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Free Guy – Eroe per Gioco: intervista a Joe Keery

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Free Guy – Eroe per Gioco: intervista a Joe Keery

Arrivato al successo grazie a Stranger Things, Joe Keery fa parte del cast principale di Free Guy – Eroe per Gioco, dall’11 agosto al cinema. Ecco la nostra intervista.

Free Guy – Eroe per gioco, la recensione del film con Ryan Reynolds

Diretta da Shawn Levy e interpretata da Ryan Reynolds, la nuova entusiasmante commedia d’azione 20th Century Studios Free Guy – Eroe per Gioco arriverà prossimamente nelle sale italiane, distribuita da The Walt Disney Company Italia.

In Free Guy – Eroe per Gioco, un impiegato di banca che scopre di essere un personaggio all’interno di un videogioco open world decide di diventare l’eroe della propria storia e di riscrivere il suo personaggio. In un mondo senza limiti, il protagonista è determinato a diventare colui che salverà il suo mondo a modo proprio…prima che sia troppo tardi.

Interpretato da Ryan Reynolds, Jodie Comer, Joe Keery, Lil Rel Howery, Utkarsh Ambudkar e Taika Waititi, Free Guy – Eroe per Gioco è diretto da Shawn Levy da un soggetto di Matt Lieberman e una sceneggiatura di Lieberman e Zak Penn.

Free Guy, l’incontro con il cast del film

Free Guy – Eroe per gioco, la recensione del film con Ryan Reynolds

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Con un’uscita programmata per l’estate 2020 e poi rimandata a causa della pandemia, arriva finalmente al cinema, l’11 agosto 2021, Free Guy – Eroe per gioco, il film diretto da Shawn Levy con protagonista Ryan Reynolds. Una commedia ambientata nel mondo dei gamer e dei videogiochi, o più esattamente, all’interno di un videogioco, in cui le più ambiziose volontà umane prendono forma e un nuovo mondo diventa possibile.

La trama di Free Guy – Eroe per gioco

La storia comincia mentre, per le strade di Free City, seguiamo Guy, un impiegato di banca che nella sua vita ordinaria e perfetta avverte la mancanza di qualcosa, di una donna che possa essere al suo fianco, che ami la musica pop e che sia esattamente come la immagina. Questo suo vagheggiare romantico è esclusivamente teorico, fino a che, un giorno, per caso, incontra una ragazza che sembra rispecchiare tutte le caratteristiche della donna dei suoi sogni. Innescato da questo incontro, Guy comincerà ad “osare”, a fare cose inaspettate, ad uscire dalla sua routine. Questa scelta lo catapulterà in una nuova realtà, ad un livello completamente nuovo dell’esistenza, fino a farlo interrogare della sua stessa realtà. Diventerà un “eroe per gioco”, come recita il titolo italiano del film, chiamato a salvare il suo mondo e tutti quelli che lo popolano.

Interpretato da Ryan Reynolds, Jodie Comer, Lil Rel Howery, Joe Keery, Utkarsh Ambudkar e Taika Waititi, Free Guy – Eroe per gioco è una vera e propria boccata d’aria fresca, un blockbuster ad alto budget con una storia originale, che non appartiene a nessun franchise esistente, quindi economicamente rischioso, e che anzi prende in giro proprio l’atteggiamento cauto di chi vorrebbe produrre soltanto sequel per mantenere tranquilli e appagati i consumatori. 

Una boccata d’aria fresca

Ambientato nel mondo dei gamer, il film presenta un linguaggio specifico che in italiano suonerà bizzarro se non per i frequentatori di Twitch o per i gamer stessi che forse si possono identificare meglio dentro ai personaggi, giocanti o meno che siano. Non solo i gamer, Free Guy racconta anche di programmatori, di coloro che attraverso codici e numeri riescono a vedere mondo bellissimi e avventure stellari, un vero e proprio regalo che i giocatori di tutto il mondo e di tutte le età. 

Ambientato in una realtà virtuale, il film sembra porre in sottofondo tutte le tematiche legate a queste esistenze parallele e non tangibili che non si possono più definire finte, dal momento che generano relazioni e sentimenti e che toccano corde di “realtà reale” assolutamente concrete. Non solo, l’idea alla base del film è che le intelligenze artificiali possano esistere davvero e si possano evolvere in base alla loro esperienza di gioco, come accade a Guy, come accade alla cameriera del bar dove Guy va a fare colazione.

Uscire dalla propria confort zone

Non solo, Free Guy sembra anche rivolgersi alle persone reali, agli spettatori normali, invitandoli ad uscire dalla loro confort zone, a mettersi in gioco e a fare nuove esperienze per arricchire la propria vita. 

Tuttavia l’idea brillante di partenza di Free Guy – Eroe per gioco, non sarebbe niente senza gli interpreti che l’hanno postata in vita. Partendo dall’affermato protagonista Reynolds, fino a Taika Waititi che si destreggia con agilità nei panni del villain, passando per il delizioso Joe Keery che abbiamo amato in Stranger Things e adoreremo in questo film, ogni singolo personaggio ha delle sfumature particolari, un linguaggio, un carattere che non appartengono solo alla sceneggiatura, ma che sono frutto di grandi interpretazioni, che troppo spesso vengono sottovalutate quando si parla di commedia. Su tutti però brilla la splendida Jodie Comer, ancora sconosciuta ai più (o almeno a quelli che non l’hanno già adorata in Killing Eve). Con un viso grazioso da bambina, una fisicità decisa e uno sguardo grintoso, Comer è perfettamente a suo agio sia nei panni di Molotov Girl, l’agguerrito avatar che incarna in Free City, sia in quelli di Millie, brillante programmatrice, romantica e volitiva, tenace e con un fortissimo senso di giustizia.

Free Guy – Eroe per gioco è un grande giocattolo che gronda Easter Eggs e che non mancherà di divertire tantissimo gli spettatori, trasporta in un mondo assurdo e violento e ci mostra quali sono le potenzialità dell’intelletto umano e dell’uomo stesso di determinare il proprio destino con un po’ di coraggio e di rischio. Soprattutto per la performance di, si consiglia la visione in lingua originale.

Free Fire: recensione del film con Brie Larson

Free Fire: recensione del film con Brie Larson

Dispiace che la distribuzione italiana si sia quasi dimenticata di un film come Free Fire, salvo poi recuperarlo a più di un anno di distanza dalla sua presentazione a festival americani e nazionali (fu in concorso a Torino nel 2016) fissandone l’uscita in questi giorni.

Esperimento, più che riuscito, di mescolanza fra generi – c’è il gangster, la comedy, perfino qualche nota squisitamente tarantiniana – il sesto lungometraggio dell’inglese Ben Wheatley (Kill List, High Rise) risveglia in chi guarda il divertimento e la consapevolezza che un certo tipo di cinema “sperimentale” è possibile anche fra le righe del racconto classico, in una struttura semplice che non esclude grandi personaggi e risvolti morali interessanti.

Tutto, in Free Fire, accade in una sola location: recuperata una teatrale unità di spazio e tempo, il regista rinchiude i suoi nove protagonisti dentro l’inferno ideale (o ideologico?) di un vecchio magazzino dove quelli si ritrovano per finalizzare uno scambio di armi; due le fazioni – una americana, l’altra irlandese, come nella migliore tradizione di genere – innumerevoli i desideri nascosti delle nove teste da far saltare e un obiettivo comune: agguantare la valigetta contenente centinaia e centinaia di dollari. Finché qualcosa andrà storto, e gli equilibri si sfalderanno completamente. Chi sopravviverà in questo feroce, ma anche spassoso e imprevedibile gioco al massacro?

Sviluppo della tensione e il movimento interno ai percorsi mentali

Dopo un’abbondante mezz’ora di studio, il film finalmente esplode. Uno strano heist movie da camera che, di fatto, un colpo da maestro non lo realizzerà mai. E se l’incidente di percorso che scatena la carneficina potrà sembrare una pura banalità (battibecchi di natura familiare risolti con un sonoro pugno in faccia), sono invece lo sviluppo della tensione e il movimento interno ai percorsi mentali dei nove la vera gemma di Free Fire e il motivo per cui essere entusiasti durante la visione.

Fa piacere leggere il sostegno produttivo di un colosso americano come Martin Scorsese, che nel progetto di Wheatley avrà intravisto qualcosa di fresco, ma dal fascino vintage, disegnato nei completi anni Settanta indossati con stile da Sharlto Copley, Armie Hammer, Cillian Murphy, Sam Riley e la deliziosa e risoluta Brie Larson. Senza ombra di dubbio la cosa migliore e vero elemento di disturbo in un cast tutto al maschile. La contemporaneità passa anche, e soprattutto da qui d’altronde, nella rivalutazione e nell’incidenza del ruolo femminile in un genere come questo.

Raffinata l’arte dell’insulto, con pagine e pagine di battute scelte con cura, precisa la regia di Ben Wheatley (il ragazzo ha studiato, e si vede), insomma niente viene lasciato al caso in Free Fire. Nemmeno l’ordine delle uccisioni, il numero dei colpi, la stretta finale che a forma di imbuto inghiotte i malcapitati criminali lasciandone libero soltanto uno. O una, chissà.

Ciò che resta, ed è una certezza assoluta al termine del film, è la gioia di aver assistito ad uno spettacolo di genuina bontà, divertito della sua stessa spiazzante credibilità ma verosimile quando affronta – anche in maniera sgangherata – le complesse sfumature dell’animo umano, i desideri, gli istinti primordiali e lo spirito di sopravvivenza in situazioni ostili. E l’epilogo, e qui ci fermiamo, è ancora più inaspettato e formidabile di quanto avremmo immaginato.

Free Fire: poster e data di uscita americani del film con Brie Larson

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Il thriller di Ben Wheatley Free Fire con Brie Larson, Armie Hammer e Cillian Murphy, uscirà negli Stati Uniti il 17 marzo grazie ad A24, che già aveva distribuito Room, il film che ha portato all’Oscar Brie Larson.

È un nome illustre come Martin Scorsese il produttore esecutivo del film, co-scritto dallo stesso Wheatley con Amy Jump, che vede nel cast anche Sharlto Copley, Jack Reynor, Sam Riley e Noah Taylor.

Brie Larson è la donna che pianifica per due irlandesi l’acquisto di una partita d’armi da un gruppo di trafficanti in un magazzino abbandonato, nella Boston del 1978. La tensione palpabile è destinata a esplodere in una sparatoria senza esclusione di colpi.

