Home Blog Pagina 168

Venezia 74, tutti i vincitori: Leone d’Oro a Guillermo del Toro

Venezia 74, tutti i vincitori: Leone d’Oro a Guillermo del Toro

La 74° Mostra del Cinema di Venezia è giunta al termine e stasera sono stati assegnati gli attesissimi premi. Ecco tutti i vincitori di Venezia 74.

I vincitori di Venezia 74

Leone d’Oro per il miglior film – The Shape of Water di Guillermo del Toro

Leone d’Argento per la migliore regia – Xavier Legrand per Jusqu’a la garde

Leone d’Argento, Gran premio della Giuria – Foxtrot di Samuel Maoz

Premio Speciale della Giuria – Sweet Country di Warwick Thorton

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile – Kamel El Basha per The Insult di Ziad Doueiri

Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile – Charlotte Rampling per Hannah di Andrea Pallaoro

Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente – Charlie Plummer per Lean on Pete

Premio per la migliore sceneggiatura – Martin McDonagh per Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” – Jusqu’a la garde di Xavier Legrand

Selezione Orizzonti

Premio Orizzonti – Nico, 1988 di Susanna Nicchiarelli

Premio Orizzonti alla regia – Vahid Jalilvand per No Date, No Signature

Premio Speciale della Giuria – Caniba di Lucien Castaing-Taylor e Véréna Paravel

Premio migliore sceneggiatura – Los versos del olvido di Alireza Khatami

Premio Orizzonti Cortometraggio – Gros Chagrin di Céline Devaux

Premio alla migliore interpretazione maschile – Navid Mohammadzadeh per No Date, No Signature di Vahid Jalilvand

Premio alla migliore interpretazione femminile – Lyna Khoudri per Les Bienheureux di Sofia Djama

Venezia Classici

Miglior documentario sul cinema – The Prince and the Dybbuk

Miglior film restaurato – Idi i smorti

Premio VR Story

Arden’s Wake – Miglior Virtual Reality

Bloodless – Miglior storia

La camera insabbiata – Migliore esperienza VR

del toro

La 74ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica si è svolta a Venezia dal 30 agosto al 9 settembre 2017; anche quest’anno è diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

Quest’anno, senza madrina, Venezia 74 ha dato il benvenuto ad un padrino d’eccellenza, l’attore italiano Alessandro Borghi. L’elenco dei film in programma alla 74ª Mostra è stato annunciato nel corso della conferenza stampa di presentazione che si è tenuta il 27 luglio 2017 a Roma. La giuria è presieduta dall’attrice americana Annette Bening.

Downsizing di Alexander Payne è stato selezionato come film d’apertura della manifestazione.

Venezia 74, red carpet: Helen Mirren e Donald Sutherland per The Leisure Seeker di Paolo Virzì

0

Helen Mirren e Donald Sutherland sono stati i protagonisti del tappeto rosso della serata di Venezia 74 che ha visto la presentazione di The Leisure Seeker, l’esordio in lingua inglese di Paolo Virzì

Venezia 74: The Leisure Seeker recensione del film di Paolo Virzì

Venezia 74, red carpet: gli scatti più belli dalla Mostra

Venezia 74, red carpet: gli scatti più belli dalla Mostra

Non solo film e sezioni, ma anche abiti, ospiti, eleganza e originalità. Anche questo è Venezia 74 e ve lo mostriamo in alcuni scatti realizzati durante la Mostra sul tappeto rosso che porta alla Sala Grande, dove viene presentata la magia del cinema. [nggallery id=3163]

Foto di Massimiliano Rocchi.

Il Festival di Venezia 2017 si svolge al Lido dal 30 agosto al 9 settembre.

Segui il nostro speciale di Venezia 74

Venezia 74, red carpet: George Clooney, Matt Damon e Julianne Moore

Hanno sfilato sul red carpet di Venezia 74 George Clooney in compagnia dei suoi attori protagonisti, Matt Damon e Julianne Moore, volti dell’oscuro Suburbicon (leggi la recensione), pellicola in concorso alla Mostra. Ecco le foto della premiere: [nggallery id=3158]

Foto di Aurora Leone.

Il Festival di Venezia 2017 si svolge al Lido dal 30 agosto al 9 settembre.

Segui il nostro speciale di Venezia 74

Venezia 74, red carpet: Amanda Seyfried, Sally Hawkins, Rebecca Hall

La seconda serata di Venezia 74 vede protagonisti tantissimi volti del firmamento di Hollywood, dal premio Oscar Octavia Spencer, alla giovane e talentuosa Amanda Seyfried, fino alla giurata Rebecca Hall e alla protagonista del film di Guillermo Del Toro, Sally Hawkins. [nggallery id=3158]

Foto di Aurora Leone.

Il Festival di Venezia 2017 si svolge al Lido dal 30 agosto al 9 settembre.

Segui il nostro speciale di Venezia 74

Venezia 74, il programma: Clooney, Aronofski, Del Toro e Virzì

Venezia 74, il programma: Clooney, Aronofski, Del Toro e Virzì

Alla presenza del Presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, e del Direttore della 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Alberto Barbera, è stato annunciato il programma ufficiale di Venezia 74.

Dopo l’annuncio delle giurie e del titolo d’apertura, sono stati annunciati titoli molto attesi come Mother! di Darren Aronofski, Suburbicon di George Clooney, The Shape of Water di Guillermo del Toro, ma anche il musical dei Manetti Bros, Amore e Malavita, e l’esordio americano di Paolo Virzì. Ma anche KechicheMartin McDonagh e Alexander Payne in apertura.

Venezia 74 programma

CONCORSO UFFICIALE

  • Downsizing di Alexander Payne (film d’apertura)
  • Human Flow di Ai Weiwei
  • Mother! di Darren Aronofski
  • Suburbicon di George Clooney
  • The Shape of Water di Guillermo Del Toro
  • L’Insulte di Ziad Doueri
  • Mektoub, My Love: Canto uno di Abdellatif Kechiche
  • La villa di Robert Guédiguian
  • The Third Murder di Hirokazu Kore-eda
  • Jusqu’à La Garde di Xavier Legrand
  • Lean On Pete di Andrew Haigh
  • Foxtrot di Samuel Maoz
  • Three Billboards Outside Ebbing, Missouri di Martin McDonagh
  • Hannah di Andrea Paloro
  • Angels Wear White di Vivian Qu
  • Amore e malavita dei Manetti Bros.
  • First Reformed di Paul Schrader
  • Sweet Country di Warwick Thornton
  • The Leisure Seeker di Paolo Virzì
  • Una Famiglia di Sebastiano Riso
  • Ex Libris – The New York Public Library di Frederick Wiseman

ORIZZONTI

  • Nico 1988 di Susanna Nicchiarelli
  • Disappearance di Ali Asgari
  • Espèces Menacées di Gilles Bourdos
  • Les Bienheureux di Sofia Djama
  • The Rape of Recy Taylor di Nancy Buirsky
  • Caniba di Lucien Castaing-Taylor e Verena Paravel
  • Marvin di Anne Fontaine
  • Invisible di Pablo Giorgelli
  • Brutti e cattivi di Cosimo Gomez
  • The Cousin di Tzahi Grad
  • The Testament di Amichai Greenberg
  • La Nuit Ou J’ai Nagé di Damien Manivel e Igarashi Kohei
  • No Date, No Signature di Vahid Jalilvand
  • Los versos del olvido di Alireza Khatami
  • Krieg di Rick Ostermann
  • West of Sunshine di Jason Raftopoulos
  • Gatta Cenerentola di Alessandro Rak
  • Under the Tree di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson
  • La vita comune di Edoardo Winspeare

FUORI CONCORSO

  • Casa d’altri di Gianni Amelio
  • Thriller in 3D di John Landis e Michael Jackson
  • Our Souls at Night di Ritesh Batra
  • Il signor Rotpeter di Antonietta De Lillo
  • Vittoria e Abdul di Stephen Frears
  • La Mélodie di Rachid Hami
  • Outrage Coda di Takeshi Kitano
  • Loving Pablo di Fernando Léon de Aranoa
  • Zama di Lucrecia Martel
  • La Fidèle di Michael R. Roskam
  • Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini
  • Brawl in Cell Block 99 di Craig Zahler
  • Diva! di Francesco Patierno
  • Cuba and the Cameraman di Jon Alpert
  • My Generation di David Batty
  • Piazza Vittorio di Abel Ferrara
  • The Devil and Father Amorth di William Friedkin
  • This Is Congo di Daniel McCabe
  • Wormwood (serie Netflix) di Errol Morris

CINEMA nel GIARDINO

  • Suburra – La serie (primi due episodi)
  • Manuel di Dario Albertini
  • Controfigura di Ra Di Martino
  • Woodshock di Kate e Laura Mulleavy
  • Tuers di Francois Troukens e Jean-Francois Hensgens
  • Nato a Casal Di Principe di Bruno Oliviero

PROIEZIONI SPECIALI

  • La lunga strada del ritorno di Alessandro Blasetti
  • Barbiana ’65 – La lezione di Don Milani di Alessandro G.A. D’Alessandro
  • Lievito madre – Le ragazze del secolo scorso

Venezia 74 – Segui il nostro speciale sulla Mostra del Cinema di Venezia

Venezia 74 si svolgerà dal 30 agosto al 9 settembre 2017 al Lido.

Venezia 74, giorni 1 e 2: fatti due calcoli

Venezia 74, giorni 1 e 2: fatti due calcoli

Bentrovati, sacchi di mucillaggine. Quest’estate ho fatto delle cose gravissime, tipo postare un paio di foto di me in costume sulla spiaggia e andare in fissa per Sarahah per ben tre giorni. Sono evidenti segni di scarsa professionalità ed egocentrismo, e quindi dovevo espiare.

