A seguito della chiusura delle sale
cinematografiche lo scorso ottobre, l’uscita di Freaks
Out, il nuovo e atteso film di Gabriele
Mainetti, è stata posticipata e adesso abbiamo una nuova
data: 28 ottobre 2021.
Questa data potrebbe indicare che il
film possa essere presentato alla prossima Mostra di Venezia,
oppure alla Festa di Roma, come accadde per Lo chiamavano Jeeg
Robot.
Nel cast di Freaks
Outprotagonisti sono
Aurora Giovinazzo,
Claudio Santamaria,
Pietro Castellitto, Giancarlo Martini, con la
partecipazione di Giorgio Tirabassi, Max Mazzotta,
Franz Rogowski.Freaks Out è
prodotto da Lucky
Red e Goon
Films con Rai Cinema, in
coproduzione con Gapfinders (Belgio).
Freaks Out, la trama
Matilde, Cencio, Fulvio e Mario sono
come fratelli quando il dramma della seconda guerra mondiale
travolge Roma. Siamo nel ‘43, nel pieno del conflitto, e la città
eterna ospita il circo in cui lavorano. Israel, il proprietario e
loro padre putativo, scompare nel tentativo di aprire una via di
fuga per tutti loro oltre oceano. I nostri quattro protagonisti
sono allo sbando. Senza qualcuno che li assista ma, soprattutto,
senza il circo, hanno smarrito la loro collocazione sociale
e si sentono solo dei fenomeni da baraccone, “a piede
libero” in una città in guerra.
Ecco il nuovo trailer di Freaks
Out, il film di Gabriele Mainetti
presentato in concorso alla 78° Mostra del Cinema di Venezia e
dal 28 ottobre 2021 al cinema.
Nel cast di Freaks
Outprotagonisti sono
Aurora Giovinazzo,
Claudio Santamaria,
Pietro Castellitto, Giancarlo Martini, con la
partecipazione di Giorgio Tirabassi, Max Mazzotta,
Franz Rogowski.Freaks Out è
prodotto da Lucky
Red e Goon
Films con Rai Cinema, in
coproduzione con Gapfinders (Belgio).
Freaks Out, la trama
Matilde, Cencio, Fulvio e Mario sono
come fratelli quando il dramma della seconda guerra mondiale
travolge Roma. Siamo nel ‘43, nel pieno del conflitto, e la città
eterna ospita il circo in cui lavorano. Israel, il proprietario e
loro padre putativo, scompare nel tentativo di aprire una via di
fuga per tutti loro oltre oceano. I nostri quattro protagonisti
sono allo sbando. Senza qualcuno che li assista ma, soprattutto,
senza il circo, hanno smarrito la loro collocazione sociale
e si sentono solo dei fenomeni da baraccone, “a piede
libero” in una città in guerra.
Dopo il grande successo di
Lo chiamavano Jeeg Robot, il regista Gabriele
Mainetti e lo sceneggiatore Nicola
Guaglianone si sono messi al lavoro per realizzare il loro
secondo lungometraggio insieme. Dopo ben sei anni di attesa e con
un budget di 13 milioni di euro, è così arrivato sul grande schermo
Freaks
Out (qui la recensione), ambientato a
Roma durante la Seconda guerra mondiale e con protagonisti un
gruppo di stravaganti “supereroi”. Mainetti ha descritto il film
come un’opera corale che porta avanti la ricerca formale che aveva
intrapreso con le sue opere precedenti, definendolo anche la
maggiore sfida affrontata sino ad oggi.
Potendo contare su un budget più
alto, Mainetti ha potuto sbizzarrirsi nel dar vita a grandi
ricostruzioni per i set dove girare, ma anche ad effetti speciali
particolarmente elaborati. Si è poi occupato anche delle musiche
del film insieme a Michele Braga e in generale
della produzione del film. Come noto, Freaks
Out sarebbe dovuto arrivare in sala nell’ottobre del
2020, ma per via della pandemia di Covid-19 è stato infine
distribuito esattamente un anno dopo, dopo essere però stato
presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Candidato
a 16 David di Donatello, ne ha poi vinti 6.
È stato dunque senza dubbio uno dei
grandi titoli italiani di quella stagione, oltre ad esere un’opera
decisamente non comune nella produzione nazionale. Grazie al suo
passaggio televisivo, è ora possibile rivederlo e scoprire nuovi
aspetti. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle
principali curiosità relative a Freaks
Out. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti
possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e alle
location dove è stato girato. Infine, si
elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
Franz Rogowski e Anna Tenta in Freaks Out. Copyright: 01
Distribution.
La trama, il cast e il significato del titolo Freaks
Out
Nel film Matilde,
Cencio, Fulvio e
Mario sono come fratelli quando il dramma della
seconda guerra mondiale travolge Roma. Siamo nel ‘43, nel pieno del
conflitto, e la città eterna ospita il circo in cui lavorano.
Quando però Israel, il proprietario e loro padre
putativo, scompare nel tentativo di aprire una via di fuga per
tutti loro oltre oceano, i nostri quattro protagonisti si ritrovano
allo sbando. Senza qualcuno che li assista ma, soprattutto, senza
il circo, hanno smarrito la loro collocazione sociale e si sentono
solo dei fenomeni da baraccone, “a piede libero” in una città in
guerra. Ben presto, troveranno però un nuovo scopo.
Protagonista del film, nel ruolo di
Matilde, dotata del potere di produrre scariche elettriche capaci
di folgorare chiunque la tocchi, vi è l’attrice Aurora
Giovinazzo, precedentemente vista anche in
Immaturi e Anni da cane. Accanto a lei, ruolo di
Fulvio, “uomo bestia” affetto da ipertricosi, interamente ricoperto
di peli e dotato di forza sovrumana, vi è invece
Claudio Santamaria. Cencio, ragazzo albino capace di
controllare gli insetti, è interpretato da
Pietro
Castellitto, mentre Giancarlo Martini
è Mario, un nano con la capacità di controllare gli oggetti
metallici. Israel è interpretato invece da Giorgio
Tirabassi, mentre l’antagonista Franz è interpretato
dall’attore tedesco Franz Rogowski.
I personaggi del film, dunque, sono
tutti – in modo più o meno evidente che sia – dei freak,
ovvero dei diversi, degli esseri stravaganti, dotati in questo caso
caso anche di veri e propri poteri. Parlando di questo aspetto
durante la conferenza stampa di
presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia, Mainetti ha
dichiarato che: “Il titolo è nato perché “to freak out” in
inglese vuol dire “impazzire” e il nostro villain impazzisce; e poi
perché il Circo Mezzapiotta viene sventrato da un bombardamento e i
nostri freaks si trovano al di fuori del loro spazio sicuro,
dovendo fare i conti con la propria diversità e con il mondo,
quindi sono “out”.”
Claudio Santamaria, Giancarlo Martini,
Pietro Castellitto e Aurora Giovinazzo in Freaks Out. Copyright: 01
Distribution
Le location del film: ecco dove è stato girato
Il racconto proposto da Freaks
Out, dunque, è ambientato a Roma e
nelle sue campagne circostanti. Naturalmente, le riprese si sono
svolte effettivamente nella capitale e nei suoi dintorni, come la
città di Viterbo, ma anche in altre regioni quali
l’Abruzzo e la Calabria. Per
quanto riguarda Viterbo, dove sono ambientate le prime scene del
film, vi si ritrova piazza San Lorenzo, quartiere
medievale della città che rappresenta nel film in centro storico di
Roma. È qui che si colloca il circo Mezzapiotta dove si esibiscono
i protagonisti del racconto. Altri luoghi riconoscibili sono il
palazzo dei Papi e la sua loggia, ma anche la
cattedrale di San Lorenzo.
In Abruzzo sono
state effettuate le riprese successive al bombardamento iniziale,
che costringe i protagonisti a fuggire. Queste si sono svolte nel
paese di Castelnuovo, frazione di San Pio
delle Camere, in provincia di L’Aquila,
che ben si è prestato a tramutarsi in un luogo che ha pesantemente
subito i danni della guerra. Roma compare invece a
tutti gli effetti prima con un fotogramma dalla collina di
Montecucco (fosso di Papa Leone), area a sud-est della
capitale, e poi con alcune scene svolte nel parco
archeologicodel Colosseo.
Ci si sposta poi in viale
del Colle Oppio, al teatro di Marcello e
al rione Monti, in particolare via degli
Ibernesi e via Baccina, luoghi che i
protagonisti attraversano mentre cercano riparo dalla guerra.
Quando poi in Freaks
Out le loro strade si dividono, Matilde incontra due
nazisti sull’Isola Tiberina, all’altezza del
Ponte Fabricio, che collega l’isola con il ghetto
ebraico. Nel buio oltre il ponte si intravede la cupola della
sinagoga. Successivamente, si rifugia nella faggeta di
Soriano nel Cimino, dove incontra un gruppo di
partigiani.
I suoi amici Cencio, Fulvio e Mario
si sono invece uniti al sontuoso Zirkus Berlin. Questo è stato
allestito presso l’ottocentesco forte Bravetta,
situato nel quartiere gianicolense a Roma. A Camigliatello
Silano è invece stata allestita la stazione Tiburtina,
mentre il suggestivo tragitto del treno che trasporta in Germania
gli ebrei rastrellati e la battaglia finale si sono svolti sui
monti della Sila, in Calabria.
Per quanto riguarda tutti gli interni di Freaks
Out, invece, questi sono stati ricostruiti presso i
Videa Studios di via Livigno.
Il trailer di Freaks
Out e dove vederlo in streaming e in TV
È possibile fruire di Freaks
Out grazie alla sua presenza su alcune delle più
popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è
infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Apple
TV e Prime Video. Per vederlo, una volta
scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo
film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film
è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 19
aprile alle ore 21:20 sul canale
Rai 2.
Dopo lo straordinario successo
di Lo Chiamavano Jeeg
Robot, Gabriele
Mainetti torna dietro la macchina da presa. Al
via le riprese dell’attesissimo Freaks
out.
Da un soggetto originale
di Nicola Guaglianone e una
sceneggiatura scritta a quattro mani dallo stesso Guaglianone con
Gabriele Mainetti, sarà di nuovo Roma la cornice che accoglierà i
protagonisti di questa storia.
A firmare le musiche ancora una
volta Michele Braga con Gabriele
Mainetti.
Nel cast Aurora
Giovinazzo, Claudio Santamaria, Pietro Castellitto,
Giancarlo Martini, con la partecipazione
di Giorgio Tirabassi, Max Mazzotta, Franz
Rogowski. Le riprese si svolgeranno a Roma e in
Calabria per 12 settimane.
Freaks out è prodotto
da Lucky Red e Goon
Films con Rai Cinema, in
coproduzione con Gapfinders (Belgio).
Leggi la recensione di Lo
Chiamavano Jeeg Robot di Gabriele
Mainetti
“A due anni dal successo
di ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’, abbiamo lavorato insieme a Gabriele
Mainetti, che è anche produttore, e a Rai Cinema per gettare le
basi di un film ambizioso e originale”, dichiara
Andrea Occhipinti . “Siamo davvero ansiosi di
iniziare le riprese di ‘Freaks out’, nato dalla vena creativa di
Nicola Guaglianone e scritto insieme a Gabriele“.
“Si dice che il secondo film sia
il più difficile da realizzare, soprattutto quando il primo ha
generato un riscontro positivo. Non sarà facile soddisfare le
aspettative ora che l’asticella si è alzata
ulteriormente.Come nella precedente esperienza
faremo del nostro meglio per fare di più di quello che potremmo
permetterci. Alla fine l’approccio produttivo sarà com’è stato
con Jeeg… solo su una scala più grande”, dichiara la
Goon Films.
“Finalmente si parte, siamo
pronti a iniziare questa nuova avventura insieme a Lucky Red e a
Goon Films con i quali abbiamo condiviso la scommessa e i successi
di ‘Lo chiamavano Jeeg robot’”, dice Paolo Del
Brocco amministratore delegato di Rai Cinema. “Insieme
al pubblico che ha profondamente amato il suo film, aspettavamo con
impazienza il ritorno al lavoro di Gabriele Mainetti, crediamo
molto nel suo talento e nell’originalità delle sue
storie”.
Sinossi:
Matilde, Cencio, Fulvio e Mario sono
come fratelli quando il dramma della seconda guerra mondiale
travolge Roma. Siamo nel ‘43, nel pieno del conflitto, e la città
eterna ospita il circo in cui lavorano. Israel, il proprietario e
loro padre putativo, scompare nel tentativo di aprire una via di
fuga per tutti loro oltre oceano. I nostri quattro protagonisti
sono allo sbando. Senza qualcuno che li assista ma, soprattutto,
senza il circo, hanno smarrito la loro collocazione sociale
e si sentono solo dei fenomeni da baraccone, “a piede
libero” in una città in guerra.
Giovedì 28 ottobre,
data di uscita nelle sale del film Freaks
Out, il regista Gabriele Mainetti e
l’interprete Claudio Santamaria hanno incontrato il
pubblico milanese per una lezione di cinema con il critico
Gianni Canova. Il Cinema Anteo ha accolto
gli ospiti nella sala Excelsior, creando un piacevole spazio
d’incontro e permettendo un dialogo entusiasmante tra regista,
attore, cinefili e fan.
Freaks out: la trama e i
personaggi
Freaks
Out racconta la storia di
quattro freaks, quattro fenomeni da baraccone che durante la
Seconda guerra mondiale vedono il proprio circo venire distrutto
dai bombardamenti. Dopo la scomparsa di
Israel (Giorgio Tirabassi), loro
direttore e padre putativo, Fulvio, Cencio,
Matilde e Mario vagano nella Roma del 1943
alla ricerca di un luogo in cui la loro diversità possa essere
accettata. In un racconto ucronico, i protagonisti percorrono un
viaggio di formazione che li porta a esplorare il brutale mondo
esterno ma soprattutto la loro interiorità.
In un periodo storico in cui la
diversità è fortemente perseguitata, Fulvio è un uomo
lupo. Cencio (Pietro
Castellitto) è un ragazzo albino in grado di
comunicare con gli
insetti. Matilde (Aurora
Giovinazzo) è la ”ragazza elettrica”, terrorizzata dal suo
stesso potere. Mario (Giancarlo
Martini) è un adulto con la testa da bambino dotato di
forza magnetica. I protagonisti non sono gli unici freaks, gli
outsider della storia. Il direttore del circo nazista,
Franz (Franz Rogowsky), è dotato di sei
dita e prevede il futuro. Anche i partigiani sono freaks a loro
modo: c’è ”il gobbo”, ”il guercio”, chi è mutilato.
