.

Come anticipato, quella narrata in Monuments Men è una storia ispirata ad una vicenda vera, ossia quella della task force militare organizzata dagli Alleati facente parte del programma Monuments, Fine Arts, and Archives. Si trattava di un gruppo composto da 345 civili, professionisti dell’arte, provenienti da 13 nazioni diverse: professori universitari, curatori, storici dell’arte, direttori di musei, che lavorarono sul campo sotto il ramo operativo dello Supreme Headquarters Allied Expeditionary Force, comandato dal futuro presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower. Il loro scopo, durante la seconda guerra mondiale, era quello di proteggere i beni culturali e le opere d’arte nelle zone di guerra.

Già prima dell’entrata degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale, professionisti dell’arte e organizzazioni artistiche lavoravano per identificare e proteggere il patrimonio culturale in pericolo. Questi gruppi cercavano però un’organizzazione nazionale affiliata alle forze armate che avesse lo stesso obiettivo. Francis Henry Taylor, direttore del Metropolitan Museum of Art, portò le loro preoccupazioni a Washington, D.C, permettendo così all’istituzione, il 23 giugno 1943 da parte del Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt, della “Commissione americana per la protezione e il salvataggio dei monumenti artistici e storici nelle aree di guerra”.

Monuments Men storia vera

Il generale Dwight D. Eisenhower facilitò il lavoro del MFAA vietando ai militari il saccheggio, la distruzione e l’alloggiamento in strutture di importanza culturale. Inoltre, ordinò ripetutamente alle sue forze di assistere il più possibile il MFAA. Era la prima volta nella storia che un esercito cercava di combattere una guerra e allo stesso tempo di ridurre i danni ai monumenti e alle proprietà culturali. Nella primavera del 1944, dunque, i componenti della missione si ritrovarono prima in Gran Bretagna per addestrarsi, e successivamente si sparsero nel continente europeo alla ricerca di luoghi dove rintracciare quadri, sculture e intere collezioni scomparse da chiese e musei dopo il passaggio delle truppe tedesche.

Quando si verificavano danni ai monumenti, il personale del MFAA ha lavorato per valutarli e guadagnare tempo per gli eventuali lavori di restauro che sarebbero seguiti. L’addetto ai monumenti Deane Keller ha ad esempio avuto un ruolo di primo piano nel salvare il Campo Santo di Pisa dopo che un colpo di mortaio aveva innescato un incendio che aveva fuso il tetto in piombo, facendo poi colare a picco le iconiche pareti affrescate del XIV secolo. A partire dalla fine di marzo del 1945, le forze alleate iniziarono a scoprire ulteriori depositi di opere d’arte in quella che divenne la “più grande caccia al tesoro della storia“.

Solo in Germania, le forze americane trovarono circa 1.500 depositi di oggetti d’arte e culturali saccheggiati da istituzioni e privati in tutta Europa, oltre a collezioni museali tedesche e austriache che erano state evacuate per essere custodite. Anche le forze sovietiche fecero delle scoperte, come i tesori dello straordinario Museo dei Trasporti di Dresda. Centinaia di manufatti furono consegnati dal generale delle SS Karl Wolff, o la loro ubicazione fu comunicata da quest’ultimo, nell’ambito dell’Operazione Sunrise, la sua trattativa segreta con l’Office of Strategic Services.

Innumerevoli sono dunque stati i monumenti, le chiese e le opere d’arte salvati o protetti dal personale della sezione MFAA, la cui dedizione al lavoro li portava spesso davanti alle linee di battaglia. Il film  apporta però notevoli cambiamenti e semplificazioni alla storia vera, oltre a cambiare tutti i nomi dei Monuments Men coinvolti, riducendo il gruppo a soli sette uomini e stabilendo la sua istituzione per mano del personaggio di Clooney dopo il bombardamento dell’abbazia di Cassino, nel febbraio 1944. Le prime operazioni dei Monuments Men, in realtà, risalgono all’intervento britannico in Libia nel 1942 e allo sbarco degli Alleati in Sicilia nel luglio del 1943.

Il trailer di Monuments Men e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Monuments Men grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple TV, Prime Video e Disney+. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 13 febbraio alle ore 21:15 sul canale Cielo.

Monuments Men: la spiegazione del finale del film di George Clooney

Uscito nel 2014 e diretto da George Clooney, Monuments Men è un war movie atipico che intreccia storia, avventura e riflessione sul valore dell’arte. Clooney, che nel film interpreta anche il ruolo del protagonista Frank Stokes, guida un cast corale di primo piano (Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Cate Blanchett, Jean Dujardin) per raccontare la missione, realmente avvenuta, di un gruppo di esperti d’arte incaricati di salvare il patrimonio artistico europeo trafugato dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale.

Il film prende ispirazione da eventi realmente accaduti, raccontati più nel dettaglio nella nostra analisi sulla vera storia dei Monuments Men e dal libro The Monuments Men di Robert M. Edsel e Bret Witter e porta sullo schermo un episodio poco conosciuto ma fondamentale: la creazione della MFAA (Monuments, Fine Arts, and Archives Section), unità speciale alleata che aveva il compito di proteggere e recuperare opere d’arte e monumenti minacciati dal conflitto. Il film unisce tono epico e momenti di leggerezza, concentrandosi più sui valori morali che sulla pura azione bellica.

Il finale di Monuments Men ha suscitato discussioni perché, pur chiudendo le vicende principali, lascia allo spettatore la riflessione sul senso della missione e sull’eredità culturale difesa da quei soldati-storici dell’arte. Comprenderlo significa anche cogliere il messaggio centrale del film: l’arte come simbolo dell’identità e della memoria di un popolo, un patrimonio che vale la pena proteggere anche a costo della vita.

Cosa succede in Monuments Men?

Negli anni finali della Seconda guerra mondiale, il curatore d’arte Frank Stokes (George Clooney) convince il presidente Roosevelt della necessità di creare una task force speciale per proteggere il patrimonio artistico europeo minacciato dalla furia nazista. Nasce così la “Monuments, Fine Arts, and Archives Section”, composta da storici dell’arte, architetti e conservatori. Benché non siano soldati addestrati al combattimento, questi uomini vengono inviati al fronte per rintracciare, catalogare e restituire ai legittimi proprietari le opere trafugate.

Il gruppo è eterogeneo e internazionale: James Granger (Matt Damon), esperto di arte francese; Richard Campbell (Bill Murray), architetto; Walter Garfield (John Goodman), scultore; Jean Claude Clermont (Jean Dujardin), direttore di museo francese; Preston Savitz (Bob Balaban), critico d’arte; e altri ancora. Insieme affrontano il gelo, la diffidenza dei militari e il rischio costante di imboscate tedesche. Parallelamente, a Parigi, la segretaria del Louvre Claire Simone (Cate Blanchett) custodisce informazioni preziose sul percorso delle opere sottratte dai nazisti.

George Clooney e Hugh Bonneville in Monuments Men (2014)
Foto di Claudette Barius – © 2013 – Columbia Pictures Industries, Inc. and Twentieth Century Fox Film Corporation.

Mentre gli Alleati avanzano, i “Monuments Men” seguono le tracce dei convogli tedeschi che trasportano sculture, dipinti e oggetti sacri verso depositi segreti in Germania e Austria. Le loro ricerche li conducono a scoprire cave, miniere e castelli trasformati in enormi magazzini d’arte. Il tempo però è contro di loro: Hitler ha emanato il “Nerobefehl”, l’ordine di distruggere tutto in caso di sconfitta. Salvare le opere significa spesso rischiare la vita e subire perdite dolorose all’interno della squadra.

Il film culmina con il recupero di capolavori come la Madonna di Bruges di Michelangelo e l’Altare di Gand, simboli del patrimonio culturale europeo. Attraverso successi e sacrifici, la squadra dimostra che difendere l’arte equivale a difendere l’identità e la memoria di interi popoli. L’ultima parte del film mostra gli uomini ormai anziani che, anni dopo, rivedono i tesori che hanno salvato, suggerendo allo spettatore una riflessione sul senso della loro missione e sull’eredità lasciata alle generazioni future.

La spiegazione del finale di Monuments Men

Matt Damon e Cate Blanchett in Monuments Men (2014)
Foto di Claudette Barius – © 2013 – Columbia Pictures Industries, Inc. and Twentieth Century Fox Film Corporation.

Nel finale vediamo Frank Stokes, ormai anziano, visitare con il figlio un museo dove è conservata la Madonna di Bruges di Michelangelo, una delle opere simbolo della loro missione. L’inquadratura, apparentemente semplice, racchiude il senso di tutto il film: ciò che questi uomini hanno fatto non è stato solo recuperare oggetti preziosi, ma preservare la memoria, la storia e l’identità culturale dei popoli europei. La presenza del figlio sottolinea la trasmissione di quel valore alle nuove generazioni.

La scena chiude un arco narrativo in cui i “Monuments Men” hanno dimostrato che l’arte può valere tanto quanto la vita umana, perché custodisce ciò che siamo. Clooney evita un epilogo trionfalistico e sceglie invece una nota intima e malinconica: la missione è riuscita, ma ha avuto un costo in termini di vite e sacrifici personali. Questo equilibrio tra vittoria morale e dolore reale conferisce autenticità e spessore al messaggio del film.

Dal punto di vista storico, il finale è anche un tributo agli autentici membri della MFAA, spesso dimenticati nei racconti ufficiali della guerra. In questo modo Monuments Men si pone come ponte tra cinema e memoria: intrattiene, informa e invita a riflettere su quanto il patrimonio culturale sia fragile e prezioso. Comprendere questo finale significa riconoscere che la vera “ricompensa” per i protagonisti non è la gloria, ma aver lasciato un segno duraturo nella coscienza collettiva.

Approfondisci

Vuoi scoprire di più sulla vera missione dei Monuments Men durante la Seconda guerra mondiale? Leggi il nostro speciale: La vera storia dei Monuments Men

Curiosità

  • L’unità MFAA recuperò oltre 5 milioni di opere trafugate dai nazisti.

  • Alcuni dei protagonisti del film si ispirano a figure realmente esistite, come il tenente James Rorimer (nel film James Granger) che in seguito divenne direttore del Metropolitan Museum di New York.

  • Il libro The Monuments Men di Robert M. Edsel ha fornito la base per il film e contiene documenti d’archivio e fotografie originali.

Monuments Men: George Clooney e il cast a Milano presentano il film

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E’ stato presentato oggi a Milano da George Clooney, Matt Damon, Bill Murray, Jean Dujardin Bob Balaban e John Goodman il nuovo film Monuments Men di George Clooney. Presenti anche lo sceneggiatore Grant Heslov e lo scrittore del libro Robert Edsel

Ecco il nostro resoconto completo della conferenza:

Che importanza ha avuto il bombardamento dell’abbazia di Montecassino per la costituzione dei Monuments Men?

Grant Heslov: è stato sicuramente uno dei momenti che hanno contribuito alla formazione di questa compagnia, che hanno smosso il nostro governo a intervenire e nel film vedrete scene di quei momenti e di come fu devastante quell’evento.

La storia di Monuments Men è per noi europei abbastanza sconosciuta; è stato così anche per voi? E come siete venuti a conoscenza della storia del vostro personaggio?

Leggi anche: The Monuments Men: George Clooney e Matt Damon a Milano visita al Museo Foto

Dujardin: No non conoscevo la storia dei monuments men ma sapevo che Hitler era un pittore frustrato e voleva aprire un museo d’arte. Per quanto riguarda il mio personaggio, è un mercante francese, che non era presente nel gruppo in realtà, e decide  di accettare l’offerta per entrare a far parte dei monuments men e alla fine risulta molto onorato.

