Anne Hathaway e
Chiwetel Ejiofor sono i protagonisti di Locked
Down, dal 16 aprile disponibile su disponibile per
l’acquisto e il noleggio premium su Apple
Tv app, Amazon Prime Video, Youtube, Google Play,
TIMVISION, Chili, Rakuten TV, PlayStation Store, Microsoft Film &
TV e per il noleggio premium su Sky Primafila e Mediaset Play
Infinity, scritto da Steven Knight e diretto
da Doug Liman. Ecco il loro racconto del film
girato durante il primo lockdown.
In Locked
Down Proprio quando decidono di separarsi, Linda
(Anne Hathaway) e Paxton (Chiwetel Ejiofor) si ritrovano nel bel mezzo
della pandemia Covid-19, costretti a vivere insieme nella loro casa
londinese, a causa del lockdown obbligatorio. Sorprendentemente,
anche se non riescono ad andare d’accordo su nulla, i due trovano
una tregua quando Paxton viene assunto dall’azienda di Linda per
consegnare delle pietre preziose. In isolamento domestico a causa
del lockdown in tutto il Paese, dovendo quindi affrontare emozioni
e interazioni che avrebbero preferito evitare, vivendo le proprie
vite fuori casa, le cose raggiungono un crescendo che culminerà in
una rapina epocale da Harrods.
Uno dei pochi film ad essere stato
concepito, scritto, girato, finito e distribuito durante la
pandemia, Locked
Down è una commedia romantica con una “svolta”.
La dualità del titolo stesso gioca con la situazione in cui molti
di noi si trovano in questo momento: rinchiusi fisicamente in
un’abitazione con partner, familiari, coinquilini, ma anche
emotivamente e mentalmente bloccati in situazioni che ora siamo
costretti ad affrontare in modi che non avremmo mai immaginato. C’è
chi ha iniziato a cuocere il pane, chi si dedica al proprio lavoro,
mentre altri fanno entrambe le cose – e pianificano una rapina di
gioielli.
Scritto da Steven Knight e prodotto
da P.J. van Sandwijk, p.g.a, Alison Winter, p.g.a, Michael Lesslie,
il cast del film vede Anne Hathaway e Chiwetel Ejiofor, affiancati
da Stephen Merchant, Mindy Kaling, Lucy Boynton, Dule Hill, Jazmyn
Simon, con Ben
Stiller e Ben Kingsley.
Oltre un anno fa il mondo si
fermava, tutti gli abitanti del pianeta venivano costretti nelle
loro case a causa della pandemia da coronavirus, contro la quale
l’unica arma possibile era l’isolamento, la distanza sociale. Da
questa premessa, Steven Knight ha trovato lo
spunto per Locked
Down, una storia di “ordinaria chiusura” in cui
Anne Hathawaye
Chiwetel Ejiofor sono diretti da Doug
Liman.
Proprio quando decidono di
separarsi, Linda (Anne
Hathaway) e Paxton (Chiwetel
Ejiofor) si ritrovano nel bel mezzo della pandemia
Covid-19, costretti a vivere insieme nella loro casa londinese, a
causa della chiusura obbligatoria. Sorprendentemente, anche se non
riescono ad andare d’accordo su nulla, i due trovano una tregua
quando Paxton viene assunto dall’azienda di Linda per consegnare
delle pietre preziose. In isolamento domestico come tutto il resto
del Paese, dovendo quindi affrontare emozioni e interazioni che
avrebbero preferito evitare, vivendo le proprie vite fuori casa, le
cose raggiungono un crescendo che culminerà in piano di rapina da
Harrods, un colpo epocale.
Si tratta a tutti gli effetti di uno
dei pochi film concepito, scritto, girato, finito e distribuito
durante la pandemia, una commedia romantica rivista e corretta che
già nel titolo dà un indizio di ciò che racconterà. Certo non è
difficile da intuire, visto che chiunque legga questa recensione di
Locked
Down può immedesimarsi nella duplice valenza del
titolo: una chiusura fisica, che confina i protagonisti in casa,
certo, ma anche una trappola mentale, una sensazione di immobilità
e impossibilità ad andare avanti proprio nel momento in cui si
prende una decisione importante come quella di separarsi da un
partner di lunghissima data. C’è chi, durante la chiusura, ha
imparato a fare il pane, chi invece si è buttato nel telelavoro, e
chi… ha pianificato una rapina di gioielli.
Steven Knight firma una sceneggiatura
brillante
Locked
Down ci presenta da subito di fronte a due
considerazioni inequivocabili. La prima riguarda la scrittura:
Steven Knight, ripresosi dall’insuccesso di Serenità – L’Isola
dell’Inganno, sempre con Hathaway protagonista, sfodera una
sceneggiatura preziosa, estremamente verosimile e brillante, che
disegna una relazione in cui chiunque, proprio per l’estrema realtà
con cui si raccontano i contrasti e le battaglie interiori, può
immedesimarsi. La seconda considerazione è strettamente legata alla
bontà della sceneggiatura, e riguarda la performance di Anne Hathaway. Dopo anni di film “minori” e
interpretazioni non proprio memorabili, l’attrice premio Oscar per
Les Misérables torna a brillare, regalando alla
sua Linda nevrosi, tempi, sfumature, vitalità, esasperazione, un
range ricco e vivace di colori ed emozioni che ben si
accompagnano alla sempre ottima presenza di Eijofor in scena.
La coppia di attori è ottimamente
assortita, Hathaway e Eijofor si completano a vicenda per la
complementarità dei caratteri dei loro personaggi e per la fisicità
con cui entrambi affrontano il loro ruolo. A loro si unisce una
vera e propria costellazione di volti noti che, attraverso
l’espediente delle videochiamate via Zoom o Skype, entra nella vita
di Linda e Paxton.
Ben Stiller, Lucy Boynton,
Ben Kingsley, Katie Leung, Stephen Merchant, Mindy
Kailng e Mark Gatiss hanno tutti un
piccolo ruolo nel film.
Liman si fa spazio nella bella casa
della coppia, location principale, e danza intorno a Linda e Paxton
con grande vivacità, regalando a ognuno dei due almeno un momento
di sfogo selvaggio che ci aiuta ad entrare in sintonia con i due
reclusi, attraverso i quali riviviamo il primo straniante lockdown,
e ci accompagna nella loro relazione in crisi. Confessioni,
confidenze, videochiamate, crisi di nervi, spesa e farina per fare
il pane, Locked
Down ci mette di fronte al nostro passato recente
senza nessun artificio, con grande lucidità e onestà.
Una fotografia condivisa
nella storia dell’umanità
Se l’azione vera e propria ingrana
dopo oltre un’ora di film, quando la coppia decide di collaborare
per un’ultima volta e dare una svolta alle loro vite, che da quel
momento in poi dovrebbero proseguire parallele, la prima parte di
film è quella più intensa e meglio strutturata che mira proprio a
costruire un quadro realistico di una coppia in crisi, mentre
contemporaneamente si costruisce anche il contesto dell’isolamento
forzato, dei vicini sconosciuti che si salutano dalle finestre di
fronte, secondo una solidarietà implicita in cui la condizione
comune avvicina tutti, di Linda in videocall che assiste quasi
inerme allo stravolgimento del suo lavoro, di Paxton che prova in
tutti i modi a farsi assumere nonostante dei precedenti di
aggressione che pendono sulla sua vita come un’eterna macchia,
nonostante il periodo in prigione durante il quale ha scontato la
sua pena.
Steven Knight è il
vero burattinaio dietro a Locked
Down, disegnando traiettorie e rapporti umani con
precisione certosina, offrendo agli spettatori uno specchio in cui
guardare e riconoscersi, rintracciare in quell’umore una parte di
vita che tutto il mondo ha condiviso.
Ecco il trailer di Locked
Down. Appena decidono di separarsi, Linda e Paxton
(Chiwetel Ejiofor) scoprono che sono
costretti invece a rimanere in casa a causa del lockdown. La
co-abitazione si rivela una bella sfida, ma alimentato dalla poesia
e da tanto vino, li avvicinerà di nuovo in una maniera
sorprendente.
Locked Down è
il film del 2021 diretto da Doug
Liman con Anne
Hathaway, Chiwetel
Ejiofor, Ben
Kingsley, Ben
Stiller, Lucy Boynton, Jazmyn Simon, Mindy Kaling, Stephen
Merchant, Dulé Hill, Mark Gatiss, Bobby Schofield.
La WB ha pubblicato in esclusiva sul
canale youtube i primi dieci minuti di Locked
Down, il film diretto da Doug Liman
(The Bourne Identity, Mr. And Mrs. Smith) con protagonisti
Anne
Hathaway(Les Misérables,
Il Diavolo veste Prada, Le Streghe) e
Chiwetel Ejiofor,(12 anni
Schiavo, Doctor Strange), arriva in Italia in
esclusiva digitale da venerdì 16 aprile,
disponibile per l’acquisto e il noleggio premium
su Apple
Tv app, Amazon Prime Video, Youtube, Google Play,
TIMVISION, Chili, Rakuten TV, PlayStation Store, Microsoft Film &
TV e per il noleggio premium su Sky Primafila e
Infinity.
In occasione dell’arrivo in Italia
della pellicola, diretta da Doug Liman (The Bourne
Identity, Mr. And Mrs. Smith), sul canale Youtube ufficiale di
Warner Bros. Italia sono già disponibili 10 minuti in anteprima
del film
In Locked
Down Proprio quando decidono di separarsi, Linda
(Anne Hathaway) e Paxton (Chiwetel Ejiofor) si ritrovano nel bel mezzo
della pandemia Covid-19, costretti a vivere insieme nella loro casa
londinese, a causa del lockdown obbligatorio. Sorprendentemente,
anche se non riescono ad andare d’accordo su nulla, i due trovano
una tregua quando Paxton viene assunto dall’azienda di Linda per
consegnare delle pietre preziose. In isolamento domestico a causa
del lockdown in tutto il Paese, dovendo quindi affrontare emozioni
e interazioni che avrebbero preferito evitare, vivendo le proprie
vite fuori casa, le cose raggiungono un crescendo che culminerà in
una rapina epocale da Harrods.
Uno dei pochi film ad essere stato
concepito, scritto, girato, finito e distribuito durante la
pandemia, Locked
Down è una commedia romantica con una “svolta”.
La dualità del titolo stesso gioca con la situazione in cui molti
di noi si trovano in questo momento: rinchiusi fisicamente in
un’abitazione con partner, familiari, coinquilini, ma anche
emotivamente e mentalmente bloccati in situazioni che ora siamo
costretti ad affrontare in modi che non avremmo mai immaginato. C’è
chi ha iniziato a cuocere il pane, chi si dedica al proprio lavoro,
mentre altri fanno entrambe le cose – e pianificano una rapina di
gioielli.
Scritto da Steven Knight e prodotto
da P.J. van Sandwijk, p.g.a, Alison Winter, p.g.a, Michael Lesslie,
il cast del film vede Anne Hathaway e Chiwetel Ejiofor, affiancati
da Stephen Merchant, Mindy Kaling, Lucy Boynton, Dule Hill, Jazmyn
Simon, con Ben
Stiller e Ben Kingsley.
Locked
Down, il film diretto da Doug Liman
(The Bourne Identity, Mr. And Mrs. Smith) con protagonisti
Anne
Hathaway(Les Misérables,
Il Diavolo veste Prada, Le Streghe) e
Chiwetel Ejiofor,(12 anni
Schiavo, Doctor Strange), arriva in Italia in
esclusiva digitale da venerdì 16 aprile,
disponibile per l’acquisto e il noleggio premium
su Apple
Tv app, Amazon Prime Video, Youtube, Google Play,
TIMVISION, Chili, Rakuten TV, PlayStation Store, Microsoft Film &
TV e per il noleggio premium su Sky Primafila e
Infinity.
