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La Ruota del Tempo: trailer della seconda stagione in arrivo su Prime Video

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Dopo il poster Prime Video ha svelato il poster ufficiale della seconda stagione della serie Original La Ruota del Tempo, che sarà disponibile in esclusiva dal 1° settembre sulla piattaforma in oltre 240 Paesi e territori nel mondo. Questo trailer esclusivo mostra gli amati personaggi della serie alle prese con la minaccia mortale della crescente oscurità e fornisce un’anteprima su nuovi personaggi amati dai fan della saga letteraria, come Elayne Trakand, Aviendha e Lady Suroth. Nel trailer sono inclusi anche adrenaliniche battaglie e easter egg che contengono oltre due minuti di scene sinora inedite.

La seconda stagione de La Ruota del Tempo è basata sul secondo romanzo dell’epica saga letteraria di Robert Jordan intitolato La grande caccia, contiene elementi del terzo romanzo, Il drago rinato, ed è stata girata in Repubblica Ceca, Marocco e Italia. La serie è interpretata da Rosamund Pike (L’amore bugiardo – Gone GirlI Care a Lot) nel ruolo di Moiraine Damodred, Daniel Henney (Criminal Minds) come Lan Mandragoran, Zoë Robins (Power Rangers Ninja Steel) nei panni di Nynaeve al’Meara, Madeleine Madden (Dora e la città perduta) come Egwene al’Vere, Marcus Rutherford (Obey) nel ruolo di Perrin Aybara, Dónal Finn (SAS Rogue Heroes) nei panni di Mat Cauthon e Ceara Coveney (Il giovane Wallander) come Elayne Trakand.

Il lancio del trailer segna il ritorno dei #WOTWednesdays, che prevedono il rilascio settimanale di materiali e news dedicati alla seconda stagione della serie, fino al debutto il 1° settembre.  La Ruota del Tempo è basata sui romanzi best-seller di Robert Jordan ed è una delle serie fantasy più popolari e durature di tutti i tempi, con oltre 90 milioni di libri venduti. La seconda stagione sarà disponibile in esclusiva dal 1° settembre su Prime Video in oltre 240 Paesi e territori nel mondo. La Ruota del Tempo è l’ultima novità per i clienti Amazon Prime, che in Italia beneficiano di spedizioni veloci, offerte esclusive e intrattenimento, incluso Prime Video, con un solo abbonamento al costo di €49,90/anno o €4,99/mese. La serie è co-prodotta da Amazon Studios e Sony Pictures Television Studios.

La Ruota del Tempo: Rosamund Pike commenta la cancellazione

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La Ruota del Tempo: Rosamund Pike commenta la cancellazione

Rosamund Pike, che ha interpretato Moiraine Sedai nell’adattamento di Prime Video de La Ruota del Tempo, ha risposto in modo piuttosto schietto alla decisione di Amazon di cancellare la serie.

Con le prospettive sempre più flebili di un ritorno de La Ruota del Tempo su un’altra piattaforma di streaming, la protagonista della serie Rosamund Pike ha rotto il silenzio sulla cancellazione.

In un breve post condiviso tramite le sue Instagram Stories, visibili solo per 24 ore, Pike ha espresso un misto di “angoscia e rabbia” per la brusca fine della serie, rivelando quanto profondamente la decisione l’abbia colpita.

I commenti di Pike seguono le recenti dichiarazioni dello showrunner Rafe Judkins, che si è pronunciato anche lui sulla cancellazione della serie. Judkins ha espresso preoccupazione per l’attuale stato della televisione in streaming, criticando la crescente attenzione del settore ai numeri di spettatori immediati e agli aumenti di abbonati a breve termine. Ha sostenuto che questo cambiamento avviene a scapito della narrazione a lungo termine, lasciando poco spazio alle serie per svilupparsi gradualmente e trovare il loro pubblico nel tempo.

Rafe ha affermato: “Si è scritto molto su questa tendenza diffusa in TV verso meno stagioni con meno episodi e la ricerca di modi più rapidi per acquisire ulteriori abbonati in streaming. Ma credo sinceramente che questo vada contro il punto di forza fondamentale della televisione: la narrazione di lunga durata”.

Dopo l’annuncio della cancellazione della serie, i fan hanno atteso con ansia di sentire Rosamund Pike. In quanto protagonista principale della serie, l’adattamento è stato rimodellato per concentrarsi sul suo personaggio, Moiraine Damodred, un distacco significativo dal materiale originale, che seguiva principalmente le avventure di Rand al’Thor, Mat Cauthon e Perrin Aybara.

Secondo il materiale originale, Moiraine avrebbe dovuto “incontrare la sua fine” in seguito agli eventi narrati nella terza stagione. Tuttavia, in un netto distacco dai libri, sopravvive al suo scontro culminante con Lanfear nel finale di stagione, lasciando i fan sia sorpresi che incuriositi su cosa sarebbe potuto accadere in una potenziale quarta stagione.

La Ruota del Tempo: la recensione dei primi episodi della serie Amazon

In principio, il Creatore forgiò la Ruota del Tempo, la quale intesse il Disegno delle Ere utilizzando le vite degli uomini come suoi fili. Sette sono i raggi della Ruota, ognuno rappresentante un’epoca, e a farla girare vi è l’Unico Potere, forza motrice dell’Universo. Il Creatore, inoltre, imprigionò Shai’tan il Tenebroso, una entità potente e malvagia per tenerlo lontano dalla Ruota. Ma con il ruotare delle ere, il Tenebroso trovò il modo per interferire con il mondo e per difendersi da questa minaccia la Ruota provocò la nascita periodica del cosiddetto Drago, potente campione della Luce. A lui spetta il compito di imprigionare Shai’tan ancora e ancora, fino alla fine dei tempi.

Parte da tale premessa la nuova serie fantasy di Amazon intitolata La Ruota del Tempo. Questa è basata sull’imponente ciclo letterario ideato da Robert Jordan, scritto nel corso di vent’anni e completato da Brandon Sanderson in seguito alla scomparsa dello scrittore, avvenuta nel 2007. Composto da 14 romanzi, ognuno non inferiore alle 800 pagine, è questo uno dei maggiori racconti fantasy degli ultimi decenni, il quale da tempo aspettava di poter essere adattato in opera audiovisiva. Grazie allo showrunner Rafe Judkins ciò è infine divenuto realtà, con una prima stagione composta da 8 episodi ed una seconda già confermata e in fase di riprese.

Questa prima stagione, in particolare, si concentra sulla ricerca da parte di Moiraine Damordred (Rosamund Pike), strega appartenente alla potente organizzazione delle Aes Sedai, della reincarnazione del Drago Rinato, colui che potrà riportare l’ordine nell’Universo. Individuandolo in uno tra i giovani Rand al’Thor (Josha Stradowski), Perrin (Marcus Rutherford), Mat (Barney Harris), Egwene (Madeleine Madden) e Nynaeve (Zoë Robins), Moiraine decide di portarli tutti e cinque con sé verso la Torre Bianca, intraprendendo un viaggio che cambierà per sempre le loro vite e le sorti del mondo.

La nuova avventura fantasy di Amazon

In un panorama cinematografico e televisivo sempre più ricco di racconti fantasy, molti dei quali finiscono per assomigliarsi fin troppo tra loro, La Ruota del Tempo aspira evidentemente a proporsi come qualcosa di diverso. Un’ambizione tutt’altro che facile da soddisfare, considerando quanto titoli come Il Signore degli Anelli e Il Trono di Spade si siano imposti nell’immaginario collettivo, ridefinendo canoni e modalità di rappresentazione. Dalla sua, tuttavia, la serie ideata da Judkins vanta una base letteraria particolarmente solida, complessa e ricca di concetti a loro modo originali.

Dai primi tre episodi potuti vedere in anteprima, questa introduce infatti senza esitazioni nel pieno dell’azione, in un contesto dove la magia è un qualcosa di molto raro e accessibile solo ad alcune donne prescelte. Potrebbe questo sembrare un risvolto frutto dei più recenti movimenti di rivalsa femminile, se non fossero dinamiche descritte da Jordan più di vent’anni fa. Già solo questo elemento permette di comprendere quanto tale serie possa risultare sorprendete nel suo racconto, composto naturalmente da quelle tappe tipiche del genere ma nelle quali si possono ritrovare gradite sorprese o eventi tali da attirare l’attenzione dello spettatore.

Tra ambienti selvaggi e lerce taverne, tra poteri da scoprire e cruenti nemici da affrontare, La Ruota del Tempo si misura così con i suoi simili con la consapevolezza di quali siano i suoi punti di forza e puntando su tale patrimonio per potersi distinguere. Ciò che più di ogni altra cosa può aiutare in ciò è la concezione filosofica ed universale alla base della storia, la quale sembra acquistare di spessore episodio dopo episodio. All’interno della Ruota, ognuno può scoprire poteri e origini imprevedibili, rendendo di fatto ogni personaggio una potenziale continua sorpresa.

La Ruota del Tempo Amazon

La Ruota del Tempo: la recensione

Adattare un racconto tanto ampio e complesso come quello de La Ruota del Tempo è un’operazione a dir poco spaventosa. Ciò che dai primi episodi visti si può rimproverare agli sceneggiatori è l’aver condensato in poco tempo un ampio numero di eventi, i quali probabilmente avrebbero meritato un ritmo più disteso, un maggiore approfondimento e, in alcuni momenti, una messa in scena più accattivante. Allo stesso tempo, occorrerà scoprire quanto i personaggi fin qui potranno affermarsi e rendersi memorabili. Nei primi tre episodi si intuisce il loro potenziale, senza però che questo si esprima in modo ancora del tutto convincente.

Nonostante ciò, in quanto si vede si può ritrovare una gradita rielaborazione di determinati elementi, dalla magia agli elementi più sanguinolenti, i quali acquistano una valore estetico più adeguato al mezzo qui utilizzato. Gli scontri con i Trolloc, terribili creature simili a tori antropomorfi, sono particolarmente violenti e lasciano intuire come la serie possa passare da momenti più spensierati ad altri ben più cupi. Nel complesso, inoltre, è bene notare come il racconto rimanga perfettamente comprensibile anche da chi non ha mai letto i libri di Jordan.

Se quanto visto nei primi tre episodi, intitolati Commiato, L’ombra attende e Un luogo sicuro, dovesse confermarsi anche nei successivi quattro, questa prima stagione potrebbe davvero affermarsi come una gradita sorpresa. Visivamente ricca tra imponenti scenografie e con un’atmosfera che raggiunge anche toni da horror, vi è infatti una magnificenza di buon livello. In attesa anche di poter vedere la nuova serie de Il Signore degli Anelli, prevista per il 22 settembre 2022 sempre su Amazon Prime Video, La Ruota del Tempo è dunque un titolo fantasy di particolare fascino per ogni amante del genere, nonché una buona occasione per riscoprire l’omonima saga letteraria.

 

La Ruota del Tempo: la recensione degli episodi 6 e 7

La Ruota del Tempo: la recensione degli episodi 6 e 7

Ormai quasi a conclusione della sua prima stagione, che copre grossomodo l’intero primo romanzo del ciclo letterario di Robert Jordan, La Ruota del Tempo trova con gli episodi La Fiamma di Tar Valon e Tenebre lungo le Vie la sua quiete prima della tempesta. Rispettivamente sesto e settimo episodio, di otto totali, questi si presentano infatti come i più statici della stagione. Poco sembra avvenire, ma molti sono in realtà i dettagli che preparano all’avventura vera e propria, quella che una volta intrapresa non permette di tornare indietro. Come già riportato nelle recensioni dei precedenti episodi (La Ruota del Tempo, ep. 1, 2 3; La Ruota del Tempo, ep. 4 e 5), la serie basata sui romanzi di Jordan e curata dallo showrunner Rafe Judkins dà l’impressione di essere una grande premessa per maggiori sviluppi futuri.

