I viziati è
l’adattamento della celebre pellicola messicana Nosotros Los
Nobles (2013) di Gary Alazraki. Il
regista Nicholas Cuche ne fa una divertente
commedia tutta francese, giocando sugli stereotipi del lusso e
della ricchezza del Principato di Monaco. Anche grazie ad un cast
eccezionalmente simpatico, I viziati ha scalato le
classifiche di Netflix
in pochi giorni dal rilascio sulla piattaforma.
La trama de I viziati
Francis è un imprenditore
vedovo che vive e lavora nel Principato di Monaco. Nato povero, si
è costruito da sé e ora può permettere ai tre figli ventenni una
vita da mantenuti. Philippe (Victor Artus
Solaro), il maggiore, inventa progetti strampalati senza
mai svilupparli e passa le serate a sballarsi.
Stella (Camille Lou) è viziata e
arrogante, pronta a sposare il bell’argentino Juan solo
per indispettire il padre. Alexandre (Louka
Meliava), anarchico conquistatore di donne attempate, non
vuole saperne di finire l’università. Francis, privo del
supporto della moglie e sempre impegnato per lavoro, comprende di
aver cresciuto i figli senza porre alcuna regola e di averli resi
oltremodo viziati. Decide così di metterli alla prova: finge una
bancarotta. Privati di carte di credito, cellulari e agi, i ragazzi
si trovano a dover vivere a Marsiglia senza letteralmente un soldo
in tasca. L’unica possibilità di salvezza è fare una cosa mai fatta
prima: lavorare.
Costretti a cercare lavoro ma senza
alcun tipo di esperienza, Stella, Juan e
Alexandre affrontano un mondo a loro sconosciuto: quello
dei lavori in nero e della povertà, scoprendo tutte le sfumature di
una vita modesta…
Stella vs Alexandre vs
Philippe
I tre fratelli sono indubbiamente i
protagonisti de I viziati. Sono un trio
improbabile, comico già solo a vedersi. Camille
Lou, magra e sempre impeccabile affianca Louka
Meliava, basso e fisicato, e il gigante paffuto
Victor Artus Solaro. I litigi e le battutine tra i
tre sono quei battibecchi tipici dei fratelli. Sono tre bambinoni,
immaturi ed egocentrici, in netto contrasto con lo stoico
Francis. Gerard Jugnot veste bene i panni
del padre assente che per i sensi di colpa diventa incapace di
imporsi a ogni desiderio dei figli.
I viziati: una storia alla
francese
La gestualità e la mimica dei
personaggi sono elementi forti del film, che danno una connotazione
territoriale ad una trama che è diventata ormai internazionale. Per
gli italiani infatti la storia de I
viziati può sembrare già nota. Il film messicano
Nosotros Los Nobles infatti è già stato adattato da
Guido Chiesa nel 2015 con Belli di papà, commedia con Diego
Abatantuono.
Come è successo per Benvenuti al
sud e come accade spesso per le commedie, gli adattamenti
spiccano quando riescono a modellarsi per bene con il contesto che
rappresentano. I viziati riesce nell’impresa: la
parodia della ricca società francese è ben orchestrata, a partire
dall’ironica introduzione sui ”veri valori” dei giovani di Monaco.
La villa lussuosa in stile Beverly Hills è l’unico elemento un po’
troppo ‘americano’ per un film francese, che però subito viene
rimpiazzata dal vecchio casolare di Marsiglia in cui si ritrovano a
vivere i protagonisti.
I valori nascosti dietro ai
vizi
Non c’è nulla di nuovo nella morale
del film: è il classico paragone tra vita agiata ma frivola e vita
povera ma profonda, densa di affetti ed emozioni. Il ritorno alla
campagna per riscoprire i valori veri dell’esistenza è un motivo
che torna da secoli, ma che, a quanto pare, non stanca mai il
pubblico.
Per i tre ragazzi, l’esperienza è
una sorta di viaggio di formazione. Anche quest’ultimo un tema
discusso all’infinito in ogni società. L’ingresso nella vita
adulta, con tutti le difficoltà di adattamento e i disagi è ben
rappresentato ne i Viziati. Il contrasto iniziale
tra il mondo adulto di Francis, fatto di responsabilità, e
quello giovanile, quasi infantile dei figli, dominato dal gioco e
dal divertimento pian piano si annulla.
Per concludere, I
viziati tutto sommato riesce bene perché tocca in modo
ironico corde profonde dell’animo umano. Archetipi che, se ben
maneggiati, sono potentissimi: la crescita, la fratellanza,
l’invecchiamento.
Dopo aver diretto Lo sceicco
bianco nel 1952, il grande Federico Fellini
torna al cinema con una storia particolarmente personale. I
vitelloni è infatti il racconto di un gruppo di amici alle
prese con una piatta esistenza nella città di Rimini, dove il
regista nacque. Presentato alla Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica di Venezia, il film vinse il Leone d’argento,
affermandosi da subito per la sua forza narrativa e comunicativa.
Con il tempo sarebbe infatti diventato uno dei più acclamati titoli
nella filmografia del celebre regista, e uno di quelli che meglio
di altri riesce a racchiuderne la poetica.
I vitelloni ottenne
importanti riconoscimenti anche all’estero, dove si affermò come un
grandissimo successo. Oltre a ricevere una nomination al premio
Oscar per la miglior sceneggiatura, il film venne indicato dalla
critica statunitense come uno dei migliori film dell’anno. In molti
riconobbero la nascita di un nuovo autore, destinato a fare grandi
cose all’interno del panorama cinematografico mondiale. Con questo
film, infatti, Fellini iniziò ad ottenere numerosi ammiratori in
ogni parte del mondo, ispirando generazioni di registi.
Sono molte le curiosità relative al
film, dal casting alla sceneggiatura e fino al titolo del film.
Questo infatti non andava a genio ai produttori, ma Fellini
insistette per mantenerlo. Vitellone indicava infatti un
buono a nulla, e sembra fosse il modo in cui Fellini venne
apostrofato dalla vittima di un suo scherzo. Un titolo semplice ma
che racchiude tutto il senso del film e dei suoi personaggi
protagonisti. Continuando nella lettura, sarà possibile scoprire
tutto ciò che c’è da sapere sul film, come anche dopo è possibile
ritrovarlo in streaming.
I vitelloni: la trama del film
Protagonisti del film sono un gruppo
di cinque amici romagnoli, ognuno con le proprie particolarità ma
tutti accomunati da una certa noia nei confronti della vita di
provincia e dalla ribellione verso ogni forma di responsabilità.
Questi sono l’intellettuale Leopoldo, il donnaiolo Fausto, il
maturo Moraldo, l’infantile Alberto e l’inguaribile giocatore
Riccardo. Le loro vite si snodano attraverso una serie di episodi
nell’amata e odiata città di Rimini. Il gruppo tenta in tutti i
modi di inseguire il divertimento ad ogni costo, ma dovranno ben
presto scontrarsi con la necessità di entrare a far parte del mondo
adulto.
Alberto, in particolare, si ritrova
a doversi cercare un lavoro dopo che la sorella, unica della casa a
lavorare, abbandona lui e la madre. Fausto, invece, finisce con il
mettere incinta la fidanzata Sandra, ritrovandosi così a dover
onorare l’amore nei suoi confronti portandola all’altare. Allo
stesso modo anche gli altri tre si renderanno conto che forse è
giunto il momento di cercare il proprio posto nel mondo. Tra
scorribande e goliardiche feste, si ritroveranno ad avvertire la
fine di un periodo importante della loro vita. L’unica possibilità
di salvezza potrebbe allora essere il lasciare la città, oppure
rimanere e continuare la vita di sempre.
I vitelloni: il cast del film
Per dar vita al suo gruppo di
vitelloni, Fellini decise di affidarsi ad una serie di attori con
cui aveva già collaborato, i cui nomi erano però ancora pressocché
sconosciuti all’epoca. Egli affidò infatti a Franco
Interlenghi il ruolo di Moraldo, a Franco
Fabrizi quello di Fausto, a Leopoldo
Trieste quello di Leopoldo e a suo fratello
Riccardo Fellini quello di Riccardo. Il ruolo di
Alberto venne invece interpretato dall’amico Alberto
Sordi, con cui Fellini aveva già collaborato per il
precedente film. Tali scelte portarono il regista a scontrarsi
duramente con il produttore Lorenzo Pegoraro.
