Ralph Fiennes ha interpretato Lord Voldemort nei film di Harry
Potter in modo terrificante e indimenticabile, e seguire
le sue orme non sarà un’impresa facile per nessun attore. Tuttavia,
con la nuova serie
HBO in fase di realizzazione, è certo che prossimamente avremo
una nuova versione del personaggio. Sebbene Fiennes sia comparso
nella saga solo nel quarto film, Il
calice di fuoco, alcune manifestazioni di Voldemort si
hanno sin da La pietra filosofale.
Il reboot per il piccolo schermo
dovrà quindi trovare la sua versione di
Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato in tempo per la prima stagione,
che adatta proprio il primo romanzo di J.K.
Rowling. Alcune foto dal set sembrano suggerire che
Voldemort apparirà in alcuni flashback sulla notte in cui morirono
i genitori di Harry e indubbiamente il volto del cattivo sarà anche
posizionato sulla nuca del professor Raptor durante lo scontro
finale questi ed Harry Potter.
Mentre tutti i ruoli principali di
Harry Potter sembrano essere stati assegnati, non si sa però ancora
nulla su Voldemort. Nonostante ciò, l’insider Daniel Richtman sta ora riportando:
“Hanno già scelto il doppiatore per Voldemort nella serie di
Harry Potter”. Se si parla di doppiatore, c’è da presumere che
nella prima stagione il personaggio avrà solo un ruolo vocale,
mantenendo così segreta la vera apparenza del cattivo. Anche se
senza dubbio vedremo una versione mostruosa del suo volto quando
Raptor gli toglierà il turbante, la grande rivelazione dell’aspetto
definitivo di Voldemort sembra essere riservata alla stagione che
verrà dedicata a Il Calice di Fuoco.
Questo è in linea con i libri,
anche se sarà interessante vedere come verrà gestita l’apparizione
di Tom Riddle nella Camera dei Segreti (in termini di scelta di un
attore più giovane o di utilizzo di effetti speciali per
ringiovanirlo). Sicuramente non sarà possibile mantenere segreto il
casting di Voldemort fino alla messa in onda della serie, quindi
speriamo che presto arrivino notizie ufficiali. Non possiamo
nemmeno escludere la possibilità che Voldemort sia interpretato da
un doppiatore per ora, lasciando libera la HBO di trovare l’attore
che desidera quando si tratterà di adattare il quarto libro.
La star di Oppenheimer, Cillian Murphy, rimane il favorito,
nonostante abbia negato di essere stato contattato. Proprio Fiennes
ha però
recentemente lasciato intendere che l’attore fosse stato scelto
come suo successore, ma sembrava riferirsi alle voci che
circolano online. Al momento, dunque, il principale mistero legato
alla serie attualmente in fase di riprese, è proprio come verrà
gestita questa particolare e fondamentale presenza.
Cosa sappiamo della serie HBO
su Harry Potter
La prima stagione sarà tratta dal
romanzo La pietra filosofale e abbiamo già visto alcuni
altri momenti chiave del romanzo d’esordio di J.K. Rowling essere
trasposti sullo schermo. La prima stagione di Harry
Potter dovrebbe essere girata fino alla
primavera del 2026, mentre la seconda stagione entrerà in
produzione pochi mesi dopo. Ogni libro dovrebbe costituire una
singola stagione, il che significa che avremo sette stagioni
nell’arco di quasi un decennio.
HBO descrive la serie come un
“adattamento fedele” della serie di libri della Rowling.
“Esplorando ogni angolo del mondo magico, ogni stagione porterà
‘Harry Potter’ e le sue incredibili avventure a un pubblico nuovo
ed esistente”, secondo la descrizione ufficiale. Le riprese
dovrebbero avere inizio nel corso dell’estate 2025, per una messa
in onda prevista per il 2026.
La serie è scritta e prodotta da
Francesca Gardiner, che ricopre anche il ruolo di
showrunner. Mark Mylod sarà il produttore
esecutivo e dirigerà diversi episodi della serie per HBO in
collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros. Television. La
serie è prodotta da Rowling, Neil Blair e
Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e
David Heyman di Heyday Films.
Come già annunciato,
Dominic McLaughlin interpreterà Harry,
Arabella Stanton sarà Hermione e Alastair
Stout sarà Ron. Il cast principale include John
Lithgow nel ruolo di Albus Silente, Janet
McTeer nel ruolo di Minerva McGranitt, Paapa
Essiedu nel ruolo di Severus Piton, Nick
Frost nel ruolo di Rubeus Hagrid, Katherine
Parkinson nel ruolo di Molly Weasley, Lox
Pratt nel ruolo di Draco Malfoy, Johnny
Flynn nel ruolo di Lucius Malfoy, Leo
Earley nel ruolo di Seamus Finnigan, Alessia
Leoni nel ruolo di Parvati Patil, Sienna
Moosah nel ruolo di Lavender Brown, Bertie
Carvel nel ruolo di Cornelius Fudge, Bel
Powley nel ruolo di Petunia Dursley e Daniel
Rigby nel ruolo di Vernon Dursley.
Si avranno poi Rory
Wilmot nel ruolo di Neville Paciock, Amos
Kitson nel ruolo di Dudley Dursley, Louise
Brealey nel ruolo di Madama Rolanda Hooch e Anton
Lesser nel ruolo di Garrick Ollivander. Ci sono poi i
fratelli di Ron: Tristan Harland interpreterà Fred
Weasley, Gabriel Harland George Weasley,
Ruari Spooner Percy Weasley e Gracie
Cochrane Ginny Weasley.
La serie debutterà nel 2027 su HBO
e HBO
Max (ove disponibile) ed è guidata dalla showrunner e
sceneggiatrice Francesca Gardiner (“Queste oscure materie”,
“Killing Eve”) e dal regista Mark Mylod (“Succession”). Gardiner e Mylod sono produttori
esecutivi insieme all’autrice della serie J.K. Rowling, Neil Blair
e Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e David Heyman di Heyday
Films. La serie di “Harry Potter” è prodotta da HBO in
collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros.
Television.
Prime Video ha svelato il teaser trailer
ufficiale e la data di uscita di Spider-Noir,
la nuova straordinaria serie con
Nicolas Cage nel suo primo ruolo da protagonista in
una serie tv, che debutterà in tutto il mondo il 27 maggio 2026.
Prodotta da Sony Pictures Television in esclusiva per MGM+ e Prime
Video, l’attesissima serie arriverà negli Stati Uniti il 25 maggio
su MGM+, mentre tutti gli episodi saranno disponibili a livello
globale su Prime Video dal 27 maggio, in oltre 240 paesi e
territori nel mondo. Per offrire un’esperienza di visione unica nel
suo genere, Spider-Noir sarà disponibile in streaming in
due modalità, “Autentico Bianco e Nero” e “True-Hue Full Color”,
consentendo al pubblico di scegliere se guardare la serie in bianco
e nero o a colori.
Prime Video, inoltre, ha diffuso le
prime immagini, che offrono un’anteprima esclusiva del mondo di
Spider-Noir e introducono alcuni personaggi:
Ben Reilly (Nicolas Cage) – Un tempo, Ben Reilly
era il supereroe noto come “The Spider”. Dopo una tragedia
personale, ha abbandonato il suo alter ego eroico. Solo un caso
straordinario potrebbe convincere questo investigatore privato
caduto in disgrazia ad abbandonare i panni dell’uomo qualunque e a
indossare nuovamente la maschera.
Robbie Robertson (Lamorne Morris) – Un
giornalista appassionato che cerca di sfondare nella New York degli
anni ’30, nonostante le difficoltà. È disposto a fare tutto il
necessario per la sua carriera e per il suo migliore amico,
Ben.
Cat Hardy (Li Jun Li) – La star di punta del
nightclub più esclusivo di New York. Potrebbe sembrare che pensi
solo a se stessa, ma la realtà è più complessa di quanto
sembri.
Janet (Karen Rodriguez) – Segretaria
intelligente, determinata e leale di Ben Reilly. Vuole aiutare il
suo capo e la sua piccola impresa ad avere successo, e non ha alcun
problema a dire la verità in faccia a chi comanda.
Spider-Noir è una
serie live-action basata sul fumetto Marvel “Spider-Man
Noir”. Spider-Noir racconta la storia di Ben Reilly
(Cage), un navigato investigatore privato caduto in disgrazia nella
New York degli anni Trenta, che a seguito di una tragedia
profondamente personale, è costretto a fare i conti con il suo
passato di unico supereroe della città.
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Cortesia Prime Video
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Il cast include il Premio Oscar
Nicolas Cage (Il ladro di orchidee, Pig – Il piano di
Rob), il vincitore dell’Emmy Award® Lamorne Morris (Fargo,
New Girl), Li Jun Li (Sinners, Babylon), Karen Rodriguez (Nido
di vipere, Acapulco), Abraham Popoola (Atlas, Slow
Horses), insieme al Premio SAG Jack Huston (Boardwalk
Empire – L’impero del crimine, Day of the Fight) e l’attore
nominato all’Oscar e vincitore dell’Emmy Award® Brendan Gleeson (Gli spiriti dell’isola,
Harry Potter). Fra le guest star Lukas Haas, Cameron Britton,
Cary Christopher, Michael Kostroff, Scott MacArthur, Joe
Massingill, Whitney Rice, Amanda Schull, Andrew Caldwell, Amy
Aquino, Andrew Robinson e Kai Caster.
Spider-Noir è prodotto da
Sony Pictures Television in esclusiva per MGM+ e Prime Video. Il
regista vincitore dell’Emmy Award® Harry Bradbeer (Fleabag,
Killing Eve) dirige i primi due episodi, di
cui è anche executive producer. Oren Uziel (The Lost City,
22 Jump Street) e Steve Lightfoot
(The Punisher, Shantaram) sono co-showrunners ed executive
producer della serie. Uziel e Lightfoot hanno sviluppato la serie
insieme al team, premiato agli Oscar, di Spider-Man: Un nuovo
universo: Phil Lord, Christopher Miller e Amy Pascal. Lord
e Miller sono executive producer per la loro casa di produzione
Lord Miller, insieme a Aditya Sood e Dan Shear. Amy Pascal è anche
executive producer della serie per Pascal Pictures. Tra gli
executive producer figurano anche Cage e Pavlina Hatoupis.
Il regista dei precedenti film,
Peter Jackson, sta invece producendo il progetto,
con l’idea di inaugurare una nuova ondata di racconti sul grande
schermo basati sull’opera dello scrittore J. R. R.
Tolkien. Per quanto riguarda il cast del film, Serkis e
Ian McKellen (Gandalf il Grigio) sono gli unici
attualmente confermati per il ritorno (Elijah Wood
ha fortemente accennato al suo ritorno nei panni di Frodo),
mentre
è in corso il casting per un Aragorn più giovane. Per quanto
riguarda la trama, invece, TheOneRing.net ha ora rivelato
una potenziale sinossi per Il Signore degli Anelli:
The Hunt for Gollum, svelando
diversi dettagli chiave sul prossimo prequel:
“Prima della Compagnia,
l’ossessione di una creatura detiene la chiave per la sopravvivenza
della Terra di Mezzo… o la sua rovina. In Il Signore degli Anelli:
The Hunt for Gollum, incontriamo il giovane Smeagol, un emarginato
attratto dai ninnoli e dalle malizie, molto prima che l’Unico
Anello lo consumasse e iniziasse la sua tragica discesa verso la
creatura torturata e ingannevole che è Gollum. Con l’anello perso e
portato via da Bilbo Baggins, Gollum si trova costretto a lasciare
la sua caverna per cercarlo.
Gandalf il Grigio chiama
Aragornper rintracciare la sfuggente creatura la cui
conoscenza del luogo in cui si trova l’anello potrebbe far pendere
la bilancia a favore del Signore Oscuro Sauron. Ambientato nel
periodo oscuro tra la scomparsa di Bilbo nel giorno del suo
compleanno e la formazione della Compagnia, questo pericoloso
viaggio attraverso gli angoli più oscuri della Terra di Mezzo
rivela verità inconfessabili, mette alla prova la determinazione
del suo futuro re ed esplora l’anima frammentata e il passato di
Gollum, uno dei personaggi più enigmatici di Tolkien.
Diretto dal membro del cast
originale Andy
Serkis, prodotto da Peter Jackson e scritto e prodotto da Fran
Walsh e Phillipa Boyens, il team creativo dietro la trilogia
vincitrice di Oscar, questo film live-action fa da ponte tra gli
amati film con nuovi personaggi, eroi che ritornano e una storia
delle origini profondamente coinvolgente che resetta il
palcoscenico e cambia tutto ciò che sapete sulla leggendaria
trilogia de Il Signore degli Anelli”.
Da quello che si legge, sembra che
passeremo molto tempo con il giovane Smeagol prima che questi si
imbatta nell’Unico Anello. Da lì, la storia passerà apparentemente
alla caccia di Aragorn a Gollum (da cui il titolo), con l’azione
ambientata specificamente durante “il periodo oscuro tra la
scomparsa di Bilbo nel giorno del suo compleanno e la formazione
della Compagnia”. Questo è un buon indizio che vedremo
anche Bilbo Baggins. Chi lo interpreterà – Ian
Holm è scomparso nel 2020 e Martin Freeman ha interpretato una
versione più giovane nei film de Lo Hobbit – resta però da
vedere.
Crime 101 – La Strada del Crimine è un
thriller poliziesco ricco di colpi di scena che non perde mai di
vista i personaggi al centro della storia, le cui rispettive sorti
confluiscono nel tema generale del film, acclamato dalla critica.
La pellicola si concentra su Mike, un criminale perfezionista il
cui approccio incruento alle rapine gli ha permesso di restare
nascosto alle autorità per anni.
Il grande colpo di scena nel finale
di Crime 101 – La Strada del Crimine è
che Lubesnick permette a Mike di scappare dopo il suo tentativo di
rapina. Sebbene Lubesnick abbia dato la caccia a Mike per tutto il
film, col tempo arriva ad apprezzare la moderazione del criminale
rispetto ad altri rapinatori. Pur cercando di incastrarlo, l’arrivo
di Ormon fa precipitare la situazione nel caos.
Quando Mike spara a Ormon per
salvare Lubesnick, l’agente decide di concedere una tregua al
criminale di professione e gli permette di fuggire. Arriva persino
a minacciare silenziosamente Steven Monroe con un’indagine più
ampia sulle sue finanze, coprendo così sia se stesso sia Mike.
Lubesnick comunica poi alle autorità di aver ucciso Ormon, che
sarebbe stato il “bandito 101” per tutto il tempo.
Le azioni di Lubesnick
contraddicono le sue precedenti frustrazioni nei confronti della
polizia, colpevole di aver nascosto prove per sostenere la propria
versione dei fatti. Tuttavia, nascono da una comprensione sincera
nei confronti di Mike e da un chiaro senso di gratitudine per
avergli salvato la vita. Questo gesto si inserisce anche nell’arco
narrativo di entrambi i personaggi e riflette il tema centrale del
film.
Crime 101 – La Strada del Crimine divide
l’attenzione principalmente tra Mike, il suo interesse amoroso
Maya, l’intermediaria assicurativa Sasha e Lubesnick. Dopo la morte
di Ormon, l’indagine sui crimini del “101” si arresta, ed è
presumibile che Lubesnick venga celebrato per i suoi sforzi. Si
assicura inoltre che Sasha riceva i diamanti che Mike aveva rubato
nel primo atto del film.
Nel frattempo, Sasha affronta il
suo capo sessista e si licenzia. A quel punto è già stato suggerito
che tra lei e Lubesnick si stia creando una dinamica leggermente
civettuola, e la loro scena finale lascia intendere che possano
continuare a frequentarsi. Poiché entrambi erano stati presentati
come persone sole, si tratta di un momento dolce e carico di
empatia per entrambi.
Maya e Mike costituiscono la
principale storia d’amore del film, con la crescente frustrazione
di lei per il passato misterioso di lui a fare da principale fonte
di conflitto. Sebbene Maya lo lasci per questi motivi, l’ultimo
gesto di Mike è inviarle una lettera in cui rivela di più su se
stesso ed esprime la speranza che non sia “troppo tardi” per
loro.
