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Venezia 73: Les Beaux Jours d’Aranjuez recensione del film di Wim Wenders

Immaginate di poter staccare la spina e allontanarvi dalla rumorosa vita quotidiana, anche solo per pochi giorni, per rifugiarvi in un piccolo angolo di paradiso. Come trascorrereste la vostra piccola fuga dal mondo?
In una Parigi estiva e desolata si insidia Les Beaux Jours d’Aranjuez l’ultima silenziosa fatica cinematografica di Wim Wenders.

Les Beaux Jours d-Aranjuez 3

Tratto dall’opera teatrale dello scrittore austriaco Peter Handke, il film si svolge interamente in un giardino in una dimensione vuota, sospesa nel tempo e nello spazio, all’interno della quale due persone, un uomo e una donna, si interrogano sulla vita, il sesso, l’amore, il potere dei sentimenti, condividendo ricordi più o meno lontani del loro passato. Tutto questo Wenders lo fa attraverso le parole di uno scrittore che, seduto alla scrivania con la sua macchina da scrivere, immagina la storia che si concretizza come per magia davanti ai nostri e ai suoi occhi.

Les Beaux Jours d-Aranjuez 2

Tutto è silenzioso e statico e il 3D, che potrebbe sembrare un po’ fine a se stesso e poco adatto ad un film di questo genere, aiuta invece a dare alla scena una profondità che in realtà la location non possiede. Il giardino diventa un confessionale a cielo aperto dove i protagonisti continuano ad interagire tra loro scambiandosi domande e raccontando episodi lontani e dimenticati senza seguire una vera e propria logica, abbandonandosi ad una sorta di disarmante flusso di coscienza. Come in una lunga ed estenuante seduta di bird watching, i due restano seduti per ore avvolti dai dolci suoni della campagna estiva francese a conversare e ad osservare il meraviglioso spettacolo pacifico dinnanzi ai loro occhi; le uniche interruzioni concesse sono gli intermezzi musicali offerti dal jukebox dello scrittore che spesso interferisce con lo svolgersi degli eventi.

Les Beaux Jours d-Aranjuez 1

Un esperimento, quello di Wim Wenders, estremamente complesso che non segue nessuna delle regole convenzionali del cinema e si trasforma in un film dalla staticità quasi snervante. L’opera cinematografia in questo caso sembra infatti non avere più bisogno della dimensione visiva; chiudendo gli occhi e affidando al solo udito la comprensione si riesce infatti a godere della stessa pace dei protagonisti.

Ecco il nostro speciale di Venezia 73

Venezia 73: La SIAE e le Giornate per Paolo Sorrentino

Venezia 73: La SIAE e le Giornate per Paolo Sorrentino

Paolo SorrentinoOspite d’onore della Giornata che la SIAE dedica ai Venice Days, domani venerdì 2 Settembre, sarà il premio Oscar Paolo Sorrentino. Atteso alla Mostra per l’anteprima dei primi due episodi di /*The Young Pope*/, Sorrentino riceverà lo speciale premio /*SIAE per l’innovazione creativa, */in occasione del suo arrivo a Venezia.

A consegnarlo sarà il direttore generale della SIAE, Gaetano Blandini.

Il riconoscimento viene attribuito con la seguente motivazione: “A un autore italiano che nel momento più luminoso della sua crescita artistica, all’indomani del successo mondiale che ha portato /*La Grande Bellezza*/fino al traguardo dell’Oscar, ha saputo rinnovarsi attingendo al suo straordinario patrimonio di creatività per poi sfidare nuove forme espressive e produttive, misurandosi con linguaggi diversi e scommesse internazionali senza venir meno alle sue radici culturali e alla sua originalità espressiva”.

La Società Italiana degli Autori ed Editori è partner qualificante delle Giornate degli Autori sin dalla loro fondazione nel 2004 per l’impegno diretto delle associazioni degli autori cinematografici e televisivi nella politica culturale e nella promozione del cinema di qualità e della creatività. Negli anni, il ruolo di SIAE all’interno della selezione delle Giornate è cresciuto in maniera rilevante, in sintonia con il proprio impegno a favore del cinema italiano.

“Siamo personalmente grati a Paolo Sorrentino – dice Giorgio Gosetti, direttore dei Venice Days – per un’attenzione al nostro lavoro e alla SIAE che, attraverso questo premio, valorizza i protagonisti dell’originalità e del rinnovamento del nostro cinema nel mondo”.

Le Giornate degli AutoriVenice Days, sono una sezione indipendente della 73 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, promossa da ANAC e 100autori. Main Sponsor: Direzione Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, BNL Gruppo BNP Paribas. Creative Partner: Miu Miu. Partner: SIAE, Sub-ti, Premio Lux del Parlamento Europeo. Partner Tecnici: Frame by Frame, I-Club, L’Eco della Stampa, Europa Cinemas, Cinecittà News, Cineurop.

Venezia 73: la leggerezza di Roan Johnson protagonista del concorso con Piuma

Piuma Roan JohnsonArriverà in sala il prossimo 20 ottobre distribuito da Lucky Red Piuma, il terzo film di Roan Johnson, selezionato in concorso alla settantatreesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Per Johnson si tratta di un film in cui ha voluto raccontare se stesso e le sue stesse paure, proiettandosi però indietro nel tempo e raccontando di Cate e Ferro, due adolescenti che si trovano a fare i conti con una gravidanza inaspettata. “È stato il casting più difficile che abbia mai fatto – ha dichiarato il regista e sceneggiatore – dopo 600-700 provini ho pensato addirittura di cambiare le età dei protagonisti, perché era difficilissimo trovare dei diciottenni all’altezza, in grado di essere naturali. Una volta trovati Luigi Fedele e Blu Yoshimi però è stato come un miracolo, ci siamo trovati in sintonia. Il film è una commedia atipica perché abbiamo girato con tanti piani sequenza, abbiamo fatto molte prove ma in realtà c’è moltissimo di loro, dei protagonisti. Ho dato loro estrema libertà di scelta.”

Piuma trailer del film di Roan Johnson in concorso a Venezia 73

Nonostante si tratti di una storia d’amore tra adolescenti, non si dice mai Ti Amo nel film, questo perché, secondo Johnson, si è cercato in fase di scrittura di uscire dai cliché. “Ho usato un linguaggio che si potesse avvicinare a quello dei coetanei dei protagonisti, infatti loro hanno aiutato tantissimo con i loro modi di dire. Non credo che nella vita vera si ci dica ‘ti amo’ tutti i giorni, ma sono più importanti le dichiarazioni di vicinanza, del prendersi cura dell’altro. Sono questi i veri modi per comunicare l’amore.”

Il film è senza dubbio erede, per formazione, della commedia all’italiana, ma allo stesso tempo guarda anche alla leggerezza intelligente della commedia indipendente internazionale. Per Roan Johnson, lo scopo era di osservare da vicino il processo di presa di coscienza, di assunzione delle proprie responsabilità che i giovani, costretti a vivere in un mondo caotico, sono costretti ad affrontare, spesso meglio degli adulti con cui vivono, a riprova che le nuove generazioni sono capaci anche di scelte e di coraggio.

Venezia 73: La La Land recensione del film con Emma Stone e Ryan Gosling

Città delle stelle, degli angeli, dei sogni infranti e dei desideri dorati. Los Angeles è l’ambientazione perfetta per La La Land, la romantica storia che Damien Chazelle, dopo l’energico e violentemente poetico Whiplash, decide di raccontare come un musical, strabordante di colori, che strizza l’occhio agli anni ’50 e che si avvale di due volti amatissimi, Emma Stone e Ryan Gosling.

Prestando le loro voci e i piedi danzerini a Mia e Sebastian, la coppia, che si riunisce dopo Crazy, Stupid, Love e Gangster Squad, ci accompagna per mano nelle vite di due giovani talentuosi sognatori, lei attrice lui jazzista, che nella città delle opportunità cercano, più che il successo, la realizzazione delle loro aspirazioni.

Con Whiplash, Chazelle ci aveva mostrato l’animo sportivo e agonistico dell’arte, la ricerca della perfezione attraverso l’allenamento, il sudore, il sangue. Con La La Land, il giovane regista ci racconta la parte romantica, lieve, eppure densa, di quella stessa arte che diventa bisogno fisiologico connaturato. Con essa ci mostra anche la danza di due anime che, volteggiandosi intorno accompagnate da un buffo destino, si incrociano e si toccano a ritmo di jazz. E, proprio come le note leggere e non scritte di questo sensuale genere musicale, entrambi si fondono l’uno nell’altra con spensierata leggerezza, all’inizio, alla ricerca di sé, una ricerca che porterà a una crescita e a una svolta, il punto di non ritorno che esiste nella vita di ognuno di noi e che si pone di fronte al tradizione “what if…” (cosa sarebbe accaduto se…).

La La Land

Ma in alcuni momenti, la storia cronologicamente intesa sembra un pretesto per raccontare con le immagini la musica, per fare di ogni rumore, perfettamente orchestrato, una sinfonia di tramonti, stelle, colori e sogni. Con la macchina da presa, Chazelle si sbizzarrisce, correndo, viaggiando, roteando e mostrandoci dei quadri perfettamente equilibrati e compositi, in un classicismo formalmente elegantissimo e rassicurante ma con un evidente e fervente spirito d’amore per l’immagine.

L’alchimia trai due protagonisti completa la magia: in La La Land  Stone e Gosling si amano per davvero, con lacrime, sguardi e sorrisi, nei loro intensi primi piani, raccontano a tutti la loro storia d’amore con autenticità e trasporto, con passione e leggerezza, accantonando i drammi e concentrandosi sul cuore delle emozioni.

Damien Chazelle ci propone un racconto di musica fatta non più solo di suoni, ma di immagini, di sfrenate corse e di frenate brusche, di battiti emozionanti, di ritmi coinvolgenti, di tempi colorati. Nelle sue mani le note non sono più sette, ma un arcipelago di armonie, un’esperienza da gustare con gli occhi e con le orecchie, a cuore aperto, lasciandosi penetrare dalla magia della “city of stars”.La La Land

Venezia 73: L’uomo che non cambiò la storia per le Giornate degli Autori

Venezia 73La Biennale di Venezia annuncia un nuovo titolo in programma alla 73. Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia (31 agosto – 10 settembre 2016, Venezia 73), presentato in collaborazione con le Giornate degli Autori – Venice Days.

È il film documentario di Enrico Caria L’uomo che non cambiò la storia, liberamente ispirato al diario dell’archeologo e storico dell’arte Ranuccio Bianchi Bandinelli “Il viaggio del Führer in Italia”, e realizzato grazie alle immagini d’archivio dell’Istituto Luce – Cinecittà.

“Ranuccio Bianchi Bandinelli ė figura notissima fra gli storici dell’arte e gli archeologi italiani – dichiara Alberto Barbera, direttore della Mostra di Venezia – Meno noto il fatto che, costretto a far da guida a Hitler e Mussolini in occasione del primo viaggio in Italia del Führer, si fosse interrogato sull’opportunità di organizzare un attentato per togliere di mezzo gli ingombranti dittatori. Caria ricostruisce con ironia e precisione documentale l’incredibile vicenda, che suscita ancora oggi interrogativi di grande attualità”.

“Sono grato ad Alberto Barbera – dice Giorgio Gosetti, direttore delle Giornate degli Autori – di averci voluto associare a un’occasione che non solo segnala il vivace talento di Enrico Caria, ma riporta d’attualità una pagina della storia italiana che molto insegna al nostro presente. La tutela del patrimonio storico dell’Italia, la forza della bellezza contro la brutalità delle dittature, la figura di un grande intellettuale come l’archeologo Bianchi Bandinelli e la sua paradossale vicenda a fianco di Mussolini e Hitler, sono tutti elementi di una riflessione culturale e politica che questo documentario di finzione (ma rigoroso nell’utilizzo delle fonti) rende straordinariamente attuali”.L'uomo che non cambiò la storia

Enrico Caria è un regista, scrittore e giornalista italiano. Nato a Roma (1957), è vignettista e giornalista per “Paese Sera”, “Cuore”, “Repubblica”, “L’Unità”, “Il Mattino”, “Il Fatto quotidiano”, “Le Iene”. È sceneggiatore per la radio, la televisione e il cinema. Regista di commedie nere e satiriche (17, ovvero: l’incredibile e triste storia del cinico Rudy Caino, Carogne, Blek Giek, L’era legale) e del docu-film Vedi Napoli e poi muori. Ha pubblicato due libri “Bandidos” (Feltrinelli) e “L’uomo che cambiava idea” (Rizzoli).

