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La ragazza con il braccialetto: la storia vera dietro il film

La ragazza con il braccialetto: la storia vera dietro il film

Il francese Stéphane Demoustier, regista di Terre battute e Allons enfants, ha realizzato nel 2019 quello che è ad ora il suo film più noto: La ragazza con il braccialetto. Incentrato su una vicenda giudiziaria, questo è in realtà un viaggio esplorativo all’interno di un nucleo famigliare tipo, con il fine di indagarne i rapporti, gli equilibri e in che modo essi possono essere minati da un evento sconvolgente. Selezionato per essere proiettato nella sezione Piazza Grande al 72esimo Festival di Locarno, dove ha avuto la sua anteprima mondiale, il film è dunque un intenso dramma che non ha mancato di ottenere ampi riconoscimenti.

La ragazza con il braccialetto è infatti stato accolto con ottime recensioni da parte della critica e del pubblico, ed ha poi vinto premi in prestigiose cerimonie come i Lumières Awards, dove Demoustier ha vinto per la Miglior sceneggiatura, e agli ancor più importanti Cèsar Awards (gli Oscar francesi), dove sempre Demoustier ha trionfato nella categoria Miglior sceneggiatura adattata. Il suo film, infatti, è il remake di un noto lungometraggio argentino – di cui si parlerà più avanti in questo articolo – a cui però il regista francese ha aggiunto dettagli così da renderlo più personale e adeguato al proprio contesto di provenienza.

Per chi è dunque un appassionato di vicende giudiziarie, dove la colpevolezza o l’innocenza del sospettato di turno non sono mai evidenti, La ragazza con il braccialetto è allora un film da non lasciarsi sfuggire. Specialmente per il modo in cui indaga le ripercussioni che simili vicende hanno. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alle sue fonti di ispirazione. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La ragazza con il braccialetto trama
Anaïs Demoustier in La ragazza con il braccialetto. © Mathieu Ponchel – Petit Film – France 3 Cinéma – Frakas Productions – Le Pacte

La trama e il cast di La ragazza con il braccialetto

Protagonista del film è Lise, una ragazza di 18 anni accusata di aver ucciso la sua migliore amica e ora costretta alla libertà vigilata in attesa del giudizio della Corte d’assise. Motivo per cui alla caviglia porta un braccialetto elettronico che controlla i suoi movimenti. I genitori, Bruno e Céline affrontano l’accusa di omicidio della figlia in modi totalmente diversi: il padre è protettivo e cerca di sostenerla, mentre la madre è totalmente bloccata su come affrontare questo dramma familiare e il futuro di Lise. Quando la ragazza si presenta in tribunale, emergerà un suo stile di vita totalmente inaspettato per i genitori. Una vita sconcertante che finora ignoravano e che mette per la prima volta l’imputata a nudo.

Il film segna il debutto come attrice di Mélissa Guers, qui protagonista nel ruolo di Lise Bataille. Nei panni dei suoi genitori Bruno e Céline Batailler vi sono invece Roschdy Zem e Chiara Mastroianni. Il primo è noto anche come regista dei film Omar m’a tuer e Mister Chocolat, mentre Mastroianni (figlia di Marcello Mastroianni e Catherine Deneuve) si è di recente distinta nei film L’hotel degli amori smarriti I figli degli altri. Anaïs Demoustier ricopre il ruolo dell’Avvocato Generale, mentre Annie Mercier il ruolo dell’avvocato di Lise. Completano il cast Paul Aïssaoui-Cuvelier nel ruolo di Jules Bataille e Pascal-Pierre Garbarini, un vero avvocato, nei panni del presidente del tribunale.

La ragazza con il braccialetto cast
Chiara Mastroianni e Roschdy Zem in La ragazza con il braccialetto. © Mathieu Ponchel – Petit Film – France 3 Cinéma – Frakas Productions – Le Pacte

Il film è ispirato ad una storia vera?

Per quanto riguarda la storia raccontata in La ragazza con il braccialetto, essa non è tratta da una vicenda reale, specialmente considerando che il film è un remake del lungometraggio argentino Acusada, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2018 per la regia di Gonzalo Tobal. Nella realizzazione del suo film, quest’ultimo aveva dichiarato che nello scrivere la storia si è documentato su alcuni casi realmente avvenuti – senza però specificare quali – con giovani macchiatisi di omicidio. Il regista ha però poi preferito concentrarsi sull’elaborare una storia originale, essendo principalmente interessato ad esplorare il modo in cui un simile evento scuota l’equilibrio famigliare.

Allo stesso modo, per La ragazza con il braccialetto, il regista Stéphane Demoustier ha trascorso del tempo in un tribunale – più precisamente al tribunale di Bobigny, come da lui dichiarato – per assistere ai processi e quindi essere sicuro di attenersi il più possibile alla realtà. Demoustier, infatti, nel realizzare il remake si è preoccupato di adattare la vicenda al funzionamento del sistema giudiziario francese. Anche in questo caso, però, pur avendo seguito vicende reali, il regista ha scelto di non basarsi su nessuna di esse per gli stessi motivi riportati da Tobal, ovvero la possibilità di partire da questo evento per concentrarsi poi su dinamiche più intime e personali.

Il trailer di La ragazza con il braccialetto e dove vedere il film in streaming e in TV

Sfortunatamente, La ragazza con il braccialetto non è presente in Italia su nessuna tra le piattaforme streaming disponibili. Tuttavia, il film è presente nel palinsesto televisivo di giovedì 4 luglio alle ore 21:20 sul canale Rai 3. Pertanto, per un limitato periodo di tempo sarà poi possibile ritrovarlo sulla piattaforma RaiPlay, a cui si potrà accedere in modo del tutto gratuito per poter vedere il film.

La Ragazza che Giocava col Fuoco: David Fincher sul sequel di Millennium

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David-FincherA distanza di tre anni da quando nel 2011 David Fincher realizzò la sua personale rivisitazione di Millennium – Uomini che Odiano le Donne, il regista originario di Denver si è detto pronto a tornare a lavoro su La Ragazza che Giocava col Fuoco, sequel della pellicola, nonché secondo capitolo della trilogia Millennium dello svedese Stieg Larsson.

Secondo Fincher la Sony non sarebbe intenzionata ad abbandonare il progetto di remake dopo aver investito un’ingente quantità di denaro per accaparrarsi i diritti dei libri:

“La Sony ha già speso milioni di dollari sui diritti quindi credo che alla fine dallo script uscirà fuori qualcosa.”

Sempre in relazione alla sceneggiatura, inoltre, si è così pronunciato:

“Devo dire che la sceneggiatura che abbiamo adesso ha un grosso potenziale, non posso dire molto, ma è estremamente diversa dal libro.”

Vi ricordiamo che la trilogia di Millennium già era stata portata al cinema, in lingua svedese, nel 2009, mentre risale al 2011 il remake interpretato da Daniel Craig Rooney Mara.

Per quanto riguarda David Fincher, invece, in Italia è atteso al cinema con il thriller Gone Girl – L’amore Bugiardo, il cui protagonista sarà Ben Affleck, al suo fianco troveranno poi posto Rosamund PikeNeil Patrick HarrisTyler PerryKim DickensPatrick Fugit e Carrie Coon.

Fonte: Movie Player

La ragazza alla finestra: la spiegazione del finale del film

La ragazza alla finestra: la spiegazione del finale del film

Quando La ragazza alla finestra (Girl at the Window) – da non confondere con La donna alla finestra  thriller australiano del 2022 diretto da Mark Hartley, arriva alla sua conclusione, molti spettatori restano con una sensazione particolare: il mistero è stato risolto, l’identità dell’assassino è stata svelata, eppure qualcosa continua a inquietare. Il film costruisce infatti la propria tensione su una premessa classica, quella della giovane protagonista convinta di aver individuato un serial killer tra le persone che la circondano.

Tuttavia, il film utilizza questo schema per raccontare una paura più profonda, legata alla percezione della realtà e alla difficoltà di essere creduti. Fin dalle prime scene, Amy appare come una figura vulnerabile. Dopo aver assistito a un episodio traumatico e costretta a vivere in un ambiente che percepisce come ostile, la ragazza osserva il mondo dalla finestra della propria casa, convinta che il nuovo compagno della madre possa essere il famigerato Clockwork Killer.

Il film gioca costantemente sull’ambiguità tra intuizione e paranoia, spingendo lo spettatore a interrogarsi sulla veridicità di ciò che vede. È proprio questa incertezza a rendere il finale interessante, perché la rivelazione conclusiva non riguarda soltanto l’identità del colpevole, ma il modo in cui la paura può deformare ogni relazione umana.

Ella Newton nel film La ragazza alla finestra

Come La ragazza alla finestra costruisce il proprio mistero tra La finestra sul cortile, slasher e thriller psicologico

Fin dall’inizio, Mark Hartley lavora con riferimenti molto riconoscibili. L’ombra più evidente è quella di La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock, con una protagonista che osserva il vicinato e crede di aver individuato un assassino. Tuttavia, il regista australiano non è interessato a replicare il classico hitchcockiano.

Il suo obiettivo sembra piuttosto quello di mescolare il thriller investigativo con elementi da slasher contemporaneo, creando una narrazione in cui il pubblico non sa mai se fidarsi davvero dello sguardo della protagonista. Amy è traumatizzata, isolata e costantemente ignorata dagli adulti che la circondano. Questa condizione trasforma ogni sua osservazione in qualcosa di potenzialmente dubbio.

Lo spettatore viene così trascinato in un gioco di specchi in cui ogni indizio potrebbe essere reale oppure frutto di una percezione alterata. L’intero film è costruito come una lunga deviazione narrativa destinata a indirizzare il sospetto verso il bersaglio sbagliato, sfruttando meccanismi tipici del giallo classico ma riletti attraverso una sensibilità più moderna e vicina all’horror.

La spiegazione del finale di La ragazza alla finestra: la verità dietro il Clockwork Killer e il destino di Amy

Nella parte finale del film, tutte le convinzioni di Amy sembrano trovare conferma. La ragazza è certa che Chris, il nuovo compagno della madre Barbara, sia il responsabile degli omicidi che stanno terrorizzando la comunità. Per gran parte della storia il racconto alimenta questa convinzione attraverso comportamenti ambigui, coincidenze sospette e dettagli che sembrano incastrarsi perfettamente. Quando però arriva la rivelazione conclusiva, emerge che la verità è molto più complessa.

Il vero assassino non coincide con la figura sulla quale Amy e lo spettatore hanno concentrato la propria attenzione. Il film utilizza quindi il classico meccanismo del depistaggio, smontando progressivamente tutte le certezze accumulate fino a quel momento. Lo scontro finale porta finalmente alla scoperta dell’identità del killer e alla sua eliminazione, ma la sequenza arriva quasi all’improvviso, con una rapidità che ha diviso critica e pubblico.

Ciò che conta davvero, però, non è tanto la soluzione del mistero quanto il percorso che conduce Amy a quella scoperta. La ragazza riesce a sopravvivere perché continua a fidarsi del proprio istinto anche quando nessuno è disposto ad ascoltarla, trasformando la sua ostinazione nell’unica arma disponibile contro una minaccia concreta.

Ella Newton in La ragazza alla finestra

Il vero tema del film è la sfiducia: Amy vede la verità ma nessuno vuole ascoltarla

Dietro la struttura da thriller, La ragazza alla finestra sviluppa un discorso piuttosto chiaro sulla difficoltà di essere creduti. Amy vive in una situazione in cui ogni sua parola viene filtrata attraverso il trauma che ha subito. Gli adulti interpretano le sue paure come il sintomo di una fragilità psicologica e finiscono per ignorare segnali che, invece, meritavano attenzione.

