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L’Unico e Insuperabile Ivan dall’11 Settembre su Disney+

L’Unico e Insuperabile Ivan dall’11 Settembre su Disney+

Il nuovo film Disney L’Unico e Insuperabile Ivan debutterà in Italia l’11 settembre in esclusiva sulla piattaforma di streaming Disney+ e verrà presentato in anteprima martedì 18 agosto al Giffoni Film Festival.

Basato sul pluripremiato libro di Katherine Applegate, edito in Italia da Mondadori, e diretto da Thea Sharrock, il film racconta la storia di Ivan, un gorilla molto speciale che apprende che la vita non è definita dal luogo e dalle circostanze, ma dal potere dell’amicizia e dal coraggio di far sì che avvenga il cambiamento.

L’Unico e Insuperabile Ivan, che in precedenza doveva essere distribuito al cinema dai Walt Disney Studios, è una storia indimenticabile sulla bellezza dell’amicizia, sul potere dell’immaginazione e sul significato del luogo chiamato casa. Ivan è un gorilla di 180kg che condivide la gabbia in un centro commerciale di periferia con Stella l’elefante, Bob il cane e altri animali. Ha pochi ricordi della giungla dove è stato catturato, ma quando arriva un’elefantina di nome Ruby, qualcosa dentro di lui cambia profondamente. Ruby è stata recentemente separata dalla sua famiglia allo stato brado e questo porta Ivan a mettere in discussione la sua vita, il luogo da dove proviene e dove alla fine vorrebbe essere.

“Il mondo è cambiato in un attimo. Le persone di tutto il mondo hanno condiviso esperienze importanti che cambiano la vita in modi che non si vedevano da un secolo”, ha dichiarato Thea Sharrock. “In risposta a questo, sono davvero felice di poter condividere con tutto il mondo la storia deliziosa e originale di Katherine Applegate, L’Unico e Insuperabile Ivan, su Disney+, portando un po’ di gioia con questo film unico sulla vera amicizia, basato su una storia vera”.

L’Unico e Insuperabile Iva, che arriva sullo schermo con un mix suggestivo tra live-action e CGI, è basato sul libro di Katherine Applegate che ha vinto numerosi premi dalla sua pubblicazione nel 2013, inclusa la Medaglia Newbery, ed è edito in Italia da Mondadori. Il film è interpretato da Bryan Cranston nel ruolo di Mack, il proprietario del centro commerciale, mentre Ramon Rodriquez è George, l’impiegato del centro e Ariana Greenblatt è sua figlia, Julia.

Nella versione italiana fanno invece parte del cast di voci gli attori Stefano FresiPaola Minaccioni e Federico Cesari rispettivamente nel ruolo di Bob il cane, Henrietta la gallina e Murphy il coniglio.

L’Unico e Insuperabile Ivan è diretto da Thea Sharrock da una sceneggiatura di Mike White basata sul romanzo di Applegate ed è prodotto da Allison Shearmur, Angelina Jolie e Brigham Taylor. Sue Baden-Powell e Thea Sharrock hanno il ruolo di produttori esecutivi.

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L’ultimo samurai: tutto quello che non sai sul film

L’ultimo samurai: tutto quello che non sai sul film

L’ultimo samurai è un film del 2003, diretto da Edward Zwick, che ha reso onore, ancora una volta, alle tradizioni e ai valori dei samurai, un mondo che ormai non esiste più (anche i codici morali sono sopravvissuti nella società giapponese moderna).

Candidato a ben quattro Premi Oscar (tra cui quello del Miglior Attore non Protagonista a Ken Watanabe) e a tre Golden Globe, il film racconta in maniera mediata e romanzata la Ribellione di Satsuma e la guerra Boshin. Ecco quello che non sapevate su L’ultimo samurai.

L’ultimo samurai: Streaming

L'ultimo samurai

Chi desiderasse rivedere il film L’ultimo samurai in streaming, film diretto da Edward Zwick con Tom Cruise, oppure volesse cimentarsi per una prima visione, è possibile farlo grazie alle diverse piattaforme di streaming digitali che rendono possibile la visione di questo titolo. Nella fattispecie, L’ultimo samurai è visibile su Infinity, Premium Play, Chili, Rakuten Tv, Google Play, iTunes e Tim Vision.

Ultimo Samurai

L’ultimo Samurai è un film diretto da Edward Zwick (Vento di Passioni, Blood Diamond – Diamanti di sangue, Amori & altri rimedi) ambientato nel Giappone che ha vissuto la Ribellione di Satsuma e che vede, tra i protagonisti, Tom Cruise, Ken Watanabe, Shin Koyamada e Tony Goldwin. Uscito in Italia il 9 gennaio del 2014, L’ultimo samurai racconta la storia di un ex capitano dell’esercito americano, tale Nathan Algren (Tom Cruise) che, nel 1876, viene chiamato ed incaricato di addestrare l’esercito dell’imperatore giapponese Meiji.

Lo scopo è solo uno: eliminare in maniera definitiva i samurai ribelli all’impero. Algren è sostanzialmente un uomo alla deriva che ha rischiato la vita per essere fedele al suo paese che è cambiato di molto dagli anni della guerra civile. L’incarico da parte dell’Impero giapponese per lui non è che un modo per fuggire dai ricordi che lo attanagliano, dalla disillusione, dalle angosce, oltre che essere una via “facile” per fare soldi.

Eppure, dopo essere arrivato in Giappone e aver capito ciò che succede davvero, riuscirà a concepire la filosofia, lo stile di vita e la cultura millenaria dei samurai, che a loro volta rimangono sorpresi ed incantati dalla tenacia di Algren. Il comandante un tempo avversario ed ora suo mentore, Katsumoto (Ken Watanabe),è incuriosito dalla cultura esistente al di fuori della sua e così lo sono gli altri samurai ribelli che cominceranno a trattare il capitano Algren come un loro pari, senza perdere di vista il loro obiettivo: difendere le tradizioni, i valori e i codici dal quel progresso ne minaccia l’esistenza.

L’ultimo samurai si basa, in essere su una storia vera, quella di Jules Brunet, un capitano ed istruttore d’artiglieria che sottostava agli ordini di Napoleone III, inviato in Giappone per insegnare le tattiche innovative militari: una volta arrivato nel paese del Sol Levante, sposa la causa ribelle, dopo essererimasto invischiato nella guerra Boshin.

Film Samurai

L'ultimo samurai

Nel corso della storia del cinema mondiale, di film samurai ne sono stati realizzati a iosa, per la maggior parte appartenenti alle cinematografia giapponese. Tra i primi film che trattano la storia di questi militari del Giappone feudale, totalmente fedeli alla trazioni, che fanno della guerra un’arte e facenti parte di una casta colta, c’è sicuramente uno dei capolavori di Akira Kurosawa, I sette Samurai, girato nel 1954, cioè 4 anni dopo il successo di Rashomon (film che racconta la storia di un samurai ucciso tramite diverse testimonianze e diversi punti di vista).

Il film, che vede la presenza di Toshirō Mifune, è ambientato nell’Era Sengoku e narra la storia di un villaggio abitato da contadini che assume dei Rōnin (cioè i samurai rimasti senza padrone, dei guerrieri erranti) per potersi difendere dai saccheggi quotidiani di un gruppo di briganti. Ma Kurosawa, nel 1961, girò un altro film sui samurai, La sfida del samurai (sempre con Mifune) che racconta la storia un rōnin che arriva in una città divisa da due bande di criminali e che decide di metterle una contro l’altra per liberare la città.

The Last Samurai

The Last Samurai, titolo in lingua originale de L’ultimo samurai, non si riferisce solo al film del 2003 con Tom Cruise. Infatti, questo titolo è stato utilizzato molte volte per realizzare film diversi ma sempre concernenti al mondo dei samurai.

Se L’ultimo samurai è stato l’ultimo film a narrare tradizioni e valori di questo mondo, in precedenza ne furono realizzati altri: andando a cronologicamente a ritroso, nel 1988 venne realizzato un film, The Last Samurai, diretto da Paul Mayersberg. Anche se la data di produzione è risalente al 1988, in realtà il poi uscì negli Stati Uniti solo all’inizio del 1997, dopo due premiere svoltesi negli anni precedenti in Germania e sempre negli Usa.

Il film racconta la storia di due uomini d’affari giapponesi in cerca di una realizzazione spirituale che, seguendo le orme di un antenato samurai, arrivano fino in Africa con un gruppo di turisti, per essere poi rapiti dal leader della guerriglia locale e sarà un duro mercenario a doverli salvare.

Andando ancora indietro, si arriva al 1974, quando venne realizzato Okami yo Rakujitsu o kire, un film di Kenji Misumi, uscito negli Usa tre anni dopo con il titolo di The Last Samurai. Il racconta la storia di Toranosuke Sugi, un coraggioso e leale samurai, che combatte per praticare e preservare gli insegnamenti del suo maestro durante una guerra civile. Ma Sugi ha amici da entrambe le fazioni e non saprà se cadere nella tentazione o evitare di farlo per i suoi princìpi e per la libertà.

Film sui Samurai

L'ultimo samurai

Oltre ai primi film sui samurai, nel corso negli anni, vennero realizzati molte pellicole interessanti, come Il trono di sangue (1957, regia di Kurosawa), L’ultimo samurai (1967, regia di Masaki Kobayashi), Kagemusha – L’ombra del guerriero (1980, regia di Kurosawa), e Il crepuscolo del samurai (2002, regia di Yôji Yamada).

Ma si ricordano anche titoli come Zatôichi di Takeshi Kitano del 2003, 13 assassini di Takashi Miike del 2010 e 47 Ronin di Carl Rinsch, con Keanu Reeves, del 2013. Uno dei fatti interessanti, che riguardano la realizzazione di film sui samurai, è avvenuto con l’animazione: infatti, tra il 2001 e il 2004 è stata realizzata una serie tv intitolata Samurai Jack: la serie animata statunitense, che ha avuto immediato successo tra le giovani generazioni, ha avuto un revival nel 2017 con una quinta stagione.

Katsumoto

L'ultimo samurai

Nel film L’ultimo samurai, che riprende ed unifica, in forma romanzata due eventi storici giapponesi, la guerra Boshin e la Ribellione di Satsuma, compare il personaggio di Katsumoto, interpretato in maniera magistrale da Ken Watanabe (che venne candidato all’Oscar).

Katsumoto è un personaggio che si rifà al militare giapponese Saigō Takamori, samurai del feudo di Satsuma che trovò la morte nella battaglia di Shiroyama. Takamori incarnò la crisi d’identità della sua nazione, divisa tra l’accoglienza del modernismo e la difesa degli antichi valori samurai: Takamori guidò i samurai, come il Katsumoto nel film del 2003, cercando di combattere quel modernismo che si faceva ormai incombente, tentando di essere federe e di difendere fino all’ultimo tradizioni e valori di un mondo, quello samurai, che correva il rischio di scomparire, diventando uno dei grandi eroi nazionali del Giappone.

Fonti: IMDb, nationalgeographic

L’ultimo samurai: trama, cast e frasi del film con Tom Cruise

L’ultimo samurai: trama, cast e frasi del film con Tom Cruise

Non è affatto vero che l’attore Tom Cruise ha recitato soltanto in film di spionaggio come Mission: Impossible o in film d’azione come Edge of Tomorrow. Nella sua lunga filmografia si possono ritrovare opere di ogni genere, dal biografico alla commedia, senza tralasciare il film di carattere storico. Il più famoso di questi è probabilmente L’ultimo samurai, diretto nel 2003 da Edward Zwick, celebre per aver diretto anche Vento di passioni e Blood Diamond – Diamanti di sangue. Ideato da John Logan, il film si svolge durante la Ribellione di Satsuma, una sanguinosa rivolta di samurai avvenuta verso la fine dell’800.

La storia narrata nel film, pur se interamente romanzata, è liberamente ispirata al capitano dell’esercito francese Jules Brunet, il quale condusse gloriose campagne militari accanto al generale Enomoto Takeaki in quella che è nota come la guerra Boshin, svoltasi tra il 1868 e il 1869 in Giappone. Qui egli contribuì all’occidentalizzazione del Giappone, attraverso l’insegnamento di nuove tecniche di battaglia. L’ultimo samurai unifica dunque elementi di due distinti conflitti della storia del Giappone dell’Ottocento. Ciò a riprova anche del fatto che il film non intende essere preciso in modo ferreo, quanto più che altro raccontare di un’epica battaglia e dei valorosi uomini che la condussero.

Pur se costato la non indifferente somma di 140 milioni di dollari, il film si affermò come un grandissimo successo, arrivando facilmente a guadagnarne 457 in tutto il mondo. L’ultimo samurai arrivò inoltre ad ottenere 4 nomination al premio Oscar, tra cui quella per il miglior attore non protagonista. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori ed alle sue frasi più belle. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L’ultimo samurai: la trama del film

Ambientato in Giappone nel 1876, il film racconta la storia di un ex capitano dell’esercito americano, Nathan Algren, che viene chiamato ed incaricato di addestrare l’esercito dell’imperatore giapponese Meiji. Lo scopo è quello di eliminare in maniera definitiva i samurai ribelli all’impero. Algren è sostanzialmente un uomo alla deriva che ha rischiato la vita per essere fedele al suo paese, profondamente trasformatosi in seguito alla guerra civile. L’incarico da parte dell’Impero giapponese per lui non è che un modo per fuggire dai ricordi che lo attanagliano, dalla disillusione, dalle angosce, oltre che essere una via facile per ottenere dei soldi.

Arrivato in Giappone, però, inizierà a comprendere ciò che succede davvero in quel meraviglioso paese, riuscirà a concepire la filosofia, lo stile di vita e la cultura millenaria dei samurai, che a loro volta rimangono sorpresi ed incantati dalla tenacia di Algren. Il comandante un tempo avversario ed ora suo mentore, Katsumoto, è incuriosito dalla cultura esistente al di fuori della sua e così lo sono gli altri samurai ribelli che cominceranno a trattare il capitano Algren come un loro pari, senza perdere di vista il loro obiettivo: difendere le tradizioni, i valori e i codici da quel progresso che ne minaccia l’esistenza.
L'ultimo samurai cast

L’ultimo samurai: il cast del film

Come anticipato, ad interpretare il capitano Nathan Algren vi è l’attore Tom Cruise. Celebre per la grande preparazione che dedica ad ogni suo personaggio, anche in quest’occasione egli non ha fatto eccezioni. Desideroso di comprendere quanto più possibile la ricca e affascinante cultura dei samurai, Cruise ha impiegato circa un ano e mezzo di studio per conoscere quanto più possibile a riguardo. Allo stesso tempo, si è esercitato con allenamenti tipici dei samurai, imparando a padroneggiare le loro armi e le loro tecniche. Ciò gli ha permesso, come suo solito, di non ricorrere all’utilizzo di controfigure, interpretando da sé tutte le sue scene anche a costo di farsi male in prima persona.

