Skydance ha concluso un accordo con
Mila Kunis per produrre e recitare in
The 47 Night Stand, un nuovo film sceneggiato dal
candidato a 4 Emmy Greg Malins (Friends,
How I Met Your Mother). Il progetto è nelle fasi iniziali
e la trama è tenuta segreta, sebbene sia descritta come una
versione fresca e divertente di una classica commedia
romantica.
David Ellison, Dana
Goldberg e Don Granger produrranno per
Skydance, insieme a Kunis per la sua Orchard Farm Productions e
Ruben Fleischer. Lisa Sterbakov di Orchard Farm fungerà da
produttrice esecutiva, con Carin Sage che supervisionerà il
progetto per Skydance.
Non estranea al romanticismo sul
grande schermo, Mila
Kunis ha già mostrato le sue capacità nel genere come
protagonista di titoli come Amici di Letto e
Non mi scaricare. Altri crediti cinematografici
degni di nota includono il dramma sulla dipendenza Four
Good Days, la commedia d’azione Il tuo ex non muore mai, Bad Moms: Mamme molto cattive,
Il grande e potente Oz, Ted e
Il cigno nero, solo per citarne alcuni.
Mila
Kunis ha appena partecipato a un servizio su Interview
del numero di agosto, nelle edicole statunitensi il 24
luglio. L’attrice ventottenne è stata intervistata
STX Entertainment
ha diffuso online il secondo trailer ufficiale di Bad
Moms, la commedia scritta e diretta dagli
sceneggiatori di Una Notte da Leoni,
Jon Lucas e Scott Moore. Il film
è interpretato da Mila
Kunis, Kristen Bell (Veronica
Mars) e Kathryn Hahn
(Tomorrowland, The
Visit).
Di seguito il nuovo trailer, anche
nella versione vietata ai minori:
Il cast del film annovera
anche Christina Applegate, Jada Pinkett Smith
e Annie Mumolo.
Bad Moms
segue le vicende di Amy (interpretata da Mila Kunis), moglie
e madre devota sempre attenta ai bisogni del marito e dei figli che
stanca del suo ruolo di “angelo del focolare” si allea con altre
due madri altrettanto stufe per riprendersi la sua rivincita con la
vita. Le conseguenze di quest’alleanza saranno imprevedibili ed
esilaranti. La pellicola uscirà nelle sale american il prossimo
29 luglio 2016.
L’ultima volta che abbiamo visto
Mila Kunis al cinema è stato lo scorso anno al
fianco di Channing Tatum in Jupiter
Ascending per la regia delle sorelle
Wachowski. Tra i film più noti dell’attrice
ricordiamo Black Swan al fianco di
Natalie Portman, Amici
di letto con Justin Timberlake,
Ted insieme a Mark Wahlberg e Il Grande
e Potente Oz con James Franco.
La bella Mila
Kunis, già vista in Codice Genesi e che ha suscitato scalpore
con la sua interpretazione in Black Swan al fianco di Natalie Portman, ipare possa interpretare la
fidanzata del personaggio di Mark Wahlberg nel debutto alla regia del
creatore dei Griffin, Seth MacFarlane.
Il film si intitola Ted, e già
sappiamo che come sappiamo racconterà di un uomo e del suo
orsacchiotto di pezza dotato di volgare favella (doppiato
dallo stesso MacFarlane). Per Mila vorrà dire trovarsi a lavorare
con due suoi ex colleghi: con MacFarlane ha infatti collaborato
doppiando Meg Griffin, mentre ha già incontrato Wahlberg sul set di
Max Payne.
Mila
Kunis, di recente al cinema con Codice Genesi e presto di nuovo
sul grande schermo con Notte Folle a Manahttan, reciterà al fianco
di Justine Timberlake in Friends with Benefits.
Mila
Kunis potrebbe diventare Anastasia Steele nella
versione cinematografica di Cinquanta sfumature di Grigio. IL
canale Extra le ha infatti chiesto spiegazioni riguardo al rmor che
circola da un po’ e l’attrice ha risposto che non è disinteressata
al ruolo, senza però dare alcuna conferma alla cosa.
Nonostante si siano fatti
tantissimi nomi, anche Mr Grey, protagonista irresistibile del
romanzo non ha ancora un volto cinematografico che potrebbe
plausibilmente comparire in tutti e tre i film tratti dalla
trilogia delle “sfumature”. A seguito di Cinquanta sfumature di
Grigio, ci sono infatti anche Cinquanta sfumature di Nero e
Cinquanta sfumature di Rosso, romanzi con i quali si indaga a fondo
una relazione di coppia.
STX Entertainment
ha diffuso online il primo trailer ufficiale di Bad
Moms, la commedia scritta e diretta dagli
sceneggiatori di Una Notte da Leoni,
Jon Lucas e Scott Moore. Il film
è interpretato da Mila
Kunis, Kristen Bell e Kathryn
Hahn.
Di seguito il trailer, anche nella
versione vietata ai minori:
Il cast del film annovera
anche Christina Applegate, Jada Pinkett Smith
e Annie Mumolo.
Bad Moms
segue le vicende di Amy (interpretata da Mila Kunis), moglie
e madre devota sempre attenta ai bisogni del marito e dei figli che
stanca del suo ruolo di “angelo del focolare” si allea con altre
due madri altrettanto stufe per riprendersi la sua rivincita con la
vita. Le conseguenze di quest’alleanza saranno imprevedibili ed
esilaranti. La pellicola uscirà nelle sale american il prossimo
29 luglio 2016.
L’ultima volta che abbiamo visto
Mila Kunis al cinema è stato lo scorso anno al
fianco di Channing Tatum in Jupiter
Ascending per la regia delle sorelle
Wachowski. Tra i film più noti dell’attrice
ricordiamo Black Swan al fianco di
Natalie Portman, Amici
di letto con Justin Timberlake,
Ted insieme a Mark Wahlberg e Il Grande
e Potente Oz con James Franco.
Mikey Madison si è
aggiudicato un altro progetto di grande interesse dopo aver vinto
l’Oscar per la sua interpretazione in Anora. L’attrice è in trattative per guidare
il cast di La maschera della morte rossa di A24 e
Picturestart, in una versione fortemente revisionista dell’omonimo
racconto di Edgar Allan Poe, scritta e diretta da
Charlie Polinger.
Madison sostituisce Sydney Sweeney, che secondo alcune fonti ha
abbandonato il progetto a causa di impegni. Polinger e Lucy
McKendrick saranno i produttori esecutivi. A24 ha acquisito i
diritti di distribuzione mondiale del film. Polinger è attualmente
impegnato nella post-produzione del suo film “La
peste“, realizzato in modo indipendente e
interpretato da Joel Edgerton. È rappresentato da UTA e
Anonymous Content.