Ranuccio Bianchi Bandinelli (Siena, 1900 – Roma, 1975), archeologo e storico dell’arte, ha notevolmente contribuito al rinnovamento degli studi di archeologia e arte antica in Italia, in contatto con la cultura europea del suo tempo. Negli anni ’30 insegnò archeologia nelle università di Cagliari, Pisa, Groniga (Olanda) e Firenze. Nel 1935 fondò la rivista “Critica d’arte” (1935) insieme a Carlo Ludovico Ragghianti. Nel 1938 fu incaricato dal Ministero della cultura popolare di svolgere la funzione di guida in occasione della visita a Roma e Firenze di Adolf Hitler. Accettò in seguito di tenere conferenze in Germania e di svolgere un’analoga funzione per la visita a Roma di Hermann Goering. L’anno successivo rifiutò la direzione della Scuola Archeologia italiana di Atene, dalla quale era stato appena rimosso il direttore ebreo Alessandro Della Seta, e nel 1942 rifiutò un incarico del Ministero per l’insegnamento a Berlino di “Storia della civiltà italiana”. Manifestò quindi una decisa opposizione al fascismo, con la partecipazione al movimento clandestino liberal-socialista (da cui si sviluppò successivamente il Partito d’Azione). Nel dopoguerra ha insegnato all’università di Roma fino al 1964. Ha fondato e la rivista “Società” (1947). Tra le numerose pubblicazioni: Storicità dell’arte classica (1943), Archeologia e cultura (1961), Dal diario di un borghese (1962), Roma: l’arte romana nel centro del potere (1969), Roma: la fine dell’arte antica (1970).

La 73. Mostra del Cinema di Venezia si terrà al Lido dal 31 agosto al 10 settembre 2016, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

Venezia 73: il programma con Malick, Ford, Wenders, Villeneuve, Sorrentino

È stato annunciato oggi a Roma il programma della 73° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Un’edizione, quella di Venezia 73, che si preannuncia ricchissima di nomi e titoli che non sono assolutamente da meno rispetto ai Festival Internazionali più prestigiosi, trai quali, alla luce di questo programma, nessuno potrà più non includere la kermesse del Lido, dopo qualche anno di buio.

Di seguito i titoli:

Film d’apertura

La La Land, di Damien Chazelle

 

Film di chiusura

The Magnificent 7, di Antoine Fuqua

CONCORSO

The Bad Batch, di Ana Lily Amirpour

Une vie, di Stephane Brize

The Light Between Oceans, di Derek Cianfrance

El ciudadano illustre, di Mariano Cohn e Gaston Duprat

Spira Mirabilis, di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti

The woman who left, di Lav Diaz

La region salvaje, di Amat Esclalante

Nocturnal Animals, di Tom Ford

Piuma, di Roan Johnson

Venezia 73

Rai (Paradise), di Andrei Konchalovsky

Brimstone, di Martin Koolhoven

On the milky road, di Emir Kusturica

Voyage of Time, di Terrence Malick

El Cristo ciego, di Christopher Murray

Frantz, di Francois Ozon

Questi giorni, di Giuseppe Piccioni

Arrival, di Denis Villeneuve

Les beaux jours d’Aranjuez, di Wim Wenders

Jackie, di Pablo Larrain

 

FUORI CONCORSO

The Young Pope (ep. 1 e 2), di Paolo Sorrentino

The Bleeder, di Philippe Falardeau

The Magnificent Seven, di Antoine Fuqua

Hacksaw Ridge, di Mel Gibson

Planetarium, di Rebecca Zlotowski

The Journey, di Nick Hamm

A jamais, di Benoit Jaquot

Gantz:O, di Kawamura Yasushi

The age of Shadows, di Kim Jee woon

Monte, di Amir Naderi

Tommaso, di Kim Rossi Stuart

Venezia 73: il gran giorno di Questi giorni di Giuseppe Piccioni

Venezia 73: il gran giorno di Questi giorni di Giuseppe Piccioni

Oggi è il gran giorno del terzo film in concorso a Venezia 73, ovvero Questi giorni di Giuseppe Piccioni che vede protagonisti Margherita Buy, Marta Gastini, Laura Adriani, Maria Roveran, Caterina Le Caselle, Filippo Timi.

Trama: Una città di provincia. Tra le vecchie mura, nelle scorribande notturne sul lungomare, nell’incanto di un temporaneo sconfinamento nella natura, si consumano i riti quotidiani e le aspettative di quattro ragazze la cui amicizia non nasce da passioni travolgenti, interessi comuni o grandi ideali. Ad unirle non sono le affinità ma le abitudini, gli entusiasmi occasionali, i contrasti inoffensivi, i sentimenti coltivati in segreto. Il loro legame è tuttavia unico e irripetibile come possono essere unici e irripetibili i pochi giorni del viaggio che compiono insieme per accompagnare una di loro a Belgrado, dove l’attendono una misteriosa amica e un’improbabile occasione di lavoro.

Venezia 73: il giorno del giovane Papa di Paolo Sorrentino

Venezia 73: il giorno del giovane Papa di Paolo Sorrentino

Oggi a Venezia 73 è il giorno di The Young Pope, la serie Sky diretta e scritta da Paolo Sorrentino. Il regista premio Oscar è infatti l’ospite d’onore di oggi al Lido, dove vengono presentati anche in concorso anche Frantz di François Ozon e Brimstone di Martin Koolhoven.

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La settantatreesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si svolge al Lido dal 31 agosto al 10 settembre.

Venezia 73: il Festival visto dal fotografo Greg Williams

Greg Williams è uno dei fotografico al momento, più famosi al mondo. Celebri sono i suoi ritratti delle star e in particolare durante gli eventi importanti come i Festival di cinema, Greg si aggira per i luoghi che ospitano gli eventi rubando scatti ai volti più famosi di Hollywood e non solo.

In occasione della conclusione di Venezia 73, potete vedere di seguito la Mostra vista attraverso gli occhi, o meglio le lenti di Greg Williams.

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Venezia 73, tutti i vincitori: Leone d’Oro a The Woman Who Left di Lav Diaz

Venezia 73: il calendario delle proiezioni pubbliche

Venezia 73: il calendario delle proiezioni pubbliche

Ecco il calendario completo delle proiezioni aperte al pubblico di Venezia 73, la  73° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che si terrà al Lido dal 31 agosto all’11 settembre.

Venezia 73: il programma con Malick, Ford, Wenders, Villeneuve, Sorrentino

31 agosto

19:00  SALA GRANDE
CERIMONIA DI APERTURA – INVITI
PREMIAZIONE DEL LEONE D’ORO ALLA CARRIERA A JERZY SKOLIMOWSKI
 
A SEGUIRE
VENEZIA 73 – FILM D’APERTURA
LA LA LAND di Damien Chazelle (Usa, 127’, v.o. inglese s/t italiano) con Ryan Gosling, Emma Stone, John Legend, J. K. Simmons, Finn Wittrock
16:00  SALA DARSENA
OMAGGIO A KIAROSTAMI
24 FRAMES di Abbas Kiarostami (Iran, 4’)
TAKE ME HOME di Abbas Kiarostami (Iran, 17’)
76 MINUTES AND 15 SECONDS WITH KIAROSTAMI di Samadian Seifollah (Iran, 76’)
17:00  SALA PERLA
GIORNATE DEGLI AUTORI – FILM D’APERTURA
THE WAR SHOW di Andreas Dalsgaard, Obaidah Zytoon (Danimarca, Finlandia, Siria, 100’, v.o. arabo s/t inglese/italiano)
20:00  PALABIENNALE
VENEZIA 73 – FILM D’APERTURA
LA LA LAND di Damien Chazelle (Usa, 127’, v.o. inglese s/t italiano) con Ryan Gosling, Emma Stone, John Legend, J. K. Simmons, Finn Wittrock
 
A SEGUIRE
OMAGGIO A KIAROSTAMI
24 FRAMES di Abbas Kiarostami (Iran, 4’)
TAKE ME HOME di Abbas Kiarostami (Iran, 17’)
76 MINUTES AND 15 SECONDS WITH KIAROSTAMI di Samadian Seifollah (Iran, 76’)

1 settembre

14:00  SALA GRANDE
FUORI CONCORSO
I CALLED HIM MORGAN di Kasper Collin (Svezia, Usa, 92’, v.o. inglese s/t italiano)
 
16:30  SALA GRANDE
VENEZIA 73
LES BEAUX JOURS D’ARANJUEZ (3D) di Wim Wenders (Francia, Germania, 97’, v.o. francese s/t italiano) con Reda Kateb, Sophie Semin, Jens Harzer, Nick Cave
 
19:00  SALA GRANDE
VENEZIA 73
THE LIGHT BETWEEN OCEANS di Derek Cianfrance (Usa, Australia, Nuova Zelanda, 133’, v.o. inglese s/t italiano) con Michael Fassbender, Alicia Vikander, Rachel Weisz, Emily Barclay
22:00  SALA GRANDE
VENEZIA 73
ARRIVAL di Denis Villeneuve (Usa, 116’, v.o. inglese/heptapod – linguaggio inventato s/t italiano/inglese) con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg
14:30  SALA DARSENA
ORIZZONTI
SÃO JORGE di Marco Martins (Portogallo, Francia, 112’, v.o. portoghese s/t inglese/italiano) con Nuno Lopes, Mariana Nunes, David Semedo
 
17:00  SALA DARSENA
ORIZZONTI
LAVOR ET HAKIR (THROUGH THE WALL) di Rama Burshtein (Israele, 110’, v.o. ebraico s/t inglese/italiano) con Noa Koler, Amos Tamam, Oz Zehavi

2 settembre

14:30  SALA GRANDE
FUORI CONCORSO
AMERICAN ANARCHIST di Charlie Siskel (Usa, 80’, v.o. inglese s/t italiano)
16:45  SALA GRANDE
VENEZIA 73
EL CRISTO CIEGO di Christopher Murray (Cile, Francia, 85’, v.o. spagnolo s/t inglese/italiano) con Michael Silva, Bastian Inostroza, Ana Maria Henriquez, Mauricio Pinto
18:45  SALA GRANDE
VENEZIA 73
NOCTURNAL ANIMALS di Tom Ford (Usa, 115’, v.o. inglese s/t italiano) con Jake Gyllenhaal, Amy Adams, Michael Shannon, Aaron Taylor-Johnson, Isla Fisher, Laura Linney
21:45  SALA GRANDE
CERIMONIA DI CONSEGNA DEL PREMIO PERSOL TRIBUTE TO VISIONARY TALENT AWARD 2016 A LIEV SCHREIBER
A SEGUIRE
FUORI CONCORSO
THE BLEEDER di Philippe Falardeau (Usa, Canada, 101’, v.o. inglese s/t italiano) con Liev Schreiber, Naomi Watts, Elisabeth Moss, Ron Perlman, Jim Gaffigan, Pooch Hall
14:45  SALA DARSENA
ORIZZONTI
TARDE PARA LA IRA di Raúl Arévalo (Spagna, 92’, v.o. spagnolo s/t inglese/italiano) con Antonio de la Torre, Luis Callejo, Ruth Díaz
17:00  SALA DARSENA
ORIZZONTI
DIE EINSIEDLER di Ronny Trocker  (Germania, Austria, 110’, v.o. tedesco s/t inglese/italiano) con Andreas Lust, Ingrid Burkhard, Orsi Toth