In questo senso il film utilizza il serial killer come manifestazione concreta di una paura più universale. Il problema non è soltanto la presenza dell’assassino, ma l’incapacità degli altri di riconoscere il pericolo quando viene segnalato. L’isolamento della protagonista diventa quindi il vero motore della tensione narrativa.

Ogni volta che Amy cerca di comunicare ciò che ha scoperto, si scontra con un muro di incredulità che la costringe ad agire da sola. Il finale rafforza questa lettura perché dimostra che la ragazza aveva colto elementi autentici pur arrivando a conclusioni parzialmente errate. La sua intuizione era corretta, ma il percorso interpretativo era stato influenzato dalla paura e dalla mancanza di informazioni.

Perché il film mantiene una forte ambiguità fino all’ultimo e cosa suggerisce sul rapporto tra realtà e percezione

Uno degli aspetti più interessanti del film riguarda il modo in cui la regia manipola il punto di vista dello spettatore. Per gran parte della storia vediamo il mondo quasi esclusivamente attraverso gli occhi di Amy. Questa scelta produce un effetto preciso: ogni evento viene filtrato dalla sua esperienza soggettiva.

Il pubblico si trova quindi nella stessa posizione della protagonista, incapace di distinguere con certezza tra ciò che è reale e ciò che potrebbe essere una proiezione delle sue paure. Anche quando il mistero viene risolto, il film conserva tracce di questa ambiguità. L’obiettivo non è costruire un puzzle investigativo impeccabile, ma mostrare come il trauma possa modificare il modo in cui interpretiamo ciò che accade intorno a noi.

Amy osserva dettagli autentici, ma li collega seguendo una logica influenzata dal terrore e dalla diffidenza. Il risultato è una narrazione che utilizza il linguaggio del thriller per interrogarsi sui limiti della percezione umana. La verità esiste, sembra suggerire il film, ma raggiungerla richiede sempre un confronto con le nostre paure e i nostri pregiudizi.

Ella Newton e Vince Colosimo in La ragazza alla finestra

Cosa significa davvero il finale di La ragazza alla finestra

Il significato più profondo del finale risiede nella crescita della protagonista. Amy non vince semplicemente perché riesce a smascherare il killer. Vince perché trova il coraggio di fidarsi di sé stessa in un contesto che la spinge continuamente a dubitare delle proprie percezioni. La scoperta dell’identità dell’assassino rappresenta la conclusione della trama thriller, ma il vero arco narrativo riguarda il recupero della fiducia personale dopo un trauma.

In questo senso il film racconta il passaggio dall’impotenza all’autonomia. La finestra da cui Amy osserva il mondo all’inizio della storia è il simbolo della sua condizione: una posizione passiva, distante, incapace di intervenire direttamente sugli eventi. Nel finale quella distanza viene superata. La protagonista smette di essere una semplice osservatrice e diventa un soggetto attivo della propria storia.

È per questo motivo che la conclusione conserva una certa efficacia anche laddove la soluzione del mistero appare meno sorprendente del previsto. Ciò che resta impresso non è tanto il nome del colpevole, quanto il percorso di una ragazza che impara a fidarsi della propria voce quando tutti gli altri scelgono di ignorarla.

La quinta stagione recensione

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La quinta stagione recensione

La quinta stagione recensione

La quinta stagione recensione

La quinta stagione è come un quadro metafisico di De chirico, dove il tempo e lo spazio sono vittime di un incantesimo che congela la vita: schiude lo scrigno delle anime mortali per rivelare il sacro che è insito nella natura delle cose, dell’essere e del non essere su questo mondo. Ma è anche un dipinto fiammingo di Brueghel dove figurine minuscole e laboriose come formiche popolano paesaggi innevati che preesistono, imponenti e indifferenti, alla transitoria presenza umana. Ed è un film di Bunuel nella misura in cui un angelo sterminatore, senza volto e onnipresente, si oppone all’agire dell’uomo, lo sovrasta, lo annebbia, lo sconfigge. E ricorda il cinema di Haneke quando racconta senza filtri il marcio delle dinamiche sociali, la brutalità e il cinismo della comunità che nessuna maschera bianca, sia essa un cappuccio o una forma animale, può nascondere e redimere. E’ il romanzo per immagini di Shane Jones, Io sono febbraio, per l’analoga minaccia misteriosa di una calamità naturale, però qui descritta senza le attenuanti della fiaba, dell’immaginazione o del surreale. E’ una variante sul tema di Melancholia di Lars Von Trier, per le atmosfere opprimenti e il lirismo della rappresentazione che trasforma i luoghi familiari in sconosciuti e i personaggi in sculture michelangiolesche, laddove la pietà ha preso il posto del dolore. Ed è il movimento herzoghiano della cinepresa che estrania e sospende la visione.

Ma, innanzitutto, è il film di Jessica Woodworth e Peter Brosens, una coppia di registi belgi capaci con quest’opera di evocare una grandezza trascendente e universale e, parallelamente, di renderla reale, tangibile a ogni inquadratura e ineluttabile, nel fluire ciclico degli eventi: poi disciolto in una perenne e tragica presentificazione. Perché in quell’isolato villaggio delle Ardenne l’inverno si è fermato, ha irrigidito il suo alito mortifero e respinto l’avvento della primavera, sottraendo alla terra l’impulso alla rigenerazione e scatenando negli abitanti quello animale di sopravvivenza.  Quanto prima era fonte rituale di incontro e di condivisione ora è soltanto motivo di arida contesa e di esplosioni violente ai danni di chi, per caso e per fragilità, è assunto a capro espiatorio della situazione, condannato a patire su di sè una colpa che è di tutti, come afferma con un rimasuglio di saggezza una donna della cittadina. Si assiste così a una progressiva e irreversibile perdita di fratellanza e carità, contro cui neanche la purezza intatta di due adolescenti, Alice (Aurélia Poirier) e Thomas (Django Schrevens) potrà lottare. Una parabola biblica e apocalittica che non risparmia sul peccato, sul male e sulla punizione.

La Quinta Onda: tre clip in italiano con Chloë Grace Moretz

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La Quinta Onda: tre clip in italiano con Chloë Grace Moretz

Ecco tre clip da La Quinta Onda, adattamento cinematografico del primo capitolo della trilogia firmata da Rick Yancey, nei cinema italiani da oggi, 4 febbraio 2016.

Chloë Grace Moretz (Hugo Cabret, Kick-Ass 2)  interpreta Cassie Sullivan, una liceale che, in un mondo sconvolto da ondate di attacchi alieni, è alla ricerca disperata del fratellino Sammy. Sulla sua strada incontrerà l’ex compagno di scuola Ben Parish (Nick Robinson) ed un misterioso ragazzo che potrebbe essere la sua salvezza, Evan (Alex Roe).

La Quinta Onda, racconta delle quattro ondate di attacchi alieni che hanno decimato la popolazione sulla Terra. In uno scenario dominato dalla paura e dall’angoscia, l’adolescente Cassie (Chloë Grace Moretz) cerca disperatamente di salvare il fratellino Sammy. Mentre si prepara all’inevitabile e letale quinta ondata, Cassie incontra un giovane misterioso che potrebbe rivelarsi la sua unica speranza. La giovane eroina potrà però fidarsi ed accettare il suo aiuto?

La quinta onda: trama, cast e le differenze tra il libro e il film

Nell’ultimo decennio hanno preso vita al cinema una serie di popolari e film per young adult ambientate in mondi post-apocalittici, dove la speranza di una vita futura è interamente affidata alle giovani generazioni. Dopo titoli come Maze Runner, Divergent e Hunger Games è così arrivato sul grande schermo anche La quinta onda. Diretto nel 2016 da J Blakeson, qui al suo secondo film dopo La scomparsa di Alice Creed, questo ha alla sua base una serie di invasioni aliene che hanno decimato la popolazione terrestre. Un contesto particolarmente cupo, dunque, dove i protagonisti umani aspirano a ribaltare le sorti di quella battaglia per la supremazia.

Il film è un vero e proprio racconto di fantascienza, dove all’azione più sfrenata si unisce anche la paura di crescere e il desiderio di affermazione insito in ognuno di noi. Quella qui raccontata non è però una storia originale, bensì la trasposizione dell’omonimo romanzo scritto da Rick Yancey. Pubblicato nel 2013, questo è il primo di una trilogia proseguita poi con Il mare infinito e L’ultima stella. Divenuto particolarmente popolare, questo venne acquistato dalla Columbia Pictures, che diede così il via all’adattamento cinematografico. Girato prevalentemente nella città di Atlanta, in Georgia, il film si è avvalso di grandi effetti speciali e un cast ricco di grandi celebrità di Hollywood.

Arrivato in sala, però, questo venne accolto senza particolare entusiasmo. Pur avendo guadagnato circa 109 milioni, a fronte di un budget di 54, questo risultato non fu ritenuto soddisfacente al punto da dar vita ai due successivi sequel. La quinta onda rimane però ancora oggi un film da riscoprire, contenente non pochi elementi di fascino. Prima di intraprendere una visione del film sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alle differenze tra il libro e il film. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La quinta onda: la trama del film

Il film racconta la storia dell’adolescente Cassie, la cui vita scorre tranquillamente tra la famiglia, gli amici e la scuola. Tutto ciò verrà però sconvolto dall’arrivo nei cieli di un’imponente astronave aliena. A pochi giorni da quella comparsa, ha inizio una vera e propria guerra, con gli extraterrestri intenti ad uccidere quanti più umani possibile. Gli attacchi, noti come “onde”, hanno lo scopo di compromettere la vita sul pianeta, spianando la strada alla discesa degli alieni sul suolo terrestre. Con suo padre e suo fratello minore, Cassie inizia così un disperato viaggio in cerca di rifugio. Ben presto, però, capirà di non potersi nascondere a lungo, ma di essere invece destinata a guidare la ribellione che porterà speranza nel futuro dell’umanità.

La quinta onda cast

La quinta onda: il cast del film

A dar vita alla protagonista, Cassie, vi è l’attrice Chloe Grace Moretz. Divenuta celebre per il ruolo della combattiva Hit-Girl in Kick-Ass, questa si è dichiarata estremamente entusiasta di poter recitare nel film. Ha infatti rivelato di essere una grande fan del romanzo, che ha letto per ben tre volte. Cassie è inoltre il suo personaggio preferito, e si è dedicata alla sua interpretazione con grande cura. Non solo si è infatti basata su quanto scritto su di lei nel libro, ma ha anche lavorato sul costruire e approfondire nuovi aspetti del personaggio. Il suo impegno è in seguito stato particolarmente apprezzato, e in molti l’hanno indicata come l’interprete migliore per la parte.

Accanto a lei, nel ruolo del padre Oliver, vi è invece l’attore Ron Livingston. Maggie Siff, nota per la serie Mad Men, è invece la madre Lisa. Nick Robinson, celebre in particolare come protagonista di Tuo, Simon, dà qui vita al personaggio di Ben Thomas Parish, uno dei ragazzi che aiuterà Cassie nella sua missione. Evan Walker, altro alleato della protagonista, ha invece il volto di Alex Rose, mentre la dura Ringer è interpretata da Maika Monroe, divenuta celebre grazie al film It Follows. Di particolare importanza è il personaggio del colonnello Vosch, comandante della resistenza. Questi ha il volto di Liev Schreiber, attore scelto dopo numerosi provini. Maria Bello, attrice nota per A History of Violence, recita invece nei panni del controverso colonnello Reznik.

La quinta onda: le differenze tra il libro e il film

Nell’adattare il romanzo di Yancey, gli autori hanno cercato di mantenersi quanto più fedeli possibile a questo, così da rispettare quanto amato dagli appassionati della storia. Per dar vita al film, però, si sono ovviamente rese necessarie alcune modifiche, così da permettere al racconto di assumere una forma più cinematografica. La prima differenza la si ritrova nella costruzione del racconto. Nel libro, infatti, il passato arrivo degli alieni sul pianeta è intervallato al racconto di quanto si svolge nel presente. Per il film, invece, gli autori hanno preferito non mischiare troppo le cose, raccontando prima dell’intera invasione e soltanto dopo arrivando al presente, con la fuga e la ribellione di Cassie.