Goodman: Non conoscevo la storia dei Monuments men finchè non ho letto la sceneggiatura. Il mio personaggio era uno scultore nato nella mia città e ciò che conoscevo di lui era solo una sua scultura.

Murray: Nemmeno io conoscevo la storia finchè George non me l’ha raccontata e sono rimasto impressionato una volta che mi sono informato di quante opere furono rubate e parliamo di cifre enormi, considerate poi che oltre a quelle distrutte ci sono alcune che non sono ancora state trovate.

Clooney: Non sapevo molto nemmeno io, avevo solo visto un documentario intitolato The Rape of Europe, poi un giorno Grant è venuto da me e mi ha fatto leggere questo libro( monuments men) e abbiamo pensato che potesse essere una film divertente e interessante da girare. Inoltre è stata anche un’opportunità per rendere omaggio a quelle persone che hanno fatto tanto ma tutto sottotraccia.

Damon:
il mio personaggio invece è bassato su uomo realmente esistito che ha voluto salvare più opere d’arte possibili. E’ un uomo che ha vissuto di arte e sa veramente che significato ha l’arte per la nostra vita. E’ stato un’onore poterlo interpretare.

Balaban: Non conoscevo la storia dei monuments e non sapevo degli intenti di Hitler e dell’ordine di nerone per bruciare tutte le opere. Il mio personaggio invece è un impresario che si intende molto di arte e ha deciso di prendere parte a tutto ciò nonostante non sia mai stato in guerra

Leonidas: Lo script è stata una sorpresa anche per me, ma io rispetto agli altri potevo basarmi su una fonte reale che è Harry Ettlinger. Ho ricevuto alcune lettere da Harry che mi hanno aiutato nella recitazione del personaggio. Harry mi ha raccontato molte cose che ha vissuto e questo ha decisamente cambiato tutta la mia percezione, quando ti basi su un contatto reale tutto cambia.

(Per Bill Murray) siamo abituati ormai a vederla in ruoli particolari come nei film di Wes Anderson  quindi volevo sapere come ha preparato questo personaggio, che ha alcune sfumature comiche ma è anche abbastanza classico?

Murray: non è arrivata la traduzione quindi provo a indovinare la domanda. Andare a cena con Wes è piacevole ma con George è ancora meglio nonostante non mangi molto ma beve molto di più di Wes. Wes Anderson mangia continuamente, ama mangiare, mangia e beve anche durante le riprese perché sta facendo della fottuta arte. Con Wes mangi talmente tanto che potresti morire mentre giri le scene. Con George invece è diverso ma ugualmente divertente, ma si mangia e si beve solo alla fine perché non sta facendo un film artistico ma un film sull’arte. Tutto chiaro?

Si avverte una leggerezza nei dialoghi che ricorda Robert Altman e il suo Mash, volevo sapere da lei(Clooney) coma ha lavorato sulla sceneggiatura e dietro la macchina da presa per rendere tutto più umoristico?

Clooney: Quando ho lavorato con Wes Anderson non ho trovato che mangiasse così tanto! Comunque sulla sceneggiatura ho lavorato con Grant e mentre abbiamo letto il libro abbiamo deciso che doveva entrare una parte di umorismo perché non volevamo girare un film cinico o fare una lezione di storia al pubblico.
non volevamo nemmeno fare un film di arte ma solo che indicasse il significato dell’arte e l’importanza di essa.
Credo che alla fine però basterebbe questo cast per venire a vedere il film.

Questo è un film basato su una storia vera, quali sono le emozioni nel fare un film su una storia vera e quanto spazio hai lasciato all’immaginazione?

Clooney: ho fatto un film sui giornalisti(Good Night and Good Luck) che prendeva spunti da una storia vera e quindi credo non sia un’esperienza totalmente nuova, e anche in quel film ho dovuto analizzare bene le fonti e tutto ciò che c’era a riguardo per non avere critiche sul fatto di avere riportato cose false e che potevano essere un appiglio per screditarci. Questo è un film che vuole riportare i fatti principali di quella missione, ma volevamo anche avere libertà di dialogo e poter inserire anche altre cose esterne al racconto come i flirt, e quindi abbiamo inserito la storia tra Cate e Matt. Ma tante cose che sembrano strane invece sono successe veramente!

(Per Dujardin) Come ti sei trovato in questa compagnia di americani e come si trova un attore francese nell’interpretare un francese a Hollywood, hai portato qualcosa della scuola europea?

Ho portato la passione,le canzoni, l’amore il buon umore. A parte gli scherzi sono loro che hanno dato molto a me così come è accaduto durante l’esperienza con Scorsese(è in The Wolf of Wall Street). Lavorare con George non è difficile, io sono arrivato con molta umiltà e mi sono adattato alla svelta, non è complicato lavorare con questo gruppo di attori.

Nelle Idi di Marzo hai diretto Philip Seymour Hoffman, volevo sapere un ricordo umano della persona?

Noi siamo una comunità e lui era una parte importante di questa comunità ,anche quando in un film non era protagonista riusciva ad essere comunque un personaggio centrale. Ha lasciato un vuoto enorme in questa comunità e tutti lo avvertiamo profondamente . 

Il cuore del film è la difesa della cultura, ma dalla pellicola sorge anche un interrogativo: conta di più la difesa della cultura o conta di più il sacrificio di una vita umana?
 
Damon: i Monuments Men hanno risposto a questa domanda mettendo in gioco la loro vita. Ma anche i cittadini italiani che vediamo in una scena del film che scavano per mettere in salvo il cenacolo sono un grande esempio di come tutti credano nell’arte e sono un ottimo esempio.

Balaban: sono personaggi che non avevano le caratteristiche per combattere ma hanno servito il paese con altre abilità. Quando salvi un’opera d’arte salvi un pezzo di cultura e i monuments men hanno salvato hanno salvato così tante opere per preservare la cultura.

(Per Clooney e Damon) cosa rappresenta questo progetto per voi,non solo artisticamente,ma anche come uomini?

Damon: per me è significato lavora con un regista con cui volevo lavorare e sono grato di essere parte di questo grande cast. E poi mi sento anche fortunato a raccontare una storia così significativa con un messaggio di tale importanza. Clooney:per me è uguale,pensavo che questa storia dovesse essere raccontata. Era una storia inedita nonostante hollywood ami fare film sulla seconda guerra mondiale.

(Per Murray) data la grande amicizia che c’è fra Clooney e Damon pensi ci siano stati favoritismi? Mentre per Damon, com’è stato lavorare con un amico come George?

Murray:
George ha fatto lavorare Matt con Cate che è bravissima e molto professionale e se confrontiamo Matt e Cate notiamo come lei sia brava mentre Matt è molto più scialbo. Non penso che George gli abbia fatto un favore e credo che molti di noi considerino George un buon amico molto più di Matt in questo momento. Ma adesso vogliamo lavorare per David O’Russell!

Damon: lavorare con un amico ti rende meno diplomatico e si risolvono i problemi più alla svelta, ci si scambiano appunti, consigli del tipo: “perché non sei bravo come questo attore?” “intendi te?” “esatto, ho consigli solo per te non per me”
 
Clooney: questa è una battuta che non funziona una volta scritta sui giornali e mi accorgerò di quanto sia stupida.

(Per Heslov) La storia di Monuments Men è molto attuale ancora,non sono stati trovati tutti i cimeli e a Washington c’è appena stata una conferenza in merito.
Sa dirci come si pongono i governi in merito e in particolare l’Italia ?

Interviene l’autore del libro Monuments Men, Robert Edsel

Penso che l’italia dovrebbe affrontare l’argomento delle esportazioni, ma anche trasparente sui tesori che ha nei suoi musei che magari appartengono ad altri, solo così si possono fare passi avanti. Persone prima di noi hanno rischiato la loro vita per salvare posti come il cenacolo e spero che il film avvicini le persone all’arte.

(Per Leonidas) Lei è l’unico che ha conosciuto il “suo personaggio”. Che tipo di rapporto si è instaurato tra di voi?

L’ho incontrato per la prima volta solo pochi giorni fa, ma grazie a una lettera che mi ha scritto ho preso contatti con lui e ho conosciuto la sua biografia, sono curioso di sapere come si sente vedendo la mia performance.

Clooney:  Dimitry interpretava Harry, e Harry lasciò la Germania a 13 anni perché era un ebreo in pericolo. E’ andato a New York, è finito nell’esercito per combattere per il suo nuovo paese. In Germania non aveva il permesso di vedere un quadro di Rembrandt, ma poi riuscì a farlo durante la guerra  e questo penso sia incredibile.

(Per Clooney) Nuove idee per progetti insieme ai suoi abituali collaboratori?

Clooney: No no, non lavorerò più con loro. Ho già lavorato con John nel 1988 in Roseanne, ho visto Dujardin vincere un oscar, con Damon ho fatto ben 6 film, Bob lo conosco da sempre e con Grant siamo amici da 31 anni. Magari lavorerò ancora con loro ma di sicuro non con Matt.

(Per Clooney) Oltre all’omaggio al passato c’è una riflessione sull’arte. Cosa ne pensa dell’incuria? E’ a conoscenza delle polemiche sui nostri Musei, sulla cultura non esaltata come dovrebbe..

Clooney: quando un paese ha problemi economici la prima cosa che fa sono i tagli alla cultura.  Ma dovrete combattere tanto, non abbiamo fatto nulla per salvare i musei a Baghdad, ed è stato un disastro. Hitler non voleva solo rubare le opere, lo voleva distruggere per cancellare la cultura legata alle persone che voleva colpire. Prima della tv e del cinema c’era la pittura ed è grazie ad essa che sappiamo come eravamo una volta.  Dobbiamo resistere e preservare le opere.

 

Monuments Men: George Clooney a caccia di opere d’arte

Monuments Men: George Clooney a caccia di opere d’arte

Seconda Guerra Mondiale: mentre infuria in conflitto, un’unità speciale creata dal Governo americano riunendo esperti d’arte, s’impegna per salvare il patrimonio artistico dalla follia distruttrice di Hitler.

Il Monuments, Fine Arts, and Archives Program fu lanciato dal Governo americano ancora prima dell’entrata ufficiale degli Stati Uniti nel conflitto, allo scopo di proteggere e salvare un patrimonio culturale appartenente all’intera umanità dalla distruzione per mano nazista: la vicenda, poco nota, precedentemente raccontata dallo scrittore Robert Erdsel (il quale ha peraltro dedicato un altro suo lavoro al salvataggio delle opere d’arte in Italia nel corso dell’occupazione nazista), diventa ora un film, nelle sale italiane dal prossimo 13 febbraio, dopo la presentazione ufficiale fissata il 7 dello stesso mese, in occasione del Festival di Berlino.

Con Monuments Men George Clooney dirige un cast stellare, in quello che finora appare il suo progetto più ambizioso, del quale lui è autentico factotum, guidando il cast, dietro e davanti la macchina da presa, e curando soggetto e sceneggiatura, affiancato dal fido Grant Heslow. Una sorta di Salvate il soldato Ryan in salsa artistica in cui Clooney viene affiancato dal Matt Damon,  Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin,  Bob Balaban, Cate Blanchett.