3 settembre

14:00  SALA GRANDE
FUORI CONCORSO
SAFARI di Ulrich Seidl (Austria, Danimarca, 90’, v.o. tedesco/inglese/africaans s/t inglese/italiano)
16:15  SALA GRANDE
VENEZIA 73
FRANTZ di François Ozon (Francia, Germania, 113’, v.o. francese/tedesco s/t inglese/italiano) con Pierre Niney, Paula Beer, Marie Gruber, Ernst Stötzner, Cyrielle Claire
19:00  SALA GRANDE
FUORI CONCORSO – EVENTO SPECIALE
THE YOUNG POPE (EPISODI I E II) di Paolo Sorrentino (Italia, Francia, Spagna, Usa, 112’, v.o. inglese/italiano s/t italiano/inglese) con Jude Law, Diane Keaton, Silvio Orlando, Scott Shepherd, Cécile de France, Javier Cámara, Ludivine Sagnier, Tony Bertorelli, James Cromwell
21:45  SALA GRANDE
VENEZIA 73
BRIMSTONE di Martin Koolhoven (Paesi Bassi, Germania, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Svezia, 148’, v.o. inglese/lingua dei segni/olandese s/t italiano/inglese) con Dakota Fanning, Guy Pearce, Emilia Jones, Kit Harington, Carice Van Houten
14:30  SALA DARSENA
ORIZZONTI
HOME di Fien Troch (Belgio, 103’, v.o. olandese s/t inglese/italiano) con Sebastian Van Dun, Mistral Guidotti, Loïc Batog, Lena Suijkerbuijk, Karlijn Sileghem, Els Deceukelier, Robby Cleiren
17:00  SALA DARSENA
ORIZZONTI
KING OF THE BELGIANS di Peter Brosens, Jessica Woodworth (Belgio, Paesi Bassi, Bulgaria, 94’,
v.o. inglese/fiammingo/francese/bulgaro/serbo/albanese s/t inglese/italiano) con Peter Van den Begin, Lucie Debay, Titus De Voogdt, Bruno Georis

4 settembre

14:00  SALA GRANDE
VENEZIA 73
SPIRA MIRABILIS di Massimo D’Anolfi, Martina Parenti (Italia, Svizzera, 121’, v.o. iakota/inglese/svizzero-tedesco/giapponese/francese s/t inglese/italiano)
 
16:30  SALA GRANDE
VENEZIA 73
EL CIUDADANO ILUSTRE di Mariano Cohn, Gastón Duprat (Argentina, Spagna, 118’, v.o. spagnolo s/t inglese/italiano) con Oscar Martínez, Dady Brieva, Andrea Frigerio, Nora Navas, Gustavo Garzón
19:15  SALA GRANDE
FUORI CONCORSO
HACKSAW RIDGE di Mel Gibson (Usa, Australia, 131’, v.o. inglese s/t italiano) con Andrew Garfield, Vince Vaughn, Teresa Palmer, Sam Worthington, Luke Bracey
22.00  SALA GRANDE
VENEZIA CLASSICI
AN AMERICAN WEREWOLF IN LONDON di John Landis (Gran Bretagna, 137’, v.o. inglese s/t italiano)
14:30  SALA DARSENA
ORIZZONTI
RÉPARER LES VIVANTS di Katell Quillévéré (Francia, Belgio, 104’, v.o. francese s/t inglese/italiano) con Tahar Rahim, Emmanuelle Seigner, Anne Dorval, Bouli Lanners, Kool Shen
17:00  SALA DARSENA
ORIZZONTI
IL PIÙ GRANDE SOGNO di Michele Vannucci  (Italia, 97’, v.o. italiano s/t inglese) con Mirko Frezza, Alessandro Borghi, Vittorio Viviani, Milena Mancini, Ivana Lotito, Ginevra De Carolis

5 settembre

14:00  SALA GRANDE
FUORI CONCORSO
MONTE di Amir Naderi (Italia, Usa, Francia, 105’, v.o. italiano s/t inglese) con Andrea Sartoretti, Claudia Potenza, Anna Bonaiuto, Zaccaria Zanghellini
 
16:45  SALA GRANDE
VENEZIA 73
LA REGIÓN SALVAJE di Amat Escalante (Messico, Danimarca, Francia, Germania, Norvegia, 100’, v.o. spagnolo s/t inglese/italiano) con Ruth Ramos, Simone Bucio, Jesús Meza, Edén Villavicencio
 
19:30  SALA GRANDE
VENEZIA 73
PIUMA di Roan Johnson (Italia, 98’, v.o. italiano s/t inglese) con Luigi Fedele, Blu Yoshimi Di Martino, Sergio Pierattini, Michela Cescon, Francesco Colella
 
22:00  SALA GRANDE
FUORI CONCORSO
ONE MORE TIME WITH FEELING (3D) di Andrew Dominik (Gran Bretagna, 112’, v.o. inglese s/t italiano) con Nick Cave
 
15:00  SALA DARSENA
ORIZZONTI
MAUDITE POUTINE di Karl Lemieux (Canada, 91’, v.o. francese s/t inglese/italiano) con Jean-Simon Leduc, Martin Dubreuil
 
17:00  SALA DARSENA
ORIZZONTI
DAWSON CITY: FROZEN TIME di Bill Morrison (Usa, 120’, v.o. inglese s/t italiano)
Venezia 73

6 settembre

14:30  SALA GRANDE
FUORI CONCORSO
ASSALTO AL CIELO di Francesco Munzi (Italia, 72’, v.o. italiano s/t inglese)
16:30  SALA GRANDE
VENEZIA 73
UNE VIE di Stéphane Brizé (Francia, Belgio, 119’, v.o. francese s/t inglese/italiano) con Judith Chemla, Jean-Pierre Darroussin, Swann Arlaud, Yolande Moreau
 
19:15  SALA GRANDE
VENEZIA 73
THE BAD BATCH di Ana Lily Amirpour (Usa, 115’, v.o. inglese s/t italiano) con Suki Waterhouse, Jason Momoa, Keanu Reeves, Jim Carrey, Giovanni Ribisi
22:00  SALA GRANDE
FUORI CONCORSO
TOMMASO di Kim Rossi Stuart (Italia, 97’, v.o. italiano s/t inglese) con Kim Rossi Stuart, Camilla Diana, Jasmine Trinca, Cristiana Capotondi
15:00  SALA DARSENA
ORIZZONTI
WHITE SUN di Deepak Rauniyar (Nepal, Usa, Qatar, Paesi Bassi, 87’, v.o. nepalese/inglese/italiano s/t inglese/italiano) con Dayahang Rai, Asha Magrati, Rabindra Singh Baniya, Sumi Malla, Amrit Pariyar
17:00  SALA DARSENA
ORIZZONTI
GUKOROKU (GUKOROKU – TRACES OF SIN) di Ishiakawa Kei (Giappone, 120’, v.o. giapponese s/t inglese/italiano) con Tsumabuki Satoshi, Mitsushima Hikari

7 settembre

14:30  SALA GRANDE
FUORI CONCORSO
AUSTERLITZ di Sergei Loznitsa (Germania, 94’, v.o. tedesco/inglese/spagnolo s/t inglese/italiano)
17:00  SALA GRANDE
VENEZIA 73
VOYAGE OF TIME: LIFE’S JOURNEY di Terrence Malick (Usa, Germania, 90’, v.o. inglese s/t italiano) con Cate Blanchett
19:15  SALA GRANDE
VENEZIA 73
JACKIE di Pablo Larraín (Usa, Cile, 95’, v.o. inglese s/t italiano) con Natalie Portman, Peter Sarsgaard, Greta Gerwig, John Hurt
21:45  SALA GRANDE
FUORI CONCORSO
THE JOURNEY di Nick Hamm (Gran Bretagna, 94’, v.o. inglese s/t italiano) con Timothy Spall, Colm Meaney, Freddie Highmore, John Hurt, Toby Stephens
15:00  SALA DARSENA
ORIZZONTI
KÉKSZAKÁLLÚ di Gastón Solnicki (Argentina, 72’, v.o. spagnolo s/t inglese/italiano) con Laila Maltz, Katia  Szechtman, Lara Tarlowski, Natali Maltz, Maria Soldi, Pedro Trocca, Denise Groesman
 
17:15  SALA DARSENA
ORIZZONTI
LIBERAMI di Federica Di Giacomo (Italia, Francia, 89’, v.o. italiano s/t inglese)

8 settembre

14.00  SALA GRANDE
CERIMONIA DI PREMIAZIONE DEL LEONE D’ORO ALLA CARRIERA
                 
A SEGUIRE
VENEZIA CLASSICI
LE VOLEUR (1965) di Louis Malle (Francia, Italia, 122’, v.o. francese, s/t inglese, italiano)
17.00  SALA GRANDE
VENEZIA 73
RAI (PARADISE) di Andrei Konchalovsky (Russia, Germania, 130’, v.o. russo/tedesco/francese/yiddish s/t inglese/italiano) con Julia Vysotskaya, Christian Clauss, Philippe Duquesne, Victor Sukhorukov, Peter Kurt
19:45  SALA GRANDE
VENEZIA 73
QUESTI GIORNI di Giuseppe Piccioni (Italia, 120’, v.o. italiano s/t inglese) con Margherita Buy, Marta Gastini, Laura Adriani, Maria Roveran, Caterina Le Caselle, Filippo Timi
22:30  SALA GRANDE
FUORI CONCORSO
GANTZ:O di Kawamura Yasushi (Giappone, 95’, v.o. giapponese s/t inglese/italiano)
14.45  SALA DARSENA
ORIZZONTI
KOCA DÜNYA (BIG BIG WORLD) di Reha Erdem (Turchia, 100’, v.o. turco s/t inglese/italiano) con Ecem Uzun, Berke Karaer
17.15  SALA DARSENA
FUORI CONCORSO – PROIEZIONE SPECIALE
PLANETARIUM di Rebecca Zlotowski (Francia, Belgio, 106’, v.o. francese/inglese s/t inglese/italiano) con Natalie Portman, Lily-Rose Depp, Emmanuel Salinger

9 settembre

13:45  SALA GRANDE
FUORI CONCORSO
OUR WAR di Bruno Chiaravalloti, Claudio Jampaglia, Benedetta Argentieri (Italia, Usa, 69’, v.o. inglese, italiano, curdo, arabo, s/t inglese, italiano)
15:30  SALA GRANDE
VENEZIA 73
ANG BABAENG HUMAYO (THE WOMAN WHO LEFT) di Lav Diaz (Filippine, 226’, v.o. tagalog/inglese s/t inglese/italiano) con Charo Santos-Concio, John Lloyd Cruz
20:00  SALA GRANDE
VENEZIA 73
NA MLIJECNOM PUTU (ON THE MILKY ROAD) di Emir Kusturica (Serbia, Gran Bretagna, Usa, 125’, v.o. serbo s/t inglese/italiano) con Monica Bellucci, Emir Kusturica, Sloboda Micalovic, Predrag Manojlovic
22:30  SALA GRANDE
FUORI CONCORSO
À JAMAIS diBenoît Jacquot (Francia, Portogallo, 86’, v.o. francese s/t inglese/italiano) con Mathieu Amalric, Julia Roy, Jeanne Balibar
14:45  SALA DARSENA
ORIZZONTI
MALARIA di Parviz Shahbazi (Iran, 90’, v.o. farsi s/t inglese/italiano) con Saghar Ghanaat, Saed Soheili, Azarakhsh Farahani, Azadeh Namdari
17:00  SALA DARSENA
ORIZZONTI
BOYS IN THE TREES di Nicholas Verso  (Australia, 112’, v.o. inglese s/t italiano) con Toby Wallace, Gulliver McGrath, Mitzi Ruhlmann, Justin Holborow

10 settembre

19:00  SALA GRANDE
CERIMONIA DI PREMIAZIONE – INVITI
21:30  SALA GRANDE
FUORI CONCORSO – FILM DI CHIUSURA
THE MAGNIFICENT SEVEN di Antoine Fuqua (Usa, 134’, v.o. inglese s/t italiano) con Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Vincent D’Onofrio, Byung-Hun Lee, Peter Sarsgaard
20:00  SALA DARSENA
VENEZIA 73
PROIEZIONE DEL FILM VINCITORE DEL LEONE D’ORO
22:30  SALA DARSENA
VENEZIA 73
PROIEZIONE DEL FILM VINCITORE DEL GRAN PREMIO DELLA GIURIA
Il calendario completo è consultabile qui.

