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In guerra e in amore: trailer del nuovo film di Pif

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In guerra e in amore: trailer del nuovo film di Pif

Il canale Youtube della 01Distribution ha diffuso il primo trailer di In guerra e in amore, il nuovo film da regista di Pif (Pierfrancesco Diliberto), che torna sul grande schermo dopo il travolgente successo de La mafia uccide solo d’estate.

In guerra per amore in preapertura per la Festa del Cinema di Roma 2016

Di seguito il video:

Di seguito la trama del film: 1943. Mentre il mondo è nel pieno della seconda guerra mondiale, Arturo vive la sua travagliata storia d’amore con Flora. I due si amano, ma lei è la promessa sposa del figlio di un importante boss di New-York. Per poterla sposare, il nostro protagonista deve ottenere il sì del padre della sua amata che vive in un paesino siciliano. Arturo, che è un giovane squattrinato, ha un solo modo per raggiungere l’isola: arruolarsi nell’esercito americano che sta preparando lo sbarco in Sicilia, l’evento che cambierà per sempre la storia della Sicilia, dell’Italia e della Mafia.

In guerra per amore sarà presentato in preapertura il 12 ottobre alla Festa del Cinema di Roma 2016 e uscirà nei cinema giovedì 27 ottobre.

Protagonisti del film, al fianco di Pif che è anche il regista, ci sono Miriam Leone, Andrea Di Stefano e Stella Egitto.

In guardia!: il film francese contro la violenza sulle donne

In guardia!: il film francese contro la violenza sulle donne

Il 25 novembre è la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, un momento molto importante di riflessione su una problematica tristemente sempre più diffusa in Italia ma anche nel mondo intero. Le testimonianze intorno tale tema sono molte e tutte fondamentali per poterlo comprendere da più punti di vista. Anche il cinema ha negli anni partecipato a tale dibattito, proponendo film con al centro donne decise a non farsi intimidire e a riprendere in mano le proprie vite. Film recenti come Una donna promettente o Anche io, passando per serie come The Handmaid’s Tale ne sono un esempio. Ad essi si aggiunge anche il francese In guardia!.

Il film è l’opera prima da regista dell’attrice Alexandra Lamy ed è l’adattamento cinematografico della graphic novel del 2019 “Touchées” di Quentin Zuitton, edita in Francia da Payot. Come il titolo lascia intuire, le donne protagoniste di questo racconto si trovano a doversi mettere in guardia dalle violenze nei loro confronti e per farlo uniscono le forze, praticando uno sport che diventa metafora di ciò che la vita richiede loro. In guardia! è però prima di tutto una storia di solidarietà e speranza, che parte dai traumi subiti per compiere un vero e proprio percorso di guarigione alla riscoperta di sé e delle proprie capacità.

Si tratta dunque di un ottimo titolo, meno noto rispetto ad altri e proprio per questo da scoprire, con cui riflettere su queste tematiche ogni giorno sempre più drammaticamente urgenti, su cui urge un profondo cambiamento culturale e sociale. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama di In guardia!

Il film ha per protagoniste tre donne vittime di violenze e abusi. La prima è Lucie, che dorme sempre con un coltello a portata di mano, vivendo con una paura perenne degli uomini. C’è poi Tamara, che è invece una combattiva e decisa a non essere mai più vittima si trasforma in aggressore. Infine c’è Nicole, che ha scelto di isolarsi, di diventare invisibile per non essere più presa di mira. Il destino di queste tre donne cambia quando Lucie decide di allontanarsi il più possibile dall’ex marito violento e di trasferirsi con il figlio Leo a Anduze, piccolo comune nel sud della Francia.

E lì che incontra le altre due donne, con le quali instaura subito una profonda e sincera amicizia. Decise a non lasciarsi vincere dalle loro paure, tutte e tre decidono poi di iniziare a seguire un corso si scherma: imparano così ad attaccare e a difendersi, a toccare e farsi toccare. Quello sport si rivela dunque per loro un vero e proprio percorso terapeutico che le porterà passo dopo passo a riprendere in mano le loro vite e a non dover più avere paura di ciò che fino a quel momento le ha intimorite. Ma sconfiggere i propri traumi ovviamente non sarà semplice.

Il cast di In guardia!

A recitare nel film si ritrovano attori francesi forse poco noti a livello internazionale, ma che vantano partecipazioni a film noti anche al di fuori dei confini francesi. Nel ruolo di Lucie vi è l’attrice Melanie Doutey, nota anche per i film 7 uomini a mollo, Paradise Beach e Post Partum. L’attrice Claudia Tagbo, vista in Il club dei divorziati e Non sposate le mie figlie 2, intrepreta invece Nicole, mentre Chloe Jouannet è Tamara. Quest’ultima si è fatta notare grazie al film Un’estate in Provenza e alle serie Infidèle e Derby Girl. Completano poi il cast Hugo Fie’ nel ruolo di Le Kiné, mentre Hugo Diego Garcia interpreta Lucas.

Il trailer di In guardia! e dove vedere il film in streaming e in TV

Sfortunatamente In guardia! non è presente su nessuna delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Tuttavia, il film è presente, in prima visione assoluta, nel palinsesto televisivo di venerdì 24 novembre alle ore 21:20 sul canale Rai 3. Sarà dunque possibile vederlo in quell’occasione, ritrovandolo poi – per un periodo limitato di tempo – anche sulla piattaforma Rai Play.

In grazia di Dio: la conferenza stampa con Edoardo Winspeare

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In grazia di DioEdoardo Winspeare entra nella sala della Casa del cinema di Roma dopo la proiezione del suo ultimo film, In grazia di Dio, insieme al suo cast: una maggioranza netta di donne, quattro e l’unico uomo quasi protagonista, che, rivelerà in seguito, è anche il socio della sua casa di produzione.

La prima domanda riguarda infatti il cast:

Come ha messo insieme i personaggi del suo film?

Winspeare risponde presentando ogni singolo personaggio, a lui legato, a partire dalla protagonista Celeste Casciaro, sua moglie, Laura sua figlia fino all’amica con la passione per la recitazione, mostrando ciò che è il sogno di molti coloro che vorrebbero fare cinema: mettere insieme un team affiatato di amici o colleghi, con il quale lavorare.

Come è stato il lavoro sulla fotografia?

Afferma Winspeare che “uno dei registi che amo di più è Terrence Malick, e nei suoi film spesso la luce è in macchina, o in controluce, nella scena del bacio ho avuto, grazie al tramonto, l’occasione di realizzare un’inquadratura simile, e ne ho approfittato. Per il resto, il direttore della fotografia è stato molto bravo, all’inizio del film la luce è fredda, industriale, distante, mano a mano che Adele si sposta in campagna, ritrova le sue radici, il sorriso, l’amore, la luce si fa più calda, accogliente, materna. La terra, da arida e rifiutante, diventa di nuovo accogliente.”

In grazia di Dio recensioneCi sono stati problemi di produzione?

Il produttore, presente in sala ci dice che “non ci sono stati molti problemi, una volta messo insieme il budget tutto è filato liscio. Certo il budget non era altissimo e siamo comunque ricorrere alla gentilezza degli abitanti del paese. Per ringraziarli abbiamo allora pensato al cosiddetto “pacco-baratto”, alcuni servizi in cambio di altri servizi: un dentista addirittura ha messo a disposizione diversi buoni per la pulizia dei denti.

In grazia di Dio: clip del film di Edoardo Winspeare

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In grazia di Dio: clip del film di Edoardo Winspeare

Guarda la nuova clip del film In grazia di Dio di Edoardo Winspeare. 

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In grazia di Dio recensione“In grazia di Dio”, frutto di un’originale formula produttiva ed ecologica che si ispira alla storia del film, è prodotto da Alessandro Contessa, Gustavo Caputo e lo stesso Winspeare per Saietta Film con Rai Cinema, in associazione con Banca Popolare Pugliese e Luigi de Vecchi, con il sostegno di Apulia Film Commission, in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Agricole della Regione Puglia.

Quattro donne si rifugiano in campagna in seguito al fallimento della piccola impresa a conduzione familiare, travolta dalla generale crisi economica. Il lavoro della terra e il baratto dei prodotti – contro ogni aspettativa – sono l’occasione per un nuovo inizio, la possibilità di una nuova vita. 

Un film ecologico, a impatto zero.  Una piccola storia sulla felicità.

In grazia di Dio recensione del film di Edoardo Winspeare

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In grazia di Dio recensione del film di Edoardo Winspeare

Finis Terrae: Leuca. La crisi che ha messo in ginocchio l’intera Europa colpisce anche la piccola fabbrica che Adele porta avanti con suo fratello Vito, sono costretti a chiudere. Vito, dopo aver tentato i soldi facili sobillato dall’ex marito di Adele, abituato a vivere di espedienti, parte per la Svizzera. Adele, sua sorella Maria Concetta, con la passione per la recitazione e sua figlia Ina si trasferiscono nella casa di campagna della madre di Adele, dove iniziano a coltivare la terra. La vita scorre e si trasforma, la terra diventa nuova fonte di vita.

In grazia di Dio recensioneEdoardo Winspeare, nome “straniero” che però da quasi un decennio racconta con i suoi film il Salento, terra di confine, terra di conquista, da parte dei ricchi stranieri e italiani che vogliono accaparrarsi la sua naturale bellezza. Ma non tutto è in vendita, dicono le donne di questo film, soprattutto i legami famigliari e il legame con la terra di origine.

Winspeare realizza un film definito “a km 0” perchè girato con gente del luogo, attori non professionisti, nel luogo stesso di appartenenza e valorizzando, grazie anche alle forze locali come l’Apulia Film Commission e la Banca Popolare Pugliese un film la cui storia prende molto spunto dalla realtà che viviamo in questi anni.

Ciò che è diverso dal solito è la forza delle quattro protagoniste, tutte donne, di tre generazioni diverse, ma con lo stesso sangue, che dimostrano nei loro gesti, nelle loro parole, il loro attaccamento all’unica cosa di cui non ci si può liberare: la propria origine. Sono donne in ribellione con loro stesse, ma che restano sempre ferme nello stesso punto, che si ribellano per poi accettare, che urlano per poi tacere. La ribellione è più una sopravvivenza, ma forse è anche l’unico modo per poter andare avanti. Il territorio è ricchezza e gabbia allo stesso tempo, pare. Una madre acida da cui scappare, ma alla quale alla fine, non si può che tornare.

Ci sono echi di neorealismo, di padron ‘Ntoni e di Terra Trema, ma anche di cinema italiano più recente come Speriamo che sia femmina di Mario Monicelli, con il quale condivide molti aspetti ma sicuramente dal quale si distacca per la scelta di un cast tutto femminile ma di attrici non professioniste, che però rendono perfettamente le modalità di relazione e anche di pensiero, delle donne che rappresentano.

In fuga dall’incubo: la spiegazione del finale del film

In fuga dall’incubo: la spiegazione del finale del film

Il termine “guilty pleasure” dovrebbe sicuramente essere sinonimo di qualsiasi contenuto prodotto dalla Lifetime Network. Non sarebbe sbagliato classificare i “film Lifetime” come un genere cinematografico a sé stante, perché questi film sono unici nel loro genere. Anche se le loro storie assomigliano al mondo in cui viviamo, il mondo dei film Lifetime è qualcosa di diverso. Uno dei loro ultimi film, il thriller In fuga dall’incubo (il cui titolo originale è Hiding From My Husband) – diretto da – non fa eccezione.

Anche se all’inizio sembra che i realizzatori abbiano effettivamente cercato di sviluppare una trama adeguata e intrigante, alla fine il film abbraccia la sua personalità Lifetime e si trasforma in qualcosa di assolutamente assurdo. È probabile che gli spettatori provino più senso di colpa che piacere guardando questo film, ma qui ci concentriamo sul fornire una spiegazione degli eventi che si svolgono in In fuga dall’incubo.

La trama di In fuga dall’incubo

Quello che succede è esattamente quello che suggerisce il titolo (più quello originale che non quello italiano). E In fuga dall’incubo indica chiaramente di cosa si tratta già nel titolo stesso. Jessica e Peter sono una coppia in un matrimonio già destinato al fallimento, e la colpa è solo di Peter. L’uomo è un enorme campanello d’allarme e Jessica non vede l’ora di allontanarsi da lui. Subito dopo che Peter esce per andare al lavoro una bella mattina, Jessica fa le valigie, prende il passaporto e una busta, tira fuori una mazzetta di contanti dall’armadio e scappa di casa.

Per rendere le cose più drammatiche, Peter torna con un ramoscello d’ulivo e la scusa di aver dimenticato il portatile a casa, e Jessica esce proprio in quel momento. Infatti, Peter la raggiunge proprio mentre sta per prendere il taxi. Jessica sale comunque sul taxi ed evita qualsiasi confronto. La cosa successiva che fa è ciò che qualsiasi persona logica farebbe in una situazione del genere: va a prendere suo figlio Noah a scuola, dove Peter li raggiunge, ma Jessica riesce a scappare. Peter non riesce a raggiungerla e Jessica riesce a fuggire nella pittoresca isola dove vive sua sorella Rachel.