Nel corso dei precedenti episodi si era fatta la conoscenza dei giovani Rand, Perrin, Mat, Egwene e Nynaeve, cinque ragazzi dotati di straordinari poteri, i quali vengono chiamati all’avventura da Moiraine Damordred (Rosamund Pike), strega appartenente alla potente organizzazione delle Aes Sedai, la quale è alla ricerca del Drago Rinato. Questi è un antico guerriero che ciclicamente si batte per riportare l’ordine nell’universo, sconfiggendo le forze del male. Solo uno dei cinque è il prescelto, ma ognuno di loro verrà inevitabilmente coinvolto in questo scontro senza fine, vedendo la propria vita cambiare per sempre. Dopo essere giunti alla città-stato di Tar Valon, dove si erge la Torre Bianca delle Aes Sedai, il gruppo è ora pronto a ripartire.

I preparativi prima del viaggio…

Dall’arrivo di tutti i protagonisti a Tar Valon inizia il sesto episodio di La Ruota del Tempo, con il quale gli spettatori possono entrare maggiormente a contatto con l’ordine delle Aes Sedai. Fino ad ora presentato esclusivamente attraverso alcune delle sue principali esponenti, si ha invece ora modo di conoscere la Madre al comando di tutto. L’episodio è dunque scandito dalle informazioni che si ottengono dai concili e dal privato delle Aes Sedai. Dalla loro importanza nella storia al cambiamento del loro ordine nel corso del tempo. La Fiamma di Tar Valon, di conseguenza, appare essere l’episodio più statico della stagione, dove tutto sembra fermarsi in vista di una ripresa dell’avventura.

Ciò non è da vedere come un difetto, poiché appunto numerosi sono i preziosi elementi messi in gioco e che certamente si ripresenteranno più avanti nel racconto, come ad esempio lo stesso Logain Ablar, il Falso Drago interpretato da Alvaro Morte. Nonostante ciò, l’episodio potrebbe ugualmente apparire come quello più difficile degli altri da digerire. Più che alla, poca, azione, occorre dunque affidarsi alla bellezza di alcune immagini e delle scenografie. L’austerità degli ambienti all’interno della Torre Bianca è certamente utile per comprendere meglio la natura delle Aes Sedai, le quali in più occasioni possono risultare ancora particolarmente criptiche.

La Ruota del Tempo Recensione

… verso il gran finale di stagione

Di particolare importanza appare poi essere il settimo episodio, ovvero il penultimo della stagione. Questo, dal titolo Tenebre lungo le Vie segna a tutti gli effetti l’inizio del viaggio per il gruppo di protagonisti. Lasciata Tar Valon, ci si sposta ora in ambienti nuovi, oscuri, dove è facile incontrare tanto alleati quanto pericolosi nemici. Si tratta di un momento del racconto che non può non ricordare, per una serie di scelte di messa in scena, il momento della partenza della Compagnia dell’Anello verso Mordor nel primo film de Il Signore degli Anelli. Il paragone con quella trilogia cinematografica è sempre dietro l’angolo, ma, come già evidenziato per i precedenti episodi, per la La Ruota del Tempo sembra si sia puntato adeguatamente su quelli che sono i tratti distintivi di questo racconto.

Questo settimo è tuttavia un episodio speciale anche per la rivelazione circa l’identità del Drago Rinato. Un momento, ad essere sinceri, che data la sua importanza avrebbe meritato una messa in scena più ambiziosa, che facesse percepire il peso di questa scoperta. La cosa appare invece quasi gettata via e poco tempo c’è per pensarci su, perché a quel punto è più che necessario che mai rimettersi in viaggio. La speranza è che, con l’ultimo episodio rimasto, La Ruota del Tempo non affronti in modo sbrigativo altri momenti di particolare rilievo come questo, vanificando la lunga preparazione costruita fino ad ora. Specialmente ora che, acquisita familiarità con i protagonisti e il contesto, si avverte un certo trasporto nei loro confronti.

La Ruota del Tempo: la recensione degli episodi 4 e 5

La Ruota del Tempo: la recensione degli episodi 4 e 5

Se i primi tre episodi di La Ruota del Tempo avevano gettato le basi del racconto, con il quarto e il quinto si entra ora nel vivo dell’avventura. Intitolati Il Drago Rinato e Sangue chiama Sangue, questi da una parte sviluppano il percorso intrapreso dai personaggi e dall’altra approfondiscono la filosofia alla base della storia. Come noto, la serie è basata sull’imponente ciclo letterario ideato da Robert Jordan, scritto nel corso di vent’anni e completato da Brandon Sanderson in seguito alla scomparsa dello scrittore, avvenuta nel 2007. Si tratta di un corpus letterario composto da 14 romanzi, ognuno non inferiore alle 800 pagine, cosa che fa di questo uno dei maggiori racconti fantasy degli ultimi decenni.

Grazie allo showrunner Rafe Judkins La Ruota del Tempo ha infine ottenuto la sua trasposizione audiovisiva, con una prima stagione composta da 8 episodi ed una seconda già confermata e in fase di riprese. Questa prima, in particolare, si concentra sulla ricerca da parte di Moiraine Damordred (Rosamund Pike), strega appartenente alla potente organizzazione delle Aes Sedai, della reincarnazione del Drago Rinato, colui che potrà riportare l’ordine nell’Universo. Uno tra i giovani Rand al’Thor, Perrin, Mat, Egwene e Nynaeve sembra essere l’eletto, ma per scoprire chi dovranno tutti affrontare pericoli immani e attraversare prove imprevedibili.

Il viaggio verso la Torre Bianca continua

Al termine del terzo episodio i protagonisti di La Ruota del Tempo avevano raggiunto quel momento inevitabile che li vede separarsi e procedere attraverso percorsi diversi verso la medesima meta. La serie sta ancora gettando elementi per descriverci tanto loro quanto ciò di cui sono capaci. Allo stesso tempo, però, si ha la sensazione di aver già incontrato tutto quello che questa stagione ha da offrire in termini di personaggi e luoghi. Gli ideatori sembrano dunque concentrarsi da ora sul consolidare le caratteristiche distintive della serie, quegli elementi che possono permetterle di distinguersi da titoli similari come Il Trono di Spade e Il Signore degli Anelli.

Come già affermato nella recensione dei precedenti episodi, risulta di particolare fascino il concetto alla base di questo universo narrativo. Questa “ruota del tempo” che dona una circolarità al tutto, permettendo un continuo ritorno di ciò che è stato, con la possibilità di avere dunque infinite possibilità per ogni anima esistente. Nei nuovi episodi tale concetto viene ulteriormente approfondito, confermandosi come un dettaglio di particolare fascino che dona all’intera concezione della storia e dei personaggi un valore in più. Allo stesso tempo, impariamo meglio a conoscere l’ordine delle Aes Sedai, molto più variegato e controverso di quello che si poteva immaginare.

La Moraine Dramordred della Pike è una buona guida in ciò, attraverso la quale si impara a relazionarsi con le altre donne facenti parte di questo gruppo, le uniche ad avere il dono della magia. Ci si relaziona poi con i singoli ragazzi protagonisti, scoprendo di più sul loro passato e sui loro poteri ancora acerbi, mentre fa la sua comparsa anche il Falso Drago interpretato da Alvaro Morte (il professore de La casa di carta). Tante sono dunque le linee narrative da seguire e non tutte riescono ad ottenere il giusto spazio all’interno di questi nuovi episodi. La sensazione sembra dunque quella di una grande concentrazione di eventi senza però che questi riescano a compiersi al meglio.

La Ruota del Tempo Recensione

La Ruota del Tempo, ep. 4 e 5: la recensione

Nonostante i loro problemi di ritmo, questi nuovi episodi si affermano come grossomodo più avvincenti dei precedenti, mettendo in campo maggiori dinamiche e conflitti. Giunti ormai a poco più di metà stagione, c’è da aspettarsi che d’ora in avanti si galopperà verso un finale che necessariamente dovrà dirsi all’altezza. Occorre infatti fidelizzare lo spettatore, probabilmente ancora frastornato dalla tanta carne a fuoco ma certamente affascinato dalla filosofia di fondo e dagli straordinari ambienti mostrati. L’arrivo alla Torre Bianca, ad esempio, ha un profondo sapore tolkieniano, tanto per l’imponenza del luogo quanto per il fascino della scenografia.

Anche da un punto di vista emotivo questi due nuovi episodi regalo momenti particolarmente intensi, dalle confessioni di Perrin alla scoperta del legame che unisce le Aes Sedai ai loro custodi. Cresce dunque la voglia di vedere di più e questi due nuovi episodi soddisfano in parte tale desiderio. Manca ancora qualcosa per rendere memorabili la serie e le vicende raccontate, come ad esempio una maggior chiarezza nei confronti delle minacce, degli antagonisti e, in generale, di quanto sta tramando per distruggere il mondo. Dettagli che probabilmente arriveranno nei prossimi episodi e il cui mistero per il momento tiene viva la curiosità dello spettatore.

 

La Ruota del Tempo: in sviluppo nuovi film, serie animate e videogiochi

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Sono in cantiere una serie di nuovi progetti basati sui romanzi fantasy La Ruota del Tempo di Robert Jordan, a cura della società titolare dei diritti iwot Studios e di Thomas Vu, produttore di “Arcane” ed esperto di “League of Legends” di Riot Games. Grazie a una nuova partnership produttiva tra iwot, Vu e la società di media di Anthony Borquez, Initiate Entertainment, i due collaboreranno con il CEO di iwot Studios Rick Selvage e il direttore operativo Larry Mondragon (entrambi produttori della serie TV live-action di Amazon, ora cancellata) per sviluppare e produrre un nuovo videogioco, lungometraggi animati e una nuova serie televisiva animata basata su questo franchise.

iwot ha confermato a Variety che questi progetti di Vu sono “distinti” e aggiuntivi rispetto ai film di La Ruota del Tempo precedentemente annunciati, tra cui il lungometraggio in 3D “The White Tower” e il film live-action della regista Kari SkoglandAge of Legends”, nonché i videogiochi RPG AAA open-world che iwot Studios sta attualmente sviluppando presso iwot Games Montréal.

Questi nuovi progetti, che seguono la recente annunciazione della piattaforma di joint venture di iwot Studios con Framestore, rappresentano gli ultimi tasselli della strategia transmediale a lungo termine di iwot per La Ruota del Tempo dopo la cancellazione della serie TV live-action da parte di Amazon lo scorso maggio.

Precedentemente a capo del reparto creativo e del franchise IP presso Riot Games, creatrice di “League of Legends”, Vu è noto soprattutto per aver plasmato il popolarissimo videogioco online, che vanta oltre 100 milioni di giocatori attivi al mese, e un franchise che spazia dagli eSport alla musica, dai giochi alla televisione. Vu è stato anche produttore esecutivo di “Arcane” di Netflix, una serie animata acclamata dalla critica e adattamento del videogioco.

Vedo un’enorme opportunità nell’espandere ‘La Ruota del Tempo’ in esperienze narrative completamente autentiche, integrate, interattive e animate”, ha affermato Vu. “La profondità della mitologia fornisce una base per una crescita sostenuta e multipiattaforma del franchise”.

Thomas ha costantemente dimostrato la capacità di trasformare mondi narrativi in franchise di intrattenimento globali”, ha affermato Rick Selvage, CEO di iwot studios. “Il suo background all’incrocio tra narrazione, tecnologia e architettura dei franchise lo rende particolarmente adatto ad aiutare ad espandere ‘La Ruota del Tempo’in nuovi formati immersivi. Non vediamo l’ora di lavorare a stretto contatto con Thomas e Anthony per portare il prossimo capitolo di ‘La Ruota del Tempo’ al pubblico di tutto il mondo”.

La Ruota del Tempo, ecco il poster della seconda stagione

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La Ruota del Tempo, ecco il poster della seconda stagione

Prime Video ha svelato il poster ufficiale della seconda stagione della serie Original La Ruota del Tempo, che sarà disponibile in esclusiva dal 1° settembre sulla piattaforma in oltre 240 Paesi e territori nel mondo.