Mikey Madison sarà
il prossimo protagonista di “Reptilia” al
fianco di Kirsten Dunst. Il thriller racconta la
storia di un’igienista dentale sedotta da una misteriosa sirena e
trascinata nell’oscuro e umido mondo sotterraneo del commercio di
animali esotici in Florida. Alejandro Landes
Echavarría, il regista del drammatico dramma sugli ostaggi
“Monos”, dirigerà il film.
Prima di ottenere il ruolo
principale in Anora di Sean Baker (che le è
valso anche un BAFTA e un Independent Spirit Award), Madison ha
recitato in Scream 5 ed è apparsa in C’era
una volta a… Hollywood di Quentin Tarantino. Ha anche fatto
parte del cast di “Better Things” di FX.
Mikey Madison è
stata molto richiesta dopo la sua vittoria all’Oscar e ha rifiutato
un ruolo nel nuovo film di “Star
Wars“, ancora senza titolo, diretto dal regista di
Deadpool e Wolverine Shawn Levy.
L’Hollywood Reporter è stato il
primo a riportare la notizia del casting di Madison.
Mikey Madison e
Jeremy Allen White sono in lizza per i ruoli
principali nel
sequel che sarà diretto da Aaron Sorkin del
film vincitore dell’Oscar nel 2010 The Social Network, secondo quanto riportato
da Variety. Sebbene non siano state
fatte offerte, sembra che Sorkin abbia incontrato sia Madison che
White per discutere del progetto, il quale è però ancora in fase di
sviluppo e deve ancora ricevere il via libera dalla Sony.
Sorkin, stando a quello che
sappiamo, scriverà e dirigerà il seguito dell’originale di
David Fincher del 2010. Mentre quel film
raccontava la creazione dell’onnipresente piattaforma di social
media e l’ascesa del suo geniale fondatore Mark
Zuckerberg, il sequel sarà basato su “The Facebook
Files” di Jeff Horwitz. Pubblicata dal Wall
Street Journal nel 2021, la serie di articoli ha denunciato
Facebook per i suoi effetti dannosi sugli adolescenti e la sua
consapevole diffusione di disinformazione, che ha contribuito ad
atti di violenza politica.
Il casting è molto chiacchierato,
dato che Mikey Madison è reduce dalla sua
interpretazione vincitrice di un Oscar nel film indipendente di
Sean Baker, “Anora”. La
sua prossima interpretazione sarà al fianco di Kirsten Dunst in “Reptilia” e,
secondo alcune indiscrezioni, sarebbe in trattative per “The
Masque of Death” della A24. Allo stesso modo, Jeremy Allen White, meglio conosciuto per il
suo lavoro nella serie culinaria della FX “The Bear”, per la quale ha vinto due Emmy
consecutivi, interpreterà The Boss nel film biografico su Bruce
Springsteen dal titolo “Springsteen:
Liberami dal Nulla“ in uscita nelle sale questo autunno.
Avrà anche un ruolo chiave in “The
Mandalorian & Grogu”, doppiando Rotta the Hutt.
Il successo di The Social Network
Il film, uscito nel 2010, aveva
ottenuto un successo straordinario, raccogliendo ottime lodi dalla
critica, incassando 226 milioni di dollari al botteghino mondiale e
e guadagnando poi otto nomination agli Oscar, vincendo infine i
premi per la migliore sceneggiatura non originale, il miglior
montaggio e la migliore colonna sonora originale. Jesse
Eisenberg ha interpretato il ruolo del genio di
Facebook in The Social Network, recitando al
fianco di Andrew Garfield, Justin Timberlake e Armie Hammer. Non è però ancora noto se
Eisenberg riprenderà il ruolo di Zuckerberg nel sequel.
Sembra proprio essere
arrivata fuori tempo massimo, questa serie
dedicata alla vita sportiva e privata della leggenda del
pugilato Mike Tyson. E a conti fatti è un vero
peccato, perché si tratta di uno dei personaggi maggiormente
controversi e a suo modo affascinanti della società contemporanea.
Un simbolo di quell’epoca così contraddittoria e degna di essere
rivisitata quali furono gli anni a cavallo tra gli ‘80 e i ‘90. Sia
ben chiaro, lo show realizzato negli Stati Uniti per la piattaforma
di streaming Hulu ha parecchie frecce al proprio arco, ma allo
stesso tempo possiede suo malgrado anche una mancanza fondamentale
che ne mina alla base la riuscita. Ci arriveremo.
Che cosa racconta Mike?
Partiamo dai pregi di
Mike: l’idea di costruire un tessuto narrativo che adopera come
perno lo show teatrale che proprio Tyson portò in giro per i
palcoscenici americani qualche anno fa funziona piuttosto bene, in
quanto consente sia un uso efficace dello stesso protagonista come
narratore in prima persona della propria vicenda, sia la
possibilità di usare il flashback per mettere insieme i tasselli
del puzzle umano che era (ed è tutt’oggi) l’atleta newyorkese. Non
per nulla dietro al progetto c’è un cineasta di intelligenza acuta
quale Craig Gillespie, già autore di un altro biopic sportivo di
enorme effetto come Io, Tonya. Anche in quel caso l’uso del
montaggio serrato e il guizzo degli attori che parlano alla
macchina da presa per raccontare la propria versione dei fatti
fanno indubbia presa sul pubblico.
Anche se parte un po’
come a suo modo Martin Scorsese scelse di aprire il suo
capolavoro Toro scatenato, con il protagonista che si prepara ad
affrontare il suo più temuto avversario, ovvero un pubblico di
sconosciuti pronto a giudicarne le gesta, il pilot se ne discosta
piuttosto velocemente regalando uno spettacolo molto più
contemporaneo, nel bene e nel male: la prima puntata è infatti uno
spettacolo variegato e tutto sommato gioiosamente sopra le righe
che presenta Mike Tyson in tutta la sua brutale verità, o così
almeno vorrebbe farci credere. Perché a conti fatti conviene non
dimenticare comunque che non si tratta di un documentario ma della
spettacolarizzazione di una vicenda molto più complessa di quanto
lo show non la presenti: Mike tende fin da subito a smussare gli
angoli più spigolosi, a limare molte delle ruvidezze del Tyson
reale e della sua storia, almeno fino alla quinta puntata che
invece presenta con un deciso cambio di tono la vicenda di Desirée
Washington e dello stupro da lei subito.
Fino a quel momento
Mike Tyson viene più o meno giustamente presentato
come un uomo bisognoso di un punto di riferimento, così bramoso di
ottenere l’altrui consenso da consegnarsi nelle mani di personaggi
pronti a sfruttare la sua ingenuità oltre che i suoi terribili
pugni sul ring. Sarà magari anche vero, ma il modo in cui la serie
lo presenta rende il sottotesto davvero troppo univoco per
convincere veramente. Il fatto che sia poi lo stesso (non)eroe a
narrare la propria vicenda, fornendoci sempre e comunque il suo
punto di vista, non aiuta di certo a ottenere una prospettiva
almeno bidimensionale su fatti e personaggi rappresentati. Il che
in fin dei conti non sarebbe neppure un difetto insuperabile, se a
Mike non mancasse quel qualcosa di fondamentale a cui avevamo
accennato in precedenza: la ferocia.
