Il cast del film Frankenstein di Guillermo del
Toro si è riunito per una nuova foto in vista delle
riprese, anche se, come si può notare, tra i presenti manca
l’attore più importante. L’immagine è stata scattata
all’interno del locale Pai di Toronto, dove il regista e gli
attoriMia
Goth, Oscar
Isaac, Charles
Dancee Christoph
Waltzsi devono essere recati per un incontro in
vista del film. Manca però all’appello Jacob
Elordi,
recentemente scelto per interpretare la Creatura di Frankenstein
nel film. Come noto, il nuovo progetto del regista premio Oscar
sarà un nuovo adattamento dell’iconico romanzo gotiche del 1818
di Mary Shelley, a cui indubbiamente del Toro
apporterà un tocco personale.
Tutto quello che c’è da sapere sul
Frankenstein di Guillermo del Toro
Guillermo del Toro scrive, dirige e
produce Frankenstein insieme a J. Miles Dale,
che è stato produttore di Guillermo del Toro’s Cabinet Of
Curiosities per Netflix. Il romanzo classico di Mary
Shelly segue la storia di Victor Frankenstein, uno
scienziato brillante ma egoista che dà vita a una creatura in un
mostruoso esperimento che alla fine porta alla distruzione sia del
creatore che della sua tragica creazione. Del Toro sta sviluppando
il progetto Frankenstein da diverso tempo e da tempo
desiderava realizzare un film incentrato sull’iconica storia di
Shelley, ma non si sa ancora quale sarà il suo punto di vista sul
racconto classico.
Nel film Oscar
Isaac interpreterà Victor
Frankenstein, mentre Mia Goth sarà
la protagonista femminile, ma il suo ruolo effettivo è ancora
sconosciuto. Così come è sconosciuto il ruolo che avranno Christoph Waltz e Charles Dance. Andrew
Garfield era inizialmente stato scelto per
interpretare la Creatura, ma ha dovuto rinuciare al film per via di
altri impegni, venendo sostituito da Jacob
Elordi. Le riprese del film dovrebbero svolgersi nel
corso dei prossimi mesi, con una distribuizione prevista su
Netflix per il 2025.
L’imminente adattamento di Frankenstein di Guillermo del
Toro ha finalmente ricevuto un aggiornamento dal regista,
appena sette mesi dopo un rapporto iniziale sul processo di
casting. Acclamato per film come Il labirinto del fauno,
Hellboy, La forma dell’acqua –
grazie a cui ha vinto l’Oscar come miglior regista – e La fiera delle
illusioni, del Toro si prepara dunque ora a
realizzare la propria versione della creatura di Mary
Shelley. Il film sarà, come già anticipato, prodotto da
Netflix, con cui il regista torna a collaborare dopo
lo splendido Pinocchio.
Come riportato da Collider, appena sette mesi dopo
che Oscar Isaac,
Mia Goth e
Andrew Garfield
sono stati scelti per i ruoli chiave di Frankenstein, del Toro ha aggiornato
ora sullo stato attuale del suo prossimo adattamento. Il regista
non solo ha riconfermato la presenza di tali star nel cast, ma ha
svelato che ad esse si è ora aggiunto anche il due volte premio
Oscar Christoph
Waltz. del Toro ha poi rivelato che intende iniziare
le riprese nel febbraio 2024, spiegando che: Ci
stiamo lavorando. Inizieremo le riprese a febbraio, ed è un film
che volevo fare da 50 anni, da quando ho visto il primo
Frankenstein”.
“Ho avuto un’illuminazione, ed
è fondamentalmente un film che ha richiesto molta crescita e molti
strumenti, per cui non avrei potuto farlo 10 anni fa. –
continua del Toro – Ora sono abbastanza coraggioso o abbastanza
pazzo o qualcosa del genere, e affronteremo la cosa. Nel cast ci
sono Oscar Isaac, Andrew Garfield, Christoph Waltz, Mia
Goth e ci stiamo lavorando”. Già da ora, il film è uno dei
progetti più attesi tra quelli in preparazione, considerando la
capacità del regista messicano di esplorare i conflitti interiori
dei mostri e degli esseri più disumani, unendo tutto ciò ad un
gusto estetico senza eguali.
Il Frankenstein di del
Toro sarà un film “profondamente emotivo”
Il produttore J. Miles
Dale ha recentemente anticipato che il Frankensteindi del
Toro offrirà una storia “profondamente emotiva”, che
rivisiterà il romanzo originale del 1818 per dare al racconto una
svolta incentrata sulla famiglia, un tema ricorrente che è stato
presente già nel lavoro del regista negli ultimi anni. “Negli
ultimi due film, con Nightmare Alley e poi con
Pinocchio, abbiamo affrontato l’intero rapporto padre-figlio.
Questa versione di Frankenstein segue molto quella strada
tematica. Quindi, si può dire che sia il terzo film di una trilogia
sui padri di Guillermo. È eccitante, e quando leggi la
sceneggiatura, è molto emozionante e, ovviamente, molto
iconica“, ha spiegato Dale.
Jason
Blum vuole realizzare un nuovo film su
Frankenstein. Nuovo re mida del genere horror,
Blum è noto per essere il fondatore della Blumehouse Production, la
casa di produzione che nell’ultimo decennio si è resa responsabile
dell’incredibile successo di franchise quali Paranormal
Activity, Insidious, The Purge, Sinister e Ouija, ma
anche di acclamate pellicole quali Whiplash e
Scappa – Get Out.
In un recente podcast con
TheEvolutionof Horror (via
ComicBook),
Jason Blum ha dichiarato che amerebbe realizzare
un nuovo adattamento del celebre romanzo gotico di Mary
Shelley, già trasposto sul grande schermo innumerevoli
volte. A tal proposito, Blum ha spiegato: “Mi piacerebbe
provarci. Sto soltanto aspettando una grande idea”.
Probabilmente, l’intendo del produttore è quello di servirsi della
storia universale della Shelley per realizzare un adattamento
fresco e moderno, al pari di quanto fatto con il recente L’Uomo
Invisibile.
Il film, diretto da
Leigh Whannell, ha come protagonista Elisabeth
Moss, ma è purtroppo ancora inedito in Italia: la
pellicola, che sarebbe dovuto uscire a fine febbraio nelle nostre
sale, è stata infatti posticipata a data da definirsi a causa
dell’emergenza Coronavirus.
L’Uomo
Invisibile è stato un grande successo al box office
americano: non è da escludere che la Universal decida di affidare
al regista un’altra rivisitazione di uno dei suoi Classici Mostri:
di recente, lo stesso ha espresso interesse nel voler realizzare un
nuovo adattamento di
Dracula.
Sebbene l’adattamento
cinematografico del romanzo di Mary Shelley realizzato da
Guillermo del Toro sia piuttosto fedele all’opera
originale, Frankenstein si prende alcune interessanti
libertà rispetto al materiale di partenza. Opera fondamentale della
letteratura fantascientifica e horror, Frankenstein ha
ispirato innumerevoli adattamenti nel corso degli anni. Quello di
Del Toro è uno dei più spettacolari dal punto di vista visivo,
grazie al suo approccio all’art design.
Nel processo di adattamento,
tuttavia, del Toro modifica alcuni momenti e relazioni dei
personaggi per sottolineare temi specifici del romanzo. Nel farlo,
Guillermo del Toro introduce anche un tocco molto moderno alla
storia, reinventando parti della storia originale e adattandole
più strettamente al suo tipico approccio artistico.
Frankenstein rende Victor il
cattivo della sua stessa storia
Frankenstein (la
nostra recensione) gioca con il materiale originale in
modi interessanti, tra cui l’enfasi sugli aspetti più oscuri di
Victor Frankenstein. Anche nei ricordi di Victor sulla sua storia,
egli non è mai necessariamente ritratto in una luce
lusinghiera. Al contrario, Victor è descritto come inutilmente
severo, casualmente crudele e irascibile, con un senso di arroganza
che guida i suoi disperati esperimenti.
Si tratta di una divergenza oscura
dal modo in cui Victor è stato ritratto nei film precedenti, che
ricorda più il cupo eroe byroniano del materiale originale. La sua
attenzione egocentrica e la sua incapacità di accettare i propri
difetti sono amplificate, influenzando il suo rapporto travagliato
con la fidanzata di suo fratello, le sue lotte con la sua famiglia
e, in ultima analisi, il suo conflitto con la sua creazione.
Victor scarica sempre la colpa
sugli altri, mentendo spudoratamente per convincere le persone che
non è lui il responsabile della morte di Henrich ed Elizabeth. Ci
vogliono la morte di suo fratello e le sue ultime parole, che
condannano Victor come il “vero mostro”, per far finalmente
capire a Victor i propri errori.
Anche allora, Victor cerca di
vendicarsi dell’auto-riflessione, dando vita a una caccia
sanguinosa e dolorosa. È solo nelle sue ultime ore di vita che
Victor sembra riconoscere pienamente ciò che è diventato,
ammettendo sinceramente i suoi rimpianti e implorando il perdono
della creatura. Il fatto che lo ottenga sottolinea l’umanità della
creatura, che lascia Victor morire in pace.
La tragica storia d’amore del
mostro con Elizabeth è la chiave emotiva del Frankenstein di Del
Toro
Uno degli elementi più emotivi di
Frankenstein è il legame che si sviluppa tra Elizabeth e
la creatura. Al loro primo incontro, tra i due scatta
immediatamente una scintilla. In contrapposizione alle crudeli
lezioni di Victor, Elizabeth offre empatia. È in questo momento che
la creatura mostra per la prima volta la sua vera umanità, gettando
le basi per il suo arco narrativo finale.
Si sottintende anche che questo sia
il colpo di grazia per Victor. Quando decide che la creatura è
stata un errore, le concede una possibile tregua se riuscirà a dire
un’altra parola oltre a “Victor”. Quando la creatura dice
“Elizabeth”, Victor cerca comunque di ucciderla, implicitamente
per gelosia, poiché lei ha respinto le sue avance.
