L’Hollywood Reporter ha
diffuso la notizia secondo la quale la New Line avrebbe acquisito
ufficialmente i diritti per la distibuzione del film horror low
budget Superstition
dalla Blumhouse Productions. L’acquisizione è
importante non tanto per gli attori in gioco, quanto perchè è la
prima mossa del genere che fa la New Line da otto anni a questa
parte.
Superstitionè un un horror “found
footage” a basso budget ambientato in un liceo ed è stato
paragonato a So Cosa Hai Fatto
(I Know What You Did Last Summer) del
1997. Il film è diretto da due esordienti Chris
Lofing e Travis Cluff.
A oltre 20 anni dall’uscita del
film natalizio originale con un cast stellare, un sequel di
La neve nel cuore (il cui titolo originale è
The Family Stone) è ora in lavorazione, poiché lo
sceneggiatore e regista Thomas Bezucha ha in
programma di scrivere il tanto atteso sequel. La notizia arriva
subito dopo
la morte della leggenda del cinemaDiane Keaton, che nel film del 2005,
originariamente prodotto dalla 20th Century Fox, ora di proprietà
della Disney, interpretava Sybil, la matriarca della famiglia
Stone.
In un’intervista alla CNN, Bezucha ha rivelato che sta
lavorando alla sceneggiatura del sequel di La neve nel
cuore per “onorare Keaton ancora di più”,
sottolineando anche che c’è più pressione per realizzare un sequel
perfetto e “fare un buon lavoro con il resto del cast”
dopo la scomparsa dell’attrice quest’anno. Tuttavia, il
regista-sceneggiatore ha spiegato che deve ancora consegnare la
versione finale della sua nuova sceneggiatura allo studio.
Bezucha ha anche detto al suo
produttore che avrebbe iniziato a scrivere il sequel solo se il
cast originale fosse stato interessato a tornare. Dopo aver
contattato gli attori, Bezucha ha a quanto pare ricevuto risposte
positive da tutti loro. Gli attori principali del film includono
Sarah Jessica Parker, Rachel McAdams, Dermot
Mulroney, Luke Wilson, Elizabeth
Reaser, Craig T. Nelson, Claire Danes e Tyrone
Giordano, il che richiederebbe un’altra uscita ricca di
star nella storia della famiglia Stone.
Sebbene il cast originale abbia
espresso interesse per un sequel, nessuno degli attori ha però
firmato ufficialmente per il film, né La neve nel
cuore 2 è stato confermato da alcuna casa di
produzione. Tuttavia, membri del cast come Nelson e Mulroney hanno
fatto notare nelle ultime settimane che ci sono state discussioni
riguardo alla realizzazione di un sequel.
Il film del 2005 raccontava il
Natale della famiglia Stone, con tutti e cinque i fratelli adulti,
Everett (Mulroney), Susannah (Reaser), Ben (Wilson), Thad
(Giordano) e Amy (McAdams), che tornavano a casa dei loro genitori,
Sybil (Keaton) e Kelly (Nelson). Tuttavia, questo Natale mette alla
prova la famiglia quando Everett porta a casa la sua nuova
fidanzata, Meredith (Parker), alla quale intende chiedere di
sposarlo nonostante i contrasti con i membri della sua famiglia.
Per sentirsi più a suo agio, Meredith invita sua sorella Julie
(Danes) a trascorrere il Natale a casa degli Stone, aggiungendo un
ulteriore elemento di caos alle festività.
Simon Stone,
acclamato regista teatrale australiano – nonostante la sua giovane età
ha già portato in scena opere tratte da Ibsen e Brecht, Strindberg
e Garcia Lorca – al suo secondo lavoro cinematografico dopo il
debutto con The Daughter, anch’esso adattamento da
Ibsen, con Geoffrey Rush e Sam
Neill, presentato alle Giornate degli Autori a Venezia 72
nel 2015, arriva ora su Netfilx con il suo La nave
sepolta – titolo originale The dig, lo
scavo.
La storia vera alla
base deLa nave sepolta
Il film, tratto da una
storia vera e basato sul romanzo omonimo di John Preston,
ricostruisce le vicende che ruotano attorno alla storica scoperta
archeologica degli scavi di Sutton Hoo, ovvero il rinvenimento di
una serie di monumenti funerari risalenti ad epoca anglosassone,
dunque databili VI- VII secolo d. C., nella contea del Suffolk, il
principale dei quali costituito da un’intera nave e destinato ad
ospitare la sepoltura di un re, con relativo pregiatissimo corredo
funerario.
La trama deLa
nave sepolta
Suffolk, Inghilterra,
1939. L’archeologo autodidatta Basil Brown, Ralph Fiennes, viene contattato dalla giovane vedova
Edith Pretty, Carey Mulligan, per condurre uno scavo archeologico
nelle sue terre. È infatti convinta che nel sottosuolo vi siano dei
reperti di epoca vichinga, di cui però il museo della piccola
cittadina di Sutton Hoo non intende occuparsi, visto che
l’Inghilterra potrebbe presto prendere parte alla Seconda Guerra
Mondiale e ciò bloccherebbe qualsiasi tipo di lavoro. Brown accetta
e dopo un primo ritrovamento che conferma la presenza di reperti,
prosegue lo scavo, arrivando ad una scoperta sensazionale: un
monumento funebre costituito da una nave di epoca anglosassone con
annesso corredo funerario. A questo punto però, la scoperta ha già
attirato l’attenzione del British Museum, che si è precipitato sul
posto con una squadra per assumere la direzione dei lavori, non
accettando che questa sia affidata a un seppur esperto autodidatta
come Brown. Man
mano che lo scavo procede, dunque, diventa sempre più un’opera
collettiva e dall’alto valore simbolico. Il sito si anima di uomini
e donne impegnati in una corsa contro il tempo per preservare
bellezza, cultura, arte e memoria in un mondo dove la furia cieca
della guerra sta per portare distruzione.
Un cast stellare made in UK
per il racconto corale deLa nave sepolta
Per portare sullo schermo
la storia di uno degli scavi più prestigiosi dell’archeologia
britannica, Stone non può non affidarsi a un cast di attori
in massima parte provenienti dal Regno Unito, che ben si accordano
con la dettagliata ricostruzione d’epoca – i costumi sono di
Alice Babidge – e con gli splendidi panorami della
campagna inglese, qui ben resi dalla fotografia diMike Eley. È così che
mette insieme stelle del calibro di Ralph Fiennes – della cui lunga e fruttuosa
carriera si possono citare Schindler’s List, Il paziente
inglese, Grand Budapest Hotel, ma
anche Harry Potter e il calice di fuoco, Harry Pottere e
l’ordine della Fenice – e Carey Mulligan – Shame, il grande Gatsby, Suffragette. I due
interpreti sanno dar vita ai protagonisti lavorando con cura e
misura sulle sfumature del rapporto di vicinanza tra due spiriti
profondamente inquieti, segnati da malattia e morte, ma anche
animati da una grande passione comune per l’archeologia, l’arte e
la cultura.
Stone sceglie però
abilmente anche i comprimari nelle loro varie caratterizzazioni e
ciò gli consente di rendere il racconto davvero corale e ricco di
temi e filoni narrativi che si fondono e lo fanno apprezzare a più
livelli. Tra gli esperti del British Museum spiccano il direttore
dei lavori Charles Phillips, interpretato da Ken Stott
(Lo Hobbit, Casanova, ma anche La guerra
di CharlieWilson, Le cronache di Narnia – Il
principe Caspian) e i coniugi Piggott, interpretati da
Lily James (Downtown Abbey,
Cenerentola di Kenneth Branagh, L’ora più buia) e Ben Chaplin
(Quel che resta del giorno, La sottile linea
rossa, Dorian Gray, Snowden). La loro relazione è travagliata e
introduce l’elemento dell’omosessualità trattandolo in modo non
stereotipato e assai moderno. L’arrivo di Rory Lomax, Jhonny
Flynn (Sils
Maria, Emma, Stardust), cugino
della signora Pretty, fotografo che si offre di raccontare per
immagini i lavori di scavo in attesa di arruolarsi
nell’aeronautica, metterà definitivamente in crisi il rapporto. A
completare un cast affiatato e di spessore, che sostiene il film,
Monica Dolan, che interpreta la moglie di Brown, James
Dryden e Robert Wilfort.
La nave
sepolta, dramma poetico ma non stucchevole, tra impegno e
sentimenti
Stone fonde i due
elementi che ritiene fondamentali in una storia. Sceglie un
contenuto “politico”, il tema della guerra, della distruzione che
essa porta con sé, contrapposta al valore fondamentale della
cultura, dell’arte e della storia per il futuro sviluppo
dell’umanità e dunque al valore della conservazione. Riesce però a
coinvolgervi il pubblico con scene d’impatto dall’alto valore
simbolico,come
quella assai suggestiva in cui Brown resta sepolto sotto il suo
stesso scavo e ne viene estratto scavando a mani nude. È quanto di
più efficace per veicolare l’idea dell’abnegazione di un uomo che è
tutt’uno col suo lavoro, di un uomo che fin dall’infanzia vive per
l’archeologia e di un paesino di anime che, sia pur incolte, non si
tirano indietro e collaborano con lui. Ciò introduce poi all’altro
tema politico, quello della rivalità e dello snobismo di una grande
istituzione museale come il British Museum, che stenta ad accettare
di collaborare con Brown e ancor più a riconoscere il valore del
suo lavoro e delle sue conoscenze, solo perché questi non fa parte
dell’ambiente accademico.
Il regista
australiano, però, non perde di vista la necessità di coinvolgere
anche il pubblico più distante dalle tematiche fin qui descritte.
Perciò introduce altri filoni nell’assetto narrativo, grazie al
solido contributo della sceneggiatrice Moira Buffini, anche
drammaturga, regista e attrice teatrale – già sceneggiatrice di
Tamara Drew, come del Jane Eyre diretto da Cary Fukunaga.