Quest’ultima interpreta Rose Valland, storica dell’arte francese, una delle donne più decorate della storia francese, che si dedicò proprio alla ricerca delle opere trafugate dai nazisti oltralpe nel corso della guerra; fanno riferimento a personalità realmente vissute anche i personaggi di Clooney e Damon: il primo è George L. Stout, fondatore del primo laboratorio americano di studio della conservazione dei beni artistici; il secondo veste i panni di Jason Rorimer, già direttore del Metropolitan Museum.

Il film è stato completamente girato in Europa: dai Baselberg Studios di Potsdam, alla regione di Berlino e sul massiccio dell’Harz (in particolare nella cittadina di Osterwieck) in Germania, fino alla zona del Sussex;, passando per  l’Imperial War Museum di Duxford, nella contea di Cambridge. La colonna sonora è affidata ad Alexander Desplat, che con Clooney ha già collaborato in The Ides Of March.

A pochi giorni dalla consegna degli Oscar 2013, approda nelle sale un film che appare destinato a fare incetta di nomination per l’edizione dell’anno prossimo, e sebbene uscito abbastanza presto, uno dei film seriamente indiziati a lasciare la loro impronta sull’annata cinematografica appena cominciata.

Monuments Men: anteprima con il cast a Milano

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Monuments Men: anteprima con il cast a Milano

Lunedì 10 Febbraio alle ore 19 all’UCI Cinemas Pioltello  si svolgerà l’ANTEPRIMA (a pagamento) CON IL CAST di Monuments Men, film diretto, prodotto e interpretato da George Clooney e distribuito da 20th Century Fox, in uscita nelle sale il 13 Febbraio. All’anteprima sarà presente George Clooney  assieme agli altri interpreti del film: Matt DamonBill MurrayJohn GoodmanBob BalabanJean Dujardin e Dimitri Leonidas.  Alla serata parteciperanno anche Grant Heslov, produttore e sceneggiatore, e Robert Edsel,l’autore dell’omonimo libro da cui è tratto il film. Alla serata interverrà anche Harry Ettlinger, uno dei veri Monuments Men.

E’ possibile acquistare i biglietti presso la multisala di UCI Pioltello, tramite internet, call center, App di UCI Cinemas per iPhone, iPod Touch e per iPad (scaricabile gratuitamente da App Store e da Android) e Michela, la prima live chat di Facebook che consente di acquistare il proprio posto nelle sale UCI Cinemas e invitare i propri amici Facebook. E’ possibile accedere a Michela cliccando sul seguente link:

http://www.facebook.com/ucicinemasitalia/app_204799699634809

Il prezzo per assistere all’anteprima è quello normale intero festivo. Per ulteriori informazioni vistare il sito www.ucicinemas.it o contattare il call center al numero 892.960

La passerella degli attori sul red carpet è prevista alle 18.30. Il pubblico avrà la possibilità di vedere George ClooneyMatt Damon e tutti gli altri Monuments Men. Inoltre, sulla pagina Facebook di UCI Cinemas (www.facebook.com/ucicinemasitalia), dal 31 Gennaio al 7 Febbraio, è attivo il concorso “SAVE THE DATE”, grazie al quale 2 fortunati vincitori riceveranno un pass valido per due persone per assistere, la sera del 10 febbraio, all’arrivo degli attori da una posizione privilegiata e partecipare all’anteprima del film.

TRAMA DI MONUMENTS MEN

Ispirato alla storia vera della più grande caccia al tesoro di tutti i tempi, Monuments Men segue la vicenda, durante la seconda Guerra mondiale, di un singolare plotone istituito dal Presidente Roosevelt con il compito di recarsi in Germania e recuperare i capolavori artistici trafugati dai nazisti per poterli restituire ai legittimi proprietari. La missione appare impossibile: le opere d’arte si trovano dietro le linee nemiche e, con la caduta del Reich, l’esercito tedesco ha ricevuto l’ordine di distruggere tutto. Come può il plotone, composto da sette uomini tra direttori di museo, curatori e storici dell’arte, più avvezzi a maneggiare opere di Michelangelo che non M-1, sperare di riuscire nell’impresa? Ma quando i “Monuments Men” si trovano coinvolti in una gara contro il tempo per evitare la distruzione di 1000 anni di cultura, tutti mettono in gioco la loro vita per proteggere e difendere i grandi tesori dell’umanità.

Monuments Men: 5 Clip del film di George Clooney

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Monuments Men: 5 Clip del film di George Clooney

Il 13 febbraio 2014 arriverà in Italia, distribuito dalla Twentieth Century Fox, Monuments Men, il nuovo film interpretato e diretto da George Clooney, con un cast d’eccezione: Matt Damon, Bill Murray, Cate Blanchett, John Goodman e Jean Dujardin. Ecco cinque clip del film

Leggi anche The Monuments Men: Foto della premiere a Milano 

Ispirato alla storia vera della più grande caccia al tesoro di tutti i tempi, MONUMENTS MEN è un film d’azione che racconta la vicenda di un gruppo di sette soldati, non più giovani e non più tanto in forma, composto da direttori di museo, curatori, artisti, architetti e storici dell’arte che, durante la seconda guerra mondiale, raggiunsero le linee del fronte per recuperare i capolavori artistici trafugati dai nazisti e restituirli ai legittimi proprietari. Considerando che le opere d’arte erano in territorio nemico, come potevano questi uomini sperare di riuscire nell’impresa? E tuttavia, quando si trovarono coinvolti in una gara contro il tempo per evitare la distruzione di un patrimonio artistico millenario, tutti i Monuments Men misero in gioco la vita per proteggere e difendere i grandi tesori dell’umanità.

Monty Python: la reunion arriverà sul grande schermo

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Nonostante era stato annunciato che ci sarebbero stati più spettacoli, molti fan sono rimasti a bocca asciutta per non essere riusciti ad accaparrarsi un biglietto per una delle date della tanto attesa reunion dei Monty Phyton alla 02 Arena di Londra. Buona notizie, però, sono adesso in arrivo. La Picturehouse Entertainment, infatti, ha annunciato che la serata finale dello show, che si terrà il prossimo 20 Luglio (lo show inizierà il 1 dello stesso mese), arriverà sul grande schermo e che sarà distribuita in 450 cinema inglesi e in oltre 1,500 cinema nel mondo.

Ricordiamo che The Last Night of Monty Python (questo il titolo dello spettacolo) include i cinque Pythons rimasti della formazione originale – John Cleese, Michael Palin, Eric Idle, Terry Jones e Terry Gilliam – alle prese con l’esibizione di sketches di repertorio, canzoni e nuovo materiale con il supporto della computer grafica.

Fonte: Empire

Monty Python live, il trailer

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I Monty Python per la prima volta al cinema in diretta via satellite dall’02 Arena di Londra. Dopo lo strepitoso sold out delle date londinesi MONTY PYTHON LIVE (più o meno), l’esilarante e storica reunion del gruppo comico più irriverente e dissacrante di sempre, arriva nei cinema di tutto il mondo in diretta via satellite.

Una rimpatriata di comicità di dimensioni epiche

The Times

MONTY PYTHON LIVE (più o meno)E’ il 5 ottobre del 1969 quando la BBC propone per la prima volta sulle sue frequenze Monty Python’s Flying Circus,la serie televisiva britannica composta di esilaranti sketch comici scritti ed interpretati da Graham Chapman, John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle, Terry Jones e Michael Palin. Quel giorno nascono ufficialmente i Monty Python, il gruppo che ha rivoluzionato l’idea stessa di comicità grazie al suo imprevedibile nonsense, alla personalissima e surreale rilettura del music hall e all’irrisione delle manie e dei vizi della società inglese del tempo. Da quel 5 ottobre il possente piede nudo simbolo del gruppo (coltissima citazione da un famoso quadro rinascimentale italiano dipinto da Bronzino) farà la storia, tanto che secondo alcuni i Monty Python rappresenteranno per la commedia quello che i Beatles sono stati per la musica pop.

Così oggi, a distanza di 45 anni dal loro esordio, i Monty Python tornano a calcare le scene con un appuntamento pensato per divertirsi, ridere e ricordare: domenica 20 luglio alle 20 le sale cinematografiche del mondo saranno invase dalla comicità caustica e irruenta di Monty Python Live (più o meno),la grande reunion del gruppo trasmessa in diretta via satellite in 1500 cinema del mondo dalla O2 Arena di Londra per un live show (in inglese sottotitolato) diretto da Aubrey Powell e prodotto da Fiz Oliver (elenco delle sale italiane su www.nexodigital.it).

John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle, Terry Jones e Michael Palin, con i loro 360 anni totali, saranno quindi i protagonisti di una serata che saprà miscelare alcuni dei più grandi successi dei Monty Python con nuovi sketch e colpi di scena legati all’attualità, ma sempre rigorosamente in stile “Pythonesque”. Un’attesissima reunion in cui si sentirà la mancanza di Graham Chapman, venuto a mancare nel 1989 ma sempre presente nella memoria dei suoi compagni di strada e di tutti i fan che lo hanno seguito nel corso dei 45 episodi delle quattro stagioni trasmesse su BBC oltre che nelle sue performance sui palchi inglesi.

I Monthy Python del resto sono tutt’altro che nuovi al grande schermo: dopo aver esordito nel 1971 con E ora qualcosa di completamente diverso, hanno continuato a conseguire un travolgente successo internazionale con film come Monty Python e il Sacro Graal nel 1975, Brian di Nazareth nel 1979 e Monty Python Live at the Hollywood Bowl nel 1982. Con Monty Python-Il Senso della Vita del 1983 il gruppo ha conquistato il Grand Prix Speciale della Giuria del 36° Festival di Cannes. Innumerevoli naturalmente sono poi i successi individuali riscossi nel corso delle rispettive carriere da Graham Chapman, John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle, Terry Jones e Michael Palin.

Monty Python Live (più o meno) è distribuito in Italia da Nexo Digital in collaborazione con il media partner MYmovies.it. Tutte le informazioni e l’elenco delle sale che trasmetteranno l’evento sono disponibili su www.nexodigital.it.

Monterossi – La serie: trailer della serie in arrivo su Prime Video

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Prime Video ha svelato oggi il trailer ufficiale della seconda stagione di Monterossi – La serie con protagonista Fabrizio Bentivoglio e la regia di Roan Johnson, prodotta da Palomar in collaborazione con Prime Video e tratta dal romanzo “Torto marcio” di Alessandro Robecchi edito da Sellerio Editore, disponibile in esclusiva su Prime Video in Italia dal 10 novembre 2023.

La seconda stagione di Monterossi – La serie è l’ultima novità per i clienti Amazon Prime, che in Italia beneficiano di spedizioni veloci, offerte esclusive e intrattenimento, incluso Prime Video, con un solo abbonamento al costo di €49,90/anno o €4,99/mese.

Una scia di omicidi inspiegabili, collegati da uno strano rituale, che gettano Milano nel panico. Tre ragazzi che incrociano i loro destini in quella kasbah proletaria e multietnica che è piazza Selinunte. Due killer che per sbarcare il lunario sono costretti ad andare a Reggio Calabria in cerca di un assassino che non si trova. E al centro di tutto Carlo Monterossi, in fuga da Crazy Love e in cerca di un po’ di giustizia.

Diretta da Roan Johnson e tratta dal romanzo “Torto marcio” di Alessandro Robecchi, la seconda stagione di Monterossi – La serie è scritta da Roan Johnson, Davide Lantieri e Alessandro Robecchi e ha per protagonisti Fabrizio Bentivoglio, Diego Ribon, Donatella Finocchiaro, Martina Sammarco, Luca Nucera, con Tommaso Ragno, Francesca Inaudi, Alessandro Fella, Giordana Faggiano, Beatrice Schiros, Marina Occhionero, Maurizio Lombardi, Gabriele Falsetta, Keta, Jenny De Nucci, Silvia Briozzo, Giuseppe Ippoliti, con la partecipazione di Maria Paiato, con la partecipazione straordinaria di Carla Signoris.