Il concetto di una storia d’amore
tra Elizabeth e il mostro ha senso, data la storia della
filmografia di Del Toro, il regista che ha vinto un Oscar per La
forma dell’acqua. Questo filo conduttore finisce però per
essere uno degli elementi più tragici di
Frankenstein. Quando la creatura dà la caccia a Victor,
scopre Elizabeth nella sua prima notte di nozze.
I due hanno un breve
ricongiungimento in cui sembrano ritrovare il loro legame, ma
Elizabeth viene ferita mortalmente quando Victor li vede e spara
alla creatura. Ferita a morte, muore da sola con la creatura,
confessando che non era destinata a questo mondo. A causa
dell’immortalità della creatura, tuttavia, lui non ha alcuna
possibilità di ricongiungersi con lei nella morte.
È allora che la creatura inizia a
comportarsi in modo veramente mostruoso nei confronti di Victor,
reagendo in modo più vendicativo. Frankenstein non è mai
stata una storia felice, ma questi elementi aggiungono un tocco
dolorosamente tragico al conflitto tra la creatura e il suo
creatore, l’incapacità di quest’ultimo di accettare la prima che
porta alla morte della donna che entrambi amavano.
Cosa sta succedendo con
l’angelo della morte di Frankenstein?
Un motivo visivo ricorrente in
Frankenstein è l’arcangelo che appare a Victor nei suoi
sogni. Basato su una statua che aveva da bambino e che conserva
anche da adulto, i pochi momenti in cui Victor abbraccia la fede
piuttosto che le scienze naturali che lo circondano derivano dalle
sue preghiere all’angelo affinché lo guidi e lo assista.
Victor vede ripetutamente l’angelo
nel corso del film, che gli appare tra le fiamme nei suoi sogni.
Tuttavia, l’angelo alla fine si toglie la sua bella maschera e
rivela un volto scheletrico, trasformando il segnale di
speranza in mezzo al caos in un presagio di sventura. Questo
riflette la sua graduale discesa dall’ambizione elevata al
rimpianto amaro.
Il fuoco che circonda l’angelo
anticipa il destino finale del laboratorio di Victor, ridotto in
macerie nel suo tentativo di distruggere la sua creazione. L’angelo
potrebbe essere visto come una rappresentazione di diversi elementi
della storia. L’interpretazione più ovvia sembra essere quella
dell’angelo della morte, che incombe su Victor e gli ricorda che
non può essere veramente sconfitto.
Tuttavia, potrebbe anche essere
visto come una manifestazione dell’ambizione interiore di Victor.
Quando considera il suo lavoro corretto e adeguato alle scienze
naturali, è angelico. Una volta che si è rivoltato contro la
creatura, l’angelo rivela il suo volto scheletrico. Questo riflette
lo stato emotivo interiore di Victor e la sua visione delle proprie
azioni.
L’angelo della morte potrebbe anche
essere visto come un presagio delle azioni di Victor nel corso del
film, che si avvicina man mano che più persone muoiono intorno a
lui. La sua prima visione dell’angelo fiammeggiante arriva dopo la
morte di sua madre, e le visioni si ripetono quando Henrich,
Elizabeth e William muoiono intorno a lui. In un certo senso,
Victor era il loro angelo della morte.
Frankenstein‘s framing
device è tratto direttamente dal romanzo omonimo. In entrambe
le versioni, Victor racconta la sua storia a un capitano
nell’Artico prima che vengano trovati dal mostro. In entrambe le
versioni, la creatura arriva per piangere la morte del suo
creatore. Tuttavia, le circostanze esatte di questo finale e ciò
che ne è stato della creatura in seguito differiscono.
Nel libro, la creatura non
raggiunge Victor prima della sua morte. Victor non muore ammettendo
i suoi errori e i suoi rimpianti, ma cercando invece di convincere
la barca a salpare per la stessa gloria che un tempo era abbastanza
ambizioso da cercare. Nel film, Victor chiede umilmente perdono
alla creatura, ottenendolo alla fine prima di morire.
L’ultima conversazione di Victor
con la sua creazione implora anche la creatura di abbracciare la
vita. Questo porta alla natura ambigua del finale del film, che
prepara la creatura a un futuro unico e inconoscibile. Si tratta
di una grande divergenza rispetto al romanzo, che invece si
concludeva con la creatura che ammetteva che, con la morte del suo
creatore, era finalmente pronta a uccidersi.
Un tema importante della
versione di Del Toro di Frankenstein è l’incapacità
della creatura di morire, risultato degli esperimenti di Victor che
hanno portato a un avanzato fattore di guarigione per la creatura.
Il finale del libro assume un tono più apertamente cupo rispetto al
film, che invece si conclude con una nota agrodolce di
speranza per la creatura e il suo futuro.
Il vero significato del
Frankenstein di Guillermo Del Toro
Frankenstein è un film sulle
qualità mostruose dell’umanità, che stabilisce che i più grandi
fallimenti delle persone spesso derivano dalle loro scelte e dai
loro errori. L’ego e l’ambizione portano gli uomini a grandi
altezze, ma li trasformano anche in mostri. Anche al di là di
Victor, questo tema può essere visto nei destini di Leopold
Frankenstein e Henrich Harlander.
Leopold era il padre di Victor, un
brillante chirurgo determinato a far sì che suo figlio seguisse le
sue orme. Questo lo portò a picchiare fisicamente suo figlio
durante le lezioni, un tratto che fu tramandato a Victor. Il film
mette in parallelo l’insegnamento fallito di Victor alla creatura
con il trattamento abusivo di Leopold, creando un filo
conduttore tra le loro peggiori qualità.
Henrich è il principale benefattore
di Victor, presentandosi inizialmente come incuriosito dalla
possibilità di entrare nella storia. In realtà, soffre di sifilide
e spera che il processo possa essere utilizzato per prolungare la
sua vita. Quando Victor gli dice senza mezzi termini che non
funzionerà, Henrich reagisce violentemente, danneggiando i
macchinari e facendosi uccidere.
Al contrario, il vecchio cieco di
cui la creatura diventa amica è umile e gentile. La sua morte dopo
l’attacco di un lupo è descritta come tranquilla e cupa, con la sua
umanità che traspare nei suoi ultimi momenti. Questo ha un
grande impatto sulla creatura, che impara da lui non solo a
leggere e a parlare, ma anche a essere umano.
In tutto Frankenstein, sono
le azioni avventate e rabbiose degli uomini a causare la morte
loro e degli altri. Da Victor fino agli uomini senza nome che
attaccano la creatura e vengono uccisi per legittima difesa, la
violenza è ricambiata con la stessa moneta dal mondo in generale.
In Frankenstein, la crescita emotiva più potente
deriva dalla gentilezza e dall’empatia.
Frankenstein
Junior è il film culto del 1974 di Mel Brooks con protagonisti nel
cast Gene Wilder (Dottor Frederick
Frankenstein), Marty Feldman (Igor), Peter
Boyle (la creatura), Madeline Kahn
(Elizabeth), Cloris Leachman (Frau Blücher), Teri
Garr (Inga).
La trama di Frankenstein Junior
Brooks ambienta la sua storia nel
1900, a New York, dove un giovane neurochirurgo, il Dottor
Frederick Frankenstein sto sostenendo con vigore, durante una
lezione universitaria, che il sistema nervoso centrale non può
essere riparato. Il Dottor enuncia con maggior enfasi questa tesi
soprattutto per allontanare le nubi di vergogna che gravano sul suo
nome; egli è infatti il nipote del famoso Barone Viktor von
Frankenstein, conosciuto per i suoi esperimenti che rasentavano la
necrofilia.
Così il giovane medico ha cambiato
la pronuncia del suo nome in Frankenstin e cerca in ogni
modo di distanziarsi dalla mediocre reputazione del nonno. Un
giorno però gli viene consegnato il testamento del Barone, che lo
dichiara suo unico erede e lo spinge malvolentieri ad un viaggio in
Romania, per regolare le questioni burocratiche relative ai
possedimenti e al castello del nonno. Nel uso viaggio incontra
Inga, la sua procace assistente, Igor -un maiuscolo Marty Feldman-
aiutante e nipote anche lui del famoso Igor aiutante del Barone e
Frau Blücher, misteriosa domestica che si rivelerà ben più di una
semplice cameriera. Frederick troverà ben presto la sua strada e
scoprirà segreti e possibilità che non aveva osato immaginare.
Frankenstein Junior, il film
Facendo il verso al
Frankenstein di James
Whale del 1931 e al suo seguito La moglie di
Frankenstein, il genio di Mel Brooks
ha portato sullo schermo Frankenstein Junior, uno dei suoi film di
maggiore successo e senza dubbio una pietra miliare del cinema
mondiale con un enorme successo di critica e
pubblico.
Mel Brooks in
Frankenstein Junior, rivede e corregge il
romanzo di Mary Shelley, sfruttando la grande popolarità del film
su di esso basato diretto da Whale, riprendendone lo stile e
modificandone le situazioni rilette in chiave più che comica.
Frankenstein
Junior è interamente girato in bianco e nero, lo
stile di ripresa, le dissolvenze che ci portano da un luogo
all’altro e i tagli di scena sono ripresi dal cinema dei primi anni
’30 e addirittura alcuni oggetti di scena usati da Whale sono stati
riproposti da Brooks nella stessa posizione del film originale.
L’intento del regista è quindi palesemente quello di omaggiare il
classico dell’horror, pur sbeffeggiandone i personaggi e
realizzando caricature efficaci ed esilaranti dei personaggi
principali.
Molteplici sono le battute divenute
leggendarie, dalla più famosa <<Si può fare!>>
a quella eccezionale di Igor <<Potrebbe andare peggio,
potrebbe piovere… (e giù il diluvio)>>. Poche sono le
pellicole che entrano così tanto nel DNA dei cinefili da costituire
parte integrante del loro linguaggio quotidiano.