Ecco il poster del film:

Poster di Free Fire

Fonte

Free Fire: Brie Larson con Luke Evans

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Brie LarsonL’attrice Brie Larson (Trainwreck) è entrata nel cast di Free Fire, accanto a Luke Evans, per la regia di Ben Wheatley.

Il film segue sul grande schermo il film precedente di Wheatley, A Field in England che era ambientato nel 17esimo secolo. Il film con protagonista Evans avrà invece come sfondo la Boston del 1978. Insieme a Luke Evans, nel cast del film sono già confermati Olivia Wilde, Cillian Murphy, Michael Smiley e Armie Hammer.

“L’idea di Free Fire viene fuori dai film che amo di più – ha dichiarato il regista – Giungla d’asfalto, Il grande sonno, Il braccio violento della legge, fino ai moderni Quei Bravi Ragazzi, Casino, Le Iene. Vi porterà nel mezzo dell’azione. Vorrei che il film avesse lo stile di Getaway! di Peckinpah. Un moderno film anni ’70, muscoloso, robusto e scarno.”

Fonte: Variety

Free Birds Tacchini in fuga recensione del film di Jimmy Hayword

Free Birds Tacchini in fuga recensione del film di Jimmy Hayword

Free Birds Tacchini in fuga recensione 2 Reggie, uno smilzo e loquace tacchino dal carattere pavido, vive in una tranquilla fattoria di famiglia dove l’unica preoccupazione è aspettare l’ora del pasto. Improvvisamente, la vita di Reggie sembra prendere una piega completamente nuova quando il presidente degli Stati Uniti sceglie proprio lui come “tacchino graziato dell’anno” e, risparmiandolo così dal pranzo di Ringraziamento, lo porta con sé a Camp David. Felice e soddisfatto della sua nuova vita Reggie viene sottratto da quell’idillio dal vulcanico Jake, un tacchino forte e coraggioso convinto dell’esistenza di una misteriosa macchina del tempo.

Free Birds Tacchini in fuga è un film d’animazione diretto da Jimmy Hayword e prodotto dalla Relativity Media in collaborazione con la Reel FX Animation Studios al suo esordio nel campo della computer grafica applicata ai lungometraggi.

Free Birds Tacchini in fuga recensione posterIl film presenta una storia semplice e simpatica dove si mettono in risalto valori positivi come quelli dell’amicizia, della fedeltà e dell’altruismo, valori tanto latitanti nella società moderna. I due protagonisti, Reggie e Jake, sono due tacchini che non potrebbero essere più diversi tra loro: uno deboluccio e poco propenso al pericolo, l’altro forte, vigoroso e idealista, completamente dedito alla difesa del prossimo.

L’idea di base, tornare ai tempi dei padri pellegrini per cambiare il corso della storia e far sì che il tacchino non diventi poi la portata principale al pranzo del Ringraziamento, è simpatica e originale; l’intreccio narrativo si perde un po’ strada facendo e il finale, in particolar modo, non convince molto, optando per una soluzione un po’ sbrigativa e rimediata che non lascia del tutto soddisfatti. Free Birds Tacchini in fuga, è un film d’animazione non solo per ragazzi, ma per tutte le età; una finalità che lascia perplessi, proprio a livello concettuale in quanto, come spesso accade, volendo soddisfare tutti alla fine non si soddisfa nessuno. Gli adulti trovano la storia troppo banale, i bambini troppo noiosa o “realistica” quindi povera di magia. Un film d’animazione non dovrebbe perdere la sua finalità primaria di far sognare e di condurti, per un breve lasso di tempo, in mondi lontani e fantastici, dove dimenticare per qualche istante la realtà, la vita vera. Invece anche questo film, come molti lungometraggi d’animazione dell’ultima generazione, hanno dimenticato questo aspetto o forse l’hanno colpevolmente dribblato. Il film è un pregevolissimo prodotto della iper sviluppata tecnologia grafica moderna, ricco di stupefacenti effetti speciali ed impreziosito dall’ evolutissima tecnica di “skinning” ma manca di magia, l’unica in grado di lasciare un bambino con la bocca spalancata.

Free Birds Tacchini in fuga recensione

Free Birds Tacchini in fuga sarà in uscita nelle sale cinematografiche italiane a partire dal prossimo 28 novembre.

Free Bert, spiegazione del finale: cosa accade al protagonista?

Free Bert, spiegazione del finale: cosa accade al protagonista?

La serie comica di Netflix Free Bert (2026) segue il comico Bert Kreischer, che interpreta una versione esasperata di sé stesso, raccontando una storia di scoperta personale tanto quanto di umorismo. Piuttosto che basarsi su battute isolate in una serie di sei episodi, lo show si concentra sulla crescita di Bert come uomo, padre e marito.

La serie esplora la tensione tra la sua immagine pubblica – il comico senza maglietta amante delle feste – e il suo desiderio privato di essere un padre e un marito migliori. Affronta inoltre le dinamiche familiari, la presa di coscienza della mezza età e le conseguenze di una vita vissuta in parte per la performance e non per la sostanza. Il percorso di Bert è reso ancora più complesso dal rapporto con la moglie Lee Ann e con le figlie Georgia e Ila. Seguono spoiler, quindi si consiglia di guardare prima la serie per evitare sorprese.

Free Bert (2026) – Recap:

La serie si apre con Bert che riceve un invito alla festa di compleanno di Rob Lowe, con una condizione ben precisa: deve togliersi la maglietta. Questo è da sempre il marchio di fabbrica di Bert, simbolo della sua immagine spensierata e festaiola, ma l’episodio lo porta a rendersi conto di essere visto solo attraverso questa persona superficiale. L’interazione lo costringe a riflettere sulla necessità di essere più presente per la sua famiglia.

La moglie Lee Ann e la figlia maggiore Georgia guardano con scetticismo il suo improvviso interesse per le questioni familiari, dato che Bert ha una lunga storia di buone intenzioni accompagnate da risultati disastrosi. La figlia più piccola, Ila, che ha un disturbo dell’apprendimento e un umorismo tagliente, è invece più favorevole e in parte è proprio grazie a lei che la famiglia ha iscritto Georgia a una scuola privata con un programma per disturbi dell’apprendimento.

Bert inizia a coinvolgersi attivamente nella vita delle figlie. A scuola, si accorge che Georgia è isolata e che i ragazzi più popolari, in particolare Kiersten Vanderthal e il suo fidanzato Zach, dominano la scena sociale. Bert tenta di aumentare la popolarità di Georgia raccontando una storia su di lei in un podcast, ma l’iniziativa si ritorce contro di lui quando Kiersten condivide la clip online, lasciando Georgia imbarazzata e bersaglio di prese in giro.

Bert cerca di limitare i danni organizzando un incontro tra genitori, ma i genitori di Kiersten, Landon e Chanel, si rifiutano di assumersi qualsiasi responsabilità e la preside prende le loro parti. Umiliato, Bert sfoga la propria frustrazione sul palco in una serie di equivoci comici; l’esibizione viene registrata e diventa virale, peggiorando ulteriormente la situazione.

Nel frattempo, Bert teme che l’interesse di Zac per Georgia possa portarla a perdere la verginità. Chiede quindi aiuto a Lee Ann per intervenire e trova Zac da solo nello spogliatoio. Uno psicoterapeuta scolastico, il dottor Jeff, interviene per evitare che Bert si cacci in altri guai e gli dà consigli su come moderare il proprio comportamento, che Bert prende sul serio. Si infila la camicia nei pantaloni e parla con il padre di Zac, Randy, venendo a conoscenza dell’imminente intervento chirurgico allo scroto del ragazzo. Questo rassicura Bert sulla sicurezza di Georgia e lo porta a permetterle di frequentare Zac, anche se il fatto che lui poi la “ghosti” crea una nuova sfida per Bert.

Bert lavora per reinserire Zac nella vita di Georgia partecipando a una festa organizzata dai Vanderthal, dove deve destreggiarsi tra dinamiche sociali complesse. Riesce a conquistare Randy, mentre Lee Ann fatica a entrare in sintonia con Chanel. Bert convince Zac a trascorrere del tempo con Georgia e inizia a far parte del gruppo maschile dei padri, che comprende Randy, Landon e Glen. Questo gruppo, fondato sulla complicità, è anche una forma di evasione, e Bert comincia ad apprezzare la convalida e l’accettazione che gli offre. Riceve persino un’offerta per entrare nel consiglio scolastico, con la possibilità di influenzare le decisioni riguardanti i vari dipartimenti della scuola.

Bert riesce a conciliare la vita familiare?

L’ascesa di Bert nella gerarchia sociale viene minacciata quando Kiersten scopre il suo ruolo nella manipolazione di Zac e del voto del consiglio scolastico. Sfruttando la conoscenza dell’intervento chirurgico di Zac, lo ricatta affinché la proclami Mister e Miss Berkleage. Inizialmente Bert accetta, giustificando questa decisione poco etica come necessaria per proteggere la propria posizione e la sua famiglia.

Landon scopre la fuga di notizie e ricatta a sua volta Bert, alzando ulteriormente la posta in gioco. Bert si rende conto di aver messo in pericolo il dipartimento per i disturbi dell’apprendimento, fondamentale per l’istruzione di Ila. Questo rappresenta un punto di svolta, costringendolo ad affrontare le conseguenze di aver anteposto lo status sociale alla famiglia.

La spiegazione del finale di Free Bert

Il finale si concentra sulla riconquista dell’identità di Bert e sulla scelta di fare la cosa giusta per la sua famiglia. Rendendosi conto che le sue azioni hanno messo a rischio il dipartimento LD e danneggiato direttamente la figlia minore, Bert decide di essere onesto. Rivela pubblicamente di essere stato ricattato, rende nota l’operazione di Zac e ammette di aver manipolato il voto del consiglio scolastico.

La verità sconvolge Landon e le autorità scolastiche. Viene chiamata la sicurezza, ma Bert trova sostegno nella sua famiglia, con Lee Ann e le figlie che gli restano accanto. In modo inaspettato, anche Randy, Glen e altri genitori mostrano solidarietà togliendosi la maglietta, un gesto comico ma sentito a sostegno dell’onestà e del coraggio di Bert.

