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1981 Indagine a New York: trailer italiano con Jessica Chastain e Oscar Isaac

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Arriva finalmente nei cinema italiani A Most Violent Year, l’ultimo film di J.C. Chandor con protagonisti Jessica Chastain e Oscar Isaac. L’appuntamento è per il 4 febbraio, il film uscirà con il titolo 1981 Indagine a New York.

Ecco il trailer ufficiale italiano del film:

1981: Indagine a New York è un feroce dramma criminale ambientato a New York City nell’inverno del 1981, statisticamente considerato l’anno più pericoloso nella storia della città. Scritto e diretto dall’acclamato J.C. Chandor e interpretato da Oscar Isaac (A Proposito Di Davis) e Jessica Chastain (Zero Dark Thirty), questa appassionante vicenda si sviluppa in un labirinto di corruzione che vede coinvolti industriali e politici rampanti e che infesta le strade di una città in declino. Il terzo lungometraggio di J.C. Chandor ci parla della risoluta ascesa di un immigrato in una società moralmente corrotta, dove rivalità che covano da tempo e aggressioni gratuite minacciano il suo lavoro, la sua famiglia e, soprattutto, la sua incrollabile fede nella rettitudine del suo percorso esistenziale. Con 1981: Indagine a New York, Chandor intraprende coraggiosamente una nuova strada, verso il luogo in cui le migliori intenzioni cedono il passo al puro istinto, il luogo in cui finiamo per essere più vulnerabili nel compromettere ciò che sappiamo essere giusto.

1981 Indagine a New York: recensione del film

1981 Indagine a New York: recensione del film

Il 1981 è stato per New York uno degli anni più violenti della sua intera storia, a causa di una criminalità aggressiva e senza controllo; del resto grazie al cinema di Martin Scorsese, Brian DePalma e Francis Ford Coppola conosciamo bene quali atmosfere cupe dominassero la grande Mela dell’epoca. J.C. Chandor, il talentuoso regista del pluripremiato thriller finanziario Margin Call, scrive e dirige il suo personalissimo ‘gangster movie’ 1981 Indagine a New York omaggiando – com’era giusto e prevedibile – il filone, ma senza restare incastrato nelle dinamiche canoniche.

In 1981 Indagine a New York Abel Morales è un imprenditore immigrato con grandi ambizioni, guadagna soldi onesti con un’impresa di carburanti e sogna di espandersi. Accanto a lui una donna statuaria, moglie e partner in affari, che gestisce gli aspetti contabili della società. Nonostante la benevolenza delle banche, la Standard Heating Oil ha ben altro scoglio da affrontare per la sua sopravvivenza: l’accanimento della malavita, che dirotta autobotti e picchia selvaggiamente gli autisti sempre più frequentemente.

1981 Indagine a New York

Sebbene le poche righe di sinossi facciano pensare ad un action movie in piena regola, siamo lontani anni luce. Il regista e sceneggiatore nato a Morristown, in New Jersey, scava nell’intimo dei suoi personaggi per raccontare un dramma universale che non risparmia nessun grado della nostra società, sia passata che attuale. Un dramma nel quale comandano i soprusi e i falsi sogni di gloria, un dramma che permette la sopravvivenza soltanto a chi ha un piano di riserva pronto a scattare in qualsiasi momento. L’inverno rigido che scorre sullo schermo, senza fine, ne è la perfetta metafora, baciato da un sole sempre tiepido, pallido.

Una sceneggiatura di assoluta classe, ricca di sottotesto, momenti e dialoghi di qualità, serve da base per un comparto tecnico autoriale privo di sbavature. La messa in scena non ha paura di prendersi i suoi tempi, raccontando anche i dettagli e creando più volte terreno fertile per una pulsante tensione. Tutto è fotografato dallo sguardo di Bradford Young, che va oltre il dirigere la luce: muove l’oscurità.

1981 Indagine a New York

Sono le ombre e gli angoli bui che dominano la scena, che si spostano con autorità fra le lampade e i raggi del sole, raccontando anche visivamente i peccati della società. Ultime voci della lista, poiché il meglio arriva sempre alla fine, i protagonisti. Oscar Isaac e Jessica Chastain, di una bellezza immensa, si confermano interpreti versatili e cangianti, nel loro essere perennemente ambigui e nel loro passare con naturalezza dalla prepotenza all’insicurezza, dalla lucidità alla debolezza, completandosi a vicenda nel corso della storia.

1981 indagine a New York è un’opera decisamente matura, confezionata allo stato dell’arte e destinata ad un pubblico disposto ad ascoltare, pronto ad entrare in sala lasciando fuori pregiudizi e aspettative.

1975: Occhi bianchi sul pianeta terra, tutto quello che c’è da sapere sul film

Nel panorama della New Hollywood, che a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta si caratterizzò per un significativo rinnovamento tematico e stilistico, sono numerosi i film che hanno avuto modo di portare al cinema storie segnate da profondi elementi distopici. Argomenti che un tempo non avrebbero trovato spazio nelle produzioni di Hollywood divenivano ora il mezzo attraverso cui riflettere sui cambiamenti della società e le sue possibili derive. Si raccontava dunque del futuro per parlare dell’oggi e pochi film ci sono riusciti in modo tanto memorabile quanto 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra, diretto nel 1971 da Boris Sagal.

Similmente ad un altro noto film distopico di quegli anni quale 2022: I sopravvissuti, questo titolo di fantascienza offre molteplici chiavi di lettura, a partire naturalmente dalla pericolosità della guerra e del probabile sterminio (o mutazione) della specie umana. Come notato da diversi critici nel corso del tempo, però, 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra sembra far riferimento anche all’innata paura del nemico presente poco oltre il mondo conosciuto. Il protagonista, che si presenta come l’ultimo baluardo della civiltà, si trova infatti a scontrarsi con antagonisti che sembrano incarnare le principali paure della società dell’epoca. In ultimo, si ritrova nel film anche un forte accenno a quella controcultura hippie che tanto spopolava in quegli anni.

1975: Occhi bianchi sul pianeta terra è dunque non solo un film che offre intrattenimento ed emozioni forti agli appassionati del genere, ma anche un’opera profondamente figlia del suo tempo che utilizza il genere per raccontare di quanto avveniva negli Stati Uniti di quegli anni, caratterizzati dalla guerra in Vietnam, dai movimenti per i diritti del popolo afroamericano, dagli orrori commessi dalla famiglia Manson e da numerosi altri sconvolgimenti che stavano rapidamente sgretolando l’immagine di una nazione compatta e immacolata. Anche a distanza di decenni, inoltre, il film di Sagal riesce ad essere attuale, avendo anticipato una serie di tendenze e comportamenti umani oggi sempre più diffusi.

1975: Occhi bianchi sul pianeta terra: la trama e il cast del film

Ma di cosa parla dunque 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra? Il film, come facilmente immaginabile, si svolge nell’anno 1975, quando una guerra batteriologica ha portato al diffondersi di un pericoloso virus che ha trasformato la specie umana in mostruosi mutanti che, in quanto fotofobici, escono allo scoperto solo di notte. Il loro scopo è quello di distruggere qualunque retaggio dell’era tecnologica, responsabile di quanto avvenuto. In una Los Angeles abbandonata e malridotta, si muove anche Robert Neville, ex medico militare nonché apparentemente l’unico umano sopravvissuto a questo olocausto batteriologico. Egli, nel tentativo di sopravvivere a questo ambiente, ricerca un antidoto per  tentare di salvare ciò che resta dell’umanità.

Ad interpretare Robert Neville vi è l’attore Charlton Heston, già celebre per i film Ben-Hur e Il pianeta delle scimmie. Il premio Oscar accettò subito il ruolo, essendo rimasto particolarmente colpito dalla storia narrata. Accanto a lui si ritrovano anche Anthony Zerbe nel ruolo di Matthias, il leader dei mutanti, e l’attrice Rosalind Cash nei panni della superstite Lisa. La Cash, qui al suo primo ruolo di rilievo, venne ingaggiata per il film per via della crescente popolarità del movimento Black Power. Quello tra lei e il protagonista, inoltre, è considerato il primo bacio interraziale mai apparso sul grande schermo. Un momento che generò non poca agitazione nella Cash, intimorita dallo status di celebrità di Heston.

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1975: Occhi bianchi sul pianeta terra: dal libro al remake Io sono leggenda

La storia di 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra è tratta dal romanzo di Richard Matheson dal titolo Io sono leggenda, pubblicato nel 1954. Celebre scrittore di titoli come Al di là dei sogni, Duel e Real Steel, da cui poi sono stati tratti anche gli omonimo libri, Matheson aveva già visto questo suo celebre romanzo venire adattato per il cinema con il film L’ultimo uomo della Terra, del 1964. La nuova trasposizione con Heston protagonista, però, differisce in molteplici modi da quanto lui scritto. Il cambiamento più importante è probabilmente quello relativo alla quasi totale estinzione dell’umanità. Se nel film questa avviene per via di una guerra batteriologica tra Cina e Stati Uniti, nel romanzo è invece la conseguenza di un virus diffuso da pipistrelli e mosche.

Da questa modifica si evince ulteriormente quanto agli autori del film interessasse proporre una storia che in modo più esplicito parlasse di questioni presenti nell’attualità di quel tempo, tra cui la guerra. Dal romanzo di Matheson è poi stato tratto anche un’ulteriore adattamento, quello del 2007 dal titolo Io sono leggenda. La differenza tra 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra e la nuova trasposizione, però, sta nel fatto che nel film con protagonista Will Smith viene ad essere ridimensionata se non del tutto eliminata la componente politica. Si tratta dunque di un titolo che, pur restando più fedele al romanzo di Matheson, si dimostra meno incisivo a livello contenutistico, offrendo più che altro un intrattenimento coerente con i suoi tempi.

1975: Occhi bianchi sul pianeta terra: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Chili Cinema, Apple iTunes, Rai Play e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 7 gennaio alle ore 22:55 sul canale Rai Movie.

Fonte: IMDb

1945 di Ferenc Török al cinema dal 3 Maggio 2018

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1945 di Ferenc Török al cinema dal 3 Maggio 2018

Esce nelle sale, il 3 maggio 2018, distribuito da Mariposa Cinematografica barz and hippo, il lungometraggio ungherese “1945”, diretto da Ferenc Török (No Man’s Island; East Side Stories; Istanbul) e interpretato da Péter Rudolf, Bence Tasnádi, Tamás Szabó Kimmel e Dóra Sztarenki. Il film, presentato nella sezione Panorama della 67a edizione del Festival di Berlino e tratto dal racconto “Homecoming” dello scrittore ungherese Gábor T. Szántó, ha vinto numerosi premi nei festival di tutto il mondo. Tra questi, il Premio Avner Shalev Yad Vashem come Miglior rappresentazione artistica dell’Olocausto al Jerusalem Film Festival 2017, il Premio per il Miglior soggetto al Miami Jewish Film Festival, il Premio per il Miglior regista al Berlin Jewish Film Festival, il Premio dei Critici e quello del Pubblico al San Francisco Jewish Film Festival, ma anche il Primo Premio della Critica Cinematografica Ungherese nel 2018. La distribuzione del film in Italia ha ricevuto il patrocinio del Consolato Generale di Ungheria in Milano.

Sinossi

In un afoso giorno di agosto del 1945, mentre gli abitanti di un villaggio ungherese si preparano per il matrimonio del figlio del vicario, un treno lascia alla stazione due ebrei ortodossi, uno giovane e l’altro più anziano. Sotto lo sguardo vigile delle truppe sovietiche, i due scaricano dal convoglio due casse misteriose e si avviano verso il paese. Il precario equilibrio che la guerra appena terminata ha lasciato sembra ora minacciato dall’arrivo dei due ebrei. In tutta la comunità si diffondono rapidamente la paura e il sospetto che i tradimenti, le omissioni e i furti, commessi e sepolti durante gli anni di conflitto, possano tornare a galla.

Il film, i cui diritti sono da poco stati acquistati dalla statunitense HBO, sarà distribuito in tutti gli Stati Uniti a partire dai primi di aprile, dopo una prima uscita in città come New York, Los Angeles e Chicago.

1938-2018. Ottant’anni dalle leggi razziali in Italia: presentata la mostra a Cartoons on the Bay

Si è aperto con la mostra ‘1938-2018. Ottant’anni dalle leggi razziali in Italia’ il Cartoons on the Bay, edizione 2018, in corso a Torino, per il secondo anno consecutivo, dal 12 al 14 aprile. La mostra, realizzata in collaborazione con il festival di fumetto ARF! di Roma e curata da Marina Polla de Luca e Mauro Uzzeo, presenta opere originali e inedite di oltre 150 tra i più noti autori dell’animazione e del fumetto italiani.

“La mostra mette insieme i lavori di 155 autori che spesso sono delle vere e proprie opere d’arte – sottolinea Roberto Nepote, presidente di Rai Com – in un luogo come il Carcere Le Nuove che in modo impressionante si contestualizza con il tema della mostra che resterà aperta fino al giugno e dopo un giro per l’Italia – annuncia – andrà in una sede permanente a Roma. Sono temi che guardano al passato e che ci portano a riflettere sul nostro futuro”. Segue Roberto Genovesi, direttore artistico di Cartoons on the Bay: “Tutta la Rai ha lavorato insieme a noi per questa che dimostra come il fumetto non sia un linguaggio residuale ma uno strumento efficace per raccontare tempi difficili e complessi come questo”.

leggi razziali mostraA chiusura della presentazione, interviene Mauro Uzzeo, curatore della mostra e uno dei fondatori di ARF!: “Quando, quasi cinque anni fa, è nato l’ARF! Festival, il nostro obiettivo era tanto semplice quanto ambizioso: portare il Fumetto e i suoi autori al centro dell’attenzione, anche e soprattutto in quegli ambiti che sembravano preclusi a questo medium straordinario. Musei, metropolitane, catene librarie, la stampa nazionale e le reti televisive, hanno risposto con entusiasmo al nostro richiamo e quando Roberto Genovesi ci ha chiesto di collaborare con lui per contagiare di fumetto Cartoons on the bay, abbiamo capito che c’erano le possibilità per fare davvero qualcosa d’importante. Qualcosa per cui non bastasse una sola voce, e nemmeno due, per quanto dotate di grossi megafoni. Per quello che avevamo in mente serviva che un’intera scena si unisse e si riconoscesse nella volontà di gridare forte la propria distanza contro quelle che sono state le pagine più buie della nostra storia. Così è stato. Per la prima volta, quindi, oltre centosessanta autori di fumetto, dagli stili e dai percorsi più diversi, ma dalla riconosciuta professionalità, si sono uniti in una collettiva artistica senza precedenti, che non solo racconta e condanna le scellerate scelte di 80 anni fa, ma ci ricorda che ancora oggi non bisogna mai abbassare la guardia nei confronti di quei fascismi che tendono a trovare terreno fertile nelle menti di chi dimentica.”

E ci addentriamo nella mostra vera e propria, un’intera ala del Carcere adibita a sala d’esposizione. In ogni cella, ogni antro la gerarchia è abolita e illustratori e artisti di altissimo profilo sono esposti al fianco di giovani promesse del disegno italiano. Un colpo d’occhi potentissimo, nelle claustrofobiche cellette, mirato ad appiattire l’importanza di ogni singolo artista e a farne perdere l’identità, così come avveniva ai deportati a causa di quelle infami leggi, che quest’anno compiono ottant’anni. Un tempo abbastanza lungo da farci sentire “al sicuro” ma pericoloso, perché la memoria potrebbe abbandonarci.

È allora fondamentale la scelta di usare il fumetto, il colore (anche l’assenza dello stesso), qualche volta le vignette sferzanti, tutti linguaggi e forme che si rivolgono a un pubblico giovane, quello che deve imparare a conoscere proprio per non perdere la memoria.

E le soluzioni scelte dai selezionatori sono molteplici, dall’essenziale “gioco” di Davide De Cubellis, che con la sua successione di quattro vignette illumina il visitatore sull’immediatezza del processo di “epurazione della razza”, al suggestivo uso dell’iconografia aritmetica di Giacomo Bevilacqua, passando per la geniale attualizzazione di Massimo Carnevale e la potenza del rosso utilizzato da Carmine Di Giandomenico. Una mostra da vedere, da leggere, da capire, soprattutto da sentire nel luogo scelto per la sua esposizione, un carcere, un luogo di punizione, dolore, pentimento e solitudine.

La mostra, visitabile fino a giugno, sarà poi spostata a Roma, in un luogo da definire e, si spera, possa raggiungere anche diversi altri posti in tutta Italia.

Cartoons on the Bay

1923: le riprese della seconda stagione sono state ritardate a causa dello sciopero

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Secondo NBC Montana, la produzione della seconda stagione della serie tv 1923 di Paramount+ è stata “ritardata a tempo indeterminato”, a causa dello sciopero degli scrittori WGA in corso. Il manager del Civic Center Bill Melvin ha rivelato di essere stato informato del ritardo delle riprese poiché, secondo quanto riferito, la produzione sta pagando $ 75.000 al mese per girare al Civic Center fino alla fine dell’anno.