Proprio quando decidono di
separarsi, Linda (Anne
Hathaway) e Paxton (Chiwetel
Ejiofor) si ritrovano nel bel mezzo della pandemia
Covid-19, costretti a vivere insieme nella loro casa londinese, a
causa del lockdown obbligatorio. Sorprendentemente, anche se non
riescono ad andare d’accordo su nulla, i due trovano una tregua
quando Paxton viene assunto dall’azienda di Linda per consegnare
delle pietre preziose. In isolamento domestico a causa del lockdown
in tutto il Paese, dovendo quindi affrontare emozioni e interazioni
che avrebbero preferito evitare, vivendo le proprie vite fuori
casa, le cose raggiungono un crescendo che culminerà in una rapina
epocale da Harrods.
Uno dei pochi film ad essere stato
concepito, scritto, girato, finito e distribuito durante la
pandemia, Locked
Down è una commedia romantica con una “svolta”.
La dualità del titolo stesso gioca con la situazione in cui molti
di noi si trovano in questo momento: rinchiusi fisicamente in
un’abitazione con partner, familiari, coinquilini, ma anche
emotivamente e mentalmente bloccati in situazioni che ora siamo
costretti ad affrontare in modi che non avremmo mai immaginato. C’è
chi ha iniziato a cuocere il pane, chi si dedica al proprio lavoro,
mentre altri fanno entrambe le cose – e pianificano una rapina di
gioielli.
Scritto da Steven Knight e prodotto
da P.J. van Sandwijk, p.g.a, Alison Winter, p.g.a, Michael Lesslie,
il cast del film vede Anne Hathaway e Chiwetel
Ejiofor,, affiancati da Stephen Merchant, Mindy
Kaling, Lucy Boynton, Dule Hill, Jazmyn Simon, con Ben
Stiller e Ben Kingsley.
Eagle Pictures ha rilasciato il trailer ufficiale
di Locked – In Trappola, il nuovo
thriller psicologico ad alta tensione che arriverà nelle sale
italiane il 20 agosto
2025. Il film si preannuncia come un’esperienza
claustrofobica e intensa, in cui lo spettatore sarà trascinato in
un vortice di sospetti, manipolazioni e verità nascoste.
Il
protagonista è un uomo ordinario che si ritrova improvvisamente
intrappolato in una situazione senza via d’uscita: bloccato
all’interno di un ambiente chiuso, costretto a confrontarsi con sé
stesso, con i propri fantasmi e con chi, all’esterno, sembra avere
il controllo sul suo destino. Il trailer, serrato e dal ritmo
incalzante, suggerisce un gioco psicologico inquietante, in cui
nulla è come sembra e ogni scelta può essere fatale.
Locked – In Trappola si
inserisce nella tradizione dei thriller minimalisti, dove lo spazio
ristretto diventa teatro di tensione crescente e introspezione
forzata. Il film punta tutto sull’atmosfera opprimente, sul lavoro
degli attori e su una regia capace di costruire suspense attraverso
sguardi, silenzi e piccoli dettagli.
L’identità del protagonista e i motivi che lo hanno condotto alla
“prigionia” sono volutamente lasciati nell’ombra dal trailer,
alimentando il mistero e la curiosità. Sarà lo spettatore, passo
dopo passo, a ricostruire la verità insieme al protagonista.
Con Locked – In
Trappola, Eagle Pictures porta nelle sale italiane un film che
promette di tenere con il fiato sospeso fino all’ultimo fotogramma.
Appuntamento fissato: dal
20 agosto al cinema.
Il cinema cosiddetto
high concept nasce per attrarre lo spettatore con premesse
semplici, intriganti e facilmente comunicabili. Locked –
In trappola, remake
del film argentino 4×4 (2019) diretto da
Mariano Cohn, si inserisce perfettamente in questa
categoria: un ladro rimane intrappolato nell’auto che stava
cercando di derubare. Una situazione chiusa, tesa, claustrofobica,
che in teoria offre terreno fertile per costruire un thriller
psicologico serrato e avvincente.
Eppure, la regia di
David Yarovesky
(Brightburn) fatica a trasformare questa
idea in un’opera davvero incisiva, alternando intuizioni visive a
scelte narrative poco convincenti, e sprecando in parte la presenza
di due interpreti di primo piano come Bill
Skarsgård e Anthony Hopkins.
Il protagonista
riluttante: Eddie, ladro per disperazione
Il film si apre con Eddie
Barrish (Skarsgård), un uomo ordinario segnato da
errori e fallimenti. Separato dalla moglie Amy (Gabrielle
Walsh) e incapace di provvedere stabilmente alla figlia
Sarah (Ashley Cartwright), Eddie ha bisogno di
soli 500 dollari per riparare il suo furgone e dimostrare di poter
mantenere una parvenza di responsabilità. Non trovando altra
soluzione, decide di tentare il furto in un SUV apparentemente
incustodito.
Qui però inizia il suo incubo: l’auto si rivela una prigione
tecnologica inespugnabile, capace di resistere a qualsiasi
tentativo di fuga. Una prigione che ha un carceriere invisibile,
pronto a comunicare attraverso lo schermo di bordo: William
(Hopkins), il ricchissimo proprietario del
veicolo.
William non è un
personaggio qualunque. Afflitto da un cancro terminale e distrutto
dal dolore per la morte della figlia in una rapina, ha trasformato
la sua auto in una trappola high-tech progettata per punire
chiunque tenti di rubarla. Il suo obiettivo non è recuperare ciò
che gli spetta, ma ergersi a giudice e carnefice, incarnando una
sorta di giustizia privata.
Il problema, però, è che
Eddie non ha alcuna connessione con il passato tragico di William.
È un ladro improvvisato, vittima di circostanze economiche avverse.
E proprio qui si innesta il cuore ideologico del film: il
miliardario incarna il disprezzo delle élite verso i poveri,
accusati di essere parassiti sociali incapaci di risollevarsi.
William pontifica incessantemente sulla pigrizia delle nuove
generazioni e sulla corruzione morale delle classi meno abbienti,
finendo però per risultare una caricatura di predicatore
reazionario più che un vero villain complesso.
Il gioco al massacro
dentro l’abitacolo
La parte centrale del
film si gioca tutta nello spazio ristretto del SUV. Eddie cerca
disperatamente di liberarsi, ferendosi nel tentativo – emblematica
la scena in cui, sparando al vetro antiproiettile, il proiettile
rimbalza e gli colpisce la gamba. La macchina è un arsenale: sedili
elettrificati, isolamento acustico, sistemi di blocco totale. Un
vero e proprio laboratorio della sofferenza.
Yarovesky riesce a
trasmettere la claustrofobia della situazione, sfruttando bene i
limiti geografici dello spazio. Tuttavia, la ripetitività delle
torture e la monotonia dei dialoghi rendono presto la visione
estenuante. Nonostante la durata relativamente breve (95 minuti),
Locked sembra allungarsi, intrappolando lo spettatore in un
loop di prediche e sofferenze che non porta a sviluppi
significativi.
Locked – In
trappola tra allegoria sociale e ambiguità
politica
Uno degli aspetti più
controversi del film è il suo discorso politico. Attraverso
William, il racconto sembra voler denunciare l’arroganza e la
disumanità dei super-ricchi, pronti a sacrificare i deboli in nome
di un ordine sociale illusorio. Tuttavia, alcune scelte estetiche e
narrative alimentano ambiguità fastidiose.
L’incipit, con immagini
di quartieri degradati accompagnate da musica EDM e cartelli legati
al movimento Black Lives Matter, suggerisce una
visione cinica e stereotipata della povertà e delle proteste
sociali. Questo crea uno scarto tra l’intenzione dichiarata –
criticare l’oligarchia – e l’effetto percepito, che può facilmente
essere letto come un giudizio sprezzante nei confronti delle stesse
vittime che il film dovrebbe difendere.
Skarsgård e Hopkins: due
pesi massimi sprecati
Sul piano attoriale,
Locked offre una prova discontinua. Bill
Skarsgård, già abituato a interpretare ruoli
inquietanti e disturbanti, fatica a trasmettere l’empatia
necessaria per farci parteggiare davvero per Eddie. Nonostante
l’amore per la figlia sia al centro delle sue motivazioni, lo
spettatore rimane spesso distaccato, incapace di credere fino in
fondo nella sua redenzione.
Anthony Hopkins, dal canto suo, fa quello che
può per elevare un personaggio scritto in modo piuttosto
schematico. Il suo William è freddo, implacabile, a tratti persino
ironico, ma resta una figura troppo monolitica per risultare
davvero credibile. Ancora una volta, il grande attore gallese si
trova a impreziosire un materiale che non è all’altezza del suo
talento.
Yarovesky dirige con
mestiere, evitando eccessi visivi dopo un’iniziale carrellata
circolare piuttosto gratuita. Sa muoversi nello spazio ristretto
dell’abitacolo, mantenendo una certa chiarezza nella messa in
scena. Ma ciò che manca è la profondità della scrittura. Lo script
di Michael Arlen Ross costruisce un confronto
ideologico tra vittima e carnefice che non si sviluppa mai in
qualcosa di autenticamente drammatico. Il risultato è un film che
resta a metà strada: troppo superficiale per essere una riflessione
politica incisiva, troppo verboso per funzionare come puro thriller
claustrofobico.
Locked – In
trappola finisce per ridursi a un esperimento
sterile. La sua premessa intrigante non trova mai uno sviluppo che
sappia coinvolgere lo spettatore fino in fondo. Tra un protagonista
poco empatico, un antagonista ridotto a caricatura ideologica e un
sottotesto politico ambiguo, il film lascia una sensazione di
incompiutezza.
Non mancano momenti di
tensione ben gestiti e qualche trovata efficace, ma il risultato
complessivo è un thriller che intrappola più che intrattenere,
lasciando lo spettatore con la sensazione di aver assistito a una
lunga metafora priva di vera sostanza. Sarà forse un risultato
voluto?
Locked – In Trappola si discosta molto
dal film che lo ha ispirato. Interpretato da Bill
Skarsgård e Anthony Hopkins, il film è incentrato su
Eddie, un criminale di strada che si ritrova intrappolato nell’auto
di lusso personalizzata di un ricco (e pericoloso) medico di nome
William. Il film è il remake in lingua inglese di
4×4, un thriller argentino diretto e co-sceneggiato da
Mariano Cohn. Sia 4×4 che
Locked iniziano con un’impostazione simile,
sebbene Ciro e Enrique dimostrino di avere personalità diverse
rispetto alle loro controparti americane.
I due film alla fine divergono nei
loro finali, adottano orientamenti morali diversi e si concludono
in modi molto diversi. In Locked – In Trappola, la narrazione
rimane incentrata su Eddie e William, evidenziando la crescita di
Eddie e la lezione del suo percorso. Al contrario,
4×4 adotta una prospettiva più ampia sulla società
in generale. Il risultato sono due film che iniziano in modo simile
ma finiscono in toni molto diversi.
Eddie di Locked è molto meno
orribile di Ciro di 4×4
Ciro oltrepassa alcuni seri limiti
morali che Eddie non oltrepasserebbe
La differenza più grande tra
Locked e 4×4, si può trovare nel
personaggio principale. Entrambi i film seguono in gran parte la
stessa impostazione, seguendo un piccolo criminale dopo che irrompe
in un veicolo da cui poi non riesce a fuggire. Tuttavia, Eddie di
Locked è un personaggio molto diverso da Ciro di
4×4. Fin dal set, Eddie è ritratto in una luce
piuttosto compassionevole. Nonostante tutti i suoi difetti (e ce ne
sono molti), il suo amore per la figlia e il suo crescente
rimpianto per il trattamento che le ha riservato gli conferiscono
un arco narrativo avvincente e comprensibile.
Al contrario, il pubblico non
trascorre molto tempo con la famiglia di Ciro prima che lui si
introduca nell’auto, durante la quale è più sprezzante e volgare.