Ulteriori differenze sono per lo più riguardanti alcuni dei personaggi protagonisti. In particolare, il sergente Reznik, passa dall’essere un uomo nel romanzo all’essere una donna nel film. Questo cambiamento viene motivato dal desiderio di inserire ulteriori personaggi femminili, come anche quello di rendere diverso dal solito uno dei cattivi principali. Più ambiguo è anche il colonnello Vosch, che se nel libro si macchia dell’assassinio del padre di Cassie, nel film non viene ufficialmente indicato come artefice di ciò. Un’ultima differenza riguarda il programma “Mnemolandia”. Nel romanzo, questo serve per “vedere” i ricordi delle persone tratte in salvo dal campo profughi. Tutto ciò viene però ad essere completamente assente dal film, risultando un elemento non più indispensabile alla narrazione.

La quinta onda: il trailer e dove vedere il film in streaming

È possibile vedere o rivedere il film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. La quinta onda è infatti disponibile nel catalogo di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play e Amazon Prime Video. Per vederlo, in base alla piattaforma scelta, basterà iscriversi o noleggiare il singolo film. Si avrà così modo di poter fruire di questo per una comoda visione casalinga. È bene notare che in caso di solo noleggio, il titolo sarà a disposizione per un determinato limite temporale, entro cui bisognerà effettuare la visione. Il film sarà inoltre trasmesso in televisione il giorno giovedì 17 novembre alle ore 21:10 sul canale Rai Movie.

Fonte: IMDb, BookStacked

La Quinta Onda: poster e trailer del film con Chloë Grace Moretz

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La Quinta Onda: poster e trailer del film con Chloë Grace Moretz

Ecco i poster italiani e il trailer de La Quinta Onda, adattamento cinematografico del primo capitolo della trilogia firmata da Rick Yancey, nei cinema italiani da febbraio 2016.

la quinta ondaChloë Grace Moretz (Hugo Cabret, Kick-Ass 2)  interpreta Cassie Sullivan, una liceale che, in un mondo sconvolto da ondate di attacchi alieni, è alla ricerca disperata del fratellino Sammy. Sulla sua strada incontrerà l’ex compagno di scuola Ben Parish (Nick Robinson) ed un misterioso ragazzo che potrebbe essere la sua salvezza, Evan (Alex Roe).

La Quinta Onda, racconta delle quattro ondate di attacchi alieni che hanno decimato la popolazione sulla Terra. In uno scenario dominato dalla paura e dall’angoscia, l’adolescente Cassie (Chloë Grace Moretz) cerca disperatamente di salvare il fratellino Sammy. Mentre si prepara all’inevitabile e letale quinta ondata, Cassie incontra un giovane misterioso che potrebbe rivelarsi la sua unica speranza. La giovane eroina potrà però fidarsi ed accettare il suo aiuto?

La Quinta Onda: nuova clip in italiano con Chloë Grace Moretz

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La Quinta Onda: nuova clip in italiano con Chloë Grace Moretz

Ecco una nuova clip in italiano da La Quinta Onda, adattamento cinematografico del primo capitolo della trilogia firmata da Rick Yancey, nei cinema italiani da oggi, 4 febbraio 2016.

Chloë Grace Moretz (Hugo Cabret, Kick-Ass 2)  interpreta Cassie Sullivan, una liceale che, in un mondo sconvolto da ondate di attacchi alieni, è alla ricerca disperata del fratellino Sammy. Sulla sua strada incontrerà l’ex compagno di scuola Ben Parish (Nick Robinson) ed un misterioso ragazzo che potrebbe essere la sua salvezza, Evan (Alex Roe).

La Quinta Onda, racconta delle quattro ondate di attacchi alieni che hanno decimato la popolazione sulla Terra. In uno scenario dominato dalla paura e dall’angoscia, l’adolescente Cassie (Chloë Grace Moretz) cerca disperatamente di salvare il fratellino Sammy. Mentre si prepara all’inevitabile e letale quinta ondata, Cassie incontra un giovane misterioso che potrebbe rivelarsi la sua unica speranza. La giovane eroina potrà però fidarsi ed accettare il suo aiuto?

La Quinta Onda: Chloe Grace Moretz protagonista della clip Human

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La Quinta Onda: Chloe Grace Moretz protagonista della clip Human

Dopo avervi presentato una nuova featurette de La Quinta OndaChloe Grace Moretz torna protagonista nella clip Human, video reso disponibile dalla Sony Pictures Entertainment attraverso il canale ufficiale Youtube.

La Quinta Onda narra di quattro cataclismi di enorme portata che hanno afflitto la terra, decimando la popolazione mondiale. In un tumulto di paura e disperazione, la sedicenne Cassie sta cercando il fratello minore per salvarlo. Mentre si prepara per quella che si preannuncia come una quinta ondata finale, Cassie conosce un uomo che potrebbe essere la sua ultima speranza.

Mentre la sua uscita è annunciata per il 22 Gennaio del 2016, La Quinta Onda vede all’interno del suo cast Chloe Grace Moretz, Nick Robinson, Ron Livingston, Maggie Siff, Alex Roe, Maika Monroe, Zackary Arthur e Liev Schreiber. Diretto da J. Blakeson e scritto da Susannah Grant, il film è tratto dal libro di Rick Yancey.

Fonte: Sony Pictures Entertainment

La Quietud: recensione del film di Pablo Trapero

La Quietud: recensione del film di Pablo Trapero

La selezione fuori concorso di Venezia 75 si arricchisce di un nuova opera diretta da Pablo Tapero che, con il suo La Quietud, si interroga sull’amore, sui legami affettivi e soprattutto sulla famiglia.

La vita tranquilla di una famiglia nella tenuta de La Quietud, in Argentina, vicino Buenos Aires, viene scossa da un evento tragico. A seguito del doppio ictus subito dal capofamiglia, Eugenia (Berenice Bejo), la figlia maggiore, decide di tornare a casa da Parigi per stare vicino a sua madre e a sua sorella minore Mia (Martina Gusman). La malattia del padre, ormai in uno stato comatoso irreversibile, e la convivenza forzata delle tre donne ripoteranno alla luce vecchi dissapori e la facciata di famiglia perfetta si sgretolerà piano piano rivelando alcune scomode verità.

La Quietud

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Vincitore tre anni fa del Leone d’Argento per la regia del suo El Clan, il regista Pablo Trapero torna a Venezia presentando stavolta un interessante melodramma familiare pieno di mistero e sensualità. Utilizzando l’improvvisa malattia del padre come espediente narrativo, Trapero si sbarazza di fatto dell’unica importante figura maschile di tutta la storia, lasciando che siano solo le donne a condurre il gioco.

Si parla di famiglia e di segreti nascosti per decenni che inevitabilmente hanno influenzato il rapporto delle figlie con i propri genitori. Mentre il padre sembra avere un legame speciale con la figlia minore Mia, la maggiore Eugenia, è di fatto la cocca di mamma. Ma a sorprendere e un tantino inquietare lo spettatore è il rapporto d’affetto morboso e quasi incestuoso delle due sorelle; la vicinanze delle due ragazze, incredibilmente somiglianti, sembra quasi voler sopperire alla mancanza di stabilità emotiva. Sin dalle prime scene, infatti, si avverte che l’immagine della famiglia felice, benestante e perfetta è in realtà solo un castello di carte pronto a volar via alla prima folata di vento. E il vento non tarda a arrivare!

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La quietud Berenice Bejo

Il regista Pablo Trapero è incredibilmente bravo a costruire, insieme a Alberto Rojas Apel, una sceneggiatura semplice ma dal ritmo sostenuto che svela i segreti della famiglia de La Quietud a piccole dosi. Lo spettatore, intrigato dall’alone di mistero che sembra avvolgere i personaggi, non può fare altro che continuare a seguire la storia. Nonostante si tratti di un ‘melodrammone’ familiare molto più adatto al piccolo che al grande schermo, il film di Trapero affascina e si lascia seguire dall’inizio alla fine.

La quattordicesima domenica del tempo ordinario, la recensione del film di Pupi Avati

Iperattivo Pupi Avati torna al cinema con La quattordicesima domenica del tempo ordinario, il suo nuovo film, “quello più autobiografico, come dice lui, che da giovedì 4 maggio Vision Distribution porta nei cinema italiani. Dopo Il signor Diavolo del 2019, e il precedente Dante (2022), il regista bolognese torna a raccontare il suo mondo, dopo quel Lei mi parla ancora che nel 2021 aveva raccolto importanti candidature ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento, che avevano consegnato il Premio Speciale della 75esima edizione al protagonista Renato Pozzetto.

Sogni, amore e amicizia: un triangolo

Allora protagonista di un’altra storia d’amore, finito per cause naturali, a differenza di quella al centro  del film che vede Gabriele Lavia ed Edwige Fenech interpreti della versione adulta dei due giovani protagonisti affidati al Lodo Guenzi dei Lo stato sociale e l’esordiente Camilla Ciraolo. Nel film Marzio Barreca e Sandra Rubin, due giovanissimi della Bologna anni ’70 con un sogno da realizzare. La musica per il primo, che con l’amico Samuele Mascetti (Nick Russo, e Massimo Lopez, quasi spaesato in una piccola parte) fonda il gruppo musicale I Leggenda e sogna il successo; la moda, per la ragazza, un fiore che aspira a diventare indossatrice.

Qualche anno dopo, nel la quattordicesima domenica del tempo ordinario, Marzio sposa Sandra mentre Samuele suona l’organo. Quella ‘quattordicesima domenica’ diventa il titolo di una loro canzone, la sola da loro incisa, la sola ad essere diffusa da qualche radio locale. Ma è l’apice di un’epoca destinata a finire, come anche i rapporti tra i tre, che cambiano attraverso delusioni e tradimenti reciproci, che scopriamo vedendone i drammatici effetti che avranno nel futuro.

La quattordicesima domenica del tempo ordinario – Nostalgia canaglia

Quanto è lecito, e sano, restare aggrappati ai propri sogni? Rinunciare a tutto, o quasi, per realizzarli o vivere di essi nel tentativo di farne realtà? Non c’è una risposta, e forse nessuno dovrebbe permettersi di darne. Anche se in quello che Pupi Avati definisce come il proprio film “più sincero e autobiografico” la rilettura del passato messo in scena è decisamente amara e dolorosa. Una prova di coraggio per il regista bolognese – un’altra dopo il suo Dante – che stavolta rischia di non riuscire a raggiungere il pubblico o a farlo empatizzare con i personaggi messi in scena.

Divisi molto nettamente, come i piani temporali della narrazione, tra un livello intriso di nostalgia – soprattutto per quanti in gioventù hanno amato la Fenech e Sydne Rome (qui nel ruolo della madre di Marzio) – e quello dominato dalle ossessioni urlate di un poco coinvolgente Guenzi. Che non aiutano a trovare un equilibrio del quale probabilmente una confessione così viscerale non avrebbe bisogno, ma che avrebbe aiutato a restare in carreggiata tra ellissi che non suscitano le suggestioni volute e il ricco catalogo di immagini d’epoca e di ricordi come quello del chiosco di gelati di Romoli, “dove le cose che sognavi, accadevano”.

Purtroppo, stavolta la magia non riesce, e i sogni si confermano più deboli della realtà. Ben inquadrata, nello stile del regista, e che sicuramente meritava esser raccontata, magari senza affidarsi al solo profondo senso di tristezza e sconfitta che pervade i personaggi, per il resto in balia di interpretazioni troppo caricate, o troppo poco. Le illusioni alla fine restano nel passato, insieme all’innocenza, e sulla carta, ammesso che certe forzature non fossero già nella sceneggiatura. E a noi non rimane che sperare che l’insistito sfruttamento del piano onirico sia di buon auspicio per il prossimo horror che Avati ha detto di essere sul punto di girare e trovi miglior collocazione nei progetti della Horror Factory che il regista sogna di costruire.

