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L’Invasione Degli Ultracorpi: in arrivo un nuovo remake prodotto da Warner Bros.

Secondo alcune indiscrezioni Warner Bros. sta preparando un nuovo remake del classico film di fantascienza L’Invasione Degli Ultracorpi.

Basato sul romanzo di Jack Finney, L’Invasione Degli Ultracorpi uscì nelle sale nel 1956 ed è ora considerato uno dei film di fantascienza horror più importanti della storia del cinema. La pellicola, diretta da Don Siegel, raccontava l’inspiegabile invasione aliena di una città californiana in cui i cittadini venivano rimpiazzati da extraterrestri durante il sonno. Un remake venne diretto nel 1978 da Philip Kaufman ed ebbe lo stesso successo del suo predecessore. Un altro remake, chiamato Ultracorpi – L’Invasione Continua, venne poi diretto nel 1993 da Abel Ferrara ma fu un flop al botteghino seppur divenendo un cult. Nel 2007, infine, Nicole Kidman e Daniel Craig furono i protagonisti di una nuova versione del film, intitolata The Invasion.

Da quanto rivelato da Deadline Warner Bros. e il produttore John Davis sono ora al lavoro su una nuova versione del film scritta da David Leslie Johnson, meglio noto per L’Evocazione – The Conjuring e The Conjuring – Il Caso Enfield. Johson ha anche lavorato agli script di Orphan, La Furia dei Titani e diversi episodi di The Walking Dead. Essendo ancora nelle primissime fasi dello sviluppo non si hanno dettagli su cast, regista o data di uscita.

Sebbene il film abbia subito numerosi trasformazioni e remake, ciascuno di essi era alquanto pertinente alla sua era e, forse, dato il clima politico e sociale attuale, è arrivato momento per una nuova versione de L’Invasione Degli Ultracorpi.

L’intruso: trama, cast e curiosità sul film

L’intruso: trama, cast e curiosità sul film

Quello dell’home invasion è un sottogenere particolarmente apprezzato al cinema, che trova in film come Trespass, Man in the Dark, Knock Knock o La notte del giudizio esempi recenti di grande successo. In questa tipologia di film vi è sempre di mezzo un abitazione, luogo normalmente confortevole che divene però il teatro dello scontro tra chi vi vive e chi vuole introdurvisi per loschi scopi. Su queste dinamiche si costruisce in parte anche il film L’intruso, diretto nel 2019 da Deon Taylor (noto anche per La legge dei più forti e Fatale – Doppio inganno), un puro thriller che mescola problematiche sociali ad una storia ricca di follia.

Il film è scritto da un esperto di thriller come David Loughery, già autore di titoli appartenenti a questo genere quali Passenger 57 – Terrore ad alta quota e Obsessed – Passione fatale. Nella cornice thriller del racconto, Loughery inserisce una serie di riflessioni sulla leggittima difesa, sulla proprietà privata e sulla violenza sempre più dilagante negli Stati Uniti. Il film si dimostra infatti essere una metafora specchio della situazione attuale, con alcune somiglianze ad un titolo acclamato come Parasite. Si tratta di due lungometraggi in realtà estremamente diversi per meriti artistici e intenti, ma entrambi segnalano la volontà di affrontare una serie di problemi di natura sociale.

Passato in sordina, L’intruso non ha ottenuto il successo sperato, ma ha avuto una maggior risonanza una volta approdato al mercato home-video. Per gli appassionati del genere in cerca di brividi e colpi di scena, questo è certamente un buon titolo da recuperare. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama di L’intruso

A San Francisco, la coppia composta da Scott e Annie è felicemente sposata e quando lui viene promosso nel suo lavoro, Annie gli chiede di trasferirsi nella Napa Valley per crescere una famiglia con figli propri. Desiderosi di concretizzare quel loro sogno, i due trattano e acquistano la vecchia casa che appartiene all’ingegnere strutturale e vedovo Charlie Peck. Ha così inizio per loro una nuova vita che si prospetta ricca di serenità e gioie. Ben presto, però, i due si accorgono di come quelle loro speranze si scontrino con una serie di strani comportamenti da parte dell’ex proprietario.

Charlie, infatti, sembra non volerne sapere di abbandonare la sua ormai ex proprietà. L’uomo, pur dimostrandosi eccessivamente amichevole, non manca infatti di presentarsi presso la coppia anche senza preavviso. Che sia per sistemare il giardino o portare a termine altri lavori in casa, Charlie è sempre lì con loro. Insospettiti dal suo comportamento, Scott e Annie decidono di far indagare sul suo conto. Quando la verità verrà alla luce, per loro potrebbe però essere troppo tardi e far uscire Charlie dalla loro nuova abitazione sarà sempre più difficile e pericoloso.

L'intruso cast

L’intruso: il cast di attori e altre curiosità sul film

Ad interpretare i due coniugi Scott e Annie vi sono l’attore Michael Ealy, visto anche in Miracolo a Sant’anna e nella serie The Following, e l’attrice Meagan Good, vista nei film Think Like a Man e Shazam!. Ad interpretare il loro amico Mike, che farà ricerche sul passato di Charlie, vi è invece l’attore Joseph Sikora, noto per aver recitato in Safe e Jack Reacher – La prova decisiva. Vero e proprio protagonista del film è però l’attore Dennis Quaid, che recita qui nel ruolo di Charlie, l’inquietante antagonista che perseguita i due coniugi che ora risiedono nella sua casa. Per Quaid si è trattato di un ruolo molto entusiasmante, che gli ha permesso di mettersi alla prova in modo molto fisico.

L’attore, inoltre, aveva nel 2003 recitato in Oscure presenze a Cold Creek, un film dove interpretava un uomo che insieme a sua moglie veniva perseguitato dall’individuo da cui aveva comprato casa. Recitare in L’intruso, dunque, gli ha permesso di assumere i panni opposti a quelli ricoperti in quel film. Grande protagonista è infine la casa stessa dove è girato il film. Questa non è la prima volta che compare sullo grande schermo, in quanto era già stata utilizzata per i film Adaline – L’eterna giovinezza e In Their Skin. È inoltre stata utilizzata come l’abitazione di Cheryl nella serie Riverdale.

Il trailer di L’intruso e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di L’intruso grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Apple TV, Google Play e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 1 febbraio alle ore 21:20 sul canale Rai 4.

Fonte: IMDb

L’intrepido di Gianni Amelio trailer con Antonio Albanese

L’intrepido di Gianni Amelio trailer con Antonio Albanese

Ecco il trailer de L’intrepido, il film di Gianni Amelio con Antonio Albanese in concorso a Venezia.

L’intervista perduta di Orson Welles

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L’intervista perduta di Orson Welles

orson wellesE’ certamente vero che più è intenso lo splendore che si emana in un campo specifico delle arti umane, più buia è l’ombra che da questa luce si produce. E sembra questo il caso di Orson Welles, uno dei registi americani più stimati della storia, autore di Quarto Potere, quello che quasi all’unanimità è considerato il miglior film di tutta la storia del cinema.

Un’intervista perduta a Welles ne rivela le ombre e le non proprio lusinghiere opinioni che il grandissimo enio del cinema aveva nei confronti dei suoi colleghi.

Tanto per cominciare, ad esempio, Orson Welles riteneva Laurence Olivierstupido“, Spencer Tracyodioso“, Charlie Chaplinarrogante“, Jennifer Jonessenza speranza” e James Stewartun cattivo attore“. Disse che Joan Fontaine aveva “due espressioni“, Norma Shearer era “una delle donne con meno talento ad essere apparsa sul grande schermo“, e di non riuscire a sopportare Bette Davis, “tanto che non la voleva guardare recitare“.

orson welles 2Giudizi molto severi, soprattutto se espressi nei confronti di alcuni degli attori più stimati della storia del cinema. Anche per i suoi colleghi registi Welles aveva una parola di “commento”. Ad esempio, di Alfred Hitchcock disse: “Non ho mai capito il culto di Hitchcock. In particolar modo verso gli ultimi film americani… Egoismo e pigrizia. E sono tutti illuminati come fossero show televisivi. Ho visto uno dei peggiori film che mi sia mai capitato l’altra sera (La finestra sul cortile) e l’ho trovato di una insensibilità completa rispetto a quello che potrebbe essere una storia sul voyeurismo.”

Il regista ha anche raccontato di un suo incontro con Richard Burton che, dopo averla sposata, voleva presentare a Welles Elizabeth Taylor. “Elizabeth è con me. Lei orrebbe davvero tanto incontrarti, posso portarla qui?” disse Burton, Welles rispose: “No. Come puoi vedere sono nel mezzo del pranzo“.

L’intervista in questione fu registrata nel corso del 1983, due anni prima della sua morte, quando Orson Welles raccontò al suo amico  Henry Jaglom tutto della sua carriera, di ciò che scrisse e del suo orientamento politico, toccando tanti altri argomenti. L’improvvisa morte del regista lasciò il lavoro, che era destinato a diventare una autobiografia, incompleto. Come risultato la registrazione finì nel garage di Jaglom fino ad ora.

L’intervista sarà ora pubblicata il prossimo 16 luglio con il titolo “I miei pranzi con Orson”, e leggendola, oltre alle tante “gentilezze” riservate ai suoi colleghi registi e attori, potremmo leggere anche le sue parole di stima vera verso altri rappresentati del mondo dello spettacolo, come Joseph Cotten (“brillante“) e John Wayne (“uno degli uomini dalle maniere migliori tra moltissimi attori conosciuti ad Hollywood“). Fu anche un fan di Marilyn Monroe.Lei era una fidanzata … Io la portavo alle feste prima che diventasse una star. Io volevo provare a promuovere la sua carriera“.

Per gli altri dettagli sull’intervista e sugli interessanti punti di vista del maestro Orson Welles ci toccherà però aspettare il prossimo 16 luglio.

Fonte: WP

L’intervista a Charlize Theron, protagonista di Prometheus!

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L’intervista a Charlize Theron, protagonista di Prometheus!

Ecco l’intervista a Charlize Theron, protagonista dell’ultimo atteso film di Ridley Scott, Prometheus, primo in classifica negli incassi del fine settimana appena trascorso.

Puoi parlarci della storia di PROMETHEUS?

Oh, cercate di mettermi nei guai! Penso si possa dire che si tratta di un film indipendente di fantascienza di Ridley, fatto con il DNA di ALIEN. E’ la storia di tutte quelle domande alle quali non abbiamo una risposta: Da dove veniamo? E quello in cui crediamo ci protegge? Continuiamo a crederci anche se abbiamo le prove del contrario?

Secondo te, quanto del DNA di ALIEN c’è in PROMETHEUS?

Spetta alla gente trovare le connessioni. Il bello è che non bisogna essere fan di ALIEN per vedere questo film, e penso che tutti i fan coglieranno gli indizi. Ma questo film ha veramente una storia tutta sua.

In passato hai lavorato in film di fantascienza, ti piace il genere?

Sì, ne ho fatto uno solo in tutta la mia carriera, AEON FLUX – IL FUTURO HA INIZIO. Ma adoro il genere e credo che se si racconta una buona storia, ciò va oltre qualsiasi genere specifico. Questo è quello che mi piace del lavoro di Ridley Scott, perché è un regista che si fa guidare dalla storia e dalle motivazioni delle persone, e si pone sempre domande realistiche. Per me, questo è il cuore di una storia.

Ridley ha definito il genere con ALIEN e BLADE RUNNER. Possiamo aspettarci lo stesso da Prometheus?

Assolutamente. Lui è uno dei migliori e, in passato, ha portato un modo di pensare molto originale, e poi si trova a suo agio con questo genere. Penso che il pubblico sarà molto soddisfatto di quello che ha fatto con questo film. La storia è fantastica e si presta alle sue capacità. Tutti quanti tenevamo al cuore della storia. Oggi, la tendenza dei film di fantascienza con grandi budget è quella di costruire grandi e spettacolari set, ma senza nulla da dire. Penso che la storia debba guidare tutti questi grandi film di fantascienza.

Ridley è un regista molto preciso, come è stato lavorare con lui?

E’ incredibile. Ho voluto fare questo film proprio per questo, perché per me, come attrice, lui è il tipo di regista che si cerca sempre di avere. Lui è veramente la ragione che mi ha spinto a partecipare: è uno dei pochi grandi registi con quali puoi solo immaginare come sarebbe lavorare. E lui non ha fatto altro che superare quell’aspettativa. Riesce molto bene a dirigere gli attori. Ama gli attori ed è in sintonia con loro e con il loro lavoro. Ha un grande istinto e una gran voglia di sperimentare, che è un gran pregio. Non c’è una sola via, ce ne sono molte e lui le vuole intraprendere tutte.