La Ruota del Tempo

La serie è basata sui best-seller fantasy di Robert Jordan La Ruota del Tempo. Un umile ragazzo di campagna, Rand al’Thor (Josha Stradowski, Gran Turismo), scopre di essere il Drago Rinato, una pericolosa figura della storia destinata a salvare il mondo… o a distruggerlo. Nel tentativo di proteggerlo dall’Oscuro, un esercito di potenti streghe deve fare i conti con il suo crescente potere e la sua invadente follia. La Ruota del Tempo gira e l’Ultima Battaglia si avvicina. Anche se Rand pensava di aver distrutto l’Oscuro, il male non è scomparso dal mondo. Nella seconda stagione, nuove e vecchie minacce inseguono i giovani amici di Two Rivers, ora sparsi per il mondo. La donna che li ha trovati e guidati non è ora in grado di aiutarli, quindi devono trovare altre fonti di forza. L’uno nell’altro, o in loro stessi. Nella Luce… o nell’Oscurità.

La Ruota del Tempo, il poster

La Ruota del Tempo è interpretata anche da Rosamund Pike (L’amore bugiardo – Gone GirlI Care a Lot) nel ruolo di Moiraine Damodred, Daniel Henney (Criminal Minds) come Lan Mandragoran, Zoë Robins (Power Rangers Ninja Steel) nei panni di Nynaeve al’Meara, Madeleine Madden (Dora e la città perduta) come Egwene al’Vere, Marcus Rutherford (Obey) nel ruolo di Perrin Aybara, Dónal Finn (SAS Rogue Heroes) nei panni di Mat Cauthon e Ceara Coveney (Il giovane Wallander) come Elayne Trakand.

La Ruota del Tempo è stata adattata per la televisione dall’executive producer/showrunner Rafe Judkins (Agents of S.H.I.E.L.D.Hemlock Grove). Larry Mondragon e Rick Selvage di iwot productions (Winter Dragon), Ted Field di Radar Pictures (Jumanji: The Next LevelWinter Dragon), Mike Weber (Jumanji: The Next LevelBeirut), Darren Lemke (Shazam!Piccoli brividiWinter Dragon), Marigo Kehoe (OutlanderThe Crown), Justine Juel Gillmer (The SurvivorHalo), Sanaa Hamri (Empire, Lovestruck) e Amanda Kate Shuman (The Blacklist) saranno qui anche executive producer. Rosamund Pike è anche co-executive producer, mentre Harriet McDougal, Brandon Sanderson e Lauren Selig sono consulting producer. La Ruota del Tempo è co-prodotta da Amazon Studios e Sony Pictures Television Studios.

La Ruota del Tempo seconda stagione, la recensione

La Ruota del Tempo seconda stagione, la recensione

La Ruota del Tempo è la serie tratta dalla lunga saga di libri scritti da Robert Jordan agli inizi degli anni 90. Il ciclo dei romanzi vanta una media di ottocento pagine per volume per un totale di quattordici pezzi, gli ultimi tre dei quali scritti da Brandon Sanderson a causa della morte di Jordan. Un ricchissimo universo descritto in ogni minimo dettaglio a partire dalle origini della creazione del mondo, aspetto caratteristico del genere fantasy.

Adattata per una prima stagione di otto puntate uscite due anni fa su Prime Video, La Ruota del Tempo aveva già visto altre volte la possibilità di una trasposizione filmica della storia, tanto che il suo stesso autore aveva venduto i diritti nel 2004 alla Red Eagle Entertainment, la quale ha poi aderito all’attuale progetto avviato da Prime nel 2018. Scritta da Rafe Judkins, che ne è anche produttore esecutivo, esce sulla piattaforma con la stessa formula che era stata prevista per la prima stagione: dal 1° settembre sono disponibili le prime tre puntate su un totale di otto, e le seguenti lo saranno ogni venerdì, una per volta, fino al 6 ottobre. E secondo quanto annunciato l’anno scorso al San Diego Comic-Con, è già in lavorazione la terza stagione, che avrà come riferimento il quarto capitolo della saga di Jordan intitolato L’ascesa dell’Ombra.

La Ruota del Tempo, seconda stagione, la trama

La Ruota del Tempo è quella che agli inizi della nascita della vita è stata creata per tessere le esistenze degli uomini e le epoche storiche che si susseguono. A permetterne il movimento continuo è l’Unico Potere, la forza magica che viene incanalata dalle donne (e solo da loro), in particolare quelle appartenenti alla casta delle Aes Sedai, che da millenni sono addette alla difesa, alla protezione della vita, alla formazione di nuove allieve della loro organizzazione e, soprattutto, alla scoperta di chi sia il Drago Rinato, cioè l’unico che sia in grado di fermare il Tenebroso, l’oscura creatura che vuole la distruzione di tutto.

Durante tutta la prima stagione Moiraine (Rosamund Pike) e il suo fedele custode Lan (Daniel Henney) avevano condotto il gruppo di giovani composto da Rand (Josha Stradowski), Egwene (Madeleine Madden), Perrin (Marcus Rutherford), Mat (oggi interpretato da Dónal Finn, prima da Barney Harris) e Nynaeve (Zoë Robins) in un insidioso viaggio verso la Torre Bianca per scoprire tra chi di loro si celasse, appunto, l’incarnazione del Drago.

The Seanchan Empire, Loial played by Hammed Animashaun, The Dark One played by Fares Fares

Se nello svolgimento della prima parte della trasposizione de La Ruota del Tempo emergeva un po’ d’ingenuità nella riproduzione del mondo fantasy con tutti i suoi codici e presupposti impliciti, forse in questo secondo ciclo di episodi la profondità verso la quale inevitabilmente la storia si dirige, avvantaggia per una maggiore credibilità del contesto ricreato da Rafe Judkins.

Adesso la fragilità umana di Moiraine dà una nuova prospettiva da cui guardare tutti i rapporti tra i personaggi, anche perché il suo è uno dei ruoli principali su cui si regge la serie (tra l’altro, Rosamund Pike è anche produttrice). L’intreccio diventa così più coinvolgente, specialmente perché l’aspetto magico e il discorso da cui nasce sono estremamente interessanti.

Quell’Unico Potere che muove la Ruota del Tempo era un tempo dono anche degli uomini ma, a causa di un attacco del Tenebroso, è stato contaminato dal germe della follia, rischio che tutt’ora sussiste, soprattutto per quanto riguarda il Drago Rinato: potrà salvare il mondo o agevolarne la devastazione. Ed è una tematica curiosa con la quale confrontarsi, sicuramente non nuova, anzi.

In ogni caso, l’esordio di questa seconda stagione pare interessante, sempre considerando che l’impatto maggiore è soprattutto dato dalla tensione narrativa e dalla curiosità che genera nello spettatore e dall’affascinante messa in scena.

La Ruota del tempo cancellata da Prime Video dopo tre stagioni

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La Ruota del tempo cancellata da Prime Video dopo tre stagioni

L’adattamento di Prime Video di La Ruota del tempo è stato ufficialmente cancellato dopo tre stagioni. Dopo le recensioni positive della terza stagione, il pubblico ha atteso per settimane notizie su La Ruota del tempo stagione 4, con petizioni che circolavano per ottenere un prolungamento della serie. Sebbene la serie abbia avuto un inizio controverso tra i fan dei libri e i telespettatori, la terza stagione ha fatto passi da gigante in direzione positiva, ottenendo un punteggio record del 97% su Rotten Tomatoes e l’83% dal pubblico.

Deadline ha riportato che la serie La Ruota del tempo è stata cancellata e che il finale della terza stagione segna la fine definitiva dello show. L’articolo esamina le statistiche della classifica dei 10 migliori originali di Nielsen, spiegando come, nonostante gli ottimi risultati in termini di audience, la serie non sia riuscita a raggiungere gli ascolti necessari per sostenere il budget di uno show fantasy. Il rapporto afferma inoltre che il finale della terza stagione è stato scritto tenendo conto della possibilità di una cancellazione ed è stato “pensato per offrire una conclusione”.

Cosa significa la cancellazione di La Ruota del tempo

Dopo Il Trono di Spade, tutti i servizi di streaming hanno cercato di replicare il successo della HBO. Netflix ha The Witcher, Prime ha Gli anelli del potere e HBO ha House of the Dragon, solo per citare alcuni esempi. A sette anni dalla fine de Il Trono di Spade, nessuno di questi show è riuscito ad avvicinarsi alle aspettative dei servizi di streaming che li avevano prodotti, e La Ruota del tempo  è ora vittima del fatto di non essere all’altezza Il Trono di Spade.

The Wheel of Time avrà anche ottenuto buoni risultati in termini di audience, ma avrebbe avuto bisogno di qualcosa di più per compensare i costi elevati.

La televisione sembra il luogo perfetto per adattare epopee fantasy di ampio respiro, con stagioni di diverse ore che offrono una capacità narrativa maggiore rispetto al cinema. Tuttavia, queste serie richiedono budget e risorse ingenti, difficili da reperire, e nemmeno milioni di spettatori sono sufficienti a coprire tali spese. The Wheel of Time avrà anche ottenuto buoni risultati, ma ne servivano di migliori per compensare i costi elevati. Dopo una terza stagione di successo, gli spettatori saranno senza dubbio delusi dal fatto che la serie non proseguirà con la serie di libri di Robert Jordan.

La Rossellini presidente a Berlino

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L’attrice e regista Isabella Rossellini sarà la presidente di giuria del 61esimo Festival di Berlino, previsto dal 10 al 20 febbraio 2011.

“E’ fantastico che Isabella Rossellini sarà presidente – ha detto il direttore Dieter Kosslick – è un’artista dalle mille sfaccettature con grande esperienza nel cinema internazionale”. Figlia di Roberto Rossellini e dell’attrice svedere Ingrid Bergman ha iniziato la sua carriera negli anni ’70 a New York, come stilista e giornalista. Il suo esordio come attrice nel 1976 in Nina di Vincente Minnelli, insieme alla madre. Ha lavorato con registi del calibro di David Lynch, Robert Zemeckis, Paolo e Vittorio Taviani, Peter Weir, Abel Ferrara o Peter Greenaway. La vedremo presto nelle sale, e alla Mostra di Venezia, nell’adattamento di Saverio Costanzo del romanzo La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano.

La rosa dell’Istria: recensione del film tv con Andrea Pennacchi

La rosa dell’Istria: recensione del film tv con Andrea Pennacchi

Il primo canale televisivo della Rai, dall’inizio di questo nuovo anno, sta proponendo al suo pubblico molti prodotti che vogliono raccontare il Novecento italiano. Dopo la serie La Storia, tratta dall’omonimo romanzo di Elsa Morante e la miniserie La lunga notte – la caduta del Duce ora è la volta de La rosa dell’Istria. Questo film tv in onda in prima serata lunedi 5 febbraio vuole raccontare, attraverso il dramma della famiglia Braico, la tragedia delle Foibe e l’esodo degli istriani scappati dal genocidio del maresciallo comunista jugoslavo Tito, durante gli ultimi anni e la fine dalla seconda guerra mondiale.

La rosa dell’Istria un dramma familiare per raccontare un genocidio

Questo lungometraggio con la regia di Tiziana Aristarco, coproduzione Rai Fiction-Publispei-Venice Film è una storia vera liberamente ispirata al libro intitolato Chi ha paura dell’uomo nero dell’istriana Graziella Fiorentin. La rosa dell’Istria inizia con un lungo flashback, più precisamente alla fine dell’estate del 1943, quando gli italiani che risiedevano nella regione dell’Istria si trovarono nella morsa di due nemici. Da una parte c’erano i partigiani comunisti jugoslavi comandati da Tito, che già avevano attuato la prima ondata di infoibamenti e dall’altra l’ex alleato tedesco cioè i nazisti.

