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L’Uomo Invisibile: per Elisabeth Moss un sequel dipenderà dai fan

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Elisabeth Moss, star de L’uomo invisibile, crede che la realizzazione di un potenziale sequel dipenderà esclusivamente dal supporto dei fan. Il film, diretto da Leigh Whannell (noto per le saghe di Saw e di Insidious), è stato un incredibile successo tanto di critica quanto di pubblico, diventando il film più visto del 2020 prima che i cinema venissero ufficialmente chiusi a causa della pandemia di Covid-19.

Sfortunatamente, la corsa al box office del film si è conclusa dopo sole quattro settimane, prima che lo stesso venisse poi reso disponibile, per il noleggio, sulle principale piattaforme di streaming. Il successo del film, che ha ufficialmente rilanciato i famosi mostri della Universal sul grande schermo (in cantiere ci sarebbero anche un nuovo film su Dracula e una nuova iterazione di Wolfman con Ryan Gosling), ha spinto molti a chiedersi se un eventuale sequel potrebbe vedere la luce.

A parlare della questione è stata proprio Elisabeth Moss in una recente intervista con Bloody Disgusting, rendendo chiaro un concetto in cui crede fermamente: un possibile sequel dipenderà esclusivamente dai fan. Alle pagine della noto sito, Moss ha dichiarato: “Guarda, se la gente lo vuole… è una parte importante di ciò di cui abbiamo bisogno per farlo. Quindi, dì la fuori che lo vuoi e ti aiuterò!” 

L’uomo invisibile: la recensione del film con Elisabeth Moss

Gran parte del successo de L’uomo invisibile è stato dovuto al modo in cui Leigh Whannell, autore anche della sceneggiatura del film, è riuscito a riadattare il celebre romanzo di H. G. Wells in chiave moderna, concependo una storia dal forte impatto emotivo, carica di tensione, che parlasse di un problema attualissimo: la violenza domestica e lo stalking. Vedremo se la Universal Pictures e la Blumhouse Productions decideranno di puntare ancora sulla storia e sul futuro di Cecilia, il bellissimo personaggio interpretato da Moss nel film.

L’uomo invisibile: la recensione del film con Elisabeth Moss

L’uomo invisibile: la recensione del film con Elisabeth Moss

Per rendere spaventoso qualcosa che non si vede, più che ricorrere in modo eccessivo a facili trucchi di post-produzione, è possibile avvalersi della pura e semplice messa in scena. È ciò che fa il regista e sceneggiatore Leigh Whannell, costruitosi una fama legando il proprio nome alle saghe horror di Saw e Insidious. Con L’uomo invisibile, interpretato da Elisabeth Moss, riporta ora a nuova vita uno dei classici dell’orrore targato Universal, riadattato affinché possa parlare in modo particolarmente intelligente di uno dei veri incubi odierni: lo stalking.

Il film ha inizio nel momento in cui Cecilia (Elisabeth Moss) fugge nella notte dalla villa del suo compagno Adrian, il quale si rivela essere una personalità possessiva e pericolosa. Settimane dopo la sua fuga, la protagonista apprende del misterioso suicidio del suo ex. Ma per quanto la cosa sembri certa, la donna sente di non essere al sicuro e piano piano si convince che Adrian non è morto. È lì fuori da qualche parte, solo che lei, né nessuno altro, possono vederlo.

L’uomo invisibile: la paura di ciò che non si vede

Che cosa può raccontare oggi una storia come quella dell’uomo invisibile? Questa poteva essere affrontata nel superficiale fine di dar vita ad un horror buono per spaventare un pubblico di coraggiosi, o attraverso una brillante rilettura che, oltre a generare quel clima di terrore richiesto dal genere, è in grado di dirci qualcosa su una delle tematiche più attuali del nostro tempo. Fortunatamente è stata questa seconda opzione a prevalere. L’uomo invisibile muove i primi passi a partire dal conflitto venutosi a generare nel momento in cui la donna protagonista lascia di nascosto il suo violento compagno. Un evento di cui spesso si ha notizia nel mondo reale, e che nel film segna il tema portante.

Ancor prima del reale manifestarsi del mostro che dà il titolo al film, il regista sceglie di costruire la necessaria atmosfera di tensione mostrando gli effetti che a livello psicologico minano la salute mentale della protagonista. Effetti che sono causa del controllo subito per anni dal suo ex, il quale era quasi arrivato a controllare anche cosa lei pensasse. Qualunque persona o rumore inconsueto diventano sentimento di minaccia, di un terrore che è annidato nella propria testa, che nessuno a parte chi ne è affetto può vedere. E trattando proprio di invisibilità, il regista sottolinea anche allo spettatore questa minaccia portando spesso e volentieri l’attenzione su inquadrature vuote, apparentemente innocue ma da cui potrebbe presentarsi all’improvviso il pericolo più inaspettato.

L’assenza diventa così più spaventosa di ciò che si manifesta concretamente. Ma anche se invisibile, non c’è nulla del villain che rimandi al fantasy. Decidendo di trattare tematiche estremamente concrete come la violenza sulle donne e lo stalking, il regista e sceneggiatore non poteva infatti tradirsi assegnando origini fantastiche all’uomo del titolo. Addio dunque a pozioni o incantesimi dell’invisibilità, con il personaggio che acquista la sua qualità in modo forse fantascientifico ma non implausibile, e con un ancor più evidente fine di perseguitare la sua vittima.

L Uomo Invisibile Recensione

Guardando L’uomo invisibile ci si trova allora davanti ad un prodotto in grado di incutere timore proprio per il suo essere aderente alla realtà, utilizzando la storia e il suo genere per un film che pone lo spettatore nelle condizioni di chi arriva ad avere paura anche della propria ombra. Se ciò avviene, è anche merito della protagonista Elisabeth Moss, distintasi negli anni per la sua bravura e che dà qui vita ad una performance sofferta e credibile, dove si alterna paura e frustrazione.

Il regista la rende protagonista di un film che affronta un timore universale, permettendole però, una volta scoperto il trucco, di divenire l’artefice del proprio destino. Si potrà contestare al film, e a ragione, che data la sua durata di due ore piene non mancano sequenze meno incisive, che rischiano di rendere altalenante il ritmo, ma per il suo valore tematico, e per la brillante messa in scena costruita in torno ad esso, L’uomo invisibile ha le qualità per affermarsi come un brillante horror che rilancia in modo intelligente una delle icone del genere.

L’Uomo Invisibile: da Hill House arriva il protagonista

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L’Uomo Invisibile: da Hill House arriva il protagonista

La star di Hill House, Oliver Jackson-Cohen ha ottenuto il ruolo principale in L’Uomo Invisibile, film prodotto da Universal e Blumhouse la cui produzione comincerà a Sydney, in Australia, questo mese.

Si tratta di un bel colpo di scena per il progetto, considerando che, durante lo sviluppo iniziale alla Universal, Johnny Depp era destinato a interpretare il protagonista della storia. Jackson-Cohen si unisce al già annunciato cast di Elisabeth Moss, Aldis Hodge, Harriet Dyer e Storm Reid. Secondo Deadline, i produttori del film sono rimasti molto colpiti dalla performance di Jackson-Cohen nei panni di Luke Crain in Hill House, tanto da volerlo come protagonista nel progetto che prevede il ritorno al cinema di uno dei personaggi più affascinanti della letteratura.

Leigh Whannell è stato incaricato di scrivere, dirigere e ricoprire il ruolo di produttore esecutivo per L’Uomo Invisibile. Jason Blum produce con la sua Blumhouse Productions insieme a Kylie du Fresne per Goalpost Pictures. Il film è una co-produzione di Goalpost Pictures Australia e Blumhouse Productions, in collaborazione con Nervous Tick, per la Universal Pictures.

Il progetto L’Uomo Invisibile rientrava nel rilancio del Monsterverse della Universal, che però si è scontrato con il clamoroso flop de La Mummia con Tom Cruise e si è sgretolato prima che potesse effettivamente decollare. Nel progetto iniziale, appunto, Johnny Depp era stato scelto per interpretare il ruolo del protagonista.

Fonte: Deadline

L’Uomo invisibile finalmente in home video

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L’Uomo invisibile finalmente in home video

L’Uomo invisibile, un intenso e moderno thriller psicologico, sarà disponibile nelle edizioni home video nei formati Dvd, Blu-ray, 4k Ultra HD a partire dal 22 luglio con Universal Pictures Home Entertainment Italia.

Prodotto dall’iconico Jason Blum (Halloween, Split, Scappa – Get Out, Noi) e diretto da Leigh Whannell (Saw, Insidious, Upgrade), questo thriller psicologico rende attuale questo mutevole mostro classico della Universal, che fa da sfondo alle vicende di una donna forte che affronta il suo persecutore. Peter Travers, Rolling Stone, lo definisce “Un ritratto attuale e tagliente per un horror socialmente sensibile”. L’Uomo invisibile arriva a casa vostra con tantissimi contenuti inediti da scoprire.

L’Uomo invisibile segue la storia moderna dell’ossessione ispirandosi al mostro classico Universal. Cecilia Kass (Elisabeth Moss) torna lentamente a ricostruire la sua vita dopo la morte del suo ex-fidanzato violento (Oliver Jackson-Cohen). Ma non passa molto tempo prima che cominci a chiedersi se è davvero sparito per sempre. Oltre al film, LL’Uomo invisibile racchiude oltre venti minuti di contenuti speciali esclusivi, tra cui la possibilità di conoscere più a fondo la protagonista Elisabeth Moss, il commento al film con il regista e scene eliminate che non volete assolutamente perdere.

Con una certificazione “Fresh” di Rotten Tomatoes ed un punteggio del 91%, L’Uomo invisibile presenta all’interno del suo cast la due volte vincitrice di Emmy e di Golden Globe Elisabeth Moss (Noi, The Handmaid’s Tale). Ad accompagnare la Moss, il vincitore del SAG Aldris Hodge (Black Mirror, Straight Outta Compton), Oliver Jackson-Cohen (Hill House), Storm Reid (Don’t Let Go, Euphoria).

L’uomo invisibile 2: Elisabeth Moss offre un importante aggiornamento

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Uscito nel 2020, L’uomo invisibile (qui la recensione) di Leigh Whannell è stato uno dei film horror più acclamati dalla critica di quell’anno e ha lasciato i fan con la speranza di poter vedere un seguito. Ma nonostante la sua conclusione aperta, non ci sono stati per ora aggiornamenti reali su un possibile sequel, almeno fino ad ora. Durante un’apparizione al podcast Happy Sad Confused, la star Elisabeth Moss ha rivelato che: “La Blumhouse e la mia casa di produzione [Love & Squalor Pictures]… siamo più vicini che mai al realizzarlo. E mi sento molto ottimista al riguardo“. L’attrice ha inoltre ribadito che: “Siamo davvero intenzionati a continuare la storia“, riaccendendo dunque le speranze dei fan a riguardo.

Di cosa parla L’uomo invisibile?

Ne L’uomo invisibile, Moss interpretava una donna, Cecilia, che veniva presa di mira dal suo ex fidanzato, il quale inscenava la propria morte e usava una tuta che lo faceva apparire invisibile per molestarla apparentemente dall’oltretomba. Il film si conclude con Cecilia che prende il controllo della tuta per uccidere il suo molestatore, rimanendo poi in possesso della tecnologia. Il film è interpretato anche da Aldis Hodge nel ruolo dell’amico che aiuta Cecilia a riprendersi la sua vita. Il film non è stato solo un successo di critica, ma anche di botteghino, con un incasso globale di 144 dollari a fronte di un budget di 7 milioni di dollari.

Già nel 2022, la Moss aveva dichiarato di non considerare del tutto conclusa la sua esperienza con L’uomo invisibile, dichiarando a ComicBook.com che avrebbero voluto un sequel altrettanto buono, se non migliore, del primo. “Non posso dire molto, ma sicuramente non è… non è affatto in secondo piano, ma penso che, con qualsiasi sequel, si voglia ovviamente essere sicuri di rendere giustizia all’originale“, ha detto Moss. “E quindi nessuno di noi coinvolti ha intenzione di creare un’altra cosa, lanciarla e vedere cosa succede. Vogliamo davvero che sia altrettanto buono, se non migliore, del primo“.

L’uomo in più: recensione del film di Paolo Sorrentino

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L’uomo in più: recensione del film di Paolo Sorrentino

L’uomo in più è il film del 2001 di Paolo Sorrentino con protagonisti nel cast Toni Servillo e Andrea Renzi.

  • Anno: 2001
  • Regia: Paolo Sorrentino
  • Cast: Toni Servillo, Andrea Renzi

L'uomo in piùTrama: Due vite parallele in una Napoli di inizio anni ’80: Antonio Pisapia è un calciatore all’apice della propria carriera; la sua è una “vita da mediano”, dentro e fuori il campo: timido, introverso, leale, scrupoloso. Mentre gli altri calciatori a fine carriera si sporcano con la vergogna del calcio scommesse per l’incertezza economica del post-ritiro, lui decide di restarne fuori; distinguendosi ancora una volta. Antonio “Tony” Pisapia è invece un cantante di musica leggera; voce “sporca” come la sua anima: cinico, spavaldo, egocentrico. Ha vissuto sempre “al massimo”, finendo due volte in carcere per droga. Le loro vite corrono come due treni su binari paralleli, così diverse e opposte. Ma finiscono entrambi per deragliare.

L’uomo in più, il primo film di Paolo Sorrentino

L’uomo in più è il primo film scritto e diretto da Paolo Sorrentino nel 2001. La pellicola da l’avvio al fortunato connubio professionale con l’attore casertano Toni Servillo, che apparirà in altri suoi tre film successivi, sempre da protagonista e con ruoli sempre diversi che esaltano le sue grandi doti istrioniche. In questa occasione Servillo interpreta il cantante Tony Pisapia, dandogli magnificamente quel tocco di cinico egoista ricucitogli da Sorrentino. L’altro Pisapia, il calciatore, è invece interpretato da Andrea Renzi, attore romano.

I due protagonisti si ispirano a personaggi reali: il cantante Tony Pisapia al cantautore Franco Califano, mentre il calciatore Antonio Pisapia a Agostino Di Bartolomei, calciatore della Roma suicidatosi nel 1994, il 30 maggio, dieci anni esatti dalla finale di Coppa dei Campioni 1983-1984 persa dalla Roma contro il Liverpool.

Sorrentino racconta le due storie aggiungendoci passaggi di fantasia; in modo più estremo nel caso del cantante (commetterà un omicidio) e ribaltando la realtà nel caso del calciatore (Pisapia vorrebbe allenare ma gli fanno fare il dirigente, mentre Di Bartolomei voleva proprio fare il dirigente).

Oltre ai due protagonisti, ve n’è un terzo ispirato alla realtà: il Molosso – l’allenatore interpretato da Nello Mascia – è ispirato al “Petisso” Bruno Pesaola, allenatore del Napoli, della Fiorentina campione d’Italia nel 1969 e del Bologna.

Le canzoni di Tony Pisapia sono interpretate dallo stesso Toni Servillo e scritte dal fratello Peppe insieme a Paolo Sorrentino. Tutta la colonna sonora consta di 11 tracce non pubblicate, dunque non trovabili.

L’Uomo Fedele: il film di Louis Garrel con Laetitita Casta e Lily-Rose Depp

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Debutta oggi al cinema L’Uomo Fedele, il film diretto da Louis Garrel e con protagoniste Laetitita Casta e Lily-Rose Depp.

Per il suo secondo lavoro da regista (dopo Due amici del 2015), l’enfant prodige del cinema francese Louis Garrel sceglie un mènage á trois per dare vita a una commedia romantica e divertente sui rapporti interpersonali.