Non tralascia sfumature romantiche e più in generale si
dedica a quella che è l’altra sua passione: l’esplorazione
dell’interiorità e delle relazioni umane. È così che si inquadrano
il rapporto fra Brown e il giovane Robert Pretty, Archie
Barnes, orfano di padre, o quello fra il protagonista e la sua
committente, signora Pretty, o ancora quello con la moglie May,
oltre al filone più propriamente romantico, che coinvolge la
giovane archeologa Peggy Piggott e il fotografo Rory. Il regista
ama i toni pacati e realistici, dialoghi che rivelano uno spirito
disincantato e concreto, riuscendo per lo più a tenersi lontano da
stereotipi e retorica. Vira invece verso un approccio poetico e
forse pecca di virtuosismo, quando sceglie di proporre dialoghi
asincroni rispetto all’azione dei personaggi, mentre si concentra
sulle loro espressioni o sugli sguardi che si scambiano.
La nave
sepolta è senz’altro un film che merita la visione – e
meriterebbe anche il grande schermo – mostrando le qualità di un
regista giovane ma di talento, accurato, che riesce a unire poesia
e realismo, impegno e interiorità e ricorda a chi guarda che la
cultura è memoria, è storia e allo stesso tempo, lavoro e fatica.
Da lì si riparte per costruire il futuro dopo i momenti più
bui.
Dopo
Diaz,Daniele Vicari torna con il suo
cinema verità, con La Nave Dolce ma questa volta
per parlarci di immigrazione. Nel film l’8 agosto 1991 in un caldo
e afoso pomeriggio estivo, la Vlora, un’enorme nave mercantile
vecchia e arrugginita, si stagliava all’orizzonte del porto di
Bari. A bordo della nave quasi ventimila profughi albanesi stipati
e ammassati all’inverosimile fissavano con occhi sgranati e pieni
di speranza le coste italiane, la terra promessa.
Anche per La nave
dolceDaniele Vicari opta per la via
documentaristica come strumento per raccontare e raccontarci le
drammatiche vicende che, vent’anni fa, ebbero come disperati
protagonisti venti mila immigrati albanesi giunti sulle coste
pugliesi a bordo di un fatiscente mercantile “occupato” al porto di
Durazzo. Come per il tanto discusso Diaz il regista laziale anche in questo film
lascia che siano le immagini d’archivio, le immagini reali, a
mostrare senza bisogno di troppi orpelli e contorni vari, la
drammaticità di un fenomeno con cui l’Italia ha imparato a
convivere in quest’ ultima porzione della sua storia recente.
Immagini forti, crude e dirette che
raccontano di uomini e donne, giovani e meno giovani, giunti sul
porto di Bari sfiniti e assetati, molti completamente privi di
forze. Nei loro occhi e nei loro sguardi allucinati la disperata
speranza di essere al sicuro e ormai lontani dalla miseria senza
soluzione del loro paese, un’Albania appena uscita dalla lunga
oppressione sovietica.
La Nave Dolce, il film
Al racconto visivo delle immagini
Vicari accompagna musiche coinvolgenti e soprattutto testimonianze
postume di chi oggi nel nostro paese si è creato una vita e
addirittura una popolarità, ma che al tempo delle vicende narrate
era là in mezzo a tanti compatrioti disperati. E’ il caso del
ballerino Kledi Kadiu che per abbeverarsi arrivò a bere l’acqua del
mare, come il regista Robert Budina che per sfuggire alle guardie
si finse moribondo o come Eva Karafili oggi neolaureata in
economia. Ma interessante è ascoltare anche le testimonianze di
coloro che, da parte italiana, hanno dovuto affrontare nella totale
emergenza e impreparazione una situazione assolutamente inedita per
il nostro paese. Poliziotti, volontari della Protezione Civile e
politici del tempo che raccontano attraverso le loro parole e i
loro ricordi, quello che videro e vissero in una delle settimane
peggiori e più imbarazzanti della nostra storia recente.
La completezza del filone narrativo
ci porta alla conoscenza di aspetti e problematiche che permettono
di farsi una ragione alquanto esaustiva del fenomeno “Vlora”. Le
incomprensioni tra governo e amministrazione cittadina sulla
gestione dell’emergenza, gli inevitabili attriti di carattere
politico nonché pratico, la fermezza di Roma che si scontrava con
l’istinto solidaristico di coloro che avevano davanti agli occhi
quell’esercito di sporchi e affamati uomini in cerca di aiuto. Ma
la preziosa testimonianza di chi era in mezzo a quella folla
agognante dignità e una vita migliore, ci porta alla conoscenza di
deprecabili e ignobili atti di violenza e prevaricazione che le
frange più agitate e poco raccomandabili esercitavano ai danni dei
loro compatrioti più deboli.
Un film, quello di Vicari, che
riporta d’attualità una vicenda di cronaca quasi dimenticata o che
forse abbiamo volutamente rimosso dalla nostra memoria. Uno dei
primi episodi della lunga e controversa epopea dell’immigrazione
con cui ancora oggi il nostro paese deve fare i conti. Di quei
venti mila più di diciottomila furono rimpatriati, chi con
l’inganno e chi volontariamente, ma per loro, così come per molti
altri che arriveranno poi , l’Italia era e rimarrà la terra
promessa.
Dopo la presentazione all’ultimo
Festival di Cannes, nella sezione Un
Certain Regard, anche nei cinema italiani arriva la canadese
Monia Chokri. Un gradito ritorno
quello dell’attrice di
Xavier Dolan (Les
amours imaginaires, Laurence Anyways), che si conferma regista da non
trascurare con il nuovo La natura
dell’amore, dal 14 febbraio in sala distribuito da
Wanted Cinema in collaborazione con Tinder, che lo
presenta come “la commedia sentimentale dell’anno“. Un
colpo di fulmine, un amore apparentemente impossibile tra due
persone diverse e lontanissime tra loro, sono l’innesco di una
sorta di celebrazione dell’amore, ma non solo, alla quale danno
vita Magalie Lépine-Blondeau e Pierre-Yves
Cardinal – con Francis-William Rhéaume e
la stessa Chokri – e che potrebbe regalarvi un retrogusto amaro,
oltre che stuzzicarvi e divertirvi, se cercate un San Valentino
diverso dal solito.
La trama di La natura
dell’amore
Sophia
(Lépine-Blondeau), 40 anni, è docente di filosofia all’Università
di Montreal, dove da dieci anni vive una consolidata e monotona
relazione con Xavier (Rhéaume), anche lui
professore. Una vita convenzionale basata su agio, stabilità e
intesa, soprattutto intellettuale, ormai, visto che la passione tra
i due sembra essersi assopita. A rompere una routine fatta di
vernissage e interminabili cene tra amici, però, interviene
Sylvain (Cardinal), il falegname tuttofare
incaricato di ristrutturare la casa di campagna della coppia… e la
vita di Sophia cambia all’improvviso. Di famiglia colta e
benestante lei, figlio di una rumorosa tribù proletaria e
“semplice” (come da titolo originale, Simple comme
Sylvain) lui, i due non potrebbero essere più
diversi, ma anche dimostrare a tutti che gli opposti si attraggono.
O no?
La stagione dell’amore viene e va
Non manca un pizzico di cinismo nel
racconto della regista canadese, che partendo dal presupposto
secondo il quale “due individui possano amarsi a prescindere dalle
loro differenze” mette in scena una sciarada ricca di implicazioni
sociali e culturali. Una sfida che vogliamo immaginare divertita,
nel suo ammiccare tra l’omaggio e la parodia a tanto cinema
francese di genere, romantico, erotico, intellettuale. Soprattutto
intellettuale. Cerebrale persino. Elementi che il film tiene a
sottolineare sin dalle diverse scene nelle quali Sophia e Xavier
discettano di filosofia e massimi sistemi con amici colti come
loro, convivi che danno la misura dell’ambiente d’origine della
donna, e non fanno che scavare ancor più profondamente il solco che
la divide dal suo inatteso amante.
E se di sfida si deve parlare – ché
così la definisce la Chokri – quella dei due amanti e del loro
amore ‘in salita’ è forse meno ardua di quella vissuta dalla
regista, attenta a tenere in equilibrio ironia e sensibilità, il
racconto dell’incontro-scontro e il rischio di scadere nel
classismo. O nel cliché della moglie annoiata e insoddisfatta,
sensibile al fascino passionale e trasgressivo, divertita dalla
possibilità di essere dominata, posseduta, oggettivata, salvo poi
spaventarsi della prospettiva di perdere il controllo del gioco o
di esser costretta a viverlo ogni giorno.
Tra esperimento sociale e di
stile
Ma senza voler bruciare le tappe e
suggerire troppo, sarà bene affidarsi alla scansione temporale
pensata dalla regista, interessata a osservare i suoi personaggi a
distanza, come in “un documentario sugli animali“.
Definizione nella quale è facile vedere la conferma della poca
empatia nei confronti dei due esemplari “sul punto di
accoppiarsi” e della sostanziale scelta del punto di vista
femminile – comprensibile e non una novità nel suo cinema – nel
racconto di qualcosa di più di un amore, di un colpo di fulmine, di
una passione. Anche la scelta di una fotografia ispirata a
Robert Altman e ai film romantici degli anni ’70,
alla Love Story, o a certa patinatura alla David
Hamilton, come anche a una estetica e certe scelte
registiche quasi da B-movie o da horror, denunciano un grande
lavoro preparatorio e impreziosiscono il gioco, davanti e dietro la
macchina da presa, che rischia di incatenare tanto i burattini
quanto la burattinaia
Come nasce un amore? Cosa ci attrae
nell’altro? Quanto contano differenze e somiglianze? E quanto è
giusto cercare di migliorare l’altro, di cambiarlo? Interrogativi
che rendono universale la storia, nella sua classicità. E che per
questo ha bisogno di una serie di personaggi di contorno ben
scritti come l’amica di Sophie – interpretata dalla stessa Chokri –
che la sostiene e conforta, a differenza della madre, che forse
conosce la figlia meglio di quanto lei stessa sappia, o il padre di
Xavier, malato di Alzheimer e tifoso della vita, per il quale tutto
va vissuto prima che sia troppo tardi. L’affresco va componendosi
in maniera attraente, ed è facile farsi trascinare dal turbine
iniziale, ma sono diversi gli agguati che la regista ha in serbo
per il pubblico, e sono quelli la forza di La natura
dell’amore. Nel quale sarà forse fin troppo facile empatizzare
ora con questa ora con quello o reagire come ci si aspetta davanti
a scene anche disturbanti, imbarazzanti, persino terrificanti a
modo loro, ma che difficilmente lascerà impassibili. E magari potrà
far riflettere sui propri bisogni e sulle scelte future.
