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Luc Besson ospite al Future Film Festival 2011

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Luc_Besson

Luc Besson sarà l’ospite d’onore al Future Film Festival 2011. Il festival che si occupa non soo di cinema, ma anche di tecnoliia e animazione si svolgerà a Bologna dal 20 al 23 aprile e il 21 il regista del recente Adèle e l’enigma del faraone presenterà in anteprima nazionale Arthur 3 – La guerra dei due mondi, che uscirà in Italia a giugno distribuito da Moviemax.

Luc Besson contro i cinecomics, non si identifica nei personaggi

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Luc Besson contro i cinecomics, non si identifica nei personaggi

Arriverà il prossimo 21 settembre in Italia Valerian e la Città dei mille pianeti di Luc Besson. Il film, già arrivato nel resto del mondo, sta portando il regista francese in tour per la promozione, insieme ai protagonisti Dean DeHaan e Cara Delevingne.

Durante un’intervista con Bleeding Cool, è stato chiesto a Besson in quale supereroe si identifica e la risposta sembra essere un vero e proprio guanto di sfida ai cinecomics e al genere che ha riscritto la storia commerciale del cinema degli ultimi dieci anni:

“Per me è molto difficile identificarmi con un supereroe, perché lui ha dei superpoteri e io no. Tutto quello che posso vedere sono i suoi poteri all’opera e dire ‘Grazie per avermi salvato la vita, me, povero piccolo essere umano’. Non mi piace questa relazione. Non riesco a identificarmi con questi personaggi, non mi piacciono.”

La posizione di Luc Besson è senza dubbio lineare, ma un po’ antiquata, dal momento che la sfida dei cinecomics recenti è proprio quella di andare a cercare l’umanità nell’eroe con i poteri.

Che ne pensate?

Valerian: l’emozionante nuovo trailer italiano del film di Luc Besson

Nell’anno 2740, Valerian e Laureline sono Corpi Speciali incaricati dal governo di mantenere l’ordine in tutto l’universo. Seguendo gli ordini del loro comandante, Valerian e Laureline si imbarcano per una missione nella città intergalattica di Alpha, metropoli in continua espansione e dimora di migliaia di specie diverse provenienti da ogni angolo della Galassia. Questa importante e storica città, è sotto l’attacco di un nemico sconosciuto. Valerian e Laureline dovranno combattere contro il tempo per trovare l’origine di questa forza maligna e fermarla prima che distrugga il nostro universo.

Luc Besson contro Captain America: “È propaganda”

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Luc Besson contro Captain America: “È propaganda”

Luc Besson non è nuovo alle critiche rivolte ai cinecomic e di recente aveva già dichiarato che non gli interessava e non riusciva a identificarsi con i protagonisti di queste storie.

Nelle sue ultime dichiarazioni, il regista ci è andato giù pesante invece, concentrandosi contro Captain America in particolare.

Luc Besson accusa i cinecomic di fare propaganda

“Quello che mi preoccupa di più è che siamo qui a mostrare la supremazia degli Stati Uniti e quanto sono grandi. Intendo, quale paese al mondo chiamerebbe un film Capitan Brasile o Capitan Francia? Nessuno! Ci vergogneremo, dicendo che è una cosa ridicola. Loro possono. Loro possono chiamare un film Captain America e tutti pensano che sia normale. Non sono qui per fare propaganda, sono qui per raccontare storie.”

L’ultimo film di Besson arrivato al cinema è Valerian e la città dei mille pianeti, che arriverà invece da noi il prossimo 15 settembre.

Fonte: CinePop

Luc Besson a Roma presenta Valerian e la città dei mille Pianeti

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Luc Besson a Roma presenta Valerian e la città dei mille Pianeti

Il regista culto del Quinto elemento e di Lucy, Luc Besson, è arrivato a Roma per presentare il suo ultimo film, Valerian e la città dei mille Pianeti, pellicola in 3D che non ha riscosso molto successo all’estero ma che sembra essere stato accolto bene dalla stampa italiana.

Luc Besson è molto legato al fumetto da cui ha tratto il film, dal momento che lo leggeva sin da piccolo, quando aveva dieci anni. E la passione per il fumetto non lo ha abbandonato nemmeno adesso: “Leggo ancora fumetti oggi e sento sempre dei colleghi o anche degli amici che mi dicono che sono infantile, ma io non mi sento affatto tale. Mi sento adulto, e gestire duemila persone per quattro anni per dirigere un film, oppure avere 5 figli che mi aspettano a casa credo che dimostri che non ho nulla di infantile. Non ho assolutamente dimenticato il piccolo Luc che sono stato, ho ottimi rapporti con lui, è un bravo bambino che mi aiuta molto. Questo mi fa pensare a un filosofo che ha detto che il bambino è il padre dell’uomo, e quindi il piccolo Luc può essere anche mio padre.”

Il film presenta un massiccio utilizzo di computer grafica, con la ricostruzione di infiniti mondi e creature aliene, una diversa dall’altra, tutte al servizio di una storia visionaria. Il processo di genesi della scenografia e del concept è stato collettivo e particolare, come spiega Luc Besson in persona:

“Quando si inizia a girare un film di fantascienza bisogna evitare il genere da spettatore, perché così facendo si evita di emulare troppo quello che si è visto in precedenza. Per il film ho scelto sei artistiche che ho fatto lavorare per un anno: non avevano nessuna indicazione di sceneggiatura. La prima cosa che ci serviva era capire com’era il XXVIII secolo e dovevamo creare oltre ottomila specie aliene. Questo ci ha spinto a creare. I sei artisti li avevo scelti tramite un concorso, non si conoscevano e non potevano parlare tra loro.

Erano in contatto con me, una volta a settimana, via Skype, perché vengono da ogni parte del mondo. Dopo un anno hanno prodotto 5-6 mila disegni, alcuni di questi completamente folli. Poi sono intervenuto io e ho scelto per il secondo anno altri sei disegnatori. Abbiamo seguito un processo inverso, abbiamo dato loro lo script e si dovevano allenare a disegnare, ma a quel punto il film era un progetto molto più strutturato.”

Valerian e la città dei mille pianeti: il trailer italiano ufficiale del film di Luc Besson

Come nella maggior parte dei film, anche Valerian vede (co) protagonista una forte figura femminile, interpretata da Cara Delevingne“Ho un grande rispetto per le donne – ha spiegato il regista – Se l’uomo deve difendersi fa ricorso alla forza, la donna invece al cervello e al cuore. Credo che siano un buon esempio, basta pensare che le donne non hanno mai dichiarato guerra nella storia. Sarei favorevole a un passaggio di consegna del potere nelle mani delle donne. Solo che gli uomini giocano meglio a calcio!”

Come ogni film di genere, anche Valerian si serve del racconto particolare per sollevare temi importanti, in questo caso addirittura fondamentali per la storia dell’uomo: “Il vero argomento del film è la storia delle etnie che sono state sterminate in nome dell’economia, o del progresso, pensiamo ai nativi americani, alle popolazioni dell’America del sud, agli ebrei naturalmente. Ho notato che con i miei figli, quando parlo di ciò che è accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale, non ottengo la loro attenzione perché hanno l’impressione di essere a scuola e si annoiano. Una volta però mio figlio, a proposito di Valerian, mi ha detto ‘è orribile, hanno sterminato sei milioni di persone dello stesso popolo’. E io ho colto l’occasione per raccontare di ciò che è accaduto nella Storia. Sono riuscito a intervenire così e ho provato a educarlo. Diciamo che mi tocca fare dei film da 180 milioni per educare i miei figli.”Valerian

E poi continua in merito al messaggio portante del film: “Il messaggio più importante del film è che questo popolo che ha perso tutto è incline al perdono, non alla vendetta. Pensiamo ai Marvel, l’unico scopo di quei personaggi sembra distruggere. Questa popolazione aliena invece, che ha perso tutto, non conosce la vendetta e ha capito che si è trattato di un incidente e l’unico suo desiderio è ritrovare la propria terra. Penso che sia un messaggio molto importante soprattutto per i bambini e per i giovani. La vendetta non è necessariamente la risposta automatica.”

La tecnologia, fondamentale nel film, permette di visualizzare qualsiasi cosa nel film. C’è qualcosa che non è riuscito a realizzare?

“La tecnologia se utilizzata bene libera. Oggi il limite è imposto dall’immaginazione e per fortuna a me non manca. Ed è quello che rimprovero ai film di fantascienza degli ultimi anni in America. C’è sempre un cattivo che è un alieno, c’è sempre un supereroe. Vanno tutti dallo stesso fornitore di calzamaglia. Economicamente funzionano benissimo ma io dopo 25 minuti ne ho abbastanza.”

Leggi la recensione di Valerian e la città dei mille Pianeti

Luc Besson si è avvicinato al fumetto in questione perché il padre gli regalò un fumetto di Valerian. Il film è infatti dedicato al genitore: “Purtroppo è scomparso durante la lavorazione e non sono riuscito a farglielo vedere. Ed è una grande frustrazione. Ma credo che lassù ci saranno delle ottime sale e che possa vedere il film anche senza gli occhiali per il 3D, magari insieme a David Bowie.”

Il 3D è stato inventato, per come lo conosciamo adesso, da James Cameron, che si è rivelato molto generoso nei confronti del regista francese: “Non sono l’unico a dovere molto a James Cameron. Tutto il cinema gli deve molto, perché è stato un precursore della tecnologia che io uso in Valerian. L’ha inventata lui in Avatar. E come ogni grande artista è stato generoso, mi ha invitato sul set di Avatar, ho visto varie volte il film, mi ha dato dei consigli. È uno di quei fratelli maggiori molto generosi, e non sono stato il solo privilegiato, è stato generoso con molti altri. Abbiamo organizzato tante proiezioni in giro per il mondo, ma quella che temevo di più era quella a cui ha partecipato lui.”

Protagonisti del film sono Cara Delevingne e Dane DeHaan, giovanissimi interpreti con una lunga carriera davanti a loro: “Avevo voglia di chiamare dei giovani per innovare le schiere degli attori sul grande schermo. Se guardiamo alla Formula 1 ci sono piloti di 17 anni, quindi ho pensato che nel XXVIII secolo ci saranno dei piloti di caccia molto giovani, i tempi di accorciano e tutto procede con una maggiore rapidità. Mi è sembrato logico scegliere degli attori molto giovani.”