Lezione di cinema con i Freaks
Ieri, grazie alla lezione di cinema
organizzata all’Anteo di Milano, Gabriele
Mainetti e Claudio Santamaria hanno dato
modo al pubblico di esplorare con loro la magia che sta dietro a
Freaks
Out. L’evento, moderato dal professore e critico
cinematografico Gianni Canova, è stato un
piacevole dialogo tra il palco e la platea, in cui domande non
banali hanno incontrato risposte cariche di entusiasmo e
passione.
Non appena sale sul palco,
Gabriele Mainetti confessa la sua felicità:
”È bello eh? É una grande emozione, voi siete il mio primo
vero pubblico, quello che serve, le persone per cui noi facciamo
veramente questo lavoro.” Tornare nelle sale è emozionante per
il regista come per l’attore Claudio Santamaria.
I due si riuniscono sul set di Freaks out
dopo la collaborazione in Lo chiamavano Jeeg Robot, opera
prima di Maietti che ha collezionato 8 David
di Donatello e 3 Nastri d’argento.
La costruzione del freaks di
Santamaria
Nel film,
Santamaria è Fulvio, l’uomo lupo dotato
di forza sovrumana, scorbutico e cinico ma anche protettivo nei
confronti degli altri protagonisti. Parlando del suo personaggio,
ispirato ad un uomo ipertricotico esistito
davvero, Claudio Santamaria scherza ”Ma
io in realtà nel film non c’ero.” Interpretare il personaggio,
completamente coperto dal pelo, è stato il lavoro più duro della
sua carriera. Girare il film d’estate con quattro ore di trucco al
giorno, è stato difficilissimo. Però confessa: ”Se la
preparazione di Jeeg è stata più dura per altri aspetti,
in Freaks out mi sentivo più maturo. Fulvio
ha una maschera molto forte, bisognava trovare una personalità
che uscisse fuori da questa maschera. Avevo una libertà nella
costruzione del personaggio notevole, ho lavorato molto
d’improvvisazione. Essendo Fulvio un personaggio di
spettacolo, mi ha permesso di attingere molto anche alla mia
carriera e al mio passato.”
Santamaria
evidenzia l’importanza delle prove, il lavoro sul proprio passato,
sulle discriminazioni vissute lui stesso. Mainetti
conferma e aggiunge: ”É bello come l’attore prenda da un
gesto la storia del personaggio.”
Nell’interiorità dei freaks
Parlando del messaggio alla base del
film, Claudio Santamaria rivela:
”Possiamo parlare di maschera, di pelo, di diversità ma la cosa
fondamentale per sospendere l’incredulità e dare credibilità a
questi personaggi era lavorare su una costruzione forte di
relazioni tra di loro. Costruire questo fratello maggiore
(Fulvio) che si prende cura degli altri freaks e questo padre
putativo che è Israel.”
Il discorso sul padre è forte nel
film. Mainetti racconta come Nicola
Guaglianone, autore del soggetto del film, abbia attinto
alla propria vicenda personale per l’idea di Freaks
out. ”I personaggi del film guardano a quello che
è il mondo mio e di Guaglianone.
Nicola ha perso suo papà e voleva raccontare
quell’ossessiva ricerca del padre come una possibile protezione a
tutto. Una protezione che, quando tuo papà non c’è più non riesci a
trovare e che, una volta adulto, nessun padre può darti.”
I dettagli della realizzazione del
film
Mainetti affascina
poi il pubblico raccontando il modo in cui lavora con l’immagine,
gli attori, la musica. ”Il film ha una macchina ipercinetica,
che non trova pace, ma mette in scena un concerto virtuoso, che è
quello del movimento attoriale.”
Gli effetti speciali e i costumi in
Freaks
Out sono ciò che balza all’occhio del
pubblico. ”Ogni scena è il risultato di un concerto di
scenografi, trucco, parrucco, fotografia, attori… L’effetto
speciale è questo, l’unione di tutte le forze.”
Mainetti spiega poi
come ha lavorato alla ricostruzione storica della Roma del 1943,
facendo un’attenta analisi del periodo storico ma anche tradendolo
per un discorso puramente cinematografico. ”I tradimenti vanno
fatti quando sono funzionali a rendere l’immagine più espressiva.
Va poi capito come nei personaggi raccontare quel periodo senza
perdere la possibilità di essere comunicativi ad una platea
odierna, soprattutto quella dei giovani…”
L’obiettivo per il regista era
quello di ”Trovare personaggi che funzionassero in quel
contesto storico e ibridarli nella narrazione del fantastico, che
nel nostro paese non c’è, o c’è poco.”
La meraviglia del diverso
Un film storico, un po’ fantasy, ma
anche un racconto di crescita e di ricerca di sé. Gabriele
Mainetti mostra allo spettatore un mondo fantastico, che
coniuga verità storica e superpoteri, esibendo la meraviglia e
l’orrore delle stranezze. E afferma: ”L’identità ti rende
in qualche modo unico e se sei unico sei diverso da chi ti sta
accanto, ma in una forma meravigliosa.”
Freaks
Out è un unicum nel panorama nazionale. Rimanda
all’horror di Browning, al
thriller di Tarantino, all’azione
e al fantastico di Spielberg,
ma è tutto italiano, o forse romano. Un film che lascia a bocca
aperta per la precisione con cui tutto è stato costruito, una
favola che sembra reale nella sua assurdità. In Freaks
Out c’è un’incredibile forza attrattiva: dalla scena
di apertura dello spettacolo nel circo, ai piani sequenza dei
momenti di combattimento, dalle battute di spirito tra i freaks ai
dialoghi introspettivi.
Gabriele
Mainetti è tornato. L’attesa è stata sfibrante: nel 2015
Lo chiamavano Jeeg Robot era stato un successo
clamoroso ricevendo valanghe di riconoscimenti, facendo accedere
Ilenia Pastorelli al
fatato mondo del cinema (e dei David di Donatello), e
confermando una volta in più la sacralità folle delle doti
attoriali di Luca Marinelli, così come di Claudio Santamaria – per quanto,
quest’ultimo, imbolsito e con l’occhio a mezz’asta, sfruttato in
chiave positiva, da eroe ruvido ma dal cuore di panna.
Freaks (sono) out!
Freaks
Out è una tra le gemme del cinema italiano in Concorso
a Venezia alla 78esima Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica, e regala uno spettacolo pirotecnico, proprio come
il “Circo Mezzapiotta” di Israel (Giorgio
Tirabassi), che non si risparmia in luci, colori e
bagliori di fuliggine volante.
Avvalendosi, infatti,
sempre della scrittura di Nicola Guaglianone,
Gabriele Mainetti confeziona un fantasy
intensamente nostrano, ma con l’intelligenza e l’acume
dell’elaborazione e la mescolanza di una tecnologia decisamente ben
utilizzata, che volge lo sguardo anche verso il cinema del resto
del mondo.
Freaks
Out parla in maniera perfetta e ritmata di un gruppo
di scalcagnati – neanche a dirlo – romanacci d.o.c., che fanno
parte, appunto, del “Circo Mezzapiotta” di proprietà di Israel.
Cencio (Pietro
Castellitto), Fulvio (Claudio
Santamaria), Matilde (Aurora
Giovinazzo) e Mario (Giancarlo Martini)
sono quattro adorabili fenomeni da baraccone, amati come figli dal
loro presentatore e gestore d’esibizioni itineranti, che possiedono
però realmente dei poteri soprannaturali e che diventeranno, loro
malgrado, oggetto d’interesse di un malvagio nazista che prevede il
futuro (Franz Rogowski), a sua volta a capo di un
sanguinario circo tedesco.
L’ambientazione storica di
Freaks Out
Perché, a condimento di
tutto questo fantastico carrozzone, il contesto scelto dagli autori
è il 1943, anno di grande sofferenza e rastrellamenti, che
subiranno tutti i protagonisti della nostra storia, soprattutto per
le qualità che li contraddistinguono. E in effetti quasi ogni
personaggio del film con cui si entra in contatto è caratterizzato
da qualcosa per certi aspetti di orrorifico, dunque le persecuzioni
naziste, dopotutto, simboleggiano tutto ciò che in assoluto si
vorrebbe distruggere, quando non rientra entro i ranghi
dell’accettabilità. Ma non è certo solo questo ad interessare al
regista.
Tutta l’architettura di
Freaks
Out rappresenta in realtà lo spasso di un ragazzo che
mette insieme i suoi supereroi, inserendoli in un ambiente a lui
caro e conferendogli quel giusto senso di “imbranatezza” che
soltanto noi, da bravi italiani un po’ malandati, possiamo
conoscere. E nel farlo si diverte un mondo.
Mainetti è un creatore
che ha colto l’essenza di come unire l’utile al dilettevole: ciò
che si desidera fortemente mettere in scena partendo, però, dalla
precisa consapevolezza di chi si è personaggi un po’ storti,
bucherellati, ma tremendamente geniali, simpatici e passionali.
Personaggi passionali e “storti”
Tant’è che un altro degli
elementi che fa perdutamente innamorare del film, è l’ardore
traboccante che trasuda sempre dai suoi protagonisti, anche i
cattivi. Il desiderio scalpitante, continuo, che muove ogni
interprete della storia: partendo dalla voglia di giustizia,
d’amore, di conquista del mondo o dell’attenzione del proprio
fratello, ognuno freme per arrivare ad agguantare ciò che
agogna.
E il regista sa
raccontarlo con un’efficacia così fluida, da renderla vera e
incredibilmente attraente. Perché se c’è una cosa che questi
supereroi conoscono bene, è la difficoltà a convivere con
l’ingombro di loro stessi. Ed così perfetto quando nella scrittura
di una storia si combinano insieme l’impaccio e la bellezza,
l’artista con l’arte, senza rinunciare mai ai difetti, agli aspetti
– naturalmente – un po’ freak.
La spettacolarità del
cinema italiano incarnato dalla seconda opera di Gabriele
Mainetti, racconta la scaltrezza del non rigettare mai
quel che sembra malconcio, ma incorniciarlo con attori che siano
dei fuoriclasse, una fotografia e dei suoni calibrati e studiati al
millimetro, e da lì far iniziare la magia.
Quanto abbiamo bisogno di un film
che ci riporti in sala? Quanto è grande la responsabilità di chi si
carica del compito di far uscire un film attesissimo in questo
momento storico nella tradizionale forma della distribuzione al
cinema? Ebbene, nessun film più di Freaks
Out poteva essere scelto per questo
difficilissimo compito.
Dopo il grande clamore suscitato dal
suo film d’esordio, il semplice eppure geniale Lo
chiamavano Jeeg Robot, Gabriele
Mainetti si è preso tutto il tempo che gli era necessario
per confezionare il film migliore con tutti i mezzi del caso, un
film che porta sullo schermo una storia e una visione che sembrano
assolutamente travolgenti, divertenti, cinematografici nella scala
e nello scopo.
Il trailer di Freaks Out che ha infiammato la
rete nelle ore di questo pomeriggio ha dimostrato che il film
riserva meraviglie e sicuramente ha generato moltissime aspettative
anche nei più scettici. Mainetti ha una mente che pensa in grande
e, grazia al suo primo film, è stato messo in grado di realizzare
esattamente il film che voleva.
L’attesa per il 16 dicembre adesso è
spasmodica. Di seguito, vi lasciamo alcune immagini dal trailer di Freaks Out, che mostrano i
misteriosi ed affascinanti protagonisti del film che troveremo
prestissimo sugli schermi di tutta Italia:
Nel cast di Freaks
Outprotagonisti sono
Aurora Giovinazzo,
Claudio Santamaria,
Pietro Castellitto, Giancarlo Martini, con la
partecipazione di Giorgio Tirabassi, Max Mazzotta,
Franz Rogowski.Freaks Out è
prodotto da Lucky
Red e Goon
Films con Rai Cinema, in
coproduzione con Gapfinders (Belgio).
Freaks Out, la trama
Matilde, Cencio, Fulvio e Mario sono
come fratelli quando il dramma della seconda guerra mondiale
travolge Roma. Siamo nel ‘43, nel pieno del conflitto, e la città
eterna ospita il circo in cui lavorano. Israel, il proprietario e
loro padre putativo, scompare nel tentativo di aprire una via di
fuga per tutti loro oltre oceano. I nostri quattro protagonisti
sono allo sbando. Senza qualcuno che li assista ma, soprattutto,
senza il circo, hanno smarrito la loro collocazione sociale
e si sentono solo dei fenomeni da baraccone, “a piede
libero” in una città in guerra.
Diretto
da CaterinaCarone, Fraulein, racconta della più
grande tempesta solare che l’uomo ricordi si abbatte sulla Terra
provocando sbalzi di corrente e blackout. Una ben più profonda
tempesta si scatena nell’animo di Regina, scontrosa e solitaria
zitella da tutti chiamata Fräulein, dopo che un misterioso
turista sui sessanta, uomo smarrito e infantile, oltrepassa il
cancello del suo albergo chiuso da anni. Quello che doveva essere
il fugace “scontro” di una notte, si trasformerà ben presto in una
tempestosa e sorprendente convivenza.
«Ho sentito sin dall’inizio la
necessità di lavorare sullo specifico registro di un certo tipo di
commedia, – afferma Caterina Carone – quel tipo di commedia che
riesce ad essere al tempo stesso leggera e profonda, divertente e
drammatica.»
Sin dal loro esordio, avvenuto nel
1984 con Blood Simple, i fratelli Joel ed
Ethan Coen si sono affermati con una serie di
opere cinematografiche che coniugano genere e autorialità,
presentando spesso e volentieri situazioni e personaggi grotteschi,
a cui ogni etichetta o possibile definizione sembra stare stretta.
Dopo aver realizzato negli anni Novanta celebri titoli come
Barton Fink, Fargo e Il grande Lebowski,
sono entrati nel nuovo millennio con Fratello, dove
sei?, dove come al solito si mescolano elementi
diversi, dalla commedia al drammatico, dall’avventura all’epica.
Uscito in sala nel 2000, è ancora oggi uno dei loro film più
amati.
L’idea per Fratello, dove
sei? era tra le mani dei Coen già verso la metà degli anni
Novanta. Entrambi sapevano di voler realizzare una satira moderna
liberamente basata sul poema omerico l’Odissea, pur non avendolo mai letto. I due
registi si ispirarono infatti solo agli eventi divenuti più noti
attraverso la cultura popolare per dar vita ad un racconto satirico
nei confronti della politica e delle campagne elettorali negli
Stati Uniti. Lo stesso titolo del film è un riferimento alla
pellicola del 1941 I dimenticati, in cui un regista aspira
a girare un film intitolato Fratello, dove sei? in cui dar
vita ad un commento storico sulla condizione moderna dell’essere
umano.