Georgia e Zac si riconciliano, dimostrando che l’interferenza di Bert ha finito per proteggere il benessere della figlia. Kiersten vince comunque il titolo di Miss Berkleage, ma l’esito resta equo per gli studenti. La serie si conclude con Bert che riceve una misteriosa carta da un uomo di nome Gene, suggerendo possibili sviluppi futuri in caso di una seconda stagione. L’arco narrativo di Bert si completa quando abbraccia la sua natura autentica – il comico rozzo e senza maglietta – riuscendo però allo stesso tempo a proteggere e rafforzare il legame con la sua famiglia. Il finale sottolinea i temi della responsabilità, della crescita personale e dell’equilibrio tra immagine pubblica e doveri privati.

Il percorso di Bert in Free Bert dimostra che anche personalità imperfette e caotiche possono cambiare quando si trovano ad affrontare sfide etiche e la necessità di proteggere le persone amate. Tornando a essere sé stesso e assumendosi le proprie responsabilità, Bert conquista sia il rispetto degli altri sia una più profonda realizzazione personale, aprendo la strada a potenziali nuove avventure nella serie.

Free – Liberi: tutto quello che c’è da sapere sul film

Free – Liberi: tutto quello che c’è da sapere sul film

Da sempre molto attento a tematiche come i legami famigliari, la disabilità e l’avanzare dell’età, il regista Fabrizio Maria Cortese aveva già affrontato tutto ciò con il suo film Ho amici in Paradiso, andando poi a concentrarsi sulla terza età con il film Free – Liberi, distribuito nel 2020. Da lui anche scritto insieme a Carlo La Greca, Marcello Cantoni e Alfredo Civita, è questo un film che dà un lato riflette sullo stato di abbandono di cui soffrono molti anziani, dimenticati dai propri parenti, e dall’altro offre loro la dimostrazione che non è mai troppo tardi per compiere nuove imprese e sorprendersi.

Passato in sordina per via della difficile situazione vissuta dalle sale cinematografiche durante la pandemia di Covid-19, il film è poi sbarco su Prime Video, dove ha potuto raggiungere un pubblico più ampio. La sua forza, oltre che nei simpatici interpreti, sta nel proporre un racconto semplice che punta tutto sulla bontà dei sentimenti messi in gioco. Similmente ad un titolo come Il crimine non va in pensione, Free – Liberi è inoltre l’occasione per raccontare personaggi e personalità che non sempre trovano il giusto spazio sul grande schermo.

Per chi è in cerca di una visione spensierata, con battute e gag alternate ad un racconto romantico, Free – Liberi è dunque un titolo da riscoprire. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama di Free – Liberi

Il film racconta la storia di cinque anziani romani, tutti ospiti nella stessa casa di riposo. Qui trascorrono le loro giornate tutte nello stesso modo, annoiati dalla routine e delusi dai familiari, che non vedono spesso e da cui non ricevono il minimo affetto. Per rimediare a tale monotonia, un giorno decidono di intraprendere una fuga per viaggiare fino in Puglia e raggiungere il Salento. Quest’avventura ha inizio, quando una di loro, Mirna, donna di origine serba, giunta in Italia per sfuggire alla violenza delle guerre jugoslave, decide di ricongiungersi con il suo vecchio amore.

L’uomo di nome Dragomir è ricercato dalle forze dell’ordine e dato ormai per morto da diverso tempo.  In realtà, Mirna sa che il suo amato è ben nascosto nel Salento, dove vive da oltre dieci anni. I suoi quattro compagni di vecchiaia, l’ex trader Rocco, suo fratello Paolo, un cuoco maniacale, l’ex capitano Antonio e la cantante cardiopatica Erica decidono dunque di aiutarla nella sua avventura amorosa e si uniscono a lei in questo viaggio on the road. I cinque sono convinti che l’incontro con Dragomir darà una svolta alle loro vite, ma prima dovranno riuscire nell’impresa di raggiungerlo.

Free - Liberi Antonio Catania

Il cast di Free – Liberi e le location del film

Ad interpretare Mirna, la donna intenzionata a ricongiungersi con il suo amato, vi è Sandra Milo, tra le protagoniste del cinema italiano degli anni Sessanta, distintasi per la sua partecipazione a film come Il generale Della Rovere, Adua e le compagne, Fantasmi a Roma, Giulietta degli spiriti e, soprattutto, . Nel ruolo dell’amato Dragomir vi è invece l’attore Antonio Catania. Ad accompagnare Mirna nella sua avventura vi sono invece gli attori Ivano Marescotti, Enzo Salvi, Babak Karimi e Corinne Clery, rispettivamente nel ruolo di Rocco, Paolo, Antonio ed Erica. Recitano nel film anche Marco Marzocca e Tullio Solenghi.

Per quanto riguarda le location del film, con il supporto dell’Apulia Film Commision, Gallipoli e Racale, città salentine, hanno fornito la maggior parte degli ambienti necessari alle riprese. È infatti qui che si svolgono le avventure dei cinque anziani alla ricerca del misterioso Dragomir. Per quanto riguarda il punto di partenza del loro viaggio, la casa di riposo, questa è l’Opera Don Guanella a Roma, dove sono dunque state effettuate le riprese delle scene iniziali del film. Tale struttura era stata già set del precedente film di Cortese, Ho amici in Paradiso.

Il trailer di Free – Liberi e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Free – Liberi grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Chili Cinema, Apple TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 3 gennaio alle ore 21:20 sul canale Rai 3.

Free – Liberi, trailer della commedia

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Free – Liberi, trailer della commedia

FREE – Liberi, la commedia diretta da Fabrizio Maria Cortese e presentata nella prestigiosa cornice del Festival Internazionale del cinema di Venezia. Un cast stellare, che annovera attori del calibro di Sandra Milo, Ivano Marescotti e Corinne Clery, è protagonista di un viaggio on-the-road sui generis, dal Lazio fino al Puglia, che fa della vita e del desiderio di libertà il fil rouge della pellicola. FREE – Liberi vuole portare una ventata di ottimismo e speranza attraverso la celebrazione della così detta ‘terza età’, momento della vita ricco ancora di aspirazioni e di sogni. “Quello che ho voluto raccontare nel film è la bellezza di essere anziani. Anziani non come fine o meglio non come principio di una fine, ma come categoria di persone consapevoli di vivere uno dei tanti momenti della vita, forse il più bello.” Così Cortese descrive FREE – Liberi, la storia di 5 anziani che scappano da una casa di riposo con un entusiasmo dilagante, che colora la storia come se fosse un po’ fumetto e un po’ favola.

Cinque anziani ospiti della casa di riposo dell’Opera Don Guanella di Roma, annoiati dalla vita quotidiana e delusi per il distacco dei loro affetti più cari, decidono di fuggire verso la Puglia per realizzare il sogno della loro vita: si tratta di Rocco (Ivano Marescotti), trader fallito, suo fratello Luchino (Enzo Salvi), cuoco ossessivo compulsivo, Antonio (Babak Karimi), ex-capitano di lungo corso, Erica (Corinne Clery), ex- cantante cardiopatica e Mirna (Sandra Milo),  arrivata in Italia dalla Serbia allo scoppio delle guerre jugoslave. Innamorati dell’avventura che Mirna sta per intraprendere per ritrovare il pluriricercato Dragomir (Antonio Catania), suo vecchio amore creduto morto ma in realtà nascosto da decine d’anni nel Salento, i quattro si uniscono al viaggio. Sono certi che la loro vita cambierà per il meglio una volta incontrato il potente criminale. Le storie personali si alterneranno in un susseguirsi di vicende tra passione e avventura, in un Salento che farà da cornice alle loro emozioni. Riusciranno i nostri amici a realizzare i loro sogni?

Accanto a Sandra Milo, Ivano Marescotti e Corinne Clery, Babak Karimi, Enzo Salvi, Antonio Catania, Marco Marzocca, Sergio Friscia insieme a Tullio Solenghi, Shalana Santana, Michele Venitucci, Paolo de Vita, Martina Palmitesta e Erika Blanc. Prodotto da Golden Hours Films in collaborazione con Rai Cinema e in associazione con Ismaele Film, FREE – Liberi è stato girato grazie al sostegno della Apulia Film Commission e sarà nei cinema italiani dal 12 novembre con Ismaele Film.

Frederick Wiseman: “La preparazione di un piatto è la creazione di un’opera d’arte”

Fondato nel 1930 nella Francia centrale, il ristorante della famiglia Troisgros detiene 3 stelle Michelin da 55 anni e da quattro generazioni. Frederick Wiseman racconta questa storia attraverso i membri della storica brigata di cucina. Michel Troisgros, terza generazione a capo del ristorante, ha passato la responsabilità della cucina al figlio César, quarta generazione di chef Troisgros. Dal mercato per la raccolta delle verdure fresche, all’impianto di lavorazione del formaggio, al vigneto, all’allevamento di bestiame biologico, fino all’orto che rifornisce il ristorante, Wiseman ci accompagna in un viaggio goloso e piacevole nelle cucine dei tre ristoranti della famiglia. Un’esperienza coinvolgente, che mostra la grande maestria, l’ingegno, l’immaginazione e il duro lavoro dello staff del ristorante nel creare, preparare e presentare piatti di altissima qualità.

Michel Troisgros, Léo Troisgros e Frederick Wiseman hanno presentato il film Fuori Concorso a Venezia 80. Un film che ruota intorno al tema della gastronomia e della cucina unito all’amore per la famiglia. Lo stesso regista è affascinato da questo processo creativo e della preparazione: “Penso che la preparazione e la creazione del cibo siano una forma d’arte. Ogni piatto prima di lasciare la cucina viene esaminato con cura da Michel e Leo e ho voluto soffermarmi anche su questi piccoli dettagli come mettere in ordine gli elementi sul piatto attraverso l’uso delle pinze da cucina”.

Frederick Wiseman presenta Menus Plaisirs – Les Troisgros

Anche dalla parte degli attori e protagonisti di questa storia familiare hanno commentato la collaborazione con il regista e sono rimasti colpiti dalla sua dedizione al progetto. “Non conoscevo il cinema di Fred. Il progetto è iniziato l’anno prima del Covid. È venuto a visitarci al ristorante e ha incontrato mio figlio e ha amato il piatto che gli hanno preparato dimostrando una certa attenzione al nostro mondo, alla nostra eredità e alla nostra storia di famiglia. Ogni generazione appartiene a questo mondo. Quando ci è venuto a trovare subito dopo ci ha parlato del progetto. Poi ho recuperato tutti i suoi film, ho visto Crazy Horse [ride]”., racconta Michel.