Il film si chiude con Maya che esce
di corsa dal suo ufficio, implicitamente per cercare Mike. Questo
finale offre a tutti i personaggi una conclusione aperta ma
ottimistica. Si ricollega inoltre al tema centrale del film:
personaggi che non possono sfuggire al sistema, ma che possono
trovare modi per farlo funzionare a proprio favore, mantenendo
intatta la propria umanità ed empatia.
Uno degli elementi più intriganti e
costruiti lentamente in Crime 101 – La Strada del Crimineè il
mistero che circonda l’identità di Mike. Egli fa di tutto per
nascondere il suo vero io al mondo, inclusa Maya. Tuttavia, con il
progredire della storia emergono indizi che altri personaggi
mettono insieme, offrendo uno spiraglio sul suo passato e spiegando
la sua mentalità attuale.
Mike è cresciuto povero a Los
Angeles, cambiando spesso casa. Accenna a Lou di essere stato senza
fissa dimora da bambino, confermando implicitamente l’ipotesi
precedente di Sharon secondo cui, essendo cresciuto in un mondo
caotico, da adulto cerchi l’ordine. Questo spiega il suo approccio
metodico alla vita. Suggerisce inoltre che questo passato sia il
motivo per cui attribuisce tanto valore alla ricchezza.
Un campione di DNA trovato nella
sua auto consente a Lou di scoprire che Mike opera sotto falso nome
e che ha trascorso del tempo in una casa famiglia in città. È
l’unico collegamento concreto con il suo passato che appare nel
film, anche se la lettera finale a Maya rivela che ha (o aveva) due
fratelli.
Le informazioni certe su Mike in
Crime 101 – La Strada del
Crimine sono poche, probabilmente a
vantaggio della narrazione. Questo alimenta la sua aura di mistero,
rendendolo un criminale più elusivo e un personaggio più
affascinante. È anche un peso che grava su di lui e che incide
sulla sua capacità di connettersi con gli altri, un ostacolo che
deve superare entro la fine del film.
Crime 101 – La Strada del Crimine giunge
a una conclusione tematica interessante e moralmente ambigua. Il
film presenta i sistemi della società moderna come un problema
strutturale, criticando l’avidità dell’1%, la polizia, le compagnie
assicurative e il mondo criminale. Tuttavia, suggerisce anche un
modo per reagire a questa realtà.
Nel film, la fame insaziabile di
ricchezza e sicurezza non può essere sconfitta. Non c’è punizione
per le autorità che mentono sulla morte per arma da fuoco di un
rapinatore disarmato. Non c’è rivalsa contro la compagnia
assicurativa che ha sfruttato Sharon ma si rifiuta di riconoscerla
come partner.
L’unico “buon poliziotto” del film
permette implicitamente a un miliardario corrotto di sfuggire alle
conseguenze delle proprie azioni. È significativo che il pubblico
non venga mai a conoscenza dei misfatti di nessuno, e che molte
figure losche — come Steven Monroe, Mark, il capitano Stewart e
Money — la facciano franca.
In Crime 101 – La Strada del Crimine, il
sistema è corrotto, ma non se ne può uscire. La morale del film si
concentra quindi sui personaggi che riescono a preservare la
propria integrità morale pur “giocando secondo le regole del
sistema”, venendo infine ricompensati. Sharon si licenzia, ma lo fa
alle sue condizioni e mette in guardia una giovane collega dal
ripetere i suoi errori.
Mike dimostra di essere disposto a
uccidere per salvare una vita, ottenendo così l’empatia di Lou e la
propria libertà. Lou, presentato come il membro più moralmente
integro del cast, nasconde prove e si appropria dei diamanti rubati
inizialmente, dimostrando di saper “giocare il gioco”, ma a
beneficio di chi ritiene lo meriti.
Sharon e Lou instaurano così un
legame, e lui ottiene l’auto di Mike. Il film lo ricompensa per la
sua empatia e per la sua disponibilità a piegare le regole che in
precedenza aveva rimproverato agli altri. Per qualcuno che era
stato preso in giro per la sua vecchia auto malandata, la Mustang
verde rappresenta un notevole miglioramento.
In Crime 101 – La Strada del Crimine, le
regole sono regole. Non si può sconfiggere il sistema né
abbatterlo, e agire secondo un codice personale isolato porta solo
alla morte: basta chiedere a Ormon. Il film sottolinea che, anche
in un sistema duro e ingiusto, le scelte morali restano
fondamentali e che l’empatia è l’unico vero modo per
sopravvivere.
Il mondo della DC sul grande e
piccolo schermo è cambiato significativamente negli ultimi due
anni. Dopo la conclusione della timeline cinematografica della
DCEU, diversi progetti precedenti all’universo DC di James Gunn non sono stati portati avanti. A
riguardo, in un’intervista al podcast Happy, Sad, Confused, la regista
Emerald Fennell (ora al cinema con Cime
tempestose) è stata interrogata sul film
Zatanna che era stata incaricata di scrivere prima
del lancio della DC Studios. Dopo aver parlato in precedenza di
quanto fosse “folle” la sceneggiatura, Fennell ha
dichiarato: “Penso che fosse folle perché probabilmente in quel
periodo stavo attraversando un periodo difficile”.
La regista ha poi spiegato:
“Penso che la cosa che ho imparato ora e poi, avevo appena
finito Una donna promettente, e c’era questa cosa enorme in questo
mondo in cui non avevo mai operato”. Fennell ha sottolineato
che “era una specie di film sui supereroi, e io pensavo: ‘Ok,
come faccio a realizzare una versione di un film sui supereroi con
cui mi identifico emotivamente’, che è una specie di donna nel
mezzo di un esaurimento nervoso”.
Secondo Fennell, il film su
Zatanna era “una sceneggiatura che rifletteva
una donna nel bel mezzo di un esaurimento nervoso, direi. E in
termini di cosa questo significhi, beh, suppongo che significasse
semplicemente che era probabilmente troppo lontano, forse un po’
troppo lontano dal genere”. Quando le è stato chiesto se lo
avesse reso forse troppo personale, ha risposto: “Forse. Non lo
leggo da molto tempo perché l’ho trovato davvero difficile, anche
perché amo J.J. [Abrams, che era il produttore esecutivo] e lui ha
corso il rischio di offrirmi di farlo e io volevo davvero
realizzare qualcosa di straordinario per loro e ho sempre avuto la
sensazione di non essere riuscita a realizzare ciò che
volevano“.
L’attrice/sceneggiatrice/regista
britannica ha infine ammesso: “Non l’ho più letto da allora e
mi chiedo se, leggendolo ora, sarei più generosa con me stessa, ma
avrei voluto essere in grado di offrire loro ciò che desideravano e
penso che siano stati davvero gentili al riguardo. È solo che mi
stai facendo ricordare scene in cui penso: ‘Oh, nessuno avrebbe
potuto farlo! Nessuno avrebbe potuto farlo’”. Come noto,
la cancellazione del film è poi infine stata confermata nel
dicembre del 2023 dalla stessa Fennell.
Il lungometraggio d’esordio di
Harry Lighton,
Pillion – amore senza freni (2025), ruota attorno
a una relazione dominante-sottomesso, che viene intrecciata con il
percorso di auto-risveglio del protagonista. Basato sul romanzo del
2020 “Box Hill” di Adam Mars-Jones,
Pillion è un equilibrio delicato che
potrebbe facilmente risultare falsato se non gestito con
attenzione. Fortunatamente, Lighton dimostra un saldo controllo
delle variazioni tonali, oscillando tra commedia, euforia e audaci
affondi emotivi.
Il sottomesso Colin (Harry
Melling) avrebbe potuto essere rappresentato come umiliato
o degradato oltre ogni limite. Il film si avvicina a quei confini,
ma in modo da ampliare e rafforzare il senso di identità e scopo di
Colin. Il film traccia una traiettoria dalla degradazione
all’emancipazione. È un percorso carico di tensione ed
eccitazione, ma fondamentale per comprendere la profondità e la
natura dei suoi desideri e bisogni.
Lighton non teme di giocare con le
aspettative e con la definizione dei personaggi. È una storia
d’amore ruvida, attraversata da tenerezza e dolore, mentre Colin
capisce di non poter rinunciare completamente a sé stesso per
soddisfare i desideri e i comandi del dominante, se quella
dissonanza è così intensa e inevitabile. Per giungere a una
rivalutazione, la relazione con Ray diventa un rito di passaggio
necessario. Senza di essa, Colin non sarebbe mai arrivato dove
infine approda.
Colin è un mite e poco espressivo
ausiliario del traffico, dall’aspetto che non farebbe mai
sospettare la minima trasgressione. Eppure la sua notevole
evoluzione nel corso di una relazione significativa cambia
radicalmente il modo in cui lo si può percepire e valutare. Vi sono
profonde riaffermazioni interiori, silenziosamente drammatiche e
capaci di infrangere confini.
Mentre affronta il cambiamento e
l’accettazione di sé, il film costruisce le sue lezioni più
toccanti. Colin diventa più consapevole, anche se il percorso passa
attraverso crepacuore, rifiuto e abbandono. La desolazione diventa
cruciale per nutrire la sua identità; il dolore a cascata si
trasforma in un mezzo per fare i conti con sé stesso. È amaro ma
necessario: le ferite aprono strade che prima non immaginava
nemmeno esistessero.
Perché qualcosa di grande possa
emergere, deve prima distruggersi interiormente; solo allora la
trascendenza diventa possibile. È un viaggio arduo ed esigente, che
richiede sottomissione totale e consapevolezza del tributo emotivo.
Il film esplora tanto i desideri latenti di Colin quanto la sua
graduale presa di coscienza di ciò che cerca davvero. È la madre a
organizzargli un appuntamento.
Si tratta di un motociclista in
abiti di pelle, taciturno. Colin ne resta immediatamente attratto.
La tensione sessuale è palpabile e lo lega subito a quell’uomo
(Alexander
Skarsgård). Al primo incontro, Ray gli chiede soltanto
di obbedire a un ordine diretto. Non incoraggia ulteriori
conversazioni, definendo Colin troppo ingenuo. Ma questo rifiuto
non basta a scoraggiarlo.
Colin si allontana da
Ray?
Colin aspetta e spera di rivederlo
al pub. Persiste. Alla fine Ray lo accoglie come partner, anche se
il significato abituale del termine è ben lontano dalla relazione
che si sviluppa. Quando Colin si trasferisce da lui, assume
immediatamente il ruolo di cuoco.
Ray gli scarica addosso le faccende
domestiche e lo tratta con maggiore severità rispetto al proprio
cane: l’animale può salire sul divano, mentre Colin deve dormire
sul tappeto. È un’umiliazione deliberata, e Ray è perfettamente
consapevole dell’effetto che esercita su di lui. A un osservatore
esterno, l’accordo potrebbe apparire manipolatorio e
sbilanciato.
Eppure il piacere segue
ritmi peculiari. Il film sviluppa questa dinamica con
gradualità, senza edulcorare. Colin è così coinvolto da dimenticare
la propria vita al di fuori di ciò che Ray stabilisce e controlla
implicitamente. L’inclinazione dominante di Ray esige che Colin si
offra in modo quasi servile, il che comporta anche un cambiamento
totale di aspetto.
Come fa Colin a compiacere
Ray?
Colin si rade i capelli arruffati e
indossa una catena d’acciaio al collo. Il cambiamento è brusco e
sconvolge profondamente la madre, già malata, mentre il padre tenta
di mediare per evitare conflitti accesi. Ma l’approvazione di Ray è
fondamentale per Colin, che modella la propria identità attorno a
lui.
Compiacere Ray diventa il suo
compito principale, scelto volontariamente. Minimizza le
preoccupazioni dei genitori e prova orgoglio quando Ray apprezza i
suoi sforzi. Racconta sorridendo a un collega che Ray lo elogia per
la sua dedizione. Sono piccole dosi di validazione che alimentano
il suo ego e lo spingono a continuare.
La relazione funziona attraverso
frammenti concessi con parsimonia: Ray ne offre alcuni, e Colin li
accoglie con desiderio. Avere un compagno affascinante come Ray
rafforza anche la sua immagine sociale; può vantarsi con i
colleghi, ignari però della vera natura del rapporto.
Spiegazione del
finale
La relazione attraversa vari
ostacoli, ma Colin finge che tutto vada bene. Sembra quasi trarre
piacere dal tormento. Durante un raduno di motociclisti con altri
sottomessi, Ray soddisfa prima un altro partner e solo dopo si
rivolge a Colin, il cui desiderio è ormai alimentato.
Ray accetta di incontrare i
genitori di Colin a cena. All’inizio la madre si mostra cordiale,
poi esplode: rivendica per il figlio il diritto a una relazione
trasparente. Perché tanto mistero? Quali segreti nasconde Ray?
La tensione cresce e la cena
finisce bruscamente. Le parole della madre colpiscono Colin: sa che
non sono infondate. Merita comprensione e rispetto. Il finale si
prolunga in una fantasia di normalità: Colin propone a Ray un
appuntamento “come una coppia qualunque”. Vanno a teatro, si
coccolano. Ray è visibilmente a disagio ma tenta di adattarsi.
Quando però Colin si avvicina per baciarlo, il volto di Ray si
oscura per paura e turbamento. Si allontana in fretta. È l’ultima
volta che Colin lo vede. Ray scompare quasi del tutto.
Dopo un periodo di lutto e
sofferenza, il film si chiude mesi dopo con una nota di speranza:
Colin inizia una nuova relazione con un altro dominante. Questa
volta, però, le regole sono più eque e chiare.
Temi: potere, identità e
mascolinità nel BDSM
Il film riflette sulla relazione
dom-sub senza giudizio, con apertura alla sperimentazione e alla
possibilità. Il percorso è costellato di difficoltà e tensioni, ma
può condurre alla libertà se si chiariscono i propri confini.
Colin viene ferito e umiliato
profondamente, sopporta nella speranza che il piacere giustifichi
l’attesa. Ma l’equilibrio è troppo instabile: le aspettative
divergono e la relazione è destinata al disastro.
Per rinnovarsi, Colin deve
sottomettersi, arrendersi e spezzarsi il cuore. Solo così può
comprendere come collocarsi nelle relazioni e cercarne di sane, in
cui sia valorizzato. Il film mostra dinamiche di potere complesse:
Colin crede erroneamente che rinunciare al rispetto lo avvicini a
Ray. Solo dopo impara a rivedere la propria posizione.
Pillion – amore senza freni parla di intimità e
potere così come vengono negoziati e rimodellati. Il film affronta
conversazioni difficili, mostrando Colin che gradualmente
acquisisce fiducia e forza per esprimere chiaramente ciò che vuole.
I suoi desideri, tuttavia, sono troppo disallineati rispetto a
quelli di Ray, e la relazione fallisce nonostante le apparenze.
Eppure questa esperienza lo orienta
verso una crescita maggiore. Colin è disposto a essere sottomesso,
purché i suoi desideri siano ascoltati e ricambiati, non respinti.
Quando la relazione si fonda su un equilibrio più accogliente e
compassionevole, può finalmente costruire un senso autentico di sé.
Ritrova fiducia e determinazione, avanzando verso una vita e
un’identità più solide.
La sequenza finale suggerisce
ottimismo e vitalità: Colin entra in una relazione più appagante,
in cui anche le sue esigenze vengono rispettate. Solo in tali
condizioni un rapporto può funzionare armoniosamente — al contrario
del disastro avvenuto con Ray, frutto di aspettative profondamente
sbilanciate.
Saber Interactive e Lionsgate
stanno lavorando a un videogioco di John Wick, con la star
Keanu Reeves che riprenderà il suo
ruolo in questo titolo d’azione single-player in terza persona.
Descritto come un videogioco AAA
“su misura per un pubblico adulto”, il titolo è
attualmente in fase di sviluppo per PlayStation 5, Xbox Series X e
PC, con il regista del franchise cinematografico John WickChad
Stahelski e Reeves coinvolti.
Il gioco John Wick, ancora senza titolo,
combinerà “l’impareggiabile e adrenalinico stile di
combattimento ‘gun-fu’ di John
Wick con la comprovata reputazione di Saber nel creare
esperienze di gioco emozionanti che lasciano i giocatori con la
voglia di sempre”.
