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Lo showrunner di The West Wing lancia una nuova serie politica su Netflix

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Lo showrunner di The West Wing, John Wells, ha realizzato una nuova serie drammatica politica per Netflix, The Aisle. Wells è stato produttore esecutivo e alla fine ha assunto il ruolo di produttore esecutivo e capo sceneggiatore della serie vincitrice di un Emmy della NBC, andata in onda per sette stagioni dal 1999 al 2006 e incentrata sul personale dell’ala ovest della Casa Bianca.

Ora, secondo Deadline, John Wells sta tornando a Washington, D.C. per la nuova serie drammatica politica di Netflix, The Aisle. Wells sarà produttore esecutivo insieme a Phoebe Fisher, co-creatrice e showrunner della serie Cruel Intentions di Amazon, che si occuperà della sceneggiatura.

La serie è incentrata su un giovane team motivato che lavora per un senatore appena eletto, determinato a dimostrare che il coraggio e i principi possono ancora prosperare nella politica americana, anche mentre affrontano il tumulto seducente e ad alta pressione delle loro vite personali in una città dove il potere è irresistibile e ogni vittoria richiede qualcosa in cambio.

Presentata come “The West Wing incontra Industry”, la serie approfondirà il modo in cui una nuova generazione si muove nel panorama politico di Washington, D.C.

Aaron Sorkin ha creato, curato la produzione e scritto quasi tutti gli episodi delle prime quattro stagioni di The West Wing, vincendo l’Emmy Award per la migliore serie drammatica per le prime tre stagioni. Tuttavia, Sorkin ha lasciato la serie dopo la quarta stagione e il produttore esecutivo John Wells ha assunto il ruolo di showrunner e capo sceneggiatore.

John Wells è anche produttore esecutivo di ER e The Pitt, nonché delle serie Netflix Maid e Untamed.

The Aisle rappresenta anche un ritorno a Washington, D.C. per la sceneggiatrice Phoebe Fisher, dato che anche la serie Cruel Intentions di Amazon era ambientata nella capitale della nazione e seguiva le vite di ricchi studenti universitari.

Lo sguardo di Satana Carrie: recensione del film con Chloë Grace Moretz

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Guardando Lo sguardo di Satana Carrie, trovarsi a parlare dell’ennesimo remake rischia di essere ripetitivo e noioso, per chi scrive e per chi legge. Eppure Kimberly Peirce ci mette in condizione di farlo ancora, e di parlare della sua Carrie, di quella fanciulla demoniaca che fu di Brian De Palma e prima ancora di Stephen King.

La storia è tra le più famose di cinema e letteratura. Al raggiungimento della maturità sessuale, l’adolescente Carrie White scopre di avere dei poteri telecinetici, poteri potenzialmente distruttivi che condizioneranno il suo immediato futuro. La storia di King è concisa e lugubre (Carrie rientra nella categoria dei suoi romanzi breve), il film di De Palma un crescendo di tensione che culmina, nella scena conclusiva, in dieci minuti di follia. Il film della Peirce è un teen movie, arrivatoci tra capo e collo a snaturare tutto ciò che di inquietante, disturbante e incontrollato c’era nel personaggio e nella storia originari.

Paragonando il film alle precedenti versioni, Lo sguardo di Satana Carrie (2013) è un film vuoto, edulcorato, che perde decisamente la scommessa del remake e fa di Chloë Grace Moretz, seppur brava, una ragazzina alle prese con i super poteri, una Peter Parker al femminile che scopertasi super dotata comincia a giocare e ad esercitarsi a fare magie. Preso come film a sé stante, Lo sguardo di Satana Carrie delude ancora di più, per una scrittura scialba che non giustifica, anzi non necessita della presenza di personaggi di contorno, su tutti quello di Gabriella Wilde (Sue), che vengono lasciati ad assistere al grande finale in cui la nostra protagonista si trasforma in un incrocio tra Darth Vader e Magneto.

Lo sguardo di Satana Carrie, il film

Il film brucia tutto il potenziale disturbante di una storia che poteva essere un perfetto tassello in quel mosaico più o meno fisso di film a carattere demoniaco, con la possibilità di parlare della presenza del maligno nel mondo in maniera alternativa e rispolverare così non solo la storia che King scrisse nel 1974 ma anche un genere cinematografico che langue da tempo. Julianne Moore nei panni della disturbata madre di Carrie sembra essere una leonessa in gabbia, ostacolata nella sua sofferta e angosciante performance da una struttura narrativa che la mette in condizione di scendere a patti con una figlia che lei considera diabolica.

Rifare Lo sguardo di Satana Carrie con le dinamiche e il linguaggio di un teen movie, puntando ad un determinato target anagrafico, non è altro che l’ennesima conferma di un’industria che cerca di far merce di ogni storia, omogeneizzando le idee e appiattendo ogni spunto di introspezione in un modo diverso di raccontare e di fare cinema.

Lo sguardo di Satana Carrie Trailer italiano

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Lo sguardo di Satana Carrie Trailer italiano

Lo sguardo di Satana Carrie Trailer Guarda il Trailer italiano del film Lo sguardo di Satana Carrie, l’atteso remake  del film di De Palma, trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Stephen King, che vedrà   alla regia e Chloe Moretz come attrice principale.

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Vi ricordiamo che Carrie è il remake del film del 1976 diretto da Brian De Palma. Ad interpretare il ruolo che fu di Sissy Spacek ci sarà, per questa versione del 2013, la giovane Chloe Grace Moretz, mentre Julianne Moore interpreta la sua fanatica madre.

Completato il cast del film diretto da Kimberly Peirce (Boys don’t cry) La pellicola è basata sull’omonimo romanzo breve di Stephen King.

Trama:

Tratto dal romanzo di Stephen King, il film è il remake di Carrie, lo sguardo di Satana diretto nel 1976 da Brian De Palma con protagonista Sissy Spacek. Protagonista della storia è Carrie White, un’adolescente complessata per l’educazione sbagliata ricevuta dalla madre nonché zimbello della scuola dove viene ridicolizzata di continuo. Quando Carrie scopre di avere dei misteriosi poteri telecinetici inizierà ad usarli per vendicarsi.

Lo Sguardo di Orson Welles: intervista a Mark Cousin

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Lo Sguardo di Orson Welles: intervista a Mark Cousin

Orson Welles è una delle persone più influenti e rilevanti del ventesimo secolo. Parlare al presente indicativo è importante, perché tutto quello che stato detto, pensato, dato al cinema non è mai morto e forse mai come adesso assume ancora più rilevanza.

I film di Welles, sia da regista che da attore, sono tra i più grandi e innovativi mai realizzati. Orson Welles frequentava presidenti, era promotore di campagne di politica progressista e ha avuto come amanti le donne più belle del mondo. Si è tanto parlato di lui, eppure uno degli aspetti della sua vita non è mai stato rivelato: amava disegnare e dipingere, essendosi formato come artista, da bambino. Poi la sua carriera ha preso un’altra direzione. Ha continuato però, per tutta la sua vita, a dipingere e disegnare il suo cinema e il suo teatro. Con la sua morte, Welles ha lasciato in eredità centinaia di progetti mai realizzati, di schizzi, scenografie e illustrazioni. Un’eredità in gran parte mai resa pubblica.

Per la prima volta, la figlia di Welles, Beatrice, ha concesso l’accesso a questo tesoro a Mark Cousins, regista e sceneggiatore nordirlandese, reso famoso dai suoi lavori quali The Story of Film: An Odyssey, A Story of Children and Film, I Am Belfast e Stockholm My Love.

Lo Sguardo di Orson Welles è la finestra sul questo aspetto del mondo dell’artista americano: opere presentate con nuove scansioni digitali e animazione appositamente realizzate, a cura di Danny Carr, intervallate da clip dei film di Welles, registrazioni di programmi radiofonici ed interviste televisive, nonché degli incontri con Beatrice Welles. L’originale colonna sonora di Matt Regan dà al film emozione ed espressività, aiutando a raccontare la storia dietro le immagini.

Raccontato in tre atti centrali – Pawn, Knight e King – con l’epilogo Jester, il film di Cousins guarda alla politica di Welles, alla sua ammirazione per le gente comune e le persone oneste, alle sue storie d’amore, al fascino di Welles per il potere e la corruzione, all’analisi delle immagini sul divertimento e la beffa. Lo sguardo di Orson Welles è un viaggio nella mente di un genio, che attraversa i luoghi chiave della sua vita, girato con due camere palmari, una piccola videocamera HD e una videocamera in 4K.

Un film che è un incontro con l’immaginazione di un grande artista, il ritratto di un grande uomo, una vera e propria lettera al genio. Pensato per il cinema e per la televisione, questo film-saggio è al cinema dal 16 al 19 dicembre grazie a I Wonder Pictures. Di seguito, il resoconto dell’incontro con Cousin, che con queste parole ha raccontato il suo film e la sua esperienza.

Lo sguardo di Orson Welles: il trailer ufficiale del doc

Nel film c’è un paragone tra Charles Foster Kane e Donald Trump. Come pensa che Orson Welles avrebbe reagito, politicamente?

