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Venezia 72, foto: Eddie Redmayne, Amber Heard…

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Venezia 72, foto: Eddie Redmayne, Amber Heard…

E’ oggi il gran giorno del Premio Oscar Eddie RedmayneVenezia 72, l’attore insieme a Amber Heard e Tom Hopper ha presentato il suo ultimo film The Danish Girl, in concorso alla settantaduesima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Ecco tutte le foto:

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(Foto di Aurora Leone)

La 72ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica avrà luogo a Venezia dal 2 al 12 settembre 2015, anche quest’anno sarà diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

La madrina della rassegna sarà l’attrice italiana Elisa Sednaoui. L’elenco dei film in programma alla 72ª Mostra è stato annunciato nel corso della conferenza stampa di presentazione che si è tenuta il 29 luglio 2015 a Roma. Il film di apertura del festival sarà Everest, del regista Baltasar Kormákur.

La giuria sarà presieduta dal regista messicano Alfonso Cuarón.

Venezia 72, foto: Eddie Redmayne sul red carpet del Lido

Eddie Redmayne, con tutto il cast di The Danish Girl, ha fatto la sua comparsa, come al solito timida e modesta, sul red carpet del Lido. Con lui, presente anche la moglie con le magifiche compagne di set, Amber Heard (con tanto di marito Johnny Depp a seguito) e Alicia Vikander (purtroppo senza il suo attuale compagno, Michael Fassbender), il regista Tom HooperMatthias Schoenaerts.

Leggi la recensione del film e il resoconto della conferenza stampa.

Ecco le foto:

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QUI IL NOSTRO SPECIALE DAL FESTIVAL DI VENEZIA 2015

La 72ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica avrà luogo a Venezia dal 2 al 12 settembre 2015, anche quest’anno sarà diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

La madrina della rassegna sarà l’attrice italiana Elisa Sednaoui. L’elenco dei film in programma alla 72ª Mostra è stato annunciato nel corso della conferenza stampa di presentazione che si è tenuta il 29 luglio 2015 a Roma. Il film di apertura del festival sarà Everest, del regista Baltasar Kormákur.

La giuria sarà presieduta dal regista messicano Alfonso Cuarón.

NB Tutte le foto dei primi tre giorni di Festival sono state scattate dalla fotografa di Cinefilos.it Aurora Leone.

Venezia 72, Foto: Diane Kruger, Elizabeth Banks, Paz Vega

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Si inizia nel segno delle donne Venezia 72, il Festival di Venezia 2015 arrivato alla sua settantaduesima edizione. Infatti la mattinata ha visto protagonista le giurate che rispondono al nome di Diane Kruger, Elizabeth Banks, Paz Vega. Ma ovviamente non solo. Tutte le foto:

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(Foto di Aurora Leone)

La 72ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica avrà luogo a Venezia dal 2 al 12 settembre 2015, anche quest’anno sarà diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

La madrina della rassegna sarà l’attrice italiana Elisa Sednaoui. L’elenco dei film in programma alla 72ª Mostra è stato annunciato nel corso della conferenza stampa di presentazione che si è tenuta il 29 luglio 2015 a Roma. Il film di apertura del festival sarà Everest, del regista Baltasar Kormákur.

La giuria sarà presieduta dal regista messicano Alfonso Cuarón.

Venezia 72, foto dal red carpet: Valerio Mastandrea, Alessandro Borghi e…

Ecco le immagini dal red carpet di Non essere cattivo, di Claudio Caligari, presentato a Venezia 72 Fuori Concorso da Valerio Mastandrea e dai protagonisti, Alessandro BorghiLuca Marinelli.

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QUI IL NOSTRO SPECIALE DAL FESTIVAL DI VENEZIA 2015

La 72ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica avrà luogo a Venezia dal 2 al 12 settembre 2015, anche quest’anno sarà diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

La madrina della rassegna sarà l’attrice italiana Elisa Sednaoui. L’elenco dei film in programma alla 72ª Mostra è stato annunciato nel corso della conferenza stampa di presentazione che si è tenuta il 29 luglio 2015 a Roma. Il film di apertura del festival sarà Everest, del regista Baltasar Kormákur.

La giuria sarà presieduta dal regista messicano Alfonso Cuarón.

NB Tutte le foto dei primi tre giorni di Festival sono state scattate dalla fotografa di Cinefilos.it Aurora Leone.

Venezia 72, foto dal red carpet: Tilda Swinton, Dakota Johnson e…

Di seguito le immagini dal red carpet di A Bigger Splash (qui la recensione), film in concorso alla Mostra di Venezia 72, diretto da Luca Guadagnino con Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Dakota JohnsonMatthias Schoenaerts.

Oltre al film di Guadagnino, anche alcuni scatti dalla premiere di Man Down, diretto da Dito Montiel con Shia LaBeouf.

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QUI IL NOSTRO SPECIALE DAL FESTIVAL DI VENEZIA 2015

La 72ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica avrà luogo a Venezia dal 2 al 12 settembre 2015, anche quest’anno sarà diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

La madrina della rassegna sarà l’attrice italiana Elisa Sednaoui. L’elenco dei film in programma alla 72ª Mostra è stato annunciato nel corso della conferenza stampa di presentazione che si è tenuta il 29 luglio 2015 a Roma. Il film di apertura del festival sarà Everest, del regista Baltasar Kormákur.

La giuria sarà presieduta dal regista messicano Alfonso Cuarón.

NB Tutte le foto dei primi tre giorni di Festival sono state scattate dalla fotografa di Cinefilos.it Aurora Leone.

Venezia 72, Foto dal red carpet: Mark Ruffalo, Stanley Tucci…

Secondo giorno ieri a Venezia 72, e sul red carpet il mattatore è stato Mark Ruffalo, l’attore insieme a Stanley Tucci ha presentato Spotlight. Ecco tutte le foto del red carpet di ieri sera:

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(Foto di Aurora Leone)

La 72ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica avrà luogo a Venezia dal 2 al 12 settembre 2015, anche quest’anno sarà diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

La madrina della rassegna sarà l’attrice italiana Elisa Sednaoui. L’elenco dei film in programma alla 72ª Mostra è stato annunciato nel corso della conferenza stampa di presentazione che si è tenuta il 29 luglio 2015 a Roma. Il film di apertura del festival sarà Everest, del regista Baltasar Kormákur.

La giuria sarà presieduta dal regista messicano Alfonso Cuarón.

Venezia 72, Everest: tiepida accoglienza per il film con Jake Gyllenhaal

E’ il gran giorno del film d’apertura del Festival di Venezia 2015, arrivato alla sua settantaduesima edizione e questa mattina la stampa ha visto Everest, l’atteso film che darà il via alla Mostra d’Arte Cinematografica. Ebbene a quanto pare il film ha ricevuto un’accoglienza piuttosto tiepida, niente applausi e niente fischi. Dai primi commenti la pellicola è descritta come un film con un’ottimo inizio action e una seconda parte survival già vista. Punto di forza invece è la storia, realmente accaduta. Ora no resta che aspettare il cast del film per la conferenza stampa.