Il gioco presenterà una
“narrativa di gioco originale ambientata nella linea temporale
di “John Wick” anni prima dell’Impossible Task. Amplierà la
tradizione del franchise in quel periodo con personaggi familiari
che i fan già conoscono e amano, oltre a nuovi avvincenti creati
appositamente per questa produzione”.
“Non vedo l’ora che i fan
possano vestire i panni di John Wick ed esplorare il mondo
multidimensionale di The High Table”, ha dichiarato
Jenefer Brown, Presidente di Global Products &
Experiences di Lionsgate. “Stiamo collaborando a stretto
contatto con il team dedicato di Saber per sviluppare un gioco che
catturi l’azione senza pari, le coreografie di combattimento che
hanno definito il brand, la costruzione di un mondo immersivo e
l’autenticità dei film”.
“John Wick è uno dei personaggi
più iconici nella storia del cinema d’azione. Saber è onorata di
lavorare al fianco di Chad, Keanu e del team Lionsgate in una vera
e propria collaborazione per dare vita al mondo di Wick in un gioco
AAA”, ha dichiarato Matthew Karch, CEO di
Saber Interactive.
Guarda il trailer del videogioco
John Wick, ancora senza titolo, nel
video di seguito.
Robert Downey Jr. tornerà quest’anno nel Marvel Cinematic Universe con
Avengers:
Doomsday, ma questa volta nei panni dell’antagonista
principale. Con l’ingresso di Dottor Destino nella timeline del
MCU, i registi del suo grande debutto in Avengers stanno finalmente
parlando di ciò che ci si può aspettare. In un’intervista con
Empire Magazine,
Anthony e Joe Russo hanno infatti
parlato di come il personaggio porterà il MCU a un nuovo livello. I
due hanno dichiarato: “Ci confrontiamo anche con la complessità
e la difficoltà di ciò che questi film possono fare a livello
narrativo”.
Hanno poi aggiunto: “Penso che
abbiamo trovato un nuovo livello in Doomsday”. Hanno anche
spiegato che “Victor von Doom richiede un certo tono”.
Tuttavia, il cast di Avengers: Doomsday vedrà anche il
ritorno di Chris Evans nei panni di Steve Rogers,
come rivelato in uno dei trailer del 2025. Il duo di registi ha
commentato il ritorno del veterano dell’MCU, affermando:
“Abbiamo un’affinità speciale con il personaggio, non riusciamo
a immaginare questa narrazione senza il suo ruolo centrale. Il
posto speciale che occupa all’interno dell’ensemble, in un certo
senso lo mantiene anche in futuro”.
La sinossi ufficiale conferma il ritorno di
Robert Downey Jr. all’interno dell’universo
Marvel, questa volta nel ruolo di Doom. La trama resta però al
momento sotto riserbo. Stephen McFeely e
Michael Waldron risultano accreditati come
sceneggiatori.
Il cast di Avengers: Doomsday è stato rivelato per
la prima volta durante una diretta streaming a sorpresa della
Marvel Studios, in cui diverse sedie hanno svelato il ritorno di
numerosi attori. Una delle grandi novità è il ritorno di diversi
attori degli X-Men
dell’era Fox-Marvel.
L’uscita di The
Mandalorian & Grogu si avvicina rapidamente e il
regista Jon Favreau ha rivelato alcune nuove
entusiasmanti informazioni sul film in arrivo. All’evento
Star
Wars: Most Wanted, Favreau ha infatti detto che il film è
quasi terminato e ha promesso che lui e il team creativo faranno
tutto il possibile per assicurarsi che il film sia degno di essere
visto al cinema.
Secondo Favreau, The Mandalorian & Grogu
hanno davvero alzato il livello della saga di Star
Wars. Dalla grafica e dai formati alle trame e allo
sviluppo dei personaggi, tutto sarà più grande che mai. Ha aggiunto
che sa che andare al cinema può essere una seccatura, quindi ha
voluto alzare l’asticella e assicurarsi che l’esperienza fosse
piacevole per tutti.
“Dobbiamo migliorare il nostro
gioco per il cinema, e questo significa formati più alti per
l’IMAX, costruire set che sfruttino appieno questa tecnologia.
Questo significa che gli effetti visivi devono essere di una
qualità e di un calibro tali da permetterci di migliorare tutto,
compresa la narrazione”, spiega il regista.
“Vogliamo accompagnarvi in
un’avventura, e quell’avventura deve riempire lo schermo e deve
essere qualcosa che, in questo momento in cui così tante cose
competono per la vostra attenzione, vi faccia smettere di fare
quello che state facendo e andare al cinema, sedervi in quella
sala, e non potrete metterlo in pausa e non potrete mangiare il
cibo dal vostro frigorifero, e dovrete andare lì e dovrete vivere
un’esperienza così bella da dire”, ha concluso Favreau.
Quando gli è stato chiesto di
fornire nuove informazioni su The Mandalorian &
Grogu, Favreau ha scherzosamente detto che Darth Vader è
il padre di Luke Skywalker. Tuttavia, ha rivelato alcuni dettagli
specifici non spoiler sullo spin-off. Ha affermato che Din Djarin
(Pedro Pascal) sta usando lo stesso
modello di nave, Grogu è “salito di livello” e che il personaggio
soprannominato dai fan Baby Yoda è ora un incrocio tra un Jedi e un
Mandaloriano.
Il cast di The Mandalorian & Grogu
The Mandalorian &
Grogu seguiranno le avventure dei personaggi titolari
mentre aiutano la Nuova Repubblica nella sua lotta contro i signori
della guerra imperiali. Il film è stato scritto da Favreau,
Dave Filoni e George Lucas. Oltre
a Pascal, nel cast figurano anche Sigourney Weaver (Colonnello Ward),
Jeremy Allen White (Rotta the
Hutt), Steve Blum (Zeb Orrelios) e Jonny
Coyne (Signore della guerra imperiale Janu Coin).
Fin dalla prima folata di vento
sulla brughiera, è chiaro che questo “Cime
Tempestose”, dal 12 febbraio nelle nostre sale
distribuito da Warner Bros, non è l’Heights di un tempo, ma una
visione alterata, a metà strada tra sogno e stato febbrile, dove
l’amore arde luminoso e muore giovane, e le generazioni che un
tempo seguivano vengono inghiottite interamente dal silenzio. La
versione del 2026 di Emerald Fennell
dell’immortale tragedia di Emily Brontë, con
Margot Robbie nel ruolo di Catherine Earnshaw
e Jacob Elordi in quello di Heathcliff, non
si limita ad adattare il romanzo: lo distilla.
Del romanzo rimane la tempesta di
Cathy e Heathcliff; viene scartato il lungo regolamento di conti
che Brontë dispiega con spietata pazienza. Riducendo la storia alle
sue passioni più febbrili, il film rimodella il significato stesso
del finale. Dove il romanzo parla di eredità, vendetta e pace
inquieta, il film si arresta al crepacuore e, così facendo, altera
l’anima della vicenda. Attraversiamo dunque entrambe le brughiere e
osserviamo ciò che è andato perduto, ciò che è stato trasfigurato e
ciò che, forse, è stato tradito.
Cortesia Warner Bros Discovery
Un racconto un tempo narrato due
volte, ora raccontato una sola
Il romanzo di Brontë è incorniciato
dalla distanza e dal ricordo. Il lettore entra per la prima volta a
Wuthering Heights attraverso gli occhi del signor Lockwood, un
estraneo il cui disagio rispecchia il nostro. Il suo incontro con
gli abitanti cupi della casa — un servo dal carattere aspro, una
giovane donna riservata e pungente, un ragazzo rozzo — prepara il
terreno alla memoria spettrale che segue. Attraverso il lungo
racconto della governante Nelly Dean, il passato
si dispiega come una tempesta ricordata. Il film ignora tutto
questo.
Non c’è Lockwood a restare attonito
sulla soglia. Nessuna notte bloccata dalla neve, nessun graffiare
disperato alla finestra, nessuna apparizione spettrale a introdurre
la tragedia. La storia non è più un racconto trasmesso da una voce
all’altra; è immediata, non filtrata, priva di quella sensazione
ossessiva di retrospezione. Abbandonando la narrazione
stratificata, il film rinuncia all’idea che questa vicenda marcisca
e riecheggi nel tempo. Non è più un’eredità di sofferenza,
ma una calamità isolata. Nel disegno di Brontë il passato
sanguina nel presente. Nella visione di Fennell, il passato si
consuma da sé.
Earnshaw trasformati e stirpi
cancellate
Nel romanzo, la casa degli Earnshaw
è un crogiolo di rivalità. Catherine non è figlia unica: ha un
fratello, Hindley, la cui gelosia e crudeltà alimentano l’amarezza
di Heathcliff. Il padre, pur con i suoi difetti, mostra bontà verso
l’orfano che porta a casa da Liverpool. È Hindley a degradare
Heathcliff, a picchiarlo, a ridurlo in servitù dopo la morte del
padre. Nel film questa crudeltà cambia volto.
Catherine (Margot Robbie) è figlia unica.
Hindley, con la moglie Frances e il figlio Hareton, non esiste. È
il padre Earnshaw (interpretato da Martin Clunes)
a diventare il tiranno, colpendo Heathcliff (Jacob Elordi) e umiliandolo. La fonte
dell’umiliazione di Heathcliff si modifica: nel romanzo nasce dalla
rivalità fraterna e dal risentimento di classe incarnato da
Hindley; nel film discende direttamente dalla brutalità
patriarcale.
Questo mutamento semplifica
il panorama morale. La discesa di Hindley nel vizio e nel
gioco d’azzardo, fondamentale per la futura vendetta di Heathcliff,
viene eliminata. L’intricata rete di decadenza familiare è recisa
di netto. Senza Hindley non può esserci Hareton; senza Hareton, il
futuro di Wuthering Heights svanisce. Il mondo di Brontë è fatto di
legami aggrovigliati e conseguenze generazionali. Quello del film è
più stretto, più solitario. Conosce solo tre cuori principali, e
quando uno smette di battere, la storia finisce.
Cortesia Warner Bros Discovery
I Linton reinventati e la vendetta
attenuata
Nel libro, l’episodio in cui
Catherine e Heathcliff spiano i Linton è decisivo. Lei viene
aggredita dal cane; viene accolta e raffinata; lui viene
allontanato e umiliato. Questo approfondisce il divario tra loro.
Più tardi, Hindley ed Edgar Linton deridono Heathcliff, alimentando
il suo voto di vendetta.
Il film riduce l’incontro a una
scena più intima. Catherine è sola quando viene scoperta. Scivola
con la gamba; Edgar la afferra. La violenza del cane, l’autorità
genitoriale dei Linton e l’umiliazione sociale inflitta a
Heathcliff sono attenuate o eliminate. Il commento sul ceto
e sulla classe, così penetrante nel romanzo, quasi scompare
nell’adattamento.
Nel testo di Brontë, la vendetta di
Heathcliff è metodica. Torna ricco e sfrutta la dipendenza di
Hindley dal gioco fino a ipotecare Wuthering Heights. Corteggia
Isabella Linton per ferire Edgar e Catherine. Ordisce matrimoni per
assicurarsi proprietà ed eredità. La sua vendetta è fredda come il
vento che spazza la brughiera.
Nel film, queste strategie si
dissolvono nell’ombra. Heathcliff ritorna e ottiene Wuthering
Heights, ma manca l’ingranaggio accurato della sua ritorsione.
Nessuna rovina elaborata di Hindley, nessun figlio Linton come
pedina. La narrazione della vendetta, così centrale nella seconda
parte del romanzo, si placa. Heathcliff appare meno
architetto della distruzione e più amante tragico
sconfitto.
Cortesia Warner Bros Discovery
Una stanza rosa e una furia
attenuata
Impossibile ignorare le audaci
scelte estetiche del film. La camera di Catherine, immaginata in
tonalità rosa confetto e concepita in armonia con l’incarnato di
Margot Robbie, contrasta nettamente con
l’austera penombra associata al romanzo. Dove Brontë evoca interni
ombrosi e spogli, il film osa morbidezza e artificio.
Anche il personaggio di Nelly
cambia. Nel film è una serva solida, sebbene imperfetta, talvolta
invadente ma radicata nella realtà. Nel romanzo ha un’aura più
ambigua, quasi complice delle miserie che racconta.
Il film indulge inoltre in una
sensualità appena accennata nelle pagine di Brontë. I baci si
prolungano. Gli abbracci si susseguono. La passione tra Catherine e
Heathcliff è resa con abbondanza corporea, mentre nel romanzo la
potenza risiede nell’intensità del sentimento espresso più
attraverso parole e gesti che attraverso la carne.
Amplificando l’elemento sensuale, il film rende l’amore
immediato e tangibile, forse a scapito della sua selvaggia
contenutezza.
La questione dell’aspetto di
Heathcliff
Tra le modifiche più discusse vi è
la scelta di Jacob Elordi come Heathcliff. Nel testo di
Brontë, Heathcliff è descritto come dalla pelle scura, di origine
ambigua e forse straniera, paragonato a uno zingaro, forse
proveniente da terre lontane (storicamente, potrebbe avere
plausibilmente origini indiane). Il suo essere estraneo non è solo
sociale ma anche etnico, sottolineando l’alienazione all’interno
della famiglia Earnshaw e della comunità.
La scelta del film ha suscitato
accuse di “sbiancamento” di un personaggio la cui alterità è
fondamentale per l’esplorazione del pregiudizio. Riducendo questo
aspetto, l’adattamento attenua la riflessione del romanzo
sull’esclusione. Heathcliff diventa meno l’estraneo permanente
segnato dalla differenza visibile e più l’eroe romantico tormentato
dai tratti familiari. Così il commento su casta ed emarginazione si
affievolisce.
Cortesia Warner Bros Discovery
Un finale reciso: morte senza
conseguenze
Qui sta il cuore della questione.
Nel film, Catherine muore prima di avere figli. Heathcliff resta,
devastato e desolato. La storia si chiude sul suo dolore. Nessun
erede, nessuna seconda generazione, nessun lento dispiegarsi delle
conseguenze nel corso dei decenni. Il sipario cala sulla
perdita.
Nel romanzo, Catherine muore dopo
aver dato alla luce una figlia, Cathy. Da lei nasce la seconda metà
della vicenda. Isabella partorisce un figlio malaticcio di
Heathcliff. Hareton, figlio di Hindley, cresce rozzo e incolto
sotto il dominio di Heathcliff. Con crudeltà calcolata, Heathcliff
intreccia i destini di questi giovani per possedere sia Wuthering
Heights sia Thrushcross Grange, dei Linton.
Gli anni passano. Cathy e Hareton,
inizialmente estranei e risentiti, giungono infine alla tenerezza.
Lei gli insegna a leggere; lui recupera dignità. Nella loro unione
risiede una fragile redenzione che sorge dalle macerie delle
passioni dei padri. Heathcliff, perseguitato dal ricordo di
Catherine, si consuma e muore nella sua vecchia stanza. Le
proprietà vengono restaurate. Le brughiere sussurrano di fantasmi
in pace.
Brontë non conclude con la sola
morte, ma con una restaurazione inquieta. L’amore, corrotto in una
generazione, trova espressione più mite nella successiva. Il film
abbandona del tutto questo arco. Fermandosi alla morte di
Catherine e al dolore di Heathcliff, trasforma una saga di eredità
in una tragedia di devozione esclusiva. Nessuna Cathy ad
addolcire il lascito, nessun Hareton a reclamare Heights, nessun
accenno al fatto che il tempo possa temperare l’ira. La brughiera
resta sospesa nel lutto, non nel rinnovamento.
Cosa si guadagna e cosa si
perde?
Concentrandosi sulla prima metà del
romanzo, il film intensifica l’immediatezza.
L’amore tra Catherine e Heathcliff diventa l’unico sole attorno a
cui tutto ruota. Per chi privilegia la loro storia sopra ogni cosa,
questa scelta può apparire potente e pura. Eppure qualcosa di
profondo viene sacrificato.
Il genio di Brontë non consiste
solo nel ritrarre un amore feroce come il fulmine, ma nel
tracciarne gli effetti rovinosi attraverso le generazioni. Scrive
di proprietà e orgoglio, di confini sociali e vendetta, di figli
che portano il peso dei peccati dei genitori. Il suo finale
suggerisce che, sebbene la passione possa devastare, il tempo e
l’umiltà possano ancora guarire.