In un piccolo ruolo, il film porta sul grande schermo anche la pop-star Rihanna, in un ruolo molto simpatico ma allo stesso tempo tragico: “Il personaggio di Bubble esisteva nei fumetti già dal 1975, era un personaggio importantissimo perché non si maschera semplicemente, ma si trasforma. Mi piaceva che lei soffrisse di questa capacità, perché trasformandosi si trovava priva di una sua identità personale. Non è nessuno e può essere tutti, è come la sindrome dell’attore che recita Riccardo III e poi a casa va a buttare la spazzatura. Bubble rappresenta il ruolo dell’attore. Poi mi sono chiesto a chi domandare per questo ruolo e ho subito pensato a lei. E il direttore di casting mi ha chiesto una seconda scelta, ma io non ce l’avevo, volevo lei ed è bastato chiederglielo perché accettasse.”valerian rihanna

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Lubo: recensione del film di Giorgio Diritti #Venezia80

Lubo: recensione del film di Giorgio Diritti #Venezia80

Lubo, nuovo film di Giorgio Diritti, è stato presentato quest’oggi in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2023. Nel film, il camaleontico Franz Rogowski interpreta il personaggio titolare, un nomade Jedish il cui arco copre cinquant’anni di storia. Tra il dramma, alcuni tratti del revenge movie e la ricostruzione storica, Lubo è una riflessione sul concetto di giustizia, sulle contraddizioni delle istituzioni, su come un ambiente di violenza generi reazioni, ma anche una storia i cui personaggi sono profondamente mossi dall’amore.

Lubo, lo Jenisch privato di affetti e valori

Nel 1939, Lubo Moser, un artista di strada nomade di origine yenish, viene chiamato a prestare servizio militare nell’esercito svizzero per proteggere il confine. Viene a sapere da suo cugino che la polizia ha sequestrato i suoi figli nell’ambito del Kinder der Landstrasse (“Bambini della strada”), un programma di rieducazione nazionale influenzato dai principi dell’eugenetica. Lubo cerca senza sosta i suoi figli e si propone di vendicarsi a modo suo per il torto subito.

Il romanzo di Mario CavatoreIl Seminatore” si concentra su vicende storiche poco note, le persecuzioni contro una minoranza nomade, gli Jenisch, i cui figli sono stati portati via per essere “rieducati” nel periodo tra gli anni Trenta e gli anni Settanta. Le stime delle ricerche parlano di circa 2.000 bambini sottratti alla minoranza Jenisch. Uno studio che ha colpito Diritti in modo inquietante e particolarmente stridente per un Paese democratico e civilizzato come la Svizzera, la Confederazione Elvetica, spesso citata come “esempio virtuoso” di rapporto tra cittadini e istituzioni.

Lubo mette in luce gli effetti dannosi provocati da principi irrazionali e leggi discriminatorie, che penetran nella società alla manieradi un contagio, impattando la quotidianità, i percorsi e i valori della gente. Una trasformazione che scatena al contempo dolore, rabbia, violenza e ambiguità ma tramite la quale emerge anche un profondo amore per la vita e per i propri figli, un sentimento che cerca di sopravvivere a qualsiasi ostacolo e di ripristinare la giustizia.

Franz Rogowski in una scena del film Lubo

Un camaleontico Rogowski

Dopo la notevole prova in Passages di Ira Sachs Franz Rogowski, che per il cinema italiano aveva interpretato anche il villain di Freaks Out, mette anima e corpo nel ritratto di un personaggio che è colonna portante dell’intero film. Lubo consente a questo attore poliedrico di sperimentare tanto sul piano linguistico – qualcosa in cui Rogowski si sta progressivamente specializzando e ne sta favorendo la fama internazionale – quanto su quello fisico. Non c’è un solo Lubo, le declinazioni di questa personalità vagabonda sono molteplici, dipendono dal contesto, dal periodo storico e dalle persone che Lubo incontra sul suo cammino: Rogowski, pilastro della buona riuscita del film, riesce a distinguerle tutte in maniera precisa.

Lubo si presenta come imponente produzione internazionale: è un film itinerante, che passa per tanti luoghi storici e ne ricrea altrettanti. Lo sforzo produttivo è evidente e, dal punto di vista registico, Diritti trae massimo profitto dalla suggestività delle location in cui la storia prende piede, inquadrando il personaggio di Rogowski come parte fondamentale del paesaggio, caratterizzandolo secondo un disegno topografico.

Un film intriso di umanità

Sebbene la sceneggiatura di Lubo non risulti sempre convincente – un secondo atto forse troppo allungato si oppone a una prima parte dall’ottimo equilibro narrativo – la scrittura di Giorgio Diritti è infusa di un’umanità necessaria, tanto per i suoi personaggi quanto per la Storia di ieri e di oggi, intercettata dagli interpreti e di fronte a cui il pubblico non rimarrà indifferente. La durata complessiva di tre ore potrebbe spaventare ma, a parte qualche inciampo in termini di ritmo nella seconda parte, il film non si trascina mai, scorre seguendo le urgenze emotive di un nomade e outsider a cui è stato tolto tutto, e che si lancerà in una personale battaglia per soddisfare un bisogno di appartenenza, coesistenza in un nucleo da chiamare famiglia.

Lubo, il trailer del nuovo film di Giorgio Diritti

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Lubo, il trailer del nuovo film di Giorgio Diritti

Ecco il trailer di Lubo, il film di Giorgio Diritti liberamente ispirato a “Il seminatore” di Mario Cavatore edito da Einaudi. Nel cast del film ci sono FRANZ ROGOWSKI, CHRISTOPHE SERMET, VALENTINA BELLÈ, NOÉMI BESEDES, CECILIA STEINER,  JOEL BASMAN, PHILIPPE GRABER, MASSIMILIANO CAPRARA. Lubo è una coproduzione italo-svizzera Indiana Production, Aranciafilm con Rai Cinema e Hugofilm Features e Proxima Milano in coproduzione con RSI Radiotelevisione Svizzera SRG/SSR.

Lubo arriva al cinema il prossimo 9 novembre distribuito da 01 Distribution.

Lubo, la trama

Lubo è un nomade, un artista di strada che nel 1939 viene chiamato nell’esercito elvetico a difendere i confini nazionali dal rischio di un’invasione tedesca. Poco tempo dopo scopre che sua moglie è morta nel tentativo di impedire ai gendarmi di prendere i loro tre figli piccoli, strappati alla famiglia in quanto Jenisch, come da programma di rieducazione nazionale per i bambini di strada (Hilfswerk für die Kinder der Landstrasse). Lubo sa che non avrà più pace fino a quando non avrà ritrovato i suoi figli e ottenuto giustizia per la sua storia e per quella di tutti i diversi come lui.

Lubo, il nuovo film di Giorgio Diritti

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Lubo, il nuovo film di Giorgio Diritti

Si sono concluse le riprese di Lubo, il nuovo film di Giorgio Diritti, sostenuto da Trentino Film Commission, con Frank Rogowski, Christophe SermetValentina Bellè, tratto dal romanzo Il seminatore di Mario Cavatore edito da Einaudi, coprodotto da Indiana Production, Aranciafilm  con Rai Cinema, Hugofilm Features e Proxima Milano e distribuito da 01 Distribution.  Le riprese di 9 settimane e si sono svolte tra  Piemonte, Alto Adige, Provincia autonoma di Trento e Svizzera.

Giorgio Diritti dichiara: “È stato un bel viaggio nel tempo, tra volti e luoghi bellissimi… ed un po’ nomadi come Lubo il protagonista di questo film, abbiamo viaggiato tra Svizzera e Italia (Piemonte, Alto Adige e Trentino) camminando sui suoi passi nelle sue sofferenze nelle lotte e follie di un uomo alla ricerca di una giustizia e di una nuova vita. Un bel lavoro di squadra, grazie alla determinazione e passione delle società produttrici e del bellissimo cast artistico e professionale.”

La trama del film

Svizzera: nell’inverno del 1939, Lubo un giovane Jenisch (etnia nomade) è chiamato a prestare servizio militare nell’esercito svizzero a difesa del confine. Lì lo raggiunge il cugino, e gli racconta che i gendarmi hanno preso i suoi figli. Li hanno strappati ai genitori perché sono figli di girovaghi, zingari, attenendosi al programma di rieducazione nazionale della Kinder der Landstrasse, un’organizzazione retta su principi dell’eugenetica dilagante nell’Europa degli anni trenta. La vendetta di Lubo avrà risvolti inaspettati, obbligandoci a ripensare i labili confini tra bene e male.

Lubo, il “film nomade” di Giorgio Diritti presentato a Venezia 80

Alla Mostra del Cinema di Venezia 2023, oggi è il giorno di Lubo di Giorgio Diritti. Nel film, Franz Rogowski interpreta il nomade Lubo, un artista di strada che nel 1939 viene chiamato nell’esercito elvetico a difendere i confini nazionali dal rischio di un’invasione tedesca. Poco tempo dopo scopre che sua moglie è morta nel tentativo di impedire ai gendarmi di portare via i loro tre figli piccoli, che, in quanto Jenisch, sono stati strappati alla famiglia, secondo il programma di rieducazione nazionale per i bambini di strada (Hilfswerk für die Kinder der Landstrasse). Lubo sa che non avrà più pace fino a quando non avrà ritrovato i suoi figli e ottenuto giustizia per la sua storia e per quella di tutti i diversi come lui.

La stesura di Lubo

Alla conferenza stampa tenutasi questo pomeriggio, il regista ha raccontato dell’incontro con questo libro e di come ha deciso di trarne una sceneggiatura: “Un po’ di anni fa un’amica mi ha parlato di questo romanzo di Mario cavatore che parlava di questa vicenda particolare e ho avuto occasione di incontrare Mario con cui ho anche condiviso tante serate in compagnia fin quando c’è stato il romanzo mi ha colpito perché raccontava di questa vicenda un po’ particolare avvenuta in Svizzera in un paese che nell’immaginario comune e simbolo di democrazia e grande civilita. Questa storia è specchio dell’incapacità dell’uomo di capire la diversità che a mio avviso è invece di grande valore“.

Rispetto al romanzo ho scelto un percorso differente sono stato molto di più sul protagonista perché mi sembrava interessante vivere con lui uomo che vive la sua normalità di artista di strada e a cui viene addosso qualcosa di molto drammatico che gli modificherà la vita. Importante sentire risvolti di questo in un uomo che vive l’angoscia della solitudine ma lotta comunque per avere un futuro. I protagonisti e le vicende parlano anche a noi in fondo i film sono dei viaggi un po’ onirici che spesso toccano anche la nostra coscienza ed è una delle grandi magie del cinema darci occasione di ripensare al valore della vita è degli altri“.

L’interpretazione di Rogowski

Franz Rogowski, internazionalmente noto come un interprete camaleontico, ha poi approfondito il suo lavoro sulle varie identità del personaggio e in che maniera questa storia lo ha toccato personalmente. “Questo carattere e una combinazione della storia nostra, della nostra identità europea. Collaborazione di costume, quello che è scritto, crei ogni giorno un piccolo pezzo di questa vita e diventa quasi sempre qualcosa che non ti aspettavi ma e il risultato della vita che hai avuto con questi artisti attorno. Ho studiato il testo, tre lingue che non sono le mie, un sacco da preparare in modo tecniche“.

Valentina Bellè è Margherita

Valentina Bellè ha espresso la sua gratitudine a Diritti per averla coinvolta in un progetto di tale rilevanza: “Ci siamo incontrati con Giorgio un anno fa e abbiamo fatto una lunghissima chiacchierata in cui ho avuto l’impressione che cercasse la persona prima del personaggio. Sul set nasce poi effettivamente quello che si vedrà e ti sorprende sempre non puoi mai prevedere cosa succcede. Tutti e due hanno subito il contesto della guerra in modi diversi. Margherita e una possibilità di amore sincero e tenerezza“.