L’uomo fedele vede l’affascinante Abel (interpretato dallo stesso Garrel) a dover scegliere tra l’amore della sua vita, Marianne, interpretata da Laetitia Casta (sua compagna anche nella vita), e la giovane ma instabile Eve/Lily-Rose Depp, in quello che Hollywood Reporter definisce “il suo ruolo più riuscito di sempre”. Tra ironia e suspense, il film – scritto da Garrel insieme allo sceneggiatore Premio Oscar Jean-Claude Carrière – indaga con ironia sulle dinamiche dell’amore, tra incontri, seduzione e gelosie. L’uomo fedele arriverà nelle sale italiane a partire dall’11 aprile, distribuito da Europictures.

L’Uomo Fedele, trama

Otto anni dopo essersi lasciati, Abel (Louis Garrel) e Marianne (Laetitia Casta) si ritrovano al funerale di Paul, il miglior amico di lui. Questo tragico evento si rivela in realtà di buon auspicio: Abel e Marianne tornano insieme. Così facendo, però, suscitano la gelosia di Joseph, il figlio di Marianne, e soprattutto di Eve (Lily-Rose Depp), la sorella di Paul da sempre segretamente innamorata di Abel. Tra commedia e suspense, il secondo film da regista di Garrel, scritto con Jean-Claude Carrière, indaga l’enigma amoroso, con finezza e ironia, cesellando un seducente studio hitchcockiano sui nostri sentimenti più profondi.

L’Uomo Fedele, trailer

https://www.youtube.com/watch?v=2uKD7yU3OJc&feature=youtu.be

Le note di Louis Garrel 

Il mio primo film parlava dell’espressione dei sentimenti: era febbrile e i personaggi passavano il loro tempo cercando di esprimere come si sentivano. In questo film, sto cercando di fare l’esatto contrario: non conosciamo il loro stato mentale, non parlano mai delle loro emozioni. In questo senso, non si tratta di un film sentimentale.

Queste due persone s’incontrano di nuovo otto anni dopo la loro separazione, ma non c’è nulla di malinconico. Provano piacere nello stare insieme realizzando il fatto che si sono dimenticati l’uno dell’altro. Lo sceneggiatore Jean-Claude Carrière ed io abbiamo iniziato da un concetto semplice: molto spesso dubitiamo dei nostri sentimenti.

E questo dubbio è espresso da voci fuori campo. Ho scelto la voce fuori campo perché è un dispositivo unico per il cinema, per il quale nutro un grande affetto, quasi lo stesso per cui si ama un particolare tipo di musica.

Il soggetto è abbastanza ordinario; l’interesse drammatico dipende dal fatto che il pubblico, ritrovandosi senza un accesso ai sentimenti dei personaggi, ha la possibilità di proiettare qualsiasi cosa su di loro. Ho immaginato il personaggio principale come un innocente, qualcuno che è costantemente sul punto di rinascere. È sbalordito da tutto, nello stile dei grandi eroi dell’era del muto, come Buster Keaton, che non cerca di scoprire la ragione quando un vaso di fiori cade sulla sua testa, ma piuttosto si chiede se sta sanguinando.

Se nella letteratura hai il racconto e il romanzo, vorrei costruire questo film come una storia breve: un cortometraggio, insolito, sorprendente e fresco, l’antitesi di un pesante dramma psicologico. In sostanza, è una commedia contemporanea di buone maniere.

L’uomo di neve: tutto quello che c’è da sapere sul film

L’uomo di neve: tutto quello che c’è da sapere sul film

Jo Nesbø è uno dei più noti scrittori norvegesi, specializzato in romanzi di genere crime, tra cui spicca la serie con protagonista il detective Harry Hole, brillante nel suo lavoro ma con metodi poco ortodossi. Di tredici libri dedicati a tale personaggio, solo il settimo, Snømannen, è ad oggi diventato un film. Si tratta di L’uomo di neve (qui la recensione), diretto dal regista svedese Tomas Alfredson (noto anche per Lasciami entrare e La talpa) e con protagonista l’attore candidato agli Oscar Michael Fassbender.

Originariamente doveva essere Martin Scorsese a dirigere il film, rimanendo però poi come solo produttore esecutivo. La produzione di L’uomo di neve è come noto stata infatti piuttosto travagliata e si è svolta in un breve lasso temporale. Un periodo troppo ristretto secondo Alfredson, che non avrebbe permesso di preparare adeguamente la sceneggiatura (tanto che alcune parti non sarebbero state girate) e la sua messa in scena. Problemi poi riscontrati anche dalla critica e dal pubblico, che hanno sonoramente bocciato il film.

Si può infatti notare un grande potenziale inespresso, che non trova giustizia a causa di alcune lacune nella storia. Rivedere oggi il film è comunque consigliato ai fan del genere, che potranno imbattersi in una visione con diversi elementi affascinanti. Prima, però, sarà utile approfondire alcune curiosità relative al film. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama e il cast di L’uomo di neve

Il film ha dunque per protagonista il detective Harry Hole, il quale si trova a dover risolvere un complesso e orrorifico caso: quello del serial killer che firma i suoi omicidi realizzando pupazzi di neve sul luogo del delitto e pertanto rinominato L’uomo di neve. Tra i due si sviluppa un vero e proprio gioco sadico, con il killer che provoca il detective lasciandogli degli indizi che però non sembrano portare a nessuna scoperta utile a svelare la sua identità.

Temendo di trovarsi di fronte ad un serial killer inafferrabile che da tempo si pensava morto, il detective ingaggia la brillante recluta Katrine Bratt, per aiutarlo a collegare alcuni casi irrisolti risalenti a molto tempo addietro, con i più recenti e brutali. Procedendo così, i due sperano di far uscire allo scoperto lo psicopatico che li sta osservando da chissà quanto tempo. Se falliranno nelle loro indagini, però, un male impensabile colpirà ancora una volta con l’avvento della successiva nevicata.

Come anticipato, ad interpretare il detective Harry Hole vi è l’attore Michael Fassbender, mentre Katrine Bratt ha il volto dell’attrice Rebecca Ferguson. L’attore Val Kilmer interpreta invece Gert Rafto, un detective alcolizzato. Se si ascolta il film in lingua originale, si noterà che Kilmer non parla con la sua vera voce. L’attore è infatti stato doppiato per via del cancro avuto alla gola. Recitano poi nel film gli attori Charlotte Gainsbourg nei panni di Rakel Fauke, J. K. Simmons in quelli di Arve Stop e Chloe Sevigny in quelli di Sylvia Ottersen.

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L’uomo di neve: la spiegazione del finale

Per comprendere il finale del film è fondamentale la sua prima scena. In essa vediamo un ragazzo e sua madre Sarah ricevere la visita del violento padre biologico, un agente di polizia di nome Jonas. Questi aggredisce sessualmente Sarah, che minaccia di dire alla moglie di lui del loro figlio illegittimo. Quando Jonas se ne va, Sarah lo segue in macchina con il figlio ma durante l’inseguimento, cade in uno stato catatonico, lasciando andare il volante. Il ragazzo scappa mentre l’auto si schianta in un lago con la madre che, rimasta nell’auto, affonda.

Proprio quel bambino, da adulto, si rivelerà essere l’assassino. Il suo nome è Mathias e nel corso del film lo si conosce come il nuovo compagno di Rakel, l’ex fidanzata di Harry Hole. Mathias è cresciuto con la convinzione di essere stato abbandonato dalla madre e pertanto uccide donne che gli ricordavano la genitrice, senza però rendersi conto che a non volerlo era il padre. Si costruisce così un racconto particolarmente intricato, che però per i motivi evidenziati precedentemente non è riuscito ad esprimersi al meglio.

Il trailer di L’uomo di neve e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di L’uomo di neve grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple TV e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 23 marzo alle ore 21:00 sul canale 20 Mediaset.

Fonte: IMDb

L’Uomo di Neve: Tomas Alfredson dirigerà l’adattamento

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L'Uomo di NeveSarà il regista di Lasciami entrare e La Talpa  Tomas Alfredson a dirigere l’adattamento del romanzo L’Uomo di Neve, in inglese noto con il titolo The Snowman di Jo Nesbø. Il film doveva essere diretto da Martin Scorsese, ma dopo il forfait ufficiale la Working Title era rimasta senza un timoniere. Ebbene oggi arriva la conferma da Variety che il regista dirigerà il film e scriverà la sceneggiatura insieme a Soren Sveistrup.

Martin Scorsese sarà il produttore esecutivo insieme a Jo NesbøNiclas Salomonsson e Liza Chasin.

La trama del romanzo:

La città di Oslo è avvolta nel buio e i primi fiocchi di neve cadono leggeri imbiancando le strade. Birte Becker è appena tornata a casa dal lavoro quando, fuori dalla finestra, nota un pupazzo di neve che sembra scrutarla. La donna pensa che sia un magnifico regalo, opera del marito e del figlio. Ma non è così. Poche ore dopo, Birte scompare senza lasciare traccia. Unico indizio, un pupazzo di neve avvolto nella sciarpa della donna, all’interno del quale viene ritrovato anche il suo cellulare. Il commissario Harry Hole, chiamato per indagare sulla misteriosa scomparsa, si getta a capofitto nel caso per sfuggire ai fantasmi che lo perseguitano giorno e notte e alla notizia che lo ha gettato nello sconforto dopo mesi di astinenza dall’alcol e di buona condotta: Rakel, l’unica donna che abbia mai amato, sta per sposarsi. La sola possibilità per Harry di essere felice si è infranta miseramente. Appena inizia a indagare sulla scomparsa della Becker, il commissario si rende conto che il caso ha fortissime somiglianze con altre sparizioni misteriose avvenute a Oslo negli ultimi vent’anni. La procedura è sempre la stessa: una donna, sposata con figli, scompare nel nulla, nella notte in cui sulla città cade la prima neve.

L’Uomo di Neve: recensione del film con Michael Fassbender

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L’Uomo di Neve: recensione del film con Michael Fassbender

L’uomo di neve arriva, colpisce, con la sua sete di vendetta, ogni volta che nevica, ogni volta che la notte è fredda, in ogni posto in cui c’è una donna che merita il suo terribile trattamento, che merita di essere smembrata, separata dalla sua testa, dalle sue braccia, dalla sua vita.

La prima avventura cinematografica di Harry Hole

La penna di Jo Nesbø aveva portato per la prima volta su carta questa storia, nella serie di romanzi con protagonista Harry Hole, e Tomas Alfredson ha provato a raccontarla per immagini, attraverso la prima avventura cinematografica del detective alcolizzato ma con una mente brillante. Il personaggio, icona letteraria del genere thriller, è incarnato sul grande schermo da Michael Fassbender, che con la solita bravura si spoglia del suo appeal glamour, ma questa volta rinuncia anche al suo calore di interprete, sarà colpa dei paesaggi invernali di Oslo?

Così come il protagonista, anche la regia, elegante, sensibile e d’atmosfera, che ci aveva regalato Lasciami Entrare e La Talpa, regala reazioni fredde, offuscate dalla scomposizione non solo dei corpi, come avevamo detto prima, ma anche del ritmo del racconto. L’uomo di neve è un thriller slegato, didascalico per struttura, che manca del fascino conturbante delle pagine da cui parte, una storia in cui la risoluzione del puzzle non regala quel senso di appagamento che un thriller riesce a offrire.

L’uomo di neve: nuovo trailer del film con Michael Fassbender

l'uomo di neveiPiù volte, nella storia, Hole e la sua partner, Katrine Bratt (Rebecca Ferguson), si trovano ad avere a che fare con la metafora del puzzle, dei pezzi che non combaciano e che non possono essere messi insieme a forza, e più volte lo spettatore si rende conto che i veri pezzi mancanti sono quelli che costruiscono le identità dei protagonisti, continuamente in via di definizione, perennemente mancanti di organicità. Caratteristica questa che ne aumenta certo il fascino ma che fa traballare la struttura narrativa.

Tomas Alfredson racconta si auto-relega a operatore, lasciando intravedere, soprattutto nella rappresentazione paesaggistica, una parte del suo guizzo registico, ma rimanendo dietro a una resa di sceneggiatura servizievole, priva di personalità, che resta parecchi gradini sotto alle aspettative del pubblico, sia quello di Nesbo che quello di Alfredson stesso.

Un film non all’altezza dei nomi coinvolti

Nonostante l’utilizzo di volti noti e amati, un materiale di partenza di grande valore e dei filmmaker di prim’ordine (Martin Scorsese compare trai produttori esecutivi), L’Uomo di Neve resta sorprendentemente nel catalogo dei film dimenticabili, con grande rammarico e con la sola eccezione delle algide e innevate bellezze scandinave.

L’uomo di neve: nuovo trailer del film con Michael Fassbender

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L’uomo di neve: nuovo trailer del film con Michael Fassbender

Universal Pictures International Italy ha diffuso il nuovo trailer italiano di L’Uomo di Neve, il film che vede protagonista Michael Fassbender nell’adattamento del bestseller di Jo Nesbø e diretto da Tomas Alfredson.

Nel cast del film Michael Fassbender, Rebecca FergusonCharlotte GainsbourgJ.K. Simmons.

The Snowman è il nuovo film del regista de La Talpa dove protagonista è Michael Fassbender e adattamento del best seller internazionale L’uomo di neve Nesbø. Il primo promo del film mostra un’opera a metà strada tra Lasciami entrare (opera prima del regista) e La Talpa (spy-story). Tra neve, freddo e dannazione, Michael Fassbender interpreta un detective a capo di una squadra speciale che segue con poco successo le tracce di uno spietato serial killer.  Con l’aiuto di una giovane e brillante recluta, Fassbender dovrà legare assieme casi irrisolti vecchi di decenni con questo nuovo e brutale, della speranza di riuscire a smascherare il killer prima della prossima nevicata

Dalle prime immagini viste, il film si presenta come un puro concentrato di tensione e dramma mostrando tutto il talento visionario di Alfredson, che ritorna a dispiegare i suoi movimenti di macchina e la sua fotografia fra scenari innevati, sangue e morti misteriose.

Come nella storia originale al centro del promo mostrato c’è la figura del Detective e il suo personale duello con il serial killer in quello che sembra essere un perfetto thriller giallo che incuriosirà gli appassionati del genere. Tutti questi elementi visti nel promo inedito rendono The Snowman uno dei titoli più attesi dell’autunno.

L’uomo di neve: la spiegazione del finale del film

L’uomo di neve: la spiegazione del finale del film

Harry Hole probabilmente avrebbe dovuto sospettare che l’assassino in L’uomo di neve (qui la nostra recensione) fosse qualcuno vicino a lui, e il finale chiarisce gran parte del mistero che circonda il colpevole. Il thriller britannico del 2017 segue Harry che lavora con Katrine Bratt per risolvere il mistero di un assassino che uccide donne e lascia dietro di sé un pupazzo di neve. Harry lavora instancabilmente per risolvere il caso, prendendo in considerazione molti sospetti lungo il percorso, ma senza arrivare al fondo degli omicidi fino alla fine del film. Il film è basato sull’omonimo romanzo del 2007 di Jo Nesbø. Purtroppo, non ha ricevuto gli stessi elogi del romanzo, nonostante fosse molto atteso dai fan.