La quattordicesima domenica del tempo ordinario di Pupi Avatisu SKY

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Arriva in prima tv su Sky La quattordicesima domenica del tempo ordinario, di Pupi Avati, una pellicola intrisa di nostalgia e ironia, che riflette sul tempo che passa, sui legami, i sogni e i fallimenti, mercoledì 11 ottobre alle 21.15 su Sky Cinema Due (alle 21.45 anche su Sky Cinema Romance), in streaming su NOW e disponibile on demand.

Avati dirige un grande e sorprendente cast corale che comprende Gabriele Lavia, Edwige Fenech, Massimo Lopez, Lodo Guenzi, Camilla Ciraolo, Nick Russo e Cesare Bocci. La quattordicesima domenica del tempo ordinario è una produzione Duea Film, Minerva Pictures con Vision Distribution in collaborazione con Sky.

La trama del film La quattordicesima domenica del tempo ordinario

Bologna, anni 70. Marzio, Samuele e Sandra sono giovanissimi e ognuno ha un suo sogno da realizzare. La musica, la moda, o forse la carriera. I due ragazzi, amici per la pelle, fondano il gruppo musicale I Leggenda e sognano il successo. Sandra è un fiore di bellezza e aspira a diventare indossatrice. Qualche anno dopo, nella quattordicesima domenica del tempo ordinario, Marzio sposa Sandra mentre Samuele suona l’organo. Quella ‘quattordicesima domenica’ diventa il titolo di una loro canzone, la sola da loro incisa, la sola ad essere diffusa da qualche radio locale. Poi un giorno di quei meravigliosi anni novanta in cui tutto sembra loro possibile, si appalesa all’improvviso la burrasca, un vento contrario e ostile che tutto spazza via.Li ritroviamo 35 anni dopo. Cosa è stato delle loro vite, dei loro rapporti? Ma soprattutto cosa ne è stato dei loro sogni?

La quarta stagione di The Witcher subisce un calo di audience di quasi il 50% su Netflix

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La quarta stagione di The Witcher è arrivata nel 2025, ma non con i risultati che Netflix si aspettava. Da quando Henry Cavill ha lasciato The Witcher, molti si sono chiesti come la sua assenza avrebbe influenzato la serie fantasy nella sua quarta stagione.

In un rapporto ufficiale di Tudum, sono finalmente arrivati i dati relativi alla quarta stagione di The Witcher, che è tornata su Netflix il 30 ottobre 2025. L’ultima stagione si è classificata al secondo posto nella classifica di Netflix, con 7,4 milioni di visualizzazioni.

Liam Hemsworth in The Witcher - Stagione 4

Si tratta dei numeri più bassi mai registrati dalla serie, dato che The Witcher – stagione 3 nel 2023, durante la sua prima settimana (dal 26 giugno al 2 luglio 2023), ha avuto 15,2 milioni di visualizzazioni e 73 ore di visione. La stagione 2 ha avuto un rendimento migliore rispetto alla stagione 4, con 142,3 ore di visione. Le stagioni 1 e 2 hanno ottenuto buoni risultati in termini di audience, ma da allora la serie ha registrato un calo.

Dopo l’uscita di Cavill, Liam Hemsworth ha assunto il ruolo di Geralt di Rivia, la cui scelta ha suscitato reazioni estremamente contrastanti o negative. Tuttavia, su Rotten Tomatoes, la stagione 4 ha ottenuto il 75% dei voti della critica e il 46% del pubblico.

L’ultima stagione è descritta da Netflix come segue: Dopo gli eventi della terza stagione che hanno cambiato il continente, Geralt, Yennefer e Ciri si ritrovano separati da una guerra furiosa e da innumerevoli nemici. Mentre le loro strade si dividono e i loro obiettivi si affinano, si imbattono in alleati inaspettati desiderosi di unirsi al loro viaggio. E se riusciranno ad accettare queste nuove famiglie, potrebbero avere la possibilità di riunirsi per sempre…

Nonostante l’accoglienza contrastante riservata alla quarta stagione, The Witcher – stagione 5 è già stata approvata, poiché è destinata a essere l’ultima stagione della serie TV. Le riprese della prossima stagione sono già terminate, poiché il cast e la troupe hanno concluso il lavoro nell’ottobre 2025.

The Witcher stagione 4 è ora disponibile in streaming su Netflix, mentre la piattaforma non ha ancora fissato una data di uscita per la stagione 5.

La prova, la storia vera dietro alla serie Netflix

La prova, la storia vera dietro alla serie Netflix

La prova o “The Breakthrough”, o “Genombrottet” come è conosciuto in origine, è una serie televisiva svedese di genere poliziesco che ruota attorno a un tragico duplice omicidio rimasto irrisolto per quasi vent’anni. Dopo che due residenti di Linköping, Adnan e Gunilla, vengono uccisi da un killer sfuggente, il detective John Sundin assume la direzione delle indagini. Tuttavia, quello che sembrava un caso facile da risolvere, con un testimone oculare e campioni di DNA sulla scena del crimine, finisce per gettare un’ombra sulla città e per 16 anni John non riesce a trovare alcuna pista concreta. Questo fino a quando John decide di collaborare con Per Skogkvist, un ricercatore genealogico il cui approccio innovativo al tracciamento del DNA potrebbe essere proprio ciò di cui il detective ha bisogno per risolvere il caso.

La serie Netflix approfondisce la psicologia traumatica delle persone colpite dai devastanti omicidi, puntando i riflettori sulle famiglie delle vittime e sui poliziotti che hanno lavorato al caso per più di un decennio. Questo, insieme alla rappresentazione autentica del contributo fondamentale di Per alle indagini, rafforza il legame della serie con la realtà.

La prova è basato su un libro di cronaca nera

La prova racconta una storia ispirata a un crimine reale, liberamente basata sul libro di saggistica “Genombrottet: Så Löste Släktforskaren Dubbelmordet i Linköping”, noto anche come “The Breakthrough: How the Genealogist Solved the Double Murder in Linköping”. Il libro è stato scritto da due autori svedesi, la giornalista Anna Bodin e il genealogista Peter Sjölund, e ruota attorno agli omicidi avvenuti nell’ottobre 2004 a Linköping. All’epoca, un bambino di 8 anni, Mohammed Ammouri, e un’insegnante di 56 anni, Anna-Lena Svensson, furono vittime di un attacco mortale nella zona di Åsgatan che portò alla loro tragica morte.

Nonostante le rigorose indagini della polizia, l’assassino è rimasto a piede libero per circa 16 anni. Tuttavia, nel 2020 la situazione ha subito una svolta dopo che le autorità hanno collaborato con Peter Sjölund, una figura di spicco nel settore della genealogia del DNA in Svezia. Grazie alla sua tecnologia di ricerca genealogica, che ha comportato la creazione di un albero genealogico dell’autore del reato e la ricerca approfondita nei database, Sjölund è riuscito a rintracciare l’assassino, Daniel Nyqvist, nel giro di cinque settimane. Il suo contributo alle indagini si è quindi rivelato inestimabile, poiché ha finalmente chiuso un caso tragico durato 16 anni.

Inoltre, ha segnato la prima volta che tale tecnologia è stata utilizzata per indagini penali in Svezia e nella storia europea in generale. Pertanto, la ricostruzione letteraria degli eventi da parte di Bodin e Sjölund rimane il più fedele possibile alla realtà, descrivendo in dettaglio il ruolo cruciale del genealogista nel caso di omicidio. Lo sceneggiatore Oskar Söderlund ha quindi utilizzato il libro come fonte di ispirazione per garantire che la sua ricostruzione romanzata dei dettagli e dei personaggi coinvolti nel caso rimanesse fedele alla realtà.

La prova drammatizza con cura la seconda più grande indagine di polizia della Svezia

Dopo gli omicidi di Mohammed Ammouri e Anna-Lena Svensson, la polizia di Linköping ha avviato una rigorosa indagine per catturare l’assassino. Inizialmente sono emersi alcuni indizi, tra cui l’arma del delitto, un berretto appartenente all’autore del reato e testimonianze oculari dell’assassino. Inoltre, le autorità hanno persino chiesto l’aiuto dell’FBI. Tuttavia, non è stato possibile compiere progressi sostanziali nel caso. Con il passare degli anni sono emerse altre piste, in particolare due identikit. Tuttavia, solo nel 2020, dopo l’arrivo di Peter Sjölund, è stato finalmente effettuato un arresto. Secondo quanto riferito, una segnalazione risalente al gennaio dello stesso anno da parte di un amico d’infanzia ha portato la polizia sulle tracce di Daniel Nyqvist.

Alla fine, il 9 giugno 2020, le autorità hanno arrestato Nyqvist, il cui DNA corrispondeva al 100% a quello dell’autore del delitto. Poco dopo l’arresto, ha confessato gli omicidi di Mohammed Ammouri e Anna-Lena Svensson. Secondo quanto riportato, Nyqvist, che all’epoca degli omicidi aveva 21 anni, sostiene di aver commesso gli orribili atti a causa di pensieri ossessivi che lo spingevano a uccidere. Si ritiene inoltre che abbia scelto le sue vittime a caso. Il 1° ottobre 2020, il tribunale ha condannato l’uomo, allora 37enne, per gli omicidi.

Poiché è stato concluso che agiva sotto l’influenza di un grave disturbo psicologico, Nyqvist sarebbe stato condannato a cure psichiatriche con dimissione speciale. È stato inoltre condannato a pagare un risarcimento di 350.000 corone svedesi (SEK) alla famiglia Ammouri e 1,4 milioni di SEK allo Stato. Pertanto, sebbene sia vero cheLa prova rimane fedele al caso criminale reale, è anche evidente che la serie si è discostata dalla realtà quando necessario. Di conseguenza, nonostante sia una serie poliziesca ispirata a una storia vera, l’indagine della polizia sullo schermo non è una ricostruzione biografica degli eventi.

Lo sceneggiatore Oskar Söderlund e il resto del team creativo hanno liberamente utilizzato la licenza creativa necessaria per creare una storia avvincente e coinvolgente. In una discussione sul progetto, Söderlund ha dichiarato a Netflix: “È un trauma terribile che ha colpito la popolazione e la città di Linköping, e voglio raccontare con rispetto i tentativi di superare tale trauma. Nel mezzo di questa tragedia, ci sono persone che rifiutano di arrendersi, che lottano per andare avanti e la cui vita è segnata da ciò che è successo“. Così, La prova emerge come una miscela tra realtà e finzione, alimentata da interpretazioni convincenti e da una trama avvincente.

La prossima vittima: la spiegazione del finale del film

La prossima vittima: la spiegazione del finale del film

Quello del revenge movie è da sempre un filone di film particolarmente popolari e acclamati, dove il protagonista di turno intraprende una spedizione punitiva nei confronti di quanti hanno ucciso o rapito dei suoi cari. Da prima genere prettamente pensato per un pubblico maschile, negli ultimi anni, fortunatamente, sono stati realizzati sempre più film dove ad andare in cerca di vendetta è un personaggio femminile. Da Il buio nell’anima a Colombiana, da Peppermint – L’angelo della vendetta fino a The Protégé. Accanto ad essi citiamo anche La prossima vittima.

Il film, uscito in sala nel 1996, è però a suo modo diverso dagli altri qui citati, in quanto pone la sua protagonista dinanzi ad una serie di dubbi morali riguardanti la volontà di farsi giustizia da sé, solo per poi risolverli in modo brusco senza troppi complimenti. A dirigere il film vi è John Schlesinger, regista premio Oscar per Un uomo da marciapiede e noto anche per Il maratoneta, qui al suo penultimo film. Un titolo poco apprezzato dalla critica, proprio per alcune problematiche etiche che solleva, ma ad ogni modo sostenuto da una serie di ottime interpretazioni.