Chi è Vickers?

Il mio personaggio lavora per la Weyland Corporation, l’azienda che finanzia la missione. Per questo motivo assume un ruolo aziendale che le impedisce di badare alla sua sicurezza e a quella degli altri. All’inizio della storia, è mossa dal potere che detiene in quanto dipendente dell’azienda, e cerca di avere il controllo sulle azioni di tutto l’equipaggio. E’ molto enigmatica; le sue vere emozioni non sono ben chiare. Pensi che agisca in base a direttive provenienti dall’azienda. Ma è un film di Ridley Scott, c’è molto di più dietro all’aspetto iniziale. Tutto è rivelato alla fine del film. Ed è una bella sorpresa.

Come si comporta l’equipaggio nei suoi confronti?

Di certo non l’apprezzano, perché loro sono lì per fare qualcosa di incredibilmente difficile e lei non rende le cose più facili. Mette molti paletti e cerca di frapporsi a questi scienziati che stanno cercando di scoprire qualcosa di mai visto prima. E poi non ascolta nessuno. Non è lì per fare amicizia. E’ un personaggio molto isolato.

Quanto hai riflettuto sui temi del film durante le riprese?

Non penso di poterlo dire! Non voglio svelare troppo. Tutti i personaggi del film arrivano ad una certa consapevolezza una volta di fronte alla realtà e a ciò che trovano. Tutti devono mettere in discussione le loro idee su chi siamo e da dove veniamo, a prescindere dalle motivazioni religiose o scientifiche. Tutti devono porsi delle domande alla fine del film.

L’intervallo: recensione del film di Leonardo di Costanzo

L’intervallo: recensione del film di Leonardo di Costanzo

L’intervallo è scritto e diretto da Leonardo di Costanzo con Mariangela Barbanente e Maurizio Bracucci (autore dei film Gomorra e Reality di Matteo Garrone) viene raccontata la vicenda di questi due giovani che esplorano l’edificio si conoscono e si confrontano nella realtà di una Napoli (nascosta e mai vista nel film) con cui devono fare i conti quotidianamente.

Ne L’intervallo Salvatore e Veronica vengono rinchiusi in un enorme edificio abbandonato di un quartiere popolare. Lui carceriere, lei prigioniera. Lui è costretto in quel ruolo poiché vittima di un ricatto e lei deve scontare la punizione dei camorristi.

L’intervallo, il film

All’inizio i due ragazzi sono ostili, passano il tempo a studiarsi con sguardi rubati e frasi provocatorie, incolpandosi apertamente di quella loro strana situazione. Veronica, interpretata dall’esordiente Francesca Riso, è una ragazzina fin troppo matura che si oppone non solo al suo ruolo di “prigioniera” ma anche ai scagnozzi che di tanto in tanto vengono a controllare la situazione. Spavalda e aggressiva ha l’atteggiamento di chi conosce bene il giro in cui è immischiata e a cui vorrebbe sfuggire. Tutto all’opposto è Salvatore, interpretato da Alessio Gallo, un ragazzone goffo e accomodante, che ha paura del ruolo e delle responsabilità che il clan di Bernardino (Carmine Paternoster) gli ha dato. Dopo i primi momenti a evitarsi, sopraggiunge la paura di girare per questo edificio abbandonato e instabile nelle ore che li separano dall’incontro con il boss si fa sempre più stretto.

Molto bello è il parallelismo che si viene a creare tra questo edificio e la situazione che vivono i protagonisti, che grazie alla bella fotografia di Luca Bigazzi, rende la scenografia un elemento importante di sceneggiatura. Con il passare delle ore diventano intimi e si raccontano le loro aspirazioni personali, come il desiderio di Salvatore di diventare cuoco o la fantasia di Veronica di essere una concorrente dell’Isola dei Famosi, il tutto recitato con quel saper fare partenopeo che fa sorridere e ridere in sala. Di fatti, la recitazione è improntata in dialetto napoletano e il film è stato proiettato nella sezione Orizzonti di Venezia con i sottotitoli in Italiano. In quei brevi momenti ritorna l’adolescenza messa da parte e la saggezza popolare che oltre a legarsi con la storia suscitano una sorta di legame con la breve infanzia.

Scende la sera e il momento in cui il Boss deve arrivare si avvicina, dopo un colpo di scena da parte di Veronica e il prevedibile ripensamento, i due si ritrovano faccia a faccia con la realtà. Di Costanzo riprende L’intervallo come se fosse un documentario ed è una bella idea, poiché gli da un risvolto realistico e lo spettatore è più cosciente e meno incantato. Questo stratagemma ci fa percepire come è la situazione di essere adolescenti nei quartieri camorristi, inoltre mette in rilievo come avvengono i primi contatti con quel mondo però le scelte di regia si tengono lontane da quel genere cinematografico. Quindi la mafia diventa importante ma non fondamentale, poiché il regista è più interessato ad analizzare l’emozione umana, a questo intervallo dalle loro vite quotidiane, una pausa per pensare a cosa si sta diventando ma senza prendersi troppo sul serio. L’unico neo è un finale che sarebbe stato gradito se un po’ più lungo, ma ciò non toglie la bellezza grezza che il film contiene in sé.

L’intensa storia vera dietro a 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi

La maggior parte della filmografia del regista Michael Bay è costituita dal franchise di Transformers, ma nel 2016 ha realizzato un impressionante e trascurato film di guerra con John Krasinski di The Office. 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi è una rappresentazione elegante e ricca di azione dell’attacco terroristico di Bengasi del 2012. I fatti dietro l’incidente sono stati rapidamente oscurati da attivisti di parte che cercavano di guadagnare punti contro i loro avversari politici. Ma ora che il tempo è passato, come si colloca esattamente il film rispetto alla realtà?

Il film di guerra 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi è basato su un libro di saggistica del giornalista Mitchell Zuckoff e in generale è una trasposizione molto federe dei fatti noti. Ma ci sono due questioni particolarmente controverse nel film su cui varie fonti e partecipanti non sono d’accordo: il presunto ordine di “stand down” del capo della CIA a Bengasi e la presunta decisione dei vertici militari di negare il supporto aereo. Esplorando la veridicità di queste scene, vedremo perché c’è ancora un profondo disaccordo sulla verità dell’attacco tra chi è sul posto e chi è al comando.

“13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi” mostra cosa è successo davvero a Bengasi?

L’11 settembre 2012, militanti di Ansar al-Sharia hanno attaccato una sede diplomatica statunitense a Bengasi, in Libia. L’ambasciatore americano J. Christopher Stevens è stato ucciso durante l’attacco, quando i militanti hanno dato fuoco al complesso. Nelle vicinanze, un gruppo di appaltatori militari privati chiamati Global Response Staff (GRS) si è precipitato in un edificio della CIA per aiutare a preparare una risposta all’attacco. A questo punto, si discute se il capo della CIA di stanza a Bengasi abbia o meno emesso un ordine formale di “stand down”.

Ma a prescindere da ciò che è stato detto, alla fine il GRS ha tentato di salvare chiunque fosse ancora intrappolato all’interno del complesso diplomatico. Quando sono arrivati al complesso, hanno cercato l’ambasciatore Stevens ma non sono riusciti a trovarlo tra il fumo. Dopo aver cercato di raccogliere i sopravvissuti e i corpi, il GRS è tornato all’Alloggio della CIA. Durante il tragitto, il loro veicolo è stato attaccato dai militanti. Sono riusciti a tornare all’interno dell’edificio senza altre vittime.

Intorno a mezzanotte, i militanti hanno lanciato un assalto all’Alloggio della CIA. Il GRS ha respinto gli assalitori per tutta la notte, fino all’arrivo dei rinforzi il mattino seguente. All’arrivo dei rinforzi, l’Alloggio è stato nuovamente sottoposto a un pesante fuoco. Durante questo attacco, Glen Doherty e Tyrone Woods sono stati uccisi da colpi di mortaio. L’Alloggio è stato evacuato e tutti i presenti sono stati trasportati in sicurezza all’aeroporto. Mentre il GRS difendeva l’Alloggio della CIA, l’Ambasciatore Stevens è stato scoperto, ancora vivo, da un gruppo di libici che lo hanno portato in un ospedale locale. Nonostante la rianimazione cardiopolmonare, Stevens è morto in ospedale per inalazione di fumo.

Qual è stata la controversia sull’ordine di sospensione di Bengasi?

Se il capo della CIA a Bengasi, senza nome, abbia o meno ordinato al GRS di “ritirarsi” quando ha tentato di salvare i sopravvissuti dal complesso diplomatico è una questione controversa. Il libro del giornalista Mitchell Zuckoff sostiene l’affermazione che fu emesso un ordine di stand-down. Anche 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi di Michael Bay ritrae il capo della CIA che emette un chiaro ordine di stand-down. I cinque membri superstiti della squadra GRS, composta da sei persone, hanno tutti affermato che fu emesso un ordine di stand-down. Kris Paronto, che faceva parte della squadra di sicurezza dell’Annex della CIA, ha dichiarato a Politico che “non c’è sensazionalismo in questo: Ci è stato detto di “ritirarci”. Quelle parole sono state usate alla lettera, al 100%”.

Ciononostante, una commissione bipartisan dell’Intelligence del Senato ha dichiarato che “non c’è alcuna prova di un ritardo o di un’ostruzione intenzionale da parte del capo della base o di qualsiasi altra parte”. L’ex direttore della CIA David Petraeus, il segretario alla Difesa Leon Panetta e il direttore dell’Intelligence nazionale James Clapper concordano sul fatto che a nessuno è stato ordinato di ritirarsi. L’identità del capo della CIA a Bengasi non è nota, ma una nota della CIA afferma che questo capo ha autorizzato l’operazione di salvataggio del GRS e non ha detto loro di ritirarsi.

In definitiva, sembra improbabile che un ordine di stand-down sia stato emesso dai ranghi superiori dell’esercito americano o del Dipartimento di Stato. Se così fosse, non ci sono prove evidenti. Tuttavia, ancora oggi non si sa con precisione cosa abbia detto il capo della CIA o se siano state usate le parole “stand down”. Michael Bay ha scelto di credere agli americani che hanno difeso l’allegato della CIA. Altri tendono a vedere questa convinzione come una cospirazione. Se è vero che esistono almeno alcune prove, sotto forma di testimonianze oculari, che è stato impartito un ordine di stand-down, è anche plausibile che la conversazione tra il personale militare e il capo della CIA si sia risolta in un semplice malinteso.

Quale supporto aereo critico è stato negato a Bengasi?

Secondo 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi, il supporto aereo critico è stato negato a coloro che difendevano l’edificio della CIA a Bengasi. Si vede un ufficiale della CIA chiedere supporto aereo e il film fa credere al pubblico che un aereo militare statunitense fosse pronto e in attesa nelle vicinanze, in Italia. Il film 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi lascia anche intendere che se fosse stato fornito il supporto aereo, le morti di Glen Doherty e Tyrone Woods avrebbero potuto essere evitate. A differenza delle affermazioni relative a un ordine di stand-down, la presenza e la prontezza degli aerei militari statunitensi nei pressi della Libia non è tanto una questione di opinioni quanto di fatti. In base alle prove disponibili, sembra che non fosse possibile alcun supporto aereo.

Come riporta Vox, un rapporto dei Servizi Armati della Camera ha concluso che “il Dipartimento della Difesa non aveva droni armati o aerei con equipaggio preparati per il combattimento prontamente disponibili e vicini l’11 settembre [quando è avvenuto l’attacco]”. Gli aerei militari statunitensi in Italia erano utilizzati esclusivamente per voli di addestramento e non erano preparati per missioni di combattimento. Secondo il rapporto, l’aereo da combattimento armato più vicino si trovava a Gibuti, troppo lontano perché un aereo potesse arrivare a Bengasi in tempo per fornire supporto aereo. Pertanto, la rappresentazione del film sull’incompetenza militare che ha portato alla negazione del supporto aereo critico sembra sensazionalistica, se non semplicemente scorretta nei fatti.