Il film è ambientato in un paesaggio innevato, che aggiunge il tema degli omicidi del pupazzo di neve. L’uomo di neve è stato girato in Norvegia, principalmente a Oslo, mettendo in mostra le bellissime montagne innevate della città. Durante tutto il film, Harry affronta anche la separazione da Rakel, per la quale sembra provare ancora dei sentimenti. Harry combatte con l’alcolismo, ma la sua passione per la risoluzione del caso lo riporta sulla strada giusta nella sua vita. Harry e Katrine avanzano molte ipotesi durante il film, ma trascurano una persona molto vicina a Harry, che alla fine si rivela essere il colpevole. Il finale necessita di una spiegazione completa a causa della sua complessità.

Chi è il killer in L’uomo di neve

Il finale di L’uomo di neve ha rivelato che il killer era il chirurgo Mathias, che utilizzava la sua reputazione professionale per nascondere le sue attività omicide. Harry e Katrine sospettano di molti potenziali killer nel corso della trama, da Arve Støp a Idar Vetelsen. Tuttavia, alla fine del film, Harry scopre che Mathias Lund-Helgesen è stato il killer fin dall’inizio. Harry e Mathias hanno diverse scene insieme nel corso del film, ma Harry non riesce mai a mettere insieme gli indizi. Mathias è un chirurgo rinomato, il che lo fa sembrare un professionista premuroso incapace di fare del male a qualcuno. Chiaramente, si trattava solo di una facciata, poiché Mathias era in realtà un pericoloso assassino.

L'Uomo di Neve

Il movente del killer

L’uomo di neve  si apre con una scena che vede protagonisti un ragazzino, sua madre e il suo padre biologico. Il ragazzo era il frutto di una relazione extraconiugale e quando sua madre minaccia di dire la verità alla moglie di suo padre, lui fugge con la sua auto. La madre del ragazzo lo segue con lui sul sedile del passeggero, ma finisce fuori strada su un lago ghiacciato. Il ragazzo esce dall’auto e dice a sua madre di fare lo stesso, ma lei non lo fa. Rimane in macchina mentre il ghiaccio si rompe e l’auto affonda nell’acqua ghiacciata. Dalle scoperte di Harry e della sua squadra diventa chiaro che Mathias è il ragazzino della scena iniziale del film.

Mathias è rimasto orfano dopo la morte della madre e la fuga del padre, e ha trascorso il resto della sua vita provando rabbia e risentimento per quanto accaduto. Tuttavia, la rabbia di Mathias è mal riposta. Mathias crede che sua madre non lo amasse e che per questo abbia scelto di morire in macchina. Spinto dall’odio che prova per sua madre, inizia ad uccidere donne che hanno abortito o che non conoscono il padre dei loro figli. Alla fine di L’uomo di neve, Harry gli dice che ha sbagliato tutto nella sua vita. Non era sua madre a non volerlo, ma suo padre.

Come il killer è collegato a Harry Hole

La vita personale di Harry lo porta a scoprire l’identità del killer alla fine di L’uomo di neve , e il detective è scioccato dal fatto che il killer gli sia noto e abbia un legame con il suo passato. Harry sa chi è l’assassino perché Mathias sta frequentando Rakel, l’ex di Harry. Durante tutto il film, è ovvio che Rakel e Harry provano ancora qualcosa l’uno per l’altra, anche se lei sembra aver voltato pagina. Mathias e Harry sono cordiali l’uno con l’altro, poiché lui è ancora nella vita di Rakel perché è come una figura paterna per il figlio di Rakel, Oleg, che non sa chi sia il suo padre biologico.

Tuttavia, c’è anche una certa tensione tra Mathias e Harry a causa del passato di Harry con Rakel. Mathias dice a Harry che quando lo ha visto per la prima volta, ha pensato che avesse una famiglia perfetta, anche se la vita di Harry è piena di difetti. Mathias prova risentimento verso Harry perché Rakel e Oleg lo amano entrambi, mentre lui non ha nessuno.

Rebecca Ferguson e Michael Fassbender in L'uomo di neve

In che modo Katrine è collegata a Rafto?

Tra i tanti misteri presenti in L’uomo di neve , uno dei più sconcertanti è il legame tra Katrine, interpretata da Rebecca Ferguson, e Gert Rafto, interpretato da Val Kilmer. Harry scopre che anni prima c’era stato un caso di omicidio simile, quindi va a incontrare Gert Rafto, uno degli agenti che si era occupato del caso. Tuttavia, scopre presto che Rafto è morto otto anni prima in un presunto suicidio. Mentre si trova nella baita di Rafto, Harry scopre una giacca e una fotografia e scopre che Rafto è il padre di Katrine. Si rende conto che Katrine sta lavorando con lui al caso perché crede che suo padre sia stato assassinato e vuole scoprire chi lo ha ucciso.

Arve Støp è colpevole?

Rafto potrebbe essersi suicidato diversi anni prima degli eventi narrati in L’uomo di neve, ma la sua morte finisce per diventare un altro tassello del complesso puzzle. Katrine è convinta che l’uomo d’affari corrotto Arve Støp abbia ucciso suo padre. Tuttavia, non riesce mai a provare che lui sia collegato alla morte di suo padre o ai nuovi omicidi su cui Harry sta indagando.

Nonostante i suoi altri affari loschi, Støp è innocente in termini di omicidio e non ha ucciso Rafto. Tuttavia, è coinvolto in un giro di prostituzione insieme a Vetelsen, un medico che tutte le vittime hanno visitato ad un certo punto. Vetelsen diventa presto lui stesso vittima di un omicidio, e l’ultima scena di Støp è quando Katrine cerca di sedurlo. Støp non compare più e, a parte essere corrotto, L’uomo di neve non suggerisce che sia colpevole di altro.

l'uomo di neve

Cosa succede a Katrine?

Dopo che Katrine ha tentato di sedurre Støp, lui le dice di incontrarlo nella sua stanza d’albergo. Lei cerca di coglierlo in flagrante nella stanza e provare la sua colpevolezza. Invece, viene catturata dall’assassino. L’assassino droga e uccide Katrine, poi le taglia il dito destro e lo usa per sbloccare il suo tablet di lavoro. Harry trova il cadavere di Katrine nella sua auto, con un pupazzo di neve disegnato sul tetto. Quando Mathias viene rivelato come l’assassino, il dito di Katrine viene visto inchiodato alla sua porta.

Il vero significato del finale di L’uomo di neve

Sebbene, come riconosce il regista, L’uomo di neve non sempre sia lineare, il film trasmette un messaggio forte su come i traumi infantili e il risentimento possano far impazzire una persona. Non tutti coloro che hanno vissuto difficoltà durante la crescita o hanno serbato rancore diventeranno assassini, ma questo è ciò che è successo a Mathias. Non ha mai superato ciò che i suoi genitori gli hanno fatto e lo ha usato per alimentare la sua serie di omicidi da adulto. Il finale tocca anche il modo in cui la società spesso incolpa le donne e le madri, mentre lascia impuniti i padri.

Mathias provava più rabbia verso sua madre per la sua morte che verso suo padre per averlo abbandonato. Anche se in L’uomo di neve ha ucciso degli uomini, la maggior parte delle sue vittime erano donne in situazioni di vulnerabilità, come quelle che non conoscevano il vero padre dei loro figli. Il finale rivela anche come il risentimento porti inevitabilmente alla rovina, poiché Mathias finisce per cadere nel lago ghiacciato, morendo esattamente come sua madre.

LEGGI ANCHE: L’uomo di neve: tutto quello che c’è da sapere sul film

L’uomo di neve: il regista lamenta problemi di produzione

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L’uomo di neve: il regista lamenta problemi di produzione

L’uomo di neve, arrivato nelle nostre sale la scorsa settimana, ha deluso le aspettative del pubblico, sia dei fan del regista, Tomas Alfredson, sia dei fan di Jo Nesbo, autore del romanzo omonimo su cui è basato il film e padre di Harry Hole, personaggio che compare in una serie di suoi romanzi, interpretato da Michael Fassbender.

Parlando con The Norwegian Broadcast Corporationsembra però che il regista di Lasciami Entrare abbia delle rimostranze verso la produzione del film, che a quanto pare non l’ha messo in condizioni di lavorare al meglio:

“Le riprese in Norvegia sono state troppo brevi, non avevamo con noi l’intera storia e quando abbiamo cominciato a tagliare abbiamo scoperto che avevamo dei pezzi mancanti. Come quando stai facendo un puzzle e manca qualche pezzo e quindi non avrai mai un quadro chiaro di quello che è rappresentato.”

Questa giustificazione potrebbe in parte spiegare le mancanze del film che sembra davvero mancare di alcuni nessi che potessero rendere più omogeneo il racconto.

L’uomo di neve recensione

Nel cast del film Michael Fassbender, Rebecca FergusonCharlotte GainsbourgJ.K. Simmons.

The Snowman è il nuovo film del regista de La Talpa dove protagonista è Michael Fassbender e adattamento del best seller internazionale L’uomo di neve Nesbø. Il primo promo del film mostra un’opera a metà strada tra Lasciami entrare (opera prima del regista) e La Talpa (spy-story). Tra neve, freddo e dannazione, Michael Fassbender interpreta un detective a capo di una squadra speciale che segue con poco successo le tracce di uno spietato serial killer.  Con l’aiuto di una giovane e brillante recluta, Fassbender dovrà legare assieme casi irrisolti vecchi di decenni con questo nuovo e brutale, della speranza di riuscire a smascherare il killer prima della prossima nevicata

L’uomo di neve: Carlo Lucarelli introduce il film con Michael Fassbender

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Universal Pictures International Italy ha diffuso un nuovo contenuto promozionale per L’Uomo di Neve, il nuovo film con Michael Fassbender.

Nel film Carlo Lucarelli introduce il thriller diretto da Tomas Alfredson e basato sul bestseller di Jo Nesbø.

Michael Fassbender (saga X-Men), Rebecca Ferguson (Mission: Impossible—Rogue Nation), Charlotte Gainsbourg (Independence Day: Rigenerazione), Val Kilmer (Heat – La Sfida) ed il Premio Oscar® J.K. Simmons (Whiplash) formano lo strepitoso cast de The Snowman (L’Uomo di Neve), un thriller da brivido diretto da Tomas Alfredson (Lasciami entrare, La talpa) e tratto dal bestseller mondiale di Jo Nesbø.

L’uomo di neve: nuovo trailer del film con Michael Fassbender

La trama:

Investigando sulla scomparsa di una donna, avvenuta subito dopo la prima neve d’inverno, il detective (Fassbender) a capo di una squadra speciale anticrimine teme che sia tornato a colpire un inafferrabile serial killer. Grazie all’aiuto di una brillante poliziotta appena trasferita (Ferguson), il detective si trova a riaprire casi irrisolti vecchi di decenni nella speranza di trovare indizi che li colleghino al nuovo efferato delitto e sconfiggere così una mente diabolica oltre ogni immaginazione prima della prossima nevicata.

L’uomo di neve per Scorsese

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Martin Scorsese dirigerà l’adattamento de L’uomo di neve, best seller del norvegese Jo Nesbo, settimo della

L’uomo delle castagne: Nascondino, la spiegazione del finale della serie Netflix

La seconda stagione di L’uomo delle castagne, intitolata Nascondino, si muove dentro un territorio narrativo dove il thriller investigativo diventa progressivamente uno studio sul trauma ereditato. L’indagine non è mai soltanto una ricostruzione dei fatti, ma un’esplorazione delle ferite che si sedimentano nel tempo, deformando identità e relazioni. La Danimarca che emerge non è solo uno sfondo geografico, ma un ambiente emotivo freddo e opaco, dove ogni verità sembra arrivare troppo tardi per essere davvero salvifica.

Il finale della stagione porta questa logica alle estreme conseguenze. Non c’è una semplice soluzione al caso, ma una progressiva discesa dentro una genealogia del dolore che parte da un delitto originario e si ripete come un’eco distorta attraverso le generazioni. L’identità dell’assassina, le connessioni invisibili tra le vittime e la distruzione dei legami familiari costruiscono un quadro in cui il crimine diventa linguaggio ereditato. Il risultato è un epilogo che non chiude davvero la storia, ma la sospende dentro una domanda più inquietante: quanto del male nasce davvero da una scelta individuale e quanto, invece, da ciò che viene tramandato?

LEGGI ANCHE: L’uomo delle castagne: Nascondino – quando esce, trama, cast e cosa aspettarsi dalla stagione 2

Il contesto narrativo e autoriale di L’uomo delle castagne: Nascondino, il crime nordico come archeologia del trauma

La struttura di L’uomo delle castagne si inserisce pienamente nella tradizione dello Scandinavian noir, un genere che non utilizza il delitto come semplice enigma da risolvere, ma come dispositivo per analizzare le crepe sociali e psicologiche di una comunità. La serie eredita questa impostazione dal romanzo di Søren Sveistrup e la amplifica attraverso una messa in scena che privilegia il silenzio, la sospensione e la progressiva erosione delle certezze investigative.

Il lavoro dei registi della stagione insiste su una grammatica visiva che trasforma ogni spazio in un archivio emotivo. Gli uffici dell’Agenzia per il diritto di famiglia, i luoghi dell’infanzia e le abitazioni domestiche non sono mai neutri, ma registrano tracce di relazioni spezzate, fallimenti affettivi e identità instabili. Il crime si allontana così dalla dimensione puramente procedurale per avvicinarsi a una forma di dramma esistenziale, in cui ogni personaggio è definito dalle conseguenze di ciò che ha subito prima ancora che da ciò che ha compiuto.

Dentro questo impianto, L’uomo delle castagne: Nascondino introduce una riflessione più stratificata rispetto alla stagione precedente. Il titolo stesso suggerisce un gioco infantile deformato in chiave tragica, dove il nascondimento non è più divertimento ma strategia di sopravvivenza psicologica. L’indagine diventa allora una forma di disseppellimento del passato, un tentativo costante di riportare alla luce ciò che è stato rimosso e che continua a produrre effetti nel presente.

Mikkel Boe Følsgaard in L'uomo delle castagne Nascondino
Mikkel Boe Følsgaard in L’uomo delle castagne Nascondino. Cortesia di Netflix

La spiegazione del finale di L’uomo delle castagne: Nascondino: Thea, la vendetta e il trauma che si trasforma in metodo

La rivelazione centrale del finale di L’uomo delle castagne: Nascondino sposta completamente il senso dell’indagine. L’assassina è Thea, conosciuta anche come Signe, una figura che si rivela progressivamente come punto di condensazione di una storia familiare distrutta. Il passato del padre, Thoger Staal, responsabile di un omicidio multiplo, rappresenta il trauma originario che spezza irreversibilmente la sua infanzia e disgrega la struttura familiare, portando la madre alla fuga e lasciandola sola dentro un sistema istituzionale incapace di contenere il suo dolore.

La vita adulta di Thea non interrompe questa catena, ma la rielabora in forme sempre più distorte. Il matrimonio fallito con Roy e la successiva perdita dei figli in un incidente traumatico non fanno che riattivare un dolore antico, trasformandolo in ossessione. Il lavoro all’Agenzia per il diritto di famiglia diventa il luogo in cui il trauma si struttura in metodo: ascoltare storie di separazioni, infedeltà e dissoluzione domestica non è un’attività neutra, ma un continuo processo di identificazione e proiezione.

La scoperta del coinvolgimento di Emma, figlia di Marie, rappresenta il punto di rottura definitivo. L’omicidio di Emma non nasce da un gesto improvviso, ma da una costruzione mentale in cui Thea interpreta la relazione tra Emma e Roy come un’ulteriore ripetizione del tradimento originario. La vendetta diventa così una forma di coerenza interna, un tentativo distorto di ripristinare un ordine emotivo che non è mai esistito.