Un progetto che ha messo a dura prova il regista con delle scene particolari e dettagliate sul lavoro di preparazione dei piatti: “La famiglia mi ha dato il permesso di girare e introdurmi ovunque, senza nessuna restrizione. Le parti da girare in cucina sono state le più difficili perché c’erano sempre molte persone e volevo essere sicuro di dare uno sguardo accurato al loro lavoro all’interno della cucina. La famiglia ci ha aiutato ad ottenere i permessi anche per gli ospiti che venivano serviti durante il servizio. Ho voluto anche soffermarmi su quello che riguarda la preparazione del piatto quindi elementi di quotidianità come la spesa al mercato”.

La narrazione fuori dal ristorante è stata necessaria per raccontare il dietro le quinte della composizione e preparazione dei piatti e ha sottolineato ancora una volta la cura e la dedizione al progetto da parte di Frederick Wiseman: “È stata una parte importante perché fa parte del nostro quotidiano perché è come se facessero parte della famiglia, sono più dei compagni di viaggio che dei fornitori, sono la risorsa che porta avanti il ristorante”.

Entrambe le parti si sono spesa anima e corpo per la riuscita di Menus Plaisirs e anche per la brigata di cucina è stato intenso condividere uno spazio così riservato con le telecamere: “È stata una sfida anche per noi ma ci siamo abituati. C’erano solo un paio di persone che si muovevano attorno a noi mentre cucinavamo. Cercava di dare consigli per rendere la scena sempre più fluida ma allo stesso tempo gli conferisce rispetto e trasmette la complicità della squadra anche attraverso i dialoghi. C’è molta intensità in cucina, Fred vuoel dare a vedere la forza dei gesti nella successione tra le varie tecniche che si accavallano in cucina, che seguono un certo ritmo” ha detto Michel.

La storia della famiglia Troisgros va avanti da moltissime generazioni e come racconta Leo, è una passione che è cresciuta con il tempo: “La passione si è trasmessa a noi dai nostri genitori davvero in modo naturale. Abbiamo sempre visto fare questo all’interno della nostra famiglia, siamo cresciuto così e questa passione si è ampliata crescendo. I nostri genitori ci hanno permesso di farde moltissime esperienze all’interno della haute cuisine e sono tutti molto interessanti”.

Frederick Wiseman, morto a 96 anni il regista statunitense

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Frederick Wiseman, morto a 96 anni il regista statunitense

È morto Frederick Wiseman, regista e documentarista statunitense, figura centrale del cinema del reale contemporaneo. Nato il 1° gennaio 1930 a Boston, Massachusetts, Wiseman ha sviluppato nel corso di oltre cinque decenni un corpus filmico ampio e coerente, caratterizzato da un approccio osservativo rigoroso e da un’analisi sistematica delle istituzioni sociali.

Dopo la laurea alla Williams College e gli studi in giurisprudenza alla Yale Law School, Wiseman ha insegnato diritto prima di dedicarsi al cinema. Il suo esordio alla regia, Titicut Follies (1967), documentario ambientato in un ospedale psichiatrico giudiziario del Massachusetts, suscitò un ampio dibattito pubblico e fu oggetto di restrizioni legali per diversi anni. L’opera segnò l’inizio di un metodo basato su riprese prolungate, assenza di voce narrante, rifiuto di interviste frontali e montaggio strutturato come principale strumento interpretativo.

Nel corso della carriera, Wiseman ha realizzato numerosi film dedicati a istituzioni pubbliche e private, tra cui scuole, ospedali, tribunali, forze dell’ordine, musei e compagnie artistiche. Titoli come High School (1968), Welfare (1975), Public Housing (1997), Domestic Violence (2001), La Danse – Le Ballet de l’Opéra de Paris (2009), Ex Libris: The New York Public Library (2017) e City Hall (2020) hanno consolidato la sua reputazione internazionale. I suoi lavori, spesso di lunga durata, sono stati presentati in festival quali la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che nel 2014 gli assegnò il Leone d’Oro alla carriera, e il Festival di Cannes.

Frederick Wiseman ha operato principalmente come produttore indipendente, attraverso la propria casa di produzione Zipporah Films, mantenendo il controllo creativo su tutte le fasi della lavorazione, inclusi riprese, suono e montaggio. Il suo stile è stato frequentemente associato al cosiddetto “direct cinema”, pur distinguendosi per una costruzione narrativa articolata e per l’attenzione alla dimensione strutturale delle organizzazioni osservate.

Nel corso della carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui l’Honorary Academy Award nel 2016 per il contributo al cinema documentario. L’opera di Frederick Wiseman rappresenta un riferimento stabile per lo studio del documentario contemporaneo e dell’analisi audiovisiva delle istituzioni.

Freddy vs Jason vs Ash: Bruce Campbell spiega perché il crossover non è stato realizzato

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Nonostante il flop del film, gli appassionati horrorifici di tutto il mondo sono stati molti felici di vedere i villain dei franchise di Nightmare e Venerdì 13 faccia a faccia nella stessa pellicola grazie a Freddy vs Jason del 2003.

Diversi anni dopo l’uscita del film, si era cominciato a parlare di un possibile adattamento di Freddy vs Jason vs Ash, serie a fumetti in edizione limitata (composta da 6 numeri) che, oltre agli iconici villain sopracitati, vedeva protagonista anche il personaggio di Ash Williams della trilogia di Evil Dead (La Casa in italiano).

Il progetto però non ha mai visto la luce e adesso, in una recente chat su Reddit, è stato lo stesso Bruce Campbell (interprete di Ash nella serie diretta da Sam Raimi) a spiegare come mai il progetto è naufragato. Queste le sue parole:

“Sarò molto sincero. Non mi interessano i crossover. Uno dei motivi principali per cui Freddy vs Jason vs Ash non ha mai visto la luce è perchè non avevamo il controllo su altri personaggi al di fuori di Ash. Ci sembrava un modo creativo per finire in bancarotta. Inoltre, si trattava di dividere i proventi per tre, con partner con cui probabilmente non avresti voluto dividerli.”

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Freddy vs Jason vs Ash: Bruce Campbell spiega perché il crossover non è stato realizzato

Fonte: ScreenRant

Freddy Krueger: la nuova incredibile action figure

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Freddy Krueger: la nuova incredibile action figure

Nell’ottobre del 1984 debuttava Nightmare di Wes Craven e regalava al mondo la nuova icona del cinema horror, Freddy Krueger. Ebbene oggi quell’icona torna a splendere nella nuova action figure firmata NECA, di pregevolissima fattura. Ecco le foto:

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La nuova versione dell’action figure di Freddy Krueger è un ritorno alle origini e in perfetto stile originale del classico dell’horror. Inoltre fa parte della serie NECA basata su A Nightmare on Elm Street. L’action figure è scala 7 pollici.

Freddy Krueger

Freddy Krueger

Freddo record: i personaggi glaciali più potenti di cinema, tv e fumetti

Il freddo invernale ha cominciato a spazzare tutta l’Italia, che non è abituata troppo alle temperature sotto lo zero e alla neve, almeno non ovunque. Di seguito vi proponiamo quei personaggi che, buoni o cattivi, al cinema, in tv o nei fumetti, utilizzano il freddo come arma, offensiva o difensiva. [nggallery id=3081]

Freddo record: i personaggi glaciali più potenti di cinema, tv e fumetti

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Freddie Stroma in 13 Hours di Michael Bay

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Freddie Stroma (Pitch Perfect, Harry Potter e i doni della morte) nel cast di  cast di 13 Hours, il film di Michael Bay (l’acclamato regista della saga Transformers) sull’attacco terroristico ai danni dell’ambasciata degli Stati Uniti, avvenuto a Bengasi l’11 settembre 2012. L’attore interpreterà un agente sotto copertura della CIA in Libia.

Freddie StromaLa sceneggiatura, scritta da Chuck Hogan (autore dello script di The Town di Ben Affleck), adatta per il grande schermo l’inchiesta di Mitchell Zuckoff “Thirteen Hours: A Firsthand Account of What Really Happened in Benghazi”, di cui la Paramount acquistò i diritti ancora prima della sua pubblicazione. La pellicola racconterà delle 13 ore in cui i responsabili dell’Annex Security Team, sotto attacco, dovettero attendere l’arrivo dei mariners e della CIA. In quell’occasione  persero la vita l’ambasciatore americano in Libia, Christopher Stevens, due marines e un funzionario.

Tra i protagonisti del film, che inizierà le riprese il prossimo mese a Malta e in Marocco, ci sono anche David Denman (da poco entrato nel cast nel ruolo del cecchino che tentò di salvare l’ambasciatore americano),  John Krasinski (protagonista come uno dei Navy SEAL), James Badge Dale, Max Martini e Pablo Schreiber.
Non ancora fissata la data di uscita della pellicola.

Fonte: Deadline

Freddie Highmore: 10 cose che non sai sull’attore

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Freddie Highmore: 10 cose che non sai sull’attore

Freddie Highmore è uno di quegli attori che ha fatto la storia del cinema e delle serie tv recenti grazie alla sua versatilità e al suo talento. L’attore, che ha iniziato questa professione quando era solo un bambino, entrato subito nel cuore degli spettatori che lo hanno visto crescere e lo hanno seguito in tutti questi anni.

Ecco dieci cose da sapere su Freddie Highmore.

Freddie Highmore: i suoi film e le serie TV

1. Ha recitato in celebri film. La carriera cinematografica dell’attore è iniziata nel 1999, quando ha debuttato sul grande schermo in Women Talking Dirty, per poi apparire in Due fratelli (2004), Neverland – Un sogno per la vita (2004) e 5 bambini & It (2004). In seguito, lavora in La fabbrica di cioccolato (2005), Un’ottima annata – A Good Year (2006), Arthur e il popolo dei Minimei (2006), La musica nel cuore – August Rush (2007), Spiderwick – Le cronache (2008), Arthur e la vendetta di Maltazard (2009), Arthur e la guerra dei due mondi (2010) e Master Harold… and the Boys (2010). Tra i suoi ultimi lavori, vi sono L’arte di arrangiarsi (2011), Il viaggio – The Journey (2016), La rivoluzione di Charlie (2016), Way Down – Rapina alla banca di Spagna (2021).