Lei, che è un avvocato, promette di aiutare sua sorella e suo nipote, sia professionalmente che personalmente. Jessica non impiega molto tempo a trovare una vita più sana al di fuori del suo matrimonio tossico, poiché sua sorella le trova una casa e un lavoro nella scuola locale, dove anche Noah inizia a frequentare. Fortunatamente per Jessica, Noah, per essere un bambino di dieci anni, sembra essere sinceramente comprensivo e premuroso nei confronti della madre.

Kelly Fields nel film In fuga dall'incubo
Kelly Fields nel film In fuga dall’incubo

La vita dopo Peter

Come ci si potrebbe aspettare, Peter si comporta come Liam Neeson in Io vi troverò con sua moglie e suo figlio e minaccia Jessica insieme a molte scuse e manipolazioni dolci che comportano il trasferimento di una ingente somma di denaro sul conto della donna. Trovare sua moglie e suo figlio sembra essere un compito difficile per lui, dato che non sa dove vive Rachel e Rachel si rifiuta di intrattenere suo cognato in qualsiasi modo possibile.

Sull’isola, Noah fa amicizia con un uomo di nome Cory, che ha quasi la stessa età di suo padre, il che mette Jessica a disagio. Cory, un uomo dai modi gentili, si rivela essere un tuttofare che ripara la nuova casa di Jessica. Nonostante l’uomo sembri completamente innocuo, Jessica sente che c’è qualcosa di strano in lui. Incontra poi un altro uomo di nome Matt, che è un insegnante di musica nella sua scuola.

Matt si rivela un uomo sensibile, compassionevole e affascinante che va d’accordo con Jessica. Ma il passato continua a tormentare Jessica, che sente ancora il peso del suo trauma e nota un’auto che la segue ovunque. Diventa paranoica pensando che Peter la stia seguendo e che la sua nuova vita stia per essere rovinata. Ma sembra che la vita abbia davvero altri piani per la nostra protagonista, poiché Rachel le dice presto che Peter è morto in un incidente assurdo.

Cosa succede nel finale di In fuga dall’incubo

Nonostante i media abbiano praticamente confermato la morte dell’imprenditore tecnologico Peter, Jessica non sembra crederci. La sua paranoia continua ad aumentare quando si sveglia notte dopo notte e scopre che qualcuno sta entrando ripetutamente in casa sua. Vediamo anche la sagoma di un uomo e intuiamo che sta succedendo qualcosa di sinistro. Tuttavia, la paranoia di Jessica viene rapidamente liquidata da sua sorella, e Rachel afferma di aver persino visto il rapporto sulla morte di Peter firmato dal medico legale in persona.

Ma quando Jessica chiede a sua sorella di mostrarle il rapporto, Rachel tergiversa. Nel frattempo, le cose si complicano un po’ tra Matt e Jessica, con la donna che sta attraversando tutte queste difficoltà. Tuttavia, Matt sembra capire tutto e continua a darle il suo sostegno. Anche Noah stringe un legame con l’insegnante di musica. In un film come In fuga dall’incubo, dopo un certo punto, la grande rivelazione diventa l’elemento centrale, e quando questo film raggiunge quel punto, Jessica non solo ha ragione sul fatto che qualcuno si sia introdotto in casa sua, ma l’intruso non è altro che il tuttofare, Cory.

Ian Reier Michaels e Kelly Fields in In fuga dall'incubo
Ian Reier Michaels e Kelly Fields in In fuga dall’incubo

Questo dimostra solo che Jessica aveva sempre ragione sul fatto che quell’uomo fosse strano. Per non parlare del fatto che, nel bel mezzo di tutta questa monotonia, il telefono di Noah viene rubato da Cory, che spaventa ulteriormente Jessica inviandole delle foto di lei che dorme in casa. Tuttavia, Cory viene catturato dalla polizia mentre irrompe in casa una notte, e Matt arriva al momento giusto per essere il cavaliere senza macchia e senza paura di Jessica. Rachel si precipita a casa della sorella e ammette di essersi sbagliata su Cory, dopotutto.

Si scopre che Cory è entrato e uscito da centri di riabilitazione e ha gravi problemi di salute mentale. In fuga dall’incubo avrebbe potuto finire a questo punto, ma i realizzatori del film non hanno resistito alla tentazione di riportare in scena il marito. Peter, che ovviamente non era morto, torna e rapisce Noah. Poi chiama Jessica e le chiede di incontrarlo su una scogliera dove è destinato a verificarsi un incidente. Vedendo suo figlio in pericolo, Jessica non ha altra scelta che affrontare il marito.

A questo punto veniamo a sapere che, nonostante tutte le cose terribili che ha fatto a Rachel, Peter non ha nulla a che fare con Cory che terrorizza Jessica. Ma allora, chi è la mente? È la sorella, ovviamente, che è gelosa di Jessica fin da quando era bambina, poiché i loro genitori hanno sempre favorito lei. Sebbene non ne avessimo visto alcun segno prima, Rachel si rivela essere colei che ha orchestrato tutto, compreso l’incidente di Peter. In qualche modo è riuscita ad attirare Peter sulla scogliera, dove muore accidentalmente, e Rachel riesce a dare la colpa a Jessica.

Questo la renderebbe la tutrice legale di Noah e le consentirebbe di ottenere tutti i soldi di Peter e Jessica. Il piano assolutamente infallibile ha quasi successo, poiché Peter muore cadendo dalla scogliera, ma proprio mentre Rachel spiega tutto a Jessica, Noah filma tutto e dimostra di essere il personaggio più degno di tutti. Tutto ciò che rimane dopo è un lieto fine per Jessica, suo figlio e Matt, che alla fine si rivela essere una persona affidabile, a meno che Lifetime non realizzi un sequel e lo trasformi in un cattivo.

Scopri anche il finale di film simili ad In fuga dall’incubo

In fuga da Babbo Natale: il trailer e le prime immagini della commedia di Natale

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Netflix è lieta di annunciare l’arrivo del film In fuga da Babbo Natale, la commedia di Natale che vede come protagonisti Giampaolo Morelli e Ilaria Spada, insieme al piccolo Enea Indraccolo, per la regia di Volfango De Biasi. Soggetto e sceneggiatura sono dello stesso De Biasi insieme a Fabio Bonifacci.

In fuga da Babbo Natale, una produzione Colorado Film, è in arrivo solo su Netflix dal 15 dicembre e sono ora disponibili il trailer ufficiale, il poster e le prime immagini dal film.

In fuga da Babbo Natale, la trama

Antonio ha 7 anni ed è orfano di padre. La sera della vigilia di Natale non vuole doni, vorrebbe solo volare con la slitta di Babbo Natale fino alla stella dove vive il suo papà. Per questo, quando vede Babbo Natale scendere dal tetto di casa sua, decide di seguirlo come suo aiutante. Non sa che sotto la barba e il cappello si nasconde un ladro, che ha deciso di usare questo travestimento per rubare indisturbato. Chi fermerebbe mai Babbo Natale? Casa dopo casa, furto dopo furto, passeranno una notte speciale che non dimenticheranno mai più e che cambierà per sempre le loro vite.

Basato su “Le Père Noël” diretto da Alexandre Coffre e prodotto da QUAD, il film è prodotto da Iginio Straffi e Alessandro Usai per Colorado Film e vede nel cast anche Mario De La Rosa, Elisa Di Eusanio, Michela Andreozzi, Renato Marchetti, Marco Conidi, Romano Talevi, Federico Tocci e Ninni Bruschetta.

In fuga da Babbo Natale sarà disponibile solo su Netflix dal 15 dicembre.

In fuga con Babbo Natale: recensione del film su Netflix con Giampaolo Morelli

“Caro Babbo Natale, quest’anno vorrei…” è l’incipit più famoso al mondo, che rispecchia forse al meglio ciò che cos’è il Natale per tutti noi: un momento in cui desideri e sogni si incrociano e connettono con forza, facendosi più vividi e luminosi. Sarà per la sua magia, per l’aria di festa e l’atmosfera distensiva e gioiosa. O per le grandi tavolate imbandite che segnano il momento di ricongiungersi con i propri affetti. Qualsiasi siano le ragioni, il periodo natalizio è fatto di questo: polvere di stelle, fantasia e desideri impossibili tenuti per troppo tempo nel cassetto che aspettano di avverarsi. Come quello di Antonio, il protagonista di In fuga con Babbo Natale, nuovo film Netflix di Natale, che decide di scrivere all’ultimo minuto a Babbo Natale per cambiare il suo regalo.

Quest’anno vorrebbe solo poter viaggiare sulla stella dove si trova il padre, purtroppo venuto a mancare, e riabbracciarlo. Solo lui è in grado di accontentarlo, perché Santa Claus è magia e immaginazione pura, una figura piena di speranza a cui aggrapparsi per illudersi di ottenere ciò che si brama con tutto il cuore, e così andare avanti nell’attesa di averlo. In fuga con Babbo Natale è un family movie, una sorta di favola volta a raccontare proprio il sapore del Natale, in cui spesso, pur non essendoci l’omone dalla barba folta e bianca a portarci dei doni, è in grado di darci comunque ciò che chiediamo, se solo apriamo gli occhi del cuore e della mente e ci lasciamo andare. Diretto da Volfango de Biasi e sceneggiato dallo stesso insieme a Fabio Bonifacci, il film ha come protagonisti Giampaolo Morelli e il piccolo esordiente Enea Indraccolo.

In fuga con Babbo Natale, la trama

È la vigilia di Natale. Antonio è stato messo da poco a letto dalla madre, che nel frattempo sta dando in soggiorno una festa con tutti i suoi amici, fra cui un certo Xavier, che il bambino ha compreso avere specifiche intenzioni sentimentali con lei. Lui però non vuole che loro si frequentino, intanto perché ha capito che all’uomo i bambini non piacciono, e poi perché pensa ancora al papà, secondo lui partito per andare su una stella ma in verità morto. Mentre cerca di addormentarsi, dal balcone sente dei frastuoni. Qualcuno è caduto e pare proprio essere… Babbo Natale! In realtà, però, quello che Antonio crede essere l’uomo magico dei doni, è solo un ladro travestito che ruba negli appartamenti. Dopo avergli promesso di portarlo dal padre se fa silenzio, Antonio decide di seguirlo, inconsapevole della sua vera identità.

Quando Babbo Natale, che si chiama Pasquale, deve irrompere nelle case, gli fa credere che a dargli una mano siano i suoi folletti invisibili, e che lui entra nelle abitazioni solo dei cattivi per dargli una lezione. L’uomo, scopriremo ben presto, ha un piano ben preciso e la sua storia non è delle più felici: tradito dalla compagna e dal suo stesso amico, che non solo gli ha rubato la partner ma anche la società, adesso deve risarcire alcuni malavitosi che gli hanno prestato dei soldi per pagare un avvocato e l’unico modo per farlo è rubare, ma non a chiunque, solo a coloro che in passato lo hanno tradito. Antonio, che lo segue senza farsi problemi, rapito dalle bugie tramutate in favole che Pasquale in fondo gli racconta in buona fede, vivrà la più bella notte della sua vita…

In fuga con Babbo Natale

La magia del Natale è dentro il nostro Io bambino

In fuga con Babbo Natale inizia con il solito pretesto narrativo, ritrovato, pur in forma diversa, anche nell’Elf Me di Prime Video (qui la nostra recensione). Un bambino che ha perso il padre e con esso anche il gusto di vivere serenamente. È un film che si avvia ponendo l’accento sul concetto della mancanza, una ferita che solo Babbo Natale può risanare davvero con i suoi incantesimi, e che dunque si costruisce sul solito cliché del caso. Se però nella pellicola sopracitata la messa in scena si dimostrava essere originale e ben definita, purtroppo la nuova storia di Volfango de Biasi sembra barcollare, di base, su una sceneggiatura trita e ritrita. Rimescolata per darle un volto diverso, ma simile a tante altre che non aggiungono niente che possa interessare e coinvolgere al cento per cento. Il cuore si scalda lo stesso in alcune scene, perché In fuga con Babbo Natale è un film dai buoni sentimenti e sa come ammorbidire lo spettatore puntando sull’elemento Morelli-Indraccolo, una coppia che riesce a far sorridere e nel finale anche commuovere, e che proprio per questo meritava una narrazione più solida e strutturata.

In realtà, a funzionare maggiormente, se proprio dobbiamo analizzare la prova attoriale dei due, è proprio l’ottimo Enea Indraccolo, che riesce a trasmettere l’innocenza e la meraviglia di un bambino che crede, con la sua dolce ingenuità, nella bellezza del mondo, seppur questo sia decisamente più oscuro di quel che sembri. Lui, però, con il sguardo trasognante e incantato, rappresenta al meglio lo stupore provato da Antonio quando Pasquale lo inganna con racconti inventati. Ed è forse questo il messaggio più riuscito di In fuga con Babbo Natale: attraverso il piccolo Antonio e il suo credere senza indugio a tutto quello che il ladro gli sta dicendo, capiamo che l’unico modo per sentire o meno l’essenza del Natale deriva dalla nostra capacità di riconnetterci con i nostri Io bambini, grazie ai quali percepiamo la magia e la felicità incontaminata, a prescindere dal marcio che ci circonda. Proprio come accade a Pasquale, che alla fine però dalla purezza e fantasia di Antonio imparerà non solo ad affrontare quel periodo per lui infelice, ma a riassestare tutta la sua intera vita e scoprirsi diverso.