LEGGI ANCHE: Everest Teaser Trailer Italiano del film con Jake Gyllenhaal

Ispirato agli incredibili eventi riguardanti il tentativo di raggiungere la vetta della montagna più alta al mondo, Everest documenta il formidabile viaggio di due diverse spedizioni spinte oltre i loro limiti da una delle tempeste di neve più feroci mai viste dal genere umano.

Con la loro tempra e il proprio coraggio messi a dura prova dagli elementi più impietosi del pianeta, gli scalatori dovranno superare ostacoli quasi invalicabili e la loro eterna ossessione diventerà una lotta all’ultimo respiro per la sopravvivenza. L’epica avventura vede nel cast Jason Clarke, Josh Brolin, John Hawkes, Robin Wright , Michael Kelly, Sam Worthington, Keira Knightley, Emily Watson e Jake Gyllenhaal.

Everest è diretto da Baltasar Kormákur (“2 Guns”, “Contraband”) e prodotto da Tim Bevan di Working Title Films, Eric Fellner, Brian Oliver di Cross Creek Pictures e Tyler Thompson, insieme a Nicky Kentish Barnes e Kormákur.

Universal Pictures e Walden Media presentano Everest, in associazione con Cross Creek Picture, adattato per lo schermo da William Nicholson (“Il Gladiatore”) e dal premio Oscar® Simon Beaufoy (“The Millionaire”).

Il film è stato girato in Nepal nelle colline pedemontane dell’Everest, sulle Alpi italiane e presso gli Studios di Cinecittà a Roma e i Pinewood Studios nel Regno Unito.
Universal distribuirà Everest in tutto il mondo.

Venezia 72 foto dal red carpet: Johnny Depp per Black Mass

Ecco gli scatti del red carpet di questa sera, al Festival di Venezia, durante il quale Johnny Depp si è regalato ai fan con grande generosità. Con lui sul tappeto rosso fuori alla Sala Grande c’erano il regista di Black Mass (leggi la recensione), Scott Cooper, Joel Edgerton, Dakota Johnson e la moglie di Depp, Amber Heard.

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(Foto di Aurora Leone)

La 72ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica avrà luogo a Venezia dal 2 al 12 settembre 2015, anche quest’anno sarà diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

La madrina della rassegna sarà l’attrice italiana Elisa Sednaoui. L’elenco dei film in programma alla 72ª Mostra è stato annunciato nel corso della conferenza stampa di presentazione che si è tenuta il 29 luglio 2015 a Roma. Il film di apertura del festival sarà Everest, del regista Baltasar Kormákur.

La giuria sarà presieduta dal regista messicano Alfonso Cuarón.

Venezia 72 foto dal red carpet: Alba Rohrwacher, Jennifer Jason Leigh e…

Serata di grande cinema ieri a Venezia 72. Il red carpet antistante alla Sala Grande ha visto sfilare Marco Bellocchio, che presenta Sangue del mio Sangue, e Charlie Kaufman, per Anomalisa. Con i due famosi registi c’erano, rispettivamente, Alba Rohrwacher, e Lidiya Liberman, e Jennifer Jason Leigh. Ecco gli scatti:

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QUI IL NOSTRO SPECIALE DAL FESTIVAL DI VENEZIA 2015

La 72ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica avrà luogo a Venezia dal 2 al 12 settembre 2015, anche quest’anno sarà diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

La madrina della rassegna sarà l’attrice italiana Elisa Sednaoui. L’elenco dei film in programma alla 72ª Mostra è stato annunciato nel corso della conferenza stampa di presentazione che si è tenuta il 29 luglio 2015 a Roma. Il film di apertura del festival sarà Everest, del regista Baltasar Kormákur.

La giuria sarà presieduta dal regista messicano Alfonso Cuarón.

NB Tutte le foto dei primi tre giorni di Festival sono state scattate dalla fotografa di Cinefilos.it Aurora Leone.

Venezia 72 foto dal red carpet della cerimonia di chiusura

Ecco le star che hanno sfilato sul red carpet della cerimonia di chiusura di Venezia 72:

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QUI IL NOSTRO SPECIALE DAL FESTIVAL DI VENEZIA 2015

La 72ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica avrà luogo a Venezia dal 2 al 12 settembre 2015, anche quest’anno sarà diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

La madrina della rassegna sarà l’attrice italiana Elisa Sednaoui. L’elenco dei film in programma alla 72ª Mostra è stato annunciato nel corso della conferenza stampa di presentazione che si è tenuta il 29 luglio 2015 a Roma. Il film di apertura del festival sarà Everest, del regista Baltasar Kormákur.

La giuria sarà presieduta dal regista messicano Alfonso Cuarón.

NB Tutte le foto dei primi tre giorni di Festival sono state scattate dalla fotografa di Cinefilos.it Aurora Leone.

Venezia 71: Words with Gods recensione del film

Venezia 71: Words with Gods recensione del film

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Words with Gods mostra nove potenti storie in cui le credenze religiose giocano un ruolo centrale nella vita dei protagonisti che sono accomunatati dall’esperienza di nascita e di morte, di fede perduta e ritrovata. Le nove diverse culture si incontrano nell’originalità delle firme dei nove registi internazionali che attraverso il loro sguardo raccontano: la spiritualità aborigena (Warwik Thoron), la religione umbanda (Héctor Bebnco), l’induismo (Mira Nair), il buddismo (Hideo Nakata), l’ebraismo (Amos Gitai), il cattolicesimo (Álex de la Iglesia), il cristianesimo ortodosso (Emir Kustica), l’islam (Bahman Gobadhi) e infine l’ateismo (Guillermo Arriga).

orig-poster-wwg-portraitPresentato Fuori concorso alla 71° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e basato su un’idea di Guillermo Arriaga con la supervisione a cura di Mario Vargas Llosa, il documentario trascina lo spettatore in un racconto esistenzialista, che sottolinea la filosofia predominante di ogni religione in maniera tale da cogliere l’essenza e di far conoscere quel “diverso” che tanto fa paura.
Contraddistinto da tratti ironici, allegorici con un accurata e precisa idea registica, i nove capitoli rendono il documentario comprensibile a tutti andando a creare un forte legame tra un episodio e l’altro. I grandi silenzi, le musiche, le domande della quotidianità rendono la visione un immersione in una conoscenza che supera la barriera linguistica trovandoci a seguire questi personaggi che riflettono sui grandi eventi della vita. La macchina da presa diventa l’occhio, che si esime da ogni concetto che potrebbe spostare il discorso in questioni socio-politiche e che preferisce suggestionare con le sue inquadrature. Si attraversano così i silenziosi e interminabili scenari australiani della cultura aborigena che si oppongono alla frenesia della parentesi induista, caricata di ironia e metafore. Mentre dall’altra parte de la Iglesia predilige il paradosso in chiave tragicomica sul sacramento cattolico della Confessione che inevitabilmente si contrasta con il bellissimo piano sequenza con movimento laterale del Libro di Amos per l’ebraismo. Ma il documentario non perde di vista il suo scopo universale, ovvero mostrare come la religione affronta le perdite o i grandi cambiamenti epocali, come ci mostra Bebnco nella storia del padre che perde il figlio o vivendo le emozioni di un superstite dello Tsunami del 2011 con Nakata.