Ciro oltrepassa costantemente limiti morali enormi che Eddie non
avrebbe mai oltrepassato, infatti i due personaggi principali hanno
opinioni molto distinte sull’uso dell’omicidio. La storia di Ciro
presenta anche un finale molto più duro di quello di Eddie, che
sopravvive e alla fine prospera dopo la conclusione del suo arco
narrativo.
La ferita da arma da fuoco di Ciro
è peggiore di quella di Eddie
William salva Eddie dalle
sofferenze fisiche a cui Enrique aveva condannato Ciro
Sia in Locked che
in 4×4, la persona intrappolata nell’auto è un
criminale professionista con le risorse necessarie per quello stile
di vita. Dopo essersi feriti nel tentativo di uscire dall’auto,
entrambi gli uomini estraggono una pistola e cercano di rompere il
vetro con un colpo. Rimbalzando sui finestrini antiproiettile, il
proiettile finisce per colpire sia Eddie che Ciro alla gamba. In
Locked, questa ferita rappresenta un problema
importante per Eddie nel breve termine, ma William lo salva dopo
che sviene per la perdita di sangue, fasciandogli le ferite.
Questo stabilisce la professione di
William come medico e suggerisce che abbia molto più controllo
sulla situazione di quanto Eddie (o il pubblico) inizialmente
pensasse. Significa anche che la ferita alla gamba viene più o meno
risolta come un colpo di scena. Al contrario, l’equivalente di
William in 4×4 è Enrique, un medico che non fa lo
stesso sforzo per aiutare Ciro. Di conseguenza, la ferita di Ciro
si infetta sempre di più. Questo momento si inserisce nel
trattamento più duro riservato a Ciro come personaggio, che ha una
figlia come Eddie ma non ha una storia incentrata molto sul suo
rapporto con lei.
Ciro rimane intrappolato
in macchina molto più a lungo di Eddie
4×4 tiene Ciro separato
dal resto del mondo per un periodo più lungo
Sia Eddie che Ciro trascorrono un
lungo periodo in macchina nelle rispettive trame. Tuttavia, Ciro
vive un’esperienza molto più dura, che si suppone duri molto più a
lungo. Eddie rimane bloccato in macchina per alcuni giorni, un
tempo sufficiente a infliggergli un grave esaurimento fisico e
mentale. Tuttavia, Ciro ferito gravemente rimane intrappolato
abbastanza a lungo da farlo iniziare a vacillare sotto pressione,
mentre comincia a delirare. Questo si riflette nel trattamento
complessivamente più duro che 4×4 riserva a Ciro
rispetto a come Locked – In Trappola tratta Eddie.
Mentre Eddie subisce numerose ferite
nel corso del film, William si concentra maggiormente sul lato
cerebrale del loro antagonismo. Alla fine, la moglie e il figlio di
Ciro ricevono una piccola fortuna dal medico, a differenza di
William che quasi investe la figlia di Eddie, Sarah, per spezzare
mentalmente Eddie. La tortura di Eddie in Locked – In Trappola è più frenetica e
psicologica, mentre Ciro subisce un tormento fisico e mentale più
lungo in 4×4.
William ed Enrique hanno delle
figlie (ma solo una di loro è viva)
William è più apertamente malvagio
in Locked
Una delle grandi rivelazioni di
Locked è la motivazione di William nel tenere
Eddie intrappolato. William alla fine rivela che sua figlia, che
viveva anche lei in città, è stata uccisa durante una rapina.
Spinto da una rabbia vendicativa contro l’idea generale della
classe criminale che gliel’aveva portata via, William si fa
costruire un’auto e aspetta di vendicarsi del prossimo criminale
che lo prenderà di mira. Questa triste rivelazione ha un
collegamento con il film originale, ma la figlia del dottore in
4×4 è effettivamente sopravvissuta al suo incontro
con i criminali.
Durante una conversazione all’inizio
del film tra Enrique e Ciro, il primo rivela che sua figlia e suo
nipote sono stati derubati a mano armata nella loro casa. Tuttavia,
nonostante il nipote di Enrique abbia avuto una pistola puntata
alla testa per ore, entrambi sono sopravvissuti all’esperienza. Si
scopre che i due si sono trasferiti a Barcellona. La rabbia di
Enrique, come rivelato nel momento culminante, deriva più dalla sua
furia nel sentirsi ripetere continuamente “almeno nessuno si è
fatto male“. Si tratta comunque di un attacco a un familiare
che infrange la sua visione della società, ma non uccide la
figlia.
Ciro scappa dall’auto da solo
(prima del finale)
Eddie non scappa finché William non
ha schiantato l’auto
Ciro ed Eddie alla fine scappano
entrambi dall’auto, ma Ciro lo fa più velocemente nella narrazione.
Dopo un lungo periodo che esaurisce e distrugge mentalmente sia
Ciro che Eddie, Enrique e William li raggiungono in macchina.
Usando una pistola e i sedili elettroshock di cui è dotata la sua
auto, William riesce a tenere Eddie sottomesso abbastanza a lungo
da legarlo e impedirgli di tentare la fuga. Questo prepara William
a unirsi a Eddie per un viaggio in auto che porta al climax del
film.
Al contrario, Enrique viene
distratto da una telefonata mentre si siede accanto a Ciro.
Deponendo la pistola, Enrique viene colto di sorpresa quando Crio
raccoglie abbastanza forza per afferrarla, sparargli e darsi alla
fuga. È un’altra dimostrazione della differenza tra Eddie e Ciro
come personaggi, poiché Ciro si dimostra più rapido nell’estrarre
l’arma e più disposto a usare metodi letali. Enrique, leggermente
ferito, lo raggiunge ma viene individuato dalla polizia, dando
inizio a un terzo atto di 4×4 molto diverso da
quello usato in Locked.
La tortura di Locked rimane un
segreto (ed è più pubblica in 4×4)
Il culmine di 4×4 si svolge davanti
alla polizia
Locked – In Trappola non rivela mai al
pubblico cosa ha fatto William, il che rappresenta un distacco dal
finale di 4×4. In Locked, William
raggiunge Eddie in macchina e si allontana dalla città con una
borsa di attrezzi sul sedile posteriore. William intende uccidere
Eddie e disfarsi del suo corpo, ma Eddie riesce finalmente a
farcela e disattiva l’auto in un momento critico, provocando un
incidente a William e dandogli la possibilità di fuggire. Eddie
sembra non dire a nessuno cosa è successo, tornando alla sua
vecchia situazione di uomo cambiato.
Al contrario, l’arrivo della polizia
trasforma lo scontro tra Ciro ed Enrique in uno spettacolo molto
più pubblico. Tenendo Ciro sotto tiro, Enrique si scaglia contro il
sistema di fronte a una folla di poliziotti, negoziatori e curiosi.
Questo prepara il vero terzo atto del film, dove Ciro diventa un
osservatore passivo mentre Enrique si scontra con il negoziatore
della polizia, Julio. È qui che entra in gioco la vera
differenza tra Locked e 4×4, poiché la reazione del
pubblico a Enrique parla del nucleo teatrale del film.
I finali di Locked e
4×4 sono completamente diversi
4×4 ha un finale molto più cupo di
Locked
Sebbene entrambi i film siano cupi e
dipingano un cupo ritratto dei tempi moderni,
Locked è in definitiva un film molto più
edificante di 4×4. Locked parla in definitiva di
un cattivo che impara ad apprezzare ciò che ha invece di
concentrarsi su come il mondo lo tratta. Sfugge alla presa di
William e conclude il film riunendosi con la sua famiglia. Locked è
un film cupo, ma con un protagonista imperfetto ma comprensivo che
impara una lezione importante. Al contrario, il finale di 4×4 è più
incentrato sul puntare il dito accusatorio contro la società.
Messo alle strette dalla polizia,
Enrique chiede al pubblico di sostenere le sue affermazioni secondo
cui il mondo è distrutto – e molti sono d’accordo. È un finale
molto più cupo, con la città divisa sulla giustificazione o meno
delle azioni di Enrique. Rendendo la vendetta di William più
personale e tenendola lontana dalla portata del pubblico, appare
come un atto malvagio a sé stante. La decisione di Enrique di
suicidarsi e il successivo arresto di Ciro, molto più cupo,
evidenziano come i temi e il finale di 4×4
assumano una prospettiva molto più cupa rispetto alla conclusione
di Locked.
Tuttavia, il regista del film,
David Yarovesky, ha raccontato che il film
doveva avere un altro protagonista: Glen
Powell. “Non è un segreto che Glen Powell
abbia preso parte al film a un certo punto. Lo stavamo modellando
attorno a lui, e poi ha abbandonato perché il nostro film
continuava a essere ritardato. Siamo un film indipendente“, ha
detto Yarovesky, “Non è stato uno studio a darci il via libera.
Abbiamo dovuto andare avanti con le nostre forze e chiedere soldi
per riuscire a realizzarlo, e quindi non siamo riusciti a farlo in
tempo”.
Locked è stato plasmato su misura
per Bill Skarsgård dopo l’addio di Powell
Locked – In Trappola è nato da una
sceneggiatura di Michael Arlen Ross che “mi ha
coinvolto, [e] coinvolto Sam (Raimi, che ha prodotto il
film)”, ha detto Yarovesky. Ma il processo di scrittura non si
è concluso lì: “Il piano era che, una volta trovato un attore,
avremmo modellato il personaggio attorno a quella persona. E quando
ho incontrato Bill, ho visto qualcosa. Ho visto da qualche parte,
in profondità in una dimensione alternativa, un personaggio che
sarebbe potuto diventare. E poi ho esagerato alcuni aspetti, ma ho
tirato fuori quella cosa da Bill, ed ecco chi è Eddie”.
Il lato positivo di tutto questo è
stato che Bill
Skarsgård, che non era disponibile quando il film è
stato inizialmente proposto, si era liberato dopo tutto il tempo
che il film era stato in attesa di poter partire. Chi vedrà
Locked probabilmente avrà molta
difficoltà a vedere Powell nel ruolo che Skarsgård ha poi
interpretato, ma Yarovesky ha commentato dicendo: “Non sarebbe
stato il ruolo che avete visto”.
“Eravamo in costante difficoltà
finanziaria”. Così il regista di Locked – In Trappola, David
Yarovesky, ha spiegato durante un’intervista per
promuovere il suo film, in uscita in Italia il 20 agosto con
Eagle Pictures.
Il film ha avuto diversi problemi e
ritardi di produzione, che hanno anche determinato il
cambio di attore protagonista (da Glen
Powell a Bill
Skarsgård), ma queste difficoltà non hanno scoraggiato
Yarovesky, che ha fatto davvero di tutto affinché
il suo film vedesse la luce.
“Fare film indipendenti [è]
molto, molto, molto, molto, molto difficile”, ha detto
Yarovesky dopo aver spiegato il destino toccato all’altro
protagonista di Locked, il SUV Dolus personalizzato. Il regista ha
raccontato quanto sia stata dura la realizzazione di questo film a
causa di un budget e di una tempistica di produzione ridotti,
dicendo: “Eravamo in costante difficoltà finanziaria per
riuscire a girarlo. Dovevamo girarlo in 19 giorni. È stata una
sfida continua. E credo che i produttori abbiano venduto l’auto per
continuare a finanziare il film”.
L’auto è stata venduta durante la
post-produzione, quindi le riprese erano già terminate, ma
Yarovesky ha condiviso un punto importante che ha detto ai
produttori: “Ho detto loro: ‘Questa cosa varrà molto di più
dopo l’uscita del film'”, ma, sfortunatamente, “avevamo
bisogno di più soldi. Era così difficile”.
Eddie è un piccolo criminale di
città, abituato a colpire in fretta e sparire nel nulla. Ma
stavolta sbaglia bersaglio. Quando forza un SUV apparentemente
abbandonato, si ritrova intrappolato in un incubo tecnologico:
porte che non si aprono, vetri blindati, nessuna via di uscita. È
solo l’inizio.
