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Il Faraone, il Selvaggio e la Principessa, recensione del film di Michel Ocelot

Michel Ocelot torna a dedicarsi all’animazione quattro anni dopo il suo ultimo film, Dililì a Parigi (2018), con Il Faraone, il Selvaggio e la Principessa, presentato nell’ambito di Alice nella Città in occasione della Festa del Cinema di Roma. Con questa sua ultima prova, il regista fa ritorno allo stile narrativo che ha sempre prediletto: il segmento breve, a cui ha dato forma tramite serie televisive e cortometraggi solo in secondo luogo inglobati in lungometraggi diventati ormai celebri, tra cui Principi e Principesse (2000) e I Racconti della Notte (2011).

Il Faraone, il Selvaggio e la Principessa: la trama

Ai tempi dell’Antico Egitto, un giovane re diventa il primo faraone nero a meritare la mano della sua amata. Nel Medioevo francese, un misterioso ragazzo selvaggio ruba ai ricchi per dare ai poveri. Nella Turchia del XVIII secolo, un principe che cucina meravigliose frittelle e la principessa delle rose fuggono dal palazzo per vivere il loro amore.

Con questa nuova opera di Ocelot, ci distacchiamo dalla sperimentazione di Kirikù e la strega (1998), vero e proprio spartiacque nell’animazione francese o Azur e Asmar (2006), per fare ritorno a un progetto audiovisivo che vede nella suddivisione per racconti il mezzo perfetto per unire la tradizione orale del racconto ai mezzi di fruizione tipici della contemporaneità.

Non ci sono gli ormai iconici proiezionisti, ma una narratrice-cantastorie che ravviva l’atmosfera di un cantiere di lavoro catturando gli operai con racconti esoterici, lontani nel tempo e nello spazio, parentesi ludiche in cui rifugiarsi dalle fatiche di ogni giorno. Per Ocelot, le storie sono soprattutto questo: il ponte tra passato e presente, l’attimo di sperimentazione inafferrabile in cui possiamo diventare chi vogliamo, vestirci con gli abiti che più ci affascinano e confidare sempre nella giustizia di un lieto fine.Il Farone il Selvaggio e la Principessa

Poca attualità ma un’immensa bellezza visiva

Siamo di fronte a un’opera meno ambiziosa di Didilì a Parigi, sicuramente più convenzionale nel modo in cui si aggancia alla tradizione stilistica del regista, ma non per questo meno interessante. Laddove è possibile tracciare delle chiavi di lettura comuni tra i tre segmenti narrativi, fulcri tematici archetipici delle fiabe e della filmografia di Ocelot – la parabola di riscatto, la perseveranza che conduce agli obiettivi, il bigottismo genitoriale contrapposto all’intraprendenza giovanile – ogni storia presentataci si differenzia per registro linguistico e linee di disegno, adattandosi perfettamente all’atmosfera in cui è inserita.

L’animazione 2D portata avanti con orgoglio da Ocelot si rivela il mezzo perfetto per sondare le potenzialità grafiche di ogni racconto; dalla bidimensionalità quasi geroglifica de “Il faraone” si passa alle tonalità cupe e alle architetture gotiche de “Il selvaggio”, episodio ambientato nel medioevo, per culminare con le linee arabeggianti de “La principessa”, un tripudio di colori e scenografie dinamiche.

Il richiamo all’attualità, la capacità di adattamento a un’universo animato che sta dando tanto negli ultimi anni – è doveroso citare il Cartoon Saloon di Tomm Moore, Paul Young e Nora Twomey – ne Il Faraone, il Selvaggio e la Principessa è forse più debole rispetto ad altre opere di Ocelot. Sembra difficile trovare una collocazione adatta a questa micro raccolta di racconti, quando il mezzo animato è ormai diventato uno dei canali privilegiati per la riscoperta della pluralità culturale di tantissime aree geografiche, distanziandolo dall’attinenza fiabesca che gli è sempre stata affibbiata e piegandolo a un’urgenza creativa che ha indubbiamente a che fare con l’oggi.

Nonostante ciò, la qualità tecnica del cinema di Ocelot rimane indubbia: Il Faraone, il Selvaggio e la Principessa è uno spettacolo per gli occhi e sfrutta ogni potenzialità circostanziale per delineare al meglio uno scenario visivo e narrativo in cui la fiaba vuole ancora, prepotentemente, esistere. In cui è ancora un veicolo di comunicazione, non importa se tra lo ieri e l’oggi, se tra noi e gli altri o se tra tradizioni culturali differenti, che trovano nelle analogie caratteriali dei loro protagonisti il modo migliore per garantirne l’ascolto.

Il fantasma di Canterville: Hugh Laurie, Freddie Highmore e…

Il fantasma di Canterville: Hugh Laurie, Freddie Highmore e…

Si allarga il cast del film tratto dai racconti di Oscar Wilde, Il fantasma di Canterville. Il film diretto da Kim Burdon può contare ora su un cast davvero alla portata delle migliori aspettative: si sono uniti a Hugh Laurie (che tutti noi conosciamo per aver interpretato il Dottor House) e a Stephen Fry (Lo Hobbit: La desolazione di Smaug), Imelda Staunton, Freddie Highmore, Miranda Hart e Toby Jones.

Il fantasma di Canterville 2

Il fantasma di Canterville proporrà la storia di Sir Simon de Canterville che ha infestato la sua amata dimora per oltre trecento anni, spaventando chiunque abbia mai avuto l’intraprendenza di abitarla. Il lungometraggio animato sarà girato come un live-action ed è ora in fase di pre-produzione. Stiamo parlando di un prodotto adatto a tutta la famiglia e, da quanto trapela, sembra proprio che ci sarà da divertirsi!

Nel frattempo, qui di seguito, vi proponiamo una prima locandina del film. Non ci resta che attendere ulteriori notizie!

Il fantasma di Canterville

Fonte: Comingsoon.net

Il Fantasma dell’Opera, in lavorazione Phantom, una nuova versione in chiave moderna

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È in fase di sviluppo un film basato sul popolare romanzo e musical Il Fantasma dell’Opera, destinato a diventare un moderno thriller psicologico. Il romanzo di Gaston Leroux, Le Fantome de L’Opera, ha ispirato il famoso spettacolo di Broadway. È diventata un’opera ampiamente conosciuta e amata, resa popolare dai suoi numeri musicali spettacolari, personaggi memorabili e romanticismo tragico. Si è trasformato in un film live action nel 2004 con Emmy Rossum e Gerard Butler che ha ottenuto due nomination all’Oscar.

Ora Deadline riporta che è in fase di sviluppo un altro film basato sul libro. Questo nuovo film si chiamerà Phantom e sarà una versione modernizzata della storia ambientata nella scena musicale contemporanea di Londra. Si dice che il film sarà un thriller psicologico allo stesso modo di Black Swan e Misery ed esplorerà la relazione romantica e distruttiva originariamente rappresentata nel romanzo di Leroux. Con questa versione della storia, l’obiettivo non è quello di romanticizzare la relazione, ma di abbracciarne la suspense e l’orrore.

Il Fantasma dell’Opera, il nuovo adattamento avrà delle atmosfere da Twilight

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Il Fantasma dell’Opera, una storia lunga più di un secolo si rinnova con un adattamento completamente nuovo che trae spunto dai libri di Twilight. Secondo Deadline, c’è grande attesa per questo adattamento “audace e contemporaneo” del romanzo del 1909 di Gaston Leroux, che sarà scritto e diretto dal regista francese Alexandre Castagnetti, il quale promette atmosfere da Twilight. All’inizio della produzione, il film è già stato pre-venduto in gran parte di Europa, Canada, Sud e Centro America e Asia.

Il film è incentrato sulla ballerina diciottenne Anastasia, nuova ballerina all’Opéra Garnier di Parigi, infestata dal misterioso fantasma dell’opera. Dopo aver incontrato il fantasma una notte, la vita di Anastasia cambia radicalmente. La prima ballerina, destinata al ruolo principale nella produzione di Orfeo del balletto, subisce un incidente, cosa che mette Anastasia in posizione di accettare il ruolo principale.

Deva Cassel, che ha recentemente recitato ne Il Gattopardo di Netflix, interpreta Anastasia, con Julien De Saint-Jean (l’acclamato Il Conte di Montecristo del 2024) e Romain Duris (I Tre Moschettieri) che recitano al suo fianco. Anche i ballerini Guillaume Diop e Dorothée Gilbert saranno i protagonisti.

L’uscita di Il Fantasma dell’Opera in Francia è attualmente prevista per il 23 settembre 2026.

Il fan Christopher Nolan parla di Star Wars in intervista video!

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Dopo le tante chiacchiere sulla nuova versione di Star Wars, uscita nel nuovo cofanetto completo, ecco arrivare le interessanti opinioni di un fan sfegatato della serie: Christopher Nolan.

Il Falsario: teaser trailer del nuovo film con Pietro Castellitto in anteprima alla Festa del Cinema di Roma

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Il Falsario, il nuovo film diretto da Stefano Lodovichi con protagonista Pietro Castellitto, verrà presentato questa sera in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, fuori concorso nella sezione Grand Public. Contestualmente all’anteprima, Netflix ha diffuso il teaser trailer del film, che sarà disponibile in streaming dal 23 gennaio 2026.

Prodotto da Cattleya, parte di ITV Studios, Il Falsario è scritto da Sandro Petraglia con la collaborazione di Lorenzo Bagnatori, e tratto dal libro Il Falsario di Stato di Nicola Biondo e Massimo Veneziani. Nel cast, accanto a Pietro Castellitto, troviamo Giulia Michelini, Andrea Arcangeli, Pierluigi Gigante, Aurora Giovinazzo, con Edoardo Pesce e Claudio Santamaria.

Una storia di talento, inganno e destino

Ambientato nella Roma degli anni ’70, Il Falsario racconta la storia di Toni, un giovane pittore che arriva nella Capitale con il sogno di diventare un grande artista. Dotato di un talento naturale e di una fame di vita che lo spinge oltre i limiti, Toni finisce però risucchiato in un mondo di trame oscure, menzogne e segreti di Stato. Il suo dono per la pittura lo porterà a diventare il più grande falsario italiano, figura chiave in alcuni dei misteri più oscuri della storia del Paese.

I crediti del film

Un film Netflix prodotto da Cattleya – parte di ITV Studios. Soggetto di Sandro Petraglia e Lorenzo Bagnatori, sceneggiatura di Sandro Petraglia con la collaborazione di Lorenzo Bagnatori, diretto da Stefano Lodovichi (La stanza, Christian).

Il Falsario: recensione del film di Stefano Lodovichi – #RoFF20

Il Falsario: recensione del film di Stefano Lodovichi – #RoFF20

La storia italiana, specie quella degli anni ’70 e ’80, è un bacino colmo di misteri, criminalità e ideali. Un territorio segnato da lotte sociali, poteri occulti e grandi bugie. Sono gli anni di piombo e spesso, ciò che più scuote il Paese, arriva e confluisce in un’unica città: Roma. Dal caso Moro alla nascita della Banda della Magliana, quella stagione ha dato forma a un cinema gangster all’italiana che oggi, alla 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma, torna in scena con Il Falsario, visto in anteprima al Giulio Cesare.

Diretto da Stefano Lodovichi, il film si ispira alla figura di Antonio Chichiarelli, uno dei più geniali falsari italiani, ma come ci viene detto fin da subito, questa è solo una delle possibili versioni della sua storia. Con una sceneggiatura firmata da Sandro Petraglia (in collaborazione con Lorenzo Bagnatori) e un protagonista come Pietro Castellitto, Il Falsario arriva su Netflix dal 23 gennaio, pronto ad arricchire il nostro immaginario criminale.

La trama de Il Falsario

Negli anni Sessanta, un ragazzo di provincia di nome Toni ha un’unica ossessione: diventare l’artista più famoso di Roma. Così lascia Lago della Duchessa e parte per la Capitale insieme ai suoi due inseparabili amici, Fabione e Vittorio. Ognuno con un sogno diverso in tasca: chi vuole scegliere da che parte stare finendo poi arruolato nelle Brigate Rosse, chi sogna una carriera nel mondo ecclesiastico. A Roma, però, la vita di Toni prende una piega inaspettata. L’incontro con Donata, una gallerista, gli stravolge il destino. Lei capisce subito ciò che gli altri non vedono: Toni non è un semplice artista, ma ha un dono particolare: sa copiare qualsiasi cosa alla perfezione, un quadro, una firma, persino un intero stile pittorico. Ed è lì che si apre la sua vera strada, perché i suoi dipinti, nel mercato, non li comprerebbe nessuno. Da quel momento, la scalata comincia. Toni entra nei giri della Roma criminale, dove il suo talento diventa qualcosa che tutti vogliono. Ma ogni nuovo incarico sembra sempre più pericoloso, fino a quando non si ritrova coinvolto persino nel caso Moro.