È il 1974 quando nasce la Troma Entertainment, casa di
produzione statunitense fondata da Lloyd Kaufman e
Michael Herz, specializzata in film a bassissimo
costo e altissimo tasso di splatter, nudità, irriverenza, e tutto
ciò che di più sgradevolmente divertente riuscite a immaginare.
Con Troma esordiscono autori del
calibro di Trey Parker e Matt
Stone, futuri creatori di South Park e
soprattutto quel James
Gunn che sono sicura avete sentito nominare. Ma
soprattutto, nel 1984, Troma passa da micro-casa di produzione
exploitation a vera e propria mitologia cult facendo uscire nelle
sale The Toxic
Avenger. Nel film, diretto dagli stessi Herz e
Kaufman conosciamo Melvin, timido addetto alle pulizie di
una palestra che, buttato in un barile di rifiuti tossici, si
trasforma in un mostro buono: il vendicatore tossico o, per gli
amici, Toxie! Armato di mocio e senso della giustizia, ripulisce la
corrotta Tromaville a colpi di vendetta iper-violenta dal taglio
volontariamente cartoonesco.
Un’estetica da Z-Movie
contro l’America reaganiana
Utilizzando un’estetica da Z-Movie
per mettere in berlina le contraddizioni dell’America reaganiana,
il film ha dimostrato per la prima volta che anche dalla scena
indie più low budget poteva nascere una vera e propria icona pop.
Il suo successo è stato tale da generare tre sequel, il cartoon
Toxic Crusaders e un remake con
Peter Dinklage nel ruolo del protagonista che, dopo
essere stato presentato nel circuito dei festival, esce finalmente
nelle sale cinematografiche.
The Toxic Avenger
è il film del 2023 diretto da Macon Blair con
Peter Dinklage, Jacob Tremblay,
Elijah Wood,
Kevin Bacon, Julia Davis, remake dell’originale del
1984. Il film uscirà al cinema il 30 ottobre 2025
distribuito da Eagle Pictues.
Photo courtesy of Yana Blajeva – Legendary Pictures e Eagle
Pictures
Winston Gooze è un umile
inserviente di fabbrica, un uomo qualunque schiacciato da turni
massacranti e ignorato da una società che non lo vede. Ma una
notte, un incidente lo condanna: il suo corpo viene inondato da
sostanze tossiche che ne divorano la carne, lo deformano e lo
trasformano in qualcosa di mostruoso… e indistruttibile. Dalle sue
ceneri nasce Toxic Avenger, un antieroe
dall’aspetto mostruoso e dalla forza sovrumana. Ma dietro i muscoli
e le cicatrici ribolle una sete di vendetta radioattiva. Quando
spietati magnati minacciano suo figlio, Toxie non ha scelta: deve
scatenare la sua furia contaminata. In un mondo marcio, corrotto e
divorato dall’avidità, la giustizia non ha più volto umano. Ora è
un mostro. E la vendetta… ha l’odore della carne bruciata.
La National Aeronautics and
Space Administration sul suo profilo Instagram sempre
aggiornatissimo ha pubblicato, nella giornata di ieri, una serie di
immagini che omaggiano il film e gli Oscar portati a casa dalla
squadra di Cuaron.
[nggallery id=413]
Nonostante non sia riuscito a
portare a casa 11 Oscar su 11, Gravity di
Alfonso Cuaron è da considerarsi senza dubbio il
grande vincitore dell’86esima edizione degli Academy
Awards con i suoi sette magnifici e meritatissimi Oscar. Il
film deve essere piaciuto moltissimo anche alla NASA, nonostante
qualche licenza poetica rispetto alle leggi fisiche vigenti nello
spazio, necessarie per la realizzazione del film.
A questo link trovate l’elenco dei
premiati alla 86esima edizione degli Oscar: QUI
Avete presente quando si dice che
il rock ‘n’ roll è roba del diavolo? Beh, Osgood
Perkins ha realizzato un film horror proprio per
loro. Longlegs combina
l’orrore e la grande musica come pochi altri del
genere, con la band glam rock T. Rex che gioca un
ruolo particolarmente importante. Il film si apre con i
versi della loro classica canzone “Get It On (Bang a Gong)”, ma i
riferimenti all’iconico gruppo di Marc
Bolan vanno ben oltre. In effetti, in un modo
strano, sembra che i T. Rex abbiano seguito il regista
Perkins durante la maggior parte della lavorazione
diLonglegs, rendendo il
collegamento tra il film e la band inequivocabile.
Longlegs contiene tre brani dei
T.Rex
Il primo accenno ai T. Rex
in Longlegs arriva proprio all’inizio del film,
quando i versi del loro inno “Get It On (Bang a
Gong)” vengono mostrati su uno sfondo rosso acceso: “Beh,
sei magra e sei debole / Hai i denti dell’idra su di te / Sei
sporca, dolce e sei la mia ragazza”. Questa canzone viene suonata
anche all’inizio dei titoli di coda e
il testo dà il tono all’intero film in modo
strano, visto il suono glamour dei T. Rex e la cupezza del
film.
Il testo di “Get It On” fa anche
rima con il passo del Libro dell’Apocalisse che fa parte
del puzzle che Lee Harker (Maika
Monroe) deve risolvere: “E stetti sulla sabbia del
mare e vidi una bestia sorgere dal mare, con sette teste e dieci
corna, e sulle sue corna dieci corone, e sulle sue teste il nome di
bestemmia”. La bestia menzionata è l’Anticristo
stesso, e la canzone di T. Rex cita anche un mostro,
l’idra. Nella canzone, l’idra ha i suoi denti sulla
ragazza del cantante, riflettendo l’ossessione di Longlegs
(Nicolas Cage) per Harker. Il
secondo brano dei T. Rex è “Jewel”,
che viene eseguito subito dopo il titolo del film. Il testo parla
di una donna idealizzata che sembra quasi una figura
mitica e che ha “elfi sotto di sé”, il che potrebbe
essere visto come un cenno alla trama soprannaturale del film.
Infine, “Planet
Queen” suona nell’auto di Longlegs mentre si reca al
negozio per comprare gli attrezzi per la semina. Il testo parla
di una ragazza rapita da un’entità aliena e il verso
“dammi tua figlia” viene ripetuto continuamente, un chiaro
riferimento all’accordo di Longlegs con la madre di Harker, Ruth
(Alicia Witt).
T.Anche il T. Rex
ha contribuito allo sviluppo di “Longlegs”.
In un’intervista con Rolling
Stone, Osgood Perkins ha raccontato come i T. Rex siano
entrati nel suo radar dopo aver visto la serie di documentari
di Apple
TV1971:The
Year That Music Changed Everything mentre
sviluppava Longlegs. “Non mi è sembrato subito un
abbinamento perfetto. Ma questo è il tipo di strano disallineamento
che lo ha reso ancora più attraente per me”. La strana
sinergia tra la band e il film alla fine gli è apparsa più
chiara: “È diventata questa strana cosa sinergica a cui mi
sono ispirato. Era la miscela perfetta di poesia biblica e
demoniaca e di glam rock”. Per coincidenza, anche Nicolas Cage era
appassionato di T. Rex in quello stesso momento della sua vita. Suo
figlio maggiore stava imparando a suonare la chitarra e Cage gli
suonò l’assolo di “Cosmic
Dancer”, il tutto mentre l’attore si stava preparando per
il suo ruolo in Longlegs. “Stava ascoltando
le stesse cose che ascoltavo io”, dice Perkins, che si è
sentito ‘come un’ulteriore prova da parte dell’universo’ che i T.
Rex dovevano essere presenti in modo massiccio nel suo film.
Osgood Perkins usa altri
riferimenti al rock ‘n’ roll in ‘Longlegs’
Oltre alle gocce d’ago,
l’iconografia del rock ‘n’ roll è presente
in Longlegs. Nella camera da letto di Longlegs, ad
esempio, sono appesi uno accanto all’altro i poster di Marc Bolan,
leader dei T. Rex, e di Lou
Reed. L’aspetto
androgino e la silhouettedel killersi
ispirano molto a queste icone del rock. Osgood
Perkins ha anche sottolineato come il trucco
bianco del viso di Longlegs sia stato ispirato
da Bob Dylan, che indossava un trucco
simile durante il suo tour Rolling Thunder Revue e il suo film
iconico, Renaldo e Clara. Inoltre,
forse non è stato spiegato nel film, ma Perkins ha anche ideato
una storia
del personaggio di Longlegs. L’assassino
è un ex glam rocker, anche se non di successo, da cui
deriva il suo aspetto, la rabbia e la frustrazione che lo hanno
reso il contenitore perfetto per il suo “amico del
piano di sotto”. Il primo degli omicidi di Longlegs è avvenuto nel
1974, un periodo in cui i T. Rex erano piuttosto popolari, quindi
la cronologia funziona, dando all’assassino tutto il tempo
necessario per escogitare il suo piano e metterlo in atto.
La malattia è un tema
particolarmente ricorrente nella storia del cinema. Sono infatti
molti i film che la affrontano per spogliarla di ogni paura e
misteriosità. Da Beautiful Mind a Still Alice, questi film
permettono di entrare a contatto con realtà difficili, alle quali
si può però reagire in modi sorprendenti e imparare molto sulla
vita in generale. Tra i film più toccanti degli ultimi anni su
simili tematiche vi è La musica che non ti ho
detto, diretto nel 2011 da Jim
Kohlberg qui alla sua prima regia cinematografica. Scritto
da Gwyn Lurie e Gary Marks,
questo è un toccante racconto tra padre e figlio pronti a
riscoprirsi.