Una furia brutale e inarrestabile
Per chi quegli anni li
ha vissuti, per chi ha visto in diretta quegli incontri di pugilato
e tutto quello che successe al di fuori del ring, Mike Tyson ha
rappresentato un enorme scossa al sistema da cui in qualche modo
non si è potuti tornare indietro. Con la sua furia brutale e
inarrestabile sul quadrato/arena, con la sua vicenda umana e
sportiva sempre al limite, Tyson ci ha al contrario sbattuto in
faccia il tempo in cui stavamo vivendo, dimostrando di essere il
simbolo estremo di quel periodo e non un fenomeno “altro” come lo
status quo aveva tentato di presentarlo.
La dimensione
maggiormente arcigna, il sapore ferroso del sangue, l’iconografia
quasi atavica, ancestrale del guerriero sono elementi che la serie
proprio non possiede. Probabilmente perché i tempi non sono più
consoni per tornare a reificare ancora una volta attraverso la
fiction tali caratteristiche di un personaggio. E torniamo quindi
al punto di partenza: Mike sembra essere un prodotto arrivato fuori
tempo massimo…
Sembra passata un’eternità da
quando si è iniziato a vociferare riguardo a un possibile biopic
dedicato al controverso e iconico pugile Mike
Tyson che vedrebbe coinvolto in prima linea nientemeno
che Jamie
Foxx, ma ora sembra che
qualcosa si stia realmente muovendo all’orizzonte, soprattutto dopo
la recente notizia pubblicata da Screenrant
secondo cui al timone dell’ambizioso progetto sarebbe stato
ufficializzato il grande Martin Scorsese.
Durante una recente intervista
nella quale si è a lungo discusso del ruolo di Mike
Tyson nella cultura popolare di fine XX°
secolo, Jamie
Foxxha rassicurato circa il
fatto che le trattative e gli sforzi per portare sul grande schermo
un biopic dedicato al grintoso e rissoso atleta sono più vivi che
mai, soprattutto dopo che Martin
Scorsese in persona sarebbe stato preso in seria
considerazione e prossimo alla conferma per la regia, ritornando
dunque alle storiche glorie di Toro
Scatenato. Interrogato sul reale coinvolgimento del
regista premio Oscar per The Departed, Foxx
ha risposto che “sì, lui è i prima linea, è
moto interessato a prendere parte a un film sulla vita di
Mike Tyson, poiché si tratta di una delle
più sorprendenti storie americane“.
Durante un’altra recente intervista
dedicata a un approfondimento sul
prossimo thriller Sleepless, Jamie
Foxxha confessato di essere da
sempre affascinato dalla psicologia e dal vissuto
di Mike Tayson, fin da quando si trovò a
imitarlo durante un tour di oltre venticinque anni fa. L’attore ha
inoltre confessato la sua grande e intima amicizia con l’atleta,
affermato che “ho iniziato a
uscire con Mike Tyson a ventuno anni … Così ho
avuto il privilegio di guardare la sua vita da quel
particolare punto di vista molto intimo. Ho guardato la sua vita
andare in alto e in basso. Poi, quando si è iniziato a parlare di
un film sulla sua vita, mi sono seduto con Mike e gli ho
illustrato l’idea. Dopo molto tempo, quando già era
immischiato nelle sue note grane giudiziarie, ho avuto modo di
sentirlo al telefono e gli ho chiesto come stava. Lui mi ha
risposto che, ora che non aveva più nulla che gli altri potessero
prendergli, né carriera né soldi, si sentiva in pace con Allah e
con sé stesso. Davvero un grande uomo, penso che sarà un onore
vestire i suoi panni!“.
Qualora avesse
realmente l’opportunità di dare corpo e voce al personaggio di
Mike Tayson in un biopic
dedicato, JamieFoxx si troverebbe
coinvolto per la seconda volta in un film incentrato sulla storia
vera di una celebrità della cultura americana, dopo la grande prova
d’attore nel premio Oscar Ray dedicato al
celebre cantante Ray Charles, e grazie alla
regia di un mostro sacro come Martin Scorsese
– e alla sceneggiatura firmata dal braccio
destro Terence
Winter– il successo appare in
agguato dietro l’angolo.
Secondo alcune recenti
indiscrezioni il biopic dedicato a Mike Tyson
– personaggio già protagonista di un discusso film documentario
firmato da Spike Lee – dovrebbe essere
incentrato sulla vita del pugile americano in un arco di tempo che
va dalla sua adolescenza turbolenta fino alle glorie (e alle grane)
dell’età adulta.
Guarda Mike Tyson Vs
Donnie Yen nuovo trailer di Ip Man
3, l’atteso sequel del film semi-biografico del 2008
basato sulla vita di Yip Man.
Ip Man 3
uscirà a Hong Kong il 24 di Dicembre 2015.
Ip Man è un film
del 2008 semi-biografico di arti marziali vagamente basato sulla
vita di Yip Man, un maestro dell’arte marziale del Wing Chun e la
prima persona dedita ad insegnare l’arte apertamente. Uno dei suoi
studenti fu l’influente e apprezzato artista marziale e attore
Bruce Lee. Il film si concentra sugli eventi nella vita di Ip che
prendono luogo nella città di Foshan durante la Seconda guerra
sino-giapponese.
Mike Newell, che con il suo ultimo
lavoro Prince of Persia non ha convinto moltissimo, ha accettato di
dirigere una nuova versione di Grandi speranze (Great Expectations)
di Charles Dickens.
Regista di comprovata versatilità,
capace di passare da Quattro matrimoni e un
funerale a Donnie Brasco,
al prossimo dickensiano Grandi Speranze,
Mike Newell sarà presto alle prese con lo storico
Reykiavik, incentrato sull’incontro che
nella capitale islandese vide protagonisti il Presidente americano
Ronald Reagan e il russo
Gorbaciov nel 1986.
In una recente intervista
rilasciata ad Empire, Newell ha definito quella vicenda una storia
di creazione di rapporti umani stabiliti in un deserto dove questi
non avrebbero potuto esistere: lo spirito umano che trionfa su ogni
possibile ostacolo. Il regista vede in quell’incontro (che in sotto
il profilo strettamente diplomatico non vide raggiungere alcun
risultato concreto) come l’inizio della fine della Guerra Fredda,
protagonisti i rappresentanti dei due blocchi contrapposti che
allora avevano letteralmente il destino del pianeta nelle loro
mani.
Il film verrà girato nella capitale
islandese nel corso del 2013; gli interni saranno invece realizzati
a Potsdam, in Germania. Protagonisti saranno Michael
Douglas nei panni di Ronald Reagan e Christopher
Waltz nel ruolo di Gorbaciov.
Il classico di
fantascienza The Day of the Triffids di
John Wyndham tornerà al cinema(il libro era già
stato adattato due volte,una nel 1962 e una nel 2009) grazie alla
Ghost House Pictures per la regia di Mike
Newell (Donnie Brasco, Quattro Matrimoni
e un Funerale).