Accanto a lui, nel ruolo del guerriero Katsumoto, vi è il celebre attore Ken Watanabe. Oggi celebre per i suoi ruoli in film come InceptionGodzilla, questi era particolarmente celebre in patria prima di recitare in L’ultimo samurai. Questo è stato il suo primo film di produzione statunitense, ed è stata anche la prima volta in cui l’attore ha recitato in inglese. Grazie alla sua performance memorabile, Watanabe ha ottenuto una nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista. Nel film sono poi presenti altri noti interpreti giapponesi come Shin Koyamada nei panni di Nobutada e Masato Harada in quelli di Omura. Gli attori statunitensi Tony Goldwin e Scott Wilson interpretano invece rispettivamente il colonnello Benjamin Bagly e l’ambasciatore Swanbeck.

Le frasi più belle di L’ultimo samurai, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. L’ultimo samurai è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Now, Amazon Prime Video e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di domenica 15 gennaio alle ore 21:00 sul canale Iris.

Qui di seguito si riportano invece alcune delle frasi più belle e significative pronunciate dai personaggi del film. Attraverso queste si potrà certamente comprendere meglio il tono del film, i suoi temi e le variegate personalità dei protagonisti. Ecco dunque le frasi più belle del film:

  • Il fiore perfetto è una cosa rara. Se si trascorresse la vita a cercarne uno, non sarebbe una vita sprecata. (Katsumoto)
  • Questa è la spada di Katsumoto. Avrebbe voluto darla a voi, affinché la forza dei Samurai fosse con voi per sempre. La sua speranza con l’ultimo respiro è stata che voi rammentaste gli antenati che l’hanno impugnata e ciò per cui sono morti. (Nathan Algren)
  • Io penso che un uomo fa ciò che può, finché il suo destino non si rivela. (Nathan Algren)
  • Mi ha sorpreso apprendere che la parola samurai voglia dire servire. (Nathan Algren)
  • Io morirò ucciso dalla spada. La mia o… quella dei nemici. (Katsumoto)

Fonte: IMDb

L’ultimo samurai: la vera storia dietro al film con Tom Cruise

L’ultimo samurai: la vera storia dietro al film con Tom Cruise

L’ultimo samurai del 2003 è senza dubbio un film che ha raccolto molti consensi e che, tra le altre cose, è basato su eventi realmente accaduti. Quando si vede una locandina di un film che cita la frase “basato su una storia vera”, è abbastanza chiaro che ci saranno almeno alcune modifiche hollywoodiane che renderanno il film non accurato al 100% dal punto di vista storico. E il film con protagonista Tom Cruise non fa eccezione.

Sebbene questo lungometraggio sia stato costruito per assomigliare a un resoconto storico del passato del Giappone, la verità è che gran parte di esso è stato fatto per scopi d’intrattenimento. Questo porta quindi a chiedersi quale fosse la vera storia dietro L’ultimo samurai.

Ecco la vera storia dietro il film L’ultimo samurai

Di cosa parla L’ultimo samurai ?

L'ultimo samuraiLa rappresentazione dei Samurai non è una novità nelle serie tv e al cinema. Questo film diretto da Edward Zwick vede Tom Cruise nei panni di un ufficiale militare americano assunto dal governo giapponese per addestrare l’esercito a combattere la nascente ribellione guidata da un gruppo di guerrieri samurai emarginati. Questi guerrieri hanno combattuto per resistere alla rapida crescita della modernizzazione del Giappone, influenzata dalle culture occidentali. Il personaggio di Cruise, il capitano Nathan Algren, è lì per uno stipendio, senza alcuna fedeltà al governo giapponese. In realtà, Algren sta affrontando i propri demoni con il suo coinvolgimento nelle guerre tra americani e indiani d’America.

Il leader dei guerrieri samurai è Katsumoto, interpretato dall’attore Ken Watanabe, uno spadaccino compassionevole ma letale che guida la ribellione. Nella prima battaglia tra le forze giapponesi guidate da Algren e i Samurai, il leader americano sconfigge un importante guerriero, evitando così l’esecuzione una volta catturato. Tuttavia, durante il periodo trascorso con i Samurai, Algren impara non solo a rispettare e comprendere le ragioni di questa ribellione, ma anche a combattere come un guerriero giapponese. Alla fine si unisce ai ribelli per combattere al loro fianco contro l’esercito imperiale. Tutto ciò dà vita a un film molto emozionante, che tuttavia si ispira solo in parte agli eventi realmente accaduti in quel periodo.

Gli eventi reali su cui si basa L’ultimo samurai

L'ultimo samurai filmLa storia, così come in molte produzioni vecchie e nuove sui Samurai, ci ha insegnato che loro erano guerrieri altamente qualificati provenienti dal Giappone, emersi durante il periodo Heian, che va dal 794 al 1185 d.C. Questi uomini seguivano un rigido codice di condotta ed etica chiamato Bushido, la principale fazione di guerrieri dell’epoca si concentrava su lealtà, autodisciplina e soprattutto onore. Contrariamente a quanto molti potrebbero credere, i Samurai non erano solo spadaccini, ma servivano anche come protettori e guardie, possedendo molte altre abilità come il tiro con l’arco e l’equitazione. Non c’è dubbio che i Samurai fossero una forza da non sottovalutare.

Verso la metà del 1300, i Samurai erano diventati una cultura militare d’élite ben consolidata e separata dai comuni cittadini. Il loro potere crebbe a tal punto che cominciarono a ottenere influenza politica durante il periodo d’instabilità del governo giapponese. Tra il 1400 e il 1600, il cosiddetto periodo Sengoku, i Samurai raggiunsero l’apice della loro forza politica e fisica, esercitando una notevole influenza sul Paese. La loro volontà e disciplina contribuirono a unificare il Giappone e a portare stabilità alla nazione.

Con questa nuova stabilità, i Samurai si impegnarono maggiormente nel governo e nelle questioni civili, mentre le battaglie diventavano sempre meno frequenti. La combinazione di politici e samurai portò a un periodo di maggiori attività culturali e intellettuali. Tuttavia, alla fine del XIX secolo, il Giappone subì una rapida modernizzazione sotto l’influenza delle potenze occidentali. Intensamente concentrati sulla conservazione della loro cultura e del loro patrimonio, i Samurai rifiutarono questa espansione e questo cambiamento, che li portò a diventare dei reietti in rivolta e, infine, a sfociare nella Guerra Boshin. Questo tipo di conflitto non è una novità, in quanto ci sono state molte storie giapponesi che hanno descritto guerre e battaglie di questo specifico periodo storico.

L’uomo a cui si ispira il personaggio di Tom Cruise in L’ultimo samurai

L'ultimo samurai castÈ importante sottolineare che la storia che si vede in L’ultimo samurai è stata in gran parte romanzata e che, sebbene l’influenza occidentale abbia avuto un ruolo nell’accesso al Giappone e abbia portato a questa storia, l’America ha avuto un ruolo limitato in questo capitolo. Il personaggio di Tom Cruise, il capitano Nathan Algren, è basato su una persona realmente esistita di nome Jules Brunet, che era un membro dell’esercito francese giunto in Giappone durante la guerra Boshin. questo conflitto interno fu uno scontro tra il governo giapponese e la ribellione dei Samurai in risposta all’influenza dell’Occidente sulla modernizzazione del Giappone. L’ultimo governo feudale detto shogunato Tokugawa, che in precedenza aveva mantenuto una presa secolare sul Giappone, aveva bisogno di assistenza per combattere l’imperatore Meiji. Avendo un rapporto positivo con i francesi e con Napoleone III, lo shogunato si rivolse ai suoi alleati, ottenendo che Brunet, un esperto di artiglieria altamente decorato, aiutasse ad armare e consigliare le proprie forze armate.

Come per altri personaggi presenti in altri film sui Samurai, spesso ci sono altrettante falsità e fatti. Ad esempio, è vero che Brunet ha sviluppato simpatia per la causa dei Samurai e alla fine si è schierato con loro per combattere contro le forze imperiali giapponesi. Tuttavia, nonostante l’epica conclusione dell’ultima battaglia che si vede nel film, l’allineamento dei destini di Algren e di Brunet è un po’ a sorpresa. Brunet ha combattuto a fianco dei Samurai nella battaglia di Hakodate, dove i guerrieri, guidati da Saigao Takamori, hanno fatto l’ultima resistenza, ma è fuggito in Francia con alcuni compagni dopo la sconfitta. L’Impero giapponese, avendo ristabilito il proprio potere, cercò di fargliela pagare per essersi opposto a loro. Tuttavia, Brunet fu protetto dal governo francese e reinserito nell’esercito, dove continuò il suo incarico durante la guerra franco-prussiana e la rivolta della Comune francese del 1871.

Il leader Katsumoto in L’ultimo samurai era basato su un vero capo dei guerrieri giapponesi

L'ultimo samurai Tom CruisePer quanto riguarda il leader della ribellione Samurai, Mortisugu Katsumoto interpretato da Ken Watanabe, anche questo personaggio, come Algren, era vagamente basato su un vero guerriero Samurai. Katsumoto può essere direttamente collegato all’iconico Samurai giapponese Saigō Takamori. Takamori si oppose fortemente e resistette all’improvvisa transizione del governo giapponese dalla cultura tradizionale e dal feudalesimo alla modernizzazione di stampo occidentale. La sua opposizione fu un importante voce tra la fazione tradizionale e il governo Meiji. Come il personaggio del film, Takamori non si è mai allontanato dal suo impegno nei confronti della cultura e dei valori tradizionali dei Samurai e di un intenso senso dell’onore. Lui e il resto dei ribelli ritenevano che la conservazione della cultura tradizionale giapponese fosse fondamentale anche rispetto alla crescente influenza delle potenze occidentali sul governo del Paese.

La fine di Katsumodo alla fine de L’ultimo samurai è quella di un leader che combatte fino a una morte drammatica per difendere il suo popolo e le sue convinzioni. In realtà, però, la morte di Takamori avvenne molto tempo dopo gli eventi narrati nel film. Dopo la battaglia di Hakodate, Takamori si unì al governo Meiji, dove divenne generale nel 1873. Secondo il lavoro di Mark Ravina nel suo libro ” The Last Samurai: the Life and Battles of Saigō Takamori “, Saigo tornò nella sua città natale di Kagoshima e aprì delle scuole chiamate Shi-Gakko dove addestrava gli ex samurai. A causa delle crescenti pressioni e delle azioni intraprese dai Meiji, Saigo fu costretto a dichiarare guerra, portando 15.000 soldati in una posizione finale durante la ribellione di Satsuma del 1877. Sebbene i dettagli della sua morte non siano chiari, alla fine di questa brutale battaglia, Saigo fu gravemente ferito e commise il Seppukku, che indica un antico rituale per il suicidio obbligatorio o volontario, privilegio esclusivo della casta dei Samurai.

Il film L’ultimo samurai nel complesso è abbastanza fedele alla storia

L'ultimo samurai filmQuando si confrontano i personaggi principali nel film L’ultimo samurai con la vera storia, è interessante esaminare anche la realtà del conflitto giapponese stesso. La Restaurazione Meiji, avvenuta all’incirca dal 1868 al 1912, segnò il crollo dello shogunato Tokugawa e l’ascesa del controllo imperiale sotto l’imperatore Meiji. Il governo feudale e legato ai Samurai con i loro valori tradizionali, fu sostituito da un governo militare incentrato sulla modernizzazione. Con la crescente influenza occidentale nell’Impero Meiji, i Samurai sentirono di non avere altra scelta se non quella di separarsi e formare una ribellione per reclamare il loro Paese in rapido cambiamento. Contrariamente a quanto descritto ne L’ultimo samurai, lo scontro tra il governo e i ribelli durò molto più a lungo.

Nonostante gli sforzi dei Samurai, alla fine furono sconfitti dalle forze imperiali Meiji e l’attenzione alla modernizzazione e al progresso industriale continuò a plasmare il governo del Giappone. La vera ribellione dei Samurai fu molto più complessa di quella descritta nel lungometraggio americano. I ribelli non erano solo guerrieri, che si staccavano dal governo imperiale giapponese; erano anche sostenitori della conservazione dei valori e della cultura secolari del Paese. Tornando al film, L’ultimo samurai è stato oggetto di critiche per la sua insensibilità razziale e per la sua inaccuratezza storica. Tuttavia, lo stesso attore giapponese Watanabe è intervenuto in difesa del film affermando: “Ho pensato che avevamo l’opportunità di rappresentare il Giappone in un modo in cui non eravamo mai stati in grado di farlo prima. Quindi pensavamo di fare qualcosa di speciale”. A prescindere da come ci si schiera, è un peccato che questa pellicola non metta in luce la storia su cui si basa veramente e che invece scelga Tom Cruise come protagonista nel classico ruolo dell’eroe bianco che salva tutti.

L’ultimo respiro – Trappola negli abissi è tratto da una storia vera? La verità dietro il thriller subacqueo

Quando si guarda L’ultimo respiro – Trappola negli abissi (The Last Breath), è facile pensare di trovarsi davanti a una storia realmente accaduta. Il film di Joachim Hedén costruisce infatti la sua tensione su elementi estremamente concreti: immersioni profonde, relitti sommersi, errori umani e la presenza di uno squalo che trasforma un’esplorazione in una lotta per la sopravvivenza. La regia punta su un realismo quasi documentaristico che contribuisce a rendere credibile ogni situazione vissuta dai protagonisti.

Proprio questa sensazione di autenticità ha spinto molti spettatori a chiedersi se il film sia ispirato a fatti reali. In realtà la risposta è più complessa di quanto sembri. Pur non raccontando una vicenda realmente accaduta, The Last Breath affonda le proprie radici in paure concrete e in scenari che fanno parte della realtà delle immersioni subacquee, trasformandoli in un thriller survival capace di sfruttare alcune delle paure più primitive dell’essere umano.

Perché L’ultimo respiro sembra una storia vera pur essendo un racconto completamente di finzione

L'ultimo respiro - Trappola negli abissi spiegazione finale film

A differenza di altri film ambientati negli abissi che prendono spunto da incidenti documentati, L’ultimo respiro – Trappola negli abissi non è basato su persone realmente esistite né su un evento storico specifico. La storia dei giovani sub che si avventurano in un relitto sommerso e finiscono intrappolati in una situazione disperata nasce dalla sceneggiatura originale e dalla volontà del regista di costruire un thriller claustrofobico ambientato sott’acqua. Ciò che rende il film particolarmente efficace è però la sua attenzione ai dettagli tecnici delle immersioni. La gestione dell’ossigeno, la disorientazione negli ambienti sommersi, la scarsa visibilità e la difficoltà di chiedere aiuto sono tutti elementi che appartengono realmente al mondo della subacquea. Questa ricerca di credibilità permette al film di apparire molto più realistico rispetto a numerosi horror marini tradizionali, facendo percepire ogni pericolo come possibile e immediato.