2. Ha lavorato in diverse serie tv. L’attore non ha recitato solo per il cinema, ma ha spesso anche per il piccolo schermo. Infatti, il suo debutto nel mondo della recitazione risale al 1999, con il film tv Walking the Moon, per poi apparire nelle serie Le nebbie di Avalon (2001), Jack e il fagiolo magico (2001), I Saw You (2002), Close to the Enemy (2016). Di recente si è reso celebre grazie alle serie Bates Motel (2013-2017) e The Good Doctor (2017-2019). Nel 2021 ha recitato nella serie Leonardo.

freddie highmore

Freddie Highmore: chi è sua moglie

3. Si è sposato da poco. L’attore non ha mai posto la sua vita privata sotto i riflettori, anche se è noto che in passato ha avuto una storia con la collega Sarah Bolger, con la quale si sarebbe frequentato dal 2006 al 2009, e con l’attrice Abigail Bresling, con cui avrebbe avuto una breve storia nel 2016. Nel settembre del 2021, durante lo show Jimmy Kimmel Live! ha rivelato di essersi sposato, ma non è nota l’identità di sua moglie, che potrebbe dunque non appartenere al mondo dello spettacolo.

Freddie Highmore non è autistico

4. In molti gli attribuiscono erroneamente il noto disturbo. Nella popolarissima serie di genere medial drama The Good Doctor, l’attore interpreta il protagonista Shaun Murphy, Specializzando in chirurgia, con autismo e Sindrome del savant. Le sue abilità comprendono la memoria fotografica e la capacità di notare dettagli e cambiamenti anche minimi. Per via della maniacale precisione con cui Highmore interpreta questo ruolo, in molti hanno iniziato a credere che egli fosse realmente affetto da autismo. L’attore, tuttavia, non condivide tale dettaglio con il suo personaggio.

Freddie Highmore, attore bambino

5. È stato un attore prodigio sin da bambino. Highmore è stato uno dei più popolari attori bambini degli ultimi decenni. Dopo aver debuttato a soli sei anni in alcuni film per la televisione, egli ha recitato in film per il cinema come Due fratelli, Neverland – Un sogno per la vita e La fabbrica di cioccolato, che lo hanno reso una celebrità senza eguali. Una volta cresciuto, Highmore ha saputo reinventarsi, confermando il proprio talento nella recitazione.

Freddie Highmore in La fabbrica di cioccolato

6. È stato raccomandato da Johnny Depp. Johnny Depp è rimasto così impressionato dalla performance di Highmore in Neverland – Un sogno per la vita, da raccomandarlo a Tim Burton per il ruolo di Charlie Bucket. Dopo che Burton ebbe incontrato il bambino, si convinse anche lui non solo del suo talento ma anche del suo essere perfetto per interpretare l’innocente Charlie.

7. Ha vinto un premio. Per la sua interpretazione, il giovane attore ha vinto nel 2005 un Critics’ Choice Movie Award per il Miglior giovane attore, mentre è stato candidato al Phoenix Film Critics Society Awads come Miglior attore giovane protagonista o non. Ad oggi, infatti, quella in La fabbrica di cioccolato rimane una delle interpretazioni più celebri dell’attore, che ancora oggi viene identificato proprio con questo film.

freddie highmore

Freddie Highmore in Bates Motel

8. Ha studiato tra le riprese. Durante le riprese delle prime stagioni della serie Bates Motel, incentrata sulla formazione del problematico Norman Bates, l’attore stava studiando all’Università di Cambridge. Per far quadrare il tutto, si è deciso di far coincidere le riprese con la sue necessità, tanto da dargli sei mesi di pausa per finire di studiare.

9. Ha avuto il ruolo grazie alla sua collega. Per interpretare Norman Bates, in realtà l’attore non fu proprio la prima scelta dei produttori. Tuttavia, è stata Vera Farmiga, collega di set, a suggerire l’attore per il ruolo di Norman. Ancora una volta, Highmore sorprese tutti, dimostrando di potersi togliere la maschera del bravo ragazzo per indossare quella dello spietato assassino.

Freddie Highmore: età e altezza

10. Freddie Highmore è nato il 14 febbraio del 1992 a Camden Town, Londra. La sua altezza complessiva corrisponde a 178 centimetri.

Fonti: IMDb, Biography, ETCanada

Freddie Highmore sarà il giovane Norman Bates

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Freddie Highmore sarà il giovane Norman Bates

Freddie Highmore si è finora fatto conoscere sul grande schermo per ruoli ‘da buono’, come quello di Peter Llewellyn Davies in Finding Neverland o quello di Charlie Bucket in La fabrrica di cioccolato, o ancora per aver dato la voce ad Astroboy e ad Arthur nella serie dedicata all’omonimo personaggio della saga firmata da Luc Besson. Superato da poco il traguardo dei vent’anni, l’attore lascia questi climi distesi per addentrarsi in territori molto più oscuri: sarà infatti un giovane Norman Bates in Bates Motel, serie che narrerà gli avvenimenti precedenti a quanto raccontato da Alfred Hitchcock in Psycho.

La serie verrà curata dal network americano A&E, che ha dato il via alla produzione dei primi dieci episodi. La scelta di Highmore è per certi versi simile a quelle di Perkins: anche per interpretare il protagonista del film fu infatti scelto un attore fino a quel momento noto per i suoi ruoli tutto sommato rassicuranti. Pur augurando il successo ad Highmore, c’è da sperare che non segua le orme del suo predecessore, rimanendo confinato a vita nel ruolo dello psicopatico.

Fonte: Empire

Freddie Highmore protagonista di Holding Patterns

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Freddie Highmore, Odeya Rush e Haley Joel Osment ufficialmente nel cast della commedia drammatica di Jake Goldberger Holding Patterns.
Highmore interpreterà un ventenne demotivato che vive ancora a casa con la madre e il patrigno e che si innamora di una giovane donna già fidanzata (Odeya Rush). L’ambigua relazione che nasce tra i due costringerà entrambi a riprendere in mano le proprie vite.

Tra i co-protagonisti anche Rita Volk (Faking It – Più che amiche), Jake Abel (Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo) e Taylor John Smith (Insidious 3: L’inizio). La sceneggiatura è stata scritta dallo stesso Goldberger: a produrre il film Alex Ginzburg e Tony Lee, insieme a Jim Young per Animus Films, società che ha prodotto il primo lungometraggio del regista, Don McKay, interpretato da Thomas Haden Church, Elisabeth Shue e Melissa Leo.
Tra i crediti di Goldberger, anche Life of a King, con Cuba Gooding Jr., Dennis Haysbert e Lisa Gay Hamilton.

Highmore, star della serie Bates Motel nel ruolo di Norman Bates, apparirà prossimamente nella miniserie Close to the Enemy. La Rush sarà co-protagonista assieme a Jack Black della commedia fantasy Goosebumps – Piccoli brividi (nei cinema a febbraio 2016), mentre Osment è recentemente apparso in Entourage.
Le riprese di Holding Patterns sono attualmente in corso a Mobile, Alabama.

Fonte: Deadline

Fredda è la notte: trama e cast del film con Bryan Cranston

Fredda è la notte: trama e cast del film con Bryan Cranston

L’attore Bryan Cranston è principalmente noto per la serie televisiva Breaking Bad, che gli è valsa ben quattro premi Emmy come miglior attore. Oltre a questa, egli si è poi distinto anche nei film Drive, Last Flag Flying e L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo. Tra i titoli meno noti a cui ha preso parte vi è invece Fredda è la notte, dove l’attore interpreta un ruolo da cattivo. Uscito nel 2013, il film è l’opera seconda di Tze Chun, meglio noto come sceneggiatore di diversi episodi delle serie C’era una volta e Gotham.

Egli firma la sceneggiatura anche di questo film, scritto insieme a Oz Perkins e Nick Simon, dando vita ad un thriller indipendente che gioca sul classico rapporto tra criminale rapitore e innocente rapita. Inizialmente intitolato Cold Quarter e Eye of Winter, il film ripropone dunque dinamiche classiche, rendendo però meno netta la distinzione tra bene e male nei personaggi protagonisti. Girato in soli 22 giorni, il film è poi stato distribuito in tutto il mondo dalla Sony Pictures. Nonostante gli attori di richiamo, le cui interpretazioni sono state acclamate, il film non ha però riscosso un particolare successo.

Accolto in modo piuttosto freddo da critica e pubblico, Fredda è la notte è finito con il passare in sordina. Per gli appassionati di storie crime con personaggi imprevedibili, però, si tratta di un titolo da riscoprire. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Fredda è la notte: la trama del film

La vicenda del film si svolge nel motel di Chloe, madre single della piccola Sophia, teatro perfetto per il giro di prostituzione e droga organizzato dal poliziotto corrotto Billy. La loro attività sembra scorrere tranquilla come sempre, fino a quando un giorno tutto cambia. Una sera, dopo essersi svegliata di soprassalto a causa di rumori d’arma da fuoco, Chloe scopre infatti in una delle camere i corpi senza vita della prostituta Gwen e di un ospite di passaggio. Quest’ultimo è il socio del misterioso criminale polacco Topolewski, anche detto Topo.

L’uomo, la cui vista presenta gravi carenze, è intenzionato a recuperare una borsa piena di denaro da Billy. Preoccupata per l’ultimatum dei servizi sociali, che le vogliono portare via Sophia, Chloe si trova costretta a dover sottostare alle volontà del malvivente, assecondando le sue richieste pur di salvare sé stessa e sua figlia. Sarà però solo questione di tempo prima che ognuno di loro inizierà a perdere il controllo delle proprie azioni, provocando una lunga scia di cadaveri durante una disperata lotta per la sopravvivenza.

Fredda è la notte cast

Fredda è la notte: il cast del film

Come anticipato, tra i protagonisti del film vi è Bryan Cranston, che dà qui vita al personaggio del criminale Topolewski. Per il ruolo, egli ha raccontato di aver tratto ispirazione da alcuni personaggi simili presenti nella serie Breaking Bad ed ha inoltre cercato di sfoggiare un convincente accento polacco. Per riuscire in ciò, prima dell’inizio delle riprese egli si è dedicato ad un periodo di studio a riguardo. Nel ruolo della prostituta Gwen, invece, si ritrova l’attrice Sarah Sokolovic, nota per i suoi ruoli ricorrenti nelle serie Homeland e Big Little Lies. Sono poi presenti gli attori Robert Prescott nel ruolo del detective McKenney e Leo Fitzpatrick in quello di Donnie.