Questi lamentava infatti l’assenza di un attore di fama nel cast.
L’unico più noto, Sordi, si era invece rivelato un fiasco al
botteghino con i film precedenti, e rappresentava dunque un
rischio.
Fellini fu però irremovibile
riguardo la scelta degli attori. Pegoraro gli chiese allora di
bilanciare la cosa coinvolgendo almeno un noto attore. Il regista
allora si rivolse al celebre Vittorio De Sica,
offrendogli la parte dell’anziano attore di teatro Sergio Natali.
De Sica si dimostrò interessato al ruolo, salvo poi rifiutare. Al
suo posto venne allora scelto Achille Majeroni, il
quale vantava una buona fama. Nel film si ritrovano poi anche
Leonora Ruffo nei panni di Sandra e l’attrice
austriaca Claude Farell in quelli di Olga, sorella
di Alberto. Nel film è inoltre presente un inaspettato cameo di
Fellini. La sua voce doppia infatti l’ultima battuta di Moraldo
alla fine del film. Ciò sottolineo il carattere autobiografico del
momento della sua partenza dalla città natale.
I vitelloni: il trailer e dove
vedere il film in streaming e in TV
Per gli appassionati del film, o per
chi desidera vederlo per la prima volta, sarà possibile fruirne
grazie alla sua presenza nel catalogo di una delle principali
piattaforme streaming oggi disponibili. I vitelloni è
infatti disponibile su Infinity. Per vederlo,
basterà sottoscrivere un abbonamento generale, avendo poi accesso a
questo come a tutti gli altri titoli del catalogo. Una soluzione di
questo tipo permetterà di non avere tempi di scadenza sul titolo, e
di poterlo dunque vedere ogni volta che lo si vorrà. Il film è
inoltre in programma in televisione per sabato 10
ottobre alle ore 21:10 sul canale
Rai Storia.
Anson Boon, Jasmine Trinca e tutti gli altri
vincitori della Festa del Cinema di Roma 2025
hanno sfilato con i loro trofei sul tappeto rosso della cavea
dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, insieme al cast
di Illusione, il film di Francesca
Archibugi che ha chiuso la mainfestazione.
Il Toronto
International Film Festival 2012 volge al termine e proclama i suoi
vincitori. Fra i titoli più premiati da critica e pubblico son
stati L’orlo argenteo delle nuvole di David O. Russell e
Seven Psychopaths di Martin McDonagh.
Smaltite le sbronze di
film, conferenze e tappeti rossi il Festival del film di Roma è
ormai concluso, e dopo qualche giorno di meritato riposo è venuto
il momento di riflettere
Guarda il teaser trailer di I
villeggianti, il nuovo film di e con Valeria Bruni
Tedeschi, presentato oggi alla 75° Mostra del cinema di
Venezia e in uscita nelle sale italiane il prossimo 20
dicembre.
Una grande e bella proprietà in
Costa Azzurra. Un posto che sembra essere fuori dal tempo e
protetto dal mondo. Anna arriva con sua figlia per qualche giorno
di vacanza. In mezzo alla sua famiglia, ai loro amici e al
personale di servizio, Anna deve gestire la sua recente separazione
e la scrittura del suo prossimo film. Dietro le risate, la rabbia,
i segreti, nascono rapporti di supremazia, paure e desideri. Ognuno
si tappa le orecchie dai rumori del mondo e deve arrangiarsi con il
mistero della propria esistenza.
La regista ha commentato: Da
quando sono nata, ho sempre trascorso le vacanze in una grande e
bella casa sulla Costa Azzurra. È un posto senza tempo e lontano
dal resto del mondo. Con questo film, racconto la storia di un
gruppo di persone in questa casa: la famiglia dei proprietari, gli
amici e i dipendenti. Descrivo la solitudine di ognuno di essi,
nonostante si trovino insieme, le dispotiche dinamiche nei
rapporti, le paure, la vergogna, la rivolta, i desideri e gli
amori. La mia intenzione è di raccontare come ogni persona scelga
deliberatamente di ignorare il frastuono del mondo esterno, il
tempo che passa, la morte in agguato; come ognuno sia solo di
fronte al mistero della propria esistenza.
Come si sarebbero vestiti i mitici
villain dei fumetti, se fossero vissuti nella prima parte del XX
secolo? Una domanda apparentemente oziosa ma che si è posto anche
il disegnatore Jason Mark, che per darsi una
risposta, ha realizzato dei bellissimi ritratti, sotto forma di
foto segnaletiche, dei villain più famosi contro cui combatte
Batman a Gotham City.
I ritratti sono stati realizzati in modo tale da ricordare uno
stile anni ’40, sia per la qualità dell’immagine, sia per
l’abbigliamento molto elegante dei soggetti. Mark si è
dedicato ai ritratti di Harvey Dent, Victor Fries, Oswald Cobblepot
e … John Doe. Se non conoscete i loro nomi in ‘borghese’,
riconoscerete sicuramente i loro alias: ecco a voi Due Facce, Mr.
Freeze, il Pinguino e Joker!Fonte: Badtaste
Ne Il Cavaliere
Oscuro abbiamo visto il caro Bruce Wayne/Batman alle
prese con dei cani belli grossi, tanto che il ricco supereroe ha
dovuto chiedere l’intervento di Lucius Fox perchè gli rinforzasse
il costume contro gli attacchi canini. Ma cosa potranno mai le
astute e tecnologiche invenzioni di Fox contro i denti affilati di
uno squalo?
L’artista Jeff
Victor ha infatti raffigurato i principali nemici
dell’Uomo Pipistrello come se fossero squali. Ecco i villain di
Batman illustrati come squali:
[nggallery id=465]
Che ve ne pare? Ogni celeberrimo
villain è rappresentato con una specie di squalo differente e ogni
disegno sembra rispecchiare a pieno la personalità, spesso contorta
e assolutamente sopra le righe, degli amati e temuti personaggio
della DC Comics. Qual è il vostro squalo preferito?
Protagonista del film, diretto da
Claudio Fäh, è un gruppo di Vichinghi esiliati dalla propria terra
che decide di salpare verso la Gran Bretagna per saccheggiare
Lindisfarne del suo oro. Quando, però, vengono sorpresi da una
terribile tempesta, finiscono per naufragare sulla costa scozzese.
L’unica loro possibilità di sopravvivenza è quella di raggiungere
la roccaforte vichinga di Danelage. Peccato che il viaggio si
tramuti in una corsa contro il tempo, a causa dei più temuti
mercenari mandati sulle loro tracce dal re di Scozia. Ambientata
nel nono secolo d.C., la pellicola si focalizza su Asbjörn (Tom
Hopper) e sugli altri impavidi Vichinghi. Conosciamo meglio questo
popolo selvaggio e coraggioso in attesa del loro approdo sugli
schermi italiani, attraverso un prontuario dalla A alla Z.
Armi: per affrontare i
nemici, i Vichinghi si servivano prevalentemente di spade e lance
dalla lama lunga oltre 70 cm e dall’impugnatura di legno o di
corno. In battaglia, questo popolo utilizzava anche asce, coltelli,
archi e frecce, oltre a scudi per proteggersi.
Berserker: guerrieri con la passione
smodata per la lotta. Il prefisso del loro nome (berr-) significa
“nudo” e si riferisce alla parte superiore del corpo di questi
uomini, solitamente scoperta.
Donne: nell’economia della casa,
uomini e donne erano sullo stesso piano. Le donne si occupavano
delle faccende domestiche, mentre gli uomini partivano in viaggio.
Le donne potevano chiedere il divorzio se il marito le picchiava o
le tradiva.
Drakkar: la cosiddetta barcaccia
vichinga, lunga fino a 30 metri e fatta di legno. Il drakkar
presentava una vela rettangolare, fatta di lino e spesso imbottita
di un ampio strato di lana. Per muovere l’imbarcazione, erano
necessari fino a 30 timoni.
Feste: durante le celebrazioni, vino
e idromele scorrevano a fiumi; per bere, i Vichinghi si servivano
di coppe e di corni, che non potevano essere appoggiati sulla
tavola e, per questo motivo, venivano passati di mano in mano
finché non restavano vuoti. In occasione di queste feste, i
Vichinghi erano soliti raccontare storie, fare indovinelli, giocare
a dadi ed organizzare giochi e competizioni.