Nonostante queste due questioni molto controverse, 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi è per il resto un film relativamente accurato. Michael Bay ha deliberatamente scelto di credere al personale militare che ha difeso l’edificio della CIA a Bengasi rispetto alle indagini e ai rapporti successivi. Questa prospettiva si presta alla narrativa di destra sulla presunta debolezza e inettitudine dell’amministrazione democratica dell’epoca. Ma è anche coerente con la tendenza di Bay a ritrarre gli eventi attraverso gli occhi dei colletti blu che vivono sul campo gli eventi in tempo reale, come in Pearl Harbor o Armageddon. Con 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi, Michael Bay decise di immergersi in acque controverse e le controversie persistono tuttora.

L’Intelligenza Artificiale ha “rubato” la voce di Stephen Fry: la denuncia dell’attore

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L’intelligenza artificiale è un punto critico negli attuali scioperi di Hollywood del SAGAFTRA. E la preoccupazione in merito a questo pericoloso aspetto non regolamentato nella produzione audiovisiva e che si riversa sulla carriera di attori e doppiatore è decisamente fondata. A sostenere questa preoccupazione è intervenuto l’autore e attore inglese Stephen Fry, che è stato vittima di una versione della sua voce realizzata con AI e utilizzata per commentare un documentario, senza il suo permesso.

Durante il CogX Festival di Londra, Fry ha riprodotto una clip audio di un sistema di intelligenza artificiale che imitava la sua voce per narrare un documentario storico. “Non ho detto una parola di questo: era una macchina. Sì, mi ha scioccato”, ha detto. “Hanno usato la mia lettura dei sette volumi dei libri di Harry Potter, e da quel set di dati è stata creata un’intelligenza artificiale della mia voce e ha riprodotto questa nuova narrazione.”

Fry era il narratore degli audiolibri di Harry Potter nel Regno Unito. “Quello che avete sentito non è il risultato di un mash up, ma di una voce artificiale flessibile, in cui le parole sono modulate per adattarsi al significato di ogni frase”, ha detto Fry.

“Potrebbero quindi farmi dire qualsiasi cosa, da un appello per cause che non condivido al guidare un assalto al parlamento al porno hard, tutto a mia insaputa e senza il mio permesso. E questo, quello che avete appena sentito, è stato fatto a mia insaputa. Quindi ne ho sentito parlare, l’ho inviato ai miei agenti su entrambe le sponde dell’Atlantico, e sono impazziti: non avevano idea che una cosa del genere fosse possibile.” “Questo è audio”, ha detto loro. “Non passerà molto tempo prima che i video deepfake completi siano altrettanto convincenti.”

Fry, che ha recitato in film come Gosford Park, V per Vendetta e Guida galattica per gli autostoppisti, ha affermato che gli attuali scioperi sono un tentativo di affrontare questo potenziale problema per gli attori.

“Dobbiamo pensare all’intelligenza artificiale come alla prima automobile: impressionante ma non l’articolo finito”. “Quello che abbiamo adesso non è quello che sarà. Quando si tratta di modelli di intelligenza artificiale, ciò che abbiamo ora avanzerà a un ritmo più veloce di qualsiasi tecnologia mai vista. Su una cosa possiamo essere tutti d’accordo: è un momento fottutamente strano per essere vivi”. Ha concluso l’attore.

La regolamentazione dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nella realizzazione di documenti audiovisivi è parte fondamentale delle rivendicazioni che i partecipanti allo sciopero SAGAFTRA stanno cercando di portare avanti.

L’insulto: trama, cast e curiosità sul film

L’insulto: trama, cast e curiosità sul film

Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2017, L’insulto (qui la recensione) è attualmente l’ultimo lungometraggio realizzato dal regista libanese Ziad Doueiri. Da lui anche scritto insieme a Joelle Touma, il film è un potente dramma giudiziario dove i due uomini che si contrappongono diventano rappresentanti dei due schiaramenti diversi della guerra civile che da tempo dilania il Libano. Il film riflette dunque non solo sulla storia ma anche sull’attuale situazione del paese, con uno spaccamento della società sempre più drammatico e violento.

L’idea per questo racconto nasce a partire da un’esperienza reale vissuta dal regista, in cui un semplice diverbio stava per dar vita ad una lite culturalmente e storicamente molto più profonda del previsto. In particolare, in L’insulto, si fanno poi riferimenti ad eventi come il massacro di Damour e al Settembre nero della guerra civile in Giordania. In generale, lo scontro tra libanesi e palestinesi rimane l’elemento su cui il film maggiormente si concentra, dimostrando come questo possa trovare ogni pretesto per riportare alla luce vecchi traumi.

Candidato anche al premio Oscar come miglior film straniero, L’insulto è però anche un film profondamente umano e ricco di speranza, mostrando come alternativa al conflitto sia sempre il perdono. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L’insulto: la trama del film

Protagonisti del film sono Tony Hanna, cristiano libanese, e Yasser Abdallah Salameh, rifuggiato palestinese. Quest’ultimo, capo cantiere, si trova con la sua squadra ad eseguire una serie di lavori sotto la casa di Tony. Un tubo di scarico dell’acqua illegale di quest’ultimo riversa continuamente sugli operai, spingendo Yasser ad offrirsi per sistemarlo. Tony si rifiuta, ma l’uomo dedice ugualmente di riparare il tubo. Quando Tony lo scopre, rompe immediatamente quanto fatto dal capo cantiere, ricevendo da quest’ultimo l’insulto di “cane”. Riconoscendo in Yasser un rifugiato palestinese per via del suo accento, e fermamente convinto che tutti quelli come lui dovrebbero essere cacciati, Tony decide di non far passare impunita la cosa.

Inizialmente egli chiede delle scuse ufficiali dal capo cantiere, ma quando neanche queste possono sopperire all’odio vigente tra libanesi e palestinesi, i due si vedono costretti a ricorrere ad un tribunale. Questo nonostante la moglie incinta di Tony, Shirine, cerchi continuamente di farlo desistere. La semplice questione privata tra i due si trasforma ben presto in un conflitto di proporzioni incredibili, diventando a poco a poco un caso nazionale, un regolamento di conti tra culture e religioni diverse con colpi di scena inaspettati. Al processo, oltre agli avvocati e ai familiari, si schierano con loro due fazioni opposte di un paese che riscopre in quell’occasione ferite mai curate e rivelazioni scioccanti, facendo riaffiorare così un passato che è sempre presente.

L'insulto cast

L’insulto: il cast del film

Ad interpretare il personaggio del libanese Tony Hanna vi è l’attore Adel Karam. Nel corso della sua carriera questi ha recitato principalmente in televisione, spaziando dalla commedia al dramma. Al cinema ha invece recitato nei film Caramel, E ora dove andiamo? e One Day I’ll Leave. La moglie di Tony, Shirine, è invece interpretata da Rita Hayek, ad oggi nota a livello internazionale proprio grazie a questo ruolo. Kamel El Basha è invece l’interprete di Yasser. Per la sua struggente e intensa interpretazione egli ha poi vinto la Coppa Volpi come miglior attore a Venezia. Nei ruoli degli avvocati che rappresentano i due uomini vi sono invece Camille Salameh per Wajdi Wehbe e Diamand Bou Abboud per Nadine Wehbe. Rifaat Torbey interpreta infine Samir Geagea, guerrigliero e politico libanese.

L’insulto: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. L’insulto è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili, Google Play, Apple iTunes e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 13 dicembre alle ore 21:15 sul canale Rai 5.

Fonte: IMDb

L’innocenza, la recensione del film di Hirokazu Kore-eda

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L’innocenza, la recensione del film di Hirokazu Kore-eda

Linee narrative che si intrecciano e trovano la giusta chiusura in una corsa liberatoria verso il sole, L’innocenza di Hirokazu Kore-eda in concorso al Festival di Cannes 2023 incanta tutti con eleganza e intelligenza. Il regista è già noto alla Croisette avendo già vinto la Palma d’oro per Un affare di famiglia nel 2018. Anche in questa pellicola torna a parlare di legami familiari intricati e complessi, di passaparola che creano opinioni distorte della realtà. Kore-eda collabora con lo sceneggiatore Yûji Sakamoto e con il compositore Ryuichi Sakamoto, che contribuisce attraverso la colonna sonora a conferire alle scene la giusta particolarità.

In L’innocenza la musica assume un verso e proprio significato liberatorio, dove un soffio di tromba serve a spazzare via tutto. Tutti i pensieri. Tutte le malignità. Tutto il mondo esterno. Il significato stesso del film assume forma nelle varie linee temporali. Se inizialmente guardiamo il mondo dal punto di vista di una madre (Sakura Ando che interpreta Saori) sola e apprensiva nei confronti del suo unico figlio, poi il punto vi sta cambia. Un momento dopo vediamo il mondo con gli occhi di Eita Nagayama che interpreta Hori. E, infine, Monster si chiude con la prospettiva di Minato, interpretato da Soya Kurokawa, ed Eri (Hinata Hiiragi).

L’innocenza, la trama

La ciclicità degli eventi di L’innocenza risulta utile a comprendere a 360° la verità degli eventi. Come un giallo di Agatha Christie, Hirokazu Kore-eda crea questi tre punti di vista ma il suo scopo non è cercare un colpevole, un mostro. Ogni linea narrativa, che riprende qui stessi eventi, cerca di nascondere e allo stesso tempo disvelare un pregiudizio. Ci sono delle costanti in ogni linea narrativa. Quella che accende la narrazione è un’esplosione che causa poi un incendio di un hostess-bar, l’altra che invece la chiude è la tempesta.

L'innocenza filmUna miccia, quella dell’incendio che dà il via al film. Con essa il pregiudizio di propaga: girano voci su Hori, l’insegnante della scuola di Minato ed Eri, che lo rendono agli occchi dello spettatore un colpevole, un mostro. In realtà, la narrazione che fa Kore-eda è smascherare a pian piano questo pregiudizio cercando di spegnere quell’incendio. Il regista, in maniera accurata, cerca di indirizzarci verso una strada per poi sterzare di continuo. Mr. Hori è stato accusato di comportamenti inappropriati e violenza nei confronti di Minato, questa la prima strada. Poi, la sterzata.

Nella linea narrativa di Mr. Hori, insegnate di ginnastica, tutto procede normalmente. È un insegnate che tiene molto ai suoi alunni e cerca di interagire con loro in maniera amichevole. Ancora una volta in L’innocenza tutto cambia: adesso c’è un nuovo mostro da combattere, Minato. Il ragazzo descritto come indisciplinato, diverso dalla linea narrativa della madre dove sembrava indifeso. Adesso Minato è irascibile, scontroso, prepotente. Tutto, in questo momento, va in suo sfavore: è un bullo che chiude i suoi compagni nel bagno. Ma se la strada adesso ci sembra dritta e sgombra da ogni ostacolo, Kore-eda sterza ancora.

Soffiare via tutto

Nella parte finale, affidata al punto di vista di Minato, troviamo finalmente la chiusura di questo puzzle. Minato non è un bullo, anzi. In realtà, sta solo cercando di aiutare Eri vittima di bullismo a scuola e in casa. Monster cerca di affrontare anche tematiche complicate riguardo le tematiche LGBT. Eri diventa il nuovo capo espiatorio: “Papà mi guarirà, così quando sarò normale la mamma ritornerà”, Eri ripete queste parole come un mantra, credendo o facendo finta di credere che andrà tutto bene. Minato, invece, è sensibile al dolore di Eri e i due riescono a instaurare una complicità semplice, come quei rapporti che sembrano essere destinati ad essere.

In questa terza fase, l’apparente austera preside della scuola svela il suo devastante segreto, “La felicità è qualcosa che tutti possono avere“. Da qui, quello che potrebbe essere un grido liberatorio verso il cielo viene sostituito da un soffio di tromba che prende tutte le note stornate, ma non importa che lo siano. La tempesta che ha colpito la città si placa, esce il sole. Le nuvole sono state spazzate via. I due ragazzi corrono verso il sole, speranzosi nei confronti della vita e dell’umanità.

L’innocente: dal cast alla storia vera, tutte le curiosità sul film

Volto particolarmente noto in Francia, l’attore Louis Garrel si è negli anni costruito la fama di attore eclettico e capace di adattarsi a differenti tipi di personaggi e generi. Formatosi come attore, Garrel ha poi compiuto anche il salto dietro la macchina da presa, dimostrando ulteriormente le sue competenze e la sua capacità di rinnovarsi. Tra i suoi film da lui diretti si annoverano Due amici (2015), La crociata (2021) e L’uomo fedele (2018). Ad oggi, l’ultimo titolo da lui diretto è L’innocente (qui la recensione).