La seconda stagione di Monterossi – La Serie si unirà a migliaia di film e serie già presenti nel catalogo di Prime Video, tra cui le produzioni italiane Original, Everybody Loves Diamonds, The Bad Guy, Prisma, Bang Bang Baby, Gianluca Vacchi: Mucho Más, Laura Pausini – Piacere di conoscerti, The Ferragnez – La serie S1 e S2, The Ferragnez: Sanremo special, All or Nothing: Juventus, Anni da cane, Dinner Club S1 e S2, Vita da Carlo, FERRO, Celebrity Hunted – Caccia all’uomo S1, S2 e S3, e LOL: Chi ride è fuori S1, S2 e S3; le serie pluripremiate The Marvelous Mrs. Maisel e Lizzo’s Watch Out for the Big Girls, la serie satirica sui supereroi The Boys e grandi successi come Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere, Citadel, Jack Ryan di Tom Clancy, Un matrimonio esplosivo, Samaritan, Tredici Vite, The Tender Bar, A proposito dei Ricardo, La guerra di domani, Reacher e Il principe cerca figlio, oltre a contenuti in licenza disponibili in più di 240 paesi e territori nel mondo, e le dirette in esclusiva in Italia delle migliori partite del mercoledì sera della UEFA Champions League, oltre che della Supercoppa UEFA, fino alla stagione 2026/27. Altri titoli Original italiani già annunciati sono le serie AMAZING – FABIO DE LUIGIGigolò per caso, Antonia, No Activity – Niente da segnalare, Sul più bello – La serie, gli show Karaoke Night – Talenti Senza Vergogna, LOL Talent Show: Chi fa ridere è dentro, i film Elf Me, Il migliore dei mondi, Pensati Sexy, Prisma S2, Sono Lillo S2, Prova Prova Sa Sa S2 e Celebrity Hunted – Caccia all’uomo S4. È stata inoltre annunciata la serie Citadel: Diana, il capitolo italiano dell’universo Citadel.

MonteCarlo Film Festival de la Comédie: 12-15 novembre 2025, il programma

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La 22a edizione del MonteCarlo Film Festival de la Comédie, unico festival internazionale interamente dedicato alla commedia, ideato e presieduto da Ezio Greggio, che si svolge dal 12 al 15 novembre 2025 nel Principato di Monaco è lieto di presentare i sette film in concorso di quest’anno, una selezione internazionale che celebra le diverse forme del racconto cinematografico. Anche quest’anno la Kermesse avrà luogo nella prestigiosa sede del Grimaldi Forum di Montecarlo, dove nelle varie sale si alterneranno proiezioni e incontri con i più amati protagonisti del cinema internazionale: argentino, cubano, algerino, tedesco, danese, italiano, spagnolo e francese che culminerà con la consueta serata di “Gala degli Awards” di sabato 15 novembre al Grimaldi Forum.

Il festival apre con Homo Argentum, una commedia nera firmata dal duo Cohn & Duprat (a Monte-Carlo con Official Competition nel 2022), composta da 16 racconti, tutti interpretati dal camaleontico Guillermo Francella, che analizza con ironia impietosa e chirurgica i vizi e le virtù di una società in perenne contraddizione. Nei 7 film in concorso, si affrontano molti temi della società attuale, sempre riletti in chiave ironica o grottesca. Tra questi il racconto di due dittature del passato e i dissidenti che le contrastano cercando di rovesciare i rispettivi regimi e le sorti dei due paesi: uno è la Spagna franchista del 1939 raccontata in La cena, film diretto da Manuel Gómez Pereira che accompagna il Film al Festival; l’altro è Cuba sotto la dittatura castrista raccontata in Comandante Fritz, commedia romantica ambientata nel 1972. Il regista, Pavel Giroud arriverà a Monte-Carlo per presentare il film. E poi il cibo, usato in questi film quasi come un simbolo di emancipazione: Partir un jour, commedia romantica con elementi di musical e La petite cuisine de Mehdi. Storie di vita e di relazioni che si svolgono attorno alla cucina, protagonista anche in La cena e Comandante Fritz. Con il suo stile unico, tra grottesco e esilarante, Anders Thomas Jensen firma Den Sidste Viking (The Last Viking), una commedia nera che racconta di due fratelli in cerca di un bottino nascosto dopo una rapina. Solo uno conosce le coordinate, ma non riesce (o non vuole?) ricordarle. Intraprendono così un’avventura nei luoghi della loro infanzia, nella speranza di ritrovare il tesoro e risalire all’origine dei traumi del passato.

La famiglia (e l’equilibrio emotivo che a volte si fatica ad incontrare in essa) è al centro dell’ultimo film di Gianni Di Gregorio, Come ti muovi sbagli, presentato quest’anno alle Giornate degli Autori a Venezia. Con garbo e ironia racconta la storia di un settantenne la cui tranquilla quotidianità è completamente stravolta dall’improvviso arrivo della figlia e dei nipoti. Iaia Forte, nel ruolo della donna con cui il protagonista ha un flirt quasi adolescenziale, sarà presente al Festival di Monte-Carlo per accompagnare il Film.

I 7 film in CONCORSO:

  • LA CENA (106’, Spagna) – Prima internazionale – Diretto da Manuel Gómez Pereira. Con Alberto San Juan, Mario Casas, Asier Etxeandia.

Spagna, 1939. A soli quindici giorni dalla fine della Guerra Civile Spagnola, il generale Franco ordina una cena celebrativa nel lussuoso Hotel Palace di Madrid. Un giovane tenente (Mario Casas), un meticoloso capo cameriere (Alberto San Juan) e un gruppo di prigionieri repubblicani—uomini della fazione opposta al regime di Franco ma dotati in cucina—sono costretti a preparare un banchetto in tempi record. Tutto sembra procedere senza intoppi, ma i cuochi stanno pianificando non solo la festa, ma anche la loro fuga.

  • COMANDANTE FRITZ (106’, Germania/Cuba) – Prima internazionale – Diretto da Pavel Giroud. Con Yany Prado, Dennis Mojen, Alexis Valdés

Il giovane ufficiale della Stasi della Germania Est, Fritz (Dennis Mojen), viene inviato a L’Avana nel 1972 per sovrintendere alla consegna ufficiale dell’ Isla Ernesto Thälmann, un’isola donata da Fidel Castro alla Repubblica Democratica Tedesca come segno di amicizia socialista durante la Guerra Fredda. La missione di Fritz è di sventare un presunto attentato della CIA contro Fidel Castro durante la cerimonia di passaggio. A L’Avana, Fritz incontra Lola (Yany Prado), una giovane donna cubana il cui passato e le cui scelte minacciano la riuscita della missione e cambieranno drasticamente il corso della sua vita. Il film è una commedia politica che mescola satira e romanticismo, offrendo una visione particolare del periodo storico e dei complessi rapporti tra Cuba e la Germania Est.

  • PARTIR UN JOUR (98’, Francia) – Prima monegasca – Diretto da Amélie Bonnin. Con Juliette Armanet, Bastien Bouillon, François Rollin.

Cécile (Juliette Armanet) si è fatta conoscere come chef partecipando al programma televisivo Top Chef e sta preparando, insieme al suo compagno e assistente in cucina, l’apertura di un ristorante gourmet. Ma dopo l’infarto del padre (François Rollin) è costretta a lasciare Parigi e a tornare temporaneamente nel villaggio della sua infanzia e al ristorante di strada gestito dai suoi genitori. Durante il suo soggiorno nel paese natale incontra Raphaël (Bastien Bouillon), il suo amore d’infanzia, che metterà in crisi le sue certezze.

The Last Viking è una commedia originale, intrigante e maliziosa sull’identità. Anker è stato liberato dal carcere dopo una condanna di quindici anni per rapina. I soldi del colpo sono stati sepolti da Manfred (Mads Mikkelsen), il fratello di Anker. Solo lui sa dove si trovano. Sfortunatamente, Manfred ha sviluppato un disturbo mentale che gli fa dimenticare tutto. Insieme, i fratelli intraprendono un viaggio inaspettato per ritrovare i soldi e scoprire chi sono veramente.

  • LA PETITE CUISINE DE MEHDI (104’, Francia/Algeria) – Prima francese – Diretto da Amine Adjina. Con Younès Boucif, Clara Bretheau, Hiam Abbass.

Mehdi (Younès Boucif) è sull’orlo del precipizio. Cerca di mantenere la facciata del perfetto figlio algerino davanti alla madre, Fatima (Hiam Abbass), ma nasconde a tutti la sua relazione con Léa e la sua passione per la gastronomia francese. Lavora come chef in un bistrot che sta per rilevare con la sua compagna, ma Léa (Clara Bretheau) è stufa dei suoi segreti e pretende di incontrare la suocera, tradizionalista e testarda, che Mehdi aveva fatto credere fosse ancora in Algeria. Messo alle strette, Mehdi dovrà prendere una decisione drastica e probabilmente la peggiore possibile. Il film racconta ironicamente e con emozione il conflitto tra identità, appartenenza e desiderio di libertà, utilizzando la cucina come metafora culturale e campo di battaglia tra tradizione algerina e modernità francese.

  • HOMO ARGENTUM (98’, Argentina) – Prima francese – Diretto da Mariano Cohn e Gastón Duprat. Con Guillermo Francella, Aurora Quattrocchi.

Homo Argentum presenta una raccolta di 16 storie satiriche, interpretate da Guillermo Francella. Ognuno dei suoi personaggi mette in luce una sorta di tensione: l’opportunismo elegante, la doppia morale della classe media, l’idolatria calcistica, l’aspirazione consumistica, il senso dell’umorismo di fronte al caos, la correttezza politica esagerata, la cultura della marijuana, la mafia dell’amicizia o l’arte di fare il finto tonto. Non c’è redenzione né morale: c’è umorismo e disagio, ma anche tenerezza e un’ironia tanto tagliente quanto inevitabile. Francella si trasforma in ogni scena come un camaleonte sociale argentino: incarna ciò che vediamo ogni giorno e preferiamo non guardare due volte. Con ogni cambio di pelle, appare un personaggio riconoscibile, ambiguo, affettuoso o meschino, ma sempre possibile.

  • COME TI MUOVI, SBAGLI (97’, Italia) – Prima internazionale – Diretto da Gianni Di Gregorio. Con Gianni Di Gregorio, Iaia Forte, Greta Scarano

Riuscire a evitare tutti i fastidi della vita quotidiana, mettersi in salvo da ogni rottura di scatole è sufficiente per essere felici? Il professore (Gianni Di Gregorio) a settant’anni suonati ha trovato finalmente la serenità, ha una bella casa, una discreta pensione, degli amici con cui scherzare, una signora con cui passare qualche giornata (Iaia Forte che sarà ospite del Festival). Si dedica solo a cose piacevoli. Fino a quando la sua vita viene messa sottosopra dall’arrivo della figlia (Greta Scarano), in crisi coniugale, e dei due ingombrantissimi nipotini. Nuove preoccupazioni, nuove angosce, ma anche nuovi affetti. Comincia così un’avventura nelle vite sentimentali degli altri, e nella sua, che gli farà capire che l’amore vale sempre la pena di essere vissuto, anche se porta tribolazioni, sacrifici e patimenti. Un film che riflette sull’amore e sull’’inesorabile istinto degli esseri umani a mischiare il proprio destino con quello degli altri, con tutto quello che ne può derivare: fatiche, ma anche gioie, e l’impressione di aver vissuto veramente.