Infatti, poco prima di partire, ed esattamente giovedì sera, dopo una giornata che se ve la dico non ce credete quindi faccio prima a riservarla per quando devo scrivere un racconto horror, ho avuto una violentissima colica renale, causata da due calcoli piccoli ma cattivi come l’Inferno, con conseguente visita al pronto soccorso e stop di due giorni che in realtà nemmeno mi è dispiaciuto, almeno i bagagli me li sono fatti con calma, una volta tanto.

Questo per dirvi che se improvvisamente durante una proiezione sentite qualcuno che guaisce non allarmatevi, non è un modo codificato prima di urlare ‘Allah Ackbar!’ prima di farvi saltare in aria, e nemmeno il Diavolo che possiede qualcuno come nel documentario di William Friedkin The Devil and Father Amorth, presentato oggi fuori concorso, sono io che ululo, chiamate solo l’ambulanza o almeno preparate un colpo letale così smetto di soffrire.

Ovviamente devo bere tantissimo – acqua, non Spritz, purtroppo. E a tal proposito vedete de non rompe er cazzo con i vostri ‘ma dai, un sorso non può farti male’ che già mi rode il culo abbastanza così – e la cosa più preoccupante sarà trovare il tempo per pisciare tra un film e una conferenza. Stavo pensando di farmi assegnare tutte le proiezioni della Sala Volpi e pisciare direttamente lì per terra, tanto puzza di marcio da sempre e nessuno se ne accorgerebbe. Come se non bastasse, ho l’ansia che i dolori ritornino, a ogni minima avvisaglia salto come se ci fosse Pennywise alle mie calcagna, quindi non preoccupatevi nemmeno se rispondo ‘Oh Cristo Aiuto!’ se mi chiedete l’ora.

La prima sera c’è solo un film di Lubitsch in edizione restaurata, un raffinato lavoro di altissimo valore intellettuale e morale, che non si è inculato nessuno, tutti troppo impegnati ad andare a mignotte per celebrare l’apertura o a strafogarsi di sgroppini e baccalà mantecati, anche insieme, tanto le papille gustative dei critici sono devastate da anni di dipendenza dal Maalox e ormai non si fa più caso a cose frivole come l’equilibrio dei sapori.

monumento al Gran Cazzo Che Me Ne Frega

Comunque, come inizio nemmeno male: il treno porta incredibilmente solo cinquanta minuti di ritardo. Noi siamo Vip e arriviamo tutti in Lancia. La città ci accoglie con un meraviglioso monumento al Gran Cazzo Che Me Ne Frega nella sua dorata e sbrilluccicante estensione, che useremo come stampo per la foggia del premio d’analogo nome che diamo a fine Festival. Nonostante cotanta onoreficenza, il tassista acquatico non possiede il pass per farci giungere in zona Casinò, dove si ritirano gli accrediti. Noi sì, ma siccome andare a nuoto negli acquitrinosi canali lidensi non è una grande idea siamo costretti ad arrampicarci su un dirupo pieno di sterpaglie con tanto di bagagli a carico, uscendo direttamente da un tombino come Indy ne L’ultima crociata.

Lì era a San Barnaba, ma sempre di Venezia si tratta. E meno male che il dottore s’è raccomandato ‘non strapazzarti troppo’. Preso possesso della casa è già tempo di accrediti e di constatare che i pluriennali petaloni rossi che adornavano il red carpet e il Palazzo del Cinema e avevano effettivamente scassato la minchia hanno lasciato spazio a una nuova brillante scenografia di pareti bianche e lampadari lucenti, che pare sostanzialmente un’esposizione di mobili Brianza dietro a Ikea sull’Anagnina.

La prima sera se ne passa tra una spaghettata alcoolica e una fintamente alcoolica, con me che, mio malgrado, mi faccio riempire il bicchiere una volta sola fingendo di attingervi per non cadere in tentazione, che io lo so, come funziona. Svuoti e riempiono, e da lì a evocare la colica il passo è breve. Perfino il nome del regista che apre Ufficialmente le proiezioni, Alexander Payne, mi suona come ‘Pain’ e dunque come tristo presagio. Il film, sebbene parta da un assunto che pare una cazzata gargantuesca, è in realtà l’esatto contrario.

In primis perché è una storia di gente che vive in un mondo dove la scienza ha scoperto come rimpicciolire l’umanità affinché rompa meno il cazzo. Poi perché tutto sommato non è male. Almeno per i primi quaranta minuti, poi si perde in una serie di smielati sentimentalismi tra Matt Damon e un’ignota signora vietnamita che alzano parecchio il livello di zuccheri, giusto per chi si era lamentato che La La Land era troppo sdolcinato.

Tornando invece al documentario di Friedkin, è una cazzata gargantuesca e basta. Anzi, diabolica. Che diciamocelo, esiste solo perché lui ha diretto L’Esorcista, e fargli fare un doc sugli esorcismi veri fa ridere.

Qualsiasi altro regista, compreso Spielberg, l’avrebbero mandato affanculo con tutte le scarpe a lui e al Diavolo. O al Diavolo con tutte le scarpe e a lui affanculo, scegliete voi. L’opera segue le vicissitudini di un’architetta di Alatri che non riesce a lavorare a causa della possessione diabolica, che in effetti, per un architetto, deve essere una cosa seccante. Tu sei lì tranquillo a fare i tuoi progetti e di punto in bianco inizi a contorcerti e bestemmiare. Le testimonianze a inizio film riportano scene spaventose di pance che si gonfiano fin quasi a scoppiare, voci orripilanti che parlano lingue sconosciute e volti che si deformano fino ad assumere tratti animaleschi.

Poi però, quando s’arriva al dunque, non si vede niente di tutto questo. Solo una povera crista che soffre tanto e si dimena – e questo mi dispiace – ma io l’altra sera con le coliche facevo peggio, anche in termini di bestemmie. La voce ha lo stesso effetto che aveva il mio cantante del gruppo del liceo quando facevamo le cover dei Cradle of Filth.

Con questo non intendo insinuare che sia stata ritoccata in post-produzione, solo che probabilmente il Diavolo ama il grind metal, cosa tra l’altro abbastanza comprensibile. Poi c’è una parte palesemente inventata – guarda caso non sono disponibili testimonianze video – in cui Friedkin racconta di come la poraccia abbia cominciato a strisciare e svolazzare nel perimetro di una chiesa minacciandolo di morte. Tranquilli, è la parte più bella. Grandi risate e applausi a scena aperta. È risaputo che il Diavolo non fa i coperchi ma stavolta, pure per le pentole, era meglio che chiamavate Mastrota.

Ang

la lancia deluxe

Il mio sbarco al Lido è stato, ehm, sobrio: il treno portava ritardo, che in condizioni normali già ti sanguinano occhi mentre guardi il tabellone, figuriamoci su un binario invaso dai tuoi bagagli manco dovessi andare in tour con Brosio per le capitali cattoliche.

In più avevo uno zaino che se perdi il baricentro te rovescia come una tartaruga (poi voglio vedè chi me gira), per cui ero anche un’arma pericolosissima se decidevo di voltarmi potevo far fuori chiunque senza il culo che se sta a fa Kim Jong-un co sti cazzo de missili. Così in preda al panico, in una situazione diciamo pericolosa, decido che è meglio che me levo da sto binario e mi butto su un primo Italo in partenza.

Da qui, diciamo che è tutto abbastanza discesa: considerando la mia settimana demmerda si vede che il karma si è guardato allo specchio, si è sputato in faccia e ha deciso di fare qualcosa di socialmente utile (tipo non infierire sulla Pettinato) perché riusciamo miracolosamente a essere ospiti su una lancia Deluxe e arrivare comodamente a destinazione. Per tutto il viaggio siamo stati umili e discreti come una performance di Beyoncé, che tra un po’ tiravo un calcioinculo al tizio della lancia e me mettevo al timone per farmi un selfie in mezzo al canale.

Man on Wire, Venezia Edition

Sì, perché quest’anno siamo ancora de selfie, ma ve lo racconteremo più in là, no spoiler. Sbarco traumatico con un fantastico tentativo di farci scendere su una passerella minuscola (che già me vedevo tipo ‘man on wire’, novella Petit col bilanciere per non fare un bagno nella melma, poi ovviamente nella mia versione cinematografica cadevo e morivo con dignità abbracciando la valigia con i miei vestiti, come metafora dell’attaccamento dell’uomo alle cose materiali). Ultimo aneddoto da raccontarvi: l’ospitalità è sempre unamerda, tranquilli.

Ieri mentre facevamo una serena e mite spaghettata verso le 21,45, ora in cui a Roma sei indecisa ancora se metterti le scarpe col tacco a spillo o più comodi plateau per annà a fa aperitivo, la vecchia del piano di sopra si affaccia e ce cazzia con la seguente motivazione: ‘ho sentito che ridevate’. Mo me spiego tante cose, tipo perché qua glie rode sempre il culo. Che tu chiedi una minima informazione e anche se non sanno invece di dirti un onesto, sincero, ‘boh’ comunque te devono imbruttì. Per loro ridere deve esse ‘na brutta cosa, tipo una sciagura, se ridi te arriva un’ondata de zanzare tigre dal canale e te gonfia come una zampogna. Forse gliel’hanno insegnato da piccoli.

