Ecco a seguire, pubblicata dalla
fan page Facebook del film e dal canale Youtube della Disney, la
prima clip de Il
Grande e Potente Oz, atteso film diretto da
Sam Raimi in cui un giovane Oz arriva nella città
di Smeraldo e si proclama re. Peccato che per farlo dovrà fare i
conti con forze oscure…
Il grande
dittatore è il film culto del 1940 di Charlie
Chaplin con protagonisti lo stesso
Chaplin e Paulette Goddard
Anno: 1940
Regia: Charlie Chaplin
Cast: Charlie
Chaplin, Paulette Goddard.
La sua prima edizione risale al 15
ottobre del 1940, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale.
Rappresenta una forte satira del nazismo e prende di mira
direttamente Adolf Hitler e il movimento nazista tedesco. Stupenda
la scena finale, con il finto Hitler che parla di speranza anziché
di disumane minacce al Mondo, dedicando la parte finale del
discorso alla donna che amava, ma che l’efferata violenza degli
uomini probabilmente non gliela farà più incontrare; si chiama
Hannah e forse in realtà è dedicato alla madre, morta in una casa
di cura psichiatrica.
Il grande dittatore, il film parodia
Un barbiere ebreo
partecipa alla Prima Guerra Mondiale, dove ha un
incidente aereo e perde la memoria. Viene così rinchiuso in un
ospedale per vent’anni, dove non viene a conoscenza di nulla,
nemmeno del fatto che nel suo Paese, la Tomania, si è instaurata
una dittatura per opera di Adenoid Hynkel, il quale tra le tante
atrocità, perseguita gli ebrei. Il barbiere conosce Annah, donna
tenace dai tanti sogni e desideri. Ma i tempi in cui vivono sono
difficili e il loro quartiere è sovente preso di mira dalle
autorità. Il barbiere e il dittatore vivono due vite parallele, col
primo che patisce le decisioni del secondo. Ma accadrà qualcosa di
imprevedibile, che in qualche modo cambia le sorti del barbiere e
forse dell’umanità intera. Almeno nel film.
Benché le tecniche cinematografiche
già lo prevedano da un decennio, Chaplin dona la
voce ai suoi personaggi a partire da questo film. Anche perché i
suoi film precedenti erano prevalentemente corti o slapstick,
dunque potevano fare a meno della voce. Il Grande Dittatore può
essere considerato una perla del cinema. Tecnicamente il film non è
un capolavoro; ma il modo con il quale Chaplin racconta l’avanzata
nazista in Europa è magistrale, utilizzando di fatto due delle sue
armi migliori: la malinconia da un lato e l’ironia dall’altro. I
protagonisti di una vicenda così drammatica sono trattati con
un’ironia disarmante, arrivando al punto di deriderli
completamente, ma il tutto è ricoperto da quel velo di tristezza e
malinconia che sempre caratterizza i film di
Chaplin.
D’altronde si parla
sempre di un periodo tragico e Chaplin lo sa bene.
Gli unici riferimenti non diretti nei confronti della Germania
nazista, forse per non calcar troppo la mano contro il regime, sono
i nomi dei personaggi (comunque facilmente riconducibili), i
simboli della “doppia X” al posto della svastica nazista, e l’uso
di parole di fantasia nelle iscrizioni del ghetto ebraico (come la
parola “Restauraciz” per ristorante) oppure in esperanto, seppur a
volte sgrammaticato (come “Ĉambroj” o “Vestaĵoj”, in esperanto
ispettivamente “Camere” e “Vestiti”).
La realizzazione del film fu
accompagnata dallo sfiorire del rapporto sentimentale tra Chaplin e
Paulette Goddard, splendida protagonista nonché sua terza moglie,
in procinto di chiedere il divorzio. Durante la lavorazione, nel
dicembre del 1939, Chaplin fu anche raggiunto dalla comunicazione
della morte improvvisa dell’amato Douglas Fairbanks, che soltanto
un mese prima gli aveva fatto visita sul set. Egli ne fu sconvolto
e la perdita del “solo vero amico che abbia mai avuto”, come ebbe a
dire Chaplin stesso, rimarrà una ferita mai rimarginata.
Il grande dittatore, censurato
Il grande dittatore fu sottoposto a
più censure. Venne vietato in quasi tutta l’Europa dal 1940 al 1945
a causa del potere nazifascista che ne proibì la distribuzione. In
Inghilterra venne censurato per timore di peggiorare i già
difficili rapporti diplomatici con la Germania; tuttavia proprio lo
stesso anno la situazione tra i due belligeranti precipitò
irreparabilmente e così, affrancata dalla censura, la pellicola
vide la sua prima proiezione a Londra già nel 1941.
Uscì in Italia per la prima volta
nel 1945, con la caduta del fascismo. La versione era integrale e
sottotitolata. Nel 1949 il film era stato già doppiato
(probabilmente integralmente) in un’edizione con la voce di
Augusto Marcacci per Chaplin, ma al contrario di
come riportano molte fonti questa versione non fu mai distribuita
nei cinema e oggi è probabilmente andata perduta. Il film
venne censurato di alcune scene quando uscì ridoppiato nel 1972
(con la voce di Oreste Lionello per Chaplin) e la direzione del
doppiaggio di Roberto Bertea, in particolare nella scena del ballo
e della ridicola danza tra la sig. Napoloni e Hynkel. Il
personaggio della moglie di Napoloni fu eliminato totalmente per
non urtare la sensibilità della vedova Rachele Mussolini, ancora in
vita. Il nuovo prestigioso adattamento del copione è del comandante
Roberto De Leonardis, noto per le sue versioni italiane di tutti i
film Disney d’epoca. Nel 1988, per un’edizione in videocassetta a
cura della Skema video, il film fu integralmente ridoppiato con la
voce di Claudio Trionfi per Chaplin.
Questa versione fu eseguita sulla
versione francese del film e non su quella originale; la qualità
del doppiaggio è molto discutibile, ma se non altro si trattava
della prima versione italiana integrale. I nuovi dialoghi italiani
sono di Patrizia D’Agostino e la direzione del doppiaggio è di
Umberto Fizz. Nel 2002 il film è stato ridistribuito integralmente
e restaurato dalla BIM distribuzione. Le scene censurate sono state
doppiate ex novo in italiano con nuove voci e, a detta di molti, il
nuovo doppiaggio stride troppo con le restanti scene che conservano
l’audio del 1972. Le voci delle sequenze reintegrate sono troppo
diverse e i dialoghi aggiunti non tengono conto dell’adattamento di
De Leonardis come se le nuove scene fossero state tradotte senza
vedere l’intero film in italiano (ad esempio Napaloni nelle
sequenze del 1972 si rivolge ad Hinkel chiamandolo Hikelino, mentre
in quelle re integrate con Hinkey).
Nel 1941 Il Grande Dittatore
ottenne cinque candidature al premio Oscar, inclusi miglior film e
miglior attore allo stesso Chaplin. Nel 1940 il National Board of
Review of Motion Pictures l’ha inserito nella lista dei migliori
dieci film dell’anno. Nel 1997 è stato scelto per la preservazione
nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli
Stati Uniti. Nel 2000 l’American Film Institute lo ha inserito al
trentasettesimo posto nella classifica delle cento migliori
commedie americane di tutti i tempi.
Nato dal lavoro di collaborazione
del regista Philippe
Garrel con i figli Louis (The
dreamers,
piccole donne), Esther (Chiamami
col tuo nome) e Lena, Il grande
carro è una pellicola drammatica franco svizzera. Il film
è stato proiettato per la prima volta alla settantatreesima
edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino, dove
partecipò per l’Orso d’Oro. Nel cast si ritrovano anche
Aurélien Recoing nel ruolo del padre,
Francine Bergé nei panni della nonna e
Damien Mongin come Pieter.
Il grande carro: un dramma
familiare
Louis, Martha e Lena gestiscono
insieme al padre un teatro di burattini fin dalla tenera età.
Nonostante la morte della madre, la famiglia si mantiene unita
grazie alla passione comune che li porta ad esibirsi insieme; altro
elemento di legame è sicuramente la nonna, a cui specialmente
Martha è molto legata. Al quadro familiare si aggiunge Pieter,
artista squattrinato che decide di abbandonare momentaneamente la
pittura per entrare a far parte della compagnia di burattinai.
Questa situazione di apparente perfetto equilibrio viene rotta
dalla improvvisa morte del padre: da questo momento in poi nulla
potrà essere come prima, il filo invisibile che li teneva insieme
sembra essersi rotto.
All’inizio, Louis cerca di mantenere
unita la compagnia, dando inizio ad una nuova tournee, ma si
insinua dentro di lui un sentimento di insoddisfazione verso gli
spettacoli di burattini e la propria vita così com’era.
Contemporaneamente, Pieter lascia Helene, con cui nel frattempo ha
avuto un figlio, per stare con Laura e riscoprire la sua passione
per la pittura, mentre Louis vuole dare una svolta alla sua vita
con il teatro. Il destino del teatro di burattini di famiglia
sembra essere segnato da un inevitabile declino.
Un intreccio di lentezza e
silenzio
Ne Il grande carro
non sono presenti grandi picchi nello scorrimento delle vicende: i
pochi eventi emblematici per la trama vengono presentati allo
spettatore in maniera alquanto piatta, tale da non instaurare alcun
sentimento di empatia nel pubblico verso i personaggi. Gli stessi
dialoghi vengono interpretati dagli attori con toni abbastanza
piatti. Un esempio è la separazione tra Helene e Pieter: un padre
decide di lasciare, la propria compagna, madre del proprio figlio,
subito dopo la nascita del bambino. Si dovrebbe trattare di un
momento denso di rabbia da parte di Helene, abbandonata, ma nessuna
emozione viene mostrata sullo schermo.
L’unico caso in cui viene trasmesso
più pathos allo spettatore è la morte del padre: questa avviene
durante uno spettacolo, vengono mostrate allo spettatore le
marionette che di punto in bianco cadono di colpo, con il sipario
che viene poi chiuso dopo pochi secondi.
A contribuire a questa condizione di
monotonia del film c’è anche la quasi totale assenza di musica. La
colonna sonora o comunque delle forme di background musicale
possono contribuire a trasmettere uno specifico stato d’animo allo
spettatore; l’assenza di questo elemento rende la pellicola ancora
più inespressiva.
Nonostante una trama interessante e
abbastanza originale, Il grande carro finisce per
non mantenere interamente l’attenzione del pubblico per la mancanza
di elementi che possano coinvolgere lo spettatore.
Un inizio comune, tanti finali
divisi
Il grande carro è
caratterizzato dalla presenza di tanti personaggi, tutti molto
diversi tra loro. Pur partendo da una situazione iniziale comune,
ovvero il teatro dei burattini, nel momento in cui le loro strade
si dividono mostrano le loro personali peculiarità caratteriali. Se
con il padre in vita tutti i figli e Pieter erano un collettivo
comune, una compagnia in cui contava l’insieme più che il singolo
soggetto, con la morte del padre ognuno prende strade differenti e
separate, facendo emergere le loro reali passioni.
Un esempio di ciò è sicuramente
Louis: quando il padre è in vita lui non ha problemi a lavorare
nella compagnia, perché naturalmente era bello e gratificante
potersi esibire insieme alla propria famiglia e contribuire a ciò
che il padre aveva creato. Con la sua morte però i burattini
diventano qualcosa di soffocante per Louis: si rende conto che ciò
che rendeva gli spettacoli di burattini così entusiasmanti per lui
era la famiglia al completo, ma oramai quella magia sembra svanita.
A questo punto Louis scopre la sua vera passione, il teatro, dove
riesce a farsi strada e ad ottenere un grande successo.
Al contrario, Lena e Martha
continuano ad aggrapparsi al teatro dei burattini, vedendola come
una sorta di eredità del padre. Le due cercano in ogni modo di
portare avanti la compagnia da sole, senza però ottenere il
successo degli anni passati.
E’ oggi il grande giorno di Paolo
Sorrentino. Il regista italiano presenterà stamane il suo ultimo
film This Must Be the Place con Sean
Penn da protagonista.
La Disney è ufficialmente al lavoro
per portare sul grande schermo la versione in live action de
Il gobbo di Notre Dame, classico d’animazione
uscito nelle sale nel 1996 e tratto dal romanzo Notre Dame
de Paris di Victor Hugo. Deadline, che ha riportato la
notizia, fa sapere che il vincitore del Tony Award David
Henry Hwang scriverà il nuovo adattamento mentre
Alan Menken e Stephen Schwartz
torneranno a curare le musiche originali.
Josh Gad, che ha
già preso parte all’ultima versione cinematografica de La bella e
la bestia, comparirà fra i produttori del film e si vocifera di un
suo ulteriore coinvolgimento come attore nei panni del gobbo.
