Leone del Futuro – Premio Venezia
Opera Prima “Luigi De Laurentiis” – Jusqu’a la garde
di Xavier Legrand
Selezione Orizzonti
Premio Orizzonti –
Nico, 1988 di Susanna
Nicchiarelli
Premio Orizzonti alla regia
– Vahid Jalilvand per No Date, No
Signature
Premio Speciale della Giuria –
Caniba di Lucien Castaing-Taylor e Véréna
Paravel
Premio migliore sceneggiatura –
Los versos del olvido di Alireza Khatami
Premio Orizzonti
Cortometraggio – Gros Chagrin di Céline
Devaux
Premio alla migliore interpretazione
maschile – Navid Mohammadzadeh per No Date, No Signature
di Vahid Jalilvand
Premio alla migliore interpretazione
femminile – Lyna Khoudri per Les Bienheureux di
Sofia Djama
Venezia
Classici
Miglior documentario sul cinema
– The Prince and the Dybbuk
Miglior film restaurato –
Idi i smorti
Premio VR
Story
Arden’s Wake – Miglior Virtual Reality
Bloodless – Miglior storia
La camera insabbiata – Migliore esperienza
VR
La 74ª edizione della Mostra
internazionale d’arte cinematografica si è svolta a
Venezia dal 30 agosto al 9 settembre 2017; anche quest’anno è
diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta
da Paolo Baratta.
Quest’anno, senza madrina, Venezia
74 ha dato il benvenuto ad un padrino d’eccellenza, l’attore
italiano Alessandro Borghi.
L’elenco dei film in programma alla 74ª Mostra è stato annunciato
nel corso della conferenza stampa di presentazione che si è tenuta
il 27 luglio 2017 a Roma. La giuria è presieduta dall’attrice
americana Annette Bening.
Downsizing di
Alexander Payne è stato selezionato come film
d’apertura della manifestazione.
Helen Mirren e Donald
Sutherland sono stati i protagonisti del tappeto rosso
della serata di Venezia 74 che ha visto la presentazione
di The Leisure Seeker, l’esordio in lingua
inglese di Paolo Virzì.
Venezia 74: The Leisure
Seeker recensione del film di Paolo
Virzì
Non solo film e sezioni, ma anche
abiti, ospiti, eleganza e originalità. Anche questo è
Venezia 74 e ve lo mostriamo in alcuni scatti
realizzati durante la Mostra sul tappeto rosso che porta alla
Sala Grande, dove viene presentata la magia del
cinema. [nggallery id=3163]
Foto di Massimiliano Rocchi.
Il Festival di Venezia 2017 si
svolge al Lido dal 30 agosto al 9 settembre.
Hanno sfilato sul red carpet di
Venezia 74George Clooney in compagnia dei suoi attori
protagonisti, Matt
Damon e Julianne Moore, volti
dell’oscuro Suburbicon (leggi la
recensione), pellicola in concorso alla Mostra. Ecco
le foto della premiere: [nggallery id=3158]
Foto di Aurora Leone.
Il Festival di Venezia 2017 si svolge al Lido dal 30 agosto al 9
settembre.
La seconda serata di
Venezia 74 vede protagonisti tantissimi volti del
firmamento di Hollywood, dal premio Oscar Octavia
Spencer, alla giovane e talentuosa Amanda Seyfried, fino alla giurata
Rebecca Hall e alla protagonista del
film di Guillermo Del Toro, Sally Hawkins.
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Foto di Aurora Leone.
Il Festival di Venezia 2017 si svolge al Lido dal 30 agosto al 9
settembre.
Alla presenza del Presidente della
Biennale di Venezia, Paolo Baratta, e del
Direttore della 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di
Venezia, Alberto Barbera, è stato annunciato
il programma ufficiale di Venezia 74.
Dopo l’annuncio delle
giurie e del titolo d’apertura, sono stati
annunciati titoli molto attesi come Mother! di
Darren Aronofski, Suburbicon di George Clooney, The Shape of
Water di Guillermo del Toro, ma anche il
musical dei Manetti Bros, Amore e
Malavita, e l’esordio americano di Paolo
Virzì. Ma anche
Kechiche, Martin McDonagh e
Alexander Payne in apertura.
Venezia 74
programma
CONCORSO UFFICIALE
Downsizing di Alexander
Payne (film d’apertura)
Human Flow di Ai
Weiwei
Mother! di Darren
Aronofski
Suburbicon di George
Clooney
The Shape of
Water di Guillermo Del
Toro
L’Insulte di Ziad
Doueri
Mektoub, My Love: Canto
uno di Abdellatif
Kechiche
Bentrovati, sacchi di mucillaggine.
Quest’estate ho fatto delle cose gravissime, tipo postare un paio
di foto di me in costume sulla spiaggia e andare in fissa per
Sarahah per ben tre giorni. Sono evidenti segni di
scarsa professionalità ed egocentrismo, e quindi dovevo
espiare.
Infatti, poco prima di partire, ed
esattamente giovedì sera, dopo una giornata che se ve la dico non
ce credete quindi faccio prima a riservarla per quando devo
scrivere un racconto horror, ho avuto una violentissima colica
renale, causata da due calcoli piccoli ma cattivi come l’Inferno, con conseguente visita al pronto soccorso e
stop di due giorni che in realtà nemmeno mi è dispiaciuto, almeno i
bagagli me li sono fatti con calma, una volta tanto.
Questo per dirvi che se
improvvisamente durante una proiezione sentite qualcuno che guaisce
non allarmatevi, non è un modo codificato prima di urlare
‘Allah Ackbar!’ prima di farvi saltare in aria, e
nemmeno il Diavolo che possiede qualcuno come nel documentario di
William Friedkin The Devil and Father
Amorth, presentato oggi fuori concorso, sono io che
ululo, chiamate solo l’ambulanza o almeno preparate un colpo letale
così smetto di soffrire.
Ovviamente devo bere tantissimo –
acqua, non Spritz, purtroppo. E a tal proposito vedete de non rompe
er cazzo con i vostri ‘ma dai, un sorso non può farti male’ che già
mi rode il culo abbastanza così – e la cosa più preoccupante sarà
trovare il tempo per pisciare tra un film e una conferenza. Stavo
pensando di farmi assegnare tutte le proiezioni della Sala Volpi e
pisciare direttamente lì per terra, tanto puzza di marcio da sempre
e nessuno se ne accorgerebbe. Come se non bastasse, ho l’ansia che
i dolori ritornino, a ogni minima avvisaglia salto come se ci fosse
Pennywise alle mie calcagna, quindi non preoccupatevi nemmeno se
rispondo ‘Oh Cristo Aiuto!’ se mi chiedete l’ora.
La prima sera c’è solo un film di
Lubitsch in edizione restaurata, un raffinato lavoro di altissimo
valore intellettuale e morale, che non si è inculato nessuno, tutti
troppo impegnati ad andare a mignotte per celebrare l’apertura o a
strafogarsi di sgroppini e baccalà mantecati, anche insieme, tanto
le papille gustative dei critici sono devastate da anni di
dipendenza dal Maalox e ormai non si fa più caso a
cose frivole come l’equilibrio dei sapori.
monumento al Gran Cazzo Che Me Ne Frega
Comunque, come inizio nemmeno male:
il treno porta incredibilmente solo cinquanta minuti di ritardo.
Noi siamo Vip e arriviamo tutti in Lancia. La città ci accoglie con
un meraviglioso monumento al Gran Cazzo Che Me Ne
Frega nella sua dorata e sbrilluccicante estensione, che
useremo come stampo per la foggia del premio d’analogo nome che
diamo a fine Festival. Nonostante cotanta onoreficenza, il tassista
acquatico non possiede il pass per farci giungere in zona Casinò,
dove si ritirano gli accrediti. Noi sì, ma siccome andare a nuoto
negli acquitrinosi canali lidensi non è una grande idea siamo
costretti ad arrampicarci su un dirupo pieno di sterpaglie con
tanto di bagagli a carico, uscendo direttamente da un tombino come
Indy ne L’ultima crociata.
Lì era a San Barnaba, ma sempre di
Venezia si tratta. E meno male che il dottore s’è raccomandato ‘non
strapazzarti troppo’. Preso possesso della casa è già tempo di
accrediti e di constatare che i pluriennali petaloni rossi che
adornavano il red carpet e il Palazzo del Cinema e avevano
effettivamente scassato la minchia hanno lasciato spazio a una
nuova brillante scenografia di pareti bianche e lampadari lucenti,
che pare sostanzialmente un’esposizione di mobili Brianza dietro a
Ikea sull’Anagnina.
La prima sera se ne passa tra una
spaghettata alcoolica e una fintamente alcoolica, con me che, mio
malgrado, mi faccio riempire il bicchiere una volta sola fingendo
di attingervi per non cadere in tentazione, che io lo so, come
funziona. Svuoti e riempiono, e da lì a evocare la colica il passo
è breve. Perfino il nome del regista che apre Ufficialmente le
proiezioni, Alexander Payne, mi suona come ‘Pain’ e dunque come
tristo presagio. Il film, sebbene parta da un assunto che pare una
cazzata gargantuesca, è in realtà l’esatto contrario.