L’internazionalità di Lubo

L’internazionalità è sicuramente la caratteristica produttiva che più identifica Lubo. I produttori del film hanno, a questo proposito, sottolineato come “il cinema italiano guarda oltre i suoi confini, è stato come scalare una montagna. Il film ha una grande complessità in più lingue, location storiche. Anche noi siamo diventati come il carro di LUBO, persi in un itinerario in cui era impossibile incastrare clima, riprese e necessità“. “Un film nomade pieno di eroi un sacco di lingue avventura straordinaria gestazione lunga e grazie alla tenacia di Giorgio come Rai cinema siamo molto orgogliosi e ringraziamo Giorgio“.

Infine, una riflessione sulle istituzioni e sulla violenza che ne deriva quando le leggi sono sbagliate: “Siamo molto vicini a una guerra che dura da tanto e di cui si raccontava qualche mese fa di bambini ucraini rapiti dai russi. Uno dei limiti dell’umanità malgrado gli sforzi e che gli errori ritornano. Ho avvertito la necessita di raccontare storia legata anche al cercare di dare un significato politico nel senso di sensibilizzare raccontando per che le persone abbiano un atteggiamento vigile nei confronti di tutti quegli elementi che portano a fare qualcosa contro la vita. In un ambiente di violenza subita spesso nasce una reazione il nostro protagonista ha un grande onore di farsi carico di una scelta responsabile per fare qualcosa per quei famigliari che sono ancora a lui vicini“.

Low Tide: la spiegazione del finale del film

Low Tide: la spiegazione del finale del film

Low Tide, film del 2019 scritto e diretto da , è un thriller indipendente che mescola atmosfere da racconto di formazione con tensioni da noir adolescenziale. Ambientato in una cittadina costiera del New Jersey durante un’estate afosa e sospesa nel tempo, il film racconta la storia di un gruppo di ragazzi che, tra furti occasionali e giri loschi, si imbatte casualmente in un tesoro nascosto. La scoperta innesca una spirale crescente di sospetti, tradimenti e violenza che mette alla prova i legami di amicizia e le regole morali di un gruppo già fragile e instabile.

Con una regia misurata e attenta ai dettagli, McMullin costruisce un racconto che si regge su atmosfere dense, paesaggi crepuscolari e dialoghi asciutti. I protagonisti, adolescenti ai margini della legalità, si muovono in un contesto familiare disfunzionale e in una comunità che sembra abbandonata a se stessa, dove gli adulti sono assenti o inefficaci. Il film affronta temi classici del coming of age – la fine dell’innocenza, la lealtà, il desiderio di fuga – e li rielabora in chiave tesa e oscura, lasciando emergere un realismo quasi brutale nelle dinamiche tra i personaggi. Il tono è sospeso tra il dramma psicologico e il thriller, con richiami a opere come Stand by Me e Mud, ma con un’anima più cupa e disillusa.

Low Tide ha ricevuto consensi per la sua scrittura solida e per le interpretazioni convincenti, in particolare quelle dei giovani protagonisti. Ma il vero punto di forza del film è la sua capacità di trasformare una semplice caccia al tesoro in un’esplorazione morale della crescita e del tradimento. Nei prossimi paragrafi, analizzeremo nel dettaglio il finale del film, svelando come si conclude il conflitto tra i personaggi e quale significato lascia dietro di sé questa storia apparentemente semplice ma fortemente simbolica.

Low Tide cast

La trama di Low Tide

Il film ha per protagonisti un gruppo di adolescenti formato da Alan (Keean Johnson), suo fratello minore Peter (Jaeden Martell) e i loro amici Red (Alex Neustaedter) e Smitty (Daniel Zolghadri). Insieme, trascorrono le calde giornate svaligiando le case dei ricchi che si trovano lì per le vacanze. Sono piccoli furti che permettono loro di scorrazzare per il luna park e uscire con le ragazze.

Una notte, però, entrano in una vecchia casa isolata e lì, Alan e Peter trovano un sacco pieno di monete d’oro. I due fratelli non diranno nulla agli altri componenti del gruppo, tenendo il tesoro per sé. Red, il leader della banda, ha però dei sospetti ma nessuno sa che in realtà quel bottino nasconde un segreto e ben presto la polizia si metterà sulle loro tracce. Per loro, avrà così inizio un’avventura inaspettata.

La spiegazione del finale

Nel terzo atto di Low Tide, la tensione tra i protagonisti raggiunge il punto di rottura. Il segreto riguardante la scoperta del sacchetto di monete d’oro non regge a lungo, i sospetti crescono e l’amicizia tra i quattro amici si sgretola rapidamente. Red, il più instabile del gruppo, si convince che Alan lo abbia tradito, e la loro rivalità esplode in un confronto carico di tensione e minacce. Le dinamiche del potere e della fiducia vengono così stravolte, e i legami affettivi si trasformano in paura e autodifesa. La svolta definitiva arriva quando Alan decide di agire in modo autonomo e proteggere non solo sé stesso, ma anche il fratellino Peter, dalla spirale di violenza innescata da Red.

Low Tide Shea Whigham

In una mossa decisiva, lo uccidono quando questi tenta di ucciderli. Gettano poi il suo corpo nell’oceano e hanno ancora le monete d’oro con loro. Mary, intanto, convince la sua famiglia a non sporgere denuncia contro di loro per il furto. Tuttavia, il finale è amaro: Peter è traumatizzato dall’uccisione di Red, il rapporto di Alan con Mary è probabilmente distrutto dopo essere stato messo a dura prova e i fratelli potrebbero avere difficoltà a evitare i sospetti della polizia. Per quanto riguarda Smitty, ci sono invece accenni al fatto che potrebbe voltare pagina e lasciarsi alle spalle quella brutta vicenda.

Il finale di Low Tide racchiude dunque in sé la sintesi dei temi principali del film: la perdita dell’innocenza, la tensione tra lealtà e sopravvivenza, e il difficile passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Alan, inizialmente parte di un gruppo in cerca di adrenalina e appartenenza, comprende progressivamente che per proteggere chi ama e avere una possibilità di futuro, deve tradire le regole non scritte della fratellanza. La sua reazione nei confronti di Red non è solo fisica, ma anche simbolica: è l’uscita definitiva da un mondo tossico, dominato da un maschilismo aggressivo e dalla violenza latente.

Nel congedarsi da quel microcosmo degradato, Alan compie l’unico atto davvero morale del film: abbandonare ciò che lo legava a un’identità precaria e scegliere di costruirne una nuova. Il finale, pur lasciando aperte alcune domande, non cerca la consolazione facile. Al contrario, sottolinea che ogni crescita comporta un costo, e che diventare adulti significa spesso fare scelte dolorose, rinunciando a legami pur di affermare un principio. In questo senso, Low Tide è un racconto di formazione atipico e spietato, che rifugge ogni romanticismo e ci restituisce un ritratto lucido e malinconico del passaggio alla maturità.

Low Tide: dal cast alle location, tutte le curiosità sul film

Low Tide: dal cast alle location, tutte le curiosità sul film

Distribuito dalla celebre casa di produzione A24, il film Low Tide – scritto e diretto da – potrebbe non suonare famigliare ai più, considerando che non ha goduto di una distribuzione nelle sale italiane. Ecco perché il suo passaggio televisivo è ora da salutare con grande entusiasmo, perché permette agli spettatori appassionati di racconti di formazione di scoprire un piccolo gioiello di questo genere capace di affrontare numerose tematiche molto importanti in quanto assolutamente universali.

Uno dei temi principali del film Low Tide è infatti la moralità e le scelte personali. L’opera esplora come le circostanze difficili possano spingere i giovani a prendere decisioni sbagliate, mettendo in evidenza il conflitto tra ciò che è giusto e ciò che è più facile. Ma Low Tide è anche e soprattutto una storia di formazione in cui i personaggi si trovano a dover affrontare le conseguenze delle loro azioni e decidere chi vogliono diventare. Un coming of age in piena regola, dunque, dotato di tutte le caratteristiche di questo genere.

Per chi dunque ha continuamente fame di racconto di questo tipo, è questo un titolo da non perdere assolutamente. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a Low Tide. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla descrizione del finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Low Tide cast

La trama e il cast di Low Tide

Il film ha per protagonisti un gruppo di adolescenti formato da Alan (Keean Johnson), suo fratello minore Peter (Jaeden Martell) e i loro amici Red (Alex Neustaedter) e Smitty (Daniel Zolghadri). Insieme, trascorrono le calde giornate svaligiando le case dei ricchi che si trovano lì per le vacanze. Sono piccoli furti che permettono loro di scorrazzare per il luna park e uscire con le ragazze.

Una notte, però, entrano in una vecchia casa isolata e lì, Alan e Peter trovano un sacco pieno di monete d’oro. I due fratelli non diranno nulla agli altri componenti del gruppo, tenendo il tesoro per sé. Red, il leader della banda, ha però dei sospetti ma nessuno sa che in realtà quel bottino nasconde un segreto e ben presto la polizia si metterà sulle loro tracce. Per loro, avrà così inizio un’avventura inaspettata.

Ad interpretarare Alan vi è Keean Johnson, noto per il ruolo principale di Adam Freeman nella serie d’azione e avventura horror Spooksville. Jaeden Martell – divenuto celebre per i ruoli nella commedia drammatica St. Vincent (2014) e nel film di fantascienza Midnight Special (2016) – interpreta qui Peter. Alex Neustaedter è Red, Daniel Zolghadri interpreta Smitty e Kristine Froseth interpreta Mary. L’attore Shea Whigham – recentemente visto in Mission: Impossible – Dead Reckoning ricopre invece il ruolo del Sergente Kent.

Low Tide Shea Whigham

Le location del film

Le riprese di Low Tide si sono svolte principalmente lungo la costa del New Jersey, in particolare nella zona di Highlands e Sandy Hook, il che contribuisce fortemente all’atmosfera del film. Le spiagge deserte, le case su palafitte e le aree boschive conferiscono un senso di isolamento e sospensione temporale che si riflette nelle vicende dei protagonisti. La casa abbandonata dove Alan trova il tesoro è una location centrale e ricorrente, così come il molo e i moli di attracco, visti spesso durante le fughe notturne. Questi luoghi diventano scenari simbolici di crescita, conflitto e trasformazione.

Il trailer di Low Tide e dove vedere il film in streaming e in TV

Sfortunatamente il film non è presente su nessuna delle piattaforme streaming attualmente attive in Italia. È però presente nel palinsesto televisivo di lunedì 7 luglio alle ore 21:20 sul canale Rai 4. Di conseguenza, per un limitato periodo di tempo sarà presente anche sulla piattaforma Rai Play, dove quindi lo si potrà vedere anche oltre il momento della sua messa in onda. Basterà accedere alla piattaforma, completamente gratuita, per trovare il film e far partire la visione.

Low Down: trailer del biopic con Elle Fanning

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Low Down: trailer del biopic con Elle Fanning

E’ stato diffuso il primo trailer ufficiale di Low Down, biopic dedicato al noto pianista jazz Joe Albany, interpretato nel film da John Hawkes, presentato in concorso all’edizione 2014 del Sundance Film Festival. Potete vederlo di seguito.