Il Falsario film

Una Roma pungente, pericolosa e piena di fascino

Il cinema italiano contemporaneo ama rileggere il passato, restituendolo sempre con un’estetica vintage che piace a coloro che amano il genere. Anche Lodovichi segue questa scia, scegliendo di ricostruire con cura ambientazioni e costumi di una Roma turbolenta ma piena di sogni, arte, idee e contraddizioni. A fare da teatro alle vicende di Toni e delle sue rocambolesche imprese è una Capitale agitata ma viva, in bilico tra il caos e la luce: non solo terrorismo e paura, ma anche conquiste sociali e nuovi orizzonti culturali.

Il Toni interpretato da Pietro Castellitto si muove proprio dentro questo equilibrio precario, tra brama di potere, conquista, e la voglia di trovare un posto nel mondo che lo faccia sentire bene con se stesso. Il regista e gli sceneggiatori restituiscono bene il contesto e il respiro politico e criminale in cui è immersa la narrazione, senza però spingersi a fondo nella complessità dei meccanismi che raccontano. Una fotografia calda e aranciata, cifra visiva ormai tipica di questo tipo di produzioni, ci accompagna in una Roma dove servizi segreti, mafia e Brigate Rosse si muovono come in uno spettacolo inquieto, su cui Marco Bellocchio ha costruito alcuni dei suoi capolavori migliori.

Il Toni di Pietro Castellitto

Ed è proprio la parte storica quella più riuscita e curata. Si apprezzano le location ricostruite con attenzione, così come l’energia dei personaggi, che restituiscono il fermento di una Capitale agitata ma determinata. Se questo è l’aspetto più riuscito, è anche vero che Il Falsario comincia a inclinarsi nel momento in cui deve ricamare attorno al suo protagonista, Toni. Pietro Castellitto – qui nella sua versione più vanesia e ironica – interpreta bene il suo falsario, donandogli quell’aria da “finto innocente” e, al tempo stesso, da “faccia da schiaffi.” Eppure questo non basta a farcelo amare fino in fondo.

Si capisce che Toni è uno di quelli furbi e intelligenti, che sanno sempre come girare la situazione a proprio favore, e lo fanno con quello sfacciato sarcasmo romanesco e quella veracità piacente che sa farsi seguire. Ma nell’atto pratico delle sue imprese, il film resta in superficie. Non entra mai davvero in profondità narrativa, non scava nelle sue crepe. Tutto resta un po’ generico, come se Il Falsario avesse paura di osare. Forse per restare dentro certi limiti commerciali, per offrire il “giusto” al pubblico, il materiale che può piacere senza sporcare troppo, senza mettere mai davvero in crisi lo spettatore. Per non appesantirlo.

Il Falsario

Un ottimo cast

Nonostante qualche debolezza in scrittura, è innegabile che la forza di Il Falsario sia il suo cast. Ogni attore sembra calato perfettamente nel proprio ruolo, capace di restituire tensioni e sfumature di un’epoca che ancora oggi ci ammalia. Oltre a Castellitto, spicca Claudio Santamaria, algido e impenetrabile, incarnazione perfetta dei cosiddetti “servizi deviati”. Edoardo Pesce è invece un Balbo credibile e magnetico. Funzionano anche i comprimari: Andrea Arcangeli nel ruolo del prete Vittorio e Pierluigi Gigante in quello del brigatista Fabione. I loro personaggi portano con sé crisi, segreti e ambizioni irrisolte, alimentando la ricchezza del racconto. Il Falsario si regge su di loro, su un cast affiatato, che restituisce tutte le ferite e il fascino del periodo, rendendolo un film nella sua totalità riuscito per il pubblico di riferimento.

Il Falsario, spiegazione del finale: Toni ha incastrato Vittorio?

Il Falsario (titolo internazionale The Big Fake) è un dramma storico italiano ambientato nella Roma degli anni Settanta, un periodo attraversato da tensioni politiche, terrorismo e trame oscure di potere. Sullo sfondo del sequestro di Aldo Moro e degli anni di piombo, il film racconta l’ascesa e la caduta morale di Toni, un artista dotato di un talento particolare: non la creazione, ma l’imitazione perfetta.

Il finale del film solleva una domanda centrale, tanto narrativa quanto etica: Toni ha davvero sacrificato Vittorio per salvarsi? E se sì, è un atto di pura sopravvivenza o l’ultimo, definitivo falso di un uomo che ha ormai perso ogni riferimento morale?

Toni, Vittorio e Fabione: tre strade, un’unica frattura

All’inizio della storia, Toni, Vittorio e Fabione rappresentano tre possibilità diverse di riscatto. Toni è l’artista ambizioso, Fabione l’idealista politico attratto dalla lotta armata, Vittorio il sacerdote che ha rinunciato al desiderio in nome della fede e della disciplina. La loro amicizia nasce nella provincia, ma è Roma a metterla alla prova.

Il film mostra con chiarezza come nessuno dei tre riesca davvero a rimanere fedele al proprio ideale. Fabione scivola nella violenza politica, Toni nel crimine artistico, Vittorio in una frustrazione silenziosa che fermenta fino al tradimento. Il Falsario non racconta eroi, ma uomini che cedono gradualmente, giustificando ogni compromesso come “necessario”.

Il falso come identità: l’ascesa criminale di Toni

L’incontro con Donata segna la svolta. Toni scopre che il suo vero talento non è l’arte originale, ma la mimesi perfetta. La sua abilità nel riprodurre opere celebri lo rende una pedina preziosa nel sottobosco romano, dove arte, criminalità e politica si intrecciano senza soluzione di continuità.

Da questo momento in poi, Toni vive in una zona grigia permanente. Aiuta Fabione per amicizia, lavora per Balbo per convenienza, obbedisce al misterioso “Sarto” per paura. Ogni scelta è una fuga in avanti, e ogni falso prodotto lo allontana ulteriormente da una possibile via di ritorno.

Il memoriale di Moro: potere, ricatto e condanna

Il Falsario film

Il punto di non ritorno è il memoriale di Aldo Moro, un documento esplosivo che contiene verità in grado di destabilizzare equilibri politici enormi. Chi possiede il memoriale possiede una forma di potere assoluto, ma anche una condanna a morte.

Toni lo capisce presto: il libro è allo stesso tempo la sua assicurazione sulla vita e la sua condanna definitiva. Nasconderlo nella cassaforte di Vittorio è un gesto ambiguo, che contiene già in sé il seme del disastro. Toni si fida dell’amico, ma allo stesso tempo lo espone consapevolmente a un rischio mortale.

Il tradimento di Vittorio: ambizione repressa e ricatto

Il tradimento di Vittorio non è improvviso, né gratuito. Il film lo costruisce lentamente. Vittorio è l’uomo che ha rinunciato a tutto, convinto che la rinuncia gli avrebbe garantito una ricompensa morale. Quando scopre che anche nella Chiesa contano le relazioni, i favori e il denaro, qualcosa si spezza.

La sua aspirazione a diventare monsignore, negata all’ultimo momento, diventa la ferita definitiva. Vittorio inizia a desiderare ciò che ha sempre disprezzato: sicurezza, status, potere. Quando il Sarto lo mette sotto pressione, il sacerdote è già pronto a cedere. Non tradisce Toni per cattiveria, ma per debolezza e risentimento, convinto che il sacrificio dell’amico sia il prezzo da pagare per una vita finalmente “ricompensata”.

Il finale: Toni incastra Vittorio?

La risposta è sì, ma non nel modo più semplice. Toni sa che Vittorio lo ha venduto. Quando Sansiro, il killer incaricato di eliminarlo, gli offre una via di fuga chiedendo però un corpo da consegnare come prova, Toni compie l’atto più estremo della sua parabola.

Sfrutta la somiglianza fisica con Vittorio, prepara il terreno, scrive una lettera di addio e lo manda incontro alla morte. Non lo uccide con le proprie mani, ma ne orchestra la morte. È un falso perfetto, il più riuscito di tutta la sua carriera: la morte di Toni viene certificata attraverso il corpo sbagliato.

In questo senso, Toni incastra Vittorio, ma lo fa dopo essere stato tradito. Il film non assolve nessuno: Vittorio ha venduto l’amico, Toni lo ha sacrificato. La differenza è che Toni è ormai consapevole di ciò che è diventato.

Il significato morale del finale

Il Falsario si chiude con una vittoria apparente. Toni sopravvive, fugge, mette in salvo la sua famiglia. Ma ciò che perde è irreversibile. Non dipinge più, ha le mani distrutte, e soprattutto ha distrutto l’ultimo legame autentico con il suo passato.

Il finale suggerisce che in un mondo fondato sul falso, anche la sopravvivenza ha un prezzo disumano. Toni vince, ma come un uomo svuotato, consapevole che la sua ultima opera non è stata un quadro, ma una vita scambiata per un’altra.

È qui che Il Falsario trova la sua forza più disturbante: non nel crimine, ma nella constatazione che, in certi sistemi, l’unico modo per salvarsi è diventare esattamente ciò che si è sempre imitato.

Il Falsario, la storia vera: quanto c’è di reale nel film Netflix con Pietro Castellitto

Il film Il Falsario (The Big Fake), produzione italiana ambientata nella Roma degli anni Settanta, utilizza il linguaggio del cinema criminale per raccontare una storia profondamente intrecciata con uno dei periodi più oscuri della storia repubblicana. Pur scegliendo una narrazione di finzione, il film affonda le sue radici nella vita reale di Antonio Chichiarelli, uno dei falsari più discussi e misteriosi dell’Italia del Novecento.

Il risultato non è un biopic tradizionale, ma una rielaborazione drammatica che mescola personaggi inventati e avvenimenti storici reali, mantenendo una forte aderenza al contesto socio-politico dell’epoca.

Antonio “Toni” Chichiarelli: il vero falsario dietro il film

Antonio Chichiarelli nasce a Roma e si muove sin da giovane nei circuiti criminali della capitale. Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta entra in contatto con il sottobosco romano, occupandosi inizialmente di piccoli furti e contraffazioni, fino a diventare noto per una capacità straordinaria: la riproduzione quasi perfetta di opere d’arte e documenti ufficiali.

La sua abilità lo rende una figura centrale nei traffici illegali della città. Chichiarelli non è solo un falsario d’arte, ma un tecnico del falso a tutto campo: documenti, comunicati politici, passaporti. È proprio questa versatilità a renderlo prezioso – e pericoloso – in un’epoca in cui il confine tra criminalità comune, terrorismo e apparati deviati dello Stato è estremamente labile.

I legami con la Banda della Magliana

Il Falsario
Lucia Iuorio/Netflix

Nella seconda metà degli anni Settanta, Chichiarelli entra in contatto con la Banda della Magliana, l’organizzazione criminale che per anni controlla traffici, estorsioni e rapporti trasversali con ambienti politici e servizi segreti. In particolare, sviluppa un rapporto stretto con Danilo Abbruciati, uno dei membri più noti della banda.

Il film rielabora questi rapporti attraverso personaggi fittizi, ma conserva l’idea centrale: Chichiarelli non agiva ai margini, bensì al centro di una rete criminale strutturata, in cui il falso era uno strumento strategico, non un semplice espediente economico.

Il caso Aldo Moro e il falso comunicato delle Brigate Rosse

Uno degli elementi storici più rilevanti ripresi dal film è il rapimento di Aldo Moro, avvenuto nel 1978 per mano delle Brigate Rosse. Durante i 55 giorni di prigionia, una serie di comunicati ufficiali scandisce l’angoscia del Paese.

Tra questi emerge il famigerato Comunicato n.7, che annuncia falsamente la morte di Moro. Quel documento non era autentico: fu realizzato proprio da Antonio Chichiarelli. La sua perfezione formale inganna l’opinione pubblica e contribuisce a creare confusione politica e mediatica in un momento cruciale.

Solo dopo la morte di Chichiarelli si scoprirà il suo coinvolgimento diretto in quella falsificazione, considerata oggi uno degli episodi più inquietanti di depistaggio della storia italiana.