In primis perché è una storia di
gente che vive in un mondo dove la scienza ha scoperto come
rimpicciolire l’umanità affinché rompa meno il cazzo. Poi perché
tutto sommato non è male. Almeno per i primi quaranta minuti, poi
si perde in una serie di smielati sentimentalismi tra
Matt
Damon e un’ignota signora vietnamita che alzano
parecchio il livello di zuccheri, giusto per chi si era lamentato
che La La
Land era troppo sdolcinato.
Tornando invece al documentario di
Friedkin, è una cazzata gargantuesca e basta. Anzi, diabolica. Che
diciamocelo, esiste solo perché lui ha diretto
L’Esorcista, e fargli fare un doc sugli esorcismi veri fa
ridere.
Qualsiasi altro regista, compreso
Spielberg, l’avrebbero mandato affanculo con tutte le scarpe a lui
e al Diavolo. O al Diavolo con tutte le scarpe e a lui affanculo,
scegliete voi. L’opera segue le vicissitudini di un’architetta di
Alatri che non riesce a lavorare a causa della possessione
diabolica, che in effetti, per un architetto, deve essere una cosa
seccante. Tu sei lì tranquillo a fare i tuoi progetti e di punto in
bianco inizi a contorcerti e bestemmiare. Le testimonianze a inizio
film riportano scene spaventose di pance che si gonfiano fin quasi
a scoppiare, voci orripilanti che parlano lingue sconosciute e
volti che si deformano fino ad assumere tratti animaleschi.
Poi però, quando s’arriva al dunque,
non si vede niente di tutto questo. Solo una povera crista che
soffre tanto e si dimena – e questo mi dispiace – ma io l’altra
sera con le coliche facevo peggio, anche in termini di bestemmie.
La voce ha lo stesso effetto che aveva il mio cantante del gruppo
del liceo quando facevamo le cover dei Cradle of Filth.
Con questo non intendo insinuare che
sia stata ritoccata in post-produzione, solo che probabilmente il
Diavolo ama il grind metal, cosa tra l’altro abbastanza
comprensibile. Poi c’è una parte palesemente inventata – guarda
caso non sono disponibili testimonianze video – in cui Friedkin
racconta di come la poraccia abbia cominciato a strisciare e
svolazzare nel perimetro di una chiesa minacciandolo di morte.
Tranquilli, è la parte più bella. Grandi risate e applausi a scena
aperta. È risaputo che il Diavolo non fa i coperchi ma stavolta,
pure per le pentole, era meglio che chiamavate Mastrota.
Ang
la lancia deluxe
Il mio sbarco al Lido è stato, ehm,
sobrio: il treno portava ritardo, che in condizioni normali già ti
sanguinano occhi mentre guardi il tabellone, figuriamoci su un
binario invaso dai tuoi bagagli manco dovessi andare in tour con
Brosio per le capitali cattoliche.
In più avevo uno zaino che se perdi
il baricentro te rovescia come una tartaruga (poi voglio vedè chi
me gira), per cui ero anche un’arma pericolosissima se decidevo di
voltarmi potevo far fuori chiunque senza il culo che se sta a fa
Kim Jong-un co sti cazzo de missili. Così in preda al panico, in
una situazione diciamo pericolosa, decido che è meglio che me levo
da sto binario e mi butto su un primo Italo in partenza.
Da qui, diciamo che è tutto
abbastanza discesa: considerando la mia settimana demmerda si vede
che il karma si è guardato allo specchio, si è sputato in faccia e
ha deciso di fare qualcosa di socialmente utile (tipo non infierire
sulla Pettinato) perché riusciamo miracolosamente a essere ospiti
su una lancia Deluxe e arrivare comodamente a destinazione. Per
tutto il viaggio siamo stati umili e discreti come una performance
di Beyoncé, che tra un po’ tiravo un calcioinculo
al tizio della lancia e me mettevo al timone per farmi un selfie in
mezzo al canale.
Man on Wire, Venezia Edition
Sì, perché quest’anno siamo ancora
de selfie, ma ve lo racconteremo più in là, no spoiler. Sbarco
traumatico con un fantastico tentativo di farci scendere su una
passerella minuscola (che già me vedevo tipo ‘man on wire’, novella
Petit col bilanciere per non fare un bagno nella melma, poi
ovviamente nella mia versione cinematografica cadevo e morivo con
dignità abbracciando la valigia con i miei vestiti, come metafora
dell’attaccamento dell’uomo alle cose materiali). Ultimo aneddoto
da raccontarvi: l’ospitalità è sempre unamerda, tranquilli.
Ieri mentre facevamo una serena e
mite spaghettata verso le 21,45, ora in cui a Roma sei indecisa
ancora se metterti le scarpe col tacco a spillo o più comodi
plateau per annà a fa aperitivo, la vecchia del piano di sopra si
affaccia e ce cazzia con la seguente motivazione: ‘ho
sentito che ridevate’. Mo me spiego tante cose, tipo
perché qua glie rode sempre il culo. Che tu chiedi una minima
informazione e anche se non sanno invece di dirti un onesto,
sincero, ‘boh’ comunque te devono imbruttì. Per loro ridere deve
esse ‘na brutta cosa, tipo una sciagura, se ridi te arriva
un’ondata de zanzare tigre dal canale e te gonfia come una
zampogna. Forse gliel’hanno insegnato da piccoli.
Ma a noi ce piace ride, quindi daje
de Autan, almeno fino a quando la signora non ci rovescerà le
proprie analisi delle urine dal balcone. In chiusura novità veloci
veloci: Il lido è sempre il solito posto inospitale, dicevamo. Allo
Spazio Universal non fanno più lo spritz con l’olivetta e non ti
danno manco le patatine (rimedieremo presto con una raccolta di
firme) I petali del red non ci sono più. Quest’anno palle. Che di
sera, dicono, si colorano di mille luci trasformando il mobilificio
Brianza in un carosello di magia. Verificheremo. Ieri eravamo
troppo ubriachi. Sarà un rebus? Le soluzioni nel prossimo
numero del blog.
I giornalisti di Venezia
74 hanno acclamato oggi Jane
Fonda e Robert
Redford, i divi sono arrivati per ricevere il
Leone d’Oro alla Carriera e per presentare il loro
ultimo film Our Souls at Night.
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In Our Souls at
Night Addie Moore ha una singolare proposta da fare a
Louis Waters. Sono entrambi oltre l’età della pensione e vedovi da
qualche tempo. Entrambi vivono in una tranquilla città del Colorado
dove la cosa migliore è che tutti conoscono tutti. E la cosa
peggiore è che tutti conoscono tutti.
Anche se sono vicini di casa da
molto tempo, la loro conoscenza è poco più che casuale, finché un
giorno Addie propone a Louis di dormire insieme, solo per farsi
compagnia, per avere qualcuno con cui parlare al buio, per sentire
la presenza di un’altra anima accanto a sé, per favorire il sonno.
Quando Louis acconsente, Addie è allo stesso tempo sorpresa e
felice.
Our Souls at Night trama
Nella penombra della notte
riportano alla luce storie rimaste a lungo sepolte, che si
raccontano a vicenda. È solo confessandosi il proprio passato che
possono liberarsi del senso di colpa per le occasioni perdute –
parole ed emozioni pensate ma mai espresse – e superare il
devastante effetto che la mancanza d’amore può avere sulla vita,
arrivando a provare l’effetto positivo che la riscoperta dell’amore
può avere sull’ultimo capitolo dell’esistenza.
Il regista RITESH BATRA ha
così commentato: L’opera di Kent Haruf ha sempre occupato
un posto speciale nel mio cuore per la sua onestà e specificità.
Sono stato onorato di adattare il suo ultimo romanzo per lo
schermo, e di collaborare con Robert Redford e Jane Fonda nel raccontare
questa storia di gente comune così marcatamente specifica e locale:
caratteristiche che la rendono universale.
Abbiamo scelto gran parte del
cast a livello locale, e la storia ci ha dato la possibilità di
esplorare le specificità del Colorado orientale: il paesaggio che
spinge questi personaggi a stare insieme, le cose che piace loro
sentire alla radio, e il concetto senza tempo di famiglia “finta”.
Lavorare con questi attori e con questa terra per raccontare la
storia di Haruf su quel ciclo di amore e perdita che è la vita, ha
rafforzato la mia convinzione che la grande letteratura altro non
sia che la nostra vita quotidiana, come è sempre stato.
Nico,
1988 diretto da Susanna
Nicchiarelli (Cosmonauta, La
scoperta dell’alba) è il film di
apertura della
sezione Orizzonti della 74.
Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica (30 agosto – 9 settembre
2017), diretta da Alberto
Barbera e organizzata
dalla Biennalepresieduta
da Paolo Baratta.