Il gobbo di Notre Dame – in arrivo il live action
Vi ricordiamo che è in programma un
altro adattamento che vedrà protagonista Idris
Elba prodotto da Netflix di cui l’attore curerà anche la
colonna sonora (avendo coltivato parallelamente alla carriera
cinematografica quella di DJ per molti anni).
A Michael
Mitnick, sceneggiatore del dramma storico con Benedict CumberbatchThe
Current War e The Giver, è stata affidata
la stesura del copione, mentre Fred Berger (La La
Land) e Brian Kavanaugh-Jones (Midnight Special) produrranno il film
insieme alla società di Elba e Ana Garanito.
Diversi remake live-action di film
classici del Rinascimento Disney sono attualmente in fase di
sviluppo, anche se almeno uno di loro, Il gobbo di
Notre Dame, si troverebbe in uno stato di limbo a
causa di quello che è stato suggerito essere un importante problema
della storia. Il compositore Alan Menken, che ha
lavorato a film d’animazione come La
sirenetta, ha recentemente parlato con ComicBook.com e ha offerto uno
sfortunato aggiornamento su tale progetto. Egli ha infatti
dichiarato: “È difficile, perché il film Il gobbo di Notre
Dame, la storia del gobbo, coinvolge molti problemi reali e che
sono problemi importanti e dovrebbero essere esplorati
adeguatamente per poterne discutere“.
Menken ha poi continuando
soostenendo che “deve esserci un accordo su come affrontare
questi problemi. Del tipo, possiamo fare il film senza il brano
‘Hellfire’? Non credo… Quindi si trova in uno stato di limbo in
questo momento“. Nel 2019 era stato annunciato che l’attore
Josh Gad avrebbe prodotto il film live-action di
Il gobbo di Notre Dame, con la possibilità di riservarsi
anche il ruolo del protagonista, ma su tale progetto non ci sono
stati aggiornamenti da oltre due anni ormai. Stando a quanto ora
riferito dal compositore, il motivo sarebbero elementi della storia
difficilmente adattabili tanto in live-action quanto per i tempi
odierni.
Il film d’animazione del 1996 tocca
infatti temi come il genocidio, il razzismo, la lussuria e altro
ancora, Iguadagnandosi la reputazione di uno dei film d’animazione
più oscuri della Disney. Basato sul romanzo di Victor
Hugo del 1831, questo è incentrato sul campanaro
Quasimodo, adottato con riluttanza dal giudice Claude Frollo e
tenuto nascosto tra le mura della cattedrale di Notre Dame. Questo
finché non incontra Esmeralda, una ballerina rom braccata da Frollo, per la quale
Quasimodo deciderà di esporsi come mai prima. Alla sua uscita in
sala, ci furono addirittura lamentele sul fatto che il film non
fosse propriamente adatto ai bambini.
La sirenetta, il nuovo
remake in live action della Disney
Nell’attesa di scoprire se un
adattamento di Il gobbo di Notre-Dame verrà mai
realizzato, ricordiamo che il prossimo live-action della Disney ad
arrivare in sala, dal 25 maggio, sarà
La sirenetta. Il film è interpretato
dalla cantante e attrice Halle Bailey
(grown-ish) nel ruolo di Ariel; Jonah
Hauer-King (Un viaggio a quattro zampe) nel ruolo
del principe Eric; Noma Dumezweni (Il Ritorno
di Mary Poppins) nel ruolo della regina Selina; Art
Malik (Homeland – Caccia alla spia)
nel ruolo di Sir Grimsby; con il vincitore del premio Oscar®
Javier Bardem (Non
è un paese per vecchi) nel ruolo di Re Tritone; e con la due
volte candidata all’Academy Award® Melissa McCarthy
(Copia originale, Le amiche della sposa) nel ruolo di
Ursula.
La Sirenetta è
diretto dal candidato all’Oscar® Rob Marshall
(Chicago, Il Ritorno di Mary Poppins), con una
sceneggiatura del due volte candidato all’Oscar David Magee
(Vita di Pi, Neverland – Un sogno per la
vita). Le musiche delle canzoni sono composte dal
pluripremiato agli Academy Award® Alan Menken (La Bella e la
Bestia, Aladdin), con i testi di Howard Ashman e i nuovi
testi del tre volte vincitore del Tony Award® Lin-Manuel
Miranda. Il film è prodotto dal due volte vincitore dell’Emmy® Marc
Platt (Jesus Christ Superstar Live in Concert, Grease:
Live!), da Lin-Manuel Miranda, dal due volte vincitore
dell’Emmy John DeLuca (Tony Bennett: An American Classic)
e da Rob Marshall, mentre Jeffrey Silver (Il Re Leone) è
il produttore esecutivo.
I peplum, i film di
carattere storico ambientati prevalentemente ai tempi dell’antica
Grecia e dell’Impero Romano, hanno conosciuto una grande popolarità
nei primi decenni della storia del cinema, raggiungendo l’apice
negli anni Sessanta. Successivamente, il genere venne quasi del
tutto abbandonato e così rimase fino all’uscita nel 2000 di
Il gladiatore, il film di Ridley Scott
che riportava gli spettatori all’epoca degli imperatori romani, dei
gladiatori e degli scontri brutali all’interno del Colosseo. Vero e
proprio colossal storico, questo riaccese non solo l’interesse
verso questa tipologia di film, ma si affermò anche come un
successo senza eguali.
Nonostante sia ricco di
incongruenze storiche, dovute per lo più a motivi di messa in scena
cinematografica, Il gladiatore ha nuovamente dimostrato il
potere degli effetti speciali, qui particolarmente presenti nella
completa ricostruzione dell’antica Roma e delle sue architetture.
Memorabili restano inoltre i combattimenti che si svolgono
all’interno del Colosseo, i quali rappresentano alcuni dei momenti
più avvincenti dell’intero film. Oltre a ciò, sono molti gli
elementi che hanno reso grande il film, dal cast ai dialoghi, dalla
colonna sonora di Hans Zimmer alle grandi passioni
contenute nella storia.
Vincitore di ben cinque premi
Oscar, tra cui miglior film, e con un incasso di oltre 457 milioni
in tutto il mondo, Il gladiatore è ancora oggi un esempio
insuperato nel suo genere, nonché uno dei titoli più maestosi e
importanti del nuovo millennio. Prima di intraprendere una visione
del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle
principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama, al cast di
attori e al suo sequel. Infine, si
elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
Il gladiatore: la trama del film
La storia qui narrata si svolge
nell’anno 180 d.C., con il generale Massimo Decimo
Meridio alla guida dell’esercito romano. Per le sue
eccezionali abilità come stratega e guerriero, egli si guadagna la
piena stima e fiducia dell’imperatore Marco
Aurelio. Anziano e malato, questo confiderà al generale
l’intenzione di voler lasciare proprio a lui il ruolo di
imperatore, ignorando dunque la presenza di suo figlio
Commodo come legittimo erede. Sfortunatamente,
proprio quest’ultimo scopre le intenzioni del padre, uccidendolo e
ordinando di dare la caccia a Massimo e alla sua famiglia.
Riuscito a fuggire, Massimo non ha
però neanché il tempo di piangere i suoi cari che viene catturato e
ridotto in schiavitù. Condotto nuovamente a Roma, egli viene
trasformato in un gladiatore da combattimento e in breve tempo
inizia a guadagnare una sempre maggiore popolarità presso il popolo
romano che accorre al Colosseo per vederlo. Comprendendo di come
quello sia l’unico modo per giungere a Commodo e ottenere la sua
vendetta, Massimo inizia a farsi largo tra i propri nemici, sempre
più indirizzato verso lo scontro finale e la sua liberazione.
Il gladiatore: il cast del film
Dopo che Mel
Gibson rifiutò il ruolo di Massimo Decimo Meridio,
Russell Crowe
accettò il ruolo e cominciò a lavorarci su durante il film che
stava girando, ovvero Insider – Dietro la verità. Per
questo film aveva preso molti chili e per Il Gladiatore li avrebbe
dovuti perdere tutti e acquisire una certa muscolatura. A detta di
Crowe, pare che non abbia fatto nulla di speciale tranne che
praticare dei normali lavori di fattoria in Australia. Durante le
riprese de Il Gladiatore, Crowe era continuamente scontento della
sceneggiatura, tanto da riadattarla con le proprie mani. La sua
intensa interpretazione divenne però memorabile e lo portò a
vincere il premio Oscar come miglior attore. Nei panni di suo
figlio vi è l’attore GiorgioCantarini, meglio noto per il film La vita è
bella.
Per il ruolo di Commodo Ridley Scott non aveva dubbi su chi dovesse
essere il suo interprete. Anche dopo aver provinato diversi attori,
Joaquin Phoenix
si confermò la scelta giusta. Nonostante avesse recitato già in
altri film, per Phoenix si trattò del ruolo più importante ottenuto
fino a quel momento. Egli era per questo molto nervoso sul set,
tanto da chiedere a Crowe di dargli una mano per far sì che potesse
concentrarsi su sé stesso, trovando così il narcisismo adatto al
personaggio. L’attore Oliver Reed, presente nei
panni di Marco Aurelio, morì tre settimane prima di finire le scene
principali. Le parti che non era riuscito a girare sono state
sistemate in post produzione. Sono poi presenti gli attori
Djimon Hounsou nei panni dello
schiavo Juba e Connie Nielsen in quelli di Augusta
Lucilla, sorella di Commodo.
Il gladiatore: il sequel, il
trailer e dove vedere il film in streaming e in TV
Sin dall’uscita del film si è
parlato di dar vita ad un sequel del film. Scott ha però sempre
dichiarato che se questo deve essere realizzato, Massimo Decimo
Meridio deve esserne protagonista con il volto di Crowe. Data la
morte del personaggio alla fine del film è però sempre risultato
complesso scrivere un seguito che lo avesse come personaggio
principale. Dopo anni di tentativi respinti, nel 2017 Scott ha
affermato di aver trovato un modo per riportare
in vita il personaggio di Massimo. La nuova storia, inoltre,
dovrebbe svolgersi circa 30 anni dopo gli eventi di Il
gladiatore. Recentemente, però, lo stesso Crowe ha
affermato di non aver saputo nulla di concreto a
riguardo, lasciando per ora in sospeso le sorti di questo
ipotetico sequel.
In attesa di poterlo magari vedere
un giorno, è possibile fruire del film del 2000 grazie alla sua
presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming
presenti oggi in rete. Il gladiatore è
infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili
Cinema, Google Play, Apple iTunes, Netflix, Tim Vision e Amazon Prime Video. Per
vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà
noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà
soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il
film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
mercoledì 26 maggio alle ore
21:20 su Canale 5.
Mentre continua a lavorare in
maniera febbrile per portare sullo schermo il maggior numero
possibile di sequel di Alien, Ridley Scott ha anche un’idea per un
sequel de Il Gladiatore.
Il regista, che nel 2000 ha diretto
uno dei film di più grande successo a Hollywood e nel mondo intero,
ha dichiarato infatti di avere in serbo qualche spunto per poter
realizzare un nuovo film che potrebbe dare un seguito alle gesta di
Massimo Decimo Meridio.
“So come portarlo indietro.
Parlavo con le persone allo studio, ‘ma è morto’. Ma c’è un modo
per portarlo indietro. Se dovesse o meno accadere non lo so. Il
Gladiatore è del 2000, quindi Russell è cambiato un po’. Sta
facendo delle cose adesso, ma sto cercando di farlo tornare qui
giù.”
L’idea è insieme interessante e
inquietante e ci fa pensare al fatto che forse il talento di
Scott potrebbe essere meglio applicato a idee
innovative. Che ne pensate?
Il 19 maggio arriverà al cinema
Alien Covenant, ultimo film di
Scott regista, mentre il prossimo autunno arriverà
al cinema Blade Runner 2049, di cui
Ridley Scott è produttore.
Il Gladiatore: il trailer onesto del film di Ridley
Scott
Il
gladiatore (Gladiator) è un
film del 2000 diretto da Ridley Scott, interpretato da
Russell Crowe, Joaquin Phoenix, Connie Nielsen, Richard
Harris, Oliver Reed e Tomas Arana. Crowe
interpreta il fedele generale Maximus (italianizzato in “Massimo”),
che viene tradito quando Commodo, l’ambizioso figlio
dell’imperatore, assassina il padre e s’impossessa del trono.
Ridotto in schiavitù, Massimo ricompare nell’arena tra le file dei
gladiatori per vendicare l’assassinio della sua famiglia e del suo
imperatore.
La pellicola uscì nelle sale
cinematografiche il 5 maggio 2000 negli USA, il 12 maggio nel Regno
Unito e il 19 maggio in Italia; il film ha ottenuto un notevole
successo al botteghino, ricevendo recensioni generalmente positive
e risultando vincitore di cinque Premi Oscar e di molti altri
riconoscimenti.