Ma a noi ce piace ride, quindi daje de Autan, almeno fino a quando la signora non ci rovescerà le proprie analisi delle urine dal balcone. In chiusura novità veloci veloci: Il lido è sempre il solito posto inospitale, dicevamo. Allo Spazio Universal non fanno più lo spritz con l’olivetta e non ti danno manco le patatine (rimedieremo presto con una raccolta di firme) I petali del red non ci sono più. Quest’anno palle. Che di sera, dicono, si colorano di mille luci trasformando il mobilificio Brianza in un carosello di magia. Verificheremo. Ieri eravamo troppo ubriachi.  Sarà un rebus? Le soluzioni nel prossimo numero del blog.

Venezia 74 acclama Robert Redford e Jane Fonda, tutte le foto

I giornalisti di Venezia 74 hanno acclamato oggi Jane Fonda e Robert Redford, i divi sono arrivati per ricevere il Leone d’Oro alla Carriera e per presentare il loro ultimo film Our Souls at Night.

[nggallery id=3159]

In Our Souls at Night Addie Moore ha una singolare proposta da fare a Louis Waters. Sono entrambi oltre l’età della pensione e vedovi da qualche tempo. Entrambi vivono in una tranquilla città del Colorado dove la cosa migliore è che tutti conoscono tutti. E la cosa peggiore è che tutti conoscono tutti.

Anche se sono vicini di casa da molto tempo, la loro conoscenza è poco più che casuale, finché un giorno Addie propone a Louis di dormire insieme, solo per farsi compagnia, per avere qualcuno con cui parlare al buio, per sentire la presenza di un’altra anima accanto a sé, per favorire il sonno. Quando Louis acconsente, Addie è allo stesso tempo sorpresa e felice.

Our Souls at Night trama

Nella penombra della notte riportano alla luce storie rimaste a lungo sepolte, che si raccontano a vicenda. È solo confessandosi il proprio passato che possono liberarsi del senso di colpa per le occasioni perdute – parole ed emozioni pensate ma mai espresse – e superare il devastante effetto che la mancanza d’amore può avere sulla vita, arrivando a provare l’effetto positivo che la riscoperta dell’amore può avere sull’ultimo capitolo dell’esistenza.

Il regista RITESH BATRA  ha così commentato: L’opera di Kent Haruf ha sempre occupato un posto speciale nel mio cuore per la sua onestà e specificità. Sono stato onorato di adattare il suo ultimo romanzo per lo schermo, e di collaborare con Robert Redford e Jane Fonda nel raccontare questa storia di gente comune così marcatamente specifica e locale: caratteristiche che la rendono universale.

Abbiamo scelto gran parte del cast a livello locale, e la storia ci ha dato la possibilità di esplorare le specificità del Colorado orientale: il paesaggio che spinge questi personaggi a stare insieme, le cose che piace loro sentire alla radio, e il concetto senza tempo di famiglia “finta”. Lavorare con questi attori e con questa terra per raccontare la storia di Haruf su quel ciclo di amore e perdita che è la vita, ha rafforzato la mia convinzione che la grande letteratura altro non sia che la nostra vita quotidiana, come è sempre stato.

Venezia 74 – Orizzonti: Nico, 1988 il film d’apertura

Venezia 74 – Orizzonti: Nico, 1988 il film d’apertura

Nico, 1988 diretto da Susanna Nicchiarelli (CosmonautaLa scoperta dell’alba) è il film di apertura della sezione Orizzonti della 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (30 agosto – 9 settembre 2017), diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennalepresieduta da Paolo Baratta.

Nico, 1988 sarà proiettato in prima mondiale nel pomeriggio del primo giorno di apertura della Mostra, mercoledì 30 agosto, in Sala Darsena, inaugurando il concorso di Orizzonti.

Il film è interpretato da Trine Dyrholm (Orso d’argento per la migliore attrice a Berlino nel 2016) – nata come cantante e poi attrice feticcio di Susanne Bier e Thomas Vinterberg – che fa rivivere l’artista-icona Nico interpretandola con la sua voce e trasformandosi fisicamente.

Ambientato tra Parigi, Praga, Norimberga, Manchester, nella campagna polacca e il litorale romano, Nico, 1988 è un road-movie dedicato agli ultimi anni di Christa Päffgen, in arte Nico.

Musa di Warhol, cantante dei Velvet Underground e donna dalla bellezza leggendaria, Nico vive una seconda vita dopo la storia che tutti conoscono, quando inizia la sua carriera da solista. La sua musica è tra le più originali degli anni ‘70 e ‘80 ed ha influenzato tutta la produzione musicale successiva. La “sacerdotessa delle tenebre”, così veniva chiamata, ritrova veramente se stessa dopo i quarant’anni, quando si libera del peso della sua bellezza e riesce a ricostruire un rapporto con il suo unico figlio dimenticato. Nico, 1988 racconta degli ultimi tour di Nico e della band che l’accompagnava in giro per l’Europa degli anni ‘80. È la storia di una rinascita, di un’artista, di una madre, di una donna oltre la sua icona.

Venezia 74 – Segui il nostro speciale sulla Mostra del Cinema di Venezia

La regista Susanna Nicchiarelli ha dichiarato: «Questa è la storia di Nico dopo Nico. Di lei di solito si parla solo in funzione degli uomini con cui è stata da giovane: Brian Jones, Jim Morrison, Bob Dylan, Alain Delon, Iggy Pop. Una volta in un’intervista lessi che “a 34 anni Nico era una donna finita”. Falso. Dopo l’esperienza con i Velvet Underground Nico diventa una grande musicista. Ho voluto raccontare la sua parabola al contrario: la perdita del consenso e il cambiamento della sua immagine, hanno significato la conquista della libertà».

I produttori sono Marta Donzelli e Gregorio Paonessa (“Le Quattro Volte” di Michelangelo Frammartino, “Via Castellana Bandiera” di Emma Dante, “Vergine giurata” di Laura Bispuri e “I figli della notte” di Andrea De Sica) – ed è prodotto da Vivo film con Rai Cinema e Tarantula in co-produzione con VOO e Be TV; con il supporto di Eurimages, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Direzione generale cinema; film realizzato con il supporto della Regione Lazio; con la partecipazione di Wallonia; prodotto con l’aiuto di Centre du Cinéma et de l’Audiovisuel de la Fédération Wallonie-Bruxelles; con il supporto del Tax Shelter del Governo Federale Belga – Casa Kafka Pictures Empowered by Belfius; in associazione con AMER; sviluppato con il supporto del Programma Creative Europe – MEDIA dell’Unione Europea.

Le vendite internazionali sono di Celluloid Dreams.

Accanto a Trine Dyrholm, interpretano il film John Gordon Sinclair, Anamaria Marinca, Sandor Funtek, Thomas Trabacchi, Karina Fernandez, Calvin Demba.

Musiche originali e adattamenti di Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, interpretazione vocale di Trine Dyrholm, fotografia di Crystel Fournier, montaggio di Stefano Cravero, scenografia di Alessandro Vannucci con Igor Gabriel, costumi di Francesca e Roberta Vecchi.

Venezia 73: Zombi in 4K alla presenza di Dario Argento e Nicolas Winding Refn

Sarà proiettata in occasione di Venezia 73, a mezzanotte di venerdì 2 settembre, in Sala Giardino (Lido di Venezia) in prima mondiale la copia rimasterizzata in 4K del capolavoro di George A. Romero Dawn of the Dead – European Cut [Zombi, 1978] (Usa-Italia, 115’), nella versione montata e curata all’epoca da Dario Argento per il mercato europeo con le musiche dei Goblin.

La proiezione sarà preceduta da una presentazione dello stesso Dario Argento, produttore del film, e di Nicolas Winding Refn, grande estimatore di Dawn of the Dead e supervisore del restauro in alta definizione.

Dawn of the Dead – European Cut, cult del cinema horror alle origini dell’iconografia moderna dei morti viventi celebrata nella serie tv The Walking Dead, è incluso nella sezione Venezia Classici della 73. Mostra di Venezia (31 agosto – 10 settembre 2016), e sarà proiettato in una versione rimasterizzata in 4K, realizzata da Koch Media in collaborazione con Norton Trust e Antonello Cuomo.

venezia 73

Dawn of the Dead [Zombi, 1978] è il secondo capitolo della quadrilogia sui morti viventi creata da George A. Romero nel 1968 con La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead), ai quali avrebbero fatto seguito Il giorno degli zombi (Day of the Dead, 1985) e La terra dei morti viventi (Land of the Dead, 2005).

Dario Argento su Dawn of the Dead [Zombi]

“Sono particolarmente contento che Zombi venga riproposto dopo tanti anni. La Titanus, il distributore dell’epoca lo vedeva come un film molto strano, troppo movimentato: la musica era troppo estrema, pensava che sarebbe andato male e io ero un po’ impaurito da questa profezia orribile. Non sapevo che fare e allora dissi: «Vabbé, facciamo la prima a Torino che è una città che amo, perché ci ho fatto Profondo rosso; se va male lì, lo leviamo di mezzo». Era un venerdì pomeriggio e sono andato al cinema abbastanza terrorizzato; ma ricordo che venendo dall’albergo vedevo un sacco di gente e pensavo: allora la cosa non va male!… e infatti quando sono arrivato era pienissimo; sono entrato e ho ringraziato tutti di essere venuti. Il film arrivava dopo una lunga serie di disavventure in Italia, perché in censura mi fecero tagliare un sacco di scene e allora lo ritirai. Quello che mi chiedevano di eliminare era troppo; pensai, addirittura, che il montaggio sarebbe stato poco comprensibile e allora feci dei piccoli tagli, dei piccoli raffazzonamenti, e riuscii ad ottenere una procedura d’urgenza (di solito la censura rivede i film anche dopo sei mesi). Quando il film finalmente uscì ottenne un divieto ai minori di diciotto anni che, per me, era abbastanza grave, perché lo avevamo fatto pensando a un pubblico di ragazzi… Ho un ricordo meraviglioso di Zombi che è stato così importante per la mia carriera e per quella di George”.