Dietro tutto questo c’è William,
un uomo che non crede nella giustizia delle leggi, ma in quella
spietata e personale che si esercita nell’ombra. Intrappolato nel
veicolo, Eddie dovrà lottare contro il tempo, contro i propri
demoni, e contro un nemico che conosce ogni sua mossa. Un thriller
ad alta tensione, claustrofobico e adrenalinico, dove ogni secondo
conta e la redenzione non è contemplata.
In una lunga intervista rilasciata a
ScreenRant, il regista di Locked – In Trappola, David
Yarovesky ha rivelato perché il film è stato girato nel
quartiere Gastown di Vancouver, un luogo in preda alla
gentrificazione. La posizione dell’auto è stata voluta e decisa con
cognizione di causa, secondo quanto ha spiegato il regista.
Il quartiere Gastown di
Vancouver è una delle destinazioni più attraenti della città, sia
per i turisti che per la gente del posto… così come per le troupe
cinematografiche in visita. Hastings Street, in particolare,
suscitava un interesse poetico per Yarovesky: “[È] un posto
dove c’è molto dolore. È quasi come Skid Row a Los Angeles. È un
posto tosto, e non credo di aver mai visto niente di simile
prima”.
La location di Locked racconta il senso del film
Ma è stata proprio la
contraddizione ad attrarre Yarovesky. “Gli appartamenti e i
condomini lì sono davvero costosi”, ha detto il regista,
“È la parte alla moda della città, e ci sono questi ristoranti
gastronomici incredibili. Il mio ristorante preferito a Vancouver è
a Gastown”. Il regista ha persino raccontato di aver visto un
tossicodipendente con una siringa nel braccio appoggiato al muro
fuori da quel ristorante: “E poi entri, ed è un bel ristorante
elegante, e la gente si diverte un mondo. Ho pensato: ‘Oh mio Dio,
questo è letteralmente il dialogo morale del film'”.
“Il primo assistente
alla regia ci ricordava ogni giorno che c’è molto dolore in questa
zona e il nostro obiettivo è non aggiungerne alcuno. Abbiamo
passato molte difficoltà non solo per girare lì, ma per avere
un’influenza positiva su quella città e cercare di restituire
qualcosa dove potevamo. Abbiamo collaborato con i referenti locali
per essere qualcosa di positivo nella zona. Il film è un film
divertente, ma a volte girarlo è stato pesante”.
Locked – In Trappola arriva nelle sale
italiane il prossimo 20 agosto, distribuito da Eagle Pictures.
Adrenalina, claustrofobia e un
duello psicologico dentro un SUV “intelligente”: Locked – In Trappola arriva
al cinema il 20
agosto, distribuito in Italia da Eagle Pictures. Nel trailer vediamo Eddie
(Bill Skarsgård), un piccolo ladro,
rimanere intrappolato in un’auto trasformata in prigione dal suo
proprietario, William (Anthony Hopkins), deciso a impartire
una lezione senza vie di fuga. Un high-concept teso e minimale che
promette ritmo serrato, sorprese di messa in scena e un confronto
attoriale ad alto voltaggio. In attesa dell’uscita, abbiamo passato
il trailer ai raggi X: ecco 5 dettagli che anticipano temi, svolte e riferimenti
del film.
Il trailer svela che non è un
semplice antifurto: blocco porte, chiamate in vivavoce e controlli
remoti trasformano il SUV in una prigione programmata dal
proprietario–carceriere (Hopkins). Non è solo tensione
claustrofobica: è un duello
tecnologico.
Scosse dal sedile: la tortura è incorporata
Un indizio chiave: gli
shock arrivano
direttamente dal sedile, segnale che l’auto è stata “modificata”
per infliggere dolore e dissuadere. È uno degli espedienti più
crudi anticipati nel materiale promozionale.
Il marchio fittizio “Dolus” (dolo/inganno) non è
casuale
L’auto non esiste sul mercato: è di
un brand inventato, Dolus. Il nome (dal latino “inganno, dolo”) riflette
il tema del film: una trappola morale oltre che fisica. È un
dettaglio world-building che suggerisce vigilantismo e giustizia
privata.
Un “duetto” atipico: Hopkins soprattutto voce,
Skarsgård sempre in scena
Il trailer prefigura una struttura
a due voci: il rapito in campo, il carnefice in voice-over. Dietro le quinte, Hopkins
ha registrato gran parte dei dialoghi in anticipo, mentre Skarsgård
ha girato praticamente da solo in auto—scelta che si sente nella
messinscena e nel ritmo degli scambi.
Remake di 4×4, ma il tono vira su humor nero e “Lecter on
wheels”
Le immagini e i dialoghi richiamano
il vigilante sadico dell’originale argentino, ma il trailer
evidenzia una sfumatura più darkly comic alla Hopkins—“Hannibal Lecter su quattro
ruote”—e lascia intuire cambi di registro rispetto al modello.
Tra
auto-prigione, scosse dal sedile, il marchio fittizio
“Dolus” e il
duello a distanza tra Anthony Hopkins e Bill Skarsgård, il trailer di
Locked – In Trappola
promette un one-location teso, punte etiche da vigilantismo e lampi
di humor nero. In sala dal
20 agosto con Eagle Pictures. Avete colto altri indizi?
Ditecelo nei commenti e restate connessi per recensione e
spiegazione del finale.
Il finale di Locked – In
Trappola è un momento sorprendentemente
ottimista di crescita personale per Eddie, interpretato da
Bill Skarsgård, dopo una trama
piuttosto cupa. Locked
– In Trappola è incentrato su Eddie, un criminale di
strada che ha dato per scontata la sua famiglia. Mentre cerca di
racimolare abbastanza soldi per riparare il suo furgone, Eddie
finisce chiuso in un’auto di lusso che intendeva rubare. L’auto si
rivela essere un modello avanzato controllato a distanza dal
malvagio William, che cerca di sfogare la sua rabbia verso il mondo
su Eddie. Adattamento del
film argentino 4×4, Locked – In Trappola è
ambientato in gran parte all’interno dell’auto con Eddie.
Man mano che il film procede,
vengono rivelati ulteriori dettagli su William e sul motivo per cui
vuole scagliarsi contro il mondo, spiegando infine perché ha
intrappolato Eddie nella sua auto. Tutto culmina in un finale cupo
ma appagante, con Eddie che alla fine ha la meglio su William in un
momento cruciale della trama. Questo si ricollega ai temi comuni
del film, evidenziati dalla crescita e dal destino finale sia di
Eddie che di William. Ecco cosa succede nel finale di Locked –
In Trappola e come questo rafforza i temi del film.
Perché William tortura Eddie in
Locked – In Trappola
Eddie è vittima di un tempismo
sfavorevole in Locked, poiché è lo sfortunato che cade nella
trappola di William. Come Eddie (e il pubblico) scoprono lentamente
nel corso di Locked, William è un medico ricco che vive una
vita lussuosa rispetto alla realtà cruda in cui si trova Eddie.
William alla fine rivela di aver avuto una figlia uccisa durante
una rapina. Sviluppando un odio profondo per i criminali e morendo
di una malattia terminale, William ha fatto in modo che la sua
auto telecomandata fosse lasciata aperta in un parcheggio pubblico,
nella speranza di attirare qualcuno da torturare.
La sua intenzione era quella di
tormentare chiunque fosse finito nell’auto, vendicandosi del
sistema su un povero criminale sfortunato. Questo finisce per
essere Eddie, la cui disperata ricerca di denaro lo porta a entrare
nell’auto e a rimanere immediatamente chiuso dentro. La personalità
suprematista di William e il suo giudizio su coloro che sono “al di
sotto” di lui diventano più evidenti durante le sue conversazioni
con Eddie. È più inquietante che se William avesse preso di mira
Eddie per un motivo specifico, poiché conferisce un tocco
imprevedibile e pericoloso ai metodi brutali di William.
Come Eddie fugge dall’auto di
William in Locked – In Trappola
Eddie sfrutta la sua unica
occasione per ribaltare la situazione a danno di William
Nonostante tutti i suoi sforzi,
Eddie non riesce a trovare da solo un modo per uscire dall’auto di
William. Deve invece aspettare il momento ideale per sorprendere
William, concedendosi una finestra molto piccola per fuggire. Tutti
i tentativi di Eddie di trovare un punto debole nell’auto
falliscono, portando William a procedere con la parte finale del
piano: portare Eddie nel bosco per sbarazzarsi di lui. Sebbene le
misure di sicurezza dell’auto impediscano a Eddie di trovare una
via d’uscita da solo, egli individua un vantaggio: il comando
dell’accensione dell’auto.
Distraendo William, Eddie riesce ad
attivare l’interruttore proprio mentre William sta per imboccare
una strada tortuosa di montagna. Tutta la tecnologia avanzata del
mondo non può salvare l’auto di William dai gravi danni causati
dall’incidente che ne segue, un modo sorprendente ma efficace per
Eddie di avere la meglio su William. Il vetro antiproiettile
finisce per essere la rovina di William, poiché il colpo di pistola
sparato durante l’incidente rimbalza fino a colpirlo mortalmente. È
un modo intelligente per il film di dare a William ciò che si
merita, poiché la sua stessa sicurezza nel proprio vantaggio lo
porta alla rovina.
Cosa succede a Eddie dopo che è
fuggito da William in Locked
Il climax di Locked – In
Trappola vede Eddie, interpretato da Bill Skarsgård,
riuscire a malapena a fuggire dai rottami in fiamme dell’auto di
William, lasciando il cattivo morto a bruciare. Eddie ha trascorso
tutto il film Locked riflettendo sui suoi fallimenti come
padre di sua figlia Sarah, cosa che la sua famiglia gli ha
ripetutamente rimproverato prima che rimanesse intrappolato
nell’auto di William. Anche William spesso sminuisce le capacità di
Eddie come genitore. Il film rende questo tema particolarmente
chiaro quando William usa il suo autocontrollo sull’auto per quasi
investire Sarah.
La grande crescita di Eddie nel film
è quella di smettere di dare per scontate le sue responsabilità di
genitore, vendendo il suo furgone e comprando una bicicletta per
Sarah come segno della sua volontà di essere presente nella sua
vita. Questo conferisce al finale di Locked un aspetto
edificante che contrasta con il tono altrimenti cupo del film.
Locked è una lezione di moralità per Eddie, che lo costringe
a confrontarsi con ciò che è disposto a fare per stare con la sua
famiglia. Anche se il rapporto di Eddie con sua figlia sembra
essere stato riaffermato, non si sa come andranno le cose tra Eddie
e la madre di Sarah.
Chi altro uccide William in
Locked – In Trappola?
Mentre Eddie riesce a sfuggire alla
morsa di William e a sopravvivere agli eventi di Locked,
William ha altri due obiettivi che non sono così fortunati. Le
vittime senza nome sono una coppia di criminali di strada che Eddie
incontra mentre William guida l’auto a distanza. Dopo averli
trovati mentre aggredivano un altro cittadino, William usa l’auto
per investirli. Mentre il primo viene investito rapidamente e
ucciso in modo inglorioso dall’auto, il secondo criminale riesce
quasi a sfuggire a William.
Nonostante le suppliche di Eddie,
William usa l’auto per inchiodare il criminale a una recinzione e
schiacciarlo in modo raccapricciante. È un momento brutale che
sottolinea la vera pericolosità di William. Il fatto che William
citi spesso la Bibbia o faccia riferimento alla sua esperienza di
medico mentre tortura e uccide persone “inferiori a lui” dimostra
che non è un uomo con cui Eddie può ragionare. Anche quando le sue
minacce si trasformano gradualmente in suppliche di pietà, William
si conferma una minaccia reale. Questo rende Eddie, che altrimenti
sarebbe un personaggio ambiguo, più facile da identificare per il
pubblico ed esalta la minaccia rappresentata da William.
Il vero significato del finale
di Locked – In Trappola
Locked – In Trappola
tratta in definitiva due temi, uno per ciascuna delle storie di
Eddie e William. Per Eddie, il nucleo del suo arco narrativo è
imparare ad accettare la responsabilità delle proprie azioni.