Il film è basato sul saggio The
Last Hippie, presente nella raccolta scientifica An
Anthropologist on Mars: Seven Paradoxical Tales, scritta nel
1995 da Oliver Sacks. All’interno di questa si
raccontano sette casi medici molto particolari, il più dei quali
coinvolge condizioni neurologiche di vario tipo. All’interno di
The Last Hippie si descrive infatti il caso di un uomo
affetto da un tumore cerebrale, che a causa di questo si è
ritrovato privo di una buona parte della propria memoria. Proprio
da qui parte il film di Kohlberg, coniugando memoria, malattia e
intenso rapporto famigliare, per costruire una storia toccante ma
non smielata, capace di emozionare sinceramente.
Sentimentale al punto giusto,
La musica che non ti ho detto è passato in sordina al
momento della sua uscita, ma grazie alla presenza di alcuni celebri
attori, tra cui un premio Oscar, questo è stato negli anni
riscoperto. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà
certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità
relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti
possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama e al cast di attori.
Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
La musica che non ti ho detto: la trama del film
La storia si svolge quasi 20 anni
dopo che il diciottenne Gabriel Sawyer ha lasciato
la casa dei suoi genitori in preda alla rabbia. A spingerlo verso
questa fuga è stato principalmente il sentimento di incomprensione
che avvertiva nei suoi confronti. Per i genitori
Henry e Helen Sawyer la
scomparsa improvvisa del figlio è un duro colpo da affrontare, che
non hanno mai del tutto superato. Contro ogni loro previsione,
vengono un giorno convocati in un ospedale dove scoprono che il
loro unico figlio è brutte condizioni dopo la rimozione di un
tumore benigno al cervello. Gran parte della memoria di Gabriel è
scomparsa. Il ragazzo soffre anche di depressione e a malapena
riesce a muoversi.
Ancora amareggiato dal suo
allontanamento, Henry non vuole però rassegnarsi, e decide di
trovare un modo per aiutare suo figlio. Non potendo fare
affidamento sui ricordi del ragazzo, né su particolari capacità
comunicative, decide allora di rivolgersi alla musicoterapia, una
forma innovativa di trattamento. Con l’aiuto di una terapista
premurosa di nome Dianne Daley e della musica che
Gabriel amava, il genitore spera di sbloccare la memoria di suo
figlio e quindi di riportarlo in vita. Il processo sarà lungo e
faticoso, ma non ci sarà nulla che il padre non sarà disposto a
fare per suo figlio.
La musica che non ti ho detto: il cast del film
Ad interpretare Henry Sawyer, padre
del ragazzo malato, vi è l’attore premio Oscar J. K. Simmons.
All’epoca di girare il figlio egli non aveva ancora ottenuto la
consacrazione conosciuta con Whiplash, ma era comunque
noto per una serie di ruoli da caratterista in film come
Spider-Man o Juno. Dopo aver letto la
sceneggiatura di La musica che non ti ho detto, Simmons si
è dichiarato entusiasta di poter interpretare un ruolo da
protagonista tanto intenso, rimanendo particolarmente emozionato da
ciò che il suo personaggio compie in aiuto del figlio. Accanto a
lui, nei panni di sua moglie Helen vi è invece l’attrice
Cara Seymour, celebre per i suoi ruoli in film
come Il ladro di orchidee, American Psycho e
Hotel Rwanda.
Ad interpretare il figlio privo di
memoria, Gabriel Sawyer, vi è invece l’attore Lou Taylor
Pucci. Oggi noto per alcuni titoli horror come La
casa o la serie American Horror Story, per lui
questo fu uno dei primi ruoli importanti della sua carriera. Egli
riuscì a convincere i produttori ad affidargli la parte, nonostante
avesse dieci anni in meno rispetto all’età del personaggio. Nel
film sono poi presenti Scott Adsit nei panni del
dottor Biscow e James Urbaniak in quelli di Mike
Tappin. Julia Ormond, celebre per serie come
Le streghe dell’East End, Mad Men e The Walking Dead: World Beyond, è
invece presente nei panni della terapista Dianne Daley.
La musica che non ti ho detto: il
trailer e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire del film grazie
alla sua presenza su una delle più popolari piattaforme streaming
presenti oggi in rete. La musica che non ti ho detto è
infatti disponibile nel catalogo di Infinity. Per
vederlo, basterà sottoscrivere un abbonamento generale alla
piattaforma in questione o noleggiare il singolo film. Si avrà così
modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video. In alternativa, il film è inoltre presente nel palinsesto
televisivo di giovedì 15 aprile alle ore
21:10 sul canale La 5.
Nonostante le recensioni
contrastanti all’epoca,
La mummia di Stephen Sommers si è rivelato un discreto
(anche se non spettacolare) successo quando è uscito nel 1999, e
nel corso degli anni è rimasto uno dei film preferiti dai fan.
Due sequel diretti e uno spin-off
del Re Scorpione con
Dwayne “The Rock” Johnson non hanno avuto lo stesso
successo, e il più recente reboot
della Universal Pictures con Tom Cruise è stato un tale fallimento da
chiudere i piani dello studio per un franchise del Dark Universe dopo un solo film.
Nonostante ciò, persistono le voci
che un altro film sulla Mummia sia in fase di sviluppo. Precedenti
rapporti hanno affermato che potrebbe essere in lavorazione un
nuovo reboot o un sequel diretto dell’originale del ’99, ma
l’insider Daniel Richtman ritiene che il progetto
sarà in realtà un prequel.
Per il momento non abbiamo molto
altro su cui basarci, ma si dice che Wes Tooke
(Midway, The Rescue) sia legato alla sceneggiatura.
Una storia ambientata prima degli
eventi del primo film si concentrerebbe, presumibilmente, sulla
prima vita del mostro titolare, Imhotep, o forse sul
personaggio di Brendan Fraser, Rick O’Connell, e su quello di
Rachel Weisz, Evie.
Un prequel significherebbe anche
che un altro attore verrebbe scritturato per il ruolo di un Rick
più giovane, il che potrebbe non essere la mossa più saggia vista
la rinascita della popolarità di Fraser negli ultimi due anni.
Quando gli è stato chiesto se fosse
interessato a riprendere il suo ruolo più famoso in un’intervista
del 2023, l’attore di The Whale è
sembrato più che disposto a tornare a combattere le forze
dell’oscurità.
“Non sono contrario, non
conosco un attore che non voglia un lavoro. Non credo di essere
stato così famoso e non stipendiato allo stesso tempo nella mia
vita professionale, quindi iscrivetemi!”.
La mummia tornerà al
cinema questa estate
Staremo a vedere se ne uscirà
qualcosa, ma i fan dell’originale avranno la possibilità di
rivederlo sul grande schermo (negli USA almeno) quando La
mummia tornerà nelle sale per il suo 25° anniversario il 5
luglio.
Empire ha pubblicato un nuovo
poster e un nuovo trailer per l’occasione, che potete vedere qui
sotto. “La mummia è un’epopea emozionante, piena di suspense e
terrificante che racconta di una spedizione di esploratori in cerca
di tesori nel deserto del Sahara nel 1925. Incappando in un’antica
tomba, i cacciatori scatenano involontariamente un’eredità di
terrore vecchia di 3.000 anni, che si incarna nella vendicativa
reincarnazione di un sacerdote egiziano che era stato condannato a
un’eternità come uno dei morti viventi”.
Parlando del personaggio, Sofia Boutella
ha dichiarato: “Interpretare un mostro è stato molto
interessante per me, ma anche il fatto che la mummia fosse una
donna. Ogni volta che succede qualcosa, c’è sempre un mostro dentro
di noi”.
Il film, remake del classico horror
del 1932, sarà ambientato ai nostri giorni, a differenza della
trilogia con Brendan Fraser, e che il personaggio
di Cruise non sarà un archeologo ma un militare in
pensione, la Wallis sarà una scienziata. Sofia
Boutella interpreterà la Mummia, mentre per Jake
Johnson è stato creato appositamente un ruolo: sarà un
membro dell’esercito.
Alla regia ci sarà Alex
Kurtzman, titolare dello sviluppo dell’Universo Condiviso
dei Mostri Universal, e che la sceneggiatura è stata scritta da
Jon Spaihts (Doctor
Strange).
Ecco il trailer finale de La
Mummia, diffuso dalla Universal Pictures, che vede
Tom
Cruise alle prese con la mostruosa creatura ma anche
con una trasformazione spaventosa.
Il film, remake del classico horror
del 1932, sarà ambientato ai nostri giorni, a differenza della
trilogia con Brendan Fraser, e che il personaggio
di Cruise non sarà un archeologo ma un militare in
pensione, la Wallis sarà una scienziata. Sofia Boutella interpreterà la
Mummia, mentre per Jake Johnson è stato creato
appositamente un ruolo: sarà un membro dell’esercito.
Alla regia ci sarà Alex
Kurtzman, titolare dello sviluppo dell’Universo Condiviso
dei Mostri Universal, e che la sceneggiatura è stata scritta da
Jon Spaihts (Doctor
Strange).
La Mummia, ‘primo’
film del cosiddetto Dark Universe prodotto da
Universal, sembra essere ufficialmente un
flop al botteghino americano ma sta ottenendo un discreto successo
a livello internazionale. Il reboot horror di
Universal venne in realtà avviato da
Dracula Untold nel 2014, tuttavia
scartato da questo nuovo universo cinematografico.
Nonostante la critica abbia
generalmente demolito il reboot del film con Tom
Cruise (ottenendo un misero 17% sull’aggregatore
Rotten Tomatoes), Universal non sembra
intenzionata a cambiare rotta, forte degli incassi
globali.
Secondo Variety, La Mummia ha
a malapena raggiunto i 30 milioni di dollari negli Stati Uniti, ma
ha riscosso molto di più in altre regioni del
mondo (soprattutto in Cina, dove ha incassato 52,2 milioni di
dollari). In totale, durante il suo primo weekend, il film con
Tom Cruise ha ottenuto 174 milioni di
dollari, recuperando il budget di 125 milioni.
Variety ha inoltre
specificato che il film non ha superato al botteghino i precedenti
film sulla Mummia con Brendan Fraser e Rachel Weisz che, al tempo delle loro
uscite, incassarono di più e ottennero il favore della critica.
Un altro problema per quest’ultima
versione de La Mummia è la concorrenza con Wonder
Woman, che continua a dominare il box-office
internazionale.