La storia si svolge su una terra in cui molti dei suoi abitanti
sono stati accecati da una pioggia di meteoriti e
contemporaneamente una razza di piante carnivore si diffonde per
divorare gli essere umani.
Protagonista della vicenda è William Masen, ufficiale della marina
inglese che grazie a una benda è rimasto immune all’abbagliante
spettacolo celeste e può così guidare un’attacco alle piante.
In occasione dell’uscita in home
video, negli USA, di The LEGO Movie 2, Comicbookmovie ha
intervistato il regista del film, Mike Mitchell,
che ha parlato degli eroi Marvel e DC che sono e non sono
presenti nel suo film, esprimendo anche il desiderio di voler
portare al cinema il primo crossover tra personaggi appartenenti
alle due case editrici “rivali”.
Mitchell ha dichiarato: “Oh sì,
adoro i supereroi. Ho fatto un film di supereroi anni fa, Sky High,
e sono un tale fan. Sarebbe bello vedere un personaggio della DC e
della Marvel nello stesso film … sarebbe fantastico. Sarebbe bello
vederli tutti insieme in un unico film! Sono sicuro che succederà a
un certo punto, e non potrei essere più felice di lavorare su
qualcosa del genere. Sarebbe fantastico! Plastic Man! Hanno bisogno
di portare al cinema quel personaggio, prima o poi. Non so nemmeno
se sia DC o Marvel.”
Plastic Man è della
DC e non è ancora stato opzionato per l’adattamento al cinema, ma
potrebbe essere un’esperienza interessante per il regista, visto il
successo che ha riscosso con The LEGO Movie 2 e
con la trasposizione al cinema dei supereroi nel film stesso.
Per quanto riguarda invece il
crossover tra le due realtà, forse non è proprio un progetto che si
possa escludere completamente, ma è chiaro che, nel caso, bisognerà
aspettare molto molto tempo.
Mike Hammer: un nome che dice molto
agli appassionati di letteratura hard-boiled (si tratta infatti di
uno dei personaggi più famosi usciti dalla penna di Mickey
Spillane, che a lui ha dedicato una nutrita serie di romanzi) e
della televisione, grazie alla fortunata serie che negli anni ’80
ha visto protagonista Stacy Keach (una seconda serie, negli anni
’90, ebbe meno successo). Meno fortuna ha arriso al
personaggio sul grande schermo: a lui è stato dedicato un solo
film, Io la giuria, targato 1982, protagonista Armand Assante, a
dire il vero ben poco memorabile.
A riprovarci è ora la Warner, che
ha acquisito i diritti del personaggio. Nato sul finire degli anni
’40, Mike Hammer ha fornito, assieme ai personaggi dei romanzi di
Raymond Chandler e di pochi altri, uno dei prototipi dei dei
detective privati, che ancora oggi forniscono lo spunto per
analoghi personaggi sul grande e piccolo schermo, col suo vivere
sempre ai limiti della legalità, senza rinunciare ad andare anche
uno o due passi oltre pur di risolvere i casi.
Dopo essere tornato periodicamente
a fare capolino nelle opere di Spillane fino alla morte di
quest’ultimo, avvenuta nel 2006, Mike Hammer è finito nelle mani di
Max Allan Collins, autore di Road to Perdition, che continua a
raccontarne le gesta e che sarà anche produttore esecutivo del
film, assieme alla vedoda di Spillane, Jane. Nulla si sa della
storia: deve peraltro ancora essere deciso se l’ambientazione sarà
negli anni ’50, o in tempi più contemporanei.
Chiwetel Ejiofor (Rob Peace), Karen
Gillan (Guardiani della Galassia Vol. 3) e
Jacob Tremblay (The Toxic Avenger) si sono uniti
al cast di La vita di Chuck, l’ultimo di molti
adattamenti di Stephen King del regista Mike
Flanagan (Doctor Sleep), che ha dato il via alla
produzione del film all’inizio di questo mese in Alabama grazie a
un accordo ad interim. Tom Hiddleston e Mark Hamill guidano l’ensemble del film,
scritto e diretto da Flanagan.
Basato su tre storie interconnesse
dell’antologia di King Se scorre il sangue del
2020, La vita di Chuck esamina l’esistenza del
soggetto Charles Krantz al contrario, iniziando con la sua morte
all’età di 39 anni per un tumore al cervello e terminando con la
sua infanzia in una casa ritenuta infestata dai fantasmi. Flanagan
produrrà l’adattamento cinematografico insieme al suo partner di
lunga data della Intrepid Pictures, Trevor Macy.
Mike Flanagan è reduce dal grande successo di La caduta della
casa degli Usher per Netflix, mentre con La vita di
Chuck segue l’adattamento di
Mr. Harrigan’s Phone, film di John Lee
Hancock e adattamento del primo capitolo della trilogia di
King Se Scorre il sangue.
Mike Flanagan, che
si è affermato come uno dei registi horror più coerenti e celebrati
del momento, ha commentato le voci secondo cui potrebbe essere in
trattativa con i co-direttori dei DC Studios James Gunn e Peter Safran per
dirigere un progetto del DCU. Nel marzo dello scorso anno, Deadline ha
riportato che Flanagan aveva contattato lo studio con
un’idea per un film su Clayface. I dettagli erano pochi, ma si
diceva che “il personaggio non sarebbe stato rappresentato come
un cattivo”.
Flanagan ha dichiarato in passato di
voler partecipare a un progetto su Clayface, descrivendo il suo ipotetico film come un
“horror/thriller/tragedia a sé stante”. All’epoca la WB
non era interessata, ma si è diffusa la voce che il regista di
La caduta della casa degli Usher abbia continuato a
discutere con Gunn e Safran per eventuali altri progetti. Non siamo
sicuri che ciò sia vero, ma Flanagan sembra aver scelto con cura le
parole quando gli è stato chiesto di parlare a riguardo durante un panel al Toronto
FanExpo.
“Sono sempre stato un grande fan
di James
Gunn come persona e regista, e questo è un universo di cui mi
piacerebbe assolutamente far parte”. Il rapporto di Deadline
ha anche menzionato che Clayface potrebbe essere “una grande
aggiunta” a The
Batman – Parte 2 di Matt Reeves,
anche se ha fatto notare che non c’è ancora nulla di definitivo
perché la sceneggiatura è “in continuo cambiamento”.
Mike Flanagan when asked if he will do
something with DC:
“I’ve always been a huge fan of James Gunn as a person and
filmmaker, and that is a universe I would absolutely love to be
apart of.”
Non abbiamo idea di come un
personaggio come Clayface possa inserirsi nell’interpretazione
relativamente terra terra del mondo del Cavaliere Oscuro di Reeves,
ma supponiamo che le sue abilità di mutaforma saranno abbandonate e
che Basil Karlo (se si sceglierà questo personaggio) sarà
significativamente reimmaginato.