Abbiamo bisogno di Orson Welles. Perché Donald Trump non pericolo in sé, ma lo è su ampia scala. E Orson Welles non era minimalista, lui comprendeva l’ampia scala, molti sei suoi personaggi sono epici, ne capiva le caratteristiche , comprendeva il narcisismo, l’ego, il senso di lealtà. Avremmo un bisogno urgente di Welles. Una delle cose che vengono dette nel mio film è che l’idea del socialismo è anormale, e quello che lui fece per la giustizia sociale, contro il razzismo, eccetera. Welles farebbe fuori Trump in uno schiocco di dita. La persona forse più vicina a lui è Michael Moore che racconta storie epiche. Ma avremmo davvero bisogno di Welles. Ti prego torna tra noi. Ne abbiamo davvero bisogno ora più che mai. Welles è una forma di immaginazione degli anni ’20 e degli ’30, il periodo di Mussolini.

Welles era straordinariamente intelligente nel capire la reazione del pubblico e diciamo che la stessa cosa la fa Trump per capire come manipolarlo.

Io penso che Orson avesse un pubblico sin dai primi anni, perché è diventato famoso da giovane. Già dalla tenera età aveva incontrato persone che facevano parte dei diversi tipi di media ed arte, imparando poi a capire la concezione dei media, come la radio. Basti pensare a La guerra dei mondi e facendo programmi radio settimana dopo settimana. Così facendo era in grado di percepire la risposta del pubblico e la reazione verso i suoi programmi in maniera molto rapida. Il responso era immediato e costante.

Lui era costantemente “dentro” il suo pubblico, lo conosceva molto bene.

Era un grande artista americano. Sicuramente si identificava con gli europei e con diverse culture, come quella italiana. Ma era la quintessenza dell’arte americana ed era costante interessato al pubblico. Voleva il responso del capitalismo.

Cosa pensa dei progetti che non ha realizzato. Per esempio, The Other Side of the Wind. Lei pensa che sia un bene che i suoi progetti vengano realizzati ora o che è meglio che rimangano dove stanno?

Non ho ancora visto other side of the wind e aspetto di vederlo sul grande schermo. Sono molti I progetti che non sono stati realizzati. In molti hanno pensato che i suoi fossero stati sabotati, che avesse problemi con i film o che ci fossero problemi di froidiana natura. Io non penso a niente di tutto questo. Ho passato molto tempo nell’archivio del Michigan dove ho visto molti dei suoi scritti ed era amico di molte persone. Ho parlato con sua figlia quasi tutti i giorni e nessuno ha mai pensato che avesse avuto problemi nel terminare i suoi progetti. Era solo un’artista sperimentale nel sistema industriale. Riguardo la tua domanda specifica, sono molto contento che abbiano realizzato the other side of the wind perché lui aveva l’occhio lungo, c’erano dettagli, scritti, non è solo un lavoro di puro montaggio. Il restauro di don quixote non ebbe successo.

Qual era la relazione tra Welles e le sue mogli. Ha avuto cinque donne. Cosa pensa dei diversi tipi di donna che Welles ha frequentato?

Con quale tipo di donna Welles non ha avuto rapporti? Non bionde, prostitute o vicine di casa. Ma Dolores Del Rio, Rita Hayword, Janet Leight. Donne latino americane di ammirazione intellettuale. Rita parlava tre lingue, era molto brillante ed intelligente. Paola Mori era la sua confidente. Io penso che lui abbia rotto le donne emozionalmente, ma le amava intensamente e viceversa.

Da un punto di vista artistico, qual è il movimento che ha influenzato maggiormente Welles tra pittura? Vedendo il suo film, sempre l’espressionismo tedesco, sicuramente all’inizio. La parte interessante del suo film è che si vede un Welles inedito.

Welles amava molto dipingere. È stato educato all’arte. Se dovessi scegliere una parola che potesse descrivere il suo movimento artistico, direi barocco. Se vedere il Tintoretto, La scuola di San Rocco, la crocifissione è wellesiana. Welles passò molto tempo a Venezia e questa è stata la sua primaria influenza. Secondariamente, di sicuro è stato l’espressionismo. Welles era amante dei film di John Ford e del suo classicismo, che per il Welles non è presente. Welles raccontava il mondo da un punto di vista barocco. All’opposto del minimalismo, dell’impressionismo e del realismo convenzionale. Barocco e neoralismo è ciò che lo ha affascinato ed era interessato a questo processo di messa in opera. Era anche molto amico di Pablo Picasso e soprattutto del primo cubismo.

C’è qualcosa della realizzazione di F for Fake che l’ha aiutata nel realizzare questo film?

Beh, diciamo che il mio film è esattamente l’opposto, perch io racconta una passione sincera e F for fake parla del fake. Penso che non avrei mai potuto realizzare un film del genere. Penso che Welles fosse talmente grande da realizzare un film del genere che un grande lavoro sul post modernismo. È riguardo un paradiso perduto arte drammatica e modernismo. Pieno di contraddizioni.

Era un artista visuale. Come pensa che potrebbe reagire circa la tecnologia moderna, specie riguardo i suoi film?

Lo amerebbe, ne sono sicuro. Il sistema dice che hai bisogno di centinaia di persone per realizzare un film e che tu non stia realizzando un film industriale, non realizzato ufficialmente. Avrebbe amato la tecnologia.

Lei pensa che fosse migliore come attore o come regista?

Come regista direi. Adoro molto l’estremetismo delle sue performance, ma, non voglio generalizzare, il cinema ha avuto attori minimalisti come Greta Garbo, James Stewart, persone che identificassero l’idea di cinema. Come attore, Welles faceva performance meno minimaliste. Come regista aveva il senso dello spazio in mano, del tempo, e del contrasto soprattutto tra giovani e vecchi.

Per decine di decadi Quarto Potere è stato considerato come uno dei migliori film della storia del cinema. Recentemente, è stato superato da Vertigo. Cosa ne pensa di questo?

Diciamo che non ne sono sorpreso. Quarto potere è un film difficile, anche da comprendere, è confondibile come un film meccanico. Per me diventa migliore come invecchia. Quando lo vidi da giovane, notai una tecnologia brillante per l’epoca, ora posso vedere una tristezza elegiaca. La maggior parte dei film di Welles trasmettono l’evoluzione dell’essere umano, la tristezza palpabile, la perdita e la disperazione e malinconia.

La figlia di Welles, con ho parlato tutti i giorni, era preoccupata che Orson Welles potrebbe essere dimenticato. Ho visto quarto potere in un festival qualche anno fa sul grande schermo e ho subito realizzato che mi scosso come non aveva mai fatto prima.

C’è qualche oggetto di Welles che le ha fatto dire “wow”? Magari dei quadri, il punto di vista impressionista…

Beh, in particolare il suo stivale. L’ho comprato su internet. Non sono cattolico ma questo è il mio oggetto sacro.

Ci sono così tanti libri su Welles ma nessun film.

Questa è una lettera d’amore che ne pensa della sua risposta circa il suo film/lettera. No voice over. Coinvolge molto di più, modo di raccontare soggettivo e coinvolgente. Lettera ad un padre molto, non il mio, ma lo è cinematograficamente parlando.

Lo sguardo di Orson Welles: il trailer ufficiale del doc

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Lo sguardo di Orson Welles: il trailer ufficiale del doc

Quarto appuntamento con la stagione 2018/2019 delle I Wonder Stories, che ogni mese offrono l’occasione di vedere su grande schermo i documentari più straordinari e le storie più rivelatrici. Dal 16 al 19 dicembre al cinema il documentario LO SGUARDO DI ORSON WELLES del regista irlandese Mark Cousins.

LO SGUARDO DI ORSON WELLES offre un’interpretazione visionaria della carriera, della vita, delle passioni, della politica e del potere di Welles, artista e showman tra i più versatili e innovativi del ventesimo secolo. Mark Cousins, grazie all’accesso esclusivo al materiale privato di Orson Welles, si domanda: “Possiamo raccontare la sua storia in maniera differente?”. Il regista riesamina la biografia di Welles a partire dagli albori della sua carriera fino alle sue produzioni più recenti, attraverso le varie arti o attività da lui sperimentate nel corso della vita.

LO SGUARDO DI ORSON WELLES (Regno Unito, 2018, 110′)

di Mark Cousins

“Solo una persona può decidere il mio destino – e quella persona sono io.” Con questa fermezza si presentava Charles Foster Kane, indimenticabile protagonista di Quarto Potere, il film che nel 1941 sconvolse il mondo del cinema. Molti anni dopo, le stesse parole sembrano riecheggiare dietro al suo regista, sempre pronte a indicargli la via. Grazie all’accesso esclusivo al materiale privato di Orson Welles, Mark Cousins indaga una leggenda: attraverso i suoi occhi, disegnato con le sue mani, dipinto con i suoi pennelli. Prodotto da Michael Moore, The Eyes of Orson Welles riscopre uno dei più brillanti autori del Ventesimo secolo e esplora come il suo genio, trent’anni dopo la sua morte, risplenda ancora oggi nell’era di Trump.