Seppur le storie siano caratterizzate da un grande dramma narrativo, la maestria di questi registi sta nel tessere storie di religione e non trattati di teologia, ideate con un taglio attuale e fresco fatto di esempi a noi vicini senza ricordare trascorsi storici. Si elimina così tutto lo sconcerto a cui ci ha abituato il rimpallo mediatico della cronaca di guerra e presentando una bella fotografia globale sulle diversità e il significato delle religioni.

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Venezia 71: VIII Convegno di Studi Cinematografici Microcinema

microcinema-venezia 71La 71. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia diventa ancora una volta, grazie a Microcinema, occasione di riflessione sul cinema, con il Convegno “CINEMA. PASSATO, PRESENTE, FUTURO. DI CHE TEMPO SEI?”, che avrà luogo domenica 31 Agosto 2014 alle ore 10.15 presso lo Spazio Incontri del Venice Film Market / Industry Office – Hotel Excelsior.

Dal 70mm imponente e avvolgente di 2001: Odissea nello Spazio al nuovo e spettacolare IMAX di Transformers 4. La fine di un vero cinema o il futuro di un nuovo cinema?Questo il tema del convegno che vuole stimolare una riflessione sui cambiamenti che hanno caratterizzato il cinema negli ultimi anni e sulla possibile strada che ci sarà riservata sul grande schermo.

Il convegno a cura di Cesare Fragnelli, Direttore di Microcinema Distribuzione, e moderato da Silvana Molino, Direttore Generale di Microcinema, sarà aperto dal saluto introduttivo di Nicola Borrelli, Direttore MiBACT Direzione Generale per il Cinema e Roberto Bassano, Amministratore Delegato di Microcinema.

Il focus vedrà ospiti Lionello Cerri, Presidente ANEC; Francesca Cima, Indigo Film – Presidente dei Produttori Italiani; Giovanni Dolci, Vicepresidente IMAX; Luigi Lonigro, Direttore Divisione 01 – Rai Cinema, Vice Presidente Distributori; Andrea Occhipinti, Presidente Lucky Red – Presidente Coordinatore dei Distributori Cinematografici Italiani.

Nell’ambito del Convegno sarà presentato in anteprima il settimo volume della collana “I Quaderni di Microcinema” MEMORIA E GLORIA e sarà consegnato il Premio Microcinema alla sala cinematografica che più si è distinta nella diffusione dell’Opera Lirica in Italia nella stagione 2013-2014.

Venezia 71: Viggo Mortensen “niente è più sovversivo dell’amore”

Viggo MortensenL’attore Viggo Mortensen ha presentato il suo ultimo film in concorso 71esima mostra del cinema, Loin des hommes di David Oelhoffen con Reda Kateb.

“Questo film non è una ripresa ideologica di quel periodo in Algeria. Il nostro è uno dei film più sovversivi perché non c’è niente oggi di più sovversivo dell’amore e della comprensione per gli altri”. “La cosa più difficile – spiega – è stato cambiare il mio accento francese. Era più difficile imparare l’arabo da zero“. Un film che ha impegnato l’attore su più fronti: “Ho imparato tanto, sull’Algeria e sulla Francia. Ho letto tutto ciò che ha scritto Albert Camus, ho viaggiato, ho vissuto nei luoghi e ascoltato la gente. Dovevo sentire cosa sentiva il mio personaggio, in quei luoghi, e che cosa provava nei confronti della morte”

LEGGI ANCHE: Festival di Venezia 2014, foto: Al Pacino, Favino, Charlotte Gainsbourg e …

1954. Nel cuore di un freddo inverno scoppia la guerra civile in un remoto villaggio algerino. Due uomini sono costretti a fuggire sulle creste della catena montuosa Atlas. Daru, insegnante solitario, scorta Mohamed, un dissidente accusato di omicidio inseguito dalle autorità. Durante quest’avventura tra i due si sviluppa un legame molto profondo: insieme decidono di ribellarsi e combattere per la loro libertà.

Venezia 71: Valeria Bruni Tedeschi presenta Terre Battu

​​È il giorno di Valeria Bruni Tedeschi alla 29. Settimana Internazionale della Critica: l’attrice sarà a Venezia domani, sabato 30 agosto, per presentare TERRE BATTUE, il film d’esordio del francese Stéphane Demoustier, coprodotto dai fratelli Dardenne.

Fin dove siamo disposti a spingerci pur di raggiungere i nostri traguardi? Quali e quante regole siamo pronti a infrangere nella corsa al successo? I protagonisti del film – Jérôme, manager che ha appena deciso di lasciare il suo vecchio lavoro e di mettersi in proprio, e suo figlio Ugo, giovanissima promessa del tennis col sogno di essere ammesso al centro d’allenamento del Roland Garros – lo scopriranno sulla propria pelle, incuranti dei dubbi di Laura, moglie e madre “estranea” ai facili entusiasmi degli uomini di casa.

«Sono stato ispirato dall’idea del tennis come modello in miniatura della società in cui viviamo», spiega Demoustier, che all’ambiente dello sport giovanile aveva già dedicato il cortometraggio Les petits joueurs, su tre “baby campioni” di tennis. Ancora una volta, l’agonismo “a fil di rete” diventa metafora del mondo di oggi e della sua esasperata competitività.

Coproduttori di Terre Battue sono i fratelli Dardenne (sempre in prima linea nel raccontare la crisi dei nostri giorni), che “prestano” al film l’icona del loro cinema, Olivier Gourmet: ma, accanto a lui e al giovane Charles Mérienne, è la presenza di Valeria Bruni Tedeschi, nei panni di Laura, a colpire lo spettatore con il suo sguardo disilluso.

Venezia 71: Thelma Schoonmaker Leone d’oro alla carriera

Venezia 71: Thelma Schoonmaker Leone d’oro alla carriera

Thelma SchoonmakerE’ stato assegnato il 2 settembre nella Sala Grande del Lido il Leone d’Oro alla Carriera a Thelma Schoonmaker, leggendaria montatrice di Martin Scorsese. La Schoonmaker è stata premiata per il lavoro di una vita, e non è da escludere che nelle motivazioni che hanno spinto il Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, ad assegnarle il premio ci sia anche il suo straordinario lavoro svolto per The Wolf of Wall Street, ultimo film di Scorsese in cui Thelma, ancora una volta, conferma la sua mano esperta e il uso tocco quasi autoriale.

Durante la cerimonia di premiazione è stato anche trasmesso un video messaggio di Scorsese stesso.