Rapine, depistaggi e una morte mai chiarita

Le indagini successive alla morte di Chichiarelli rivelano una rete criminale ancora più vasta. Tra i fatti emersi figura anche il suo coinvolgimento nella rapina al deposito della Brink’s Company, messa in scena per sembrare un’azione delle Brigate Rosse. Il bottino – denaro contante, assegni, oro e lingotti – viene stimato in circa 37 miliardi di lire.

Nel 1984, a soli 36 anni, Antonio Chichiarelli viene ucciso a colpi d’arma da fuoco. Il caso resta irrisolto. Nonostante i sospetti ricadano sulla Banda della Magliana, l’ex capo Maurizio Abbatino negherà sempre un coinvolgimento diretto dell’organizzazione. La morte del falsario resta uno dei tanti misteri irrisolti degli anni di piombo.

Quanto è fedele Il Falsario alla realtà?

Il Falsario sceglie consapevolmente di non raccontare la storia di Chichiarelli in modo pedissequo. I nomi cambiano, le relazioni vengono rimescolate, la cronologia è compressa o alterata. Tuttavia, il film resta sorprendentemente fedele a ciò che conta davvero: l’atmosfera, il clima di paranoia, la commistione tra criminalità e politica, e il ruolo centrale del falso come arma di potere.

La finzione serve a dare profondità emotiva a una figura che, nella realtà, è rimasta a lungo opaca e frammentaria. In questo senso, Il Falsario non è un racconto storico puro, ma una riflessione su un’epoca in cui la verità era spesso solo un’altra forma di contraffazione.

Un equilibrio tra storia e cinema

Alla fine, Il Falsario si colloca in una zona di confine: non ricostruzione documentaria, ma neppure invenzione totale. Il film utilizza la vita di Antonio Chichiarelli come struttura portante per raccontare una Roma lacerata, dove il talento diventa colpa, l’arte si trasforma in arma e la sopravvivenza passa attraverso il tradimento.

È proprio in questo equilibrio tra realtà e finzione che il film trova la sua forza: non nel raccontare tutta la verità storica, ma nel restituire la sensazione di un’epoca in cui il falso era più credibile del vero.

Il fabbricatore di sogni dal paese del Sol Levante: Hayao Miyazaki

Hayao Miyazaki – A ventisei anni dalla sua uscita al cinema in Giappone e ad oltre dieci anni da una timida uscita per l’home video, arriva nelle nostre sale finalmente Il castello del cielo di Hayao Miyazaki, noto ai fan come Laputa, uno dei primi e più amati lungometraggi del maestro dell’animazione giapponese, che l’anno scorso ha festeggiato i settant’anni di una carriera coronata da successi e riconoscimenti non solo a livello giapponese.

Hayao MiyazakiHayao Miyazaki è riuscito a convincere i peggiori detrattori dell’animazione giapponese sulla validità della sua produzione artistica, che va oltre a quelli che sono indubbiamente alcuni dei limiti evidenti degli anime, quali la serializzazione e la sudditanza, spesso, all’industria del marketing per vendere gadget e simili, caratteristica comunque non certo aliena alla produzione animata a stelle e strisce.

Una carriera di oltre quarant’anni, la sua, che ha toccato l’animazione giapponese dagli anni Sessanta ad oggi, creando film e personaggi unici e portando il suo tocco a personaggi e storie di altri. Ma occorre andare per ordine, per ricostruire le tappe di un percorso ancora non certo concluso, anche se negli ultimi anni Hayao Miyazaki sembra più interessato a supervisionare.

Il fabbricatore di sogni dal paese del Sol Levante: Hayao Miyazaki

Nato nel 1941 a Tokyo, pochi mesi prima dell’entrata del Giappone in guerra, che influenzerà lui e altri colleghi suoi coetanei, sia pure in maniera diversa, Hayao Miyazaki cresce in una famiglia dove il padre ha una fabbrica di componenti per aerei, che gli farà nascere una passione poi presente nella maggioranza delle sue opere per il volo, gli aerei, il cielo. Un altro fatto che influenza la sua infanzia è una grave malattia che colpisce la madre, tema che si ritroverà in film come Tonari no totoro e il recente Arietty.

Hayao MiyazakiNegli anni Cinquanta, sull’onda dell’opera che sta facendo Osamu Tezuka di creazione di fumetti made in Japan, simili a tratti ma molto diversi dai loro omologhi a stelle e strisce, Hayao Miyazaki, da sempre bravo disegnatore, si appassiona al mondo delle nuvole parlanti, e dopo essersi laureato in Scienze politiche entra a lavorare alla Toei, allora la più importante casa di produzioni animate.

Il suo primo lavoro importante è come animatore chiave e scenografo per Horusu no daiboken, uscito in italiano con i due titoli La grande avventura del piccolo principe Valiant e Il segreto della spada del sole, che segna anche l’inizio del suo sodalizio con il collega e amico Isao Takahata. Nel1971 Hayao Miyazaki collabora alla prima serie di Lupin III, dal manga di Monkey Punch, e dal 1973 con Isao Takahata inizia invece un sodalizio con la Zuiyo Pictures, poi Nippon Animation, adattando in animazione alcuni classici per bambini occidentali, quali Heidi del 1974, Marco da Dagli Appennini alle Ande di De Amicis e Anna dai capelli rossi, che lo faranno conoscere non solo in Giappone.

Nel 1978 decide di adattare il romanzo di fantascienza per ragazzi The incredible tide di Alexander Key, che diventa la serie Conan, il ragazzo del futuro, considerato a tutt’oggi uno dei migliori anime giapponesi seriali di sempre, per il quale Hayao Miyazaki è regista, disegnatore, scenografo e supervisore degli storyboard. Il suo primo lungometraggio come regista è dell’anno successivo ed è Lupin III il castello di Cagliostro, per molti fan il migliore film dedicato al celebre ladro in salsa nipponica, che stravolge le atmosfere del manga in chiave favolistica e steam punk.

Dopo alcuni lavori in serie televisive, come Il fiuto di Sherlock Holmes, coprodotto con la Rai nel 1982, Hayao Miyazaki pubblica sulla rivista Animage il manga fantasy post apocalittico Nausicaa nella valle del vento, che poi decide di trasporre in animazione nel 1984. Il successo di questa storia di un’eroina che, in un mondo medievale post nucleare, dove le scorie hanno creato nuove creature e dove l’avidità di conquista vorrebbe risvegliare le antiche armi, è grandissimo e spinge Miyazaki con Isao Takahata a fondare un loro studio, lo studio Ghibli, che produrrà tutte le loro opere successive.

Il castello del cielo del 1986 è proprio il primo lungometraggio dello studio, e finalmente si potrà vedere anche da noi su grande schermo questa avventura che mescola Jonathan Swift e Jules Verne, tra pirati dell’aria e mondi fluttuanti nel cielo, arcani e con tecnologie incredibili e pericolose.

Nel 1988 Hayao Miyazaki realizza invece il più intimista e fiabesco Il mio vicino Totoro, dove due bimbe in una campagna reale ma incantata incontrano uno spirito misterioso a forma di grosso gatto che le consola dei loro problemi familiari. Totoro diventa il logo dello studio Ghibli, che nel 1989 bissa il successo con la commedia fantastica Kiki’s delivery service, storia di una streghetta che va in una cittadina terrestre a fare il suo apprendistato e che si inventa un’attività grazie alla sua scopa che le farà conoscere nuovi amici.

Nel 1992 è la volta di Porco rosso, film in cui l’autore dà libero sfogo alla sua passione per l’aviazione, leit motiv di tutti i suoi film, storia di un pilota da caccia con il volto di maiale che vive le sue avventure nell’Europa tra Grande guerra e avvento dei totalitarismi.

Negli anni successivi Hayao Miyazaki si occupa di sceneggiare, produrre e supervisionare altre opere dello studio Ghibli, finché nel 1997 non fa uscire Princess Mononoke, che batte ogni record d’incassi in Giappone e lo fa finalmente conoscere ufficialmente al pubblico internazionale, complice anche un doppiaggio statunitense con star del calibro di Claire Danes, Minnie Driver e Gillian Anderson. Princess Mononoke, fiaba ecologica dello scontro tra la foresta magica e impenetrabile e un Giappone medievale ma metafora di quello contemporaneo, con la sua voglia di costruire distruggendo la natura, propone un’eroina selvaggia e guerriera, cresciuta dai lupi e desiderosa di difendere il suo mondo anche se entra in contatto con quello dei suoi simili.

Nel 2001 nuovo successo con La città incantata, fiaba morale contro lo spreco di cibo, tra antiche leggende e il mondo di oggi, che vale al maestro l’Orso d’Oro al Festival di Berlino e l’Oscar 2003 per il migliore lungometraggio animato, che però Hayao Miyazaki non va a ritirare per protesta contro la guerra in Iraq.

Nel 2004 è la volta della trasposizione animata del romanzo fantasy di Diana Wynne Jones, una delle ispiratrici di Jk Rawling per il suo Harry Potter, Il castello errante di Howl, storia di una ragazzina intrappolata nel corpo di una donna anziana che cerca di liberare un giovane mago da una maledizione, un film che viene presentato a Venezia, dove l’anno dopo, nel 2005, Miyazaki viene omaggiato con il Leone d’Oro alla carriera.

Il suo ultimo film come regista è la fiaba del 2008 Ponyo sulla scogliera, rilettura moderna ed ecologista della Sirenetta ma non solo, film che viene realizzato tutto con tecniche di disegno tradizionali a contrastare l’uso della grafica computerizzata, ormai unica tecnica dei cartoni animati della Disney, e largamente usata dagli anime.

Negli ultimi anni lo studio Ghibli supervisiona Terramare, del film di Hayao Miyazaki, Goro, tratto dal ciclo fantasy di Ursula K. Le Guin, mentre Hayao Miyazaki sceneggia Arietty, favola anti spreco dal romanzo di Mary Norton.

Nei suoi film Hayao Miyazaki parla di rapporti tra le generazioni, di amore e rispetto per l’ambiente e tutte le specie animali, di pacifismo e non violenza, di fantasia partendo dalle cose più semplici, di fiaba e fantastico che nascono nella vita di tutti i giorni, di sogni verso l’infinito del cielo e di quotidianità, tra poesia e sogno, tra i colori del verde e dei fiori e i richiami alla tradizione, tra leggende e classici steam punk, con macchine sempre inserite in mezzo alla natura. Uno stile lontano da molta altra animazione giapponese e da un mondo animato occidentale sempre più dominato dall’informatica e da logiche di vendita, che ha reso le opere del maestro amate come capolavori del cinema tout court, oltre che legati all’animazione giapponese.

In attesa di nuove opere o riproposizione di film di Miyazaki comunque è da vedere Il castello nel cielo, tra avventura e sogno, riflessione sui limiti della scienza e anelito verso l’infinito dei cieli e della fantasia.

Il Dutton Ranch prepara con discrezione una rottura definitiva tra Beth e Rip

Tra le numerose dinamiche che stanno emergendo in Dutton Ranch, lo spin-off di Yellowstone dedicato a Beth Dutton e Rip Wheeler, una delle più interessanti riguarda senza dubbio il futuro di Carter. Il personaggio interpretato da Finn Little è entrato nell’universo creato da Taylor Sheridan come un ragazzo rimasto improvvisamente solo, trovando nel ranch dei Dutton una nuova famiglia. Tuttavia, gli ultimi episodi sembrano suggerire che il suo percorso stia prendendo una direzione diversa da quella immaginata da Beth e Rip.

L’episodio 4 della prima stagione, intitolato Start With a Bullet, introduce infatti una serie di elementi che potrebbero anticipare una futura separazione tra Carter e i Dutton-Wheeler. Non si tratta di una rottura improvvisa o di un conflitto esplosivo, ma di qualcosa di più sottile e coerente con l’evoluzione del personaggio. Dopo anni trascorsi sotto la protezione di Beth e Rip, Carter sembra infatti iniziare a interrogarsi su quale sia realmente il suo posto nel mondo e se il ranch rappresenti davvero il suo futuro.

Il rapporto con Beth e Rip non è mai stato semplice e Dutton Ranch lo sta finalmente mettendo in discussione

Beth e Rip in Dutton Ranch

Quando Carter fece il suo debutto nella quarta stagione di Yellowstone, Beth vide immediatamente in lui qualcosa che le ricordava il giovane Rip. Quel legame spinse la coppia ad accoglierlo al ranch, ma il loro rapporto non è mai stato davvero tradizionale. Rip, almeno inizialmente, trattò il ragazzo con estrema durezza, mentre Beth oscillò continuamente tra istinto materno e atteggiamenti spesso crudeli. Nonostante il tempo trascorso insieme, Carter non ha mai avuto la sensazione di essere davvero parte della famiglia nello stesso modo in cui lo sono Beth e Rip tra loro.