Oltre ai film in concorso sopra citati, di seguito i titoli selezionati per lo Short Comedy Award di quest’anno, l’iniziativa dedicata ai cortometraggi di genere comico, aperta a registi, attori e produttori pronti a raccontare storie originali e spumeggianti capaci di far riflettere il pubblico attraverso il sorriso sono:

  • TÊTES D’ENTERREMENT (15’29’, Belgio) Diretto da Nicolas Galoux

È la storia di un uomo che non riesce a piangere al funerale della madre. È la goccia che fa traboccare il vaso per questo padre single, la cui modestia e il modo in cui gli altri lo guardano sono opprimenti. Potrebbe trattarsi di un rifiuto delle convenzioni? Una commedia agrodolce sul lasciar andare.

  • AQUELE ABRAÇO ( 18’06’, Portogallo’) Diretto da Michael Joaquim Matias

In una notte tranquilla nella campagna dell’Alentejo, João si prepara a porre fine alla sua vita, ma il suo gesto viene interrotto da Ricardo, uno sconosciuto con la stessa intenzione. Costretti a condividere lo stesso albero, i due uomini iniziano una conversazione assurda ed esistenziale che oscilla tra il tragico e il ridicolo. Una commedia dark sulla solitudine, il senso della vita e ciò che succede quando tutti parlano, ma nessuno ascolta.

  • SATURN IN VENUS ( 5’, Georgia) Diretto da Alla Eliseeva

Una giovane donna si rilassa sulle rive di un lago studiando i misteri dell’astrologia. All’improvviso, nell’acqua appare un uomo bellissimo. Sarà forse l’uomo che le è stato promesso dalle stelle? Saturno sta per entrare in Venere?

  • ANDROMEDA (15’, Russia) Diretto da Anna Melykian

Una giovane donna sale sul tetto di un grattacielo per togliersi la vita, ma viene interrotta da un operaio dei servizi pubblici con un linguaggio volgare, che si lamenta di dover coprire i graffiti di un bambino. Nessuna compassione, solo sarcasmo e provocazione. Eppure, in questa assurdità, comincia a emergere una strana voglia di vivere.

La manifestazione, in collaborazione con EFG Bank ( Monaco), si svolge da sempre sotto l’Alto Patronage di S.A.S. Principe Albert II de Monaco e dell’Ambasciata d’Italia. Come negli anni passati, Radio Monte Carlo è la Radio ufficiale del Festival.

Monte: recensione del film di Amir Naderi #Venezia73

Monte: recensione del film di Amir Naderi #Venezia73

Come sempre sono persone comuni dalle capacità straordinarie le protagoniste dell’ultimo film del regista iraniano Amir Naderi, quest’anno fuori concorso a Venezia con Monte.

Il film narra la storia di Agostino (Andrea Sartoretti), un contadino costretto a vivere insieme alla sua famiglia in una casa alle pendici di un’enorme montagna che sovrasta, con la sua oscurità, l’intero villaggio. Ma la mancanza di luce solare rende presto sterile la terra di Agostino trasformando il suo orto in un appezzamento senza vita. Isolati dal resto del villaggio che li crede maledetti e spinti dalla fame e dalla disperazione, Agostino insieme a sua moglie Nina (Claudia Potenza) e a suo figlio Giovanni (Zaccaria Zanghellini) si lancia in un’impossibile impresa, abbattere la montagna e riportare il calore del sole nelle loro vite.

Ambientato in una sorta di strano medioevo, il film di Naderi sembra essere a metà strada tra un racconto biblico ed una comune storia di sopravvivenza; ci sono infatti alcuni elementi che pare vogliano collegare le difficoltà a cui sono costretti il protagonista e la sua famiglia alla loro mancanza di fede. Dopo aver cercato infatti invano di prendersi cura dei suoi cari facendo qualsiasi tipo lavoro, Agostino rifiuta di lasciare la sua terra, che appartiene alla sua famiglia da generazioni, e cerca di ristabilire l’equilibrio contando solo sulle proprie forze, impegnandosi a far tornare la luce.

Monte, Amir Naderi

Nonostante la scelta coraggiosa di affrontare una storia così allegorica, al film del regista iraniano non manca di certo qualche difetto. Alla splendida fotografia che è senza alcun dubbio il vero punto di forza di Monte, si associano purtroppo un recitazione assai scadente – gli attori riescono ad essere molto più convincenti utilizzando lo sguardo e la gestualità più che le parole – e una sceneggiatura fin troppo scarna; i dialoghi infatti sono ridotti all’osso e la maggior parte del film è più da vedere che la ascoltare. Il susseguirsi inoltre di alcune scene identiche e quasi sovrapponibili, non giova all’andamento del film che risulta fin troppo lento e per certi versi quasi completamente statico. Ad incantare però è il finale, lungo, sofferto e maestoso che colpisce lo spettatore con violenza con un meraviglioso tramonto arancione.

Che si tratti di volontà divina o di semplice caparbietà, con la vittoria di Agostino e più in generale con Monte, Amir Naderi celebra la forza dell’uomo che, nonostante le avversità, grazie al coraggio può decidere di cambiare il corso della propria vita.

Monte: il film di Amir Naderi al cinema dal 24 novembre 2016

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Monte: il film di Amir Naderi al cinema dal 24 novembre 2016

Cambia la data di uscita del film MONTE di Amir NADERI, presentato Fuori Concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Infatti la pellicola uscirà nelle sale italiane a partire dal 24 novembre 2016 distribuito da ASAP Cinema Network

Protagonisti di Monte, sono Andrea Sartoretti e Claudia Potenza.

Monte recensione del film di Amir Naderi

MonteMONTE racconta di un passato remoto, in un villaggio semi-abbandonato ai piedi di una montagna vive Agostino con la moglie Nina e il figlio Giovanni. La montagna si erge come un muro contro i raggi del sole, che non arrivano mai a illuminare la loro terra, ridotta a pietre e sterpaglia. Il film racconta la storia di quest’uomo e della sua famiglia, la loro sfida quotidiana per abbattere la montagna, la sua forza ancestrale e riportare la luce.

CAMPANIA

NAPOLI

Metropolitan

CASERTA

Duel

EMILIA ROMAGNA

BOLOGNA

Europa

FRIULI VENEZIA GIULIA

UDINE

Visionario

LAZIO

ROMA

Fiamma

Alahmbra

Maestoso

Jolly

Apollo

FIUMICINO

Uci Cinemas

LIGURIA

GENOVA

City

LOMBARDIA

MILANO

Centrale

MOLISE

CAMPOBASSO

Alphaville

PIEMONTE

TORINO

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Monte Verità, recensione del film di Stefan Jäger

Monte Verità, recensione del film di Stefan Jäger

Monte Verità è il nome che è stato dato nel 1900 al Monte Monescia, una collina sopra la città di Ascona, nel Canton Ticino Svizzero. L’altopiano dà il titolo al nuovo film di Stefan Jäger, regista, sceneggiatore e docente svizzero dalla lunga filmografia durante la quale ha anche spaziato in tematiche e generi piuttosto diversi tra loro. Presentato due anni fa al Festival di Locarno, il film racconta una storia di finzione innestata in una reale dove alcune persone hanno cercato di portare una rivoluzione d’ideali, in un contesto culturale rigido e spigoloso.

Monte Verità, la trama

Siamo all’inizio del XX secolo e l’unico personaggio inventato è quello della giovane moglie e madre Hanna Leitner (Maresi Riegner), anche se il suo sviluppo ha una plausibilità estremamente attinente con la vita della maggior parte delle donne ricche dell’epoca. Hanna soffre d’asma, ha due bimbe che ama follemente ma con cui non può giocare per non affaticarsi su consiglio dei medici che la seguono. Suo marito (Philipp Hauss) è taciturno, dispotico, altezzoso e tremendamente stereotipato. Un bel giorno Hanna inizia una nuova terapia con un dottore allievo di Freud, tale Otto Gross (Max Hubacher), che le parla di un posto immerso nella natura in cui poter essere senza vincoli e dove già alcune persone hanno scelto di trasferire le loro vite.

Tra le primissime immagini di Monte Verità c’è la fuga notturna in treno della protagonista, che si affaccia da un finestrino per guardare sospirante la liberazione appena conquistata, quando le vola via il cappellino di paglia. Dopo qualche attimo in cui resta ferma, rientra e si siede ricomponendosi, guardandosi attorno un po’ in imbarazzo. Una sequenza estremamente chiara nella sua semplicità, che anticipa anche la velocità con cui passa via l’intero film, che tenta di raccontare e parlare di libertà (con la L maiuscola), descrivendo un periodo storico in cui il concetto rappresentava veramente una frattura radicale da ogni legame, idea, relazione.

La ricerca della Libertà

Prendere una posizione come quella dei veri personaggi della storia del Monte Verità, significava essere radiati dalla società, da ogni rapporto familiare, amicale e lavorativo. Tant’è che la comunità che è sorta in quegli anni e durata fino al 1920, è stata d’ispirazione per il movimento dei figli dei fiori, altro periodo storico in cui la ribellione dal padre padrone aveva in sé il desiderio d’interruzione della guerra in Vietnam, o comunque il bisogno di cercare delle risposte a domande a cui il sistema “dei grandi” replicava solo con la repressione.

La base vacillante del film di Stefan Jäger sta proprio qui: nell’aver preso a modello un fatto poggiato su un contesto in cui la lotta veniva da menti d’intellettuali, per annacquarla descrivendo lo svincolo di una giovane donna da un matrimonio opprimente e violento, certamente, ma stilizzandolo in modo quasi adoloscenziale. Hanna infatti sfiora alcuni discorsi con gli altri abitanti della comunità, ma nulla è davvero profondo o approfondito, come in realtà avrebbe potuto essere per risultare credibile. Anche i confronti, che pure ci sono, con la sua precedente vita rimangono sentimentalistici, e il film finisce per banalizzare anche gli stessi argomenti di cui si fa portavoce.

Un crocevia di artisti

Per il Monte Verità, all’epoca, erano passati artisti, letterati e politici di ogni caratura, tra cui Herman Hesse (interpretato da Joel Basman), la danzatrice Isadora Duncan, l’anarchico Bakunin, il dadaista Hugo Ball, l’architetto del Bauhaus Walter Gropius, Paul Klee, solo per citarne alcuni. E tra i fondatori c’è Ida Hofmann (Julia Jentsch), una pianista e insegnate di musica.

Stefan Jäger coglie perciò il pretesto di afferrare temi di cui oggi l’attualità è infarcita, ma conferendogli un’atmosfera eterea, magica, marcatamente superficiale, che finisce per essere molto suggestiva e intrigante – e sicuramente, trattando solo di fotografia, luci e messa in scena, la resa è indiscutibilmente buona – attorno a situazioni che, naturalmente, invece, avrebbero implicato ben più conflitti interiori.

Monstrous Beauty: Bella Ramsey sarà la protagonista del film in costume

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Stando a quanto riportato da Deadline, la star di The Last of Us Bella Ramsey è stata scelta per recitare nel dramma in costume per metà storico e per metà immaginario dal titolo Monstrous Beauty, in un ruolo che la vedrà interpretare un drammaturgo emergente coperto di capelli a causa di una rara condizione. Insieme alla Ramsey, il cast include anche Dominic West (The Crown), Ruth Negga (Loving) e Fiona Shaw (Killing Eve). Un poster pubblicato insieme all’annuncio mostra uno sfondo colorato con il personaggio della Ramsey incorniciato e con un velo bianco che le copre la testa.