Ad oggi, la WGA non ha ancora raggiunto una risoluzione con gli studi e gli streamer dopo oltre un mese dall’inizio dello sciopero. Per questo motivo, sono state colpite numerose importanti produzioni televisive e cinematografiche, tra cui Stranger Things 5, Daredevil: Born Again, The Penguin, The Mandalorian e il prequel di Game of Thrones A Knight of the Seven Kingdoms: The Hedge Cavaliere.

Tutto quello che c’è da sapere su 1923

1923, la nuova attesissima serie ideata dal candidato all’Oscar Taylor Sheridan con protagonisti il candidato all’Oscar Harrison Ford e la vincitrice dell’Oscar Helen Mirren.  Lo show è lo spin-off di Yellowstone  e introduce una nuova generazione di Dutton guidata dal patriarca Jacob (Ford) e dalla matriarca Cara (Mirren). La serie esplora i primi anni del XX secolo, quando pandemie, siccità storiche e la fine del proibizionismo affliggono le montagne dell’Ovest e i Dutton che le chiamano casa.

La prima stagione di 1923 è interpretata anche da Brandon Sklenar, Darren Mann, Michelle Randolph, James Badge Dale, Marley Shelton, Brian Geraghty, Aminah Nieves, Jerome Flynn e Julia Schlaepfer. Prodotta da MTV Entertainment Studios, 101 Studios e Bosque Ranch Productions, la serie è prodotta dal co-creatore di “Yellowstone” Taylor Sheridan, David C. Glasser, John Linson, Art Linson, Ron Burkle, David Hutkin, Bob Yari e Ben Richardson. 1923 è l’ultima aggiunta al crescente programma di Sheridan su Paramount+, che comprende 1883, MAYOR OF KINGSTOWN, TULSA KING e le prossime serie BASS REEVES, LIONESS e LAND MAN.

1923: la storia vera dietro alla serie spin-off di Yellostone

1923: la storia vera dietro alla serie spin-off di Yellostone

La trama di Teonna Rainwater in 1923 presenta scene strazianti rese ancora più difficili da guardare dal fatto di essere basate su fatti reali. Le scene dello spin-off di Yellowstone descrivono gli abusi fisici ed emotivi all’interno di un collegio cattolico per giovani indigeni americani nel Montana. Teonna viene picchiata e brutalizzata per aver dimenticato piccoli dettagli delle lezioni, per aver parlato la sua lingua nativa e per qualsiasi scusa che suor Mary riesca a trovare per tentare di disumanizzarla. Teonna reagisce contro i suoi oppressori, suscitando reazioni ancora più violente da parte di coloro che gestivano quelle che all’epoca venivano chiamate scuole indiane.

Purtroppo, 1923 dipinge un quadro abbastanza accurato dal punto di vista storico di ciò che accadeva all’interno di questi collegi. Le terribili istituzioni viste in 1923 erano reali e furono fondate dai coloni occidentali proprio per tentare di assimilare con la forza le comunità indigene sfollate dall’espansione verso ovest dell’America. Gli abusi subiti da Teonna rendono 1923 la storia più cupa di Yellowstone, ambientata in un periodo in cui i casi di abuso nei collegi cattolici erano all’ordine del giorno negli Stati Uniti e in Canada. Le scene di 1923 che si concentrano su questo tema sono inquietanti, ma costituiscono una parte importante della storia complessiva.

La vera storia dei collegi cattolici per gli indigeni americani

1923 storia vera

Queste scuole costringevano brutalmente i bambini indigeni ad abbandonare le loro tradizioni e la loro cultura

Le scene e la narrazione della scuola cattolica del 1923 sono tragicamente basate su eventi reali accaduti in tutti gli Stati Uniti all’inizio del XX secolo. Il trattamento orribile riservato a Teonna da padre Renaud e suor Mary si basa sui resoconti storici dei cosiddetti “collegi per indiani d’America”, che hanno iniziato a diffondersi a metà del XIX secolo. Solo una di queste scuole fu fondata nel Montana: la Fort Shaw Indian School. Tuttavia, quasi 200 altre sorsero in quasi 30 stati americani a partire dal 1840, con una maggiore concentrazione in stati come l’Oklahoma, il Minnesota e il South Dakota.

Come si vede in 1923, l’obiettivo delle cosiddette “scuole indiane” era quello di tentare di assimilare i giovani indigeni alla cultura occidentale bianca cancellando la loro lingua e identità culturale, battezzandoli al cristianesimo e sostituendo i loro nomi tribali. Questo ha aperto la strada al trattamento disumano dei bambini indigeni americani di diverse generazioni. Come spiegato dall’attrice che interpreta suor Mary, Jennifer Ehle, nella sua intervista a Screen Rant del 1923:

“Suor Mary è una persona che crede, come credevano effettivamente le persone che gestivano queste scuole residenziali, che fosse necessario ‘uccidere l’indiano per salvare l’uomo’. Bisognava forzare l’assimilazione, bisognava rimuovere ogni identità culturale da questi bambini che erano stati strappati con la forza alle loro famiglie e vivevano in isolamento”.

Sebbene la maggior parte di questi collegi siano stati chiusi o profondamente riformati dalla fine del XX secolo, la cultura dell’abuso promossa da queste istituzioni ha lasciato cicatrici indelebili nella storia delle nazioni indigene americane. Sebbene le scene di abuso in 1923 siano sconvolgenti, Aminah Nieves (che interpreta Teonna in 1923) afferma che è una storia che deve essere affrontata:

“Sì, è difficile. Ma essendo indigeni, è nostro dovere raccontare le nostre storie e raccontarle nel modo più forte, rapido e potente possibile. È ciò in cui siamo nati e siamo narratori fin dall’inizio. Capisci cosa intendo? Continuare a raccontare la nostra storia nel modo più onesto possibile è molto importante”.

1923 è basato su una storia vera?

Sebbene le scene degli abusi subiti da Teonna siano inquietanti e tra i momenti più memorabili della serie, 1923 racconta principalmente di come i Dutton hanno portato avanti il ranch Dutton attraverso il periodo più difficile e duro del Montana. Sebbene i personaggi e i dettagli delle loro storie siano completamente inventati, l’ambientazione prende molto in prestito dalla vera storia americana.

Oltre a descrivere gli abusi subiti dai bambini indigeni come Teonna da parte di suore e preti nelle scene ambientate nelle scuole indiane del 1923, la serie mostra anche in modo piuttosto accurato la crescita dell’allevamento nel Montana durante la Grande Depressione e l’era del proibizionismo, e persino gli effetti della Grande Guerra. Ambientata in un periodo in cui il governo federale finanziava apertamente collegi per cancellare intere culture indigene, la seconda stagione di 1923 è destinata a diventare ancora più cupa, poiché il prequel approfondisce ulteriormente la storia americana degli anni ’20.

Perché il contesto delle scuole indiane del 1923 contestualizza Yellowstone

Le crudeli istituzioni conosciute come scuole indiane nel 1923 non sono solo un aspetto inquietante della serie, ma anche un importante elemento contestuale per la serie originale Yellowstone. Fin dal primo episodio di Yellowstone, Thomas Rainwater è stato uno dei principali antagonisti di John Dutton. Vuole il ranch di Yellowstone e non esita a mostrare il suo disprezzo per tutti i bianchi che lottano per la terra che lui sostiene appartenga al suo popolo.

Dato che John Dutton è il protagonista, è facile vedere Thomas come un cattivo all’inizio della serie, ma alla fine è più vicino ad essere il vero eroe di Yellowstone. Le scene delle cosiddette scuole indiane nel 1923 mostrano che Taylor Sheridan e la serie sono consapevoli che la lotta di Thomas Rainwater contro i Dutton non è semplicemente una questione di terra. Si basa su generazioni di crudeltà, abusi e omicidi del suo popolo per mano dei bianchi, i cui discendenti ora si lamentano che altri cercano di prendere la loro terra.

Mentre il finale di Yellowstone vede i membri rimanenti della famiglia Dutton riuscire a preservare il loro ranch, la loro decisione di cedere la terra a Thomas Rainwater e alla riserva dà loro la vittoria finale della serie e li vede ottenere un po’ di giustizia per la lunga storia di abusi subiti.

Come Aminah Nieves e Jennifer Ehle spiegano le scene del collegio del 1923

Come ci si poteva aspettare, date le scene strazianti della cosiddetta scuola indiana nel 1923, girarle è stata un’esperienza intensa. Aminah Nieves e Jennifer Ehles hanno entrambe parlato del processo (tramite TV Insider), spiegando che la prima scena in cui suor Mary picchia Teonna in classe è stata girata il loro primo giorno. Data l’intensità della scena, il set era rispettoso e Nieves ha spiegato che c’erano dei confini ben definiti e che le due attrici “hanno gestito bene la situazione e si sono concesse spazio quando ne avevano bisogno”.

Le attrici hanno anche parlato delle prospettive dei loro personaggi durante i violenti scontri. Nieves ha spiegato che Teonna non provava piacere nel fare del male a Sister Mary, anche se era una punizione per la crudeltà della suora, dicendo che “non era un’azione che desiderava davvero compiere, ma era qualcosa che doveva fare per salvare se stessa e tutte le persone presenti nella stanza”.

Ehles ha spiegato invece che Sister Mary si considerava una protettrice a modo suo, poiché credeva sinceramente che quello fosse il modo migliore per aiutare quelle ragazze, anche se, come sottolinea l’attrice, questo era dovuto al fatto che Sister Mary era “piena di ignoranza e ferite”.

Nonostante la natura difficile delle scene, Nieves condivide l’orgoglio che prova nel poter portare queste storie a un pubblico più ampio e l’importanza di parlarne come parte della storia. Riconosce che è qualcosa che ha influenzato generazioni e continuerà a farlo, dicendo: “È qualcosa che vive con noi, che lo vogliamo o no. Vivrà con i nostri figli”.

Ha anche espresso il senso di responsabilità che ha provato nel portare alla luce una storia come questa, dicendo: “Farlo è nostro dovere ed è molto importante. Sono davvero onorata di essere qui, di raccontare le nostre storie”.

Teonna è imparentata con il capo Thomas Rainwater di Yellowstone?

Teonna potrebbe essere imparentata con il capo Thomas Rainwater di Yellowstone, che guida le tribù confederate di Broken Rock nella serie di punta di Taylor Sheridan. È interessante notare che, nonostante la posizione di autorità di Thomas, sia lui che Teonna sono entrambi vittime di gravi abusi nelle rispettive serie, anche se in modi diversi, il che riflette quanto poco sia cambiato il modo in cui il governo bianco tratta gli indigeni americani dal 1800.

Sebbene sia 1923 che Yellowstone dipingano i Duttons come eroi pionieri dell’America coloniale e contemporanea, la caratterizzazione degli indigeni americani in entrambe le serie chiarisce chi sono i veri cattivi nell’universo di Yellowstone. Mentre i fan di Yellowstone continuano a essere divisi riguardo alle posizioni politiche del creatore della serie Taylor Sheridan, non c’è dubbio che 1923 stia adattando la storia oscura dell’America con rispetto e accuratezza.

Inoltre, 1923 potrebbe preparare il terreno per Teonna affinché assuma il cognome Rainwater, il che significa che la serie potrebbe, ad un certo punto, rivelare che Teonna è un’antenata del capo Thomas Rainwater. Considerando ciò che Teonna ha già passato in 1923, forse Angela Blue-Thunder aveva tutte le ragioni per rimproverare brutalmente il capo dei Broken Rock per non aver fatto tutto il possibile per cacciare gli intrusi dal loro territorio ancestrale in Yellowstone.

Altre trame della serie Yellowstone basate sulla vita reale

Nel complesso, l’intero franchise di Yellowstone è fittizio, ma come la storia di Teonna, è amplificato da ispirazioni tratte dalla vita reale. Questo risale alla serie originale, in cui Yellowstone affrontava molte delle lotte e delle minacce moderne che affliggono lo stile di vita dei ranch. Tuttavia, attinge anche ad aspetti della vita reale, come il ranch 6666 in Texas, spesso citato. Il ranch è considerato uno dei più grandi del paese e il creatore di Yellowstone, Taylor Sheridan, lo ha poi acquistato lui stesso.

Tuttavia, lo spin-off di Yellowstone che ha il legame più stretto con la storia è 1883. Ambientato prima della timeline di Yellowstone, la serie offre uno sguardo sulla dura realtà dei primi pionieri durante l’espansione verso ovest dell’America alla fine del XIX secolo. Molti dei pericoli affrontati, tra cui malattie, condizioni di vita difficili e ladri, riflettono la brutalità di questo stile di vita. Tuttavia, 1883 presenta anche personaggi storici reali, a differenza di 1923.

Mentre i membri del cast principale di 1883 interpretano personaggi di fantasia, alcuni attori famosi compaiono in cameo nei panni di personaggi reali. Tra questi c’è Billy Bob Thorton nel ruolo di Marshall Jim Courtright, ispirato a Jim Courtright, sceriffo di Fort Worth dal 1876 al 1879. Anche Tom Hanks fa una breve apparizione nei panni del generale George Meade, che ha svolto un ruolo cruciale nella battaglia di Gettysburg e nella battaglia di Antietam.

1923: la star di Dexter entra nel cast dello show di Taylor Sheridan’

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Jennifer Carpenter, ex star di Dexter, viaggerà nel tempo fino al 1923: l’attrice è infatti l’ultimo nome che si è aggiunto all’elenco delle puntate della seconda stagione della serie di successo di Paramount+. Con un ruolo ricorrente, la Carpenter interpreterà Mamie Fossett, un vice sceriffo degli Stati Uniti duro come un chiodo e con i piedi per terra, che non ha paura di sfondare le porte per notificare i mandati o di trascinare un criminale a calci e urla nella prigione di campagna, secondo quanto riportato da Deadline. Ci aspettiamo che Mamie Fossett impugni magistralmente una pistola e faccia vergognare alcuni di questi uomini.

Dopo aver ricevuto il via libera per la seconda stagione ben più di un anno fa, la serie prequel di Yellowstone, diretta da Harrison Ford e Helen Mirren, si è avvicinata lentamente alla linea di partenza della produzione. Come molti altri progetti, il secondo episodio della produzione creata da Taylor Sheridan è stato fortemente rallentato dallo sciopero degli sceneggiatori dello scorso anno, ma ora le ruote stanno andando avanti e le telecamere hanno ufficialmente iniziato a girare. Sia Harrison Ford che Helen Mirren torneranno nell’America dei primi anni ’20 per la seconda stagione di 1923, insieme a molti altri protagonisti della prima stagione. Tra gli altri membri del cast che potrebbero tornare ci sono Brandon Sklenar, Julia Schlaepfer, Aminah Nieves, Jerome Flynn, Isabel May, Darren Mann e Brian Geraghty.

Il primo gruppo di episodi ha riportato indietro gli orologi di Yellowstone e ha portato i lontani parenti dei Dutton nell’anno del titolo. Insieme affrontano tutti gli alti e bassi che caratterizzano questo difficile decennio della vita americana, tra cui siccità, pandemie e gli ultimi anni del proibizionismo. Possiamo aspettarci che altri drammi e perdite affliggano la famiglia Dutton mentre continuano a mettere un piede davanti all’altro nella speranza di una vita migliore per i loro figli e per i figli dei loro figli nella seconda stagione.

Jennifer Carpenter torna in TV con 1923

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È probabile che il pubblico riconosca la Carpenter per il ruolo del tenente di polizia Debra Morgan nella serie di successo di Showtime, Dexter. Lì ha recitato al fianco di Michael C. Hall nel ruolo della sorella dell’attore nello show su un serial killer che prende di mira coloro che meritano la morte. In seguito, l’attrice ha ripreso il suo ruolo nella serie 2022, di scarso successo e di breve durata, Dexter: New Blood. Più recentemente, la Carpenter ha condotto la serie thriller Ballistic, in cui ha interpretato un’agente segreto che cerca di uscire da una situazione molto difficile dopo una missione fallita.

L’attrice è apparsa di recente anche in film come A Mouth Full of Air di Amy Koppelman e negli ultimi anni ha svolto un’intensa attività di doppiatrice in titoli come Mortal Kombat Legends: Battle of the Realms e Batman: Gotham by Gaslight.

È possibile recuperare la stagione 1 di 1923: tutti gli episodi sono attualmente disponibili in streaming su Paramount+.

 1923 in streamin è disponibile sulle seguenti piattaforme:

1923: la seconda stagione ha appena ricevuto un emozionante aggiornamento

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L’attrice sta ufficialmente facendo un passo indietro nel tempo. Oggi pomeriggio è stato annunciato che Janet Montgomery salirà a bordo del drama 1923 della Paramount+ per la prossima stagione 2 della serie. La Montgomery assumerà il ruolo ricorrente di una donna di nome Hillary, un nuovo personaggio “riflessivo” che nutre una spiccata passione per la giustizia.