Il film venne inizialmente
considerato un’opera minore dei Coen, ma negli anni ha poi
acquistato il valore che gli spetta, forte anche di diversi
riconoscimenti tra cui una nomination agli Oscar come miglior
sceneggiatura non originale. Per gli appassionati dei Coen, è un
film imprescindibile. Prima di intraprendere una visione del film,
però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali
curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà
infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e alla
colonna sonora. Infine, si elencheranno anche le
principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
Fratello, dove sei?: la trama del film
La storia si svolge nel Mississippi
all’inizio degli anni Trenta, nel pieno della Grande depressione.
Ulysses Everett McGill, Delmar
O’Donnell e Pete Hogwallop sono tre
galeotti riusciti miracolosamente ad evadere dai lavori forzati.
Sotto la guida di Ulyssess, l’unico dei tre con un po’ di buon
senso e capacità oratorie, i fuggiaschi si mettono alla ricerca del
tesoro da un milione di dollari nascosto prima di essere arrestati.
Tale somma è stata sepolta nei pressi di un fiume dove ora sta per
essere costruita una diga e ciò spinge i tre ex galeotti a doversi
sbrigare per arrivare lì prima che il denaro sia irrecuperabile. Da
quel momento, prima di arrivare a ciò che cercano, i tre vivranno
una sequenza di imprevedibili incontri e rocambolesce avventure,
fino a trovare molto più di quel che cercavano.
Fratello, dove sei?: il cast del film
Per il ruolo di Ulysses Everett i
due registi avevano da subito pensato all’attore George Clooney,
con il quale desideravano lavorare da tempo. Lo stesso Clooney non
vedeva l’ora di recitare in un loro film, accettando la parte senza
neanche voler prima leggere la sceneggiatura. L’attore decise poi
di far leggere quessta ad un suo zio del Kentucky, sperando di
comprendere meglio il personaggio attraverso la lettura di un uomo
di campagna. Poiché lo zio è un devoto Battista, egli omise tutte
le parolacce. Arrivato sul set, Clooney si trovò così a scoprire un
lato inaspettato del personaggio. Egli si esercitò poi anche nel
canto per settimane, ma alla fine si decise di farlo doppiare per
le scene dove il suo personaggio canta.
Nel ruolo del lestofante Pete
Hogwallop vi è invece l’attore John Turturro,
qui al suo quarto film insieme ai Coen dopo Crocevia della
morte, Barton Fink e Il grande Lebowski. Tim
Blake Nelson, da qui in poi divenuto anch’egli un attore
ricorrente nel cinema dei Coen, era il vicino di casa di Joel e
quando ricevette la sceneggiatura pensò che il regista volesse solo
qualche parare. Ritrovatosi invece ad interpretare il ruolo di
Delmar O’Donnell, egli praticò un accento del sud recandovisi in
vacanza e parlando con gente del posto. Nel film compaiono poi
anche John Goodman
nel ruolo di Daniel Teague, ladro con un occhio solo, e
Holly Hunter nei panni di Penny Wharvey-McGill,
moglie di Ulysses.
Fratello, dove sei?: la colonna sonora del film
La colonna sonora del film è
diventata negli anni estremamente popolare, superando persino il
successo del film. All’inizio del 2001, questa aveva venduto cinque
milioni di copie, ha generato un film documentario, tre album
successivi (“O Sister” e “O Sister 2“), due
tournée e ha vinto i Country Music Awards per Album of the Year e
Singolo dell’anno (per “Man of Constant Sorrow“). Ha anche
vinto cinque Grammy, tra cui Album of the Year, e ha raggiunto il
primo posto nelle classifiche degli album di Billboard la settimana
del 15 marzo 2002, 63 settimane dopo la sua uscita e oltre un anno
dopo l’uscita del film.
Questa è composta da brani
tradizionali statunitensi, ma include anche musica folk, religiosa
e gospel. Tutte le canzoni scelte, infatti, riflettono gli stili
musicali più popolari dell’epoca in cui è ambientato il film.
All’interno di questo, inoltre, i protagonisti formano un fittizio
gruppo musicale chiamato Soggy Bottom Boys. Le canzoni da loro
eseguite sono però cantate in playback dagli attori, tranne per il
caso di In the Jailhouse Now, che venne realmente eseguita
da Tim Blake Nelson con la sua voce. Oltre a questi titoli, nella
colonna sonora del film si ritrovano anche popolari brani come
You Are My Sunshine, Down the River to Pray e Keep On
the Sunny Side.
Fratello, dove sei?: il
trailer e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire del film grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. Fratello, dove
sei? è infatti disponibile nei cataloghi di
Rakuten TV, Google Play, Apple iTunes e Netflix. Per vederlo, una volta scelta la
piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o
sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È
bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite
temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente
nel palinsesto televisivo di sabato 3settembre alle ore 21:10 sul
canale TwentySeven.
Dopo Stai lontana da
me del 2013, Alessio Maria Federici
torna alla regia con Fratelli unici, portando
insieme per la prima volta sul grande schermo la coppia
Bova-Argentero. Nei panni di Pietro e Francesco, i due attori danno
vita ad un soggetto apparentemente semplice e leggero che si
traduce però in una sceneggiatura eccessivamente attorcigliata.
In Fratelli unici
Pietro (Raoul
Bova) è un uomo affermato che non sa più come si ama,
Francesco (Luca
Argentero) è invece un eterno ragazzino che non ha mai
amato. Sono fratelli, ma hanno passato tutta la vita a desiderare
di essere figli unici. Un incidente fa perdere completamente la
memoria a Pietro: ora è come un bambino. La sua ex moglie Giulia
(Carolina
Crescentini) sta per sposarsi e non ne vuole sapere di
lui, così Francesco è costretto a portarselo a casa e, per la prima
volta, a fare la parte dell’adulto. Ha inizio una folle convivenza
che si svolge davanti agli occhi di Sofia (Miriam
Leone), la giovane e bella vicina di casa di
Francesco.
Fratelli unici
adotta una pluralità di punti di vista: non solo il rapporto tra
questi due fratelli che nel corso della loro vita hanno desiderato
tutto tranne che essere tali, ma anche le dinamiche relazionali che
si vengono ad instaurare con la controparte femminile. Difficile,
dunque, stabilire il filo conduttore di una pellicola in cui
confluiscono non una, ma ben due, anzi tre storie: il tema delle
seconde opportunità si fonde all’impossibilità di riuscire a
perdonare sia se stessi che gli altri, ma c’è anche spazio per
l’amore, tra chi sostiene che non esiste e chi, invece, proclama
che sia “l’unica cosa che non dipende dai punti di vista” – che nel
film di Federici sono anche troppi. Fratelli unici
cerca di intrecciare tra loro più visioni, risultando in perenne
bilico tra dramma e commedia (con immancabili punte di gratuito
sentimentalismo) e alla costante ricerca di un ritmo
inesistente.
Raoul Bova e
Luca Argentero dimostrano una buona alchimia ,
nonostante si faccia piuttosto fatica ad accettare la credibilità
del primo nei panni di un uomo maturo la cui mente diventa
improvvisamente quella di un bambino di quattro anni che scopre
ogni giorno qualcosa di nuovo – siamo più o meno ai livelli di
improbabilità raggiunti con il personaggio di Francesco
interpretato da Bova in Indovina chi viene a Natale? di
Brizzi. Dal canto loro, Carolina Crescentini e Miriam Leone, oltre all’indubbia bellezza,
offrono nel complesso due buone interpretazioni e oscurando in più
di un’occasione i colleghi maschi.
Fratelli
unici, in uscita nelle sale il 2 ottobre, è una
commedia che cerca più volte l’incursione nel dramma con scarsi
risultati. Un film che vuole apparire più di quello che è, con uno
script che analizzando varie storie da differenti angolazioni
risulta materia quasi intrattabile per lo spettatore.
Ecco la sinossi
ufficiale di Fratelli Unici, prossimo
film diretto da Alessio Maria Federici con un cast
di volti notissimi e amatissimi del cinema italiano. Protagonisti
della vicenda sono infatti Raoul Bova, Luca Argentero, Carolina Crescentini
e Miriam Leone. Il film è prodotto da Lux
Vide con RAI Cinema.
Ecco la sinossi:
Il regista di Stai lontana da me
dirige un’ inedita coppia comica in un film sulle insolite alchimie
tra fratelli. Pietro è il fratello di Francesco e per colpa di un
incidente se lo è dimenticato, Francesco è il fratello di Pietro e
per colpa dell’incidente è costretto a ricordarsene.
Un uomo affermato che non sa più
come si ama, un eterno ragazzino che non ha mai amato. Hanno
passato tutta la vita a desiderare di essere figli unici e ora sono
obbligati a riscoprirsi fratelli. E forse a scoprire
l’amore…
E’ stato presentato oggi alla
stampa, presso il Cinema Barberini di Roma, Fratelli
Unici, la nuova commedia del regista Alessio
Maria Federici (Stai lontana da
me) che segna la prima collaborazione di
Raoul Bova e Luca Argentero. Presenti in
conferenza stampa, oltre ai due attori protagonisti, anche
Carolina Crescentini e Miriam Leone – la controparte femminile
-, la sceneggiatrice del film Elena Bucaccio, e i
produttori Matilde e Luca Bernabei. Ecco cosa ci
hanno raccontato.
Come giudichereste i vostri
personaggi?
Luca Argentero:“E’ un film che ha avuto una genesi travagliata. All’inizio
delle riprese né io né Raul eravamo veramente in forma. Però c’è
stata da subito una grande sintonia tra di noi… anche Alessio l’ha
notato. Ai fini della storia del film era molto importante che tra
di noi si venisse a creare una certa complicità. Onestamente non
stimo molto il mio personaggio, soprattutto all’inizio. E’ un
irresponsabile, uno che non vuole responsabilità. Inoltre, non ha
un buon rapporto con i sentimenti. Penso che non ci sia nulla di
stimabile in merito a lui. E’ però un personaggio che cambia, che
cambia grazie al rapporto con questo fratello e alle sue parole che
sono in qualche modo salvifiche”.
Raul Bova:“Credo che questi due fratelli siano complementari. L’uno
trasforma l’altro. Penso che il filo conduttore del film siano le
secondo opportunità. E’ un film che da speranza. Molto spesso nella
vita tendiamo ad allontanarci dalle persone che amiamo, quando in
realtà basterebbe davvero poco per sentirle più vicine a
noi”.
Carolina
Crescentini:“Il personaggio di Giulia ha perso
l’amore della sua vita, il padre di sua figlia… insomma, ha persona
tutto. E’ una donna che sta cercando di iniziare una nuova vita con
un uomo che non ama ma che le da serenità e stabilità. Penso che
sia il simbolo di chi si accontenta, come molto spesso accade oggi.
L’incidente di Pietro è quasi un evento “magico”, perché
dimenticandosi della sua vita passata, si innamora nuovamente di
lei, scegliendola ancora una volta. Da qui tutto viene rimesso in
discussione… Giulia è costretta a mettersi in discussione ancora
una volta”.
Miriam Leone:“Sofia è un personaggio contraddittorio. E’ forte ma allo
stesso tempo molto fragile. Si inserisce in questo rapporto tra
fratelli e riesce a far valere la sua visione dell’amore, facendo
capire ad entrambi che l’amore vero può esistere”.
Com’è stato dirigere questo
quartetto di attori?
Alessio Maria
Federici:“E’ stato un grandissimo gioco. Li conoscevo
già tutti. Avevamo già lavorato insieme in altre occasioni. Abbiamo
cercato di approcciarci a questa storia nella maniera più semplice
possibile. E’ una storia di vita. Raccontiamo come si può ripartire
dopo un errore, e farlo con loro è stato facile e
divertente”.
Quali sono state le
difficoltà incontrate nel raccontare questa storia? Ci sono degli
elementi che potrebbero far pensare ad una serie tv?
Elena Bucaccio:“Scrivere questo film è stato come fare una serie tv. Ci ha
coinvolto tanto, ci ha tenuto sul pezzo fino all’ultimo secondo.
Abbiamo consegnato le pagine con il set che stava per aprire. Il
bello di questo film è che ha tanti personaggi, e quindi tanti
punti di vista. Forse questo lo accomuna ad una serie tv. Sì,
sicuramente. Non parla di un solo percorso, ma di tanti
percorsi”.
Perché avete accettato di
produrre questo film?
Luca Bernabei:“Io e Matilde siamo fratelli, quindi è come se ci fosse un
pezzo di noi in questa pellicola. Ci siamo trovati e ritrovati
tante volte. E’ un film che parla di perdono, del concedere e
concedersi una seconda opportunità. Non la diamo a noi stessi, non
la diamo a chi amiamo, non la diamo a nostri fratelli. Credo che il
tema forte di questo film sia anche una necessità della nostra
società: darsi una seconda opportunità, tornare a
perdonarsi”.
Com’è stato lavorare con
due “prime donne” come Luca e Raoul?
Carolina
Crescentini:“Luca e Raoul non sono affatto delle
prime donne. Anzi, sono due brave persone. E’ stato un piacere
lavorare con loro. In giro c’è tantissimo ego; loro, invece, sono
due ragazzi favolosi. Non c’è stato mai un momento “strano”… non
c’era competizione tra di noi, ci siamo trovati benissimo sul set.
Il cinema è un gioco di squadra… le “prime donne” rallentano il
gioco, e questo non è possibile”.
Miriam Leone:“Siamo stati dei compagni di classi. Ci siamo divertiti
tantissimo”.
Che rapporti avete nella
vita reale con i vostri fratelli o sorelle?
Luca Argentero:“Sono orgogliosamente un fratello maggiore. Ho una sorella alla
quale sono molto affezionato, e anche lei è molto affezionata a me.
Adoro questo ruolo di fratello più grande. Abbiamo un bellissimo
rapporto”.
Raoul Bova:“Io ho due sorelle molto più grandi di me. Sono cresciuto un
po’ come figlio unico, non avendo mai avuto un fratello maschio ed
essendoci questa grande differenza d’età con loro. Ciononostante,
sono molto legato alle mie sorelle. Ad ogni modo, andando avanti mi
sono accorto che si possono anche incontrare tante altre persone,
amici, che possono davvero diventare come fratelli”.
Fratelli unici uscirà al
cinema il prossimo 2 ottobre, distribuito in 400 copie.
Il regista di “Stai lontana da me”
dirige i due sex symbol del cinema italiano, per la prima volta
insieme sullo schermo. Pietro (Raoul Bova) è un uomo affermato
che non sa più come si ama, Francesco (Luca Argentero) è un eterno ragazzino che non
ha mai amato. Sono fratelli, ma hanno passato tutta la vita a
desiderare di essere figli unici.