Monstrous Beauty è stato scritto e sarà diretto da Romola Garai, segnando la sua seconda incursione nel cinema dopo il film horror del 2020, Amulet. Prima di immergersi nel mondo della regia, Garai è però forse meglio conosciuta per i suoi ruoli in film d’epoca tra cui Espiazione e Vanity Fair. Per questo suo nuovo film, Garai modellerà dunque la finzione con la realtà. Stando alla prima sinossi rilasciata, Monstrous Beauty sarà ambientato nel 17° secolo e racconterà, come già accennato, la storia di Barbara Field (Ramsey), una contadina nata con una rara condizione che la rende ricoperta di capelli. Barbara è però adeguatamente istruita e, per questo arriva ad occupare un posto alla corte del re Carlo II (West) come “meraviglia naturale“.

Incontrando altri con caratteristiche fuori dal comune, Barbara si sforzerà di essere vista oltre il suo aspetto e per il suo talento di drammaturga. A corte, incontra la famosa attrice Nell Gwyn (Negga), un’amante del re, che vuole dimostrare a Carlo che c’è di più in una persona oltre che il suo aspetto. Usando le sue nuove conoscenze, Barbara otterrà allora l’aiuto del famoso drammaturgo Aphra Behn (Shaw) per aiutarla a mettere in scena uno spettacolo per cambiare le opinioni del pubblico. Ad ora, non è stata fissata alcuna data di uscita per Monstrous Beauty, ma è possibile dare un’occhiata al primo poster del film qui sotto.

 

Fonte: Deadline

Monstress diventerà una serie tv: Amazon adatta il celebre fumetto fantasy con lo showrunner di One Piece

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Amazon MGM Studios continua a puntare sul fantasy e annuncia ufficialmente l’adattamento televisivo di Monstress, acclamata serie a fumetti che arriverà per la prima volta sul piccolo schermo su Prime Video. Il progetto sarà sviluppato come una serie animata per un pubblico adulto e vedrà coinvolto Steven Maeda, già noto per il lavoro su One Piece di Netflix.

La scelta di affidare Monstress a Maeda non è casuale: il successo dell’adattamento live-action di One Piece ha dimostrato la sua capacità di trasporre universi complessi e ricchi di lore in prodotti seriali accessibili ma fedeli allo spirito originale. In questo nuovo progetto, Maeda sarà sceneggiatore, produttore esecutivo e co-showrunner insieme a Tiffany Greshler.

L’annuncio conferma la volontà di Amazon di rafforzare il proprio catalogo fantasy, seguendo una strategia che punta su IP forti e già consolidate. Dopo il successo di altri titoli del genere, la piattaforma sembra intenzionata a costruire un’offerta sempre più ampia e diversificata, capace di competere nel panorama globale dello streaming.

Di cosa parla Monstress e perché è una delle saghe fantasy più premiate degli ultimi anni

Creato da Marjorie Liu e illustrato da Sana Takeda, Monstress è ambientato in un mondo fantasy ispirato alla cultura asiatica e racconta la storia di una giovane donna che nasconde dentro di sé una creatura mostruosa. Nel suo viaggio alla ricerca della verità sul proprio passato e sulla morte della madre, la protagonista si ritrova coinvolta in un conflitto tra umani e forze sovrannaturali.

La narrazione mescola elementi epici, horror e introspezione psicologica, affrontando temi profondi come l’identità, il trauma e la natura del “mostro” che ognuno porta dentro di sé. Accanto alla protagonista, troviamo personaggi peculiari come un gatto parlante e una ragazza metà umana e metà volpe, che contribuiscono a rendere l’universo della storia ancora più ricco e originale.

Il fumetto, pubblicato da Image Comics, ha ricevuto un enorme riconoscimento internazionale, vincendo numerosi premi tra cui diversi Hugo Awards, Eisner Awards e il prestigioso Harvey Award come miglior libro dell’anno. Un successo che ne conferma il valore sia artistico che narrativo.

Con un team creativo solido e un materiale di partenza già molto apprezzato, l’adattamento di Monstress si presenta come uno dei progetti più interessanti nel panorama delle serie fantasy in arrivo. Resta ora da vedere come Amazon riuscirà a tradurre sullo schermo un’opera così complessa, mantenendone l’identità e il fascino.

Monsterverse: Monarch avvicina il franchise a uno dei temi più iconici dei film di Godzilla

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La seconda stagione di Monarch: Legacy of Monsters continua ad espandere il Monsterverse e, con il quarto episodio, compie un passo importante verso uno dei dispositivi narrativi più iconici della saga di Godzilla. La serie Apple TV+, infatti, sta costruendo in modo sempre più esplicito le basi per l’introduzione del controllo mentale sui Titani, un elemento centrale nella storia dei kaiju fin dagli anni ’60.

Nel corso della stagione, la storyline legata ad APEX Cybernetics ha assunto un ruolo sempre più rilevante, fungendo di fatto da prequel agli eventi di Godzilla vs. Kong. Attraverso personaggi come Brenda Hall e Jason Trissop, la serie ha approfondito le motivazioni dell’organizzazione e i suoi esperimenti segreti, collegandoli direttamente alla creazione di Mechagodzilla.

Nel quarto episodio, emerge un dettaglio chiave: APEX sta lavorando su una tecnologia in grado di influenzare il comportamento delle creature. Utilizzando il codice sviluppato da May, l’organizzazione ha creato un dispositivo neurale capace di sopprimere temporaneamente l’aggressività dei mostri, trasformandoli in esseri docili per brevi periodi di tempo.

Il controllo mentale dei Titani potrebbe diventare il prossimo grande sviluppo del Monsterverse

Monarch: Legacy of Monsters - stagione 2, episodio 1: spiegazione del finale

Questo elemento apre scenari molto più ampi per il futuro del Monsterverse. Se APEX riuscisse a perfezionare questa tecnologia, potrebbe arrivare a controllare completamente i Titani, decidendo quando renderli aggressivi o quando neutralizzarli. In altre parole, l’umanità potrebbe ottenere un potere senza precedenti: quello di trasformare i kaiju in armi.

Si tratta di un’idea profondamente radicata nella tradizione dei film di Godzilla prodotti da Toho. Già nell’era Showa, creature come Godzilla, Rodan e King Ghidorah venivano controllate da entità esterne, spesso attraverso tecnologie avanzate o poteri telepatici. Un espediente narrativo che ha permesso nel tempo di costruire alcuni degli scontri più memorabili della saga.

Il Monsterverse aveva già lasciato intravedere questa possibilità. In Godzilla: King of the Monsters si accennava a civiltà antiche in grado di comunicare con i Titani, mentre in Godzilla x Kong: The New Empire il controllo mentale era già stato mostrato attraverso il legame tra Skar King e Shimo. Tuttavia, fino a oggi, gli esseri umani moderni non avevano mai raggiunto un simile livello di dominio.

Le rivelazioni di Monarch: Legacy of Monsters suggeriscono che questo potrebbe cambiare presto. Se APEX Cybernetics dovesse perfezionare la propria tecnologia, il controllo dei Titani potrebbe diventare il fulcro dei prossimi sviluppi narrativi, aprendo la strada a nuovi conflitti e ridefinendo gli equilibri tra umanità e creature giganti.

In questo scenario, il Monsterverse si prepara a recuperare uno degli elementi più classici della mitologia di Godzilla, reinterpretandolo in chiave moderna e integrandolo in un universo narrativo sempre più complesso e interconnesso.

MonsterVerse: in cantiere altri film dopo Godzilla vs. Kong

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MonsterVerse: in cantiere altri film dopo Godzilla vs. Kong

Josh Grode, CEO di Legendary Pictures, ha affermato che lo studio ha già una serie di idee per nuovi film ambientati nel MonsterVerse, l’universo cinematografico che mira a riunire sul grande schermo iconici mostri come Godzilla, King Kong e Mothra.

L’universo condiviso è stato inaugurato nel 2014 con Godzilla di Gareth Edwards, il primo film ad avere di nuovo come protagonista l’iconico re dei mostri dalla controversa pellicola del 1998 diretta da Roland Emmerich. Godzilla è stato seguito da ben tre film: Kong: Skull Island, Godzilla II: King of the Monsters e l’attesissimo Godzilla vs. Kong (che in Italia arriverà il prossimo 6 maggio in esclusiva digitale).

Prima dell’uscita di Godzilla vs. Kong, in realtà, il futuro del MonsterVerse era abbastanza incerto, dal momento che Godzilla II: King of the Monsters aveva ricevuto un’accoglienza mista da parte del pubblico e della critica e non aveva performato al botteghino secondo le aspettative. Godzilla vs. Kong, invece, si è rivelato un grande successo, ottenendo maggiori elogi da parte della critica rispetto ai film precedenti e diventato il più alto incasso al box office nazionale durante il primo weekend di apertura dall’inizio della pandemia di Covid-19. z

Ora, Grode a confermato a Deadline che Legendary sta già esplorando nuove idee per nuovi film ambientati nel MonsterVerse. Grode ha parlato del sorprendente successo al botteghino del film di Adam Wingard e ha rassicurato i fan che si saranno sicuramente nuovi film ambientati nell’universo condiviso, affermando: “Abbiamo una serie di idee per nuovi altri film”.

Tutto quello che sappiamo su Godzilla vs. Kong

Due leggende si scontrano in Godzilla vs. Kong: questi mitici avversari si affronteranno infatti in una spettacolare battaglia senza precedenti, con il destino del mondo in bilico. Kong e i suoi protettori intraprenderanno un viaggio pericoloso per trovare la sua vera casa, e con loro c’è Jia, una giovane ragazza orfana con la quale ha stretto un legame forte ed unico. Ma si troveranno inaspettatamente sul cammino di un Godzilla infuriato, che sta seminando distruzione in tutto il mondo. L’epico scontro tra i due titani, istigato da forze invisibili, è solo l’inizio del mistero che giace nel profondo della Terra.

Il film è interpretato da Alexander Skarsgård (“Big Little Lies”, “La tamburina”), Millie Bobby Brown (“Stranger Things”),  Rebecca Hall (“Christine”, “La genesi di Wonder Woman”), Brian Tyree Henry (“Joker”, “Spider-Man: Un nuovo universo”), Shun Oguri (“Weathering with You – La ragazza del tempo”), Eiza González (“Fast & Furious: Hobbs & Shaw”), Julian Dennison (“Deadpool 2”), con Kyle Chandler (“Godzilla II: King of the Monsters”) e Demián Bichir (“The Nun: La vocazione del male”, “The Hateful Eight”).

Monsters: teaser rivela l’argomento della seconda stagione della serie Netflix

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Netflix ha finalmente annunciato i primi dettagli per la seconda stagione di Monsters, che servirà da seguito a Dahmer – Monster: La storia di Jeffrey Dahmer dello scorso anno. La prima puntata ha battuto i record di streaming ottenendo 1 miliardo di ore di visualizzazione nei primi 60 giorni.