Venezia 73: i film restaurati di Venezia Classici

Venezia 73: i film restaurati di Venezia Classici

Sarà il regista italiano Roberto Andò (Le confessioni, Viva la libertà, Il manoscritto del principe) a presiedere la Giuria di studenti di cinema che – per la quarta volta – assegnerà i PREMI VENEZIA CLASSICI per il MIGLIOR FILM RESTAURATO e per il MIGLIOR DOCUMENTARIO SUL CINEMA. Venezia 73

Tra i diversi capolavori restaurati di Venezia Classici della 73. Mostra, saranno ad esempio presentati: L’argent di Robert Bresson (1983), La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo (1966), Il ladro di Parigi di Louis Malle (1965), La leggenda della montagna di King Hu (1979), Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis (1981), Manhattan di Woody Allen (1979), Oci Ciornie di Nikita Michalkov (1987), L’uomo dei cinque palloni di Marco Ferreri (1965), Zombi di George A. Romero (1978)

La 73. Mostra del Cinema di Venezia si terrà al Lido dal 31 agosto al 10 settembre 2016, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

Venezia Classici è la sezione che dal 2012 presenta alla Mostra in anteprima mondiale, con crescente successo, una selezione dei migliori restauri di film classici realizzati nel corso dell’ultimo anno da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo. Curata da Alberto Barbera con la collaborazione di Stefano Francia di Celle, Venezia Classici presenta inoltre una selezione di documentari sul cinema e i suoi autori. La Giuria presieduta da Roberto Andò è composta da 26 studenti – indicati dai docenti – dell’ultimo anno dei corsi di cinema delle università italiane, dei DAMS e della veneziana Ca’ Foscari.

Questo l’elenco dei titoli di Venezia Classici selezionati per la 73. Mostra:

  • 1848

di Dino Risi (Italia, 1948, 11’, B/N)

restauro: Archivio Nazionale Cinema Impresa-CSC-Cineteca Nazionale e Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano

  • An American Werewolf in London  [Un lupo mannaro americano a Londra]

di John Landis (Gran Bretagna, 1981, 137’, Colore)

restauro: Universal Studios

  • L’argent (Money) [Il denaro]

di Robert Bresson (Francia, Svizzera, 1983, 83’, Colore)

restauro: MK2

  • La battaglia di Algeri (The Battle of Algiers)

di Gillo Pontecorvo (Italia, Algeria, 1966, 121’, B/N)

restauro: Cineteca di Bologna e Istituto Luce – Cinecittà in collaborazione con Surf Film Srl e Casbah Entertainment

  • The Brat [La trovatella]

di John Ford (Stati Uniti, 1931, 65’, B/N)

restauro: The Museum of Modern Art e The Film Foundation

  • Break up – L’uomo dei cinque palloni (The Man with the Balloons)

di Marco Ferreri (Italia, Francia, 1965, 85’, B/N)

Restauro: Cineteca di Bologna e Museo Nazionale del Cinema  in collaborazione con Warner Bros

  • Dawn of the Dead – European Cut [Zombi]

di George A. Romero (Stati Uniti, Italia, 1978, 116’, Colore)

restauro: Koch Media in collaborazione con Norton Trust e Antonello Cuomo

  • Manhattan

di Woody Allen (Stati Uniti, 1979, 97’, B/N)

restauro: Park Circus, Metro Goldwyn Mayer

  • Oci Ciornie (Dark Eyes)

di Nikita Michalkov (Italia, URSS, 1987, 144’, Colore)

restauro: Istituto Luce-Cinecittà e CSC-Cineteca Nazionale in collaborazione con Viggo

  • The Ondekoza

di Kato Tai ( Giappone 1979, 107’, Colore)

restauro: Shochiku Co., Ltd.

  • Opfergang (The Great Sacrifice) [La prigioniera del destino]

di Veit Harlan (Germania, 1942-1943, 97’, Colore)

restauro: Friedrich Wilhelm Murnau Stiftung

  • Pretty Poison [Dolce veleno]

di Noel Black (Stati Uniti, 1968, 89’, Colore)

restauro: 20th Century Fox

  • Processo alla città (The City Stands Trial)

di Luigi Zampa (Italia, 1952, 99’, B/N)

restauro: CSC-Cineteca Nazionale e Gaumont in collaborazione con Astrea. Sentimenti di giustizia

  • Profumo di donna (Scent of a Woman)

di Dino Risi (Italia, 1974, 105’, Colore)

restauro: CSC-Cineteca Nazionale e Istituto Luce-Cinecittà in collaborazione con Dean Film

  • Shanzhong Chuanqi (Legend of the Mountain) [La leggenda della montagna]

di King Hu (Hong Kong, 1979, 184’, Colore)

restauro: Taiwan Film Institute

  • Shichinin no Samurai (Seven Samurai) [I sette samurai]

di Akira Kurosawa (Giappone, 1954, 207’, B/N)

restauro: Tōhō

  • Stalker

di Andrej Tarkovskij (URSS, 1979, 162’, B/N, Colore )

restauro: Mosfilm (produttore del restauro Karen Shakhnazarov)

  • Tutti a casa (Everybody Go Home!)

di Luigi Comencini (Italia, Francia, 1960, 115’, B/N)

restauro: Filmauro e CSC-Cineteca Nazionale

  • Twentieth Century [XX secolo]

di Howard Hawks (Usa, 1934, 91’, B/N)

restauro: Sony Pictures

  • Le Voleur (The Thief of Paris) [Il ladro di Parigi]

di Louis Malle (Francia, Italia, 1965, 122’, Colore)

restauro: Gaumont

A completamento della sezione Venezia Classici, verrà presentata una selezione di documentari sul cinema e i suoi autori. L’elenco completo della sezione sarà reso noto nel corso della conferenza stampa di presentazione del programma della Mostra di Venezia, che si terrà a Roma giovedì 28 luglio alle ore 11.00 (Hotel Excelsior).

Roberto Andò – Nota biografica

E’ nato a Palermo l’11 gennaio del 1959. Dopo aver seguito studi filosofici, giovanissimo, collabora come assistente alla regia con Francesco Rosi e Federico Fellini, e, in seguito, con Michael Cimino e Francis Ford Coppola. Decisivo è l’incontro con Leonardo Sciascia, con cui stringerà legami di profonda amicizia, e da cui sarà avviato alla scrittura.

 Le sue regie, per il teatro, l’opera e il cinema, lo hanno reso noto al pubblico italiano e internazionale. Importante il suo sodalizio con Harold Pinter di cui metterà in scena AnniversarioLa stanza, e Vecchi tempi, prima versione italiana autorizzata dal grande drammaturgo dopo la contestata regia del 1972 di Luchino Visconti. Al grande commediografo inglese è rivolto anche un importante film-ritratto, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, un documentario che chiude un trittico di film dedicati ai suoi maestri: Memory Loss, incentrato sul regista Robert Wilson, Il cineasta e il labirinto, una conversazione con l’amico e mentore Francesco Rosi, Vivere è difendere la forma, sul grande compositore viennese Anton Webern.

Tra i suoi spettacoli di prosa sono da ricordare quelli creati in sodalizio con Moni Ovadia, Diario ironico dall’esilio, Il caso Kafka, Le storie di Keuner da Bertoldt Brecht, Shylock, ovvero il Mercante di Venezia in prova, da William Shakespeare, e le installazioni-spettacolo Natura morta per i diritti umani, da testi di Umberto Eco, Paul Auster, Jean Baudrillard, con Isabelle Huppert, Proprio come se nulla fosse avvenuto, da Anna Maria Ortese, con Anna Bonaiuto, Vincenzo Pirrotta, Maria Nazionale.

Tra le sue regie d’opera, sono da ricordare Norma di Vincenzo Bellini, Le Martyre de Saint Sebastien di Debussy, Il sopravvissuto di Varsavia di Arnold Schoenberg (Harvey Keitel voce recitante), La madre invita a comer di Luis De Pablo (Biennale di Venezia), Il Flauto Magico di Mozart, L’olandese volante di Richard Wagner.

Tra i suoi film di maggior rilievo: Diario senza date, con Bruno Ganz, Lorenza Indovina, Franco Scaldati, Moni Ovadia; Il manoscritto del principe con Michel Bouquet, Laurent Terzieff, Jeanne Moreau, Paolo Briguglia, Leopoldo Trieste; Sotto falso nome, con Daniel Auteuil, Anna Mouglalis, Michel Lonsdale, Greta Scacchi; Viaggio segreto, con Alessio Boni, Valeria Solarino, Donatella Finocchiaro, Claudia Gerini, Emir Kusturica; Viva la libertà con Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Valeria Bruni Tedeschi, Michela Cescon, Anna Bonaiuto; Le Confessioni con Toni Servillo, Connie Nielsen, Daniel Auteuil, Pierfrancesco Favino, Marie Josèe Croze, Moritz Bleibtreu. Film presentati nei maggiori festival del mondo, e premiati con importanti riconoscimenti internazionali e nazionali.

Il suo primo romanzo, Il trono vuoto, edito da Bompiani ha vinto il premio Campiello Opera Prima.

Venezia 73: i cannibali e la realtà distopica di Ana Lily Amirpour

A spiccare per originalità e coraggio in questo Venezia 73 è senza alcun dubbio la regista americana di origini iraniane Ana Lily Amirpour, che ha presentato il suo secondo lungometraggio, The Bad Batch, in concorso al festival. Nonostante la sua carriera sia appena agli inizi, la Amirpour sembra già una regista navigata e dalle idee molto chiare.

Criticata per aver presentato un film visionario e quasi psichedelico dalla tematica profondamente disturbante, la regista ha condiviso con noi qualche dettaglio del processo creativo del suo The Bad Batch.

The Bad Batch

“Quando inizio a lavorare su di un nuovo progetto, parto prima dalla musica. Lo so, è strano, ma a volte quando ascolto delle canzoni è come se le scene poi si scrivessero da sole”. Non a caso infatti, uno dei tanti punti di forza del film di Ana è proprio la travolgente colonna sonora che sembra uno strano mix di generi (proprio come The Bad Batch) perfettamente funzionale alla storia. “Tra i tanti pezzi utilizzati, le canzoni che ho scelto sin da subito per il mio film sono state quelle dei White Lies; non so perché, è una questione di pura chimica.”

Venezia 73: The Bad Batch recensione del film di Ana Lily Amirpour

Decidere di ambientare la sua storia in una realtà distopica e nel bel mezzo del deserto non è stata per la regista una scelta facile e ha richiesto un gran lavoro: “Ho fatto tantissime ricerche sull’argomento e sono stata in giro per circa un anno. Ho deciso di allontanarmi dai centri abitati per esplorare tutta quella desolazione, lontana dalle abbaglianti luci delle metropoli. Ho passato molto tempo nel deserto e ho visitato quella che viene chiamata Slab City, un accampamento situato a sud-est della California, abitato da una comunità nomade”. Non è la prima volta che il cinema e la letteratura prendono spunto dallo stile di vita di queste persone; nel 1997 John Krakauer ha scritto il suo Into The Wild proprio ispirandosi alla Slab City e dieci anni più tardi, nell’omonimo adattamento cinematografico di Sean Penn con Emile Hirsch, sono anche apparsi alcuni membri della comunità.