I dettagli sulla trama del sequel
sono rimasti un segreto ben custodito; quindi, non abbiamo idea se
Clayface sarà ancora presente. Per quanto riguarda Flanagan, ci
sono numerosi altri personaggi per i quali sarebbe perfetto una
volta che il DCU si sarà spostato oltre la fase “Dei e Mostri”, tra cui John Constantine,
Deadman o un film della Justice League Dark. Non resta che attendere e
vedere se il suo coinvolgimento nei DC Studios si
concretizzerà.
Clayface
porterà l’Universo DC più in profondità nella mitologia di Batman,
poiché il film horror esplorerà uno dei più grandi avversari di
Bruce Wayne. Mentre l’universo di Batman continua a essere una
proprietà di Elseworlds per i DC Studios, il DCU affronterà Gotham City nel 2026, ma non
attraverso il Crociato Incappucciato.
Al panel di ScreenRant su Midnight
Mass con Mike Flanagan e Kate
Siegel durante il Motor City Comic Con
2025, lo sceneggiatore di Clayface
ha elaborato il nuovo mondo di Gotham City che sta costruendo
attraverso il DCU di Gunn. Flanagan ha chiesto se il franchise di
Reeves gli sia stato d’ispirazione, dicendo: “No, quando
abbiamo iniziato a parlare di Clayface, non avevo visto cosa stesse facendo Matt
[Reeves]. Quindi siamo tornati a “L’impresa di Clay”,
quell’incredibile film in due parti con Ron Perlman che dà la voce
al personaggio, che è stato così formativo per me da
bambino”.
Il regista specializzato in horror
ha aggiunto quanto si sia divertito a lavorare con Reeves, prima di
passare a Gunn e Peter Safran. Ha detto:
“Clayface, mi sono divertito tantissimo a svilupparlo con Matt,
e poi con James e Peter. È stata una delle grandi tristezze della
mia carriera e mi dispiace tanto che quando è arrivato il momento
di realizzarlo, e loro volevano fare questo film subito, io non
fossi disponibile”.
Con la regia di James
Watkins, ha aggiunto che questa è stata “l’unica volta
che mi è successo di pensare: ‘Devo andare a fare Carrie. Non c’è
niente che io possa fare.” Tuttavia, dato che “volevano
che il film si facesse, ho dovuto fare una cosa che non avevo mai
dovuto fare prima, tipo, ‘Bene, ecco qua. Divertitevi a girare il
film e ditemi come va.'”
Quando Tom Rhys Harries, che interpreterà Matt Hagen,
ha confermato che le riprese sono terminate il 1° novembre 2025,
Flanagan ha detto di non averlo ancora visto. Ha aggiunto: “Non
l’ho visto. Hanno appena finito, non vedo l’ora di vederlo. Non
vedo l’ora di vedere cosa ne hanno fatto. Ma per me, tutto risale
alla serie animata. Batman: The Animated Series è arte.”
Il film Clayface
sarà il primo film vietato ai minori per i DC Studios e nel
franchise DCU, incentrato sul famoso cattivo di Batman e su come
diventa l’iconico mutaforma. Sarà anche la prima volta che il
popolare cattivo DC verrà utilizzato sul grande schermo.
I DC Studios hanno programmato
l’uscita di Clayface
per l’11 settembre 2026.
Il
nuovo progetto di Mike
Flanagan potrebbe segnare un punto di svolta
nell’adattamento dell’universo di Stephen King. Il regista è infatti
al lavoro su una
nuova versione di The Mist,
considerato uno dei racconti più “lovecraftiani” dell’autore, e
questo progetto potrebbe rivelarsi fondamentale per preparare il
terreno alla sua attesissima serie su The Dark Tower.
Secondo quanto riportato da ScreenRant, il
legame tra le due opere non è diretto ma profondamente tematico.
The Mist racconta
l’apertura di una frattura tra dimensioni che permette a creature
incomprensibili di invadere il nostro mondo, un concetto molto
vicino allo spazio “Todash” introdotto nella saga della Torre Nera.
Flanagan si troverà quindi a lavorare su dinamiche narrative e
visive — come l’ignoto cosmico e la fragilità della realtà — che
sono centrali anche per adattare un’opera complessa come
The Dark Tower.
Il punto cruciale è questo: The Mist non è solo un nuovo adattamento, ma un vero
banco di prova. Se Flanagan riuscirà a gestire l’equilibrio tra
horror esistenziale e dramma umano — due elementi chiave del
racconto — dimostrerà di avere il controllo necessario per
affrontare un progetto molto più ampio e rischioso. In un momento
in cui gli adattamenti di King stanno vivendo una nuova fase di
successo, questa operazione potrebbe ridefinire le ambizioni
televisive legate al suo universo.
Perché The Mist può diventare il
test decisivo per portare davvero The Dark Tower sul piccolo
schermo
Il collegamento tra The
Mist e The Dark
Tower non è solo teorico ma strutturale. Entrambe le opere
condividono l’idea di un mondo fragile, attraversato da crepe
invisibili che mettono in comunicazione realtà diverse. Nel caso di
The Mist, il progetto
militare Arrowhead apre una breccia che richiama direttamente il
concetto di “Thinny” e dello spazio Todash nella saga della Torre:
luoghi in cui la realtà si assottiglia e l’ignoto prende forma.
Questo tipo di immaginario è estremamente difficile da tradurre
sullo schermo, perché non si basa solo sull’orrore visivo ma su una
tensione più profonda, quasi filosofica. È qui che Flanagan può
fare la differenza. Nelle sue opere precedenti ha già dimostrato di
saper lavorare su trauma, fede e paura esistenziale, elementi
perfettamente compatibili con l’horror cosmico di King.
Dal punto di vista produttivo, inoltre, The Mist rappresenta un progetto più contenuto
rispetto all’enorme scala narrativa di The Dark Tower. Questo lo rende ideale come
“proof of concept”: un modo per testare tono, linguaggio e
approccio prima di affrontare una saga che richiede una costruzione
seriale complessa e stratificata. Se funzionerà, non sarà solo un
successo isolato, ma il segnale che finalmente esistono le
condizioni per portare sullo schermo la Torre Nera con la giusta
ambizione.
Mike
Flanagan ha ribadito con forza che il
discusso film del 2017 di La
Torre Nera non rappresenterà il capitolo
finale dell’adattamento dell’opera di Stephen King. Il regista
e showrunner sta infatti sviluppando una nuova serie TV che punta a
riscattare definitivamente il ciclo letterario, dopo il fallimento
cinematografico accolto con appena il 16% di gradimento critico su
Rotten Tomatoes.
L’annuncio del progetto risale al 2022, ma ora Flanagan ha
confermato che lo sviluppo sta procedendo in modo concreto e
prioritario.