Per gli appassionati del genere, si tratta dunque di un titolo da riscoprire a partire dal quale fare una serie di valutazioni e riflessioni sui temi trattati. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a La prossima vittima. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla spiegazione del finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Sally Field, Ed Harris e Joe Mantegna in La prossima vittima
Sally Field, Ed Harris e Joe Mantegna in La prossima vittima. Cortesia di Paramount Pictures

La trama e il cast di La prossima vittima

Protagonista del film è Karen McCann, vive in un tranquillo rione di Los Angeles, in una villetta confortevole, col mariro Mack e le due figlie (Julie di diciassette anni e Megan di cinque), una vita serena di moglie, madre e lavoratrice in un centro televisivo. Julie, il giorno del quinto compleanno di Megan, rientrata a casa in anticipo dal liceo per i preparativi della festa della sorellina, viene aggredita, violentata e accoltellata selvaggiamente. L’assassino, però, viene rilasciato per via di un cavillo giudiziario. Distrutta, Karen deciderà di farsi giustizia da sola.

Ad interpretare il ruolo di Karen McCann vi è l’attrice Sally Field, due volte premio Oscar e ricordata in particolare per il suo ruolo in Mrs. Doubtfire. Accanto a lei, ruolo del marito Mack vi è l’attore Ed Harris, mentre Olivia Burnette interpreta Julie McCann e Alexandra Kyle è Megan McCann. Recitano poi nel film l’attore Kiefer Sutherland nel ruolo dell’assassino Robert Doob, Joe Mantegna in quello del Detective Joe Denillo e Charlayne Woodard nel ruolo dell’Agente dell’FBI Angel Kosinsky. Philip Baker Hall interpreta invece Sidney Hughes, facente parte del gruppo di sostegno a cui partecipa Karen.

La spiegazione del finale

Nel corso del film, dopo aver seguito ossessivamente Doob, Karen si iscrive a un corso di autodifesa, che aumenta la sua sicurezza, la aiuta a ravvivare la sua vita sessuale con Mack e migliora il suo rapporto con Megan. Tuttavia, dopo che Karen riceve un revolver da Sidney, Angel – un’altra donna del gruppo di sostegno – le confessa di essere un’agente dell’FBI sotto copertura che sta indagando sulle attività dei vigilanti all’interno del gruppo di sostegno e la avverte di non portare a termine il suo intento di auto giustizia. Non volendo diventare lei stessa un’assassina, Karen chiama Sidney e annulla il piano ai danni di Doob.

Kiefer Sutherland e Sally Field in La prossima vittima
Kiefer Sutherland e Sally Field in La prossima vittima. Cortesia di Paramount Pictures

Poco dopo, però, la donna che Karen aveva cercato di mettere in guardia viene violentata e uccisa da Doob, che viene arrestato. Con grande indignazione di Karen, l’uomo viene ancora una volta rilasciato per mancanza di prove ammissibili e lei decide di prendere in mano la situazione. Mentre Mack intende portare la famiglia in vacanza, Karen orchestra deliberatamente un’emergenza lavorativa come alibi che la costringe a rimanere indietro, dicendo a lui e a Megan di andare avanti. Poi si intrufola nell’appartamento di Doob mentre lui è via e lo distrugge, sapendo che lui capirà che è lei la responsabile.

Quella sera, Doob irrompe però in casa di Karen, ma lei lo sorprende con il revolver ricevuto da Sidney; i due lottano prima che Karen abbia la meglio e lo uccida. All’arrivo della polizia, l’agente Denillo dice a Karen che le sta addosso, ma non potendo provare che l’omicidio di Doob è stato premeditato, decide di dire al collega che Karen ha agito per autodifesa. Nello stesso momento, Mack e Megan tornano a casa, avendo scoperto il piano di Karen, e vedono la polizia che porta via il cadavere di Doob. Mack conforta Karen in silenzio, comprendendo ciò che ha fatto e accettandolo silenziosamente.

Il film affronta dunque il tema della delusione dinanzi ad una giustizia che non tutela come dovrebbe i cittadini, permettendo che piccoli cavilli permettano il rilascio di assassini. La prossima vittima si concentra però in particolare poi sulla ricerca di Karen di accettare quanto accaduto e allo stesso tempo di rapportarsi con il desiderio di farsi giustizia da sola. Alla fine, lei stessa si macchia di omicidio, evitando però il carcere per quelle stesse mancanze di prove che avevano a suo tempo permesso a Doob di evitarla.

Il critico Roger Ebert stroncò il film sostenendo che “è un piccolo esempio particolarmente sgradevole di manipolazione del pubblico che porta a una conclusione che, se l’avessi accettata, mi avrebbe lasciato un senso di impurità. Si tratta di una donna comune che è portata a cercare una vendetta di sangue, in una trama in cui la posta in gioco è così palesemente impilata da risultare spudorata. È ironico che questo film esca in contemporanea con “Dead Man Walking”. Quest’ultimo ci sfida ad affrontare un’ampia gamma di questioni etiche e morali. “Occhio per occhio“ ci fa cinicamente chiudere gli occhi, escludendo il più possibile la moralità, per servire una trama di sfruttamento”.

Il trailer del film e dove vederlo in streaming e in TV

Sfortunatamente il film non è presente su nessuna delle piattaforme streaming attualmente attive in Italia. È però presente nel palinsesto televisivo di sabato 5 ottobre alle ore 21:00 sul canale Iris. Di conseguenza, per un limitato periodo di tempo sarà presente anche sulla piattaforma Mediaset Infinity, dove quindi lo si potrà vedere anche oltre il momento della sua messa in onda. Basterà accedere alla piattaforma, completamente gratuita, per trovare il film e far partire la visione.

La prossima trilogia di Spider-Man nel MCU si potrebbe concludere con un paio di cattivi molto familiari

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Quando i Marvel Studios hanno collaborato con Sony Pictures e hanno accettato di condividere Spider-Man, è stata presa rapidamente la decisione di concentrarsi sui cattivi che il lanciaragnatele non aveva mai affrontato prima sullo schermo.

Spider-Man: Homecoming presentava Shocker e Avvoltoio e ha persino posto le basi per l’eventuale debutto di Scorpion introducendo Mac Gargan. Spider-Man: Far From Home ha spostato l’attenzione su Mysterio, solo che Spider-Man: No Way Home ha messo il Peter Parker di Tom Holland contro i cattivi dei precedenti film di Spider-Man. L’eroe del MCU ha combattuto Green Goblin, Doctor Octopus, Electro, Sandman e Lizard; per quanto entusiasmante fosse per i fan questa decisione, apparentemente ha chiuso la porta a nuove versioni di quei cattivi che appaiono sulla Terra-616.

Ora, però, lo scooper Alex Perez afferma che Green Goblin e Doctor Octopus “saranno, in caso contrario, gli ultimi cattivi che l’Uomo Ragno di Holland dovrà affrontare quando il suo periodo come Spider-Man giungerà al termine”.

Non chiarisce se si tratterà delle varianti interpretate da Willem Dafoe e Alfred Molina o di versioni completamente nuove di ciascun personaggio; con Avengers: Secret Wars presumibilmente destinato a riavviare gradualmente l’MCU, sarebbe facile apportare sottili modifiche al mondo di Spidey.

Poi di nuovo, è possibile che Norman mentisse sul fatto di non avere un doppelganger della Terra-616 per impedire a Peter Parker di cercarlo e assicurarsi che non diventasse mai il Green Goblin. In ogni caso, lo scontro tra Spidey e Goblin e Doc Ock è una prospettiva entusiasmante.

“Se tutto andasse bene, certo”, ha detto in precedenza Dafoe riguardo alla possibilità di interpretare nuovamente Norman. “Voglio dire, è un ruolo fantastico. Mi è piaciuto il fatto che sia un doppio ruolo entrambe le volte. Vent’anni fa, e abbastanza recentemente, entrambe le volte [sono state] esperienze molto diverse, ma mi sono divertito in entrambe.”

Qual è lo stato di produzione di Spider-Man 4? 

Vedremo cosa succederà, ma Spider-Man 4 sembra essere una priorità per la Sony Pictures. Si dice che Venom farà la sua apparizione, mentre una recente indiscrezione sostiene che anche un personaggio inaspettato tornerà nel film.

La risposta semplice è che vorrò sempre fare film su Spider-Man“, ha detto Tom Holland a proposito della situazione di Spider-Man 4. “Devo la mia vita e la mia carriera a Spider-Man. Quindi la risposta semplice è sì. Vorrà sempre fare di più“.

Abbiamo i migliori del settore che lavorano per qualsiasi storia. Ma finché non l’avremo risolta, abbiamo un’eredità da proteggere”, ha spiegato l’attore. “Il terzo film è stato così speciale in tanti modi che dobbiamo assicurarci di fare la cosa giusta“.

È la prima volta in questo processo che faccio parte dei creativi così presto. È un processo in cui osservo e imparo. È una fase molto divertente per me“, ha aggiunto. “Come ho detto, tutti vogliono che accada. Ma vogliamo essere sicuri di non esagerare con le stesse cose“.

Per quanto riguarda chi potrebbe dirigere Spider-Man 4, sono molti i nomi che circolano in rete. Tra questi, Justin Lin, Drew Goddard, Adil El Arbi e Bilall Fallah. Ora possiamo aggiungere provvisoriamente il nome di Wingard alla lista.

Oltre a Tom Holland, Zendaya dovrebbe riprendere il suo ruolo di MJ. Si vocifera che Sydney Sweeney possa interpretare Black Cat, mentre Scorpion e persino gli Spider-Slayers sono stati presi in considerazione come cattivi di Spider-Man 4. Al momento, il ruolo di The Kingpin sembra essere certo, se si crede agli scoop dei social media.

Per quanto riguarda i dettagli della trama, di recente si è parlato della possibilità che Peter Parker indossi la tuta aliena introdotta per la prima volta alla fine di Spider-Man: No Way Home e che Venom appaia in qualche veste. Come sempre, restate sintonizzati per gli aggiornamenti su Spider-Man 4 non appena li avremo.

La prossima serie di HBO Max dedicata ai crimini reali è imperdibile per gli appassionati del genere

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HBO Max sta lavorando a una nuova serie true crime che utilizza i personaggi della DC per creare quello che sembra essere un prodotto unico nel suo genere. Non è un segreto che nell’ultimo decennio ci sia stata un’impennata di film e programmi TV nel genere true crime, con molti servizi di streaming che ne hanno approfittato.

Le serie true crime possono assumere molte forme e aspetti diversi, con serie HBO Max come The Vow e The Staircase che contribuiscono alla crescente domanda di nuovi progetti all’interno del genere. Lo streaming e il formato binge si adattano bene alle serie true crime. Tuttavia, il genere è sempre in grado di trovare nuovi modi per trasformarsi, e una prossima uscita DC ne è un esempio.

DC sta creando una serie true crime unica per HBO Max

Diverse fonti hanno rivelato che la DC sta riportando Skyler Gisondo dopo il suo debutto in DCU Capitolo Uno nel ruolo di Jimmy Olsen nel film Superman di James Gunn per una nuova serie su HBO Max. Secondo Variety, il progetto si chiama DC Crime, ed è una “serie crime fiction ambientata nell’universo DC.” Si tratta di qualcosa di molto diverso dal Superman che combatte esseri più grandi della vita.

La docuserie di cronaca nera immaginaria della DC avrà come protagonista Jimmy Olsen, interpretato da Gisondo, con la prima stagione incentrata su Gorilla Grodd come cattivo principale. Il personaggio è spesso associato a The Flash. In quanto tale, DC Crime apre le porte al sostituto di Ezra Miller in The Flash per entrare nell’universo DC di Gunn. Nonostante il coinvolgimento di Grodd, la serie dovrebbe rimanere abbastanza realistica.