Nel ruolo di Chloe, protagonista femminile del film, vi è invece l’attrice Alice Eve. Nota per i film Crossing Over, Lei è troppo per me e Before We Go, la Eve ha raccontato di aver accettato il ruolo poiché le permetteva di calarsi in situazioni a lei inedite, lavorando con sentimenti nuovi. Nei panni del poliziotto corrotto Billy, invece, si ritrova Logan Marshall-Green, noto per aver recentemente recitato nei film Prometheus e Spider-Man: Homecoming, dove interpreta Shocker. L’attrice Ursula Parker interpreta invece Sophia, figlia di Chloe, mentre Robin Lord Taylor, celebre per il ruolo di Oswal Cobblepot, è Quincy.

Fredda è la notte: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Fredda è la notte è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili, Google Play, Tim Vision e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 9 luglio alle ore 21:20 sul canale Rai 4.

Fonte: IMDb

Fred Ward in 2 Guns di Baltasar Kormakur

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Fred Ward (Blindato) sale a bordo del progetto 2 Guns, adattamento cinematografico dell’omonima graphic novel scritta da Steven Grant e illustrata da

Fred Savage alla regia per il nuovo film di Charlize Theron!

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Fred Savage, conosciuto in Italia per aver recitato da bambino ne la storia fantastica e nella serie tv blue jeans ma ormai regista professionista, potrebbe dirigere Charlize Theron nella commedia Ladies Night, prodotta dalla Skydance e destinata a entrare in produzione all’inizio del 2014.

Il progetto rappresenterebbe di certo un salto ulteriore nell’insolita carriera di Savage, che dopo un promettente inizio attoriale da bambino ha scelto di seguire l’esempio di Ron Howard e di passare dietro la macchina da presa.

La commedia, che promette di seguire il percorso già tracciato da Bridesmaids segna un nuovo inizio anche per Theron, piuttosto restia a lavorare con questo genere (anche se ha da poco firmato per il nuovo film di Seth MacFarlane A Million Ways to Die in the West). La Theron sarà anche produttrice del film, che racconterà di una donna che decide di concedersi un’ultima notte di follia con le amiche prima di cambiare vita e trasferirsi a New York. David Caspe (Happy Endings) è autore della sceneggiatura.

Freccia Nera: Vin Diesel possibilista sul film

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Freccia Nera: Vin Diesel possibilista sul film

A quanto pare i Marvel Studios non sembrano percepire come un grosso problema il fenomeno del re-casting o il fatto di impiegare attori già utilizzati in precedenza nel MCU per nuovi ruoli. I casi più eclatanti sono sicuramente quelli di Edward Norton e Terrence Howard (sostituiti da Mark Ruffalo e Don Cheadle nei ruoli di Hulk e War Machine), ma anche di recente abbiamo visto ad esempio Gemma Chan entrare a far parte del cast dell’attesissimo Gli Eterni dopo essere già apparsa in un ruolo differente in Captain Marvel. 

Ecco perché Vin Diesel è ancora possibilità in merito ad un film interamente dedicato a Freccia Nera (Black Bolt), il sovrano degli Inumani creato da  Stan Lee e Jack Kirby. Ma facciamo un passo indietro: nonostante la star della saga di Fast & Furious faccia già parte del MCU (è infatti la voce del personaggio di Groot), diversi anni fa era stato lo stesso attore a rivelare che i Marvel Studios stavano valutando la possibilità di utilizzarlo per un nuovo progetto, questa volta in qualità di attore e non di doppiatore: “Abbiamo già chiacchierato molto in merito al fatto che la Marvel mi vuole per interpretare un personaggio che non abbia la mia voce”, aveva raccontato Diesel. “Quindi la mia voce è utilizzata per Groot e la mia presenza per l’altro personaggio”. 

Da allora sono letteralmente esplose valanghe di speculazioni sul fatto che Vin Diesel potesse interpretare proprio Freccia Nera, con il diretto interessato che ha più volte espresso la volontà di portare il personaggio al cinema, non necessariamente con uno stand-alone, ma magari anche con un film dedicato agli Inumani.

Adesso, in occasione del mega evento di lancio del primo trailer ufficiale di Fast & Furious 9, ComicBook ha avuto la possibilità di chiedere proprio a Diesel se un progetto dedicato a Freccia Nera è ancora nei piani della Marvel. A quel punto l’attore ha chiamato in causa i fan, dichiarando: “Tutto dipende da voi, ragazzi! Tutto dipende da voi. Diciamo che sarebbe uno scherzo abbastanza divertente nei confronti di Vin dargli prima un personaggio che dice tre parole monosillabiche e poi un altro che non dice assolutamente nulla.”

Sembra quindi che l’attore sia assolutamente favorevole ad interpretare il personaggio, e che tutto dipenda non solo dalla Marvel ma anche dai fan, che spesso facendo sentire la propria voce sono stati in grado di influenzare le scelte della Casa delle Idee in merito a progetti in cantiere.

LEGGI ANCHE – Vin Diesel diventa Black Bolt in una fan-art

Freaky Friday, in arrivo il nuovo film Disney Channel

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Freaky Friday, in arrivo il nuovo film Disney Channel

Sabato 22 dicembre alle ore 14.00 su Disney Channel arriva in prima Tv il nuovo Disney Channel Original Movie Freaky Friday, il film che segue le vicende della sedicenne Ellie Blake (Cozi Zuehlsdorff) e della sua iper-organizzata mamma Katherine (Heidi Blickenstaff) costantemente in disaccordo su tutto: il disordine della cameretta, l’abbigliamento e il comportamento di Ellie, in apparenza sempre troppo indifferente.

Durante un litigio, Ellie e Katherine rompono accidentalmente la preziosa clessidra donata a Ellie dal padre, scomparso alcuni anni prima. D’improvviso le due si ritrovano letteralmente l’una nei panni dell’altra, costrette a cambiare punto di vista e ad imparare a capirsi e apprezzarsi a vicenda.

Freaky Friday, il film

Basato sull’omonimo racconto per bambini pubblicato per la prima volta nel 1972 dalla scrittrice Mary Rodgers, Freaky Friday vanta una serie di prestigiosi riadattamenti cinematografici: tra i più celebri, il lungometraggio del 1976 con protagonista una giovanissima Jodie Foster, e il film del 2003 in cui le due protagoniste sono interpretate da Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan.

Il nuovo Disney Channel Original Movie Freaky Friday vede la giovane attrice e cantautrice Cozi Zuehlsdorff, classe 1998, nei panni della teenager Ellie, mentre nel ruolo della madre Katherine l’attrice di Broadway Heidi Blickenstaff che già aveva interpretato lo stesso ruolo nella tournée americana del musical Freaky Friday, inaugurato in Virginia nel 2016.

Anche la musica è una grande protagonista del film, interamente girato in Canada con la regia di Steve Carr. La colonna sonora comprende brani realizzati appositamente per il film da Tom Kitt e Brian Yorkey, nonché dalla stessa protagonista Cozi Zuehlsdorff che firma come autrice What It’s Like to Be Me, il brano che accompagna le prime scene di Freaky Friday.

Freaky da domani #SoloAlCinema | clip italiane

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Freaky da domani #SoloAlCinema | clip italiane

Debutterà domani solo al cinema Freaky, la nuova sorprendente commedia horror dai creatori di Auguri per la tua morte con Vince Vaughn, Kathryn Newton, Celeste O’Connor e Misha Osherovich.

Il film vede la partecipazione di Alan Ruck, Katie Finneran e Dana Drori. Dalla mente deliziosamente corrotta del regista e sceneggiatore Christopher Landon arriva una commedia horror su un killer, una studentessa e una verità brutale del liceo. Freaky è scritto da Christopher Landon e Michael Kennedy ed è prodotto da Jason Blum. Questo autunno preparatevi a rimanere sconvolti da una perversa versione del film sullo scambio di corpi in cui una giovane ragazza scambia il suo corpo con un implacabile serial killer. La diciassettenne Millie Kessler sta cercando di sopravvivere alle sanguinarie aule della Blissfield High e alla crudeltà della folla popolare. Ma quando diventa il nuovo obiettivo del Macellaio, il famigerato serial killer della sua città, il suo ultimo anno diventa l’ultima delle sue preoccupazioni.

Quando l’antico mistico pugnale del Macellaio fa sì che lui e Millie si sveglino uno nel corpo dell’altra, Millie scopre che ha solo 24 ore per riavere il suo corpo prima che lo scambio diventi permanente e rimanga intrappolata per sempre nel corpo di un maniaco di mezza età. L’unico problema è che ora sembra un imponente psicopatico, oggetto di una caccia all’uomo in tutta la città, mentre il Macellaio ha il suo aspetto e ha portato la sua voglia di carneficina all’Homecoming. Con l’aiuto della sua amica super sveglia Nyla, del super favoloso Joshua e della sua fiamma Booker, Millie corre contro il tempo per sciogliere la maledizione, mentre il Macellaio scopre che avere il corpo di una teenager è la copertura perfetta per una piccola follia omicida all’Homecoming.

Freaks: la recensione del cult horror di Tod Browning

Freaks: la recensione del cult horror di Tod Browning

Uscito nel 1932 e diretto da Tod Browning, Freaks è un film maledetto, scandaloso e rivoluzionario, che nel tempo si è imposto come un cult imprescindibile della storia del cinema. Lontano dagli stereotipi dell’horror classico, il film utilizza il mondo del circo come palcoscenico per raccontare una vicenda di amore, inganno e vendetta, ma soprattutto per scardinare le ipocrisie della società.

Girato con veri “fenomeni da baraccone”, Freaks scosse profondamente il pubblico dell’epoca, al punto da essere censurato, tagliato e vietato in diversi Paesi. Oggi, a quasi un secolo di distanza, conserva intatta la sua forza disturbante e la sua lucidità polemica, confermandosi un’opera unica e coraggiosa.

Trama: amore, tradimento e vendetta sotto il tendone del circo

All’interno di un circo popolato da artisti deformi e bizzarri, il nano Hans si innamora della trapezista Cleopatra, bellissima donna “normale” che però è interessata soltanto alla sua eredità. In combutta con l’amante Hercules, la trapezista progetta di sposare Hans per poi ucciderlo.