Questa ambiguità continua a emergere anche in Dutton Ranch. Carter vive con loro, ma non lavora realmente nel ranch come avrebbe voluto. Beth insiste affinché completi gli studi e costruisca un futuro diverso, convinta di offrirgli opportunità che lui non avrebbe mai avuto. Il problema è che Carter sembra percepire questa scelta come un’ulteriore imposizione. Per tutta la sua vita qualcuno ha deciso per lui e ora, a diciannove anni, sta iniziando a desiderare qualcosa che non ha mai avuto: la possibilità di scegliere autonomamente il proprio destino.

L’incontro con Dwight White, un vecchio cowboy texano che lo tratta con rispetto e fiducia, assume in questo contesto un’importanza particolare. Per la prima volta dopo la morte di John Dutton, Carter trova una figura adulta capace di guidarlo senza controllarlo. Non è un caso che proprio attraverso Dwight inizi a riflettere sul proprio futuro e sulle possibilità che esistono oltre l’ombra ingombrante di Beth e Rip.

Carter e Oreana condividono lo stesso desiderio: liberarsi dal destino scelto dalla propria famiglia

Oreana and Carter in Dutton Ranch

Uno degli aspetti più interessanti introdotti dalla serie riguarda il parallelismo tra Carter e Oreana Jackson. Apparentemente i due personaggi provengono da mondi molto diversi, ma in realtà sono accomunati dalla stessa sensazione di prigionia. Oreana è destinata a ereditare il ranch della propria famiglia e il peso di una tradizione lunga quasi due secoli. Una prospettiva che non desidera e che vive come una gabbia.

Anche Carter, pur trovandosi in una situazione completamente differente, sembra intrappolato all’interno di un percorso già deciso da altri. Beth vuole offrirgli un futuro migliore, ma non sembra accorgersi che sta continuando a decidere per lui. Durante il loro primo incontro, Oreana aveva persino sottolineato come Carter fosse ormai abbastanza grande da prendere decisioni autonome, un’osservazione che Beth aveva liquidato con superficialità. Eppure proprio quella frase assume oggi un significato più profondo.

La serie sembra suggerire che Carter e Oreana stiano affrontando la stessa battaglia: emanciparsi dalle aspettative familiari e costruire una propria identità. Non è necessariamente una storia d’amore quella che Dutton Ranch sta raccontando, quanto piuttosto il percorso di due giovani che cercano di sottrarsi al peso delle eredità ricevute. Che questo li conduca lontano dai rispettivi ranch o li porti a ridefinire il loro posto al loro interno è ancora presto per dirlo.

Taylor Sheridan potrebbe utilizzare Carter per raccontare il futuro della nuova generazione dopo Yellowstone

L’evoluzione di Carter assume un significato ancora più interessante se osservata all’interno dell’intero universo narrativo di Taylor Sheridan. Da Yellowstone a 1883 fino a 1923, gran parte delle sue storie ruota attorno al conflitto tra eredità e cambiamento. I personaggi sono costantemente chiamati a scegliere se preservare una tradizione o cercare una strada nuova.

In questo senso Carter rappresenta una figura diversa rispetto ai Dutton del passato. Non possiede una terra da difendere né una dinastia da proteggere. È un ragazzo che ha ricevuto una seconda possibilità e che ora deve capire come utilizzarla. La sua eventuale partenza dal ranch non sarebbe quindi un tradimento nei confronti di Beth e Rip, ma il completamento naturale del percorso iniziato anni fa quando arrivò al Yellowstone come un adolescente senza alcuna prospettiva.

Per questo motivo Dutton Ranch sembra stia preparando qualcosa di più profondo di una semplice sottotrama adolescenziale. La serie potrebbe infatti raccontare la nascita di un uomo capace finalmente di scegliere da solo chi essere. E, paradossalmente, il più grande gesto d’amore che Beth e Rip potrebbero compiere nei suoi confronti potrebbe essere proprio lasciarlo andare.

Il duro Statham per l’adattamento di Heat firmato Brian De Palma

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Brian De Palma ha trovato in Jason Statham (The Snatch) il protagonista del suo adattamento di Heat, romanzo di William Goldman pubblicato

Il duetto che trionfa

Il duetto che trionfa

Il Duetto di Margherita Buy e Silvio Orlando, ormai uno degli appuntamenti più attesi nella sezione Extra della quinta kermesse capitolina, che ha visto negli anni passati, sul palco dell’Auditorium, confronti tra Muccino e Tornatore, Servillo e Verdone, Bertolucci e Bellocchio.

Il duello: trama, cast e curiosità sul film con Woody Harrelson

Il duello: trama, cast e curiosità sul film con Woody Harrelson

Ogni film western vanta sempre un certo fascino, specialmente se al suo interno si ritrovano tematiche che vanno dalla vendetta al desiderio di giustizia. Elementi, questi, che si ritrovano entrambi nel lungometraggio del 2016 Il duello, diretto da Kieran Darcy-Smith. Qui al suo secondo lungometraggio dopo Wish You Were Here, il regista dà vita ad una sceneggiatura di Matt Cook che da tempo aspettava di essere portata sul grande schermo. Prende da qui vita uno dei film di questo genere meno noti eppure particolarmente affascinanti tra quelli usciti negli ultimi anni.

La sceneggiatura di Cook circolava infatti già dal 2009, anno in cui venne inserita nella Black List dei migliori script ancora non realizzate. Noto anche per aver scritto film come Boston: Caccia all’uomo e The Informer – Tre secondi per sopravvivere, Cook trovò in Darcy-Smith l’uomo giusto per far prendere vita alla sua storia. Molto del merito va anche ad un cast di grandi attori che danno qui vita a personaggi complessi e ricchi di sfumature, perfettamente calati in un contesto western particolarmente curato. Nonostante tali elementi, Il duello mancò di diventare un titolo particolarmente noto, passando invece in sordina.

In breve, però, gli amanti del genere lo hanno riscoperto come un titolo a suo modo affascinante per la trattazione delle sue tematiche, per l’interpretazione dei due protagonisti e per l’intero contesto di contorno. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Il duello: la trama del film

La vicenda qui narrata si svolge nel Texas del 1887. Abraham Brant, conosciuto da tutti come “il predicatore”, è un despota dai fantomatici poteri divini che governa gli abitanti di Monte Hermon con soprusi e intimidazioni. Quando la voce su una serie di cadaveri ritrovati sulle rive del Rio grande giunge sino alla capitale del Texas, il governatore Ross decide di inviare il suo miglior ranger, David Kingston, per indagare sulla vicenda e risolvere il problema. A Brant, ovviamente, non va affatto a genio che qualcuno da fuori venga a ficcare il naso nei suoi affari e nei suoi illeciti.

Una volta a destinazione insieme a sua moglie Marisol, David, celatosi sotto falsa identità, riconosce in Abraham l’uomo che vent’anni prima uccise suo padre durante un duello. Accecato dalla sete di vendetta, il ranger decide di abbandonare la via della legge per dare inizio a una guerra senza esclusione di colpi per liberare la cittadina dal giogo del suo oppressore e vendicare la morte del genitore. Ma quando il predicatore mette in pericolo sua moglie, la missione si complica irrimediabilmente. Per David la vendetta acquisterà a quel punto tutto un altro valore.

Il duello cast

Il duello: il cast del film

Ad interpretare il ruolo del tirannico Abraham Brant vi è l’attore candidato all’Oscar Woody Harrelson. Celebre per film come Tre manifesti a Ebbing, Missouri e per la saga di Hunger Games, egli si è preparato per questo ruolo ispirandosi parzialmente ad un villain già interpretato in precedenza. Si tratta di Harlan DeGroat, a cui aveva dato vita nel 2013 per il film Il fuoco della vendetta. Accanto a lui, nei panni del ranger David Kingston vi è invece l’attore Liam Hemsworth. Egli è noto in particolare per aver interpretato il personaggio di Gale Hawthorne in tutti e quattro i film della saga di Hunger Games, dove recitava proprio al fianco di Harrelson.

Accanto a loro, nei panni della moglie di David, Marisol Kingston, vi è invece l’attrice Alice Braga. Originaria del Brasile, questa si era già fatta notare in film come City of God, Io sono leggenda e nei panni della villain Cecilia Reyes nel film The New Mutants. Nel film si ritrovano poi Emory Cohen nel ruolo di Isaac Brant e Felicity Price in quelli di Naomi. William Sadler, noto per i film 58 minuti per morire – Die Harder e Le ali della libertà, interpreta invece il governatore Lawrence Sullivan Ross. Questi è una personalità realmente esistita, che ha ricoperto la carica di governatore del Texas dal 1887 al 1891. Sono infine presenti gli attori Benedict Samuel nel ruolo di George e Jason Carter in quelli di William.

Il duello: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Il duello è infatti disponibile nei cataloghi di Chili, Google Play e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di lunedì 13 giugno alle ore 21:10 sul canale Rai Movie.

Fonte: IMDb

Il dubbio: la spiegazione del finale del film

Il dubbio: la spiegazione del finale del film

Quando Il dubbio (Doubt, 2008) arrivò nelle sale, fu subito chiaro che John Patrick Shanley non aveva realizzato un semplice dramma ambientato all’interno della Chiesa cattolica. Adattando la propria opera teatrale vincitrice del Premio Pulitzer, il regista costruì un racconto che utilizza un possibile caso di abuso come punto di partenza per interrogare temi molto più vasti: l’autorità, la fede, il cambiamento sociale e il rapporto tra verità e convinzione personale. ù

Il confronto tra la severa suor Aloysius (Meryl Streep) e il carismatico padre Flynn (Phillip Seymour Hoffman) diventa così una battaglia morale che coinvolge lo spettatore fino all’ultima scena. Ciò che rende il finale di Il dubbio tanto memorabile è proprio il rifiuto di offrire una risposta definitiva.

Per oltre due ore il film spinge il pubblico a interrogarsi sulla colpevolezza o innocenza di padre Flynn, ma l’epilogo rivela che questa domanda, pur importante, non è il vero centro della storia. La celebre battuta conclusiva di suor Aloysius apre infatti una riflessione molto più profonda sul prezzo della certezza e sulla fragilità delle istituzioni che pretendono di rappresentare la verità assoluta.

Come John Patrick Shanley trasforma un sospetto di abuso in una battaglia tra due visioni del mondo

Meryl Streep e Phillip Seymour Hoffman in Il dubbio

Per comprendere il finale è necessario osservare la natura del conflitto che attraversa l’intero film. Apparentemente, la storia racconta i tentativi di suor Aloysius di dimostrare che padre Flynn abbia instaurato un rapporto improprio con Donald Miller, l’unico studente afroamericano della scuola cattolica di St. Nicholas nel Bronx del 1964. In realtà, il film mette in scena uno scontro tra due modi opposti di concepire la Chiesa e il ruolo dell’autorità.

Padre Flynn rappresenta una visione moderna, più vicina ai fedeli e alle trasformazioni della società americana degli anni Sessanta. Cerca il dialogo, incoraggia la partecipazione emotiva e ritiene che il clero debba accorciare le distanze con la comunità. Suor Aloysius, invece, difende una concezione tradizionale dell’istituzione religiosa, fondata sulla disciplina, sulla separazione tra autorità e fedeli e sul rispetto rigoroso delle regole. Quando emerge il sospetto riguardante Donald, il conflitto ideologico si trasforma in una guerra personale.

È significativo che Shanley non mostri mai alcuna prova concreta. Lo spettatore osserva soltanto comportamenti, sguardi e interpretazioni. Questa scelta narrativa sposta immediatamente il centro della storia dal fatto oggettivo alla percezione soggettiva. Ogni personaggio vede una realtà diversa e ciascuno costruisce le proprie convinzioni sulla base di elementi incompleti. È proprio questa ambiguità a rendere il finale tanto potente.

Cosa succede nel finale di Il dubbio e perché la vittoria di suor Aloysius appare subito incompleta

Meryl Streep in Il dubbio

Nella parte conclusiva del film, suor Aloysius decide di passare all’attacco. Dopo aver parlato con la madre di Donald (Viola Davis) e aver compreso la vulnerabilità del ragazzo, è convinta che padre Flynn rappresenti una minaccia. Pur non disponendo di prove, sceglie di agire ugualmente. Durante il confronto decisivo con il sacerdote, sostiene di aver contattato una suora della sua precedente parrocchia e di aver scoperto episodi sospetti nel suo passato.