Quando Il gladiatore di
Ridley Scott uscì nel 2000, il film conquistò pubblico e
critica, imponendosi come uno dei grandi kolossal
storici moderni. Tuttavia, fin da subito, la sua aderenza alla
realtà dell’antica Roma è stata oggetto di dibattito: quanto c’è di
vero nella storia di Massimo Decimo Meridio (Russell
Crowe) e quanto invece è frutto di costruzione
narrativa? La risposta, come spesso accade nel cinema storico, è
complessa e stratificata.
Il film alterna infatti
ricostruzioni sorprendentemente accurate a licenze creative molto
marcate. Scott si è circondato di consulenti storici e ha cercato
un certo realismo, soprattutto nell’atmosfera, nelle dinamiche
militari e nella psicologia dei personaggi. Ma allo stesso tempo ha
modificato eventi, inventato figure e semplificato processi storici
per costruire un racconto epico, accessibile e fortemente emotivo.
Analizzare quanto Il gladiatore sia storicamente accurato
significa quindi entrare nel cuore del rapporto tra storia e
cinema.
Il simbolo della libertà, la
figura di Marco Aurelio e il realismo dei gladiatori: quando Il
gladiatore si avvicina alla storia
Uno degli elementi più solidi
dal punto di vista storico riguarda il percorso dei gladiatori e il
significato della libertà all’interno dell’arena. Il personaggio di
Proximo, ex gladiatore diventato lanista, riflette in modo
credibile una realtà documentata: i combattenti che riuscivano a
sopravvivere abbastanza a lungo potevano ottenere la libertà
ricevendo il rudis, una spada di legno simbolica. Questo
dettaglio, apparentemente secondario, restituisce bene la
dimensione rituale e sociale dei giochi gladiatori, dove la
violenza era codificata e inserita in un sistema di premi e
riconoscimenti.
Anche la rappresentazione di
Marco Aurelio è, nel complesso, coerente con le fonti storiche. Pur
con alcune semplificazioni, il film restituisce l’immagine di un
imperatore equilibrato, riflessivo e orientato a un’idea di governo
giusto. La sua figura di sovrano filosofo, capace di pensare al
bene dell’Impero oltre la propria persona, è ben radicata nella
tradizione storiografica. La scelta di presentarlo come mentore
morale di Massimo rafforza questa dimensione, traducendo in chiave
narrativa un tratto reale del personaggio storico.
Lo status sociale dei
gladiatori e il loro rapporto con il pubblico: tra realtà e
costruzione narrativa credibile
Il film compie un’operazione
interessante nel rappresentare lo status dei gladiatori. Da un
lato, introduce una dimensione spettacolare e quasi eroica,
soprattutto nel caso di Massimo, che diventa una figura amata dal
pubblico. Dall’altro, non rinuncia a mostrare la condizione
marginale e brutale di questi combattenti, considerati socialmente
inferiori e spesso destinati a una vita breve e violenta.
Storicamente, la maggior parte
dei gladiatori non combatteva fino alla morte: l’investimento
economico che rappresentavano rendeva conveniente preservarli. Il
film accenna a questa realtà, anche se privilegia la tensione
drammatica dello scontro mortale. La scelta di presentare Massimo
come un’eccezione – un gladiatore capace di conquistare il favore
delle folle – è coerente con una logica narrativa, ma non del tutto
scollegata dalla possibilità storica di figure carismatiche
emergenti.
La guerra in Germania, la
struttura dell’esercito romano e la lealtà delle legioni:
ricostruzioni credibili e funzionali al racconto
L’incipit del film, con la
campagna militare in Germania, è uno dei momenti più spettacolari
ma anche uno dei più solidi sul piano storico. L’Impero romano,
sotto Marco Aurelio, fu effettivamente impegnato in conflitti
prolungati lungo il confine settentrionale contro le tribù
germaniche. La rappresentazione di una guerra dura, sporca e
logorante è coerente con le testimonianze dell’epoca.
Anche la dinamica interna
dell’esercito romano è resa con una certa accuratezza. La forte
lealtà dei soldati verso i propri generali è un elemento ben
documentato: comandanti che condividevano le difficoltà dei
legionari e garantivano ricompense concrete, come terre o pensioni,
godevano di un rispetto profondo. Il personaggio di Massimo incarna
perfettamente questo modello, risultando credibile pur essendo
inventato. Inoltre, la tensione tra legionari e Guardia Pretoriana
– più privilegiata e meno esposta ai rischi – riflette una frattura
reale all’interno dell’apparato militare romano.
Massimo, il protagonista
inventato e l’uso della religione: quando Il gladiatore si
allontana dalla realtà
Se molte dinamiche sono
plausibili, il cuore narrativo del film è costruito su una figura
completamente fittizia. Massimo Decimo Meridio non è mai esistito:
è un personaggio creato per incarnare valori romani ideali, come
onore, lealtà e rifiuto del potere personale. La sua costruzione si
ispira a figure storiche reali, come Cincinnato, ma resta una
sintesi narrativa funzionale al racconto cinematografico.
Un’altra significativa
deviazione riguarda la presenza del cristianesimo. Il film
suggerisce, seppur in modo sottile, che questa religione fosse già
influente durante il regno di Marco Aurelio. In realtà, nel II
secolo d.C., il cristianesimo era ancora minoritario e spesso
perseguitato. La sua introduzione serve a creare un punto di
contatto con lo spettatore moderno, ma rappresenta una
semplificazione storica rilevante.
Armi, giochi gladiatori e gesti
iconici: spettacolarizzazione e falsi miti consolidati dal
cinema
Il cinema storico tende spesso a
enfatizzare l’aspetto spettacolare, e Il gladiatore non fa
eccezione. L’uso di armi e macchine da guerra nella battaglia
iniziale, come catapulte mobili e lanciatori, non è accurato:
questi strumenti erano utilizzati principalmente negli assedi, non
in battaglie campali in ambienti boschivi. Si tratta di una scelta
visiva pensata per aumentare l’impatto scenico.
Anche la rappresentazione dei
giochi gladiatori presenta alcune distorsioni. L’idea che Marco
Aurelio abbia abolito i combattimenti è errata: pur essendo critico
verso la loro brutalità, li mantenne per ragioni politiche e
sociali. Allo stesso modo, il celebre gesto del pollice verso,
utilizzato per decidere la sorte dei combattenti, è più
un’invenzione iconografica moderna che una pratica storicamente
documentata. Il film contribuisce così a consolidare un immaginario
già radicato, più che a correggerlo.
Intrighi familiari, politica
romana e morti degli imperatori: tra dramma cinematografico e
riscrittura storica
Le libertà creative diventano
ancora più evidenti nella rappresentazione dei rapporti familiari e
degli eventi politici. La relazione tra Commodo e Lucilla, caricata
di tensioni morbose, non trova riscontro nelle fonti storiche, pur
partendo da una base reale di conflitto. È una scelta narrativa che
serve a intensificare il ritratto del villain, rendendolo più
disturbante e memorabile.
Ancora più marcate sono le
modifiche relative alla morte di Marco Aurelio e di Commodo. Il
primo non fu assassinato dal figlio, ma morì probabilmente per
cause naturali. Il secondo, invece, non trovò la morte nell’arena,
bensì fu ucciso in una congiura. Queste alterazioni sono centrali
per la struttura del film: trasformano la storia in una tragedia
personale e costruiscono un arco narrativo chiaro e potente,
culminante nello scontro finale tra eroe e antagonista.
In definitiva, Il
gladiatore non è un film storicamente accurato nel senso
stretto del termine, ma non è nemmeno una ricostruzione arbitraria.
È piuttosto un’opera che utilizza la storia come base per costruire
un racconto epico, selezionando e adattando elementi reali per
renderli funzionali alla narrazione. Ed è proprio questo equilibrio
tra verità e invenzione a spiegare il suo successo: non un
documentario sull’antica Roma, ma una potente interpretazione
cinematografica della sua immagine.
Massimo Decimo Meridio è stato uno degli eroi
cinematografici più iconici, ma il finale di Il
gladiatore gli ha riservato una conclusione inaspettata.
Il film racconta la vita di un generale romano (Russell
Crowe). Massimo stringe un forte legame con l’attuale
imperatore romano, Marco Aurelio (Richard Harris),
che gli comunica che sarà nominato Protettore di Roma alla sua
morte. Commodo (Joaquin
Phoenix), figlio di Marco Aurelio, viene a conoscenza
di questo piano e uccide suo padre, poi ordina ai suoi uomini di
giustiziare Maximus e uccidere la sua famiglia.
Sebbene Massimo riesca a fuggire,
non è in grado di salvare sua moglie e suo figlio. In seguito,
Massimo finisce per essere catturato dagli schiavisti e costretto a
diventare un gladiatore. Dopo molte vittorie, Massimo viene portato
a Roma per combattere davanti all’imperatore, ora Commodo. Dopo
aver scoperto l’identità di Massimo, Commodo cerca di organizzare
la sua morte nell’arena, ma il piano fallisce. Massimo elabora un
piano per mettere l’esercito contro Commodo, ma Commodo lo scopre e
lo cattura. Commodo sfida Massimo a duello e, sebbene Massimo
uccida Commodo, muore a causa delle ferite riportate.
Perché Massimo muore in Il
gladiatore
Massimo muore in Il
gladiatore a causa della ferita da taglio al polmone,
inflittagli da Commodo prima del loro duello finale. Commodo voleva
riconquistare il rispetto del popolo romano uccidendo Massimo, il
loro campione. Tuttavia, Commodo sapeva di non poterlo sconfiggere
in un combattimento leale, quindi andò a trovare Massimo prima del
combattimento e lo pugnalò alla schiena. Nonostante questa grave
ferita, Massimo riesce a uccidere Commodo in un duello, ma muore
dissanguato poco dopo il combattimento.
Il respiro affannoso di Massimo e
la posizione della ferita inflitta da Commodo indicano che è stata
una perforazione al polmone a ucciderlo. Il film uccide così il suo
protagonista per un paio di motivi. In primo luogo, la vendetta
deve avere delle conseguenze e la vendetta di Massimo non dovrebbe
avere un finale completamente felice. Alla fine, Massimo sta
cercando di uccidere qualcuno per vendicare l’omicidio della sua
famiglia e, sebbene l’omicidio possa essere giustificato, questo
tipo di vendetta violenta è sempre autodistruttiva.
In secondo luogo, la morte era la
conclusione naturale della sua storia. La famiglia di Massimo era
il suo scopo, e dopo la loro morte, la vendetta era tutto ciò che
gli era rimasto. Dopo aver ottenuto la sua vendetta, non ha più
motivo di continuare a vivere. In realtà, Massimo era chiaramente
pronto ad affrontare la sua fine e a ricongiungersi con la sua
famiglia nell’aldilà.
Cosa intende Lucilla quando dice a
Massimo: “Sei a casa”?
Mentre Massimo muore alla fine del
film Il gladiatore, Lucilla gli sussurra che è a
casa. Le sue ultime parole a Massimo gli giungono mentre lui ha
delle visioni di sua moglie e suo figlio nella loro fattoria a
Trujillo. Lucilla dice che è a casa perché sa che sarà con sua
moglie e suo figlio nell’aldilà. Anche se la sua casa è stata
distrutta nel mondo dei vivi, lei sa che la rivedrà nell’Eliseo e
si ricongiungerà con la sua famiglia.
La morte di Massimo portò a una
nuova Roma
Per quanto riguarda ciò che accadde
a Roma dopo gli eventi narrati in Il gladiatore,
nessuno di questi eventi è realmente accaduto nella vita reale. Il
vero Commodo governò per 12 anni dopo la morte di suo padre e la
Repubblica non fu mai vicina alla restaurazione. Tuttavia, si può
presumere che il Senato romano abbia ripreso il potere dopo la
morte di Commodo. Commodo non ha figli nel film e non nomina mai un
erede, quindi è ragionevole supporre che il Senato sia stato
lasciato a colmare il vuoto di potere. L’unico personaggio vivente
de Il gladiatore che avrebbe potuto rivendicare il
titolo di imperatore sarebbe stato Lucio, il figlio di Lucilla.
Tuttavia, Lucilla era favorevole al
piano di Marco Aurelio e Massimo di restaurare la Repubblica,
quindi è improbabile che avrebbe presentato suo figlio come
pretendente al trono. Inoltre, il Senato aveva già un enorme potere
e influenza, quindi non sarebbe stato difficile per loro prendere
il controllo. Il popolo romano sembrava provare risentimento nei
confronti di Commodo ed è improbabile che desiderasse un altro
imperatore dopo il suo regno. Detto questo, l’unica conclusione
logica è che il Senato abbia restaurato la Repubblica come
desiderava Massimo.