Il film, al contrario, sceglie la
ferita eterna invece della lenta ricucitura. Ci lascia con un
Heathcliff non redento, una Catherine non redenta, e un mondo in
cui la violenza dell’amore non ha contrappeso. I fantasmi possono
ancora vagare, ma non vi sono cuori vivi a rimettere ordine nella
casa.
Una brughiera
reinventata
Il “Cime
Tempestose” di Emerald
Fennell è visionario a suo modo, audace nei colori,
fervido nella sensualità, e disposto a ridurre una narrazione ampia
al suo nucleo più incendiario. La Catherine di Margot
Robbie brucia di tragico ardore; l’Heathcliff di
Jacob Elordi medita in intensa ferita. La loro
unione non è una leggenda distante, ma una conflagrazione
immediata.
Tuttavia, scambiando ampiezza con
concentrazione, l’adattamento rimodella il significato di Brontë.
Il romanzo si chiude con tombe affiancate, con proprietà
restituite, con giovani amanti che progettano un futuro più dolce.
Parla, nella sua cupezza, di cicli compiuti e tempeste placate.
Il film termina ancora nella
tempesta. E così la domanda resta sospesa come nebbia sulla
brughiera: “Cime
Tempestose” è la storia di un amore che ha
distrutto tutto, o di un mondo che, spezzato, si è lentamente
ricomposto? Brontë risponde con la continuità. Fennell risponde con
la frattura.
James Cameron rivela di aver pianto
due volte mentre guardava un nuovo film shakespeariano candidato
all’Oscar sull’amore e la perdita.
Cameron ha dominato i cinema nel
2025 con l’uscita di Avatar: Fuoco e
Cenere. Il suo ultimo film d’azione fantascientifico
ha incassato 1,441 miliardi di dollari al botteghino globale, a
fronte di un budget stimato di oltre 500 milioni di dollari.
Tuttavia, non è l’unico film che ha lasciato un segno importante
nella sua vita l’anno scorso.
IndieWire riporta che, in
una recente tavola rotonda di registi ospitata da The Hollywood
Reporter, Cameron ha rivelato alla regista Chloé
Zhao che il suo dramma in costume Hamnet – Nel
Nome del Figlio lo ha fatto piangere “più
volte“. Il creatore del franchise di Avatar ha spiegato quanto si sia emozionato
guardando il film due volte, chiedendole come fosse riuscita a
rendere la premessa del film così empatica:
Ho pianto entrambe le volte,
più volte nel film. Il tuo superpotere è l’empatia. Allora, cosa
diavolo ci fai a Hollywood? Come fai a destreggiarti in questa
situazione e riuscire comunque a tenere il cuore aperto? C’è un
trucco? Vorrei saperlo personalmente. Sembra che il tuo legame con
la natura sia il fulcro di tutto.
Hamnet – Nel
Nome del Figlio è basato sull’omonimo romanzo del 2020
di Maggie O’Farrell, che racconta la vita di
William Shakespeare (Paul Mescal) e di sua moglie,
Anne Hathaway (Jessie Buckley) che nella storia però
prende il nome di Agnes, dopo la morte del figlio Hamnet (Jacobi Jupe). Il film
ipotizza che l’opera teatrale Amleto sia stata usata come
meccanismo di difesa per il drammaturgo.
Hamnet ha ottenuto il plauso della
critica e numerose candidature agli Oscar.
Nella loro conversazione, i due
hanno parlato dell’importanza della narrazione, in particolare del
modo in cui affrontano le storie come mezzo per elaborare la
realtà. Zhao, che ha scoperto Cameron grazie ai film di
Terminator, ha spiegato gran parte del suo
processo creativo, in particolare attraverso le sequenze più
emozionanti del film. Questi hanno contribuito a elevare i temi e i
messaggi centrali del film.
L’elogio emotivo di Cameron
riflette quanto il film sia riuscito nell’intento prefissato. Gli
elementi emotivi hanno permesso ai personaggi di Hamnet – Nel
Nome del Figlio di brillare nei loro ruoli, con
attenzione rivolta alla dinamica della coppia dopo la perdita del
figlio. È questo che, come dice Cameron, li rende più empatici e la
storia più umana.
Si collega anche in qualche modo
all’ultimo film del regista, Avatar. I personaggi di
Avatar: Fuoco e Cenere affrontano
anche la tragica perdita di Neteyam (Jamie Flatters) alla
fine di La via dell’Acqua. Il dolore è
una costante in entrambi i film, sebbene attraverso lenti molto
diverse. L’importanza che Cameron attribuisce alla famiglia nel suo
lavoro spiega il suo legame emotivo con
Hamnet.
Seguito di Scream
6 del 2023, il prossimo capitolo della longeva saga
horror, Scream
7, vedrà il ritorno di Neve Campbell
nei panni di Sidney Prescott, che dovrà affrontare un nuovo killer
Ghostface. Oltre alle uccisioni sanguinose, i film di
Scream sono però amati per il loro umorismo
meta-horror e la narrazione, un elemento che potrebbe tuttavia
passare in secondo piano nel prossimo film slasher.
In un’intervista con Empire Magazine, il regista Kevin
Williamson, che ha scritto i primi quattro film della
serie, ha però suggerito che Scream
7 è destinato a eliminare proprio questi elementi
fondamentali della serie. Il meta-commento non sarà dunque al
centro del nuovo film, che darà invece priorità a una storia che
parla di eredità e famiglia. “Questo film non ha davvero
quell’obiettivo meta. Continua l’eredità di Sidney Prescott. Parla
di sua figlia. Parla della famiglia”.
Uno degli elementi che ha distinto
il primo film Scream di Wes
Craven dai suoi contemporanei è stata la sua intelligente
sovversione e decostruzione dei tropi horror collaudati e veri.
Ogni nuovo capitolo ha portato avanti quest’impostazione, con
Scream del 2022 che si appoggia al meta-commento
sulla moda hollywoodiana dei sequel legacy. Sebbene Williamson non
stia dicendo che il suo prossimo film sarà privo dell’umorismo meta
della serie, il suo commento sembra confermare che questo elemento
non sarà in primo piano, con il viaggio e la famiglia di Sidney
sotto i riflettori.
La storia di Scream
7 segue Sidney nella piccola città di Pine Grove,
nell’Indiana, dove si è costruita una nuova vita insieme alla
figlia Tatum (Isabel May). Mentre cerca di vivere
una vita tranquilla, un nuovo Ghostface inizia a prendere di mira
lei e tutti quelli che la circondano, dando vita a un nuovo
conflitto sanguinoso e terrificante.
Il film incentrato su Sidney segue
due episodi che hanno visto protagonisti un nuovo gruppo di
personaggi. Tuttavia, Scream VI ha segnato la fine
della trama, con Melissa Barrera, che interpretava Sam,
licenziata dal film per i suoi commenti filopalestinesi sul
conflitto di Gaza. Jenna Ortega ha poi abbandonato il progetto
per problemi di calendario.
Scream 7 vedrà
anche un nuovo regista rispetto ai due precedenti capitoli della
serie, il creatore Kevin Williamson, che ha
scritto i primi quattro film. Ha co-sceneggiato l’ultimo capitolo
con Guy Busick, autore del quinto e sesto film
della serie. Sulla base del trailer, il film promette alcune delle
migliori uccisioni di Scream, insieme a una storia
straziante sulla famiglia.
Avatar non ha ancora finito di rendere i suoi
film ancora più realistici. I supervisori VFX di
Avatar, Richard Baneham, Eric
Saindon e Daniel Barrett, hanno rivelato
come Avatar 4 e Avatar
5 porteranno gli elementi visivi del franchise a
livelli ancora più elevati. Uno dei maggiori punti di forza del
terzo film sono stati gli effetti visivi, e le recensioni di
Avatar: Fuoco e
Cenere hanno sottolineato quanto fosse realistico
Pandora.
Parlando con The Hollywood
Reporter, tuttavia, i principali supervisori VFX del franchise
hanno rivelato l’intenzione di andare oltre
l’attuale livello di realismo per i futuri capitoli di
Avatar. Hanno spiegato come, nonostante
l’aspetto “fotorealistico” dell’ultimo film, abbia senso
provare a spingere ulteriormente quel limite. Ciò significa
raggiungere un livello di dettaglio di gran lunga superiore a
quanto ottenuto finora:
Richard Baneham:La qualità degli effetti visivi non smette di evolversi, ma ha
raggiunto un livello di realtà visiva che si avvicina molto a
quello fotografico. Il soggetto che trattiamo tende a non essere
reale, ed è difficile da questo punto di vista, ma credo che ci sia
un reale margine di miglioramento nel processo e nella pulizia dei
flussi di lavoro. Credo anche che [Avatar 4 e 5] presentino delle
sfide davvero interessanti dal punto di vista degli effetti
visivi.
Daniel Barrett:Più impari, più impari le piccole cose che non conosci. Il
dettaglio che stai inseguendo diventa sempre più piccolo, ma per
molti versi diventa sempre più importante. Quindi sì, penso che si
possa migliorare.
Eric Saindon:Se non ci impegnassimo per ottenere di più, la maggior parte
dei nostri artisti si annoierebbe molto.
Gli effetti di Avatar: Fuoco e
Cenere hanno rappresentato un notevole
miglioramento rispetto ai due film precedenti, che già vantavano
effetti visivi di altissima qualità per i rispettivi periodi.
Eppure, dato il livello di ambizione che il creatore James Cameron e la sua troupe hanno per i
prossimi film di Avatar, sembra che questa ricerca di miglioramento
sia tutt’altro che finita.
Al momento in cui scriviamo,
l’uscita di Avatar 4 è prevista per il 21
dicembre 2029, mentre Avatar 5 arriverà
nelle sale il 19 dicembre 2031. Questo intervallo pluriennale tra
il terzo e il quarto capitolo sarà il secondo più grande del
franchise, dopo il periodo compreso tra il 2009 e il 2022 tra il
primo e il secondo. Questo offre ampio tempo per i miglioramenti
tecnologici.
Ma non c’è garanzia che entrambi i
film verranno realizzati. Secondo Cameron, gli incassi di Avatar: Fuoco e
Cenere devono essere abbastanza alti da giustificare
altri due film. Finora, il film ha registrato il più basso incasso
cinematografico tra tutti i film della saga. Ha incassato 1,441
miliardi di dollari a fronte di un budget stimato di oltre 500
milioni di dollari.
Nonostante l’incertezza che
circonda il futuro della saga, i responsabili degli effetti visivi
sono determinati a rendere i prossimi capitoli ancora migliori di
quelli già esistenti. Non è chiaro quanti soldi saranno necessari
per spingersi ancora oltre, ma, date le loro dichiarazioni
fiduciose, la maestria artistica troverà il modo di emergere in
ogni caso.
Considerato quanto
Avatar abbia già elevato gli effetti visivi sul
grande schermo, il quarto e il quinto film dovranno superare un
livello molto alto se vorranno stupire. Tuttavia, con la
possibilità di ulteriori modifiche dietro le quinte e di risorse
aggiuntive dedicate agli effetti, gli ultimi due film hanno la
possibilità di surclassare di gran lunga tutto ciò che è venuto
prima.
Emerald Fennell
affronta la possibilità di un seguito al suo controverso
adattamento cinematografico del libro Cime tempestose, che copre solo
circa la metà del materiale originale. Il film, ora
nelle sale (leggi
qui la nostra recensione), vede Margot Robbie nei panni di Catherine Earnshaw
e Jacob Elordi in quelli di Heathcliff, due dei
personaggi più famosi della letteratura inglese. Il romanzo di
Emily Brontë del 1847 racconta non solo la relazione destinata al
fallimento tra Cathy e Heathcliff, ma anche le vite dei personaggi
della generazione successiva. Tuttavia, la maggior parte degli
adattamenti del romanzo coprono solo la prima parte.
Lo stesso vale per il film di
Fennell, che si concentra sull’infanzia di Cathy e Heathcliff e sui
loro sentimenti appassionati l’uno per l’altra, anche dopo che
Cathy ha sposato Edgar Linton (Shazad Latif) da
adulta. Quindi, in realtà c’è materiale sufficiente per realizzare
un sequel. Tuttavia, in un’intervista con Ash Crossan di
ScreenRant, Fennell ha commentato: “Oh mio Dio. Riuscite a
immaginare Cime tempestose 2? Più Cime, più tempestose”.
La regista di Saltburn ha
poi aggiunto: “Il fatto è che questo libro è così denso, così
complicato e così epico. Si svolge nell’arco di diverse
generazioni“. Ha spiegato che il materiale di partenza è così
vasto che ”l’unica possibilità era quella di realizzare una
miniserie, o anche una serie di 10 episodi, in cui dare a tutto
l’attenzione necessaria per essere completamente fedeli al
libro“, oppure scegliere cosa mantenere e cosa no.
“Oppure si fa quello che ho
fatto io qui e si crea una propria risposta al libro e alle
emozioni che ha suscitato”, ha detto Fennell. “Le cose che
si vorrebbe fossero successe o non fossero successe”. In
precedenti interviste, Fennell ha discusso di come il suo Cime
tempestose sia
un’interpretazione personale, non solo per ciò che omette, ma
anche per come descrive ciò che include.
Cosa accade nel resto di Cime
tempestose?
Ma nell’originale della Brontë, la
storia continua dopo la fine disastrosa della relazione tra Cathy e
Heathcliff. Heathcliff seduce e sposa la sorella di Edgar, Isabella
(Alison Oliver), che in seguito fugge dal
matrimonio violento e dà alla luce un figlio. Heathcliff riesce
anche a manipolare i debiti del fratello di Cathy, Hindley, per
prendere il controllo della tenuta di famiglia, chiamata appunto
Wuthering Heights.
Dopo un violento scontro con
Heathcliff, Cathy muore di parto, lasciando una figlia, anch’essa
di nome Cathy. Alla fine, Heathcliff trama per far sposare suo
figlio (di nome Linton) con la giovane Cathy, poiché Linton è
l’erede maschio di Edgar. Così, dopo la morte di Edgar, Heathcliff
controlla sia Wuthering Heights che Thrushcross Grange dei Linton
attraverso suo figlio.
Tuttavia, dopo aver ottenuto la sua
vendetta sugli Earnshaw e sui Linton per gli abusi subiti da
bambino, Heathcliff rimane senza nulla. Alla fine muore anche lui,
e si dice che i fantasmi suoi e di Cathy infestino la brughiera,
mentre la generazione più giovane (compreso il figlio di Hindley,
Hareton) riesce a trovare un po’ di pace una volta liberatasi di
lui. Ma l’adattamento di Fennell non è insolito per aver
tralasciato tutto questo.
Come ha funzionato in gran parte
per i film precedenti di Cime tempestose,
concentrarsi sulla storia originale di Cathy e Heathcliff ha
portato al successo Fennell. Il punteggio di Rotten Tomatoes per
Cime tempestose del 2026 è attualmente al 66%, e si prevede che
dominerà il botteghino. Coloro che criticano il film contestano
però elementi diversi dalla portata della storia.
Michelle Yeoh ha finalmente espresso la sua
opinione in merito all’esclusione di Wicked – Parte
2 dagli Oscar del 2026.
Il primo film di Wicked ha vinto i
premi per i Migliori Costumi e la Migliore Scenografia. È stato
anche candidato per Miglior Film, Migliore Attrice Protagonista
(Cynthia Erivo), Migliore Attrice Non
Protagonista (Ariana Grande), Miglior Montaggio,
Miglior Trucco e Acconciatura, Miglior Colonna Sonora Originale,
Miglior Sonoro e Migliori Effetti Visivi. Wicked – Parte
2, invece, è stato completamente
snobbato quando le nomination sono state rivelate la mattina del 22
gennaio.
Durante un’intervista con Variety, Yeoh ha
parlato della mancanza di nomination agli Oscar per Wicked – Parte
2. Ha ammesso di essere rimasta
“sotto shock” quando ha appreso la notizia.
Michelle Yeoh, che ha vinto l’Oscar per
Everything Everywhere All At Once, si è
chiesta se i membri votanti abbiano scelto di ignorare Wicked – Parte
2 perché il primo film ha ricevuto
riconoscimenti, in modo che altri film avessero la possibilità di
brillare. Se questo ha avuto un ruolo, lei è fermamente in
disaccordo con la decisione. “No, dai! È un film così bello e
ben fatto”, ha esclamato.