Fonte

Lo Scudo di Captain America: la timeline dell’arma più famosa e amata del MCU

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L’account Instagram Marvel UK ha condiviso una cronologia del Marvel Cinematic Universe che descrive in dettaglio l’incredibile viaggio dello Scudo di Captain America attraverso le quattro Fasi dei Marvel Studios. Potete vederlo di seguito:

Il viaggio dello Scudo di Captain America

Attraverso 26 film e cinque programmi televisivi su Disney+ (finora), l’MCU ha collezionato una buona quota di oggetti iconici. Il reattore ad arco di Iron Man, il martello di Thor e, naturalmente, lo scudo rosso, bianco e blu di Capitan America, che ha subito una metamorfosi sia nel design che nel significato nel corso degli anni.

La versione vista impugnata dal personaggio di Steve Rogers è in circolazione dagli anni ’40, quando Howard Stark gli ha regalato il suo scudo di vibranio durante la seconda guerra mondiale in Captain America: Il Primo Vendicatore. Dopo aver trascorso decenni congelato nel ghiaccio, Steve ha continuato a usarlo da The Avengers fino a Captain America: Civil War, quando lo lasciò alle spalle dopo il suo litigio con Iron Man. Sette anni dopo, Tony ha restituito a Steve il suo scudo rinnovato proprio prima del “Colpo nel Tempo” di Avengers: Endgame, e, sebbene sia stato distrutto da Thanos, un anziano Rogers ha passato uno scudo nuovo di zecca a Sam Wilson alla fine del film.

Ora, la Marvel onora la leggendaria storia dell’accessorio di Cap, con questa infografica. La timeline inizia con la sua creazione e tiene traccia delle sue battaglie, di chi lo ha usato o anche solo tenuto o rovinato e modifiche fino a The Falcon and the Winter Soldier.

Lo scudo di Captain America usato in Endgame è all’asta!

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Lo scudo di Captain America usato in Endgame è all’asta!

L’arma emblematica di Captain America, il suo scudo, è stato messo all’asta. Si tratta del prop usato da Chris Evans nelle riprese del blockbuster Avengers: Endgame. In attesa dell’apertura ufficiale dell’asta, le scommesse sul valore dello scudo si aggirano attorno ai 45 mila dollari. Chi, tra i fan della Marvel, offrirà di più?

Lo scudo è da sempre il simbolo di Captain America: realizzato in Vibranio, gli viene donato dal padre di Iron Man, Howard Stark (Dominic Cooper), durante la seconda guerra mondiale. Quando Cap è ritrovato dopo essere stato congelato nel ghiaccio, lo scudo si trova con lui, permettendo al personaggio di continuare ad usarlo nelle sue avventure moderne. In Capitan America: Civil War l’eroe deve rinunciare alla sua arma dopo la lite con Tony Stark. Gli ci vogliono sette anni per recuperare il suo scudo, giusto in tempo perché venga distrutto da Thanos (Josh Brolin). Tuttavia, nel finale di Avengers: Endgame, Capitan America è in azione con una variante dello scudo che viene passata a Sam Wilson (Anthony Mackie).

Lo scudo in vendita è quello utilizzato nelle riprese ravvicinate fatte a Chris Evans proprio in Avengers: Endgame. Non è chiarissima l’origine di questo scudo usato da Captain America: dopo che Thanos rompe quello che Cap stava usando per la maggior parte della Saga dell’Infinito, Avengers: Endgame non mostra se esso sia stato riparato o meno. Si può notare infatti che l’arma passata da Steve Rogers a Sam Wilson è leggermente diversa da quella distrutta: la stella al centro è delimitata da una linea leggermente in rilievo.

Come partecipare all’asta

Per chiunque fosse interessato lo scudo di Captain America è messo in vendita da Hake’s Auctions. L’asta si terrà nei giorni del 2 e  del 3 novembre 2021. Come si può vedere nel video promozionale, il prop possiede il certificato di autenticità. L’appello di Hake’s Auctions è rivolto ai fan e ai collezionisti. Sarà curioso scoprire chi punterà più in alto.

Lo scudo di Captain America autografato messo all’asta per la Make-A-Wish Foundation

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Uno scudo di Capitan America dal design unico, con le firme di Chris Evans, Anthony Mackie, Sebastian Stan e Wyatt Russell, fa parte di una lotteria a favore della sezione nord-est di New York della Make-A-Wish Foundation. Tutti e quattro gli attori hanno brandito il simbolo iconico nel corso del Marvel Cinematic Universe. Evans ha interpretato l’originale Capitan America, Steve Rogers, mentre Sam Wilson di Mackie ha poi assunto il ruolo di protagonista in seguito agli eventi di Avengers: Endgame. Stan continua a interpretare l’amico fidato di Cap, Bucky Barnes (alias il Soldato d’Inverno), mentre Russell si unisce al gruppo nei panni di US Agent, un’altra incarnazione dell’eroe, introdotta nella serie Disney+ del 2021, The Falcon and the Winter Soldier.

Le quattro star continuano a rimanere in contatto con il personaggio, anche mentre si avventurano nei loro rispettivi progetti. Evans, Mackie, Stan e Russell hanno recentemente collaborato con Make-A-Wish Northeast New York per mettere in palio uno scudo personalizzato, disegnato con i simboli di Capitan America, Winter Soldier e US Agent. Ogni attore ha firmato la rispettiva sezione dello scudo da 63 centimetri, mentre il nome di Evans abbellisce la stella nel mezzo.

Lo scrittore fantasma, la terza stagione della serie vincitrice di un Emmy

Apple TV+ ha annunciato l’arrivo della terza stagione della serie per bambini e famiglie vincitrice di un Emmy, Lo scrittore fantasma, una rivisitazione della serie di successo dei primi anni Novanta di Sesame Workshop che sarà caratterizzata da un cast completamente nuovo e da un’epica avventura letteraria.

Lo scrittore fantasma: quando esce e dove vederla in streaming

La nuova stagione di Lo scrittore fantasma in streaming è  in uscita il 21 ottobre su Apple TV+

Lo scrittore fantasma: trama e cast

Quando un fantasma infesta una libreria, rilasciando i personaggi immaginari nel mondo reale, un gruppo di amici si mette all’opera per risolvere il grande mistero che circonda gli affari incompiuti del fantasma. Mentre affrontano l’emozionante sfida, i giovani eroi si imbarcano in sei curiose avventure con personaggi ispirati al romanzo di L. Frank Baum “Il meraviglioso mago di Oz”, alla storia “¡Leo! El Magnífico” dello scrittore Pablo Cartaya, al romanzo di Beverly Cleary “The Mouse and the Motorcycle”, alla canzone di Mick Jagger e Keith Richard “She’s A Rainbow”, al libro di E.B. White “La tela di Carlotta” e al racconto di Jewell Parker Rhodes “Bayou Magic”.

Con la partecipazione di Princess Mapp (“Sydney to the Max”, “The Unicorn”), Nour Assaf (“I Casagrande”) e Daire McLeod (“Danger Force”), la terza stagione di Lo scrittore fantasma vedrà anche la presenza di guest star di rilievo, tra cui Randall Park (“WandaVision”) che interpreta Lion nel viaggio “The Ghost of Oz”, Jay Baruchel (“Facciamola finita”) nel ruolo di Ralph il topo nella missione “Il fantasma, il topo e la moto”, la vincitrice del premio Emmy Jean Smart (“Hacks”) nei panni di Charlotte e Iain Armitage (“Young Sheldon”) nel ruolo di Wilbur nell’avventura “La tela del fantasma”.

Lo scrittore fantasma  vincitrice di un Emmy, che dal suo debutto si è guadagnata anche un ambitissimo Prix Jeunesse Award, un Parents’ Choice Gold Medal Award e il riconoscimento di Common Sense Media, è stata sviluppata per la televisione da J.J. Johnson e Andrew Orenstein, mentre il vincitore del Premio Oscar Luke Matheny, nominato anche ai DGA Award, ha diretto cinque episodi della stagione. Matheny e Orenstein sono produttori esecutivi insieme a Johnson, Christin Simms e Blair Powers per Sinking Ship Entertainment e Kay Wilson Stallings per Sesame Workshop.

Trailer della terza stagione

La pluripremiata gamma di film e serie originali per bambini e famiglie su Apple TV+ include la serie innovativa “Supersorda”, l’acclamata “Ambra Chiaro” creata da Bonnie Hunt, insieme alle selezioni Common Sense Media “Un passo alla volta”, “Anatra & Oca”, “Le ragazze del Surf” e “La vita secondo Ella”. La vastissima offerta di titoli adatti per tutte le età comprende anche “Fraggle Rock: ritorno alla grotta” e “Professione spia” della Jim Henson Company, la serie vincitrice del Peabody Award “Acquasilente”, le serie vincitrici del Daytime Emmy Award “Lo scrittore fantasma” e “Helpsters” di Sesame Workshop, il film d’animazione candidato all’Oscar® “Wolfwalkers – il popolo dei lupi”, le nuove serie e gli speciali di Peanuts e WildBrain, tra cui “Le avventure di Snoopy”, nonché “Noi siamo qui: dritte per vivere sul pianeta Terra”, l’evento televisivo vincitore del Daytime Emmy Award basato sul libro best-seller del New York Times e TIME Best Book of the Year di Oliver Jeffers. Apple TV+ continua a offrire ai giovani spettatori, alle famiglie  e a chi si prende cura di loro opzioni di prim’ordine, tra cui l’imminente serie “Jane”, una nuova serie mission-driven di J.J. Johnson, Sinking Ship Entertainment e del Jane Goodall Institute.