La vera paura al centro del film non è lo squalo ma l’ambiente ostile degli abissi

Molti spettatori ricordano il film soprattutto per la presenza dello squalo, ma il vero antagonista della storia è il mare stesso. Hedén costruisce il racconto attorno all’idea che l’ambiente sottomarino sia un luogo in cui l’uomo perde immediatamente il controllo. La profondità, l’oscurità e il silenzio diventano strumenti narrativi che generano tensione ben prima dell’arrivo della minaccia animale. Anche il finale del film, che abbiamo analizzato nel nostro approfondimento dedicato alla spiegazione del finale di L’ultimo respiro – Trappola negli abissi, conferma questa impostazione. Lo squalo rappresenta certamente il pericolo più visibile, ma ciò che mette davvero in crisi i protagonisti è la fragilità della loro condizione. Bastano pochi errori, una scelta sbagliata o un imprevisto tecnico per trasformare un’immersione in una condanna quasi inevitabile.

Da Open Water a 47 Meters Down: dove si colloca The Last Breath nel cinema survival marino contemporaneo

Kim Spearman in L'ultimo respiro - Trappola negli abissi
Kim Spearman in L’ultimo respiro – Trappola negli abissi

Il film si inserisce all’interno di una tradizione cinematografica ormai consolidata che utilizza il mare come spazio di suspense e sopravvivenza. Opere come Open Water, The Shallows, 47 Meters Down e The Dive hanno dimostrato come l’acqua possa diventare un ambiente narrativo perfetto per generare tensione. Joachim Hedén, che aveva già esplorato territori simili con The Dive, riprende molti elementi di questo filone ma cerca di distinguerli attraverso l’utilizzo del relitto sommerso come labirinto naturale. Il risultato è un thriller che mescola horror, survival e avventura subacquea, facendo leva su paure universali come l’annegamento, la perdita dell’orientamento e l’impossibilità di fuggire. Pur non essendo tratto da una storia vera, il film riesce a evocare sensazioni autentiche proprio perché lavora su rischi che esistono realmente nel mondo delle immersioni.

L’ultimo respiro – Trappola negli abissi: la spiegazione del finale del film

Nel 2024, oltre a Under Paris è uscito un altro affascinante thriller sugli squali: L’ultimo respiro – Trappola negli abissi, diretto da Joachim Hedenis. Anche se gli squali non compaiono fino a metà film, quando lo fanno, viaggiano alla velocità della luce e mostrano interesse solo per il sangue umano. Nel frattempo, un gruppo di cinque amici cerca di fuggire dalle rovine di una nave affondata durante la Seconda Guerra Mondiale, scoperta al largo della costa di un’isola caraibica. In questo approfondimento, andiamo allora ad esplorare più nel dettaglio la sua trama e il suo finale.

La trama di L’ultimo respiro – Trappola negli abissi

Il film inizia dandoci un assaggio della guerra sottomarina tra due navi in conflitto durante la Seconda Guerra Mondiale. Si vede un missile colpire la USS Charlotte nel 1944 al largo delle coste delle Isole Vergini Britanniche. Poco dopo, due membri a bordo della nave ormai in fiamme scompaiono misteriosamente in acqua. Il motivo potrebbe essere la presenza di squali. Un attimo dopo, ci spostiamo al presente, dove Noah (Jack Parr) sta attraversando le acque su un motoscafo. È un subacqueo professionista e si tuffa non appena raggiungono un punto adatto nell’oceano.

Lui e il suo compagno di viaggio, Levi (Julian Sands), sono impegnati in una conversazione su come stanno lottando per sbarcare il lunario quando Noah fa una scoperta affascinante sott’acqua. Si tratta di una nave affondata incastrata nel fondale sabbioso, quindi decide di arrampicarsi sulla torre di comando ed esplorarne l’interno. Tuttavia, la portata della radio non è ottimale, quindi decide di tornare indietro e dirigersi verso la barca. Entrambi sono entusiasti e sembrano sperare di monetizzare questa scoperta in futuro per migliorare la loro attività.

Cinque amici di Noah sono venuti a trovarlo nelle isole dei Caraibi e le loro presentazioni stabiliscono rapidamente chi sono come amici; ad esempio, Brett (Alexander Arnold) è quello che ha i soldi, mentre Sam (Kim Spearman) è l’interesse romantico di Noah. Levi prepara da bere per il gruppo mentre Noah annuncia ai suoi amici che hanno appena scoperto la USS Charlotte, una nave affondata durante la Seconda Guerra Mondiale 80 anni fa al largo della costa di quest’isola. I suoi amici sono immediatamente impressionati e desiderano andare a vederla.

Jack Parr in L'ultimo respiro - Trappola negli abissi
Jack Parr in L’ultimo respiro – Trappola negli abissi

Tuttavia, Noah li avverte, dicendo che la nave deve prima essere segnalata ai biologi marini per essere studiata e che la giurisdizione locale deve occuparsi della questione prima che possano procedere con la visita. Brett propone addirittura di dare a Levi 1000 dollari per immergersi alla Charlotte, ma Levi non è d’accordo. Più tardi quella sera, Levi rivela a Noah che sono a corto di soldi e che dovranno vendere la barca e chiudere l’attività. Noah propone di chiedere a Brett di pagare 50.000 dollari per consentire a tutti gli amici di fare un’immersione, dato che sono tutti subacquei certificati e avranno Noah come guida turistica.

La mattina seguente, si preparano tutti per l’immersione alla USS Charlotte. Quando raggiungono il punto giusto, Noah dice loro di restare uniti perché non sanno cosa nascondono le acque e di non essere troppo sicuri di sé sott’acqua. A quel punto, Logan si è già tuffato in acqua e Noah lo segue perché il suo GAV non è collegato. Anche il resto del gruppo si tuffa e si dirige verso la nave. Una volta all’interno della nave. Noah lega una corda a una delle travi della nave e dice loro di respirare lentamente.

Si addentrano nella nave, scherzando e giocando a morra cinese tra di loro. Noah chiede a Brett di tornare indietro, ma lui ignora il consiglio, dicendo a Noah che lo ha pagato abbastanza per andare dove vuole e per tutto il tempo che vuole. Il resto del gruppo segue Brett all’interno della nave fino a una camera finale e decidono di togliersi le maschere di ossigeno. Logan (Arlo Carter) rivela di aver portato di nascosto dell’alcol e decidono di berne un sorso ciascuno, nonostante gli avvertimenti di Noah.

Improvvisamente, la corda si spezza e avvertono la presenza di qualcos’altro sott’acqua, quindi decidono tutti di tornare indietro, ma presto iniziano a sentirsi persi all’interno della nave. Si dirigono velocemente verso Riley, ma si trovano di fronte a un vicolo cieco. Si scopre che Riley ha meno del 15% di ossigeno rimasto, quindi il tempo sta per scadere. Riescono a salire di un livello, ma prima che possano andare più in alto, Logan viene attaccato da uno squalo. Sam cerca di aiutarlo, ma Noah percepisce rapidamente la presenza di squali intorno a loro, rendendosi conto del pericolo imminente in cui si sono cacciati.

Julian Sands in L'ultimo respiro - Trappola negli abissi
Julian Sands in L’ultimo respiro – Trappola negli abissi

La spiegazione del finale del film

Sebbene Noah sia il subacqueo più esperto del gruppo, rimane gravemente ferito mentre cerca di intrappolare uno squalo usando il sangue di Riley come esca. Viene attaccato al braccio e non riesce a risalire in superficie, quindi sia Sam che Levi si assicurano che raggiunga il ponte della barca. Nelle scene finali del film, lo vediamo lavorare a maglia un berretto di lana per suo figlio, un chiaro segno che si tratta di un “esercizio di destrezza” per tenere a bada la sua ansia riguardo agli attacchi degli squali in acqua.

Presto vedono uno squalo emergere dalla porta da cui sono appena usciti e andare nella direzione opposta. Tuttavia, proprio quando pensavano di aver evitato la minaccia, la maschera di Logan cade e lo squalo torna a inseguirli. Fuggono rapidamente, con il sangue di Logan che li segue e lo squalo che li insegue velocemente. Si chiudono in una cabina isolata e cercano di aiutare Sam a operare Logan, ma non riescono a salvarlo. La minaccia dello squalo non è passata e, mentre stanno ancora cercando di elaborare la sfortunata morte di Logan, Brett suggerisce di lasciare Logan allo squalo perché vuole nutrirsi di sangue.

Così lasciano il corpo di Logan allo squalo e, una volta che lo squalo abbocca all’esca, cercano di fuggire dalla capanna. Tuttavia, mentre escono, Riley si taglia contro la porta, quindi decidono di tornare alla sacca d’aria per sicurezza. Mentre Sam aiuta a medicare la gamba di Riley, Brett litiga con Noah riguardo agli squali nelle acque. Noah dice che non ha mai visto squali in queste acque. Brett definisce Noah un perdente e dice che Sam ha fatto bene a lasciarlo. I due ragazzi iniziano a litigare, ma Sam li zittisce rapidamente e propone di collaborare per uscire da quel posto.

Ora iniziano a elaborare una strategia: Noah e Brett decidono di uscire dalla nave e avvicinare la barca, mentre Sam e Riley decidono di rimanere nella sacca d’aria perché Riley ha solo il 6% di aria rimanente e Sam non vuole rischiare che rimanga intrappolata lì. Tuttavia, Noah li avverte di agire se l’aria nella sacca inizia a deteriorarsi. Mentre escono, vedono i resti del corpo di Logan e decidono di agire insieme per uscire da quel posto. Poco dopo, vedono la guida strappata e vengono attaccati di nuovo dallo squalo.

Kim Spearman in L'ultimo respiro - Trappola negli abissi
Kim Spearman in L’ultimo respiro – Trappola negli abissi

Questa volta Noah rimane intrappolato sotto delle travi cadute e Brett deve aiutarlo a sollevarle per liberarlo. Noah aiuta a distrarre lo squalo con la sua bombola d’aria e torna nella sacca d’aria. Lui e Sam decidono di trovare un’altra via d’uscita e raggiungono la camera delle munizioni, ovvero il luogo da cui venivano inviate le granate alle torrette delle navi da guerra. Noah decide di procedere con l’esplorazione e Sam lo saluta con un bacio. Brett riesce a nuotare fino alla superficie, vicino alla barca, e informa Levi che ci sono squali nell’acqua e che gli altri sono intrappolati.

Levi lo incoraggia a nuotare verso la barca, ma uno squalo attacca Brett. Prima gli mangia una gamba, poi lo fa sparire del tutto. Nel frattempo, Noah porta Riley al livello superiore. Noah e Sam trovano una via d’uscita, ma si rivela presto un vicolo cieco; è allora che si rendono conto che potrebbero esserci più di uno squalo. Decidono di usare una gabbia e di intrappolare almeno uno degli squali usando il sangue della ferita di Riley. Tuttavia, nel farlo, Noah si ferisce al braccio. Sam aiuta Noah a uscire dalla nave, ma Riley viene attaccato e divorato da entrambi gli squali.

Nel frattempo, Levi si tuffa e riesce a salvare Noah, mentre Sam decide di intrappolare lo squalo tuffandosi di nuovo nella nave. Ferisce anche uno squalo che sta per attaccarla con una barra di metallo e fugge dalla nave. Tuttavia, Levi, che si è tuffato di nuovo per salvare Sam, viene attaccato e ucciso da uno squalo. Quando passiamo al futuro, vediamo Sam su un motoscafo e Noah seduto dietro, che lavora a maglia un berretto per il loro figlio neonato, che hanno chiamato Levi. Ora sono una famiglia felice di tre persone e si trovano al largo della costa di New York, il che suggerisce che Sam e Noah siano finalmente riusciti a unire i loro mondi.

Altri film simili a L’ultimo respiro – Trappola negli abissi con gli squali

L’ultimo re di Scozia: la vera storia dietro il film con Forest Whitaker

Il cinema si è sempre dimostrato mezzo prediletto per raccontare le gesta di celebri personalità della storia, e il genere definito “biopic” è ancora oggi tra i più popolari, apprezzati e premiati. Tra i titoli maggiormente noti degli ultimi due decenni vi è L’ultimo re di Scozia, diretto nel 2006 da Kevin Macdonald. Al centro di questo vi è il dittatore Idi Amin Dada, ricordato per il sanguinario regime che instaurò in Uganda negli anni Settanta. Attraverso una storia di finzione, con diversi elementi di fantasia, si ripercorre così una delle pagine più nere del paese africano, un periodo durante il quale le libertà personali vennero ad essere quasi del tutto soppresse.

Il film è basato sull’omonimo romanzo di Giles Folden, nel quale intrecciando finzione e realtà si esplorano così le drammatiche vicissitudini del Paese. Il nome del libro, e del film, prende spunto dal titolo nobiliare che lo stesso Amin si auto conferì, in perfetta dimostrazione della sua follia e avidità di potere. Per realizzare un lungometraggio su di lui, il regista ottenne dal presidente Ugandese carta bianca, avendo così la possibilità di realizzare le riprese in territorio ugandese e anche all’interno dello stesso parlamento. Pur con un budget di soli 6 milioni, Macdonald riuscì così a dar vita ad un’opera estremamente drammatica e apprezzata.

Con un incasso globale di circa 50 milioni di dollari, L’ultimo re di Scozia divenne da subito uno dei titoli più apprezzati del suo anno. Arrivò inoltre a vincere diversi premi, tra cui l’Oscar al migliore attore protagonista. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla vera storia dietro il film. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L’ultimo re di Scozia: la trama del film

Alla base del film vi è la storia del medico scozzese Nicholas Garrigan che, per una serie di circostanze, diventa il dottore personale del leader ugandese Idi Amin. Dopo la laurea decide infatti di partire come volontario per l’Uganda non volendo finire a fare il medico di paese come il padre. All’iniziale ammirazione e fascinazione per il potere del dittatore, segue la consapevolezza che Amin è uno spregevole sanguinario, di cui Garrigan sta lentamente diventato complice. Davanti ai suoi occhi, infatti, si rivela un paese in gravi condizioni, dilaniato dalla persecuzione razziale e religiosa. A peggiorare il suo rapporto con Amin, vi è inoltre la relazione segreta che il medico intrattiene con Kay, una delle mogli del dittatore.

L'ultimo re di Scozia cast

L’ultimo re di Scozia: il cast del film

Fino a quel momento noto per film come Good Morning Vietnam o Bird, l’attore Forest Whitaker ha conquistato popolarità mondiale proprio grazie al personaggio di Idi Amin. Per interpretarlo, l’attore acquisì circa 22 chili di grasso, al fine da raggiungere una maggiore somiglianza fisica con il vero dittatore. Egli, inoltre, studiò approfonditamente la figura di Amin, al fine di poter arrivare a muoversi e parlare come lui. Whitaker decise inoltre di rimanere costantemente nei panni del personaggio, anche al di fuori del set. Decise di fare ciò dopo che, inspiegabilmente, non riuscì per un periodo di tempo a rientrare nella mentalità di Amin. Per evitare che ciò ricapitasse, decise di non abbandonarlo più sino al termine delle riprese.