Come minimo, Wicked – Parte
2 si è meritato le nomination agli Oscar
per Migliori Costumi, Miglior Trucco e Acconciatura, Miglior Regia,
Miglior Fotografia e Miglior Scenografia, secondo Yeoh, che ha
aggiunto: “Se lo si confronta [con i candidati del 2026],
dovrebbe esserci”.
Michelle Yeoh ha continuato dicendo che
Wicked – Parte
2 non è una replica di Wicked. “È
più elaborato e ci sono molte più nuove destinazioni in Wicked: For
Good”. Crede che tutto il duro lavoro profuso nella produzione
debba essere riconosciuto. “Sono rimasta davvero, davvero molto
delusa” quando il film non ha ricevuto un premio agli
Oscar.
“Non sono sorpresa. Sono sotto
shock! Davvero. Credo che a volte il problema sia che la gente
pensa: ‘Oh, hai già ottenuto così tanto con il primo, lascia che
gli altri abbiano una possibilità’. Ma poi ti ritrovi a dire: ‘No,
dai!’. È un film così bello e ben fatto. Paul [Tazewell] per i
costumi, le acconciature e il trucco. Se lo si confronta [con i
concorrenti di quest’anno], dovrebbe essere lì. Per Jon Chu, per
[la direttrice della fotografia] Alice Brooks, per la scenografia.
Non è la replica del primo. È più elaborato e ci sono molte più
nuove destinazioni in Wicked: For Good. Quindi sono rimasta
davvero, davvero molto delusa.”
Michelle Yeoh ha interpretato Madame
Morrible in entrambi i film di Wicked, un
personaggio che cerca di ottenere potere su Oz manipolando tutti
coloro che la circondano, comprese Elphaba e Glinda.
Non è una cantante, quindi
inizialmente non si sentiva l’attrice migliore per interpretare la
Morrible, ma alla fine è stata disposta a correre un rischio e ha
imparato molto dalla sua “straordinaria vocal coach” per
realizzare l’interpretazione accattivante vista sullo schermo.
“Non che non volessi esserlo.
Stiamo parlando di un film con Cynthia Erivo e Ariana Grande e c’è
anche il canto. Ho pensato: ‘Jon, questa Madame Morrible canta,
giusto? E io non canto’. È questo il bello del correre rischi, sai?
E Jon, che è così affascinante, ha detto: ‘Ah, è un gioco da
ragazzi!'” E penso che alla fine della giornata, devi essere
disposto a imparare una nuova abilità, fondamentalmente. Così mi
hanno trovato un’insegnante di canto fantastica. E ho imparato
tantissime cose. In genere, sono terrorizzato dal canto perché
penso di avere una voce molto roca e bassa. Voglio dire, la
mattina, quando chiamo per il servizio in camera, c’è un ‘Sì,
signor Yeoh’, e io rispondo: ‘Amico, mio padre non c’è, ok?’ Mi
scambiano sempre per un uomo.”
L’esperienza cinematografica in due
parti ha avuto origine tra le pagine di Wicked: The
Life and Times of the Wicked Witch of the West, il
racconto revisionista di Gregory Maguire de Il Mago di
Oz.
Otto anni dopo l’uscita del romanzo, un adattamento musicale di
Stephen Schwartz e Winnie Holzman
ha debuttato a Broadway e ha vinto i premi come Migliore Attrice in
un Musical (Idina Menzel), Migliore Scenografia e
Migliori Costumi ai Tony Awards.
C’è un momento, nell’adolescenza,
in cui tutto sembra definitivo: un amore, un litigio, una frase
detta male in corridoio. Love Me Love Me lavora proprio su quel
tipo di assolutismo emotivo, su quella sensazione febbrile che
trasforma ogni giornata in una piccola apocalisse privata. Basato
sull’omonimo romanzo di Stefania S., il film – disponibile dal 13
febbraio su Amazon Prime Video – mette in scena un racconto
di formazione dal cuore romanticamente classico, ma con uno sguardo
contemporaneo capace di intercettare fragilità e pressioni molto
riconoscibili.
Al centro c’è un triangolo amoroso
che non si limita a essere motore narrativo, ma diventa lente
attraverso cui osservare desiderio, appartenenza e identità.
Cortesia Prime Video
Un triangolo amoroso che
parla di scelta
La protagonista è June White
(Mia
Jenkins), ragazza inglese che si trasferisce in Italia
per seguire la madre, pittrice, in un cambiamento che ha un forte
sapore di rinascita. L’arrivo a Milano è, per June, una frattura:
lasciare casa significa perdere coordinate, amicizie, certezze. E
il film riesce a far percepire quell’instabilità non come un
semplice espediente narrativo, ma come una condizione emotiva.
È alla Saint Mary, scuola
internazionale milanese, che June incontra i due poli del suo
conflitto interiore: Will Cooper (Luca
Melucci) e James Hunter (Pepe
Barroso Silva).
Will è lo studente modello della
“Milano bene”, quello che sa stare al mondo e dentro le
aspettative: educato, controllato, affidabile. James, al contrario,
è burrascoso, inquieto, con una passione per la boxe che sembra
tanto un hobby quanto un lavoro. Sono migliori amici, ma anche
opposti complementari: la calma e la tempesta. June arriva e
diventa fin da subito una variabile imprevista, rappresentando per
i due amici una possibilità: di cambiare, di sentirsi visti, di
essere amati.
E qui Love Me Love
Me centra perfettamente una delle sue intuizioni più
efficaci: non racconta il triangolo come una gara o un gioco di
conquista, bensì come un dilemma interiore. June non sceglie solo
chi amare, ma chi diventare.
Love Me Love Me: il liceo
come universo totale
La Saint Mary non è soltanto
un’ambientazione: è un microcosmo, un palcoscenico sociale in cui
ogni gesto pesa. Il film restituisce bene quel senso di vita “in
vetrina” tipico dell’età liceale: gli sguardi degli altri sono
giudizi, le amicizie sono alleanze, l’amore è un’identità pubblica
oltre che privata.
Accanto ai protagonisti si muove un
gruppo di amici che, pur restando sullo sfondo, contribuisce a
costruire un mondo credibile: Blaze (Michelangelo
Vizzini), Amelia (Andrea
Guo) e Jackson (Madior
Fall). Sono presenze che ampliano lo spettro emotivo
della storia e ricordano che l’adolescenza non è mai un’esperienza
solitaria: è un caos condiviso, una confusione collettiva in cui si
cresce anche imitando, confrontandosi e, talvolta,
scontrandosi.
Il film segue i sentimenti, le
avventure e i ricordi dei ragazzi con un andamento che alterna
slanci romantici e momenti più intimi, quasi diaristici. A volte
sembra di assistere a un ricordo in costruzione: non importa tanto
ciò che accade, quanto piuttosto ciò che resterà.
Cortesia Prime Video
Primi amori: tutto è
troppo, tutto è vero
Love Me Love
Me funziona soprattutto quando abbraccia la logica
emotiva dell’adolescenza: la sproporzione. I primi amori sono
totalizzanti non perché siano necessariamente giusti, ma perché
sono i primi a dare un nome a ciò che si prova. E quando finalmente
si riesce a definire le proprie emozioni “amore”, quel sentimento
diventa enorme, occupa tutto.
Il film racconta bene anche
l’ambivalenza tipica di quell’età: desiderare qualcuno e, al tempo
stesso, temerlo. Voler essere scelti e avere paura di essere
scoperti. Sentirsi invincibili e fragilissimi nello stesso
momento.
June è una protagonista che incarna
questo cortocircuito: straniera, nuova, vulnerabile, ma anche
capace di un magnetismo che non è seduzione, ma voglia di
connessione. E i due ragazzi che la circondano sono, in modi
diversi, figure speculari: Will è l’amore che rassicura, James
l’amore che brucia.
Love Me Love Me: salute
mentale e corpo come campo di battaglia
Sotto la superficie romance,
Love Me Love Me lascia emergere un tema più
scuro e attuale: la salute mentale. Non è un film che si trasforma
in manifesto o in trattato, ma si percepisce la volontà di
suggerire che dietro l’apparenza perfetta dei personaggi, si
nascondano forti fragilità.
Questo vale soprattutto per i
personaggi maschili, ed è interessante perché ribalta uno
stereotipo frequente: qui la vulnerabilità non è solo un attributo
della protagonista. Will e James, entrambi, portano sulle spalle
pressioni diverse e ugualmente logoranti.
Cortesia Prime Video
Una storia classica, ma
non fuori dal tempo
Dal punto di vista narrativo,
Love Me Love Me segue un’impostazione
piuttosto classica: triangolo, amicizie, gelosie, rotture e
riavvicinamenti. Ma ciò che lo rende contemporaneo è la capacità di
raccontare l’adolescenza non come un ricordo edulcorato, bensì come
una zona emotiva instabile, piena di contraddizioni.
Non tutto è perfettamente
bilanciato e a tratti il film indulge in alcune dinamiche
prevedibili del genere, ma è anche vero che la sua forza sta nella
sincerità con cui sceglie di essere esattamente ciò che è: un
racconto sentimentale che vuole parlare a chi ha amato, a chi ha
scelto (magari troppo presto), a chi ha confuso un colpo di fulmine
con un destino.
Young Romance da
vedere
Love Me Love
Me è un film che usa la cornice del romance per
raccontare qualcosa di più profondo: la paura di non essere
abbastanza, la voglia di essere visti, l’urgenza di appartenere. Il
triangolo tra June, Will e James non è soltanto una dinamica da
tifo, ma una rappresentazione di quella fase della vita in cui
l’amore sembra una questione di sopravvivenza.
Ed è forse questo il suo merito
principale: ricordarci che l’adolescenza non è un preludio alla
vita vera. È già vita vera, solo più rumorosa e più assoluta.
Il
film Paradiso amaro (leggi
qui la recensione) del 2011, diretto da Alexander
Payne, è un adattamento del romanzo The Descendants di Kaui Hart
Hemmings, che racconta la complessa storia di una famiglia
alle prese con segreti, conflitti e la malattia della madre. La
sceneggiatura di Payne mantiene il tono originale del libro,
alternando momenti drammatici a sottili spunti di ironia,
evidenziando la difficoltà dei legami familiari e la ricerca di
senso in situazioni inattese. La narrazione si concentra sulla
figura di Matt King, interpretato da George Clooney,
alle prese con scelte morali e conflitti personali in un contesto
contemporaneo hawaiano.
Per Clooney, Paradiso amaro rappresenta uno dei
ruoli più intensi e riflessivi della sua carriera, lontano dal
glamour dei blockbuster e dai ruoli più leggeri o romantici che lo
hanno reso celebre. Il personaggio di Matt King è complesso: uomo
di successo ma emotivamente distante, è costretto a confrontarsi
con la malattia della moglie e a prendere decisioni decisive per le
figlie e per la proprietà di famiglia. Il film offre a Clooney
l’opportunità di esplorare una recitazione più introspettiva,
evidenziando sfumature emotive profonde e una vulnerabilità rara
nella sua filmografia.
Paradiso
amaro appartiene al genere dramedy, mescolando elementi
drammatici a momenti di leggerezza che offrono respiro alla
narrazione. Il film affronta temi universali come la famiglia, il
lutto, il tradimento e la necessità di perdonare se stessi e gli
altri, inserendoli in un contesto visivamente e culturalmente
affascinante come quello delle Hawaii. L’uso di paesaggi mozzafiato
e momenti di quiete contrasta con le tensioni emotive dei
protagonisti, sottolineando l’idea di un paradiso in cui le
difficoltà della vita sono inevitabili. Nel resto dell’articolo si
proporrà un’analisi dettagliata del finale del film e delle sue
implicazioni narrative e tematiche.
Protagonista del film è l’avvocato
Matt King, discendente di una facoltosa famiglia
hawaiiana. Marito indifferente e padre assente, egli è ora
impegnato in un importante affare che riguarda la possibile vendita
dei territori di famiglia sull’isola di Kauai, di cui è
amministratore fiduciario. I suoi cugini, con cui ha la
comproprietà dei terreni, spingono affinché la cessione si
verifichi, così da poterne ricavare milioni di dollari. Matt però
non è convinto di voler svendere così il patrimonio naturale
ereditato.
A sconvolgere ancor di più la
situazione arriva la notizia che la moglie
Elizabeth è stata vittima di un incidente nautico
e che è entrata in coma irreversibile. Da quel momento Matt si
trova a doversi prendere più cura della figlia adolescente
Alexandra e della piccola
Scottie, facendo così il padre a tempo pieno e
scoprendo finalmente tutto ciò che non sapeva delle due figlie.
Attraverso un litigio con la più grande delle due, Matt viene
infine a sapere che Elizabeth aveva un amante, di cui deciderà poi
di andare alla ricerca.
La spiegazione del finale del
film
Nel
terzo atto di Paradiso amaro, Matt King affronta
le conseguenze della malattia irreversibile della moglie Elizabeth
e il conflitto familiare legato alla vendita dei terreni di Kauai.
Dopo aver viaggiato con le figlie per permettere a Brian, l’amante
della moglie, di salutarla, Matt affronta un momento di profonda
riflessione sul tradimento e sul valore della famiglia. Tornati a
casa, Matt prende decisioni decisive per il futuro dei terreni e
della famiglia, affrontando i cugini contrari e riaffermando il suo
ruolo di padre e custode del patrimonio, dimostrando fermezza e
chiarezza morale.
Il
racconto si risolve con Matt che affronta la verità sul tradimento
di Elizabeth, trovando la forza di perdonarla e accompagnandola nel
suo ultimo momento di vita. Dopo aver concesso alle figlie di dire
addio, Matt assiste alla morte della moglie e partecipa al rituale
di dispersione delle ceneri in mare, simbolo di un distacco
doloroso ma necessario. La famiglia, pur segnata dal lutto, ritrova
equilibrio e vicinanza: Matt, Alex e Scottie condividono momenti di
affetto, ricostruendo la quotidianità sotto la coperta dell’amore
familiare e della memoria di Elizabeth.
Il finale riflette il completamento dei temi principali del film:
l’elaborazione del lutto, il perdono e l’importanza dei legami
familiari. La morte di Elizabeth, sebbene tragica, permette a Matt
di comprendere il valore della compassione e dell’accettazione,
affrontando le proprie colpe e quelle altrui. La scelta di non
rivelare l’infedeltà della moglie prima della morte diventa un atto
di protezione e rispetto, mostrando come l’amore familiare possa
prevalere sulle ferite emotive e come la comprensione possa offrire
pace interiore.
Inoltre, la risoluzione delle questioni legate ai terreni di Kauai
enfatizza la responsabilità e la lungimiranza morale di Matt.
Scegliendo di non cedere alla pressione dei cugini e preservando
l’eredità familiare, il protagonista mette in pratica i valori di
integrità, prudenza e senso di appartenenza. La sua azione rafforza
il legame con le figlie, dimostrando che la protezione dei valori
familiari e della memoria di Elizabeth è parte integrante della
crescita e della maturità personale, completando il percorso di
riconciliazione interiore.
Il messaggio che il film
lascia è quello della resilienza e della centralità della famiglia
nelle difficoltà. La vicenda di Matt e delle figlie evidenzia come
perdono, empatia e responsabilità siano strumenti fondamentali per
affrontare il dolore e le sfide morali. Paradiso
amaro chiude con un momento di quotidianità semplice e
condivisa, suggerendo che, anche dopo la perdita e il tradimento,
l’amore e la vicinanza tra le persone care possono fornire sostegno
e speranza. La scena finale preannuncia la possibilità di
ricomporre i legami e costruire un futuro equilibrato nonostante il
dolore.
Focus – Niente è come
sembra (leggi
qui la recensione), con Margot Robbie e Will Smith, è pieno di colpi di scena,
tradimenti e alleanze segrete fino agli ultimi istanti, e il finale
del film potrebbe richiedere qualche spiegazione. Ogni personaggio
del film ha avuto un ruolo nel rendere credibili i colpi di scena,
ma nemmeno loro sono riusciti a rendere completamente chiare tutte
le sorprese presenti. Ci sono stati infatti diversi punti salienti
della trama che si sono verificati solo negli ultimi 30 minuti del
film e che potrebbero richiedere una spiegazione.