In fondo al cuore: tutto quello che c’è da sapere sul film con Michelle Pfeiffer

Ci sono storie che spingono i propri personaggi – e di conseguenza anche gli spettatori – a rivalutare la propria vita e il modo in cui la si porta avanti. Molto spesso ciò avviene in conseguenza ad eventi particolarmente forti da un punto di vista emotivo, tanto nel bene quanto nel male. Un affascinante esempio di ciò è In fondo al cuore, il dramma diretto nel 1999 dal regista Ulu Grosbard. In esso si racconta infatti di un rapimento, ma non è questo il cuore del film, bensì il processo che i personaggi saranno chiamati a compiere per poter riprendere il controllo delle proprie vite. Distante da ciò che ci si aspetterebbe da un racconto con queste premesse, il film si concentra dunque sul mondo interiore dei personaggi.

Prende così forma una toccante storia dove la madre protagonista si afferma come una protagonista tanto dotata di fragilità quanto di forza d’animo. Apprezzato proprio per le interpretazioni che lo arricchiscono, In fondo al cuore è stato uno dei film più popolari del suo anno e ancora oggi a distanza di tempo si dimostra essere un’opera capace di comunicare sincere emozioni e riflessioni ai propri spettatori. Prima di intraprendere una sua visione, però, ecco quello che c’è da sapere sulla sua trama, sul cast di attori e sulla genesi e il significato del film. In ultimo, si indicherà anche dove poterlo comodamente vedere in streaming.

La trama e il cast di In fondo al cuore

Protagonista del film è Beth Cappadora, felicemente sposata e madre di tre figli, che decide di recarsi con tutta la prole nella vicina Chicago per partecipare ad una delle consuete feste di ritrovo degli ex compagni di liceo. In un momento di distrazione, tuttavia, Ben, il figlio più piccolo tre anni, scompare. A niente servono le ricerche subito predisposte dalla polizia: di lui nessuna traccia. Beth torna a casa, ma la vita, ormai, non può più essere la stessa, oppressa da un crescente senso di colpa. Nove anni dopo, tuttavia, si imbatte in un bambino che dice di chiamarsi Sam ma nel quale Beth crede di riconoscere il figlio scomparso. Avrà così nuovamente inizio la sua ricerca della verità, per scoprire cosa è realmente accaduto.

Ad interpretare Beth Cappadora vi è l’attrice Michelle Pfeiffer, ampiamente elogiata per la sua struggente interpretazione. Il marito di lei, Pat, è invece interpretato dall’attore Treat Williams, recentemente visto nella serie Chesapeake Shores. Per il ruolo di Ben, invece, Michael McElroy per quando il personaggio ha 3 anni e Ryan Merriman per quando ne ha 12. Cory Buck è invece Vincent, il figlio maggiore, all’età di 7 anni, mentre all’età di 16 è interpretato da Jonathan Jackson. Alexa Vega è invece Kerry, l’ultima dei tre figli. John Kapelos interpreta George, padre adottivo di Sam/Ben. Infine, Whoopy Goldberg interpreta la detective Candace Bliss, un ruolo per cui si era inizialmente pensato ad Oprah Winfrey.

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Tratto dall’omonimo libro, In fondo al cuore è una storia vera?

L’idea di affidare il ruolo della detective Candace Bliss alla celebre Oprah Winfrey era motiva dal fatto che proprio quest’ultima aveva selezionato The Deep End of the Ocean come primo libro per il suo Oprah’s Book Club nel 1996. Proprio a seguito di quello speciale televisivo, durante il quale la conduttrice ha dialogato con la scrittrice Jacquelyne Mitchard, il romanzo ha ottenuto una grandissima popolarità, cosa che ha portato alla realizzazione dell’adattamento cinematografico interpretato dalla Pfeiffer. Quella raccontata dalla Mitchard non è però una storia direttamente basata su un preciso evento reale, per quanto di casi simili ne siano stati registrati molti nel corso del tempo.

L’interesse primario della scrittrice era quello di costruire una storia incentrata sul tema dell’emancipazione delle donne. Beth, infatti, si risveglia dalla sua depressione durata nove anni per discutere con Pat su come affrontare la doppia identità etnica e familiare di Ben. Una volta che Beth trova Ben, trova anche la propria forza interiore e discute con Pat sui termini a cui Ben deve obbedire per integrarsi nella famiglia. Pat vuole però che Ben abbandoni quello che pensava fosse il suo nome, l’identità etnica e suo padre, mentre Beth vuole che suo figlio sia felice e sente che costringere Ben ad abbandonare gli ultimi nove anni della sua vita lo allontanerà da loro sia fisicamente che emotivamente.

Vincent vede invece la presenza di Ben come un simbolo della propria colpa per aver permesso il rapimento del fratello minore, nonché un simbolo della rabbia che ha accumulato negli ultimi nove anni vivendo con genitori troppo presi dal loro dolore. Sua sorella minore sembra la più equilibrata dei bambini, ma questo perché era troppo giovane per ricordare Ben. Nel corso della storia, dunque, Beth si trova ad uscire dal proprio stato e a dover lottare per riprendere il proprio posto all’interno del nucleo famigliare, facendo sentire la propria voce sulle scelte più cruciali che come famiglia saranno costretti a dover prendere. Da questo punto di vista, dunque, il focus è interamente rivolto al percorso compiuto da Beth.

In fondo al cuore, il finale alternativo

Del film era inizialmente stato girato un finale diverso, che però è stato accolto malamente dal pubblico di prova, che lo ha ritenuto troppo cupo e ambiguo. In esso, infatti, molti conflitti rimangono irrisolti: Pat ha ancora problemi ad amare i suoi figli e le ferite emotive tra Ben e Vincent sono tutt’altro che rimarginate e richideranno anni prima di potersi rimarginare. Nonostante questo fosse il finale originale del libro, per non parlare del finale preferito dalla protagonista Michelle Pfeiffer, lo studio di produzione, la Columbia Pictures, ha dunque optato per un lieto fine più convenzionale. Ampie riscritture e nuove riprese dovute a tale necessità hanno causato il ritardo del film dall’uscita prevista per l’autunno 1998 alla primavera del 1999.

Il trailer di In fondo al cuore e come vedere il film in streaming su Netflix

È possibile fruire di In fondo al cuore unicamente grazie alla sua presenza nel catologo di Netflix, dove attualmente è al 1° posto della Top 10 dei film più visti sulla piattaforma in Italia. Per vederlo, basterà dunque sottoscrivere un abbonamento generale alla piattaforma scegliendo tra le opzioni possibili. Si avrà così modo di guardare il titolo in totale comodità e al meglio della qualità video, avendo poi anche accesso a tutti gli altri prodotti presenti nel catalogo.

Fonte: IMDb

In Fondo Al Bosco: il trailer del film con Filippo Nigro

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In Fondo Al Bosco: il trailer del film con Filippo Nigro

Ecco il nuovo trailer del film In Fondo Al Bosco, distribuito da Notorious Pictures ed in uscita nelle nostre sale il 19 Novembre. Il film vede la regia di Stefano Lodovichi con Filippo Nigro, Camilla Filippi, Teo Achille Caprio, Giovanni Vettorazzo, Stefano Detassis, Maria Vittoria Barella, Roberto Gudese, Luca Filippi e Alessandro Corabi.

Sinossi: Ogni 5 dicembre, da tempo immemore, gli abitanti di un piccolo villaggio montano sfilano mascherati da diavoli in un baccanale che dura fino all’alba: la festa dei Krampus. Ma il 5 dicembre del 2010 è ricordato per un evento diverso e terribile: Tommaso Conci, un bambino di 4 anni, scompare nel nulla.

Cominciano le ricerche, si apre un’indagine. Il principale sospettato diventa proprio il padre, Manuel Conci, un alcolista con precedenti di violenza: il candidato ideale alla gogna mediatica. Non vengono raccolte prove sufficienti a incriminarlo, ma per tutto il paese rimane il colpevole. Solo sua moglie Linda, fragile e sensibile, gli resta accanto.

Cinque anni dopo, un bambino senza nome e documenti viene ritrovato in un cantiere della periferia di Napoli. Hannes Ortner, il commissario del paese che non ha mai smesso di cercare Tommi, prende in custodia il bambino. Il DNA coincide: quel bambino è Tommi.

Manuel  finalmente può riabbracciare il suo bambino, liberarsi da un lutto atroce, dal senso di colpa e dalle accuse della collettività. Linda, invece, non riesce ad adattarsi a quella nuova situazione. Un sospetto scava dentro di lei, alimentato dal suo istinto di madre: quel bambino, silenzioso ed inquietante, non è davvero suo figlio. Ed altre persone in paese nutrono gli stessi dubbi. Pietro, il vecchio padre di Linda, ed Else, Flavio e Dimitri, tre ventenni che gestiscono il pub del posto, sembrano sapere più di quello che lasciano intendere. Per loro il bambino è morto quella notte di cinque anni prima, ma allora perché il DNA è lo stesso?

In un crescendo di fatti sempre più inspiegabili, Manuel si ritroverà solo contro tutti: il paese, il suocero Pietro e la sua stessa moglie rifiuteranno il bambino e mentre la sua vita va di nuovo in pezzi, lui stesso comincerà a dubitare che abbiano ragione. Ma la verità che si nasconde dietro al ritorno di Tommi è ancora più spaventosa delle credenze del posto…

In fondo al Bosco: due nuove clip del film con Filippo Nigro

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In fondo al Bosco: due nuove clip del film con Filippo Nigro

Pubblicate due nuove clip di In fondo al Bosco, il nuovo film di Stefano Lodovichi. 

In Fondo Al Bosco è distribuito da Notorious Pictures ed in uscita nelle nostre sale il 19 Novembre. Il film vede la regia di Stefano Lodovichi con Filippo Nigro, Camilla Filippi, Teo Achille Caprio, Giovanni Vettorazzo, Stefano Detassis, Maria Vittoria Barella, Roberto Gudese, Luca Filippi e Alessandro Corabi.

Sinossi: Ogni 5 dicembre, da tempo immemore, gli abitanti di un piccolo villaggio montano sfilano mascherati da diavoli in un baccanale che dura fino all’alba: la festa dei Krampus. Ma il 5 dicembre del 2010 è ricordato per un evento diverso e terribile: Tommaso Conci, un bambino di 4 anni, scompare nel nulla.

Cominciano le ricerche, si apre un’indagine. Il principale sospettato diventa proprio il padre, Manuel Conci, un alcolista con precedenti di violenza: il candidato ideale alla gogna mediatica. Non vengono raccolte prove sufficienti a incriminarlo, ma per tutto il paese rimane il colpevole. Solo sua moglie Linda, fragile e sensibile, gli resta accanto.

in-fondo-al-bosco-Cinque anni dopo, un bambino senza nome e documenti viene ritrovato in un cantiere della periferia di Napoli. Hannes Ortner, il commissario del paese che non ha mai smesso di cercare Tommi, prende in custodia il bambino. Il DNA coincide: quel bambino è Tommi.

Manuel  finalmente può riabbracciare il suo bambino, liberarsi da un lutto atroce, dal senso di colpa e dalle accuse della collettività. Linda, invece, non riesce ad adattarsi a quella nuova situazione. Un sospetto scava dentro di lei, alimentato dal suo istinto di madre: quel bambino, silenzioso ed inquietante, non è davvero suo figlio. Ed altre persone in paese nutrono gli stessi dubbi. Pietro, il vecchio padre di Linda, ed Else, Flavio e Dimitri, tre ventenni che gestiscono il pub del posto, sembrano sapere più di quello che lasciano intendere. Per loro il bambino è morto quella notte di cinque anni prima, ma allora perché il DNA è lo stesso?

In un crescendo di fatti sempre più inspiegabili, Manuel si ritroverà solo contro tutti: il paese, il suocero Pietro e la sua stessa moglie rifiuteranno il bambino e mentre la sua vita va di nuovo in pezzi, lui stesso comincerà a dubitare che abbiano ragione. Ma la verità che si nasconde dietro al ritorno di Tommi è ancora più spaventosa delle credenze del posto…

In Dubious Battle: anche Zach Braff e Josh Hutcherson per James Franco

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Sono iniziate ieri, mercoledì 18 Marzo, ad Atlanta in Georgia,  le riprese  del nuovo film di James Franco In Dubious Battle, targato Ambi Pictures. Al cast stellare già annunciato – James Franco, Nat Wolff, Selena Gomez, Vincent D’Onofrio, Robert Duvall, Ed Harris, Bryan Cranston, John Savage e Sam Shepherd – si aggiungono Josh Hutcherson (“The Hunger Games”), Zach Braff (“Garden State”), Analeigh Tipton (“Crazy, Stupid, Love”), Ashley Greene (“Twilight” saga)  e Ahna O’Reilly (“The Help”) .

