Intervistato da Deadline
James
Gunn ha finalmente rotto il silenzio sugli argomenti
che l’hanno visto al centro del circuito mediatico da quest’estate
ad oggi, complice l’improvviso licenziamento dalla regia di
Guardiani della
Galassia Vol.3 (a Luglio 2018), l’assunzione della
concorrenza Warner Bros. per il progetto del reboot di
Suicide Squad, infine il ritorno
inaspettato alla guida del terzo capitolo del franchise da lui
condotto per i Marvel Studios e l’affetto del
cast, della famiglia e dei fan.
“Stavo per iniziare le
prime discussioni su The Suicide Squad con la DC e ne ero
entusiasta, quando Alan Horn della Disney mi chiese se potevamo
parlare. Credo davvero che sia un brav’uomo e che mi abbia
reintegrato perché pensava che fosse la cosa giusta da fare. Mi è
sempre piaciuto e l’ho ammirato per quello che ha fatto,
soprattutto per la compassione mostrata nei miei
confronti“, ha confessato Gunn.
“Si sentono tante storie sul
fatto che a Hollywood sono tutti spietati. Questo è vero per una
parte di questo settore, ma ci sono anche molte persone davvero
buone, e voglio sempre trovare quella bontà in posti che non ci
aspettiamo, anche nei personaggi dei miei film. Ho pianto
un po’ nel suo ufficio, e poi sono andato da Kevin Feige per comunicargli che avevo appena
deciso di fare The Suicide Squad…e la cosa mi rendeva molto
nervoso.”
Sulla difficoltà di conciliare i due
progetti, il regista ha spiegato che mentre scriveva la
sceneggiatura di The Suicide Squad era convinto dell’annullamento
di Guardiani 3: “Sì, mi stavo occupando della stesura di
Suicide Squad e pensavo che il film fosse al capolinea da tempo.
Immagino che i Marvel Studios abbiano considerato quella
possibilità per un po’, ma le conversazioni iniziali con Alan non
riguardavano il mio ritorno, quanto invece le cose che avremmo
dovuto riparare. È come quando divorzi: termini un
matrimonio, e dopo discuti legalmente con la tua ex-moglie, e si
può andare d’accordo ed essere gentili l’uno con l’altro perché
siamo entrambi una grande parte della vita
dell’altro“.
“Al tempo stesso ripensi ai sei
anni passati insieme, e a come quel periodo mi abbia aiutato a
crescere molto. C’erano sicuramente dei problemi, forse non
dovevamo sposarci, ma valeva la pena vivere quei sei anni con la
mia ex. Ecco come mi sentivo con la Disney. Non volevo guardare
indietro e sentirmi amareggiato o arrabbiato, ma solo a mio agio
nel salutarci e dividerci”.

Sul licenziamento e le sensazioni provate Gunn si è lasciato
andare liberamente:
“Non incolpo nessuno. Mi sento e
mi sono sentito male per i modi con cui mi sono espresso
pubblicamente…alcune delle battute che ho fatto, e gli obiettivi
del mio umorismo, sono solo le conseguenze involontarie del non
essere più compassionevole. So che le persone sono rimaste
ferite dalle cose che ho detto, mi sento male per questo e mi
assumo la piena responsabilità. La Disney aveva tutto il
diritto di licenziarmi, e non si tratta di un problema di libertà
di espressione. Ho detto qualcosa che non mi piaceva“.
“Il giorno dopo è stato uno dei
più intensi della mia vita. Ho avuto altri giorni difficili, come
quando da giovane sono diventato sobrio fino alla morte di
amici che si sono suicidati. Ma questo è stato incredibilmente
intenso. Improvvisamente sembrava che tutto fosse finito. Sapevo
solo che, senza prevederlo, ero stato licenziato. Sembrava che la
mia carriera fosse finita.“
E poi è arrivata la chiamata della Warner Bros. per
Suicide Squad:
“Gli studios mi dicevano che gli
sarebbe piaciuto avermi in squadra. Non ci credevo, all’epoca. Sarò
sincero: a livello teorico, pensavo “Beh, forse ho un futuro.” A
livello emotivo, ero a pezzi. Non volevo che la mia carriera fosse
l’unica cosa a rendermi utile o che mi facesse star bene con me
stesso […] Per quanto riguarda Suicide Squad, tutto ha
immediatamente iniziato a funzionare in modo fluido. Non penso di
essermi mai divertito così tanto a scrivere una sceneggiatura. Ecco
cos’è stato per me: puro divertimento“.
Ma non dimentichiamoci che,
terminati i lavori su The Suicide Squad, James Gunn tornerà a
dedicarsi a Guardiani della
Galassia Vol.3.
“Sapete qual era la cosa più
triste a cui ho pensato dopo il licenziamento? La fine del mio
rapporto con Rocket. Rocket sono io, davvero, anche se sembra un
pensiero narcisistico. Groot è come il mio cane. Lo amo in un modo
completamente diverso. Ma Rocket sono io e provo
compassione per lui, perché sento che la sua storia non è stata
completata. Ha un arco narrativo che è iniziato nel primo
film, proseguito nel secondo e che ha attraversato Infinity War e
Endgame. Quindi l’obiettivo ora è finire quell’arco in Guardiani
3“.
Fonte: Deadline