Si tratta di una commedia ricca di colpi di scena, equivoci e tanti sentimenti, in cui Garrel rielabora dal proprio punto di vista diverse vicende realmente vissute. Il film ha avuto la sua prima il 24 maggio 2022 in occasione della 75ª edizione del Festival di Cannes ed è poi stato accolto in modo molto positivo, ottenendo ben 11 nomination ai premi César, ottenendo poi le vittorie nelle categorie Miglior sceneggiatura originale e Miglior attrice non protagonista.

Per gli appassionati di questo genere di film, è questo un titolo da non perdere, capace di far ridere, emozionare e di sorprendere scena dopo scena. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a L’innocente. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla descrizione del finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L'innocente trama

La trama di L’innocente

Protagonisti del film sono Sylvie e Abel, madre e figlio, che si ritrovano in conflitto, dopo che lei decide di sposare Michel, l’uomo di cui è innamorata e che sta per uscire di prigione. Sebbene Sylvie e il suo fidanzato abbiano piani per il futuro, come l’inizio di una nuova vita insieme e l’apertura di un negozio di fiori, Abel non è entusiasta della relazione della madre. Il ragazzo è infatti convinto che Michel non sia onesto e non possa condurre un’esistenza lontano da criminalità e illegalità. Deciso a far cambiare idea a sua madre e a proteggerla, Abel inizia dunque a indagare su Michel.

Il cast del film

Protagonista del film è l’attore Louis Garrel, il quale come nei precedenti Due amici (2015), La crociata (2021) e L’uomo fedele (2018), interpreta qui il suo alter ego, Abel. Nel ruolo di sua madre Sylvie vi è invece l’attrice Anouk Grinberg, mentre nel ruolo di Michel vi è l’attore Roschdy Zem, noto anche come regista dei film Omar m’a tuer – proposto dal Marocco nella selezione di film per la candidatura all’Oscar al miglior film in lingua straniera – e Mister Chocolat.

Recita poi nel film l’attrice Noémie Merlant nel ruolo di Clémence Genievre, migliore amica di Abel. Il regista, Louis Garrel ha deciso di lavorare con Merlant dopo averla vista nel film Parigi, 13arr. (2021). Gli è infatti molto piaciuta la sua capacità di sapersi alternare tra leggerezza e profondità. Ma ha anche raccontato di aver percepito qualcosa di buffo in lei, che voleva far emergere con questa commedia. L’attrice, inoltre, è celebre per aver recitato in Ritratto della giovane in fiamme.

La storia vera dietro il film

L’innocente si ispira alla storia della madre di Louis Garrel, Brigitte Sy, che ha svolto laboratori teatrali in carcere e che ha diretto il suo primo film su questo tema, Les mains libres (2010), dove il suo personaggio, interpretato da Ronit Elkabetz, fa proprio questo lavoro. Innamorata di un detenuto (Carlo Brandt), la si vede nella prima scena del film sposarlo, e così inizia anche L’innocente (2022). Secondo Louis Garrel, il film è la storia di questo matrimonio dal punto di vista del figlio. Quando sua madre si sposò in prigione, egli aveva 17 anni e non gli fu permesso di essere presente in quanto minorenne.

L'innocente finale

Il finale di L’innocente

Nel corso del film, Abel ottiene le prove che Michel sta effettivamente organizzando un nuovo colpo con suo vecchio complice, Jean-Paul. L’obiettivo è un camion di caviale. Nell’organizzare il colpo, vengono coinvolti lo stesso Abel e la sua amica Clémence, i quali hanno il compito di distrare l’autista mentre Michel e Jean-Paul eseguono il furto. Nell’inscenare, dunque, una discussione che funga da distrazione, Abel finisce però con il confessare il suo amore per Clémence. La cosa viene però interrotta dal loro notare auto della polizia nei paraggi.

In quel momento, però, si rendono conto di come Jean-Paul li abbia ingannati ed è intenzionato a portare a termine il colpo a modo suo con l’aiuto di alcuni complici. Contro la volontà di Abel, Clémence finge allora di essere una poliziotta e che i rapinatori siano circondati dalla polizia. Vengono a quel punto sparati dei colpi e Michel viene colpito alla gamba. Rapidamente, Abel e Michel riescono a fuggire in auto, mentre Clémence prende il volante del furgone contenente il caviale.

Jean-Paul inizia dunque ad inseguirla, fino a quando Clémence non riesce a farlo allontanare rivolgendosi alle autorità. Una volta liberatasi dal suo inseguitore, Clémence nasconde il caviale nel recinto dei pinguini all’acquario cittadino. Michel, invece, viene portato in ospedale da Abel e la moglie non gli crede quando lui le dice che ha semplicemente avuto un incidente con un cacciavite in officina, soprattutto perché un’infermiera viene a parlare a Michel di “suo figlio”.

A quel punto Sylvie lo rimprovera per le sue bugie e per aver coinvolto Abel nel suo piano, andandosene poi senza dire altro. Nel frattempo, Abel va a consegnare il caviale al cliente di Michel, ma viene arrestato dalla polizia al punto di consegna. Rifiutandosi di consegnare i suoi complici viene quindi mandato in prigione. Durante la detenzione, sposa infine Clémence. Riceve poi anche una lettera da Michel, ancora libero, che gli comunica che Sylvie si rifiuta ancora di parlargli, ma che conserva la speranza che cambi idea.

Il trailer di L’innocente e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di L’innocente grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Apple TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 17 luglio alle ore 21:20 sul canale Rai 4.

L’innocent: recensione del film di e con Louis Garrel

L’innocent: recensione del film di e con Louis Garrel

L’innocent di Louis Garrel fa parte della sezione Best of 2022 della Festa del Cinema di Roma. Al centro, l’amore, di coppia e filiale, il riscatto sociale, le seconde possibilità. Una crime story romantica e soprattutto, molto divertente, parzialmente ispirata alla biografia del regista e attore francese.

La trama de L’innocent

Abel, Louis Garrel, è un uomo fin troppo tranquillo, per meglio dire, un pessimista tendente al depresso, con un grave lutto alle spalle. Quando scopre che sua madre Sylvie, Anouk Grinberg, che lavora in un carcere, sta per sposare il detenuto Michel, Roschdy Zem, un uomo corpulento dall’aspetto truce, Abel perde la testa. Farebbe qualsiasi cosa per proteggere sua madre. Anche se la sua migliore amica, Clémence, Noémie Merlant (Ritratto della giovane donna in fiamme), cerca di dissuaderlo, Abel inizia a pedinare il patrigno, convinto che abbia qualcosa da nascondere. Lo conoscerà poi meglio e accetterà di far parte di qualcosa di inedito per lui. A causa di questo passaggio all’azione, molte cose nella sua vita cambieranno.

Una questione di famiglia

Lo spunto della vicenda de L’innocent è autobiografico. Come ha chiarito lo stesso regista, il film vuole essere una sorta di lavoro complementare a quello realizzato da Brigitte Sy, madre di Garrel, dal titolo Les mains libres del 2010, in cui Sy racconta il suo matrimonio in carcere, dove ha lavorato per anni. Louis Garrel, diciottenne all’epoca dei fatti, ha dichiarato di voler raccontare la vicenda dal proprio punto di vista. È così che nasce il film. Un viaggio leggero e francamente divertente a spasso tra i generi, che gioca sull’inversione dei ruoli tra madre e figlio e sui cambi di prospettiva. Chissà, poi, che non derivi anche da questa singolare vicenda familiare l’abitudine alla contaminazione e all’eclettismo, a non porsi limiti di stile, di scrittura, trovando soluzioni sempre interessanti e creative.

L'innocent film recensioneUna commedia estrosa e accattivante, una ventata d’aria fresca

Dopo L’uomo fedele e La crociata, Garrel torna alle origini, confezionando una commedia esilarante e piena di colpi di scena. Accadono molte cose, ma questo succede in molti film e non è di per sé garanzia che il lavoro sia avvincente, anzi. L’innocent poteva essere confuso, invece il regista ha le idee ben chiare su ciò che vuole dire e su come dirlo in modo originale.

Garrel si muove nel suo elemento coltivando, giustamente, quella vena buffa, clownesca ed estrosa, che lo contraddistingue e sarebbe un peccato non sfruttare.

Il regista e attore sceglie anche gli altri interpreti in modo che possano adattarsi ai diversi registri del film: commedia, noir, film d’azione, ma anche film romantico. Così, Roschdy Zem, ad esempio, esplora nel personaggio di Michel il proprio lato amorevole e una sensibilità spiccata, mentre GarrelNoémie Merlant – bravissima – rivelano un lato un po’ folle, intraprendente e temerario, oltre a dare spazio a una frizzante vena comica. Particolare attenzione è riservata alla mimica: i loro volti dicono tutto. Ci si diverte, si ride di gusto. L’innocent è leggero, frizzante, ma non futile. Come una ventata d’aria fresca, è lì a ricordare che non tutti i mali vengono per nuocere e che a volte nella vita c’è bisogno di un cambiamento, anche estremo, per trovare la forza di ripartire. Si tratta di un lavoro estroso e accattivante. C’è bisogno di commedie così, che continuano a far ridere lo spettatore anche dopo che ha lasciato la sala. L’uscita al cinema de L’innocent è prevista per gennaio 2023.

L’innamorato, l’arabo e la passeggiatrice: la recensione del film di Alain Guiraudie

La designazione di L’innamorato, l’arabo e la passeggiatrice a Film della Critica da parte del SNCCI – Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – rischia di far insospettire qualcuno, ma non è una scelta banale e si spera che possa aiutare un titolo tanto interessante quanto difficile da inquadrare. Alain Guiraudie sa di avere un suo pubblico, “che non ha necessariamente bisogno di convincersi che non è bene picchiare la propria moglie o rifiutare gli stranieri” (come dice lui), eppure non è solo a quello che si rivolge la storia distribuita al cinema a partire dal 27 aprile da Satine Cult, il nuovo label di Satine Film dedicato alle voci cinematografiche più audaci e originali del cinema contemporaneo. Come è quella del “giocoso e serissimo” regista di Lo sconosciuto del lago e Rester vertical.

La Francia di Alain Guiraudie

Con L’innamorato, l’arabo e la passeggiatrice siamo nella tranquilla Clermont-Ferrand, in un momento particolare, nel quale il quieto vivere del trentacinquenne Médéric (Jean-Charles Clichet) e dei suoi concittadini è scosso da un inaspettato attacco terroristico di apparente matrice islamica. Un evento che più che sconvolgere le abitudini dei più, li porta a dubitare di tutto finendo per adottare comportamenti che sono quelli di tutti, nella Francia di Alain Guiraudie e nostri.

Questo è il contesto, però, nel quale il giovane solitario si dichiara alla matura Isadora (una incredibile Noémie Lvovsky), prostituta della quale si è innamorato e con la quale vorrebbe avere un rapporto diverso dagli altri clienti, non a pagamento. Un rapporto che scatena la gelosia del marito della signora e il sospetto dei vicini di casa che lo vedono aggirarsi nella zona residenziale dove vive la coppia.

La soluzione? Spostarsi nel più centrale condominio di Médéric, dove tutti sono in subbuglio per l’arrivo del giovane Selim (il debuttante Iliés Kadri), arabo senzatetto apparso proprio la sera dell’attentato e accolto da alcuni condòmini più generosi. Forse ricercato dalla polizia, sicuramente braccato dagli altri musulmani della zona, il ragazzo diventa il fulcro di una serie di dubbi e ambiguità stabilendo rapporti diversi con tutti i soggetti coinvolti, mentre cercano di portare avanti le loro vite.

L-innamorato-larabo-e-la-passeggiatrice-recensione

Un mix di reale e surreale che racconta molto di noi

Dall’apertura della sezione Panorama del 72simo Festival di Berlino alla 40sima edizione del TFF Torino Film Festival, il percorso di questo film dal titolo d’altri tempi sembra esser stato quello giusto per arrivare alla distribuzione in sala, dove non è stato possibile vedere molti dei precedenti del regista. Che, come si legge nella motivazione del SNCCI, “affonda il suo sguardo originale nelle paure e nelle nevrosi della società contemporanea, realizzando un’opera che, senza filtri, sfida i luoghi comuni e coglie appieno lo spirito del tempo in cui viviamo“.