Il primo trailer della seconda stagione di Monsters conferma che il secondo capitolo dell’antologia si intitolerà Monsters: The Lyle and Erik Menendez Story. La serie limitata sarà incentrata sul famigerato caso di omicidio dei primi anni ’90, che ha coinvolto due fratelli di una famiglia benestante che sono stati condannati per aver ucciso i loro genitori. Il video include anche un frammento della vera chiamata dell’11 settembre dei fratelli Menendez durante la notte dell’omicidio. Dai un’occhiata al teaser trailer di Monsters Stagione 2 qui sotto:

Chi sono i fratelli Menendez?

Nel 1989, José e Kitty furono colpiti più volte con un fucile nella loro villa di Beverly Hills. I loro figli, Lyle ed Erik Menendez, inizialmente non erano sospettati. Tuttavia, a causa delle spese eccessive dei fratelli in seguito alla morte dei loro genitori, alla fine sono stati indsgati come potenziali sospetti. L’accusa li ha accusati di aver ucciso i genitori per la loro eredità. Durante i processi molto pubblicizzati, i fratelli hanno rivelato di aver subito entrambi abusi fisici, emotivi e sessuali per mano del padre, che li hanno costretti ad uccidere i genitori per paura delle loro vite.

Nel 1996, Lyle ed Erik Menendez furono ufficialmente condannati all’ergastolo. Secondo il sito, Netflix ha anche “accesso esclusivo” ai fratelli per un prossimo documentario sul controverso caso. Monsters è co-creato e prodotto esecutivamente dai collaboratori di lunga data Ryan Murphy e Ian Brennan. Le puntate future di Monsters racconteranno le storie di altre figure mostruose che hanno avuto un impatto sulla società.

La prima stagione è stata interpretata da Evan Peters nei panni di Jeffrey Dahmer (American Horror Story), Niecy Nash ( Scream Queens ), Penelope Ann Miller (American Crime), Shaun J. Brown (Run) e Colin Ford (Daybreak), oltre al premio Oscar Richard Jenkins. Per la sua interpretazione del serial killer Peters ha vinto un Golden Globe come miglior attore – miniserie.

Monsters: recensione del film di Gareth Edwards

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Monsters: recensione del film di Gareth Edwards

Monsters è il film del 2010, opera prima scritta e diretta da Gareth Edwards, che ne ha curato anche fotografia, scenografia ed effetti visivi. La prima impressione che si ha di Monsters è quella di trovarsi di fronte all’ennesimo disastre-movie a basso costo fotocopia dei vari successi recenti di Cloverfield e District 9. Ma non appena si fa scivolare via questa prima impressione quello che viene alla luce è la curiosità per questo film, realizzato con pochissimi mezzi e post-prodotto quasi interamente a casa del regista.

La pellicola racconta che sei anni fa, una sonda della NASA, di ritorno sulla Terra con campioni di forme di vita aliena, precipitò in America Centrale. Presto, nuove forme di vita presero a svilupparsi nella zona, e da allora metà dell’attuale Messico è stato messo in quarantena come “zona infetta”. Ancora oggi americani e messicani lottano contro mostruose creature che cercano di uscire dall’area. La storia del film ha inizio quando un fotografo statunitense accetta di scortare la figlia del suo capo attraverso la zona infetta fino alla salvezza, al confine con gli USA.

Monsters recensione filmSeppur con qualche riserva, il film è strutturato discretamente bene, con un buon montaggio che fa scivolare via la prima mezzora con un decenti ritmo. Notevoli gli effetti speciali, soprattutto dopo aver appreso che  sono realizzati dal regista Gareth Edwards a casa sua. Questo giovane, alla sua opera prima, è un piccolo genio della computer grafica, che recentemente ha deciso di passare alla regia. A quanto si apprende dal film, anche in regia sa il fatto suo. Il film è una di quelle opere prime che costruiscono dei presupposti interessanti per il futuro di nuove leve, come negli ultimi anni è successo per il Duncan Jones di Moon.

In Monsters Edwards riesce nell’intento di raccontare una semplice storia d’amore ambientata in un’America latina ostile all’uomo, che ospita creature mostruose e imprevedibili. Il punto forte è quello di essere riuscito a creare un buon equilibrio fra la storia dei due personaggi ed il loro viaggio farcito di incontri “mostruosi”, che li porterà alla salvezza, lasciando intravedere anche buone capacità di costruzione della suspence.

Monsters non è certo un capolavoro del genere, ma ha del potenziale che ha già mostrato in gran parte del globo, ricevendo un ottimo riscontro di pubblico e critica. Come ormai abitudine in Italia il film arriva con un paio d’anni di ritardo rispetto al resto del Mondo. Il film è una buona palestra per Edwards che potremo vedere di nuovo all’opera nel suo prossimo, impegnativo, rilancio del franchise Godzilla.

Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez, teaser trailer della serie Netflix

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Fratelli. Assassini. Vittime? Mostri? Il primo trailer di “Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez” è arrivato. Il secondo capitolo della serie MONSTERS, dai creatori di DAHMER, sarà disponibile solo su Netflix dal 19 settembre.

Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez

Dopo il grande successo di DAHMER, la serie antologica di Ryan Murphy e Ian Brennan torna con Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez, che racconta il caso realmente accaduto di due fratelli condannati nel 1996 per l’omicidio dei genitori José e Mary Louise “Kitty” Menendez.

Mentre l’accusa ritenne che il movente del crimine fosse l’eredità del patrimonio di famiglia, i due fratelli giustificarono il duplice omicidio sostenendo di aver subito numerosi abusi fisici, emotivi e sessuali da parte dei genitori durante l’infanzia. Ad oggi, Lyle ed Erik Menendez stanno scontando una condanna all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale e difendono ancora la loro tesi.

Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez si addentra nel caso storico che ha fatto il giro del mondo, ha aperto la strada al fascino moderno del pubblico per il true crime e, in cambio, chiede a quello stesso pubblico: chi sono i veri mostri?

Creatori & Produttori Esecutivi: Ryan Murphy, Ian Brennan

  • Produttori Esecutivi: Ryan Murphy, Ian Brennan, Alexis Martin Woodall, Eric Kovtun, Scott Robertson, David McMillan, Louise Shore, Carl Franklin, Javier Bardem
  • Regia: Ian Brennan, Max Winkler, Paris Barclay, Michael Uppendahl, Carl Franklin
  • Sceneggiatura: Ryan Murphy, David McMillan, Todd Kubrak, Ian Brennan, Reilly Smith
  • Cast: Javier Bardem (José Menendez), Chloë Sevigny (Mary Louise “Kitty” Menendez), Nicholas Alexander Chavez (Lyle Menendez), Cooper Koch (Erik Menendez), Nathan Lane (Dominick Dunne), Ari Graynor (Leslie Abramson)
  • Cast Aggiuntivo: Leslie Grossman (Judalon Smyth), Dallas Roberts (Dr. Jerome Oziel), Paul Adelstein (David Conn), Jason Butler Harner (Det. Les Zoeller), Enrique Murciano (Carlos Baralt), Michael Gladis (Tim Rutten), Drew Powell (Det. Tom Linehan), Charlie Hall (Craig Cignarelli), Gil Ozeri (Dr. William Vicary), Jeff Perry (Peter Hoffman), Tessa Auberjonois (Dr. Laurel Oziel), Tanner Stine (Perry Berman), Larry Clarke (Brian Andersen), Jade Pettyjohn (Jamie Pisarcik), Marlene Forte (Marta Cano)

Monsters: la storia di Lyle ed Erik Menendez, la storia vera dietro alla serie Netflix

Durante il processo per gli omicidi dei loro genitori, José e Kitty, i fratelli hanno citato anni di abusi come motivo di quanto compiuto. Lyle ed Erik hanno affermato di averli ammazzati per paura che il padre li uccidesse se lo avessero denunciato per gli anni di abusi. Con l’arrivo della serie Monsters: la storia di Lyle ed Erik Menendez su Netflix, molti si chiedono cosa sia successo ai veri fratelli Lyle ed Erik Menendez. Continuate a leggere per sapere tutto quello che c’è da sapere su di loro.

Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez è basato su una storia vera?

La risposta è sì. La nuova serie di Netflix si basa sul caso reale di Lyle ed Erik Menendez, due fratelli condannati nel 1996 per gli omicidi dei loro genitori José e Mary Louise “Kitty” Menendez.

In nove episodi, Monsters: la storia di Lyle ed Erik Menendez racconta il caso e, come si legge nella sinossi: “Mentre l’accusa sosteneva che stavano cercando di ereditare il patrimonio di famiglia, i fratelli sostenevano – e rimangono irremovibili ancora oggi, mentre scontano l’ergastolo senza possibilità di libertà vigilata – che le loro azioni derivavano dalla paura di una vita di abusi fisici, emotivi e sessuali subiti dai loro genitori”.

Cosa è successo a Lyle ed Erik Menendez? La vera storia di Monsters di Netflix

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Monsters: la storia di Lyle ed Erik Menendez. Miles Crist/Netflix

Si può dire che il caso reale dei fratelli Menendez ha fatto il giro del mondo per una serie di motivi, non ultimo l’interesse dell’opinione pubblica per le circostanze della morte di José e Kitty e per le azioni dei fratelli dopo gli omicidi.

La sera del 20 agosto 1989, Lyle ed Erik entrarono nella loro casa di Beverly Hills armati di fucile. Spararono e uccisero i loro genitori. In totale, Kitty fu colpita da 10 proiettili, mentre il marito José da sei, compreso un colpo mortale alla nuca.

Dopo gli omicidi, i fratelli sono rimasti in casa perché pensavano che la polizia stesse arrivando a causa del rumore degli spari. Una volta arrivata la polizia, i fratelli hanno raccontato di essere stati tutta la sera al cinema a guardare Batman e poi al Taste of LA Festival.

Hanno detto di essere tornati a casa e di aver trovato i genitori uccisi. Credendo alla loro versione dei fatti, la polizia non ha chiesto ai fratelli l’esame dei residui di polvere da sparo e ha iniziato le indagini sugli omicidi di Kitty e José.

Nei mesi successivi alla loro morte, i fratelli Menendez iniziarono a vivere in modo sfarzoso e a spendere soldi a un ritmo allarmante. Non solo acquistarono molti oggetti di lusso, ma fecero anche viaggi internazionali, acquistarono ristoranti e comprarono case adiacenti a Marina del Rey. È stato riferito che, collettivamente, i fratelli hanno speso un totale di 700.000 dollari prima di essere arrestati.

Le loro spese sfarzose non fecero altro che metterli in sospetto alla polizia, che stava cercando di restringere i sospetti su chi avesse il movente per l’omicidio di José e Kitty. Pur sospettando un coinvolgimento della mafia, il loro obiettivo si concentra a quel punto sui fratelli, che si dimostrano avere una motivazione finanziaria significativa per gli omicidi.

La polizia si avvale dell’aiuto dell’amico di Erik, Craig Cignarelli, al quale propone di indossare un microfono e di chiedere a Erik se ha ucciso i suoi genitori. Erik negò, ma in seguito confessò il crimine al suo psicologo, Jerome Oziel.

Ma la vera svolta nelle indagini avvenne dopo che Oziel disse alla sua amante Judalon Smyth della confessione di Erik. I due avevano una relazione e Oziel ruppe i rapporti con Smyth, che però, in preda alla rabbia, riferì alla polizia ciò che Oziel le aveva detto su Erik.

I fratelli furono quindi arrestati nel 1990, sei mesi dopo gli omicidi di José e Kitty. Lyle fu arrestato l’8 marzo di quell’anno ed Erik, appena tornato da Israele, si consegnò alla polizia tre giorni dopo l’arresto del fratello.