1923, prequel del popolare dramma neo-western Yellowstone, segue i membri della famiglia Dutton un secolo prima degli eventi della serie originale. Proprio come i loro discendenti in Yellowstone, i Dutton del 1923 sono alle prese con le difficoltà della gestione del loro ranch nel Montana, con alcuni importanti colpi di scena storici, tra cui alcune feroci leggi del proibizionismo, una terribile siccità e l’inizio della Grande Depressione. La storia della famiglia Dutton e del suo ranch viene raccontata anche attraverso una serie di altri prequel e spinoff di Yellowstone, tra cui 1883 e le serie in sviluppo 1944, 6666 e 2024.

Il casting della Montgomery per 1923 la metterà a fianco di star come Harrison Ford e Helen Mirren, che guidano la serie rispettivamente nei panni di Jacob e Cara Dutton. La prima stagione dello show ha visto anche la partecipazione di Brandon Sklenar nel ruolo del nipote di Jacob e Cara, Spencer, Jerome Flynn nel ruolo del principale avversario dei Dutton , Banner Creighton, e Isabel May nel ruolo della narratrice Elsa Dutton, personaggio apparso anche nella serie prequel 1883. Oltre a Montgomery, il cast della seconda stagione comprende l’ex star di Dexter Jennifer Carpenter, che interpreterà un vice sceriffo degli Stati Uniti “duro come una roccia” di nome Mamie Fossett.

Cosa sappiamo della seconda stagione di 1923?

1923 - stagione 2

Oltre a una serie di recenti annunci di casting, non si sa molto della prossima stagione di questo spinoff di Yellowstone. Sebbene la seconda stagione di 1923 sia stata rinnovata da Paramount+ prima ancora che il finale della prima stagione arrivasse sugli schermi televisivi, fattori imprevisti come lo sciopero della Writers’ Guild of America del 2023 hanno posto alcuni ostacoli inaspettati alla produzione della serie. La stagione, inoltre, non ha ancora ricevuto una data ufficiale per la première su Paramount+, lasciando i fan in gran parte all’oscuro di quando potranno rivedere i loro personaggi preferiti alle prese con il ranch della famiglia Dutton.

1923: la recensione della serie con Harrison Ford ed Helen Mirren

Con i suoi film da regista o sceneggiatore, come Sicario, Hell or High Water e I segreti di Wind River, Taylor Sheridan ha negli anni portato avanti brillanti riflessioni sul tema della moderna frontiera americana. I suoi neo-western attingono infatti ad un immaginario ormai noto a tutti raccontandolo però attraverso sfumature inedite e profondamente attuali. Oltre che al cinema, Sheridan ha esportato la sua visione a riguardo anche nella serialità, dando vita nel 2018 alla serie Yellowstone, con protagonista Kevin Costner. Giunta oggi alla sua quinta stagione, l’universo narrativo da questa raccontata è stato poi ampliato grazie a due serie prequel: 1883, uscita nel 2021, e 1923, disponibile su Paramount+ dal 12 febbraio.

Se nella serie madre si narrava dell’attuale famiglia Dutton, e in 1883, interpretata da Sam Elliott, dei loro antenati e di come divennero proprietari di alcune vaste terre nel territorio del Montana, in 1923 il racconto si sposta ad una nuova generazione di Dutton, composta da Jacob, Cara e i figli adottivi Jack e Spencer. La serie li segue nel bel mezzo di un periodo di forte difficoltà, tra proibizionismo, siccità e le prime fasi della Grande Depressione, che colpì il Montana molto prima del crollo del mercato azionario del 1929. Ancora una volta le loro vicende diventano lo specchio di una nazione che, in uno dei suoi momenti più bui, dovette trovare la forza di non cedere e proteggere i propri confini.

Un western tra tradizione e contemporaneità

Con 1923 prosegue dunque la saga famigliare di Sheridan, che assume sempre più la vastità e il respiro di un vero e proprio racconto generazionale. Senza considerare che sono in fase di sviluppo altre serie spin-off ambientate in vari periodi del Novecento, già con queste tre serie ad oggi distribuite la vicenda dei Dutton è ormai diventata quantomai appassionante, complessa e ricca di acute riflessioni. Se 1883 aveva il sapore di un vero e proprio western classico, tra cowboy, indiani, frontiere e scontri all’ultimo sangue, e Yellowstone presenta invece un ovvio maggior dialogo con la contemporaneità e i suoi canoni, 1923 si presenta invece come una terra di mezzo, dove tradizione e progresso coesistono più o meno pacificamente.

Ci sono anche qui cowboy, mandrie da gestire, frontiere da proteggere, ma forte è anche quel desiderio di ordine, istruzione e miglioramento esistenziale che porta con sé un’atmosfera inedita in un contesto altrimenti ancora parzialmente caratterizzato da una natura selvaggia. La serie sembra dunque giocare in equilibrio tra questi poli opposti, fotografando un momento di passaggio quantomai cruciale nella definizione e nella direzione che gli Stati Uniti prenderanno per il resto del secolo. Proprio tali elementi rendono 1923 particolarmente affascinante, diversa dalle altre due serie dedicate ai Dutton. Nel guardarla, si è confortati dal trovarsi di fronte ad un qualcosa che è famigliare, ma allo stesso tempo si resta sorpresi nel ritrovarvi tensioni sociali e culturali che sono proprie del nostro tempo.

1923-harrison-ford

1923, Harrison Ford, Helen Mirren e i volti del western

Al di là del discorso che vede 1923 essere un vero e proprio gioiello che si muove a metà tra tradizione e contemporaneità, è innegabile che uno dei punti di forza della serie siano proprio i due interpreti protagonisti. Rispettivamente nei panni di Jacob e Cara Dutton, Harrison Ford ed Helen Mirren sembrano provenire proprio dal tempo in cui la serie è ambientata. I loro volti scavati e provati si rivelano essere magnifici per il genere di riferimento della serie, tanto da far talvolta pensare di star guardando un prodotto televisivo del passato e non invece qualcosa realizzato al giorno d’oggi. Neanche a dirlo, i due portano in scena tutto il loro carisma e bastano piccoli gesti, parole o movimenti del corpo per rubare l’attenzione a tutto il resto.

Sheridan scrive per loro dei personaggi complessi, non degli eroi bensì esseri umani che, dopo una vita di fatiche e violenza, sono semplicemente alla ricerca di un po’ di quiete, nella quale poter vivere gli ultimi anni della loro storia d’amore. E proprio questa ricerca di tranquillità è un altro degli aspetti più affascinanti della serie, a cui dona un ritmo pacato dentro al quale si trova il tempo di poter godere degli splendidi paesaggi naturali e di stili di vita che oggi appaiono particolarmente ammalianti, così lontani dalla frenesia della contemporaneità. Dove c’è ricerca di tranquillità, però, c’è anche la violenza pronta a spezzarla. Non a caso la serie si apre con freddezza sulla fucilazione di un uomo e, poco dopo, di un leone.

Questa prima stagione (una seconda è già in lavorazione), composta da 8 episodi, si muove dunque su quei labili confini dove è difficile stabilire dove finisca la tradizione e inizi il progresso, dove la quiete lasci spazio alla violenza. Proprio questa sua tensione tra più forze rende 1923 un capitolo estremamente affascinante e importante della saga concepita da Sheridan. In ultimo, è bene sapere che certamente l’aver visto Yellowstone 1883 permette di godere ancor di più di quanto si racconta in questo nuovo prequel, ma la sua visione è possibile anche senza aver visto le prime due serie. 1923 è infatti un epico racconto a sé, forte della scrittura di Sheridan, delle interpretazioni dei suoi protagonisti e dei suoi specifici temi portanti.

1923: la nuova serie con Harrison Ford, prequel di Yellostone

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1923: la nuova serie con Harrison Ford, prequel di Yellostone

Paramount+ presenta il trailer della nuova attesissima serie drammatica 1923, interpretata dal premio Oscar Helen Mirren e dal candidato all’Oscar Harrison Ford. Realizzata dal candidato all’Oscar Taylor Sheridan, prequel di 1923.

1923 debutterà domenica 18 dicembre negli Stati Uniti e in Canada e lunedì 19 dicembre su Paramount+ nel Regno Unito e in Australia. In Italia, 1923 debutterà su Paramount+ nel corso del 2023. 

1923, la trama

1923, il nuovo capitolo della storia della famiglia Dutton, introdurrà una nuova generazione di Dutton guidata dal patriarca Jacob (Ford) e dalla matriarca Cara (Mirren). La serie esplorerà i primi anni del XX secolo, quando pandemie, siccità storiche, la fine del proibizionismo e la Grande Depressione affliggono l’Ovest montano e i Dutton che lo chiamano casa.

1923, il cast

Oltre a Harrison Ford e Helen Mirren, 1923 è interpretato anche da Darren Mann (“Animal Kingdom”), Michelle Randolph (“A Snow White Christmas”), James Badge Dale (“Hightown”), Marley Shelton (“Scream”), Brian Geraghty (“Big Sky”), Aminah Nieves (“Blueberry”) e Jerome Flynn (“Game of Thrones”).

Prodotto da MTV Entertainment Studios, 101 Studios e Bosque Ranch Productions, 1923 è prodotto esecutivamente da Taylor Sheridan, John Linson, Art Linson, David C. Glasser, Ron Burkle, David Hutkin, Bob Yari e Ben Richardson. 1923 è l’ultima novità nel crescente programma di Sheridan su Paramount+, che oltre a 1883 e MAYOR OF KINGSTOWN, comprende TULSA KING e le prossime serie LIONESS e LAND MAN.

Trailer della serie

1923: Helen Mirren e Harrison Ford nel cast del prequel di Yellowstone

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Arriva da deadline la notizia che il cast di 1923 continua a migliorare nell’universo di Yellowstone. La Paramount+ ha annunciato oggi che Helen Mirren e Harrison Ford reciteranno in 1932 (titolo provvisorio), il prossimo capitolo della storia delle origini di Dutton.

Lo streamer non ha offerto ulteriori informazioni su chi interpreteranno Helen Mirren e Harrison Ford nella prossima serie scritta sempre da Taylor Sheridan, tuttavia la piattaforma ha annuciato che “la prossima storia introdurrà una nuova generazione della famiglia Dutton ed esplorerà l’inizio del ventesimo secolo quando pandemie, siccità storica, la fine del proibizionismo e della Grande Depressione affliggono tutte le montagne a ovest e i Dutton che la chiamano casa. La nuova serie tv arriverà a dicembre ed è prodotto da MTV Entertainment Studios, 101 Studios e Bosque Ranch Productions.

L’ultimo spin-off di Yellowstone arriva sulla scia del 1883, il prequel concepito come una miniserie unica con Tim McGraw e Faith Hill nei panni di James e Margaret Dutton. Il dramma interpretato anche da Sam Elliott, LaMonica Garrett e Isabel May è diventato il titolo più visto di sempre su Paramount+ a livello globale.

Nel frattempo, la serie avvincente che ha dato inizio a tutto – Yellowstone, con Kevin Costner nei panni di John Dutton – ha appena iniziato la produzione della quinta stagione dopo una quarta stagione si è chiusa con ascolti record. Ha attirato una media di 11 milioni di spettatori totali e ha ottenuto le sue prime nomination agli Screen Actors Guild Award e ai Producers Guild Awards. Il repertorio di Sheridan alla Paramount+ include anche Mayor of Kingstown e le prossime serie LionessTulsa King1883: The Bass Reeves Story e Land Ma.

Di cosa parla 1923?

Al di là della notizia dell’esistenza dello spettacolo, sono stati rivelati ancora pochissimi dettagli, con una sinossi pubblicata a maggio che afferma semplicemente che il 1932 sarà una nuova storia di origine che “introdurrà una nuova generazione della famiglia Dutton ed esplorerà l’inizio del ventesimo secolo quando pandemie, siccità storica, la fine del proibizionismo e la Grande Depressione affliggono tutti la montagna occidentale e i Dutton che la chiamano casa”.

Lo spettacolo sarà prodotto da MTV Entertainment Studios e 101 Studios, che producono anche Yellowstone e 1883 , così come il sindaco di Kingstown del creatore di Yellowstone Taylor Sheridan .

“Con la mente brillante e la narrazione di talento di Taylor Sheridan, abbiamo creato un mondo completamente nuovo da esplorare con il 1883 espandendo Yellowstone e con il 1932 apriremo un nuovo capitolo in questo universo in rapida crescita”, hanno affermato ViacomCBS Media Networks e MTV Il presidente e CEO di Entertainment Studios Chris McCarthy.

Dove si inserisce nel verso di Sheridan

Dal successo di Yellowstone, il creatore Taylor Sheridan è diventato un prolifico creatore, con 9 spettacoli attualmente in un certo livello di sviluppo o produzione sotto l’ombrello della Paramount, un elenco che lo stesso creatore definisce “eccessivo”.

Insieme al 1883, i cui piani futuri non sono chiari oltre l’ordine di ulteriori episodi, e alla prossima quinta stagione per Yellowstone, il 1932 si unisce all’ancora misterioso (ma anche chiamato numericamente) 6666, che le indicazioni suggeriscono sarà uno spin-off contemporaneo di Yellowstone piuttosto rispetto a un prequel storico. Il progetto di Bass Reeves, precedentemente annunciato, con David Oyelowo nel ruolo del maresciallo degli Stati Uniti titolare, sembra essere stato ribattezzato 1883: The Bass Reeves Story, suggerendo che funzionerà anche come una serie spin-off o sorella nell’universo di Yellowstone .

Al di fuori del mondo dei Dutton, Sheridan è anche uno showrunner del Mayor of Kingstown con Jeremy Renner , che è stato rinnovato per una seconda stagione, Tulsa King, un moderno dramma gangster con protagonista Sylvester Stallone, e il thriller di spionaggio guidato da Zoe Saldaña Lioness e un film drammatico sulla compagnia petrolifera con Billy Bob Thornton intitolato Land Man.

1923 rinnovato per la seconda stagione da Paramount+

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1923 rinnovato per la seconda stagione da Paramount+

Il prequel di “Yellowstone” di Taylor Sheridan 1923 che ha come protagonisti Harrison Ford nei panni del patriarca di Dutton Jacob e Helen Mirren nei panni della moglie di origine irlandese Cara è stato rinnovato per una seconda stagione da Paramount+. La serie segue la loro generazione della famiglia Dutton mentre affrontano pandemie, siccità e la fine dell’era del proibizionismo nel Montana degli anni ’20.

1923 si è rivelato un successo fin dall’inizio, diventando la premiere di Paramount+ più vista di tutti i tempi negli Stati Uniti con 7,4 milioni di spettatori. Ha anche ricevuto recensioni positive. Oltre a Ford e Mirren, lo spettacolo è interpretato da Brandon Sklenar, Darren Mann, Michelle Randolph, James Badge Dale, Marley Shelton, Brian Geraghty, Aminah Nieves, Jerome Flynn e Julia Schlaepfer. Robert Patrick, Sebastian Roché e Kerry O’Malley sono i personaggi ricorrenti e le guest star hanno incluso quest’anno volti del calibro di James Badge Dale, Jennifer Ehle, Tim DeKay, Nick Boraine, Alexandra Grossi, Michael Spears, Amelia Rico, Jessalyn Gilsig, Peter Stormare e Jacques Schembri.

1923 è prodotto da MTV Entertainment Studios, 101 Studios e Bosque Ranch Productions, e prodotto dal co-creatore di “Yellowstone” Taylor Sheridan, David C. Glasser, John Linson, Art Linson, Ron Burkle, David Hutkin, Bob Yari e Ben Richardson.

La lista di show Paramount+ firmati da Sheridan include anche altri prequel di “Yellowstone” “1883”, “Mayor of Kingstown” e Tulsa King”. Ha tre spettacoli in fase di sviluppo: “Bass Reeves“, “Lioness” e “Land Man”. “1923” ritornerà con un nuovo episodio il 5 febbraio 2023.

1923 in arrivo in Italia da domenica 12 febbraiosu Paramount+

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1923 in arrivo in Italia da domenica 12 febbraiosu Paramount+

Paramount+ presenta in esclusiva 1923, la nuova attesissima serie ideata dal candidato all’Oscar Taylor Sheridan con protagonisti il candidato all’Oscar Harrison Ford e la vincitrice dell’Oscar Helen Mirren, in arrivo in Italia su Paramount+ da domenica 12 febbraio. Nei giorni scorsi, inoltre, Paramount+ ha confermato ufficialmente che la serie è stata rinnovata per una seconda stagione.

1923 introduce una nuova generazione di Dutton guidata dal patriarca Jacob (Ford) e dalla matriarca Cara (Mirren). La serie esplora i primi anni del XX secolo, quando pandemie, siccità storiche e la fine del proibizionismo affliggono le montagne dell’Ovest e i Dutton che le chiamano casa. La prima stagione di 1923 è interpretata anche da Brandon Sklenar, Darren Mann, Michelle Randolph, James Badge Dale, Marley Shelton, Brian Geraghty, Aminah Nieves, Jerome Flynn e Julia Schlaepfer.