Nico,
1988 sarà proiettato in prima
mondiale nel pomeriggio del primo giorno di apertura
della Mostra, mercoledì30 agosto,
in Sala Darsena, inaugurando il concorso
di Orizzonti.
Il film è interpretato
da Trine Dyrholm (Orso d’argento per la
migliore attrice a Berlino nel 2016) – nata come cantante e poi
attrice feticcio di Susanne Bier e Thomas Vinterberg – che fa
rivivere l’artista-icona Nico interpretandola con la sua voce e
trasformandosi fisicamente.
Ambientato tra Parigi, Praga,
Norimberga, Manchester, nella campagna polacca e il litorale
romano, Nico, 1988 è un
road-movie dedicato agli ultimi anni di Christa Päffgen, in arte
Nico.
Musa di Warhol, cantante dei Velvet
Underground e donna dalla bellezza leggendaria, Nico vive una
seconda vita dopo la storia che tutti conoscono, quando inizia la
sua carriera da solista. La sua musica è tra le più originali degli
anni ‘70 e ‘80 ed ha influenzato tutta la produzione musicale
successiva. La “sacerdotessa delle tenebre”, così veniva chiamata,
ritrova veramente se stessa dopo i quarant’anni, quando si libera
del peso della sua bellezza e riesce a ricostruire un rapporto con
il suo unico figlio dimenticato. Nico,
1988 racconta degli ultimi tour di Nico e della
band che l’accompagnava in giro per l’Europa degli anni ‘80. È la
storia di una rinascita, di un’artista, di una madre, di una donna
oltre la sua icona.
La regista Susanna
Nicchiarelli ha dichiarato: «Questa è la storia di
Nico dopo Nico. Di lei di solito si parla solo in funzione degli
uomini con cui è stata da giovane: Brian Jones, Jim Morrison, Bob
Dylan, Alain Delon, Iggy Pop. Una volta in un’intervista lessi che
“a 34 anni Nico era una donna finita”. Falso. Dopo l’esperienza con
i Velvet Underground Nico diventa una grande musicista. Ho voluto
raccontare la sua parabola al contrario: la perdita del consenso e
il cambiamento della sua immagine, hanno significato la conquista
della libertà».
I produttori sono Marta Donzelli e
Gregorio Paonessa (“Le Quattro Volte” di Michelangelo Frammartino,
“Via Castellana Bandiera” di Emma Dante, “Vergine giurata” di Laura
Bispuri e “I figli della notte” di Andrea De Sica) – ed è prodotto
da Vivo film con Rai Cinema e Tarantula in co-produzione con VOO e
Be TV; con il supporto di Eurimages, Ministero dei beni e delle
attività culturali e del turismo – Direzione generale cinema; film
realizzato con il supporto della Regione Lazio; con la
partecipazione di Wallonia; prodotto con l’aiuto di Centre du
Cinéma et de l’Audiovisuel de la Fédération Wallonie-Bruxelles; con
il supporto del Tax Shelter del Governo Federale Belga – Casa Kafka
Pictures Empowered by Belfius; in associazione con AMER; sviluppato
con il supporto del Programma Creative Europe – MEDIA dell’Unione
Europea.
Le vendite internazionali sono di
Celluloid Dreams.
Accanto a Trine Dyrholm,
interpretano il film John Gordon Sinclair, Anamaria Marinca, Sandor
Funtek, Thomas Trabacchi, Karina Fernandez, Calvin Demba.
Musiche originali e adattamenti di
Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, interpretazione vocale di
Trine Dyrholm, fotografia di Crystel Fournier, montaggio di Stefano
Cravero, scenografia di Alessandro Vannucci con Igor Gabriel,
costumi di Francesca e Roberta Vecchi.
Sarà proiettata in occasione di
Venezia 73, a mezzanotte di
venerdì 2 settembre, in Sala
Giardino (Lido di Venezia) in prima mondiale la
copia rimasterizzata in 4K del capolavoro di
George A. RomeroDawn of the Dead –
European Cut [Zombi, 1978]
(Usa-Italia, 115’), nella versione montata e curata all’epoca da
Dario Argento per il mercato europeo con le
musiche dei Goblin.
La proiezione sarà preceduta da una
presentazione dello stesso Dario Argento,
produttore del film, e di Nicolas Winding Refn,
grande estimatore di Dawn of the Dead e
supervisore del restauro in alta definizione.
Dawn of the Dead –
European Cut, cult del cinema horror alle origini
dell’iconografia moderna dei morti viventi celebrata nella serie tv
The Walking Dead, è incluso nella
sezione Venezia Classici della 73. Mostra
di Venezia (31 agosto – 10 settembre 2016), e sarà
proiettato in una versione rimasterizzata in 4K, realizzata da Koch
Media in collaborazione con Norton Trust e Antonello Cuomo.
Dawn of the
Dead [Zombi, 1978] è il
secondo capitolo della quadrilogia sui morti viventi creata da
George A. Romero nel 1968 con La notte
dei morti viventi (Night of the Living
Dead), ai quali avrebbero fatto seguito Il giorno
degli zombi (Day of the Dead, 1985) e
La terra dei morti viventi (Land of
the Dead, 2005).
Dario Argento su Dawn of
the Dead [Zombi]
“Sono particolarmente contento
che Zombi venga riproposto dopo tanti anni. La Titanus, il
distributore dell’epoca lo vedeva come un film molto strano, troppo
movimentato: la musica era troppo estrema, pensava che sarebbe
andato male e io ero un po’ impaurito da questa profezia orribile.
Non sapevo che fare e allora dissi: «Vabbé, facciamo la prima a
Torino che è una città che amo, perché ci ho fatto Profondo rosso;
se va male lì, lo leviamo di mezzo». Era un venerdì pomeriggio e
sono andato al cinema abbastanza terrorizzato; ma ricordo che
venendo dall’albergo vedevo un sacco di gente e pensavo: allora la
cosa non va male!… e infatti quando sono arrivato era pienissimo;
sono entrato e ho ringraziato tutti di essere venuti. Il film
arrivava dopo una lunga serie di disavventure in Italia, perché in
censura mi fecero tagliare un sacco di scene e allora lo ritirai.
Quello che mi chiedevano di eliminare era troppo; pensai,
addirittura, che il montaggio sarebbe stato poco comprensibile e
allora feci dei piccoli tagli, dei piccoli raffazzonamenti, e
riuscii ad ottenere una procedura d’urgenza (di solito la censura
rivede i film anche dopo sei mesi). Quando il film finalmente uscì
ottenne un divieto ai minori di diciotto anni che, per me, era
abbastanza grave, perché lo avevamo fatto pensando a un pubblico di
ragazzi… Ho un ricordo meraviglioso di Zombi che è stato così
importante per la mia carriera e per quella di George”.
Nicolas Winding Refn su
Dawn of the Dead
[Zombi]
“Ho sempre considerato Dawn of
the Dead, ovvero Zombi, un chiaro esempio di grande cinema, allo
stesso tempo innovativo e oltraggioso. È il più estremo e
affascinante affresco sul consumismo americano mai portato sullo
schermo e non esiste nient’altro di simile. Lo considero un grande
onore presentare il restauro in 4K di questo capolavoro
nell’edizione 2016 del Festival di Venezia, un luogo a me sempre
molto caro”.
Dawn of the
Dead [Zombi] sarà
disponibile il prossimo autunno in Blu Ray 4k, Blu Ray e DVD, per
l’etichetta Midnight Factory, all’interno di un cofanetto con
contenuti extra, che conterrà anche le altre due versioni del film
(la Extended e la Theatrical), anch’esse in alta definizione.
Tutti a casa, il capolavoro con
l’indimenticabile tenente Innocenzi di Alberto
Sordi anticipa la sezione Venezia Classici della
Mostra diretta da Alberto Barbera. Questo restauro, grazie al
reinserimento di alcuni frammenti tagliati all’epoca dell’uscita
del film nelle sale (1960), permette finalmente la proiezione
della copia integrale a cui Comencini teneva molto perché
quelle scene rimandavano le vicende narrate a degli avvenimenti
storici ben precisi, l’8 settembre 1943 e di lì a poco
“le quattro giornate di Napoli”.
Così
Cristina Comencini, regista e scrittrice, una delle quattro
figlie del Maestro: “Tutti a casa mi ha seguito in tutte le
fasi della vita. È stato la mia prima esperienza di set (avevo
pochi anni e papà mi nascose nell’armadio durante la famosa scena
del bombardamento tedesco nella caserma); nella mia giovinezza ho
assistito a innumerevoli proiezioni in piazza l’8 settembre; poi
l’ho mostrato ai bambini e ai nipoti che nascevano, come esempio
perfetto del racconto della nostra rinascita. Il film non ha mai
deluso nessun pubblico: fa ridere, piangere, emoziona. È rimasto
preciso, sintetico e umano come l’ha pensato e girato mio
padre.”