Una produzione Ambi Pictures in collaborazione con la Rabbit Bandini Productions di James Franco e la That’s Hollywood Pictures. Il film è tratto dall’omonimo romanzo del Premio Pulitzer John Steinbeck del 1936 (in Italia conosciuto come “La Battaglia“). Ambientato in un’America anni ’30 in piena lotta tra lavoratori e capitalisti, la storia racconta di un uomo che cerca di organizzare uno sciopero dei raccoglitori di frutta nel sud della California.
AMBI Group di Andrea Iervolino e Monika Bacardi mette a segno un altro titolo internazionale, dopo i recenti The Humbling con Al Pacino e All Roads Lead to Rome con Sara Jessica Parker.

In Dubious Battle è prodotto in collaborazione con la Rabbit Bandini Productions di James Franco e la That’s Hollywood Pictures. Altre produzioni targate AMBI: il thriller d’azione sci-fi Andron: The Black Labyrinth con Alec Baldwin e Danny Glover, Hope Lost con Danny Trejo, Mischa Barton and Michael Madsen, i film d’animazione Arctic Justice: Thunder Squad e East End e il remake in lingua inglese di Princess, del Finlandese Arto Halonen.
Alla sceneggiatura, invece, troveremo Matt Rager, che ha già lavorato con Franco in As I Lie Dying, trasposizione cinematografica del romanzo “Mentre morivo” di William Faulkner, pubblicato nel 1930.

Andrea Iervolino si è già detto entusiasta della collaborazione: «Sono davvero ispirato dal lavoro di James, e non vedo l’ora di lavorare con lui in questo progetto ricco di artisti notevoli. Questo film sarà un incredibile ritratto del conflitto e della violenza e sarà portato alla vita da un cast così talentuoso da farci credere di star già creando un classico.» Filmaker e uomo d’affari, Andrea Iervolino ha prodotto, finanziato e distribuito più di 40 film, tra cui “Il mercante di Venezia” e “The Anatomist”. E ‘considerato uno degli imprenditori più giovani e più affermati del cinema italiano.

Lady Monika Bacardi ha aggiunto: «James è un talento incredibile e versatile, un attore straordinario e un regista sorprendente. Un  cast di prim’ordine di questo tipo racconterà sul grande schermo una storia potente che immaginiamo diventerà un capolavoro che il pubblico di tutto il mondo saprà apprezzare». Lady Monika Bacardi è la vedova di Luis Adalberto Facundo Gomez del Campo Bacardi, Signore di Bayfield Hall, noto come Signore Luis Bacardi (discendente del fondatore Bacardi, ancora una società a conduzione familiare). Rinomata per la sua passione per l’arte e l’amore per la fotografia e il cinema, Monika Bacardi è una donna d’affari di grande successo, ora, attraverso AMBI, impegnata anche nella produzione di film.

AMBI Gruop è attivo nella distribuzione di vari progetti cinematografici in Italia e nel mondo attraverso la sua società satellite AI Entertainment, una società fondata nel 2011 da Iervolino. Iervolino porta avanti questo progetto attraverso diverse società di produzione e distribuzione di film in Italia, Spagna e Canada.

In Dubious Battle, foto dal set: Josh Hutcherson, Selena Gomez, James Franco ..

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Continuano le riprese del film prodotto dalla Ambi Pictures, In Dubious Battle, diretto e interpretato da James Franco, e oggi arrivano le prime foto che trovate nella nostra gallery:  [nggallery id=1564]

In Georgia si respira un’atmosfera hollywoodiana grazie ad Andrea Iervolino – il più giovane produttore cinematografico, che a soli 26 anni ha già prodotto numerosissimi film di successo – e Monika Bacardi, che con la Ambi Pictures, dopo aver prodotto l’ultimo film con Sarah Jessica Parker e Raoul Bova (All roads lead to Rome), hanno firmato la produzione di In Dubious Battle.

Dopo una lunga e faticosa settimana di riprese, i due produttori hanno deciso di allietare la fine della giornata con un’incursione sul set.

Andrea Iervolino e Monika Bacardi hanno avuto modo di conoscere più da vicino i protagonisti del film (James Franco, Nat Wolff, Selena Gomez, Vincent D’Onofrio, Robert Duvall, Ed Harris, Bryan Cranston, John Savage, Sam Shepherd, Josh Hutcherson, Zach Braff, Analeigh Tipton, Ashley Greene e Ahna O’Reilly), non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano, condividendo esperienze e parlando del futuro.

Il film è tratto dall’omonimo romanzo del Premio Pulitzer John Steinbeck del 1936 (in Italia conosciuto come “La Battaglia“). Ambientato in un’America anni ’30 in piena lotta tra lavoratori e capitalisti, la storia racconta di un uomo che cerca di organizzare uno sciopero dei raccoglitori di frutta nel sud della California.

AMBI Group di Andrea Iervolino e Monika Bacardi mette a segno un altro titolo internazionale, dopo i recenti The Humbling con Al Pacino e All Roads Lead to Rome con Sara Jessica Parker. In Dubious Battle è prodotto in collaborazione con la Rabbit Bandini Productions di James Franco e la That’s Hollywood Pictures. Altre produzioni targate AMBI: il thriller d’azione sci-fi Andron: The Black Labyrinth con Alec Baldwin e Danny Glover, Hope Lost con Danny Trejo, Mischa Barton and Michael Madsen, i film d’animazione Arctic Justice: Thunder Squad e East End e il remake in lingua inglese di Princess, del Finlandese Arto Halonen.

Alla sceneggiatura, invece, troveremo Matt Rager, che ha già lavorato con Franco in As I Lie Dying, trasposizione cinematografica del romanzo “Mentre morivo” di William Faulkner, pubblicato nel 1930.

Andrea Iervolino si è già detto entusiasta della collaborazione: «Sono davvero ispirato dal lavoro di James, e non vedo l’ora di lavorare con lui in questo progetto ricco di artisti notevoli. Questo film sarà un incredibile ritratto del conflitto e della violenza e sarà portato alla vita da un cast così talentuoso da farci credere di star già creando un classico.» Filmaker e uomo d’affari, Andrea Iervolino ha prodotto, finanziato e distribuito più di 40 film, tra cui “Il mercante di Venezia” e “The Anatomist”. E ‘considerato uno degli imprenditori più giovani e più affermati del cinema italiano.

Lady Monika Bacardi ha aggiunto: «James è un talento incredibile e versatile, un attore straordinario e un regista sorprendente. Un  cast di prim’ordine di questo tipo racconterà sul grande schermo una storia potente che immaginiamo diventerà un capolavoro che il pubblico di tutto il mondo saprà apprezzare». Lady Monika Bacardi è la vedova di Luis Adalberto Facundo Gomez del Campo Bacardi, Signore di Bayfield Hall, noto come Signore Luis Bacardi (discendente del fondatore Bacardi, ancora una società a conduzione familiare). Rinomata per la sua passione per l’arte e l’amore per la fotografia e il cinema, Monika Bacardi è una donna d’affari di grande successo, ora, attraverso AMBI, impegnata anche nella produzione di film.

 AMBI Gruop è attivo nella distribuzione di vari progetti cinematografici in Italia e nel mondo attraverso la sua società satellite AI Entertainment, una società fondata nel 2011 da Iervolino. Iervolino porta avanti questo progetto attraverso diverse società di produzione e distribuzione di film in Italia, Spagna e Canada.

In dubious battle recensione del film di e con James Franco

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In dubious battle recensione del film di e con James Franco

In dubious battle è stato presentato l’anno scorso nella sezione Cinema in giardino del Festival di Venezia, e ora esce in sala a partire dal 7 settembre.

Jim Nolan (Nat Wolff) aderisce al partito comunista della sua cittadina, e trova in Mac Mc Cloud (James Franco) un mentore da seguire e da cui farsi ispirare. Mc Cloud sta cercando di organizzare uno sciopero di raccoglitori di mele, il cui salario viene ridotto arbitrariamente dai datori di lavoro.

Grazie alle parole di Mc Cloud, ma anche all’aria onesta di Nolan, molti dei raccoglitori si convincono che lo sciopero sia la soluzione migliore, anche se costerà loro ulteriori sacrifici.

Una volta mescolatosi con i raccoglitori, il giovane Jim Nolan non può che empatizzare con loro e innamorarsi di Lisa (Selena Gomez), tutti fattori che alimentano i dubbi sulla sincerità dell’operato del partito e di Mac McCloud.

Nuova prova di regia per James Franco, che adatta nuovamente un grande autore americano per il cinema, dopo aver portato sullo schermo Faulkner (As I lay Dying) e Mc Carthy (Child of God), avvicinandosi così, sia per lo stile di regia che per i contenuti a John Ford.

In dubious battle è infatti l’adattamento di un’opera di John Steinbeck, autore di Furore, portato sul grande schermo appunto da Ford. Come molte delle opere di Steinbeck, e le prime di Ford, il focus è sui lavoratori e gli operai che contribuiscono a far crescere gli Stati Uniti ma che spesso sono sfruttati da datori di lavoro interessati più al profitto che al benestare dei propri dipendenti.

James Franco parla di un argomento che da sempre è tabù o di difficile discussione negli Stati Uniti: i sindacati e i diritti dei lavoratori, e lo spettro, se così si può chiamare, di comunismo che questa parola porta con sé.

Quello che emerge però nella messa in scena del regista, è l’ipotesi della correttezza dell’operato degli attivisti nei confronti dei lavoratori; il film si mantiene in equilibrio tra il bene e il male, tra il sospetto che il partito usi qualsiasi mezzo per portare avanti le sue posizioni e le sue azioni e la certezza che lo faccia per il bene dei lavoratori.

In questa sospensione si mantiene la pellicola per tutta la sua durata, così come il suo protagonista Jim, che non riesce ad amare completamente il suo mentore, ma non riesce neanche a contestarlo, neanche di fronte alle azioni più turpi.

Per In dubious battle, Franco mette poi insieme un cast eterogeneo, che probabilmente punta ad attirare un pubblico più possibilmente variegato: da un lato mostri sacri come Ed Harris e Robert Duvall, oltre che il recentemente scomparso Sam Shepard; dall’altro alcuni idoli “pop” tra cui lui stesso, che si ritrova, come il suo film, in bilico tra le commedie demenziali con Seth Rogen e l’impegno in teatro e nelle università con i classici dei grandi autori americani, Nat Wolff, visto in Paper Towns al fianco di Cara Delevingne, e Selena Gomez, diva di Instagram, già però utilizzata in un ruolo distante dalle sue corde da Harmony Korine in Springbreakers.

In Dubious Battle Il coraggio degli Ultimi: al cinema il film di James Franco

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Dopo essere stato presentato con successo alla 73ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, arriva nelle sale italiane In Dubious Battle Il coraggio degli Ultimi diretto James Franco e tratto dall’omonimo romanzo del 1936 del Premio Nobel John Steinbeck, tradotto in Italia da Eugenio Montale con il titolo La Battaglia.  

Ambientato in un’America degli anni ’30 in piena lotta tra lavoratori e capitalisti, è la storia di  un uomo che, in disperata lotta per il riconoscimento dei propri diritti fondamentali, cerca di organizzare uno sciopero dei raccoglitori di frutta nel sud della California. IN DUBIOUS BATTLE porta sul grande schermo la sofferenza, gli stenti e il coraggio della popolazione rurale della Grande Depressione, un dipinto corale che vanta, oltre Franco, un cast del calibro di Nat WolffSelena Gomez, Vincent D’OnofrioEd HarrisSam ShepardAshley GreeneJosh HutchersonJohn Savage e ancora Robert Duvall Bryan Cranston..

IN DUBIOUS BATTLE – Il Coraggio degli Ultimi è prodotto da AMBI MEDIA GROUP di Andrea Iervolino e Monika Bacardi, in collaborazione con Rabbit Bandini Production e That’s Hollywood Production. Distribuito da Ambi Media Italia, il film sarà al cinema dal 7 settembre.

James Franco ha dichiarato: “È un racconto incredibile della lotta dell’uomo contro se stesso, un tema così crudo durante la Grande Depressione ma ancora oggi così attuale. Da ragazzo ero quasi ossessionato dai suoi libri, che sono diventati parte integrante della mia crescita. Portare la sua scrittura sul grande schermo è un sogno che si avvera.”

In Dubious Battle Il coraggio degli Ultimi trama

Sullo sfondo dell’America della Grande Depressione, Mac e Jim, due attivisti politici, si infiltrano in un gruppo di braccianti raccoglitori di mele della California, per convincerli a scioperare e lottare contro i padroni per il riconoscimento dei propri diritti. Una storia corale tratta da uno fra i più potenti e forse meno conosciuti romanzi di Steinbeck, tradotto nell’edizione italiana da Eugenio Montale con il titolo “La Battaglia”.