Thelma Schoonmaker è nata ad Algeri, in Algeria, dove suo padre lavorava per la Standard Oil Company. È cresciuta sull’isola di Aruba e dopo essere tornata negli Stati Uniti ha frequentato la Cornell University, dove ha studiato scienze politiche e lingua russa per intraprendere la carriera diplomatica. Mentre faceva ricerche alla Columbia University, ha risposto a un’offerta di lavoro del New York Times per un corso da assistente montatore. Il lavoro sul campo ha fatto nascere in lei il desiderio di conoscere meglio il mondo del montaggio, dando così l’avvio alla sua carriera. Durante un corso estivo di sei settimane alla New York University Film School ha incontrato Martin Scorsese e Michael Wadleigh e dopo pochi anni ha montato il primo lungometraggio di Scorsese Who’s that Knocking at My Door (Chi sta bussando alla mia porta?, 1967). Ha poi montato una serie di film e pubblicità prima di supervisionare, nel 1971, il montaggio del film di Wadleigh Woodstock, per il quale ha ricevuto una nomination agli Oscar. Nel 1981 ha vinto l’Oscar, l’American Cinema Editors Eddie Award e il BAFTA per il montaggio di Raging Bull (Toro Scatenato, 1980) di Martin Scorsese. Da allora ha lavorato a tutti i lungometraggi di Scorsese: The King of Comedy (Re per una notte, 1982), After Hours (Fuori orario, 1985), The Color of Money (Il colore dei soldi, 1986), The Last Temptation of Christ (L’ultima tentazione di Cristo, 1988), New York Stories (segmento Life Lessons, 1989),GoodFellas (Quei bravi ragazzi, 1990) per il quale ha vinto un BAFTA e ricevuto una nomination agli Oscar, Cape Fear (Cape Fear – Il promontorio della paura, 1991), The Age of Innocence (L’età dell’innocenza, 1993), Casino (1995), Kundun (1997), A Personal Journey with Martin Scorsese through American Movies (Un secolo di cinema – Viaggio nel cinema americano di Martin Scorsese, 1995), Bringing out the Dead (Al di là della vita, 1999), Il Mio Viaggio in Italia (2001), Gangs of New York (2002) per il quale ha ricevuto un’altra nomination agli Oscar e vinto l’American Cinema Editors Eddie Award per Miglior montaggio di un film drammatico, The Aviator (2004), per il quale ha vinto il suo secondo Oscar e un altro American Cinema Editors Eddie Award per Miglior montaggio di un film drammatico, The Departed (The Departed – Il bene e il male, 2006) per il quale vince il suo terzo Oscar e il quarto American Cinema Editors Eddie Award per Miglior montaggio di un film drammatico (ex-equo con Babel), Shutter Island(2010), Hugo (Hugo Cabret, 2011) per il quale riceve una nomination agli Oscar, una agli American Cinema Editors Award e una ai BAFTA e il più recente The Wolf of Wall Street (2013) per il quale ha ricevuto una nomination agli American Cinema Editors Award e una ai BAFTA.
Oltre al montaggio, Schoonmaker lavora senza sosta per promuovere i film e gli scritti del marito, il regista Michael Powell: The Red Shoes (Scarpette rosse, 1948), Black Narcissus (Narciso nero, 1947), The Life and Death of Colonel Blimp (Duello a Berlino, 1943), I Know where I’m Going (So dove vado, 1945), A Matter of Life and Death (Scala al Paradiso, 1946), The Tales of Hoffmann (I racconti di Hoffmann),  Peeping Tom (L’occhio che uccide, 1960).

Venezia 71: The Look of Silence vince il Mouse d’Oro

Venezia 71: The Look of Silence vince il Mouse d’Oro

The Look of SilenceIl sesto Mouse d’Oro – il premio dei siti di cinema – assegnato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia va a The Look of Silence di Joshua Oppenheimer, votato il miglior film del Concorso dai collaboratori degli 81 siti di cinema che compongono la giuria, mentre il Mouse d’Argento al miglior film fuori della competizione va a Olive Kitteridge di Lisa Cholodenko.

Per la prima volta il Mouse d’Oro va a un documentario, se fosse possibile ridurre al termine documentario il lavoro Joshua Oppenheimer, e il Mouse d’Argento rompe altri due primati: vince non un film ma una miniserie tv, ovvero la nuova produzione HBO, e una regista donna.

Leggi la recensione del film The Look of Silence.

Leggi il nostro speciale dalla 71esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Venezia 71: The Look of Silence recensione del film di Joshua Oppenheimer

The Look of SilenceDopo aver sentito la voce dei carnefici, ecco le voci, silenziose, dignitose e dimesse, delle vittime. Joshua Oppenheimer ci riporta in Indonesia per farci scoprire l’altra faccia del genocidio del 1965. In The Act of Killing, magistrale racconto del tragico evento per bocca degli aguzzini, il regista nominato all’Oscar ci trasporta dall’altra parte e ci racconta le testimonianze delle vittime di quella tremenda tragedia umana, passata tristemente sotto silenzio. Il racconto di The Look of Silence, si trasforma in un viaggio nel cuore di una famiglia che ha vissuto sulla sua pelle la drammatica esperienza. Dal punto di vista formale, il lavoro di Oppenheimer, complementare al documentario precedente, è meno ambizioso ma forse più denso.

Visivamente il film è fregiato di una fotografia luminosa e vivace, in contrapposizione con l’oscurità dell’umanità che viene tratteggiata nelle testimonianze dei sopravvissuti. I quadri boscosi in cui campeggiano queste piccole figure nobili e allo stesso tempo rattrappite dal tempo sembrano veri dipinti in cui l’essere umano soccombe sotto la florida bellezza di una natura accecante.

Il tono del racconto viene a tratti alleggerito da inserti di quotidiana familiarità che fanno sorridere ma testimoniano anche l’estrema delicatezza del regista stesso ad inserirsi in un discorso in realtà tanto complesso quanto appare semplice e limpido nei discorsi dei protagonisti.

The Look of Silence è stato presentato in concorso alla 71esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Venezia 71: The Lack recensione del film dei Masbedo

Venezia 71: The Lack recensione del film dei Masbedo

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The Lack rappresenta le quattro variazioni sul tema de la “mancanza”. Un film interpretando da sei personaggi femminili, immersi in una natura silenziosa e primitiva, che affrontano il loro viaggio di conoscenza in una natura sublime e misteriosa ripercorrendo il loro percorso interiore, cercando di ricomporre i pezzi della loro esistenza frantumata e di colmarne il vuoto.