Sebbene il film con Tom
Cruise potrebbe incassare anche il doppio del budget
speso, i risultati finora ottenuti non lasciano ben sperare per i
prossimi film del Dark Universe targato
Universal. D’altro canto è anche giusto
sottolineare che i primi film del DC Extendend
Universe, sebbene grandi successi al box-office,
ricevettero pessime recensioni e Wonder Woman pare
abbia salvato il franchise, soprattutto a livello di critica.
Non resta che attendere i prossimi sei film del Dark
Universe prima di giudicarne il risultato finale.
La Universal ha
diffuso la prima clip ufficiale de La Mummia,
l’atteso nuovo reboot che lancerà il Dark Universe
della major, per un universo espanso di mostri.
Nella prima clip il protagonista Tom
Cruise deve vedersela con lo spirito di Ahmanet:
Il film, remake del classico horror
del 1932, sarà ambientato ai nostri giorni, a differenza della
trilogia con Brendan Fraser, e che il personaggio
di Cruise non sarà un archeologo ma un militare in
pensione, la Wallis sarà una scienziata. Sofia Boutella interpreterà la
Mummia, mentre per Jake Johnson è stato creato
appositamente un ruolo: sarà un membro dell’esercito.
Alla regia ci sarà Alex
Kurtzman, titolare dello sviluppo dell’Universo Condiviso
dei Mostri Universal, e che la sceneggiatura è stata scritta da
Jon Spaihts (Doctor
Strange).
Tom Cruise sarà il protagonista
della spettacolare e completamente rivisitata versione della
leggenda che ha affascinato le culture di tutto il mondo sin
dall’inizio dell’umantà: La Mummia (The Mummy).
Creduta sepolta in una cripta in
profondità sotto un deserto che non perdona, un’antica regina
(Sofia Boutelladi Kingsman –
Secret Service e Star Trek Beyond) il cui
destino le è stato ingiustamente strappato via, si risveglia nei
giorni nostri portando con se una malvagità cresciuta con lei nel
corso dei millenni e terrori che sfidano la comprensione umana.
Dalle vaste sabbie del Medio
Oriente fino ad arrivare a labirinti nascosti sotto un’odierna
Londra, La Mummia (The Mummy) porta una
sorprendente intensità e un mondo di meraviglie ed emozioni in una
nuova e fantastica visione che inaugura un nuovo universo di
dei e mostri.
Tom Cruise sarà
affiancato da un cast d’eccezione che comprende anche
Annabelle Wallis (presente nel
prossimo King Arthur e nella serie televisiva
Peaky Blinders), Jake Johnson
(Jurassic World) e Courtney B. Vance (della serie
televisiva American Crime Story: The People V. O.J. Simpson).
Il team creativo di questo nuovo
mix di azione e avventura è guidato dal regista / produttore
Alex Kurtzman e dal produttore Chris
Morgan, che hanno svolto un ruolo fondamentale nella
crescita di alcune delle serie di maggior successo degli ultimi
anni, con l’apporto di Kurtzman nella
sceneggiatura e nella produzione di Transformers, Star Trek e la serie di
Mission: Impossible, e le capacità di ingegnere
narrativo Morgan in Fast & Furious come abbiamo potuto constatare
dalla sua crescita esplosiva dal terzo capitolo della saga in poi.
Sean Daniel, che ha prodotto la più recente
trilogia de “La Mummia”, sarà anch’egli produttore
al fianco di Kurtzman e Morgan.
In attesa dell’arrivo nelle sale che
avverrà la prossima estate, il reboot de La
Mummia torna a mostrarsi un nuovo spot tv che
vede protagonista il trio composto da Tom
Cruise, Sofia
Boutellae Annabelle Wallis.
https://www.youtube.com/watch?v=OGB21RGelhI
Il film, remake del classico horror
del 1932, sarà ambientato ai nostri giorni, a differenza della
trilogia con Brendan Fraser, e che il personaggio
di Cruise non sarà un archeologo ma un militare in
pensione, la Wallis sarà una scienziata. Sofia
Boutella interpreterà la Mummia, mentre per Jake
Johnson è stato creato appositamente un ruolo: sarà un
membro dell’esercito.
Alla regia ci sarà Alex
Kurtzman, titolare dello sviluppo dell’Universo Condiviso
dei Mostri Universal, e che la sceneggiatura è stata scritta da
Jon Spaihts (Doctor
Strange).
Atteso per le sale il
prossimo 9 giugno, la nuova immagine
promozionale de La Mummia ci
presenta, per la prima volta, i protagonisti Tom
Cruisee Sofia Boutella impegnati in un
faccia a faccia.
Il film, remake del classico horror
del 1932, sarà ambientato ai nostri giorni, a differenza della
trilogia con Brendan Fraser, e che il personaggio
di Cruise non sarà un archeologo ma un militare in
pensione, la Wallis sarà una scienziata. Sofia
Boutella interpreterà la Mummia, mentre per Jake
Johnson è stato creato appositamente un ruolo: sarà un
membro dell’esercito.
Alla regia ci sarà Alex
Kurtzman, titolare dello sviluppo dell’Universo Condiviso
dei Mostri Universal, e che la sceneggiatura è stata scritta da
Jon Spaihts (Doctor
Strange).
Si stanno ancora svolgendo a
Londra le riprese de La
Mummia, remake del classico
dell’horror che rientra nell’ambito dell’ambizioso
progetto della Universal che intende creare un
universo condiviso dei suoi mostri.
Il film, remake del classico horror
del 1932, sarà ambientato ai nostri giorni, a differenza della
trilogia con Brendan Fraser, e che il personaggio
di Cruise non sarà un archeologo ma un militare in
pensione, la Wallis sarà una scienziata. Sofia Boutella interpreterà la
Mummia, mentre per Jake Johnson è stato creato
appositamente un ruolo: sarà un membro dell’esercito.
Alla regia ci sarà Alex
Kurtzman, titolare dello sviluppo dell’Universo Condiviso
dei Mostri Universal, e che la sceneggiatura è stata scritta da
Jon Spaihts (Doctor
Strange).
Anche nel suo prossimo film,
La Mummia, Tom
Cruise delizierà i suoi fan con le mirabolanti scene
d’azione per le quali è ormai diventato celebre.
L’attore infatti realizza sempre il
prima persona i suoi stunt, per quanto follie e pericolosi possano
essere, e, come lui stesso riferisce, adora farli.
Nella Sneak Peek di
seguito potete andare dietro le quinte del film che vedrà
protagoniste anche Annabelle Wallis e l’affascinante
Sofia Boutella nel ruolo della
temibile Mummia del titolo.
Il film, remake del classico horror
del 1932, sarà ambientato ai nostri giorni, a differenza della
trilogia con Brendan Fraser, e che il personaggio
di Cruise non sarà un archeologo ma un militare in
pensione, la Wallis sarà una scienziata. Sofia
Boutella interpreterà la Mummia, mentre per Jake
Johnson è stato creato appositamente un ruolo: sarà un
membro dell’esercito.
Alla regia ci sarà Alex
Kurtzman, titolare dello sviluppo dell’Universo Condiviso
dei Mostri Universal, e che la sceneggiatura è stata scritta da
Jon Spaihts (Doctor
Strange).
Pochi giorni fa, tramite il proprio
profilo
ufficiale Twitter, Russel
Crowe ha ufficializzato la propria partecipazione, nei
panni di Dr. Jekyll, al reboot del La
Mummia, pellicola che segnerà l’avvio dell’universo
condiviso dei Mostri Universal. In seguito alla notizia, l’attore
ha anche voluto rilasciare un’anticipazione di quello che sarà il
suo ruolo nel film:
“Interpreterò Dr. Jekyll,
membro della Royal Society. Ciò che hanno intenzione di realizzare
è davvero interessante. Ho avuto un paio di incontri col regista.
Conosco Tom
Cruise dal 1992, o qualcosa di simile. Quando era sposato con
un’Australiana eravamo buoni amici, ma quando hanno divorziato sono
stato parte della separazione e sono andato a Nicole.”
Malgrado si pensasse che fosse
al sicuro, deposta in una cripta sepolta nelle profondità
dell’arido deserto, un’antica Regina (Sofia Boutella vista in Kingsman: Secret
Service e prossimamente in Star Trek: Beyond), privata
ingiustamente della vita, viene risvegliata ai nostri giorni
portando con sé tutta la malevolenza cresciuta nel corso dei
millenni e un terrore che sfida l’umana comprensione.
Dalle dune
del deserto mosse dal vento nel Medio Oriente agli intricati
labirinti sotterranei della Londra moderna, La Mummia porta una
sorprendente intensità e un equilibrio di meraviglia ed emozioni in
una nuova versione che inaugura un nuovo mondo di dei e mostri.
Il film, remake del classico horror
del 1932, sarà ambientato ai nostri giorni, a differenza della
trilogia con Brendan Fraser, e che il personaggio
di Cruise non sarà un archeologo ma un militare in
pensione, la Wallis sarà una scienziata. Sofia
Boutella interpreterà la Mummia, mentre per Jake
Johnson è stato creato appositamente un ruolo: sarà un
membro dell’esercito.
Alla regia ci sarà
Alex Kurtzman, titolare dello sviluppo
dell’Universo Condiviso dei Mostri Universal, e che la
sceneggiatura è stata scritta da Jon
Spaihts (Doctor
Strange).
Ricordiamo che il progetto è
inserito nel contesto di un universo condiviso dei Mostri Universal
che è organizzato con la supervisione di Alex
Kurtzman. Trai progetti in sviluppo, oltre alla
Mummia, ci sono L’uomo
invisibile e La moglie di
Frankenstein.
Ora che Tom
Cruise è ufficialmente a bordo del reboot de
La Mummia, la Universal
ha svelato la nuova data di uscita del film nelle sale americane,
fissata per il 9 giugno 2017, che andrà a inaugurare la
stagione estiva dei blockbuster.
Tom Cruise non
compare al momento tra i produttori del film, ma interpreterà uno
dei personaggi principali in quello che sarà uno dei primi
titoli dell’Universo Condiviso dei Mostri voluto dalla
Universal e sviluppato da Alex Kurtzman
(Transformers) e Chris
Morgan (Fast & Furious).
Proprio Alex Kurtzman dirigerà il reboot de
La mummia e lo produrrà insieme a
Morgan e Sean Daniel.