Frankenstein
Junior è riuscito proprio a far questo: penetrare
nella memoria comune con una colonna sonora disturbante, una messa
in scena perfettamente fedele ai canoni estetici del cinema horror
degli anni ’30, un sonoro (letteralmente) da Oscar e un cast
perfettamente assortito e calato in maniera addirittura seriosa nel
ruolo. Ed è qui che nasce la comicità più pura, ovvero nel
contrasto vivace tra la considerazione di sé che ha il personaggio
e la considerazione che lo spettatore ha pian piano del personaggio
stesso. Gene Wilder in stato di grazia è un magnifico
professor Frankenstein che, in un percorso di formazione, prende
coscienza delle proprie capacità, del proprio destino e addirittura
dei veri desideri del suo cuore.
Parallelamente a lui c’è
Peter Boyle, che interpreta la creatura, il mostro
reietto che spaventa la società, pur dimostrando chiaramente il suo
terrore per ciò che lo circonda, per il fuoco addirittura. Con lui
Frederick instaura un rapporto paterno ed entrambi troveranno
sostegno reciproco davanti alle avversità del finale. Infine l’uno
salverà l’atro, ricevendo in dono un ‘grande’ beneficio per la sua
vita…coniugale.
Un sotteso senso di mistero si
mescola alla battuta di spirito, con un risultato che conduce ad
una delle migliori commedie di sempre, realizzata con grande
bravura da parte degli attori, ma soprattutto che porta la firma
geniale e la battuta fulminante della grande stella Brooks.
“Si-può-fare!”, “Rimetta a
posto la candela”, “Potrebbe essere peggio… potrebbe piovere”,
”Se-da-ta-vo??”: sono solo alcune delle esilaranti battute
entrate nella memoria dei fan di Frankenstein
Junior. Per tutti gli appassionati del Dottor
Frederick Frankenstein, discendente del famoso barone Victor, il
capolavoro comico di Mel Brooks, con
l’indimenticabile doppiaggio di Oreste Lionello,
arriva nelle sale italiane solo dal 27 febbraio al 1° marzo
con la Frankenstein Junior Night al cinema, tre
notti di festeggiamenti in attesa del 50esimo
anniversario del film uscito nel 1974.
Dopo il successo dell’evento di
dieci anni fa, quando Nexo Digital riportò nelle sale il film
raccogliendo migliaia di spettatori, si ripeterà uno dei
riti più amati dagli appassionati di cinema. Anche in
questo caso, infatti, l’invito, per celebrare a dovere
l’anniversario, sarà quello di recarsi al cinema vestiti come gli
indimenticabili protagonisti del film (con gobbe, carri, candele,
mantelli, proprio come accaduto nel 2013) pronti a recitarne le
battute salienti e a rivivere su grande schermo le scene entrate
nella leggenda. Nelle sale italiane saranno inoltre disponibili
materiali visuali per scattare il proprio selfie accanto al poster
celebrativo e speciali allestimenti a tema. Al via sui social, con
l’hashtag #FrankensteinJuniorNight, anche un
challenge per sfidarsi nella messa in scena dei passaggi più
famosi: l’incontro tra Igor e il Dottor Frankenstein, la (piovosa)
notte al cimitero, il sorprendente balletto del Dottor Frankenstein
e della creatura, l’incontro con l’eremita cieco, i misteriosi
cervelli “abnormal” e le candele che celano stanze segrete, ma che
è meglio rimettere al loro posto.
Film cult senza tempo e capolavoro
del divertimento Frankenstein Junior,
vede protagonisti personaggi entrati a pieno titolo
nell’immaginario collettivo: il geniale Gene
Wilder nei panni del Dottor Frankenstein, lo straordinario
gobbo Igor reso immortale da Marty Feldman, la
terribile e innominabile Frau Blücher interpretata da
Cloris Leachman, la creatura – mostro portata in
scena dall’immenso Peter Boyle e Madeline
Kahn in Elizabeth.
Frankenstein Jr. tornerà al cinema
in versione digitale rimasterizzata il 2 e il 3 febbraio 2011,
all’interno del Legend Film Festival: ecco un cartonato molto
particolare realizzato per promuovere l’evento…
Una nuova immagine dal set di
Frankenstein di Guillermo del
Toro sembra anticipare una scena chiave del libro di
Mary Shelley da cui il film si fa ispirare.
Raccontando la storia di un giovane scienziato ambizioso che crea
un nuovo essere formati di parti di cadaveri di persone defunte, e
lo rianima, il famoso romanzo di Shelley fu originariamente
pubblicato nel 1818. Da allora, il romanzo ha visto adattamenti
cinematografici e televisivi, con numerose interpretazioni
diverse.
Ora, un nuovo post di
Guillermo del Toro sembra rivelare il set di una
scena del suo film Frankenstein. Su Twitter, il
regista ha pubblicato un’immagine di lui accanto all’attore
Nikolaj Lie Kaas e al direttore della fotografia
Dan Laustsen, mentre sorride alla telecamera.
Dietro di loro c’è un set che ricrea una nave.
Del Toro scrive come didascalia “due
dei miei danesi preferiti” in riferimento a Kaas e Laustsen. E poi
aggiunge: “Riprese di F,” dove F. significa molto
probabilmente Frankenstein.
Chi c’è nel cast del Frankenstein di Guillermo del
Toro?
Guillermo del Toro scrive, dirige e
produce Frankenstein insieme a J. Miles Dale,
che è stato produttore di Guillermo del Toro’s Cabinet Of
Curiosities per Netflix. Il romanzo classico di Mary
Shelly segue la storia di Victor Frankenstein, uno
scienziato brillante ma egoista che dà vita a una creatura in un
mostruoso esperimento che alla fine porta alla distruzione sia del
creatore che della sua tragica creazione. Del Toro sta sviluppando
il progetto Frankenstein da diverso tempo e da tempo
desiderava realizzare un film incentrato sull’iconica storia di
Shelley, ma non si sa ancora quale sarà il suo punto di vista sul
racconto classico.
Nel film Oscar
Isaac interpreterà Victor
Frankenstein, mentre Mia Goth sarà
la protagonista femminile, ma il suo ruolo effettivo è ancora
sconosciuto. Così come è sconosciuto il ruolo che avranno Christoph Waltz e Charles Dance. Andrew
Garfield era inizialmente stato scelto per
interpretare la Creatura, ma ha dovuto rinunciare al film per via
di altri impegni, venendo sostituito da Jacob Elordi. Le riprese del film dovrebbero
svolgersi nel corso dei prossimi mesi, con una distribuizione
prevista su Netflix per il 2025.
Continuano ad arrivare aggiornamenti
sull’imminente adattamento di Frankenstein di Guillermo del
Toro ha finalmente ricevuto un aggiornamento dal regista,
appena sette mesi dopo un rapporto iniziale sul processo di
casting. Dopo avervi rivelato il cast, oggi abbiamo maggiori
dettagli su chi interpreteranno i protagonisti annunciati e
Oscar Isaac,
Mia Goth e
Andrew
Garfield.
Secondo What’s
on Netflix , Oscar Isaac
interpreterà il ruolo del mostro nel film Frankenstein di Guillermo del
Toro, che attualmente ha “Prodigal Father” come titolo provvisorio.
Mia Goth
interpreterà il ruolo della sposa, mentre Andrew Garfield
interpreterà il dottore. “Ambientato nell’Europa dell’Est nel
19° secolo, la storia del Dr. Pretorious, che ha bisogno di
rintracciare il mostro di Frankenstein, che si ritiene sia morto in
un incendio quarant’anni prima, per poter continuare gli
esperimenti del Dr. Frankenstein” si legge sull’attuale
sinossi. Anche Christoph Waltz, che ha recentemente doppiato
il ruolo del Conte Volpe nel Pinocchio di Guillermo del Toro del
2022, è stato scelto nel film in un ruolo non rivelato.
Dopo aver anticipato che stava
“lavorando su un film di mostri” nel dicembre 2022, Deadline
ha confermato che del Toro stava realizzando un adattamento
live-action di Frankenstein con Garfield, Isaac
e Goth nel marzo 2023. Scritto e diretto da del Toro, il film è in
fase di rilascio e distribuzione da Netflix
.
Il produttore J. Miles
Dale ha recentemente anticipato che il Frankensteindi
del Toro offrirà una storia “profondamente emotiva”, che
rivisiterà il romanzo originale del 1818 per dare al racconto una
svolta incentrata sulla famiglia, un tema ricorrente che è stato
presente già nel lavoro del regista negli ultimi anni. “Negli
ultimi due film, con Nightmare Alley e poi con
Pinocchio, abbiamo affrontato l’intero rapporto padre-figlio.
Questa versione di Frankenstein segue molto quella strada
tematica. Quindi, si può dire che sia il terzo film di una trilogia
sui padri di Guillermo. È eccitante, e quando leggi la
sceneggiatura, è molto emozionante e, ovviamente, molto
iconica“, ha spiegato Dale.
Sono state rivelate nuove immagini
della versione di Guillermo del Toro di Frankenstein. Il regista di La forma dell’acqua sta affrontando il classico testo di
Mary Shelley con lo stesso titolo. La sua versione vedrà Oscar Isaac nei panni di Victor Frankenstein e
Jacob Elordi in quelli del suo mostro, con un
cast di supporto che include Mia
Goth, Charles Dance, Christoph Waltz, Burn Gorman, David Bradley,
Felix Kammerer e Christian Convery.
Questo film horror con mostri
durerà circa 2 ore e mezza e sarà distribuito da Netflix. L’uscita è prevista per novembre.
Secondo Vanity Fair, sono state rivelate nuove immagini di
Frankenstein, tra cui uno sguardo al mostro di Elordi. Le
immagini includono alcune immagini sorprendenti dello scenario, tra
cui del Toro che parla con Isaac mentre esamina un cadavere finto.
Un’altra foto mostra Waltz su una scala in penombra.