Mitologia: i Vichinghi erano devoti
a dei forti e temerari, la cui ira poteva incutere panico e
terrore. La loro benevolenza, però, poteva essere conquistata con
regali e sacrifici. Il capo degli dei era Odino, dio della
saggezza, che abitava nel castello di Asgard, costituito da dodici
palazzi, che includevano il Valhalla, il luogo dove si radunavano
tutti i combattenti caduti in battaglia.
Rune: i Vichinghi avevano una
propria scrittura, costituita da caratteri chiamati rune. Si
trattava di linee semplici incise nel legno, nell’osso, nel metallo
o nella pietra, grazie ad oggetti appuntiti.
Thing: a livello di assetto
politico, i Vichinghi dirimevano le controversie nel thing, una
specie di parlamento democratico costituito da tutti gli uomini
liberi. I membri di questa assemblea prendevano anche decisioni per
l’intera comunità.
Il film vede protagonisti, oltre a
Hopper, Charlie Murphy (Philomena), Ryan Kwanten (True Blood),
Anatole Taubman (Quantum of Solace), Ed
Skrein (Game Of Thrones), James Norton (Rush) e il
frontman della band metal Amon Amarth, Johan Hegg.
Protagonista del film, diretto da
Claudio Fäh, è un gruppo di Vichinghi esiliati dalla propria terra
che decide di salpare verso la Gran Bretagna per saccheggiare
Lindisfarne del suo oro. Quando, però, vengono sorpresi da una
terribile tempesta, finiscono per naufragare sulla costa scozzese.
L’unica loro possibilità di sopravvivenza è quella di raggiungere
la roccaforte vichinga di Danelage. Peccato che il viaggio si
tramuti in una corsa contro il tempo, a causa dei più temuti
mercenari mandati sulle loro tracce dal re di Scozia. Ambientata
nel nono secolo d.C., la pellicola si focalizza su Asbjörn (Tom
Hopper) e sugli altri impavidi Vichinghi. Conosciamo meglio questo
popolo selvaggio e coraggioso in attesa del loro approdo sugli
schermi italiani, attraverso un prontuario dalla A alla Z.
Armi: per affrontare i
nemici, i Vichinghi si servivano prevalentemente di spade e lance
dalla lama lunga oltre 70 cm e dall’impugnatura di legno o di
corno. In battaglia, questo popolo utilizzava anche asce, coltelli,
archi e frecce, oltre a scudi per proteggersi.
Berserker: guerrieri con la
passione smodata per la lotta. Il prefisso del loro nome (berr-)
significa “nudo” e si riferisce alla parte superiore del corpo di
questi uomini, solitamente scoperta.
Donne: nell’economia della casa,
uomini e donne erano sullo stesso piano. Le donne si occupavano
delle faccende domestiche, mentre gli uomini partivano in viaggio.
Le donne potevano chiedere il divorzio se il marito le picchiava o
le tradiva.
Drakkar: la cosiddetta barcaccia
vichinga, lunga fino a 30 metri e fatta di legno. Il drakkar
presentava una vela rettangolare, fatta di lino e spesso imbottita
di un ampio strato di lana. Per muovere l’imbarcazione, erano
necessari fino a 30 timoni.
Feste: durante le celebrazioni,
vino e idromele scorrevano a fiumi; per bere, i Vichinghi si
servivano di coppe e di corni, che non potevano essere appoggiati
sulla tavola e, per questo motivo, venivano passati di mano in mano
finché non restavano vuoti. In occasione di queste feste, i
Vichinghi erano soliti raccontare storie, fare indovinelli, giocare
a dadi ed organizzare giochi e competizioni.
Mitologia: i Vichinghi erano devoti
a dei forti e temerari, la cui ira poteva incutere panico e
terrore. La loro benevolenza, però, poteva essere conquistata con
regali e sacrifici. Il capo degli dei era Odino, dio della
saggezza, che abitava nel castello di Asgard, costituito da dodici
palazzi, che includevano il Valhalla, il luogo dove si radunavano
tutti i combattenti caduti in battaglia.
Rune: i Vichinghi avevano una
propria scrittura, costituita da caratteri chiamati rune. Si
trattava di linee semplici incise nel legno, nell’osso, nel metallo
o nella pietra, grazie ad oggetti appuntiti.
Thing: a livello di assetto
politico, i Vichinghi dirimevano le controversie nel thing, una
specie di parlamento democratico costituito da tutti gli uomini
liberi. I membri di questa assemblea prendevano anche decisioni per
l’intera comunità.
Il film vede protagonisti, oltre a
Hopper, Charlie Murphy (Philomena), Ryan Kwanten (True Blood),
Anatole Taubman (Quantum of Solace), Ed Skrein (Game Of Thrones), James Norton (Rush) e il
frontman della band metal Amon Amarth, Johan Hegg.
È disponibile il trailer di I Vichinghi, nelle sale dal 27
novembre, distribuito da Eagle Pictures.
Nono secolo d.C. Un gruppo di
predoni vichinghi, sotto il comando del giovane leader Asbjörn (Tom
Hopper, già visto in Black Sails), salpa per la costa della
Bretagna per saccheggiare Lindisfarne del suo oro. Una violenta
tempesta però manda in pezzi la loro imbarcazione al largo della
Scozia e lascia i vichinghi intrappolati nel territorio nemico.
L’unica loro possibilità di sopravvivenza è quella di raggiungere
la roccaforte vichinga di Danelage. Peccato che il viaggio si
tramuti in una corsa contro il tempo, a causa dei più temuti
mercenari mandati sulle loro tracce dal re di Scozia. Girato in
Sudafrica, I Vichinghi racconta una battaglia incredibile per la
sopravvivenza in mezzo a flutti tempestosi, che vede come
protagonisti eroi e crudeli antagonisti dall’anima autentica.
Diretto da Claudio Fäh, il film vede protagonisti, oltre a Hopper,
Charlie Murphy (Philomena), Ryan Kwanten (True Blood), Anatole
Taubman (Quantum of Solace), Ed
Skrein (Game Of Thrones), James Norton (Rush) e il
frontman della band metal Amon Amarth, Johan Hegg.
Esiliati e cacciati dalla propria
terra e dal proprio re, un gruppo di impavidi
Vichinghi arriva in Gran Bretagna, con l’intento
di trovare una nuova casa in questa terra.
Guidati dal coraggioso Asbjörn
(Tom Hopper), i Vichinghi si trovano però a far
fronte ad una situazione inaspettata: la loro nave viene distrutta
da una tempesta e così il gruppo di guerrieri deve trovare il modo
per attraversare una terra straniera nella quale sono considerati
nemici. Intrappolati dietro la linea nemica, i nostri hanno una
sola possibilità di sopravvivere: raggiungere un insediamento
vichingo a sud del Paese.
Sul loro cammino
incontreranno la fiera e combattiva principessa Inghean
(Charlie Murphy), che potrebbe rappresentare un
prezioso ostaggio da scambiare con oro e incolumità, e un
misterioso monaco cattolico che si rivelerà una risorsa
indispensabile, mentre dovranno riuscire a scappare dall’armata dei
Lupi, i mercenari che il re ha messo sulle tracce della figlia.
I Vichinghi,
diretto da Claudio Fäh, è un racconto d’avventura
dal sapore antico, che rivela con chiarezza e anche con ingenuità
lo sforzo non solo di rappresentare un’epica epopea di
sopravvivenza mentre ripropone sul grande schermo una popolazione
nordica affascinante e misteriosa per i più, che nell’ultimo
periodo è stata rappresentata per il pubblico di massa
principalmente dalle sue riletture fumettistiche con Thor, Loki e
compagnia.
Hopper ha senza dubbio il fisico
adatto ad interpretare il rude vichingo dai sentimenti nobili e dal
cuore d’oro. Con lui si affacciano nel film diversi volti ben noti
agli appassionati seriali. Da una parte infatti riconosciamo il fu
Daario Naharis di Game of Thrones, nei lineamenti
contratti dalla cattiveria di Ed
Skrein, dall’altra, sotto al cappuccio di saio
dell’uomo di chiesa si nasconde il fratello di Sookie Stackhouse,
Jason, trai protagonisti della vampiresca serie True Blood,
Ryan Kwanten.