Padre Flynn reagisce con rabbia e nega ogni accusa, ma comprende rapidamente il pericolo della situazione. Anche se innocente, la sola diffusione di simili sospetti potrebbe distruggere la sua reputazione. Suor Aloysius è pronta a portare avanti una campagna che rischia di travolgere entrambi. Di fronte a quella determinazione, Flynn sceglie di chiedere il trasferimento.

A prima vista sembra una vittoria. Il sacerdote lascia la scuola e la minaccia pare allontanata. Tuttavia il film introduce immediatamente una crepa in questa apparente conclusione. Flynn non viene punito dalla gerarchia ecclesiastica; al contrario, ottiene una posizione ancora più prestigiosa in una parrocchia più importante. Questo dettaglio cambia radicalmente la percezione degli eventi. Se davvero esistono comportamenti sospetti, il sistema ecclesiastico li ha ignorati. Se invece Flynn è innocente, allora un uomo è stato costretto ad andarsene sulla base di accuse mai dimostrate.

Il finale rifiuta deliberatamente di chiarire quale delle due interpretazioni sia corretta. La vittoria di suor Aloysius assume così il sapore amaro di un successo privo di certezza.

Il vero tema del film non è la colpevolezza di Flynn ma il rapporto tra fede, dubbio e responsabilità morale

Amy Adams in Il dubbio

L’aspetto più interessante del finale emerge quando suor Aloysius confessa a suor James (Amy Adams) di aver mentito. Non aveva mai parlato con alcuna suora della precedente parrocchia di Flynn. L’intera strategia che ha portato all’allontanamento del sacerdote si basava su un bluff.

Questo momento ribalta molte delle convinzioni costruite durante il racconto. Per tutta la storia Aloysius appare come il simbolo della fermezza morale, una donna incapace di scendere a compromessi. Eppure, proprio nel momento decisivo, sceglie di utilizzare l’inganno. La sua giustificazione è illuminante: per combattere il male bisogna talvolta allontanarsi da Dio.

Qui emerge il cuore filosofico di Il dubbio. Il film non sta chiedendo se Flynn sia colpevole. Sta chiedendo fino a che punto una persona possa spingersi per difendere ciò che ritiene giusto. Aloysius sacrifica la propria integrità morale per perseguire un bene superiore. È una scelta che richiama dilemmi etici antichi e irrisolti: il fine giustifica i mezzi? È accettabile mentire per proteggere qualcuno?

La risposta del film resta volutamente sospesa. Shanley mostra le conseguenze psicologiche di quella decisione senza trasformare Aloysius in un’eroina o in una villain. La sua vittoria contiene già il seme della sconfitta.

Perché l’ambiguità di padre Flynn anticipa una riflessione moderna sugli scandali della Chiesa

Phillip Seymour Hoffman in Il dubbio

Guardato oggi, il film assume un significato ancora più complesso rispetto al momento della sua uscita. Negli anni successivi sono emersi numerosi scandali legati agli abusi all’interno della Chiesa cattolica, rendendo le preoccupazioni di suor Aloysius meno astratte di quanto potessero apparire nel 2008.

Il film, tuttavia, evita accuratamente qualsiasi semplificazione. Padre Flynn non viene mai rappresentato come un mostro evidente. Al contrario, appare intelligente, empatico e sinceramente interessato al benessere dei ragazzi. Questa caratterizzazione obbliga il pubblico a confrontarsi con una realtà scomoda: le persone potenzialmente pericolose raramente corrispondono all’immagine stereotipata del colpevole.

Allo stesso tempo, la promozione ottenuta da Flynn suggerisce una critica implicita alle strutture di potere. Se Aloysius ha ragione, il sistema protegge un uomo pericoloso. Se ha torto, quel medesimo sistema si dimostra incapace di difendere un innocente da accuse infondate. In entrambe le ipotesi emerge una profonda fragilità istituzionale.

È qui che il film trascende il contesto religioso. La storia parla di qualsiasi organizzazione che eserciti potere e di quanto sia difficile distinguere la verità quando le informazioni sono incomplete e gli interessi personali si intrecciano con le convinzioni morali.

Cosa significa davvero l’ultima frase di suor Aloysius e perché il film termina senza risposte

Phillip Seymour Hoffman e Amy Adams in Il dubbio

L’ultima scena è una delle più celebri del cinema contemporaneo. Dopo aver trascorso l’intera storia mostrando una sicurezza incrollabile, suor Aloysius crolla improvvisamente davanti a suor James e pronuncia la frase destinata a chiudere il film: “Ho dei dubbi. Ho così tanti dubbi”.

Il significato di queste parole va oltre la questione della colpevolezza di Flynn. I dubbi di Aloysius investono l’intero sistema di valori che ha guidato la sua vita. Se Flynn è innocente, allora lei ha distrutto un uomo basandosi su una convinzione personale. Se è colpevole, allora la Chiesa che ha servito fedelmente per tutta la vita ha deciso di premiarlo anziché fermarlo.

In entrambi i casi la sua fede nell’istituzione viene incrinata. La donna che aveva costruito la propria identità sulla certezza scopre che nessuna convinzione è davvero inattaccabile. Il dubbio che per tutto il film sembrava appartenere agli altri personaggi finisce per travolgere proprio lei.

È questo il vero significato del finale di Il dubbio. La verità resta nascosta perché il film non vuole risolvere un mistero. Vuole mostrare quanto sia difficile vivere in un mondo dove le prove sono incomplete, le istituzioni sono imperfette e le decisioni morali richiedono spesso di agire senza certezze. Quando lo schermo diventa nero, il dubbio non appartiene più soltanto a suor Aloysius. Appartiene anche allo spettatore, chiamato a convivere con una domanda che forse non avrà mai una risposta definitiva.

Il dramma bellico di 10 ore della HBO è facile da guardare tutto d’un fiato, ma difficile da “sopportare”

Quando si parla delle grandi produzioni televisive dedicate alla Seconda guerra mondiale, il nome che viene citato più spesso è quello di Band of Brothers. La serie prodotta da Tom Hanks e Steven Spielberg è diventata nel tempo un punto di riferimento assoluto per il genere, grazie alla capacità di raccontare il conflitto attraverso il legame umano tra i membri della Easy Company. Eppure, dieci anni dopo, HBO realizzò un’opera che per molti versi si spinse ancora più in profondità nell’orrore della guerra: The Pacific.

Composta da dieci episodi e distribuita nel 2010, la serie segue le vicende di alcuni Marines impegnati nel teatro del Pacifico durante la Seconda guerra mondiale. Basata sulle memorie reali di Eugene Sledge e Robert Leckie, The Pacific non cerca mai di trasformare il conflitto in uno spettacolo eroico. Al contrario, punta a mostrare il prezzo umano della guerra con una durezza che ancora oggi colpisce lo spettatore.

Paradossalmente, proprio questa intensità rende la serie estremamente coinvolgente. Una volta iniziata, è difficile interromperne la visione. Ogni episodio spinge a proseguire per capire cosa accadrà ai protagonisti, ma allo stesso tempo costringe lo spettatore a confrontarsi con immagini, situazioni e conseguenze emotive spesso devastanti. È una serie che si guarda tutta d’un fiato, ma che raramente lascia spazio all’intrattenimento nel senso più tradizionale del termine.

Perché The Pacific sceglie di raccontare la guerra come una lenta distruzione dell’animo umano

La differenza principale tra The Pacific e Band of Brothers risiede nell’approccio narrativo. Se la prima miniserie HBO trovava un equilibrio tra le atrocità del conflitto e il forte spirito di fratellanza che univa i soldati, The Pacific concentra la propria attenzione sugli effetti psicologici della guerra sugli individui.

I protagonisti non vengono raccontati come eroi destinati a compiere imprese leggendarie. Sono ragazzi spesso impreparati alla brutalità che si trovano davanti, costretti a sopravvivere in un conflitto particolarmente feroce e disumano. La guerra nel Pacifico, combattuta tra isole tropicali trasformate in inferni di fango, sangue e paura, diventa il contesto ideale per mostrare come la violenza possa modificare profondamente una persona.

Uno degli archi narrativi più significativi è quello di Eugene Sledge, interpretato da Joseph Mazzello. All’inizio della serie appare come un giovane idealista e sensibile; episodio dopo episodio assiste a una trasformazione progressiva che lo porta a confrontarsi con aspetti sempre più oscuri della propria umanità. Non si tratta semplicemente di raccontare un soldato che combatte una guerra, ma di mostrare come la guerra finisca per ridefinire completamente la sua identità.

Questa scelta narrativa rende la serie molto più cupa rispetto a Band of Brothers. Le battaglie non vengono mai rappresentate come momenti di gloria, ma come esperienze traumatiche che lasciano cicatrici permanenti. Anche quando i protagonisti sopravvivono, la sensazione è che abbiano perso qualcosa di essenziale lungo il cammino.

Le conseguenze del conflitto continuano anche lontano dal campo di battaglia

Uno degli aspetti più interessanti di The Pacific è la volontà di estendere il racconto oltre le operazioni militari. La serie dedica infatti ampio spazio a ciò che accade lontano dal fronte, mostrando le famiglie, le fidanzate e le persone che attendono il ritorno dei soldati.

Questa prospettiva amplia notevolmente il discorso sulla guerra. Non sono soltanto i combattenti a pagarne il prezzo. Anche chi resta a casa vive nell’incertezza, nella paura e nella consapevolezza che nulla potrà tornare davvero come prima. Quando i protagonisti rientrano, il conflitto non è affatto terminato: devono imparare a convivere con i traumi accumulati e con un mondo che nel frattempo è cambiato.

È proprio questa attenzione alle conseguenze emotive che distingue The Pacific da molte altre produzioni belliche. La serie non si limita a raccontare cosa accade durante una battaglia, ma si interroga su ciò che resta dopo la fine degli scontri. Le ferite psicologiche diventano parte integrante della narrazione, trasformando la guerra in una presenza costante anche quando le armi tacciono.

Un capitolo fondamentale della trilogia bellica prodotta da Tom Hanks e Steven Spielberg

Tom Budge, James Badge Dale, and Josh Helman in The Pacific (2010)
© HBO

Negli anni HBO ha costruito una sorta di trilogia ideale dedicata alla Seconda guerra mondiale composta da Band of Brothers, The Pacific e Masters of the Air. Ognuna affronta il conflitto da una prospettiva differente, ma è probabilmente The Pacific l’opera che sceglie l’approccio più duro e meno romantico.

Pur non raggiungendo il radicalismo antimilitarista di film come Va’ e vedi o Il vento che accarezza l’erba, la miniserie HBO rifiuta quasi sempre la spettacolarizzazione della guerra. L’obiettivo non è celebrare il combattimento, ma mostrare il costo umano che esso comporta.

A distanza di oltre quindici anni dalla sua uscita, The Pacific continua così a rappresentare una delle opere televisive più mature e dolorose mai dedicate alla Seconda guerra mondiale. Non è una serie semplice da affrontare e in molti momenti può risultare persino estenuante dal punto di vista emotivo. Proprio per questo, però, rimane una visione fondamentale per chiunque sia interessato a comprendere come la televisione possa raccontare la guerra senza trasformarla in spettacolo.

Il Drago Invisibile: una nuova spettacolare clip

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Il Drago Invisibile: una nuova spettacolare clip

Disney Italia ha diffuso in rete una spettacolare clip da Il Drago Invisibile, l’atteso film con Bryce Dallas Howard e Robert Redford. Di seguito potete vedere Eliott il drago che spicca il volo con Pete. Il film arriva oggi, 10 agosto, nelle sale italiane.

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Guarda il trailer italiano de Il Drago Invisibile

Il 10 agosto arriverà nelle sale italiane il nuovo film Disney live action Il Drago Invisibile, interpretato da Bryce Dallas Howard (Jurassic World), Oakes Fegley (This is Where I Leave You), Wes Bentley (Hunger Games), Karl Urban (Star Trek), Oona Laurence (Southpaw – L’Ultima Sfida), Isiah Whitlock, Jr. (Benvenuti a Cedar Rapids) e il premio Oscar Robert Redford (Captain America: The Winter Soldier). 