Parte del volto di Elordi è
visibile nell’immagine del suo personaggio mostruoso. In un’altra
inquadratura, esamina una foto che gli nasconde il volto. Anche il
personaggio di Elizabeth, interpretato da Goth, è mostrato in modo
più dettagliato in queste immagini. Guarda le immagini qui
sotto:
Il trailer di Frankenstein non ha rivelato l’aspetto
completo del mostro interpretato da Elordi. Pur confermandone la
presenza fisica dominante e le tendenze violente, ha nascosto il
suo volto al pubblico. Queste immagini mostrano per la prima volta
il volto di Elordi nel ruolo, anche se è ancora parzialmente
nascosto.
La seconda immagine è ancora più
accurata nel nascondere i lineamenti del mostro. In essa, Elordi
tiene una foto davanti al viso. Si intravedono i lunghi capelli
della creatura, ma l’unica parte di pelle visibile sono le mani e
un po’ della fronte. Questo lascia ancora molto da scoprire in
Frankenstein.
Le immagini rivelano anche alcuni
dei costumi eccezionali di Frankenstein. Ciò è
particolarmente evidente in Goth, che interpreta Elizabeth, la
fidanzata di Victor nel libro. Goth indossa abiti sontuosi e dai
colori vivaci.
Frankenstein di Guillermo del
Toro è finalmente nelle mani di tutti. Il
film, scritto e diretto dal regista messicano e ispirato al
celebre romanzo Frankenstein, o il moderno Prometeo di
Mary Shelley, è stato distribuito su Netflix il 7
novembre ed è stato in concorso alla 82ª edizione della
Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Nel cast figurano
Oscar Isaac,
Jacob Elordi,
Mia Goth e
Christoph Waltz. E dopo averlo visto, la domanda sorge
spontanea: è lui il film “summa” di Del Toro?
Dal libro… a Guillermo del
Toro
Dopo il successo del suo Pinocchio, premiato agli Oscar, Del Toro torna a
confrontarsi con la letteratura classica e con una delle figure più
emblematiche della narrativa gotica. Un progetto che sognava da
oltre un decennio – fin dal 2010 – e che ora sembra pronto a
diventare il manifesto definitivo della sua poetica
cinematografica. Lo pensavamo prima che uscisse, ora è certo: Del
Toro ha seguito, bene o male, la storia originale (sia a livello di
veicolazione del messaggio che di impostazione),
arricchendola però con la sua visione autoriale.E
l’idea che la creatura di Frankenstein possa rappresentare
il “mostro” per eccellenza del suo cinema non appare
affatto azzardata. Per capirlo, però, bisogna partire dal
principio.
Guillermo del Toro ama i
mostri. Sono loro il cuore pulsante del suo cinema:
creature orrorifiche ma dolenti, protagoniste di fiabe dark che
mettono in discussione l’umanità. Per lui, il monstrum non è
un’entità negativa. Al contrario, incarna un Bene nascosto,
frainteso, che la società condanna solo perché diverso. È su questo
sguardo che si fonda l’intera visione autoriale del regista. Del
Toro racconta l’Altro – il diverso, l’emarginato – perché è da lì
che viene.
Le sue creature sono figure
tragiche, spesso più umane degli uomini stessi, immerse in contesti
storici segnati da violenza, guerra e oppressione. Ed è
proprio l’uomo, il “normale”, a risultare spesso il vero
mostro. E in Frankenstein, lo stesso
uomo, alla fine, lo ammette.
Frankenstein: la sua creatura è
davvero il suo mostro per eccellenza?
Due tra i suoi film più acclamati,
Il labirinto del fauno e
La forma dell’acqua, incarnano perfettamente questo
principio. In entrambi i casi, Del Toro inserisce figure
inquietanti – il Fauno e l’Uomo Anfibio – che inizialmente
suscitano diffidenza ma si rivelano strumenti di salvezza per le
protagoniste, a differenza dei loro antagonisti umani: il capitano
Vidal e il colonnello Strickland.
Il Fauno guida Ofelia verso una
verità nascosta – forse verso la morte, forse verso un ritorno al
suo regno sotterraneo – ma è il crudele Vidal, simbolo del potere
fascista, a toglierle la vita. L’Uomo Anfibio, invece, viene
studiato come cavia militare e brutalizzato. Eppure salva Elisa,
restituendole una nuova esistenza. In entrambi i film, perciò,
i mostri sono salvifici. Mettono in luce la
degenerazione dell’essere umano, la sua incapacità di accettare ciò
che non comprende.
Con Pinocchio, il discorso
si evolve. Il burattino, questa volta, è una creazione recente. Non
nasce già “altro”, ma viene plasmato da un uomo – da un padre – e
cresce in un contesto che prova a cambiarlo. Pinocchio è ribelle,
curioso, pieno di slancio infantile verso la conoscenza e la
bellezza. La sua scelta finale – schierarsi contro il Male,
incarnato da Benito Mussolini – è un atto di libertà morale. Ed è
proprio da qui che Del Toro approda naturalmente a Frankenstein. Se
il Fauno e l’Uomo Anfibio sono creature già compiute, e Pinocchio
un’anima in formazione che sceglie il Bene, la
creatura di Frankenstein si pone in mezzo: è un essere che nasce
neutro, ma viene corrotto. E non trova un vero e proprio
lieto fine.
Nel romanzo originale di Mary
Shelley (così come nel
film), la creatura è inizialmente pura. È come un neonato
gettato nel mondo: non conosce odio, dolore, nemmeno linguaggio. Un
po’ come Pinocchio, a ben pensarci. Victor Frankenstein, però, la
rifiuta. Non riesce ad accettare ciò che ha generato. La creatura
impara a vivere da sola, spia una famiglia per apprendere emozioni,
sogna il Bene. Ma viene respinta, odiata, tradita. Ed è lì che
qualcosa si spezza.
Da spettatore silenzioso e
sensibile, diventa assassino. Uccide, si vendica, agisce per
rabbia. Non perché malvagio, ma perché ferito. La sua evoluzione –
da innocente a mostro – è causata interamente dal comportamento
umano. Del Toro, che ha sempre mostrato come i suoi mostri
incarnino una purezza alternativa rispetto al mondo, trova
proprio in questa figura il punto più profondo della sua
poetica. Frankenstein non è una creatura che nasce mostro:
lo diventa per colpa dell’uomo. È l’incarnazione materiale delle
sue colpe, delle sue paure, della sua violenza. Questo lo vediamo
sin dall’inizio anche nel film: Victor, che dovrebbe essere suo
padre, lo tratta con disprezzo. Lo ferisce – anche fisicamente –
con costanza, finché non tenta di bruciarlo vivo.
Tutto perché la Creatura pronuncia
solo il suo nome – che, come dirà Elizabeth, “significa tutto
per lui” – ma per lo scienziato è solo un errore di creazione.
Da questo momento in poi non c’è più un confine netto tra
Bene e Male. Nella Creatura convivono entrambi. Ma a
prevalere è il Male che ha assorbito dal mondo e dal suo stesso
padre. Ed è come se, attraverso di lei, Del Toro volesse
mostrarci quanto facilmente la crudeltà umana possa deformare
persino ciò che nasce incline al Bene – specie se
trasmessa dalle persone che amiamo o che abbiamo accanto.
Il mostro perfetto per il suo
cinema
La Creatura di Guillermo del Toro
ne è consapevole più di tutti gli altri mostri raccontati nelle sue
pellicole. Anzi, è come se fosse la rappresentazione di
tutti loro. Capisce che l’uomo è egoista, che può essere
malvagio, e sa che non accetta nulla che esca dai suoi canoni
distorti. Lo dice lui stesso in una frase commovente: “Forse
era così che andava il mondo. Vieni cacciato e ucciso solo perché
sei quello che sei.” È da lì che parte tutto: la ricerca, la
rabbia accecante. E quando alla fine arriva il perdono della stessa
Creatura, assume un significato ancora più potente. In quel momento
c’è la summa di tutto: c’è l’uomo che capisce di essere mostro – lo
stesso Victor lo ammette: “Il mostro sono io”– e c’è il
mostro che sa di poter essere più uomo dell’uomo stesso.
Il libro di Shelley lo diceva bene:
viviamo in un mondo che ci rende cattivi, che è cattivo, e che,
senza rendersene conto, condanna l’altro a credere di essere peggio
di lui. L’altro che nasce puro, incontaminato, e una volta messo al
mondo affronta una prova difficilissima: dover combattere contro
tutti gli orrori che vede per non soccombere a essi. E quando ce la
fa – quelle poche volte – l’altro, il Mostro, il diverso, diventa
anche la prova che si può sempre tornare indietro. Anche quando si
hanno tutte le ragioni per lasciarsi travolgere dall’odio.
Ci insegna che si può essere
migliori. Anzi, che chi è migliore è proprio colui che si
etichetta come il male. Per tutte queste ragioni,
Frankenstein rappresenta il punto di sintesi più potente del
cinema di Guillermo del Toro: un film che, anche attraverso una
rilettura personale della storia, diventa il suo manifesto
definitivo. Perché la vera paura – e Del Toro ce lo ricorda da
sempre – non risiede nelle creature diverse da noi, ma negli occhi
che le guardano. E questa è un’opera che parla del nostro tempo più
di quanto vorremmo ammettere.
Frankenstein di Guillermo del
Toroè ad un
passo dal diventare realtà, con il regista che annuncia attraverso
i suoi account sui social media che le riprese per il suo prossimo
progetto sono iniziate. Con un selfie in mezzo a un campo
innevato, Guillermo del Toro ha fatto sapere al
pubblico che le riprese hanno preso il via per l’ultimo adattamento
della storia senza tempo scritta daMary
Shelley. Frankensteinsegnerà il primo film di del Toro
dall’uscita di Pinocchio,
poiché il regista distingue la sua versione della storia dei mostri
dagli adattamenti precedenti grazie al suo stile visivo
caratteristico e all’amore per i misteri irrisolti.