L’opera, coproduzione italo-francese della Dino De Laurentiis
Cinematografica con la Orsay Films, sceneggiata da Age e Scarpelli
con Marcello Fondato e lo stesso regista, vede tra i protagonisti
Alberto Sordi, Serge Reggiani, Carla Gravina, Eduardo De
Filippo.
“
“Signor Colonnello, accade una cosa incredibile! I tedeschi si sono
alleati con gli Americani. Ci stanno attaccando!’ L’immortale
battuta di Alberto Sordi in Tutti a casa”, sottolinea il
coordinatore della Cineteca Nazionale Sergio Toffetti,
“fotografa il disorientamento del popolo italiano di fronte al
‘ribaltone’ meglio di qualunque analisi storica. Il tenente
Innocenzi – uno dei tanti antieroi all’italiana immortalati da
Sordi – intraprende il suo personale viaggio spinto da un insieme
di coraggio e di viltà, di disincanto e di umana pietà,
trasformando il capolavoro di Luigi Comencini (ideale contraltare
del Paisà rosselliniano) in una fondamentale testimonianza
dell’identità italiana.”
Secondo
Il Presidente di CSC – Cineteca Nazionale Stefano Rulli, “Il
capolavoro comenciniano Tutti a casa ha contribuito a rompere quel
silenzio omertoso negli anni Cinquanta sulla Resistenza,
affrontando con coraggio un momento fondamentale della nostra
Storia”.
Il
restauro è stato realizzato in 4k, con ritorno in pellicola 35mm, a
partire dai negativi originali scena e colonna messi a disposizione
da Filmauro. Le lavorazioni in digitale sono state eseguite presso
il laboratorio Cinecittà Digital Factory di Roma, il ritorno in
pellicola 35 mm presso il laboratorio Augustus Color,
Roma.
Tutti a casa è il primo della folta schiera di
titoli che CSC – Cineteca Nazionale accompagna quest’anno alla
Mostra di Venezia: a seguire due opere di Dino Risi (il
cortometraggio inedito 1848 e Profumo di donna),
Processo alla città di Luigi Zampa e Oci Ciorne di
Nikita Michalkov.
Venezia
73 annuncia un Tributo Speciale al produttore statunitense
Chris Meledandri, nominato all’Oscar® e fondatore
e CEO della Illumination Entertainment, per il suo
straordinario contributo allo sviluppo del cinema d’animazione.
La cerimonia per la consegna del
premio a Meledandri si terrà nell’ambito della 73. Mostra del
Cinema lunedì 5 settembre 2016, alle ore 15, alCinema nel Giardino
al Lido. Oltre al prestigioso riconoscimento, Meledandri sarà
ospite di un’esclusiva “Conversazione”, seguita dalla proiezione di
uno speciale filmato tratto dal prossimo film d’animazione SING
(2017), prodotto da Illumination Entertainment.
Il tributo speciale inizierà con la
proiezione in anteprima italiana di Pets Vita da Animali (2016, The Secret
Life of Pets) prodotto da Illumination Entertainment, domenica 4
settembre alle ore 21, per il Cinema nel Giardino.
Pets Vita da Animali uscirà nelle
sale italiane il 6 ottobre 2016.
A proposito di questo
riconoscimento, il Direttore della Mostra Alberto
Barbera ha dichiarato: “Chris Meledandri ha
rivoluzionato il modo di concepire e realizzare il cinema
d’animazione raggiungendo, con investimenti oculati e contenuti,
risultati a dir poco eccellenti sia dal punto di vista qualitativo
che degli incassi. Sotto la sua guida, la Illumination
Entertainment si è imposta nel breve volgere di pochi anni tra i
centri creativi più dinamici e innovativi che operano nel mondo
dell’animazione. L’omaggio che la Mostra gli dedica intende
sottolineare il contributo straordinario dell’artista, all’origine
di successi planetari come Cattivissimo Me e Minions, destinati a modificare il nostro rapporto
con l’immaginario deicartoons”.
Chris Meledandri,
fondatore e CEO della Illumination Entertainment e nominato agli
Academy
Awards®, è l’autore dell’enorme successo di
Cattivissimo me (Despicable
Me, 2010), L’era glaciale
(Ice Age) e della serie di animazioni di
Dr. Seuss, che collettivamente hanno incassato quasi $6 miliardi in
tutto il mondo. Meledandri ha portato la Illumination Entertainment
a diventare una delle case di produzione leader dell’industria
dell’intrattenimento e dei film rivolti a tutte le fasce di
pubblico.
Illumination Entertainment, che ha
un accordo esclusivo di finanziamento e di distribuzione con
Universal Pictures, è autore dell’enorme successo della serie di
film Cattivissimo me, che comprende Minions, il secondo film
d’animazione per incassi di tutti i tempi, e del film nominato
all’Oscar® come Miglior Film d’Animazione Cattivissimo me 2. In
tutto, i film di Illumination Entertainment, fra i quali anche Hop
(2011) e Lorax – Il guardiano della
foresta (2012, Dr. Seuss’ The
Lorax) hanno incassato più di $ 3,5 miliardi in tutto
il mondo, e hanno impegnato alcuni dei talenti più rinomati del
pianeta.
Fra i prossimi film di
Illumination Entertainment si segnalano
Sing (2016), Despicable Me
3 (2017) e Dr. Seuss’ How the Grinch
Stole Christmas (2018).
Le prime due puntate della serie
originale The Young Pope, scritta e
diretta dal premio Oscar Paolo Sorrentino e
interpretata dal due volte nominato all’Oscar Jude
Law, dal premio Oscar Diane Keaton,
da Silvio Orlando, Scott Shepherd, Cécile de France, Javier
Cámara, Ludivine Sagnier, Tony Bertorelli e da James
Cromwell, saranno l’evento speciale, Fuori Concorso, della
73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
di Venezia (31 agosto – 10 settembre
2016), diretta da Alberto Barbera e
organizzata dalla Biennale presieduta da
Paolo Baratta.
“E’ un grande
piacere, oltre che un privilegio – ha dichiarato
Alberto Barbera – poter presentare alla Mostra
del Cinema, in anteprima mondiale, le prime due puntate
dell’attesissima serie televisiva di Paolo Sorrentino. Un autore
che ha il coraggio di rischiare, affrontando da par suo – cioè,
senza timori e con lo spirito di sempre: creativo e innovativo – il
linguaggio della serialità che rappresenta la nuova frontiera
espressiva con la quale molti autori, perlopiù stranieri, hanno già
scelto di misurarsi. Il risultato non mancherà di suscitare
emozioni sincere e, soprattutto, una grande, tonificante e
inesausta sorpresa”.
Paolo Sorrentino
ha dichiarato: «È un onore per me tornare a
Venezia. Ci sono stato con il mio primo film e ci torno ora con la
mia prima serie televisiva. Non credendo alle coincidenze penso
piuttosto che, oggi come allora, la Mostra si prenda il rischio di
scegliere. Quindici anni fa, lo fece selezionando l’opera prima di
un giovane regista, quest’anno ribadendo la sua apertura verso la
televisione riconoscendo alle serie il giusto ruolo nell’evoluzione
del linguaggio visivo».
Le prime due puntate di
The Young Pope saranno proiettate in
prima mondiale il 3 settembre
nella Sala Grande del Palazzo del
Cinema al Lidodi
Venezia.
The Young
Pope è una produzione originale Sky, HBO e
Canal+ che andrà in onda da ottobre su Sky Atlantic in 5
Paesi (Italia, Regno Unito, Germania, Irlanda e Austria) e in
Francia su Canal+.
The Young
Pope è una serie prodotta da Wildside e coprodotta da
Haut et Court TV e MEDIAPRO. I produttori esecutivi per Wildside
sono Lorenzo Mieli e Mario Gianani insieme a John Lyons. I
produttori esecutivi per Haut et Court TV sono Caroline Benjo,
Carole Scotta e Simon Arnal; produttori esecutivi per MEDIAPRO sono
Jaume Roures and Javier Mendez; produttori esecutivi per Sky Italia
sono Nils Hartmann, Roberto Amoroso e Sonia Rovai. Il distributore
internazionale è FremantleMedia International.
The Young
Pope racconta la storia di Lenny Belardo, alias Pio
XIII, il primo Papa americano della storia. Giovane e affascinante,
la sua elezione sembrerebbe il risultato di una strategia mediatica
semplice ed efficace del collegio cardinalizio. Ma, com’è noto, le
apparenze ingannano. Soprattutto nel luogo e tra le persone che
hanno scelto il grande mistero di Dio come bussola della loro
esistenza. Quel luogo è il Vaticano, quelle persone sono i vertici
della Chiesa. E il più misterioso e contraddittorio di tutti si
rivela Pio XIII. Scaltro e ingenuo, ironico e pedante, antico
e modernissimo, dubbioso e risoluto, addolorato e spietato, Pio
XIII prova ad attraversare il lunghissimo fiume della solitudine
dell’uomo per trovare un Dio da regalare agli uomini. E a se
stesso.