Una rappresentazione tanto comune quanto incredibile, che rovescia continuamente sé stessa e le aspettative dello spettatore. Come anche certi pregiudizi – innati, spesso inconfessati o inammissibili – resi qui parte della narrazione con una semplicità che li ridicolizza e in maniera coerente con uno stile e una forma mai patinati o compiaciuti, spiazzanti nel loro iperrealismo e quasi respingenti. Se i personaggi sono adorabili nella loro spaesante schiettezza e naïveté, infatti, la loro capacità di seduzione è pressoché nulla, con una – volutamente – conseguente difficoltà di immedesimazione che permette però di mantenere una distanza utile a osservare la messa in scena di molte nostre nostre paure e paranoie.

Lo humour di Guiraudie non piacerà a tutti, come il suo surreale naturalismo, ma – nonostante un andamento diseguale e qualche pausa di troppo – sarà un piacere vedere un film come il suo per chi cerca storie e tagli inusuali. Una storia di amori complicati, sesso libero e umanità nascosta in bella vista, coraggiosamente ostentata quando non rassegnatamente accettata, nella quale la solidarietà e l’empatia sovrastano la xenofobia dilagante e passivamente radicatasi nel nostro quotidiano. Un viaggio divertente e sommessamente (ma potentemente) satirico in una di quelle periferie dove nessun nemico vero arriverà mai, ma che spesso finiscono per aggrapparsi al terrore per rompere la monotonia. E la dimostrazione che una via ‘della leggerezza’ è possibile.

L’inizio e la fine di 55 film in un video

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L’inizio e la fine di 55 film in un video

L’inizio e la fine di un film sono senza dubbio i momenti più importanti per uno spettatore. Il primo ti da il benvenuto nella storia a cui stai per assistere, la seconda invece mette un sigillo sulla fine del racconto di cui si è stati testimone. Ecco di seguito un ipnotico video in cui vediamo l’inizio e la fine di 55 film:

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Il video è stato realizzato da Jacob T. Swinney che lo ha postato sul suo account Vimeo.

The Tree of Life 00:00

The Master 00:09

I segreti di Brokeback Mountain 00:15

Non è un paese per vecchi 00:23

Lei 00:27

Blue Valentine 00:30

Birdman 00:34

Il cigno nero 00:41

L’amore bugiardo – Gone Girl 00:47

Kill Bill: Volume 2 00:53

Ubriaco d’amore 00:59

Il lato positivo – Silver Linings Playbook 01:06

Taxi Driver 01:11

Shutter Island 01:20

I figli degli uomini 01:27

E ora parliamo di Kevin 01:33

Funny Games (2007) 01:41

Fight club 01:47

12 anni schiavo 01:54

Il petroliere 01:59

Il padrino – Parte seconda 02:05

Shame 02:10

Non lasciarmi 02:17

The Road 02:21

Hunger 02:27

Toro scatenato 02:31

Cabaret 02:36

Prima dell’alba 02:42

Nebraska 02:47

Frank 02:54

Cast Away 03:01

Somewhere 03:06

Melancholia 03:11

Morvern Callar 03:18

Take This Waltz 03:21

Buried – Sepolto03:25

Lord of War 03:32

Cape Fear – Il promontorio della paura 03:38

L’esercito delle dodici scimmie 03:45

Il mondo secondo Garp 03:50

Salvate il soldato Ryan 03:57

Poetry04:02

Solaris (1972) 04:05

Il dottor Stranamore 04:11

The Astronaut Farmer 04:16

Lezioni di piano 04:21

Inception 04:26

Boyhood 04:31

Whiplash 04:37

Cloud Atlas 04:43

Under the Skin 04:47

2001: Odissea nello spazio 04:51

Gravity 04:57

Sentieri selvaggi 05:03

I soliti sospetti 05:23

L’inglese recensione del film di Steven Soderbergh

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L’inglese recensione del film di Steven Soderbergh

L'inglese recensione poster Steven SoderberghAnno: 1999

Regia: Steven Soderbergh

Cast: Terence Stamp, Peter Fonda, Luis Guzman, Lesley Ann Warren, Barry Newman, Melissa George

Trama: L’inglese Wilson (Terence Stamp), attempato rapinatore che ha passato metà della vita al fresco, lascia la madrepatria per recarsi in California e scoprire la verità sulla tragica fine della figlia Jennifer (Melissa George), che negli USA di era legata a Terry Valentine (Peter Fonda), ricco e potente produttore discografico coinvolto in loschi traffici.

Analisi: Spesso si parla di autore per indicare un cineasta che scrive e gira il film, dando vita a un prodotto che è figlio adorato dell’anima del creatore. Per uno come Steven Soderbergh è buona cosa scomodare il termine autore, anche se il nostro non ama imbracciare la penna (ma lo ha fatto, per esempio, con il celebrato lungometraggio d’esordio: Sesso, bugie e videotape); Soderbergh ha infatti costruito negli anni un suo inconfondibile stile mostrativo e narrativo, pronto a cogliere storie (d’altri, va bene) e a restituirle allo spettatore lasciando indubbia traccia, senza paura di suggerire a chi guarda interrogativi sulla sostanza del cinema e dei suoi meccanismi.

l'anglaisLa vena “personale” dell’autore di Atlanta – decisamente meno registrabile nei suoi tanti film legittimamente commerciali, più tradizionali – percorre il prezioso L’inglese, opera d’arte incastrata tra il clooneyano Out of Sight e l’attillato Erin Brockovich. Film breve (meno di un’ora e mezza), L’inglese racconta una bella e semplice storia di (quasi) vendetta e tardiva maturazione personale che fa perno sul grande Terence Stamp, dinoccolato protagonista-manichino dal piglio british, il cuore inquieto e l’occhio che perfora. Soderbergh racconta frammentando la linea temporale, confondendo piccoli pezzi di storia, che si mescolano e inseguono, giocando senza requie con la temporalità della colonna visiva e della colonna sonora; e dà vita a un dinamico affresco che molto deve alla fotografia di Edward Lachmann e che a tratti, di concerto con la recitazione assente di Stamp, con il goffo evolversi delle scene violente, fa prendere al film pieghe di sognante irrealtà.

Per rispolverare il passato di Wilson, Soderbergh attinge alla storia del cinema, ripescando Poor Cow, un film di Ken Loach degli anni sessanta proprio con Terence Stamp (che fa il delinquente) uscito poco prima della potentissima hit degli Who The Seeker che apre L’inglese … all’inglese. Uno squarcio in ricordo di Sua Maestà, un istante prima di tuffarsi in cerca di vendetta e verità nel sole e nelle piscine della West Coast. A proposito di musica: è validissima la colonna sonora originale, firmata da Cliff Martinez (batterista dei primi Red Hot Chili Peppers e fedelissimo di Soderbergh), capace di seguire con azzeccati motivi l’enigmatica costruzione del film e i travagli del protagonista. Ottime le prove fornite da tutti gli interpreti – spiccano un falsissimo Peter Fonda e l’immutabile caratterista Luis Guzman – chiamati al difficile compito di recitare per poi finire frullati nella sinfonia audiovisiva di Steven Soderbergh. Dell’autore Steven Soderbergh.

L’inganno: una nuova featurette del film di Sofia Coppola

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L’inganno: una nuova featurette del film di Sofia Coppola

Universal Pictures International Italy ha diffuso una nuova featurette de L’Inganno, il film di Sofia Coppola che ha vinto la Palma d’Argento a Cannes per la Regia. Il film con protagonisti Nicole Kidman e Colin Farrell arriverà nelle nostre sale il 21 settembre.

L’inganno recensione del film di Sofia Coppola

Il film segna il ritorno della Coppola dietro la macchina da presa a quattro anni dall’uscita al cinema del suo ultimo film, The Bling Ring, che aveva come protagonista Emma Watson.

L’inganno è il remake del film diretto da Don Siegel e basato sul romanzo omonimo del 1966 scritto da Thomas P. Cullinan.

Colin Farrell e Nicole Kidman nel trailer originale di L’Inganno di Sofia Coppola

Il film originale era interpretato da Clint Eastwood e raccontava la storia del caporale nordista Jonathan McBarney che, dopo esser scampato alla cattura da parte di alcuni soldati sudisti, viene condotto nell’isolato collegio femminile della signora Martha, inizialmente solo come esempio di carità cristiana da offrire alle fanciulle. In pochi giorni il caporale riesce ad entrare nelle grazie tanto della direttrice quanto della sua socia Edwina, nonché delle stesse giovani educande del luogo, tanto che Martha non sembra più intenzionata a consegnarlo ai sudisti appena guarito, piuttosto ad offrirgli un posto da factotum.

L’ultimo film diretto da Sofia Coppola è stato A Very Murray Christmas con protagonista Bill Murray, realizzato in esclusiva per Netflix. Il film è uscito a dicembre 2015.

Nel cast de L’inganno oltre a Colin Farrell e Nicole Kidman, anche Elle Fanning e Kirsten Dunst.

L’Inganno: una clip dal film con Kirsten Dunst

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L’Inganno: una clip dal film con Kirsten Dunst

Universal Pictures International Italy ha diffuso una nuova clip in italiano de L’Inganno, il film di Sofia Coppola che arriverà al cinema il prossimo 21 settembre.

L’inganno recensione del film di Sofia Coppola

Il film segna il ritorno della Coppola dietro la macchina da presa a quattro anni dall’uscita al cinema del suo ultimo film, The Bling Ring, che aveva come protagonista Emma Watson.

L’inganno è il remake del film diretto da Don Siegel e basato sul romanzo omonimo del 1966 scritto da Thomas P. Cullinan.

Colin Farrell e Nicole Kidman nel trailer originale di L’Inganno di Sofia Coppola

Il film originale era interpretato da Clint Eastwood e raccontava la storia del caporale nordista Jonathan McBarney che, dopo esser scampato alla cattura da parte di alcuni soldati sudisti, viene condotto nell’isolato collegio femminile della signora Martha, inizialmente solo come esempio di carità cristiana da offrire alle fanciulle. In pochi giorni il caporale riesce ad entrare nelle grazie tanto della direttrice quanto della sua socia Edwina, nonché delle stesse giovani educande del luogo, tanto che Martha non sembra più intenzionata a consegnarlo ai sudisti appena guarito, piuttosto ad offrirgli un posto da factotum.

L’ultimo film diretto da Sofia Coppola è stato A Very Murray Christmas con protagonista Bill Murray, realizzato in esclusiva per Netflix. Il film è uscito a dicembre 2015.

Nel cast di The Beguiled  oltre a Colin Farrell e Nicole Kidman, anche Elle Fanning e Kirsten Dunst.

L’inganno: recensione del film di Sofia Coppola

L’inganno: recensione del film di Sofia Coppola

A distanza di quattro anni da The Bling Ring, Sofia Coppola torna dietro la macchina da presa con un richiamo alle origini con L’inganno. Come fu per la sua Opera Prima (Il Giardino delle Vergini Suicide, 1999), la regista trae nuovamente spunto dalla letteratura, e segnatamente dal romanzo The Beguiled (intitolato anche A painted Devil) di Thomas Cullinan, edito nel 1966. A farle da controcanto però stavolta, trova un precedente di tutto rispetto: quel La Notte Brava del Soldato Jonathan di Don Siegel (1971) che portava sullo schermo nientepopodimeno che la presenza di un Clint Eastwood d’annata.

Siamo nel pieno della Guerra Civile americana. In una Virginia ormai presa d’assalto dalle truppe Nordiste, solo la magione di Miss Martha (Nicole Kidman) sopravvive – a stento – nella campagna rurale. La villa è abitata da poche donne – due istitutrici e cinque alunne – uniche volenterose sopravvissute all’esodo di massa dei sudisti verso territori più pacifici. La vita delle fanciulle è però scombussolata dall’entrata in scena di un soldato nordista ferito, il Caporale John McBurney (Colin Farrell), che chiede loro asilo e assistenza medica. Col passare del tempo la presenza maschile porterà a galla i desideri sessuali sopiti delle donne più adulte, mettendole per forza di cose l’una contro l’altra. Sino al precipitare degli eventi finale.

L’inganno, il film

Sofia Coppola vince con questo film il premio per la Miglior Regia al Festival di Cannes 2017, dimostrando – se mai ce ne fosse stato ancora bisogno – di non essere solo una figlia d’arte (e autoproducendosi per la prima volta senza l’aiuto di papà Francis).