Frankenstein è rimasto per molto tempo un
progetto che ha appassionato Guillermo del Toro, e
il regista messicano ha finalmente riunito un cast potente per dare
vita alla storia. Jacob
Elordiha
recentemente sostituito Andrew
Garfieldnel ruolo
del mostro, unendosi a Oscar Isaac, Mia
Gothe Christoph Waltz come parte
del cast. Oscar
Isaac interpreterà lo stesso Dottor Victor
Frankenstein, uno scienziato che spinge i confini tra la vita e la
morte con i suoi esperimenti non convenzionali. Il resto dei
personaggi del film non sono stati ancora rivelati e, a giudicare
dai luoghi freddi che il regista ha visitato durante la ricerca dei
luoghi delle location, sembra che la storia del Dottor Frankenstein
e della sua creazione sarà ambientata in un luogo lontano e
misterioso.
Chi c’è nel cast del Frankenstein di Guillermo del
Toro?
Guillermo del Toro scrive, dirige e
produce Frankenstein insieme a J. Miles Dale,
che è stato produttore di Guillermo del Toro’s Cabinet Of
Curiosities per Netflix. Il romanzo classico di Mary
Shelly segue la storia di Victor Frankenstein, uno
scienziato brillante ma egoista che dà vita a una creatura in un
mostruoso esperimento che alla fine porta alla distruzione sia del
creatore che della sua tragica creazione. Del Toro sta sviluppando
il progetto Frankenstein da diverso tempo e da tempo
desiderava realizzare un film incentrato sull’iconica storia di
Shelley, ma non si sa ancora quale sarà il suo punto di vista sul
racconto classico.
Nel film Oscar
Isaac interpreterà Victor
Frankenstein, mentre Mia Goth sarà
la protagonista femminile, ma il suo ruolo effettivo è ancora
sconosciuto. Così come è sconosciuto il ruolo che avranno Christoph Waltz e Charles Dance. Andrew
Garfield era inizialmente stato scelto per
interpretare la Creatura, ma ha dovuto rinunciare al film per via
di altri impegni, venendo sostituito da Jacob Elordi. Le riprese del film dovrebbero
svolgersi nel corso dei prossimi mesi, con una distribuizione
prevista su Netflix per il 2025.
Il Frankenstein di Guillermo del Toro continua il
trend di successo dell’iconica storia del mostro. Il film Netflix in uscita a novembre è un adattamento
dell’omonimo romanzo horror classico del 1818 di Mary Shelley. Il
prossimo Frankenstein vanta un cast stellare che include
Oscar
Isaac, Mia
Goth, Jacob
Elordi, Christoph
Waltz. Charles Dance, Christian Convery, Ralph Ineson.
Segna il primo rifacimento di un iconico mostro della Universal da
parte di del Toro dopo il suo film vincitore dell’Oscar del 2017,
La forma dell’acqua, ispirato a Il mostro della laguna
nera del 1954.
Secondo FilmRatings.com, Frankenstein di Guillermo del
Toro ha ricevuto una classificazione MPA di R, che continua la
tendenza moderna di adattamenti del romanzo originale di Mary
Shelley sempre più grafici, violenti e per adulti. La maggior parte
dei primi adattamenti o continuazioni più noti del classico
letterario sono classificati PG, PG-13 o Approved (nel periodo
pre-MPA/MPAA), tra cui il film del 1931 con Boris Karloff, La
moglie di Frankenstein del 1935 (che vedeva Karloff tornare al
fianco di Elsa Lanchester) e La maledizione di Frankenstein del
1957 (con Christopher Lee e Peter Cushing).
Cosa significa questo per
Frankenstein di Guillermo del Toro
Continua anche una tendenza per
il regista
La tendenza seguita dal nuovo film
di Guillermo del Toro non ha iniziato a prendere piede fino agli
anni ’70, che hanno visto l’uscita di una serie di film su
Frankenstein classificati R, tra cui The Horror of Frankenstein
della Hammer, il film blaxploitation Blackenstein e il controverso
Flesh for Frankenstein di Paul Morrissey. Da allora, tra film per
famiglie come Hotel Transylvania, Frankenweenie e The Monster
Squad, hanno iniziato a spuntare sempre più adattamenti vietati
ai minori, tra cui quello di Kenneth Branagh del 1994, il film di Roger
Corman del 1990 Frankenstein Unbound e l’adattamento di Bernard
Rose del 2015 con Xavier Samuel e Carrie-Anne Moss.
Mary Shelley’s Frankenstein
del 1994 vantava un cast stellare che includeva Branagh, Robert De Niro, Helena Bonham Carter, Ian
Holm, John Cleese e Aidan Quinn.
Questa classificazione ha senso
perché i film di Guillermo del Toro tendono a fondere elementi
fantasy con una realtà raccapricciante. Sebbene abbia realizzato
film classificati PG e PG-13, la maggior parte della sua
produzione è stata classificata R, con Frankenstein che
è diventato il suo nono film su 13 a ottenere tale classificazione.
Gli altri suoi film classificati R sono Cronos (il suo film
d’esordio), Mimic, Il dorso del diavolo, Blade
II, Il labirinto del fauno, Crimson Peak, La forma dell’acqua e
Nightmare Alley.
Per quanto riguarda il punteggio
del pubblico, Frankenstein ha aiutato la carriera del
regista a raggiungere nuovi traguardi. Il Popcornmeter su Rotten
Tomatoes è attualmente al 95%,il punteggio più alto mai
ottenuto da un film di del Toro. Prima di questo, il suo film
più apprezzato dal pubblico era stato Il labirinto del fauno
con il 91%, seguito dal film vincitore dell’Oscar Pinocchio
con il 90%.
Gli altri film di Del Toro che
hanno ricevuto un’accoglienza prevalentemente positiva da parte
degli spettatori sono La spina del diavolo (89%),
Pacific Rim (77%), La forma dell’acqua
(73%), Hellboy II: The Golden Army (71%), Cronos
(69%), Blade II (68%), Nightmare Alley (68%) e
Hellboy (66%). Mimic, attualmente al 37%, è l’unico
film di del Toro a non aver ricevuto un punteggio del pubblico
superiore al 50%.
Tuttavia, se si considerano anche
le sue serie TV, Frankenstein non è il progetto di del Toro
con il miglior punteggio complessivo del pubblico. Questo onore
spetta a Trollhunters: Tales of Arcadia, che ha un punteggio
del 96%, seguito da Wizards: Tales of Arcadia con il 92%. Le
altre serie da lui create sono 3Below: Tales of Arcadia
(83%), The Strain (79%) e Cabinet of Curiosities
(72%).
Con grandi elogi da parte della
critica e del pubblico, Frankenstein ha avuto un ottimo
inizio dopo la sua uscita il 7 novembre su Netflix. A ottobre, il film ha avuto una
distribuzione limitata nelle sale, dove ha incassato 422.705
dollari al botteghino.
Non è solo il punteggio del
pubblico a decretare il successo di Frankenstein. Il film è
in cima alla classifica dei 10 film più visti su Netflix negli
Stati Uniti, aggiornata all’11 novembre. Anche KPop Demon
Hunters, Tyler Perry’s A Madea Christmas, Wanted Man, The Hangover,
The Hangover Part II, Fatman, The Hangover Part III, Bride Wars
e Turbo sono nella Top 10.
Frankenstein è disponibile
sulla piattaforma di streaming solo da cinque giorni, ma una volta
che Netflix pubblicherà le classifiche dei film globali e
statunitensi della scorsa settimana, è molto probabile che il nuovo
film di del Toro sarà nella Top 10 anche lì.
Oscar Isaac interpreta Victor
Frankenstein, con Jacob Elordi nel ruolo della Creatura,
mentre del Toro reinterpreta la classica storia dell’orrore. Il
cast di Frankenstein include anche Mia
Goth, Felix Kammerer, Christoph Waltz, David Bradley, Lars
Mikkelsen, Charles Dance, Kyle Gatehouse, Lauren Collins, Sofia
Galasso, Ralph Ineson e Burn Gorman.
Frankenstein ha già vinto
diversi premi, tra cui quelli dei festival cinematografici per
Isaac (Savannah Film Festival), Elordi (Santa Barbara International
Film Festival), la costumista Kate Hawley (Middleburg Film
Festival) e il film in generale (San Francisco International Film
Festival e Venice International Film Festival).
Del Toro esplora regolarmente
l’horror e il fantasy dark con i suoi film, quindi
Frankenstein si inserisce perfettamente nella sua
filmografia. Il regista, sceneggiatore e produttore ha un altro
successo tra le mani e il pubblico lo sta ricoprendo delle lodi che
merita.
Il regista premio Oscar
Guillermo del Toro adatta il classico racconto di
Mary Shelley su Victor Frankenstein, uno scienziato brillante ma
egocentrico che dà vita a una creatura in un esperimento mostruoso
che sarà la rovina sia del creatore stesso che della sua tragica
creazione.
Netflix ha annunciato le date di
uscita di Frankenstein tramite X.
Frankenstein sarà distribuito in sala in edizione
limitata a partire dal 17 ottobre 2025 e sarà disponibile su
Netflix poco dopo, a partire dal 7 novembre. Netflix raramente
distribuisce i suoi film originali nelle sale cinematografiche, ma
fa un’eccezione per quelli che richiedono un’esperienza
cinematografica completa. Dai un’occhiata al post e ai nuovi poster
del film qui sotto:
L’annuncio di Netflix che
distribuirà Frankenstein nelle sale cinematografiche prima
che arrivi sulla piattaforma di streaming un mese dopo è una mossa
significativa da parte del servizio di streaming. Questo tipo di
distribuzione è un chiaro segno della fiducia di Netflix nel
progetto, e probabilmente è dovuto al fatto che Guillermo del
Toro è in corsa agli Oscar, aumentando le possibilità di
Frankenstein di essere nominato.