Della storia, attualmente nelle mani
dello sceneggiatore Jon Spaihts, non si sa ancora
nulla di specifico, se non che il film dovrebbe essere essere
ambientato ai nostri giorni. La ballerina e attrice franco-algerina
Sofia Boutella incarnerà con tutta
probabilitàil mostro del titolo. Restiamo in
attesa di nuovi dettagli sulla trama del reboot.
La mummia è il
film del 1999 di Stephen Sommers e con
protagonisti Brendan Fraser, Rachel Weisz, John Hannah, Arnold
Vosloo.
La mummia, la
trama: Nel 1719 a. C., a Tebe in Egitto, nasce un
amore proibito tra il cattivo gran sacerdote Imhotep e Anck Su
Namum, amante del Faraone. Anck si uccide e Imhotep si lascia
andare a gesti disperatia Humunaptra, Città dei Monti, suscitando
così lira degli dei. Gli dei gli infliggono una tremenda
maledizione per la sua condotta immorale: il suo corpo sarà
mummificato ma Imhotep non morirà, vivrà per sempre un’esistenza
torturata a meno che qualcuno non riporti alla luce il suo cadavere
in decomposizione. Le urla di dolore del disgraziato si
affievoliscono man mano che il suo sarcofago viene calato giù nella
fossa; la maledizione si avvera e il suo cuore cattivo e
vendicativo comincia a battere nel buio con un suono sinistro e
incessante.
La mummia,
analisi
Tra tutti i film d’avventura e
azione il colossal La mummia del 1999
merita particolare attenzione. Prima pellicola della trilogia
(La mummia – Il ritorno del 2001 e La
mummia – La tomba dell’Imperatore Dragone del 2008), la
saga comprende anche due spin-off Il Re Scorpione
e Il Re Scorpione 2 – Il destino di un
guerriero.
Con la regia di Stephen
Sommers, La mummia è il remake
dell’omonima pellicola del 1932, diretta da
K.Freund con Boris Karloff.
Prodotto dalla Universal, ambientato nell’Egitto del 1290 a.C.
incentrato sulla storia di Imhotep, sacerdote amante della consorte
di Seti I, che si suicida dopo l’assassinio del faraone; ad
Hamunaptra, Imhotep e i suoi seguaci iniziano la cerimonia per
resuscitare la bella ma vengono catturati. Per la profanazione
sacrilega vengono mummificati vivi, a Imhotep viene imposta la
maledizione del “Hom Dai”, seppellito vivo secondo un rituale che
lo consegna all’eterna dolorosa agonia.
Questa storia leggendaria si lega,
tremila anni dopo, nel 1923,
alla vita del legionario Rick O’Connell, scopritore di tesori, che
s’imbatte nell’antichissima città dei morti. Stringe amicizia con
la simpatica egittologa Evelyn Carnahan e col fratello Jonathan che
trova un misterioso “scrigno” che conduce alla mitica città. Inizia
la spedizione, la donna scopre il Libro di Amun-Ra che, unito allo
scrigno si trasforma nella “chiave” per leggere il rito di
rinascita ma accidentalmente risveglia anche la mummia trovando per
caso il sarcofago di Imhotep. Si scatenano le piaghe d’Egitto e i
poteri della mummia riprendono ad imperversare; contemporaneamente
una squadra di profanatori scopre i segreti dell’antica sepoltura
di Anck-su-Namun.
La mummia si
evolve in un crescendo d’azione e avventura finché si scatena la
maledizione della Mummia, ritornata completamente in vita “rubando”
le energie vitali dai corpi di cui s’appropria. Così i profanatori
vengono uccisi, mentre l’intento di Imhotep è di servirsi della
bella Evelyn per riprendere il rituale lasciato in sospeso e
riportando in vita Anck-su-Namun. Rick lo interrompe e dopo una
serie di situazioni rocambolesche si ritrova in volo pilotando un
biplano a sfidare la mummia che si trasforma in un gigantesco muro
di sabbia. Nella sfida finale Rick combatte direttamente con
Imhotep, che diventa mortale ma viene trafitto con una spada e
annega nell’inferno delle anime dannate ritornando mummia.
Hamunaptra inizia a scomparire
nella sabbia, Rick conquista il cuore di Evelyn nell’happy end
finale. La mummia unisce azione, humour,
avventura e fantastico con fantastici effetti speciali che lasciano
senza fiato. Il regista ha compiuto un lavoro davvero entusiasmante
insieme ai light & sound designers della “Industrial Light &
Magic” fondata dal geniale George Lucas.
Di rilievo le suggestive
scenografie arricchite da inquadrature e panoramiche dalla
grandissima potenza visiva. La Mummia rappresenta
l’esempio più riuscito degli ultimi anni nel genere “adventure”
grazie anche all’interpretazione di Brendan Fraser, Arnold
Vosloo, straordinario interprete della mummia. Voci
parlano di un remake che la Universal vorrebbe realizzare con la
sceneggiatura di Jon Spaihts collaboratore di Ridley Scott.
C’erano una volta i
MostriUniversal, creature
fantastiche tratte dai migliori romanzi gotici e portate sullo
schermo dagli Studi Universal. A partire dagli
ormai lontanissimi anni ’20 del Novecento, il cinema di genere ha
raccontato le storie di Frankestein,
Dracula, la Mummia,
l’UomoLupo e compagnia bella,
grazie a questa grande casa di produzione americana, segnandone di
fatto la cosiddetta goldenage. Col passare
del tempo e delle mode, il favore del pubblico verso queste strane
creature è scemato, lasciandole in un letargo sonnacchioso dal
quale solo ogni tanto venivano ripescate per essere però oggetto di
manipolazioni più o meno riuscite, e tornare quindi nell’oblio.
Messi da parte i vampiri che
sbrilluccicano e i lupi mannari da appartamento, il nuovo
conclamato intento della Universal è quello di
riportare in auge i Mostri con la “M” maiuscola, i grandi classici
che la hanno resa famosa. La prima creatura all’appello è
La Mummia – consacrata nell’immaginario filmico
grazie alla prima famosa interpretazione di BorisKarloff (La Mummia, 1932) – e che
nel 1999 aveva visto la nascita di una nuova saga in stile Indiana Jones, con
Brendan Fraser e Rachel Weisz.
Lo sceneggiatore David
Koepp, tra i più quotati e apprezzati di Hollywood (i suoi
script variano dal primo Mission: Impossible a Jurassic Park, da
Spiderman all’ultimo Indiana Jones), prende alla lettera l’intento
“purista” della Universal, portando su schermo una
storia classica e ponendo le basi per ripartire da zero con la saga
dei Mostri gotici. Sì perché, come è evidente dalle numerose,
seppur sottili strizzatine d’occhio al pubblico, il film de
La Mummia servirà da apripista ad una sequela di
monografie sulle varie creature del cinema horror/fantasy.
La trama è semplice, con un
ribaltamento dei ruoli che vede per la prima volta nel ruolo della
mummia una donna, la principessa Ahmanet, interpretata dalla sexy e
“plastica” Sofia Boutelle. A dare il calcio di inizio a
tutto, un Tom Cruise meno Tom Cruise del solito che – se si
escludono un paio di scene stile Mission:
Impossible – riesce a dare spazio e voce anche ai
co-protagonisti, per altro tratteggiati anche meglio del suo
personaggio. Ecco quindi che la spalla di Tom è un
sempre più lanciato Jake Johnson (il Nick di New
Girl), qui nel ruolo di “zombie” maledetto, e al
centro di ironici e azzeccati siparietti con il compagno di
avventure, in una sorta di Week-end Con il Morto
in salsa horror.
Ancor più importante è la presenza
di Russel Crowe, nelle vesti di un erudito Dottor
Jeckyll/ Mr Hyde, il cui ruolo risulta essenziale ai fini dei
prossimi film programmati da casa Universal. In un
vedo-non vedo di pochi secondi, il laboratorio dello strampalato
Dottore ci regala degli indizi su cosa ci aspetterà nel futuro
prossimo: un teschio con dei canini lunghissimi; lo scheletro di un
licantropo; la zampa de Il Mostro della Laguna
conservata sotto forma aldeide. Insomma, materiale ne abbiamo, e in
abbondanza!
Merito forse anche della rinascita
odierna del cinema Horror, grazie agli ottimi risultati ottenuti
dalla Blum House e a registi come James
Wan, il tentativo di rilancio dei “grandi classici” da
parte della Universal è apprezzabile. Inoltre, la
consapevolezza di non prendersi troppo sul serio e la capacità di
fondere all’horror generi più alla portata di tutti come
l’action e il fantasy, rendono La
Mummia un buon prodotto, godibile e al di sopra di certi
pregiudizi che il pubblico più integralista era già pronto a
sfoggiare. Inutile e fastidioso l’uso del 3D, che causa per altro
un forte inscurimento dei toni già saturi della pellicola.
Ecco le prime immagini dal set de
La Mummia, il film Universal che
inaugurerà l’Universo Condiviso dei Mostri progettato e
supervisionato da Alex Kurtzman, che in questa
occasione si occuperà anche della regia del film con protagonista
Tom
Cruise.
L’attore di Top
Gun è stato fotografato sul set del film al fianco di
Annabelle Wallis.
[nggallery id=2648]
I dettagli sulla storia sono ancora
piuttosto scarsi, ma quello che sappiamo per adesso è che il film,
remake del classico horror del 1932, sarà ambientato ai nostri
giorni, a differenza della trilogia con Brendan Fraser, e che il personaggio di Cruise
non sarà un archeologo ma un militare in pensione.
Alla regia ci sarà
Alex Kurtzman, titolare dello sviluppo
dell’Universo Condiviso dei Mostri Universal, e che la
sceneggiatura è stata scritta da Jon
Spaihts (Doctor
Strange).
Nel cast del film Tom
Cruise, Sofia Boutella, Annabelle Wallis e
Jake Johnson.
Ecco nuove clip da La
Mummia, con protagonista Tom
Cruise. Il film, al cinema dall’8 giugno, riporterà
sul grande schermo il terrore dall’antico Egitto e inaugurerà il
nuovo Dark Universe della Universal Pictures.