The Bad Batch

A chi la accusa di non aver saputo rendere chiaro il messaggio del suo film, la regista risponde ammettendo che accendere un dibattito su argomenti socio politici non era il suo scopo. “Fare film per me significa semplicemente raccontare una storia, raccontare cosa penso e sento. Non parlo della società e men che meno di politica, parlo solo per me stessa e non cerco di imporre il mio punto di vista. Nella mia vita ho sempre cercato ed inseguito la libertà, dalla società, dalla politica e dal sistema”. E questa libertà di cui la regista sente tanto la necessità, regna sovrana anche e soprattutto nel finale di The Bad Batch che alcuni purtroppo hanno definito inconcludente. “Ho creduto che fosse giusto optare per un finale aperto perché per me la vita stessa è un finale aperto. Nessuno sa mai  cosa accadrà in futuro ma, proprio come Arlen, [interpretata da Suki Waterhouse] continuiamo a sperare.”

Venezia 73: I Called Him Morgan recensione del documentario di Kasper Collin

Dopo il successo di pubblico ottenuto con Janis la scorsa edizione, quest’anno Venezia prova a fare il bis con I Called Him Morgan, un documentario musicale diretto da Kasper Collin sulla vita del famoso jazzista Lee Morgan.

Questo musicista dal talento straordinario – è stato uno dei migliori trombettisti dell’epoca – è morto purtroppo prematuramente, all’età di soli trentatré anni, nel febbraio del 1972 a causa di un colpo di pistola. A mettere fine alla sua breve vita e ad un pezzo di storia del jazz fu la moglie Helen alla quale sono incredibilmente affidate le redini della narrazione. Il documentario di Collin parte infatti da un’intervista fatta da Larry Reni Thomas – famoso scrittore di jazz e speaker radiofonico – alla vedova Morgan che racconta la sua versione della storia e della vita con Lee.

credits: Kasper Collin Produktion AB / Francis Wolff © Mosaic Images LLC
credits:
Kasper Collin Produktion AB / Francis Wolff © Mosaic Images LLC

Nata in un piccolo paesino a sud degli States, Helen cresce in una fattoria e resta incinta a soli tredici anni. Rifiutandosi di crescere il suo primogenito e anche gli altri figli che seguirono, la donna decide di scappare da quel buco polveroso ed isolato e si trasferisce nella caotica New York. Lì nella comunità afroamericana spicca subito tra la folla per il suo abbigliamento eccentrico e poco raffinato ma, grazie alla sua personalità prorompente, si guadagna subito il rispetto e l’amicizia di molte persone del quartiere. La sua casa diventa un vero e proprio porto di mare e, durante una delle sue famose cene, una sera d’inverno, conosce Lee.

I Called Him Morgan

Quello per il musicista non era per niente un periodo felice; nonostante il suo enorme talento, la sua giovane età ed il successo, il musicista era caduto in disgrazia per colpa della droga ed era ormai completamente dipendente dall’eroina, mandando all’aria così il suo lavoro e rovinando alcune delle sue più preziose amicizie. L’incontro tra i due sarà la fortuna di Morgan ma anche l’inizio di una vera e propria crociata per Helen. Nonostante infatti la loro differenza d’età – lei è molto più grande di lui – la loro relazione funziona alla perfezione e il jazzista riesce a rimettersi in carreggiata fin quando però non decide di rivolgere le sue attenzioni ad un’altra donna.

credits: Kasper Collin Produktion AB / Courtesy of the Afro-American Newspaper Archives and Research Center
credits:
Kasper Collin Produktion AB / Courtesy of the Afro-American Newspaper Archives and Research Center

Potrebbe sembrare strano ma questo documentario di musicale ha veramente poco; ambientato tra gli anni cinquanta e settanta, I Called Him Morgan è più che altro la storia di una giovane anima perduta e di una maledetta storia d’amore tra due persone finite insieme un po’ per sbaglio per colpa del fato. Grazie all’intervista registrata su cassetta nel 1996 da Morgan poco prima della morte di Helen, siamo in grado di ricostruire il puzzle della vita di Lee Morgan arricchito anche dalle testimoniante di alcuni dei suoi colleghi ed amici più carini e a meravigliosi filmati di repertorio che ci mostrano uno stralcio del vibrante mondo del jazz di quegli anni: fumosi club notturni, scarpe lucide, capelli impomatati, vestiti da ‘bravi ragazzi’ e fiumi di alcol. Quello di Kasper Collin non è, in sostanza, il semplice ritratto di un artista ma bensì di un uomo perduto, schiavo del successo, un uomo debole che ha distrutto la vita di una donna ed inconsapevolmente anche la propria.

Venezia 73: fuori concorso Tommaso di Kim Rossi Stuart

Venezia 73: fuori concorso Tommaso di Kim Rossi Stuart

A Venezia 73 arriva fuori concorso il film TOMMASO di Kim Rossi Stuart con Kim Rossi Stuart, Camilla Diana, Jasmine Trinca e Cristiana Capotondi.

Una produzione Palomar con Rai Cinema, in associazione con Unicredit Factoring  ai sensi delle norme sul Tax Credit,prodotto da Carlo Degli Esposti.

SINOSSI: Dopo una lunga relazione, Tommaso riesce a farsi lasciare da Chiara, la sua compagna.    Ora ad attenderlo pensa ci sia una sconfinata libertà e innumerevoli avventure. E’ un attore giovane, bello, gentile e romantico ma oscilla perennemente tra slanci e resistenze e presto si rende conto di essere libero solo di ripetere sempre lo stesso copione: insomma è una “bomba innescata” sulla strada delle donne che incontra.

Le sue relazioni finiscono dolorosamente sempre nello stesso modo, tra inconfessabili pensieri e paure paralizzanti.

Questa sua coazione a ripetere un giorno finalmente s’interrompe e intorno a sé si genera un vuoto assoluto. Tommaso ora è solo e non ha più scampo: deve affrontare quel momento del suo passato in cui tutto si è fermato.

Tommaso è cresciuto. Il bambino di “Anche libero va bene” qui è diventato un uomo che faticosamente e furiosamente cerca di liberarsi delle conseguenze della sua storia.

Venezia 73: fuori concorso Planetarium con Lily-Rose Depp

Venezia 73: fuori concorso Planetarium con Lily-Rose Depp

Oggi fuori concorso verrà presentato a Venezia 73, il film PLANETARIUM di Rebecca Zlotowski con Natalie Portman, Lily-Rose Depp e Emmanuel Salinger.

La trama del film: Anni 30. Laura e Kate Barlow sono due giovani sorelle americane che praticano sedute spiritiche. A Parigi, durante il loro tour europeo, incontrano André Korben, un rinomato produttore cinematografico francese. Visionario e controverso, Korben è il proprietario di uno dei più grandi studios della Francia, dove produce film utilizzando costose tecniche americane all’avanguardia, senza badare a spese nonostante la Grande Depressione. Benché scettico, Korben decide di sottoporsi ad una seduta spiritica privata con le sorelle Barlow: gli eventi ai quali assisterà provocheranno in lui un forte shock. Profondamente colpito, offre ospitalità alle ragazze stipulando con loro un contratto annuale allo scopo di sfruttarle per realizzare il primo vero film di fantasmi. Ma le intenzioni di Korben sono ben altre e Laura capisce ben presto che vi sono ragioni più oscure che lo legano a loro.

Venezia 73: Frantz recensione del film di François Ozon

Venezia 73: Frantz recensione del film di François Ozon

frantz

Dopo CinquePerDue Frammenti di vita amorosa e Potiche La Bella Statuina, François Ozon torna in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con il suo bellissimo Frantz, melodramma che riprende molte tematiche care all’ormai celebre regista francese ma che al tempo stesso si addentra in territori mai esplorati prima, sia da un punto di vista stilistico che narrativo.

Il film è ambientato alla fine della Prima Guera Mondiale, in una piccola cittadina tedesca, e vede protagonista Anna, una giovane donna che ogni giorno si reca in visita alla tomba del fidanzato Frantz, morto al fronte in Francia. Un giorno Anna incontra Adrien, un timido e affascinante francese che, come lei, è andato a raccogliersi sulla tomba dell’amico tedesco. Ben presto tra Anna e Adrien si instaura un forte legame, fino a quando la donna non verrà a conoscenza di un segreto apparentemente inconfessabile.

Quello che François Ozon ci regala con Frantz è una piccola grande opera dalla messinscena impeccabile e dalla struttura lineare ed armonica, con due interpretazioni straordinarie. Il regista e sceneggiatore francese rispolvera tematiche a lui familiari come il lutto, il piacere ambiguo e l’educazione sentimentale, e contemporaneamente ne esplora di nuove, servendosi di un bianco e nero nostalgico e avvolgente che, intervallato da inaspettate e vivaci pennellate di colore, conferisce realismo e veridicità alla storia, ai personaggi e alla pellicola nella sua totalità.

frantz

La menzogna e il perdono sono i due punti cardine di un racconto che si sviluppa come un vero e proprio romanzo di formazione: da un lato seguiamo l’educazione sentimentale della protagonista Anna (una Paula Beer da Coppa Volpi), colta tra i suoi desideri e le sue disillusioni; dall’altro il percorso di espiazione di Adrien (un fragile, sensibile e meraviglioso Pierre Niney), un uomo tormentato dal senso di colpa, la cui ossessione per la figura di Frantz ha avuto effetti deleteri sulla propria esistenza.

Due storie che Ozon mescola per confondere lo spettatore (è come se fosse la stessa sceneggiatura a mentire, al pari dei suoi personaggi) e che non si limita a descrivere soltanto sulla carta, ma che racconta anche attraverso l’occhio della sua macchina da presa, riprendendo i tragitti percorsi dai due protagonisti in modo da elevare l’idea del movimento ad una dimensione concreta e funzionale alla comprensione dei personaggi e dei loro mutamenti interiori.

Frantz è un’opera delicata e mai scontata che sceglie volontariamente di tacere l’emozione travolgente per sostituirla con il coinvolgimento più placido e graduale. François Ozon ci trasporta in un un mondo dove non c’è spazio per i sogni o per l’evasione, ma soltanto per la bugia, sia essa liberatoria, salvatrice o devastante.

Venezia 73: François Ozon presenta il suo Frantz

Venezia 73: François Ozon presenta il suo Frantz
françois ozon
Foto La Biennale di Venezia / Iacopo Salvi

Attesissimo il ritorno di François Ozon alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Dopo CinquePerDue Frammenti di vita amorosa e Potiche La Bella Statuina, il regista e sceneggiatore francese torna protagonista del concorso del Festival con Frantz, melodramma interpretato da Pierre Niney e Paula Beer.

Accompagnato in conferenza stampa dai due protagonisti del film, Ozon ha aperto le danze spiegando la genesi del progetto: “L’idea della pellicola nasce da uno spettacolo teatrale di Maurice Rostand. Poi mi sono documentato e ho scoperto che quella stessa storia era già stata portata sullo schermo da Lubitsch con Broken Lullaby del 1931. Ad ogni modo il mio film si distacca molto dall’opera originale, con la quale onestamente non sarei mai voluto entrare in competizione”.

Venezia 73: Frantz recensione del film di François Ozon

Il film è girato in b/n, intervallato da alcune sequenze a colori. A proposito di questa scelta il regista ha rivelato: “È stata una grande sfida per me. Anche perché non avevo mai lavorato in bianco e nero prima d’ora. Mi sembrava comunque una scelta inevitabile, visto il tema e l’ambientazione del film. Ad ogni modo, le scene a colori rappresentano una sorta di ritorno alla vita in questo clima di lutto che pervade l’intera narrazione”.

Parlando invece dei due attori protagonisti, Pierre Niney e Paula Berr, Ozon ha dichiarato: “Avevo conosciuto Pierre grazie a J’aime regarder les filles, ai suoi ruoli alla Comédie française e a Yves Saint Laurent. È un attore fantastico, a suo agio sia con la commedia che con il dramma. Di Paula invece non conoscevo nulla, e devo ammettere che è stata una sorpresa. Ho fatto un casting in Germania dove ho incontrato molte giovani attrici. Quando l’ho visto ho pensato subito che fosse perfetta per la parte. È giovane ma ha un modo di recitare davvero maturo”.