The-Lack-poster-620x867Presentato nella sezione Giornate degli autori alla 71° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il film dei Masbedo, composto dal duo di video artisti Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni. Pone un interessate sguardo interiore sulla fragilità femminile in uno dei momenti più cruciali dell’essere umano, l’assenza. Per affrontare una tematica così articolata il film adotta la classica struttura per capitoli che meglio ci aiuta nella compressione della visione del tutto unica e originale della pellicola.  Sin dall’incipit del film una tenda da circo, che sarà luogo di un “tetro spettacolo” di angosce e ansie, vengono presentate attraverso un “prologo” le sei donne si mostrano con il loro oggetto-simbolo che incarna il loro stallo emotivo. Le storie vengono pian piano approfondite attraverso i capitoli, cominciando con Eve (Lea Mornar) che lascia la stanza per affrontare il tema dell’abbandono, per poi seguire Xiù (Xin Wang) e il suo rapporto con il ricordo, Anja (Giorgia Sinicori) e Nour (Ginevra Bulgari) che affronteranno da due prospettive opposte il distacco ed infine Greta (Emanuela Villagrossi) e Sarah (Cinzia Brugnola) che con l’escamotage della seduta psichiatrica ricuciono il loro passato spezzato.
La regia studia attentamente, come solo la video arte riesce a fare, ogni dettaglio, fuoco e movimento di macchina per entrare in sintonia più con il flusso di coscienza che con un impostazione dialettale, i film diventa così un caleidoscopio di colori e immagini suggestive da vari scenari del mondo che cercano di sposare l’intimo travaglio che queste donne, nel silenzio delle parole, cercano di vivere ed emergere restituendo anche la forza con cui il gentil sesso mostra la sua più intima fragilità.
Seppur le interpretazioni delle attrici siano state convincenti è il lavoro di Benny Atria che completa il film. Attraverso il suono, caratterizzato da rumori e respiri interrotti da un emozione crescente, nonché dal montaggio di immagini, sincopate nelle scene più tormentate e contraddistinto da lunghe dissolvenze nel raccordo tra un racconto e l’altro, che riescono a riportare l’esatta unità visiva che rende il film completo.
Ciò in cui pecca la sceneggiatura è la troppa poetica ed ermeticità con cui viene affrontato il tema. Se le storie riescono a ricreare l’esatta dimensione sensoriale ed emotiva della mancanza di queste donne, spesso il “discorso” si perde in un passaggio autoreferenziale di troppo a discapito del coinvolgimento dello spettatore, che subisce passivamente la scena più che partecipare all’enorme potenza visiva del film.

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Venezia 71: Tales recensione del film di Rakhshan Banietemad

Venezia 71: Tales recensione del film di Rakhshan Banietemad

talesLa regista iraniana Rakhshan Banietemad ci racconta il suo Paese oggi, attraverso storie, racconti spezzettati e personaggi/persone all’interno di una società vivace, attiva e brulicante di piccole racconti che aspettano solo di essere portati alla luce. Lo fa in Tales (in originale Ghesseha), presentato in concorso alla 71esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Ogni racconto, nel film della Banietemad, ci conduce in quello successivo, che non ha nessun legame con il precedente e ci racconta altre difficoltà, altre sofferenze, altre storie, appunto, immerse però nello stesso contesto brulicante e vivace. Figura ricorrente del racconto generale è il reporter, colui che film ogni accadimento e lo rende in qualche modo immortale, perchè i filmati, verranno comunque visti da qualcuno che sarà pronto ad accogliere il messaggio trasmesso, anche se chi li ha realizzati non ci sarà più.

ghesseaL’intenzione della regista è quindi metterci, forse, davanti ad una realtà di cui siamo testimoni ma sulla quale non abbiamo assulutamente controllo, un flusso continuo di vita che a volte annoia, altre volte coinvolge ed emoziona, esattamente come la vita di ogni giorno in ogni angolo del mondo. Certo l’occhio privilegiato, la sensibilità della regista, va a scovare situazioni che sono rappresentative dell’Iran di oggi, proponendo dinamiche a volte lontanissime dalla cultura occidentale, ma che allo stesso tempo ci accomunano ad ogni personaggio, uomo e donna, che finisce sotto l’occhio della camera.

Venezia 71: Sivas recensione del film di Kaan Müjdeci

Venezia 71: Sivas recensione del film di Kaan Müjdeci

UAmbientato in un villaggio nell’Anatolia, Sivas racconta la storia di un ragazzino di undici anni, Aslan, e di un cane da combattimento, Sivas, che il bambino cura dopo che questo è stato ferito in una delle battaglie che ha perso. Tra loro si sviluppa un legame d’amicizia molto forte. Parallelamente, Aslan è impegnato a scuola in una rappresentazione di Biancaneve e i Sette Nani in cui però vorrebbe essere il principe azzurro per conquistare il cuore di una bambina, Ayse, che interpreta Biancaneve. Suo rivale in amore è Osman, figlio del capo del villaggio. Aslan cercherà di sfruttare Sivas per impressionare la bambina, e intanto il cane comincerà di nuovo a combattere e a vincere una duello dopo l’altro.

Il film di Kaan Müjdeci, presentato in concorso al Festival dei Venezia edizione 2014, ci racconta una storia di formazione e d’amicizia, un racconto che potrebbe definirsi il fratello ‘bastardo’ del film francese Belle e Sebastien, che ha sbancato i nostri botteghini la scorsa primavera. Fratello ‘bastardo‘ perchè, a differenza dell’altro film, Sivas è un racconto violento e sporco, in cui il bambino protagonista combatte anche con una quotidianità non felicissima e comunque violenta.

Il film fatica a decollare perdendosi per strada la contestualizzazione scolastica che poteva essere un’ottima cornice, concentrandosi sull’aspetto dei combattimenti per cani. Sbilanciando il racconto molto in avanti nel tempo, Sivas sembra cominciare ad incalzare lo spettatore troppo tardi, facendo cadere l’attenzione più volte nella parte iniziale del film e lasciando l’impressione ce si concluda troppo presto, con qualcosa di ancora non detto.

Co-protagonisti mozzafiato sono i paesaggi immensi, sconfinati degli altipiani dell’Anatolia, straordinarie lande che raramente vediamo sul grande schermo e che conservano anche nel XXI secolo un sapore antico e primordiale, dove la natura regna ancora sovrana.

Venezia 71: Shinya Tsukamoto con Nobi (Fires on the Plain)

Shinya Tsukamoto Nobi Fires-on-the-PlainIl 02 Settembre è anche il giorno di Shinya Tsukamoto, che presenta il suo ultimo film Nobi (Fires on the Plain) al 71esima edizione del Festival del Cinema di Venezia.

Siamo al termine della seconda guerra mondiale. Dopo aver invaso un’isola delle Filippine, i militari giapponesi devono affrontare la controffensiva della gente del posto e delle forze alleate. È solo questione di tempo prima che i pochi sopravvissuti siano annientati. Il soldato Tamura, malato di tubercolosi, viene abbandonato dal suo plotone e dall’ospedale da campo. Un gruppo di soldati feriti o malati irrimediabilmente è fuori dell’ospedale in attesa di morire. Tamura si unisce a loro, ma durante la notte il fuoco dell’artiglieria distrugge l’ospedale. Tamura si salva e vaga nella giungla. Si getta letteralmente nella schiacciante forza della natura certo di morire. Incapace di proseguire, prepara una granata per uccidersi quando nota degli yam crescere nella giungla. Ma il problema è che non si possono mangiare yam senza cucinarli. Tamura va in un villaggio in cerca di fiammiferi, ma non trova nulla perché gli abitanti sono fuggiti. Tamura si è appena addormentato in una chiesa, quando arriva una giovane coppia. La donna grida per la paura ed egli le spara. È la prima persona che abbia ucciso. Tamura vaga per la giungla che è diventata un inferno, con corpi ammassati ovunque. La fatica lo ha svuotato di ogni energia e la fame lo ha cambiato. Quando comincia a vedere i suoi compagni come cibo, ha attraversato la soglia di un luogo in cui non ci sono amici, nemici o dio.