I Vichinghi
Anche se lo stampo del film è
inevitabilmente hollywoodiano, si tratta di un progetto nato e
prodotto completamente tra Svizzera, Germania e Sudafrica, i Paesi
che sono serviti anche da set naturali.
Non ci sono ambizioni storiche e
intellettuali, non si tratta della bella serie canadese con lo
stesso titolo; l’intrattenimento de I
Vichinghi è genuino, puro, forse per questo un po’
semplice e schematico, ma proprio per questo il film è un prodotto
onesto, dalla struttura definita e coesa che diverte, racconta e
adempie più che bene al solo scopo che si prefigge: divertire.
È stato diffuso oggi il trailer de
I
Viaggiatori, film Sky Original di
Ludovico Di Martino, prodotto da Sky
Studios e Groenlandia, che dal 21
novembre sarà in esclusiva su Sky
Cinema e in streaming solo su NOW e che
sarà presentato in anteprima ad Alice nella città il 22
ottobre.
I
Viaggiatori è una storia d’avventura che vede
come protagonisti un gruppo di ragazzi che, grazie a una strana
macchina del tempo, viaggeranno fino al 1939, nella Roma fascista
di Benito Mussolini. Nel cast, Matteo Schiavone
nel ruolo di Max, Fabio Bizzarro nei panni di
Flebo, Andrea Gaia Wlderk in quelli di Greta,
Francesca Alice Antonini in quelli di Lena,
Gianmarco Saurino nel ruolo di Beo e
Federico Tocci nel ruolo di Vulcano. Con la
partecipazione di Fabrizio Gifuni nel ruolo di Luzio e con
Vanessa Scalera nei panni della Dottoressa
Sestrieri.
Il soggetto e la sceneggiatura sono
di Ludovico Di Martino e Gabriele
Scarfone. Il distributore internazionale è
NBCUniversal Global Distribution per conto di
Sky Studios.
Beo Fulci, un giovane ricercatore
di fisica quantistica, è scomparso assieme al suo capo in
circostanze misteriose. Suo fratello Max, 14 anni, ragazzino svelto
dall’intelligenza vivace, trova conforto nei due amici più cari che
ha – Flebo, 14 anni, impacciato e ansioso, appassionato di
videogiochi e di tecnologia, e Greta, 15 anni, giovane donna
coraggiosa – nonostante il dolore di quella perdita l’abbia reso
sfuggente. Una sera i tre finiscono per scoprire una strana
macchina del tempo e il modo per farla funzionare, trovandosi così
nel 1939 in una Roma scossa dalle leggi razziali. Dovranno salvare
il mondo dalla minaccia di un’arma con cui si vuole cambiare il
corso della Storia.
Arriva in
esclusiva su SkyI
Viaggiatori, film Sky Original di
Ludovico Di Martino, prodotto da Sky
Studios e Groenlandia, il 21 novembrealle 21.15 su Cinema Uno, in streaming solo su
NOW e disponibile on demand.
Presentato in anteprima ad
Alice nella città, “I viaggiatori” è una storia
d’avventura che vede come protagonisti un gruppo di ragazzi che,
grazie a una strana macchina del tempo, viaggeranno fino al 1939,
nella Roma fascista di Benito Mussolini.
Nel cast, Matteo
Schiavone nel ruolo di Max, Fabio
Bizzarro nei panni di Flebo, AndreaGaia
Wlderk in quelli di Greta, Francesca Alice
Antonini in quelli di Lena, Gianmarco
Saurino nel ruolo di Beo e Federico Tocci
nel ruolo di Vulcano. Con la partecipazione di
Fabrizio Gifuni nel ruolo di Luzio e con
Vanessa Scalera nei panni della Dottoressa
Sestrieri.
Il soggetto e la sceneggiatura sono
di Ludovico Di Martino e Gabriele
Scarfone. Il distributore internazionale è
NBCUniversal Global Distribution per conto di
Sky Studios.
La trama del film
Beo Fulci, un giovane ricercatore
di fisica quantistica, è scomparso assieme al suo capo in
circostanze misteriose. Suo fratello Max, 14 anni, ragazzino svelto
dall’intelligenza vivace, trova conforto nei due amici più cari che
ha – Flebo, 14 anni, impacciato e ansioso, appassionato di
videogiochi e di tecnologia, e Greta, 15 anni, giovane donna
coraggiosa – nonostante il dolore di quella perdita l’abbia reso
sfuggente. Una sera i tre finiscono per scoprire una strana
macchina del tempo e il modo per farla funzionare, trovandosi così
nel 1939 in una Roma scossa dalle leggi razziali. Dovranno salvare
il mondo dalla minaccia di un’arma con cui si vuole cambiare il
corso della Storia.
Sky annuncia le
riprese de I
Viaggiatori, il nuovo film Sky
Original, prodotto da Groenlandia. Diretto da
Ludovico Di Martino (Skam Italia 3, La
Belva) e scritto da Ludovico Di Martino e
Gabriele Scarfone, I
Viaggiatoriè un film
d’avventura che vede come protagonisti un gruppo di ragazzi che,
grazie a una macchina del tempo, viaggeranno fino al 1939, nella
Roma fascista di Benito Mussolini.
Nel cast di I
Viaggiatori accanto a Matteo
Schiavone nel ruolo di Max, Fabio
Bizzarro(I cavalieri di Castelcorvo)
nei panni di Flebo, Andreagaia Wlderk, in quelli
di Greta, Francesca Alice Antonini(Gomorra) in quelli di Lena, Gianmarco
Saurino(Maschile singolare) nel ruolo di Beo e
Federico Tocci (Sulla mia Pelle, La Squadra,
Speravo de Morì prima) nel ruolo di Vulcano, troviamo
Fabrizio Gifuni(Lei Mi Parla Ancora, Il
Capitale Umano) nel ruolo di Luzio e Vanessa
Scalera(Romulus, Bella Addormentata) nei panni
della Dottoressa Sestrieri.
I Viaggiatori, la
trama
Un gruppo di amici, alla ricerca
del fratello scomparso di uno di loro, attiva per sbaglio un
misterioso macchinario che li catapulta nella Roma del 1939, tra
guardie fasciste e leggi razziali. Un viaggio nel tempo nella città
eterna sull’orlo di un nuovo conflitto mondiale.
Il regista, Ludovico di
Martino ha dichiarato: “I viaggiatori è sicuramente il
racconto più appassionante, personale e complesso al quale io mi
sia approcciato finora. Ringrazio di cuore Sky e Groenlandia per
avermi concesso la fiducia necessaria a realizzare questo film al
massimo delle sue potenzialità”.
Nils Hartmann, Senior
Director Sky Original Productions ha dichiarato: “Con
I Viaggiatori ci caliamo in un’avventura fantastica, un viaggio
attraverso il tempo, in cui i protagonisti vengono catapultati in
un’epoca su cui ancora oggi, più che mai, dobbiamo riflettere, per
come ha segnato la storia del nostro Paese. Firma questa nuova
produzione originale Sky, suo terzo lungometraggio, un regista
giovane e vulcanico, Ludovico Di Martino, che dirige un cast
altrettanto giovane e promettente, perché continuiamo a credere che
investire sulla creatività e sui nuovi talenti sia la strada giusta
da battere, sempre. Con questo film sperimentiamo inoltre un genere
cinematografico, quello dei viaggi nel tempo, poco battuto in
Italia. Che qui non resta un’avventura fine a se stessa né punta ad
un target di (soli) teenager, ma anzi mostra tutta l’ambizione e il
potenziale di una storia capace di unire e appassionare genitori e
figli”.
Matteo Rovere, CEO di
Groenlandia, ha dichiarato: “Siamo davvero orgogliosi
di questo progetto, un racconto di avventura ma anche una storia
emotiva, di grande partecipazione, che parla di amicizia
adolescenziale e fratellanza. Un viaggio nel tempo spettacolare e
rocambolesco capace di tornare a una pagina buia del nostro
passato, sperando che questo possa aiutare a sensibilizzare le
nuove generazioni e a nutrire la loro memoria. Il percorso di
Groenlandia continua nell’esplorazione di vari generi e con I
Viaggiatori vuole tentare la via dell’intrattenimento alternando
fantasia e racconto del passato, in un esperimento inedito nel
nostro panorama. Ludovico di Martino è un regista di grande talento
che sosteniamo fin dagli esordi e con il quale siamo davvero felici
di tornare a lavorare insieme a Sky, partner e alleato con cui ci
sentiamo profondamente in sintonia”.