Dopo l’armistizio, quello del 8 settembre, l’esercito italiano restò senza direttive e la popolazione istriana invece priva di ogni difesa, nel frattempo il dittatore Tito avanzava con le sue mire di pulizia etnica per ammettere il territorio istriano alla Jugoslavia e i tedeschi si riorganizzano insieme alle truppe della Repubblica di Salò. La situazione diventa sempre più drammatica tanto che la famiglia protagonista, capitanata dal capofamiglia Antonio Braico, uomo rispettato da tutti e medico di Canfanaro, decide che è il momento di scappare.

Il dottore, interpretato dall’attore Andrea Pennacchi, prenderà questa difficile scelta dopo aver assistito inerme con la figlia diciottenne Maddalena, Grace Kicaj al suo debutto, alla fucilazione di un gruppo di giovani e innocenti carabinieri del paese, da parte dei comunisti slavi che li ritenevano dei fascisti. Quindi nel giro di qualche giorno, Maddalena con la sua famiglia abbandona per sempre la sua terra, la sua casa e anche il suo ragazzo slavo Miran che si è unito ai partigiani di Tito. Purtroppo durante la fuga notturna di nascosto con un treno, Niccolò il figlio maggiore del dottore, l’attore Costantino Seghi, sarà ferito e rimarrà indietro.

Maddalena è la voce di un popolo ferito

I Braico riescono a raggiungere in Italia e cercano riparo presso lo zio Giorgio, Fausto Maria Sciarappa, che lavora come professore e che da anni vive a Cividale, una piccola cittadina del Friuli. Da qui La rosa dell’Istria diventa un racconto di formazione, focalizzato sulla crescita di Maddalena, l’unica figlia di Antonio, che si ritrova spaesata, ritenuta a scuola come una straniera e in lotta con suo padre che la vuole medico. La ragazza invece ama da sempre la pittura e l’incontro con Leonardo, Eugenio Franceschini, un misterioso giovane artista ebreo gli rivoluzionerà per sempre la sua vita.

Dopo i primi mesi in cui l’intera famiglia vive la triste condizione da profughi, sradicati dalla loro terra, dalle loro abitudini e da tutto ciò che prima era la loro vita borghese finalmente Antonio trova lavoro come dottore. I Braico quindi si trasferiscono di nuovo, esattamente in Veneto vicino alla laguna, ma Maddalena continuerà a pensare a Leo, scomparso all’improvviso, ma che dopo qualche tempo riapparirà e convincerà la giovane donna a seguirlo e vivere a Padova con lui per fare la pittrice. Intanto la guerra finisce e Maddalena guardando un cinegiornale al cinema, noterà un volto conosciuto tra i tanti disperati scappati dalla sua Istria e cercherà in tutti modi di ritrovare quella persona che pensava di aver perso per sempre.

La rosa dell’Istria un film che sa dosare vari generi

La rosa dell’Istria fin dalle prime scene mostra il dramma dei profughi istriani per poi tornare alle origini di quando è iniziato tutto. Un film tv melò che parte come un dramma familiare che pian piano diventa un romanzo di formazione di una donna che con il suo spirito lotta per quello che crede. La regia di Tiziana Aristarco, affronta argomenti come il genocidio ma senza alcun uso d’immagini di violenza, si vede l’orrore delle foibe attraverso lo sguardo dei sopravvissuti rifugiati in Italia e che Maddalena poi ha deciso di mostrare attraverso la sua arte e i suoi dipinti su tela.

La ronda di Stiller cambia nome

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Da Neighbourhood Watch al più semplice The Watch: cambia titolo il film incentrato su una poco probabile banda di vigilanti composta da Stiller, Vince Vaugn, Jonah Hill e Richard Ayoade. Il gruppo di giustizieri improvvisati, forse più interessati a evadere dal grigiore quotidiano che non a mettersi realmente al servizio della comunità si imbatterà in qualcosa di decisamente strano, anzi: letteralmente alieno, scoprendo che il loro vicinato, apparentemente tranquillo, è stato invaso da alcuni residenti venuti da parecchio lontano.

Il cambio di titolo sarebbe stato suggerito in seguito all’episodio dell’uccisione in Febbraio, in Florida, del diciassettenne Trayvon Martin: il riferimento nel titolo del film a una ‘ronda di quartiere’ – che tra le altre cose nel film prende di mira proprio dei giovani delinquenti – poteva in effetti stonare, dopo quell’avvenimento, che ha scosso gli USA. riproponendo il tema della diffusione delle armi; così, si è preferito togliere dal titolo il riferimento al ‘vicinato’ che avrebbe potuto ricordare quell’episodio. Il film sarà diretto da Akiva Schaffer, su una sceneggiatura di  Seth Rogen e Evan Goldberg; l’uscita negli Stati Uniti è prevista a fine luglio.

Fonte: Empire

La rivolta delle Ex con Matthew McConaughey in tv

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La rivolta delle ExSerata all’insegna della commedia sentimentale quella in programma su Italia 1, infatti, andrà in onda in prima serata il film La rivolta delle Ex, pellicola del 2009 diretto da Mark Waters, ed interpretato da Matthew McConaughey e Jennifer Garner. Il film è una libera rilettura, in chiave moderna, del Canto di Natale di Charles Dickens.

Curiosità: In alcune scene del film, ad interpretare il personaggio di Jennifer Garner (Jenny Perotti) da adolescente è Christa B. Allen: l’attrice aveva già incarnato la versione tredicenne di un personaggio della Garner (Jenna Rink) nel film 30 anni in un secondo, che fu tra l’altro il suo primo ruolo sul grande schermo.

Trama: Connor Mead è un fotografo di successo e un accanito donnaiolo. Si reca nella tenuta del defunto zio Wayne per il matrimonio del fratello Paul la sera prima della cerimonia e lì incontra Jenny Perrotti, sua vecchia fiamma. Dopo cena gli appare lo spirito dello zio che gli annuncia l’imminente visita di tre fantasmi: la ragazza passata, presente e futura, le quali gli insegneranno a capire come l’amore “da una notte e via” non renda felici. Il primo spirito è la ragazza con cui Connor ebbe la sua prima volta. Lei gli fa rivivere la sua infanzia, l’infatuazione per Jenny, sua amica d’infanzia, la delusione che lei gli inflisse al ballo della scuola baciando un altro ragazzo, le assurde lezioni dello zio Wayne per non rimanere deluso ancora, un nuovo incontro con Jenny in cui Connor la ignorò e poi l’ultimo loro incontro, una frequentazione di qualche tempo, al termine della quale i due passarono la notte insieme. Al mattino, però, Jenny trovò il letto vuoto e ne fu molto delusa. Il secondo spirito è la sua segretaria che gli mostra quante ragazze lui abbia avuto e gli fa vedere come le ultime tre che ha scaricato insieme stiano brindando contro di lui. Dopo di questo Connor distrugge la torta nuziale e mette in giro la voce che suo fratello è stato a letto tempo prima con una delle damigelle. La futura sposa si infuria e annulla le nozze. Arriva il terzo spirito che mostra a Connor il suo futuro: al suo funerale presenzierà solo Paul, e Jenny sposerà un uomo conosciuto proprio al matrimonio di Paul. Disperato, Connor cerca di riparare ai guai che ha combinato, convincendo la sposa a tornare indietro e di non rinunciare all’amore, di perdonare e di sposare suo fratello Paul. Riuscirà, quindi, a far sposare suo fratello e cerca di convincere Jenny del suo cambiamento e per farle capire che, stavolta, non la lascerà sola in un letto le mostra la foto che le aveva scattato da bambino e che aveva promesso di conservare per sempre. Così si baciano e ballano insieme sotto lo sguardo compiaciuto dello zio Wayne.

La rivincita delle bionde: il finale originale del film e i suoi sequel

Uscito nel 2001, La rivincita delle bionde (il cui titolo originale è Legally Blonde) è una commedia brillante che ha saputo coniugare leggerezza, satira sociale e spirito d’emancipazione in un’unica, travolgente storia. Diretto da Robert Luketic e basato sul romanzo omonimo di Amanda Brown, il film racconta la vicenda di Elle Woods, una studentessa di moda dalla chioma bionda e l’animo frizzante, che decide di iscriversi alla prestigiosa Harvard Law School per riconquistare il suo ex fidanzato. Quella che potrebbe sembrare una banale commedia romantica si rivela invece un sorprendente racconto di autodeterminazione, ironico ma ricco di spunti sul sessismo, i pregiudizi e il potere delle apparenze.

Il ruolo della protagonista ha rappresentato un punto di svolta nella carriera di Reese Witherspoon, che grazie all’interpretazione di Elle Woods si è affermata come una delle attrici più talentuose e versatili della sua generazione. Con il suo mix di ingenuità e determinazione, Elle è diventata un’icona pop e un simbolo di empowerment femminile. Witherspoon è riuscita a rendere credibile un personaggio all’apparenza frivolo, trasformandolo in un esempio di intelligenza, resilienza e autenticità. Il film le ha valso una nomination ai Golden Globe e ha contribuito in modo decisivo al suo status di star internazionale.

Il successo di La rivincita delle bionde è poi cresciuto nel tempo, diventando un vero e proprio cult, amatissimo da diverse generazioni di spettatori. Oltre a ottenere un ottimo riscontro al botteghino, la pellicola ha ispirato sequel, un musical di Broadway e un fandom sempre attivo. Nell’articolo che segue, approfondiremo la trama e, in particolare, andremo a scoprire quello che era il finale inizialmente previsto per il film. Infine, parleremo dei progetti successivi nati dallo straordinario successo della pellicola.

Reese Witherspoon in La rivincita delle bionde
Reese Witherspoon in La rivincita delle bionde

La trama e il cast di La rivincita delle bionde

Protagonista è Elle Woods (Reese Witherspoon), una ragazza ricca e capricciosa che segue la moda e vive di shopping. Ama trascorrere le sue giornate con le amiche e con il suo adorato chihuahua di nome Tyson. La sua vita praticamente perfetta viene completamente stravolta quando una sera il suo fidanzato Warner (Matthew Davis) decide di lasciarla perché la ritiene troppo superficiale per stare al suo fianco. Per dimostrargli che vale molto di più di quanto pensi, Elle decide di seguirlo a Harvard e di studiare giurisprudenza. Una volta lì, però, deciderà di proseguire la carriera universitaria, trovandosi anche a doversi confrontare con alcuni casi in tribunale.

Il finale originale del film

Come anticipato, La rivincita delle bionde aveva inizialmente un altro finale, che avrebbe rischiato di rovinare il senso del film. In un’intervista, Karen McCullah, che ha co-sceneggiato il film con Kirsten Smith, ha rivelato che il finale originale terminava con la scena in tribunale dopo che Elle aveva vinto la causa difendendo Brooke Taylor-Windham, accusata di aver ucciso il marito. Tutti si congratulavano con Elle, ed Emmett si avvicinava e le dava “un grande bacio”. Poi c’era una scena che si svolgeva un anno dopo, con Elle e Vivian distribuiscono volantini per il Blonde Legal Defense Fund nel cortile di Harvard.

Il pubblico del test non ha però apprezzato questo finale, dicendo che non era abbastanza “emozionante” dal punto di vista professionale per Elle, e McCullah e Smith hanno così collaborato con il regista Robert Luketic e il produttore Mark Platt per ideare il discorso di laurea che oggi ascoltiamo nel film. È evidente che il finale originale di La rivincita delle bionde non si adattava al messaggio generale del film perché terminava con Elle che conquistava il ragazzo invece di concentrarsi sulla sua crescita personale. Il finale poi utilizzato, invece, è perfetto perché il discorso di laurea di Elle mostra quanto lei sia cresciuta come personaggio nel corso del film.

La rivincita delle bionde inizia con Elle che trama per riconquistare il ragazzo, ma finisce con lei che si rende conto di quanto sia capace anche da sola. Ha fatto un ottimo lavoro nel rafforzare il messaggio del film, mentre il finale originale non le avrebbe reso giustizia. Se il film ha funzionato è anche grazie alla sua ottima sceneggiatura, che sarebbe però risultata più debole se gli sceneggiatori non avessero deciso di cambiare il finale originariamente previsto. Il discorso di laurea è dunque decisamente più adatto alla storia di Elle rispetto al bacio in tribunale con Emmett.