Prodotta da MTV Entertainment Studios, 101 Studios e Bosque Ranch Productions, la serie è prodotta dal co-creatore di “Yellowstone” Taylor Sheridan, David C. Glasser, John Linson, Art Linson, Ron Burkle, David Hutkin, Bob Yari e Ben Richardson. 1923 è l’ultima aggiunta al crescente programma di Sheridan su Paramount+, che comprende 1883, MAYOR OF KINGSTOWN, TULSA KING e le prossime serie BASS REEVES, LIONESS e LAND MAN.

About Paramount+

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1923 – Stagione 2: tutto quello che c’è da sapere

1923 – Stagione 2: tutto quello che c’è da sapere

Lo spinoff di Yellowstone 1923 è tornato per la sua seconda stagione nel 2025 e ha chiuso questo capitolo del popolare franchise. Parte del franchise della famiglia Dutton di Taylor Sheridan, iniziato con la storia del ranch moderno di Yellowstone, 1923 è un prequel che si svolge nell’anno del titolo. È anche un sequel del precedente spinoff di Yellowstone, 1883. Questa serie è interpretata da Harrison Ford e Helen Mirren nei panni di Jacob e Cara Dutton, i capi di una precedente generazione di Dutton di Yellowstone nell’epoca appena precedente la Grande Depressione.

Come tutte le serie che ruotano attorno al vasto albero genealogico dei Dutton, 1923 è stata acclamata dalla critica. La prima della serie ha addirittura battuto il record di ascolti per un debutto su Paramount+, con 7,4 milioni di spettatori. La prima stagione di 1923 si conclude con una tragedia, una perdita e la possibilità che i Dutton perdano il loro ranch entro l’anno. Questo ha posto le basi per una conclusione esplosiva nella seconda stagione, e l’ultima stagione di 1923 non ha deluso le aspettative.

1923 – Stagione 2 Accoglienza della critica

Un finale di serie acclamato dalla critica

Il franchise di Yellowstone non ha mai faticato a ottenere punti dalla critica, ma 1923 stagione 2 ha superato le aspettative. Con un raro punteggio del 100% su Rotten Tomatoes, la seconda stagione è stata particolarmente apprezzata per il suo fascino cinematografico che eleva la televisione (via Indie Wire).

Il cast di 1923 – Stagione 2

1923 - stagione 2 harrison ford helen Mirren

Harrison Ford e Helen Mirren sono tornati a recitare come protagonisti

La famiglia Dutton è tornata in massa per la seconda stagione di 1923 e l’ensemble è stato guidato ancora una volta da Harrison Ford nel ruolo di Jacob e Helen Mirren in quello di Cara Dutton. Allo stesso modo, il viaggio giramondo di Brandon Sklenar nel ruolo di Spencer è proseguito nella seconda stagione, così come la straziante storia di Julia Schlaepfer nel ruolo di Alex. Jerome Flynn ha ripreso il ruolo del perfido Banner Creighton ed è stato affiancato dal Whitfield di Timothy Dalton.

Il cast della seconda stagione è cresciuto con l’aggiunta di Jennifer Carpenter, attrice di Dexter , nel ruolo di Mamie Fossett. Allo stesso modo, la star di New Amsterdam Janet Montgomery ha interpretato il ruolo di Hilary, una donna che cerca disperatamente di scoprire e denunciare le ingiustizie. Andy Dispensa è stato scelto per il ruolo di Luca, un giovane che lavora nella sala macchine di una nave mercantile.

1923 Stagione 2 Trailer

Guarda i trailer della seconda stagione qui sotto

Per annunciare la data di uscita dello show nel febbraio 2025, Paramount+ ha diffuso un paio di teaser per la seconda stagione di 1923 nel dicembre 2024. Gli annunci, della durata di 15 secondi, hanno essenzialmente lo stesso scopo e illustrano il pericolo che è stato messo in scena nel finale della prima stagione. Il primo teaser è narrato da Spencer che parla della sua necessità di tornare a casa per aiutare la sua famiglia, mentre il secondo è narrato da Jacob, che menziona che lo stile di vita della sua famiglia è sotto attacco.

Dopo che i primi teaser avevano offerto un breve assaggio della seconda stagione di del 1923, Paramount+ ha rilasciato un trailer ancora più lungo nel dicembre 2024. L’ultimo teaser, che riprende molte delle scene precedenti, mette in evidenza la violenza che sta esplodendo nel ranch dei Dutton. La crociata di Whitfield per il denaro comporta diverse azioni sgradevoli che portano persino Banner Creighton a dubitare delle motivazioni del suo nuovo capo. Infine, Spencer Dutton riesce apparentemente a tornare negli Stati Uniti per aiutare la sua famiglia a combattere gli invasori.

Dopo una serie di teaser, Paramount+ ha finalmente rivelato il trailer completo della seconda stagione di 1923 nel gennaio 2025. Il trailer, ricco di azione, si apre con Donald Whitfield che espone il suo piano per impadronirsi delle terre dei Dutton al fine di trasformare il Montana in un paradiso per i suoi ricchi compari. Banner Creighton viene incaricato di fare da assassino per impedire a Spencer di tornare a casa per aiutare i suoi genitori a difendere la concessione di famiglia, e anche il rapimento di Alexandra è ancora irrisolto. Tutto questo si aggiunge a una seconda stagione esplosiva.

1923 Stagione 2 – Finale e Spoiler

Il fatto che i Dutton abbiano salvato il ranch e che una parte del finale sia stata necessaria per la realizzazione di Yellowstone non è davvero sconvolgente.

Dopo aver avuto solo due stagioni per raccontare la sua storia, il finale di 1923 è stato sorprendentemente ricco. C’è stata una raffica di azione, che ci si aspettava, ma sono stati i colpi di scena, le svolte e i destini sorprendenti dei personaggi secondari a rendere la visione più piacevole. Il fatto che i Dutton abbiano salvato il ranch e che una parte del finale sia dovuta accadere perché Yellowstone avesse luogo non è poi così sconvolgente. Tuttavia, il finale ha anche delineato in modo intelligente le vite dei personaggi rimanenti, includendo molti dettagli fino a punti precedenti della linea temporale.

1923 – stagione 2: la spiegazione del finale: il ritorno di Spencer porta guerra e speranza

L’epico finale della seconda stagione di 1923 ha riportato Spencer Dutton (Brandon Sklenar) a casa, finalmente, per combattere per il Dutton Ranch di Yellowstone. Dopo un lungo e faticoso viaggio verso il Montana, Spencer si è inaspettatamente riunito alla moglie, Alexandra Dutton (Julia Schlaepfer), rimasta bloccata e morta di freddo nel brutale inverno del Montana mentre il treno di Spencer passava. Nel frattempo, Jacob Dutton (Harrison Ford) attendeva Spencer a Livingston, così come gli uomini che Donald Whitfield (Timothy Dalton) aveva inviato per uccidere Spencer.

Nel Dutton Ranch di Yellowstone arrivano ondate di sicari di Whitfield per uccidere tutti.

Cara Dutton (Helen Mirren), Zane Davis (Brian Geraghty) ed Elizabeth Strafford (Michelle Randolph) prendono posizione e difendono il Dutton lodge insieme ai cowboy di Yellowstone. A migliaia di chilometri di distanza, in Oklahoma, Teonna Rainwater (Aminah Nieves) ha affrontato la giustizia mentre lo sceriffo Mamie Fossett (Jennifer Carpenter) indagava sulla morte dello sceriffo Kent (Jamie McShane) e di Padre Renaud (Sebastian Roche).

La seconda stagione di1923, composta da sette episodi, si è conclusa con un finale di due ore che è stato essenzialmente un film per la TV. Con una posta in gioco altissima, grandi emozioni, un amore vero, una tragedia straziante e numerosi collegamenti con l’intera serie di Yellowstone, ecco tutti gli eventi più importanti dell’emozionante ed emotivamente coinvolgente conclusione di1923.

Spencer Dutton vince la guerra per Yellowstone e uccide Donald Whitfield

Spencer eredita il ranch di Yellowstone

Spencer Dutton è stato davvero l’artefice della differenza che suo zio Jacob e sua zia Cara speravano che fosse nella guerra per salvare lo Yellowstone da Donald Whitfield. Quando il treno di Spencer arriva a Livingston, nel Montana, lui, Jacob e lo sceriffo William McDowell (Robert Patrick) vengono immediatamente attaccati dai sicari di Whitfield. Con l’aiuto sorprendente di Banner Creighton (Jerome Flynn), i ragazzi Dutton uccidono i loro nemici. Sebbene Jacob e McDowell siano stati feriti nel fuoco incrociato, nessuno dei due è morto nello scontro.

Dopo che Jacob accompagnò Alex all’ospedale di Bozeman, Spencer prese il comando dei cowboy di Yellowstone e salvò il ranch dei Dutton. Spencer eliminò personalmente il delinquente armato di mitragliatrice di Whitfield e assaltò la baita, facendo saltare in aria gli altri nemici che il fucile a canne mozze di Cara e i fucili a pompa di Zane ed Elizabeth non erano riusciti a uccidere. Grazie a Spencer, lo Yellowstone era al sicuro. E Spencer è tornato per sempre, subentrando agli zii nella gestione dello Yellowstone, con alle spalle i suoi giorni da cacciatore di leoni in Africa.

Alex muore tragicamente dopo aver dato alla luce John Dutton II

1923 - stagione 2 harrison ford helen Mirren

Risolto il mistero del nonno di Kevin Costner a Yellowstone

Alexandra Dutton ha passato circa due giorni a lottare contro la morte per congelamento come i suoi amici, Paul (Augustus Prew) e Hillary (Janet Montgomery). Quando Spencer ha salvato Alex e l’ha fatta salire sul treno, le sue mani e i suoi piedi erano irrimediabilmente congelati. All’ospedale di Bozeman, Alex viene indotta a partorire il figlio, che viene chiamato John. È la nascita di John Dutton II, che sarà interpretato in età avanzata da Dabney Coleman in Yellowstone ed è il padre di John Dutton III (Kevin Costner).

La nascita di John Dutton II conferma Spencer Dutton come il nonno di cui parlava John Dutton III nella quarta stagione di Yellowstone.

Alex ha rifiutato l’intervento chirurgico per l’amputazione delle mani e dei piedi, scegliendo invece di allattare il piccolo John e di dargli una possibilità di vita. Spencer è stato al fianco della moglie tutta la notte mentre Alex moriva nel sonno per congelamento. Nonostante tutte le cose terribili che Alex ha sopportato nel 1923, non è riuscita a sopravvivere alla stagione delle uccisioni dell’inverno del Montana, ma Alex si è accontentata di riunirsi a Spencer un’ultima volta. Alex ha rinunciato alla propria vita per il figlio neonato, come farebbe una madre. Dopo la morte di Alex, Cara si è presa cura del piccolo John, mentre Spencer e Jacob hanno terminato la loro guerra contro “l’uomo che ha ucciso la moglie di [Spencer]”.

Spencer e Jacob mettono fine a Donald Whitfield

1923 - stagione 2

Anche Lindy ottiene la sua giusta ricompensa

La fine di Donald Whitfield è stata pura giustizia vigilante del Vecchio West. Mentre Donald stava cenando con la sua protetta sociopatica, Lindy (Madison Elise Rogers), e la loro nuova vittima, Mabel (Virginia Gardner), Spencer e Jacob hanno fatto irruzione nella villa di Whitfield e gli hanno sparato. I Dutton sparano anche a Lindy. Nonostante le minacce di Whitfield di non farla franca con un vero e proprio omicidio, Spencer uccide Donald con un colpo alla testa. Dopo aver liberato Mabel, Spencer e Jacob bruciano la villa di Whitfield.

La minaccia di Donald Whitfield fu stroncata direttamente dalle armi dei Dutton, ma il 1923 avvertì profeticamente che Whitfield erasolo il primo” ricco criminale che avrebbe cercato di impadronirsi delle terre dei Dutton.

In effetti, John Dutton III dovette affrontare diversi nemici di questo tipo a Yellowstone. Donald Whitfield, che progettava di costruire e trarre profitto dai resort nella Paradise Valley, creò il precedente che avrebbe perseguitato i Dutton per un altro secolo. Whitfield scoprì anche la famigerata “Stazione ferroviaria” diYellowstone, di cui i Dutton dovevano ancora venire a conoscenza nel 1923.

Elizabeth Strafford seppellisce Jack Dutton e lascia Yellowstone

Elizabeth Strafford era ben consapevole della scomparsa del marito, Jack Dutton (Darren Mann), e si accorse che Jack non era con Spencer e i suoi uomini quando arrivarono al rifugio di Yellowstone. Dopo che Cara ha ordinato ai suoi uomini di seguire le tracce di Jack fino a Livingston, hanno trovato il giovane Dutton dove i mercenari di Donald Whitfield avevano lasciato il corpo di Jack. Jack fu riportato a casa e sepolto nel cimitero di famiglia dei Dutton insieme ad Alex Dutton, in un funerale a cui parteciparono la famiglia e i suoi alleati.

Come aveva pianificato durante l’inesorabile inverno del Montana, Elizabeth lasciò il Montana e tornò a Boston alla fine del 1923. Quando Elizabeth dice che amerà sempre Jack, Cara risponde bruscamente: “No, non lo amerai”, e spiega che Elizabeth avrebbe superato la sua vita perduta allo Yellowstone. Tuttavia, Elizabeth è incinta del figlio di Jack, quindi sarà sempre legata ai Dutton e allo Yellowstone.

Banner Creighton muore dopo essersi rivoltato contro Whitfield

 

Banner Creighton ha guardato nel profondo della sua anima e ha cambiato idea. Riconoscendo le cose terribili che ha fatto, Banner ha visto la vera malvagità in Donald Whitfield e ha deciso che non poteva più lavorare per un uomo del genere ed essere un modello per il suo stesso figlio. Banner decide di fare le valigie con la famiglia e di prendere il treno per Portland. Tuttavia, Jacob Dutton non credeva che Banner, che aveva iniziato la violenza contro lo Yellowstone nella stagione 1 del 1923, fosse sincero.

Banner morì da uomo migliore di quello che aveva iniziato nel 1923.

Alla fine, Creighton si dimostrò all’altezza salvando la vita a Jacob durante la sparatoria scoppiata al deposito dei treni. Sebbene Banner sia stato colpito mortalmente, ha dato prova di sé a Jacob ed è morto redento. In cambio, Jacob diede a Creighton la sua parola che si sarebbe assicurato che la moglie e il figlio di Banner salissero sul treno per Portland. La morte di Creighton fu la sua vendetta, ma Banner morì come un uomo migliore di quello che aveva iniziato nel 1923.

Teonna Rainwater termina il 1923 senza accuse di omicidio

Dopo aver cercato di sfuggire allo sceriffo Mamie Fossett e aver ucciso uno dei suoi vice, Teonna Rainwater è stata finalmente arrestata. Ma dopo aver ascoltato la sua tragica storia di stupri e abusi da parte di preti e suore nel collegio degli Indiani d’America in North Dakota, Fossett decise di parlare a favore della Rainwater durante l’udienza in Oklahoma. Fortunatamente per Teonna, il giudice non capì perché Teonna fosse processata nel suo Stato invece che nel Nord Dakota, e respinse le accuse di Rainwater.

Teonna Rainwater finisce il 1923 da donna libera, anche se la sua lotta per sfuggire a Padre Renaud “le è costata tutto”. Lo sceriffo Fossett e il suo simpatico vice nativo danno a Teonna un cavallo e le consigliano di partire e iniziare una nuova vita, suggerendo la California. La saga di Teonna Rainwater del 1923 era una storia separata all’interno di una storia che non si collegava mai ai Dutton nel Montana. L’esatta relazione di Teonna con Thomas Rainwater (Gil Birmingham) a Yellowstone è ancora da stabilire.

Che cosa succede a Spencer, Jacob, Cara e John Dutton II quando finisce il 1923?

 

Come Jacob e Cara hanno sempre sperato, Spencer Dutton assume la gestione del ranch di Yellowstone. Questo permette a Jacob, che ha 80 anni, di “andare in pensione” e di occuparsi del piccolo John accanto a Cara. La narrazione onnisciente di Elsa Dutton (Isabel May) spiega cosa è successo a Spencer nei 45 anni successivi:

Spencer non si è mai risposato. Si consolò con una vedova e fece un altro figlio, rifiutandosi di sposarla. E un giorno la vedova se ne andò. Per Spencer, la memoria non si è affievolita, non si è sfilacciata e non si è spenta. Neanche uno. Alexandra Dutton nacque il giorno del pesce d’aprile del 1901 nell’Oxfordshire, in Inghilterra, e morì il 29 marzo 1924. Quando la vecchiaia lo privò dei suoi ricordi, chiuse semplicemente gli occhi e ne sognò di nuovi. E 45 anni dopo, il mio giovane fratello la raggiunse.

Gli ultimi momenti di1923 includono un salto temporale al 1969, dove l’ottantenne Spencer (che zoppica con una protesi alla gamba) muore accanto alla tomba di Alex. 1923 offre a Alex e Spencer un finale alla Titanic , dove la giovane coppia si riunisce nella grande sala da ballo del transatlantico; il loro paradiso dove il destino crudele non li ha mai separati. Alex rimprovera persino Spencer: “Perché ci hai messo tanto?”. Nella morte, Spencer e Alex ottengono il lieto fine che era stato loro negato in vita. Alex, il vero amore di Spencer, è sempre stato il suo sogno e il suo ricordo.