“Non possiamo permettere che quel film sia l’ultima parola”
In
un’intervista rilasciata a Empire Magazine, Flanagan ha dichiarato che
l’adattamento televisivo di La Torre
Nera è “in movimento” e che molti script sono già stati
completati, sottolineando come la serie rappresenti
attualmente la sua priorità assoluta. Il regista ha spiegato che la
spinta principale dietro il progetto nasce proprio dalla delusione
per il film del 2017: “Non possiamo lasciare che quella versione
sia l’ultima parola. Davvero non possiamo”.
Il lungometraggio diretto da Nikolaj
Arcel vedeva Idris
Elba nei panni di Roland Deschain e
Matthew
McConaughey in quelli dell’Uomo in Nero,
ma non riuscì a convincere né i fan dei romanzi né il pubblico
generalista, fallendo come punto d’ingresso alla saga.
Una serie più fedele ai romanzi, ma ancora lontana dall’uscita
Flanagan ha più volte espresso il desiderio di realizzare un
adattamento molto più
fedele ai romanzi pubblicati tra il 1982 e il 2012,
rispettandone la struttura e le connessioni con altre opere di
King. In precedenza, parlando con ScreenRant al Motor City Comic Con, aveva già chiarito
che il progetto richiederà ancora molto tempo prima di arrivare
sullo schermo, anche a causa delle complessità legate ai diritti di alcuni
personaggi.
La saga, infatti, incrocia figure provenienti da altri romanzi di
King come Salem’s Lot,
Hearts in Atlantis e
Insomnia, elementi
fondamentali per una trasposizione autentica ma difficili da
gestire sul piano legale. L’obiettivo dichiarato di Flanagan è
ambizioso: cinque
stagioni e due film, con un cast destinato a interpretare
personaggi come Roland, Jake, Eddie e Susannah Dean per molti
anni.
In attesa di ulteriori sviluppi su The Dark Tower, Flanagan tornerà presto all’universo di
Stephen King con Carrie,
adattamento televisivo del primo romanzo pubblicato dallo
scrittore, atteso su Prime Video nel corso del 2026.
Il noto regista di genere
Mike Flanagan (La
caduta della casa degli Usher, La vita di Chuck)
è in trattative per dirigere il prossimo film de
L’esorcista per Blumhouse e Universal Pictures,
come hanno confermato fonti a Deadline. In caso di accordo,
Flanagan prenderebbe il posto di David Gordon
Green, che ha lasciato il reboot del franchise a gennaio
dopo aver diretto L’esorcista – Il
credente. La Universal e la Blumhouse hanno acquistato
i diritti de L’esorcista da Morgan Creek
nel luglio 2021 per 400 milioni di dollari e, mentre il piano a
quel punto prevedeva la realizzazione di almeno tre nuovi film, non
è chiaro se Flanagan sarà presente per più di uno.
L’esorcista: qual è il futuro del
franchise?
Interpretato da Leslie Odom
Jr. e dalla veterana del franchise Ellen
Burstyn, il lancio della trilogia L’esorcista – Il
credente (qui
la recensione) è stato al di sotto delle aspettative quando ha
esordito con un modesto incasso di 26,4 milioni di dollari in
patria lo scorso ottobre, per poi incassare 65,5 milioni di dollari
negli Stati Uniti/Canada e 136,2 milioni di dollari in tutto il
mondo. Originariamente previsto per il 18 aprile 2025, il
sequel L’esorcista:
L’Ingannatore è stato rimandato quando Green ha
rinunciato alla regia. Si attende dunque di sapere se con Flanagan
il franchise possa tornare ai piani originali.
Mike Flanagan è
attualmente uno dei più grandi registi impegnati nel genere horror
oggi, avendo realizzato in pochi anni titoli come The Haunting
of Hill House, Midnight Mass e The
Midnight Club, oltre ad aver diretto Doctor Sleep.
Ora, stando ad alcune fonti, sembrerebbe che il regista sarebbe
pronto a fare il suo debutto nel mondo dei cinecomic. Flanagan
avrebbe infatti parlato con James Gunn e
Peter Safran per una possibile realizzazione di un
film nel nuovo DC
Universe con protagonista Clayface.
Il regista avrebbe dunque proposto
una sua personale interpretazione dell’iconico cattivo di Batman.
Secondo il rapporto iniziale, questa versione di Clayface non
sarebbe in contrasto con Batman né sarebbe un cattivo dell’Universo
DC, ma figurerebbe invece come uno dei supereroi della DCU. Nello
stesso rapporto, si dice però anche che Clayface farà parte
di The Batman – Parte 2, di
Matt Reeves, quindi non è chiaro se i DC Studios
sceglieranno di utilizzare il progetto di Flanagan per legare il
film all’Universo DC o mantenere le cose separate. Ad ogni modo, si
dice che DC Studios non abbia ancora risposto ufficialmente alla
proposta del regista.
Lo stesso Flanagan ci ha tenuto a
prendere la parola a riguardo tramite il proprio profilo Twitter,
scrivendo che “le notizie di oggi sono del tutto speculative.
Quando o se qualcosa del genere diventerà reale, prometto che ve lo
dirò ragazzi”. Ma chi è Clayface? In Italia
noto anche come Faccia d’Argilla, è stato ideato
nel 1940 ed è la personalità usata da diversi supercriminali, i
quali possiedono corpi d’argilla ed hanno la capacità di mutare la
propria forma. Nel tempo, Clayface è diventato uno dei principali
nemici di Batman e il fatto che ora possa diventare tanto un nemico
nell’atteso sequel di The
Batman quanto un antieroe sotto proposta di Flanagan,
lascia intendere che sarà molto probabile vederlo sul grande
schermo prossimamente.
Re: CLAYFACE – the news today is entirely
speculative. When or if something like that ever becomes real, I
promise I'll tell you guys. 🙂
Il regista di The Haunting
of Hill HouseMike Flanagan ha commentato
la possibilità di entrare a far parte della squadra di James Gunn e Peter Safran per il futuro
DCU. Alla Fan Expo Canada 2024, Mike
Flanagan ha rivelato a Screen Rant che “gli piacerebbe”
partecipare al nascente DCU.
L’acclamato regista horror non
conferma né nega se il suo recente incontro con il produttore Peter
Safran a Parigi comporti una collaborazione in un progetto DC, ma
sembra interessante che il suo nome sia associato al nascente
universo condiviso, soprattutto date le sue skill in fatto di
horror! Ecco com’è andata la conversazione tra Flanagan e il
pubblico della convention:
Fan: Sei stato di recente a
Parigi e ti hanno visto con Peter Safran. Dovremmo aspettarci
qualcosa?
Mike Flanagan:Dirò che sono sempre stato un grande fan di James
Gunn come persona e regista, e questo è un universo di cui mi
piacerebbe far parte. E… Sì, ci stavamo divertendo.
Screen Rant: Posso chiederti
quali sono i tuoi personaggi DC preferiti? Ovviamente, non è
un’indicazione di nulla.