Un incidente fa perdere
completamente la memoria a Pietro: ora è come un bambino. La sua ex
moglie Giulia (Carolina Crescentini) sta per risposarsi e non ne
vuole sapere di lui, così Francesco è costretto a portarselo a casa
e, per la prima volta, a fare la parte dell’adulto.
Ha inizio una folle convivenza le cui punte tragicomiche si
svolgono davanti agli occhi di Sofia (Miriam Leone), la vicina di casa giovane, bella
ma soprattutto irritata dalla superficialità di maschio alfa con la
quale Francesco cerca di rieducare il fratello.
Per lei “l’amore è l’unica cosa che non dipende dai punti di
vista”, mentre per Francesco il punto di vista è uno solo: l’amore
non esiste…
Ma il giorno in cui Pietro, uscendo di casa, incontra lo sguardo
di una ragazza che gli fa battere il cuore, scopriremo che anche
quando si è dimenticato tutto, non si può dimenticare chi si è
amato veramente.
Ecco i character poster di
Fratelli Unici, in cui possiamo vedere i
due protagonisti Luca Argentero e Raul
Bova, rispettivamente nei panni del fratello playboy e del
fratello romantico.
Protagonisti della vicenda
sono infatti Raoul Bova, Luca Argentero, Carolina
Crescentini e Miriam Leone. Il film è prodotto da Lux
Vide con RAI Cinema.
Il regista di Stai lontana da me
dirige un’ inedita coppia comica in un film sulle insolite alchimie
tra fratelli. Pietro è il fratello di Francesco e per colpa di un
incidente se lo è dimenticato, Francesco è il fratello di Pietro e
per colpa dell’incidente è costretto a ricordarsene.
Un uomo affermato che non sa più
come si ama, un eterno ragazzino che non ha mai amato. Hanno
passato tutta la vita a desiderare di essere figli unici e ora sono
obbligati a riscoprirsi fratelli. E forse a scoprire
l’amore…
Di seguito potete invece vedere
alcuni video dal set e dietro le quinte del film:
In un anno in cui al Comic-Con molti
dei principali studi cinematografici non presenteranno progetti, i
Fratelli Russo hanno
entusiasmato i fan e hanno portato virtualmente al loro panle una
serie di ospiti d’eccezione. Presenti via FaceTime all’incontro con
i registi di Avengers: Endgame ci sono stati
infatti Mark Ruffalo, Chris Evans, Chris Hemsworth, Paul
Rudd, Robert Downey Jr e Tom
Holland.
Holland, in particolare, che ora è
in sala con Spider-Man: Far From Home, ha
partecipato all’incontro per parlare di Cherry, il
suo prossimo film, che arriverà ad ottobre, e che Joe e Anthony
Russo stanno girando, vicino alla loro città natale, a Cleveland,
nell’Ohio. Il progetto è basato sul romanzo di Knopf, e si avvicina
alla vera storia di vita dell’autore, un ex medico dell’esercito
tornato dall’Iraq con un PTSD (disturbo da stress post-traumatico)
non diagnosticato, che, caduto in dipendenza da oppiacei, ha
iniziato a rapinare le banche. I fratelli hanno dichiarato, in
occasione del panel, che il film sarà vietato ai minori
(Rating-R).
“È una storia sulla
tossicodipendenza e la crisi degli oppioidi. Ci ha toccato
entrambi, è un film profondamente personale per noi. L’uomo che ha
scritto il libro ha attraversato lo stesso percorso di crescita che
abbiamo affrontato noi, nella stessa parte della città in cui siamo
cresciuti – ma con diverse esperienze” ha detto Joe
Russo.
“Sarà Rating-R – ha
aggiunto Anthony Russo a proposito di
Cherry – È un film complicato e maturo. Non è
un film di intrattenimento come per i film Marvel, ma queste sono storie che
devono essere raccontate, e io e Joe siamo nella posizione per
realizzare queste storie”.
All’inizio del panel, ai Russo è
stato chiesto se potevano essere interessati a dirigere un film su
Secret Wars per la Marvel. “Il nostro percorso
alla Marvel è stato un momento creativo trai migliori e ci
piacerebbe lavorare ancora con loro, forse proprio su Secret Wars –
ha detto Joe Russo – Si tratta di uno dei nostri racconti preferiti
di quando eravamo giovani e l’ho letto d’un fiato quando avevo 12
anni”, ha aggiunto.
Ma sembra che se dovessero portare
avanti un film su Secret Wars, i fratelli Russo dovrebbero
programmarlo molto in avanti con gli anni, visto che il loro
studio, AGBO Studios, ha in cantiere tutta una serie di film più
piccoli, tra cui 21 Bridges, Electric State
e un film per Netflix, Dhaka, con Chris
Hemsworth e la loro serie animata Magic The
Gathering.
Inoltre, i Russo hanno anche
annunciato di aver acquisito l’IP per la serie anime giapponese,
Battle of the Planets, per trasformarla
in un film d’azione che dirigeranno loro, mentre in co-produzione
con Amazon, lavoreranno alla serie Grimjack.
L’incontro ha anche visto, come
dicevamo, il collegamento via FaceTime di molti Vendicatori, che
hanno contribuito ad alleggerire i toni e a fare ai registi domande
sciocche sui colleghi, come Paul Rudd che ha
chiesto quale Chris (Evans o Hemsworth) avesse il fondoschiena
migliore (il pubblico ha votato per Evans). O ancora,
all’intervento di Mark Ruffalo, Joe
Russo ha chiesto al pubblico della Hall H chi è il Il
Vendicatore più astuto: Bruce Banner o Tony
Stark? Tutti hanno urlato Tony Stark.
Robert Downey Jr. ha chiesto al
duo di commentare il cambiamento di Stark tra la prima e la seconda
volta che ha pronunciato la battuta “io sono Iron Man“,
ovvero tra la fine del primo Iron Man, alla fine
di Endgame.
Il panel è cominciato con un video
tributo a tutto il lavoro che i Russo hanno svolto fino a questo
momento, quindi non solo i grandi successi Marvel, ma anche le
esperienze in tv, in particolar modo con
Community.
I Fratelli Russo sono intervenuti sul dibattito
relativo allo scontro tra sala cinematografica e cinema con una
risposta molto netta, definendo “elitaria” l’idea di poter andare
al cinema e affermando che l’idea dell’esperienza cinematografica
concepita come sacra è una “cazzata”. Sostengono che i cinema sono
costosi e che possono ostacolare l’idea di “permettere a tutti di
entrare sotto la tenda”. Si pronunciano anche sulla condivisione di
account, pratica che consente a più persone di vedere più contenuti
senza la spesa aggiuntiva di pagarli “a pezzo”. I filmmaker
rifiutano apertamente l’idea di una guerra culturale tra sala e
streaming, definendola “cavolate”.
“Il cinema d’autore ha ormai 50
anni. È stato concepito negli anni ’70. Siamo cresciuti con questa
idea. Eravamo bambini, per noi era davvero importante. Ma siamo
anche consapevoli che il mondo ha bisogno di cambiare e più
cerchiamo di impedirgli di cambiare, più creiamo caos. Non spetta a
nessuno rifiutare le idee della prossima generazione. Siamo in
crisi in questo momento perché tutti sono in guerra tra loro. È
triste da vedere, dal momento che siamo ragazzi che sono cresciuti
amando il cinema. Una cosa da ricordare, inoltre, è che è un
concetto elitario poter andare al cinema. È fottutamente costoso.
Quindi, questa idea che è stata creata – a cui ci aggrappiamo – che
il cinema sia uno spazio sacro, è una cazzata. E rifiuta l’idea di
far entrare tutti sotto la tenda. Laddove la distribuzione digitale
è preziosa, a parte quanto ho detto prima su come ha contribuito
alla diversificazione dei contenuti, è che le persone possono
condividere account; possono ottenere 40 film al costo di un film.
Ma avere una sorta di guerra culturale sul fatto che ci sia valore
o meno per noi è da pazzi.”
E voi cosa ne pensate di questa
posizione insolita per dei registi?
I Fratelli Russo sono al cinema
con The Gray Man, il prodotto più costoso della
storia di Netflix, che arriverà sulla piattaforma dal 22
luglio.
Altro giorno, altro
film. Dopo aver visto commedie brillanti, biopic ‘spaziali’, remake
horror e film western, la 75esima Mostra
d’Arte Cinematografica di Venezia ci propone un thriller,
portando sul grande schermo l’ultimo film di David
Oelhoffen, dal titolo Fratelli nemici – Close
Enemies, presentato in concorso.
In Fratelli
nemici – Close Enemies Nati e cresciuti nei sobborghi di
Parigi, Manuel (Matthias
Schoenaerts) e Driss (Reda Kateb), un tempo quasi
fratelli più che semplici amici, hanno poi preso strade diverse,
anzi, opposte. Mentre il primo per poter sopravvivere in quel
quartiere malfamato ha scelto la strada della criminalità
diventando un narcotrafficante, l’altro, al contrario, è diventato
un poliziotto. Ma qualcosa di terribile farà incrociare di nuovo le
loro vite. In attesa di un grande carico di droga proveniente dal
Portogallo da consegnare ad un certo Reyes, il SUV di Manuel viene
attaccato e la sua banda sterminata. Costretto a darsi alla macchia
per sopravvivere, si troverà a dover chiedere aiuto proprio al suo
peggior nemico.
C’è chi dice che
thriller e action movie siano appannaggio esclusivo degli
americani. Oelhoffen, invece, con il suo Fratelli nemici –
Close Enemies, si diverte a dare del filo da torcere ai
suoi colleghi a stelle e strisce. Utilizzando l’ormai collauda
struttura di genere, il regista imbastisce un film classico nel
senso più stretto del termine. Abbiamo infatti un cattivo ragazzo
dal cuore tenero che di giorno gioca a pallone con il figlio e di
notte spaccia e un cattivo ragazzo che invece ha cambiato vita; non
mancano inoltre droga, poliziotti, inseguimenti e tante
sparatorie.
Quella di David
Oelhoffen sembrerebbe la ricetta per il perfetto
thriller/action movie ma in realtà anche Freres Ennemis presenta
non pochi problemi. Nonostante il genere cinematografico di
appartenenza, il film in alcuni momenti sembra soffrire a causa del
suo ritmo altalenante; si alternando, infatti, momenti d’azione
davvero avvincenti che tengono lo spettatore incollato allo schermo
ad altri invece fin troppo lenti e quasi statici. Ma a risollevare
le sorti di un film tutto sommato abbastanza banale, ci pensano i
due meravigliosi protagonisti; Matthias Schoenaerts è
perfettamente a suo agio nel ruolo nel ruolo del cattivo in cerca
di vendetta laddove Reda Kateb invece è il suo perfetto
antagonista.
Fratelli
nemici – Close Enemies non brilla certo per
originalità sia nel contenuto che nella forma ma è un film godibile
proprio per la sua semplicità, pieno di interessanti spunti di
riflessione e che metterà d’accordo gran parte del pubblico in
sala.
Prime Video ha svelato
il trailer
ufficiale di Fratelli
Demolitori, action comedy che segna
l’atteso incontro sullo schermo tra Jason Momoa e
Dave
Bautista. Il film sarà disponibile in tutto il mondo dal 28 gennaio
2026, in esclusiva sulla piattaforma.
Ambientato tra le strade e i paesaggi delle Hawaii, Fratelli Demolitori racconta la storia di due
fratellastri che non si parlano da anni: Jonny (Momoa) e James (Bautista). La misteriosa morte del
padre li costringe a riunirsi, trascinandoli in un’indagine che
riapre vecchie ferite e porta alla luce segreti sepolti. Mentre la lealtà viene
messa a dura prova, i due scoprono una cospirazione capace di distruggere la loro
famiglia. Uniti – loro malgrado – sono pronti a demolire qualsiasi cosa si metta
sulla loro strada.
Un’action comedy tra chimica esplosiva e temi emotivi
La regia è affidata a Ángel Manuel
Soto (Blue Beetle), mentre la sceneggiatura porta la firma di
Jonathan
Tropper. Alla produzione figurano, tra gli
altri, Jeff Fierson, Jason Momoa, Dave Bautista,
Matt Reeves
e Lynn Harris. Il cast include anche Claes Bang, Temuera Morrison,
Jacob Batalon, Frankie Adams, Miyavi, con Stephen Root e Morena Baccarin. La durata è di
2 ore e 2
minuti.
Oltre all’adrenalina e all’umorismo, Fratelli Demolitori punta su un cuore emotivo
sorprendente. Il film esplora legami fraterni, famiglia, redenzione e
mascolinità, mettendo i protagonisti di fronte a un
passato che entrambi hanno cercato di lasciarsi alle spalle. La
chimica tra Momoa e Bautista – due star che desideravano da tempo
collaborare – è il motore di una narrazione che alterna
azioni
spettacolari e momenti più intimi, senza rinunciare a un tono
leggero e divertente.
Con trailer e poster ora disponibili, Fratelli Demolitori si presenta come una
moderna action
comedy pensata per il grande pubblico globale di Prime
Video: un buddy movie muscolare e ironico, che promette
ritmo, spettacolo e
sentimento. L’appuntamento è fissato per il
28 gennaio
2026.
Prime Video ha diffuso le prime immagini di
Fratelli Demolitori, la nuova action comedy con
protagonista l’irresistibile coppia formata da Dave Bautista e Jason Momoa. Diretto da Ángel Manuel
Soto, il film è stato scritto da Jonathan
Tropper e vede protagonisti anche: Claes Bang,
Temuera Morrison, Jacob Batalon, Frankie Adams, Miyavi, con Stephen
Root e Morena Baccarin. Il film sarà
disponibile su Prime Video dal 28 gennaio.
1 di 5
Jonny (Jason Momoa) e James (Dave Bautista) in FRATELLI
DEMOLITORI - Photo Credit: Courtesy of Prime Video
Jonny (Jason Momoa) e James
(Dave Bautista) in FRATELLI DEMOLITORI - Photo Credit: Courtesy of
Prime Video
James (Dave Bautista) in
FRATELLI DEMOLITORI - Photo Credit: Courtesy of Prime Video
Jonny (Jason Momoa) e James
(Dave Bautista) in FRATELLI DEMOLITORI - Photo Credit: Courtesy of
Prime Video
Jonny (Jason Momoa) e James
(Dave Bautista) in FRATELLI DEMOLITORI - Photo Credit: Courtesy of
Prime Video
La trama di Fratelli Demolitori
In questa action
comedy, due fratellastri che non si parlano da
anni, Jonny (Jason Momoa) e James (Dave Bautista), sono
costretti a riunirsi dopo la misteriosa morte del padre. Mentre
cercano di scoprire la verità, riaffiorano segreti
sepolti e la lealtà viene messa a dura prova, svelando una
cospirazione che potrebbe distruggere la loro famiglia. Insieme,
sono pronti a demolire qualsiasi cosa si metta sulla loro strada.