Come il finale del 1923 prepara il prequel di Yellowstone del 1944 di Taylor Sheridan

Il prossimo prequel di Yellowstone di Taylor Sheridan sarà 1944, che continuerà la saga della famiglia Dutton nell’era della Seconda Guerra Mondiale. Il finale del 1923 ha messo a posto diversi tasselli per il 1944, tra cui la nascita di John Dutton II. Il bambino miracoloso di Spencer e Alex avrà 20 anni nel 1944. John potrebbe combattere nella Seconda Guerra Mondiale e tornare a casa a Yellowstone. Inoltre, il prossimo ricco uomo d’affari nemico dei Dutton seguirà sicuramente la scia di Donald Whitfield.

I prossimi progetti annunciati per il franchise di Yellowstone includono 1944, The Madison con Michelle Pfeiffer, lo spinoff di Yellowstone di Beth (Kelly Reilly) e Rip (Cole Hauser) e un procedurale su Kayce Dutton (Luke Grimes).

Inoltre, il figlio di Elizabeth Strafford con Jack Dutton sarà poco più giovane di John nel 1944. Forse lo spinoff potrebbe vedere il figlio di Elizabeth tornare nel Montana e nel ranch del loro defunto padre. Mentre il Jacob di Harrison Ford e la Cara di Helen Mirren probabilmente non vivranno fino al 1944, non è chiaro se Brandon Sklenar tornerà a interpretare Spencer Dutton con 20 anni in più, o se Spencer verrà reinterpretato. L’epoca della Seconda Guerra Mondiale viene solitamente definita “La Grande Generazione” e il 1944 potrebbe introdurre la “più grande generazione” di Dutton.

Il finale di 1923 ha riscattato le polemiche della seconda stagione?

Il finale di due ore della serie 1923, “Un sogno e un ricordo”, ha portato alla guerra a colpi di pistola per lo Yellowstone che il pubblico desiderava – e che si aspettava da sempre – dalla seconda stagione di 1923 . Invece, 1923 stagione 2 si è presa il suo tempo e ha raccontato una storia diversa sui viaggi separati e tumultuosi di Spencer e Alex verso il Montana, mentre Cara, Jacob, Jack ed Elizabeth aspettavano il prodigo Dutton durante il crudele inverno del Montana. Gli spettatori frustrati hanno pensato che la seconda stagione di1923 fosse una falsa vendita rispetto all’azione emozionante promessa dal finale della prima stagione di 1923.

Il finale della stagione 1923 ha mantenuto ciò che il pubblico sperava che l’intera stagione fosse.

È chiaro che Taylor Sheridan non pensava che la guerra per lo Yellowstone potesse reggere tutta la stagione 1923 e, infatti, la violenza e lo spargimento di sangue durarono solo l’ultima ora del finale. Il piano di Sheridan per la stagione 1923 era incentrato sugli amanti incrociati Spencer e Alex, che non erano destinati a una vita felice insieme, con la morte di Alex che riecheggiava la tragedia della morte di Elsa alla fine del 1883. Il finale della seconda stagione di 1923 è stato quello che il pubblico sperava fosse l’argomento dell’intera stagione, ma almeno Taylor Sheridan ha lasciato il meglio per ultimo.

1923 – stagione 2, trailer: scoppia una guerra esplosiva per il ranch dei Dutton

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Il trailer ufficiale della seconda stagione di 1923 prepara una battaglia esplosiva per il ranch dei Dutton. In arrivo a febbraio su Paramount+, il prequel di Yellowstone continuerà la storia della famiglia di Jacob (Harrison Ford) e Cara Dutton (Helen Mirren) in lotta per la loro terra. La serie ha debuttato proprio alla fine del 2022, il che ha comportato una lunga attesa per i nuovi episodi. È già stato confermato che la seconda stagione di 1923 chiuderà la serie, che funge anche da sequel di 1883.

A poco più di un mese dalla première, Paramount+ ha pubblicato il trailer completo della seconda stagione di1923, dopo che diversi teaser più brevi avevano anticipato i conflitti. Con una durata di quasi due minuti, il trailer annuncia la continuazione delle principali trame dello show, tra cui i piani di Donald Whitfield (Timothy Dalton) per conquistare la terra dei Dutton e il difficile viaggio di Spencer (Brandon Sklenar) verso casa. Guardate il video qui sotto:

Cosa significa questo trailer per la seconda stagione di 1923

1923 - stagione 2

Nel trailer di 1923 sono presenti due storie principali: Il viaggio di Spencer verso casa e la minaccia incombente di Whitfield. Nella prima stagione, Cara ha raggiunto Spencer e lo ha implorato di tornare nel Montana, mettendolo su un sentiero insidioso che non è ancora stato risolto. Poiché Spencer arriva dall’Africa, il viaggio era destinato a essere difficile, ma il suo ritorno è ulteriormente complicato dalla sua relazione con Alexandra (Julia Schlaepfer). Spencer e Alex si sono sposati nella prima stagione, ma sono stati separati dall’ex fidanzato di lei nel finale.

Il trailer della seconda stagione non mostra il loro ricongiungimento, ma conferma che hanno molti altri ostacoli davanti a loro. Ad esempio, Alex viene avvistata mentre viene afferrata alle spalle da un uomo misterioso, mentre Spencer è consapevole di non avere più tempo per tornare a casa. Nel Montana, i Dutton devono affrontare la crescente presenza di Whitfield. Whitfield intende trasformare la zona in“un parco giochi per l’élite”. In base al filmato, è chiaro che la battaglia per il ranch costringerà i personaggi principali del 1923 in posizioni difficili; a un certo punto, Cara viene mostrata mentre si lamenta delle cose che ha fatto per lei.

1921 – Il mistero di Rookford: trama, cast e curiosità sul film

1921 – Il mistero di Rookford: trama, cast e curiosità sul film

Affidarsi alla razionalità è, tra i tanti, anche un modo di poter controllare in modo logico quanto ci circonda. Se tutto può essere spiegato, allora tutto può essere riportato sotto la propria autorità. Eppure, il mondo e la realtà non smettono di ricordardi che ci sono eventi che sfuggono alle leggi della razionalità. Si entra in quel caso in un vortice dove non si ha più alcun controllo e tutto è possibile. Da sempre il cinema cerca di indagare tale confine, con storie che ritraggono l’eterno conflitto tra queste due forze. Un titolo particolarmente interessante a riguardo è 1921 – Il mistero di Rookford (qui la recensione).

Uscito nel 2011, questo è scritto e diretto da Nick Murphy, autore di diverse serie TV e qui al suo primo lungometraggio. Muovendosi tra thriller e film dell’orrore, questo porta lo spettatore a confrontarsi con personaggi che vedono ciò che hanno bisogno di vedere. Un bisogno, questo, che li porta ad oltrepassare in più occasioni il confine tra razionalità e irrazionalità, mettendo in discussione tuttò ciò che credono di sapere. 1921 – Il mistero di Rookford destabilizza dunque lo spettatore portandolo a confrontarsi eventi che hanno bisogno di più punti di vista per essere compresi.

Nonostante tali elementi e un cast di richiamo, il film non si è però affermato come un particolare successo, passando dunque quasi inosservato. A distanza di un decennio dalla sua uscita è però un titolo da riscoprire, specialmente per quanti sono appassionati di thriller soprannaturali che giocano con la mente dello spettatore. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

1921 – Il mistero di Rookford: la trama del film

La vicenda del film è ambientata nel 1921, ed ha per protagonista Florence Cathcart, strenua sostenitrice del razionale. Grazie ai suoi metodi inconfutabili, la donna si impegna a smascherare gli impostori che approfittano della suggestione e della superstizione del popolo della Gran Bretagna per i propri loschi affari. Un nuovo caso le si presenta quando un ragazzo muore improvvisamente nel collegio di Rookford. La governante Maud incarica dunque Florence di indagare sul caso, al fine di sfatare le voci che vogliono il luogo come infestato da fantasmi. Grazie ai suoi metodi scientifici all’avanguardia, la donna arriva effettivamente a scoprire che il ragazzo sembra essere morto per cause naturali.

Dal momento che il caso sembra risolto, Florence può dunque lasciare l’istituto. Prima che possa farlo, però, una serie di fenomeni inspiegabili la persuadono a continuare le sue ricerche. A Rookford, infatti, sembra celarsi un segreto riguardante il passato di Florence, da tempo rimosso dalla sua memoria poiché troppo drammatico e traumatico. L’oscura presenza che abita il collegio decide di palesarsi per spingere la donna a compiere un doloroso tuffo nel passato. Guidata dal fantasma Tom, Florence si trova a dover abbandonare tutta la sua razionalità ed aprirsi all’ignoto e al sovrannaturale. Qualcosa di spaventoso è avvenuto tempo addietro in quel luogo e sembra essere pronto a verificarsi di nuovo.

1921 - Il mistero di Rookford cast

1921 – Il mistero di Rookford: il cast del film

Nel ruolo della protagonista Florence Cathcart vi è l’attrice Rebecca Hall, nota in particolare per film come The Prestige, The Town e Vicky Cristina Barcelona. Affascinata dal racconto e dalle tematiche in esso presenti, la Hall si è da subito dichiarata disponibile a recitare in questo. Per prepararsi al ruolo, ha approfondito il mondo del paranormale e le ricerche condotte a riguardo. L’attrice ha inoltre affermato di aver visto diversi film simili per calarsi meglio nell’atmosfera. Per la sua intensa interpretazione, ha poi ricevuto una nomination come miglior attrice ai British Independent Film Awards. Accanto a lei, nel ruolo del fantasma Tom vi è invece l’attore Isaac Hempstead-Wright.

La direttrice del collegio, Maud Hillm, è interpretata dalla celebre Imelda Staunton, tra le più acclamate attrici britanniche e nota ai più per il personaggio di Dolores Umbridge nella saga di Harry Potter. Dominic West, celebre per essere stato Jimmy McNulty nella serie The Wire, è qui presente nel ruolo di Robert Mallory, l’insegnante che si rivolge a Florencer per risolvere il caso del collegio. Joseph Mawle, interprete di Benjen Stark in Il Trono di Spade, è invece il misterioso giardiniere Edward Judd. Nel fil sono poi presenti Shaun Dooley nel ruolo di Malcolm McNair, Diana Kent in quello di Harriet Cathcart e Richard Durden nei panni di Alexander Carthcart.

1921 – Il mistero di Rookford: la spiegazione del finale

Volgendo verso la conclusione, il film rivela i segreti fino a quel momento nascosti alla protagonista. Il fantasma del bambino che Florence sola sembra poter vedere le racconta infatti un episodio del loro passato che li lega e che la donna aveva rimosso. I due, infatti, sono fratelli, in quanto il bambino era il figlio illegittimo del padre di Florence. Quando la madre della ragazza scoprì la cosa, l’uomo impazzì uccidendo il piccolo, la donna e poi sé stesso. L’anziana Maud era dunque la balia di Florence, che l’ha cresciuta fino a quando non è stata adottata. Maud, ora, desidera riunirsi al piccolo Tom bevendo del veleno, che offre anche a Florence. Fortunatamente, il bambino impedisce che la protagonista possa assumerlo, salvandole così la vita.

Il finale si presenta però come piuttosto ambiguo. Per certi aspetti, Florence sembra non essersi salvata ed essere invece morta per l’ingerimento del veleno. Il regista e la Hall, tuttavia, hanno scartato questa versione preferendo inserire una serie di indizi che lasciano intendere di come Florence sia invece sopravvissuta e possa continuare la propria vita avendo elaborato il trauma che si portava dietro da tempo. Per il regista, infatti, il sopravvivere della protagonista è la prova di come spesso vedere ciò che si desidera vedere possa essere una forza che spinge anche a superare i momenti più complessi e dolorosi.

1921 – Il mistero di Rookford: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. 1921 – Il mistero di Rookford è infatti disponibile nei cataloghi di Chili e Mediaset Play. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 6 agosto alle ore 21:00 sul canale Iris.

Fonte: IMDb

1921 – il mistero di Rookford: recensione del film con Rebecca Hall

Un po’ come accade quando si parla di morte e visioni senza riuscire a non pensare a Il sesto senso, 1921 – Il mistero di Rookford richiama, per certi versi, molti di quei film che hanno segnato profondamente il sottogenere della ghost story. Quando si affronta una storia di fantasmi ambientata in una spettrale villa di campagna circondata da uno sterminato giardino, è inevitabile pensare a pellicole come The Others o, più recentemente, The Orphanage.

Ambientato nell’Inghilterra del 1921, alla fine della Prima Guerra Mondiale, 1921 – Il mistero di Rookford racconta la storia di Florence, una donna estremamente razionale e scettica che viene chiamata in una scuola di campagna per indagare su un crimine inspiegabile. Un ragazzo è morto e alcune fotografie successive al decesso mostrano, sullo sfondo, una figura sfocata e misteriosa. I ragazzi della scuola parlano di presunte apparizioni di un fantasma. Quando Florence crede di aver confutato ogni teoria soprannaturale, si troverà invece faccia a faccia con una creatura che metterà in crisi tutte le sue certezze razionali.

Un thriller soprannaturale tra atmosfere gotiche e inquietudine

1921 – il mistero di Rookford

Pur rimanendo un gradino sotto a The Orphanage e nonostante il tema già ampiamente esplorato, il film segna un buon esordio nel cinema di Nick Murphy, che riesce a raccontare una storia a tratti originale, senza rinunciare a richiami formali e tematici ad altre opere del genere. Questo risultato si deve anche a una sceneggiatura non perfetta per intreccio, ma interessante per dettagli e piccoli espedienti narrativi con cui accompagna lo spettatore attraverso gli eventi.

Se a questo si aggiunge la bravura del cast femminile, il giudizio complessivo non può che essere positivo. Su tutte spicca la straordinaria Rebecca Hall, che conferma il suo talento sobrio e raffinato, regalandoci un personaggio che si muove con eleganza in una cornice colma di dolore e inquietudine.

La sua interpretazione ha quella sottigliezza e profondità che rendono credibili anche gli elementi soprannaturali con cui viene in contatto. Al suo fianco troviamo Imelda Staunton, volto noto ai fan di Harry Potter, che con il suo carisma e la sua espressività arricchisce ulteriormente il cast. A completare il quadro, la poetica partitura di Daniel Pemberton, capace di donare al film ulteriore profondità emotiva: l’uso insistito del violino accompagna infatti la sofferenza dei personaggi e amplifica la dimensione perturbante dell’ambiente in cui si muovono, la casa, luogo privilegiato dell’horror, come insegna anche Invasati di Robert Wise.

L’unico limite del film è rappresentato dalla prima parte, che fatica a trovare il giusto ritmo per costruire la suspense. Fortunatamente, la narrazione prende presto vigore e riesce a restituire quell’azione necessaria a mantenere il film sui binari del thriller soprannaturale. Gli spettatori più avvezzi al genere troveranno in 1921 – Il mistero di Rookford un discreto thriller, con sprazzi efficaci di orrore.

1921 – Il Mistero di Rookford -Trailer ufficiale italiano

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1921 – Il Mistero di Rookford -Trailer ufficiale italiano

1921 — Il Mistero di Rookford è ambientato in un’Inghilterra postbellica, in cui molti superstiti cercano conforto nello spiritismo. Tormentata dalla morte del fidanzato, Florence Cathcart (REBECCA HALL) è impegnata a smascherare le teorie sul sovrannaturale, dando spiegazioni di tipo metodico e razionale. Tuttavia, quando viene chiamata a visitare Rookford, un collegio situato nella campagna, per indagare sulle presunte apparizioni di un fantasma di un bambino, Florence si sente costretta ad accettare il compito.

1918 – I giorni del coraggio: tutto quello che c’è da sapere sul film

Uno dei generi più popolari al cinema è quello del film di guerra. Appartengono ad esso tutti quei lungometraggi che ripropongono battaglie o episodi realmente accaduti nel contesto delle guerre passate, oppure inventando racconti che si situano però all’interno di un contesto storico veritiero. Negli ultimi anni, in particolare, la Prima Guerra Mondiale è tornata protagonista sul grande schermo grazie a tre titoli molto apprezzati: 1917, Niente di nuovo sul fronte occidentale e 1918 – I giorni del coraggio. Quest’ultimo, il cui titolo originale è Journey’s End, è in realtà il primo arrivato in sala dei tre, nel 2017, per la regia di Saul Dibb.

In Italia, sfortunatamente, è stato distribuito direttamente in DVD e nel solo 2020, con un titolo italiano con cui si è cercato di cavalcare l’onda del successo ottenuta da 1917, in un certo senso accostando due film in realtà legati solo dal contesto in cui sono ambientati. Perché mentre il film di Sam Mendes non è basato su nessun reale episodio di quel conflitto, 1918 – I giorni del coraggio propone invece il racconto di personaggi inventati ma inseriti in un preciso evento di quella grande guerra, ovvero l’Offensiva di primavera.