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La 71ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica avrà luogo a Venezia dal 27 agosto al 6 settembre 2014. Anche quest’anno sarà diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

La madrina della rassegna sarà l’attrice italiana Luisa Ranieri. Il film di apertura del festival sarà Birdman, del regista Alejandro González Iñárritu.

Venezia 71: Reality recensione del filmdi Quentin Dupieux

Venezia 71: Reality recensione del filmdi Quentin Dupieux

Strane storie si intrecciano. Jason, un cameramen vuole dirigere un film dell’orrore, ma per convincere un produttore deve trovare l’urlo più convincente che si sia mai udito in una sala cinematografica. Un conduttore televisivo vestito da lurido topo di peluche comincia a grattarsi in diretta, convinto di essere affetto da una terribile forma di eritema. Una bambina trova una misteriosa videocassetta nelle interiora di un cinghiale cacciato dal padre. Cosa lega le stranianti vicissitudini di questi personaggi?

RealityQuentin Dupieux costruisce una vicenda surreale, onirica, straniante, che a tratti ricorda il miglior Lynch, se non fosse per una vena ironica e grottesca che conferisce al suo stile un tocco personale e scanzonato. La normalità o meglio la realtà viene dopo poche sequenze divelta violentemente dall’irruzione del sogno, che strada facendo degenera nell’incubo e assume anche le sembianze di allucinazione ad occhi aperti. Tutto si mescola in un viaggio agghiacciante, che, come una inarrestabile massa di fango, prende sempre più velocità invischiando tutto quello che incontra sulla sua strada. Tutto procede inesorabile con una soluzione di continuità che sorprende e stupisce. Le storie e le vita dei vari personaggi si intrecciano l’una con l’altra e tutto diviene parte di un misterioso vortice del destino che non può essere spiegato, se non grazie alla magia e all’incomprensibilità palese dello stesso mezzo cinematografico, sicuramente altro protagonista principale del film.

Gli interpreti Alain Chabat, Jonathan Lambert, Elodie Bouchez e tutto il resto del cast appaiono naturali ed estremamente convincenti nel vestire i panni di personaggi assurdi, alle prese con le proprie ossessioni e con le rispettive visioni. Su tutti, come un beffardo demiurgo, svetta il personaggio del regista che rivendica prepotentemente la politica dell’autore in un film che mescola finzione e verità in un ambiente lontano anni luce dal cinema libero, quello fatto di idee ed espressione pura, dove questo non sarebbe, o non è, neanche minimamente pensabile.

Venezia 71: pronostici sui vincitori del Festival 2014

Venezia 71: pronostici sui vincitori del Festival 2014

Venezia 71

La 71esima edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia ci ha accompagnato negli ultimi dieci giorni, e adesso è il momento di tirare le somme, o meglio di cominciare a fare qualche pronostico più o meno attendibile su coloro che potrebbero portare a casa i celebri Leoni.

Per quanto riguarda il premio più ambito, il Leone d’Oro, sembra favorito uno degli ultimi film presentati qui al Lido, The Postman’s White Nights del maestro Andrej Končaloskij, film seguito a ruota per la conquista del Leone da The Look of Silence, magnifico documentario di Joshua Oppenheimer che è il film con più ‘stellette’ secondo il giudizio della critica. Che possa rifarsi con il Gran Premio della Giuria? E’ una speranza condivisa da molti, soprattutto perché dopo la vittoria di Sacro Gra lo scorso anno, è difficile che si scelga di premiare un altro documentario, per quanto intenso e potente questo possa essere. Un po’ fuori dai giochi per il Leone d’Oro, all’apparenza, è Roy Andersson, che con il suo A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence sembra invece essere il candidato favorita al Leone d’Argento alla migliore regia.

Per quanto riguarda le Coppe Volpi agli attori invece i giochi sembrano quasi fatti, con Elio Germano (Il giovane favoloso) e Lu Zhong (Red Amnesia) in pole position nelle rispettive categorie.  Ma attenzione, dietro l’angolo spuntano fuori anche Willem Dafoe per la sua interpretazione mimetica in Pasolini, e Alba Rohrwacher, protagonista femminile del film di Saverio Costanzo Hungry Hearts. Il sito americano IndieWire parla addirittura di un possibile premio a Emma Stone per Birdman, e pare addirittura che con quella performance la giovane attrice si candidi tra le possibili nominate agli Academy Awards, tuttavia non siamo certi che un premio del genere possa andar bene al Lido (anche se Emma ci piace tanto). Fuori dai pronostici ma notevole di menzione è Adam Driver, coprotagonista del film di Costanzo e giovane e promettente attore del panorama cinematografico mondiale. Si vedono all’orizzonte anche Viggo Mortensen e Al Pacino, che tuttavia non giocano in casa come il bravo Germano.

Da tenere d’occhio i film francesi in concorso (La Rancon de la Gloire, Le Dernier Coup de Marteau, 3 Cœurs e Loin des Hommes), che potrebbero partire favoriti data la nazionalità del presidente di Giuria, Alexandre Desplat.

L’Italia uscirà da questo 71esimo Festival al Lido quasi sicuramente con qualche premio, non sarà forse il Leone d’Oro come lo scorso anno, ma i nostri attori hanno buone probabilità. Certo il concorso italiano selezionato per Venezia quest’anno è senza dubbio uno dei migliori dell’ultimo periodo, con un Martone (e il suo Leopardi) che potrebbe addirittura puntare molto più in alto rispetto ai pronostici appena snocciolati.

Venezia 71: presentato il programma da Alberto Barbera e Paolo Baratta

 venezia 71Otto settimane di lavoro “intenso, complesso ma anche molto doloroso”: così il Direttore della 71esima Mostra Cinematografica di Venezia, Alberto Barbera, definisce il processo di selezione dei titoli presentati quest’anno alla kermesse del Lido. Ma, a quanto pare, ne è valsa la pena: “Siamo davvero soddisfatti del risultato… il programma è vario ed articolato, e include opere di circa 50 Paesi diversi”.

Sono tante le aspettative e le speranze suscitate da Barbera e da Paolo Baratta, alla sua seconda Presidenza della Biennale, nel tentativo di rinnovare e continuare il prestigio internazionale di un Festival che vuole anzitutto porsi come manifestazione “d’avanguardia, rischiando e investendo sui giovani: un Festival che si dimostri al passo con i tempi e con le sfide della contemporaneità”.