L’attore James McAvoy, noto per film come Espiazione e X-Men – L’inizio, interpreta invece il medico Nicholas Garrigan. Questo personaggio non è realmente esistito, ma è basato sul dottore Bob Astles, che realmente servì Amin durante quegli anni. Kerry Washington, nota per il film Django Unchained, è l’interprete scelta per il ruolo di Kay, una delle mogli di Amin. Gillian Anderson, celebre per le serie X-Files e Sex Education, è invece Sarah Merrit, moglie del dottor Merrit, interpretato invece da Adam Kotz. Il dottor Junju, mentore di Nicholas, ha il volto di David Oyelowo, divenuto poi celebre grazie a Selma – La strada per la libertà. Simon McBurney, infine, è l’ambasciatore britannico Nigel Stone.

L’ultimo re di Scozia: la vera storia dietro il film

Personaggio quanto mai complesso e megalomane, Idi Amin è considerato uno dei più spietati e sanguinari dittatori della storia. Egli fu presidente dell’Uganda dal 1971, quando salì al potere con un colpo di Stato, fino al 1979. Come ogni nuovo governante, anche egli inizialmente suscitò grande fiducia nel popolo ugandese, essendo Amin una personalità formatasi dal nulla. Ben presto però, egli si dimostrò particolarmente duro nei confronti della popolazione, portando il suo nazionalismo a livelli estremi. In nome della patria, trascinò il Paese in guerra contro le nazioni vicine, intraprendendo inoltre una forte persecuzione nei confronti di diversi gruppi etnici dell’Uganda, come anche nei confronti dei fedeli induisti e cristiani.

L’ammontare delle vittime causate dal suo regime non è mai stato realmente quantificato, ma secondo alcune stime di Amnesty International si tratta di una cifra di circa 500.000 persone. Verso gli ultimi anni del suo governo, Amin fu sempre più soggiogato dalla sua paranoia, facendo uccidere sempre più quanti erano sospettati di voler attentare alla sua vita. Una serie di errori fu però per lui fatale, tra cui l’aver concesso l’atterraggio in terra ugandese di un aereo ostaggio di terroristi, e la guerra intrapresa contro la Tanzania. Quest’ultima rispose però in modo particolarmente duro all’attacco, forte anche dell’aiuto degli ugandesi esiliati. Nell’aprile del 1979 Amin si ritirò in esilio in Arabia Saudita, e dove rimase fino alla sua morte, avvenuta nel 2003. Non gli fu mai concesso di tornare in Uganda, ma non pagò mai per i suoi crimini.

L’ultimo re di Scozia: il trailer e dove vedere il film in streaming

È possibile fruire di L’ultimo re di Scozia grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Tim Vision e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 13 febbraio alle ore 21:20 sul canale Rai 4.

Fonte: IMDb, CBSNews

L’ultimo post di Zack Snyder su Instagram ha scatenato l’entusiasmo dei sostenitori di #RestoreTheSnyderVerse

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I recenti post di Zack Snyder su Instagram hanno suscitato molto dibattito online, e l’ultima foto in bianco e nero del regista ha davvero scatenato i suoi sostenitori, nonostante non sia in realtà un richiamo a uno dei suoi film del DCEU.

Prima di lanciare quello che sarebbe diventato noto come lo “SnyderVerse” con L’Uomo d’Acciaio, Snyder ha diretto un adattamento di Watchmen di Alan Moore, e questa foto mostra Walter Kovacs, alias Rorschach (Jackie Earle Hayley), che tiene in mano il cartello che porta quando decide di prendersi una pausa dalle sue attività di massacro con i criminali.

Come ci si potrebbe aspettare, i fedeli sostenitori di #RestoreTheSnyderVerse stanno prendendo questa foto come una conferma che la “fine è vicina” per il DCU di James Gunn, e Snyder farà presto il suo trionfale ritorno per continuare la sua saga.

Sebbene ciò sia altamente improbabile, le speculazioni sono state alimentate dalla potenziale vendita di Warner Bros. Discovery e dai recenti sviluppi riguardanti Comcast o Paramount che avrebbero ottenuto il sostegno finanziario dell’Arabia Saudita, così come da truffatori come Cosmic Book News che affermano di aver “confermato” che “l’accordo è concluso” e che lo SnyderVerse tornerà.

Zack Snyder sembra appoggiarsi al rinnovato clamore con questi post, e di certo non ha fatto molto per dissuadere i suoi sostenitori dal continuare la loro campagna. Il fatto è che Superman è stato un successo sufficiente per la WB a dare il via libera a Man of Tomorrow, e ci sono numerosi altri progetti DCU attualmente in varie fasi di sviluppo. Pensate davvero che lo studio scarterà un intero programma perché una minoranza rumorosa di fan vuole che Zack Snyder diriga Justice League 2?

L’ultimo post di Robert Downey Jr su Doctor Doom rende ancora più plausibile un’importante teoria sul MCU

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L’ultima anticipazione di Robert Downey Jr su Avengers: Doomsday e la sua imminente apparizione nel film nei panni di Doctor Doom rende ancora più probabile una delle principali teorie sul MCU. Sebbene finora più di un attore del MCU abbia interpretato diversi ruoli nella serie, il ritorno di Robert Downey Jr. nei panni di Doctor Doom è forse l’esempio più grande e importante di questo concetto che abbiamo visto fino ad oggi.

Avengers: Doomsday trasformerà Robert Downey Jr. dal più grande eroe della linea temporale dell’MCU al suo più grande cattivo, il che è a dir poco un evento importante. Detto questo, il modo in cui viene anticipato questo ritorno suggerisce che la storia dell’attore nei panni di Iron Man potrebbe essere più legata all’ascesa di Doom di quanto possa sembrare.

Il post di Robert Downey Jr. sul Ringraziamento rende ancora più probabile una teoria su Avengers: Doomsday

Iron Man Robert Downey Jr Costume Helmet

Il 27 novembre Robert Downey Jr. ha pubblicato sui social media un’immagine con Doctor Doom e Iron Man, che mostra le mani dei due mentre spezzano una forcella. Considerando la vicinanza del post al Giorno del Ringraziamento, sembra che l’intenzione sia quella di collegarlo alla festività, in cui spezzare una forcella è una tradizione che porta fortuna a chi ottiene il pezzo più grande.

I vari aggiornamenti e post di Robert Downey Jr. che alludono al suo ruolo di Doctor Doom in Avengers: Doomsday sono interessanti innanzitutto per il loro contenuto, ma anche perché il suo precedente ruolo di Iron Man sembra essere stato inserito nella conversazione il più possibile, così come l’idea che Tony Stark e Victor Von Doom abbiano una storia comune nelle pagine dei fumetti Marvel.

 

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Un post condiviso da Robert Downey Jr. (@robertdowneyjr)

Naturalmente, questo ha senso dato che l’attore interpreta entrambi i ruoli nell’MCU, ma l’insistenza nel legare Doctor Doom a Tony Stark nella preparazione di Avengers: Doomsday sostiene certamente la teoria che la storia di Doctor Doom nella serie sarà collegata a Iron Man in modo significativo.

Sebbene siano stati fatti sforzi per sottolineare che Robert Downey Jr. interpreterà Victor Von Doom in Avengers: Doomsday e non un Tony Stark diverso, ciò non impedisce alla storia di rivelare che i destini multiversali di Iron Man e Doctor Doom sono intrecciati o collegati in qualche modo, o di rivelare che un Iron Man di un universo alternativo gioca un ruolo chiave nella storia di Doctor Doom.

Collegare Iron Man e Doctor Doom di Robert Downey Jr è l’unico modo reale per evitare diversi problemi dell’MCU

Robert Downey Jr.
Robert Downey Jr. sarà Dottor Destino in Avengers: Doomsday. Gentile Concessione Disney – (Photo by Jesse Grant/Getty Images for Disney)

In definitiva, dare al Doctor Doom di Robert Downey Jr un collegamento tangibile all’interno dell’universo con Iron Man – che sia la versione interpretata in precedenza dall’attore o una variante diversa – ha senso in termini di giustificazione del ritorno di Downey Jr a livello narrativo.

Attualmente, molte delle critiche e delle preoccupazioni relative al ritorno del principale attore dell’MCU in un nuovo ruolo ruotano attorno all’idea che il ritorno di Robert Downey Jr non sia altro che un tentativo di riaccendere l’interesse dei fan per il franchise dopo la morte di Iron Man in Avengers: Endgame, senza costruire nuove star o percorsi futuri per l’MCU.

Fornire una ragione narrativa interna all’universo per cui il casting doveva essere Robert Downey Jr. negherebbe queste critiche, contribuendo anche a fornire un tessuto connettivo per l’universo generale e il prossimo capitolo dell’MCU – il che significa che ci sono molte ragioni per sperare che i teaser di un collegamento tra le storie di Doctor Doom e Iron Man si concretizzino, sia in Avengers: Doomsday che in seguito.

L’Ultimo Pastore e le sue 600 pecore in Piazza Duomo: intervista al regista Marco Bonfanti

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Lo scorso primo di ottobre le redazioni nazionali e internazionali ( Il Washington Post per citarne una) pubblicano una notizia che fa strabuzzare gli occhi ai lettori: piazza del Duomo, a Milano, alle prime ore dell’alba è stata “invasa” da 600 pecore. Incredibile!

L’Ultimo Paradiso: trailer del film di Rocco Ricciardulli con Riccardo Scamarcio

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Netflix ha diffuso il trailer di L’Ultimo Paradiso, il film originale Netflix diretto da Rocco Ricciardulli con protagonista Riccardo Scamarcio. Scritto da Rocco Ricciardulli  e Riccardo Scamarcio il film è prodotto da LEBOWSKI e SILVER PRODUCTIONS. Nel cast anche Gaia Bermani Amaral, Antonio Gerardi e Valentina Cervi. Il film è stato girato a Gravina, Bari e Trieste, per sette settimane di riprese.

L’Ultimo Paradiso, la trama

Siamo nel 1958 in un piccolo paese del sud Italia. Ciccio (Riccardo Scamarcio) è un contadino di 40 anni. È sposato con Lucia (Valentina Cervi) e hanno un figlio di 7 anni. Ciccio sogna di cambiare le cose e lotta con i suoi compaesani contro chi da sempre sfrutta i più deboli. È segretamente innamorato di Bianca (Gaia Bermani Amaral), la figlia di Cumpà Schettino (Antonio Gerardi), un perfido e temuto proprietario terriero che da anni sfrutta i  contadini. Ciccio vorrebbe fuggire insieme a lei ma, non appena Cumpà Schettino verrà a conoscenza della loro relazione, una serie di eventi inizierà a sconvolgere la vita di tutti e niente sarà più come prima.

L’Ultimo Paradiso film originale Netflix prodotto da Lebowski e Silver Productions, disponibile su Netflix dal 5 febbraio.

CAST TECNICO
Regia e soggetto
SceneggiaturaDirettore della fotografia
Scenografia
Costumi
Suono in presa diretta
MontaggioTrucco
Acconciature
CastingMusiche originaliProduttore esecutivo
Prodotto da
ROCCO RICCIARDULLI
ROCCO RICCIARDULLI e RICCARDO SCAMARCIO
GIAN FILIPPO CORTICELLI
ISABELLA ANGELINI
GRAZIA ERMELINDA MATERIA
BRANDO MOSCA
LEONARDO ALBERTO MOSCHETTA
MAURIZIO SILVI
ALDO SIGNORETTI
FRANCESCO VEDOVATI
VITTORIA LOSAVIO
FEDERICO FERRANDINA
PASQUALE RICCIARDULLI
ROCCO RICCIARDULLI
IVO MICIONI
RICCARDO SCAMARCIO
CAST ARTISTICO
Ciccio
Bianca
Cumpà Schettino
Lucia
Ninetta
Don Luigi
Maria
Cosimo Schettino
Rocchino
Mariella
Vincenzo
RICCARDO SCAMARCIO
GAIA BERMANI AMARAL
ANTONIO GERARDI
VALENTINA CERVI
ANNA MARIA DE LUCA
MIMMO MIGNEMI
FEDERICA TORCHETTI
DONATO DEMITA
MATTEO SCALTRITO
NICOLETTA CARBONARA
ERMINIO TRUNGELLITO

L’Ultimo Paradiso: intervista ai protagonisti del film

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L’Ultimo Paradiso: intervista ai protagonisti del film

Il regista Rocco Ricciardulli e i protagonisti Gaia Bermani Amaral e Riccardo Scamarcio, qui anche in veste di produttore e sceneggiatore, raccontano L’Ultimo Paradiso, il nuovo film Netflix, in arrivo sulla piattaforma a partire dal 5 febbraio.

Leggi la recensione de L’Ultimo Paradiso

Siamo nel 1958 in un piccolo paese del sud Italia. Ciccio (Riccardo Scamarcio) è un contadino di 40 anni. È sposato con Lucia (Valentina Cervi) e hanno un figlio di 7 anni. Ciccio sogna di cambiare le cose e lotta con i suoi compaesani contro chi da sempre sfrutta i più deboli. È segretamente innamorato di Bianca (Gaia Bermani Amaral), la figlia di Cumpà Schettino (Antonio Gerardi), un perfido e temuto proprietario terriero che da anni sfrutta i  contadini. Ciccio vorrebbe fuggire insieme a lei ma, non appena Cumpà Schettino verrà a conoscenza della loro relazione, una serie di eventi inizierà a sconvolgere la vita di tutti e niente sarà più come prima.

L’Ultimo Paradiso, recensione del film con Riccardo Scamarcio

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L’Ultimo Paradiso, recensione del film con Riccardo Scamarcio

Quando si nasce in un piccolo paese, è frequente che si sviluppi un desiderio di evasione e la ricerca di un nuovo orizzonte. Questa emozione, basica e facilmente comprensibile per un pubblico di tutto il mondo, è alla base di L’Ultimo Paradiso, il film interpretato scritto e prodotto da Riccardo Scamarcio, che si fa promotore di una storia che lo vede recitare nel suo dialetto. Alla regia c’è Rocco Ricciardulli, che firma con Scamarcio, la sceneggiatura, rielaborando una vecchia storia lucana, di passione, amori clandestini e anarchia.

L’Ultimo Paradiso, la trama del film

L’Ultimo Paradiso è ambientato nel 1958 in un paesino del sud Italia. Qui vive Ciccio (Riccardo Scamarcio), un agricoltore 40enne, sposato con Lucia (Valentina Cervi), dalla quale ha avuto un figlio. Il sogno dell’uomo è quello di riuscire, un giorno, a cambiare le cose nel suo paese, di modo che i più deboli non vengano più sfruttati. Ciccio, infatti, lotta insieme ad alcuni suoi compaesani affinché ciò non accada, ma la situazione è dura e anche un minimo cambiamento di questo status sembra, se non impossibile, difficile da realizzare.