Il film è però prima di tutto l’adattamento dell’omonimo testo teatrale del 1928 di Robert Cedric Sherriff, già adattato per il grande schermo nel 1930, nel 1931 e nel 1976, ma anche nel 1988 come film TV per la BBC. Per tutti gli appassionati dei film di guerra, questo nuovo adattamento è dunque un film imperdibile, passato in sordina ma decisamente da riscoprire. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà utile approfondire alcune  dettagli di esso. Proseguendo qui nella lettura sarà possibile ritrovare ulteriori informazioni sulla trama, il cast di attori e la storia vera. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

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La trama di 1918 – I giorni del coraggio

Il film è mbientato durante gli ultimi mesi della Prima Guerra Mondiale, nell’aprile del 1918, alla vigilia dell’Offensiva di Primavera, ovvero l’ultimo tentativo da parte dell’esercito tedesco di rovesciare le sorti della guerra. La vicenda si svolge in una trincea sul fronte occidentale francese, ad Aisne, dove un manipolo di soldati inglesi guidati dal capitano Denis Stanhope, attende in prima linea l’attacco della Germania. Fresco di addestramento, nonostante gli avvertimenti, il sottotenente Jimmy Raleigh decide di farsi assegnare proprio al battaglione di Stanhope.

I due sono infatti amici d’infanzia e Raleigh spera dunque di poter affrontare gli orrori della guerra accanto a qualcuno in grado di allietare anche i momenti più difficili.  Egli tuttavia si trova dinanzi ad un uomo molto diverso da quello di un tempo e che imparerà a conoscere di nuovo nei sei giorni di attesa prima dell’offensiva nemica. La guerra ha profondamente cambiato Stanhope e più la nuova battaglia si avvicina, più i rapporti tra i due diventano tesi. In quel tempo d’attesa, inoltre, Raleigh e gli altri soldati si troveranno anche a dover fare i conti con le proprie paure e speranze.

Il cast di 1918 – I giorni del coraggio

Ad interpretare il protagonista, ovvero il sottotenente Jimmy Raleigh, vi è l’attore Asa Butterfield, oggi meglio noto per la serie Netflix Sex Education. L’attore Sam Claflin, visto anche in Io prima di te e Resta con me, recita invece chi nei panni del capitano Denis Stanhope. Durante alcune ricerche svolte per prepararsi al film, Claflin ha scoperto che il suo bis-bisnonno era in un battaglione inviato alla battaglia di St. Quentin, la stessa rappresentata alla fine del film. Nel film recitano poi gli attori Paul Bettany nel ruolo del tenente Osborne, Toby Jones in quelli del soldato Mason e Stephen Graham per il ruolo del sottotenente Trotter.

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1918 – I giorni del coraggio, l’opera da cui il film è tratto e la storia vera

Come anticipato, il film è il quinto adattamento cinematografico dell’opera teatrale Journey’s End, scritta nel 1928 da R. C. Sherriff. Questi aveva visto in prima persona l’effetto di anni di guerra sui suoi amici e conosceva la paura e il terrore dell’aspettare un attacco imminente, aspettando la fine del proprio viaggio (da qui il titolo dell’opera). I personaggi della commedia sono dunque basati sugli uomini con cui Sherriff aveva prestato servizio nel 9° battaglione del reggimento dell’East Surrey. L’autore, inoltre, ambienta il proprio racconto nei giorni precedenti l’inizio dell’Offensiva di primavera, anche nota come Kaiserschlacht.

Questa si riferisce ad una serie di attacchi predisposti dall’esercito tedesco svoltisi durante la primavera del 1918, con i quali si tentò di recuperare quanto fino a quel momento perso. Le potenze dell’Intesa (Impero Britanico, Francia e Impero Russo) furono colte completamente di sorpresa da tale contrattacco, avvenuto proprio quando ormai si pensava che l’esercito tedesco fosse prossimo al crollo e dunque non più meritevole di particolari attenzioni. Tuttavia, nonostante inizialmente i tedeschi riuscirono effettivamente ad ottenere alcune significative vittorie, dopo tre mesi il loro potenziale si esaurì.

Il comando supremo tedesco, guidato dal feldmaresciallo Paul von Hindenburg e dal suo principale collaboratore, generale Erich Ludendorff, esaurì infatti con questa serie di costose offensive le residue forze dell’esercito, pregiudicando dunque ogni possibilità di vittoria e intaccando anche la capacità di resistenza sul fronte occidentale. Ciò permise all’Intesa di riorganizzarsi e portare avanti l’Offensiva dei Cento giorni, che in pochi mesi ha portato la Germania all’essere costretta ad ammettere la sconfitta, sancita dall’armistizio di Compiègne dell’11 novembre 1918. Nel corso dell’Offensiva di primavera, tuttavia, persero la vita oltre 850 mila soldati dell’Intesa e circa 688 mila soldati dell’esercito tedesco.

Il trailer di 1918 – I giorni del coraggio e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di 1918 – I giorni del coraggio grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Google Play, Rai Play e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 30 giugno alle ore 21:20 sul canale Rai 3.

Fonte: IMDb

1917: trailer del nuovo film di Sam Mendes

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1917: trailer del nuovo film di Sam Mendes

01 Distribution ha diffuso il trailer ufficiale di 1917, il nuovo attesissimo film del regista premio Oscar Sam Mendes. Nel cast protagonisti George MacKay e Dean-Charles Chapman.

Sam Mendes, il regista premio Oscar di Skyfall, Spectre e American Beauty, porta al cinema la sua singolare visione dell’anno cruciale della prima guerra mondiale, il 1917.

1917, la trama

Al culmine della prima guerra mondiale, due giovani soldati britannici, Schofield (George MacKay di Captain Fantastic) e Blake (Dean-Charles Chapman di Game of Thrones) ricevono una missione apparentemente impossibile. In una corsa contro il tempo, devono attraversare il territorio nemico e consegnare un messaggio che arresterà un attacco mortale contro centinaia di soldati, tra cui il fratello di Blake.

1917 è diretto da Sam Mendes, che ha scritto la sceneggiatura con Krysty Wilson-Cairns (Penny Dreadful di Showtime). Il film è prodotto da Mendes e Pippa Harris (Revolutionary Road, Away We Go) per le loro produzioni Neal Street, Jayne-Ann Tenggren (produttore associato, Spectre), Callum McDougall (produttore esecutivo, Mary Poppins Returns, Skyfall) e Brian Oliver (Rocketman, Black Swan).

1917: recensione del film di Sam Mendes

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1917: recensione del film di Sam Mendes

Arriva al cinema il 23 gennaio il nuovo film di Sam Mendes, 1917, spettacolare ricostruzione storica della guerra di trincea e racconto di una missione pericolosissima, attraverso lo sguardo di quello che sembra un unico piano sequenza.

Il regista di American Beauty parte da un fatto storico, nel 1917 le truppe tedesche in Francia si ritirarono dietro la Linea di Hindenburg, e ci imbastisce sopra un storia, quella di due giovani soldati che devono recapitare un messaggio all’esercito inglese, il quale non sa che quella ritirata nemica è in realtà la preparazione a un’imboscata che potrebbe costare la vita a 16mila uomini. I due soldati (interpretati da Dean Charles Chapman e Goerge McKay) intraprendono così questa missione suicida, con la speranza di riuscire ad arrivare in tempo per annullare l’attacco inglese. Inoltre, uno dei due spera anche di ricongiungersi con il fratello, che guida proprio l’altro battaglione.

Il significato del piano sequenza di 1917

Gli elementi che giustificano la scelta tecnica di Mendes di utilizzare il “piano sequenza” si rintracciano tutti nell’abbozzo di trama che basta conoscere per parlare del film. In 1917, la forma linguistica della ripresa lunga si trasforma in strumento drammaturgico perché mette lo spettatore in condizione di vivere un’esperienza immersiva. L’occhio della macchina da presa è sempre alle spalle, accanto o poco avanti ai protagonisti, sempre alla loro altezza, come a suggerire costantemente allo spettatore che lui è lì, proprio accanto al soldato, e, con un po’ di immaginazione, ne sente il freddo, la stanchezza, la fame, la paura.

L’espediente tecnico e l’ambientazione durante la guerra faranno sicuramente volare la mente a film che prima di Mendes hanno scritto la storia del cinema, basti pensare a Orizzonti di Gloria o a Arca Russa. Il piano sequenza di Mendes e il suo racconto di guerra sono però differenti da questi esempi, sono distanti anni luce dal virtuosismo tecnico fine a se stesso (come fu invece per il Birdman di Inarritu, non per questo meno pregevole) e dalla complessità politica che, ad esempio, Kubrick infonde nel suo sguardo sulla guerra.

Mendes cerca lo spettacolo

L’obbiettivo di Sam Mendes sembra dunque quello di fare spettacolo, emozionare e coinvolgere. Non siamo quindi dalle parti degli illustri esempi citati ma più da quelle dello Spielberg di Salvate il Soldato Ryan, nonostante anche qui il paragone sia esclusivamente concettuale.

Come i due soldati sono completamente dedicati a raggiungere la Linea di Hindenburg e a consegnare il loro messaggio, così anche il regista si avvale di tutti gli strumenti che possiede, dalla fotografia (Roger Deakins), al montaggio fino alla musica, per garantire allo spettatore l’esperienza di immersione nella storia.

Tutto questo supportato da una sceneggiatura semplice e semplicistica; da una parte si può notare facilmente come la storia sia essenziale e lineare, dall’altra si capisce bene come Mendes, che firma anche la sceneggiatura insieme a Krysty Wilson-Cairns, si sia liberato delle complicazioni ideologiche moderne nella rappresentazione degli avversari, che diventano semplici villain delle storia e non personaggi antagonisti che stanziano in una zona grigia.

Per Mendes, in questo film, ci sono i buoni e ci sono i cattivi, nettamente separati, perché era importante per lui non raccontare la guerra come male del mondo, come aveva fatto per esempio Malick ne La Sottile Linea Rossa, né usarla come pretesto per la glorificazione del mezzo cinema, come ha fatto invece Nolan con Dunkirk, ma portare il fuoco del film sull’avventura di due uomini coraggiosi che devono compiere una missione per la salvezza di altri giovani soldati loro pari. È in questo aspetto che va ricercata la chiave di lettura di 1917: non un esperimento tecnico, non un esercizio di stile, ma un racconto che cerca l’empatia e il coinvolgimento, avvalendosi di competenze e tecnica fuori dal comune.

1917: la storia vera dietro il film

1917: la storia vera dietro il film

Il film epico sulla Prima guerra mondiale candidato all’Oscar 1917 (qui la recensione) di Sam Mendes racconta una corsa disperata contro il tempo durante la Prima guerra mondiale e, sebbene i dettagli della missione nel film possano non essere del tutto reali, l’intera pellicola è radicata in esperienze reali della Prima guerra mondiale. Il film offre infatti un quadro breve ma realistico della vita in trincea, della terra di nessuno e dei combattimenti reali avvenuti durante la Grande Guerra, ed è chiaro che è stata prestata quanta più attenzione possibile all’accuratezza storica. Il film dimostra così efficacemente la monotonia della guerra di trincea, punteggiata da momenti di estrema violenza.

La missione intrapresa dal caporale Will Schofield, interpretato da George MacKay, e da Tom Blake, interpretato da Dean-Charles Chapman, al centro di 1917 sembra perfettamente realistica, ma in realtà non è avvenuta durante la prima guerra mondiale. Tuttavia, i personaggi coinvolti, le manovre militari al centro della trama e i luoghi raffigurati nel film sono tutti basati su eventi e soldati reali della prima guerra mondiale. Se anche sono stati effettuati cambiamenti rispetto ad alcuni dettagli storici, le storie e le battaglie che hanno ispirato il film non sono state meno strazianti e intense di quelle rappresentate sul grande schermo.

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Will Schofield e Tom Blake non sono persone reali, ma sono ispirati alle esperienze di soldati reali

Secondo TIME, il Blake di Chapman e lo Schofield di MacKay sono personaggi basati sui veri messaggeri della Prima guerra mondiale. Anche se inviare uomini attraverso la terra di nessuno non era cosa frequente a causa della sua bassa probabilità di successo (anche con un esercito nemico in ritirata), l’idea di inviare una coppia di messaggeri era una pratica reale nella Prima guerra mondiale. La minaccia di morte causata dal fuoco dell’artiglieria, dai gas velenosi, dalle mine terrestri e dai cecchini era così alta che venivano inviati due messaggeri in modo che, se uno fosse stato ucciso, l’altro potesse comunque portare a termine la missione.

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Dean-Charles Chapman e George MacKay in 1917. © 2019 Universal Pictures and Storyteller Distribution Co., LLC.

Quel livello di pericolo elevato significava che i messaggeri venivano utilizzati solo nelle circostanze più disperate. La missione al centro di 1917 rientra sicuramente in questa categoria e, come era molto comune che avvenisse per i veri messaggeri della Prima guerra mondiale, uno dei due giovani muore durante la consegna del messaggio. Schofield e Blake non saranno stati soldati reali, ma il viaggio che hanno intrapreso descrive comunque in modo accurato la vera esperienza collettiva dei messaggeri in prima linea durante la Prima guerra mondiale.

Il nonno di Sam Mendes ha ispirato la missione di 1917

Alfred Mendes, il nonno del regista Sam Mendes, era proprio uno di quei “corrieri”, e sono state le sue storie sulla sua esperienza nella Prima guerra mondiale a ispirare Sam Mendes nella realizzazione di 1917. Alfred era un soldato dell’esercito britannico di 19 anni che prestò servizio sul fronte occidentale, dove si svolgono gli eventi del film. Sebbene questo non sia ovviamente un racconto diretto della sua esperienza, frammenti delle storie che Alfred ha raccontato a suo nipote sono serviti da ispirazione per la missione al centro del film.

Alfred, come riportato dal regista, è infatti stato ferito e intossicato dal gas mentre attraversava la terra di nessuno con dei messaggi durante la guerra, ed è chiaro come quell’esperienza abbia influenzato ciò che accade a Blake e Schofield durante il loro viaggio. Secondo la rivista Smithsonian Magazine, l’autobiografia di Alfred Mendes contiene il suo resoconto di una missione simile in cui doveva rintracciare tre compagnie che avevano perso i contatti con la sua, in modo da poter attuare una strategia coerente. Ha partecipato alla vera battaglia di Passchendaele, che ha a sua volta contribuito a ispirare gli eventi di 1917.

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George MacKay in 1917. © 2019 Universal Pictures and Storyteller Distribution Co., LLC.

La spiegazione della vera Operazione Alberich

L’impulso per la missione al centro di 1917 è stata poi una manovra molto astuta dell’esercito tedesco: un ritiro pianificato che sembrava una ritirata, ma in realtà aveva lo scopo di attirare le forze britanniche all’inseguimento come una trappola. Questa strategia deriva da un’operazione tedesca reale avvenuta tra febbraio e marzo del 1917 chiamata Operazione Alberich. Tale operazione includeva un ritiro strategico simile a quello visto nel film, con l’obiettivo finale di accorciare il fronte.

L’esercito tedesco si ritirò in una posizione molto più fortificata, nota come Linea Hindenburg, che consentì loro di accorciare il fronte e concentrare le truppe. Durante la ritirata, devastarono l’area che si lasciavano alle spalle, disseminando mine terrestri e trappole esplosive. La scena del 1917 in cui Blake e Schofield sopravvivono a stento a una trappola esplosiva innescata da un ratto lasciata in una trincea tedesca abbandonata riflette questo elemento dell’Operazione Alberich. Nonostante la cattiva pubblicità che l’esercito tedesco si guadagnò distruggendo la campagna mentre si ritirava, l’operazione sconvolse gravemente i piani degli Alleati nella primavera del 1917.

L’operazione del 1917 si basava sul falso presupposto di una ritirata tedesca

La realtà dell’Operazione Alberich ha quindi chiaramente ispirato l’operazione tedesca in 1917, che prevedeva anch’essa una finta ritirata tedesca. Nel film, viene interpretata come un inganno volto ad attirare le forze britanniche all’inseguimento, in modo che le posizioni tedesche, ora fortemente fortificate, potessero colpire le truppe esposte. Il caporale Schofield riesce a malapena ad arrivare in tempo al fronte con il messaggio del generale Erinmore di annullare l’attacco, ma durante la vera operazione Alberich non c’era tutta questa urgenza. La vera operazione militare era incentrata sulla difesa, non sull’attacco.

1917 videogioco
George MacKay in 1917. © 2019 Universal Pictures and Storyteller Distribution Co., LLC.

L’accuratezza  della “Terra di nessuno” rispetto alle vere battaglie della Prima guerra mondiale

Alexander Falbo-Wild, presidente della Western Front Association, ha scritto nella sua recensione del film che 1917 ha riproposto fedelmente molte delle “realtà importanti” della Prima guerra mondiale e menziona specificamente la “Terra di Nessuno” in quella valutazione. La devastazione causata sulla terra dal bombardamento incessante di entrambe le parti, riflette infatti la realtà affrontata da coloro che desideravano attraversare questo tratto di territorio. Chilometri di filo spinato e altri ostacoli, crateri di bombe e doline profonde decine di metri e un mare di fango insondabile sono tutti elementi accurati basati su resoconti storici.