Selma Blair e Reese Witherspoon in La rivincita delle bionde
Selma Blair e Reese Witherspoon in La rivincita delle bionde

I sequel del film: da Una bionda in carriera La rivincita delle bionde 3 

A partire da questo finale, nel 2003 è stato realizzato Una bionda in carriera (Legally Blonde 2: Red, White & Blonde), il sequel diretto di La rivincita delle bionde, che segue la protagonista Elle Woods dopo la laurea ad Harvard. Ormai avvocata affermata, Elle si trasferisce a Washington D.C. per portare avanti una causa animalista legata alla sperimentazione sui cosmetici, scoprendo che il suo cane Bruiser ha una madre rinchiusa in un laboratorio. Decisa a combattere per una nuova legge che protegga gli animali, Elle si scontra con la burocrazia, il cinismo politico e il pregiudizio, riuscendo però – con il suo inconfondibile stile – a lasciare ancora una volta il segno.

Pur non raggiungendo l’efficacia e la freschezza dell’originale, il film mantiene il tono spensierato e positivo, offrendo una nuova occasione per esplorare la crescita del personaggio. A più di vent’anni dall’uscita del secondo film, un terzo capitolo è ora attualmente in fase di sviluppo. La rivincita delle bionde 3 (questo al momento il titolo) vedrà il ritorno di Reese Witherspoon nei panni di Elle Woods e sarà scritto da Mindy Kaling e Dan Goor. Il progetto è in lavorazione da diversi anni, e l’uscita è stata più volte rimandata, ma la produzione ha confermato che il film esplorerà Elle in una nuova fase della sua vita, probabilmente alle prese con la carriera politica o con nuove sfide legali.

Con il coinvolgimento di Kaling, si prevede un’evoluzione moderna e aggiornata del personaggio, in linea con i tempi e con le nuove battaglie per l’uguaglianza e l’empowerment. Oltre ai film principali, il franchise ha dato origine a diverse produzioni collaterali. È infatti stata realizzata Elle, una serie prequel sviluppata da Amazon MGM Studios, incentrata sugli anni liceali della protagonista. Esistono inoltre film televisivi e musical ispirati alla saga: Legally Blonde (2001), Legally Blonde: The Musical (2007) e Legally Blondes (2009). Questi prodotti, pur con cast differenti, hanno mantenuto vivo lo spirito dell’originale.

Leggi i nostri approfondimenti su film simili a La rivincita delle bionde:

La Rivincita delle Bionde 3 è ufficiale, Mindy Kaling alla sceneggiatura

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Circa due anni fa, Reese Witherspoon aveva preannunciato lo sviluppo di  La rivincita delle bionde 3, terzo episodio della commedia rosa che contribuì a lanciare la sua carriera a livello internazionale. Adesso, Deadline conferma non soltanto che il film è ufficialmente in lavorazione, ma anche che sarà la celebre Mindy Kaling, insieme a Dan Goor, ad firmare la sceneggiatura del terzo film.

Mindy Kaling è nota per essere la creatrice e la star della sit-com The Mindy Project e per aver intepretato il ruolo di Kelly Kapoor nella serie The Office. Al cinema è apparsa in Nelle pieghe del tempo (in cui appariva anche la Witherspoon), Ocean’s 8 e E poi c’è Katherine. La Kaling, in collaborazione con Goor, si occuperà di rimaneggiare uno script precedentemente affidato a Kristen Smith e Karen McCullah, sceneggiatrici del primo film.

Naturalmente, Reese Witherspoon tornerà a vestire i panni di Elle Woods dopo La rivincita delle bionde (2001) e il sequel Una bionda in carriera (2003). L’attrice premio Oscar – che vedremo dal prossimo 22 maggio su Amazon Prime Video con la miniserie Little Fires Everywhere – figurerà anche in qualità di produttrice attraverso la sua Hello Sunshine. Tornerà anche Marc Platt, già produttore dei primi due film.

La Rivincita delle Bionde 3 è ufficiale, Mindy Kaling alla sceneggiatura

La rivincita delle bionde racconta la storia di Elle Woods, una giovane viziata e biondissima, che vive seguendo le regole di Cosmopolitan, passando le sue giornate tra amiche e shopping, portando sempre con sé il suo amato chihuahua Tyson. Una sera il fidanzato Warner, dopo averla invitata a cena, la lascia, perché sogna una carriera in politica e vede Elle considera troppo frivola per poter stare accanto a lui.

Inizialmente amareggiata, Elle non si arrende e con la sua carica di positività, decide di seguire Warner all’Università Harvard, studiando anche lei legge, per dimostrargli di non essere solo una superficiale bionda. Nel 2007 è stato realizzato un musical a Broadway ispirato al film, purtroppo inedito in Italia.

La rivincita degli X-Men lunga decenni svelata nel nuovo trailer di Deadpool & Wolverine

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Il nuovo trailer di Deadpool & Wolverine getta ancora più luce sul prossimo film del MCU, confermando che la storia includerà un confronto culminante tra Wolverine e Sabretooth. Come film destinato a svelare contemporaneamente gli universi MCU e live-action della Fox – e a dare apparentemente l’ultimo addio alla timeline originale dei film degli X-Men – l’attesa per l’uscita di Deadpool & Wolverine è aumentata sempre di più quanto più il pubblico ha appreso della sua storia.

Una delle principali fonti di questo aumento dell’eccitazione sono i trailer del film, che hanno svelato personaggi e momenti della storia che in precedenza potevano sembrare troppo belli per sperare di essere inseriti nel prossimo film del MCU. Il nuovo trailer di Deadpool & Wolverine ne è un esempio lampante: mostra il Wolverine di Hugh Jackman che affronta ancora una volta Sabretooth per una rivincita, riportando al cinema la loro rivalità sullo schermo 24 anni dopo essersi affrontati per la prima volta nel primo film degli X-Men.

Chi interpreterà Sabretooth in Deadpool e Wolverine

Sabretooth

Un dettaglio cruciale che valorizza ulteriormente il Sabretooth di Deadpool & Wolverine è che sarà interpretato da Tyler Mane, lo stesso attore che aveva originariamente assunto il ruolo nell’universo Fox. Questo aggiunge ulteriori livelli alla rivincita tra il suo villain e il Wolverine di Hugh Jackman, poiché ripropone la stessa combinazione di attori e personaggi che aveva attirato il pubblico tanti anni fa.

Il fatto che Tyler Mane interpreti Sabretooth in Deadpool & Wolverine ha anche una funzione più pratica: Mane ha infatti un’esperienza nel ruolo che lo rende un candidato perfetto per portare ancora una volta Victor Creed sugli schermi. Dal momento che il cast di Deadpool & Wolverine sembra così ampio, tutti coloro che ricoprono ruoli chiave devono essere in grado di incarnare il personaggio che interpretano con maestria – e potenzialmente in un arco di tempo ridotto, per mantenere l’equilibrio delle cose – quindi scegliere l’attore che ha portato Sabretooth sugli schermi per la prima volta per guidare il suo ritorno è anche una mossa pratica.

Il fatto che il debutto di Tyler Mane in Deadpool e Wolverine sia stato mostrato nel trailer suggerisce che potrebbero esserci ancora più camei emozionanti da rivelare nel film, che promette cose davvero sbalorditive per la sua uscita. Detto questo, vedere i due iconici personaggi Marvel affrontarsi ancora una volta dopo tanto tempo sarà sicuramente un punto di forza della storia, soprattutto perché nel trailer Deadpool dice quanto sia emozionato per la loro battaglia.

La risposta è nelle stelle: due speciali sul film con Scott Eastwood

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La 20th Century Fox ha diffuso due video speciali dedicati al film La risposta è nelle stelle, il film basato sull’omonimo romanzo di Nicholas Sparks.

Luke Collins (Scott Eastwood) è un cavalcatore di tori che si è infortunato seriamente una notte durante una gara. Un anno dopo torna dove si svolgono le gare e incontra Sophia Danko (Britt Robertson) per caso. Al loro primo appuntamento incontrano un anziano signore che si è schiantato con la sua auto e così lo aiutano. Luke continua a cavalcare i tori non importandogli il rischio di essere ferito di nuovo, mentre lui e Sophia si innamorano. Nel frattempo, Sophia visita continuamente l’uomo che lei e Luke hanno salvato, Ira Levinson (Alan Alda). Lui le racconta la storia, nel 1940, di come da giovane Ira (Jack Huston) ha incontrato la sua defunta moglie, Ruth (Oona Chaplin); le loro storie si intrecciano.

La risposta è nelle stelle (The Longest Ride) è un film del 2015 diretto da George Tillman Jr., tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Sparks. Tra gli interpreti principali figurano Britt Robertson, Scott Eastwood, Jack Huston e Oona Chaplin.

 

La risposta è nelle stelle: 10 cose che non sai sul film

La risposta è nelle stelle: 10 cose che non sai sul film

Tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Sparks, il film La risposta è nelle stelle è un film di successo distribuito nel 2015 per la regia di George Tillman Jr.. Molto amata da un pubblico di giovani, la pellicola ha ricevuto una buona accoglienza da parte del pubblico, che gli ha tributato diversi riconoscimenti.

Ecco 10 cose che non sai su La risposta è nelle stelle.

La risposta è nelle stelle: la trama del film

1. Racconta una storia d’amore. Il film è ambientato nella Carolina del Nord, dove un domatore di tori intreccia una relazione sentimentale con una studentessa di arte moderna. La loro storia si lega poi a quella di un anziano e della defunta moglie, la cui vita insieme sarà motivo di riflessione per i due giovani.

2. Ha ricevuto importanti riconoscimenti. Il film fu nominato in quattro categorie ai Teen Choice Award, rispettivamente miglior stella emergente e miglior attore a Scott Eastwood, miglior attrice a Britt Robertson e miglior film. A riportare la vittoria fu poi Eastwood come miglior attore.

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La risposta è nelle stelle: il cast del film

3. Ha un cast di giovani attori. Protagonisti del film nel ruolo della giovane coppia sono gli attori Scott Eastwood e Britt Robertson. Recitano accanto a loro anche Jack Huston, Oona Chaplin, Alan Alda e Melissa Benoist.

4. Scott Eastwood stava per rinunciare al ruolo. Figlio del celebre Clint Eastwood, Scott Eastwood aveva 28 anni nel momento in cui scritturato per il ruolo. L’attore stava per rinunciare alla parte del cavalcatore di tori Luke Collins, ma fu infine convinto ad accettare.

5. Ha nel cast attori discendenti di celebri registi. Nel film recitano tre attori discendenti di tre grandi registi del passato, nello specifico Scott Eastwood, figlio di Clint Eastwood, Jack Huston, nipote di John Huston, e Oona Chaplin, nipote di Charlie Chaplin.

La risposta è nelle stelle è tratto da un libro

6. È la trasposizione di un romanzo di Nicholas Sparks. Il film è il decimo lungometraggio cinematografico tratto dai libri di Sparks. L’autore aveva pubblicato La risposta è nelle stelle nel 2013, il quale ottenne un successo tale da divenire film soltanto due anni dopo la pubblicazione.

7. Tra film e romanzo ci sono diverse differenze. Come è solito, tra il romanzo e il film intercorrono alcune differenze. In particolare sono stati eliminati alcuni personaggi, e sono stati modificati alcuni degli eventi principali della storia d’amore tra i due protagonisti per ricercare soluzioni maggiormente cinematografiche.

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La risposta è nelle stelle è in streaming

8. Il film è disponibile in streaming. Per gli amanti del film, è possibile riguardarlo comodamente da casa propria grazie ad alcune piattaforme streaming dove è disponibile. Tra queste si annoverano Rakuten TV, Chili, Google Play e Infinity. Per accedere al lungometraggio basterà noleggiare il film o sottoscrivere un semplice abbonamento alla piattaforma di riferimento.