Finalmente in una situazione dalla quale non può uscire con le
parole, Eddie inizialmente fatica a fare qualsiasi cosa. Tuttavia,
è in grado di sopportare il dolore per rivedere sua figlia,
trovando un modo per ribaltare la situazione a danno di William, ma
dimostrando lungimiranza e pazienza nell’usarlo. Eddie viene
ricompensato per la sua crescita personale e la realizzazione del
suo potenziale, sfuggendo a William e ricongiungendosi con Sarah
nei momenti finali emozionanti di Locked.
D’altra parte, William è un mostro
tragico nella narrazione. La sua rabbia comprensibile verso il
mondo per la morte della figlia si è trasformata in qualcosa di
vile. La prospettiva della strada in Locked – In
Trappola è desolante, con Eddie che esprime la sua
convinzione che la classe inferiore sia calpestata e ignorata dalla
classe superiore, un’accusa che William respinge e abbraccia per il
proprio potere immaginario. William è uno specchio oscuro di una
società che vede gli altri come parassiti, rendendo il suo destino
in Locked un potente promemoria che l’odio che
alimenta quella furia non ha altro che fini distruttivi.
Il nuovo Locked – In Trappola (regia di David
Yarovesky, con Anthony Hopkins e
Bill Skarsgård) riprende l’idea di
4×4 (2019), cult
argentino di Mariano
Cohn: un ladro entra in un SUV e resta intrappolato dal
proprietario, che lo punisce a distanza. Ma il remake non è un
copia-incolla: aggiorna tono, tecnologia e morale della storia.
Ambientazione e tono
4×4 colloca la
vicenda in un quartiere benestante di Buenos Aires, con un realismo asciutto e un
taglio da pamphlet sull’insicurezza urbana. Locked americanizza il contesto e
inserisce punte di humor
nero nel confronto a distanza tra carnefice e vittima.
Il
proprietario: medico “giustiziere” vs vigilante sadico
Nel film originale il proprietario è Enrique Ferrari, ginecologo malato
terminale che rivendica la propria “giustizia” privata; nel remake
diventa William
(Hopkins), un vigilante che orchestra la trappola con freddezza
quasi ludica. Cambia quindi la cornice etica: nel remake il tema del
vigilantismo è
più esplicito.
La trappola tecnologica
4×4 punta su
blindatura, isolamento acustico e controllo climatico.
Locked alza
l’asticella: sedili elettrificati, comandi remoti più aggressivi e un
finto brand auto (“Dolus”, dal latino “inganno”) che racconta un
mondo high-tech su misura del carceriere.
Messa in scena e performance
Nel remake il “duetto” è più teatrale: Skarsgård quasi sempre solo in macchina,
Hopkins perlopiù
in voice-over
(registrato in anticipo), per un gioco al massacro psicologico
diverso dall’originale.
Struttura e finale (senza spoiler)
Le due versioni divergono nelle svolte finali e nel “messaggio” morale:
Locked modifica
la traiettoria dell’ultimo atto e il giudizio sui personaggi,
prendendo le distanze dal finale di 4×4. (Senza spoiler: il remake sceglie una
chiusura più “programmatica”.)
Il sottotesto
4×4 nasce per
provocare il
dibattito su sicurezza e colpa sociale;
Locked conserva
il nucleo ma privilegia tensione di genere e spettacolo in chiave
one-location, con tocchi di dark comedy.
Remake fedele al concept, Locked – In Trappola aggiorna linguaggio e gadget,
accentua il profilo vigilante del proprietario e rifinisce il
duello
attoriale. Per chi ha amato 4×4, è interessante vedere come cambia
la morale quando
passa attraverso un filtro più pop e hi-tech. (Uscita italiana:
20 agosto,
Eagle
Pictures).
Un ladro bloccato dentro un SUV
“intelligente”, un proprietario che orchestra a distanza la
punizione. Locked – In Trappola (in sala
dal 20 agosto con
Eagle Pictures) mette in scena una fantasia di controllo totale che
sfida una domanda scomoda: quando la giustizia diventa vendetta?
Che
cos’è il vigilantismo (e cosa non è)
Per
“vigilantismo” intendiamo l’esercizio privato della punizione: un cittadino si
sostituisce a indagine, processo e sanzione. Non va confuso con la
legittima difesa
(reazione immediata a un’aggressione per evitare un danno), né con
la semplice segnalazione alle autorità. Il vigilante
decide colpa e
pena, spesso a freddo, fuori da garanzie e proporzionalità.
Il
caso Locked: giudice e boia dentro un abitacolo
Nel
film la tecnologia (chiusure, comandi remoti, sorveglianza)
rovescia i ruoli: il “proprietario” trasforma l’auto in
spazio punitivo
privato. Il problema etico non è solo “quanto soffre” il
ladro, ma chi
decide che debba soffrire, con quali limiti e quali controlli.
Tre nodi critici:
Proporzionalità: il furto/effrazione
giustifica una punizione fisica?
Dignità e diritti: anche il colpevole
mantiene diritti fondamentali (cura, integrità, possibilità di
difendersi).
Errore e abuso: la “certezza” del
vigilante può essere sbagliata; la tecnologia amplifica
l’asimmetria di potere.
Utilitarismo (esiti): se il vigilantismo
riduce furti, potrebbe sembrare “utile”. Ma genera
effetti
collaterali: spirale di violenza, emulazione, errori
d’identità, erosione della fiducia nella giustizia.
Deontologia (principi): punire senza
due process
viola regole morali e civili indipendenti dagli esiti; trattare una
persona solo come mezzo (di deterrenza) è inaccettabile.
La tecnologia come “moltiplicatore morale”
Telecamere, blocchi digitali, comandi remoti: strumenti pensati per
sicurezza e assistenza possono diventare leve punitive se usate con intenzione
vendicativa. Il film estremizza (sedili “a scossa”), ma intercetta
tensioni reali: tra sorveglianza domestica (dashcam, “sentry mode”),
ansia
securitaria e desiderio di “giustizia immediata”.
Archetipi e paragoni nel cinema
Dal vigilante
punitivo (Death
Wish) all’angelo
sterminatore urbano (Taxi Driver), fino agli home-invasion rovesciati
(Don’t Breathe,
Hard Candy) e
all’originale argentino 4×4, il genere interroga da decenni il confine tra
protezione e sopraffazione. Locked innesta questa tradizione nella
one-location ad
alta tensione e in un presente dove l’high-tech sembra autorizzare
“micro-sovranità” private.
La domanda che resta allo spettatore
Il
film invita a un test etico personale: quanto siamo disposti ad accettare quando
la vittima ci somiglia e il colpevole appare “prendibile”? E cosa
succede al patto
sociale se normalizziamo punizioni fai-da-te, magari
“mediate” da app e sensori?
Verdetto etico (senza spoiler)
Locked – In Trappola
funziona perché rende seducente l’idea di controllo assoluto; ma la seduzione è
parte del problema. Se il cinema mette comodo lo sguardo, l’etica
ci chiede il contrario: scomodarci, distinguere tra difesa e vendetta, tra
sicurezza e abuso. Il resto lo decide la sala: 20 agosto.
Un solo attore on screen, niente
scenografi, perché il solo set è l’interno di un’automobile. Un
thriller dove le vicende raccontate sono quelle di un uomo comune.
Può reggere un film con queste premesse?
Locke è la dimostrazione che con le
giuste idee è possibile realizzare una pellicola non solo coerente,
ma anche in grado di catturare il pubblico e proporsi tra le
migliori della stagione.
Nel film
Locke, Ivan Locke è un uomo comune,
concreto, come lo è il suo lavoro di costruttore. Una vita passata
a costruire fondamenta solide, per i suoi edifici e per i rapporti
interpersonali che regolano la sua esistenza. Dopo anni a darsi da
fare, tutto sembra andare per il meglio con la moglie Katrina, come
sul lavoro. Alla vigilia di una colata storica di calcestruzzo,
Locke è costretto a dirigersi in auto verso la capitale. Bethan,
una donna con cui ha passato una notte mesi prima, sta per
partorire. Ivan si ritrova a dover prendere delle decisioni
importanti, che avranno ripercussioni sul lavoro e sulla sua intera
vita.
Locke, il film
Steven Knight
firma la sua seconda opera da regista, dopo
Redemption, confermandosi allo stesso
tempo un abile sceneggiatore, come lo script del celebrato La Promessa dell’Assassino aveva
ampiamente dimostrato. Sceneggiare Locke,
partendo da un’idea particolarmente brillante, era però tutt’altro
che semplice. 85 minuti in cui la trama corrisponde all’intreccio,
praticamente in tempo reale. Un solo personaggio e l’aggrovigliarsi
di telefonate dai toni diversi, a tessere la tela di una storia
senza caratteri di eccezionalità, ma raccontata con maestria.
Knight ci parla del senso di responsabilità, delle conseguenze dei
propri errori, del rapporto tra giusto e sbagliato.
Essere responsabili è una scelta.
Ivan decide di imboccare la strada che ritiene giusta, senza
tralasciare nessuno degli aspetti della sua vita, cercando di
tenere in piedi l’edificio della sua esistenza, mentre piano piano
tutto si sgretola. Consapevole che, come una sola crepa, nel punto
sbagliato, può causare il crollo di un palazzo di diversi piani, un
solo errore è capace di distruggere una vita. Knight affronta
questa scelta attraverso il suo personaggio, donando uno sfondo di
riflessione alla sua storia senza però scadere in moralismi. Il
regista ci presenta gli avvenimenti così come sono, senza dare
giudizi.
Anche la scelta dell’attore è
perfettamente riuscita. Tom Hardy è Ivan Locke. Nelle sue sfumature,
nei pianti, nella rabbia, nei monologhi col fantasma del padre,
Hardy caratterizza e rende credibile il proprio personaggio nella
sua interpretazione più riuscita. Un assolo attoriale di livello
assoluto.
Locke è
un film da non perdere. Tecnicamente ai limiti della perfezione,
Tom Hardy in formato one man show. Seduti
sulla poltrona di un cinema, idealmente trasportati sul sedile
accanto ad Ivan Locke.
In attesa del trailer, che arriverà
domani, è stato pubblicato il primo poster ufficiale di
Locke, film di Steven
Knight (sceneggiatore di La Promessa
dell’Assassino e Piccoli Affari
Sporchi) già acclamato al Festival di Venezia
per la grandiosa interpretazione di Tom
Hardy e per avere la particolarità di essere stato
girato in tempo reale. Eccolo di seguito:
Locke è ambientato tutto all’interno
di un’autovettura: racconta la storia di Ivan Locke, padre di
famiglia e gran lavoratore che riceve una telefonata inaspettata.
Parte così un viaggio contro il tempo che porterà il protagonista a
raggiungere Londra in macchina da Birmingham per adempiere al suo
ruolo di padre. Durante il viaggio l’uomo dovrà far fronte, sempre
dall’abitacolo della sua autovettura, a diversi problemi, tra cui
un’importante consegna lavorativa che potrebbe cambiare la sua
carriera.
Tra i tanti film di qualità
presentati alla 70° edizione del Festival del Cinema di Venezia
possiamo includere anche Locke, scritto e
diretto da Steven Knight, con protagonista
Tom
Hardy. Il film ha davvero conquistato la platea e la
critica al Festival, grazie soprattutto alla prova di Tom
Hardy.
Oggi è stato pubblicato il nuovo
poster del film, che vi proponiamo:
Locke è ambientato tutto all’interno
di un’autovettura: racconta la storia di Ivan Locke, padre di
famiglia e gran lavoratore che riceve una telefonata inaspettata.
Parte così un viaggio contro il tempo che porterà il protagonista a
raggiungere Londra in macchina da Birmingham per adempiere al suo
ruolo di padre. Durante il viaggio l’uomo dovrà far fronte, sempre
dall’abitacolo della sua autovettura, a diversi problemi, tra cui
un’importante consegna lavorativa che potrebbe cambiare la sua
carriera.