Il vero significato del finale di
Il gladiatore
Il finale di Il
gladiatore riguarda il trionfo dell’onore e della
disciplina di Massimo sulla codardia e il sadismo di Commodo.
Inoltre, riguarda la complessa moralità della vendetta. Massimo ha
un motivo onorevole per perseguire la vendetta, ma questa diventa
il suo unico scopo nella vita. La sua morte alla fine del film
mostra che una persona consumata dalla vendetta perde il resto di
sé stessa. Dopo aver ucciso Commodo, l’unica cosa che Massimo vuole
fare è stare di nuovo con la sua famiglia, quindi non ci sarebbe
stato nulla da fare con il suo personaggio se fosse
sopravvissuto.
Mentre la morte di Massimo può
servire da monito contro la vendetta, la sua vittoria su Commodo
serve a esaltare le virtù sottolineate da Marco Aurelio subito dopo
l’epico inizio di Il gladiatore. Commodo menziona
la fede di suo padre nelle quattro virtù principali: saggezza,
temperanza, giustizia e fortezza d’animo. Sebbene Massimo possieda
queste caratteristiche, Commodo ammette che le sue virtù, come
l’ambizione, risiedono altrove. La vittoria di Massimo nell’arena è
simbolica del trionfo delle sue virtù su quelle di Commodo.
La spettacolare tenuta utilizzata
nel film Il Gladiatore è in vendita su Casa.it il
sito e l’app di riferimento per chi cerca casa e per i
professionisti del Real Estate. Il film, ambientato nell’antica
Roma che vede come protagonista Russell Crowe nei panni del Generale
Massimo Decimo Meridio, ha ottenuto 12 candidature all’Oscar
vincendone 5.
La tenuta immersa nel cuore della
Val d’Orcia, arroccata in una posizione collinare che permette di
avere viste mozzafiato sulla campagna toscana patrimonio
dell’UNESCO, si trova a breve distanza da tutti i centri medievali
della zona, tra cui Pienza, Montalcino, Montepulciano e
Monticchiello.
Come gli appassionati di cinema
sapranno, il viale privato di cipressi fornisce l’accesso alla
tenuta dove è presente lo storico casolare sviluppato su 3
piani per una totale superficie di 1300 metri quadrati, 17
ettari di terreno e un panorama unico nel suo genere.
La proprietà presenta eccezionali
dettagli architettonici toscani originali come la pietra medievale,
le arcate, le colonne, i soffitti a volta, i pavimenti in cotto, le
travi in legno a vista e gli elementi in travertino.
Al piano terra troviamo garage,
cantine, locale tecnico. Al primo piano: 6 camere da letto, 2
bagni, 2 cucine, 2 soggiorni con camino, sala da pranzo, studio,
ripostiglio, terrazza panoramica. Al secondo piano: 6 camere da
letto supplementari, 1 bagno e 1 ripostiglio.
La villa è circondata da 17 ettari
di terreno, tra cui due dedicati all’uliveto.
Gli amanti del film possono sognare
a occhi aperti scorrendo le immagini della villa sulla collina, del
campo di grano e del viale di cipressi come il protagonista Massimo
Decimo Meridio, semplicemente navigando su Casa.it.
Screen Junkies è noto per la sua irriverenza
e certamente se un film è acclamato da pubblico e critica lo
risparmia dai suoi “trattamenti speciali”. Di seguito potete vedere
il trailer onesto de Il
Gladiatore, celebre film premio Oscar di Ridley Scott, con protagonista uno
straordinario Russell Crowe.
Il
gladiatore (Gladiator) è un
film del 2000 diretto da Ridley Scott, interpretato da Russell Crowe, Joaquin Phoenix, Connie Nielsen, Richard
Harris, Oliver Reed e Tomas Arana. Crowe
interpreta il fedele generale Maximus (italianizzato in “Massimo”),
che viene tradito quando Commodo, l’ambizioso figlio
dell’imperatore, assassina il padre e s’impossessa del trono.
Ridotto in schiavitù, Massimo ricompare nell’arena tra le file dei
gladiatori per vendicare l’assassinio della sua famiglia e del suo
imperatore.
La pellicola uscì nelle sale cinematografiche il 5 maggio 2000
negli USA, il 12 maggio nel Regno Unito e il 19 maggio in Italia;
il film ha ottenuto un notevole successo al botteghino, ricevendo
recensioni generalmente positive e risultando vincitore di cinque
Premi Oscar e di molti altri riconoscimenti.
Doug Wick,
produttore de Il Gladiatore, ha spiegato che la più grande
sfida dell’annunciato sequel sarà dover fare i conti con il fatto
che il personaggio di Massimo Decimo Meridio è morto alla fine del
primo film. Il Gladiatore è stato un grandissimo successo al box
office e, all’epoca della sua release nel 2000, venne accolto
positivamente anche dalla critica. Il film contribuì ad accrescere
la fama a livello internazionale di Russell Crowe e a consacrare la figura di
Ridley Scott come uno dei più grandi registi
di tutti i tempi.
Il film ottenne anche 5 premi Oscar,
incluso miglior film e miglior attore protagonista. Sono anni ormai
che si parla di un possibile sequel de Il Gladiatore: le ultime news in merito
risalgono al 2018, quando lo stesso Scott aveva dichiarato che
sarebbe tornato dietro la macchina da presa e che stava lavorando
alla sceneggiatura con Peter Craig. La storia dovrebbe
raccontare di Lucio, il figlio di Lucilla che fu interpretata da
Connie Nielsen nel film del 2000. Sarà ambientata
25 anni dopo, quando Lucio sarà ormai adulto ma avrà ancora come
punto di riferimento il sacrificio di Massimo.
Adesso, in una recente intervista
con
ComicBook, il produttore Doug Wick ha spiegato
che per il team al lavoro sul sequel, la più grande sfida è
rappresentata proprio dal fatto di dover riportare il personaggio
di Massimo Decimo Meridio in vita. Wick ha specificato che tutte le
persone coinvolte nel primo film lo hanno amato, e che non hanno
intenzione di menomarne l’eredità realizzando un seguito
narrativamente debole, cercando di sfruttare unicamente la
popolarità del film originale.
Ridley Scott amerebbe realizzare il sequel de Il
Gladiatore
“A Ridley piacerebbe
farlo”, ha spiegato Wick. “Tutti quelli che sono stati
coinvolti nell’originale, adorano troppo il film per considerare
uno sfruttamento economico. L’unico problema è puramente creativo e
riguarda il lavoro sulla sceneggiatura. Ridley ci sta lavorando:
davvero, è soltanto una questione relativa alla maniera più degna
per poterlo realizzare… e, naturalmente, bisogna considerare anche
che il protagonista è morto.”
Wick ha anche rivelato che quando è
uscito il primo film, l’agente di Crowe lo ha chiamato e, in
maniera scherzosa, proprio sulla scia del grande successo che stava
ottenendo il film, aveva proposto che il modo più semplice per
riportare in vita Massimo in un eventuale sequel era mostrare –
durante la sequenza d’apertura – che il finale del precedessore era
tutta una farsa. Quest’idea, chiaramente, non è mai stata
considerata dal produttore!
Dopo oltre vent’anni, Ridley Scott torna nel mondo che ha
definito una generazione di cinema epico. Il Gladiatore II raccoglie l’eredità del
cult del 2000 e costruisce un racconto di continuità e
trasformazione, dove il passato di Massimo Decimo
Meridio (Russell Crowe) diventa la forza invisibile che
muove il presente di Lucius (Paul Mescal).
Il
film non è un semplice sequel, ma una riflessione su
come il mito possa
sopravvivere all’uomo. E il legame tra Massimo e Lucius è
il cuore pulsante di questa eredità.
Il bambino che osservava l’eroe
Nel film originale, Il
Gladiatore, Lucius era il piccolo figlio di
Lucilla (Connie
Nielsen) e nipote dell’imperatore Commodo (Joaquin Phoenix). È proprio attraverso i suoi
occhi che lo spettatore, allora, poteva cogliere la grandezza
morale di Massimo: un uomo che preferisce la giustizia alla
vendetta, l’onore al potere.
Quel bambino, cresciuto tra i marmi di Roma, ha assistito alla
caduta di un impero e al sacrificio dell’uomo che ne incarnava i
valori più puri. In Il Gladiatore II lo ritroviamo adulto,
segnato da quell’esperienza: Lucius è un testimone che porta dentro di sé il fantasma di
un eroe.
L’eredità di Massimo
Massimo è morto nell’arena, ma il suo spirito non è mai uscito da
Roma. La sua memoria vive nel modo in cui il popolo ricorda il
gladiatore che sfidò l’imperatore e vinse morendo.
Nel sequel, quella leggenda diventa la bussola morale di Lucius, che si
ritrova a fare i conti con un mondo che ha dimenticato l’integrità
e la pietà.
Ridley Scott costruisce un parallelo tra i due personaggi: se
Massimo era un soldato che si ribellava al potere, Lucius è un uomo
che cerca di riconciliare
la sua eredità aristocratica con la libertà dello spirito
gladiatorio.
L’uno ha combattuto per onorare la memoria della sua famiglia;
l’altro combatte per comprendere cosa significhi davvero essere
degni di quella memoria.
Un legame spirituale e tematico
Il legame tra Massimo e Lucius non è solo genealogico o narrativo:
è spirituale.
Massimo rappresenta il passato che non smette di chiedere riscatto,
la voce della coscienza che attraversa il tempo. Lucius è, in un
certo senso, il suo riflesso speculare: un uomo diviso tra dovere e
libertà, attratto dalla stessa tensione verso la giustizia che ha
portato Massimo al sacrificio.
In più momenti del film, questo filo invisibile si manifesta non
attraverso apparizioni o flashback, ma attraverso
gesti, parole e scelte
morali. È così che Scott intreccia due epoche in un’unica
idea di eroe: quella di chi, pur schiacciato dal potere, trova il
coraggio di agire secondo coscienza.
La continuità di un mito
Come già accaduto nel film del 2000, Il Gladiatore II
parla di potere, memoria e identità. Ma questa volta lo fa da una
prospettiva diversa: non
più quella dell’uomo che affronta la morte, ma di chi vive
nel solco lasciato da quell’esempio. Lucius non eredita il titolo
di gladiatore: eredita l’idea stessa di libertà, il valore che Massimo ha
consegnato alla storia.
Il rapporto tra i due diventa così il ponte tra due epoche: il
mondo degli dei e quello degli uomini, il mito e la realtà. Ed è
proprio in questo equilibrio che Ridley Scott trova la chiave per
proseguire la sua saga senza tradirne lo spirito originario.
L’eredità morale di un gladiatore
Nel percorso di Lucius, ogni scelta sembra dialogare con l’ombra di
Massimo. È come se l’intera Roma del film fosse ancora abitata dal
suo fantasma — non come presenza sovrannaturale, ma come
coscienza
collettiva. Attraverso lo sguardo di Lucius, Scott ci
mostra che la vera eredità di un eroe non è la gloria, ma la
responsabilità di
ricordare perché si combatte.
Per la spiegazione del finale di Il Gladiatore II e di come si
chiude il cerchio tra passato e presente, leggi l’approfondimento
completo qui: Il Gladiatore II – Spiegazione del finale .
La star di Il Gladiatore, Russell Crowe, ha dichiarato di sentirsi
“leggermente a disagio” nei confronti del sequel
Il Gladiatore
II. Nell’ultimo episodio di Kyle Meredith With… l’attore ha infatti
parlato della malinconia che tutte le notizie sul sequel gli hanno
fatto provare. Nonostante il suo personaggio muoia alla fine del
film del 2000, Crowe ritiene che avrebbe potuto essere maggiormente
coinvolto, in un modo o nell’altro, in questo nuovo progetto,
provando una strana sensazione nel guardare tutto questo
dall’esterno. “Mi mette un po’ a disagio il fatto che ne stiano
facendo un altro, sapete? Perché ovviamente sono morto e non ho
voce in capitolo su quello che viene fatto“, ha ammesso
Russell Crowe.
“Un paio di cose che ho sentito
dire mi hanno fatto pensare: ‘No, no, no. Non rientra nel percorso
morale di quel particolare personaggio’. Ma sapete, non posso dire
nulla. Non è il mio posto. Sono sotto terra. Quindi vedremo come
sarà“. “Ripenso all’età che avevo quando ho fatto quel
film e a tutte le cose che sono venute dopo e alle porte che quel
film in particolare mi ha aperto“, ha poi ricordato l’attore.
“Quindi c’è sicuramente una sfumatura – e questo è puramente
onesto – una sfumatura di malinconia, una sfumatura di
gelosia“.