Mike Flanagan:Chi sono i miei personaggi preferiti? Se lo dico, sarà su
Screen Rant. [Ride] Non posso dire niente. Sì, se fai una ricerca
su Google abbastanza approfonditamente… Solo per rispondere alla
tua domanda, di sicuro amo tutti là.
Quali potrebbero essere secondo voi
i personaggi da affidare a Mike Flanagan,
considerata la sua propensione per l’orrore?
Mike Faist è uno
dei più promettenti attori della sua generazione, distintosi tanto
a teatro quanto al cinema per la generosità con cui dà vita ai suoi
personaggi, rendendoli sempre ricchi di un mondo emotivo che li
rende particolarmente affascinanti e per cui viene facile porsi
dalla loro parte. Dopo una serie di piccoli film a inizio carriera,
Faist ha ora collezionato una serie di importanti collaborazioni
che lo hanno reso particolarmente celebre. Egli si sta dunque
ritagliando un certo spazio nel panorama cinematografico attuale e
davanti a lui c’è un futuro molto promettente.
Mike Faist: i suoi film e le serie TV
1. Ha recitato in celebri
film. Faist compie il suo debutto sul grande schermo con
il film The Unspeakable Act (2012), per poi recitare in
Touched with Fire (2015), The Grief of Others
(2015), Our Time (2016), I Can I Will I Did (2017),
Active Adults (2017), Wildling (2018) e The
Atlantic City Story (2020). Ottiene poi grande popolarità
recitando in West Side
Story (2021) di Steven Spielberg. Successivamente recita in
Pinball: The Man Who Saved The Game (2022) e The
Bikeriders (2023), accanto a Austin Butler e Tom Hardy. Nel 2024 è invece al cinema con
Challengers,
il film di Luca Guadagnino con
Zendaya e Josh O’Connor.
2. Ha preso parte ad alcune
serie. Oltre al cinema, l’attore è stato visto anche sul
piccolo schermo, dove ha partecipato all’episodio 10×01 della serie
Eye Candy (2015), all’episodio 19×05 di Law & Order –
Unità vittime speciali (2017) e all’episodio 5×01 di
Deception (2018). Nel 2021 ha invece recitato nella serie
Panic, disponibile su Prime Video, recitando accanto a
Olivia Welch e Jessica Sula.
Mike Faist in West Side Story
3. Ha perso diversi chili
per il ruolo. In West Side
Story Faist interpreta Riff, leader della gang nota come
Jets. Inizialmente, però, Faist aveva fatto il provino per Tony,
prima che gli venisse chiesto di leggere per il ruolo di Riff, che
alla fine ottenne. Lo stesso accadde a Russ
Tamblyn nel film del 1961. Per questo ruolo, Faist ha poi
perso circa 9 chili, ispirandosi a foto reali di giovani membri di
gang degli anni Cinquanta in cui si è imbattuto durante le ricerche
sul suo personaggio.
4. Si è occupato di
organizzare alcune attività. Per stabilire un forte
legame tra gli attori della gang degli Jets, Mike Faist si è preso
la responsabilità di programmare quelle che ha chiamato
“Jet-tivities”, in cui ogni membro sceglieva a turno un’attività
sociale a cui tutti erano tenuti a partecipare. Pur non arrivando
agli estremi come gli attori del film del 1961, hanno fatto anche
alcune cose per aumentare la tensione tra loro e gli attori della
gang Shark, come competere contro di loro in una battaglia di GRV e
metterli in difficoltà comprando rose per tutti i membri femminili
del cast.
Mike Faist in Challengers
5. È uno dei protagonisti
del film. In Challengers
Faist interpreta Art Donaldson, tennista marito di Tashi Duncan e
amico/rivale di Patrick Zweig. Per il ruolo era stato preso in
considerazione anche l’attore Austin Butler ma è infine stato Faist ad
ottenere il ruolo. Per questo, l’attore ha poi approfondito il
mondo del tennis, prendendo anche lezioni per potersi calare meglio
nella mentalità del suo personaggio.
Mike Faist in Panic
6. Si è diviso tra questo e
un altro set. Nella serie Panic Mike Faist
interpreta Dodge Mason, uno dei protagonisti. Pur interpretando uno
dei personaggi principali, ci sono momenti nella serie in cui egli
non appare poi molto in scena. Questo perché Faist si è trovato a
girare questa serie nello stesso periodo in cui stava girando anche
West Side
Story e per ciò, dovendosi dividere tra i due set,
era disponibile solo in determinati momenti.
Mike Faist a teatro con Lucas
Hedges in Brokeback Mountain
7. Ha recitato in un
importante spettacolo a teatro. Nel 2023 Faist ha recitato
nello spettacolo teatrale Brokeback Mountain, scritto da
Ashley Robinson e adattamento del
pluripremiato racconto di Annie Proulx del 1997 e
dell’omonimo
film del 2005 diretto da Ang Lee. Lo spettacolo è stato presentato in
prima mondiale nel West End di Londra al @sohoplace. Faist ha
interpretato il ruolo di Jack Twist (interpretato
da Jake
Gyllenhaalnel film del 2005), mentre
l’attore Lucas
Hedgesha condiviso il palcoscenico con lui nel
ruolo di Ennis (interpretato da Heath
Ledgernel film).
8.Non
possiede un profilo sul social network. L’attore ha in più
occasioni dichiarato di non essere un grande fan dei social
network, dove troppo spesso la vita privata si mescola con quella
pubblica. Proprio per perseguire il desiderio di non condividere
troppo di sé, ha deciso di non possedere alcun account ufficiale
sul social Instagram né su altri social. Si possono tuttavia
ritrovare alcune fan page grazie alle quali sarà possibile rimanere
aggiornati sui suoi progetti.
Mike Faist ha una fidanzata?
8. È molto
riservato. Questa riservatezza si applica ovviamente anche
alle sue relazioni sentimentali. Lo scorso anno si è parlato di una
sua possibile frequentazione con la ballerinaAlexis Tilly
Evans-Krueger, ma nonostante alcune loro foto siano
circolate via internet, la cosa non è mai stata confermata
ufficialmente. Ad ogni, in ogni caso, sembra che l’attore sia
single.
Mike Faist: età e altezza dell’attore
10. Mike Faist è nato il 5
gennaio 1992 a Gahanna, Ohio, Stati Uniti. L’attore è alto
complessivamente 1,83 metri.
A giugno, l’autrice Suzanne
Collins ha annunciato che stava scrivendo un nuovo romanzo
di Hunger Games, intitolato The Hunger Games:
Sunrise On The Reaping. Il libro arriverà nelle librerie
il 18 marzo 2025 e racconta una storia ambientata 40 anni dopo
La ballata dell’usignolo e del serpente. Qualche ora
dopo, è stato confermato che è in lavorazione anche un adattamento
cinematografico e potrebbe essere stato rivelato l’attore che
interpreterà il giovane Haymitch Abernathy
(personaggio interpretato da Woody Harrelson nella trilogia
originale): Mike Faist
Secondo Production Weekly, la star di Challengers, Mike Faist potrebbe infatti essere in lizza
per guidare il cast di The Hunger Games: Sunrise On The
Reaping. Ad oggi la cosa è da prendere come un rumor, ma
la testata è nota per aver condiviso molte informazioni accurate
sui casting in passato, per cui potrebbe esserci del vero in questa
notizia. Faist, d’altronde, ha ricevuto ampi consensi per le sue
interpretazioni sul palcoscenico, facendosi poi notare anche nei
film West Side Story, The Bikeriders e Panic.