Ecco una bella curiosità che viene
direttamente dal blog Super Punch (via Badtaste). Si tratta di tre mappe, disegnate
dal grafico Andrew DeGraff, che riassumono
Il
futuro di Warner Bros.
Discovery si gioca su una delle partite
industriali più delicate degli ultimi anni. Dopo settimane di
trattative e rilanci,
Paramount è rimasta l’ultima protagonista nella corsa
all’acquisizione del gruppo guidato da David Zaslav, in uno
scenario che potrebbe ridefinire gli equilibri di potere a
Hollywood.
In
un primo momento era stata Netflix ad annunciare un
accordo per acquisire WBD in una fusione destinata a scuotere
profondamente l’industria dell’intrattenimento. L’intesa prevedeva
un’offerta da 27,75 dollari per azione, ma la controffensiva di
Paramount – guidata dal CEO David Ellison – ha cambiato rapidamente
il quadro. Paramount ha prima messo sul tavolo 30 dollari per
azione, poi ha alzato la proposta a 31 dollari, costringendo
Netflix a riconsiderare la propria posizione.
Secondo quanto riportato da Business Insider, una telefonata
trapelata nelle ultime ore ha rivelato il vero stato d’animo del
CEO di Warner Bros. Discovery, David
Zaslav, di fronte al sorpasso di Paramount.
Zaslav avrebbe ammesso che “è successo tutto molto
rapidamente”, aggiungendo però di ritenere che WBD e Paramount
“possono diventare una grande azienda”.
Cosa c’è dietro il rilancio di Paramount e il passo indietro di
Netflix
Nella stessa telefonata, Zaslav avrebbe chiarito la posta in gioco
con parole che fotografano il momento cruciale attraversato dal
gruppo: “Se Warner Bros. vuole sopravvivere, allora dovevamo
essere più grandi, e dovevamo essere globali. L’accordo potrebbe
non chiudersi. Se non si chiude, incassiamo 7 miliardi di dollari e
torniamo al lavoro.”
L’offerta di Paramount Skydance è stata giudicata superiore,
lasciando a Netflix la possibilità di pareggiare, rilanciare o
ritirarsi. Il colosso dello streaming ha scelto di non eguagliare
l’ultima proposta, spiegando ufficialmente: “La transazione che
avevamo negoziato avrebbe creato valore per gli azionisti con un
percorso chiaro verso l’approvazione normativa. Tuttavia, siamo
sempre stati disciplinati e, al prezzo necessario per eguagliare
l’ultima offerta di Paramount Skydance, l’accordo non è più
finanziariamente attraente, quindi decliniamo di pareggiare
l’offerta di Paramount Skydance.”
Netflix ha poi aggiunto: “Warner Bros. è un’organizzazione di
livello mondiale e vogliamo ringraziare David Zaslav, Gunnar
Wiedenfels, Bruce Campbell, Brad Singer e il Consiglio di
amministrazione di WBD per aver condotto un processo equo e
rigoroso. Crediamo che saremmo stati solidi custodi dei marchi
iconici di Warner Bros. e che il nostro accordo avrebbe rafforzato
l’industria dell’intrattenimento, preservando e creando più posti
di lavoro nella produzione negli Stati Uniti. Ma questa transazione
è sempre stata un ‘piacere averla’ al giusto prezzo, non un
‘doverla avere’ a qualsiasi prezzo.”
Paramount ha vinto la gara con 31 dollari per azione, includendo
incentivi aggiuntivi e una reverse termination fee da 7 miliardi di
dollari legata a eventuali problemi prima della chiusura
dell’accordo. Inoltre, Paramount si è impegnata a coprire la penale
da 2,8 miliardi che Warner Bros. avrebbe dovuto versare a Netflix
per il recesso dall’intesa iniziale. David Ellison ha commentato
con soddisfazione: “Siamo lieti che il Consiglio di
amministrazione di WBD abbia confermato all’unanimità il valore
superiore della nostra offerta, che garantisce agli azionisti di
WBD un valore più elevato, certezza e rapidità nella
chiusura.”
Resta da capire quando – e se – l’operazione verrà finalizzata.
Quel che è certo è che l’esito di questa trattativa potrebbe
ridefinire la mappa del potere a Hollywood, con Paramount pronta a
imporsi come nuovo polo dominante, mentre Warner Bros. Discovery si
gioca una trasformazione cruciale per il proprio futuro
globale.
FOTO DI COPERTINA Il presidente della Warner Bros. Discovery David
Zaslav arriva alla première di Los Angeles di Warner Bros.
‘The
Flash’ tenutasi al TCL Chinese Theatre IMAX il 12 giugno 2023 a
Hollywood, Los Angeles, California, Stati Uniti. — Foto di Image
Press Agency via DepositPhotos.com
La stagione finale di The
Boys alza ulteriormente la posta
introducendo Oh Father, un nuovo e inquietante super
interpretato da Daveed Diggs. Il personaggio entra
nei Seven portando con sé un’influenza religiosa che si intreccia
direttamente con il potere politico e mediatico già dominato da
Patriota (Homelander). È una svolta narrativa significativa: la
serie non si limita più a satirizzare i supereroi, ma attacca
frontalmente il rapporto tra fede, propaganda e controllo.
Oh Father è a capo
della Samaritan’s Embrace Ministries, una chiesa
trasformata nella “Democratic Church of America”, con
Homelander elevato a figura profetica. Dietro la facciata
spirituale si nasconde però un sistema ben più cinico: la religione
diventa uno strumento di marketing e distribuzione del Compound V,
in continuità con le strategie di Vought. Come spiegato dallo
stesso Diggs, il personaggio è essenzialmente un “venditore”, un
opportunista che ha trovato nella fede il mezzo perfetto per
accumulare potere e legittimazione.
Dal punto di vista narrativo,
l’introduzione di Oh Father rappresenta uno dei commenti più
espliciti della serie sulla realtà contemporanea. The
Boys ha sempre lavorato per eccesso e
provocazione, ma qui il confine tra satira e cronaca si assottiglia
drasticamente. Il legame tra religione organizzata e potere
politico, incarnato anche dal matrimonio con Ashley
Barrett, diventa il vero campo di battaglia della
stagione: non più solo superpoteri, ma ideologia e manipolazione di
massa.
Religione, propaganda e potere: la
deriva finale dell’universo di The Boys
L’arco narrativo della quinta
stagione sembra portare alle estreme conseguenze temi già presenti
nelle stagioni precedenti. Fin dall’inizio, The
Boys ha costruito un mondo in cui i
supereroi sono strumenti di corporazioni e governi; con Oh Father,
questa struttura si completa, aggiungendo la religione come terzo
pilastro del controllo.
Il personaggio si inserisce
idealmente nel solco tracciato da figure come Ezekiel, ma ne
rappresenta un’evoluzione molto più sofisticata. Non si tratta più
solo di ipocrisia morale, ma di un sistema organizzato che
ridefinisce la fede come brand politico. La relazione con
Ashley Barrett — inizialmente strategica e poi
sorprendentemente autentica — aggiunge un ulteriore livello di
complessità, mostrando come anche i rapporti personali possano
essere assorbiti e trasformati da dinamiche di potere.
In termini tematici, la serie
continua a riflettere — e amplificare — tensioni reali, in
particolare la crescente sovrapposizione tra religione e politica
negli Stati Uniti. La forza di The
Boys sta proprio qui: non “predire” il
futuro, ma intercettare dinamiche profonde e renderle visibili
attraverso la lente del genere.
Con la stagione finale, la domanda
non è più chi vincerà lo scontro tra i protagonisti, ma quanto il
sistema stesso sia ormai irreversibile. Oh Father, in questo senso,
non è solo un nuovo villain: è il simbolo di un mondo in cui ogni
forma di potere converge e si rafforza reciprocamente.