Inoltre, l’uomo è segretamente infatuato di Bianca (Gaia Bermani Amaral), figlia di Cumpà Schettino (Antonio Gerardi), un proprietario terriero che sfrutta i suoi contadini, nonché il tipo di latifondista che Ciccio tanto disprezza. L’agricoltore desidererebbe scappare lontano con Bianca, ma quando Cumpà Schettino scopre la loro relazione e il piano della coppia, decide di farla pagare a Ciccio.

A metà tra dramma passionale e rivendicazione sociale

I binari principali su cui cammina il film di Ricciardulli sono due, da una parte la storia d’amore, avventata e passionale, tra Ciccio e Bianca, il proletario e la figlia del latifondista, lui sposato con un bambino, lei bellissima giovane nubile piena di sogni, dall’altra la ribellione contro un sistema, quello del caporalato, che non faceva sconti e che sfruttava i lavoratori per il beneficio di uno solo.

Il nodo tra questi due binari è quello della speranza, del sogno di un mondo diverso, più giusto o lontano dai piccoli confini del paese. Nella figura di Ciccio, questi due temi si fondono e in lui c’è sia il ribelle che sfida la forza del padrone, sia la sconsideratezza dell’uomo che si innamora perdutamente e dimentica la famiglia e tutti i suoi doveri.

L’Ultimo Paradiso, che gioca sin dal titolo tra la bellezza paradisiaca, appunto, dei posti in cui il film è ambientato, la Murgia tra Puglia e Basilicata, e il cognome del protagonista, vorrebbe quindi essere un racconto che fa leva su dinamiche profonde, ancestrali, ma che allo stesso tempo non riesce a dare profondità ai suoi intenti.

Emozioni e parole superficiali

Le parole e le emozioni dei protagonisti si spengono prima di infiammarsi e non diventano mai vera e propria spinta propulsiva dell’azione. Tutte le passioni messe in gioco sembrano superficiali, approssimative, più declamate che sentite e forse nella scrittura debole risiede questa grande debolezza del film, dalla quale poi deriva la poca incisività del messaggio stesso.

Il mondo che viene rappresentato presenta una divisione dei ruoli e delle mansioni trai generi che all’occhio di oggi sembrano superati, tuttavia propone comunque diversi modi di essere uomini e/o donne in un’epoca in cui il divario economico e la lotta di classe erano davvero una questione sociale rilevante e sentita.

Le realtà che collidono sono da una parte quella della famiglia Paradiso, dall’altra quella di Cumpà Schettino. Nella prima l’uomo è sì il padrone della casa, ma è una figura solida e rassicurante, caparbia e onesta, nella seconda l’uomo è il padre/padrone, è violento, sgradevole, ingiusto, aggressivo e prepotente nei confronti dei sottoposti, dei deboli, delle donne. Proprio le diverse donne che ci racconta il film, in primis Bianca e Lucia, amante e moglie di Ciccio, sono frutto della realtà in cui vivono.

Due donne, due vite, due caratteri

Se da una parte Lucia, moglie e madre devota, vive in una famiglia in cui il ruolo della donna è fondamentale, perché per i Paradiso la donna è la forza motrice della casa, la donna e il suo amore di madre, moglie e sorella, nel caso di Bianca, invece, la donna è reazione alla brutalità maschile paterna. Bianca è una sognatrice, affamata di novità, un’anima libera che desidera altro e che vede in Ciccio una via d’uscita dalla sua realtà chiusa.

Tuttavia, né gli sforzi di Riccardo Scamarcio, né l’occhio del regista Ricciardulli, né il palese impegno profuso da tutti gli interpreti nel mettere insieme i loro personaggi, né tantomeno la bellezza innegabile delle location naturali che tanta importanza hanno nel testo, riescono a sopperire la mancanza del film di entrare in profondità nelle intenzioni e i sentimenti della storia, che risulta per questo depotenziata di tutto il suo valore, quasi tribale, che poteva mettere in scena. Il desiderio di libertà, di novità, la necessità di sognare per chi non ha niente, il desiderio di evasione e di rivendicazione di sé dovrebbero esplodere dal petto dei personaggi, che però sembrano solo pedine in un flusso di eventi che non riesce a coinvolgere lo spettatore.

Resta una buona occasione per la produzione nostrana originale di Netflix per ricreare un link tra il nostro Paese e le comunità di emigranti italiani sparse per il mondo.

L’ultimo lupo recensione del film di Jean Jaques Annaud

L’ultimo lupo recensione del film di Jean Jaques Annaud

Cina, anni ’60. Chen Zhen è uno studente che viene mandato nelle steppe mongole per insegnare il cinese alle popolazioni nomadi della zona. Visto inizialmente con diffidenza e circospezione da quelle persone, Chen comincerà a conoscerne e apprezzarne stile e mentalità, rimanendo affascinato da quella antica società organizzata secondo tradizioni millenarie. Le steppe della Mongolia però sono anche la terra del lupo, animale considerato quasi sacro dal pastore nomade ma già nel mirino dei cinici esponenti del governo cinese.

Sembra incredibile che la Cina sia andata a cercare proprio il regista di quel film per dirigere questo riadattamento de Il totem del lupo, il libro più letto in Cina dopo il libretto rosso di Mao e lo stesso Jean Jaques Annaud all’inizio avrà pensato ad uno scherzo.

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L’ultimo lupo si inserisce nell’ottica di una progressiva sensibilizzazione alla cura e alla protezione dell’ambiente. Come detto il film si basa su una storia vera raccontata anni fa da un autore sconosciuto e celatosi dietro ad uno pseudonimo, che in Cina ha avuto un successo incredibile. Annaud ha messo a disposizione tutta la sua arte e conoscenza da vecchio mestierante per confezionare un film tecnicamente straordinario, visivamente sbalorditivo. Una fotografia incredibile che ci permette di apprezzare a pieno i meravigliosi paesaggi della sconfinata steppa mongola, sequenze da mozzare il fiato e che raggiungono il loro apice quando ad essere protagonista è proprio lui, il lupo. l'ultimo lupoPrimi piani incredibili che ritraggono l’animale mentre scruta l’orizzonte con sguardo fiero oppure mentre digrigna i denti minaccioso pronto ad assalire la preda. Sembra che recitino i lupi di Annaud, non sono semplici elementi della storia, ne sono assoluti protagonisti attivi e indiscussi. Un film che generea suspence, emozioni forti, un film che commuove e intenerisce, che impressiona e sa anche far sorridere.

L’ultimo lupo vuole sottolineare quanto sia importante preservare e rispettare tradizioni millenarie, culture cui radici risalgono all’alba della civiltà e che ancora oggi possono insegnare all’uomo moderno come si debba e si possa coinvivere in perfetta armonia con l’ambiente che ci circonda, con l’ecosistema a cui facciamo parte. Un giovane uomo venuto dalla città senza conoscere la vita e che tra questi pastori, solo apparentemente primitivi, impara valori e principi come la fedeltà, il rispetto, l’amicizia e l’amore. A ben vedere il film di Annaud segue un canovaccio già visto e più volte percorso da altri in precedenza (come non pensare a Balla coi lupi) ma il suo L’ultimo lupo, come detto, si fa apprezzare soprattutto per la sua strepitosa eccellenza tecnica e visiva. Molto bravi gli attori, su tutti Schaofeng Feng nel ruolo del protagonista, che tra quei pastori non troverà solo se stesso ma anche l’amore, impersonato dalla bellissima Gasma (Ankhanyam Racchaam).

L’Ultimo Inquisitore: il film di Milos Forman

L’Ultimo Inquisitore: il film di Milos Forman

L’Ultimo Inquisitore è il film del 2006 diretto da Milos Forman con protagonisti nel cast Natalie Portman, Javier Bardem e Stellan Skarsgard.

Trama di L’Ultimo Inquisitore: Spagna, anno 1792. Gli echi della rivoluzione francese giungono sempre più minacciosi nel regno di Carlo IV (Randy Quaid) dove soprattutto il clero vede nei giacobini una minaccia per la propria stessa sopravvivenza.

Ad agitare vescovo e alti prelati sono anche le irrisorie incisioni del pittore Goya (Stellan Skarsgard) che si diverte ad ironizzare sulla lussuria e la corruzione che domina tra i più facoltosi uomini di chiesa. Goya è visto con ancor maggior timore in quanto divenuto da poco pittore di corte particolarmente apprezzato dalla regina Maria Luisa di Borbone (Blanca Portillo) che verso di lui prova una particolare stima.

E’ per fronteggiare questa dilagante sfiducia ed un progressivo scetticismo verso la chiesa che padre Lorenzo (Javier Bardem) proporrà di ripristinare un regime di rigida e spietata fermezza verso tutte quelle forme di eterodossia che hanno portato ad una progressiva degenerazione dei costumi.

La prima vittima di questo risveglio di oscurantismo da parte del Santo Uffizio sarà la giovane e bellissima Ines Bilbatùa (Natalie Portman) figlia di un nobile e ricco cattolico. Vista rifiutare, al tavolo di una locanda, un piatto di maiale, Ines sarà accusata di praticare il giudaismo ed una volta entrata tra le mura del Santo Uffizio sarà impossibile per lei dimostrare la sua innocenza.

L’arresto della ragazza sarà un trauma non solo per la sua famiglia ma anche per lo stesso Goya che aveva nella giovane ed incantevole fanciulla la sua musa ispiratrice; entrato in contatto con padre Lorenzo a cui stava eseguendo un ritratto, Goya chiederà a lui di intercedere per Ines ma il viscido e sinistro prelato non solo non farà nulla ma ne approfitterà per abusare della giovane tra le segrete delle prigioni.

Intanto sullo sfondo della vicenda la storia fa il suo corso e in questa convulsa fase storica il contesto politico muta con incredibile velocità; al governo rivoluzionario in Francia si sostituisce il consolato e Bonaparte prende in mano le redini del paese. Iniziano gli anni delle conquiste napoleoniche che assoggettano mezza Europa in nome degli ideali rivoluzionari e anche la Spagna cade sotto le baionette dei soldati francesi. Con il cambiare dello scenario politico anche i nostri protagonisti assumeranno e ricopriranno ruoli diversi come attori di una commedia dell’assurdo.

L’Ultimo Inquisitore

L'ultimo inquisitoreAnalisi: L’ultimo inquisitore – The Goya’s ghosts, è un film del 2006 diretto da Milos Forman, maestro del cinema mondiale, tratto da un soggetto scritto dallo stesso Forman in collaborazione con Jean-Claude Carriere.

Forman disegna un incredibile affresco storico che racchiude una breve quanto convulsa e mutevole parentesi che coinvolse l’Europa e la Spagna in particolare tra il 1792 e i primi anni dell’800, un lasso di tempo relativamente breve in cui accaddero cambiamenti epocali.

All’interno di questo contesto tumultuoso ed in continua evoluzione ecco la triste e drammatica vicenda della giovane Ines, vittima innocente della follia dell’uomo e soprattutto di una chiesa che ancora credeva di poter legare a sé i propri fedeli con la violenza ed il timore di Dio.

Quello che più piace di questo film è indubbiamente il modo con cui vengono tratteggiati  i personaggi che, grazie anche a notevoli interpretazioni, regalano figure forti e al contempo incisive e ben definite. Javier Bardem è al solito straordinario nell’interpretare un personaggio sinistro, negativo, squallido nella sua doppiezza e volubilità, un uomo senza ideali pronto a vendersi a chi detiene lo scettro del potere, una sorta di allegoria del tempo (ma anche molto attuale). Importante anche l’interpretazione di  Stellan Skarsgard il quale fornisce con grande efficacia l’immagine di un Francisco Goya dotato di grande sarcasmo e al contempo di grande umanità. Bravissima anche e soprattutto Natalie Portman che alterna una serie di personaggi sempre diversi ed estremamente complessi che attraversano la storia con immutata grazia e personalità.

Se non possiamo eccepire nulla sulla confezione stessa del film, dai costumi alla meravigliosa scenografia per arrivare alla raffinata fotografia diretta dal bravissimo Javier Aguirresarobe, ci sentiamo di avanzare delle riserve sulla struttura narrativa, sulla sceneggiatura.

La prima metà de L’ultimo inquisitore è indubbiamente la migliore: tensione, intensità, sequenze che si susseguono con una carica sempre maggiore di mistero e drammaticità, una drammaticità che è solo prevista, ipotizzata, attesa come qualcosa di imminente.

Nella seconda parte il film si perde in un improbabile intreccio narrativo che smorza notevolmente la carica emotiva della vicenda principale, cedendo oltretutto a soluzioni e svolte poco probabili se non poco credibili. La storia principale smarrisce la strada maestra confondendosi nella caoticità degli eventi storici, troppi per un solo film.

E con la storia anche i personaggi che avevano tanto attratto perdono fascino e credibilità e di conseguenza il film stesso perde spessore. Un peccato non aver continuato sul percorso tracciato nella prima parte, non aver dato compimento ad una storia che aveva delle buone basi ma aver preferito inglobare troppi accadimenti, l’aver sommerso la narrazione principale sotto uno tsunami di eventi storici che non hanno lasciato che il relitto di una sceneggiatura troppo confusionaria.

L’ultimo imperatore 3D elenco sale disponibili

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L’ultimo imperatore 3D elenco sale disponibili

L'ultimo imperatore 3dA distanza di 25 anni e dopo innumerevoli riconoscimenti: 9 Premi Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Regia, 10 Golden Globe, 3 Premi BAFTA, 9 David di Donatello, il Premio Cèsar, 4 Nastri D’Argento e un Grammy Award, uscirà nelle sale italiane la versione in 3D del capolavoro di Bernardo Bertolucci, il 10 e 11 settembre.

Sono sedotto dalle nuove tecnologie”, ha dichiarato il Maestro, “mi hanno ridato la spinta a sperimentare, a rimettermi sul cinema dopo oltre 10 anni di pausa ”.

Per volere del produttore Jeremy Thomas e grazie all’abilità artistica del direttore della fotografia Vittorio Storaro  dopo oltre un anno di lavoro e più di due milioni di dollari di investimento, è finalmente disponibile la versione 3D che consentirà di rivivere, in modo del tutto nuovo, la meravigliosa avventura nella Città Proibita accanto al piccolo Imperatore.