Ambientato per le strade delle Hawaii, il film è diretto da Angel
Manuel Soto (Blue Beetle) e vede la
partecipazione anche di Claes Bang,
Jacob Batalon, Stephen Root e Morena Baccarin.
Fratelli demolitori è un film d’azione scanzonato
che copre molti degli elementi tipici del genere, ma riesce a
infondere una crescita autentica dei personaggi e un certo livello
di intrigo capaci di coinvolgere il pubblico. Il film ha per
protagonisti Jonny e James, una coppia di fratellastri provenienti
dalle Hawaii, da tempo estranei l’uno all’altro, che si riuniscono
dopo che il padre viene ucciso in un investimento stradale.
Tuttavia, diventa presto chiaro che
il presunto “incidente” è ben lontano da ciò che le autorità
credono. Mentre la trama principale del film approfondisce le
macchinazioni del vero villain e ciò che sta facendo sull’isola,
gli sviluppi più interessanti della storia sono radicati nella
crescita emotiva dei personaggi.
Sebbene la natura tortuosa della
narrazione di Fratelli
demolitori presenti inizialmente diverse opzioni
per potenziali antagonisti, il vero nemico del film si rivela
essere Robichaux, un ricco magnate dei casinò con interessi
sull’isola. Durante la loro indagine iniziale, Jonny e James
iniziano a sospettare di Robichaux insieme a molti altri possibili
colpevoli.
Tuttavia, Jonny si convince che
Robichaux sia dietro alla cospirazione dopo la morte della moglie
di quest’ultimo. Presentata come un suicidio, la precedente
conversazione di Jonny con la donna e il riconoscimento della sua
paura nei confronti del marito lo convincono che Robichaux
rappresenti una minaccia. La decisione successiva di Robichaux di
rapire i cari dei due fratelli per usarli come leva non fa che
confermare questa scoperta.
Robichaux cerca un’opportunità di
investimento installando casinò alle Hawaii, cosa che richiede
l’aiuto sia della criminalità organizzata (per la protezione) sia
di funzionari eletti (per l’approvazione pubblica). È così che
entrano in gioco il soldato della Yakuza Nakamura e l’amico di
famiglia degli Hale, il governatore Peter Mahoe, fornendo a
Robichaux i pezzi necessari per aprire il suo casinò.
Jonny (Jason Momoa) e James (Dave Bautista) in FRATELLI
DEMOLITORI –
Photo Credit: Courtesy of Prime Video
Perché Robichaux ha fatto uccidere
Walter?
Tuttavia, nel piano emerge una
complicazione rappresentata da Walter Hale. Investigatore privato,
Walter era stato assunto dalla moglie di Robichaux per trovare
prove incriminanti da usare contro il marito nel loro imminente
divorzio. Dopo aver scoperto prove del riciclaggio di denaro di
Robichaux e dell’intero schema criminale, Walter copiò le
informazioni e cercò di fuggire.
Sebbene sia stato ucciso, Walter
riuscì a inviare le sue scoperte a Jonny. Questo, a sua volta,
attirò l’attenzione della Yakuza, il cui attacco a Jonny lo spinse
a tornare alle Hawaii. Grazie alle informazioni trovate dal padre,
Jonny e James riescono a smascherare non solo i piani di Robichaux,
ma anche a rivelare il coinvolgimento del loro “zio” Peter nella
cospirazione.
La morte di Walter funge da
premessa del film, ma il vero evento scatenante avviene quando
Jonny viene attirato di nuovo alle Hawaii dall’attacco della
Yakuza. Questo consente anche al film di sottolineare la distanza
tra Walter e i suoi figli, così come la fiducia duratura di Walter
in loro, nonostante si fossero allontanati.
Qual è l’origine della faida tra
Jonny e James?
Jonny e James trascorrono gran
parte di Fratelli demolitori ai ferri
corti, con una tensione che inizialmente sembra derivare da
personalità contrastanti. Tuttavia, con il progredire del film,
emerge la vera portata del loro conflitto. La tensione risale alla
loro giovinezza, quando Jonny nacque da una relazione
extraconiugale di Walter mentre era con la madre di James.
Jonny si definisce “il bastardo di
Walter”, e James ammette di aver nutrito un certo risentimento
verso di lui, vedendolo come un costante promemoria dei fallimenti
del padre. Tuttavia, la loro vera rottura avvenne quando la madre
di Jonny fu uccisa in circostanze misteriose.
Dando la colpa alla malavita
locale, Jonny fece infuriare il mondo criminale dell’isola con la
sua indagine. Questo spinse James a mandare Jonny via, salvandogli
la vita ma aggravando ulteriormente il loro rapporto. Ciò spiega
anche perché Jonny venga avvertito dal boss locale, Mr. K, che se
non lascerà l’isola entro pochi giorni verrà ucciso.
I litigi tra Jonny e James sono
alla base di gran parte della comicità di Fratelli
demolitori, ma rappresentano anche la migliore prova
attoriale dei due protagonisti. La loro conversazione esausta dopo
una rissa furiosa fuori da una stazione di polizia richiama il
dolore persistente della loro infanzia e sottolinea le loro
somiglianze.
È anche il momento in cui entrambi
i personaggi possono affrontare i propri difetti. Jonny è costretto
ad ammettere di avere scatti d’ira e di non riuscire a
controllarsi, ma esprime anche il dolore per il fatto che l’unico
fratello sembri avergli voltato le spalle. James, a sua volta,
riconosce di aver fallito Jonny quando aveva più bisogno di lui,
riaffermando il loro legame nel presente.
La decisione di Jonny sulla
vendetta, spiegata
Il legame tra Jonny e James viene
riaffermato nel corso del film, soprattutto nel climax, quando
James salva Jonny ferito dall’annegamento dopo che i due eliminano
Robichaux e Nakamura. In seguito, li vediamo festeggiare con la
famiglia, apparentemente confermando che Valentina ha ripreso la
sua relazione con Jonny.
Tuttavia, la vera svolta emotiva
del film avviene quando Mr. K fa visita a Jonny sulla spiaggia.
Concedendogli apparentemente un po’ più di margine nella sua
“condanna a morte”, Mr. K rivela di sapere chi ha ucciso la madre
di Jonny e che non faceva parte del sindacato criminale. Tuttavia,
invece di correre a vendicarsi, Jonny decide di restare con la sua
famiglia.
Jonny e James concludono il film
discutendo dell’importanza del loro legame e di come l’ultimo gesto
di Walter non abbia solo smascherato una grande cospirazione, ma li
abbia anche riuniti. In seguito, Jonny lascia bruciare sulla
griglia le informazioni sull’assassino di sua madre mentre la
famiglia passa del tempo insieme durante un barbecue.
È una scelta sorprendente, ma
emotivamente appagante. Gran parte dell’arco narrativo di Jonny è
incentrata sulla sua incapacità di sfuggire al trauma, trascinando
la famiglia in un ciclo di violenza e conflitto invece di lasciar
andare. Scegliendo di rinunciare alla vendetta e restare con James,
Jonny dimostra che la sua crescita emotiva ha avuto un reale
impatto su di lui.
Il vero significato di
Fratelli demolitori
Per la maggior parte del tempo,
Fratelli demolitori si diverte a
essere una rivisitazione dell’archetipo di Arma letale,
con abbondanti scene d’azione roboanti e momenti comici. Tuttavia,
al centro del film c’è una storia sulla famiglia. Jonny e James
sono legati a un livello più profondo, anche se la loro rivalità
comica li tiene a distanza.
Il trauma irrisolto della loro
giovinezza continua però a influenzare le loro decisioni presenti e
impedisce loro di essere davvero una famiglia. Affrontando quelle
paure e quei difetti persistenti, i due riconoscono le proprie
vulnerabilità e il bisogno reciproco. Alla fine del film, James è
disposto a seguire Jonny ovunque, e Jonny è abbastanza in pace da
accettarlo.
È significativo che Jonny, sospeso
dal servizio di polizia per aver ucciso uno spacciatore, trovi la
capacità di lasciar andare la propria rabbia e di ascoltare davvero
gli altri. Allo stesso modo, James impara ad abbassare la guardia e
a lasciare entrare le persone nella sua vita. È questa la chiave
del finale sorprendentemente dolce di Fratelli
demolitori e della sua sovversione dei
potenziali agganci per un sequel.
Fratelli
Demolitori è un action movie vecchia scuola che
non pretende di reinventare il genere, ma che punta tutto su
energia, carisma e una coppia di protagonisti capace di catalizzare
l’attenzione fin dal primo minuto. Tra sparatorie, inseguimenti
spettacolari e battute al vetriolo, il film riesce a trovare spazio
anche per un melodramma familiare ruvido e imperfetto, ma
sorprendentemente sincero. Il risultato è un prodotto solido,
professionale e pensato chiaramente per soddisfare gli appassionati
del cinema d’azione più muscolare.
Fratelli
Demolitori è un buddy movie tra muscoli e
sentimenti
Il cuore del film è
l’incontro-scontro tra due fratellastri che non si parlano da
vent’anni e che si ritrovano costretti a collaborare per far luce
sulla misteriosa morte del padre. Ambientato tra le atmosfere
esotiche e contraddittorie delle Hawaii,
Fratelli Demolitori costruisce la propria
identità come un buddy movie classico, fondato sul contrasto
caratteriale dei protagonisti e su un costante gioco di rimbalzi
emotivi.
Da una parte c’è James Hale,
interpretato da Dave Bautista: un comandante dei Navy SEAL,
metodico, disciplinato, emotivamente bloccato e completamente
votato alla famiglia. Dall’altra Jonny, il personaggio di Jason Momoa, è un detective borderline,
istintivo, trasandato e incapace di mettere ordine nella propria
vita sentimentale. Il film lavora sul loro “yin e yang” con
consapevolezza, sfruttando le differenze per generare sia conflitto
sia comicità.
James (Dave Bautista) in FRATELLI DEMOLITORI –
Photo Credit: Courtesy of Prime Video
Dave Bautista,
oltre il fisico c’è di più
Se Jason Momoa gioca su un terreno a lui
congeniale, fatto di carisma selvaggio e ironia scanzonata, è
Dave Bautista a sorprendere di più. Lontano
dall’essere solo una montagna di muscoli, l’attore conferma di
possedere sfumature drammatiche interessanti, soprattutto nei
momenti più intimi del racconto. Il suo James è un uomo che ha
costruito una vita apparentemente perfetta, ma che porta dentro
ferite mai rimarginate, incapace di affrontare davvero il proprio
passato.
Nei confronti verbali e fisici con
il fratellastro, Bautista riesce a trasmettere rigidità emotiva,
frustrazione e un dolore trattenuto che emerge solo nei momenti di
massima tensione. Non si tratta di una recitazione raffinata in
senso classico, ma di una prova solida, coerente e credibile, che
aggiunge peso specifico al film.
Jonny (Jason Momoa) e James (Dave Bautista) in FRATELLI DEMOLITORI
–
Photo Credit: Courtesy of Prime Video
Jason Momoa e il
carisma dell’eroe imperfetto
Jason Momoa entra in scena come un uragano,
conquistando subito il pubblico con una sequenza di combattimento
tanto brutale quanto ironica. Il suo Jonny è un personaggio sopra
le righe, che sembra uscito da un immaginario rock anni Settanta,
ma sotto la superficie anarchica si nasconde un cuore autentico.
Momoa riesce a bilanciare fisicità, humour e vulnerabilità,
rendendo il personaggio facilmente empatico.
La chimica con Bautista è evidente
e rappresenta uno dei principali punti di forza del film. I
battibecchi continui funzionano quasi sempre, anche se non tutte le
battute colpiscono nel segno. Quando però il tono si abbassa e la
storia chiede ai personaggi di mettersi a nudo, entrambi gli attori
riescono a sostenere il peso emotivo della scena.
Azione spettacolare e set piece di
grande impatto
Dal punto di vista dell’azione,
Fratelli Demolitori non delude. Le sequenze
spettacolari sono numerose, ben coreografate e girate con grande
senso dello spazio. Inseguimenti in autostrada, scontri corpo a
corpo, elicotteri, motociclette e una violenza esplicita che
giustifica ampiamente il rating per un pubblico adulto: il film
offre esattamente ciò che promette.
Particolarmente riuscite sono le
scene in cui Bautista e Momoa combattono separatamente, mostrando
due stili opposti ma complementari. Il finale, con un omaggio
evidente al cinema action asiatico, regala un confronto fisico
intenso e sanguinoso che rappresenta il culmine emotivo e narrativo
del racconto.
Jonny (Jason Momoa) e James (Dave Bautista) in FRATELLI DEMOLITORI
–
Photo Credit: Courtesy of Prime Video
Tra commedia e dramma familiare:
un equilibrio imperfetto
Il film cerca di fondere azione,
commedia e dramma familiare, riuscendoci solo in parte. Alcuni
dialoghi risultano un po’ grezzi e fin troppo espliciti nel
verbalizzare emozioni che avrebbero potuto emergere con maggiore
sottigliezza. Tuttavia, la sincerità degli interpreti compensa le
debolezze della scrittura, rendendo credibile il percorso emotivo
dei protagonisti.
Come in un concerto rock, i momenti
più riflessivi funzionano come ballate tra un assolo e l’altro: non
sono il motivo principale per cui si è lì, ma contribuiscono a dare
spessore all’esperienza complessiva.
Visivamente curato e supportato da
un cast secondario solido, Fratelli
Demolitori è un esempio di intrattenimento
onesto. Non sorprende, non innova, ma mantiene esattamente ciò che
promette sin dal trailer: due star carismatiche, tanta azione e un
rapporto familiare tormentato da ricostruire.
Fratelli
d’Italia – Tre storie di tre adolescenti
immigrati che frequentano l’Istituto Tecnico Toscanelli di Ostia,
tre vite raccontate in 90 minuti nel documentario di
Claudio Giovannesi, regista di “La casa sulle
nuvole” e del documentario “Welcome Bucarest”. Alin Delbaci, 17
anni, rumeno, vive in Italia da quattro anni, ha un rapporto
difficile con i compagni di classe e con la professoressa di
italiano.
Masha Carbonetti, 18 anni,
bielorussa, è stata adottata quando aveva 4 anni da una famiglia
italiana, si è integrata completamente nella nostra società, ha da
poco ritrovato il fratello e vorrebbe andarlo a trovare in
Bielorussia. Nader Sarhan, 16 anni, di origine egiziana ma nato a
Roma, oltre ad avere problemi scolastici deve affrontare l’ostilità
dei genitori (fortemente legati alla loro religione e molto
tradizionalisti) che non accettano il suo legame con una ragazza
italiana.