In particolare, la battaglia di Passchendaele, che è stata la vera battaglia principale che ha contribuito a ispirare gli eventi di 1917, era nota per l’eccessivo fango che ricopriva la terra di nessuno e le trincee di entrambe le parti. Dopo che il fuoco dell’artiglieria distrusse praticamente tutta la vegetazione, la vasta distesa di terra arida si trasformò in fango dopo un diluvio di pioggia. Secondo History Crunch, in alcuni punti il fango era così profondo da intrappolare e annegare i soldati, e poteva persino soffocare i proiettili di artiglieria prima che avessero la possibilità di esplodere. A questo proposito, la “Terra di Nessuno” raffigurata in 1917 è quindi estremamente accurata.

Cosa accadde realmente nella Prima guerra mondiale il 6 aprile 1917

La data designata degli eventi descritti in 1917 è intenzionale. La corsa contro il tempo di Schofield in prima linea avvenne la mattina del 6 aprile 1917, una delle date più importanti dell’intera guerra. Dopo quasi tre anni di sforzi per mantenere la neutralità degli Stati Uniti, il 2 aprile il presidente Woodrow Wilson chiese una dichiarazione di guerra alla Germania in una sessione congiunta del Congresso. Quattro giorni dopo, il 6 aprile 1917, gli Stati Uniti entrarono ufficialmente in guerra, dopo che il Congresso e la Camera dei Rappresentanti votarono a stragrande maggioranza a favore. Questo evento permise di accelerare il raggiungimento del termine del conflitto.

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1917: la prima featurette dal film di Sam Mendes

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1917: la prima featurette dal film di Sam Mendes

È stato diffuso il primo contenuto speciale dalla lavorazione di 1917, il nuovo film di Sam Mendes. Si tratta di una featurette in cui regista, produttori e tecnici del film raccontano come è stato realizzare un’esperienza di guerra in tempo reale, visto che il film è stato girato in piano sequenza.

01 Distribution ha anche diffuso il trailer ufficiale di 1917, il nuovo attesissimo film del regista premio Oscar Sam Mendes. Nel cast protagonisti George MacKay e Dean-Charles Chapman.

Sam Mendes, il regista premio Oscar di Skyfall, Spectre e American Beauty, porta al cinema la sua singolare visione dell’anno cruciale della prima guerra mondiale, il 1917.

1917, la trama

Al culmine della prima guerra mondiale, due giovani soldati britannici, Schofield (George MacKay di Captain Fantastic) e Blake (Dean-Charles Chapman di Game of Thrones) ricevono una missione apparentemente impossibile. In una corsa contro il tempo, devono attraversare il territorio nemico e consegnare un messaggio che arresterà un attacco mortale contro centinaia di soldati, tra cui il fratello di Blake.

1917 è diretto da Sam Mendes, che ha scritto la sceneggiatura con Krysty Wilson-Cairns (Penny Dreadful di Showtime). Il film è prodotto da Mendes e Pippa Harris (Revolutionary Road, Away We Go) per le loro produzioni Neal Street, Jayne-Ann Tenggren (produttore associato, Spectre), Callum McDougall (produttore esecutivo, Mary Poppins Returns, Skyfall) e Brian Oliver (Rocketman, Black Swan).

1917: incontro con i protagonisti Mendes, Chapman, McKay e Deakins

1917, il nuovo, esaltante, film di Sam Mendes che sta facendo incetta di premi (due Golden Globes, miglior film e miglior regia) e nomination (10 agli Oscars 2020) sarà nelle sale dal 23 gennaio con 01 Distribution. La pellicola del regista di American Beauty racconta lo straordinario viaggio di due giovanissimi soldati, che vengono mandati oltre le linee nemiche, in una missione suicida, a recapitare un messaggio di fondamentale importanza, avvisare il battaglione di un’imboscata. Il loro fallimento potrebbe causare la morte di oltre 16 mila uomini.

La guerra come non l’avete mai vista, o meglio, come non si vedeva da tempo su grande schermo: dura, sporca, ingiusta e dolorosa, in una pellicola al cardio palma che ha il potere, dall’inizio dell’azione, di far empatizzare lo spettatore in una maniera totale con i due protagonisti.

Potere del cinema e anche di Sam Mendes che si avvale della collaborazione di Roger Deakins, premio Oscar alla fotografia per Blade Runner 2049, per girare il film come se fosse un lungo piano sequenza. Scelta tecnicamente non facile ma dalla resa straordinaria. Abbiamo incontrato i protagonisti a Londra in occasione della presentazione alla stampa del film.

1917 nasce da un racconto del nonno di Sam Mendes

Ho letto che la storia di questo film si deve a suo nonno, è vero?

Sam Mendes: “Sì, è vero. Sono racconti che mi ha fatto quando avevo 10 anni, è da quel giorno che ci penso! La verità è che dopo l’esperienza di Bond dove sono stato a stretto contatto con gli sceneggiatori per tantissimo tempo, ho iniziato a pensare di poter scrivere qualcosa di mio. Una delle storie che mi ha raccontato mio nonno riguardava la consegna di un messaggio, ho pensato che avrei potuto creare qualcosa di ancora più epico su quel viaggio, ma non ero sicuro di come raccontarlo. Abbiamo fatto moltissime ricerche e abbiamo trovato un momento durante la guerra dove fosse plausibile inserire un viaggio, abbiamo scoperto che nel ’17 i tedeschi si sono ritirati dietro la linea di Hindenburg e ci abbiamo inserito la nostra storia, era più vero e plausibile, una volta capito come strutturarlo abbiamo scritto la sceneggiatura”.

Cosa rende speciali i vostri personaggi?

Dean Charles Chapman: “Credo si empatizzi con loro perchè sono due semplici ragazzi, non sono supereroi e non hanno superpoteri, sono semplici, come te, come me, ti ci puoi identificare e in più, pur essendo un film straordinario, non è un film che vuole insegnare nulla sulla guerra, è un film che si svolge durante la guerra, raccontando la storia di due ragazzi che affrontano qualcosa di straordinario, come potrebbe affrontarla chiunque altro”.

Una grande sfida tecnica per cast e crew

1917 intervista

Si vocifera che sul set ci fossero due sceneggiature, è vero?

George MacKay: “Sì, ma non c’è nessun mistero dietro a tutto ciò, abbiamo avuto due sceneggiature per una questione di logistica, una era riferita alla storia, al nostro recitare e l’altra era tecnica, seguiva ogni particolare di ogni scena nei minimi dettagli. Col fatto che Sam abbia deciso di girare come in un lungo piano sequenza, avevamo bisogno di una sceneggiatura parallela per coordinare tutto, come una mappa per capire dove sarebbe stata la camera”.

Quanto lavoro c’è dietro ad un film del genere?

Roger Deakins: “Abbiamo iniziato a preparare il film circa nove mesi prima di iniziare a girare, c’è stato molto dialogo con Sam per capire come farlo e prendere le decisioni giuste, avevamo già George e Dean, il che ha agevolato il nostro lavoro perché potevamo disporre di loro per le prove tecniche di pre produzione. Tutto è stato fatto con estrema precisione, nei minimi dettagli, il che non implica un set rigido, si è svolto tutto con estrema naturalezza, semplicemente ognuno doveva sapere esattamente la propria posizione sul set e cosa si sarebbe fatto in quel momento e in quello dopo”.

1917: il trailer ufficiale del film di Sam Mendes

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1917: il trailer ufficiale del film di Sam Mendes

01 Distribution ha diffuso il trailer ufficiale di 1917, il nuovo film di Sam Mendes, in uscita in Italia il prossimo 23 gennaio.

Sam Mendes, il regista premio Oscar® di Skyfall, Spectre e American Beauty, porta al cinema la sua singolare visione dell’anno cruciale della prima guerra mondiale, il 1917, ed ottiene le nomination per MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA e MIGLIOR COLONNA SONORA ai GOLDEN GLOBE 2020.

La trama di 1917

Al culmine della prima guerra mondiale, due giovani soldati britannici, Schofield (George MacKay di Captain Fantastic) e Blake (Dean-Charles Chapman di Game of Thrones) ricevono una missione apparentemente impossibile. In una corsa contro il tempo, devono attraversare il territorio nemico e consegnare un messaggio che arresterà un attacco mortale contro centinaia di soldati, tra cui il fratello di Blake.

1917 è diretto da Sam Mendes, che ha scritto la sceneggiatura con Krysty Wilson-Cairns (Penny Dreadful di Showtime). Il film è prodotto da Mendes e Pippa Harris (Revolutionary Road, Away We Go) per le loro produzioni Neal Street, Jayne-Ann Tenggren (produttore associato, Spectre), Callum McDougall (produttore esecutivo, Mary Poppins Returns, Skyfall) e Brian Oliver (Rocketman, Black Swan).

1917: 10 curiosità sul film candidato all’Oscar

1917: 10 curiosità sul film candidato all’Oscar

Tra i film del momento vi è 1917, diretto dal regista premio Oscar Sam Mendes e ambientato durante la prima guerra mondiale, dove si seguono in particolare le vicende di due giovani soldati, incaricati di consegnare un importante messaggio. Per farlo, tuttavia, dovranno intraprendere una corsa contro il tempo, avventurandosi in territorio nemico. Il film, che ha raccolto numerose lodi da parte della critica, è stato nominato a dieci premi Oscar, e vanta nel cast attori del calibro di Mark Strong, Andrew Scott, Colin Firth, Benedict Cumberbatch e George MacKay.

Il film in streaming è disponibile su NOW.

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Ecco 10 curiosità sul film 1917.

Le origini del film 1917

1. Il regista si è ispirato ad eventi reali. Il desiderio di realizzare il film nacque nel momento in cui il regista decise ispirarsi ai racconti di guerra di suo nonno Alfred Hubert Mendes, il quale aveva combattuto per due anni sul fronte francese. Tali racconti sono inoltre raccolti nel volume L’autobiografia di Alfred H. Mendes. 1897 – 1991. Pur ispirata a vicende reali, la sceneggiatura del film è però un’idea originale di Mendes, ed è pertanto stata nominata come miglior sceneggiatura originale ai premi Oscar.

2. Il nonno del regista era realmente un messaggero di guerra. Stando a quanto raccontato da Alfred H. Mendes, egli entrò in guerra nel 1916 all’età di 17 anni. Tra i suoi primi incarichi vi fu realmente quello di consegnare importanti messaggi. Contrariamente al personaggio protagonista del film, tuttavia, egli era piuttosto basso e aveva così la fortuna di potersi nascondere tra la nebbia o nella vegetazione.

Le riprese del film 1917

3. Il cast si è sottoposto a lunghe prove. Per soddisfare le richieste del regista, il quale desiderava girare il film con una serie di piani sequenza, il cast, e con loro la troupe, si sono dovuti sottoporre a lunghe sessioni di prove al fine di imparare nei minimi dettagli i movimenti e le battute previste. Un singolo errore comportava infatti la necessità di rifare da capo l’intera ripresa. Le lunghe prove sono così servite a quanti hanno lavorato al film ad acquisire dimestichezza con quanto previsto da copione.

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4. Per girare il film il regista si è ispirato ad un celebre film. Dar vita ad un film composto da un unico piano sequenza è impresa pressoché inarrivabile, e per tanto il regista ha deciso di girare diverse di queste lunghe riprese, da unire poi al montaggio per farle sembrare una unica. Per riuscire in ciò si è ispirato al film Nodo alla gola (1948), di Alfred Hitchcock, il quale nel suo film era solito far terminare un piano sequenza dietro ad un oggetto, e far partire il seguente dallo stesso punto, così da nascondere il taglio di montaggio.

5. Ha segnato una novità per il direttore della fotografia. A curare la fotografia del film vi è Roger Deakins, celebre direttore della fotografia premio Oscar. Per le riprese del film, Deakins si è servito di una Arri Alexa LF in formato digitale, con diverse lenti per differenti esigenze. Questa è la prima volta che utilizza questa particolare macchina da presa nel corso della sua lunga carriera.

I luoghi del film

6. La troupe ha dovuto affiggere particolari segnali d’avviso. Le riprese del film si sono tenute nel Regno Uniti, e nello specifico nel Wiltshire, a Govan, nella riserva naturale di Hankley Common. Per evitare spiacevoli conseguenze, lo staff di produzione ha dovuto erigere dei cartelli che avvertivano gli escursionisti della zona a non allarmarsi qualora si fossero imbattuti nei corpi dei finti cadaveri sparsi per l’intera area.

I riferimenti culturali di 1917

7. Una battuta svela il senso del film. All’interno del film, il personaggio di William Schofield, interpretato dall’attore George MacKay, recita ad un bambino francese un verso del poema The Jumblies di Edward Lear. Questo recita: “Sebbene il cielo sia scuro e il viaggio sia lungo, tuttavia non possiamo mai pensare di essere imprudenti o nell’errore”. Tale verso, come l’intero poema, può essere infatti visto come una metafora della missione raccontata all’interno del film.

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Il cast del film 1917

8. Tom Holland avrebbe dovuto avere un ruolo nel film. Al momento del casting del film, l’attore Tom Holland, ora celebre per essere Spider-Man all’interno dell’MCU, era stato contattato per ricoprire il ruolo del tenente Blake. L’attore fu tuttavia costretto a rinunciare al ruolo per via di impegni precedentemente presi. Al suo posto fu scelto l’attore Richard Madden.

9. Benedict Cumberbatch in un nuovo film di guerra. L’attore Benedict Cumberbatch interpreta nel film ruolo del colonnello Mackenzie. Per l’attore è la sesta volta che prende parte ad un film di guerra. Gli altri sono stati Espiazione (2007), Small Island (2009), War Horse (2011) Parade’s End (2012) e The Imitation Game (2014).

10. Il film riunisce due attori di Kingsman. Tra gli altri protagonisti del film vi sono gli attori Mark Strong e Colin Firth. I due avevano già lavorato insieme nei film d’azione Kingsman – Secret Service (2014) e Kingsman – Il cerchio d’oro (2017). Nel film di guerra interpretano rispettivamente il capitano Smith e il generale Erinmore.

Fonte: IMDb

1917, la spiegazione del finale

1917, la spiegazione del finale

1917 di Sam Mendes ha una trama relativamente semplice per gran parte della sua durata, ma il finale del film è più complesso di quanto alcuni potrebbero pensare. Il film di Mendes è un’epopea bellica coinvolgente ed emozionante, con lo stile cinematografico in piano sequenza di 1917 che coinvolge il pubblico a un livello più profondo. Anche se il film sembra girato in un’unica ripresa, i tagli segreti di 1917 sono sapientemente nascosti. Questo stile di produzione ha fatto sì che il film di guerra diventasse rapidamente uno dei favoriti ai premi, così come il fantastico cast corale di 1917.

1917 segue due soldati britannici, i caporali Will Schofield (George MacKay) e Tom Blake (Dean-Charles Chapman), incaricati di consegnare un messaggio al Secondo Battaglione del Reggimento del Devonshire. Devono dire al colonnello Mackenzie, interpretato da Benedict Cumberbatch, di annullare un attacco pianificato; i tedeschi non sono fuggiti come si credeva, ma hanno invece effettuato una ritirata tattica, in attesa di tendere un’imboscata alle truppe britanniche. Ispirato a una storia vera, il recente successo online di 1917 ha attirato l’attenzione sul suo finale, un climax emozionante e ricco di significati e temi nascosti più profondi.

Cosa succede nel finale di 1917

Nell’atto finale di 1917, Schofield viene mostrato mentre fugge dall’inseguimento tedesco attraverso un villaggio bombardato dopo aver trovato una giovane donna francese e un bambino piccolo nascosti tra le macerie. Alla fine, trova il Secondo Devons in una foresta vicina, dove un membro del battaglione sta cantando una canzone mentre si preparano a marciare in battaglia. Con suo grande sgomento, Schofield scopre che questa è l’ultima ondata dell’attacco e che deve raggiungere il fronte per arrivare al colonnello Mackenzie prima dell’imminente bagno di sangue.

Schofield si fa strada tra i soldati, spingendo e spintonando nelle trincee, con i 1917‘s secret cuts perfettamente utilizzati in tutto il film. Chiede a diversi soldati dove può trovare il colonnello Mackenzie, ma questi continuano a indicargli di andare sempre più avanti lungo la linea delle trincee. Quando l’attacco ha inizio, Schofield capisce che deve abbandonare la relativa sicurezza delle trincee e correre attraverso il campo di battaglia per avere qualche possibilità di trovare Mackenzie in tempo. Alla fine ci riesce e consegna a Mackenzie gli ordini scritti a mano per annullare l’attacco.