Per dar vita ad un buon film non
occorre necessariamente avere dalla propria numerosi personaggi e
molteplici ambienti diversi tra loro. Vi sono pellicole che, pur
con pochi protagonisti e una sola location, hanno saputo catturare
l’attenzione degli spettatori, affermandosi come veri e propri
gioielli della settima arte. Titoli come Carnage, madre!, Il colpevole – The
Guilty o Nodo alla gola sono sono alcuni dei
migliori esempi di questa tipologia di opere. Film che fanno dei
loro spazi ristretti l’esteriorizzazione dei sentimenti e delle
sensazioni dei protagonisti. Un altro apprezzatissimo esempio di
questo genere di opere è il film del 2013
Locke (qui la recensione).
Scritto e diretto da
StevenKnight, sceneggiatore
anche di
La promessa dell’assassino e Spencer, e presentato
fuori concorso al Festival di Venezia, il film è infatti ambientato
interamente all’interno dell’auto del protagonista. Un luogo
particolarmente ristretto, che contribuisce ad un forte senso di
claustrofobia senza dimenticare di offrire grande intrattenimento.
Knight, grazie ad un montaggio serrato, una narrazione frenetica e
continui colpi di scena, confeziona infatti un film che nel corso
dei suoi 85 minuti regala forti emozioni e importanti riflessioni
sull’essere umano, la sua natura e il suo senso di
responsabilità.
Ad aver reso ancor più avvincente il
film vi è il fatto che questo sia stato girato in tempo reale. Nel
corso di sole otto notti è infatti stato realizzato il film ogni
volta da un punto di vista diverso, permettendo così all’attore
protagonista, uno straordinario Tom
Hardy, di dar vita ad un’intepretazione estremamente
veritiera. Per tutti gli appassionati di questa tipologia di film,
Locke è oggi un film imprescindibile, un thriller
mozzafiato da cui è difficile distogliere l’attenzione. Prima di
vederlo, sarà però bene sapere di più sulla sua
trama e il cast di attori,
ritrovando poi qui di seguito anche una
spiegazione generale del suo
significato.
Locke: la trama e il cast del film
Protagonista del film è Ivan
Locke, capocantiere di un’importante ditta di costruzioni
e amorevole padre di famiglia. Questo suo mondo perfetto, costruito
con grande fatica, viene però bruscamente compromesso quando Locke
riceve la chiamata di Bethan, una donna con cui
aveva avuto una fugace relazione e che ora sta per partorire un suo
figlio. Nel corso di un viaggio in auto notturno, Locke si trova a
doversi far carico delle proprie responsabilità e fare delle
chiamate molto difficili, da quella al suo sottoposto
Donald, a cui deve spiegare il lavoro in cui deve
sostituirlo, fino a quella con la moglie Katrina,
a cui dovrà rivelare la verità.
Come anticipato, Locke
vanta un unico attore presente davanti la macchina da presa:
Tom Hardy. Nei
panni di Ivan Locke, l’attore era l’unico che Knight voleva per il
ruolo. Elettrizzato dall’esperienza che il progetto offriva, Hardy
accettò con grande entusiasmo, recitando il film dall’inizio alla
fine per otto giorni consecutivi. Nel corso di questo, infatti, si
può notare come il suo volto si faccia sempre più stanco, poiché il
tutto come già accennato veniva girato in tempo reale senza pause.
Hardy ha poi ricevuto diversi premi per la sua interpretazione, da
molti giudicata come una delle migliori della sua carriera.
Pur non comparendo fisicamente
davanti la macchina da presa, nel film si possono ascoltare (in
lingua originale) le voci di diversi celebri attori, impegnati
nelle chiamate vocali con il protagonista. L’attore Andrew Scott,
celebre per aver interpretato il prete di Fleabag, è qui
Donald, il sottoposto di Locke. L’attrice Ruth
Wilson e un giovane Tom Holland danno
invece voce a Katrina e Eddie, rispettivamente moglie e figlio di
Locke. La premio Oscar Olivia Colman interpreta invece
Bethan, la donna in procinto di partorire. Durante le riprese tutti
loro si trovavano in una stanza d’albergo, da cui davano luogo a
vere chiamate con Hardy, contribuendo così al realismo dei
dialoghi.
Locke: la spiegazione del
film
Nel corso della visione di
Locke lo spettatore è portato a chiedersi come mai Locke
scelga di mettere a rischio la propria vita famigliare e il proprio
lavoro per una donna con cui ha avuto solo una fugace relazione. Il
film diretto da Knight non è solo un brillante esperimento di come
si possa costruire un racconto interamente ambientato all’interno
di un automobile, ma anche una profonda riflessione sul senso di
responsabilità e su come si decide di rapportarsi ad esso. Nel
corso del film, infatti, Locke intraprende alcuni dialoghi
immaginari con suo padre, colpevole di averlo abbandonato quando
era piccolo.
Pur di non diventare come suo padre,
Locke è pronto a farsi carico di quel suo figlio che sta per
nascere, assicurandogli la sua presenza e dimostrando a sé stesso
di non essere come il suo genitore. L’intero film si fonda dunque
su questo conflitto, su quanto Locke sia disposto a sacrificare pur
di liberarsi dal fantasma delle sue origini per diventare qualcosa
di diverso. Ogni cosa nel film diventa dunque la metafora per
quanto il protagonista sta vivendo e per il suo dovere morale. La
struttura in costruzione dalla ditta del protagonista, che al
minimo errore può crollare, va infatti a rappresentare la stessa
vita di Locke, fortemente in bilico.
Le strade percorse dal protagonista
diventano invece le tante possibilità che si incontrano nella
propria vita, mentre la macchina altro non è che il proprio
personale mondo, di cui si è al volante ma dovendo fare i conti
anche con quanti ci circondano e con i fantasmi del passato. In
ultimo, per comprendere meglio il film, è bene notare che lo stesso
nome Locke sta sia ad indicare l’essere bloccato del personaggio
(in auto e in una situazione difficile), sia ad offrire un
riferimento al filosofo John Locke, il quale, tra
le tante cose, sosteneva che lo spirito umano è una tavola rasa, da
incidere azione dopo azione.
Locke: il trailer e dove
vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di
Locke grazie alla sua presenza su alcune
delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete.
Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Chili Cinema,
Google Play, Apple iTunes e Amazon Prime Video. Per vederlo, una
volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il
singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così
modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
lunedì 22 agosto alle ore 21:15
sul canale Cielo.
Arrivano la clip del
film Locke, diretto da Steven
Knight con Tom
Hardy, che ha incantato la stampa all’ultima Mostra
Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Locke è
ambientato tutto all’interno di un’autovettura: racconta la storia
di Ivan Locke, padre di famiglia e gran lavoratore che riceve
una telefonata inaspettata. Parte così un viaggio contro il tempo
che porterà il protagonista a raggiungere Londra in macchina da
Birmingham per adempiere al suo ruolo di padre. Durante il viaggio
l’uomo dovrà far fronte, sempre dall’abitacolo della sua
autovettura, a diversi problemi, tra cui un’importante consegna
lavorativa che potrebbe cambiare la sua carriera.
Guarda il Trailer italiano del film
Locke di Steven Knight
con Tom
Hardypellicola che ha incantato la stampa all’ultima
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di
Venezia e che il prossimo 30
aprile uscirà al cinema distribuito da Good Films.
Locke è
ambientato tutto all’interno di un’autovettura: racconta la storia
di Ivan Locke, padre di famiglia e gran lavoratore che riceve
una telefonata inaspettata. Parte così un viaggio contro il tempo
che porterà il protagonista a raggiungere Londra in macchina da
Birmingham per adempiere al suo ruolo di padre. Durante il viaggio
l’uomo dovrà far fronte, sempre dall’abitacolo della sua
autovettura, a diversi problemi, tra cui un’importante consegna
lavorativa che potrebbe cambiare la sua carriera.
Pubblicato il primo
trailer di Locke, film di Steven
Knight (sceneggiatore di La Promessa
dell’Assassino e Piccoli Affari
Sporchi) già acclamato al Festival di Venezia
per la grandiosa interpretazione di Tom
Hardy e per avere la particolarità di essere stato
girato in tempo reale. Locke è ambientato tutto all’interno
di un’autovettura: racconta la storia di Ivan Locke, padre di
famiglia e gran lavoratore che riceve una telefonata inaspettata.
Parte così un viaggio contro il tempo che porterà il protagonista a
raggiungere Londra in macchina da Birmingham per adempiere al suo
ruolo di padre. Durante il viaggio l’uomo dovrà far fronte, sempre
dall’abitacolo della sua autovettura, a diversi problemi, tra cui
un’importante consegna lavorativa che potrebbe cambiare la sua
carriera.
Uscirà questa settimana
Locke di Steven Knight,
il film che vede protagonista assoluto Tom
Hardy in un one-man show di 80 minuti girato in tempo
reale.
Locke è ambientato tutto
all’interno di un’autovettura: racconta la storia di Ivan Locke,
padre di famiglia e gran lavoratore che riceve una telefonata
inaspettata. Parte così un viaggio contro il tempo che porterà il
protagonista a raggiungere Londra in macchina da Birmingham per
adempiere al suo ruolo di padre. Durante il viaggio l’uomo dovrà
far fronte, sempre dall’abitacolo della sua autovettura, a diversi
problemi, tra cui un’importante consegna lavorativa che potrebbe
cambiare la sua carriera.
Di seguito vi proponiamo una featurette con regista e produttore
del film
Più di un anno fa era stato
rivelato che Alex Kurtzman e Roberto
Orci avrebbero portato sullo schermo la serie a fumetti di
Joe Hill e Gabriel Rodriguez, dal
titolo Locke and Key. Adesso, via The
Hollywood Reporter, arriva la notizia che lo sceneggiatore
Albert Torres si occuperà di curare lo script
dell’adattamento cinematografico.
In precedenza, Torres aveva scritto
il film del 2008 Henry Poole Is Here,
insieme ad una prima stesura della sceneggiatura del live action
Ben 10.
Locke and
Key, serie a fumetti pubblicata dal 2008 al 2013 e
divisa in sei volumi, racconta la storia della famiglia Locke, che
che si trasferisce in un posto chiamato Keyhouse, una villa nel New
England con fantastiche chiavi che aprono porte che donano agli
abitanti della casa incredibili abilità. L’abitazione, però, è
anche la sede di una creatura piena di odio e rancore che non
si darà pace fino a quando non costringerà gli abitanti ad aprire
la porta più spaventosa di tutte.
Sarà disponibile dal 7 febbraio su
NetflixLocke & Key, la nuova serie originale del
colosso dello streaming, adattamento dai fumetti di Joe
Hill e Gabriel Rodriguez. La serie,
dedicata principalmente ad un pubblico di adolescenti, dati i toni
che toccano il dramma familiare ma anche l’avventura e il gioco, è
formata da dieci episodi da 50 minuti con finale aperto, cosa che
ci garantisce, quasi matematicamente, una seconda stagione.
La storia è però lontana
dall’immediatezza di altri prodotti recenti Netflix,
come il riadattamento di Sabrina o
Sex
Education (entrambe le serie hanno come target
gli adolescenti). Parte invece da un dramma familiare per poi
diventare un’avventura fantastica in cui gli adulti sono estromessi
dalla magia vera e propria e rappresentano più che altro degli
ostacoli, persone da evitare, sconfiggere, da cui fuggire o
semplicemente da aiutare.
La trama di Locke & Key, nuova serie
Netflix
Locke &
Key racconta dei tre fratelli Locke, che, dopo essere
rimasti orfani di padre, morto in circostanze misteriose, si
ritirano a vivere insieme alla madre in una vecchia casa di
famiglia, Keyhouse. La grande dimora però custodisce un segreto,
che presto i ragazzi scopriranno: al suo interno sono nascoste
delle chiavi che aprono porte magiche, nel tempo, nella mente,
persino nel mondo dei morti, oggetti affascinanti che, a loro
volta, riserveranno molte sorprese ai tre giovani Locke.