Per i fan di lunga data di del
Toro, questo film rappresenta molto più di un semplice adattamento:
è un ritorno al horror gotico nella sua forma più pura, che combina
temi che il regista ha esplorato per decenni. Inoltre, le date
di uscita nelle sale a metà ottobre e in streaming all’inizio di
novembre collocano Frankenstein in una posizione perfetta
per la stagione di Halloween, il che non fa che aumentare
l’attesa per questo evento cinematografico.
Domnhall Gleeson,
entrato nei cuori dei cineamatori grazie a Questione di Tempo, sta vivendo
decisamente un buon momento, considerando che sarà trai
protagonisti del prossimo Star
Wars Episodio VII e che con Frank aggiunge un prezioso pezzetto
alla sua filmografia.
Frank è
diretto da Lenny Abrahamson, e vede nel cast
Michael
Fassbender,Maggie Gyllenhaal
e Domnhall Gleeson.
La pellicola racconta di
una band musicale con leader il testone Frank, che è
anche un cervellone che ha inventato un nuovo sistema musicale,
nuovi strumenti naturali e ha ideato un regime fisico rigido per
mantenere in forma i suoi musicisti. Purtroppo è anche un po’
troppo severo e spesso va fuori di testa e l’unico modo per
fermarlo è gridargli contro la parola cincillà.
Presentato in anteprima italiana al
Biografilm Festival di Bologna e- con molta probabilità-
pronto ad essere distribuito, nel nostro Paese, il 30 ottobre 2014,
il film di Lenny AbrahamsonFrank è una “tragicommedia” (come è stata
definita) o, meglio ancora, una commedia amara su un improponibile
gruppo di teneri-ed irresistibili- disadattati.
In Frank Jon
(Donmhall Gleeson) è un giovane musicista alla
ricerca del suo vero io artistico ma, soprattutto, dell’ispirazione
e di un ingaggio. La sua vita cambia all’improvviso quando incontra
la band dei Soronprfbs: costituita dalla cupa maniaca-
depressiva Clara (Maggie Gyllenhaal), dal feticista
Don (ossessionato dai manichini), dal taciturno chitarrista
francese Barraque e dall’inquietante batterista, il ragazzo viene
accolto come nuovo tastierista al posto del vecchio, finito
addirittura in una clinica psichiatrica. A guidare la band c’è
Frank (Michael
Fassbender): un misterioso ed enigmatico leader che
indossa una testona di cartapesta che non toglie mai. Registrare il
nuovo album della band si rivela, per Jon, un’esperienza più
complessa e profonda del previsto che non lo farà essere più lo
stesso a partire da quel momento.
Figura liberamente ispirata a Frank
Sidebottom, alter ego del comico e musicista britannico
Chris Sievey, oltre ai cantautori Daniel
Johnston e Captain Beefheart,
Frank è una biografia impossibile ed utopica che
rovescia, sovversivamente, tutti i cliché tipici del mondo
“rock’n’roll” seguendo le caotiche vicende di una band dal nome
impronunciabile e del suo leader: inquietante figura celata dietro
un’ingombrante maschera, fa sorgere nello spettatore una domanda
riguardo alla vera natura della sua identità, per capire fino in
fondo l’inafferrabile enigma che si cela dietro quella testa
gigante che permette, a Frank, di esprimersi davvero senza vergogna
o reticenza, innescando un illimitato processo creativo
completamente fuori dagli schemi.
Lo stile di Abrahamson,
veloce, sintetico e complesso ricorda lo sguardo alienato e
straniante del miglior Wes Anderson quando si
cimenta con le storie di ordinaria follia di teneri disadattati,
personaggi che vivono al limite tra genio e follia e che rischiano
di restare schiacciati dallo scontro col mondo esterno.
Ed è quello che capita a Frank
stesso, interpretato da un sorprendente Michael Fassbender che si cala
con delicatezza e determinazione nei panni di una improbabile rock
star suo malgrado, che riesce a gestire sempre meno- e sempre
peggio- i problemi psichici che lo affliggono man mano che aumenta
la sua popolarità. Per questo Frank
affronta, inoltre, con occhio disincantato e irresistibilmente
umoristico, un problema serio come l’instabilità mentale
dimostrando come anche dietro una commedia, tra gags e dialoghi
surreali, ci sia la volontà di riflettere su temi importanti,
oppure di lanciare nuovi sguardi su tematiche delicate.
Dopo tanti prove intense e
drammatiche, Michael Fassbender ha deciso di concedersi
una commedia: ecco la prima foto ufficiale di Frank, diretto
da Lenny Abrahamson e prodotto da Film4 e
dalla Irish Film Board su una sceneggiatura di Jon
Ronson e Peter Straughan (L’uomo che
fissa le capre).
Presentato al Sundance Film Festival
di quest’anno, Frank, con protagonista
Michael Fassbender, e dopo aver
trovato una casa di Distribuzione nella Magnolia Pictures, il film è quasi pronto ad
uscire negli States. Ecco infatti il trailer del film in uscita il
9 maggio:
Frank
è diretto da Lenny Abrahamson, e vede nel
cast Michael Fassbender,Maggie Gyllenhaal
e Domnhall Gleeson.
La pellicola racconta di
una band musicale con leader il testone Frank, che è
anche un cervellone che ha inventato un nuovo sistema musicale,
nuovi strumenti naturali e ha ideato un regime fisico rigido per
mantenere in forma i suoi musicisti. Purtroppo è anche un po’
troppo severo e spesso va fuori di testa e l’unico modo per
fermarlo è gridargli contro la parola cincillà.
Presentato in anteprima italiana al
Biografilm Festival di Bologna e- con molta probabilità-
pronto ad essere distribuito, nel nostro Paese, il 30 ottobre 2014,
il film di Lenny AbrahamsonFrank è una “tragicommedia” (come è stata
definita) o, meglio ancora, una commedia amara su un improponibile
gruppo di teneri-ed irresistibili- disadattati.
Jon (Donmhall
Gleeson) è un giovane musicista alla ricerca del suo vero
io artistico ma, soprattutto, dell’ispirazione e di un ingaggio. La
sua vita cambia all’improvviso quando incontra la band dei
Soronprfbs: costituita dalla cupa maniaca- depressiva
Clara (Maggie Gyllenhaal), dal feticista
Don (ossessionato dai manichini), dal taciturno chitarrista
francese Barraque e dall’inquietante batterista, il ragazzo viene
accolto come nuovo tastierista al posto del vecchio, finito
addirittura in una clinica psichiatrica. A guidare la band c’è
Frank (Michael
Fassbender): un misterioso ed enigmatico leader che
indossa una testona di cartapesta che non toglie mai. Registrare il
nuovo album della band si rivela, per Jon, un’esperienza più
complessa e profonda del previsto che non lo farà essere più lo
stesso a partire da quel momento.
Figura liberamente ispirata a Frank
Sidebottom, alter ego del comico e musicista britannico
Chris Sievey, oltre ai cantautori Daniel
Johnston e Captain Beefheart,
Frank è una biografia impossibile ed utopica che
rovescia, sovversivamente, tutti i cliché tipici del mondo
“rock’n’roll” seguendo le caotiche vicende di una band dal nome
impronunciabile e del suo leader: inquietante figura celata dietro
un’ingombrante maschera, fa sorgere nello spettatore una domanda
riguardo alla vera natura della sua identità, per capire fino in
fondo l’inafferrabile enigma che si cela dietro quella testa
gigante che permette, a Frank, di esprimersi davvero senza vergogna
o reticenza, innescando un illimitato processo creativo
completamente fuori dagli schemi.
Lo stile di Abrahamson,
veloce, sintetico e complesso ricorda lo sguardo alienato e
straniante del miglior Wes Anderson quando si
cimenta con le storie di ordinaria follia di teneri disadattati,
personaggi che vivono al limite tra genio e follia e che rischiano
di restare schiacciati dallo scontro col mondo esterno.
Ed è quello che capita a Frank
stesso, interpretato da un sorprendente Michael Fassbender che si cala
con delicatezza e determinazione nei panni di una improbabile rock
star suo malgrado, che riesce a gestire sempre meno- e sempre
peggio- i problemi psichici che lo affliggono man mano che aumenta
la sua popolarità. Per questo Frank
affronta, inoltre, con occhio disincantato e irresistibilmente
umoristico, un problema serio come l’instabilità mentale
dimostrando come anche dietro una commedia, tra gags e dialoghi
surreali, ci sia la volontà di riflettere su temi importanti,
oppure di lanciare nuovi sguardi su tematiche delicate.
Ecco un nuovo bellissimo poster di
Frank (in esclusiva per Empire
Magazine), il film che vede protagonista Michael Fassbender del quale però
non vediamo mai la testa, perchè nascosta in un grande guscio di
cartapesta! Ecco il bel poster:Frank
è diretto da Lenny Abrahamson, e vede nel
cast Michael Fassbender,Maggie Gyllenhaal
e Domhnall Gleeson.
La pellicola racconta di
una band musicale con leader il testone Frank, che è
anche un cervellone che ha inventato un nuovo sistema musicale,
nuovi strumenti naturali e ha ideato un regime fisico rigido per
mantenere in forma i suoi musicisti. Purtroppo è anche un po’
troppo severo e spesso va fuori di testa e l’unico modo per
fermarlo è gridargli contro la parola cincillà.
Non avrà avuto la stessa risonanza
del trailer di Guardiani della Galassia Vol.
2, ma le dichiarazioni di Frank
Miller al Comic-con Experience in Brasile
sono state altrettanto interessanti.
Durante il panel a lui dedicato,
Miller ha rivelato l’intenzione di lavorare a un
progetto DC Comics ambientato durante la
Seconda Guerra Mondiale. “Ho la fissazione per la Seconda
Guerra Mondiale e sto parlando con la DC per realizzare un progetto
con gli eroi a quel tempo.”