Nel frattempo, l’indagine di Mark porta progressivamente alla ricostruzione della verità attraverso tracce biologiche e connessioni archivistiche. Il ritrovamento del DNA di Thoger Staal e il collegamento con l’orfanotrofio chiudono il cerchio investigativo, ma non quello emotivo. La scoperta del nascondiglio finale porta allo scontro diretto, dove la violenza non è più solo criminale ma profondamente simbolica: è il momento in cui tutte le generazioni coinvolte si scontrano dentro lo stesso nodo traumatico.

Sofie Gråbøl in L'uomo delle castagne Nascondino
Sofie Gråbøl in L’uomo delle castagne Nascondino. Cortesia di Netflix.

Il trauma come struttura narrativa: perché la nuova stagione trasforma la vendetta in eredità emotiva

Il cuore interpretativo del finale di L’uomo delle castagne: Nascondino non risiede nella rivelazione del colpevole, ma nella costruzione di una logica in cui il trauma si comporta come una struttura ereditaria. Ogni personaggio coinvolto nel caso non agisce mai in isolamento, ma come risposta deformata a una catena di eventi precedenti. Il crimine, in questa prospettiva, non è un punto di rottura ma una continuazione.

Il simbolo del “castagno” e delle figure infantili ricorrenti si inserisce perfettamente in questa lettura. L’infanzia non è mai un luogo di innocenza pura, ma uno spazio vulnerabile dove il trauma si deposita senza essere elaborato. Le ossessioni di Thea prendono forma proprio da questo vuoto originario, trasformando il passato in un dispositivo di ripetizione. Ogni vittima diventa così un frammento di una narrazione personale che non riesce più a distinguere tra realtà e proiezione.

Il tema della famiglia attraversa l’intera stagione in modo ambivalente. Da un lato è la fonte della distruzione, dall’altro rimane l’unico orizzonte possibile di ricomposizione. La scelta finale di Mark di assumere un ruolo genitoriale per Le introduce una frattura importante rispetto alla spirale di violenza precedente. Non si tratta di una risoluzione morale, ma di un tentativo di interrompere il meccanismo della ripetizione attraverso la cura.

Il crimine come linguaggio ereditato e la fine dell’idea di colpevolezza individuale

Una possibile chiave di lettura del finale di L’uomo delle castagne: Nascondino riguarda la dissoluzione progressiva del concetto tradizionale di colpevolezza individuale. Thea non appare come una figura monolitica del male, ma come il risultato di una serie di fratture sistemiche che attraversano istituzioni, famiglie e relazioni affettive. Il crimine diventa quindi una forma di linguaggio appreso, non un atto isolato.

Questa impostazione apre a una riflessione più ampia sul ruolo delle istituzioni nel contenere o amplificare il trauma. L’Agenzia per il diritto di famiglia, luogo centrale nella stagione, non è neutrale: è uno spazio in cui le storie di separazione vengono catalogate, ma non necessariamente comprese nella loro profondità emotiva. Il lavoro di Thea all’interno di questo sistema la espone continuamente a narrazioni di rottura che riattivano il suo vissuto personale.

In questa prospettiva, il finale non risolve il problema del male, ma lo redistribuisce. La morte di Thea chiude una traiettoria individuale, ma lascia intatto il sistema di condizioni che ha reso possibile la sua trasformazione. È qui che la serie si avvicina a una forma di pessimismo strutturale tipica del crime nordico, dove la soluzione del caso non coincide mai con la guarigione del mondo narrativo.

Danica Curcic in L'uomo delle castagne Nascondino
Danica Curcic in L’uomo delle castagne Nascondino. Cortesia di Netflix

Cosa significa davvero il finale di L’uomo delle castagne: Nascondino per la serie e per un’eventuale prosecuzione

Il significato ultimo del finale di L’uomo delle castagne: Nascondino si gioca su un equilibrio instabile tra chiusura e apertura. Da un lato, la morte di Thea sembra interrompere il ciclo della violenza, riportando una forma di ordine nel mondo narrativo. Dall’altro, la scelta di Mark di prendersi cura di Le introduce un nuovo asse tematico basato sulla responsabilità emotiva più che sulla giustizia.

L’idea di famiglia, in questo senso, viene completamente riscritta. Non è più un’origine biologica né un luogo di sicurezza garantita, ma un processo di costruzione attiva. La serie suggerisce che l’unico modo per interrompere la ripetizione del trauma sia intervenire nella fase della trasmissione, creando nuove forme di relazione capaci di assorbire il passato senza esserne dominate.

In ottica di un possibile seguito, il finale lascia aperta una tensione sottile. La risoluzione del caso principale non elimina la possibilità che altri traumi, simili ma non identici, possano emergere in futuro. Il mondo della serie resta strutturalmente fragile, abitato da individui che portano dentro di sé memorie non elaborate. Un eventuale proseguimento non potrebbe quindi riproporre lo stesso schema narrativo, ma dovrebbe esplorare le conseguenze di questa eredità emotiva appena riconfigurata.

Il gesto finale di Mark non chiude la storia, ma la sposta su un altro livello: quello della responsabilità quotidiana. In un universo narrativo dominato dalla perdita, la cura diventa l’unica forma possibile di resistenza.

L’uomo delle castagne, la spiegazione del finale

L’uomo delle castagne, la spiegazione del finale

L’uomo delle castagne di Netflix è un thriller poliziesco danese che segue una serie di omicidi culminando in un finale esplosivo; ecco la spiegazione del finale. La serie è stata rilasciata a fine settembre di quest’anno e ha ricevuto recensioni estremamente positive, che hanno elogiato i creatori Dorte Warnøe Hagh, David Sandreuter e Mikkel Serup per il loro adattamento di un mistero neo-noir. L’avvincente serie in streaming è basata sull’omonimo romanzo danese di Søren Sveistrup.

L’uomo delle castagne segue la detective Naia Thulin (Danica Curcic) e l’agente dell’Europol Mark Hess (Mikkel Boe Følsgaard) mentre indagano sull’omicidio di Laura Kjær (Marianne Søndergaard), sulla cui scena del crimine viene ritrovata una piccola statuetta di castagne. La statuetta di legno a forma di castagna riporta Thulin e Hess a indagare sul caso della scomparsa di Kristine (Celine Mortensen), la figlia della politica Rosa Hartung (Iben Dorner). Ciò che i detective scoprono li conduce su una pista che risale indietro nel tempo e incrimina qualcuno che si nasconde tra loro.

L’episodio finale della breve stagione rivela l’identità dell’Uomo Castagna, presenta un finale teso con cattura e rilascio, e si conclude con la giustizia che trionfa grazie a un ramo d’albero. I registi Kasper Barfoed e Mikkel Serup guidano gli spettatori attraverso una storia intricata che salta dal passato al presente e mostra diverse famiglie alle prese con un grande dolore. Gli appassionati di L’uomo delle castagne potrebbero apprezzare serie dal ritmo simile come True Detective, la cui prima stagione ha un tono analogo. Ecco la spiegazione del finale di L’uomo delle castagne, insieme alle risposte ad alcune delle domande principali che la serie ha lasciato in sospeso.

Cosa succede nel finale di L’uomo delle castagne

Il finale di stagione di L’uomo delle castagne inizia con l’irruzione dell’Europol nell’appartamento vuoto di Genz (David Dencik) dopo che Hess deduce che Genz è l’assassino. Cerca disperatamente di trovare l’assassino e, nel frattempo, Genz ispeziona un castagneto abbandonato con Thulin. Nella fattoria, Thulin scopre un dispositivo di localizzazione della polizia e delle foto delle scene del crimine dell’Uomo Castagno. Simon Genz rivela a Thulin di essere l’Uomo Castagno in una scena che richiama sottilmente il finale de Il silenzio degli innocenti. La polizia trova una foto della gemella di Genz, Astrid, insieme ad alcuni giornali tedeschi, a dimostrazione che Simon continua a tenere d’occhio la sorella e che si trova da qualche parte in Germania. Nel frattempo, Steen Hartung (Esben Dalgaard Andersen) recluta la polizia per cercare sua moglie Rosa.

Non sa che Rosa si trova al castagneto con Thulin e Genz. La donna chiede informazioni sulla figlia scomparsa e Genz, per tutta risposta, la immobilizza e la pugnala a una mano. Hess scopre l’ubicazione del castagneto e si precipita a cercare Genz, ma quando arriva, Genz lo colpisce alla testa con una chiave inglese. Come in molti thriller (sia di finzione che basati su storie vere) prima di esso, Genz decide di sottoporre Thulin, Rosa e Hess a una prova del fuoco, cospargendo la casa di benzina prima di darle fuoco. Thulin riesce a fuggire dalla casa in fiamme, ma viene subito ricatturato e spinto nell’auto di Genz. Hess aiuta a liberare Rosa e i due fuggono dalla finestra del seminterrato. Hess affronta Genz in mezzo alla strada e tenta di investirlo. Thulin afferra il volante e fa schiantare l’auto contro un albero, dove l’Uomo Castagna viene impalato da un ramo. La polizia si reca in Germania, dove trova Kristine con Astrid. Viene arrestata, Kristine viene rimandata a casa e Thulin si ricongiunge con sua figlia.

Perché Genz/Toke ha rapito Kristine?

Danica Curcic in L'uomo delle castagne
© Netflix

Genz prende di mira le madri che ritiene inadatte, quindi rapire Kristine sembra un’anomalia rispetto al suo modus operandi. La scomparsa della bambina viene indagata a fondo per tutta la serie, nonostante Linus Bekker (Elliot Crosset Hove) confessi falsamente l’omicidio della piccola. In realtà, Genz rapisce Kristine per puro rancore nei confronti di Rosa. Quando lui e Astrid vivono per un breve periodo con la famiglia affidataria di Rosa, lei inizia a sentirsi insicura a causa della loro presenza. Mente alla sua famiglia, affermando che lui l’ha ferita. Di conseguenza, Toke/Genz e Astrid vengono mandati dalla famiglia Ørum, dove subiscono abusi sessuali. Genz attribuisce la sua terribile e tragica situazione a Rosa e, di conseguenza, rapisce sua figlia quando ne ha l’occasione.

Come fa Linus Bekker a conoscere l’Uomo Castagna?

Linus Bekker fornisce una testimonianza convincente del presunto omicidio di Kristine, ma non può dire alla polizia dove si trova il corpo. La serie crime di Netflix usa abilmente Bekker come depistaggio fino al momento in cui rivela di non aver ucciso Kristine, ma di sapere chi è l’Uomo Castagna e si rifiuta di svelarne l’identità. Quindi, come fa Bekker a conoscere l’Uomo Castagna? Sfortunatamente, il legame tra Bekker e Genz non viene mai esplicitamente rivelato. Forse Genz incontra Bekker mentre è in custodia e viene attratto dalla sua lealtà. Bekker si compiace dei crimini di Genz ed esprime un senso di “onore” per aver preso parte al regno del terrore dell’assassino. Lo strano uomo potrebbe essere un personaggio chiave in una seconda stagione, forse come un emulatore che si ispira all’Uomo Castagna.

Genz/Toke ha ucciso i suoi genitori adottivi?

Danica Curcic in L'uomo delle castagne
© Netflix

I temi dell’abuso sui minori e delle famiglie affidatarie, temi presenti anche nella serie sequel di Showtime Dexter, Dexter: New Blood, sono onnipresenti in L’uomo delle castagne. Quando Marius Larsen si imbatte nella sanguinosa scena del delitto nel 1987 nella casa degli Ørum, solo Astrid e Toke sono ancora vivi. Un aggressore sconosciuto uccide Marius e la scena si conclude. Dato che la famiglia infliggeva a Toke e Astrid abusi deplorevoli, è molto probabile che Toke abbia ucciso i suoi genitori adottivi. Il ragazzo alla fine si trasforma in uno psicopatico, ma non c’è nulla che suggerisca che non lo fosse già. Considerando che Toke e Astrid sono gli unici due sopravvissuti nella casa degli Ørum, è plausibile che Toke uccida Marius per paura che scopra i suoi primi efferati omicidi.

Perché Astrid è stata coinvolta?

Similmente alla dinamica Dexter/Deb in Dexter, Astrid decide di tenere nascosti i crimini del fratello. Di conseguenza, tiene Kristine lontana da lui e la sua controparte adulta appare solo in due episodi della serie. Considerando che Astrid non è una psicopatica né nutre rancore come suo fratello, qual è la sua motivazione per aver preso Kristine prigioniera? Astrid tiene Kristine perché teme l’ira del fratello. Arriva persino a dire alla polizia di fare del suo meglio per prendersi cura della ragazza, proteggendola persino da Toke/Genz. Forse Astrid prova compassione per Kristine e per il fatto che sia rimasta coinvolta nei piani omicidi del gemello. In ogni caso, il finale di serie chiarisce che Astrid teme profondamente suo fratello.

Thulin finalmente può stare con sua figlia (e forse con Hess)

Ogni buona serie televisiva ha bisogno di una dinamica alla Mulder e Scully, con il classico dilemma “si metteranno insieme o no?”. Il rapporto tra Thulin e Hess si evolve gradualmente in qualcosa di tangibilmente più profondo di una semplice amicizia, mentre risolvono il caso insieme. Allo stesso tempo, una parte importante della storia di Naia Thulin ruota attorno al suo rapporto con la figlia. Thulin cerca un nuovo lavoro nel settore dei crimini informatici per poter trascorrere più tempo con la bambina, sentendosi in colpa per le troppe ore che passa al lavoro. La prova più evidente della nascente relazione tra Hess e Thulin arriva quando Le (Liva Forsberg) confessa alla madre di aver aggiunto Hess al suo albero genealogico. Invece di protestare, come aveva fatto in precedenza con il suo fidanzato occasionale, lascia che Hess rimanga lì.

Il vero significato del finale di L’uomo delle castagne

Sulla scia di film come Il gioco di Gerald, uno dei temi principali di L’uomo delle castagne è l’abuso sui minori e il dolore per la perdita. Diverse famiglie della zona si macchiano di abusi fisici e sessuali sui propri figli, una situazione che rasenta la vera e propria epidemia. L’assassino prende di mira le madri inadatte, a causa degli abusi subiti in passato dai suoi genitori adottivi. Inoltre, mette in discussione l’istinto materno di Naia, in particolare le sue frequenti assenze e le conseguenze che queste hanno su Le. Questa convinzione la tormenta profondamente, e il senso di colpa che ne deriva è uno dei principali tormenti del suo personaggio.

Chiunque apprezzi L’uomo delle castagne dovrebbe dedicare del tempo anche ad altre popolari serie crime di Netflix come Criminal, Bordertown e Peaky Blinders. Questo thriller poliziesco, adattato da un romanzo, trascina il pubblico in un percorso strano e inquietante, culminando in un finale a sorpresa che lascerà gli spettatori a bocca aperta. Non si sa ancora se ci sarà una seconda stagione. Probabilmente non ci sarà, dato che il libro da cui è tratto è un’opera autoconclusiva. Se ci sarà una seconda stagione di L’uomo delle castagne, speriamo che sia altrettanto avvincente della prima.

L’uomo delfino, il documentario al cinema 5, 6 e 7 ottobre

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L’uomo delfino, il documentario al cinema 5, 6 e 7 ottobre

L’uomo delfino, il documentario diretto dal regista greco Lefteris Charitos, che ripercorre la straordinaria storia di Jacques Mayol, leggendario campione di immersione che rivoluzionò il mondo dell’apnea con record di immersione di oltre 100 metri di profondità, la cui vita è stata fonte d’ispirazione per il film culto Le Grand Bleu di Luc Besson, arriva nelle sale italiane il 5, 6 e 7 ottobre con Wanted Cinema.