Lo scrittore di LOGAN rivela cosa pensa davvero di Deadpool & Wolverine

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Michael Green ha ottenuto una nomination all’Oscar per aver co-sceneggiato Logan del 2017 insieme a James Mangold e Scott Frank. Come sicuramente ricorderete, il film doveva essere il canto del cigno di Hugh Jackman nei panni del personaggio dopo quasi 20 anni di carriera nei panni del mutante artigliato.

Tuttavia, quando i Marvel Studios e Ryan Reynolds hanno deciso di procedere con Deadpool 3, l’attore ha deciso di vestire i panni (letteralmente) di Deadpool & Wolverine.

Il threequel di R-Rated ha mantenuto la promessa di lasciare Logan in pace e quella specifica variante di Wolverine non è stata resuscitata. Il suo scheletro di adamantio, però , è stato dissotterrato e utilizzato da Wade Wilson per uccidere brutalmente uno squadrone di agenti della TVA… sulle note di “Bye Bye Bye” degli NSYNC.

In una nuova intervista con IGN, Green – che ha anche contribuito alla stesura di Lanterna Verde del 2011 con Ryan Reynolds – ha rotto il suo silenzio sull’“omaggio” di Deadpool & Wolverine a Logan.

“La gente mi aveva avvertito in anticipo: ‘Uh, non so come la penserai sull’apertura [di Deadpool & Wolverine]’”, spiega. “Io ho detto: ‘Penso di sapere cosa succederà’. E non lo sapevo! Non sapevo che si sarebbero spinti così in là”.

“Non si doveva prendere sul serio il fatto che lo stessero, tipo, riesumando e che fosse davvero lui”, continua Green. “Non sembrava tanto che stessero cercando di cambiare il finale di ‘Logan’, quanto che non sentissero di voler fare un film bello come ritenevano fosse ‘Logan’, il che è un enorme complimento! Mi è sembrato che non fosse altro che un complimento”.

Lo sceneggiatore ha proseguito dicendo che Deadpool & Wolverine è stato un “bel momento” e ha aggiunto: “Quando l’abbiamo visto in un cinema pieno, la gente è andata fuori di testa per tutto. È fantastico. È un grande franchise, tipo, di più, per favore!”.

“Sapete, quello che ho apprezzato ancora di più è che non ci sono state battute su Lanterna Verde perché ero in parte responsabile. Devi portarlo come un distintivo d’onore!”.

Cosa aspettarci nel futuro dell’MCU dopo Deadpool & Wolverine

Alla fine del film, la variante di Wolverine che ha fallito nel suo mondo ha trovato la redenzione e si è stabilito sulla Terra-100005 insieme al Merc with the Mouth e a Laura/X-23. Ora ci aspettiamo che il trio ritorni in Avengers: Doomsday e/o Avengers: Secret Wars.

Lo scontro, la recensione della serie Netflix con Steven Yeun e Ali Wong

Lo scontro di Netflix è carico di tensione fin dall’inizio. La serie si apre con due sconosciuti che quasi si scontrano nel parcheggio di un negozio, dando il via a un intenso inseguimento in auto. Loro sono l’appaltatore Danny Cho (interpretato da Steven Yeun) e l’imprenditrice di piante Amy Lau (interpretata Ali Wong) e la loro caccia al gatto e topo si concluderà con qualcosa di più. Si esce presto dai confini del semplice disguido tra guidatore e si entra in una dinamica spirituale, emotiva e sentimentale senza precedenti. La serie tv arriva su Netflix il 6 aprile e conta dieci episodi della durata di circa mezz’ora l’uno.

Creata da Lee Sung Jin, Lo scontro si configura come una dark comedy che cerca di estrapolare la personalità di Danny e Amy in cerca di vendetta. La loro faida inizia con stupide tattiche di vendetta – dalla pipì sul pavimento alle cattive recensioni – ma il loro litigio porta a galla le loro frustrazioni più represse. Questo gioco tra entrambi presto coinvolge le famiglie di Danny e Amy che si trovano intrecciati in questa fitta rete di bugie. Per cui alla fine lo spettatore si ritrova davanti non più una dark comedy ma un thriller. Ed è l’aspetto peculiare di questa serie tv che riesce a cambiare genere durante l’arco della sua narrazione. Targata A24 e Netflix la serie potrebbe rappresentare una nuova rivelazione del 2023.

Beef. Ali Wong as Amy in episode 101 of Beef. Cr. Andrew Cooper/Netflix © 2023

Lo scontro, la recensione

Lo scontro è completamente ispirato a Los Angeles, una città che può essere attraversata con rabbia solo in auto. Da una parte Amy, imprenditrice di successo che rivendica la propria attività. Si maschera da femminista durante le cene a base di funghi con altre personalità di spicco nel mondo dell’arte, vorrebbe godersi i soldi che si è guadagnata e porta all’estremo questa gentilezza che neanche lei prova verso gli altri. Infatti, nel momento in cui ha la possibilità di uscire dagli schemi lo fa. Danny, invece, vive nel rovescio della medaglia. Non possiede molto e fa affidamento su un cugino che entra ed esce di prigione. Deve badare al fratello ed è attaccatissimo alla sua famiglia che vuole a tutti i costi trasferire a Los Angeles. Quando si scontrano nelle scene iniziali – e trasformano il litigio che li guiderà per tutta la serie – si vedono due persone sull’orlo di una crisi di nervi.

L’infelicità di Amy e Danny tenta di essere giustificata per tutto il corso della serie. Entrambi i protagonisti entrano in una sorta di burn out emotivo e psicologico per cui mostrano il loro disprezzo verso tutte le persone che li circondano e verso le debolezze altrui. Ne Lo scontro, Amy lo fa con il marito e Danny con il fratello, entrambi in modo diverso tentano di sabotare emotivamente le due persone più vicine. Le interpretazioni di Yeun e Wong appaiono allo spettatore piene di semplicità e di verità, trasudano la cattiveria dei loro personaggi tramite battute al vetriolo. In particolare, a spiccare è l’interpretazione della Wong che – provenendo da una carriera nel genere comedy – porta il suo appeal anche in questo ruolo diverso e drammatico.

Anche Yeun è messo a dura prova dal suo personaggio. L’uomo tenta di mandare avanti la sua vita e cerca in tutti i modi di sbancare il lunario. La coppia di protagonisti non condivide spesso il tempo sullo schermo, ma quando lo fa Lo scontro è davvero elettrizzante. Non siamo costretti alla fine a vederli insieme come una coppia romantica perché il loro legame va oltre questo. Amy e Danny condividono l’oscurità dei loro caratteri. Per questo ne Lo scontro si diverte a giocare con i diversi background. Non solo da questa contrapposizione ne nasce una volontaria denuncia alla società odierna. Amy ha una casa lussuosa che condivide con la sua famiglia; Danny condivide un piccolo appartamento con il fratello minore Paul (Young Mazino).

Beef. Steven Yeun as Danny in episode 101 of Beef. Cr. Andrew Cooper/Netflix © 2023

Disagio interiore

Nel loro disagio interiore però Amy e Danny riescono ad affrontare le pressioni della famiglia, la solitudine, la depressione e l’accecante bisogno di attaccare briga con tutti. Ovviamente tutto questo non fa che renderli molto più umani ai nostri occhi, rispetto magari ad alcuni aspetti della serie che risultano troppo forzati. Invece, Amy e Danny ne Lo scontro funzionano così bene perché portano in scena tutte quelle paure e debolezze tipiche degli esseri umani. Anche se lo mostrano in maniera grottesca, il quasi incidente d’auto che li ha fatti conoscere ha innescato una serie di eventi che ha portato entrambi a conoscere l’unica persona che potrebbe comprendere il loro disagio.

Lo scontro esplora quanto possa essere potente quando un’altra persona ti vede e ti accetta per quello che sei, pregi e difetti compresi. E questo è un po’ il punto di arrivo della serie che ricalca le orme di Everything Everywhere All At Once per certi aspetti. La scena del film che vede Evelyn e Joy come sassi nella serie tv è lasciata all’ultimo episodio dopo che, persi nella foresta, Amy e Danny decidono di mangiare delle bacche trovate nel bosco. Il risultato è un mix di acidi che li porterà al delirio ma anche alla consapevolezza: “Abbiamo lavorato tanto per arrivare fin qui”.