Fanno da sfondo all’avventura
magica sentimenti quali l’elaborazione del lutto, del senso di
colpa, della separazione e dell’amore familiare. Da Carlton
Cuse (Lost, Bates Motel) e
Meredith Averill (The Haunting
of Hill House), Locke &
Key è senza dubbio un esperimento bizzarro, almeno
per quanto riguarda la prima parte della stagione, in cui vengono
messe le carte in tavola e si imparano a conoscere i protagonisti.
A questa prima parte di assestamento che potrebbe scoraggiare la
visione, segue però una seconda metà di stagione molto più animata
e coinvolgente, sia per quanto riguarda il ritmo che per quello che
concerne lo sviluppo narrativo, che diventa più interessante.
Andando a scomodare i grandi
archetipi del genere horror, la serie sviluppa in una chiave molto
originale il concetto di casa organica, in cui è l’edificio che fa
da sfondo alla vicenda, in questo caso Keyhouse (non a caso “la
casa della chiave”), a farsi personaggio intorno ai protagonisti in
carne e ossa. Un elemento “magico” che scopriamo dall’inizio di
questa storia è che le chiavi vogliono farsi trovare e sussurrano
ai protagonisti per farsi intercettare all’interno dell’edificio,
che si trasforma intorno ad esse.
Un altro elemento che rende
Locke & Key un prodotto generazionale ma
interessante è l’utilizzo del comparto sonoro. Ridotto all’osso in
gran parte delle scene più importanti, l’assenza di suono
contribuisce a tendere l’atmosfera, con effetti davvero
“spaventosi” in più di un’occasione.
I protagonisti vincenti
Se però la serie avrà successo, al
di là della trama che chi ha letto i fumetti già conosce, sarà
perché il cast di giovani attori scelti per i ruoli principali
dimostra alchimia e carisma da vendere. Dallo scontroso ma
protettivo Tyler di Connor Jessup, alla turbolenta
ma responsabile Kinsey di Emilia Jones, al fin
troppo giudizioso e tenerissimo Bode di Jackson Robert
Scott, il terzetto che interpreta i fratelli Locke bucherà
gli schermi di pc e tv.
Locke &
Key è sicuramente un prodotto interessante e
originale, che potrebbe catturare l’attenzione di una fetta di
pubblico disposta a coniugare un dramma familiare con un’avventura
fantasy e sporadiche declinazioni verso il thriller e l’horror.
A chi non piace viaggiare? Visitare
posti nuovi è una delle attività che le persone curiose
maggiormente amano, tuttavia, soprattutto in periodo di emergenza
sanitaria globale, è difficile continuare a farlo. La bellezza del
cinema è che, invece, può continuare a portarci in giro per il
mondo, o per i mondi, in particolare, nelle nostre location
cinematografiche preferite. E quale universo cinematografico ha un
maggior numero di location iconiche e super riconoscibili, se non
il Marvel Cinematic
Universe?
Ecco di seguito le 10 location più
iconiche del MCU:
La baita di Tony e Pepper
in riva al lago è stata una location così amata ed apprezzata dagli
spettatori di Avengers: Endgame che, sulla scia del film,
i fan hanno trovato l’edificio su Airbnb, mandando in tilt le
prenotazioni.
Nella vita reale, la baita si trova
in Georgia, mentre nel film non è chiaro quale sia la sua location,
tuttavia è riuscita decisamente a catturare l’attenzione e
l’immaginazione degli spettatori.
La scena in Spider-Man: Far
From Home in cui Peter viene arruolato da Happy mentre è in Olanda
è unica e visivamente accattivante. La scena è coloratissima, una
distesa di tulipani variopinti, tutti aggiunti con il VFX.
È in un momento del film in cui
Spider-Man è alle strette, non sa più di chi si può fidare, quindi
il fatto di essere salvato da Happy in un paesaggio così
incredibile è probabilmente un omaggio alla creatività che Peter ha
ereditato da Iron Man, recentemente scomparso.
Situato alla periferia di
New York City, la Avengers Facility è la location principale di
Avengers: Endgame. Anche se Thanos l’ha fatta a pezzi alla fine del film, la
struttura era la base operativa perfetta per gli eroi per
incontrarsi dopo il caos di Infinity War.
La struttura nella vita reale è in
realtà situata nell’East Anglia, nel Regno Unito, e i fan del film
possono visitare la struttura anche se probabilmente al suo interno
non c’è una macchina del tempo, né vi sono custodite le Gemme
dell’Infinito.
Thanos si ritira nella sua
fattoria su un pianeta lontano dopo che lo schicco di Infinity War
ha spazzato via il 50% di tutte le creature viventi. Mentre lo
schiocco ha quasi ucciso il titano pazzo, decide rinunciare alla
veste di guerriero e diventare una specie di contadino /
giardiniere, in solitudine per il resto della sua vita.
Considerando che Thanos poteva
scegliere un luogo qualsiasi in tutto l’universo, sceglie un
pianeta isolato e molto bello. Le immagini del Titano che raccoglie
i suoi frutti sono bellissime e anche molto significative.
Sakaar è il pianeta
discarica, governato dal Granmaestro interpretato da Jeff Goldblum,
e disseminato di fumetti Marvel come un Easter egg che si spera
tornerà nei film di Thor più tardi.
Anche se è visto come un pianeta
desolato, Sakaar è uno dei pianeti del MCU più colorati,
specialmente quando c’è una festa in strada a tema Hulk in cui si
imbattono Thor e Bruce Banner, mentre cercano di scappare.
Estremamente luminoso e accogliente,
questo pianeta ricorda una tipica città di fantascienza situata
sopra le nuvole. Tutto il franchise di Guardiani ci ha offerto
scenari spettacolari, ma Xandar è uno dei punti forti dei film di
James
Gunn.
Vormir è la dimora della
Gemma dell’Anima, e per raggiungerla bisogna pagare un prezzo
altissimo, sacrificando ciò che amiamo di più. Thanos lo fa in
Infinity War quando sacrifica Gamora, e poi Clint Barton fa lo
stesso in Endgame quando Vedova Nera muore.
Quando si ottiene la Gemma
dell’Anima, l’intero Vormir viene visualizzato nella sua forma
sbalorditiva, e sebbene il pianeta sia presente brevemente
nell’MCU, la sua estetica è estremamente piacevole.
Ego è il papà di Peter
Quill ed è il cattivo principale di Guardiani della Galassia Vol.
2; tuttavia, lui è anche un pianeta vero e proprio, in quanto non è
una persona, ma un Celestiale che può assumere la forma che più
desidera.
Il pianeta su cui ha la sua base, e
quello su cui i Guardiani si imbattono durante il film, è
bellissimo e funge da paradiso per le disavventure intergalattiche
dei protagonisti. Questo fino a quando il team non scopre che Ego è
in realtà un maniaco divoratore di pianeti e il suo stesso pianeta,
insieme a lui, viene distrutto.
Asgard – Trilogia di Thor
Asgard è la casa degli
Asgardiani, una razza nordica aliena governata dal Dio del Tuono e
membro degli Avenger, Thor. Nei film di Thor, Asgard compare
tantissimo, soprattutto nel secondo, ed è un luogo magnifico, più
simile ad una città con al centro un grandioso palazzo che a un
pianeta.
Ci sono molte scene ambientate su
Asgard e l’evoluzione del tono legato al personaggio di Thor le ha
rese man mano più comiche, nonostante l’iniziale gravità del
personaggio. Il luogo viene poi distrutto in Ragnarok, e
ricostruito sulla Terra, anche se non è altrettanto glorioso.
Il luogo più epico
dell’intero MCU è senza dubbio la nazione di Wakanda. E’ un mondo
nascosto dalle mappe nel cuore dell’Africa ed è la casa di Black Panther. La sua ricchezza più grande è il
vibranio, un minerale presente nelle viscere della terra su cui si
edifica la nazione.
La città/nazione di Wakanda è di una
bellezza che incanta in un modo che apre il MCU a nuove possibilità
e ha sicuramente contribuito al successo planetario di Black
Panther.
Dal 6 al 16 agosto
2025, Locarno tornerà a essere il cuore
vibrante del grande cinema internazionale, accogliendo una
programmazione ricca e variegata: dalle proposte più audaci e
sperimentali al grande cinema popolare. I concorsi offriranno uno
sguardo originale su nuove forme narrative, mentre sulla Piazza
Grande si alterneranno storie umane intense e toccanti, illuminate
dalla presenza di grandi star internazionali. Con la sua 78ª
edizione, Locarno si conferma una vetrina aperta a tutti i
linguaggi e immaginari del cinema contemporaneo.
Giona A. Nazzaro, direttore
artistico del Locarno Film Festival: “I film della
78esima edizione rappresentano quanto di vivo, necessario e audace
respira nel cinema contemporaneo, oggi. Un cinema tutto al presente
indicativo, privo di qualsiasi nostalgia e proiettato tutto in
avanti, verso un futuro aperto, mobile, inclusivo, da immaginare
insieme, nuovamente. Un cinema giocoso e pericoloso, che si assume
molti rischi, ma anche un cinema che non dimentica di ridere e di
irridere, e di interrogare la storia in tutti i suoi aspetti.
Cinema necessario, dunque, da scoprire nel buio della sala
cinematografica, per ritrovare il senso profondo del piacere e del
senso di appartenere a una comunità. Film pensati per la sala
cinematografica e per l’esperienza collettiva, davanti allo
schermo. Il cinema, ancora una volta, è ora. Tutto in
avanti”.
14 film, incluse 4 prime mondiali e
2 prime internazionali, saranno presentati in Piazza Grande, lo
straordinario cinema all’aperto di Locarno, in grado di ospitare
ogni sera migliaia di spettatori.
Nel Concorso Internazionale 17 film
provenienti da tutto il mondo e presentati in prima mondiale
competono per il Pardo d’Oro. Qui trova spazio il meglio del
panorama cinematografico contemporaneo: qui autori affermati e
talenti emergenti, forme classiche e sperimentali tracciano i nuovi
territori dell’arte cinematografica.
Il Concorso Cineasti del Presente,
lo spazio dedicato agli autori di oggi e al cinema di domani,
comprende 15 film: opere prime o seconde, tutte in prima
mondiale.
Fuori Concorso è il laboratorio
creativo in cui prendono forma nuove visioni e si riscrivono i
linguaggi del cinema: una sezione non competitiva che funge da
laboratorio di contaminazione tra tutti i generi immaginabili e le
diverse forme di narrazione. La sezione comprende 14 film, di cui
12 prime mondiali e una prima internazionale.
Prospettive inedite sulla storia del
cinema con 15 film: una sezione diversificata che contiene classici
appena restaurati e film poco conosciuti.
All’interno della missione del
Locarno Film Festival, Pardi di Domani rappresenta un pilastro
fondamentale: favorisce il dialogo fra tradizioni e generazioni e
sostiene i cineasti che contribuiranno a definire il futuro del
linguaggio cinematografico. L’edizione di quest’anno presenta 40
prime mondiali, provenienti da tre concorsi e 25 paesi diversi, e
traccia una panoramica delle possibili direzioni del cinema di
domani. Attraverso il Concorso Nazionale e Internazionale, il
Festival sostiene lo sviluppo di nuovi talenti, offrendo loro
visibilità e un accesso privilegiato al contesto professionale
internazionale. Il Concorso Corti d’Autore propone opere
straordinarie che ci ricordano quanto il formato breve possa essere
una preziosa fonte di ispirazione anche per gli autori
affermati.