Narrato da Jean-Marc Barr, l’attore che ha interpretato il ruolo di Mayol nel film di Besson, il documentario rivela il ritratto di un uomo che è riuscito a superare i limiti del corpo umano e della mente, per scoprire la più profonda affinità tra gli esseri umani e il mare e lo fa grazie alle preziose testimonianze dei più stretti amici, collaboratori e familiari dell’apneista, tra cui i suoi figli Dottie e Jean-Jacques e i campioni mondiali di tuffi liberi Umberto Pelizzari, William Trubridge e Mehgan Heaney-Grier.

L’uomo Delfino – ha spiegato il regista – racconta la storia di un uomo carismatico che ha diviso la sua vita tra terra e acqua, portando consapevolezza sulla nostra affinità con il mondo acquatico. Atleta, filosofo e avventuriero, Jacques Mayol ha viaggiato in tutto il mondo, dal Mediterraneo al Giappone, dall’India alle Bahamas, divulgando una visione olistica dell’esperienza umana che si basa sul bisogno di riconnettersi con la natura. Il film tratta questioni essenziali dell’esistenza umana: la morte, i limiti del corpo, il ritorno alla natura, le trappole dell’ambizione personale e della fama, l’equilibrio del corpo e dell’anima attraverso la meditazione. Questi sono i temi dominanti della vita di Mayol e che guidano la narrativa del film.

L’uomo del labirinto: trailer del nuovo film di Donato Carrisi

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L’uomo del labirinto: trailer del nuovo film di Donato Carrisi

Medusa ha diffuso il trailer ufficiale di L’uomo del labirinto, l’atteso nuovo film di Donato Carrisi con Toni Servillo, Valentina Bellè e Dustin Hoffman dal 30 ottobre nei cinema italiani.

Il film è una produzione GAVILA e COLORADO FILM in collaborazione con Medusa Film

L’uomo del labirinto, la trama

«Questo è un gioco, vero?» Samantha Andretti è stata rapita una mattina d’inverno mentre andava a scuola. Quindici anni dopo, si risveglia in una stanza d’ospedale senza ricordare dove è stata né cosa le è accaduto in tutto quel tempo.  Accanto a lei c’è un «profiler», il dottor Green: sostiene che l’aiuterà a recuperare la memoria e che insieme cattureranno il mostro. Ma l’avverte che la caccia non avverrà là fuori, nel mondo reale. Bensì nella sua mente.

«Questo è un gioco, vero?» ripete, dubbiosa, la ragazza.

Bruno Genko è un investigatore privato. Quindici anni prima è stato ingaggiato dai genitori di Samantha per ritrovare la figlia. Adesso che la ragazza è riapparsa, sente di avere un debito con lei e proverà a catturare l’uomo senza volto che l’ha rapita. Ma quella di Genko è anche una lotta contro il tempo. Perché un medico gli ha detto che gli restano due mesi di vita. E, per uno scherzo del destino, quei due mesi sono scaduti proprio nel giorno in cui Samantha è tornata indietro dal buio.

Chi giungerà prima alla verità: l’investigatore o il profiler?… Ma siamo sicuri che, alla fine di tutto, ci sia un’unica verità? Perché questa non è un’indagine come le altre… Qualcuno ha un segreto, qualcuno sta mentendo. E da qualche parte, là fuori, c’è un labirinto pieno di porte. E dietro ognuna si nasconde un enigma, un inganno.

In questo gioco nella mente dello spettatore, il labirinto di cui sei prigioniero è già dentro di te.

L’uomo del labirinto: Dustin Hoffman e Toni Servillo nella prima foto

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Come molto di voi sapranno sono iniziate le riprese di L’uomo del labirinto, il nuovo film di Donato Carrisi tratto dal suo omonimo romanzo. Ebbene oggi arriva anche la prima foto ufficiale dal set del film che vede protagonisti due attori del calibro di Dustin Hoffman e Toni Servillo. La produzione è attualmente attiva sui set di Cinecittà Studios, dove sono stati ricostruiti tutti gli ambienti e proseguirà per circa sette settimane. Lo studio è particolarmente attivo, infatti sul set c’è anche Paolo Sorrentino con The Young Pope 2.

L’uomo del labirinto è la seconda opera di Donato Carrisi, vincitore del David di Donatello come regista esordiente per La Ragazza nella Nebbia, successo al botteghino nell’autunno 2017 e venduto in 25 paesi. Anche per questa nuova opera cinematografica, Donato Carrisi firma sia la regia che la sceneggiatura. L’uomo del labirinto è una produzione Gavila, con la produzione esecutiva di Colorado Film.

Il romanzo

Una ragazza scomparsa e ritrovata. Un uomo senza più nulla da perdere. La caccia al mostro è iniziata. Dentro la tua mente.L’ondata di caldo anomala travolge ogni cosa, costringendo tutti a invertire i ritmi di vita: soltanto durante le ore di buio è possibile lavorare, muoversi, sopravvivere. Ed è proprio nel cuore della notte che Samantha riemerge dalle tenebre che l’avevano inghiottita. Tredicenne rapita e a lungo tenuta prigioniera, Sam ora è improvvisamente libera e, traumatizzata e ferita, è ricoverata in una stanza d’ospedale.

Accanto a lei, il dottor Green, un profiler fuori dal comune. Green infatti non va a caccia di mostri nel mondo esterno, bensì nella mente delle vittime. Perché è dentro i ricordi di Sam che si celano gli indizi in grado di condurre alla cattura del suo carceriere: l’Uomo del Labirinto. Ma il dottor Green non è l’unico a inseguire il mostro. Là fuori c’è anche Bruno Genko, un investigatore privato con un insospettabile talento. Quello di Samantha potrebbe essere l’ultimo caso di cui Bruno si occupa, perché non gli resta molto da vivere. Anzi: il suo tempo è già scaduto, e ogni giorno che passa Bruno si domanda quale sia il senso di quella sua vita regalata, o forse soltanto presa a prestito. Ma uno scopo c’è: risolvere un ultimo mistero. La scomparsa di Samantha Andretti è un suo vecchio caso, un incarico che ­Bruno non ha mai portato a termine… E questa è l’occasione di rimediare. No­no­stante sia trascorso tanto tempo. Perché quello che Samantha non sa è che il suo rapimento non è avvenuto pochi mesi prima, come lei crede. L’Uomo del Labirinto l’ha tenuta prigioniera per quindici lunghi anni. E ora è scomparso.

L’Uomo del Labirinto: clip in esclusiva con Dustin Hoffman

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L’Uomo del Labirinto: clip in esclusiva con Dustin Hoffman

Ecco una clip in esclusiva per Cinefilos.it de L’Uomo del Labirinto, il nuovo film di Donato Carrisi dal 30 ottobre al cinema. Nel cast del film Dustin Hoffman e Toni Servillo.

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Sinossi ufficiale de L’Uomo del Labirinto

«Questo è un gioco, vero?» Samantha Andretti è stata rapita una mattina d’inverno mentre andava a scuola. Quindici anni dopo, si risveglia in una stanza d’ospedale senza ricordare dove è stata né cosa le è accaduto in tutto quel tempo.  Accanto a lei c’è un «profiler», il dottor Green: sostiene che l’aiuterà a recuperare la memoria e che insieme cattureranno il mostro. Ma l’avverte che la caccia non avverrà là fuori, nel mondo reale. Bensì nella sua mente.

«Questo è un gioco, vero?» ripete, dubbiosa, la ragazza. Bruno Genko è un investigatore privato. Quindici anni prima è stato ingaggiato dai genitori di Samantha per ritrovare la figlia. Adesso che la ragazza è riapparsa, sente di avere un debito con lei e proverà a catturare l’uomo senza volto che l’ha rapita. Ma quella di Genko è anche una lotta contro il tempo. Perché un medico gli ha detto che gli restano due mesi di vita. E, per uno scherzo del destino, quei due mesi sono scaduti proprio nel giorno in cui Samantha è tornata indietro dal buio.

Chi giungerà prima alla verità: l’investigatore o il profiler?… Ma siamo sicuri che, alla fine di tutto, ci sia un’unica verità? Perché questa non è un’indagine come le altre… Qualcuno ha un segreto, qualcuno sta mentendo. E da qualche parte, là fuori, c’è un labirinto pieno di porte. E dietro ognuna si nasconde un enigma, un inganno.

In questo gioco nella mente dello spettatore, il labirinto di cui sei prigioniero è già dentro di te.

Donato Carrisi presenta L’uomo del labirinto

L’uomo del labirinto: 10 cose che non sai sul film

L’uomo del labirinto: 10 cose che non sai sul film

Distribuito in Italia nel 2019, L’uomo del labirinto è il secondo lungometraggio diretto da Donato Carrisi, che trae anche in questo caso la storia da un suo romanzo. Per l’occasione, chiama a recitare per sé uno dei più acclamati interpreti statunitensi, ponendolo all’interno di un noir ricco di colpi di scena.

Ecco 10 cose che non sai su L’uomo del labirinto.

L'uomo del labirinto cast

L’uomo del labirinto: la trama del film

10. Al centro della vicenda vi è un misterioso rapimento. L’uomo del labirinto ha inizio con Samantha, che dopo essere scomparsa per quindi anni in seguito ad un rapimento, viene miracolosamente ritrovata. Con il suo aiuto, sulle tracce del rapitore si incammineranno due criptici personaggi: un profiler che la aiuta a ricordare quanto accaduto, e quello stesso investigatore privato che non era stato in grado di ritrovarla al momento del rapimento.

L’uomo del labirinto è tratto da un libro

9. È l’adattamento del romanzo omonimo. Per il suo secondo lungometraggio, il regista Carrisi ha deciso di realizzare la trasposizione del romanzo scritto da egli stesso nel 2017. L’uomo del labirinto è il terzo capitolo della serie di libri intitolata Ciclo di Mila Vasquez, personaggio ricorrente in ogni titolo, e, in modo non dichiarato, è anche il seguito del romanzo Il suggerito, pubblicato nel 2009.

L’uomo del labirinto: il cast del film

8. Uno dei protagonisti è interpretato da un noto attore americano. Per dar vita al ruolo del dottor Green, uno dei protagonisti della storia, il regista ha dichiarato di aver da subito voluto che ad interpretarlo fosse il due volte premio Oscar Dustin Hoffman. L’attore, che aveva già lavorato in Italia per la serie I Medici, fu da subito entusiasta del progetto, avendo letto i romanzi di Carrisi e visto il suo precedente film. A convincerlo definitivamente fu la presenza di Servillo tra gli interpreti.

7. Vanta un cast di noti attori italiani. Non solo Hoffman però, e il film si arricchisce delle presenze di attori come Toni Servillo, che interpreta l’investigatore Bruno Genko, Valentina Bellè, nel ruolo di Mila Vasquez, e Vinicio Marchioni, nel ruolo di Simon Berish, direttore dell’ufficio bambini scomparsi.

6. Servillo non era inizialmente sicuro di voler partecipare al film. Già protagonista di La ragazza nella nebbia, dove interpretava un detective, Servillo non era convinto riguardo il ruolo di Genko, poiché non voleva rischiare di essere associato a questo tipo di personaggi. Tuttavia, si convinse nel momento in cui leggendo la sceneggiatura scoprì lati inediti e nascosti del personaggio che gli permettevano di renderlo diverso da quello precedentemente interpretato.

L'uomo del labirinto finale

L’uomo del labirinto: le recensioni del film

5. È stato accolto da opinioni miste. Un film criptico come L’uomo del labirinto non poteva mancare di dar vita ad ampie discussioni, ricevendo pareri spesso contrastanti. In particolare, molti critici hanno criticato l’eccessiva ambizione narrativa, che rallenta la visione, mentre altri hanno invece elogiato le interpretazioni dei due protagonisti.

L’uomo del labirinto è su Sky

4. È stata anticipata la sua uscita On Demand. Distribuito nelle sale italiane a partire dal 30 ottobre 2019, il film è ora attualmente disponibile in streaming in alcune delle principali piattaforme cinematografiche e televisive. Tra queste vi è Sky, che ha messo a disposizione dei propri utenti la visione del film in modalità On Demand.

L’uomo del labirinto: la spiegazione del finale del film

[ALLERTA SPOILER]

3. Ci sono due linee narrative da seguire. Particolarmente complesso, il finale del film ha generato numerosi dibattiti. Innanzitutto, occorre sapere che nel film vi sono due storylinee che procedono parallelamente. All’interno di una si muove l’indagine condotta dall’investigatore Genko, il quale tenta di risalire al reale colpevole del rapimento. Nella seconda, invece, si svolge il rapporto tra la presunta ragazza rapita e il misterioso dottor Green. Infine, la prima delle due linee narrative si svolge all’incirca un anno prima della seconda.

2. I personaggi non sono chi crediamo che siano. Con un audace plot twist finale, allo spettatore viene rivelato che quella che si crede essere Samantha è in realtà l’investigatrice Mila Vasquez, e quello che si credeva essere il dottor Green è in realtà un impostore, nonché il rapitore di turno che fa credere alla sua vittima di essere chi non è.

1. Il senso finale è molto cupo. Come si apprende dalle scoperte fatte da Genko, dietro il rapimento della ragazza si nasconde una misteriosa setta chiamata “i figli del buio”, il cui scopo non è solo quello di abusare delle proprie vittime ma anche di tramandare di volta in volta questa tradizione attraverso degli eredi.

Fonte: IMDb

 

L’uomo del giorno dopo: dal cast al libro, tutte le curiosità sul film

Nel corso della sua carriera l’attore e regista premio Oscar Kevin Costner ha preso parte ad ogni genere di film possibile, dal western al fantascientifico. Accanto a grandi successi come Balla coi lupi o Un mondo perfetto, si ritrovano poi anche film meno apprezzati, ma che negli anni hanno guadagnato la fama di cult. Uno di questi è il titolo del 1997 L’uomo del giorno dopo, diretto dallo stesso Costner e scritto da Eric Roth Brian Helgeland. È questa la seconda regia per Costner, che torna a misurarsi con il genere post-apocalittico dopo il film del 1995 Waterworld, ricordato anch’esso in modo contrastante.

L’uomo del giorno dopo è l’adattamento del romanzo di fantascienza Il simbolo della rinascita, scritto 1985 da David Brin, noto scrittore di diverse opere di questo genere. Costner rimase particolarmente affascinato dal messaggio di speranza che il libro lanciava, dove si configurava un’America futura dilaniata dagli scontri sociali e razziali, ma dove la rinascita di una nuova civiltà risulta ancora possibile. Brin, in particolare, voleva che la trasposizione del suo romanzo assomigliasse più ad un film L’uomo dei sogni (interpretato da Costner nel 1989) che non a Mad Max, dove invece ogni forma di speranza viene a mancare.

Nonostante le sue buone intenzioni, L’uomo del giorno dopo venne massacrato al momento della sua uscita, ottenendo incassi bassissimi e giudizi critici altrettanto negativi. Nel corso degli anni ha però ottenuto lo status di cult, dimostrandosi anche anticipatore di diverse tematiche oggi molto presenti negli Stati Uniti e nel mondo. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L'uomo del giorno dopo cast

La trama di L’uomo del giorno dopo

La storia si apre nel 2013, in un territorio statunitense dove quindici anni prima si è verificato un conflitto che ha causato il crollo della società globale, decimando la popolazione e costringendo i sopravvissuti a dividersi in piccole comunità isolate. In questo nuovo contesto, bande di anarchici terrorizzano continuamente quanti vorrebbero invece poter tornare ad una pacifica normalità. La lotta per la sopravvivenza continua ad essere dunque l’unico valore ancora valido, che porta a scontrarsi tra loro anche quanti non vorrebbero essere costretti a farlo. A dettare regole e terrore, in particolare, vi è il gruppo degli Holnisti, miliziani armati comandati dal violento Generale Bethlehem.