Dopo un periodo in cui Frank
Miller ha lavorato in proprio, la sua relazione con la DC
adesso è più forte che mai. Nel 2016 è tornato a lavorare con il
Cavaliere Oscuro, insieme a Brian Azzarello, Andy
Kubert e Klaus Janson per Dark
Knight III: The
Master Race, e da allora ha reso palese l’intenzione
non solo di continuare con Batman, ma di occuparsi
anche di altri personaggi DC.
Frank Miller vuole
portare Superman in un campo di sterminio
Sempre di quest’anno è la
dichiarazione che Frank Miller avrebbe voluto
esplorare le radici giudaiche di Superman, un’eredità
che l’Uomo d’Acciaio ha grazie alla religione
del suo stesso creatore. “Ha una storia nella Seconda Guerra
Mondiale – ha detto Miller – e mi piacerebbe rimetterlo
lì. Superman ha bisogno di confrontarsi con le sue origini
giudaiche, e mi piacerebbe scriverne. Mi piacerebbe vederlo
confrontarsi con i campi di sterminio.”
Che ne pensate? Il progetto sembra
feroce e ben delineato, che possa trovare spazio nelle fumetterie e
poi anche al cinema?
“Ci sarà sempre bisogno di
banditi e fuorilegge, altrimenti non ci sarebbe spazio per Superman, Batman o Marv.”
A parlare è la leggenda Frank Miller, che oggi è
arrivato a Roma, insieme a Robert Rodriguez, per
presentare la loro ultima incursione nella città del peccato.
Arriverà il prossimo 2 ottobre al cinema Sin City Una
Donna per Cui Uccidere, ed ecco cosa hanno raccontato
i due registi.
Robert Rodriguez sulle sfide
tecniche del progetto:“I tecnici del primo film non
avevano familiarità con il green screen e si sono dovuti fidare di
me. Questa seconda volta sono stati tutti a loro agio, perchè con
gli anni la tecnica si è diffusa. Questo ha reso le cose più
semplici. L’innovazione maggiore in questo caso è stato il 3D. I
disegni di Frank con questo 3D prendono vita in maniera molto più
efficace e ci è servito per fare un balzo in avanti
ulteriore.”
Frank Miller sull’approccio
tecnico e sui riferimenti cinematografici dei suoi
personaggi:“Il merito di questo film è di Robert. Ho
capito con il tempo che con questa tecnologialadomanda da fare non
era più ‘possiamo fare questa cosa’ ma ‘come la facciamo’, perchè
so che alla fine lui riesce a fare tutto. I riferimenti
cinematografici nei miei fumetti vengono da diverse fonti. Per
quanto riguarda il personaggio di Eva
Green per esempio, io volevo che lei diventasse la
quint’essenza della famme fatale. E quando l’abbiamo incontrata
abbiamo capito che ci avrebbe messo tutto, e infatti come avete
potuto vedere è riuscita a creare un personaggio al tempo stesso
terrificante, sexy e anche molto tragico. Per costruire i
personaggi comincio in genere con lo scrivere una frase sul muro.
Nel caso di Marv avevo scritto ‘Conan con un trench’, volevo
realizzare un personaggio che mi superasse, e creare una sorta di
barbaro che però vive in un contesto urbano.”
Rodriguez sulla
sostituzione nel cast di Clive
Owen con Josh
Brolin:“Clive Owen era disponibile solo sei mesi
dopo, e così abbiamo pensato che potevamo aspettare, perchè nel
mondo di Sin City tutto è possibile. Durante le riprese abbiamo
visto come lavorava bene Josh Brolin e ci siamo detti ‘proviamo a
farla per vedere come va con lui, se poi non va bene aspettiamo
Clive’. Poi come avete visto anche voi, Josh è stato perfetto e
abbiamo deciso di tenerlo.”
Miller in difesa degli
attori:“Gli attori amano lavorare e quelli bravi sono
sempre impegnati. Siamo però riusciti ad avere il cast che
volevamo, sono tutti meravigliosi. Sono sempre stato molto ispirato
da loro, anche perchè in questo secondo film, approfondendo i
personaggi, ci siamo affezionati anche a loro. E volevo sfatare un
mito sugli attori: molti dicono che non sia vero, in realtà sono
grandi lavoratori che contribuiscono al successo del film e sono
una parte importante per quello che è il risultato del
film.”
Sulle scene di nudo nel
film, Rodriguez:“Abbiamo inserito molte scene di nudo
perchè volevamo essere fedeli al fumetto di Miller. All’inizio
abbiamo capito che sarebbe stato un po’ difficile
cinematograficamente, ma se vedete i disegni vi rendete conto che
sono molto eleganti. E agli attori l’abbiamo spiegato mostrando i
disegni, non la sceneggiatura. Così hanno capito che i nudi erano
funzionali alla storia.”Miller: “Mi
sorprende la domanda, non stiamo tenendo una conferenza in Ohio ma
a Roma in Italia, che c’è di male nel vedere tante belle donne
nude. Non mi aspettavo una domanda del genere a Roma.”
Rodriguez sul valore del
3D:“In questo film il 3D aiuta tantissimo. L’universo
di Miller è astratto e le immagini sono essenziali. Il 3D ti aiuta
a concentrare l’attenzione sugli elementi fondamentali che Miller
voleva che avessero risalto.”
Dopo il trionfale evento di domenica
14 settembre a Roma, Frank Miller e Robert
Rodriguez hanno presentato il loro ultimo
film, Sin City Una Donna per Cui Uccidere,
alla stampa romana. Ovviamente l’occasione è stata buona per
chiedere al Maestro Miller del suo rapporto con Alan
Moore e soprattutto per avere un suo parere sul nuovo
progetto cinematografico che coinvolge Batman, Batman v Superman Dawnof
Justice. Sentite cosa ha risposto:
Sulla relazione con Alan
Moore: “Io e Alan siamo amici e siamo rimasti amici da
molti anni, ma non riusciamo a essere d’accordo su niente. Quindi
lui continua a pensarla come vuole, e io continuo a dire quello che
dico.”
Su Batman v Superman Dawn of Justice:
“Io non l’ho visto, non voglio vederlo. Possono fare quello che
vogliono con Batman, io non ne faccio parte.”
Ricordiamo come Batman v Superman: Dawn
of Justice, Zack
Snyder è stato scritto daChrisTerrio, da un soggetto
diDavid
S.Goyer. Nel film saranno presentiHenryCavill nel ruolo
diSuperman/ClarkKente BenAfflecknei panni di
Batman/Bruce
Wayne. Nel cast ci saranno
anche: AmyAdams, LaurenceFishburne, Diane
Lane, JesseEisenberg, Ray
Fisher, Jason MomoaeGalGadot.Batman v Superman: Dawn
of Justice arriverànelle
sale di tutto il mondo il 6
maggio 2016.
Il lavoro di Frank
Miller nel mondo dei fumetti è stato fondamentale nella
storia di questo mezzo di espressione artistica e quindi sembra
normale conferire al grande autore autorità anche in merito ai
cinecomic.
Durante una conversazione
con Deadline, Miller
ha avuto parole di grande lode per il Wonder Woman
di Patty Jenkins, che ha paragonato al
Superman di
Richard Donner: “Questo è il miglior momento
che abbiamo mai avuto per i cinecomics. Intendo, abbiamo avuto il magnifico
sprazzo di sole del Superman con Christopher Reeves. Quello è stato
solo un raggio di sole. Abbiamo avuto alti e bassi negli anni. Ora
guardate che abbiamo, Wonder Woman è come il gioiello della
corona.”
Frank Miller su un
progetto DC ambientato durante
la Seconda Guerra Mondiale
Frank Miller
continua, elogiando il cast del film: “Questo film è riuscito a
fare tutto bene. L’attrice israeliana Gal
Gadot, non solo è bella in modo spettacolare ma è anche eroica
e con quel costume è magnifica. Avere Chris
Pine, il ragazzo che ha interpretato il Capitano Kirk, a
interpretare Steve Trevor… è stato impeccabile… hanno costruito un
film d’azione con il senso dell’avventura e della mitologia. Le
parti nel regno delle Amazzoni sono mozzafiato. La madre,
interpretata da Connie Nielsen, è stata semplicemente
magnifica.”
Le stesse lodi sono state offerte a
Spider-Man Homecoming, in cui Frank
Miller ha mostrato di apprezzare non solo la performance
di Tom
Holland, ma anche la colonna sonora: “Mi sono
sentito come un bambino guardando Spider-Man. Hanno fatto un ottimo
lavoro nella scelta dell’attore, non trovate? E poi questo era
molto più divertente, con una musica adeguata.”
Le dichiarazioni provenienti da
Miller sono abbastanza sorprendenti, considerato
il suo approccio severo a questo tipo di trasposizione
cinematografica.
Dopo il trionfale evento di domenica
14 settembre a Roma, Frank Miller e Robert
Rodriguez hanno presentato il loro ultimo film,
Sin City Una Donna per Cui Uccidere, alla
stampa romana. Oltre a parlare del film, i due hanno risposto anche
a domande relative al mondo dei fumetti al cinema e, nel caso di
Miller, al suo lavoro di vero e proprio Maestro del fumetto
mondiale.
Robert Rodriguez
sul cameo che lui e Miller hanno nel film: “Il personaggio di
Jessica da sceneggiatura guardava un vecchio film e così abbiamo
detto ‘quando avremo tempo’. Volevamo girare qualcosa, ma non
avevamo tempo e non avevamo scelto nessun attore. Così l’abbiamo
fatto l’ultimo giorno alle 5 di mattina, e l’abbiamo fatto noi. Ci
sono anche altre scene ma penso che le inseriremo nella versione
Home Video.”