Arrivano altre piccole novità dal
set de I Vendicatori. Prima di tutto ecco due artwork promozionali
che ritraggono da una parte i nostri in formazione di
combattimento, dall’altra Loki,
Entertainment Weekly ha pubblicato
oggi nuove foto e i ritratti dei protagonisti dei
Vendicatori. L’attesissimo film che riunisce tutti gli eroi
dell’universo Marvel visti fin’ora al cinema.
E’ ufficiale: le riprese del film
dei Vendicatori si terranno in New Mexico, dove già è stato girato
Thor, tra aprile e settembre 2011.
I Marvel Studios hanno infatti
rivelato dove si terranno le riprese del film, e si tratta di quel
New Mexico dove ultimamente si tengono le riprese diversi film di
Hollywood, tra cui buona parte di Thor. Il governatore dello stato
Bill Richardson ha annunciato la notizia come “un regalo di Natale
per tutti gli abitanti del New Mexico”: l’economia locale, infatti,
subirà degli influssi positivi, trattandosi della più grossa
produzione Hollywoodiana mai girata nello stato:
Oltre a essere la più grande
produzione mai girata in questo stato, sarà anche la più avanzata a
livello tecnologico, e sarà un vero e proprio campo di
addestramento avanzatissimo per le nostre troupe. (…) Si tratta di
un esempio perfetto della creazione di posti di lavoro, di impatto
economico e visibilità globale che l’industria cinematografica ha
portato nel nostro stato negli ultimi otto anni, e dobbiamo
proseguire su questa strada.
I Vendicatori, diretto da Joss
Whedon, uscirà il 4 maggio 2012.
Direttamente dalla pagina ufficiale di
Facebook di Marvel’s The Avengers, i Marvel Studios hanno annunciato che
il primo trailer del kolossal supereroistico sui Vendicatori
diretto da Joss Whedon verrà pubblicato online tra cinque giorni,
martedì.
Il team dei Weta VFX di Shang-Chi e La Leggenda dei Dieci Anelli ha
parlato del lavoro svolto sul film e in particolare sulla scena
post credits con Bruce Banner. Sebbene avesse un suo filo narrativo
isolato, Destin Daniel Cretton aveva bisogno di
stabilirne la connessione con il più grande MCU. Ciò è stato ottenuto
principalmente con l’apparizione di volti familiari, incluso il
Banner di Mark Ruffalo, che sembrava significativamente
diverso rispetto all’ultima volta che lo abbiamo visto sullo
schermo.
Cosa è successo ai Vendicatori dopo Avengers:
Endgame?
Come membro fondatore dei
Vendicatori che ha avuto il rapporto di lavoro più stretto con Iron
Man (Robert Downey Jr.), Banner avrebbe
dovuto trasferirsi nella struttura dei Vendicatori nello stato di
New York e presidiare il quartier generale allo stesso modo di
Black Widow (Scarlett Johansson) nei cinque
anni successivi allo SNAP di Thanos. La decisione di Natasha Romanoff di farlo ha
permesso alla squadra di rimettersi insieme facilmente cinque anni
dopo. Ora, senza che nessuno agisca da coordinatore primario tra i
restanti eroi del MCU, riunirsi nel caso in cui arrivasse un’altra
minaccia sarebbe molto più difficile.
Cosa ci riserva il futuro dei
Vendicatori, nella Fase 4?
Il finale di Avengers: Infinity War, con
la metà degli eroi polverizzati, ha lasciato i fan sbalorditi:
possibile che gli Eroi più Potenti della Terra
abbiano perso la prima loro battaglia?
A quanto pare, è stato proprio così,
i Vendicatori hanno perso contro Thanos. Ma sembra che nel corso della promozione di
Avengers: Endgame, i protagonisti
del film che interpretano i personaggi rimasti in vita abbiano
tentato di offrire una versione dei fatti “addolcita”, una specie
di racconto “kid-friendly” della Decimazione.
L’occasione si è presentata durante
la presenza del cast al Jimmy Kimmel Live!. Ecco
l’esilarante risultato!
Dopo gli eventi devastanti di
Avengers: Infinity War (2018), l’universo è in rovina a causa degli
sforzi del Titano Pazzo, Thanos. Con l’aiuto degli alleati rimasti
in vita dopo lo schiocco, i Vendicatori dovranno riunirsi ancora
una volta per annullare le azioni del villain e ripristinare
l’ordine nell’universo una volta per tutte, indipendentemente dalle
conseguenze che potrebbero esserci.
I vantaggi del
tradimento è una nuova pellicola brasiliana disponibile su
Netflix,
classificata come thriller, ma maggiormente assimilabile come
erotico o sentimentale. Il film, diretto da Diego
Freitas, è tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice
Sue Hecker. Il cast è formato principalmente da figure esordienti
ed emergenti del panorama cinematografico: tra gli attori più
conosciuti presenti ne I vantaggi del tradimento
ricordiamo Leandro Lima (City of God), il
quale interpreta il giudice Marco, mentre Giovanna
Lacellotti è nel ruolo della protagonista Barbara. Altre
figure importanti sono Thiago, interpretato da Bruno
Montaleone, e Caio, interpretato da Micael
Borges.
I vantaggi del tradimento: dalla
rottura alla rinascita
Barbara “Babi” è sul punto di
sposarsi con Caio, giovane imprenditore con un importante giro di
affari e cliente dell’ufficio di commercialisti di Babi. La
relazione dei due sembra essere perfetta, fin quando, durante
l’addio al nubilato, un ammiratore segreto regala a Babi delle foto
che attestano i tradimenti del suo promesso sposo. A questo punto
la ragazza, ferita ed arrabbiata, prende dall’ufficio di Caio il
computer, per cercare delle ulteriori prove della sua infedeltà.
Nel frattempo, Babi rientra in contatto con un giudice, Marco, che
aveva conosciuto durante un’udienza in cui era coinvolto il l’ex
fidanzato; tra i due scatta un legame fin dal primo sguardo. I due
iniziano a frequentarsi, pur non volendosi legare in maniera
seria.
Ciononostante, qualcosa, o qualcuno,
sembra opporsi alla loro relazione. Una volta sbloccato il computer
di Caio, però, Babi scoprirà la verità su tutto, mettendosi in
grave pericolo.
Un thriller totalmente mancato
Come è già stato accennato sopra,
I vantaggi del tradimento, viene classificato
erroneamente come un thriller. Una pellicola appartenente a questo
particolare genere dovrebbe avere il potere di suscitare un certo
senso di suspense nel pubblico e, allo stesso tempo, di coinvolgere
lo spettatore in una serie di vicende legate a degli assassini o
comunque d’azione. Tutti questi elementi tendono a mancare in gran
parte della pellicola, non definibile, dunque, come thriller.
I vantaggi del
tradimento può essere più facilmente riconosciuto come un
film sentimentale o più propriamente erotico. Nello svolgersi delle
vicende risulta chiara la preponderanza di scene di sesso piuttosto
che d’azione: tutta la prima parte del film si incentra
semplicemente sulla vita sessuale della protagonista.
Una delle tematiche trattate dal
film riguarda proprio la libertà sessuale: questa viene
impersonificata da Patty, amica di Babi, ma anche da Babi stessa.
Se all’inizio della pellicola la ragazza risulta essere
insoddisfatta della propria vita sessuale, una volta interrotta la
relazione con Caio, Babi libera la sua parte più spontanea, vivendo
anche meglio i propri desideri, in maniera più sicura. Si potrebbe
affermare che la protagonista viva dei cambiamenti anche riguardo
altri aspetti: Babi rivalorizza la sua passione per le moto, si
tinge i capelli e sembra essere più forte e determinata.
La presenza di tante scene “a luci
rosse”, riporta alla memoria alcune pellicole più o meno conosciute
e molto discusse negli ultimi anni, probabilmente proprio per
l’evidenza con cui il sesso è mostrato allo spettatore: si pensi
alla trilogia di
50 sfumature o
365 giorni. Si tratta di film molto visti soprattutto dai
giovani, e particolarmente espliciti. Talvolta la presenza di tali
scene potrebbe essere usata anche come una forma di denuncia
sociale contro il taboo della nudità: i vantaggi del tradimento non
sembrano essere un esempio di ciò. Qui le scene di sesso non
sembrano avere uno scopo ben preciso, arrivano semplicemente a far
sentire a disagio lo spettatore. Si tratta di momenti, talvolta
presentati in slow motion, con un sottofondo musicale sensuale che
risultano essere troppo esagerati.