Il Drago InvisibilePer anni il signor Meacham (Robert Redford), un vecchio intagliatore di legno, ha affascinato i bambini della sua città raccontando le storie di un feroce drago che si nasconde nelle foreste del Pacific Northwest. Per sua figlia Grace (Bryce Dallas Howard), che lavora come guardia forestale, queste storie non sono altro che leggende… finché non incontra Pete (Oakes Fegley). Pete è un misterioso bambino di dieci anni, senza casa né famiglia, che sostiene di vivere nella foresta insieme a un gigantesco drago verde di nome Elliott. Stando alle descrizioni di Pete, Elliott sembra estremamente simile al drago presente nei racconti del signor Meacham. Con l’aiuto dell’undicenne Natalie (Oona Laurence), figlia di Jack (Wes Bentley) proprietario della segheria locale, Grace deciderà di scoprire la verità su Pete e sul suo incredibile drago.

Il film è diretto da David Lowery (Senza Santi in Paradiso), scritto da Lowery e Toby Halbrooks sulla base della sceneggiatura di Malcolm Marmorstein e prodotto da Jim Whitaker, p.g.a. (L’Ultima Tempesta, Friday Night Lights), mentre Barrie M. Osborne (Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello, Il Grande Gatsby) è il produttore esecutivo.

Il Drago Invisibile: trailer italiano del film Disney

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Il Drago Invisibile: trailer italiano del film Disney

Ecco il trailer italiano de Il Drago Invisibile, il nuovo film Disney, remake che arriva a 40 anni da Elliot, il Drago Invisibile con gli effetti visivi della WETA Digital. Nel film Bryce Dallas Howard e Robert Redford.

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Il 10 agosto arriverà nelle sale italiane il nuovo film Disney live action Il Drago Invisibile, interpretato da Bryce Dallas Howard (Jurassic World), Oakes Fegley (This is Where I Leave You), Wes Bentley (Hunger Games), Karl Urban (Star Trek), Oona Laurence (Southpaw – L’Ultima Sfida), Isiah Whitlock, Jr. (Benvenuti a Cedar Rapids) e il premio Oscar Robert Redford (Captain America: The Winter Soldier). 

Per anni il signor Meacham (Robert Redford), un vecchio intagliatore di legno, ha affascinato i bambini della sua città raccontando le storie di un feroce drago che si nasconde nelle foreste del Pacific Northwest. Per sua figlia Grace (Bryce Dallas Howard), che lavora come guardia forestale, queste storie non sono altro che leggende… finché non incontra Pete (Oakes Fegley). Pete è un misterioso bambino di dieci anni, senza casa né famiglia, che sostiene di vivere nella foresta insieme a un gigantesco drago verde di nome Elliott. Stando alle descrizioni di Pete, Elliott sembra estremamente simile al drago presente nei racconti del signor Meacham. Con l’aiuto dell’undicenne Natalie (Oona Laurence), figlia di Jack (Wes Bentley) proprietario della segheria locale, Grace deciderà di scoprire la verità su Pete e sul suo incredibile drago.

Il film è diretto da David Lowery (Senza Santi in Paradiso), scritto da Lowery e Toby Halbrooks sulla base della sceneggiatura di Malcolm Marmorstein e prodotto da Jim Whitaker, p.g.a. (L’Ultima Tempesta, Friday Night Lights), mentre Barrie M. Osborne (Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello, Il Grande Gatsby) è il produttore esecutivo.

Il Drago Invisibile: trailer italiano del film con Bryce Dallas Howard

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Walt Disney Pictures Italia ha diffuso il primo trailer italiano di Il Drago Invisibilel’atteso film con Bryce Dallas Howard e Robert Redford.

 

Il 10 agosto arriverà nelle sale italiane il nuovo film Disney live action Il Drago Invisibile, interpretato da Bryce Dallas Howard (Jurassic World), Oakes Fegley (This is Where I Leave You), Wes Bentley (Hunger Games), Karl Urban (Star Trek), Oona Laurence (Southpaw – L’Ultima Sfida), Isiah Whitlock, Jr. (Benvenuti a Cedar Rapids) e il premio Oscar Robert Redford (Captain America: The Winter Soldier). 

Per anni il signor Meacham (Robert Redford), un vecchio intagliatore di legno, ha affascinato i bambini della sua città raccontando le storie di un feroce drago che si nasconde nelle foreste del Pacific Northwest. Per sua figlia Grace (Bryce Dallas Howard), che lavora come guardia forestale, queste storie non sono altro che leggende… finché non incontra Pete (Oakes Fegley). Pete è un misterioso bambino di dieci anni, senza casa né famiglia, che sostiene di vivere nella foresta insieme a un gigantesco drago verde di nome Elliott. Stando alle descrizioni di Pete, Elliott sembra estremamente simile al drago presente nei racconti del signor Meacham. Con l’aiuto dell’undicenne Natalie (Oona Laurence), figlia di Jack (Wes Bentley) proprietario della segheria locale, Grace deciderà di scoprire la verità su Pete e sul suo incredibile drago.

Il Drago Invisibile

Il film è diretto da David Lowery (Senza Santi in Paradiso), scritto da Lowery e Toby Halbrooks sulla base della sceneggiatura di Malcolm Marmorstein e prodotto da Jim Whitaker, p.g.a. (L’Ultima Tempesta, Friday Night Lights), mentre Barrie M. Osborne (Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello, Il Grande Gatsby) è il produttore esecutivo.

Il Drago Invisibile: prima clip con Bryce Dallas Howard

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Il Drago Invisibile: prima clip con Bryce Dallas Howard

Ecco la prima clip da Il Drago Invisibilel’atteso film con Bryce Dallas Howard e Robert Redford. Diretto da David Lowery, il film è un remake del classico Disney Elliott il Drago Invisibile.

Ecco la clip:

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Guarda il trailer italiano de Il Drago Invisibile

Il 10 agosto arriverà nelle sale italiane il nuovo film Disney live action Il Drago Invisibile, interpretato da Bryce Dallas Howard (Jurassic World), Oakes Fegley (This is Where I Leave You), Wes Bentley (Hunger Games), Karl Urban (Star Trek), Oona Laurence (Southpaw – L’Ultima Sfida), Isiah Whitlock, Jr. (Benvenuti a Cedar Rapids) e il premio Oscar Robert Redford (Captain America: The Winter Soldier). 

Il Drago InvisibilePer anni il signor Meacham (Robert Redford), un vecchio intagliatore di legno, ha affascinato i bambini della sua città raccontando le storie di un feroce drago che si nasconde nelle foreste del Pacific Northwest. Per sua figlia Grace (Bryce Dallas Howard), che lavora come guardia forestale, queste storie non sono altro che leggende… finché non incontra Pete (Oakes Fegley). Pete è un misterioso bambino di dieci anni, senza casa né famiglia, che sostiene di vivere nella foresta insieme a un gigantesco drago verde di nome Elliott. Stando alle descrizioni di Pete, Elliott sembra estremamente simile al drago presente nei racconti del signor Meacham. Con l’aiuto dell’undicenne Natalie (Oona Laurence), figlia di Jack (Wes Bentley) proprietario della segheria locale, Grace deciderà di scoprire la verità su Pete e sul suo incredibile drago.

Il film è diretto da David Lowery (Senza Santi in Paradiso), scritto da Lowery e Toby Halbrooks sulla base della sceneggiatura di Malcolm Marmorstein e prodotto da Jim Whitaker, p.g.a. (L’Ultima Tempesta, Friday Night Lights), mentre Barrie M. Osborne (Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello, Il Grande Gatsby) è il produttore esecutivo.

Fonte: CS

Il Drago Invisibile: nuovo trailer ufficiale del film Disney

Il Drago Invisibile: nuovo trailer ufficiale del film Disney

Ecco un nuovo trailer ufficiale de Il Drago Invisibilel’atteso film con Bryce Dallas Howard e Robert Redford. Diretto da David Lowery, il film è un remake del classico Disney Elliott il Drago Invisibile.

Di seguito il video:

Guarda il trailer italiano de Il Drago Invisibile

Il 10 agosto arriverà nelle sale italiane il nuovo film Disney live action Il Drago Invisibile, interpretato da Bryce Dallas Howard (Jurassic World), Oakes Fegley (This is Where I Leave You), Wes Bentley (Hunger Games), Karl Urban (Star Trek), Oona Laurence (Southpaw – L’Ultima Sfida), Isiah Whitlock, Jr. (Benvenuti a Cedar Rapids) e il premio Oscar Robert Redford (Captain America: The Winter Soldier). 

Il Drago InvisibilePer anni il signor Meacham (Robert Redford), un vecchio intagliatore di legno, ha affascinato i bambini della sua città raccontando le storie di un feroce drago che si nasconde nelle foreste del Pacific Northwest. Per sua figlia Grace (Bryce Dallas Howard), che lavora come guardia forestale, queste storie non sono altro che leggende… finché non incontra Pete (Oakes Fegley). Pete è un misterioso bambino di dieci anni, senza casa né famiglia, che sostiene di vivere nella foresta insieme a un gigantesco drago verde di nome Elliott. Stando alle descrizioni di Pete, Elliott sembra estremamente simile al drago presente nei racconti del signor Meacham. Con l’aiuto dell’undicenne Natalie (Oona Laurence), figlia di Jack (Wes Bentley) proprietario della segheria locale, Grace deciderà di scoprire la verità su Pete e sul suo incredibile drago.

Il film è diretto da David Lowery (Senza Santi in Paradiso), scritto da Lowery e Toby Halbrooks sulla base della sceneggiatura di Malcolm Marmorstein e prodotto da Jim Whitaker, p.g.a. (L’Ultima Tempesta, Friday Night Lights), mentre Barrie M. Osborne (Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello, Il Grande Gatsby) è il produttore esecutivo.

Fonte: Firstshowing

Il drago invisibile: nuova clip in italiano

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Il drago invisibile: nuova clip in italiano

Disney Italia ha diffuso in rete una nuova clip de Il Drago Invisibile, l’atteso film con Bryce Dallas Howard e Robert Redford. Nella clip vediamo i protagonisti alle prese con Elliot, il drago del titolo.

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Guarda il trailer italiano de Il Drago Invisibile

Il 10 agosto arriverà nelle sale italiane il nuovo film Disney live action Il Drago Invisibile, interpretato da Bryce Dallas Howard (Jurassic World), Oakes Fegley (This is Where I Leave You), Wes Bentley (Hunger Games), Karl Urban (Star Trek), Oona Laurence (Southpaw – L’Ultima Sfida), Isiah Whitlock, Jr. (Benvenuti a Cedar Rapids) e il premio Oscar Robert Redford (Captain America: The Winter Soldier). 

Il Drago InvisibilePer anni il signor Meacham (Robert Redford), un vecchio intagliatore di legno, ha affascinato i bambini della sua città raccontando le storie di un feroce drago che si nasconde nelle foreste del Pacific Northwest. Per sua figlia Grace (Bryce Dallas Howard), che lavora come guardia forestale, queste storie non sono altro che leggende… finché non incontra Pete (Oakes Fegley). Pete è un misterioso bambino di dieci anni, senza casa né famiglia, che sostiene di vivere nella foresta insieme a un gigantesco drago verde di nome Elliott. Stando alle descrizioni di Pete, Elliott sembra estremamente simile al drago presente nei racconti del signor Meacham. Con l’aiuto dell’undicenne Natalie (Oona Laurence), figlia di Jack (Wes Bentley) proprietario della segheria locale, Grace deciderà di scoprire la verità su Pete e sul suo incredibile drago.

Il film è diretto da David Lowery (Senza Santi in Paradiso), scritto da Lowery e Toby Halbrooks sulla base della sceneggiatura di Malcolm Marmorstein e prodotto da Jim Whitaker, p.g.a. (L’Ultima Tempesta, Friday Night Lights), mentre Barrie M. Osborne (Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello, Il Grande Gatsby) è il produttore esecutivo.

Il drago invisibile: l’amico immaginario nella nuova clip

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Il drago invisibile: l’amico immaginario nella nuova clip

Disney Italia ha diffuso in rete un’altra clip de Il Drago Invisibile, l’atteso film con Bryce Dallas Howard e Robert Redford. Nella clip vediamo i due giovani protagonisti che parlano tra loro: il drago è un amico immaginario?

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Guarda il trailer italiano de Il Drago Invisibile

Il 10 agosto arriverà nelle sale italiane il nuovo film Disney live action Il Drago Invisibile, interpretato da Bryce Dallas Howard (Jurassic World), Oakes Fegley (This is Where I Leave You), Wes Bentley (Hunger Games), Karl Urban (Star Trek), Oona Laurence (Southpaw – L’Ultima Sfida), Isiah Whitlock, Jr. (Benvenuti a Cedar Rapids) e il premio Oscar Robert Redford (Captain America: The Winter Soldier). 