In Dubious Battle Il coraggio degli Ultimi Il Romanzo

Il Titolo “In Dubious Battle” è un riferimento a un brano del Paradiso perduto di John Milton. Da questo libro si evince il grande interesse di Steinbeck per ciò che accade nella mente e nel cuore degli uomini quando si muovono, non come individui singoli ma come membri di un gruppo. “In Dubious Battle” è il suo tentativo di studiare un tipico sciopero a metà della grande depressione in termini bionomici (disciplina che studia le leggi che governano i processi vitali). Nel 1958, il critico Alfred Kazin proclamò “In Dubious Battle ” e “Furore” come i suoi libri più potenti. Il presidente Barack Obama, in un’intervista al New York Times, ha detto che “In Dubious Battle” è il suo libro preferito.

In Darkness – Nell’oscurità: tutto quello che c’è da sapere sul film

Dopo aver ottenuto grande popolarità nei panni di Margaery Tyrell nella serie televisiva Il Trono di Spade, l’attrice Natalie Dormer si è dedicata a recitare per alcuni thriller e film dell’orrore per il cinema. Tra questi si annoverano Jukai – La foresta dei suicidi e Paziente zero. Tra questi l’attrice ha avuto modo di recitare da protagonista anche in In Darkness – Nell’oscurità, da lei descritto come uno dei progetti più difficili a cui abbia mai preso parte. Il film, uscito nel 2018, è stato anche scritto dalla stessa Dormer insieme al compagno Anthony Birne, che ha poi ricoperto anche il ruolo di regista.

Il film, un puro thriller ricco di colpi di scena e misteri da svelare, ha poi fatto parlare di sé principalmente per via di alcune scene di nudo e di sesso particolarmente esplicite. Nonostante le discussioni a riguardo, il film non ha poi ottenuto un particolare successo di pubblico, finendo invece con il passare piuttosto in sordina nel corso del suo periodo nelle sale cinematografiche. Una maggiore notorietà, come spesso accade, è poi arrivata in un secondo momento, cosa che ha fatto riscoprire In Darkness – Nell’oscurità come thriller meritevole di una visione.

Gli appassionati del genere, in particolare, potranno qui ritrovare personaggi e situazioni ambigui, che lasciano immaginare molteplici risvolti di una vicenda già di suo particolarmente intricata. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla spiegazione del finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming che contengono il film all’interno del proprio catalogo.

In Darkness – Nell’oscurità: la trama e il cast del film

Protagonista del film è Sofia, una pianista cieca cui capita spesso di ascoltare rumori provenienti dall’appartamento sopra il suo. Tali rumori, relativi a violenze fisiche, portano infine nella morte della sua vicina di casa Veronique. Desiderosa di scoprire cosa è accaduto, Sofia inizia a spingersi oltre i propri limiti, arrivando a conoscere il padre di Veronique, Zoran Radic. Questi è, un uomo d’affari serbo accusato di essere un criminale di guerra, ora residente a Londra dopo essersi visto riconsocere l’asilo politico. Sofia metterà inconsapevolmente a rischio la sua vita cercando risposte, e immergendosi in un mondo criminale sommerso fatto di violenza, corruzione e ricatti.

Come anticipato, nei panni della protagonista Sofia vi è l’attrice Natalie Dormer, che si è qui cimentata nell’interpretare un personaggio non vedendo, studiando quindi a lungo al fine di poter offrire un’interpretazione realistica di esso. L’attrice ha poi replicato alle critiche relative alle scene di nudo e di sesso. Ha infatti affermato che “non si tratta di nudità gratuita. Ci deve essere sessualità nel gioco di potere di un thriller. In questo film le scene di sesso, che per me erano scene d’amore, sono una metafora del modo in cui il mio personaggio si collega agli altri personaggi. Sono un modo per rendere chiaro che Sofia non è del tutto chi si pensa che sia”. 

Ad interpretare la vicina di casa Veronique vi è invece l’attrice e modella Emily Ratajkowski, mentre l’attore Jan Bijvoet interpreta l’uomo d’affari serbo Zoran Radic. Sono poi presenti gli attori Neil Maskell nel ruolo del detective di polizia Oscar Mills, Joely Richardson in quelli del capo della sicurezza di Radic, Alexandra Gordon, e il noto attore Ed Skrein, che interpreta il fratello di Alexandra, Marc Gordon. James Cosmo, noto attore irlandese visto in Braveheart, Trainspotting e Troy, interpreta infine Niall McKendrick, il padre adottivo di Sofia.

In Darkness - Nell'oscurità spiegazione

In Darkness – Nell’oscurità: la spiegazione del film

Come anticipato, il film è ricco di colpi di scena, presenti fino al finale. Gli ultimi minuti del film ribaltano infatti buona parte di quanto visto fino a quel momento, rimettendo in discussione tutta la storia proposta. Come si scopre nel finale, infatti, Sofia si scopre provenire dalla Bosnia, dove suo padre è stato ucciso proprio da Radic. La ragazza è dunque in cerca di vendetta nei confronti di questo, ma la morte di Veronique complica la situazione. In Darkness – Nell’oscurità si configura dunque fino a qui come un pur racconto di vendetta, portato avanti da un’inarrestabile protagonista non vedente.

Nelle ultime inquadrature del film, anche tale aspetto viene però rivisto. La protagonista, una volta ottenuta la propria vendetta, svela di non essere mai stata cieca e di non essere la vera Sofia, bensì la gemella Balma. Fingendosi la sorella, Balma ha sfruttato l’anonimato che l’handicap che le offriva per potersi avvicinare al suo obiettivo, portando a termine la propria missione. Tale risvolto entra in realtà in contrasto con diversi aspetti visti fino a quel momento nel film, generando alcune situazioni che rimangono prive di spiegazione. Tale finale è però l’ennesima conferma di un film ricco di colpi di scena, che gioca sul tema del doppio per confondere e stupire.

In Darkness – Nell’oscurità: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di In Darkness – Nell’oscurità grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Apple iTunes e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 11 ottobre alle ore 21:00 sul canale 20 Mediaset.

Fonte: IMDb

In Compagnia dell’Anello, il documentario sull’eredità della Trilogia di Peter Jackosn

Sulla scia del successo de Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere, arriva dalla redazione di Screen World In Compagnia dell’Anello, un documentario dedicato alla trilogia de Il Signore degli Anelli. “Dalla vita di Tolkien all’epica impresa di Peter Jackson, passando per i nostri (e vostri) ricordi di un’esperienza epica e straordinaria”. Così è descritto dai realizzatori Giuseppe Grossi e Giacomo Giaquinto, che si sono avvalsi della regia e del montaggio di Gabriele Scarcelli.

A tutti gli appassionati di filologia consigliamo di stare lontani. Se il mediometraggio di Screen World è un documento interessante pieno di fatti e di informazioni sull’argomento di elezione, è anche, forse principalmente, una passeggiata sul viale dei ricordi, un racconto emotivo, innamorato, romantico di una trilogia che avrà cambiato per sempre la grammatica del cinema, ma ha segnato prima di tutto tante vite, riunendole in un immaginario comune.

In Compagnia dell’Anello, ecco il documentario

In Compagnia del Lupo. Il cuore nero delle fiabe, l’episodio 6

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In Compagnia del Lupo. Il cuore nero delle fiabe, l’episodio 6

In Compagnia del Lupo. Il cuore nero delle fiabe, la nuova stagione della serie di Carlo Lucarelli che svela i segreti nascosti nei racconti del “C’era una volta”.  A partire da martedì 22 febbraio, alle ore 21:15, torna ogni settimana su Sky Arte – con una nuova stagione composta da otto episodi – In Compagnia del Lupo. Il cuore nero delle fiabe, la produzione Sky Original realizzata da TIWI e condotta da Carlo Lucarelli che svela i segreti nascosti nei racconti del “c’era una volta”.

Ancora una volta la serie è accompagnata dalla pubblicazione di podcast realizzati in collaborazione con Carlo Lucarelli e ricchi di contenuti originali, disponibili ogni martedì sul sito di Sky Arte e sulle principali piattaforme gratuite di streaming. I podcast sono distribuiti daSpreaker, prima piattaforma in Italia per la creazione, distribuzione e monetizzazione di podcast.

“C’è un motivo per cui continuiamo a raccontarci le favole, anche a distanza di secoli – afferma Carlo Lucarelli – Anzi, ce ne sono tanti. Sono costruzioni narrative bellissime, piene di emozioni e colpi di scena. Raccontano lo spirito di un periodo e fatti che ancora ci parlano. Ma soprattutto, per quanto le racconti e le ripeti, non sono mai le stesse. E questo è solo uno dei misteri che abbiamo cercato di svelare con In Compagnia del Lupo. Le storie che raccontiamo nella nuova stagione sono ancora più sorprendenti, misteriose e inquietanti. Da non perdere.”

Nella prima stagione di In Compagnia del Lupo. Il cuore nero delle fiabe, Lucarelli ha accompagnato il pubblico alla scoperta degli aspetti più insoliti, spaventosi e avventurosi nascosti nelle storie di Cappuccetto Rosso, Il Piccolo Principe, Barbablù, La Bella e la Bestia, le bambine delle fiabe dei Fratelli Grimm, Peter Pan, il Brutto Anatroccolo e Hansel e Gretel, che sono diventati anche i protagonisti di un omonimo volume edito da Sky Arte e TIWI, con approfondimenti, illustrazioni originali e immagini d’archivio disponibile in tutte le librerie.

La nuova stagione – anticipata lo scorso dicembre da una puntata speciale dedicata al lato oscuro di Babbo Natale, ben lontano dall’uomo corpulento con la barba bianca e il sacco pieno di regali che i bambini tanto amano – prosegue il suo viaggio all’interno di storie classiche e meno conosciute, ma tutte dai risvolti sorprendenti, a volte inquietanti, con strette connessioni a fatti di cronaca realmente accaduti. Gli episodi, come sempre accompagnati da illustrazioni animate, coinvolgono numerosi ospiti e location d’eccezione, come il Castello Bonoris di Montichiari(BS) e BUB – Biblioteca Universitaria di Bologna.

Nel corso del sesto episodio, in onda martedì 22 marzo alle ore 21.15, Lucarelli – accompagnato dallo scrittore e architetto Gianni Bondillo – ci racconta la storia dell’uomo più gentile al mondo: il Gobbo di Notre-Dame.

Nel 2010 nell’archivio della Tate Gallery di Londra viene ritrovato ed esaminato il diario di uno scalpellino inglese, Henry Sibson. L’uomo lavora a Parigi durante il periodo dei primi restauri di Notre-Dame e tra le sue pagine racconta di aver conosciuto un uomo gentilissimo, a cui gli scalpellini che lavorano nella Cattedrale hanno dato il soprannome Le Bossu, Il Gobbo. Nei pressi di Notre-Dame, proprio in quegli anni, vive anche Victor Hugo, l’autore di Notre-Dame de Paris, il romanzo che ha per protagonista Quasimodo, il Gobbo di Notre-Dame. È facile pensare che anche Hugo abbia conosciuto lo stesso uomo e che sia stato proprio lui ad ispirargli il celebre personaggio. Quello che è più difficile capire è come un romanzo così tragico possa essere diventato una delle storie più famose realizzate da Walt Disney. Il romanzo e il film sono davvero molto diversi tra loro. C’è una cosa, però, che hanno in comune. Entrambi parlano di cosa significhi essere un mostro, un reietto, il capro espiatorio a cui dare la colpa di tutto il male del mondo. Hugo lo fa con la potenza della sua penna e ci immerge nelle profondità dell’animo umano. Disney lo fa con delicatezza, addolcendo tutti gli aspetti più crudeli ed inquietanti della storia originale.

Carlo Lucarelli conduce gli spettatori in un mondo che credevano di conoscere e, svelando lati poco noti di tutte quelle storie che hanno accompagnato gli anni della loro infanzia, li immerge in un’atmosfera magica e inquietante e li porta a scoprire che c’è qualcosa di più pauroso di ciò che troviamo nelle fiabe: la realtà. E forse no, il cattivo non è solo il lupo.

In Compagnia del Lupo. Il cuore nero delle fiabe è una produzione Sky Original in onda su Sky Arte realizzata da TIWI con il sostegno della Regione Emilia-Romagna.

In che modo The Four Seasons – Stagione 2 rende omaggio al personaggio di Steve Carell

The Four Seasons – Stagione 2 compie una scelta molto particolare: trasformare un personaggio assente nel vero centro emotivo della serie. Anche se Nick, interpretato da Steve Carell, è morto nel finale della prima stagione, tutta la nuova run di episodi continua infatti a ruotare attorno alla sua presenza invisibile. Il gruppo di amici creato da Tina Fey non sta semplicemente elaborando un lutto, ma sta affrontando qualcosa di molto più destabilizzante: la consapevolezza improvvisa che il tempo stia davvero passando e che la vita costruita negli anni possa cambiare irreversibilmente da un momento all’altro.