La penultima mezz’ora regala infatti scene ricche di azione come se ci trovassimo in un thriller, fino ad arrivare alla scena del mix di acidi ed erbe. Proprio in quei momenti Lo scontro spinge lo spettatore verso luoghi oscuri e inesplorati dell’animo umano. Amy e Danny si fanno portavoce di tutte le insicurezze della loro età e nonostante qualche momento esca un po’ fuori dai ranghi la serie appare molto lucida nel raccontare il disagio di una generazione intera.

Figure di luce

Le fotopsie o figure di luce sono flash e lampi di luce, simili a fulmini, che compaiono all’improvviso in assenza di un reale stimolo luminoso proveniente dall’esterno. Nella vita di Amy e Danny l’uno è stato la figura di luce nella vita dell’altro. Qualcosa che è arrivato all’improvviso, che non abbiamo cercato. Figure di luce è anche il titolo del decimo episodio de Lo scontro che in parte cerca di portare in scena questi sentimenti. Dopo aver superato il mix di erbe e acidi, Amy e Danny hanno una nuova consapevolezza. Molto probabilmente non impareranno mai la lezione del tutto ma capiscono che gli inconvenienti quotidiani che caratterizzavano la loro vita sono nient’altro che inconvenienti, cose che possono succedere.

Anche se per fare questo, per arrivare alla realizzazione finale, Lo scontro punta sempre sugli stessi temi, la serie arriva alla fine con un confronto che non lascia spazio a ulteriore narrazione. Il finale, infatti, si auto risolve da sé, non lasciando spazio a una seconda stagione – almeno per quanto riguarda la vita di Amy e Danny. Si potrebbe infatti pensare di progettare una nuova stagione con nuovi personaggi alle rese con le problematiche che affliggono il mondo che, diciamolo, sono tantissime.

Lo scontro è epico nel nuovo concept di Batman v Superman

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Lo scontro è epico nel nuovo concept di Batman v Superman

Ecco un nuovo concept di Batman v SUperman Dawn of Justice in cui vediamo i due eroi impegnati in un epico scontro corpo a corpo. Riuscirà l’uomo ad abbattere il dio? Lo scopriremo a partire dal prossimo 6 maggio.

Nella gallery a seguire l’immagine:

GUARDA IL TRAILER FINALE ITALIANO DEL FILM

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Qui di seguito la trama ufficiale del film:

“Temendo le azioni incontrastate di un supereroe pari ad una divinità, il formidabile e fortissimo vigilante di Gotham City decide di affrontare il più riverito salvatore di Metropolis , mentre il mondo si batte per capire di quale tipo di eroe ha bisogno. E con Batman e SupBatman v Superman - Copiaerman in guerra, sorge qualcosa di nuovo che mette l’umanitá in un pericolo mai conosciuto prima”.

Ricordiamo che Batman v Superman Dawn of JusticeZack Snyder è stato scritto da Chris Terrio, da un soggetto di David S. Goyer. In Batman v Superman saranno presenti Henry Cavill nel ruolo di Superman/Clark Kent e Ben Affleck nei panni di Batman/Bruce Wayne. Nel cast ci saranno anche: Amy AdamsLaurence FishburneDiane LaneJesse EisenbergRay Fisher, Jason Momoa e Gal GadotBatman v Superman Dawn of Justice arriverà nelle sale di tutto il mondo il 6 maggio 2016.

Lo sconosciuto del lago: il Libano cancella la proiezione

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lo sconosciuto del lago

Vincitore della Queer Palm durante la 66esima edizione del festival di Cannes, Lo sconosciuto del lago, il film di Alain Guiraudie con Pierre Deladonchamps e Christophe Paou uscito nelle sale francesi il 12 Giugno 2013, è stato oggetto di pesantissime critiche. Vietato ai minori a causa delle crude scene di sesso esplicito di taglio omosessuale, la pellicola ha generato numerose controversie: ultima di una lunga serie, la censura completa in territorio Libanese.

La proiezione del film, che doveva essere presentato al festival di Beirut il prossimo sabato, è stata completamente cancellata. Secondo un funzionario della sicurezza  la storia non soddisferebbe i criteri necessari per la promozione sul grande schermo. In una nota, infatti, si legge come in tutto il territorio siano vietate le riproduzioni di materiale artistico che possano incitare scontri interni o minare la credibilità del governo locale (ricordiamo che le norme Libanesi si oppongono all’omosessualità).

D’altronde, non è la prima volta che il governo Libanese vieta la proiezione di un film: la stessa cosa era avvenuta nel 2012 con il secco no nei confronti di “The Attack“, a cura di Ziad Doueiri, la cui storia prendeva in considerazione la propaganda a favore del popolo israeliano.

Fonte: Deadline

Lo sconosciuto del lago recensione del film di Alain Guiraudie

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Lo sconosciuto del lago recensione del film di Alain Guiraudie

lo sconosciuto del lago foto Fino a che punto siamo disposti a spingerci per soddisfare i desideri del corpo e dell’anima? E’ intorno a questo interrogativo sostanziale che ruota il film-scandalo del festival di Cannes, Lo sconosciuto del lago, scritto e diretto dal regista francese Alain Guiraudie. Un’opera di genere – un noir classico si potrebbe definire – in cui la certezza del delitto e dell’uccisore turba, ma non scalfisce, la passione carnale e l’istinto primitivo di un uomo per il suo amante: per quanto, quest’ultimo, assassino a sangue freddo. Non conta se la verità sul finale verrà svelata pubblicamente; non ha importanza se le indagini della polizia andranno a buon fine: quanto qui interessa scoprire e sviscerare è la forza pericolosa e incontrollabile dell’erotismo, dell’attrazione più impulsiva e impetuosa. In questo caso di un uomo per un altro uomo.

lo sconosciuto del lago«L’erotismo è l’approvazione della vita fin dentro la morte» dice George Bataille e, come racconta il regista, è stata questa riflessione a innescare in lui medesimo la volontà di rappresentare, nel modo più palpabile e immediato, gli effetti imprevedibili e  impensabili del piacere fisico, e del trasporto dei sensi, sulla ragione umana. Il personaggio di Franck (Pierre Deladonchamps), assiduo frequentatore di una comunità di nudisti gay in riva a un lago, si ritrova infatti a smarrire la percezione del giusto e della realtà orribile dell’accaduto, nonostante ne sia stato casuale e inavvertito testimone: e questo perché travolto dalla passione sessuale per Michel (Christophe Paou), il bagnante più avvenente, ambito e misterioso della spiaggia. Un vortice ossessivo di emozioni, reso plasticamente dalla nudità dei corpi e dal loro intreccio, reiterato nel tempo e isolato nello spazio. Una routine avidamente ricercata dai due protagonisti e materialmente manifesta in un ambiente arioso e lagunare cui è la macchina da presa, e il lavoro sul sonoro, a dare significato e rilevanza. Il vento fra le foglie, il passaggio degli elicotteri, il sopraggiungere delle macchine, l’eco della strada, sono tutte componenti che, insieme all’alternanza della luce e dell’oscurità, di campi lunghi e di totali,  contribuiscono a restituire non tanto la dimensione primitiva e triviale della libidine, quanto quella decadente e malinconica. Dietro le membra scoperte o semisvestite di quelle figurine sparse sulla sponda del lago, si coglie, oltre al desiderio, la paura della solitudine, il bisogno di compagnia, di condivisione e di dialogo. Basti pensare all’introversia di Henri (Patrick D’Assumcao): una presenza quasi lirica, affascinante, umana, che incarna più di tutte la necessità dolorosa e vera di esprimere se stessi e di raccontarsi all’altro: fosse anche con uno sconosciuto.

Lo Sconosciuto del Lago conferenza stampa

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Lo Sconosciuto del Lago conferenza stampa

lo sconosciuto del lago foto Dopo lo scandalo suscitato al festival di Cannes dal film che si annuncia il caso cinematografico dell’anno, arriva nelle sale italiane Lo sconosciuto del lago, scritto e diretto dal regista francese Alain Guiraudie. Si tratta di un noir ambientato sulla riva assolata di un lago, dove una comunità gay si reca d’estate in cerca di incontri e di sesso occasionale. Una routine che sarà improvvisamente turbata da un tragico evento che, tuttavia, non priverà i protagonisti della forza del desiderio.

A presentarlo e raccontarlo è il regista stesso, presso il Cinema Eden romano.

– Un film di questo tipo non potrà che sollevare diverse polemiche, soprattutto in un Paese come il nostro. Si è posto questo problema durante la realizzazione e come pensa di affrontare le critiche?

Durante la realizzazione non ho pensato a cosa sarebbe successo dopo sul piano della censura. In Francia il film è vietato ai minori di 16 anni perché per il divieto ai 18 è necessario che siano presenti delle scene di sesso strettamente correlate alla violenza: cosa che qui, evidentemente non c’è […] Le scene più problematiche da un punto di vista erotico sono soltanto due: quella della eiaculazione e della fellazio. Se sono state fatte è perché avevano un senso all’interno del film; se la censura operasse su di esse a perderne sarebbe il film stesso.