Nicolas Winding Refn su Dawn of the Dead [Zombi]

“Ho sempre considerato Dawn of the Dead, ovvero Zombi, un chiaro esempio di grande cinema, allo stesso tempo innovativo e oltraggioso. È il più estremo e affascinante affresco sul consumismo americano mai portato sullo schermo e non esiste nient’altro di simile. Lo considero un grande onore presentare il restauro in 4K di questo capolavoro nell’edizione 2016 del Festival di Venezia, un luogo a me sempre molto caro”.

Dawn of the Dead [Zombi] sarà disponibile il prossimo autunno in Blu Ray 4k, Blu Ray e DVD, per l’etichetta Midnight Factory, all’interno di un cofanetto con contenuti extra, che conterrà anche le altre due versioni del film (la Extended e la Theatrical), anch’esse in alta definizione.

Venezia 73: Tutti a casa di Comencini, restaurato in versione integrale

0

Tutti a casa, il capolavoro con l’indimenticabile tenente Innocenzi di Alberto Sordi anticipa la sezione Venezia Classici della Mostra diretta da Alberto Barbera. Questo restauro, grazie al reinserimento di alcuni frammenti tagliati all’epoca dell’uscita del film nelle sale (1960), permette finalmente la proiezione della copia integrale a cui Comencini teneva molto perché quelle scene rimandavano le vicende narrate a degli avvenimenti storici ben precisi,  l’8 settembre 1943 e di lì a poco  “le quattro giornate di Napoli”.

Così Cristina Comencini, regista e scrittrice, una delle quattro figlie del Maestro: “Tutti a casa mi ha seguito in tutte le fasi della vita. È stato la mia prima esperienza di set (avevo pochi anni e papà mi nascose nell’armadio durante la famosa scena del bombardamento tedesco nella caserma); nella mia giovinezza ho assistito a innumerevoli proiezioni in piazza l’8 settembre; poi l’ho mostrato ai bambini e ai nipoti che nascevano, come esempio perfetto del racconto della nostra rinascita. Il film non ha mai deluso nessun pubblico: fa ridere, piangere, emoziona. È rimasto preciso, sintetico e umano come l’ha pensato e girato mio padre.”

L’opera, coproduzione italo-francese della Dino De Laurentiis Cinematografica con la Orsay Films, sceneggiata da Age e Scarpelli con Marcello Fondato e lo stesso regista, vede tra i protagonisti Alberto Sordi, Serge Reggiani, Carla Gravina, Eduardo De Filippo.

“ “Signor Colonnello, accade una cosa incredibile! I tedeschi si sono alleati con gli Americani. Ci stanno attaccando!’ L’immortale battuta di Alberto Sordi in Tutti a casa”, sottolinea il coordinatore della Cineteca Nazionale Sergio Toffetti, “fotografa il disorientamento del popolo italiano di fronte al ‘ribaltone’ meglio di qualunque analisi storica. Il tenente Innocenzi – uno dei tanti antieroi all’italiana immortalati da Sordi – intraprende il suo personale viaggio spinto da un insieme di coraggio e di viltà, di disincanto e di umana pietà, trasformando il capolavoro di Luigi Comencini (ideale contraltare del Paisà rosselliniano) in una fondamentale testimonianza dell’identità italiana.” 

Secondo Il Presidente di CSC – Cineteca Nazionale Stefano Rulli, “Il capolavoro comenciniano Tutti a casa ha contribuito a rompere quel silenzio omertoso negli anni Cinquanta sulla Resistenza, affrontando con coraggio un momento fondamentale della nostra Storia”. 

Il restauro è stato realizzato in 4k, con ritorno in pellicola 35mm, a partire dai negativi originali scena e colonna messi a disposizione da Filmauro. Le lavorazioni in digitale sono state eseguite presso il laboratorio Cinecittà Digital Factory di Roma, il ritorno in pellicola 35 mm presso il laboratorio Augustus Color, Roma. 

Tutti a casa è il primo della folta schiera di titoli che CSC – Cineteca Nazionale accompagna quest’anno alla Mostra di Venezia: a seguire due opere di Dino Risi (il cortometraggio inedito 1848 e Profumo di donna), Processo alla città di Luigi Zampa e Oci Ciorne di Nikita Michalkov.

Venezia 73: Tributo Speciale al produttore Chris Meledandri

Chris Meledandri venezia 73Venezia 73 annuncia un Tributo Speciale al produttore statunitense Chris Meledandri, nominato all’Oscar® e fondatore e CEO della Illumination Entertainment, per il suo straordinario contributo allo sviluppo del cinema d’animazione.

La cerimonia per la consegna del premio a Meledandri si terrà nell’ambito della 73. Mostra del Cinema lunedì 5 settembre 2016, alle ore 15, alCinema nel Giardino al Lido. Oltre al prestigioso riconoscimento, Meledandri sarà ospite di un’esclusiva “Conversazione”, seguita dalla proiezione di uno speciale filmato tratto dal prossimo film d’animazione SING (2017), prodotto da Illumination Entertainment.

Il tributo speciale inizierà con la proiezione in anteprima italiana di Pets Vita da Animali (2016, The Secret Life of Pets) prodotto da Illumination Entertainment, domenica 4 settembre alle ore 21, per il Cinema nel Giardino. Pets Vita da Animali uscirà nelle sale italiane il 6 ottobre 2016.

A proposito di questo riconoscimento, il Direttore della Mostra Alberto Barbera ha dichiarato: “Chris Meledandri ha rivoluzionato il modo di concepire e realizzare il cinema d’animazione raggiungendo, con investimenti oculati e contenuti, risultati a dir poco eccellenti sia dal punto di vista qualitativo che degli incassi. Sotto la sua guida, la Illumination Entertainment si è imposta nel breve volgere di pochi anni tra i centri creativi più dinamici e innovativi che operano nel mondo dell’animazione. L’omaggio che la Mostra gli dedica intende sottolineare il contributo straordinario dell’artista, all’origine di successi planetari come Cattivissimo Me e Minions, destinati a modificare il nostro rapporto con l’immaginario deicartoons”.

Chris Meledandri, fondatore e CEO della Illumination Entertainment e nominato agli Academy Awards®, è l’autore dell’enorme successo di Cattivissimo me (Despicable Me, 2010), L’era glaciale (Ice Age) e della serie di animazioni di Dr. Seuss, che collettivamente hanno incassato quasi $6 miliardi in tutto il mondo. Meledandri ha portato la Illumination Entertainment a diventare una delle case di produzione leader dell’industria dell’intrattenimento e dei film rivolti a tutte le fasce di pubblico.

Illumination Entertainment, che ha un accordo esclusivo di finanziamento e di distribuzione con Universal Pictures, è autore dell’enorme successo della serie di film Cattivissimo me, che comprende Minions, il secondo film d’animazione per incassi di tutti i tempi, e del film nominato all’Oscar® come Miglior Film d’Animazione Cattivissimo me 2. In tutto, i film di Illumination Entertainment, fra i quali anche Hop (2011) e Lorax – Il guardiano della foresta (2012, Dr. Seuss’ The Lorax) hanno incassato più di $ 3,5 miliardi in tutto il mondo, e hanno impegnato alcuni dei talenti più rinomati del pianeta.

Fra i prossimi film di Illumination Entertainment si segnalano Sing (2016), Despicable Me 3 (2017) e Dr. Seuss’ How the Grinch Stole Christmas (2018).

Venezia 73: The Young Pope di Paolo Sorrentino fuori concorso!

0
Venezia 73: The Young Pope di Paolo Sorrentino fuori concorso!

Le prime due puntate della serie originale The Young Pope, scritta e diretta dal premio Oscar Paolo Sorrentino e interpretata dal due volte nominato all’Oscar Jude Law, dal premio Oscar Diane Keaton, da Silvio Orlando, Scott Shepherd, Cécile de France, Javier Cámara, Ludivine Sagnier, Tony Bertorelli e da James Cromwell, saranno l’evento speciale, Fuori Concorso, della 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (31 agosto – 10 settembre 2016), diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

The Young PopeE’ un grande piacere, oltre che un privilegio – ha dichiarato Alberto Barberapoter presentare alla Mostra del Cinema, in anteprima mondiale, le prime due puntate dell’attesissima serie televisiva di Paolo Sorrentino. Un autore che ha il coraggio di rischiare, affrontando da par suo – cioè, senza timori e con lo spirito di sempre: creativo e innovativo – il linguaggio della serialità che rappresenta la nuova frontiera espressiva con la quale molti autori, perlopiù stranieri, hanno già scelto di misurarsi. Il risultato non mancherà di suscitare emozioni sincere e, soprattutto, una grande, tonificante e inesausta sorpresa”.

Paolo Sorrentino ha dichiarato: «È un onore per me tornare a Venezia. Ci sono stato con il mio primo film e ci torno ora con la mia prima serie televisiva. Non credendo alle coincidenze penso piuttosto che, oggi come allora, la Mostra si prenda il rischio di scegliere. Quindici anni fa, lo fece selezionando l’opera prima di un giovane regista, quest’anno ribadendo la sua apertura verso la televisione riconoscendo alle serie il giusto ruolo nell’evoluzione del linguaggio visivo»

Le prime due puntate di The Young Pope saranno proiettate in prima mondiale il 3 settembre nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia.

The Young Pope è una produzione originale Sky, HBO e Canal+ che andrà in onda da ottobre su Sky Atlantic in 5 Paesi (Italia, Regno Unito, Germania, Irlanda e Austria) e in Francia su Canal+.