La fidanzata del nano, Frieda, cerca invano di metterlo in guardia, finché la verità viene a galla. Gli altri freaks, traditi e offesi dall’inganno, decidono di vendicarsi. In una sequenza finale tra le più agghiaccianti della storia del cinema, Cleopatra e Hercules vengono puniti con mutilazioni che li riducono a caricature grottesche e mostruose, ribaltando il concetto stesso di “diversità”.

Un film disturbante e coraggioso

Alla sua uscita, Freaks fu accolto come un’opera scandalosa e inguardabile. MGM impose tagli drastici, riducendo la pellicola di oltre 30 minuti e privandola di molte scene finali. In numerosi Paesi fu vietato per decenni: nel Regno Unito fino al 1964, nella Germania nazista fino al 1945, e in Italia addirittura fino agli anni Settanta.

Ciò che spaventava non erano gli effetti speciali – assenti – ma la realtà stessa: Browning scelse veri freaks per interpretare i personaggi, mostrandoli senza pietismi né artifici di trucco. La forza disturbante del film nasce dalla sua autenticità, dal mostrare senza filtri corpi considerati “mostruosi” e dall’accusare implicitamente la società che li emarginava.

La vera mostruosità è la “normalità”

Il messaggio di Freaks è ancora oggi attualissimo: i veri mostri non sono gli emarginati del circo, ma le persone “normali” che tradiscono, umiliano e sfruttano i più deboli. Hans e i suoi compagni sono vittime di una società ipocrita, ma trovano nell’unione la forza di ribellarsi.

Browning, che conosceva bene l’ambiente circense avendovi lavorato in gioventù, racconta questo microcosmo senza idealizzarlo né giudicarlo, restituendone le contraddizioni e la forza umana. Nel film riecheggiano grandi figure dell’immaginario horror – da Frankenstein al Fantasma dell’Opera, fino a The Elephant Man – accomunate dall’idea che la paura nasca dalla diversità e dall’incapacità di accettarla.

L’eredità di un film maledetto

Freaks fu un flop al botteghino e segnò la fine della carriera hollywoodiana di Tod Browning, ostracizzato dopo le polemiche. Ma con il passare degli anni, il film è stato riscoperto e rivalutato come un capolavoro incompreso, capace di influenzare intere generazioni di registi e di diventare un punto di riferimento imprescindibile per l’horror e non solo.

La sua capacità di unire intrattenimento, allegoria sociale e riflessione sulla diversità lo rende un’opera radicale, ancora oggi disturbante, ma anche profondamente umana. Un classico che non smette di inquietare e far riflettere.

Freaks: intervista a Guglielmo Scilla

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Guglielmo Scilla è diventato celebre tramite un canale youtube, è interprete della webserie “Freaks!”. I suoi video raggiungono i 35 milioni di visualizzazioni totali. Notato da Linus, è diventato speaker su Radio DJ e Massimo Boldi lo ha scritturato per il suo nuovo film. Acclamato dai fan come una star è ancora un ragazzo con i piedi per terra.

Freaks: il capolavoro maledetto di Tod Browning

Freaks: il capolavoro maledetto di Tod Browning

L’aggettivo “maledetto” viene solitamente impiegato per definire alcuni specifici prodotti culturali (nel nostro caso specifico di tipo filmico) che, per un motivo o per l’altro, fin dalle proprie origini possiedono la capacità di imprimersi indelebilmente nell’immaginario popolare più per la presunta aura di mistero e leggenda che vi aleggia attorno che per il loro effettivo contenuto. A tal proposito, ben poche di fatto appaiono le pellicole degne di poter essere definite “maledette”, come Freaks! alcune grazie a mitologici e inspiegabili accadimenti legati alla propria genesi produttiva – come nei casi al limite del perturbante de L’Esorcista (1973), Omen (1976) o Amytiville Horror (1979) –,  altri invece in seguito a celeberrimi e travagliati interventi censori che ne hanno visto in gran parte alterata (spesso irrimediabilmente) la propria forma, esattamente come Rapacità (1924) e Sul globo d’argento (1989) tristemente testimoniano.

Ma sopra ogni altro esempio possibile, proprio in quella perturbante twilight zone che unisce leggenda, verità e una gran dose d’immaginazione alimentata dal tempo e dalla mitomania cinefila ecco collocarsi Freaks, pellicola del 1932 divenuta nel corso degli anni un autentico fenomeno di culto, tanto negli ambienti underground quanto nelle cerchie di raffinati cultori della settima arte. Un film giustamente definito e definibile “maledetto” sia nelle peripezie che ne hanno visto la nascita che nelle vicissitudini a dir poco grottesche che ne hanno accompagnato la perpetrazione in questi ultimi ottant’anni.

La potenza culturale di Freaks

Per riuscire realmente a comprendere quale potenza culturale (e quale relativa eredità) possa mai sprigionarsi da un tale insieme di fotogrammi è bene procedere con ordine, in quanto, così come accade per ogni prodotto realmente definibile “artistico”, è dalla genesi dell’autore che si comprende e conseguentemente giunge a quella dell’opera. In questo caso la figura mitica chiamata in causa è quella di Tod Browning, giovane promessa della giovane Hollywood d’inizio ‘900 destinata a una rapida e strabiliante ascesa nel cinema appena istituzionalizzatosi così come  a un altrettanto repentino e inglorioso epilogo.

Cresciuto con una profonda ammirazione verso il mondo circense (esattamente come il futuro collega italiano Federico Fellini) e avendo avuto modo di avvicinarvisi per un certo periodo della propria scapestrata giovinezza, il giovane Tod (pseudonimo di Charles Albert Jr) si fa le ossa nel mondo del cinema direttamente alle dipendenze del leggendario regista David W. Griffith, per il quale svolge il triplice ruolo di assistente, attore e sceneggiatore nel capolavoro Intolerance del 1916, prima di muovere da solo i primi passi dietro la macchina da presa durante il periodo del muto grazie alla grande amicizia col produttore Irving Thalberg, all’epoca ai vertici della Universal Pictures. Ed è proprio per la casa di produzione fondata da Carl Laemmle che Browning realizza alcune pellicole caratterizzate da tematiche morbose e inquietanti che rivelano il suo peculiare gusto per un mondo malsano e perturbante nel quale i veri protagonisti sono quei “diversi” che popolavano di consueto i baracconi da fiera e le carovane circensi ancora a inizio XX° secolo.

Con Il trio infernale (1925) il regista narra ad esempio di un gruppo di furfanti grotteschi e disumani dediti al travestitismo, il cui leader è un nano vestito da neonato intento a fumare grossi sigari – diretto antenato del Baby Herman di Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988), mentre con Lo sconosciuto (1927) si cimenta nella vicenda bohémien di un trapezista che decide di farsi amputare le braccia in modo da poter restare in compagnia di una giovane collega fobica degli abbracci maschili. Passando attraverso narrazioni tipicamente proto-orrorifiche quali Il fantasma del castello (1927) e trame poliziesche come quelle di La grande città (1928) Browning decide infine di dare una drastica svolta di qualità alla propria carriera approfittando della recente rivoluzione (e subito moda) del cinema sonoro dirigendo Dracula (1931), prima e ormai famosissima trasposizione filmica del romanzo di Bram Stoker caratterizzata da una messa in scena formalmente impeccabile ma eccessivamente statica e teatrale a causa dell’ingombro e delle difficoltà tecniche delle prime cineprese sonore, nella quale il volto del vampiro più famoso di tutti i tempi è quello della leggenda ungherese Bela Lugosi.

FreaksDopo aver diretto un’ultima pellicola drammatica incentrata sul mondo pugilistico dal titolo Iron Man (1931), l’ormai affermato cineasta di Louisville decide lasciare la Universal per seguire il suo amico e mentore Thalberg verso la MGM, ed è proprio in seno al più famoso studio hollywoodiano che egli medita di realizzare una pellicola interamente dedicata al mondo del circo e ai suoi abitanti più illustri, ovvero i cosiddetti “freaks” (dura e spregiativa terminologia anglosassone che sta a indicare tutti coloro che sono in qualche modo “strani” e “diversi”, spesso al limite del “mostruoso”), il tutto attraverso un ruvido e impietoso racconto di vendetta e fratellanza nel quale a vincere, questa volta, sono proprio coloro che il mondo è solito emarginare.

La vicenda, nella sua sconcertante crudezza e semplicità, è pesto esposta: in un circo ambulante caratterizzato dai più consueti e variegati “fenomeni da baraccone” (donne barbuta, gemelli siamesi, uomini senza arti, donne cannone ecc.) il nano Hans è fidanzato con la collega di spettacolo Frieda, me ben presto inizia a nutrire una forte attrazione per Cleopatra, splendida e altezzosa trapezista che è solita illudere il piccolo uomo per ottenere regali e favori economici. Grazie alla complicità del forzuto Ercole di cui è dichiaratamente invaghita, Cleopatra decide di sposare Hans, iniziando però un processo di sordido avvelenamento nei suoi riguardi con lo scopo di ereditarne la piccola fortuna. Venuti a conoscenza del terribile piano ordito dalla coppia, gli amici di Hans (i Freaks del titolo, così come li etichetta la trapezista in uno sfogo alcolico durante la grottesca festa di nozze) decidono di vendicarlo, accoltellando a morte Ercole e sfigurando orribilmente la bella Cleopatra, la quale sarà in seguito esposta al pubblico in qualità di “donna-gallina” durante i futuri spettacoli girovaghi della compagnia.

Se già di per sé un racconto del genere può risultare alquanto bizzarro e a dir poco estremo per gli standard del cinema americano dell’epoca già avviato verso l’imminente codice di autocensura (l’integerrimo “codice Hays”), ancora più azzardate – e in verità coraggiose – appaiono le scelte registiche impiegate da Browning nella realizzazione di un film che avrebbe sollevato un tale polverone mediatico da mettere in atto una delle più radicali e feroci campagna di boicottaggio e indignazione pubblica dell’industria del film.