La risposta è nelle stelle: il trailer del film

9. Il trailer ha emozionato i fan del romanzo. Numerosi fan del libro si sono dichiarati entusiasti del trailer del film, che rendeva concreti i personaggi descritti nel romanzo e le loro avventure. Grazie alla capacità del trailer di replicare le emozioni racchiuse nel libro di Sparks, il film ha poi ottenuto un buon successo di pubblico.

La risposta è nelle stelle: le frasi più belle del film

10. È ricco di celebri frasi. Tratte direttamente dalla penna di Sparks, le frasi contenute nel film sono spesso della massime di vita, capaci di racchiudere emozioni e sentimenti universali. Ecco alcune delle frasi più belle.

– È incredibile come persone che sono sempre state vicine possano diventare all’improvviso estranee. (Alan Alda)

– Non so che ci riservi il futuro, ma so che non c’è futuro senza il tuo amore. (Oona Chaplin)

– Tutti prima o poi cadiamo, il problema non “se”, ma “quando” e “quanto” ti fai male. (Scott Eastwood)

È strano come la tua vita possa prendere una direzione. Poi conosci una persona e tutto cambia. (Britt Robertson)

Fonte: IMDb

 

La risposta di Netflix a The Boys e Invincible esiste già, ma quasi nessuno la ricorda

Quando si parla di supereroi oscuri e disillusi in streaming, due titoli dominano ormai la conversazione: The Boys e Invincible. Le due produzioni di Prime Video hanno ridefinito il genere negli ultimi anni, trasformando la decostruzione del mito supereroistico in uno dei filoni più redditizi della televisione contemporanea. Eppure Netflix aveva provato a giocare la stessa partita già nel 2021 con Jupiter’s Legacy, una serie ambiziosa che oggi sembra quasi dimenticata.

Basata sull’omonimo fumetto di Mark Millar e Frank Quitely, Jupiter’s Legacy arrivò sulla piattaforma con l’obiettivo di diventare il nuovo grande franchise fantasy-supereroistico di Netflix. Nonostante un cast importante, un budget elevato e una mitologia ricca di potenzialità, la serie non riuscì a conquistare il pubblico e venne cancellata dopo una sola stagione. A distanza di anni, però, il confronto con The Boys e Invincible appare più interessante che mai.

Perché Jupiter’s Legacy anticipava molte delle idee che hanno reso celebri The Boys e Invincible

La storia segue Sheldon Sampson, un uomo segnato dal crollo finanziario del 1929 che, dopo una misteriosa esperienza su un’isola remota, ottiene poteri straordinari insieme ai suoi compagni. Nasce così l’Unione, una generazione di supereroi che giura di non uccidere mai e di non interferire direttamente con la politica e la società.

Ottant’anni dopo, però, il mondo è cambiato. I vecchi eroi sono diventati figure quasi mitologiche, mentre i loro figli faticano a convivere con il peso di un’eredità impossibile. È proprio qui che Jupiter’s Legacy si avvicina alle intuizioni che hanno reso celebri The Boys e Invincible.

Come la serie di Eric Kripke, anche Jupiter’s Legacy mette in discussione l’idea del supereroe perfetto, mostrando come potere, fama e privilegi possano corrompere persino le figure apparentemente più nobili. Allo stesso tempo condivide con Invincible uno dei suoi temi centrali: il rapporto tra padri e figli e il peso delle aspettative familiari.

Il conflitto tra Sheldon e suo figlio Brandon richiama infatti, sotto molti aspetti, quello tra Omni-Man e Mark Grayson. Entrambi i giovani protagonisti vivono all’ombra di figure quasi divine e devono trovare una propria identità senza poter mai davvero sfuggire al confronto con i loro genitori.

Dove la serie Netflix ha fallito rispetto ai successi di Prime Video

Jupiter's Legacy

Se le premesse erano solide, l’esecuzione si è rivelata molto più problematica. A differenza di The Boys e Invincible, capaci di catturare immediatamente l’attenzione del pubblico, Jupiter’s Legacy sceglie un ritmo estremamente lento.

La narrazione alterna continuamente due linee temporali: da una parte le origini degli eroi negli anni Trenta, dall’altra il presente dominato dai conflitti familiari. Questa struttura finisce però per spezzare il ritmo e diluire la tensione narrativa, rallentando l’evoluzione dei personaggi proprio quando la storia dovrebbe accelerare.

Anche l’aspetto più provocatorio della serie non raggiunge mai l’efficacia dei suoi concorrenti. The Boys utilizza la satira per colpire il potere politico, economico e mediatico contemporaneo, mentre Invincible combina spettacolo e dramma familiare con una sorprendente maturità emotiva. Jupiter’s Legacy, invece, rimane spesso intrappolata in lunghe discussioni filosofiche sul cosiddetto “Codice” degli eroi senza riuscire a trasformarle in vero conflitto drammatico.

Oggi Jupiter’s Legacy merita una seconda possibilità?

Paradossalmente, il tempo potrebbe essere stato più gentile con Jupiter’s Legacy di quanto lo sia stato il pubblico al momento della sua uscita. Oggi gli spettatori sono molto più abituati a storie che decostruiscono il genere supereroistico e potrebbero apprezzare maggiormente alcune delle intuizioni presenti nella serie.

L’idea di raccontare una dinastia di supereroi attraverso più generazioni resta infatti uno degli aspetti più originali del progetto. A differenza di molte produzioni contemporanee, Jupiter’s Legacy prova a riflettere sul concetto di eredità, sul rapporto tra ideali e realtà e sul modo in cui il potere si trasmette da una generazione all’altra.

Probabilmente la serie è arrivata troppo presto rispetto al momento in cui il pubblico era pronto ad accoglierla. Se fosse stata sviluppata dopo il successo consolidato di The Boys e Invincible, con una scrittura più compatta e un ritmo più aggressivo, avrebbe forse avuto un destino diverso.

Resta comunque una visione consigliata per chi ama i supereroi più oscuri e complessi. Non è riuscita a diventare il fenomeno culturale che Netflix sperava, ma rappresenta ancora oggi uno degli esperimenti più interessanti nel tentativo di raccontare il lato più fragile e problematico degli esseri dotati di poteri straordinari.

La Ricostruzione Trailer italiano del film di Juan Taratuto

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La Ricostruzione Trailer italiano del film di Juan Taratuto

Guarda il Trailer italiano del film La Ricostruzione, in uscita nelle sale il prossimo 10 Luglio. La regia è di Juan Taratuto e nel cast troviamo Diego Peretti, Claudia Fontàn, Alfredo Casero, Maria Casali e Eugenia Aguilar.

La RicostruzioneEduardo vive In Argentina, in Patagonia. Non ha ancora compiuto cinquant’anni, ma non vuole più contatti con gli altri esseri umani. Ha perso la donna che amava e con lei anche l’interesse per la vita. Una chiamata però cambierà la sua esistenza, il suo ex miglior amico deve operarsi al cuore. Lui dovrà prendersi cura della sua famiglia e del suo negozio finché il suo amico non ritornerà a casa. Sarà un duro banco di prova per Eduardo che lo metterà di fronte ai suoi demoni del passato. Il film è stato presentato a Venezia nel 2013 nella selezione ufficiale delle Giornate degli autori Venice Days.

La ricompensa del gatto: trailer e poster del nuovo film Ghibli

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La ricompensa del gatto: trailer e poster del nuovo film Ghibli

Ecco il trailer e il poster di La ricompensa del gatto, il nuovo film firmato dallo Studio Ghibli. Regista del film è Hiroyuki Morita, già animatore di Kiki consegne a domicilio e I racconti di Terramare rispettivamente al fianco di Hayao e Goro Miyazaki.

SINOSSI. Haru, una ragazza di 17 anni stanca e annoiata dalla sua vita studentesca, un giorno salva un gatto che sta per essere investito da un camion per la strada. La ricompensa del gatto posterDurante la notte il Re dei Gatti va a farle visita: il gatto che la ragazza ha salvato è nientemeno che il Principe dei Gatti e suo padre, immensamente grato del gesto, vuole ricompensarla facendole sposare il suo giovane figlio. Ma quando nella notte Haru verrà rapita e portata nel Regno dei Gatti per le nozze, andranno in suo soccorso il gatto Baron, il gattone Muta e il corvo Toto (tre personaggi già presenti ne I sospiri del mio cuore). Riuscirà Haru a tornare nel suo mondo? Riuscirà a diventare più consapevole e sicura di sé grazie all’esperienza nel Mondo dei Gatti?

La Ricompensa del Gatto recensione del film firmato Studio Ghibli

La Ricompensa del Gatto è l’ultima fatica del celebre Studio Ghibli, lo studio cinematografico giapponese fondato nel 1985 da Hayao Miyazaki e che ha regalato al pubblico alcuni anime immortali come Nausicaa Nella Valle del Vento, Ponyo Sulla Scogliera, I Racconti di Terramare, Il Mio Vicino Totoro, Kiki-Consegne a Domicilio, Princess Mononoke, La Città Incantata, Il Castello Errante di Howl e molti altri titoli divenuti, ormai, immortali. Risale al 2002 questa pellicola che riprende due personaggi già comparsi nel precedente I Sospiri del mio Cuore: il gatto bianco- e sovrappeso-Muta e il gatto antropomorfo (perché in realtà è una statuetta animata) Baron, affascinante ed elegante gestore dell’Ufficio del Gatto; a loro due si rivolge la giovane studentessa Haru dopo essersi messa nei guai salvando la vita di un gatto, e non uno qualunque. Il gatto salvato è il Principe dei gatti e suo padre, Re del Regno dei gatti, la vuole dare in nozze al figlio, anche a costo di rapirla portandola per sempre nella loro dimensione. Ai due soci Muta e Baron l’arduo compito di salvare la ragazzina, prima che si adegui fin troppo ai piaceri del castello, trasformandosi definitivamente in un felino.

La pellicola animata presenta il tipico gusto orientale dove l’impossibile non solo diventa plausibile, ma addirittura si lega a doppio filo con il quotidiano: le avventure pirotecniche e surreali che accadono in realtà “altre”, simili a perturbanti freudiani, sono solo un espediente narrativo per celare il vero oggetto del racconto filmico, che in questo caso specifico riguarda la difficoltà di crescere e il delicato passaggio dall’adolescenza ad età adulta. La Ricompensa del Gatto3Haru, la ragazzina liceale protagonista, cresce nell’arco diegetico del film cercando-come le suggerisce l’affascinante gatto Baron-di restare nel suo tempo, di non perdere di vista le sue priorità e l’importanza delle sue azioni che, con lo scorrere della narrazione, acquisteranno tutto un nuovo significato.

L’equilibrio e l’eleganza del tratto caratteristico dello studio rendono il prodotto fuori dal tempo, cancellando lo scarto di oltre quattordici anni che lo separa dalla prossima uscita. Pur essendo calato, in modo determinante, nella tradizione culturale giapponese, La Ricompensa del Gatto riesce a toccare corde emotive universali, affascinando con la sua complessa costruzione di un immaginario (legato, soprattutto, al Regno dei gatti dove i piccoli felini assumono comportamenti antropomorfi) e con la delicata analisi che fa di un’età di transizione contraddista dalle prime responsabilità e da nuove consapevolezze.

La ricetta del delitto perfetto: tutte le curiosità sul film

La ricetta del delitto perfetto: tutte le curiosità sul film

I film o le serie dedicati al mondo della cucina hanno sempre avuto un certo fascino, portando gli spettatori all’interno di questo contesto sempre così frenetico e maniacale nella preparazione delle prelibate portate di turno. Film come Il sapore del successo, The Menu, Amore cucina e Curry o la serie The Bear sono solo alcuni degli esempi di maggior successo dedicati a questo mondo. Ad essi, si può aggiungere anche il francese La ricetta del delitto perfetto, diretto da Chloé Micout e girato a Lione e nella regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi.