E in effetti, il programma del 2014 è ricco e invitante. Si parte dai titoli in gara, con l’atteso e già anticipato The Cut del tedesco Fatih Akin, in cui al dramma del genocidio armeno si sovrappone una storia famigliare. Sembra promettere bene anche il lungometraggio di Ramin Bahrani, 99 Homes (la produzione è statunitense), che affronta la crisi dei mutui bancari americani e la conseguente perdita delle case. Interessante anche il tema scelto dal regista-sceneggiatore Andrew Niccol, che in Good Kill, protagonisti Ethan Hawke e Bruce Greenwood, racconta l’uso dei droni in ambito militare.

Quello della guerra si pone, del resto, come uno dei “fili rossi” che, a detta di Barbera, segnano questa edizione del Festival – basti pensare al documentario di Oppenheimer, The look of silence, fotografia della rivolta anti-comunista in Indonesia, o al giapponese Nobi (Fires on the Plain), di Tsukamoto. David Oelhoffen tratta la Guerra civile algerina con Loin des hommes, produzione francese che può contare su una star del calibro di Viggo Mortensen.

Al Pacino sarà invece al centro del thriller firmato da David Gordon Grenn Manglehorn, nei panni di un anziano fabbro dal passato criminale. Con lui anche Holly Hunter e Harmony Corine.

L’Italia fa la sua parte con Il giovane favoloso di Mario Martone, un film – Barbera ne è convinto – che “non deluderà”: se non altro, aggiungiamo noi, per il cast di tutto rispetto (protagonisti sono Elio Germano, Massimo Popolizio e Isabella Ragonesi). Altra produzione nostrana è Anime nere di Francesco Munzi, tratto dall’omonimo romanzo di Gioacchino Griaco, parabola esistenziale di tre giovani dell’Aspromonte e delle vicende che li conducono sulla strada dell’illegalità.

Grande l’attesa anche per le opere fuori concorso, una tra tutte She’s funny that way, regia di Bogdanovich, che Barbera non esita a definire “un vero e proprio omaggio alle grandi commedie di Lubitsch. (…) Un film, insomma, come non se ne fanno più, di una freschezza e comicità straordinarie”. Tra i protagonisti Owen Wilson, il britannico ed irresistibile Rhys Ifans, Jennifer Aniston e Imogen Poots (la biondina tutto pepe di recente vista nella commedia Non buttiamoci giù).

Venezia 71 2Spazio anche per il genere della serie tv con il progetto voluto, prodotto ed interpretato da Frances McDormand – titolo Olive Gutteridge. Qui, afferma Barbera, assistiamo ad un cinema “puro, classico, con grandi attori” (a fianco della McDormand ci sono nientemeno che Bill Murray e Richard Jenkins): del resto, le tv series sono oggi “la nuova frontiera della narrazione”, ed ormai il cinema americano sembra averne preso atto.

L’Italia predilige invece lo spaccato storico/politico/sociale, con La zuppa del demonio di Davide Ferrario, ritratto del sogno dell’industrializzazione dagli inizi del XX secolo agli anni 70, e con l’attesissimo La trattativa – a detta di Barbera, il film “più bello, anche dal punto di vista formale” di Sabina Guzzanti, incentrato sull’annosa e tuttora irrisolta questione della trattativa Stato-mafia.

Originale l’idea che ha ispirato il documentario di Salvatores, Italy in a day – Un giorno da italiani, racconto di una giornata di fine ottobre 2013 attraverso i 45000 filmati amatoriali realizzati dagli italiani attraverso smartphone, telecamere o fotocamere. Una selezione che, ovviamente, ha richiesto un enorme lavoro di montaggio, sapientemente coordinato da Massimo Fiocchi e Chiara Grizotti.

E poi c’è Orizzonti, una volta mera “sezione laterale” della kermesse veneziana, ora finalmente resa competitiva e in grado di tenere testa alla sezione In concorso – e Barbera non esita a definirla “l’altra faccia del Festival”. Film d’apertura sarà The President, di Moshen Makhmalbaf, sorta di apologo politico sulla caduta dei dittatori che riflette sulla caducità del potere. Segnalato l’esordio alla produzione di Pierfrancesco Favino, protagonista di Senza nessuna pietà di Michele Alhaique, e La vita oscena firmato da Renato De Maria. Per il filone letterario ci sarà Michael Almereyda con il suo Cymbeline, che partendo da Shakespeare dà vita ad un dramma moderno sul commercio della droga nel Bronx (protagonisti la Jovovich e Ed Harris).

Il problema della droga viene inoltre trattato nell’opera prima dei fratelli Josh e Ben Sadfie, che firmano Heaven Knows What. E infine, Barbera strizza l’occhio alla questione dei tempi “biblici” dei nostri processi quando, introducendo il film Court sulla lentezza della giustizia in India, afferma ridendo: “Ecco, forse così non ci sentiremo più tanto soli”.

Insomma, quest’anno ce ne sarà per tutti i gusti: dalla politica alla Guerra, dalla commedia sofisticata alle problematiche sociali. Il film “del cuore” che Barbera non ha potuto inserire nella sua (lunga) lista di titoli? Il Direttore del Festival non sembra avere troppi dubbi: “E’ quello di Olmi. Ermanno ci sta ancora lavorando, non sappiamo in realtà quando sarà finito. Ad ogni modo, ha già annunciato che il film vuole essere una ‘testimonianza del dramma della Guerra, un invito alla riflessione su questa tragedia’, e non vuole che sia inserito e visto in un contesto cinematografico come quello di un Festival”.

Venezia 71: Pierfrancesco Favino “Non sono contro il doppiaggio come Gabriele Muccino”

PierFrancesco Favino
Sollecitato dalle domande della giornalista Claudia Catalli e del pubblico presente, Favino torna sull’annosa questione del doppiaggio in Italia: “Gabriele Muccino è un caro amico, come lui penso che sarebbe bello educare i nostri figli a vedere i film in lingua originale, ma mi chiedo anche: e noi tutti che siamo stati abituati così da anni? Mia madre ottantenne? Io vivo qui in Italia, e la mia esigenza, oggi, è capire come riportare la gente al cinema, non allontanarla”.

L’attore romano ha quindi ricordato il suo primo ruolo importante (“Il Libanese mi ha dato la chance di poter scegliere un ruolo, ma quando ho saputo della serie tv e di Francesco Montanari ero sollevato: finalmente avremmo diviso il peso di un personaggio amato dal pubblico, da cui non è stato facile liberarsi”), ha parlato dei progetti futuri (“Sarò il padre di Marco Polo nella serie tv Netflix, mio figlio è Lorenzo Richelmy ospite lo scorso scorso proprio del CineCocktail. Ecco, adesso si appresta a diventare una star internazionale con questo bel progetto”).

Favino ha quindi chiuso commosso imitando Mastroianni e ricordando i sacrifici fatti in vent’anni di carriera, la voglia di “mangiare la polvere” che aveva da ragazzo e sente ancora, la fatica per produrre Senza nessuna pietà puntando su un’opera prima, non solo “credendo al talento di un regista”, ma sentendo “La voglia di contribuire a creare un nuovo cinema italiano: Mastandrea, Scamarcio, Timi sono altri colleghi che come me stanno decidendo di impegnarsi nella produzione di progetti in cui credono davvero. Stare da una parte a osservare non cambia le cose, lamentarsi della crisi o crogiolarsi nelle polemiche neanche. Aumenta solo la stasi”.