Frantz

Venezia 73: Emma Stone incanta il Lido

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Venezia 73: Emma Stone incanta il Lido

Emma Stone è la prima star a sfilare sul red carpet della Mostra di Venezia, coprotagonista di La La Land, film in concorso diretto da Damien Chazelle, regista presente con lei alla kermesse.

Venezia 73: Emma Stone e Ryan Gosling aprono la Mostra con La La Land

La la Land Emma StoneLa Settantatreesima Mostra d’Arte Cinematografica del Cinema di Venezia si aprirà questa sera, alle 19.00, nella Sala Grande, alla presenza di Alberto Barbera e Paolo Baratta, in compagnia della Madrina di Venezia 73, l’attrice Sonia Bergamasco. La serata d’apertura sarà inaugurata dalla consegna del Leone d’oro alla carriera a Jerzy Skolimowski.

Venezia 73: il programma completo

A seguire, la vera stella della serata, il film d’apertura La La Land, di Damien Chazelle (Whiplash) con protagonisti assoluti Emma Stone e Ryan Gosling, nei panni colorati e romantici di Mia e Seb, due sognatori nella città della stelle.

Il film di Chazelle apre anche il Concorso ufficiale di Venezia 73.

Gli altri appuntamenti della giornata prevedono un omaggio al compianto Abbas Kiarostami, il regista iraniano scomparso lo scorso luglio.

Venezia 73: ecco il programma della 31° Settimana della Critica

Venezia 73: ecco il programma della 31° Settimana della Critica

È stato presentato il programma della Trentunesima Settimana della Critica in programma dal 31 agosto al 10 settembre 2016, organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani nell’ambito di Venezia 73, la 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Di seguito il programma completo del film selezionati:

In concorso:

Akher Wahed Fina (The Last of Us)
di Ala Eddine Slim
Tunisia-Qatar-UAE-Libano, 2016 – World Premiere

Drum
di Keywan Karimi
Francia-Iran, 2016 – World Premiere

Jours de France (Four Days in France)

di Jérôme Reybaud
Francia, 2016 – World Premiere

Los nadie (The Nobodies)

di Juan Sebastián Mesa
Colombia, 2016 – International Premiere

Prank
di Vincent Biron
Canada, 2016 – World Premiere

Singing in Graveyards
di Bradley Liew
Malesia-Filippine, 2016 – World Premiere

Le ultime cose
di Irene Dionisio
Italia-Svizzera-Francia, 2016 – World Premiere

Eventi speciali fuori concorso:


Film di apertura

Prevenge
di Alice Lowe
Regno Unito, 2016 – World Premiere

Film di chiusura
Are We Not Cats
di Xander Robin
USA, 2016 – World Premiere

***

Giona A. Nazzaro – “Anno Uno. Il cinema è sempre un Anno Uno. Solo i numeri e le statistiche credono alla crisi (che non c’è ma si vede). Il cinema, quello per cui vale la pena scendere in campo, si continua a fare. Sta là fuori, basta vederlo. La Settimana della Critica – luogo dove sono stati scoperti autori quali Olivier Assayas, Mike Leigh, Harmony Korine, Kevin Reynolds, Pedro Costa, Antonio Capuano e Michel Bena – è da sempre interlocutrice privilegiata di questo rinnovamento.
I festival, oggetto di periodiche e non entusiasmanti disquisizioni che s’interrogano sulla loro (in)utilità, sono o dovrebbero essere il luogo-narrazione delle cose del cinema. Non un banale emporio delle merci cinematografiche disponibili ma l’arena del farsi di un pensiero che riflettendo su ciò che si può ancora realizzare con le immagini in movimento, offra anche qualche
idea, magari non banale, sullo stato del mondo in cui viviamo.
Non è un’idea nuova, questa. Rossellini faceva così. E se possiamo osare ispirarci a un solo tratto della poetica rosselliniana, questo è la sua totale assenza di qualsiasi nostalgia cinematografica. Il suo essere stato sempre al presente indicativo, calato nel farsi della Storia. Talmente calato nel presente del suo tempo da essere forse l’unico cineasta che ha pensato il futuro del cinema (e non solo). Ecco. Questa determinazione a stare nel presente, a non cedere né a nostalgie né a mitologie, è la prima spinta propulsiva di questa 31. SIC. Cinema di oggi, fatto oggi, per sguardi di oggi. Perché solo l’oggi, nella sua imprendibilità, permette di immaginare un cinema che torni a esplorare il nostro rapporto con quanto accade sullo schermo e intorno a esso.
Il novero di titoli di quest’anno, individuati fra più di 500 film iscritti, è all’insegna del “piacere filmico”, un “piacere” che si attiva a partire da un rimettersi in gioco rispetto alle convenzioni della visione. Un “piacere” del quale il rischio e lo stupore sono gli elementi fondanti. A partire da Prevenge – geniale slasher-movie post-femminista diretto da Alice Lowe, già vista nei film di Edgar Wright e Ben Wheatley – passando per Le ultime cose di Irene Dionisio – tesa rivisitazione dell’umanesimo neorealista – si opera una ri-mappatura non delle cose viste, ma di quelle ancora tutte da vedere.
Keywan Karimi, cineasta iraniano condannato a un anno di carcere e 223 frustate per offesa all’Islam, firma con Drum un noir metafisico ed espressionista, mentre Ala Eddine Slim, documentarista e videoartista tunisino, con The Last of Us rilancia con grande audacia un cinema sperimentale e astratto, avventuroso e addirittura schiettamente fantascientifico.
Perché, in fondo, e non potrebbe essere diversamente, il cinema è un’arte giovane per definizione. E non solo in senso anagrafico. Basti pensare a Los nadie di Juan Sebastián Mesa, girato in sette giorni fra le strade più inaccessibili di Medellin, o a Prank di Vincent Biron, ex direttore della fotografia di Denis Côté, apologo di nichilismo hardcore post-salingeriano.
E se il cinema è sempre e anche un riprendere (o un riperdere) il proprio posto nel mondo, Jours de France di Jérôme Reybaud ipotizza un sensuale viaggio sentimentale, utilizzando un navigatore d’eccezione come Grindr, per ritrovare i nomi dimenticati delle cose. Pepe Smith, leggenda del rock filippino, è probabilmente la presenza più sorprendente: protagonista di Singing in Graveyards, assieme a Lav Diaz, si offre come immagine e specchio del complesso rapporto con la modernità e la democrazia del suo paese.
Infine, in chiusura, Are We Not Cats di Xander Robin, un melodramma horror viscerale, una favola dark scandita dalla musica dei Funkadelic, Yvonne Fair, Lightning Bolt e Albert Ayler. Sorpresa proveniente dagli Stati Uniti, si ricollega alla new wave dei primissimi anni Ottanta reinventando pulsioni e calligrafie oniriche.
Senza dimenticare lo splendido mucchio selvaggio di cortisti italiani di Sic@Sic, sinergia attivata in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà; autrici e autori lanciati alla conquista del futuro armati solo del loro sguardo, sorprendente, rigoroso, audace, tenero, provocatorio, radicale e generoso. E patrocinati da Marco Bellocchio, il più giovane e vitale dei Maestri italiani. Segnateveli oggi i nomi di Chiara Leonardi e Edoardo Ferraro, Valentina Pedicini e Rossella Inglese, Maria Giovanna Cicciari, Fatima Bianchi e il collettivo Caruso, Falanga, Lombardi, Tenace.
La 31esima edizione della Sic non è una proposta chiusa ma un invito al viaggio. Si pongono oggi le premesse per immaginare il cinema che è ancora tutto da inventare.”

Venezia 73: Damien Chazelle e Emma Stone raccontano La La Land

Venezia 73: Damien Chazelle e Emma Stone raccontano La La Land

Venezia 73 Emma StoneCaricati della grande responsabilità di aprire Venezia 73 con La La Land, film in concorso, Emma Stone e Damien Chazelle sono le prime star a essere ospitate nella sala del Palazzo del Cinema adibita alle conferenze stampa della Mostra.

Il film in questione è La La Land, musical ambientato nella città di Los Angeles con protagonisti la Stone e Ryan Gosling, assente al Lido perché impegnato sul set di Blade Runner 2.

“Il mio primo lungometraggio, Guy and Madeline on a Park Bench, era un musical. Abbiamo bisogno, mai come oggi, di speranza e amore e nei musical si possono fare delle cose che violano le regole della realtà, come mettersi a cantare, per esprimere il linguaggio dei nostri sogni. Il mio tentativo era di tornare indietro alla grande tradizione del genere, adattandola a oggi. Un immaginario old fashion, ma con persone vere che vivono nella Los Angeles di oggi.” Così, Damien Chazelle ha presentato la sua colorata avventura nella Los Angeles dei nostri giorni, tra ambizioni da attrice e sogni da jazzista dei due protagonisti.

Emma Stone ha anche lei una solida esperienza nel campo del musical, essendo anche stata Sally Bowles in Cabaret a Broadway. “Amo il musical veramente da sempre ho esordito sul palco a 8 anni proprio cantando e recitando. Ho sempre sognato di farlo al cinema e La La Land mi ha dato questo possibilità. A 15 anni arrivai per la prima volta a Los Angeles perché volevo fare l’attrice. Ci sono stati anche per me vari incidenti durante i provini, situazioni in cui mi sono sentita umiliata. Ma io non sono come Mia. Lei scrive in prima persona la sua storia, le sue esperienze, mentre io non ho avuto il suo stesso coraggio.”

Su Los Angeles, Chazelle sfata il mito della città dei sogni infranti. “Ci vivo da nove anni e mi ricordo la prima volta in cui arrivai, senza conoscere nessuno. Non è stato facile, come in ogni città in cui non hai punti di riferimento, in più L.A. non è amichevole. Queste contraddizioni le ho messe nel film, tutti i cliché come il traffico, le celebrità, la competizione. Credo che scavando emerga qualcosa di molto poetico e bello. La La Land è raccontato con lo sguardo fresco di chi vede la città per la prima volta. Nel bene e nel male è un sogno nel mondo reale”.

Venezia 73: La La Land recensione del film con Emma Stone e Ryan Gosling

Emma Stone, da attrice molto spesso presa a esempio dai fan più giovani, ha òpoi dichiarato sul messaggio che dà il film: “Mi auguro che si liberino del cinismo, seguano con gioia la speranza e la bellezza delle storie da raccontare, senza interpretare ogni cosa con uno sguardo cinico, prendendo in giro tutto. Spero siano spinti a lavorare per ottenere quello che vogliono, per realizzare i propri sogni”.

Venezia 73: Arrival recensione del film con Amy Adams

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Venezia 73: Arrival recensione del film con Amy Adams

L’arma più potente di ogni essere vivente è il linguaggio. Che sia visivo, scritto, del corpo, o semplicemente dello sguardo e delle emozioni, ci aiuta a stare al mondo, ci guida e spesso ci salva. Da questo assunto Denis Villeneuve, regista di Sicario, racconta un misterioso incontro tra specie, pianeti, momenti.

In Arrival, 12 misteriosi oggetti volanti non identificati raggiungono la Terra, dislocandosi in altrettanti luoghi. Nel Montana, l’esercito degli Stati Uniti stabilisce un campo base per analizzare l’astronave aliena stanziatasi sul territorio americano. Per capire la natura dell’ “arrivo”, i militari coinvolgono una linguista (Amy Adams) e uno scienziato (Jeremy Renner), allo scopo di decifrare il linguaggio, la tecnologia e le intenzioni dei visitatori.

Arrival si basa su Storia della tua vita, racconto inserito nella raccolta omonima di Ted Chiang e per l’adattamento, Villeneuve si è avvalso della penna di Eric Heisserer, avvezzo allo sci-fi. Dopo aver dimostrato grande destrezza con il thriller, il regista di Prisoners si affaccia alla fantascienza, abbracciando il genere nella maniera più pura, senza però rinunciare all’approccio intimo nel tratteggiare i personaggi. La sua maestria sta nel raccontare con le immagini, nello spiegare una storia che si rivela essere più complessa di quello che si immagina attraverso gli occhi di Amy Adams, ancora una volta performer di grande spessore e intensità. L’attrice si fa portatrice di sofferenze, emozioni, paure, curiosità e intelletto che si divincolano dalla sua umanità pur fondandola e diventano caratteristiche universali che accomunano il noto e l’ignoto.