Questo perché non è prevista la partecipazione di Superman, interpretato da David Corenswet, e Lois Lane, interpretata da Rachel Brosnahan. La serie sui crimini reali condotta da Olsen includerà invece un gruppo di giornalisti del Daily Planet già apparsi in Superman. DC Crime è stata ideata dai creatori Tony Yacenda e Dan Perrault, noti per la serie Netflix American Vandal, che parodiava i documentari sui crimini reali.

Perché lo spin-off di Superman DC Crime meriterà di essere visto dagli appassionati di true crime

Il true crime e i supereroi sono due generi che non sono proprio destinati a incontrarsi. Ecco perché la nuova serie spin-off di Superman della DC è così entusiasmante, poiché il progetto è destinato a fondere entrambi i generi per creare qualcosa che si spera sia unico e possa quindi essere apprezzato dai fan di entrambe le parti.

Con un mercato ormai saturo di true crime, dati i numerosi film, programmi e documentari che escono a un ritmo accelerato, credo che qualsiasi idea che mantenga le cose fresche sia degna di nota. In questo senso, DC Crime si presenta come l’occasione perfetta per aprire le porte ai fan del true crime e permettere loro di conoscere meglio il DCU, con la possibilità che finiscano per rimanere per vedere altro.

La promessa, recensione del film con Isabelle Huppert

La promessa, recensione del film con Isabelle Huppert

La Promessa – Il prezzo del potere è un thriller politico graffiante, che immerge lo spettatore in un’atmosfera di costante intrigo. Per la regia di Thomas Kruithof, la pellicola è stata presentata a Venezia78 nella sezione Orizzonti e arriverà nelle sale italiane il 10 marzo 2022.

La Promessa: un dramma politico locale

Clémence (Isabelle Huppert), impavido sindaco di una cittadina vicino Parigi, sta completando l’ultimo periodo del suo mandato. Con il suo fedele braccio destro Yazid (Reda Kateb), ha combattuto a lungo per questa comunità afflitta da disuguaglianze, disoccupazione e povertà. Tuttavia, quando a Clémence viene offerta la carica di Ministro, la sua ambizione prende il sopravvento, mentre la devozione e l’impegno per i suoi cittadini iniziano a vacillare. La sua integrità politica e le promesse elettorali sopravvivranno a queste nuove aspirazioni?

Il mondo della politica è un oceano di squali, e gli idealisti fanno fatica a nuotarci dentro senza perdere gli arti: questo è essenzialmente ciò che apprendiamo da La Promessa.

E’ così che il film procede a mettere la politica e i legami sociali a confronto, cercando di cogliere davvero la complessità delle questioni in gioco, soprattutto in una fase in cui la figura politica è divisa tra le promesse da mantenere nei confronti degli elettori e, contemporaneamente, all’interno della stessa gerarchia politica. Viene illustrata una metaforica vasta scacchiera di accordi e compromessi, tanto più rilevante poiché evita di mettere in scena la strada più facile del manicheismo per evidenziare al meglio le contraddizioni insite al sistema politico.

La scelta di un contesto regionale per esaminarne l’ambiente politico e l’integrità dei suoi rappresentanti è ciò che di migliore il film porta su schermo, conferendo alla pellicola una base narrativa intima, viva e concreta, che permette tanto l’identificazione quanto a Isabelle Huppert di splendere nel ruolo di protagonista.

Kruithof opta per una direzione artistica spartana, realizzando la maggior parte delle riprese in stanze istituzionali poco illuminate e in spazi spogliati di alcuna personalità. A tratti dalla parvenza documentaristica, in La Promessa la mancanza di licenza drammatica è portata al limite: merito di Kruithof è infatti l’impressionismo verista tramite cui trasmettere la ripetitività stordente del mondo della politica locale.

La Promessa: l’energia della protagonista manca alla scrittura

Sicuramente, la tensione che viene costruita nel corso dello sviluppo narrativo, non sempre rimodellata a dovere rispetto alle vicende a cui assistiamo, riesce comunque a consolidare il prodotto, soprattutto perché sostenuta da un cast di prima qualità: Isabelle Huppert riesce a trasmettere sottilmente i dubbi e le perplessità insite al personaggio da lei interpretato, mentre Reda Kated regala una performance impressionante nella sua precisione e determinazione: fa di Jazid un personaggio mai monodimensionale, caratterizzato da un mix di giusta rabbia e calore umano a cui è difficile resistere e sono le sue azioni che garantiscono che le promesse di un politico possano, dopotutto, ancora contare qualcosa. Menzione speciale va poi all’ottimo Hervé Pierre, grande attore di teatro, visto recentemente in Benedetta di Paul Verhoeven.

The Social Network ha mostrato che i drammi penetranti possono essere ambientati in ambienti squallidi dominati da persone ambiziose e amorali, ma a La Promessa manca l’equivalente della sceneggiatura affilata di Sorkin. Kruithof e il co-sceneggiatore Jean-Baptiste Delafon si appoggiano molto sul dialogo per la caratterizzazione informativa, non sempre comprovata dall’effettiva scrittura caratteriale del personaggio. E’ invece la colonna sonora contenuta e ronzante di Gregoire Alger a fornire un senso implicito di drammaticità, segnalando la torbidezza del mondo in cui lei e i suoi colleghi vivono.

Il design della produzione svolge un ruolo efficace nel far corrispondere i contrasti interni ai personaggi con l’ambiente a loro circostante; il mondo professionale di Collombet è fatto di cemento e acciaio, la sua vita domestica è immersa in una luce soffusa e caratterizzata da arte costosa e arredi lussuosi. Il dietro-front politico della trama di La Promessa esclude tuttavia le sue possibilità di studio approfondito del personaggio, il che significa che il film non raggiunge mai la massima intensità in questo senso: c’è tanto di Clémence che vorremmo conoscere, soprattutto per quanto riguarda la sua relazione distaccata con il figlio, la sua quotidianità.

La Promessa si allontana dalla sua protagonista proprio nel momento in cui vogliamo impugnare la lente di ingrandimento sul personaggio, per poter cogliere un quadro di insieme certamente interessante, soprattutto tenendo a mente che il personaggio è interpretato da un’attrice del calibro di Huppert. Siamo di fronte a un film distintamente democratico, che avrebbe potuto però assecondare l’ego della sua eroina solo un po’ di più.

La promessa dell’assassino: trama, cast e finale del film con Viggo Mortensen

Considerato uno dei migliori film realizzati negli ultimi anni dal regista David Cronenberg, La promessa dell’assassino, uscito al cinema nel 2007, è un intricato thriller sul traffico sessuale e il mondo criminale. La storia è frutto di un’idea originale di Steven Knight, sceneggiatore noto per aver scritto numerosi film di grande successo, tra cui Locke. Si tratta di un film in puro stile Cronenberg, con una forte presenza della violenza e del corpo come strumento. Temi che si ritrovano condensati all’interno del protagonista Nikolai. Ad interpretarlo vi è l’attore Viggo Mortensen, che ha qui dato vita ad uno dei personaggi più memorabili della sua carriera e del cinema recente.

Ambientato a Londra, La promessa dell’assassino è anche il primo film del regista ad essere girato interamente al di fuori del Canada, suo paese natale. Ha infatti segnato una vera e propria svolta nella carriera del regista, che ha grazie a questo film conosciuto una popolarità ancor più grande di quella avuta fino a quel momento. Uscito in sala, il film arrivò infatti ad incassare un totale a livello globale di circa 56 milioni di dollari. Il titolo venne poi particolarmente apprezzato anche dalla critica, che ne lodò l’atmosfera, la sceneggiatura e le interpretazioni dei protagonisti.

L’apprezzamento nei confronti del film fu dunque da subito particolarmente entusiasta, e ciò portò la pellicola ad essere una dei principali partecipanti alla stagione dei premi cinematografici. Ricevette infatti diverse nomination ai Satellite Award, agli British Independent Film Award e ai Golden Globe. Il riconoscimento più grande lo ottenne poi Mortensen, ricevendo la sua prima nomination all’Oscar come attore non protagonista. Sono molte le curiosità relative alla sua interpretazione, dalle ricerche svolte per il ruolo alle lunghe ore di trucco a cui si è sottoposto. Proseguendo nella lettura si potranno scoprire le principali tra queste, come anche diversi altri retroscena legati al film.

La promessa dell’assassino: la trama del film

La vicenda del film ha inizio nel momento in cui l’ostetrica russa Anna si ritrova a dover accudire una neonata, la cui madre quattordicenne è deceduta durante il parto. La donna non può però tenere con sé la creatura, e cerca informazioni sulla ragazza per scoprire a chi poter affidare la bambina. Le sue ricerche la conducono all’anziano Semyon, il quale gestisce un ristorante. Questi si presenta come un uomo cordiale e dal carattere mite, dichiarandosi disponibile a prendere in affidamento la neonata. Semyon, tuttavia, è in realtà un malvivente senza scrupoli, a capo di un’organizzazione criminale che gestisce un traffico sessuale. Egli condivide il potere con il figlio Kirill, il quale a sua volta è molto legato all’autista Nikolai.

Ciò che Kirll non sa, però, è che Nikolai trama alla sue spalle con l’intenzione di diventare un membro importante dell’organizzazione, prendendo il controllo di questa. Le cose non vanno però come previsto per lui, che si ritrova ad essere improvvisamente tradito e condannato morte. Grazie alla sua esperienza riesce però a salvarsi e rifugiarsi presso Anna. La donna, che intanto ha scoperto la verità sulla ragazza morta di parto e la sua relazione con Semyon, chiede all’uomo di vendicarsi. Nikolai inizia così a riacquisire le proprie forze, organizzando un colpo decisivo a coloro che tanto aveva servito salvo poi ritrovarsi gettato via. Egli giura vendetta, e la sua è una promessa da assassino.

La promessa dell'assassino cast

 

La promessa dell’assassino: il cast del film

Cronenberg, che aveva già lavorato con Mortensen in A History of Violence, volle nuovamente l’attore come protagonista nel ruolo di Nikolai. Per prepararsi alla sua parte, egli intraprese un lungo processo di studio e ricerca sul personaggio. Decise infatti di trascorre un periodo da solo in alcune zone della Russia, per imparare la lingua e gli usi delle località frequentate. Egli divenne inoltre un grande esperto della gang criminale Vory v Zakone, a cui si ispira quella del film. Grande particolare del suo personaggio, però, sono i numerosi tatuaggi sfoggiati. Questi sono in tutto 43, e richiesero più di quattro ore in sala trucco per essere applicati. Mortensen spese tale tempo approfondendo il significato che questi hanno per i criminali che li portano sul proprio corpo.

Nel film è poi presente Naomi Watts, nel ruolo dell’ostetrica Anna. Per poter risultare credibile in tali vesti, l’attrice decise di spendere diverso tempo in un ospedale, per assistere delle vere ostetriche nel loro lavoro e apprendere i segreti del mestiere. Durante le riprese la Watts scoprì anche di essere incinta, e quando ciò iniziò ad essere sempre più evidente iniziò ad utilizzare degli abiti più larghi che le permettessero di nascondere la pancia. Nel film, in ruoli di grande rilievo, sono poi presenti anche gli attori Vincent Cassel e Armin Mueller-Stahl. Il primo interpreta il giovane Kirill, mentre il secondo è suo padre Semyon. Mueller-Stahl è noto in particolare grazie al film Shine, per cui venne nominato all’Oscar.