Binomio attori/ personaggi
I personaggi di I vantaggi
del tradimento, non sono granché sviluppati: l’unico di
cui viene scavata la personalità più nel profondo è il giudice
Marco. Ad ogni modo, i vari personaggi del film mancano anche di
un’interpretazione adeguata che li valorizzi. Per quanto si tratti
di una delle prime esperienze nel mondo della recitazione per molti
membri del cast, si richiederebbe comunque una professionalità e
veridicità di performance degna del grande schermo e di Netflix. L’unico attore che dà prova della
propria bravura è Bruno Montaleone, nella sua interpretazione di
Thiago: il personaggio, infatti, vive un certo cambiamento durante
il film e questo viene rappresentato abbastanza bene
dall’attore.
Il sito di MTV ha pubblicato una
nuovissima foto di The Twilight Saga: Eclipse, nella quale
vediamo l’esercito dei vampiri neonati capeggiato da Riley (Xavier
Samuel). Nell’immagine non compaiono invece la “creatrice”
dell’esercito, Victoria (interpretata in questo film da Bryce Dallas Howard, dopo il
“licenziamento” di
Rachelle Lefevre), né Bree Tanner, l’altra neonata, i
cui panni nel film saranno vestiti da Jodelle Ferland.
Tutti per uno, uno per tutti” è un
motto entrato nel linguaggio comune che tutti usano e che quasi
tutti sanno provenire da I Tre Moschettieri, di
Alexandre Dumas (padre) che, insieme a Auguste Maquet,
nel 1844 cominciò a pubblicare a puntate sul
giornale Le Siècle quella che sarebbe diventata la più
avvincente avventura mai raccontata. La storia di Athos, Porthos e
Aramis, tre leggende al servizio di Luigi XIII Re di Francia e
della Regina Anna, la loro lotta contro il potere del Cardinale
Richelieu e contro le malizie di Milady de Winter, il loro farsi
carico di quel guascone romantico di nome Charles D’Artagnan, è
diventata mito letterario e, grazie al cinema, rivive
periodicamente sul grande schermo da quando esiste la settima
arte.
Dal 1909, quando è stato realizzato
il primo cortometraggio ispirato alla storia de I Tre
Moschettieri, fino al 2023, anno in cui arriva al cinema
il 6 aprile
I tre moschettieri – D’Artagnan, prima parte di un
dittico che sarà completato alla fine dell’anno con l’uscita di
I
tre moschettieri – Milady, ecco una cronistoria della
lunghissima relazione d’amore tra il cinema e I Tre
Moschettieri.
I tre moschettieri –
D’Artagnan
Il film, diretto da
Martin Bourboulon è una riproposizione classica
del romanzo che però per la prima volta divide i suoi avvenimenti
in due capitoli. Il primo incentrato sul personaggio di D’Artagnan,
da sempre il quarto moschettiere più amato dal pubblico, il secondo
su quello della misteriosa e affascinante Milady de Winter.
Giovane, sconsiderato, romantico, il guascone D’artagnan è la
chiave del racconto ed è considerato generalmente un ruolo
divertente da interpretare. Lo sa bene François Civil che per
questo adattamento veste i suoi panni con spavalda disinvoltura.
Civil però non è solo, perché il cast di questa irresistibile
avventura è ricco di volti gravidi di fascino. A partire dagli
interpreti dei Moschettieri stessi: Vincent Cassel è Athos il saggio, l’uomo
di armi e di principi; Romain Duris è Aramis, il gesuita, che usa
la sua conoscenza e la sua spada con uguale e impeccabile abilità;
Pio Marmaï è Porthos, allegro viveur e letale combattente. E chi
mai può tenere testa a questo quartetto se non una donna
carismatica e affascinante come Eva Green?
L’attrice si carica di uno dei
ruoli più seducenti della narrazione, quello di Milady de Winter,
colei che con la sua astuzia, sfruttando la sua bellezza e la sua
intelligenza riesce ad avere in pugno il Cardinale Richelieu,
l’uomo più potente di Francia dopo Luigi XIII, che in questo film
ha il volto di Louis Garrel. A dare corpo alla splendida
Regina Anna c’è invece Vicky Krieps, che sembra
impersonare alla perfezione l’enigma di questa sovrana che è
tutto’altro che secondaria nelle avventure dei Moschettieri. Il
cast stellare e la storia solida e divertente sono tutti
ingredienti vincenti per un’avventura che, sebbene rispetti messa
in scena e ambientazione dell’originale, con scenografie sontuose e
ricchissimi costumi, si propone come una rilettura contemporanea
del classico senza tempo. Dal 6 aprile al cinema.
La lettura di Giovanni
Veronesi
Tra il 2018 e il 2020
sono usciti in Italia due adattamenti da Dumas. Il primo è
Moschettieri del re – La penultima missione e il secondo
Tutti
per 1 – 1 per tutti. Alla regia e scrittura c’era Giovanni
Veronesi che si è avvalso di un quartetto di assi d’eccezione per
mettere in scena dei Moschettieri alla fine della loro carriera,
con qualche acciacco, qualche considerazione più o meno disfattista
sulla loro vita, ma con ancora tanto coraggio e dedizione alla
cappa. Pierfrancesco Favino è D’Artagnan, Rocco Papale è Athos, Valerio Mastandrea è Porthos e Sergio Rubini è Aramis. A conferire grazia e
bellezza a questi quattro moschettieri cialtroni, Margherita Buy nei panni della Regina Anna.
L’esperimento in costume in una cornice immaginaria è vincente per
quanto riguarda l’esito del box office e insolito per la produzione
nazionale. Certo forse non brilla per fattura, ma il dittico di
Veronesi è una lettura all’italiana divertente e sincera del
classico.
Anche la serialità ha provato a
raccontare a suo modo I Tre Moschettieri. La serie in questione,
trasmessa da BBC One, è andata in onda dal 19 gennaio 2014 al 1
agosto 2016. Creata da Adrian Hodges, è arrivata in Italia
l’11 maggio 2015, in onda in streaming su Mediaset Infinity, mentre
la terza stagione è finita direttamente su Netflix e mai trasmessa in chiaro. Sebbene sia
arrivata a tre stagioni, la serie non può considerarsi un successo,
forse anche a causa di un cast poco carismatico, in cui spiccava
soltanto uno splendido Peter Capaldi nei panni del Cardinale
Richelieu.
Moschettieri Action Packed
È il 2011 e il re di
Resident Evil, Paul W.S. Anderson, realizza I tre
moschettieri, un adattamento temporale in cui Milady fa Sky diving,
i galeoni volano e l’azione è l’unica direttrice su cui si fonda
tutta la storia, che è sempre la stessa, e per questo gli vogliamo
comunque bene. Il film si avvale di un super cast, volti puliti,
eroi senza macchia, fieri e scavezzacollo:
Logan Lerman,
Matthew Macfadyen,
Luke Evans, Ray Stevenson,
Orlando Bloom,
Christoph Waltz, Juno
Temple,
Mads Mikkelsen, James Corden e, come in ogni film di
Paul W.S. Anderson, l’irresistibile Milla Jovovich, ovviamente nei panni di una
Milady de Winter irrefrenabile, letale e… acrobata. Un adattamento
moderno nella misura in cui forza i canoni del film in costume,
aggiunge (forse un po’ troppa) immaginazione e una dose massiccia
di azione cinematografica allo stato più puro ed estremo,
impossibile diremmo.
L’animazione – Barbie e
Topolino
Alexandre Dumas scrive I
Tre Moschettieri pensando anche a una storia di
formazione, principalmente per il personaggio di D’Artagnan che,
trasferitosi in città dalla provincia, entra nel corpo dei
Moschettieri e salva l’onore della Regina Anna grazie a una
missione segreta per suo conto. Ecco, storie del genere sono un
piatto ricco per il cinema d’animazione tradizionalmente rivolto ai
più piccoli. Sia Mattel che Disney ci hanno quindi pensato,
realizzando il primo un adattamento a tema
Barbie, dal titolo Barbie e le tre moschettiere, del 2009, e il
secondo una bella versione dell’originale intitolata Topolino,
Paperino, Pippo: I tre moschettieri, del 2004. Letture edulcorate
che avvicinano però ancora oggi i più piccoli alle avventure di
Athos, Porthos, Aramis e D’Artagnan.