Paul Mescal interpreterà Lucius Verus, il
figlio del personaggio di Connie Nielsen (interpretato da
Spencer Treat Clark nel film originale), ne
Il
Gladiatore II. La Nielsen riprenderà anche il ruolo di
Lucilla. “Lucius è stato nelle terre selvagge per, vediamo,
l’ultima volta l’abbiamo visto quando aveva 12 anni“, ha detto
Ridley Scott in precedenza a Rotten
Tomatoes a proposito del personaggio di Mescal. “Ora sono
passati circa 12 o 15 anni. È stato nella natura selvaggia e ha
perso i contatti con sua madre. Sua madre ha perso i contatti con
lui, non sa dove sia. Pensa che possa essere morto“.
La produzione del film è iniziata
nel giugno 2023, ma è stata sospesa circa un mese dopo a causa
dello sciopero della Screen Actors Guild-American Federation of
Television and Radio Artists (SAG-AFTRA). Le riprese sono riprese
nel dicembre 2024 e la produzione è terminata ufficialmente il 17
gennaio 2024. Ridley Scott produce Il
Gladiatore II insieme a Michael Pruss, Douglas Wick,
Lucy Fisher e David Franzoni. Il film arriverà nelle sale
statunitensi il 22 novembre 2024, distribuito da
Paramount Pictures.
Il
Gladiatore II si preannuncia come uno dei più grandi
blockbuster del resto dell’anno, con il primo trailer che offre
un’azione ad alto tasso di tensione e nuovi sguardi al suo cast
all-star. Il sequel, che riprende gli eventi de Il Gladiatore del 2000, è l’ultimo film del
leggendario regista Ridley Scott, il cui lavoro decennale
nell’industria ha spaziato da Alien
a Blade Runner al recente Napoleon. In una recente intervista con
Empire, Scott ha elogiato il suo
lavoro su Il
Gladiatore II, sostenendo che potrebbe diventare un
punto di forza della sua filmografia complessiva. “È la cosa
migliore che abbia mai fatto”, ha affermato Scott. “Anche
se [ho] fatto molti altri grandi film”.
Paul Mescal interpreterà Lucius Verus, il
figlio del personaggio di Connie Nielsen (interpretato da
Spencer Treat Clark nel film originale), ne
Il
Gladiatore II. La Nielsen riprenderà anche il ruolo di
Lucilla. “Lucius è stato nelle terre selvagge per, vediamo,
l’ultima volta l’abbiamo visto quando aveva 12 anni“, ha detto
Ridley Scott in precedenza a Rotten
Tomatoes a proposito del personaggio di Mescal. “Ora sono
passati circa 12 o 15 anni. È stato nella natura selvaggia e ha
perso i contatti con sua madre. Sua madre ha perso i contatti con
lui, non sa dove sia. Pensa che possa essere morto“.
La produzione del film è iniziata
nel giugno 2023, ma è stata sospesa circa un mese dopo a causa
dello sciopero della Screen Actors Guild-American Federation of
Television and Radio Artists (SAG-AFTRA). Le riprese sono riprese
nel dicembre 2024 e la produzione è terminata ufficialmente il 17
gennaio 2024. Ridley Scott produce Il
Gladiatore II insieme a Michael Pruss, Douglas Wick,
Lucy Fisher e David Franzoni. Il film arriverà nelle sale
statunitensi il 22 novembre 2024, distribuito da
Paramount Pictures.
Più instancabile che
mai, Ridley
Scott – esattamente un anno dopo aver portato al
cinema il colossal Napoleon –
torna sul grande schermo con Il Gladiatore II, sequel di una
delle opere per cui è maggiormente ricordato. Se nel
2000 Il
Gladiatoreaveva risvegliato l’interesse per i film
epici e consacrato la carriera di Russell
Crowe con il ruolo di Massimo
Decimo eridio, questo inaspettato seguito (scritto
da David Scarpa, già autore
di Napoleon) si fa ora promotore non solo di quella
stessa epica ma anche di un forte messaggio politico che richiama
alla decadenza – politica e morale – degli attuali “imperi”.
Ed è proprio in questo sguardo
fortemente politico che si ritrova il meglio del film, che usa
sapientemente il passato per parlare dell’oggi, attraverso la
decadenza del più importante impero di tutti i tempi. L’epica
di Il Gladiatore II si ritrova allora
qui, non tanto negli scontri all’interno del Colosseo quanto negli
intrighi di palazzo, nelle vicende politiche che inquinano l’anima
di Roma e la condannano ad una fine apparentemente inevitabile.
Scott trova dunque occasione qui di unire le sue due anime: la
spettacolarità esagerata ed esagitata e l’esplorazione delle
oscurità dell’animo umano.
La trama di Il
Gladiatore II
Il Gladiatore II – Paul Mescal
Anni dopo aver assistito alla tragica morte del venerato
eroe nonché
padre Massimo Decimo Meridio per mano del suo perfido zio,
Lucio (Paul
Mescal) si trova costretto a combattere nel Colosseo
dopo che la sua patria viene conquistata da parte delle centurie di
Marco Acacio (Pedro
Pascal) per ordine dei due
tirannici imperatori, Geta (Joseph
Quinn)
e Caracalla (FredHechinger),
che ora governano Roma. Con il cuore ardente di rabbia e il destino
dell’Impero appeso a un filo, Lucio deve affrontare pericoli e
nemici, riscoprendo nel suo passato la forza e l’onore necessari
per riportare la gloria di Roma al suo popolo.
Ci si è chiesti a lungo se fosse o
meno necessario un sequel di Il Gladiatore
II e con grandi probabilità c’è chi –
comprensibilmente – se lo chiede anche ora che questo seguito è
realtà. Partiamo subito con il dire che questo nuovo film non si
discosta poi molto da quanto mostrato e compiuto dal primo. Anzi,
ne segue attentamente le orme con un fare celebrativo. Non a caso,
sono innumerevoli i riferimenti al titolo del 2000, che come
un’ombra si aggira su questo sequel quasi a guidarne ogni
passo.
Ciò significa che questo sequel
propone di nuovo tutta l’epica già evocata dal primo, seppur con
tutte le prodezze tecnologiche e di effetti speciali che un quarto
di secolo in più ha portato a disposizione. Questo non
necessariamente comporta che questo sequel sia più spettacolare, ma
certamente riesce ad essere al di sopra della media degli odierni
blockbuster di questo tipo. Merito della capacità di Scott – ad 87
anni – di immaginare scenari e situazioni dotati di un senso della
grandiosità e della meraviglia da far invidia.
Poco – anzi nulla – importa quindi
se la verosimiglianza storica non è di casa neanche stavolta,
perché per quanto la rappresentazione di battaglie navali e i
combattimenti con babbuini o rinoceronti possa essere
forzata, possiede quel certo fascino che soddisfa la voglia di un
intrattenimento, certamente folle, ma capace di far parlare di sé.
Gli stessi scontri tra gladiatori o le battaglie di più ampia
portata sono sempre poste in scena con una brutalità che, tra
sangue, sudore e muscoli che si flettono, trasmette proprio
quell’eccitazione e quella tensione che gli spettatori sugli spalti
del Colosseo devono aver provato.
Il Gladiatore
II tra Shakespeare e monito sul presente
Di certo, come si diceva in
apertura, l’aspetto più interessante del film è la vicenda politica
che porta avanti. Leader assoluto in ciò è
il Macrino di Denzel
Washington, perfetto Riccardo III
shakespeariano che machiavellicamente trama per
ribaltare completamente il proprio status. Un personaggio magnifico
il suo, con cui Washington dimostra di essere un fuoriclasse. Per
quanto il cast sia composto di ottimi attori, è lui a fagocitare
tutte le attenzioni, rubando facilmente la scena ai suoi
colleghi.
Con lui, Scarpa e Scott propongono
un ritratto di quei subdoli uomini di potere che oggigiorno
riescono, facendo leva sulla pancia del popolo, a raggiungere i
propri loschi obiettivi, ponendo sempre più in crisi la democrazia.
In questo il film diventa dunque un monito che si unisce
all’intrattenimento offerto. Certo, il racconto di Lucio –
l’effettivo protagonista – si muove su diverse soluzioni narrative
piuttosto facili e poco convincenti ma, come valeva
per Napoleon, anche con Il Gladiatore
II si può chiudere un occhio quando nel complesso
Scott si dimostra ancora una volta un tale maestro nello spettacolo
cinematografico.
Sono state diffuse tramite
Vanity Fair le prime foto ufficiali di Il
Gladiatore II. Il sequel ha come nuovo protagonista
Paul Mescal, che interpreta la versione adulta
di Lucius, il giovane nipote di Commodo (interpretato da
Joaquin Phoenix nel film originale). Oltre al
protagonista Mescal, le foto mostrano anche
Denzel Washington,
Pedro Pascal,
Joseph Quinn e Connie Nielsen che torna nei panni di
Lucilla.
Il Gladiatore è uscito nel 2000 ed è diventato
subito un successo sia di critica che commerciale. Il film ha
ottenuto un notevole incasso al botteghino, con oltre 460 milioni
di dollari in tutto il mondo, ed è stato anche molto apprezzato nel
circuito dei premi, vincendo cinque Academy
Awards, tra cui quello per il miglior film e quello per il
miglior attore per Russell Crowe, su un totale di dodici
nomination. Crowe, da parte sua, non è molto entusiasta della
realizzazione del film, come ha dichiarato la scorsa settimana.
Il
Gladiatore II arriverà nelle sale il 15 novembre a
livello internazionale e il 22 novembre in Nord America.
Ecco le foto ufficiali di Il
Gladiatore II. Il sequel ha come nuovo protagonista
Paul Mescal, che interpreta la versione adulta
di Lucius, il giovane nipote di Commodo (interpretato da
Joaquin Phoenix nel film originale). Oltre al
protagonista Mescal, le foto mostrano anche
Denzel Washington,
Pedro Pascal,
Joseph Quinn . Nel film anche Connie
Nielsen che torna nei panni di Lucilla.
Il Gladiatore è
uscito nel 2000 ed è diventato subito un successo sia di critica
che commerciale. Il film ha ottenuto un notevole incasso al
botteghino, con oltre 460 milioni di dollari in tutto il mondo, ed
è stato anche molto apprezzato nel circuito dei premi, vincendo
cinque Academy
Awards, tra cui quello per il miglior film e quello per il
miglior attore per Russell Crowe, su un totale di dodici
nomination. Crowe, da parte sua, non è molto entusiasta della
realizzazione del film, come ha dichiarato la scorsa settimana.
Il
Gladiatore II arriverà nelle sale il 15 novembre a
livello internazionale e il 22 novembre in Nord America.
A
più di vent’anni dall’impatto culturale di Il Gladiatore,
Ridley Scott è
tornato nell’arena con Il Gladiatore II (leggi
qui la recensione), sequel che prova a raccogliere l’eredità
del cult con Russell Crowe
spostando però il focus su una nuova generazione di personaggi e su
una Roma ancora più corrotta, brutale e spettacolare. Il film segue
il percorso di Lucio
Vero, cresciuto lontano dall’Impero ma trascinato
nuovamente nel cuore della macchina politica e militare romana dopo
l’invasione della Numidia. Tra battaglie navali nel Colosseo,
complotti imperiali e scontri gladiatori, il film costruisce un
grande racconto epico che mescola personaggi realmente esistiti e
invenzioni puramente cinematografiche.
Fin dalla sua uscita, però, una delle domande più frequenti degli
spettatori riguarda proprio il rapporto tra realtà e finzione.
Il Gladiatore II è basato su una
storia vera? La risposta è complessa, perché il film utilizza
figure storiche autentiche — dagli imperatori Geta e Caracalla fino a Macrino e Lucilla — ma rielabora completamente
cronologie, relazioni e avvenimenti per creare un racconto
drammatico coerente con l’estetica tragica voluta da Scott. Ed è
proprio questo equilibrio tra accuratezza storica e
spettacolarizzazione hollywoodiana a rendere il film
particolarmente interessante da analizzare.
Uno degli aspetti più sorprendenti di Il Gladiatore II è che molti dei suoi
personaggi principali non sono invenzioni narrative, ma figure
realmente appartenute alla storia dell’Impero Romano. Gli
imperatori Geta
e Caracalla,
presentati nel film come governanti instabili, violenti e
paranoici, sono realmente esistiti e governarono Roma all’inizio
del III secolo d.C. Dopo la morte dell’imperatore
Commodo — già
protagonista del primo film — l’Impero attraversò una lunga fase di
instabilità culminata nell’ascesa di Settimio Severo, padre dei due
fratelli.
Alla morte di quest’ultimo, Caracalla e Geta divennero co-imperatori, ma il loro rapporto
degenerò rapidamente in una feroce lotta per il potere. Il film
accentua moltissimo il lato teatrale e grottesco dei due sovrani,
ma la realtà non fu meno brutale. Le fonti storiche raccontano
infatti che Caracalla fece assassinare Geta dopo mesi di tensioni interne,
ordinando poi una vera e propria damnatio memoriae contro il
fratello, cancellandone immagini e riferimenti ufficiali.