The Young Pope è una serie prodotta da Wildside e coprodotta da Haut et Court TV e MEDIAPRO. I produttori esecutivi per Wildside sono Lorenzo Mieli e Mario Gianani insieme a John Lyons. I produttori esecutivi per Haut et Court TV sono Caroline Benjo, Carole Scotta e Simon Arnal; produttori esecutivi per MEDIAPRO sono Jaume Roures and Javier Mendez; produttori esecutivi per Sky Italia sono Nils Hartmann, Roberto Amoroso e Sonia Rovai. Il distributore internazionale è FremantleMedia International.

The Young Pope racconta la storia di Lenny Belardo, alias Pio XIII, il primo Papa americano della storia. Giovane e affascinante, la sua elezione sembrerebbe il risultato di una strategia mediatica semplice ed efficace del collegio cardinalizio. Ma, com’è noto, le apparenze ingannano. Soprattutto nel luogo e tra le persone che hanno scelto il grande mistero di Dio come bussola della loro esistenza. Quel luogo è il Vaticano, quelle persone sono i vertici della Chiesa. E il più misterioso e contraddittorio di tutti si rivela Pio XIII. Scaltro e ingenuo, ironico e pedante, antico e modernissimo, dubbioso e risoluto, addolorato e spietato, Pio XIII prova ad attraversare il lunghissimo fiume della solitudine dell’uomo per trovare un Dio da regalare agli uomini. E a se stesso.

Venezia 73: Terrence Malick e il suo viaggio nel tempo e nella vita

Voyage of Time 2Dopo decadi di gestazione, Terrence Malick ha messo la parola “fine” al suo progetto se non più ambizioso, almeno più discusso e chiacchierato, Voyage of Time: Life’s Journey, documentario che arriverà in sala nella doppia forma classica e IMAX.

Il film è stato presentato al Festival di Venezia 73 nella sezione del concorso, e a parlarne sono intervenuti Grant Hill e Sophokles Tasioulis, produttori fiduciosi che hanno affiancato Malick nel processo creativo complicato e lungo del film.

Questo documentario è un viaggio emotivo, emozionante, ma si basa anche sulla ricerca scientifica. Siamo abituati a produrre documentari e di solito lavoriamo con degli scienziati che si approcciano agli strumenti cinematografici. In questo caso abbiamo avuto un grande maestro del cinema che ha parlato con cosmologi, astronomi, scienziati. In questo modo Terry ha dato corpo alla sua visione con delle immagini affascinanti. Importante è stato anche il lavoro con il formato, che ci ha aiutati a mettere in scena determinate intenzioni ma ha anche rallentato molto la sua produzione.

Voyage of Time: nuovo trailer del doc di Terrence Malick

“Non abbiamo avuto mai nessun dubbio nei confronti del progetto o di Terrence. E se anche l’avessimo avuto, la sua dedizione e la sua energia ci avrebbero dissuaso. Siamo riusciti a realizzare alcune cose solo di recente, anche per questo il film ha avuto una produzione così lenta.”

Il film sarà, come anticipato, distribuito in due formati differenti, e naturalmente non si tratterà dello stesso documentario ma per il formato panoramico in IMAX è stata messa a punto una versione completamente diversa da quella presentata alla Mostra in cui la voice over narrante sarà quella che Brad Pitt, che figura anche trai produttori.

“Per Terry realizzare un film è come comporre una canzone. Si rivede, si riascolta, si lavora con le voci, con i dialoghi. Per questo film poi c’è stato un doppio lavoro per la versione in 45 minuti in IMAX. Nel caso della versione cinematografica abbiamo avuto a disposizione la voce di Cate Blanchett, che ha raccontato una storia legata all’emozione delle immagini. Per l’IMAX invece c’è Brad Pitt, che ci è sembrato più adatto perché è voce di un cut scientifico e razionale, con immagini diverse. Questo rispecchia anche le diverse intenzioni dei due formati. Lo scopo delle due versioni è inoltre completamente diverso, dal momento che il film tradizionale sceglie di raccontare in maniera specifica, mentre l’IMAX mostra, grazie allo schermo più grande, più cose contemporaneamente e in questo modo anche la fruizione dello spettatore è diversa, dal momento che l’immagine diventa quadro da scrutare e analizzare.”

Sulla necessità di coniugare tempi di produzione e esigenze artistiche, i produttori hanno spiegato: “I lunghi tempi di produzione non implicano per forza anche costi estesi, perché Terry non è mai andato fuori budget, nonostante le lunghe attese per il montaggio e la produzione di un film. Per Voyage of Time poi, il tempo era fondamentale, perché il montaggio ha richiesto tempo, ma anche le riprese in sé. Per un tipo di film del genere era inevitabile.”Voyage of Time

Venezia 73: Spira Mirabilis e Voyage of Time vincono il Green Drop Award

Green Drop AwardSpira Mirabilis di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti e Voyage of Time: Life’s Journey di Terrence Malick sono ex aequo i vincitori della quinta edizione del Green Drop Award, premio collaterale per il film che meglio interpreta la sostenibilità tra quelli in gara alla 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. “Per aver raccontato l’aspirazione della natura all’immortalità e per aver aperto più di una riflessione sul rapporto fra uomo e natura e sul senso del nostro incedere nell’universo”, spiega la giuria del premio composta quest’anno da Ricky Tognazzi, Simona Izzo e Antonio Disi. A consegnare il premio la madrina dell’edizione 2016 del Green Drop Award, l’attrice Francesca Cavallin.“Spira Mirabilis” dei registi italiani Massimo D’Anolfi e Martina Parenti e “Voyage of Time: Life’s Journey” dello statunitense Terrence Malick sono i due film che si aggiudicano, ex-aequo, il trofeo del Green Drop Award, il premio collaterale istituito da Green Cross Italia per premiare il film tra quelli in concorso ufficiale alla 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia che meglio interpreta la sostenibilità.

La motivazione del premio a “Spira Mirabilis” e “Voyage of Time: Life’s journey”
A decretarlo è stata la giuria del Green Drop Award, composta da Ricky Tognazzi, Simona Izzo e Antonio Disi, responsabile del servizio Comunicazione dell’Unità Efficienza Energetica per ENEA. «La prima goccia va al film “Spira Mirabilis” di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti per aver raccontato l’aspirazione della natura all’immortalità; la seconda goccia, invece, va a “Voyage of time: life’s journey” di Terence Malick, opera con cui l’autore giunge al compimento di un discorso sulla natura avviato già dai tempi di “La Rabbia giovane”».

Giunto alla quinta edizione, per la prima volta il trofeo del Green Drop Award viene assegnato non ad uno ma a due film. «Quest’anno la Mostra internazionale di arte cinematografica con le opere in visione ha aperto più di una riflessione sul rapporto fra uomo e natura e sul senso del nostro incedere nell’universo», sottolinea la giuria motivando la scelta dei vincitori. «Il fatto che artisti diversi abbiano esplorato temi contigui e in molti casi identici rende manifesto, oggi più che mai, la ricerca di una visione di insieme seppure nelle diversità che ci aiuti a capire il nostro posto nella storia del tempo e della vita».

«Il Green Drop Award, che quest’anno contiene la terra della Selva di San Francesco, non è soltanto un premio ma una grande responsabilità per testimoniare e sensibilizzare alla difesa dell’ambiente», spiega Elio Pacilio, presidente di Green Cross Italia. «Centocinquanta anni fu coniata la parola ecologia, per spiegare il rapporto fra tutti i viventi e il resto del mondo, sia esso organico o inorganico; e appena trenta anni fa fu stabilito il principio secondo il quale non può esserci giustizia ambientale senza giustizia sociale», aggiunge Marco Gisotti, direttore del Green Drop Award. «Tutto questo  è espresso in due opere in concorso dallo straordinario impatto visivo ed emozionale».

Il trofeo consegnato dalla madrina Francesca Cavallin
Il trofeo del Green Drop Award, una goccia realizzata dal maestro vetraio di Murano Simone Cenedese, contiene ogni anno la terra di un luogo di particolare importanza: dopo Brasile, Egitto, Antartide e Senegal, per la quinta edizione è stata scelta la terra natìa di San Francesco, Assisi, per rimarcare il messaggio che nel corso dell’ultimo anno Papa Francesco ha voluto dedicare alla salvaguardia dell’ambiente e del creato con l’Enciclica Laudato si’, ispirata proprio al Santo di Assisi. La terra è stata raccolta nella Selva di San Francesco e donata da Padre Fortunato, custode del Sacro Convento di Assisi. In cambio, alla Basilica è stato dato il compost prodotto dal Consorzio Italiano Compositori (CIC), per sottolineare come la difesa dell’ambiente passi anche attraverso le buone pratiche dell’economia circolare.

I trofei sono stati consegnati dall’attrice Francesca Cavallin, madrina del Green Drop Award 2016, che ha portato a Venezia il suo esempio di stile di vita sostenibile. «È una gioia riuscire a far collimare due passioni, due modi di vivere come il cinema e questa abitudine “green” che coltivo sin da quando sono bambina e che per me è sempre stata la normalità. Non sprecare le cose e dare importanza all’ambiente è per un valore e una consuetudine legata al buon senso e alla saggezza familiare, che passa attraverso piccoli gesti quotidiani, a partire dall’utilizzo di pannelli solari alla coltivazione di un orto in terrazzo, puntando ad un consumo di prodotti a km0».

Venezia 73: Sonia Bergamasco madrina del Festival

Sarà l’attrice Sonia Bergamasco la madrina della 73esima edizione delle Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Ad annunciarlo, il direttore della Mostra, Alberto Barbera, e il presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta.