1917 si conclude con un’ultima inquadratura di Schofield seduto in un prato, in un’inquadratura parallela a quella di apertura del film…

Dopo che le cose si sono calmate, Schofield è determinato a trovare il fratello di Blake, Joseph, per assicurarsi che sia in grado di fermare l’attacco prima che Joseph entri in battaglia. Schofield alla fine lo trova, che ascolta con orrore quando viene a sapere che suo fratello è morto. Schofield dà a Joseph alcuni oggetti personali di Blake, tra cui degli anelli e una piastrina di riconoscimento, poi gli chiede di scrivere a sua madre per informarla che Blake è morto da eroe. 1917 si conclude con un’ultima inquadratura di Schofield seduto in un prato, in una ripresa parallela all’inizio del film.

“Come Back To Us”: spiegazione delle foto di famiglia di Schofield in 1917

Uno degli elementi più sorprendenti del finale di 1917 viene rivelato quando Schofield si ritira dopo aver parlato con Joseph. La scena finale vede Schofield che scatta una foto a una donna e dei bambini fuori dalla sua uniforme, accompagnata da una nota che recita “Torna da noi”. Questa scena rivela che Schofield ha una famiglia a casa, cosa che Mendes ha scelto di non rivelare al pubblico fino agli ultimi momenti di 1917. Sebbene questo concluda il film con una nota emotiva, fornisce anche un contesto per diversi momenti chiave del film, rendendo completo l’arco narrativo del personaggio di Schofield.

In una scena precedente, Schofield e Blake discutono della loro recente licenza. In uno dei pochi momenti di lucidità emotiva di Schofield, egli afferma di aver odiato la licenza perché alla fine sarebbe dovuto tornare sul campo di battaglia e mettere nuovamente in pericolo la propria vita. Questo momento diventa molto più complesso quando viene rivelata la famiglia di Schofield. Il concetto di Schofield che odia il tempo trascorso a casa diventa più toccante quando il pubblico si rende conto che dovrebbe godersi il tempo con loro, ma lui riesce a pensare solo a cosa succederà quando tornerà al fronte.

Un altro momento chiave di 1917, che viene cambiato a posteriori dopo la rivelazione della famiglia di Schofield, è la sequenza a Écoust-Saint-Mein. Nella città francese distrutta, Schofield si imbatte in una donna francese che si nasconde dai soldati tedeschi. Lei sta accudendo un neonato e Schofield le dà il cibo in scatola e il latte che ha trovato nella fattoria abbandonata dove è morto Blake. La donna chiede a Schofield di restare con lei, ma lui rifiuta, perché deve proseguire e portare a termine la sua missione.

L’emozione profonda, il dolore e il turbamento che Schofield prova nel dover lasciare la donna e il bambino sono resi molto più toccanti e semplicemente più comprensibili dopo la rivelazione che Schofield ha dei figli a casa.

Questa scena viene completamente ricontestualizzata con l’aggiunta dell’informazione che Schofield ha dei figli. L’emozione profonda, il dolore e il turbamento che Schofield prova nel dover lasciare la donna e suo figlio diventano molto più toccanti e semplicemente più sensati dopo la rivelazione che Schofield ha dei figli a casa. L’istinto paterno di Schofield lo spinge ad aiutare questa donna e suo figlio, ma deve andare avanti, altrimenti moriranno molte altre persone. La scena è ricca di sottigliezze, che rimandano alla rivelazione finale del finale di 1917, e interpretata alla perfezione dal membro del cast George MacKay.

Forse ancora più importante, la rivelazione della famiglia di Schofield aumenta la posta in gioco della missione centrale di 1917. Gli spettatori comprendono le motivazioni di Blake fin dall’inizio di 1917: vuole salvare suo fratello e non si fermerà davanti a nulla per farlo. Schofield sembra più esitante per tutto il film e, dopo aver rischiato di morire a causa del filo spinato nel bunker tedesco, vuole tornare indietro. Sapendo che ha una famiglia che lo aspetta a casa, questo ha molto più senso.

Tuttavia, quando Blake muore, la missione diventa più importante per Schofield a livello personale. Sa che la famiglia Blake ha già perso un figlio e deve riuscire nella sua impresa per salvare l’altro. Questo si ricollega agli ideali della famiglia, collegandosi alla rivelazione finale di Schofield e al suo eroismo, poiché continua nonostante l’immenso costo personale che dovrebbe pagare se gli succedesse qualcosa.

L’ultima inquadratura di Schofield in 1917 è parallela all’inizio del film: cosa significa

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L’inizio di1917 mostra Schofield appoggiato a un albero, prima di essere svegliato da Blake che riceve la missione centrale del film. Dopo la straziante ricerca, 1917 termina con un parallelo diretto, mostrando Schofield appoggiato a un albero per guardare la foto della sua famiglia. In 1917, gli alberi sono un simbolo importante in quanto appaiono solo nei momenti di pace.

La scena iniziale riflette questo aspetto, poiché i personaggi sono beatamente ignari della loro missione. Poco prima del climax, un gruppo di soldati è mostrato sparso in un campo alberato, mentre ascolta un commilitone cantare la canzone Wayfaring Stranger di 1917. Infine, la scena finale mostra un’inquadratura simile di Schofield contro l’albero, una volta che l’attacco è stato annullato e centinaia di vite sono state salvate. Oltre a questi esempi, 1917 mostra principalmente i tragici scenari della Francia devastata dalla guerra, dalle trincee infinite ai villaggi desolati.

Gli alberi potrebbero essere una metafora della resistenza della vita in mezzo alla durezza della guerra…

È interessante notare che gli alberi sono anche oggetto di una conversazione tra Blake e Schofield. All’inizio del loro viaggio, i soldati passano davanti a un campo di ciliegi bruciati e Schofield lamenta la loro distruzione. Tuttavia, Blake spiega che alla fine ricresceranno, più numerosi di prima.

Gli alberi potrebbero essere una metafora della resistenza della vita in mezzo alla durezza della guerra; Schofield vuole la pace, ma capisce che prima deve portare a termine una missione per assicurarsi che ci sia qualcosa per cui vivere dopo che sarà finita. La guerra può essere spietata, ma è una lotta per creare un futuro migliore.

Infine, il fatto che la prima e l’ultima scena di 1917 siano identiche potrebbe essere un commento sull’inutilità della guerra. Alla fine di 1917, Schofield si ritrova esattamente nello stesso posto in cui si trovava all’inizio del film. Nonostante ciò, ha intrapreso un viaggio pieno di morte, distruzione ed eroismo, tutto in nome di una guerra in cui non avrebbe mai voluto combattere. L’inizio e la fine di 1917 sono identici e riflettono questo concetto, poiché il viaggio che ha causato tanto tumulto ha lo stesso punto di partenza e di arrivo.

Cosa ha detto lo sceneggiatore di 1917 sul finale del film

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George MacKay in 1917. © 2019 Universal Pictures and Storyteller Distribution Co., LLC.

In un’intervista con Collider poco dopo l’uscita di 1917, la co-sceneggiatrice Krysty Wilson-Cairns ha spiegato alcune delle scelte fatte nei momenti finali del film. Dal modo in cui l’ultima inquadratura di 1917 riflette l’inizio e l’evoluzione del personaggio di Schofield, il finale di 1917 è stato incredibilmente importante per gli sceneggiatori nel trasmettere molti dei temi e dei significati più profondi del film. Alla domanda sul perché la rivelazione della famiglia di Schofield sia stata lasciata agli ultimi secondi, Wilson-Cairns ha dichiarato:

“Ha trascorso almeno sei mesi con Blake, quindi non si sveglierà la mattina accanto a Blake nella prima scena e dirà: ‘Oh, mi mancano mia moglie e i miei figli’. Perché non è così che parlano le persone… non è la realtà, non è così che ci comportiamo”.

Come dimostrano le parole di Wilson-Cairns, la scelta di lasciare la famiglia di Schofield fino alla fine del film è legata esclusivamente al realismo. Nel bel mezzo di una guerra con soldati con cui Schofield ha trascorso molti mesi o anni, è improbabile che l’argomento venga fuori in una conversazione. Più realisticamente, Schofield ha pensato alla sua famiglia in un momento di tranquillità dopo la missione, come farebbe qualsiasi persona normale.

Krysty Wilson-Cairns ha scritto anche Last Night in Soho, The Good Nurse e Penny Dreadful.

Un altro elemento su cui ha commentato Wilson-Cairns è l’evoluzione del personaggio di Schofield. La sceneggiatrice di 1917 ha notato che, all’inizio del film, Schofield non è turbato dagli orrori della guerra. Nella sequenza della terra di nessuno, Blake osserva la scena circostante, dai cavalli e dai soldati morti ai corvi e ai ratti che banchettano. Schofield, invece, scruta l’orizzonte, concentrandosi sulla sua missione. Wilson-Cairns ha spiegato che questa scelta è stata fatta per mostrare quanto Schofield sia diventato chiuso al mondo, in contrasto con la sua situazione alla fine di 1917, dove è più simile a Blake:

“Blake diventa parte di lui. Quindi, quando attraversa tutta la seconda metà del film, è più simile a Blake che mai. Corre dei rischi, scappa, fa tutto il possibile perché ha fatto una promessa al suo amico morente. E quindi volevamo che l’ultima scena del film rendesse davvero l’idea che lì è solo un po’ più simile a Blake. Anche se è ancora con le spalle contro l’albero… ora è un uomo cambiato”.

La vera storia di 1917 rivela una triste realtà sul finale di Schofield

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Dean-Charles Chapman e George MacKay in 1917. © 2019 Universal Pictures and Storyteller Distribution Co., LLC.

Un tragico fatto dietro le quinte di 1917 è legato alla cronologia della prima guerra mondiale. Il film è ambientato il 6 aprile 1917 e termina il giorno dopo con Schofield che si ritira sul campo. Sebbene la scena finale del film abbia alcuni temi e messaggi di speranza, la cronologia reale della guerra solleva un fatto straziante e realistico per Schofield. La prima guerra mondiale non finì fino al novembre 1918, oltre 18 mesi dopo la missione di Schofield. Questo mette in luce la straziante realtà che Schofield sarà inevitabilmente inviato in un’altra missione, potenzialmente più pericolosa della precedente.

Sebbene la missione completata nel finale di 1917 sia stata una vittoria personale per Schofield, la guerra intorno a lui infuria e le tragedie di un conflitto del genere sono lungi dall’essere finite. Ciò è simboleggiato dalla prima e dall’ultima inquadratura di 1917, che aggiungono un ulteriore livello di profondità al film. Come accennato, Schofield è tornato nella stessa posizione in cui si trovava all’inizio del film, in attesa di un fugace momento di pace prima di essere inevitabilmente chiamato per un altro incarico.

Il vero significato del finale di 1917

1917 è un film insolitamente teso e mozzafiato che alla fine ruota attorno a un unico obiettivo: fermare un attacco, in un solo giorno, che salverà 1.600 vite. C’è un momento di grande sollievo quando il colonnello Mackenzie ascolta gli ordini e alla fine ferma l’attacco prima che si verifichino vittime importanti. Ma prima che Schofield e Mackenzie si separino, il colonnello dice che, anche se l’imboscata sarà evitata, probabilmente riceverà l’ordine di attaccare di nuovo entro una settimana. Anche se questa missione può essere considerata un successo, è probabile che la pace sarà solo temporanea.

La storia di 1917 può essere stata una vittoria, ma la guerra è lungi dall’essere finita. Si stima che durante la guerra siano morti nove milioni di soldati e, sebbene salvare 1.600 vite non sia un’impresa da poco, è una goccia nel mare di una guerra senza senso.

Mendes e il direttore della fotografia Roger Deakins fanno un lavoro fantastico nel rendere tutto così urgente in questa missione – e lo era sicuramente, all’epoca – ma attraverso i commenti di Mackenzie, è chiaro quante altre persone sono state colpite da questo conflitto e come ognuna delle nove milioni di vite perse avesse una storia proprio come questa.

1917, la guerra come videogioco nel film di Sam Mendes

1917, la guerra come videogioco nel film di Sam Mendes

Raccontare la guerra al cinema è sempre stato un obiettivo rischioso, in quanto pur se si ha l’intenzione di realizzare un film antimilitaristico si rischia facilmente di sfociare nell’estetizzazione di tali eventi. La conseguenza è dunque quella di rendere affascinanti quelle situazioni e quei contesti verso cui si cerca invece di muovere una critica. Anche i più grandi autori, una volta cimentatisi con tale genere cinematografico, hanno spesso finito con il cadere in questa trappola. Diventa però interessante analizzare come la guerra venga raccontata in base al periodo storico vigente. Per 1917 (qui la recensione), il film del 2019 di Sam Mendes, tale racconto non poteva che avere luogo attraverso le dinamiche del videogame.

Sempre più negli ultimi decenni i videogiochi e le loro dinamiche hanno influenzato il cinema (dopo essere stati a loro volta influenzati proprio dalla settima arte). In particolare, videogiochi di guerra come Call of Duty o Warzone hanno offerto ai gamer di entrare nel vivo di un contesto bellico, quasi potendolo vivere in prima persona. È proprio questo punto di vista a farla da padrone in 1917, notoriamente costruito come un lungo piano-sequenza che segue i due protagonisti nelle loro peripezie sul campo di guerra. Oltre a questa visuale da videogioco, però, vengono ripresi elementi come livelli, ostacoli da superare e missioni da portare a termine.

Tutto in 1917 rimanda dunque all’esperienza videoludica, la quale ha la piena preminenza rispetto alla Storia, la quale rimane invece sullo sfondo. Quello raccontato da Mendes non è infatti un episodio noto della Prima guerra mondiale, anzi non è neanche del tutto ispirato ad eventi reali. L’importante, per il regista, è proporre una visione di quel contesto legandola a dinamiche narrative ed estetiche a cui si è sempre più abituati grazie alla diffusione dei videogiochi. Una scelta che si pone in aperto contrasto con le critiche all’estetizzazione della guerra, ma che permette di riflettere ulteriormente su quanto tali dinamiche siano sempre più parte dell’odierno linguaggio mediale. Ma andiamo con ordine.

1917 cast

La trama e il cast di 1917

Protagonisti del film sono i caporali britannici Schofield (George MacKay) e Blake (Dean-Charles Chapman), i quali vengono scelti per portare a termine un’ardua missione: attraversare l’ostile territorio nemico per consegnare un messaggio al colonnello Mackenzie (Benedict Cumberbatch) e al suo battaglione di 1600 uomini, tra cui il fratello di Blake, Joseph (Richard Madden). Così facendo, impedirebbero ai soldati di cadere in una trappola mortale, ordita dai nemici tedeschi. Ma l’impresa è al limite del possibile, perché il tempo per svolgerla è poco e il territorio da attraversare è impervio, ricco di pericoli e nemici pronti all’attacco.

Oltre agli attori qui citati, nel film compaiono anche gli attori Mark Strong nei panni del capitano Smith, Andrew Scott in quelli del tenente Leslie e Colin Firth in quelli del generale Erinmore, l’uomo che affida a Schofield e Blake l’ardua missione. Per soddisfare le richieste del regista, il quale desiderava girare il film con una serie di piani sequenza, il cast, e con loro la troupe, si sono dovuti sottoporre a lunghe sessioni di prove al fine di imparare nei minimi dettagli i movimenti e le battute previste. Un singolo errore comportava infatti la necessità di rifare da capo l’intera ripresa.

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1917 videogioco
George MacKay in 1917. © 2019 Universal Pictures and Storyteller Distribution Co., LLC.

1917, film o videogioco di guerra?

Alla luce della trama e delle sue ispirazioni, è più facile comprendere quanto il racconto del film si adatti perfettamente alle dinamiche e ai tempi di un moderno videogioco di guerra. Certo, sono anni ormai il cinema attinge da tali dinamiche di gioco, basti pensare al capostipite Ricomincio da capo (1993), a Elephant (2003), Source Code (2011) o Edge of Tomorrow (2014). Mendes, però, si spinge ancor più in là, portando tali meccaniche all’interno di un genere classico come quello di guerra, stravolgendo l’idea che tali film debbano prima di tutto contenere un forte messaggio etico.

Questo, in 1917, appare invece più smorzato rispetto all’esaltazione estetica, che non si limita alle dinamiche narrative o alle tecniche di ripresa ma anche a tutti gli altri reparti che compongono il film. 1917 è dunque più un film o più un videogioco di guerra? Se fosse quest’ultimo, sarebbe subito da notare l’impossibilità di quell’interazione che è invece alla base dell’esperienza e del legame tra videogioco e videogiocatore. Piuttosto, si potrebbe affermare di trovarsi di fronte ad un gameplay che può solo essere guardato, ma con il quale non si può avere nessun coinvolgimento diretto.

Ciò porta 1917 a rimanere nell’ambito del cinema come arte di cui poter fare esperienza ma non in modo interattivo, ma ad essere comunque un film con un linguaggio non comune, di fatto affermandosi come un ibrido tra le due forme d’arte. Per tutta la sua durata il film ribadisce tale convivenza, contribuendo ad abbattere i confini che fino ad oggi hanno tenuto separati cinema e videogiochi.

Il trailer di 1917 e dove vedere il film in streaming e in TV

Per poter formulare un proprio giudizio sulla base dell’analisi qui proposta, non resta che vedere 1917, è il quale è fruibile grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Apple TV, Now e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 18 luglio alle ore 21:20 sul canale Rai 2.

Fonte: IMDb, Wired