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Il film, diretto da Jeff Preiss, è basato sull’omonimo libro di memorie della figlia di Albany, Amy-Jo, interpretata da Elle Fanning, e racconta della relazione con suo padre, del suo successo come pianista, ma anche della sua dipendenza dalla droga. La pellicola è prodotta da Anthony Kiedis e Flea (che recita anche nel film) dei Red Hot Chili Peppers.

Fonte

Loving: trailer del film di Jeff Nichols

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Loving: trailer del film di Jeff Nichols

Ecco il trailer di Loving, l’ultimo film di Jeff Nichols presentato al Festival di Cannes 2016 e con protagonisti Joel Edgerton, Ruth NeggaMichael Shannon.

La storia segue la dolorosa vicenda, ispirata a una storia vera, di Richard e Mildred, una coppia interrazziale che, dopo essersi sposata nel 1958, viene condannata a un anno di carcere perché lui è bianco e lei nera.

Cannes 2016: Loving recensione del film di Jeff Nichols

I due protagonisti sono interpretati da Edgerton e Negga, mentre Shannon veste i panni di Grey Villet, il famoso fotografo di Life Magazine che immortalò l’amore trai due coniugi nei famosi scatti del 1965.

Il film arriverà il 4 novembre negli Stati Uniti.lovingFonte: CS

Loving: recensione del film di Jeff Nichols, Cannes69

Loving: recensione del film di Jeff Nichols, Cannes69

In Loving siamo nella Contea di King and Queen, nel cuore della Virginia, e lungo una strada di campagna, in piena notte, due automobili procedono a passo d’uomo e a fari spenti. Appena avvistata la casa del loro obiettivo, accostano, si fermano; dagli abitacoli scendono due ufficiali e lo sceriffo della contea, che iniziano a camminare con passo felpato e un’arma in ogni mano. Bastano pochi colpi ben assestati per compiere un’irruzione, pochi istanti per ritrovarsi prepotentemente nella vita e nel mondo degli altri, nella loro intimità. Quella notte del 1959, davanti alle bocche da fuoco e alle torce degli agenti, si ritrovano Richard e Mildred Loving. Sono due modesti cittadini americani, gente su cui l’intera storia del continente si fonda, che senza saperlo sono destinati a iniziare un viaggio infernale di persecuzioni legali, denunce, tribunali, minacce di arresto, avvocati, fughe in piena notte, bambini nati quasi per strada, in un raro momento di respiro. La loro colpa, secondo lo Stato della Virginia dove risiedono, sono due e particolarmente gravi: sono protagonisti di un matrimonio interraziale, celebrato per di più in uno Stato terzo, due cose affatto tollerate all’epoca.

Loving, il film

LovingAnche se oggi sul piano dei diritti civili abbiamo fatto tantissimo cammino, e vecchie leggi come queste ci fanno quasi sorridere, non bisogna mai dimenticare che tanti passi in direzione del progresso sono stati percorsi anche grazie a pionieri come i due protagonisti di Loving, che hanno portato la loro storia sul tavolo della Corte Costituzionale degli Stati Uniti e hanno vinto la loro battaglia dopo immani sofferenze. Vittorie che vanno oltre la mera politica, oltre il mero dibattito, e sfociano direttamente nell’amore incondizionato, altissimo, che tanto ha colpito Jeff Nichols. Il regista dell’Arkansas, divenuto famoso al grande pubblico dopo quel piccolo gioiello chiamato Take Shelter, è rimasto incastrato nella storia della famiglia Loving dopo aver visto un documentario HBO; spinto dalla moglie, non ha poi potuto fare altro che scrivere su carta “una delle storie d’amore più pure della storia americana”.

Il risultato è Loving, un film volutamente semplice, lineare all’estremo, per stessa ammissione del suo autore “privo di complicanze, di parole non dette, di significati fra le righe”, poiché il suo unico obiettivo è di mostrare al pubblico la storia di due piccoli grandi uomini, di raccontare come il sentimento, il coraggio e la perseveranza possano portare a conquiste eterne, raccolte ora nei libri di storia. Nonostante Loving non abbia i tornado e i sogni allucinati di Take Shelter, i toni cupi e maledetti di Mud, gli alieni illuminati di Midnight Special, e sia per forza di cose un “figlio minore” di Nichols, è innegabilmente girato in maniera impeccabile, con tempi del racconto ben dosati e due protagonisti meritevoli di un premio per la recitazione.

Ruth Negga, promettente attrice etiope, è una madre amorevole, timorosa ma mai scomposta, Joel Edgerton, che ha bisogno di ben poche presentazioni, è un padre di ferro con un cuore tenero, un uomo del sud con carattere e sguardo schivo, racchiuso in un’interpretazione da fuoriclasse. Chi ha amato il regista per i suoi lavori precedenti, probabilmente si troverà questa volta stranamente spiazzato, ma è una storia che è importante ascoltare; a sessant’anni dai fatti narrati nel film, il panorama è sì cambiato, ma non il vizio di calpestare alcuni diritti civili che dovrebbero invece essere sacrosanti. Riusciamo sempre a imparare poco dalla storia.

Loving: recensione del film con Joel Edgerton

Loving: recensione del film con Joel Edgerton

Arriva al cinema distribuito da Cinema, Loving, il nuovo film dell’acclamato regista Jeff Nichols, con Ruth Negga e Joel Edgerton.  La pellicola, ambientata nel 1958, racconta di Richard (Joel Edgerton) e Mildred Loving (Ruth Negga), dopo il loro matrimonio, vengono arrestati e condannati a lasciare il paese; la loro colpa, sostiene lo stato della Virginia, è di essere lui bianco e lei nera. Dopo un sofferto esilio e una battaglia legale lunga 9 nove anni, la coppia riuscirà a far valere i propri diritti. Il caso giudiziario noto in America come Loving v. Virginia fu uno dei più celebri della storia statunitense e vide nel 1967 la dichiarazione dell’incostituzionalità del Racial Integrity Act da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti: grazie al coraggio dei Loving tutte le leggi anti-coppie interrazziali stabilite dallo stato furono annullate.

Loving: una storia vera

Oggi vale senza dubbio la pena spendere due o più parole su quei valori che soprattutto nella società americana odierna stanno diventando sempre più labili; è ciò che si premette di fare il regista e sceneggiatore Jeff Nichols, confezionando una pellicola che ha il pregio di non scadere mai in una facile retorica, limitandosi a mostrare in maniera distaccata ma realistica due vite ordinarie, fatte di poche parole. Servendosi di una regia delicata e numerosi primi piani, Nichols sembra voler mantenere focalizzata l’attenzione sulla coppia più che sul fatto storico, lasciando trasparire le palesi contraddizioni e l’ingiustizia che si scontrano e “stonano” con la natura stessa di due persone che non riescono a trovare nessun misfatto nel volersi bene; come esordisce lo stesso Richard in un punto della vicenda “Che fastidio diamo noi allo Stato della Virginia?”. Il personaggio di Richard, un bianco fra i neri, è emblematico in questo senso e l’essere additato infine come privilegiato da questi ultimi per il colore della sua pelle, causa in lui sconcerto e rabbia; questo perché, pur trattandosi di umile muratore, l’uomo non riesce a concepire quell’ideologia separatista e nemmeno si sforza di volerla comprendere.

Non rende giustizia alla complessità del tema trattato

Nonostante ciò, questi piccoli pregi non sembrano bastare a trattare adeguatamente un tema complesso e delicato come il diritto ad amarsi: traspare spesso la sensazione che Loving non riesca mai a decollare. Laddove sembra che il regista voglia trattare la materia focalizzandosi sulla vicenda e meno sui sentimenti, è forse è la mancanza di sintesi, in cui l’approccio semplice ed essenziale risulta sinonimo di povertà e paura di osare, a non permettere a Nichols di andare oltre la storia già conosciuta. Con una Ruth Negga fresca di una candidatura come Migliore Attrice Protagonista agli 89th Academy Awards e un cast che vanta tra i suoi interpreti anche Michael Shannon, Loving sarà disponibile nelle sale italiane a partire dal 16 marzo.

Loving: la vera storia dietro al film con Ruth Negga

Loving: la vera storia dietro al film con Ruth Negga

Da sempre le tematiche razziali sono al centro di lunghi e accesi dibattiti nel mondo e negli Stati Uniti in particolare. Tanti sono i film che ogni anno trattano tali vicende, il più delle volte raccontando storie realmente avvenute. Uno dei più popolari del 2016 è Loving – L’amore deve nascere libero, diretto dall’acclamato regista Jeff Nichols. All’interno di questo si narra la storia di Richard e Mildred Loving, coppia passata alla storia per il caso giudiziario contro lo stato della Virginia e le sue leggi raziali. Una vicenda a lungo dimenticata e che trova nuovo vigore proprio grazie all’interessamento ricevuto in seguito al film.

La volontà di realizzare un film sui due coniugi nasce dall’attore Colin Firth e da Nancy Buirski. I due lavorarono a lungo sullo sviluppo di un documentario su tale vicenda, realizzato poi nel 2011 con il titolo di The Loving Story. Dopo aver visto il film Take Shelter di Nichols, i due decisero poi di affidare a lui la realizzazione di un film di fiction basato sui Loving. Il regista era però inizialmente restio a lavorare ad un film su commissione, ma accettò per via delle grandi tematiche ed emozioni racchiuse nella storia. Prese così vita il film, poi affermatosi come un gran successo sin dalla sua presentazione nel concorso del Festival di Cannes.

Giunto in sala, Loving – L’amore deve nascere libero continuò a ricevere lodi da parte della critica, la quale sottolineò la bravura dei due interpreti. Allo stesso modo, anche al box office si affermò come un modesto successo, incassando circa 13 milioni di dollari a fronte di un budget di quasi 9. La strada verso il successo del film era però ancora lunga, e con l’arrivo della stagione dei premi il titolo si affermò come uno dei principali protagonisti di questa. Tra i motivi di successo si ritrova indubbiamente anche la capacità del regista di rendere universale la storia d’amore dei due protagonisti, costretti a combattere contro innumerevoli avversità.

Loving: la trama del film

La vicenda è ambientata nel 1958, nello stato della Virginia. Richard Loving è un operaio edile, bianco, mentre la sua compagna Mildred Jeter è una donna di colore. Cresciuti insieme sin da piccoli, i due si amano profondamente e sognano di poter dar vita ad una famiglia. Per loro, la differenza del colore della loro pelle non è mai stato un problema, cosa che invece sembra essere per quanti li circondano. Per via delle leggi presenti nel loro Stato, infatti, i due sono costretti a viaggiare fino a Washington DC per potersi sposare. Tornati a casa, però, si ritrovano arrestati e condannati ad un anno di carcere per via della loro unione. Fortunatamente, i due ottengono una sospensione della pena a condizione che lascino la Virginia.