Il film, remake del classico horror
del 1932, sarà ambientato ai nostri giorni, a differenza della
trilogia con Brendan Fraser, e che il personaggio
di Cruise non sarà un archeologo ma un militare in
pensione, la Wallis sarà una scienziata. Sofia Boutella interpreterà la
Mummia, mentre per Jake Johnson è stato creato
appositamente un ruolo: sarà un membro dell’esercito.
Alla regia ci sarà Alex
Kurtzman, titolare dello sviluppo dell’Universo Condiviso
dei Mostri Universal, e che la sceneggiatura è stata scritta da
Jon Spaihts (Doctor
Strange).
Tom Cruise sarà il protagonista
della spettacolare e completamente rivisitata versione della
leggenda che ha affascinato le culture di tutto il mondo sin
dall’inizio dell’umantà: La Mummia (The Mummy).
Creduta sepolta in una cripta in
profondità sotto un deserto che non perdona, un’antica regina
(Sofia Boutelladi Kingsman –
Secret Service e Star Trek Beyond) il cui
destino le è stato ingiustamente strappato via, si risveglia nei
giorni nostri portando con se una malvagità cresciuta con lei nel
corso dei millenni e terrori che sfidano la comprensione umana.
Dalle vaste sabbie del Medio Oriente
fino ad arrivare a labirinti nascosti sotto un’odierna Londra,
La Mummia (The Mummy) porta una sorprendente
intensità e un mondo di meraviglie ed emozioni in una nuova e
fantastica visione che inaugura un nuovo universo di dei e mostri.
Tom Cruise sarà
affiancato da un cast d’eccezione che comprende anche
Annabelle Wallis (presente nel
prossimo King Arthur e nella serie televisiva
Peaky Blinders), Jake Johnson
(Jurassic World) e Courtney B. Vance (della serie
televisiva American Crime Story: The People V. O.J. Simpson).
Il team creativo di questo nuovo mix
di azione e avventura è guidato dal regista / produttore
Alex Kurtzman e dal produttore Chris
Morgan, che hanno svolto un ruolo fondamentale nella
crescita di alcune delle serie di maggior successo degli ultimi
anni, con l’apporto di Kurtzman nella
sceneggiatura e nella produzione di Transformers, Star Trek e la serie di
Mission: Impossible, e le capacità di ingegnere
narrativo Morgan in Fast & Furious come abbiamo potuto constatare
dalla sua crescita esplosiva dal terzo capitolo della saga in poi.
Sean Daniel, che ha prodotto la più recente
trilogia de “La Mummia”, sarà anch’egli produttore
al fianco di Kurtzman e Morgan.
L’universo dei Mostri della
Universal sta prendendo una forma più definita e
mentre procedono le riprese de La Mummia
con protagonista Tom
Cruise, Deadline annuncia che un nuovo
attore si aggiunge al cast del film diretto da Alex
Kurtzman. Si tratta di Courtney B. Vance,
già trai protagonisti dell’acclamato The People v. O.J.
Simpson.
I dettagli sulla storia sono ancora
piuttosto scarsi, ma quello che sappiamo per adesso è che il film,
remake del classico horror del 1932, sarà ambientato ai nostri
giorni, a differenza della trilogia con Brendan Fraser, e che il personaggio di Cruise
non sarà un archeologo ma un militare in pensione.
Alla regia ci sarà Alex
Kurtzman, titolare dello sviluppo dell’Universo Condiviso
dei Mostri Universal, e che la sceneggiatura è stata scritta da
Jon Spaihts (Doctor
Strange). Nel cast del film Tom Cruise,
Sofia Boutella, Annabelle Wallis e Jake
Johnson.
Len Wiseman,
regista di Underworld e del più recente Total
Recall, avrebbe dovuto dirigere il reboot de La
mummia. Arriva adesso la notizia che Wiseman ha
deciso di abbandonare il progetto a causa di altri impegni. I
produttori Sean Daniels, Alex Kurtzman e
Roberto Orci sono adesso alla ricerca di un nuovo
regista, nella speranza di poter ancora far uscire la pellicola per
l’estate del 2014. La sceneggiatura del reboot de La
mummia, il cui primo episodio del 1999 ha incassato da solo
415 milioni di dollari, è stata scritta da Jon
Spaihts, già autore di Prometheus di Ridley Scott.
Kurtzman ed Orci hanno in mente di
realizzare una versione più oscura e spaventosa della mitologia de
La mummia, traendo ispirazione dai romanzi di
Michael Crichton per riportare sul grande schermo
un personaggio della mummia sicuramente terrificante ma forse con
una personalità più umana.
Arriverà l’8 giugno al cinema
La Mummia, film di Alex Kurtzman
che inaugurerà il Dark Universe, universo condiviso che
riporterà sul grande schermo i leggendari mostri della
Universal. A seguire vi mostriamo un promo del
film, con protagonista Tom
Cruise, che ci accompagna nelle location del film.
From ancient Egypt and the deserts of
Namibia, to France and modern-day London, shooting #TheMummy was a
global adventure. Watch now. pic.twitter.com/xgd9xhp54X
Il film, remake del classico horror
del 1932, sarà ambientato ai nostri giorni, a differenza della
trilogia con Brendan Fraser, e che il personaggio
di Cruise non sarà un archeologo ma un militare in
pensione, la Wallis sarà una scienziata. Sofia Boutella interpreterà la
Mummia, mentre per Jake Johnson è stato creato
appositamente un ruolo: sarà un membro dell’esercito.
Alla regia ci sarà Alex
Kurtzman, titolare dello sviluppo dell’Universo Condiviso
dei Mostri Universal, e che la sceneggiatura è stata scritta da
Jon Spaihts (Doctor
Strange).
Tom Cruise sarà il protagonista
della spettacolare e completamente rivisitata versione della
leggenda che ha affascinato le culture di tutto il mondo sin
dall’inizio dell’umantà: La Mummia (The Mummy).
Creduta sepolta in una cripta in
profondità sotto un deserto che non perdona, un’antica regina
(Sofia Boutelladi Kingsman –
Secret Service e Star Trek Beyond) il cui
destino le è stato ingiustamente strappato via, si risveglia nei
giorni nostri portando con se una malvagità cresciuta con lei nel
corso dei millenni e terrori che sfidano la comprensione umana.
Dalle vaste sabbie del Medio Oriente
fino ad arrivare a labirinti nascosti sotto un’odierna Londra,
La Mummia (The Mummy) porta una sorprendente
intensità e un mondo di meraviglie ed emozioni in una nuova e
fantastica visione che inaugura un nuovo universo di dei e mostri.
Tom Cruise sarà
affiancato da un cast d’eccezione che comprende anche
Annabelle Wallis (presente nel
prossimo King Arthur e nella serie televisiva
Peaky Blinders), Jake Johnson
(Jurassic World) e Courtney B. Vance (della serie
televisiva American Crime Story: The People V. O.J. Simpson).
Il team creativo di questo nuovo mix
di azione e avventura è guidato dal regista / produttore
Alex Kurtzman e dal produttore Chris
Morgan, che hanno svolto un ruolo fondamentale nella
crescita di alcune delle serie di maggior successo degli ultimi
anni, con l’apporto di Kurtzman nella
sceneggiatura e nella produzione di Transformers, Star Trek e la serie di
Mission: Impossible, e le capacità di ingegnere
narrativo Morgan in Fast & Furious come abbiamo potuto constatare
dalla sua crescita esplosiva dal terzo capitolo della saga in poi.
Sean Daniel, che ha prodotto la più recente
trilogia de “La Mummia”, sarà anch’egli produttore
al fianco di Kurtzman e Morgan.
Una nuova versione di La
mummia del regista Lee Cronin
arriverà nei cinema il prossimo anno, ma sembra che la
Universal Pictures sia ancora interessata a
rivisitare una versione più leggera del classico mostro
cinematografico. Nonostante le recensioni contrastanti ricevute
all’epoca, il film originale di Stephen Sommers
del 1999 si è rivelato un discreto successo (anche se non
spettacolare) al momento della sua uscita, e nel corso degli anni è
rimasto uno dei preferiti dai fan.
I due sequel diretti e lo spin-off
Il Re Scorpione con
Dwayne Johnson non però hanno avuto lo stesso
successo, e il recente reboot della Universal con Tom Cruise è stato un tale fiasco che ha
chiuso definitivamente i piani dello studio per un franchise Dark
Universe dopo un solo film. Ciononostante, continuano a circolare
voci secondo cui sarebbe in fase di sviluppo un altro film de La
Mummia e, mentre notizie precedenti sostenevano che il progetto
fosse stato concepito come un prequel, Daniel
Richtman ritiene che lo studio sia determinato a
realizzare un sequel diretto con Brendan Fraser nuovamente nel ruolo
dell’avventuriero Rick O’Connell.
Quando gli è stato chiesto se fosse
interessato a riprendere il suo ruolo più famoso in un’intervista
del 2023, Fraser sembrava più che disposto a tornare a combattere
le forze dell’oscurità. “Non sono contrario, non conosco nessun
attore che non voglia lavorare. Non credo di essere mai stato così
famoso e allo stesso tempo senza stipendio nella mia vita
professionale, quindi ci metterei la firma!”. Non resta a
questo punto che attendere di scoprire se davvero la Universal
deciderà di realizzare altri film di quella celebre serie.
Cronin ha invece recentemente
rivelato di aver terminato le riprese principali di un nuovo film
sulla Mummia della Blumhouse/Atomic Monster, con Jack
Reynor, Laia Costa, Veronica
Falcón, May Calamawy e May
Elghety nei ruoli principali. “Questo film sarà
diverso da qualsiasi altro film della Mummia che abbiate mai visto
prima. Sto scavando in profondità nella terra per riportare in
superficie qualcosa di molto antico e molto spaventoso”, ha
dichiarato Cronin in un comunicato all’inizio della produzione.
La mummia, uscito nel 1999 e diretto da
Stephen Sommers, si
inserisce nella lunga tradizione dei “mostri della Universal”,
rileggendo in chiave moderna uno dei grandi classici dell’horror
degli anni ’30. Tuttavia, anziché limitarsi a un semplice remake,
il film abbraccia un approccio più spettacolare e
avventuroso, trasformando la figura iconica della mummia in un
catalizzatore per un’avventura piena di azione, effetti speciali e
ironia. Il risultato è un prodotto ibrido che mescola horror,
fantasy e
commedia, contribuendo a ridefinire lo stile dei blockbuster
d’inizio anni Duemila.