In questo contesto si muove anche un misterioso straniero vestito da postino e per questo chiamato Portalettere. Sotto gli occhi increduli della gente, ormai avvezza alla diffidenza e al sospetto, l’uomo afferma di essere stato inviato dal nuovo governo nazionale per ripristinare le vie di comunicazione all’interno del Paese, a partire dalle vecchie lettere arretrate. Ben presto il Portalettere diventa un simbolo di speranza per un futuro migliore, tanto da ispirare le comunità a riprendere in mano la loro vita. Un cambiamento che Bethlehem non può però permettersi di far accadere, iniziando a contrastare con ogni mezzo le azioni del Portalettere.

 

Il cast del film

Sin da quando si iniziò a parlare di un adattamento cinematografico del libro di Brin, l’autore stesso indicò il premio Oscar Kevin Costner come attore da lui prediletto per il ruolo del protagonista. Rimasto affascinato dal progetto e dalle sue tematiche, Costner decise non solo di recitare nel film, ma anche di farne la sua seconda regia cinematografica. Per l’occasione, egli ebbe modo anche di sfoggiare le sue abilità equestri, destreggiandosi a cavallo in diverse scene. Costner in realtà si allenò al fine di poter interpretare quanti più stunt possibili, senza ricorrere così a controfigure. Nel film compaiono per la prima volta sul grande schermo i due figli dell’attore.

Nel ruolo dello spietato generale Bethlehem vi è invece l’attore Will Patton. Attore noto anche per film come Armageddon – Giudizio finale e Fuori orario. Egli aveva già recitato nei panni dell’antagonista di Costner nel film Senza via di scampo. Larenz Tate è Ford Lincoln Mercury, un giovane che si sentirà particolarmente ispirato dal Portalettere, affiancandolo nelle sue avventure. Olivia Wiliams è invece Abby, donna rapita da Bethlehem e che il Portalettere tenterà di salvare. Nei panni del sindaco di Bridge City compare invece il noto musicista Tom Petty. Proprio una decina di anni prima del film egli aveva dichiarato che avrebbe tanto voluto recitare in un film post-apocalittico.

L'uomo del giorno dopo differenze film libro

Le differenze tra il film e il libro

Oltre a condensare le trame, il film L’uomo del giorno dopo elimina anche alcuni personaggi ed elementi di fantascienza dalla storia. Una trama significativa nel libro è rappresentata dagli sforzi degli scienziati di Corvallis, nell’Oregon, di utilizzare un supercomputer artificialmente intelligente per aiutare a ricostruire la società. Allo stesso modo, nel libro i leader degli Holnisti sono super soldati che sono stati sottoposti a esperimenti militari per aumentare la loro forza e velocità. Il film elimina anche lo “Scudiero del Pan di Zucchero”, un leader di una comunità locale che il Postino cerca di arruolare per aiutarlo nella lotta contro gli Holnisti. Nel film, inoltre, il nome del protagonista non viene rivelato, mentre nel libro è Gordon Krantz.

Altre differenze sono che nel romanzo le principali città degli Stati Uniti sono state distrutte da diversi EMP e dal rilascio di armi biologiche. Nel film, poi, Nathan Holn, il fondatore degli Holnisti, è stato giustiziato qualche tempo prima degli eventi del romanzo. Gordon si allea con un tenace gruppo tribale composto da discendenti di allevatori, taglialegna e nativi americani, guidato da un veterano delle forze speciali nativo-americane, contro gli Holnisti, loro acerrimi nemici. Il romanzo si conclude con Gordon che scopre che gli Holnisti hanno un altro nemico organizzato a sud e identifica il loro simbolo: La Bandiera dell’Orso e gli Holnisti e i loro nemici si uniscono per far rinascere la civiltà.

Il trailer di L’uomo del giorno dopo e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. L’uomo del giorno dopo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple TV e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di lunedì 29 aprile alle ore 21:00 sul canale Iris.

Fonte: IMDb

L’uomo dei sogni: trama, cast e curiosità sul film

L’uomo dei sogni: trama, cast e curiosità sul film

Prima di consacrarsi nel 1990 con Balla coi lupi, Kevin Costner si era già reso celebre grazie ad una serie di ruoli da protagonista in popolari film. Tra questi si annoverano Fandango, Gli intoccabili e L’uomo dei sogni. Quest’ultimo, uscito nel 1989 per la regia di Phil Alden Robinson, il quale ne ha anche firmato la sceneggiatura, è un racconto che mescola dramma ed elementi fantastici al mondo dello sport. Candidato a tre premi Oscar, tra cui quello per il miglior film, questa pellicola si è affermata come un’opera particolarmente importante del suo decennio, tanto da meritare nel 2017 l’ingresso nella National Film Registry per il suo valore storico e culturale.

L’uomo dei sogni: il libro da cui è tratto

Quella raccontata non è però una storia ideata appositamente per il grande schermo, bensì è l’adattamento del libro Shoeless, scritto da W. P. Kinsella. Questo contiene al suo interno una serie di fatti che, come avviene nel film, legano reali vicende ad altre invece immaginarie. In particolare, si fa riferimento allo scandalo che nel 1919 coinvolse otto giocatori di baseball, accusati di aver svenduto le proprie partite in cambio di denaro. Per i tanti elementi presenti nel libro, questo è infine stato adocchiato da diversi produttori, divenendo infine l’acclamato film che oggi tutti conoscono.

Ancora oggi L’uomo dei sogni è infatti un titolo particolarmente ricordato, citato e rivisto. Di recente, inoltre, è proprio stata annunciata una nuova serie televisiva basata sui racconti del film, a conferma del grande fascino che questo continua a suscitare. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L’uomo dei sogni: la trama del film

Protagonista del film è Ray Kinsella, un pacifico agricoltore che vive nell’Iowa con la moglie Annie e la figlia Karin. Da sempre grande appassionato di baseball, mentre una sera cammina nell’ampio campo di granturco Ray sente una voce sussurrargli “se lo costruisci, lui tornerà”. Non capendo da dove questa provenga, egli ne è inizialmente spaventato e anzi crede di essersela immaginata. Quando la voce torna a parlargli, però, egli comprende che non si tratta di una sua immaginazione, bensì di una missione affidatagli dall’alto. Istintivamente egli inizia a costruire un campo da baseball regolamentare proprio dietro la sua casa, senza sapere però il perché.

Quando il campo è ultimato, tutto gli viene però rivelato. Sul terreno di gioco iniziano infatti a comparire gli otto giocatori che nel 1919 erano stati squalificati per aver venduto una partita delle World Series, tra cui “Shoeless” Joe Jackson. Per Ray, però, quell’evento incredibile è solo il primo di una serie che cambieranno per sempre la sua vita. Quando la voce torna a parlargli, egli comprende di avere ancora altri compiti da dover portare a termine, ed inizia a ricercare una serie di persone collegate tra loro in qualche misterioso modo. Quando Ray comprende cosa lega tutto ciò, stenterà a credere a ciò che gli è stato riservato.

L'uomo dei sogni cast

L’uomo dei sogni: il cast del film

Inizialmente i produttori non considerarono Kevin Costner per la parte di Ray Kinsella, perché non pensavano che avrebbe voluto recitare in un altro film sul baseball dopo Bull Durham – Un gioco a tre mani. Il ruolo è così stato invece offerto a Tom Hanks, ma egli ha rifiutato. Costner, però, finì comunque per imbattersi nella sceneggiatura, che apprezzò molto. Diede a quel punto disponibilità a recitare nel film e a sostenerlo economicamente, convinto che sarebbe stato un successo. Qualche anno dopo, Costner avrebbe poi recitato in un terzo film sul baseball: Gioco d’amore. Nel ruolo di Annie Kinsella vi è invece Amy Madigan, dichiaratasi fan del libro, mentre Gaby Hoffmann è la figlia Karin.

L’attore Ray Liotta, celebre per film come Qualcosa di travolgente e Quei bravi ragazzi, interpreta il giocatore Joe Jackson. Prima di recitare in questo film, Liotta non aveva alcuna esperienza riguardante il baseball e per questo dovette sottoporsi a diverse settimane di allenamento per poter riuscire a colpire la palla. James Earl Jones, celebre per aver dato voce a Darth Vader in Star Wars, interpreta lo scrittore Terence Mann. Nel libro, lo scrittore citato è J. D. Salinger, ma quando questi minacciò una denuncia se il suo nome fosse stato usato, i produttori ripiegarono su un personaggio inventato. Nel film compare poi anche il celebre attore Burt Lancaster, nel ruolo del dottor Archibald Graham. Questo è stato per lui l’ultimo ruolo prima della scomparsa.

L’uomo dei sogni: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. L’uomo dei sogni è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili, Google Play e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di lunedì 20 giugno alle ore 21:10 sul canale La 5.

Fonte: IMDb

L’uomo dei record: Tom Hanks

L’uomo dei record: Tom Hanks

Tom Hank – 4 nomination ai BAFTA, 6 agli Screen Actors Guild Awards , 6 agli Oscar, 7 ai Golden Globe e 8 agli Emmy. Ma non finisce qui: due Oscar vinti come miglior attore protagonista, una nel 1994 con Philadelphia e uno nel 1995 con Forrest Gump, eguagliando il record di Spencer Tracy (nel 1937-1938), l’unico ad aver vinto per due anni consecutivi l’ambita statuetta.

Lui è Tom Hanks, classe 1956, enfant prodige degli anni ’80 il cui caché, a oggi, si aggira intorno ai 20 milioni di dollari a interpretazione. Interpretazioni che l’hanno portato a essere il vicepresidente dell’Academy.

Thomas Jeffrey Hanks nasce il 9 luglio 1956 sotto il sole della California, a Concord, da padre cuoco (Amos Mefford Hanks) e madre infermiera (Janet Marylyn Frager). Timido e introverso sin da piccolo, Tom studia teatro allo Chabot College, sempre in Calfifornia per poi trasferirsi alla  California State University di Sacramento. Nel 1978 sposa l’attrice Samantha Lewes da cui avrà due figli, Colin ed Elizabeth.

Del 1979 è il primo grande cambiamento: partenza per New York City in cerca di successo che incontra, dopo una serie di film low budget, agli ABC studios accaparrandosi un ruolo principale nella comedy Bosom Buddies (conosciuta in italia con il titolo di Henry e Kip) in cui, in 37 episodi andati in onda dal 1980 al 1982, vengono raccontate le vicende di due single che lavorano nel campo della pubblicità e che, per pagare di meno l’affitto, si travestono da donne per vivere in un appartamento riservato al gentil sesso.

Tom Hanks, filmografia

Grazie al successo televisivo, Hanks viene notato da Ron Haward che nel 1982 gli riserva un ruolo come guest appearance in un paio di puntate del mitico Happy Days. La collaborazione tra i due continua quando Haward decide di assegnare al giovane californiano il ruolo principale in Splash – Una sirena a Manathann (1984), commedia romantica che si trasforma in un vero e proprio successo al box office incassando quasi 70 milioni di dollani.

Con il film di Garry Marshall del 1986 Niente in comune, Hanks pone le basi per un salto di qualità nella sua carriera da attore e comincia a farsi conoscere al grande pubblico anche e soprattutto per le sue capacità interpretative drammatiche. Il grande successo arriva due anni dopo con Big, film dalla strana (ma casuale) identità di soggetto con Da Grande di Francesco Amurri  (con Renato Pozzetto) in cui Hanks interpreta Josh, un ragazzino di dodici anni che abita a New York, follemente innamorato di una sua compagna di scuola molto più grande di lui, motivo per cui si trova a esprime il desiderio di non essere più un bambino. Il giorno dopo, al suo risveglio, scoprirà di essere diventato un aitante trentenne.

Big viene osannato dalla critica e configura Hanks come il miglior giovane talento nascente di Hollywood: una nomination agli Oscar come Miglior attore protagonista, la prima vittoria del Golden Globe come miglior attore in un film commedia o musicale, il riconoscimento da parte del Los Angeles Film Critics Association Award come miglior attore protagonista e la menzone speciale al festival di Venezia di quell’anno.

Gli anni della consacrazione a star sono anche quelli che lo hanno visto sposato con l’attrice Rita Wilson, nel 1988, conosciuta sul set di Bosom Buddies ma di cui si innamorerà solo successivamente e dalla quale avrà due figli: Chester e Truman.

Subito dopo la consacrazione a star da parte della critica, seguirono per l’attore molti fallimenti al botteghino come L’erba del vicino (The ‘burbs), Joe contro il vulcano (che vede per la prima volta Hanks insieme a Meg Ryan) e il flop più grande, Il falò della vanità, diretto da Brian De Palma con Bruce Willis e Melanie Griffith, film che costò 47 milioni di dollari e riuscì a incassarne solo 15.

Sarà la commedia del 1992 di Penny Marshall con Madonna tra i protagonisti, Ragazze vincenti, a portare Tom Hanks nuovamente in vetta. In un’intervista di quel periodo a Vanity Fair l’attore dichiarò di essersi reso conto che il suo lavoro era diventato meno pretestuoso, finto e sopra le righe e percepiva nell’aria l’inizio di una nuova era cinematografica.

Era che si apre con il succeso della commedia romantica del 1993 Insonnia d’amore che lo vede nuovamente al fianco di Meg Ryan e, successivamente, con l’indimenticabile Philadelphia dalla drammatica porata sociale. Nel film Hanks interpreta Andrew “Andy” Beckett, un avvocato gay licenziato perché malato di AIDS, la malattia che raggiunse il culmine della sua diffusione negli anni novanta. Per interpretare il ruolo dell’avvocato (affiancato da un grande Denzel Washington), Hanks perse più di 35 chili e rasò a casaccio i suoi capelli al fine di apparire credibile in quanto malato. Oltre alle pluripremiate interpretazioni dei due attori, elemento di spicco del film fu la musica, affidata a Howard Shore affiancato dagli autori Bruce Springsteen e Neil Young, che accompagnò i due attori in quasi tutti le scene principali. In una recensione per People, la giornalista Leah Rozen scrisse:

«Al di là di tutto, il successo del film è da riscontrarsi in Tom Hanks che ha fatto un lavoro splendido nel calarsi totalmente nel ruolo di una persona, non un personaggio, un uomo qualunque e non un santo martire. È stato assolutamente pazzesco, estremamente profondo con un’attenzione incredibile a tutte le sfumature comportamentali di una persona in quelle condizioni. Si merita l’Oscar».

Oscar che non tardò ad arrivare, nel 1993, come miglior attore protagonista. Nel discorso di ringraziamento, Hanks fa riferiferimento a due persone che hanno dato molto alla sua carriera e a questo ruolo, il suo insegnate di teatro al liceo Rawley Farnshworth e il compagno di classe John Gilkerson, entrambi estremamente vicino all’attore ed entrambi gay.

L’errore degli anni precedenti non venne ripetuto e subito dopo questa profonda interpretazione all’attore venne immediatamente affidato un altro ruolo destinato a diventare un cult: Forrest Gump.