I Loving si trasferiscono dunque a Washington DC, dove un’unione come la loro non è vista con lo stesso odio. Con il tempo però i due non possono non sentire la nostalgia di casa e dei loro cari. Una svolta nella loro vicenda arriverà grazie ai discorsi che in quegli anni Martin Luther King inizia a tenere nel paese in favore dei diritti civili per le persone di colore. Ispirati da tale movimento, i Loving decidono di rivolgersi all’Unione Americana per le Libertà Civili. Qui l’avvocato Bernie Cohen promette di aiutarli nel loro caso contro la Virginia. Prende così piede una causa legale che porterà a cambiare la Costituzione degli Stati Uniti, non senza però ostacoli, difficoltà e momenti di grande crisi.

Loving cast

Loving: il cast del film

Per dar vita alla coppia protagonista, Nichols si è rivolto all’attrice Ruth Negga, divenuta popolare grazie a 12 anni schiavo e World War z, e Joel Edgerton, noto per film come Warrior e Il grande Gatsby. Rispettivamente nei panni di Mildred e Richard Loving, i due si sono preparati per le loro interpretazioni studiando le vere vicende dei due, e dando vita a diverse prove hanno potuto sviluppare l’ottima chimica di coppia poi riproposta al momento delle riprese. Per la sua performance, la Negga è poi stata candidata al premio Oscar come miglior attrice. Nel film è poi presente l’attore Michael Shannon nel ruolo di Grey Villet, reporter della rivista Life. Per Shannon si trattava del quinto film realizzato insieme al regista. Nick Kroll, celebre come attore e doppiatore comico, ha invece recitato nel ruolo dell’avvocato Bernie Cohen. Marton Csokas, noto per il ruolo di Celeborn nella trilogia Il Signore degli Anelli, è invece lo sceriffo Brooks, che si pone in contrasto con i Loving.

Loving: la vera storia dietro il film

Grazie anche al documentario The Loving Story, che ha il pregio di raccontare nel dettaglio molta della vita privata dei Loving, il regista Nichols ebbe modo di dar vita ad una storia particolarmente fedele a quanto realmente accaduto. La vicenda ha inizio nel 1958, quandp Mildred e Richard si sposano a Washington DC, trovando però la prigionia ad attenderli al loro ritorno in Virginia. I due vengono infine forzati a lasciare lo Stato, dove i matrimoni interraziali erano assolutamente vietati dalla legge. Per i Loving, trasferitisi intanto a Washington, ha così inizio una battaglia legale che li portò fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Da qui ha inizio il caso entrato nella storia come Loving vs. Virginia. A contribuire alla risonanza di ciò contribuì anche il magazine Life, che in data 18 marzo 1966 pubblicò un servizio intitolato The crime of being married, firmato dal fotoreporter Grey Villet.

Gli scatti fotografici di questi sono entrati nella storia, e raccontano la quotidianità di una famiglia come le altre, il cui unico peccato è avere un diverso colore della pelle. La battaglia legale dei due coniugi si risolse infine con una vittoria il 12 giugno del 1967. In tale data la Corte Suprema dichiarò incostituzionale il Racial Integrity Act del 1924, di fatto abolendolo. Ebbero così fine le restrizioni legali relative ai matrimoni interraziali negli Stati Uniti. I Loving ebbero così modi di vivere finalmente a pieno il loro amore, insieme anche ai loro tre figli. A separarli, purtroppo, arrivò la morte di lui, sopraggiunta nel 1975, all’età di soli 41 anni, per via di un incidente stradale. Mildred ebbe invece modo di vivere fino al 2008, continuando negli anni a battersi per i diritti civili delle persone di colore.

Loving: il trailer e dove vedere il film in streaming

Per gli appassionati del film, o per chi dovesse ancora vederlo, è possibile fruire di Loving grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten Tv, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 19 novembre alle ore 22:50 sul canale Rai Movie.

Fonte: IMDb, HistoryvsHollywood

Loving: l’amore contro i pregiudizi secondo Jeff Nichols

Loving: l’amore contro i pregiudizi secondo Jeff Nichols

di Giorgia Passalacqua

1959, la rurale Virginia americana di quei tempi, un amore “misto” tra il bianco Richard (Joel Edgerton) e la nera Mildred (Ruth Negga), ecco lo sfondo di una storia d’amore profonda, di una lotta che nel 1967 è arrivata fino alla Corte Suprema con il nome di Loving contro Virginia.

Richard è un muratore con la passione per i motori e le auto da gara, un uomo con una umile vita finché non incontra Mildred di cui si innamora al punto di fuggire a Washington per sposarsi. Ma al ritorno a casa ai due non resta che dichiararsi colpevoli di fronte ad una legge che impedisce la libertà di amare, rischiando ben 25 anni di esilio.

La lega dei diritti civili però non può tralasciare la delicatezza del caso ed interviene portando in tribunale la loro storia, destinata a cambiare il futuro di molti altri ponendo fine alle restrizioni interraziali in vigore.

Loving è un film drammatico del regista e sceneggiatore Jeff Nichols, uscito nelle sale statunitensi il 4 novembre 2016, una storia vera già descritta in un documentario del 2011 “The Loving Story” da cui il film infatti trae ispirazione, una storia commovente, con un’ambientazione e un cast che non possono che far ben sperare.

È stato presentato al Festival di Cannes del 2016 con la nomina per la Palma D’Oro, candidato per Miglior Attore e Miglior Attrice protagonisti in un film drammatico ai Golden Globe 2017 ed è vincitore del premio Migliore Attrice per l’African-American Film Critics Association (AAFCA) e l’Alliace of Women Film Journalist e Miglior Film per il Black Film Critics Circle Award, tralasciando il lungo elenco di candidature per premi cinematografici minori.

Il regista e sceneggiatore aveva un tema forte tra le mani, un tema che può essere più che mai attuale, con il razzismo di oggi e le lotte per le unioni civili ma Jeff Nichols non centra la pellicola sui diritti civili, piuttosto concentra la storia sull’amore, l’amore di due semplici individui circondati da un mondo che gli sta stretto e da una serie di vincoli che nemmeno loro riescono a comprendere.

Richard amava Mildred e Mildred amava Richard e il film è la storia di come i Loving avrebbero fatto di tutto per poter stare insieme.

Nel cast anche Marton Csokas nel ruolo dello sceriffo Brooks, l’incarnazione della legge contro cui lottare, Nick Kroll, Terri Abney che interpreta Garnet la sorelladi Midred, Alano Miller nel ruolo di Raymond, John Bass in Phil e Michael Shannon nel ruolo di Grey Villet.

In uscita il 19 gennaio anche nelle sale italiane, la storia d’amore di cui secondo Peter Travers del Rolling Stone si parlerà per anni.loving film al cinema

Loving Vincent: il film arriva in dvd e blu-ray

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Loving Vincent: il film arriva in dvd e blu-ray

L’attesa è finita, dal 7 febbraio Loving Vincent, il film di animazione dedicato al pittore Vincent Van Gogh arriva in home video con Universal Pictures Home Entertainment Italia con imperdibili contenuti speciali!

Loving Vincent, scritto e diretto da Dorota Kobiela & Hugh Welchman è il primo lungometraggio interamente dipinto su tela. Realizzato elaborando le tele dipinte da un team di 125 artisti, il film è composto da migliaia di immagini, create nello stile di Vincent van Gogh (1853-1890), da pittori che hanno lavorato per mesi per arrivare a un risultato originale e di enorme impatto.

Opera dello studio Breakthru productions -vincitore dell’Oscar per il cortometraggio animato Pierino e il lupo- il film racconta, attraverso 120 quadri e 800 documenti epistolari, la vita dell’artista olandese fino alla morte misteriosa, avvenuta a soli 37 anni e archiviata come caso di suicidio. Le cose andarono davvero in questo modo? Un team d’eccezione ha dato vita a un lungometraggio poetico e seducente che mescola arte, tecnologia e pittura e che ha riscosso enorme successo di pubblico e critica aggiudicandosi numerosi premi.

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Loving Vincent al cinema dal 09 Ottobre

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Loving Vincent al cinema dal 09 Ottobre

Arriva al cinema Loving Vincent, il primo lungometraggio interamente dipinto su tela. Un originale incontro tra arte e cinema vincitore del Premio del Pubblico al Festival d’Annecy – scritto e diretto da Dorota Kobiela & Hugh Welchman.

Loving Vincent è distribuito da Nexo Digital in collaborazione con Adler Entertainment con i media partner Radio DEEJAY, Sky Arte HD e MYmovies.it nell’ambito del progetto de La Grande Arte al Cinema – Tutti i dettagli sulla programmazione e l’elenco delle sale che aderiscono all’iniziativa su www.nexodigital.it.

Loving Vincent

 

Loving Pablo: recensione del film con Javier Bardem e Penelope Cruz

Ci aveva già pensato qualche anno fa Andrea Di Stefano con il suo Escobar a raccontare la storia del famoso e temuto Pablo Escobar senza ottenere un grande successo per poi cedere il testimone alla fortunata serie targata Netflix, Narcos, ormai arrivata alla terza stagione, amatissima dal pubblico. Stavolta però è il regista Fernando León de Aranoa a tentare ancora una volta di avvicinarsi alla figura di Pablo Escobar, presentando alla Mostra del Cinema di Venezia il suo ultimo film, Loving Pablo, con Javier Bardem e Penelope Cruz.

Tratto dal romanzo Loving Pablo, Hating Escobar, il film racconta la storia dell’ascesa e del declino del signore del narcotraffico, Pablo Escobar, interpretato da Javier Bardem, dal punto di vista di una delle sue amanti, la più famosa, la giornalista Virginia Vallejo (Penelope Cruz), anche autrice del libro. La storia comincia nel 1983, anno dell’incontro di Virginia e Pablo in un’occasione mondana, data anche dell’inizio della loro lunga e travagliata relazione.

LEGGI ANCHE, Venezia 74: Mektoub, My Love: Canto Uno recensione del film di Adbellatif Kechiche

Partendo dall’interessante punto di vista di Virginia, purtroppo il regista Aranoa non riesce a sviluppare bene la storia trasformando il suo Loving Pablo in una sorta di pessima fiction nazional popolare. Nonostante gli strepitosi Javier Bardem e Penelope Cruz – di nuovo fianco a fianco a quasi dieci anni di distanza da Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen -, il film non riesce proprio a spiccare il volo; alla sceneggiatura raffazzonata e poco convincente si aggiunge l’interpretazione quasi macchiettistica in alcuni punti della Cruz che continua, come il suo collega Bardem per tutta la durata del film, a recitare in un inglese dal marcato e fastidioso accento spagnolo. La scelta del bilinguismo di Loving Pablo disorienta e irrita ma non è purtroppo l’unica pecca del film; nella prima parte lo spettatore viene guidato dalla voce narrante di Virginia che, con poche semplici frasi ad affetto, introduce un nuovo capitolo della storia. Tuttavia questo espediente viene poi abbandonato bruscamente quando si avvicina la fine di Pablo e quindi la storia tra lui e Virginia passa in secondo piano, rivoluzionando la struttura iniziale del film.

Loving Pablo - Fernando León de Aranoa

leggi anche: Venezia 74: Ammore e Malavita recensione del film dei Manetti Bros.