Arrival: trailer ufficiale del film di Denis Villeneuve

Più che la ricerca dell’altro, Arrival è un invito alla cooperazione e alla conoscenza reciproca, proprio attraverso quel linguaggio totale che si astrae dalla lingua parlata. I canoni dello sci-fi vengono toccati con rispetto della tradizione ma non si rinuncia al tentativo di fare propria una storia principalmente umana, che, nel colpo di scena finale, si rivela nella sua universalità. Nell’incontro con l’altro, Villeneuve ci invita ad accettare, amare e scoprire noi stessi.

Sorprendendo, affascinando e intrappolando lo spettatore con una tensione narrativa raffinata e costante, Denis Villeneuve rivela un aspetto più umano, tenero, e forse per questo più potente, della sua personalità registica, confezionando una preziosa esperienza cinematografica.arrival

Ecco il nostro speciale di Venezia 73

Venezia 73: arriva The Bad Batch con Keanu Reeves, Jason Momoa e Jim Carrey

Oltre all’italiano Munzi, oggi è il grande giorno a Venezia 73 di The Bad Batch  di Ana Lily Amirpour (Usa, 119’, v.o. inglese s/t italiano) con Suki Waterhouse, Jason Momoa, Keanu Reeves, Jim Carrey e Giovanni Ribisi.

Il film è una feroce fiaba distopica ambientata in una desolata regione del Texas in cui alcuni reietti della società cercano di sopravvivere.

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Festival di Venezia 2016: Hacksaw Ridge recensione del film di Mel Gibson

La settantatreesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si svolge al Lido dal 31 agosto al 10 settembre.Mel Gibson Festival di Venezia 2016

Venezia 73: annullata la cena di gala per solidarietà con le vittime del sisma nel centro Italia

Venezia 73Anche la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha deciso di mostrare la sua solidarietà verso le vittime del tragico terremoto che ha colpito il centro Italia nella notte del 24 agosto.

A Venezia 73 non ci sarà nessuna cena di gala né il ricevimento tradiozionale sulla spiaggia dell’Excelsior.

La Biennale fa sapere di “partecipare al lutto, esprimere profondo cordoglio per le vittime, nonché viva solidarietà e vicinanza alle comunità duramente colpite dal sisma”.

Venezia 73: il programma con Malick, Ford, Wenders, Villeneuve, Sorrentino

Al red carpet di inaugurazione parteciperanno gli ospiti del film di apertura, Emma Stone e Ryan Gosling che presentano il film di Damien Chazelle La La Land, insieme al presidente di Giuria, Sam Mendes con i giurati Laurie Anderson, Gemma Arterton, Giancarlo De Cataldo, Nina Hoss, Chiara Mastroianni, Joshua Oppenheimer, Lorenzo Vigas e Zhao Wei, la madrina di Venezia 73, il Presidente della Giuria di Orizzonti Robert Guédiguian con i giurati Jim Hoberman, Nelly Karim, Valentina Lodovini, Moon So-ri, Josè Maria (Chema) Prado Chaitanya Tamhane, il Presidente della Giuria per l’Opera Prima Kim Rossi Stuart con i colleghi giurati Rosa Bosch, Brady Corbet, Pilar López de Ayala, Serge Toubiana.

Il Festival di Venezia partirà il 31 agosto e si concluderà il 10 settembre al Lido.

Venezia 73: Amy Adams sirena dorata sul red carpet

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Venezia 73: Amy Adams sirena dorata sul red carpet

Dopo Arrival, Amy Adams è stata la stella anche della terza serata del Festival di Venezia 2016, durante la quale ha presentato Nocturnal Animals di Tom Ford. Di seguito gli scatti con protagonista la Adams che per l’occasione ha indossato ovviamente un abito a sirena firmato Tom Ford.

Venezia 73: Amy Adams e Jeremy Renner presentano Arrival

Terzo film in concorso della seconda giornata di Venezia 73 è Arrival (dopo The Light Between Oceans e Les Beux Jours d’Aranjuez ). Il film di Denis Villeneuve, assente al Lido, è stato splendidamente rappresentato in conferenze stampa dai suoi protagonisti: Amy Adams e Jeremy Renner.

Venezia 73: Arrival recensione del film con Amy Adams

“È stata una delle grandi gioie della mia carriera – ha commentato Amy Adams in merito al lavoro con Villeneuve – Denis è un regista concentrato e attento, molto calmo e sereno. Ci ha consentito di girare con pazienza. Non avevo mai lavorato con un regista così paziente”.

Le fa eco il collega Jeremy Renner: “Denis è molto intelligente, non so come faccia a tenere tutto insieme, a essere così equilibrato in tutto quello che gli passa per la testa. Consente a tutti di fare il meglio senza imporre l’eccellenza. Consente a tutti di collaborare ma rimane saldamente al timore dell’opera.”

Arrival racconta di un arrivo, appunto, uno sbarco di alieni sulla Terra che però si risolve in maniera molto insolita, rispetto ai canoni del genere sci-fi. Per Renner il film mostra la meraviglia dell’umanità che riesce, nonostante tutto, a trovare un punto di incontro, un legame nonostante tutto, nel momento più estremo.

Amy Adams, notissima e amata per le sue straordinarie interpretazioni, ci consegna anche in questo film una performance incredibile, ma nonostante la sua familiarità con il grande shcermo e i grandi registi, conferma che il genere della fantascienza non era mai stato, prima d’ora, tra le sue predilezioni. “Non avrei mai pensato di fare un film del genere, per me era una sfida, abbiamo lavorato su di noi ma anche con qualcuno che non esisteva, e Denis è stato bravissimo, è riuscito a creare un rapporto trai personaggi e questo ambiente che in realtà non esiste.” Per quanto riguarda invece l’immedesimazione nel personaggio di Louise, la linguista protagonista, la Adams ha attinto anche dalla sua esperienza personale: “Nelle prime pagine di sceneggiatura c’è questo viaggio nel cuore di una madre, e visto che anche io sono madre, questa vicinanza mi ha aiutata moltissimo. Poi nella seconda parte, in cui si esplora anche il lavoro di Louise, la parte più fantascientifica, ho cercato una connessione con gli alieni, con l’altro.” Mentre sulla scelta che Villeneuve ha fatto, nel volerla nel suo film, Adams ha dichiarato: “Quando mi offrono un ruolo chiedo sempre perché abbiano pensato a me, e se la risposta è perché vogliono qualcuno che possa piacere, dico di no. Denis mi ha detto che gli serviva qualcosa che potesse mostrare cosa pensava il personaggio, e mi ha detto che guardandomi recitare, riuscivo a trasmetterlo.”

Jeremy Renner, noto ai più per la sua pertecipazione al franchise Marvel, non è nuovo a film d’autore di un certo spessore, e aveva già lavorato con Villeneuve, ma in ruoli molto diversi. “Non avevo mai interpretato un personaggio del genere. Per me poteva essere una sfida. Inoltre molto di quello che accade non viene detto ma solo mostrato, perciò avevo l’occaisone di fare il mio lavoro. La parole a volte ci tradiscono, io mando al diavolo alcunconversazioni solo perché uso male una parola. Il linguaggio del corpo invece è inequivocabile.”

Arrival racconta di una linguista e un matematico che vengono coinvolti dal Governo quando un essere non identificato, presumibilmente alieno, compare nell’atmosfera terrestre. Nelle dichiarazioni che Renner ha rilasciato a USA Today, il film è un thriller molto teso e intenso, ma allo stesso tempo tocca corde molto intime. “Se siete genitori vi spezzerà”, ha dichiarato Jeremy Renner.

Denis Villeneuve, reduce da due film acclamati da pubblico e critica, Prisoners e Sicario, arriverà alla Mostra di Venezia in Concorso con Arrival. Nel film protagonisti sono Amy AdamsJeremy RennerForest Whitaker, Michael Stuhlbarg, Tzi Ma e Mark O’Brien.

Venezia 73: American Anarchist recensione del documentario di Charlie Siskel

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Per decenni i più grandi filosofi si sono interrogati sul concetto di responsabiltà. Per Max Weber l’uomo è chiamato a rispondere delle conseguenze delle proprie azioni che hanno un peso sulla vita degli altri esseri umani. Per Hans Jonas il concetto di responsabilità acquista una dimensione nuova data la minaccia incombente del progresso tecnologico sulla vita degli individui.

Lo spirito rivoluzionario di William Powell è il motore di una storia iniziata nel 1970 che continua ad alimentarsi ancora oggi, chiamando perentoriamente in causa quel concetto di responsabilità a cui – nonostante gli anni trascorsi e le parole spese – si fatica ancora a definire con lucida precisione.

La pubblicazione di The Anarchist Cookbook, libro contenente le istruzioni per la fabbricazione di esplosivi che Powell scrisse ormai quarant’anni fa (a soli 19 anni), è al centro del documentario American Anarchist di Charlie Siskel. In un’intervista senza filtri dalla quale emerge una personalità forte che a mano a mano si libera di qualsiasi sovrastruttura esternando così tutta la sua fragilità, lo stesso Powell riflette sulle conseguenze della pubblicazione di una delle più controverse opere mai pubblicate, a metà tra il manifesto rivoluzionario e il più didascalico dei manuali.

american anarchist

Siskel si serve di una forma stilistica molto classica e sicuramente più congeniale al piccolo schermo (non sorprende, vista l’attiva produzione del regista in ambito televisivo) per ripercorre la vita di Powell, una vita segnata dalla continua associazione del suo “libro maledetto” a decenni di violenza e terrorismo, inclusi episodi di proteste antigovernative e di sparatorie nelle scuole.

Attraverso le dichiarazioni dello stesso Powell (e le numerose immagini di repertorio) entriamo in contatto con l’esperienza di un uomo tormentato alla continua ricerca di un senso per i danni causati da quello che era inizialmente (ed unicamente) nato come atto di protesta contro il coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam, nel clima esaltante della controcultura e degli scontri politici degli anni ’60 e ’70.

Siskel cerca di avvicinarsi a Powell e – di conseguenza – allo spettatore nel modo più limpido e meno contaminato possibile, dipingendo il ritratto di un rivoluzionario pentito che, all’età di 65 anni, si ritrova a dover fare i conti con gli effetti devastanti di una ribellione giovanile che continuano ad intaccare non solo la sua esistenza e le persone che lo circondano, ma anche il suo spirito, in una confessione sorprendentemente sincera che apre le porte a tutta una serie di profonde e sconcertanti riflessioni.

Il documentario/intervista di Siskel ha il grande pregio di soffermarsi su Powell in quanto essere umano, sull’uomo che non riesce a liberarsi del suo passato e che non smette di interrogarsi sull’importanza delle azioni e, soprattutto, sull’impatto che le nostre idee e le nostre parole possono avere sulla vita degli altri.

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Venezia 73: ad Amir Naderi il premio Jaeger-LeCoultre

Amir Naderi La Biennale di Venezia e Jaeger-LeCoultre annunciano che è stato attribuito al grande regista iraniano Amir Naderi (Vegas, Manhattan by Numbers, Davandeh-Il corridore) il premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker della 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (31 agosto – 10 settembre 2016), dedicato a una personalità che abbia segnato in modo particolarmente originale il cinema contemporaneo.

La consegna del premio ad Amir Naderi avrà luogo lunedì 5 settembre alle ore 14.00 in Sala Grande (Palazzo del Cinema), prima della proiezione Fuori Concorso del suo nuovo film Monte, in prima mondiale a Venezia. Il film (girato in Italia sulle montagne altoatesine e friulane) è ambientato nel 1350 e racconta la drammatica storia di un uomo che cerca di riportare la luce del sole nel proprio villaggio, dove la famiglia riesce a stento a rimanere in vita proprio per la prevalenza dell’oscurità. Monte ha fatto parte nel 2014 dei progetti selezionati all’interno del programma Venice Gap-Financing Market del Venice Production Bridge.