Una versione All Stars
Chi ben conosce l’opera di Dumas,
sa che la storia dei Moschettieri è l’inizio di una trilogia,
che comprende Vent’anni dopo (1845) e Il visconte di
Bragelonne (1850). In questi romanzi seguenti, Dumas ha
raccontato anche l’età avanzata degli eroi, che fanno i conti con
il passare del tempo e con i loro errori del passato. In questi
romanzi, in particolare ne Il Visconte di Bragelonne, si racconta
anche la vicenda de La Maschera di Ferro, portata
diverse volte al cinema e che narra non solo di un gemello segreto
per Luigi XIV, tenuto prigioniero dentro la Bastiglia e costretto a
indossare una maschera di ferro per celarne l’identità, ma anche
delle conseguenze dell’amore tra D’Artagnan e la Regina Anna. Come
quella dei Moschettieri, anche questa storia ha ricevuto diversi
adattamenti, ma La maschera di Ferro del 1998 ha un valore
particolare per la generazione dei Millennials, dal momento che si
tratta del primo film con
Leonardo DiCaprio uscito nell’Era “post-Titanic”, in
cui, non solo la star compare in un doppio ruolo (Luigi/Filippo),
ma è anche circondata da quattro mostri sacri del cinema. Nel
modesto film diretto da Randall Wallace, i quattro moschettieri
erano interpretati da:
John Malkovich,
Jeremy Irons,
Gerard Depardieu e Gabriel Byrne. E
scusate se è poco.
Un classico moderno – I tre
moschettieri (1993)
Siamo nel 1993 e si comincia già a
respirare aria di classico per un pubblico moderno. Stephen Herek,
regista che non ha mai brillato per la sua filmografia precedente e
successiva, realizza una versione del romanzo di Dumas veramente
vincente, avvalendosi non solo di una trama e di una atmosfera che
conosciamo bene, ma soprattutto di un cast iconico: Charlie
Sheen, Kiefer Sutherland, Oliver Platt, un giovanissimo Chris
O’Donnell non ancora diventato Robin per Schumacher, Tim
Curry, Julie Delpy, Michael Wincott e molti altri popolano
una versione molto rassicurante e classica del romanzo, ma lo fa
per un pubblico moderno, che parla agli anni ’90 e lo fa con grande
efficacia.
Il classico: 1948 – 1973
George Sidney e Richard
Lester sono i registi che hanno raccontato in quelle che per
moltissimo tempo sono state le versioni più famose e viste de I Tre
Moschettieri al cinema e in tv. Sia il film del 1948 che quello del
1973 presentano letture molto fedeli e tradizionali della storia
originale, con una particolare menzione al titolo del 1948 in cui
tutta la storia legata ai personaggi di Athos e Milady de Winter
assume una statura tragica e epica che nessun altro adattamento è
poi stato in grado di replicare. Certo quel linguaggio oggi non è
più attuale, e proposto ad un pubblico di oggi forse sarebbe
accolto con poca clemenza, ma resta uno dei momenti più alti di
questo franchise con così tante teste e una storia così lunga.
Le origini: 1921 – 1935
Il cinema è ancora una creatura
nuova eppure, sia gli anni ’20 che gli anni ’30 hanno avuto la loro
“dose di Moschettieri”. Fred Niblo e Rowland V. Lee hanno
firmato i due film che citiamo in questa circostanza,
principalmente per tenere traccia di quella che è la fortuna di
questa storia nel corso del tempo. Da subito il cinema è stato
considerato strumento adatto a raccontare I Tre Moschettieri e da
subito i cineasti si sono lasciati travolgere dall’avventura e dal
ritmo incalzante delle parole di Dumas, tanto da tradurle in
immagini.
Il principio – un cortometraggio
italiano
Questo viaggio a ritroso nel tempo,
attraverso la storia degli adattamenti basati sul romanzo di Dumas,
ci porta fino al 1909, anno in cui si registra il primo adattamento
della storia. Un cortometraggio omonimo a opera dell’italiano,
Mario Cesarini. Distribuito nei principali paesi europei nello
stesso anno, è un progetto avvolto nel mistero ma che per primo ha
testimoniato la traducibilità e la modernità del linguaggio di
Dumas.
Dopo il successo del
primo capitolo, uscito lo scorso aprile, sta per arrivare in
sala I tre moschettieri: Milady, sequel del
colossale adattamento cinematografico, basato sul capolavoro della
letteratura francese di Alexandre Dumas. I riflettori in questo
film sono puntati sull’enigmatica figura di Milady de Winter e i
suoi intrighi di corte. A darle il volto è
Eva Green. Al suo fianco, Vincent Cassel riprenderà il
ruolo di Athos e Louis Garrel quello di Re
Luigi XIII, sempre diretti da Martin Bourboulon
(Eiffel, Papa ou Maman e Papa ou Maman
2). Nei panni dell’iconico D’Artagnan ritroviamo
François Civil(Wolf Call), affiancato da
Romain Duris nei panni di Aramis e Pio
Marmaï in quelli di Porthos, mentre Vicky
Krieps e Lyna Khoudri torneranno
rispettivamente nei ruoli della regina consorte Anna d’Austria e di
Constance.
I tre moschettieri: Milady sarà distribuito
in Italia da Notorious Pictures a partire dal
14 febbraio 2024.
Inoltre, dal 9
febbraio saranno disponibili in libreria
il romanzo e il manga ufficiali del film I tre moschettieri: Milady, editi in Italia
da Gallucci Editore. L’adattamento del
romanzo è stato pensato appositamente per
avvicinare i giovani lettori a questo grande classico; il
manga è ad opera dell’autore di fumetti
franco-tunisino Néjib e illustrato da
Cédric Tchao.
I tre moschettieri:
Milady, la trama
Constance viene rapita sotto gli
occhi di D’Artagnan. In una frenetica ricerca per salvarla, il
giovane moschettiere è costretto a unire le sue forze con quelle
della misteriosa Milady de Winter. Mentre il Re è in balia del
cardinale Richelieu, D’Artagnan e i Moschettieri sono l’ultimo
baluardo prima del caos. Ma, con la Francia che rischia di essere
messa a ferro e fuoco, il destino li porterà davanti a una scelta:
sacrificheranno coloro che amano per portare a termine la loro
missione?
Dopo il successo del
primo capitolo, uscito lo scorso aprile, sta per arrivare in
sala I tre moschettieri: Milady, sequel
del colossale adattamento cinematografico, basato sul capolavoro
della letteratura francese di Alexandre Dumas. I riflettori in
questo film sono puntati sull’enigmatica figura di Milady de Winter
e i suoi intrighi di corte. A darle il volto è
Eva Green. Al suo fianco, Vincent Cassel riprenderà il
ruolo di Athos e Louis Garrel quello di Re
Luigi XIII, sempre diretti da Martin Bourboulon
(Eiffel, Papa ou Maman e Papa ou Maman
2). Nei panni dell’iconico D’Artagnan ritroviamo
François Civil(Wolf Call), affiancato da
Romain Duris nei panni di Aramis e Pio
Marmaï in quelli di Porthos, mentre Vicky
Krieps e Lyna Khoudri torneranno
rispettivamente nei ruoli della regina consorte Anna d’Austria e di
Constance.
I tre moschettieri:
Milady sarà distribuito in Italia da
Notorious Pictures a partire dal 14
febbraio 2024.
I tre moschettieri:
Milady – la trama
Constance viene rapita sotto gli
occhi di D’Artagnan. In una frenetica ricerca per salvarla, il
giovane moschettiere è costretto a unire le sue forze con quelle
della misteriosa Milady de Winter. Mentre il Re è in balia del
cardinale Richelieu, D’Artagnan e i Moschettieri sono l’ultimo
baluardo prima del caos. Ma, con la Francia che rischia di essere
messa a ferro e fuoco, il destino li porterà davanti a una scelta:
sacrificheranno coloro che amano per portare a termine la loro
missione?