Robert Rodriguez
sul rifare un film con protagonista
Daredevil: “A dire il vero non ci ho
mai pensato”
Miller sui film tratti da cinecomics: “Ho imparato tantissimo su questo
set e ho capito che se si vuole fare un buon film tratto dai
fumetti bisogna possedere e controllare il materiale di
partenza…Bisognerebbe avere il controllo di tutto, ma la vita è
troppo breve per preoccuparsene.”“Se volete vedere
uno dei miei film su una eroina, io farei qualcosa su Martha
Washington, ma non su Elektra, lei non è mia … non ho il controllo
di questi personaggi, ho imparato che c’è una lunga fila d’attesa
di cani che sono pronti a sbranare fino all’ultimo pezzetto. Loro
continuano a fare ciò che vogliono, e io scriverò quello che mi
pare.”
Miller sulle critiche al suo
Holy Terror: “Nel 2001 circa 3000 dei miei
concittadini sono stati assassinati in maniera brutale, quello che
ho scritto e disegnato è stata una mia reazione a ciò che era
successo. Sono fiero di quello che ho fatto, non mi devo scusare
con nessuno e non mi aspetto scuse.”
Miller sul suo rapporto con
Will Eisner e sulla loro visione dei fumetti:
“Quando ho disegnato le storie di Sin City non dovevano essere
riproducibili sul grande schermo. Poi ho incontrato Robert che ha
inventato una nuova forma di cinema e come avete potuto vedere ha
cambiato le cose. Per quanto riguarda Eisner, siamo stati amici per
25 anni, passavamo tanto tempo insieme.Discutevamo sempre dei
fumetti, lui li vedeva come una forma letteraria più pertinente con
il teatro, mentreper me se ne poteva fare anche cinema. Abbiamo
avuto un rapproto molto intenso, passavamo serate a discutere su
qualsiasi cosa, anche su una cornice per un disegno o sul tipo di
matita da usare. Veramente abbiamo discusso su qualsiasi cosa
proprio perchè ci volevamo molto bene e ci rispettavamo. Abbiamo
avuto questo rapporto burrascoso ma molto molto intenso.”
Sin City
Una donna per cui uccidere intreccia insieme due delle classiche storie
di Frank
Miller con nuovi racconti in cui
si incrociano nella città alcuni dei suoi più ripugnanti abitanti.
In Sin City: Una donna per cui
uccidere vediamo Dwight
(Brolin)
che si fa incastrare dall’unica donna che abbia mai amato, Ava Lord
(Green). Cronologicamente questa
storia ha luogo prima di “Un’abbuffata di morte” (The Big Fat Kill)
e spiega come è possibile che Dwight (interpretato
da Clive
Owen) arriverà in questa nuova
pellicola ad avere invece un volto totalmente differente con le
fattezze di un altro attore, Josh
Brolin.
Dopo il trionfale evento di
domenica 14 settembre a Roma, Frank
Miller e Robert
Rodriguez hanno presentato il loro ultimo
film, Sin City Una Donna per Cui
Uccidere, alla stampa romana. Oltre a parlare del
film, i due hanno risposto anche a domande relative al mondo dei
fumetti al cinema e, nel caso di Miller, al suo lavoro di vero e
proprio Maestro del fumetto mondiale.
Robert
Rodriguez sul cameo che lui e Miller hanno nel
film: “Il personaggio di Jessica da sceneggiatura guardava
un vecchio film e così abbiamo detto ‘quando avremo tempo’.
Volevamo girare qualcosa, ma non avevamo tempo e non avevamo scelto
nessun attore. Così l’abbiamo fatto l’ultimo giorno alle 5 di
mattina, e l’abbiamo fatto noi. Ci sono anche altre scene ma penso
che le inseriremo nella versione Home Video.”
Robert
Rodriguez sul rifare un film con
protagonista Daredevil: “A
dire il vero non ci ho mai pensato”
Miller sui film tratti da cinecomics: “Ho imparato tantissimo su
questo set e ho capito che se si vuole fare un buon film tratto dai
fumetti bisogna possedere e controllare il materiale di
partenza…Bisognerebbe avere il controllo di tutto, ma la vita è
troppo breve per preoccuparsene.”“Se volete
vedere uno dei miei film su una eroina, io farei qualcosa su Martha
Washington, ma non su Elektra, lei non è mia … non ho il controllo
di questi personaggi, ho imparato che c’è una lunga fila d’attesa
di cani che sono pronti a sbranare fino all’ultimo pezzetto. Loro
continuano a fare ciò che vogliono, e io scriverò quello che mi
pare.”
Miller sulle critiche al
suo Holy Terror: “Nel 2001 circa 3000 dei
miei concittadini sono stati assassinati in maniera brutale, quello
che ho scritto e disegnato è stata una mia reazione a ciò che era
successo. Sono fiero di quello che ho fatto, non mi devo scusare
con nessuno e non mi aspetto scuse.”
La DC Entertainment
ha annunciato che Frank Miller tornerà a scrivere
per concludere la saga a fumetti The Dark Knight
con il prossimo The Dark Knight III:
The
Master Race. Questo volume seguirà il
classico del 1986 The Dark Knight Returns e il
Batman The Dark Knight. Frank Miller
lavorerà al fianco dello scrittore Brian
Azzarello.
Lo stesso Miller ha
così commentato: “Batman rimane il mio eroe preferito dei
fumetti, e un sequel di Dark Knight sta per essere sviluppato, far
emodel nostro meglio”.
“Siamo entusiasti di vedere
Frank far ritorno a casa per scrivere una nuova storia
di Batman” dicono Dan Didio e Jim Lee,
co-editori di DC Entertainment “La storia che lui e Brian hanno
messo insieme è una conclusione stupefacente e trionfante per la
saga che ha influenzato tante generazioni e autori allo stesso
tempo.”
Uno dei più grandi,
sceneggiatori o disegnatori che dir si voglia, Frank
Miller è sicuramente nella top 5 di tutti i tempi. Questo
il succo del documentario su di lui presentato nella
Selezione Ufficiale della Festa del Cinema di Roma e diretto da
Silenn Thomas, da tempo Amministratrice Delegata
della Frank Miller Inc. e tra i produttori delle
incursioni cinematografiche dello storyteller statunitense.
La scelta di darsi alla
regia nasce dall’urgenza di colmare una lacuna incomprensibile,
quella della mancanza di un documentario sul soggetto in questione,
seguito e raccontato dai suoi inizi – e anche prima – fino al
giorno d’oggi.
Frank Miller – American Genius,
un’agiografia
Un’agiografia a tutti gli
effetti – soprattutto considerando l’assenza di alcuni protagonisti
della sua vita e di parentesi più controverse (come la causa
intentata dall’ex produttore di Sin City) – che però assolve
perfettamente al suo compito e ci restituisce un’immagine ad almeno
350° di Miller attraverso un montaggio tematico di suoi interventi
e apparizioni pubbliche, oltre che una serie di interessanti
interventi dei suoi più preziosi collaboratori e maestri, da
Stan Lee, Neal Adams, Bill Sienkiewicz, Klaus
Janson, a Robert Rodriguez,
Jessica Alba,
Rosario Dawson, Milo Manara e Tanino
Liberatore, solo per fare i nomi più importanti.
Nelle loro testimonianze
del giovane Frank, anarchico e insofferente di ogni limite, più che
nei ricordi dello stesso o nella raccolta documentale la vera forza
dell’operazione. Che si stacca dalla cronaca celebrativa
soprattutto nella prima parte, offrendo una versione del mito alla
quale siamo meno abituati e che ce lo rende più umano e
interessante. I destinatari di un documentario del genere,
d’altronde, sono sicuramente in buona parte già degli entusiasti
follower del nostro eroe, di lunga data o di recente acquisizione è
facile che siano a conoscenza delle incredibili tappe di una
carriera che dai primi fallimenti lo ha portato agli emozionanti
exploit di Daredevil e Elektra
facendone esplodere il genio.
Un samurai senza padrone
Chi più, chi meno, tutti
sappiamo del suo Dark Knight e di 300, dei
difficili esordi cinematografici con Robocop 2 e della rivincita che costituì
Sin City o del flop dell’amato The
Spirit, ma sono snodi fondamentali e imprescindibili di un
autore che per sua stessa ammissione ha sempre pensato a se stesso
come a uno dei Ronin della serie pubblicata dalla
DC tra il 1983 e il 1984. Un samurai senza padrone, come dicevamo,
che sembra divertirsi a presentarsi ora come disegnatore, ora come
sceneggiatore, e a far finta di risentirsi della confusione
altrui.
Si mescolano anime
diverse nelle quasi due ore di biografia, molto probabilmente per
il fatto di averci lavorato in un momento nel quale Miller stava
riprendendosi da uno dei suoi momenti più duri, da un ‘down’ che
gli aveva fatto rischiare di morire. Un bene, valutandolo a
posteriori: narrativamente e umanamente, visto che traspare in
tutta la seconda parte del film l’attuale desiderio di rifarsi del
tempo perduto, di viaggiare, incontrare fan e amici, di lavorare a
nuovi progetti o espandere ulteriormente la sua aura.
I miti di Frank Miller
La passione per
Calvin & Hobbes e l’omaggio all’immenso
Quino, l’esempio dei SUOI miti Johnny
Cash e Bob Dylan, l’amicizia con il
nostro Milo Manara, la speranza legata a Xerxes e
la delusione Holy Terror, il ripensamento sul suo
essere più politico, l’incontro con Alan Moore e i
suoi Watchmen sono i picchi di un
Iceberg che svela un personaggio capace di leggere
i tempi e il mestiere altrettanto bene del suo pubblico e dei suoi
desideri più inconfessati. Ma resta difficile riassumere le tante
informazioni raccolte – e faticosamente fin troppo ordinate – dalla
Thomas, meglio forse sintetizzare ulteriormente l’insegnamento
definitivo che Frank Miller affida allo schermo,
attraverso le parole dell’amico e mentore Neal
Adams: “Let Him Go“. Un invito alla libertà che
potremmo leggere in ogni sua tavola, in ogni suo disegno, anche in
quelli rimasti nascosti nell’incredibile archivio della DC… al
quale speriamo che qualcuno dedichi presto un altro
documentario.