Tutto è troppo esagerato e sopra le righe, dall’accento della bella Penelope, al suo look eccessivamente volgare, senza dimenticare il trucco di Bardem che, in alcune scene finali, sembra la caricatura di Pablo Escobar. Ma se i protagonisti proprio non riescono a brillare, i personaggi secondari sembrano avere una marcia in più; un esempio lampante è quello di Peter Sarsgaard che, anche se confinato ad un ruolo decisamente marginale come quello dell’Agente Neymar della DEA, riesce comunque ad avere i suoi quindici minuti di gloria e ad essere molto più incisivo della coppia Bardem-Cruz. Nonostante le buone intenzioni di Fernando León de Aranoa e di Javier Bardem – anche produttore per l’occasione – il biopic Loving Pablo risulta un film assai approssimativo, con pesanti problemi alla sceneggiatura e confusionario nella sua messa in scena. Ci dispiace dirlo ma, se davvero siete alla ricerca di un prodotto di qualità che vi racconti la storia di Pablo Escobar, Narcos è ancora la scelta migliore.

Leggi anche: Venezia 74: The Third Murder recensione del film di Kore-Eda Hirokazu

Lover Stalker Killer: recensione del docu-crime diretto da Sam Hobkinson

È un San Valentino decisamente alternativo quello proposto da Netflix che, a partire dal 9 febbraio scorso, ha reso disponibile sulla piattaforma il film Lover Stalker Killer diretto da Sam Hobkinson. Un titolo-spoiler sintetizza infatti l’involuzione della storia che a partire da un incontro si trasforma molto rapidamente in molestia, truffa digitale, persecuzione, omicidio. Lover Stalker Killer ripercorre dunque un caso di cronaca realmente accaduto negli Stati Uniti, ricostruendo le tappe di una vera e propria caduta fino agli abissi di un omicidio, a partire dalle interviste del protagonista e degli inquirenti che hanno lavorato al caso. 

La storia vera di Lover, Stalker, Killer

È il 2012 e Dave Kroupa si è appena stabilito in Nebranska, dopo che la fine di quello che sembrava essere l’amore della propria vita e la separazione della moglie e dei figli. La storia dell’incubo di stalking che per anni lo ha tenuto prigioniero inizia online, su una delle più note e utilizzate dating app, ‘Plenty of Fish’, ovvero un mare di opportunità per chi, come Kroupa, deve ricostruire la propria vita. Quando il tanto agognato match arriva, dall’altra parte del display c’è Shanna “Liz” Golyar, con cui inizia una frequentazione senza impegno che però non soddisfa l’uomo al punto da tenerlo lontano dalla ricerca di nuove amicizie online.

Arriva così Cari Farver, già conosciuta nella realtà. Il loro primo incontro viene però tempestivamente interrotto con una banale motivazione da Golyar: troppo improvviso per lasciar pensare a una casualità anche allo spettatore meno avveduto. Nonostante ‘l’incidente di percorso’, che si chiude con gelide occhiate tra le due protagoniste femminili del triangolo, Cari e Dave iniziano a frequentarsi perché, stavolta, la scintilla è scattata. Due settimane e una notte d’amore più tardi, a Dave arriva un messaggio da Cari con la ‘proposta’ di andare a convivere. Alla richiesta di un maggiore impegno e alla comprensibile empasse dell’uomo seguono pretese, insulti, minacce, prima dallo stesso telefono, poi da oltre 40 account tra recapiti telefonici ed email nei successivi 4 anni. Tutti account intestati a Cari Farver che, nel frattempo, sembra essere scomparsa nel nulla.

Un messaggio della donna alla madre annuncia una partenza per il Kansas, tanto che la polizia si dimostra inizialmente restia ad avviare le ricerche. Poi arrivano la morte del padre e il compleanno del figlio ma nessuna manifestazione da parte di Cari. È allora che scattano i sospetti sul suo destino e arriviamo al terzo step di Lover Stalker Killer. Alcuni poliziotti iniziano a indagare, ma solo a titolo volontario, per risalire, dopo ben tre anni di indagini, all’origine IP delle decine di migliaia di minacce digitali e fisiche ricevute dal protagonista, che nel frattempo si è visto incendiare anche la propria abitazione. Indagini che, tuttavia, non sono mai riuscite a rispondere alla domanda: ‘Dov’è Cari Farver?‘.

Perché, l’avrete capito dallo spoiler di Netflix, non è andata a finire nel migliore dei modi. Ad essere condannata per omicidio è stata Golyar, tuttora in custodia al sistema di detenzione statunitense che non ha ancora, a tuttoggi, rivelato tutta la verità sulla vicenda. Il corpo di Cari Farver non è mai stato ritrovato e la sua morte è stata accertata solo grazie ad una foto rintracciata su una scheda di memoria utilizzata dalla killer di quello che potremmo definire un triangolo amoroso solo se avessimo voglia di scherzare.   

Lover Stalker Killer Netflix

Una regia cupa cattura lo spettatore nella trama di un incubo

La definizione docu-crime in realtà poco si adatta alla narrazione di Lover Stalker Killer, che dal punto di vista stilistico sconfina nel mostruoso, come la storia vera che racconta, e attorno alla quale la regia confeziona un contesto notturno per tutta la durata del film. La visione è incanalata in meccanismi di comprensione irrigiditi dall’utilizzo di un apparato stilistico fin troppo incisivo: tra lenti fish-eye, cromìe azzerate e un ritmo serrato che non conosce un crescendo ogni frame è teso a suscitare un preciso range di emozioni, mai meno che afferenti al terrore.

Una scelta precisa che predilige inquadrature ai limiti dell’horror per palesare l’incubo che sta per bussare alla porta della nostra vita, come è accaduto a Dave Kroupa, protagonista della vicenda e del docufilm. Hobkinson vuole che lo spettatore assuma il punto di vista del protagonista e il suo totale disorientamento all’interno di un tunnel di specchi dai contorni sempre più frastagliati e pericolosi, prigioniero di un severo processo di stalking. Un obiettivo raggiunto, senza dubbio, ma a scapito della libertà di percezione.

Lovely Boy: trailer del film Sky Original di Francesco Lettieri

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Lovely Boy: trailer del film Sky Original di Francesco Lettieri

SKY ha diffuso il trailer di Lovely Boy, il film Sky Original di Francesco Lettieri presentato oggi fuori Fuori Concorso alle Giornate degli Autori della 78ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Lovely Boy – Un film Sky Original, prodotto da Indigo Film in coproduzione con Vision Distribution con il sostegno di IDM Film Fund & Commission dell’Alto Adige, sarà trasmesso in prima assoluta su Sky Cinema Uno lunedì 4 ottobre, disponibile anche on demand e in streaming su NOW.

Nic, in arte Lovely Boy, è l’astro nascente della scena trap romana. Tatuaggi in faccia, talento puro, completa strafottenza per il mondo. Inizialmente proiettato verso una folgorante ascesa musicale, rischia di essere risucchiato in una spirale di autodistruzione.

Scritto da Peppe Fiore e Francesco Lettieri, Lovely Boy ha tra i protagonisti Andrea Carpenzano (La terra dell’abbastanza, Il Campione)Ludovica Martino (Il Campione, Skam Italia, Sotto il sole di Riccione, Carosello Carosone) ed Enrico Borello (Il filo invisibile, Settembre), e si avvale della direzione della fotografia di Gianluca Palma, della scenografia di Marcella Mosca, dei costumi di Antonella Mignogna e del montaggio di Mauro Rodella.

Lovely Boy: recensione del film di Francesco Lettieri

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Lovely Boy: recensione del film di Francesco Lettieri

Titolo selezionato Fuori Concorso alle Giornate degli Autori edizione 2021, nell’ambito di Venezia 78, Lovely Boy è senza dubbio un titolo interessantissimo nel panorama cinematografico italiano. Il film Sky Original sarà distribuito direttamente su Sky e in streaming su NOW ed è l’opera seconda di Francesco Lettieri, che ha esordito al lungometraggio nel 2020 con Ultras, di Netflix.

La trama di Lovely Boy

Nic, in arte Lovely Boy, è l’astro nascente della scena musicale trap romana. Tatuaggi e talento puro, Nic forma insieme all’amico Borneo la XXG, un duo lanciato verso il successo. Risucchiato in una spirale di autodistruzione, Nic è perso e trascinato dagli eventi, che lo porteranno fino a un punto di rottura: potrà fare i conti con se stesso solo lontano da tutto quel rumore.

In una comunità di recupero sulle Dolomiti che ora accoglie persone che come lui sono cadute nel baratro della droga, tenterà faticosamente di ritrovarsi condividendo quella grande solitudine che si porta dentro.

Il mondo della trap

Lovely Boy film
Foto: Glauco Canalis

Lovely Boy è un dramma post-adolescenziale ma è anche il primo film italiano che si addentra nel fenomeno della musica trap. Certo, quel contesto fervido di talento  e strafottenza intorno al quale gravita sempre più l’attenzione di giovani artisti ed etichette musicali pronte a scovare il prossimo grande nome sembra solo il punto di partenza di un racconto che si addentra nell’animo di Nic, un ragazzo che a fronte del citato talento paga il prezzo di una vuotezza e di un disagio che lo spingeranno sempre di più verso il baratro, fino a che non sarà costretto a fare i conti con i propri demoni.

Questo aspetto, che diremo più di comprensione che di redenzione sembra interessare maggiormente al regista che si muove intorno ai corpi dei protagonisti come un osservatore attento e neutrale, che indugia sulle debolezze di Nic, ma anche sulle meschinità del mondo dello spettacolo e sulla disperazione mista a rassegnazione che troppo spesso aleggia negli occhi di chi vive la realtà della comunità di recupero. 

Carpenzano superstar

Protagonista del film è Andrea Carpenzano che avevamo già apprezzato in Il Campione e in Tutto quello che vuoi, ma che qui, come ne La terra dell’abbastanza, riprende le sfumature drammatiche che lo avevano fatto grande nel film d’esordio dei Fratelli D’Innocenzo, anch’essi a Venezia nel Concorso Ufficiale con America Latina. 

Sono passati quattro anni dai successi di Carpenzano con il film dei D’Innocenzo, e il suo approccio alla recitazione e ai ruoli è rimasto puro e diretto, istintivo, rendendolo in grado di restituire con grande immediatezza qualsiasi sfumatura emotiva dei suoi personaggi. Con lui, citiamo anche Ludovica Martino, che abbiamo amato in Skam Italia, e che qui si spoglia dei panni della ragazza acqua e sapone, per assumere un look intonato all’ambiente che la storia racconta. 

Lettieri e le sue atmosfere sospese

Dopo i bellissimi video di Liberato e l’esordio con Ultras, Francesco Lettieri si conferma narratore di contraddizioni, di animi tormentati e di visioni affascinanti, riuscendo sempre a costruire sospensione e magia attraverso il suo occhio. Le sue immagini sono potenti e dirette, ma anche libere e di grande sollievo e coinvolgimento emotivo. Il percorso di Nic diventa immediatamente anche il nostro e Lettieri riesce ad attanagliare e a liberare lo spettatore, insieme al personaggio, con un semplice sguardo di camera.