Una trasformazione magica, che rende gli spazi davvero unici e i dettagli della dinastia Ching ancora più incredibili che immergono lo spettatore in maniera ancora più profonda nella narrazione. La versione restaurata in 4k-3D dona, inoltre, una poetica esaltazione delle scene dedicate all’adolescenza del protagonista Pu-Yi, ultimo imperatore della Cina e al suo percorso dall’onnipotenza alla normalità, dal buio della nevrosi alla luce della quotidianità

Questo film rappresenta la mia madeleine proustiana, perché mi ricorda i lontani anni in cui fu realizzato, la Cina, il successo mondiale. Ma il tempo, come afferma Sant’ Agostino, viene dal passato che non esiste più, attraversa il presente che è imprendibile e si proietta nel futuro che ancora non esiste”. (B. Bertolucci)

Lunedì 9 settembre alle ore 21 una sequenza in esclusiva de L’Ultimo Imperatore 3D  sarà trasmessa in anteprima per gli spettatori di Sky 3D (canale 150 della piattaforma Sky), l’unico canale italiano in tre dimensioni.

 Sinossi:

Nel 1908 a Pechino nella Città Proibita, l’anziana Imperatrice vedova, prossima a morire, si fa portare, strappandolo alla madre, Pu-Yi, un fanciullo di tre anni e lo designa suo successore. Ultimo della dinastia Ching, passerà la sua infanzia nella mitica Città Proibita, signore e padrone assoluto di uno sterminato Impero, dove ogni suo capriccio di bambino Figlio del Cielo è legge per una corte fastosa e corrotta.

Storia di una solitudine, quella di un uomo che nacque Imperatore, eternamente prigioniero, tra mura prestigiose prima, in un esilio dorato poi e che morì come un cittadino qualsiasi della Repubblica Popolare Cinese.

L’Ultimo Imperatore vuole essere anche il ritratto di un uomo che cerca di riconciliare la sua responsabilità morale con la sua eredità politica.

Ecco l’elenco sale:  

CITTA’

CINEMA

ANCONA

UCI CINEMAS

SPOLTORE

ARCA

MACERATA

MULTIPLEX

FERMO

SUPER 8

FERMO

SALA DEGLI ARTISTI

ASCOLI

MULTIPLEX

COLONELLA

ARCOBALENO

SAN BENEDETTO

PALA RIVIERA

PESCARA

MASSIMO

CHIETI

MOVIELAND

FABRIANO

MOVIELAND

TERAMO

SMERALDO

S. ANGELO IN VADO

APOLLO

MONTESILVANO

THE SPACE

PORTO SAN ELPIDIO

UCI CINEMAS

SENIGALLIA

UCI CINEMAS

PESRAO

UCI CINEMAS

BARI

SHOWILLE

ANDRIA

CINEMARS

ALBEROBELLO

NUOVO

CASTELLANA

SOCRATE

POLIGNANO

VIGNOLA

BRINDISI

ANDROMEDA

CASAMASSIMA

THE SPACE

MOLFETTA

UCI CINEMAS

SURBO

THE SPACE

BOLOGNA

CAPITOL

BOLOGNA

THE SPACE

CARPI

SPACECITY

CESENA

ELISEO

FORLIMPOLI

CINEFLASH

MODENA

RAFFAELLO

RUBIERA

EMIRO

PIACENZA

IRIS

SANT’AGATA

CINECI

CASALECCHIO

UCI CINEMAS

FERRARA

UCI CINEMAS

PARMA

THE SPACE BARILLA

PARMA

THE SPACE CINECITY

PIACENZA

UCI CINEMAS

REGGIO EMILIA

UCI CINEMAS

SAVIGNANO SUL RUBICONE

UCI CINEMAS

GUALTIERI

UCI CINEMAS

CAGLIARI

UCI CINEMAS

QUARTUCCIU

THE SPACE

SESTU

THE SPACE CINECITY

CATANIA

PLANET

CATANIA

ALFIERI

CATANIA

UCI CINEMAS

PALERMO

IGEA LIDO

PALERMO

METROPOLITAN

PALERMO

UCI CINEMAS

BELPASSO

THE SPACE

MESSINA

UCI CINEMAS

SIRACUSA

PLANET

ALCAMO

ESPERIA

BAGHERIA

CAPITOL

SCIACCA

BADIA

RAGUSA

CINEPLEX

FIRENZE

FULGOR

FIRENZE

ADRIANO

FIRENZE

THE SPACE NOVOLI

FIRENZE

UCI CINEMAS

FIRENZE

PORTICO

PISA

NUOVO

PIETRASANTA

COMUNALE

LUCCA

ASTRA

PRATO

EDEN

MASSA

SPLENDOR

MONTEVARCHI

C8

POGGIBONSI

ITALIA

AREZZO

UCI CINEMAS

CAMPI BISENZIO

UCI CINEMAS

GROSSETO

THE SPACE

LIVORNO

THE SPACE

SINALUNGA

UCI CINEMAS

PONTEDERA

CINEPLEX

GENOVA

CORALLO

GENOVA

UCI

GENOVA

THE SPACE

TORTONA

MEGAPLEX

SANREMO

ARISTON

ALBENGA

MULTIPLEX

SAVONA

DIANA

IMPERIA

CENTRALE

MILANO

APOLLO

MILANO

ODEON THE SPACE

MILANO

UCI BICOCCA

MILANO

UCI CERTOSA

MILANO

ORFEO

BERGAMO

SAN MARCO

BRESCIA

OZ

MANTOVA

CINECITY

MONZA

TEODOLINDA

SARONNO

SILVIO PELLICO

SERMIDE

CAPITOL

VARESE

IMPERO

MELZO

ARCADIA

CORTEFRANCA

NEXUS

TREVIGLIO

ARISTON

ASSAGO

UCI CINEMAS

CERRO

THE SPACE

CURNO

UCI CINEMAS

LISSONE

UCI CINEMAS

MONTANO LUCINO

UCI CINEMAS

MONTEBELLO DELLA BATTAGLIA

THE SPACE

PIOLTELLO

UCI CINEMAS

ROZZANO

THE SPACE

VIMERCATE

THE SPACE

NAPOLI

METROPOLITAN

NAPOLI

AMBASCIATORI

NAPOLI

THE SPACE

COSENZA

ANDROMEDA

AFRAGOLA

HAPPY

MARCIANISE

BIG

TORRECUSO

TORREVILLAGE

CASORIA

UCI CINEMAS

CATANZARO

THE SPACE

NOLA

THE SPACE

SALERNO

THE SPACE

MERCOGLIANO

MOVIEPLEX

PADOVA

PORTO ASTRA

TORREANO

CITTA FIERA

TRIESTE

NAZIONALE

VENEZIA

ROSSINI

VITTORIO VENETO

VERDI

BASSANO

METROPOLIS

MIRANO

TEATRO

MESTRE

EXCELSIOR

TRENTO

MODENA

ROVIGO

CINERGIA

DUE CARRARE

CINEPLEX

FIUMEVENETO

UCI CINEMAS

LIMENA

THE SPACE CINECITY

LUGAGNANO

THE SPACE

MARCON

UCI CIENEMAS

MESTRE MARGHERA

UCI CINEMAS

PRADAMANO

THE SPACE CINECITY

SAN GIOVANNI LUPATOTO

UCI CINEMAS

SILEA

THE SPACE CINECITY

TORRI DI QUARTESOLO

THE SPACE

TRIESTE

THE SPACE CINECITY

ROMA

ADRIANO

ROMA

ATLANTIC

ROMA

BARBERINI

ROMA

ODEON

ROMA

LUX

ROMA

THE SPACE PARCO

ROMA

THE SPACE MODERNO

ROMA

UCI CINEMAS MARCONI

ROMA

UCI CINEMAS PORTA DI ROMA

ROMA

UCI CINEMA LUNGHEZZA

ROMA

ANDROMEDA

ROMA

STURDUST

ROMA

MADISON

FIANO

FERONIA

L’AQUILA

MOVIEPLEX

OSTIA

CINELAND

CORCIANO

THE SPACE

FIUMICINO

UCI CINEMAS

GUIDONIA

THE SPACE

TERNI

THE SPACE

PERUGIA

UCI

TORINO

LUX

TORINO

MASSAUA

TORINO

THE SPACE

TORINO

UCI LINGOTTO

BEINASCO

THE SPACE

MONCALIERI

UCI CINEMAS

ALESSANDRIA

UCI

BRA

VITTORIA

 

 

L’ultimo imperatore 3D al cinema il 10 e l’11 Settembre

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L’ultimo imperatore 3D al cinema il 10 e l’11 Settembre

Arriva L’ultimo imperatore 3D, il film di Bernardo Bertolucci ritornerà sul grande schermo 10 e 11 Settembre grazie a VideaL’attesissimo evento dedicato alla pellicola con  protagonisti Peter O’Toole, John Lone, Joan Chen permetterà di apprezzare l’opera del Maestro Bertolucci magicamente trasformata nella versione 3D.

A distanza di 25 anni e dopo innumerevoli riconoscimenti: 9 Premi Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Regia, 10 Golden Globe, 3 Premi BAFTA, 9 David di Donatello, il Premio Cèsar, 4 Nastri D’Argento e un Grammy Award, uscirà nelle sale italiane la versione in 3D del capolavoro di Bernardo Bertolucci. “Sono sedotto dalle nuove tecnologie”, ha dichiarato il Maestro, “mi hanno ridato la spinta a sperimentare, a rimettermi sul cinema dopo oltre 10 anni di pausa ”.

Per volere del produttore Jeremy Thomas e grazie all’abilità artistica del direttore della fotografia Vittorio Storaro  dopo oltre un anno di lavoro e più di due milioni di dollari di investimento, è finalmente disponibile la versione 3D che consentirà di rivivere, in modo del tutto nuovo, la meravigliosa avventura nella Città Proibita accanto al piccolo Imperatore.

Una trasformazione magica, che rende gli spazi davvero unici e i dettagli della dinastia Ching ancora più incredibili che immergono lo spettatore in maniera ancora più profonda nella narrazione. La versione restaurata in 4k-3D dona, inoltre, una poetica esaltazione delle scene dedicate all’adolescenza del protagonista Pu-Yi, ultimo imperatore della Cina e al suo percorso dall’onnipotenza alla normalità, dal buio della nevrosi alla luce della quotidianità.

“Questo film rappresenta la mia madeleine proustiana, perché mi ricorda i lontani anni in cui fu realizzato, la Cina, il successo mondiale. Ma il tempo, come afferma Sant’ Agostino, viene dal passato che non esiste più, attraversa il presente che è imprendibile e si proietta nel futuro che ancora non esiste”. (B. Bertolucci)

Nel 1908 a Pechino nella Città Proibita, l’anziana Imperatrice vedova, prossima a morire, si fa portare, strappandolo alla madre, Pu-Yi, un fanciullo di tre anni e lo designa suo successore. Ultimo della dinastia Ching passerà la sua infanzia nella mitica Città Proibita, signore e padrone assoluto di uno sterminato Impero, dove ogni suo capriccio di bambino Figlio del Cielo è legge per una corte fastosa e corrotta.

Storia di una solitudine, quella di un uomo che nacque Imperatore, eternamente prigioniero, tra mura prestigiose prima, in un esilio dorato poi e che morì come un cittadino qualsiasi della Repubblica Popolare Cinese. L’Ultimo Imperatore vuole essere anche il ritratto di un uomo che cerca di riconciliare la sua responsabilità morale con la sua eredità politica.

L’ultimo giorno sulla terra: la recensione del film con Jean Reno

Fantascienza e tragedie ambientali si mescolano in una Francia irriconoscibile. Arriva al cinema dal 20 gennaio L’ultimo giorno sulla terra, primo lungometraggio di Romain Quirot con Jean Reno, Hugo Becker e Paul Hamy. Scenari catastrofici fanno da sfondo a vicende surreali ma plausibili, in una corsa contro il tempo: 7 giorni per salvare il pianeta.

La trama de L’ultimo giorno sulla terra

Siamo in un futuro relativamente prossimo. Sulla Terra le temperature sono altissime e praticamente tutte le specie animali si sono estinte. L’uomo resiste, ma in misere condizioni e ancora per poco. La causa dell’ondata di distruzione di massa è una luna rossa la cui orbita si dirige verso il nostro pianeta e, nell’arco di una settimana, si scontrerà con la Terra. L’unica speranza del genere umano risiede nell’astronauta Paul W.R. (Hugo Becker), uomo visionario in grado di impedire la collisione. Poco prima della missione però, Paul decide però di non partire: le sue visioni lo invitano a non disturbare la luna rossa.

L’uomo diventa quindi un latitante e, nella fuga dalle forze dell’ordine, trova una giovane compagna di viaggio: Elma (Lya Oussadit-Lessert), ragazzina che, riconoscendo Paul, tente di convincerlo a partire per la luna.

Un conto alla rovescia che, a noi spettatori, ricorda il recentissimo Don’t Look Up di Adam McKay, ma che, nonostante la tematica simile, lascia molte più perplessità.

Tormenti interiori per personaggi intercambiabili

Paul è speciale. Non è solamente un astronauta, l’unico dotato delle abilità necessarie per entrare nel campo di forza della luna rossa, ma è dotato di una mente eccezionale. Fin da bambino, sente voci che lo guidano nel compiere le azioni e gli indicano il futuro. Ha delle visioni e, tramite i suoi disegni, cerca di esprimere cosa vede. Hugo Becker è interprete allo stesso tempo di un personaggio pazzo e geniale quindi inevitabilmente tormentato.

In realtà, tutti in L’ultimo giorno sulla terra sono sofferenti e disperati. Inoltre, anche il fratello di Paul, Elliot, ha delle capacità paranormali. Sa leggere nella mente e comunicare senza parlare con chi ha di fronte. Seppur caratterizzato da tinte più cupe, Elliot non è troppo diverso dal fratello. Non a caso, tenta di sostituirlo nella missione sulla luna rossa. Questo la dice lunga sul protagonista: Paul si lascia rubare le luci della ribalta un po’ da tutti. Da Elliot come la giovane ed espressiva Elma, o ancora di più dal volto ben noto di Jean Reno.

Un Jean Reno depotenziato

In un cast prettamente giovane, spicca il nome di uno degli attori francesi più noti al pubblico internazionale: Jean Reno. Nel ruolo del padre di Paul e Elliot, Henri W. R., compare per poche battute sulla scena. Si trova quasi sempre alienato in una base futuristica e candida, che rimanda vagamente a quella di 2001: Odissea nello spazio e che stride con lo scenario catastrofico del mondo esterno.

Non ha un ruolo semplice da inquadrare: da che parte sta? Quanto potere ha sui figli e sugli avvenimenti? È un personaggio buono o malvagio? Questa debole caratterizzazione, unita a battute poco d’effetto, fanno sì che l’abilità attoriale di Reno risulti abbastanza assopita.

L’ultimo giorno sulla terra è un viaggio alla ricerca di senso

L’intero film è la ricerca di una soluzione ad un problema estremo: la fine dell’umanità. È una ricerca disperata di una salvezza che sembra, minuto dopo minuto, sempre più impossibile. E per Paul, è la ricerca del senso di ciò che lo tormenta da sempre: le voci, le visioni. Insieme al protagonista, anche lo spettatore fatica a trovare il senso di ciò che accade sulla scena. Ci vuole un po’ per comprendere il setting e anche quando ci si inizia ad orientare, la confusione ostacola moltissimo la linearità della storia de L’ultimo giorno sulla terra.