Fratelli d’Italia
Sicuramente il tema trattato, i
problemi di integrazione legati anche ai classici problemi
adolescenziali che rendono ogni ragazzo uguale anche se di
nazionalità differente, è molto attuale e molto interessante,
soprattutto per il modo in cui è trattato. Non c’è una trama, una
sceneggiatura da seguire che rischia di non essere realistica, ma è
un racconto di vite vere, un girato di mesi e mesi, tagliato ed
adattato per il grande schermo che segue passo passo i protagonisti
del documentario. Un grande fratello, che ha si dei problemi di
audio e di fotografia, ma che riesce a tenere alta l’attenzione, a
portare gli spettatori ad immedesimarsi con i ragazzi e cercare di
capire i loro problemi e i loro pensieri. Certo il modo di
affrontare il tema è originale o quanto meno poco visto in Italia,
un documentario che non solo spiega il problema dell’integrazione
(che a quanto pare non è tanto posto dai giovani italiani, quanto
piuttosto dall’idea che gli immigrati hanno di noi italiani e di
come si pongono nei confronti della società), ma mostra anche come
la scuola cerca di aiutare questi ragazzi e come i loro problemi
somiglino a quelli di qualsiasi altro ragazzo adolescente. Alin per
esempio non vuole comunicare con i suoi compagni di scuola ne
tantomeno con la professoressa di italiano, sono loro invece che
cercano in tutti i modi di parlare con lui e di farlo ragionare;
mentre, nella storia di Nader sono i genitori di lui, che essendo
islamici tradizionalisti, non vogliono mischiare la loro cultura
con la cultura italiana. Masha invece, ormai pienamente integrata,
cerca di ascoltare i consigli di genitori e insegnanti per
affrontare il suo problema, che non è solo quello di partire per la
Bielorussia ma anche quello di un ragazzo geloso che non la
vorrebbe far partire da sola.
Beh, quale ragazzo non ha avuto
problemi con la scuola? Chi non ha mai litigato con i professori?
Chi non ha mai discusso con i proprio genitori per il/la ragazzo/a?
Insomma ragazzi come gli altri ma con in più il problema
dell’integrazione, ma tutti e tre aiutati e supportati dalla scuola
e dalle proprie famiglie. Anche se a volte sembra che la storia sia
forzata o quantomeno ci sia lo zampino del regista che sperava in
qualcosa in più (anche se lo stesso Claudio afferma che di forzato
non ci sia niente o comunque nulla di rilevante) non risulta essere
un problema, non è un aspetto negativo che distrugge la credibilità
del documentario. Credibilità che risulta non solo dalle
modalità di ripresa ma anche dal linguaggio (a volte anche molto
forte!) e dai fatti raccontati (basta pensare alla scena dove Nader
afferma di essere razzista!). In conclusione quindi si può dire che
sia un ottimo lavoro che, anche se girato con pochi mezzi e con un
badget limitato, è interessante e a tratti anche divertente, una
piacevole novità che si spera abbia il successo che merita.
Tutti ne parlano, nessuno ne racconta. L’omosessualità è
senza dubbio un tema inflazionato e talvolta banalizzato. Ecco che
dalla Danimarca arriva un piccolo gioiello e ogni racconto visto ao
ascoltato in precedenza sullo stesso tema diventa banale.
Fratellanza – Brotherhood di Nicolo
Donato racconta la storia di due ragazzi, Jimmy e Lars,
che si uniscono ad un gruppo di neo-nazi, salvo poi scoprire tra
loro una passione ardente e autentica che collide violentemente con
l’ideologia che i due dovrebbero abbracciare. La scelta sarà presto
inevitabile: seguire i propri sentimenti o scegliere il gruppo?
Fratellanza –
Brotherhood con una gestazione di quattro anni, arriva al
Festival di Roma sorprendendo ed
emozionando, ma soprattutto facendo riflettere sul tema dell’
identità sessuale, ma anche su quello più profondo della scelta,
del cambiamento della vendetta e della punizione. Brotherhood è un
film fatto bene, costruito con attenzione e diligenza, con una
fotografia notevole e degli interpreti eccezionali. Vince il Gran
Premio della Giuria e Marc’Aurelio d’oro.
Fratellanza – Brotherhood, il film
Fratellanza –
Brotherhood segue linee guida apparentemente convenzionali
ponendo nella parte finale l’accento sulle conseguenze delle
proprie scelte e delle proprie azioni presenti e passate. Con un
misto di delicatezza narrativa e durezza delle immagini e dei temi
trattati il film di Donato arriva al cuore e al cervello spingendo
oltre la naturale organizzazione narrativa riguardo ai film
sull’omosessualità che si vedono in giro. E’ prima di tutto una
storia di crescita, una storia d’amore, una storia dura che svolta
nel finale in maniera tanto interessante quanto inaspettata anche
se annunciata.
Le conseguenze delle proprie azioni
si pagano nel bene e nel male, si esce cambiati dai traumi della
vita, ma tante volte la sofferenza non riesce a scalfire quelle che
sono convinzioni assurde e tante volte simulate, il rimorso non
attecchisce lì dove non c’è terreno fertile e tante volte l’amore
si trova nei momenti, nei posti e con le persone mai immaginate.
Tutto questo è Fratellanza – Brotherhood, un
ritratto bellissimo di una storia d’amore.
Alcuni di noi cinefili vivono nei
film. Alcuni di noi fanno collezione di frasi e
citazioni, per ispirarsi, per capirsi, per esprimersi. La
sceneggiatura e lo scrivere per il cinema è un mestiere complesso:
servono ritmo e credibilità, intuito, fantasia. Ma servono anche
sensibilità e un certo orecchio per le frasi
memorabili, perché il pubblico le cerca. Vuole essere
ispirato dal cinema, avere qualcosa da ricordare e portare con sé,
magari trasmettere, e usare. Ecco le migliori frasi
romantiche dai film: dieci film d’amore scelti per voi,
quelli meglio scritti e con le frasi da ricordare e da usare,
quelli più profondi, sorprendenti, intensi.
Frasi romantiche
Tra le frasi romantiche
migliori del cinema, ce ne sono alcune di film
recentissimi: due film delicati che vanno dritti al punto, a cosa
sia essere umani, avere sentimenti, amare, avere il cuore
spezzato.
Io dico che chiunque si innamori è un disperato. Innamorarsi è
una pazzia. È come se fosse una forma di follia socialmente
accettabile. (Amy)
Ma il cuore non è una scatola che viene riempita, aumenta di
volume ad ogni nuovo amore. (Samantha)
E come se stessi leggendo un libro… è un libro che amo con
tutta me stessa, ma lo leggo lentamente ora, le parole sono
distanti tra loro gli spazi tra le parole sono quasi infiniti.
Riesco ancora a sentire te e le parole della nostra storia, ma è in
questo spazio infinito tra le parole che sto trovando me stessa
ora. È un posto che non appartiene al mondo fisico, dove ci sono
cose che neanche sapevo esistessero. Ti amo tantissimo. Ma ora sono
qui, e ora sono questa, e devi lasciarmi andare, per quanto io lo
voglia, non posso più vivere nel tuo libro.
(Samantha)
Va bene. Stasera, dopo che sei andato via, ho pensato tanto. A
te e a come mi trattavi e ho pensato “Ma perché lo amo?”. E poi ho
sentito che dentro di me mi stavo liberando da tutto quello a cui
ero aggrappata e ho capito che non c’è un motivo razionale, non ne
ho bisogno. Mi fido di me stessa, mi fido di quello che sento. Non
cercherò più di essere diversa da quella che sono, e spero che tu
lo possa accettare. (Samantha)
Vedrete che ci dirà addio così, quando arriverà il momento: “a
dopo!” (Elio)
Chiamami col tuo nome e io ti chiamerò col mio
(Oliver)
Io non ho mai avuto ciò che avete avuto voi. Ci sono andato
molto vicino ma c’era sempre qualcosa che mi bloccava (Mr.
Perlman)
Quando meno te lo aspetti la natura ha dei modi astuti per
trovare il nostro punto debole. Ricorda solo: io sono qui. In
questo momento potresti non voler sentire nulla. Forse non hai mai
desiderato sentire niente. E forse non è a me che vorresti parlare
di queste cose. Ma ovviamente qualcosa l’hai provato. Hai avuto una
splendida amicizia. Forse più di un’amicizia. E io t’invidio. Al
mio posto, molti genitori spererebbero che tutto questo scompaia,
pregando che i loro figli si rimettano in piedi. Ma io non sono
quel genere di genitore. Asportiamo così tanto di noi stessi per
cercare di guarire prima, che quando poi arriviamo a trent’anni
siamo già falliti, e ogni volta che ricominciamo con qualcun altro
abbiamo sempre meno da offrirgli. Ma costringersi a non provare
niente per non provare niente, che spreco! Ne ho parlato
abbastanza? Allora dirò solo un’altra cosa per schiarirti le idee.
Io non ho mai avuto ciò che avete avuto voi. Ci sono andato molto
vicino ma c’era sempre qualcosa che mi bloccava. Come vivi la tua
vita sono affari tuoi. Solo ricorda, i nostri cuori e i nostri
corpi ci vengono donati una volta sola. E prima che tu te ne renda
conto, il cuore si logora, e quanto al tuo corpo, a un certo punto
arriva il momento in cui nessuno lo guarderà, né tanto meno vorrà
avvicinarvisi. Adesso c’è il dispiacere. Il dolore. Non ucciderlo,
perché assieme ad esso se ne andrebbe pure la gioia che hai
vissuto. (Mr. Perlman)
Frasi romantiche brevi
Lunghissimi monologhi, ma anche
brevi frasi romantiche che tutti ricordiamo. Che
usiamo come tatuaggi, che scriviamo alle altre persone, piccoli
messaggi. Ecco alcune frasi romantiche brevi: nello stile dei
famosi cartelli di Love Actually.
Love Actually: L’amore
davvero, Richard Curtis (2003).
Io ho la strana sensazione che – se lo cerchi – l’amore davvero
è dappertutto.
Ti amo anche quando stai male e hai una faccia che fa… schifo!
(Jamie)
Soprattutto perché (se non lo dici a Natale quando lo dici,
eh?) sono veramente tua. Con amore. La tua Natalie.
Ma sì, papà, facciamolo. Andiamo a sputtanarci per amore.
(Sam)
Ma per ora lasciami dire, senza speranza né intenzioni, solo
perché è Natale (e a Natale si deve dire la verità): tu per me sei
perfetta.
Orgoglio e Pregiudizio, Joe
Wright (2005)
Mi avete stregato anima e corpo e vi amo… vi amo… vi amo. E
d’ora in poi non voglio più separarmi da voi. (Mr.
Darcy)
Ma lei lo corrisponde? Pochi di noi sono abbastanza sicuri di
amare sul serio qualcuno senza un appropriato
incoraggiamento. (Mrs. Lucas)
Siamo tutti folli in amore. Egli non conosce il suo carattere
quanto noi. E lei dovrebbe sbrigarsi, intrappolarlo. (Mrs.
Lucas)
Vi amo con grande ardore… Vi prego, concedetemi la vostra
mano. (Mr. Darcy)
Frasi romantiche da dedicare
Chi lo dice che usare frasi tratte
da film è sbagliato? Ecco delle frasi romantiche tratte da
due film memorabili, perfette da dedicare:
La vita di
Adèle, Abdellatif Kechiche (2013)
Io sono felice. Sono felice con te. Sono felice come sto. È
questa la mia maniera di essere felice. (Adele)
Dove vado senza di te? (Adele)
Ho te e mi basta. (Adele)
Mi manchi. Sto male a non toccarti più, a non vederti più, a
non respirarti più. Ho voglia di te continuamente. Non ho voglia di
nessun altro. Mi manca tutto. (Adele)
Le pagine della nostra
vita, Nick Cassavetes (2004)
L’amore più bello è quello che risveglia l’anima e ci fa
desiderare di arrivare più in alto… è quello che incendia il nostro
cuore e porta la pace nella nostra mente… questo è quello che tu mi
hai hato e che spero di darti per sempre. (Noah)
E allora non sarà facile anzi sarà molto difficile. E dovremo
lavorarci ogni giorno. Ma io voglio farlo perché io voglio te! Io
voglio tutto di te, per sempre. Io e te ogni giorno della nostra
vita. (Noah)
Ti amo, Allie, perché grazie a te sono l’uomo che sono. In te
si concentrano tutte le mie ragioni di vita,tutte le mie
speranze,tutti i miei sogni,e qualunque cosa accada in futuro ogni
giorno trascorso assieme sarà il più bello della mia esistenza . io
sarò tuo per sempre. E tu tesoro, sarai mia per
sempre. (Noah)
Sei l’esaudimento di ogni mia preghiera. Sei un sogno, una
musica, e non so come mi sia stato possibile vivere tanto a lungo
senza di te. Ti amo, Allie, piu’ di quanto tu immagini. Ti ho
sempre amato. Ti amerò per sempre. (Noah)
Frasi romantiche canzoni
E al cinema, alcune delle frasi più
belle si trovano nei musical. Ecco allora le
frasi più romantiche da alcune delle canzoni d’amore più
famose della storia del cinema (tradotte
dall’inglese).
Resta, solo per un po’. Per favore, per favore, per favore, per
favore, per favore, Dimmi che resterai.
Adesso ho vissuto il momento più bello della mia vita, non mi
sono mai sentito così prima. Giuro, è la verità, e lo devo tutto a
te.
Ho aspettato per così tanto, e ora finalmente ho trovato
qualcuno che mi stia accanto.
Segretamente, così ci siamo presi per mano, perché sembrava
avessimo capito l’urgenza. Solo ricorda, sei l’unica cosa di cui
non posso fare a meno.
La notte in cui ci siamo conosciuto, ho capito che avevo
bisogno di te.
Ti farò felice, piccola, aspetta e vedrai. Per ogni bacio che
mi dai, io te ne darò tre. Ti ho aspettata dal giorno in cui ti ho
incontrata. So che ti adorerò per l’eternità.
Frasi romantiche per lei e per
lui
Parlare d’amore è per
tutti. Senza freni, senza vergogna, senza stereotipi.
Ecco frasi romantiche per lei e frasi romantiche per
lui. Dichiarazioni da Notting Hill, dove parla lei; e da
Bridget Jones, dove parla lui.