Dopo decadi di
gestazione, Terrence Malick ha messo la parola
“fine” al suo progetto se non più ambizioso, almeno più discusso e
chiacchierato, Voyage of Time: Life’s
Journey, documentario che arriverà in sala nella
doppia forma classica e IMAX.
Il film è stato presentato al
Festival di Venezia 73 nella sezione del concorso, e a parlarne
sono intervenuti Grant Hill e Sophokles
Tasioulis, produttori fiduciosi che hanno affiancato
Malick nel processo creativo complicato e lungo del film.
Questo documentario è un viaggio
emotivo, emozionante, ma si basa anche sulla ricerca scientifica.
Siamo abituati a produrre documentari e di solito lavoriamo con
degli scienziati che si approcciano agli strumenti cinematografici.
In questo caso abbiamo avuto un grande maestro del cinema che ha
parlato con cosmologi, astronomi, scienziati. In questo modo Terry
ha dato corpo alla sua visione con delle immagini affascinanti.
Importante è stato anche il lavoro con il formato, che ci ha
aiutati a mettere in scena determinate intenzioni ma ha anche
rallentato molto la sua produzione.
Voyage of Time: nuovo trailer del doc di Terrence
Malick
“Non abbiamo avuto mai nessun
dubbio nei confronti del progetto o di Terrence. E se anche
l’avessimo avuto, la sua dedizione e la sua energia ci avrebbero
dissuaso. Siamo riusciti a realizzare alcune cose solo di recente,
anche per questo il film ha avuto una produzione così
lenta.”
Il film sarà, come anticipato,
distribuito in due formati differenti, e naturalmente non si
tratterà dello stesso documentario ma per il formato panoramico in
IMAX è stata messa a punto una versione completamente diversa da
quella presentata alla Mostra in cui la voice over narrante sarà
quella che Brad
Pitt, che figura anche trai produttori.
“Per Terry realizzare un film è
come comporre una canzone. Si rivede, si riascolta, si lavora con
le voci, con i dialoghi. Per questo film poi c’è stato un doppio
lavoro per la versione in 45 minuti in IMAX. Nel caso della
versione cinematografica abbiamo avuto a disposizione la voce di
Cate Blanchett, che ha raccontato una
storia legata all’emozione delle immagini. Per l’IMAX invece c’è
Brad Pitt, che ci è sembrato più adatto perché è voce di un cut
scientifico e razionale, con immagini diverse. Questo rispecchia
anche le diverse intenzioni dei due formati. Lo scopo delle due
versioni è inoltre completamente diverso, dal momento che il film
tradizionale sceglie di raccontare in maniera specifica, mentre
l’IMAX mostra, grazie allo schermo più grande, più cose
contemporaneamente e in questo modo anche la fruizione dello
spettatore è diversa, dal momento che l’immagine diventa quadro da
scrutare e analizzare.”
Sulla necessità di coniugare tempi
di produzione e esigenze artistiche, i produttori hanno spiegato:
“I lunghi tempi di produzione non implicano per forza anche
costi estesi, perché Terry non è mai andato fuori budget,
nonostante le lunghe attese per il montaggio e la produzione di un
film. Per Voyage of Time poi, il tempo era
fondamentale, perché il montaggio ha richiesto tempo, ma anche le
riprese in sé. Per un tipo di film del genere era
inevitabile.”
Spira
Mirabilis di Massimo D’Anolfi e
Martina Parenti e Voyage of Time: Life’s
Journey di Terrence Malick sono
ex aequo i vincitori della quinta edizione del Green Drop
Award, premio collaterale per il film che meglio
interpreta la sostenibilità tra quelli in gara alla 73. Mostra
Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. “Per aver
raccontato l’aspirazione della natura all’immortalità e per aver
aperto più di una riflessione sul rapporto fra uomo e natura e sul
senso del nostro incedere nell’universo”, spiega la giuria del
premio composta quest’anno da Ricky Tognazzi, Simona Izzo e Antonio
Disi. A consegnare il premio la madrina dell’edizione 2016 del
Green Drop Award, l’attrice Francesca Cavallin.“Spira Mirabilis”
dei registi italiani Massimo D’Anolfi e Martina Parenti e “Voyage
of Time: Life’s Journey” dello statunitense Terrence Malick sono i
due film che si aggiudicano, ex-aequo, il trofeo del Green Drop
Award, il premio collaterale istituito da Green Cross Italia per
premiare il film tra quelli in concorso ufficiale alla 73. Mostra
Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia che meglio
interpreta la sostenibilità.
La motivazione del premio a “Spira Mirabilis” e “Voyage of Time:
Life’s journey”
A decretarlo è stata la giuria del Green Drop Award, composta da
Ricky Tognazzi, Simona Izzo e Antonio Disi, responsabile del
servizio Comunicazione dell’Unità Efficienza Energetica per ENEA.
«La prima goccia va al film “Spira Mirabilis” di Massimo D’Anolfi e
Martina Parenti per aver raccontato l’aspirazione della natura
all’immortalità; la seconda goccia, invece, va a “Voyage of time:
life’s journey” di Terence Malick, opera con cui l’autore giunge al
compimento di un discorso sulla natura avviato già dai tempi di “La
Rabbia giovane”».
Giunto alla quinta edizione, per la prima volta il trofeo del
Green Drop Award viene assegnato non ad uno ma a due film.
«Quest’anno la Mostra internazionale di arte cinematografica con le
opere in visione ha aperto più di una riflessione sul rapporto fra
uomo e natura e sul senso del nostro incedere nell’universo»,
sottolinea la giuria motivando la scelta dei vincitori. «Il fatto
che artisti diversi abbiano esplorato temi contigui e in molti casi
identici rende manifesto, oggi più che mai, la ricerca di una
visione di insieme seppure nelle diversità che ci aiuti a capire il
nostro posto nella storia del tempo e della vita».
«Il Green Drop Award, che quest’anno contiene la terra della
Selva di San Francesco, non è soltanto un premio ma una grande
responsabilità per testimoniare e sensibilizzare alla difesa
dell’ambiente», spiega Elio Pacilio, presidente di Green Cross
Italia. «Centocinquanta anni fu coniata la parola ecologia, per
spiegare il rapporto fra tutti i viventi e il resto del mondo, sia
esso organico o inorganico; e appena trenta anni fa fu stabilito il
principio secondo il quale non può esserci giustizia ambientale
senza giustizia sociale», aggiunge Marco Gisotti, direttore del
Green Drop Award. «Tutto questo è espresso in due opere in
concorso dallo straordinario impatto visivo ed emozionale».
Il trofeo consegnato dalla madrina Francesca Cavallin
Il trofeo del Green Drop Award, una goccia realizzata dal maestro
vetraio di Murano Simone Cenedese, contiene ogni anno la terra di
un luogo di particolare importanza: dopo Brasile, Egitto, Antartide
e Senegal, per la quinta edizione è stata scelta la terra natìa di
San Francesco, Assisi, per rimarcare il messaggio che nel corso
dell’ultimo anno Papa Francesco ha voluto dedicare alla
salvaguardia dell’ambiente e del creato con l’Enciclica Laudato
si’, ispirata proprio al Santo di Assisi. La terra è stata raccolta
nella Selva di San Francesco e donata da Padre Fortunato, custode
del Sacro Convento di Assisi. In cambio, alla Basilica è stato dato
il compost prodotto dal Consorzio Italiano Compositori (CIC), per
sottolineare come la difesa dell’ambiente passi anche attraverso le
buone pratiche dell’economia circolare.
I trofei sono stati consegnati dall’attrice Francesca Cavallin,
madrina del Green Drop Award 2016, che ha portato a Venezia il suo
esempio di stile di vita sostenibile. «È una gioia riuscire a far
collimare due passioni, due modi di vivere come il cinema e questa
abitudine “green” che coltivo sin da quando sono bambina e che per
me è sempre stata la normalità. Non sprecare le cose e dare
importanza all’ambiente è per un valore e una consuetudine legata
al buon senso e alla saggezza familiare, che passa attraverso
piccoli gesti quotidiani, a partire dall’utilizzo di pannelli
solari alla coltivazione di un orto in terrazzo, puntando ad un
consumo di prodotti a km0».
Sarà l’attrice Sonia
Bergamasco la madrina della 73esima edizione delle Mostra
Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Ad annunciarlo,
il direttore della Mostra, Alberto Barbera, e il
presidente della Biennale di Venezia, Paolo
Baratta.
L’attrice sarà la protagonista della
serata di apertura della kermesse veneziana, la sera del 31 agosto
prossimo e il 10 settembre condurrà la cerimonia di chiusura, in
occasione della quale saranno annunciati i Leoni e gli altri premi
ufficiali.
Di seguito il commento Sonia
Bergamasco: “Sono molto grata ad Alberto
Barbera e Paolo Baratta per avermi chiamato a interpretare
un ruolo così speciale, e aspetto l’apertura dell’edizione 2016
della Mostra del Cinema di Venezia, con lo sguardo puntato sul
grande cinema del presente. La mia prima volta alla Mostra di
Venezia è stata con il film L’amore probabilmente di Giuseppe
Bertolucci, grande artista con cui ho collaborato anche a progetti
teatrali. Ricordo ancora la proiezione in sala, il sentimento di
stupore quasi infantile, l’emozione provata in quell’occasione.