Una Francia irriconoscibile (se non per le musiche)

Se non ci venisse detto, non capiremmo mai di essere in Francia. Gli scenari aridi e polverosi, fatti di canyon, sabbia e stazioni di servizio sgangherate, sembrano le stesse dei road movie o dei film apocalittici americani. Un po’ come in Wall-E, ne L’ultimo giorno sulla terra chi è rimasto vivo si muove tra macerie, spazzatura e rottami tecnologici.

Ad addolcire e colorire gli ambienti del film ci pensano le musiche di Etienne Forget. Suoni variopinti, spesso in contrasto con le immagini, danno più ritmo al film dei personaggi o di alcune scene, abbastanza piatte. In conclusione, la colonna sonora è l’elemento davvero apprezzabile de L’ultimo giorno sulla terra, un bel mix di musica francese e internazionale, più o meno recente.

L’ultimo film di Paul Walker ad aprile al cinema

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paul-walker-1La Relativity Media ha deciso la data d’uscita in sala dell’ultimo film in cui ha lavorato Paul Walker, senza ovviamente contare Fast and Furious 7 che Walker ha purtroppo lasciato incompiuto. Si tratta di Brick Mansions che verrà visto nelle sale USA a partire dal 25 Arpile. Il film prende il posto, nel calendario Relativity, di Earth to Echo, spostato al 2 luglio.

La casa di produzione ha anche annunciato che una parte degli incassi verranno devoluti alla Reach Out WorldWide, la fondazione benefica di Walker.

Camille Delamarre ha diretto Brick Mansions nel suo esordio alla regia, dopo una gavetta che l’ha visto montatore di Taken 2 e Columbiana, tra gli altri. Nel film Paul Walker è un poliziotto sotto copertura che cerca di catturare un capo criminale.

Paul Walker era un attore incredibile, un amico devoto e un collega socievole e noi continueremo ad onorare la sua tragica dipartita- ha dichiarato la Relativity in un comunicato -Siamo fieri di aver lavorato con lui a Brick Mansions e di guardare avanti per onorarlo con la sua ultima uscita.”

Fonte: Variety

L’Ultimo Dominatore dell’Aria: recensione del film

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L’Ultimo Dominatore dell’Aria: recensione del film

Avatar – L’ultimo dominatore dell’Aria: La leggenda di Aang, questo è il titolo completo dell’anime dal quale è tratto l’ultimo film di M. Night Shyamalan. Si tratta di un anime curiosamente ideato da due occidentali, Brian Konietzko-Michael Dante DiMartino, che racconta la storia di Aang, giovane appartenente alla tribù dell’Aria e dominatore del proprio elemento naturale, che scopre di essere l’Avatar, un prescelto che ha la capacità di dominare tutti e quattro gli elementi e di portare la pace nel cuore degli uomini.

Il film di Shyamalan parte da questo punto: due ragazzi, Katara (dominatrice dell’Acqua) e il fratello Sokka, abitanti del paese dell’Acqua del Sud, scoprono in una bolla d’aria nell’acqua glaciale il fuggiasco Aang. Il giovane tornato al mondo dovrà decidere se abbracciare o no il suo destino di Avatar, riportando la pace e contrastando la nazione del fuoco. L’ultimo dominatore dell’Aria è un’anomalia nella filmografia del regista, prima di tutto perché l’autore non si è trovato a lavorare su una sceneggiatura originale, e infatti si nota in questo caso qualche pecca che altrove nel suo lavoro era assente; in secondo luogo la tecnica usata, la riconversione in 3D, era estranea ad oggi al suo lavoro, anche se si tratta appunto di riconversione per cui il lavoro materiale non è cambiato affatto.

Tuttavia questo è forse il primo punto debole del film, un 3D superfluo che si evidenzia solo nei titoli di testa e coda, senza aggiungere nulla durante tutta la visione del film se non un grosso fastidio agli occhi. Per quanto anche il tema possa sembrare distante dalla poetica di Shyamalan, in realtà ci sono molti più punti in comune di quelli che si possano immaginare, soprattutto con il capolavoro Unbreakable – Il Prescelto, dove un super eroe (Bruce Willis) deve prendere coscienza delle sue doti straordinarie e decidere se schierarsi o meno per rendere il mondo un posto migliore; inoltre si ricorda che il misticismo che pervade il film, e che tanto aveva penalizzato a torto lo Shyamalan di Lady in the Water, è qui un filo rosso che si tende tra i vari personaggi e contribuisce a dare coesione alla trama, costituendo a prescindere un elemento tematico che Shyamalan predilige.

L'Ultimo Dominatore dell'aria

Il giovane cast del film si dimostra all’altezza della prova, tanto più difficile quanto associata in post produzione da una massiccia dose di effetti digitali che rendono la recitazione forse più complicata, per non parlare po degli sforzi fisici che i giovani hanno sostenuto, dopo molte sedute di allenamento precedenti alle riprese. Su tutti ha convinto Dev Patel, lo The Millionaire di Danny Boyle, al quale è affidato forse il ruolo più interessante e che probabilmente rappresenta la nemesi di Aang, interpretato discretamente da Noah Ringer.

Il limite di questo film, che è il primo episodio di una trilogia, è quello di dover dare una serie di informazioni di servizio che risultano nel loro contesto fantastico credibili e coerenti, ma che appesantiscono un po’ la narrazione. Come al solito il lavoro di Shyamalan si distingue per due cifre stilistiche predominanti: la regia inattaccabile, farcita di quegli espedienti tipici del suo cinema come i piani sequenza, le messe a fuoco esasperate ad evitare il campo-controcampo, i movimenti fluidi e immersivi, e la colonna sonora, ancora una volta affidata a James Newton Howard e ancora una volta un capolavoro, che accompagna il film con enfasi e discrezione a seconda dei casi, aiutando sempre lo spettatore a immergersi nell’atmosfera.

Con un finale epico e poetico Shyamalan riesce a sbalordire e affascinare i suoi spettatori, gli effetti speciali della Industrial Light & Magic (Avatar) sono spettacolari e sicuramente attrarranno al cinema molti fan del genere, oltre che gli appassionati della serie animata e i fedelissimi del regista. L’Ultimo Dominatore dell’Aria è un buon film, che forse non rientra nel catalogo dei migliori di Shyamalan, ma che serve a confermare come un grande autore riesca a modellare sulla sua poetica anche storie che apparentemente ne sono lontane. Peccato per il 3D, una mossa commerciale che speriamo premierà la produzione, ma che sicuramente non aggiunge nulla.

L’Ultimo Dominatore dell’Aria: i promo delle quattro nazioni

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L’Ultimo Dominatore dell’Aria: i promo delle quattro nazioni!

Sono usciti quattro nuovi promo dell’Ultimo Dominatore dell’Aria, dedicati alle quattro nazioni che vedremo scontrarsi nel kolossal fantasy di M. Night Shyamalan, in arrivo il 1 luglio negli USA…

L’Ultimo Dominatore dell’Aria: effetti rivoluzionari

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Acqua, fuoco, aria e terra manipolate in maniera realistica: scopriamo che gli effetti visivi che vedremo nell’Ultimo Dominatore dell’Aria,  decisamente difficili da sviluppare…


In un articolo apparso su USA Today, il regista M. Night Shyamalan parla di come sono stati realizzati i rivoluzionari effetti visivi (in particolare quelli particellari) dell’Ultimo Dominatore dell’Aria.

A occuparsi della progettazione e dello sviluppo di questi effetti è stata la Industrial Light & Magic, che ha dovuto rispettare il principio dettato dal regista: “Questo non deve essere un film fantasy. Tutti gli effetti visivi devono essere riconducibili alla realtà”. Gli effetti che riguardavano i quattro elementi (acqua, fuoco, aria e terra) dovevano essere i più fotorealistici possibile.

“Night non voleva alcun effetto pixel, voleva qualcosa che potenziasse la storia,” spiega Pablo Helman, il supervisore agli effetti visivi. “Non avevamo mai manipolato gli elementi in questo modo prima d’ora, in particolare acqua e fuoco”. Le scene più difficili da realizzare sono state quelle in cui Aang, il protagonista, lancia interi torrenti di acqua contro i nemici, scaglia palle di fuoco, corre sull’aria e solleva la polvere. “Avevamo già visto effetti simili prima, come il fuoco in Harry Potter, ma in questo film il risultato sarà veramente spettacolare. Per questo abbiamo dovuto sviluppare un look che facesse sì che, se gli umani potessero davvero manipolare gli elementi, questo sarebbe il loro aspetto.”

“Come regista,” spiega Shyamalan, “Il mio obiettivo nella direzione degli attori o della colonna sonora, o di qualsiasi altro aspetto, è controllare il tono del film. Gli elementi digitali devono comportarsi tonalmente in maniera corretta. C’erano alcuni momenti nei quali pensavo che l’acqua si muovesse troppo in fretta, o che il suo peso contro un personaggio fosse poco realistico.”

Mentre gli effetti di terra e aria sono stati realizzati abbastanza facilmente, e quelli di fuoco sono stati sviluppati grazie a enormi fiammate mosse da grossi ventilatori (con l’aiuto del fatto che il fuoco vero, su pellicola, sembra finto), quelli di acqua sono stati i più complessi da rendere in maniera realistica. A tutto questo va aggiunto che le numerose scene al rallentatore volute dal regista rendevano impossibile l’aiuto della sfocatura o del motion blur, che solitamente facilita nelle scene con effetti visivi.

Qui sotto potete vedere una sequenza di tre immagini che mostra come è stato inserito un effetto di acqua in una scena presente nel trailer:

 

airbender

airbender

airbender

Il film è attualmente in fase di riconversione 3D dopo la recente decisione della Paramount di distribuirlo in 3D.

Nel film di Shyamalan Noah Ringer interpreta il protagonista Aang, Jackson Rathbone (il Jasper di Twilight) il suo amico Sokka, Nicola Peltz è Katara, sorellina quattordicenne di Sokka, e Dev Patel è il tormentato antieroe Principe Zuko della Nazione del Fuoco. Esiliato da suo padre, Zuko deve catturare l’Avatar per recuperare il suo onore e il diritto alla successione del trono.

La pellicola esce il 2 luglio 2010 negli USA, il 24 settembre da noi.

Fonte:US Today, Badtaste

L’ultimo dominatore dell’aria in 3D

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Nelle ultime settimane il produttore Frank Marshall non aveva nascosto, sul suo Twitter, di aver studiato attentamente le varie possibilità della riconversione 3D di film girati inizialmente in 2D.

L’ultimo dei Templari: trama e cast del film con Nicolas Cage

L’ultimo dei Templari: trama e cast del film con Nicolas Cage

Film di genere fantasy del 2011 L’ultimo dei Templari è diretto dal regista Dominic Sena, già autore di film come Fuori in 60 secondi e Codice: Swordfish. Questa è però per lui la sua prima incursione nel genere d’avventura fantastica, che non manca di macchiarsi anche di tinte horror. La storia è tratta dalla sceneggiatura originale di Bragi F. Schut, scritta nel 2000 ma a lungo rimasta senza una produzione. Grazie alla Atlas Entertainment, produttrice anche di titoli come I fratelli Grimm e l’incantevole strega e Scooby-Doo, il progetto poté infine prendere vita.

La storia è incentrata sulla vicenda di due cavalieri del XIV secolo, incaricati di condurre al patibolo una donna accusata di essere una strega. Nonostante il titolo scelto per l’edizione italiana, i due protagonisti sono semplici crociati e non hanno alcun legame con i templari. Il titolo originale del film, Season of the Witch, è dunque come spesso accade più aderente e indicativo di quanto contenuto nella trama. Con riprese svoltesi prevalentemente in territorio austriaco, su vere location, il film puntava ad ottenere una più realistica atmosfera, a metà tra il fantasy e il film storico.

Distribuito poi in sala dopo una considerevole campagna pubblicitaria, il film mancò tuttavia di ottenere il successo sperato. A fronte di un budget di circa 40 milioni di dollari, L’ultimo dei templari riuscì a guadagnarne soltanto 91 in tutto il mondo. Un risultato nettamente al di sotto delle aspettative, considerando la popolarità del genere e il grande pubblico a cui si rivolgeva. Ad ogni modo, con il tempo film ha finito per l’essere particolarmente ricercato tanto dai fan degli attori protagonisti quanto dagli amanti del genere, che ritrovano qui una classica storia di streghe e demoni.

L’ultimo dei Templari: la trama del film

La vicenda si svolge nel XIV secolo, nel periodo in cui la Chiesa dà vita ad una guerra per liberare Gerusalemme e punire gli infedeli. Tra le schiere dei cavalieri al servizio del Papa vi sono Behman e Felson. Questi, però, svelano una sempre più marcata insofferenza per quel conflitto, e provano un profondo rimorso per aver ucciso numerosi innocenti, tra cui donne e bambini. Decidendo infine di abbandonare il campo di battaglia, i due intraprendono un viaggio di ritorno verso il loro paese. Giunti qui, però, si imbattono in nuovi e inimmaginabili orrori. Il villaggio è infatti stato colpito dalla peste, che ha straziato e decimato la popolazione. Ai due non viene inoltre risparmiata una fredda accoglienza, avendo disertato la guerra e tradito il loro onore.

Viene però loro offerto un modo per farsi perdonare. I due cavalieri dovranno condurre una donna al monastero della zona, dove verrà giustizia. Ella è infatti accusata di essere la strega che ha dato origine alla terribile pandemia. Al loro viaggio si uniscono anche il prete Debelzaq, il guerriero Eckhardt, il truffatore Hagamar e il giovane chierico Kay. Il gruppo sembra in realtà scettico circa la presunta natura della donna, ma quando nel corso del loro viaggio una serie di macabri eventi accadranno davanti ai loro occhi, saranno costretti a ricredersi. Giungere al monastero sarà per loro l’unica possibilità di salvarsi, sconfiggendo la creatura che nel frattempo si rivelerà essere ben più temibile e invincibile di una strega.

L'ultimo dei Templari cast

L’ultimo dei Templari: il cast del film

Per i produttori del film, il ruolo di Behman era pensato sin da subito per essere interpretato dall’attore Nicolas Cage. Dopo aver letto la sceneggiatura, l’attore si dichiarò da subito interessato al progetto. Da tempo egli desiderava recitare in un’opera di quel genere, che ricordasse i lungometraggi del celebre regista e produttore Roger Corman, i cui film hanno spesso trame soprannaturali. Inoltre, Cage era anche affascinato dall’idea di poter recitare con il leggendario Christopher Lee, presente nel film nel ruolo del cardinale D’Ambroise. Per recitare al meglio il suo ruolo, Cage decise anche di imparare a cavalcare e a combattere con la spada. Per risultare naturale in entrambe queste attività, dovette sottoporsi a diverse settimane di addestramento.