La promessa dell’assassino: il finale, il trailer, e dove vedere il film in streaming e in TV

Nel finale del film, Nikolai ed Anna riescono a salvare la neonata dalle grinfie di Semyon e Kirill. La donna decide così di prendersi cura della bimba, divenendo sua madre adottiva. Più controverso è invece il finale riservato a Nikolai. Questi aveva infatti intrapreso una vera e propria guerra contro il gruppo Vory v Zakone. Nell’ultima scena del film si scopre tuttavia come il suo obiettivo non fosse eliminare tale organizzazione, quando prenderne il potere, arrivando al vertice della sua gerarchia. Dopo aver eliminato Semyon, infatti, è ora egli a diventare il nuovo boss, e i tatuaggi che sfoggia sul suo corpo dimostrano la devozione a tale causa. Per quanto egli abbia agito nel bene, salvando la neonata, Nikolai dimostra di non aver mai abbandonato la volontà di perseguire i propri controversi obiettivi, riuscendo infine a raggiungerli.

Per gli appassionati del film, o per chi desidera vederlo per la prima volta, sarà possibile fruirne grazie alla sua presenza nel catalogo di alcune delle principali piattaforme streaming oggi disponibili. La promessa dell’assassino è infatti presente su Chili Cinema, Apple iTunes e Amazon Prime Video. Per poter usufruire del film, sarà necessario sottoscrivere un abbonamento generale o noleggiare il singolo film. In questo modo sarà poi possibile vedere il titolo in tutta comodità e al meglio della qualità video, senza limiti di tempo. Il film è inoltre in programma in televisione per venerdì 16 ottobre alle ore 21:30 sul canale TV8.

Fonte: IMDb

La Promessa dell’Assassino 2: in primavera le riprese?

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La Promessa dell’Assassino 2: in primavera le riprese?

Sembra che nonostante il lungo silenzio in merito, sia ancora in cantiere La Promessa dell’Assassino 2, sequel del film di David Cronenberg del 2007 con Viggo Mortensen. A dire il vero il film sembra avere molto poco in comune con il precedente buon lavoro di Cronenberg, dal momento che già il regista non sarà coinvolto.

Digital Spy riporta infatti che La Promessa dell’assassino 2  potrebbe essere ancora in piedi con una data di inzio riprese prevista per la prossima primavera. Secondo My Entertainment World il film avrebbe un nuovo titolo, Body Cross e sarà girato a Londra il prossimo marzo. Nella rivista si legge la seguente sinossi del film: il sequel partirà da dove finisce il film del 2007, con il boss incompetente Kirill convinto che lui e il suo tirapiedi autista Nikolai hanno davvero sgominato il signore del crimine suo padre, senza sapere che Nikolai è in realtà un agente clandestino che lavora in Russia sotto copertura per i servizi segreti.

La Promessa dell’Assassino 2 – le riprese in primavera?

La sceneggiatura di La Promessa dell’assassino 2, scritta dallo stesso Steven Knight, è stata per parecchio tempo in sospeso, ma adesso sembra aver avuto il via libera dall’autore stesso. Knight ha dichiarato: “Posso dire che la sceneggiatura per il secondo film è davvero migliore rispetto alla prima. Onestamente è una delle cose migliori che io abbia scritto e mi fa diventare matto… Quindi devo fare in modo di realizzarla.”

La promessa dell’assassino (Eastern Promises) è un film del 2007 diretto da David Cronenberg, presentato in anteprima al Toronto International Film Festival. Con protagonista Viggo Mortense, il film fece molto parlare di sé all’epoca a causa di una scena di nudo integrale che vedeva l’attore impegnato in una furibonda lotta con altri attori in un bagno turco, completamente senza veli.

La promessa – il prezzo del potere dal 10 Marzo al cinema

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La promessa – il prezzo del potere dal 10 Marzo al cinema

Ha aperto la sezione Orizzonti della 78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, La promessa – il prezzo del potere, secondo lungometraggio del regista Thomas Kruithof (La meccanica delle ombre), scritto dallo stesso regista insieme a Jean-Baptiste Delafon (sceneggiatore della celebre serie politica di Canal+ Baron Noir). Protagonista della pellicola, la carismatica musa del cinema francese Isabelle Huppert, nei panni di un sindaco dei sobborghi parigini in bilico tra fede politica e una ritrovata ambizione. Nel cast anche Reda Kateb, apprezzato interprete di pellicole d’autore come Django e The Specials e l’attrice premio César Naidra Ayadi (Polisse, Ha i tuoi occhi). La promessa – il prezzo del potere uscirà il 10 marzo prossimo nelle sale italiane distribuito da Notorious Pictures.

La promessa – il prezzo del potere, la trama

Clémence (Isabelle Huppert), impavido sindaco di una cittadina vicino Parigi, sta completando l’ultimo periodo del suo mandato. Con il suo fedele braccio destro Yazid (Reda Kateb), ha combattuto a lungo per questa comunità afflitta da disuguaglianze, disoccupazione e povertà. Tuttavia, quando a Clémence viene offerta la carica di Ministro, la sua ambizione prende il sopravvento, mentre la devozione e l’impegno per i suoi cittadini iniziano a vacillare. La sua integrità politica e le promesse elettorali sopravvivranno a queste nuove aspirazioni?

La profezia delle streghe di Mayfair spiegata: Rowan e la tredicesima strega

Dopo aver inizialmente accennato solo al significato della tredicesima profezia delle streghe nei primi episodi, la prima stagione di Le streghe Mayfair di Anne Rice ne svela il significato e lo scopo nella trama generale verso gli episodi finali. Conosciuta anche come Anne Rice’s Mayfair Witches, la serie TV della AMC è la seconda ambientata nell’universo condiviso Immortal. Prima di Mayfair Witches, Intervista col vampiro del 2022 ha segnato l’inizio del franchise e dell’universo generale.

Nei suoi 8 episodi, Mayfair Witches offre agli spettatori molti motivi di interesse. Da un cast di talento a sottotrame avvincenti, la serie affascina il pubblico con le sue esplorazioni dei personaggi soprannaturali, delle loro lotte di potere e delle dinamiche familiari. In tutte queste esplorazioni, il suo fascino principale deriva dalla rappresentazione di una profezia centrale, chiamata la 13ª profezia delle streghe. Invece di svelare tutti i dettagli della profezia in una volta sola, Mayfair Witches mantiene gli spettatori incollati allo schermo svelando gradualmente i suoi segreti.

La 13ª profezia delle streghe di Mayfair Witches spiegata

La profezia sembra preparare la rinascita di Lasher

Sebbene le implicazioni generali a lungo termine della 13ª profezia delle streghe debbano ancora essere svelate in Le streghe Mayfair di Anne Rice, la serie ha fornito diversi indizi e suggerimenti per aiutare gli spettatori a ipotizzare come si evolveranno le cose. Ad esempio, come suggerisce il nome della profezia, essa si riferisce alla tredicesima strega nata nella stirpe della famiglia Mayfair, sottolineando come lei avrà un ruolo significativo nella narrazione futura della famiglia. Molti dettagli sottili presenti nella serie suggeriscono anche che la tredicesima strega della famiglia fungerà da una sorta di “porta, aprendo la strada all’arrivo di un’entità soprannaturale nel loro mondo.

Le streghe Mayfair di Anne Rice conferma anche che Lasher incarna il figlio della tredicesima strega.

La stagione 1 di Mayfair Witches suggerisce anche che l’entità soprannaturale in questione sarà Lasher, che, secondo la tradizione generale della serie, è uno spirito antico e la fonte stessa dei poteri delle streghe del titolo. Diversi dettagli sottili della profezia implicano che la tredicesima strega della famiglia Mayfair darà alla luce Lasher. Il finale della stagione 1 di Le streghe Mayfair di Anne Rice conferma anche che Lasher incarna il figlio della tredicesima strega. La serie rivela anche che Cortland Mayfair beneficia in qualche modo della profezia, spiegando perché fa in modo che si avveri.

Rowan Fielding è la tredicesima strega Mayfair

Verso la fine della prima stagione, accetta la profezia

Rowan viene a conoscenza della profezia e del fatto di essere la tredicesima strega quando partecipa al funerale di sua madre. Dopo che Cortland l’aiuta a capire che Lasher è un dono per lei, Rowan accetta la profezia indossando la collana di sua madre e stabilendo un legame tra sé e Lasher. Nell’arco finale della stagione 1 di Mayfair Witches, Rowan parte alla ricerca di Tessa dopo aver scoperto che è incinta. Tuttavia, quando finalmente la trova, scopre che i cacciatori di streghe l’hanno rapita. Nonostante i suoi sforzi per salvare Tessa, la giovane strega muore quando Keith le spara.

Nel tentativo di vendicare la morte di Tessa, Rowan usa la sua collana per evocare Lasher. Dopo aver punito Keith bruciandolo, Lasher aiuta Rowan ad accedere alla piena potenza dei suoi poteri, istruendola su come connettersi con la conoscenza ancestrale. Con ciò che segue, Lasher prende finalmente possesso di sua figlia, aprendo la strada alla sua rinascita.

Cosa succede con la gravidanza di Rowan nella prima stagione di Mayfair Witches

Partorisce il bambino e sblocca nuovi poteri

Poiché il bambino di Rowan realizza la profezia, la sua gravidanza progredisce rapidamente nella prima stagione di Mayfair Witches. Dopo che Lasher emerge per aiutarla a uccidere Keith e finalmente incarna il bambino, Rowan partorisce il bambino nel mausoleo con l’aiuto di Suzanne. Dopo il parto, acquisisce nuovi poteri che usa per punire Cortland, imprigionandolo nella pietra dopo aver scoperto che ha ucciso sua madre. Rendendosi conto che, come Cortland, anche Ciprien desidera portarle via il bambino, Rowan lo avverte di non avvicinarsi a lei e al suo bambino. Con questo, la stagione 1 di Mayfair Witches stabilisce che la tredicesima profezia delle streghe si è avverata.

La profezia dell’Armadillo di Zero Calcare diventa un film

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Arriva la notizia che La profezia dell’Armadillo  primo Album a fumetti dell’autore romano, diventerà un film, ad annunciarlo è lo stesso Zero Calcare dal suo blog ufficiale. La pellicola in live action sarà diretta dall’attore Valerio Mastandrea e sarà un film a low budget prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci. La sceneggiatura è scritta a quattro mani da Mastrandrea e Zero Calcare.  Al momento non si hanno ulteriori dettagli in merito, quindi non resta che aspettare ulteriori notizie.

La profezia dell’Armadillo volume è stato ripubblicato dalla casa editrice Bao Publishing (2012, pp 143, € 16,00), nella versione a colori “8-bit”.

La profezia dell’armadillo: trailer e poster italiani

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La profezia dell’armadillo: trailer e poster italiani

È stato diffuso il trailer e il poster de La profezia dell’Armadillo, il film tratto dall’omonimo fumetto di Zerocalcare che sarà presentato alla prossima Mostra del cinema di Venezia. Ecco di seguito il trailer:

La profezia dell’Armadillo arriverà nelle sale italiane il 13 settembre, è diretto da Emanuele Scaringi e vede protagonisti Simone Liberati, Valerio Aprea, Pietro Castellitto, Laura Morante, Claudia Pandolfi, Kasia Smutiniak, Diana del Bufalo, Adriano Panatta e Vincet Candela.

Ecco il poster del film:

Di seguito, la trama de La Profezia dell’Armadillo

Zero ha ventisette anni, vive nel quartiere periferico di Rebibbia, più precisamente nella Tiburtina Valley. Terra di Mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi. Dove manca tutto ma non serve niente. Zero è un disegnatore ma non avendo un lavoro fisso si arrabatta dando ripetizioni di francese, cronometrando le file dei check-in all’aeroporto e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti.