Sebbene Nicky (Will
Smith) fosse stato assunto per truffare il rivale di
Garriga (Rodrigo Santoro), il finale di Focus – Niente è
come sembra ha rivelato che il suo vero piano era quello
di vendere versioni autentiche del suo software di iniezione del
carburante EXR. Sfortunatamente, il suo piano non è andato liscio e
sia Nicky che Jess (Margot
Robbie) sono stati catturati da Garriga e dal suo capo
della sicurezza, Owens (Gerald McRaney). Da quel
momento in poi, tutto nel finale è successo molto rapidamente:
Nicky è stato colpito, Owens ha rivelato di essere suo partner e
padre prima di salvargli la vita, poi ha tradito Nicky e si è preso
i soldi.
Quanto tempo Bucky e Nicky hanno
lavorato insieme
Uno dei colpi di scena più grandi
alla fine del film è stata dunque la rivelazione che Owens in
realtà non lavorava per Garriga, ma era Bucky, il padre adottivo di
Nicky. Evidentemente, il duo di truffatori padre-figlio aveva
lavorato insieme fin dall’inizio, ma Nicky aveva dimenticato di
dare a Jess quell’informazione. Bucky ha detto che aveva lavorato
come capo della sicurezza di Garriga per tre anni, cercando di
truffarlo. Quando Garriga ha assunto Nicky, hanno unito le forze.
Il motivo per cui Owens e Nicky sembravano così antagonisti l’uno
verso l’altro non era perché stavano litigando, ma semplicemente
perché avevano un rapporto teso in generale.
La collaborazione tra Nicky e Bucky
ha avuto un ruolo fondamentale in Focus – Niente è come
sembra. In qualità di infiltrato, Bucky è stato in realtà
il motivo per cui Nicky ha ottenuto la copia originale dell’EXR
invece di quella falsa che Garringa voleva che vendesse. Essendo il
suo capo della sicurezza, Garringa si fidava di “Owens”, il che ha
permesso a Bucky di ottenere il software originale. Poi, verso la
fine, Bucky ha mandato un messaggio a Nicky dicendogli che Garriga
aveva scoperto il suo doppio gioco. Infine, una volta che Nicky e
Jess sono stati catturati, Bucky li ha fatti uscire premendo il
“pulsante di emergenza Toledo” e sparando a Nicky per dimostrare
che non stavano lavorando insieme.
Bucky ha abbandonato Nicky perché
“l’amore ti ucciderà”
Parte del motivo per cui Bucky e
Nicky hanno interpretato nemici così convincenti è perché avevano
un rapporto padre-figlio molto teso. Nicky ha detto a Jess
all’inizio di Focus – Niente è come sembra che
Bucky lo aveva abbandonato da bambino, e lui pensava che fosse
perché Nicky era troppo debole per una vita criminale. Alla fine,
tuttavia, Bucky ha rivelato di aver abbandonato Nicky perché lo
amava troppo. Bucky ha detto che gli avevano puntato una pistola
contro durante una partita di carte truccata e che l’unica cosa a
cui riusciva a pensare era Nicky. In quel momento ha deciso di
allontanarsi dal figlio.
Sebbene amasse Nicky, Bucky ha
comunque preferito il crimine al figlio adottivo. Come ha spiegato
Bucky, “l’amore ti ucciderà in questo giro. Non c’è posto per
quella merda qui. Non c’è felicità in questo”. Bucky vedeva
essenzialmente il suo amore per Nicky come una debolezza che
metteva in pericolo la sua vita e le sue truffe, quindi ha
abbandonato suo figlio. Bucky difficilmente vincerà il premio di
padre dell’anno, ma la sua ragione per andarsene era un po’
migliore di quanto Nicky pensasse inizialmente. C’è persino la
possibilità che Bucky se ne sia andato per impedire a Nicky di
vivere una vita pericolosa, anche se questo potrebbe essere troppo
generoso per un truffatore.
Perché Bucky ha preso i soldi
dell’EXR
Anche se Bucky e Nicky hanno avuto
un momento di sincerità alla fine di Focus – Niente è come
sembra, il padre ha comunque rubato tutti i guadagni che
avevano ottenuto vendendo il software EXR. Poco prima di rubare i
27 milioni di euro, Bucky ha detto a Nicky che avrebbe preso i
soldi perché suo figlio non era davvero un ladro, quindi non gli
doveva alcuna cortesia professionale. Come ha detto: “Sai come
si dice che c’è onore tra i ladri? Beh, tu non sei un ladro,
Mellow. Hai fatto la tua scelta”. Bucky era arrabbiato con suo
figlio per aver gettato al vento anni di formazione come truffatore
per amore, quindi ha preso i soldi per sé.
Nicky aveva scelto Jess invece del
lavoro nel momento stesso in cui l’aveva aspettata nella stanza
d’albergo invece di scappare quando Bucky gli aveva mandato un
messaggio. In sostanza, aveva preso la decisione esattamente
opposta a quella di Bucky quando aveva deciso di abbandonare la
vita di Nicky. Questa era la chiave della decisione di Bucky alla
fine del film: la cosa più importante nella vita di Bucky era
essere un truffatore, ma Jess era la cosa più importante per Nicky.
Bucky aveva scelto più volte di dare la priorità alle sue attività
criminali rispetto a Nicky; prendere i soldi dell’EXR era solo
l’ultimo esempio.
Jess ha rubato l’orologio da
200.000 dollari di Garriga alla fine di Focus – Niente è
come sembra
Sebbene non abbiano ottenuto i 27
milioni di euro dalla vendita dei sistemi EXR, Nicky e Jess non
sono usciti a mani vuote dalla conclusione di Focus. Uno dei motivi
per cui Jess si trovava a Buenos Aires era proprio quello di rubare
l’orologio di Garriga, un Piaget Emperador che Jess valutava
200.000 dollari. Mentre Jess accompagnava Nicky all’ospedale, lui
ha guardato in basso e ha visto che lei aveva rubato l’orologio di
Garriga. Subito dopo che Bucky ha sparato a Nicky, Garriga ha
afferrato Jess per il mento per urlare contro di lei, e lei gli ha
sfilato l’orologio dal polso nella confusione. Evidentemente, ha
imparato da Nicky a non perdere mai la concentrazione, qualunque
cosa accada.
Il vero significato del finale di
Focus – Niente è come sembra
Focus – Niente è come
sembra è un film sull’amore, in particolare su come le
persone valutano l’amore rispetto al denaro, e nessun altro
personaggio lo dimostra meglio di Bucky e Nicky. Bucky dava più
valore al suo stile di vita criminale e al denaro che gli procurava
che a qualsiasi altra cosa, persino alla sua famiglia. Ha sparato e
ucciso suo padre per sopravvivere a una truffa e ha abbandonato suo
figlio per concentrarsi sulla sua carriera criminale. Nicky,
invece, nel corso del film ha imparato che l’amore vale più del
denaro. Alla fine ha deciso di essere onesto con Jess e di avere
una relazione con lei, e apparentemente ha abbandonato la sua vita
da truffatore.
Anche il modo in cui Bucky e Nicky
si sono separati la dice lunga su ciò che Focus – Niente è
come sembra ha da dire sul valore dell’amore. Bucky ha
scelto il denaro piuttosto che l’amore di suo figlio, e se n’è
andato da solo, portando con sé un bagaglio davvero pesante. Nicky
ha scelto l’amore e Jess ha finito per portarlo in ospedale,
alleggerendogli letteralmente il carico. Bucky e Nicky non
potrebbero essere più opposti l’uno all’altro e Focus mostra
chiaramente che Nicky ha ottenuto il meglio. Anche con tutte le
vincite che ha truffato in Focus – Niente è come
sembra, il premio più grande di Nicky è stata la sua
relazione con Jess.
Mission: Impossible – Protocollo fantasma (qui la recensione) del 2011 è il
quarto capitolo della
celebre saga action con protagonista Ethan Hunt, segnando un
momento di rilancio decisivo per il franchise. Diretto da
Brad Bird, al suo esordio nel live action dopo il
successo nell’animazione, il film introduce un nuovo dinamismo
visivo e una regia spettacolare che amplia la scala delle missioni
e delle sequenze d’azione. Dopo gli eventi più introspettivi del
terzo capitolo, questa nuova avventura riporta la serie verso una
dimensione più corale e internazionale, rafforzando l’identità
globale dell’IMF.
Il
film aggiunge alla saga una maggiore centralità del lavoro di
squadra, affiancando a Tom Cruise un gruppo di comprimari che
assumono un peso narrativo significativo. Personaggi come Benji
Dunn e Jane Carter non sono semplici supporti tecnici, ma figure
attive nell’evoluzione della missione e nella costruzione della
tensione drammatica. Allo stesso tempo, Ethan Hunt viene ridefinito
come leader vulnerabile ma determinato, costretto a operare senza
il sostegno ufficiale del governo dopo l’attivazione del Protocollo
Fantasma, che disconosce l’intera organizzazione.
Dal punto di vista
narrativo, Mission: Impossible – Protocollo
fantasma espande l’universo della saga, alzando la posta
in gioco con una minaccia nucleare globale e sequenze iconiche come
l’arrampicata sul Burj Khalifa. Il film consolida l’idea di una
serie sempre più ambiziosa e fisicamente estrema, ponendo le basi
per l’evoluzione stilistica e produttiva dei capitoli successivi.
Nel resto dell’articolo proporremo un approfondimento con
spiegazione del finale, analizzando come l’epilogo ridefinisca il
ruolo di Ethan Hunt e prepari il terreno per il futuro del
franchise.
La trama di Mission:
Impossible – Protocollo fantasma
In questo nuovo film della saga la
spia dell’agenzia americana IMF Ethan Hunt è alla
ricerca di informazioni riguardo ad un misterioso e spietato
terrorista chiamato Cobalt. Per saperne di più su
questi e sulle sue pericolose intenzioni, arriva a farsi
rinchiudere in un carcere russo, dove attrae le simpatie di
Bogdan, un detenuto che possiede ciò che Hunt sta
cercando. Riuscito poi ad evadere grazie all’aiuto degli agenti
Benji Dunn e Jane Carter, Hunt si
pone da subito alla ricerca del criminale, prima che questi possa
dar luogo ad atti di terrorismo in grado di sconvolgere gli
equilibri internazionali. Per riuscire in ciò, si troverà a doversi
introdurre nel Cremlino, dove verrà però colto alla sprovvista.
Dato il suo errore, viene attivato
il cosiddetto Protocollo fantasma. Ciò significa che per
lui e i suoi collaboratori non vi è più alcun tipo di supporto
dall’agenzia di spionaggio a cui fanno capo. Sono ora lasciati
soli, in balia del destino. Divenuti dunque degli spettri,
ufficialmente mai esistiti, Hunt e i suoi, tra cui l’agente
William Brandt, si troveranno a dover sventare
quanto prima i piani dei terroristi russi, ottenendo quanto prima
la possibilità di rientrare sotto l’ala protettiva del governo
degli Stati Uniti. Mai come ora, sarà questione di vita o di
morte.
La spiegazione del finale del
film
Nel
terzo atto di Mission: Impossible – Protocollo
fantasma l’azione si sposta a Mumbai, dove Hendricks è
pronto a utilizzare un satellite per trasmettere i codici di lancio
a un sottomarino russo. Mentre Benji, Jane e Brandt tentano di
riattivare il sistema sabotato all’interno della stazione di
trasmissione, Ethan si lancia all’inseguimento del terrorista.
Hendricks riesce a inviare l’ordine di fuoco verso San Francisco e,
messo alle strette, si getta nel vuoto con il dispositivo di
controllo pur di impedire a Ethan di fermarlo. La minaccia nucleare
sembra ormai inevitabile.
Il
climax si consuma in pochi istanti concitati. Brandt ripristina
l’energia elettrica, Jane ristabilisce la connessione e Benji
elimina Wistrom, consentendo a Ethan di recuperare il dispositivo e
disattivare il missile un attimo prima dell’impatto. Hendricks,
gravemente ferito, assiste al fallimento del proprio piano prima di
morire. Con la verità ormai evidente, Sidorov comprende l’innocenza
dell’IMF rispetto all’attentato al Cremlino. L’agenzia viene
riabilitata e il Protocollo Fantasma si chiude, restituendo
legittimità a Ethan e alla sua squadra.
Il finale porta a compimento il tema centrale del film, ovvero la
fiducia nel gruppo in assenza di strutture ufficiali. Disconosciuti
dal governo e privati di risorse, i protagonisti riescono a
impedire una guerra nucleare grazie alla cooperazione e alla
complementarità delle competenze. Ethan non agisce come eroe
solitario, ma come catalizzatore di una squadra che trova nella
crisi la propria identità. La disattivazione del missile diventa
così la dimostrazione che la forza dell’IMF risiede nelle persone,
non nel riconoscimento politico.
La rivelazione su Julia aggiunge una dimensione emotiva decisiva.
Brandt confessa il senso di colpa per non averla protetta, ma Ethan
svela che la sua morte era stata inscenata per garantirle una nuova
vita lontano dai pericoli. Questa scelta completa l’arco del
personaggio, mostrando un uomo disposto a sacrificare la propria
felicità privata per proteggere chi ama e per portare a termine la
missione. L’inganno non è tradimento, bensì strategia di tutela,
coerente con la logica morale che governa l’intera saga.
Il film si chiude con un
messaggio chiaro sul prezzo dell’eroismo e sulla necessità di
reinventarsi. L’IMF rinasce dalle proprie ceneri, più autonoma e
coesa, pronta a operare in un mondo sempre più instabile. L’ultima
sequenza, con Ethan che osserva Julia da lontano prima di ricevere
un nuovo incarico, anticipa i capitoli successivi in cui le
missioni diventeranno ancora più personali e spettacolari.
Mission: Impossible – Protocollo
fantasma stabilisce così il modello della fase
moderna del franchise, fondata su escalation fisica, continuità
narrativa e centralità del team.
È
disponibile da oggi il
terzo episodio del Podcast
di Cinefilos, lo spazio audio dedicato
all’approfondimento cinematografico e alle grandi tematiche che
attraversano il grande schermo.
Il
nuovo appuntamento, intitolato “Carnevale al cinema: maschere e identità segrete”,
esplora uno dei simboli più potenti e affascinanti della storia del
cinema: la maschera. Non solo oggetto scenico o elemento estetico,
ma vero e proprio dispositivo narrativo capace di raccontare
potere, ambiguità, trasformazione e doppia identità.
A
condurre l’episodio è Camilla Tettoni, che guida
l’ascoltatore in un viaggio tra cinema d’autore, thriller
psicologici e immaginario collettivo, interrogandosi sul
significato più profondo del nascondere – o rivelare – il proprio
volto.
La maschera come simbolo narrativo nel cinema
Dal Carnevale veneziano alle storie di identità segrete, la
maschera è da sempre uno degli strumenti più potenti del racconto
cinematografico. Nel corso dell’episodio si analizza come questo
elemento scenico diventi metafora di desideri repressi, conflitti
interiori e giochi di potere.
La maschera protegge, ma allo stesso tempo espone. Nasconde
l’identità, ma spesso rivela la verità più profonda dei personaggi.
È proprio questa ambivalenza a renderla centrale in molte opere
cinematografiche che hanno segnato l’immaginario collettivo.
Un nuovo appuntamento con il Podcast di Cinefilos
Con questo terzo episodio, il Podcast di Cinefilos prosegue il suo
percorso di analisi e riflessione sui temi che attraversano il
cinema contemporaneo e classico. Dopo aver esplorato il potere
delle serie nel precedente appuntamento, l’attenzione si sposta ora
sull’identità, sull’apparenza e sul confine sottile tra ciò che
mostriamo e ciò che siamo davvero.
L’episodio è disponibile su Spotify e sulle principali piattaforme
di streaming audio.
Per ascoltare “Carnevale al cinema: maschere e identità segrete”
basta cercare Cinefilos
Podcast su Spotify.
Prime Video ha condiviso il primo trailer e la
data di uscita di Spider-Noir,
con
Nicolas Cage nel suo primo ruolo da protagonista in
TV. La serie di 8 episodi uscirà per intero il 27 maggio ed è
prodotta da Sony Pictures Television in esclusiva per MGM+ e Prime
Video.