Come si può intuire dal titolo, il film si configura come un giallo ambientato nel mondo della ristorazione. Pur essendo tratto da un romanzo, intitolato Petits meurtres à l’étouffée, scritto da Noël Balen e Vanessa Barrot, l’adattamento si prende alcune libertà significative rispetto al materiale di partenza. Ad esempio, nel romanzo, la vittima iniziale non è lo zio della protagonista, lei è la caporedattrice di una rivista di cucina che viaggia con il suo fotografo per lavoro invece di un influencer locale e non sono presenti le dinamiche familiari che invece arricchiscono il film.

Dato il buon successo di pubblico ottenuto dal film, inizialmente la realizzazione di un sequel era stata presa in considerazione, ma alla fine il progetto venne cancellato. È però possibile godere di questa sfiziosa e gustosa commedia grazie ora al suo passaggio televisivo. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a La ricetta del delitto perfetto. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La ricetta del delitto perfetto cast

La trama di La ricetta del delitto perfetto

Protagonista del film è la chef stellata Laure Grenadier. Dopo aver abbandonato le cucine dei grandi ristoranti, Laure ora si occupa di critica gastronomica sul web. La donna ha una figlia, Amandine e un ex marito, Nicolas Garnier, poliziotto a capo della sezione investigativa. Dopo essersi separati a causa di un’altra donna molto più giovane di lei, Laure preferisce ora evitare ogni contatto con l’ex marito.
Tuttavia, quando un’ondata di crimini inizia a colpire i ristoratori di Lione, i propositi di Laure vanno in frantumi.

Perché Nicolas e il suo nuovo assistente Baptiste capiscono che la posizione di Laure nell’ambiente molto esclusivo della ristorazione lionese e il rispetto che ispira agli altri chef della regione sono risorse inestimabili per la loro indagine. Emotivamente coinvolta – visto che proprio suo zio è stata la prima vittima di questi misteriosi assassini – Laure si lascia convincere a fare da loro informatrice. Verrà così coinvolta nel caso, dal quale si sentirà sempre più attratta fino a voler andare fino in fondo a quella strana situazione.

La ricetta del delitto perfetto trama
Copyright Pascal Chantier – FTV – GMT Prod Stars Chloé Micout , Cécile Bois

Il cast del film

Ad interpretare Laure Grenadier vi è l’attrice Cécile Bois, nota per essere la protagonista della serie tv Candice Renoir, dove interpreta la poliziotta che del titolo. “Inizialmente ero restia ad accettare la parte di Laure per non creare confusione con un’altra ‘detective’ ma il lato comico della vicenda mi ha aiutata a fugare ogni dubbio”, ha raccontato l’attrice. Bois ha inoltre raccontato di essersi divertita molto nei panni di questa chef che si improvvisa detective, cosa che le ha permesso di destreggiarsi tra due generi diversi.

Accanto a lei, nel ruolo della figlia Amandine vi è Victoria Eber, mentre Bernard Le Coq interpreta Jérôme Grenadier, lo zio di Laure.L’attore Charlie Dupont interpreta Nicolas, poliziotto ed ex marito della protagonista, mentre Antoine Ferey è il Tenente Baptiste Toussaint. Completano il cast Caroline le Moing nel ruolo di Solange Grenadier, figlia di Jérôme e sua sommelier e Chloé David in quello di Léa Weber, seconda in comando di Jérôme.

Dove vedere La ricetta del delitto perfetto in streaming e in TV

Sfortunatamente il film non è presente su nessuna delle piattaforme streaming attualmente attive in Italia. È però presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 21 giugno alle ore 21:30 sul canale Rai 1. Di conseguenza, per un limitato periodo di tempo sarà presente anche sulla piattaforma Rai Play, dove quindi lo si potrà vedere anche oltre il momento della sua messa in onda. Basterà accedere alla piattaforma, completamente gratuita, per trovare il film e far partire la visione.

La ricerca nel quotidiano: i vincitori del contest

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I due corti Il nostro piccolo segreto di Franco Montanaro e Maria di Afro De Falco vincono il contest La ricerca nel quotidiano realizzato da QVC Italia in collaborazione con Fondazione Umberto Veronesi, Casta Diva Pictures e Zooppa. 

Sono stati annunciati oggi, nel corso di una cerimonia di premiazione che si è tenuta allo Spazio Oberdan di Milano, i due corti  vincitori del concorso La ricerca nel quotidiano ideato da QVC Italia, la piattaforma multimediale di shopping, in collaborazione con Fondazione Umberto Veronesi e il progetto Pink is Good a sostegno della ricerca scientifica e della prevenzione del tumore al seno, Casta Diva Pictures, società di comunicazione che opera nella realizzazione di branded content e Zooppa, la community creativa dedicata ai contenuti user-generated.

Lanciato a ottobre 2016, il contest ha visto la partecipazione di 57 aspiranti registi – tra i venti e i quarant’anni – che si sono misurati sul tema La ricerca nel quotidiano. Ricerca intesa come un viaggio alla scoperta di qualcosa che possa portare un cambiamento: la scoperta di un amore, o della formula della felicità, di una cura per una malattia rara o più semplicemente la scoperta di un lato di noi che ignoravamo.

  

 

 

La ricerca della felicita’ stasera in prima serata

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La ricerca della felicita’ stasera in prima serata

Andrà in onda in prima serata su Rete 4 il film La ricerca della felicita’ con protagonista Will Smith.

Il film diretto da Gabriele Muccino racconta Christopher Gardner (Will Smith), rappresentante di apparecchiature mediche che rimane senza lavoro. Abbandonato dalla moglie e con un figlio a carico (Jaden Smith) e’ costretto a vivere da barbone. La sua tenacia e la sua forza di volonta’ lo porteranno a raggiungere la felicita’, anche per pochi minuti?

È ispirato alla vita di Chris Gardner, imprenditore milionario, che durante i primi anni ottanta visse giorni di intensa povertà, con un figlio a carico e senza una casa dove poterlo crescere. Egli appare nella scena finale del film, in un cameo, mentre attraversa la strada in giacca e cravatta, incrociando lo sguardo con Will Smith.

Il regista Gabriele Muccino fu scelto da Will Smith, produttore del film, dopo aver visto L’ultimo bacio, segnalatogli dalla collega Eva Mendessul set di Hitch.

Il film ha riscosso un notevole successo negli USA, dove ha incassato 162 milioni di dollari. In Italia ha incassato 15,5 milioni di euro e un totale di circa 307 milioni di dollari in tutto il mondo.

La ricerca della felicità: 10 cose che non sai sul film

La ricerca della felicità: 10 cose che non sai sul film

La ricerca della felicità è uno di quei film che ha goduto di un enorme successo nel 2006, anno d’uscita, e anche in quelli a venire, riuscendo a colpire il cuore degli spettatori di tutto il mondo.

Questo film non fa altro che raccontare una storia vera e narrare come non ci si debba mai abbattere durante la ricerca della propria felicità, cercando di combattere tutti gli ostacoli che si possono trovare sul cammino.

Ecco, allora, dieci cose da sapere su La ricerca della felicità.

La ricerca della felicità film

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1. I senzatetto del film erano reali. La ricerca della felicità racconta i giorni di intensa povertà provati da Chris Gardner e da suo figlio, costretti a vivere nella zone più povere di San Francisco. In queste scene, i senzatetto che si vedono sono autentici e, per apparire nel film, sono stati pagati più di otto dollari l’ora e gli sono stati offerti i pranzi. Per alcuni di loro quelli erano i primi soldi che non vedevano da tanto tempo.

2. Sono stati assunti dei professionisti. In La ricerca della felicità, il personaggio di Will Smith gioca spesso al cubo di Rubik. Per far sì che l’attore fosse in grado di risolverlo in meno di due minuti, sono stati ingaggiati i campioni Tyson Mao, Toby Mao e Lars Petrus che gli hanno insegnato le tecniche giuste.

3. Muccino è stato voluto da Will Smith. Sembra che l’attore americano, che per La ricerca della felicità è stato anche produttore del film, oltre che esserne il protagonista, abbia scelto Gabriele Muccino per la regia dopo aver visto L’ultimo bacio (2001) e Ricordati di me (2003).

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4. Il film è disponibile per lo streaming digitale. Chi volesse vedere o rivedere La ricerca della felicità, è possibile farlo grazie alla sua presenza sulle diverse piattaforme di streaming legale digitale, come Rakuten Tv, Chili, Infinity e Netflix.

La ricerca della felicità frasi

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5. Sono molte le frasi indimenticabili. Non sono tanti i film che riescono ad entrare nell’immaginario collettivo delle persone e che riescono a rimanere ancorati anche con poche frasi. Questo, però, è il caso de La ricerca della felicità ed ecco qualche esempio:

  • Hey! Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. Neanche a me. Ok? Se hai un sogno tu lo devi proteggere. Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto. (Chris)
  • Fu in quel momento che cominciai a pensare a Thomas Jefferson, e alla dichiarazione d’indipendenza, quando parla del diritto che abbiamo alla vita, libertà e ricerca della felicità, e ricordo di aver pensato, come sapeva di dover usare la parola ricerca. Perché la felicità è qualcosa che possiamo solo inseguire, e che forse non riusciremo mai a raggiungere, qualunque cosa facciamo, come faceva a saperlo?! (Chris)
  • Sono stato seduto là fuori per mezz’ora cercando di trovare una storia per giustificare il fatto di essere venuto qui vestito in questo stato. E ho cercato di pensare a una storia in grado di dimostrare delle qualità che sono sicuro voi apprezziate qui, come l’essere volenterosi, essere precisi, avere un obiettivo, fare gioco di squadra, ma non m’è venuto niente in mente. (Chris)
  • Uh però… Senta avrei due domande da farle. Che lavoro fa? E come si fa? (Chris)
  • Sei un bravo papà. (Chris Jr.)

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6. Il film si basa su un libro di memorie. La ricerca della felicità racconta la storia vera di Chris Gardner, autore dell’omonimo libro autobiografico, pubblicato nel maggio del 2006. È proprio questo libro ad essere la base del film e raccontare la sua ricerca per la felicità.

7. Il titolo è volutamente sbagliato. Sia nel libro che nel film, il titolo originale ha un errore voluto. In The Pursuit of Happyness la y è voluta per il semplice fatto che questa parola appariva scritta alla stessa maniera sul muro esterno dell’asilo nido di Chris Jr.

8. Alcuni elementi sono stati cambiati. Il film, che racconta una storia vera, si basa anche su un omonimo libro e presenta dei fatti diversificati. Per esempio, il tirocinio di Gardner non era non pagato: in realtà, egli riceveva uno stipendio abbastanza modesto. Tra le altre differenze, il protagonista e la madre del figlio non si sono mai sposati, così come l’età del figlio che, nel libro, era un infante, mentre nel film ha cinque anni.

La ricerca della felicità cast

9. Il vero Chris Gardern appare nel film. Alla fine de La ricerca della felicità, è possibile notare il cameo del vero Garden. Nella fattispecie, svolge il ruolo di un passante, vestito con un completo, mentre incrocia lo sguardo di Will Smith.

10. Un rapporto tra padre e figlio non solo di finzione. In questo film viene raccontato anche il rapporto che esiste tra Chris e il figlio Chris Jr. di soli cinque anni. In questo caso, il legame tra i due era anche reale, dato che i protagonisti erano proprio Will Smith e suo figlio Jaden.

Fonti: IMDb

La Resurrezione di Cristo: trovati i nuovi interpreti di Gesù e Maria Maddalena

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L’attore e regista Mel Gibson ha diretto più di 20 anni fa La Passione di Cristo, che è diventato uno dei film indipendenti di maggior incasso di tutti i tempi con 610 milioni di dollari al botteghino mondiale. Ora, Gibson sta dando seguito al tanto atteso sequel, intitolato La Resurrezione di Cristo, ma con un cast completamente nuovo.