La regista svolge il suo lavoro con maestria, muovendo poco la macchina da presa come suo uso, e soffermandosi sui campi lunghi che preludono alle scene migliori.Tuttavia il difetto maggiore di questa pellicola risiede proprio nel suo essere un esercizio di stile “perfettino”. Pare che Sofia abbia fatto prendere lezioni di etichetta a tutte le protagoniste del suo film, affinché assumessero i tratti distintivi di una “vera fanciulla del Sud”. Etichetta che la stessa Coppola sembra applicare pedissequamente al suo film, e che per questo però pecca di coraggio.

La storia non azzarda abbastanza, tralasciando (volutamente o meno) tematiche spinose come la (quasi)pedofilia, la sessualità femminile e la tortura. Quel gioco “al dottore e all’ammalato” su cui ci si sofferma in diverse scene, avrebbe potuto dare l’imput per narrare un qualcosa di diverso. Invece si ha come l’impressione di trovarsi dinnanzi ad un’opera Incompiuta: un Misery Non Deve Morire senza l’infermiera psicopatica; un The Others senza fantasmi; un Via Col Vento senza Rhett.

L’inganno: primo trailer italiano del film di Sofia Coppola

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Ecco il primo trailer italiano del nuovo film di Sofia Coppola, L’inganno, con Colin Farrell, Kirsten Dunst, Nicole Kidman e Elle Fanning. Per la prima volta, la regista si cimenta con il genere western.

Il film segna il ritorno della Coppola dietro la macchina da presa a quattro anni dall’uscita al cinema del suo ultimo film, The Bling Ring, che aveva come protagonista Emma Watson. L’inganno è il remake del film diretto da Don Siegel e basato sul romanzo omonimo del 1966 scritto da Thomas P. Cullinan.

Il film originale era interpretato da Clint Eastwood e raccontava la storia del caporale nordista Jonathan McBarney che, dopo esser scampato alla cattura da parte di alcuni soldati sudisti, viene condotto nell’isolato collegio femminile della signora Martha, inizialmente solo come esempio di carità cristiana da offrire alle fanciulle. In pochi giorni il caporale riesce ad entrare nelle grazie tanto della direttrice quanto della sua socia Edwina, nonché delle stesse giovani educande del luogo, tanto che Martha non sembra più intenzionata a consegnarlo ai sudisti appena guarito, piuttosto ad offrirgli un posto da factotum.

L’ultimo film diretto da Sofia Coppola è stato A Very Murray Christmas con protagonista Bill Murray, realizzato in esclusiva per Netflix. Il film è uscito a dicembre 2015. Nel cast di The Beguiled  oltre a Colin Farrell e Nicole Kidman, anche Elle Fanning e Kirsten Dunst.

L’inganno: nuove foto dal film di Sofia Coppola

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L’inganno: nuove foto dal film di Sofia Coppola

Ecco nuove immagini dal prossimo film di Sofia Coppola, L’inganno, con protagonisti Nicole Kidman, Colin Farrell, Kirsten Dunst e Elle Fanning. Il film segna il ritorno della Coppola dietro la macchina da presa a quattro anni dall’uscita al cinema del suo ultimo film, The Bling Ring, che aveva come protagonista Emma Watson. L’inganno è il remake del film diretto da Don Siegel e basato sul romanzo omonimo del 1966 scritto da Thomas P. Cullinan.

Colin Farrell e Nicole Kidman nel trailer originale di L’Inganno di Sofia Coppola

Il film originale era interpretato da Clint Eastwood e raccontava la storia del caporale nordista Jonathan McBarney che, dopo esser scampato alla cattura da parte di alcuni soldati sudisti, viene condotto nell’isolato collegio femminile della signora Martha, inizialmente solo come esempio di carità cristiana da offrire alle fanciulle. In pochi giorni il caporale riesce ad entrare nelle grazie tanto della direttrice quanto della sua socia Edwina, nonché delle stesse giovani educande del luogo, tanto che Martha non sembra più intenzionata a consegnarlo ai sudisti appena guarito, piuttosto ad offrirgli un posto da factotum.

L’ultimo film diretto da Sofia Coppola è stato A Very Murray Christmas con protagonista Bill Murray, realizzato in esclusiva per Netflix. Il film è uscito a dicembre 2015. Nel cast di The Beguiled  oltre a Colin Farrell e Nicole Kidman, anche Elle Fanning e Kirsten Dunst.

L’inganno: la spiegazione del finale del film di Sofia Coppola

L’inganno: la spiegazione del finale del film di Sofia Coppola

L’inganno (qui la recensione), diretto da Sofia Coppola nel 2017, rappresenta un tassello affascinante e atipico nella filmografia della regista americana, nota per il suo stile intimista, rarefatto e al contempo profondamente estetico. Dopo aver raccontato il mondo adolescenziale e femminile in opere come Il giardino delle vergini suicide e Marie Antoinette, Coppola si confronta qui con il genere del dramma gotico, inserendo la sua visione in una storia ambientata durante la guerra civile americana. Pur restando fedele al suo sguardo sensibile e alla centralità dell’universo femminile, la regista rilegge il materiale di partenza in modo personale, asciutto e raffinato.

Il film è tratto dal romanzo A Painted Devil di Thomas P. Cullinan e rappresenta la seconda trasposizione cinematografica di questa storia dopo La notte brava del soldato Jonathan, diretto da Don Siegel nel 1971 e interpretato da Clint Eastwood. A differenza di quest’ultimo, che adottava una prospettiva prevalentemente maschile e incentrata sulla figura del soldato ferito accolto in una scuola femminile isolata, la versione di Coppola ribalta la prospettiva: al centro ci sono le donne, le loro emozioni, il potere silenzioso, le gelosie e la tensione crescente che scaturisce dall’intrusione maschile in un microcosmo fragile e chiuso.

Coppola rimuove volontariamente alcuni elementi più sensazionalistici e spinge l’attenzione sul non detto, sul desiderio represso e sulla tensione psicologica che si accumula tra i personaggi. Con un cast guidato da Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning e Colin Farrell, il film ha ottenuto una buona accoglienza critica e ha portato a Coppola il premio per la miglior regia al Festival di Cannes 2017. In questo articolo ci soffermeremo in particolare sul finale de L’inganno, analizzandone i passaggi chiave e offrendo una riflessione sul suo significato più profondo, anche in relazione alle scelte narrative della regista.

L'Inganno

La trama di L’inganno

Nel 1864 la Virginia è scossa dalla violenta Guerra di Secessione. A causa del conflitto, il collegio femminile diretto da Martha Farnsworth (Nicole Kidman) è rimasto completamente isolato e la donna si assicura che le sue studentesse siano sempre al sicuro dai malintenzionati, che si avventurano nel bosco circostante. Un giorno la piccola Amy (Oona Laurence) si imbatte però nel caporale nordista John McBurney (Colin Farrell), che vaga per la selva dopo essere stato gravemente ferito ad una gamba. Mossa a pietà, Amy conduce l’uomo nel collegio affinché venga curato.

Nonostante lo sconosciuto rappresenti una minaccia, la direttrice e l’insegnate Edwina Morrow (Kirsten Dunst) ne rimangono profondamente affascinate e accettano di tenerlo al sicuro fino al momento della sua guarigione. Deciso però a fuggire dal campo di battaglia, John si avvale dell’ascendente che esercita sulle donne, sperando di poter soggiornare a lungo nello sperduto collegio. Oltre a Martha ed Ewina, seduce però anche l’adolescente Alicia (Elle Fanning). Gli intrighi e le passioni, tuttavia, hanno un prezzo molto alto e le donne si riveleranno ben più abili del colonnello nello spietato gioco dell’inganno.

La spiegazione del finale del film

Nel terzo atto de L’inganno, dunque, la tensione accumulata durante la permanenza del caporale McBurney nella scuola femminile esplode in modo drammatico. Dopo essere stato sorpreso da Edwina nella camera da letto di Alicia, McBurney viene spinto giù dalle scale in un impeto di rabbia e disperazione. A causa della caduta, la sua gamba si danneggia gravemente e Martha, convinta che non ci siano alternative, decide di amputarla. Il gesto, per quanto presentato come medico, viene percepito da McBurney come una vendetta, innescando un’escalation di paranoia e ostilità che culmina con il soldato che minaccia le donne armato di pistola.

La situazione sembra poi rientrare quando Edwina si riavvicina a McBurney e i due progettano di fuggire insieme. Le donne, tuttavia, capiscono che l’uomo rappresenta ancora una minaccia per il fragile equilibrio della casa. Decidono allora di invitarlo a una cena d’addio, durante la quale gli servono funghi velenosi. McBurney, ignaro, accetta il pasto e muore poco dopo. Il giorno seguente, le donne cuciono il suo corpo in un sudario e lo depositano lungo la strada, affinché venga recuperato dalle truppe confederate. Il film si chiude con le ragazze affacciate sul portico, apparentemente tornate alla loro routine, ma segnate da quanto accaduto.

L'inganno

Il finale lascia volutamente aperta la questione morale: l’omicidio di McBurney è stato un atto di difesa o una vendetta? La verità, come suggerisce la regia di Sofia Coppola, è probabilmente ambigua. McBurney non è un puro villain: è un sopravvissuto, manipolatore, sì, ma anche vulnerabile, spaventato e in cerca di salvezza. Allo stesso tempo, le donne non sono semplici vittime o sante: agiscono con calcolo, paura, desiderio e frustrazione. Il confine tra vittima e carnefice si sfuma, e la casa si trasforma in un microcosmo dove potere, desiderio e controllo si intrecciano fino al punto di rottura.

Dal punto di vista tematico, il finale riflette perfettamente la poetica della regista: una riflessione sul desiderio femminile, sulla repressione, sull’ambiguità dei sentimenti e sulla tensione tra l’intimità e l’isolamento. L’ambiente chiuso e rarefatto della scuola si presta a una lettura quasi teatrale, dove ogni gesto assume un peso simbolico. L’avvelenamento di McBurney non è solo una punizione, ma anche un atto estremo di autodifesa e riaffermazione di controllo da parte di un gruppo di donne che, per una volta, non accettano più di essere strumentalizzate o dominate.

Infine, L’inganno si interroga anche sul ruolo della femminilità in contesti di potere sbilanciato. A differenza della versione del 1971 di Don Siegel, incentrata sul punto di vista maschile, il film di Coppola ribalta la prospettiva e mostra come l’invasione maschile possa minare un equilibrio costruito su fragili consuetudini. Le donne del film non agiscono spinte dalla crudeltà, ma da un bisogno disperato di proteggersi, di riconquistare uno spazio emotivo e fisico che sentivano minacciato. In questa chiave, il finale tragico diventa anche una riflessione profonda sulla solitudine, sul desiderio inespresso e sul prezzo della libertà.

L’Inganno: il poster italiano del film di Sofia Coppola

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L’Inganno: il poster italiano del film di Sofia Coppola

È stato diffuso il poster ufficiale italiano de L’Inganno, il film di Sofia Coppola che verrà presentato al prossimo Festival di Cannes. Nel cast Nicole Kidman, Colin Farrell e Elle Fanning. [nggallery id=3105]

L’Inganno – il trailer del film di Sofia Coppola

Il film segna il ritorno della Coppola dietro la macchina da presa a quattro anni dall’uscita al cinema del suo ultimo film, The Bling Ring, che aveva come protagonista Emma Watson. L’inganno è il remake del film diretto da Don Siegel e basato sul romanzo omonimo del 1966 scritto da Thomas P. Cullinan.

Colin Farrell e Nicole Kidman nel trailer originale di L’Inganno di Sofia Coppola

Il film originale era interpretato da Clint Eastwood e raccontava la storia del caporale nordista Jonathan McBarney che, dopo esser scampato alla cattura da parte di alcuni soldati sudisti, viene condotto nell’isolato collegio femminile della signora Martha, inizialmente solo come esempio di carità cristiana da offrire alle fanciulle. In pochi giorni il caporale riesce ad entrare nelle grazie tanto della direttrice quanto della sua socia Edwina, nonché delle stesse giovani educande del luogo, tanto che Martha non sembra più intenzionata a consegnarlo ai sudisti appena guarito, piuttosto ad offrirgli un posto da factotum.