Secondo un comunicato stampa,
Spider-Noir debutterà in patria sul canale
lineare di MGM+ il 25 maggio, per poi arrivare a livello globale su
Prime Video il 27 maggio “come binge-watching”, in oltre 240 paesi
e territori. La serie sarà disponibile anche in streaming in due
modalità: in “Authentic Black & White” e “True-Hue Full Color”,
così che il pubblico possa scegliere la propria avventura da
guardare. Come di consueto, anche il trailer è stato pubblicato in
entrambi i formati.
L’anteprima è un po’ più folle di
quanto ci aspettassimo, con Ben Reilly di Cage apparentemente il
destinatario involontario di superpoteri che non ha mai desiderato.
Lo slogan della serie è “senza potere non derivano responsabilità”,
un’intrigante svolta sul classico mito di Spider-Man.
L’azione sembra piuttosto
realistica, anche se intravediamo Sandman, un mostro simile a un
ragno, e un personaggio focoso che potrebbe essere una nuova
interpretazione di Molten Man. Anche se facile da non notare,
Electro è accennato, come vedrete negli screenshot inclusi.
Ci sono anche alcune impressionanti
scene di oscillazione delle ragnatele, molto simili a quelle viste
nella trilogia di Spider-Man di Sam Raimi.
Spider-Noir è una serie live-action
basata sul fumetto Marvel Spider-Man Noir. Spider-Noir
racconta la storia di Ben Reilly (Nicolas Cage), un investigatore privato
esperto e sfortunato nella New York degli anni ’30, costretto a
confrontarsi con il suo passato, in seguito a una tragedia
profondamente personale, come unico supereroe della città. Il cast
completo include l’attore premio Oscar Nicolas Cage (Adaptation),
l’attore premio Emmy Lamorne Morris (New Girl), Li Jun Li (Sinners), Karen Rodriguez (The Hunting Wives),
Abraham Popoola (Atlas), con l’attore premio SAG Jack Huston
(Boardwalk Empire) e l’attore premio Emmy e candidato all’Oscar
Brendan Gleeson (The Banshees of
Inisherin).
Tra le guest star figurano Lukas
Haas, Cameron Britton, Cary Christopher, Michael Kostroff, Scott
MacArthur, Joe Massingill, Whitney Rice, Amanda Schull, Andrew
Caldwell, Amy Aquino, Andrew Robinson e Kai Caster.
Spider-Noir è prodotto da Sony
Pictures Television in esclusiva per MGM+ e Prime Video. Il regista
premio Emmy Harry Bradbeer (Fleabag, Killing Eve) ha diretto e prodotto esecutivamente
i primi due episodi.
Il vincitore dell’Emmy Harry
Bradbeer (Fleabag, Killing Eve) ha diretto e prodotto
esecutivamente i primi due episodi. Oren Uziel (The Lost City,
22 Jump Street) e Steve Lightfoot (Marvel’s
The Punisher, Shantaram) sono co-showrunner e produttori
esecutivi.
Uziel e Lightfoot hanno sviluppato
la serie con il team vincitore dell’Oscar per Spider-Man: Un nuovo
universo: Phil Lord, Christopher Miller e Amy Pascal. Lord e
Miller sono produttori esecutivi, insieme ad Aditya Sood e Dan
Shear. Amy Pascal è anche produttrice esecutiva tramite Pascal
Pictures. Come accennato, Spider-Noir
arriverà su Prime Video il 27 maggio.
Nel
cuore della notte, mentre le Dolomiti riposavano sotto una coltre
di neve e silenzio, qualcosa di sinistro è emerso dalle montagne.
Per celebrare l’uscita di Scream
7, Eagle
Pictures ha realizzato uno stunt
cinematografico unico nel suo genere, trasformando il paesaggio
alpino sopra Tonale–Ponte di Legno in un gigantesco set a cielo
aperto.
Un
team di sciatori professionisti ha inciso l’iconica maschera di
Ghostface
direttamente sul versante della montagna. Non una proiezione
digitale. Non un’illusione in CGI. Ma un’incisione reale, scolpita
nella neve e visibile a chilometri di distanza, capace di
trasformare una pista naturale in un simbolo inquietante e
spettacolare.
Sotto un cielo trapunto di stelle, l’immagine è stata poi accesa da
una potente proiezione luminosa notturna che ha tracciato un
profilo rosso sulla neve, dando vita a un’apparizione tanto
suggestiva quanto perturbante. Un gesto audace, pensato per portare
l’universo di Scream
oltre lo schermo e liberarlo nel mondo reale.
In un momento in cui atleti di tutto il mondo mettono alla prova sé
stessi contro neve e gelo, spingendo corpo e mente al limite, le
sfide non finiscono al traguardo. Tra discese estreme e notti
gelide, quest’anno c’è un’ultima prova da affrontare: Ghostface è
tornato, e deve essere sconfitto.
Scream 7: cast, regia e uscita al cinema
Scream 7 è
il settimo capitolo dell’iconico franchise slasher, diretto da
Kevin
Williamson, già storico creatore della saga,
che ha co-sceneggiato il film insieme a Guy Busick.
La storia è firmata da James
Vanderbilt e Guy Busick, e promette un
ritorno potente ai temi centrali che hanno reso il franchise un
fenomeno generazionale.
Nel cast troviamo volti storici e nuove presenze:
Neve
Campbell, Courteney
Cox, Isabel May,
Jasmin Savoy
Brown, Mason
Gooding, Anna Camp,
Joel McHale,
Mckenna
Grace, Michelle
Randolph, Jimmy Tatro,
Asa Germann,
Celeste
O’Connor, Sam Rechner,
Ethan Embry,
Tim Simons e
Mark
Consuelos.
Il film è prodotto da Paramount
Pictures e Spyglass Media
Group e arriverà nelle sale italiane il
25 febbraio
2026, distribuito da Eagle Pictures.
Dal 6 febbraio, in concomitanza con
l’avvio dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, il
docufilm Kristian Ghedina: Storie di Sci è disponibile in
esclusiva su Prime Video dopo essere stato presentato
durante l’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di
Venezia e distribuito nelle sale italiane da RS Productions.
Scritto e diretto da Paolo
Galassi, il docufilm vede protagonista il leggendario sciatore
Kristian Ghedina, con il prezioso contributo narrativo
dell’ex sportivo della neve e commentatore TV Paolo De
Chiesa. Il progetto rientra nell’ambito dell’Olimpiade
Culturale, il programma multidisciplinare per promuovere i valori
Olimpici attraverso il dialogo tra arte, cultura e sport.
Kristian
Ghedina accompagna lo spettatore raccontando la storia
dello sci italiano attraverso personaggi, aneddoti, territori e
grandi imprese, da Cortina 1956 a Milano Cortina 2026. Un viaggio
tra sport e innovazione tecnologica, con interviste esclusive a
protagonisti, organizzatori e istituzioni, alla scoperta dei
progetti e delle strutture dei Giochi Olimpici e Paralimpici
invernali.
Dal 2 al 4 marzo, Revenant –
Redivivo, il film targato 20th
Century Studios e New Regency e vincitore di tre Academy Award®,
tornerà nelle sale italiane in occasione del suo decimo
anniversario. Il film ritornerà al cinema anche nel Regno Unito, in
Francia, Germania, Spagna, Australia, Nuova Zelanda e Messico.
Revenant –
Redivivo, con Leonardo DiCaprio e
Tom
Hardy, è uscito nelle sale cinematografiche nel 2015
incassando oltre 532 milioni di dollari al botteghino mondiale e
vincendo tre premi Oscar®: miglior attore (Leonardo
DiCaprio), regia (Alejandro G. Iñárritu)
e fotografia (Emmanuel Lubezki). La riedizione
arriva proprio mentre DiCaprio torna sotto i riflettori
con Una battaglia dopo l’altra, assicurandosi
un’altra nomination come miglior attore.
Revenant –
Redivivo è tratto dalla sceneggiatura di
Mark L. Smith e Alejandro G.
Iñárritu, basata in parte sul romanzo di Michael
Punke, ed è prodotto da Steve Golin, Alejandro G.
Iñárritu, Arnon Milchan e Mary Parent. Il film, ispirato a fatti
realmente accaduti, racconta la storia di un pioniere del XIX
secolo che viene dato per morto e deve sopravvivere a un inverno
rigido nella natura selvaggia prima di tornare e vendicare la morte
di suo figlio.
I film e le serie non in lingua
inglese su Prime Video stanno appassionando più che mai il
pubblico globale. Oggi si è tenuto a Londra il primo Prime
Video Presents: International Originals, uno showcase che
ha presentato una selezione dei più importanti film e serie
International Original di Prime Video destinati a conquistare il
pubblico di tutto il mondo nel 2026. Introdotto da Kelly
Day, Vice President di Prime Video & Amazon MGM Studios
International, e condotto da Nicole Clemens, Vice
President degli International Originals di Amazon MGM Studios,
insieme ai team di tutto il mondo, l’evento ha visto la
partecipazione degli attori Stanley Tucci, Nicole Wallace, Park
Min-young e Wi Hajun, delle attrici e
registe Dolores Fonzi e Alia
Bhatt e della scrittrice Mercedes
Ron.
Nel corso dell’evento, Kelly Day ha
rivelato che i film in lingua spagnola del franchise
Culpables (È
Colpa Mia?,
È Colpa Tua?,
È Colpa Nostra?) sono stati visti da oltre 100 milioni di
spettatori nel mondo. I tre film, basati sulla trilogia bestseller
del New York Times di Mercedes Ron, hanno raggiunto il primo posto
in oltre 170 Paesi al momento del lancio, con oltre il 90% degli
spettatori da paesi diversi dalla Spagna.
Durante la sua introduzione,
Kelly Day, Vice President of Prime Video & Amazon MGM
Studios International, ha dichiarato: “Prime Video è
dove lo storytelling internazionale prospera. Stiamo notando che il
pubblico di tutto il mondo scopre e apprezza sempre più film e
serie provenienti da altri Paesi. Questo sta accadendo sempre più
spesso, e Prime Video è al centro di questo fenomeno”.
Day ha poi
aggiunto: “Le innovazioni tecnologiche che abbiamo
introdotto, personalizzando il servizio in base al Paese di origine
e alle preferenze linguistiche, permettono agli spettatori, ovunque
siano, di godersi film e serie provenienti da altri Paesi
del mondo. Lo streaming ha reso tutto questo possibile, grazie alla
comunicazione sui social, alla personalizzazione, ai progressi
tecnologici e all’AI, permettendoci di offrire raccomandazioni
sempre più mirate e un numero molto più ampio di sottotitoli e
doppiaggi in oltre 30 lingue”.
A riprova dell’impegno di Prime
Video nell’investire in IP e franchise letterari, Nicole Clemens ha
annunciato che Amazon MGM Studios sta sviluppando l’ultimo libro di
Mercedes Ron, 30 sunsets para enamorarte (dalla serie di
libri Bali), che segna il primo adattamento americano di
un’opera dell’autrice spagnola. L’accordo di sviluppo fa parte
della collaborazione di Prime Video che ha preso il nome di “House
of Ron”, e che comprende 10 adattamenti per lo schermo dai libri
dell’autrice. Clemens ha inoltre presentato la Top 10 degli
International Originals non in lingua inglese più visti nell’ultimo
anno, che hanno registrato ascolti record a livello globale. Nella
classifica figurano cinque diversi Paesi, a testimonianza delle
abitudini di visione sempre più diversificate e della crescente
popolarità presso il pubblico globale di una programmazione
internazionale.
Top 10 degli
International Originals non in lingua inglese su Prime Video
nell’ultimo anno (in base ai risultati
globali):
È Colpa Nostra? (Film, Spagna, ottobre 2025)
Maxton Hall – Il mondo tra di noi, Stagione 2 (Serie,
Germania, novembre 2025)
The Tank (Film, Germania, gennaio 2026)
The Calendar Killer (Film, Germania, gennaio
2025)
The Family Man, Stagione 3 (Serie, India, novembre
2025)
Dimmelo Sottovoce (Film, Spagna, dicembre 2025)
Panchayat, Stagione 4 (Serie, India, giugno 2025)
Tremembé (Serie, Brasile, ottobre 2025)
Mentiras (Serie, Messico, giugno 2025)
Paatal Lok, Stagione 2 (Serie, India, gennaio
2025)
Star davanti e dietro la macchina
da presa si sono unite a Clemens e ai regional executives di Amazon
MGM Studios
Nicole Morganti
(Head of Southern Europe Originals),
Tara Erer
(Head of Northern Europe Originals),
Javiera Balmaceda
(Head of Latin America, Canada & Australia Originals), oltre al
Vice President di Prime Video APAC,
Gaurav Gandhi,
e a
Nikhil Madhok
(Head of India Originals). Moderato dalla critica cinematografica e
televisiva Rhianna Dhillon, l’evento ha esplorato temi quali la
costruzione di franchise globali, il coinvolgimento del pubblico
più giovane, le storie incentrate sulle donne, la popolarità delle
produzioni coreane, degli anime e degli Original indiani, nonché le
opportunità offerte dagli IP internazionali e dai contenuti non in
lingua inglese per un pubblico globale.
Durante la presentazione,
Nicole Clemens, Vice President of International Originals di Amazon
MGM Studios,
ha aggiunto: “Ci
sono tantissime opportunità di portare storie, personaggi e
straordinari
talenti locali ad un pubblico globale, e stiamo già assistendo a un
grande successo sia per Prime Video sia per questi incredibili
talenti”.
Lo showcase ha presentato in anteprima una selezione di
International Original in arrivo nel 2026 e destinati ad affermarsi
presso il pubblico di tutto il mondo, accompagnati alcune
conversazioni con i talenti creativi. Tra questi: la serie
cilenaLa casa degli spiriti,
con Nicole Wallace e Dolores Fonzi;Don’t Be Shy
(India), prodotto da Alia Bhatt per Eternal Sunshine Productions;
la produzione Franco-ItalianaMasterplan,
con Stanley Tucci; il coreanoSiren’s Kiss,
con Park Min-Young e Wi Hajun;È colpa tua: Londra
(Regno Unito) eDrawn Together
(Spagna), adattamenti dai bestseller di Mercedes Ron. Tra le altre
anteprime,il film italianoLove Me Love Me,
basato sul libro in lingua italiana di maggior successo pubblicato
su Wattpad;FIST OF THE NORTH STAR: HOKUTO NO KEN
(Giappone), che reinterpreta la celebre serie manga in una nuova
esperienza d’animazione;Betty La Fea: The Story Continues,
Stagione 3 (Colombia), che segue l’iconico ritorno di “Betty” dal
franchise originale;Toi + Moi – Seuls contre tous
(Francia), tratto dalla trilogia bestseller francese; e gli
spagnoliPerfect Liars,
basato sul libro più letto su Wattpad con 140 milioni di
letture;
e Apocalypse Z: Part II,
sequel della fortunata storia post-apocalittica.
Durante l’evento,
Gaurav Gandhi, Vice President di Prime Video
APAC,
ha presentato i film e le serie provenienti dalla regione APAC,
sottolineando la recente popolarità dei contenuti coreani e degli
anime. Ha dichiarato:
“Se guardiamo all’area APAC, ci rendiamo conto di avere
l’opportunità straordinaria di prendere contenuti locali
eccezionali da diversi ecosistemi di intrattenimento in questa
regione e portarli nel mondo. C’è un enorme interesse al di fuori
del Paesi d’origine per i contenuti provenienti da quest’area — che
si tratti di anime giapponesi, Korean drama o film e serie indiani.
Di fatto, oggi questi sono tra i titoli più visti su Prime Video al
di fuori dei rispettivi Paesi di produzione. L’opportunità è
immensa e, come servizio globale, siamo in una posizione ideale per
valorizzare i contenuti asiatici sulla scena mondiale”.
Durante una conversazione sulla sua partnership “House of Ron” con
Amazon MGM Studios, l’autrice
Mercedes Ron
ha dichiarato:
“È stato incredibile, lavoriamo insieme da tre anni e sento che
Amazon si fida di me e io posso fidarmi di loro. E se dovessi
evidenziare una cosa, direi che Amazon ama davvero questo tipo di
storie (Young Adult), comprende il fandom e lo rispetta
profondamente. Per questo penso che l’opinione comune sia che
Amazon stia realizzando i migliori adattamenti da
romanzi”.