Notting Hill, Roger Michell
(1999)
“Per June, che amava questo giardino. Da joseph, che le sedeva
sempre accanto”… Certe persone passano la loro vita insieme…
(Anna)
Oggi devo partire, ma mi chiedevo… Se non lo facessi, insomma
tu mi lasceresti frequentarti un po’? O molto, magari, per vedere
se ti piaccio ancora. (Anna)
Sono anche una semplice ragazza che sta di fronte a un ragazzo
e gli sta chiedendo di amarla… (Anna)
Il diario di Bridget
Jones
Non penso affatto che tu sia un’idiota. Oddio, è vero che c’è
qualche cosa di ridicolo in te, nei tuoi modi e tua madre è
piuttosto imbarazzante. E devo ammettere che sei veramente pessima
quando ti capita di parlare in pubblico, e tutto quello che ti
passa per la testa lo fai uscire dalla bocca senza tener tanto
conto delle conseguenze. Certo mi rendo conto che quando ti ho
conosciuta al buffet di tacchino al curry di Capodanno sono stato
imperdonabilmente scortese e avevo addosso quel maglione con la
renna sopra… che mi aveva regalato mia madre il giorno prima. Ma il
punto è… quello che cerco di dirti… in modo molto confuso… è che,
in effetti, probabilmente, malgrado le apparenze… tu mi piaci. Da
morire. (Mark)
Tu mi piaci da morire, Bridget, così come
sei. (Mark)
La raccolta di frasi da Il Piccolo
Principe, il romanzo che ha emozionato intere generazioni di
lettori. Tra tanti capolavoro della letteratura Il Piccolo
Principe è senz’altro un vero e proprio capostipite, e
proprio per questa ragione le frasi de Il Piccolo
Principe hanno segnato intere generazioni di lettori. Dai
dialoghi tra il piccolo principe e la volpe o semplici passaggi del
libro possiamo trarre frasi celebri sull’amicizia, sul
tramonto, sulla vita e sull’amore.
Le frasi celebri sull’amicizia da Il Piccolo Principe
E quando ti sarai consolato (ci si
consola sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai
sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E aprirai
a volte la finestra, così, per piacere… e i tuoi amici saranno
stupiti di vederti ridere guardando il cielo. Allora tu dirai” Sì,
le stelle mi fanno ridere! “E ti crederanno pazzo. T’avrò fatto un
brutto scherzo…”
“Se tu vieni, per esempio, tutti i
pomeriggi alle quattro … dalle tre io comincerò ad essere
felice.”
“È il tempo che si è per
“Conoscerò un rumore di passi che
sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno
nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una
musica.”
duto per una persona a determinare
la sua importanza.”
“Ho fatto di te mio amico e ora
sei per me unico al mondo.”
Il piccolo Principe, le frasi più belle
Ecco il mio segreto. È molto
semplice: si vede solo con il cuore. L’essenziale è invisibile
agli occhi.
Gli adulti da soli non
capiscono niente, ed è stancante per i bambini dover sempre
spiegare tutto.
Dinanzi a un mistero assoluto,
nessuno ha il coraggio di disobbedire.
Agli adulti piacciono
i numeri. Quando raccontate loro di un nuovo amico, non vi
chiedono mai le cose importanti. Non vi dicono: «Com’è il suono
della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione
di farfalle?» Le loro domande sono: «Quanti anni ha? Quanti
fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?» Solo allora
pensano di conoscerlo.
Se dite agli adulti: «Ho visto una
bella casa di mattoni rosa, con gerani alle finestre e colombi sul
tetto…», loro non riescono a immaginarsi la casa. Dovete dire: «Ho
visto una casa di centomila franchi». Allora esclamano subito: «Oh,
che bella!»
Devo pur sopportare due o
tre bruchi se voglio conoscere le farfalle. Pare che
siano bellissime.
L’autorità si fonda in primo
luogo sulla ragione. Se ordini al tuo popolo di andare a gettarsi
in mare, quello farà la rivoluzione. Ho il diritto di pretendere
l’obbedienza perché i miei ordini sono ragionevoli.
Non è il geografo che fa
il conto delle città, dei fiumi, delle montagne, dei mari, degli
oceani e dei deserti. Il geografo è troppo importante e non può
andare a zonzo. Non esce mai dal suo studio. Ma lì riceve gli
esploratori. Li ascolta e trascrive i loro ricordi. E se i ricordi
di uno di loro gli sembrano interessanti, il geografo fa fare
un’indagine sulla moralità dell’esploratore.
«Mi domando» disse «se
le stelle brillano perché un giorno ciascuno possa
ritrovare la propria.»
Se per esempio verrai
alle quattro del pomeriggio, già dalle tre io
comincerò a essere felice. Più il tempo passerà e più mi sentirò
felice. Finché alle quattro sarò tutta agitata e in apprensione:
scoprirò il valore della felicità! Ma se vieni quando capita, non
saprò mai a che ora vestirmi il cuore…
Il regista premio Oscar
Roman Polanski ha realizzato numerosi thriller e
noir di grande valore artistico nel corso della sua carriera.
Titoli come Chinatown, L’inquilino del terzo piano
o i più recenti L’uomo nell’ombra e Quello che non so di
lei sono solo alcuni magnifici esempi. Un altro film di
questa tipologia, troppo spesso poco citato, è
Frantic, realizzato nel 1988. Si tratta
di un racconto di spionaggio ambientato in una Parigi quantomai
ostile, dove il regista era tornato a vivere dopo il successo
hollywoodiano di Chinatown. Frantic, inoltre, è
un sentito omaggio ad uno dei maestri del genere, ovvero
Alfred Hitchcock.
Numerose analisi hanno infatti
sottolineato nel corso del tempo i numerosi elementi narrativi e di
regia che richiamano lo stile e le opere del maestro del brivido,
autore di capolavori come La donna che visse due volte e
L’uomo che sapeva troppo. Proprio con quest’ultimo titolo
si ritrovano le maggiori somiglianze, benché Frantic viva
poi di proprie originalità, scritte dallo stesso Polanski insieme
al suo collaboratore abituale Gérard Brach. Ad
arricchire il film vi sono poi non solo le interpretazioni di
celebri interpreti, ma anche la colonna sonora (apprezzata come
sempre) di Ennio Morricone.
Oggi Frantic è considerato
un cult nella filmografia di Polanski, ricordato più dalla critica
che non dal pubblico, ma ad ogni modo sempre molto gradito agli
appassionati delle opere del regista polacco. Per chi non l’avesse
ancora visto, si tratta dunque di un titolo da recuperare
assolutamente. Prima di intraprendere una visione del film, però,
sarà certamente utile approfondire alcune delle principali
curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà
infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama e al cast di attori.
Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
Frantic: la trama del film
Protagonista del film è il dottor
Richard Walker, che con sua moglie
Sondra arriva a Parigi da San Francisco per un
importante convegno medico. I due si ripromettono però di passare
un disteso e tranquillo soggiorno, in ricordo della luna di miele
di vent’anni prima, in un albergo al centro della capitale
francese. Tale desiderio viene però subito ostacolato
dall’improvvisa scomparsa di Sondra. Dopo ore di attesa, Richard
capisce che potrebbe essere capitato qualcosa di spiacevole e si
mobilita subito per ritrovare la moglie. La polizia lo tratta però
con scetticismo e nessuno sembra dare importanza alla cosa.
Richard decide allora di indagare da
solo e scopre che la valigia ritirata dalla moglie in aeroporto non
è in realtà la loro. Seguendo una serie di indizi riuscirà a
risalire a Michelle, la vera proprietaria
dell’oggetto. La giovane si occupa di trafficare droga per un
criminale ed è in cerca dei soldi che quest’ultimo le deve. Richard
e Michelle sono dunque entrambi in cerca di qualcosa e capiranno
ben presto di essere finiti al centro di un perverso gioco,
popolato da spie e agenti segreti. La loro sarà dunque una corsa
frenetica contro il tempo, nel tentativo di risolvere gli enigmi
generatisi.
Frantic: il cast del
film
Ad interpretare il dottor Richard
Walker vi è l’attore Harrison Ford,
il quale ottenne il ruolo battendo la concorrenza di
Kevin Costner, Nick
Nolte e William Hurt. Come in seguito
rivelato, Harrison Ford pensava che Frantic
fosse un titolo fuorviante per il film poiché la sceneggiatura non
aveva un ritmo frenetico. Egli affermò invece che Moderately
Disturbed (Moderamente disturbato) sarebbe stato un
titolo più appropriato. Roman Polanski non rimase però divertito
dalla battuta. Nel ruolo di Sondra si può invece ritrovare
l’attrice Betty Buckley, principalmente nota come
interprete di musical di Broadway.
Emmanuelle Seigner,
che all’epoca delle riprese aveva 22 anni, interpreta invece la
giovane Michelle. L’attrice rivelò in seguito di non aver avuto
alcuna idea di chi fosse Harrison Ford prima di conoscerlo sul set,
ma di essere rimasta colpita dalla sua gentilezza. In seguito a
questo film, la Seigner sposerà Polanski, di cui è ancora oggi la
moglie. Recitano poi nel film gli attori John
Mahoney nei panni di Williams, David
Huddleston in quelli di Peter e Yves
Rénier in quelli dell’ispettore. Come suo solito, Polanski compare anche in questo
film con un breve cameo: è il tassista che porge i fiammiferi
al protagonista.
Frantic: il trailer e dove
vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di
Frantic grazie alla sua presenza su
alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Chili
Cinema, Google Play, Apple iTunes, Now e Amazon Prime Video. Per
vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà
noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo
di sabato 3 dicembre alle ore
21:00 sul canale Iris.
Andrew Renzi,
giovane filmaker di Philadelphia, a soli 31 anni è pronto a
compiere il grande salto verso Hollywood e le produzioni low-
budget disseminate di star con il film Franny,
pellicola difficile da decifrare ed etichettare che vede come
protagonisti
Richard Gere,
Dakota Fanning e
Theo James.
Tre generazioni diverse di attori,
con percorsi diversi alle spalle, ma che vengono orchestrati dal
regista con grazia e tatto per raccontare la storia di Franny
(appunto) un miliardario filantropo pronto a portare gioia a tutti
coloro che lo circondano, forse semplicemente per rimediare ai
sensi di colpa che lo divorano da quando la coppia di amici
fraterni, Mia e Bobby – genitori di Olivia – sono morti in un
incidente nella stessa auto dove viaggiava anche lui. Ma la sua
precaria “fortezza della solitudine” viene messa a repentaglio con
il ritorno inaspettato di Olivia, giovanissima ma già sposa e in
procinto di diventare madre, che chiede all’eccentrico miliardario
un favore: trovare un lavoro per il marito Luke, medico. Da quel
momento per Franny si prospetteranno due scelte di vita, in biblico
tra redenzione e lenta discesa nel turbinio delle sue follie e dei
suoi mostri del passato.
Franny è
sfaccettata e ricca di spunti narrativi, e proprio per questo va
incontro – a braccia aperte – al tremendo rischio di raccontare,
diegeticamente, “tutto e niente”: troppi spunti interessanti di
riflessione vengono solo abbozzati, facendola ricadere dell’oblio
delle opere prime ambiziose ma caotiche. A salvarla in
corner, però, ci sono le ottime interpretazioni maschili,
soprattutto di
Gere – mattatore assoluto, tocco barocco trasudante
metodo Strasberg – ma anche il “novizio” James, carattere e
lineamenti decisi, che riesce a duettare con il veterano leone
senza soccombere durante le scene più intense.
È la forza attoriale a conferire al
film quella complessità, salvandolo dalle semplici macchiette,
portate in scena come marionette; la sceneggiatura di Renzi,
personale e complessa, riesce a mantenere un buon ritmo costante
dividendosi abilmente tra alti e bassi, climax e anti – climax,
sovvertendo le percezioni dello spettatore proprio quando si trova
ad accettare – rassegnato – ciò che vede sullo schermo, creando il
curioso effetto di un giro sull’ottovolante della vita.
Il focus intorno al quale
ruota tutta la vicenda di Franny e dal quale,
alla fine, derivano anche le azioni che cambiano il corso degli
eventi è l’enigmatico Franny: miliardario dal misterioso passato,
dal carattere inquieto, afflitto da dipendenze fisiche, psichiche
ed emotive, morfinomane e invadente fino ai limiti dell’ossessione,
il risultato del lavoro in tandem tra
Gere e Renzi è un curioso mix tra Hemingway e Howard
Hughes, una sorta di leggenda “umana, troppo umana” succube della
propria grandezza e del proprio potere, minato nella propria
fragilità dal peso del passato e dai sensi di colpa zavorranti che
rendono l’arte del vivere una sfida verso sé stessi.
Un film tanto intrigante quanto poco
noto è Franklyn, opera fantasy con toni
da thriller ed elementi drammatici, scritto e diretto nel 2008 da
Gerald McMorrow, qui al suo primo e ad oggi unico
lungometraggio. Presentato al London Film Festival, il film non ha
sul momento ottenuto grande successo, guadagnandosi però nel tempo
lo status di cult. Un numero sempre crescente di spettatori hanno
infatti fatto crescere i discorsi intorno al film, che si configura
oggi più che mai come un’opera noir di grande fascino, tanto per il
suo contesto narrativo quanto per i complessi personaggi e le loro
intricate vicende.
Particolarmente memorabile del film
è il suo aspetto visivo, per cui McMorrow si è ispirato
all’iconografia religiosa che ha visto a Città del Messico. A
partire da queste suggestioni egli ha così costruito un contesto
particolarmente devoto alla fede, all’interno del quale si
verificano però eventi quantomai spiacevoli. Quella che viene
raffigurata è dunque una distopia, particolarmente simile a quella
che il regista aveva già rappresentato nel suo celebre
cortometraggio del 2002 Thespian X. Ulteriori fonti di
ispirazione, su sua ammissione, è stata anche la graphic novel
Watchmen, da cui sono ripresi i toni cupi e il carattere
controverso del protagonista.
Per gli amanti dei film distopici,
cupi e con elementi basati sulla figura del giustiziere quale eroe
del bene, Franklyn è senza dubbio un film da riscoprire.
Tanto poco noto quanto suggestivo, è ancora oggi un’opera che
lascia il segno. Prima di intraprendere una visione del film, però,
sarà certamente utile approfondire alcune delle principali
curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà
infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama e al cast di attori.
Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
Franklyn: la trama del film
La vicenda del film si svolge in due
realtà parallele: nella Londra dei nostri giorni e in una
imprecisata “Città di Mezzo”, governata da una forza di polizia che
pretende che ogni residente abbia una religione in cui credere. Ciò
permette di rendere prevedibile ogni individuo che, seguendo i
dettami della propria religione, può dunque essere facilmente
catturabile se venisse emesso su di lui un mandato di arresto. In
questi mondi paralleli si districano simultaneamente i destini di
quattro persone. Il primo è Jonathan Preest, un
vigilante mascherato ateo della Città di Mezzo, alla ricerca di un
criminoso capo di una setta religiosa chiamata “L’Individuo”.