Non crede con questo film di aver offerto una rappresentazione negativa dell’omosessualità identica a quella che vigeva negli anni ’80, in cui essere gay è sinonimo di promisquità, instabilità emotiva, immaturità, depravazione e morte?

lo sconosciuto del lagoDovremmo aver superato questo genere di preoccupazione; io mi sento a mio agio con la rappresentazione che ho dato perché è realistica nella misura in cui lo può essere un contesto specifico e una specifica situazione. Non sono io che devo spiegare agli spettatori che queste cose esistono, perché esistono e basta. Non credo che il regista di un film sulla sessualità etero si ponga questi problemi e non vedo perché dovrei pormeli io. Ho semplicemente raccontato un esempio di comunità, non l’omosessualità in toto.  Anche perché questo è un film sul tema del desiderio e su quanto siamo disposti a fare per soddisfarlo. mi preme sottolineare che Frank va lì per «rimorchiare» ma manifesta ugualmente il desiderio di uscire da quel mondo, di cercare degli affetti veri; così come anche il tema dell’amicizia è fondamentale in questo film.

– Può dirci qualcosa sul lavoro sul suono che nel film appare molto accurato?

Avevo voglia di qualcosa di primitivo ma al tempo stesso volevo rievocare la civiltà sul piano sonoro: il rumore degli elicotteri e delle macchine; e, se avessimo girato in un periodo diverso, avremmo potuto registrare anche la presenza delle famiglie in villeggiatura sull’altra riva del lago. Volevo che il film trasmettesse una carica sensuale e la luce, come il suono, si muove in questa direzione. La luce calda del giorno oppure l’assenza di luce nella notte; il rumore degli alberi, dell’acqua e del vento fra le foglie: sono tutti elementi su cui si è lavorato a lungo in fase di postproduzione.

– E’ di certo un film difficile da interpretare. Come ha scelto il cast?

John Ford diceva che l’80 % della regia è fatto dal casting e anch’io credo sia così. Vedo sempre moltissimi attori prima di scegliere anche perché in fase di scrittura è raro che abbia già in mente chi dovrà interpretare quel personaggio. In questo caso la cosa più importante era che emergesse la coppia Frank – Michel  che ho individuato abbastanza rapidamente. Con i due attori ho discusso e dialogato molto data la complessità di alcune scene: a volte anche attraverso dei disegni che descrivevano in dettaglio le posizioni da adottare durante il rapporto. Era necessario che fosse tutto chiaro in partenza. Nonostante ciò non nascondo che avevo un pò di timore prima di girare alcune scene. Per quanto riguarda invece le scene accennate sopra sono state usate delle controfigure.

Lo sciopero di Radu Mihaileanu

Lo sciopero di Radu Mihaileanu

Oggi a Cannes presentato uno degli ultimi film in concorso, del regista di Train de vie.

Lo sciacallo recensione del film con Jake Gyllenhal

Lo sciacallo recensione del film con Jake Gyllenhal

Dan Gilroy, già sceneggiatore di The Bourne Legacy insieme a suo fratello Tony Gilroy, lì nella doppia veste anche di regista, firma una pellicola accattivante, adrenalinica e dark, Nightcrawler (in italiano Lo Sciacallo) che vede protagonisti Jake Gyllenhall, Rene Russo, Bill Paxton e Riz Ahmed.

Lo sciacallo NightcrawlerProtagonista del film è Lou Bloom, un giovane disoccupato che vive nella caotica metropoli losangelina ed è in cerca di un lavoro. Un’impresa apparentemente impossibile al giorno d’oggi, finché non si ritrova casualmente coinvolto- come spettatore-  in un incidente d’auto mortale. Ha un’improvvisa epifania: si procura una videocamera e si reca sui luoghi dove avvengono cruenti fatti di cronaca per immortalarne le immagini, per poi venderle ad un’emittente televisiva per realizzare dei servizi esclusivi- ricavandoci del denaro, ovviamente. La qualità delle immagini e i loro contenuti catturano l’attenzione di Nina, direttrice di un network locale, che decide di sfruttare l’occasione per rilanciare anche la sua carriera. Man mano che la rapida ascesa si incrementa, Lou diventa sempre più spietato, fino a spingersi ad un estremo punto di non ritorno quando, per cercare di avere un servizio in esclusiva e in anteprima su tutti, si spinge ad interferire con le indagini della polizia e con l’arresto di due pericolosi sospettati.

Gilroy dimostra di padroneggiare alla perfezione il genere thriller, creando suspense attraverso l’uso delle inquadrature e del montaggio, utilizzato in modo tale da dare il ritmo giusto allo sviluppo narrativo. Ma Nightcarwler non si può contenere in un unico genere, vincolato da rigidi codici audiovisivi: la pellicola oscilla vertiginosamente, assumendo le fattezze di una psichedelica ed adrenalinica corsa in auto per le strade di Los Angeles. Come un novello Travis Bickle in Taxi Driver, anche qui un disturbante Gyllenhall- tornato ai fasti inquietanti di Donnie Darko, ghigno bieco e diabolico incluso- si cala con mimetica perfezione nei panni di Lou, un personaggio apparentemente disturbato e disturbante, che però ci conduce verso una riflessione più torbida: il ragazzo, in fondo, è il frutto dell’ambiente in cui vive, un arrampicatore sociale pronto  a tutto pur di compiere la sua inesorabile scalata, realizzando i suoi sogni e le sue ambizioni.

E il mondo spregiudicato dei Network televisivi, a caccia di notizie sempre più sensazionali, di scoop live ed esclusivi avvalendosi perfino dell’aiuto degli stessi utenti/ telespettatori- fenomeno noto come citizen journalism- gli stendono il tappeto rosso e gli spalancano la porta d’ingresso  verso il dorato mondo della comunicazione di massa. Ma tutto questo, a che prezzo? Forse il fio da pagare è troppo caro, perché Lou sembra ormai una sorta di automa distaccato, cinico ed egoista, un inquietante sciacallo assetato di notizie e di sangue fresco.

 Gilroy mette in scena il mondo della stampa deformandolo attraverso una lente, mostrandone- fino all’eccesso- gli spietati istinti che spingono i network ad essere più interessati agli ascolti che ad una questione deontologica: il confine tra bene e male sposta pericolosamente il suo baricentro e il risultato è che spesso vengono premiati coloro che, sovvertendolo , non sono altro che il frutto malsano del nostro branco chiamato società.   

Lo Sciacallo nuovo trailer italiano del film con Jake Gyllenhaal

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Arriva online il secondo trailer italiano di Lo Sciacallo, il thriller che segna l’esordio alla regia diDan Gilroy, che ha avuto a disposizione Jake Gyllenhaal come protagonista principale. Lo Sciacallo parla di un giovane uomo, Lou, (Jake Gyllenhaal) che si imbatte nel mondo notturno del giornalismo freelance investigativo e del crimine di Los Angeles.

La trama del film e la scelta di casting del protagonista non possono che ricordarci in particolare due ruoli analoghi in precedenza interpretati da Jake Gyllenhaal,  ovvero Roberth Graysmith in Zodiac e Detective Loki in Prisoners. Accanto a Gyllenhaal, sono presenti anche Rene Russo (vista nel ruolo di Frigga in Thor: The Dark World), Bill Paxton (John Garrett nella serie TV Agents of S.H.I.E.L.D) e Riz Ahmed (protagonista de Il Fondamentalista Riluttante).

Lo Sciacallo segna l’esordio alla regia di Dan Gilroy, che ha anche scritto il film e che è già noto per aver lavorato alla scrittura di Real SteelThe Fall e The Bourne Legacy, analogamente al percorso che è già stato intrapreso in precedenza da suo fratello maggiore Tony Gilroy, dapprima sceneggiatore di molte pellicole e in seguito regista.

Le riprese di Nightcrawler hanno avuto luogo a Los Angeles in sole cinque settimane intensive a partire da ottobre 2013: si tratta infatti di un film indipendente. I produttori sono Jennifer Fox, Tony GilroyJake Gyllenhaal, Michel Litvak e David Lancaster, la casa di produzione che ha finanziato il film è la Bold Films.

Da notare come Jake Gyllenhaal abbia dovuto perdere molto peso per calarsi nella parte, circa 10 kg: non a caso il famoso attore appare molto dimagrito e con il volto scavato nelle foto di scena.

Lo Sciacallo Nightcrawler trailer italiano del film con Jake Gyllenhaal

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Arriva online il primo teaser italiano di Lo Sciacallo Nightcrawler, il thriller che segna l’esordio alla regia di Dan Gilroy, che ha avuto a disposizione Jake Gyllenhaal come protagonista principale. 
Nightcrawler parla di un giovane uomo, Lou, (Jake Gyllenhaal) che si imbatte nel mondo notturno del giornalismo freelance investigativo e del crimine di Los Angeles. La trama di Nightcrawler e la scelta di casting del protagonista non possono che ricordarci in particolare due ruoli analoghi in precedenza interpretati da Jake Gyllenhaal,  ovvero Roberth Graysmith in Zodiac e Detective Loki in Prisoners.
Accanto a Gyllenhaal, sono presenti anche Rene Russo (vista nel ruolo di Frigga in Thor: The Dark World), Bill Paxton (John Garrett nella serie TV Agents of S.H.I.E.L.D) e Riz Ahmed (protagonista de Il Fondamentalista Riluttante).