Sono tornata più volte, negli anni, alla Mostra di Venezia e quello
stupore si è sempre rinnovato, con la consapevolezza di condividere
un rito contemporaneo di grande forza e di abitare uno spazio di
incontro e di confronto artistico fondamentale.”
Venezia 73 si svolgerà al Lido dal
31 agosto al 10 settembre 2016.
Il regista francese
Robert Guédiguian (Marius et Jeannette,
La ville est tranquille, Les neiges du
Kilimandjaro) e l’attore e regista italiano Kim Rossi
Stuart (Le chiavi di casa, Romanzo
criminale, Anche libero va bene), sono state scelti
come Presidenti di due Giurie
della 73. Mostra del Cinema di Venezia,
rispettivamente per la sezione Orizzonti e per il
Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” – Leone
del Futuro. Presidente della Giuria del Concorso Venezia
73 – come già annunciato – è il regista Sam Mendes.
Il regista Robert
Guédiguian può essere considerato il moderno cantore di
Marsiglia, la città dove è nato e vissuto e dove si svolge anche
La ville est tranquille, presentato a Venezia nel 2000. La
filmografia di Guédiguian è una sorta di epopea della sua città,
con storie ambientate nel microcosmo del quartiere natio,
privilegiando vicende di gente comune.
Attore tra i più importanti del
cinema italiano, Kim Rossi Stuart è stato più
volte protagonista alla Mostra di Venezia con alcune delle sue più
note interpretazioni, tra cui Le chiavi di casa (2004) di
Gianni Amelio e Vallanzasca (2010) di Michele Placido. Per
Anche libero va bene (2006), suo esordio dietro la
macchina da presa, Rossi Stuart è stato premiato con il David di
Donatello e il Nastro d’argento come miglior nuovo regista.
La 73. Mostra Internazionale
d’Arte Cinematografica di Venezia, diretta da
Alberto Barbera e organizzata dalla
Biennale presieduta da Paolo
Baratta, si svolgerà al Lido dal 31 agosto al 10
settembre 2016.
La Giuria internazionale della
sezione Orizzonti presieduta da Robert
Guédiguian, composta da un massimo di 7 personalità,
assegnerà – senza possibilità di ex-aequo – i seguenti
riconoscimenti: Premio Orizzonti per il miglior film; Premio
Orizzonti per la migliore regia; Premio Speciale della Giuria
Orizzonti; Premio Orizzonti per la miglior interpretazione maschile
o femminile; Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura; Premio
Orizzonti per il miglior cortometraggio.
La Giuria internazionale del
Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”– Leone del Futuro presieduta da Kim Rossi
Stuart, composta da un massimo di 5 personalità tra i
quali un produttore, assegnerà senza possibilità di ex-aequo un
premio di 100.000 dollari messi a disposizione da Filmauro, che
saranno suddivisi in parti uguali tra il regista e il produttore,
fra tutte le opere prime di lungometraggio
presenti nelle diverse sezioni competitive della Mostra (Selezione
Ufficiale e Sezioni Autonome e Parallele).
Con una settimana di
anticipo rispetto all’annuncio ufficiale del programma della
prossima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
2016, arrivano le prime indiscrezioni sul programma direttamente da
Variety.
Nocturnal
Animals di Tom Ford e
Arrival di Denis
Villeneuve sono stati virtualmente assicurati alla
selezione del Lido.
Venezia 73 – La La
Land: il trailer del film con Emma
Stone e Ryan Gosling
Anche I Magnifici
7 di Antonie Fuqua potrebbe essere
trai titoli che vedremo a Venezia 73, insieme a On the
Milky Road di Emir Kusturica e
The Beautiful Days of Aranjuez di
Win Wenders.
Il programma ufficiale di
Venezia 73 verrà annunciato il prossimo 28 luglio.
Il film d’apertura è La La
Land di Damien Chazelle. Il
festival si svolgerà al Lido di Venezia dal 31 agosto al 10
settembre.
Il film di
chiusura della XIII edizione delle Giornate degli Autori (in
programma dal 31 agosto al 10 settembre alla Mostra del Cinema di
Venezia) sarà Ombre dal fondo di Paola
Piacenza, racconto documentario a due voci in cui il
protagonista assoluto è il giornalista e inviato di guerra
Domenico Quirico.
Giornalista
de “La Stampa”, l’ultimo grande inviato ancora in attività, rapito
in Siria l’8 aprile 2013 e liberato dopo 152 giorni di prigionia,
Quirico rievoca il percorso di una vita spesa a collezionare
frammenti di vite altrui e ridiscende in quel pozzo in cui la
privazione della libertà e della dignità, per la prima volta, lo
hanno costretto ad accomunare il proprio destino a quello dei
protagonisti dei suoi racconti. Per la prima volta il giornalista
che non ha mai lavorato né con filmmaker né con fotografi, accetta
in questo film-documento di condividere la propria esperienza sul
campo, lungo il fronte russo-ucraino. Un viaggio che proseguirà poi
lungo altri fronti e che, inevitabilmente, condurrà al luogo «dove
tutto è cominciato e tutto è finito», la Siria della prigionia,
perché «il ritorno non è a casa, il ritorno è lì».
“Parola e azione –
dice l’autrice Paola Piacenza – si specchiano
nel film: il modus operandi del reporter sul campo rivela come il
suo sguardo nel corso degli anni si sia formato e come si sia
posato sugli eventi e sugli uomini che ne sono gli artefici e i
protagonisti. Includendo se stesso e il proprio percorso
esistenziale nel quadro finale.” Indispensabili gli apporti
d’archivio, forniti dalla Stampa, dalla Rai, da Quirico stesso. Un
riferimento importante per le riprese, che sono state effettuate
nel suo studio, scenario privato ed eloquente, sono i
film-intervista di Errol Morris. “La mia voce – prosegue
la regista – è una presenza discreta: il racconto non è un
soliloquio, è un dialogo come è sempre stato il lavoro di
Quirico”.
“C’è una
scelta di campo nel collocare l’appassionante inchiesta di Paola
Piacenza – dice il direttore delle Giornate, Giorgio
Gosetti – a sigillo della nostra selezione: apriamo
con un racconto dal cuore della Siria e chiudiamo con uno sguardo
su quella stessa terra. Una testimonianza che idealmente si salda
con il racconto di The War Show e ne sviluppa le drammatiche
premesse. E’ un segno del tempo, ma anche la conferma della
centralità ormai acquisita dal cinema della realtà nel panorama
mondiale”.
OMBRE DAL
FONDO è un film di Paola Piacenza, prodotto da Frenesy Film
(Luca Guadagnino) in collaborazione con Rai
Cinema, riconosciuto di interesse culturale con il contributo del
MIBACT e del DOC FILM FUND Piemonte Film Commission.
Il
documentario sarà presentato fuori concorso, sabato 10 settembre,
come film di chiusura delle Giornate degli Autori 2016.
È oggi il grande giorno di Terrence
Malick a Venezia 73 dove presenta
fuori concorso Voyage of Time Life′s
Journey, il documentario prodotto negli ultimi anni e
costola di Three of Life.
Il progetto viene annunciato da
Terrence
Malick, col titolo provvisorio Q,
all’inizio degli anni settanta descrivendolo come “uno dei suoi
più grandi sogni da realizzare“, cioè narrare le origini della
vita sul pianeta Terra.
Negli anni a seguire il progetto non
viene più nominato fino al 2011, quando lo stesso regista dichiara
che parte del materiale di Voyage of Time è stato inserito
all’interno del film The Tree of Life.
Il premiato
regista Andrei Konchalovsky arriva a
Venezia 73 per presentare in
concorso Paradise, il suo ultimo
film che vede protagonisti Julia Vysotskaya, Christian
Clauss, Philippe Duquesne, Victor Sukhorukov, Peter
Kurt.
Paradise è un film monito:
storie di vita quotidiana durante la Seconda guerra mondiale per
ricordare “che questo è stato”. Rai (Paradise) è un lungometraggio
sui destini incrociati di tre personaggi nel tempo triste di una
guerra senza precedenti: Olga, un’aristocratica russa emigrata e
ora parte della Resistenza francese; Jules, un collaborazionista
francese; Helmut, un ufficiale di alto rango delle SS.
Dopo il successo
di Anime nere, Francesco Munzi torna al Festival di Venezia
con Assalto al Cielo, un film che attraverso
un’immersione in alcuni dei più importanti archivi d’Italia (Luce,
Teche Rai, Archivio del Movimento operaio, Cineteca di Bologna…)
mostra immagini, energie, immaginario, di un taglio di tempo
eccezionale e complesso della nostra storia.