A proposito di questo riconoscimento, il Direttore della Mostra Alberto Barbera ha dichiarato: “Amir Naderi ha contribuito in maniera decisiva alla nascita del Nuovo cinema iraniano negli anni ’70 e ’80 con alcuni capolavori destinati a rimanere nella storia del cinema come Davandeh (Il corridore, 1985) e Ab, bâd, khâk (Acqua, vento, sabbia, 1988). Ma anche dopo il suo trasferimento a New York nel 1988, Naderi è rimasto ostinatamente fedele a se stesso e a un’idea di cinema di ricerca e sperimentazione per nulla incline alle mode e alle facili scorciatoie. In tutti i suoi lavori, non è difficile rinvenire il nucleo di una identica ossessione che trascende il principio di realtà per spingere l’individuo oltre il proprio limite. L’ultima mezz’ora di Monte costituisce una sorta di sintesi di tutto il suo cinema, la metafora bigger than life della lotta per la sopravvivenza, contro i confini, le coercizioni e gli oltraggi che talvolta rendono la vita umana miserabile. Un epilogo da togliere il fiato, che traduce in immagini di grande potenza espressiva le idee, le emozioni, le visioni che sono alla base di tutti i suoi film. Il premio Jaeger-LeCoultre è il riconoscimento meritato che sancisce l’originalità e la grandezza di un cineasta fuori dal gregge, il talento di un regista appassionato e la generosità di un uomo che sembra non conoscere limiti”.

Amir Naderi Dagli anni Settanta, Amir Naderi (Abadan, 1945) è stato tra le figure più influenti del Nuovo cinema iraniano, e si è affermato con classici quali Tangsir (1974), Entezar (1974), vincitore del premio della giuria al festival dei ragazzi di Cannes, Davandeh (Il corridore, 1985) e Ab, Bad, Khak  (Acqua, vento, sabbia 1989), questi ultimi entrambi vincitori della Mongolfiera d’oro al Festival di Nantes. Davandeh è il primo film a emergere internazionalmente dal panorama iraniano. Naderi è anche il primo importante regista iraniano a espatriare alla metà degli anni ’80, trasferendosi a New York e realizzando – con la trilogia Manhattan by Numbers (1993),  A,B,C…Manhattan (1997), Marathon (2000) – opere che hanno catturato in maniera unica l’atmosfera particolare di quella metropoli. Il successivo Sound Barrier (2005) ha vinto il premio Roberto Rossellini della critica alla Festa di Roma 2006. Vegas: Based on a True Story è stato presentato in Concorso a Venezia nel 2008. Cut è stato girato in Giappone ed è stato il film d’apertura della sezione Orizzonti a Venezia nel 2011, vincendo successivamente i premi per il miglior regista e il miglior attore ai 21. Japan Professional Film Awards. Il lavoro di Naderi è stato oggetto di retrospettive in musei e festival di tutto il mondo. Oltre che regista, Naderi è anche sceneggiatore e montatore di buona parte delle sue opere. Ha fatto parte di giurie internazionali, presiedendo quelle del concorso di Tokyo FILMeX 2011 e della sezione Orizzonti a Venezia nel 2012. Il suo nuovo film Monte, in prima mondiale a Venezia 2016, con Andrea Sartoretti e Claudia Potenza, è il primo progetto ambientato e diretto in Italia di Naderi. Monte è una coproduzione Italia Usa Francia: Citrullo International, Zivago Media, Cineric, Ciné-sud Promotion e KNM in collaborazione con Rai Cinema e con il sostegno del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo Direzione generale per il cinema.

Il film è stato girato quasi interamente sulle montagne dell’Alto Adige, a oltre 2.500 mt d’altezza sul gruppo montano del Latemar, e in Friuli-Venezia Giulia nei comuni di Erto, Casso e a Sott’Anzas, con il sostegno di IDM – Film Commission dell’Alto Adige e della Film Commission del Friuli Venezia Giulia. Le riprese sono durate 6 settimane

Jaeger-LeCoultre è per il dodicesimo anno sponsor della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, e per il decimo del premio Glory to the Filmmaker.  Il premio è stato assegnato negli anni precedenti a Takeshi Kitano (2007), Abbas Kiarostami (2008), Agnès Varda (2008), Sylvester Stallone (2009), Mani Ratnam (2010), Al Pacino (2011), Spike Lee (2012), Ettore Scola (2013), James Franco (2014), Brian De Palma (2015).

Venezia 73: a Paradise il Premio Soundtrack Stars Award 2016

Venezia 73: a Paradise il Premio Soundtrack Stars Award 2016

Konchalovsky ParadiseÈ andato al Maestro Andrei Konchalovsky (per il film Paradise) il Premio Soundtrack Stars Award 2016 per la migliore colonna sonora tra i film presentati in concorso alla 73.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica Un premio speciale è stato assegnato alla colonna sonora del film di Giuseppe Piccioni Questi giorni. Lo ha deciso la Giuria presieduta da Gianni Canova che, valutata la qualità complessiva della selezione di quest’anno dal punto di vista dell’attenzione alle sonorità del cinema, ha voluto sottolineare -oltre le scelte finali- l’originalità della sperimentazione sulla quale si fonda l’operazione ambiziosa di Martina Parenti e Massimo D’Anolfi in Spira mirabilis.

Il Premio a Konchalovsky è stato assegnato, come si legge nella motivazione ,“per la scelta rigorosa di una sonorità intrinseca alla stessa struttura narrativa del film”.

Al film di Giuseppe Piccioni Questi giorni – con le musiche di Valerio C. Faggioni – un riconoscimento speciale “Per la perfetta sintonia delle scelte vocali con l’emotività e la sensibilità che il regista sottolinea nell’interpretazione delle giovani protagoniste del film”. Si è conclusa così al Lido la quinta edizione del Premio che si era aperta, all’insediamento della Giuria, con la consegna del Premio della critica che Soundtrack Stars Award 2016 riserva ogni anno a un autore particolarmente significativo a Gabriele Muccino segnalando così il suo rapporto speciale con la musica. “Quello tra musica e cinema è ’un link che ha promosso in tutti i suoi film una costante ricerca di nuove sonorità” si legge nella motivazione “sempre in stretta collaborazione con autori particolarmente sensibili all’importanza della musica per il cinema: Paolo Buonvino, Andrea Guerra, poi Lorenzo Jovanotti con cui è evidente, in L’estate addosso, che ha debuttato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, una particolare sintonia, dalla scelta delle collaborazioni artistiche all’effetto sul pubblico, anche attraverso un solo brano già diventato, come spesso accade nel suo cinema, un leitmotiv di successo”.

La Giuria:

Con il Presidente Gianni Canova, direttore della rivista di Istituto Luce Cinecittà 8½, nella Giuria 2016 del Premio, con Laura Delli Colli a nome del SNGCI, sono stati quest’anno Cristiana Paternò (8½ e Cinecittà News), Marina Sanna (Rivista del Cinematografo/Ente dello Spettacolo) e la ‘squadra’ autorevolissima di ‘Hollywood Party’ (RadioTre) con Steve Della Casa, Enrico Magrelli, Alessandro Boschi, Alberto Crespi, Miriam Mauti.

Venezia 73: a Liev Schreiber il Persol Tribute 2016

Venezia 73: a Liev Schreiber il Persol Tribute 2016

La Biennale di Venezia e Persol annunciano che è stato attribuito all’attore e regista statunitense Liev Schreiber (Spotlight, X Men: le origini – Wolverine, Ogni cosa è illuminata) il Persol Tribute to Visionary Talent Award della 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (31 agosto – 10 settembre 2016).

La consegna del Persol Tribute to Visionary Talent Award 2016 a Liev Schreiber avrà luogo venerdì 2 settembre alle ore 22 in Sala Grande (Palazzo del Cinema, Lido di Venezia), in occasione della proiezione del film Fuori Concorso The Bleeder (Usa/Canada, 93’) diretto da Philippe Falardeau, con Liev Schreiber e Naomi Watts. Si tratta di un biopic che racconta la vera storia del pugile statunitense Chuck Wepner, che ispirò il personaggio di Rocky Balboa nella celebre serie cinematografica Rocky.

In precedenza, Liev Schreiber era stato più volte presente alla Mostra di Venezia:

come interprete l’anno scorso con il film premio Oscar Il caso Spotlight di Tom Mc Carthy, nel 2012 con il film d’apertura Il fondamentalista riluttante di Mira Nair, nel 2004 con The Manchurian Candidate (2004) di Jonathan Demme;

come regista nel 2005 con il suo film d’esordio Ogni cosa è illuminata, con Elijah Wood, per il quale ha vinto i premi Lanterna Magica e Biografilm.

Il Direttore della Mostra, Alberto Barbera, a proposito di questo riconoscimento ha dichiarato: “Ho un’ammirazione sconfinata per Liev Schreiber, capace di dare il meglio di sé sia nei ruoli da protagonista in tanti film di produzione indipendente,  che in quelli da comprimario in molti film mainstream hollywoodiani, oltre che in una serie di grande successo come Ray Donovan, da lui prodotta e in parte diretta. La  solida preparazione da attore shakespeariano dei suoi esordi sono il lievito che continua ad alimentare  interpretazioni imprevedibili  e complesse, intrise di profonda umanità. Ogni volta che compare in scena, si ha l’impressione che il film si alzi di tono,  facendo di ogni sua apparizione qualcosa di unico e memorabile. La sensibilità, l’intuito, l’intelligenza ne sono componenti essenziali: le stesse qualità del suo unico lungometraggio regista, Ogni cosa è illuminata, che mi auguro non debba rimanere solitaria prova di un talento non comune.”

Chiara Occulti, Senior Vice President Brand and Communication Management di Luxottica Group, ha dichiarato: “Siamo particolarmente orgogliosi di continuare la nostra collaborazione con la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, per noi giunta quest’anno alla sua dodicesima edizione consecutiva. Il PERSOL TRIBUTE TO VISIONARY TALENT AWARD celebra nel 2016 Liev Schreiber, un talento che rispecchia appieno la personalità di Persol. Siamo orgogliosi che un artista come Schreiber abbia accettato di ricevere e di associare il suo talento a quello di Persol.”

Venezia 73: il programma con Malick, Ford, Wenders, Villeneuve, Sorrentino

Liev  Schreiber è considerato uno tra i più talentuosi attori del cinema contemporaneo, oltre a essere uno stimato regista e attore teatrale. Tra i suoi titoli di successo al cinema, Il caso Spotlight (2015) diretto da Tom Mc Carthy, vincitore dell’Oscar per il miglior film, Salt (2010) di Phillip Noyce, X-Men le origini – Wolverine (2009) di Gavin Hood, Motel Woodstock (2009) di Ang Lee, Defiance – I giorni del coraggio (2008) di Edward Zwick, The Manchurian Candidate (2004) di Jonathan Demme, Kate & Leopold (2002) di James Mangold accanto a Meg Ryan e Hugh Jackman, A walk on the moon – Complice la luna (1999) di Tony Goldwyn, The Hurricane (1999) di Norman Jewison, RKO 281 (1999) di Benjamin Ross, Big Night (1996) di Campbell Scott e Stanley Tucci e la trilogia Scream (1996, 1997, 2000) diretta da Wes Craven. Liev Schreiber ha diretto nel 2005 il suo primo lungometraggio Ogni cosa è illuminata, con Elija Wood. Ha studiato presso la Royal Academy of Dramatic Art, una tra le più rinomate scuole di teatro del mondo e tra le più antiche della Gran Bretagna, e si è laureato nel 1992 alla Yale School of Drama. Ha vinto un Tony Award nel 2005 come miglior attore non protagonista per Glengarry Glen Ross, e ha ricevuto due nomination come protagonista per Uno sguardo dal ponte (2010) e Talk Radio (2007).

La 73. Mostra del Cinema di Venezia si terrà al Lido dal 31 agosto al 10 settembre 2016, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

Venezia, 5 agosto 2016