L’ultimo film diretto da Sofia Coppola è stato A Very Murray Christmas con protagonista Bill Murray, realizzato in esclusiva per Netflix. Il film è uscito a dicembre 2015. Nel cast di The Beguiled  oltre a Colin Farrell e Nicole Kidman, anche Elle Fanning e Kirsten Dunst.

L’inganno: il nuovo trailer del film di Sofia Coppola

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L’inganno: il nuovo trailer del film di Sofia Coppola

Ecco un nuovo trailer de L’Inganno, il film di Sofia Coppola che verrà presentato al prossimo Festival di Cannes. Nel cast Nicole Kidman, Colin Farrell e Elle Fanning.

Ecco le immagini dal film con protagonisti Nicole Kidman, Colin Farrell, Kirsten Dunst e Elle Fanning. Il film segna il ritorno della Coppola dietro la macchina da presa a quattro anni dall’uscita al cinema del suo ultimo film, The Bling Ring, che aveva come protagonista Emma Watson. L’inganno è il remake del film diretto da Don Siegel e basato sul romanzo omonimo del 1966 scritto da Thomas P. Cullinan.

Colin Farrell e Nicole Kidman nel trailer originale di L’Inganno di Sofia Coppola

Il film originale era interpretato da Clint Eastwood e raccontava la storia del caporale nordista Jonathan McBarney che, dopo esser scampato alla cattura da parte di alcuni soldati sudisti, viene condotto nell’isolato collegio femminile della signora Martha, inizialmente solo come esempio di carità cristiana da offrire alle fanciulle. In pochi giorni il caporale riesce ad entrare nelle grazie tanto della direttrice quanto della sua socia Edwina, nonché delle stesse giovani educande del luogo, tanto che Martha non sembra più intenzionata a consegnarlo ai sudisti appena guarito, piuttosto ad offrirgli un posto da factotum.

L’ultimo film diretto da Sofia Coppola è stato A Very Murray Christmas con protagonista Bill Murray, realizzato in esclusiva per Netflix. Il film è uscito a dicembre 2015. Nel cast di The Beguiled  oltre a Colin Farrell e Nicole Kidman, anche Elle Fanning e Kirsten Dunst.

L’inganno perfetto: trailer con Helen Mirren e Ian McKellen

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L’inganno perfetto: trailer con Helen Mirren e Ian McKellen

La Warner Bros Italia ha diffuso il trailer ufficiale di L’inganno perfetto, il drama targato New Line Cinema, vede insieme per la prima volta sul grande schermo la premio Oscar Helen Mirren (“The Queen”) e Ian McKellen (“Il Signore degli Anelli”, “Gods and Monsters”), già candidato a due premi Oscar.

Bill Condon, lo sceneggiatore vincitore dell’Oscar per “Demoni e dei”, dirige e produce il film da una sceneggiatura di Jeffrey Hatcher (“Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto”), tratta dall’acclamato romanzo di Nicholas Searle.

L’inganno perfetto, la trama

Ne L’inganno perfetto Il genio della truffa Roy Courtnay (McKellen) non riesce a credere alla propria fortuna quando incontra online la benestante vedova Betty McLeish (Mirren). Mentre Betty gli apre le porte di casa e della sua vita, Roy rimane sorpreso scoprendosi affezionato alla donna: quella che sarebbe dovuta essere una truffa veloce e rapida si trasforma in un percorso da funambolo – il più infido della sua vita. Tra i protagonisti di “L’inganno perfetto” anche Russell Tovey (serie TV “Quantico”) e Jim Carter (serie TV “Downton Abbey”). Greg Yolen affianca Condon come produttore.

I produttori esecutivi sono Richard Brener, Andrea Johnston, Aaron L. Gilbert, Jason Cloth, Anjay Nagpal, Jack Morrissey e Nick O’Hagan. Nella squadra dietro le quinte, il direttore della fotografia Tobias Schliessler (“La bella e la bestia”, “Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto”) e lo scenografo John Stevenson (candidato BAFTA, “Burton and Taylor”), al montaggio Virginia Katz (“La bella e la bestia,” “Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto”) e per i costumi Keith Madden (miniserie “Patrick Melrose”, “Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto”).

La musica è del compositore candidato a due premi Oscar, Carter Burwell (“Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, “Carol”). “L’inganno perfetto”, girato a Londra e Berlino, sarà nelle sale cinematografiche dal 5 dicembre 2019.New Line Cinema presenta, in associazione con BRON Creative, una produzione 1000 Eyes, un film di Bill Condon, “The Good Liar”. Il film sarà distribuito da Warner Bros. Pictures.

L’inganno perfetto: la spiegazione del finale del film

L’inganno perfetto: la spiegazione del finale del film

Con L’inganno perfetto, Bill Condon (regista anche di La bella e la bestia e Il bacio della donna ragno) costruisce un thriller che si presenta inizialmente come una classica storia di truffe sentimentali, ma che progressivamente si trasforma in qualcosa di molto più oscuro e stratificato. Il film gioca con le aspettative dello spettatore, sfruttando la presenza magnetica di Ian McKellen e Helen Mirren per costruire un rapporto ambiguo, in cui fiducia e sospetto convivono fino all’ultimo momento.

Ma ciò che rende davvero significativo il film è il suo ribaltamento finale, che non è soltanto un colpo di scena, bensì una ristrutturazione totale del racconto. L’inganno perfetto non parla semplicemente di truffatori e vittime: racconta come il passato possa essere manipolato, riscritto e infine restituito sotto forma di vendetta. Il finale, in questo senso, non è una sorpresa fine a sé stessa, ma la chiave interpretativa che trasforma l’intera storia in una riflessione sulla memoria, sull’identità e sulla giustizia personale.

Dal gioco di seduzione alla trappola finale: spiegazione del finale come ribaltamento totale del punto di vista

Per gran parte del film, lo spettatore è portato a seguire il punto di vista di Roy Courtnay, un truffatore esperto che utilizza relazioni sentimentali per sottrarre denaro alle sue vittime. Il suo incontro con Betty McLeish sembra rientrare perfettamente in questo schema: una vedova apparentemente fragile, benestante e quindi ideale per essere manipolata. Tutto procede secondo copione, con Roy che costruisce lentamente un rapporto di fiducia fino ad arrivare al momento decisivo, quello del conto condiviso.

Eppure, già in questa fase, emergono segnali di dissonanza. Betty appare troppo disponibile, troppo incline a fidarsi, mentre alcune rivelazioni sul passato di Roy – in particolare la sua vera identità come Hans Taub – non producono le conseguenze che ci si aspetterebbe. Questo scarto tra aspettativa e reazione prepara il terreno per il ribaltamento finale, che cambia completamente la prospettiva.

Quando Roy torna a casa di Betty per recuperare il dispositivo necessario a completare la truffa, trova invece il vuoto. È in quel momento che il film svela la sua vera natura: Betty non è una vittima, ma l’architetto dell’intero piano. Il lungo flashback che segue non serve solo a spiegare le sue motivazioni, ma a riscrivere retroattivamente ogni evento precedente. Betty è in realtà Lilli, una donna segnata da un trauma profondo legato proprio a Hans Taub, che anni prima aveva distrutto la sua vita.

La rivelazione del passato – lo stupro, la rovina della famiglia, la persecuzione nazista – trasforma Roy da truffatore carismatico a figura profondamente corrotta e moralmente compromessa. Il suo tentativo finale di reagire, cercando di uccidere Betty, non è altro che l’ultimo riflesso di un sistema di potere che ormai non funziona più. Betty lo anticipa, lo neutralizza e lo consegna simbolicamente alle sue vittime precedenti, chiudendo il cerchio della sua vendetta.

Il significato profondo di un finale che trasforma la truffa in giustizia personale

Helen Mirren e Ian McKellen in L'inganno perfetto

Il cuore tematico di L’inganno perfetto risiede nella trasformazione della truffa in uno strumento di giustizia. Se all’inizio il film sembra raccontare un mondo in cui l’inganno è fine a sé stesso, il finale ribalta questa visione, mostrando come l’inganno possa diventare un mezzo per ristabilire un equilibrio morale.

Betty/Lilli incarna questa trasformazione. La sua identità è costruita, stratificata, performativa: non è semplicemente una copertura, ma un dispositivo narrativo attraverso cui riesce a attirare Roy nella sua trappola. La sua vendetta non è impulsiva, ma pianificata con precisione chirurgica, nel corso di anni. Questo la distingue radicalmente da Roy, il cui inganno è sempre stato opportunistico, immediato, privo di profondità emotiva.

Il tema della memoria è centrale. Lilli non dimentica, non rielabora, ma conserva il trauma come motore della propria esistenza. La sua vendetta è, in un certo senso, una forma di memoria attiva: un modo per impedire che il passato venga cancellato o ridotto a un semplice episodio. Roy, al contrario, vive nella negazione del passato, cambiando identità e costruendo nuove vite per sfuggire alle conseguenze delle sue azioni.

Il finale suggerisce che l’identità non può essere completamente riscritta. Non importa quanto Roy abbia cercato di reinventarsi: il suo passato lo raggiunge e lo definisce. Betty, invece, utilizza la costruzione identitaria come arma, dimostrando che l’inganno può essere più potente della verità quando è guidato da uno scopo preciso.

Il thriller della menzogna e il confronto con il genere del “con movie”

Helen Mirren e Ian McKellen nel film L'inganno perfetto

Nel contesto del cinema contemporaneo, L’inganno perfetto si inserisce nel filone dei cosiddetti “con movie”, film incentrati su truffe e manipolazioni. Tuttavia, Bill Condon utilizza questo genere come punto di partenza per costruire qualcosa di più complesso. A differenza di altri film simili, dove l’inganno è spesso spettacolarizzato e quasi celebrato, qui viene progressivamente svuotato del suo fascino per rivelarne la dimensione etica.

La scelta di affidare i ruoli principali a Ian McKellen e Helen Mirren è fondamentale in questo senso. Entrambi portano con sé un bagaglio di autorevolezza che rende credibile il gioco di maschere, ma anche la sua decostruzione. Il loro confronto non è solo narrativo, ma simbolico: rappresenta lo scontro tra due modi diversi di intendere l’inganno.

Il film dialoga implicitamente con altri titoli del genere, ma se ne distacca per il suo approccio più cupo e meno ironico. Non c’è complicità con lo spettatore, né piacere voyeuristico nell’assistere alla truffa. Al contrario, il film costruisce un progressivo senso di disagio, che culmina nel finale, dove ogni elemento ludico viene sostituito da una dimensione tragica.

Anche la struttura narrativa contribuisce a questo effetto. Il ribaltamento finale non è un semplice twist, ma una riorganizzazione dell’intero racconto, che costringe lo spettatore a riconsiderare ogni scena precedente. In questo senso, il film si avvicina più a un dramma psicologico che a un thriller tradizionale.

Chi è davvero la vittima? Implicazioni morali di un finale senza redenzione

L'inganno Perfetto

La domanda che il film lascia aperta riguarda la definizione stessa di vittima. Roy è senza dubbio colpevole, ma la sua punizione – fisica, psicologica, definitiva – solleva interrogativi sulla natura della giustizia esercitata da Betty. La sua vendetta è comprensibile, ma non per questo priva di ambiguità.

Il destino finale di Roy, ridotto a una condizione di totale dipendenza dopo l’ictus, rappresenta una forma di punizione che va oltre la morte. È una condanna alla consapevolezza, alla memoria, all’impossibilità di sfuggire a ciò che è stato. In questo senso, il film suggerisce che la vera giustizia non è eliminare il colpevole, ma costringerlo a confrontarsi con le proprie azioni.

Tuttavia, anche Betty paga un prezzo. La sua vita è stata interamente definita dalla vendetta, e il suo successo finale non cancella il trauma originario. Il film non offre una vera catarsi, ma una chiusura amara, in cui nessuno esce realmente vincitore.

In ultima analisi, L’inganno perfetto mette in discussione l’idea stessa di verità. Se tutto può essere costruito, manipolato, performato, allora la distinzione tra realtà e finzione diventa sempre più sfumata. Il film non fornisce risposte definitive, ma invita lo spettatore a interrogarsi su quanto sia disposto a fidarsi di ciò che vede – e su quanto, invece, sia già parte di un inganno più grande.ù

GUARDA ANCHE:  L’Inganno Perfetto: intervista a Helen Mirren e Ian McKellen

L’Inganno Perfetto: intervista a Helen Mirren e Ian McKellen

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L’Inganno Perfetto: intervista a Helen Mirren e Ian McKellen

Helen Mirren e Ian McKellen hanno parlato di Bill Condon e de L’Inganno Perfetto, di come sono arrivati a recitare nel film, dal 5 dicembre in sala distribuito da Warner Bros, e di quanto hanno amato lavorare insieme.