Costruito esclusivamente con materiale documentario di
archivio, il film racconta la parabola di quei ragazzi che
animarono le lotte politiche extraparlamentari negli anni compresi
tra il 1967 e il 1977 e che tra slanci e sogni, ma anche violenze e
delitti, inseguirono l’idea della rivoluzione, tentando l’
“Assalto al Cielo”.
Diviso
in tre movimenti come fosse una partitura musicale, il film esprime
il sentimento che oggi conserviamo di quegli anni, mescolando nelle
scelte del materiale e di montaggio, memoria personale, storia,
spunti di riflessione e desiderio di trasfigurazione.
Regia
Francesco Munzi montaggio Giuseppe Trepiccione
aiuto regia Icaro Lorenzoni ricerche d’archivio Nathalie
Giacobino archivi Archivio
storico Istituto Luce Cinecittà, Rai Teche,
Associazione Alberto Grifi, Archivio Audiovisivo del
Movimento Operaio e Democratico, Cineteca di
Bologna
Una
produzione Istituto
Luce Cinecittà in collaborazione con Rai Cinema
produzione esecutiva Maura Cosenza Una distribuzione
Istituto Luce Cinecittà
Dopo l’acclamata opera prima
A Single Man – film presentato a Venezia nel 2009 e
che ha fruttato a Colin Firth la Coppa Volpi e una
nomination Oscar nello stesso anno – , Tom Ford fa
il suo trionfale ritorno in laguna con Nocturnal
Animals.
Tratto dal romanzo di Austin
Wright dal titolo Tony & Susan, il film racconta la storia di una donna,
Susan, interpretata da Amy Adams, incastrata in una relazione
sentimentale con un uomo infedele e assente, costretta ad una vita
fin troppo ordinaria ed insoddisfacente. Un giorno però Susan
riceve il manoscritto di un romanzo che porta la firma di Walker
(Jake
Gyllenhaal), sua ex fiamma al college nonché suo ex
marito. Attraverso quelle pagine e grazie all’angosciante storia
dei protagonisti del romanzo, Susan si risveglia bruscamente dal
suo torpore e capisce di essere in qualche modo ancora legata ai
fantasmi del suo passato.
La semplicità della trama potrebbe
trarre in inganno eppure in questo film non c’è niente di
convenzionale. Quello di Tom Ford è infatti un thriller ansiogeno
la cui complessa narrazione si sviluppa in tre direzioni, dando
vita a tre storie differenti ma parallele. Attraverso gli occhi di
Susan abbiamo infatti accesso alle inquietanti vicende di Tony –
ancora
Jake Gyllenhaal – un professore universitario che, in
viaggio con la moglie (Isla
Fisher) e la figlia (Ellie Bamber),
si imbatte in un gruppo di malintenzionati in autostrada, andando
incontro purtroppo ad un tragico destino. Allo stesso tempo però
ripercorriamo, attraverso alcuni flashback, le tappe principali
della storia d’amore tra Walker e Susan che ha poi portato
quest’ultima tra le braccia di un altro uomo apparentemente
perfetto.
Il regista, e anche sceneggiatore
in questa occasione, riesce quindi a sostenere perfettamente il
peso di questo ingombrante intreccio, presentandoci una storia in
cui realtà e finzione si fondono e confondono, dove presente,
passato e immaginazione corrono sugli stessi binari. Il thriller in
questo caso si trasforma, grazie alla meravigliosa ed intensa
Amy Adams – che si vocifera potrebbe essere la
candidata perfetta per la Coppa Volpi femminile di quest’anno -, in
un vero e proprio dramma in cui le angosce di Susan sembrano
respirare all’unisono con quelle di Tony, interpretato da un
immenso
Jake Gyllenhaal che, dopo la deludente prova di
Everest, film d’apertura della scorsa
edizione del festival, torna a brillare con un impegnativo duplice
ruolo.
Ma quello che incanta e sbalordisce
di Nocturnal Animals è l’eleganza e l’estetica così
lineare di Tom Ford che fonde i tre piani
narrativi con l’ausilio a volte di pochi semplici elementi
riuscendo a creare una connessione spazio temporale tra le storie.
In un meraviglioso crescendo, il film si conclude con un finale
all’apparenza scontato ma bensì aperto a molteplici interpretazioni
e che, in linea con il clima d’incertezza caratteristico della
storia, lascia lo spettatore con mille domande e solo una manciata
di risposte.
Tom Ford ha scelto
Venezia 73 per il suo secondo, nuovo film
da regista. Lo stilista che ha esordito al Lido con A
Single Man porta questa volta nella selezione
ufficiale Nocturnal Animals, con
Amy
Adams e Jake Gyllenhaal. Il film è un
inquietante thriller romantico, che esplora il sottile confine tra
amore e crudeltà, vendetta e redenzione. Susan Morrow, una mercante
d’arte di Los Angeles, conduce una vita agiata ma vuota insieme al
marito Hutton Morrow. Durante un weekend, mentre Hutton è via per
un viaggio di lavoro, Susan trova un pacco inaspettato nella
cassetta delle lettere. È un romanzo intitolato
Nocturnal Animals, scritto dal suo ex
marito, Edward Sheffield, con cui Susan non ha contatti da anni.
Insieme al manoscritto c’è un biglietto di Edward che incoraggia
Susan a leggere il libro e a chiamarlo durante la sua visita in
città. Sola nel suo letto, di notte, Susan si immerge nella
lettura. Il romanzo è dedicato a lei…
Sempre il concorso prevede oggi
El Cristo ciego di Christopher
Murray, storia di Michael, che è convinto di aver avuto
una visione divina nel deserto. I vicini non gli credono e lo
considerano folle. Una sera un suo amico d’infanzia subisce un
incidente in un lontano villaggio. Michael abbandona ogni cosa per
intraprendere a piedi nudi un pellegrinaggio nel deserto con
l’intento di guarire l’amico mediante un miracolo: sarà un viaggio
che attraverserà la disperazione di una società bisognosa di
fede.
Grande protagonista del giro di boa
di questo Venezia 73, arriva al Lido
Natalie Portman per presentare
Jackie,
primo film americano del regista cileno Pablo Larraín.
L’attrice premio Oscar per
Il Cigno Nero, accompagnata dallo stesso
Larraín, ha così spiegato il suo approccio con questa iconica
figura femminile: “Jackie era una donna dalle infinite
sfumature. Da attrice, la cosa più difficile è stato cogliere le
numerose piccole differenze che c’erano tra la sua immagine
pubblica e la sua immagine privata”.
Pablo Larraín ha
aggiunto: “Jackie era una donna molto misteriosa. Probabilmente
la più sconosciuta delle persone conosciute della storia. Abbiamo
lavorato a lungo con Natalie su un aspetto in particolare, che è
poi essenzialmente il cuore del film: una persona che si trova in
un momento di profonda crisi e come decide di
affrontarlo”.
Venezia 73:
Jackierecensione del film
di Pablo Larraín con Natalie Portman
Mettendo in relazione
Jackie con la sua penultima opera (un
altro biopic, Neruda),
Larraín ha specificato: “Non credo di aver utilizzato due stili
differenti. Credo di aver utilizzato lo stile più funzionale alla
storia. Ho girato quel film e Jackie nel modo che più ritenevo
giusto. Sono due film completamente diversi. Il mio intento con
Jackie era quello di ricreare una sorta di illusione, un’illusione
che potesse racchiudere al suo interno bellezza e dolore. Inoltre,
volevo catturare il lato più umano di questa figura così
tormentata. Non è un biopic, è più un approccio affascinante su
questo bellissimo personaggio”.
Tornando a parlare del ruolo, la
Portman ha dichiarato: “Credo che Jackie sia stato il
personaggio più pericoloso che io abbia mai interpretato. Tutti
l’America la conosceva. Tutti avevano un’idea di lei. Cadere
nell’imitazione era una tentazione costante. Fortunatamente però
non ho mai dovuto prendere come riferimento le attrici del passato
che l’avevano intepretata. Ci sono talmente tanti materiali su
Jackie Kennedy che non ne ho avuto bisogno. Sapevo perfettamente da
quali fonti attingere”.
Nel cast del film oltre a
Natalie Portman anche Greta
Gerwig, Peter Sarsgaard, Max Casella, Beth Grant e John
Hurt.
Jackie si concentrerà sui
quattro giorni successivi all’attentato di Dallas del 1963, quando
Jackie Kennedy (interpretata nel film dalla Portman) è costretta ad
affronta la disperazione per l’assassinio del marito, il
presidente Usa John F. Kennedy, diventando al contempo
un’icona agli occhi degli americani e non solo. Nel cast ci sarà
anche Peter Sarsgaard (An Education,
Experimenter) che interpreterà il ruolo Robert Kennedy,
fratello di John.
Il concorso di
Venezia 73 entra oggi nel vivo con ben tre film in
concorso di altrettanti registi che, tra passato presente e
promettente futuro, arricchiscono la mostra di una vera e propria
parata di star.