Il Drago InvisibilePer anni il signor Meacham (Robert Redford), un vecchio intagliatore di legno, ha affascinato i bambini della sua città raccontando le storie di un feroce drago che si nasconde nelle foreste del Pacific Northwest. Per sua figlia Grace (Bryce Dallas Howard), che lavora come guardia forestale, queste storie non sono altro che leggende… finché non incontra Pete (Oakes Fegley). Pete è un misterioso bambino di dieci anni, senza casa né famiglia, che sostiene di vivere nella foresta insieme a un gigantesco drago verde di nome Elliott. Stando alle descrizioni di Pete, Elliott sembra estremamente simile al drago presente nei racconti del signor Meacham. Con l’aiuto dell’undicenne Natalie (Oona Laurence), figlia di Jack (Wes Bentley) proprietario della segheria locale, Grace deciderà di scoprire la verità su Pete e sul suo incredibile drago.

Il film è diretto da David Lowery (Senza Santi in Paradiso), scritto da Lowery e Toby Halbrooks sulla base della sceneggiatura di Malcolm Marmorstein e prodotto da Jim Whitaker, p.g.a. (L’Ultima Tempesta, Friday Night Lights), mentre Barrie M. Osborne (Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello, Il Grande Gatsby) è il produttore esecutivo.

Il drago invisibile: Elliot si mostra nella nuova clip

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Il drago invisibile: Elliot si mostra nella nuova clip

Disney Italia ha diffuso in rete via Youtube una nuova clip de Il Drago Invisibile, l’atteso film con Bryce Dallas Howard e Robert Redford. Nella clip icontriamo Elliot, il drago verde del titolo.

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Guarda il trailer italiano de Il Drago Invisibile

Il 10 agosto arriverà nelle sale italiane il nuovo film Disney live action Il Drago Invisibile, interpretato da Bryce Dallas Howard (Jurassic World), Oakes Fegley (This is Where I Leave You), Wes Bentley (Hunger Games), Karl Urban (Star Trek), Oona Laurence (Southpaw – L’Ultima Sfida), Isiah Whitlock, Jr. (Benvenuti a Cedar Rapids) e il premio Oscar Robert Redford (Captain America: The Winter Soldier). 

Il Drago InvisibilePer anni il signor Meacham (Robert Redford), un vecchio intagliatore di legno, ha affascinato i bambini della sua città raccontando le storie di un feroce drago che si nasconde nelle foreste del Pacific Northwest. Per sua figlia Grace (Bryce Dallas Howard), che lavora come guardia forestale, queste storie non sono altro che leggende… finché non incontra Pete (Oakes Fegley). Pete è un misterioso bambino di dieci anni, senza casa né famiglia, che sostiene di vivere nella foresta insieme a un gigantesco drago verde di nome Elliott. Stando alle descrizioni di Pete, Elliott sembra estremamente simile al drago presente nei racconti del signor Meacham. Con l’aiuto dell’undicenne Natalie (Oona Laurence), figlia di Jack (Wes Bentley) proprietario della segheria locale, Grace deciderà di scoprire la verità su Pete e sul suo incredibile drago.

Il film è diretto da David Lowery (Senza Santi in Paradiso), scritto da Lowery e Toby Halbrooks sulla base della sceneggiatura di Malcolm Marmorstein e prodotto da Jim Whitaker, p.g.a. (L’Ultima Tempesta, Friday Night Lights), mentre Barrie M. Osborne (Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello, Il Grande Gatsby) è il produttore esecutivo.

Il Drago Invisibile: due clip con Bryce Dallas Howard e Robert Redford

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Disney Italia ha diffuso in rete altre due clip de Il Drago Invisibile, l’atteso film con Bryce Dallas Howard e Robert Redford. Di seguito i video:

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Guarda il trailer italiano de Il Drago Invisibile

Il 10 agosto arriverà nelle sale italiane il nuovo film Disney live action Il Drago Invisibile, interpretato da Bryce Dallas Howard (Jurassic World), Oakes Fegley (This is Where I Leave You), Wes Bentley (Hunger Games), Karl Urban (Star Trek), Oona Laurence (Southpaw – L’Ultima Sfida), Isiah Whitlock, Jr. (Benvenuti a Cedar Rapids) e il premio Oscar Robert Redford (Captain America: The Winter Soldier). 

Il Drago InvisibilePer anni il signor Meacham (Robert Redford), un vecchio intagliatore di legno, ha affascinato i bambini della sua città raccontando le storie di un feroce drago che si nasconde nelle foreste del Pacific Northwest. Per sua figlia Grace (Bryce Dallas Howard), che lavora come guardia forestale, queste storie non sono altro che leggende… finché non incontra Pete (Oakes Fegley). Pete è un misterioso bambino di dieci anni, senza casa né famiglia, che sostiene di vivere nella foresta insieme a un gigantesco drago verde di nome Elliott. Stando alle descrizioni di Pete, Elliott sembra estremamente simile al drago presente nei racconti del signor Meacham. Con l’aiuto dell’undicenne Natalie (Oona Laurence), figlia di Jack (Wes Bentley) proprietario della segheria locale, Grace deciderà di scoprire la verità su Pete e sul suo incredibile drago.

Il film è diretto da David Lowery (Senza Santi in Paradiso), scritto da Lowery e Toby Halbrooks sulla base della sceneggiatura di Malcolm Marmorstein e prodotto da Jim Whitaker, p.g.a. (L’Ultima Tempesta, Friday Night Lights), mentre Barrie M. Osborne (Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello, Il Grande Gatsby) è il produttore esecutivo.

Il Dottor Zivago restaurato in 4K, il trailer in alta definizione

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A quasi 50 anni dall’uscita sugli schermi americani de Il Dottor Zivago di David Lean, tratto dal famoso romanzo di Boris Pasternak, ecco spuntare un nuovo trailer del film curato dal British Film Institute.

Il video arriva in occasione della nuova uscita nelle sale dopo il restauro a 4K, prevista in America e in Inghilterra il 27 novembre prossimo.

Il dottor T e le donne: trama, cast e il finale del film con Richard Gere

Considerato tra i maggiori e più importanti registi di sempre, Robert Altman ha nel corso della sua carriera dato vita a grandi capolavori di generi diversi, legati però tra loro dal forte elemento satirico nei confronti di vari aspetti della società e dei suoi costumi. Tra gli ultimi film da lui realizzati vi è la commedia Il dottor T e le donne, uscito in sala nel 2000 e ancora oggi considerato uno dei suoi lavori più sottovalutati. Si tratta però di una brillante analisi di un certo modo di vedere la femminilità, che in quegli anni assumeva nuove sfumature anche grazie ad una serie di opere cinematografiche e televisive che manifestavano il crescente desiderio di emancipazione.

Girato nella città di Dallas, il film presenta infatti un ampio spettro di figure femminili, ognuna con le sue problematiche e i suoi vizi. Come sempre nel cinema di Altman, la satira diventa un modo per decostruire una realtà e presentarla sotto punti di vista nuovi, che ne pongono in evidenza tutte le fragilità e le mancanze. A sostenere tutto ciò vi è un grande cast di interpreti, principalmente femminili, attraverso cui i personaggi acquistano credibilità e fascino. Difficile rimanere indifferenti nei confronti delle vicende narrate dalla sceneggiatrice Anne Rapp, la quale aveva già collaborato con Altman per il precedente La fortuna di Cookie.

Nonostante le buone premesse e una buona accoglienza di critica, Il dottor T e le donne finì con l’essere pressocché snobbato dal pubblico. Con un incasso di appena 22 milioni di dollari, il film finì infatti con il passare inosservato nonostante la sua presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia. Ad oggi, dunque, è un titolo assolutamente da riscoprire in tutta la sua ancora attuale satira. Prima di intraprendere una visione del film, proseguendo qui nella lettura sarà possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e al suo bizzarro finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Il dottor T e le donne: la trama del film

Protagonista del film è il dottor Sullivan Travis, da tutti noto come il Dr. T. Questi è il ginecologo preferito dalle donne dell’alta società di Dallas, essendo quanto mai esperto e diligente nel suo lavoro. Se nel suo studio appare essere impeccabile, altrettanto non si può dire nella vita privata. In casa, infatti, egli fa fatica a comprendere le donne che lo circondano, dalla moglie Kate alle figlie Dee Dee e Connie. La sua vita apparentemente perfetta inizia però a mostrare tutte le sue falle nel momento in cui Kate viene colpita da un disturbo psichiatrico che la porta a regredire, al punto da rendere necessario il suo ricovero in una clinica specializzata. A partire da tale scioccante evento, il dr. T si ritrova a dover fare i conti con tutte le donne che fanno parte, in modo più o meno invadente, della sua vita.

Tra queste vi è Carolyn, la sua segretaria da sempre innamorata di lui ma mai corrisposta, la quale cercherà ora di avere una nuova possibilità di conquistarlo. L’uomo sembra però più interessato alla bella Bree, istruttrice di golf con la quale ha una relazione piuttosto complessa. Oltre a loro, da dover gestire vi sono anche la cognata Peggy, la quale si intromette in ogni cosa, come anche le due figlie. Dee Dee, prossima al matrimonio, è in realtà innamorata della sua damigella Marilyn, mentre Connie è sempre più affascinata da strane teorie complottiste. Nel tentativo di dover gestire tutte queste situazioni senza mai perdere la calma che lo contraddistingue, Travis riuscirà forse a capire una volta per tutte il complesso universo femminile.

Il dottor T e le donne cast

Il dottor T e le donne: il cast del film

Come anticipato, il cast del film è composto da alcuni tra i più noti interpreti cinematografici di livello internazionale, tra cui anche alcuni premi Oscar. In primis, ad interpretare il dottor Sullivan Travis vi è Richard Gere. Per prepararsi al ruolo di un medico ginecologo, l’attore ha approfittato della nascita di suo figlio per fare una visita generale al reparto delle nascite, così da poter comprendere meglio l’atmosfera che vige in questo. Nei panni delle due figlie dell’attore si ritrovano Kate Hudson per Dee Dee e Tara Reid per il ruolo di Connie. Nonostante quest’ultima interpreti la sorella minore, ha in realtà circa tre anni in più rispetto alla Hudson. Nei panni di Marilyn, l’amante di Dee Dee, si ritrova invece l’attrice Liv Tyler.

Nei panni della moglie Kate vi è l’attrice Farah Fawcett. Pur di lavorare con Altman, questa accettò di fare avanti e indietro tra Dallas e la Nuova Scozia, pagandosi da sé i voli aerei. La Fawcett ha inoltre raccontato di non aver avuto alcun problema ad interpretare una scena di nudo, trovando la cosa perfettamente sensata per il personaggio. L’attrice ha così accettato di recitare nuda davanti alle tante comparse, nonostante il regista avesse proposto di farla essere sola per metterla più a suo agio. Nel film sono poi presenti le premio Oscar Helen Hunt nei panni della golfista Bree e Laura Dern in quelli della cognata Peggy. Shelley Long, invece, è la segretaria Carolyn.

Il dottor T e le donne: il finale, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

Durante le riprese del film lo stesso Gere dichiarò di non aver compreso del tutto il finale del film. Questo assume infatti un significato prevalentemente metaforico. Come già avvenuto per il finale di America oggi, anche in Il dottor T e le donne si verifica un evento naturale che porta ad una generale “risoluzione” dei principali conflitti. A prendere forma qui è un vero e proprio diluvio universale, che porta il protagonista ad allontanarsi dal contesto in cui aveva sempre vissuto. Nell’ultima scena, infatti, lo si ritrova nel bel mezzo del deserto texano, impegnato a far partorire una donna messicana. Niente più vita raffinata e viziata per lui, che sembra invece tornato ad una realtà più umile.

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Il dottor T e le donne è infatti disponibile nei cataloghi di Google Play e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 20 marzo alle ore 21:10 sul canale Paramount Channel.

Fonte: IMDb

Il dottor Dolittle: trama e cast dei film con Eddie Murphy

Il dottor Dolittle: trama e cast dei film con Eddie Murphy

Nel corso degli anni Novanta l’attore Eddie Murphy era uno dei re della commedia, ed ha portato sul grande schermo personaggi divenuti iconici. Tra questi si annovera anche quello di John Dolittle, protagonista del film Il dottor Dolittle, uscito nei cinema di tutto il mondo nel 1998. Dato il grandissimo successo della pellicola, nel 2001 è stato realizzato un sequel semplicemente intitolato Il dottor Dolittle 2, sempre con Murphy nei panni del dottore in grado di parlare con gli animali. Questa non è la prima volta che il personaggio viene portato al cinema, essendo già stato protagonista di un film nel 1967. La versione di Murphy vanta però una particolarità che lo rende unico.