Bill Condon, lo sceneggiatore vincitore dell’Oscar per “Demoni e dei”, dirige e produce il film da una sceneggiatura di Jeffrey Hatcher (“Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto”), tratta dall’acclamato romanzo di Nicholas Searle.

L’inganno perfetto, la trama

Il genio della truffa Roy Courtnay (McKellen) non riesce a credere alla propria fortuna quando incontra online la benestante vedova Betty McLeish (Mirren). Mentre Betty gli apre le porte di casa e della sua vita, Roy rimane sorpreso scoprendosi affezionato alla donna: quella che sarebbe dovuta essere una truffa veloce e rapida si trasforma in un percorso da funambolo – il più infido della sua vita. Tra i protagonisti di “L’inganno perfetto” anche Russell Tovey (serie TV “Quantico”) e Jim Carter (serie TV “Downton Abbey”). Greg Yolen affianca Condon come produttore.

I produttori esecutivi sono Richard Brener, Andrea Johnston, Aaron L. Gilbert, Jason Cloth, Anjay Nagpal, Jack Morrissey e Nick O’Hagan. Nella squadra dietro le quinte, il direttore della fotografia Tobias Schliessler (“La bella e la bestia”, “Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto”) e lo scenografo John Stevenson (candidato BAFTA, “Burton and Taylor”), al montaggio Virginia Katz (“La bella e la bestia,” “Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto”) e per i costumi Keith Madden (miniserie “Patrick Melrose”, “Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto”).

La musica è del compositore candidato a due premi Oscar, Carter Burwell (“Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, “Carol”). “L’inganno perfetto”, girato a Londra e Berlino, sarà nelle sale cinematografiche dal 5 dicembre 2019.New Line Cinema presenta, in associazione con BRON Creative, una produzione 1000 Eyes, un film di Bill Condon, “The Good Liar”. Il film sarà distribuito da Warner Bros. Pictures.

L’inganno di Sofia Coppola da domani in DVD e Blu-ray

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L’inganno di Sofia Coppola da domani in DVD e Blu-ray

Colin Farrell, Nicole Kidman, Kristen Dunst e Elle Fanning sono i protagonisti del seducente dramma L’inganno diretto dal Premio Oscar, Sofia Coppola.

Il premio Oscar Sofia Coppola (Lost in Translation) realizza il thriller d’atmosfera L’INGANNO, disponibile in DVD  e BLU-RAY da domani con Universal Pictures Home Entertainment Italia. Per questo film Sofia Coppola si è aggiudicata il premio per la miglior regia al Festival di Cannes 2017. Focus Features è orgogliosa di presentare le straordinarie interpretazioni di un cast d’eccezione: il vincitore del Golden Globe Colin Farrell (In Bruges – La coscienza dell’assassino), il premio Oscar Nicole Kidman (Big Little Lies), la candidata ai Golden Globe Kirsten Dunst (Fargo), Elle Fanning (Maleficent), Addison Riecke (I Thuderman) e Emma Howard (Transparent).

L’INGANNO è ambientato durante la Guerra Civile, in un collegio di ragazze del sud. Le giovani protette ospitano un soldato nemico ferito, ma mentre il soldato viene nascosto e curato, la casa è pervasa da un’atmosfera di tensioni sessuali e pericolose rivalità. I tabù crollano e gli eventi prendono una piega inaspettata.  

L’inganno CONTENUTI EXTRA NEL BLU-RAY:

  • Un cambio di prospettiva
  • Stile del Sud

L’inganno CONTENUTI EXTRA NEL DVD:

  • Un cambio di prospettiva
  • Stile del Sud

INFORMAZIONI TECNICHE BLU-RAY:

  • Genere: Drammatico
  • Dischi: 1
  • Durata: 1 ora e 25 minuti ca. 
  • Video: 1080i/p High-Definition 1.66:1 16:9
  • Audio: Inglese DTS-HD Master Audio 5.1; Italiano, Francese DTS Digital Surround 5.1
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  • Sottotitoli: Italiano, Inglese per non udenti, Francese, Olandese
  • Contenuti Speciali: · Un cambio di prospettiva · Stile del Sud

 INFORMAZIONI TECNICHE DVD:

  • Genere: Drammatico
  • Dischi: 1
  • Durata: 1 ora e 25 minuti ca. 
  • Audio: Italiano, Inglese, Francese – Dolby Digital 5.1
  • Sottotitoli: Italiano, Inglese non udenti, Francese, Olandese
  • Contenuti Speciali: · Un cambio di prospettiva · Stile del Sud

 

L’infortunio di Pedro Pascal non influirà sulla data di inizio della produzione di The Last Of Us

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Pedro Pascal ha fatto una dichiarazione domenica presentandosi ai Golden Globes con un’imbracatura per il braccio abbinata al suo completo nero. Si è scoperto che la star di The Last of Us si è rotta la spalla in una caduta, “cosa che può succedere a chiunque”, ha dichiarato all’AP.

In rete i fan si sono subito preoccupati che l’attore fosse stato messo fuori gioco per l’inzio della produzione dell’attesissima seconda stagione della serie HBO ma l’infortunio di Pedro Pascal non dovrebbe ritardare la produzione di The Last of Us, che dovrebbe iniziare il mese prossimo per un lancio previsto nel 2025.

The Last of Us è stata rinnovata dopo aver ottenuto la seconda più grande risultato di première dal lancio di Boardwalk Empire nel 2010. Il dramma del creatore di Chernobyl, Craig Mazin e Neil Druckmann, ha ottenuto 8 vittorie agli Emmy durante le cerimonie Creative Arts del fine settimana, tra cui due per Outstanding Guest Actors (Nick Offerman e Storm Reid). La serie è in lizza per la categoria Outstanding Drama Series (serie drammatica), mentre Pedro Pascal, insieme alla sua partner Bella Ramsey, concorre nelle categorie degli attori.

Basato sull’omonimo videogioco del 2013 di Naughty Dog, The Last of Us segue una coppia improbabile, Joel ed Ellie, mentre navigano nel mondo infettato da funghi. La sinossi di The Last of Us recita: “Dopo che una pandemia globale distrugge la civiltà, un sopravvissuto incallito prende in carico una ragazza di 14 anni che potrebbe essere l’ultima speranza dell’umanità“.

Oltre a Mazin, anche lo scrittore del gioco originale Neil Druckmann è uno degli sceneggiatori e registi della serie. La prima stagione è interpretata, tra gli altri, da Gabriel Luna nel ruolo di Tommy, Nick Offerman nel ruolo di Bill, Murray Bartlett nel ruolo di Frank, Merle Dandridge nel ruolo di Marlene, Anna Torv nel ruolo di Tess, Rutina Wesley nel ruolo di Maria e Storm Reid nel ruolo di Riley Abel. La seconda stagione dovrebbe coprire anche il sequel del videogioco, intitolato The Last of Us Part II.

L’infiltrata: recensione del film spagnolo con Carolina Yuste

L’infiltrata: recensione del film spagnolo con Carolina Yuste

Questo film è basato sulla storia vera dell’agente di polizia Elena Tejada che ha trascorso otto anni infiltrandosi segretamente nella Euskadi Ta Askatasuna (ETA), l’organizzazione armata nazionalista di sinistra che lottava per l’indipendenza dalla Spagna. L’infiltrata della regista Arantxa Echevarría si è aggiudicato ben due premi, anche quello come miglior film in ex aequo con Bus 47, durante la 39° edizione dei Goya, i principali riconoscimenti del cinema spagnolo.

La trama di L’infiltrata

Sullo sfondo della Spagna degli anni Novanta, assistiamo alla storia della poliziotta Aranzazu Berradre Marín, pseudonimo della vera agente Elena Tejada, che a 22 anni è riuscita a infiltrarsi nel nucleo della banda terroristica ETA. La giovane dopo aver trascorso diversi anni infiltrata negli ambienti della “izquierda abertzale” (“sinistra patriottica”) come simpatizzante dell’organizzazione terroristica, ottiene ciò che voleva: essere contattata dai terroristi. Due membri dell’organizzazione, che hanno l’obiettivo di preparare diversi attentati, infatti hanno bisogno di lei per farsi ospitare nel suo appartamento a San Sebastián.

Da questo momento inizia la missione più difficile della sua vita, informare i suoi superiori della polizia nazionale, mentre convive con dei criminali che non si fidano ma cercando di mantenere la sua identità segreta e sopravvivere alla pericolosa situazione che la circonda. Come si vede nel film per quasi un decennio, l’agente Marín si è trovata ad affrontare situazioni pericolose per la vita mentre scortava membri di alto livello dell’ETA in luoghi segreti, attraversando il confine con la Francia per farlo, partecipando attivamente alle rivolte durante le proteste indipendentiste basche, “celebrando” gli omicidi di colleghi poliziotti e persino vivendo per quasi due anni con i leader dell’ETA.

Carolina Yuste l’unica protagonista

Il film di Arantxa Echevarría cattura lo spettatore proponendo un action thriller avvincente ed efficace, che espone la protagonista a pericoli costanti. L’attrice Carolina Yuste nei panni dell’agente infiltrata offre una superba interpretazione di questa giovane donna con un forte senso del dovere, disposta a tutto per smantellare un’organizzazione terroristica. La sua determinazione a perseverare nonostante i rischi, il suo impegno e il suo coraggio non oscurano la paura e la vulnerabilità che prova di fronte a diverse situazioni complesse. La sua eccellente interpretazione infatti le è persino valsa un Premio Goya come miglior attrice a distanza di qualche anno dal Premio Goya come miglior attrice non protagonista per Carmen y Lola diretto sempre dalla stessa regista. Nel film comunque è anche ben supportata da Luis Tosar, che interpreta “El Inhumano” il suo superiore e colui che guida la missione. In alcune scene, i due riescono a creare un legame più personale, navigando abilmente le sfumature tra condotta strettamente professionale e momenti più sentimentali. 

L’infiltrata non racconta tanto la storia della poliziotta nel senso più ampio ed epico, quanto piuttosto il suo racconto personale di una donna sotto copertura nella più straziante delle realtà quotidiane. In altre parole ci si concentra sulla disperazione e la solitudine che ha dovuto affrontare di fronte alla possibilità di essere scoperta e lo fa senza trascurare l’altra ansia: quella di vedersi e riconoscersi sola in un mondo di uomini. La maggior parte dei membri dell’ETA erano uomini, la maggior parte degli ufficiali erano uomini e tutti i comandanti, da entrambe le parti, erano maschi. Ma al di là dei numeri e delle statistiche, ciò che conta è l’atteggiamento, la mentalità, il sistema nel suo senso più diffuso e questo era offensivamente patriarcale.

Un film che racconta la Spagna

Il film esplora una parte della storia spagnola mostrando una posizione distinta sulla lotta al terrorismo dal punto di vista della polizia e del governo spagnoli. Questo può creare una visione un po’ parziale, dando l’impressione che la voce del popolo basco stesso sia assente su alcune questioni, ma allo stesso tempo il messaggio del film è estremamente chiaro e non cerca di nasconderlo. Inoltre, offre una forte critica al sessismo prevalente all’interno delle forze di polizia e alla mancanza di sostegno alle donne in ruoli di paritàLo spettatore è invitato a non lasciarsi travolgere dall’infinito torrente di cliché sull’ETA, ma a guardare l’altro lato; dove l’ideologia più brutale e il patriottismo più pomposo si fondono fino a un nauseante machismo. Il tono teso e carico di suspense contribuisce a creare l’atmosfera ideale per questo thriller, in cui non solo la protagonista, ma tutti coloro che sono coinvolti nella missione, sono in pericolo e devono lottare contro il tempo per evitare di essere scoperti. 

Per concludere L’infiltrata è un film tanto interessante quanto avvincente, grazie alla sua ispirazione a eventi reali, all’atmosfera tesa che crea e alle ottime interpretazioni del cast. Forse la sua prospettiva è un po’ di parte, ma come opera di finzione funziona bene.

L’infaticabile Barry Pepper

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Barry Pepper, approfittando del differimento delle riprese di The Lone Ranger, lavorerà in altri due film