L’attrice sarà la protagonista della serata di apertura della kermesse veneziana, la sera del 31 agosto prossimo e il 10 settembre condurrà la cerimonia di chiusura, in occasione della quale saranno annunciati i Leoni e gli altri premi ufficiali.

Di seguito il commento Sonia Bergamasco: “Sono molto grata ad Alberto Barbera e Paolo Baratta per avermi chiamato a interpretare un ruolo così speciale, e aspetto l’apertura dell’edizione 2016 della Mostra del Cinema di Venezia, con lo sguardo puntato sul grande cinema del presente. La mia prima volta alla Mostra di Venezia è stata con il film L’amore probabilmente di Giuseppe Bertolucci, grande artista con cui ho collaborato anche a progetti teatrali. Ricordo ancora la proiezione in sala, il sentimento di stupore quasi infantile, l’emozione provata in quell’occasione. Sono tornata più volte, negli anni, alla Mostra di Venezia e quello stupore si è sempre rinnovato, con la consapevolezza di condividere un rito contemporaneo di grande forza e di abitare uno spazio di incontro e di confronto artistico fondamentale.”

Venezia 73 si svolgerà al Lido dal 31 agosto al 10 settembre 2016.

Venezia 73: Robert Guédiguian e Kim Rossi Stuart presidenti delle giurie collaterali

Venezia 73Il regista francese Robert Guédiguian (Marius et Jeannette, La ville est tranquille, Les neiges du Kilimandjaro) e l’attore e regista italiano Kim Rossi Stuart (Le chiavi di casa, Romanzo criminale, Anche libero va bene), sono state scelti come Presidenti di due Giurie della 73. Mostra del Cinema di Venezia, rispettivamente per la sezione Orizzonti e per il Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” – Leone del Futuro. Presidente della Giuria del Concorso Venezia 73 – come già annunciato – è il regista Sam Mendes.

Il regista Robert Guédiguian può essere considerato il moderno cantore di Marsiglia, la città dove è nato e vissuto e dove si svolge anche La ville est tranquille, presentato a Venezia nel 2000. La filmografia di Guédiguian è una sorta di epopea della sua città, con storie ambientate nel microcosmo del quartiere natio, privilegiando vicende di gente comune.

Attore tra i più importanti del cinema italiano, Kim Rossi Stuart è stato più volte protagonista alla Mostra di Venezia con alcune delle sue più note interpretazioni, tra cui Le chiavi di casa (2004) di Gianni Amelio e Vallanzasca (2010) di Michele Placido. Per Anche libero va bene (2006), suo esordio dietro la macchina da presa, Rossi Stuart è stato premiato con il David di Donatello e il Nastro d’argento come miglior nuovo regista.

La 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta, si svolgerà al Lido dal 31 agosto al 10 settembre 2016.

La Giuria internazionale della sezione Orizzonti presieduta da Robert Guédiguian, composta da un massimo di 7 personalità, assegnerà – senza possibilità di ex-aequo – i seguenti riconoscimenti: Premio Orizzonti per il miglior film; Premio Orizzonti per la migliore regia; Premio Speciale della Giuria Orizzonti; Premio Orizzonti per la miglior interpretazione maschile o femminile; Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura; Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio.

La Giuria internazionale del Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” – Leone del Futuro presieduta da Kim Rossi Stuart, composta da un massimo di 5 personalità tra i quali un produttore, assegnerà senza possibilità di ex-aequo un premio di 100.000 dollari messi a disposizione da Filmauro, che saranno suddivisi in parti uguali tra il regista e il produttore, fra tutte le opere prime di lungometraggio presenti nelle diverse sezioni competitive della Mostra (Selezione Ufficiale e Sezioni Autonome e Parallele).

Venezia 73: primi nomi al Lido, ci saranno Tom Ford e Denis Villeneuve?

Venezia 73Con una settimana di anticipo rispetto all’annuncio ufficiale del programma della prossima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2016, arrivano le prime indiscrezioni sul programma direttamente da Variety.

Nocturnal Animals di Tom Ford e Arrival di Denis Villeneuve sono stati virtualmente assicurati alla selezione del Lido.

Venezia 73 – La La Land: il trailer del film con Emma Stone e Ryan Gosling

Anche I Magnifici 7 di Antonie Fuqua potrebbe essere trai titoli che vedremo a Venezia 73, insieme a On the Milky Road di Emir Kusturica e The Beautiful Days of Aranjuez di Win Wenders.

Il programma ufficiale di Venezia 73 verrà annunciato il prossimo 28 luglio. Il film d’apertura è La La Land di Damien Chazelle. Il festival si svolgerà al Lido di Venezia dal 31 agosto al 10 settembre.

Venezia 73: Ombre dal fondo chiuderà le Giornate degli autori

Venezia 73: Ombre dal fondo chiuderà le Giornate degli autori

Il film di chiusura della XIII edizione delle Giornate degli Autori (in programma dal 31 agosto al 10 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia) sarà Ombre dal fondo di Paola Piacenza, racconto documentario a due voci in cui il protagonista assoluto è il giornalista e inviato di guerra Domenico Quirico.

Giornalista de “La Stampa”, l’ultimo grande inviato ancora in attività, rapito in Siria l’8 aprile 2013 e liberato dopo 152 giorni di prigionia, Quirico rievoca il percorso di una vita spesa a collezionare frammenti di vite altrui e ridiscende in quel pozzo in cui la privazione della libertà e della dignità, per la prima volta, lo hanno costretto ad accomunare il proprio destino a quello dei protagonisti dei suoi racconti. Per la prima volta il giornalista che non ha mai lavorato né con filmmaker né con fotografi, accetta in questo film-documento di condividere la propria esperienza sul campo, lungo il fronte russo-ucraino. Un viaggio che proseguirà poi lungo altri fronti e che, inevitabilmente, condurrà al luogo «dove tutto è cominciato e tutto è finito», la Siria della prigionia, perché «il ritorno non è a casa, il ritorno è lì».

Giornate degli Autori 2016“Parola e azione – dice l’autrice Paola Piacenzasi specchiano nel film: il modus operandi del reporter sul campo rivela come il suo sguardo nel corso degli anni si sia formato e come si sia posato sugli eventi e sugli uomini che ne sono gli artefici e i protagonisti. Includendo se stesso e il proprio percorso esistenziale nel quadro finale.” Indispensabili gli apporti d’archivio, forniti dalla Stampa, dalla Rai, da Quirico stesso. Un riferimento importante per le riprese, che sono state effettuate nel suo studio, scenario privato ed eloquente, sono i film-intervista di Errol Morris. “La mia voce – prosegue la regista – è una presenza discreta: il racconto non è un soliloquio, è un dialogo come è sempre stato il lavoro di Quirico”.

“C’è una scelta di campo nel collocare l’appassionante inchiesta di Paola Piacenza – dice il direttore delle Giornate, Giorgio Gosettia sigillo della nostra selezione: apriamo con un racconto dal cuore della Siria e chiudiamo con uno sguardo su quella stessa terra. Una testimonianza che idealmente si salda con il racconto di The War Show e ne sviluppa le drammatiche premesse. E’ un segno del tempo, ma anche la conferma della centralità ormai acquisita dal cinema della realtà nel panorama mondiale”.

Giornate degli Autori XIII edizione: ecco il programma

OMBRE DAL FONDO è un film di Paola Piacenza, prodotto da Frenesy Film (Luca Guadagnino) in collaborazione con Rai Cinema, riconosciuto di interesse culturale con il contributo del MIBACT e del DOC FILM FUND Piemonte Film Commission.

Il documentario sarà presentato fuori concorso, sabato 10 settembre, come film di chiusura delle Giornate degli Autori 2016.

Venezia 73: oggi Terrence Malick con Voyage of Time Life′s Journey

È oggi il grande giorno di Terrence Malick a Venezia 73 dove presenta fuori concorso  Voyage of Time Life′s Journey, il documentario prodotto negli ultimi anni e costola di Three of Life.

Il progetto viene annunciato da Terrence Malick, col titolo provvisorio Q, all’inizio degli anni settanta descrivendolo come “uno dei suoi più grandi sogni da realizzare“, cioè narrare le origini della vita sul pianeta Terra.

Negli anni a seguire il progetto non viene più nominato fino al 2011, quando lo stesso regista dichiara che parte del materiale di Voyage of Time è stato inserito all’interno del film The Tree of Life.

Venezia 73: oggi Paradise di Andrei Konchalovsky

Il premiato regista Andrei Konchalovsky arriva a Venezia 73 per presentare in concorso Paradise, il suo ultimo film che vede protagonisti Julia Vysotskaya, Christian Clauss, Philippe Duquesne, Victor Sukhorukov, Peter Kurt.

Paradise è un film monito: storie di vita quotidiana durante la Seconda guerra mondiale per ricordare “che questo è stato”. Rai (Paradise) è un lungometraggio sui destini incrociati di tre personaggi nel tempo triste di una guerra senza precedenti: Olga, un’aristocratica russa emigrata e ora parte della Resistenza francese; Jules, un collaborazionista francese; Helmut, un ufficiale di alto rango delle SS.

Venezia 73: oggi Assalto al Cielo di Francesco Munzi

Venezia 73: oggi Assalto al Cielo di Francesco Munzi

Dopo il successo di Anime nere, Francesco Munzi torna al Festival di Venezia con Assalto al Cielo, un film che attraverso un’immersione in alcuni dei più importanti archivi d’Italia (Luce, Teche Rai, Archivio del Movimento operaio, Cineteca di Bologna…) mostra immagini, energie, immaginario, di un taglio di tempo eccezionale e complesso della nostra storia. 