«Quando ho letto lo script di Gump ho intravisto un gran ruolo, un film pieno di speranza che potesse arrivare a un gran pubblico… l’ho sentito mio» dichiarerà Tom Hanks in un’intervista successiva all’uscita del film. Diretto da Robert Zemeckis il film, liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Winston Groom del 1986, narra l’intensa vita di Forrest Gump, un uomo dotato di uno sviluppo cognitivo inferiore alla norma, nato negli Stati Uniti d’America a metà degli anni quaranta e, grazie a una serie di coincidenze favorevoli, diretto testimone di importanti avvenimenti della storia americana. Forrest Gump venne accolto in modo estremamente positivo sia dalla critica sia dal pubblico, conferendo ad Hanks per il secondo anno consecutivo la statuetta come miglior attore protagonista eguagaliando il record di Spencer Tracy, sfiorando il record di nomination di Eva contro Eva e Titanic e classificandosi al 20° posto nella classficia dei 250 migliori film di sempre di IMDb. Il film ebbe anche un notevole impatto sulla cultura popolare. Frasi come «corri, Forrest, corri» sono diventate parte del linguaggio comune. Lo stesso Tom Hanks riadatterà una frase del suo personaggio nel suo discorso alla cerimonia degli Oscar.

Tra le varie, il film viene ricordato per aver pagato a Hanks l’ingaggio, allora stratosferico, di 8 milioni di dollari, incassandone in tutto il mondo circa 680.

La salita all’olimpo dei super attori di Hollywood procede e con il suo ruolo successivo segna la reunion tra l’attore e il regista che per primo credette in lui: Ron Howard, con cui Tom è pronto a volare nello spazio, con la pellicola del 1995 Apollo 13. La critica applaudì il film e la prova di Hanks e compagni (Kevin Bacon, Bill Paxton, Gary Sinise, Ed Harris e Kathleen Quinlan) conferendo al titolo nove nomination agli Academy Awards e vincendone due, nessuna delle quali per Tom.

Poco dopo Apollo 13 Hanks cominciò ad avvicinarsi al mondo dell’animazione e di quegli anni fu la sua prima collaborazione con la Disney/Pixar per il blockbuster d’animazione Toy Story, in cui prestò la voce allo sceriffo Woody.

L’amore per lo spazio non abbandonerà l’attore che, nel 1996, unirà questa passione con quella per le serie tv diventando produttore (insieme all’ormai amico Ron), co-scrittore e co-direttore del documentario per la HBO Dalla terra alla luna, miniserie che segue le vicende del programma Apollo dalla sua prima missione del 1961, fino alla sua ultima missione del 1972. La miniserie ricevette numerosi premi e nomination nel corso del 1998 e del 1999, vincendo tra gli altri tre Emmy, un Golden Globe e due Television Critics Association Awards. Oltre ai prestigiosi premi, la miniserie viene ricordata anche per essere stata la produzione più costosa per un documentario televisivo: 68 milioni di dollari. I progetti successivi non furono certo da meno in quanto a spese e con Salvate il soldato Ryan (1998) si apre la fortunata collaborazione con Steven Spielberg. Ambientato durante la seconda guerra mondiale, in particolare nei giorni del D-Day, il film fu acclamato dalla critica soprattutto per i primi 24 minuti che dipingevano, in maniera cruda e realistica, lo sbarco dei soldati a Omaha beach. Etichettato come uno dei migliori film di guerra mai girati, valse al regista la sua seconda statuetta alla regia e all’attore un’altra nomination come miglior attore protagonista. Dopo questa intensa interpretazione, Hanks aveva bisogno di qualcosa di leggero e dello stesso anno è C’è posta per te che vede Hanks nuovamente con Meg Ryan in una commedia romantica remake del classico di Ernst Lubitsch, Scrivimi fermo posta.

Tom HanksAlle soglie del nuovo millennio Hanks torna come voce per il secondo capitolo del film d’animazione Toy Story 2 per poi gettarsi nell’adattamento del romanzo di Stephen King Il miglio verde, diretto da Frank Darabont (oggi noto ai più per essere il regista della terza stagione di The Walking Dead), in cui interpreta il ruolo drammatico di Paul Edgecombe, capo guardia dei prigionieri condannati a morte la cui vita cambia quando in carcere arriva John Coffey (Michael Clarke Duncan), un gigante di colore accusato di aver massacrato due bambine. Il nuovo Hanks, quasi totalmente votato a ruoli drammatici, continua la sua scalata al successo nel 2000 con il film di Robert Zemeckis Cast Away, in cui Hanks interpreta un importantissimo ingegnere della FedEx che, a causa di un incidento aereo dopo un ammaraggio di fortuna, si ritrova su uno scoglio gigante a nord della Nuova Zelanda, da solo. Il film venne girato in due periodi di tempo separati da diversi mesi. Nella prima sessione di riprese vennero girate le scene nel mondo “moderno”, mentre nella seconda sessione vennero girate le scene sull’isola. Il motivo della pausa fu la necessità di Tom Hanks di avere a disposizione tempo per perdere peso: durante la pausa Hanks dimagrì di circa 20 kg per interpretare la parte (e Zemeckis girò Le verità nascoste).

Tom Hanks in Salvate il soldato RyanL’anno successivo Hanks torna dietro la macchina da presa insieme a Steven Spielberg per produrre Band of Brothers, miniserie in 10 puntate per la HBO considerata come un vero e proprio spin-off del precedente Salvate il soldato Ryan. Visto l’enorme successo, nove anni dopo i due torneranno a produrre insieme un’altra miniserie di dieci puntata per lo stesso canale intitolata The Pacific e incentrata sugli avvenimenti della guerra del Pacifico.

L’esplorazione delle proprie capacità drammatiche continua nel 2002 con Era mio padre, film in cui l’attore interpreta il ruolo di un killer professionista per conto di un mafioso che l’ha cresciuto come un figlio. Il felice connubio con il regista Spielberg prosegue sempre negli stessi anni con Prova a prendermi, al fianco di Leonardo DiCaprio. Questo è il primo film dal 1988 in cui Tom Hanks non riceve la paga più alta per un ruolo di protagonista che venne assegnata a DiCaprio. Nello stesso anno produrrà insieme alla moglie Rita Wilson la commedia di successo Il mio grosso grasso matrimonio greco.

Nel 2004 l’attore ormai regista e produttore appare in tre film diversi: la commedia dei fratelli Coen Ladykillers, un altro film di Spielberg The Terminal e il film d’animazione Polar Express di Zemeckis. Nel 2005 arriva un altro importante ricooscimento e Hanks viene votato come vice presidente dell’Academy Award.

Tom HanksNegli anni successivi prenderà parte al kolossal tratto dal best seller di Dan Brown, Il Codice Da Vinci, interpretando il ruolo del  del professor Robert Langdon che tornerà anche nel 2009 per un altro capitolo della saga, Angeli e Demoni.

Il 2007 è anche l’anno che lo vede protagonista del film scritto da Aaron Sorkin La guerra di Charlie Wilson in cui interpreta il deputato democratico del Texas Charles Wilson che valse all’attore l’ennesima candidatura ai Golden Globe. L’ultimo ruolo a conferirgli una candidatura agli Oscar è stato l’adattamento del romanzo di Jonathan Safran Foer Molto forte, incredibilmente vicino, del 2011, in cui Hanks interpreta il padre di un ragazzino con una certa forma di autismo rimasto vittima degli attacchi terroristici dell’11 settembre.

Sebbene quest’ultima pellicola non sia stata eccessivamente apprezzata dalla critica, Hanks, che di insuccessi alle spalle ne ha conosciuti svariati, non ha certo intenzione di buttarsi giù ed ha svariati progetti per il futuro come Saving Mr. Banks al fianco di Emma Thompson e Colin Farrell in cui si aggiudicherà un altro record: essere il primo a interpretare Walt Disney al cinema. Il film è atteso nelle sale per il 2013.

Intanto tra poco, esattamente il 3 gennaio, Tom inaugurerà la sua collaborazione con i fratelli Wachowski, per i quali ha partecipato alo straordinario e colossale Cloud Atlas, tratto dal visionario e profetico romanzo di David Mitchel. Nel film, Hanks interpreta diversi ruoli, attraversando il tempo e lo spazio, seguendo il genio dello scrittore Mitchell e la follia degli ideatori di Matrix.

La star dei record ha scalato le vette più alte del box office di tutti I tempi con più di 3.639 miliardi di dollari lordi incassati, con una media di 107 milioni di dollari a film. Provaci ancora, Tom!

L’uomo dei Ghiacci: recensione del film con Liam Neeson

L’uomo dei Ghiacci: recensione del film con Liam Neeson

Jonathan Hensleigh dirige Liam Neeson e Laurence Fishburne ne L’uomo dei Ghiacci – The Ice Road, thriller d’azione ambientato nell’estremo nord del Canada. Il film è l’avvincente viaggio di tre camion e dei loro autisti in una corsa contro il tempo, tra condizioni avverse e opposti obiettivi.

La trama de L’uomo dei Ghiacci

Nelle regioni settentrionali del Canada, una miniera di diamanti esplode, intrappolando 26 minatori al suo interno. Per i superstiti bloccati nel sottosuolo, restano a disposizione solo 30 ore di ossigeno prima di morire per asfissia. L’unica speranza di salvezza risiede nella squadra di camionisti ingaggiata per attraversare la ”strada di ghiaccio” e portare nella miniera le teste di pozzo, strumenti necessari a recuperare i minatori. Nel team ci sono Mike McCann (Liam Neeson) con suo fratello Gurty (Marcus Thomas), veterano affetto da afasia, l’esperto di camion Jim Goldenrod (Laurence Fishburne), la sua ex dipendente Tantoo (Amber Midthunder) e l’assicuratore dei proprietari della miniera Varnay (Benjamin Walker). La squadra parte su tre camion, pronta ad affrontare 300 miglia di strada sull’acqua ghiacciata. Nel percorso, le difficoltà non saranno date solo dalle condizioni atmosferiche: non tutti i membri della missione hanno lo stesso obiettivo. Per Mike il viaggio sarà una tripla lotta: contro il tempo, la natura e il nemico.

I fragili equilibri de L’uomo dei Ghiacci

I protagonisti de L’uomo dei Ghiacci partono per la loro missione con tre enormi camion. I loro carichi, le teste di pozzo, pesano tonnellate. La strada da percorrere è invece sottilissima: una lastra di ghiaccio di pochi centimetri che si sta sciogliendo perché è primavera. L’impresa richiede un’estrema attenzione al bilanciamento di velocità a forza. Un equilibrio nella guida, ma non solo: infatti, non appena l’iniziale armonia del team comincia a scricchiolare, anche il ghiaccio dà i primi segni di cedimento.

Tutto potrebbe scorrere liscio se tutti i partecipanti della missione si muovessero con lo stesso scopo, ma così non accade ne L’uomo dei Ghiacci: Mike pensa alla ricompensa in denaro, Gurty è spaesato e comprende poco l’obiettivo del viaggio, Tantoo e Jim vogliono tentare il salvataggio dei minatori, persone a loro care, mentre Varnay mente sulla propria identità per depistare la spedizione. Tra diffidenze e trame segrete, le discussioni dei personaggi mettono quasi subito in crisi la missione.

Tutti a corto d’aria

In un contesto in cui basta veramente poco per rimetterci la vita, lo scenario catastrofico si crea rapidamente. Il film risulta per forza di cose avvincente: il tempo e l’ossigeno per i minatori che scarseggiano, il ghiaccio scricchiolante, gli inseguimenti tra mezzi maestosi. Il senso di concitazione e angoscia è ben percepibile ed è alimentato dai continui scontri tra i personaggi. Come i loro guidatori, i camion si aiutano, si trainano e poi si tamponano, si ribaltano e si risollevano.

Inseguimenti non ordinari

Più che i dialoghi, ne L’uomo dei Ghiacci ciò che conquista sono gli scenari dell’azione: lande desolate, imbiancate dalla neve, spazi ampissimi percorsi da tir che si muovono acrobaticamente come fossero giocattoli. E il gioco del regista riesce ad essere estremamente realistico.

Non siamo di fronte al solito inseguimento su strada. L’uomo dei Ghiacci inserisce al suo interno l’azione dei Fast & Furious ma con le variazioni necessarie a rendere il film originale. Non ci sono macchine, ma camion enormi, mastodontici. Per certi versi, la pellicola ricorda Duel di Spielberg: le strade desolate, il camion rumoroso, la sfida tra mezzi e persone. Non siamo però tra i canyon, ma nel gelo totale: scenario che fa pensare al thriller del 2010 Frozen.

I volti protagonisti de L’uomo dei Ghiacci

Anche i protagonisti de L’uomo dei Ghiacci sono interessanti nella loro varietà. Non sono stereotipati. Non c’è l’eroe muscoloso che ruba la scena agli altri personaggi, né la donna sempre impeccabilmente elegante anche negli scontri all’ultimo sangue. Mike è un uomo non giovanissimo, abile nel suo mestiere ma realistico nei panni che indossa. C’è la ragazza forte e coraggiosa, ma è pur sempre una camionista e come tale viene rappresentata. Inoltre, l’attenzione a temi come il rapporto fraterno e il razzismo nei confronti delle popolazioni indigene danno profondità al film, senza però appesantirlo o apparire moralmente banali.

In conclusione, L’uomo dei Ghiacci – The Ice Road è un film action innovativo in cui lo scheletro della storia è stato ben rafforzato da dettagli originali e interessanti che spaziano dall’ambientazione ai protagonisti. Il film uscirà nelle sale italiane giovedì 2 dicembre 2021.

L’uomo dei ghiacci 2 acquisito da Prime Video, Liam Neeson tornerà

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Prime Video acquisterà i diritti pre-internazionali di L’uomo dei ghiacci 2 un sequel del film d’azione di successo L’uomo dei ghiacci – The Ice Road. E’ quanto ha annunciato un recente rapporto di Deadline. Il sequel, intitolato L’uomo dei ghiacci 2: Road To The Sky, vedrà Liam Neeson tornare a recitare nel film. Secondo il rapporto di Deadline, non è stato concluso alcun accordo ufficiale, ma le loro fonti affermano che Amazon è estremamente vicina all’acquisizione dei diritti del film nel mercato internazionale al di fuori della Germania.

Di cosa parlerà L’uomo dei ghiacci 2?

Il sequel vedrà Liam Neeson riprendere il ruolo del pilota di strade ghiacciate Mike McCann, che sta viaggiando in Nepal per onorare l’ultimo desiderio del suo defunto fratello di spargere le sue ceneri sul Monte. “Mentre si trovano su un affollato autobus turistico che attraversa il terreno mortale di 12.000 piedi della famigerata Road to the Sky, McCann e la sua guida alpina incontrano un gruppo di mercenari nepalesi e devono combattere non solo per salvare se stessi e il loro carico, ma anche gli abitanti dei villaggi locali”, si legge nella sinossi del film. Insieme a Neeson, anche lo sceneggiatore e regista Jonathan Hensleigh tornerà nel film. Il film originale era interpretato da Neeson, Benjamin Walker, Amber Midthunder, Marcus Thomas, Laurence Fishburne e molti altri, ma non è chiaro se qualcuno tornerà per il sequel.

L’uomo dei ghiacci – The Ice Road: trailer del film con Liam Neeson

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BIM distribuzione annuncia l’uscita nelle sale italiane dal 25 novembre del film L’uomo dei ghiacci – The Ice Road, diretto da Jonathan Hensleigh (già regista di The Punisher e sceneggiatore di Armageddon, Jumanji, Die Hard: duri a morire e Coin Air). L’iconico Liam Neeson torna ad essere protagonista accanto a Laurence Fishburne di un action thriller ambientato nell’estremo nord del Canada. In un ambiente impervio e ostile si sviluppa la storia ricca di adrenalina che vede Neeson interpretare un autista di camion esperto di guida sul ghiaccio alle prese con una missione di salvataggio impossibile. Lottando contro lo scongelamento delle acque e una violenta tempesta, il protagonista e la sua squadra dovranno salvare dei minatori intrappolati per poi scoprire una minaccia insospettabile che poco ha a che fare con il freddo e il ghiaccio…

Nel cast di L’uomo dei ghiacci – The Ice Roadanche Ray McKinnon (Le Mans ’66 – La Grande Sfida), Marcus Thomas (The Forger – Il Falsario), Benjamin Walker (La Leggenda del Cacciatore di Vampiri) e Amber Midthunder (Hell Or High Water). L’uomo dei ghiacci – The Ice Road sarà nei cinema italiani con BIM Distribuzione dal 25 novembre.