La
concezione del film affonda le radici nel desiderio di rendere
nuovamente accessibili al grande pubblico le creature del cinema
classico, ma con un linguaggio più dinamico e divertente. Il tono
leggero, unito a una regia votata al ritmo e allo spettacolo, ha
reso La mummia un successo inatteso, capace di
conquistare spettatori di diverse generazioni grazie al perfetto
equilibrio tra tensione e intrattenimento. Nonostante la presenza
di elementi horror, il film preferisce puntare sull’avventura
esotica in stile
saga di Indiana Jones, offrendo un’esperienza
adrenalinica più che realmente spaventosa.
Un ruolo fondamentale nel trionfo della pellicola è stato quello di
Brendan Fraser, che con il personaggio di Rick
O’Connell ha trovato il ruolo della consacrazione. Fino ad allora
conosciuto soprattutto per commedie leggere, l’attore si è imposto
come eroe action carismatico e autoironico, conquistando il
pubblico con una fisicità da protagonista ma un’umanità da antieroe
riluttante. La mummia ha segnato
l’inizio di una carriera internazionale e ha reso Fraser una delle
icone d’avventura di fine millennio. Nel resto dell’articolo
analizzeremo il finale del film, spiegandone il significato e
rivelando anche quale fosse l’epilogo originale previsto in fase di
produzione.
La trama di La
mummia
La storia ha inizio nel 1719 a.C. a
Tebe, in Egitto. Il sacerdote Imhotep,
custode dei morti viene sepolto vivo e maledetto a sofferenze
eterne per aver ucciso l’imperatore Seti insieme alla sua amante
Anck-su-Namun. Il racconto si sposta poi al
1923,
al Cairo, dove l’avventuriero Rick O’Connell, la
bibliotecaria ed egittologa Evelyn e suo fratello
Jonathan sono alla ricerca del favoloso tesoro di
Imhotep. I tre, convinti che sia stato seppellito insieme al
sacerdote, si recano a Hamunaptra, la Città dei Morti. Durante le
loro ricerche, il gruppo libererà però la mummia di Imhotep, che da
tremila anni bramava di tornare tra i vivi per compiere la sua
vendetta.
La spiegazione del finale
Nel
terzo atto de La mummia la missione per fermare
Imhotep si trasforma in una corsa contro il tempo. Dopo la cattura
di Evelyn da parte del sacerdote maledetto, Rick, Jonathan e Ardeth
decidono di tornare a Hamunaptra per salvarla prima che venga
sacrificata nel rituale volto a riportare in vita Anck-su-namun.
Grazie all’aiuto del capitano Havelock riescono a raggiungere la
Città dei Morti dall’alto, ma Imhotep scatena una tempesta di
sabbia che fa precipitare l’aereo nel deserto. Sopravvissuti allo
schianto, Rick e Jonathan si inoltrano tra le rovine ormai
infestate da servitori resuscitati, mentre Ardeth resta a
combatterli per guadagnare tempo.
All’interno della camera rituale, Rick libera Evelyn mentre
Jonathan, grazie al Libro di Amon-Ra, prende il controllo delle
creature non morte, ribaltando la situazione. Mentre Anck-su-namun
viene richiamata alla vita ma ancora incompleta nel suo corpo
rigenerato, Evelyn riesce a leggere l’incantesimo che rende Imhotep
mortale. Privato dei suoi poteri divini, il sacerdote non è più
invincibile e Rick lo affronta con determinazione, riuscendo a
trafiggerlo con una lama. Imhotep crolla lentamente nella vasca
sacrificale, tornando alla sua forma mummificata e promettendo
vendetta prima di essere inghiottito dalle acque.
Tuttavia, la minaccia non è ancora conclusa: Beni, impegnato a
saccheggiare i tesori nascosti, attiva accidentalmente un
meccanismo che innesca il crollo dell’intera città. I protagonisti
fuggono all’ultimo istante, mentre il ladro rimane intrappolato e
viene divorato dagli scarabei. Una volta all’esterno, Rick, Evelyn
e Jonathan ritrovano Ardeth vivo e si allontanano nel deserto,
ignari di aver portato con sé parte dell’oro rubato da Beni. Il
finale di La mummia rappresenta dunque la perfetta
sintesi dei temi avventurosi e romantici che permeano l’intero
film.
La
resurrezione di Imhotep, concepita come un atto d’amore disperato e
proibito, viene contrapposta alla relazione nascente tra Rick ed
Evelyn, costruita invece sulla fiducia e sul sacrificio reciproco.
Se Imhotep è disposto a distruggere il mondo pur di riottenere
Anck-su-namun, Rick rischia la vita non per possesso, ma per
proteggere la persona che ama. In questo modo il film rimette in
equilibrio l’antica tragedia con un epilogo luminoso, ribadendo che
l’amore autentico nasce non dall’ossessione ma dal rispetto. Anche
la sconfitta di Imhotep assume un valore simbolico: privato
dell’immortalità, egli diventa fragile come qualsiasi essere
umano
Si
dimostra così che nessun potere è davvero eterno di fronte al
coraggio e alla solidarietà. Il crollo di Hamunaptra non è solo la
distruzione fisica di un luogo maledetto, ma la chiusura definitiva
di un ciclo di vendetta e profanazione iniziato millenni prima.
Rick ed Evelyn si allontanano dal deserto non solo come
sopravvissuti, ma come eroi trasformati dall’esperienza. Così, il
finale del film non è semplicemente la sconfitta di un mostro,
bensì la celebrazione della rinascita attraverso l’avventura,
dell’amore che vince sulla morte e del mito che continua a vivere
nel racconto.
Il finale originale del
film
La scena della morte di Imhotep nel
film è tuttavia stata modificata in modo significativo rispetto a
come era stata originariamente concepita. Nel commento audio del
DVD de La mummia, il montatore Bob
Duscay menziona che, dopo essere stato pugnalato dal
giovane protagonista Rick O’Connell, Imhotep “doveva semplicemente
entrare nella palude e dire ‘La morte è solo l’inizio’” nella sua
scena di morte. Tuttavia, quando si era in fase di post-produzione,
è stato deciso che “doveva succedere qualcosa di più”, come dice
Sommers, con Duscay che descrive il finale come simile a “un tizio
che salta in una vasca idromassaggio davvero sporca”.
Ciò ha portato all’aggiunta di
alcuni nuovi effetti CGI alla discesa di Imhotep nella palude. Con
la linea temporale della serie che ha inizio nell’antico Egitto, il
film è ricco sia di elementi soprannaturali che di scene di morte
davvero terrificanti. Essendo Imhotep il principale artefice di
entrambi questi aspetti, è giusto che la sua scena finale li
coinvolga. Con Imhotep che ritorna al suo stato originale di mummia
soggetta a migliaia di anni di decomposizione, La
mummia termina anche con un promemoria che, nonostante
tutte le sue trame avventurose, è comunque un film horror.
Concludendosi con la minaccia di
Imhotep “La morte è solo l’inizio”, la fine sporca a cui è
condannato fa risuonare quelle parole come una minaccia con una
rabbia maggiore rispetto alla precedente morte di Imhotep.
L’interpretazione di Imhotep da parte di Arnold
Vosloo in La mummia è quella di un cattivo
indimenticabile. Con Vosloo nei panni di una mummia con il potere
di conquistare il mondo, la scena della morte di Imhotep doveva
essere memorabile quanto la sua resurrezione. Grazie ai
miglioramenti apportati in post-produzione con la CGI alla sua
scena finale in La mummia, Imhotep è riuscito a
lasciare il film, come direbbe lo stesso Jonathan, con una nota
alta.
JohnHannah, trai protagonisti de La
Mummia, non era entusiasta della sua scena più
iconica.
L’attore ha rivelato che ha cercato
di far rimuovere dal classico film d’avventura degli anni ’90 una
scena specifica, diventata poi iconica e tra le preferite dai fan
tra quelle che lo vedono protagonista. La
Mummia del 1999 è considerata una rivisitazione
classica del mostro horror della Universal. Con un cast guidato da
Brendan Fraser e Rachel Weisz, il film rimane una
venerata interpretazione del mostro classico.
Tuttavia, John
Hannah, non era soddisfatto di una scena in particolare de
La Mummia. Parlando con il Telegraph, Hannah, che
interpreta il comic relief Jonathan Carnahan, ha rivelato di
non essere soddisfatto di una scena in cui il suo personaggio
fingeva di essere uno degli zombie canterini di Imhotep. Cantava
per mimetizzarsi tra loro.
Nonostante la comicità della scena,
Hannah la trovò “imbarazzante”, non cogliendone la visione
comica. Sfortunatamente per lui, quella scena si rivelò una delle
migliori de La Mummia, ottenendo il
riscontro più positivo tra tutti i momenti delle proiezioni di
prova iniziali del film. Ecco cosa ha detto Hannah:
C’è una scena de La Mummia che
ho sempre odiato, in cui corro fuori dal museo per prendere la
macchina e ci sono tutti questi zombie che cantano “Imhotep” [il
nome del cattivo]. Avrei dovuto unirmi a loro e fingere di essere
uno zombie anch’io, e gemere “Imhotep” mentre mi superavano, per
poi tornare indietro a prendere la macchina. Pensai che fosse la
cosa più stupida e imbarazzante di sempre. Ho cercato di convincere
Steve [il regista Stephen Sommers] a cambiarla. Ma sono andato a
una delle proiezioni di prova e quella scena mi ha strappato una
risata fragorosa e un applauso. Mi sbagliavo di grosso.
Sebbene l’attore non sia stato un
fan del momento più divertente di Jonathan, ha consolidato il suo
personaggio come una parte esilarante e memorabile della trilogia.
Riflette anche quanto questa versione del film fosse diversa
rispetto alla vecchia versione incentrata sull’horror. I momenti
più divertenti de La Mummia si fondono
con azione e avventura, offrendo un valido remake del film
classico.