Nightcrawler segna l’esordio alla regia di Dan Gilroy, che ha anche scritto il film e che è già noto per aver lavorato alla scrittura di Real SteelThe Fall e The Bourne Legacy, analogamente al percorso che è già stato intrapreso in precedenza da suo fratello maggiore Tony Gilroy, dapprima sceneggiatore di molte pellicole e in seguito regista.

Le riprese di Nightcrawler hanno avuto luogo a Los Angeles in sole cinque settimane intensive a partire da ottobre 2013: si tratta infatti di un film indipendente. I produttori sono Jennifer Fox, Tony GilroyJake Gyllenhaal, Michel Litvak e David Lancaster, la casa di produzione che ha finanziato il film è la Bold Films.

Da notare come Jake Gyllenhaal abbia dovuto perdere molto peso per calarsi nella parte, circa 10 kg: non a caso il famoso attore appare molto dimagrito e con il volto scavato nelle foto di scena.

Lo sciacallo – Nightcrawler: recensione del film con Jake Gyllenhaal

Dan Gilroy, già sceneggiatore di The Bourne Legacy insieme a suo fratello Tony Gilroy, lì nella doppia veste anche di regista, firma una pellicola accattivante, adrenalinica e dark, Lo sciacallo – Nightcrawler (in italiano Lo Sciacallo) che vede protagonisti Jake Gyllenhaal, Rene Russo, Bill Paxton e Riz Ahmed.

Protagonista di Lo sciacallo – Nightcrawler è Lou Bloom, un giovane disoccupato che vive nella caotica metropoli losangelina ed è in cerca di un lavoro. Un’impresa apparentemente impossibile al giorno d’oggi, finché non si ritrova casualmente coinvolto- come spettatore-  in un incidente d’auto mortale. Ha un’improvvisa epifania: si procura una videocamera e si reca sui luoghi dove avvengono cruenti fatti di cronaca per immortalarne le immagini, per poi venderle ad un’emittente televisiva per realizzare dei servizi esclusivi- ricavandoci del denaro, ovviamente. La qualità delle immagini e i loro contenuti catturano l’attenzione di Nina, direttrice di un network locale, che decide di sfruttare l’occasione per rilanciare anche la sua carriera. Man mano che la rapida ascesa si incrementa, Lou diventa sempre più spietato, fino a spingersi ad un estremo punto di non ritorno quando, per cercare di avere un servizio in esclusiva e in anteprima su tutti, si spinge ad interferire con le indagini della polizia e con l’arresto di due pericolosi sospettati.

Lo sciacallo – Nightcrawler, il film

Gilroy dimostra di padroneggiare alla perfezione il genere thriller, creando suspense attraverso l’uso delle inquadrature e del montaggio, utilizzato in modo tale da dare il ritmo giusto allo sviluppo narrativo. Ma Lo sciacallo – Nightcrawler non si può contenere in un unico genere, vincolato da rigidi codici audiovisivi: la pellicola oscilla vertiginosamente, assumendo le fattezze di una psichedelica ed adrenalinica corsa in auto per le strade di Los Angeles. Come un novello Travis Bickle in Taxi Driver, anche qui un disturbante Gyllenhaal – tornato ai fasti inquietanti di Donnie Darko, ghigno bieco e diabolico incluso- si cala con mimetica perfezione nei panni di Lou, un personaggio apparentemente disturbato e disturbante, che però ci conduce verso una riflessione più torbida: il ragazzo, in fondo, è il frutto dell’ambiente in cui vive, un arrampicatore sociale pronto  a tutto pur di compiere la sua inesorabile scalata, realizzando i suoi sogni e le sue ambizioni.

Lo sciacallo - NightcrawlerE il mondo spregiudicato dei Network televisivi, a caccia di notizie sempre più sensazionali, di scoop live ed esclusivi avvalendosi perfino dell’aiuto degli stessi utenti/ telespettatori- fenomeno noto come citizen journalism – gli stendono il tappeto rosso e gli spalancano la porta d’ingresso  verso il dorato mondo della comunicazione di massa. Ma tutto questo, a che prezzo? Forse il fio da pagare è troppo caro, perché Lou sembra ormai una sorta di automa distaccato, cinico ed egoista, un inquietante sciacallo assetato di notizie e di sangue fresco.

Con Lo sciacallo – Nightcrawler Gilroy mette in scena il mondo della stampa deformandolo attraverso una lente, mostrandone- fino all’eccesso- gli spietati istinti che spingono i network ad essere più interessati agli ascolti che ad una questione deontologica: il confine tra bene e male sposta pericolosamente il suo baricentro e il risultato è che spesso vengono premiati coloro che, sovvertendolo , non sono altro che il frutto malsano del nostro branco chiamato società.   

Lo sci-fi Hibernation per Justin Lin

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Periodo particolarmente vivace per Justin Lin che, dopo aver finito di lavorare a Fast & Furious 6, la cui uscita è prevista per la prossima estate, appare destinato a trovarsi un’agenda ricca di impegni. L’ultimo di questi sarebbe un thriller schi – fi intitolato Hibernation.

Al momento nessun dettaglio è stato rivelato riguardo la trama; si sa perà che il film sarà scritto dagli esordienti  Will Frank e Geneva Robertson, mentre il pool di produttori include Guymon Casady, Ben Forkner, Troy Craig Poon, Bruno Wu e lo stesso Lin.

La notizia dell’impegno del regista in questo nuovo progetto arriva a pochi giorni di distanza da quello del suo ruolo di produttore e possibile regista di un altro film di fantascienza, stavolta orientato alla commedia, intitolato Subdivision.

Fonte: ComingSoon.Net

Lo Schiaccianoci: primo nome nel cast del nuovo adattamento Disney

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Secondo quanto riportato da Variety, la celebre ballerina Misty Copeland si è unita ufficialmente al cast del nuovo adattamento in live-action per il grande schermo, ad opera della Walt Disney, di The Nutcracker and the Four Realms (Lo Schiaccianoci), basato sul balletto con le musiche di Tchaikovsky e della storia Lo Schiaccianoci e il re dei topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann.

Nel film Misty Copeland avrà il ruolo della ballerina nelle sequenze di danza.

lo schiaccianoci

Sarà Lasse Hallström a dirigere il film, regista svedese note per Buon compleanno Mr. Grape, Le regole della casa del sidro e Chocolat. Alla sceneggiatura è stata chiamata invece Ashleigh Powell.

Non ci sono ancora ulteriori dettagli sul film ma sappiamo che il progetto è stato inserito all’interno del grande annuncio che la Disney ha fatto circa due mesi fa, in cui ha ufficializzato diversi altri progetti in live action, come il sequel di Mary Poppins con Emily Blunt e il film dal vero su Crudelia De Mon, che avrà il volto di Emma Stone. L’ultima volta che abbiamo visto al cinema la storia de Lo Schiaccianoci, è stato nel tremendo adattamento ci Andrej Končalovskij con protagonista Elle Fanning nel 2010.

Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni: recensione del film Disney

Fonte: Variety

Lo Schiaccianoci: nuovo adattamento Disney

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Lo Schiaccianoci: nuovo adattamento Disney

Dopo la sfortunata avventura di Andrej Končalovskij, anche Lasse Hallstrom prova a portare sullo schermo un nuovo adattamento di “The Nutcracker and the Four Realms“, il famoso racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann noto da noi con il titolo de “Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi“. A dare la notizia è Variety che parla di una produzione Disney.

La squadra produttiva è già al completo: Ashleigh Powell scriverà la sceneggiatura, Mark Gordon produrrà e Lindy Goldstein sarà il produttore esecutivo. Per la Disney, a supervisionare il progetto, ci saranno Sam Dickerman e Allison Erlikhman.

Lo Schiaccianoci di Hoffmann racconta di Fritz e Marie che, come tutti i bambini, aspettano con ansia i doni di Natale. Un amico di famiglia regala loro uno Schiaccianoci di legno. Sembra un oggetto innocuo, ma dentro i loro sogni si anima e diventa un personaggio inquietante, che li trascina in un mondo popolato di topi, fate, soldati, principi e principesse.

Lo Schiaccianoci: Mackenzie Foy da Interstellar alla Disney

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La giovane interprete di Interstellar, Mackenzie Foy, è entrata a far parte del cast de Lo Schiaccianoci, prossimo adattamento Disney basato sul balletto con le musiche di Tchaikovsky e della storia Lo Schiaccianoci e il re dei topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann.

La Foy, che abbiamo visto nei panni di una “giovane Jessica Chastain nel film di Christopher Nolan, sarà Clara e si unisce alla ballerina Misty Copeland, che già fa parte del cast del film.