Lovely Boy: al via le riprese del film Sky Original di Francesco Lettieri

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Sky annuncia le riprese di Lovely Boy, il nuovo film Sky Original, prodotto da Indigo Film in coproduzione con Vision Distribution e Sky, con il sostegno di Alto Adige Film Commission.

Lovely Boy è il secondo film di Francesco Lettieri dopo Ultras. Già regista di riferimento della scena indie italiana, Lettieri si è imposto nel panorama dei videoclip musicali con un’estetica riconoscibile e originale, girando per artisti come LIBERATO, Calcutta, Thegiornalisti. Con Lovely Boy torna alla musica, raccontando l’ascesa e il declino di una star della trap. Le riprese del film si terranno tra Roma e il Trentino-Alto Adige.

Lovely Boy, la trama

Nic, in arte Lovely Boy, è l’astro nascente della scena trap romana. Tatuaggi in faccia, talento puro, completa strafottenza per il mondo. Inizialmente proiettato verso una folgorante ascesa musicale, rischia di essere risucchiato in una spirale di autodistruzione.

Scritto da Peppe Fiore e Francesco Lettieri, Lovely Boy ha tra i protagonisti Andrea Carpenzano (La terra dell’abbastanza, Il Campione), Ludovica Martino (Il Campione, Skam Italia, Sotto il sole di Riccione, Carosello Carosone) ed Enrico Borello (Il filo invisibile, Settembre), e si avvale della direzione della fotografia di Gianluca Palma, della scenografia di Marcella Mosca, dei costumi di Antonella Mignogna e del montaggio di Mauro Rodella.

Il regista e sceneggiatore Francesco Lettieri ha dichiarato: “Lovely Boy è il mio secondo film.  È un film che mi metterà alla prova, sia per la complessità tecnica di tante scene, sia per la difficoltà di affrontare una tematica così delicata. Il film non si sofferma su questioni di ordine morale, né tenta di dare un giudizio, piuttosto si concentra sulle emozioni. Voglio fare un film che faccia ridere e piangere, come tutti i film che amo. Questo mi interessa più di tutto, spero di riuscirci.

“Lovely Boy conferma la varietà della nostra proposta di film Sky Original” ha dichiarato Nicola Maccanico, Executive Vice President Programming Sky Italia e CEO di Vision Distribution.“Raccontiamo infatti una storia di crescita difficile, nella quale sarà evidente come in un mondo dominato dall’apparenza, si rischia di prendere direzioni pericolose. La forza di Lovely Boy è quella di dimostrare come attraverso l’amore e il dialogo si possa prendere in mano la propria vita, cambiare il proprio destino, anche quando si è imboccata una strada rischiosa. La collaborazione con Indigo e la regia di Lettieri sono assoluta garanzia di qualità”

Nicola Giuliano, Produttore e Fondatore di Indigo Film, ha dichiarato: “È sempre molto bello accompagnare un giovane e grande talento come Francesco Lettieri nel suo esordio. Ancora più bello proseguire il percorso con lui e trovare un partner che sposa entusiasticamente un progetto come ha fatto Sky per il nostro Lovely Boy.” Lovely Boy arriverà in prima assoluta prossimamente su Sky e NOW.

Lovely Boy, tutto quello che non sai sul primo film sulla trap

Lovely Boy, tutto quello che non sai sul primo film sulla trap

Può sembrare un altro film sulla giovinezza bruciata, quello di Francesco Lettieri, che torna al cinema dopo una prima esperienza “monca” (spiegheremo poi cosa vuol dire), eppure Lovely Boy è un film unico nel suo genere. Disponibile su Sky e in streaming su NOW, il film con protagonista Andrea Carpenzano ha tanti segreti, e di seguito proveremo a rivelarvene qualcuno.

Lovely Boy è disponibile su NOW e anche on demand su Sky. Iscriviti a soli 3 euro per il primo mese e guarda il film e molto altro.

Il primo film sulla trap

Lovely boy - Il primo film sulla trap
Foto di Glauco Canalis

La musica trap, possa piacere o meno, è una delle tendenze che ormai hanno saldamente preso piede nel mondo dei giovani artisti. Apparentemente sempre stanchi e superficiali, i trapper cantano di donne, droga, prive in discoteca, soldi e tutto ciò che valorizza l’apparire piuttosto che l’essere. Lovely Boy è il primo film nella scena italiana a raccontare quel mondo, attraverso il protagonista che è proprio un giovane trapper che però trova la strada della droga mentre cercava quella per il successo. Questa particolarità lo rende interessante e, appunto, unico, un documento di grande valore che accosta ad una analisi sul presente, un vero e proprio punto di partenza per una riflessione sull’arte, la vita e i giovani fino a questo momento inedita.

Il protagonista è Andrea Carpenzano

Giovanissimo eppure già molto conosciuto nell’ambito del cinema italiano di un certo livello, Andrea Carpenzano è un giovane di talento, classe 1995, che esordisce nel 2017 diretto da Claudio Amendola in Il Permesso – 48 ore fuori. Dopo questo dramma sulla vita carceraria, Carpenzano viene chiamato da Francesco Bruni che lo vuole come suo co-protagonista al fianco di un meraviglioso Giuliano Montaldo in Tutto quello che vuoi. La commedia mette in luce note più leggere dell’attore, le stesse note che ritroveremo ne Il Campione del 2019, quando ero era già arrivata la grande consacrazione con La terra dell’abbastanza, dei Fratelli D’Innocenzo.

Lovely Boy è per lui il primo grande ruolo da protagonista assoluto, laddove in tutti gli altri film a cui aveva partecipato aveva avuto co-protagonisti accanto ai quali non aveva mai sfigurato, come il citato Montaldo, oppure Stefano Accorsi, ne Il Campione.

Dove l’ho già vista?

Ludovica Martino @Glauco Canalis
Foto di Glauco Canalis

In Lovely Boy Nic, il nostro protagonista, ha una fidanzata. Trucco scuro sugli occhi, piercing al labbro, ma assennata e precisa, che proprio non riesce a stare accanto ad un disfattista autolesionista come Nic. La loro storia d’amore farà il suo corso, ma il volto di questa bella ragazza rimane impresso, perché altri non è che Ludovica Martino, la protagonista di Skam Italia. Lanciatissima verso il successo cinematografico, Eva Brighi che abbiamo visto su Netflix è cresciuta, ha momentaneamente messo da parte la sua folta chioma rossa e si è calata per la prima volta in un personaggio che le ha richiesto una trasformazione fisica. È sicuramente una giovane attrice che per fascino e bravura si posiziona molto in alto nel panorama delle sue coetanee e che andrebbe tenuta d’occhio.

Chi è il regista

Francesco Lettieri ha firmato questo film che segna a tutti gli effetti il suo esordio sul grande schermo. Il film finirà direttamente su Sky e in streaming su NOW, è vero, ma è stato pensato per la sala, tanto che la sua premiere ha avuto una location molto prestigiosa. Lettieri si è fatto un nome grazie ai videoclip, in particolare la sua collaborazione con Liberato, il misterioso cantante partenopeo, lo ha fatto conoscere alle produzioni che gli hanno dato fiducia, in primis Netflix, con cui Lettieri firma l’esordio al lungometraggio e che, a memoria, è stato il primo film ad essere presentato in streaming, con uscita diretta sulla piattaforma della grande N rossa.

Esordio a Venezia 78

Il film è stato selezionato come film di chiusura fuori concorso a Giornate degli Autori, la sezione collaterale della Mostra Internazionale d’Arte cinematografica di Venezia. In quella location è stato proiettato su grande schermo alla presenza del cast. Per vede Lovely Boy basterà andare su Sky o in streaming su NOW.

Lovely Boy, recensione del film di Francesco Lettieri

Venezia 78: intervista ai protagonisti di Lovely Boy

Lovely Boy in prima tv il 4 ottobre su Sky e NOW

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Lovely Boy in prima tv il 4 ottobre su Sky e NOW

Dopo la presentazione a Giornate degli Autori a Venezia 78, arriva in prima tv assoluta su Sky Cinema e in streaming su NOW Lovely Boy, il secondo film di Francesco Lettieri, con Andrea Carpenzano e Ludovica Martino.

Lovely Boy, tutto quello che non sai sul primo film sulla trap

Nic, in arte Lovely Boy, è l’astro nascente della scena trap romana. Tatuaggi in faccia, talento puro, completa strafottenza per il mondo. Inizialmente proiettato verso una folgorante ascesa musicale, rischia di essere risucchiato in una spirale di autodistruzione.

Scritto da Peppe Fiore e Francesco Lettieri, Lovely Boy ha tra i protagonisti Andrea Carpenzano (La terra dell’abbastanza, Il Campione)Ludovica Martino (Il Campione, Skam Italia, Sotto il sole di Riccione, Carosello Carosone) ed Enrico Borello (Il filo invisibile, Settembre), e si avvale della direzione della fotografia di Gianluca Palma, della scenografia di Marcella Mosca, dei costumi di Antonella Mignogna e del montaggio di Mauro Rodella.

Lovelace: trama, cast e la vera storia dietro al film

Lovelace: trama, cast e la vera storia dietro al film

Nel 1972 debuttò al cinema Gola profonda, primo film pornografico pensato per il grande schermo. L’attrice protagonista, Linda Lovelace, divenne una star e un fenomeno sociologico che rapidamente fu associata al simbolo della libertà sessuale. Ma dietro la nuova icona si nascondeva una donna vittima di suo marito Chuck, ed una figlia rinnegata dai propri genitori. La sua storia è poi stata raccontata nel film biografico del 2013 dal titolo Lovelace (qui la recensione), diretto da Robert Epstein e Jeffrey Friedman, i quali nella loro carriera hanno in più occasioni ripercorso biografie di personalità famose, ad esempio con il documentario The Times of Harvey Milk.

Dopo aver debuttato nel mondo della fiction narrativa con Urlo, dove si racconta la vita del poeta Allen Ginsberg, i due hanno trovato in Linda Lovelace un soggetto di loro interesse. Con lo sceneggiatore Andy Berlin si sono basati in particolare sull’autobiografia Ordeal, scritta dalla Lovelace nel 1980. A partire da qui si sono in particolare concentrati sul raccontare la vita dell’attrice dai 20 ai 32 anni, comprendendo dunque tanto la lavorazione del film Gola profonda quando il conseguente successo, ma anche le inevitabili sfortune, che questo portò all’attrice. Tra i problemi con il marito e una celebrità controversa, si snoda dunque una personalità spesso mal compresa.