Questo elemento viene ripreso abbastanza fedelmente dal film, anche
se i tempi narrativi vengono compressi per aumentare il senso di
caos politico. Anche Macrino, figura centrale del secondo atto del film,
fu realmente un imperatore romano e partecipò davvero alla caduta
di Caracalla,
anche se il suo regno durò oltre un anno e non pochi giorni come
mostrato nella pellicola. Ridley Scott utilizza quindi eventi
storici concreti come base narrativa, ma li rimodella in chiave
drammatica per costruire un racconto più diretto e
cinematografico.
Lucio
Vero, Lucilla e la Numidia: quanto della storia del film
arriva davvero dall’antica Roma
Il Gladiatore II – Paul Mescal
Anche i personaggi di Lucio Vero e Lucilla affondano le radici nella storia romana, ma
qui il film si prende libertà ancora più marcate.
Lucilla, sorella
di Commodo, è
realmente esistita e fu coinvolta in una congiura contro il
fratello, finendo poi uccisa dopo il fallimento dell’attentato. Nel
film precedente sopravviveva invece agli eventi del Colosseo,
mentre nel sequel la sua figura assume un ruolo quasi mitologico
nella costruzione del destino di Lucio. Ancora più distante dalla
realtà è proprio il protagonista: il vero Lucio Vero morì infatti giovanissimo e non
divenne mai un gladiatore né una figura rivoluzionaria pronta a
restaurare la Repubblica romana.
Il personaggio interpretato nel film rappresenta dunque una
completa reinvenzione narrativa, costruita per raccogliere
idealmente l’eredità morale di Massimo Decimo Meridio. Tuttavia, il contesto
storico attorno a lui contiene diversi elementi autentici. La
Numidia, ad esempio, fu realmente coinvolta in conflitti con Roma,
anche se il celebre assedio mostrato nel film avvenne storicamente
circa tre secoli prima rispetto al periodo narrato.
Il re Jubartha
sembra inoltre richiamare la figura storica di Giugurta, protagonista della guerra
giugurtina combattuta tra il II e il I secolo a.C. Ancora una
volta, Il Gladiatore
II non cerca la precisione cronologica assoluta, ma
utilizza episodi e figure storiche come materiale narrativo per
rafforzare la sensazione di autenticità del suo universo.
Quanto è
accurato Il Gladiatore
II: battaglie navali, animali feroci e spettacoli nel
Colosseo
Dal punto di vista visivo, Il Gladiatore II punta tutto sull’idea di una Roma
gigantesca, crudele e ossessionata dall’intrattenimento violento.
Molti spettatori hanno pensato che alcune sequenze fossero
completamente inventate, soprattutto la spettacolare battaglia
navale all’interno del Colosseo. In realtà, questo elemento ha basi
storiche concrete. Le cosiddette naumachie erano veri spettacoli
organizzati nell’antica Roma, durante i quali enormi bacini
venivano riempiti d’acqua per simulare scontri tra navi davanti al
pubblico.
Diverse fonti storiche suggeriscono che anche il Colosseo venisse
occasionalmente allagato per questi eventi, rendendo una delle
scene più incredibili del film sorprendentemente plausibile. Anche
l’utilizzo di animali esotici nell’arena ha fondamenti storici.
Babbuini, rinoceronti e altre creature rare venivano davvero
impiegati nei giochi gladiatori come dimostrazione della potenza
imperiale romana. Tuttavia, il film esaspera questi dettagli per
motivi spettacolari.
I
rinoceronti cavalcati dai gladiatori, ad esempio, appartengono
chiaramente alla fantasia hollywoodiana, così come gli squali
presenti nella battaglia navale. Gli storici concordano infatti sul
fatto che trasportare squali vivi nel Colosseo sarebbe stato
praticamente impossibile per l’epoca. Più realistico sarebbe stato
l’uso di coccodrilli o altri animali acquatici già documentati
nelle fonti romane. È qui che emerge la filosofia del film: usare
la realtà come trampolino per creare immagini sempre più epiche e
memorabili.
Il sogno di
Roma raccontato da Ridley
Scott è reale oppure completamente inventato?
Il Gladiatore II – Pedro Pascal
Uno dei temi centrali sia del primo Gladiatore sia del sequel è il cosiddetto
“sogno di Roma”, ovvero l’idea che l’Impero possa tornare ai valori
della vecchia Repubblica. Nel film questo ideale viene associato
prima a Marco
Aurelio, poi a Massimo e infine a Lucio, trasformandosi in una sorta di
eredità morale tramandata tra generazioni. Storicamente, però,
questa visione è largamente romanzata. Dopo la trasformazione della
Repubblica Romana in Impero nel 27 a.C., Roma non tornò mai
realmente al vecchio sistema repubblicano.
L’idea di restaurare una democrazia romana è quindi più
un’invenzione narrativa che un obiettivo politico concretamente
perseguito dagli imperatori dell’epoca. Questo non significa però
che il film ignori del tutto le tensioni storiche reali. L’Impero
Romano attraversò effettivamente periodi di fortissima instabilità
politica, con continue lotte interne, assassinii e guerre civili.
Il Gladiatore II
sfrutta queste fratture per costruire un racconto che parla di
potere assoluto, propaganda e corruzione morale.
Anche personaggi come Ravi, il medico dei gladiatori, hanno basi storiche
realistiche: i gladiatori venivano realmente curati da medici
specializzati perché rappresentavano un investimento economico
enorme per Roma. Persino la figura del cerimoniere del Colosseo
interpretata da Matt
Lucas richiama ruoli realmente esistiti
nell’intrattenimento romano. Il film, insomma, alterna continue
invenzioni a dettagli sorprendentemente accurati, mantenendo sempre
il focus sull’impatto emotivo più che sulla precisione
documentaria.
La vera forza
di Il Gladiatore
II sta nel modo in cui trasforma la storia in mito
cinematografico
Il Gladiatore II – Paul Mescal
Alla fine, parlare della “storia vera” dietro Il Gladiatore II significa
soprattutto capire come Ridley Scott utilizzi l’antica Roma non come
semplice ricostruzione storica, ma come enorme palcoscenico
tragico. Il film non vuole essere un documentario e non tenta mai
davvero di rispettare rigidamente la cronologia degli eventi.
Preferisce invece costruire una narrazione simbolica fatta di
vendetta, potere, identità e libertà, usando figure storiche
autentiche come fondamenta emotive del racconto. In questo senso,
la pellicola continua perfettamente la linea del primo
Gladiatore:
prendere la Storia e trasformarla in leggenda cinematografica.
Ed è probabilmente proprio questo il motivo per cui il pubblico
continua a esserne affascinato. Anche quando altera eventi,
anticipa guerre o inventa personaggi, Il Gladiatore II riesce comunque a
trasmettere qualcosa di autentico sul mondo romano: la brutalità
del potere, il culto dello spettacolo e la fragilità degli uomini
che cercano di opporsi a sistemi enormi e corrotti. La verità
storica, dunque, non coincide quasi mai con quella mostrata nel
film, ma il fascino dell’opera nasce proprio dalla capacità di
fondere realtà e mito in un grande racconto epico moderno.
La Paramount Pictures ha presentato
il primo trailer de Il
Gladiatore II sul palco del Colosseo del Caesars
Palace, un hotel di Las Vegas che reimmagina l’Antica Roma in tutto
il suo decadente splendore. Stando a quanto mostrato – e a quanto
riportato da Variety – il regista Ridley Scott sembra offrire una versione più
cruenta di quell’epoca lontana, che vede Paul
Mescal entrare nell’arena nei panni di un nobile che
ha rinunciato ai suoi privilegi e si ritrova in una lotta tra la
vita e la morte per il divertimento del popolo romano.
Il
Gladiatore II riprende dunque l’epicità e le sequenze
d’azione sconvolgenti del primo film, mostrando Mescal affrontare
un rinoceronte in carica, un’orda di feroci babbuini e anche
Pedro Pascal. Ci sono anche bombardamenti
navali, intrighi politici in abbondanza e una coppia di diabolici
imperatori che sembrano ancora più folli dello squilibrato monarca
di Joaquin Phoenix del primo film. Il
co-imperatore Geta e il co-imperatore Caracalla, interpretati
rispettivamente da Fred Hechinger e Joseph Quinn, vengono anche mostrati con della
pittura facciale mentre osservano con soddisfazione l’intero
spettacolo dei gladiatori dai loro palchi imperiali.
A manipolare tutto è l’oscuro
operatore di Denzel Washington. Sembra che sia lui a tirare
le fila, con l’intenzione di usare Mescal come strumento
contundente per controllare un impero che è andato seriamente fuori
controllo. “Roma deve cadere“, dice a un certo punto del
filmato. “Devo solo darle una spinta“. “È forse ancora
più straordinario del primo“, ha detto Scott in un video
messaggio. “È valsa la pena di aspettare“. Non resta a
questo che attendere ora che tale trailer venga svelato
pubblicamente, così da poter avere idee più precise su quanto
aspettarsi dal film.
Paul Mescal interpreterà Lucius Verus, il
figlio del personaggio di Connie Nielsen (interpretato da Spencer Treat
Clark nel film originale), ne Il
Gladiatore II. La Nielsen riprenderà anche il ruolo di
Lucilla.
“[Lucius] è stato nelle terre
selvagge per, vediamo, l’ultima volta l’abbiamo visto quando aveva
12 anni“, ha detto Ridley Scott in precedenza a Rotten
Tomatoes a proposito del personaggio di Mescal. “Ora sono
passati circa 12 o 15 anni. È stato nella natura selvaggia e ha
perso i contatti con sua madre. Sua madre ha perso i contatti con
lui, non sa dove sia. Pensa che possa essere morto“.
La produzione del film è iniziata
nel giugno 2023, ma è stata sospesa circa un mese dopo a causa
dello sciopero della Screen Actors Guild-American Federation of
Television and Radio Artists (SAG-AFTRA). Le riprese sono riprese
nel dicembre 2024 e la produzione è terminata ufficialmente il 17
gennaio 2024. Ridley Scott produce Il
Gladiatore II insieme a Michael Pruss, Douglas Wick,
Lucy Fisher e David Franzoni. Il film arriverà nelle sale
statunitensi il 22 novembre 2024, distribuito da
Paramount Pictures.
Il Gladiatore è
uscito nel 2000 ed è diventato subito un successo sia di critica
che commerciale. Il film ha ottenuto un notevole incasso al
botteghino, con oltre 460 milioni di dollari in tutto il mondo, ed
è stato anche molto apprezzato nel circuito dei premi, vincendo
cinque Academy
Awards, tra cui quello per il miglior film e quello per il
miglior attore per Russell Crowe, su un totale di dodici
nomination. Crowe, da parte sua, non è molto entusiasta della
realizzazione del film, come ha dichiarato la scorsa settimana.
Il
Gladiatore II arriverà nelle sale il 15 novembre a
livello internazionale e il 22 novembre in Nord America.
A
più di vent’anni dal film di Ridley Scott che ha ridefinito il kolossal
storico moderno, Il Gladiatore II(leggi
qui la recensione) torna nell’arena con un obiettivo preciso:
trasformare
l’eredità di Massimo Decimo Meridio (Russell
Crowe) in qualcosa di politico, spirituale e
profondamente generazionale. Il sequel non si limita a recuperare
personaggi, immagini e suggestioni del primo capitolo, ma
costruisce un discorso sulla memoria di Roma, sulla trasmissione
del potere e sul peso di una discendenza che Lucius (Paul
Mescal) ha cercato di ignorare per gran parte della
sua vita. Il film parte da una storia di vendetta classica per poi
aprirsi progressivamente verso un racconto sulla
responsabilità.
Ridley Scott usa ancora una volta il Colosseo
come spazio simbolico in cui il potere si mette in scena davanti al
popolo, ma stavolta il centro emotivo del racconto non è il
sacrificio di un uomo già formato come Massimo. Lucius è un
personaggio più instabile, attraversato da rabbia, perdita e
disillusione. La morte della moglie e la scoperta della propria
eredità lo costringono a scegliere se diventare l’ennesimo
strumento della violenza romana oppure l’uomo capace di riportare
in vita il sogno di Marco Aurelio. Il finale del film chiarisce che
Il Gladiatore II non parla semplicemente della
caduta di un tiranno, ma della possibilità di spezzare un ciclo
storico fondato sul dominio e sulla vendetta.