Un fascino irresistibile lui, una
bellezza angelica lei. Entrambi dotati di un talento attoriale
incredibile. Michael Fassbender e Alicia Vikander sono sbarcati oggi al
Lido per presentare, insieme al regista Derek
Cianfrance, The Light Between Oceans,
in concorso a Venezia 73.
“Dopo Come un tuono, avevo
voglia di realizzare un film che non fosse tratto da un mio
soggetto”, ha detto in apertura di conferenza il regista
Derek Cianfrance. “Sin da subito ho pensato
che il romanzo avesse un grandissimo potenziale cinematografico. In
un certo senso ho sempre creduto che The Light Between Oceans fosse
il film che ero destinato a dirigere”.
I due protagonisti hanno poi parlato
dei loro personaggi all’interno del film. Michael Fassbender ha spiegato:
“Non credo che la questione riguardi quale delle due scelte sia
la più giusta, se quella di Tom o quella di Isabel. Credo che il
punto sia con quale decisione si è disposti a vivere. Per quanto
riguarda il mio personaggio, tutto parte dal suo passato e dal
fatto che ha combattuto in guerra. Non vuole infliggere più dolore
a nessuno, così quando incontra Hannah diventa per lui
insostenibile andare avanti solo per amore della moglie”.
“Non sono una madre e calarmi
nei panni di un personaggio come quello di Isabel è stata davvero
una sfida”, ha rivelato Alicia Vikander. “Il mio
compito, da attrice, è quella di riuscire a cogliere la psicologia
di quel determinato personaggio, ma per farlo devi fare un
grandissimo lavoro su te stessa. Non sono ancora una madre, spero
di diventarlo in futuro e di avere una famiglia, ma la storia di
Isabel è qualcosa che mi ha profondamente colpito. Con Derek ne
abbiamo parlato tanto. Mi sono anche confrontata con persone che
conosco, parenti e amiche che hanno già fatto esperienza della
maternità. Il film affronta tutta una serie di tematica di cui
molto spesso si preferisce non parlare. Sono tematiche scottanti,
ma anche tematiche molto vicine al pubblico”.
Venezia 73:
The Light Between Oceansrecensione del film con Michael Fassbender e
Alicia Vikander
Sempre sui personaggi della
pellicola, Cianfrance si è così espresso: “Non credo che nel
film ci siamo personaggi buoni o cattivi, eroi o persone da
condannare. Semplicemente, si tratta di esseri umani. Si feriscono
a vicenda, ma prendono le loro decisioni con il cuore e ne
accettano le conseguenze”.
Sul profondo significato della
storia, Alicia Vikander ha dichiarato: “Credo
che questo film parli sì d’amore, di maternità e del desiderio di
costruire una famiglia, ma parla anche di brave persone dal cuore
grande che spesso si ritrovano a fare la scelta
sbagliata”.
Michael Fassbender
ha aggiunto: “Ho amato il personaggio di Tom sin da quando ho
letto il libro. Adoro la sua forza e la sua lealtà. È strano: le
persone pensano che il film sia una storia d’amore. E lo è, ma non
è soltanto questo: è una storia sulla vita. Sono sicuro che anche
ML Stedman (l’autrice del libro, NdR) volesse scrivere un’opera dal
respiro più ampio sin dal primo momento, una storia che
abbracciasse anche la guerra e le conseguenze sulle persone, così
come la morte, l’isolamento, la maternità e tante altre tematiche.
Credo comunque che il tema principale sia quello del perdono ed è
anche quello che preferisco”.
Fuori concorso al Festival di
Venezia 73, Mel
Gibson presenta il suo ultimo film da regista,
Hacksaw Ridge (qui la nostra recensione),
storia vera di un soldato obiettore di coscienza, Desmond
Doss, arruolatosi come volontario alla fine della Seconda
guerra mondiale. Per scelta Doss non voleva impugnare armi, ma come
medico dell’esercito portò in salvo decine di suoi commilitoni
durante la pioggia d’acciaio della battaglia di Okinawa.
Alla domanda su quale delle due
professioni che esercita con successo, attore e regista,
preferisce, Gibson ha risposto: “Regista o attore fanno parte di
uno stesso processo, quello di raccontare una storia. Personalmente
preferisco dirigere, forse perché sono megalomane, ma mi piace
raccontare una storia in base alla mia visione. In questo caso, la
vicenda di un uomo ordinario in circostanze straordinarie è una
delle combinazioni più feconde per creare un racconto leggendario.
Desmond vive l’inferno in terra, armato solo di fede e
convinzione.”
Come si sa da tempo, Mel Gibson e
Hollywood non sono in rapporti troppo felici, per sua stessa
definizione si tratta di “sopravvivenza”, ma in questo caso dei
produttori hanno sostenuto il suo progetto e Gibson si è trovato a
lavorare con un cast di superstar: Vince Vaughn,Hugo
Weaving, Andrew Garfield, Teresa Palmer.
Garfield, interprete del
protagonista, ha dichiarato: “Era un uomo semplice, nel cuore
sapeva che non doveva uccidere un altro essere umano, che il suo
percorso era più grande di lui. Viviamo in un periodo pieno di
violenza ideologica, mentre Desmond era un simbolo meraviglioso del
motto ‘vivi e lascia vivere’, non importa quale ideologia o sistema
di valori porti avanti. È stato un uomo che sapeva chi fosse e cosa
dovesse fare e l’ha perseguito in un contesto in cui tutti facevano
l’opposto. Anche nel mondo in cui viviamo non vieni certo
incoraggiato a seguire la via che ritieni giusta per te. Mentre
giri Mel è sempre con te, accanto a ogni attore in ogni singolo
momento, come un buon padre.”
Sui veri eroi, lui che ne ha
interpretato uno ‘finto’ sul grande schermo, Andrew Garfiled ha
dichiarato: “Ho un fratello che è dottore, ha una moglie e tre bei
figli, non fa conferenze stampa o riceve applausi, è come Desmond,
uno di quei veri eroi che non cercano di esserlo, ma sono
semplicemente se stessi nel loro piccolo angolo di mondo. È stato
un grande regalo potere rappresentare uno di questi eroi
silenziosi.”
Il protagonista del film è un
obbiettore di coscienza, che si rifiuta di impugnare le armi, un
messaggio forte in un Paese, gli USA, dove l’uso delle armi è una
delle principali questioni sociali e politiche dibattute negli
ultimi anni: “sicuramente rifiutare di uccidere e usare un fucile
può essere un messaggio del film, ma pur odiando le guerre bisogna
amare i nostri guerrieri e onorarli, come fa questo film nei
confronti di chi si è sacrificato; penso anche al Vietnam. È
innegabile la fede enorme che aveva Desmond, altrimenti non si
sarebbe lanciato contro quella pioggia di piombo, come la
chiamarono i giapponesi. Tanto che lui tributava le sue azioni a un
potere superiore.”
Chuck Wepner è il
pugile a cui Sylvester Stallone si è ispirato
per raccontare la storia di Rocky Balboa
nel 1976. La sua storia ce la racconta, al Lido, in occasione della
Mostra del Cinema, Liev Schreiber, che in
The Bleeder, interpreta il pugile che è
stato quasi campione del mondo dei pesi massimi.
Schreiber,
protagonista e produttore del film, ha affidato il copione a
Philippe Falardeau, regista canadese di Monsieur
Lazhar, che con la sua sensibilità verso i personaggi
ha convinto l’attore a sceglierlo. Ma il progetto nasce da una
proposta avuta da Naomi Watts, moglie di Schreiber e
interprete, nel film, di Linda, la seconda e attuale moglie di
Wepner. “Ho amato lo script non solo perché parla di boxe, e io
amo questo sport – ha dichiarato Liev – ma perché grazie a
questa storia ho conosciuto questo personaggio e ho scoperto come
ha affrontato la trappola del narcisismo, dell’apparire a tutti i
costi. Per me questa condizione è simbolica anche del lavoro di
attore, nell’essere un personaggio famoso.”
Nel film compaiono alcune icone che
hanno incrociato la via di Wepner, da Ali a Stallone in persona,
che è stato molto collaborativo con il progetto e con l’atore a cui
ha raccontato del suo rapporto con il boxeur.
Anche Naomi Watts
ha raccontato come è stato per lei interpretare questo ruolo
minore, per la storia del film, ma così importante nella vita reale
per Chcuck: “Non ho voluto interpretare la moglie di Chuck
perché in qualche modo era un ruolo che avevo già interpretato.
Inoltre quando sei una coppia nella vita reale tendi sempre un po’
a distrarti. Ho incontrato Linda e abbiamo parlato una sera intera,
mi piace molto la sua saggezza e la sua chiarezza nel vedere le
cose e ho cominciato a costruirla conoscendola, con il look, con la
voce, econ i modi di fare. Lei è una persona piena di vita e per me
è stato bello perché ho sempre interpretato personaggi un po’
tetri, donne sull’orlo di una crisi di nervi.”
Questa sera verrà consegnato
a Liev Schreiber il Persol Tribute to
Visionary Talent Award.