Costruito esclusivamente con materiale documentario di archivio, il film racconta la parabola di quei ragazzi che animarono le lotte politiche extraparlamentari negli anni compresi tra il 1967 e il 1977 e che tra slanci e sogni, ma anche violenze e delitti, inseguirono l’idea della rivoluzione, tentando  l’ “Assalto al Cielo”. 

Diviso in tre movimenti come fosse una partitura musicale, il film esprime il sentimento che oggi conserviamo di quegli anni, mescolando nelle scelte del materiale e di montaggio, memoria personale, storia, spunti di riflessione e desiderio di trasfigurazione.

Regia Francesco Munzi montaggio Giuseppe Trepiccione aiuto regia Icaro Lorenzoni ricerche d’archivio Nathalie Giacobino archivi Archivio storico Istituto Luce Cinecittà, Rai Teche, Associazione Alberto Grifi, Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, Cineteca di Bologna

Una produzione Istituto Luce Cinecittà in collaborazione con Rai Cinema produzione esecutiva Maura Cosenza Una distribuzione Istituto Luce Cinecittà

Venezia 73: Nocturnal Animals recensione del film di Tom Ford

Venezia 73: Nocturnal Animals recensione del film di Tom Ford

Dopo l’acclamata opera prima A Single Man – film presentato a Venezia nel 2009 e che ha fruttato a Colin Firth la Coppa Volpi e una nomination Oscar nello stesso anno – , Tom Ford fa il suo trionfale ritorno in laguna con Nocturnal Animals.

Tratto dal romanzo di Austin Wright dal titolo Tony & Susan, il film racconta la storia di una donna, Susan, interpretata da Amy Adams, incastrata in una relazione sentimentale con un uomo infedele e assente, costretta ad una vita fin troppo ordinaria ed insoddisfacente. Un giorno però Susan riceve il manoscritto di un romanzo che porta la firma di Walker (Jake Gyllenhaal), sua ex fiamma al college nonché suo ex marito. Attraverso quelle pagine e grazie all’angosciante storia dei protagonisti del romanzo, Susan si risveglia bruscamente dal suo torpore e capisce di essere in qualche modo ancora legata ai fantasmi del suo passato.

NOCTURNAL ANIMALS

La semplicità della trama potrebbe trarre in inganno eppure in questo film non c’è niente di convenzionale. Quello di Tom Ford è infatti un thriller ansiogeno la cui complessa narrazione si sviluppa in tre direzioni, dando vita a tre storie differenti ma parallele. Attraverso gli occhi di Susan abbiamo infatti accesso alle inquietanti vicende di Tony – ancora Jake Gyllenhaal – un professore universitario che, in viaggio con la moglie (Isla Fisher) e la figlia (Ellie Bamber), si imbatte in un gruppo di malintenzionati in autostrada, andando incontro purtroppo ad un tragico destino. Allo stesso tempo però ripercorriamo, attraverso alcuni flashback, le tappe principali della storia d’amore tra Walker e Susan che ha poi portato quest’ultima tra le braccia di un altro uomo apparentemente perfetto.

NOCTURNAL ANIMALS

Il regista, e anche sceneggiatore in questa occasione, riesce quindi a sostenere perfettamente il peso di questo ingombrante intreccio, presentandoci una storia in cui realtà e finzione si fondono e confondono, dove presente, passato e immaginazione corrono sugli stessi binari. Il thriller in questo caso si trasforma, grazie alla meravigliosa ed intensa Amy Adams – che si vocifera potrebbe essere la candidata perfetta per la Coppa Volpi femminile di quest’anno -, in un vero e proprio dramma in cui le angosce di Susan sembrano respirare all’unisono con quelle di Tony, interpretato da un immenso Jake Gyllenhaal che, dopo la deludente prova di Everest, film d’apertura della scorsa edizione del festival, torna a brillare con un impegnativo duplice ruolo.

Ma quello che incanta e sbalordisce di Nocturnal Animals è l’eleganza e l’estetica così lineare di Tom Ford che fonde i tre piani narrativi con l’ausilio a volte di pochi semplici elementi riuscendo a creare una connessione spazio temporale tra le storie. In un meraviglioso crescendo, il film si conclude con un finale all’apparenza scontato ma bensì aperto a molteplici interpretazioni e che, in linea con il clima d’incertezza caratteristico della storia, lascia lo spettatore con mille domande e solo una manciata di risposte.

Venezia 73: Nocturnal Animals di Tom Ford in concorso

Venezia 73: Nocturnal Animals di Tom Ford in concorso

Nocturnal AnimalsTom Ford ha scelto Venezia 73 per il suo secondo, nuovo film da regista. Lo stilista che ha esordito al Lido con A Single Man porta questa volta nella selezione ufficiale Nocturnal Animals, con Amy Adams e Jake Gyllenhaal. Il film è un inquietante thriller romantico, che esplora il sottile confine tra amore e crudeltà, vendetta e redenzione. Susan Morrow, una mercante d’arte di Los Angeles, conduce una vita agiata ma vuota insieme al marito Hutton Morrow. Durante un weekend, mentre Hutton è via per un viaggio di lavoro, Susan trova un pacco inaspettato nella cassetta delle lettere. È un romanzo intitolato Nocturnal Animals, scritto dal suo ex marito, Edward Sheffield, con cui Susan non ha contatti da anni. Insieme al manoscritto c’è un biglietto di Edward che incoraggia Susan a leggere il libro e a chiamarlo durante la sua visita in città. Sola nel suo letto, di notte, Susan si immerge nella lettura. Il romanzo è dedicato a lei…

Sempre il concorso prevede oggi El Cristo ciego di Christopher Murray, storia di Michael, che è convinto di aver avuto una visione divina nel deserto. I vicini non gli credono e lo considerano folle. Una sera un suo amico d’infanzia subisce un incidente in un lontano villaggio. Michael abbandona ogni cosa per intraprendere a piedi nudi un pellegrinaggio nel deserto con l’intento di guarire l’amico mediante un miracolo: sarà un viaggio che attraverserà la disperazione di una società bisognosa di fede.

Nocturnal Animals: Jake Gyllenhaal e Amy Adams nelle prime foto

Di seguito gli scatti dal Festival:

[nggallery id=2918]

La settantatreesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si svolge al Lido dal 31 agosto al 10 settembre.

Venezia 73: Natalie Portman racconta la sua Jackie

Venezia 73: Natalie Portman racconta la sua Jackie

Grande protagonista del giro di boa di questo Venezia 73, arriva al Lido Natalie Portman per presentare Jackie, primo film americano del regista cileno Pablo Larraín.

L’attrice premio Oscar per Il Cigno Nero, accompagnata dallo stesso Larraín, ha così spiegato il suo approccio con questa iconica figura femminile: “Jackie era una donna dalle infinite sfumature. Da attrice, la cosa più difficile è stato cogliere le numerose piccole differenze che c’erano tra la sua immagine pubblica e la sua immagine privata”.

Pablo Larraín ha aggiunto: “Jackie era una donna molto misteriosa. Probabilmente la più sconosciuta delle persone conosciute della storia. Abbiamo lavorato a lungo con Natalie su un aspetto in particolare, che è poi essenzialmente il cuore del film: una persona che si trova in un momento di profonda crisi e come decide di affrontarlo”.

Venezia 73: Jackie recensione del film di Pablo Larraín con Natalie Portman

Mettendo in relazione Jackie con la sua penultima opera (un altro biopic, Neruda), Larraín ha specificato: “Non credo di aver utilizzato due stili differenti. Credo di aver utilizzato lo stile più funzionale alla storia. Ho girato quel film e Jackie nel modo che più ritenevo giusto. Sono due film completamente diversi. Il mio intento con Jackie era quello di ricreare una sorta di illusione, un’illusione che potesse racchiudere al suo interno bellezza e dolore. Inoltre, volevo catturare il lato più umano di questa figura così tormentata. Non è un biopic, è più un approccio affascinante su questo bellissimo personaggio”. 

Tornando a parlare del ruolo, la Portman ha dichiarato: “Credo che Jackie sia stato il personaggio più pericoloso che io abbia mai interpretato. Tutti l’America la conosceva. Tutti avevano un’idea di lei. Cadere nell’imitazione era una tentazione costante. Fortunatamente però non ho mai dovuto prendere come riferimento le attrici del passato che l’avevano intepretata. Ci sono talmente tanti materiali su Jackie Kennedy che non ne ho avuto bisogno. Sapevo perfettamente da quali fonti attingere”.

jackie

Venezia 73: Natalie Portman protagonista in JACKIE

Venezia 73: Natalie Portman protagonista in JACKIE

Arriva in concorso a Venezia 73 altro grande atteso titolo, Jackie di  Pablo Larraín con Natalie Portman, Peter Sarsgaard, Greta Gerwig, John Hurt.

Nel cast del film oltre a Natalie Portman anche Greta Gerwig, Peter Sarsgaard, Max Casella, Beth Grant e John Hurt.

Jackie si concentrerà sui quattro giorni successivi all’attentato di Dallas del 1963, quando Jackie Kennedy (interpretata nel film dalla Portman) è costretta ad affronta la disperazione per l’assassinio del marito, il presidente Usa John F. Kennedy, diventando al contempo un’icona agli occhi degli americani e non solo. Nel cast ci sarà anche Peter Sarsgaard (An Education, Experimenter) che interpreterà il ruolo Robert Kennedy, fratello di John.

Venezia 73: Michael Fassbender, Amy Adams e Win Wender in concorso

the light between oceansIl concorso di Venezia 73 entra oggi nel vivo con ben tre film in concorso di altrettanti registi che, tra passato presente e promettente futuro, arricchiscono la mostra di una vera e propria parata di star.