Ridley Scott
trasforma Il Gladiatore II in un’eredità
spirituale del primo film tra tragedia storica e racconto
politico
Il Gladiatore II – Paul Mescal
Il Gladiatore II si inserisce nello stesso
universo del
film del 2000, ma cambia radicalmente prospettiva. Se il primo
capitolo era costruito come una tragedia personale che si
concludeva con la morte eroica di Massimo, questo sequel ragiona
sulle conseguenze di quel sacrificio e su ciò che Roma è diventata
dopo la caduta di Commodo. Scott riprende il linguaggio del peplum
epico, fatto di grandi battaglie, intrighi imperiali e scontri nel
Colosseo, ma lo usa per parlare di successione morale. Lucius non
eredita semplicemente il sangue di Massimo: eredita una visione
incompiuta di Roma.
La presenza costante del passato è evidente in tutto il film. Le
immagini dei campi di grano, la musica “Now We Are Free”, il
richiamo al sogno di Marco Aurelio e perfino la struttura narrativa
che porta un uomo schiavo a diventare simbolo di ribellione servono
a creare un dialogo continuo con il primo IlGladiatore. Scott però evita di trasformare il sequel in
un’operazione nostalgica pura. Lucius vive in una Roma ancora più
corrotta, manipolata da imperatori folli e uomini di potere come
Macrino (Denzel
Washington), figure che comprendono come il caos possa
essere usato per controllare il popolo. Il film sposta così il
conflitto dal piano personale a quello istituzionale.
Nel finale del film, Lucius comprende che la sua sete di vendetta
era stata indirizzata verso il bersaglio sbagliato. Per gran parte
della storia crede che il generale Acacio sia il responsabile della
morte di sua moglie e concentra su di lui tutta la propria rabbia.
Solo negli ultimi atti emerge la verità: Acacio combatteva per
proteggere Lucilla e tentava di arginare la follia degli imperatori
Geta e Caracalla. Il vero manipolatore è Macrino, personaggio che
usa il caos politico per conquistare il potere personale e
trasformare Roma in una macchina di controllo ancora più
brutale.
La morte di Lucilla segna il punto di rottura definitivo.
L’immagine della freccia che la colpisce richiama direttamente
quella estratta dal corpo della moglie di Lucius all’inizio del
film. Ridley Scott costruisce un parallelismo preciso: Lucius
capisce che la sua rabbia avrebbe dovuto colpire uomini come
Macrino, simboli di un potere fondato sulla manipolazione e
sull’ambizione personale. Dopo aver sconfitto il suo nemico davanti
agli eserciti romani e alla guardia pretoriana, Lucius si proclama
principe di Roma, rivendicando apertamente la propria discendenza
da Marco Aurelio e Massimo. È il momento in cui smette di
nascondersi e accetta il ruolo che aveva sempre rifiutato.
L’ultima scena nel Colosseo vuoto completa questa trasformazione.
Lucius si inginocchia sulla sabbia e chiede idealmente a Massimo di
parlargli. Le immagini della mano che sfiora il grano, riprese dal
primo film, collegano definitivamente padre e figlio sul piano
spirituale. Massimo aveva combattuto per restituire Roma al popolo;
Lucius adesso può davvero provare a realizzare quel progetto.
La freccia, il Colosseo e il
sogno di Roma: i simboli che spiegano il vero significato del
finale
Il Gladiatore II usa simboli molto semplici ma
estremamente efficaci per costruire il proprio discorso sul potere.
La freccia che Lucius conserva dopo la morte della moglie
rappresenta inizialmente il trauma personale, il desiderio di
vendetta che domina il protagonista. Quando Lucilla muore trafitta
da un’altra freccia, il simbolo cambia significato: Lucius
comprende che la violenza privata è sempre il riflesso di una
violenza politica più grande. Il problema non è il singolo uomo che
brandisce un’arma, ma il sistema che produce continuamente guerre,
tradimenti e massacri.
Anche il Colosseo assume una funzione diversa rispetto al primo
film. Nell’opera del 2000 era il luogo in cui Massimo smascherava
la corruzione dell’Impero attraverso il sacrificio personale. Qui
diventa invece uno spazio di passaggio dinastico e ideologico.
Lucius entra nell’arena come schiavo e ne esce come uomo destinato
a governare Roma. È significativo che il film si chiuda con il
Colosseo vuoto: l’arena smette per un attimo di essere teatro di
sangue e torna a essere un luogo di memoria.
Il sogno di Roma evocato da Marco Aurelio attraversa entrambi i
film come un ideale quasi impossibile. Scott lo presenta come
un’utopia politica continuamente tradita da imperatori incapaci di
rinunciare al potere assoluto. Lucius eredita questo sogno in un
momento storico devastato dalla paranoia e dalla propaganda. La sua
vittoria finale non è quindi una celebrazione eroica tradizionale,
ma l’inizio di una responsabilità enorme.
Macrino come vero antagonista del
film e la trasformazione di Lucius da vendicatore a leader
politico
La scelta di fare di Macrino il vero villain del film è centrale
per comprendere la direzione del racconto. A differenza di Commodo,
dominato dall’ossessione personale e dal bisogno di approvazione,
Macrino rappresenta un male più moderno e strategico. Manipola gli
imperatori, orchestra esecuzioni pubbliche, controlla gli eserciti
e sfrutta il caos per costruire consenso. È un personaggio che
comprende perfettamente il funzionamento della paura politica.
Per questo Lucius deve superare la dimensione puramente emotiva
della vendetta. Finché combatte per il proprio dolore personale
resta intrappolato nello stesso sistema che vuole distruggere. Solo
quando accetta la propria eredità e comprende il significato del
sacrificio di Massimo riesce a diventare qualcosa di diverso da un
gladiatore. Il film insiste molto su questo passaggio: Lucius non
vuole governare, ma viene progressivamente costretto a capire che
fuggire dal potere significa lasciarlo nelle mani di uomini
peggiori.
Scott costruisce qui un parallelo evidente con Il Padrino,
riferimento dichiarato dal regista stesso. Come Michael Corleone,
Lucius finisce per occupare una posizione che inizialmente
rifiutava. La differenza è che il protagonista del Il
Gladiatore II prova a usare quel potere per interrompere
il ciclo della violenza invece che perpetuarlo.
Il significato del finale de
Il Gladiatore II e cosa può raccontare un
eventuale terzo capitolo
Il finale del film lascia Roma in una fase di transizione. Lucius
ha ottenuto il sostegno dell’esercito e della guardia pretoriana,
ma il vero conflitto inizia soltanto adesso. Governare Roma
significa confrontarsi con un sistema fondato sul sangue, sulla
propaganda e sulla continua lotta per il controllo. Il film
suggerisce che realizzare davvero il sogno di Marco Aurelio sarà
molto più difficile che conquistare il potere.
Per questo il finale funziona anche come possibile apertura verso
un terzo capitolo. Lucius ha completato il proprio arco di
trasformazione personale, ma deve ancora dimostrare di poter
cambiare davvero l’Impero. La differenza fondamentale rispetto a
Massimo è che lui sopravvive. Non diventa un martire, ma un sovrano
costretto a convivere con il peso delle proprie decisioni.
L’ultima immagine della mano di Massimo tra i campi di grano
racchiude il cuore dell’intera saga. “Quello che facciamo in vita
riecheggia nell’eternità” non è soltanto una frase iconica: è la
chiave interpretativa dell’intero finale. Massimo ha lasciato
un’eredità morale che Lucius ora prova a trasformare in realtà
politica. Il Gladiatore II si chiude quindi sulla
possibilità che Roma possa finalmente cambiare, anche se Ridley
Scott lascia volutamente aperto il dubbio più importante: un uomo
può davvero salvare un impero costruito sulla violenza?
I fan internazionali che attendono
di vedere sul grande schermo Il
Gladiatore II di Ridley Scott avranno la possibilità di farlo
con un po’ di anticipo rispetto agli abitanti del Nord America.
L’atteso sequel arriverà nelle sale il 15 novembre in tutto il
mondo, mentre i fan di Stati Uniti e Canada dovranno aspettare fino
al 22 novembre. Il sequel ha come nuovo protagonista Paul Mescal, che interpreta la versione adulta
di Lucius, il giovane nipote di Commodo (interpretato da
Joaquin Phoenix nel film originale).
Paul Mescal, che ha raggiunto la notorietà
grazie al suo ruolo in Normal People, ha ammesso che entrare nel
ruolo e raccogliere l’eredità del
Gladiatore è una sfida scoraggiante. “Sono molto
emozionato, ma è difficile allontanarsi un po’ dall’eredità del
film“, ha dichiarato Paul Mescal a Esquire lo scorso anno. “Penso
che sia davvero ben scritto e che renda omaggio al primo, ma è
qualcosa in cui penso di poter entrare e fare comodamente da
solo”.
Oltre a Paul Mescal, il cast de Il Gladiatore 2 comprende anche Denzel Washington, che si è unito al cast nel
ruolo di un ex schiavo, poi trasformato in un ricco mercante.
Connie Nielsen e Derek Jacobi riprendono i loro
ruoli rispettivamente di Lucilla e del senatore Gracco. Inoltre,
Joseph Quinn interpreterà l’imperatore
Caracalla e Pedro Pascal vestirà i panni di un ex
comandante militare che, in seguito a un incidente in cui
disobbedisce a ordini diretti, è costretto a combattere come
gladiatore, insieme a May Calamawy di Moon Knight,
che ha firmato anche lui.
Cosa raccontava Il
gladiatore?
Il Gladiatore è
uscito nel 2000 ed è diventato subito un successo sia di critica
che commerciale. Il film ha ottenuto un notevole incasso al
botteghino, con oltre 460 milioni di dollari in tutto il mondo, ed
è stato anche molto apprezzato nel circuito dei premi, vincendo
cinque Academy
Awards, tra cui quello per il miglior film e quello per il
miglior attore per Russell Crowe, su un totale di dodici
nomination. Crowe, da parte sua, non è molto entusiasta della
realizzazione del film, come ha dichiarato la scorsa settimana.
“Sono leggermente a disagio per
il fatto che ne stiano facendo un altro – perché, ovviamente, sono
morto e non ho voce in capitolo su ciò che viene fatto”, ha ammesso
Crowe. “Un paio di cose che ho sentito dire mi fanno pensare: ‘No,
no, no, non rientra nel percorso morale di quel particolare
personaggio’. Ma non posso dire nulla, non è il mio posto, sono
sotto terra. Quindi vedremo come sarà“.
Il
Gladiatore II arriverà nelle sale il 15 novembre a
livello internazionale e il 22 novembre in Nord America.
Arrivano dai social i primi video e
foto del film Il gladiatore
2, offrendo un primo sguardo approfondito alla
pellicola diretta da Ridley Scott, seguito del suo epico
film pluripremiato del 2000. Ambientato decenni dopo l’originale,
questo segue Lucius, figlio di Lucilla e nipote di Commodo, da
adulto. Lucius è interpretato dal candidato all’Oscar Paul Mescal con
il cast del sequel che include anche il ritorno di Connie
Nielsen nei panni di Lucilla, Derek
Jacobi nei panni del senatore Gracchus e Djimon Hounsou nei panni di Juba. I
nuovi arrivati includono Joseph Quinn nei panni dell’imperatore
Caracalla, Fred Hechinger nei panni
dell’imperatore Geta, Pedro Pascal e
Denzel
Washington.
Mentre continua le riprese di questo
sequel, che ha una data di uscita prevista per il novembre 2024, un
video e delle foto sono emersi online rivelando uno sguardo
approfondito al set di un’antica città. Il video e le foto vedono
il ministro della Cultura del Marocco, Mohammed Mehdi
Bensaid, visitare e passeggiare per l’enorme set cittadino
del sequel, incontrare il regista Ridley Scott per
una chiacchierata e posare per una foto con le comparse vestite con
l’armatura. Prima che iniziassero le riprese del sequel, la
costruzione del set era iniziata il mese precedente, con le prime foto che rivelano la
realizzazione di un Colosseo.
Le nuove foto e il video sembrano
invece provenire ora da un set cittadino diverso ma altrettanto
elaborato. Con le truppe corazzate che montano una difesa
all’interno delle mura della città, lasciando presagire un
potenziale assedio che potrebbe rivaleggiare con la battaglia di
apertura del film originale, dove il generale Massimo guidava
l’esercito romano alla vittoria contro le tribù germaniche. Sulla
base del nuovo look, il valore di produzione di Il gladiatore 2 sembra essere
alla pari e potrebbe persino superare l’originale. Ecco di seguito
il post con le foto e il video fin qui descritti:
Si è verificato un incidente sul set
del film Il gladiatore 2 che ha causato
diversi feriti tra i presenti sul set. Secondo Variety, sei membri della crew
hanno dovuto ricevere trattamenti medici, mentre altri quattro sono
stati ricoverati in ospedale. In una dichiarazione, un portavoce
della Paramount Pictures ha sottolineato che in ogni caso nessuno
ha “subito ferite mortali“, dopo che una sequenza di
acrobazie non è andata a buon fine. La dichiarazione continua poi
con: “I team di sicurezza e servizi medici completi in loco
sono stati in grado di agire rapidamente in modo che coloro che
sono stati colpiti ricevessero immediatamente le cure
necessarie“, prima di promettere che “sono tutti in
condizioni stabili e continuano a ricevere le cure“.