Venezia 71: Peter Bogdanovic e Owen Wilson presentano She’s Funny That Way

Arrivato al lido oggi anche il grande regista Peter Bogdanovic per presentare il suo ultimo film She’s Funny That Way con protagonisti Imogen Poots, Owen Wilson, Jennifer Aniston, Kathryn Hahn. Il regista ha presentato il film alla stampa accompagnato dai due interpreti Owen Wilson e Kathryn Hahn. [nggallery id=1017]

Owen Wilson e Peter Bogdanovich Venezia71Owen Wilson interpreta un regista di Broadway, sposato, che si innamora di una prostituta diventata attrice e cerca di aiutarla ad avanzare nella sua carriera. La Aniston interpreta un terapeuta con la madre in riabilitazione. Le riprese si sono tenute a New York.

Venezia 71: oggi Viggo Mortensen con Loin des hommes

Venezia 71: oggi Viggo Mortensen con Loin des hommes

Loin des hommes viggo mortensenArriva la lido Viggo Mortensen, l’ex re degli uomini sbarca al Festival di Venezia 2014 per presentare il suo ultimo film in concorso Loin des homme di David Oelhoffen con Reda Kateb.

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1954. Nel cuore di un freddo inverno scoppia la guerra civile in un remoto villaggio algerino. Due uomini sono costretti a fuggire sulle creste della catena montuosa Atlas. Daru, insegnante solitario, scorta Mohamed, un dissidente accusato di omicidio inseguito dalle autorità. Durante quest’avventura tra i due si sviluppa un legame molto profondo: insieme decidono di ribellarsi e combattere per la loro libertà.

Venezia 71: oggi Pasolini di Abel Ferrara

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La giornata del 04 settembre inizia con la presentaIone alla stampa del film Pasolini di Abel Ferrara, in concorso alla 71esima mostra d’arte cinematografica di Venezia, e con Willem Dafoe, Riccardo Scamarcio, Ninetto Davoli, Valerio Mastandrea, Maria de Medeiros, Adriana Asti, Salvatore Ruocco.

Commento del regista
“Cercando la morte dell’ultimo poeta
solo per trovare l’assassino dentro me
affilando gli strumenti dell’ignoranza sui
ricordi di atti mai dimenticati di
gentilezza in parole e fatti,
idee impossibili da comprendere.
In una scuola a Casarsa seduto ai piedi del mio maestro
desiderando e poi ascoltando la musica delle onde
che lavano i piedi del
Messia sulla spiaggia dell’Idroscalo,
coloro che fanno avverare la magia sono per sempre legati al corpo agile
di Giotto in costante ricerca della creazione del gol vincente
per sempre in fuorigioco al seguito del fedele di cui io sono uno”

La notte del 2 novembre 1975 a Roma viene ucciso Pier Paolo Pasolini. Ha 53 anni. Pasolini è il simbolo di un’arte che combatte contro il potere. Ciò che scrive scandalizza, e i suoi film sono perseguitati dai censori; in molti lo amano e in molti lo odiano. Il giorno della sua morte, Pasolini ha passato le sue ultime ore con l’adorata madre e più tardi con i suoi amici più cari, fino a quando non esce nella notte in cerca di avventure con la sua Alfa Romeo. All’alba viene trovato morto su una spiaggia di Ostia, nella periferia della città.IMG_2508.JPG

Venezia 71: oggi l’Italia in concorso con Anime Nere

Oggi debutta il primo film italiano in concorso alla 71esima edizione della Mostra d’arte cinematografia di Venezia. Si tratta di Anime Nere diretto da Francesco Munzi, con Marco Leonardi e Barbora Bobulova.

In una terra dove il richiamo delle leggi del sangue e il sentimento della vendetta possono ancora avere la meglio su tutto, prende vita la storia di una famiglia criminale calabrese. Una vicenda che inizia in Olanda, passando per Milano, fino in Calabria, sulle vette dell’Aspromonte, dove tutto ha origine, e fine. Il film narra di tre fratelli figli di un pastore, coinvolti e sconvolti dalla malavita dell’Aspromonte. Il più giovane, Luigi interpretato da Marco Leonardi è un trafficante internazionale di droga; Rocco (Peppino Mazzotta) vive a Milano con la moglie Valeria (Barbora Bobulova) e la loro bambina. Non accetta lo stile di vita del fratello minore ma è imprenditore grazie ai suoi soldi sporchi; il maggiore dei tre, Luciano (Fabrizio Ferracane), si illude di poter evitare lo scontro e di vivere della sua terra. Il figlio Leo, ventenne rancoroso e senza futuro, scatena una guerra tra famiglie che spingerà i personaggi fino agli archetipi della tragedia. La vicenda è liberamente tratta dall’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco.IMG_2336.JPG

Venezia 71: oggi James Franco con L’urlo e il furore

È oggi il giorno di un altro film fuori, L’urlo e il furore di James Franco con James Franco, Joey King, Dave Franco. L’epopea della famiglia Compson. Il film è l’adattamento per il grande schermo un altro romanzo di William Faulkner, “The Sound and the Fury”.

Sinossi
Siamo nel Mississippi, alle soglie della Depressione dei primi del ‘900. La storia, torbida e labirintica racconta la decadenza e la sventura dei Compson, aristocratici del Sud caduti in disgrazia. Le vicende della famiglia vengono raccontate da differenti prospettive. I coniugi Compson hanno quattro figli: Quentin, Candance, Jason (Scott Haze) e Benjamin (Franco). La giovane Caddy (Ahna O’Reilly), unica sorella femmina, viene narrata dai suoi tre diversissimi fratelli e diventa presenza candida e rassicurante, sorella ingenerosa, madre snaturata che abbandona la figlia.

Commento del regista
Un vecchio proverbio dice che un buon libro diventa un brutto film e un libro non molto buono può diventare un grande film. Penso che sia vero solo perché ciò che amiamo nei grandi libri è spesso lo stile della prosa, la struttura e il modo in cui la narrativa lavora sulla pagina e perché una scrittura grande e intricata è difficile da adattare per lo schermo. Lo stile e la struttura di un libro spesso si perdono passando da un mezzo a un altro. The Sound and the Fury è il nostro secondo impegno con Faulkner e uno dei tanti film che abbiamo adattato da grandi opere di letteratura. Nell’affrontare questo difficile modello di letteratura – dove le diverse sezioni del libro sono raccontate attraverso la prospettiva in prima persona di personaggi che non pensano in modo lineare – sapevamo che non era sufficiente adattare la storia (è solo il racconto della caduta di una famiglia del Sud), ma che dovevamo anche catturare lo stile e lo spirito del romanzo. Siamo stati perciò costretti a trovare degli equivalenti cinematografici per la sua prosa densa e difficile. Cercando le soluzioni, ci siamo trovati in zone nuove del fare cinema che altrimenti non avremmo scoperto. È un film che ricerca forme alternative di struttura narrativa.

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