Il processo fece scalpore negli Stati Uniti quando iniziò nel 1993 e fu trasmesso ogni giorno in diretta da Court TV. I fratelli furono processati separatamente per i loro crimini, ma entrambi ammisero di aver ucciso i genitori per legittima difesa.

I fratelli hanno dichiarato di aver ucciso i genitori per legittima difesa

Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez

Hanno descritto di aver temuto per la loro vita dopo aver subito anni di abusi da parte dei genitori, ma soprattutto del padre José, che secondo loro aveva abusato sessualmente di loro per anni.

Durante il processo, Lyle ha testimoniato in modo dettagliato i presunti abusi del padre e ha dichiarato di aver persino affrontato José per aver aggredito sessualmente Erik pochi giorni prima dell’omicidio.

Le accuse di abusi sessuali sono state confermate da due membri della famiglia, i cugini dei fratelli Andy Cano e Diane Vander Molen. Cano ha testimoniato che Erik gli aveva parlato degli abusi quando erano entrambi bambini, mentre Molen ha detto di aver raccontato a Kitty di un presunto abuso sessuale di José nei confronti di Lyle. Molen ha detto che, all’epoca, Kitty le disse che le accuse erano false.

L’accusa sostenne che i fratelli avevano ucciso i genitori per motivi economici e non per legittima difesa. Il primo processo si concluse nel 1994 con due giurie bloccate, con conseguente annullamento del processo. Il secondo processo si svolse nel 1995, ma questa volta i fratelli furono processati insieme e non fu così pubblico, poiché il giudice Stanley Weisberg decise che le telecamere non fossero presenti in aula.

Ancora una volta, la difesa citò anni di abusi e, allo stesso modo, l’accusa sostenne che i fratelli si erano comportati come “bambini viziosi e viziati”. Weisberg limitò le testimonianze sui presunti abusi dei fratelli e non permise alla giuria di considerare un verdetto sulle accuse di omicidio colposo, ma solo di omicidio.

Il 21 marzo 1996, sia Lyle che Erik furono condannati dopo essere stati giudicati colpevoli di due capi d’accusa per omicidio di primo grado e cospirazione per omicidio, ricevendo due ergastoli consecutivi senza possibilità di libertà vigilata.

Sebbene la giuria abbia notato che le denunce di abuso non sono state un fattore nelle proprie deliberazioni, ha deciso di non imporre la pena di morte a causa della mancanza di precedenti condanne penali dei fratelli.

Dove sono ora Lyle ed Erik Menendez?

Dopo la condanna, i fratelli sono stati separati e inviati in carceri diverse. Nel 2018, i fratelli sono stati riuniti dopo essere stati autorizzati a scontare la loro pena nello stesso carcere di San Diego. Sono stati trasferiti nella stessa unità abitativa, segnando la prima volta che i fratelli si sono visti in quasi 22 anni.

Nel corso degli anni, i fratelli hanno presentato molti appelli, ma tutti sono stati respinti. Proprio l’anno scorso, i fratelli Menendez hanno presentato un appello per una nuova udienza basata su nuove prove acquisite. I documenti probatori che hanno presentato includono la testimonianza di un altro uomo, il membro di una boy-band Roy Rosselló, che ha affermato di essere stato violentato da José Menendez all’età di 14 anni in un documentario.

L’ufficio del procuratore distrettuale della contea di Los Angeles ha dichiarato alla CNN nel maggio 2023: “Abbiamo ricevuto la petizione habeas per la questione Menendez e attualmente è in fase di revisione”. Secondo il giornalista Robert Rand, che ha seguito il caso dal 1989 e che ha rivelato di più ad A&E True Crime, i fratelli consigliano altri detenuti che hanno subito abusi sessuali e Erik guida vari gruppi di auto-aiuto in carcere.

Entrambi i fratelli sono anche sposati: Lyle con la giornalista e avvocato Rebecca Sneed ed Erik con l’amica di penna Tammi Saccoman, con la quale ha anche una figlia.

Monsters: la storia di Lyle ed Erik Menendez, la spiegazione del finale

Dopo nove episodi, Monsters: la storia di Lyle ed Erik Menendez volge al termine. Il penultimo episodio della serie true crime Netflix di Ryan Murphy ha visto i fratelli Menendez alle prese con un secondo processo dopo la giuria appesa nel primo. Sebbene il verdetto non sia stato quello sperato da tutti, altre attenuanti hanno fatto sì che il loro caso venisse allontanato dai riflettori.

Con una svolta un po’ casuale, la serie si concentra momentaneamente sulla storia di OJ Simpson, processato per l’omicidio dell’ex moglie Nicole Brown e del suo amico Ron Goldman nel 1994. Il finale inizia con il controverso verdetto di OJ Simpson e poi va avanti fino al 1995, quando sia Lyle (Nicholas Chavez) che Erik (Cooper Koch) si preparano ad affrontare un nuovo processo.

La serie “si immerge nel caso storico che ha preso d’assalto il mondo, ha aperto la strada al fascino moderno del pubblico per i veri crimini, e in cambio chiede a quel pubblico: Chi sono i veri mostri?”.

Ecco il cast di Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez

Ma come si conclude esattamente la serie? Continuate a leggere per un resoconto completo dell’episodio finale di Monsters: la storia di Lyle ed Erik Menendez, la storia romanzata di Netflix. Se volete sapere cosa è successo nella storia reale del caso, potete leggerlo qui.

La spiegazione del finale di Mostri: La storia di Lyle e Erik Menendez

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© Miles Crist/Netflix

L’episodio inizia all’ombra del verdetto di OJ Simpson, che rende Leslie Abramson (Ari Gaynor) pessimista sulle proprie possibilità al processo. D’altra parte, Lyle pensa che questo dimostri che hanno una possibilità di essere liberi, creando un tormentone per il loro processo, ma ammette anche di aver scritto lettere per chiedere donazioni e di aver ordinato una nuova parrucca da 2500 dollari per la prigione.

I fratelli litigano animatamente dopo essersi addossati la colpa l’un l’altro, dopodiché inizia il secondo processo. A causa del libro appena pubblicato, The Private Diary of Lyle Menendez: In His Own Words!, la difesa di Lyle decide di non farlo testimoniare per poterlo interrogare su ciò che ha detto al telefono all’autrice del libro, Norma Novelli.

Già all’inizio del processo è chiaro che le cose non vanno a favore della difesa, poiché la Abramson si oppone a diverse dichiarazioni, ma il giudice continua a non tenerne conto. Nel corso del processo, un venditore di auto testimonia che, dopo aver regalato un’auto a suo figlio Lyle, José (Javier Bardem) è stato rimproverato da Lyle per l’auto stessa, definendola “un pezzo di merda”, a riprova del comportamento da “monello egoista” di Lyle.

Craig Cignarelli (Charlie Hall) ci parla anche della loro sceneggiatura di “Friends” non prodotta, che non ha alcuna somiglianza con la sitcom di successo. Si tratta invece di una sceneggiatura che i due hanno scritto su un personaggio di nome Hamilton Cromwell, che uccide i suoi genitori.

Craig racconta poi che Erik gli ha detto di essere tornato a casa la notte degli omicidi per prendere i documenti per il cinema, vedendo che i suoi genitori stavano dormendo. Quando sono tornati fuori da Lyle, hanno deciso che era il momento giusto per entrare e ucciderli.

Quando gli è stato chiesto del film “The Billionaire Boys Club”, Craig ha detto che Erik conosceva la storia su cui si basava il film di persona grazie al loro amico Brian. 14 mesi prima dell’omicidio di José e Kitty (Chloë Sevigny), Brian ammette che Erik conosceva la storia dell’omicidio dei suoi genitori. Brian descrive poi come Lyle gli abbia scritto una lettera dal carcere in cui descriveva un caso immaginario di visione di A distanza ravvicinata con Lyle e José.

Alla fine Erik sale sul banco dei testimoni e viene interrogato dall’accusa, raccontando alla corte come abbia temuto per la sua vita dopo aver ammesso a Lyle gli anni di abusi subiti dal padre. L’accusa sostiene che le accuse di abuso sono una menzogna e che gli omicidi sono stati premeditati.

L’accusa chiama a testimoniare l’addetto alla pulizia della piscina di casa Menendez, il quale sostiene che il giorno prima degli omicidi i fratelli non sembravano affatto spaventati dai genitori.

Allo stesso modo, il capitano della barca ha affermato che i fratelli non sembravano spaventati dai genitori il giorno degli omicidi. Anche la governante di casa Menendez, che ha vissuto lì per cinque giorni alla settimana, testimonia che la casa non era piena di “urla” e “litigi” come avevano affermato i ragazzi, così come il collega di lavoro di José testimonia che José “non era un uomo arrabbiato”.

L’accusa sostiene che si tratta della “scusa dell’abuso” e in questo processo, il presunto abuso del fratello è una versione della storia che la giuria chiaramente non si beve questa volta. Anche Dominick Dunne (Nathan Lane) è stufo di occuparsi del processo, dice di voler lasciare Los Angeles e che anche il resto degli Stati Uniti è stanco dei fratelli Menendez.

Attraverso i suoi racconti agli amici, apprendiamo che Lyle ha una relazione stabile con Anna Eriksson e che Erik sta vivendo un periodo difficile in prigione, con risse e una relazione con Tammi Saccoman.

Cosa succede a Erik e Lyle alla fine di Monsters?

Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez

Alla fine, la giuria dichiara i fratelli colpevoli di due omicidi di primo grado e di concorso in omicidio. La giuria si aggiorna per valutare le due opzioni di condanna: ergastolo senza condizionale o morte. Nella stanza dei giurati, vediamo che le scintille continuano a volare tra il gruppo, in disaccordo sulle storie dei fratelli e sulle accuse di abuso. Uno dei giurati ha un infarto nel bel mezzo delle deliberazioni e viene sostituito da una controfigura che sembra confusa su cosa decidere.

Alla fine la giuria decide per un verdetto di ergastolo senza condizionale e in seguito la Abramson fa tutto il possibile per garantire che i fratelli siano tenuti insieme nella stessa struttura. Ma una volta tornati nelle loro celle, a entrambi i fratelli viene comunicato che verranno trasferiti.

Anche se sembra che vengano trasportati insieme, i fratelli vengono fatti salire su auto separate che alla fine prendono direzioni diverse verso prigioni diverse, con grande confusione di Erik.

Cosa succede nella scena della barca alla fine di Monsters?

Monsters: la storia di Lyle ed Erik Menendez
© Miles Crist/Netflix

Sebbene sembri che l’episodio sia finito dopo la separazione dei fratelli, si assiste a un flashback del giorno degli omicidi durante la gita in barca dei Menendez.

Vediamo Kitty e José che hanno una conversazione spensierata sulla pesca degli squali, che presto si trasforma in un discorso sulla relazione di José a New York. José le dice che è una cosa passata e dice a Kitty quanto la ama, dicendo che “ce l’hanno fatta”. Dice a Kitty che dovrebbe tornare a fare la giornalista, soprattutto perché lui ha intenzione di candidarsi al Senato.

I due sembrano gioviali e felici, mentre la telecamera passa a Lyle ed Erik che sono seduti a prua della barca, lontani dai loro genitori. Kitty chiede a José cosa stia succedendo, ma i due sembrano non capire. Vediamo poi Erik chiedere a Lyle: “Non ti stai tirando indietro, vero? Abbiamo comprato le armi”. “No, facciamolo”, dice Lyle, e suo fratello ripete la frase mentre guardano il mare.