È proprio questa idea a rendere The Four Seasons molto più malinconica e adulta rispetto a una classica comedy corale. La morte di Nick non viene mai trattata come un semplice colpo di scena narrativo, ma come un evento capace di costringere tutti i protagonisti a ridefinire sé stessi. Ogni storyline della stagione nasce infatti da una domanda implicita lasciata aperta dalla sua scomparsa: cosa succede quando il gruppo, le relazioni e persino la propria identità smettono improvvisamente di sembrare permanenti?

Perché Nick continua a essere il vero protagonista di The Four Seasons – Stagione 2

La scelta più intelligente della stagione è non cercare mai di “sostituire” Nick. La serie comprende che Steve Carell rappresentava una specie di collante emotivo e narrativo per il gruppo, e decide quindi di usare la sua assenza come motore drammatico principale. Il lutto diventa una presenza costante, quasi silenziosa, che altera ogni dinamica tra i personaggi.

Anne è quella che subisce maggiormente il trauma della perdita. Non soltanto deve convivere con il dolore per la morte dell’ex marito, ma anche con la scoperta che il loro matrimonio fosse più fragile e meno sincero di quanto volesse credere. La serie insiste continuamente sul senso di spaesamento del personaggio: Anne teme che la figlia possa allontanarsi, che gli amici cambino vita e soprattutto che lei stessa non sappia più chi sia senza il ruolo familiare che aveva occupato per anni. È un arco narrativo molto realistico perché non racconta soltanto la sofferenza per una persona perduta, ma la crisi identitaria che spesso accompagna il lutto nelle relazioni di lunga durata.

Anche Ginny diventa fondamentale in questo discorso. La sua gravidanza impedisce infatti al gruppo di “archiviare” davvero Nick. Il bambino rappresenta contemporaneamente continuità e trauma: una nuova vita che nasce proprio mentre tutti stanno cercando di accettare una morte ancora troppo recente. È per questo che la presenza di Ginny tra gli amici crea situazioni continuamente ambigue, imbarazzanti e persino comiche. The Four Seasons capisce molto bene che il dolore reale raramente è elegante o lineare.

The Four Seasons 2 cast
© Netflix

Il tema centrale della stagione è la paura dell’invecchiamento emotivo

Dietro le vacanze, i dialoghi ironici e le dinamiche di coppia, la seconda stagione parla soprattutto di persone che improvvisamente si sentono vecchie. Non nel senso anagrafico più semplice, ma nel timore di aver perso definitivamente la versione più vitale e coraggiosa di sé stesse.

Questo emerge soprattutto attraverso Kate e Anne. Le due donne si confrontano continuamente con la sensazione di essere diventate persone troppo prevedibili, schiacciate da responsabilità, routine e paure quotidiane. Gli autori costruiscono diversi momenti in cui i personaggi sembrano chiedersi se esista ancora spazio per reinventarsi dopo i cinquant’anni oppure se il resto della vita consista semplicemente nel conservare ciò che si è già costruito.

La morte di Nick amplifica questa crisi perché costringe il gruppo a guardare il futuro in modo diverso. Claude, ad esempio, inizia a interrogarsi sulla propria eredità personale e sul significato del sacrificio fatto lasciando l’Italia per vivere negli Stati Uniti. La serie suggerisce continuamente che la tragedia abbia spezzato una sorta di illusione collettiva: quella di poter rimandare indefinitamente le grandi decisioni esistenziali.

È qui che The Four Seasons diventa sorprendentemente profonda. Invece di raccontare personaggi che vogliono “tornare giovani”, la serie mostra adulti che cercano disperatamente di capire se sia ancora possibile cambiare senza distruggere tutto ciò che hanno costruito.

Perché il tono comedy rende The Four Seasons ancora più efficace

Uno degli aspetti più riusciti della stagione è il modo in cui alterna malinconia e comicità senza mai sembrare artificiale. Gli autori insistono molto sull’idea che il lutto reale produca spesso situazioni assurde, fisiche e imbarazzanti. La scena delle ceneri di Nick, le vacanze disfunzionali o persino le tensioni passive-aggressive tra Anne e Ginny funzionano proprio perché la serie rifiuta una rappresentazione troppo elegante del dolore.

La comicità serve quindi a rendere i personaggi più autentici. Nessuno reagisce alla perdita in maniera “televisiva”: si arrabbiano, evitano il problema, parlano troppo, bevono, si comportano in modo infantile o cercano distrazioni ridicole. È una scrittura molto vicina alle dinamiche reali delle amicizie adulte di lunga durata, dove il sarcasmo e l’ironia diventano spesso strumenti di sopravvivenza emotiva.

The Four Seasons 2
© Netflix

Anche la scelta delle location segue questa logica. L’Italia, il New Jersey o i resort invernali non vengono mai trasformati in cartoline perfette. Tina Fey e gli autori evitano continuamente il rischio della romantizzazione turistica, preferendo mostrare personaggi che si portano dietro insicurezze e conflitti ovunque vadano. La frase implicita della stagione sembra essere sempre la stessa: “ovunque tu vada, resterai comunque te stesso”.

Come The Four Seasons prepara il futuro della serie dopo Steve Carell

Il finale della seconda stagione dimostra definitivamente che The Four Seasons può sopravvivere anche senza Steve Carell sullo schermo. Non perché Nick venga dimenticato, ma perché la sua morte ha ormai trasformato permanentemente il gruppo e aperto nuove traiettorie narrative.

Anne sembra avviarsi verso una nuova relazione in Italia con il personaggio interpretato da David Tennant, Kate e Jack stanno finalmente imparando a comunicare davvero, mentre Claude e Danny affrontano il problema dell’identità familiare e del senso di appartenenza. Sono tutte storyline che esistono proprio grazie al vuoto lasciato da Nick.

Ed è questo il paradosso più interessante della serie: Steve Carell continua a essere fondamentale anche da assente. Nick rimane il fantasma emotivo che tiene insieme ogni personaggio, ricordando continuamente al gruppo — e allo spettatore — che le relazioni più importanti non finiscono davvero quando una persona scompare, ma continuano a ridefinire chi resta.

In che modo Predator: Badlands interrompe un trend del franchise

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In che modo Predator: Badlands interrompe un trend del franchise

Il regista di Predator: Badlands, Dan Trachtenberg, spiega come un aspetto del film rompa gli schemi della serie. In uscita ufficiale il 6 novembre, Predator: Badlands ha l’opportunità di mostrare di cosa è fatto il franchise questo fine settimana. È la prima uscita nelle sale cinematografiche per la serie da The Predator del 2018.

Badlands è destinato al successo sotto vari aspetti, con la nota e apprezzata attrice Elle Fanning che interpreta una nuova protagonista in una serie ricca di personaggi già noti come Yautja. Anche i due film di Trachtenberg su Predator per Hulu, Prey e Predator: Killer of Killers, sono stati accolti molto bene.

In una discussione moderata da Todd Gilchrist durante la proiezione in anteprima IMAX di Predator: Badlands, Trachtenberg spiega come l’ambientazione del film lo distingua. Nella domanda di Todd, ha osservato che gli altri film tendono a concentrarsi sull’influenza degli Yautja sui luoghi tropicali. Trachtenberg spiega di considerare gli Yautja come “una cultura nomade”.

Questo ha reso Predator: Badlands più adatto a realizzare un film ambientato in un paesaggio “arido” e pieno di “polvere”. Ha ritenuto che si trattasse di “un progetto completamente diverso”. La location delle riprese in Nuova Zelanda, con paesaggi molto diversi, ha contribuito a rendere tutto ciò possibile. Ecco la citazione completa di Trachtenberg qui sotto:

Todd: Sembra che il franchise si sia un po’ allontanato da questo, ma i primi film in particolare si concentravano molto sul fatto di trovarsi in un luogo tropicale e di vederli comparire lì. Quanto, se non del tutto, questo ha influenzato la tua concezione del mondo natale degli Yautja? Perché guardi i primi 10 minuti di questo film e pensi: “Oh, wow, è davvero qualcosa che non avevo mai visto qui”. In che modo questo aspetto della mitologia ha forse influenzato la tua decisione di creare questo paesaggio arido e spietato, che li spingerebbe a lasciare il pianeta per uccidere le persone altrove?

Dan Trachtenberg: Credo di aver avuto la sensazione che fossero una cultura nomade, come quella del Western, solitaria, arida, polverosa e diversa dai pianeti in cui si recano. Hai ragione a sottolineare che spesso si recano in un luogo che è giungla. Anche in Predators, quando vanno su un pianeta diverso, anche quello era giungla. Quindi volevo che fosse il più distinto possibile e dare al film una portata e una scala tali da dare davvero la sensazione di attraversare un pianeta da un altro a un altro completamente diverso. In effetti, ero davvero concentrato, andando in Nuova Zelanda, sul fatto che non ci trovassimo in una giungla come tante altre. Credo che a volte tendiamo ad associare le foreste al fantasy e la giungla alla fantascienza. Ciò che rendeva davvero unica la Nuova Zelanda è la sua interessante combinazione di entrambi. Ambientare una sequenza in campo aperto con quei pazzeschi baccelli chiodati e il rasoio, tutte quelle cose che esteticamente erano un po’ più distintive, interessanti e pericolose.

Se c’è qualcosa che i recenti film di Predator hanno lasciato intendere, è questo: gli Yautja sono ovunque. Predator: Killer of Killers lo ha chiarito in particolare, tracciando la presenza degli Yautja in diverse epoche storiche e in diversi paesi, tra cui il Giappone feudale, l’era vichinga e gli Stati Uniti degli anni ’40.

Trachtenberg ha anche cercato, più in generale, di cambiare il volto del franchise di Predator. Nel suo primo tentativo, Prey, Trachtenberg ha scelto di incentrare la storia attraverso la lente di un guerriero della nazione Comache.

Ora, Predator: Badlands si spinge oltre, attraverso il suo paesaggio. Allontanandosi dall’atmosfera tropicale, come fa riferimento a Trachtenberg, si crea un film che è “esteticamente” un po’ più distinto rispetto ai suoi predecessori. Pur con elementi ricorrenti come gli Yautja, l’ambientazione permette a Badlands di apparire come un film completamente diverso dagli altri.

Finché Trachtenberg continuerà a realizzare film di Predator, è sicuro che ne farà qualcosa di unico. Ha già dato alla saga il suo primo lungometraggio d’animazione e l’ha rivitalizzata con Prey. Ora, si ispira allo stile nomade degli Yautja con l’ambiente arido di Predator: Badlands.

In che modo I Fantastici Quattro: Gli Inizi si inserisce nella Saga del Multiverso e in Avengers: Doomsday?

I Fantastici Quattro: Gli Inizi è una storia che fa parte del MCU ma che è in gran parte indipendente, ambientata su Terra-828. Separato dalla Sacra Linea Temporale, il film introduce la Prima Famiglia Marvel senza dover spiegare perché non fosse presente per combattere Thanos, ad esempio.

Sebbene Spider-Man: Brand New Day sia in arrivo la prossima estate, si prevede che sarà una storia ambientata in città, il che significa che questo reboot conduce direttamente agli eventi di Avengers: Doomsday, in arrivo a dicembre 2026.

Mister Fantastic, la Donna Invisibile, la Torcia Umana e La Cosa saranno al centro dell’attenzione in quel film, e ora proviamo a capire in quali modi I Fantastici Quattro: Gli Inizi si collega al più ampio MCU e, più specificamente, alla Saga del Multiverso e a come prepara il terreno per Avengers: Doomsday.

Il Ponte

Reed Richards in I Fantastici Quattro Gli Inizi
Reed Richards in I Fantastici Quattro Gli Inizi. Foto di Marvel Studios © 2025 20th Century Studios / © and ™ 2025 MARVEL

I Fantastici Quattro: Gli Inizi accenna all’interesse di Reed per le realtà parallele in almeno un paio di occasioni e introduce una delle sue più grandi invenzioni, “Il Ponte”. Sebbene in questo film venga utilizzato come sistema di teletrasporto, ci sono vaghe insinuazioni sul fatto che possa essere utilizzato per viaggiare tra i mondi, preparando il terreno per il ruolo cruciale del Ponte in Avengers: Doomsday.

Nei fumetti, Reed lo crea come mezzo per osservare mondi diversi e scoprire come avessero raggiunto la pace. Alla fine porta all’introduzione del Consiglio Interdimensionale di Reed e torna in Secret Wars come mezzo per tenere d’occhio le Incursioni. Resta da vedere se vedremo qualcosa di tutto ciò, ma scommettiamo che questo spiegherà come l’astronave della squadra viaggia verso Terra-616.

Il destino finale di Galactus

Galactus in I Fantastici Quattro Gli Inizi
Galactus in I Fantastici Quattro: Gli Inizi

Quando il piano di Mister Fantastic di spostare la Terra fallisce, manda Galactus ai confini dell’universo, guadagnando milioni di anni sulla Terra prima che il cattivo possa potenzialmente tornare a divorare il pianeta.

Silver Surfer è responsabile dell’allontanamento di Galactus attraverso il portale aperto dalla Prima Famiglia Marvel, il che significa che è bloccata proprio accanto a lui (e sebbene possa volare sulla sua tavola, le possibilità che Shalla-Bal si riunisca alla sua famiglia o alla Torcia Umana sembrano scarse).