Nel ruolo di Felson è invece presente l’attore Ron Perlman. Meglio noto per aver interpretato il demone Hellboy, Perlman dichiarò di aver da subito dimostrato interesse nel film. Grande appassionato del genere, rimase particolarmente colpito dal carattere strafottente del personaggio, poco interessato alla spiritualità e più concentrato sulla materialità delle cose. Il film rappresenta inoltre il debutto cinematografico per l’attrice Claire Foy. Oggi nota soprattutto grazie alla serie The Crown, qui ricopre il ruolo della ragazza accusata di stregoneria. L’attrice dichiarò di essere stata attratta dalla natura manipolativa del personaggio, ritenendo che ciò sarebbe stato interessate da affrontare. Inoltre, per poter risultare più realistica nel suo ruolo di donna posseduta dal demonio, la Foy fece lunghe ricerche a riguardo, tentando di comprendere stati d’animo e comportamenti di chi manifesta tali sintomi.

Nel film sono poi presenti anche attori come Stephen Campbell Moore, noto per celebri film britannici, e che dà qui volto a Debelzaq. Moore, inoltre, conobbe proprio su questo set la Foy, alla quale sarebbe rimasto legato sentimentalmente fino al 2018. Stephen Graham, anche lui noto interprete di film statunitensi e britannici, interpreta invece Hagamar. Ulrich Thomsen è invece l’interprete di Eckhardt. Infine, si ritrova anche un giovane Robert Sheehan, oggi celebre per il ruolo di Klaus nella serie The Umbrella Academy, che dà qui vita a Kay, personaggio particolarmente importante all’interno della storia.

L’ultimo dei Templari: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

Per gli appassionati del film, o per chi desidera vederlo per la prima volta, sarà possibile fruirne grazie alla sua presenza nel catalogo di alcune delle principali piattaforme streaming oggi disponibili. L’ultimo dei templari è infatti presente su Now,  Infinity, Apple TV e Amazon Prime Video. In base alla piattaforma scelta, sarà possibile noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale al catalogo. In questo modo sarà poi possibile fruire del titolo in tutta comodità e al meglio della qualità video. Il film verrà inoltre trasmesso in televisione mercoledì 29 novembre alle ore 21:00 sul canale 20 Mediaset.

Fonte: IMDb

L’ultimo dei Templari: recensione del film con Nicolas Cage

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L’ultimo dei Templari: recensione del film con Nicolas Cage

Dopo film di discreta fattura e di buon successo come Fuori in 60 secondi e Codice: Swordfish, Dominic Sena torna sul grande schermo con L’ultimo dei Templari. Behmen (Nicolas Cage) e Felson (Ron Perlman), cavalieri crociati, disertori a causa della disillusione che il massacro in nome di Dio ha portato su terre lontane, si recano in un tetro villaggio assediato dalla peste , con l’intento di ritrovare le forze per proseguire il cammino.

Qui però vengono riconosciuti come disertori e come unica alternativa alla morte viene proposto loto di accompagnare una ragazza (Claire Foy), accusata di stregoneria e causa principale della pestilenza, in un remoto monastero dove verrà processata. Costretti ad accettare, i due intraprendono il loro viaggio accompagnati da un giovane prete (Stephen Campbell), un nobile cavaliere (Ulrich Thomsen), una guida (Stephen Graham) e un giovane aspirante cavaliere (Robert Sheehan).   Ma i sei giorni che li separano dal monastero saranno molto più complicati di quello che si aspettavano. La ragazza si rivelerà presto essere qualcosa di veramente oscuro e i protagonisti della pellicola verranno messi di fronte al re degli inferi: Lucifero.

L'ultimo dei Templari (2011)
Foto di Egon Endrenyi – © 2010 Season of the Witch Distributions, LLC All Rights Reserved.

Il prestigio di Dominic Sena non verrà certo accresciuto dalla sua ultima fatica. Nonostante le tematiche trattate siano interessanti e sempre attuali, questo lavoro non entusiasma rimanendo uno sterile contenitore di effetti visivi che oscurano la trama, in verità abbastanza esile. L’aspettativa creata nella prima parte del film, peraltro ben costruita, non lascerà alcuna traccia nello svolgimento della vicenda, facendo perdere peso all’intreccio e disegnando i due protagonisti come fantasmi senza meta che non lasciano alcun segno rilevante.

Un Nicholas Cage, impegnato a dare sfogo alle sue manie di protagonismo, lascia la scena ad un enigmatico Ron Perlman (Hellboy e Hellboy 2 – The Golden Army), il quale riesce a dare maggior credibilità al suo personaggio. E pensare che invece, tutta la campagna pubblicitaria del film ha posto l’accento sulla presenza nel cast dell’attore de Il Ladro di Orchidee. Inoltre, l’aspetto fondamentale del film, ovvero l’eterna lotta tra il Diavolo e l’Acqua Santa, viene confusa con uno banale scontro tra supereroi, e ne viene annacquato il profondo significato che avrebbe potuto dare alla pellicola uno spessore diverso.

Nicolas Cage e Claire Foy in L'ultimo dei Templari (2011)
Foto di Egon Endrenyi – © 2010 Season of the Witch Distributions, LLC All Rights Reserved.

L’ultimo dei Templari: la spiegazione del finale del film con Nicolas Cage

Diretto da Dominic Sena e interpretato da Nicolas Cage e Ron Perlman, L’ultimo dei Templari (Season of the Witch, 2011) è un film che fonde elementi di avventura medievale e horror sovrannaturale con una riflessione più ampia sulla fede e sulla colpa. Ambientato in un’Europa devastata dalla peste, segue due cavalieri crociati, Behmen e Felson, che tornano a casa dopo anni di guerre combattute in nome di Dio.

Ma il loro ritorno è segnato dal disincanto e dal senso di colpa per le atrocità commesse durante le Crociate. Incaricati di scortare una giovane donna accusata di stregoneria fino a un monastero dove i monaci dovranno esorcizzarla, i due uomini intraprendono un viaggio che diventa una parabola morale sulla redenzione e sulla perdita della fede. Il film, sotto la superficie avventurosa, è una riflessione sul male umano, sul fanatismo e sulla possibilità di ritrovare un senso di spiritualità dopo averne abusato.

La rivelazione di Anna e la vera natura del male

Quando Behmen e Felson raggiungono finalmente il monastero e consegnano la giovane Anna (interpretata da Claire Foy), la narrazione ribalta le sue premesse. Ciò che sembrava una missione per liberare il mondo da un male terreno si rivela una lotta contro un male ancestrale. Anna non è infatti una strega, ma una vittima posseduta da un demone millenario che ha seminato morte e pestilenza per secoli. Questa rivelazione trasforma radicalmente la prospettiva del film: la superstizione e la paura che avevano guidato le azioni dei cavalieri si scontrano con una realtà più profonda, in cui il male non è prodotto dall’eresia o dal peccato, ma dalla corruzione spirituale dell’uomo. Il monastero, luogo simbolo della purezza e della preghiera, si tramuta nel teatro dell’ultima battaglia tra fede e oscurità, mostrando come persino i luoghi sacri possano diventare terreno fertile per la perdizione. Il demone, una figura che rappresenta il potere della menzogna e della manipolazione, svela il lato più oscuro dell’animo umano: la paura del diverso e il desiderio di dominio mascherati da zelo religioso.

Il significato simbolico della battaglia finale e della morte di Behmen

Nicolas Cage e Ron Perlman in L'ultimo dei Templari (2011)
Foto di Egon Endrenyi – © 2010 Season of the Witch Distributions, LLC All Rights Reserved.

Lo scontro finale tra Behmen e il demone è costruito come una lotta di espiazione più che di sopravvivenza. Il cavaliere, che aveva abbandonato la fede perché disgustato dalla violenza della Chiesa, si ritrova di fronte a una scelta estrema: sacrificare sé stesso per salvare Anna e, con lei, il mondo. In questa sequenza, l’azione assume un valore metaforico. Ogni colpo di spada diventa un atto di purificazione, un tentativo di liberarsi dalla colpa accumulata nel corso di anni di guerre “sante”. Quando Behmen riesce a distruggere la creatura demoniaca, non compie un gesto eroico, ma un atto di restituzione morale. La sua morte è una forma di redenzione, un ritorno a una fede autentica che non si fonda sull’obbedienza cieca, ma sulla compassione e sul sacrificio personale. Felson, testimone e custode del suo sacrificio, sopravvive come rappresentante della memoria di quella fede rinnovata, che non appartiene più alla Chiesa istituzionale ma all’uomo libero e consapevole.

Il male come eredità dell’uomo e non del demonio

Nicolas Cage e Claire Foy in L'ultimo dei Templari (2011)
Foto di Egon Endrenyi – © 2010 Season of the Witch Distributions, LLC All Rights Reserved.

Il finale di L’ultimo dei Templari rifiuta ogni visione manichea. Dopo la sconfitta del demone, non c’è una vera vittoria: il male non scompare, ma si trasforma. La peste, la guerra, la superstizione restano come eredità del mondo che i protagonisti hanno contribuito a corrompere. Il film suggerisce che la vera origine del male non risiede nel soprannaturale, ma nella natura stessa dell’uomo, nella sua incapacità di distinguere la fede dalla violenza, la giustizia dal fanatismo. In questo senso, il demone diventa il riflesso delle colpe umane: un simbolo dell’ipocrisia religiosa e della sete di controllo che, attraverso i secoli, ha giustificato guerre, persecuzioni e roghi. La morte di Behmen segna una rinascita spirituale, ma non una salvezza collettiva: il mondo rimane contaminato, e i sopravvissuti si aggirano tra le rovine del monastero come testimoni di un equilibrio fragile. La fede, ora, è un cammino solitario fatto di consapevolezza, non di dogmi.

Il lascito del film e la sua rilettura nel percorso di Nicolas Cage

Christopher Lee e Stephen Campbell Moore in L'ultimo dei Templari (2011)
Foto di Egon Endrenyi – © 2010 Season of the Witch Distributions, LLC All Rights Reserved.

Nel contesto della filmografia di Nicolas Cage, L’ultimo dei Templari assume un significato particolare. Uscito in un periodo in cui l’attore alternava ruoli spettacolari a interpretazioni più introspettive, il film si colloca come un ponte tra il cinema d’intrattenimento e la ricerca di un senso più esistenziale. Behmen è un personaggio tipicamente cageano: un uomo in bilico tra colpa e redenzione, tra follia e spiritualità. Attraverso di lui, il film si trasforma in una riflessione sul potere della fede come esperienza individuale e non come imposizione collettiva. Nonostante le sue imperfezioni narrative e visive, L’ultimo dei Templari trova nel suo finale una forza simbolica che lo rende più interessante di quanto appaia in superficie. La morte del protagonista, immersa in un’atmosfera di silenzio e luce, non è una sconfitta, ma una dichiarazione di speranza: il male può essere contenuto solo quando viene riconosciuto come parte di noi stessi. È questa la lezione ultima del film — che la vera vittoria non è nella guerra contro il demone, ma nella riconciliazione dell’uomo con la propria coscienza.

L’ultimo dei Templari: è basato su una storia vera?

L’ultimo dei Templari: è basato su una storia vera?

L’ultimo dei Templari (Season of the Witch, 2011), diretto da Dominic Sena e interpretato da Nicolas Cage, è ambientato in un’Europa medievale devastata dalla peste e attraversata dal fanatismo religioso. Il film, però, non racconta una vicenda realmente accaduta, ma utilizza la Storia come cornice simbolica per un racconto di fantasia. La missione dei cavalieri Teutonici Behmen e Felson, incaricati di scortare una giovane accusata di stregoneria, non deriva da un evento documentato, bensì da un intreccio originale che combina suggestioni storiche, leggenda popolare e immaginario gotico.

Le discrepanze tra storia e finzione

Pur richiamando periodi e luoghi reali, il film introduce una serie di anacronismi e licenze narrative che lo allontanano dal terreno storico. Le Crociate, ad esempio, si erano concluse secoli prima del contesto in cui la trama sembra collocarsi, e la grande ondata di processi per stregoneria sarebbe esplosa solo nel XV e XVI secolo, non durante la peste nera. Anche la figura dei Templari è usata liberamente: l’ordine era già stato sciolto dal papato nel 1312, ma nel film viene evocato come simbolo della fede armata, incarnazione di un ideale religioso ormai in crisi. Tutto ciò conferma che L’ultimo dei Templari non intende ricostruire fedelmente un’epoca, ma evocare un Medioevo mitico e allegorico, dove la superstizione diventa il motore della narrazione.

Perché inserisce elementi reali?

Nicolas Cage e Ron Perlman in L'ultimo dei Templari (2011)
Foto di Egon Endrenyi – © 2010 Season of the Witch Distributions, LLC All Rights Reserved.

L’inclusione di riferimenti storici – come la peste, le crociate o la Chiesa corrotta – serve a dare al film un tono di realismo morale, più che documentario. Dominic Sena costruisce un mondo dove la fede cieca e la paura dell’ignoto convivono, e i cavalieri protagonisti si muovono in bilico tra redenzione e colpa. L’ambientazione storica diventa così una metafora del conflitto interiore dei personaggi, costretti a confrontarsi con un male che non è solo demoniaco, ma profondamente umano. In questo senso, la realtà storica viene reinterpretata come scenografia del peccato e della paura, una proiezione delle ansie collettive dell’epoca – e, per estensione, delle nostre.

Come abbiamo analizzato nella spiegazione del finale de L’ultimo dei Templari, il cuore del film non risiede nei fatti storici, ma nel significato simbolico della lotta tra fede e male. La battaglia contro il demone, lungi dall’essere una semplice sequenza d’azione, diventa la rappresentazione della crisi spirituale di un mondo che ha perso il contatto con i propri valori originari. In questa chiave, il film usa il contesto storico non come testimonianza del passato, ma come campo di battaglia interiore, dove i protagonisti cercano una redenzione personale in mezzo alla distruzione.

Nicolas Cage e Claire Foy in L'ultimo dei Templari (2011)
Foto di Egon Endrenyi – © 2010 Season of the Witch Distributions, LLC All Rights Reserved.

La conclusione: finzione, ma con un’anima storica

In definitiva, L’ultimo dei Templari non è basato su una storia vera, ma attinge con libertà e consapevolezza a fatti e miti medievali per costruire una parabola morale sulla fede, la colpa e la paura. Il Medioevo del film è un luogo mentale, non geografico: un crocevia tra storia e leggenda, dove la peste diventa metafora della corruzione spirituale e la stregoneria un modo per rappresentare il bisogno umano di dare un volto al male. La verità storica cede dunque il passo alla verità emotiva – quella di un racconto che, pur non autentico, sa evocare con forza i dilemmi eterni dell’uomo davanti alla propria ombra.