Lo Schiaccianoci: primo nome nel cast del nuovo adattamento Disney

Sarà Lasse Hallström a dirigere il film, regista svedese note per Buon compleanno Mr. Grape, Le regole della casa del sidro e Chocolat. Alla sceneggiatura è stata chiamata invece Ashleigh Powell.

Non ci sono ancora ulteriori dettagli sul film ma sappiamo che il progetto è stato inserito all’interno del grande annuncio che la Disney ha fatto circa due mesi fa, in cui ha ufficializzato diversi altri progetti in live action, come il sequel di Mary Poppins con Emily Blunt e il film dal vero su Crudelia De Mon, che avrà il volto di Emma Stone.

L’ultima volta che abbiamo visto al cinema la storia de Lo Schiaccianoci, è stato nel tremendo adattamento ci Andrej Končalovskij con protagonista Elle Fanning nel 2010.Lo Schiaccianoci

Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni: recensione del film Disney

Variety

Lo Schiaccianoci: Keira Knightley sarà la Fata Confetto

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Lo Schiaccianoci: Keira Knightley sarà la Fata Confetto

Continua a prendere forma il cast de Lo Schiaccianoci, prossimo adattamento Disney basato sul balletto con le musiche di Tchaikovsky e della storia Lo Schiaccianoci e il re dei topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann.

Variety riporta infatti la notizia che la candidata all’Oscar Keira Knightley (Orgoglio e Pregiudizio, The Imitation Game) si è unita al cast del film. L’attrice interpreterà la Fata Confetto.

Del cast del film fanno già parte la giovane interprete di Interstellar, Mackenzie Foy, che sarà Clara, e il premio Oscar Morgan Freeman, che interpreterà invece il personaggio di Drosselmeyer. Al film prenderà parte anche la ballerina Misty Copeland.

Lo Schiaccianoci: anche Morgan Freeman nel cast

Sarà Lasse Hallström a dirigere il film, regista svedese note per Buon compleanno Mr. Grape, Le regole della casa del sidro e Chocolat. Alla sceneggiatura è stata chiamata invece Ashleigh Powell.

Non ci sono ancora ulteriori dettagli sul film ma sappiamo che il progetto è stato inserito all’interno del grande annuncio che la Disney ha fatto circa due mesi fa, in cui ha ufficializzato diversi altri progetti in live action, come il sequel di Mary Poppins con Emily Blunt e il film dal vero su Crudelia De Mon, che avrà il volto di Emma Stone.

L’ultima volta che abbiamo visto al cinema la storia de Lo Schiaccianoci, è stato nel tremendo adattamento ci Andrej Končalovskij con protagonista Elle Fanning nel 2010.

Lo Schiaccianoci

Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni: recensione del film Disney

Fonte: CS

Lo Schiaccianoci: ecco Keira Knightley nella prima foto ufficiale

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In esclusiva per Entertainment Weekly arrivano le prime immagini ufficiali de Lo Schiaccianoci, adattamento live action targato Disney de Lo Schiaccianoci e il re dei topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann. Tra i protagonisti del film c’è anche Keira Knightley nei panni della Fata Confetto, che potete vedere nella foto qui sotto.

Lo Schiaccianoci: Keira Knightley sarà la Fata Confetto

Atteso nelle sale il 2 Novembre 2018, Lo Schiaccianoci è stato diretto da Lasse Hallström e vede nel cast Mackenzie Foy, Helen Mirren e Morgan Freeman.

Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni: recensione del film Disney

Fonte: EW

 

Lo Schiaccianoci: anche Morgan Freeman nel cast

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Lo Schiaccianoci: anche Morgan Freeman nel cast

Arriva dall’Hollywood Reporter la notizia che il grandissimo Morgan Freeman si unirà al cast de Lo Schiaccianoci, prossimo adattamento Disney basato sul balletto con le musiche di Tchaikovsky e della storia Lo Schiaccianoci e il re dei topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann.

La notizia del coinvolgimento di Freeman, che nel film interpreterà il personaggio di Drosselmeyer, arriva dopo quella del casting della giovane interprete di Interstellar, Mackenzie Foy, che sarà invece Clara. Le due star si uniscono così alla ballerina Misty Copeland, che già fa parte del cast del film.

Lo Schiaccianoci: primo nome nel cast del nuovo adattamento Disney

Sarà Lasse Hallström a dirigere il film, regista svedese note per Buon compleanno Mr. Grape, Le regole della casa del sidro e Chocolat. Alla sceneggiatura è stata chiamata invece Ashleigh Powell.

Non ci sono ancora ulteriori dettagli sul film ma sappiamo che il progetto è stato inserito all’interno del grande annuncio che la Disney ha fatto circa due mesi fa, in cui ha ufficializzato diversi altri progetti in live action, come il sequel di Mary Poppins con Emily Blunt e il film dal vero su Crudelia De Mon, che avrà il volto di Emma Stone.

L’ultima volta che abbiamo visto al cinema la storia de Lo Schiaccianoci, è stato nel tremendo adattamento ci Andrej Končalovskij con protagonista Elle Fanning nel 2010.

Lo Schiaccianoci

Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni: recensione del film Disney

Fonte: THR

Lo Schiaccianoci: anche Helen Mirren nel cast del film Disney

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Anche Helen Mirren si unisce al cast de Lo Schiaccianoci, il film Disney che vanta nel cast già Keira Knightley, Mackenzie Foy nel ruolo di Clara, Misty Copeland e Morgan Freeman.

Sarà Lasse Hallström a dirigere il film, regista svedese note per Buon compleanno Mr. Grape, Le regole della casa del sidro e Chocolat. Alla sceneggiatura è stata chiamata invece Ashleigh Powell.

Non ci sono ancora ulteriori dettagli sul film ma sappiamo che il progetto è stato inserito all’interno del grande annuncio che la Disney ha fatto circa due mesi fa, in cui ha ufficializzato diversi altri progetti in live action, come il sequel di Mary Poppins con Emily Blunt e il film dal vero su Crudelia De Mon, che avrà il volto di Emma Stone.

L’ultima volta che abbiamo visto al cinema la storia de Lo Schiaccianoci, è stato nel tremendo adattamento ci Andrej Končalovskij con protagonista Elle Fanning nel 2010.

Lo Schiaccianoci

Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni: recensione del film Disney

Fonte: Variety

Lo Schiaccianoci torna al cinema con Lasse Hallström

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Lo Schiaccianoci torna al cinema con Lasse Hallström

Sarà Lasse Hallström a dirigere per conto della Walt Disney un nuovo adattamento per il grande schermo di The Nutcracker and the Four Realms (Lo Schiaccianoci), basato sul balletto con le musiche di Tchaikovsky e della storia Lo Schiaccianoci e il re dei topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann.

Alla sceneggiatura del film è stata chiamata Ashleigh Powell. Non ci sono ancora ulteriori dettagli sul film ma sappiamo che il progetto è stato inserito all’interno del grande annuncio che la Disney ha fatto la notte scorsa in cui ha ufficializzato diversi altri progetti in live action, come il sequel di Mary Poppins con Emily Blunt e il film dal vero su Crudelia De Mon, che avrà il volto di Emma Stone.

L’ultima volta che abbiamo visto al cinema la storia de Lo Schiaccianoci, è stato nel tremendo adattamento ci Andrej Končalovskij con protagonista Elle Fanning nel 2010.

Che ve ne pare?Lo SchiaccianociFonte: JJ

Lo Schiaccianoci e il flauto magico: trailer del film d’animazione con la voce di Charlotte M

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Notorious Pictures ha diffuso il trailer del film d’animazione Lo schiaccianoci e il flauto magico, in arrivo al cinema. Il 3 novembre torna al cinema il grande classico “Lo Schiaccianoci” nella nuova versione animata Lo schiaccianoci e il flauto magico, con la voce della famosissima e talentuosa YouTuber/TikToker Charlotte M., diretto da Vikor Glukhusin e distribuito da Notorious Pictures.

La storia più romantica di sempre torna sul grande schermo in una nuova veste per tutta la famiglia. Ispirato al grande classico di Alexandre Dumas e con le celebri musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij, il film racconta la storia di Marie, una ragazza che ama danzare ed è molto affezionata ai suoi giocattoli.  Alla morte del padre, Marie esprime un desiderio e, come per magia, i suoi amici giocattoli prendono vita e scopre che il suo schiaccianoci è in realtà l’amato principe George. Inizia così un’avventura incredibile, tutta al femminile, piena di colpi di scena, fatta di divertenti peripezie, amore e tanta magia.

A dar la voce alla protagonista è la star del web Charlotte M., la giovanissima content creator e idolo dei suoi coetanei con un bacino digitale che supera il milione di follower. Charlotte M. debutta nel doppiaggio ma il suo talento artistico è molto ampio, è stata protagonista nell’editoria, nella musica ed è presente anche su Spotify. Scrittrice, personaggio dei fumetti, doppiatrice, cantante, Charlotte M. sarà anche la protagonista del film di Notorious Pictures in uscita nel 2023.