Nel corso di un dialogo con l’attrice
Nicole Wallace,
quest’ultima ha dichiarato:
Commentando il suo accordo di esclusiva con Amazon MGM Studios:
“Per me il contratto di esclusiva rappresenta un’opportunità
straordinaria, la prova di una grande fiducia da parte di una
piattaforma come Prime Video nei miei confronti e la possibilità di
contare sulla serenità e la tranquillità derivanti dal fatto di
avere qualcuno come loro che mi sostiene e la possibilità di
trovare storie e personaggi incredibili”.
Parlando de La casa degli spiriti: “È un
adattamento straordinario, molto rispettoso, realizzato con grande
ammirazione per l’opera originale da parte di tutti coloro che vi
hanno lavorato, e credo che questo emerga chiaramente dal risultato
finale. Penso che tutti siano stati molto consapevoli del tipo di
storia che volevamo raccontare; i costumi, il trucco, tutto è così
bello. Penso sia uno dei set più straordinari in cui abbia mai
lavorato”.
Sul confronto tra i suoi ruoli in Culpables e
Postcards from Italy: “Non ce ne sono davvero
(somiglianze). Mia rappresenta l’idea che abbiamo di una ragazza
newyorkese con molti soldi, che può fare ciò che vuole della
propria vita; mentre Noah è
l’opposto, viene da una famiglia molto umile ed è ovviamente un
contesto culturale completamente diverso. Ed è proprio questo che
mi piace di Postcards from Italy, quel contrasto tra
l’Italia e gli Stati Uniti”.
A proposito di
Masterplan,
Stanley Tucci
ha dichiarato: “Ho
pensato che fosse uno dei personaggi migliori che abbia mai letto
ed ero entusiasta che mi fosse stato chiesto di interpretarlo, è il
sogno di ogni attore… Il cast internazionale è fantastico, Victor è
un attore straordinario, Simona è meravigliosa e Thomas è un
regista di grande esperienza… Le location sono spettacolari e il
progetto ha tutto ciò che si può desiderare”.
Tutti i film e le serie qui elencati saranno disponibili in oltre
30 lingue, con sino a 36 opzioni di sottotitoli e 22 lingue per il
doppiaggio, in 240 Paesi e territori nel mondo nel 2026. Prime
Video offre inoltre suggerimenti personalizzati in base al Paese e
alle preferenze linguistiche degli spettatori.
Prime Video è una destinazione di intrattenimento completa che
offre agli utenti un’ampia selezione di contenuti premium in
un’unica applicazione disponibile su migliaia di dispositivi. Tra i
contenuti premium figurano serie TV e film prodotti da Amazon MGM
Studios, successi americani e mondiali e International Original
prodotti a livello globale, oltre a esclusive molto amate dal
pubblico come
Nove perfetti sconosciuti
e
Those About To Die.
Gli utenti di Prime Video possono crearsi la propria offerta
personalizzata grazie a decine di abbonamenti a canali aggiuntivi
disponibili per ampliare le opzioni di visione; inoltre, tutti i
clienti Amazon possono noleggiare e acquistare titoli, inclusi
blockbuster e classici, tramite il Prime Video Store, e possono
usufruire di una selezione di contenuti supportati dalla
pubblicità.
Sono terminate le riprese
de L’uomo che poteva cambiare il
mondo, secondo lungometraggio di Anne
Paulicevich, sceneggiatrice di Tango
Libre (Premio Speciale della Giuria – Festival di Venezia
2012) e di Working Girls co-diretto insieme
a Frédéric Fonteyne (film belga candidato come Miglior
Film Internazionale agli Academy
Awards 2020) con Elio Germano, Albrecht
Schuch e Fausto Russo Alesi.
Nel cast anche Linda Caridi ed
Edoardo Pesce.
La trama di L’uomo che
poteva cambiare il mondo
1938. Hitler è in visita ufficiale in Italia. Per impressionare il
suo ospite, Mussolini chiama il più autorevole archeologo italiano
a fare da guida tra i tesori del Bel Paese. L’uomo, distante dalle
posizioni del regime, si ritrova costretto ad accompagnare i due
dittatori: quattro giorni in cui la bellezza e la potenza dell’arte
diventano terreno di tensioni, ambiguità e scelte che continuano a
risuonare nel presente.
Protagonista, nel ruolo del Professore di Archeologia e Storia
dell’Arte, Elio Germano(Berlinguer
– La grande ambizione, Iddu, Volevo
nascondermi). Accanto
a lui Albrecht
Schuch
(Peacock, Niente
di nuovo sul fronte occidentale, Berlin
Alexanderplatz)
nei panni di Hitler e Fausto
Russo Alesi (Iddu, Rapito, Esterno
notte)
in quelli di Mussolini.
Girato tra l’Italia
(principalmente Roma e Firenze), la Germania (Monaco) e il Belgio,
il film è una coproduzione europea. I produttori sono la
belga Versus (Through the
Night, Vermiglio, Close), le italiane
Indigo Film (Primavera, Iddu, La
Grande Bellezza) e
PiperFilm (La
Grazia, Parthenope, Duse), che distribuirà il
film anche in Italia, e la tedesca NiKo Film
(Più che mai, Ghost Trail, The Village Next to
Paradise).
Le vendite internazionali del film sono a cura di
PiperPlay.
I produttori Jacques-Henri
Bronckart (Versus Production), Nicola
Giuliano (Indigo Film), Massimiliano
Orfei (PiperFilm) e Nicole Gerhards (Niko
Film) dichiarano: “Siamo entusiasti di collaborare a questa
ambiziosa coproduzione, le cui riprese si sono svolte in tre
diversi paesi europei con un cast internazionale. Ispirandosi a
fatti storici realmente accaduti, riteniamo che questa storia sia
di straordinaria attualità e confidiamo che possa risuonare
profondamente nel pubblico di oggi.”
Il progetto è realizzato con il
sostegno di: Centre du Cinéma et de l’Audiovisuel de la
Fédération Wallonie-Bruxelles, RTBF, Be TV e
Orange, Proximus, Wallimage, Europa Creativa
MEDIA, Inver Tax Shelter e O’Brother Distribution;
con il sostegno della Regione Lazio – Lazio Cinema
International Avviso Pubblico (PR FESR LAZIO 2021-2027), con
il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel
cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura, con il
contributo del Fondo per le coproduzioni Minoritarie del Ministero
della Cultura; con il contributo di German Federal Film
Fund, FilmFernsehFonds Bayern, Medienboard
Berlin-Brandenburg, German Federal Film Board – Minority
Co-production Funding e nordmedia – Film and Media Fund
of Lower Saxony and Bremen.
Dopo il grande successo di critica
e di pubblico alla scorsa Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia
dove è stato presentato Fuori Concorso (qui
la nostra recensione in anteprima dal Lido), Gus Van
Sant torna al cinema con il suo nuovo film Il filo
del ricatto – Dead man’s wire – da una
sceneggiatura di Austin Kolodney, interpretato da Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Cary Elwes,
Myha’la, con Colman Domingo e Al
Pacino. Ecco una clip dal film.
Il film è tratto da un episodio di
cronaca realmente accaduto nel 1977, un sequestro con ostaggio le
cui trattative – trasmesse in diretta tv – hanno tenuto con
il fiato sospeso gli americani per 63 ore.
La trama di Il filo
del ricatto – Dead man’s wire
La mattina dell’8 febbraio 1977
Anthony G. “Tony” Kiritsis (Bill Skarsgård) entra nell’ufficio di
M. L. Hall (Al Pacino), presidente della Meridian Mortgage Company)
e prende in ostaggio il figlio Richard (Dacre Montgomery). Tony gli
punta alla testa un fucile a canne mozze con una particolarità:
collegato al grilletto c’è un dispositivo che, stretto al collo
come un cappio, se sfiorato, ucciderà all’istante l’ostaggio. Le
richieste di Tony sono chiare: 5 milioni di dollari, immunità e
soprattutto scuse personali…
Con le musiche originali di Denny
Elfaman e una colonna sonora di brani indimenticabili destinata a
essere ascoltata all’infinito, il ruolo della musica è centrale nel
film, a partire dal rapporto che s’instaura tra il protagonista
Tony e lo speaker radiofonico Fred Temple (Colman Domingo). Fred è
l’unica persona con cui Tony è disposto a parlare durante il
sequestro e nella versione italiana de Il filo del ricatto –
Dead man’s wire avrà la voce del cantautore Mario Biondi.
Arriva nelle sale italiane da giovedì 12 febbraio Crime 101 – La strada del
crimine, thriller tratto dall’omonimo romanzo di
Don Winslow, scritto e diretto da Bart Layton. Un film che si muove tra tensione
e ambiguità morale, mettendo in scena una sfida a distanza tra un
detective ostinato e un ladro meticoloso, lungo l’iconica Highway
101.
Una caccia lungo la 101
Il
detective Lou Lubesnick (Mark
Ruffalo) è ossessionato da una serie di rapine tanto
eleganti quanto inspiegabili. I colpi avvengono sempre con una
precisione chirurgica: il rapinatore conosce tempi, luoghi e
movimenti delle sue vittime, agisce con astuzia e – dettaglio non
secondario – senza mai ricorrere alla violenza. Per Lubesnick non
ci sono dubbi: dietro quei furti milionari, che riguardano gioielli
di inestimabile valore, si nasconde un’unica mente. Un lupo
solitario, metodico e brillante. Eppure, l’incapacità di inchiodare
il colpevole finisce per ritorcersi contro il detective, mettendo
in discussione il suo fiuto investigativo e la sua stessa
credibilità all’interno del dipartimento.
Lo spettatore, però, è in una posizione privilegiata. Fin dalle
prime sequenze sa che il responsabile è Mike (Chris
Hemsworth), giovane e carismatico ladro che organizza
i suoi colpi insieme al fidato socio Money (Nicholas
King Nolte). Tutti i crimini si consumano lungo la
strada 101, un elemento geografico che diventa quasi un simbolo del
film. Il titolo, Crime
101, gioca infatti su un doppio significato: richiama i corsi
universitari americani, dove “101” indica una lezione introduttiva,
e si trasforma così in un ironico “manuale base di criminologia”,
in cui ogni colpo e ogni strategia sembrano seguire una loro
logica, quasi come se lo spettatore stesse imparando le regole del
crimine passo dopo passo.
Crediti Merrick Morton
Dal romanzo di Don Winslow al cinema di Bart
Layton
Basato sull’omonimo romanzo di Don Winslow,
Crime 101 – La strada
del crimine conferma la predilezione di Bart
Layton per storie sospese tra fascinazione e ambiguità
morale. Il regista costruisce un thriller solido, asciutto, che si
muove lungo coordinate classiche – la caccia all’uomo, il confronto
tra poliziotto e criminale –, ma lo fa contaminando il racconto con
una riflessione più ampia sull’identità e sulla somiglianza tra
opposti.
La struttura narrativa gioca con il doppio punto di vista: quello
dell’investigatore, immerso nei suoi dubbi e nella frustrazione
professionale, e quello del ladro, osservato nella meticolosa
preparazione dei colpi. Non c’è suspense sul “chi”, perché il film
svela subito l’identità del colpevole; la tensione nasce piuttosto
dal “come” e dal “quando” il confronto definitivo avverrà. È una
scelta che avvicina Crime 101 – La strada del crimine più al noir
psicologico che al classico poliziesco d’indagine.
Crediti Dean Rogers
Hemsworth e Ruffalo: specchi opposti
Il cuore pulsante del film è il duello silenzioso tra
Chris Hemsworth e Mark Ruffalo. Il primo abbandona
(almeno in parte) l’aura da eroe larger-than-life per
incarnare un criminale freddo, intelligente, mosso non dalla
brutalità ma da un codice etico personale. Mike non è un
villain nel senso tradizionale del termine: è un
professionista, quasi un artigiano del crimine, e
Hemsworth lo interpreta con misura, lasciando
emergere una vulnerabilità sotterranea che lo rende umano e, a
tratti, sorprendentemente empatico.
Ruffalo, dal canto suo, tratteggia un detective
lontano dai cliché del poliziotto tormentato ma infallibile.
Lubesnick è un uomo che dubita, che sbaglia, che rischia di essere
messo da parte. La sua ossessione non è solo professionale, ma
identitaria: risolvere il caso significa dimostrare a se stesso di
essere ancora all’altezza. Nel loro rincorrersi a distanza, i due
personaggi finiscono per assomigliarsi più di quanto vorrebbero
ammettere.
Crediti Merrick Morton
Un cast corale e un mondo senza bianco e nero
Accanto ai due protagonisti si muove un cast di grande spessore:
oltre a Nicholas King Nolte, troviamo anche
Halle Berry, Barry Keoghan e Monica Barbaro, che arricchiscono la
narrazione con personaggi che sfuggono a una definizione univoca.
Ognuno di loro contribuisce a scardinare il paradigma classico del
“poliziotto buono contro criminale cattivo”, mostrando invece un
universo morale sfumato, dove le motivazioni personali contano più
delle etichette.
Layton insiste proprio su questo terreno ambiguo.
Crime 101 – La strada
del crimine non celebra l’illecito, ma ne osserva la
logica interna, quasi scientifica, mettendola a confronto con
quella – non meno spietata – del sistema che dovrebbe punirlo. Il
risultato è un film che riflette su quanto sottili possano essere i
confini tra legalità e illegalità, tra ossessione e dedizione, tra
giustizia e vendetta.
Crediti Merrick Morton
Un thriller elegante e riflessivo
Dal
punto di vista formale, Crime 101 – La strada dal crimine mescola
precisione e ritmo incalzante. Le rapine di Mike sono pianificate
con cura, ma la storia non si sviluppa mai in modo del tutto
prevedibile: circostanze inattese mettono alla prova i protagonisti
e mantengono alta la suspense senza rivelare troppo.
La
tensione resta costante, alternando momenti di controllo e di
improvviso sconvolgimento, senza mai sacrificare la logica interna
del racconto. Layton costruisce così un thriller
che sa essere elegante e coinvolgente, capace di sorprendere lo
spettatore anche quando tutto sembra procedere secondo un piano
apparentemente perfetto.
Crime 101 – La strada dal
crimine si configura come un thriller riflessivo,
capace di intrattenere ma anche di interrogare lo spettatore. Pur
muovendosi dentro coordinate riconoscibili, il film trova una sua
identità nella scelta di raccontare il crimine come specchio
dell’umanità dei suoi protagonisti. E, come suggerisce il titolo,
più che una semplice storia di rapine, sembra una lezione – la
prima, forse – su ciò che davvero distingue chi insegue la legge da
chi la infrange.
Leonardo DiCaprio è stato ospite al
Santa Barbara Film
Festival, nell’ambito della campagna Oscar per il suo film
Una
battaglia dopo l’altra. Durante il Q&A, l’attore ha
parlato del suo prossimo progetto, What Happens at Night, diretto
da Martin
Scorsese e con Jennifer
Lawrence al fianco di DiCaprio. Il film entrerà in
produzione tra due settimane a Praga, dove il regista si trova
attualmente per completare la pre-produzione.
A
proposito del biopic su Frank Sinatra, inizialmente previsto per l’estate
2024 e rimasto fermo probabilmente a causa del mancato consenso
dell’eredità Sinatra, DiCaprio ha invece dichiarato che è
“ancora in lavorazione”. Il progetto dovrebbe raccontare
gli alti e bassi del cantante tra il 1950 e il 1957, includendo il
fallimento del matrimonio con Ava Gardner e il
ritorno al successo con Da qui all’eternità.
In
precedenza Scorsese ha spiegato le difficoltà nell’approfondire la
vita privata del cantante: “Alcune cose sono molto difficili
per una famiglia, e lo capisco perfettamente. Ma se vogliono che lo
faccia, non si possono trattenere certi dettagli. Il problema è che
l’uomo era così complesso. Tutti sono complessi, ma Sinatra in
particolare.” Nel frattempo, What Happens at Night sarà dunque il
prossimo progetto per DiCaprio e Scorsese, che hanno altri film in
sviluppo tra cui Devil in the
White City e Midnight
Vendetta.