Superman IV è il film del 1987 diretto da Sidney J. Furie e con protagonisti nel cast Christopher Reeve, Margot Kidder, Gene Hackman e Mariel Hemingway.
Trama: Quando la crescente tensione tra Stati Uniti
e Unione Sovietica sembra vicina ad rendere reale l’incubo di una
guerra nucleare, Superman si rende conto che l’umanità va salvata
prima di tutto da se stessa e dopo un accorato intervento alle
Nazioni Unite, prende la situazione di petto e si incarica di
smantellare gli arsenali nucleari mondiali. A mettergli i bastoni
tra le ruote ci penserà una vecchia conoscenza, Lex Luthor,
che nel frattempo ha creato un proprio clone dell’eroe, con
l’obbiettivo di toglierlo di mezzo una volta per tutte; ne
seguiranno le proverbiali botte da orbi, caduta e ritorno del
protagonista, al termine delle quali Superman si congederà
per lungo tempo dagli spettatori.
Analisi: Il quarto capitolo delle avventure di Superman col volto di Christopher Reeve rappresenta il tentativo estremo di rilanciare il personaggio, dopo i disastri combinati col precedente lungometraggio: una sfida già in partenza circondata da un’aura di scetticismo, a partire da quello dello stesso Reeve, che ormai ‘ingabbiato’ nel personaggio, fatica a costruirsi una carriera al di fuori di esso e accetta, con poca convinzione, di tornarne a indossare il costume; con lui tornano i sodali Margot Kidder – Lois Lane e Gene Hackman – Lex Luthor, assenti nel precedente lavoro.
A dirigere il progetto viene chiamato Sidney J. Furie, noto in precedenza per Ipcress ed Entity. L’obbiettivo è quello di restituire al personaggio l’aura epica del primo e in parte del secondo lungometraggio, senza dimenticare la componente ironica, ma evitando di scadere nell’ossessione per la gag che aveva caratterizzato il terzo capitolo. Non manca nemmeno la componente sentimentale, stavolta in forma di un triangolo appena accennato, quando Clark Kent attira le attenzioni della rampante figlia del nuovo proprietario del Daily Planet, interpretata da Mariel Hemingway.
Il risultato è
però modesto, il film si trascina all’insegna di una stucchevole
prevedibilità, gli attori prestano nuovamente, ma senza crederci
troppo il loro volto ai personaggi e il film risulta un’operazione
fuori tempo massimo, in un anno che vede l’uscita di
Robocop e Predator,
prodotti molto più duri e violenti, lontani anni luce dalle gesta
del boy scout in costume rosso e blu: non è più tempo per Superman,
si avvicina l’ora di Batman, che infatti sarebbe approdato sugli
schermi di lì ad un paio d’anni.
Dopo alcune disastrose visioni di prova, il film ampiamente tagliato e rimaneggiato, ma ciò non basta a salvarlo: critica impietosa, disinteresse del pubblico, incassi che non coprono i costi e film finito nel dimenticatoio, condannando il personaggio ad un esilio ventennale dalle sale, interrotto solo dal poco riuscito Superman Returns e più recentemente col definitivo rilancio di Man of Steel.












































L’interpretazione della
“regina vergine” le varrà la sua prima nomination agli Oscar, il
London Film Critics Circle Awards e il Golden Globe come miglior
attrice drammatica. Dopo questa esperienza nessun ostacolo ferma
l’ascesa dell’angelica Blanchett. In seguito la vediamo affiancare
Rupert Everett e Julianne Moore nel film tratto dalla
commedia di Oscar Wilde Un marito ideale. Seppur
sottovalutato dagli addetti ai lavori e nonostante il suo
personaggio non fosse affascinante come quelli dei colleghi,
Cate Blanchett riesce comunque a rubare il centro della
scena, anche grazie a una bellezza che, nonostante i capelli biondi
e il fisico asciutto, non risulta mai algida. Nello stesso anno è,
in parte, oscurata dalla splendida triade Damon-Law-Hoffman
– ma non dall’“altra”, 