Sinossi: dopo il crollo di una remota miniera di diamanti nell’estremo nord del Canada, un autista di camion esperto di guida su ghiaccio (Liam Neeson) deve condurre un’impossibile missione di salvataggio. Lottando contro lo scongelamento delle acque e una violenta tempesta, il protagonista e la sua squadra dovranno salvare dei minatori intrappolati per poi scoprire una minaccia insospettabile che poco ha a che fare con il freddo e il ghiaccio…

L’uomo dei ghiacci – The Ice Road: la vera storia della location del film

L’attore Liam Neeson è oggi conosciuto in particolare per i suoi tanti thriller d’azione, dove fornisce sempre prove d’attore di grande livello. Tra i più apprezzati vi sono Non-Stop, Unknown – Senza identità, Run All Night – Una notte per sopravvivere e The Commuter – L’uomo sul treno, Un uomo tranquillo e, ovviamente, la trilogia di Taken. Nonostante avesse dichiarato di voler smettere con questo genere, nel 2021 ha accettato il ruolo da protagonista in un altro avvincente thriller, ovvero L’uomo dei ghiacci – The Ice Road (qui la recensione), diretto da Jonathan Hensleigh conosciuto per aver scritto film come Jumanji, Die Hard – Duri a morire, Armageddon – Giudizio finale e aver diretto The Punisher.

Con L’uomo dei ghiacci – The Ice Road Hensleigh torna alla regia a dieci anni di distanza dal suo precedente film da regista, Bulletproof Man, con protagonista Ray Stevenson. Grande esperto del genere thriller d’azione, Hensleigh si unisce dunque a Neeson per questo lungometraggio adrenalinico ambientato in territori ostili e che pertanto contribuiscono al senso di pericolo costante. Con un racconto che si svolge in mezzo ai ghiacci, si costruisce così un’avventura mozzafiato dove la natura si rivela però non essere il pericolo maggiore per i protagonisti, proponendo dunque colpi di scena entusiasmanti.

Per gli appassionati del genere o anche solo per chi non si perde un film di Neeson, si tratta dunque di un titolo da recuperare, anche in vista del suo annunciato seguito che verrà realizzato prossimamente. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a L’uomo dei ghiacci – The Ice Road. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla vera storia della location dove si svolge il racconto. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L'uomo dei ghiacci - The Ice Road trama

La trama e il cast di L’uomo dei ghiacci – The Ice Road

Protagonista del film è Mike McCann, un autista di camion ed esperto di guida sul ghiaccio, che si ritrova a condurre una missione di salvataggio su un lago ghiacciato, dopo che una miniera di diamanti è crollata nelle regioni settentrionali del Canada, uccidendo 8 minatori. I 26 superstiti ancora in vita hanno invece solo 36 ore di ossigeno prima che sia troppo tardi. Mike mette su una squadra da portare con sé e fra i componenti vi sono suo fratello minore Gurty, il veterano dei camion Jim Goldenrod e  l’abile Tantoo. Per salvare la vita ai minatori ancora vivi, il gruppo dovrà affrontare i numerosi ostacoli dati da quell’ambiente ostile come anche da alcune interferenze umane.

Ad interpretare Mike McCann vi è l’attore Liam Neeson che torna dunque al genere action dopo Un uomo tranquillo e Un uomo sopra la legge. L’attore Laurence Fishburne (il celebre Morfeus di Matrix) interpreta Jim Goldenrod. Gurty è invece interpretato da Marcus Thomas, mentre Amber Midthunder è Tantoo. Benjamin Walker è Varnay, l’attuario responsabile della valutazione del rischio assicurativo per Katka, la società proprietaria della miniera. L’attore Holt McCallany interpreta René Lampard, mentre Martin Sensmeier è il minatore Cody e Matt McCoy è George Sickle, il general manager della Katka, mentre Matt Sanlinger è Thomason, il CEO.

L’uomo dei ghiacci – The Ice Road 2: ci sarà un sequel

Nell’aprile del 2023, è stato annunciato un sequel intitolato The Ice Road 2: Road to the Sky, con il ritorno di Liam Neeson e dello scrittore/regista Jonathan Hensleigh. Il film seguirà Mike McCann che onora l’ultimo desiderio del fratello scomparso recandosi in Nepal per spargere le sue ceneri sul monte Everest. Mentre è a bordo di un autobus turistico che attraversa il terreno mortale di 12.000 piedi della famigerata Road to the Sky, Mike e la sua guida alpina si imbattono in un gruppo di mercenari nepalesi e dovranno combattere non solo per salvare sé stessi e il pullman di viaggiatori innocenti, ma anche la patria degli abitanti del villaggio locale. Il film è stato acquisito da Prime Video.

L'uomo dei ghiacci - The Ice Road cast

La storia vera della location del film

C’è da fare una premessa: L’uomo dei ghiacci – The Ice Road non è tratto da una storia vera, ma porta sullo schermo un luogo realmente esistente, intorno al quale è dunque stata costruita la vicenda originale di questo film. Si tratta della Ice Road presente nel titolo, ufficialmente nota come Tibbitt Contwoyto Winter Road, situata nei territori della regione artica a Nord-Ovest del Canada. Si tratta di una strada di ghiaccio lunga 400km, che per buona parte della sua estensione va a coprire dei laghi ghiacciati. La si può percorrere solo per brevi periodi ogni anno, generalmente tra febbraio e marzo e viene usata per rifornire i siti di diamanti che sono operativi. Questi sono stati scoperti alla fine degli anni ’90, portando ad essere il Canada il terzo produttore al mondo di diamanti.

La strada viene ricostruita ogni gennaio e richiede circa sei settimane per essere completata. Una volta completata, viene controllata praticando dei fori nel ghiaccio. Se il ghiaccio ha bisogno di essere ispessito, vengono chiamati i camion dell’acqua per aggiungerne in quell’area specifica. La velocità massima consentita per i camion a pieno carico sul ghiaccio è di 25 km/h, con alcune aree ridotte a soli 10 km/h. I camion vuoti, invece, hanno un limite massimo di velocità di 60 km/h (37 mph) sul ghiaccio. I limiti di velocità sono rigorosamente applicati dal personale di sicurezza che utilizza i radar per rilevare le velocità, proprio come fanno le forze di polizia nazionali e provinciali.

Solitamente per attraversare la Ice Road viene utilizzato il camion Hägglund, di fabbricazione svedese, il quale è grado di galleggiare nell’acqua qualora il ghiaccio dovesse rompersi, facendo dunque sprofondare chi vi si trova sopra nei gelati laghi sottostanti. Nonostante questo pericolo, la Tibbitt Contwoyto Winter Road è stata definita la strada più sicura del Nord America. Naturalmente le riprese non si sono potute svolgere sulla vera Ice Road, impraticabile per una produzione cinematografica. L’uomo dei ghiacci – The Ice Road è stato dunque girato in gran parte sempre in Canada, ma a Winnipeg, lontano dai territori dove invece il racconto si svolge.

Il trailer di L’uomo dei ghiacci – The Ice Road e dove vederlo in streaming e in TV

È possibile fruire di L’uomo dei ghiacci – The Ice Road grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Apple TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 4 aprile alle ore 21:20 sul canale Rai 2.

L’uomo dei ghiacci – The Ice Road, la spiegazione del finale del film con Liam Neeson

La corsa per salvare un gruppo di minatori intrappolati da una frana in L’uomo dei ghiacci – The Ice Road è resa complicata dagli intrighi di uomini d’affari corrotti, soprattutto nel finale. Un film che iniziava come un film catastrofico si è rapidamente evoluto in un thriller d’azione dal ritmo incalzante, con tanto di inseguimenti in auto e sparatorie con pistoleri spietati.

L’uomo dei ghiacci – The Ice Road è il film con Liam Neeson ambientato nel genere d’azione. Negli ultimi anni, l’attore è stato protagonista di film in cui interpreta un eroe altamente qualificato che deve salvare la situazione ingaggiando scontri a fuoco con gangster, spie e terroristi.

Nonostante i suoi 60 anni, Liam Neeson è emerso come un popolare eroe d’azione, grazie soprattutto ai suoi ruoli nei tre film di Taken. Tra i film che ha girato negli ultimi anni e che si sono basati sul suo successo nel genere ci sono The Commuter, Cold Pursuit, Honest Thief, The Marskman e ora L’uomo dei ghiacci – The Ice Road (la nostra recensione), dove interpreta Mike Barnes. In L’uomo dei ghiacci – The Ice Road, il personaggio di Liam Neeson è Mike Barnes, un camionista che si prende cura del fratello Gurty (Marcus Thomas), un veterano di guerra con un handicap mentale.

Poco dopo essere stato licenziato per un incidente che ha coinvolto Gurty, Mike viene assunto da Jim Goldenrod (Laurence Fishburne) per aiutare a salvare i minatori messi in pericolo da un’esplosione di metano. Insieme a Goldenrod, Gurty, Tantoo (Amber Midthunder) e Varnay (Benjamin Walker), il piccolo gruppo deve guidare tre camion attraverso un terreno infido e ghiacciato per salvare i minatori con le teste di pozzo che stanno trasportando. Ma nel corso degli eventi del film, Mike scopre che la strada ghiacciata non è l’unico ostacolo. C’era anche Varnay, che aveva causato la morte di Goldenrod e sabotato la loro missione. Ecco cosa è successo alla fine del film e cosa stavano realmente cercando di fare i cattivi de L’uomo dei ghiacci – The Ice Road.

Il piano dei cattivi in L’uomo dei ghiacci – The Ice Road

L'uomo dei ghiacci - The Ice Road spiegazione finalePrima ancora di iniziare la missione, è stato detto che Varnay non aveva alcun interesse nella ricompensa di 200.000 dollari che avrebbero ricevuto una volta completato il lavoro. Poiché Varnay non poteva ottenere i soldi, era logico pensare che non avesse motivo di tradire il gruppo. Tuttavia, alla fine si scoprì che Varnay era davvero un traditore. Una conversazione telefonica avvenuta nel corso del film ha confermato che Varnay prendeva ordini dal dirigente di Katka George Sickle (Matt McCoy). A quanto pare, Varnay e la sua squadra di killer armati erano determinati a uccidere Mike, Tantoo e Gurty a causa delle implicazioni che la salvezza dei minatori avrebbe avuto per Sickle e i suoi soci alla Katka.

Ciò che è stato detto nelle scene in miniera e nell’ufficio della Katka nel corso del film ha reso chiaro che Sickle e alcuni dei suoi colleghi erano responsabili dell’esplosione di metano. Avrebbero potuto adottare misure di sicurezza per evitare una simile catastrofe, ma hanno continuato le loro attività nella miniera a causa di preoccupazioni finanziarie. Ciò significa che Sickle e gli altri avrebbero potuto subire gravi conseguenze se questi dettagli fossero stati resi pubblici. Chi si trovava nella miniera aveva capito cosa stava accadendo, quindi la verità sarebbe sicuramente emersa una volta salvati. Ecco perché Sickle ha pensato che sarebbe stato meglio per sé (e per la compagnia) se i minatori fossero rimasti senza ossigeno e fossero morti. Questo risultato avrebbe permesso ai loro segreti di rimanere sepolti.

Come Mike sconfigge Varnay in L’uomo dei ghiacci – The Ice Road

Come il cattivo che continua a tornare, Varnay si è rivelato una minaccia ricorrente per Mike, Gurty e Tantoo durante il viaggio attraverso la strada di ghiaccio. Quando il personaggio di Liam Neeson ha fatto precipitare il suo veicolo da una collina, sembravano convinti che fosse finalmente fuori dai loro piedi per sempre, ma non è stato così. Varnay è riuscito a sopravvivere all’incidente. Utilizzando degli esplosivi, Varnay ha innescato degli esplosivi ed è riuscito a creare un altro ostacolo al loro viaggio. Questo li ha rallentati, ma non li ha fermati, costringendo Varnay a tentare un approccio più diretto. Dopo aver speronato il camion di Mike, si è scatenata una lotta che si è conclusa con Mike che ha guidato il suo camion dritto nel ghiaccio. Si è lanciato all’ultimo secondo, ma Varnay non ha avuto il tempo di scappare. Il camion si inabissa nel ghiaccio, trascinando con sé Varnay. Poiché era l’ultimo dei cattivi all’inseguimento delle teste di pozzo, Sickle e i suoi cospiratori non potevano fare altro per impedire agli eroi di raggiungere la loro destinazione.

La morte di Gurty rese possibile il salvataggio dei minatori

Purtroppo, la morte di Varney non significava che i loro problemi fossero finiti. Mentre Mike era impegnato a occuparsi di lui, Gurty e Tantoo, ferito, lo stavano precedendo quando si imbatterono in un ponte che non era stato costruito per sostenere il peso del camion. Dopo aver raggiunto l’altra sponda, i cavi di sospensione del ponte si sono rotti, provocandone il crollo. Al momento sbagliato, il camion ha iniziato a scivolare all’indietro e la caduta nel vuoto sembrava imminente. Vedendo ciò che stava per accadere, Gurtie cercò di chiudere il cancello, nella speranza di impedire al camion di scivolare ulteriormente all’indietro. Il problema è che Gurtie, lottando con il cancello, è rimasto lì più a lungo di quanto potesse permettersi. Alla fine è rimasto schiacciato tra il cancello e il camion. I suoi organi devono essere stati danneggiati dall’incidente, visto che è morto poco dopo. Ad ogni modo, il sacrificio di Gurty ha reso possibile il completamento della missione. Se non fosse stato per quello che ha fatto Gurty, non sarebbero mai riusciti a consegnare alla miniera l’unica testa di pozzo sopravvissuta.

Dopo che i soccorritori hanno usato la testa di pozzo per portare in salvo i minatori (e il fratello di Tantoo), il ruolo di Sickle in tutto quello che era successo è stato finalmente svelato, con il risultato che il personaggio è stato arrestato per i suoi crimini, ma non prima che Mike abbia sferrato un pugno al responsabile della morte di Gurty. Sebbene ciò che è accaduto a Gurty abbia impedito a La strada di ghiaccio di dare a Mike un vero e proprio lieto fine, ha rivelato che alcune cose buone sono arrivate per il suo personaggio in seguito all’esplosione di metano e all’arresto di Sickle. La scena finale del film mostra che tre mesi dopo, sia Mike che Tantoo – che sono rimasti in contatto – hanno un nuovo lavoro. Nella loro conversazione d’addio, Tantoo ha detto a Mike che può chiamarla se ha bisogno di lui, il che lascia aperta la porta alla possibilità che lavorino insieme in un eventuale L’uomo dei ghiacci – The Ice Road 2. Per quanto riguarda il futuro di Mike, ora si sta prendendo cura del topo domestico di suo fratello e ha trovato un certo successo come camionista che trasporta articoli sportivi. Gli ultimi secondi rivelano la scritta “Trk Trk Trk” sulla sua targa, che è un’allusione a “Truck Truck Truck”, un nome suggerito per il loro gruppo che viene menzionato nella prima parte del film. L’uso della frase è stato un giusto tributo ai due eroi che hanno perso la vita nella missione di salvataggio.