La sua vita scorre sempre uguale, tra giornate spese a bordo dei mezzi pubblici attraversando mezza Roma per raggiungere i vari posti di lavoro e le visite alla Madre. Ma una volta tornato a casa, lo aspetta la sua coscienza critica: un Armadillo in carne e ossa, o meglio in placche e tessuti molli, che con conversazioni al limite del paradossale lo aggiorna costantemente su cosa succede nel mondo.

A tenergli compagnia nelle sue peripezie quotidiane, nella costante lotta per mantenersi a galla, è l’amico d’infanzia Secco.
La notizia della morte di Camille, una compagna di scuola e suo amore adolescenziale mai dichiarato, lo costringe a fare i conti con la vita e ad affrontare, con il suo spirito dissacrante, l’incomunicabilità, i dubbi e la mancanza di certezze della sua generazione di “tagliati fuori”.

La profezia dell’armadillo: Simone Liberati, Pietro Castellitto e Valerio Aprea

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Oltre al regista abbiamo avuto modo di intervistare anche i protagonisti de La profezia dell’Armadillo: Simone Liberati, Pietro Castellitto e Valerio Aprea.

LEGGI ANCHE: La profezia dell’armadillo la recensione

Zero ha ventisette anni, vive nel quartiere periferico di Rebibbia, più precisamente nella Tiburtina Valley. Terra di Mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi. Dove manca tutto ma non serve niente. Zero è un disegnatore ma non avendo un lavoro fisso si arrabatta dando ripetizioni di francese, cronometrando le file dei check-in all’aeroporto e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti. La sua vita scorre sempre uguale, tra giornate spese a bordo dei mezzi pubblici attraversando mezza Roma per raggiungere i vari posti di lavoro e le visite alla Madre.  Ma una volta tornato a casa, lo aspetta la sua coscienza critica: un Armadillo in carne e ossa, o meglio in placche e tessuti molli, che con conversazioni al limite del paradossale lo aggiorna costantemente su cosa succede nel mondo.

A tenergli compagnia nelle sue peripezie quotidiane, nella costante lotta per mantenersi a galla, è l’amico d’infanzia Secco. La notizia della morte di Camille, una compagna di scuola e suo amore adolescenziale mai dichiarato, lo costringe a fare i conti con la vita e ad affrontare, con il suo spirito dissacrante, l’incomunicabilità, i dubbi e la mancanza di certezze della sua generazione di “tagliati fuori”.

La profezia dell’Armadillo: recensione del film

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La profezia dell’Armadillo: recensione del film

Atteso dai tantissimi fan di Michele Rech, ovvero Zerocalcare, arriva a Venezia 75 La Profezia dell’Armadillo, il film basato sull’omonima grafic novel e presentato nella sezione Orizzonti. La lunga produzione travagliata non ha giovato alla buona salute del film, ma, tra detrattori e scettici, il film non è il naufragio che tutti annunciavano (e qualcuno si aspettava).

La profezia dell’Armadillo segue Zero, che insieme al suo amico Secco, cerca di rintracciare un’amica d’infanzia per riferirle che un’altra ragazza con cui un tempo passavano le giornate è prematuramente morta. Parallelamente, Zero fa i conti con la sua vita senza direzione, tra ambizioni artistiche, lavoro precario e ripetizioni a ragazzini ricchi.

Venezia 75: presentato La profezia dell’Armadillo, dal fumetto di Zerocalcare

A dirigere il film c’è Emanuele Scaringi, esordiente che film con una regia incolore una storia frammentata, che rispecchia molto poco l’originale del fumettista italiano e che narrativamente è inconcludente. Tuttavia, nonostante gli evidenti problemi, il film è genuinamente divertente, soprattutto nella prima parte, soprattutto per i dialoghi brillanti e i tempi comici ineccepibili messi in scena da Simone Liberati e Pietro Castellitto, soprattutto grazie al secondo, vera e propria stella del film.

A dare voce e corpo (sotto ad un ingombrante costume di cartapesta) all’armadillo del titolo è il sempre divertente Valerio Aprea, tuttavia la scelta di allontanarsi troppo dall’originale di cellulosa rende la presenza stessa dell’animale e della sua profezia una pure formalità che dà nome alla storia, senza avere poi un vero e proprio senso nella narrazione. Nel suo insieme, La profezia dell’Armadillo è un’onesta commedia che avrebbe giovato di un processo di ideazione e lavorazione più solido ma che riesce a farsi voler bene.

la profezia dell'armadillo

La profezia dell’armadillo: nuova clip. Ecco Greta

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La profezia dell’armadillo: nuova clip. Ecco Greta

È stata diffusa una nuova clip da La profezia dell’Armadillo, il nuovo film diretto da Emanuele Scaringi e basato sull’omonimo fumetto di Zerocalcare. Il film è stato presentato al Festival di Venezia nella sezione Orizzonti e di seguito potete vedere la clip con protagonista l’esuberante Diana del Bufalo.

Il film arriverà nelle sale italiane il 13 settembre, è diretto da Emanuele Scaringi e vede protagonisti Simone Liberati, Valerio Aprea, Pietro Castellitto, Laura Morante, Claudia Pandolfi, Kasia Smutiniak, Diana del Bufalo, Adriano Panatta e Vincet Candela.

Zero ha ventisette anni, vive nel quartiere periferico di Rebibbia, più precisamente nella Tiburtina Valley. Terra di Mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi. Dove manca tutto ma non serve niente. Zero è un disegnatore ma non avendo un lavoro fisso si arrabatta dando ripetizioni di francese, cronometrando le file dei check-in all’aeroporto e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti.

La profezia dell’armadillo interviste: Simone Liberati, Pietro Castellitto e Valerio Aprea

La sua vita scorre sempre uguale, tra giornate spese a bordo dei mezzi pubblici attraversando mezza Roma per raggiungere i vari posti di lavoro e le visite alla Madre. Ma una volta tornato a casa, lo aspetta la sua coscienza critica: un Armadillo in carne e ossa, o meglio in placche e tessuti molli, che con conversazioni al limite del paradossale lo aggiorna costantemente su cosa succede nel mondo.

La profezia dell’armadillo – intervista: intervista a Emanuele Scaringi

A tenergli compagnia nelle sue peripezie quotidiane, nella costante lotta per mantenersi a galla, è l’amico d’infanzia Secco. La notizia della morte di Camille, una compagna di scuola e suo amore adolescenziale mai dichiarato, lo costringe a fare i conti con la vita e ad affrontare, con il suo spirito dissacrante, l’incomunicabilità, i dubbi e la mancanza di certezze della sua generazione di “tagliati fuori”.

Venezia 75: La profezia dell’Armadillo, recensione

La profezia dell’armadillo: intervista a Emanuele Scaringi

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La profezia dell’armadillo: intervista a Emanuele Scaringi

In occasione di Venezia 75 abbiamo intervistato Emanuele Scaringi, regista de La profezia dell’Armadillo, il film basato sull’omonimo fumetto di Zero Calcare.

LEGGI ANCHE: La profezia dell’armadillo la recensione

Zero ha ventisette anni, vive nel quartiere periferico di Rebibbia, più precisamente nella Tiburtina Valley. Terra di Mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi. Dove manca tutto ma non serve niente. Zero è un disegnatore ma non avendo un lavoro fisso si arrabatta dando ripetizioni di francese, cronometrando le file dei check-in all’aeroporto e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti. La sua vita scorre sempre uguale, tra giornate spese a bordo dei mezzi pubblici attraversando mezza Roma per raggiungere i vari posti di lavoro e le visite alla Madre.  Ma una volta tornato a casa, lo aspetta la sua coscienza critica: un Armadillo in carne e ossa, o meglio in placche e tessuti molli, che con conversazioni al limite del paradossale lo aggiorna costantemente su cosa succede nel mondo.

A tenergli compagnia nelle sue peripezie quotidiane, nella costante lotta per mantenersi a galla, è l’amico d’infanzia Secco. La notizia della morte di Camille, una compagna di scuola e suo amore adolescenziale mai dichiarato, lo costringe a fare i conti con la vita e ad affrontare, con il suo spirito dissacrante, l’incomunicabilità, i dubbi e la mancanza di certezze della sua generazione di “tagliati fuori”.

La profezia dell’armadillo: il trailer del film tratto da Zerocalcare

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Ecco il nuovo il trailer de La profezia dell’Armadillo, il film tratto dall’omonimo fumetto di Zerocalcare che sarà presentato alla prossima Mostra del cinema di Venezia. Ecco di seguito il trailer:

Il film arriverà nelle sale italiane il 13 settembre, è diretto da Emanuele Scaringi e vede protagonisti Simone Liberati, Valerio Aprea, Pietro Castellitto, Laura Morante, Claudia Pandolfi, Kasia Smutiniak, Diana del Bufalo, Adriano Panatta e Vincet Candela.

Di seguito, la trama de La Profezia dell’Armadillo

Zero ha ventisette anni, vive nel quartiere periferico di Rebibbia, più precisamente nella Tiburtina Valley. Terra di Mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi. Dove manca tutto ma non serve niente. Zero è un disegnatore ma non avendo un lavoro fisso si arrabatta dando ripetizioni di francese, cronometrando le file dei check-in all’aeroporto e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti.

La sua vita scorre sempre uguale, tra giornate spese a bordo dei mezzi pubblici attraversando mezza Roma per raggiungere i vari posti di lavoro e le visite alla Madre. Ma una volta tornato a casa, lo aspetta la sua coscienza critica: un Armadillo in carne e ossa, o meglio in placche e tessuti molli, che con conversazioni al limite del paradossale lo aggiorna costantemente su cosa succede nel mondo.

A tenergli compagnia nelle sue peripezie quotidiane, nella costante lotta per mantenersi a galla, è l’amico d’infanzia Secco.
La notizia della morte di Camille, una compagna di scuola e suo amore adolescenziale mai dichiarato, lo costringe a fare i conti con la vita e ad affrontare, con il suo spirito dissacrante, l’incomunicabilità, i dubbi e la mancanza di certezze della sua generazione di “tagliati fuori”.

La profezia dell’armadillo: al via le riprese del film tratto da Zerocalcare

Sono iniziate le riprese del film La profezia dell’armadillo, tratto dall’omonima graphic novel di ZEROCALCARE. Alla regia c’è Emanuele Scaringi, mentre il cast è formato da Simone Liberati, Pietro Castellitto, Laura Morante, Valerio Aprea, Claudia Pandolfi, Teco Celio, Diana Del Bufalo.

Scritto da Oscar Glioti, Pietro Martinelli, Valerio Mastandrea con la partecipazione dello stesso Zerocalcare, il film è prodotto da Fandango con Rai Cinema e Domenico Procacci. Le riprese del film avranno una durata di sei settimane e si svolgeranno a Roma e in Francia.

La sinossi de La profezia dell’armadillo

Zero ha ventisette anni, vive nel quartiere periferico di Rebibbia, più precisamente nella Tiburtina Valley. Terra di Mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi. Dove manca tutto ma non serve niente. Zero è un disegnatore ma non avendo un lavoro fisso si arrabatta dando ripetizioni di francese, cronometrando le file dei check-in all’aeroporto e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti.

La sua vita scorre sempre uguale, tra giornate spese a bordo dei mezzi pubblici attraversando mezza Roma per raggiungere i vari posti di lavoro e le visite alla Madre.  Ma una volta tornato a casa, lo aspetta la sua coscienza critica: un Armadillo in carne e ossa, o meglio in placche e tessuti molli, che con conversazioni al limite del paradossale lo aggiorna costantemente su cosa succede nel mondo. A tenergli compagnia nelle sue peripezie quotidiane, nella costante lotta per mantenersi a galla, è l’amico d’infanzia Secco.

La notizia della morte di Camille, una compagna di scuola e suo amore adolescenziale mai dichiarato, lo costringe a fare i conti con la vita e ad affrontare, con il suo spirito dissacrante, l’incomunicabilità, i dubbi e la mancanza di certezze della sua generazione di “tagliati fuori”.