The Light Between Oceans, di Derek Cianfrance con Michael Fassbender e Alicia Vikander, Arrival di Denis Villeneuve con Amy Adams e Jeremy Renner e Les beaux jours d’Aranjuez di Wim Wenders sono i film del Concorso ufficiale che si candidano al Leone d’Oro.

La sezione Orizzonti, São Jorge di Marco Martins e Laavor Et Hakir di Rama Burshtein.

Di seguito gli scatti dal festival:

[nggallery id=2918]

La settantatreesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si svolge al Lido dal 31 agosto al 10 settembre.

Venezia 73: Michael Fassbender e Alicia Vikander presentano The Light Between Oceans

Light Between Oceans Michael Fassbender Alicia VikanderUn fascino irresistibile lui, una bellezza angelica lei. Entrambi dotati di un talento attoriale incredibile. Michael Fassbender e Alicia Vikander sono sbarcati oggi al Lido per presentare, insieme al regista Derek Cianfrance, The Light Between Oceans, in concorso a Venezia 73.

“Dopo Come un tuono, avevo voglia di realizzare un film che non fosse tratto da un mio soggetto”, ha detto in apertura di conferenza il regista Derek Cianfrance. “Sin da subito ho pensato che il romanzo avesse un grandissimo potenziale cinematografico. In un certo senso ho sempre creduto che The Light Between Oceans fosse il film che ero destinato a dirigere”. 

I due protagonisti hanno poi parlato dei loro personaggi all’interno del film. Michael Fassbender ha spiegato: “Non credo che la questione riguardi quale delle due scelte sia la più giusta, se quella di Tom o quella di Isabel. Credo che il punto sia con quale decisione si è disposti a vivere. Per quanto riguarda il mio personaggio, tutto parte dal suo passato e dal fatto che ha combattuto in guerra. Non vuole infliggere più dolore a nessuno, così quando incontra Hannah diventa per lui insostenibile andare avanti solo per amore della moglie”.

“Non sono una madre e calarmi nei panni di un personaggio come quello di Isabel è stata davvero una sfida”, ha rivelato Alicia Vikander. “Il mio compito, da attrice, è quella di riuscire a cogliere la psicologia di quel determinato personaggio, ma per farlo devi fare un grandissimo lavoro su te stessa. Non sono ancora una madre, spero di diventarlo in futuro e di avere una famiglia, ma la storia di Isabel è qualcosa che mi ha profondamente colpito. Con Derek ne abbiamo parlato tanto. Mi sono anche confrontata con persone che conosco, parenti e amiche che hanno già fatto esperienza della maternità. Il film affronta tutta una serie di tematica di cui molto spesso si preferisce non parlare. Sono tematiche scottanti, ma anche tematiche molto vicine al pubblico”.

Venezia 73: The Light Between Oceans recensione del film con Michael Fassbender e Alicia Vikander

Sempre sui personaggi della pellicola, Cianfrance si è così espresso: “Non credo che nel film ci siamo personaggi buoni o cattivi, eroi o persone da condannare. Semplicemente, si tratta di esseri umani. Si feriscono a vicenda, ma prendono le loro decisioni con il cuore e ne accettano le conseguenze”. 

Sul profondo significato della storia, Alicia Vikander ha dichiarato: “Credo che questo film parli sì d’amore, di maternità e del desiderio di costruire una famiglia, ma parla anche di brave persone dal cuore grande che spesso si ritrovano a fare la scelta sbagliata”.

Michael Fassbender ha aggiunto: “Ho amato il personaggio di Tom sin da quando ho letto il libro. Adoro la sua forza e la sua lealtà. È strano: le persone pensano che il film sia una storia d’amore. E lo è, ma non è soltanto questo: è una storia sulla vita. Sono sicuro che anche ML Stedman (l’autrice del libro, NdR) volesse scrivere un’opera dal respiro più ampio sin dal primo momento, una storia che abbracciasse anche la guerra e le conseguenze sulle persone, così come la morte, l’isolamento, la maternità e tante altre tematiche. Credo comunque che il tema principale sia quello del perdono ed è anche quello che preferisco”.

The Light Between Oceans

Venezia 73: Mel Gibson con Hacksaw Ridge racconta un eroe della realtà

Fuori concorso al Festival di Venezia 73, Mel Gibson presenta il suo ultimo film da regista, Hacksaw Ridge (qui la nostra recensione), storia vera di un soldato obiettore di coscienza, Desmond Doss, arruolatosi come volontario alla fine della Seconda guerra mondiale. Per scelta Doss non voleva impugnare armi, ma come medico dell’esercito portò in salvo decine di suoi commilitoni durante la pioggia d’acciaio della battaglia di Okinawa.

Alla domanda su quale delle due professioni che esercita con successo, attore e regista, preferisce, Gibson ha risposto: “Regista o attore fanno parte di uno stesso processo, quello di raccontare una storia. Personalmente preferisco dirigere, forse perché sono megalomane, ma mi piace raccontare una storia in base alla mia visione. In questo caso, la vicenda di un uomo ordinario in circostanze straordinarie è una delle combinazioni più feconde per creare un racconto leggendario. Desmond vive l’inferno in terra, armato solo di fede e convinzione.”

Come si sa da tempo, Mel Gibson e Hollywood non sono in rapporti troppo felici, per sua stessa definizione si tratta di “sopravvivenza”, ma in questo caso dei produttori hanno sostenuto il suo progetto e Gibson si è trovato a lavorare con un cast di superstar: Vince Vaughn, Hugo Weaving, Andrew Garfield, Teresa Palmer.

Garfield, interprete del protagonista, ha dichiarato: “Era un uomo semplice, nel cuore sapeva che non doveva uccidere un altro essere umano, che il suo percorso era più grande di lui. Viviamo in un periodo pieno di violenza ideologica, mentre Desmond era un simbolo meraviglioso del motto ‘vivi e lascia vivere’, non importa quale ideologia o sistema di valori porti avanti. È stato un uomo che sapeva chi fosse e cosa dovesse fare e l’ha perseguito in un contesto in cui tutti facevano l’opposto. Anche nel mondo in cui viviamo non vieni certo incoraggiato a seguire la via che ritieni giusta per te. Mentre giri Mel è sempre con te, accanto a ogni attore in ogni singolo momento, come un buon padre.”

Sui veri eroi, lui che ne ha interpretato uno ‘finto’ sul grande schermo, Andrew Garfiled ha dichiarato: “Ho un fratello che è dottore, ha una moglie e tre bei figli, non fa conferenze stampa o riceve applausi, è come Desmond, uno di quei veri eroi che non cercano di esserlo, ma sono semplicemente se stessi nel loro piccolo angolo di mondo. È stato un grande regalo potere rappresentare uno di questi eroi silenziosi.”

Il protagonista del film è un obbiettore di coscienza, che si rifiuta di impugnare le armi, un messaggio forte in un Paese, gli USA, dove l’uso delle armi è una delle principali questioni sociali e politiche dibattute negli ultimi anni: “sicuramente rifiutare di uccidere e usare un fucile può essere un messaggio del film, ma pur odiando le guerre bisogna amare i nostri guerrieri e onorarli, come fa questo film nei confronti di chi si è sacrificato; penso anche al Vietnam. È innegabile la fede enorme che aveva Desmond, altrimenti non si sarebbe lanciato contro quella pioggia di piombo, come la chiamarono i giapponesi. Tanto che lui tributava le sue azioni a un potere superiore.”

Venezia 73: Liev Schreiber diventa il vero Rocky Balboa alla Mostra

Liev SchreiberChuck Wepner è il pugile a cui Sylvester Stallone si è ispirato per raccontare la storia di Rocky Balboa nel 1976. La sua storia ce la racconta, al Lido, in occasione della Mostra del Cinema, Liev Schreiber, che in The Bleeder, interpreta il pugile che è stato quasi campione del mondo dei pesi massimi.

Schreiber, protagonista e produttore del film, ha affidato il copione a Philippe Falardeau, regista canadese di Monsieur Lazhar, che con la sua sensibilità verso i personaggi ha convinto l’attore a sceglierlo. Ma il progetto nasce da una proposta avuta da Naomi Watts, moglie di Schreiber e interprete, nel film, di Linda, la seconda e attuale moglie di Wepner. “Ho amato lo script non solo perché parla di boxe, e io amo questo sport – ha dichiarato Liev – ma perché grazie a questa storia ho conosciuto questo personaggio e ho scoperto come ha affrontato la trappola del narcisismo, dell’apparire a tutti i costi. Per me questa condizione è simbolica anche del lavoro di attore, nell’essere un personaggio famoso.”

Nel film compaiono alcune icone che hanno incrociato la via di Wepner, da Ali a Stallone in persona, che è stato molto collaborativo con il progetto e con l’atore a cui ha raccontato del suo rapporto con il boxeur.

Anche Naomi Watts ha raccontato come è stato per lei interpretare questo ruolo minore, per la storia del film, ma così importante nella vita reale per Chcuck: “Non ho voluto interpretare la moglie di Chuck perché in qualche modo era un ruolo che avevo già interpretato. Inoltre quando sei una coppia nella vita reale tendi sempre un po’ a distrarti. Ho incontrato Linda e abbiamo parlato una sera intera, mi piace molto la sua saggezza e la sua chiarezza nel vedere le cose e ho cominciato a costruirla conoscendola, con il look, con la voce, econ i modi di fare. Lei è una persona piena di vita e per me è stato bello perché ho sempre interpretato personaggi un po’ tetri, donne sull’orlo di una crisi di nervi.”

Questa sera verrà consegnato a Liev Schreiber il Persol Tribute to Visionary Talent Award.