Siamo grati ai Marvel Studios per non aver ucciso il Divoratore di Mondi, ma I Fantastici Quattro: Gli Inizi non lo presenta come una minaccia Multiversale, anche se potrebbe esserci qualche indizio nel fatto che Reed abbia menzionato che è precedente all’universo di Terra-828. Tuttavia, con Galactus ai confini dell’universo, è possibile per lui rompere la barriera tra le realtà e forse viaggiare in un’altra, come ha fatto Monica Rambeau in The Marvels?

Il Potere Cosmico

Franklin RichardsNei fumetti, Franklin Richards è un mutante dotato di poteri che gli derivano a sua volta da quelli dei suoi genitori, Reed e Sue, che invece li hanno ottenuti con un’alterazione cosmica. Le sue capacità sono divinatorie e può riscrivere e persino creare realtà. Da bambino su Terra-828, lo vediamo riportare in vita sua madre.

L’unico grande cambiamento apportato a Franklin in I Fantastici Quattro: Gli Inizi è il fatto che detiene specificamente il Potere Cosmico. Si tratta dell’energia cosmica illimitata utilizzata principalmente da Galactus e dai suoi Araldi, e questa Variante di Franklin è essenzialmente composta da quella sostanza.

Secondo Galactus, questo significa che il membro più giovane dei Fantastici Quattro è destinato a diventare il prossimo Divoratore di Mondi (nei fumetti, è similmente predetto che sarà il prossimo “Galactus” in una futura iterazione del Multiverso). Mentre ci avviciniamo ad Avengers: Doomsday, sembra ovvio che le abilità di Franklin saranno fondamentali, forse spiegando perché attirano l’attenzione di un certo Victor Von Doom…

Doctor Doom arriva al Baxter Building

doctor doom mcuNella scena a metà dei titoli di coda di I Fantastici Quattro: Gli Inizi, Sue va a prendere un libro per il figlio di 4 anni e al suo ritorno trova il Dottor Destino inginocchiato davanti a Franklin. Si è tolto la maschera e parla con il bambino, ma non possiamo avere idea di cosa gli stia dicendo.

Sta cercando di terrorizzare Franklin o di vedere se il bimbo può guarire il suo volto sfigurato? E questa Variante di Destino proviene da Terra-828 o da un’altra parte del Multiverso? Queste sono domande dovrebbero trovare risposta in Avengers: Doomsday.

Ci piacerebbe pensare che Destino abbia un passato con questa iterazione dei Fantastici Quattro, ma per quanto riguarda il coinvolgimento di Franklin, scommettiamo che Destino voglia usare – o rubare – il Potere Cosmico per poter “salvare” (e governare) il Multiverso. Questo mette i Fantastici Quattro in rotta di collisione con Destino nel prossimo film di Avengers, e rende la loro battaglia con lui davvero molto, molto personale…

In cantiere un remake di Timecop – indagini dal futuro

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timecopLa Universal Pictures, a conferma della profondissima crisi creativa che impera in tutta Hollywood, ha avviato le pratiche per sviluppare un remake di Timecop – indagini dal futuro , il cul del 1994 che vide protagonsita Jean-Claude Van Damme. Ricordiamo che il film, nel 1997, si è trasformato anche in una serie televisiva prodotta dalla ABC.

Il film originale, che incassò circa 102milioni di dollari in tutto il mondo, è ambientato in un futuro prossimo dove i viaggi nel tempo sono regolati da uno speciale corpo di polizia. Un agente (Van Damme) cercherà di fermare un politico corrotto attraverso un viaggio nel tempo, per impedire al politico di cominciare la sua disonesta carriera.

La Universal sta cercando in questo momento uno sceneggiatore per il remake , mentre si sa con certezza che Van Damme non sarà coinvolto.Fonte: WP

In buone mani 2: recensione del film turco su Netflix

In buone mani 2: recensione del film turco su Netflix

Netflix non sbaglia un colpo. Proprio come fa la nostra Mediaset, che sta puntando su un palinsesto ricco di soap opera turche, anche la piattaforma dalla N rossa sta investendo sulle serie ottomane. Una scelta che non deve sorprendere, considerata la loro grande commercabilità e il loro finire, quasi sempre, nella Top 10 dei titoli più visti. E così di recente il colosso streaming ha arricchito il catalogo con In buone mani 2, il secondo capitolo della dramedy In buone mani, già fra i più guardati, il cui debutto è avvenuto nel 2022. Il primo film si concentrava su Melisa e il suo desiderio di affidare il figlio, Can, a qualcuno che se ne sarebbe potuto prendere cura per sempre, vista la patologia che l’avrebbe portata alla morte.

Ed era proprio la malattia uno dei pilastri tematici su cui ruotava la storia, nonché escamotage narrativo che aveva innescato la love story fra Melisa e Firat, quest’ultimo scopertosi essere padre del bambino. Proprio come il primo film, In buone mani 2 segue il classico pattern delle commedie romantiche dal retrogusto drammatico con l’irrinunciabile happy ending. Questo perché è un prodotto che mira, esattamente come gli sceneggiati televisivi, alla trasversalità. Ciò significa anche che, pur facendosi carico di diverse tematiche rilevanti, non le esplora mai a pieno, rimanendo su toni più leggeri per poter essere maggiormente accesibile.

Il target di riferimento rimane infatti invariato: un pubblico che cerca intrattenimento e non impegno, desideroso di lasciarsi coinvolgere in un racconto che farà versare qualche lacrima, per poi giungere a un epilogo rassicurante in cui tutto torna al proprio posto. Nel suo intento riesce e, a differenza di altri titoli, pur dipanandosi su una narrazione telefonata, non risulta pesante o stucchevole. In cabina di regia troviamo nuovamente Ketche, mentre le musiche, fondamentali in opere come queste per sostenere il pathos delle scene, sono di Tarkan Gözübüyük e Ozan Tügen.

In buone mani 2 Netflix

La trama di In buone mani 2

Dopo la morte di Melisa, Can e Firat si trovano a costruire il loro nuovo rapporto padre-figlio. Ora non basta più conoscersi: adesso devono vivere insieme ogni giorno sotto lo stesso tetto. Da qui derivano nuove responsabilità, a cui entrambi devono abituarsi: per Firat è fondamentale prendersi cura del bambino per non fargli mancare nulla, mentre il piccolo Can deve adattarsi alle nuove regole della casa. Purtroppo, però, le cose non vanno per il meglio. Da quando Melisa non c’è più, Firat ha cercato conforto nell’alcol e ogni sera torna a casa ubriaco.

Per Can è molto più difficile abituarsi a questa nuova quotidianità, soprattutto perché vede davanti a sé un padre malridotto e abbandonato a sé stesso. Le difficoltà per il neo genitore sono molteplici, e nonostante l’amore per suo figlio, non riesce a darsi un limite, sentendosi un fallimento su tutti i fronti. A sconvolgere la loro routine sarà Sezen, anche lei con un passato difficile, che riuscirà a portare un po’ di luce dove prima regnava l’oscurità.

 

Un dramedy senza impegno

In buone mani 2 con non troppa sorpresa funziona, nonostante la formula originale non sia stata alterata. L’intreccio narrativo resta sostanzialmente identico al precedente, con l’unico cambiamento rappresentato dal nuovo interesse amoroso, ossia Sezen. Anche i colpi di scena, i punti di svolta e il climax finale sono simili, suggerendo che l’obiettivo non era creare una trama più complessa per intrigare gli spettatori, ma piuttosto soddisfare alcune loro curiosità. Il primo capitolo si era infatti concluso furbamente, lasciando il pubblico con diverse domande in sospeso che esigevano una risposta. Le più importanti: come affronta Can la perdita della madre? E come si adatta Firat a questo nuovo ruolo?

Nel presentarci la nuova vita dei personaggi a cui ci siamo affezionati, Ketche introduce altri vari temi. Si passa dalla mancata comunicazione tra padri e figli, alle sfide della genitorialità, fino ad affrontare il problema dell’alcolismo e il tema del lutto. Ognuno di questi aspetti trova il proprio spazio nella sequenza degli eventi, sebbene a emergere maggiormente siano gli ultimi due, che poi sono quelli più connessi l’uno all’altro. Nonostante la sceneggiatura sia basilare e gli snodi narrativi il più delle volte prevedibili (con la presenza inevitabile dei cliché), la pellicola è in grado di suscitare comunque il giusto interesse e, pur mantenendo un tono romantico, riesce a non scadere mai nel lezioso.

Del resto, come abbiamo detto, da questo tipo di prodotti non ci si aspetta – e nemmeno si desidera – un’opera d’autore con una scrittura sofisticata e una lettura stratificata. Si cerca una leggerezza sufficiente per distrarsi e una storia che coinvolga quel tanto che basta per non annoiarsi, senza richiedere una concentrazione massima. Alcuni film hanno questo scopo, e In buone mani 2 il suo compito lo svolge tutto sommato bene.

In buone mani 2 Kaan Urgancıoğlu Melisa Asli Pamuk

Kaan Urgancıoğlu, un attore poliedrico

Sul fronte degli attori, invece, c’è un netto squilibrio. Il pubblico di Mediaset (e più in generale gli appassionati dei drammi turchi) riconoscerà i volti di Kaan Urgancıoğlu e Melisa Asli Pamuk. Entrambi sono attualmente in scena nella soap opera Endless Love, in onda su Canale 5, nei rispettivi panni di Emir e Asu. In questo contesto, sia Urgancıoğlu che Pamuk interpretano ruoli più complessi, con personaggi subdoli e perfidi, offrendo una bella prova attoriale, ma nel passaggio a un genere differente l’attrice turca sembra soffrire in termini di recitazione.

A differenza del collega, che si mostra versatile e a proprio agio anche in un ruolo meno impegnativo, Pamuk pare avere difficoltà a immedesimarsi in Sezen. Mentre Urgancıoğlu è totalmente a servizio del suo personaggio, risultando convincente, la performance di Pamuk è più scarica, risultando monoespressiva e poco trascinante, tanto da mettere in risalto anche l’assenza di feeling che c’è fra i due. Fortunatamente, Urgancıoğlu riesce a compensare questa mancanza di alchimia con la sua partner sullo schermo grazie all’interazione con Mert Ege Ak (Can). Insieme al giovane attore, riescono infatti a regalare i momenti più emozionanti della storia, colmando il vuoto emotivo lasciato dalla scarsa sintonia tra i protagonisti.

In buone mani 2, la spiegazione del finale: Come ha cercato Firat di diventare un padre migliore?

La prima parte di In buone mani, il film originale Netflix di successo, si è conclusa con una nota tragica: Melisa ha ceduto alla sua malattia e ha lasciato suo figlio Can con il padre naturale, Firat. Melisa era una madre single e solo dopo aver scoperto le sue condizioni di salute ha pensato di riallacciare i rapporti con Firat.

L’uomo d’affari non aveva idea di avere un figlio, e quando l’ha saputo, la possibilità di una famiglia felice era improbabile. Superare la morte di Melisa è stato difficile sia per il padre che per il figlio, e in In buone mani 2 (In Good Hands 2) vediamo il duo lavorare a una macchina del tempo per tornare da Melisa. Costruire la macchina del tempo è stato il modo in cui Can ha affrontato la perdita. Voleva credere che, se si fosse impegnato abbastanza, sarebbe riuscito a tornare da sua madre e a tenerla stretta per assicurarsi che non lo lasciasse di nuovo.In buone mani 2 (In Good Hands 2) è incentrato sul modo in cui il padre e il figlio in lutto imparano a vivere la loro vita insieme come un’unità e ad accettare le cose belle che si presentano.

Come hanno legato Firat e Sezen?

In buone mani 2 (In Good Hands 2) film
Credit Netflix

Per Can era difficile affrontare i bulli a scuola. Ridevano del suo modo di ballare e prendevano in giro la sua relazione con Firat. Trovavano strano che Can chiamasse suo padre per nome e che Firat si rivolgesse a Can come “capo”. Can non si aspettava che i suoi compagni di classe capissero quello che stava passando, ma il fatto che scherzassero sul suo insolito rapporto con il padre lo ha distrutto e ha deciso di abbandonare la scuola. Can e Firat hanno avuto una discussione in un bar, quando Sezen è intervenuta.

Voleva un po’ di pace e ha chiesto che padre e figlio smettessero di litigare. La discussione si sposta dalla scuola alla macchina del tempo e, ancora una volta, Firat e Can discutono animatamente. Sezen era ormai stanca e si avvicinò a Can, spiegandogli che costruire una macchina del tempo era impossibile. Can rimase allo stesso tempo colpito dalle conoscenze di Sezen e deluso dalla sua disapprovazione del suo progetto. Can si rifiutò di arrendersi e finì per raccogliere altre luci per trovare un modo per viaggiare nel tempo.