A Londra, invece, vaga
Peter, il quale è alla disperata ricerca del
figlio fuggito da un manicomio. Milo, un anonimo
trentenne, ritrova dopo anni il suo primo amore, trovandovi un
porto sicuro per le sue pene di cuore. Emilia,
invece, è una problematica studentessa d’arte con tendenze suicide.
Pur appartenendo a mondi e contesti lontani, questi quattro
personaggi sono destinati ad una convergenza dei loro destini
particolarmente pericolosa. Nel momento in cui i loro mondi
collideranno per motivi inaspettati, tutto delle loro vite cambierà
per sempre, portando a risvolti quantomai imprevedibili.
Franklyn: il cast del film
Il cast di attori che compare nel
film non è quello che sarebbe dovuto esservi inizialmente. A
ricoprire il ruolo di Jonathan Preest doveva originariamente
esserci Ewan McGregor,
il quale dovette però rinunciare in seguito ad un brutto
infortunio. Al suo posto è così stato scelto Ryan
Philippe, attore già noto per i film So cosa hai
fatto, Cruel Intentions e Crash – Contatto fisico.
Per interpretare il giustiziere mascherato, egli si è poi
sottoposto ad un lungo allenamento, al fine di sviluppare il fisico
richiesto. Nel ruolo di Milo, invece, doveva esserci Paul Bettany,
oggi noto per il personaggio di Visione nell’MCU. Nel momento in cui questi
rinunciò alla parte, venne chiamato Sam Riley,
attore scelto dopo essere stato visto come protagonista in
Control.
Ad interpretare l’anziano Peter, era
inizialmente previsto John Hurt. Al suo posto è
però poi stato scelto Bernard Hill. Questi è
meglio noto per essere stato il comandante del Titanic Edward Smith
in Titanic e re Théoden nella trilogia de Il Signore degli
Anelli. L’unica a non aver ceduto ad altri il proprio
ruolo è stata Eva Green,
presente qui nei panni di Emilia. Per questo ruolo, l’attrice si è
ispirate alle vere artiste Sophie Calle e Tracey Emin. Nel film
sono poi presenti gli attori James Faulkner nel
ruolo del Pastore Bone e Art Malik in quelli di
Tarrant, il capo della Città di Mezzo.
Franklyn: il trailer e
dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire del film grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. Franklyn
è infatti disponibile nei cataloghi di Rai
Play e Amazon Prime Video. Per vederlo, una
volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il
singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così
modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un
dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è
inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 18 maggio alle ore
23:00 sul canale Rai 4.
Franklin Richards è
uno dei personaggi più affascinanti e complessi dell’universo
Marvel. Figlio di Reed
Richards (Mr. Fantastic) e Susan
Storm (la Donna Invisibile) dei
Fantastici Quattro, Franklin è un mutante con
poteri straordinari, sin dalla nascita. La sua esistenza è
un’anomalia genetica: nonostante sia nato da due esseri umani
modificati da raggi cosmici, Franklin è infatti un mutante
di livello Omega, classificato tra i più potenti
dell’intero universo Marvel. Apparso per la prima volta in
Fantastic Four Annual n. 6 del 1968, creato da
Stan Lee e Jack Kirby, Franklin
ha avuto un’evoluzione narrativa costante, passando da semplice
bambino a figura chiave in eventi cosmici e storyline fondamentali
della Marvel. Ora che è stato introdotto anche al cinema in
I
Fantastici Quattro: Gli Inizi, è bene sapere qualcosa in
più sul suo conto.
La storia del personaggio
Nel corso degli anni, Franklin ha
vissuto momenti drammatici e decisivi. Fin dalla sua infanzia, ha
dimostrato di possedere poteri psionici fuori scala, al punto che i
suoi genitori hanno spesso temuto per la sua sicurezza e quella del
mondo. Uno degli eventi più iconici che lo vede protagonista è la
saga di La Rinascita degli Eroi, in cui Franklin crea un
intero universo tascabile per salvare gli eroi della Terra caduti
contro il villain Onslaught. In un’altra
storyline, Future Foundation, lo vediamo invece crescere sotto
la guida di suo padre e dell’organizzazione fondata per dare un
futuro migliore all’umanità. La sua amicizia con
Valeria, la geniale sorella minore, è un altro
punto chiave della sua crescita narrativa.
Franklin è stato anche al centro
della saga Power Pack e ha avuto numerose interazioni con
i mutanti degli X-Men, soprattutto durante gli eventi di House of
X e Empyre. In particolare, durante Empyre:
Fantastic Four, viene messo alla prova il suo ruolo come
giovane creatore e la sua difficoltà a gestire poteri così vasti.
Tuttavia, uno dei colpi di scena più recenti è stato quello di
scoprire che Franklin non è in realtà un mutante, bensì ha usato
inconsciamente i suoi poteri per alterare la propria biologia.
Questo ha messo in crisi la sua appartenenza alla comunità mutante,
rivelando la complessità psicologica del personaggio e la continua
tensione tra ciò che è e ciò che vuole essere.
I poteri di Franklin
Richards
I poteri di Franklin Richards sono
dunque tra i più vasti e devastanti mai visti nell’universo Marvel,
a tal punto che hanno spesso rappresentato un ostacolo narrativo
notevole, tanto che periodicamente viene “allontanato dalle scene”
(in una occasione viene rapito dal nonno Nathaniel Richards e in
un’altra viene addirittura privato dei suoi poteri, diventando un
bambino normale). Franklin è infatti in grado di alterare la realtà
a un livello quasi divino, plasmando l’universo secondo la propria
volontà. Ha creato universi alternativi, manipolato il tempo, la
materia e persino riportato in vita esseri cosmici.
La sua abilità più nota è la
manipolazione della realtà su scala universale, che lo pone al
livello di entità cosmiche come l’Eternità o il
Tribunale Vivente. Questo lo rende un essere
temuto e rispettato persino da Galactus, che in
alcune linee temporali diventa suo araldo. Oltre alla manipolazione
della realtà, Franklin possiede però anche poteri telepatici e
telecinetici potentissimi, capaci di rivaleggiare con quelli dei
più forti mutanti mentali come Charles Xavier o
Jean Grey. È stato mostrato capace anche di
comunicare a distanza intergalattica, proiettare la propria
coscienza, bloccare o risvegliare i poteri di altri esseri, e
leggere le menti più complesse.
Queste abilità non sempre sono sotto
il suo pieno controllo, specialmente nelle sue prime apparizioni,
quando spesso le sue emozioni infantili influenzavano il modo in
cui i poteri si manifestavano. Nel corso del tempo, Franklin ha
anche dimostrato una forma di immortalità potenziale e una
resistenza fisica sovrumana quando alimentato al massimo delle sue
capacità. Tuttavia, una delle dinamiche più interessanti è il
declino dei suoi poteri: in alcune saghe, come Fantastic
Four post-Empyre, viene narrato come Franklin stia
perdendo le sue capacità e si confronti con l’idea di essere
“normale”. Questo aspetto introduce un livello di umanità e
fragilità nel personaggio, rendendolo molto più accessibile e
tragico nel contesto delle sue azioni eroiche e dei suoi legami
familiari.
Sue Storm (Vanessa Kirby) e Franklin Richards in I
Fantastici Quattro: Gli Inizi
Franklin Richards debutta sullo
schermo in I Fantastici Quattro: Gli
Inizi
Per quanto riguarda l’universo
cinematografico Marvel, Franklin Richards fa il suo debutto nel
film I Fantastici Quattro: Gli Inizi (leggi
qui la nostra recensione). Sebbene nel film sia per la maggior
parte un’infante, ricopre già un ruolo molto importante. Franklin
diventa infatti l’obiettivo di Galactus, che riconosce in lui un
potere immenso, capace di salvarlo dalla sua fame infinita. Le
reali capacità del bambino rimangono ad ora grossomodo inesplorate
nel film, ma nel finale egli riesce a riportare in vita sua madre,
la quale sembra così aver avuto un assaggio del suo immenso potere.
Franklin è poi presente, quando ha ormai 5 anni, nella scena
mid-credits del film, dove incontra Dottor Destino, il quale sembra
a sua volta molto interessato a lui.
Questa scena presuppone dunque che
il personaggio verrà sviluppato in maniera più approfondita nei
prossimi film Avengers:
Doomsdaye Avengers:
Secret Wars. Dato il già annunciato “reset” che
caratterizzerà l’MCU dopo quest’ultimo titolo, è probabile che
possa essere proprio Franklin a dar luogo ad una completa
riscrittura della realtà, manipolandola con i propri poteri.
L’introduzione di Franklin segna dunque indubbiamente un punto di
svolta per l’universo Marvel al cinema, offrendo potenzialmente
nuove linee narrative e temi legati alla mutazione, alla famiglia e
alla responsabilità del potere.
I Fantastici Quattro: Gli Inizi(la
nostra recensione) ha visto la nascita di
Franklin Richards, che potrebbe già essere il personaggio più
potente dell’MCU. L’aggiunta della Prima Famiglia Marvel all’MCU è un passo
importante per il franchise. Finalmente hanno ottenuto un film
degno della loro eredità, e varrà la pena aspettare per vederli
finalmente interagire con altri personaggi dell’MCU.
Sebbene il film abbia anticipato
l’arrivo di Doctor Doom prima di Avengers: Doomsday, la rivelazione più
importante potrebbe essere stata l’introduzione
di Franklin Richards. Figlio di Sue Storm e Reed Richards,
Franklin è uno dei personaggi più forti nella storia della Marvel Comics. È in grado di alterare la
realtà, creare universi e manipolare ciò che lo circonda grazie ai
suoi poteri telecinetici.
Considerando la sua controparte nei
fumetti, è lecito supporre che Franklin sarà immensamente potente
nell’MCU, soprattutto perché Galactus ha mostrato un vivo interesse
per lui. I Fantastici Quattro: Gli Inizi ha
mostrato solo un breve assaggio delle sue abilità, ma già
rivaleggia con molti dei personaggi più forti dell’MCU, nonostante
la sua giovane età.
I poteri di Franklin Richards
nell’MCU spiegati
Figlio di Sue e Reed, Franklin ha
ereditato un grande potere, ma I Fantastici Quattro: Gli
Inizi ha indicato che le sue abilità sono quasi
illimitate. Galactus crede che sia abbastanza forte da sostituirlo
sul trono e afferma che “possiede il Potere Cosmico”.
Data la potenza di Galactus, si può presumere che Franklin
rivaleggi con la sua forza e forse la superi.
Nel film, le abilità di Franklin
vengono mostrate solo quando resuscita sua madre, la cui forza era
esaurita dopo aver combattuto contro Galactus. Gli occhi di Sue
brillano di un’energia viola e radiosa, suggerendo che Franklin
abbia usato il potere cosmico per riportare in vita sua madre. Se
già da bambino è in grado di usare l’energia cosmica per
resuscitare le persone, potrebbe diventare inarrestabile una volta
che ne avrà il pieno controllo.
Non ha ancora molte delle sue
abilità dei fumetti, ma potrebbero arrivare in seguito. Sulla base
della scena
post-crediti di I Fantastici Quattro: Gli
Inizi, i suoi poteri cosmici saranno probabilmente un
fattore importante in Doomsday e Secret Wars. Le
possibilità per Franklin sono infinite, poiché è un personaggio OP
che può essenzialmente fare tutto ciò che vuole.
I personaggi più forti dell’MCU
spiegati
Da Iron Man in poi, l’MCU ha
aggiunto un numero crescente di esseri estremamente potenti. Molti
di questi personaggi possono manipolare la realtà attraverso la
magia, mentre altri mostrano il loro potere attraverso una forza o
una velocità estreme. In The Avengers, Thor era il
personaggio più forte conosciuto nell’universo. Un vero e
proprio dio, Thor ha una forza sovrumana, armi potenti e può
brandire liberamente i fulmini.
Tuttavia, l’introduzione della
magia ha cambiato gli equilibri di potere all’interno
dell’universo. Doctor Strange è quasi illimitato in ciò che può
fare, eScarlet Witch è quasi inarrestabile quando raggiunge il
suo pieno potere. Ha quasi sconfitto Thanos da sola ed è stata in grado di uccidere gli
Illuminati senza alcuno sforzo.
Suo figlio, Wiccan, ha poteri
simili, in grado di creare le proprie realtà, come si vede in
Agatha All Along. L’energia cosmica è uno strumento distruttivo
all’interno dell’MCU ed è brandita da personaggi come Captain
Marvel e Invisible Woman. Sue ha mostrato da dove Franklin prende
le sue abilità in First Steps, quando ha utilizzato i suoi poteri
per allontanare Galactus dalla sua Terra.
Loki possedeva già molti poteri
come Asgardiano, ma recentemente ha ricevuto un potenziamento nella
sua serie TV, assumendo il controllo della linea temporale sacra.
Il Dio dell’Inganno è diventato una forza cosmica che ora regna sul
multiverso. Dato il suo nuovo ruolo, Loki potrebbe essere una
figura centrale in Doomsday, mentre cerca di impedire che la
sua nuova linea temporale si interrompa.
Altri personaggi potenti includono
gli
Eterni, Mefisto, Morte e G’iah di Secret Invasion, che è
diventato uno degli eroi più potenti della Marvel dopo aver
ereditato le abilità di Capitan Marvel, Thanos e altri. Thunderbolts* ha anche introdotto Sentry/The
Void, il cui ritorno in Doomsday è stato confermato. Sebbene
Sentry sia un essere supremo, il suo lato oscuro travolgente rende
i suoi poteri più pericolosi da usare.
Come Franklin Richards si
confronta con i personaggi più potenti dell’MCU
Se Franklin fosse simile alla sua
controparte dei fumetti, allora sarebbe facilmente uno dei
personaggi più forti dell’MCU. Gli unici personaggi che potrebbero
superarlo sono i Celestiali e Loki, a seconda del suo controllo sul
multiverso. Con la capacità di creare universi e distorcere la
realtà, sarebbe difficile per chiunque avvicinarsi a lui.
Tuttavia, Franklin è ancora molto
giovane e probabilmente non ha ancora il pieno controllo delle sue
abilità. Ha comunque resuscitato sua madre quando era ancora un
neonato, quindi possiede già un grande potere. Tuttavia, è
difficile valutare la sua posizione attuale rispetto agli altri
personaggi che occupano i vertici della gerarchia di potere, ma
Doomsday dovrebbe esplorare ulteriormente i suoi poteri.
Nella scena post-crediti di
First Steps‘, il Dottor Destino si avvicina a
Franklin nell’attico dei Fantastici Quattro, togliendosi la
maschera per rivelargli il suo volto. Dato il suo interesse per il
figlio di Sue e Reed, Destino ha in mente di sfruttare i poteri di
Franklin a proprio vantaggio, poiché chiunque controlli il potente
bambino potrebbe controllare il multiverso.