Come prima cosa il cineasta decise di ingaggiare autentici fenomeni circensi già all’epoca molto noti e in gran parte provenienti dalle sue passate frequentazioni di gioventù, alcuni di essi in seguito divenuti famosi negli ambienti mondani, come ad esempio Prince Randian (l’Uomo-Torso privo di tutti e quattro gli arti), Josephine Joseph (l’ermafrodita più celebre d’Europa), le sorelle siamesi Daisy e Violet Hilton, Frances O’Connor (la ragazza senza braccia) e Johnny Eck (l’uomo senza gambe). Mai prima di allora il grande schermo aveva osato sfoggiare così apertamente il tema della diversità e delle malformazioni corporee, tanto che apparve a dir poco deplorevole al pubblico di allora il fatto che entità così “diverse” e “mostruose” potessero essere capaci di provare sentimenti così “umani” quali la fratellanza la compassione, sentimenti che – almeno nella finzione filmica – li conducaono a coalizzarsi per giustiziare, secondo un proprio codice d’onore (il “codice dei Freaks” come lo chiama l’imbonitore nell’incipit della pellicola), coloro che ordiscono a loro danno e che, cosa ancora più grave, tradiscono la loro fiducia.

Descritto dagli stessi attori come un despota e un insaziabile perfezionista avvezzo al facile insulto, Browning ebbe modo di contare sulle superbe interpretazioni di Olga Baclanova nelle vesti della perfida Cleopatra e del nano di origini tedesche Harry Eales (già attore di punta nel sopracitato I tre furfanti e fratello di Daisy Earles, colei che nel film interpreta la fidanzata Frieda), ma ciò non poté salvare la pellicola dal turbolento e mitico destino che l’avrebbe attesa al varco e che ne avrebbe in gran parte alimentato la leggenda per gli anni avvenire. Malgrado fosse stato ideato fin dall’origine come una pellicola horror con cui rilanciare la non certo facile situazione della MGM, Freaks venne in seguito prontamente disconosciuto dai suoi stessi produttori in seguito alle polemiche seguite alla prima tenutasi il 16 febbraio del 1932, venendo in seguito vietato sia dalla Germania di Hitler fino al 1945 e anche dall’Italia fascista fino ai tardi anni ’70, quando la RAI ne chiese una traduzione e una conseguente uscita cinematografica limitata (in tv bisognerà invece aspettare gli anni ’80 grazie alla fascia notturna di Enrico Ghezzi). Addirittura nel Regno Unito la pellicola venne interdetta al pubblico ben oltre il 1964.

freaks Il più grande smacco a cui però Browning dovette andare in contro fu la censura e la conseguente mutilazione di oltre un quarto d’ora di girato – in seguito distrutto e purtroppo a oggi del tutto irrecuperabile – che, stando a quanto riportano le testimonianze dell’epoca, corrisponderebbe a due sequenze a dir poco estreme: la prima riguardante i dettagli della mutilazione inferta dai freaks al corpo di Cleopatra e la seconda al destino ben diverso e poco lusinghiero riservato a Ercole, evirato e costretto a cantare in pubblico in falsetto. In seguito alle aspre polemiche sollevate da questa sua controversa produzione il cineasta un tempo celebre e acclamato si vide letteralmente sbattuta in faccia la porta dei grandi studios e a nulla valsero le ultime collaborazioni di genere con la MGM – tra cui i suggestivi ma ormai manieristici I Vampiri di Praga (1935) e La bambola del diavolo (1936) – poiché agli albori della Seconda Guerra Mondiale la fulgida e promettente carriera di Browning era ormai giusta irrimediabilmente al capolinea.

Ben otto decadi abbondanti sono passate da quando Freaks squarciò letteralmente i bianchi schermi dell’America post Grande Depressione e altrettanto numerose (e fantasiose) sono state le leggende maturate attorno a questo controverso “tumore su celluloide” – tra cui una sequela di svenimenti e addirittura un improbabile ma suggestivo aborto spontaneo che avrebbe accompagnato la prima storica proiezione – e sembra esse ormai giunto il momento di conferire la giusta notorietà e il degno valore a un film che in realtà un po’ tutti conosciamo (almeno nel mito popolare) e che molti hanno già visto (spesso senza ammetterlo) in una miriade di versioni più o meno apocrife passate di soppiatto nelle programmazioni di terza serata. Ed è proprio a tal proposito che, grazie al progetto “Il Cinema ritrovato al Cinema” realizzato dai laboratori di restauro dell’Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna, a partire da lunedì 24 ottobre Freaks ritorna nei cinema delle maggiori città italiane in qualità rinnovata per far apprezzare finalmente al grande pubblico dei nostri tempi un’opera “maledetta” che già grandi maestri del cinema postmoderno hanno avuto modo di omaggiare con sentito affetto, partendo dagli universi dandy-trash di John Waters e giungendo alle filosofie cinefile di The Dreamers (2007) di Bertolucci, senza dimenticare il più celebre e dichiarato omaggio televisivo ad opera di American Horror Story – Freak Show, prodotto seriale anch’esso di culto capace di riproporre tutto l’orrore e la visionarietà del suo antenato a lungo relegato ai margini del cinema “ufficiale.

E noi, spettatori 2.0, facendo eco all’allegro coro di grotteschi e deformi personaggi che popolano i risicati e superstiti 60 minuti del girato, possiamo solo gridare a gran voce «l’accettiamo… è uno di noi!».

Freaks Out: trailer ufficiale del film di Gabriele Mainetti

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Freaks Out: trailer ufficiale del film di Gabriele Mainetti

01 Distribution ha diffuso oggi il trailer ufficiale di Freaks Out, l’attesissimo film del regista Gabriele Mainetti artefice del successo di Lo chiamavano Jeeg Robot. Il film, una produzione Goon FilmsLucky Red con Rai Cinema, in coproduzione con Gapbusters, in associazione con Voo e Be Tv, uscirà nelle sale italiane il prossimo 16 dicembre, distribuito da 01 Distribution.

Nel cast di Freaks Out protagonisti sono Aurora Giovinazzo, Claudio Santamaria, Pietro Castellitto, Giancarlo Martini, con la partecipazione di Giorgio Tirabassi, Max Mazzotta, Franz Rogowski. Freaks Out è prodotto da Lucky Red e Goon Films con Rai Cinema, in coproduzione con Gapfinders (Belgio).

Freaks Out, la trama

Matilde, Cencio, Fulvio e Mario sono come fratelli quando il dramma della seconda guerra mondiale travolge Roma. Siamo nel ‘43, nel pieno del conflitto, e la città eterna ospita il circo in cui lavorano. Israel, il proprietario e loro padre putativo, scompare nel tentativo di aprire una via di fuga per tutti loro oltre oceano. I nostri quattro protagonisti sono allo sbando. Senza qualcuno che li assista ma, soprattutto, senza il circo, hanno smarrito la loro collocazione sociale e si sentono solo dei fenomeni da baraccone, “a piede libero” in una città in guerra.

Freaks Out: teaser trailer del nuovo film di Gabriele Mainetti

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Freaks Out: teaser trailer del nuovo film di Gabriele Mainetti

Ecco il teaser trailer di Freaks Out, l’ambizioso secondo film di Gabriele Mainetti. Da un soggetto originale di Nicola Guaglianone e una sceneggiatura scritta a quattro mani dallo stesso Guaglianone con Gabriele Mainetti, sarà di nuovo Roma la cornice che accoglierà i protagonisti di questa storia. A firmare le musiche ancora una volta Michele Braga con Gabriele Mainetti.

Nel cast Aurora Giovinazzo, Claudio Santamaria, Pietro Castellitto, Giancarlo Martini, con la partecipazione di Giorgio Tirabassi, Max Mazzotta, Franz Rogowski. Le riprese si svolgeranno a Roma e in Calabria per 12 settimane.

Freaks Out è prodotto da Lucky Red e Goon Films con Rai Cinema, in coproduzione con Gapfinders (Belgio).

La trama di Freaks Out

Matilde, Cencio, Fulvio e Mario sono come fratelli quando il dramma della seconda guerra mondiale travolge Roma. Siamo nel ‘43, nel pieno del conflitto, e la città eterna ospita il circo in cui lavorano. Israel, il proprietario e loro padre putativo, scompare nel tentativo di aprire una via di fuga per tutti loro oltre oceano. I nostri quattro protagonisti sono allo sbando. Senza qualcuno che li assista ma, soprattutto, senza il circo, hanno smarrito la loro collocazione sociale e si sentono solo dei fenomeni da baraccone, “a piede libero” in una città in guerra.

Freaks Out: nuove foto dal film di Gabriele Mainetti

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Freaks Out: nuove foto dal film di Gabriele Mainetti

Lo chiamavano Jeeg Robot ha senz’altro segnato una svolta importante diventando un film simbolo di un cambiamento cinematografico italiano che negli ultimi anni ha dato frutti nuovi per il nostro mercato, e con Freaks Out, Gabriele Mainetti vuole continuare a percorrere quel sentiero.

Di seguito potete vedere infatti alcuni nuove immagini dal film dalla produzione lunga e costosa, che dovrebbe arrivare in sala nel 2020. Nel cast Aurora Giovinazzo, Claudio Santamaria, Pietro Castellitto, Giancarlo Martini, Giorgio Tirabassi, Max Mazzotta e Franz Rogowski.

Da un soggetto originale di Nicola Guaglianone e una sceneggiatura scritta a quattro mani dallo stesso Guaglianone con Gabriele Mainetti, sarà di nuovo Roma la cornice che accoglierà i protagonisti di questa storia.

A firmare le musiche ancora una volta Michele Braga con Gabriele Mainetti.

Nel cast Aurora Giovinazzo, Claudio Santamaria, Pietro Castellitto, Giancarlo Martini, con la partecipazione di Giorgio Tirabassi, Max Mazzotta, Franz Rogowski. Le riprese si svolgeranno a Roma e in Calabria per 12 settimane.

Freaks out è prodotto da Lucky Red e Goon Films con Rai Cinema, in coproduzione con Gapfinders (Belgio).

Sinossi:

Matilde, Cencio, Fulvio e Mario sono come fratelli quando il dramma della seconda guerra mondiale travolge Roma. Siamo nel ‘43, nel pieno del conflitto, e la città eterna ospita il circo in cui lavorano. Israel, il proprietario e loro padre putativo, scompare nel tentativo di aprire una via di fuga per tutti loro oltre oceano. I nostri quattro protagonisti sono allo sbando. Senza qualcuno che li assista ma, soprattutto, senza il circo, hanno smarrito la loro collocazione sociale e si sentono solo dei fenomeni da baraccone, “a piede libero” in una città in guerra.