Pochi festival internazionali
possono vantare rilevanza culturale pari a quella delle celebri
retrospettive del Locarno Film Festival, che ormai da anni
contribuiscono in modo determinante al dibattito mondiale sul
cinema di ieri. Che si tratti di studi completi del corpus di un
grande autore – i quali offrono la possibilità di assorbire la
complessità della produzione artistica di un cineasta nella sua
interezza – oppure di una riconsiderazione non canonica di cinema
nazionali o case di produzione, la ricca Retrospettiva è un
appuntamento amatissimo da cinefili, studiosi, professionisti e
grande pubblico. Quest’anno non fa eccezione: con “Great
Expectations” il Festival rende omaggio al cinema britannico
postbellico, riunendo pellicole restaurate in digitale e copie
provenienti dalla collezione del BFI National Archive – che
quest’anno festeggia il suo 90° anniversario.
Una selezione dedicata al pubblico
dei più giovani, un viaggio iniziatico nel mondo del cinema, grazie
a una selezione di film dedicati a bambini e ragazzi, con 4 prime
mondiali e 2 internazionali e immersioni nel mondo dell’animazione,
tra cui la prima svizzera di Mary Anning, chasseuse de fossiles
(2025), il nuovo film d’animazione di Marcel Barelli, premiato
quest’anno con il Locarno Kids Award presentato dalla
Mobiliare.
Nel primo anno di un ciclo
quadriennale dedicato a 42 paesi del continente africano, Open
Doors offrirà una panoramica delle più interessanti produzioni
indipendenti della sua attuale regione di riferimento. Quest’anno
saranno presentati 8 lungometraggi e 5 cortometraggi.
La Semaine de la Critique presenta 7
lungometraggi documentari in prima mondiale o internazionale,
selezionati dall’Associazione Svizzera dei Giornalisti
Cinematografici.
Una selezione di 10 lungometraggi e
2 corti che rappresentano il meglio della produzione elvetica,
scelta da una commissione di rappresentanti delle Giornate di
Soletta, dell’Accademia del Cinema Svizzero e SWISS FILMS.
Pardi di domani, la sezione del
Locarno Film Festival dedicata ai cortometraggi,
si arricchisce di un nuovo programma competitivo, Corti d’autore,
riservato alle opere brevi di cineasti già protagonisti del
panorama internazionale. La direzione artistica, che sta lavorando
al disegno di un’edizione si spera all’insegna del rilancio e della
ripartenza, apre così una significativa possibilità di
partecipazione al Festival a registi di rilievo impegnati a
sperimentare con formati inediti e innovativi.
Il Locarno Film Festival riparte nel 2021
accendendo una nuova luce sul cortometraggio, da trent’anni al
centro della sua programmazione, riconoscendolo oltre che come
“trampolino di lancio” anche come terreno di ricerca espressiva e
poetica, tanto per i talenti emergenti quanto per gli autori più
noti. Finora la sezione dedicata,
Pardi di domani, ha accolto i corti – svizzeri e
internazionali – di registi che non avevano ancora realizzato
lungometraggi. Corti d’autore, questo il nome del
nuovo concorso, sarà invece un terzo programma competitivo
interamente dedicato ai cortometraggi e mediometraggi di registe e
registi già affermate/i, le cui opere saranno presentate in prima
mondiale o internazionale e che potranno ricevere un premio.
Il direttore artistico, Giona A. Nazzaro: “Corti d’autore
intende essere un luogo dove opere fuori formato di autori
affermati trovano accoglienza e visibilità. Una sezione
nuova, competitiva, dedicata agli sguardi irregolari del cinema,
senza distinzione di genere, in continuità con la vocazione di
Locarno tesa a scoprire voci nuove lanciate verso il
futuro.”
Le iscrizioni per il nuovo concorso Corti d’autore sono aperte
fin da subito e registe e registi da tutto il mondo possono
rispondere alla call for entry per partecipare alla selezione.
Maggiori dettagli qui.
Eddie Bertozzi, responsabile Comitato Pardi di domani, che con
gli altri nuovi selezionatori della sezione – Anne Gaschütz, Enrico
Vannucci e Valeria Wagner – si occuperà di visionare e scegliere i
cortometraggi anche per questo nuovo concorso: “Corti d’autore
è uno stimolante invito a ridefinire la nostra percezione di cosa
sia un cortometraggio, chi lo dirige e perché. Non solo una
fondamentale palestra per talenti emergenti, ma anche terreno di
elezione per artisti affermati, che nella forma breve ritrovano una
libertà inedita nel raccontare storie e sperimentare stili che
sfidano le rigidità del formato più canonico.”
In attesa di scoprire i nomi che faranno parte del concorso
Corti d’autore, per tutto febbraio gli amanti del formato breve
possono assistere alla terza edizione delle Locarno Shorts Weeks,
l’evento off e digitale del Locarno Film Festival, organizzato con
il sostegno di Swiss Life, che propone gratuitamente sul proprio
sito un corto al giorno, con una durata di programmazione di 7
giorni. La selezione prevede cortometraggi presentati in diverse
sezioni del programma di Locarno72 da Pardi di domani a Open Doors
Screenings.
La 74esima edizione del Locarno Film Festival si terrà
dal 4 al 14 agosto 2021. Il team del Festival sta
lavorando, nel pieno e rigoroso rispetto delle norme sanitarie,
nell’ottica di realizzare un’edizione completa della
manifestazione. Qualora le stesse norme lo imponessero, il Festival
si riserva la possibilità di apportare delle modifiche
organizzative, che verranno comunicate a tempo debito ai media e al
pubblico.
Come ogni anno, il Consolato
svizzero di via Palestro a Milano è sede della rituale conferenza
stampa di presentazione del Festival del Cinema di Locarno,
quest’anno giunto alla 67esima edizione.
A fare gli onori di casa il console
Massimo Baggi ed il presidente del Festival Marco Solari, il quale
con la solita eleganza e simpatia ha coordinato i vari interventi.
La sinergia tra il Festival ticinese e l’Italia rimane forte e
salda, come testimoniano le già annunciate proiezioni dei film
vincitori tra il 15 ed il 17 settembre a Milano ; fa un certo
rumore, come ha sottolineato il presidente Solari, la rinuncia
dell’Anec di Roma, una rinuncia che negherà alla capitale di
omaggiare, come ogni anno, un Festival importante come quello di
Locarno.
Il festival si terrà tra il 6 ed il
16 di agosto, a fornire i dettagli sulla rassegna è stato il
direttore artistico Carlo Chatrian. 150 film in concorso più un
altro centinaio fuori concorso o inseriti in varie retrospettive,
film provenienti, come da abitudine, dalle parti più disparate del
pianeta e senza barriere o preclusioni alle innovazioni espressive
o stilistiche emergenti. Come confermato da Chatrian, i titoli in
gara dal maggior richiamo e dalle attese più sentite saranno
Lucy di Luc Besson, The Hundred – foot journey di
Lasse Hallstrom con Helen Mirren, Les Plages d’Agnès di e
con Agnès Varda cui il Festival dedica una delle tante
retrospettive e La sapienza di Eugene Green in cui si
racconta di un viaggio itinerante all’insegna dell’arte e
dell’architettura rinascimentale.
Tra i titoli in concorso anche
alcuni registi italiani di cui, Chatrian assicura, non rimarremo
delusi, come Simone Rapisarda con il suo Creazione di un
significato in cui racconta le Alpi Apuane tra testimonianze
di una guerra partigiana che fu ed un presente incerto, Gianfranco
Pennone fuori-concorso con il suo Sul Vulcano con cui
presenta un interessantissimo docu film sul Vesuvio tra ambiente,
natura e poesia e tra le opere nuove Perfidia di Bonifacio
Angius dove una Sardegna aspra ed amara fa da sfondo ad un
conflitto padre-figlio.
Un’edizione che parla molto
italiano in quanto dopo quattro anni di approfondimenti e omaggi al
cinema indipendente d’oltreoceano, Locarno dedicherà una lunga
serie di proiezioni e iniziative alla storica casa di produzione
cinematografica Titanus di Guido Lombardo, ultimo discendente di
una dinastia di produttori che fa cinema in Italia dal 1904. Tra i
tanti capolavori scelti e che verranno proiettati, citiamo ad
esempio Il gattopardo, Pane amore e fantasia, La ciociara, La
ragazza con la valigia e L’uccello dalle piume di cristallo,
uno dei primi lungometraggi di Dario Argento che sarà ospite
durante la rassegna e incontrerà il pubblico.
Tra i tanti ospiti, il direttore
Chatrian ha voluto sottolineare la retrospettiva dedicata a Jean
Pierre Leàud ( il ragazzino de I 400 colpi di Truffeaut)
che verrà omaggiato con un Pardo alla Carriera e con una serie di
proiezioni dedicate alla Nouvelle Vague.
La nona edizione dell’iniziativa
di Locarno Pro dedicata ai film in fase di
post-produzione punta il suo sguardo sulla Serbia,
accogliendo e sostenendo una cinematografia che negli ultimi anni
il Locarno Film Festival ha già fatto conoscere al proprio
pubblico.
Tra le iniziative promosse da
Locarno Pro, First Look si propone come un trampolino di
lancio per i film del futuro, opere in essere, ma non ancora
realizzate. L’occhio di First Look quest’anno si concentrerà sulla
Serbia, paese dalla cinematografia riconosciuta a livello
internazionale grazie anche ai recenti film presentati al Locarno
Film Festival, come In Praise of Nothing di
Boris Mitic , nella sezione Signs of Life del 2017, oppure i due
cortometraggi nella sezione Pardi di domani: Loop di Matija
Gluščević e Nikog nema (Nobody Here) di Jelena
Gavrilović. Ancora, nel 2016 il Locarno Film Festival presentò
sempre in Signs of Life il lungometraggio di Dane
Komljen Svi severni gradovi (All the Cities of
the North, 2016) e nella sezione Pardi di domani il film Tranzicija
(Transition) di Milica Tomovic. Infine non dimentichiamo nel
Concorso internazionale del 2010 il film Beli beli
svet, di Oleg Novković, che ha portato un Pardo per la miglior
interpretazione femminile all’attrice Jasna Djuricic.
Grazie alla collaborazione con
il Film Center Serbia First Look selezionerà dai 5 a 7
film in fase di post-produzione. I produttori dei progetti
selezionati parteciperanno al Locarno Film Festival e avranno modo
di presentare le loro opere ai professionisti del settore durante
le giornate cuore di Locarno Pro, dal 9 all’11 agosto. I film
saranno proiettati per un pubblico di venditori, compratori,
programmatori e rappresentanti dei fondi di sostegno alla
post-produzione al fine di promuoverne il completamento, la vendita
e la carriera festivaliera.
Il Film Center
Serbia raccoglierà le iscrizioni fino al 31 maggio 2019 e i
progetti selezionati dal team del Locarno Film Festival saranno
annunciati nell’ultima settimana di luglio.
Una giuria composta di direttori e
programmatori di festival internazionali assegnerà i First Look
Award, ovvero servizi per la finalizzazione del film in fase di
post-produzione del valore di 65’000 € offerti da Cinelab
Bucharest, il premio Le Film Français, che consiste in servizi
pubblicitari del valore di 5’600 € e il premio offerto
da Kaiju Cinema D/ffusion del valore di 5’000 €, per la
realizzazione del design di un poster internazionale.
First Look prosegue sulla scia di
successo delle sue recenti edizioni dedicate a Portogallo (2018),
Paesi baltici (2017), Polonia (2016), Israele (2015), Brasile
(2014), Cile (2013), Messico (2012) e Colombia (2011) tramite le
quali ha potuto promuovere film di successo come Golpe de
Sol (Sunburn, 2018) di Vicente Alves do Ó, il
film Portugal (2017) di Lauri
Lagle Ptaki spiewaja w Kigali (Birds are Singing
in Kigali, 2017) di Joanna Kos-Krauze e Krzysztof
Krauze, Sufat Chol (Sand Storm, 2016) di Elite
Zexer, Que Horas Ela Volta? (The Second Mother,
2015) di Anna Muylaert, Matar a un hombre (To
Kill a Man, 2014) di Alejandro Fernandez Almendras e La
Playa D.C. (2012) di Juan Andrés Arango.
La 72esima edizione del Locarno
Film Festival si terrà dal 7 al 17 agosto 2019.