Tutti i membri dell’equipaggio
colpiti dalla cosa sarebbero stati curati per ustioni, secondo un
individuo a conoscenza della produzione. Altri due membri
dell’equipaggio sono invece stati curati localmente e poi dimessi.
L’incidente, sempre secondo tale fonte, è avvenuto verso la fine
della giornata di riprese. Nessun membro del cast è invece rimasto
coinvolto nella cosa. Il portavoce della Paramount ha
aggiunto: “Il benessere del cast e della troupe è della massima
importanza per noi e abbiamo rigorose procedure di salute e
sicurezza in tutte le nostre produzioni. Continueremo a monitorare
la situazione e a prendere tutte le precauzioni necessarie mentre
riprendiamo la produzione”.
Il gladiatore 2, tutto quello che sappiamo sul
film
Come ormai noto, un sequel di Il
gladiatore (attualmente noto solo come Il gladiatore 2) è a tutti gli
effetti in lavorazione, con Ridley Scott che torna alla regia del
film che vedrà protagonista Paul Mescal nei
panni di Lucius, ma anche il ritorno di Connie
Nielsen nei panni di Lucilla e Djimon Hounsou in quelli di Juba. Vi
sono però anche gli ingressi del premio Oscar Denzel
Washington, la star di The MandalorianPedro Pascal e
l’attore di Stranger ThingsJoseph Quinn. Fred
Hechinger ricopre invece il ruolo dell’imperatore Gela,
ottenuto dopo che Barry Keoghan
ha dovuto rinunciarvi per via di altri impegni. Fanno poi parte del
cast anche la star di Moon Knight, May
Calamawy e Derek Jacobi, che
riprenderà il ruolo di Gracchus dal primo film.
Al momento non sono noti dettagli
sulla trama, ma è possibile immaginare che tra Lucius, il figlio
dell’amante di Massimo, Lucilla, e Geta possa generarsi uno scontro
al pari di quello tra Massimo e Commodo visto nel primo film. Non
resta dunque che attendere che le riprese di Il gladiatore 2 abbiano
inizio, così da poter ricevere maggiori dettagli a riguardo come
anche le prime foto in costume dei protagonisti. Ricordiamo che
Russell Crowe non
sembra essere coinvolto in alcun modo nel progetto,
specialmente alla luce del fatto che il suo Massimo moriva al
termine del primo film. Ad ora, questo sequel è atteso in sala per
il 2024.
Come seguito del pluripremiato film
del 2000 sempre di Ridley Scott,
il sequel sarà la storia di Lucius Verus (Paul Mescal)
molti anni dopo la morte di Massimo di Russell Crowe. Sebbene sia uno dei
film più attesi del 2024, l’epico sequel ha dovuto affrontare
ritardi nelle riprese a causa del doppio sciopero di Hollywood che
ha costretto la produzione a fermarsi. Il gladiatore
2 ha ripreso la produzione nel dicembre 2023 dopo
la fine degli scioperi, a quel punto Scott ha rivelato che il film
necessitava ancora di circa 90 minuti in più di riprese.
In una conversazione con IndieWire,
Scott ha rivelato di aver “finito quasi l’85% de Il Gladiatore 2”. Ha detto che aveva bisogno
di altri dieci giorni di produzione prima di poter finire il
sequel. E infatti adesso arriva la conferma che il set si è
chiuso.
Intanto, Paul Mescal se pure emozionato all’idea di un
film di così grande portata, ha
espresso delle preoccupazioni in merito alla fama che questo
film, che sarà visto da moltissimi presumibilmente, gli darà.
Chi c’è nel cast de Il gladiatore 2?
Il gladiatore 2 è
diretto da Ridley Scott e
si basa su una sceneggiatura scritta da David Scarpa. A guidare
l’atteso sequel è Paul Mescal nel
ruolo di Lucio, il figlio di Lucilla e nipote dell’imperatore
Commodo del primo capitolo. A Paul Mescal si
aggiungono i membri del cast Connie Nielsen nel ruolo di Lucilla e
Derek Jacobi in quello di Gracco. Nel cast ci
saranno anche
Denzel Washington,
Pedro Pascal, Joseph Quinn, Fred Hechinger, May Calamawy, Lior
Raz e altri ancora.
Il gladiatore 2
è prodotto da Ridley Scott,
Michael Pruss, Douglas Wick e Lucy Fisher. Il film
è considerato una produzione in joint-venture tra
Paramount, Universal Pictures, Scott Free Productions e
Parkes/MacDonald Productions. Ricordiamo che Russell Crowe non è
coinvolto in alcun modo nel progetto, specialmente alla luce
del fatto che il suo Massimo muore, appunto, al termine del primo
film. La produzione de Il gladiatore 2 è
ripresa
all’inizio del mese dopo la fine degli scioperi a Hollywood.
Attualmente il film dovrebbe arrivare nelle sale il 22 novembre
2024.
È da tempo ormai che si parla di un
possibile sequel de Il Gladiatore, l’ormai classico film
di Ridley
Scott che vedeva contrapporsi il
gladiatore Russell
Crowe contro l’imperatore Joaquin
Phoenix. Essendo il personaggio di Massimo Decimo
Meridio morto alla fine della pellicola originale, in molti hanno
cominciato a chiedere in che modo l’ipotetico sequel avrebbe fatto
i conti con il destino dell’iconico personaggio.
Le ultime news in merito ad un
sequel de Il Gladiatore risalgono al 2018, quando
Ridley Scott in persona aveva dichiarato che
sarebbe tornato dietro la macchina da presa e che stava lavorando
alla sceneggiatura con Peter Craig. Secondo le primissime
indiscrezioni, la storia del sequel dovrebbe raccontare di Lucio,
il figlio di Lucilla che fu interpretata da Connie
Nielsen nel film del 2000: sarà ambientata 25 anni dopo,
quando Lucio sarà ormai adulto ma avrà ancora come punto di
riferimento il sacrificio di Massimo.
Lo scorso giugno,
il produttore Doug Wick aveva spiegato che per
il team al lavoro sul sequel, la più grande sfida è rappresentata
proprio dal fatto di dover riportare il personaggio di Massimo
Decimo Meridio in vita: “A Ridley piacerebbe farlo”, aveva
dichiarato Wick. “Tutti quelli che sono stati coinvolti
nell’originale, adorano troppo il film per considerare uno
sfruttamento economico. L’unico problema è puramente creativo e
riguarda il lavoro sulla sceneggiatura. Ridley ci sta lavorando:
davvero, è soltanto una questione relativa alla maniera più degna
per poterlo realizzare… e, naturalmente, bisogna considerare anche
che il protagonista è morto.”
Adesso, in occasione della
promozione del film Il giorno sbagliato, è stato proprio Russell Crowe ha parlato per la prima volta
dell’ardito progetto, rivelando però di non saperne nulla e di non
essere mai stato coinvolto in nessuna delle discussioni che si sono
susseguite nel corso di questi anni. Intervistato da
Screen Rant, l’attore premio Oscar ha spiegato: “Se
stanno avendo conversazioni circa un sequel, si tratta di
conversazioni che non mi hanno mai incluso. Non sono sicuro di cosa
abbiano in mente. Posso solo dire che, in buona sostanza, stanno
parlando delle stesse cose dal 2000.”
Come sarebbe dovuto tornare in
vita Massimo in un possibile sequel de Il Gladiatore
Sempre nel corso della medesima
intervista con
Screen Rant, Crowe ha poi commentato le precedenti
dichiarazioni di Wick: “Non parlo con Doug da tempo. L’ultima
volta mi raccontò di aver avuto questa grande idea che vedeva
Massimo portato via dall’arena per poi essere deposto, ricoperto di
oli e unguenti, in questa caverna a cui si aveva accesso spostando
una grande roccia. Poi la roccia si apriva e lui usciva. Gli dissi
che non avevamo i diritti per quella storia. Ma è una cosa accaduta
anni fa e non so ancora se abbia apprezzato o meno il mio senso
dell’umorismo.”
L’attore Russell Crowe ha finalmente espresso
il proprio parere sul fatto che non gli è stato chiesto di tornare
in Il gladiatore 2, sequel di quel
film che lo ha visto
interpretare Maximus Decimus Meridius e gli ha permesso di vincere
l’Oscar per la sua interpretazione del generale romano diventato
gladiatore. Dopo molti anni di sviluppo, un sequel con Ridley Scott
che torna come regista ha dunque iniziato a fare progressi, con la
star di Normal People e AftesunPaul Mescal
scelto per il ruolo principale di Lucius adulto, il figlio della
Lucilla di Connie Nielsen.
Durante una recente intervista al
The Ryan Tubridy Show su RTÉ Radio
One per promuovere il suo nuovo film,
L’esorcista del papa, Crowe ha dunque
risposto ad alcune domande su Il gladiatore 2, ribadendo
che non tornerà nel sequel e ammettendo di essere leggermente
geloso di Mescal. “Sono sicuro che prima o poi vorranno
chiedermi qualcosa, ma è da un po’ che non ho notizie. –
afferma Crowe – È un’estensione della narrazione, ma è molto
oltre la morte di Massimo, quindi non mi coinvolge affatto. Ho
sentito che il giovane Paul è un bravo ragazzo e gli auguro buona
fortuna. Penso che, dove stanno riprendendo la storia, sia un’idea
molto intelligente nel mondo del film che abbiamo creato”.
“Non voglio soffermarmici
troppo, perché mi riporta a un periodo in cui ovviamente ero
significativamente più giovane. […]C’è una leggera punta
di gelosia per il fatto che le persone abbiano quell’esperienza che
ho avuto io una volta”, rivela poi l’attore. Allo stato
attuale delle cose, dunque, sembra che Massimo Decimo Meridio non
verrà riportato in vita come precedentemente ideato. È possibile
che Crowe appaia in Il gladiatore 2 tramite un
flashback o una sequenza onirica, specialmente se è il padre di
Lucius, come alcuni hanno ipotizzato. Tuttavia, Crowe ha lasciato
intendere che attualmente questa non è una possibilità.
In un’intervista
con Total
Film, il regista di
Il gladiatore 2Ridley
Scott ha spiegato il motivo per cui ha
scelto il candidato all’Oscar Paul
Mescalper il ruolo principale
nell’imminente epopea d’azione. Ridley
Scott ha rivelato di essere diventato un fan del
talento di Mescal dopo averlo visto nella serie drammatica della
BBC Normal
People, che è stata il progetto di successo
dell’attore irlandese.
“Ho guardato Normal
People. Non è il mio genere di show, ma ho visto quattro episodi di
seguito: boom, boom, boom. Stavo pensando: ‘Chi diavolo è
questo Paul Mescall’“, ha ricordato
Scott. “E poi ho guardato tutta la serie. E poi,
all’improvviso, è uscito Il Gladiatore 2, perché la sceneggiatura
funzionava piuttosto bene. E continuavo a pensare a
Paul. E questo è tutto.
Come ormai noto, un sequel di
Il gladiatore(attualmente noto solo
come Il gladiatore 2) è a tutti gli
effetti in lavorazione, con Ridley Scott
che torna alla regia del film che vedrà protagonista Paul Mescal nei
panni di Lucius, ma anche il ritorno di Connie
Nielsen nei panni di Lucilla e Djimon Hounsou in quelli di Juba. Vi
sono però anche gli ingressi del premio Oscar Denzel
Washington, la star di The MandalorianPedro Pascal e
l’attore di Stranger ThingsJoseph Quinn. Fred
Hechinger ricopre invece il ruolo dell’imperatore Gela,
ottenuto dopo che Barry Keoghan
ha dovuto rinunciarvi per via di altri impegni. Fanno poi parte del
cast anche la star di Moon Knight, May
Calamawy e Derek Jacobi, che
riprenderà il ruolo di Gracchus dal primo film.
Al momento non sono noti dettagli
sulla trama, ma è possibile immaginare che tra Lucius, il figlio
dell’amante di Massimo, Lucilla, e Geta possa generarsi uno scontro
al pari di quello tra Massimo e Commodo visto nel primo film. Non
resta dunque che attendere che le riprese di Il gladiatore 2 abbiano
inizio, così da poter ricevere maggiori dettagli a riguardo come
anche le prime foto in costume dei protagonisti. Ricordiamo che
Russell Crowe non
sembra essere coinvolto in alcun modo nel progetto,
specialmente alla luce del fatto che il suo Massimo moriva al
termine del primo film. Ad ora, questo sequel è atteso in sala per
il 2024.