Firat aveva un problema di alcolismo e, dopo che Can aveva espresso la sua delusione nei confronti di Firat per non essere stato presente per lui come lo era sempre stata sua madre, aveva ripreso a bere. Il padre di Firat era un alcolizzato e lui si era sempre ripromesso di non diventare come suo padre, ma non riusciva a trovare la forza di smettere di bere. Era il suo modo di alleviare il dolore e ancora una volta finì in un pub e bevve più di quanto potesse sopportare. Al pub c’era anche Sezen, che aiutò Firat a tornare a casa.

Il giorno dopo, Firat la incontrò e si scusò per averla messa in difficoltà. Legarono discutendo di tutte le sciocchezze che Firat aveva fatto la notte precedente. Si godono la reciproca compagnia e Firat si rende conto che non ha bisogno dell’alcol per godersi una serata. Anche Sezen si sentiva sola: amava molto suo fratello, che si era recentemente trasferito negli Stati Uniti, lasciando un vuoto nel suo cuore. Le era stata diagnosticata una depressione e ogni giorno cercava di guarire un po’.

Anche l’incontro con Firat l’ha aiutata ad affrontare la situazione. Anche se si erano appena conosciuti, si sentivano a proprio agio l’uno con l’altra e non avevano paura di essere vulnerabili. Sezen si è anche resa conto dell’importanza di Can nella vita di Firat e il giorno dopo ha deciso di fare amicizia con suo figlio.

Come ha fatto Sezen a conquistare Can?

In buone mani 2 (In Good Hands 2)
Credit © Netflix

Can si rifiutava di accettare Sezen nella sua vita. Firat era tutto ciò che aveva e, da piccolo, si sentiva insicuro a condividere il padre con un estraneo. Dopo aver perso la madre, l’ultima cosa che Can voleva era che Firat se ne andasse. Il giorno dopo Sezen incontrò Can a scuola. Sperava che lui capisse che non poteva portargli via Firat perché il legame che condividevano era indissolubile.

Sezen cercò di far capire a Can quanto la sua vita sarebbe diventata solitaria se non si fosse fatto degli amici. Ma invece di ascoltare i consigli di Sezen, Can era impegnato a tenere d’occhio i suoi bulli. Ben presto i bulli si avvicinarono e chiesero a Can di spiegare chi fosse Sezen.

Lo hanno preso in giro ancora una volta, ma questa volta Sezen era lì per sostenerlo. Invece di inchinarsi ai bulli, Sezen prese un tubo per l’acqua e attaccò Nedim. Gli studenti ridevano di Nedim e Can non ne aveva mai abbastanza di quel momento. Era contento che Sezen lo avesse salvato dall’umiliazione e finalmente l’aveva accettata nella sua vita. Non poteva negare che Sezen fosse un panino migliore di suo padre e fu ancora più felice di scoprire che il fratello di Sezen, Kerem, stava studiando per diventare astrofisico al MIT e che avrebbe potuto aiutarlo a costruire una macchina del tempo. Sezen promise a Can che Kerem lo avrebbe aiutato nel suo progetto, e questo fu un motivo in più per Can per accettare prontamente Sezen come nuovo amico di suo padre.

Quali passi ha fatto Firat per diventare un padre migliore?

In buone mani 2 (In Good Hands 2)
Credit © Netflix

La dipendenza di Firat ha spesso ostacolato il rapporto padre-figlio. Can odiava il modo in cui suo padre si comportava quando si ubriacava, e spesso lo esprimeva ad alta voce. Firat ha cercato di stare lontano dall’alcol dopo aver incontrato Sezen, che era sobrio, ma durante una festa di compleanno, ha finito per fare di nuovo il pieno di alcol.

Il padre di Nadim, Emrah, si è arrabbiato per l’accaduto a scuola e ha sminuito Firat per non aver saputo di avere un figlio per sei anni. Non pensava che Firat fosse mai stato un buon padre per Can ed Emrah lo aveva avvertito di non dare lezioni di educazione agli altri. Dopo essersi ubriacato, Firat si azzuffò con Emrah alla festa, mettendo in imbarazzo sia Can che Sezen.

Can è frustrato dal padre e torna a casa per distruggere la macchina del tempo che aveva costruito. Era pronto a crescere, ma non era sicuro che suo padre fosse pronto a cambiare strada. Can voleva stare con sua madre, ora più che mai, e Firat si vergognava di aver messo suo figlio in una posizione così orribile.

Dopo aver parlato con la madre, Firat si è reso conto di quanto sia stata difficile la sua infanzia a causa del vizio del bere del padre, e invece di diventare un genitore migliore, stava facendo del male a suo figlio nello stesso modo in cui lo faceva suo padre. Firat si rese anche conto che era giunto il momento di perdonare Melisa per aver tenuto nascosto Can per sei anni, perché le era servito molto coraggio per crescere suo figlio da sola e per questo meritava solo amore e rispetto.

Firat ha deciso di rimanere sobrio ed è determinato a non deludere mai più Can. Verso la fine di In buone mani 2, Firat scrive una lettera ai genitori e al personale scolastico scusandosi per il suo comportamento e ammettendo di dover diventare un padre migliore per Can. Anche Can accetta le scuse del padre e guarda con fiducia al loro futuro insieme.

Quale segreto nascondeva Sezen?

In In buone mani 2 (In Good Hands 2) viene gradualmente rivelato che anche Sezen aveva perso suo fratello Kerem e, invece di affrontare la perdita, ha finto che vivesse negli Stati Uniti. L’idea che lui sia lì da qualche parte l’ha aiutata a non crollare completamente. Firat confessò a Sezen di aver visto lei e suo fratello ballare al pub sei mesi prima.

Sezen era estremamente felice quella sera e annunciò con entusiasmo che suo fratello era riuscito ad entrare nell’università dei suoi sogni. Firat aveva offerto loro un passaggio a casa, visto che Sezen era piuttosto ubriaca. Kerem ringraziò Firat, ma era sobrio e aveva anche la patente, quindi riteneva di non avere motivo di preoccuparsi. Il giorno dopo, Firat scoprì che Kerem e Sezen avevano avuto un incidente e che Kerem era morto per le ferite riportate.

Firat credeva che l’incontro con Sezen nello stesso pub, qualche mese dopo, non potesse essere una semplice coincidenza. Aveva bisogno di qualcuno a cui appoggiarsi e anche Sezen aveva bisogno di un amico e di un sistema di sostegno. Erano entrambi in lutto e potevano capire cosa stava passando l’altro. Sezen continuava a rimproverarsi per l’incidente, ma Firat la confortava e le dava un motivo per non arrendersi.

Firat, Sezen e Can hanno superato il lutto in In buone mani 2?

Firat invitò Sezen e Can a un evento che aveva organizzato nel cortile di casa sua. Ha ricreato la macchina del tempo e l’ha chiamata “tunnel del tempo”. Credeva che Sezen e Can avessero bisogno di rivisitare il loro passato e di conservare i bei momenti trascorsi con le persone che amavano. Era anche un modo per ricordare loro quanta strada avevano fatto come individui.

Can si rivolse per la prima volta a Firat chiamandolo “papà” e anche Firat lo chiamò con orgoglio suo figlio. Sezen è stata felice di vedere sullo schermo un video di lei e Kerem. Le tornarono in mente i giorni felici trascorsi insieme e Can la confortò dicendole che Kerem e sua madre si trovavano nello stesso posto e che credeva stessero bene. Ha promesso di essere presente anche per Sezen e, in un modo bellissimo, il dolore ha unito i tre e hanno trovato un senso di accettazione reciproca.

Nel finale di In buone mani 2 (In Good Hands 2), Can, vestito da calabrone, ha cercato di seguire i passi dei suoi compagni di classe e Firat ha capito che Can aveva ragione: lo spettacolo era noioso. Incoraggiò Can a fare la sua danza e suo figlio lo accontentò. Can ballò come era solito fare con sua madre e il resto dei bambini seguì le sue orme. Finalmente si stavano divertendo e Can, invece di diventare lo zimbello di tutti, era diventato il mattatore, grazie al padre che lo aveva incoraggiato a esprimere la sua eccentricità. È chiaro che padre e figlio hanno fatto molta strada e Can non esita più a riconoscere pubblicamente che Firat è suo padre.

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In arrivo un quinto Bourne per la Universal

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In arrivo un quinto Bourne per la Universal

bourne legacyAppena poco prima dell’uscita al cinema di The Bourne Legacy, la Universal Pictures fece chiari piani per portare al cinema anche un quinto episodio del lucroso franchise di Bourne. Così ha assunto Anthony Peckham, sceneggiatore di Invictus e di Sherlock Holmes per realizzare uno script che potesse essere all’altezza dei film precedenti e vedesse per la quinta volta il franchise al cinema. Ad interpretare il protagonista, per la seconda volta, Jeremy Renner nei panni di Aaron Cross.

The Bourne Legacy, diretto da Tony Gilroy, mente dietro la prima trilogia, ha continuato il percorso tracciato dalla storia di Bourne, ipotizzando una schiera di agenti segreti, eredi dello stesso trattamento medico subito da Jason Bourne interpretato da Matt Doman. Legacy infatti vuol dire discendenza, e il primo discendente che abbiamo incontrato è proprio Aaron Cross, un agente segreto che attraverso cure mediche è stato reso più intelligente e più forte.

Allontanandosi in questo modo dalla storia originale dello scrittore Robert Ludlum, Gilroy ha reso il franchise aperto a diversi sequel, e non è da escludere che con Jeremy Renner nel ruolo di protagonista si possa realizzare un’altra trilogia.

Fonte: CS

In arrivo un film sul gioco della Mattel Max Steel

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max steelDa Transformers in poi il mondo del cinema e quello dei giocattoli si sono incontrati sempre più spesso negli ultimi anni, e così adesso anche la Mattel vuole portare sullo schermo il suo supereroe: si chiama Max Steel e ha 16 anni, va a scuola e all’occorrenza si trasforma er sconfiggere i cattivi. Un film sul gioco, popolarissimo in America Latina, era già in produzione e aveva Taylor Lautner come protagonista. Dopo che però l’attore ha lasciato il ruolo, la Dolphin Entertainment ha comprato i diritti del gioco dalla MAttel e sta mettendo in piedi un film in live action basato su una sceneggiatura di Christopher Yost e sulla regia di Stewart Hendler.

Max Steel è nato negli anni ’90 come una serie di action figures che si è trasformata poi in una serie tv animata, un video game, diversi fumetti e nove film animati.

La storia ruota intorno ai problemi e ai turbamenti dell’adolescente Maxwell McGrath e del suo compagno Steel. Entrambi hanno super poteri, Max con la turbo energia e Steel con il super intelletto formano insieme Max Steel, il supereroe definitivo.

Fonte: CS

In arrivo un cinema IMAX alle porte di Napoli

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ImaxLucisano Media Group SpA, holding quotata sul mercato Aim di Borsa Italiana, e IMAX Corporation (NYSE:IMAX) annunciano oggi l’accordo per la realizzazione di una nuova sala IMAX® ad Afragola (NA). La sala IMAX verrà installata nel multiplex “Happy Maxicinema” situato presso il Centro Commerciale Le Porte di Napoli e gestito da Stella Film, società controllata di Lucisano Media Group.

“Siamo orgogliosi di essere i primi a proporre la tecnologia IMAX agli spettatori del Sud Italia” ha dichiarato Fulvio Lucisano, Presidente di Lucisano Media Group SpA. “Afragola si caratterizza per una forte passione cinematografica: crediamo pertanto che il pubblico campano sia pronto per un’esperienza di intrattenimento premium che solo IMAX è in grado di offrire. Investendo nella tecnologia IMAX stiamo investendo in qualità, innovazione e in quello che crediamo possa rappresentare un vantaggio competitivo per la nostra attività”.

“L’accordo di oggi dimostra come la costruzione di sale IMAX sia in costante aumento in tutta l’Europa occidentale”, ha detto Andrew Cripps, Presidente di IMAX EMEA. “Lucisano Media Group condivide la nostra passione per l’innovazione e il desiderio di far vivere ai propri spettatori momenti di intrattenimento indimenticabili. Siamo lieti di accogliere Lucisano Media Group nel circuito IMAX e portare ad Afragola una esperienza cinematografica davvero coinvolgente”.

In arrivo The Expendables 4 con Sylvester Stallone

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In arrivo The Expendables 4 con Sylvester Stallone

Dopo alcune voci non positive arriva oggi la notizia che The Expendables 4 si farà, nonostante un incasso sotto le aspettative negli USA. Infatti, secondo Variety, Image e Millennium hanno appena siglato un accordo di prevendita con Sony Pictures International per conto di SSXH Pechino e Max Film Distribution per portare sul grande schermo ancora una volta la banda capitanata da Sylvester Stallone.

Il terzo capitolo del franchise ha incassato solo 39 milioni negli USA diventando così un vero flop ma solo in patria perché nel resto del mondo ha incassato 167 milioni di dollari. Dunque ancora una volta l’internazionale salva un franchise hollywoodiano e in part grazie alla Cina. Al momento regista e cast non sono stati confermati ma il film dovrebbe uscire nel 2017.