Presentato al Sundance Film Festival, il film venne accolto da critiche contrastanti e non ottenne un buon successo di pubblico. Finì per tanto col passare in sordina, mentre andrebbe riscoperto anche solo per approfondire un argomento e una vicenda troppo spesso dimenticati. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla vera storia dietro al film. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Lovelace: la trama e il cast del film

Come anticipato, il film si concentra sul raccontare la storia di Linda Lovelace, la quale giovanissima viene scelta per recitare nel film porno Gola profonda. È il 1972, ed è il marito di lei, Chuck Traynor a presentarla al regista Gerard Damiano. In fuga da una famiglia severa e particolarmente religiosa, Linda acconsentì a recitare nel film, divenendo in breve una celebrità assoluta, rimanendo però sempre una ragazza con i piedi per terra. Dietro a quel successo, però, si nasconde una realtà ben meno idilliaca, fatta di abusi e costrizioni, dalla quale la donna cercherà in più modi di liberarsi per svelare al mondo chi è davvero e cosa le è stato fatto.

Ad interpretare Linda Lovelace vi è l’attrice Amanda Seyfried, la quale si è dichiarata entusiasta di poter interpretare una donna tanto complessa e poco conosciuta. Riguardo alle diverse scene di nudo e di sesso, l’attrice ha affermato di non aver avuto alcun problema, non provando alcun disagio nel girare questo tipo di cose in quanto la sessualità è parte integrante della vita quotidiana di tutti. Per il ruolo, originariamente, era state considerate anche le attrici Olivia Wilde e Kate Hudson. Accanto alla Seyfried, nel ruolo del marito Chuck Traynor, vi è l’attore Peter Sarsgaard, mentre Hank Azaria è il regista Gerard Damiano. Adam Brody interpreta il pornoattore Harry Reems, mentre James Franco è Hugh Hefner, fondatore di Playboy.

Lovelace storia vera

Lovelace: la vera storia dietro il film

Con l’uscita di Gola profonda, uno dei titoli cinematografici di maggior successo del suo anno, Linda Lovelace divenne una vera e propria star. Nel 1980, tuttavia, l’attrice pubblico la propria autobiografia dal titolo Ordeal, su cui il film del 2013 si basa. In questa la Lovelace ha raccontato i lati oscuri e segreti dietro la sua apparente felicità da celebrità. Nel libro, infatti, viene raccontato di come la sua cosiddetta liberazione sessuale non era altro che una maschera per nascondere una vita di stupri e abusi subiti per mano di Chuck Traynor, l’uomo che, secondo lei, l’ha usata per il proprio successo finanziario costringendola alla pornografia e alla prostituzione.

Le sue accuse sono state supportate da note femministe come Gloria Steinem ma respinte da un pubblico sospettoso. Nei suoi film, hanno detto i critici, sembrava troppo felice e troppo interessata per essere forse una vittima. Per tutto il resta della sua vita, dunque la Lovelace si trovò a doversi difendere da accuse simili, rinnegando pubblicamente il genere porno e schierandosi contro la sua industria. Purtroppo, la donna morì il 22 aprile del 2002, all’età di 53 anni in un incidente d’auto. Tre mesi dopo, morì anche Traynor per via di una malattia. Lo stesso film Lovelace ricevette critiche per il suo trattare in modo apparentemente superficiale alcuni degli abusi subiti dall’attrice, edulcorando il rapporto tra la Lovelace e Traynor.

Lovelace: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Lovelace grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play e Apple iTunes. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 18 dicembre alle ore 23:15 sul canale Cielo.

Fonte: IMDb, TheWeek

Lovelace: recensione del fim con Amanda Seyfried

Lovelace: recensione del fim con Amanda Seyfried

Nel 1972 debuttò al cinema Gola profonda, primo film pornografico pensato per il grande schermo. L’attrice protagonista, Linda Lovelace, divenne una star e un fenomeno sociologico che rapidamente fu associata al simbolo della libertà sessuale. Ma dietro la nuova icona si nascondeva una donna vittima di suo marito Chuck, ed una figlia rinnegata dai propri genitori.

Rob Epstein e Jeffrey Friedman dopo Urlo e Lo schermo velato, trovano in Lovelace una biografia di un altro complesso personaggio legato alla sfera sessuale, che la sceneggiatura di Andy Belin descrive a tutto tondo, riportando le vicende private e pubbliche dell’attrice. Queste rese note grazie al libro che scrisse negli anni ’80, Ordeal, ed in parte alle testimonianze dell’epoca.

Lovelace, il film

Il duo di registi mette in scena, con una struttura classica, una storia a tappe caratterizzata da diversi filoni narrativi. Temi che purtroppo non riescono ad esaurire il ritmo narrativo del film, risultando incompleto in diversi punti e intuitivo in altri, e generando una discontinuità dovuta ai continui sbalzi temporali, sottolineati anche dal montaggio di Robert Dalva e Matthew Landon, che diventano un freno emotivo all’interno del racconto. Inoltre, a creare un ulteriore distacco sono le ripetizioni di numerose sequenze con il cambio del punto di vista, che rende la storia fedele ad un impronta giornalistica-documentaria ma che perde in pathos e coinvolgimento su ciò che poteva essere un confronto più lineare all’interno del film, rapportando, per esempio, sia la figura della star che della donna in una visione simultanea.

Questa scelta però non ha intaccato la performance del cast, completamente legato ai personaggi interpretati che spicca in bravura nei passaggi chiave, caratterizzando con dramma o con ironia la scena. Prima su tutti, Amanda Seyfried che riesce ad evocare un erotismo simile a quello di un’ingenua Lolita nelle mani di un perfetto marito-padrone, Peter Sarsgard, che conferma la sua bravura nei ruoli cupi e violenti. La coppia sullo schermo lavora in perfetta sintonia riuscendo a far vivere per intero il rapporto vittima-carnefice che il successo ha irreversibilmente peggiorato. Un gradito ritorno in una storia intensa è Sharon Stone, nel ruolo della rigida madre, emaciata e fanaticamente cattolica che elargisce punizioni anziché concedere perdono. Un insolito Chris Noth riesce a sintetizzare ed incarnare le regole dell’industria della pornografia cinematografica.

Lovelace è una buona biografia che fa luce sulla vita di un’altra diva che veniva confusa con la sua immagine, che fa emergere l’interpretazione del proprio cast ma che pecca nella solidità della struttura facendo trasparire così la propria posizione sulla vicenda e lasciando che la storia ne subisca le conseguenze.

Lovelace: la colonna sonora di Stephen Trask

Lovelace: la colonna sonora di Stephen Trask

Il prossimo 8 maggio debutta nei cinema italiani il biopic Lovelace dai registi Premio Oscar Rob Epstein e Jeffrey Friedman (Urlo, Lo schermo velato). Le musiche del film che vede protagonista una splendida Amanda Seyfried, sono state composte da Stephen Trask. 

Ecco la trackslist corredate di traccia audio dove poter ascoltare le partiture.

1. I’ve Got to Use My Imagination – Gladys Knight & The Pips
2. Gimme Little Sign – Brenton Wood
3. Fooled Around and Fell in Love – Elvin Bishop
4. Funk Funky Way of Makin’ Love – John Ellison & The Soul Brothers Six
5. If You Ain’t Gettin’ Your Thing – L.J. Waiters & The Electrifiers
6. Shotgun Shuffle – KC & The Sunshine Band
7. Oh How I Love It – People’s Choice
8. Keep on Truckin’ – Eddie Kendricks
9. Let It Ride – Bachman & Turner
10. Rock Your Baby – George McCrae
11. Ain’t Nobody’s Business If I Do – Sofia Karstens London
12. You Made Me Beautiful – Stephen Trask
13. Spirit in the Sky – Norman Greenbaum

Alcuni brani inclusi nella colonna sonora:

Out All Night – Everybody Else
Where We Belong – Carrick Moore Gerety
Your Mama Wants Ya Back – Betty Davis
Rockin’ Boogie – Alan Moorhouse
Get Ready – Everybody Else
Time for the Gallery – Frank Talley
Game Theory – Everybody Else
Panhandle Stomp – Johnny Schnell
Satin and Heartaches – Joel Bevan, George McFarlane
Ginza Mary – Marc Durst

Lovelace, biopic che racconta la vera storia della star diGola Profonda. Nel 1972, prima dell’avvento di Internet e dell’esplosione dell’industria del porno, Gola Profonda fu un fenomeno: si trattava del primo film pornografico pensato per il grande schermo, con una vera e propria trama, dello humour, ed una sconosciuta ed improbabile protagonista, Linda Lovelace (Amanda Seyfried). Nel tentativo di fuggire dalla morsa di una famiglia severa e religiosa, Linda scoprì la libertà e la bella vita quando si innamorò e sposò il carismatico protettore Chuck Traynor. Sotto lo pseudonimo di Linda Lovelace divenne una celebrità a livello internazionale, non tanto ragazza di Playboy, quanto accattivante ragazza della porta accanto. Completamente immersa nella sua nuova identità, Linda divenne un’entusiasta portavoce della libertà sessuale e dell’edonismo senza freni. Sei anni più tardi, Linda presentò al mondo un’altra versione dei fatti completamente contraddittoria rispetto alla precedente, in cui emergeva come sopravvissuta ad una storia molto più buia. Un ricchissimo cast nel film: accanto ad Amanda Seyfried, nel ruolo di protagonista, la bellissima Sharon Stone nel ruolo della madre di Linda, Peter Sarsgaard nelle vesti del marito/manager, Juno Temple e James Franco. La regia è affidata ai registi Premio Oscar Rob Epstein e Jeffrey Friedman.

Lovelace: Debi Mazar e Cory Hardrict nel cast!

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Lovelace: Debi Mazar e Cory Hardrict nel cast!

Debi Mazar e Cory Hardrict entrano nel cast di Lovelace, biopic sulla vita della pornstar Linda Lovelace (1949-2002) diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman; nel ruolo della protagonista ci sarà Amanda Seyfried. Debi Mazar, che vanta l’interpretazione di una miriade di personaggi secondari sul grande come sul piccolo schermo, vestirà i panni di Dolly Sharp, la Jenny di Gola Profonda. Cory Hardrict (World Invasion: Battle Los Angeles) vestirà invece i panni del famoso DJ radiofonico Frankie “Hollywood” Crocker. Le riprese del film, scritto da Merritt Johnson e Andy Bellin, sono già in corso a Long Beach, Los Angeles.

Fonte: Movieweb

Lovelace: clip del film con protagonista Amanda Seyfried

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Esce l’8 maggio nelle sale italiane Lovelace, l’atteso biopic sulla star di Gola Profonda che vede protagonista Amanda Seyfried accanto a Peter Sarsgaard nelle vesti del marito/manager e  un cast che annovera, tra gli altri, Juno Temple, James Franco eSharon Stone nel ruolo della madre di Linda.

LEGGI ANCHE: recensione del fim con Amanda Seyfried

lovelace trailerDiretto dai registi premi Oscar Rob Epstein e Jeffrey Friedman, racconta la storia del fenomeno Gola Profonda, il primo film pornografico pensato per il grande schermo. Protagonista della pellicola Linda Lovelace che, in brevissimo tempo, divenne una celebrità internazionale. Simbolo della libertà sessuale e dell’edonismo sfrenato, Linda ribaltò la sua immagine anni dopo, quando confessò le violenze domestiche subite e la dura legge dell’industria del porno. Presentato al Sundance e alla Berlinale dello scorso anno, Lovelace arriva nelle sale italiane in 130 copie distribuito da Barter.