Il personaggio del dottor Dolittle nasce dalla serie di storie per bambini scritte da Hugh Lofting nel 1920. Il film con Murphy, tuttavia, hanno in comunque con queste soltanto il personaggio protagonista. Contrariamente al film del 1967, questi due nuovi film dedicati a Dolittle sono infatti delle complete rivisitazioni della storia originale, e non utilizzano nella loro trama nessuno degli elementi presenti nei libri. Ciò ha permesso ai produttori e agli sceneggiatori di avere a disposizione una maggiore libertà creativa. Molto dei film si basa anche sulla semplice presenza di Murphy, vero e proprio mattatore in grado di garantire il successo delle pellicole.

Insieme i film vantano infatti un budget complessivo di circa 140 milioni di dollari, molti dei quali investiti negli effetti speciali, ed un guadagno a livello mondiale di oltre 470 milioni. Tale successo spinse lo studios di produzione, la Davis Entertainment, a realizzare ben tre sequel. Murphy però non volle riprendere i panni di Dolittle, e così questi si concentrarono sulla figura della figlia del celebre dottore, la quale possiede i suoi stessi poteri. Concentrandosi però sui due veri e propri film della serie, si possono ritrovare numerose curiosità. Di seguito, inoltre, si vedrà dove è possibile trovare in streaming i due film.

Il dottor Dolittle: la trama dei film

Il dottor Dolittle (1998)

Protagonista del film è John Dolittle, il quale sin da ragazzo si ritrova con la straordinaria capacità di poter comunicare con gli animali. I genitori, però, sono spaventati dalla cosa, e decidono di far esorcizzare il figlio. Questi finisce così per dimenticare tale potere, crescendo come un ragazzo come un altro. Diventato adulto, Dolittle è ora uno stimato chirurgo di San Francisco, sposato e con due figlie. La sua vita è ricca di successi, ma prende una direzione inaspettata nel momento in cui, rischiando di investire un cane, riscopre il potere dimenticato da tempo. In breve, le sue capacità diventano note tra gli animali della zona, i quali iniziano a rivolgersi a lui in cerca di aiuto.

Notando strani comportamenti in lui, la famiglia prende la dolorosa decisione di far rinchiudere John in una clinica psichiatrica. Qui questi ha modo di riflettere sulle sue mancanze nei confronti della famiglia, e una volta uscito di lì si ripromette di essere un marito e un padre migliore. Mantenere la promessa diventa però complesso nel momento in cui una tigre si rivolge a lui in cerca di aiuto per la sua terribile emicrania. Dolittle dovrà dunque venire a patti con il suo dono, accettando la missione di salvare la vita ai suoi nuovi inaspettati amici.

Il dottor Dolittle 2 (2001)

Divenuto ormai celebre per la sua capacità di parlare con gli animali, Dolittle è sempre più indaffarato nel suo lavoro. Ciò lo porta a trascurare la famiglia, e in particolare la figlia Charisse. La crisi definitiva con questa arriva nel momento in cui si trova a dover rimandare i festeggiamenti per potersi recare ad un appuntamento di lavoro. Durante questo, però, Dolittle viene più volte interrotto da un procione ed un opossum, che gli chiedono di seguirli nel bosco. Attratto da quel mistero, il dottore arriva nel cuore di questo e si ritrova ad essere chiamato ad una nuova missione. Gli animali lì presenti, infatti, lo informano che la foresta sta per essere distrutta da un’azienda di legname.

L’unico modo che Dolittle sembra avere per poter impedire il disboscamento, e il conseguente sfollamento degli animali, è approfittare della presenza dell’orsa Ava. Questa appartiene infatti ad una rarissima sottospecie del grizzly. Trattandosi dell’ultimo esemplare della sua specie, va assolutamente protetta. Ottenuta dunque l’ingiunzione dal tribunale per far fermare i lavori, Dolittle deve però ora assicurarsi che la specie sopravviva. Per ottenere ciò, va alla ricerca di un orso con cui poter far accoppiare Ava. Lo trova in Archie, maschio della stessa specie cresciuto in un circo. L’unico problema è che questo non è mai stato in una foresta, e non sa come relazionarsi né con l’ambiente né con Ava.

Il dottor Dolittle: il cast dei film

Scelto per interpretare il ruolo del protagonista, Eddie Murphy rivelò soltanto un piccolo grande problema. L’attore era infatti terrorizzato all’idea di recitare insieme a veri animali, e richiese perciò che quanto più possibile questi venissero realizzati digitalmente. Quando ciò non era possibile, l’attore faceva lo sforzo di condividere la stanza con questi, ma ognuna di queste scene è riconoscibile poiché termina con Murphy in preda alle grida. Tale sforzo fu però ricompensato, poiché grazie al dottor Dolittle Murphy ebbe modo di consolidare ulteriormente la propria popolarità anche presso un pubblico di piccoli spettatori. Nonostante ciò, dopo aver recitato anche nel sequel, l’attore preferì non riprendere ulteriormente il ruolo, preferendosi dedicare ad altri progetti.

Accanto all’attore, si ritrovano poi gli interpreti Kristen Wilson in quelli di Lisa Dolittle, Kyla Pratt nel ruolo di Maya Dolittle, e Raven-Symoné per Charisse Dolittle. Peter Boyle dà invece vita al personaggio di Calloway, Olive Platt recita nei panni di Mark Weller, Paul Giamatti è Blaine Hammersmith, e Jeffrey Tambor ricopre il ruolo del dottor Fish. Nel primo film a dar voce agli animali protagonisti sono invece Norm MacDonald per il cane Lucky, Chris Rock per il maialino della Guinea Rodney, Albert Brooks per la tigre Jacob, John Leguizamo dà voce ad un topo e Jenna Elfman ad un gufo. Nel sequel, invece, l’orso Archie ha la voce di Steve Zahn, mentre l’orsa Ava è doppiata in originale da Mandy Moore e in italiano da Luciana Littizzetto.

Il dottor Dolittle cast

Il dottor Dolittle: dove vedere i film in streaming e in TV

Per gli appassionati dei film, o per chi desidera vederli per la prima volta, sarà possibile fruirne grazie alla loro presenza nel catalogo di alcune delle principali piattaforme streaming oggi disponibili. I due film de Il dottor Dolittle sono infatti presenti su Google Play, Infinity, Tim Vision e su Disney+. In base alla piattaforma scelta, sarà possibile noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale al catalogo. In questo modo sarà poi possibile fruire del titolo in tutta comodità e al meglio della qualità video. Il dottor Dolittle 2 è inoltre in programma in televisione per giovedì 8 ottobre alle ore 21:10 sul canale Paramount Channel.

Fonte: IMDb

 

Il Dottor Destino di Avengers: Doomsday proviene dalla realtà dei Fantastici Quattro? Cosa sappiamo?

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La Prima Famiglia Marvel si scontrerà con il Dottor Destino di Robert Downey Jr. in Avengers: Doomsday, ma proviene dalla realtà che visiteremo per la prima volta in I Fantastici Quattro: Gli Inizi? Ecco le ultime novità…

I Fantastici Quattro: Gli Inizi è ambientato in una realtà parallela e presenta una versione della Prima Famiglia Marvel che proviene da una New York retrofuturistica ispirata agli anni ’60.

Il team sarà al centro dell’attenzione in Avengers: Doomsday, e ci si aspetta che diventi parte integrante del nuovo Universo Cinematografico Marvel dopo Avengers: Secret Wars. Non sappiamo esattamente come sarà l’MCU dopo quel film, ma Alex Perez di The Cosmic Circus ritiene che l’estetica anni ’60 sarà una “situazione unica e irripetibile“. Lo scooper afferma di aver sentito “grandi cose” su I Fantastici Quattro: Gli Inizi, e sebbene sia una buona notizia, i fan rimangono in ansia per come questi eroi si inseriranno nel più ampio MCU.

Per cominciare, c’è il Dottor Destino. È prima di tutto un cattivo dei Fantastici Quattro che ha una storia importante con la squadra e, più specificamente, con Reed Richards. Tuttavia, sembra che Avengers: Doomsday potrebbe essere la prima volta che lui, Sue, Ben e Johnny incontrano Victor Von Doom. “Non sono sicuro che provenga dal loro universo”, afferma Perez, “principalmente perché non riceviamo un solo indizio di dettaglio che dimostri che sappiano chi sia Victor Von Doom nel loro universo [durante Fantastici quattro]”.

Ha senso che Destino non provenga dalla stessa realtà dei Fantastici Quattro, soprattutto per quanto riguarda il suo aspetto e i suoi piani per il Multiverso (se quello che abbiamo sentito è vero, la casa del cattivo è già stata distrutta). Tuttavia, il fatto che Avengers: Doomsday sia il primo film in cui Mister Fantastic e Dottor Destino si incrociano è un po’ deludente. I Marvel Studios avrebbero potuto trarre vantaggio da un altro film con la squadra per presentare Destino prima che diventi il ​​protagonista del finale in due parti della Saga del Multiverso, ma non era destino.

I Fantastici Quattro: Gli Inizi

Il film Marvel Studios I Fantastici Quattro: Gli Inizi introduce la prima famiglia Marvel composta da Reed Richards/Mister Fantastic (Pedro Pascal), Sue Storm/Donna Invisibile (Vanessa Kirby), Johnny Storm/Torcia Umana (Joseph Quinn) e Ben Grimm/la Cosa (Ebon Moss-Bachrach) alle prese con la sfida più difficile mai affrontata. Costretti a bilanciare il loro ruolo di eroi con la forza del loro legame familiare, i protagonisti devono difendere la Terra da una vorace divinità spaziale chiamata Galactus (Ralph Ineson) e dal suo enigmatico Araldo, Silver Surfer (Julia Garner). E se il piano di Galactus di divorare l’intero pianeta e tutti i suoi abitanti non fosse già abbastanza terribile, la situazione diventa all’improvviso una questione molto personale.

Il film è interpretato anche da Paul Walter Hauser, John Malkovich, Natasha Lyonne e Sarah Niles. I Fantastici Quattro: Gli Inizi è diretto da Matt Shakman e prodotto da Kevin Feige, mentre Louis D’Esposito, Grant Curtis e Tim Lewis sono gli executive producer.

Il domani tra noi: il trailer del film con Kate Winslet e Idris Elba

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20th Century Fox Italia ha diffuso il trailer di Il domani tra noi (The Mountain Between Us in originale), con protagonisti Idris Elba e Kate Winslet. Il film è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Charles Martin e diretto dal regista palestinese Hany Abu-Assad (Paradise Now).

Il domani tra noi doveva essere interpretato inizialmente da Charlie Hunnam (Sons of Anarchy) e Rosamund Pike (L’amore bugiardo Gone Girl).

Di seguito la trama del romanzo: Un aereo da turismo cade sulle montagne innevate dello Utah. Ha solo due passeggeri: un ortopedico di trentanove anni, Ben Payne, e una giornalista di trentaquattro, Ashley Knox. Lui ha fretta di tornare a casa per rappacificarsi con la moglie con la quale aveva litigato, lei è in procinto di sposarsi. Il volo che avrebbero dovuto prendere a Salt Lake City per Denver è stato annullato per l’arrivo di una tempesta e Ben aveva noleggiato un aereo privato offrendo un passaggio alla ragazza conosciuta all’aeroporto. Ben, che ha delle costole rotte, e Ashley che ha una frattura al femore, devono affrontare una situazione al limite della sopravvivenza. Per fortuna lui è uno sportivo, un appassionato trekker e quindi in grado di organizzare riparo e di trovare cibo. Ben parla costantemente alla moglie in un piccolo registratore che lei gli ha regalato, rievocando la loro storia d’amore nel tentativo di riconciliarsi con lei. Ashley, che sente parti del monologo, incomincia a interrogarsi sulla reale natura del suo rapporto col fidanzato e si rende conto ogni giorno di più della forte attrazione che prova nei confronti di Ben. Finalmente, dopo un’odissea di settimane, i due raggiungono un punto abiato e vengono trasportati all’ospedale dove lei è raggiunta dal fidanzato. E Lui torna dalla moglie… La vita potrebbe riprendere come prima… ma niente è come appare e Ben e Ashley si troveranno di fronte a scelte del tutto inaspettate.