Quello che sappiamo su The
Hunger Games: Sunrise On The Reaping
Ambientato durante il Secondo
Quarto, il prequel esplorerà i Giochi a cui Haymitch ha
partecipato. Questo lo colloca 24 anni prima degli eventi del film
Hunger Games. Francis Lawrence, che
ha diretto i precedenti film della saga, è in lizza per dirigere
anche questo nuovo film. “Suzanne Collins è una narratrice
magistrale e la nostra stella polare creativa”, ha invece
dichiarato Adam Fogelson del Lionsgate Motion
Picture Group.
“Non potremmo essere più
fortunati di essere guidati e affidati a una collaboratrice il cui
talento e la cui immaginazione sono così costantemente brillanti.
Sappiamo che i fan di Hunger Games di tutto il mondo saranno
incantati dal punto in cui Suzanne ha concentrato questa prossima
straordinaria storia”.
E ha aggiunto: “Il Secondo
Quarto è leggendario e incombe sulla storia dei Giochi, anche ai
tempi di Katniss Everdeen, un quarto di secolo dopo. Come i fan di
tutto il mondo, attendiamo con ansia questo emozionante ritorno a
Panem”. La Collins ha anche aggiunto: “Fin dall’inizio, la
Lionsgate è stata una casa e un partner meraviglioso per il
franchise di Hunger Games, e sono molto entusiasta di collaborare
con Adam e il team mentre portiamo questa prossima storia nelle
sale nel 2026”.
The Hunger Games: Sunrise On
The Reaping arriverà nelle sale il 20 novembre 2026.
L’attore ha poi ora condiviso un
nuovo indizio più diretto sul fatto che potrebbe essere pronto a
riprendere il suo ruolo su Netflix pubblicando un’immagine del suo personaggio
sulle sue Instagram Stories, e l’attore non ha lasciato dubbi sul
fatto che tornerà… prima o poi. “Senti, il punto è questo: ho
parlato con la Marvel, Jessica [Jones] è tornata e ci sono ancora
molte storie da raccontare, quindi penso che sarebbe un peccato per
me non tornare”, ha detto Colter a The Direct.
Alla domanda diretta se avesse
qualche questione in sospeso con Cage, Colter ha risposto: “Sì,
assolutamente. Quando ho finito di girare Luke Cage, ero pronto a
fare altre cose e quindi, come attore, sto solo cercando qualcosa
di diverso, qualcosa di interessante, qualcosa in cui potermi
immergere completamente, che mi spaventi un po’ e che sia un po’
fuori dagli schemi”. Non resta a questo punto che attendere di
scoprire dove potremo rivedere il Luke Cage di Colter nel MCU, con
la terza stagione di Daredevil: Rinascitache
potrebbe essere il primo luogo ideale.
L’ 8 luglio uscirà nelle sale il
secondo SCI-FI di Mike Cahill dal titolo
I Origins, il film che aprirà
ilKarlovy Vary International Film
Festival, con protagonisti Michael
Pitt, Brit Marling e Astrid
Berges-Frisbey.
Il film racconta di un giovane
biologo molecolare che, attraverso lo studio dell’occhio
umano, scopre dei legami mistici tra la fisionomia e la psiche
umana.
Ecco cosa, il regista del film,
Mike Cahill, ha rivelato riguardo al film e ai
suoi progetti cinematografici futuri:
Cosa ti fa continuare a
creare film come Another Earth e I
Origins?
“Sono interessato a film che
soddisfino la nostra fantasia esistenziale e mi piace il
romanticismo. Quindi è una specie di combinazione di questi due
elementi. L’amore è molto importante ma anche la paura della morte
non è da meno. Mi piacciono le storie in cui sono appagate le
nostre fantasie esistenziali.”
Sei interessato nelle
scienze?
“Sono ossessionato dalla
scienza e dalla fantascienza. Gli scienziati sono i miei modelli di
vita. Mi sento molto emozionato all’idea di incontrare uno
scienziato. Penso che quello che gli scienziati fanno è
interrogarsi su grandi questioni come il “Perché siamo qui?” Nasci,
cresci, invecchi e poi muori, questo per più o meno 100 anni, ma
l’Universo ha 13,7 miliardi di anni; quindi ho bisogno di sapere il
motivo per cui siamo qui. Non voglio essere famoso, voglio avere a
che fare con i grandi interrogativi, e quindi probabilmente in ogni
film cercherò di rispondere alle più grandi domande esistenziali
attraverso la scienza o la fantascienza.”
Cosa deve aspettarsi il
pubblico da I Origins?
“Penso che sarà molto sorpreso.
Il film inizia come se fosse un piccolo film. Ma a metà, e verso il
terzo atto, diventa un film di grande portata. È un film intimo, ma
affronta grandi temi. È probabile che il film abbia delle
ripercussioni a livello mondiale.”
Ci sono stati
problemi?
“La sfida più grande è stata
mantenerlo fedele alla pratica scientifica, e allo stesso tempo
renderlo divertente. Ho voluto che fosse autentico. Volevo che loro
si sentissero come veri scienziati. Volevo che il lavoro che
stavano facendo riflettesse la realtà, ma allo stesso tempo, volevo
farlo in maniera divertente. Volevo rappresentare gli scienziati
come persone reali e non come cliché.”
Quando hai scritto la
sceneggiatura hai fatto parecchie ricerche?
“Assolutamente. Ho passato
tantissimo tempo a fare ricerche. Ho trascorso ore e ore in
laboratorio a lavorare con gli scienziati per imparare a estrarre
il DNA. La mia famiglia è composta da scienziati, quindi sono stato
fortunato. E poi, mi sto spingendo in qualsiasi discorso o lezione
solo per imparare. Penso che la scienza offra nuove frontiere e gli
artisti stanno cercando di trasmettere emozioni, nuove emozioni,
emozioni rare per cercare di trasmetterle al pubblico, e la scienza
offre un panorama meraviglioso per raccontare storie e continuerà a
farlo per il resto della nostra vita, questo è davvero
bello.”
Progetti
futuri?
“Sto lavorando su un sequel di
“I Origins” e sto lavorando su un film sugli alieni. Il sequel si
svolgerà nel futuro, tra circa 20 anni, dopo che le ripercussioni
delle scoperte del Dr. Ian Gray stanno prendendono piede. Se il
pubblico rimarrà seduto al cinema fino alla fine dei titoli di coda
di I Origins, potrà vedere un teaser di quello che verrà.”