Variety riporta infatti che Gibson ha trovato un nuovo Gesù Cristo e una nuova Maria Maddalena, che sostituiscono Jim Caviezel e Monica Bellucci del film originale. Jaakko Ohtonen è stato scelto per interpretare Gesù e Mariela Garriga per interpretare Maria Maddalena. Il film, come precedentemente confermato, sarà un film in due parti, entrambe in uscita nel 2027.

Sono poi stati confermati anche altri membri del cast, tra cui Kasia Smutniak che sostituirà Maia Morgenstern nel ruolo di Maria, Pier Luigi Pasino nel ruolo di Pietro, Riccardo Scamarcio nel ruolo di Ponzio Pilato e Rupert Everett nel ruolo di un personaggio non ancora identificato. Le riprese di La Resurrezione di Cristo sono attualmente in corso agli studi Cinecittà di Roma, dove è stato girato anche La Passione di Cristo.

Il nuovo film è scritto da Gibson e Randall Wallace e prodotto da Gibson e Bruce Davey sotto la loro etichetta Icon Productions, in collaborazione con Lionsgate. Per quanto riguarda i nuovi attori, Ohtonen è apparso in The Last Kingdom e Vikings: Valhalla, mentre Garriga è nota per Mission: Impossible – Dead Reckoning.

Mentre Caviezel ha recentemente dichiarato che vorrebbe riprendere il ruolo di Gesù, una fonte vicina alla produzione ha detto a Variety che “aveva senso effettuare un recasting l’intero film”, dato che si svolge pochi giorni dopo il primo capitolo. “Avrebbero dovuto fare tutta quella roba in CGI, tutta quella roba digitale – ringiovanimento e tutto il resto – che sarebbe stata molto costosa”, ha detto la fonte.

La Passione di Cristo descrive le 12 ore che precedono la crocifissione di Gesù Cristo, mentre il titolo del sequel implica che si svolga poco dopo, anche se ulteriori dettagli della trama sono ancora sconosciuti. Tuttavia, nonostante il suo successo commerciale, il primo è stato un film molto controverso, a causa di inesattezze storiche e bibliche e di rappresentazioni antisemite.

La produzione del sequel è stata ritardata per diversi motivi, ma ciò può essere in parte attribuito alle polemiche che hanno circondato lo stesso Gibson. Egli ha diretto solo due film negli ultimi 10 anni, La battaglia di Hacksaw Ridge e Flight Risk. Ciononostante, Gibson sta ora effettivamente portando avanti La Resurrezione di Cristo, che si preannuncia essere una produzione imponente considerando che è stata divisa in due parti.

La Resurrezione di Cristo: Jim Caviezel non sarà nel sequel

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La Resurrezione di Cristo: Jim Caviezel non sarà nel sequel

Come riportato per la prima volta da Page Six, Mel Gibson sta attualmente incontrando alcuni attori a Roma per affidare loro i ruoli di Gesù, originariamente interpretato da Jim Caviezel, e Maria Maddalena, interpretata da Monica Bellucci. La notizia arriva mentre la produzione dei sequel di La Passione di Cristo si prepara a iniziare le riprese per una data di uscita prevista nel 2027.

La Passione di Cristo descriveva le ultime ore di vita di Gesù, compresa la sua crocifissione. Ora, Gibson racconterà la storia della resurrezione di Gesù nel corso di due film: La resurrezione di Cristo: Parte prima, in uscita il 26 marzo 2027, e La resurrezione di Cristo: Parte seconda, il 6 maggio 2027; queste date corrispondono al Venerdì Santo e al giorno dell’Ascensione nel calendario cristiano del 2027.

Una delle ragioni addotte per il cambio di cast era legata a ciò che sarebbe stato necessario fare per ringiovanire digitalmente gli attori. Come è noto, la resurrezione di Gesù avvenne tre giorni dopo la sua crocifissione, ma sono passati 21 anni dall’uscita di La Passione di Cristo. Anche la programmazione è stata citata come un ostacolo.

Al momento della sua uscita, La Passione di Cristo è stato il film vietato ai minori con il maggior incasso di tutti i tempi al botteghino statunitense, con 370 milioni di dollari. Ha mantenuto questo record fino a quando Deadpool & Wolverine non lo ha quasi raddoppiato nel 2024.

Sebbene il film di Gibson abbia chiaramente colpito il pubblico, i critici sono stati meno favorevoli. Il film ha ottenuto un punteggio del 49% su Rotten Tomatoes. Tra le critiche mosse al film c’è il livello di violenza utilizzato da Gibson. Il film ha comunque ricevuto tre nomination agli Oscar per la migliore fotografia, la migliore colonna sonora originale e il miglior trucco.

Oltre alla regia, Gibson sta co-scrivendo la sceneggiatura di The Resurrection of the Christ con Randall Wallace, che ha già lavorato con Gibson in Braveheart e We Were Soldiers, ricevendo una nomination all’Oscar per la sceneggiatura del primo film. Gibson ha descritto la sceneggiatura come un “viaggio acido”.

Gibson è stato dietro la macchina da presa come regista per l’ultima volta nel 2025 con Flight Risk. È degno di nota il fatto che abbia realizzato The Resurrection of the Christ così rapidamente dopo, considerando che prima di Flight Risk Gibson aveva diretto solo due film nei 21 anni successivi alla Passione d Cristo: Apocalypto nel 2006 e Hacksaw Ridge nel 2016.

In quel periodo, Gibson si è trovato coinvolto in diverse controversie fuori dallo schermo a causa del suo alcolismo e dei suoi commenti odiosi. Nel 2020 Gibson ha dichiarato di essere sobrio da 10 anni. Lionsgate è la casa di produzione che distribuisce i film The Resurrection of the Christ.

La Resurrezione di Cristo di Mel Gibson diviso in due; fissate le date di uscita per entrambi i film

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La Resurrezione di Cristo, il film di Mel Gibson, seguito del suo successo del 2004 La Passione di Cristo, uscirà in due parti tramite Lionsgate nel 2027, come ha annunciato lo studio stesso. In linea con i temi religiosi del film, la prima parte uscirà il Venerdì Santo, 26 marzo 2027, mentre la seconda parte dovrebbe uscire 40 giorni dopo, il giorno dell’Ascensione, giovedì 6 maggio 2027.

Attualmente, solo un film evento della Warner Bros., ancora senza titolo, è previsto in uscita nel fine settimana del 26 del 2027. Il secondo capitolo di La Resurrezione, nel frattempo, dovrebbe competere con l’adattamento del videogioco della Sony The Legend of Zelda.

I dettagli della trama di La Resurrezione di Cristo sono ancora segreti. Il film originale di Gibson, con Jim Caviezel nel ruolo di Gesù, è stato un titolo epocale che, fino allo scorso anno, deteneva il record di film vietato ai minori con il maggior incasso di tutti i tempi negli Stati Uniti. Il film, che racconta le ultime 12 ore della vita di Cristo, ha debuttato con un incasso di 83 milioni di dollari nel weekend di apertura, per poi incassare 370 milioni di dollari nei cinema nordamericani e oltre 610 milioni di dollari a livello globale, a fronte di un budget di produzione di 30 milioni di dollari. Ha inoltre ottenuto tre nomination agli Oscar nelle categorie Miglior Trucco, Miglior Fotografia e Miglior Colonna Sonora Originale.

Gibson ha diretto The Passion da una sceneggiatura scritta da lui stesso con Benedict Fitzgerald e ne è stato anche produttore. Maia Morgenstern ha interpretato la Beata Vergine Maria, con Monica Bellucci nel ruolo di Maria Maddalena.

Entrambi i capitoli dell’ultimo film di Gibson saranno prodotti da Gibson e dal suo partner di Icon Productions, Bruce Davey, come precedentemente annunciato. Si prevede il ritorno di Caviezel, così come di Bellucci. Sebbene la Newmarket Films abbia distribuito The Passion, Gibson ha annunciato la Lionsgate come suo partner per La Resurrezione di Cristo a maggio.

L’accordo consolida la lunga collaborazione di Gibson con la Lionsgate, dove ha girato i suoi due film più recenti: il dramma sulla Seconda Guerra Mondiale candidato all’Oscar La battaglia di Hacksaw Ridge, con Andrew Garfield, e il thriller Flight Risk con Mark Wahlberg. Lo studio è anche il distributore del catalogo Icon, che include La Resurrezione di Cristo.

La religiosa: recensione del film di Guillaume Nicloux

La religiosa è un film del regista francese Guillaume Nicloux che uscirà nelle sale italiane a partire dal prossimo 27 giugno. Tratto dall’omonimo romanzo di Denis Diderot, La religiosa narra la storia di una giovane donna che lotta e si batte per non sottostare alle regole e alle imposizioni di una società, quella francese di metà ‘700, in cui alle donne era preclusa qualsiasi possibilità di arbitrio.

In La religiosa la giovane e graziosa Suzanne (Pauline Etienne) è l’ultima di tre figlie di una nobile famiglia in precarie condizioni economiche. Dotata di un naturale talento musicale e di una solida e convinta fede religiosa Suzanne viene, contro la sua volontà, destinata ad una vita monastica, non potendo la famiglia accasare anche lei come le due sorelle maggiori. Non avvertendo nessuna vocazione, Suzanne si ribellerà da subito a quel tipo di vita a cui si sente condannata ma dovrà affrontare e subire innumerevoli prove ed umiliazioni a cui le gerarchie ecclesiastiche la sottoporranno per farla recedere dal suo intento di libertà.

La religiosa, il film

Sostenuta da una fede solida, convinta e sincera, pura e disincantata, ma priva di una particolare vocazione tonacale, Suzanne non accetta di rinunciare alla propria vita e alla possibilità di conoscere il mondo.

Sulla strada che separa Suzanne dal suo intento di rinunciare ai voti, la ragazza incontrerà personaggi diversi che in modo diverso cercheranno di farla recedere da tale proposito: dalla paziente ed affettuosa madre superiora Madame de Moni (Francoise Lebrun), che tenterà con la dolcezza di risvegliare nella ragazza quella vocazione che essa nega di avere, alla sadica e spietata Suor Christine (Louise Bourgoin) che, succeduta a Madame de Moni, sottoporrà Suzanne a terribili umiliazioni. Quindi, una volta trasferita al convento di St, Eutrope, Suzanne farà la conoscenza di una nuova madre superiora (Isabelle Huppert) che maturerà verso la ragazza una predilizione morbosa che presto si trasformerà in una disperata ed incontrollabile passione.

La religiosa è un film che parla di fede ma sopratutto di libertà, la libertà di essere padroni della propria vita e delle proprie scelte; un film che presenta una società patriarcale in cui alle donne era negato questo diritto di scelta sia che fossero destinate al velo monacale o ad un matrimonio di convenienza.  Guillaume Nicloux presenta un film molto intenso e carico di tensione emotiva, concentrandosi volutamente sui tormenti interiori di una giovane donna che non accetta di vivere una vita non sua e che risalta, in un ambiente ecclesiastico, per la propria religiosità sincera e pura, ma che vuole vivere in modo onesto.

la religiosa film

Un film che tratta temi attuali o attualizzabili in una società, quella contemporanea, in cui forse le donne non hanno ancora compiuto quel percorso di emancipazione totale che può permettere loro una reale libertà di scelte. Indubbiamente le tematiche narrative dovettero apparire alquanto audaci e sconvenienti alla Francia di metà ‘700 quando Diderot scrisse questo libro, figlio di una nuova ventata culturale illuminista di cui l’autore è tra i principali esponenti.

La religiosa è un film ben diretto da Nicloux che ha curato con mirabile precisione ogni dettaglio scenografico e costumistico, ottenendo un’ambientazione estremamente fedele ed efficace; una regia varia e funzionale che in determinate sequenze opta per la telecamera a mano in modo da conferire, volutamente, un maggiore realismo e coinvolgimento emotivo da parte dello spettatore.

Ottime interpreti tra cui spicca l’interpretazione particolarmente profonda della giovane protagonista Pauline Etienne e della ben più esperta Isabelle Huppert straordinaria nell’impersonare una madre superiora divorata da una passione inappagabile e contraria al proprio ruolo di guida spitituale.